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N.5

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Settembre-Ottobre 2011

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editoriale

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L’ecumenismo per la nostra vita

Lo Stalin di Corti torna in scena

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ricostruire il mosaico

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Viola Sanvito

Angelo Bonaguro Václav Rencˇ, la fede dei semplici si fa poesia

Ivan Jurkovicˇ (Intervista di G. Parravicini)

Il soffio della libertà, il quotidiano della speranza

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Marta Dell’Asta L’ultimo treno da Salechard

Aleksandr Bode I cent’anni della cattedrale di Mosca

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archivio storico

Marta Dell’Asta

pietre miliari

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Vladimir Bibichin La Russia e il «potere»

Abuso edilizio? opinioni a confronto russia cristiana notizie

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Giovanna Parravicini Il Meeting di Rimini visto dalla Russia

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Thomas Brose Cattolici a Berlino

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Józef Da¸browski (A cura di A. Bonaguro e L. Dell’Asta)

Il papa e il ferroviere

il mondo dell’arte

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Giovanna Parravicini La musica del creato. Le opere di M. Bel’kevicˇ

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Segnalazioni

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Il Meeting di Rimini visto dalla Russia Giovanna Parravicini

Già da qualche anno alcune agenzie-stampa russe specializzate su temi religiosi dedicano spazio al Meeting di Rimini. Quest’anno la notizia principale è stata diffusa dall’autorevole ITAR-TASS, e nelle ore successive è stata ripresa pressoché integralmente da altre testate.

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CRIVE VERA ŠCˇERBAKOVA nella sua corrispondenza per l’ITAR-TASS il 29 agosto: «La mostra Mia sorella la vita, dedicata a Boris Pasternak, è entrata a far parte del programma di un forum cristiano internazionale che sta svolgendosi in questi giorni in Italia. Curata dalla Fondazione Russia Cristiana e dalla rivista “La Nuova Europa”, la mostra presenta fotografie, manoscritti, spezzoni di filmati storici, mettendo in evidenza le radici cristiane dell’arte dello scrittore russo. Come ha chiarito la principale ispiratrice dell’iniziativa, Giovanna Parravicini, l’idea è nata da una frase pronunciata dallo stesso Pasternak: “L’artista discorre con Dio, e da questo dialogo scaturisce tutto ciò che egli scrive”. “Del resto – ha aggiunto Parravicini – la nostra mostra ha preso il via dall’amicizia tra Pasternak e la pianista Marija Judina, che scorgeva nell’arte una via privilegiata – anzi l’unica per lei – di incontro con Dio”. In primo piano nella mostra emergono i personaggi di Amleto e Faust, e naturalmen-

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te del Dottor Živago. I primi due sono legati all’attività di Boris Pasternak traduttore, che lavorò su Shakespeare e Goethe. Nel protagonista del romanzo, che valse allo scrittore un Nobel che egli tuttavia non ebbe mai la possibilità di ricevere, secondo i curatori della mostra echeggiano motivi faustiani e amletici. “Il tema di fondo della mostra è la vita: una vita concepita in modo tale da poter assumere anche altri nomi – eternità, immortalità, verità”, ha detto ancora Parravicini. Oltre ai pannelli con testi dell’autore e fotografie, il percorso della mostra prevede un laboratorio teatrale e la proiezione di due documentari dedicati al poeta. Giovanna Parravicini è autrice del volume Liberi, che narra le vicende di alcuni straordinari personaggi che hanno determinato il clima spirituale nella Russia del XX secolo. Ha pubblicato numerosi articoli sulla Chiesa ortodossa russa in epoca sovietica, e ha svolto varie ricerche nell’ambito della storia dell’arte bizantina e russa.

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Il forum cristiano internazionale “Meeting per l’amicizia tra i popoli” si svolge annualmente a Rimini dal 1980 per iniziativa del movimento cattolico “Comunione e Liberazione”. L’evento raduna personalità di spicco, artisti e politici di vari paesi. Il programma è dedicato alla discussione di tematiche legate ai problemi della religione e della fede, sviluppate attraverso una quantità di iniziative culturali, tra cui concerti, mostre, spettacoli, lezioni, presentazioni di libri, tavole rotonde e perfino competizioni sportive. Ospite d’onore del Meeting di quest’anno è stato il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano». Alla mostra su Pasternak è dedicato un servizio sul numero di ottobre della «Rivista del Patriarcato di Mosca», il cui direttore, Sergej Cˇapnin, è stato ospite del Meeting. Ai lettori del mensile ufficiale della Chiesa ortodossa russa sono stati proposti un servizio fotografico sullo splendido allestimento della mostra e l’intervento di Ol’ga Sedakova alla presentazione, svoltasi domenica 21 agosto. Come tutti gli anni, gli ospiti russi al Meeting sono rimasti impressionati da tante cose, ma innanzitutto dal «popolo del Meeting», dove non c’è soluzione di continuità tra quelli che lo «fanno» e quelli che lo «visitano», perché ciascuno contribuisce a costruirlo così com’è. I nostri amici ortodossi che hanno voluto partecipare alla messa celebrata la domenica mattina in Auditorium, sono stati sorpresi dall’impensabile atmosfera di unità e di raccoglimento, dalla bellezza di un gesto liturgico che faceva toccare con mano che le migliaia di persone radunate costituivano realmente un Corpo più grande della somma degli individui che lo componevano. Sono stati sorpresi di incontrare nella personalità del cardinal Newman, o di san Carlo Borromeo, protagonisti di altre mostre, l’eco di travagli e di cammini che – sebbene in epoche e contesti diversissimi – si intrecciano con la storia e gli interrogativi esistenti in Russia. Sono stati sorpresi

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dalle migliaia di volontari che si sentono protagonisti e partecipi del Meeting al loro posto di servizio. E, naturalmente, sono stati sorpresi di ritrovare tra le pareti del Meeting la personalità di Boris Pasternak come pochi la conoscono, in Occidente come in Russia: una personalità connotata da una statura umana che esprime in primo luogo la «certezza» (tema del Meeting 2011) come stupore di fronte a una Presenza che si rende evidente in ogni cosa. La sorpresa diventa tanto più grande quando si entra in un campo minato come la politica, dove parrebbe tanto più impossibile, utopistico un collegamento con l’ideale. «Anche gli stessi giovani ortodossi recepiscono la Chiesa come una realtà a sé, separata rispetto alla società e alla cultura contemporanea – scrive Cˇapnin (“Tracce”, ottobre 2011). – Agli occhi di buona parte dei cristiani ortodossi questa “vita a sé” della Chiesa non sta a indicare una dimensione soprannaturale o un particolare status spirituale. È piuttosto il desiderio pragmatico di evadere dai problemi che si parano di fronte alla società. È il desiderio di rinchiudersi in un mondo confortevole, in cui nel corso dei duemila anni trascorsi dalla nascita di Cristo, santi e asceti hanno già offerto da un pezzo le risposte a tutti i possibili interrogativi. Per molti ortodossi l’esperienza della Chiesa ha a che fare in primo luogo con un passato che non tanto sostiene, quanto giudica – nel senso di condannare – il presente, e non ha invece niente a che fare con il futuro. Partendo da questa posizione, anche nei confronti della vita reale si assume un atteggiamento di sospetto». E proprio alla politica al Meeting è stato dedicato da Ksenija Lucˇenko – giornalista ospite del Meeting – un lungo articolo uscito il 5 settembre su «Russkij žurnal». Si intitola Cristiani in politica oggi, e prende le mosse dall’omonimo incontro con Roberto Formigoni, Joseph Daul, Marcos Zerbini, Phillip Blond, e Paul Jacob

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Bhatti. L’articolo sottolinea la positività del cristianesimo, che vede «un’opportunità di rinnovamento anche nella difficile situazione creatasi in Gran Bretagna dopo i recenti disordini» (intervento di Blond), e «la dimensione sociale e politica propria del fatto cristiano, che non si può mai ridurre ad un fatto privato». Il cristianesimo non può essere escluso dalla politica. La comunità cristiana ha il dovere di educare le persone alla costruzione del bene comune». Di conseguenza «ci si impegna in politica non per affermare le proprie idee, ma per difendere quello che l’esperienza dei cristiani e degli uomini sta costruendo nella società» (Formigoni). L’autrice dimostra inoltre grande interesse per la figura di Newman e il movimento «Radical Orthodoxy», che ripropone oggigiorno nel mondo anglosassone le medesime tematiche dell’ecumenismo e del rapporto Chiesa-società che sono di importanza cruciale per la società russa. La Lucˇenko riporta vari stralci dall’incontro I cristiani sulla pubblica piazza: dal viaggio di Benedetto XVI un nuovo umanesimo nel Regno Unito, mettendo in rilievo come la soluzione – di fronte al duplice rischio in cui incappa la società odierna, la secolarizzazione o il fondamentalismo religioso – sia da ricercarsi nell’unità tra fede e ragione a cui Benedetto XVI ha richiamato più volte. «Parlare all’uomo in tutta la molteplicità di forme che questo gesto assume è indissolubilmente legato al compito centrale che ha la Chiesa. Se non ci volgiamo all’uomo è impossibile non solo la missione, ma l’esistenza stessa della Chiesa – ha scritto ancora Cˇapnin. – Oggi il sapere umano sta diventando sempre più astratto, mediato, teorico. Solo un incontro può cambiare questa situazione, rendere il sapere concreto, efficace. Il desiderio di conoscere il mondo reale è un’aspirazione profondamente cristiana… L’esperienza di incontro che ci offre il Meeting ci aiuta a risolvere importanti compiti dell’educazione cristiana:

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a vedere la “realtà” di Dio nella vita della società, e a capire che non sei solo. Non solo la liturgia, ma anche questioni teologiche riempiono facilmente sale da migliaia di ascoltatori. Si dibattono in maniera viva e aperta problemi sociali e politici, tra persone che nella grande politica prendono con fermezza posizioni cristiane. Si svolgono mostre che hanno come scopo principale la formazione di una concezione cristiana. È un lavoro immenso, proposto a un uditorio amplissimo fondamentalmente allo scopo di consolidare la fede personale, attraverso la comunione e la conoscenza». La presenza solo embrionale, per il momento, di un giudizio di questo genere all’interno della società e della Chiesa in Russia è dovuta al fatto che per moltissimi – come osserva Lucˇenko – l’immagine di Chiesa è legata esclusivamente al clero. Si ha l’idea che una «politica ortodossa» possa consistere soltanto nel perseguire gli interessi privati dell’istituzione – ad esempio mettere un piede nella scuola, nell’esercito, ottenere agevolazioni fiscali. «Questa figura convenzionale di Chiesa è come sospesa in aria, rappresenta solo se stessa, la propria corporazione, non esprime gli interessi di nessun altro. È come se non avesse un “elettorato”, a parte la massa astratta e muta del famoso “80% ortodosso” della popolazione». Una deformazione dell’immagine di Chiesa che deriva «dall’assenza di associazioni e movimenti laicali. Di movimenti reali, e non caricature da operetta che delirano a proposito dell’“Antica, santa Rus’”, oppure gruppi artificiosamente programmati dall’alto, secondo la verticale del potere; di movimenti che sorgano spontaneamente dal basso, che esprimano il desiderio dei cristiani di oggi di offrire il proprio contributo alla vita del paese». Le voci che giungono dall’Europa – conclude Lucˇenko – sono dunque un prezioso contributo per educare dei «laici maturi, professio-

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VIAGGIO IN UCRAINA all’1 al 5 giugno 2011 un gruppo di amici di Russia Cristiana, tra cui molti membri del coro, è stato in Ucraina guidato da padre Scalfi. L’occasione del viaggio è nata da un incontro con alcune suore della congregazione del Verbo Incarnato, fondata venticinque anni fa da padre Carlos Miguel Buela. La presenza di questa congregazione in Ucraina è molto consistente grazie al fatto che padre Buela, ai tempi del seminario, aveva conosciuto ed era stato conquistato da monsignor Slipyj, e tramite lui era stato introdotto alla tradizione bizantina e alla Liturgia. Così quando lo Spirito Santo ha condotto padre Buela a fondare un movimento, le prime comunità sono state fondate proprio in Ucraina, da suore e sacerdoti argentini. Uno dei servizi missionari al cuore di questo movimento è quella all’Unità della Chiesa. Diversi monasteri sono dedicati a questo, tra i quali quello di Pontinia, che ha con Russia Cristiana un rapporto particolarmente stretto e pieno di affezione. Durante il nostro viaggio, il nostro gruppo ha potuto incontrare a Ivano Frankivsk alcune suore di clausura la cui missione è «chiedere al Signore che la Chiesa possa tornare a respirare con i due polmoni delle tradizioni di Oriente e Occidente», che coincide con uno dei motivi ispiratori della stessa Russia Cristiana; anche con loro si è stabilito, nel breve spazio di un incontro, un rapporto di grande comunione, tanto che il primo frutto è stato affidare le persone e l’opera di Russia Cristiana a queste nuove amiche. Abbiamo avuto anche altri incontri significativi, ad esempio alla Casa della Misericordia, una casa di accoglienza per bambini abbandonati e ragazze madri gestita da suore del Verbo Incarnato, dove siamo stati edificati dal chiaro metodo educativo, dalla ricca vita spirituale e dall’autorevolezza delle suore nel rapporto con i bambini e le ragazze. All’Università cattolica di Leopoli, padre Dymyd, docente di storia, ci ha tenuto una lezione sulla storia dell’Ucraina, mentre sua moglie Ivanka, iconografa, ci ha illustrato i principi e i criteri con cui sta realizzando l’iconostasi e gli affreschi della grande cappella dell’Università. Abbiamo poi incontrato padre Egidio Montanari, sacerdote di san Luigi Orione, che svolge la sua missione di parroco a Leopoli, e che si sente debitore a padre Scalfi della «posizione umana» con cui lavora tra la gente; il professor Oleg Turyj, vice-rettore dell'Università cattolica di L’viv, che dirige l'Istituto di Storia della Chiesa e attualmente sta scrivendo un libro sul martirio della Chiesa cattolica in Ucraina; il dottor arciprete Jurij Avakumov professore di Studi Bizantini presso l'Università cattolica «Notre Dame» in Indiana (Stati Uniti). Tutti questi incontri andranno mantenuti vivi perché possano avere uno sviluppo; la loro fecondità si radica nel legame di comunione che nasce tra gente profondamente radicata nella realtà, che tragga dalla fede un giudizio e le ragioni del proprio lavoro. Infine, ogni giornata di questo viaggio ha visto impegnato il coro nella celebrazione della Liturgia in rito bizantino-slavo insieme con cori locali, o in concerti in cui veniva proposta la ricchezza espressiva e musicale delle tradizioni occidentale e bizantina. Ognuno di questi momenti è stato un «evento» grazie alla possibilità di incontrare altri cori, i vescovi e sacerdoti che presiedevano alle celebrazioni, o le persone delle comunità parrocchiali. Un incontro è un fatto che determina un cambiamento: si può dire che ciò è stato il tratto caratteristico di queste giornate. Dal cambiamento del cuore, dall’affezione che nasce possono scaturire cose nuove (attività, iniziative), non per amore di organizzazione, secondo progetti scritti a tavolino, ma per la forza dell’incontro come tale, che trova spazio nel cuore di persone libere e fedeli, come la storia e la persona di padre Romano Scalfi abbondantemente dimostrano.

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nali, non ideologizzati ma liberi», che possano costruire il futuro della società russa. Da tempo, ormai, si parla della possibilità di un Meeting in Russia, sia pure di dimensioni ben più ridotte, come una grande occasione educativa, con la quale nonostante problemi ed interrogativi occorre misurarsi. È un desiderio espresso da numerosi degli amici venuti 32

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dalla Russia, un’ipotesi su cui mettersi in cammino, senza misurare i tempi ma guardando al significato che potrebbe rivestire per la società civile e per la Chiesa, sia nei suoi esiti finali che anche nel processo di preparazione. Proprio com’è stato per la storia del Meeting in Italia.

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Il Meeting di Rimini visto dalla Russia  

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