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A cura dell’Associazione Arte Mediterranea - anno V N° 48 novembre 2011

Mensile d’informazione d’arte

nDedicato a…

Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400 Viktor Popkov, “Costruttori di Bratsk”, 1960-1961 in mostra: Musica: n n ncuriosART: Pittura rivoluzionaria o dei L’Effetto Mozart può Bimbi addormentati

rivoluzionari?

cambiare la nostra vita?


Auguri a: • Benvenuto Cellini (2 novembre 1500) • Tano Festa (2 novembre 1938) • Richard Serra (2 novembre 1939) • Annibale Carracci (3 novembre 1560) • Guido Reni (4 novembre 1575) • George Maciunas (8 novembre 1931) • William Hogarth (10 novembre 1697) • Paul Signac (11 novembre

1863) • Auguste Rodin (12 novembre 1840) • Claude Monet (14 novembre 1840) • Arman (17 novembre 1928) • Giò Pomodoro (17 novembre 1930) • Bertel Thorvaldsen (19 novembre 1770) • René Magritte (21 novembre 1898) • Aleksandr Rodčenko (23 novembre 1891

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E’ in distribuzione la 1° lezione del DVD sulla pittura ad olio Redazione Maria Chiara Lorenti, Cristina Simoncini, Giuseppe Di Pasquale, Eleonora Spataro, Giuseppe Grasso, Mensile culturale edito dalla Collaboratori Associazione Arte Mediterranea Luigia Piacentini, Stefania Servillo, via Dei Peri, 45 Aprilia Patrizia Vaccaro, Valeria Nicoletta, Tel.347/1748542 Luca Deias, Laura Siconolfi, Maurizio occhioallarte@artemediterranea.org Montuschi, Greta Marchese, Simone www.artemediterranea.org Giordeanella, Marilena Parrino Aut. del Tribunale di Latina N.1056/06, del 13/02/2007 Responsabile Marketing Cristina Simoncini Fondatori Antonio De Waure, Maria Chiara Composizione e Desktop Lorenti Publishing Cristina Simoncini Giuseppe Di Pasquale Amministratore Antonio De Waure Direttore responsabile Rossana Gabrieli Responsabile di Redazione Maria Chiara Lorenti

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Stampa Associazione Arte Mediterranea via Dei Peri, 45 Aprilia

Tutti i diritti riservati. E’ vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso dell’editore

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Sommario

Auguri a: Pittura rivoluzionaria o dei rivoluzionari? Colazione da Tiffany compie 50 anni L’Effetto Mozart può cambiare la nostra vita? Cristiano Carotti a Roma Blue e Joy Renzo Piano Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400 Le “Vie della seta” partono da Roma Buon compleanno Giò Pomodoro The shining La “pushpin portrait art” di Eric Daigh Bimbi addormentati “Firmino” di Sam Savage Un Super tour per festeggiare 70 anni da Rock Star “Cime tempestose” Sul filo di china Mondrian. L’Armonia della Perfezione a Roma


Pittura rivoluzionaria o dei rivoluzionari?

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in mostra

Al Palazzo delle Esposizioni per sapere tutto sui “Realismi socialisti. Grande pittura sovietica, 1920 1970”, fino all’ 8 gennaio di Laura Siconolfi e Maurizio Montuschi

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ncora una volta, il Palazzo delle Esposizioni a Roma ospita una mostra straordinaria che permette di emozionarsi di fronte alla produzione artistica di tanti pittori sovietici, intelligenti e preparati, che hanno dato risposte originali e diversificate, anche nelle scelte stilistiche, al Realismo socialista, propugnato e sostenuto dal regime. L’allestimento espositivo occupa sette gallerie ed è veramente notevole perché riesce a coniugare razionalità, cura dei dettagli e godibilità cromatica. Ogni galleria ospita, ordinati cronologicamente, i dipinti più rappresentativi dei cambiamenti, delle scelte politiche e culturali che hanno caratterizzato la storia sovietica dal 1920 al 1970. Il Realismo, che fu considerato come l’unica forma di arte proletaria a cui affidare il compito di “descrivere fedelmente la realtà nel suo sviluppo rivoluzionario”, ben presto abbandonerà l’oggettività per assurgere a “idealismo realistico”, nel momento diventerà strumento di propaganda e di consenso. Rappresentativo dell’ottimismo post-rivoluzionario, è “Il Bolscevico” del 1920 presente nella prima sala. La tela è una rappresentazione surrealista in cui giganteggia la figura del rivoluzionario vincitore che avvolge con una lunghissima bandiera rossa la realtà circostante Di particolare impatto emozionale, anche perché copre tutta la parete di fondo, domina “La cerimonia di apertura del secondo congresso della terza internazionale”, la prima kartina della mostra, ovvero un quadro a tema di grande formato. Nell’apparato scenografico magistralmente riportato sono inserite le autorità, i rappresentanti dei popoli socialisti, una pletora di giornalisti, il tutto contornato dalle

La ghiandaia

bandiere rosse, sullo sfondo, e da drappi, sempre rossi con disegni in oro, con i simboli del radioso avvenire socialista. La rappresentazione è fotografica o, secondo una definizione dell’epoca, precisionista, sicuramente suggestiva, tecnicamente ineccepibile; la prospettiva e le notevoli dimensioni fanno si che lo spettatore si senta emotivamente inserito nell’assemblea. Ancora un omaggio ad un leader, Stalin, nella kartina della terza galleria “Guida maestro e amico” in un atteggiamento affabile così diverso dalle successive icone. Nei “Cercatori d’oro scrivo al padre della grande costituzione” la luminosità che pervade la scena rappresentata, dovuta alle scelte cromatiche, simboleggia la cieca fiducia nelle autorità e nel partito, nonostante le dure condizioni di vita documentate con precisione. Anche al cospetto di questo quadro il coinvolgimento emotivo è tale da far dimenticare allo spettatore che si sta osservando solo un prodotto di mera propaganda di partito. Con rapidi tocchi di colore, riproducendo l’impressione visiva più che i realistici contorni l’artista nel “Bagno dei cavalli” presenta dei giovani militari non più in veste eroica così come l’accademismo imperante avrebbe voluto ma nudi e felici in perfetta sintonia con la natura circostante. Nella contrapposizione tra “Pane” e “Mietitura”, presenti nella penultima galleria è racchiuso il vero senso del titolo della mostra: “Realismi socialisti”. La solarità dei colori e le pennellate rapide ed incisive, nella prima tela veicolano un messaggio positivo: il lavoro dà la felicità; nella seconda mettono in risalto la mestizia e la fatica del vivere quotidiano.

Il Colosseo

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in mostra

Colazione da Tiffany compie 50 anni

La prima mostra-omaggio di Audrey Hepburn a Roma sosterrà l’UNICEF di Stefania Servillo

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udrey Hepburn non è stata semplicemente un’ottima attrice (tanto da vincere il Premio Oscar nel 1954 come attrice protagonista nel film Vacanze romane); è stata, ed è ancora oggi, un’icona di stile, d’eleganza, ma soprattutto ambasciatrice speciale dell’Unicef. Conosciuta in tutto il mondo per la sua carriera iniziata come ballerina, proseguita in ambito teatrale e sbocciata nell’interpretazione di importanti e coinvolgenti ruoli cinematografici; ha lavorato con importantissimi registi come Billy Wilder, George Cukor e Blake Edwards, oltre che con attori del calibro di Gregory Peck, Humphrey Bogart, Cary Grant, Rex Harrison e William Holden, e divenne famosa grazie a ruoli come quello di Holly Golightly in Colazione da Tiffany (1961) e di Eliza Doolittle nel film-musical My Fair Lady (1964). È grazie a questi film che ragazze d’ogni luogo e d’ogni epoca hanno sognato e continuano ancora oggi a sognare. Negli anni ’70 e ’80 è sempre meno presente sulle scene, preferendo occuparsi della famiglia; è proprio nell’88 che inizia il suo impegno con l’Unicef che, l’assorbirà sino alla fine della sua esistenza. L’esposizione-omaggio alla grande attrice è visitabile al Museo dell’Ara Pacis di Roma fino al 4 dicembre. In questo luogo ricco di fascino ritroviamo la beniamina e tutto il suo charm ricreati

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con molti accorgimenti. Una mostra fotografica che si articola attraverso scatti celebri e “rubati”, permettendoci di carpire espressioni e situazioni inedite (per i quali vanno ringraziati gli archivi di Reporters Associati, Photomasi, Istituto Luce e Kobal Collection). Attraverso i video conosciamo i retroscena della sua vita privata e, essendo un’icona di stile e moda, non potevano certamente mancare gli oggetti, gli accessori e gli abiti che l’hanno accompagnata nel corso della vita. La sezione cui ovviamente è stata riservata maggior importanza è quella inerente il suo impegno per i Paesi del Terzo Mondo, attraverso elementi d’archivio, riviviamo il suo profondo coinvolgimento in questa battaglia. La mostra si lega alla città di Roma per l’importanza che questa ha rivestito nel corso degli anni per la Hepburn, legame che viene messo in evidenza attraverso documenti, didascalie e testi. Il 2011 è anche l’anno del cinquantesimo anniversario del film Colazione da Tiffany ed il periodo d’apertura e chiusura dell’esposizione combacia col Festival del Cinema di Roma. Di rilievo è poi che parte del biglietto verrà destinato proprio all’Unicef, dunque non solo sarà possibile vedere un’esposizione ben curata ma, intervenendo, si aiuterà una giusta causa.


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musica

L’Effetto Mozart può cambiare la nostra vita?

Ancora molto scetticismo, ma chi lo sa sfruttare vede la differenza di Luca Deias

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utti noi abbiamo sentito parlare degli effetti positivi che la musica classica può avere su persone, animali e persino vegetali, ma sappiamo veramente quali sono questi effetti benefici? Oltre al miglioramento della digestione delle mucche, sicuramente interessante ma che non rivoluzionerà la nostra vita quotidiana, l’ “Effetto Mozart”, così rinominato dai ricercatori che nel 1993 cominciarono a parlarne al mondo intero, sarebbe in grado di influenzare il nostro comportamento, di migliorare il metabolismo dei neonati e di far crescere meglio le piante. Ma allora perché non diffondere sonate e sinfonie di musica classica in tutto il mondo? Probabilmente perché non si è ancora riusciti a dimostrare scientificamente gli esiti positivi dell’Effetto Mozart, riprodurlo in laboratorio attraverso esperimenti e test non ha mai dato risultati soddisfacenti, quindi lo scetticismo resta alto, soprattutto dove il nostro comportamento e la crescita delle piante possono essere “curati” da costosi medicinali. Ma allora dobbiamo credere a questa storia? Sono i fatti a rispondere, e sono talmente tanti che non sappiamo da dove cominciare. Intanto potremmo menzionare le centinaia, se non migliaia, di allevatori e agricoltori di tutto il mondo che fanno ascoltare la musica del compositore salisburghese ai bovini e le diffondono con impianti stereo nelle loro serre, ma se non ci fidiamo dei contadini passiamo al centro medico di Tel Aviv, in Israele, dove una ricerca condotta su 20 bambini nati prematuramente ha dimostrato che, con mezz’ora di Mozart al giorno,

i piccoli hanno acquisito peso più rapidamente grazie ad un rallentamento del metabolismo dell’11% rispetto al normale, una scoperta importantissima per tutti i bambini che nascono prematuri. All’Istituto di Neurologia di Londra e all’Università dell’Illinois invece ci possono confermare che la musica del genio austriaco ha aiutato due pazienti nella lotta contro l’epilessia, raggiungendo risultati migliori di quelli ottenuti dalla medicina convenzionale. Ma perché proprio lui? Perché sempre Mozart? E Vivaldi, Beethoven e Tchaikovsky? A quanto pare Mozart è la giusta via di mezzo, ne troppo semplice ne troppo complesso, inoltre sembra che vada a stimolare parti del cervello che gli altri non toccano. Infine ecco i casi che potrebbero cambiare la nostra quotidianità: anno 2000, cittadina di Tyne and Wear, nel Nord dell’Inghilterra, Mozart diffuso dagli altoparlanti della stazione ferroviaria per allontanare ragazzi e bulletti che infastidivano i passanti, l’esito sperato fu ottenuto con successo. Nel 2008 fù il turno del quartiere commerciale di Christchurch, Nuova Zelanda, nel giro di due anni si passò da 77 crimini minori per settimana a 2 crimini minori ogni settimana (furti compresi). Gli incidenti dovuti a droghe ed alcool addirittura cessarono, passando da 16 a zero. Inoltre i commercianti dissero di aver notato un cambiamento positivo nella clientela, divenuta meno aggressiva. Per quanto riguarda la sicurezza comunque il sergente della polizia di Christchurch pensa che il motivo della diminuzione dei crimini sia dovuto al fatto che la continua diffusione di una musica da l’idea di un’aera presidiata, non abbandonata a se stessa. Ma anche nel nostro paese un intenditore ha adottato questo sistema, il direttore del teatro comunale di Bologna Marco Tutino diffondendo musica classica con impianti sonori all’esterno del suo teatro fece allontanare gruppi di vagabondi e persone poco raccomandabili dai portici vicini. Abbiamo ancora bisogno di test da laboratorio o questo Effetto Mozart vogliamo cominciare a testarlo nelle nostre città?

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in mostra

Cristiano Carotti a Roma

Mondo Bizzarro Gallery ospita Drowings di Eleonora Spataro

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op surrealist assolutamente nostrano, bricoleur di icone pop e modernariato da salotto buono, collezionista di manichini metropolitani e case di bambola”: Mondo Bizzarro Gallery delinea così il profilo del trentenne Cristiano Carotti, artista umbro che espone le proprie opere negli spazi della galleria fino al 30 dicembre 2011. Vittorio Sgarbi e Gianluca Marziani lo hanno selezionato per rappresentare l’Umbria nel padiglione regionale della Biennale 2011 allestito a Palazzo Collicola a Spoleto. La contaminazione è la chiave delle sue opere: collage, prelievi street, slogan a stencil, pittura sono gli strumenti del lavoro di Cristiano Carotti; “su tutto, aleggia lo spirito patronale di Vinicio Capossela, che, nel testo inserito nel catalogo della mostra disponibile da Mondo Bizzarro, ritrova, nelle opere di Carotti, figure antiche che si muovono nell’ipertrofia di Tokyo”. La mostra è a ingresso gratuito come da miglior tradizione della galleria. Il sito web dell’artista, www.cristianocarotti.it, raccoglie informazioni sul curriculum e sui lavori e i progetti più recenti con alcune opere online corredate da un’introduzione che spiega il progetto dal quale sono nate, un’occasione per approfondire prima della vista all’esposizione. Mondo bizzarro Gallery si trova a Roma in via Reggio Emilia ed è aperta dal lunedì al sabato, dalle 12.00 alle 20.00; la domenica dalle 16.00 alle 20.00. Cristiano Carotti Mondo Bizzarro Gallery Roma, via Reggio Emilia 32c/d Ingresso libero

Blue e Joy

Roma Caput Somnii approda a Mondo Bizzarro GalleryDrowings di Eleonora Spataro ltra proposta di Mondo Bizzarro Gallery a Roma, la mostra Blue and Joy, Roma Caput Somnii racconta il percorso poliedrico dei due artisti Fabio La Fauci (Milano 1977) e Daniele Sigalot (Roma 1976) sviluppatosi tra Milano, Barcellona, Londra e Berlino, le città dove i due hanno vissuto e lavorato negli ultimi sei anni. L’esposizione sarà visitabile fino al 30 novembre 2011. Oli su tela, dei mosaici realizzati con marmi antichi e con vetri di Murano che trattano l’iconografia religiosa cristiana e pagana e una serie di fogli di carta d’alluminio con gli schizzi dei quadri sono i materiali e le opere proposte. “ Il filo conduttore dei loro racconti visivi è la costante presenza di Blue e Joy, due pupazzi il cui aspetto fisico rappresenta l’opposto del loro stato d’animo. Blue, dall’apparenza triste è invece felice e ottimista. Joy, al contrario, intrappolato in un sorriso gigante, è triste e cinico. Insieme affrontano i più universali temi della vita, sfiorando il successo senza mai raggiungerlo. ”

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Roma Caput Somnii Mondo Bizzarro Gallery Roma, via Reggio Emilia 32c/d Ingresso libero

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architettura

Renzo Piano

Il Parco della Musica di Roma di Marilena Parrino

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’auditorium Parco della Musica, a Roma Nord, si compone di tre diverse sale, la Santa Cecilia (2742 posti), la Sinopoli (1133 posti) e la Petrassi (673 posti), orientate a 90° seguendo linee che partono da un centro rappresentato da una pietra di quarzo blu. Ciascuna sala è nascosta all’interno di una struttura a forma di cassa armonica, rivestita di piombo con pennellate artigianali. Ognuna di esse è adibita a diversi tipi di musica. Così mentre la sala grande è pensata per concerti sinfonici con coro e grande orchestra, le altre due creano un diverso coinvolgimento con il pubblico e si adattano a diversi tipi di manifestazioni, quali il teatro e il cinema. Dalla pietra di quarzo, attraverso circoli concentrici, sono distribuite le sale prova. All’esterno un anfiteatro capace di ospitare 3000 persone crea un legame tra i diversi spazi e introduce il visitatore/spettatore all’interno del complesso. Concepito come l’anello mancante che ricuce il tessuto urbano tra il quartiere Flaminio e i Parioli, il Parco della Musica si vanta di essere il più grande spazio multifunzionale d’Europa, capace di accogliere tutte le espressioni artistiche. Renzo Piano ha progettato il complesso prevedendo l’utilizzo dei

materiali della tradizione romana: il travertino per la cavea, i foyer e le entrate, il mattone fatto a mano per le strutture verticali e il piombo preossidato per i gusci delle tre sale. All’interno è stato utilizzato legno di ciliegio per il controllo del riverbero. I lavori iniziano nel 1995, ma vengono interrotti per il ritrovamento di una villa romana patrizia del 500 a.C. La scelta sarà quella di incorporarla all’interno dell’auditorium, nella parte posteriore ma ben visibile grazie alle luminose vetrate. L’inaugurazione avviene per le prime due sale nell’aprile del 2002. Il luogo è gestito dall’istituzione Musica per Roma che propone programmi di alto livello in ambito musicale, cinematografico e teatrale. E’ sede inoltre dell’Accademia di Santa Cecilia. Occorre però entrare nelle sale per rendersi conto della grandiosità del progetto. Si nota la tradizione marinara in molti elementi appesi e la funzionalità degli impianti: il condizionamento, per esempio, è posizionato sotto a ogni poltrona così da essere invisibile. Sala Petrassi: è concepita per la voce. All’interno è rivestita di ciliegio americano. I pannelli alle pareti sono fissi ma ondulati in modo concavo e convesso, così da permettere la riflessione del suono. Apposite tendine da abbassare sono predisposte al medesimo scopo. Sopra il palco scendono pannelli orientabili. Un camminamento a vista è utilizzato dai tecnici per l’orientamento delle luci. Sala Sinopoli: è la sala più versatile. Alle pareti i mattoni sono disposti in modo irregolare. Le prime file sono smontabili. Viene utilizzata per scopi assai diversi tra loro, ad esempio per sfilate, con il pubblico che circonda la scena. La cabine di regia, contrariamente alle altre due sale sono disposte a destra e a sinistra. Le pedane sul palco sono abbassabili per sollevare oggetti a livello terra e i gradini sono orientabili allo stesso modo. Le travi metalliche sono abbassabili per collocare i proiettori. Sala Santa Cecilia: è l’unica sala la cui forma interna riprenda l’esterno ed è utilizzata per i concerti dell’accademia di santa cecilia. La copertura è costituita da enormi pannelli distanziati dieci centimetri dal soffitto. Esiste un piano tecnico superiore. Le luci sono caratterizzate da faretti schermati con un vetro sabbiato per esigenze acustiche. Il modo migliore di visitare l’Auditorium è certamente quello di seguire uno dei tanti eventi del suo ricco cartellone. Grande momento mondano è poi costituito dalla Festa del Cinema, che si tiene a fine ottobre e che trasforma tutta la zona in un grande luogo di ritrovo per critici e pubblico. Tuttavia è piacevole aggirarsi anche se non è in programma alcuno spettacolo, il nuovo auditorium offre anche spazi dedicati a conferenze, dibattiti, incontri con compositori ed esecutori; studio e ricerca (in biblioteca e audioteca); didattica (laboratori di vocalità e di ricerca musicale e multimediale). Luoghi dove fare piacevoli soste come il bookshop, il bar, il ristorante. Il complesso è aperto tutti i giorni, l’ingresso è libero e permette l’accesso alla Cavea (il teatro all’aperto) al Parco, al Foyer, al museo archeologico e allo spazio “risonanze”. Per accedere all’interno delle sale sono previste invece visite guidate. Sono sempre in corso mostre permanenti e temporanee nei diversi spazi espositivi e una piacevole e fornita libreria potrà completare degnamente la vostra visita. 7


Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze d Due grandi artisti a confronto alle Scuderie del Quirinale di Maria Chiara Lorenti

Filippino Lippi, “Adorazione del bambino�, 1477 circa

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Dedicato a

del ‘400

Filippino Lippi, “Adorazione del bambino”

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rutto di un amore proibito, suo padre Filippo Lippi, celeberrimo pittore e frate carmelitano, s’innamorò perdutamente della bellissima Lucrezia Buti, suora agostiniana, e la rapì rendendola madre, da questa unione nacque lui, Filippino Lippi, che divenne uno dei pittori più geniali della sua epoca. Di solito i figli di cotanti padri non reggono il confronto, ma in questo caso Filippino non solo ne eguagliò la fama, ma addirittura la superò, soppiantando nell’arco della sua breve esistenza anche la supremazia di Sandro Botticelli. La mostra “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400” allestita presso le Scuderie del Quirinale a Roma e curata da Alessandro Cecchi, ripercorre l’iter artistico del Lippi in contrapposizione ai grandi della sua epoca, che in parte lo influenzarono, ma da cui egli seppe distaccarsi per eccellere con uno stile suo inconfondibile, estroso, bizzarro, ironico, intriso da vaga inquietudine che, come negli affreschi della Cappella Strozzi in Santa Maria Novella a Firenze, lo portò ad attingere a piene mani all’iconografia dell’antica Roma, rivisitata e corretta, creando una propria cornice decorativa, con candelabre, grifi, sfingi, trofei, vasi, cimieri, festoni che resero la cappella uno dei suoi capolavori, tanto apprezzata che, come scrisse il Vasari “tanto bene condotta e con tanta arte e disegno, ch’ella fa maravigliare chiunque la vede per la novità e varietà delle bizzarrie che vi sono”. Nelle sei sezioni in cui è suddivisa l’esposizione romana, molti sono gli accostamenti con le opere degli artisti del suo periodo, si inizia con il grande tondo di suo padre Filippo “Madonna col bambino e nascita della Vergine”, dove il ritmo compositivo è cadenzato, alle spalle della figura centrale, da una serie di eventi legati alla nascita di Maria, rievocata con rara maestria e con un virtuosismo

Botticelli, “La Derelitta”, 1490 abilissimo nel riprodurre gli interni sontuosi di un palazzo borghese della metà del ‘400. Forte il raffronto tra “la Madonna in adorazione del bambino” di Filippino e l’”Adorazione del bambino con San Bernardo e San Giovannino” di Filippo, stesso schema compositivo, Maria inginocchiata, con veste rossa avvolta da manto blu, contempla orante Gesù, nudo, adagiato su di un prato fiorito, che curioso osserva la madre, circondato da una natura rigogliosa e serena, unica differenza, nel dipinto paterno, questo momento intimo di mistica comunione, è benedetto dalla presenza di Dio e dei Santi. Con Botticelli, quasi comprimario in questa mostra, come nella vita, il paragone è più stringente, la sfaccettata personalità dell’uno si fonde all’inizio in quella dell’altro, tanto da farli confondere artisticamente, per poi divergere in carriere diverse anche se parallele, dove il Lippi, alla lunga sorpasserà il maestro in fama e ricchezze. Con la maturità artistica, i colori vivaci e brillanti si spengono, si opacizzano, il brio diviene interiorità, le figure appaiono più pacate e sofferte, i paesaggi sullo sfondo così pieni di vita e particolari, si spopolano e sono più onirici, sfumati ed evanescenti, le affinità con Botticelli si affievoliscono, sparendo definitivamente per avvicinarsi, forse, alle composizioni leonardesche. Il percorso espositivo si conclude con una citazione tratta da “Le Vite” di Giorgio Vasari: “restò la fama di questo gentil maestro talmente nei cuori di quegli che l’avevano praticato, ch’é meritò coprire con la grazia della sua virtù l’infamia della natività sua e sempre visse in grandezza et in riputazione”. La mostra, sarà visibile sino al 15 gennaio, dal giovedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00, venerdì e sabato sino alle 22.30. 9


Le “Vie della seta” partono da Roma

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in mostra

Ad ottobre Roma ha inaugurato la Biennale Internazionale di Cultura 2011 di Luigia Piacentini

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a Biennale Internazionale di Cultura “Vie delle Seta” da ottobre a febbraio 2012 vuole deliziare la capitale con ben 11 mostre e un pieno calendario di convegni, conferenze ed eventi. Tutto ciò nelle cornici più suggestive della città eterna come il Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, Museo di Roma in Palazzo Braschi, complesso delle Terme di Diocleziano (che per l’occasione riaprirà al pubblico due padiglioni) e Macro Future. Inoltre gli Istituti italiani di Pechino, New Delhi, Jakarta ed Istanbul saranno promotori, nelle rispettive città, di mostre, incontri culturali e rassegne a proposito di questa iniziativa. Un progetto nato per far conoscere e mettere in

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contatto l’occidente con la cultura orientale che fino al XIII secolo è rimasta avvolta nell’ombra e nel mistero. Questo anche per aprire di più la nostra mente in un secolo come questo di totale globalizzazione e sinergia tra i diversi e più lontani paesi del mondo. Le 11 mostre organizzate spaziano dall’arte moderna, alla storia, dall’archeologia all’attualità; un esempio è “L’ultima carovana” (14 febbraio – 11 marzo 2012), nel Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, una mostra fotografica e audiovisiva del grande fotografo contemporaneo turco Arif Asci, che ha ripercorso, con una carovana di otto persone e dieci cammelli, un antico tracciato commerciale partendo da Xian (Cina) ed arrivando ad Istanbul (Turchia). La prima mostra che ha inaugurato la Biennale è stata, il 21 ottobre alle Terme di Diocleziano, “A Oriente: città, uomini e dei sulle Vie della Seta”, un viaggio visivo e sonoro che cerca di rappresentare al meglio la ricchezza dei luoghi, delle genti e delle credenze religiose lungo le Vie della Seta, grazie all’esposizione di più di 100 manufatti che “parlano” delle civiltà del buddhismo, del cristianesimo e dell’Islam tra il II a.C. e il XIV secolo. Sul sito ufficiale www.viedellaseta.roma.it è possibile seguire tutti gli eventi e tenersi aggiornato sulle mostre; ogni mostra ha una breve introduzione con foto e gli organi competenti che l’hanno resa possibile. Il link Conferenze presenta i convegni che verranno presentati duranti questi mesi ed è possibile anche scaricare l’invito per le diverse conferenze stampa. Ovviamente non poteva mancare la pagina Facebook dove anche qui è possibile informarsi il più possibile sugli eventi. Insomma un’iniziativa che, se portata avanti con professionalità e passione, potrebbe diventare un appuntamento annuale e perché no, ogni anno portare a scoprire luoghi nel mondo sempre diversi per ricordare che oramai viviamo in un unico grande paese.


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buon compleanno a:

Buon compleanno Giò Pomodoro Giochi di luce all’ombra del gigante Arnaldo di Stefania Servillo

Giò Pomodoro, “Fellini, monumento funebre” iò Pomodoro compie questo mese 81 anni; sebbene generalmente la sua importanza venga oscurata dal talentuoso fratello Arnaldo, sarebbe sciocco non

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sottolineare un percorso quantomeno rilevante attraverso un seppur scarno itinerario. Giò inizia la propria carriera affiancando il fratello ed altri artisti del calibro di Fontana, emancipandosi ben presto e prendendo parte alle attività del gruppo Continuità, che si valse d’importanti critici d’arte come Giulio Carlo Argan. Attirato dalla “concezione segnica” del mondo si avvicina alla sperimentazione scultorea di derivazione Informale. Realizza in questo periodo tre grandi ed importanti cicli che vertono sull’idea del vuoto, della materia e della geometria. Le sue opere si compongono di materiali che spaziano dal bronzo al marmo, dove la costante è data dalla relazione tra spazi pieni e vuoti, in cui viene ad inserirsi il contesto o irrompono luci ed ombre circostanti. La sua rilevanza come artista viene notata in ambito internazionale con ripetuti inviti sia alla Biennale di Venezia sia alla Documenta di Kassel. Uomo profondamente legato alla modernità dei tempi, il suo lavoro si estese, oltre alla scultura, anche alla pittura, all’oreficeria, alla scenografia e al design.

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The shining

È arrivato il lupo cattivo

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di Greta Marchese ’Overlook non è soltanto il nome di un immenso hotel disabitato i cui segreti si perdono in una moltitudine di stanze ampie e fredde quasi quanto le montagne rocciose che isolano il complesso dal resto del mondo; è anche il macabro teatro che fa da sfondo al dramma parapsicologico di Jack Torrence (Jack Nicholson), scrittore fallito, insegnante disoccupato e padre di una comune famiglia americana ingaggiato come guardiano dell’albergo durante un freddo inverno. Troppo solo in un luogo che sembra emanare uno spirito proprio, forse preda dei ricordi del passato e della sua ossessione per una fama mai conosciuta Jack è il protagonista di un progressivo isolamento fisico e psicologico che lo condurrà alle soglie della follia mettendo a repentaglio la vita dei suoi cari. Moglie e figlio, Wendy e Danny, divengono ben presto prede di allucinazioni visive e dell’insana schizofrenia che ammala i pensieri dello scrittore. Curioso il personaggio di Danny, che ricorderemo certamente per le memorabili corse sul triciclo, a sua volta coinvolto in un misterioso collegamento con l’hotel (La luccicanza appunto), in cui riaffiorano antichi ricordi e che si anima di oscure vicende e crimini del passato. Tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King (1977), e diretto nel 1980 da Stanley Kubrick, Shining più che film horror assume presto i caratteri di un thriller fantastico. Dal forte impatto emotivo, il film si popola di celebri espressioni e inquadrature storiche che segnano un’epoca e entrano prepotentemente nella memoria cinematografica. Un’attenta, quasi maniacale disposizione degli oggetti all’interno dell’inquadratura che sfiora la simmetria fa da sfondo, al contrario, ad un contorto e labirintico viaggio all’interno della psiche umana; la cui alienazione,

occhio al cinema

Kubrick ci insegna, conduce ad un pericoloso e progressivo prevalere dell’inconscio. Allora avete impegni per questo fine settimana? L’hotel Overlook non aspetta nessuno.

Jack Nicholson 11


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artearchitettura nel mondo

La “pushpin portrait art” di Eric Daigh Disegnare con le puntine da disegno colorate di Giuseppe Di Pasquale

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l ritrattista Eric Daigh si definisce a volte come un fotografo ed altre come un pittore, ma probabilmente la sua collocazione più precisa è tra i mosaicisti. I suoi lavori spesso sono composti da un insieme di piccoli pixel, in particolare da puntine da disegno colorate, che formano un quadro più ampio. Daigh divenne famoso nel 2009 vincendo il terzo premio nel concorso inaugurale ArtPrize, che si tenne a Grand Rapids nel Michigan. Da allora Daigh ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive in tutti gli Stati Uniti, ricevendo commissioni e realizzando grandi opere comprendenti installazioni scultoree e di street art . Nel mese di luglio 2010, Daigh ha superato il suo record per il più grande mosaico di puntine da disegno, creando un’immagine composta da 109.687 pushpins per la pubblicità di una casa automobilistica. La bellezza della tecnica di Daigh è la sua sorprendente capacità di lavorare con una tavolozza limitata di pin colorati per creare immagini complesse con tale profondità e complessità. Dice Eric Daigh: “ Nel mio lavoro amo esplorare temi di

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Eric Daigh con una delle sue opere

individualità e di rappresentazione del soggetto. I miei soggetti sono imprigionati, diluiti, emarginati. La loro fuga, tuttavia, è imminente. [...] come con le quattro basi del DNA, noi siamo il prodotto di una mera manciata di variabili. In cinque colori di plastica può avvenire la tua riproduzione. Mi piace moltissimo realizzare qualche cosa con le mie mani. Mi piace eseguire lavori che richiedono una vicinanza fisica. Mi piace il fatto che questo lavoro passa dall’intangibile, il binario, al tattile, la singolarità. Adottando questi metodi spero di generare un dialogo e dei sentimenti correlati allo sforzo, la ripetizione, la concentrazione, la disciplina, l’assurdità, e l’amore che è avvenuto durante la sua creazione. In defintiva, quindi, spero che questi temi esplodano attraversando l’umano di fronte a te per riversarsi su chi ti sta vicino, quelli che già conosci e quelli che devi ancora conoscere. Spero che passerai più tempo ad osservare il viso della gente ed a sentire qualcosa in questo processo. ” Fonti: www.dennosmuseum.org, www.daigh.com/for-media-2


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curiosART donne nell’Arte

Bimbi addormentati

Un soggetto sempre accattivante di Cristina Simoncini

Rubens (1577-1640)

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dare inizio al fortunato filone artistico con quadri aventi per soggetto bimbi addormentati, fu il pittore fiammingo Pieter Paul Rubens (1577 - 1640). Il grande maestro del Barocco fu sempre convinto che la vita fosse un dono da non sprecare e ciò traspare da tutta la sua arte. Si sposò due volte, con Isabella Brant di 14 anni meno di lui e con Hélène Fourment di 37 anni meno di lui. Con entrambe fu molto felice, tanto da diventare il primo artista a usare le proprie mogli come modelle. Non ci sono dubbi che amasse con tutto il cuore le donne della sua vita e i figli avuti dalla seconda moglie. Dal quadro che potete vedere qui sopra a sinistra, appare lampante il desiderio di questo artista di ritrarre i suoi due bambini mentre riposano, come fosse un impulso irresistibile, qualcosa che doveva assolutamente essere reso immortale ad ogni costo. In Italia un suo contemporaneo Bernardo Strozzi (15811644), dipinse un bimbo addormentato con chiari richiami

Albert Anker (1831-1910)

Bernardo Strozzi (1581-1644) caravaggeschi nello sfondo scuro, in uno stile pittorico sicuramente ben diverso da quello dell’artista fiammingo, ma in fondo non vi è dubbio che i sentimenti legati al mondo affettivo da cui fu spinto, fossero gli stessi. Molti saranno i pittori che seguiranno il loro esempio nei secoli successivi, specialmente nell’Ottocento, dove lo stile accademico favorì la nascita di dipinti con fanciulli dormienti posti in vesti di Cupido, come fece per esempio Leon Bazille Perrault (1832-1908), allievo di Bouguerau. I bimbi rapiti dal sonno furono ritratti anche dall’artista svizzero Albert Anker (1831-1910), il quale dipinse con grande sensibilità i bambini nella loro quotidianità per la maggior parte della sua carriera. Fonti: www.falsodautoregiulioromano.it, www.pitturaomnia.com

Leon Bazille Perrault (1832-1908) 13


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occhio al libro

“Firmino” di Sam Savage di Rossana Gabrieli

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n’opera prima balzata immediatamente alla testa di tutte le classifiche dei best seller nella vendita di libri, ad opera di un esordiente, Sam Savage, che, laureatosi in filosofia, ha poi svolto i mestieri più disparati. Evidentemente, poi, per approdare inesorabilmente alla scrittura, che deve averlo “pungolato” con giusta causa, visto il calibro del libro di cui stiamo parlando. “Firmino”, infatti, pur nel racconto irreale ed autobiografico di un vero topo (anzi, ratto) di biblioteca, nato, cresciutosi e nutritosi, anche in senso letterale, dei libri della Pembroke Books, libreria di una nota città degli Stati Uniti, sviluppa, in parallelo, un amore viscerale tanto per la lettura che per gli uomini. Ma mentre la prima passione lo conduce ad evolversi straordinariamente nell’interiorità dei suoi pensieri e della sua anima, il percorso del suo amore per gli esseri umani è irto di ostacoli e mal ricambiato. Fino all’incontro con un geniale scrittore che segnerà il destino del topo. Delicato e filosofico, profondo ed ironico, “Firmino” è edito da Einaudi. Prezzo di copertina € 14,00.

“Cime tempestose”

Il romanzo simbolo degli amori tormentati di Valeria Nicoletta

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mily Brontё è l’autrice del romanzo “Cime tempestose”, un classico della letteratura inglese che inizialmente non fu ben accetto dalla critica per la sua scrittura innovativa. Il romanzo tratta della storia d’amore tra Heathcliff e Catherine e di quanto quest’amore li distrugga. La storia ha un narratore, un gentiluomo Mr. Lockwood, che riferisce quello che gli è stato narrato da una governante, Ellen (Nelly) Dean. La storia gli viene narrata durante la convalescenza del signor Lockwood, che costretto a passare una notte nella residenza di Heathcliff, la tempestosa, rimane affascinato dai personaggi che vivono lì, i quali sono li per colpa della passione tra Heathcliff e Catherine, che distrugge riesce a distruggere la felicita di due famiglie gli Earnshaw e dei Linton. La bravura delle sorelle Brontё nel descrivere le emozioni e la natura umana lo rendono un testo nel quale chiunque si possa rispecchiare.

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occhio alla musica

Un Super tour per festeggiare 70 anni da Rock Star

di Simone Giordeanella

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’ autunno di musica nella capitale inaugura il mese di novembre con il concerto di uno dei più grandi cantautori e musicisti americani degli ultimi cinquant’anni. Parliamo di Robert Allen Zimmerman, meglio conosciuto come Bob Dylan che arriverà al Pala Lottomatica di Roma il 12 novembre col tour celebrativo dei suoi settant’anni. Il tour vedrà il menestrello di Duluth accompagnato da

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un altro grande della musica internazionale, Mark Knopfler, l’ex leader dei Dire Straits. Il concerto si preannuncia spettacolare e intriso di diverse tipologie musicali che andranno dal Rock’n’Roll al Jazz, dallo Swing al Blues e culminerà con alcune pietre miliari di Bob Dylan quali Blowin’ in the Wind, The times they are a changin’ e Knockin’ on heaven’s door.


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Roma

Alle radici dell’identità nazionale. Italia Nazione Culturale Complesso del Vittoriano, fino al 20 novembre 2011 La via Appia. Laboratorio di mondi possibili Capo di Bove, fino all’11 dicembre 2011 Temporaneo Auditorium - Parco della musica, fino al 22 novembre 2011 Piranesi. Rembrandt delle rovine Casa di Goethe, fino al 15 gennaio 2012 Il libro a portata di mano / Alessandro Sanna Casina di Raffaello, fino all’8 gennaio 2012 Piet Mondrian. L’armonia perfetta Complesso del Vittoriano, fino al 29 gennaio 2012 Alle radici dell’identità nazionale. Italia Nazione Culturale Complesso del Vittoriano, fino al 20 novembre 2011 Mario Testino. Todo o Nada Fondazione Memmo – Palazzo Ruspoli, fino al 23 novembre 2011 Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello Fondazione Roma Museo – Palazzo Sciarra, fino al 12 febbraio 2012 Metamorphosis. Il Giappone del dopoguerra Istituto Giapponese di Cultura, fino al 14 gennaio 2012

Eventi

Giuseppe Stampone. Saluti da L’Aquila Macro, fino al 29 gennaio 2012 She Devil Macro, fino all’8 gennaio 2012 Indian Highway Maxxi, fino al 29 gennaio 2012 The Otolith Group. Thoughtform Maxxi, fino al 5 febbraio 2012 Audrey a Roma Museo dell’Ara Pacis, fino al 4 dicembre 2011 Aleksandr Rodčenko Palazzo delle Esposizioni, fino all’8 gennaio Leonardo e Michelangelo. Capolavori e fogli romani Musei Capitolini, fino al 19 febbraio 2012 Realismi socialisti. Grande pittura sovietica 1920-1970 Palazzo delle Esposizioni, fino l’8 gennaio 2012 Bob Dylan e Mark Knopfler in concerto Palalottomatica, 12 novembre 2011 Faces e Small Epics MondoPop Gallery, via dei Greci 30, fino al 3 dicembre 2011 Filippino Loippi e sandro Botticelli nella Firenze del ‘400 Scuderie del Quirinale fino al 15 gennaio 2012

Macro 2%. Arthur Duff. Rope / Nathalie Junod Ponsard. Orizzonte Georgia O’Keeffe galleggiante Fondazione roma museo, Palazzo Cipolla fino al 22 gennaio 2012 Macro, fino al 31 dicembre 2011 Flavio Favelli. L’Imperatrice Teodora Macro, fino all’8 gennaio 2012

Leonardo e Michelangelo. Capolavori e Fogli Romani Musei Capitolini fino al 19 febbraio 2012

La Collezione e i nuovi arrivi Macro, fino al 29 gennaio 2012

Body Worlds del dr Gunther Von Hagens Officine Farneto, via dei Monti della Farnesina, fino al 12 febbraio 2012

Sul filo di china


FOTO

Mondrian. L’Armonia della Perfezione a Roma Fino al 29 gennaio 2012 al Complesso del Vottoriano, www.mondrianlarmoniaperfetta.it


Occhio all'Arte (novembre 2011)