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SPAVENTAPASSERI Rudolf Šmíd


“Gli spaventapasseri vivono come noi, almeno quelli sulle fotografie di Rudolf Šmíd, che é nato e vive a Praga 6.A queste creature magiche auguro molta fortuna nel loro viaggio dai campi boemi e vigne morave per il mondo.” „Strašáci žijí jako my, alespoň ti na fotografiích Rudolfa Šmída, který se narodil a žije v Praze 6. Přeju těmto kouzelným bytostem hodně štěstí na jejich cestě z českých polí a moravských vinic do světa." “Scarecrows are alive just like us, at least the ones in the photographs by Rudolf Šmíd, who was born and lives in Prague 6. I wish those magical beings all the best on their way out into the world from Bohemian fields and Moravian vineyards.”

Tomáš Chalupa Sindaco di Praga 6 | starosta Prahy 6 | Mayor of Prague District 6


E’ ridicolo come ti sei bardato per questo mondo. Franz Kafka

Směšně ses vystrojil pro tento svět. Franz Kafka

E’ da quattordici estati che Rudolf Šmíd osserva e documenta le metamorfosi e storie di spaventapasseri ma anche di primavere, autunni ed inverni che trascorre con loro. All’autore è capitato quello che noi conosciamo dalle biografie di documentaristi cinematografici o fotografici, soprattutto di cronisti, che si avvicinava, anno dopo anno, sempre di più ai soggetti documentati a tal punto che loro sono diventati le sue creature interne come la sua famiglia o amici. Probabilmente anche grazie all’effetto della sua seconda professione sociologica mantiene il distacco professionale nonostante che li visita volentieri, sente la nostalgia di loro e dopo temporali e burrasche pensa quanti sono caduti per terra, ma non interviene mai nella loro vita. Forse ho iniziato dalla fine siccome all’introduzione bisogna dire che l’autore non manipola mai con spaventapasseri cioè non interviene né nella loro vita né nella loro creazione. E chi è l’autore? Non è solo uno se prendiamo tutto dal punto di vista cronologico, il primo autore, piuttosto il produttore, diventa il creatore accidentale. Si tratta del proprietario di un campo o di una vigna dove si trova lo spaventapasseri, eventualmente di qualcuno della sua famiglia. A causa della sfiducia degli agricoltori nelle persone girovaganti sulla loro terra con macchina fotografica appesa sul collo Rudolf Šmíd li conosce ogni tanto. In questi casi esiste il pericolo che durante la sua prossima visita troverà gli spaventapasseri abbelliti e così per lui diventano di poco conto. Gli spaventapasseri veri nascono solo per proteggere il raccolto e non come un mezzo strumentale per il fotografo e non come un artefatto. Ma anche in questo senso il produttore di spaventapasseri si avvicina incosciente al lavoro artistico. Lo svincolo da una qualsiasi esigenza estetica nel vestire degli spaventapasseri permette a loro la libera combinazione di materiali, colori e forme in tale misura che nemmeno i surrealisti si vergognerebbero. Il principio invocato dell’automatismo e del flusso di coscienza è applicato qui senza sforzo siccome l’autore non cercava di raggiungere la libertà creatrice ignota. Prima della scoperta e dello scatto di fotografie di spaventapasseri passa ancora la seconda fase creativa della quale è responsabile „Lui, il tempo, la felicità ed il caso“ (R. Š.). E’ una moltitudine di spaventapasseri che non riusciamo ad immaginare senza il gesto che svela la loro identità nascosta e che è stata svelata al fotografo dal Vento animatore (R .Š.) - “La Ballerina” del ciclo “Colpevoli ed innocenti”, altri spaventapasseri sono stati definiti dallo Scultore neve - “La Morte”, “Gli Apostoli” e “Reinhold Messner”. Le fotografie denunciano l’opera dell’autore Rudolf Šmíd ed oltre agli spaventapasseri documentano non solo la sua arte di fotografare ma e soprattutto di vedere. Le mani di Šmíd sulla macchina fotografica sparano attraverso i limiti apparenti di questo mondo che prima sono stati sfondati dai suoi occhi, dagli occhi del bambino che non conoscono questi limiti, quindi è possibile che un pezzo di legno con un po’ di peli cominci a nitrire felicemente sul prato come sul tappeto

Rudolf Šmíd sleduje a zaznamenává proměny a příběhy strašáků již čtrnáct let, ale také jar, podzimů a zim, které s nimi prožívá. Autorovi se stalo to, co známe z života fotografických či filmových dokumentaristů, obzvláště těch časosběrných – sblížil se s dokumentovanými rok po roce natolik, až se stali jeho vnitřními bytostmi podobně jako jeho rodina či přátelé. Zřejmě i vlivem své „vedlejší“ sociologické profese si však zároveň zachovává profesionální odstup a ačkoli je rád navštěvuje, stýská se mu po nich a po bouřkách a vichřicích přemýšlí, kolik jich padlo k zemi, ale do života jim nezasahuje. To jsem možná začala od konce, zatímco na začátek bude důležitější říct, že autor se strašáky zásadně nikdy nemanipuluje, tedy nevkládá se nejen do jejich životů, ale ani do jejich stvoření. A kdo je tu tedy autorem? Není jediný, vezmeme-li to chronologicky, první „autor“, či spíše výrobce, se stává tvůrcem nezamýšleně. Je jím majitel pole či vinice, kde strašák stojí, případně někdo z jeho rodiny. Vzhledem k nedůvěřivosti zemědělců k osobě potulující se s fotoaparátem na krku po jejich půdě, se s nimi Rudolf Šmíd občas i zná. V těchto případech však hrozí, že při příští návštěvě najde R. Š. strašáky „zkrášlené“ a stanou se pro něj bezcennými. Ti praví totiž vznikají jedině kvůli ochraně úrody a ne pro fotografa, jako účelový prostředek a ne artefakt. Ale i tak se výrobci strašáků nevědomky přibližují práci umělců. Uvolněnost od jakýchkoli estetických nároků při oblékání strašáků jim dovoluje svobodně kombinovat materiály, barvy a vzory takovým způsobem, že by se často nemuseli stydět ani surrealisté. Jimi opěvovaný princip automatismu a proud podvědomí se je zde evidentně uplatněn bez námahy, protože se „autor“ o jemu neznámou tvůrčí svobodu nesnažil. Do chvíle, než Rudolf Šmíd strašáky objeví a vyfotografuje, se však odehraje ještě druhá tvůrčí fáze, za kterou nese zodpovědnost „On, počastí, štěstí a náhoda“ (R. Š.). Vždyť kolik strašáků si nedovedeme představit bez gesta, které je teprve usvědčuje ze skryté identity a kterou fotografovi odkryl „vítr animátor“ (R. Š.) – tanečnice z cyklu Vinné a nevinní –, jiné strašáky zase domodeloval sochař sníh – Smrt, Apoštolové či Reinhold Messner. Fotografie však vypovídají v neposlední řadě o autorství Rudolfa Šmída a kromě strašáků dokumentují jeho umění nejen fotografovat, ale především vidět. Šmídovy ruce na spoušti jen zaznamenávají průstřely skrz zdánlivé hranice tohoto světa, které už prostřílely jeho oči. Oči dítěte, které tyto hranice nezná, takže je možné, aby mu např. kus dřeva spolu s hřívou z provázků právě radostně zaržál na louce koberce v pokoji. Snad jedině takové oči a mysl mohou uvidět v kůlu oděném do omšelého saka spolu s bílým váčkem Jidáše a rozpoznat ve sklonu hlavy postavy na kůlu v pozadí Ježíše (Jidáš a Ježíš, Čížov, 2001), v kombinaci látky nachově růžové s žlutě pruhovanou objevit půvab a větrem vzdutou noblesu Šahrazád (Šahrazád, Obory, 2003), v květované zástěře rozepjaté na dřevěném kříži do majestátnosti odhalit vzácnou látku s dekorem odpovídající vznešenosti Čínské císařovny (Čínská císařovna, Vilémovice, 2003). Rudolf Šmíd je mistr imaginární zkratky. A strašáci tak v jeho portrétních kompozicích ožívají v objevených identitách

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da camera. Forse solo gli occhi e la mente del genere possono intravedere il Gesù (Giuda e Gesù, Čížov, 2001) nel palo vestito di giacca sciupata assieme al sacchettino bianco di Giuda e nell’inclinazione della testa della persona sul palo in fondo, nella combinazione del tessuto porpora a righe gialle possono scoprire il fascino e la nobiltà gonfiata dal vento della Sharazad (Sharazad, Obory, 2003), nel grembiule a fiori spiegato in maestà sulla croce in legno scoprire un tessuto prezioso con decoro all’altezza dell’Imperatrice cinese (Imperatrice cinese, Vilémovice, 2003). Rudolf Šmíd è maestro dell’abbozzo immaginario. E gli spaventapasseri rivivono nelle sue composizioni ritrattistiche e nelle identità scoperte anche per noi. Come se il fascino dell’animazione aprisse la coscienza infantile chiusa nell’uomo ed accendesse di nuovo la faccia di stupore primordiale. Di solito si parla della magia di animare gli oggetti inanimati in riferimento all’animazione e soprattutto l’opera di Jan Švankmajer ne deriva. Gli spaventapasseri, tranne quelli danzanti al vento (già il filosofo greco Anassimene lo connette con il respiro divino), sono spesso oggetti immobili. Nonostante ciò si animano siccome li scopriamo come esseri viventi che conosciamo bene sia dal mondo terreno o sopraterren o sia come personaggi vivi della nostra memoria collettiva. L’ispirazione è l’inserimento dell’immaginazione nel vedere così come per l’animazione. Questo inizia con un gesto concreto di uno spaventapasseri o da un principio del movimento o da un dettaglio pronunciato nel suo vestiario o dal colore, forma o materiale. La drammaticità della caduta libera della figura femminile di vita stretta e di fianchi tondi svela Carmen trafitta dal coltello (Carmen, Velký Chlumec, 2001). Al contrario la statua statica, concentrata e vestita in un grigio ascetico con la gonna di metallo svela la santa soldatessa Giovanna d’Arco (Giovanna d’Arco, Šakvice 2005). La testa in plastica nera in combinazione con pezze stracciate da non poter riconoscere ormai di quale tessuto erano ed adesso coprono a malapena il corpo dello spaventapasseri appartengono sicuramente ad una donna sudanese (Donna sudanese, Drnovice 2000) mentre il cestino trasformato in un collo dello spaventapasseri identifica la Donna Zulù con anelli tribali sul collo (Donna Zulù). Rudolf Šmíd incontra sui suoi pellegrinaggi tre tipi di creature. Il primo gruppo è composto di individui concreti sia immaginari sia effettivamente percepibili. A questi appartengono i personaggi del cinema o attrici (Terminator, La Ciociara - Sofia Loren, Janis Joplin), i noti personaggi dell’opera o letteratura (Carmen, Robinson Crusoe, il Pifferaio), i personaggi della musica (Janis Joplin, Michael Jackson) o le figure o personaggi cristiani (Giuda e Gesù, Appostoli, Angeli). L’altra sorta di spaventapasseri rimane anonima e ci riconosciamo solo alcuni elementi di svariate culture (Donna Zulù, Donna Sudanese, Testa di una peruana). Il terzo gruppo esprime su un campo o su una vigna l’esistenza elementare, sempre ripetibile, dell’esperienza umana - la Disperazione, l’Amore, la Morte, l’Esistenza, l’Inesistenza e la Solitudine. Il ciclo specifico Colpevoli ed innocenti documenta la simbiosi tra felicità e tristezza della convivenza di spaventapasseri femmine danzanti e di impiccati sulle vigne morave. L’attenzione dell’autore al fenomeno del tempo e delle metamorfosi

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i pro nás. To kouzlo oživení jako by otevíralo v člověku zaskládané dětské vědomí a rozzařovalo znovu tvář prvotním úžasem. O magii vdechování živého do neživých předmětů se mluví obvykle v souvislosti s animací a obzvláště dílo Jana Švankmajera z ní vyrůstá. Strašáci, až na ty roztančené větrem (již u řeckého filozofa Anaxiména spojovaného s božím dechem), jsou oproti animovaným objektům většinou nehybní. Přesto ožívají, protože je odhalujeme jako bytosti, které dobře známe, ať už ze světa pozemského anebo nadpřirozeného, jako živé bytosti naší společné paměti. Oním vdechnutím zůstává stejně jako u animace vnesení imaginace do vidění. Tu většinou spouští specifické gesto strašáka či náznak jeho pohybu anebo výrazný detail jeho ošacení. (ať už barva, tvar anebo materiál.) Dramatičnost volného pádu ženské figury útlého pasu a ženských boků odhaluje Carmen (Carmen, Velký Chlumec, 2001) právě probodnutou nožem. Naopak koncentrovaná statická postava oděná v asketické šedé s drátěnou suknici prozrazuje bojovnici Janu z Arku (Jana z Arku, Šakvice, 2005). Černá hlava z igelitu v kombinaci s hadříky potrhanými tak, že už nerozpoznáme, jakým šatstvem původně byly, a nyní sotva zakrývající tělo strašáka, patří zcela jistě ženě súdánské (Súdánská žena, Drnovice 2000). Zatímco odpadkový koš proměněný v krk strašáka identifikuje ženu zulskou (Zulská žena, Hostětín, 2005) s tradičními kruhy na krku. Na svých poutích potkává zatím Rudolf Šmíd trojí bytosti. První skupinu tvoří konkrétní individuality - ať už skutečné smyslově či imaginárně – mezi ně patří filmové postavy či herečky (Terminátor, Horalka-Sophia Loren, Janis Joplin), známé postavy operní či literární (Carmen, Robinson Crusoe, Krysař), osobnosti hudby (Janis Joplin, Michael Jackson) anebo křesťanské figury a bytosti (Jidáš a Ježíš, Apoštolové, Andělé). Druzí strašáci zůstávají osobnostně anonymní a poznáváme je jen jako členy rozličných kultur (Zulská žena, Súdánská žena, Hlava peruánské indiánky) A ti třetí vyjevují na poli či vinici věčně se opakující elementární existenciální zkušenosti člověka – Zoufalství, Láska, Smrt, Ne/existence nebo Sám. Specifický cyklus Vinné a nevinní dokumentuje symbiózu radosti a smutku v soužití roztančených strašaček a oběšenců na moravských vinicích. O pozornosti autora k fenoménu času a proměn svědčí soubor Tváře masky. Zaznamenává, jak za mimovolného tvůrčího řádění živlů proměňují strašáci své životní role v průběhu ročních období a let. Například Vesnická učitelka se za půl roku změnila v šílenou stařenu, po krátkém působení jako amazonská bojovnice se stala básníkem Li-Po, aby se posléze změnila v Pipi. V čtrnáctiletém časosběrném dokumentu o životě strašáků se prolíná svět i čas hmatatelný smyslově a intuitivně. Tento rozpor realističnosti a imaginarity v sobě nese v tomto případě i samotné médium fotografie. Jsme zvyklí, že fotografie stvrzuje viděné, což zde znamená stejně zajímavý paradox jako užití pojmu dokument. Pokud bychom se dívali jen realisticky popisně, nikdy bychom živého strašáka neobjevili, musíme do našeho dívání vnést i naši vlastní představivost (i když máme usnadněnou cestu identifikací). Není možné dívat se pasivně, ale aktivně tvůrčím způsobem. O radost a úžas z rozpoznání strašáka tak není připraven ani divák, ačkoli není jeho objevitelem, ale jen pochopil. Při zrození strašáků rozhoduje náhoda, ale pokud by ji Rudolf Šmíd dokázal využít jen jako mistr vidění a ne rovněž fo-


è documentata dalla composizione Facce della maschera. Documenta come cambiano gli spaventapasseri, i loro ruoli nel corso delle stagioni e degli anni a causa di una involontaria furia creativa di elementi naturali. Per esempio la Maestra della campagna cambia ed in sei mesi diventata una vecchia matta, dopo un breve tempo l’Amazzone diventata poeta Li-Po per poi cambiare alla Pippi. Nel documento cronistorico di quattordici anni sulla vita di spaventapasseri s’intreccia il mondo ed il tempo palpabile dall’intuito e dai sensi. Questo divario del realismo e dell’immaginazione è rappresentato in sé anche dal medium fotografico stesso. Siamo abituati che le fotografie confermano ciò che abbiamo visto il ché significa un paradosso ugualmente interessante come l’uso del termine documento. Se dovessimo guardare solo in maniera realistica e descrittiva, non avremmo mai scoperto lo spaventapasseri vivo. Nella nostra vista dobbiamo introdurre anche la nostra immaginazione (anche se abbiamo la soluzione consigliata dal l’identificazione). Non possiamo guardare in maniera passiva ma attiva e in modo creativo. Anche all’osservatore che non ha scoperto niente, ma che ha compreso, viene data la gioia e lo stupore di identificare lo spaventapasseri. Il caso è quello che decide sulla nascita dello spaventapasseri ma se Rudolf Šmíd l’avesse saputo sfruttare solo come un maestro del vedere e non anche come un fotografo, la sua arte sarebbe appartenuta solo a lui e ad un paio di suoi vicini che a volte osservano gli spaventapasseri con lui. Per fortuna l’autore riesce a sfruttare il caso in maniera professionale e mediare agli altri le sue scoperte di viaggi. L’ambiente nel quale viene ripreso lo spaventapasseri viene composto accuratamente in conformità alla sua identità, per esempio la Carmen con bovini dietro il recinto che sullo sfondo integrano l’ambiente della lotta con tori dove secondo l’opera è avvenuto l’assassinio. Gli Apostoli li vediamo come pellegrini in un paesaggio assolato con piedi affondati in un viottolo tra i campi e con cielo azzurro sullo sfondo dietro i torsi dei corpi. Lo spaventapasseri la Solitudine (Kožlí, 2001) si erge dal campo di terra nerastra sotto il cielo bianco e vuoto e l’aria cupa viene aumentata dai contorni grigi delle corone spoglie degli alberi. L’autore spessissime volte cattura la luce giusta. In maniera razionale sceglie la fotografia o a colori o bianconera (La Ciociara - Sofia Loren, Tatobity, 2001) non sarebbe credibile sulla fotografia a colori). Con la ripresa di colori e strutture dei tessuti o superfici di altri materiali Rudolf Šmíd integra i suoi quadri di spaventapasseri di momenti esteticamente deliziosi e palpabili. Quattordici anni possono essere considerati ormai come una ossessione senza la quale la creazione non esiste mai siccome non lascia un uomo fermo, lo spinge avanti, lo libera e trasforma. L’ossessione di Rudolf Šmíd è integrata delle passeggiate benefiche. Quando farete passeggiate nei paesaggi, non dimenticate che ci vivono spaventapasseri e quando ne incontrerete uno, fateglielo sapere.

Jitka Francová

tografování, jeho umění by patřilo jen jemu a možná pár blízkým, kteří se někdy vydávají za strašáky s ním. Naštěstí autor dokáže „náhodu“ profesionálně využít a objevy svých expedic zprostředkovat ostatním. Prostředí, v kterém je strašák zachycen, pečlivě komponuje v souladu s jeho identitou - např. u Carmen skot za ohradou v pozadí dokresluje prostředí býčích zápasů, kde k vraždě v opeře došlo, Apoštoly sledujeme jako poutníky v prosluněné krajině, s nohama zanořené v úvozové polní cestě a s modrými nebesy v pozadí za torzy těl. Strašák Sám (Kožlí, 2001) trčí z černohnědé oranice do prázdně bílého nebe a zasmušilost posilují šedé kontury holých korun stromů. Autor přichází často nespočetněkrát pro to pravé světlo. Vědomě volí i barevný či černobílý film (Horalka / Sophia Loren (Tatobity, 2001) by byla v barvě nemyslitelná). A zachycením barev a struktur textilií či povrchu jiných materiálů doplňuje R. Š. své obrazy strašáků o slastné estetické až hmatatelné momenty. Čtrnáct let už můžeme považovat za posedlost, bez které se tvorba většinou neobejde, protože nenechá člověka ustrnout, žene ho, osvobozuje a proměňuje. Posedlost Rudolfa Šmída blahodárně doplňuje pěší chůze. Až budete procházet krajinou, nezapomeňte, že v ní žijí strašáci, a až nějakého potkáte, dejte mu prosím vědět.

Jitka Francová

Donna sudanese | Súdánská žena | Sudanese Woman Drnovice 2000

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Imperatrice cinese | Čínská císařovna | Chinese Empress Vilémovice 2003

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Michael Jackson Šonov 2002 >


Giuda e Gesù | Jidáš a Ježíš | Judas and Jesus Čížová 2001

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Testa della peruviana | Hlava peruánské Indiánky | Head of a Peruvian Indian Girl Kobylí 2000

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Carmen VysokĂ˝ Chlumec.2001

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La Ciociara– Sophia Loren | Horalka – Sophia Loren | Mountain Woman – Sophia Loren Tatobity 2000

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Sharazad | Šahrazád | Scheherazade Obory 2003 < Robinson Crusoe Spolí 2008

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Solitudine | Sám | Alone Kožlí 2001

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Giovanna d’Arco | Jana z Arku | Joan of Arc Šakvice 2005

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Arlecchino impiccato | Oběšený Harlekýn | Hanged Harlequin Vlkoš 2003

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Pipi Obory 2008

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Danzatrice di samba | Tanečnice samby | Samba Dancer Čejkovice 2004

Disperazione | Zoufalství | Desperation Šakvice 2007 > Morte IX | Smrt IX | Death IX Obory 2007 >>

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Apostoli | Apoštolové | The Apostles Studnice 2002

Rudolf Šmíd Nato il 19 agosto 1956 a Praga, studiò alla Facoltà di Filosofia dell’Università Carlo di Praga con specializzazione in sociologia. Negli anni 1990-1991 studiò alla FAMU con specializzazione in fotografia artistica. Da esternista tenne lezioni di sociologia visuale alla Facoltà di Studi Umanistici dell’Università Carlo di Praga. Le sue opere si trovano nella Galleria Nazionale di Praga, al Museo Nazionale dell’Agricoltura di Praga e nelle collezioni private a casa e all’estero. BIOGRAFIA (a mo’ di spaventapasseri) 1956 Per la prima volta spaventa sua madre che immediatamente dopo il parto esclamò al felice padre: Hai un maschietto ma è peloso come uno scimmiotto. 1962 Riempie un giocatolo (garage in legno) di 123 bruchi gialli e poi lo passa alla madre per tenerlo. 1965 A suo padre provoca una leggera sincope quando gli sembra più interessante sdraiarsi sul tappeto al bagno e fingersi morto invece di tirare l’acqua. 1981 Alla mostra fotografica assieme a Oleg Man (alla Stazione ferroviaria di České Budějovice) viene accusato da uno dei visitatori che “Le sue foto possono essere usate solo per essere messe nella vetrinetta per spaventare bambini ed allontanarli dalle caramelle”. 1982 Vomita una banana dal quinto piano. 1994 Fotografa il suo primo spaventapasseri. 1998 Per la prima volta fotografa gli spaventapasseri del ciclo (L’Amore). 2000 Per la prima volta fotografa lo spaventapasseri “La Solitudine”.

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Rudolf Šmíd Narodil se 19. srpna 1956 v Praze. Vystudoval Filozofickou fakultu Univerzity Karlovy v Praze obor sociologie. V letech 1990–1991 studoval na FAMU obor výtvarná fotografie. Externě přednáší vizuální sociologii na Fakultě humanitních studií Univerzity Karlovy v Praze. Zastoupený v NG Praha, Národním zemědělském muzeu v Praze a soukromých sbírkách doma i v zahraničí. BIOGRAFIE (strašácká) 1956 poprvé vystrašil svoji matku, která ihned po porodu vzkázala šťastnému otci: "Máš syna, ale je chlupatý jako opičák!" 1962 zcela naplnil dětskou dřevenou garáž žlutými housenkami (123 kusů) a poté ji dal matce podržet 1965 způsobil lehký srdeční kolaps svému otci, když mu připadalo mnohem zajímavější lehnout si na záchodě na koberec a předstírat smrt než po sobě spláchnout 1981 na společné fotografické výstavě s Olegem Manem (Hlavní nádraží - České Budějovice) byl obviněn jedním z náhodných návštěvníků, že se jeho fotky "hodí tak akorát do kredence ke strašení dětí, aby nechodily na cukr" 1982 zvrací banán z pátého patra 1994 fotografuje svého prvního strašáka 1998 poprvé fotografuje strašáky z cyklu "Láska" 2000 poprvé fotografuje strašáka "Sám" 2005 poprvé fotografuje strašáka "Smrt" 2005 26. října ve 12.06 hod. veřejně vyhlašuje na půdě MU v Brně vznik nové vědní discipliny – terriculologie (terriculus lat. strašák)


2005 Per la prima volta fotografa lo spaventapasseri “La Morte”. 2005 Il 26 ottobre, ore 12:06, all’Università di Masaryk di Brno annuncia pubblicamente la nascita della nuova disciplina scientifica terriculologia (dal latino terriculus - spaventapasseri). 2006 Assieme al Gruppo C compone musica per ricette - Come preparare djuvech, Panino imbottito. 2007 Scambia cinque chili di paté di produzione propria con il quadro di Marian Palla. 2008 Dal paté di maiale, prodotti da forno e verdura crea degli oggetti commestibili - per esempio Fossa comune, Viaggio nella preistoria, Collina di vipere e la fiaba La balena ed il razzo a puntini. 2008 Copre di oro una patata. MOSTRE INDIVIDUALI (di spaventapasseri) 1999 mostra di SPAVENTAPASSERI 1994-1999 (Stalla - Sedlice, cinema Aero - Praga) 2001 mostra di SPAVENTAPASSERI 1994-2001 (Casa di cultura di Drnovice) 2002 mostra di SPAVENTAPASSERI 1994-2001 (Stalla della parrocchia - Heřmánkovice presso Broumov durante la Settimana per le stalle di Broumov) 2004 mostra di SPAVENTAPASSERI 1994-2004 (Villa di Kačina - Museo della campagna boema, Casa di cultura di Drnovice) 2004 - 2006 cinque spaventapasseri viaggiano per il paese e all’estero (Polonia) nell’ambito del complesso Paesaggio come immagine della mia anima dell’Associazione di fotografi professionali 2005 mostra di SPAVENTAPASSERI 1994-2004 (Infocentro Aš, galleria Louvre - Praga, Castello di Český Krumlov) 2005 mostra VICINO ALLA VITA, PIU’ VICINO ALLA MORTE (Studio Paměť - Praga) 2006 mostra ART LAND - “home made” trattori, montagne e cumuli di paglia (Museo Nazionale dell’Agricoltura - Praga, Casa di cultura di Drnovice) 2006 mostra VICINO A PRAGA, PIU’ VICINO A BRNO (Spolek - Brno) 2006 mostra VICINO ALLA VITA, PIU’ VICINO ALLA MORTE (Tomba di Dietrichstein - Mikulov) 2006 mostra NON ERA COSI’ (Collegio gesuita - Jičín) 2006 mostra SPAVENTAPASSERI 1994 - 2004 /selezione/ (Club di cultura - Uherské Hradiště) 2007 mostra VICINO ALLA VITA, PIU’ VICINO ALLA MORTE (Casa di cultura di Drnovice, Reduta - Uherské Hradiště, Biblioteca comunale - Kostelec nad Orlicí) 2007 mostra FACCE DELLA MASCHERA (galleria Kabinet - Brno, Teatro Minor - Praga) 2008 mostra METAMORFOSI DI UNA MAESTRA DI CAMPAGNA (galleria Scarabeus - Praga) 2008 mostra LA MORTE NON ESISTE (Teatro di marionette Ostrava, Delirium - Praga) 2008 mostra NON SI TRATTA DELLA VITA (Mulino del Castello - Jindřichův Hradec) 2008 mostra COLPEVOLI ED INNOCENTI (Dobrá čajovna Kutná Hora)

2006 spolu se Skupinou C zhudebňuje recepty – Jak udělat džuveč, Obložený chlebíček 2007 pět kilogramů paštiky vlastní výroby mění za stejnojmenný obraz od Mariana Pally 2008 z vepřové pomazánky, pečiva a zeleniny vytváří objekty k snědení – např. Masové hroby, Cesta do pravěku, Zmijí vrch a pohádku O puntíkované raketě a velrybě 2008 pozlacuje bramboru SAMOSTANÉ VÝSTAVY (strašácké) 1999 výstava STRAŠÁCI 1994–1999 (Maštal - Sedlice, kino Aero – Praha) 2001 výstava STRAŠÁCI 1994–2001 (KD Drnovice) 2002 výstava STRAŠÁCI 1994–2001 (Farní stodola – Heřmánkovice u Broumova v rámci Týdne pro broumovské stodoly) 2004 výstava STRAŠÁCI 1994–2004 (zámek Kačina – Muzeum českého venkova, KD Drnovice) 2004 – 2006 pět strašáků putuje po republice i mimo ni (Polsko) ve výstavním souboru Asociace profesionálních fotografů "Krajina jako obraz mé duše" 2005 výstava STRAŠÁCI 1994–2004 (Infocentrum – Aš, Galerie Louvre – Praha, zámek Český Krumlov) 2005 výstava BLÍZKO ŽIVOTU, BLÍŽE SMRTI (Studio Paměť – Praha) 2006 výstava ART LAND – „home made“ traktory, stohy a kupky (Národní zemědělské muzeum – Praha, KD Drnovice) 2006 výstava BLÍZKO PRAZE, BLÍŽE BRNU (Spolek – Brno) 2006 výstava BLÍZKO ŽIVOTU, BLÍŽE SMRTI (Dietrichsteinská hrobka – Mikulov) 2006 výstava TAK TO NEBYLO (Jezuitská kolej – Jičín) 2006 výstava STRAŠÁCI 1994 – 2004 /výběr/ (Klub kultury – Uherské Hradiště) 2007 výstava BLÍZKO ŽIVOTU, BLÍŽE SMRTI (KD Drnovice, Reduta – Uherské Hradiště, Městská knihovna – Kostelec nad Orlicí) 2007 výstava TVÁŘE MASKY (Galerie Kabinet – Brno, Divadlo Minor – Praha) 2008 výstava PROMĚNY VENKOVSKÉ UČITELKY (Galerie Scarabeus – Praha) 2008 výstava SMRT NENÍ (Divadlo loutek – Ostrava, Delirium – Praha) 2008 výstava NEJDE O ŽIVOT (Zámecký mlýn – Jindřichův Hradec) 2008 výstava VINNÉ A NEVINNÍ (Dobrá čajovna – Kutná Hora)

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You have equipped yourself laughably for this world. Franz Kafka Rudolf Šmíd has been monitoring and recording the transformations and stories of scarecrows for fourteen summers now, as well as the springs, autumns and winters that he has lived through with them. What has happened to the artist is something that we know from the lives of photographic and film documentarists, especially of those who chronicle their era – he has become so close to the subjects of his documentaries year after year that they have become his inner being just like his family and friends. Apparently also under the influence of his job “on the side” as a sociologist, he maintains at the same time a professional detachment, and although he likes visiting them, misses them, and thinks about how many have fallen to the ground after storms and high winds, he does not intervene in their lives. Perhaps I have started at the end, while at the beginning it is more important to say that the artist never manipulates the scarecrows, so that he involves himself neither in their lives nor in their creation. Who, then, is the artist? There is not just one, if we take it chronologically; the first “artist” – or rather the maker – becomes a creator unintentionally. This is the owner of a field or vineyard where the scarecrow is standing, or someone from his family. Because farmers tend to be suspicious of people wandering around their fields with a camera handing around their neck, Rudolf Šmíd often even knows them. In those cases, however, there is a risk that on the next visit R. Š. finds scarecrows that have been “beautified,” rendering them worthless to him. Real scarecrows are made only to protect the harvest, and not for a photographer; they are a means to an end and not an artifact. Even so, the makers of scarecrows unconsciously approach the work of artists. Liberation from any aesthetic demands when dressing scarecrows allows them to combine freely their materials, colors and patters in ways that often would be no embarrassment even for surrealist artists. The principles of automatism and stream of consciousness that surrealist artists so value are obviously applied without effort, because the “artist” is not consciously trying to achieve creative freedom. Until Rudolf discovers the scarecrows and photographs, yet a second creative phase takes place, for which “God, the weather, luck and chance” are responsible (R. Š.). After all, we cannot imagine many scarecrows without the gestures that betray their hidden identity revealed to the photographer by “that animator, the wind” (R. Š.) – the dancers from the cycle Guilty and Innocent – while other scarecrows were modeled by the sculptor snow – Death, The Apostles or Reinhold Messner. Last but not least, the photographs are a testimony to the artistry of Rudolf Šmíd, and besides the scarecrows, they document his art not only of photography, but also especially of seeing. Šmíd’s finger on the shutter release just records penetrations of the imaginary boundaries of this world that his eyes have already penetrated – the eyes of a child that do not know those boundaries, so it is possible, for example, for a piece of wood with a mane of strings has joyfully roared in the field of the carpet in his room. Perhaps only such eyes, only such a mind could see Judas in a post dressed in a dingy jacket together with a white pouch and could recognize Jesus in the tilt of the head of a character on a post in the background (Judas and Jesus, Čížov, 2001), the grace and windbillowed refinement of Scheherazade in a combination of purple and pink fabric (Scheherazade, Obory, 2003) or the majesty of a rare fabric with decorations appropriately sublime for the Chinese Empress in a flowered apron unfastened on a wooden cross (Chinese Empress, Vilémovice, 2003). Rudolf Šmíd is a master of imaginary shortcuts. Scarecrows in his portrait compositions thus come to life in discovered identities for us as well. It is as if the magic of animation releases a person’s stored-up childhood consciousness and restores to the face the illumination of primordial wonder. One usually speaks of the magic of breathing life into inanimate objects in the context of animations, and in particular the work of Jan Švankmajer is an outgrowth of this. The scarecrows, apart from those that are set to dancing by the wind (already connected by the Greek philosopher Anaximenes with the breath of god), are usually stationary, unlike animated objects. In spite of this, they come to life, because we reveal them as beings that we know well, whether from the natural or supernatural world, as living beings of our collective memory. As with animation, the putting of the imagination into seeing is once again that breath of life. This is usually triggered by a specific gesture of a scarecrow or a hint of its movement or a striking detail of its clothing (whether the color, shape or material). The drama of the freefall of a female figure with a narrow waist and feminine hips reveals Carmen just having been stabbed with a knife (Carmen, Velký Chlumec, 2001). On the other hand, a concentrated, static figure dressed in ascetic gray with a skirt of mail reveals Joan of Arc, the lady warrior (Joan of Arc, Šakvice, 2005). A black head made of a plastic bag combined with rags so tattered that we no longer recognize what kind of clothing they had originally been, and now barely covering the body of the scarecrow surely belongs to a certain Sudanese Woman (Sudanese Woman, Drnovice 2000). Meanwhile, a wastebasket transformed into the neck of a scarecrow identifies a Zulu Woman with the traditional rings around her neck (Zulu Woman, Hostětín, 2005). On his wanderings, Rudolf Šmíd has so far been encountering three kinds of beings. The first group consists of concrete individuals – whether belonging to sensorial or imaginary reality – including film characters or actresses (Terminator, Mountain Woman-Sophia Loren, Janis Joplin), famous operatic or literary characters (Carmen, Robinson Crusoe, Pied Piper), musical celebrities (Janis Joplin, Michael Jackson) or figures and beings of Christi-

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anity (Judas and Jesus, The Apostles, Angels). The second group of scarecrows remains anonymous, as we recognize them only as members of various cultures (Zulu Woman, Sudanese Woman, Head of a Peruvian Indian Girl). The third group appearing in fields or vineyards represents the eternally recurring elemental, existential experience of man – Desperation, Love, Death, Non/Existence or Alone. The specific cycle Guilty and Innocent documents the symbiosis of joy and sorrow in the coexistence of dancing scarecrows and hanged men in Moravian vineyards. Indicate of the artist’s interest in the phenomena of time and transformations is the collection Faces of the Mask. He records how the spontaneous creative raging of the elements change the living roles of scarecrows in the course of the seasons and over the years. For example, after half a year, the Rural Teacher changed into a crazy old woman, after a short appearance as an Amazon warrior she became the poet Li-Po, later to change into Pipi. In the 14-year documentary chronicling the life of scarecrows, the world and time blend tangibly perceptually and intuitively. This contradiction of the real and the imaginary is embodied in this case in the very medium of photography. We are used to photography confirming what is seen, hear meaning an equally interesting paradox as the use of the term documentary. If we were to look only in a realistically descriptive way, we would never discover a living scarecrow; we must involve our own imagination in our looking (even if we have been helped along the way to making an identification). It is not possible to watch passively, but rather in an actively creative manner. The viewer thus is not deprived of the joy and amazement of recognizing a scarecrow, although he is not its discoverer; he merely grasps it. Chance is decisive in the birth of a scarecrow, but if Rudolf Šmíd were only able to make use of that chance as a master of vision and not of photography, his art would belong to him alone and perhaps to a few close friends who might go out to look for scarecrows with him sometimes. Luckily, the artist is able to make professional use of “chance” and to provide the discoveries from his expeditions to others. He carefully composes the environment in which the scarecrow is depicted in according with its identity – for example, with Carmen, the cattle behind the fence in the background are descriptive of the world of bullfighting, where the murder happens in the opera; we follow the Apostles like pilgrims in sunlit countryside, with feet submerged in a sunken road through the field and with blue skies in the background behind the torsos. The scarecrow Alone (Kožlí, 2001) stretches from the black-brown ploughed field to the empty, white sky, and the gloom is heightened by the gray contours of the bare treetops. The artist comes countless times to get the right light. He makes the conscious choice of color or black-and-white film (Mountain Woman-Sophia Loren from Tatobity, 2001 would be unthinkable in color). And by capturing the color and structure of textiles or of the surface of other materials, R. Š. adds blissful aesthetic, tangible moments to his depictions of scarecrows. We can already regard fourteen years as an obsession, usually indispensable for creation, because it does not allow one to become stagnant. One is driven, liberated and transformed by the obsession. Rudolf Šmíd’s obsession is a pleasant addition to a trek on foot. When you take a walk through the countryside, do not forget that scarecrows live there, and if you encounter one, please let him know.

Jitka Francová

Calvario Kalv | rie | Calvary

Zaje?

2005

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Rudolf Šmíd Born on 19 August 1956 in Prague, Rudolf Šmíd graduated from the sociology department of the Charles University Faculty of Philosophy and Arts in Prague. In 1990–1991 he studied art photography at the Film and TV School of the Academy of Performing Arts in Prague. He is an adjunct lecturer on visual sociology at the Charles University School of the Humanities in Prague. He is represented in the National Gallery in Prague, the National Agricultural Museum in Prague and in private collections at home and abroad. BIOGRAPHY (for scarecrows) 1956 scares his mother for the first time; right after

giving birth, she tells the proud papa: “You have a son, but he’s as hairy as a monkey!” 1962 completely fills a wooden child’s garage with yellow worms (123 of them) and then gives it to his mother to hold 1965 causes his father a mild heart attack when he thought it would be much more interesting to lay on the carpet in the bathroom and play dead than to flush after himself 1981 at a joint photographic exhibition with Oleg Man (Main Train Station - České Budějovice) a random visitor said his pictures "are only good for putting into the cupboards to keep the children from getting into the sugar" 1982 vomits a banana from the fifth storey 1994 photographs his first scarecrow 1998 first photographs a scarecrow for the cycle "Love" 2000 first photographs a scarecrow for "Alone" 2005 first photographs a scarecrow for "Death" 2005 on 26 October at 12:06 p.m. on the campus of Masaryk University in Brno he publicly announces the founding of a new scientific discipline – terriculology (terriculus/a – Latin: scarecrow) 2006 together with the band Skupina C he sets recipes to music – How to Make Dzuvec, Open-Faced Sandwich 2007 he trades five kilograms of home-made pâté for a picture with the same name by Marian Palla 2008 from pork spread, rolls and vegetables, he creates edible objects – e.g. Mass Graves, Path to Prehistory, Adder Hill and the fairytale of the Spotted Rocket and the Whale 2008 gilds a potato

INDEPENDENT EXHIBITIONS (scarecrows) 1999 SCARECROWS 1994–1999 (Maštal - Sedlice,

Aero – Prague cinema) 2001 SCARECROWS 1994–2001 (Drnovice Culture

House) 2002 SCARECROWS 1994–2001 (Parish Barn – Heř-

mánkovice u Broumova as part of the Week for Broumov Barns) 2004 SCARECROWS 1994–2004 (Kačina castle – Museum of the Czech Countryside, Drnovice Culture House) 2004–2006 five scarecrows wander around the country and beyond (Poland) in an exhibition collection of the Association of Professional Photographers "Landscape as a Picture of My Soul" 2005 SCARECROWS 1994–2004 (Info Center – Aš, Galerie Louvre – Prague, Český Krumlov castle) 2005 CLOSE TO LIFE, CLOSE TO DEATH (Studio Paměť – Prague) 2006 ART LAND – home made tractors and haystacks (National Museum of Agriculture – Prague, KD Drnovice) 2006 NEAR TO PRAGUE, NEAR TO BRNO (Spolek – Brno) 2006 CLOSE TO LIFE, CLOSE TO DEATH (Dietrichstein Crypt – Mikulov) 2006 IT WASN’T LIKE THAT (Jesuit College – Jičín) 2006 SCARECROWS 1994 – 2004 /selection/ (Culture Club – Uherské Hradiště) 2007 CLOSE TO LIFE, CLOSE TO DEATH (Drnovice House of Culture, Reduta – Uherské Hradiště, City Library – Kostelec nad Orlicí) 2007 TVÁŘE MASKY (Galerie Kabinet – Brno, Minor Theatre – Prague) 2008 TRANSFORMATION OF THE RURAL TEACHER (Galerie Scarabeus – Prague) 2008 DEATH ISN’T (Divadlo loutek – Ostrava, Delirium – Prague) 2008 IT’S NOT LIFE AND DEATH (Castle Mill – Jindřichův Hradec) 2008 GUILTY AND INNOCENT (tearoom Dobrá čajovna – Kutná Hora)

Contatto | Kontakt | Contact rudolfsmid@volny.cz / www.rudolfsmid.cz

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Pubblicato dal Comune di Praga 6 come catalogo per la mostra Rudolf Šmíd - Spaventapasseri allestita in collaborazione culturale internazionale a Roncegno Terme, Italia, 18 ottobre - 18 novembre 2008. Vydala Městská část Praha 6 jako katalog k výstavě Rudolfa Šmída Strašáci, kterou v rámci mezinárodní kulturní spolupráce uspořádala v Roncegno Terme, Itálie, 18. říjen až 18. listopad 2008. Published by Prague Municipal District 6 as a catalogue for Rudolf Šmíd’s exhibition Scarecrows, presented within the framework of international cultural cooperation in Roncegno Terme, Italy, 18 October through 18 November 2008.

Testo introduttivo | Úvodní slovo | Foreword Jitka Francová Traduzione | Překlad | Translation Transrapid Fotografo e grafico | Fotografie a grafická úprava | Photography and graphic design © Rudolf Šmíd 2008


Rudolf Šmíd - Spaventapasseri [Strašáci] | katalog  

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