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Enzo Bianchi / LORENZO CANALI / innocenzo gargano / cosimo risi antonio ferrari / stefano marinelli / LUCA PRIMAVERA / cristiano proia josephine saffa / FeliKS STANEVSKIY / franco vaccari / sergio valzania

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> Editoriale

> Sommario

Quel luogo ideale ma non immateriale

Un avvenire di pace senza guerra?

Sergio Valzania Direttore

Tendo la mano al mio nemico: e adesso?

Quella primavera di libertà

Quando Leah mi disse...

Iscrizione al Roc n. 20860 dell’11 marzo 2011 EDITORE Coop Sociale Rondine Servizi Scrl Onlus

PER SOSTENERE RONDINE E’ possibile finanziare le attività dell’associazione in diversi modi: CON BONIFICO BANCARIO IBAN IT46W0539014100000000036337 CON LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI Destinando il 5x1000 all’associazione apponendo una firma nella casella e il codice fiscale di Rondine: 92006970518

DIRETTORE RESPONSABILE Sergio Valzania COORDINAMENTO EDITORIALE PROGETTO GRAFICO EDITING E PHOTO EDITING Cristiano Proia OTTIMIZZAZIONE Fruska - Soci (Arezzo) STAMPA Litograf Editor - Città di Castello (Perugia)

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ANTONIO FERRARI

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FRANCO VACCARI

E' buona creanza che un nuovo direttore rivolga un saluto ai lettori di un giornale. Al saluto di rito vorrei aggiungere un ringraziamento per l'occasione che mi viene offerta di partecipare in modo più intenso alla vita di Rondine. Non si tratta di una considerazione di maniera quanto di un dato sostanziale, caratteristico di un'esperienza dalla quale ho ricevuto già molto. Rondine è un luogo, fisico e ideale, particolare. La sua caratteristica, verrebbe da dire il suo carisma, è che vi si scambiano beni che non sono merci. Si tratta di amicizia, attenzione, disponibilità, sorrisi, collaborazione, ospitalità. Se non fosse retorico aggiungerei bontà. Tutto questo viene dato e ricevuto, in un mercato dal saldo attivo. Ciascuno riceve più di quello che dà. Penso sia importante, decisivo, ricordarlo. Chi passa da Rondine, indipendentemente da quale sia la sua veste e il suo ruolo, torna più ricco di quando è arrivato. Questo giornale è un pezzo di Rondine e si sforza di mantenerne il carattere, di offrire qualche cosa ai suoi lettori nella certezza di ricevere da loro di più, fosse solo qualche momento di attenzione e di simpatia. Si tratta proprio di quello che serve per fare andare avanti le cose un pochino meglio, come si dice in Toscana.

RONDINE NOTIZIE DALLA CITTADELLA DELLA PACE Registrazione presso il Tribunale di Arezzo n. 5/2008 del 26 marzo 2008

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FELIKS STANEVSKIY

VERSAMENTO SU CONTO CORRENTE POSTALE c/c n. 26108555 intestato a: Associazione Rondine Cittadella della Pace

PER ULTERIORI INFO Se volete diventare soci, partecipare alle attività dell’associazione, se volete saperne di più, chiamate il numero +39 0575 299666 o cliccate su www.rondine.org

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COSIMO RISI

Le nostre distanze si fanno unione

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CRISTIANO PROIA

Quelle tragedie mi aprirono gli occhi

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INNOCENZO GARGANO

«Conosciate bene la vostra fede»

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ENZO BIANCHI

Incontrammo un pesce di nome G.

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STEFANO MARINELLI

La mia vita in Sierra Leone, nel segno...

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JOSEPHINE SAFFA

A Roma per la mission

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LUCA PRIMAVERA / LORENZO CANALI

Il presepe trentino splende a Betlemme

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LORENZO DELLAI

Da Cardini ad Adams, guardando... SERGIO VALZANIA

> In copertina Emiliano Baiocchi Rondine Tecnica mista

Emiliano Baiocchi é un pittore e disegnatore toscano, nato nel 1979. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali in Italia, Berlino, altre città tedesche e Parigi. Vive e Lavora a Berlino. info: www.emilianobaiocchi.com Da questo numero, le copertine di tutti i numeri di ‘Rondine’ saranno firmate da artisti, emergenti o affermati, che decideranno di misurarsi con l’interpretazione, secondo il loro stile, del logo di Rondine. Un modo per rendere il messaggio dell’associazione ancora più universale.

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L’opinione > Verso la Sponda Sud

La pace non è assenza di guerra: è una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia. > Baruch de Spinoza

Un avvenire di pace senza guerra? Il vero nemico si annida in quella propaganda che alimenta alienazione e diffidenza Feliks Stanevskiy Giornalista

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Tutti dicono di volere la pace, ma dopo migliaia di bombe scaricate sulla Yugoslavia abbiamo sentito altre migliaia di detonazioni micidiali in Iraq, assistito a massicce incursioni aeree e bombardamenti in Libia, per non parlare dell'Afganistan, ed ora abbiamo alle porte le guerre in Siria e nell'Iran. Tutto nel nome dell'avvenire di pace che così proseguendo rischia di assomigliare sempre piu' a due celeberrimi slogan di Orwell: “La guerra è pace”, “La pace è guerra”. Il modo militare di lottare per la pace sarebbe uno scherzo se centinaia di migliaia di vittime non ci andassero di mezzo. E ce n’è un altro, di modo: quello parolaio. Mi ricordo come all'epoca dell'Urss usavamo cantare “Avanti, per la pace!” e ci chiedevamo: “Avanti? Per dove?” Dove cercarla, infatti, quella pace che da sempre rimane introvabile anche se tutto il mondo sembra di non far altro che desiderarla? Sarò un ingenuo ma credo che la pace non si trova “avanti” perché è una ‘senza tetto’ inafferrabile, che riconosce come l'unico domicilio possibile le nostre teste e le nostre anime. Se non troviamo la pace in noi non la vedremo da nessuna parte. E se è in noi essa si esprime in un unico modo: agisce. Vale a dire la pace è la nostra capacità di trasmetterla agli altri. L'associazione Rondine, credo, cerca la pace in se stessa prima ancora che altrove. Non a caso Rondine è cittadella della pace. Senza tante pretese questa piccola isola della collaborazione internazionale riesce a colmare gli abissi, a far cadere i muri e superare le contraddizioni che apparivano insuperabili. Nel piccolo, sì. Ma pure qui si fanno sentire le stesse passioni del mondo esterno. Anzi, qui si assiste a un confronto diretto tra varie verità ognuna delle quali pretende di essere l'unica giusta. E' un presupposto dell'odio di cui la cittadella Rondine non lascia alcuna traccia. Come dire “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Lo studentato internazionale è un'affermazione pratica della possibilità di arrivare alla coesistenza pacifica partendo da posizioni opposte. A mio parere, l'Associazione Rondine è

una delle poche organizzazioni europee che nei limiti delle loro possibilità creano la pace, perché l'esprimono attraverso cose molto concrete. Sin dall'inizio l'Associazione è una struttura della pace, e se il mondo è sovraccarico di guerre, è perché' sono in pochi coloro che costruiscono i ponti della comprensione reciproca e sono in troppi quelli che li distruggono. Mi chiedo se sia possibile costruire il ponte tra le due sponde del Mediterraneo, e non vorrei essere ne' troppo scettico, ne' troppo ottimista. In ogni caso, credo, si deve partire ben informati su quello che si chiama “la primavera araba”. Non ignorare le difficoltà, andare oltre la propaganda primitiva dei media, capire quali sono i veri meccanismi dei cambiamenti radicali che il mondo arabo sta vivendo e chi in realtà sta prendendo il sopravvento. Sapere è forza positiva ed è quindi uno strumento della pace.

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In alto, il panorama di Gerusalemme.

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In primo piano > Verso la Sponda Sud

Non si può separare la pace dalla libertà perché nessuno può essere in pace senza avere la libertà. > Malcolm X

Quella primavera di libertà Dopo le rivolte, lo sviluppo: che sia una nuova classe dirigente ad accendere la speranza Antonio Ferrari Editorialista del ‘Corriere della Sera’

> In una fase di grave crisi

economico-finanziaria e di insicurezza generalizzata, che non è solo italiana, non è solo europea ma planetaria, si impone un'urgenza assoluta: la difesa dei nostri valori più profondi. Che significa difesa delle idee, difesa di ciò in cui si crede, fiducia nella speranza e, perchè no, nell'utopia. Senza sogni e senza rischi non si va da nessuna parte, diceva il guru del nostro vivere quotidiano, Steve Jobs, che la morte ci ha sottratto ma la cui presenza continua ad aleggiare, donandoci il desiderio di aggredire i problemi per superare gli ostacoli, anche con un pizzico

Qui a fianco, un gruppo di giovani universitari. Il progetto di Rondine punta alla formazione di nuovi, motivati leader per affrontare le prossime sfide globali.

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di lucida follia. Sembra di leggere -non trovate?- il programma di "Rondine" e di conseguenza l'obiettivo che questi coraggiosi amici toscani si sono dati, incuranti di tutte le difficoltà: da quelle concrete all'onda di scetticismo che di solito accompagna tutte le idee nuove, che ci strappano dalle pigre abitudini delle nostre certezze quotidiane. Decidere oggi di lanciare un programma per aiutare a creare una classe dirigente nella Sponda sud del Mediterraneo è un atto di straordinario coraggio. Scegliere nell'arco di tre anni una cinquantina di giovani laureati, appartenenti a tre Paesi-Egitto, Libia e Tunisiache sono stati squassati dalle rivolte ma nei quali stanno maturando, seppur lentamente, i germogli di una futura e salutare primavera di libertà, di partecipazione e di rispetto di tutti i diritti umani, è un azzardo calcolato. Azzardo sì, ma sentito come un dovere da questa nobile Cittadella della pace. La "Rondine" ha acquisito, negli anni, resistenza e autonomia e ora può volare nello spazio immenso dei sogni ma anche delle imprese più ardue.

Imprese che-credendoci davvero-a volte diventano possibili. Più spesso di quanto immaginiamo.Non sappiamo ancora chi saranno i primi 15 prescelti, cinque per ciascuno dei tre Paesi. Sappiamo che il percorso esperienziale e formativo nel dolce borgo sulla riva dell'Arno, vicino ad Arezzo, e i due mesi di rifinitura didattica in Trentino saranno contributi fondamentali per restituire i giovani prescelti ai loro Paesi, che hanno un disperato bisogno di crescere. Ricordiamoci che se noi, nella ricca Sponda nord del Mediterraneo, siamo colpiti dalla crisi, assai più gravi sono le conseguenze dall'altra parte del mare, dove arrivano meno aiuti ( i nostri aiuti), e in qualche caso non ne arrivano più. E allora, forza! Alziamo la testa. Diamo senso ad un impegno troppo spesso dimenticato: quello di un vero altruismo verso nostri fratelli che hanno bisogno del nostro aiuto anche quando l'orgoglio impedisce di chiederlo. Il contributo di "Rondine" non è solo un'offerta di studio, di conoscenza, di preparazione e di ospitalità. E' la prova che l'egoismo e il disinteresse si possono sconfiggere.

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Gli studenti e Rondine > Dialoghi dal futuro

Nella mente degli uomini cominciano le guerre, e nella mente degli uomini devono essere erette le difese della pace. > Dallo statuto dell’Unesco

Tendo la mano al mio nemico: E adesso? E adesso, perseverare. La forza morale del gesto si farà strada nelle coscienze Colloquio con Franco Vaccari Presidente di Rondine

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Quando la mano è tesa al nemico - al nemico "storico" ancor di più! - questa dinamica interiore e interpersonale può diventare lacerante. Le emozioni corrono veloci, ci si trova come sopra un crinale tagliente e, una volta preso un versante, si scende correndo, quasi rotolando, per cui ci si può trovare a vivere una situazione inedita senza averne esplorato tutte le conseguenze. Tendere la mano al nemico procura un rimbalzo amaro: sono un traditore? Se lo domanda la persona, lo sospetta chi gli sta intorno, lo dichiara chi non vuol cambiare nulla, chi vuole che sia il nemico a cambiare. O sparire. Per questo, caro Irakli, lo spaesamento che tu stai provando è assolutamente coerente con la scelta che hai compiuto. Avendo deciso di tendere per primo la mano, stai incarnando il futuro, lo stai vivendo con la forza della concretezza: un rapporto rovesciato con i tuoi "ex-nemici". Tu sei oggi quello che quasi tutti saranno quando il conflitto sarà superato e queste riflessioni che ci scambiamo diventeranno ovvie. Allora perseverare con una voce che non urla, ma che sia forte e chiara, è la strada da percorrere, anche se sembra che altri abbiano più forza e possibilità di vittoria. La voce forte, che non urla, è segno di convincimento interiore. La parola pronunciata così testimonia forza morale, spessore, autorevolezza. È semplicemente una parola che cerca di farsi strada trovando chi ascolta. Questo non è scontato. Anzi spesso la parola non è ascoltata profondamente - cioè accolta - proprio perché è urlata, è aggressiva, e invece di aprire il cuore struttura difese nell'interlocutore. Del resto tu hai imparato a Rondine che i cambiamenti sono molteplici, ma il cambiamento autentico delle persone, la crescita, avviene in uno spazio psicologico e spirituale di libertà. Nel chiacchiericcio di un mercato due amici passano e nulla turba il loro dialogo intimo. Quando la parola attinge alla profondità della persona è come se emergesse da un silenzio carico di significati e di forza. Il rumore continuo, gli urli e gli schiamazzi nulla possono contro di essa. Sono anzi la faticosa e preziosa circostanza in cui quella parola si rafforza nella pazienza.

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LA DOMANDA DI IRAKLI, GEORGIANO Tendere la mano per primo al mio nemico è un gesto incosciente. Rompe tutto. Ogni schema interiore e esterno. Le relazioni cambiano d'improvviso e, di rimbalzo, la percezione di se stessi muta profondamente. Un gesto che stravolge al punto che la stessa persona che lo compie ne rimane sorpresa. Gli altri reagiscono in modo insolito e inatteso, lo stupore circonda la persona aprendo un tempo di attesa: e adesso cosa succederà?

In alto, Franco Vaccari, presidente di Rondine. Qui a fianco, Irakli, ex studente georgiano di Rondine, ora Rondine d’Oro. Da questo numero parte una rubrica di domande e risposte tra gli studenti dell’associazione e il loro presidente. Un filo diretto per condividere dubbi e speranze di un’esperienza forte e complessa come quella della convivenza in quel laboratorio di pace che è lo Studentato internazionale di Rondine.

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Qui mondo > Voci dal Medio Oriente

Oggi stiamo partendo per una guerra senza nè morti, né feriti, né sangue e nemmeno sofferenza. Questa è l'unica guerra a cui prendiamo parte volentieri. La guerra per la pace. > Yitzak Rabin

Quando Leah mi disse: la pace si conclude col nemico Ricordi di un diplomatico tra lunghi viaggi in autobus e piatti di cous cous servito da Arafat. Dalla fantapolitica di LeCarrè al borgo di Rondine Cosimo Risi Diplomatico e docente di Relazioni internazionali all'Università di Salerno

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Il film La talpa riporta alla ribalta lo spionaggio classico, quello della contrapposizione est – ovest, dei buoni da una parte e dei cattivi dall'altra. Adam Michnik intervista John Le Carré su Repubblica. Chi tiene le redini del pianeta se l'America è in ginocchio, la Cina pensa ad arricchirsi e l'India a crescere? “Domani ancora gli Stati Uniti, ma dopodomani chi può saperlo?” – prevede Le Carré. E riguardo al conflitto fra israeliani e palestinesi? Le Carré riconosce che i due popoli “hanno sviluppato un'ostilità reciproca così accesa da non riuscire più a superarla... Mentre i vincitori si lasciano i ricordi alle spalle, i vinti conservano tutto nella memoria… Ogni nuova vittima diventa un tassello di storia. Sono un ottimista atipico, forse per questo non vedo alcuna prospettiva di riconciliazione tra israeliani e

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palestinesi. Non è bene nutrirsi di vane illusioni”. Incontro il dossier Medio Oriente quasi per caso. Nel 1980, al Consiglio europeo di Venezia, da giovane diplomatico non sono ammesso in sala, sono addetto al collegamento con le delegazioni straniere al Vertice. Quando leggiamo le conclusioni del Consiglio europeo, ci avvediamo che, grazie alla Dichiarazione di Venezia, la Comunità europea riconosce il diritto alla pace dei popoli israeliano e palestinese, il diritto del popolo palestinese a farsi rappresentare dall'OLP nei negoziati sul futuro assetto regionale, il diritto di Israele alla sicurezza. Una Dichiarazione in controtendenza rispetto alle posizioni dell'epoca che, da una parte, qualificavano come terrorista l'OLP e negavano l'esistenza di un popolo palestinese, mentre dall'altra volevano rimandare i sionisti, e gli ebrei tutti, là donde erano venuti. In missione ufficiale nei Territori arriviamo a Ramallah, la provvisoria capitale dello stato che non c'è, nel polveroso cortile dell'Autorità Palestinese, la Muqata. Noto subito i cubani, i miliziani che Fidel Castro ha mandato a Yasser Arafat per proteggerlo forse dai suoi stessi armigeri. Ci guidano al piano superiore dove si trova l'ufficio del Presidente. Arafat sta seduto dietro alla scrivania ingombra di carte, alle spalle la bandiera palestinese e l'icona della Spianata delle Moschee a Al - Quds, l'agognata capitale dell'agognato stato palestinese. Il presidente c'invita a sorpresa a colazione, che né il protocollo né il nostro programma prevedevano, dando per scontato che abbiamo il tempo per accogliere un invito che non si può rifiutare. Nella sala da pranzo stipata di commensali, Arafat mi vuole seduto alla sua sinistra, di fronte sta il nostro capo delegazione. E pretende di servirmi personalmente le pietanze

prendendole con le mani dal vassoio di portata. Non mangio carne ovina – gli spiego – e così mi riempie più volte il piatto di cous – cous alle verdure, che m'incita a mangiare tutto perché altrimenti che figura faccio fare al suo senso di ospitalità. Quando provo a versargli l'acqua – di alcol non v'è traccia – la guardia alle nostre spalle me lo impedisce: solo lui può servire il Presidente. La conversazione è distesa, cordiale. Da poco Autorità Palestinese e Israele hanno concluso gli accordi di Oslo e Arafat, con Peres e Rabin, ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Uno spiraglio degno della Dichiarazione di Venezia? Una sera a Tel Aviv, ceno con Leah Rabin, vedova di Itzhak, firmatario degli accordi di Oslo e divenuto, forse suo malgrado, sodale di Arafat. Leah rievoca la frase del marito che la pace la si conclude coi nemici: a spiegare la stretta di mano con Arafat sul prato della Casa Bianca. Rievoca pure l'emozione di Arafat alla morte di Rabin. Arafat, che le leggende metropolitane volevano travestito da donna, si recò a casa della vedova a Gerusalemme, dove non poteva ufficialmente entrare, per portarle di persona le condoglianze sue e del popolo palestinese. Una persona affettuosa e un amico sincero – commenta Leah - altro che certi israeliani di destra che avevano aizzato l'odio contro Rabin accusandolo – Lui, l'eroe di Gerusalemme unificata – di avere svenduto la sicurezza per la pace. Le parti, a Tel Aviv, si capovolgono: i nemici di sempre divengono amici nel lutto, i connazionali sono presentati come infidi e sospetti. Raccolgo l'invito di Leah, anch'essa scomparsa, per immaginare che Le Carré abbia torto nel prevedere l'avvenire del Medio Oriente. Che invece Israeliani e Palestinesi trovino il modo di capovolgere le parti. A Rondine già lo fanno.

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Qui Rondine > Convivere nello Studentato

Con la pace le piccole fortune crescono, con la guerra vanno in rovina le più grandi. > Sallustio

Le nostre distanze qui si fanno unione Guy, israeliano, e Kameliah, palestinese: «il vero conflitto era nelle nostre teste» Cristiano Proia

>Raccontare, in poche parole, l'essenza di

Rondine: lo straordinario, che è il quotidiano della convivenza nello Studentato Internazionale. Per una vicenda complessa, che si evolve giorno dopo giorno nelle coscienze degli studenti, immaginavo giri di parole e figure retoriche che si tengono ben lontane dalle zone 'calde' del problema. Freschi di Rondine d'Oro sia Guy, israeliano, che Kameliah, palestinese, non hanno dubbi e con la consapevolezza di chi è forte del proprio percorso ne tolgono anche a me. "C'è una tradizione a Rondine - esordisce Guy - i nuovi arrivati vengono accolti, alla discesa dal pulman, da due 'nemici' di diversa nazionalità. Lo straniamento iniziale lascia presto il posto all'energia che scaturisce da un forte rapporto d'amicizia: quello che il nuovo arrivato vede con i propri occhi tra le persone che lo accolgono". E Kameliah: "Arrivare a Rondine significa venire avvolti da questa energia, vedere un proprio connazionale stringere forti legami con il 'nemico' e sperimentare sulla propria pelle che una nazionalità diversa spesso nasconde un simile modo di pensare e di vivere la quotidianità". I momenti per confrontarsi non mancano, israeliani e palestinesi discutono del conflitto che inginocchia entrambi i loro paesi, ma questo non ha mai reso la convivenza impossibile, secondo le due Rondini d'Oro. “Il nemico esiste nella testa, sono io a scegliere quando iniziare e quando smettere di vedere una persona come nemico; quando io esco dalla dinamica del conflitto, l'altro non ha più con chi 'giocare' ” spiega Guy. Allora, capita che una sorta di separazione si viva nei confronti di chi ha abitudini radicalmente diverse dalle proprie nella gestione della vita quotidiana: “a volte notare queste differenze ti fa, in parte, capire quanto in realtà si ha in comune con chi si è da sempre reputato un nemico, ma è anche vero che abitudini diverse non possono farti mettere in discussione un'intera cultura”, precisa Kameliah. Il dialogo, a Rondine, è già andato oltre.

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Dall’alto in basso, Kameliah, studentessa palestinese, e Guy, studente israeliano. Da pochissimo sono entrambi diventati Rondini d’Oro. Ora li aspetta la sfida più grande: tornare nei propri territori con una nuova consapevolezza.

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Nelle pieghe del dialogo > Da Camaldoli a Rondine

Camminatore che vai, cercando la pace al crepuscolo: la troverai alla fine della tua strada. > Franco Battiato

Quelle tragedie mi aprirono gli occhi Pensiamo di avere diritto al perdono, ma ricordiamoci di concederlo prima all’altro Innocenzo Gargano Priore di San Gregorio al Celio, Roma

Qui sopra, padre Innocenzo Gargano. Qui a fianco, di spalle, con i fedeli di San Gregorio al Celio. Monaco camaldolese, è maestro dello studentato generale camaldolese. Risiede a Roma nel monastero di San Gregorio al Celio, del quale è priore. Professore straordinario di patrologia al Pontificio Istituto Orientale, insegna storia dell’esegesi dei Padri presso il Pontificio Istituto Biblico. Ha collaborato a diverse opere collettive e dizionari di teologia e spiritualità. È direttore del trimestrale Vita Monastica. Ha fondato i Colloqui ebraico-cristiani di Camaldoli, di cui cura la pubblicazione annuale degli Atti con Pazzini Editore. Presso le EDB ha pubblicato una ventina di volumi di Iniziazione alla «Lectio Divina» (1988-2007) e la trilogia ‘Camaldolesi nella spiritualità italiana del Novecento’ (2000-2002).

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Di Rondine posso dire che si tratta di una profezia allo stato puro. Io non l'ho seguita come altri della mia comunità camaldolese, ma l'ho sempre avuta in grande simpatia. La mia nascita all'ecumenismo è avvenuta tanto tempo fa e coincide con i tempi dell'elezione di papa Giovanni e la celebrazione del Concilio. E' maturata poi con la mia frequentazione dell'Ateneo Anselmiano e le lezioni di Padre Emannuel Lanne di Chevetogne con cui feci la mia prima ricerca per l'ottenimento della licenza in teologia. Successivamente, chiesi e ottenni una borsa di studio per immergermi totalmente fra gli Ortodossi greci. Il rafforzamento decisivo per la mia scelta ecumenica lo ricevetti poi in California. Non fu però la cultura americana che mi conquistò, ma la scoperta del dramma, della tragedia disumana di Israele. Le librerie del campus di Berkley traboccavano di libri sulla storia degli Ebrei successivi al Nuovo Testamento, alla distruzione del Secondo Tempio e alla dispersione imposta dall'Imperatore Adriano. Ne ricevetti l'impulso a fare qualunque cosa pur di aiutare le Chiese e il mondo intero a sanare la ferita profonda e indelebile che era stata inflitta agli Ebrei dai poteri del mondo e, soprattutto, dalla insensibilità delle Chiese. Diedi inizio ai Colloqui di Camaldoli (nel 1980), e fu in quegli stessi anni, più o meno, che conobbi lo splendido percorso di Rondine, ancora agli inizi. Ti pare che non ne dovessi provare sconfinato entusiasmo? Dopo quegli anni mi fu data la possibilità di fare qualcosa per gli

Armeni, altro popolo martoriato da contingenze storiche incredibili, e per i cosiddetti Uniati (greco- cattolici romeni e greci), presi tra due fuochi: quello dell'appartenenza ad un'etnia particolare e quella della comunione canonica con la Chiesa di Roma. I popoli cambiavano, ma le situazioni erano terribilmente, purtroppo, sempre uguali. Da qui la straordinarietà profetica di Rondine che aveva scelto, e continua ancora a scegliere di gettarsi là dove il conflitto sembra più insanabile e ad agire sui giovani nella delicatissima fase della formazione umana, culturale e spirituale, perché l'amicizia è l'unico antidoto alla supponenza crudele dell'uno o dell'altro e a quella sottile, sottilissima voglia di rifarsi, di rivendicarsi, delle violenze, delle umiliazioni, dei soprusi che, a turno, hanno spesso avuto tutti nei confronti degli altri. Non è vero infatti che tutti, mentre pensiamo di aver diritto al perdono, dovremmo essere pienamente consapevoli di doverlo chiedere umilmente agli altri? Io sto ancora lottando e lo farò finché campo, perché ci sia finalmente maggiore fiducia e grande, grandissima disponibilità, a perdonare e a chiedere perdono fra noi, fra tutti noi. Noi monaci, così come Rondine, credo siamo chiamati a dare semplicemente un segno, piccolissimo come un seme di senape. Perché tutto il resto lo farà sicuramente - ne sono profondamente convinto e lo dico, qualche volta perfino inascoltato, ai miei attuali Superiori - e unicamente il Signore.

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La riflessione > Passi nel silenzio

Se è vero che nell’amicizia il cuore arde, il fuoco del camino ne è l’icona più rappresentativa: non ci si mette davanti al focolare con un estraneo, con chi non si colloca in un rapporto - che sia fraternità, amicizia o amore – che richiede intimità, complicità nel sentirsi gioiosamente vicini. > Enzo Bianchi

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Come cristiani, noi crediamo che Gesù Cristo è l’unico salvatore, l’unico mediatore e l’unico Signore degli uomini, ed è proprio questa fede in lui che ci spinge verso uomini e donne di diverse culture e religioni, con grande simpatia, con il desiderio di ascoltare ciò che brucia nel loro cuore e di imparare da loro, nel dialogo e nel confronto schietto, libero, capace di reciproca accoglienza. Non siamo ingenui ottimisti ma, anzi, è con fatica che cerchiamo di assumere i sentimenti, gli atteggiamenti e i pensieri di Gesù (cf. Fil 2,5; 1Cor 2,16), lui che ha voluto incontrare tutti: sani e malati, giusti e peccatori, ricchi e poveri, ebrei e appartenenti alle genti, persone con la fede in Dio o che non conoscevano Dio. Gesù non ha mai giudicato né condannato nessuno, si è addirittura seduto alla tavola degli impuri, dei peccatori e dei maledetti: e come potremmo noi, suoi discepoli, rifiutarci di accogliere un fratello o una sorella in umanità? Siamo convinti della verità della nostra fede, ma dobbiamo confessare di conoscerla male, di viverla solo parzialmente, di contraddirla sovente con le nostre azioni. Di che cosa possiamo vantarci, se non di ciò che abbiamo ricevuto da Dio (cf. 1Cor 4,7)? Ora, da Dio abbiamo ricevuto anche gli altri: siamo forse migliori di loro? No, noi uomini e donne siamo tutti ciechi in cerca di essere guariti, zoppi che faticano ad andare avanti, balbuzienti nel parlare a Dio, spesso sordi nell’ascoltarlo. Siamo pellegrini in cerca della verità, della giustizia e della pace: tutti invochiamo e attendiamo la salvezza, quella “salvezza che – come ricordava in un suo scritto il

card. Ratzinger – non sta nelle religioni in quanto tali, ma è collegata con esse, nella misura in cui portano l’uomo al Bene unico, alla ricerca di Dio, alla verità e all’amore”. Il pellegrinaggio, il camminare insieme esprime bene allora la nostra verità più profonda: tutti cercatori in cammino verso una meta che non conosciamo pienamente ma che la fede cristiana rivela come la meta della storia, di tutta l’umanità, di tutte le terre e di tutti i tempi: il regno di Dio, la vita eterna di cui è stato posto un sentimento nel nostro cuore quando Dio ci ha voluto e creato a sua immagine e somiglianza. L’umanità è attirata segretamente verso Dio e la sua storia è storia di salvezza, di redenzione, di trasfigurazione. La nostra fede cristiana sempre lo dice e lo ridice sul fondamento della parola del Signore – “Io faccio nuove tutte le cose… Io sono l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine…” – sul fondamento della risurrezione di Cristo in cui l’amore di Dio ha vinto la morte per sempre! Camminare insieme, credenti differenti e non credenti, perché tutti figli dello stesso Padre, tutti portatori della stessa immagine divina, tutti amati da Dio, giusti e ingiusti, santi e peccatori!

In basso, Enzo Bianchi. Religioso e scrittore italiano, è fondatore e attuale priore della piccola comunità monastica di Bose, nel Biellese. E’ opinionista e recensore per La Stampa, Repubblica e Avvenire. E’ anche consulente della seguitissima trasmissione di Radiouno ‘Ascolta, si fa sera’.

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«Conosciate bene la vostra fede» Balbuzienti nel parlare al nostro Dio, spesso sordi nell’ascoltarlo: è ora di superare le contraddizioni Enzo Bianchi Priore comunità monastica di Bose

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Diario di viaggio > Selezioni dagli appunti, appunti dalle selezioni

La pace è più importante d’ogni giustizia; e la pace non fu fatta per amore della giustizia, ma la giustizia per amor della pace. > Martin Lutero

Incontrammo un pesce di nome G. Sguardi diffidenti, ma pieni di speranza. Ci consigliano alleanze con gli U2, ma il virus della condivisione sembra farsi già strada Stefano Marinelli Relazioni internazionali di Rondine

È difficile etichettare la delegazione di Rondine nei viaggi di selezione di nuovi giovani per lo Studentato Internazionale con una delle consuete definizioni. Non è una missione diplomatica, ma incontra le legazioni italiane. Non è un gruppo di cooperanti, ma incontra le Ong e le università per collaborare a progetti speciali. Non è un gruppo di amici dei giovani israeliani e palestinesi, eppure condivide con loro il tempo libero e le storie. La natura particolare ed eterogenea degli incontri svolti consente di confrontarsi con diversi punti di vista, di intuire come si evolvono le dinamiche del conflitto, di affrontare le varie ragioni per cui è difficile accogliere la proposta di vivere a fianco del proprio nemico.

> GIOVEDÌ 9 FEBBRAIO, ORE 17:00 Gli studenti israeliani ci accolgono nella hall dell'albergo di Tel Aviv. Partecipano agli incontri in programma e ci raccontano storie su ogni angolo del loro Paese. Sulla via di Gerusalemme fanno notare i muri ai lati della strada, costruiti durante la seconda Intifada per proteggere dai lanci di pietre. Più avanti indicano in alto i serbatoi d'acqua che sovrastano i tetti delle abitazioni arabe, escluse dalla rete idrica israeliana. > VENERDÌ 10 FEBBRAIO, ORE 22:00 Proseguendo verso sud, ci lasciano nelle mani dell'altra parte in conflitto. Le Rondini d'oro palestinesi rientrate a casa sono ormai numerose. Ci accolgono a Betlemme con una cena di benvenuto, facendo sentire a casa anche noi. “Casa nova” è proprio il nome della struttura francescana in cui alloggiamo nel centro di Betlemme, che nelle ultime frequenti trasferte nei territori, è stata di fatto una sede distaccata di Rondine. > SABATO 11 FEBBRAIO, ORE 16:30 Nelle università palestinesi in cui sono forti i movimenti studenteschi, è difficile ricevere candidature. Convivere con l'altra parte che sta al di là del muro che ha eretto può essere interpretato come un segno di "normalizzazione" della situazione corrente. Anche chi si sente pronto a conoscere gli Israeliani, teme che la propria disponibilità al dialogo sia fraintesa con la disponibilità ad accettare l'occupazione dei territori, che persiste da 45 anni e si sviluppa in solidi e popolosi insediamenti.

Gli appunti in questa pagina sono stati raccolti durante il viaggio di selezione di studenti che Rondine ha affrontato in Israele e nei Territori Palestinesi.

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> DOMENICA 12 FEBBRAIO, ORE 14:00 Durante i colloqui di selezione in Israele, si domanda a una candidata quale sia, secondo lei, la cosa più importante da sapere sul proprio Paese. “Innanzitutto”, risponde, “bisogna capire che la nostra è una nazione post-traumatica”. Il memoriale della Shoa, Yad Vashem, cerca proprio di far capire e di trasmettere l'esperienza delle comunità che hanno subito le deportazioni e lo sterminio nazista. Dopo oltre 60 anni di

conflitti arabo-israeliani, la paura di soffrire ulteriori violenze è rimasta immutata e la ferita non accenna a rimarginarsi. La voglia di forza e di sicurezza appare insaziabile. Per quanto si incontrino numerosi casi di straordinario impegno civile e spirito critico, il generale scetticismo verso gli Arabi rende difficile la disposizione al dialogo e la convivenza tra i due popoli. > LUNEDÌ 13 FEBBRAIO, ORE 17:00 Tra chi opera nel settore, la speranza di cambiamento sembra gradualmente affievolirsi. Un leader religioso, frustrato da anni di intenso e vano impegno per raggiungere la pace, ci raccomanda, per ottenere ascolto, di lasciar perdere le autorità spirituali e di chiamare piuttosto Bono Vox. > MARTEDÌ 14 FEBBRAIO, ORE 20:00 I giovani tornati a casa dopo l'esperienza di Rondine mostrano però di aver compreso una ragione per avere speranza; sembrano conoscere qualcosa di essenziale che è invisibile agli altri. Ricordano la storia dei due piccoli pesci che, nuotando una mattina, incontrano un pesce più anziano che dice loro: “Ciao ragazzi, com'è l'acqua?”. Allora uno dei pesciolini guarda l'altro e gli domanda “E che cos'è l'acqua?”. Uno dei giovani che da Rondine è tornato a lavorare nel suo Paese, (chiamiamolo G., data l'irrilevanza della sua provenienza) si infiamma nel raccontarci i sacrifici trascorsi per aver vissuto con l'altra parte in conflitto, il timore di essere frainteso dalla propria società e spiato dall'altra. Adesso, orgoglioso dell'esperienza vissuta, è consapevole che dietro al nemico si nasconde una persona con cui è possibile e naturale convivere, ma sa anche che per scoprirlo è necessario vincere i condizionamenti sociali e avere il coraggio di superare diffidenze e stereotipi. In questo senso, G. si ritrova ad essere come il pesce saggio, che adesso deve mostrare agli altri del suo mare che cos'è l'acqua.

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Conosciamo le Rondini d’Oro > Josephine Saffa

La pace sia sempre con te, poiché quando ogni giorno tu possederai la pace, sarai veramente ricco. > Pier Giorgio Frassati

La mia vita in Sierra Leone, nel segno di Rondine

Qui sopra, una bella foto di Josephine ai tempi della sue esperienza allo Studentato internazionale di Rondine.

Sono orgogliosa di cominciare dicendo che sono la più giovane Josephine ha un incarico diplomatico >donna con incarichi diplomatici del Corpo Diplomatico e Consolare della Sierra Leone. Con mia grande gioia sono stata nominata e pensa ad un futuro di impegno Console onorario presso l'Ambasciata Italiana in Sierra Leone. Una responsabilità: non solo posso rappresentare l'ambasciatore per i diritti delle donne e dei bambini grande Giancarlo Izzo, ma posso anche negoziare tutte le funzioni ufficiali Josephine Saffa Console onorario in Sierra Leone

UN PAESE IN DIFFICOLTA’ ECONOMICHE E SOCIALI

La piaga dei diamanti e dell’analfabetismo Dall'inizio degli anni '90 fino ai primi anni del XXI secolo la Sierra Leone ha sofferto di una sanguinosa guerra civile per il possesso dei giacimenti diamantiferi. La guerra, terminata nel 2002, ha lasciato una situazione di profonda povertà e difficoltà socio-economica. L'analfabetismo è uno tra i peggiori mali che affliggono il paese. Secondo le statistiche elaborate dall'Human Development Report, la Sierra Leone è uno dei cinque Stati più poveri del mondo con un Pil pro capite di circa 700 dollari. La Sierra Leone è ricca di diamanti, che hanno fatto nascere anche un imponente mercato nero legato al loro sfruttamento. Ma nonostante le attività estrattive, il bilancio statale rimane misero ed inadatto a fornire i servizi di base alla popolazione, che vive in condizioni di forte povertà. (fonte: Wikipedia).

per conto del Governo italiano in Sierra Leone. Il mio lavoro, qui, mi piace molto, e ora mi sento davvero realizzata. Un altro dei miei compiti è fornire servizi alle persone che per motivi diversi vanno in Italia, sia esso per studio, viaggi di famiglia, lavoro, o turismo. Tutto questo è scaturito dall'esperienza di studio in Italia e nello studentato di Rondine: per questo devo ringraziare prima di tutti il vescovo emerito della diocesi di Makeni, monsignor Giorgio Biguzzi. I primi tre mesi a Rondine sono stati molto difficili; imparare una nuova lingua, abituarsi ad un ambiente del tutto diverso da casa, abituarsi al clima, imparare la cultura italiana, ma più di tutto vivere con persone di diverse nazionalità, e di diverse confessioni religiose. Prima di questa esperienza ero convinta che non sarei mai riuscita a restare in Italia per un periodo di oltre un anno; ma quando sono stata accettata come studentessa di Rondine ho subito deciso di raccogliere la sfida. Ora sento la responsabilità di aiutare i bisognosi: sto facendo formazione a bambini sordi e non vedenti, in condizioni disperate, che provengono da situazioni di forte disagio ereditate dalla guerra. Ho sviluppato per loro una grande passione, in loro c'è un grande potenziale. Tutto grazie all'esperienza di team Building maturata a Rondine. Non vedo l'ora di raggiungere incarichi più importanti nella diplomazia, soprattutto per essere coinvolta in progetti che aiutino ancoradonne e bambini della Sierra Leone. Spero, con il mio lavoro, di ripagare nel modo migliore la fiducia che tutta Rondine ha riposto in me permettendomi di fare questa esperienza.

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Appuntamenti > Verso l’incontro con il Papa

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. > dal Vangelo di Matteo

A Roma per la mission Rondine dal Papa: il progetto ‘Sponda Sud’ apprezzato in Vaticano Luca Primavera UCS Diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro

In alto, l’arcivescovo di Arezzo, Cortona e Sanseplocro, Riccardo Fontana. Anche lui ha partecipato all’udienza di Rondine in Vaticano.

> Il progetto “Una nuova classe

dirigente per la sponda sud del Mediterraneo” ha ricevuto la benedizione di Benedetto XVI. È avvenuto nell'Udienza Generale tenuta dal Papa il 7 marzo e alla quale ha preso parte anche Rondine Cittadella della Pace. A fianco del presidente Franco Vaccari c'erano l'arcivescovo Riccardo Fontana e il presidente della Provincia Autonoma di Trento Lorenzo Dellai, insieme a tutto lo staff e gli studenti dello Studentato internazionale. Il Santo Padre aveva già avuto modo di salutare i giovani dello studentato di Rondine. “Andiamo a Roma innanzitutto ad affermare che Rondine è un'eccellenza del nostro territorio – spiega l'arcivescovo Riccardo Fontana, Vescovo di Arezzo, Cortona e Sansepolcro - è un'apertura concreta e culturale al

tempo stesso. La Cittadella della Pace rappresenta la dimensione intellettuale della nostra città, che sa diventare concreta al punto da formare operatori di altre culture e storie, e previene i conflitti puntando sulla formazione delle persone. Appartiene alla Chiesa schierarsi a favore di chi fa operazioni di tale valore. Dopo l’incontro con il Papa, alcuni cardinali verranno in Parlamento perché siamo anche cittadini di questa Repubblica - con Franco Vaccari e tutta la sua equipe, per presentare il lavoro svolto da questa associazione, ormai conosciuta a livello internazionale. Purtroppo rischiamo a volte che se ne sappia di più in giro per il mondo che a casa nostra. Bisogna spiegare che queste sono le opere che risolvono i problemi e avere la voglia di schierarsi con decisione a favore di chi fa del bene”.

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BENEDETTO XVI PRESTO AD AREZZO

E il 13 maggio il Santo Padre sarà nella città del Vasari >Tredici maggio 2012: è questa la data che rimarrà scritta nei

libri di storia. Papa Benedetto XVI quel giorno farà tappa nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Ed è la prima volta in Toscana per il pontefice tedesco. Non poteva mancare il Santo Padre in un anno così importante per il nostro territorio, in cui cadono due millenari: quello di Sansepolcro e quello di Camaldoli. L'annuncio è stato dato in contemporanea, martedì 17 gennaio, dalla sala stampa vaticana e dall'arcivescovo Riccardo Fontana, in diretta sull'emittente televisiva diocesana Tsd. L'intenso programma della giornata prevede la visita ad Arezzo dove, alle 10, presiederà la Messa e il Regina caeli, al Prato, nei pressi della Cattedrale. Nel pomeriggio è prevista la visita al Santuario francescano di La Verna e alla Concattedrale di Sansepolcro. «Il Pontefice passerà per i luoghi storici della nostra identità, ma soprattutto incontrerà la nostra gente – ha spiegato l'Arcivescovo Riccardo Fontana – Questa visita pastorale in Toscana è occasione per portare conforto e incitamento al bene comune, perché i poveri

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e i diseredati trovino nuovo sostegno dalla solidarietà dei cristiani. Dopo cinquecento anni, un Papa fa ancora visita a Sansepolcro, città fondata mille anni fa dai pellegrini Arcano ed Egidio, perchè Gerusalemme, città della Giustizia e della Pace, fosse anche in riva al Tevere. Nel nostro territorio c'è una cultura della giustizia che viene da lontano e appartiene a tutto questo popolo». Era dal settembre 1993 che un Pontefice non tornava in terra aretina-cortonese-biturgense. In quell'anno Giovanni Paolo II visitò per ben due volte la Diocesi. «Siamo molto grati al Signore e al Santo Padre per la grazia della visita del Successore di Pietro alla nostra Chiesa diocesana, che ha un ulteriore dono per rinnovarsi. La visita di Benedetto XVI - prosegue il Presule ci consente di avviare sin d'ora un cammino di preparazione all'incontro con il Papa, al quale presenteremo la ricchezza spirituale della nostra Chiesa e la multiforme varietà delle sue esperienze pastorali e culturali, e chiederemo di confermarci nella nostra fede nel Signore Risorto». LORENZO CANALI


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Appuntamenti > Presepi trentini in Medio Oriente

Con le pietre che ci ostacolano la strada si possono costruire cose meravigliose. > Johann Wolfgang von Goethe

Il presepe trentino splende a Betlemme La Provincia autonoma di Trento apre nuove strade di dialogo e promuove due borse di studio Lorenzo Dellai Presidente Provincia autonoma di Trento

Conclusa l'iniziativa “Il Trentino in Terra Santa. Il presepio: accoglienza e pace”, a nome della Comunità autonoma del Trentino, desidero ringraziare “Rondine Cittadella della pace” e il suo presidente Franco Vaccari per l'efficace collaborazione prestata in quest'importante occasione. Il Trentino cura da diversi anni rapporti di cooperazione a vari livelli con lo stato di Israele e con i Territori Palestinesi. L'iniziativa conclusasi il 12 febbraio con l'assegnazione delle due borse di studio allo studente israeliano Guy Frishman e alla studentessa palestinese Kameliah Alqam, si muove nella direzione della convivenza pacifica fra popoli di religione e cultura diverse. Ed è per questo che la Comunità autonoma del Trentino ha accolto con grande piacere l'invito di “Rondine” alla concessione delle due borse di studio. Per la Comunità trentina, infatti, promuovere azioni che favoriscano l'integrazione fra religioni e culture costituisce un valore di riferimento importante per la costruzione di una società libera. Il volontariato costituisce in Trentino la base fondante della comunità e la cultura dell'aiuto e della tolleranza sono insieme patrimonio e risorsa irrinunciabili. Da noi le ragazze e i ragazzi al di sotto dei sedici anni fanno a gara per poter entrare a far parte dei giovani volontari allievi dei Vigili del Fuoco: la considerano un'esperienza entusiasmante e Dall’alto in basso, formativa e rinunciano volentieri a hobbies di un’immagine vario tipo per dedicare il loro tempo a quello del presepe trentino; che poi rimarrà il filo conduttore delle loro la delegazione vite. Siamo orgogliosi di questo della Provincia autonoma di Trento piccolo/grande patrimonio che percorre una e di Rondine davanti strada molto simile a quella propostaci da “Rondine” nell'ambito dell'iniziativa “Il al municipio di Betlemme; Trentino in Terra Santa”. un’intervista La convinzione che solo la via della a Dino Leonesi, conoscenza e della cultura possano rafforzare consigliere di la strada della pace trovano, nell'iniziativa amministrazione costruita con “Cittadella della Pace”, lo dell’associazione strumento ideale per continuare a Rondine, promuovere azioni per contribuire a costruire e alla studentessa la pace in Medio Oriente. Kameliah.

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Le rubriche > Sfogliando i libri

La lettura di ogni buon libro è come una conversazione con le persone migliori dei secoli passati.'' > René Descartes

Da Cardini ad Adams, guardando il Veronese Storia, mistero e fantascienza. Il piacere di leggere per capire, sognare e... volare nello spazio Sergio Valzania Direttore

NOVITA’ ALLA CITTADELLA DELLA PACE

E Rondine ora ha lo scaffale d’onore

>Carniere pesante in questa stagione. Due grossi

tomi ci arrivano dagli storici. Franco Cardini e Luciano Canfora rappresentano l'eccellenza della storiografia italiana e poco prima di Natale hanno pubblicato per Laterza due opere di notevole respiro. Il Turco a Vienna, storia del grande assedio del 1683 di Cardini (777 pagine, 28 euro) ci racconta dell'ultima occasione nella quale gli ottomani si affacciarono minacciosi sotto le mura della capitale dell'impero asburgico. Ci rimasero anche a lungo e solo l'intervento del re di Polonia con il suo esercito salvò la città. Cardini inquadra in modo magistrale la vicenda nel confronto fra cristianità e islam che si sviluppò per alcuni secoli nei Balcani. Anche Canfora racconta di una città, la sua preferita: Atene. Il titolo è esplicito: Il Mondo di Atene (518 pagine, 22 euro). Il libro racconta con grande sapienza di quel paradosso che rappresentò la culla della nostra civiltà, luogo di confronto fra popolo e maggiorenti, nel quale questi ultimi producevano ricchezza e cultura proprio grazie alla spinta del demo, di quanti stavano ai remi delle navi di una flotta che per circa un secolo dominò l'Egeo mantenendo sotto un pugno di ferro la grecità che viveva nelle sue isole e lungo buona parte delle sue coste. L'analisi di Canfora è puntuale e evita i tranelli di una vulgata semplificatrice. Bellissima la sua descrizione della figura di Crizia, politico visionario e crudele, che sognava di trasformare Atene in una seconda Sparta e morì con le armi in mano per difendere il suo progetto irrealizzabile. Sempre di storia, La Cena in casa di Levi di Paolo Veronese, il Processo riaperto di Maria Elena Massimi (Marsilio, 206 pagine, 30 euro). Studio iconografico brillante e splendida ricostruzione di una vicenda dai contorni misteriosi, che analizza un quadro famoso dal punto di vista della storia che in esso è descritta per giungere a sostenere che il titolo con il quale lo conosciamo è falso. Infine un grande regalo arriva dalla Mondadori. Quasi di nascosto a novembre è uscito negli Oscar La lunga oscura pausa caffè dell'anima di Douglas Adams (273 pagine, 10 euro). Si tratta del romanzo finora inedito in italiano scritto dall'ultimo grande autore di fantascienza classica, scomparso nel 2001. Forse non all'altezza dei suoi capolavori, ma certo graditissimo da tutti gli appassionati. Me per primo.

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Con l’autore del primo dei tre libri qui sotto, Turiddo Campaini, Rondine ha inaugurato il proprio scaffale d’onore, nella biblioteca della sala Leonardo dello Studentato. I volumi qui sotto sono stati presentati con incontri aperti a tutti, che rappresentano nel tempo occasioni di confronto e di dibattito, da non perdere. Per acquistarlo: www.bol.it/libri/turcoVienna.-Storiagrande/FrancoCardini/ea978884208879/

Turiddo Campaini

UN’ALTRA VITA E’ POSSIBILE 2010, Dalai Editore, 157 pagine Un'altra vita è possibile, perché l'uomo non è solo consumatore, ma anche un insieme di valori etici con cui anche il profitto deve fare i conti. Riflessioni su un sistema entrato in crisi e su come sia necessario smettere di copiare modelli imprenditoriali importati da culture che non ci appartengono.

Per acquistarlo: www.amazon.it/Il-mondoAtene-RobinsonLetture/dp/8842097519/ref= sr_1_1?s=books&ie=UTF8& qid=1330883103&sr=1-1

Vannino Chiti

RELIGIONI E POLITICA NEL MONDO GLOBALE 2011, Giunti Editore, 240 pagine Chiti spiega come il cattolicesimo debba affrontare le sfide del mondo ridefinendo il suo ruolo nei confronti della politica e individuando le ragioni del dialogo con le altre religioni. Il volume espone le ragioni di un confronto, tra il cattolicesimo e le altre religioni monoteiste sulle grandi sfide del mondo attuale. Giorgio Righetti

FRAMMENTI DI UNA VITA SOLA 2011, Round Robin Editore, 236 pagine

Per acquistarlo: www.amazon.it/lungaoscura-dellanima-Piccolabiblioteca/dp/8804611812/r ef=sr_1_1?s=books&ie=UTF 8&qid=1330883292&sr=1-1

365 spaccati di vita, istantanee di momenti di altrettanti personaggi del nostro mondo. I riferimenti spazio-temporali si perdono, il mondo rimpicciolisce sino quasi a scomparire: se spogliamo le vite degli elementi che apparentemente le caratterizzano non rimane che un fascio di emozioni.

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