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“Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi

parte terza

e il figlio dell’uomo perché te ne curi?” (Sal. 8)

L’uomo è evoluzione di una totalità

L

a storia dell’uomo ha un significato in quanto in lui si salda il passato e nel contempo vive il presente, realizzando un momento escatologico. La coscienza o la filosofia che è frammentata in un solo momento della storia è una coscienza e una filosofia partorita nel tempo e nel tempo finisce. La coscienza dell’unità più vasta, che si evolve con il suo permanere oltre il fluire delle cose, dà il senso che non si vive invano , che non si svanisce nell’ombra, che non si è in balia della storia ove l’esistenza disperata vi muore. Non riusciremo mai a capire le radici e le leggi dell’universo se non permetteremo che lo spirito emerga dal passato, ci illumini il presente e ci proietti nell’evoluzione futura superando il sensibile che ci occupa e che ora ci distrae dal non sensibile, che pure ci riguarda.

punto periferico, impossibilitati perciò ad assistere i protagonisti centrali, e non solo a causa delle nubi di materiale cosmico. Visioni parziali tutte, perché partono da una staticità elaborata e perfetta, stabili come cristalli, vere soltanto se si prescinde da più vaste visioni e dal rinnovarsi dinamicamente delle cose, centri di forze aperti a sempre nuove ricambianti energie. La realtà non è paralisi, negazione alla crescita, ma è un organismo che vive, cresce, matura in ciò che è più sottile, si deforma e si riequili-

Non comprenderemo mai l’intima ragione delle cose se non permetteremo che il senso della storia delle cose stesse, della loro evoluzione abbia a rendersi cosciente. Per capire il presente bisogna affondarci nel passato molto remoto, nell’inconscio ancora più remoto, e proiettarsi nel futuro molto futuro. E bisogna essere tutto questo contemporaneamente, sempre, per non essere travolti dal tempo che scorre, e fermarsi così nell’immaturità. Il segreto dell’eterno presente, della giovinezza eterna è il punto a-temporale che unifica tutti i tempi e tutti i piani diversi, e che consente di percorrere nel tempo tutta la storia passata e futura del cosmo così come percorriamo lo spazio. L’evoluzione potrebbe essere detta una quarta dimensione della realtà, che deve essere tenuta presente, onde la stessa realtà possa essere spiegata. Oltre alle tre note dimensioni che comunemente appaiono, altezza, larghezza e profondità, è appunto la dimensione tempo che si deve inserire perché connaturata alla realtà densa. Tutto nel denso non può prescindere dalle quattro dimensioni unitamente concepite, che le nostre menti invece si sforzano di distinguere e separare per quella tendenza «originaria» che noi abbiamo a frantumare le cose, a distruggere l’unità della realtà, che è invece unitaria pur nella sua gradualità. Tale coscienza unitaria non è da noi originata, perché noi siamo nella discordia, nei complessi di insuccesso, nei «super io»; egocentrismo del resto che trova le sue radici nella cosmologia geocentrica che tanti segni, profondi come ferite, ha lasciato con le fedi dell’ascensione episodica al cielo di Gesù, di Maria e dei santi, siano questi ultimi cristiani, ebrei, maomettani, taoisti o indù. Il geocentrismo, la sua concezione statica, quello che vede la terra al centro di sfere concentriche incorruttibili occupate via via da Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, da un Primo Mobile, da un Empireo da dove il Motore Immoto aristotelico incomincia a muovere il Primo Mobile, definitivamente e scientificamente superato fin dal 1619 con l’«Harmonicies mundi» di Keplero, nonostante l’Inquisizione e le scomuniche di Urbano VIII, resta ancora ancorato negli spiriti a rallentare lo sviluppo della coscienza, impedendo l’umile giusta collocazione dell’uomo, del suo mondo e del suo sole ultimo dopo 40 milioni di stelle più importanti di lui. Non è ancora emersa la coscienza che noi siamo dietro le quinte nel teatro della nostra galassia, una dei 100 milioni di galassie, perché collocati in un

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RunaBianca aprile 2012

bra nell’urto di mille spinte e componenti. Alla luce di tutto ciò è lecito pensare che i minerali, le piante, gli animali e l’uomo stesso, o sono tronconi di un’evoluzione incominciata ed interrotta, vicoli ciechi, rami improduttivi di un albero che ha fiorito, tentativi di espressione fallita, oppure la loro evoluzione è ben lungi dall’essere

Ludovico Polastri

Quid est homo

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RUNA BIANCA n°9 - Aprile 2012  

RunaBianca rivista di libera consultazione su : Archeologia, Scienza, Benessere, Medicina, Filosofia e Misteri

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