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La controversa riforma dell’articolo 9 della Costituzione giapponese: la fine del Pacifismo costituzionale? La dibattuta questione della riforma delle Forze Armate giapponesi ha fatto si che la comunità internazionale puntasse i riflettori sul Paese del Sol Levante. In un’esposizione agli osservatori che dura fin dalla fine dello scorso giugno1, il Giappone ha manifestato la volontà di compiere una scelta culturalmente epocale, che è stata fatta formalmente qualche ora prima dell’alba del 19 settembre, quando la Dieta ha approvato un pacchetto di leggi che permettono all’esercito nipponico di operare all’estero. È stato necessario un iter legislativo lungo quattro mesi2 perché il Primo Ministro Shinzo Abe vedesse approvato tale pacchetto di leggi: sebbene egli avesse una larghissima maggioranza nelle due Camere, il Primo Ministro ha dovuto fronteggiare un dissenso da più fronti, in quanto manifestato non soltanto da parte dell’opposizione nelle Camere, bensì anche all’interno del suo Liberal Democratic Party, nonchè da una serie di associazioni di cittadini, le quali, affermando la propria condanna della riforma, hanno dato voce alle preoccupazioni per il rischio di un eccessivo coinvolgimento della propria Nazione in futuri conflitti internazionali, ricordando le devastazioni causate dalla sconfitta durante la Seconda Guerra Mondiale (il ricordo delle due bombe nucleari è sempre vivo nella memoria di molti giapponesi). Dal canto suo, Shinzo Abe ha dichiarato che tale riforma sarebbe stata indispensabile per poter affrontare possibili minacce provenienti dalla “nemesi” giapponese, la Cina e dalla sempre più spavalda Corea del Nord3.

1 Japan’s Proposed National Security Legislation — Will This Be the End of Article 9? 国家安全保障基本法案

九条の終焉か in “The Asia-Pacific Journal, Vol. 13, Issue. 24, No. 3, June 22, 2015”. 2 Il Gabinetto del Governo Abe sottoscrisse questo pacchetto di legge da presentare alle due camere il 15 Maggio. 3 Danilo Lo Coco, Nuove tensioni nel nord-est asiatico, in http://imesipalermo.blogspot.it/2016/02/nuove-tensioni-nelnord-est-asiatico.html.


Il pacifismo costituzionale giapponese A prescindere dalle paure, più o meno fondate, del popolo giapponese, queste norme sono tacciate di incostituzionalità in quanto violano l’articolo 9 della Nihonkoku Kenpō, la Carta costituzionale giapponese. Il primo comma di tale articolo dichiara che il Giappone rinuncia all’utilizzo della forza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, mentre il secondo, sancisce l’abolizione formale delle forze armate e la perdita del diritto di belligeranza. L’articolo in questione ha da sempre presentato notevoli problemi di interpretazione in quanto in contrasto persino con i principi generali del diritto internazionale, che consentono a qualunque Stato sovrano il diritto all’autodifesa; questi dubbi crebbero nel 1951, quando Giappone e Stati Uniti ratificarono il Trattato di Pace, attraverso cui veniva consentito agli Americani lo stazionamento di alcune truppe e basi militari sul territorio nipponico, con l’espediente di esercitare, a favore del Giappone, il diritto di autodifesa in caso di aggressione. Inoltre, nel 1954, con un provvedimento della Dieta, vennero istituite delle Forze di autodifesa giapponesi le quali, in buona sostanza, presentavano una struttura tipica delle forze armate tradizionali, poiché disponevano di truppe di terra, marina ed aviazione. Già in merito all’illegittimità costituzionale di tali Forze vi era stato un

primo dibattito, in cui alcuni giuristi obiettarono che l’art. 9 non comportava affatto una rinuncia totale alla guerra, bensì solo agli eventi bellici di aggressione4.

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Gianmaria Ajani, Andrea Serafino, Marina Timoteo, Diritto dell’Asia orientale, Utet Giuridica, Torino, 2007, pp.161-164.


La svolta di Shinzo Abe: “L’autodifesa collettiva” Nella notte tra il 18 e il 19 settembre la Dieta ha approvato delle norme che consentono la partecipazione dell’esercito Nipponico a missioni militari in territorio straniero (e non più semplicemente entro i confini nazionali) a supporto degli alleati, anche nel caso in cui il Giappone non sia direttamente coinvolto o minacciato dal conflitto, andando ben al di là, come abbiamo visto, dei limiti del dettato costituzionale. Sarà possibile, dunque, una partecipazione diretta alle missioni di pace dell’Onu più rischiose (e non solo con un ruolo marginale come era avvenuto nel 2003 durante il conflitto iracheno), utilizzare propri mezzi per intercettare missili balistici diretti contro alleati, nonché una partecipazione a missioni per la liberazione di ostaggi di nazionalità giapponese o alleata e persino intervenire in conflitti bellici in aiuto di Paesi alleati qualora vi fossero implicazioni per la sicurezza nazionale. Del resto Shinzo Abe già nel 2012 aveva promesso che sarebbe intervenuto per modificare la Carta costituzionale nipponica, che come è noto fu imposta al suo popolo dallo SCAP (Supreme Commander of Allied Powers) guidato dal generale statunitense MacArthur durante l’occupazione del Paese del Sol Levante, all’indomani della sconfitta nella Seconda guerra Mondiale. A distanza di sei mesi, la norma è entrata in vigore a tutti gli effetti, nonostante le continue proteste di molti giapponesi, che lamentano proprio il fatto che la loro voce sia rimasta totalmente inascoltata da parte del loro Premier. Inoltre, un centinaio di avvocati giapponesi ha dichiarato di voler compiere un’azione legale e pianificare il ricorso alla corte locale di Tokyo nel mese di aprile, basandosi sulla certezza dell’incostituzionalità della norma in questione. Naturalmente, sul versante internazionale, non si sono fatte attendere le dichiarazioni da parte dei rappresentanti degli altri paesi asiatici. Il portavoce del Ministro degli Esteri cinese, Hong Lei, ha dichiarato che “i Paesi asiatici vicini al Giappone e l’intera comunità


internazionale sono preoccupati in merito a questo tema, per ragioni meramente storiche. Speriamo che l’intero continente, Giappone compreso, abbia imparato dalla storia e che le varie nazioni contribuiscano a costruire un sentiero verso uno sviluppo di relazioni pacifiche al fine di contribuire alla stabilità dell’intera regione, utilizzando in maniera estremamente prudente lo strumento delle forze armate”. Anche il Ministro degli Esteri sudcoreano ha dichiarato che il suo Paese “avrebbe monitorato la politica estera giapponese, alla luce dell’entrata in vigore della nuova norma5. In questi settant’anni, però, i rapporti tra il Giappone e gli U.S.A. sono mutati radicalmente: paese occupato e paese occupante sono diventati strettissimi alleati, soprattutto nel mantenere l’egemonia nel continente asiatico e fronteggiare le potenze “rosse”, Russia e Cina. Ed è

proprio contro la Repubblica Popolare Cinese che il Giappone ha in atto un lungo conflitto in merito alla sovranità di alcune minuscole isole, ma dall’enorme valore strategico, le isole Senkaku/Diaoyu. E siffatta scelta belligerante del premier Shinzo Abe sancirà sicuramente una svolta nella politica estera del Paese nei confronti del colosso cinese, ma, come ritengono i suoi stessi connazionali, verso quale direzione? Francesco Sasso

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Laws Expanding Japan Military Come into Force , in http://english.cri.cn/12394/2016/03/29/1821s922310.htm.

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La fine del pacifismo costituzionale giapponese  

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