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La famiglia cambia, ma non gettiamo alle ortiche i suoi valori L’Editoriale di Vinicio Coppola

E’ il mese della famiglia rotariana. Ma dicembre è anche il mese in cui si festeggia il Natale, la festa più suggestiva della cristianità in cui ricorre la nascita di un figlio speciale, Gesù, che pone in primo piano la “sacra famiglia”. Eppure, proprio la famiglia sta vivendo momenti difficili in questo periodo: sta cambiando a vista d’occhio. Una crescita che, spesso, coglie impreparati genitori, nonni e figli, ma anche sociologi e psicologi. E’ un’evoluzione che prende le mosse dalla notte dei tempi: dalla famiglia patriarcale agricola si è passati a quella mononucleare, alla “famiglia allargata” dei nostri giorni. Nella famiglia patriarcale l’autorità era proporzionale all’età. Il più vecchio era il più autorevole: sedeva a capotavola; non si liberava di quel che possedeva se non con la morte. Invece, in quella “allargata” - un modello che ha preso piede in America e in Inghilterra, e si va affermando, sia pure lentamente, anche in Italia - oltre a convivere più generazioni, ci sono anche famiglie altrui, incentrate cioè sul coniuge separato, sul suo partner e persino sui suoi figli. Bisogna però precisare che la famiglia allargata non è un clan, anzi è qualcosa di più. Il clan è un’unione di più famiglie in senso protettivo, morale ed economico: ma, nel suo ambito, le famiglie possono vivere separate, esercitare professioni distinte. Spartiscono l’interesse. Nella famiglia allargata, invece, si spartisce il tran-tran quotidiano. Si sta insieme, ci si occupa a turno dei bambini, delle provviste, degli ospiti, delle cene. E sono proprio tali specifiche funzioni a collocarla agli antipodi delle famiglie mononucleari in auge trenta quarant’anni fa, e ci fa ricordare la famiglia patriarcale, sopravvissuta fino ai primi decenni del dopoguerra. Ma a chi compete la funzione di trasmettere il patrimonio di idee e di azioni che si è andato sedimentando giorno dopo giorno nel nostro passato? E’ un interrogativo che tira in ballo più di un avente causa. Nell’antica Grecia, ad esempio, Platone, prendendo le mosse dal modello spartano, sosteneva che la famiglia non era un valido luogo educativo. Una posizione nient’affatto diversa da quella assunta poi da Rousseau o da Marx. E così anche nel mondo d’oggi se chiamiamo in causa Adorno e Marcuse, i quali vedevano nella famiglia uno dei principali ostacoli per dar vita ad individui psichicamente sani e in grado di sortire un ordine sociale più giusto. Al contrario, nella stessa cultura occidentale - a partire da Aristotele per arrivare a Plutarco e a Seneca - esiste una corrente di pensiero che valuta positivamente la famiglia, intesa come cellula costitutiva della società. Uno scossone, in verità, è stato dato dal processo di industrializzazione che ha

Numero 3 - Novembre/Dicembre 2011

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L’Editoriale di Vinicio Coppola

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Incontro sul turismo in Puglia di Piero Schino

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Donazione degli organi

di Vinicio Coppola

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Con amor filiale scende in campo contro l’Alzheimer di Vinicio Coppola

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Mese dell’Azione Professionale di Vito Trojano

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La medicina personalizzata, le staminali: tra ricerca e clinica di Piero Schino

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Italia oggi: tra Istituzioni e società civile di Vito Trojano - Giacomo De Candia

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La Puglia che esporta il turismo di Franco Massarelli

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La mostra di Giuseppe Signorile di Vinicio Coppola

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Rotar Action di Giorgio Gramegna

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Sotto la lente

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modificato non solo il rapporto fra i coniugi, ma anche fra genitori e figli, assurti, questi ultimi, al ruolo, non più di cose, ma di soggetti giuridici. Andando avanti nel tempo il clima familiare è migliorato sensibilmente grazie alla presenza di genitori più comprensivi e tolleranti. Ma anche questa disponibilità presenta non poche problematiche in quanto il più delle volte oscilla tra facile permissivismo e rigurgiti di autoritarismo. E allora? In medio stat virtus, dicevano gli antichi. E nella saggezza di questo vecchio adagio va inclusa anche l’accettazione del nuovo e dell’inedito. Se la famiglia allargata ha rimesso in discussione rapporti e comportamenti, equilibri e abitudini, è anche vero che ci sono taluni vantaggi in questo nuovo modello di vita. Si crea una rete di influenze per cui quello che non si apprende più dal padre, lo si impara dal clan. Certamente, il povero Freud si starà rivoltando nella tomba. Lui dava grande importanza , per lo sviluppo della personalità, alle relazioni nei primi mesi di vita con la figura materna e pa-

terna. Anche se va riconosciuto che i bambini non sono fatti per una vita isolata, con padre e madre, ma per una vita sociale più vasta. Per spartire esperienze, copiarle, rubarle. Dunque, alla famiglia piccola, alla mononucleare - cui si deve in gran parte lo sviluppo della nostra Italia in questo mezzo secolo - va riconosciuto un indubbio e salutare merito: quello di favorire nel suo ambito l’acquisizione di conoscenze, di valori. Che sono indispensabili per progredire all’interno di qualsiasi società. A questi fondamentali valori si richiama il nostro sodalizio. Non per niente uno dei presidenti del Rotary Internazionale, Herbert G.Brown, riconosceva alla famiglia un ruolo fondamentale per migliorare la qualità della vita nella comunità in cui si opera. E anche per assicurare la pace nel mondo. “Quando c’è pace nel cuore - soleva ripetere - c’è pace nella famiglia. Quando c’è pace nella famiglia, c’è pace nel villaggio e nel Paese. E quando c’è pace nel Paese, c’è pace nel mondo”.

Assemblea elettiva del Club di Piero Schino

3 Novembre 2011 Hotel Sheraton - Bari

Assemblea per elezione Presidente del Club 20142015, elezione Consiglio Direttivo 2012-2013, nomina Rappresentati del Club all’elezione dei Delegati che comporranno la Commissione per la designazione del Governatore 2014-2015

Forse le due serate di maggiore importanza nella vita di un Rotary Club sono la visita del Governatore e la Assemblea per l’elezione del Presidente del Club. L’una è una vetrina che il Club offre di quanto ha fatto e quanto è in animo di realizzare al Governatore dell’annata

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in corso e contemporaneamente è un momento di riflessione e di ascolto di chi conduce il Distretto e che forse ha notizie più dirette dal Rotary International di Evanston. Ma la assemblea elettiva del Club è forse un momento di maggiore importanza, perché si decide la conduzione del sodalizio negli anni a venire, indicando la figura del Presidente, scelto all’unanimità da tutti i soci, superando, a volte, piccoli screzi (che talora sono diventati enormi macigni, ma non per il nostro Club) tra chi avrebbe voluto, ma che non è stato scelto. La bellissima cosa è che il Rotary Club Bari Castello (e chi vi scrive ha vissuto la vita di un altro R.C.) arriva all’assemblea con un solo nominativo, eletto per acclamazione, molto bello! La serata del 3 novembre erano presenti ben 52 soci per

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questo importante momento di vita sociale. Si eleggeva il Presidente per l’Anno Rotariano 2014 -2015, ed il Consiglio Direttivo per la annata 2012-2013 ( cha avrà come Presidente l’amico Antonio Favuzzi). La Consulta dei Past President ed il Consiglio Direttivo in carica, sentito Alberto D’Abbicco, Presidente della Commissione d’indagine,che ha interpellato tutti i Soci per sondare ed accogliere eventuali candidature, hanno indicato il Socio Giovanni Oricchio quale candidato a Presidente per la Annata Rotariana 2014-15. La commissione elettorale era composta da: Renato Cervini - Presidente con Vito Trojano e Vito Scarola componenti. Unanime, come già detto, il consenso per Giovanni Oricchio. A seguire si è proceduto ad eleggere il Consiglio Direttivo per l’annata 2012/2013

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ANTONIO FAVUZZI ANTONIO GUIDA PINO SUARIA MAURIZIO DI PIETRO RINO VOLPE GIANNI MARRA CAMPANALE ERNESTO CAPOBIANCO UGO SBISA’ BEPI STECCHI VITO TISCI GIUSEPPE VIOLANTE VITO TROJANO GIACOMO DE CANDIA ALBERTO D’ABBICCO

Presidente Vice presidente Consigliere Segretario Consigliere Tesoriere Consigliere Prefetto Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Presidente uscente Presidente eletto Istruttore del Club

AD MAJORA !!!

Interessante riunione contro i catastrofisti che ne vedono il tramonto nel 2027

No, i quotidiani di carta stampata non soccomberanno a quelli “on line” di Vinicio Coppola

Hotel Palace - Bari Interclub con RC Bari Sud Ne ha parlato in un interclub il vice direttore de “Il Giornale”, Giuseppe De Bellis Quando venne alla luce la fotografia, furono in molti a sentenziare che la neonata avrebbe mandato all’altro mondo la pittura. E invece così non è stato. Adesso lo stesso “de profundis” è stato recitato per la carta stampata: l’informazione on line porterà alla morte i giornali tradizionali. Anzi, è stata anche formulata la data del… decesso: avverrebbe nel 2027. Contro questi profeti di sciagure si è levata la voce di un giornalista, Giuseppe De Bellis, vice direttore de “Il Giornale”, che ha tenuto una lucida ed appassionata relazione in un interclub rotariano all’Hotel Palace, promosso dal Rotary Club Bari Sud. Tema dell’interessante incontro: “L’importanza della carta stampata nell’era della informazione multimediale”. Ma chi avrebbe occupato in realtà il posto dei “defunti”? Ovviamente, i giornali “on line”. E questo grazie ad un killer spietato, l’web, che avrebbe fatto piazza pulita degli organi di stampa concorrenti.

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Una fine che è stata contestata in pieno dal relatore il quale ha sostenuto alcune tesi in perfetta antitesi con le previsioni dei catastrofisti. Innanzi tutto, ha detto il dott. Giuseppe De Bellis, i giornali tradizionali non se ne staranno con le mani in mano, anzi stanno già facendo ricorso, non ai soliti pannicelli caldi, ma a mirate strategie in grado di assicurare loro una lunga vita; strategie dirette a superare la crisi e ad allontanare quindi lo spauracchio dell’ineluttabile tramonto. In altri termini, occorre adeguarsi ai tempi nuovi per dare il via a nuovi rapporti con i Lettori, offrendo loro valutazioni di più ampio respiro rispetto alla mera notizia, visto che quest’ultima viene ormai diffusa con largo anticipo dai giornali on line. Si è parlato a questo punto della differenza dei due tipi di informazione, una differenza che farebbe pendere il piatto della bilancia a favore dell’informazione fornita dalla carta stampata, che sarebbe più duratura dei quella “volatile” ammannita dai giornali web. Un’informazione che punterebbe le sue “chances” sugli approfondimenti che mirano a superare ogni superficialità per offrire una lettura più pacata, più ricca e più appagante.

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Giornalismo in carta stampata di Ugo Sbisà

Gli americani, che su queste cose amano il sensazionalismo, hanno già ipotizzato il 2017 come anno della definitiva scomparsa dei quotidiani “di carta”, mentre uno studio commissionato dalla Federazione degli editori (Fieg) ipotizza che in Italia accadrà dieci anni più tardi, nel 2027, e tra il 2030 e il 2040 viene datata la definitiva scomparsa di tutta la carta stampata (e quindi anche libri, riviste e simili) a favore dei tablet che, per quell’epoca, dovrebbero aver raggiunto un livello di completezza e perfezionamento tale da non far rimpiangere quel rapporto tattile, quasi sensuale, tra lettori e pagina scritta. Ma in questo futuribile scenario da “Pianeta delle scimmie” dell’informazione (ricordate il film del 1967 di Franklin J. Schaffner, con l’angosciante immagine iniziale della Statua della Libertà in rovina su una spiaggia abbandonata?), i quotidiani non se ne stanno fermi in attesa dell’estinzione annunziata e cercano invece di correre ai ripari focalizzando la propria attenzione su un prodotto capace di reggere l’urto della teminile concorrenza rappresentata dall’informazione on line, che ha dalla sua gli aggiornamenti in tempo reale e, soprattutto, è ormai disponibile anche sui telefoni cellulari e quindi fruibile in ogni momento e in ogni luogo. E proprio il rapporto tra l’informazione della carta stampata e quella trasmessa in rete è stato al centro della conversazione tenuta all’Hotel Palace, in interclub con il Rotary Bari Sud, da Nicola De Bellis. Trentaseienne barese, approdato a Milano dopo una buona gavetta svolta “in casa”, De Bellis occupa attualmente la prestigiosa poltrona di vice direttore del “Giornale” ed ha affrontato l’argomento con ottimo approccio giornalistico: analisi acute e sintetiche, ma soprattutto chiare anche per chi non è “del mestiere”. Rispetto all’informazione radiotelevisiva e a quella on line, ha ricordato De Bellis, i quotidiani nascono già vecchi perché una volta andati in stampa perdono la possibilità di aggiornare le notizie, riservata invece agli altri media. Da qui la necessità di ripensare l’informazione della carta stampata puntando maggiormente su analisi e approfondimenti che vadano oltre la semplice notizia di cronaca, cercando invece di spiegare gli avvenimenti, approfondendone ogni aspetto e, nel caso, creando collegamenti con altre vicende e contesti. Un orientamento che impone necessariamente di scegliere il genere di notizie da approfondire e quindi da mettere in rilievo, per consentire agli stessi giornalisti di continuare a svolgere il proprio ruolo, appunto l’interpretazione critica delle notizie e la loro diffusione, a fronte di un impegno sempre crescente all’interno delle redazioni, sebbene l’opinione pubblica sia romanticamente solita associare l’immagine dei giornalisti a viaggi e a continui spostamenti. Un lavoro, quello degli approfondimenti, indispensabile,

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ha aggiunto De Bellis, che spiega anche il fallimento di molte iniziative della cosiddetta “free press”, a causa di un tipo di informazione sin troppo scarna, per non dire povera, sia pure a fronte della gratuità. Negli ultimi dieci anni, il numero di quotidiani venduti in Europa è diminuito di circa dieci milioni di copie e questa emorragia lenta e inesorabile preoccupa ovviamente sia gli editori, sia i giornalisti, fermo restando che una eventuale scomparsa della carta stampata non coinciderà mai con la scomparsa dell’informazione. E toccherà probabilmente alle future generazioni riscoprire quel piacere che invece noi siamo abituati a dare quasi per scontato: sfogliare una pagina accarezzando la carta con i polpastrelli.

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Concerto Rotary del “Chorus Harmony” diretto dal maestro Lomurno

Con le arie di Verdi, celebrati i 150 anni dell’ “Unità d’Italia” di Vinicio Coppola

17 Novembre 2011 Hotel Palace - Bari

I lavori introdotti da Raffaele Coppola – Dotta relazione del prof. Francesco Margiotta Broglio; lucido e appassionato intervento conclusivo del governatore Mario Greco Nel 2011 anche i rotariani hanno festeggiato, in molteplici occasioni, i 150 anni dell’Unità d’Italia. Unità che – ricordiamo - venne proclamata ufficialmente il 17 marzo 1861 quando Vittorio Emanuele fu nominato Re d’Italia “per grazia di Dio e volontà della nazione”. Come noto, il percorso che ha portato alla formazione del Regno d’Italia è iniziato dopo il Congresso di Vienna del 1815, ma il regno venne istituito solo dopo la fine della Seconda Guerra d’indipendenza e la spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi. Su questo itinerario si sono articolati, in un interclub rotariano, sia la dotta relazione del prof. Francesco .Margiotta Broglio, sia il lucido e appassionato intervento conclusivo del governatore del Distretto 2120 Mario Greco. L’incontro – “150anni d’Unità d’Italia: rapporti tra Stato e Chiesa” - si è svolto nell’Hotel Palace per iniziativa del Bari Ovest con la partecipazione degli altri Club metropolitani. Dopo l’apertura dei lavori da parte del moderatore Raffaele Coppola, si è detto, tra l’altro, che nell’agosto del 1860 la Basilicata si unì al Regno d’Italia. Sempre in agosto Giuseppe Garibaldi attraversò lo stretto di Messina e la Puglia dichiarò decaduti i Borbone con l’insurrezione di Altamura. Il 7 settembre 1860, infine, entrò a Napoli, ormai abbandonata dal re Francesco II di Borbone. In ottobre una serie di plebisciti stabilirono l’annessione dei territori delle Due Sicilie al Regno Sabaudo.

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Si è fatto cenno, inoltre, all’affermazione di Massimo D’Azeglio, secondo cui “il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti e forti caratteri. E pure troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani”. A sua volta, Cavour realisticamente scriveva “che non solo gli italiani ma neppure l’Italia era ‘fatta’: il mio compito è più complesso e faticoso che

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Italia! Questa è Africa. I beduini, a riscontro di questi cafoni, sono fior di virtù civile”. Comunque il momento clou della manifestazione si è avuto quando è venuto il turno del concerto del “Chorus Harmony” diretto dal maestro Giovanni Lomurno, che ha puntato le sue “chances” sul cigno di Busseto, Giuseppe Verdi, di cui sono state eseguite, tra crescenti e calorosi applausi, le arie tratte dalle opere più celebri, come l’Aida, l’Ernani, il Trovatore. il Nabucco. Applausi che hanno raggiunto il diapason quando sono scesi in campo, con il soprano Ester Zilletti, sette contralti, due tenori e quattro bassi. Un recital, dunque, a più voci che hanno mandato in visibilio anche i melomani più esigenti.

in passato. Fare l’Italia, fondere assieme gli elementi che la compongono, accordare Nord e Sud, tutto questo presenta le stesse difficoltà di una guerra con l’Austria e la lotta con Roma”. Senza contare che la nuova Italia aveva messo assieme popolazioni eterogenee per storia, per lingue parlate, per tradizioni ed usanze religiose (la sensibilità e gli usi legati al cattolicesimo erano differenti nelle varie parti d’Italia). I rappresentanti del governo inviati al Sud da Cavour per una relazione sulle condizioni del Mezzogiorno rimasero colpiti di fronte all’arretratezza delle popolazioni meridionali. Luigi Carlo Farini, inviato a Napoli in qualità di Luogotenente, descriveva la situazione a Cavour con queste parole: “Altro che

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Una collezione-top in passerella da Trizio Caiati

Con Micaela il gioiello diventa opera d’Arte di Vinicio Coppola

Leit-motiv delle ultime creazioni della designer barese la perla, che, per il suo raffinato aplomb, piaceva a Cleopatra. Costei ne utilizzò i poteri afrodisiaci per irretire Cesare e Antonio Il gusto e l’estro di Coco Chanel - la “zingara di lusso” che negli anni Venti dettò leggi nel campo della moda gettando alle ortiche bustini e guepieres a favore di una “lei” moderna, giovanile e sportiva – aleggiano qua e là, anche nei cappellini frou-frou di alcuni manichini, nella gioielleria Trizio Caiati, in via Sparano 93, dove è in passerella la nuova collezione di Micaela Caiati che, quanto a fantasia creativa, non ha niente da invidiare alla “regina della moda”. La collezione fa quasi sempre perno su un oggetto del desiderio: la perla, per la quale facevano follie sia Coco Chanel che Cleopatra. Una perla piccola o grande come le australiane, sferica o quadrata, translucida e gibbosa che la designer barese presenta in combine ora con il corallo, ora con altre pietre preziose per dare una marcia in più al potere seduttivo della sua “beniamina”. Che qui entra in campo per la sua avvenenza e non per altro. Ricordiamo infatti che la regina d’Egitto, Cleopatra, la usava per le sue virtù afrodisiache, sciogliendola nel vino. E così riuscì a rendere schiavi d’amore dapprima Cesare, e poi Antonio. Ma le perle di Micaela puntano le loro chances sul loro lucore e sulla loro avvenenza. In prima fila sono, ovviamente, le gigantesse, le perle australiane, che si avvalgono del-

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l’ausilio di altre pietre preziose, quali zaffiri, opali e cristalli di rocca, per irretire ancora di più l’altra metà del cielo. Ed eccole in combine con brillanti, rubini o smeraldi lanciare suadenti e irresistibili richiami all’indirizzo del sesso debole. Bianche, grigie o nere, anche le più classiche sono rivisitate in chiave ultramoderna grazie ad una fantasiosa creatività che non conosce limiti. Come attesta una splendida parure – orecchini e anello – che al centro di una corolla di rubini sfoggia una perla tahitiana. E ancora: uno “strangolino”con un pendente centrale che culmina in un cuoricino di brillanti. Invece, in un altro esemplare, in cui l’ematite si sposa con perle di vari colori, il pendente si stacca per dar vita ad un bracciale vero e proprio. A questo punto, a rubar la scena, entra in campo una spilla-fiore: si tratta di due campanule di corallo nero con una ridda di fiori in oro bianco sabbiato e smeraldi. Ci sono anche i gioielli-top, tutti nella vetrina principale, dove l’inventiva di Micaela raggiunge il diapason: la palma della vittoria toccherebbe senz’altro ad una collana di smeraldi e brillanti in parure con orecchini e anello, ma poco distante ci sono acquamarine giganti, spalleggiate da zaffiri e rubini di grande caratura, che polarizzano l’attenzione del pubblico femminile. Non mancano, comunque, le sorprese. La più eclatante è quella della presenza, quasi alla chetichella, di un bracciale decò in oro rosa con brillanti di taglio antico, impreziosito da una rosa di perle che vanno dal bianco con effetto perlato al grigio. Era di Cocò Chanel? La padrona di casa dribbla la risposta e dirotta il nostro interesse su alcuni angeli in porcellana bianca. Sono stati messi lì, forse per far da freno alle tentazioni. Ma sono così belli da aggiungere una marcia in più ai gioielli d’arte nati dalla fantasia senza briglie di Micaela.

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La Dott.ssa Amelianna Loiacono, redattrice di ELLE, intervisterà lo Stilista Designer Gianni Calignano.

Da un’idea nasce un’opera d’arte…..un vestito 28 novembre 2011 Palace Hotel - Bari Interclub Metropolitani, Rotaract Bari, Rotaract Bari Agorà, Inner Weel Bari

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Visita al Club del Governatore del Distretto 2120 Mario Greco di

2 Dicembre 2011 Corte di Torrelonga

Nell’anno rotariano, la visita del Governatore costituisce sicuramente l’appuntamento più importante, poiché con l’occasione si sviluppa una sorta di verifica del buon andamento del Club. La visita di Mario Greco è stata oltremodo gradita, in quanto il Governatore aveva già avuto modo di manifestare concretamente la stima verso il nostro Club, con l’attribuzione di circa una trentina di incarichi distrettuali a nostri soci. Il primo incontro della giornata è stato fissato alle ore 18,00 circa presso la stessa prestigiosa sede della serata conviviale, Corte di Torrelonga. Ad esso hanno partecipato oltre al Governatore, accompagnato dal Segretario Distrettuale, Donato Intonti, il nostro Presidente Vito Trojano, i componenti del Consiglio Direttivo ed i Presidenti delle Commissioni. Dopo una breve introduzione del nostro Presidente, Vito, sull’attività del Club e sulla ricorrenza del ventennale dalla Fondazione del Club, che sarà festeggiata il prossimo 16 dicembre al Palace, è stato consegnato al Governatore il fascicolo a stampa, nel quale sono stati riportati dettagliatamente, il programma operativo che Vito ha presentato ai soci al suo insediamento e le relazioni di tutte le commissioni istituite. Il Presidente ha passato poi la parola al Governatore, il quale ha espresso il suo vivo compiacimento per la numerosa partecipazione alla riunione ed ha rimarcato la sua viva considerazione per i risultati raggiunti dal Club, che hanno già trovato un tangibile riconoscimento tra l’altro, nella qualità e nella quantità degli incarichi distrettuali attribuiti a nostri soci. Il Governatore passa poi alla disamina del Piano Direttivo del Club, confermando in anticipo la piena disponibilità dei Presidenti delle Commissioni Distrettuali per incontri, ovvero per organizzare riunioni su temi di particolare interesse rotariano. Una sentita raccomandazione viene formulata, acchè sia curata la diffusione della cultura rotariana, tramite spunti di riflessione nelle riunioni settimanali o in riunioni ad hoc. Vito, prontamente assicura che l’attenzione sull’argomento è ben presente nella sua azione, e non manca di svilupparla con la collaborazione di Lorenzo Favia, Istruttore del Club. Numero 3 - Novembre/Dicembre 2011

Una particolare attenzione viene raccomandata, dal Governatore, per le cooptazioni, per le quali si dovrà operare in modo da arricchire il Club di effettive energie fresche. A tal riguardo, sarà opportuno, ha proseguito Mario, attivarsi per incrementare la presenza femminile e soprattutto la presenza di giovani, onde ridurre il fenomeno dell’invecchiamento della compagine sociale, riducendo di conseguenza l’età media. Si passa poi alla disamina dei Progetti del Club. Per il più importante progetto del Club ( e del Distretto) il progetto 3H “Acqua sana per l’Africa”, il coordinatore Giovanni Tiravanti conferma che si è ormai alla battute finali e se ne vedrà la conclusione, con piena soddisfazione, nel corrente anno rotariano. Sul Progetto “Spirulina”, coordinato da Giovanni Marano, il Governatore ha annunciato che nei prossimi giorni, sarà firmato un nuovo protocollo d’intesa tra Distretto Rotary 2120, Distretto Inner Wheel 210 ed Università degli Studi di Foggia, per utilizzare al meglio le sinergie prodotte, per la migliore riuscita del progetto, che ci vede impegnati in Benin, in Uganda e prossimamente in Guinea Bissau. Ci si è soffermati poi sugli altri progetti, tra i quali quello riguardante la comunità parrocchiale di S.Marco, al Rione Japigia, a testimonianza dell’attenzione rivolta dal Club non solo ai paesi esteri,ma anche al territorio. Infatti il progetto ha lo scopo di favorire l’istituzione di una biblioteca multimediale presso la stessa Parrocchia, al servizio della comunità. Il service vedrà la sua conclusione formale, il 16 dicembre, in occasione della Festa per lo scambio degli auguri, al Palace. Dopo alcuni interventi , la riunione di lavoro viene conclusa con espressioni di vivo compiacimento da parte del Governatore per la vivacità e la concretezza espressa dal Club e , per esso, dal suo Presidente. Ci si dà quindi appuntamento, di lì a poco, per la conclusione dell’incontro con il Club, con la serata conviviale, che si preannuncia piacevole. Gli inni, danno inizio ad una serata importante per il Club. I soci e le socie presenti sono numerosi, mentre le signore, con le loro eleganti mises, allietano la serata, in forte sintonia con lo spirito rotariano. Vero è che il Rotary International ha dedicato proprio alla Famiglia il mese di dicembre.

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Dopo le rituali notizie di segreteria, comunicate dall’ottimo Segretario, Eugenio Mancini, prende la parola il Presidente Vito Trojano, per una breve prolusione introduttiva alla serata. La parola passa poi al Governatore Mario Greco, per il suo intervento, che riportiamo integralmente qui di seguito.

Discorso del Governatore Amiche ed amici carissimi, un affettuoso saluto e un sentito grazie da parte mia e di Melly per la vostra calorosa accoglienza. Questa sera voglio iniziare il mio discorso in maniera diversa dal solito: nelle mie visite ai Club generalmente inizio con il richiamare motti, pensieri, riflessioni dei Presidenti del R.I. o comunque di Autorità rotariane. Per una serie di ragioni che a breve dirò, qui invece voglio introdurre il mio dire con quello che ha riferito Binota Banerjee, parlando della sua esperienza di moglie dell’attuale Presidente del Rotary International, Kalyan. “Negli incontri del Rotary non sono importanti le diversità, le varie abitudini dei partecipanti, bensì lo spirito di unità, il sentimento di buona volontà ed il sincero desiderio di unirsi e diventare una forza unica. Un sorriso, una stretta di mano, un gesto affettuoso possono unire le persone ed aprire la porta all’amicizia … Il Rotary permette di avere amici dappertutto”. Ancora più interessanti sono le sue parole sul ruolo dei coniugi dei Rotariani: “Oltre cento anni di storia rotariana hanno dimostrato che i coniugi hanno il potenziale per fare la differenza”. E a sostegno di questo suo convincimento ha raccontato di quando il marito, da Governatore, aveva preannunciato al Presidente del Club da visitare l’impossibilità della moglie ad accompagnarlo. Il Presidente, pronto e deciso, rispose: “Se Binota non può venire, allora questa non è da considerare come la visita ufficiale”. Perché vi ho premesso tutto ciò? Per sottolineare l’importanza di due grandi valori rotariani, che ho visto esaltati nella Relazione Programmatica del vostro Presidente Vito in occasione dello scambio del martelletto e che vedo praticati da tutti Voi questa sera: l’amicizia e la famiglia. Amicizia: io e Melly siamo stati accolti questa sera con i sorrisi, le strette di mano, i gesti affettuosi di cui ha parlato Binota parlando dei suoi incontri rotariani. Abbiamo anche noi trovato un’atmosfera di calda amicizia, che ci conferma quanta verità è contenuta nell’affermazione di Paul Harris “L’amicizia è la roccia sulla quale è stato costruito il Rotary; la tolleranza, la comprensione (richiamando il mio motto, direi il “dialogo”), è ciò che lo tiene unito”. Famiglia: in un mese come questo in corso non si può non avviare il discorso con il richiamare il valore della famiglia. E’ dal 2003 che il calendario del Rotary dedica stabilmente il mese di dicembre alla famiglia; ma quest’anno potremmo dire che tutta l’annata rotariana 2011-12 è dedicata alla famiglia, visto che la famiglia è al primo posto delle tre enfasi presidenziali. Prima della continuità e del cambiamento. Ed è stata posta in cima alle priorità dell’anno perché –come dice lo stesso Banerjee- “dalla famiglia nascono i buoni vicinati, dai buoni vicinati nascono le buone comunità, dal-

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le buone comunità si realizzano le grandi nazioni. Perché la famiglia è il posto in cui vengono definiti tutti i nostri obiettivi”. Ed io nella lettera di questo mese aggiungo perché La famiglia, nonostante la crisi di valori, costituisce ancora la cellula base, il nucleo vitale dell’intera società. E’ la prima struttura sociale dove si impara a conciliare i diritti con i doveri, la propria libertà con il rispetto di quella degli altri. E’ il primo luogo della condivisione di gioie e delle sofferenze, del confronto e del dialogo … E’ dalla casa e della famiglia che dobbiamo partire con le nostre azioni umanitarie la pace per poi diffondere la pace nel mondo. E è alle famiglie bisognose che deve andare il nostro prioritario impegno nell’assicurare “alloggi sicuri, strutture igienico sanitarie, acqua pulita, e in particolare tutelare ed assistere i suoi componenti più deboli, i bambini e le madri”. Dopo la famiglia, il P.I. raccomanda continuità e cambiamento nella nostra azione di servizio. Continuare a diffondere e praticare quelli che sono i valori immutabili del Rotary: servizio, amicizia, integrità, professionalità, diversità. Continuare in ciò ove abbiamo saputo dare prova di grandi capacità: lotta alla Fame, alla Sete, all’Analfabetismo, alle Malattie, a cominciare da quella per la eradicazione della poliomielite. Cambiamento: Il cambiamento è nel DNA del Rotary. Ce lo dice il distintivo della ruota, che è allegoria di progresso, di dinamismo, di mutamento; ce lo dice l’ammonimento di Paul Harris “Il nostro è un mondo che cambia e noi dobbiamo saper cambiare con esso”; ce lo ricorda Kalyan Banerjee quando dice che “come ci sono cose che potremmo fare meglio, ci sono anche cose che dovremmo cambiare”. E sul cambiamento Banerjee, cittadino indiano, la pensa come il suo connazionale Mohandas Gandhi che ha detto “Diventa il cambiamento che desideri vedere nel mondo”. Il cambiamento, cioè, deve iniziare da noi stessi: “Se desideriamo la pace, dobbiamo cominciare a vivere in modo più pacifico a casa nostra e nella nostra comunità. Se vogliamo la fine della polio o di altre malattie nel mondo, se vogliamo ridurre la mortalità infantile, promuovere l’alfabetizzazione o prevenire la fame, allora dobbiamo diventare lo strumento di tali cambiamenti, e riconoscere che il cambiamento comincia con ognuno di noi”. Due, poi, sono le aree nelle quali il P.I. auspica i maggiori cambiamenti: Effettivo e Immagine pubblica. Effettivo - Presenta tre ordini di problemi: di crescita, di conservazione, di miglioramento. Quanto ai numeri, la situazione è complessivamente “stagnante”: dal 2003 al 2010 il Rotary è cresciuto di 3.000 nuovi Club, ma non è cresciuto per numero di Soci (è rimasto all’incirca sul milione e duecento mila). Segno che al numero dei Soci entrati nuovi è corrisposto un altrettanto numero di Soci fuoriusciti. Quindi, segno che c’è un problema di conservazione. Ci sono Club paragonabili a “vecchi contenitori arrugginiti”: si versa acqua nuova dal boccale; si perde acqua già versata dalle crepe laterali. Occorre approfondire le cause delle crepe e provvedere a ripararle. Se in alcune aree la situazione comincia ad allarmare (Stati Uniti), quella dei dieci Distretti italiani non è preoccupante ma neppure entusiasmante: nel trimestre luglio-settembre 2011 i Soci da 42.714 sono scesi a 42.473. Il nostro Distretto è rimasto immutato come Club (54) e Numero 3 - Novembre/Dicembre 2011


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non ha fatto registrare aumenti. Anzi, è diminuito di 15 unità: da 2.673 a 2.658. Oltre che di avere “più Rotariani nel Rotary”, c’è poi l’esigenza di avere “più Rotary nei Rotariani”, nel senso che occorre migliorare l’Effettivo, avere cioè Soci preparati, coinvolti, attivi. Oggi la media dei Soci assenteisti, apatici, disattenti, disinteressati, supera quella dei Soci che partecipano attivamente alla vita e all’attività dei Club. Questo innanzitutto perché nelle procedure di ammissione molte volte non si effettua una attenta verifica dell’esistenza nell’affiliando di tutte le qualità richieste: alta professionalità, elevato standard etico, ma soprattutto disponibilità al servizio. Una verifica che andrebbe fatta preventivamente: nel “De amicitia”, Cicerone dice che “il giudizio sul valore dell’amico deve precedere la costituzione del rapporto, non farlo seguire per poi rimetterlo in discussione”. E questa preventiva verifica spetta innanzitutto al socio presentatore. Per migliorare l’Effettivo, inoltre, occorre che al suo interno ci sia una equilibrata diversificazione: anagrafica (maggiore apertura ai giovani); di genere (maggiore apertura alle donne); professionale (coprire tutte le categorie presenti sul territorio, con particolare apertura alle nuove professioni), Immagine pubblica: “Abbiamo saputo fare in questi 106 anni di gloriosa storia rotariana tante cose buone per l’umanità, ma non le abbiamo ancora sapute raccontare alla società”, ha detto a San Diego Kalyan Banerjee. Dobbiamo riconoscere che effettivamente non abbiamo sin qui dimostrato capacità di comunicazione. E si sa che in una società mediatica quale quella attuale “chi non comunica è come se non esistesse”. Le cause di questa nostra incapacità a comunicare sono diverse, interne ed esterne. Tra quelle esterne: le cose buone non fanno notizie e il Rotary compie soltanto opere buone. Tra quelle interne: manca una adeguata informazione e formazione rotariana. Inadeguatezza che comporta una sorta di crisi di identità: al nostro interno non tutti ancora sanno bene cosa è e cosa effettivamente fa il Rotary. Ma soprattutto io credo che il deficit di informazione-formazione non ci aiuta a capire quale sia il nostro ruolo nella attuale società. Una società in profonda crisi economica e di valori. Una società nella quale spesso non si riesce a distinguere il bene dal male. Una società nella quale ciascuno cerca di scaricare le responsabilità sull’altro. Una società in cui la politica, dopo anni di sterili polemiche, ha finito con il cedere il passo alla tecnocrazia e a mettere al primo posto i mercati piuttosto che l’uomo. Una società quella di oggi che ci ricorda quella americana d’inizio ‘900 o quella dei primi anni ’30 del secolo scorso: nel 1905 Paul Harris ebbe la felice intuizione di fondare il Rotary nella città di Chicago, afflitta dal gangsterismo e da violente lotte politiche; nel 1932 Herbert Taylor elaborò la Prova delle 4 Domande quale test utile per superare la grave crisi finanziaria-economica che aveva colpito l’America. Ebbene, io credo che in un momento particolare quale quello che stiamo attraversando sarebbe quanto mai opportuno rifarci agli insegnamenti del nostro fondatore, ai principi fissati nella prova delle 4 domande, cioè a quello che costituisce il nostro “codice etico”. Paul Harris diceva che “il Rotary è evoluzione, ma all’occorrenza deve sapere essere anche rivoluzione”. Rivoluzione si intende culturale. Quella “rivoluzione” di cui abbiamo Numero 3 - Novembre/Dicembre 2011

parlato anche nel marzo 1994, quando dal Governatore Felice Badolati venni delegato ad organizzare a Monopoli il Forum Regionale dell’allora Distretto 2100 su “Il Rotary e gli Enti locali: uno spazio da conquistare”. Oggi più di allora sono convinto che noi Rotariani “dobbiamo impegnarci nella vita politica per portarvi la nostra onestà. Testimoniando e partecipando alla vita della polis avremo la possibilità di migliorare le cose”. Sulla stessa linea è chi ci invita a “lasciare il salotto ed andare in trincea; a sollecitare i mass media, i movimenti di opinione, le televisioni, i giornali, le istituzioni pubbliche, perché ascoltino il nostro pensiero meditato, la nostra esperienza sofferta, la nostra consapevolezza disinteressata, la nostra partecipazione culturale” (Ernesto Failla). Non dobbiamo avere, amici miei, il timore che così facendo veniamo a compromettere il principio della nostra apoliticità. Il concetto che noi dobbiamo avere della “politica” è quello proprio della “politeia” di Senofonte: partecipazione attiva gestione corretta e trasparente della cosa comune, della polis. E quindi dice bene Felice Badolati quando afferma che “è dovere dei Rotariani di trovare il coraggio per indicare ai politici le soluzioni che vengono naturali ad una Associazione come il Rotary, che trova la sua ineguagliabile forza nel concorso spontaneo di tante intelligenze ed esperienze” (Felice Badolati). Come non si può non dar ragione a chi sostiene che “il Rotary non è soltanto amicizia, solidarietà, tolleranza, ma è anche coscienza critica del territorio”. Insomma, oggi più di ieri il Rotary deve capire che, oltre alle sue missioni umanitarie, è tenuto a compiere anche una missione speciale: promuovere e realizzare un nuovo rinascimento, “portando onestà dove c’è disonesta e corruzione, competenza dove c’è superficialità, meritocrazia dove c’è il sistema delle raccomandazioni, cultura dove c’è ignoranza”. E per sentirsi investiti di questo ruolo, di questa missione, occorre nutrire e fuoriuscire tutto l’orgoglio dell’appartenenza rotariana. L’orgoglio cioè di avere la piena consapevolezza di appartenere ad una Associazione che siede nell’ONU perché ha il carattere di una grande internazionalità (siamo presenti in oltre 200 Paesi del mondo) ed ha la cultura della pace. Quella pace che è quanto mai presente nel motto internazionale dell’anno: “Conosci te stesso per abbracciare l’umanità”. Quella pace che è altrettanto presente nel tema distrettuale che ho scelto per questo mio anno: “Il dialogo al centro delle diversità, per un Mediterraneo mare di pace”. Quella pace per la quale ciascuno di voi si trova impegnato nel Rotary e che auguro possiate innanzitutto avere nei vostri cuori, nelle voste case, nelle vostre famiglie. Convinti applausi testimoniano il vivo apprezzamento dell’uditorio, per l’interessante esposizione del Governatore. La cena, con un menù di ottima levatura ed un servizio eccellente, si è snodata piacevolmente, a conclusione di una giornata impegnativa, che ha sicuramente arricchito tutti noi, dal punto di vista umano e rotariano. Il rituale suono della campana, sancisce la fine della nostra serata.

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Gita a Noci di

8 Dicembre 2011

Come fortemente voluto dal nostro Presidente l’8 dicembre scorso ci siamo finalmente riuniti, al di fuori delle nostre riunioni rotariane, in una splendida e calorosa gita “fuori porta” ritrovando un momento di gioia e serenità. Ci siamo ritrovati alle 8,30 (già l’orario mattutino la dice lunga sulla voglia di incontrarci) a Largo 2 Giugno. Il tempo di raccoglierci e via in pulman per Noci. Durante l’andata non abbiamo cantato ma chiacchierato allegramente ed assaggiato cornetti e pasticcini distribuiti dalla moglie del Presidente e del Tesoriere. Il tempo è passato veloce ed alle 10,30 eravamo già a Noci. Mentre prendevamo il nostro meritato caffè (per la verità è mancato sul pulman il servizio di caffetteria) ci è venuto incontro. a fare gli onori di casa, il sindaco di Noci, scortato dal nostro amico rotariano (del Bari Sud) Michele Roberto e dall’Avv. Roberto (omonimo del nostro amico). Con il sindaco come guida e Michele Roberto co-guida, abbiamo visitato subito la splendida mostra di Pino Pascali “arte, gioco, pubblicità” allestita presso il Chiostro delle Clarisse (vecchio palazzo Municipale). Il sindaco ci hanno fatto riconoscere un pittore che già conoscevamo per i suoi innumerevoli spot e cartoons pubblicitari, come abbiamo potuto rivedere nelle opre presentate: disegni, schizzi, bozzetti per Carosello e sigle televisive (spot a colori per Autonoleggi Maggiora; Algida gelati, Confezione Monti, prodotti Arrigoni, cera Setter, ditta Alberti, Getto insetticida/Squibb, Atlante Geografico Curcio, Argo Stufa, carta Sana, Koo-Koock, Caffè Camerino, Confetture Arlecchino, Biscotti Maggiora, conserve di pomodori Cirio). Insomma un pittore eclettico, studioso dell’espressionismo astratto americano (Pollock, Gorky, De Kooning) e sperimentatore nelle sue opere di nuovi materiali come il bitume, le latte, il cuoio, il metallo, il legno. Il sindaco ci ha quindi mostrato il centro storico. Abbiamo girato nelle linde e tortuose viuzze e le caratteristiche gnostre (da chiostro, dal latino claustrum, luogo chiuso), piccole corti comuni dove un tempo si consolidava la legge del vicinato. Ci ha mostrato le Torri di osservazione, che una volta svettavano sopra i tetti; ci ha fatto notare i tetti a pignon di locale pietra calcare (le chiancarelle), i fantasiosi comignoli in pietra, i giochi di scale, panche di pietra, boccagli di pozzi, magici abbaini, edicole votive, dedicate al patrono San Rocco ed alla madonna. Non sono mancate le antiche ed

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eleganti residenze signorili con magnifici portali di accesso sormontati dallo stemma di famiglia ed artistici balconi in ferro battuto. E’ ora di ritrovarci intorno alla tavola. Ci aspetta la Masseria Torre Abbondanza a pochi Km da Noci. Ci accoglie, con signorilità ed eleganza, la proprietaria Margherita Giunta. Il pranzo, all’altezza della “fama” della masseria e della fame, è sapientemente profumato con del tartufo locale, appositamente fatto arrivare dal Presidente. Con noi hanno partecipato oltre a Michele Roberto gli amici del Rotary Bari Centro Giacomo Adda e Michele Simone. La splendida giornata non poteva avere una migliore conclusione. Dopo il pranzo ci siamo recati all’Abbazia “ Madonna della Scala” per un visita del Santuario. Il caso ha voluto che in quel momento fosse in fase di svolgimento la Benedizione dell’Eucarestia da parte dell’Abate del Santuario S.E. Mons. Donato Cogliari. La splendida cornice ed il particolare momento pregno di misticismo e religiosità ha ancor più rafforzato l’amicizia tra i presenti, messaggeri del Club, tanto voluta e realizzata dal nostro Presidente Vito Trojano. Prima di partire il Presidente ha incontrato l’Abate al quale, oltre al gagliardetto del Club, ha consegnato dei dolci per i poveri dell’Abbazia. Alle 17,30 ritorno a Bari con la promessa di rivederci alla prossima gita. r.g.c.

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Impegno del Rotary e dei Rotariani tra Cultura e Biosolidarietà di Rino Volpe

15 Dicembre 2011 Teatro Petruzzelli

In una cornice imponente come il Teatro Petruzzelli e

sociazione, nata dall’esigenza di una “pulizia interiore” dei

come “Contenuto”, il pubblico rotariano, si è svolto il 15

comportamenti negli affari e dettata da uno spirito di soli-

Dicembre l’incontro annuale sulla diffusione della Cultu-

darietà gli uni verso gli altri, l’etica rotariana, voluta dal

ra della Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, organizza-

nostro fondatore Paul Harris, era destinata ad uscire dal

to dal Rotary International Distretto 2120 Puglia-Basilicata,

“villaggio rotariano” per abitare stabilmente nel”villaggio

Anno Rotariano 2011-2012, Governatore Mario Greco. Un

globale”.

service con il quale, come puntualizzato dal Governatore

Consapevoli che la decisione all’azione buona-giusta-

in carica, passando dalla fase della“conoscenza” a quella

utile passa attraverso ragione-competenza-professionalità,

della“realtà operativa”il Rotary ha inteso dare prova del suo

le iniziative come quella di questa sera sono il motore por-

impegno nel Campo della Solidarietà. Tale avvenimento ha

tante dell’essere rotariani, perché si pone come scopo quel-

visto, infatti, la conclusione del Progetto Rotariano deno-

lo di migliorare la salute e favorire lo sviluppo sociale e

minato “una vita…per la vita”, che ha portato all’allesti-

culturale del mondo.

mento delle Camere di Accoglienza nei Reparti di Riani-

Il vedere il nostro Governate commuoversi all’ascolto

mazione di ben 21 Ospedali di Puglia e Basilicata. Tale ser-

delle testimonianze dei trapiantati di pancreas, di cuore, di

vice si proponeva di vincere il “no”dei parenti alle dona-

rene, pazienti di tutte le età e di diversi ceti sociali, le cui

zioni di organi, legato a preconcetti, rappresentati soprat-

voci risuonavano sul palco del Teatro Petruzzelli come in-

tutto dall’ingiustificato timore che l’organo venga preleva-

ni alla Vita, come ringraziamenti a preghiere esaudite, mi

to quando ancora c’è vita. Si è voluto porre un rimedio al

ha portato alla mente il libro di Enzo Bianchi “Comincia a

paradigma: i difetti di comunicazione da parte dei medici,

Camminare”, in cui l’autore scrive, “la preghiera è il cuo-

amplificati dall’inospitalità delle sale di attesa, si correlano

re della ricerca della comunicazione…. In essa l’uomo vie-

al rifiuto della donazione degli organi.

ne coinvolto sempre nella sua interezza, nella totalità del-

Se in una serata, come quella organizzata dal Distretto 2120, si voleva comunicare che”la cultura della donazione

la sua visione del mondo. Perciò la preghiera è un rito totale, non solo verbale”.

è parte integrante e fattore fondamentale di una Solidarie-

Ma che cosa morirà e che cosa rimarrà della civiltà at-

tà, che vede connessi i valori fondanti dell’etica laica (qua-

tuale? Questi quesiti sono insolubili. Ciò che noi sappia-

le quella del Rotary) con quelli dell’amore cattolico-cri-

mo è che la vita sarà tanto meno inumana quanto più gran-

stiano”, il governatore Mario Greco ed i componenti del

de sarà la capacità individuale di pensare e di agire. La ci-

comitato organizzatore ci sono riusciti. Un grazie va al

viltà attuale, della quale i nostri discendenti raccoglieran-

PDG e Presidente del comitato, Tommaso Berardi , al Vice

no sicuramente in eredità almeno dei frammenti, contiene

Presidente, Vito Scarola, nonché ai Componenti tutti, Vin-

quanto basta per schiacciare l’uomo; ma contiene anche,

cenzo D’Ambrosio Lettieri, Giacomo Scarascia Mugnozza,

almeno in germe, qualcosa che può liberarlo, cioè la via

Felice Spadavecchia e Gennaro Volpe, tutti tra l’altro rela-

tracciata dalla SOLIDARIETA’.

tori sul tema la diffusione della “Cultura della Donazione di Organi, Tessuti e Cellule”. ‘E fisiologico che con il passare del tempo e con il consolidarsi di un sentire comune all’interno della nostra As-

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Siffatta serata non poteva che concludersi con un “Inno alla Città Rotariana”auspicata dal governatore Mario Greco attraverso il Concerto di Natale dell’orchestra Lirico-Sinfonica della Provincia di Bari.

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Ventennale del club e scambio degli auguri di Vito Trojano

16 Dicembre 2011 Palace Hotel - Bari

Autorità Rotariane civili, militari e religiose, gentili amiche ed amici Rotary è per me un grande onore ed una grande emozione essere stato designato a celebrare il ventesimo anniversario del nostro Club, per il significato simbolico che tale ricorrenza ha per la nostra comunità. Pertanto rivolgo un grazie a tutti quanti voi ed in particolare ai graditi ospiti che con la loro presenza hanno voluto testimoniare stima ed amicizia per il Rotary Club Bari Castello. Festeggiamo oggi la nostra nascita e la nostra crescita come gruppo. Nato nel 1991 da soli 44 soci fondatori, giovani professionisti, imprenditori, dirigenti, il Club ha conservato nel tempo la sua creatività e il suo entusiasmo, migliorandosi costantemente e nel tempo, non perdendo di vista i valori guida e gli obiettivi. Nella piccola segreteria del Rotary Bari Ovest prima, e dopo nella sala delle conferenze del Centro di Ricerca e Documentazione Gaetano Martino, partono le prime riunioni volte alla conoscenza e alla condivisione dei principi rotariani. Sarà alla fine di Maggio del 1991 che verrà eletto il primo consiglio direttivo del Club e sarà scelto il venerdì quale giornata di incontro ed il Jolly come sede. E’ così che ha inizio la nostra storia alla guida di Franco Ruggiero. Il 6 dicembre 1991, in presenza dei Past Governor, del governatore incoming Riccardo Giorgino e di tanti amici rotariani, viene consegnata la Carta al primo Presidente del Rotary Bari Castello, Pasquale Menchise. Il Club Bari Castello, sempre all’opera fin dalle sue origini, conclude il suo primo anno sociale con il riconoscimento del Rotaract e del Senioract. Mi piace in quest’occasione ricordare brevemente il primo service a favore del quartiere San Paolo di Bari, che da sempre è carente di interventi sociali volti ai giovani. Si scelse infatti all’epoca di destinare dei fondi alla nascente Associazione “Polisportiva Provvidenza”, volta a sostenere la crescita e l’interesse delle ragazze del quartiere, sottraendole al rischio di noia e di “perdersi”.

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Dunque, tutto ha inizio da un gruppo di professionisti che sceglie di mettere al di sopra di ogni credo politico e religioso, e di ogni interesse o calcolo individuale, quell’ideale del “servire” la comunità su cui si fonda il Rotary. Questo stesso ideale ci ha accompagnato e guidato in questi primi vent’anni permettendoci di realizzare costantemente molteplici azioni di intervento, e sempre proteso a quegli obiettivi di amicizia e partecipazione che rappresentano il traguardo della nostra vita associativa. Solo con il partecipare e con lo stare insieme si crea quell’azione comune di servizio che ci permette di avere la forza necessaria per ben operare. I tempi stanno cambiando e noi rotariani non possiamo sottrarci a questo cambiamento. La nostra azione di servizio deve essere al passo con i tempi e deve misurarsi non solo con le realtà locali, ma con le tematiche più ampie che investono i problemi nazionali ed internazionali, così come gli scopi e la natura stessa della nostra associazione prevedono. Dobbiamo rendere merito a tutti i Presidenti, ai Segretari ed ai membri dei consigli direttivi che in questi anni si sono succeduti, credo che possiamo riconoscere di aver tutti insieme operato bene verso tutta la comunità. Sarebbe troppo lungo ricordare tutte le attività svolte, ma ripercorrendole con la memoria sono tutte accomunate dall’ideale del “servire con disponibilità e amicizia”. E’ attraverso questo ideale e nella continuità della nostra storia che abbiamo realizzato importanti service: SERVICE BENIN: 1. costruzione di un capannone per il microcredito (euro 1500) 2. Progetto Spirulina 3. Service 3h conclusione SERVICE LOCALI 1. club metropolitani per la realizzazione della sala d’attesa per i portatori di handicap con bagno attrezzato, nella sezione famiglia del TRIBUNALE DI BARI (euro 1200) 2. PARROCCHIA SAN MARCO: allestimento sala biblioteca per i giovani (euro 3000) 3. BORSA DI STUDIO Giammarco Bellini (euro 500) 4. service distrettuali per l’alfabetizzazione (euro 1000): PRO-

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GETTO MONT BLANC Programma POLIO PLUS e Salute materno-infantile Vent’anni non sono un punto di arrivo, piuttosto una tappa che come nella vita di un individuo, ci offre l’occasione di ri-pensare alla nostra storia e di ri-pensarci volgendoci al futuro, ri-innovando l’entusiasmo e la creatività che ci ha contraddistinto in questi anni. Sono stati, infatti, vent’anni di importanti cambiamenti, in cui il nostro Club ha cercato di andare al passo con le innovazioni e modernità del tempo, rimanendo fermamente ancorato a quelle prerogative di servizio e di solidarietà, che rappresentano le nostre origini, dalle quali tutto ha avuto inizio e significato. E’ così che mi piace pensare al nostro anniversario, come ad un’occasione in cui insieme possiamo ri-pensare la nostra storia e ri-progettarla insieme, attraverso quel dialogo che in questi anni ci ha caratterizzato in modi diversi e specifici. Quel dialogo che è stato sempre fra i miei principali obiettivi rotariani e di vita e che mi auguro lo sia anche per chi mi seguirà alla guida del Club.

Un dialogo fra noi e la comunità della quale ci sentiamo parte attiva e nella quale siamo testimoni, con il nostro esempio, delle nostre idee e dei nostri obiettivi. Quel dialogo costante con la comunità ed il territorio attraverso cui ci siamo fatti, negli anni, portavoce e interpreti di esigenze concrete. Questo ci ha permesso di essere ri-conosciuti nel tempo costantemente come modello di impegno civile e morale nella società. Il nostro Presidente Kalyan Banerjee ci dice “Conosci te stesso per abbracciare l’umanità”, dunque la storia, le origini, l’esperienze come base da cui ri-partire e ri-crearci alla luce del nostro presente e ri-volgendoci al futuro con particolare attenzione ai giovani che rappresentano con noi e dopo di noi la nostra continuità e la continuità della grande famiglia rotariana. Allora, è con questo entusiasmo, con grande amicizia e con grande affetto che faccio a tutti quanti noi ed al Rotary Club Bari Castello i miei più cari auguri per un lungo cammino insieme e nel Rotary.

Inner’s Corner di Maria Antonietta Roma Ranieri

“Globalizzazione e convivialità delle differenze”

19 Novembre 2011 Istituto Agronomico del Mediterraneo

Dopo i saluti della presidente dell’Inner Wheel Bari Tonia Carriero rivolti alle autorità innerine e rotariane presenti,nonché ai numerosissimi ospiti, la dott. Quagliariello ha illustrato le finalità di studio e l’organizzazione dello IAM di Bari, che è un luogo particolarmente adatto a ospitare un convegno sulla integrazione,dal momento che ai suoi corsi di studio accoglie studenti provenienti da ogni parte,e in particolare dai paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. Prendendo la parola, la nostra governatrice Maria Andria ha illustrato il significato e il senso della globalizzazione,termine usato specificamente in campo economico, ma che ora riguarda più in generale la struttura del pensiero,la mentalità, i modi di essere; e quindi è una sfida che può essere declinata come omologazione delle differenze, con particolare

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riferimento ai Paesi poveri che aspirano ad assumere stili economici e di vita dei Paesi a economia avanzata,al fine di raggiungere un benessere di cui non c’è traccia nelle loro terre. Naturalmente, la globalizzazione presenta anche qualche aspetto negativo, come l’affievolimento se non la perdita delle identità nazionali; e tuttavia, come ha osservato la prof. Del Prete, essa rappresenta senz’altro una risorsa del nostro tempo. Nata negli ultimi decenne dell’Ottocento come conseguenza dell’ imperialismo, quando le grandi potenze europee colonizzarono tanti Paesi poveri e ne sfruttarono le risorse, essa è diventata un fenomeno molto complesso, dal momento che, insieme ai grandi movimenti di merci e capitali, si misero in moto persone e modi di pensare diversi che a poco a poco si sono integrati. Oggi, poi, la velocità delle informazioni consente un movimento ancora più rapido non solo di strumenti finanziari, ma anche di idee e modi di fare in ogni campo. La professoressa Giorgino ha sottolineato in particolare gli aspetti sociali,umani ed etici della globalizzazione partendo dalla sua convinzione che essa non ha prodotto benefici ai paesi più poveri. Per questo si è accentuato il fenomeno della migrazione, con flussi sempre più massicci di persone che cercano nei paesi a economia avanzata non solo pane,ma anche libertà, lavoro e dignità. Giacchè, Ella sostiene, il divario fra ricchi e poveri si ac-

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centua e quindi, a fronte di una ricchezza sempre più localizzata,è la povertà che si globalizza. Un esempio per tutti è il Corno d’Africa: la povertà estrema e diffusa di etiopi e somali stride troppo con il nostro benessere, e dovrebbe spingerci a rivedere i nostri stili di vita e ad abbandonare qualcuno dei nostri atteggiamenti egoistici. Tale è, infatti, quello delle multinazionali che investono solo in imprese che garantiscano un ritorno economico e non, per esempio,nella ricerca finalizzata ad alleviare l’indigenza di tante popolazioni del Sud del mondo. E qui salta agli occhi la differenza fra chi pensa solo a proteggere e aiutare chi è a lui più vicino e i pochi,veri cosmopoliti che tendono a non sentirsi legati solamente al proprio territorio e invece ad aprirsi al confronto e alla solidarietà globale. E’ l’atteggiamento, conclude Lia Giorgino nella sua appassionata relazione, di chi pensa globalmente e agisce localmente, impegnandosi non solo in casa propria, ma dovunque ci sia bisogno di lui. A conferma che tutto ciò può non restare nel limbo della teoria o di sterili intenzioni, abbiamo ascoltato due testimonianze di chi pensa e agisce secondo i più significativi principi globali. La prima è stata quella di padre Jean Claude Nzembele, un sacerdote che, formatosi in Italia dove ha preso gli ordini,si è adoperato per la costruzione di una scuola nel suo Paese d’ origine. Gli sono stati preziosi,per iniziare, cinquemila euro raccolti dall’Inner Wheel Bari attraverso la vendita di oggetti realizzati dai bambini di una scuola bn di Valenzano

dove insegna Tonia Carriero,che è stata l’ideatrice e l’anima di questa iniziativa. La scuola di padre Jean C laude ha iniziato a funzionare con 19, bambini ora diventati 1200, che possono studiare e ricevere cure mediche. Un’aziona meritoria,la sua,non inferiore a quella di costruire un ospedale moderno, attrezzato con diversi ambulatori e soprattutto con una sala parto dove le donne sono accolte a partorire in condizioni sanitarie che consentono una drastica riduzione dei casi di morte sia delle madri che dei bambini, così frequenti in Africa. La seconda testimonianza è stata quella di Carmela Marano, una socia dell’Inner Wheel Bari Levante, che,in qualità di biologa ma soprattutto spinta da grande abnegazione, si reca due- tre volte l’anno in Benin e in Uganda insieme a suo marito,il prof. Giovanni Marano del Rotary Bari Castello,che è stato l’ artefice del Progetto Spirulina. Si tratta di un’alga ad alto valore proteico e facilmente coltivabile che, somministrata ai bambini malnutriti, li aiuta a riprendersi e li sottrae a un deperimento organico che li porterebbe a morte prematura. Il Progetto,iniziato in Benin nel 2007 grazie ai fondi raccolti da diversi clubs Rotary e Inner Wheel,ha avuto subito un grande successo e si è esteso ad altri paesi poverissimi come l’Uganda e la Guinea Bissau. Naturalmente,quest’opera così significativa che Carmela ci ha raccontato,è stata realizzata attraverso numerosi viaggi e lunghi soggiorni in quei Paesi, per impiantare le vasche necessarie alla coltivazione dell’alga e formare personale che sia in grado di seguirne le varie fasi di preparazione,di raccolta, di essiccazione.

Rotar Action di Giorgio Gramegna Presidente Rotaract Club Bari Agorà

Anche quest’anno il Rotary Club Bari Castello, con la consueta sensibilità che è divenuta ormai una tradizione, ha voluto supportare con un contributo di mille euro le attività di servizio del nostro Club. E’ forse noto che il nostro Club è molto vicino e cerca di sostenere con continuità le attività educative promosse dal Parroco della Cattedrale di Bari, don Franco Lanzolla. Quest’anno oltre la vicinanza ed il continuo sostegno operativo alle attività parrocchiali, il Club ha ritenuto di utilizzare l’intero importo concesso dal Rotary Club Bari Castello per sostenere le attività di risocializzazione e di prevenzione della devianza minorile in Bari Vecchia. Allo scopo ha acquistato e posto in opera le attrezzature necessarie per l’allestimento di campi gioco nell’ambito del-

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l’Oratorio San Giacomo, che dista pochi metri dalla Cattedrale ed è gestito dal suo Parroco. In particolare sono stati acquistati due canestri da basket, che sono stati installati nel cortile interno all’Oratorio. Nel medesimo cortile è stata installata una rete da palla a volo. Sono stati poi acquistati palloni da calcetto, da basket e da palla a volo. Infine sono stati acquistati due calcio balilla posizionati nella sala giochi al primo piano dell’Oratorio. Con la sia pur minima cifra residua, integrata dal Parroco, si provvederà ad acquistare un videoproiettore da posizionare nella sala giochi. A nome del mio Club ringrazio ancora il presidente prof. Vito Trojano, il Consiglio Direttivo e l’intero Club Bari Castello per la sensibilità e la fiducia in noi riposta, che ci hanno consentito di effettuare il descritto servizio.

Numero 3 - Novembre/Dicembre 2011

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