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La Croce parte prima

Il segno Il testo di Adrian Frutiger Segni & Simboli, (edizioni Stampa Alternativa/Graffiti) definisce il segno della croce come il segno dei segni e l’assunto ci appare condivisibile, se consideriamo l’uso molteplice e universale che è impossibile non riscontrare. Come premessa metodologica che costituirà percorso comune e fondamentale anche per successive analisi, occorrerà prendere in esame e analizzare il modo spontaneo e naturale di tracciare il segno in oggetto. È sufficiente anche solo un piccolo test casalingo tra conoscenti per verificare che coloro che scrivono con la destra tracciano la croce tutti nel medesimo modo: partendo dall’alto verso il basso per stendere la retta verticale, e poi dalla sinistra verso destra per sovrapporre la linea orizzontale. Tale modalità suggerisce inevitabilmente molte considerazioni, alcune delle quali verranno poste più avanti, ma la prima, fondamentale, è che il gesto rispecchia la rappresentazione di qualcosa di unitario che discende dall’alto, qualcosa che poi, nell’incontro con ciò che scorre orizzontalmente, ha il duplice effetto di trasformarsi da unitario in binario, nonché di trasformare da unitario in binario anche il piano che incontra (o viceversa?). Altrettanto significativo finisce per essere verificare la modalità inversa: chi scrive con la mano sinistra traccia prima la linea orizzontale da destra verso sinistra e poi la linea verticale dall’alto verso il basso. Due modalità specula-

Giovanni Francesco Carpeoro

ri solo per la retta orizzontale, che descrivono una realtà unica con due manifestazioni visibili che finiscono per essere identiche, se pur costruite con percorsi parzialmente inversi. Poiché anche la croce è uno degli specula (letteralmente, orizzontale-verticale o esotericamente, come si vedrà più avanti, spaziotempo) e manifesta ai nostri occhi, tramite la ricostruzione delle due diverse dinamiche di tracciamento, il senso della rappresentazione di due diverse direzioni energetiche collocate e percettibili in diverse dimensioni. Riserviamo pure alla trattazione della Croce di Cartesio il prosieguo di questo ragionamento, ricordando solo che tale significato esoterico del simbolo era ben noto all’antica cultura orientale, dove il principio denominato do è anche alla base delle arti marziali cinesi e giapponesi, mentre i latini usavano l’eloquente figura retorica dell’hic et nunc, qui ed ora. La croce è segno che ha visto molteplici utilizzazioni. Tanto nella numerazione romana, nella versione inclinata, che in quella cinese in versione perpendicolare, viene adoperata per indicare il numero 10. Nel simbolismo della matematica la versione perpendicolare indica l’addizione, la versione inclinata la moltiplicazione, nella fisica indica il tempo (t), nella geometria analitica indica il piano cartesiano suddiviso in quattro quadranti.

Dall’Ankh egizio, al Tau Ebraico, alla Croce Cristiana L’antichità della croce come simbolo rafforza

l’opinione che ci troviamo di fronte innanzitutto a un archetipo. Già dall’epoca precristiana a essa vennero associati vari significati di vita e di morte, spesso connessi ad una utilizzazione come strumento per le esecuzioni capitali, premessa logica, temporale nonché escatologica del suo ruolo nella morte del Cristo. Il termine croce trova etimologicamente origine dal sanscrito krugga che significa bastone; i Greci la chiamarono stauròs, palo; gli Ebrei es, albero. I ricorrenti significati evocati dalla croce sono l’unione dei contrari (sopra-sotto, destra-sinistra) e il quattro, che la contiene nel segno, numero simbolico della natura: 4 le stagioni, 4 i punti cardinali, 4 gli elementi (aria, acqua, fuoco, terra), 4 i venti principali per i naviganti. Troviamo le croci più antiche in Mesopotamia, dove essa rappresentava dapprima il pianeta-dio Nibiru nella cosmogonia sumera (vedi immagine 123), successivamente il dio Tammuz (Dumuzi in sumero) degli abitanti di Tiro, rappresentante fondamentalmente l’organo genitale maschile (infatti Tammuz non era altro che il dio della Fertilità). Successivamente possiamo rinvenire l’ankh degli egizi che parimenti era una croce, seppure con la sua particolarità (vedi immagine 124). Tale simbolo, conosciuto anche come chiave della vita o croce ansata, ricorre frequentemente nelle raffigurazioni tra le mani degli dèi o portato al gomito, oppure sul petto. Traslato nella mistica ebraica in forma di Tau, il simbolo approda nella cultura cristiana quale simbolo dell’amore di Dio per gli uomini, rappresentato dal sacrificio di Suo Figlio. Lo schema mitico della croce cristiana è straordinariamente suggestivo: l’albero dal quale

Salvator Dalì - Crocifissione - 1954

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RunaBianca aprile 2012

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RUNA BIANCA n°9 - Aprile 2012  

RunaBianca rivista di libera consultazione su : Archeologia, Scienza, Benessere, Medicina, Filosofia e Misteri

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