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Re Micio

Storia di mici amici

Il Quaderno cartone di Roberto Piumini con illustrazioni di Gianluca FolĂŹ Introduzione di Beatrice Masini


Il Quaderno cartone # 1 è di


Re Micio

Storia di mici amici

Il Quaderno cartone di Roberto Piumini con illustrazioni di Gianluca FolĂŹ Introduzione di Beatrice Masini

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Il gatto Piumino Nella casa di Roberto Piumini non abitano animali. Essendo l’uomo un vagabondo di mestiere, rimasto attore dentro, perché è una di quelle cose che si può anche smettere di fare ma non si smette mai di essere, a casa non ci sta mai per lunghi periodi: di solito è sperso per l’Italia dei bambini, delle scuole e delle biblioteche (un’altra Italia, garantito, che vale ben la pena di frequentare per rinfrancarsi sul presente e sul futuro) con un musicista amico o un’illustratrice amica al seguito, nei suoi filotti di incontrocon-le-classi-più-laboratorio-più-spettacolo in cui fa strage di cuori di maestre. E dunque un quadrupede domestico in tutto questo non ci sta, nemmeno un gatto. È vero però che se tutti noi siamo riconducibili per sommi capi a un animale – guardatevi allo specchio, fate questo sforzo e con lealtà riconoscete il vostro, se nessuno vi ha mai ancora fatto notare la somiglianza – allora Roberto Piumini è un gatto. Un felino di quelli che a prima vista ti spaventano un po’ perché sono grandi come ruote, di solito stanno depositati su sedie o poltrone perché il movimento non fa per loro, e ti osservano con

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occhi a piattino gialli o verdi, alludendo appena con una vibrazione della testa o uno sbadiglio improvviso alla possibilità di scattare come molle e saltarti addosso: sempre che a vincere non sia la pigrizia. Un gatto mammone, un po’ diavolesco come tutti i felini con quella loro inspiegabile tesa mollezza. Un gatto mannaro che ti mangia di parole. E allora non c’è da stupirsi se racconta così bene in questa storia fatta di rime la gattitudine vagante di Re Micio e dei suoi amici casuali, destinati a diventare, nel tempo e negli incroci, qualcosa di più. Re Micio, che è re di se stesso, è diventato indipendente per forza ma sente che qualcosa gli manca; gli altri gatti che incrocia lo tengono a distanza, ma poi lo ammettono alla loro intimità; si litiga, ci si fraintende, si fa pace, ci si allontana, ci si ritrova. Le famiglie felici, di pelo e di ciccia, si assomigliano tutte. Roberto Piumini, che ha una famiglia bella e grande, piena di nipoti di ogni ordine e grado e misura, ce ne racconta una elastica, fatta di spazi, in cui si ha voglia di stare, andando e tornando. Potessimo tutti essere liberi e affettuosi così. Beatrice Masini

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Re Micio è micio, sì, ma non è re. Perché si chiami “Re” non lo si sa. Quanto a “Micio” sì, perché lo è: non è granché, però è la verità. Un’altra verità è che lui nacque da una micia e un micio innamorati, e, appena nato, tanto loro piacque che dissero: “Come siamo fortunati!”

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I mici fortunati erano loro, specchiandosi negli occhi del micetto: ridevano di quel capolavoro, piccolo e buffo, tenero, perfetto. Muoveva le zampette, rotolava, faceva gran sbadigli stiracchiosi, giocava con la coda, miagolava, e loro lo guardavano, orgogliosi. Re Micio crebbe un po’, un altro po’: non era più un micetto piccolino, però nemmeno grande, proprio no: era ancora un micio bambino.

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Ma un brutto giorno, brutto per davvero, un camion che passava, così, al volo, schiacciò una micia bianca e un micio nero, e il povero Re Micio restò solo. Che cosa esiste al mondo di più triste di un micio senza mamma né papà? Magari di più tristi se n’è viste, ma il povero Re Micio non lo sa. Sta lì, perduto, impaurito, incerto, miagola, chiama, nessuno risponde, mette il suo muso fuori, all’aperto, il mondo rumoroso lo confonde.

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Ha fame, e la fame passa solo se si mangia qualcosa, lui lo sa: allora esce, gira, esplora il suolo, cammina, cerca, annusa qua e là. Trova qualcosa di buono, lo mangia, ma che cos’è? Chissà, ma è nutriente. Ne trova ancora, e ancora, s’arrangia: la fame è vinta, momentaneamente. Poi vide tre randagi, un po’ lontano, due grandi e un terzo, piccolino: andò loro vicino, piano piano, poi, con molta prudenza, più vicino.

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“Chi sei?” gli chiese brusco il micio grosso. “Re Micio…” “Cosa vuoi?” gli domandò. “Stare con voi” disse Re Micio. “Posso?” Ma il grosso micio gli rispose: “No.” Andavano, e lui dietro, prudente, e il piccolino spesso si voltava a guardare Re Micio, sorridente, e con la coda molle lo sfiorava. “Davvero?” ripeté Re Micio, piano, rivolto alla gatta. “Io non posso?” “Te l’ho già detto, restaci lontano!” disse il gattone. “O ti morderò!”

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