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Editoriale un pensatore francese, sociologo e filosofo, di passaggio a Caracas qualche anno fa venne chiesta una previsione sul Venezuela. Era ancora il tempo di Chavez, ma Jean Baudrillard non volle mettersi con la politica del Paese. Si limitò a dire: Viviamo un tempo in cui tutti quanti vantano diritti e è ormai quasi un reato reclamare perché non si rispettano i doveri. Ma in un mondo di soli diritti diventano superflue le forze di polizia, i giudici, le carceri e persino il boia andrebbe licenziato. Queste nostre società vantano solo diritti e quindi cosa ci sta a fare la giustizia? Potrebbe essere un mondo felice con soli diritti e niente doveri. C’è solo un piccolo inconveniente, ricordava Baudrillard: “La società avra poi bisogno di un solo uomo che faccia le funzioni di tutti”. Chi? Ebbene un salvatore che fa le funzioni di tutti si chiama dittatore. In una società di soli diritti poi finisce che non funziona più niente e quindi la stessa società invoca l’uomo forte. Ha bisogno di un “numero 1” che comandi e si faccia ubbidire. Non importa se sbaglia, gli si perdonerà tutto pur di ridare sicurezza e pace ai cittadini. C’è da chiedersi se chi ha votato Trump non abbia finalmente il primo cittadino che gli darà pace. Forse scuoterà solo la pianta, ma anche questa semplice azione comincia a essere vista da molti come l’unico rimedio per metter fine all’anarchia che il mondo globale sembra aver favorito, illudendoci tutti che i doveri sono un ricordo e che è tutta colpa dello Stato se la nazione non funziona. Papa Francesco ci ha messo in guardia dall’invocare “salvatori della situazione”. E a pensarci bene anche

la nostra situazione venezuelana ci ha insegnato che anche i “numeri uno” e Chavez lo era, possono fare ben poco se l’intero paese non si rimbocca le maniche e comincia a far qualcosa per migliorare la situzione. Non dipende dalla quotazione del petrolio il poter alzare la testa e andare avanti. Dalla sacca delle nostre ingiustizie dobbiamo cominciare a tirar fuori qualche soluzione pratica che aiuti il nostro prossimo. La sobrietà del vivere è il primo passo per orientare le risorse verso chi meno ne ha. Recentemente si è molto parlato di “Economia di comunione”. Molti imprenditori hanno scoperto la generosità e il piacere di fare senza puntare tutto sul guadagno. Stanno nascendo proposte, idee e comportamenti più intonati alla conservazione dei beni che abbiamo accompagnati dal piacere di goderli insieme al prossimo senza la devastante paura che ci fa accaparrare le risorse per paura di non sopravvivere. Ce la faremo tutti se saremo in carovana e sulla stessa barca per attraversare l’oceano della grande solitudine che ci attanaglia le nostre speranze. Bisogna anche pregare di avere il dono del discernimento che è proprio il dono di saper decidere e scegliere quando gli altri sono confusi. Manca anche un po’ di orgoglio personale e nazionale quando ci illudiamo che ci venga a tirar fuori dai nostri disastri un uomo forte, un salvatore. Il dovere ci chiama, ma non a buttar per aria il mondo, semplicemente ci chiama a essere eroi delle nostre umili azioni quotidiane, per far diventare vivibili le nostre città e le nostre case. E fra i tanti doveri che abbiamo tralasciato ci può stare anche il do-

vere della memoria, per non dimenticare chi ci ha permesso di non cominciare la nostra vita da zero e ci ha sempre offerto il braccio per aiutarci a rialzarci da fragorose cadute. E chi nella vita non le ha avute? Andare avanti si può con i veri testimoni della speranza e della gioia di vivere il mondo insieme. Ben vengano i numeri uno, ma ci voglio anche i 2 e i 3 e magari tanti 42, 43 o 105. Bisogna solo capire che si può andare avanti e anche meglio se è più facile trovare anche un numero 45 che si alterni alla guida della carovana. Quando al sentirsi dei numeri uno capiremo cosa significa dover prendere una decisione quando gli altri non hanno la più pallida idea di quale soluzione dare ai tanti problemi che ci assillano. Quanto a Donald Trump ha cominciato a lavorare e vedremo fra non molto che frutti darà il suo albero e se ce ne sarà per tutti, anche se non subito, con l’andar del tempo… Essere veri testimoni del nostro tempo, del nostro secolo, significa in poche parole che non ci dobbiamo mai chiedere: “A chi tocca?” Ed è anche inutile invocare criteri di reciprocità a cominciare dalla famiglia dove è l’amore che fa scattare la molla per cui tocca sempre a chi più ama. Ne vedremo comunque delle belle al tavolo degli uomini forti che battono i pugni per salvarci dal disastro. Su un tavolo di pietra saranno meno forti, e forse più prudenti e saggi perché picchiare i pugni sul marmo può anche procurare qualche mite pensiero per evitare il traumatologo. E s’ode in lontananza una canzone: “E qui comando io e questa è casa mia”. Mah! Beata illusione. La Redazione

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L’ultima illusione: sperare nell’avvento di uomini forti che si impongano per ristabilire l’ordine perduto


Sommario Editoriale

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Addio Silvano

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La nueva realidad de la Revista Incontri

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Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella

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Nueva colaboradora de la Revista INCONTRI: Grazia Musumeci-E

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Console d’Italia a Caracas, Dott.ssa Carmen Taschini

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10 Normas de convivencia en la familia

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Celebrados los 20 años de la Sociedad Dante Alighieri (SDA) en Venezuela : 20 años, la edad más bella

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El Carnaval en Venezuela: La fiesta popular por excelencia

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Complesso monumentale del Vittoriale, Gardone Riviera

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Pranzo in Consolato: “A Natale, la casa degli italiani si apre”

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Rivista multiculturale di attualitá italiana in Venezuela, iscrita alla Federazione Unitaria Stampa Italiana all´Estero e alla Federazione Stampa Scalabriniana

A.C. Revista Incontri

Pubblicità:

Presidente: Sante Cervellin

Telf.: (0212) 285.5994 / 286.0228 Cel: (0412) 597.5467

Direttore: P. Miguel Pan

Collaboratori:

Redazione: P. Miguel Pan Franco Soresi Impaginazione: BAFFO Segreteria: Anita de Roviello

Cristina Castillo Mariano Palazzo Maribel Abate Urgo Di Martino Giorgio Mazzucchelli Elisa Soressi Barbara Roviello Ghiringhelli Nicola Di Mattia


N° 365 - Gennaio - Febbraio 2017

L’Emilia Romagna c’e’, L’ Emilia Romagna vuole

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Papa Francisco admite que Lutero “llevó Biblia a la gente”

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Si trasmette un comunicato stampa riguardante le pensioni degli italiani in Venezuela: “Alfano: migliori condizioni per le pensioni degli italiani in Venezuela”

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El CIV realizó labor social en el Ancianato Villa Pompei

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Emozioni al Sant’Elia, Gigi Riva riceve Collare d’Oro: ‘Ringrazio presidente Malagò, partito per venire a casa mia’ Giochi invernali, ancora l’Italia protagonista

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Mondiali: Stuhec si prende l’oro nella discesa libera. Goggia 4ª

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Antonio di Benedetto degli Aquili detto Antoniazzo Romano Castagnole di Carnevale Penne ai carciofi e pomodoro Crostini con patè di funghi champignon

Sede:

Av. El Samán, Quinta RIMAC - PB, Urb. La Floresta, Caracas, Edo. Miranda Telfs.: (0212) 285-5994 / 286-0228 Fax: (0212) 286-4206 Aptdo. 68827 - Caracas 1062-A e-mail: revistaincontri@gmail.com www.revistaincontri.com.ve Depósito Legal pp 76-1373

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Día de los enamorados: ¿Quién fue San Valentín y por qué se celebra el 14 de febrero?


Addio Silvano S

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ono già passati molti anni da quando Padre Giuseppe Cogo mi presentò il nuovo collaboratore della rivista Incontri. Mi disse solo: “Ti presento Silvano, un amico che da oggi ci darà una mano a far navigare Incontri perché sono tempi difficili”. Da quel giorno la situazione anche economica di Incontri cominciò a migliorare e da subito ci rendemmo contro del lavoro meticoloso di Silvano nel coltivare i rapporti con gli inserzionisti della Rivista che come tutti sanno collaborano per il piacere di appartenere alla famiglia di Incontri ancor prima di un tornaconto pubblicitario che specialmente gli ultimi tempi è diventato vano. Come mai prima addirittura mancava lo spazio per contenere tutta la pubblicità che Silvano raccoglieva. Come facesse a raccoglierne tanta non era un mistero. La sua visita alle aziende e agli imprenditori italiani ormai aveva la caratteristica di una visita periodica di un amico. E con Silvano si parlava del più e del meno volentieri, senza timore e soprattutto sentendo che Silvano era uno di noi. Faceva parte a pieno titolo di quella nostra collettività di migranti italiani che per far servizio alla propria famiglia han cominciato con il migliorare il paese intero. Mi aspettava ogni anno per le interviste ai testimoni pubblici e privati della nostra collettività. Era sempre lui che apriva la conversazione mettendo a suo agio l’intervistato e ci riusciva con poche parole che dimostravano la sua preoccupazione per le vicende altrui, con quella sensibilità, oggi rara, di capire subito che per andar bene a uno deve andar bene a tutti. Amava l’Italia e me ne accorsi in occasione dell’ultimo viaggio in italia che facemmo assieme per visitare il direttore di Incontri Padre Cogo in Italia per cure e il fondatore della Missione Cattolica

Italiana di Caracas il novantenne Padre Simonetto. Nell’attraversare i paesi del Veneto vicini a quello della sua nascita coglieva dettagli vivi che dimostravano la sua nostalgia per il bel paese. Non mancava mai la visita al Nunzio Apostolico, e nelle ultime due interviste che facemmo a Mons.Giordano portammo il messaggio pasquale alla collettività e un pensiero profondo sul valore della testimonianza italiana in questi momenti difficili della vita del Venezuela. Non mancava mai un incontro con Eddo Polesel che prendeva un pomeriggio intero per ritrovare la speranza comune e la forza dei pionieri italiani che rappresentano una bella fetta di storia felice del Venezuela. Silvano era il mediatore perfetto perché aveva una capacità di ascolto particolare e nella sua semplicità sintetizzava i problemi dandone vie di uscita pratiche e confortanti. Ci ha colto di sorpresa la sua morte repentina ma non c’è da stupirsi se anche nel momento suo ultimo stava rendendosi utile. La Rivista Incontri sente il vuoto di una presenza utilissima che riusciva a far continuare il sogno di Padre Cervellin di lasciare un messaggio mensile alle famiglie italiane. Al momento di scrivere questo mio ricordo mi accorgo che dovrei sapere di più sulla sua vita, ma non mi stupisco perché


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sento il vuoto di quando ci lascia una persona buona che ci da forza anche solo per il fatto di camminare al nostro fianco. Il Signore lo avrà accolto nel suo Regno e spero che soddisfi il desiderio di Silvano di dare una occhiata quaggiù di tanto in tanto per migliorare le cose. A Nicole, amata sposa e ai figli vada il nostro

Silvano era molto più preoccupato dei problemi degli altri che dei suoi e poco mi parlava delle sue difficoltà che come tutti noi anche lui ne aveva, ma non le faceva pesare sugli altri. Il suo legame con la Missione era sentito con spirito cristiano e scalabriniano perché conosceva bene il modo come sostenere le persone più sfortunate della nostra emigrazione. Ci sarà modo in seguito di esercitare il nostro dovere della memoria raccogliendo materiale per avere una traccia della sua storia personale che rappresenta anche per noi un pezzo di storia vissuta della nostra collettività. Lui stesso era in certo qual modo una memoria storica che testimonianza le ottime relazioni con la comunità di accoglienza. Del Silvano cattolico impegnato ne parleranno certamente i Padri della Missione Cattolica. Da parte mia

pensiero e le nostre condoglianze. Il vuoto è grande, ma altrettanto grande è il lascito di bontà che ci ha lasciato per continuare in pace il cammino che resta da fare a noi suoi amici devoti. Caro Silvano, la famiglia di Incontri sa che la tua presenza sarà ancora importante nei momenti delicati della Rivista. Sarai sicuramente con noi quando si debbano prendere le decisioni che contano e così sarà per la tua bella famiglia. Ti sei meritato la medaglia del Beato Scalabrini che ti verrà consegnata nel tuo cerchio di beatitudine. Sia festa grande e daccene un segno accendendo quaggiù un arcobalento che partendo dal Venezuela, arrivi in Italia. Si compirà così il tuo sogno per l’Italia che con entusiamo hai seminato in ognuno di noi. Riposa in pace. La Redazione Franco Soressi Anita Iannone


La nueva realidad de la www.revistaincontri.com.ve

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a Revista INCONTRI es un ícono, un faro de nuestra colectividad, que a lo largo de estos 45 años ha enseñado el estilo de vida italiano, la cultura y costumbres de Italia. Pero también ha mostrado como los emigrantes se han adaptado y han consolidado su presencia en el país formando familias e historias de vida. En las páginas de esta revista, que nació en los primeros años de la década de los 70, específicamente en septiembre de 1971, gracias a la intuición del Padre Sante Cervellin su primer y por muchos años director, han quedado plasmadas infinidades de historias y anécdotas que reconstruyen esa gran inmigración italiana del pos guerra que llegó a estas tierras. Mientras escribo estas letras reviso el primer ejemplar impreso de la primera gran transformación de la revista y leo el artículo de presentación firmado por su director que reza así: “Amigos lectores, aquí estamos con la alegría y el entusiasmo de siempre, para presentarles nuestra revista en su nuevo formato. Han pasado 14 meses de aquella fecha cuando INCONTRI apareció tímidamente en Maracay, casi a la calladita, sin mucha pompa y el clamor de las presentaciones oficiales, con la modestia de sus 4 páginas en formato reducido, un “foglietto” por decirlo más coloquialmente”. Es decir la revista No 9, correspondiente al bimestre noviembre-diciembre del año 1972 (año II de publicación) se convertiría en el primer gran cambio de imagen con el fin último de ser un órgano impreso que permitiera estar en contacto de manera más directa con sus lectores. Con esta acción se ratificaba la visión siempre hacia adelante, siempre futurista, siempre moderna que ha caracterizado la revista y a quienes la han dirigido. Desde un principio el contenido no fue pensado solo para temas netamente religiosos, sino más bien perseguía el objetivo de ser vehículo del pensamiento de la iglesia social, de promover esos temas que preocupan a la familia y nuestros connacionales.

A través de todos estos años hemos sido testigos de cómo a través de los miles de artículos publicados, hemos conocido las historias, anécdotas y demás realidades de los protagonistas de nuestra colectividad resaltando el espíritu de servicio y dedicación hacia los otros, esa labor comunitaria y que muchas veces no se resalta. Un ejemplo concreto de esto tiene que ver con el movimiento federativo italo venezolano, más específicamente la de FAIV (Federación de Asociaciones Italo Venezolanas) fundada en 1983. Cuando con motivo de celebrarse los 30 años de tan importante institución se pensó en publicar la historia de sus 3 décadas de existencia, el primer y mayor problema


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Padre Miguel Pan

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que se enfrentaron quienes lo lograron fue el que poco o nada de esos primeros años reposaba en los archivos de la Federación. Una labor titánica que sólo pudo ser resuelta cuando Silvano Ponte, puso a disposición de las autoridades de FAIV los archivos históricos de la revista INCONTRI. Fue a través de exhaustivas horas de lectura de todos los números editados desde aquellos años que se pudo ir identificado los actores y protagonistas que hicieron la historia de los clubes y sus federaciones a partir de la década de los ’80. Fue así como se construyó la columna vertebral del guión y lo que quedo entonces fue la de llevar a cabo las entrevistas y encuentros para construir y publicar la película, que hoy tanto el documento audiovisual como los escritos son patrimonio histórico de la Federación.

Los padres escalabrinianos han sabido demostrar en todos estos años esa extraordinaria capacidad de adaptación y anticipación que caracteriza a los inmigrantes italianos y es así que padre Miguel Pan al frente de la revista no ha sido la excepción. Entendió que los tiempos, como siempre cambian, pero que en estos últimos años lo han hecho con una voracidad impresionante y por eso su llamado concreto, y decidido a integrar a los jóvenes para hacerle frente a esta nueva realidad que amenazaba con hacer sucumbir el sueño iniciado en la década de los 70. Con prudencia más no miedo, tomó la decisión, acelerada esta, sin duda, por la situación económica, pero no solo, porque por encima del asunto económico prevalecía la reflexión sobre cómo lograr comunicar en estos tiempos de redes sociales, de cómo restablecer los puentes de diálogo con la feligresía y sobre todo de cómo construir nuevos puentes de diálogo con el resto de la comunidad. Para ello convocó una primera reunión en la ciudad de Caracas en la sede de Campo Alegre a mediados del 2015 para encontrarse con el presidente de la Sociedad Dante Alighieri de esa ciudad, Mariano Palazzo, el presidente de la Casa de Italia de Maracay, Miguel Tortola, la presidente de la Federación de Jóvenes Italo Venezolanos (FEGIV), Antonella Pinto, el presidente de la Cámara de Comercio e Industria Italo venezolana (CAVENIT capítulo Aragua) y la consejera del COMITES Caracas, Mirna Casinelli, para plantear y analizar la situación actual, quedando evidenciado que se tenían que


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buscar estrategias para salvar el medio de comunicación más importante de nuestra colectividad. Las palabras de orden de esa reunión eran: transformación y adaptación, de la mano de los jóvenes, y es así que de ese encuentro salió la semilla de incursionar en el mundo virtual. Una reunión por demás significativa ya que implicó la transición de la junta directiva que hasta ese momento dirigía la revista y que en este encuentro estaba representada por Eddo Polesel, y Giorgio Mazzucchelli quienes apoyaron decididamente la nueva junta directiva que tendría como misión enrumbar la revista hacia nuevos horizontes. Habiendo definido este camino, se convocó una segunda reunión, esta vez en la Casa de Italia de Maracay, para izar velas en este ambicioso proyecto y es así que se concretó la contratación del joven italo venezolano Reinaldo Perrone, quién ya había desarrollado las páginas web de FAIV (2011), FEGIV (2012), FEDECIV (2013), CIM (2014). Luego de 8 meses de trabajo y algo más, se convoca una tercera reunión, esta vez en el Centro italiano Venezolano de Caracas, donde se incorpora al equipo de trabajo su presidente Carlo Villino. Importante reunión donde no solo se presentó el proyecto culminado sino que se fijó el lanzamiento oficial de la revista digital para la inaugu-

ración del V Festival de Cultura Italo Venezolana Tradizionando 2016, auspiciado por FAIV. Llegó finalmente el día jueves 20 de octubre, siendo designado como orador de orden Mariano Palazzo, para presentar oficialmente el portal wwww.revistaincontri.com.ve. Un acto sencillo pero muy emotivo, donde muchas personalidades estaban presentes, entre las que destacamos a la Dra. Tina Di Battista, al profesor Marco Diamanti y sin duda alguna la de Marcella Mosca, quien a sus 97 años sigue luchando para crear conciencia entre los jóvenes y hoy la vemos al frente del Comité de Ecología del CIV, ella, una seguidora asidua de la revista, no esconde su angustia y se pregunta si de verdad esta será la respuesta para que los jóvenes se interesen por la lectura y no que más bien los alejen. Nos toca a nosotros honrar la preocupación de esta gran luchadora, demostrando que el formato digital viene a llenar ese vacío que se había creado en los últimos años y que amenazaba con convertirse en un abismo, porque mes a mes se evidenciaba, cada vez más, la importancia de las redes sociales, la necesidad de entrar en el mundo virtual: si no estás en ella simplemente no existes, es, y era, el slogan que escuchamos, una y otra vez, en estos

tiempos de selfies, de instagram, de twitter, y pare uno de contar. La revista INCONTRI dio el paso, enfrentó el reto y este portal que presentamos el jueves 20 de octubre del 2016 en el Centro Italiano Venezolano de Caracas: www.revistainconti.com.ve es el resultado. El trabajo que se nos viene es arduo y difícil, seguramente, pero esto es un concreto llamado para que los jóvenes se incorporen a la historia más hermosa de nuestra colectividad, hoy la revista INCONTRI se alinea definitivamente con el nuevo concepto de promoción de la lengua y la cultura italiana recién acuñado en el II Encuentro realizado en Florencia el 17 y 18 de octubre último pasado, cuando en el marco de la décimo sexta semana de la lengua italiana en el mundo dedicado a la creatividad se llevó a cabo el II Congreso de los Estados Generales de la lengua italiana con la presencia de destacadas personalidades encabezadas por el presidente Sergio Mattarella, el primer ministro Matteo Renzi, el Vice Ministro de Asuntos Exteriores Mario Giro y por supuesto las máximas autoridades de la Sociedad Dante Alighieri con su presidente Andrea Riccardi. Es decir, ya no tenemos que seguir hablando de a ITAL NOSTALGIA SINO MÁS BIEN DE LA ITAL SIMPATIA y este portal que hoy presentamos va en busca de eso, de crear nexos, de crear diálogo, de crear simpatía entre todos sus usuarios que permita en tiempo real conocernos y conocerlos así que la REVISTA INCONTRI hizo del futuro su presente capitalizando su mejor riqueza, su pasado. Para quienes se atrevieron, para quienes decidieron, para quienes se arriesgaron, para quienes apostaron a ganador que hoy finalmente ve la luz! UN FUERTEY MERECIDO APLAUSO! Mariano Palazzo


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Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, nel suo messaggio di fine anno, ha parlato così dei giovani

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esidero, adesso, rivolgermi soprattutto ai giovani.  So bene che la vostra dignità è legata anche al lavoro. E so bene che oggi, nel nostro Paese, se per gli adulti il lavoro è insufficiente, sovente precario, talvolta sottopagato, lo è ancor più per voi.  La vostra è la generazione più istruita rispetto a quelle che vi hanno preceduto. Avete conoscenze e potenzialità molto grandi. Deve esservi assicurata la possibilità di essere protagonisti della vita sociale.  Molti di voi studiano o lavorano in altri Paesi d’Europa. Questa, spesso, è una grande opportunità. Ma deve essere una scelta libera. Se si è costretti a lasciare l’Italia per mancanza di occasioni, si è di fronte a una patologia, cui bisogna porre rimedio.  I giovani che decidono di farlo meritano, sempre, rispetto e sostegno.  E quando non si può

riportare nel nostro Paese l’esperienza maturata all’estero viene impoverita l’intera società.  Nel febbraio scorso, in una Università di New York, ho incontrato studenti di ogni continente. Una ragazza ha aperto il suo intervento dicendo di sentirsi cittadina europea, oltre che italiana.  T a n t e esperienze di giovani che con-

dividono, con altri giovani europei, valori, idee, cultura, rendono evidente come l’Europa non sia semplicemente il prodotto di alcuni Trattati. Un Continente che, dopo essere stato, per secoli, diviso da guerre e inimicizie, ha scelto un cammino di pace e di sviluppo comune.  Quei giovani capiscono che le scelte del nostro tempo si affrontano meglio insieme.


Nueva colaboradora de la Revista INCONTRI Grazia Musumeci-E

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icenciada en Letras y Magister Scientiarum en Historia de las Américas por la

Universidad Católica Andrés Bello. Esencialmente lectora, investigado-

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ra y docente.


Console d’Italia a Caracas

Dott.ssa Carmen

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armen Taschini é la nostra Console d’Italia a Caracas. Giovane, dallo sguardo brillante, sempre in movimento. Da un anno in Venezuela, come tutti gli italiani, spegne l’aria accondizionata per godere del clima che offre Caracas, ne troppo caldo, ne freddo. La Dott.ssa Taschini, ci accoglie con la gentilezza delle persone che sanno avvicinarsi alla gente. La Console si é laureata in Scienze Politiche presso l’Universitá di Roma Tre ed ha un Master in Studio Diplomatici conseguito in Spagna. Terminato il Master, ha lavorato col Servizio Italiano per l’ Organizzazione internazionale, preparandosi per il concorso diplomatico. Ha svolto attivitá di traduzione ed interpretariato, e ha vinto il concorso diplomatico nel 2013. Due anni dopo, nel 2015, ha scelto Caracas come destinazione. Lavorare in Venezuela é la sfida intrapresa da Carmen Taschini, Console italiano presso il Consolato Generale d’Italia a Caracas. Dopo un breve incontro con la Console, intercambiando idee ed opinioni sull’organizzazione del pranzo di natale in Consolato, siamo riusciti ad incontrarla e le abbiamo

Taschini

posto qualche domanda in merito alle sue esperienze passate e ai suoi progetti futuri. Quando le ho chiesto cosa pensaba della vita a Caracas, la Dott. ssa. Taschini ha risposto che ha scelto di venire in Venezuela per scoprire e toccare con le proprie mani, una realtá poco conosciuta dagli italiani in Italia. Per la Console la vita a Caracas é complicata, forse piú complessa di quanto si aspettase, ma la Dott.ssa Taschini, arrivata nel mese di ottobre del 2015, gode delle bellezze naturali che offre la capitale del Venezuela: colori esuberanti e paesaggi che non smentiscono la fama che hanno i tropici. Per quanto riguarda la sua attivitá in Consolato, la Console svolge funzioni varie: dalla assistenza ai connazionali, la gestione di tutta la macchina del Consolato, compreso la gestione del personale e la soluzione dei problemi che bisogna affrontare: nuove sfide, cambiamenti, ma anche la gestione contabile di emergenze nella circoscrizione di competenza del Consolato di Caracas.

L’ufficio Asistenza, una prioritá per la Console Tutti i Consolati Italiani, dice la Dott.ssa. Taschini, hanno l’ufficio Assistenza, ma in Venezuela é forse una delle prioritá perché le condizioni socioeconomiche di molti connazionali sono precarie. L’Ufficio Assistenza offre assistenza medica e farmaceutica ai connazionali piú bisognosi. Sotto diversi profili come il sussidio directo e il sussidio indirecto- servendosi di enti privati l’Ufficio Assistenza cerca di adeguarsi alla realtá del Venezuela in maniera effettiva, no simbólicamente, ma con dei contributi reali e tangibili. L’intervista si conclude con un saluto insistendo sull’idea di un Consolato che cerca la maniera di addattasi alla crisi del paese, ma con la consapevolezza e l’intenzione di migliorare in tanti aspetti, i servizi offerti dal Consolato. Grazia Mesumeci


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Normas de convivencia en la familia

l Respetar los límites. l No tocar las cosas ajenas, salvo que se pida permiso para ello. l Ayuda mutua entre los integrantes de la casa. l Compartir el trabajo diario, semanal como limpieza, lavado de platos, preparación de la comida, compras, etc. l Compartir gastos y pagos de servicios públicos. l Mostrarse amigable con los invitados de los demás. l Consultar acerca de planes de fin de semana, salidas. l Organización de fiestas. l Respetar el descanso y el sueño. l Practicar la política de buena vecindad. Valores familiares

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Es en la familia donde se enseñan los primeros valores; valores que serán sustento para la vida en sociedad y a lo largo de la vida de la persona. Entre otros destacan los siguientes:

l La alegría: La alegría es un valor que se siembra primeramente en el seno familiar. l La generosidad: La generosidad es uno de los valores que se fomentan en la vida familiar. l El respeto: El respeto hacia los demás miembros es otro de los valores que se omentan dentro de la familia, no sólo respeto a la persona misma, sino también a sus opiniones y sentimientos. l La justicia: La justicia se fomenta en el seno de la familia al establecerse lo que corresponde a cada miembro de la misma.


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Celebrados los 20 años de la Sociedad Dante Alighieri (SDA) en Venezuela

20 años , la edad más bella

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de noviembre de 1996 fue el día escogido para llevar a cabo el acto de inauguración de la SDA en Venezuela. El evento se llevó a cabo en el cine teatro de la Casa de Italia de Maracay (CIM) y esa noche La Boheme fue el marco musical que engalanó la noche, una noche mágica, una noche llena de emociones y entre la más significativa sin duda alguna fue el momento cuando de manos del integrante del extinto Comité de la SDA de Caracas que se constituyó en 1953: Giuseppe De Stefano entregó a la fundadora y primer presidente del recién inaugurado Comité de la SDA en Maracay, Cav. Margherita Cavani, un manuscrito como testimonio inequívoco de que estábamos recogiendo el testigo iniciado aquellos años. Desde ese día a hoy, mucha agua ha corrido bajo el puente, nada más y nada menos que dos décadas de historia, una historia linda, llenas de anécdotas, en-

cuentros y actividades resumido en un video de 5 minutos proyectado, la noche del 01 de noviembre del 2016, en pantalla gigante en el recién remodelado cinema teatro de la CIM (https://www.youtube.com/watch?v=7mBYltAfpzo). Esa noche empezó con las palabras de la directora de cultura de la CIM, Lic. Evelyn Ranauro-Borges, quién le dio entrada a la coral Luciano Pavarotti para que entonaran los respectivos himnos nacionales, y luego de las palabras del actual presidente, Mariano Palazzo, fue el turno del presidente de la CIM, Miguel Tortola para dar su saludo y bienvenida al embajador de Italia en Venezuela, su excelencia Silvio Mignano, quién se hacía presente para regalarnos el canto 34 del poema de Ludovico Ariosto, celebrando también los 500 años de la publicación del Orlando Furioso, demostrando que esta obra así como el universo es un laberinto de infinitas posibilidades. La ocasión fue propicia para conferirle la orden CIM en su I clase, así como un reconocimiento otorgado por la SDA elaborado por dos artistas aragüeños: Benito Parra y Ricardo Castro. Presentes para la ocasión el cónsul general de España, el presidente de la Cámara de Comercio Italo venezolana a nivel nacional (CAVENIT), Alfredo D’Ambrosio y del capítulo Aragua, Ciro Mauriello, el presidente de la Federación Deportiva de Clubes Italo Venezolanos (FEDECIV), Junio Chiari y de la de Jóvenes Italo venezolanos (FEGIV), Antonella Pinto, representantes de COMITES, de


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la iglesia, de la academia (Colegio Juan XXIII único colegio que dicta clases de italiano en el estado Aragua), las asociaciones regionales (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Molise, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto), los clubes hermanos de la ciudad (Centro Hispano, Casa Portuguesa, Casa Apure), significativa la presencia de uno de los fundadores de la casa de Italia de Maracay, el Cav. Ettore Rossi y muchos, muchos más. La noche continuó con el bautizo del primer libro de Aldo: Viaje Onírico en el mundo de Dante, escrito que narra una entrevista imaginaria con el altísimo poeta, así como el recorrido realizado por el periodista por 15 estados venezolanos recogiendo anécdotas de cómo se conoce y estudia al padre de la lengua italiana en esos pueblos y ciudades. El padrino de bautizo fue el mismo presidente de la CIM y el presbítero Jesús Díaz Dagger de la Parroquia San Carlos Borromeo fue quién bendijo la publicación. El Padre Dagger recordó el hecho de que el mismo papa Francisco ha invitado a leer a Dante Alighieri definiéndolo como el profeta de la esperanza. Es justo destacar que la venta de los primeros 25 libros fueron donados a la casa di riposo Angelo Petricone de Maracay, que se sumaron a los otros diez que el mismo embajador adquirió con el mismo fin. La noche culminó con un exquisito concierto a cargo del ensamble de flautas del estado Aragua paseándonos primero por Italia con las notas y melodías escritas por Antonio Vivaldi y sus cuatro estaciones, Pietro Mascagni y su Cavalleria Rusticana y la eterna O’Sole Mio de Eduardo Di Capua, y luego las notas venezolanas inundaron la escena con Dama Antañona de Francisco de Paula Aguirre, Venezuela de Pablo Herrero y José Armenteros y el magistral cierre con Alma Llanera de Pedro Elías Gutiérrez. La energía estaba en

su punto más elevado y todos juntos cantamos el cumpleaños mientras la hermosa torta hacia su entrada. Soplamos las velitas y llenos de alegría y felicidad degustamos el exquisito relleno italiano de este extraordinario dulce elaborado por expertas manos italo venezolanas de la pastelería Ariston dirigida por el señor Giovanni. Pero las celebraciones no terminaron aquí, porque el miércoles 02 de noviembre continuamos con el taller introductorio a la Divina Comedia, donde no solo intervinieron el embajador de Italia comentándonos el canto XXVI del Infierno, y Miguel Tortola quien nos ilustró la presencia del máximo poeta en la CIM, o Michela La Cruz con su galería fotográfica inspirada en la obra de Dante, sino que nos deleitamos con todo el conocimiento del Dr. Jefferson Plaza, catedrático de la Universidad Central de Venezuela quien nos hizo un recorrido desde la carta a Cangrande della Scala, pasando por el canto V y XXXIII del Infierno, así como los cantos VI de cada cántica, los llamados cantos políticos para cerrar ilustrando lo grotesco y lo carnavelesco del infierno dantesco. El taller lo completo el audiovisual de Franco Nembrini: Cento canti y la Vita Nova y la discusión del libro bautizado la noche anterior. Palabras de agradecimiento expresaron los más de 20 participantes al recibir sus respectivos certificados y cuya conclusión inmediata es la inminente apertura de un ciclo de lecturas dantescas coordinado por el comité de lectura de la CIM, y desde ya podemos decir que una semilla hemos sembrado, así como sembraron un araguaney, el árbol nacional, como símbolo perpetuo de paz y hermandad en la mañana en la Plaza Italia, el embajador de Italia, el presidente de la Casa de Italia de Maracay y el alcalde de la ciudad, Pedro Bastidas. La máxima autoridad de la ciudad jardín se sentía tan a gusto que se quedó junto al padre Georges Mousalli, de la parroquia de San Jacinto


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a escuchar las conferencias de la mañana y a almorzar con los representantes de la colectividad italo venezolana. Es importante destacar que estas actividades tuvieron repercusión mundial, al no solo quedar reseñadas en el boletín que la sede central de la SDA en Roma que emite semanalmente, confiriéndole a nuestra institución el honor de encabezarlo como el comité de la semana, sino que además recibimos felicitaciones desde Buenos Aires (Argentina) de puño y letra de su presidente el abogado Mario Orlando y donde el año que viene se llevará a cabo el congreso mundial de la SDA, de Forli en Emilia Romagna e incluso desde Sassari en Sardegna quienes manifestaron su orgullo de que un artista sardo Giosuè Mrongiu fuera el artista con que inauguramos el martes 01 nuestras actividades celebrativas.

Al caer la noche hicimos entrega de los respectivos reconocimientos a todos quienes de alguna manera han apoyado y participado en estas celebraciones destacando a Mirna Casinelli, Miguel Tortola y Evelyn Ranauro-Borges y cerramos con broche de oro, al regalarnos el embajador una caricatura de su autoría hecha esa misma noche para deleite de todos quienes estábamos presentes. Sin duda alguna el concepto de ITALSIMPATIA mejor no pudo quedar definido en estas 48 horas de festejos por los 20 años de la SDA en Venezuela!! 20 anni l’età più bella!! Mariano Palazzo


El Carnaval en Venezuela

La fiesta popular por excelencia

El Carnaval en diferentes estados El Carnaval de Venezuela es una fiesta por todo lo alto y se vive de una manera muy intensa. Son famosas las celebraciones carnestolendas (fiestas de la carne) de Carúpano, El Callao, Hoy cada región venezolana tiene su propia manera de celebrar el carnaval y la fama de algunas de estas celebraciones, han traspasado las fronteras. En el estado Carabobo, vibra con diversiones como:  la Burra, la Hamaca, el Caimán  y el Alacrán. Además, la tradición del carnaval de Puerto Cabello se ha mantenido sin interrupción desde 1871, pasando de una generación a la otra. En Barquisimeto desde el año 2000 se celebran año a año los Car-

navales Internacionales de Barquisimeto, los cuales han venido evolucionando año tras año. La celebración cuenta con desfiles, conciertos y competencias. Cada año se suman más carrozas de diferentes parroquias se estiman entre 100 y 120 carrozas. El desfile de comparsas también se hace presente en esta celebración con una aproximado de 80 comparsas de jóvenes, niños y adultos, que desfilan al ritmo de la música de las diferentes bandas juveniles que los acompañan. Las comparsas y carrozas pasan por una evaluaEl Carnaval de El Callao

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En Venezuela los carnavales son fiestas movibles que se celebran entre febrero y marzo”. Una de las fiestas más populares de Venezuela es el Carnaval. Días llenos de papelillos, disfraces, coronación de la reina, calipsos, sorpresas, juegos, playa y vacaciones. En todos los estados del país, niños, jóvenes y adultos, celebran y se divierten al son de la  música tradicional y con diferentes actividades. En Venezuela la tradición del Carnaval llegó junto con la conquista, cuando se tenía la costumbre de jugar con agua, azulillo, huevos y otras sustancias y fue en el siglo XVIII que el Carnaval comenzó a celebrarse en Caracas de manera más refinada, con carrozas, comparsas, entre otras actividades.


desfile traen sus asientos y sillas para asegurarse un puesto y apreciar el recorrido de las carrozas, comparsas, disfraces individuales de niños y adultos, provenientes de escuelas, comunidades, empresas públicas, así como las respectivas candidatas que esperan coronarse como la reina del Carnaval. Otro de los carnavales más populares de Venezuela, se celebra en El Callao, estado Bolívar. En este territorio, los primeros pobladores nativos de las Antillas Británicas y Francesas, dejaron sus primitivos ritmos de Kalinda y los primeros calipsos, géneros que aún acompañan durante varias días las comparsas de carrozas monumentales y bailes colectivos en el que las madamas, diablos y mediopintos, colocan la nota sosteCarnaval de Carúpano

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ción de un grupo de jueces que durante 4 días evalúan su desempeño, las que terminen ganadoras son premiadas con un premio en efectivo. Otra importante celebración del  Carnaval en Venezuela son los Carnavales de Maturín. Cada año Maturín y su gente celebra de manera entusiasta las festividades del Rey Momo, con la participación de sus comunidades, instituciones educativas. A lo largo de la avenida Bolívar se ubican los espectadores los cuales la noche anterior al Carnaval de Caracas

Carnaval de Maturín

nida del colorido y la algarabía. En los carnavales de El Callao, se destacó la negra Isidora (ya fallecida), personaje que se dedicó a organizar las fiestas en esa región, haciéndolos uno de los más alegres y vistosos del país. Con el tiempo las fiestas carnestolendas estuvieron a punto de desaparecer, sobre todo en Caracas, la vida agitada de la ciudad, el deseo de sus habitantes de tomar unos días de descanso fuera del bullicio citadino, dejaba a la capital prácticamente sola en esos días. Hoy se está tratando de rescatar esta tradición y se anuncian elecciones de reinas, desfiles de carrozas y otros.


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Complesso monumentale del Vittoriale, Gardone Riviera


Pranzo in Consolato:

“A Natale, la casa degli italiani si apre”

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edeli al detto “A Natale con i tuoi”, il Consolato, la “casa” degli italiani in Venezuela, nelle parole del Console Generale Mauro Lorenzini, si apre e riceve i connazionali piú bisognosi. E cosí si é riunita la grande famiglia costituita dalle tante persone in difficoltá che l’Ufficio Assistenza del Consolato Generale d’Italia a Caracas assiste e appoggia durante l’anno. L’evento, organizzato per creare uno spazio per gi assistiti, é il momento in cui i connazionali assistiti si sentono serviti in una giornata dove loro sono protagonisti, spiegano la Dott.ssa. Taschini e Ana Vingelli, cuore e mente pulsante della organizazzione del pranzo natalizio offerto dal Consolato il 14 dicembre 2016. L’Ufficio Assistenza del Consolato aiuta circa 500 connazionali, dei quali, 300 si trovano a Caracas. Non potendo ricevere tutti, hanno scelto 199 persone che non hanno famiglia o che si trovano in situazioni di maggior difficoltá. Per il pranzo si sono presentati 151, quasi tutti accompagnati, in una giornata diversa, in un’occasione particolare, ma nel loro giorno, il giorno piú speciale dell’anno per l’Ufficio Assistenza e tutti i sostenitori e benefattori che hanno aiutato ad organizzare questo incontro con le persone che aiutano durante l’anno. A tale proposito la Dott.ssa. Taschini sottolinea l’importanza dei benefattori che hanno reso possibile il pranzo: Salvatur, CIV, Comitas, il Maestro Víctor López, Pipoka, Biomed, la Biscotteria Carlini e Michele Buscemi, del Comites. Anche se é difficile portare avanti una attivitá come questa, in un paese

nelle condizioni del Venezuela, i risultati della festa sono stati molto soddifascienti. L’attivitá é diventata uno spazio per la gioia, assolvendo in pieno il vero spirito natalizio, perché alle volte, basta regalare un sonriso per capire che il dono natalizio piú bello sia proprio l’allegria. La festa é stata dedicata inanzitutto agli anziani senza famiglia, perché la solitudine e la lontananza pesano, soprattutto nei giorni natalizi. Ma vedere le reazioni di gioia degli invitati, anche quelli in condizioni di salute delicata, ha lasciato un’ impronta nel cuore di chi ha organizzato il pranzo, perché il ricordo della festa cerca di essere qualcosa di vivo, qualcosa che resti nella memoria degli assistiti in maniera positiva. La festa non si é svolta soltanto a Caracas, ma anche nei Consolati onorari di Puerto Ordaz, Valencia e Maracaibo c’é stato l’appuntamento

con l’ Istituzione italiana per festaggiare il natale insieme ad uno staff di persone che con impegno non hanno dato solidarietá e calore umano ai connazionali meno fortunati. Il pranzo a Caracas si é svolto con serenitá, animato dalla presenza del tenore Victor López e due cantanti del CIV che hanno offerto un repertorio di musica italiana che in molti casi ha risvegliato la memoria degli invitati, riportandoli ad altri tempi, forse migliori. Il pranzo di natale si é concluso tra abbracci, ringraziamenti, auguri, un dono di natale e un sussidio adeguato alla situazione attuale del paese. Gli assistiti hanno mostrato la loro riconoscenza con sonrisi e ringraziamenti che hanno reso il momento vissuto qualcosa di speciale per chi ha collaborato nell’organizazzione della festa. GM-E


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Día de los enamorados: ¿Quién fue San Valentín y por qué se celebra el 14 de febrero?

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l Día de San Valentín se celebra todos los 14 de febrero y representa al día de los enamorados. El origen de esta fecha se remonta a la época de los romanos, aunque fue en el siglo XX que se “comercializó” como una tradición milenaria.  El San Valentín más reciente data de 1840, cuando Esther A. Howland comenzó a vender en las primeras tarjetas postales masivas de enamorados, conocidas como «valentines», con símbolos como la forma del corazón o de Cupido.   Sin embargo, algunos creen que es una fiesta cristianizada del paganismo, ya que en la antigua Roma se realizaba la adoración al dios del amor, cuyo nombre griego era Eros y a quien los romanos llamaban Cupido. En esta celebración se pedían favores al dios y se brindaban regalos u ofrendas para conseguir así encontrar al enamorado ideal.  Otros centran el origen de la historia de San Valentín en la Roma del siglo III, época en la que el cristianismo era perseguido. En este periodo también se prohibía el matrimonio entre los soldados ya que se creía que los hombres solteros rendían más en el campo de batalla que los hombres casados porque no estaban emocionalmente ligados a sus familias.  ¿Pero quién fue San Valentín? San Valentín era un sacerdote

Existen diversas teorías sobre el origen de esta fecha que se celebra en todo el mundo que en el siglo III ejercía en Roma. Gobernaba el emperador Claudio II, quien decidió prohibir la celebración de matrimonios para los jóvenes, porque en su opinión los solteros sin familia eran mejores soldados, ya que tenían menos ataduras.  El sacerdote consideró que el decreto era injusto y desafió al emperador. Celebraba en secreto matrimonios para jóvenes enamorados. El emperador Claudio se enteró y como san Valentín gozaba de un gran prestigio en Roma, lo llamó al palacio. San Valentín aprovechó aquella ocasión para hacer proselitismo del cristianismo. Aunque en un principio Claudio II mostró interés, el ejército y el gobernador de Roma lo persuadieron para cortarle la cabeza. El emperador Claudio dio entonces orden de que encarcelasen a Valentín. Luego, el oficial Asterius, encargado de encarcelarle, quiso ridiculizar y poner a prueba a Valentín. Le retó a que devolviese la vista a una

hija suya, llamada Julia, que nació ciega. Valentín aceptó y, en nombre del Señor, le devolvió la vista. Este hecho convulsionó a Asterius y su familia, quienes se convirtieron al cristianismo. De todas formas, Valentín siguió preso y el emperador Claudio ordenó que lo martirizaran y ejecutaran el 14 de febrero del año 270. La joven Julia, agradecida al santo, plantó un almendro de flores rosadas junto a su tumba. De ahí que el almendro sea símbolo de amor y amistad duraderos. El cuerpo de San Valentín se conserva actualmente en la Basílica de su mismo nombre que está situada en la ciudad italiana de Terni. Cada 14 de febrero se celebra en este templo un acto de compromiso por parte de diferentes parejas que quieren unirse en matrimonio al año siguiente.


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L’Emilia Romagna c’e’ L’ Emilia Romagna vuole

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a seconda domenica di dicembre abbiamo preso l’aereo che ci ha portato in Italia, via Parigi, sotto invito della Consulta della Regione Emilia Romagna, per partecipare alla riunione indetta per il 15 e 16 dicembre (http://emilianoromagnolinelmondo.regione.emilia-romagna.it/notizie-1/notizie/seduta-plenaria-della-consulta-degli-emiliano-romagnoli).  Puntualmente il nostro Airbus 330-200 della linea aerea bandiera Air France partiva dall’aeroporto internazionale ”Simón Bolívar” di Maiquetía, arrivando dopo 9 ore di volo, all’aeroporto internazionale “Charle De Gaulle” della capitale francese. Dopo otto ore di attesa, finalmente siamo partiti, un airbus 318 decollava prendendo quota e sorvolando le Alpi coperte di neve. Impressionante la visione: già il sole calava lasciando come ricordo dei bellissimi raggi arancioni che coloravano tutto l’orizzonte di un cielo limpido, ma, prendendo quota, dal finestrino dell’aereo, lo sguardo si perse in un tappetto di nubi bianco grigiastre che copriva tutta la valle padana. Quando un’ora e mezza dopo, l’aereo ha incominciato

a manovrare per prendere terra si è infiltrato in questo manto di nebbia orientandosi solamente grazie alla tecnologia; infatti i nostri occhi hanno divisato la pista solo quando eravamo a una cinquantina di metri di altezza e appena sbarcati e mentre aspettavamo l’autobus che ci avrebbe portato dalla pista alla porta di disimbarco, guardavamo stupefatti nel vedere la quantità di aerei che partivano e arrivavano in continuazione: sbucavano uno dietro l’altro da quella nebbia così fitta. Un’immagine surreale solo possibile grazie alla tecnologia di punta che guidava i piloti. Forse proprio per questo, quando hanno battezzato questo aeroporto li hanno dato il nome del premio nobel della fisica (1909), nato a Bologna (25/04/1874), il grande Guglielmo Marconi. Finalmente siamo arrivati alla stazione centrale dei treni di Bologna, dopo aver preso la navetta che ci ha portato dall’aeroporto, in una ventina di minuti, per subito prendere il treno per Ravenna, dove già avevamo prenotato una camera presso l’hotel Minerva che si trovava a due passi della stazione. Siamo arrrivati a Ravenna alle 8 di sera, ma per il clima e il buio


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sembrava notte fonda, ed eravamo sfiniti: erano trascorse più di 24 ore da quanto eravamo partiti da Maracay. Il giorno dopo, appena alzati, e dopo aver fatto la prima colazione, e preso un bel caffè ci siamo preparati per conoscere questa straordinaria città le cui origini sono antichissime, che ha   conosciuto diverse dominazioni nel corso dei secoli: Etruschi,  Romani, Bizantini, e per ben tre volte è stata capitale di un impero: dell’Impero Romano d’Occidente  (402-476),  del  Regno degli Ostrogoti: Odoacre  (493-553) e dell’Esarcato Bizantino: Teodorico (568-751); ed proprio per questo luminoso passato che un complesso di 8 dei primi monumenti cristiani di Ravenna sono stati inseriti, dal 1996, nella lista dei siti italiani patrimonio dell’Umanità dall›UNESCO. Siamo riusciti a visitare e conoscere cinque di queste stupende strutture che sono gestite e custodite dall’ente: L’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna  (http:// www.ravennamosaici.it/). Facendo onore al fatto che questa città è chiamata la capitale del mosaico perchè proprio qui questa arte ha trovato la sua più ampia espressione. Camminando, camminando abbiamo percorso un itinerario che si muove nell’ambito religioso, siamo entrati nella Basilica di San Vitale per capire l’Eucarestia e a fianco il Mausoleo di Galla Placida come rappresentazione del Paradiso, usciti di lì siamo andati subito alla Basilica di Sant’Apollinare Nuovo per comprendere il mistero della Comunione e infine siamo arrivati al Battistero Neoniano

che come il suo nome lo indica è dedicato appunto al sacramento del Battesimo e finalmente al Museo Arcivescovile con

la Cappella di Sant’Andrea per capire chi è Gesù. Vedendo gli straordinari mosaici si puo intendere - lo confermano molti studiosi -   del perchè

Dante Alighieri   si è ispirato nei mosaici per scrivere tanti versi della cantica del Paradiso della sua Divina Commedia (http://www.turismo.ra.it/ ita/Storytelling/Multimedia/ Video). Ed è proprio stata questa la ragione principale che mi ha motivato a partire qualche giorno prima della riunione della Consulta: venire a Ravenna per conoscre la tomba di Dante, per conoscere la città che ha visto gli ultimi anni di vita del nostro massimo poeta, la città che con la sua pineta, l’ha ispirato a scrivere il Paradiso. Mentre scrivo queste righe leggo un opuscolo che dice:  Chi visita i monumenti di Ravenna se ne innamora oggi come avvenne nel passato per Boccaccio, che vi ambientò una delle sue più belle novelle, per Gustav Klimt che ne trasse ispirazione per le sue opere, per Hermann Hesse che la visitò dedicandovi alcuni versi, per Oscar Wilde, che scrisse un poema dal titolo Ravenna. Momenti culminanti di quel primo giorno la visita alla chiesa di San Francesco dove nel 1321 si sono svolte le esequie di Dante Alighieri e subito dopo il momento più emotivo: la Tomba del Padre della lingua italiana. Momento mistico di massimo raccoglimiento e di un’emozione indescrittibile. Mercoledì 13 ci siamo alzati, e questa volta il caffè l’abbiamo preso ovviamente nel bar e precisamente al  Caffè Alighieri e subito dopo siamo andati al  Centro


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Dantesco dei Frati Minori Conventuali (http://www. centrodantesco.it/), dove abbiamo visitato il bellissimo museo e ci siamo intervistati con Fra’ Sergio a cui abbiamo lasciato in dono il libro:  Viaggio Onirico nel mondo di Dante, scritto  dal sottoscritto e con Fra’ Sergio ho condiviso l’idea del mio prossimo libro e con molta emozione abbiamo ricevuto in dono il libro  San Francesco nella comedia di Dante di Luca Bodecchi Finita la nostra visita a Ravenna siamo partiti ora si, per Bologna dove già ci aspettavano i compagni di tutto il mondo per iniziare i lavori il giorno dopo. Due giorni intensissimi e dove abbiamo avuto l’opportunità di conoscere tanta gente e salutare tanti amici provenienti dall’Argentina, dall’ Australia, dal Brasile, dal Belgio, dal Canadà, dalla   Francia, dal Paraguay, dagli Stati Uniti, dall’ Uruguay e tante altri parti del mondo. Possiamo riassumere questo incontro con il moto:  Emilia Romagna c’è ed Emilia Romagna vuole, abbiamo sentito, orgogliosi, le parole del presidente della regione Stefano Bonaccini che assicurava che la nostra regione è una delle locomotive dell’Italia e infatti nell’aria si respirava tanta voglia di fare, tanta voglia di aiutare. Il giovane presidente della Consulta Gian Luigi Molinari, già sindaco di Piacenza, mostra un dinamismo contaggiante rafforzato dalla presenza del sindaco della città di Forlimpopoli: Mauro Grandini dove ha  sede la famosa Casa Artusi (http://www.casartusi.it/it/) con tanta voglia di espandersi al mondo. I rappresentanti delle Università, in prima fila  l’Università di Bologna, mostrando la straordinaria esperienza in Argentina (http://www.ba.unibo.it/), e infine non è mancata neppure la rappresentanza del Governo centrale nella figura del senatore Francesco Giacobbe, che ha partecipato attivamente durante tutta la plenaria dimostrando così l’importanza che il Governo Centrale dà alla nostra Regione, (http://www.aise.it/eletti-allestero/giacobbe-pd-ospite-della-consulta-regionale-dellemilia-romagna/77728/157#.WFf3-sFg010.twitter), riconoscendo che: l’Emilia Romagna c’è, che l’Emilia Romagna vuole. Durante l’incontro abbiamo ricordato gli amici che ci hanno lasciato quest’anno: Ferdinando Pezzoli (http://

emilianoromagnolinelmondo.regione.emilia-romagna.it/notizie-1/notizie/ addio-a-fernando-pezzoli),  l’amico uruguaiano Abel Beltrami, che   durante l’incontro della Consulta del 2014 presieduta da Silvia Bartolini, mi ha regalato il libro: MONTE VEDO IO, l’alba di una speranza che assieme a Pierantonio Zavatti dell’ACLI avevano curato e racconta un po’ la storia degli emiliani romagnoli arrivati in Uruguay. Noi del Venezuela, abbiamo ricordato la nostra stimatissima Marisa Vannini, con la quale e con   Orlando Borsi presidente dell’Associazione Emiliano Romagnola di Lara, abbiamo allestito la mostra: Emilia Romagna si racconta a se stessa che già è stata presentata in 7 regioni del Venezuela. Tre perdite importanti che hanno lasciato un vuoto difficile da colmare. Venerdì sera, la cena di chiusura, e tra baci e abbracci ci siamo augurati Buone Feste e siamo ripartiti carichi di progetti da sviluppare per dimostrare al mondo che l’Emilia Romagna c’è anche fuori dai confini della Penisola e che vuole essere un motore di idee, di opportunità, di allegria, di entusiasmo per i giovani dentro e fuori dall’Italia. Prima di partire per il Venezuela ho fatto un salto a Milano, dove mi aspettava mio fratello Marco, con cui ho passato una splendida giornata conoscendo Pavia e i suoi dintorni: il centro storico, il castello Visconteo e ovviamente la monumentale Certosa di Pavia (http://www.certosadipavia.com/), ma questa sarà una storia per un’altra occasione. Finalmente, domenica 18 siamo rientrati a Maracay, con una senzazione di soddisfazione e tanta voglia di lavorare, e poter  sviluppare  le opportunità che la nostra Regione  offre al mondo, dobbiamo organizzarci soprattutto per i nostri giovani  ai quali si apre un ventaglio di possibilità interessanti in tutti i campi!! Mariano Palazzo Presidente Associazione Emiliano Romagnola di Aragua Twitter: @emiliaromagnaar Instagram: @emiliaromagnaaragua Posta: emiliaromagnaaragua@gmail.com


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Papa Francisco admite que Lutero “llevó la Biblia a la gente”

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a reforma iniciada por Lutero, que se extendió por toda Europa con la fundación de las iglesias protestantes, tenía como principio la condenación del comercio de privilegios e indulgencias ofrecidas por los líderes católicos. En la fecha en que se conmemora la Reforma Protestante –  31 octubre – el Papa Francisco estuvo en Suecia, donde participó en un evento que marcará la cuenta regresiva para el 500° aniversario del movimiento que dividió a la Iglesia católica y dio lugar al movimiento evangélico. Francisco estuvo dos días en la ciudad de Lund, al sur de Suecia, donde se reunió con representantes de la Federación Luterana Mundial, y miembros de la familia real y el primer ministro de Suecia. El portavoz del Vaticano, Greg Burke, hizo hincapié en la importancia histórica de la visita: “No es todos los días que un Papa celebra a Lutero”. El viaje papal utiliza el lema “Juntos en la esperanza” y marca también un paso importante en la campaña ecuménica mundial. El pontífice argentino, tiene como marca la defensa constante de la unión entre las religiones, buscando a menudo buenas relaciones con los líderes judíos, protestantes y musulmanes. Respondiendo a la pregunta acerca de lo que la Iglesia Católica podría aprender de la tradición evangélica, el papa fue asertivo: “Dos palabras vienen a la mente: la reforma y la Escritura. Trataré de explicar. La primera palabra

es “reforma”. En un primer momento, el gesto de Lutero fue un gesto de reforma en un momento difícil que vivía la Iglesia. Lutero quería llegar a una solución a una situación compleja. Por lo tanto, este gesto se convirtió en un “estado” de separación y no un “proceso” de reforma de la Iglesia en su conjunto. La segunda palabra es ‘Escritura’, la Palabra de Dios. Lutero dio un gran paso para poner la Palabra de Dios en las manos de la gente”. “La participación del papa es un hecho sensacional”, dice el pastor Theodor Dieter, director del Instituto de Investigación Ecuménica y experto en teología luterana. Asimismo, recuerda que “Lutero describe al Papa como el Anticristo y criticó severamente a la Iglesia Católica Romana”. Debido a esta división histórica, la postura de Francisco ha generado críticas entre los sectores más conservadores de la Iglesia Católica, que lo consideran inapropiado. Entre las razones del Vaticano para la visita, además del diálogo interreligioso, era la ceremonia en el estadio Malmö, donde los católicos y luteranos hicieron una nueva solicitud de solidaridad con los refugiados y un llamado a la paz. Entre los invitados que se pronunciaron en el estadio estuvo el obispo de Alepo, ciudad de Siria que sufre bombardeos constantes. “Creo que el mundo necesita un gesto de unidad de los cristianos. Un gesto que dice que los cristianos están comprometidos con la paz. No hay más guerras entre nosotros. El mundo necesita un gesto que

dice que la paz es posible”, dijo el pastor luterano Jens-Martin Kruse. Reducen al mínimo las diferencias teológicas La reforma iniciada por Lutero, que se extendió por toda Europa con la fundación de las iglesias protestantes, tenía como principio la condenación del comercio de privilegios e indulgencias ofrecidas por los líderes católicos. Considerado por el Vaticano un hereje desde 1518, cuando negó la autoridad del Papa, Martín Lutero fue excomulgado en 1520. La división en la Iglesia provocada por la actitud de Lutero y aceptada por la población dio lugar a matanzas y una guerra religiosa que se prolongó durante siglos en suelo europeo. Sólo a partir del Concilio Vaticano II (1962-1965), que aboga por el respeto de las demás religiones, la relación con los evangélicos fue cambiando. Con la llegada de Francisco al papado, las controversias doctrinales fueron dejados a un lado, todo en nombre del ecumenismo y la paz. “Lutero no quería dividir a la Iglesia. No quería crear dos iglesias. Él quería reformar la Iglesia Católica, pero en aquel tiempo no era posible, y (eso) llevó a la división de los cristianos y las terribles guerras de religión”, minimizó el cardenal Kurt Koch a la prensa. “No vamos a celebrar tanto el 500 aniversario de la Reforma Protestante, sino principalmente los 50 años del inicio del diálogo entre luteranos y católicos”, resaltó.


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Si trasmette un comunicato stampa riguardante le pensioni degli italiani in Venezuela:

“Alfano: migliori condizioni per le pensioni degli italiani in Venezuela” 

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al 1 gennaio il valore delle pensioni venezuelane percepite dai pensionati italiani verrà calcolato in euro al tasso di cambio flessibile DICOM, più in linea con i valori effettivi di mercato rispetto al tasso di cambio fisso DIPRO. Già a partire dal pagamento del primo rateo del 2017 – come confermato dall’INPS al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale - i circa 3600 italiani residenti in Venezuela titolari di pensione in regime di accordo internazionale riceveranno un’integrazione della loro pensione per fare fronte al forte aumento dei prezzi nel Paese sudamericano.

“Si tratta di una decisione importante che contribuirà ad alleviare la difficile situazione dei nostri connazionali in Venezuela e a cui si è giunti grazie al deciso impegno della Farnesina” ha detto il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano. “Un ringraziamento va anche al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e all’INPS, per aver accettato le nostre proposte” ha concluso Alfano.”

Fabio Turrisi Ambasciata d’Italia Caracas Tel. +58 212 952 8081


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El CIV realizó labor social en el Ancianato Villa Pompei

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omo es lo acostumbrado todos los años, el Comité de Damas del Centro Italiano Venezolano, visitó el Ancia-

nato Villa  Pompei,  ubicado en San Antonio de los Altos, en compañía de un grupo de Socias que desearon compartir y formar parte de esta actividad social en pro de los abuelitos.  Esta visita realizada el pasado sábado 28 de enero  llenó de alegría a los abuelitos, quienes disfrutaron de una tarde diferente con ambiente musical, una rica merienda y hermosos detalles por parte del Comité de Damas del CIV. 

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Les informamos la programación de las actividades que se realizarán durante el carnaval en el Centro Italiano Venezolano


Gigi Riva in occasione della consegna del Collare d’Oro al merito sportivo al Sant’Elia da parte del presidente del Coni Giovanni Malago’ prima della partita di Serie A Cagliari-Juventus

© ANSA

‘Ringrazio presidente Malagò, partito per venire a casa mia’

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n applauso che sembra non finire più. Perché in campo entra Gigi Riva, bomber del Cagliari e ancora capocannoniere della Nazionale con 35 reti in 42 partite: ‘Rombo di tuono’ ritorna al Sant’Elia per ricevere il Collare d’oro, il prestigioso riconoscimento del Coni che il bomber, trattenuto a Cagliari da problemi fisici, non aveva potuto ritirare a Roma. Dalla curva nord spunta uno striscione: ‘Onore a te, Gigi, che hai reso grande questa maglia’. E poi il coro: ‘C’è solo un Gigi Riva’. Con il ‘numero

11’, tanti compagni dello scudetto del 1969/70 e il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini. A consegnargli il premio il presidente nazionale del Coni, Giovanni Malagò. “Voglio ringraziare - ha detto un Riva visibilmente commosso - il presidente Malagò, perché è partito da Roma per venire a casa mia”. Poi, l’abbraccio con i capitani Gigi Buffon e Daniele Dessena. “Un atleta simbolo - ha detto Malagò - che ha reso orgoglioso un intero popolo e tutta l’Italia”. Poi, tutto lo stadio protagonista. Con il coro di una volta: ‘Riva, Riva’. Ansa

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Emozioni al Sant’Elia, Gigi Riva riceve Collare d’Oro


Giochi invernali, ancora l’Italia protagonista L

o sport azzurro guarda in alto, nel vero senso della parola. Si perché l’Italia sta facendo molto bene agli sport invernali, dove i nostri atleti hanno ottenuto ottimi risultati in diverse discipline. Un esempio? Arianna Fontana, 26enne valtellinese, che dopo due anni senza grandi traguardi è per la sesta volta campionessa d’Europa. L’azzurra è nella storia: è l’unica ad

46 aver centrato tutte e quattro le finali: 500, 1000, 1500 e 3000. Dopo un inizio difficile, il trio azzurro Fontana, Peretti e Valcepina, insieme alla veterana Maffei, chiudono in bellezza vincendo la staffetta. Il quartetto italiano prima costringe l’Olanda alla resa, poi battono anche l’Ungheria. Grandi soddisfazioni arrivano anche dallo slittino, con un terzo posto nella Coppa del Mondo 2016-17. A Sigulda, in Lettonia, la nazionale guidata da Armin Zoeggeler festeggia il podio di Ludwig Rieder e Patrick Rastner nel doppio. E l’Italia non smette di festeggiare. Nella team sprint della tappa di Coppa del Mon-

do di combinata nordica in Val di Fiemme, Alessandro Pittin e Samuel Costa si sono piazzati terzi al termine di una splendida rimonta a opera di Pittin mentre Costa manteneva il ritmo, così in quattro giri il divario è stato colmato e le prime sette squadre erano tutte agganciate in testa alla gara. All’ultima tornata lo sprint finale, con Pittin che taglia il traguardo al terzo posto. Anche se fuori dal podio nello slalom di Wengen, i nostri ragazzi possono gioire per le belle prestazioni che hanno regalato ai propri tifosi presenti e a tutti quelli che hanno tifato Italia davanti alla tv. Henrik Kristoffersen è stato il più veloce, davanti al connazionale Leif Kristian Haugen, quindi il russo Alexander Khoroshilov terzo. Al

quarto posto c’è Hirscher, che su questa pista non ha mai vinto, mentre il migliore degli azzurri è Patrick Thaler, quinto e Stefano Gross è settimo, Moelgg decimo. La gara di apertura del Mondiale svizzero regala parecchie sorprese: la padrona di casa non va oltre il terzo posto, dietro l’austriaca e la Weirather. In casa Italia tutti affidavano Sofia Goggia, due volte sul podio nella specialità in questa stagione, ma l’azzurra ha ammesso di aver patito la pressione ed è finita decima, a 91/100 dalla Schmidhofer. A mancare il bronzo per 19/100 è Ele-

na Curtoni, quinta dopo essere partita con l’1 “convinta di poter fare bene. Barbara Roviello Ghiringhelli


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Mondiali: Stuhec si prende l’oro nella discesa libera. Goggia 4ª

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rgento all’austriaca Venier e bronzo per Lindsey Vonn. Italia ancora a secco. L’azzurra: «Fa malissimo» Medagliere ancora a zero per l’Italia ai Mondiali di sci di St Moritz. Nella discesa libera femminile l’azzurra Sofia

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Goggia sfiora il podio e si ferma al quarto posto. L’oro resta in Slovenia dopo il trionfo di Tina Maze due anni fa ai mondiali di Vail-Beaver Creek. Nella gara iridata di St Moritz infatti si è imposta in 1.32.85 la slovena Ilka Stuhec, 26 anni e dominatrice stagionale della disciplina con cinque vittorie in coppa arrivate proprio in questi ultimi mesi. Argento alla discesista austriaca Stephanie Venier in 1.33.25 e bronzo alla statunitense Lindsey Vonn in 1.33.30. Italia ancora a secco dunque, così come l’attesissima Sofia Goggia finita 4/a in 1.33.37 e dunque triste medaglia di legno. L’azzurra ha attaccato al massimo sino ad arrivare all’ultimo intermedio con un vantaggio di ben 73 centesimi. Ma subito dopo c’è  stato un incredibile errore in una curva velocissima con la punta dello sci sinistro finita sopra quello destro. Con grandissime doti di acrobazia ed estrema freddezza, la bergamasca è riuscita a salvarsi da questo incrocio solitamente fatale. Ma si è inevitabilmente sbilanciata per i passaggi successivi chiudendo in 1.33.37: un tempo che al momento valeva la testa dalla gara ma che non ha poi retto alle prove delle tre rivali poi andate a medaglie. Per l’Italia - sui 2.633 metri della difficile pista Engadina con sole e condizioni meteo finalmente buone - ci sono poi decisamente più indietro Elena Fanchini in 1.34.39, Verena Stuffer in 1.34.81 e Johanna Schnarf in 1.35.05. Delusione Goggia -  “Essere quarta in una gara così fa davvero malissimo. E’ la posizione più infame che si possa avere. Ma, con quell’errore lì, bisogna anche guardare al lato positivo, al fatto di essere riuscita a restare in piedi a 120 km/ha che non è stata una cosa scontata. Ma essere quarta fa malissimo”. Sofia Goggia non nasconde tutta la sua delusione per una gara in realtà sfortunata e che la stava portando al successo mondiale in discesa quando è successo il pasticcio. Ma cosa è successo

esattamente? “Ero sulla parabolica e sbatteva molto. Lo sci esterno - racconta Sofia - si è girato andando sotto lo sci interno e continuando a sbattere. Sono comunque riuscita a salvarmi ma poi ho rischiato inevitabilmente anche sulla porta successiva e quasi mi ammazzo anche li’. Peccato davvero: oggi ho sciato come al solito, per divertirmi. Questo risultato fa malissimo”.


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Antonio di Benedetto degli Aquili detto Antoniazzo Romano 50

(1430-1435 circa – Roma, 17 aprile 1508)

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documenti riferentisi alla sua attività vanno dall’anno 1461 all’anno 1510. Si firma Antonius, Antonius de Roma, Antonio di Benedetto e Antonatius Romanus. Seguace nel primo tempo di Benozzo Gozzoli, tale appare nella pala del 1464, del Museo civico di Rieti, che è la più antica opera conosciuta del maestro, e nei suoi affreschi del convento di Tor de’ specchi in Roma.

La sua prima opera documentata è una replica della famosa Madonna col Bambino e San Lucas Santa Maria Maggiore, Alessandro Sforza, signore di Pesaro, opera oggi perduta. Nel 1464 stava già lavorando per la corte papale. Il suo primo stile segue da vicino alla scuola di Benozzo Gozzoli e del Lazio. Più tardi le sue figure guadagnano monumentalità attraverso i suoi contatti con Melozzo da Forlì e pittori fiorentini . Un altro aspetto che incorporerà la sua arte è la grazia delle figure e gli ornamenti che sicuramente furono ammirate a Roma nel lavoro que stavano facendo pittori umbri come Pietro Perugino e del Pinturicchio, che fornirà la più grande spinta subita dalla sua arte, dall’altra parte del tutto immobile per tutta la sua carriera. Si combinano queste carat-

teristiche con altri avanzati stili decisamente arcaico, come è lo sfondo d’oro di molte delle sue opere, il gusto bizantino. Subisce poi l’influenza di Piero della Francesca, come si vede nella Madonna di San Francesco al deserto presso Subiaco, che è del 1467; nel S. Antonio della chiesa di S. Maria Maggiore in Tivoli; nel S. Sebastiano con due donatori del museo del Palazzo di Venezia a Roma; nella bellissima Madonna col Bambino già nella coll. Benson, che è il capolavoro di questo maestro; e nell’Annunciazione del Panteon, dove si riconoscono le sue prime affinità con Melozzo, mentre A. Venturi attribuisce allo stesso Melozzo questo affresco e il suddetto S. Sebastiano. Collaborò nella decorazione della Biblioteca Latina (oggi Biblioteca Apostolica) del Vaticano insieme al Ghirlandaio nel 1475, e Melozzo di Forlì (1480-14881 ), nel 1475, e mostra l’influsso di lui nella tavola


ciano e quelli della cappella di S. Giovanni a Tivoli, oltre a pitture minori. Allievi di Antoniazzo furono suo figlio Marcantonio, di cui un’opera firmata e datata 1511 è nel Museo di Rieti, e Cinzio Santese, di cui un trittico del 1497 è in S. Lorenzo a Zagarolo. Giulio di Aquilio era anche un pittore ed è morto in Spagna,

sue opere, probabilmente incaricate da qualque prelato al servizio dei Borgia (Triptico, Museo del Prado). Maestro robusto, specialmente per i vivi e bei ritratti, Antonio è un pittore di qualità e non un maestro secondario, come, per tradizione, si volle. Oltre ai dipinti già citati, possono attribuirglisi: la decorazione del semicatino dell’abside di S. Croce in Gerusalemme; il S. Fabiano e la Madonna col Bambino del Mu̇ seo Fogg; la tavola con S. Illuminata e S. Nicola in S. Francesco a Montefalco; il busto del Redentore fra il Battista e S. Pietro nel Museo archeologico di Madrid; il Cristo portacroce e la Madonna del Museo civico di Pesaro; la Madonna degli Uditori di Rota della Pinacoteca Vaticana; le pitture murali nella cappella di S. Caterina alla Minerva in Roma; gli affreschi del castello di Brac-

dove ha trascorso l’ultima parte della sua carriera. Opere di allievi: l’affresco nella chiesa dei Ss. Vito e Modesto in Roma; il trittico della Collegiata di Nemi; il Redentore di Castelnuovo di Porto, il trittico di Soriano nel Cimino.

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dell’Annunciazione alla Minerva in Roma, e nel Presepio della Galleria Barberini, non da tutti attribuitogli. R. Longhi pensa che, collaborando poi con Pietro Perugino in Vaticano, sia stato il tramite per cui molto della maniera toscana passò ai pittori umbri. Nella tavola con la Madonna, il Bambino e i Ss. Pietro e Paolo, datata 1467, già a Poggio Nativo ed ora

nel museo del Palazzo di Venezia, egli comincia ad apparire dominato da Raffaello. Fu il pittore favorito della corte del Papa Alessandro VI, questo spiegherebbe la sua presenza in Spagna con alcune


Castagnole di Carnevale Ricette della nonna

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Le castagnole sono uno dei dolci più tipici del Carnevale, molto apprezzato nelle sue diverse varianti. La ricetta presentata di seguito è quella originale, semplicissima da realizzare in casa

Preparazione Ingredienti 370 g di farina 80 g di zucchero 3 uova 60 g di burro 1 cucchiaino da caffè di lievito vanigliato 1 limone grattugiato zucchero a velo sale olio per frittura

In una terrina ammorbidite il burro, incorporate lo zucchero e poi le uova, una alla volta. Aspettate che si amalgami bene l’uovo prima di passare al successivo. Mescolate e unite anche la buccia grattugiata del limone, un pizzico di sale e tanta farina quanto basta ad ottenere un impasto morbido e omogeneo. Alla fine aggiungete il lievito setacciato. Staccate con le mani dall’impasto dei piccoli pezzetti e formateci delle palline. Friggete le castagnole in abbondante olio bollente fino a che non assumono un bel colore dorato. Toglietele dall’olio con l’aiuto di una schiumarola e mettetele ad asciugare su carta assorbente. Prima di servirle, spolveratele con  zucchero a velo o con quello semolato. In molte regioni è comune accompagnarle con uno squaglio di cioccolato fondente nel quale intingerle mano mano che si mangiano.


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Penne ai carciofi e pomodoro Ingredienti

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Mezze Penne Rigate 320 g Carciofi 4 Pomodori datterini pelati 400 g Acqua 100 g Aglio 1 spicchio Sale fino q.b. Pepe nero q.b.

Preparazione Per realizzare le penne ai carciofi e pomodoro, per prima cosa occupatevi della pulizia dei carciofi: sfogliate il carciofo eliminando le foglie esterne più coriacee, tagliate la punta che è più dura. Ora eliminate la parte finale del gambo, che anche in questo caso è quella più dura. Tagliate via eventuali spine

presenti, quindi con uno spelucchino rimuovete lo strato esterno e fibroso del gambo. Tagliate a metà i carciofi, eliminate la barbetta che si trova a all’interno e riduceteli a listarelle spesse circa 1 cm. Ora occupatevi del sugo: in un tegame scaldate l’olio di oliva e aggiungete l’aglio intero sbucciato per insaporire. Versate i carciofi, salate, pepate e lasciate rosolare per 5 minuti. A questo punto aggiungete i pomodorini pelati e allungate con l’acqua. Lasciate cuocere il sugo con i carciofi per 15 minuti. Intanto portate al bollore una pentola colma di acqua salata per la cottura della pasta. Quando il sugo sarà cotto, eliminate l’aglio con una pinza da cucina. Non appena l’acqua inizierà a bollire, versate le penne e cuocetele al dente per il tempo indicato sulla confezione. A cottura ultimata scolate le penne con una schiumarola direttamente nel tegame con il sugo. Fate insaporire la pasta per un paio di minuti, quindi spegnete il fuoco e profumate con le foglioline di basilico fresco e servite le penne ai carciofi e pomodoro ben calde.


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Crostini con patè di funghi champignon Ingredienti

Funghi champignon 250 g Gherigli di noci 40 g Vino bianco 30 g Robiola 100 g Scalogno 50 g Timo q.b. Sale q.b. Pepe q.b. Baguette (o pane toscano) 200 g Olio extravergine d’oliva 15 g

Preparazione

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Per preparare i crostini prendete la baguette e tagliatela a fette dello spessore di 2cm circa. Dovrete ottenere circa 12 fettine. Disponetele su una leccarda foderata con carta forno ed irrorateli con un filo di olio. Infornate in modalità grill a 240°C per circa 2-3 minuti finché non otterranno la tipica colorazione dorata. Quindi estraete le bruschette dal forno e tenete da parte. Procedete con la pulizia dei funghi, eliminando la parte terrosa del gambo del fungo: raschiate bene con un coltellino per eliminare ogni traccia di terra. Quindi privateli della parte terminale del gambo. Se i funghi non presentano molta terra potete anche aiutarvi nell’eliminazione della stessa con un pennellino. Alternativamente poneteli velocemente per alcuni secondi sotto un getto di acqua corrente fredda ed asciugateli immediatamente con un panno di cotone passandolo su tutta la superfi-

cie del fungo affinchè non assorbano l’acqua. Una volta puliti, tagliate i funghi nel senso della lunghezza a fettine sottili e teneteli da parte. Tritate finemente lo scalogno, versatelo in una pentola dal fondo antiaderente ed ampio irrorata con un filo di olio. Fatelo appassire a fuoco dolce per 5-6 minuti, mescolandolo per favorire una cottura uniforme. Unite anche i funghi, sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare. Poi regolate di sale e pepe. Infine aggiungete anche le foglie di timo. Lasciate cuocere per circa 10-12 minuti a fuoco moderato. Quindi fate raffreddare leggermente e trasferite i funghi cotti in un recipiente alto e stretto in cui unirete anche la robiola e i gherigli di noci. Frullate con un mixer ad immersione gli ingredienti fino ad ottenere un crema omogenea e sufficientemente compatta. Dopodiché prendete le bruschette e spalmatevi sopra il paté di funghi , quindi servite i vostri crostini con paté di funghi champignon!


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Revista Incontri Edizione 365