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L'INTERVISTA LORENZO BAZZANA

Gli effetti dell'embargo sul made in Italy dell'alimentare IL RESPONSABILE ECONOMICO DI COLDIRETTI "PERSI GLI INVESTIMENTI IN PUBBLICITÀ"

Economia

da noi», sottolinea Bazzana.La differenza è che in Italia è rimasta coinvolta in maggior parte la grande quantità dei frutti già raccolti e pronti ad oltrepassare il confine con la Russia. «Questa è stata la sorte soprattutto di pere e pesche, rimaste non consegnate. Al momento, stiamo calcolando le conseguenze dirette, non si possono però ignorare quelle indirette che potrebbero portare nel breve periodo a un calo dei prezzi sulla categoria di questi prodotti. Tuttavia, non è neppure da escludere, a onor del vero, che la situazione possa migliorare», aggiunge.

In quali paesi esporterà ora le merci ch’eran destinate alla Russia? Al momento non vorrei fare previsioni. Per me è chiarissima una cosa, che quei paesi che assicureranno i prodotti alla Russia saranno costretti a limitare le loro forniture negli altri paesi. In relazione a questo, è necessario fare un’analisi approfondita per capire quali canali e possibilità potrebbero aprirsi in questo senso per l’Italia. Faccio notare però, che il tempo stringe, perché si tratta di merce deperibile che non può essere conservata a lungo. In ogni caso, vogliamo fortemente riprendere l’esportazione dei nostri prodotti verso Mosca. Durante un'intervista, Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Inalca (gruppo Cremonini, leader italiano nella produzione e distribuzione di carni bovine) e vicepresidente di Federalimentare ha definito le sanzioni europee “masochismo economico”, sottolineando che la situazione fungerà da forte stimolo per lo sviluppo dello stesso settore agricolo e dell’industria alimentare. Lei è d’accordo con queste conclusioni? Per me è chiaro che, dopo la decisione sull'embargo, la Russia cercherà di agire su due fronti, interno ed esterno. Da una parte punterà a trovare fornitori alternativi per quei generi alimentari che rischiano di sparire dal suo mercato. Dall'altra, incentiverà la crescita del proprio comparto agroalimentare, incoraggiandone l'autosufficienza tramite maggiori investimenti nel settore.

Come hanno reagito alla notizia dell’introduzione dell’embargo i produttori

GETTY IMAGES/FOTOBANK

La mozarella italiana è uno dei prodotti per cui sono scattatte le controsanzioni

L’embargo russo sui generi alimentari occidentali ha colpito anche alcuni prodotti italiani. Degli effetti a breve e medio termine di queste controsanzioni abbiamo parlato con il responsabile economico della Coldiretti, Lorenzo Bazzana. Secondo il quale, considerato che nel 2013 abbiamo esportato in Russia merci agricole e alimentari per circa 706 milioni di euro, le perdite potrebbero aggirarsi sui 200 milioni. In particolare, secondo le stime elaborate dalla stessa Coldiretti, dopo la proclamazione dell’embargo parziale dei prodotti, a rischio si trovano le forniture di carne e prosciutto di Parma e San Daniele e i formaggi Grana Pa-

dano e Parmigiano Reggiano. Ma le perdite più consistenti si registrano nel settore ortofrutticolo. Non solo: le tensioni delle ultime settimane rischiano di assestare un colpo al processo di crescita nell'interscambio commerciale che durava da anni, e che aveva consentito a molte aziende italiane di trovare nella Federazione una valida alternativa alla debolezza della congiuntura nel mercato interno. In Spagna, in alcune zone dell’Aragona risultano esserci circa 60mila tonnellate di messe e frutti non raccolti. Sulla scia di questa situazione, i prezzi sono calati del 40% netto. «Purtroppo situazioni simili si sono verificate anche

Converrete anche voi che sarà difficile poi per l’Italia riconquistare il mercato russo.

NOTIZIE IN BREVE Il mercato del debito lascia l'Occidente e punta alla Cina I rapporti tra le aziende russe in cerca di finanziamenti e l'Occidente hanno cominciato a raffreddarsi ben prima che scoppiassero le tensioni in Ucraina. Secondo uno studio realizzato dalla Banca centrale russa, il saldo del debito estero (vale a dire la differenza tra i fondi attratti e quelli estinti da parte di società russe, escludendo banche e popolazione) ottenuto dalle aziende della Federazione negli Stati Uniti si è fermato a 44 milioni di dollari nel primo trimestre di quest'anno, contro i 139 milioni registrati nello stesso periodo del 2013. Un trend che, seppur in misura minore, ha interessato anche i rapporti con l'Europa. Lo sguardo delle imprese russe adesso è volto soprattutto verso la Cina, dalla quale nel primo trimestre hanno ottenuto 13,6 miliardi di dollari contro i 32 milioni registrati nello stesso periodo dello scorso anno. A richiedere i maggiori prestiti nel mercato del Dragone sono stati Rosneft e Gazprom.

Abbigliamento baby in forte crescita

A suo modo di vedere c’è una via d’uscita da questa crisi? Può l’Italia, in qualità di paese che presiede ora al Consiglio europeo, contribuire alla sua risoluzione? Essendo io un tecnico, non sono pron-

La Russia da una parte cercherà fornitori alternativi, dall'altra punterà alla crescita del proprio comparto alimentare, incentivandone l'autosufficienza" italiani, molti dei quali da tempo consolidato ormai commerciano con successo con la Russia? La loro reazione è stata decisamente negativa. Avevano infatti speso per la promozione e la pubblicità delle compagnie in Russia non pochi soldi e c’è il rischio che tutti questi investimenti non vengano mai più recuperati.

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to per dare consigli ai politici. Indubbiamente ci troviamo sulla via estremamente scivolosa che potrebbe condurre persino alla guerra, cosa cui non voglio neppure pensare. Penso che in questo momento bisogna ricercare il dialogo fra tutti i paesi coinvolti. Per riuscire a ottenere un risultato è necessario buon senso e desiderio reciproco di trovare una soluzione. Niva Mirakyan

GETTY IMAGES/FOTOBANK

Per il tessile made in Italy è un'opportunità da non perdere. Secondo stime recenti, il mercato russo dell'abbigliamento per bambini è destinato a crescere al ritmo del 5-10% all'anno, con valori più elevati per il segmento da 0 a 3 anni. Si tratta per lo più di un mercato di importazione, tanto è che l'80% degli acquisti riguarda prodotti provenienti da oltrefrontiera. In termini quantitativi, a fare la voce grossa sono soprattutto i produttori asiatici, che giocano la carta del prezzo per sbaragliare la concorrenza. La manifattura italiana può tuttavia giocare le sue carte nel segmento più elevato del mercato, quello più attento alla qualità del prodotto, alle finiture e al design.

IL COMMENTO

E i prodotti della Federazione rimpiazzano i beni importati Evgeny Utkin ANALISTA

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’Europa e gli Usa hanno imposto sanzioni contro le banche e altre grandi società della Federazione. E il ministero dell'Economia russo ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil per il 2015 dal 2% all'1%. Per quest'anno, invece, la previsione resta invariata al +0,5%. Mentre l’inflazione potrebbe salire dell’1%, anche come effetto delle reciproche sanzioni. Questi dati sono stati resi noti il 26 agosto da Oleg Zasov, responsabile delle previsioni macroeconomiche del ministero dello Sviluppo economico di Mosca. Ma le misure per colpire la Russia funzionano? Sì e no perché indeboliscono anche gli stessi promotori. Abbiamo chiesto ai maggiori gruppi italiani di credito, che operano anche in Russia, come vanno le cose lì. Federico Ghizzoni, ceo di UniCredit, alla presentazione dei risultati del primo semestre il 5 agosto scorso, ha detto che «la Russia è un paese importante per noi e, per definizione, strategico. Sta andando molto bene:

la crescita dei ricavi su base trimestrale è buona, quasi il 20% in più nel secondo trimestre e anche la profittabilità è in decisa salita. La banca russa è inoltre contributrice netta di liquidità al gruppo», Quindi ha aggiunto che «la situazione nel paese va monitorata attentamente e non la sottovalutiamo, in quanto le sanzioni possono avere un impatto sul Pil e sui nostri ricavi nel tempo, ma non è una situazione che riteniamo abbia un rischio sistemico per il gruppo». Nel frattempo, però, qualche cliente della banca lamenta notevoli rallentamenti nei pagamenti, «una situazione tollerabile dal momento che le sanzioni sono appena state promosse», ma non sono certo sopportabili a lungo. Il discorso vale anche per Banca Intesa, che è un gioiello del gruppo Intesa Sanpaolo, pur valendo solo lo 0,6% dei proventi operativi complessivi. Quello che pesa di più per l’Italia è però l’embargo agroalimentare. Non si possono più esportare in Russia frutta e verdura, ma anche latticini, inclusi mozzarella, grana e parmigiano. Per fortuna sono stati risparmiati vini, spumanti, grappe (che detengono la fetta maggiore nelle esportazioni italiane nella Federazione) e olio d’oliva. Ma è comunque una tragedia per i

piccoli agricoltori, che vendevano la loro frutta in Russia. È molto difficile trovare un altro destinatario, soprattutto in tempi brevi, quando si tratta di prodotti freschi. Tanti container della Penisola, carichi di pesche, sono stati fermati alla frontiera. Avrebbero potuto finire sugli scaffali dei negozi italiani a prezzi scontati, ma in realtà marciavano verso le discariche, sia in Italia che negli altri paesi che hanno adottato sanzioni contro Mosca. Le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani in Russia, lo scorso anno, ha raggiunto la cifra record di 706 milioni di euro. Adesso questo mercato florido, ma conquistato con grande fatica, rischia di andare perduto, con ricadute negative per centinaia di milioni di euro. Perché, appena avuta notizia dell’embargo, altri stati come la Turchia o gli stati del Csi hanno detto che esporteranno volentieri i propri prodotti verso la Federazione. Anche gli stessi russi hanno reagito bene all’embargo: gli agricoltori sperano che adesso la loro produzione finisca senza problemi nei negozi. Milkom, compagnia di Izhevsk da 10 tonnellate di mozzarella al mese, ha detto di essere pronta a quintuplicare la produzione. Dal 1°

ottobre Mosca imporrà poi uno stop all’export di cuoio e di pelli semi-conciate. «Non si tratta di sanzioni, solo che ne abbiamo bisogno noi», dicono in Russia, «ma questo colpirà anche l’Italia, uno dei principali importatori di pelle semilavorata russa». Si vocifera inoltre, che si possano ristringere le importazioni di auto di lusso (pensiamo a Ferrari, Lamborghini e altri), e la lista potrebbe allungarsi ulteriormente in futuro. Uno dei settori più colpiti dal raffreddamento dei rapporti Russia-Occidente è stato il turismo. Soprattutto quello della "classe media". Quest’anno il flusso verso la Penisola si è ridotto del 15-20%. Danno notevole, visto che il turista russo è notoriamente tra i più generosi del mondo e lascia quasi 200 euro al giorno nelle casse italiane. Insomma, le sanzioni colpiscono duramente l’economia. Un cancro. Ma resta da capire se alla fine risulterà benigno o maligno. Il mercato europeo è saturo, e perdere l’enorme bacino di consumo russo potrebbe essere un errore da pagare a caro prezzo. L'autore è economista, direttore di Partner N1

2014 09 lr all 1  

Russia Beyond the Headlines

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