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GIOVEDÌ 30 MAGGIO 2013

Il supplemento rientra nel progetto RUSSIA BEYOND THE HEADLINES, che pubblica inserti in diverse lingue, in allegato a The Daily Telegraph, The Washington Post, Le Figaro, El Pais, Süddeutsche Zeitung, Le Soir, La Nacion L’inserto è preparato e pubblicato da Rossiyskaya Gazeta (Russia) e non coinvolge le strutture giornalistiche ed editoriali de TATIANA PLOTNIKOVA FOR RR

DECINE DI TELEFONATE DI DENUNCIA OGNI GIORNO L’ALLARME SOCIALE E LA NECESSITÀ DI NUOVE LEGGI La dignità, la rabbia, l’indignazione. Sono questi i sentimenti che animano coloro che combattono contro le violenze perpetuate ogni anno sulle donne in Russia. Una rete di solidarietà che mette insieme associazioni ed esponenti del mondo politico. Forze tenute insieme da un solo obiettivo: riuscire a portare alla Duma una nuova serie di norme in grado di stroncare il femminicidio. Con la consapevolezza di dover affrontare, nei prossimi anni, una forte battaglia culturale


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Società

FEMMINICIDIO GLI ABUSI RIGUARDANO TREDICI MILIONI DI DONNE OGNI ANNO E LE ASSOCIAZIONI CHIEDONO NUOVE NORME PER USCIRE DALL'INCUBO

TATIANA PLOTNIKOVA FOR RR

I casi di vessazioni in una famiglia su quattro. La richiesta di leggi ad hoc sempre più pressante. Le prime crepe nel muro di silenzio e il lavoro incessante della società civile. LUCIA BELLINELLO RUSSIA OGGI

Per ora si tratta solo della punta di un iceberg. Ma questo iceberg, adesso, si sta piano piano sciogliendo, portando alla luce la dignità, la rabbia e l'indignazione di donne che hanno deciso di dire basta. Ogni anno, in Russia 13 milioni di mogli, fidanzate e sorelle sono vittime di violenza. Una famiglia su quattro nasconde tra le mura di casa le lacrime dei maltrattamenti, ma sempre più donne, seppur in numeri ancora ridotti, stanno trovando il coraggio di denunciare i soprusi. Una rivoluzione silenziosa, combattuta in punta di piedi fino alla cornetta di quel telefono che, grazie a nuovi servizi di assistenza, offre la speranza di porre fine ai soprusi. Come in molti altri Paesi, infatti, anche in Russia è ancora troppa la ferocia che si consuma in silenzio dietro quelle porte chiuse, oltre le quali vicini e familiari preferiscono non guardare. I panni sporchi, si sa, vanno lavati in casa. E poco importa se questi panni si bagnano del pianto di quelle migliaia di donne che sopportano in continuazione gli schiaffi di una società ancora troppo indifferente e tollerante. Dove regna un'omertà diffusa. Nonostante i pochi dati autorevoli a disposizione (in Russia infatti le statistiche relative alla violenza domestica sono scarse e approssimative, ndr), ciò che emerge con tutta la sua gravità è il silenzio. Nel 60-70% dei casi le vittime non chiedono aiuto. E addirittura il 97% di loro non cerca un sostegno legale. Fra coloro che si rivolgono alle forze dell'ordine, poi, solamente il 3% alla fine arriva a giudizio. Solo ora, lentamente, si sta arrivando a scuotere l'opinione pubblica, fino a

poco tempo fa troppo indifferente al femminicidio. «Tutte le famiglie felici sono simili, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo», scriveva Tolstoj in "Anna Karenina". Al di là delle denunce, che pure risultano in crescita, nella società russa sono ancora troppi i casi di maltrattamenti coperti dall'ombra del silenzio. Paura, vergogna, dogmi sociali, rischio di ritorsioni. I motivi alla base di questa rassegnata accettazione sono tanti. Quello più evidente, però, è senza ombra di dubbio l'assenza di una normativa di legge che regoli e condanni la violenza domestica ai danni delle donne. Un primo tentativo di riempire questa lacuna legislativa era stato fatto nel 1995. Con scarsi risultati. Nel 2007, un nuovo disegno di legge era stato presentato alla Duma di Stato. Ma anch'esso è andato in fumo. Da qualche mese una commissione di esperti sta lavorando a un'ulteriore proposta

di legge. Si pensava che la svolta sarebbe potuta arrivare nella primavera scorsa. Ma le varie divergenze tra le parti hanno portato a un altro "niet", che ha bloccato di fatto questa importante conquista in termini di diritti sociali. Provvedimenti analoghi sono già stati adottati da alcuni Paesi della Csi (Comunità degli Stati Indipendenti), rivelandosi particolarmente necessari per frenare le violenze. In Moldavia, ad esempio, i casi si sono ridotti del 30 per cento; in Ucraina, invece, le statistiche parlano del 20 per cento in meno di maltrattamenti tra le mura domestiche. Secondo una recente ricerca, dagli anni Novanta in Russia sarebbero stati elaborati, inutilmente, oltre 40 progetti di legge. «Purtroppo spesso si pensa erroneamente che ci siano dei problemi ben più gravi da risolvere, rispetto alle violenze che avvengono in famiglia - ha dichiarato Aleksei Parshin, avvocato, attivo nel gruppo di lavoro

Nel nostro Paese con il tempo sta crescendo l'attenzione riservata a questo problema e c'è una sempre maggior consapevolezza che lo Stato e la società devono intervenire per fermare queste situazioni complicate” MARINA PISLAKOVA DIRETTRICE DEL CENTRO NAZIONALE PER LA PREVENZIONE DELLA VIOLENZA "ANNA"

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NUMERI E PERCENTUALI SUL FENOMENO

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Secondo il centro "Anna", in Russia ci sarebbero circa 3mila fondazioni che si occupano di problemi sociali, compreso il femminicidio. Tra queste, il report cita il centro "Lubava", nella città di Klin, che si contraddistingue per l'efficienza dei servizi e dell'assistenza

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che sta attualmente mettendo a punto il progetto di legge contro il femminicidio -. Tempo addietro si poneva molta meno attenzione a questi casi. Ora, finalmente, la società e il governo stanno iniziando a prendere più sul serio la questione. Contiamo di portare a termine in breve tempo la nostra proposta di legge a tutela della donna», spiega, mostrando sufficiente ottimismo in merito alla sua battaglia. «Se ti picchia, vuol dire che ti ama», si sente troppo spesso dire in Russia. In alternativa, vuol dire che la donna in qualche modo è colpevole di qualcosa. «Si tratta di un'idea ancora viva nel subconscio collettivo russo - ha detto Maria Arbatova, scrittrice, psicoanalista e attivista per i diritti delle donne in Russia -. Se i vicini di casa o gli amici sanno che un uomo maltratta una donna, difficilmente chiameranno la polizia. Non si tratta di affari loro, pensano. Talvolta, se il fatto avviene per strada, qualcuno interviene. Quando la violenza si verifica in casa, invece, è molto difficile che qualcuno intervenga». I rari casi di denuncia, poi, vengono spesso archiviati come semplici conflitti familiari, cosa che finisce con l'umiliare ulteriormente le vittime di questi soprusi. Alcuni psicologi e sociologi ritengono che questo comportamento in un certo senso possa essere riconducibile alla mentalità russa, ancora oggi in parte fondata su principi patriarcali e piuttosto maschilisti. Sembra che alla base di questo modello fami-

Molti casi di femminicidio sono spesso riconducibili all'abuso di alcool: secondo alcuni dati diffusi nel 2008 dal Ministero russo degli Interni, su 250mila casi di alcolismo, circa 210mila hanno come conseguenza episodi di violenza domestica ai danni delle donne

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Anche se in numero ancora ridotto, aumentano le donne che si rivolgono ai centri anti-violenza: circa il 60-70% delle vittime trova il coraggio di denunciare la situazione. Ancora bassa, invece, la percentuale di persone che chiede l'intervento delle forze dell'ordine

liare ci sia il "Domostroi", il libro della famiglia, pubblicato nel corso del Sedicesimo secolo e in passato considerato un faro guida nelle relazioni familiari nel Paese, un pò a tutte le latitudini, compresi i grandi centri urbani della Federazione. Per tendere la mano alle vittime della violenza, in Russia sono stati attivati alcuni centri che si occupano di dare assistenza e aiuto alle donne. Secondo un report stilato dall'associazione "Anna" sarebbero poco più di 3.300 le fondazioni che in tutto il Paese affrontano questioni di carattere sociale. Solamente 23 di esse, però, sono specializzate nel dare assistenza alle donne. Il resto mescola il femminicidio agli altrettanto drammatici, ma ben diversi, casi di disagio giovanile, abbandono di minori, tossicodipendenza, disagi sociali. Chi alza la testa e decide di ribellarsi, poi, rischia di dover affrontare nuove e ben più cruente vendette. È per questo, forse, che la maggior parte delle donne continua a sopportare per anni, in silenzio, i soprusi che avvengono tra le mura domestiche, ad opera di qualcuno a cui loro per prime sono affettivamente legate. Quando finalmente parte la denuncia, nell'arco di pochi giorni buona parte delle segnalazioni (nell'ordine del 75-90 per cento, secondo Amnesty International), viene ritirata dalle stesse vittime. Poco cambia se scatta il fermo per l'aggressore: nella maggioranza dei casi, in breve tempo l'orco viene subito rilasciato. E torna tutto come prima. Sulla base di alcuni dati forniti dal Ministero russo degli Interni, nel registro della polizia sarebbero stati segnalati poco più di 200mila casi di risse familiari, che tuttavia spesso vengono classificati come semplici scaramucce domestiche. Ora, con l'arrivo di una nuova normativa, più rigida e severa, si spera finalmente di poter offrire davvero maggiori garanzie sociali e legislative alle vittime di questi reati.


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Società

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IL COMMENTO

Alle radici del disagio Laura Zilio RICERCATRICE

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Le leggi La sfida della politica e il ruolo della Duma

Un network di solidarietà per superare la paura Nonostante la presenza di alcuni articoli del Codice penale russo che colpiscono chi provoca danni fisici con percosse e torture, le pene per i colpevoli sono molto blande. NINA BORISOVA RUSSIA OGGI

Irina Sokolova, vice presidente alla Duma della Commissione per la Famiglia, le donne e l’infanzia giudica inefficace la legislazione che riguarda il problema delle violenze domestiche. È convinta dell’assoluta necessità di una legge specifica che garantisca aiuto e protezione concreti da parte dello Stato alle vittime. Una bozza sul “Controllo e la prevenzione delle violenze domestiche” dovrebbe essere inoltrata alla Duma entro l'autunno. Tale documento suggerisce la creazione di un registro delle vittime delle violenze domestiche e lo sviluppo di un network di centri di accoglienza ai quali possano rivolgersi le donne maltrattate. Leggi di questo tipo sono già in vigore in 89 Paesi, compresi alcuni

della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), rivelandosi molto efficaci. Per esempio, in Moldavia il tasso dei casi di violenza domestica è diminuito del 30 per cento dopo l’entrata in vigore della nuova legge, in Ucraina è sceso del 20 per cento. Già in passato in Russia erano state presentate bozze di disegni di legge, ma i risultati ottenuti sono stati pochi. Chi si oppone alla bozza attuale afferma che il Codice penale russo di fatto già prevede tutto ciò che è necessario per punire i colpevoli e cita gli articoli sui danni fisici colposi alle persone, le percosse, le minacce di morte e la tortura. Ciò nonostante, Salia Murzabaeva, membro del Comitato della Duma per la protezione della salute, dice che «di solito la legge in vigore al momento funziona in questo modo: finché non scappa il morto o qualcuno resta gravemente ferito, è molto difficile punire l’aggressore». Inoltre, le punizioni previste per la violazione di tali articoli sono blande. Un aggressore può essere condannato a tre o quattro mesi di prigione e poi far ritorno a casa.

na qualsivoglia analisi sulla società russa odierna non può prescindere da una considerazione basilare e dalle conseguenze che da essa derivano: la Federazione Russa dell’ultimo ventennio si caratterizza per le stridenti disparità che rendono spesso difficile, soprattutto in ambito sociologico, caratterizzare in modo univoco una realtà tutt’altro che omogenea. Il contrasto tra lo scintillio delle “due capitali” e la provincia russa; la crescente disparità tra i nuovi ricchi e una moltitudine di cittadini che vivono ai margini o appena sopra la soglia di povertà; i fortunati che hanno accesso a club privati, cliniche mediche all’avanguardia e scuole d’élite e una schiera di famiglie che, dopo i tagli al budget e la riduzione della spesa pubblica destinata ad istruzione e sanità, non riescono più ad accedere nemmeno all’assistenza di base e ai servizi essenziali. Alle difficoltà materiali vanno poi sommati un forte disagio interiore e un marcato disorientamento della popolazione: le generazioni più adulte sbigottiscono davanti al progredire di credenze e mode spesso in contrasto con i valori con cui sono cresciute, apatiche e disilluse perché private improvvisamente dell’ideologia che le aveva guidate per decenni, senza che essa fosse sostituita da alcunché di alternativo; i giovani sono invece alla ricerca di riscatto sociale ed economico ad ogni costo, pur nell’impossibilità di poggiare le loro esistenze sul supporto di solide basi familiari e identitarie. Considerato un tale contesto, non sorprende riscontrare una crisi esistenziale e un esteso disagio familiare che portano la Federazione Russa a essere uno dei Paesi con un alto tasso di violenza domestica sulle donne. Il ruolo della donna nella società russa odierna è il frutto dei settant’anni di comunismo che, grazie alla garanzia di accesso all’istruzione superiore e al mondo del lavoro, con considerevoli sostegni alla maternità e una fitta rete di asili, scuole, mense e consultori, ha portato a un tasso molto elevato di scolarizzazione femminile e a un altrettanto ampio inserimento della donna nel mondo del lavoro. Oggi, a causa dell'elevato numero di decessi dei maschi russi in età lavorativa, la sopravvivenza di migliaia di famiglie russe dipende da madri e nonne. La debole sensibilizzazione della società russa alle problematiche sociologiche, considerate meno rilevanti in un momento sconvolgente di transizione come quello degli ultimi due decenni, ha giustificato sinora le lacune della legislazione russa circa le violenze domestiche. Inoltre, la scarsa fiducia della popolazione che emerge dai sondaggi nei confronti della polizia e, in generale, degli organi di pubblica sicurezza spiegano, in parte, la debole propensione delle donne russe alla denuncia degli abusi. L'autrice è una studiosa della Russia contemporanea e dei problemi sociali del Paese

L'INTERVISTA MARINA PISLAKOVA

"Per fortuna le denunce aumentano" Decine di telefonate al giorno. Centinaia di voci di donne che, nascoste dietro a una cornetta, trovano il coraggio di denunciare infinite violenze. Sono questi i numeri del Centro Nazionale per la Prevenzione della Violenza "Anna", che dal 1993 opera in Russia per prestare aiuto alle vittime di maltrattamenti. La sua direttrice, Marina Pislakova, di storie ne ha raccolte tante. Per quanto riguarda la violenza domestica, quali sono le dimensioni del fenomeno all'interno della Federazione? Più che parlare di aumento o diminuzione del numero di casi di femminicidio registrati, mi piacerebbe soffermarmi sul notevole aumento delle denunce da parte delle vittime. Nel nostro Paese sta crescendo l'attenzione riservata a questo problema, e c'è una sempre maggior consapevolezza che lo Stato e la società devono intervenire per fermare queste situazioni. Quali sono i motivi che spingono l'uomo a comportarsi così? Le cause della violenza da parte di mariti e compagni possono essere riconducibili a diverse motivazioni. Spesso alla base di queste aggressioni ci sono infanzie difficili, durante le quali i minori hanno assistito loro stessi a maltrattamenti in famiglia. Questo atteggiamento è quindi diventato un comportamento ai loro occhi tollerabile. Quasi normale.

Bisognerebbe poi aprire una parentesi per affrontare gli aspetti patriarcali della nostra società, analizzando il ruolo della donna al giorno d'oggi. Quante donne si rivolgono ai vostri consulenti? Ogni mese al nostro numero di telefono arrivano circa 300 chiamate. Una cifra considerevolmente più alta rispetto al passato. C'è una diffusa voglia di dire basta. Di porre fine alle violenze, anche se i numeri sono ancora troppo bassi rispetto ai soprusi che effettivamente si verificano. Il nostro numero di telefono è attivo tutti giorni, ed è raggiungibile non solo da Mosca, ma anche da altre città, in forma assolutamente gratuita. Qual è il target di donne che decide di alzare il telefono per denunciare la violenza? Registriamo persone di tutte le età, dai 20 ai 60 anni. Si tratta perlopiù di donne che lavorano, che hanno un impiego e una certa posizione nella società. La cosa interessante da notare è che il 65 per cento delle vittime si rivolge a noi, e non alle forze dell'ordine. Credo che la spiegazione per questo comportamento sia da ricercare nella mancanza di una legislazione efficiente, che garantisca un intervento immediato e sicuro. Ora come ora, la normativa non permette agli organi competenti di intervenire in maniera del tutto adeguata.

Cosa fate per aiutare le donne che si rivolgono a voi? Attraverso il servizio di assistenza telefonica indichiamo il centro di accoglienza più vicino alla vittima, nelle diverse regioni del Paese. Questo è il primo aiuto che possiamo fornire. Poi mettiamo a disposizione diversi servizi: dagli avvocati, che possono fornire assistenza legale e studiare i casi, agli psicologi. C'è chi sostiene che in Russia ci sia una certa indifferenza nei confronti del femminicidio e della violenza domestica. È vero? Purtroppo è un problema che riguarda molti Paesi. Spesso non c'è una vera presa di coscienza della gravità delle situazioni. Le donne si isolano, non denunciano, e si avvia così un processo parallelo di silenzio che vede la società intera chiudere gli occhi, senza quindi reagire. Una legge ad hoc potrebbe aiutare a risolvere questo problema? Sicuramente sì. Un provvedimento in materia è in fase di elaborazione, grazie a una commissione di esperti che sta lavorando per sciogliere i nodi di un progetto di legge che ha trovato negli anni diversi ostacoli. Contiamo che sia tutto pronto quanto prima, per poter dare una svolta importante ai diritti e alla tutela delle donne russe. L.B.


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Ambiente

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Ecologia L'impegno internazionale per eliminare le armi chimiche

Luci e ombre. Molto è stato fatto dal 1998 in avanti, ma non sempre gli accordi presi dagli Stati che hanno sottoscritto i trattati sono stati rispettati. Il ruolo dell'Italia. ROSA LELLA RUSSIA OGGI

Oltre alle prodezze di James Bond nella saga hollywoodiana di 007 e a quel che resta del muro di Berlino, c’è un’altra eredità lasciata dalla Guerra Fredda, non altrettanto dominante nell’immaginario collettivo ma, nel concreto, ben più ingombrante e difficile da smaltire. Si tratta delle armi chimiche non ancora distrutte, i sommergibili nucleari in attesa di essere smantellati e l’inquinamento, che stanno richiedendo uno sforzo economico da parte della Federazione e un impegno di professionalità fuori dal comune. Con risultati finora incoraggianti anche grazie all'evoluzione delle tecnologie. Secondo stime dell’Ong Green Cross, dal 1998 a oggi nel mondo sono state distrutte 56mila delle circa 72mila tonnellate di materiale chimico (78%) e 3,8 degli oltre 8,5 milioni di armi (45%): una quantità ingente, anche se molto resta ancora da fare. In Russia un caso emblematico dei

(regione di Murmansk) e Zvezda nel Bolshoj Kamen (nell'Estremo Oriente). Altri segnali positivi per il futuro arrivano da alcune indiscrezioni riportate qualche giorno fa da Ria Novosti, in base alle quali entro quest’anno verranno ritirati due dei più grandi sottomarini del mondo (classe Typhoon), il Severstal e l’Arkhangelsk, nel Mar Bianco, per poi essere smaltiti entro il 2018. In tutto sono sei i sottomarini di grandi dimensioni entrati in servizio nella Marina sovietica nel 1980. Tre sono già stati distrutti; come detto altri due verranno smaltiti entro un quinquennio, mentre un altro, il Dmitri Donskoy, è stato modernizzato e rimarrà in servizio ancora per qualche tempo. Entro il 2014, inoltre, il cantiere navale Nerpa festeggerà la distruzione dell’ultimo sottomarino sovietico Krasnodar, lanciato nel 1985 e ritirato dalla Marina russa nel 2012. Il processo di disarmo è un impegno che chiama a raccolta tutti gli Stati che hanno firmato accordi internazionali sul tema. Compresa l’Italia, che ha ridimensionato l’impegno iniziale di un miliardo di euro durante il G8 di Kananaskis (Ca-

L'Italia ha contribuito soltanto ai lavori per il recupero e lo smaltimento dei sommergibili nucleari e l’agenzia italiana Sogin, che doveva gestire questo processo, è stata investita da uno scandalo sull’uso dei fondi” ELIO PACILIO, PRESIDENTE DI GREEN CROSS ITALIA

danni provocati dall’industria bellica su ambiente e salute è la città di Dzerzhinsk, dove tra il 1930 e il 1998 sono state smaltite impropriamente 300mila tonnellate di rifiuti chimici. Tra i principali centri di produzione di armi chimiche dell’exUnione Sovietica, Dzerzhinsk è stata classificata, in un report curato dal Blacksmith Institute e da Grees Cross Svizzera, come uno dei dieci siti più inquinati del mondo. In alcuni punti le sostanze chimiche (190 quelle individuate nelle falde acquifere) hanno trasformato l’acqua in un fango bianco contenente diossine ed elevati livelli di fenolo, fino a far registrare un inquinamento 17 milioni di volte superiore ai limiti di sicurezza. C’è poi un altro fronte su cui combattere il fardello lasciato dalla Guerra Fredda: i sommergibili nucleari. Sono principalmente tre le aziende addette allo smaltimento di questi giganti del mare all'interno della Federazione: si tratta di nomi noti all'interno della Federazione come Zvyozdochka a Severodvinsk (regione di Arkhangelsk), Nerpa in Snezhnogorsk

nada) nel 2002, portandolo in un primo momento a 720 milioni di euro, quindi a soli 360 milioni. «Finora – fanno sapere dal Ministero dello Sv i l u p p o Economico sono stati impegnati circa due terzi della somma prevista, di cui circa il 72% è rimasto in Italia, considerato che i relativi contratti sono assegnati a imprese italiane (è il caso di Fincantieri, Techinnt, Ansaldo Nucleare e Mangiarotti)». Elio Pacilio, presidente di Green Cross Italia, definisce l'atteggiamento italiano come «un punto di grande imbarazzo. Il nostro Paese – prosegue l'esperto - ha contribuito solo ai lavori per i sommergibili nucleari e proprio l’agenzia italiana Sogin, che doveva gestire questo processo, è stata investita da uno scandalo sull’uso dei fondi, che ha portato alla chiusura dell’ufficio di Mosca e al commissariamento della società nella Penisola».

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Come cancellare le tracce e i rischi dei residui nucleari Scorie Le bonifiche richiederanno anni ma la strada è tracciata

La perestrojka green sulle coste del Nord Anche grazie all'utilizzo di tecnologie italiane, sono state messe a punto strategie efficienti di recupero per eliminare ogni residuo di nucleare. EVGENY UTKIN RUSSIA OGGI

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, sulle coste nordoccidentali della Russia si sono accumulati tantissimi rifiuti: non soltanto barili di carburante, tecnologie militari abbandonate per veicoli e aerei, residui di lubrificanti infiammabili e antenne radar, ma anche un deposito di sottomarini nucleari dismessi dalla flotta della Marina militare russa, con reattori e scorte di combustibile nucleare esaurito. Si tratta quindi di uno dei maggiori problemi ecologici della regione, anche se va precisato che non tocca esclusivamente la Federazione. Il pericolo maggiore dal punto di vista nucleare è rappresentato dal K-27: ogni reattore contiene infatti 90 kg di uranio-235. «Bastano cinque litri d’acqua nei reattori per rendere la situazione critica e innescare una reazione a catena incontrollabile», assicura Boris Stepennoj, ricercatore presso l’Istituto Kurchatov. Per risolvere questa e altre questioni, al Summit canadese di Kananaskis è stata istituita una partnership globale del G8 (l'organizzazione rappresentativa dei Paesi a maggiore tasso di industrializzazazione) con l'obiettivo di contrastare la diffusione delle armi di distruzione di massa e dei materiali a queste collegate, considerati i pericoli connessi a un loro possibile utilizzo. Negli ultimi dieci anni le coste nordoccidentali della Russia sono state ripulite da 192 sottomarini nucleari, oltre che da una grande quantità di combustibile nucleare già esausto. E questa è soltanto una parte del lavoro che attende l’ente statale Rosatom. Dopo il passaggio di consegna delle ex basi militari del Ministero della Difesa russo a Rosatom erano stati creati nella zona nordoccidentale alcuni depositi di compartimenti del reattore dei sottomarini nucleari, nella baia di Sajd (dove ora sono posizionati già 54 bloc-

chi) e nell’Estremo Oriente Russo, nella baia Razbojnik (dove quest’anno si inizieranno a sistemare altri blocchi del reattore). Basti considerare che 50 tonnellate di combustibile nucleare usato sono state portate fuori per essere trattate in maniera adeguata, garantendo la sicurezza. Ne sono rimaste 40 tonnellate, ed entro il 2020 l’obiettivo dovrà essere centrato. Attualmente gli Stati che partecipano al programma di partnership globale del G8 sono 24 e il termine d’azione è stato prolungato al 2022. La scelta del primo governo che beneficerà degli aiuti nell’ambito della partnership globale è ricaduta sulla Russia. La Federazione ha inoltre suggerito di realizzare progetti comunitari per trasformare la regione nordoccidentale del Paese in un luogo che risulti ecologicamente salubre. I successivi pretendenti agli aiuti comunitari sono gli ex Paesi dell’Urss, quali l’Ucraina e il Kazakhstan.

I NUMERI

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anni ci sono voluti per ripulire le coste nordoccidentali della Russia da 192 sottomarini nucleari e dal combustibile nucleare già esausto in essi contenuto. Ma il lavoro da fare resta ancora ingente

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i contratti stipulati lungo l'asse Italia-Russia nell'ambito delle azioni per eliminare i residuati nucleari. Gli accordi, tra aziende del Belpaese e della Federazione, hanno un valore stimato in 177 milioni di euro e riguardano in particolare il recupero, finalizzato al successivo riutilizzo, di cinque sottomarini nucleari

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kg di uranio-235: è il contenuto di ogni reattore presente nel k-27. Una minaccia da non trascurare, considerato che bastano cinque litri d'acqua nei reattori per innescare una reazione a catena difficile da controllare, secondo quanto rilevato dagli esperti dell'Istituto Kurchatov

Impronta italiana La nave “Rossita” viene utilizzata dalla società russa Atomflot per trasportare il combustibile proveniente dai diversi siti del NordOvest della Russia (Penisola di Kola e Mar Bianco) verso il porto di Murmansk, e i rifiuti radioattivi condizionati al sito di stoccaggio di Sayda Bay. C'è una lunga storia di collaborazione tra Fincantieri e la Russia: nel 1914 fu costruito, per decreto del governo zarista, un sommergibile (F-43), che tuttavia non venne consegnato per tempo ai russi, per cui rimase alla Marina Mercantile italiana

Nel 2003 è stato firmato un accordo quadro sul programma multilaterale nucleare ed ecologico della Federazione Russa, da cui prende le mosse anche questa cooperazione. L’Italia è un membro attivo di questa iniziativa. In dieci anni sono stati siglati 42 contratti per un totale di 177 milioni di euro, indirizzati in particolare al riutilizzo di cinque sottomarini nucleari, mentre proseguono i lavori per il recupero di un altro sottomarino della classe“Oscar-2”. In tal modo il volume totale della cooperazione italo-russa nell’ambito della partnership globale del G8 raggiunge i 275 milioni di euro. Sul fronte italiano partecipa al programma la società“Sogin”, impegnata in Italia nel riciclaggio dei rifiuti delle centrali atomiche. Con riferimento all’ambito di questo progetto, nel cantiere navale della Fincantieri (La Spezia), la Sogin ha costruito l’imbarcazione “Rossita”, che è stata mandata in mare nel dicembre del 2010. La nave con certificazione "ice class" è destinata a lavori in condizioni complicate nella regione artica. In particolare viene impiegata per il trasporto del combustibile nucleare esausto e dei materiali di riciclaggio dei sottomarini nucleari provenienti dalle ex basi costiere nella Russia nordoccidentale. La nave è stata progettata per l’ingresso e la sosta nei bacini portuali di Murmansk.


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Economia

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Scenario Il prezzo del gas pesa, ma la fiscalità di vantaggio e l'aumento dei consumi attirano gli investimenti stranieri

Pil, crescita in calo ma boom in vista LUIGI DELL'OLIO RUSSIA OGGI

Il ritmo di crescita dell’economia ha perso vigore negli ultimi mesi, anche se resta elevato l’appeal della Federazione verso le aziende occidentali ( e quelle italiane in particolare), a caccia di nuovi consumatori. Secondo i dati diffusi dall’ufficio statistico nazionale Rosstat, nei primi tre mesi del 2013 il prodotto interno lordo russo è cresciuto dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2012, migliorando la stima del +1,1% elaborata ad aprile dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il dato rimane comunque inferiore al potenziale, dopo un 2012 che ha visto la ricchezza nazionale crescere del 3,5% e un 2011 a +4,3%. Secondo Pavel Laberko, fund manager Russian equities di Ubp, proprio la sorpresa positiva del dato sul primo trimestre potrebbe costituire la svolta per un’accelerazione nei mesi a venire: «Il quadro è atteso in miglioramento nel secondo semestre grazie al calo dell’inflazione e alle misure di sostegno che sta mettendo a punto il governo». La causa principale del rallentamento è nel calo del prezzo del petrolio e del gas, dovuto in primo luogo alla minore domanda proveniente dagli Stati Uniti, dove è in atto la rivoluzione dello shale gas. Non sembrano tuttavia esserci all’orizzonte rischi di una crisi sistemica perché anche negli ultimi mesi la produzione manifatturiera ha tenuto, ma soprattutto è proseguita la crescita dei consumi interni, che ormai contano per i due-terzi della ricchezza prodotta ogni anno nel Paese. Secondo un report di Sberbank, entro il 2020 la Russia dovrebbe diventare il primo mercato europeo dei beni di consumo, scavalcando la Germania, nonché il quarto al mondo dopo Cina, Stati Uniti e Brasile. Mosca, con i suoi 80 centri commerciali, è diventata una città tra le più importanti al mondo sul fronte dei consumi, grazie anche a una classe media sempre più numerosa: il 55% dei russi ha un reddito di almeno 15mila dollari. Un’enorme prateria da conquistare, com-

plice il fascino esercitato sui russi dai prodotti del Made in Italy, che sono simbolo di gusto ed eleganza. L’Italia è tra i principali partner commerciali della Federazione, con una tendenza crescente negli ultimi anni (+22,6% nel 2011 e +3,4% nel primo semestre 2012), che ha consentito a molte aziende della Penisola di compensare almeno in parte la debolezza della domanda interna. La struttura delle importazioni russe dall’Italia invece è costituita soprattutto da quattro gruppi merceologici: macchinari, impianti e mezzi di trasporto; prodotti dell’industria chimica; alimentari e materie prime per l’industria agricola; tessuti e calzature. Proprio le potenzialità dei consumi spingono Daria von Mensenkampff, managing associate dello studio legale Orrick, a indicare nel retail uno dei settori più promettenti per le aziende italiane, mentre «l’arredamento e l’abbigliamento sono ormai maturi e la concorrenza è elevata». Al di là delle aziende che si limitano a esportare prodotti finiti, cresce anche

I NUMERI

+1,6% L'andamento del Pil nel primo trimestre del 2013, nel confronto con lo stesso periodo del 2012. Lo scorso anno l'economia era cresciuta al ritmo del 3,5%

20% L'aliquota fiscale sul reddito delle società, un dato inferiore di un terzo alla media europea. Vi sono, poi, zone con fiscalità agevolata per i nuovi investimenti

2020

Entro quella data la Federazione diventerà il primo mercato europeo per i beni di consumo, nonché il quarto al mondo dopo Cina, Stati Uniti e Brasile

tomotive (tra cui Fiat-Iveco, Pirelli), gli elettrodomestici (Indesit, Candy, Ariston, de Longhi), l’edilizia e le infrastrutture (Astaldi, Buzzi Unicem e Mapei) e l’energy (Eni-Saipem, Enel e Coeclerici). «L’attività si svolge tipicamente tramite distributori locali o la formazione di joint venture con partner russi o, semplicemente, ricorrendo alla costituzione di una sussidiaria nella Federazione», spiega von Mensenkampff. «Naturalmente, è necessaria una preparazione per le attività locali».

il numero di quelle che decidono di stabilirsi in loco per ridurre i percorsi della distribuzione. Un aiuto in tal senso arriva dall’imposta sul reddito, che per le società si attesta al 20% (un terzo in meno rispetto alla media dell’Eurozona), senza considerare la fiscalità agevolata garantita da alcune province. I settori che vantano le più significative presenze imprenditoriali italiane nel territorio russo sono l’agroalimentare (è il caso, ad esempio, di Cremonini, De Cecco, Ferrero, Perfetti e Zuegg), l’au-

«La stabilità politica è uno dei maggiori fattori di attrazione degli investimenti esteri», spiega Daniele Mellana, responsabile per l’Italia di East Capital, che vede per la Federazione un maggiore potenziale di crescita nel medio periodo se riuscirà a mettere in campo le riforme attese da anni, «in particolare una maggiore protezione dei diritti di proprietà, lo stato di diritto e la lotta alla corruzione», senza dimenticare che molti passi in avanti in queste direzioni sono già stati compiuti.

L'INTERVISTA ARKADI DVORKOVICH

Sfide, le privatizzazioni necessarie mia e alle imprese attive nelle zone economiche a statuto speciale, costruiamo infrastrutture nei parchi industriali.

Prima del Forum Economico di San Pietroburgo, il vice premier Arkadi Dvorkovich affronta i problemi dell'economia russa. E le questioni dell'accesso delle compagnie straniere alla piattaforma continentale. Dvorkovich, qualche tempo fa ha affermato che «nell'economia della Russia c'è troppo Stato e poco spazio per la vera imprenditoria privata». In questi due anni la situazione è cambiata? In una certa misura sì. È stato approvato un programma di privatizzazione di asset statali entro il 2018, già in fase di realizzazione. Nel settembre dello scorso anno è stato venduto il 7,58% delle azioni di Sberbank (la più grande banca russa). Quest'anno proseguiremo il processo di uscita dello Stato dalle grandi compagnie. Si preparano a fare il loro ingresso sul mercato azionario Vtb, Rzd, Alrosa e Sofkomflot. Negli ultimi anni si parla molto della necessità di diversificare l'economia. Eppure, secondo il Servizio Doganale Federale, nel 2012 il volume totale delle esportazioni non riguardanti le materie prime è diminuito del 4%. Come mai? Anche la quota delle esportazioni del settore petrolifero e gasiero dal nostro Paese è storicamente elevata, il ritmo

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Nei primi tre mesi del 2013 l'economia russa ha fatto segnare un progresso dell'1,6%, un ritmo blando rispetto al passato. Ma ci sono le premesse per un'accelerazione nei prossimi mesi.

di crescita di questo comparto è molto inferiore rispetto ad altri settori dell'economia. In Russia si sta sviluppando l'industria di trasformazione e il settore informatico mostra una crescita annuale del 15-20% negli ultimi dieci anni. In termini monetari la percentuale del settore petrolifero è aumentata perché sono saliti i prezzi del petrolio. Quando la Russia potrà liberarsi dalla spada di Damocle del petrolio? Perché ciò avvenga occorre mettere in piedi nuove produzioni efficienti. Non è un processo rapido, ma ci stiamo impegnando per creare le condizioni adatte. Concediamo agevolazioni fiscali ad alcuni settori dell'econo-

In giugno a San Pietroburgo si terrà Il Forum Economico. L'appuntamento ha già stabilito il record per il valore degli accordi stipulati nella sua cornice: 15 miliardi di euro, nel corso dell'edizione 2010. Pensa che quest'anno la cifra potrà crescere ulteriomente? Effettivamente si tratta di uno degli eventi più importanti nel nostro Paese, ma a mio modo di vedere lo scopo del Forum Economico di San Pietroburgo non è di far registrare dei record. Si tratta di un'occasione per comunicare, nella quale si incontrano i dirigenti delle compagnie russe e mondiali. I fatti più importanti solitamente avvengono a margine delle trattative su progetti concreti e sulle decisioni che riguardano gli investimenti. Le transazioni poi magari vengono concluse non nella cornice del forum, ma a distanza di un mese o anche di alcuni mesi. Quest'anno avremo ospiti delle importanti delegazioni dalla Germania e dall'Olanda: il 2013 è l'anno di interscambio con questi Paesi. Penso che il forum sarà denso di appuntamenti. Elena Shipilova


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Cultura

PROFONDO OVEST KALININGRAD, ENCLAVE RUSSA TRA POLONIA E LITUANIA UN LUOGO RICCO DI FASCINO E BELLEZZE NATURALI TRA IL TURISMO E LA STORIA DI UN CITTADINO ILLUSTRE

La regione di Kaliningrad, sulle rive del Mar Baltico, è il punto più occidentale della Federazione. Un'enclave nel cuore dell'Europa che non ha continuità territoriale con il resto del Paese, e confina con la Polonia a Sud e con la Lituania a Nord e a Est. Kaliningrad divenne parte dell'Unione Sovietica nel 1946. Il terreno è disseminato di antiche monete, pugnali, fucili risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Tutti gli abitanti sono cercatori di tesori: se non di professione, per hobby.

ponti. Ai viadotti che si trovano dentro la cerchia cittadina è ispirato un antico problema di matematica: è possibile attraversare sette dei ponti di Königsberg senza passare due volte su nessuno di essi? Partendo da questo problema, il matematico Eulero ideò la cosiddetta teoria dei grafi, che ancora oggi viene impiegata nella logistica, nella chimica e nell'informatica. Sul fiume Pregel quasi 300 anni fa amava indugiare Immanuel Kant, "Il grande cinese di Königsberg", come lo definiva Nietzsche. Il filosofo osservava l'arsenale sulla strada per Holländer Baum, meta delle sue passeggiate quotidiane. Kant faceva un solo pasto al giorno, seguendo una sua dieta personale.Visse a Königsberg per tutta la vita. La sua tomba si trova nella cattedrale di Königsberg sull'isola di Kant.

sonaggio di Voland nel romanzo Il Maestro e Margherita: «Il vecchio Immanuel demolì definitivamente tutte le prove, ma poi, quasi per burlarsi di se stesso, ne costruì personalmente una sesta» A Königsberg Kant fu docente e rettore dell'Albertina (che oggi si chiama Università Federale del Baltico Immanuel Kant), la più antica università della Prussia. Il filosofo insegnava logica, meccanica, fisica teorica, metafisica, geografia fisica e matematica. «Due cose al mondo riempiono la mia anima di un sacro fremito: il cielo stellato sopra di me e la legge morale che è dentro di noi». Per tutta la città si possono trovare targhe come questa, commemorative delle parole di Kant. Il cielo stellato l'Albertina lo conquistò già poco dopo la morte del filosofo: all'inizio del Diciannovesimo seco-

Spesso gli abitanti locali chiamano la regione di Kaliningrad "la terra dei passionari". Secondo una teoria dello storico Lev Gumilev, in determinati periodi di tempo e in punti diversi del globo terrestre nascono un gran numero di persone dotate di un'incontenibile spinta all'azione. Proprio il "carattere passionario" spinge queste persone a tentare imprese militari in luoghi remoti, alla scoperta di nuove terre, alla creazione di opere d'arte e alle scoperte scientifiche, giungendo spesso al sacrificio del proprio tempo, della salute o persino della vita. Dal Mar Baltico soffia un forte vento. A Kaliningrad non si trova riparo: è così violento che sembra scavarti le rughe sul viso. Il vento lambisce il lungofiume, prende velocità sopra le acque del Pregel e va a sferzare le costruzioni sulle banchine del porto. Il corso d'acqua è attraversato da quindici

Fu proprio qui che l'"eremita prussiano" scrisse la Critica della ragion pura e dimostrò anche l'inconsistenza delle tre prove filosofiche dell'esistenza di Dio: l'ontologica, la cosmologica e la teleologica. Dopo la morte di Kant i teologi si "vendicarono" del filosofo attribuendogli la creazione della prova morale dell'esistenza di Dio. Immanuel Kant riteneva che «sotto l'aspetto morale conviene riconoscere l'esistenza di Dio». L'essenza della religione per il filosofo consisteva nel «prendere coscienza dei nostri doveri come di comandamenti divini». Nei manuali usati ancora oggi nei seminari si trovano esposte le quattro prove dell'esistenza di Dio, e come autore della prova morale viene indicato appunto Kant. Lo ricorda anche Mikhail Bulgakov, in chiave umoristicamente distorta, attraverso le parole pronunciate dal per-

lo l'osservatorio dell'Università di Königsberg divenne uno dei centri principali dell'astronomia. Lev Gumilev era convinto che lo spirito passionario scorresse per via ereditaria: è la terra stessa che l'assorbe, custodendo le tombe dei grandi uomini. «La passionarietà possiede un'altra caratteristica: è contagiosa», scriveva Gumilev. Il golfo di Curlandia, separato dal Mar Baltico dalla sottile striscia di terra dell'Istmo di Curlandia, assomiglia al fiume Nilo: anche le sue onde scure emanano un'aura di antichità. Sono piene di frammenti di una storia millenaria, di navi colate a picco e ricoperte di limo e alghe. Nelle loro profondità pulsa un'energia infinitamente possente e immensamente chiara, come i raggi del sole della cui vista godeva di buon mattino Kant, il filosofo che demolì le prove dell'esistenza di Dio.

I terreni, disseminati di monete, raccontano la storia di un popolo dedito all'archeologia. Immanuel Kant si innamorò di questi luoghi e qui scrisse il suo capolavoro. DARYA GONZÁLEZ

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Tutte le strade di Kaliningrad costruite nel corso del Novecento hanno l’aspetto di lunghissimi viali fiancheggiati da alti alberi, piantati per ragioni non solo estetiche, ma soprattutto con l'obiettivo di rendere più saldo il terreno. Gli automobilisti del luogo li hanno ribattezzati gli “ultimi soldati della Wehrmacht”. Da segnalare che le strette strade di Kaliningrad, con la loro limitatata visibilità, sono teatro di frequenti incidenti Quando fu costituita la regione di Königsberg, quasi tutti i centri abitati, le strade e gli elementi paesaggistici ricevettero una nuova denominazione. Ma non tutto filò liscio: nella confusione venutasi a creare tra vecchio e nuovo, si scambiarono i nomi di due città: quella mai battuta dal sole e immersa nel verde divenne Svetlogorskij (da “svetlyj” che in russo significa “luminoso”), mentre quella con il maggior numero di giornate di sole nell’intero oblast fu denominata Zelenogradsk (da “zelenyj” che in russo significa “verde”)

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La tre aperture della tomba di Kant La Cattedrale fondata nel 1333 rimane ancora oggi il simbolo di Königsberg. Si ritiene che il fondatore della cattedrale sia stato il Gran maestro Luther von Braunschweig, la cui tomba si trovava all'interno del tempio. Durante la Seconda Guerra Mondiale l'edificio fu gravemente danneggiato e si pensò perfino di abbatterlo. La cattedrale fu salvata soltanto dall'immediata vicinanza della sepoltura di Immanuel Kant. Tra l'altro, la tomba del celebre filosofo venne aperta in ben tre occasioni. La prima volta avvenne in seguito ai dibattiti sorti tra gli storici dell'epoca sul fatto che vi fossero realmente conservati i resti mortali del grande filosofo; alcuni, infatti, sollevarono dubbi in merito, ricevendo una vasta eco presso l'opinione pubblica. La seconda apertura fu a opera dei nazisti, con l'obiettivo di misurare i parametri del cranio di Kant e sincerarsi delle sue origini ariane. Dopo la presa di Königsberg da parte delle truppe sovietiche, la bara fu nuovamente esumata per controllare che non fosse stata trafugata dai tedeschi in ritirata.

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CURIOSITÀ DA CONOSCERE

Società Incentivi per chi si trasferisce nella regione

Esperienze di integrazione Un uomo alto dai capelli scuri e dal camice bianco attraversa i corridoi sterili del centro perinatale in cui la mattina del 31 ottobre 2012 è nato il bambino che aspira al titolo di settemiliardesimo abitante del pianeta. Dietro le porte chiuse ci sono le incubatrici i neonati che pesano dai 500 grammi in su. Alle pareti, fotografie di bimbi. Il vice primario del centro perinatale di Kaliningrad Samson Asatrian si è trasferito in questa città con la moglie e i due figli dall'Armenia tre anni fa: «In Russia ci sentiamo a casa, siamo tutti originari dell'Unione So-

vietica. Qui vedo un futuro per i miei figli», dice. «Trasferirci non è stato facile: dopotutto, si trattava di abbandonare la nostra patria, l'Armenia...». Negli ultimi cinque anni nella regione di Kaliningrad sono arrivati circa 18mila dei 300mila connazionali che secondo un piano governativo dovevano rientrare nella regione. «Non sempre le cose vanno come si vorrebbe», commenta il sostituto del ministro per lo Sviluppo municipale Sergei Bulychev. «Ciò nonostante Kaliningrad è al primo posto per il numero di cittadini che vi si trasferiscono a vivere.


Reportage Storie Testimonianze Letture e Guide per Viaggiare

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Oggetti e politica Una selezione di testi per comprendere la Federazione

I POSTI INSOLITI

La sabbia "cantante" tra i boschi La penisola si estende da Zelenogradsk (regione di Kaliningrad) a Klaipeda (Lituania), dividendo le acque salate del Mar Baltico da quelle minerali della Laguna dei Curi. In un fazzoletto di terra grande quanto un quartiere periferico di Mosca, il deserto si alterna a boschi di conifere e betulle, prati coperti di muschio, tundra e paludi. La superficie di questa striscia di terra è di 66 chilometri quadrati, pari a un sedicesimo dell’estensione della capitale russa. Da più di mille anni gli uomini tentano di proteggere la penisola di Neringa dai suoi tre principali nemici: l’acqua, il vento e se stessi. Qui si estendevano i boschi sacri delle tribù pagane del Baltico che, in seguito, sono stati invasi da branchi di cani da caccia dei re prussiani, mentre nel Settecento su una parte del territorio venne allestita la riserva “Il bosco regale”. Molto tempo dopo, nel periodo di distruzione di massa dei boschi della penisola, si salvò grazie al suo status. Il disboscamento provocò una catastrofe ecologica: ci fu la desertificazione e la formazione di enormi dune “mobili”, libere di muo-

Cultura

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versi sulla superficie della penisola. I processi di disgregazione sono attivi ancora oggi e condizionano la friabilità e la fragilità dei sistemi naturali della striscia di terra. Per questo nel 1987 venne creato il Parco nazionale “Penisola di Neringa”, uno dei primi della Russia. Sommando tutte le risorse materiali e di lavoro spese per difendere questo territorio, è possibile considerare questo progetto di difesa dell’ambiente uno dei più costosi della storia. Qui si dice anche che la sabbia faccia da coro per il bosco danzante. Per la rara forma dei cristalli, quando i frammenti di sabbia si toccano, producono dei suoni caratteristici che non assomigliano affatto al tipico “rumore”. La sabbia canta sotto di noi, sgusciando via dai piedi, ulula con le voci dei cani, fa eco alla danza delle onde e la sua melodia corre lontana sulla penisola. La sabbia si sente dappertutto in questi spazi. www.russiaoggi.it/22287

Tra glasnost e sigarette Dispacci dal grande Paese Un viaggio letterario attraverso mille itinerari possibili. Romanzi, analisi, studi e reportage. Una miniera di conoscenza sempre più ricca. Per scoprire tesori e reperti perduti. VLADIMIR ZAVIALOV RUSSIA OGGI

Gli itinerari possibili sono infiniti. Soprattutto se il viaggio che si vuole affrontare non è fatto di treni, stazioni ferroviarie, aeroporti e strade secondarie. Ma di pagine, concetti e parole che cercano di sondare una delle società che, a dispetto delle apparenze, è quanto di più multiforme e complesso possa oggi trovarsi sul pianeta. La Russia come oggetto lettarario. Un incrocio perenne tra il passato zarista e quello sovietico, tra le transizioni mai del tutto compiute e le contraddizioni del presente. Una miniera di pretesti letterari: dal sottosuolo nichilista e tragico fino alla patina occidentale che ricopre le città più importanti della Federazione. Bellezza e miseria. Tenute insieme in una manciata di libri che cercano di restituire le sfaccettature del Paese. Quando i dirigenti del Partito Comunista Italiano ritornavano in patria dopo i loro viaggi di formazione alla corte del Pcus, una delle prime cose che mostravano – o meglio: che accendevano - erano le Papirosy. Sigarette di seconda mano, realizzate per soddisfare l'universale necessità di nicotina. Simbolo della solidarietà di Stato, incarnazione fumosa del Progresso. Alle Papirosy e ad altri oggetti quasi scomparsi che hanno segnato la vita materiale dei russi è dedicato“La vita privata degli oggetti sovietici. 25 storie da un altro mondo”, di Gian Piero Piretto. Un campionario ricco e vario come pochi, che va dalla Gazirovka, la bevanda gassata che veniva dispensata dai distributori pubblici fino alla consuetudine di mettere da parte, in un eccesso di sindrome da conserva, qualsiasi barattolo di vetro. E quel netto taglio con il passato dell'agosto del 1991 è, spesso, il punto da cui si originano i tentativi di com-

DA LEGGERE "La vita privata degli oggetti sovietici" La vita delle cose per recuperare un passato a volte scomparso, a volte ostinatamente presente. L'universo dell'Urss nel lavoro di Gian Piero Piretto "Imperium" Un reportage in tre atti, scene dalla dissoluzione dell'impero sovietico. Nel testo gli articoli scritti da Ryszard Kapuscinski per raccontare il crollo dell'Urss "La Russia nuova. Economia e storia da Gorbaciov a Putin" Macroeconomia e storia politica per comprendere una transizione che sembra infinita. Nel libro di Paolo Caselli "Storia della Russia" Oramai un classico della storiografia contemporanea. L'impresa titanica di Roger Bartlett: racchiudere in 320 pagine la lunga storia di un Paese immenso "Ultime notizie dal letamaio" Satira, cinismo, disincanto e leggerezza. Per un affresco dei vizi e delle virtù della Russia contemporanea che ha fatto discutere molto. Di Aleksandr Ikonnikov

prendere sia il passato sovietico che il presente della Federazione. Un punto di osservazione privilegiato per chi vuole sporcarsi le mani, e i taccuini, con tutto ciò di incompiuto che resta dalle rive della Moscova fino alla suggestiva laguna di San Pietroburgo. Uno dei libri che meglio restituisce questo tentativo è "Imperium", che porta la firma di Ryszard Kapuscinski. Un racconto in presa diretta del viaggio che il celebre autore polacco ha compiuto nei mesi successivi al tracollo dell'Urss, lontano dai centri del potere, percorrendo le zone più remote delle ex repubbliche sovietiche, annotanto in presa diretta le prime crepe sociali e l'inizio di una mutazione politica non ancora compiuta. Poi la numerosa serie di raccolte di racconti e di romanzi che contraddistinguono la new wave della letteratura russa; quei giovani, nuovi autori che esplorano con il loro lavoro le“cose dentro le cose” nel tentativo di portare alla luce una parte del Paese che spesso, secondo l'opinione pubblica internazionale, viene osservato esclusivamente dal punto di vista della cronaca politica. Quindi non solo Limonov e Lilin. Vladimir Kaminer, Vladimir Voinovich e Aleksandr Ikonnikov. L'altra Russia, lontana dalle polemiche quotidiane della diplomazia internazionale e dalle contestazionni al governo. Autori che scelgono la distanza, una prospettiva attraverso la quale guardano agli accadimenti, non accontentandosi di facili generalizzazioni e di inutili astrazioni, cercando al contrario di restituire corpo e anima della vita al tempo degli oligarghi. Infine, senza analisi economiche lo sviluppo della Federazione risulta incomprensibile. Un primo passo è costituito da “La Russia nuova. Economia e storia da Gorbaciov a Putin” di Paolo Caselli. Si parte dal 1985, glasnost e perestrojka, attraversando la transizione capitalistica dell'era Eltsin e lo sviluppo dell'era Putin. Per conoscere la storia di“un Paese enorme” il cui ruolo nell'economia planetaria cresce di giorno in giorno.

Architettura Biennale, tra i protagonisti anche Vadim Zakharov

Venezia e i labirinti del contemporaneo

Preparando la seconda fase del programma abbiamo indicato cifre più verosimili, 5mila persone all'anno» A quanti si trasferivano qui sono stati assegnati degli alloggi per il primo periodo di soggiorno nel villaggio di Severnyj; in seguito sono stati trovati per loro appartamenti ricavati dal patrimonio immobiliare inutilizzato. I nuovi abitanti sono arrivati per lo più da Ucraina, Armenia, Kazakhstan e Tagikistan. «Ora ci rendiamo conto che quanti si trasferiscono a vivere qui spesso hanno bisogno anche di un sostegno psicologico e di una preparazione linguistica», spiega Sergei Bulychev. «D'ora in poi effettueremo una rigida selezione degli specialisti, in modo che i partecipanti al programma abbiano la certezza di trovare un lavoro. Occorrono medici, ingegneri navali, operai che lavorino alla costruzione della Centrale nucleare del Baltico, vicino

alla città di Neman». Per Samson, «chi vuole trovare un lavoro, lo trova sempre». Suo figlio Gor e sua figlia Katrin stanno bevendo il tè. «Nessuno ci ha chiamato per venire qui, bisogna fare tutto da soli, bisogna prepararsi. Amiamo molto l'Armenia, e a volte ci torniamo, ma di rado: con i bambini è complicato. Andiamo in chiesa in occasione di tutte le feste armene, perché i bambini non le dimentichino». La regione di Kaliningrad è nota per la tolleranza che la contraddistingue: attualmente la popolazione è composta da oltre 150 nazionalità. «Ho vissuto a lungo in Russia», sospira Samson, «ma in nessun altro luogo la gente ti tratta come qui. Davvero. In questa regione i rapporti si costruiscono con le persone, e non con la loro nazionalità o la loro confessione religiosa».

Si è aperta ieri a Venezia con il primo dei tre giorni dedicati alla stampa la 55esima edizione della Biennale dell’Arte che sarà ufficialmente inaugurata il 1° giugno. Anche in questa edizione la Russia vuole ritagliarsi uno spazio da protagonista. Per farlo Stella Kesaeva, per la seconda volta consecutiva commissario del padiglione Russia, ha scelto come curatore Udo Kittelmann, il direttore della National Gallery di Berlino, il primo “straniero” a occuparsi dell’allestimento del padiglione, progettato e costruito dall’architetto Aleksei Shchusev. Il protagonista dell’esposizione sarà Vadim Zakharov, artista concettuale . Al suo attivo ha la partecipazione alla

collettiva“Russia!”del Guggenheim di New York. Il suo lavoro, che viene sovente definito «labirintico» perché si ramifica in una quantità infinita di dettagli, promette di sorprendere i visitatori. «Non vogliamo che l’arte russa rimanga isolata, la scelta di Kittelmann come curatore è un passo importante per permettere all’arte russa di elevar-

DA VISITARE LA BIENNALE DI ARCHITETTURA A VENEZIA 1° GIUGNO - 24 NOVEMBRE 2013 GIARDINI DELLA BIENNALE, VENEZIA › www.russiaoggi.it/24313

Non vogliamo che l’arte russa resti isolata, la scelta del curatore è un passo per permettere di conquistare nuovi spazi"

si ai più alti livelli internazionali», ha affermato Stella Kesaeva, motivando la decisione storica. Onorato Udo Kittelmann che si è detto, sin dal momento in cui ha accettato l’incarico, felice di «presentare al pubblico un artista del calibro di Vadim Zakharov». Da segnalare anche diversi appuntamenti con gli eventi collaterali che vedranno altri artisti russi come protagonisti. In particolare, nella collettiva "Love Me, Love Me Not", che raccoglie all’Arsenale Nord i lavori più recenti di 17 artisti provenienti da Azerbaijan, Iran, Turchia, Russia, e Georgia, esporrà la giovane artista Taus Makhacheva, che lavora tra Londra e Mosca. Fino al 15 settembre, nello spazio esposizioni della Ca’ Foscari, si può inoltre visitare "Lost in Translation", una mostra a cura di Antonio Geusa e del Mmoma, il Moscow Museum of Modern Art. Il focus è dedicato all’arte russa degli ultimi 40 anni analizzata nei suoi aspetti storici, politici, sociali ed economici in 100 opere di 62 artisti.

STELLA KESAEVA, LA CONSECUTIVA COMMISSARIO DEL PADIGLIONE RUSSIA

D.G.

Mariella Caruso


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Sport

Calcio Gli Under 17 hanno conquistato il torneo continentale per la seconda volta

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Nella Federazione abbondano i piccoli campioni, da Mitriuskin a Brinov. Ben più che belle speranze. Solide certezze per il Paese che nel 2018 ospiterà i Mondiali. NICOLA SELLITTI TIMUR GANEEV RUSSIA OGGI

La nazionale di calcio Under 17 della Russia ha battuto la nazionale italiana nella finale degli Europei, diventando così campione per la seconda volta nella sua storia. Un successo che conferma come la Federazione sia uno dei Paesi più promettenti sul fronte dei giovani talenti, pronti per diventare campioni nell'arco di pochi anni e dare un contributo importante alla Nazionale in vista del Mondiale 2018, che si disputerà proprio in terra russa. Il titolo, conquistato ai calci di rigore, ha coronato un lungo cammino iniziato nel settembre 2012. Che ha visto i russi sfidare gli azzurri già una settimana prima dell'epilogo, nella fase a gruppi del torneo (partita finita 1-1). Prima della finale contro l’Italia, la Russia ha superato la Svezia in semifinale, anche questa volta dopo la lotteria dei rigori. L'allenatore della nazionale russa, l'ex centrocampista del Cska Mosca, Dmitri Khomukha, sin dall’inizio delle fasi finali della competizione aveva spronato i suoi ragazzi a puntare alla vittoria. E le affermazioni su Inghilterra e Slovenia, nel corso della competizione, non facevano altro che accrescere le convinzioni nei giovani calciatori russi. Che tra le proprie fila potevano contare su futuri campioni, forse già pronti per palcoscenici più importanti, tra i professionisti. Il protagonista assoluto dell’Europeo, soprattutto con i rigori parati contro Svezia e Italia, è stato il portiere Anton Mitriushkin. Contro gli azzurri, addirittura tre rigori parati su sette. Una media che neppure miti attuali del ruolo come Gigi Buffon, o Manuel Neuer sarebbero in grado di tenere. Mitriushkin, nominato miglior calciatore della rassegna continentale, pro-

viene da una famiglia di sportivi, che gli hanno trasmesso il talento e la dedizione alla causa del team. Suo padre giocava a hockey a rotelle nell’Enisei, squadra di Krasnoyarsk con cui divenne più volte campione dell'Urss. A sette anni, Anton si trasferiva con la sua famiglia da Krasnoiarsk a Rostov-sulDon, dove Mitriushkin cominciava ad allenarsi nel club calcistico locale, lo Ska. La svolta avveniva sette anni dopo. Anton veniva notato dai talent scout dello Spartak Mosca e, senza pensarci due volte, finiva nella capitale russa. Dopo aver giocato per due anni nell'accademia del club biancorosso, Mitriushkin balzava nella squadra giovanile. E dalla prima stagione nella nuova categoria, diventava immediatamente un punto di riferimento. Erano soprattutto le sue qualità carismatiche, da leader, che colpivano l'allenatore della nazionale Dmitri Khomukha. Al punto da nominarlo capitano. E le sue dichiarazioni, dopo il successo contro l’Italia sono da vero leader, con poco spazio alle emozioni: «Siamo tutti molto contenti, è stata una vittoria molto sofferta. Non dobbiamo però rilassarci, dobbiamo allenarci ancora di più». Come a dire, siamo solo al primo passo. Assieme all’estremo difensore pararigori, ecco tra i calciatori chiave della Russia campione d’Europa Dmitri Barinov, centrocampista del Lokomotiv Mosca. Un motorino che è stato determinante in quasi tutti i gol messi a segno dalla Nazionale della Federazione durante il torneo. Anche lui pare essere un predestinato ai grandi palcoscenici del calcio russo e mondiale. Con una storia che parte dal villaggio di Ogudnevo in provincia di Mosca. A otto anni Dima si iscriveva di propria iniziativa alla scuola di calcio della vicina cittadina di Schelkovo, a 30 chilometri da casa. Zero allenamenti saltati da Dima in quel periodo, nonostante la distanza notevole per un bambino della sua età. La sua famiglia, come avvenuto in altri casi per celebri calciatori, da Maradona a Rivaldo, era tutt'altro che ricca. Quindi, non poteva comprare al piccolo calciatore la

Andrea Palazzi a destra e Sergei Makarov a sinistra

Occhio a quei due. Ecco le nuove star ANTON MITRIUSHKIN • 17 anni, 186 centimetri di altezza, gioca come portiere. Nato a Krasnoyarsk, viene da una famiglia di sportivi. A sette anni con la sua famiglia si trasferisce a Rostov, quindi a Mosca per giocare nell'accademia di Spartak Mosca. Agli Europei Under 17 che si sono conclusi nei giorni scorsi ha mantenuto la porta inviolata in quattro gare su cinque

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DZHAMALDIN KHODZHANIAZOV • Il difensore centrale dello Zenit San Pietroburgo ha realizzato il primo gol russo nella finale con l'Italia. Nato in Turkmenistan, riesce a combinare una grande reattività negli anticipi a un buon controllo di palla, una cosa non certo usuale per chi ricopre il suo ruolo. Non a caso si ispira a un mito del calcio come Franz Beckenbauer

divisa sportiva né dargli i soldi per pagarsi il viaggio. Se ne fece carico il suo primo allenatore,Viktor Tikhonov, che decise di prendersi cura di Dima come di un figlio. Qualche anno dopo, però, Tikhonov moriva per una grave malattia. La scuola di calcio aiutò Barinov a trovare posto in un collegio sportivo, dove divenne una vera stella del calcio. I grandi club russi si accorgevano delle sue qualità, così a 15 anni Dima si trasferiva al Lokomotiv Mosca. Attualmente Barinov si sta impossessando, poco a poco, di una maglia da titolare della squadra moscovita. E il successo europeo non potrà che accelerare la sua crescita. Un altro dei giovani leader della Nazionale russa è Dzhamaldin Khodzhaniazov, passato nella stagione che volge al termine allo Zenit San Pietroburgo, allenato da Luciano Spalletti. Le sue parole prima della finalissima contro l’Italia erano chiare: «Non siamo certo arrivati fin qui per poi arrenderci in finale». Il suo idolo è il leggendario difensore della nazionale tedesca Franz Beckenbauer. Contro l’Italia, la sua migliore performance all’Europeo. Khodzhaniazov dava il meglio di se stesso, lottando su ogni singola palla. Un incubo per gli italiani. Il prossimo obiettivo si chiama Coppa del Mondo di categoria. Il sogno di ogni ragazzo. «La squadra ha un carattere forte», ha detto Khomukha. «Il campionato europeo è un'esperienza assai preziosa, insostituibile. I ragazzi hanno capito di che livello sono gli avversari che li attendono in futuro, se giocheranno nei club di professionisti. Abbiamo vinto il campionato europeo, e quindi credo che ora cercheremo di giocare per vincere anche il mondiale. Spero che questo sia solo un inizio». Appuntamento con la vittoria quindi con una data precisa: i mondiali juniores che si svolgeranno negli Emirati Arabi dal 17 ottobre all'8 novembre 2013. www.russiaoggi.it/24339

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Russia Oggi Maggio 2013  

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