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giovedì 19 luglio 2012

Il supplemento rientra nel progetto Russia Beyond the Headlines, che pubblica inserti in diverse lingue, in allegato a The Daily Telegraph, The Washington Post, Le Figaro, El Pais, Süddeutsche Zeitung, Le Soir, La Nacion L’inserto è preparato e pubblicato da Rossiyskaya Gazeta (Russia) e non coinvolge le strutture giornalistiche ed editoriali de È il simbolo del balletto russo nel mondo: Svetlana Zakharova, 33 anni, ballerina dalle doti prodigiose, artista di grande fama.

in fondo mi piace pensare che la gente si vesta per lo spettacolo come per un evento importante, così come noi ballerini ci prepariamo per il pubblico.

Diplomata alla leggendaria AccademiaVaganova, per sette anni perla del balletto Mariinskij, dal 2003 è la stella incontrastata del Teatro Bolshoj, mentre le scene internazionali se la contendono. Vanta anche un’esperienza politica, come deputata della Duma nella commissione cultura. Moglie del virtuoso del violino Vadim Repin e mamma da un anno e mezzo di una bimba, sceglie con cura i nuovi impegni professionali, che sempre più spesso la conducono in Italia.

Ormai ha interpretato tutti i ruoli del repertorio classico. Come li rende differenti e li mantiene vivi ogni sera? A renderli sempre diversi, per me e per il pubblico, è ciò che accade nella mia vita: nuove emozioni mi condizionano durante le prove e nel corso dello spettacolo irrompono con la forza del vissuto. Come in Giselle, che tornerò a danzare la prossima stagione alla Scala: la prima volta che l’interpretai avevo solo 17 anni e poiché ancora non sapevo nulla dell’amore e del tradimento era la mia insegnante a dirmi cosa dovevo fare, mentre adesso vivo questo balletto grazie alla mia esperienza. Sarà così anche per L’Histoire de Manon, che riprenderò alla Scala dopo il debutto al Mariinskij di ben dieci anni fa.

La sua carriera italiana è iniziata a Roma dieci anni fa: ce la racconta? Carla Fracci, allora direttrice del Ballo, mi invitò a danzare La Bella addormentata. Ero molto emozionata, non riuscivo a credere che a volermi fosse proprio lei, la mia Giselle ideale. Quando la vidi, mi apparve incredibilmente bella e mi accorsi che emanava una luce speciale: era davvero una stella. Molte volte da allora sono tornata a danzare al Teatro dell’Opera, ma solo quest’anno ho debuttato alle Terme di Caracalla, con un’architettura sullo sfondo di tale bellezza da non necessitare scenografie. Riscontradifferenzetraiballerinirussie gli italiani con i quali danza in coppia? Per me il balletto non ha nazionalità, né frontiere. Quando danzo con un buon partner non mi capita mai di pensare se sia russo, italiano, francese o americano. Non è certo il Paese di origine o la scuola di provenienza a condizionarmi, quanto piuttosto l’atmosfera e la complicità che si creano provando e ballando insieme. Lo stesso vale per il pubblico: quello che cerco, ovunque mi esibisca nel mondo, è uno scambio emotivo tra me e la platea. Per la sua esperienza di étoile, come è cambiata la tradizione del balletto in Russia? Il mondo è cambiato molto, ma nel balletto russo non è cambiato nulla. Piuttosto il pubblico è diverso: ci sono sì coloro che frequentano regolarmente il balletto da intenditori appassionati, seguendo i loro artisti preferiti, ma sono ormai in molti a venire a teatro solo per divertimento o perché è una moda, per incontrare i conoscenti e dire di esserci stati, magari anche per far sfoggio di abiti e gioielli – come per altro avviene anche alla Scala, dove c’è un dress code da rispettare -. Ma forse anche a chi è in sala solo per un’esperienza mondana può darsi che qualcosa della mia arte rimanga: ne sarei già felice. E

SVETLANA ZAKHAROVA

Come è cambiata la sua vita da quando è diventata mamma? La nascita di Anna è stato l’avvenimento più importante della mia vita. Mi sorprende constatare come cose che prima avevano tutta la mia attenzione, non abbiano adesso alcuna importanza. Certo continuo a lavorare, e molto più di prima, ma tutto ruota attorno alla bambina: lo scopo della mia vita adesso è che lei sia felice. Ma se non fosse per mia madre, che si occupa di Anna a tempo pieno e ci segue anche in tournée, non sarei tornata in scena così presto, a soli tre mesi dal parto. La sua vicenda artistica e personale appare perfetta: come immagina il futuro? Non è così: ho avuto momenti difficili, però sono passati e non voglio ricordarli né parlarne. Quanto al futuro non immagino nulla, voglio vivere oggi, nel presente, non penso mai al domani: è inutile, solo Dio sa che ne sarà di noi. Preparato da Valentina Bonelli

SUI PASSI

Ho avuto momenti difficili, però sono passati. Quanto al futuro non immagino nulla, voglio vivere oggi, nel presente, non penso mai al domani: è inutile, solo Dio sa che ne sarà di noi”

G SELLE anders brogaard


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Società

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Intervista lev gudkov

Il sentimento dei cittadini russi verso la politica, lo stato di salute dei partiti e le possibilità di riformarli. Su questi temi si è sviluppata la conversazione con Lev Gudkov, noto sociologo e direttore dell’istituto demoscopico indipendente “Centro Levada”.

Partiti veri ecco la richiesta dei cittadini

Anche in Russia, come nell’Europa occidentale, sta prendendo piede la richiesta di riformare il sistema partitocratico? Sì, solo che finora non viene esplicato con chiarezza. C’è indignazione verso l’élite politica, ma i manifestanti aspettano un consolidamento delle forze democratiche. I risultati dei sondaggi però dicono altro: più della metà dei cittadini non vuole nuovi partiti, il 66 per cento è addirittura convinto che la Russia abbia bisogno di solo tre partiti. Si tratta dei sostenitori conservatori di Putin, che parlano di stabilità. Io invece parlo di un’altra parte della società che spinge verso i cambiamenti e che simpatizza con il movimento di protesta. Ha raggiunto una solida base nella popolazione che arriva fino al 30 per cento.

le trasformazioni del sistema politico e le riforme necessarie. un colloquio con il direttore del “Centro Levada”

Di cosa ha paura la maggioranza? La stragrande maggioranza prova avversione verso la politica: il 60 per cento è annoiato dai discorsi su questo tema e non si vuole impegnare politicamente. Questo è l’umore dominante di cui approfitta il governo. Alex Bashmakov Igor Huzbashich / magazine «Psychologies»

Più dell’80 per cento dei cittadini è convinto di non poter influenzare le decisioni politiche. Ciononostante, quasi il 30 per cento sosterrebbe un nuovo partito “vero”. È possibile svegliare questa massa inerte? Sì, attraverso una crisi economica. Però anche negli ultimi anni di stabilità si è formato un ceto sociale che non è soddisfatto dell’attuale governo, composto in prevalenza da percettori di redditi medio-alti che non dipendono dallo Stato. Chiedono più rispetto e vogliono vedere rappresentati i loro interessi anche in politica. Nuovi partiti intendono registrarsi.

Quanti di loro potranno muovere veramente qualcosa? Sarà un numero ridotto ad affermarsi, da cinque a sette, secondo le mie stime. Il loro successo dipenderà dalla stesura di un programma attraente e dal loro accesso ai media: senza la tv, unicamente attraverso internet e la stampa indipendente, non arriveranno da nessuna parte. Cosa è cambiato rispetto al panorama partitico degli anni Novanta? C’è una differenza fondamentale: i partiti degli anni Novanta erano nati dalle rovine della nomenclatura sovietica, non avevano niente a che fare con i partiti in senso occidentale. Si trattava di frammenti di vecchie strutture statali intrecciati con l’élite del potere. In questa situazione il partito governante sotto Boris Eltsin ha messo in atto battaglie finte contro il “partito sconfitto” della nomenclatura sovietica, cioè i comunisti. Oggi la situazione è diversa: i cittadini chiedono veri partiti e con questo concetto intendo formazioni non pilotate gerarchicamente dall’alto come Russia Unita, ma sostenute da una base sociale e ideologica importante numericamente.

Ritiene che i nuovi partiti potranno togliere voti a i vecchi? Dipende da loro, anche se il panorama oggi appare complesso. I nazionalisti, per esempio, non supereranno il due o quattro per cento, secondo me. Un partito“vero”deve invece raggiungere il cinque, sette per cento che equivale ai voti raccolti da Mikhail Prokhorov alle elezioni presidenziali. Se lui spingesse ulteriormente la sua carriera politica, potrebbe avvalersi già adesso di una base elettorale dell’otto per cento. Il suo potenziale è il 18 per cento. A suo giudizio, quanto tempo ci vorrà ancora per assistere a cambiamenti strutturali? La situazione è in evoluzione nelle regioni russe. Tanti governatori sono pronti per fare i conti con elezioni vere. Vogliono rappresentare gli interessi dei propri cittadini e non del governo federale. Evidentemente già oggi i tempi sono maturi per cambiamenti importanti, anche se il loro profilo non è ancora definito in maniera chiara. Preparato da Natalia Bashlykova Kommersant-Vlast

Tra semplificazione e partecipazione Uno degli ultimi atti ufficiali compiuti da Dmitri Medvedev prima di lasciare la presidenza della Federazione è stata la firma sulla nuova legge che disciplina i partiti politici. La novità più rilevante è costituita dal fatto che, per la registrazione, non sono più necessarie 40mila firme, bensì 500. Il Partito repubblicano del liberale Vladimir Ryzhkov è stato uno dei primi ad approfittare della legge, registrandosi i primi giorni di maggio. I politologi mettono però in guardia da una “weimarizzazione” del panorama politico: sotto la prima presidenza di Vladimir Putin

il numero dei partiti era sceso a sette, mentre - da quando la nuova legge è in vigore - sono diventati 21. E al Ministero della Giustizia ci sono attualmente 177 richieste di registrazione, che attendono una risposta a breve. Vladimir Zhirinovskij, il capo del Partito liberaldemocratico, non è contento della nuova legge. A suo modo di vedere, il grande numero di partiti porterebbe a una situazione di totale confusione per gli elettori, senza favorire per questa strada la rappresentanza di legittimi interessi all’interno delle istituzioni.

Il caso Implicazioni giuridiche ed economiche impediscono la pubblicazione di importanti documenti

Il corpo di Lenin e quei segreti nascosti nel Mausoleo Come è stato conservato il corpo del politico russo all’interno della tomba monumentale? Una domanda senza risposta perché le autorità si rfiutano di produrre la documentazione.

ra dovrà risolvere una serie di questioni giuridiche di non poco conto. Chi abrogherà il mucchio di ordinanze e disposizioni dipartimentali, tra cui i decreti del governo dell’Urss e le renderà di pubblico dominio? Una responsabilità non da poco, considerato il possibile effetto dirompente sull’opinione pubblica. Si avvicinano i 90 anni e sono scaduti tutti i termini possibili e immaginabili di segretezza previsti dalla legge. Perché non si è ancora provveduto alla pubblicazione dei documenti? Perché adesso si trema per i funerali di Lenin? Sono alcune dei quesiti che ancora attendono risposte chiare. Alcuni esperti, inoltre, riferiscono che durante la regolare visita del corpo di Lenin è stata riscontrata una disgiunzione della sutura della testa e un annerimento sul naso. Per lo svolgimen-

Leonid Maksimenkov

ricetta o senza ricetta), commercializzazione su Internet ed esportazione. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la moda di costruire mausolei e imbalsamare i capi di Stato defunti divenne internazionale. E fu il knowhow russo a conquistare il mondo interno. Tra le repubbliche socialiste sorelle, il progetto di maggior successo fu la conservazione del corpo del bulgaro

Georgij Dimitrov, custodito in una tomba monumentale distrutta in seguito all’avvicinamento della Bulgaria all’Occidente. Sia nella Repubblica Popolare Cinese, sia nei Paesi confinanti, comeVietnam e Corea del Nord, sono stati imbalsamati - e si conservano nei mausolei, aperti al popolo per l’adorazione e il culto -, i corpi dei padri fondatori di questi Stati, dei partiti comunisti e delle forze armate popolari. Non occorrono una sviluppata visione politica e conoscenze storiche per capire da chi sono stati copiati tutti questi mausolei, sarcofaghi, sistemi di ventilazione e di condizionamento dell’aria. Ma è possibile ancora rivendicare i diritti su quelle opere, dopo che è trascorso tanto tempo?

ko m m er sa nt (4)

Il Mausoleo di Lenin (costruito tra il 1924 e il 1930) e il corpo che conserva da poco meno di novant’anni sono oggetto di dispute sul fronte del diritto d’autore. Dal 1953 al 1961 proprio in quel luogo era stato conservato, con la stessa tecnica, il corpo di Stalin sul quale non è stato esteso il diritto d’autore, ma solo perché é stato seppellito a seguito della decisione assunta dal 22esimo congresso del Partito Comunista. Sorge spontanea la domanda: oggi in Russia chi detiene i diritti d’autore sul Mausoleo e sul corpo di Lenin? Ai tempi dell’Unione Sovietica l’edificio del Mausoleo e i suoi complicatissimi sistemi erano ritenuti meritevoli di massima protezione per la sicurezza statale e, in quanto tali, erano di competenza degli organi dell’Nkvd-Kgb. Più concretamente, del comando militare del Cremlino. Fino alla morte di Stalin, il corpo nel Mausoleo figurava formalmente sotto il nome di Laboratorio, anch’esso parte dell’impero della Lubjanka. In seguito il Laboratorio passò al Ministero della Salute dell’Urss. Oggi a“prendersi cura” del corpo di Lenin è il Centro di tecnologie biomediche della società di produzione scientifica-Istituto nazionale russo di piante curative e aromatiche del Raschn. Se il governo opterà per la sepoltu-

AFP/eastnews

rivista Ogonek

to dei lavori di cancellazione delle modifiche scoperte è necessario chiudere il Mausoleo “dal 1 marzo al 25 aprile 1940…”, secondo quanto riportato su documenti ufficiali. Sono passati 88 anni, ma la composizione chimica rimane ancora nascosta. Oltre alle questioni storiche e di archivio, ne possono emergere altre più spinose, come quella economica. L’inumazione di Lenin porterebbe a svelare la composizione chimica del liquido, alla sua privatizzazione, produzione in massa, vendita nelle farmacie (su

Una parte dei documenti segreti


Economia

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Made in Italy Arredo casa, abbigliamento, alimentare e automazione spingono le vendite di prodotti della Penisola nella Federazione

Export, le 4 A che disegnano il futuro Tra il 1999 e il 2011 le esportazioni italiane verso la Russia si sono quintuplicate, arrivando a quota 9,3 miliardi di euro e coinvolgendo anche una vasta schiera di Pmi. sibilla di palma russia oggi

I prodotti della buona cucina e quelli che meglio esprimono al meglio la creatività tricolore trainano le esportazioni italiane in Russia. Premiando così le imprese che hanno saputo affrontare la crisi internazionale spostando il proprio target di riferimento dal mercato domestico (destinato a soffrire ancora a lungo) a quello internazionale, in particolare verso i Paesi emergenti. Secondo uno studio dell’Osservatorio Gea-Fondazione Edison, lo scorso anno le esportazioni del Belpaese nella Federazione hanno raggiunto quota 9,3 miliardi di euro, un dato più di cinque volte superiore agli 1,7 miliardi registrato nel 1999. Cifre significative che collocano l’Italia alle spalle solo della Germania. «A fare da traino sono soprattutto i settori della cosiddetta 4A, - sottolinea Andrea Carrara, managing director della società di consulenza Gea, - cioè l’arredo casa, l’abbigliamento, l’alimentare, soprattutto vini e spumanti, e il mercato dell’automazione e della meccanica». Insomma, i simboli per eccellenza del Made in Italy, prodotti che soffrono meno di altri la concorrenza sul prezzo dei Paesi in crescita grazie al loro contenuto di tipicità, creatività e gusto. Una combinazione vincente per la Federazione, dove si sta sviluppando una classe media particolarmente attenta alla qualità e con una buona capacità di spesa. Secondo il report, nel settore dell’abbigliamento il valore dell’export italiano di calzature è stato nel 2010 di 409 milioni di dollari, seguito dal tessile per donna (216) e dai maglioni, golf e pullover (72). Nell’arredo casa, invece, spiccano i mobili (388 milioni), le piastrelle in ceramica (117) e i lampadari (76 milioni). A fare la parte del leone nel settore alimentare sono vini, spumanti e vermouth (150 milioni di dollari), mentre la fornitura di parti e accessori per trattori e autoveicoli (202 milioni), insieme a componenti per le turbine a gas (141 milioni), spingono il settore dell’automazione e della meccanica. «Nei prossimi anni il trend positivo dovrebbe proseguire, - aggiunge Carrara, - perché la Russia è un Paese culturalmente vicino all’Italia e lì le aziende nostrane godono di una buona credibilità». Un interesse reciproco, visto che le opportunità che si presentano nella Federazione consentono di compensare,

kommersant

almeno in parte, la frenata dei consumi italiani. Secondo i dati della Camera di Commercio di Milano, sono attualmente oltre 500 le imprese italiane che operano in Russia. E non si tratta solo di nomi noti al grande pubblico: anche numerose Pmi si stanno attrezzando sul fronte commerciale per accrescere la propria quota in questo mercato. Come l’azienda agricola “Scriani”, originaria di Fumane, in provincia di Verona, specializzata nella produzione dell’Amarone. Esporta il Lambrusco, invece, le Riunite, consorzio di nove cantine sociali della provincia di Reggio Emilia. Intanto, il gruppo russo Tashir ha annunciato l’intenzione di aprire nella Federazione almeno 30 centri commerciali dedicati esclusivamente a marche italiane, incentivando l’ingresso nel mercato russo di centinaia di piccole e medie imprese di casa nostra. Un’operazione winwin, per dirla con il gergo del business, che apre nuovi scenari di crescita e collaborazione tra i due Paesi.

Il caso Dalla metallurgia all’industria farmacologica, una tendenza costante

Un nuovo Eldorado per le aziende italiane Joint venture e acquisizioni dimostrano la validità della collaborazione italo-russa per grandi produzioni ed esportazioni. Ecco alcune storie di successo.

la fornitura di impianti metallurgici nella regione di Sverdlovsk, a est degli Urali. Invece il gruppo di ceramiche per piastrelle Marazzi si afferma sul mercato con una serie di punti vendita diretti. Il progetto più recente riguarda lo stabilimento produttivo che il gruppo farmaceutico Menarini – piombato sul mercato russo nel 1992 con l’acquisizione del gruppo farmaceutico berlinese Berlin-Chemie - sta ultimando nel distretto di Kaluga, 170 chilometri da Mosca. «La Berlin-Chemie godeva già di una certa notorietà – racconta Domenico Simone, direttore generale di Menarini - e riforniva la Ddr prima della riunificazione della Germania, la Russia e l’Europa cen-

Simona Pizzuti russia oggi

La Federazione è lo sbocco privilegiato del Made in Italy. Abbigliamento e arredo, produzioni di materiali da costruzione, farmaci e industria pesante. Un successo imprenditoriale collettivo che ha portato alla sigla di joint venture o acquisizioni da parte di varie aziende italiane. Il colosso della metallurgia Danieli si è aggiudicato una commessa da 150 milioni di euro per

trale e orientale. Poi il mercato ha iniziato a liberalizzarsi e noi abbiamo intensificato le esportazioni». Una collaborazione che produce per il gruppo Menarini un fatturato globale di circa 3 miliardi di euro nel 2011, di cui il 67 per cento proveniente dall’estero. Ecco quindi la scelta di un impianto da 43 milioni di euro a Kaluga, con 150 persone che saranno formate da personale italiano e tedesco. «Ci ha convinto la crescita del nostro fatturato nella Federazione. Da 310 milioni di euro nel 2010, a 349 milioni del 2011 a una stima di 371 milioni per il 2012 – spiega Simone -. Entro fine anno saremo in grado di testare gli impianti per il confezionamento dei farmaci».

l’evento il forum degli investimenti a sochi

ria novosti archivio personale

Dal 20 al 23 settembre si svolgerà a Sochi la decima edizione del Forum Internazionale degli Investimenti. Tra i temi in agenda, il miglioramento del clima imprenditoriale nelle regioni russe. Di più su: www.forumkuban.com

«Il governo ha scelto di ospitare dal 2013 al 2020 una serie di eventi, dalle Universiadi, ai Giochi Olimpici, fino alla Coppa del mondo di calcio, che porteranno alla creazione di nuove infrastrutture, come aeroporti e ferrovie, ma anche turismo. L’intento è di avere alla fine un Paese più moderno. Sochi fa parte di questo piano e per me rappresenta un’occasione per incontrare i vertici delle 83 regioni russe e le autorità che saranno presenti.Visto, però, che negli anni scorsi mi hanno sempre precettato, stavolta penso che farò il primo passo dando la mia disponibilità da subito».

ria novosti

Se lo sport fa da volano alla crescita

La Russia è alla ricerca di imprenditori stranieri: i principali sbocchi di investimento riguardano quindi il settore farmaceutico, il sanitario e l’agroalimentare” Rosario Alessandrello , presidente della camera di commercio italo-russa

Russia Beyond the Headlines è media partner ufficiale del Forum Internazionale degli Investimenti 2012 a Sochi


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Estate

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SVOLTA STORICA NEL CENTRO DI MOSCA C’È UN’AREA VERDE CHE HA QUASI NOVANT’ANNI, MA NEGLI ULTIMI TEMPI HA CAMBIATO DECISAMENTE VOLTO. RACCONTIAMO LA SUA EVOLUZIONE ATTRAVERSO LE PAROLE DEI VISITATORI E DI CHI, GIORNO PER GIORNO, LAVORA NELLA STRUTTURA

COSÌ RIVIVE IL GORKY PARK Negli ultimi anni il parco centrale di Mosca si è trasformato nel luogo più famoso della città. La redazione di Russia Oggi ha deciso di fare luce sui cambiamenti avvenuti. CAMILLA SHIN RUSSIA OGGI

È un giorno feriale e questa mattina Gorky Park è quasi deserto. La fontana bisbiglia fra sé e sé. Gli ampi viali sprofondano nel verde, l’acqua degli impianti di irrigazione cambia colore alla luce del sole. Silenzio. È difficile credere che fino a un anno fa tutto era diverso: attrazioni, musica ad alto volume, alcool in vendita. Per entrare bisognava comprare il biglietto. «Siamo partiti dalla riforma del sistema di sorveglianza», ricorda Olga Zakharova, direttrice del parco. «Abbiamo portato il servizio di sicurezza a 24 ore al giorno e cambiato le divise dei collaboratori perché l’uniforme non sembrasse quella carceraria. Abbiamo quindi rinnovato il sistema di illuminazione, tolto le attrazioni, messo delle panchine e grandi cuscini sui prati. Questo è il criterio fondamentale del parco: si può stare sull’erba. Il nostro credo è sperimen-

tare. Abbiamo portato il wi-fi e delle prese di corrente. Così le persone hanno iniziato a venire non soltanto per riposarsi, ma anche per lavorare». Così è stato smontato lo stereotipo russo: lo svago in un parco consiste soltanto nel cibo e nelle giostre. «Durante il primo anno di lavoro abbiamo ricevuto molti giudizi negativi per aver tolto le attrazioni. Non erano soltanto strutture di ferro, erano la storia». Il parco si estende per 109 ettari. All’interno ci sono uno skatepark, un cinema all’aperto e dei corsi di arte oratoria. Si può fare nordic walking (camminata nordica ndr), yoga o corsi di ballo. È stato allestito un centro sportivo con un club per podisti. Negli anni Novanta qui venivano i russi delle province. Dall’anno scorso sono tornati i moscoviti. Artem e Giulia, una giovane coppia, vengono al parco praticamente ogni settimana e sono felici dei cambiamenti. «Non andiamo al parco ogni giorno perché è lontano sia dal lavoro, che da casa. Però cerchiamo spesso di farci un salto, soprattutto nel periodo dei festival letterari e delle fiere agricole. Prima era davvero orribile, quando compagnie allegrotte, con la birra in mano, cuo-

cevano shashlyk (spiedini di carne, ndr) a suon di musica e l’entrata per qualche motivo era a pagamento», dice Giulia. «Nel parco della cultura è realmente tornata la cultura, ma questo ha creato un altro problema: ora c’è una quantità inverosimile di persone e l’enorme territorio riesce ad accogliere tutti», aggiunge Artem. Olga Zakharova racconta che durante la giornata il pubblico del parco cambia. Al mattino mamme con i figli, a pranzo ci sono incontri d’affari e la sera soprattutto giovani. «Lo scorso inverno, quando è stata aperta la pista di pattinaggio più grande d’Europa, abbiamo capito che iniziavano a venire da noi gli stranieri. Abbiamo cominciato a scrivere informazioni in doppia lingua», aggiunge Olga. Nell’ultimo anno l’affluenza è aumentata in modo significativo (nei fine settimana si arriva fino a 100mila persone al giorno), ma i lavori non sono finiti. «Ci sono addetti che vi lavorano da 30 anni e il loro punto di vista è conservatore – dice Olga – Erano abituati fin dall’inizio che, per esempio, non si devono piantare fiori rari e belli per paura dei furti. Ho dovuto lottare a lungo per convincerli».

Un’oasi gratis tra fiere e divertimento

In senso orario: le lezioni di yoga la mattina, la direttrice Olga Zakharova e la biblioteca del conte Orlov all’interno del parco Gorky

Aperto il 28 agosto 1928, il parco era destinato all’indottrinamento politico, alla cultura e al tempo libero dei lavoratori. I cittadini sovietici potevano visitare le fiere e le attrezzature di divertimento. Nel 1932, in onore del 40esimo compleanno dello scrittore russo Maksim Gorky, il parco fu battezzato con il suo nome. Alla fine del 20esimo secolo la perestrojka ha portato nel parco la voglia di commercio: più attrezzature di divertimento, piccoli chioschi, cartelloni pubblicitari, entrata a pagamento. Nel 2011 la nuova gestione ha fatto risplendere questa oasi verde della capitale.


Estate

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Festival all’aperto È una delle tendenze dell’estate. Un viaggio tra navi da guerra e cavalieri impavidi

Assalti e scontri, se il gioco diventa storia Costumi antichi, musiche di altri tempi e simulazioni di scontri epici, imbarcazioni ricostruite nei minimi dettagli. Il passato rivive in piazza e richiama sempre più appassionati. DARYA GONZÁLEZ RUSSIA OGGI

I NUMERI

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progetti sono stati consegnati in una settimana al concorso per il concept del Gorky Park che terminerà in autunno

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tornate all’approdo. I saltimbanchi si mettono a suonare musica folk, appoggiati alle mura. «Tutto questo per me non è un gioco, è la mia vita», dice con aria pensierosa una giovane guardia con una ferita sul mento, «passo tutta l’estate a questi festival: prima c’èVjatskaja Storozha, poi Ladoga, poi Gorodetskoe Gulbische a Sergiev Posad e Vojnovo Pole vicino a Serpuchov. Dappertutto ritrovi gli stessi volti, gli stessi occhi». Le ricostruzioni storiche attirano sempre più l’attenzione del pubblico, ormai stanco dei soliti festival estivi.

che sono state protagoniste di gare e battaglie navali con grande seguito di pubblico. Dopo una breve discussione, mi lasciano sedere sul bordo della barca, accanto al timoniere. Peccato che i sogni non si realizzino sempre al primo colpo: dopo alcuni scontri con l’imbarcazione avversaria, invece di godermi lo spettacolo dei guerrieri annaspanti con le loro pesanti cotte di maglia, io stessa mi ritrovo in acqua e devo chiedere loro una mano perché mi tirino fuori. Sulla fortezza cala la notte, gli scontri si sono placati, le imbarcazioni sono

Rivivere i duelli

RIA NOVOSTI(2)

ettari è il territorio del parco che nei fine settimana ospita più di 100mila persone al giorno contro le 10mila di un anno fa

«E tu, perché non dai da mangiare ai maiali insieme alle altre? Vai a cucinare il pane», digrigna i denti un grosso guerriero. Sentendo queste parole, ogni femminista che si rispetti organizzerebbe uno sciopero, brucerebbe il reggiseno e chiamerebbe il suo avvocato. Ma nell’area del festival «Pervaja stolitsa Rossii» difficilmente qualcuno le darebbe retta, perché nell’Alto Medioevo si era ancora ben lontani dal riconoscere i diritti delle donne. Una delle principali ricostruzioni dedicate al periodo storico si svolge nei pressi del villaggio di Staraja Ladoga, sulle rive del fiumeVolkhov, nella regione di San Pietroburgo. Secondo la leggenda nell’anno 862 gli abitanti di Ladoga - per difendere le proprie terre dalle invasioni - chiamarono il condottiero variago Rjurik, che in seguito fu ritenuto il fondatore della Russia. «Attenti alla clava!», grida uno degli addetti alla sicurezza, quando due partecipanti a uno spettacolo di battaglia navale escono per sbaglio dal cerchio a loro riservato. La clava scivola dalle mani di uno sfortunato guerriero e va a sbattere con forza in terra accanto alla bottega di un vasaio. Poteva anche andare peggio, rifletto. Tra i costumi mi colpisce un vestito da donna con la cintura di cuoio e la gonna di cotta di maglia, l’abbigliamento delle mitiche amazzoni slave che abitavano le rive del Mar Baltico. Intanto un gruppo di guerrieri armati di lance si sta preparando a una bat-

taglia «muro contro muro», accompagnato dal suono dei grugniti dei maiali satolli e della fiera mercato di manufatti medievali, poco distante da loro. Zigzagando tra i guerrieri variaghi, i maiali e i saltimbanchi con le domry (strumento musicale a corda, ndr), inciampo negli stivali lasciati un po’ ovunque per terra. Sorpassando un gruppo di ragazzi armati di spiedi da guerra mi dirigo verso la meta ambita: la nave di legno che tanto mi affascina. Durante il festival, i partecipanti e i visitatori hanno costruito cinque imbarcazioni storiche,

Le ricostruzioni storiche si svolgono in Russia per tutta l’estate

La battaglia di Borodino, combattuta il 25 agosto 1812 nell’omonimo villaggio a 110 chilometri a Ovest di Mosca, fu decisiva per l’armata francese di Napoleone e i russi, guidati dal generale Kutuzov. «Fra tutte le battaglie, la più dura è stata quella che ho combattuto nei pressi di Mosca», scriveva in seguito lo stesso Napoleone. A distanza di 200 anni dallo scontro, il Museo Statale di Storia di Borodino organizza per l’1 e il 2 settembre 2012 una delle più grandi ricostruzioni nella storia della Russia. Tutti possono fare richiesta di partecipazione alla manifestazione. Infatti vi prendono parte circoli storici e singoli cittadini provenienti da Francia, Inghilterra e Germania. Chi è in possesso di un cavallo, può iscriversi nella sezione “cavalleria”. Qualche settimana prima dell’incontro, i rappresentanti dei circoli storico-militari fanno le prove insieme agli altri iscritti, ai quali viene poi offerto un posto nel campo dove andranno posizionate le tende, la legna, il fieno e i viveri.

Nuove tendenze Il soft-pop di quattro artisti emergenti di Mosca scala le classifiche. A partire dal Web

Pompeya, il suono della “generazione golf” Canzoni in inglese, look da hipster europei, video che dividono l’opinione pubblica. Così il quartetto sta conquistando schiere di fan tra i giovani in cerca di nuovi paradigmi.

Oggi non ha senso voler guadagnare soldi con la vendita di dischi. Il primo venduto nei negozi finisce subito in Rete gratuitamente”

ALEKSEI KNELZ

KIRILL LAGUTKO(4)

Fa abbastanza freddo al Gorky Park. Gruppi rock emergenti provenienti da tutta la Russia, il palco vicino al fiume Moscova, il pubblico che continua ad aumentare. Come il freddo. Poi salgono sul palco quattro giovani musicisti. Sono i Pompeya: Daniil Brod (chitarra solista, canto), Denis Agafonov (basso), Sasha Lipski (tastiere) e Nairi Simonian (batteria). Vent’anni, disinvolti e carichi. Il gelo sembra fermarsi. Gli spettatori si scaldano: perché da quando i Pompeya non sono più dei newcomer, ma sono conosciuti in tutto il Paese, grazie anche a video che si ricordano e che spiazzano l’opinione pubblica. Hanno definito il loro stile hipster alla moscovita. E parlano della loro musica al limite della sfrontatezza. «Le nostre canzoni, proposte in lingua inglese, parlano di amore e solitudine, degli alti e bassi nella vita, della bellezza e degli orrori nel nostro quotidiano», spiega Daniil Brod. Che si rivolge a quella che è stata definita la “generazione golf”: lontana dalla drammaticità, dai beat duri o da testi politici, preferisce ballare su suoni softpop. L’hipster moscovita non si distingue quasi da quello europeo: jeans aderenti, spesso e volentieri colorati, scar-

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RUSSIA OGGI

pe da ginnastica anni Ottanta, maglie decadenti, occhiali da sole alla moda. Di tutto un po’: «Ognuno di noi dà il proprio contributo e ognuno porta il suo bagaglio musicale», dice il fondatore del gruppo Nairi Simonian dopo il concerto nella tenda del backstage davanti a birra e cracker. «Il funk puro però oggi non lo vuole ascoltare più nessuno. Avevo voglia di sperimentare qualcosa di nuovo». I Pompeya hanno raggiunto per la prima volta la celebrità mettendo la loro musica in download gratuito. «Vogliamo crearci una grande comunità di fan che poi viene a sentirci ai concerti. È l’unica via per avere successo oggi come musicista», spiega il manager del gruppo, Valentin. E ci sono riusciti, considerato che all’ultimo pezzo, Power, i 3mila spettatori al Gorky Park seguono i canti intonando il ritornello a memoria. Guarda i video www.russiaoggi.it


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Turismo

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L’estate, di breve durata in Russia se paragonata a quella italiana, offre l’occasione per viaggiare non solo all’estero, ma anche all’interno del Paese, dove si trovano molti posti di rara bellezza, praticamente sconosciuti, anche per la distanza rispetto ai grandi centri urbani

Località che hanno un grande valore non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche culturale perché le loro storie raccontano dell’evoluzione registrata dalla Federazione nei secoli e aiuta a scoprire le radici più profonde di un popolo complesso

ricercando la quiete alla scoperta di bellezze naturali poco note al grande pubblico, capaci di svelare informazioni importanti sulla storia del paese

la voce sommersa del passato In Russia ci sono tanti luoghi insoliti da visitare. Realtà lontane dal frastuono delle grandi città, in cui fermarsi a riflettere e sognare. Come Kalyazin, Arkaim e Manpupunyor. Antonina Boldireva russia oggi

La città di Kalyazin nella regione di Tver. Case abbandonate dalle imposte spalancate; le rondini volano rasoterra, con le code sfiorano gli alberi che crescono sull’argine. Il fiume Zhabnja si è fatto silenzioso in attesa del temporale. La guglia appuntita del campanile sommerso sembra voler bucare il cielo. Non tutti i monumenti archeologici sono riusciti a sopravvivere ai progetti di elettrificazione dell’Urss. Durante la costruzione del bacino artificiale e della centrale idroelettrica di Uglich, poco lontano da Mosca, l’area storica della città di Kalyazin fu completamente allagata. La chiesa di pietra di San Nicola venne distrutta. I sotterranei della chiesa risultarono completamente allagati. Stando ai racconti degli abitanti, la campana in seguito suonò diverse volte per avvertire la gente di una disgrazia imminente: la prima, alla vigilia della Grande Guerra Patriottica (il nome russo della Seconda Guerra Mondiale, ndr); poi di nuovo, a martello, per annunciare la battaglia di Berlino e infine la guerra in Afghanistan. All’inizio degli anni Ottanta, da Tver fu inviata una draga per ripulire l’edificio della chiesa eliminando i danni causati dall’acqua e dal ghiaccio, oltre che per costruire un grande banco di sabbia intorno al campanile.

Da quel momento, la chiesa si erge su di un’isoletta ed è nascosta sottoterra per un terzo della sua altezza. La campana non ha più suonato.

Nord), la più comoda per fissare i fenomeni astronomici legati al sorgere e al tramontare dei corpi celesti.

La città dei carri che cantano

Siamo nella zona meridionale degli Urali, sull’altopiano di Manpupunyor. La taiga sconfinata è piena di alberi schiantati dalle tempeste. Sotto i piedi scricchiola il morbido muschio. In cima all’altopiano Manpupunyor ci sono sette piloni di pietra, una meraviglia della natura unica al mondo, nel corso dei secoli modellata dal vento che ha eroso le rocce. Il nome di Manpupunyor è arrivato fino alle nostre carte geografiche tramutato dalla lingua del popolo Mansi, che spiegava la comparsa di queste formazioni rocciose con la leggenda dei sette giganti che volevano raggiungere la Siberia valicando le montagne. Questi enormi personaggi erano intenzionati ad annientare i Mansi, ma - mentre scalavano il monte - il loro capo vide la vetta sacra di Jalpingner, e dal terrore tutti e sette i guerrieri si tramutarono in pietre. Secondo un’altra leggenda, le sette rocce sarebbero in realtà sette fratelli che non vollero concedere la sorella in sposa a uno sciamano, e furono trasformati dalla maledizione di quest’ultimo in statue di pietra.

Siamo nel Sud degli Urali, nella valle di Arkaim. La steppa, intervallata da verdi oasi di boschi di betulle sui pendii; il lino delle fate che ondeggia al vento, gli onnipresenti tafani e le vipere che sonnecchiano all’ombra. Nel 1952, le foto aeree e i satelliti trasmettono a terra le immagini di insolite figure geometriche che si intravedono al suolo. Enormi cerchi concentrici di forma perfetta, seminascosti dall’erba, si delineano chiaramente nel paesaggio uniforme della steppa. Vent’anni dopo, una piccola spedizione composta da due archeologi e da un gruppo di scolari e studenti si reca a esaminare il sito di un’imminente costruzione. Arriva una scoperta sensazionale: l’antica città di Arkaim, contemporanea di Stonehenge e ritrovata dagli scolari della spedizione archeologica, è il primo sito nella storia dell’Unione Sovietica che riesce a fermare un colossale progetto statale di costruzione. Arkaim è chiamata “la città dei carri che cantano” o anche “l’arco in cielo”. Ancora oggi gli studiosi di tutto il mondo discutono su quale funzione potesse avere all’epoca: un avamposto, un tempio, un osservatorio o addirittura un centro scientifico. È situata alla stessa latitudine di Stonehenge (52°

Fratelli in pianto

La musica ghiacciata

Monti Urali, in luglio. Una grotta di brillanti. Respirando si emette un leggero vapore e le mani sono intorpidi-

te dal freddo. In qualsiasi periodo dell’anno nelle Grotte di Ghiaccio di Kungur la temperatura rimane al di sotto dello zero. La lunghezza totale delle grotte è di 5.600 metri; la temperatura lungo il percorso oscilla tra 0 e -32 gradi. Questo patrimonio naturale conta 70 laghi, 48 grotte e quasi 150 canne d’organo (pozzi naturali), la più alta delle quali misura 22 metri. Le grotte di Kungur sono famose per il loro microclima che le rende praticamente prive di microbi nocivi. Queste grotte sono vecchie di 10-12 mila anni: per molto tempo le popolazioni locali le hanno utilizzate come deposito per le derrate alimentari e come frigorifero per conservare il pesce. Eppure, per la maggior parte degli abitanti locali queste grotte restano ancora oggi un luogo sacro, e gli indigeni le chiamano“ghiacci canterini”.

Come arrivare ARKAIM può essere raggiunta in treno da Mosca. Si viaggia fino alla stazione Magnitogorsk, per poi proseguire in autobus lungo il tragitto MagnitogorskBred, fino all’indicazione per Arkaim. L’orario dei mezzi di linea: http://www. arkaim-center.ru IL CAMPANILE AFFONDATO Non ci sono collegamenti ferroviari diretti da Kaljazin a Mosca. L’unica possibilità è raggiungere la fermata di Savelovo dalla stazione Savelovskij (2 ore e 20 minuti), e da lì, con il treno elettrico, arrivare a Kaljazin (1 ora e 30 minuti). Gli autobus da Mosca diretti a Kalyazin partono sempre dalla stazione Savelovskij Orari e tragitto all’indirizzo: http://kalyazinru.ru MANPUPUNYOR si trova nella Repubblica di Komi, in un luogo che non vede tracce di presenza umana nel raggio di 100 chilometri. Due le possibilità per raggiungerla: in elicottero da Syktyvkar (3 ore) o a piedi per diversi chilometri GROTTA DI GHIACCIO DI KUNGUR può essere visitata solo prendendo parte a escursioni organizzate e il biglietto può essere acquistato in orario lavorativo. La grotta è aperta tutti i giorni, festivi compresi, dalle 9 alle 16. Si trova nella regione di Perm, a tre chilometri dalla stazione della città di Kungur. L’autobus numero 9 percorre il tragitto “Kungur centro – stazione – grotta”. Fermata “Stalagmite”

Nella foto principale i sette piloni di pietra che si trovano nell’altopiano Manpupunyor: una meraviglia della natura unica al mondo, modellata dal vento che ha eroso le rocce. Sotto, da sinistra a destra: l’antica città di Arkaim, contemporanea di Stonehenge, che viene spesso chiamata “la città dei carri che cantano” o anche “l’arco in cielo”; la Chiesa di pietra di San Nicola, che si erge su un’isoletta ed è immersa per un terzo; infine le grotte di Kungur, risalenti a 10-12 mila anni fa


Turismo

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Reportage Tra greggi e pastori senza futuro. Una giornata in cammino sulle montagne del Daghestan Nella Repubblica del Daghestan non ci sono abbastanza pastori per seguire il bestiame. La maggior parte di chi svolge la professione è anziano. Per i giovani non è facile accettare condizioni di vita e di lavoro così dure” khochbar, pastore

Il pastore Alimirza mentre racconta le sue esperienze di vita

La guerra silenziosa per i pascoli Tra lupi, notti bianche e solitudine Marina Akhmedova

Rivista Russkiy reporter

itar-tass(4) LORI/LEGIONMEDIA(2)

Le pecore si svegliano e cominciano a belare. Il pastore Alimirza fuma una sigaretta davanti alla sua capanna. Mentre guarda le montagne nei suoi occhi è riflesso il sole, proprio come nel laghetto seminascosto nella valle. Se al mattino non c’è nebbia, vuol dire che per oggi andrà tutto bene. Khochbar, il figlio 19enne di Alimirza, fa uscire le pecore dall’ovile e poi alza gli occhi al cielo: è limpido. Le montagne su cui stanno pascolando i montoni sono «il posto migliore» tra tutte le terre del villaggio avaro di Sivukh, spiega. I pastori del Daghestan passano metà della loro vita in silenzio. Meno parole e meno probabilità di recare o ricevere offese. Ma le ingiurie che ricevono, le ricordano a lungo, dicono. Nonostante l’apparente tranquillità e il silenzio, tra le montagne c’è una continua guerra per i pascoli. Un mucchio di pietre bianche rappresenta il confine. I pastori del villaggio non violano queste indicazioni, ma ogni anno arriva qualche collega da fuori che cerca in tutti i modi di far entrare le sue pecore nel territorio. Alimirza scuote la testa e taglia un’anguria. Abdulkhalim, un pastore più anziano, si siede spossato sull’erba, prende una fetta di anguria e ne morde la polpa con i denti laterali. Sta per dire qualcosa, ma poi ha un sussulto, balza in piedi e corre dietro la capanna a controllare le sue pecore lontane, riparandosi gli occhi dal sole con una mano. Fa il pastore dal 1969, ha due figli, ma non vogliono fare questo mestiere. «Qual è il suo sogno?», chiedo ad Alimirza. Sembra che stesse aspettando proprio questa

domanda. La rapidità con cui cambiano gli stati d’animo sul suo volto mi spaventa. «Il mio sogno è che la televisione venga qui e faccia vedere quel che succede da noi!», sbotta. «Quest’anno ho portato i montoni al centro di veterinaria per fare il trattamento antizecche e mi hanno chiesto un rublo per ogni capo di bestiame. Ho detto loro che non avrei pagato, a costo di finire in prigione... Adesso, a dire il vero, non so nemmeno come farò a riportare indietro i montoni in autunno». A ottobre le greggi vanno a svernare e tornano a fine maggio. La transumanza dura sei giorni. Da Sivukh arrivano in macchina molti parenti e cugini dei pastori, circondano il gregge e lo accompagnano. Ogni anno che passa, la transumanza diventa più complicata: aumenta il flusso di auto, i centri abitati si ingrandiscono. «Sposti i suoi montoni, vado di fretta, mi sento spesso dire. Perché, io invece non ho fretta?!», racconta Almirza. «Durante la transumanza incontro sulla mia strada duemila macchine al giorno! Anch’io non posso fare concessioni a tutti! Perché mi chiedono un rublo per ogni capo? La vasca per la profilassi l’hanno costruita i loro padri? No, l’ha realizzata l’Urss», prosegue. Dicono che nella Repubblica del Daghestan, al primo posto nel Paese per l’allevamento di ovini, non ci sono abbastanza pastori e i giovani sono pochissimi, anche se sembra che le grandi fattorie daghestane dichiarino un numero di capi superiore a quello effettivo per ricevere maggiori sovvenzioni dal governo. Anche perché qui nessuno conta seriamente le pecore, nemmeno prima di addormentarsi. Nella capanna arde una candela. È scesa ormai la notte. Tra le montagne le giornate scorrono lente, ma il buio cala in fretta, come se vi gettassero un mantello nero sul capo. «Qui ci sono parecchi lupi», segnala Alimirza, sorseggiando del thè seduto su una branda. Un tempo non erano così tanti, ma dopo i bombardamenti in Cecenia

sono arrivati tutti qui. Dietro i buoi della capanna Khochbar sta lavando le scodelle. «Giuro che venderò questi montoni e riuscirò a comprare un’automobile a mio figlio», dice Alimirza dalla sua branda, guardando malinconico il ragazzo che asciuga una pentola. «Non voglio che faccia il pasto-

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Non solo Mosca e San Pietroburgo, la Russia è ricca di posti da visitare, da Vladivostok fino a Kaliningrad. Soprite le meraviglie sul nostro sito Segui la rubrica di turismo su www.russiaoggi.it

Sergei Maximishin(2)

La regione è al primo posto per il numero di ovini e di caprini. Un’attività a basso reddito, che le nuove generazioni non vogliono più svolgere perché poco considerata socialmente. Anche se non ci sono grandi alternative.

re». Alimirza fa questo mestiere da quasi 20 anni. Sdraiata per terra nel mio sacco a pelo, riparandomi con il mantello nero di Alimirza, guardo il cielo e mi rammarico di quanto siano lontane le stelle a Mosca. «Non conviene allevare i montoni», dice il pastore allargando le braccia. «E la lana?», domando. «Con quella non guadagniamo niente», ribatte. «Un chilo di lana costa quindici rubli (meno di cinquanta centesimi, ndr), una pecora garantisce due chili di lana l’anno e al tosatore bisogna pagare trenta rubli (circa 75 centesimi). Solo con la carne si può guadagnare qualcosa», aggiunge. Secondo diversi studi, allevare un montone costa circa millesettecento rubli (oltre 40 euro) l’anno. Il guadagno netto è di circa mille rubli (25 euro). Quindi, anche se i pastori piangono miseria, la loro attività è comunque al limite della redditività. «Cos’è che ti dà gioia?», chiedo congedandomi da Alimirza. «Per il domani», risponde a sorpresa. «Voglio vivere, perché domani sarà domani!», conclude dissuadendomi con l’espressione del suo volto da approfondire ulteriormente il significato di quella risposta.


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Sport

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Olimpiadi Tanti assi in gara per la Federazione

Nicola sellitti russia oggi

Dimenticare Pechino 2008. E centrare il podio nel medagliere di Londra 2012, superando Regno Unito e Germania. La spedizione russa è pronta per l’avventura ai Giochi olimpici inglesi, al via tra otto giorni. Obiettivo: terzo posto nel medagliere, dietro Cina e Stati Uniti. 600 atleti, di cui 200 destinati alle Paralimpiadi. Una superpotenza alla ricerca di almeno 25 medaglie d’oro, preparatasi nelle strutture del Ministero dello Sport, che negli ultimi due anni ha investito milioni di euro nella costruzione e l’ammodernamento degli impianti. C’è da riscattare l’Olimpiade cinese, dove furono centrate solo 23 medaglie d’oro. Meno del doppio della Cina (51), seguita dagli Usa (36), il peggior risultato ai Giochi dopo la fine dell’Urss. Per gli atleti che saliranno sul gradino più alto del podio c’è pure un bonus economico. Da cinquecentomila dollari a un milione per ogni medaglia del metallo più pregiato. Cifre superiori ai premi extra garantiti anche a Pechino. Sarà l’atletica leggera (15 medaglie ai recenti Europei di Helsinki), il punto di forza del medagliere russo. E il faro della squadra sarà di nuovo Elena Isinbayeva, oro ad Atene e Pechino nel salto con l’asta. Tra gli altri candidati al successo, Lyukman Adams nel salto triplo, primo russo di colore, nato a San Pietroburgo da padre di origine nigeriana. Maria Savinova, esplosa agli Eu-

ropei 2010, è invece la favorita negli 800 metri. Ivan Ukhov è la variabile impazzita del salto in alto. Un talento controverso, tra imprese in pedana (un oro mondiale e due europei indoor, argento agli Europei di Barcellona 2010) e litigi con i tecnici. Nuoto, ginnastica, pallavolo, pugilato e tennis potrebbero garantire altre medaglie preziose alla Federazione. In piscina Evgeny Korotyshkin, primatista mondiale dei 100 metri farfalla, proverà a ostacolare l’ultima esperienza ai Giochi di Michael Phelps. E Londra sarà il capolinea anche per la pallavolista Ekaterina Gamova, argento con le sua nazionale ad Atene 2004 e Pechino 2008, mentre Artur Beterbiev è considerato il peso massimo leggero favorito per il successo finale. Sarà anche l’Olimpiade di Maria Sharapova, portabandiera russa, in cerca di riscatto sui nobili prati dell’All England Club di Wimbledon, dopo l’uscita ai quarti di finale del torneo costata il primo posto nella classifica mondiale. Operazione podio piuttosto difficile per la nazionale di basket. Kirilenko e compagni sono inseriti nel gruppo A con la Francia di Tony Parker e altri atleti Nba, con la Lituania e con gli il Dream Team Usa. Lebron James, Kobe Bryant e Kevin Durant, il meglio della Nba. Il sogno russo è batterli, bissando l’impresa compiuta dall’Urss di Sabonis in semifinale a Seul 1988. Un successo che segnava la storia moderna della pallacanestro mondiale. A Barcellona 1992, gli Usa portarono Michael Jordan, Magic Johnson e Larry Bird e i migliori cestisti americani per l’oro della vendetta.

La storia Il lottatore del Daghestan punta a entrare nella storia della disciplina

Batirov, una mossa per la leggenda Obiettivo terzo oro consecutivo, dopo il successo ad Atene 2004 e Pechino 2008. Prima di lui, solo altri tre lottatori russi hanno conquistato altrettanti successi nella competizione a cinque cerchi. Suo padre si chiama Aladino. Un angelo custode che non si è perso un secondo delle sue competizioni. E che come il genio della lampada l’ha fatto emergere dal serbatoio di potenziali campioni della repubblica del Daghestan, dove 30mila bambini praticano la lotta olimpica. Libera e greco romana. Un flusso ininterrotto di talen-

Ecco l’armata russa per Londra

ti cresciuti nel mito della disciplina che ha prodotto tanti fuoriclasse in Russia e nei Paesi vicini. Ora Mavlet Batirov, 28 anni, tenta di avvicinarsi alla leggenda. A Londra 2012 è in gara per il suo terzo oro olimpico consecutivo – e in tre categorie di peso differenti - dopo l’exploit di Atene 2004 e la conferma a Pechino 2008. «Mio figlio non deluderà le attese, anche se non è più giovanissimo e ha avuto qualche infortunio», ha detto Aladino, che ha allevato anche Adam, fratello minore dell’olimpionico, da lui sconfitto nella finale 2011 dei campionati russi. Ai Giochi flash, taccuini e copertine spettano alle donne glamour Sharapova e Isinbayeva. Batirov difenderà il titolo nella categoria dei 66 chilogrammi. L’inatteso successo sotto l’ombra del Partenone avvenne nei 55 kg. E cinque chili in più di muscoli sono stati necessari per la conferma della sua grandezza nei Giochi in Cina. Ora l’Inghilterra,

reuters/vostockphoto

Cina e Stati Uniti sembrano irraggiungibili, è sfida con Gb e Germania per il terzo posto. Risultato minimo richiesto: 25 medaglie d’oro. Una delegazione da 600 atleti, di cui 200 per le Paralimpiadi.

itar-tass

London Calling Obiettivo podio nel medagliere

con dedica già pronta: «L’oro ai Giochi di Londra è il sogno dei miei genitori, voglio provare ad accontentarli», ha detto Batirov. Con il tris consecutivo, Batirov diventerebbe il quarto lottatore russo di sempre a vincere tre medaglie d’oro alle Olimpiadi. Come lui, il 37enne mito russo Buvaisar Saitiev, che si ritirò dopo le Olimpiadi di Pechino (aveva vinto ad Atlanta 1996 e Atene 2004) e due leggende ai tempi dell’Urss, Aleksandr Medved e Aleksandr Karelin. Il gigante siberiano che doveva sfidare Mike Tyson, imbattuto dal 1997 al 2000 e poi finito alla Duma. N.S.

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inserto Russia Oggi di La Repubblica

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