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Rrose Sélavy

magazine 11 giugno 2010

RICCARDO GIACCONI ALESSANDRA DOMIZI


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magazine 11 giugno 2010


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IL LINGUAGGIO METTE A DISPOSIZIONE DELLE TECNICHE PER

RIFERIRSI A SE STESSO. L’APPARIZIONE DI UN’ASSENZA VIENE RESA ATTRAVERSO UNA SPECIFICA MODALITÀ, UNA STRATEGIA INTERNA AL LINGUAGGIO STESSO. (QUELLO CHE NON C’È LASCIA PERCEPIRE LA SUA NON-PRESENZA.) Riccardo Giacconi

“Prova ne sia che il senso, i giochi del senso, la sua abolizione, la sua ricomparsa, non è mai altro che una questione di posto”. Roland Barthes


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magazine 11 giugno 2010

QUELLO CHE NON C’È. È spalmata sulla scrivania. Non marmellata, non maionese. Persona, sì. Che allungata su un letto di carte arruffate lecca l’aria rovente e infilza con gli occhi il soffitto, come fosse carne allo spiedo. Masticarlo, ucciderlo di dentate. Ma sfuma il soffitto, in un ruvido istante. Il cielo entra in ufficio, e senza bussare. Persona non osa spostarsi, non osa tremare. Il soffitto non c’è. La Scrivania, lucido mogano impreziosito di fiori, soffre silente il peso feroce di Persona. Che resta immobile, e il suo fiato sospeso. Svanire o morire, questo brama Scrivania con tutto il suo ardore (Ma desiderare non è cosa facile e neanche leggera. Che pazzia, abbassare la guardia! Mai fidarsi di se stessi nel formulare una seppure implicita richiesta!). Desiderio accolto. Scrivania muore, e svanisce per di più. Persona crolla allora inesorabile sul lucido parquet, trema ancora e soffoca sul nascere un grido tagliente. Si solleva lievemente, scorre verso una sedia tendendo le braccia all’ultima sua Salvezza e invece la sedia svanisce anche lei svaniscono i fiori svanisce il sole svanisce la luna svaniscono le nuvole e svanisce la porta e Persona grida e urla e strilla e si aggrappa alla fotocopiatrice dimenando le zampette nell’aria spietata ma molla l’aggeggio sull’ultimo quando anch’esso svanisce risucchiato nel nulla incompleto e insegue ogni telefono fax e piantina ma tutto tutto tutto svanisce e Persona è sola. Sola, nella Stanza bianca e insignificante. Spoglia e arida, deserto cupo e lattescente. Al panico dei primi istanti, scoppiato in seguito all’improvvisa perdita di ogni drammatica certezza, segue invero un’incomprensibile gloria estatica, che getta Persona in un profondo baratro colorato di Pensiero e Ambizione. Persona comprende infatti di essere Dio, onnipotente nel sistema stanza bianca insignificante spoglia e arida deserto cupo e lattescente. Il resto non esiste e pertanto non c’è. O risulta invisibile qualora ci sia, dunque è totalmente irrilevante. Eppure Persona, invasa dall’orgoglio di tanto potere, in effetti non sa che farsene. Essere Dio è affare terribilmente noioso. Scomoda incombenza, assai più che la posta il telefono il fax e la posta elettronica, assai più che l’ufficio e assai più che quant’altro. Ma ormai il processo è cominciato, ed è al culmine del suo svolgimento gioioso: merita una fine che gli renda giustizia. Colta dall’euforia più visionaria ed estetica, Persona dà perciò amabilmente luogo alla sua prima creazione, un pugnale affilato e scintillante, simpatico e sorridente, che senza la minima esitazione infilza il gonfio cuore solitario del padrone della Stanza e lo getta in un angolo, di nuovo carne allo spiedo, polvere e sangue. Ora Persona è. Quello che non c’è. Alessandra Domizi

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