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A cura dell’Associazione Arte Mediterranea - anno VII N° 71 febbraio 2014

Mensile d’informazione d’arte

www.artemediterranea.org

ndedicato a:

Vassily Kandinsky. La collezione del Centre Pompidou Vassily Kandinsky, “Blu di cielo”, 1940

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in mostra: Mostri. Creature Fantastiche della Paura e del Mito

ngratis: InChiostro

nmanga&Co: Sin City


Sono in distribuzione la 1a e 2a lezione del DVD sulla pittura ad olio

Per sponsorizzare “Occhio all’Arte”

Telefona al 349.7790097

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• • • Redazione Maria Chiara Lorenti, Cristina Simoncini, Giuseppe Di Pasquale, Eleonora Spataro Mensile culturale edito dalla Collaboratori Associazione Arte Mediterranea Luigia Piacentini, Stefania Servillo, via Dei Peri, 45 Aprilia Patrizia Vaccaro, Teresa Buono, Tel.347/1748542 Daniele Falcioni, Laura Siconolfi, occhioallarte@artemediterranea.org Maurizio Montuschi, Greta Marchese, www.artemediterranea.org Valerio Lucantonio, Martina Tedeschi, Aut. del Tribunale di Latina Marilena Parrino, Nicola Fasciano, N.1056/06, del 13/02/2007 Pina Farina, Giulia Gabiati Fondatori Antonio De Waure, Maria Chiara Lorenti Cristina Simoncini Amministratore Antonio De Waure Direttore responsabile Rossana Gabrieli Responsabile di Redazione Maria Chiara Lorenti

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Responsabile Marketing Cristina Simoncini Composizione e Desktop Publishing Giuseppe Di Pasquale Stampa Associazione Arte Mediterranea via Dei Peri, 45 Aprilia

Tutti i diritti riservati. E’ vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso dell’editore

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Sommario

La Radice del segno InChiostro The Trouble with Angels Mostri. Creature Fantastiche della Paura e del Mito Facoltà di Economia Università Roma Tre Galleria Borghese, 2a parte Apoteosi. Da uomini a Dei. Il Mausoleo Adriano Pompei sbarca a Monaco di Baviera Vassily Kandinsky. La collezione del Centre Pompidou E questa la chiami arte? Palazzo Braschi si svela “Stoker” Sin City Seta, Alessandro Baricco Alessandro Bianchi al teatro dei Satiri La discarica di Malagrotta sarà un parco pubblico Sul filo di china La via del sacro


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gratis

La Radice del segno

L’opera grafica di Hans Hartung a Palazzo Poli di Eleonora Spataro

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’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma dedica una retrospettiva a ingresso gratuito, all’opera grafica di Hans Hartung. Fino al 2 marzo 2014, le sale di Palazzo Poli (Fontana di Trevi) ospiteranno 138 fogli, donazione della Fondation Hartung-Bergman di Antibes, che saranno esposti insieme a dipinti e disegni dell’artista mai mostrati prima. “La radice del segno” mette in evidenza il debito della pittura nei confronti della produzione grafica dell’artista. C’è un’esplorazione del segno che viene traslata direttamente sulla tela in accordo con la spontaneità della pennellata. Il lavoro del maestro franco-tedesco è una “ricerca, di pura astrazione che, a partire dai Blitzbücher o “libri dei lampi”, non ha mai smesso di trarre spunto dalla realtà nel tentativo di “fissare il dinamismo e la forza dell’energia” (Hans Hartung) attraverso il gesto fermo, come lo definisce Achille Bonito Oliva.”

InChiostro

Paola de Rosa alla Caffetteria del Chiostro del Bramante

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ppuntamento gratuito con l’arte negli spazi della Caffetteria del Chiostro del Bramante a Roma. Fino al 10 febbraio 2014 sarà possibile visitare la mostra a ingresso libero intitolata “InChiostro” di Paola de Rosa. Si tratta di una selezione di 12 dipinti, realizzati a olio su tela tra il 2009 e il 2013, sul tema della natura morta. L’artista romana, laureata in architettura, ha iniziato il suo percorso artistico nel 2008. Da allora ha esposto alla Torretta Valadier di Roma, al Museo Civico Rocca Flea e al Museo della Ceramica di Gualdo Tadino (Pg) e a Milano, alla Galleria La Stanza dell’Aliprandi. Indubbia l’influenza e la presenza dell’architettura nei dipinti dell’artista senza dimenticare il design e la metafisica. L’esposizione è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 20:00 e nel weekend dalle 10:00 alle 21:00.

The Trouble with Angels

Dorothy Circus Gallery presenta Ray Cesar

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n mostra da Dorothy Circus Gallery le opere inedite di Ray Cesar, leader della digital art. L’artista, noto a livello internazionale, ci propone il suo immaginario catapultato in un perfetto mondo digitale. A ingresso libero dal 14 febbraio al 2 aprile 2014 l’esposizione, intitolata “The Trouble with Angels”, ospita alcune rarissime opere in edizione unica. Immaginazione, fantasia, escapismo, crudeltà umana e travestimento sono i temi ricorrenti esplorati nei suoi lavori. Per comporre le proprie opere Cesar si avvale di un software 3D che viene utilizzato per effetti di animazione e nella realizzazione di videogame, incorpora elementi di disegno, pittura, collage e scultura. 3


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in mostra

Mostri. Creature Fantastiche della Paura e del Mito Una “mostra mostruosa” a Palazzo Massimo di Giulia Gabiati

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ino al 1 giugno 2014 il Museo Nazionale Romano, presso la sede di Palazzo Massimo in Largo di Villa Peretti 1, ospiterà la prima mostra sui mostri. “Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito” è il titolo dato all’esposizione di oltre cento reperti archeologici provenienti dalle gallerie di tutto il mondo: Atene, Berlino, Basilea, Vienna, Los Angeles, New York. Un viaggio per ripercorrere l’iconografia delle più note creature mitologiche come il minotauro, essere feroce metà toro e metà uomo, o il grifone, feroce belva con corpo di leone, testa ed ali di aquila e coda di serpente, antico custode di grandi tesori, e ancora chimere, gorgoni, pegaso, sfingi, arpie, sirene, satiri, centauri, scilla e tanti altri mostri marini. Dall’oriente alla Grecia fino al mondo etrusco, italico e romano ci troviamo di fronte ad una visione alternativa e forse da sempre accantonata dell’ arte classica, che trova così nella rappresentazione di figure mostruose, un aspetto complementare alla tradizionale esaltazione di divinità ed eroi. Il Mostro infatti, una creatura generata per sovvertire i canoni di bellezza e saggezza tipici della civiltà classica, trova un suo eroe corrispondente destinato a distruggerlo. E puntando questa volta l’ attenzione non su di esso ma sul suo antagonista, la mostra si snoderà attraverso un suggestivo percorso labirintico, richiamante la struttura fatta costruire dal re Minosse per nascondere il minotauro dato alla luce da sua moglie Pasifae. Un labirinto come simbolo di ogni viaggio iniziatico che porta l’ uomo, dopo essersi scontrato con la parte più oscura di sé, ad una maggiore consapevolezza, o come disse Dante nei versi finali dell’ Inferno a “riveder le stelle”.Dalle sculture al vasellame, dal mosaico all’ affresco, appare chiaro

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come al pari degli dei, i mostri abbiano contribuito a costruire l’ identità umana e rappresentato un importante termine di paragone per l’ uomo stesso. E a riprova di come questi miti dell’ arte classica abbiano influenzato l’ arte moderna e contemporanea, troviamo “Creta” la tela di Andrea De Chirico, più noto con lo pseudonimo di Alberto Savinio, fratello minore di Giorgio De Chirico, risalente al 1932 e proveniente dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna romana, in cui il soggetto, un minotauro, è ritratto con la testa di una giraffa. Ed ancora la tela del Cavalier D’Arpino “Perseo libera Andromeda”, in cui possiamo ammirare una preziosa rappresentazione di Pegaso, il più famoso tra i cavalli alati, che secondo il mito nacque dalla terra bagnata dal sangue di Medusa, uccisa da Perseo. Visitando l’esposizione, promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Roma e curata da Rita Paris, direttore del Museo nazionale Romano in Palazzo Massimo e da Elisabetta Setari, sarà possibile consultare il catalogo illustrato edito da Electa Mondadori nel quale i protagonisti di questa mostra mostruosa sono descritti nel loro significato.

“Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito” Palazzo Massimo, Largo di Villa Peretti 1, Roma ingresso INTERO € 10,00 RIDOTTO € 6,50 Il biglietto consente l’accesso anche alle altre sedi del Museo Nazionale Romano (Terme di Diocleziano Palazzo Altemps - Crypta Balbi) ed è valido 3 giorni. Fino al 1 giugno 2014


Facoltà di Economia Università Roma Tre

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architettura

Studio SPSK di Marilena Parrino

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Federico Caffè è dedicata la Facoltà di Economia dell’Università Roma Tre, l’economista che si occupò di politiche macroeconomiche e di economia del benessere. Al centro delle sue riflessioni ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli, lavorò quindi sempre sui temi della politica economica e del Welfare, con particolare attenzione agli aspetti sociali ed alla distribuzione dei redditi. Alle migliaia di studenti, che lo hanno avuto come educatore e docente di politica economica, egli ha saputo trasmettere il suo sdegno all’«idea che un’intera generazione di giovani debba considerare di essere nata in anni sbagliati e debba subire come fatto ineluttabile il suo stato di precarietà occupazionale», raccomandava l’attenzione alla gente comune che produce e risparmia, ai giovani senza lavoro, alla solidarietà verso i più deboli e condannava l’indifferenza verso i trabocchetti, le insidie ed i tripli giochi di personaggi in posizione di autorità che inviavano al Paese chiari inviti ad arricchirsi. Il suo riformismo è stato sempre rigoroso e ha condannato con dure parole «lo sfruttamento politico degli emarginati; la pressione dei furbi rispetto ai veri bisognosi nell’avvalersi delle varie prestazioni assistenziali, le ripercussioni dannose a carico del bilancio dello Stato dell’inclinazione lassista a voler dare tutto a tutti», inoltre evidenziava l’inefficienza dello Stato, la forza creativa del mercato, il parassitismo arrogante della burocrazia. Per quanto riguarda la politica europea il suo convinto assenso all’idea dell’Europa Unita non gli impedì di analizzare e criticare l’aprioristica accettazione del Sistema Monetario Europeo, in assenza di politiche di struttura che rafforzassero l’apparato produttivo dei paesi più deboli. In suo nome la Facoltà di economia è cosi’ divisa: la didattica, la ricerca ed i servizi. L’articolazione morfologica e spaziale del complesso edilizio intende rispecchiare il collegamento generale delle attività da questo ospitate e degli edifici che si configurano in modo autonomo ma chiaramente interconnesso, mantenendo sempre il proprio carattere di identità. Il complesso edilizio progettato dallo studio Spsk (1998-2006) è quindi suddiviso in tre edifici: il blocco delle grandi aule e della biblioteca, l’edificio delle aule-laboratorio e degli studi, chiuso al piede dall’edificio dei servizi generali, caffetteria e spazio espositivo. Si è voluto rendere immediatamente riconoscibili i singoli spazi in modo da caratterizzarne fortemente la fruizione e facilitare l’orientamento degli utenti. Si distingue immediatamente il corpo delle grandi aule e della biblioteca, con una forte vocazione pubblica sia di carattere didattico che di aggregazione; questo edificio che nel grande atrio centrale accoglie le attività autonome e spontanee degli studenti, permette anche l’organizzazione e la gestione di eventi straordinari di carattere congressuale, proponendosi come spazio di adeguata rappresentatività pubblica e di accoglienza. 5


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musei

Galleria Borghese, 2a parte Musei Romani, 6° articolo di Laura Siconolfi e Maurizio Montuschi

Antonio Canova, “Paolina Borghese”, 1805-1808

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ulla, soprattutto nel pianterreno, ricorda che il museo è stato voluto da un papa, Paolo V; nessun riferimento alla fede cristiana, tranne nell’ultima sala; tutto rimanda il visitatore ad un mondo pagano, in cui la violenza, l’inganno, la sopraffazione rendevano gli uomini simili agli dei. Al posto di un Dio Padre, c’è Giove che, sempre sotto mentite spoglie, feconda ora una casta fanciulla ora un’altra, in riva al mare, in una verde radura e, perché no, su di un morbido giaciglio. E’ sempre il padre di tutti gli dei a fulminare Fetonte, il temerario figlio del Sole-Apollo, a non punire Plutone per il rapimento di Proserpina, Anfione e Zeto per aver suppliziato Dirce. Le sculture, i dipinti e gli affreschi delle volte ricordano all’astante le sue radici precristiane, la cultura greca e romana cui è indissolubilmente legato, la mitologia classica fonte primigenia di leggende mene longeve. Non dalla ”Divina Commedia” o da il “Canzoniere” del Petrarca, hanno tratto ispirazione gli autori delle opere presenti nel museo, ma dall’Iliade, dall’Eneide e, soprattutto, dalle Metamorfosi di Ovidio. Evoca, appunto, la ”Venere Vincitrice” del giudizio di Paride, il ritratto marmoreo di Paolina Borghese, creato da Antonio Canova tra il 1805 ed il 1808 e oggi collocato al centro della prima sala. Morbidamente distesa su un divano stile impero, “divina”nel delicatissimo volto idealizzato, nella preziosa acconciatura, nell’atteggiamento di classica quiete e di nobile semplicità. La nudità del suo busto, fin quasi all’inguine, ammalia e stupisce per la levigatezza, la flessuosità delle forme e la delicatezza dell’epidermide rosata. Ieri, anche nottetempo, al lume di una candela, gli osservatori ammiravano la principessa che mostra, con indifferenza, il pomo della vittoria, stando fermi, essendo in funzione un meccanismo interno che faceva ruotare la statua. Oggi, una moltitudine di visitatori, muovendosi lentamente ed in religioso silenzio, ne osserva le raffinate fattezze e, forse, cerca di carpirne i segreti più reconditi. Pochi, in genere, sono coloro che

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volgono lo sguardo verso la volta della sala, su cui è dipinto, con cromie calde e luminose, ”Il giudizio di Paride “<…. che infiniti lutti addusse agli Achei>. Sempre ad una guerra, questa volta tra Ebrei e Filistei, rimanda la figura a grandezza naturale dell’eroe biblico David, creata tra il 1623 e il1624 dal Bernini, che, però, rappresenta un’interpretazione nuova, più profana che religiosa del celeberrimo eroe. La contrazione di un possente corpo da atleta, lo sguardo deciso ed inflessibile, accecato dall’odio verso un Golia virtuale, lo allontanano da altre letture del mito, secondo le quali David sarebbe stato un eroe meditativo, capace di dominare gli eventi e guidare le sue stesse forze con l’uso della ragione. Basti pensare al Davide di Michelangelo o a quello, efebico, di Donatello. Collocata anch’essa al centro di una sala, la seconda, la magnifica statua esige, però, di essere osservata, prima, da un punto di vista ben preciso: lo spettatore deve occupare lo spazio dell’immaginario gigante filisteo. Solo in questo modo potrà cogliere tutta la tensione dell’attimo cruciale, quello che precede il lancio del sasso. Poi, saranno oggetto di ammirata attenzione tutti gli altri elementi che caratterizzano il personaggio, la corazza avuta in prestito dal re Saul, l’arpa che suonerà dopo la vittoria ed una pregevole tela, collocata alle spalle della statua, che tratta la stessa tematica: ”Davide con la testa di Golia”, di Battistello Caracciolo, 1612. Naturalismo e luminismo caravaggesco, una tavolozza con pochi colori, bruno, ocre, rosso, figure dai contorni ”confusi”, caratterizzano il dipinto che mostra un giovane, con uno sgargiante cappello rosso con lunghe piume, che, trionfante, afferra per i capelli una testa gigantesca dall’espressione bestiale. l nostro viaggio tra i capolavori della Galleria Borghese proseguirà nei prossimi articoli.


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archeologia

Apoteosi. Da uomini a Dei. Il Mausoleo Adriano Una mostra sulla divinizzazione nelle sale di Castel Sant’Angelo di Luigia Piacentini

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a mostra “Apoteosi. Da uomini a Dei. Il Mausoleo Adriano” è stata inaugurata il 20 dicembre nelle sale del Mausoleo di Adriano, meglio conosciuto come Castel Sant’Angelo, e chiuderà le porte il 27 aprile 2014. Iniziato dall’imperatore Adriano nel 125 d.C. quale suo mausoleo funebre, ispirandosi all’enorme mausoleo di Augusto (i resti sono tutt’ora visibili di fronte l’Ara Pacis a Roma), fu ultimato da Antonino Pio nel 139 d.C. Ha ospitato quindi le spoglie dell’imperatore Adriano e dei suoi successori fino a Caracalla. I pezzi esposti, all’incirca una cinquantina, provenienti da musei di tutto il mondo, accompagnano il visitatore verso un concetto che in antichità faceva parte del normale scorrere del tempo dopo la morte: la divinizzazione. Sin dagli Egizi, per passare poi ai Greci ed ai Romani, veniva tributata agli uomini più carismatici e meritevoli, a coloro che, per le gesta, per nascita o altri importanti motivi, accedevano al più alto riconoscimento: l’apoteosi. Il primo funerale imperiale con la divinizzazione dell’imperatore, cioè con l’apoteosi che lo decretava divus, fu quello di Augusto, ma già nella Roma della Repubblica altri erano saliti a tali onori (un esempio eclatante è Giulio Cesare). I Greci concedevano l’apoteosi solo ai semidei; tra gli umani, tale riconoscimento venne attribuito soltanto ad Alessandro, anch’egli ritenuto figlio di un dio. La mostra, ideata e diretta da Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo, intende anche valorizzare il significato storico del Mausoleo di Adriano partendo dalla sua architettura molto particolare. Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Roma Biglietto: € 10,50 / ridotto € 7,00 Orario: 9.00 - 19.00 tutti i giorni da martedì a domenica, lunedì chiuso Per maggiori informazioni: 06 32810.

Pompei sbarca a Monaco di Baviera Una mostra fa rivivere il mito di Pompei.

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ompeji. Leben auf dem Vulkan” è il titolo della mostra inaugurata il 15 novembre a Monaco di Baviera e che si concluderà il 23 marzo 2014. Dopo la tappa madrilena tra il 2012 ed il 2013, l’esposizione, incentrata sulla Casa del Menandro, i suoi arredi e le vicende della sua scoperta, si stabilisce in Germania dove sono messi in risalto i primi decenni delle scoperte vesuviane, durante i quali le corti d’Europa stabilirono una fitta rete di scambi culturali, soprattutto d’oggetti, grazie al viaggiare degli uomini di cultura che gettarono le basi moderne della storia dell’arte antica e della ricerca archeologica. Era il periodo del Grand Tour, dei nobili di tutta la “vecchia” Europa che volevano vedere con i loro occhi il luogo mitico della nascita del loro continente e quindi stabilire un contatto con il passato. L’esposizione sottolinea anche le conseguenze che le diverse eruzioni hanno avuto sul territorio campano, in particolar modo sulle tre città di Pompei, Nola ed Ercolano. Insomma un’occasione per visitare una grande mostra e una grande città, sempre aperta alla cultura, contemporanea ed antica.

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Vassily Kandinsky. La collezione del Centre Pompi Una vita per l’Arte di Maria Chiara Lorenti

Vassily Kandinsky, “Giallo, rosso, blu”, particolare, 1925

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ui, cinquant’anni, un uomo colto, affascinante, era rientrato in patria a causa della sua nazionalità in terra nemica, all’inizio della grande guerra. Lei, sedici anni, era andata a vedere una mostra dove era esposta una sua opera. Si incontrarono. Lui, l’artista più controverso del suo tempo, osannato ed osteggiato, in patria e all’estero, Vassily Kandinsky, padre dell’astrattismo; lei, Nina Andreevsky, una studentessa che in compagnia di un’amica decise di visitare un’esposizione di arte russa contemporanea, rimase folgorata da una tela inconsueta, straordinariamente rivoluzionaria, si era bloccata davanti ad un quadro astratto, letta la firma, fece di tutto per poter incontrare l’autore. Lo contattò telefonicamente, si diedero appuntamento al Museo Alessandro III di Mosca e dopo solo un anno si sposarono. E nonostante i precedenti matrimoni, la notevole differenza di età, la loro fu un’unione felice che durò ventisette anni, sino alla morte di lui, nel millenovecentoquarantaquattro a Parigi, pochi giorni prima di Natale. Non è un romanzo, è così che Nina Andreevsky ha raccontato la sua

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storia, nel libro autobiografico “Kandinsky e io”, una vita condivisa con l’uomo Vassily e con l’artista Kandinsky. Dopo la morte del marito, Nina, erede e custode di gran parte del suo patrimonio artistico, ne promuove la divulgazione attraverso mostre e prestiti museali, affinché la sua genialità venisse riconosciuta in tutto il mondo. Proprio con questo spirito, agli inizi degli anni settanta, quando Puntus Hulten incaricato di organizzare l’allestimento del Centre Pompidou, Nina, divenuta una accesa sostenitrice, decise di donare al nuovo ed innovativo polo di arte moderna l’intera collezione delle opere di Kandinsky, consistente in circa seicento pezzi. Grazie a lei, al suo mecenatismo, questa grande eredità non è stata dispersa in vendite private che ne avrebbero alienata la visibilità al pubblico, ma con questo lascito ha fatto si che noi oggi, come altri ieri o domani, possiamo ammirare questi capolavori. Infatti in questi giorni andando a Milano, al Palazzo Reale, si può visitare, fino al ventisette aprile, la mostra “Vassily Kandinsky. La collezione del Centre Pompidou”.


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dedicato a

idou

Curata da Angela Lampe, storica d’arte e conservatrice del Centre Pompidou, e dalla giornalista specializzata in arte Ada Masoero, l’esposizione ripercorre l’iter artistico del grande pittore russo, una retrospettiva cronologica suddivisa in quattro sezioni, che si snoda attraverso otto sale dove sono visibili un centinaio di opere. All’ingresso è stato ricostruito l’allestimento perduto della Juryfreie Ausstellung, mostra del millenovecentoventidue svoltasi a Berlino; i pannelli, ricreati da Jean Vidal nel settantasette dai progetti originali, erano stati realizzati da Kandinsky, con la collaborazione dei suoi allievi del Bauhaus, per dare la sensazione di poter penetrare nella pittura, e così è. Entrando nella sala sembra d’immergersi in un cosmo oscuro, ove alle tenebre si contrappone la luce, una luce brillante costituita da colori vividi che si stagliano dal buio prendendo una forma geometrica di linee, cerchi, punti. Si prosegue poi in un mondo fantastico, una serie di dipinti ispirati all’impressionismo, risalenti al periodo in cui Kandinsky si era trasferito in Germania per studiare all’accademia, quando inizia il processo di astrazione che trasforma i paesaggi realisti in percezioni

cromatiche, pennellate dense, materiche che si affastellano sulle tele e danno corpo alla trasformazione, a quella vibrazione dell’anima data da una melodia segreta, ove le emozioni e le sensazioni si rivelano nelle sale successive, quando, dopo il tempo del Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro, sviluppato con il suo amico Franz Marc, il rientro in patria ed il successivo ritorno a Monaco con l’esperienza portata avanti con il Bauhaus, la sua arte continua ad evolversi in una dimensione sempre più astratta, ove il colore predomina sul tratto. Costretto dai nazisti ad emigrare, si rifugerà a Parigi, dove influenzerà con il surrealismo i suoi lavori ed infine introdurrà nuove suggestioni con piccole creature che lascerà libere di fluttuare nel “Blu cielo” del millenovecentoquaranta, una fuga forse dagli orrori della guerra che lo avevano raggiunto di nuovo anche lì. E di cui non vedrà la fine. P.S. La storia di Nina, e del suo grande amore sempre presente anche dopo la sua morte, finisce tragicamente, nel millenovecentottanta viene trucidata nella sua villa in Svizzera, in circostanze misteriose. 9


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occhio al libro

E questa la chiami arte?

150 anni di arte moderna in un batter d’occhio di Stefania Servillo

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gni italiano ha avuto la fortuna di crescere circondato da bellissime opere d’arte classiche, rinascimentali, barocche… ogni epoca ha lasciato una parte di sé nella nostra penisola; ma tutti, chi più chi meno, rimaniamo perplessi (se non proprio scettici e confusi!) di fronte ad un’opera d’arte moderna o contemporanea. “E questa la chiami arte?” è la domanda che gli spettatori indignati rivolgono agli addetti ai lavori, ma è anche il titolo di un libro irriverente, divertente e istruttivo di Will Gompertz. Il testo non si pone come manuale di storia dell’arte ma come un’alternativa, forse poco ortodossa, per chi desidera conoscere e/o capire in maniera informale l’arte moderna e contemporanea. Partendo dagli impressionisti fino ad arrivare a oggi la linea tracciata propone parallelismi inusuali ed intriganti, sottolineando le vite personali e le relazioni tra gli artisti, raccontando aneddoti comprovati da documenti o verosimili, rendendo la lettura interessante, stuzzicante ed istruttiva. Sebbene non si tratti di un manuale classicamente inteso permane la divisione in capitoli che seguono un ordine cronologico. Una delle particolarità del testo è la mappa dei movimenti artistici presentata con la grafica della cartina della metropolitana londinese e le vignette umoristiche presenti in ogni capitolo. Will Gompertz è editor della redazione arte della BBC, è stato direttore della Tate Gallery per sette anni, ha scritto per “The Times” e “The Guardian” ed è stato inserito nella lista dei 50 intellettuali più creativi del mondo dalla rivista newyorkese “Creativity”. È stato il primo a proporre uno spettacolo di cabaret che mirava ad insegnare l’arte dimostrando, con una grande affluenza di spettatori, che se davvero si desidera avvicinare il grande pubblico alla materia lo si può fare anche con sistemi non tradizionali. In Italia “E questa la chiami arte?” di Will Gompertz edito da Electa ed è stato pubblicato nel 2013.

Palazzo Braschi si svela

Ripartono le visite guidate gratuite

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l Palazzo Braschi è opera dell’architetto Cosimo Morelli che ricevette l’incarico dal Papa Pio VI, è una delle opere architettoniche più significative situate nella zona “rinascimentale” di Roma: tra Piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele II. La sua storia è piuttosto burrascosa, la costruzione del nuovo edificio inizia nel 1792 (nel luogo in cui prima della demolizione era situato il Palazzo Orsini). Nel 1871 il Palazzo diviene patrimonio dello Stato Italiano ed è adibito a sede del Ministero dell’Interno prima, e come sede d’istituzioni fasciste poi. Dopo la guerra diviene ricovero per senzatetto e subisce vari danni sia strutturali, sia alle decorazioni. Dal 1952 è sede del Museo di Roma e nel 1987 sono stati compiuti ingenti lavori di restauro e ristrutturazione. Ancora oggi i lavori di recupero e ristrutturazioni non sono stati conclusi, ma è possibile visitare gran parte del Palazzo. Tra settembre e ottobre 2013 sono state proposte diverse visite guidate gratuite per incentivare la conoscenza di questa gemma al centro di Roma con risultati notevoli. Da gennaio e fino a febbraio si compirà il terzo ciclo di visite gratuite che permettono di conoscere e ammirare gli appartamenti nobili ma anche di visionare la presentazione del restauro di sei grandi frammenti di affreschi realizzati da Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze, per il Casino del Bufalo. Per gli appartamenti nobili a febbraio le date sono: martedì 4, martedì 11 e martedì 18, sempre alle 17,30. Per gli affreschi a febbraio le date sono: giovedì 6. Giovedì 13 e giovedì 20 sempre alle 17,30. La prenotazione è obbligatoria al numero 060608 dalle 9.00 alle 21.00.

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gratis


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cinema

“Stoker”

Il fratello di mio padre di Greta Marchese

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ndia, vieni a salutare tuo zio Charlie” ordina a sua figlia un’eccentrica e melliflua Nicole Kidman vestita a lutto. Dall’altra parte della stanza, una pallida ragazza nascosta sotto i capelli bruni china lentamente la testa, esitando sulle assi del pavimento come se all’improvviso non sembrassero poi così ferme; come se qualcos’altro nella sua vita potesse pericolosamente vacillare, di nuovo. Non muove un passo India Stoker. Schiacciata sotto il peso dello sguardo di quello sconosciuto, mentre la consapevolezza di averlo già visto da qualche parte avanza velocemente, al contrario dei suoi piedi inchiodati sul bordo di un baratro ad altri invisibile. E’ il suo compleanno, e sarebbe bello poter aggiungere qualche piacevole dettaglio al riguardo, ma il racconto vuole che a completare questa breve istantanea, non proprio ordinaria, si aggiunga che è proprio questo il giorno per cui la vita si preparava da sempre a farle un dono amaro: la scomparsa del padre in un tragico incidente. E’ il ricevimento funebre di Richard Stoker, e nel giorno del suo diciottesimo compleanno, India riconosce quello sguardo che la cercava da lontano, poco prima, durante le esequie, nello sconosciuto zio Charlie. “Vieni a salutare tuo zio Charlie” è il presagio di una vita, o forse più di una, che va in frantumi. Silenziosa e profondamente introversa, India (Mia Wasikowska) è sola e fragile nel momento più delicato della sua giovinezza.Vulnerabilità alla quale si contrappone il carattere enigmatico e intraprendente dell’affascinante zio (Matthew Goode), la cui comparsa misteriosa sembra quindi tacitamente destinata dal principio a cambiare drasticamente il corso degli eventi. Difficile davvero superare la bellezza poetica dei primi sessanta

secondi di pellicola, in cui alcune immagini della ragazza e altre della natura circostante, si alternano e si fondono insieme, dando vita ad un brevissimo viaggio introspettivo che porta immediatamente alla luce l’unicità di India. Un’elegante bellezza presente tanto nei momenti di significativa lentezza, quanto in altri di alta tensione emotiva, grazie ad una fotografia splendidamente curata. Insomma, uno zio mai visto prima che indossa i vestiti del padre, un equilibrio precario con una madre anaffettiva (Nicole Kidman), una pericolosa attrazione verso qualcosa di spaventoso e le inspiegabili sparizioni in città, rendono quasi impossibile constatare se la follia della famiglia Stoker abbia inghiottito la quotidianità o viceversa. E per India potrebbe giungere il momento di dare un taglio a tutto questo. “Io sono questa, così come il fiore che non può scegliere il proprio colore, noi non siamo responsabili per ciò che siamo diventati, solo quando ce ne rendiamo conto diventiamo liberi, e diventare adulti è diventare liberi”. Se è vero che nelle sue vene scorre lo stesso sangue di Charlie, cosa sarà disposta a fare India per crescere? Uscito nel 2013, il film del coreano Chan-wook Park prende vita da una sceneggiatura scritta dall’attore Wentworth Miller. Il quale, cancellando il confine tra dramma familiare e thriller psicologico genera una commistione di influenze che vanno dalle atmosfere tipicamente Hitchcockiane, ad alcuni elementi metaforicamente presenti nel “Dracula” di Bram Stoker, al triangolo domestico Nabokoviano. La pellicola si presta quindi a molteplici livelli d’analisi da scoprire lentamente, rendendo Stoker un titolo da scarabocchiare a margine del foglietto più vicino nell’attesa che capiti l’immancabile sera in cui non si ha voglia di vedere “il solito film”. 11


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architettura manga&Co manga

Sin City

La rinascita dei comics nel noir di Valerio Lucantonio

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rank Miller è uno degli autori americani di fumetti più noto, sia grazie alle innovazioni portate in alcune testate di Marvel e DC,

come nuovi personaggi (è lui il papà di Elektra, l’assassina amante e rivale di Daredevil) e reinterpretazioni di supereroi che ne hanno cambiato i canoni e le tematiche (come non citare “Il ritorno del cavaliere oscuro”?), sia per le trasposizioni di alcune sue opere sul grande schermo, come 300 e Sin City (di entrambi a breve usciranno infatti i sequel). Quest’ultima serie è stata oggetto di una delle contaminazioni tra i due media meglio riuscita nella storia dei cinecomics, grazie all’aiuto del talentuoso regista Robert Rodriguez che, lavorando a quattro braccia con Miller (è doveroso citare l o s p e c i a l g u e s t Q u e n t i n Ta r a n t i n o c h e h a g i r a t o uno degli episodi), ha reso nel lungometraggio del 2005 un’opera tanto fedele che ogni inquadratura può essere ritrovata sfogliando i volumi. Nell’ultimo decennio del secolo scorso l’autore statunitense, reduce da impieghi nelle maggiori aziende di fumetti supereroistici, decide di dare una svolta a quel mercato all’epoca in saturazione (secondo la sua opinione), e comincia a pubblicare nel ‘91 il primo capitolo della storia s u c c e s s i v a m e n t e n o m i n a t a “ U n d u r o a d d i o ”, p e r la casa editrice Dark Horse Comics. Ancora una volta Miller stravolge il panorama fumettistico statunitense con uno stile di disegno e narrativo avveniristico: le coloratissime pagine dei comics sembrano poca cosa di fronte alle splash page dove solo il bianco e il nero, senza neanche il grigio, si contrastano categoricamente e delineano le forme di personaggi di grande realismo e dinamicità. Il contesto intorno a essi è la notturna Basin C i t y, r i c e t t a c o l o d i t u t t o i l c r i m i n e e l a p e r d i z i o n e dell’umanità, dove è più facile trovare malviventi che comuni cittadini e tutto il marcio sembra essere collegato dagli stessi fili, manovrati da pochi ma potentissimi burattinai. In questa ambientazione gli eroi non sono difensori della legalità e della giustizia, ma loschi figuri ancor più spaventosi del regime malsano al quale si ribellano, a differenza del resto della feccia cittadina. Ogni storia è quindi un tassello di un puzzle del quale si vede appena il disegno generale, ed è frequente intravedere di sfuggita (e non) personaggi che in altri capitoli troviamo come protagonisti. Sin City è ormai diventata un’opera di culto, e l’azzardo di Miller nel proporre al pubblico un prodotto agli antipodi dei canoni del mercato di quel tempo (una tale violenza al limite dello splatter e dei disegni così di nicchia ne sono la prova) è stato senz’altro premiato dai lettori del fumetto d’autore di qualità.


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occhio al libro

Seta, Alessandro Baricco

“È uno strano dolore...morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai” di Martina Tedeschi

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ra d’altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla. Si sarà notato che essi osservano il loro destino nel modo in cui, i più, sono soliti osservare una giornata di pioggia. ” Si parla di Hervè Joncour , un uomo di 32 anni che vive a Lavilledieu, un piccolo paesino francese di metà Ottocento, insieme alla sua bellissima moglie, Hélèn . Nonostante la sua carriera lo impegni in continui viaggi verso l’Africa, l’apatia da cui è bendato lo induce ad affrontarli con un senso di noia, riducendo il tutto ad orizzonti ripetitivi e mal di testa da fuso orario. E’ un uomo che piuttosto che vivere la sua vita, si accontenta di guardarla passivamente attraverso il trascorrere lento e sempre uguale dei suoi giorni da mercante. Un mercante di bachi da seta. Comprava e vendeva, tutto andava bene, fin quando un’epidemia che colpisce i bachi lo spinge fino in Giappone per acquistare le uova

non contaminate nel palazzo reale di Hara Kei, un uomo potente ed enigmatico sempre in compagnia di una giovane ragazza. Il tempo di un solo sguardo ed Hervè rimane vittima di “ una danza triste ed impotente ”, un’attrazione incontrollata che reprime fino al ritorno in Francia. Passano i giorni, i mesi, un anno e nella mente del mercante è ancora nitido il viso di quella donna, l’immagine di un qualcosa che aveva desiderato senza averlo davvero. Da quel suo primo e “vero” viaggio in un mondo per lui nuovo ed irreale , nella vita di Hervè Jancour qualcosa era cambiato e cambierà ancora quando, tornato finalmente in Giappone nella speranza di reincrociare quegli occhi, troverà il paese distrutto dalla guerra civile tanto da non riconoscerne più nemmeno la trama. Ciò che gli rimarrà di quel pezzo di vita, pari ad un sogno, sarà solo una lettera composta da ideogrammi giapponesi, recapitatagli qualche giorno dopo il suo ritorno a Livelledieu. Il mittente di quell’elegante e sofferto addio sembrerebbe facilmente intuibile, ma … Quella che fin dalle prime pagine appare essere una storia d’amore volutamente convenzionale, si rivelerà, piuttosto, essere una lunga metafora sul desiderio di una passione proibita, repressa dalla monotonia e la difficoltà di vivere a pieno una vita della quale si è domatori senza frusta. Alessandro Baricco sperimenta tutto questo in poche pagine guidate da uno stile chiaro ed essenziale, come a voler adeguarsi all’andamento e al ritmo della vita del suo protagonista: a volte veloce, altre quasi immobile. Il tutto è arricchito da un tono delicato e sensuale, che affiora maggiormente nei momenti più intimi e introspettivi del racconto, quando anche i gesti e i pensieri dei personaggi sembrano influenzati, tirati da un forte filo teso dall’attrazione “ Era un filo d’oro che correva dritto nella trama di un tappeto tessuto da un folle ” , da un’energia inaspettata di alcune sensazioni, rare, morbide come la seta. Il finale inaspettato chiude l’intera vicenda posandole addosso il dubbio di aver compiuto (o vissuto) qualcosa a metà, dimostrandosi, forse, l’unico finale possibile.

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Alessandro Bianchi al teatro dei Satiri di Rossana Gabrieli

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ra i teatri storici di Roma, uno tra i più interessanti è il Teatro dei Satiri: fondato nel 1949, ha ospitato, nel tempo, tra i nomi più prestigiosi del teatro italiano ed internazionale, da Carmelo Bene a Paola Borboni, a Walter Chiari, per citarne alcuni. Il programma proposto è da sempre vario ed interessante e quest’anno, tra gli ospiti, figura anche uno tra i più noti comici e cabarettisti italiani, diventato famoso grazie alla partecipazione a

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occhio al teatro

numerosi programmi televisivi, da Colorado a Bulldozer, passando da Mediaset alla Rai. Stiamo parlando di Alessandro Bianchi. Nasce a Parma nel 1969 e si iscrive all’Università, Facoltà di Economia e Commercio. Ma sogna il Teatro e si iscrive all’Accademia di Arte Drammatica di Genova. Nel 2004 é nel cast di Super Ciro andato in onda su italia 1. Nel 2005 é nel cast della prima edizione della trasmissione Glob L’osceno del villaggio condotta da Enrico Bertolino. Nel 2011 recita accanto ad Ezio Greggio, Antonello Fassari, Anna Falchi, Claudia Penoni e Gigi Proietti nel film-parodia Box Office 3D - Il film dei film. Nel 2012 é tra i protagonisti del lungometraggio Workers Pronti a tutto di Lorenzo Vignolo, nel quale interpreta un agente interinale che dà vita ai tre episodi della pellicola. “L’importante” spiega “è trovare uno stile personale, che renda un attore inconfondibile”. Lui sicuramente lo é. Al Teatro dei Satiri ha portato in scena: “Faccia di cane e altre bestie”, una carrellata delle sue più riuscite caratterizzazioni. “Un “cabaret estremo” che va dal suonarsi le chiappe, al travestirsi da trans, scendere nei vuoti cosmici della mente di un fotomodello o calarsi violentemente nei panni di un vigileurbano fondamentalista. Inoltre, in “FACCIA DI CANE e altre bestie”, Alessandro Bianchi evoca traduttori sottopagati e comandanti di aerei a fine carriera. Ritratti estremi che vi regaleranno un caleidoscopio di palpiti emozioni brividi sorprese disagio spasmi disagio sorprese brividi emozioni e palpiti.”

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occhio all’ambiente

La discarica di Malagrotta sarà un parco pubblico di Nicola Fasciano

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uando si è parlato di Malagrotta, in genere, ci si è sempre focalizzati sulla sua enorme estensione di 240 ettari e sulla sua gestione sempre difficoltosa. Ora che è stata chiusa a fine settembre, la notizia sorprendente è stata sicuramente quella che, per la più grande discarica d’Europa, è stata prevista una riconversione come parco pubblico nel quale verranno piantati 100.000 alberi. Cercando di capire ciò che accadrà nei prossimi anni, si scopre che Malagrotta per i prossimi 30 anni sarà oggetto di una gestione post-operativa che riguarderà una sorta di “incapsulamento” (il “capping”), in una impermeabilizzazione multistrato di 1.200.000 mc di materiali inerti e 600.000 mc di argilla, che verranno poi ricoperti da 1.200.000 mc di terreno vegetale, sul quale saranno piantate 340.000 piante. Quello che probabilmente non è di dominio pubblico, è che la trasformazione

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delle discariche in parchi è una soluzione ormai molto diffusa nel mondo, come il parco Aryel Sharon di Tel Aviv , il parco verde Fresh Kills Landfill a Staten Island, NY, o ancora il parco Garraf in Spagna: esempi che ad una importante riqualificazione ambientale associano una progettazione paesaggistica estremamente curata. Il recente sito di Hiriya, Tel Aviv, ha ricevuto rifiuti e lavorato come discarica dal 1952 al 1999. Durante questo tempo si è formata una montagna che ha raggiunto le dimensioni di 450.000 mq ed un’altezza di 60 metri. Fino al 1998 aveva ricevuto 3.000 tonnellate di rifiuti al giorno, ma nel successivo anno qualcosa è cambiato: il Ministero dell’Ambiente ha preso la decisione di operare la riconversione della montagna da discarica a “stazione di trasferimento”, con le particolarità che i rifiuti accumulati sono sfruttati per produrre bio-gas che crea parte dell’elettricità necessaria alla città, riciclando al contempo vetro e metallo e al centro visitatori ogni cosa è riciclata: mobilio ed accessori sono realizzati da pneumatici, lattine e bottiglie usate per un gigante soffitto colorato. Anche in Italia abbiamo esempi come il parco pubblico di san Giuliano a Mestre, inaugurato nel 2004, oppure il parco “ecopoli” nel quartire Iapigia a Bari, diventato parco nel 1990 su una discarica bonificata. L’augurio che i cittadini di Roma possono farsi, è quello che i progettisti del nuovo parco si facciano influenzare positivamente dai tanti esempi sparsi per il mondo e che possano trasformare il brutto anatroccolo di Malagrotta in un moderno e sostenibile cigno.


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Eventi

Anni ‘70. Arte a Roma Palazzo delle Esposizioni, fino al 2 marzo Le mille e una notte Museo Boncompagni Ludovisi, fino al 3 marzo Corso di anatomia per artisti Hic sunt leones Ass. Arte Mediterranea, dalle 18.00 alle 20.00, tutti i mercoledì dal 5 febbraio -1 Art Gallery, fino al 8 marzo 2014 Corso di acquarello e olio. Riservato ai soci COOP Camminando nella valle dell’ombra Ass. Arte Mediterranea, dalle 18.00 alle 20.00, martedì e giovedì dal 4 febbraio Istituto Balassi-Accademia di Ungheria, Palazzo Falconeri, fino al 9 marzo “Percorsi di vita”, mostra personale di Adriano Bisetti Renato Hambur Vallelata Village, via delle Valli 41, fino al 18 febbraio MACRO, fino al 9 marzo Cineforum Aprilia Gianluca e Massimo De Serio Aula Magna dell’Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli, via delle Palme 13/15, ogni MACRO, fino al 9 marzo mercoledì dal 16 ottobre al 21 maggio Percorsi nel contemporaneo Rassegna Concertistica 2013 - 2014, Ass.ne Vaso di Pandora,Ass.neLber MACRO, fino al 9 marzo Cantores Ass.ne Arte Medterranea La sardegna dei 10000 nuraghi “Country, Blues & Co” Danilo Carta Trio, Spazio 47, 9 marzo Museo Nazionale Etrusco, fino al 16 marzo “Donne all’opera” Stefania Murino e Sabrina Trosse, Spazio 47, 30 marzo Scultura oltre le mura Museo delle mura, fino al 16 marzo La Cina Arcaica (3.500 a.C. – 221 a.C.) Palazzo Venezia, fino al 20 marzo Antoniazzo Romano. Pictor Urbis Gabriele Basilico Palazzo Barberini, fino al 14 febbraio MAXXI, fino al 30 marzo Jan Fabre, Stigmata, Action&performances. 1976-2013 (articolo a pag. 7) Herb Ritts. In piena luce MAXXI, fino al 16 febbraio 2014 Auditorium Parco della Musica, fino al 30 marzo Il tesoro di Napoli. I capolavori del Museo di San Gennaro The Trouble with Angels (articolo a pag. 5) Fondazione Roma Museo, fino al 16 febbraio Dorothy Circus Gallery, fino al 2 aprile Columna: Arte-Tracciati-Transmedia. Omaggio alla Colonna di Traiano Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter Mercati di Traiano, fino al 16 febbraio 2014 Fondazione Roma - Palazzo Cipolla, fino al 6 aprile Gemme dell’impressionismo. Dipinti della National Gallery of Art di Libero de Libero e gli artisti della Cometa Washington. Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard Galleria d’Arte Moderna di Roma, fino al 27 aprile Museo dell’Ara Pacis, fino al 23 febbraio 2014 Apoteosi. Da uomini a Dei. Il Mausoleo Adriano (articolo a pag. 7) Francesco. Tracce, parole, immagini Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, fino al 27 aprile Camera dei Deputati, fino al 1° marzo Alberto Giacometti. La scultura del ‘900 Carlo Saraceni Galleria Borghese, fino al 25 marzo Museo Nazionale di Palazzo Venezia, fino al 2 marzo National Geographic Palazzo delle Esposizioni, fino al 2 marzo Time and again Giuseppe Pellizza da Volpedo e Il Quarto Stato. Dieci anni di ricerca Accademia Americana, fino al 2 marzo appassionata Museo del Novecento, fino al 14 marzo 2014 Hans Hartung Vassily Kandinsky. La Collezione del Centre Pompidou (articolo a pagg. 8-9) Istituto Nazionale per la Grafica, fino al 2 marzo Palazzo Reale, fino al 27 aprile

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Aprilia

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Roma

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Milano


La via del sacro

Kazuyoshi Nomachi alla Pelanda (MACRO) fino al 4 maggio 2014 Potete trovare la vostra copia di “Occhio all’Arte” presso i seguenti distributori:

Aprilia: Biblioteca Comunale (Largo Marconi), Comune di Aprilia - Palazzo di vetro (p.zza dei Bersaglieri), edicola di p.zza Roma, Casa del libro (Via dei Lauri 91), Abbigliamento Alibi (via Marconi 52), Banca Intesa (via delle Margherite 121), edicola di Largo dello Sport, edicola di p.zza della Repubblica, teatro Spazio 47 (via Pontina km 47), palestra Sensazione (via del Pianoro 6), Ottica Catanesi (Largo Marconi 8), parrucchiera Rina (via di Crollalanza 31), bar L’Orchidea (via dei Garofani 15), bar Pan di Zenzero (via Calabria 17), Latitudine 42 (via degli Aranci, 65), Caffè Vintage (via Di Vittorio), Bar “Al quadrato” (P.zza dei Bersaglieri) Lavinio mare: Bar Lavinia (p.zza Lavinia 1) - Anzio: Biblioteca comunale (Comune di Anzio) Ardea: Pro Loco Ardea (via degli scavi 3) - Nettuno: F.lli Cavalieri (P.zza IX Settembre) 16


Occhio all'Arte : febbraio 2014