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giovedì 26 Aprile 2012

Il supplemento rientra nel progetto Russia Beyond the Headlines, che pubblica inserti in diverse lingue, in allegato a The Daily Telegraph, The Washington Post, Le Figaro, El Pais, Süddeutsche Zeitung, Le Soir, La Nacion L’inserto è preparato e pubblicato da Rossiyskaya Gazeta (Russia) e non coinvolge le strutture giornalistiche ed editoriali di

Per molto tempo ho avuto paura di perdere; temevo lo sguardo del mondo intero. Di notte piangevo e di giorno provavo vergogna. Ma a un certo punto mi sono detta: sforzati, combatti, dimostra a tutti quanto vali ancora”

L’ateleta ha stabilito 28 record mondiali nel salto con l’asta. Sogna di raggiungere quota 35, come il suo idolo Sergei Bubka, e conquistare l’oro olimpico a Londra. NIkolai Dolgopolov russia oggi

Il 3 giugno Elena Isinbayeva compirà 30 anni. Un traguardo importante, per un’atleta straordinaria che ha ottenuto 28 record mondiali e collezionato due ori olimpici nel salto con l’asta, oltre a conquistare tre volte il titolo di migliore atleta femminile dell’anno (2005, 2007 e 2008), assegnato dalla Iaaf, l’organizzazione internazionale dell’atletica leggera. Nel momento della maturità agonistica, la saltatrice è chiamata a una nuova sfida: superare le difficoltà che hanno caratterizzato la sua carriera negli ultimi anni e tornare a essere la numero uno nella disciplina, come il suo mito Sergei Bubka, che tra gli uomini ha centrato 35 record mondiali. La campionessa russa, dopo le vittoriose Olimpiadi di Atene 2004 (dove ha superato la soglia dei 4,91 metri, precedendo la connazionale Svetlana Feofanova), ha deciso di lasciare lo storico allenatore Evgeni Trofimov per passare nella scuderia di Vitali Petrov, spiegando di voler provare una nuova tecnica e allenarsi in prossimità dei luoghi che ospitano la maggior parte delle gare (lasciando così Volgograd). Si è trasferita a Montecarlo, città affascinante da tutti i punti di vista: è sul mare, ci si può allenare tutto l’anno sotto il cielo azzurro e con il sole. Nelle prime interviste la Isinbayeva ha parlato con grande entusiasmo delle sue nuove scelte e della possibilità di tornare a visitare spesso l’Italia, che la affascina in maniera particolare, considerato che ha vissuto per un periodo a Formia. Tuttavia, la nostalgia della Russia e l’impossibilità di allenarsi con i compagni di squadra hanno avuto su di lei un effetto destabilizzante. Così come lo straordinario interesse dei tifosi e dei media per la sua persona. Sta di fatto che, dopo aver conquistato il titolo olimpico di Pechino 2008 (superando al terzo tentativo la misura di 5,05 metri, nuovo record mondiale della specialità), sono iniziate le difficoltà. Prima con la sconfitta ai Mondiali di Berlino del 2009 (fallito il primo tentativo a 4,75 e i due successivi a 4,80), quindi ai campionati iridati indoor dell’anno successivo a Doha (quarta con la modesta misura di 4,60, centrata al primo tentativo). Sconfitte che l’hanno convinta a prendersi una pausa. Il ritorno alle competizioni dello scorso anno non ha, però, prodotto l’atteso riscatto: se l’esordio al meeting Russian Winter l’ha vista vincitrice con la misura di 4,81, ai Mondiali all’aperto di Daegu si è dovuta accontentare del sesto posto (4,65). L’età e gli infortuni sempre più frequenti hanno fatto dire a molti analisti che l’era di successi e record mondiali volgeva ormai al tramonto. L’atleta si è presa un’altra pausa ed è tornata di nuovo. Qualche gara l’ha

Cremlino Il 7 maggio l’insediamento di Putin www.russiaoggi.it/15285

Tendenze In cucina Se l’anima gemella s’incontra ai fornelli www.russiaoggi.it/15303

un salto verso l’olimpo corbis outline/foto SA

sul nostro sito

Elena isinbayeva

vinta, qualche altra l’ha persa. Fino all’inizio della primavera del 2011, quando sono filtrate voci di un suo abbandono dell’attività agonistica, anche per via del suo ritorno a Volgograd. Qualche giorno di permanenza nella città natale - è figlia di un idraulico appartenente al gruppo etnico dei Tabasarans e di una commessa, che hanno sopportato sacrifici enormi per sostenerla nei primi anni di carriera - si è rivelato in realtà salutare per ritrovare le motivazioni perdute e l’equilibrio per ricominciare. Una domenica mattina ha preso coraggio e richiamato il vecchio allenatore Trofimov. Nel piccolo ristorante scelto per l’incontro, a parlare è stata soprattutto la Isinbayeva. Gli ha raccontato tra le lacrime del travaglio vissuto negli ultimi anni, della difficoltà di tener testa alle pressioni che la volevano vincente ovunque e gli ha chiesto di tornare ad allenarsi con lui. In caso di rifiuto da parte di Trofimov, la russa garantiva di mollare tutto, tornando alla sua vita privata. Il trainer si è preso qualche settimana di tempo per decidere, ma in cuor suo - ha poi ammesso - aveva già capito di dover mettere da parte l’orgoglio personale per non disperdere il talento di un’atleta straordinaria e ha accettato. Cinque anni di separazione non sono certo uno scherzo, ma la collaborazione è ripartita con lo stesso entusiasmo del primo giorno. E i risultati non si sono fatti attendere: all’inizio di quest’anno sono arrivati il nuovo record indoor a Stoccolma (5,01 metri superati senza particolari difficoltà) e la medaglia d’oro ai campionati mondiali di Istanbul. È stato fatto un lavoro immane in questo breve lasso di tempo. Sembra che la Isinbayeva sia tornata tra le migliori interpreti della specialità. Ma la partita più grande si giocherà a Londra, in occasione delle Olimpiadi. La russa sa di non essere più la regina incontrastata del salto con l’asta mondiale, ma è anche consapevole di aver ritrovato forza, forma fisica e la tranquillità necessarie per giocarsi la medaglia d’oro. Tornando ai meccanismi che hanno accompagnato la sua stagione migliore: il primo salto con l’asta rosa, puntando a un’altezza cui oltre a lei altre brave saltatrici cercheranno di dare l’assalto, sarà di riscaldamento. Con l’asta azzurra entrerà nel vivo della gara e verrà il momento di battersi per la vittoria con le migliori atlete rimaste. E poi con l’asta dorata cercherà di dimostrare il suo talento nel tentativo di battere il record mondiale, che detiene dal 2005, quando a Zurigo raggiunse i 5,06 metri. Può darsi che anche in tanti l’abbiano dimenticato, ma fu proprio a Londra, il 22 luglio 2005, che la campionessa superò per la prima volta nella storia del salto con l’asta femminile la barriera dei 5 metri. La sfida si rinnova. Questa volta sarà più difficile delle altre: anche per questo la finale della disciplina sarà tra gli eventi più attesi dei prossimi Giochi Olimpici londinesi.

In questo numero Dmitri Medvedev I risultati di quattro anni

2003 2005 vince i campionati

conquista il titolo

2009 2012 torna dai Mondiali di

stabilisce il nuovo

europei under 23

mondiale a Helsinki.

Berlino a mani vuote,

record mondiale

saltando a 4,26 metri

L’asticella è a 5,01

fallisce a 4,80

indoor, ancora a 5,01

politica

pagine 2-3

Energia pulita Il futuro degli investimenti stranieri economia

pagine 4-5


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Politica La politica estera è prerogativa del Presidente. Ovviamente occorre avere rapporti più stretti con i Paesi della nostra stessa area geopolitica e con i quali abbiamo sempre collaborato. Anche se siamo consapevoli che non si tratta affatto di un compito facile”

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il bilancio Putin giurerà il prossimo sette maggio e punterà al consolidamento del ruolo del paese sul versante internazionale

l’eredità di medvedev e la ricerca del dialogo

corbis/foto SA

Insediatosi nel momento più duro per l’economia mondiale, l’ex Presidente ha dovuto fare i conti con diversi grattacapi interni. Dalla guerra dei cinque giorni con la Georgia alla lotta contro la corruzione, il vero ostacolo alla modernizzazione. Il suo mandato sarà ricordato anche come il momento della rinascita della società civile russa. Poi le Olimpiadi invernali, il lancio del Centro di ricerca Skolkovo, la Silicon Valley russa. E sulla politica estera, per il rafforzamento delle relazioni internazionali, un impegno premiato con l’ingresso della Federazione nel Wto. Nel corso dell’ultimo incontro con Barack Obama, il 26 marzo scorso a Seul, Dmitri Medvedev ha sottolineato che «probabilmente gli ultimi tre anni sono stati i migliori nella storia delle relazioni bilaterali tra Russia e Usa». Obama ha risposto consegnandogli una busta con una dedica personale scritta a mano, rispettando così la tradizione di tutti i Presidenti uscenti della Casa Bianca. Di solito queste missive contengono indicazioni, ma questa volta Obama si è limitato a ringraziare l’omologo russo per la collaborazione prestata nell’ambito delle vicende più intricate che hanno caratterizzato il quadro internazionale negli ultimi anni. Un messaggio che ha coinvolto Medvedev, il quale non ha saputo resistere alla tentazione di mostrare la lettera ai diversi membri della delegazione che l’avevano accompagnato. In fondo, l’intesa tra i due non era scontata in partenza. Né i primi elementi lasciavano im-


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maginare questa evoluzione, considerato che l’insediamento di Medvedev è coinciso con le tensioni tra Russia e Occidente legate al conflitto georgiano, nell’agosto 2008. Si dice che la decisione di Medvedev di intervenire nella vicenda sia stata sostenuta da quasi tutti i membri del governo e dall’Amministrazione del Cremlino. Tuttavia, la principale preoccupazione del Presidente non era di mandare a monte le relazioni con la Georgia per aver riconosciuto l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, ma di trovarsi in compagnia di leader poco amici dell’Occidente, come Ahmadinejad e Kim Jong-il. «Medvedev si aspettava l’isolamento della Russia. Psicologicamente era già pronto all’idea di sentire l’eco della guerra georgiana per tutti i quattro anni del suo mandato presidenziale», ricordano le persone a lui vicine. I timori non erano infondati. Nell’Ue si pensava di punire Mosca con sanzioni: più degli altri, premevano per questa soluzione la Polonia e i Paesi dell’area baltica. La cancelliera tedesca Angela Merkel, volata da Medvedev a Sochi il 15 agosto 2008, nel corso dell’incontro a porte chiuse disse senza mezzi termini al Presidente russo ciò che pensava a proposito della guerra russo-georgiana. «La Cancelliera sostenne che il nostro comportamento avrebbe reso molto difficili le relazioni con l’Unione europea. Aggiunse che loro non ci avrebbero mai appoggiato», così ricorda una delle persone che partecipò all’incontro. Ma Medvedev è stato fortunato, e lo è stato per almeno due volte. Prima di tutto, in quel periodo l’Ue era sotto la presidenza francese: il suo leader Nicolas Sarkozy era chiamato a fare da mediatore nel risolvere la crisi russo-georgiana. Accordò un piano di pace, firmato da Medvedev e da Mikhail Saa­kashvili. E a favore del Presidente russo c’era anche la crisi finanziaria globale. Questa situazione di incertezza economica prese il sopravvento sui malumori politici. «In sostanza, Medvedev si scontrò con due problemi: uno era la questione Georgia, l’altro la crisi finanziaria globale. Le sue priorità di politica estera erano pesantemente influenzate proprio da questo», racconta un funzionario della cerchia dell’ex Presidente. La crisi in realtà fece passare la questione Georgia in secondo piano nell’agenda internazionale. Già a ottobre 2008, alla conferenza dedicata alle questioni di politica globale nella città francese di Évian, Medvedev parlò principalmente di misure di stabilizzazione dei mercati finanziari. Riservando solo qualche accenno alla guerra di agosto.

A distanza di qualche mese, a novembre, a Nizza si tenne il summit Russia-Ue: qui si convinse Mosca che nessuno intendeva farla cadere vittima dell’ostruzionismo. «La Germania non si distanziava dalla posizione comune in Europa in merito al conflitto. Ma proprio Berlino fece in modo che il dialogo con la Russia non si gelasse. Questo approccio coincideva con quello di Parigi», spiega un funzionario del Ministero degli Esteri russo. Medvedev al summit di Deauville a ottobre 2010 annunciò di essere favorevole a un incontro, da tenersi nel giro di un mese, del consiglio Russia–Nato a Lisbona. Nella capitale portoghese il Presidente russo propose agli Stati Uniti di costruire in Europa un sistema comune di difesa antimissilistica. E questo fece scalpore. Infatti, si ebbe la sensazione che le parti alla fine sarebbero riuscite a risolvere una delle questioni più difficili degli ultimi anni.

Una nuova fase dei rapporti con gli Stati Uniti. Ora si lavora per trovare un accordo sulla riduzione degli armamenti Medvedev e Obama dovevano lavorare insieme sugli accordi Start (Strategic Arms Reduction Treaty). «Nelle trattative il Presidente aveva un ruolo importante», afferma il vice-ministro della Difesa della Federazione russa, Anatoli Antonov, che in quel periodo lavorava al Ministero degli Esteri ed era a capo della delegazione durante le trattative con gli Stati Uniti sugli accordi Start. «Si sono sentiti anche più di 15 volte. E non facevano soltanto valutazioni di carattere politico ma parlavano di strategie specifiche». Antonov ricorda la circostanza in cui Mosca e Washington dovettero fare i conti con il problema dello scambio di dati telemetrici sui missili. Gli Stati Uniti volevano a tutti i costi che questa condizione fosse presente, mentre la Russia riteneva che nell’accordo non dovesse esserci. «Allora Medvedev trovò di suo una soluzione che riuscì a soddisfare gli americani e consentì a noi di non oltrepassare la linea rossa. Non si trattava di una concessione, ma di una soluzione diplomatica del problema», racconta Antonov. Il compromesso, secondo quanto ha riferito, stava nel decidere di dare a ciascuna delle parti la possibilità di stabilire da sé quali dati telemetrici e quali lanci missilistici portare a conoscenza dell’altra parte. In tal modo la Russia evitò di dover condividere informazioni sui test effettuati su nuovi complessi missilistici.

Le relazioni con gli Stati Uniti, migliorate durante il lavoro sul trattato Start, furono importanti per Medvedev anche dopo la sottoscrizione del Trattato a Praga nell’aprile 2010. La Russia diventò flessibile con Washington anche in merito a questioni che durante l’amministrazione di George Bush avevano creato forti tensioni: così fu con l’appoggio alla risoluzione N1929 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che imponeva nuove sanzioni all’Iran, ma obbligava anche a non concedere a Teheran i complessi già oggetto d’accordo, S-300. Quanto alla decisione russa di astenersi durante la votazione al Consiglio di Sicurezza Onu in merito alle operazioni militari contro la Libia, ecco la spiegazione che filtra dal Cremlino: «Medvedev si sentiva spesso con lui e non c’erano dubbi sull’inadeguatezza del Colonnello Gheddafi», spiega un funzionario. «Per questo ci si chiese se valesse la pena sacrificare quanto era stato costruito con gli Stati Uniti per il bene di Tripoli». Sul piano economico, il principale risultato dell’amicizia russo-americana è stato l’adesione della Russia al Wto. E questo evento storico Medvedev lo può segnare al proprio attivo. «L’adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio è stato un regalo dell’Occidente a Medvedev, del quale è stato apprezzato l’impegno distensivo», sostiene il politologo Nikolai Zlobin. «Obama e il suo governo ritenevano importante che la Russia entrasse a far parte del Wto proprio durante questo mandato. Più noi russi ci assumiamo responsabilità, meglio è per tutti», dice compiaciuto il funzionario del Cremlino. È anche vero, tuttavia, che l’amicizia russo-americana non ha riguardato tutti i fronti. Verso la fine del mandato presidenziale di Medvedev è divenuto evidente che il problema del sistema di difesa antimissile americano in Europa non sarebbe stato risolto. E, sebbene a marzo a Seul Obama si sia impegnato a essere più flessibile in merito alla questione dopo le presidenziali negli Stati Uniti, a Mosca non credono troppo a questa promessa. «Il Senato americano ha trasformato in legge il divieto di trasmettere a chiunque informazioni sensibili in merito al sistema di difesa antimissile», racconta un diplomatico russo d’alto livello. Insomma, se numerosi passi in avanti sono stati compiuti sulla strada del dialogo, molto altro ancora resta da fare nei prossimi anni. Una sfida per tutti. Preparato da Vladimir Soloviev Rivista Kommersant-Vlast

Politica

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Economia

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energia pulita mentre in europa calano gli incentivi pubblici per le rinnovabili, mosca cerca di attrarre investimenti esteri per diversificare il proprio mix energetico e contribuire agli sforzi per la riduzione delle emissioni nocive per l’ambiente

crescita e sviluppo il futuro è green Il mini-idroelettrico, l’eolico e le biomasse presentano ampi margini di crescita. E non mancano opportunità nel fotovoltaico. Gli analisti stimano che nel 2020 il mercato russo varrà circa cinque miliardi di euro. Sibilla di Palma ap/east news

Materie prime, l’asset strategico del Paese La forza tradizionale su petrolio e gas assegna al Cremlino un peso rilevante sul fronte geopolitico, specie nei confronti degli Stati dell’Europa occidentale. Negli ultimi anni però il governo ha favorito anche la produzione di materie prime agricole - in primis il grano e lo zucchero - destinate all’export non solo verso l’Occidente, ma anche in direzione dei Paesi emergenti. E non mancano investimenti sul futuro. Tutto all’insegna della Green Economy. La nuova frontiera è costituita dall’utilizzo delle energie rinnovabili, che oggi contano solo per l’1 per cento sulla produzione totale, ma nel 2020 dovrebbero arrivare intorno al 4,5 per cento. Un traguardo ambizioso: per centrarlo, si confida sulla capacità di attirare investimenti internazionali, anche in relazione al taglio degli incentivi pubblici in Paesi come la Germania.

russia oggi

Il calo degli incentivi pubblici nei principali mercati europei (Italia e Germania in testa) potrebbe spingere un numero considerevole di aziende attive nel business delle energie rinnovabili a cercare sbocchi altrove. La Russia, da questo punto di vista, offre interessanti prospettive considerato l’obiettivo dichiarato dal governo di raggiungere entro il 2020 una produzione da rinnovabili pari al 4,5 per cento del totale di energia elettrica. Oggi si è fermi all’1 per cento. La rivoluzione è ancora all’inizio, spiega Marco Carta, coordinatore dell’Osservatorio internazionale sull’industria e la finanza delle rinnovabili (Oir) – Agici Finanza d’Impresa: «Le rinnovabili in Russia muovono i primi passi con l’installazione di parchi eolici nella parte orientale del Paese (Kalmykia, Kalingrad) e lo sviluppo di qualche impianto fotovoltaico (nel Belgrod). Si tratta, comunque, di pochi Mw: gli standard dei principali Paesi europei, dove l’installato annuale si misura in Gw, sono

reuters/vostock-photo

Lo sviluppo delle tecnologie fotovoltaiche potrebbe rivelarsi uno dei maggiori fattori di crescita per i prossimi dieci anni

ancora lontani». Ma le potenzialità sono notevoli secondo Solar Pv Consulting, che in un recente rapporto rivela che la Russia intende installare circa 22 Gw da fonti rinnovabili entro il 2020, che ne farebbero la protagonista assoluta a livello mondiale. A conferma di questa nuova tendenza c’è la constatazione che «a livello legislativo, il governo della Federazione sembra voler sbloccare le criticità dell’attuale sistema di incentivi, a oggi poco chiaro», prosegue Carta. Inoltre, la Federazione dovrà

Nel 2020 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili raggiungerà il 4,5 per cento del totale, rispetto all’attuale 1 per cento. Con la Federazione che si candida a diventare una potenza internazionale nell’energia verde fronteggiare nei prossimi anni una forte crescita nella domanda di energia elettrica e limitare le emissioni di Co2 (oggi a livelli elevati), in accordo con le più recenti direttive degli organismi internazionali. Secondo uno studio dell’Oir, il mercato russo delle fonti rinnovabili potrebbe arrivare a valere cinque miliardi di euro nel 2020. E sarà l’idroelettrico a trainare lo sviluppo, considerando l’abbondanza di bacini idrici nel Paese. Gli sforzi del governo sono maggiormente concentrati sulle piccole centrali, con l’obiettivo di passare dall’attuale produzione di circa tre Twh a 20 Twh nel 2020 per un potenziale economico di un miliardo di euro. Interessanti opportunità di crescita vengono anche dall’eolico e dalle biomasse. A oggi, infatti, i parchi eolici russi generano meno di un Twh l’anno, ma l’obiettivo del governo è raggiungere 17,5 Twh nel 2020, aprendo un mercato del valore complessivo di oltre due miliardi di euro l’anno (compreso l’indotto). Per quanto riguarda le biomasse, invece, attualmente la produzione ammonta a circa 13 Twh, che dovrebbe passare a 34 Twh entro il 2020, generando così un settore da oltre un miliardo di euro l’anno.

Nel campo geotermico, la produzione attuale è di circa 0,5 Twh, che però dovrebbe essere decuplicata nel prossimo futuro, per un potenziale di mercato prevedibile intorno ai 500 milioni di euro annui. Solar Pv Consulting, nel suo ultimo rapporto, pone l’accento anche sul fotovoltaico, sottolineando che di fronte a una rapida discesa dei prezzi, lo sviluppo di questa tecnologia potrebbe portare due Gw installati nei prossimi dieci anni. Alla Russia non manca la materia prima perché nella Fedeerazione molte aree (come il Caucaso, Krasnodar, tutto il confine meridionale della Siberia e alcune regioni siberiane del CentroNord) hanno un livello di irraggiamento che può essere paragonato a quello dell’Italia centrale. Alcune aree poi, come la regione di Zabaikalsky (tra il lago Bajkal e l’Estremo Oriente), risultano più soleggiate dell’Italia e della Spagna. «Su tutto questo, però» - aggiunge Carta - «pesa una incognita non di poco conto: il consumo di gas nei Paesi occidentali continua a calare per effetto combinato della crisi economica, dello sviluppo delle rinnovabili e dell’aumento dell’efficienza energetica. Questo ha un impatto importante sull’export russo: solo a titolo di esempio, se nel 2008 la Russia esportava in Italia 24 miliardi di metri cubi, questo valore è sceso a 15 miliardi nel 2010». Le crescenti quantità di gas disponibili a basso costo per il mercato interno potrebbero, in sostanza, frenare la volontà di investire nelle rinnovabili. In ogni caso, la Federazione mostra con i suoi investimenti di credere davvero nelle fonti rinnovabili, come dimostra la recente sottoscrizione di un protocollo tra l’Authority per l’Energia russa, con la multiutility emiliana Hera, il gruppo di costruzioni Pizzarotti e l’advisor Livolsi&Partners per la realizzazione di termovalorizzatori, ciascuno da almeno 100mila tonnellate di rifiuti l’anno, in alcune delle principali città della Russia. Senza dimenticare gli investimenti, misti pubblico-privati da 764 milioni di euro in campo per creare una filiera industriale del fotovoltaico nella regione di Stavropol e in quella di Kabarino-Balkaria, dove verrà prodotto silicio per la realizzazione di celle solari.


Economia

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Alimentare Produzioni abbondanti nel Paese

Tra Wto e mercati finanziari L’età d’oro per l’agricoltura REUTERS/VOSTOCK-PHOTO

I derivati sui prodotti alimentari hanno fatto registrare livelli record nei mercati finanziari di Mosca. Segno del peso crescente registrato dalla produzione in questo settore.

IL RUOLO DEGLI IDROCARBURI

L’export di gas e petrolio vale 246 miliardi di euro

SIMONA PIZZUTI RUSSIA OGGI

Evgeny Utkin

RICERCATORE

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Gli esperti stimano che la produzione attuale di energia geotermica dovrebbe essere decuplicata nei prossimi anni

REUTERS/VOSTOCK-PHOTO

La Russia mantiene la leadership mondiale nell’export di idrocarburi. Nel 2011 essi hanno portato nelle casse del Paese ben 246 miliardi di euro, frutto di 204 miliardi di metri cubi (tre quarti dell’export si è diretto in Europa), 242 milioni di tonnellate di petrolio e 125 milioni di tonnellate di prodotti finiti. Gli Usa, grazie al veloce sviluppo dello shale gas, hanno scavalcato la Federazione nella produzione di gas, ma poiché l’America ha elevati consumi interni, è indietro nelle classifiche dell’export. Anzi, il flusso di materiali verso l’altra sponda dell’Oceano continua a crescere: così, le enormi quantità di gas liquefatto indirizzate verso gli Usa, hanno cambiato le rotte verso l’Asia e l’Europa, con prezzi relativamente bassi. La crisi economica ha contribuito notevolmente all’abbondanza di gas sul mercato (si consuma di meno) e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, pur proseguendo, oggi è meno intenso rispetto al recente passato. Così, quando arriva il gelo, i Paesi occidentali si rivolgono a Gazprom, che sta diventando il re di questo secolo, invocando maggiori rifornimenti di gas. Gli analisti concordano che senza il gas russo, l’Europa non potrebbe sopravvivere. La Federazione non ha mai avuto problemi di estrazione degli idrocarburi, semmai di trasporto, come si è visto nel 2006 e nel 2009. Per evitare che questi problemi si ripresentino, è stato realizzato il gasdotto Nord Stream ed è a buon punto il progetto South Stream (la costruzione dovrebbe partire entro fine anno). Lo sviluppo di questa fonte ha ricevuto una grossa spinta anche dalla tragedia in Giappone e in seguito dalla decisione di alcuni Paesi di chiudere le centrali nucleari. Quando le rinnovabili raggiungeranno la grid parity, assorbiranno una quota importante della produzione elettrica. Ma, visto che né il vento, né il sole sono costanti, il gas continuerà a svolgere un ruolo decisivo. Rinnovabili e gas non sono concorrenti, ma insieme possono contribuire a un mondo più pulito.

A oggi l’energia generata dalle biomasse ammonta a circa 13 Twh. E dovrebbe raggiungere i 34 Twh nel 2020

Non solo petrolio e gas per le esportazioni di materie prime dalla Russia. La Federazione sta guadagnando posizioni nel mercato delle soft commodities, un asset destinato ad assumere un peso crescente nei prossimi anni, alla luce dell’incremento dei consumi nei Paesi emergenti e della crescita delle calamità naturali, che limitano i raccolti nelle economie occidentali. Se un recente report sui Carbs (acronimo usato per indicare i maggiori produttori di materie prime, ovvero Canada, Australia, Russia, Brasile, Sudafrica), realizzato dall’azienda di servizi finanziari Citi, mostra un rischio potenziale per la diminuzione dell’export di idrocarburi, causa aumento dei prezzi del greggio e della fine del ciclo di massima espansione dell’export di settore, la Federazione risponde accelerando sulle derrate alimentari. Il grano è il prodotto che domina la produzione di soft commodities del Paese, come testimoniato dal volume dei contratti futures scambiati sul Micex-Rts (la Borsa di Mosca) nel mese di marzo. I futures in questione sono stati 14mila, su un totale di 28mila. Nel corso del 2011 la Russia e il Kazakistan hanno registrato incrementi di circa il 30 per cento nei raccolti, tanto da far prevedere agli analisti un aumento dell’export di grano dalla Federazione di circa il 50 per cento per

l’anno in corso. Anche lo zucchero, con un volume di 12mila contratti scambiati a marzo, è un prodotto su cui si punta per rafforzare l’incidenza russa sui mercati internazionali. In vista dell’aumento della produzione, la Commissione Economica Eurasiatica, parte integrante dell’Unione doganale della Russia, insieme alla Bielorussia e al Kazakistan, sta considerando la possibilità di proteggere i produttori di zucchero dagli importatori dopo l’ingresso nel Wto, che aprirà ulteriormente i mercati internazionali. Lo scorso anno la produzione di zuc-

In aumento la produzione di grano e zucchero. C’è ottimismo, anche se si prevede una riduzione delle aree coltivate chero di canna ha toccato quota cinque milioni di tonnellate, consentendone per la prima volta in 12 anni l’esportazione in Europa e in Siria, come rilevato da Evgeni Ivanov, analista dell’Istituto per gli Studi sul mercato alimentare Ikar. le previsioni per il 2012 sono, però, meno ottimistiche: per gli analisti ci sarà una riduzione delle aree coltivate. Tuttavia, il capo dell’Unione dei produttori Andrei Bodin confida nel miglioramento delle produzioni e cita il piano triennale per l’agricoltura lanciato dal governo, che prevede un aumento del 30 per cento delle industrie di trasformazione, con una nuova apertura prevista già nel corso del 2013, nella regione di Tambov.


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La storia

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VIAGGIO NEI FONDALI TRA ARCHEOLOGIA MARINA E GLI SFORZI PER GIRARE LE SCENE SUBACQUEE DEL COLOSSAL DI CAMERON NEL

TITANIC, COSÌ NACQU RACCONTO DI CHI HA VISSUTO QUELL’ESPERIENZA

È un secolo che le ossa arruginite della della nave da crociera giacciono sul fondo del mare. Grazie alla tecnologia russa, siamo a conoscenza di ciò che oggi si trova là sotto. DIANA LAARZ RUSSIA OGGI

Evgeni Cernjaev si comporta come un pluridecorato “eroe russo”. Un uomo dall’espressione impietrita, dalla postura diritta, con ciocche grigie nei baffi, e con una grande bandiera russa cucita sulla spalla della giacca.Tutto cambia, però, quando Cernjaev s’immerge con il pensiero in un mondo sott’acqua. Allora Evgeni diventa Zhenja. È questo il soprannome con cui lo chiamano i suoi collaboratori. Il viso del 57enne diventa simile a quello di un monello e le frasi non finiscono più. Racconta di candelabri di bronzo che anche dopo decine di anni sott’acqua brillano, di bottiglie con il tappo ancora integro e di pilastri di legno con intagli meravigliosi. Tutto ciò l’esploratore non l’ha visto in un posto qualunque. Si riferisce alla nave che come nessun’altra ha ispirato l’entusiasmo e la fantasia degli uomini: il Titanic,

affondato il 15 aprile di cento anni fa. Come pilota del sottomarino d’esplorazione russo Mir-2 Cernjaev ha intrapreso otto spedizioni nel Titanic, le sue immersioni intorno al mitico relitto si sommano a circa mille ore. Non si sarebbe mai sognato di avere questo ruolo nella storia del transatlantico, dice, non avrebbe mai osato nemmeno pensarlo. Gli è capitato in qual-

Alla guida del sottomarino Mir-2, Evgeni Cernjaev ha effettuato otto spedizioni nel Titanic, circa mille ore di immersioni intorno al relitto che maniera. Più precisamente bisognerebbe dire: per lui la Perestrojka è arrivata nel momento giusto. La cortina di ferro tra Est e Ovest era appena crollata che già russi e americani si immergevano insieme verso il Titanic. L’archeologo subacqueo americano Robert Ballard aveva scoperto il relitto nell’autunno del 1985. Due anni più tardi l’azienda finlandese Rauma-

Repola ha fornito alla Russia i sottomarini d’esplorazione Mir-1 e Mir-2, precedentemente progettati all’Istituto di Oceanologia Shirshov a Mosca. È stato un colpo di fortuna che la casa di produzione canadese Imax stesse giusto cercando un veicolo adatto per girare il film documentario Titanica. Ci sarebbero stati sottomarini di altre nazioni. Ma nessuno di loro corrispondeva alle esigenze dei filmmaker come la Mir, che offriva abbastanza spazio per telecamera e sommozzatori e in più aveva un oblò particolarmente grande dal quale era possibile filmare indisturbati. Quando il regista Stephen Low chiese a Evgeni Cernjaev quanta energia e quanta luce il piccolo sottomarino fosse in grado di fornire, la risposta fu breve e pregnante: «Tutta la luce che ti serve». Il 10 maggio 1991 la nave da esplorazione russa Akademik Mstislav Keldish salpò da Kaliningrad. A bordo: i due sottomarini Mir e un equipaggio internazionale, tra cui Evgeni Cernjaev, che ancora dubitava della sua fortuna. Perché allora la situazione in Russia e all’Istituto Shirshov non era delle migliori. L’intero Paese era in subbu-


La storia

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L’INTERVISTA ANATOLI SAGALEVICH

Negli abissi alla scoperta dei segreti del relitto È l‘uomo che conosce i segreti sepolti sul fondo dell’Oceano meglio di chiunque altro al mondo: è l’esploratore degli abissi ed eroe della Russia Anatoli Sagalevich. Che si è immerso, più di 50 volte, per raggiungere il relitto del Titanic sui fondali dell’Atlantico. Lei ha esaminato più volte il luogo in cui affondò questo leggendario transatlantico. Si ricorda le prime impressioni che provò nell’incontro con il Titanic? Fu nel luglio 1991. Stavamo lavorando con Stephen Low al film Titanic. Ciò che vidi sul fondale mi sconvolse e ancora adesso, ogni volta che partecipo a una nuova spedizione al relitto della nave, provo sentimenti simili. La prima volta, seguendo i segnali riflessi dal fondale arrivammo alla prua della nave. Scorsi subito la cima dell’albero maestro spezzato, con la torre di comando, il cosiddetto “nido del corvo”, ossia la postazione della vedetta che probabilmente avvistò per primo l’avvicinarsi della fine. La stiva sventrata, che lascia intravedere le carcasse di alcune automobili appartenute ai passeggeri facoltosi. Poi il bordo destro del ponte lance, anch’esso distrutto: dal fianco della nave si intravede l’interno della cabina del capitano Smith, la stanza da bagno, il letto. Poi ci sono gli alloggi degli ufficiali, separati dal mondo esterno da degli oblò quadrati.

Alcuni oggetti rinvenuti all’interno del relitto: un orologio da tasca appartenuto al passeggero di terza classe William Henry; la pipa dell’ufficiale del ponte del Titanic William Murdoch; i soldi ritrovati sul fondo del mare, un binocolo e i piatti. Sotto, la prima pagina del Boston Globe del 16 aprile 1912

In quali condizioni si trova attualmente il relitto? L’ultima volta che ci siamo immersi fino al Titanic è stata nel 2005. Naturalmente, il tempo è impietoso con le sovrastrutture, mentre il corpo della nave è in condizioni migliori, è ben conservato.

UE IL FILM AP/EAST NEWS(3);AFP/EAST NEWS(2);GETTY IMAGES/FOTOBANK

ALAMY/LEGION MEDIA

glio, l’economia crollata. Gli esploratori dei fondi oceanici temevano per la loro esistenza e non osavano pensare al futuro. I piloti del Mir non avevano quasi esperienza con immersioni a questa profondità e inizialmente il tempo sopra l’Oceano Atlantico non fu complice. Ma tutte le bufere furono dimenticate quando i due sottomarini Mir raggiunsero per la prima volta veramente il relitto del Titanic. Cernjaev divideva il poco spazio con la telecamera dell’Imax e due operatori, in modo da arrivare solo, contorcendosi al timone. Cernjaev di relitti ne ha visti tanti altri prima e dopo, per esempio quello della Bismarck, e si è immerso fino ai fondali sotto il Polo Nord. Il ricordo dello scheletro del Titanic che all’improvviso emerge dal buio gli blocca il discorso ancora vent’anni dopo la spedizione. Sono così tanti i pensieri del pilota, che quasi non riesce a esprimerli con le parole. Si è trovato a pensare a come questa nave imponente volava sopra l’Oceano, agli uomini coraggiosi che vi hanno lavorato e alla tragedia del naufragio. Cernjaev ha riconosciuto la ringhiera arrug-

ginita, le monete d’argento, le stoviglie ancora intatte. «L’acqua è il mio elemento e ogni immersione è una fiaba», dice. Il Titanic è la sua fiaba preferita. Il fatto che solo qualche anno più tardi il regista americano James Cameron sia partito insieme all’equipaggio delle due Mir per girare il suo classico Titanic si può definire come il lieto fine di questa fiaba. Anche se il lavoro con il perfezionista Cameron a volte è stato una tortura. L’equipaggio rimase fino a 18 ore sott’acqua: solo la discesa e la risalita ne richiedevano cinque. Il regista continuava a chiedere di ripetere le carrellate impegnative fino a tre volte. Ogni immersione veniva provata minuziosamente a bordo della Keldish in una tenda buia con un plastico. Per la simulazione dell’acqua torbida, la tenda fu riempita di fumo. «Cameron voleva la tecnologia migliore, la squadra e i sottomarini migliori», ricorda l’esploratore, con la voce piena di ammirazione. Anche in seguito Cameron rimase fedele agli abissi marini russi. La sua ultima spedizione lo ha portato poche settimane fa al punto marino più profondo, nella fossa delle Marianne, – 50 anni dopo l’ulti-

ma visita dell’esploratore svizzero Jacques Piccard. La prima del film Titanic di Cameron in Russia ebbe luogo a Kaliningrad, porto d’immatricolazione della Akademik Mstislav Keldish. A Evgeni Cernjaev il film è piaciuto molto, in particolare le scene che mostrano riprese originali del relitto. E il suo sguardo attento riesce a cogliere la fiaba di Zhenia Cernjaev.

Il destino della Mstislav Keldish Nel 1997 il regista James Cameron, con il suo film Titanic, ha portato il tragico naufragio del transatlantico nuovamente all’attenzione pubblica. Il 5 aprile il film è arrivato in sala in una versione rivisitata in 3D. Per le riprese sott’acqua il regista ha scelto la nave da esplorazione russa Akademik Mstislav Keldish. «Se non ci fosse stata la gente della Keldish e se non fosse esistito il loro sottomarino Mir, non avremmo mai potuto girare il film», avrebbe detto Cameron alla presentazione russa del film a Kaliningrad, località in

cui è ancorata la nave. Da quel momento sono passati 15 anni. Oggi la situazione della Keldish è sicuramente più opaca: «Le tasse portuali ammontano a 1.500 euro quotidiane e questa somma non ce la potevamo permettere a lungo andare», ricorda Robert Nigmatulin, direttore dell’Istituto di Oceanologia Shirshov. Per questo motivo, la nave da esplorazione è stata autorizzata a effettuare viaggi commerciali. «Ma è un vero peccato», commenta con grande rammarico il pilota del Mir Cernjaev.

E James Cameron, quando fu conquistato dall’idea di girare il più famoso film dedicato al Titanic? Accadde in mia presenza. Conobbi James in occasione della première del Titanic di Stephen Low, nell’aprile del 1992. Fu allora che espresse per la prima volta l’idea di girare un film su questa immane tragedia.Volle visitare di persona i sommergibili in cui erano state realizzate quelle riprese eccezionali. In generale, a James piace andare fino in fondo in ogni cosa. Per questo, dopo solo un paio di mesi, arrivò in Russia e visitò dall’interno sia la nostra nave base Akademik Mstislav Keldish, sia i sommergibili Mir e si convinse ancor più di voler girare il film. Le riprese subacquee da sole non bastavano. Serviva una trama avvincente. Io, avendo già vissuto la fine di un’epoca nel mio Paese, gli dissi: «Il mondo è stanco del sangue e della violenza, della crudeltà e del banale tran tran quotidiano; metti in scena i rapporti tra le persone, metti in scena l’amore». In cosa consisteva questo lavoro di preparazione? Non basta preparare le attrezzature e i meccanismi. Per assicurare il successo della missione e ottenere riprese cinematografiche di buona qualità dovemmo fare progressi sul piano scientifico. La struttura della cinepresa Panavision è stata modificata appositamente per questo film; inoltre, la Kodak su richiesta di James ha creato una pellicola tre volte più sottile di quella normale. Eppure, anche questo sforzo non è risultato sufficiente. Preparato da Ilya Stulov


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Viaggi

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per stabilirsi nella cittadina fino alla morte e «non è raro durante la Pasqua vedere qualche anziana sorrentina preparare dolci ispirati a quelli tipici del mio Paese». Ma non sono solo i piaceri ad Brunella Rispoli russia oggi attrarre i russi a Napoli. La caSono in pochi a notare pitale del i “cavalli russi” all’inRegno delle gresso dei giardini del Due Sicilie è Palazzo Reale di Napoli, Il Museo ferroviario di Pietrarsa meta di stuanneriti dal tempo e Fu particolarmente apprezzato diosi che troparzialmente dandall’imperatore russo, che decise va n o n e l l a neggiati dai vandali. Villa Gallotti a Posillipo di copiarne la pianta per il comVi soggiornò Maksim Gorky nelStazione zooLe due sculture sono plesso industriale di Kronstadt la primavera del 1926. Dalle sue logica Dohrn la prima tappa di un stanze si gode il panorama del un luogo idepercorso alla scoperGolfo di Napoli e del Vesuvio ale dove approta dell’anima russa fondire le proprie di Napoli, in comparicerche: a vederla gnia di Nina Mustioggi – ristrutturata, ghina, docente all’Università ben inserita nel conL’Orientale e partenopea d’adotesto della Villa Cozione da oltre 35 anni. munale e del LungoLe statue, realizzate da Petr mare Caracciolo – si Klodt, furono il dono dello zar comprende bene Nicola II a Ferdinando II perché giungessedi Borbone, dopo un ro qui gli scienlungo soggiorno ziati di mezz’Eudell’imperatore di Rusropa. Fondata nel sia e della sua consor1872 dal tedesco te nel Regno delle Due Anton Dohrn, Sicilie. Due cavalli la struttura dipressoché identici doIl caffè Gambrinus venta un vivaminano il fiume Inaugurato nel 1890, si trova nel Associazione culturale ce centro culNeva, dall’alto del salotto della città, da sempre il Maksim Gorky turale e monponte Aneckov a ritrovo degli intellettuali napoleCentro di diffusione della cultura dano grazie San Pietroburgo. È il tani e stranieri russa e slava. Promuove dibattiti, alla presenza 1846 e la storia ufficiaincontri, mostre e corsi di lingue di sua moglie le dell’amicizia tra le Maria Baranovdue ex capitali cominskaia. Frequenti cia qui, come testimosono le gite a Capri niano altri regali – quae Ischia, così come le dri e strumenti musicaserate trascorse al li – attualmente esposti Gambrinus, il più annegli appartamenti di tico e famoso caffè di Palazzo Reale e al ConNapoli. «Ma evidentemenservatorio di San Piete i miei connazionali non tro a Majella. Le crorinunciavano al piacere di un nache ci restituiscono Palazzo Reale thè tradizionale», aggiunge la l’immagine di uno zar I cancelli d’ingresso ai giardini docente. E racconta «la scoperta Stazione zoologica Anton Dohrn entusiasta della bellezpresentano sculture in bronzo di del tutto casuale di un samovar di za della città, ma inte- Fondata nel 1872, divenne presto Petr Klodt, inviate dallo zar Niconatalia mikhailenko fine Settecento, il tipico bollitore ressato soprattutto ai un punto d’incontro e di dibattila II a Ferdinando di Borbone slavo, tra gli oggetti in vendita al sole del Sud nasce Napoli è così piacevole che rinunciarsuoi progressi industria- to degli intellettuali russi presenti mercatino dell’usato». Tutta la mole nella primavera vi diventa difficile». li: l’opificio di Pietrarsa, nella città partenopea Le tele di Silvestr Scedrin, Karl Brjul- popolo russo e quello napoletano: pas- di studi e pubblicazioni in lingua russa del 1898, in dove si assemblavano le un’Ucraina grigia lov, Pimen Orlov – recentemente espo- sionalità, ospitalità, tolleranza, dispo- di quegli anni è custodita nell’archilocomotive, viene preso a modello per la costruzione del com- e umida: il clima del Meridione, secon- ste alla Galleria Tetrjakov di Mosca nella nibilità – prosegue Nina Mustighina –. vio della Stazione zoologica e nella biplesso industriale di Kronstadt. Oggi do la Mustighina, è ciò che i russi ap- mostra O dolce Napoli – rendono effi- Questo incantava i viaggiatori più della blioteca dell’associazione “Maksim è uno splendido museo affacciato sul prezzano di più. «Sfatiamo il falso mito cacemente l’atmosfera che si respira per bellezza dei luoghi». Scedrin, in parti- Gorky.” Proprio lo scrittore di Nizhny Novmare, forse un po’ trascurato, ma si- di noi russi abituati a sopportare il fred- le strade cittadine. «Esiste, oggi come colare, s’innamora di Sorrento al punto do – aggiunge sorridendo –. Il clima di allora, una profonda vicinanza tra il da lasciare la natale San Pietroburgo gorod è tra i russi più famosi a venire curamente meritevole di una visita. in città in cerca di pace e tranquillità, «Il legame tra il grande Paese degli che troverà a Villa Gallotti, splendida zar e Napoli è antico ed è frutto dell’atresidenza immersa nella quiete del trazione irresistibile che i suoi paesagquartiere Posillipo e affacciata sul gi esercitavano sugli intellettuali euroGolfo di Napoli. La villa s’intravede pei», spiega la professoressa Mustighinascosta tra gli alberi – non è aperta na. Aristocratici, pittori e scrittori ar- Nina Mustighina è una bella signora dai russi nel passato, lo è ancora. La bellezza e, di conseguenza, viene trasmesso gioral pubblico perché di proprietà privarivano a Napoli per vedere con i propri tipici tratti somatici slavi, ma dal sorriso e il calore della gente sono rimasti intatti no dopo giorno ai suoi allievi. «Lo studio ta – ma anche osservandola da lontaocchi le meraviglie cantate dai posteg- partenopeo. Da oltre vent’anni insegna nonostante i problemi». Originaria della dell’idioma russo ha avuto un boom neno è facile intuire come Gorky si sengiatori partenopei chiamati a corte da russo all’Università L’Orientale del capoRepubblica di Mordovia, segue il padre gli anni Ottanta quando esisteva ancora Nicola II: «Non dimentichiamo che pro- luogo campano, dove risiede dal 1969. nei suoi spostamenti di lavoro. l’Urss» - sottolinea - «ma l’interesse resta tisse protetto e sereno. Di Nikolai Gogol invece, «si racconta che amasse la conprio a Odessa, per opera di due napo- Oltre 40 anni non hanno sopito la sua Prima Odessa, poi Napoli: «Qui mi senancora molto forte anche oggi, sopratfusione e il buon cibo e che al suo riletani in tour sul Mar Nero, nascono le ammirazione: «È una città da favola – di- to a casa», confessa con trasporto. Ma il tutto grazie ai consolidati rapporti comtorno in patria cucinasse per i propri note di 'O sole mio», precisa la docen- ce convinta –. Lo era per i viaggiatori legame con le proprie origini resta forte merciali tra i due Paesi». ospiti gli spaghetti al dente». te. La famosa canzone dedicata al bel

Grazie al commercio lo studio della lingua russa non conosce crisi

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