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8 segni di riconoscimento

I

primi racconti di NDE (Near Death Experience) possono essere ricondotti al mito di Er, riportato nel 4° secolo a.C. da Platone. In questa storia, Platone descrive un mitico soldato e ne racconta le esperienze vicino alla morte, con tanto di accenni su aldilà e reincarnazione.

le esperienze iniziali di morte; tuttavia complessivamente risultano sempre gli stessi:

I ricercatori hanno identificato gli elementi comuni che definiscono esperienze vicino alla morte. Bruce Greyson sostiene che le caratteristiche generali dell’esperienza sono le impressioni di essere fuori dal proprio corpo fisico, visioni di parenti defunti e figure religiose, e la trascendenza dell’ego e dei confini spaziotemporali. L’esperienza può anche seguire un distinto processo, come illustrato di seguito.

1. Il morente può percepire il processo graduale di separazione e condensazione del corpo parasomatico da quello fisico, e può percepire il passaggio della propria coscienza tramite il famoso “effetto tunnel”, dove alla fine c’è un uscita di luce. Un senso di movimento verso l’alto, tramite un passaggio o una scala. Ultimamente pare però che, per quanto riguarda questo effetto, ci sia una probabile spiegazione scientifica, anche se non interamente appurata.

Pare esserci anche un legame con le credenze culturali e spirituali in cui si vive. Questi stati psicologici sembrano dettare anche ciò che viene sperimentato nell’NDE, o come lo stesso viene interpretato in seguito (Holden, Janice Miner. Handbook of Near-Death Experiences). Nel VII secolo, Celso scriveva: “Democrito, un uomo di ben meritata celebrità, ha dichiarato che, in realtà, non c’è nessuna sufficientemente certa caratteristica della morte su cui il medico possa basarsi“. Montgomery, facendo rapporto sull’evacuazione del Cimitero di Fort Randall, dichiara che quasi il 2% dei cadaveri esumati erano stati sepolti vivi. Molta gente nel XIX secolo, allarmata dalla frequenza dei casi di sepolture premature, richiese, come parte delle ultime cerimonie, che fossero praticate ferite o mutilazioni per assicurarsi che non si sarebbero svegliati e l’imbalsamazione ricevette un considerevole incentivo a causa della paura di una sepoltura prematura. Si arrivò anche al punto di installare campane all’interno delle bare, nel caso il sepolto si fosse risvegliato. Nelle esperienze e visioni dei morenti durante l’agonia, studiate in passato da ricercatori come Bozzano, Barrett, Osis, Moody, KublerRoss, con l’affiancamento concordante delle OOBE (Out Of Body Experience), è possibile individuare 8 elementi comuni, trascurandone altri di secondaria importanza. Tramite la conoscenza di questi 8 elementi e delle circostanza in cui si verifica il fenomeno, il soggetto che sperimenta direttamente la cosa può rendersi conto di essere in pericolo di morte, oppure nell’intervallo fra morte clinica e e morte reale, ammesso sempre che il fatto non sia riconducibile a fattori traumatici violenti. Le esperienze ai confini della morte, NDE, sono appunto esperienze vissute e descritte da soggetti che, a causa di malattie terminali o eventi traumatici, hanno sperimentato fisicamente condizione tipiche quali il coma, l’arresto cardiocircolatorio e/o l’encefalogramma piatto, senza tuttavia arrivare veramente allo stadio finale, e cioè alla vera e propria morte. Comunque sia, questi 8 elementi non sono presenti con lo stesso ordine temporale in tutte

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RunaBianca aprile 2012

2. Il soggetto morente, durante questa fase, prima o dopo la separazione, può avere la visione dello scorrere della propria vita come in un film, sia nel senso normale del tempo, sia a ritroso. Viene data un’”anteprima vita”; nei casi citati da George Ritchie e Betty Eadie viene denominata come effetto “Flash Forward”.

3. Il morente, dopo la separazione dal corpo, può avere la percezione dell’ambiente circostante in cui si trova a “volteggiare”, e percepire anche luoghi attigui con una visione molto chiara e nitida degli eventi. La stessa cosa accade anche nei casi di OOBE: un’esperienza fuori dal corpo, la percezione del proprio corpo da una posizione esterna. A volte, vengono osservati i medici e gli infermieri che svolgono gli sforzi di rianimazione sul paziente.

4. Il morente, sia prima che dopo la separazione, può avere la visione di posti, edifici, paesaggi che non necessariamente appartengono al nostro mondo fisico, ma possono essere ricondotti a luoghi dell’adilà o come sedi della naturale continuazione della vita dopo la morte.

5. Il soggetto morente può percepire, prima o dopo la separazione, l’apparizione di persone già defunte (in molti casi famigliari), che lo accolgono nella sua nuova dimensione. Normalmente egli reagisce positivamente alla cosa, ma in taluni casi oppone resistenza e rifiuta l’accoglienza. Al di la dell’incontro con famigliari defunti, lo stesso può vedere o percepire anche un incontro con “Esseri di Luce”, “Esseri vestito di bianco”, o altri esseri spirituali che non appartengono alla schiera classica.

Fabrizio Rondina

Identikit della morte

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RUNA BIANCA n°9 - Aprile 2012  

RunaBianca rivista di libera consultazione su : Archeologia, Scienza, Benessere, Medicina, Filosofia e Misteri

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