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A cura dell’Associazione Arte Mediterranea - anno VII N° 70 gennaio 2014

Mensile d’informazione d’arte

www.artemediterranea.org

ndedicato a:

L’età dell’oro torna alle origini: Augusto ngratis: Hic sunt Leones

ncinema: Nymphomaniac

Jee Young Lee, “Sweet appetite”

occhio al libro: “Leggere n Lolita a Theran”


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• • • Redazione Maria Chiara Lorenti, Cristina Simoncini, Giuseppe Di Pasquale, Eleonora Spataro Mensile culturale edito dalla Collaboratori Associazione Arte Mediterranea Luigia Piacentini, Stefania Servillo, via Dei Peri, 45 Aprilia Patrizia Vaccaro, Teresa Buono, Tel.347/1748542 Daniele Falcioni, Laura Siconolfi, occhioallarte@artemediterranea.org Maurizio Montuschi, Greta Marchese, www.artemediterranea.org Valerio Lucantonio, Martina Tedeschi, Aut. del Tribunale di Latina Marilena Parrino, Nicola Fasciano, N.1056/06, del 13/02/2007 Pina Farina, Giulia Gabiati Fondatori Antonio De Waure, Maria Chiara Lorenti Cristina Simoncini Amministratore Antonio De Waure Direttore responsabile Rossana Gabrieli Responsabile di Redazione Maria Chiara Lorenti

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Responsabile Marketing Cristina Simoncini Composizione e Desktop Publishing Giuseppe Di Pasquale Stampa Associazione Arte Mediterranea via Dei Peri, 45 Aprilia

Tutti i diritti riservati. E’ vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso dell’editore

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Sommario

Hic sunt Leones “Leggere Lolita a Theran” di Nazar Nafisi Nymphomaniac Jee Young Lee Musei romani Jan Fabre tutto in una mostra L’età dell’oro torna alle origini: Augusto Ecco Giulia “La leggenda del pianista sull’oceano” Kimba – Il leone bianco Le notti bianche “Hollywood di sangue” Lo smog in Cina fa chiudere le metropoli sul filo di china Hans Hartung, la radice del segno


Hic sunt Leones

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in mostra

La terra dei leoni alla Casa dell’Architettura di Eleonora Spataro

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aesi inesplorati, abitati da ibridi ed esseri fantastici, spesso in lotta tra loro: la cosiddetta terra dei leoni, quella che i cartografi antichi indicavano così per denominare terre sconosciute ai confini del mondo, prende vita negli spazi della -1 Art Gallery, lo spazio

“underground” della Casa dell’Architettura di Roma, nell’affascinante sede dell’Antico Acquario Romano. Nicola Alessandrini e Gio Pistone, sono gli artefici delle immagini che popolano le mura della galleria “sotterranea”, la mostra infatti, intitolata appunto “Hic sunt leones”, si trova al piano -1 dell’edificio. Artista maceratese, Alessandrini si divide tra il lavoro di illustratore e graphic designer e la sua ricerca artistica che riflette sui rapporti fra individuo e società, fra comunicazione pubblicitaria e percezione individuale, fra reale e virtuale. Giovanna Pistone, artista itinerante, propone i suoi lavori su muro, carta, legno, ferro e tutto il disegnabile. Il suo immaginario gioca col surreale, col mito. A ingresso libero, la mostra sarà visitabile fino all’8 marzo 2014. “ Nuda (a sottolineare la sua selvaticità) e ostile, questa antropologia e zoologia fantastica aliena-mutantechimerica ci costringe a riflettere sulle categorie del “Noi” e dell’”Altro”, questione tutt’altro che scontata anche nell’era della globalizzazione. ”

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“Leggere Lolita a Theran” di Nazar Nafisi

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occhio al libro

“La verità sul passato dell’ Iran è diventata immateriale, proprio come immateriale era, per Humbert, la verità su Lolita” di Giulia Gabiati

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azar Nafisi è stata docente di letteratura inglese presso l’ università Allameh Tabatabei di Theran. Emigrata negli Stati Uniti nel 1997, decide di racchiudere le sue passate memorie nel suo romanzo autobiografico “Leggere Lolita a Theran”. Rimasto nella lista dei Best Seller del New York times per diciassette settimane e tradotto in trentadue lingue differenti, il libro fornisce un chiaro quadro sociale e politico della società iraniana all’ indomani della rivoluzione di Khomeini del 1979, che trasformò la millenaria Monarchia persiana in una Repubblica islamica ispirata ai principi religiosi del corano. Lo spunto per il suo libro viene dalla sua passata esperienza vissuta con sette brillanti studentesse con le quali decide di intraprendere un percorso extrascolastico affrontando i temi della letteratura occidentale svincolati dal rigido e proibitivo contesto educativo islamico. “ Vivevamo in una cultura che negava qualsiasi valore alle opere letterarie, a meno che non servissero a sostenere qualcosa che sembrava più importante: l’ideologia ”.

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Saprà leggere alle sue ragazze i grandi classici come Lolita, Gatsby, Cime tempestose, Orgoglio e Pregiudizio con occhi diversi, con il capo scoperto; “ insieme ci sentivamo quasi del tutto libere ”. Era questo ciò che Nazar desiderava: conoscere e capire quelle ragazze, andare oltre quel velo che ogni giorno copriva le loro teste, così leggero ma allo stesso tempo così pesante. “ Chiunque fossimo – e non importava a quale credo appartenessimo, se volevamo portare il velo oppure no, se osservavamo o meno certo precetti religiosi – eravamo diventate il prodotto del sogno di qualcun altro. Un severo ayatollah, un sedicenne re filosofo, si era posto alla guida del paese in nome di un passato che, sosteneva, ci era stato rubato. E ora voleva crearci tutti di nuovo, a immagine e somiglianza di quel passato illusorio .” Sarà proprio Lolita il primo romanzo di cui discuteranno, sedute nel salotto della scrittrice, sorseggiando the, caffè e mangiando dolci, la cui lettura ci rimanda inevitabilmente alla realtà iraniana dei nostri tempi. Il romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov vede infatti la sua protagonista, Lolita, una ragazza di soli 12 anni, posseduta dal suo amante, Humbert, che cercherà di reinventarla a suo piacimento, sottraendole la sua vera storia e la sua vera identità “ trasformando la ragazza in una reincarnazione del suo perduto e insoddisfatto amore giovanile.. .”. Dunque anche in questo caso un passato che quasi scompare e che perde di significato. Sconfinando spesso nel personale,e nell’ intimità delle ragazze protagoniste di questo racconto, la scrittrice evidenzia inoltre come sia difficile per delle giovani donne convivere in un contesto che sembra non voler accorgersi della loro esistenza, dei loro diritti e desideri, private dei loro piaceri più semplici. “ Controllano che sia tutto secondo le regole: il colore del cappotto, la lunghezza della veste. La pesantezza del velo, la forma delle scarpe…e solo se passo l’ esame mi lasciano entrare nel campus, lo stesso dove studiano i maschi. Per loro, ovviamente, l’ ingresso principale con l’ enorme portone, gli stemmi e le bandiere è sempre spalancato .”


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cinema

Nymphomaniac

Il nuovo film di Lars Von Trier di Daniele Falcioni

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ymphomaniac è l’ultima fatica cinematografica del tanto celebre quanto discusso cineasta danese Lars Von Trier, già autore di capolavori del cinema quali Melancholia e Dancer in the dark. Tuttavia nessun distributore italiano si è finora mostrato interessato ad acquistare i diritti di questo film. Nymphomaniac, diviso in otto capitoli e della durata originale di ben cinque ore, è la storia della cinquantenne ninfomane Joe, interpretata dalla stellare Charlotte Gainsbourg, ritrovata in un vicolo buio da un uomo anziano (Stellan Skarsgard) a seguito di un pestaggio; è proprio a questo scapolo non privo di fascino che Joe racconta le avventure sessuali di una vita intera. Il film, in uscita in Danimarca il giorno di Natale, si preannuncia psicologico e a luci rosse, con attori di fama internazionale come Shia LaBeouf, Uma Thurman e Willem Dafoe, oltre a quelli già menzionati. Fra gennaio e febbraio raggiungerà, fra gli altri, i cinema svedesi, polacchi, olandesi e tedeschi in due versioni: softcore e hardcore. Ma, come già si diceva, non c’è da temere, molto probabilmente questa controversa e succosa pellicola non arriverà in Italia. Certo non è una novità che il cinema d’autore fatichi ad aprirsi un varco nelle sale cinematografiche italiane, ma è anche vero che gli oggetti e le finzioni sono sempre più gestibili dei soggetti e delle idee. Come scriveva lo scrittore Charles Bukowksi, “l’arte vera non solo non è capita ma viene anche temuta”. Sembra essere il caso di Nymphomaniac. Dunque, Lars oltre l’Ars? Risponderà chi potrà vedere il film.

Jee Young Lee

Non serve photoshop solo molta creatività

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in mostra

di Stefania Servillo

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ee Young Lee, classe 1983, si è da poco laureata alla Hongik University di Seoul ma soprattutto è un’artista sudcoreana vincitrice di diversi premi e menzioni in campo artistico, di cui l’ultimo è il Sovereign Art Prize del 2012. È una delle più promettenti artiste coreane presenti sulla scena internazionale, alcune delle sue opere si trovano già esposte al Kyoto Photographic Museum in Giappone, all’Incheon Foundation for Art and Culture e anche al OCI Museum di Seoul. È ancora poco conosciuta dal grande pubblico, la sua prima esposizione in Europa si terrà in Francia alla Opium Gallery dal 7 febbraio al 7 marzo 2014. Le sue opere non possono che suscitare interesse, ammirazione e infine sorpresa e sconcerto. Osservandole non si può, in un’era maniacalmente digitalizzata, non pensare a un bell’utilizzo del programma photoshop; eppure Lee ricrea le immagini che vediamo nella realtà, pezzetto dopo pezzetto, con un’instancabile e perseverante pazienza. Il lavoro è frutto di un lungo processo che trova in suo step iniziale nell’idea astratta di un mondo onirico e fortemente intimista presente nella mente e nel cuore dell’autrice. Nelle interviste ci spiega come la creazione (che per la maggior parte delle opere può durare molti mesi) sia catartica e le permetta una crescita tanto artistica quanto personale. Il suo percorso è appena all’inizio e certamente sarà interessante vederne le evoluzioni, attualmente Jee Young opera all’interno di un piccolissimo studio 3x6 metri in cui si trova assolutamente

a suo agio. Un’ultima curiosità: nelle immagini è sempre ritratta una persona (o una sua parte) che non ricopre mai un ruolo di primo piano, la ragazza non è altri che l’autrice dell’opera che in questo modo “firma”.

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musei

Musei romani Galleria Borghese

di Laura Siconolfi e Maurizio Montuschi

Carlo Maratti , “La Pittura “, 1698

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l secondo museo romano, cui dedicheremo alcune riflessioni sulle pagine di questo giornale, è situato in un parco emblematico della capitale, Villa Borghese, ricco di storia, di verde e di vita. Vi si può accedere da parecchie strade, ma l’atmosfera vitale e gioiosa che si respira al suo interno è sempre identica, per la sua capacità di accogliere la miriade di visitatori che, a vario titolo, la abitano tutti i giorni. I numerosi edifici che ne occupano alcuni spazi, non sono solo una fredda testimonianza del passato, ma interagiscono con il calore dell’umanità che vi si aggira, offrendo, al loro interno, ristoro al corpo ed alla mente. Imponente nelle dimensioni, principesco nella leggiadra scalinata d’accesso, chiaro e luminoso per il marmo che avvolge la facciata, il palazzo, che ospita la Galleria Borghese, fu ed è la costruzione più importante. Il palazzo sorto come museo agli inizi del 1600, ma anche come sede di rappresentanza della corte pontificia, per volere di Paolo V Borghese, decorato ed impreziosito, anche nei secoli successivi, dagli artisti più innovativi e geniali italiani e stranieri, ha sempre ospitato collezioni di grande pregio di proprietà sia del papa stesso, sia del “cardinal nepote” Scipione Caffarelli Borghese. Estroso, e più propenso ad assecondare i suoi desideri che a dedicarsi agli affari di stato, Paolo V acquistò molte opere che potessero testimoniare i livelli di perfezione ineguagliabili degli artisti classici e neoclassici, trascurando in toto l’arte medioevale. Un contributo veramente notevole per la raccolta furono, però, le appropriazioni indebite e

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gli atti di prepotenza dell’amatissimo nipote Scipione, che più che comprare “sottraeva” anche intere collezioni ai legittimi proprietari. Nei secoli successivi, i discendenti arricchirono il museo con acquisti e donazioni ma, purtroppo, nel 1807, Camillo Borghese vendette a Napoleone, per 13 milioni di franchi, gran parte della collezione archeologica che si può ammirare, oggi, al Louvre. La Galleria, che dal 1901 appartiene allo stato italiano nonostante la deprecabile vendita, racchiude, comunque, nelle sale e nei saloni, sontuose decorazioni, volte magnificamente affrescate, preziose pavimentazioni interrotte qua e là da mosaici romani, statue romane, statue greche, barocche, neoclassiche, “egizie”. A seguire, una miriade di quadri incastonati in superbe cornici, preziosi e raffinati vasi, anfore in alabastro, sarcofagi, are sacrificali che sorreggono capolavori scultorei, enormi camini che sembrano emanare calore attraverso i colori caldi e luminosi delle ceramiche che li decorano, divani di velluto ora porpora ora blu cangiante, candelabri finemente cesellati …. quanta opulenza! Quanta ricchezza può possedere “una” sola famiglia! Nel passato come nel presente, purtroppo. Una sensazione di tal genere, a nostro avviso, non inficia però, l’interesse del museo, soprattutto se si considera la fugacità della vita umana e l’immortalità dell’opera d’arte! L’iter espositivo della Galleria non ha un andamento cronologico, ”gli oggetti preziosi” ed i capolavori sono stati collocati in ambienti che occupano sia il pianterreno sia il primo piano. Nel primo, oltre ad un portico, un salone d’ingresso ed una cappella, ci sono otto sale che prendono il nome dalle sculture più famose, in genere, poste nel centro: Sala di Paolina, sala di David, eccetera. Il primo piano, il piano nobile, è essenzialmente una pinacoteca, che in dodici stanze intercomunicanti offre allo sguardo del visitatore una quantità veramente notevole di tele che hanno un valore documentativo innegabile, perché rappresentano le scuole pittoriche più accreditate dei secoli XVI, XVII e XVIII, soprattutto italiane; molte incantano ed emozionano. Alle opere che secondo il nostro parere danno lustro alla collezione Borghese, dedicheremo i prossimi articoli. Biglietti: intero 11,00 €, ridotto 5,50, gratuito per anziani, più 2 € fissi (prenotazione); il costo sale di molto se sono in corso mostre temporanee. Orari: dalle 9 alle 19 con ingresso ed uscita ogni 2 ore, dal martedì alla domenica.

Jacopo Bassano , “Ultima Cena”, 1542


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in mostra

Jan Fabre tutto in una mostra Dagli anni Settanta a oggi di Teresa Buono

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l Maxxi accoglie fino al 16 febbraio “Jan Fabre, Stigmata, Action and performances”. La mostra, curata da Germano Celant, si snoda in una miriade di opere scultoree, disegnate, video, teatrali, performanti e performative e di testimonianze su di esse. Un’antologia che si sviluppa sulle pareti e su una distesa di ben novantadue tavoli. Ordinata cronologicamente com’è proprio di una raccolta antologica, lascia a noi, col suo labirintico dispiegarsi, la libertà di seguire i nostri interessi e propensioni, finanche pulsioni per realizzare un percorso personale. In ogni caso, che sia la linea cronologica o che invece siano i sensi a farci da guida, non potrete non imbattervi nella trasversalità di un artista che non conosce confini al proprio pensiero e alla propria azione. Oltrepassare i limiti pare essere la sfida insita in ogni sua opera. Ma non è atto fine a stesso, bensì bisogno profondo di provare e comprendere fino a dove l’uomo, col mortale corpo e la mente protesa invece all’impossibile e all’immortalità, possa giungere, superando, di volta in volta, i confini che egli stesso ha determinato.

Si passa così dai dipinti realizzati col sangue, quello dell’artista che si ferisce, all’invenzione della dissacrante Bic-art. Siamo nei primissimi anni Ottanta quando l’artista vive per tre giorni e per tre notti in una stanza completamente candida, vestito di bianco. Un solo strumento in mano, la penna bic, nella variante blu, il colore dell’interiorità (cui pure Kandinskij si era appellato), per ricoprire la stanza con le parole e coi segni suggeriti dall’ispirazione. Uno strumento semplice e diffusissimo col quale fondare un’arte che con irriverenza si ponga come alternativa alla storica pittura ad olio o al classico disegno in grafite, alla carta e alla tela quale sopporto, sostituite da Fabre direttamente dalle pareti, dal cibo (elemento destinato velocemente a deteriorarsi) e dai vestiti. Se la Bic-art potrebbe apparire un discorso chiuso negli stretti e angusti spazi di un dibattito mero appannaggio dell’arte, rendono più evidente l’ampiezza di critica e di pensiero, che caratterizza il lavoro di Fabre, opere come Money: performance (1979) in cui brucia le banconote degli spettatori che infuriati salgono sul palco; o American works and window performance (1980): un sarcastico omaggio agli Stati Uniti che vede l’artista mostrarsi in vetrina, alla maniera di una prostituta, mentre scrive poetici testi e realizza disegni col rossetto; o ancora la poetica The man measuring the clouds (1997-2000): in cui l’uomo è intento a perseguire un’azione impossibile, quella di misurare le nuvole. L’arte di Fabre convoglia inoltre scienza e filosofia, in un confronto sempre aperto, presentato al pubblico attraverso opere video: The problem (2001): in cui a filosofeggiare sulla tematica del problema sono l’artista e i filosofi tedeschi Dietmar Kamper e Peter Sloterrdijk, mentre fanno rotolare una grande palla, al pari di scarabei stercorari, o ancora Is the Brain the most sexy part of the body? (2007): qui l’artista si confronta con un altro grande scienziato Edward O. Wilson, per comprendere cosa sia realmente la bellezza e in che relazione si ponga col l’organo del cervello. Dissacrante e illuminante come solo un genio può essere. 7


L’età dell’oro torna alle origini: Augusto L’evento dell’anno alle Scuderie del Quirinale di Luigia Piacentini

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Parte di statua equestre di Augusto da Atene (bronzo)

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ugusto, un nome importante che subito riconduce la mente alla grande Roma dell’antichità quando il mondo si inchinava a questa figura austera ma vicina alla gente comune, quando sulla bocca di tutti gli abitanti dell’impero romano c’era solo una parola: princeps. Anche la sua nascita già prevedeva la fama che avrebbe raggiunto il piccolo Ottaviano: nacque infatti sul Palatino, uno dei sette colli di Roma anzi il colle di Roma per antonomasia, dove la storia dell’urbe ebbe inizio. La mostra “A u g u s t o ” (organizzata in occasione del bimillenario della sua m o r t e a v v e n u t a i l 1 9 a g o s t o d e l 1 4 d . C .) si è aperta il 18 ottobre alle Scuderie del Quirinale e sarà visitabile fino al 9 febbraio 2014. Un’esposizione già annunciata da un anno e che ha avuto un eco pubblicitario degno dell’importanza dell’uomo che racconta. Sono esposti reperti e oggetti che parlano delle tappe della vita personale di Augusto e la parallela nascita di una nuova epoca che gli autori antichi definirono “età dell’oro” e che trovò i principali interpreti in autori come Ovidio, Orazio,Livio, Ovidio, P r o p e r z i o e Va r i o R u f o , i n t e l l e t t u a l i d e l c d . circolo di Mecenate. Con lui si concluse l’età repubblicana e tutte le sanguinose guerre civili degli ultimi anni e si inaugurò l’Impero e il suo principato che durò più di quarant’anni. La mostra, con più di 200 oggetti esposti, mette in risalto questa nuova pace che si respira e pervade tutte le regioni dell’impero, che si ripercuote nella cultura e nelle arti figurative. Un nuovo modo di


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Cammeo di Augusto (cammeo Blacas), The British Museum, Londra

vivere l’arte, collegarsi alle origini di Roma e a quella cultura greca, madre di quella romana e perfezione tutta. La statuaria fa da padrona nelle sale delle Scuderie e molte sculture si trovano in Italia per la prima volta. Spiccano le celeberrime statue di Augusto, riunite per l a p r i m a v o l t a i n s i e m e : l ’A u g u s t o p o n t e f i c e massimo da via Labicana conservato al Museo N a z i o n a l e R o m a n o , e l ’A u g u s t o d i P r i m a P o r t a d e i M u s e i Va t i c a n i . U n p a r t i c o l a r e s p e t t a c o l o si deve ai cammei di Londra, Vienna e del M e t r o p o l i t a n d i N e w Yo r k , u t i l i z z a t i i n q u a l i t à di dono personale da parte dei membri della famiglia imperiale. Nella sezione finale sono esposti 11 rilievi, oggi distribuiti tra la Spagna e l’Ungheria, facenti parte di un edificio pubblico eretto in Campania in memoria di Augusto, dopo la sua morte. Sono narrate le gesta del princeps durante la battaglia di Azio del 31 a.C. dove sconfisse definitivamente Marco Antonio, che voleva cedere parte del suo impero a Cleopatra, acerrima nemica dell’impero. Una vita, quella di

dedicato a

Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani

Ottaviano, poi nominato Augustus (eccelso) nel 2 7 a . C ., c h e , n o n o s t a n t e f o s s e s t a t o a d o t t a t o da Cesare, non fu mai offuscata dall’ombra del generale romano ma anzi, riuscì in imprese che l o s t e s s o C e s a r e n o n c o m p ì m a i . Tu t t o q u e s t o significa vivere una vita grandiosa.

Augusto Scuderie del Quirinale, Via XXIV maggio, 16 Roma Fino al 9 febbraio 2014 Domenica-giovedì 10:00 – 20:00 Ve n e r d ì - s a b a t o 1 0 : 0 0 – 2 2 : 3 0 Biglietto intero € 12,00 / ridotto € 9,50

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curiosART

Ecco Giulia

Riaffiora dopo secoli il ritratto in marmo della figlia di Augusto di Cristina Simoncini

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passata alla storia come uno dei personaggi più affascinanti dei tempi dell’antica Roma, Giulia, figlia dell’imperatore Augusto e della sua prima moglie Scribonia. Fu anche uno dei più complessi: si dice fosse bellissima e musa di poeti, ma morì in esilio a Ventotene, condannata come adultera e come congiurata contro il suo stesso padre. Ora se ne conosce anche il volto grazie ad un recentissimo ritrovamento: a Fiumicino, durante i lavori di scavo di un’antica villa romana, è emerso quello che potrebbe essere il suo ritratto in marmo. La statua è stata rinvenuta in località Aranova, in una monumentale villa romana riaffiorata a dicembre 2012 durante i lavori di scavi preventivi per un progetto edilizio. La testa, a grandezza naturale, era nascosta in una zolla di terra, ritrovata in un grande ambiente della villa che fungeva da magazzino di conservazione per il cibo. Della villa, infatti, databile tra il I sec. a. C. ed il II d. C., è stata individuata tutta la “pars rustica”, ossia gli ambienti domestici e di servizio. “La villa, che si doveva articolare a terrazze sulla collina, era monumentale - racconta l’archeologa Daniela Rizzo - i muri d’età repubblicana hanno, infatti, poderosi blocchi di opera quadrata. E’ la prima testimonianza di una residenza imperiale sul litorale”. Ne è quasi sicura la Soprintendente per l’Etruria meridionale, Alfonsina Russo Tagliente, che ora sta studiando nei laboratori di restauro del Museo Etrusco di Villa Giulia il reperto scoperto dalla sua equipe di archeologi, diretta da Daniela Rizzo. “Lo stile dell’acconciatura richiama modelli di personaggi illustri della famiglia Giulio Claudia. - racconta la Russo Tagliente - Sulla fronte due ciocche scendono in grandi onde morbide lungo le tempie, mentre sulla nuca i capelli appaiono in bande lisce divise da una riga in mezzo e raccolte in fitte trecce racchiuse in una

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crocchia bassa. Inoltre, una tenia, ossia un nastro a doppio giro intrecciato ai capelli, si annoda sul capo con un effetto diadema”. Il volto è leggermente inclinato verso sinistra ad evocare una posa aristocratica, il profilo è delicato con la linea perfetta del naso. Gli occhi hanno le palpebre a rilievo e le orecchie mostrano ancora piccoli fori per gli orecchini in metallo, forse oro o argento. La scoperta è stata presentata a Villa Giulia, nel corso della tavola rotonda “I traffici illeciti e il patrimonio ritrovato: risultati e prospettive” promossa dalla Soprintendenza a conclusione della mostra “I predatori dell’Arte”. “Una donna spiritosa, brillante, estroversa, sicuramente affascinante, conscia del suo ruolo e del suo peso sociale, che aspirava a conquistarsi sempre e comunque un proprio spazio nel quale, civettando, primeggiare: dalla frequentazione dei cenacoli letterari a quella dei circoli politici, dai salotti della ribellione generazionale a quelli, più insidiosi, della sotterranea opposizione al regime e al sistema. Tutto le era permesso, e dovunque si muovesse la seguiva un folto stuolo di corteggiatori che ne stimolava l’orgoglio e ne suscitava la vanità. Contestatrice del padre e del suo ipocrita mondo di valori, non si accorse in tempo del baratro in cui sprofondava, giorno dopo giorno, spostandosi da posizioni di fronda a quelle di aperta congiura” Così Giulia maggiore, uno dei più affascinanti personaggi della storia di Roma, è raccontata da Lorenzo Braccesi nel libro “Giulia figlia di Augusto” (Laterza, 228 pagine, 19 euro), uno straordinario ritratto di quella che lui chiama la prima femminista della storia. Fonti: http://sulleormediaugusto.weebly.com, http://www.laterza.it


“La leggenda del pianista sull’oceano”

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cinema

“Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla” di Greta Marchese

Quanti, rigirandosi tra le mani questo libricino di A. Baricco, si sono domandati cosa si possa mai raccontare in appena una sessantina di pagine? Eppure, nel microcosmo di Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento, non manca proprio nulla. Nulla, almeno, che abbia impedito a Giuseppe Tornatore di trasformare quelle sessanta pagine (peraltro già simili ad una sceneggiatura), in una pellicola di due ore e quarantanove minuti. “Era il primo anno di questo fottutissimo secolo”, abbandonato ancora in fasce sul transatlantico Virginian il 1° Gennaio 1900, Novecento viene allevato da Danny Boodmann, un macchinista dal cuore grande come la nave su cui lavorava. Come una vera famiglia, anche se composta da personaggi fuori dall’ordinario, sono in molti a prendersi cura di lui e tutti con segreta simpatia per quel figlio divenuto ormai un po’ di tutti. Orfano per la seconda volta dopo la prematura morte di Danny, Novecento diviene tanto presto, quanto inaspettatamente, un pianista di successo. Tecnicamente mai nato, con un nome decisamente fuori dal comune e non un solo pezzo di carta al mondo che avesse mai registrato traccia della sua esistenza, Novecento fa dell’oceano la sua casa. Mentre la sua vita scorre tra l’Europa e l’America, quelli che scendevano dalla nave raccontavano di una musica strana e di un pianista che sembrava avesse quattro mani, tante erano le note che faceva. Ben poco valgono per lui il soprannome di “Più grande solleticatore d’avorio dei sette mari” o le incessanti richieste di fare la sua comparsa sulla terra, dove non si parla d’altro; Novecento non è un musicista come gli altri, a lui non importano guadagni e tournée, ha altro a cui pensare. Lui compone musica per far dimenticare il tempo alla gente, per tenerla lontana dalla paura di un posto sconfinato e immenso come l’oceano; e lo fa leggendo. Non come fanno tutti, non come si fa con un libro, Novecento sapeva leggere

le persone. I segni, i posti e le storie che la gente si porta addosso. Lui, che il mondo non lo aveva visto mai, ma che da trent’anni gli passava continuamente davanti. Proprio lui, che da quella nave non era mai sceso e che nemmeno l’amore era riuscito a riportare a terra. Ci aveva provato un giorno, più o meno con la stessa imprevedibilità con la quale un quadro, dopo anni e anni, decide che non ne può proprio più di stare appeso al muro; così, all’improvviso e senza che accada assolutamente nulla “FRAN!”, cade a terra. Ci aveva provato un giorno dopo trent’anni a cambiare la sua vita come il quadro che viene giù, ma proprio li, a metà della discesa, qualcosa lo aveva fermato inchiodandolo davanti a quel nuovo orizzonte, a quella striscia di terra di cui non sapeva nulla. Non un passo di più, Novecento torna sulla nave. “Che cosa aveva visto da quella maledetta scaletta, che razza di pensieri gli erano passati in mente stando lassù non me lo disse mai” racconta Max, trombettista amico di Novecento e narratore della storia. Il quale però, non è in grado di raccontare la fine di qualcosa che deve essere ancora svelato. Che succederebbe infatti, se dopo cinquant’anni di viaggi ininterrotti il Virginian dovesse esser smantellato per sempre? Pubblicato nel 1998, con Tim Roth, Pruitt Taylor Vince, Clarence Williams III, Bill Nunn e Mélanie Thierry, il film spacca la critica a metà ottenendo un riconoscimento di 5 Nastri d’argento e 1 Efebo d’Oro, 6 premi Donatello e un Globo d’oro per la sceneggiatura. Un particolare riconoscimento va senz’altro alla splendida colonna sonora composta da Ennio Morricone che, con tracce brevi, ma intense, spazia con estrema scioltezza ed eleganza tra i generi più disparati, senza smettere mai di toccare con mano l’anima di una vita vissuta tra mare e musica, senza svelare del tutto il senso segreto di un uomo che non suona sull’oceano, ma “con” l’oceano. 11


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architettura manga

Kimba – Il leone bianco Il vero re leone di Valerio Lucantonio In soli tre volumi Te z u k a concentra sentimenti, colpi di scena e pezzi drammatici che non hanno niente a che spartire con la narrativa per bambini. Infatti, gli unici punti in comune con essa sono i disegni morbidi, l’umanizzazione degli animali e gli insegnamenti sull’ecologia, sul rapporto tra vita e morte e sull’amicizia. Oltretutto, a contraddire la prima opinione che ci si potrebbe fare, il tratto, anche se non è ancora raffinato come nelle opere successive, riproduce in maniera innovativa e chiarissima gli animali, protagonisti delle vicende, e alcune pagine con la loro solennità faranno mancare il fiato, cosa che a distanza di più di mezzo secolo risulta difficile ai mangaka contemporanei. Kimba – Il leone bianco è un manga breve, ma pregno di significato, che un amante dei lungometraggi disneyani non può farsi mancare.

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onosciuto soprattutto per la versione animata e i problemi legali con la D i s n e y, K i m b a ( 1 9 5 0 , S h o g a k u k a n ) è u n o d e i m a n g a d i O s a m u Te z u k a p i ù f a m o s i , e i punti in comune con vari lungometraggi della nota azienda americana (come “Il re leone” e “Il libro della giungla”) si spiegano con la grande qualità di questa opera, da molti ritenuta infantile. Ad una lettura della versione cartacea, p e r ò , J u n g l e Ta i t e i ( s u o t i t o l o o r i g i n a l e ) risulta addirittura più maturo e profondo dei cartoni citati sopra: la storia è incentrata sulla vita del futuro re della foresta, Kimba, che dovrà confrontarsi con l’uccisione del padre per mano di un gruppo di cacciatori, con l’incontro dell’essere umano, con il compito di regnare sull’intera giungla e altre tematiche tipiche del romanzo di formazione.

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occhio al libro

Le notti bianche

“Voi sapete che, se si ama, non si ricorda a lungo l’offesa.” di Martina Tedeschi

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a solo ventisei anni e sente di non aver ancora vissuto nul la di paragonabile, neanche lontanamente, ad un’emozione. Passeggiando per le vie di Pietroburgo, osservava, e lo faceva con minuziosa attenzione come se i suoi sguardi avessero potuto dar vi ta al le strade, al le sedie ordinate fuori dai bar, al le case; lui osservava ed ogni immagine diventava un ricordo da riela borare grazie al la sua fervida fantasia da sognatore. E’ così che lui stesso si definiva: un sognatore. Viveva in funzione dei suoi stessi sogni, giocava, si emozionava, amava esclusivamente attraverso di essi. Dal la real tà lui non pretendeva nul la se non la semplice conoscenza dei suoi conci ttadini che, ogni anno, erano puntualmente pronti a lasciare la ci ttà (e lui ) per la vil leggiatura; una conoscenza, dunque, fine a se stessa che non lasciava nul la in più di un educato saluto. Era spesso pieno di curiosi tà e domande, di quel le che si hanno solo durante la giovinezza e al le quali, probabilmente, non si risponderà mai, ri fletteva e si torturava per questo o per quel lo, lasciava che i suoi pensieri ristagnassero in lui ripetutamente, senza sosta, prendendo le sembia nze di un triste circolo vizioso generatore di il lusioni. Non si sfogava né aveva mai osato, fino a quel la notte in cui i singhiozzi di una ragazza, incontrata per caso, lo destarono da quel suo interminabile fantasticare. “ […] quando siamo infelici sentiamo di più l’ infelicità degli altri; il sentimento non si dissolve ma si concentra. “ e in quel momento l’ infelici tà di lui, il suo cuore, gonfio di cose mai dette e mai vissute, era stato folgorato dal la stessa infelici tà di quel la sconosciuta, sola e feri ta, e per la prima vol ta in ventisei anni osò

e l’avvicinò. Nasten’ka era il suo nome. Da quel la prima notte bianca, ne seguirono solamente al tre tre, durante le quali si snodavano velocemente e in maniera nuova e confusa, senti te confidenze di paure, progetti, delusioni e turbamenti per quel lo strano approccio che stava prendendo il sopravvento sul la loro vi ta. Due anime sconosciute spinte a liberare le loro più profonde angosce ed incapaci tà, i loro intimi pensieri venivano rubati al la soli tudine per essere finalmente condivisi. Tutto questo legato da un solo patto: non innamorarsi. Per il nostro sognatore era una si tuazione del tutto estranea al suo “vivere” di sole e pure fantasie, quel batti to accelerato del petto, quel l’agi tazione tale da far perdere il sonno, erano vere. Reali come il dolore che sentiva quando Nasten’ka gli ricordava che il suo cuore apparteneva ad un al tro. Era quel lo, dunque, il sentimento di cui tutti parlavano? L’amore? Fëdor Michajlovič Dostoevskij, autore del l’ 800 considerato, nel la letteratura, il precursore del l’esistenzialismo, mette in scena con dialoghi talvol ta estremamente confusi, una storia portavoce del le più comuni ri flessioni umane, in primis, quel la sul le relazioni. Il rapporto tra i due personaggi principali viene fortemente scandi to dal la naturalezza nel l’esprimersi e dal la necessi tà di avere qualcuno accanto con il quale confrontare se stessi e ricevere appoggio ed affetto incondizionato, tutto mostrato da uno stile conciso che lascia spazio a ripetizioni ed esclamazioni tipiche di un linguaggio poco archi tettato. Il tema del l’amore sempre presente ci lascia al la fine del romanzo con una domanda, apparentemente banale, ma forse la più introspettiva che si possa porre a se stessi: “ Un intero minuto di felicità! E’ forse poco, sia pure in tutta la vita d’un uomo? ” A voi, cari lettori, l’ardua sentenza.

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“Hollywood di sangue” di Rossana Gabrieli

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occhio al fumetto

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er chi ama il cinema, la parola HOLLYWOOD è l’evocazione di un sogno, parte del più grande sogno americano. E riporta alla mente un’emozionante carrellata di nomi di personaggi mitici, dall’epoca del muto in poi: Rodolfo Valentino, Greta Garbo, Marylin Monroe, Marlon Brando. Grandi attori che ci hanno fatto battere il cuore e regalato storie indimenticabili. Ad alcuni di questi indimenticabili uomini e donne ed alle loro storie si è ispirata la SCUOLA ROMANA DEI FUMETTI, Fondata più di venti anni fa da Giancarlo Caracuzzo, Paolo Morales, Massimo Rotundo, Stefano Santarelli e Massimo Vincenti, “ …la Scuola Romana dei Fumetti”, da sempre una scuola d’autori, ha associato nel corso degli anni alcuni dei suoi migliori ex allievi ”. Nell’ultimo numero edito a fine 2013, gli allievi/autori hanno creato storie a tinte fosche, ispirate da personaggi reali che la storia di Holliwood l’hanno fatta ed in qualche modo segnata o con le loro interpretazioni o ispirando i grandi registi: sfogliando le pagine di questa intrigante pubblicazione ritroviamo, in chiave “noir” Marylin Monroe, Fatty Arbuckle, Bela lugosi, Charles Manson ed altri ancora. I disegni sono di Peteliko, Silvia Pirozzi, Andrea Messi, Massimo Rotundo, Tommaso Moscardini, Alessandro Ranghiasci, Jacopo Pacioni; le sceneggiature, invece, sono di Andrea Suatoni, Laura Panzani, Andrea Messi; Paolo Caracciolo, Giovanni Tuoni e Michele Pinto. Info su www.scuolaromanadeifumetti.com

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Lo smog in Cina fa chiudere le metropoli

occhio all’ambiente

di Nicola Fasciano

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successo ad ottobre in Cina, ad Harbin, megalopoli di 11 milioni di abitanti capoluogo dell’ex Manciuria e città famosa per il Festival internazionale del ghiaccio e della neve. Le autorità hanno fatto l’impossibile per evitare, inutilmente, di farla diventare la prima città al mondo che ha dovuto “chiudere i battenti” per eccesso di smog. E invece la città si è dovuta fermare: i mezzi pubblici sono stati bloccati, le strade e autostrade interrotte, le fabbriche e le scuole sono state chiuse e decine di voli sono stati cancellati a causa della ridottissima visibilità. E’ stata concessa addirittura una sorta di amnistia per chi passava con il rosso ai semafori poiché non riusciva a distinguere il colore del semaforo. Tutto questo, in pratica, è successo perché sono stati accesi i riscaldamenti domestici, ancora quasi tutti a carbone, che hanno portato i livelli delle polveri sottili oltre i mille microgrammi

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per metro cubo, ovvero ben oltre il limite di sicurezza fissato dalla Organizzazione mondiale a 20: ciò significa che ad Harbin le persone, uscendo di casa, hanno respirato dosi di particolato leggero 40 volte superiori a quanto un essere umano può sopportare. Era inevitabile che succedesse in Cina, Paese da tempo sottoposto a grandissimi rischi ambientali connessi ad uno sviluppo economico tumultuoso e che provoca ogni anno decine di migliaia di morti di smog e che costringe chi se lo può permettere, a inventarsi soluzioni di sopravvivenza creative. A Pechino, per esempio, le scuole di élite, per consentire ai bambini di fare sport e uscire dalle classi, hanno costruito bolle dentro le quali vi è aria purificata, e il quartiere di Zhongnanhai, dove ha sede il governo cinese, è protetto da potenti purificatori d’aria. Ma il resto di Pechino e tantissime altre città cinesi, affrontano un’aria sempre più irrespirabile. La situazione è talmente insostenibile che anche il governo cinese, fino a pochissimo tempo fa assolutamente reticente tanto da definire le denunce straniere dell’irrespirabilità dell’aria cinese come «indebita intrusione per destabilizzare la super-potenza emergente», sulla spinta del costo del blocco di una metropoli, e dal rischio correlato di frenata della crescita, ha deciso non solo di non censurare la notizia, già una grande novità, ma sta imponendo alle regioni prossime alla capitale Pechino di tagliare i livelli di PM 2,5, le particelle più letali, del 25% entro il 2017 con una spesa di 30 miliardi di euro, mettendo sotto accusa cementifici e acciaierie, spina dorsale degli appalti di Stato, con i fondi da dirottare su importazione di gas naturale, centrali atomiche ed energia sostenibile. E la chiusura della città di Harbin può essere letta come l’inizio di un processo lento ma inevitabilmente irreversibile.


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Aprilia

Cineforum Aprilia Aula Magna dell’Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli, via delle Palme 13/15, ogni mercoledì dal 16 ottobre al 21 maggio Rassegna Concertistica 2013 - 2014, Ass.ne Vaso di Pandora,Ass.neLber Cantores Ass.ne Arte Medterranea ”Opera: che spettacolo!” - con Chiara Chialli e Rita Nuti. 12 gennaio 2014 “Seidaccordo in concerto” Pop a cappella, sestetto de Seidaccord. 2 febbraio 2014 Spazio 47

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Roma

Giosetta Fioroni. L’argento GNAM, fino al 19 gennaio Suggestioni in metallo. L’arte della medaglia tra Ottocento e modernità Vittoriano, fino al 19 gennaio Intersezioni. Kaisu Koivisto & Claudia Peill Museo Hendrik Christian Andersen, fino al 19 gennaio Bruno Canova. L’arte della guerra Musei di Villa Torlonia, fino al 26 gennaio Paolo Picozza. In caduta libera, con poco cielo davanti Macro Testaccio e la Pelanda, fino al 26 gennaio Prigionie (in)visibili – Il teatro di Samuel Beckett e il mondo contemporaneo Casa dei Teatri, fino al 26 gennaio Figure del desiderio Museo Carlo Bilotti, fino al 26 gennaio Last folio. Un viaggio fotografico insieme a Yuri Dojc Biblioteca Nazionale Centrale, fino al 27 gennaio Wunderkammer. Camera delle meraviglie contemporanea Accademia Belga, fino al 29 gennaio Augusto (articolo a pagg. 8-9) Scuderie del Quirinale, fino al 31 gennaio Assassin’s Creed IV: Black Flag. Un videogioco per raccontare la storia VIGAMUS: il museo del videogioco, fino al 31 gennaio I libri degli altri. Il lavoro editoriale di Italo Calvino Biblioteca Nazionale Centrale, fino al 31 gennaio National Geographic 125 anni del mondo – 15 in Italia. La grande

Eventi

avventura Palazzo delle Esposizioni, fino al 2 febbraio Cleopatra – Roma e l’incantesimo dell’Egitto Chiostro del Bramante, fino al 2 febbraio La stoffa del Presidente. 60 anni di stile italiano visti attraverso l’eleganza dei Presidenti della Repubblica Musei di Villa Torlonia, fino al 2 febbraio Anni Settanta. Roma in mostra Palazzo delle Esposizioni, fino al 2 febbraio Lelio Swing. 50 anni di storia italiana Mercati di Traiano, fino al 2 febbraio Cézanne e gli artisti italiani del XX secolo Vittoriano, fino al 2 febbraio Duchamp. Re-made in Italy GNAM, fino al 9 febbraio Antoniazzo Romano. Pictor Urbis Palazzo Barberini, fino al 14 febbraio Jan Fabre, Stigmata, Action&performances. 1976-2013 (articolo a pag. 7) MAXXI, fino al 16 febbraio 2014 Il tesoro di Napoli. I capolavori del Museo di San Gennaro Fondazione Roma Museo, fino al 16 febbraio Columna: Arte-Tracciati-Transmedia. Omaggio alla Colonna di Traiano Mercati di Traiano, fino al 16 febbraio 2014 Gemme dell’impressionismo. Dipinti della National Gallery of Art di Washington. Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard Museo dell’Ara Pacis, fino al 23 febbraio 2014 Hic sunt leones (articolo a pag. 3) -1 Art Gallery, fino al 8 marzo 2014 La Cina Arcaica (3.500 a.C. – 221 a.C.) Palazzo Venezia, fino al 20 marzo

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Milano

RODIN. Il marmo, la vita Palazzo Reale, fino al 26 gennaio 2014 Il volto del ‘900. Da Matisse a Bacon Palazzo Reale, fino al 9 febbraio 2014 Warhol Palazzo Reale, fino al 9 marzo 2014 Giuseppe Pellizza da Volpedo e Il Quarto Stato. Dieci anni di ricerca appassionata Museo del Novecento, fino al 14 marzo 2014


Hans Hartung, la radice del segno

Fino al 2 marzo a Palazzo Poli, Istituto Nazionale per la Grafica di Roma (ingresso libero)

Potete trovare la vostra copia di “Occhio all’Arte” presso i seguenti distributori:

Aprilia: Biblioteca Comunale (Largo Marconi), Comune di Aprilia - Palazzo di vetro (p.zza dei Bersaglieri), edicola di p.zza Roma, Casa del libro (Via dei Lauri 91), Abbigliamento Alibi (via Marconi 52), Banca Intesa (via delle Margherite 121), edicola di Largo dello Sport, edicola di p.zza della Repubblica, teatro Spazio 47 (via Pontina km 47), palestra Sensazione (via del Pianoro 6), Ottica Catanesi (Largo Marconi 8), parrucchiera Rina (via di Crollalanza 31), bar L’Orchidea (via dei Garofani 15), bar Pan di Zenzero (via Calabria 17), Latitudine 42 (via degli Aranci, 65) Lavinio mare: Bar Lavinia (p.zza Lavinia 1) - Anzio: Biblioteca comunale (Comune di Anzio) Ardea: Pro Loco Ardea (via degli scavi 3) - Nettuno: F.lli Cavalieri (P.zza IX Settembre) 16


Occhio all'Arte (gennaio 2014)