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A cura dell’Associazione Arte Mediterranea - anno VIII N° 74 maggio 2014

Mensile d’informazione d’arte

ndedicato a:Frida Kahlo

www.artemediterranea.org

Eduardo Kobra, “Salvador Dali”

dall’Associazione: L’Arte in mostra: La Giornata del Libro archeologia: Gli Etruschi e il n n n Mediterranea festeggia 22 anni Mediterraneo


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• • • Redazione Maria Chiara Lorenti, Cristina Simoncini, Giuseppe Di Pasquale, Eleonora Spataro Mensile culturale edito dalla Collaboratori Associazione Arte Mediterranea Luigia Piacentini, Stefania Servillo, via Dei Peri, 45 Aprilia Patrizia Vaccaro, Daniele Falcioni, Tel.347/1748542 Laura Siconolfi, Maurizio Montuschi, occhioallarte@artemediterranea.org Greta Marchese, Giulia Gabiati www.artemediterranea.org Valerio Lucantonio, Martina Tedeschi, Aut. del Tribunale di Latina Marilena Parrino, Nicola Fasciano, N.1056/06, del 13/02/2007 Simona Cagnazzo, Stefano Cagnazzo Fondatori Antonio De Waure, Maria Chiara Lorenti Cristina Simoncini Amministratore Antonio De Waure Direttore responsabile Rossana Gabrieli Responsabile di Redazione Maria Chiara Lorenti

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Responsabile Marketing Cristina Simoncini Composizione e Desktop Publishing Giuseppe Di Pasquale Stampa Associazione Arte Mediterranea via Dei Peri, 45 Aprilia

Tutti i diritti riservati. E’ vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso dell’editore

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Sommario

L’Arte Mediterranea festeggia 22 anni La Giornata del Libro Il lato positivo Peace “Riff Awards 2014 XII Edizione” “Le nuvole” di Aristofane Galleria Borghese, 5° parte Gli Etruschi e il Mediterraneo Frida Kahlo Walter Benjamin Il Maggio dei Libri 2014 Il ritratto di Dorian Gray La casta dei Meta-Baroni Pittura e misteri “Storia della scuola medica pistoiese”di Rosa Cirone Cà Foscari è l’edificio “green” più antico al mondo


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dall’Associazione

L’Arte Mediterranea festeggia 22 anni di Antonio Dewaure

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Arte Mediterranea continua la sua opera di culturizzazione e promulgazione dell’arte con forza e determinazione, proseguendo nella strada che aveva intrapreso al momento della sua nascita. Sembra incredibile,ma è solo realtà. Quella realtà che,

La Giornata del Libro In arrivo la IV edizione di Stefania Servillo

in questi lunghi anni, ci ha portato a seguire la regola più fondamentale per vivere nella società, “la condivisione”. Ciò ci ha fatto crescere come persone positive, ma ci ha aiutato anche nell’approccio e nella sensibilità della tecnica pittorica. Sono sicuro che questo connubio, il rapporto umano condiviso e schietto e la conoscenza artistica, sia la giusta ricetta per esercitare la nostra vena artistica. Di questo sono convinto, la vera arte è dentro di noi. Ed è parte integrante di quello che noi siamo! Ed il solo modo per poter esprimere ciò che siamo è rapportarci con gli altri e capire che cosa siamo. Questa piccola premessa serve per raccontare quello che facciamo, che in fondo rappresenta la sintesi del mio pensiero. Due settimane or sono, l’artista Paolo Boccardi ha donato una sua opera (dal titolo “150”) all’Istituto Menotti Garibaldi di Aprilia. Grande l’emozione nel vederlo sistemato nell’atrio principale. Ma la sua non era un’emozione di chi lasciava una sua opera per farsi notare come artista, ma la consapevolezza che quell’opera sarebbe (e sicuramente lo è) potuta servire alle generazioni di studenti a ragionare e capire il messaggio. L’artista nella sua presentazione dell’opera scrive “attraverso la condivisione, la consapevolezza, la partecipazione, l’appartenenza, si risvegli un moto positivo che rimetta al centro l’Uomo”. Ecco è questo il messaggio che noi tutti ci prefiggiamo!

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in mostra

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a Giornata del Libro è un evento annuale che si svolge nella città di Aprilia (provincia di Latina). Ormai giunto alla quarta edizione può vantare la collaborazione di associazioni culturali (Associazione Arte Mediterranea, Sensazioni eventi) e di artisti e fotografi; è patrocinato dal Comune di Aprilia e s’inserisce in due contesti d’accezione: il Maggio dei Libri (a livello nazionale) e il Maggio Apriliano (a livello locale). Artisti e fotografi crescono insieme all’iniziativa portando a termine un ciclo che dura due edizioni, durante le quale mettono alla prova le proprie capacità realizzando opere che rappresentino la trama o l’essenza di diversi romanzi. Conclusosi lo scorso ciclo quest’anno si riparte. Gli artisti che esporranno saranno: Sabrina Carucci, Marilena Parrino, Marco Rapone, Incoronata Valiante e Pasquale Vitale. Interverranno come fotografi: Jessica Solito (autrice dell’immagine pubblicitaria utilizzata per l’edizione 2013), Matteo Renzetti e Lidia Cestari. L’immagine pubblicitaria di quest’anno è stata realizzata e ideata da Federica De Angelis. Come l’edizione passata la visione dell’esposizione sarà allietata da musica dal vivo. Le novità di quest’anno comprendono un monologo eseguito da Robert Sibu, referenze video curate da Greta Marchese e soprattutto la presentazione del libro “Il Potere”, di Carlo Pompili, in uscita a maggio per la casa editrice Alter Ego. La Giornata del Libro è un momento importante d’aggregazione sia per i contributi tanto diversi tra loro, ma legati dalla passione per la cultura, sia perché tenta con gesti concreti ed iniziative trasversali di coinvolgere diverse fasce di cittadinanza. Come ogni anno i visitatori riceveranno in regalo, sino a esaurimento scorte, un libro. L’esposizione sarà visitabile dal 31 maggio sino all’8 giugno, mentre sarà possibile assistere agli eventi collaterali esclusivamente durante l’inaugurazione del 31 maggio alle ore 18.00 presso la sala Manzù (Biblioteca Comunale) di Aprilia. Per qualunque ulteriore informazione è possibile inviare una mail all’indirizzo lagiornatadellibro@gmail.com o visitare il profilo facebook dell’iniziativa. 3


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cinema

Il lato positivo Chi è il matto? di Greta Marchese

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na brillante commedia quella di David O. Russell, dal titolo originale: “The Silver Linings Playbook”, ispirata all’omonimo romanzo di Matthew Quick. Pat Solatano ha perso tutto. Una moglie, una casa, la pace e forse anche il piacere della vita. Ma c’è di più, dopo otto mesi l’istituto psichiatrico che lo aveva in cura lo dimette. Autodisciplina e incontri settimanali col dottor Patel però, non riescono ad inibire un’ossessione che tormenta notte e giorno il povero Pat (Bradley Cooper): riconquistare la moglie Nikki. L’amatissima Nikki che poco meno di un anno prima lo aveva tradito scatenando in lui una terribile reazione per la quale, ora, un divieto di avvicinamento lo costringe a starle più che alla larga. Ora, da qualche parte però, c’è anche una cartella clinica che sotto il suo nome riporta: “Disturbo affettivo bipolare”. Tutto sembra andare per il verso sbagliato tra le continue visite dallo psichiatra e la permanenza forzata a casa dei genitori che non riescono a comprenderlo; la vita sembra non avere più nulla in serbo per Pat, mentre continua a scivolargli via tra le dita… E poi arriva Tiffany (Jennifer Lawrence). Una giovane vedova con due meravigliosi occhi da gatta e un passato che parla ancora di dipendenza da sesso e psicofarmaci. Nevrotica e scontrosa, sempre sul punto di esplodere come una mina al minimo urto del suo fragile sistema nervoso; Tiffany nasconde un lato sensibile e altruista, in fondo anche lei ha perso qualcosa.

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D’animo buono, ma etichettati da una società che non intende ammettere le proprie contraddizioni, Pat e Tiffany scopriranno di avere in comune più di quanto credano e chissà, se solo riuscissero ad andare d’accordo, potrebbero persino scoprire di essere molto più di giocattoli difettosi alla deriva. E’ un gioco ardito, quanto veritiero, quello dei riferimenti che fanno del film una satira della società moderna americana. Raccontare una storia come questa non è infatti privo di rischi, ma David O. Russel resta perfettamente in equilibrio trasformando in pellicola un’esistenza in bilico tra dramma e commedia; merito anche della performance intensa e vera di B. Cooper. Spregiudicatezza, squilibri, eccessi e ricadute trascinano progressivamente i due “fuori di testa” in un vortice in cui è l’ironia a fare da cornice; la stessa ironia che, sebbene con una punta di amarezza, riesce a strappare un sorriso lasciando intendere che, a volte, è sufficiente ribaltare il punto di vista per leggere la realtà in maniera diversa. Uscito nel 2013 con Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Julia Stiles, Taylor Schilling e Chris Tucker; il film ha ricevuto ben otto nomination ai premi Oscar del 2013, aggiudicandosi quello alla Miglior attrice protagonista che premia la grinta della splendida Jennifer Lawrence.


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in mostra

Peace

Eduardo Kobra a Roma di Eleonora Spataro

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er la prima volta a Roma Eduardo Kobra, lo street artist brasiliano, dal 9 maggio al 25 giugno 2014, esporrà i suoi lavori nella mostra a ingresso libero intitolata Peace presso Doroty Circus Gallery, in via dei Pettinari, 76. San Paolo, Rio de Janeiro, New York, Miami e Los Angeles, Atene, Lione e Londra sono le metropoli ospitano i grandi interventi di Kobra. Il tratto distintivo di quest’artista, oltre che nelle dimensioni dei sui lavori, risiede nella tecnica utilizzata, un mix di pittura aerografo e spray. La resa caleidoscopica dei colori interagisce con l’interpretazione fotorealistica dei soggetti scelti. Tra le opere murali più note la sua versione del monte Rushmore, complesso scultoreo che si trova nel Dakota del Sud; quella della celebre foto del 1945 di Alfred Eisenstaedt, che ritrae un marinaio che a New York bacia appassionatamente un’infermiera, foto simbolo della fine della guerra o quella di Madre Teresa a Los Angeles. In occasione della mostra Kobra realizzerà a Roma un’opera prodotta dalla Dorothy Circus Galery al MAAR, Museo dell’altro e dell’altrove di Metropoliz.

“Riff Awards 2014 XII Edizione” di Stefano Cagnazzo

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na rassegna in grande stile, quella del “Rome Indipendent Film Festival”, che al Nuovo Cinema Aquila di Roma ha offerto a tutti gli appassionati del cinema un multiforme caleidoscopico spettacolo dalle molte sfaccettature: documentari, corti, lungometraggi, dalla commedia, al genere drammatico, al thriller. La maggior parte delle pellicole, provenienti veramente da tutto il mondo, dagli States, all’Iran, ad Israele, senza tralasciare, ovviamente, un’ampia scelta di lavori nostrani, ha confermato quanto il cinema resti un genere artistico sempre molto amato dal grande pubblico.

“Le nuvole” di Aristofane

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occhio alla rassegna

Segnaliamo, tra gli altri (e rincresce non poterli menzionare tutti), i documentari. “Enzo Tortora. Una ferita italiana”, “Happy Goodyear”, sul dramma che tuttora stanno vivendo sulla loro pelle gli operai della ex azienda di Cisterna di Latina, i cortometraggi italiani “Un uccello molto serio”, “Luigi e Vincenzo”, “Hey, muso giallo”, “Eppure io l’amavo” e “Requiem”. E, a sfatare lo stereotipo di un cinema polacco triste e spento, “The girl from the wardrobe”, lungometraggio-sorpresa di questa rassegna, del regista Bodo Kov.

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occhio al palcoscenico

di Simona Cagnazzo

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n pubblico entusiasta ha gremito il Teatro Arcobaleno alla prima di un grande classico teatrale di tutti i tempi: “Le nuvole” di Aristofane. Interpretato dalla storica Compagnia Castalia, considerata tra le più prestigiose, in Italia, nell’allestimento di commedie classiche. L’evento, a sottolinearne l’importanza, si è realizzato grazie alla collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è stato inserito nel progetto internazionale “Il teatro classico oggi” dell’Università La Sapienza di Roma.

La bravura degli interpreti e la brillante regia di Vincenzo Zingaro hanno confermato l’attualità del teatro classico, i cui modelli non sembrano conoscere crisi, a dispetto del passar del tempo. Se anche Peter Brooks, nel suo celeberrimo “Lo spazio vuoto”, indicava i rischi di un “teatro morente”, il pubblico, anche giovanissimo, che ha assistito alla rappresentazione è la migliore evidenza che il teatro è vivo e mantiene intatto il suo fascino ed il suo valore. 5


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musei

Galleria Borghese, 5° parte Musei Romani, 9° articolo

di Laura Siconolfi e Maurizio Montuschi

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i fa fatica ad abbandonare Proserpina, le sue lacrime, la sua lotta impari, il suo destino che si compie in maniera ineluttabile, ma è la vita anzi, in questo caso, il percorso espositivo che continua, offrendo altre emozioni e spunti di riflessione. Nella sala successiva, la quinta sempre del pianoterra, con piacevole sorpresa dell’astante, l’atmosfera cambia, il suo respiro si placa, si distende, il timore di una tragedia incombente svanisce, ora, catturato da ben altra visione, vorrebbe giacere e sognare su di un letto vezzosamente scomposto, accanto alle ”morbide” fattezze ed alla leggiadria di un corpo appena sbocciato. Immerso in un sonno così profondo e totale da cui, sembra, non voler più riemergere, disteso nel volto, contorto nel corpo … cosa sta sognando? Le amenità o i crucci della sua breve vita? La dolcezza o l’amarezza dell’amore? Il volto di un fanciullo o di una fanciulla? Mistero e ambiguità avvolgono la statua di marmo pario, risalente al primo secolo dopo Cristo, che rappresenta Ermafrodito, il bellissimo figlio di Ermes ed Afrodite, dormiente. Se lo sguardo incerto del visitatore abbandonerà il candore del marmo e si rivolgerà verso i dipinti della volta della sala, l’aura di mistero e ambiguità svanirà: i momenti salienti della vita del giovane sono tutti lì. Ci sono i luoghi ameni che lo accolsero, le soavi ninfe che lo allevarono, la ninfa Salmace che se ne innamorò, le sue nuove sembianze … non più uomo, non solo donna, ma una magnetica figura che mostra il ”maschile” ed il “femminile” presente, sembra, anche in ognuno di noi. In questo caso la metamorfosi ha connotazioni veramente diverse, ma la causa è sempre una violenza di cui è un giovane ad esserne vittima. Narra Ovidio che, all’età di quindici anni, Ermafrodito, allontanatosi dalla sua terra per esplorare il mondo, fosse giunto sulle rive di un grande lago nel quale, stanco ed accaldato, dopo essersi denudato, avesse cercato refrigerio. Mentre il giovinetto riacquistava vigore, una ninfa, che lo aveva osservato di nascosto

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Pagina adottata da: Flli Cavalieri s.r.l., Nettuno

innamorandosene follemente, s’immerse a sua volta nelle acque lacustri, lo abbracciò e cercò di trascinarlo verso il basso. Il giovane lottò per sottrarsi all’amplesso, la ninfa, il cui nome era Salmace, temendo che l’amato le potesse sfuggire, chiese ed ottenne dal padre Poseidone che, da quel momento in poi, i loro corpi si fondessero in un unico essere. La scultura, a cui abbiamo dedicato fino a questo momento il presente articolo, rinvenuta nel 1781 durante gli scavi nell’area di Santa Maria della Vittoria, ne ha sostituita un’altra scoperta, sempre durante degli scavi, nel1609, restaurata dal Bernini che la “adagiò” su un materasso di mirabile fattura e che oggi si trova al Louvre. Il famoso museo parigino, purtroppo, possiede ben 344 pezzi della collezione archeologica Borghese e la cosa ci rammarica molto; l’Ermafrodito che oggi si può ammirare alla Galleria Borghese, però, a nostro avviso, è molto più affascinante di quello ”berniniano”, perché lascia molto spazio all’intuito e all’immaginazione dell’osservatore, senza sorprenderlo con “nudità” troppo palesi e crude nel loro realismo. Il sesto spazio espositivo del museo romano, ospita un’altra opera realizzata, dal giovane Gian Lorenzo Bernini e, sembra, dal padre Pietro, tra il 1618 e il1620; i due scultori, traendo ispirazione dal capolavoro di Virgilio, l’Eneide, realizzarono un monumento alla “Pietas” romana. Il gruppo scultoreo a “torre” rappresenta il momento in cui, mentre la città di Troia arde, Enea fugge, portando, su di una spalla, il padre Anchise e, per mano, il figlioletto Ascanio. Simbolo anche delle tre età della vita, le statue stupiscono per il virtuosismo con cui è stata resa morbida e vellutata la pelle del bambino, vigorosa e turgida quella di Enea, flaccida e raggrinzita quella del vecchio. Sono i volti dei tre personaggi, colti nel momento cruciale del loro dramma, però, i veri capolavori.


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archeologia

Gli Etruschi e il Mediterraneo

Una mostra racconta la storia di Cerveteri di Luigia Piacentini

Pagina adottata da: Allievi del corso di anatomia volta varca le porte del Louvre e sconfina in Italia. Quest’opera è una delle più belle e famose del mondo etrusco: una coppia sdraiata dai tipici tratti orientali (occhi a mandorla, capelli ricci per lui, mentre la donna indossa un cappello e scarpe tipiche della tradizione del medio oriente) che banchetta su una klìne (letto). Questa immagine è emblematica e nello stesso tempo fa comprendere la base della cultura etrusca: la parità tra uomo e donna. In un contesto greco o romano mai e poi mai una donna avrebbe potuto partecipare al banchetto, se non come concubina o schiava. Insomma ancora una volta il passato non è poi così lontano… oggi ci sono realtà che discriminano ancora la donna; siamo sicuri che dal passato non si possa proprio imparare niente??

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alazzo delle Esposizioni stupisce sempre di più con una rassegna incentrata tutta su una delle città più famose dell’Etruria antica: Cerveteri. La mostra, dopo essere stata inaugurata a Parigi l’anno scorso, precisamente al Musée du Louvre-Lens, è approdata a Roma con tutti i suoi tesori. Organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con il Musée du Louvre-Lens, è visitabile fino al 20 luglio e, come per tutte le mostre in questa sede ogni primo mercoledì del mese, gli under 30 possono usufruire del biglietto gratuito dopo le ore 14,00. Insomma non c’è scusa che tenga per non andare ad una delle esposizioni più importanti di questo 2014 a Roma! Caere, nome latino della città (prima ancora Kaisraie in etrusco e Agylla in greco), era una delle dodici città più importanti dell’Etruria; situata al centro tra i territori etruschi e quelli latini, ebbe sempre rapporti, nel bene e nel male, con la potente Roma e durante la Repubblica era il luogo dove i futuri uomini aristocratici romani venivano istruiti. Grandi scambi li ebbe anche con l’oriente, in particolare con la Grecia, fin dal VII secolo a.C., da quando i coloni greci si erano ormai ben stanziati nel sud dell’Italia. Questo scambio extraculturale è visibile nelle necropoli di Cerveteri: la tipologia delle tombe a camera richiama la tipica casa greca, con un atrio centrale e stanze laterali, ed in più sono stati ritrovati migliaia di vasi provenienti direttamente dalla Grecia o fabbricati dai suoi artigiani stabiliti qui per incrementare il commercio orientale. La necropoli della Banditaccia è una delle più visitate e famose dell’area e conta centinaia di tumuli che coprono un arco di tempo molto ampio (dal VII a.C. al I a.C.). Quasi tutti i reperti ritrovati con gli scavi dell’Ottocento sono ora esposti al museo nazionale cerite e al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Questa mostra riunisce i migliori pezzi di queste due collezioni e quella, altrettanto grandiosa, che si trova al Louvre e le opere più significative del Museo Gregoriano Etrusco in Vaticano, del British Museum di Londra, della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen e dell’Antikensammlung di Berlino. Eccezionale esposizione quella del Sarcofago degli Sposi, omonimo di quello che si trova a Villa Giulia, che per la prima

Palazzo delle Esposizioni Via Nazionale, 194 - Roma 06 39967500 Orario: martedì, mercoledì, giovedì: 10.00 - 20.00 Venerdì, sabato: 10.00 - 22.30 - Domenica: 10.00 - 20.00

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Frida Kahlo

Un’eroina messicana al servizio dell’Arte di Maria Chiara Lorenti

Frida Kahlo, “L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), io, Diego e il signor Xolotl”

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dedicato a

Pagina adottata da: Paolo Boccardi

Frida Kahlo, “Le due Frida”

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orte, volitiva, con un carattere d’acciaio come la sbarra che le ha attraversato il corpo: Frida Kahlo. “Salii sull’autobus con Alejandro Gomez Arias. Io mi sedetti sul bordo, vicino al corrimano, e Alejandro accanto a me. Pochi attimi dopo l’autobus si scontrò con un tram ...Il tram schiacciò l’autobus contro l’angolo della via, fu uno scontro strano: non fu violento, ma sordo. E tutti ne uscirono malconci. Io più degli altri ...Io avevo allora diciotto anni, ma sembravo molto più giovane ..., io ero una ragazzina intelligente ma poco pratica ..., forse per questo non valutai bene la situazione né intuii il genere di ferite che avevo. ...L’urto ci spinse in avanti e il corrimano mi trafisse come la spada trafigge un toro. Un uomo si accorse che avevo una tremenda emorragia, mi sollevò e mi depose su un tavolo da biliardo finché la Croce Rossa non venne a prendermi. ...Non appena vidi mia madre le dissi: << Non sono morta e, per di più, ho qualcosa per cui vivere; questo qualcosa è la pittura>>. Poiché dovevo rimanere sdraiata, con un busto di gesso che andava dalla clavicola al bacino, mia madre mi costruì un dispositivo molto ingegnoso a cui appendeva la tavola di legno che mi serviva per appoggiare il foglio. Fu a lei che venne in mente di far fare un baldacchino al mio letto... e di fissarvi uno specchio per tutta la lunghezza, in modo che potessi vedermi e utilizzare la mia immagine come modello”. E’ così che una ragazzina messicana divenne la più grande artista del suo Paese. Monociglio esibito fieramente, capelli pettinati in elaborate trecce acconciate ora come rami fioriti, ora come nidi d’uccelli, il suo busto in gesso, decorato con una falce e martello sovrastante il feto di un figlio mai nato, indossato ed esibito come una corazza che doveva proteggerla dai pericoli fisici e psicologici del mondo esterno, Frida Kahlo, paludata nelle vesti

Frida Kahlo, “Natura morta con pappagallo” variopinte tradizionali del suo popolo, affascinò, con la sua personalità, il più noto ed acclamato artista messicano, Diego Rivera, tanto da sposarlo. Fu un amore travolgente, contrastato dai molteplici tradimenti di lui, un amore ferito, esaltante, tragico ed eroico che segnò indelebilmente la sua vita e soprattutto la sua arte. Diego fu sempre presente nei suoi dipinti, e negli appunti della sua anima, trascritti sul suo diario che è arrivato integro fino a noi. In un dialogo perenne con se stessa, con schizzi grafici e parole, esternò, documentandoli, i propri stati emotivi e scrivendo esorcizzò le proprie paure: “Piedi perché li voglio/se ho le ali per volare?”(dopo l’amputazione della gamba); oppure rivolta alla morte “Non sarai tu a decidere, ma io”; ed infine, nelle ultime pagine, negli ultimi giorni prima di morire “Aspetto felice la partenza e spero di non tornare mai più”. Questo importante strumento per leggere il significato intrinseco di tanti capolavori è in mostra, insieme ad oltre quaranta importanti dipinti della Kahlo, alle Scuderie del Quirinale a Roma, fino al 31 agosto. Una rassegna antologica dove l’estro ironico, istrionico e ribelle di Frida è rappresentato attraverso i molti autoritratti, le nature morte, le raffigurazioni surrealiste del suo essere donna, impegnata politicamente, artista orgogliosa del suo Paese, ampolla di un dolore così pregnante da non poter essere confinato nel suo corpo tanto da trasbordare, da essere protagonista delle sue tele. Una donna talmente abituata a scrutare se stessa da riuscire ad esternare ogni sensazione, emozione e pensiero traendosi all’esterno per meglio analizzare il proprio io martorizzato dal dolore. Non permise mai alle sue condizioni fisiche di condizionare la sua arte, anzi le usò per esaltarla e sublimarla, tanto da renderla immortale. 9


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occhio al libro

Walter Benjamin

“Piccola storia della fotografia” di Giuseppe Chitarrini

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uesto curioso volumetto è costituito da un estratto di tre articoli comparsi nel 1931 sulla rivista berlinese “Die literarische Welt”. Un testo che, complessivamente, può essere considerato un assaggio propedeutico degli studi che successivamente consentirono allo studioso, uno dei maggiori rappresentanti della Scuola di Francoforte, di formulare le rivoluzionarie e

paradigmatiche concettualizzazioni riguardo la crisi e il rinnovamento della teoria dell’ estetica e dell’arte, in merito al loro nuovo statuto di riproducibilità tecnica, che soprattutto con la fotografia e il cinema veniva a scalzare definitivamente i vecchi criteri e paradigmi dell’estetica settecentesca, ovvero la decadenza dei criteri convenzionali di unicità, autenticità e genialità dell’artista creatore. L’arte perdeva la sua aura, la sua unicità, diventando massivamente fruibile e riproducibile. La fotografia, infatti, è per definizione riproducibile e quindi, più di tute le altre discipline e tecniche artistiche, sfonda il concetto romantico di irriproducibilità, anche in virtù del suo essere documento oggettivizzante e, allo stesso tempo, interpretazione soggettiva di carattere creativo-espressivo. Comunque in questo volumetto di poco più di quaranta pagine la tematica della riproducibilità e della perdita dell’aura non viene neanche affrontata direttamente e nel merito; qui l’autore si limita ad esaminare brevemente il rapporto fra la nuova tecnica, fin dalla sua nascita con il dagherrotipo, e l’ arte visiva, in particolare la pittura. “La pescivendola di New Haven, la giacca di Schelling, il cappello di Kafka, la città vuota di Atget, non sono solo modelli di evocazione di climi e ambienti attraverso l’immagine fotografica, ma sono diventate icone della

fotografia grazie a una lingua che sa ridare la profondità del pensiero e la sensibilità dello sguardo”(Introduz. Di W. Guadagnini p.6). Sono otto le immagini fotografiche che Benjamin prende in esame per districare la quasi paradossale polivalenza e polifunzionalità della produzione fotografica, custode dei ricordi e al tempo stesso archivio atrofizzante della memoria, strumento di ionizzazione della nostalgia e, nello stesso tempo, documentazione della attualità, didascalia della più convenzionale della realtà e sua trasfigurazione, fissazione del momento e sua contemporanea trascendenza…. Da evidenziare la struggente pagina del commento dell’autore a una foto di F. Kafka bambino: “Un bimbetto sui sei anni, stretto in un abito infantile alquanto mortificante e sovraccarico di passamaneria…su un fondale dipinto…sul cui sfondo si levano rami di palme. E, quasi a rendere ancor più soffocante e opprimente quei tropici imbalsamati, il modello stringe nella mano sinistra un cappello a larga btesa sproporzionalmente grande…In questa foto il bambino scomparirebbe se i suoi occhi infinitamente tristi non dominassero quel paesaggio”(p.26). Walter Benjamin Piccola storia della fotografia,, Ediz. Skira, Roma 2011, p.45, (9.00 Euro)

Il Maggio dei Libri 2014 I libri sbocciano a Maggio di Stefania Servillo

i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica. L’iniziativa si svolge dal 23 aprile al 31 maggio, sovrapponendosi alla Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore dell’UNESCO. Si tratta di un contenitore d’eccezione che permette di pubblicizzare incontri culturalmente rilevanti, organizzati nei due mesi citati, e che abbiano come protagonista indiscussa la letteratura. Gli eventi possono essere trasversali purché mirino al coinvolgimento di quante più persone possibile. La finalità è tentare di rilanciare il libro (sia cartaceo sia digitale), visti i l Maggio dei Libri è una campagna dati deplorevolmente bassi che si registrano in promossa, a partire dal 2011, dal Centro Italia, sia per quanto riguarda l’acquisto dei libri, per il Libro e la Lettura del Ministero per sia per quanto riguarda il numero di libri letti in

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media in un anno. Attualmente sul sito www. ilmaggiodeilibri.it sono registrati per la Regione Lazio 69 eventi, destinati ovviamente ad aumentare di numero; il portale è aggiornato frequentemente e consente di sapere se e dove sono localizzate le iniziative, ottenendo inoltre numerose informazioni: dalla tipologia agli ospiti, ed ovviamente orari e luoghi precisi. Le iniziative inserite, inoltre, sono spesso cicliche e sono riproposte ogni anno nello stesso periodo, quindi, sebbene un evento si sia concluso, potrebbe essere interessante visionare la gallery per rendersi effettivamente conto di quanto fosse o meno interessante e magari ricordarsene per la successiva edizione.


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occhio al libro

Il ritratto di Dorian Gray

E’ il volto il vero specchio dell’anima di Martina Tedeschi

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uanti di voi rinuncerebbero a ciò che di più caro hanno in cambio dell’eterna giovinezza? La vostra anima, ad esempio … credete sia un prezzo troppo alto? Eppure, in una Londra vittoriana dell’Ottocento, un giovane di nome Dorian Gray offrì la sua senza esitazioni, accecato dal suo stesso fascino che lo sedusse attraverso il suo ritratto. Era un altro fresco pomeriggio di giugno e Dorian posava, per l’ennesima volta, immobile e assorto nei pensieri, per il più noto pittore in città, un uomo gentile, decoroso e sofisticato, amante di quella bellezza genuina poco apprezzata da chi non sapeva osservare, Sir Basil Hallward. Le ore in quella veranda non passavano mai e il giovane modello si distraeva spesso, nonostante i continui richiami dell’artista, suo amico, mutava espressione e si concedeva tante domande sulla vita. Pronto alle risposte c’era Lord

Henry Wotton, persona elegante, dal portamento e lo sguardo di chi la sa lunga sui desideri umani, sostenitore di un “carpe diem” apparentemente poco controllato; anch’egli era amico del pittore e di tanto in tanto assisteva alle sedute del ritratto. Continuamente rimproverato da Hallward, preoccupato di mantenere l’integrità morale di Dorian, Lord Wotton dispensava consigli e aforismi sulla fugacità della giovinezza e l’impossibilità, svanita questa, di riempirsi i polmoni di ogni ventata di lusso; invitava il giovane a dar sfogo alle sue tentazioni e a non reprimere gli impulsi che un giorno, se non soddisfatti, gli avrebbero avvelenato l’animo. Ingenuo e curioso, Dorian pendeva dalle sue labbra, e influenzato da così tanta anormale e quasi costruita saggezza, lo adorava come fosse un maestro della più ricercata e vera arte del vivere. Dopo tanta attesa, il ritratto fu terminato e il silenzio con il quale venne accolto dall’élite londinese, nascondeva un impulso imbarazzato di meraviglia: era, davvero, così bello. « Ora, ovunque andiate, voi incantate il mondo. Sarà sempre come oggi? » bastò quella frase di Lord Wotton per incantare il bel giovane del tutto, quella freccia un po’ provocatoria scoccata da un vero professionista proprio per colpire a fondo. Fu in quell’esatto istante che Dorian Gray vendette l’anima al suo dipinto. Da quel momento, la bellezza di quel giovane lo precedeva e si tramutava in fama: tutti volevano conoscerlo, tutti volevano avvicinarlo, lo bramavano per poter condividere quel pezzo di paradiso che a lui era stato dato per natura. La sua vita si trasformò in un trionfo di lussuria che alimentava il suo ego e lo drogava fino allo stordimento. I giorni passavano e i graffi profondi del tempo squarciavano la tela del dipinto facendolo invecchiare al posto del vero Dorian. Il quadro, però, non rappresentava solamente la vera età del giovane, ma era lo specchio della sua coscienza corrotta, distorta a tal punto da indurlo a commettere il più terribile degli atti… Quanto ancora poteva la sua esistenza sostenere quell’insano patto? Il ritratto di Dorian Gray è un celebre romanzo di Oscar Wilde, scrittore irlandese di fine Ottocento, che si configura come un capolavoro della letteratura inglese dalla condotta decisamente anti-conformista, sprezzante del buonsenso e dei canoni della morale borghese. Ciò che più colpisce oltre alla bellezza dello stile, è il perfetto connubio tra le forti personalità dei personaggi principali: la giovinezza incontrollata di Dorian, tirato dai polsi in due direzioni opposte, da chi voleva “salvarlo” sotto guida dei sentimenti per preservare la sua integrità e poterlo amare liberamente, e da chi, in apparenza, voleva “plasmarlo” a sua immagine, per riconoscere un po’ di sé in quella belva fuori dalla gabbia. Un’introspezione a 360° che mostra la continua lotta tra le azioni e il pensiero degli uomini; una storia carica di una potenza che sole poco più di 500 parole non potranno mai renderle giustizia.

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architettura manga

La casta dei Meta-Baroni

La più grande tragedia generazionale fantascientifica di Valerio Lucantonio Jodorowsky si è evidentemente ispirato a racconti a lui molto vicini, quelli delle tragedie greche, e il risultato è una storia divisa in capitoli (ognuno dedicato a un discendente dei Castaka) che non teme paragoni neanche con il miglior Sofocle. Probabilmente uno dei fumetti che più si avvicina alle tematiche e alle atmosfere epiche del mito greco, nel quale troveremo introspezione psicologica, dubbi e sofferenze di quelle che sono le divinità del futuro, i Meta-Baroni. La filosofia di vita di questa famiglia, tramandata di generazione in generazione, si basa sul Bushitaka, codice d’onore che prevede l’apatia e l’insesibilità di fronte a qualsiasi tipo di stimolo e una spietatezza in battaglia degna di un oplita spartano. Le parti decisive dell’allenamento vedranno il giovane guerriero subire l’amputazione di una parte del corpo e compiere con le proprie mani il parricidio, eliminando il precedente Meta-Barone e diventandolo a propria volta. I disegni di Jimenez sono tra i più suggestivi e realistici che si possano trovare tra le pagine di un fumetto e si sposano perfettamente con il genere fantascientifico ma anche con la forte presenza di cruda violenza in una delle opere migliori di Jodorowsky e dell’intero panorama delle graphic novel.

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icuramente coloro che hanno avuto l’occasione di leggere la saga de “L’Incal” saranno rimasti colpiti dalla profondità e dalla complessità del macrouniverso creato da Alejandro Jodorowsky, genio visionario dedicatosi non solo al fumetto, ma anche ad altre numerose forme d’arte come il cinema, il teatro e la poesia. Uno dei protagonisti più enigmatici dell’intera vicenda è sicuramente il Meta-Barone, il guerriero più forte del cosmo, della cui storia vedremo, nell’opera disegnata da Moebius, l’ultimo capitolo. Perchè questo personaggio, che sprizza mistero da tutti i pori, lascia trasparire, dandoci solo un assaggio, l’enorme storia che porta sulle spalle, un’epopea che ha visto il susseguirsi degli esseri più potenti dell’universo, fino ad arrivare a lui stesso, l’ultimo erede della famiglia dei Castaka. Una stirpe che ha più volte sconvolto gli equilibri di un mondo talmente grande che, per smuoverne le fondamenta, è necessaria la forza di una divinità, una dinastia di cui vedremo le origini e le evoluzioni in un tomo da più di 500 pagine, disegnato dall’eccezionale Juan Gimenez ed edito da Magic Press.

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curiosART

Pittura e misteri

La Primavera del Botticelli di Cristina Simoncini

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ra i capolavori più misteriosi della storia dell’arte italiana quello intitolato “Primavera”, di Sandro Botticelli (1445-1510), è senz’altro tra i più affascinanti. Di questa bellissima tavola, eseguita attorno al 1482 (oggi al museo Uffizi di Firenze), non si è assolutamente certi nemmeno del committente, ma si ritiene sia stata commissionata da Lorenzo il Magnifico in occasione delle nozze di suo cugino Lorenzo di Pierfrancesco con Semiramide Appiani (avvenuto nel 1485). Qui la dea dell’amore Venere, la cui festa tra gli antichi romani cadeva in primavera, ha un ruolo fondamentale. Ella fu la figura mitologica più amata dai neoplatonici della corte fiorentina di Lorenzo il Magnifico (gruppo di cui il Botticelli faceva parte), in quanto ben si prestava ad esprimere il pensiero di Platone riguardo all’amore come unica forza motrice della natura. Con i miti greco-romani completamente reinterpretati per unire alla saggezza antica quella cristiana, i significati attribuiti ai dipinti spesso erano noti solo dentro uno stretto giro di persone (a contatto in qualche modo con il quadro). Risulta però chiaro, dalla posa della stessa Venere, che il Botticelli volesse dire molto di più che semplicemente alludere alla stagione degli amori. Come si può ben notare, nel dipinto la dea della bellezza e dell’amore indica con la mano il gruppo delle tre Grazie danzanti e questo ci prova che è un’altra donna la vera protagonista del dipinto. Chi potrebbe essere? Forse una giovane sposa, visto che nel Quattrocento era usanza tra i ricchi signori regalare quadri

come dono di nozze. Potrebbe essere quindi Semiramide Appiani, la sposa di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, la quale non solo viene indicata da Venere, ma anche dalla freccia lanciata da Cupido che vola sopra la testa della dea; se si traccia una linea immaginaria seguendo la partenza della freccia, si nota infatti che punta dritto verso una delle Grazie danzanti, esattamente quella centrale. Zefiro, il vento di primavera, afferra la ninfa Clori ricoperta di soli veli e mentre la feconda (dalla bocca della dea escono fiori), questa divinità porge anch’essa le mani verso il gruppo centrale; Flora, dea romana della primavera, sta spargendo fiori e la mano che li estrae è posta sempre in direzione della Appiani per far immaginare altri fiori lanciati verso lei. Le tre Grazie stanno danzando, ma solo quella centrale (Semiramide) volge lo sguardo verso Mercurio, il quale potrebbe (secondo alcuni studiosi) avere i tratti dello sposo. La scelta del dio Mercurio (posto in disparte con il volto rivolto al cielo) è avvenuta senz’altro non come messaggero degli dei (la nomina più famosa a lui attribuita), ma per via del simbolismo del suo caduceo. Egli tiene infatti il suo bastone magico verso l’alto, immergendolo nelle leggere nubi che si affacciano nell’opera come per dissolverle. Le nuvole sono ovviamente un simbolo di difficoltà e il dio rappresenta in alchimia la concordia, ovvero la pace, un paragone efficace quindi con lo sposo, che accetta di imparentarsi con una famiglia avversaria per mettere pace tra rivali in affari. Fonti: http://www.pitturaomnia.com 13


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occhio al libro

“Storia della scuola medica pistoiese”di Rosa Cirone di Rossana Gabrieli

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stato recentemente presentato alla Biblioteca Forteguerriana di Pistoia un libro di notevole interesse storico-scientifico sulla storia della scuola medica cittadina. La Toscana è da sempre terra di civiltà e cultura, ma forse pochi sanno che nel piccolo capuluogo pistoiese si è sviluppata un’importante scuola medica, sin dal Medioevo, grazie a figure di insigni anatomisti, quali Atto Tigri, Filippo Civinini e, soprattutto, Filippo Pacini, a cui, nel libro, viene dato ampio rilievo. E giustamente, visto che fu tra i primi studiosi, in Italia, ad avviare studi di istologia e ad affrontare lo studio del colera, malattia mortale nei secoli scorsi, di cui fu il primo a disegnare il vibrione. “Storia della scuola medica pistoiese” è il titolo della tesi di Laurea in Scienze Storiche, che l’autrice, Rosa Cirone, con passione e sapienza, ha elaborato e dato alle stampe, con grande partecipazione di pubblico. Come riportato dai giornali local: “La decisione della pubblicazione di questo studio è il punto di arrivo di un lungo percorso che si è costruito grazie a circostanze particolari, alla forte determinazione dell’autrice e alla disponibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, che, insieme all’Accademia Medica “Filippo Pacini”, all’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Pistoia e all’associazione Amici del Ceppo hanno voluto valorizzare ulteriormente questo aspetto di storia pistoiese”. Rosa Cirone è apprezzata scrittrice e funzionario dell’area penitenziaria.

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occhio all’ambiente

Cà Foscari è l’edificio “green” più antico al mondo di Nicola Fasciano

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ome tutti sappiamo, in Italia non è consueto rilevare che istituzioni pubbliche ricevano attestati internazionali di efficienza e quando ciò accade è un piacere condividerlo ed evidenziarlo. Cà Foscari, la bellissima sede dell’ateneo veneziano ha ricevuto la certificazione internazionale Leed (Leadership in Energy and Environmental Design) dall’Us Green Building Council (UGBC - istituzione no-profit di certificazione sulla sostenibilità degli edifici); tale organizzazione, certificando la sostenibilità dell’edificio nelle attività di conduzione e nelle operazioni di gestione e manutenzione dell’immobile, ha di fatto proclamato l’ateneo veneziano del titolo di edificio “green” più antico al mondo. E’ comprensibile come ci sia estrema soddisfazione e anche orgoglio da parte del rettorato nel raggiungere un simile risultato su un edificio costruito per il doge Foscari tra il 1453 e 1457, pertanto molto antico e con caratteristiche strutturali sicuramente diverse dagli edifici contemporanei. Gli ambiti che sono stati presi in considerazione ai fini della certificazione sono stati l’efficienza idrica, l’approvvigionamento da fonti rinnovabili, gli acquisti verdi e la mobilità sostenibile. Tale risultato è stato reso possibile da un “cambio della filosofia di lavoro – sottolinea il Rettore Carraro - tante persone lavorano insieme per raggiungere

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un obiettivo comune e non per routine. Tutti si abituano ad adottare comportamenti virtuosi, dallo spegnere la luce a non stampare inutilmente e la spinta a utilizzare processi digitali, per ridurre il consumo di carta, comporta utilizzare tecnologie nuove e si traduce in un salto verso la modernità”. Un esempio è rappresentato dal rimpiazzo della classica segreteria studenti con un efficiente servizio telematico che garantisce una risposta alle domande degli studenti in tempi rapidi, ovvero entro 24 ore. Alla base di questa innovazione c’è stato un cambiamento organizzativo basato sul telelavoro per le attività che i lavoratori possono fare anche da casa e che ha avuto importanti impatti di mobilità sostenibile. Per quanto riguarda l’efficienza idrica, gli interventi su rubinetterie, cassette Wc e areatori hanno ridotto il consumo di acqua del 28%. Sul fronte energetico l’ateneo prevede per tutte le sue sedi l’utilizzo al 100% di energia elettrica prodotta da sole fonti rinnovabili, oltre alla pianificazione di un ammodernamento delle infrastrutture impiantistiche, con l’installazione di nuovi generatori di calore ad alta efficienza e l’ottimizzazione dei sistemi di controllo centralizzato degli impianti. Infine anche il 60% degli acquisti di Ca’ Foscari è ‘verde’, dalla cancelleria (come carta e toner) ai beni durevoli di ufficio (computer, stampanti, fotocopiatrici, arredi). Ridotti gli sprechi e il consumo di carta e adottate lampadine a risparmio energetico mercury-free con l’obiettivo di avere almeno il 90% di lampade a limitato contenuto di mercurio. Per quanto riguarda i rifiuti, prima ancora del progetto Leed, l’università aveva già implementato la raccolta differenziata e sostituito i questionari cartacei (che raggiungevano le 60.000 copie l’anno), con rilevazioni telematiche con una riduzione di 300 kg. Quindi Cà Foscari, attraverso questa operazione di riqualificazione, si accinge a diventare una Best practice nell’ambito della Pubblica amministrazione con la speranza di fare da apripista verso gli altri atenei, musei, edifici ecclesiastici di cui la penisola è ricca e che spesso rappresentano enormi fonti di spreco energetico e quindi economico.


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Eventi

“Impressionisti danesi in Abruzzo” Museo H.C.Andersen, ingresso gratuito, fino al 2 giugno “Ventisette artisti e una rivista” Galleria Nazionele d’Arte Moderna, fino al 2 giugno Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese. Collezione Perez Simon Cineforum Aprilia Chiostro del Bramante, fino al 5 giugno Aula Magna dell’Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli, via delle Palme 13/15, ogni Capolavori del Museo d’Orsay mercoledì dal 16 ottobre al 21 maggio Complesso del Vittoriano, fino al 8 giugno Rassegna Concertistica 2013 - 2014, Ass.ne Vaso di Pandora,Ass.ne Liberi Eduardo Kobra, “Peace” (articolo a pag. 5) Cantores, Ass.ne Arte Medterranea Doroty Circus Gallery, ingresso libero, fino al 25 giugno “Fiesta mexicana” con i Mariachi Roma Titlan, 11 maggio Shannon Ebner, “Auto body collision” “Voci di luna” Musica irlandese, Quartetto banshee, 25 maggio Fondazione Memmo, Palazzo Ruspoli, ingresso gratuito, fino al 27 giugno “Sud... (E... cammenammo a pede)” Tammurriate, pizziche e tarantelle, Pandora Salvator Rosa, “LIl barocco inciso su rame” Istituto per la grafica, ingresso gratuito, fino al 28 giugno Ensemble e Marisa Camboni, 8 giugno National Geographic, “125 anni, La grande avventura” Spazio 47 Palazzo delle Esposizioni, fino al 13 luglio La giornata del libro (articolo a pag. 3) “Classicitàed Europa. Il destino della Grecia e l’Italia” Sala Manzù, dal 31 maggio all’8 giugno Palazzo del Quirinale, ingresso gratuito,fino al 15 luglio Gli Etruschi e il Mediterraneo. La città di Cerveteri (articolo a pag. 7) Palazzo delle Esposizioni, fino al 20 luglio “Hogart, Reynolds, Turner, pittura inglese verso la modernità” Mostra collettiva Arte Mediterranea Fondazione Roma, Palazzo Sciarra, fino al 20 luglio Villa Sarsina, dal 20 al 30 maggio “Frida Kahlo” (articolo a pagg. 8-9) Scuderie del Quirinale, fino al 31 agosto Roma interrotta MAXXI, fino al 21 settembre Non basta ricordare Mostra di pittura MAXXI, fino al 28 settembre Scuola Collodi, dal 4 al 5 giugno Andy Warhol Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, fino al 28 settembre “Vedutisti tedeschi a Roma tra il XVIII e il XIX secolo” Museo di Roma, fino al 28 settembre Nomachi. Le vie del sacro La Pelanda, fino al 4 maggio Simon Hantai. Francia, astratto ‘900 Accademia di Francia, villa Medici, fino al 11 maggio Sironi e la Grande Guerra. L’arte e la prima guerra mondiale, dai futiristi Nihalani Aakash, “Vantage” Wunderkammern, fino al 17 marzo a Grosz e Dix D’apres Rodin. La scultura italiana del primo novecento Palazzo de Mayo, fino al 25 giugno GNAM, fino al 18 maggio Giacometti , la scutura Galleria Borghese, fino al 25 maggio Lo “Spinario”. Matisse, la figura, la forza della linea, l’emozione del colore Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, fino al 25 maggio Palazzo dei Diamanti, fino al 15 giugno Rodin, il marmo, la vita Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, fino al 25 maggio Mario Mafai e Jannis Kounellis. “Le visioni astratte” Museo Carlo Bilotti, fino al 1 giugno Bende sacre Lèger. La visione della città contemporanea. 1910-1930 GNAM, fino al 2 giugno Museo Correr, fino al 12 giugno

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Aprilia

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Anzio

Lavinio Roma

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Chieti

Ferrara

Venezia


Potete trovare la vostra copia di â&#x20AC;&#x153;Occhio allâ&#x20AC;&#x2122;Arteâ&#x20AC;? presso i seguenti distributori:

Aprilia: Biblioteca Comunale (Largo Marconi), Comune di Aprilia - Palazzo di vetro (p.zza dei Bersaglieri), edicola di p.zza Roma, Casa del libro (Via dei Lauri 91), Abbigliamento Alibi (via Marconi 52), Banca Intesa (via delle Margherite 121), edicola di Largo dello Sport, edicola di p.zza della Repubblica, teatro Spazio 47 (via Pontina km 47), palestra Sensazione (via del Pianoro 6), Ottica Catanesi (Largo Marconi 8), parrucchiera Rina (via di Crollalanza 31), Latitudine 42 (via degli Aranci, 65) Lavinio mare: Bar Lavinia (p.zza Lavinia 1) - Anzio: Biblioteca comunale (Comune di Anzio) Nettuno: F.lli Cavalieri (P.zza IX Settembre) 16


Occhio all'arte (maggio 2014)