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Novembre-Dicembre 2011

L’autocoscienza del cristiano alla luce dei discorsi di Benedetto XVI in Germania

presentazione

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Convegno 2011

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Crisi dell’umano e desiderio di felicità.

atti del convegno

Inaugurazione

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John Waters

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Georgij Mitrofanov

Giorgio Vittadini L’impegno del cristiano nel mondo: le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono felice l’uomo

Autocoscienza cristiana nella tradizione russa, esperienza del martirio e memoria

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Mariella Carlotti Il lavoro e l’ideale. Una lettura del ciclo scultoreo del Campanile di Giotto a Firenze

Francesco Braschi L’autocoscienza del cristiano nella testimonianza dei Padri della Chiesa

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Ksenija Lucˇenko La testimonianza e la responsabilità del laico nella società

Aleksej Uminskij Sintomi di risveglio nella Chiesa in Russia e nuovi passi verso una coscienza cristiana

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Konstantin Eggert La Chiesa vista con gli occhi della società laica: miti, preconcetti, punti dolenti

Il nuovo umanesimo cristiano

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Michele Pirotta Liturgia come sorgente della conoscenza e dell’educazione

Ol’ga Sedakova Esiste uno spazio comune per la cultura cristiana e quella laica oggi?

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Alberto Peratoner Educazione e formazione culturale come luogo della nascita dell’io

Sergej Cˇapnin La Chiesa in Russia: bilancio di vent’anni di rinascita

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Aleksandr Archangel’skij La scuola e l’insegnamento religioso in Russia: che modello antropologico si persegue?

Che cos’ha da dire la Chiesa oggi?

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Stefano Alberto

Pigi Colognesi Modelli di santità nella Chiesa cattolica del XX secolo L A

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Indice annata 2011 •

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Inaugurazione

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ADRIANO DELL’ASTA

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er me è una gioia inaugurare a un anno di distanza il nuovo Convegno della Fondazione di Russia Cristiana in questa Università, Cattolica, la mia Università. Quest’anno è stato un anno speciale per chi lavora con la Russia, da italiano: è stato l’anno del gemellaggio culturale tra Italia e Russia. Nella mia funzione di Direttore dell’Istituto italiano di cultura a Mosca, ho avuto occasione di girare la Russia in lungo e in largo e ho potuto verificare con una intensità mai provata prima quanto siano vere alcune delle cose che ho imparato proprio in quest’aula e che poi ho cercato di insegnare. La prima è che l’anima russa è assetata d’infinito, nella sua forma della bellezza. L A

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La seconda è che questa sete strutturale alla ragione dell’uomo è il cuore di ogni uomo così che c’è un linguaggio comune che permette alla gente di Salechard, una città del circolo polare artico, di cantare O sole mio quando abbiamo portato loro un gruppo di napoletani, o alla gente di Chanty-Mansijk, nel profondo della Siberia, di ridere alle battute in italiano dell’Arlecchino del Piccolo Teatro. Terza cosa che ho imparato in quest’aula, è che questa ragionevole sete di infinito è compiuta, non ostacolata dalla fede. Queste cose io le ho imparate qui e saranno tra i temi del nostro Convegno. Perciò credo che non vi sia modo migliore per iniziarlo che chiedere al Magnifico Rettore di introdurlo personalmente. La ringrazio, professore, di essere qui con noi.

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LORENZO ORNAGHI

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nome della intera Università Cattolica del Sacro Cuore oltre che mio personale, porgo il più cordiale benvenuto a tutti voi presenti qui. Lo porgo in modo particolare agli ospiti che vengono dalla Russia. È davvero un grande onore per l’Università Cattolica avere la vostra presenza nell’aula magna dell’ateneo che è, e anche questo mi sembra simbolicamente importante, il refettorio dell’antico monastero cistercense. Professor Dall’Asta, autorità, illustri relatori, gentili ospiti, l’odierna iniziativa promossa dalla Fondazione Russia Cristiana insieme con la Biblioteca Ambrosiana di Milano, la Facoltà teologica Marcianum di Venezia e il nostro ateneo, mette al suo centro un tema che nella sua formulazione, nella seconda parte del titolo, quando si chiede che cosa ha da dire la Chiesa oggi, può sembrare porre un interrogativo quasi provocatorio. Chiedersi, infatti, che cosa la Chiesa abbia da dire, alla luce della crisi dell’umano, una crisi di cui abbiamo evidenza da parecchie prove ogni giorno e del desiderio di felicità che nel contempo sperimentiamo, non è quesito facile. Ma non per questo, ai quesiti non facili non si deve cercare una risposta, che invece è risposta da cercare e da cercare urgentemente. Per questo scopo il convegno si articola in molteplici sessioni, che consentono di ragionare sul rapporto fra il laicismo e il cristianesimo, un cristianesimo nella sua autocoscienza che sentiamo rinascere e rafforzarsi per più di un aspetto. E consente di ragionare anche sul ruolo che l’io ha di una permanente educazione. Una educazione in seguito alla quale l’io può adempiere l’impegno di azione nel mondo in cui è immerso. Ma che cosa si ha da intendere per «crisi dell’umano»? Diverse sono 8

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ovviamente le sfumature attraverso cui la formula «crisi dell’umano» può essere interpretata e lo stesso termine «crisi» oggi, avendo smarrito la sua temporalità molto puntuale, così come l’evangelista Giovanni la evocava – crisi come momento molto preciso –, sta diventando invece quasi una fase stabile, una fase purtroppo cronica degli attuali sistemi economici, politici e anche culturali. Lo stesso termine «crisi» evoca scenari spesso cupi. Ritengo peraltro che riferirsi all’umano in quanto tale, descrivendolo come in crisi sia appropriato proprio per la radicalità del suo significato. È infatti l’uomo, nella sua essenza, che su troppi fronti si trova minacciato. Ricordo solo alcuni esempi: due li ricavo dai rapporti-proposta curati in Italia dal Comitato per il Progetto culturale della Chiesa. Si tratta da un lato della emergenza educativa, dall’altro del cambiamento demografico. Rispetto alla prima, l’emergenza educativa, che è una emergenza non solo italiana ma è questione di tutti i paesi dell’Europa, notiamo che i giovani, e non solo loro, appaiono sempre più disorientati, privi di riferimenti autorevoli, di indicazioni credibili a cui attenersi con fiducia. Si trovano in difficoltà nel cogliere l’interesse per la realtà entro cui abitano, se non per momenti fugaci e senza un ancoraggio alla memoria storica. L’emergenza educativa appare piena di insidie proprio perché queste insidie non sono visibili come le altre e hanno effetti davvero devastanti sul medio-lungo periodo. Quanto al secondo esempio, l’andamento demografico attuale, è noto che profondi mutamenti interessano la popolazione mondiale, resa sempre più fluida nella sua composizione dai flussi migratori consistenti. La rinuncia al futuro da parte di una porzione consistente dei paesi sviluppati in cui nascono sempre meno figli, si controbilancia drammaticamente nella impraticabilità di

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inaugurazione

L’inaugurazione del convegno, in Università Cattolica. Nel tondo, il rettore L. Ornaghi.

futuro patita dalle nazioni cosiddette «in via di sviluppo», dove malattie, povertà, carestia minacciano costantemente milioni di vite innocenti. Ma vi è forse un terzo esempio di crisi dell’umano, ed è l’esempio che concerne gli strumenti della tecnoscienza. Certo, molto la tecnoscienza ha consentito per il nostro benessere, però non dobbiamo nascondere il fatto che dietro le sue enormi potenzialità stia anche un pericolo per il senso stesso della nostra esistenza. Quando non si mantenga un orizzonte etico affidabile e condiviso a cui guardare per scelte opportune, le conseguenze non sono di poca gravità – anche questa volta già lo sperimentiamo. Basti pensare alle biotecnologie, alla correlata questione della determinazione biologica della

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nostra specie, al rapporto dell’uomo con il proprio corpo, con la salute, in definitiva con la concezione stessa dell’essere umano. Però di fronte a questa crisi dobbiamo reagire. Il desiderio di felicità che poi è espressione della libertà dell’uomo, è uno dei più efficaci motori di cui l’umanità disponga. È un desiderio insopprimibile, che contagia a tutte le età e a ogni latitudine (confidiamo che cominci a contagiare dall’Università). Come ci ha spiegato Benedetto XVI parlando ai ragazzi riuniti per la Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia già nel 2005, quindi appena eletto, «la felicità che cercate, la felicità che avete diritto di gustare ha un nome, ha un volto, quello di Gesù di Nazareth, nascosto nell’Eucarestia».

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Forse è proprio questo che la Chiesa dice oggi e continuerà certamente a dire domani rivolgendo a tutti la sua parola di speranza. Infatti – sono ancora parole del Santo Padre in dialogo con i giovani quest’anno a Madrid, – «ci sono parole che servono solamente per intrattenere e passano come il vento, altre istruiscono la mente in alcuni aspetti, ma le parole di Cristo devono giungere al cuore, radicarsi in esso, forgiare tutta la vita». Solo così, credo, si supererà la crisi dell’u-

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mano che abbiamo di fronte: offrendo risposte il più possibile utili a procedere in una comune direzione di effettivo progresso, di autentico progresso per le persone e per le comunità. Ed è questo, davvero di cuore, l’auspicio che formulo a tutti voi per queste giornate di studio, importanti e belle, rinnovando il benvenuto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a tutti voi. Grazie e buon lavoro.

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Introduzione convegno  

Convegno 2011. Crisi dell’umano e desiderio di felicità. Che cos’ha da dire la Chiesa oggi?

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