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conseguente solidificazione del manifestato, fosse necessario un adattamento delle forme tradizionali in una direzione di riconquista dello stato edenico primordiale e, quindi, di quell’idea di rinascita associata alla donna. Tale processo – è bene ribadirlo con forza – esplicita un mutamento delle forme e non un’inversione dell’essenza tradizionale, che conserva sempre, al di là di ogni contingenza temporale e spaziale, la propria immutabilità. A coloro che sono ignare vittime di tale confusione, ricordiamo come, in saghe, leggende, miti di varie tradizioni, la ritrovata primordialità sia associata alla conquista amorosa di una donna, che simboleggia la Sophia, la Conoscenza: abbiamo già scritto di Iside ed Osiride e similmente sono i simbolismi legati alle pratiche tantriche, all’eros platonico, che ha come fine ultimo la ricomposizione dell’Androgino originario, fino a rammentare la figura dantesca di Beatrice o quella petrarchesca di Laura. La femminilità ha, poi, anche una sua immagine potente e terribile, come quella delle dee telluriche e ctonie, delle grandi “madri nere”, di Kalì, di Astarte, della ribelle Lilith, delle divinità sotterranee come Ecate, annunziata dal latrare dei cani. In tale poliedricità si presenta la donna nel mondo della Tradizione, ad un’analisi metafisica e mitica, e non come un costume, una moda, coacervi di regole dettate dal pensiero unico del neocapitalismo, che tutto omologa e che trasforma ogni essere umano, donna o uomo che sia, in semplice fruitore del mercato arrogante ed invadente. In quest’epoca di “schiavi senza Signoria”, in cui la parità dei sessi si esplicita nell’eguale asservimento ai “principi” del profitto e del consumo, parlare di femminilità è difficile, non potendone più riscontrare le caratteristiche peculiari. La donna, tradizionalmente intesa, trasmuta in potenza la devozione, la maternità, la libera fedeltà ad un destino modellato su un ordine cosmico; il femminismo moderno, invece, ammalato di sessuofobia, vieta la virilità olimpica e la femminilità eterica o demetrica, vietando, cioè, la differenziazione polare, spirituale e corporale tra i sessi, snervando completamente il senso dell’attrazione e del magnetismo. Nella società moderna, in cui tale dissacrazione è pacificamente accettata, in cui “propter vitam vitai perdere causas”, in cui la perdita non solo dei valori, ma del centro che li produce, come notava in un famoso passo dell’Antropologia Emanuel Kant, è totale, per l’uomo e la donna “differenziati”, è necessario comprendere le seguenti riflessioni di Julius Evola: “Mentre l’etica tradizionale chiedeva all’uomo ed alla donna di essere sempre più se stessi, di esprimere con tratti sempre più decisi ciò che fa dell’uomo un uomo, dell’altra una donna – ecco che la civiltà nuova volge il livellamento, verso l’informe, verso uno stadio che invero non sta al di là, ma al di qua dell’individuazione e della differenza dei sessi”.

Biografia : Luca Valentini E’ stato animatore in passato del Cuib Mikis Mantalkas Centro Studi Tradizionali. E’ un ricercatore in storia delle religioni, filosofia antica, dottrina ermetico-alchiimica, che collabora con numerose riviste di settore e con case editrici anche di rilievo nazionale. Nel 2010 e nel 2011 è risultato vincitore per Edit@, nella categoria poesia, del duplice concorso di saggistica erotica intedetta dalle suddette edizioni, dal titolo “Il Peccato tra le righe”.

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RunaBianca aprile 2012

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RUNA BIANCA n°9 - Aprile 2012  

RunaBianca rivista di libera consultazione su : Archeologia, Scienza, Benessere, Medicina, Filosofia e Misteri

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