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Boom corruzione, se la riforma non basta Al Paese costa 60 miliardi di euro l’anno, i termini della prescrizione restano il nodo principale sul quale agire

di Daniela Mainenti, direttore scientifico RUO Research Unit One

a giustizia rimane un tema scottante, bloccato dalla logica delle contrapposizioni che ha dominato gli ultimi venti anni della scena politica italiana. Il nodo principale è rappresentato dalla prescrizione del reato sul quale è necessario un intervento ben più approfondito da parte del legislatore. Nel frattempo, la corruzione dilaga con la velocità del vento. Ma che cos’è dunque l’onestà

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politica? L’onestà politica non è altro che la capacità politica. Siamo nel 1930 quando Benedetto Croce avverte, alla luce di una corruzione sempre più dilagante nel Paese, il bisogno di analizzare il concetto di ‘onestà politica’. Oggi, forse più di allora, il concetto di ‘onestà politica’ ci rimanda, a quello di corruzione. Secondo la Corte dei Conti, essa è come una tassa occulta di 60 miliardi di euro all’anno per il Paese. La leg-

ge ‘anti-corruzione’, di recente approvata, non sembra sia riuscita a centrare il proclamato obiettivo. Il problema principale

Femminicidio, un dramma da fermare

Più che l’aspetto punitivo, è proprio la prevenzione a giocare un ruolo fondamentale per affrontare il grave problema sociale del femminicidio. Emergono sempre più, ormai, la necessità della ratifica della Convenzione Europea di Istanbul da parte dell’Italia e l’opportunità di politiche dirette a un contrasto reale alla violenza sulle donne. Visti i dati allarmanti del solo anno 2012 sulle vittime di femminicidio in Italia, nessuno può più negare che l’uccisione delle donne configuri una fattispecie specifica. In questo ambito non vi è ancora un’adeguata chiarezza della gravità della violenza domestica in Italia. La parola ‘femminicidio’ deve essere, pertanto, riempita di contenuti e non usata come un semplice slogan dai media. Un esempio tra tutti, è la sentenza del Tribunale di Bel-

Daniela Mainenti

luno dell’anno scorso in cui un uomo, che ha stuprato una donna minacciandola con l’accetta, ha usufruito di attenuanti in quanto la donna avrebbe dovuto sapere a cosa sarebbe andata incontro perché conosceva il debole che l’uomo nutriva nei suoi confronti. È chiaro che la legislazione penale non può che rivestire un ruolo sussidiario, ma va anche sottolineata l’importanza dell’adeguamento di un linguaggio differente per quanto riguarda le sentenze che molte volte entrano nel merito delle violenze di genere. La violenza contro le donne non deve essere mai minimizzata, e l’approccio investigativo, di tutela, e di prevenzione deve prevedere una formazione specialistica che abbia un quadro intero ed esaustivo sul fenomeno stesso. (D.M.)

per la corruzione in Italia è la prescrizione di reato. La maggior parte dei processi per corruzione si prescrive per decorrenza dei termini. Dopo la riforma introdotta dalla legge numero 251 del 2005, che ha comportato importanti modifiche al Codice penale, la durata della prescrizione è uguale al massimo della pena prevista per il reato, aumentato di un quarto nel caso in cui sopravvenga un ‘evento interruttivo’, o a sei anni per i delitti e quattro per le contravvenzioni. Tra i due criteri prevale quello che dà un termine più lungo. Certamente un aumento delle pene previste dal Ddl anti-corruzione avrebbe anche un effetto sui tempi della prescrizione, ma, sfortunatamente, poco sensibile. In tale Ddl , la prescrizione per il reato di corruzione propria, invece di intervenire dopo 7 anni e mezzo (sei anni più un quarto, essendo un delitto punito con una pena a cinque anni di reclusione), arriverebbe dopo 8 anni e nove mesi (la pena infatti viene aumentata a 7 anni, quindi la prescrizione decorre dopo 7 anni più un quarto). Tenuto conto che un processo penale in Italia dura mediamente 4 anni dalla sua apertura, a cui occorre aggiungere il tempo delle indagini preSegue a pagina 2


Segue dalla prima

liminari, (da 6 mesi a 2 anni), e che la prescrizione inizia a decorrere dalla commissione del reato, questo comporta che attualmente vanno prescritti i casi di corruzione scoperti a distanza di 2 o 3 anni dalla loro commissione. Con la nuova legge si arriverebbe, pertanto, a 3 o 4 anni circa dalla loro commissione. Insomma, sulla prescrizione è necessario un intervento quanto mai approfondito da parte del legislatore. Certo inasprire le pene nel reato di corruzione è importante ma non sufficiente se non viene garantita la certezza della pena. La modifica della prescrizione è sollecitata, peraltro, anche in sede internazionale. Purtroppo la volontà politica per una riforma complessiva dell’istituto appare assai improbabile. Infatti, oltre a un aumento dei tempi di prescrizione, si potrebbe prevedere una nuova disciplina dell’interruzione del termine di prescrizione. Per esempio si potrebbe risolvere una delle distorsioni evidenti del sistema attuale, cioè le tattiche dilatorie degli avvocati che mirano a far scadere il termine. Queste non avrebbero più senso in un sistema che sospende la prescrizione con l’incriminazione, o al compimento di un qualsiasi atto processuale. Anche il carico dei procedimenti sui tribunali risulterebbe alleggerito. Grazie ad una prescrizione meglio regolata sarebbe possibile velocizzare i tempi della giustizia nel nostro Paese, spesso condannato in Europa per la durata eccessiva dei processi. 2

Come è cambiata la professione

Il notaio hi-tech al servizio del cliente Con la garanzia notarile sulle transazioni meno oneri assicurativi e spese per i contenziosi

etizia Russo, notaio in Palermo, è uno dei notai che maggiormente rappresentano quella ampia categoria di professionisti di altissima qualità che hanno il pregio di mettere al centro e al servizio del cliente modelli elevati di qualità professionale. Lo studio diretto dal notaio Russo ha ripensato in chiave moderna la funzione notarile adattandola alle esigenze più pressanti del mondo economico offrendo in tal modo, anche ad una clientela internazionale, informazioni e assistenza strategici per investimenti in Sicilia. Il notariato nel corso degli anni, ha saputo farsi portatore e promotore delle principali innovazioni tecnologiche: dall'utilizzo massiccio della rete internet, con la creazione nel lontano 1997 di una rete dedicata intranet che collega tutti gli studi, alla firma digitale. Alla luce di tali temi, lo studio del notaio Russo

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Letizia Russo

interpreta la funzione notarile non solo all’insegna dei suoi contenuti più rigorosi ma rivolge la sua attenzione anche a un approccio più articolato e moderno mediante l’uso delle alte tecnologie. Come si sa il notaio è un pubblico ufficiale, vale a dire un ‘pezzo’, una parte dello Stato. Un soggetto al quale lo Stato delega l'esercizio di alcune sue funzioni e che egli esercita appunto in nome dello Stato. Inoltre il notaio svolge una funzione essenziale di difensore della pubblica fiducia. Il notariato rappresenta infatti una infrastruttura pubblica con il compito di riempire con la propria competenza e con la presenza

capillare sul territorio gli spazi di protezione del cittadino. Nel modello europeo di amministrazione preventiva della giustizia si presuppone che il costo del controllo di legalità ex ante sia minore della spesa che, ex post, si deve affrontare per ricostruire la certezza del diritto. Il suddetto modello comporta quindi la creazione di una struttura di professionisti di alta specializzazione che si mantengono ‘terzi’ rispetto agli interessi delle parti. Le garanzie offerte dal notaio legittimano l'atto notarile anche quale titolo esecutivo, evitando al creditore di ricorrere al giudice se il debitore non esegue la prestazione e scaricando così la magistratura di una potenziale massa di ricorsi. Le due condizioni, alta specializzazione e terzietà, fanno sì che la certificazione del test di legalità non possa essere affidata ad operatori non specializzati o a portatori di interessi di parte, strutturalmente in conflitto di interessi permanente. Questa tendenza si scontra con quella che ipotizza una riduzione del costo della pubblica amministrazione ottenuto attraverso forme spinte di deregulation. In sintesi l'abolizione della garanzia notarile sulle transazioni potrebbe portare per il cittadino incrementi rilevantissimi negli oneri assicurativi e nelle spese legate ai contenziosi. Letizia Russo, Notaio a Palermo


Venti anni dopo l’indipendenza

Le ‘Tigri baltiche’, porta per il mercato russo Con la politica liberale adottata da Estonia, Lituania e Lettonia buone le opportunità di investire

e Repubbliche baltiche, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia, fanno parte di una delle aree più interessanti dal punto di vista geopolitico e geo-economico e, forse perché troppo lontane geograficamente dall’Italia e non adeguatamente ‘pubblicizzate’, sono considerate solo in via residuale dalle imprese italiane nei loro progetti di espansione, pur presentando tutti ottime prospettive di insediamento per le nostre imprese ed essendo la porta privilegiata per l’ingresso dei nostri prodotti e delle nostre attività nello sconfinato mondo della Russia. A seguito della proclamazione della loro indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991 (v. box) i tre Paesi hanno dovuto riorganizzare le loro economie e creare un sistema giuridico che disciplinasse la vita politica come pure quella dello Stato e delle rispettive società. I Paesi baltici hanno adottato una politica socioeconomica particolarmente liberale e capitalistica, contrassegnata dal ritmo sfrenato delle privatizzazioni. Perfino i governi di sinistra, quasi a giustificarsi, hanno affermato di essere stati costretti a realizzare l’economia di mercato. Per i loro impressionanti exploit economici, Lituania, Lettonia ed Estonia sono state soprannominate ‘le tigri baltiche’. Il passaggio alla democrazia è avvenuto di pari passo con le trasformazioni economiche. Oggi Lituania, Lettonia ed

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Estonia sono ancora alla periferia dell’Europa occidentale, piccoli e senza influenza. Il loro impegno in politica estera mira, tra gli altri obiettivi, a perseguire il raf-

Tiberio Vincenzo Mantia

forzamento dei rapporti transatlantici, la partnership orientale dell’Ue, la ricerca della sicurezza energetica, il riavvicinamento con i Paesi nordici. Gli ultimi vent'anni possono essere considerati un vero successo per gli Stati baltici. Le attività economiche tendono sempre più ad aprirsi al mercato globale, nella ricerca di partner commerciali in circoli sempre più ampi. Contemporaneamente i soggetti economici cercano di inserirsi in ambienti più prettamente ‘locali’, che rendano possibili con-

Storia delle Repubbliche baltiche

L’anno cruciale per la storia delle tre Repubbliche baltiche e la loro integrazione in Europa è il 1991: nell’agosto di quell’anno la Lituania, Lettonia ed Estonia proclamarono la loro indipendenza dall'Unione Sovietica. Prima dell’ingresso nella UE (facevano parte del gruppo dei dieci nuovi Membri che hanno aderito all’UE il primo maggio 2004) le tre Repubbliche erano legate tra di loro da un Free Trade Agreement, il BAFTA, in vigore dal 1994 e dissoltosi con l’ingresso nell’UE. Sono molteplici le ragioni che hanno spinto questi Paesi a unirsi all’Occidente. Prima di tutto si respirava nell’aria il desiderio di ristabilire la giustizia storica, ma si percepiva anche la voglia di cancellare le conseguenze dell’occupazione sovietica. Il distacco dall’Europa della regione baltica iniziato nel 1940 si è concluso dopo 50 anni. Per ora i tre Paesi hanno mantenuto le proprie monete, in quanto l’euro entrerà in vigore nei prossimi anni. Tuttavia, due decenni dopo il 1991, nonostante alcuni problemi restino, la loro transizione verso l'occidente può considerarsi conclusa.

tatti face-to-face e la creazione di un clima di fiducia, cosicché le imprese possano scambiarsi i vantaggi delle economie esterne. Queste ultime dipendono dalle relazioni sociali di produzione che si costituiscono all’interno del territorio che le comprende, e trovano la loro efficacia nel grado di coesione socio-culturale e soprattutto nella consapevolezza presente nel sistema locale. La logica dell’organizzazione spaziale così diventa uno strumento cruciale per la formazione di un milieu innovativo e dinamico, in cui si possano combinare sinergicamente varie attività e competenze. Per ottenere un alto livello di interazione è necessario un altrettanto alto livello di sviluppo economico che metta in evidenza a tutti i partner vantaggi reciproci. Tiberio Vincenzo Mantia, Dottore commercialista RUO RESEARCH UNIT ONE

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Dopo le riforme come si trasformano le strutture

La farmacia cambia volto, più servizi e competenze Nella nuova offerta auto-analisi del sangue, misurazione della pressione e assistenza domiciliare integrata

a farmacia, oggi è chiamata a svolgere un ruolo sempre più cruciale nella tutela della salute pubblica, essendo diventata, alla luce delle recenti riforme, “un presidio sociosanitario centro di servizi sanitari". Da sempre, il farmacista, in farmacia non dispensa solo farmaci ma fornisce informazioni, consulenze, sapere e conoscenza. In ogni caso il farmacista in farmacia è garante con la propria professionalità, costantemente aggiornata e rigorosamente sottoposta a vincoli e controlli, del più alto rispetto e della massima cura della salute collettiva, tutelata sempre e ovunque, senza limiti di orario, con la presenza delle strutture di turno di giorno e di notte. Il farmacista svolge un ruolo sociale sia nei grandi centri urbani così come nei più remoti centri rurali dove la farmacia rappresenta, in molti casi, l’unico presidio sanitario presente. Questi elementi rappresentano nel loro insieme, e in misura imprescindibile, il vero valore aggiunto della farmacia. Grazie alla figura del farmacista il paziente che entra in una delle 18.000 Farmacie distribuite sul territorio italiano, può ottenere un consiglio e le più ampie informazioni utili alla tutela della sua salute. Perseguire tale obiettivo e mantenere questo ruolo, prima sociale e poi professionale, non è certamente semplice, perché è costantemente richiesto al farmacista presente in farmacia un severo impegno extra-lavorativo da

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dedicare da una parte al costante aggiornamento professionale, dall’altra alla conoscenza di quelle competenze che storicamente e strutturalmente non fanno parte del suo bagaglio professionale, ma si sono rese necessarie con l’introduzione di recenti e futuri servizi. Auto analisi del sangue, servizi di prenotazione di visi-

te presso le strutture pubbliche ed ospedaliere, misurazione della pressione sanguigna, servizi di telemedicina (ECG, holter pressorio ect.) assistenza domiciliare integrata, presenza di personale infermieristico in farmacia sono i servizi che già si svolgono o che possono essere svolti presso le nostre farmacie alla luce delle

Che cos’è oggi la farmacia?

Possiamo definirla la porta d’ingresso al mondo della salute. Un luogo al quale accedere per stare bene, per migliorare il proprio stato di benessere, e per trovare nelle professionalità presenti il miglior supporto per questi obiettivi. Profonde trasformazioni hanno investito, a partire dal decreto Storace sino alla recente Spending review, il settore farmaceutico in Italia, coinvolgendo la farmacia e gli altri attori della filiera del farmaco. È stata adottata dal 2005 a oggi una serie innumerevole di provvedimenti che hanno colpito la spesa farmaceutica, l’unica della quale si conoscono i dati, l’unica sottoposta al giusto controllo, l’unica in progressiva diminuzione, dimenticando sprechi di un sistema sanitario ospedaliero che, pur tra i migliori al mondo dal punto di vista assistenziale, non possiamo annoverare tra i più virtuosi. Al sistema farmacia si chiede sempre di più. Credo che il nostro Governo debba guardare al meglio della farmacia europea, a una farmacia in grado di offrire servizi, consulenze, assistenza in un sistema economicamente sostenibile, nell’interesse della difesa della salute pubblica.

recenti disposizioni legislative che vedono nella farmacia del futuro il presidio sanitario di primo accesso al mondo della salute e del benessere. Si rivela quindi assolutamente indispensabile oggi, per il farmacista, un’evoluzione nel modo di svolgere la propria professione, partendo dalla comunicazione, ambito spesso sottovalutato, relegato in un angolo della gestione della propria attività, che rappresenta invece un aspetto da prendere estremamente sul serio. Educare alla salute, sensibilizzare attraverso campagne di prevenzione in collaborazione con gli altri operatori sanitari, primi fra tutti i medici e con le istituzioni comunali, informare su temi di carattere sanitario in modo puntuale e aggiornato: la farmacia non è solo un posto dove si vendono farmaci ma un punto di riferimento professionale per i cittadini. Dottor Roberto Tobia, Farmacia Bonsignore V.le Regione Siciliana Nord Ovest, 2322 - 90135 Palermo 091 402353 www.farmaciabonsignore.it


La rivoluzione arriva nelle farmacie con il decreto legge del 24 gennaio 2012, convertito il 24 marzo

Liberalizzazione: le regole per sopravvivere Il farmacista vede delegittimata la propria figura. Offerta di prodotti per il benessere e nuovi servizi le possibili soluzioni

on le nuove regole introdotte dal decreto Liberalizzazioni i farmacisti tendono a vedere delegittimata la propria figura, ma il segreto è fare ‘di necessità virtù’. Le farmacie e parafarmacie che hanno deciso di offrire prodotti da banco e di benessere hanno ottenuto oltre il 30% in più del fatturato precedente. Una buona idea per superare la crisi è pure diventare presidi di primo soccorso o Cup (Centri unificati prenotazione). La farmacia è un’azienda privata aperta al pubblico in cui attraverso una convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale, si possono dispensare in esclusiva i medicinali a carico della comunità, finanziati dal SSN. Questa esclusiva si basa su un ‘patto’ tra Stato e imprenditore privato che si articola in precise regole: pianta organica, requisiti organico-strutturali, remunera-

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Il dottor Orazio Listro, secondo da destra, circondato dai suoi collaboratori

zione dal prezzo dei farmaci. Il farmacista anticipa i soldi, dispensando un farmaco il cui prezzo è stato stabilito dallo Stato. Se il farmacista si trova in una Regione con i conti in ordine, egli viene pagato con regolarità per le somme anticipate; se malauguratamente si trova in Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Lazio, viene pagato anche con ritardi superiori all’anno. In

Le nuove regole per le farmacie

Con il decreto Liberalizzazioni (numero 1 del 24 gennaio 2012, convertito con la legge numero 27 del 24 marzo 2012) si stabilisce un quorum di 3.300 abitanti per aprire una farmacia: con un’eccedenza del 50% rispetto a questo parametro sarà possibile aprire un’ulteriore sede. A godere dei nuovi provvedimenti sono in larga parte i parafarmacisti che, nei bandi di concorso per l’apertura di nuovi sedi, potranno anche ottenere punteggi aggiuntivi e avranno il potere di vendere sin da subito farmaci veterinari con ricetta e prodotti galenici. Secondo le prime analisi, la nuova pianta organica predisposta alla distribuzione del farmaco comporterà l’apertura di settemila nuove farmacie e parafarmacie: una rivoluzione da 30.000 nuovi posti di lavoro.

questo caso sono la sua capacità manageriale e il flusso economico generato dagli altri medicinali a garantire il servizio. Se questi prodotti che vanno a costituire il cash flow dell’azienda-farmacia vengono spostati su altri canali, quale imprenditore si assumerebbe il rischio della sua attività? La risposta è “nessuno” e i primi a rischiare sono i cittadini dei centri piccoli e medio-piccoli che vedranno scomparire farmacie in crisi finanziaria. In alcuni casi, soprattutto al Sud, alcune farmacie falliscono per eccesso di crediti in quanto non riescono a pagare grossisti e aziende farmaceutiche. A ciò si aggiunge il problema della notevole imposizione fiscale che riduce in modo drammaticamente sensibile la gestione delle entrate della farmacia soprattutto alla luce della salvaguardia dei posti di lavoro del personale operante al suo interno. È

chiaro, quindi, che al farmacista non resta che ripensare alla sua attività in chiave più squisitamente imprenditoriale, sviluppando, a proprio rischio, la vendita di tutti quei prodotti non coperti dalla convenzione con il SSN . La posizione pericolosamente border line tra la figura di farmacista ‘commerciante’ e farmacista ‘professionista della salute’ diventa però giocoforza marcata. Non si possono in conclusione imporre scelte così dolorose in termini di identità professionale perché il farmacista deve poter vivere serenamente nel suo habitat normale e svolgere la sua vera attività professionale, ovvero quello della cura della salute e attenzione del paziente. Dottor Orazio Listro, Farmacia Listro, Via San Filippo, 8 90125 Palermo Tel. 091 441141, www.farmacialistro.it

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L’aggregazione che aiuta le pmi

Con il contratto di rete l’azienda si rilancia Più possibilità per crescita e innovazione. Si aprono opportunità di agevolazioni amministrative e finanziarie

l contratto di rete di imprese è, nell’attuale congiuntura economica, uno strumento di rilancio per le imprese, per contemperare da un lato la necessità di lavorare in sinergia e collaborazione visti gli elevati standard qualitativi richiesti dal mercato e l’elevato costo dell’innovazione tecnologica e, dall’altro, lo spiccato individualismo degli operatori economici del nostro Paese. Lo scopo del contratto di rete è quello di accrescere e migliorare, sia a livello di singolo imprenditore che di collettività intesa quali soggetti facenti parte della rete, la capacità innovativa e la competitività sul mercato. Il contratto di rete è stato introdotto nell'ordinamento italiano nel 2009, commi 4-ter e 4-quater dell'articolo 3 del decreto legislativo 10 febbraio 2009 numero 5, convertito con modifiche dalla legge numero 33 del 9 aprile 2009. Successivamente sono state apportate significative novità alla disciplina civilistica dell'istituto. Il contratto di rete genera un fenomeno di aggregazione tra imprese al fine di instaurare una reciproca collaborazione per “accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e competitiva sul mercato”. Elemento essenziale del contratto di rete è il programma comune sulla base del quale gli imprenditori si obbligano “a collaborare in forme e in am-

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Giovanni Babino

biti predeterminati attinenti all'esercizio delle proprie imprese, oppure scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale o commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell'oggetto della propria impresa”. Con il contratto di rete, le imprese possono liberamente costituire aggregazioni con altre imprese, mantenendo invariata la propria autonomia, per organizzare ed aumentare la propria presenza competitiva sul mercato. Il contratto può prevedere l'istituzione di un fondo patrimoniale comune e la nomina di un organo comune incaricato di “gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l'esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso”. Con la legge di Stabilità 2013 è stato introdotto un credito d’imposta per le imprese e le reti d’impresa che investono direttamente in ricerca e sviluppo o affidano attività di tale ambito a Università, Enti pub-

blici e organismi di ricerca,. Un ulteriore vantaggio della costruzione di una rete, riguarda le strategie di internazionalizzazione. Far parte di un network può essere una spinta determinante per il successo del processo di crescita internazionale, per le esternalità positive che si possono generare. Pertanto, l’organizzazione a rete può favorire il superamento dei tipici ostacoli che si frappongono ad un processo di internazionalizzazione, come quando, ad esempio, la piccola impresa riesce a partecipare ad uno specifico progetto di espansione estera (i vantaggi offerti alle imprese dal contratto di rete sono indicati nel box qui a lato). La forte pressione competitiva sul sistema imprenditoriale accentuata dalla crisi possono essere affrontate proprio con le reti di imprese, la cui costituzione risulta fondamentale per le imprese di minore dimensione che hanno difficoltà strutturali legate a deficit di gestione e di capacità tecniche oltre agli ostacoli rappresentati da carenze di mercato in settori quali la ricerca, il credito, l’innovazione, l’ambiente. Le politiche agevolative fiscali previste dalla legislazione vigente nel caso di stipulazione di contratti di rete, potranno essere utili a ridurre, almeno in parte, il gap esistente tra le piccole imprese italiane e le imprese, per lo più multinazionali, operanti nel mercato globale.

In conclusione, non può che riconoscersi al contratto di rete la capacità di incidere positivamente alla crescita e sviluppo delle piccole-medie imprese, ma per raggiungere tale obiettivo è necessario che le piccole medie imprese decidano subito. Avvocato Giovanni Babino RUO RESEARCH UNIT ONE

Vantaggi per le imprese: • un

valido supporto di crescita e di innovazione per le piccole e medie imprese; • la possibilità della creazione di un fondo comune (separato ed autonomo), il quale risponde in via esclusiva delle obbligazioni contratte verso terzi; apre scenari nuovi verso • alleanze e cooperazioni interaziendali; • possibilità di creare filiere di subfornitura, lunghe e spesso collocate in diversi Paesi; • fare ciò che da sole non sarebbero in grado di fare (ad esempio partecipazione a commesse ed appalti); duttilità e flessibilità; • • agevolazioni amministrative previste per i distretti; agevolazioni finanziarie• creditizie, come la possibilità di ottenere fondi regionali, statali e comunitari, nonché l’accesso facilitato.


Spunto da un servizio di Striscia la notizia

Con l’odontoiatra low cost rischi per la qualità Ora la battaglia per i professionisti italiani è offrire le migliore prestazioni ai costi migliori, tenendo alti gli standard

orrei prendere spunto da un recente servizio televisivo presentato con grande clamore a Striscia la Notizia riguardo gli standard dell’odontoiatria italiana. Si è sottolineato che le prestazioni offerte in Croazia, Romania o Ungheria sono più economiche rispetto a quelle proposte dai professionisti odontoiatri italiani, ma si è anche ribadito che il timing dei trattamenti in Italia è spesso esagerato, con diverse sedute cliniche ingiustificate che non sono motivate da alcuna esigenza se non quella di un conseguente aumento dei costi pagati dai pazienti. La risposta delle massime autorità odontoiatriche, nella persona del presidente nazionale ANDI, Gianfranco Prada, non è mancata. Striscia la Notizia ha mandato in onda una intervista, in cui Prada ha fortemente ribadito che gli odontoiatri italiani lavorano seguendo le linee guida, validate dalla letteratura scientifica che prevede il pedissequo rispetto dei tempi biologici, presupposto di una corretta pratica clinica. Detto ciò è evidente da un lato la comprensibile richiesta dei pazienti di accedere alle cure odontoiatriche a prezzi consoni all’attuale condizione di difficoltà economica non solo a livello nazionale, ma europeo e mondiale, dall’altro la ‘naturale difesa’ degli interessi della categoria. Bisogna ricordare che in Italia circa l’87% dei pazienti odontoiatrici si rivol-

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Un moderno studio odontoiatrico dotato di nuove attrezzature

ge a strutture libero professionali e solo il 13% a strutture pubbliche, a conferma della percezione media dell’utente che ritiene che i liberi professionisti odontoiatri abbiano non solo strutture più efficienti e qualificate, ma anche professionalità superiori rispetto all’offerta pubblica. Vorrei sottolineare a riguardo che uno studio o ambulatorio odontoiatrico necessita di attrezzature di alta specializzazione, con costi ragguardevoli. Inoltre è corretto ricordare che l’imposizione fiscale è ormai intollerabile: non solo è legata direttamente al reddito percepito, ma a un’ulteriore serie di costi quotidiani legati a garantire ‘l’adeguamento a norma delle strutture’ e la formazione continua non solo dei medici dentisti, ma anche degli operatori sanitari che collaborano all’interno delle strutture. Pertanto non vorrei rimarcare più di tanto che confrontare servizi erogati in Paesi dove i costi di gestione sono di gran lunga inferiori,

dove l’imposizione fiscale è modesta, è di fatto come ‘sparare sulla Croce Rossa’ . Vorrei invece superare questa polemica sterile, anche perché è opportuno ricordare che le prestazioni odontoiatriche necessitano di controlli periodici al fine di monitorare il paziente e questo servizio non può essere in nessun modo garantito rivolgendosi a strutture all’estero. È chiaro che oggi, davanti ad una società cambiata, rinnovata e forse consentitemi anche peggiorata, soprattutto nelle modalità di rapportarsi, la professione odontoiatrica sta mutando e deve adattarsi a queste nuove realtà. Bisogna aver chiaro che l’utenza è certamente più matura, più critica ed anche più incline al contenzioso, ponendo ulteriormente il clinico davanti alle proprie responsabilità: non si può più prescindere dal rilascio ‘di un ampio e documentato consenso informato’, prima di iniziare le prestazioni. Bisogna inoltre

accettare che la giurisprudenza corrente è sempre più ‘allineata’ alle esigenze del paziente e quindi sempre più attenta a garantirgli un’obbligazione non solo di mezzi , ma anche di risultati. Quindi la vera battaglia per il futuro si vincerà non polemizzando sterilmente con chi contesta la categoria, non disperandosi per il calo dei fatturati o per le persecuzioni dei mass-media e del fisco, ma impegnandosi a 360° per offrire ai pazienti le migliori prestazioni ai migliori costi. Non si tratta, si badi bene, di prestazioni low cost, che è un termine diverso e che richiama uno svilimento della qualità e dell’offerta terapeutica. Lo slogan low cost è solo ‘uno specchietto per allodole’, un falso richiamo per erogare prestazioni che a quelle tariffe e con quei tempi di lavoro non possono assolutamente essere né corrette tecnicamente, né valide biologicamente!!! D’altronde non si può chiedere a professionisti seri, con uno specchiato curriculum formativo e clinico di modificare in peggio il proprio standard operativo per cavalcare l’onda tanto decantata del low cost. Bisogna mantenere la propria identità culturale e professionale ed offrire il livello qualitativo che fa oggi dell’odontoiatria italiana una realtà ampiamente riconosciuta ed apprezzata nel mondo. Dottor Rosario Di Raimondo odontoiatra in Palermo 7


Nasce dal consorzio di 7 laboratori

Centro biomedico, più qualità e offerta per le analisi Creato tra il 2009 e il 2010, comprende un servizio di endocrinologia convenzionato diretto dal dottor Vincenzo Bronte

n consorzio di sette laboratori di analisi per migliorare l’offerta di servizi e l’assistenza alla popolazione. È nato così, a cavallo tra il 2009 e il 2010, il Centro biomedico di Palermo di cui è amministratore unico la dottoressa Giuseppa Picone. “Seguendo l’indirizzo della Regione Sicilia che ha voluto l’accorpamento dei laboratori – racconta Picone – abbiamo realizzato questa iniziativa per dare una migliore qualità al pubblico. Essendo in tanti – aggiunge – è possibile gestire una mole di analisi maggiore”. Il Centro biomedico, sito in via Alcide de Gasperi, è convenzionato con il Servizio sanitario regionale ed è in grado di effettuare tutte le prestazioni di chimica clinica, tossicologia, microbiologia e immunologia, biologia molecolare, ematologia ed emocoagulazione. La direzione Picone ha puntato alla qualità del servizio dotandosi di strumenti organizzativi e gestionali finalizzati al continuo miglioramento e alla soddisfazione dei requisiti imposti per il settore. L’intero processo analitico del laboratorio è informatizzato con l’obiettivo di eseguire rapidamente gli esami. Inoltre il Centro biomedico vanta un servizio di endocrinologia convenzionato che è diretto dal dottor Vincenzo Bronte e garantisce risultati di alto livello professionale. Fanno

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Due immagini dei laboratori di analisi: su in alto un interno, a destra un ingresso

parte del consorzio il Centro analisi Partinico, il Centro indagini biologiche, il laboratorio Anzelmo a Montelepre gestiti dal dottor Francesco Anzelmo, il laboratorio Abbate Fresta gestito dal dottor Gianlivio Provenzano, Centro analisi di Altavilla Milicia, Palermo e Prizzi gestito dalla dottoressa Giuseppa Picone. Nel coordinamento dei sette laboratori per la creazione del consorzio non sono mancate, racconta Picone, le difficoltà. Il bilancio è tuttavia nettamente positivo: “Ritengo che sia una bella esperienza, mi sembra di servire meglio il pubblico”, conclude la dottoressa.

Una cura completa per la donna Privilegiare il rapporto tra medico e paziente, puntando sulla relazione umana e sul dialogo. È l' obiettivo di Stefania Pernisco, dottoressa specializzata in ginecologia ed ostetricia all' Università Cattolica di Roma, che esercita presso la Casa di Cure Demma. Romana, trapiantata a Palermo dopo il matrimonio, sta svolgendo un ruolo determinante in città' sul percorso di recupero del concetto di natalità naturale ed attenzione al mondo donna a 360 gradi cercando di creare un ' armonia tra i tre elementi dell'individuo: corpo, mente e spirito. La sua assistenza viene

esercitata in tutti i momenti della vita di una donna curando ambiti particolari come l'adescenza, la sessualità e la gravidanza. In merito al parto l'assistenza è personalizzata ed è un accompagnamento per un corretto approccio a questo momento fondamentale della vita. Parallelamente alla sua professione, Stefania Pernisco è riuscita a portare avanti l'impegno sociale. Ogni settimana, infatti, riunisce un gruppo di donne per intraprendere, attraverso il confronto propositivo delle reciproche esperienze, iniziative di sensibilizzazione sociale.

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