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N.3

(363)

Maggio-Giugno 2012

editoriale

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pietre miliari

Un compito sempre nuovo

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Tempo dello Spirito, tempo della persona

ricostruire il mosaico

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Marta Dell’Asta Aria nuova a Mosca

Ol’ga Sedakova

in memoria

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Giovanna Parravicini Imparare dagli «anticlericali»

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BIBLIOTECA DELLO SPIRITO

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colossei del xx secolo

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Angelo Bonaguro L’anima russa della Rosa Bianca

Giovanna Parravicini Dall’ateismo di Stato all’ora di religione

Vladimír Jukl Un amore concreto alla Chiesa

Le proteste e il carnevale

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Aleksandr Šmeman

OPINIONI A CONFRONTO

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Marta Dell’Asta Una coscienza piccola piccola

Giovanna Parravicini L’arte cristiana oggi

ARCHIVIO STORICO il mondo dell’arte

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Marietta Cˇudakova

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Come cambia il clima culturale

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Valerij Charitonov

Rostislav Kolupaev, Delfina Boero Samizdat ortodosso: l’impresa della monaca Valerija

(Intervista di Viola Sanvito)

L’orma della storia nell’arte

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il mondo d e l l ’ a rt e

Come cambia il clima culturale Marietta Cˇudakova Negli anni ‘60 la letteratura sovietica è stata sovvertita da una serie di eventi imprevedibili che hanno rimesso a tema verità prima indicibili. Sono stati eventi drammatici, come la persecuzione di Pasternak e il processo SinjavskijDaniel’, portatori di un seme di libertà personale capace di scardinare le vecchie logiche. La celebre studiosa russa indaga l’origine di questi cambiamenti epocali*.

V

ORREI PARLARE DELL’ ATTIVITÀ di Andrej Sinjavskij e degli avvenimenti letterari accaduti a metà degli anni ‘60, tra il 1962 e il 1966. Nel gennaio del 1966, ancor prima del processo contro Sinjavskij e Daniel’1, una ristretta cerchia non di scrittori (come era avvenuto un anno prima, dopo la perquisizione nell’abitazione di un conoscente di Solženicyn) ma di critici letterari, legge le opere del collega di facoltà Sinjavskij, pubblicate all’estero. La lettura (che non si svolge nell’apposita sala della biblioteca ma in un luogo

appositamente scelto, l’ufficio del decano, senza permesso di allontanarsi prima di aver terminato) serve per poter esprimere un giudizio pubblico prima del processo2. Un anno dopo, nel novembre 1966, appare la prima parte del romanzo di Michail Bulgakov Il Maestro e Margherita, romanzo ancora totalmente sconosciuto, eccezion fatta per qualche decina di persone. È forse il primo caso di un manoscritto degli anni ‘30 che viene dato alle stampe dopo essere rimasto fermo nei 25 anni seguiti alla morte dell’autore, e che fa furore proprio perché esce

*. Intervento tenuto alla Conferenza internazionale: «Andrej Sinjavskij – Abram Terc: oblik, obraz, maska» (Andrej Sinjavskij-Abram Terc: l’aspetto, la figura, la maschera), Mosca 10-11 ottobre 2005. Titolo originale: Andrej Sinjavskij v šestidesjatye gody (Andrej Sinjavskij negli anni ‘60) pubblicato a Mosca nel 2011. 1. Nel settembre 1965 vengono arrestati i due giovani scrittori Andrej Sinjavskij e Julij Daniel’, rei di pubblicare all’estero sotto pseudonimo. Al loro processo, che avrà ampia eco in tutto il mondo, il regime è costretto per la prima volta ad ammettere che si tratta di un’accusa politica. La condanna degli imputati segnerà l’inizio del movimento per i diritti umani. ndt 2. Di questo ho parlato, in base alle testimonianze dei partecipanti e di altri testimoni oculari da me raccolte, nella Quinta antologia di Tynjanov: M. Cˇudakova, Postskriptumy k memuaru A.P. Cˇudakov (Post scriptum alle memorie di A.P. Cˇudakov), in Tynjanovskij sbornik. Pjatye tynjanovskie cˇtenija (Antologia di Tynjanov. Quinta conferenza tynjanoviana), Riga-Mosca 1994, pp. 415-426.

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sulle pagine della stampa sovietica. Per me non c’è dubbio che la pubblicazione di questo testo, assolutamente estraneo alla tipologia di libri editati allora in URSS, abbia avuto un’origine complessa, dove non c’entrano soltanto le concrete circostanze esteriori di una particolare redazione3 di rivista (in cui era determinante il ruolo della persona, un fatto frequente nel periodo sovietico che spesso viene sottovalutato), ma entra in gioco anche qualcosa nel profondo. Nel profondo, il che vuol dire a prescindere dalle intenzioni lucide e consapevoli del potere, questo avvenimento ha preso forma grazie alla vicenda del romanzo di Pasternak – il premio Nobel, la fama mondiale, le reazioni dell’Occidente, la persecuzione e la morte del poeta poco dopo, – ma forse ancora di più grazie alle reazioni occidentali davanti al processo Sinjavskij-Daniel’.

Fine di un ciclo letterario Volendo mettere in serie la catena dei principali avvenimenti letterari accaduti nel decennio successivo al rapporto segreto di Chrušcˇëv al XX Congresso (che praticamente metteva in discussione tutto il periodo sovietico precedente), vediamo che tutta questa catena si dipana a partire dal fatto che un testo letterario creato sul territorio nazionale attraversi o meno i confini dell’Unione Sovietica. Perché succede questo? Come mai tutto si svolge a partire da questo fatto? Perché alla fine degli anni ‘20 la letteratura russa aveva assunto una strana struttura, suddividendosi in tre rami, tre correnti: la letteratura russa all’estero, la letteratura russa stam-

pata in patria e la letteratura russa non stampata in patria; tre correnti con differenze molto sostanziali. A mio modo di vedere, all’inizio degli anni ‘40 l’evoluzione letteraria ha manifestato la tendenza a fondere le tre correnti. Una letteratura monolingue che segue vie diverse di sviluppo alla fine si trova davanti alla scelta se scindersi definitivamente (come ha fatto quella anglofona, che si è suddivisa in letteratura inglese, americana, australiana, neozelandese, sudafricana), o se viceversa fondersi, a prescindere dai confini e dalle barriere della censura. La letteratura russa non era interiormente pronta a dividersi in diverse realtà russofone (anche se nella letteratura dell’emigrazione esisteva un’ideologia di questo tipo). Nei primi anni ‘40, secondo le nostre osservazioni, è sorta ed è rapidamente cresciuta una forza interna, teleologica, che portava non alla divisione ma alla fusione. Si è manifestata molto chiaramente in alcune opere di quegli anni, come il romanzo breve di Zošcˇenko rimasto inedito, il romanzo di Bulgakov rimasto dattiloscritto per un quarto di secolo, e il poema di Pasternak Bagliore notturno, rimasto incompiuto. Secondo noi, queste tre opere hanno coronato il primo ciclo, portando dentro di sé l’informazione che esso era compiuto, ossia che si era esaurito un certo tipo di rapporto, nato al suo interno, tra protagonista e autore, tra autore e parola, tra autore e società contemporanea; si erano esauriti certi rapporti reciproci tra personaggi, certi temi, eccetera. Per questo si è posta in modo acuto la questione di attraversare o non attraversare il confine, di fondere questi due filoni letterari al di là della loro divisione di fatto. Il primo ciclo della letteratura (1918-primi

3. Fatti di cui si racconta, in particolare, nelle memorie del figlio di un’impiegata della rivista «Moskva» che ebbe l’iniziativa della pubblicazione. Cfr. A. Simonov, Cˇastnaja kollekcija (Collezione privata), Nižnij Novgorod 1999, pp. 147-155.

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anni ‘40) era già finito prima delle due brusche svolte politiche avvenute nel 1956, e nel 1968 (coi carri armati a Praga) più che nel 1964 (con la destituzione di Chrušcˇëv). La sua fine ha coinciso con l’inizio del conflitto mondiale. I due tentativi di «disgelo» avvenuti nel 1942-19434 e nel 1946 (al seguito della vittoria in guerra) sono stati troncati (il primo con la condanna del romanzo breve di Zošcˇenko, il secondo con il rapporto di Ždanov e il decreto del Comitato Centrale «Sulle riviste “Zvezda” e “Leningrad”»). La letteratura stampata è rimasta congelata per sette anni (1946-1953), quei sette anni sono stati l’unico periodo in tutta la fase sovietica in cui l’evoluzione letteraria si è fermata. Cinque anni dopo la primavera del 1953, quando le cose si sono rimesse in movimento (per un motivo squisitamente antropologico: la morte di Stalin, dopo la quale il terzo tentativo di «disgelo» ha avuto successo), e anche l’orologio dell’evoluzione letteraria ha ripreso a funzionare5, il 1958 è stato l’anno in cui si è fatto il bilancio del primo ciclo. Nell’estate del 1958 Pasternak descriveva con precisione, in una lettera a Nina Tabidze, il «campo vuoto» là dove fino ai primi anni ‘40 c’erano i valori del primo ciclo della letteratura sovietica (secondo la periodizzazione che abbiamo proposto), dove poi era stata frettolosamente allestita la piattaforma della guerra, e dove tra il 1946 e il 1953 era subentrata una palude stagnante, impraticabile da «piede umano» ma che sembrava eterna. Ora lui, che da due anni e mezzo ha terminato il romanzo e che cerca di tirare le somme di

ciò che è successo, ha appunto la sensazione del vuoto, il vuoto di un terreno preparato per una nuova costruzione che non è mai iniziata. Non vede alcun segno dell’inizio di qualche cosa di nuovo su questo terreno. Ma si rende altresì conto che il vecchio non esiste più. Dietro allo stile poetico delle sue formulazioni c’è un’alta euristica. Il poeta descrive la vuotezza dei concetti che nel periodo precedente avevano in qualche modo messo in moto la letteratura. Ora non ne restano che gli involucri vuoti. «Io penso, – scrive, – che nonostante la familiarità di quello che ci sta ancora davanti agli occhi e che continuiamo a sentire e a leggere, nulla di tutto questo esista più, che sia passato e finito; un periodo immenso, costato sforzi inauditi, si è concluso ed è trascorso. Si è liberato uno spazio smisuratamente grande, per ora vuoto e libero per qualcosa di nuovo, di mai visto…»6. Non posso soffermarmi troppo su questa lettera così ricca di contenuto, ma ciò che importa è il richiamo del poeta a «capire che tutto fa parte del passato, che la fine di ciò che abbiamo visto e vissuto è ormai avvenuta, non deve ancora venire». Insomma, parla delle esperienze reali viste e vissute (la rivoluzione, la guerra civile, la guerra mondiale) che per trent’anni interi hanno fornito materiale alla letteratura ed ora gli sembrano dismesse, in questa funzione. Ed entra in gioco un materiale del tutto diverso, rimasto per molti anni celato agli occhi che non lo volevano vedere, essendo rivolti esclusivamente alla parola stampata. Il suo libro riflet-

4. Per la particolare situazione politica e letteraria dei primi anni di guerra cfr. il nostro articolo «Voennoe» stichotvorenie «Ždi menja…» (ijul’ 1941) v literaturnom processe sovetskogo vremeni (La poesia «di guerra» «Aspettami…» [luglio 1941] nel processo letterario del periodo sovietico), in «Novoe literaturnoe obozrenie», 2002, n. 58, pp. 223-259. 5. Si veda in proposito il nostro articolo «Sredinnoe pole» russkoj prozy sovetskogo i dosovetskogo vremeni (Il «campo intermedio» della prosa russa nel periodo sovietico e presovietico), in «Vtoraja proza»: Russkaja proza 20ch-30ch godov XX veka (la «Secondo prosa»: la prosa russa degli anni ‘20-30 del XX secolo), Trento 1995, p. 118. 6. Lettera a N. Tabidze dell’11 giugno 1958, in B. Pasternak, Polnoe sobranie socˇinenij s priloženijami. V 11 t. T. 10. Pis’ma: 1954-1960 (Opera omnia con supplementi, in 11 vv. V. 10 Lettere 1954-1960), p. 336. Il corsivo è nostro.

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te questo vecchio materiale ma lo descrive in maniera diversa e, «il libro stesso, e il suo autore, si allontanano nel passato assieme al periodo che questo libro esprime meglio di qualsiasi cosa scritta da altri…»7. Pasternak, a quanto possiamo constatare dal vastissimo patrimonio epistolare e memorialistico pubblicato negli ultimi decenni, ha spedito il romanzo all’estero senza esitazioni interiori, mostrando così quel che pensava della frattura nella cultura mondiale. Nello stesso periodo, nell’articolo anonimo Che cos’è il realismo socialista? Abram Terc scrive che la letteratura è in calo: «Segna il passo. …Chi esagera nel senso dell’eccessiva verosimiglianza, del “realismo”, fa fiasco...»8. Con queste parole Sinjavskij sembra determinare il futuro successo – un successo propriamente editoriale – del Maestro e Margherita. Il nuovo periodo della letteratura doveva essere inaugurato e delineato da un uomo di una generazione più giovane. E lo si poteva delineare solo nel campo della letteratura stampata, non in quello del samizdat. Questo lo sapevano tutti, anche se non era oggetto di discussione. E nel 1962 il nuovo ciclo viene inaugurato dal romanzo breve Una giornata di Ivan Denisovicˇ, che ne diventa il primo segnale e il più importante. Il secondo, un romanzo assolutamente sottovalutato, è Il conservatore del museo di Dombrovskij (1964). Il terzo è la pubblicazione del Maestro e Margherita (1966-1967). È significativo o curioso che il romanzo di Bulgakov abbia scandito il tempo: infatti, dopo aver segnato, nel 1940, la fine del primo ciclo, nel 1966-

1967 ha collaborato ad aprirne uno nuovo, consolidandolo.

Una catena di eventi Torniamo al Dottor Živago. La pubblicazione del romanzo all’estero è stata un avvenimento di portata mondiale, nonché uno scandalo e un mito negativo in patria. Ma non è mai stata un avvenimento in Russia, ahimè. Infatti nel momento in cui il romanzo è stato stampato in patria (all’inizio del 1988) gli avvenimenti letterari in quanto tali erano già esauriti. Ormai gli avvenimenti erano costituiti da altre cose9. Boris Runin ha scritto che l’espulsione di Pasternak dall’Unione degli scrittori è stata «un atto in stile chrušcˇëviano più che staliniano. Persino allora è stato preso non più come una malvagità ma come un segno di crassa ignoranza. Era l’inconsulto gesto di difesa del selvaggio che si scontra con una raffinata cultura di altezza siderale», mentre Stalin nel far fuori la gente, «si rendeva comunque conto con chi e cosa aveva a che fare»10. L’allontanamento di Pasternak doveva portare a termine il processo di sostituzione della sua poesia con quella di Simonov, già decisa alla metà degli anni ‘30. La letteratura doveva diventare una volta per tutte una cosa da selvaggi; doveva ma non lo è diventata. Proprio grazie al fatto che si sono scontrati due movimenti – uno che seguiva il vettore sociale (e che dalla metà degli anni ‘30 aveva

7. Ibid., pp. 336-337. 8. A. Sinjavskij, Literaturnyj process v Rossii: literaturno-kriticˇeskie raboty raznych let (Il processo letterario in Russia: opere di critica letteraria di anni diversi), Mosca 2003, p. 174. 9. Sul complesso di circostanze che impedirono alla pubblicazione del 1988 di diventare un avvenimento, cfr. il nostro articolo: “Master i Margarita”, “Doktor Živago” i cˇitatel’ Rossii (Il Maestro e Margherita, il Dottor Živago e il lettore russo), in M. Cˇudakova, M. Bulgakov i Pasternak, Mosca 2010, pp. 34-43. 10. B. Runin, Zapiski slucˇajno ucelevšego (Appunti di un sopravvissuto per caso), Mosca 2010, p. 217.

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cementato la trasformazione della letteratura in un prodotto per adolescenti sottosviluppati), l’altro che seguiva il vettore dell’evoluzione letteraria (e che già a metà degli anni ‘50 aveva aperto la strada a un nuovo ciclo), – è nata una nuova poesia, addirittura stampata. L’esclusione di Pasternak è stata l’esito della turbolenza venutasi a creare per lo scontrarsi di varie correnti di eventi che si muovevano su diversi livelli. Cronologicamente, il secondo avvenimento seguito alla pubblicazione all’estero del Dottor Živago, è stato la pubblicazione del romanzo breve di Solženicyn, questa volta in patria. È stato un avvenimento innanzitutto per la Russia, e tanto più forte perché veniva solo due anni dopo la morte di colui cui avevano impedito di presentare il suo romanzo in patria. E tre anni dopo il terribile scandalo che ne era seguito. Il terzo avvenimento è stato il processo contro Sinjavskij e Daniel’, collegato alla nascita del nuovo fenomeno del tamizdat11. Vorrei ricordare che a quell’epoca il samizdat esisteva già da una decina d’anni, mentre il tamizdat non c’era ancora. Il quarto avvenimento è stato la pubblicazione del romanzo di Bulgakov, fenomeno altrettanto se non più forte della pubblicazione del racconto di Solženicyn, per la Russia che leggeva. Quest’opera, come contrappeso a Pasternak, è uscita nel mondo esterno subito dopo l’uscita in patria e, straordinariamente, in una versione più completa di quella russa! Per cominciare ricordiamo i fatti collegati al romanzo di Pasternak, in base ai suoi stessi commenti. In una lettera all’Unione degli scrittori del settembre 1958, Pasternak fa notare alle autorità (ivi comprese quelle let-

terarie) il cambiamento avvenuto sotto la pressione dei nuovi tempi, cambiamento sancito da gesti del potere stesso di cui questo, probabilmente, non si rende neppure conto: «Oggi si stampano sui giornali, a tirature colossali, solamente i passi inaccettabili [del Dottor Živago] che ne hanno impedito la pubblicazione, e che io avevo accettato di eliminare. E non è successo niente, a parte le ritorsioni che minacciano me personalmente. Perché dunque non si è potuto stampare tre anni fa con i dovuti tagli?»12. Così era stato creato un primo precedente: la pubblicazione «sui giornali, a tirature colossali» di frammenti evidentemente censurabili, e comunque non censurati, di un’opera letteraria! E «non era successo niente». Quel che veniva messo in discussione era il significato della censura. Pasternak, con una perspicacia affinata dalla sofferenza di quei giorni, aveva notato la novità. E al regime, che non era troppo attaccato ai principi, tutto questo è tornato utile, anzi, ha alimentato il suo tornaconto: infatti ha offerto cinicamente all’Occidente alcuni brani del testo di Bulgakov tagliati dall’edizione in patria, quando invece la pubblicazione in quello stesso Occidente del romanzo di Pasternak senza tagli era costata la vita all’autore. Questi brani hanno varcato tranquillamente i confini e sono stati messi a disposizione degli editori stranieri ma non – se la stampa russa dell’emigrazione avesse accettato di ascoltare i nostri funzionari, – a disposizione del lettore russo all’estero! Infatti i brani tagliati sono stati venduti soltanto agli editori che pubblicavano il romanzo in traduzione… Così, il testo completo del romanzo di Bulgakov in Occidente ha preceduto di sei anni la pubblicazione integrale nella

11. Vuol dire testi in russo stampati in Occidente e poi introdotti in URSS per vie sotterranee. ndt 12. «A za mnoju šum pogoni…»: Boris Pasternak i vlast’. Dokumenty. 1956-1972 («E dietro a me il chiasso dell’inseguimento…»: Boris Pasternak e il potere. Documenti), Mosca 2001, p. 153.

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patria dello scrittore. In pratica, è stato il regime stesso a mostrare la strada intrapresa già da tempo da Abram Terc: quel che non si può stampare qui, si può stampare là.

Sinjavskij e la verità Solženicyn non era mai stato stampato fino al momento in cui è uscito il racconto di Ivan Denisovicˇ. Pasternak era un poeta che si stampava sotto il vaglio della censura, quando ha offerto il suo romanzo al tamizdat. Sinjavskij era un critico e uno studioso di letteratura che veniva pubblicato in patria. Nel 1962-1964 cerca di dare il suo contributo all’editoria nazionale scrivendo l’introduzione a un’antologia di Pasternak, e contemporaneamente scrive un libro sulla poesia degli anni ‘20 insieme a Men’šutin. Di quest’opera ho scritto nella Quinta antologia tynjanoviana, là dove parlavo delle diverse tipologie di atteggiamento professionale che negli anni ‘60 si aprivano a chi sceglieva di restare in patria, in un’epoca di svolta, cruciale, in cui si sceglieva la strada per i decenni a venire, si credeva per tutta la vita. Anche Sinjavskij ha fatto la sua scelta. Allora c’era il dilemma di come farsi pubblicare. In sostanza c’erano due vie: o creare dei testi assolutamente omogenei dove non ci fosse posto per una sola frase che l’autore non condividesse, in modo che poi non sarebbe stato disonorevole pubblicarli in futuro, quando fosse finito il regime sovietico. Oppure si poteva puntare sulla fattologia. Nella storia della letteratura la fattologia non esisteva affatto. Nei primi anni ’60 erano sconosciuti certi nomi di cui oggi è ridicolo

dire che possano essere sconosciuti. Erano sconosciute opere che oggi non ci si può immaginare. Era terra di nessuno. Sinjavskij sceglie la seconda via. Il libro che fa con Men’šutin è scritto dal principio alla fine in «sovietichese», linguaggio che Sinjavskij conosce alla perfezione, che sente e sa maneggiare. È un libro costruito su perifrasi e giri di parole squisitamente sovietici che in quegli anni si possono tranquillamente evitare: «Naturalmente simili stati d’animo intrisi di disarmo ideologico, di passività sociale, di non resistenza, si scontrarono con una forte risposta da parte degli esponenti di punta della letteratura sovietica»13. Ripetiamo ancora una volta che non si tratta di una frase particolare che si distingue dalle altre, tutto il libro è scritto in quel modo. Gli autori, diremmo, dimostrano che non hanno intenzione di lottare per il loro testo: è una passeggiata come un’altra! Tutto ciò lo ricordo e lo capisco fin troppo bene, perché a quell’epoca io e Aleksandr Pavlovicˇ Cˇudakov abbiamo scelto la prima via. Ma non bisogna dimenticare che si trattava dell’Istituto di letteratura mondiale, dove ogni testo veniva vagliato da diverse istanze: esaminato nel proprio settore, esaminato dal consiglio scientifico… Devo confidare qui un particolare biografico: il 1° settembre 1965 avevo preso servizio presso la sezione manoscritti della Biblioteca statale Lenin, ma durante l’inverno ero stata chiamata all’Istituto di letterature mondiali. I benevoli funzionari dell’istituto dicevano che era come aver vinto un premio di 100.000 rubli con un biglietto del tram. Ma io, dopo aver ben ponderato tutto quanto, ho capito che non sarei riuscita a scrivere di letteratura sovietica avendo davanti la pro-

13. A. Men’šutin, A. Sinjavskij, Poezija pervych let revoljucii: 1917-1920 (La poesia dei primi anni della rivoluzione: 19171920), Mosca 1964, p. 34.

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spettiva di numerosi vagli censori (allora ero molto giovane e avevo intenzione di lavorare seriamente), e che era meglio stare faccia a faccia con l’editore e tutta la sua struttura, piuttosto che trovarsi di fronte questa terribile piramide gerarchica, con la necessità di ottenere l’imprimatur da tutti prima di arrivare alla stampa. Sinjavskij aveva di fronte tutto questo, e per riuscire a mettere in circolazione per la prima volta nel mondo scientifico sovietico un materiale enorme e ricchissimo, delle inestimabili note bibliografiche, ha scelto di presentarlo in una solida confezione sovietica, che per certuni praticamente annullava il valore di ciò che si riusciva a «far passare». Le mie riflessioni sarebbero convincenti se non fosse per la premeditata invadenza del sovietichese nella narrativa del libro: ogni pagina sciorina, in pratica, l’ideologia sovietica. Dietro a questa invadenza si coglie facilmente un ulteriore significato: il giudizio di uno dei due autori sull’editoria sovietica in quanto tale. All’interno dei confini di Stato una frase abietta in più o in meno non fa nessuna differenza. Importano solo le qualità dei testi che oltrepassano il confine. A dire il vero, nello stesso libro ci sono pagine dedicate a Pasternak quasi esenti da questa «manipolazione» d’autore. E nello stesso momento si svolge la lotta (è già stata stampata la corrispondenza completa fra lui e i redattori, a questo proposito) per pubblicare il testo esattamente nella versione proposta. Insomma, Sinjavksij vuole intavolare un nuovo discorso su Pasternak in una lingua completamente nuova. Gli scrivono: «Logicamente non si tratta di “rifare il processo” a Pasternak per i suoi “errori”… Ma

siamo tenuti a descrivere e a dare un giudizio preciso e obiettivo sia dei fondamenti ideali della creazione di Pasternak, sia delle sue scelte letterarie» (11 settembre 1963) 14. Proprio le parole «preciso e obiettivo», che hanno perso il loro senso originale per assumerne un altro, qui sono molto significative. Sinjavskij risponde: «Non ritengo giusto né possibile per me scrivere degli errori politici e filosofici di Pasternak». Oggi è difficile spiegare ai giovani che una scelta del genere era cosa seria, serissima. L’autore dell’introduzione alla Corrispondenza scrive: «Dividendo la propria attività tra il lavoro del critico e studioso “perbene”, rispettoso delle regole, e quello dello scandaloso Terc che si fa pubblicare all’estero, Sinjavskij offre uno dei primi esempi di divergenza tra letteratura ufficiale (approvata) e clandestina, non approvata: una stessa persona poteva dedicarsi a questa e a quella nello stesso momento»15. A questo schema troppo accademico vanno aggiunte almeno due precisazioni: poteva lavorare a partire da due posizioni polarmente opposte, o quasi, ritagliando nella sfera ufficialmente approvata almeno un’isola per cui effettivamente combattere.

La forza del singolo Il processo Sinjavskij-Daniel’, apertosi nel gennaio 1966, ha avuto un ruolo enorme sia per l’opinione pubblica che per il mondo letterario. Prima tutti sapevano che sin dalla fine del 1917 non si poteva stampare un solo

14. Perepiska Andreja Sinjavskogo s redakcej serii «Biblioteka poeta»: izmenenija sovetskogo literaturnogo polja (Corrispondenza tra Andrej Sinjavskij e la redazione della collana «Biblioteca del poeta»: cambiamenti nel campo letterario sovietico), in NLO, 2005, n. 71, p. 190. 15. Ibid., p. 185.

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Un momento dei lavori della conferenza internazionale su Andrej Sinjavskij.

articolo, un’inserzione, e neanche firmare una cartolina senza il timbro del censore. Stampare all’estero era illegale perché non aveva il timbro della censura. Prima del processo il blocco era stato rotto, oltre che dai due imputati, soltanto dal Dottor Živago. Ma Pasternak era un caso a sé, un poeta famoso che aveva rapidamente acquistato celebrità nel mondo grazie al romanzo. Invece con Sinjavskij-Daniel’ entra in gioco il principio della libertà creativa allo stato puro, della libertà di parola, di stampa. Certamente Il Dottor Živago era poco noto quando lo hanno vituperato e fatto a pezzi. Ciò non toglie che Pasternak era già famoso. Per Sinjavskij, come per Daniel’, le cose sta-

vano in tutt’altra maniera. Qualcuno sapeva che esisteva, gli studiosi di letteratura sapevano chi era ma nel paese no. Così il principio della libertà di creazione è venuto fuori nudo e crudo. In pratica al processo viene affermato: abbiamo il diritto di scrivere come vogliamo e di farci pubblicare dove vogliamo. Il regime si vede costretto a dimostrare che nelle opere di Terc e Daniel’16 c’è dell’agitazione e propaganda antisovietica, ossia «il tentativo di respingere le conquiste della rivoluzione socialista per restaurare il capitalismo». I punti salienti del processo sono stati i seguenti. Primo: non contava che la prosa dei due let-

16. Che si firmava con lo pseudonimo di Aržak. ndt

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terati piacesse a qualcuno. Se sul Dottor Živago era stato stampato un enorme tomo che stabiliva cosa andava bene e cosa no, nel nostro caso la questione non si è posta neppure. Tutto è stato messo a nudo. Non aveva più importanza che piacesse o meno, a nessuno è stato neppure chiesto di apprezzare queste opere. L’intelligencija si è levata in difesa della libertà di parola. Quella libertà che da quasi 40 anni mancava, e a proposito della quale, nel 1930, Michail Bulgakov aveva scritto al governo dell’URSS che lottare contro la censura era suo «dovere di scrittore, così come l’appello alla libertà di stampa. … E se uno scrittore arrivasse a dimostrare che non gli serve, sarebbe come un pesce che pubblicamente affermi di non avere bisogno dell’acqua». Secondo: si è chiarito che il confine, il confine di Stato, era eroso. E che trasmettere dei testi all’estero non richiedeva neppure condizioni particolari, ma funzionava già come qualcosa di ben avviato. Terzo: (e questo è stato un passo importante) la scelta di farsi pubblicare per anni all’estero è stato il passo verso la riunificazione dei tre rami della letteratura russa. Vediamo inoltre le particolari condizioni in cui è avvenuto il passaggio da una letteratura triplicata (io la chiamo così) a una unitaria. In questo modo è stata preparata l’epoca attuale. C’è voluta una condizione pesante come la rinuncia al nome. Certo si può obiettare che lo pseudonimo non è un’innovazione ma nel caso specifico si è trattato di anonimato. È stato necessario rinunciare per qualche tempo al nome per creare le condizioni suddette. Quarto ed ultimo: l’autore dell’introduzione alla corrispondenza tra Sinjavskij e gli editori ha scritto che si erano creati due campi cul-

turali: quello del samizdat e quello dell’editoria, poiché solo il samizdat aveva raggiunto «un alto grado d’organizzazione»17. La cosa non è poi così semplice. Il samizdat era nato tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘60, ma non è di questo che si tratta, bensì del fatto che allora stava nascendo, in circostanze del tutto nuove, il tamizdat, che subito ha incominciato a influenzare il processo creativo di quasi tutti gli scrittori. Innanzitutto si è creata la sensazione che i confini fossero diventati trasparenti, permeabili, impressione creata da alcune persone, innanzitutto Pasternak e Sinjavskij. Poi, grazie a questo fatto, è cambiata la qualità della letteratura. In quel periodo lavoravo come avventizia alla rivista «Novyj mir», scrivevo recensioni delle «opere correnti» per la redazione di prosa. E abbiamo visto come si è alzato il livello generale dopo la pubblicazione di Solženicyn e il processo SinjavskijDaniel’. La gente non poteva più scrivere come scriveva prima. Anche chi non riusciva a farsi pubblicare (mentre certuni riuscivano a pubblicare delle cose assolutamente impensabili) e non voleva restare manoscritto, si affidava anche lui al tamizdat, andando allo sbaraglio. Il ruolo della persona nella storia russa del XX secolo, lo ripeto, è stato immenso. Gli sforzi personali hanno fatto sì che nascesse una letteratura assolutamente nuova, la quale ha poi permesso, in senso lato, di chiudere la partita col regime sovietico in tre giorni, e di incominciare un processo letterario libero in fretta e senza difficoltà. Il ruolo di Sinjavskij in tutto questo è stato grandissimo.

17. Perepiska…op. cit., p. 185.

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