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TASSA PAGATA TARIFFA RIDOTTA L. 515/93 POSTA PRIORITARIA

www.vivisalute.org

a cura del Comitato Premio “ViviSalute” Responsabile Dott.ssa Dea D’Aprile

Numero 0 - Ottobre 2009

DAL PIEMONTE Le Fondazioni al servizio della ricerca.

IORT: il futuro è già qui.

DALL’EUROPA il Bando “Salute fino al 2013.

Il professor Antonio Mussa analizza la radioterapia intraoperatoria.


Editoriale

ViviSalute Magazine

www.vivisalute.org numero zero

Dalla ricerca al benessere.

Spedizione a tariffa postale ridotta L. 515/93

“Vivisalute” diventa rivista per premiare le eccellenze. Ci siamo. Dopo l’ottima accoglienza riscossa in questi anni dal premio “Vivisalute”, nasce ora la rivista, che intende diventare promotrice della Sanità di eccellenza e riconoscere il merito alla ricerca e all’impegno dei tanti che, direttamente e indirettamente, si impegnano nella lotta contro le malattie, nel benessere e nella qualità della vita. Siamo e intendiamo essere un riferimento di positività e di buone notizie, raccogliendo le vostre segnalazioni per migliorare la Sanità e fornendo tutte quelle indicazioni che possano risultarvi utili, anche a sostegno delle tante associazioni di volontariato, delle associazioni non lucrative e delle fondazioni che si adoperano nella ricerca. A partire dal Piemonte, ma con ambizione interregionale prima e (così come già avvenuto con il premio) nazionale poi, andremo alla scoperta delle ultime novità della ricerca, delle più recenti innovazioni in ambito terapeutico e (tramite le vostre segnalazioni) dei centri più importanti. Insieme potremo “fare sistema”: il nostro primo obiettivo è infatti rendere merito a chi, a tutti i livelli del Servizio Sanitario Nazionale, ben agiscono, offrendo sempre ai cittadini un’assistenza qualificata. Se comunicandovelo ci auguriamo di potervi essere utili, altresì ricevendo e rilanciando le vostre segnalazioni potremo riconoscere insieme l’impegno di chi meglio si adopera a tutela della nostra salute.

Ideazione a cura del Comitato Premio “Vivisalute” Responsabile Dott.ssa Dea D’Aprile Via G. Frua, 21/10 20146 Milano tel/fax 02.892.86.410 Redazione redazione@vivisalute.org Stampa Edita srl

IORT:

il futuro è già qui.

Il professor Antonio Mussa analizza la radioterapia intraoperatoria.

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L’Ospedale San Giovanni Battista di Torino è tra le prime strutture in Italia, e la seconda in Piemonte dopo quella di Novara, ad effettuare la radioterapia intraoperatoria (IORT). Un spazio pubblicitario

Torino, Novara e Cuneo sono i primi centri del Piemonte ad utilizzare il nuovo protocollo. Ottimi i risultati conseguiti. altro centro presso cui tale metodica è disponibile è l’ospedale di Cuneo. I responsabili del progetto IORT (finanziato grazie al contributo

della Compagnia di San Paolo) nell’Azienda Sanitaria Ospedaliera San Giovanni Battista – Molinette di Torino sono il professor Umberto Ricardi (direttore della Radioterapia) ed il professor Antonio Mussa (direttore del Dipartimento oncologico) con cui ne parliamo. Professor Mussa, la IORT è – a tutti gli effetti – già operativa anche a Torino? “Certamente sì. Già da alcuni mesi è stata effettuata le prima operazione chirurgica con questa nuova tecnica, irradiando una paziente sottoposta a qua-

drantectomia per un carcinoma duttale della mammella”. Nello specifico, quali sono gli obiettivi primari che vi prefiggete? “In generale stiamo proseguendo la fase di sperimentazione in campo di patologia mammaria, seguendo un protocollo ormai validato che prevede un “sovradosaggio selettivo” sul focolaio neoplastico seguito dalla radioterapia tradizionale”. E quali sono i risultati fino ad ora conseguiti? “Attualmente sono state sottoposte al trattamento IORT 4 pazienti. Al follow up ad un mese non si sono riscontrate complicanze locali quali ritardi di cicatrizzazione, deiscenze della ferita chirurgica o radiodermiti”. E come estenderete questo trattamento? “Innanzitutto con la validazione dei protocolli attualmente disponibili per la neoplasia pancreatica e il carcinoma del retto 1


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avanzato. Per quanto concerne la patologia pancreatica si prevede l’utilizzo del trattamento su pazienti operabili con intento radicale dopo chemioterapia neoadiuvante e nei pazienti con neoplasia R0-R1 con sospetto di infiltrazione della lamina posteriore. Per il carcinoma del retto avanzato, in considerazione della mancata significatività statistica e della disomogeneità dei dati disponibili in letteratura, è prevista l’esecuzione di un “trial randomizzato” controllato. Tale studio sarà finaliz-

Il Prof. Mussa: in situazioni cliniche particolari, la IORT potrà addirittura costituire l’unico trattamento radiologico. Il paziente completerà il trattamento radioterapico nel corso dell’intervento chirurgico. zato alla conferma dell’efficacia del trattamento IORT integrato con il trattamento standard sul 2

controllo locale di malattia, con quantificazione dello stesso beneficio”. Ritiene potrà divenire un importante punto di riferimento? “Il prossimo importante obiettivo che ci prefiggiamo è appunto la valutazione dell’impatto della IORT sulla sopravvivenza libera da malattia e il conseguente effetto sulla sopravvivenza totale. In situazioni cliniche particolari, la IORT potrà addirittura costituire l’unico trattamento radiologico, consentendo così al paziente di completare il trattamento radioterapico direttamente nel corso dell’intervento chirurgico”. E pensa si possa presto estendere anche ad altre strutture ospedaliere piemontesi? “Questi protocolli, in quanto sperimentali, sono per ora da considerarsi di appannaggio di

strutture di eccellenza in campo radioterapico e chirurgicooncologico, in considerazione della fondamentale collaborazione multidisciplinare tra i suddetti specialisti. Ciononostante, una volta che possa anche essere definito l’importante peso della prestazione offerta, sicuramente sarà uno degli strumenti più importanti di cui potremo disporre”. Quindi valuta positivamente i risultati fin qui conseguiti? “Dai primi risultati e dagli studi fino ad ora disponibili si evince che il trattamento IORT possa offrire un miglioramento del controllo locale di malattia e della sopravvivenza, con una riduzione della tossicità, la qual cosa rende tale metodica certamente indispensabile per un centro di riferimento come l’ospedale San Giovanni Battista di Torino”.

Nel panorama degli operatori del mondo della Sanità, una particolare nota di merito deve essere riconosciuta per quel variegato ed importante mondo legato al volontariato sociale, alle fondazioni e alle organizzazioni non lucrative che, pur non agendo in forma diretta sulla salute dei cittadini, sono invece determinanti, grazie al loro impegno e al loro contributo, allo sviluppo della ricerca e alla formazione specialistica dei futuri medici. Nel cuore del capoluogo subalpino troviamo ora la “Fondazione Lanzavecchia-Lastretti”, costituita a rogito del notaio Mario Quirico nel 2005 ed operativa (grazie al riconoscimento prefettizio) dall’agosto 2006. La Fondazione trova il suo presupposto nella fusione per successione del patrimonio dei coniugi Laura Lastretti e Pietro Lanzavecchia, deceduti ambedue, pur in momenti successivi, a causa di una neoplasia maligna dei tessuti nervosi. Di qui, in assenza di figli e di altri legittimari, il desiderio di destinare il patrimonio a fini di prevenzione e cura di quel particolare tipo di affezione neoplasica, di cui entrambi erano divenuti affetti. Ne parliamo con l’avvocato Valeriano Ferrari, presidente della Fondazione e già esecutore testamentario del Lanzavecchia, a cui era legato grazie ad una conoscenza ultra-quarantennale tra le rispettive famiglie. “L’attività della Fondazione, come da disposizioni testamentarie, è rigidamente indirizzata – precisa l’avvocato Ferrari – a sovvenzioni per favorire la formazione di medici specializzandi in oncologia neurologica, sia in Italia sia negli altri Paesi dell’Unione Europea. Non appena otte-

Leal servizio Fondazioni della ricerca. Operativa dal 2006 a Torino “Lanzavecchia-Lastretti”. nuto il necessario riconoscimento prefettizio – prosegue l’avvocato Ferrari – abbiamo immediatamente dato il via all’attività della Fondazione, riuscendo in breve tempo sia a sovvenzionare opere prime in ambito medico ed infermieristico, sia a stipulare con l’Università una significativa convenzione che, assegnando

borse di studio, consente posti aggiuntivi nelle scuole di specializzazione oncologica”. La “Fondazione LanzavecchiaLastretti”, che ha sede legale a Torino in via Cavalli 12, è amministrata, oltre che dal Presidente, avvocato Valeriano Ferrari, dal Vice Presidente Roberto Paracchi, dal dottor Alessandro Comandone, dal

dottor Oscar Bertetto e dal professor Antonio Mussa. Per qualsiasi informazione o per donazioni a sostegno dell’attività svolta, è necessario contattarne direttamente la sede di Torino, scrivendo a “Fondazione Lanzavecchia-Lastretti”, via Cavalli 12, 10138 Torino, oppure telefonando al numero 011.433.71.98

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ViviSalute Magazine Per gli antichi era una medicina al punto che i cinesi, nel tremila avanti Cristo, l’avevano chiamata “erba superiore”. Oggi, invece, la cannabis è sinonimo di spinello, di droga leggera: chi ne fa uso viene segnalato in prefettura come tossicomane, chi la vende - o la cede - commette il reato di spaccio di droga. Ma di cannabis se ne è già parlato alle Molinette, dove il professore ordinario di oncologia,

frontiere

Le nuove

della ricerca.

La sperimentazione alle Molinette su malati di tumore e AIDS. Bisogna umanizzare le cure senza alcun tabù.

Antonio Mussa, ha iniziato una sperimentazione, utilizzando la cannabis non certo come spinello da far fumare ai ricoverati, ma come farmaco antidolorifico da somministrare ai pazienti terminali oncologici, e non solo. Ad esempio, anche ai malati di Aids. Non è un caso che l´idea della sperimentazione sia venuta a Mussa, che è altresì europarlamentare: “All’estero, l’uso terapeutico antidolorifico della cannabis su malati terminali di tumore - ha spiegato il docen6

I cannabinoidi allo studio nella terapia del dolore.

te delle Molinette - è già molto diffuso. Non è sperimentale. In Italia, invece, esiste ancora un pregiudizio di tipo politico. Ecco perché mi sono assunto la responsabilità, come ricercatore, di iniziare la sperimentazione nel mio reparto”. Utilizzare una pastiglia con il principio attivo della cannabis non richiede autorizzazioni particolari, in quanto il farmaco è già commercializzato all’estero. Può essere prescritto da qualunque medico. È sufficiente seguire un iter burocra-

tico e incaricare dell’acquisto la farmacia dell’ospedale. Perché, allora, occorre una sperimentazione? “Vorremmo studiare un protocollo - ha spiegato ancora il professor Mussa - per dimostrare in modo scientifico l´efficacia di questo farmaco come anti-dolorifico. Sperimentazioni analoghe, del resto, sono già in corso su malati di sclerosi multipla. È importante fare cultura per vincere le resistenze che dieci anni fa abbiamo incontrato per introdurre la morfina nei reparti. La

gente urlava di dolore, e c’era chi diceva che bisognava lasciarla soffrire. Poi è sceso in campo Veronesi e oggi le cure palliative sono routine”. L´iniziativa di Mussa è stata accolta favorevolmente dal presidente dell’Ordine dei Medici, Amedeo Bianco. “La terapia del dolore - ha spiegato il dottor Bianco - è una delle priorità da prendere in considerazione nel processo di umanizzazione delle cure. E non deve conoscere tabù. Ecco perché sono benvenute iniziative e speri-

mentazioni sull’uso di farmaci o sostanze che si dimostrino in grado di coniugare meglio tollerabilità ed efficacia”. La morfina, dunque, sarà sostituita dalla cannabis nelle terapie palliative oncologiche? “Niente affatto. - ha precisato Mussa - Si tratta di due farmaci con effetti collaterali e controindicazioni diversi. Il primo, provoca depressione, occlusioni intestinali, assuefazione, inappetenza e ipotensione. Il secondo, invece, stimola l’appetito, è un anti-nausea, rende

euforici, non provoca disturbi intestinali, e non dà dipendenza”. Perché, dunque, non usare la cannabis anche in Italia, nonostante da anni varie regioni italiane (come la Sardegna), abbiamo sottoscritto proposte di legge? Le ragioni sono principalmente due. La prima - di tipo politico - perché la cannabis è associata alla droga. La seconda, di natura commerciale: le aziende farmaceutiche, guadagnando poco sulla sua commercializzazione, non han-

no interesse a promuoverne la diffusione. A questo proposito, è intervenuto Mario Giaccone, presidente dell’ordine dei Farmacisti. “Il farmacista non ha preclusioni o pregiudizi nei confronti di una sostanza perché ragiona in termini di principio attivo. Nel caso della cannabis, è stato l’abuso, e non l’uso, a procurarle la sua immagine negativa. In modo regolamentato dalla legge, potrebbe dare invece dare risultati positivi, così come è stato per la morfina”. 7


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Il

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Dall’Europa: il bando

CEPCM

“Salute”

è una realtà.

Con l’intervento dell’Unione Europea la sanità pubblica diventa “continentale”. Il CEPCM, o “Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie”, è divenuto operativo, dopo l’istituzione voluta con il regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio. La missione del Centro consiste nel contribuire a rafforzare le difese dell’Europa contro le malattie infettive, quali l’influenza, la SARS e l’HIV/AIDS. Il Centro ha un personale di base limitato, ma si avvale di un’ampia rete di collaboratori su tutto il territorio dell’UE e degli Stati membri.

Il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie è divenuto operativo. Rafforzerà le capacità della Comunità e dei singoli Stati nella tutela della salute. Il CEPCM lavora in collaborazione con gli enti del sistema sanitario nazionale per rafforzare e sviluppare sistemi di sorveglianza delle patologie, nonché sistemi di allarme rapido su 8

tutto il continente. Attraverso questa collaborazione, il CEPCM riunisce le conoscenze europee in materia sanitaria in modo da formulare pareri scientifici autorevoli riguardo ai rischi posti dalle malattie infettive nuove ed emergenti. Il Centro ha quindi il compito di rafforzare la capacità della Comunità e dei singoli Stati membri di proteggere la salute umana, attraverso la prevenzione e il controllo delle malattie; di agire autonomamente nel caso in cui focolai di malattie contagiose di origine sconosciuta minaccino la Comunità; e di assicurare azioni complementari e coerenti nel settore della sanità pubblica, unendo i compiti e le responsabilità degli Stati membri, delle istituzioni dell’UE e delle organizzazioni internazionali competenti. “Il CEPCM – precisa il prof. Antonio Mussa, eurodeputato, che ne ha seguito tutte le fasi evolutive e fino alla sua realizzazione - è incaricato di sviluppare

Tutte le informazioni sul programma di azione comunitaria fino al 2013.

la sorveglianza epidemiologica a livello comunitario. Esso assumerà progressivamente i compiti operativi della rete europea delle malattie trasmissibili”. Il centro sostiene le attività in rete degli organismi competenti riconosciuti dagli Stati membri, tramite la gestione delle reti di sorveglianza specializzate. “In questo contesto, - osserva ancora Mussa - il centro armonizza i metodi di sorveglianza, controlla e valuta le attività di sorveglianza delle reti di laboratori specializzati al fine di garantirne il carattere ottimale. Incoraggiando la cooperazione tra i laboratori specializzati, il centro favorisce lo sviluppo di una capacità di diagnosi, di individuazione, di identificazione e di caratterizzazione degli agenti infettivi che possono costituire una minaccia per la salute pubblica”.

Obiettivi del Bando. Il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno adottato una Decisione istituendo un secondo programma di azione Comunitaria in materia di salute (20082013). Questo programma è entrato in vigore il 1 ° gennaio 2008. Il programma sostituisce il precedente Programma d’Azione Comunitaria nel settore della salute pubblica (2003 - 2008) che ha gettato le basi per un completo e coerente approccio per la salute pubblica a livello Europeo contribuendo a promuovere un livello alto di salute e di benessere in tutta la Comunità. Il secondo programma di sanità è destinato a completare, a supportare e a fornire valore aggiunto alle Politiche degli Stati Membri e a contribuire ad una maggiore solidarietà e pro-

sperità nell’Unione Europea. Gli obiettivi del programma sono: migliorare la sicurezza sanitaria dei cittadini; promuovere la salute, compresa la riduzione delle disuguaglianze sanitarie; e creare e diffondere informazione e conoscenza in materia di salute. Il Piano di Lavoro 2009 espone i dettagli dei meccanismi di finanziamento e delle aree prioritarie per l’Azione di attuazione del programma. Questo documento (Decisione della Commissione 2009/159/EC) è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. L 53 / 2009, pp 41 ed è disponibile nel sito http:// ec.europa.eu/phea. Il presente bando concerne il meccanismo di finanziamento “Invito a presentare proposte per progetti”. Le parti interessate attive nel campo della salute pubblica e della valutazione del rischio sono invitate a presentare un progetto, attraverso il presente bando per progetti, in confor-

mità con le procedure indicate nell’allegato I Paragrafo 2.1 e allegato II della suddetta Decisione della Commissione, al fine di attuare le azioni prioritarie definite nel programma. Aree per il finanziamento. Il Capitolo 3 dell’Allegato I del Piano di lavoro 2009 definisce i dettagli dei settori prioritari per l’azione da attuare mediante questo bando. Vengono accettate solo proposte che rientrano negli obiettivi del programma di lavoro summenzionato e nelle priorità indicate in quel documento. Tutti i progetti devono fornire un forte valore aggiunto Europeo, devono essere innovativi, e non devono superare i tre anni. L’impatto previsto deve

essere valutato da appropriati indicatori preferibilmente l’indicatore Healthy Life Years (Anni di vita in salute). I candidati devono, inoltre, garantire la non replicabilità di progetti già realizzati nei nove precedenti programmi di sanità pubblica o in altri programmi di finanziamento Comunitario, e, se opportuno, i progetti devono partire da lavori già intrapresi a livello Comunitario. I dettagli di precedenti progetti finanziati sono disponibili alla pagina web dell’Agenzia Europea per la Salute e i Consumatori alla pagina web http:// ec.europa.eu/phea e della DG SANCO sanità pubblica http:// europa.eu.int/comm/health/ ph_projects/project_en.htm.

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