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Anno V - N° 3 Luglio 2011 € 5,00

d’Italia e del mondo

Speciale Francia Bolivia I misteri di Tiwanaku Tirolo Passeggiare tra viti e meli Lampedusa Un tuffo nell’isola dei Conigli Vittore Crivelli nella cornice dei monti Sibillini

METE

Freida Pinto La stella di Bombay

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I METE

Sommario I Anno V - N° 3 Luglio 2011 € 5,00

d’Italia e del mondo

Speciale Francia

Editoriale 4 6 Corsica: come a casa nostra Pas-de-Calais 13 Cannes 16 19 Relais & Chateaux Pirenei alla ribalta 26 31 Guadalupa e Martinica Attraversando il tropico del Capricorno 36 Ghana 40 42 I misteri di Tiwanaku Monemvasia e Pylos 48

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Castellaro Golf Resort Un tuffo nell’isola dei Conigli Scoprire il territorio camminando La-Vis, abbinamenti che passione! Passeggiare tra viti e meli Terme di Merano Carnia: estate in tavola Il Tor des Geants Venezia, il ponte di Rialto

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Bolivia I misteri di Tiwanuku Tirolo Passeggiare tra viti e meli Lampedusa Un tuffo nell’isola dei Conigli Vittore Crivelli nella cornice dei monti Sibillini Freida Pinto La stella di Bombay

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Mete anno V n. 3 Luglio 2011 Editore - Angelo Capelli

I 100 campanili di Venezia Piazza San Marco Freida Pinto, stella di Bombay Nabucco all’Arena di Verona Il trenino rosso del Bernina Una rivista per un territorio Umanità, in mostra a Bologna Vittore Crivelli, a Sarnano Mostre in agenda Margherita, Regina d’arte Il Risorgimento, le Langhe e Cavour Grand Prix Retrò Storie di uomini d’ingegno Gusto & Gusti La patata

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Redazione e Amministrazione P.zza di Porta San Mamolo, 4 40136 Bologna Tel. +39 051 582552 info@metemag.com www.metemag.com Direttore Responsabile Giancarlo Roversi Direttore Editoriale Laura Colognesi in Redazione Elisa Mazzagardi elisa.mazzagardi@tiscali.it Giorgio Rinaldi giorgiorinaldi@iol.it +39 338 2536337 Layout Renna Graphic renna.graphic@libero.it Pubblicità - Marketing Consultant Paola Ferrari – 338 4139608 paola.ferrari@orion.it Stampa Tipografia Negri - Bologna

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I METE - Speciale Bolivia I

I misteri di Tiwanaku di Mattia Albertazzi

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“Ma se dovessi pensare alle sensazioni, a quel bisogno di risentire odori, suoni, silenzi, allora è la Bolivia, il luogo che mi ha affascinato maggiormente. Quel cielo notturno di cristallo nero, con le stelle che ti cascano in testa, la puna, l’altopiano desertico, e le città coloniali a 4.000 metri, con i polmoni in una morsa, e le foglie di coca perennemente in bocca, per resistere all’altitudine...Niente è più estremo della Bolivia, a parte forse la Patagonia e la Terra del Fuoco, dove il mondo finisce nel nulla, poco alla volta, fino a darti il senso della solitudine assoluta...” Maruja Torres, Amor America


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ontano dalla frenesia del mondo, la Bolivia è percorsa da paesaggi andini di una bellezza quasi irreale, una natura che si mostra in tutta la sua straordinaria magnificenza intervallata da meravigliosi tesori coloniali e resti di civiltà antiche. Chiusa tra la Cordigliera Andina da un lato e l’Amazzonia dall’altro, offre una grande varietà di ambienti, paesaggi e colori: dal blu del Lago Titicaca al giallo della steppa, dal bianco delle saline all’indaco delle lagune, senza dimenticare il verde della Foresta Amazzonica, ma è anche una terra ricca di storia che si esprime attraverso le sue città coloniali di Potosì e Sucre e gli antichi resti della civiltà pre-incaica di Tiwanaku (Tiahuanaco), il centro archeologico più importante non solo del Collao ma di tutta la Bolivia. Ubicato a 3.825 m d’altitudine, Tiahuanaco (a 74 km da La Paz, a 20 km dalle rive del Titicaca e a soli 43 km da Desaguadero e dal confine) è la prima località che si offre allo sguardo del turista che dal Perù percorre la strada Puno-Juli-Desaguadero-La Paz. La cultura tiahuanaco (o tiwanaku) fu un’importante civiltà precolombiana il cui territorio s’estendeva attorno alle frontiere degli attuali stati di Bolivia, Perù e Cile. Prende il nome dalle rovine dell’antica città di Tiahuanaco, nei pressi della sponda sudorientale del lago Titicaca; alcune ipotesi sul nome affermano che derivi dall’aymara Taypikala. Non vi sono evidenze che la civiltà Tiwanaku utilizzasse la scrittura. Controversa la datazione della sua origi-

ne: secondo alcuni studiosi gli enormi monoliti di circa 10 tonnellate che si possono ancora ammirare nelle rovine dell’antica città risalgono al 1600 a.C.; altri ritengono di poter stabilire la sua nascita già a partire dal 2000 a.C. fino ad arrivare alle teorie del Posnasky, padre dell’archeologia boliviana, il primo scienziato ad interessarsi di Tiahuanaco, secondo cui la civiltà che l’edificò esisteva già prima del 10.000 a.C. Secondo altre fonti, l’origine risale invece al 200 a.C. circa, quando si sviluppò la cultura Chiripa della penisola di Taraco sul Titicaca, che già allora l’aveva percorso in lungo e in largo su zattere di totora. Ancora viva tra gli Aymara di oggi, una tenace tradizione orale ricorda i fasti della cultura Wankarani diffusa dal lago Poopo tra il 1200 a.C. e il 700 d.C., di cui restano ceramiche e sculture in pietra di uno stile sfociato in quello della cultura Tiwanaku. Nient’altro che la memoria rimane, invece, del grande e favoloso impero Aymara, che si sarebbe affermato dopo il declino della cultura Tiwanaku e di cui si ricordano tre dinastie leggendarie di re (mallkus) e il dio, venerato come padre e creatore, KonTiki Wiracocha. Secondo la stessa tradizione, Machu Picchu, Vilcabamba e Pisac sarebbero stati luoghi fortificati Colla (cioè Aymara) agli estremi confini dell’impero, prima di cadere nelle mani dei conquistatori Inca di lingua quechua. Di là dagli incerti e vaghi dati trasmessi dalla leggenda e dalla tradizione orale, i resti archeologici attestano inequivocabilmente che intorno all’800 d.C.

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l’impero Tiahuanaco cominciò ad espandere il proprio dominio fuori dall’altopiano, fino ad arrivare ad Ayacucho sulla sierra e a Pacheco sulla costa sud del Peru. Dalla fusione degli elementi Tiahuanaco con quelli Nazca di Ayacucho, nacque una nuova cultura, che fu definita Tiahuanaco-Huari, dal nome della cittadina vicina ad Ayacucho dove sorgono rovine che appartengono a questa fase. Tiahuanaco costituisce oggi un complesso archeologico d’enorme interesse che comprende, tra le opere maggiori, la famosa “Porta del Sole” tagliata in un unico blocco di pietra di 100 tonnellate, decorata da 48 figure divise in tre file che circondano uno strano personaggio che gli andini chiamano “Dio”, poi il Kalasasaya, una vasta area delimitata da monoliti verticali su cui sono raffigurati, tra l’altro, visi di razze umane come caucasici, negroidi, asiatici e semitici e che, probabilmente, formavano in origine un muro continuo ed infine l’Akapana, piramide a gradoni alta 15 metri e composta da la-

stroni di andesite del peso di più di 100 tonnellate l’uno e nei cui pressi fu costruito un tempio sotterraneo. Situato nel complesso di Tiahuanaco vi è inoltre un interessante monolite, del peso di svariate tonnellate, riproducente la figura di un dio con un copricapo a forma di casco e delle strane tavolette tenute tra le mani. Dal punto di vista naturalistico, la Bolivia è una terra che offre paesaggi unici, ideali per i viaggi da compiere utilizzando i campi tendati e i fuoristrada. Lungo strade non asfaltate, lo sguardo si perde nel biancore accecante dell’immensa salina del Salar de Oyuni, tra foreste di cactus e paesaggi lunari. Un diverso scenario è quello del grande lago Titicaca, al confine con il Perú, il più alto bacino navigabile al mondo, dove è suggestivo navigare alla scoperta delle isole, come quelle di Suriqui e Kalahuta. Sulle rive del lago si trova la città di Copacabana, con la basilica della Vergine Nera, assai venerata dagli abitanti locali.

Info: Ente per il turismo boliviano: www.turismobolivia.bo Prenotazioni alberghiere: www.hostelbolivia.com


A La Paz, la capitale più alta del mondo Assomiglia ad un cratere lunare ed è la capitale più alta del mondo, una città assolutamente unica nella sua incredibile topografia multilivello. A nord-ovest si trovano i mercati e i quartieri indigeni. A nord-est, a 3.650 metri, l’antico centro coloniale. A sud-ovest le ambasciate e i locali notturni. Sul fondo riparato della conca i quartieri residenziali della Zona Sur e a quasi 4.100 metri le case fatiscenti di El Alto, la città satellite nata spontaneamente negli anni ‘50 abitata da 700.000 ex-contadini e minatori emigrati dai poveri villaggi dell’altopiano. Adagiata sul fondo di un ampio canyon con pochissima vegetazione, la città è un caleidoscopio di razze, culture, colori e forti contrasti. La scoperta di La Paz inizia dal tempio semisotterraneo di Tiahuanaco, un museo all’aperto che si raggiunge percorrendo la calle Simon Bolivar dopo il popolare mercado Camacho. Al centro del tempio, ricostruito, è adagiato il monolito Bennett, proveniente anch’esso dallo stesso tempio. Scoperto da W.C. Bennett nel 1932 durante una campagna di scavi promossa dal governo di Bolivia, il monolito è una figura antropomorfa ricavata da un blocco unico di arenaria rossastra, alto 7,30 metri e pesante 17 tonnellate. Tutta l’enorme massa è ricoperta da incisioni scultoree che formano le stesse figure presenti nella porta del Sole a Tiahuanaco. Il personaggio tiene uno scettro nella destra e un Quero nella sinistra. La trina di figure simboliche che fascia l’imponente scultura è di grande efficacia e dimostra l’eccellenza raggiunta dagli artisti Tiahuanaco nel campo della scultura. Il vero cuore della città è Plaza Murillo dove si affacciano due degli edifici più importanti: la maestosa cattedrale ricostruita completamente nel 1835 e caratterizzata da grandi colonne che reggono un’altissima volta e il Palazzo Presidenziale. La chiesa di San Francisco (metà del 1700) è la più interessante costruzione

della città. Situata nell’omonima piazza, è stata costruita in legno a metà del ‘500 e ricostruita in pietra nel ‘700, dopo un crollo; al suo interno possono essere ammirati numerosi retablo barocchi e un pulpito in legno; poco distante da Plaza San Francisco sorge un’altra importante chiesa, Chiesa Santo Domingo, con elementi architettonici barocchi. Lontano da La Paz il tempo scorre lento, scandito dai rituali delle famiglie quechua e aymará, i due gruppi aborigeni più numerosi delle Americhe che vivono nell’altopiano e nelle valli. Un’esigua minoranza Uru-Chipaya vive nell’inospitale regione del salar de Coipasa. A loro si aggiungono circa 20.000 Afroboliviani discendenti degli schiavi neri portati dall’Africa e sopravvissuti al lavoro nelle miniere, stabilitisi soprattutto nelle Yungas.

Con “Ruta 40” nella Genesi Andina, la Bolivia autentica

ITINERARIO: Santa Cruz, Parco Naturale Guembe, Santa Cruz, Sucre, Tarabuco, Sucre, comunità Jatun Yampara, Potosí, Colchani, San Pedro de Quemes (il Salar di Uyuni e i deserti del Sud Lipez), Ojo del Perdiz, Uyuni, Oruro, La Paz, Puerto Perez, Titicaca, La Paz, Tiwanaku, La Paz. DURATA: 15 giorni/14 notti QUOTA: a partire da euro 2.500 a persona in camera doppia su base 4 persone (esclusi voli da/per l’Italia, a partire da euro 810 a persona, tasse escluse). TOUR OPERATOR: RUTA 40, Boutique Tour Operator con sede a Torino, specializzato da anni nell’organizzazione di viaggi su misura, soprattutto in Sud America. Dal 2010 la linea “Eco Experience” promuove un viaggiare etico e consapevole, nel totale rispetto del Paese che si visita, delle sue genti, della natura e della cultura. Info tel. 011 7718046 www.ruta70.it, info@ruta40,it. DA VEDERE LUNGO IL PERCORSO: la zona andina dell’altopiano, col Parco Nazionale Guembe, paradiso ecologico nell’Oriente Boliviano, e Sucre, capitale storica della Bolivia e Patrimonio dell’Umanità, situata ai piedi della cordigliera, che conserva intatto il fascino del suo centro storico coloniale con i sontuosi palazzi della nobiltà spagnola e le antiche chiese barocche.


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A circa 25 km da Sucre, s’incontra la comunità indigena Jatun Yampara, promotrice di un progetto di etno-turismo creato per lo sviluppo sostenibile, per preservare e proteggere l’identità artistica e culturale di una delle più antiche culture di questa fascia andina. Percorrendo maestose vallate e sconfinati altopiani, si giunge a Potosì, antico e importante centro minerario della Bolivia situato ai piedi del Cerro Rico. Paesaggi unici, che cambiano continuamente alternando tratti pianeggianti a scoscese vallate, fino ad arrivare al biancore accecante dell’immensa salina del Salar de Uyuni. A bordo di un fuoristrada, si guida alla scoperta del lago salato più grande e alto al mondo per visitare l’Isola dei Pescatori o Inca Huasi, un incredibile ammasso di rocce che formano un ambiente surreale, dove la tersa luce degli altopiani andini, il riverbero del sole sui cristalli di sale e il silenzio assoluto fanno di questo scorcio di mondo un luogo unico.
Attraversata la regione semiarida e desertica del Sud Lipez, nell’estremo sud dell’altipiano boliviano, è la volta della regione vulcanica Sol de Mañana, della Laguna Colorada situata in mezzo a remoti altipiani, circondati da un paesaggio surreale e senza alberi punteggiato da dolci colline e della Laguna Verde, chiamata così per il suo magnifico colore blu-verde.
Il viaggio prosegue per La Paz, la pittoresca capitale boliviana adagiata in una grande conca circondata da montagne, prima di cambiare scenario e raggiungere il grande lago Titicaca, al confine con il Perù, il più alto bacino navigabile al mondo, con la sosta presso alcune due comunità locali che vivono sulle sponde del lago, come quelle di Taramaja, Quehuaya e l’Isola Pariti e si effettuerà un’escursione in barca alla scoperta delle Isole del Sole. Ultima tappa le rovine precolombiane di Tiwanaku, la leggendaria e misteriosa città sulle rive del Lago Titicaca con la Porta del Sole, il Tempio di Kalasasaya.  

NOTIZIE UTILI

QUANDO ANDARE: la Bolivia si trova nell’emisfero australe; l’inverno dura da maggio a ottobre e l’estate da novembre ad aprile. Il clima è generalmente umido in estate e secco in inverno. SEDE DEL GOVERNO: La Paz, situata a 3.700 mt. VISTI: non necessari. All’arrivo si riceve una carta turistica che consente una permanenza di 90 giorni. DA LEGGERE PRIMA DI PARTIRE: “Diario del Che in Bolivia” (ed. Feltrinelli) e “Evo Morales. Il riscatto degli indigeni in Bolivia” (ed. Sperling & Kupfer) di Pablo Ste-

fanoni e Hervé Do Alto e, infine, “Bolivia: dove le Ande incontrano l’Amazzonia” (ed. Polaris) di Anna Maspero. VACCINAZIONI CONSIGLIATE: difterite e tetano, epatite virale A, epatite virale B, febbre tifoide, rabbia, febbre gialla. In Bolivia non è sicuro bere l’acqua di rubinetto, per cui è consigliabile consumare solo acqua in bottiglie sigillate oppure bevande calde. In alternativa l’acqua corrente può essere trattata facendola bollire per almeno 15 minuti, al fine di garantire la più efficace delle purificazioni. Il rischio di malaria è presente nei territori al di sotto dei 2.500 m delle regioni di Beni, Chuquisaca, Cochabamba, La Paz, Pando, Santa Cruz e Tarija. Altri rischi: malattia di Chagas, dengue, colera e mal di montagna. COME ARRIVARE: non esistono voli diretti dall’Italia. Si consiglia di arrivare in Argentina, Brasile, Colombia e Perù e raggiungere la Bolivia via terra. I principali aeroporti internazionali boliviani sono El Alto (LPB) a La PAz e il Viru-Viru International (VVI) di Santa Cruz. Il tempo di volo totale è di circa 18 ore. IN AUTO: per entrare in Bolivia con l’auto bisogna munirsi di una hoja de ruta (carta di circolazione), disponibile presso il Servicio Nacional de Tránsito alla frontiera. TRASPORTI LOCALI: le compagnie che effettuano voli interni sono LAB (www.labairlines.com.bo), AeroSur (www.aerosur.com), Amaszonas (www.amaszonas. com) e Aerocon (www.aerocon.info). RETE FERROVIARIA: sono due: quella nella regione occidentale, gestita dall’Empresa Ferroviaria Andina (FCA; www.fca.com.bo), con collegamenti da Oruro a Villazón e da Uyuni ad Avaroa; quella nella regione orientale con collegamenti da Santa Cruz alla frontiera brasiliana (Quijarro) o a quella argentina (Yacuiba). FUSO ORARIO: -5h rispetto all’Italia, -6h quando in Italia vige l’ora legale. LINGUE: spagnolo e quelle relative alle 36 nazionalità originarie; tra queste ultime le più diffuse sono l’aymará ed il quechua. MONETA: Boliviano (BOB) CUCINA TIPICA: la carne di manzo o di maiale s’accompagna spesso a mais, patate e fagioli neri. Le salteñas sono una specie di fagottino farcito di carne e verdure, che spesso fanno da spuntino. Un altro piatto tipico è la sopa de quinoa, minestra a base di un cereale caratteristico della regione. Non avendo la Bolivia sbocchi sul mare, il pesce più diffuso è quello di lago. Molto buone le trote del lago Titicaca e il surubí, un pescegatto che si trova nelle regioni amazzoniche

Mete Luglio 2011 Bolivia  

Articolo Bolivia uscito su Mete / Press Ruta40