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[Storie di vita donata]

Massa e fotogiornalista professionista, da anni si occupa di reportage sociale. Ha vinto numerosi concorsi fotografici e giornalistici. Le sue foto sono state pubblicate sul National Geographic Usa, importanti riviste e sono state oggetto di mostre che hanno girato l’Europa. Nel 2006 è stata selezionata per il Master in Fotogiornaligrata” di Roma, avendo modo di far conoscere i suoi lavori a grandi fotografi del Panorama Internazionale: Patrick Zachman, Francesco Zizola, Simcha Shirman, Uliano Lucas, Franco Zecchin, Angelo Turetta. Ha collaborato con l’Agenzia fotogiornalistica Associated Press di Roma e con numerosi giornalisti. Da un anno pubblica i suoi reportage anche sulla rivista internazionale “Missioni Consolata” e un suo dossier “Inside Tanzania”, ha vinto il Premio Giornalistico “Portopalo Più a Sud di Tunisi 2009”. Da tre anni vive per gran parte dell’anno in est Africa, in Tanzania, dove oltre a lavorare ai suoi reportage si impegna per l’aiuto e il sostegno ai progetti delle Missionarie della Consolata in Tanzania. Infatti la realizzazione e la stampa di questo libro fotografico, con l’aiuto fondamentale della Fondazione Carichieti, ha proprio questo obiettivo. L’intero ricavato sarà devoluto alla costruzione di aule e al sostegno delle

di chi non può o non vuole vedere. Ha la possibilità e la capacità di potersi fermare. Fermarsi a riflettere, osservare, parlare, ascoltaTanzania. I CARE TANZANIA [ Storie di Vita Donata]. I care, significa mi preoccupo, mi prendo cura, mi impegno, in senso lato amare. Questo libro fotografico è il frutto di un lavoro impegnativo. Ho avuto modo di conoscere tante persone, di tutte le età e tribù. Ho ascoltato le loro storie, parlato, riso e mangiato con loro. L’Africa è un contenitore di stati talmente diversificati, le cui realtà risultano addirittura schizofreniche. La realtà attuale del Tanzania è decisamente caotica e complessa. Conosciamo il Tanzania per le spiagge di Zanzibar, i safari nel Serengeti e Ngorongoro, il Kilimangiaro, ma non ne conosciamo i drammi interni. Bisognerebbe partire dalla storia della schiavitù, della colonizzazione per spiegarne l’arretratezza, lo sviluppo sempre troppo lento. Attualmente in Tanzania, lo sviluppo, le costruzioni sono monopolio dei cinesi, come il commercio farmaceutico e non, degli arabi e degli indiani. Le Missionarie della Consolata, da ottantasette anni hanno la pazienza e la forza di camminare con questo popolo, passo dopo passo, secondo i loro ritmi. Il mio impegno per la progettazione e realizzazione di questo libro è un regalo al popolo tanzaniano e alle Missionarie della Consolata che in questi anni mi hanno insegnato che amare significa

affollatissime scuole delle Missionarie della Consolata in Tanzania.

donare. Ho scelto quindi, di devolvere l’intero ricavato della vendi-

Il libro sarà successivamente stampato in altri 20 Stati del Mondo

ta del libro ai progetti delle Missionarie della Consolata in Tanzania.

con lo stesso intento.

e 20,00

ni ma anche un cantastorie. La voce di chi non ha voce. Gli occhi

re e ascoltare. E questo ho scelto di fare in questi anni di vita in

I care Tanzania

smo della prestigiosa “Scuola di Comunicazione e Fotografia Inte-

[Storie di vita donata]

I care Tanzania

[Storie di vita donata]

Foto Romina Remigio

Testo Missionarie della Consolata

Per richiedere il libro e info: rominaremigio@yahoo.it - tel. 338 9892090

Romina Remigio, laureata in Scienze della Comunicazione di

I care Tanzania

Un giornalista non è solo un rigoroso traduttore di informazio-


Romina Remigio

“

“

Al Tanzania e alle Missionarie della Consolata che mi hanno insegnato che amare significa donare


I care Tanzania

[Storie di vita donata]

Foto Testi 4

Romina Remigio

Missionarie della Consolata 5


Prefazione

Burkina Faso, Sierra Leone, Liberia, Tanzania, Marocco, Costa d’Avorio, Somalia, Etiopia, Sudan, Uganda, Burundi, Senegal, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan, Bolivia.

È

Fate bene il bene e senza rumore Beato Giuseppe Allamano

sufficiente leggere solo alcune pagine, di quelle scritte

In tale contesto è stata accolta con favore l’idea della fo-

per ripercorrere i cento anni di storia delle Suore Mis-

togiornalista Romina Remigio di pubblicare un volume che,

sionarie della Consolata, per rendersi conto di quanto siano

in occasione del centenario della nascita dell’Ordine delle

stati e tutt’oggi siano ancora di estrema importanza l’impe-

Suore Missionarie della Consolata, potesse essere mezzo per

gno e la partecipazione che le Missionarie, da un secolo, de-

la raccolta di somme da destinare alla prosecuzione di due

dicano allo sviluppo e al miglioramento delle condizioni di

importanti progetti di scolarizzazione e formazione profes-

vita delle popolazioni più povere della terra.

sionale in una delle regioni più povere della Tanzania.

Certo le questioni che affliggono i paesi in via di svilup-

Il libro, infatti, focalizza l’attenzione, attraverso significati-

po sono di drammatica attualità e per la loro soluzione, seb-

ve testimonianze e toccanti fotografie, su questo paese del

bene complessa, sarebbe auspicabile che tutti prendessero

continente africano, bello quanto povero, nel quale già nel

maggiore coscienza del problema. Per questo le tematiche

1917 le Missionarie della Consolata situavano il loro primo

legate allo sviluppo dei paesi poveri dell’area Africa, Caraibi e

insediamento. Da allora, e attraverso una assidua presenza,

Pacifico sono state affrontate, a livello di sistema, anche dalle

le suore sono state capaci di offrire un concreto aiuto alla

Fondazioni di origine bancaria italiane che, recentemente,

popolazione locale ottenendo, oltre a ufficiali riconoscimen-

hanno promosso un momento di riflessione e confronto

ti per il lavoro condotto, la gratificazione di veder realizzati i

con la Direzione generale dello sviluppo e delle relazioni per

sogni di molte delle persone che loro stesse hanno aiutato

i paesi ACP. Sebbene le Fondazioni bancarie tradizionalmen-

a crescere.

te agiscano quasi in via esclusiva ciascuna nell’ambito del

L’augurio che mi sento di estendere alle Missionarie del-

proprio territorio di riferimento, non deve essere sottovalu-

la Consolata, in occasione di questa speciale ricorrenza, è

tato il loro crescente impegno in progetti di solidarietà in fa-

che possano, ancora, portare e trasmettere, inalterati, il loro

vore dei paesi del Terzo Mondo.E anche la stessa Fondazione

entusiasmo per la vita e il loro spirito di sacrificio per l’altro.

Carichieti, negli anni, ha aderito, con contributi economici, a

Obiettivo: disegnare un mondo migliore!

importanti iniziative volte a mitigare emergenze umanitarie, a garantire prospettive di vita migliori attraverso l’assistenza sociale e sanitaria, a favorire il diffondersi dell’istruzione in

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Arch. Mario Di Nisio

Presidente Fondazione Carichieti

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Bambini della scuola materna Consolata Nursery School Mbagala, Dar es Salaam

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Bibi Vittoria e Bibi Emerenziana - Mbagala, Dar es Salaam

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Uno studente della Faraja House, centro di recupero e formazione per ragazzi di strada, di Padre Franco Sordella, IMC - Iringa

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Donne in attesa di essere visitate Consolata Dispensary Mbagala, Dar es Salaam

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Consolata Dispensary Mbagala, Dar es Salaam

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Faraja House, centro di recupero e formazione per ragazzi di strada - Iringa

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Nella nyumba, casa, di Marta - Mbagala, Dar es Salaam

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Mama Doto - Kijihi, Dar es Salaam

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Ragazzi della Faraja House a lavoro - Iringa

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Bibi Vittoria prepara una papaya Kongowe, Dar es Salaam

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A casa di Bibi Vittoria Kongowe, Dar es Salaam

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Una strada tipica - Mjimwema, Dar es Salaam

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Bernard con il suo zainetto, Consolata Nursery School - Mbagala, Dar es Salaam

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Bambini a lezione di Corano Mbagala, Dar es Salaam

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I Care Tanzania

[Romina Remigio]

U

n giornalista non è solo un rigoroso traduttore di informazioni ma anche un cantastorie. La voce di chi

non ha voce. Gli occhi di chi non può o non vuole vedere. Ha la possibilità e la capacità di potersi fermare. Fermarsi a riflettere, osservare, parlare, ascoltare e ascoltare. E questo ho scelto di fare in questi anni di vita in Tanzania. I CARE TANZANIA. “I care”, significa mi preoccupo, mi prendo cura, mi impegno, in senso lato amare . E più di tante parole questo titolo, sintetizza e descrive al meglio, il perché del mio impe-

Romina Remigio con due piccoli albini della Salvation Army - Dar es Salaam

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di farlo nei periodi più caldi, quando le lastre di lamiera zincate, che coprono le case, ardono al sole. Quando metterti sotto una zanzariera significa soffocare, allora preferisci beccarti una malaria piuttosto che scioglierti per il caldo. E non l’ho fatto per uno spirito di autolesionismo. Per capire avevo bisogno di immergermi, di vivere quella vita. Il grande Robert Capa, uno dei pionieri e tra i più grandi del fotogiornalismo, diceva: “Se la tua non è buona foto, significa che non ti sei avvicinato abbastanza”. Questo è un comandamento per noi fotogiornalisti. Non puoi scrivere, raccontare, fotografare se non sei lì con loro. Quando si parla di Africa si deve parlare di cinquantadue stati e di cinquantadue situazioni diverse, alcune disperate come la Somalia e il Congo, altre difficili al limite, ma con dei valori radicati come il Tanzania. Questo libro fotografico è il frutto di un lavoro impegnativo, fati-

gno per il Tanzania e per le Missionarie della Consolata. Il mio

coso ma stimolante. Ho conosciuto tante persone, di tutte le

rapporto con il Tanzania è stato da subito viscerale. La prima

età e tribù. Ho ascoltato le loro storie, parlato e riso con loro.

sensazione è stata di soffocamento. Un caldo umido che ti

Ho visitato le loro case e mangiato con loro. Sono certa che

blocca le narici e i polmoni ma poi il sentirti subito a casa. Ho

queste foto riescano a farvi amare questo popolo e queste

conosciuto le Missionarie della Consolata nel luglio del 2007

donne stra-ordinarie capaci di prendere in mano il cuore dei

quando ero andata in Tanzania per un reportage sul Mondo

più poveri tra i poveri e dargli la forza e il coraggio di anda-

della Cooperazione Internazionale. Ho avuto modo di visita-

re avanti... nonostante tutto. Quando si dice Africa si tende a

re le missioni. Ho parlato con settantenni iperattive che mi

parlare per stereotipi e in maniera del tutto riduttiva di un

hanno fatto conoscere la realtà straordinaria e difficile del lo-

Continente immenso e variegato. Non dimenticherò la sor-

ro lavoro e di questo popolo in generale. Un popolo capace

presa quando parlando del Tanzania e dell’Est Africa in una

di prenderti per mano e riconoscerti la fiducia di essere una

conferenza stampa a Dakar, mi resi conto come i senegale-

di loro. E così sono tornata e ritornata in Tanzania. Ho scel-

si non avevano nemmeno idea delle tradizioni, usi e costu-

to di vivere con loro, Missionarie e tanzaniani, nel villaggio-

mi dei loro fratelli dell’Est. Sembrava quasi ci fosse un muro.

slum tra i più affollati alla periferia di Dar es Salaam: Mbagala,

La realtà è che ciascun stato africano è così intriso, traboc-

dove la luce e l’acqua da anni sono prerogative della fortuna

cante di culture, tradizioni, usi, dialetti, modi di pensare e di

che puoi avere o meno nell’arco di una giornata. E ho scelto

fare, diversi l’uno dall’altro che non si possono omologare 29


in un’unica Africa. L’Africa è un contenitore di stati talmen-

po, le costruzioni sono monopolio dei cinesi, come il com-

te diversificati, le cui realtà risultano schizofreniche. La foto-

mercio farmaceutico e non, degli arabi e degli indiani. La for-

grafia che abbiamo stampato nella nostra mente è caos, po-

mazione, il sostegno, l’aiuto a capire e a imparare sono fon-

vertà, Aids, malattie, epidemie e violenza. Sempre più spes-

damentali ma l’autonomia pure. Invece sembra che in tut-

so mi trovo a parlarne e a spiegare come l’Africa non è que-

ti questi decenni i tanzaniani come gli africani tutti, si siano

sto o meglio non è solo questo. Africa da nord a sud, da est

sentiti sempre studenti, lavoratori dipendenti al servizio di

a ovest è povertà, caos, malattie ma anche gioia, disponibili-

noi cosiddetto Mondo occidentale. Questa situazione oggi,

tà, fiducia nel futuro, senso di famiglia, una forte fede in Dio,

potrebbe spiegare anche l’avvento dell’Islam fondamenta-

voglia di crescere, di sapere, di andare avanti. Non conoscia-

lista in diversi stati, la cui povertà e arretratezza sono già hu-

mo le realtà africane, perché è un Mondo che non fa notizia,

mus fertile. Possiamo solo confidare in queste coraggiosissi-

di cui i nostri media ne parlano da sempre in maniera cruen-

me donne che girano per i villaggi armate solo dell’Amore

ta e confusa. E per noi giornalisti è sempre più difficile anda-

di Dio e della gente. Sono la loro famiglia, la carica di ener-

re, ascoltare, dar voce alla gente. E far passare poi, nei canali

gia e di coraggio perché camminano insieme a questo po-

informativi nazionali e internazionali, un reportage sul lavo-

polo da ottantasette anni. Ogni singolo giorno della vita del-

ro di missionarie/i in posti estremamente difficili, è quasi im-

le Missionarie della Consolata è spesa per ascoltare, annun-

possibile. Forse perché ci imbarazza, come ci imbarazza dire

ciare la Parola che salva e consola, formare, curare e magari

“Sono un cattolico praticante”. Sembra che sia scontato che

realizzare il sogno dei loro figli e fratelli tanzaniani attraver-

loro, missionarie/i siano lì, in situazioni di disagio e facciano

so la loro testimonianza di vita donata e attraverso quei fon-

quello che fanno. Inoltre altro problema grande è che noi

di che amici, parenti e benefattori mandano.

ro concezione di tempo che non è la nostra. La realtà attua-

le del Tanzania è decisamente caotica e complessa. Cono-

to di regali, emozioni e affetto. Ho scelto quindi, di devolvere

sciamo il Tanzania per le spiagge di Zanzibar, i safari nel Se-

l’intero ricavato della vendita del libro, ai progetti delle Mis-

rengeti e Ngorongoro, il Kilimangiaro, ma non ne conoscia-

sionarie della Consolata in Tanzania e in particolar modo alla

mo i drammi interni. Bisognerebbe partire dalla storia del-

realizzazione e manutenzione di aule scolastiche e al soste-

la schiavitù, della colonizzazione per spiegarne l’arretratez-

gno alimentare e scolastico di centinaia di bambini e ragaz-

za, lo sviluppo sempre troppo lento. Per non parlare dell’at-

zi a cui queste donne realizzano un sogno, dando un futuro

tuale presenza massiccia degli asiatici, i cui traffici con l’Afri-

e una formazione umana-spirituale che li renderà finalmen-

ca dell’est risalgono a tempi remoti. In Tanzania, lo svilup-

te protagonisti nel futuro della loro terra.

ri europei. Queste società hanno bisogno di svilupparsi secondo i propri ritmi, ideali, valori e soprattutto secondo la lo-

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Il mio impegno per la progettazione e realizzazione di

questo libro è un regalo al popolo tanzaniano e alle Missionarie della Consolata che in questi anni mi hanno inonda-

analizziamo e giudichiamo le realtà africane secondo i crite-

Autoritratto

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LA PARABOLA DI UN PASTORE

C

ento anni di vita missionaria! Questa è l’età delle Suore Missionarie della Consolata, Suore Missionarie della Vergine Madre di Colui che è la vera consolazione of-

ferta da Dio Padre all’umanità, Gesù Cristo. Queste sorelle, mamme, zie e nonne sono nella Diocesi di Iringa, in Tanzania, mandate dal loro Fondatore, Padre Beato Giuseppe Allamano, dal 1923. La loro è una storia di avventura missionaria. Hanno percorso tutta la Diocesi a piedi, sui muli, sulle biciclette, motociclette e macchine. È una storia di evangelizzazione. Le suore Missionarie della Consolata hanno annunciato e insegnato la Parola di Dio. Hanno battezzato molte persone, soprattutto in punto di morte. Ne hanno preparate molte a ricevere i Sacramenti della Chiesa. Hanno preparato molte giovani ad assumere il loro posto nella comunità ecclesiale come mamme e anche come persone consacrate. La Congregazione delle suore locali, le Teresine sono state preparate da queste prime Missionarie della Consolata. E anche le giovani tanzaniane, Missionarie della Consolata, sono già molte nel Mondo. La loro attività inoltre, mirava alla promozione umana attraverso l’insegnamento nelle scuole elementari, medie e secondarie professionali non solo di religione ma di taglio e cucito, ricamo e cucina. Cento anni sono pochi in confronto all’eternità. Ma per noi deboli umani cento anni sono lunghi, segnati da, successi e fallimenti, speranze e fatiche. Visitando il cimitero di Tosamaganga si vede chiaramente come queste Missionarie abbiano sacrificato la loro vita per la Chiesa Missionaria. E noi che siamo il frutto di questi sacrifici vogliamo ringraziare Dio di averci mandato queste anime così generose e zelanti. Affidiamo a Dio misericordioso le anime di coloro che sono già passate da questo Mondo. A coloro che camminano ancora insieme alla Chiesa locale di Iringa e del resto del Tanzania nell’opera missionaria, diciamo: “Coraggio, non siete sole. La Vergine della Consolata segue con sguardo materno il vostro cammino. Il Beato Allamano vi sta a fianco con la sua intercessione. Tarcisius J. M. Ngalalekumtwa

Vescovo di Iringa - Tanzania

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cento anni …100 anni conta per noi la VITA, pochi sono forse per chi mille ne conta… ma i passi lontani, lontano oltre i mari, non si contan già più… né più i sacrifici, i sudori e i dolori, né il seme di Dio, nei solchi aperti con le nostre mani, tra spine e rovi…

M. Nazarena Fissore

I

niziava cosi l’inno che abbiamo cantato da giovanissime, nel 1960, quando l’Istituto celebrava i suoi primi 50 anni – il Giubileo D’Oro. Non si è mai cancellato dalla

memoria e si è ben radicato nel mio cuore. Da allora ho iniziato a capire il senso del-

la missione e a lasciarmi appassionare dalla Parola e dalla Persona di Gesù con la sua proposta di seguirlo:

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.

[Gv 15,13]

Ho sentito che anch’io ero chiamata a un amore più grande, a dare la vita sulle orme di Gesù, in questa Famiglia. Un ideale troppo grande? No, se è solo per amore! Così pure è di ogni mia consorella, Missionaria della Consolata, che da quel lontano 1910, in mille modi diversi, e con la vita, ha scritto pagine quasi sconosciute di questa storia sacra, in mezzo a popoli di ogni razza, lingua e nazione, cercando di essere nel Mondo il SUO volto di Amore, Misericordia e Consolazione.” “Annunzieranno la mia Gloria alle Genti… a tutto il Mondo”, è il Mandato. La Gloria di Dio è Gesù Cristo Salvatore, Consolazione per l’umanità, infatti è l’incontro con Gesù Salvatore, il Solo che può far cambiare vita e donare la gioia alla quale ogni persona anela. E noi siamo chiamate ad aiutare Dio a consolare l’umanità ferita, senza speranza, in disagio, come ha fatto Gesù. È

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questa la nostra Missione. È per questo che doniamo la vita: solo

al pericolo delle belve, ci stancammo ma quanta sereni-

se. È una Chiesa che si apre alla condivisione del dono del-

per Amore. Anche quando, come Lui, andiamo in Croce. Le pagi-

tà, quanta cordialità vicendevole! Abbiamo visto una bel-

la Fede, appoggiando le non molte ma serie e significati-

ne che seguono, raccontano questa storia d’amore, di consolazio-

lissima natura, tanto verde, gente accogliente, come for-

ve vocazioni missionarie. E in questi tempi, con l’invasio-

ne, di vita in abbondanza, di gioie indescrivibili, di superamenti,

se non avremo visto mai. Noi ci avventurammo fidenti in

ne di ideologie che accantonano Dio e i valori fondamen-

di pazienza, di cambio di mentalità, di accoglienza e di apprezza-

Dio e nella SS. Consolata come figlioli in braccio al Padre

tali dell’essere umano, inizia ad alzare la voce, svegliando

mento reciproco del nostro popolo, di distacco, di donazione sen-

e alla Madre. Tutto riuscì bene, oltre le previsione. La ca-

le coscienze e aiutando il popolo ad aprire gli occhi, tan-

za misura. Attraverso foto, racconti, esperienze si delineano gli 87

rovana fu un piacere, una scuola di forza morale e di alle-

to facilmente oscurati. Il seme sparso in abbondanza por-

anni della nostra presenza in Tanzania, secondo campo di Missio-

namento per affrontare cose più difficili. Abbiamo senti-

ta i suoi frutti. Noi Missionarie figlie dell’Allamano, conti-

ne assegnato dalla Santa Sede al novello Istituto IMC nel 1919 e

to per tutto il viaggio la benedizione di Dio che ci tenne

nuiamo a camminare e stare in mezzo a questo popolo

benedetto dal Fondatore il Beato Giuseppe Allamano, con l’invio

sotto le sue ali. La Madonna ci tenne sotto il suo manto.

che amiamo, in questa Chiesa che abbracciamo, avendo

delle prime Missionarie nel 1923. Tanzania, un popolo con il cuo-

La collina su cui poggia la Missione è vicina. La vediamo

nel cuore il tormento di condividere l’esperienza di Ge-

re spalancato per accogliere e per dare. Tanzania, una terra bene-

delinearsi, aprirsi, ingrandirsi. Sì suonano le campane. Lo

sù, perché venga il Suo Regno qui e ora. Siamo impegna-

detta da Dio che produce fiori e frutti tra spine e rovi, nei solchi

scampanellio a festa di una campana argentina, lieta co-

te a vivere insieme con questa umanità amata da Dio, la

aperti con le nostre mani senza mai perderci di coraggio. La Fa-

me un bimbo che trilla per il ritorno a casa della mamma

fatica del lavoro e della ricerca, come lievito nella massa,

miglia Consolatina-Allamaniana [Confratelli IMC, Suore MC e Laici

e del babbo. Suona campana, suona e annuncia lontano

per trovare vie di maggiore dignità, giustizia e pace, sem-

LMC] è nata per camminare insieme per le vie della missione nel

che un gruppo di missionari volenterosi vengono per es-

pre e solo per amore. E siamo anche certamente consa-

Mondo, in unità d’intenti e fraterna collaborazione. È un dono ca-

sere padri e madri a tutti. Sono venuti per amare, per aiu-

pevoli che a Gesù è stata riservata la sorte del seme: di es-

rismatico. È un dono per vivere in un amore più grande, per con-

tare, per incamminare al buon Dio, tutti come Figli suoi.

sere buttato, calpestato, soffocato, di crescere nell’oscuri-

tinuare la missione affidataci da Gesù. Basterebbe leggere “La Ca-

Quanta gioia nel cuore. “Era il 30 gennaio 1923. Da allora,

tà, nel contrasto. A coloro che lo seguono solo per Amo-

rovana della Provvidenza” per comprendere da quale forza erano

i semi abbondanti si sono trasformati in albero e l’albero

re può essere riservata la stessa sorte, con la certezza pe-

spinti questi “pazzi del Vangelo”, e quali semi hanno sparso man

ha dato i frutti”.

rò, che ci saranno tanti frutti di bene, di verità, solidarietà,

mano che snodavano tra spini e rovi per arrivare a Tosamaganga, la prima Stazione di Missione: “…Dal 7 gennaio 1923 partendo da Mombasa dirette a Dar es Salaam con il piroscafo; da Dar a Dodoma, con il treno. Da Dodoma a Iringa a piedi trottando 7-8 ore al giorno. Era il tempo delle pioggie, in condizioni non favorevoli. Viaggiammo sul fresco del mattino, sotto il sole di mezzogiorno,

La Chiesa in Tanzania, oggi è ben stabilita gerarchi-

vera umanità, giustizia e pace. È per questo che siamo fe-

camente e impegnata nella propria crescita e consolida-

lici nel celebrare come Famiglia. È per questo che dicia-

mento sul territorio. È una Chiesa in cammino, che va ma-

mo GRAZIE. È per questo che la Missione continua nella

turando, approfondendo, purificando la Fede, che fa po-

Speranza, con Maria Madre della Consolazione. Ed è per

sto a Gesù Salvatore. È una Chiesa che gode della fiducia

questo che sentiamo ancora la voce dell’Allamano che ci

del popolo e anche in parte, del Governo, soprattuto per

sprona: “Coraggio, Avanti. Nel Signore Vi Benedico”.

le sue opere e servizi di assistenza e promozione umana, Bambini della Scuola materna Ilamba, Udzungwa - Iringa

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offerti da sempre senza discriminazioni etniche o religio-

Sr. Maria Artura Valentini, mc

Superiora Regionale - Tanzania

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Giuseppe Allamano, Biografia

G

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iuseppe Allamano nasce il 21 gennaio 1851 a Ca-

ro, l’ampliamento e l’abbellimento e ne incrementò l’at-

la qualità più che il numero. Voleva evangelizzatori

stel Nuovo d’Asti [oggi Castel Nuovo Don Bosco].

tività pastorale, liturgica e associativa. Divenne centro di

preparati, «santi in modo superlativo», «zelanti fino

Educato a solide virtù cristiane dalla madre, sorella di san

spiritualità mariana e di iniziative pastorali. Egli vi contri-

a dare la vita». Il primo luogo di missione per i mis-

Giuseppe Cafasso, passò poi alla scuola di don Bosco, al-

buì anche con il carisma di cui fu dotato da Dio, di consi-

sionari [1902] e le missionarie fu il Kenya [1913]. Al

tro suo illustre compaesano. Con ferma decisione rispose

gliare, confortare e dirigere. Tutti sperimentarono i segre-

giovane Istituto delle missionarie vennero affidati

alla chiamata del Signore e, divenuto sacerdote il 20 set-

ti della sua mente illuminata e del suo grande cuore. I lai-

altri campi di apostolato in Tanzania [1923], Etiopia

tembre 1873, avrebbe desiderato darsi al ministero pa-

ci trovarono in lui l’appoggio per iniziative nuove, richie-

[1924], Somalia [1924], Mozambico [1927], Liberia

storale, ma il suo arcivescovo lo destinò alla formazione

ste dai tempi: la stampa, l’azione cattolica, le associazioni

[1963], Guinea Bissau [1992]. Oggi sono presenti in

dei seminaristi del seminario maggiore della diocesi di

operaie. Riaprì e diresse il convitto ecclesiastico per la pre-

oltre venti paesi di Africa, Americhe: Brasile [1946],

Torino. Si distinse per la fermezza nei principi e la soavità

parazione dei giovani sacerdoti all’apostolato. Ebbe mol-

Colombia [1950], Argentina [1951], Michigan-USA

nel chiederne l’attuazione. In questo compito, come poi

to a cuore la formazione spirituale, intellettuale, pastorale,

[1954], Roraima [1968], Alabama [1975],Venezue-

nella formazione dei sacerdoti, dimostrò ottime qualità,

aggiornandola alle nuove situazioni ed esigenze. Per dar

la [1982], Bolivia [1991], Amazzonia [2006], Euro-

per le quali fu riconosciuto un vero «maestro nella forma-

loro un modello intraprese la causa di canonizzazione del

pa: Italia, Torino [1910], Svizzera [1946], Portogallo

zione del clero», «una copia assai perfetta del grande suo

Cafasso di cui ebbe la gioia di vederne la Beatificazione, il

[1964], Spagna [1969], Asia: Mongolia [2003]. Nel-

predecessore e zio, San Giuseppe Cafasso». Proseguì nel-

3 maggio 1925. Animato da forte zelo per il bene dei fra-

la mirabile schiera di Servi di Dio fioriti nella Chie-

lo stesso tempo gli studi, conseguendo la laurea in Teo-

telli e da vivo senso della missione universale della Chie-

sa Torinese, dei quali alcuni già canonizzati o bea-

logia presso la Facoltà Teologica di Torino e l’abilitazio-

sa, allargò i suoi orizzonti al mondo intero. Sentì l’urgenza

tificati, il sacerdote Giuseppe Allamano si distinse

ne all’insegnamento universitario. In seguito fu nominato

del mandato di Cristo di portare a tutti il Vangelo. Trova-

per aver percepito il dovere di ogni Chiesa locale

membro aggiunto della Facoltà di Diritto Canonico e Ci-

va innaturale che nella sua Chiesa, feconda di tante istitu-

di aprirsi alla missione universale. Morì il 16 febbra-

vile e ricoprì pure la carica di Preside in ambedue le facol-

zioni di carità, ne mancasse una dedicata unicamente alle

io 1926 a Torino presso il Santuario della Consolata.

tà. Nel 1880 fu nominato Rettore del Santuario e del con-

missioni. Decise di rimediarvi. Nel 1901 fondò l’Istituto dei

Proclamandolo beato, il 7 ottobre 1990, Papa Gio-

vitto ecclesiastico della Consolata. Da allora fino alla mor-

Missionari e nel 1910 quello delle missionarie della Con-

vanni Paolo II suggellò il riconoscimento che il po-

te, la sua attività si svolse sempre all’ombra del Santuario

solata. A essi, pur continuando nei suoi numerosi impegni

polo di Dio gli ha tributato con varie espressioni:

mariano della diocesi, affiancato dall’amico fedele, il ca-

in diocesi, dedicò le principali cure, formandoli a quello

«il Santo della Consolata», «Padre provvido e pie-

nonico Giacomo Camisassa. Trovò il santuario fatiscente

spirito che riteneva di aver ricevuto dal Signore. Convin-

toso, Formatore e Maestro del clero, Sacerdote per

fisicamente e decaduto spiritualmente. Ne curò il restau-

to che alla missione si debba dare il meglio, ebbe di mira

il Mondo». 39


PRIMI ECHI DELLA PRESENZA DELLE MISSIONARIE DELLA CONSOLATA IN TANZANIA

I

l carisma di evangelizzazione e consolazione delle missionarie della Consolata ha toccato la costa tanzaniana lambita dall’oceano indiano fin dal lontano 1917. Infuriava la

Prima Guerra Mondiale e sr. Irene Stefani, insieme ad altri missionari della Consolata, da pochi anni in Kenya, vengono “invitati” dal Governo inglese a trasferirsi nell’allora Tanganyika, per lavorare negli ospedali militari. Sr. Irene, di cui è in corso la causa di beatificazione, arriva a Kilwa nel marzo del 1917. Le condizioni igieniche e sanitarie degli ospedali inglesi sono spaventose. Sr. Irene si distinse per lo straordinario ed eroico servizio a favore dei malati negli ospedali militari. “Gli ospedali sono capannoni improvvisati che ammassano migliaia di infermi, baracche aperte con altre cinquecento tende e la stessa sabbia per chi non ha trovato di meglio. L’abitazione delle suore, vicina all’ospedale, è composta da capanne di foglie di palma, isolate con delle frasche. I ricoverati sono poveri portatori africani costretti ad arruolarsi in una guerra di cui non conoscono né il nemico né la ragione, ma solo per trasportare un pesante carico sulle spalle, in un clima sfibrante e malarico. I malati sono ammassati senza alcuna divisione di criterio circa le varie malattie. Sr. Irene inizia le sue visite tra la diffidenza di malati che non hanno mai visto una donna bianca tanto meno così gentile. Lo spettacolo di sporcizia, disordine, miseria e i comportamenti violenti degli infermieri la segneranno. I malati iniziano a chiamarla e implorare il suo aiuto e sr. Irene lavora instancabilmente, sacrificando anche il suo pranzo per offrirlo ai più bisognosi. Ogni giorno muoiono decine di malati e sr. Irene cerca di accendergli in cuore la speranza della vita eterna nella fede in Dio misericordioso, attraverso il battesimo. In tanti chiedono a sr. Irene di essere battezzati prima di morire. Nel 1918 sr. Irene dopo aver lavorato per qualche mese nell’ospedale militare a Lindi parte per l’ospedale degli

Prima Croce piantata dai padri tedeschi dello Spirito Santo nel 1876, simbolo della prima presenza cristiana nell’Est Africa - Bagamoio, Dar es Salaam

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Africani a Dar es Salaam [l’attuale Ocean Road, unico ospe-

periore della Missione dispone che le sorelle prendano con-

dale in Tanzania per la cura del cancro] con l’incarico della

tatti con la gente al fine di conoscere le persone, gli usi, i co-

sorveglianza della cucina. Sr. Irene svolge il suo lavoro con la

stumi, l’ambiente. Ogni pomeriggio le accompagna a visi-

calma che la contraddistingueva, l’oculatezza nel controlla-

tare i villaggi vicini per far conoscenza con le famiglie. Nel

re le derrate e preparare il cibo ai malati. Nelle afose ore po-

tempo libero le sorelle studiano il kiswahili. Alla sera tutti si

meridiane quando tutti riposavano, lei si dedica alla visita

radunano per essere istruiti sugli usi e costumi locali, danno

dei degenti nell’ospedale. La guerra termina e la notizia ar-

relazione della giornata e programmano il giorno seguen-

riva con ritardo in Tanganika. I missionari ritornano in Ken-

te. Il mattino viene invece trascorso tra cucina e orto, scuo-

ya. Il Governatore britannico in Kenya, la invita a Nairobi, al-

la ai bambini, insegnamento dell’economia domestica alle

la consegna delle onorificenze ai collaboratori benemeriti.

ragazze, lezioni di ostetricia e puericultura alle donne. Dopo

Sr. Irene riceve la medaglia reale della Croce Rossa. Tornata

il breve periodo di tirocinio c’è il primo distac­co: sr. Paolina,

a lavorare con i kikuyu, durante il periodo della peste bub-

sr. Clementina e sr. Francesca rimangono a Tosamaganga; sr.

bonica e polmonare, sr. Irene la contrae dopo aver curato

Delfina, sr. Lucia e sr. Marcellina destinate a Madibira.

Da Sr. Clementina Cristino a Sr. Chiara Strapazzon

Stazione di S. Giovanni Evangelista - Mchombe, 12 marzo1924

A

matissima mia Superiora sr. Chiara, approfitto del ritardo dei portatori per aggiungere ancora un biglietto per Lei, mia amatissima, sebbene sia da

poco tempo che le scrissi. Faccio male? Non credo. Ebbene vuol sapere come ce la passiamo? Benissimo, nonostante che la Signora febbre ci visiti sovente. Poi la sottoscritta, poco male che anche quando mi viene un po’ forte, ossia 40, mi dura solo qualche ora, che allora sono costretta a stare a letto. Invece la Rev. sr. Delfina è colpita molto sovente. Ultimamente ebbe un accesso così forte, che ebbi qualche ora di trepidazione. Per buona fortuna era qui il R. P. Sciolla anche lui ammalato, ma non a letto e mi fece farle subito due iniezioni di olio canforato durante l’accesso, poi iniezioni di chinino per il vomito, finché ritornò tranquilla e il pericolo scomparve. Mi sono sentita così sola lontana da tutti! Essendo sola

e assistito un maestro infetto che l’aveva sempre osteggia-

A Tosamaganga sr. Paolina faceva scuola ai ragazzi e

ta, nonostante conoscesse i rischi. Morirà a trentanove an-

pensava alla cucina; sr. Francesca aveva la cura dell’orto e

ni, quindici giorni dopo il maestro. Alcuni anni dopo, in Tan-

della casa e faceva le visite ai villaggi per incontrare le fami-

zania i missionari e missionarie della Consolata arriveranno

glie; sr. Clementina era incaricata della scuola e del dispen-

per stabilirsi definitivamente. L’8 dicembre 1922 partono da

sario che ancora non esistevano; in poco tempo, però, furo-

Torino, assieme ad alcuni missionari, le prime suore missio-

no allestiti per poter ricevere ammalati ed allievi. Gli alun-

narie della Consolata dirette al Tanganyika [oggi, Tanzania]:

ni spesso «marinavano» la scuola per andare al pascolo, o

sr. Francesca Gianasso, sr. Delfina Vaisitti, sr. Marcellina Bian-

per allon­tanare gli uccelli dalle piantagioni, o per accudire

chi, sr. Clementina Cristino. A loro si uniranno sulla nave a

i fratellini. Ma dopo mesi e mesi di paziente opera di per-

meglio perché qui è necessaria l’opera missionaria. Ora i bambini iniziano a conoscerci. Non fuggono più come i primi

Mombasa, due sorelle provenienti dal Vicariato del Kenya;

suasione di genitori e alunni, e di «raccolta» giornaliera di

giorni. Il 14 febbraio scorso sono andata a dare un Battesimo a circa due ore dalla missione, ebbene quelle stesse don-

sr. Paolina Bertino e sr. Lucia Monti. Superiora del gruppo

quest’ultimi, alla fine la frequenza divenne regolare. In quel

ne che quattro o cinque mesi fa, alla nostra vista si nascondevano, mi vennero incontro, mi strinsero la mano, mi asse-

sarà sr. Paolina Bertino. Giunte a Dar-es-Salaam il 10 genna-

clima sfibrante e malarico le tre missionarie si davano ani-

diarono di domande, tanto da sembrare la loro più intima amica. Questo mi ha fatto piacere e ne ringraziai il Signore.

io 1923, cinque giorni dopo le sorelle proseguono per fer-

ma e corpo al lavoro pastorale e sociale. Nel 1931 la scuo-

Ah, se potessimo andare alle visite sarebbe la cosa più bella e più utile credo, che potremmo fare in missione ma

rovia fino a Dodoma. Dopo quattro ore di cammino a piedi

la femminile con internato contava già 95 alunne tra le qua-

per ora è quasi impossibile. Si figuri che abbiamo il leone che ci gira a poche centinaia di metri dalla casa, in pieno gior-

raggiungono Bihawana da dove il 22 gen­naio iniziano, as-

li il Signore scelse varie giovani per la Con­gregazione del-

no. Due o tre giorni fa è venuto proprio sotto alla finestra del dormitorio; il leopardo è venuto a prenderci le galline in

sieme ai padri e ad alcuni portatori, la carovana che le por-

le Suore di S. Teresa di Gesù Bambino che stava sorgendo a

casa; l’elefante l’altra sera verso le quattro barriva nei boschi qui vicini, ed è venuto nella nostra bananiera la stessa se-

terà a Tosamaganga, il 30 gennaio. Fin dai primi giorni il Su-

Tosamaganga.

ra, tanto che il R. Padre gli ha sparato, due giorni fa ne ha ucciso uno grossissimo, i cui denti pesavano da 48 a 50 kg. In-

con tre Padri e la sorella ammalata si figuri il da farsi. Proprio questa mattina, la sorella che già da qualche giorno era a letto, fu presa da quel forte accesso, che, per lo spavento preso, alla sera avevo anch’io 39.5, eppure il Signore mi ha aiutata di nuovo, che potei fare tutto e passarmela così da in piedi, senza che nessuno se ne accorgesse. Al mattino siccome le portavano la S. Comunione a letto, mi alzavo quasi sempre alle quattro e mezzo per mettere tutto bene in ordine, alla sera andavo a letto alle undici e mezzo o mezzanotte eppure -tolta quella sera per lo spavento- son sempre stata benissimo, meglio di quando stavo chiusa in laboratorio a lavorare a macchina. Sentivo proprio l’aiuto della cara Mamma Consolata. Attualmente stiamo bene e speriamo che la Madonna ci faccia questa grazia da continuare sempre in

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somma è pericoloso. Difatti, quando sono andata a dare quel battesimo ero accompagnata da quattro africani, ben armati e ho scelto le ore più calde del giorno, quando le belve riposano. Sono partita alle undici, camminando per tutto il tempo in un sentiero largo due spanne con l’acqua fino al ginocchio e le erbe così alte che sorpassavano la mia testa più di un metro; due giovani davanti aprivano il varco e due mi seguivano. Quattro mesi fa quella era una bella strada, comoda, ora che è la stagione delle piogge la vegetazione è così rigogliosa da cambiarla da un giorno all’altro. Inoltre ho dovuto attraversare il gran fiume Mgeta che era gonfio e infestato di coccodrilli. Lo attraversammo su una canoa, ma così piccola e vacillante che mi raccomandai l’anima al Signore. L’acqua in quel punto era alta circa 10 metri. Non importa purché sia riuscita battezzare quel povero; è il primo battesimo che le Suore danno in questa missione. Ci chiamò la stessa famiglia, quantunque pagani e lo trovai che era già quasi incosciente, non parlava più, non dava alcun segno di capire, eppure nutrivo la speranza che capisse. .. si pregò, si aspettò, si ripeté l’istruzione, poi visto che non dava alcun segno ed era pur sempre gravissimo, lo battezzai ugualmente sotto condizione. Finita la cerimonia socchiuse un po’ gli occhi li fissò su di me, fece come un cenno di approvazione, cercando di abbozzare un sorriso, fece atto di stringere con la sua mano inerte la mia, poi chiuse di nuovo gli occhi e non li aprì più. Alle cinque spirava. Avrà capito? Avrà ricevuto il Sacramento? Spero, ad ogni modo la misericordia del Signore è infinita e speriamo l’abbia collocato nel Suo bel Paradiso. Aff.a indegna figlia,

Sr. Clementina

Villaggio di Msombwe - Tosamaganga

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Il lavoro continua...

tà. Nella Prefettura c’era inoltre, un piccolo ospedale [To-

N

samaganga], un lebbrosario [Madibira], una maternità

el 1926 Tosamaganga era tutto un fervore di attività: dalle antiche case dei Padri Benedettini, or-

mai mal ridotte, si dovevano ricavare ambienti per nuove scuole. Tutti furono coinvolti nell’attività, svolta con l’aiuto di numerosi operai del posto. Da qui inizia l’espansione della missione centrale, che divenne una vera e propria cittadella degli studi sia accademici sia professionali. Missionari, Padri, Fratelli coadiutori e Suore lavoravano uniti perché tutto procedesse bene. Ogni anno gli alunni crescevano, le costruzioni aumentavano e la scarsità di

le [Tosamaganga], sei ricoveri per anziani e sei asili infantili. A Tosamaganga, sede della Superiora Delegata - che a quel tempo era sr. Margherita Demaria - assume particolare importanza la “Camisassa ���������������������������������������� Girls’ Boarding School”, collegio attrezzato e apprezzato dalle autorità civili, come testimoniano le parole del Governatore del Territorio che è «persuaso che la scuola di Tosamaganga è una delle più importanti istituzioni educative esistenti nel Territorio del

nostra presenza non è stata inutile, anzi la gente apprez-

S

l’affetto che per loro nutrivano, ammirava i loro sforzi ri-

r. Umbertina Bono e sr. Ottavina Quaglia ne parlano, riferendo anche le testimonianze di altre missionarie.

«Gli inizi della missione dell’Iringa sono stati duri quanto mai. Non c’era denaro e dall’Italia l’Istituto non ne provvedeva gran che. Anche l’apostolato non poteva svilupparsi come i missionari avrebbero desiderato, per mancanza di mezzi. Ogni missionario e missionaria riceveva come corredo il necessario da portare con sé in qualunque casa andasse. Consisteva in un sacco di tela bian-

mezzi finanziari si faceva sentire, perciò nel 1930 si iniziò

Tanganyika». Lo stesso Presidente J. K. Nyerere vi mande-

ca da riempire con foglie di meliga o erbe secche co-

la coltivazione del tabacco a cui collaboravano personal-

rà i proprio figli.

me materasso, sei sbarre di sapone a testa che doveva-

zava molto la dedizione dei missionari, comprendeva cambiandoli. A Tosamaganga, data la salubrità della zona, la situazione era diversa per quanto riguardava la salute, ma anche lì non si nuotava nell’abbon­danza. Per poter vestire gli alunni, le sorelle cucivano vestiti per i negozi degli Indiani e il loro lavoro veniva retribuito con pezze di stoffa. Per parecchi anni il pane è stato razionato: una pagnottella giornaliera a testa. I nostri Fratelli coadiutori hanno poi iniziato a seminare campi di frumento, così il pane era sufficiente e non è stato più razionato. Siamo riusciti pure a ricavare olio dalle arachidi.»

mente anche le suore, coltivazione che è durata per oltre

Il collegio provvede a un’educazione cristiana, all’istru-

no bastare per un anno, un piatto e una tazza di ferro

vent’anni, fino a quando gli allievi furono in grado di pa-

zione e alla formazione di duecentotre allieve interne e

smaltato, un cucchiaio, una forchetta, un coltello, tre co-

gare una piccola retta.

centocinquanta esterne. Comprende le classi elementari,

perte di quelle dure che in Italia si usavano per i caval-

Il 25 Ottobre 1931 nasce ufficialmente la Congrega-

le classi magistrali e quelle professionali di sartoria e rica-

li e tre lenzuola. Con questo equipaggiamento si inizia-

zione delle Suore Missionarie di S. Teresa di Gesù Bambi-

mo, di economia domesti­ca, di lavori agricoli e di infermie-

va la vita missionaria. Il cibo era scarso. I missionari e le

guerra mondiale interrompe il fervido lavoro. In un pri-

no, chiamate comunemente Suore Teresine. Mons. Fran-

ristica. La pratica infermie­ristica è compiuta nell’ospedale

missionarie mandati nell’Ulanga si trovavano senza me-

mo tempo Padri e Suore vengono concentrati a Tosa-

cesco Cagliero IMC, loro fondatore, aveva chiesto la col-

di Tosamaganga e nella maternità della mis­sione. Le alun-

dicine e con vitto insufficiente specialmente per man-

maganga. Il distacco da tanti cari africani e dalle missio-

laborazione delle missionarie della Consolata: sr. Delfina

ne delle Magistrali dal 1935 sostengono be­ne gli esami

canza di carne: la mosca tse-tse impediva l’allevamen-

ni è doloroso. Per interessamento di mons. Maranta, di

Vaisitti come superiora, sr. Pierluigia Bacchion come for-

governativi e, conseguito il diploma, trovano facil­mente

to del bestiame. Per poter far fronte ai bisogni il padre

origini svizzere, presso le autorità inglesi, i missionari e

matrice e sr. Argentina Passoni come assistente. Vi rima-

impiego presso il Governo o le missioni, anche quelle

dava la caccia agli elefanti. Dalla vendita delle zanne si

le missionarie hanno presto il permesso di tornare alle

sero fino agli anni 70 quando la congregazione scelse la

protestanti. Prima di allora non esisteva un programma

ricavava una discreta somma di denaro che permette-

proprie sedi, a condizione di non allontanarsi dal centro

propria direzione generale. Nel 1941 vengono destinate a

di esame per le ragazze, ma da quell’anno viene stabilito

va di far fronte alle spese indispen­sabili. Nell’Ulanga si

della missione per oltre un miglio. Tutti i missionari do-

Madibira e ad altre missioni in collaborazione con le mis-

un programma anche per loro, comunque più ristretto di

viveva isolati dal resto del mondo, spe­cialmente duran-

vettero firmare una di­chiarazione nella quale promette-

sionarie della Consolata e in seguito da sole.

quello dei ragazzi. Presso il collegio sorge l’associazione

te le piogge. Nonostante le difficoltà in cui si versava e

vano di non immischiarsi nei fat­ti riguardanti la guerra

delle ex-allieve con lo scopo di accompagnarle nei loro

la conse­guente impossibi­lità di costruire scuole e di sti-

e di non parlarne con gli africani. Le sorelle intanto por-

nuovi doveri di spose e madri e nelle varie necessità.

pendiare i catechisti e altri coadiutori nell’apostolato, la

tavano avanti il loro normale lavoro salvo le limitazioni

Nel 1939 la Prefettura di Iringa contava cinquantasei missionarie della Consolata distribuite in undici comuni-

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[Tosamaganga], un orfanotrofio maschile e uno femmini-

Ma in quali condizioni di vita le Missionarie svolgevano il lavoro in questi primi anni?

Il periodo della Seconda Guerra Mondiale

F

ino al 1940 continua l’espansione missiona­ria con la fondazione di nuove missioni. Ma la seconda

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imposte. Sentivano la mancanza di notizie dall’Italia, al-

cattolica del Tanganyika, allevata dalle missionarie del-

cune vengono a conoscenza attraverso notizie pubbli-

la Consolata, ottiene il certificato di Standard X [licenza

che della morte di qualche genitore o fratello. Finalmen-

media], potendo accedere all’Istituto Magistrale di pri-

te nel 1944 le autorità britanniche permettono ai mis-

mo grado e in seguito attraverso una borsa di studio an-

sionari di riaprire le missioni. Nel febbraio 1947 il nuovo

dare a studiare negli USA. Mary Kasindi nel 1956 viene

Delegato Apostolico, mons. David Mathew, ottiene dal

scelta dal Governatore del Tanganyika come membro

Governo inglese l’abolizione di tutte le restrizioni relative al personale missionario italiano.

Sviluppo apostolico dopo la guerra

S

ve per la promozione della donna. Rimasta legatissima sr. Clementina Cristino, ha voluto nel corso della sua vita ricordarne lo spirito e la volontà attraverso la creazione della “Mama Clementina Foundation” a Moshi per la pro-

missioni, opere e associazioni. Il 20 giugno del 1948

mozione della donna tanzaniana, due Secondary Scho-

arriva il primo rinforzo di personale dall’Italia: cinque so-

ol per ragazze e innumerevoli attività. A Tosamaganga

relle e alcuni padri. Le missionarie prendono idealmen-

le missionarie dirigono e insegnano nella scuola media

te il posto delle cinque decedute tra il 1943 e il 1947,

superiore, nell’Istituto magistrale, nella scuola di Econo-

tutte in giovanissima età, per malaria o sue conseguen-

mia Domestica e in quella di sartoria, nelle scuole me­die

ze. Dal 1950 al 1955 i cattolici raddoppiano in numero;

del Seminario e del Collegio maschile e in dodici scuole

aperte in zone praticamente «chiuse» fino allora ai cattolici, quali quella dei Wabena; la missione di Makambako è stata aperta nel 1954 e le sorelle vi andarono nel 1955, quella di Matembwe nel 1933 e tra i Wakinga, la missione di Kisinga è stata aperta nel 1956 e i cattolici sono stati così ben voluti che hanno chiesto ai Missiona-

Mary Kamm e il suo staff della Mama Clementina Fondation - Moshi

alle missionarie della Consolata e in particolar modo a

ono questi gli anni di crescita della Chiesa nelle sue

così pure le scuole e gli insegnanti; nuove missioni sono

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del Parlamento e ricoprirà in seguito cariche governati-

di economia domestica. Si prendono cura degli orfani in quasi tutte le missioni e si occupano di diciannove ambulatori con annesse piccole infermerie, lavorando inoltre anche come infermiere nei due piccoli ospedali di Tosamaganga e Ulete. Ma da subito è stato dato mol-

La prima chiesa costruita dai missionari della Consolata, - Tosamaganga

to valore alle visite nei villag­gi. Il Signore benediceva il loro andare mai stanco, il bene seminato e la dedizione inesauribile del loro cuore. Vecchietti e vecchiette chie-

ri della Consolata di iniziare un ospedale, poi costruito

devano di diventare cattolici; coppie di sposi si persua-

a Ikonda dove la collaborazione delle missionarie della

devano a regolarizzare il loro matrimonio; mo­renti invo-

Consolata è iniziata nel 1965 per concludersi nell’agosto

cavano il battesimo. Nel 1960 da cinquantadue suore e

del 2009. Nel 1950 un’alunna del nuovo liceo femmini-

undici comunità nel 1945, si arriva a ottantanove suore,

le di Tosamaganga, Miss Mary Kasindi, la prima ragazza

con diciannove comunità. 49


Indipendenza del Tanzania. Uhuru Na Umoja, libertà e unione

I

l 9 dicembre 1961 è la data storica dell’indipen­denza nazionale del Tanganyika dal protettorato inglese, anche se dovrà aspettare anco-

ra un anno per diventare una Repubblica. Il primo Presidente è Mwalimu Julius Kambarare Nyerere. Il motto programmatico della Repubblica è UHURU NA KAZI [libertà e lavoro] e UHURU NA UMOJA [libertà e unione]. I principi che guidano la nuova Repubblica sono quelli contenuti nella Costituzione del TANU, il partito di Nyerere: una politica socialista africana, una via nuova intermedia tra capitalismo e marxismo. La persona umana è ritenuta sacra, ha perciò diritto al lavoro e alla libertà nelle varie manifestazioni della sua vita familiare, religiosa, civile e politica. Nella Dichiarazione di Arusha [1967] il Presidente conferma l’impegno del Governo e chiede la collaborazione della gente per vincere nel paese l’ignoranza, la malattia e la povertà. Uno dei più grandi meriti di Nyerere di cui negli anni se ne sono ricavati i frutti, è stata la volontà di unificare le centoventisei etnie presenti in Tanzania adottando un’unica lingua in tutta la nazione: il kiswahili. Rispetto agli altri stati africani il Tanzania non ha mai avuto problemi tribali, perché tutti si sentono tanzaniani, indipendentemente dalla loro tribù. Incarnate nella loro patria di adozione le sorelle seguono i principi del Governo cercando di animarli con l’amore di Cristo. Proseguono con impegno le at-

Pastorale nel villaggio - Madibira Lezione di pronto soccorso [in alto a sinistra] Sr. Clementina Cristino e sr. Delfina Vaisitti con studenti - Tosamaganga [in basso a sinistra]

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tività pastorali, educative, socio-assistenziali. In quasi tut-

e sr. Adolfina per due. «Non hanno rispettato la nostra ri-

te le parrocchie organizzano i «maendeleo» o «scuole del

chiesta: insegnare nelle scuole nazionalizzate a patto che

progresso» per l’elevazio­ne della donna. Nel loro lavoro

fossero vicine alle nostre comunità. Ma dato che noi sia-

le missionarie trovano un valido aiuto nelle Suore Tere-

mo missionarie e siamo venute non per lavorare solo nel-

sine. II 25 aprile 1964 Zanzibar e Tanganyika si uniscono

le nostre missioni, ho accettato di trasferirmi nel 1970 per

e formano la Repubblica Federale che assume il nome di

due anni a Mtwara, insieme a sr. Remigia, affittando due

TANZANIA. Nyerere ne è eletto Presidente. II 12 novem-

camere di un Hostel, racconta sr. Adolfina. Ci volevano due

bre 1969 la Santa Sede nomina il primo Vescovo africano

giorni di viaggio per arrivare a Mtwara, era talmente iso-

della Diocesi di Iringa, mons. Mario E. Mgulunde, il quale

lata che non c’era nemmeno la strada. Ma non ho avu-

verrà consacrato il 15 febbraio 1970. Tra il 1958 e 1968 le missionarie aprono tre case in proprio, le prime in Tanzania: quella di Kihesa, sede della Superiora Delegata; la ca­sa di Kibao con annessi ambulatorio, ricovero e riabilitazione per bambini denutriti, maternità e centro di assi­stenza per mamme e bambini; la casa procura di Mbagala, a Dares-Salaam, con annessi dispensario e «maendeleo». In due parrocchie si inizia la collaborazione con il clero locale che sostituisce i missionari della Consolata. Nel 1967 il Governo apre un nuovo campo di lavoro: quello dell’istruzione degli adulti. Insegnanti ed alunne delle nostre scuole due volte la set­timana si recano nei villaggi per l’alfabetizza-

cana, davvero capace. Insegnavo a trecentocinquanta ragazze. Le difficoltà certo non sono mancate, ma dipendevano soprattutto dalla situazione politica. Erano gli anni della guerra del Frelimo in Mozambico, quindi era pericoloso. Alle 18.00 iniziava il coprifuoco. Dopo due anni per problemi di salute ho chiesto il trasferimento e in ventiquattro ore me l’hanno dato chiedendomi di scegliere tra la scuola secondaria di “Iringa Girls” e quella di “Lugalo” e io ho chiesto “Lugalo” perché day school». Il Governo chiede e apprezza i servizi di promozione umana prestati dalle missionarie. Ottima è la collaborazione con la Chiesa locale. Il futuro del Tanzania si profila incerto. Le sorelle con-

zione, l’insegnamento di nozioni di economia domestica

tinuano l’attività apostolica abbandonate alla Provviden-

per le donne e dell’inglese per chi lo desidera. Nel mar-

za. Il 1978 segna per il Tanzania l’inizio di un periodo par-

zo 1970 le scuole sono nazionalizzate. Anche le missiona-

ticolarmente difficile: la guerra per liberare il confinante

rie insegnanti dipendono direttamente dal Governo che

Uganda dalla dittatura del Generale Idi Amin, un’epide-

le destina dove maggiore è il bisogno, senza tener conto

mia di colera, ed altri fattori socio-economici portano il

dell’ubicazione delle rispettive comunità religiose: sr. Re-

paese a uno stato di povertà preoccupante che non ten-

migia Chicco e sr. Adolfina Dotta vengono destinate al-

de a mi­gliorare. I soldati tanzaniani mandati al fronte tor-

la scuola secondaria femminile di Mtwara, ai confini tra

nano malati riportando i primi casi di Hiv/Aids, malattia fi-

Tanzania e Mozambico. Sr. Remigia vi rimarrà per un anno

no ad allora sconosciuta non solo in Africa.

Sr. Sandra Marta Mennini in missione

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to problemi nella scuola. Avevo un’ottima Preside angli-

Sr. Virginia Barra prega con una famiglia di amici

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LE MISSIONI E I DISPENSARI

T

ra le tante attività e strutture delle missionarie della Consolata un posto d’eccezione è sempre stato dedicato ai dispensari, complessi professionalmente orga-

nizzati nel bel mezzo di villaggi-slum bisognosi di tutto. La prima cosa che colpisce è la fiumana di gente in fila, che percorre a piedi distanze notevoli pur di essere assistiti dalle Sisters. I dispensari comprendono una struttura dedicata alla maternità che funziona ventiquattro ore su ventiquattro. Attualmente la maggioranza di questi dispensari sono gestiti da religiose locali, mentre i dispensari gestiti ancora dalle missionarie della Consolata sono tre: uno a Mbagala, slum di Dar-es-Salaam, uno a Kibiti, nel caldo umido della valle del Rufiji e uno a Iringa, nel quartiere cittadino di Mshindo, unico senza maternità. A Mbagala il dispensario risale al 1971, la maternità al 2001. Questa missione è stata aperta nel 1969 per favorire i poveri della zona. A quell’epoca nella popolosa periferia di Dar es Salaam esistevano pochi dispensari governativi. Come spesso accade, le missionarie, di fronte alle situazioni di emergenza, non hanno aspettato di avere strutture a disposizione per curare i malati, iniziando l’assistenza sanitaria in un ambiente della loro casa. Inizialmente gli abitanti della zona, in maggioranza musulmani le guardavano con diffidenza. Ben presto però, la gente capì che le missionarie cristiane offrivano un ottimo servizio infermieristico, senza discriminazione di religione. E così il dispensario ha cominciato ad affollarsi, tanto che è stato necessario ampliare il complesso. Attualmente, nel dispensario di Mbagala, passano in media, ogni giorno, tra i quattrocento e i cinquecento pazienti, che da anni, arrivano pole pole -piano piano- già in piena notte per mettersi in fila. Negli ultimi anni anima del dispensario fino ad aprile 2009, è stata sr. Franca Lidia Cochis, coadiuvata da uno staff di trentadue operatori sanitari: medici, infermieri, analisti, ostetriche e assistenti sociali. Il dispensario è conosciuto e apprezzato in tutta Dar es Salaam. Da qualche mese sr. Franca Lidia ha lasciato il posto a sr. Egle Casiraghi, scesa dalle montagne di Ikonda al mare, con un entusiasmo e una straordinaria esperienza e professionalità che gli stessi pazienti hanno valorizzato da subito. Lasciando Dar-es-Salaam e la costa dell’Oceano Indiano, prose-

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guendo verso il Sud, ci si inoltra in villaggi immersi tra palmeti e campi di mais. Il paesaggio fulmina gli occhi per la bellezza ma anche il cuore per la povertà. Arriviamo a Kibiti. La missione di Kibiti, aperta il 6 settembre del 1991, continua ad essere una delle più difficili perché situata in pieno bush. La luce e l’acqua sono ancora un miraggio. Negli anni, le suore si sono organizzate aiutate da volontari laici, con pannelli solari, generatori e pompe per l’acqua che hanno sempre continui problemi di manutenzione per l’alta salinità dell’ambiente. Sr. Ida Luisa Costamagna, una delle prime missionarie ad aprire la missione di Kibiti, insieme a sr. Oliva Bonanomi, sr. Rosa Sandra Pansone e sr. Maria Michela Astegiano, racconta delle difficoltà iniziali. «Era proprio un luogo di missione per la povertà della gente e del luogo. È una zona molto calda, umida e quindi, fortemente malarica. Abbiamo iniziato a visitare le famiglie senza distinzione. La maggioranza era musulmana ma sono stati tutti estremamente accoglienti e una delle richieste continue che ci facevano, riguardava proprio un dispensario e una maternità. Così il nostro primo impegno è stato in campo sanitario. Non avendo ancora il dispensario, insieme a sr. Rosa Sandra, infermiera, abbiamo pensato di adibire i locali della Chiesa, durante la settimana, a dispensario. Tutti i lunedì mattina coprivamo con un telo la croce, i quadri e l’altare e il sabato invece preparavamo la Chiesa per la liturgia domenicale. La gente è stata da subito tanta. E nonostante le forti malarie e le difficoltà concrete posso dire che sono stati degli anni davvero belli a Kibiti. Arrivavamo a Dar es Salaam già finite dalla stanchezza perché impiegavamo sei ore per percorrere solo centoquaranta chilometri. Ora la strada è una meraviglia. È asfaltata e se ne impiegano meno di due». Nel 1996 è nato il Mariamu Consolata Dispensary di Kibiti. Un piccolo dispensario ma ben attrezzato con ambulatori per le visite, sale per la medicazione, ambulatorio analisi, farmacia, gabinetto dentistico, centro di formazione sanitaria e di medicina preventiva. Nel 2002 è nata poi la maternità aperta ventiquattro ore su ventiquattro, con sr. Valentiniana Bagnasco, esperta infermiera e ostetrica. Sr. Vi-

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Sr. Egle Casiraghi, Consolata Dispensary - Mbagala, Dar es Salaam

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valda Spazzoli, capace infermiera e laboratorista, ha la direzione attuale, sia del dispensario che della maternità. È inoltre, estremamente impegnata nella prevenzione e cura delle malattie degli occhi che in questa zona sono particolarmente diffuse, recandosi nelle scuole e nei villaggi per corsi di igiene e prevenzione anche sull’AIDS. A Iringa il dispensario della Parrocchia Consolata-Mshindo, è gestito da suor Anna Clara Debernardi. Riceve dai centocinquanta ai duecento malati al giorno per un primo approccio, tipo pronto soccorso, poi a seconda del quadro medico, l’ammalato viene indirizzato nell’ambulatorio analisi, situato nello stesso dispensario oppure gli viene consigliato di recarsi nel vicino ospedale governativo. Nel tempo sono stati aperti e ceduti alle congregazioni di suore locali, secondo lo stile tipico delle missionarie della Consolata, la cui vocazione è fondare per poi lasciare in mano ai locali preparati, dispensari ben avviati, attrezzati e riforniti di strumenti, medicine e macchine oltre che di personale ben qualificato. Uno dei dispensari ceduto da pochi anni alle suore Teresine è quello di Madege, dove sr. Maria Teresa Origo ha lavorato per anni. Nel dispensario di Kilimahewa, le missionarie sono state sostituite a gennaio 2008, dalle “Dada Wadogo”. La missione di Kilimahewa, a metà strada tra Dar es Salaam e Kibiti, è stata aperta nell’agosto del 1987. Le missionarie hanno lavorato per più di vent’anni insieme ai Padri Benedettini tedeschi. Le ultime missionarie presenti a Kilimahewa, sono state: l’ultranovantenne sr. Armanda Gatto che aveva una scuola di taglio e cucito per le donne, sr. Rosa Sandra Pansone che gestiva il dispensario e la maternità e sr. Doroteia Malzoni che si occupava della casa e della scuola materna. Tornando ai dispensari è importante sottolineare come i dispensari delle missionarie della Consolata vantino personale altamente qualificato, che con enormi sforzi delle suore, viene preparato e aggiornato secondo gli standard nazionali. La direzione cerca di offrire degli spazi di formazione permanente, per migliorare insieme alla professionalità, la crescita umano-cristiana, affinché il servizio sia in armonia con il carisma di Consolazione delle missionarie.

Sr. Rosa Sandra Pansone, dispensario Kilimahewa

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Sr. Vivalda Spazzoli, responsabile del Mariamu Dispensary - Kibiti

Sr. Virgiliana Duravia, infermiera veterana, cura un anziano - Iringa

Sr. Anna Clara Debernardi, responsabile del Consolata Dispensary - Mshindo, Iringa

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Un primo esperimento di laboratorio analisi

N

no colonna

ei primi anni 80 sr. Giulia Vincenza Saviane, infermiera- laboratorista, ha iniziato dal niente una scuola di tecnici di laboratorio per preparare un gruppo di ragaz-

ze da affiancare alle infermiere nei dispensari, con l’obiettivo di sviluppare e migliorare non solo il servizio del dispensario ma per rispondere al problema di effettuare una diagnosi adeguata delle malattie, soprattutto nei villaggi più distanti dagli ospedali. Con i primi microscopi, ricevuti da parenti e amici, aveva organizzato dei corsi della durata di un anno, in un ex magazzino-medicine della Diocesi di Iringa e aveva ospitato una decina di ragazze, provenienti dalle nostre missioni, negli ambienti di Casa Irene, ancora inutilizzati. Sr. Giulia con grande entusiasmo e ottimismo, è riuscita negli anni a preparare in modo davvero professionale centinaia di giovani e a rispondere così, alle richieste continue da parte delle sorelle e dei confratelli missionari di personale preparato per i dispensari. Il semplice diploma che all’inizio veniva consegnato dalla scuola delle missionarie della Consolata, è stato riconosciuto dal Governo tanzaniano già dall’anno successivo: 1985. La Scuola è stata poi trasferita e ampliata, nel 1986, nell’Ospedale di Ikonda, come corso di tecnico laboratorio, della durata tre anni, con esami statali e oggi continua presso la “ Ruco University”, fondata dalla Conferenza Episcopale tanzaniana [TEC] a Iringa, come diploma universitario in “Medical Laboratory Technician”.

Sr. Giulia Vincenza Saviane, medica un ragazzo della scuola Nyota ya Asubuhi - Ilamba

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Amate una religione che offre le promesse dell'altra vita e vi rende piu' felici sulla Terra Beato Giuseppe Allamano

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Consolata Hospital, Ikonda

S

ituata all’estremo sud ovest del Tanzania, vicina al lago Niassa, al confine tra Malawi e Mozambico, l’Ukinga è un’estesa regione circondata dalle montagne di Livingstone, vallate e

pendii che ospitano i villaggi Wakinga situati anche oltre i 2200 metri. I Wakinga, originari del Mozambico, secondo la tradizione orale sono grandi camminatori, abili commercianti e bravi agricoltori capaci di sfruttare al massimo ogni striscia di terreno per coltivare. Ma l’Ukinga, negli anni ’60 era una zona depressa, trascurata dalle autorità, senza infrastrutture essenziali, specialmente scolastiche e sanitarie: basti pensare che l’ospedale governativo più vicino si trovava a Njombe, a cento chilometri di distanza. Le missionarie della Consolata nel 1965 hanno aperto la loro casa a Ikonda e iniziato a lavorare nell’ospedale voluto e creato dai missionari della Consolata, per le donne Wakinga, in quanto il 50% delle partorienti e dei neonati moriva, per il problema della conformazione delle donne che essendo molto piccole di statura, avevano proble-

mi a partorire. Attualmente l’ospedale suddiviso nei reparti di medicina, chirurgia e maternità, conta duecento posti letto e dispone di sale operatorie, pronto soccorso, ambulatorio di radiologia, laboratorio analisi, gabinetto dentistico, farmacia, centro di fisioterapia, spazi per informazioni di medicina preventiva e un centro di educazione e assistenza materno-infantile, prevenzione e cure dei pazienti HIV/AIDS. Le missionarie che hanno lavorato nell’ospedale nell’ultimissimo periodo prima di essere sostituite nell’attività, nell’agosto 2009, dalle suore Teresine e dalle suore Salesiane dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, sono state quattro. Responsabile delle sale operatorie, dei magazzini, dell’aiuto economico ai poveri e agli orfani e del conforto ai malati, era sr. Magda Boscolo, sr. Egle Casiraghi, matron, aveva la direzione dell’organizzazione dei turni di tutto il team delle infermiere: novantacinque e di diciassette donne delle pulizie. Sr. Adelia Ferrero si occupava insieme a Padre Sandro Nava dell’amministrazione, dell’assistenza alimentare ai bambini denutriti e ma-

Sr. Adelia Ferrero, prepara pacchi alimentari per i poveri - Ikonda Sr. Magda Boscolo, consola due malate del reparto tubercolosi dell’ospedale di Ikonda [Pagina precedente]

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lati sieropositivi e se c’era bisogno sostituiva il personale in radiologia. Sr. Idelma Milani aveva l’impegno della lavanderia, del guardaroba dell’ospedale e della casa. Sr. Rosa Sandra Pansone da pochi mesi a Ikonda, dopo aver lasciato la direzione del dispensario della missione di Kilimahewa, si è inserita come infermiera in un reparto. La presenza delle missionarie della Consolata è stata nei quarantaquattro anni decisamente preziosa e indispensabile per l’ospedale e la gente di Ikonda. Sr. Virgiliana Duravia, attuale amministratrice regionale, ma infermiera “di nascita” anche se per le sue capacità, da sempre impegnata per la Regione e l’Istituto, ha dato negli anni un grande contributo all’ospedale di Ikonda. Donna di poche parole ma concrete e efficaci, si rivela una missionaria straordinariamente impegnata su tutti i fronti, capace delle cose più svariate e da un cuore geneticamente missionario, caratteristica intrinseca delle missionarie della Consolata. «Nel 1969 mi hanno mandata a Ikonda per sostituire una sorella, ricorda sr. Virgiliana. Avevo trent’anni. Le difficoltà maggiori sono sempre state: la lontananza, l’isolamento, l’assenza di mezzi di comunicazione o di trasporto propri e le strade che erano impossibili o meglio non c’erano. Quando dovevamo tornare a Iringa era un’impresa. Eravamo in sette sorelle impegnate nell’ospedale e nel lavoro parrocchiale. Sono poi ritornata a Ikonda negli anni, l’ultima volta nel 1996 fino al 2000 e le strade sono ancora difficili anche se ne hanno asfaltate una buona parte!»

Un segno di speranza... Allamano Centre

N

ell’ultimo decennio in Tanzania si può affermare come non ci sia famiglia che non sia stata colpita dal virus HIV. Altra emergenza causata da questa malattia,

è la cura degli orfani di entrambi i genitori che aumentano notevolmente. Molti ven-

Staff dell’Allamano Centre con sr. Maria Michela Astegiano - Iringa

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gono accolti dai nonni, i quali spesso non hanno la pos-

no molteplici, tutti rivolti a migliorare la qualità della vi-

ministratore, Giovanni Bellia, coordinatore del HBC [as-

sibilità di assicurare il necessario per vivere. Di fronte a

ta delle persone sieropositive, con interventi che tocca-

sistenza domiciliare] e del OVC [assistenza a bambini

questa realtà, le missionarie della Consolata, nella Con-

no l’aspetto fisico, psicologico e spirituale degli amma-

orfani e vulnerabili]. Il totale del personale che lavora

ferenza Regionale del 2001 hanno deciso di rispondere

lati. In otto anni di attività l’Allamano Centre ha accolto

nella struttura è di ventisette persone. Ad oggi i pazien-

in modo mirato al problema dell’AIDS, nella città di Irin-

migliaia di persone.

ti, dei quali il centro si prende cura sono circa 4000. Di

ga, creando un ambiente per accogliere, diagnosticare e seguire i malati e le loro famiglie.

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Il numero di coloro che si presentano per essere curati è in continuo aumento e il raggio di provenienza dei

questi 1400 seguono la terapia antiretrovirale secondo le direttive governative.

Nel 2002 è stato aperto l’Allamano Centre, nato dal-

pazienti si allarga man mano che si diffonde la notizia

Il dispensario e il Centro di terapia antiretrovirale

la ristrutturazione di un vecchio garage in disuso, mes-

che al Centro le persone sono accolte, ascoltate, aiuta-

[CTC] dispongono di un servizio ambulatoriale, un la-

so in vendita da un arabo, che l’avrebbe ceduto a con-

te, curate e assistite anche a domicilio. Non si deve però

boratorio analisi, un consultorio familiare, un servizio

dizione che «Fosse stato comprato subito e adibito per

pensare che l’Allamano Centre sia una specie di ospeda-

VCT HIV-AIDS [di consulenza e test volontario], un Ser-

la cura di malati sieropositivi, vincendo la concorrenza

le per malati terminali. «Il nostro motto - ci tiene a sotto-

vizio HBC – OVC [di assistenza domiciliare e a bambini

di chi voleva trasformarlo in un centro islamico-fonda-

linearlo il personale - è quello di aiutare coloro che ac-

orfani e vulnerabili] che a sua volta offre assistenza me-

mentalista, spiega suor Maria Michela Astegiano, che di-

cogliamo a migliorare». L’Allamano Centre attualmente

dica, comunitaria, domiciliare, sociale e psicologica at-

rige il Centro».

riceve dal Governo i farmaci antiretrovirali per i pazien-

traverso visite domiciliari realizzate dai novantaquattro

L’Allamano Centre ha iniziato a funzionare il 5 febbra-

ti sieropositivi, aiuti da grandi associazioni americane e

volontari, servizio questo estremamente valido per l’in-

io 2002, sotto la direzione di suor Maria Michela, coadiu-

da piccoli amici e benefattori che tutti insieme, permet-

dividuazione dei malati nei villaggi, il sostegno infor-

vata dall’assistente sociale Roida Kimbe e da personale

tono di coprire le enormi spese di sostegno alle miglia-

mativo circa il test e l’aiuto psicologico e morale ai ma-

medico e paramedico locale e non. Per diversi anni l’Al-

ia di malati e orfani. Un aiuto importante e fondamenta-

lati stessi. Ma all’Allamano Centre si organizzano anche

lamano Centre si è avvalso di volontarie laiche italiane:

le per dare inizio all’Allamano Center è stato dato dalla

incontri di terapia di gruppo mensili e individuali con

Paola Viotto che per quattro anni si è occupata dell’am-

Chiesa Italiana attraverso l’8 per mille.

consulenti. Il centro offre inoltre: assistenza alimentare

ministrazione e insieme a sr. Maria Michela della gestio-

Dall’ultimo rapporto annuale del 2009 si evince come

attraverso un supplemento alimentare a bambini e ra-

ne del Centro e Concetta Tavolario che per diversi mesi

l’Allamano Centre sia cresciuto notevolmente nei servi-

gazzi sieropositivi, un supporto scolastico attraverso la

ha lavorato con gli operatori di assistenza domiciliare.

zi e nel bacino di utenti da seguire. Il totale della popo-

distribuzione di materiale e divise scolastiche, un con-

Il Centro, recita l’atto di fondazione: «Cerca di rida-

lazione servita dal centro è di 106.371 persone. Il diretti-

tributo economico per il pagamento di parte delle ret-

re speranza e dignità alle persone sofferenti ed emar-

vo del centro è composto da sr. Maria Michela Astegiano,

te scolastiche, incontri formativi presso il Centro, assi-

ginate a causa dell’Aids, alle loro famiglie, agli orfani e,

direttrice, il Dottor Nicola La Porta, medico direttore sa-

stenza legale in cooperazione con associazioni parale-

dove è possibile, di prolungare la vita dei malati affin-

nitario del CTC [centro di terapia antiretrovirale], Roida

gali presenti a Iringa e assistenza sociale attraverso co-

ché possano fare crescere i loro figli». I servizi offerti so-

Kimbe, consulente responsabile, Mr. Yoakim Komba, am-

mitati di quartiere per i bambini a rischio.

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Formazione scolastica

I

n Tanzania, nel campo dell’educazione, le missionarie della Consolata possono essere considerate delle pioniere. Nel 1995 lo stesso Governo tanzaniano che da

sempre ha apprezzato il lavoro delle missionarie nel campo dell’educazione ha asse-

gnato una medaglia alla memoria di sr. Clementina Cristino, prima suora impegnata nella promozione della donna in campo scolastico, già dai primissimi anni della presenza delle missionarie della Consolata a Tosamaganga. Attualmente l’insegnamento nelle scuole è in mano a maestri e professori laici, molti dei quali ex alunni delle loro scuole cattoliche. Le missionarie continuano a essere impegnate nell’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche e private. Sono favorite in questa missione dalla legislazione tanzaniana che prevede per tutte le confessioni due ore a settimana di religione. Nella cittadina di Iringa, più di una missionaria insegna religione nelle scuole Medie e Superiori: sr. Emelina Trujillo Orozco, sr. Maria Celeste Perfetti, sr. Luisella Benzoni, sr. Maria Loreta De Paola, sr. Carolina Maria Casiraghi e ognuna porta avanti anche altri compiti apostolici e di promozione. Per le ragazze, le missionarie sono spesso confidenti alle quali possono esprimere paure e preoccupazioni, sogni e speranze. «Durante gli anni della formazione scolastica, le giovani - secondo suor Luisella, che ha una lunga esperienza in questo campo - fanno scelte decisive per il futuro, per questo è importante dedicare tempo all’insegnamento e all’ascolto». Anche nelle altre missioni della costa, tante sorelle seguono centinaia di ragazzi delle scuole superiori. Sr. Ida Luisa Costamagna insegna in due scuole secondarie di Mbagala. Sr. Floriana Uacela Come, che ha scelto di seguire prettamente i giovani nel suo

Sr. Luisella Benzoni, gioca con i bambini della Consolata Nursery School - Kihesa, Iringa

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Sr. Agnes Mainhardt riceve in dono della farina da una makonde, durante una visita pastorale - Kibiti

apostolato, insegna religione in cinque Istituti Superio-

tempo di protagonismi ma di collaborazione sincera.

ri di Dar es Salaam. Sr. Floriana organizza inoltre, nel cor-

Un Cristianesimo discriminante non ha mai funziona-

so dell’anno, ritiri e seminari nei locali del salone e del-

to, tanto meno ora. Perché non accogliere le proposte

la scuola materna della missione di Mbagala, che coin-

del Mwalimu Nyerere e imparare a condividere, a “esse-

volgono centinaia di giovani adolescenti che vedono in

re con” più che “essere per”».

sr. Floriana una sorella da ascoltare e con la quale po-

Lo scopo di sr. Luisa Piera, era di promuovere le suo-

ter parlare di tutto, dalle problematiche del Mondo, al-

re africane, associandole a una realizzazione comune,

le paure e curiosità.

affinché si sentissero alla pari con quelle europee e pienamente rivalutate come donne e come tanzaniane.

L’esperienza di Irole

U

Sr. Adriana Gazzera in un incontro con i ragazzi dell’infanzia missionaria - Kibiti

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La scuola per insegnanti e ispettrici di scuola mater-

n altro ambito educativo, in cui le missionarie in

na è iniziata a Kihesa nel 1973, trovando la sua sede de-

Tanzania operano da sempre è quello della Scuo-

finitiva a Irole, a circa 20 km da Iringa, in cima a una col-

la Materna. Importantissima è stata l’esperienza della

lina. I locali erano quelli della missione tenuta dai mis-

scuola di Irole per la formazione delle maestre. In ogni

sionari della Consolata, aperta nel 1932 e, dopo qualche

missione c’è n’è sempre almeno una. Nei primi anni 70

anno, trasferita nella piana sottostante.

da uno scambio sul problema dell’interculturalità tra

La scuola per insegnanti e ispettrici di scuola ma-

l’allora Superiora regionale delle missionarie della Con-

terna era gestita dalla Diocesi di Iringa e sovvenziona-

solata, sr. Luisa Piera Soldati e mons. Mwoleka, Vescovo

ta dall’Unicef. L’obiettivo era la promozione della don-

di Rulenge, questa perspicace missionaria ha elaborato

na e del bambino, attraverso la preparazione di inse-

un progetto-esperimento che porterà alla nascita del-

gnanti per le scuole materne e per le prime classi delle

la “chekechea” [scuola materna] in Tanzania. «Dovrebbe

elementari. Le prime sorelle che collaborarono nell’in-

essere, disse sr. Luisa Piera alle sorelle, “un tirocinio per

segnamento con le Suore Teresine, sono state sr. Elvina

insegnanti di scuola materna e un progetto da portare

Antonaci e sr. Luisella Benzoni.

avanti con le suore Teresine. Desidererei che responsa-

«Le ragazze venivano da tutto il Tanzania. Il primo

bile della scuola fosse proprio una suora Teresina e vor-

anno erano venti e via via sono arrivate a cento, raccon-

rei che noi stessimo dietro le quinte, dando il massimo

ta sr. Luisella. Le studenti erano scelte dal Governo e al

della collaborazione. Penso che saremmo più credibi-

termine del corso, inizialmente di sei mesi poi di un an-

li se facessimo tutto il possibile perché la Chiesa loca-

no, erano destinate all’insegnamento nelle scuole dei

le crescesse e noi imparassimo a diminuire. Non è più

villaggi e in alcune scuole private. Sr. Luisella che ha la-

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Sr. Elvina Antonaci, scuola materna - Mbagala, Dar es Salaam

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corso con tutte le nozioni e il materiale che poi le sareb-

ne. Due a Kibiti, a sud di Dar-es-Salaam, costruite e ini-

be servito nell’insegnamento».

ziate da sr. Elvina Antonaci, grande esperta nella costru-

Anche sr. Elvina Antonaci e sr. Alfia Guerini, che con-

zione di scuole oltre che nell’insegnamento e tuttora se-

divise per tre anni l’esperienza di Irole, raccontano co-

guite da sr. Agnes Mainhardt, uno spirito talmente dol-

me poteva sembrare spinto per quei tempi, l’atteggia-

ce e generoso, che i bambini non possono che rincorrer-

mento di fiducia di sr. Luisa Piera nei confronti delle suo-

la per tutta la missione al richiamo di “Sista...Sista”. Nella

re Teresine ma non era così. Diceva: “ Sono certa che il

missione di Mbagala, periferia di Dar es Salaam, la scuola

Signore ci stia guidando attraverso esperienze doloro-

materna è gestita da sr. Floriana e valide maestre e aiu-

se, alla scoperta del vero amore che ci fa dono gioioso

tanti tanzaniane.

e continuo ai fratelli. Prima però è necessario provare fi-

«Fermo restando che il nostro carisma non è l’istru-

no in fondo la bellezza di morire con Lui. Vorrei che cer-

zione in sé, ma di solito quando iniziamo una scuo-

cassimo di vivere la gioia delle Beatitudini: essere gioio-

la, sottolinea sr. Zita Amanzia, responsabile della Scuo-

se non quando tutto è facile e gli altri ci approvano, ma

la superiore e centro di formazione di Ilamba, è perché

quando veniamo umiliate… che Lui cresca e che io di-

abbiamo individuato un ambiente di grande necessità

minuisca”, allora capisci spiega sr. Alfia quel suo atteg-

e di cui nessuno s’interessa. In queste situazioni ci im-

giamento nei riguardi delle Teresine [che loro possano

pegniamo a dare il meglio che possiamo per migliorare

crescere..e noi diminuire].“Quando saremo purificate da

l’istruzione. Ci siamo sempre concentrate sulla prepara-

noi stesse, continua sr. Alfia, citando sr. Luisa Piera, allo-

zione degli insegnanti, facendoli studiare nei vari Istitu-

ra saremo Lui che è amore”. Le motivazioni che hanno

ti Magistrali locali, seguendo la loro formazione riguar-

vorato nella scuola dal 1974 al 1981 parla di vantaggi e

ce lavorare insieme perché non c’era allora, una cultu-

mosso dall’inizio le missionarie, riguardavano la facilità

do i diritti dei bambini e dei giovani, le tecniche d’inse-

difficoltà notevoli: la comunione di convivenza e di fi-

ra di base sul bambino.Tutta la pedagogia, la psicologia

di raggiungere, attraverso i piccoli, le famiglie, in modo

gnamento e impegnandoci noi stesse in una formazio-

ducia reciproca ha fatto sì che ci fosse un interscambio

che noi avevamo studiato in Europa, in Tanzania in quel

da aiutarle spiritualmente e coinvolgerle nelle iniziative

ne di qualità che promuovesse la persona, aiutandola

culturale tra loro e noi. Da parte nostra è stata anche

tempo, poggiava sulla convinzione locale che il bam-

formative dei figli. Le Scuole Materne che sono attual-

a maturare umanamente e moralmente nei vari aspet-

l’occasione per imparare bene il kiswahili e conosce-

bino fosse “un insetto”, non aveva diritti. Ma attraverso

mente sotto la direzione delle missionarie della Conso-

ti della sua professione. In genere, dove abbiamo inizia-

re le varie culture visto che le giovani venivano da tut-

il metodo Agaziano, ossia l’uso di materiale povero lo-

lata sono cinque. Una nella regione dell’Udzungwa, nel

to scuole materne e secondarie, abbiamo puntato sulla

to il Tanzania. Un secondo vantaggio è stato certamen-

cale, che si ricavava dalle piante, dagli alberi, costruen-

villaggio di Ilamba, nata nel 2007 e seguita da sr. Gior-

sensibilizzazione della gente per far scoprire loro, l’im-

te, l’ecumenismo creatosi tra le studentesse di religio-

do insieme il materiale didattico e attraverso nozioni di

gia Gianoglio e una a Kihesa, Iringa seguita da sr. Luisella

portanza di mandare i bambini alla scuola dell’infanzia

ni diverse: convivevano musulmane, protestanti di va-

pedagogia infantile, psicologia, matematica, le studen-

Benzoni. Entrambe con cura e esperienza si preoccupa-

e di far continuare gli studi ai ragazzi e alle ragazze, che

rie denominazioni e cattoliche, nel massimo della tolle-

ti venivano formate per insegnare nelle scuole materne.

no di non far mancare nulla né alle maestre, né ai bam-

non sono stati scelti dal Governo perché bocciati. Le no-

ranza e della stima vicendevole. Ma non è stato sempli-

Ognuna riportava a casa un album realizzato durante il

bini. Nella regione del Pwani, ci sono tre scuole mater-

stre scuole accolgono in gran numero bambini e giova79


Sr. Gabriellina Morselli con i bambini delle scuole materne che da anni aiuta - Mafinga

ni orfani o provenienti da ambienti difficili, proprio per-

mico volti al miglioramento delle scuole e alla prepara-

ché l’obiettivo è far capire alla gente che ogni perso-

zione dei maestri, fino ad oggi, è stato possibile grazie

na ha diritto a un’istruzione e a una formazione di qua-

all’aiuto costante di amici e famigliari che credono fer-

lità indipendentemente dalla condizione sociale e eco-

mamente nello spirito della loro missione.

nomica. Ai bambini delle scuole materne, viene offer-

Uno degli impegni più significativi e di lunga data

to un pasto sostanzioso per migliorarne lo stato di sa-

circa la collaborazione con i missionari della Consolata,

lute e dar loro le energie per crescere, seguire, studia-

riguarda la formazione dei giovani seminaristi a Mafin-

re e imparare».

ga, nella regione dell’Iringa. Sr. Isabel Guaycochea, pro-

Le sfide delle missionarie nel settore educativo sono

fessoressa in lingue, da più di venti anni a Mafinga, ha

notevoli proprio per i loro obiettivi. Ne consegue come

preparato con ottimi risultati, generazioni di studen-

il trovare insegnanti preparati e responsabili, disponibili

ti per gli esami statali d’inglese. Negli ultimi dieci an-

a lavorare in scuole lontane, l’avere la possibilità di dar-

ni è affiancata da sr. Gabriellina Morselli, infermiera ve-

gli uno stipendio giusto che sia di stimolo a rimanere

terana, che ha lavorato in numerosi dispensari duran-

e insegnare con impegno, il ricevere un contributo mi-

te i suoi oltre cinquant’anni di missione in Tanzania e

nimo stabilito con genitori e gli educatori, il continua-

da sempre impegnata nell’aiuto ai più poveri attraverso

re ad accogliere bambini e giovani orfani o in difficoltà

borse di studio a centinaia di bambini e ragazzi. La lo-

nonostante possano contribuire poco o niente alle spe-

ro testimonianza di spirito di famiglia è stata da sempre

se, siano le grandi difficoltà quotidiane. Sr. Zita conclu-

molto apprezzata sia dai confratelli che dagli stessi gio-

de affermando che tutto il loro aiuto e sostegno econo-

vani e dalla gente del posto.

Sr. Isabel Guaycochea durante la lezione di inglese con i giovani del Seminario di Mafinga

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Centro di Formazione Nyota ya Asubuhi, Stella del Mattino

I

l Centro di Formazione per giovani a rischio e orfani “Nyota ya Asubuhi”, sorge in una vallata a 2000 metri nella zona di Udzungwa, Iringa, a pochi chilometri dal villaggio di Ilamba. Il Centro è

nato per la sensibilità di una missionaria della Consolata, la quale, nel suo apostolato tra i giovani della zona, vide come la maggioranza, terminate le scuole elementari venivano sfruttati, non valorizzati ed emarginati. I ragazzi non avevano futuro perché con un livello scolastico elementare e avendo voti inferiori alla media nazionale, non potevano accedere alle scuole superiori. Causa principale di quella situazione era l’ignoranza e il fatto che nei villaggi interni e lontani dai centri urbani, di solito le scuole primarie sono le più trascurate e scadenti quindi difficilmente gli alunni possono essere scelti in base al merito a proseguire gli studi. Il tutto perciò non aiutava i giovani a comprendere che avevano dei diritti e delle potenzialità, con le quali cambiare la vita e un modo diverso di guardare al domani. Molti di loro vedevano una sola possibilità per sfuggire a quella vita: andare a cercare fortuna nelle città. Parecchi erano già stati a Iringa e a Dar Es Salaam, e non avendo trovato lavoro, si erano aggregati a gruppi di malviventi e vivevano rubando e spacciando droga. E tornavano al loro villaggio a morire di AIDS. Le situazioni di disagio riguardavano sia i ragazzi che le ragazze, ma era decisamente più forte per le ragazze, a causa della mentalità tuttora presente nelle zone dell’interno, secondo cui la donna non necessita di una educazione superiore alle “primary school”, [elementari e medie] in quanto i suoi ruoli sono relegati al mettere al mondo figli, cucinare e coltivare i campi. Dopo un attento dialogo e una riflessione delle missionarie della Consolata, nel luglio 1999, trovato nella zona di Ilamba, un pezzo di terreno coltivabile e fabbricabile, due missionarie con un gruppo di giovani, hanno iniziato un percorso di formazione e istruzione, vivendo insieme in case di fango. I giovani, guidati da sr. Cecilia Nduku e sr. Maria Artura Valentini, attuale Superiora Regionale delle missionarie della Consolata, lavoravano

Sr. Zita Amanzia Danzero con i ragazzi impegnati durante una lezione, Nyota ya Asubuhi, Stella del Mattino - Ilamba

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i campi e studiavano per prepararsi a frequentare la Scuola Secondaria. Parlando della Scuola di Ilamba non si può non citare l’entusiasmo coinvolgente di sr. Maria Artura quando ancora parla degli inizi: «Tante difficoltà ma la gioia di vivere, condividere i sogni e istaurare un rapporto di fiducia e comprensione con quei giovani sognatori di un futuro felice e realizzato, diverso da quello dei loro padri, destinati ad una vita grama e solo nel centro avrebbero potuto realizzarlo». Oggi a dieci anni di distanza, con tante difficoltà e aiuti, le missionarie sono riuscite ad avverare qualche sogno. Il Centro è in muratura e ospita centoventicinque giovani, sessantacinque dei quali sono ragazze, molti sono orfani di uno o ambedue i genitori e tutti provenienti da situazioni estremamente povere. Annessa al Centro è sorta la Scuola Secondaria-Professionale “Maria Consolata”. Il motto del Centro è: “L’Aurora è spuntata per l’Udzungwa”. Fede, formazione, responsabilità, lavoro e studio, sono le vie percorse perché l’aurora ogni giorno brilli di vita dignitosa e felice. La scuola ha aiutato anche le famiglie delle ragazze a cambiare la propria mentalità. I genitori, quando ci sono, sono fieri di avere le figlie al Centro, dove sono aiutate a comprendere la loro dignità di donne, sviluppando un senso di fiducia in se stesse. Le ragazze hanno imparato ad avere maggiore consapevolezza e vogliono prendere autonomamente quelle che sono e saranno le decisioni importanti della propria vita piuttosto che essere obbligate a seguire cammini pianificati da altri. E interessante vedere come in alcune classi quelle ragazze mai considerate, sono tra le prime per bravura. I giovani, oltre a frequentare un corso secondario-professionale di quattro anni, danno il loro contributo nella coltivazione dei campi, nell’allevamento di animali per l’auto-sostentamento e insieme ai lavoratori sono impegnati a tempo pieno nei vari settori e corresponsabili dell’andamento del Centro. Ragazzi e ragazze lavorano insieme, dedicandosi a tutto senza distinzione di ruoli dovuti alla diversità di sesso. È proprio questo uno degli aspetti della vita e

Sr. Giorgia Gianoglio e sr. Alfia Guerini con i bimbi della scuola materna di Ilamba

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della formazione del Centro che a poco a poco sta cambiando la mentalità radicata, che l’uomo è sempre quello che comanda e deve essere servito, mentre la donna deve solo obbedire e lavorare. La formazione accademico-professionale e quella umano-cristiana sotto la guida e il costante occhio vigile, materno e allo stesso tempo esigente delle sorelle, fino ad un paio d’anni fa, di sr. Adriana Gazzera, sr. Carmenza Taborda Ramirez e sr. Rosa Waeni kamweli, [le prime due ora avvicendate per un servizio missionario in Italia e la terza incaricata dei programmi del Centenario] e attualmente da sr. Zita Amanzia Danzero, sr. Giorgia Gianoglio, sr. Giulia Vincenza Saviane, da un laico della Consolata Salvatore Baregu e da una laica italiana Concetta Tavolario, sono spartane e concrete, ma non imprigionano la gioia di vivere, la spontaneità, i sogni e le speranze dei giovani. Nei primi dieci anni di vita la scuola ha già dato risultati importanti. Due ragazze che hanno frequentato la scuola professionale, sono oggi insegnanti di taglio e cucito nei corsi della stessa scuola e due sono insegnanti nelle prime classi secondarie. Alcuni ex-studenti frequentano l’Università o stanno per conseguire il Diploma per insegnanti e durante le vacanze ritornano volentieri e spontaneamente al centro sentendosi parte della famiglia, e per aiutare nella formazione e nell’insegnamento quasi come un segno di riconoscenza per quello che loro stessi hanno ricevuto.

Sr. Rosa Waeni con Agnes, anziana conosciuta per aver assistito, fino alla morte, sr. Cunegonda malata di tubercolosi e per il suo affetto nei confronti delle missionarie della Consolata - Irole, Iringa

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Promozione della donna un diploma per cucinare e maendeleo, scuole di progresso

U

no degli altri impegni che ha coinvolto ugualmente molte missionarie dall’inizio della loro presenza in Tanzania riguarda la formazione umana e pratica del-

le donne con l’obiettivo della promozione e sviluppo in generale. Sr. Armanda Gatto, sr. Giovanella Cantù, sr. Ernestina Ternavasio, sr. Carolina Maria Casiraghi, sr. Maria Celeste Perfetti, per anni hanno tenuto e continuano tuttora, corsi di taglio e cucito alle donne per insegnare loro un mestiere. Sono riuscite in seguito, a creare delle vere e proprie scuole professionali con internati nelle missioni di Kibao, Madege, Nyabula, dove le ragazze alla fine dei corsi ricevevano una cesta di materiale e attrezzi per iniziare a lavorare autonomamente. Dopo ventisei anni di insegnamento nelle Secondary School di Tosamaganga, Mtwara, Lugalo e nella scuola governativa “Iringa Girls”, sr. Adolfina Dotta, raggiunta l’età pensionabile, non ha pensato al meritato riposo ma ad aprire una scuola di Cucina per le ragazze. La missionaria, diplomata in Economia Domestica ed Arti Femminili, in Gran Bretagna, ha sempre avuto una passione speciale per la promozione delle giovani donne, per aiutarle a migliorare il tenore di vita, favorire l’autostima e liberare le loro potenzialità, perciò ha iniziato corsi annuali di Cookery and Nutrition per gruppi di ragazze che le chiedevano un impiego. Nel 1990 ha aperto una vera e propria scuola professionale con corsi della durata di due anni e un curriculum che, oltre all’insegnamento specifico dell’arte culinaria, comprende: inglese, matematica, formazione civica e religiosa, scienze della nu-

Sr. Armanda Gatto nella sua scuola di cucito - Kilimaweha

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Sr. Emelina Trujillo Orozco con il gruppo di donne del villaggio - Ikonda

Sr. Maria Celeste Perfetti con le sue ragazze - Mshindo, Iringa

Sr. Giovanella Cant첫 consegna pacchi di cibo ai poveri - Mshindo, Iringa

Sr. Ernestina Ternavasio insegna cucito al gruppo di donne del villaggio - Kibiti

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trizione, taglio e cucito, ricamo, uncinetto, giardinaggio, orticoltura, allevamento di polli, e alcune nozioni riguardanti le leggi del mercato. L’organizzazione della scuola di Cookery e le tante materie farebbero pensare a una grande struttura per l’insegnamento pratico e teorico invece il tutto avviene in una grande cucina, un’aula e una shamba -un campo-. Le partecipanti al corso di Cookery and Nutrition usufruiscono in genere, di borse di studio offerte da uno sponsor con il quale hanno stipulato un contratto di lavoro di due anni, dopo questo periodo le diplomate possono rinnovarlo oppure cercare nuovi sbocchi per la loro attività. La Cookery and Nutrition School per la sua stessa struttura di boarding, facilita i rapporti di famiglia e di apprendimento e quindi la formazione completa delle ragazze. Le richieste d’iscrizione alla scuola sono superiori ai posti disponibili: venti l’anno e le ragazze vengono da tutto il Tanzania. Alla fine del corso le giovani ricevono il diploma, il contratto di lavoro e un grande cesto contenente gli strumenti indispensabili per intraprendere il nuovo cammino: utensili da cucina, il necessario per taglio e cucito e per i lavori a maglia. Molte ragazze di sr. Adolfina hanno fatto strada. Hanno aperto fast food, piccoli hotel, pub, lavorato presso famiglie di diplomatici, alla Nunziatura Apostolica e tante insegnano nelle scuole professionali ciò che hanno appreso durante il corso di Cookery and Nutrion.

Sr. Adolfina Dotta fa lezione nella sua scuola di Cookery and Nutrition - Iringa

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Badilika…trasformarci per trasformare

chiesta all’interessato, la controfirma di un garante, il quale in caso di inadempienza, si assume l’onere di pagare il de-

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i imprese basate sul microcredito, con nomi e attività disparate, le missionarie della Consolata negli anni, ne

hanno fatto sorgere a decine: sr. Emelina a Ikonda, sr. Ernestina a Madege, sr. Jane Nugi, ora trasferita in Kenya, fondatrice

bito. Quando tutte le procedure sono terminate e il contratto firmato, la quota pattuita per iniziare il microprogetto, che solitamente va dai 50 ai 300 euro, viene consegnata. Solitamente il credito viene concesso a singole persone, che in seguito possono aggregarsi in piccoli gruppi fino a un massi-

del gruppo “Donne del Frelimo” che hanno tuttora trovato

mo di quattro, cinque soci. «Dopo sette anni di sperimenta-

la guida di sr. Paskalina Mkolomi e sr. Pier Luiza Weber a Irin-

zione di questa formula di microcredito, racconta sr. Floria-

ga e sr. Floriana Come a Dar es Salaam. «Mi sono “convertita”

na, abbiamo pensato di inserirne un’altra riservata al singo-

al microcredito nel 2003, dopo aver constatato che gli aiu-

lo con lo scopo non solo finanziario ma anche di formazione

ti occasionali a fondo perduto, non aiutavano le persone ad

dell’identità personale, familiare e comunitaria. Definito un

uscire dalla povertà, racconta sr. Floriana Uceala Come, pri-

gruppo di persone che vogliono accedere al prestito, queste

ma missionaria della Consolata mozambicana, che lavora in

si impegnano a versare a seconda delle loro possibilità una

Tanzania dal 1987. Un giorno ascoltando una donna, che mi

somma al fine di creare un fondo autonomo. A turno poi il

chiedeva un prestito per comperare mangime per un alleva-

membro può chiedere una somma superiore di tre volte alla

mento di polli e assicurandomi che avrebbe restituito tutto,

quota versata, con il vincolo di restituire il prestito entro tre-

ho deciso di andare a vedere personalmente se il mini-polla-

quattro mesi in maniera che ne può beneficiare un altro». Il

io esisteva. E mi sono trovata davanti a un centinaio di gallet-

meccanismo della restituzione del credito segue due moda-

ti che reclamavano il cibo e così sono intervenuta». Per for-

lità, a seconda del progetto intrapreso: chi ha iniziato un alle-

mare un gruppo di microcredito era necessario un finanzia-

vamento, di qualsiasi genere, incomincia la restituzione do-

mento iniziale di qualche migliaio di euro che sr. Floriana ha

po sei mesi dall’avvio, perché deve attendere la crescita de-

ottenuto attraverso un aiuto di amici benefattori. Ma i soldi

gli animali per poterli vendere e guadagnare; chi invece ha

non bastavano: occorreva formare le persone che sarebbero

scelto di dedicarsi al piccolo commercio di compra-vendi-

state coinvolte, avviarle ai meccanismi del mercato, seguirle

ta inizia la restituzione dopo due mesi perché il guadagno

nelle fasi del progetto fino a renderle capaci di autogestirsi. E

di questa attività è immediato. Molte donne con impegno e

così insieme ad altri esperti ha stabilito che l’interessato de-

fedeltà hanno già rimborsato gran parte del prestito. Alcune

ve elaborare un piano da presentare alla Commissione per

sono riuscite a costruirsi la casa o a far studiare i figli.

ottenere il prestito: un progetto che descriva in maniera dettagliata l’attività che si vuole avviare, a cui viene allegato un preventivo che enumeri i costi per iniziare l’attività. Viene ri94

Sr. Floriana Uceala Come, con lo staff del progetto Microcrediti - Mbagala, Dar es Salaam

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CASA REGIONALE E CASA ALLAMANO, karibuni kwetu

S

e vi capita di passare dalla Casa Regionale delle missionarie della Consolata a Kihesa, Iringa, sentirete subito il calore dell’accoglienza, propria di una comunità impegnata a vivere lo sti-

le di famiglia voluto dal nostro amatissimo Padre Allamano. Sr. Luigia Limonta, infermiera veterana, da sempre apprezzata per la sua finezza, accoglienza e amore per i poveri, con un sorriso vi accoglierà con qualcosa e immediatamente vi troverà una stanza per riposare. Sr. Luisella Benzoni, vi guiderà con ironia e gentilezza per le strade, le “duke” [botteghe] e il mercato di Iringa, risolvendovi ogni necessità. Fino a qualche tempo fa c’era una graziosa sr. Pier Fernanda Calligaris, la dentista perfezionista conosciuta fin a Dar es Salaam per la sua professionalità e generosità, che ora ci sorride dal Cielo. Nei reparti più interni di Casa Regionale, invece si può avere un cordiale e caloroso incontro con la Superiora Regionale, sr. M. Artura Valentini, sr. Virgiliana Duravia, l’amministratrice regionale, per aiuti a sbrigare commissioni importanti e sr. Rosa Waeni Kamueli, impegnata nell’animazione in vista del Centenario dell’Istituto del 2010. Qui si portano gioie e difficoltà dalle missioni. Le sorelle provenienti dalle varie case, specie le più lontane, vi giungono volentieri per incontri, impegni e qualche giorno di riposo, sentendosi a casa riacquistando le energie fisiche e spirituali consumate nell’apostolato. I volontari, gli amici e i parenti di passaggio, ripartono portando un ricordo indimenticabile di fraternità. A Iringa, vicino alla casa regionale delle missionarie della Consolata, c’è Casa Allamano dove ci sono le sorelle malate e anziane impegnate a sostenere le sorelle nell’attività missionaria, con la preghiera. Sr. Nicolina Baviello che ha fatto tantissimo con il suo amore per i piccoli, per le scuole materne e le cliniche di ogni missione dove è stata, sr. Brunangela Bandiera, che per molti anni ha lavorato nella casa regionale dei padri, entrambe tornate nella casa del Padre. Sr. Brunilde

Il gruppo di missionarie di Casa Allamano - Iringa [In alto a sinistra] sr. Brunanagela Bandiera, sr. Adolfina Dotta, sr. Valentiniana Bagnasco, sr. Nicolina Baviello,

sr. Joselice Santi, sr. Amata Dominici, sr. Davidica Balsamo, sr. Carolina Maria Casiraghi

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Sr. Luigia Limonta, infermiera veterana ora in Casa Regionale - Iringa

Ponzoni, sr. Fulviana Vescovi, entrambe sono state impe-

Balsamo conosciuta per la sua determinazione e dedizio-

gnate con notevole esperienza e generosità nei dispen-

ne nell’ospedale di Ikonda come tutto fare e sr. Armanda

sari, sr. Pier Firminia Ravizzotti, nota per il suo impegno di

Gatto che ha da poco lasciato la missione di kilimahewa e

formazione dei laici e per il servizio di accoglienza, que-

ora trascorre la sua “giovinezza” come la tris-nonna con le

ste ultime tre ora rimpatriate in Italia, sr. Amata Domini-

bambine della “Nyumba ya Furaha”, cucendo i loro vestiti-

ci che tutte le giovani sorelle tanzaniane ricordano con

ni. È una presenza amata e venerata, come tipico di tutte

amore come alla nonna dolcissima che ha lavorato nella

le famiglie africane che stimano gli anziani per la loro sa-

casa di formazione delle giovani missionarie; sr. Davidica

pienza e come memoria della famiglia e della società.

Sr. Pier Fernanda Calligaris, la famosa dentista - Iringa

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Casa di Formazione e Nyumba Irene

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opo più di sessant’anni di presenza in mezzo a questo popolo, le prime giovani provenienti dalle missioni della Consolata e dai gruppi di YCS [giovani studenti cristiani] chiese-

ro di entrare a far parte della famiglia delle missionarie. Fu un evento accolto dalle Sorelle come una benedizione e un’iniezione di energia nuova per l’evangelizzazione. Per le Sorelle più anziane era anche una conferma che i semi del Vangelo gettati con tanta generosità nella Chiesa locale portavano frutti di vita per il Mondo intero. Da allora più di venti Sorelle tanzaniane, consacrate a Dio per la missione, sono impegnate nei vari Continenti, portando con entusiasmo e competenza l’Annuncio di Salvezza e il carisma di Consolazione. Nella zona di Mkwawa, alla periferia di Iringa, tuttora portano avanti questo servizio d’importanza fondamentale per la missione sr. Paskalina Mkolomi, tanzaniana, rientrata in Tanzania dopo anni di missione in Colombia, sr. Cesarita Oliva, una veterana del Tanzania e sr. Pier Luiza Weber. Il Centro di formazione permanente per i laici “Nyumba Irene” è nato nel 2001 con lo scopo di rispondere alla chiamata del primo sinodo africano per rafforzare e rinnovare l’evangelizzazione attraverso una migliore formazione dei Laici cristiani impegnati. Il Centro oggi gestito da sr. Maria Loreta De Paola, programma minicorsi e seminari per varie categorie di persone. I Catechisti delle Parrocchie della Diocesi ricevono un’attenzione privilegiata. È una formazione che tocca vari aspetti della vita cristiana, le problematiche sociali attuali, ad esempio, AIDS, giustizia e Pace, diritti della donna, difesa della vita, ecc. Collaborano nella formazione Sacerdoti e Laici locali. «Ricordo con commozione, racconta sr. Zita Amanzia, una delle fondatrici del Centro, il primo corso di catechesi. La sera del 10 marzo 2002, ventidue catechisti, provenienti dalle parrocchie di Iringa e dintorni, arrivarono al “Nyumba Irene” desiderosi di imparare nozioni e metodi nuovi, per svolgere meglio il loro lavoro. Oltre alle ore d’insegnamento, questi preziosi evangelizzatori avevano del tempo per leggere libri e riviste, pregare, confrontarsi con il messaggio di giustizia, pace e comunione che volevano annunciare».

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Sr. Paskalina Mkolomi, tiene la sua lezione alle giovani Aspiranti - Postulanti - Iringa

Sr. Cesarita Oliva, sr. Paskalina Mkolomi, sr. Pier Luiza Weber con le giovani Aspiranti - Postulanti - Iringa

Sr. Maria Loreta De Paola, tiene un seminario ai catechisti nel Centro Casa Irene - Iringa

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LA FAMIGLIA SI ALLARGA, I WAMISCO

za mai perdersi di coraggio, la bontà, la mitezza. La Consolazione in tutte le sue sfumature, è vista nel contesto attuale del Paese, come un dono grande da vivere in pienezza e generosità nel contatto con la gente, nella ricerca di risposte alle tante sfide, nella ricerca dei più poveri per portarli alla conoscenza di Gesù e infine la consolazione come spirito

egli ultimi anni ‘90 le missionarie della Consolata iniziano a condividere con piccoli gruppi di laici a loro più vicini,

di famiglia. «Le maggiori difficoltà riscontrate da noi missionarie, raccontano entrambe, sr. Ida Luisa e sr. Zita, e dai laici

il carisma di Padre Fondatore e della famiglia Consolatina. Sr. Zita Amanzia Danzero in qualità di responsabile ge-

stessi, fanno riferimento alla realtà socio-economica precaria e alla caduta dei valori morali del paese. Questa situazio-

nerale e sr. Ida Luisa Costamagna, aiutate dall’allora Superiore Regionale dei missionari della Consolata, Padre Giuseppe

ne è per i nostri laici una grande sfida. Sono parte di questa realtà e quindi concretamente faticano a rispondere da un

Inverardi, sono state le prime missionarie a impegnarsi nella formazione e nella costituzione di un gruppo particolare di

punto di vista missionario. In generale dimostrano un desiderio grande di continuare a essere formati per crescere nel-

laici in Tanzania, i Wamisco. Il 27 e il 28 ottobre 2001 si è tenuto il primo incontro dei Wamisco in Casa Irene a Iringa.

lo spirito del Fondatore: ne amano molto la figura e lo spirito, sentendolo di grande aiuto nel vivere il proprio Cristiane-

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«Abbiamo invitato i Laici che avevano già ricevuto un inizio di formazione allo spirito della famiglia, spiega sr. Zita

simo e la vocazione missionaria nella difficile realtà quotidiana.

Amanzia, e il numero dei partecipanti era di cinquantasei. Scopo dell’incontro era di condividere la chiamata a vivere il carisma del Beato Giuseppe Allamano e dei missionari/ie della Consolata come laici. I temi formativi riguardavano la personalità dell’Allamano, la Consolata nella spiritualità dell’Allamano, la missione Ad Gentes nel pensiero e nell’insegnamento di Giuseppe Allamano, i laici missionari della Consolata e il posto dei laici nella Chiesa oggi. Nel 2003 abbiamo organizzato i laici, in semplici strutture zonali: la zona della Costa, ossia della regione del Pwani, la zona di Iringa e la zona di Njombe. La zona della costa, costituita dal gruppo di laici della missione di Mbagala seguita da sr. Ida Luisa Costamagna, il gruppo della missione di Kilimahewa da sr. Doroteia Malzoni, gruppo tuttora attivo anche se la missione è stata ceduta alla Congregazione locale delle “Dada Wadogo”e infine quello di Kibiti con sr. Valentiniana Bagnasco che ha lasciato il posto negli anni a sr. Agnes Mainhardt. I laici della zona di Iringa oltre a sr. Zita Amanzia come responsabile generale, sono tuttora seguiti da sr. Luisella Benzoni, sr. Maria Loreta de Paola e sr. Valentiniana trasferita a Iringa. I laici della zona di Njombe e della missione di Ikonda facevano capo a sr. Adelia Ferrero. Ogni zona aveva eletto un leader, un segretario e organizzato incontri zonali. Il primo Congresso Nazionale dei Laici missionari della Consolata, Wamisco, si è svolto in Casa Irene il 17 e 18 luglio 2004. Il 5 e il 6 marzo 2005 durante un incontro dei rappresentanti dei gruppi a Casa Irene, per l’elezione del Comitato direttivo nazionale, è stato approvato lo Statuto dei Wamisco e ufficialmente accettati i primi cinquantaquattro laici missionari. Gli aspetti del carisma del Fondatore che da subito hanno coinvolto maggiormente i laici tanzaniani riguardano: la spiritualità mariana, eucaristica, missionaria, la forte esigenza di santità per essere autentici missionari, l’accento sul bene fatto bene, senza rumore, con costanza e sen-

Il gruppo dei Wamisco con sr. Grasiana Silayo e sr. Ida Luisa Costamagna - Mbagala, Dar es Salaam

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DIALOGO TRA CRISTIANI E MUSULMANI

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a nostra Congregazione ha una storia di evangelizzazione tra gli africani che seguono le religioni tradizionali. Negli anni che seguirono il Concilio Vaticano II, la vi-

sione della Chiesa circa la propria missione si è evoluta e ha acquistato una comprensione più profonda. Noi stesse siamo cresciute nella consapevolezza che Cristo ci manda tra i popoli di tutte le religioni, per essere il segno del Suo Amore universale, attraverso il rispetto delle altre fedi, condividendo le credenze e i valori comuni e lavorando insieme per migliorare la vita delle persone anche attraverso i servizi sociali. Questa nuova comprensione della missione è stata implementata dalla nostra Congregazione, racconta sr. Zita, preparando alcune sorelle nella conoscenza dell’Islam. Io stessa fui una di quelle. Nel 1989, dopo quindici anni di attività missionaria in Africa, mi hanno chiamata a seguire un corso di lingua araba e di studi di Islamistica. Sono ritornata in Tanzania nel 1995 con il mandato di inventare nuove vie di dialogo nella vita tra musulmani e cristiani e nello stesso tempo mettermi al servizio delle mie sorelle e della Chiesa locale al fine di aiutare entrambe ad entrare in questa nuova visione di missione tra i musulmani. Sulla costa del Tanzania, nel distretto del Rufiji, è presente una comunità di tre missionarie della Consolata iniziata nel 1990, dove non c’era mai stata prima una presenza permanente della Chiesa cattolica. In questo luogo la maggioranza degli abitanti è costituita da musulmani tanzaniani. Sono presenti anche alcuni arabi i cui predecessori giunsero in Tanzania dall’Arabia Saudita e da Zanzibar molti secoli fa. Tra loro è presente una comunità di Makonde, una etnia di origine mozambicana fuggita dal Mozambico durante la guerra d’indipendenza, che vive in una situazione di emarginazione. Questa area è una delle più depresse del Tanzania, completamente

Sr. Zita Amanzia Danzero dialoga con il presidente dell’Uwawaru, Shuari Kilungi - Rufiji

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abbandonata dal Governo, nella mancanza assoluta di infrastrutture. Nel 1992, continua sr. Zita, la missione fu benedetta dall’invio di un padre Cappuccino, molto aperto al dialogo con i musulmani. Immediatamente organizzò incontri con i vari gruppi musulmani, invitandoli a celebrare insieme. La nostra relazione con loro acquistò valore anche attraverso i servizi offerti dalla missione, come il dispensario, la maternità, la scuola materna e l’aiuto dato ai poveri in diversi modi. Ricordo la profonda gioia e il nuovo senso di missione sperimentati al mio primo incontro con un gruppo di musulmani e cristiani in questa zona. Ho raccontato loro, semplicemente il mio percorso verso la comprensione della loro fede, recitando in arabo la prima Sura del Corano. I musulmani sorpresi si

Cercate Dio solo e la sua santa volonta'

sono mostrati subito felici. Era infatti la prima volta che sentivano una suora cattolica parlare la lingua della loro fede. Si sono susseguiti altri incontri che hanno aiutato a rafforzare il rapporto di reciproca stima. Dapprima abbiamo riflettuto insieme sui problemi della società odierna. Questo ci ha convinti dell’importanza di incontrarci, musulmani e cristiani, per un’ulteriore riflessione e formazione. E sono stati programmati una serie di Seminari su temi quali: AIDS, aborto, spaccio e uso di droga, diritti umani di donne e bambini. Nel 1998 da questa relazione è sbocciata l’Unione, chiamata UWAWARU [Umoja wa Waislamu na Wakristu Rufiji, Unione tra musulmani e cristiani del Rufiji]. Il cammino per arrivare a questa associazione non è stato facile, dato che in quest’area c’è una forte presenza di musulmani integralisti, che spesso minacciavano i musulmani di buona volontà,

Beato Giuseppe Allamano

che lavoravano alla formazione di questa unione, arrivando al punto di rivolgersi al Governo centrale dicendo che questa Unione era haram -proibita- secondo il Corano. Infine, nel 2003, abbiamo ottenuto la registrazione dell’unione con la propria Carta ufficiale. Lo scopo principale di questa associazione è di aiutare la comunità nello sforzo congiunto di portare comprensione reciproca e unità, insieme al progresso nei vari settori della vita sociale. Nel mese di Novembre 2004 abbiamo comune a beneficio dei membri dell’associazione e della popolazione locale. Il risultato dell’incontro è stato un progetto per lo sviluppo dell’agricoltura. Il progetto continua ancora oggi, sostenuto dall’aiuto di amici italiani che gli hanno dato l’opportunità di continuare il cammino insieme.

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organizzato un incontro speciale con l’obiettivo di riflettere insieme, sulla possibilità di un’iniziativa

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Centro Fantasia

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enite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi: io vi farò riposare, è la scritta sul muro del Centro Fantasia nato nel 2002 a Iringa, dalla ristrutturazione di un ex

magazzino di materiale per l’edilizia. Il centro comprende un salone per gli incontri del gruppo carismatico, altri ambienti per i lavori di gruppo, una piccola cappella nella quale durante il giorno, ininterrottamente e spontaneamente pregano. Suor Stefanella Zavattaro, già missionaria in Somalia, che da diciotto anni lavora in Tanzania, è l’anima del Centro. La missionaria parla con soddisfazione delle varie attività che vi si svolgono: «Da parecchio tempo avevo un sogno, trovare uno spazio dove accogliere bambini di strada o in difficoltà a causa della malattia o della morte dei genitori. Il mio sogno si è realizzato, grazie a degli aiuti di amici e benefattori. Nel tempo è diventato un vero e proprio centro fantasia, perché c’è di tutto. Ci sono ragazze a rischio, ragazze madri, orfane o abbandonate». Al Centro Fantasia ogni giorno arrivano dopo la scuola, per pranzo, dai cinquanta ai settanta tra bambini e adolescenti. Ci sono dei laici che aiutano i bambini con un doposcuola. Nel programma pomeridiano, oltre all’insegnamento di materie scolastiche, sono previsti spazi per la formazione umana e spirituale. L’impegno di sr. Stefanella non è limitato solo al centro fantasia ma ogni mattina va a visitare i malati nell’Ospedale di Iringa. La missionaria li ascolta e li conforta. Alla domenica accompagnata da alcuni volontari visitano i carcerati, legge e commenta la Parola di Dio, prega con loro, proietta videocassette che trattano temi religiosi». La missionaria è diventata la loro grande amica, basti pensare che è riuscita a coinvolgere un gruppo di detenuti nella ristrutturazione del centro fantasia, per giorni accompagnati dalle guardie hanno ristrutturato e tinteggiato i locali per il doposcuola, i corsi di taglio e cucito e per la cucina.

Sr. Stefanella Zavattaro con i bambini del Centro Fantasia - Iringa

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Nyumba ya Furaha, Casa della gioia

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gennaio 2004 dopo aver ristrutturato dei locali della casa delle anziane, si è deciso di adibirli alla “Nyumba ya Furaha”, Ca-

sa della gioia, che ospita ventiquattro bambine orfane ma finalmente felici e serene. L’età delle bambine varia dai due agli undici anni. Vengono curate, educate ma soprattutto amate e aiutate a superare il dolore per la perdita o l’abbandono dei genitori. Dopo un’attenta riflessione, le missionarie hanno deciso di aprire la “Nyumba ya Furaha” per venire incontro al problema crescente degli orfani dovuti all’AIDS. In Tanzania a differenza di quello che si può pensare c’è un forte senso di famiglia. Gli orfani vengono accolti da nonne, zie che magari hanno già famiglie numerose, ma l’AIDS negli ultimi anni ha letteralmente decimato le famiglie, lasciando i bambini soli o con parenti che non possono permettersi di mantenerli perché malati o troppo vecchi. Una delle giovani più entusiaste è proprio la fondatrice, un’esile suora brasiliana: sr. Joselice Santi. La vita nella casa è come quella che si svolge in una famiglia numerosa: le bambine hanno una mama tanzaniana, una donna vivace, energica e allo stesso tempo affettuosa, una dada, una ragazza che fa le veci della sorella maggiore e sr. Joselice, che ha il ruolo di giovane nonna. I legami delle bambine con la famiglia di origine non vengono spezzati. Almeno una

Silvia e Irene le nuove arrivate alla Nyumba ya Furaha - Iringa

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volta al mese, i parenti più stretti vengono a visitarle e trascorrono una giornata con loro. Le bambine che abitano alla “Nyumba ya Furaha”, a seconda dell’età, frequentano la Scuola Materna, Elementare o Superiore. Sr. Joselice le iscrive in strutture pubbliche diverse, per evitare che siano etichettate come “le orfane delle Suore”. Le richieste di accoglienza di bambine orfane sono tantissime ma i posti sono limitati a ventiquattro. «Forse, la soluzione migliore, dice sr. Joselice, sarebbe quella di costruire un “Villaggio del fanciullo”, con case-famiglia affidate a coppie di sposi, che facciano sperimentare a chi viene accolto l’affetto di una famiglia vera e di una vita normale. Intanto in attesa, che un giorno questo si avveri, alla “Nyumba ya Furaha” le bambine serene, studiano, giocano, danzano e cantano. Secondo lo stile di vita tanzaniano cercano di essere il più autonome possibile, lavando i propri vestiti e pulendo a turno, la cucina, il cortile, le camere e trovando sempre il tempo di intrecciarsi i capelli, per essere più carine». Oltre alla casa della Gioia, l’assistenza agli orfani e i loro parenti continua nei modi più svariati in ogni missione. Ne sa qualcosa sr. Anna Luigia Molteni, richiamata da diversi anni in Italia, ma che tanto si è impegnata in questo settore quando era in Tanzania.

Sr. Joselice Santi con le bambine della Nyumba ya Furaha, - Iringa

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Sr. Ida Luisa Costamagna durante le consuete visite alle famiglie - Kongowe, Dar es Salaam

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Centro di Animazione Missionaria

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unju è situato lungo la strada asfaltata, che da Dar es Salaam porta a Bagamoyo. È un grosso villaggio in continua espansione con circa ventimila abitanti. Sono

moltissime le nuove costruzioni che appartengono in gran parte a dipendenti del Governo o a commercianti che lavorano e risiedono ancora in città. «Nel 2003-2004, racconta sr. Alfia Guerini, quando siamo venute a vedere, abbiamo trovato un ambiente ancora disabitato». La parte vecchia del villaggio ospita gente povera, che sopravvive con piccoli mercatini, sfruttando le colture locali di frutta e verdura. Lungo le strade del villaggio si vedono uomini impegnati nella preparazione di migliaia di mattoni per le nuove costruzioni e donne che spaccano le pietre per ricavarne la ghiaia. Fino a qualche anno fa era una zona popolata essenzialmente da musulmani. I cattolici ora sono più del 30%, e in continuo aumento con l’arrivo di gente provenienti dal nord del Tanzania per motivi di lavoro. Sono presenti inoltre, in piccoli gruppi, luterani, anglicani e altre diverse denominazioni. «La finalità della nostra presenza, dice sr. Alfia, come missionarie della Consolata a Bunju, è di Animazione missionaria - vocazionale e di collaborazione con i padri della Consolata in questo nuovo Centro, creato per l’animazione missionaria della Chiesa in Tanzania. Questa decisione è frutto di un cammino di discernimento dei nostri due Istituti e assunto in seguito dalla comunità regionale. I Vescovi del Tanzania hanno accolto con entusiasmo questa iniziativa, che corrisponde al desiderio di migliorare la formazione cristiana dei fedeli, dandole una dimensione universale, missionaria. La nostra stessa comunità è internazionale. Ne fanno parte sr. Doroteia Malzoni, brasiliana, sr. Arelis Rocha, colombiana, sr. Dorothea Mahimbali, tanzaniana e sr. Alfia Guerini, italiana.

Sr. Doroteia Malzoni con i bambini dell’infanzia missionaria - Bunju, Dar es Salaam

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Siamo presenti da aprile 2008 e il nostro impegno principale è quello di conoscere innanzitutto la gente, incontrando le comunità cristiane di base e il gruppo dei ragazzi missionari. Inoltre nella zona, sono presenti migliaia di studenti delle Scuole Primarie e Secondarie, che ci chiedono di contribuire alla loro formazione umana e cristiana. Abbiamo iniziato a visitare le famiglie, secondo il nostro stile Ad Gentes e siamo aperte all’accoglienza di chiunque bussi alla nostra porta come i tanti bambini che vengono a farci visita tutte le domeniche riempiendo di gioia il nostro salone, animati da sr. Arelis che prepara per loro riflessioni, disegni e canti religiosi. La nostra Casa è stata inoltre pensata, anche per l’accoglienza di giovani che mostrino interesse a conoscere la nostra Famiglia missionaria. Siamo impegnate con i nostri Confratelli nella riflessione e nella ricerca di metodi e persone che ci aiutino nel portare avanti i programmi formativi per giovani, donne e laici impegnati nelle Parrocchie. Il Team del Centro segue un cammino di formazione personale e d’informazione sulla realtà attuale in Tanzania e in particolare dell’Arcidiocesi di Dar es Salaam, di cui facciamo parte. Il Cardinale, mons. Policarp Pengo ci ha fatto ripercorrere il cammino dei primi missionari giunti in questa zona costiera alla fine del ‘900 e l’attuale crescita dell’Arcidiocesi, che necessita per la scarsità di operatori, di molta cura pastorale e di una formazione cristiana che vada in profondità. Mons. Pengo accogliendoci con gioia ci ha fatto sentire veramente a casa, esortandoci a vivere e diffondere il nostro Carisma missionario, proponendolo senza timore anche ai giovani.“La Chiesa in Africa, ha detto il Cardinale, deve poter inviare missionari anche in Europa e in America, dove la fede in Cristo sta diminuendo velocemente”. Alcuni esperti di Giustizia e Pace appartenenti al CPT [Christian Professional Tanzania] ci hanno condiviso le loro conoscenze, esperienze sociali, economiche e politiche del Paese, iniziando insieme, la collaborazione in vari Incontri formativi. Insieme, missionarie e missionari della Consolata guardiamo con speranza al futuro, sostenuti dalla forza dello Spirito Santo e dalla vicinanza e preghiera di Confratelli, Sorelle e di tanti parenti e amici che ci seguono con simpatia e interesse».

Sr. Arelis Rocha e i bambini dell’Infanzia missionaria - Bunju La Consolata Pellegrina visita le famiglie di Bunju - Dar es Salaam. Sr. Alfia Guerini, sr. Doroteia Malzoni e sr. Arelis Rocha [pagina seguente]

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Coraggio e avanti Beato Giuseppe Allamano

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Consolata. Intervenne presso il Governo inglese e in pochi giorni le sorelle ebbero il permesso di tornare alle lo-

A

rrivai a Tosamaganga il 4 giugno 1938. Eravamo

ro missioni, così pure i fratelli coadiutori, che erano stati

quattro sorelle e Madre Maria degli Angeli Vassallo,

portati a Iringa come prigionieri. Mons. Maranta mandò

Superiora Generale, con Madre Nazarena sua segretaria.

a Tosamaganga tre dei suoi frati Cappuccini, come guar-

Le Sorelle ci accolsero con tanta gioia e fraternità che ci

diani e prese tre padri della Consolata da mandare nel-

sentimmo subito a casa. Dopo qualche giorno le Madri,

le sue missioni. Al nostro Vescovo, mons. Attilio Beltra-

con M. Margherita, Superiora Delegata, partirono per visitare le diverse missioni. Noi novelline rimanemmo a Tosamaganga. Al ritorno dalle missioni, le Madri si fermarono ancora pochi giorni a Tosamaganga, poi partirono per il Kenya. Madre Margherita diede un lavoro anche a noi. Sr. Pier Luigia Bacchion andò ad aiutare sr. Delfina Vaisitti, responsabile della nascente Congregazione della Suore Teresine, sr. Maurina Servetti, alla missione di Ndabulo, sr. Rosina Cancelli, sacrestana della Parrocchia di Tosamaganga. La sottoscritta, che era la più giovane rimase a Tosamaganga. Al mattino aiutavo sr. Sila Cattaneo in cucina, nel pomeriggio aiutavo sr. Innocenza Sordi in laboratorio, era la sarta delle suore e dei padri. Sovente andavamo a visitare le famiglie, a trovare gli ammalati nei villaggi. I dispensari non esistevano ancora, ma per quanto ci era possibile aiutavamo le persone bisognose di cure e di aiuto. Poi arrivò la guerra. Gli Inglesi passarono per le nostre missioni, presero le sorelle e le portarono a Tosamaganga. La nostra casa era piccola, ma per tutte si trovò un posticino per passare la notte nel miglior modo possibile. Intervenne in nostro aiuto il Vescovo di Dar

mino IMC, era proibito andare a visitare le missioni. Tutti noi, missionarie e missionari della Consolata, non potevamo uscire dalla missione per più di un Km fuori, sen-

TESTIMONIANZE di vita missionaria

Novantacinque anni di vita in Tanzania

za il permesso del nostro frate guardiano. Nel 1942 arrivò alla missione di Tosamaganga un primo gruppo di profughi polacchi, provenienti dalla Russia, altri ne seguirono, sempre polacchi. Fu allestito per loro un centro di smistamento nella missione. Sei suore furono destinate alla loro assistenza. Passarono ancora alcuni anni. Nel 1947 il nuovo Delegato Apostolico, mons. David Mathew, ottenne dal Governo inglese l’abolizione di tutte le restrizioni relative al personale missionario italiano. Mons. Beltramino potè riprendere le sue funzioni di Prefetto Apostolico e noi tutti/e eravamo liberi di continuare il nostro lavoro missionario. Per me questo fu l’anno che mi aprì la strada per andare a lavorare in un’altra missione. Passai nove anni a Tosamaganga, fra chiari e scuri, ma belli perché si accettava con serenità quel che il Signore mandava giorno per giorno... poi restare vicino a Madre Margherita era come essere vicina a Padre Fondatore. Lei viveva trasmettendo lo spirito del Padre ed io ero felice...ringrazio il Signore!

es Salaam, mons. Maranta, svizzero discendente di italiani, il quale voleva tanto bene ai padri e alle suore della 126

Sr. Armanda Gatto, italiana, 95 anni 127


le missioni in Brasile, prettamente nell’ambito scolastico

accampamenti sotto un sole fortissimo, senza acqua. Era-

storale tra i rifugiati del Mozambico, i makonde, all’interno

ma il contatto e l’incontro con i più poveri è sempre stato

vamo quattro suore e un padre e abbiamo davvero sof-

del bush. Tutti i giovedì partivo con la macchina per poi fa-

osso dire che l’amore per l’avventura e per l’Africa

decisamente molto forte nel mio apostolato. Non appena

ferto la fame e la sete. Io mi sono ammalata per una for-

re chilometri a piedi nel bush perché non c’era strada per

sono sempre stati forti nella mia vita, sin da bambi-

vedevo qualche superiora chiedevo: “Quando mi manda-

te infezione all’intestino, per settimane mi hanno porta-

andare a trovare questi amici che mi aspettavano per pre-

na. Ricordo che mio padre ha voluto che noi figli sin da

te in Africa? Quando… quando? E il momento è arrivato.

ta su una specie di barella e tuttora quando ci ripenso di-

gare e per raccontarmi le loro speranze. E ora sono qui in

Nel 1982 sono stata destinata al Mozambico, a Inhamba-

co che è stato un miracolo l’essermi salvata. Piano piano

un posto totalmente diverso e posso dire che il mio accet-

ne. Conoscendo il portoghese mi sono buttata subito nel

mi sono ripresa mangiando quel po’ di polenta che ave-

tare di lasciare Kibiti dopo aver lavorato tanto per aprire

lavoro ma ben presto mi sono resa conto come fosse im-

vamo con acqua calda e frutta della foresta. Il 25 novem-

una strada in una zona a prevalenza musulmana, è com-

portante studiare la lingua del posto, lo xitswa, una lingua

bre siamo passati nelle mani di militari dello Zimbabwe

prensibile solo sotto una dimensione di fede. Ho accetta-

bantù, per comunicare con le persone dell’interno che

che avrebbero dovuto portarci nelle nostre ambasciate e

to perché questo è il progetto di Dio su di me.

non conoscevano il portoghese. La situazione in Mozam-

così è stato anche se Mugabe, il presidente dello Zimbab-

bico in quegli anni era molto calda. C’erano i movimenti

we, d’accordo con l’allora Presidente del Mozambico, Sa-

di resistenza come la Renamo, che volevano abbattere il

mora Machel, volevano far passare la notizia come se la li-

“regime”comunista del Frelimo. E così dopo circa sei mesi

berazione fosse avvenuta per mano del Frelimo che ave-

che ero in Mozambico, il 16 settembre del 1982, sono ve-

va strappato i missionari ai guerriglieri della Renamo, ma

nuti i guerriglieri della Renamo [Resistenza nazionale mo-

con un grandioso lavoro diplomatico delle nostre amba-

zambicana] nella missione, bruciando tutte le costruzioni

sciate e di quella italiana soprattutto, la cosa non è avve-

governative, hanno lasciato solo la Chiesa e la nostra casa

nuta. In seguito dopo vari anni in Italia per cure e poi stu-

P

piccoli leggessimo tanto e una delle riviste che era sempre presente in casa si chiamava “Il piccolo missionario”. Io mi incantavo ore davanti alle foto e nel leggere le testimonianze dei missionari che raccontavano le loro avventure in zone così lontane e difficili dell’Africa. Non conoscevo ancora le missionarie della Consolata, il cui incontro ha cambiato la mia vita. Ero andata a Rio Do Este, paese vicino al mio, perché in quanto insegnante di scuola Primaria, cercavo una scuola dove poter andare a insegnare e mi era stato detto che c’era ancora un posto nelle scuole delle missionarie della Consolata. Ricordo ancora come se fosse ieri, quando sono entrata nella loro casa, nella sala d’attesa avvolta da foto di missionarie in zone sperdu-

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TESTIMONIANZE di vita missionaria

TESTIMONIANZE di vita missionaria

La mia Africa

Sr. Agnes Mainhardt, brasiliana, 68 anni

Tutto un fremito di vita

R

ientro in Tanzania dopo diversi anni di assenza e

perché appunto di nostra proprietà e ci hanno sequestra-

dio in Inghilterra, sono arrivata in Tanzania nel 1985, nella

te dell’Africa e di altri continenti, ho avuto un brivido. Poi

to. Il loro obiettivo era sequestrare dei missionari stranie-

missione di Makambako. In seguito ho girato altre missio-

a lungo la suora mi raccontò della loro presenza nel Mon-

pisco. Rivedo panorami stupendi, spazi infiniti, cielo az-

ri per attirare l’attenzione del Mondo intero sulla situazio-

ni, a Iringa Consolata e poi nella costa a Kilimahewa. Dopo

zurro intenso, quasi dimenticato. Bambini che innumere-

do e nell’Africa. Sono stata attratta da subito dal loro stile,

ne del Mozambico, per abbattere il regime che stava op-

diversi anni di nuovo mi hanno fatto lasciare la mia Africa,

voli spuntano da ogni dove, donne dal passo svelto, mac-

dalla loro accoglienza e subito dopo dal loro carisma. A di-

primendo il popolo e far conoscere il loro movimento che

richiamandomi per impegni a livello di Istituto che sono

chine in gran numero e case nuove ...tutto un fremito di

ciassette anni avevo già deciso, mi dicevo: “voglio diven-

voleva un governo democratico. Sono stati quasi tre me-

durati fino al 2005. Ritornata in Tanzania sono andata nel-

vita! Ma qua e là non posso non notare segni di povertà e

tare una missionaria, proprio come queste suore!”. Voglio

si di grandi sofferenze fisiche ma posso dire che con noi

la missione di Kibiti, di cui ho ricordi bellissimi, solo da po-

non posso non udire commenti tristi sulla situazione at-

essere una di loro per andare ad annunciare la Parola di

non sono stati mai violenti, anzi da subito hanno cerca-

chi mesi sono stata trasferita a Bunju. Ho amato tanto Ki-

tuale, fatica a tirare avanti e soprattutto le disuguaglianze

Dio ai popoli più lontani e in cuor mio questi popoli erano

to di difenderci con le unghie e con i denti da imbosca-

biti e la sua gente. Avevo la direzione di due scuole mater-

che aumentano a vista d’occhio e feriscono. Anzi proprio

in quell’Africa tanto sognata sin da bambina. Ho iniziato

te della Frelimo. Abbiamo percorso centinaia di chilome-

ne, seguivo un gruppo di laici missionari e insieme ai cate-

questa è la realtà che più mi ferisce, perché causa di mol-

la mia formazione in Brasile, poi in Italia e sono stata ben

tri a piedi, ogni giorno camminavamo per trenta, quaran-

chisti facevo seminar su argomenti che loro volevano ap-

ti altri mali. Mwalimu Nyerere nella sua saggezza, per tut-

diciannove anni a studiare, laureandomi e a lavorare nel-

ta, sessanta chilometri a seconda della distanza degli altri

profondire e conoscere. Un impegno grande è stata la pa-

ta la vita aveva messo in guardia i tanzaniani e soprattut-

spontaneamente osservo, ascolto, ammiro e mi stu-

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rivando a Mgera, osservo le povere case, spoglie di ogni

tempo da perdere, c’è un bisogno immenso di istruzione,

che si è diffusa in tutto il Mondo. Siamo riconoscenti an-

tentare dal cancro della disuguaglianza, nemica numero

comodità. Una di queste è aperta, ma deserta. Le volon-

di progresso e soprattutto di modelli di vita vera, di gen-

che alle nostre prime sorelle per il loro coraggio, i sacrifi-

uno dell’UNITA’, che lui, come Padre della Patria, ha sem-

tarie però, sanno che la donna non deve essere molto di-

te disinteressata, pronta a indicare vie possibili, a far le-

ci e l’amore per il Signore e per i popoli ai quali hanno por-

pre cercato di creare nel suo Popolo. Diceva infatti “Umoja

stante. Aspettiamo un po’, poi decidono di cercarla verso il

va sui loro talenti e sostenere i loro sforzi, nella ricerca del

tato consolazione. Il Signore le ricompensi perché possa-

ni nguvu”, l’unione fa la forza,“Ujamaa ni moyo” la fraterni-

fiume Ruhaha, dove si reca a coltivare. È mezzogiorno e il

bene. Questo è anche l’ideale che il Consolata Missionary

no riposare in pace. Si sono donate senza limiti per porta-

tà viene dal cuore. La famiglia è questione di cuore.“Ogni

sole africano non da’ scampo... picchia senza misericordia.

Centre, sorto di recente a Bunju, Dar es Salaam, si prefigge

persona è uguale all’altra. Ogni persona deve essere sti-

È proprio il caso di dire “Cammina, cammina...” attraverso

e dove il Signore mi ha chiamata a collaborare. “Rendete

mata. Ogni persona ha diritto a ricevere nella società di

campi bruciati, anche qui da qualche maniaco di turno, e

grazie per ogni cosa a Dio Padre...” ci dice Paolo Apostolo.

cui fa parte, il necessario per vivere.” L’uguaglianza, la giu-

quando arriviamo nei pressi del fiume, troviamo bellissi-

La nostra fede e del nostro popolo ci aiuta a guardare la

stizia, la dignità di ogni persona erano per lui il fondamen-

mi orticelli e campi di granoturco già alto ma della mam-

vita e gli eventi di ogni giorno con speranza, come a una

to dell’unità del suo popolo. E mi chiedo: qual è il senso

ma nessuna traccia. Proviamo a chiamarla in coro, ma in-

nuova pagina della grande Storia della Salvezza, che il Si-

della nostra presenza qui, OGGI, come missionari/e della

vano. Decidiamo di tornare sui nostri passi ed ecco spun-

Consolata? Che tipo di testimonianza deve essere la no-

tare da un sentiero secondario Rosy, la giovane mamma

stra? Una volta giunta a Iringa, esco un giorno con Paola e

col bimbo sulla schiena. Al vederci si mette a correre ver-

con una mamma, volontarie del Centro Allamano, in visi-

so di noi piena di gioia e non finisce di scusarsi e di ringra-

ta ad alcune famiglie dei dintorni in gravi difficoltà a cau-

ziarci per averla cercata. Questa gioia basterebbe da sola

sa dell’Aids. Sulle prime sono un po’ incerta se unirmi a lo-

per dare senso alla nostra presenza in questa terra bene-

ro, che sono ormai molto conosciute dalla gente, ma loro

detta, in mezzo ad un popolo così ricco di umanità e co-

mi rassicurano:“No, no, vieni, sono sempre contenti di ve-

sì provato da tanti problemi. La povertà di mezzi, la ma-

dere la Sister”. E infatti, pur non conoscendomi ancora, mi

lattia e la morte non hanno ancora soffocato la speranza,

accolgono con la loro caratteristica gentilezza e cordiali-

la volontà di reagire, di migliorare il loro futuro e quello

tà. Ho visto da quel giorno tante situazioni di reale mise-

dei figli. I giovani continuano a sognare lo studio, il lavo-

ria, aggravata spesso dalla malattia di qualche membro

ro sicuro, una vita dignitosa, cibo, vestiti, medicine e, per-

della famiglia, a volte solo più formata da uno dei genitori

ché no! Un cellulare per comunicare con gli amici, con-

con parecchi figli a carico, oppure da nonni e nipotini. Ho

dividere gioie e dolori. Proprio ai giovani d’oggi è rivolta

ammirato la loro grande pazienza e dignità, la volontà di

re Gesù a chiunque e in tanti ambiti, dalla salute, all’istruzione e al progresso, nello sforzo di portare giustizia nella società e fare in modo che Cristo fosse conosciuto e accolto nella propria vita da chi non lo conosceva. Al presente, il Cristianesimo è maturato in molti luoghi del Tanzania, grazie alla loro presenza. È certamente frutto della loro vita donata nella preghiera, nel sacrificio. Siamo riconoscen-

gnore sta scrivendo anche per mezzo nostro, mentre ci

ti anche ai Cristiani, specialmente a quelli degli inizi, che si

impegniamo con semplicità ad essere segno e strumen-

sono uniti ai missionari per diffondere la Parola di Dio, per

to della Sua Consolazione.

questo la nostra gioia è la gioia della Chiesa tutta. Per cen-

Sr. Alfia Guerini, italiana, 69 anni

TESTIMONIANZE di vita missionaria

TESTIMONIANZE di vita missionaria 130

to i responsabili della società a tutti i livelli, di non lasciarsi

to anni abbiamo camminato insieme e il Signore ha fatto grandi cose nella nostra Famiglia Consolatina. Per quanto riguarda la mia esperienza missionaria, da quando sono nella Parrocchia di South Horr, in Kenya, sono stata mol-

Consolate, consolate il mio popolo, dice il Signore [Is 40,8]

M

to colpita in quest’anno di preparazione al Centenario, dalle testimonianze che hanno lasciato le nostre prime sorelle. Nonostante le grandi difficoltà di quei tempi, si donarono completamente a Dio e ai fratelli e con il Suo aiuto “quello

entre ci avviciniamo al Centenario della nostra Fa-

che sembrava impossibile lo resero possibile”.Insieme con i

miglia Consolatina-Allamaniana, abbiamo l’occa-

cristiani di South Horr abbiamo avuto modo di riflettere su

sione di ripercorrere la nostra storia dagli inizi fino ad og-

questa realtà, durante i due mesi di pellegrinaggio del qua-

un’attenzione particolare da parte nostra, come missio-

gi. E veramente il nostro cuore è colmo di riconoscenza a

dro della Consolata di villaggio in villaggio. La presenza di

reagire partecipando, per quanto possibile, attivamente,

narie della Buona Notizia di Cristo. Sono molti infatti quel-

Dio; prima di tutto per averci donato il nostro Padre Alla-

Maria tra noi ha risvegliato e rafforzato la fede che era sta-

ai piccoli progetti di sviluppo e auto-sostentamento, or-

li che cercano di attirarli con falsi miraggi per poi abban-

mano con la sua generosità, il suo amore e la grande fe-

ta seminata dai primi missionari/e. Ho sentito vivamente il

ganizzati con loro dal personale del Centro Allamano. Ar-

donarli a loro stessi tra mille difficoltà. Sento che non c’è

de senza confini. Oggi ci rallegriamo per la consolazione

potere della preghiera. I cristiani hanno accolto Maria con

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si combatteva ai confine dell’Uganda e aveva una brut-

prima lodo te che mi hai curato! Era stato doloroso la-

ta malaria. Tornò altre volte e ogni volta si fermava dei

sciare la famiglia, gli amici ma era un lasciare per ritro-

uoi farti suora ? Assolutamente no! Era la mia ri-

giorni in più, fino a non poter più andare a casa, si ag-

vare. Un vuoto riempito di altri volti anche se diversi. Nel

sposta decisa ogni qual volta mi rivolgevano que-

gravò molto e capii che in guerra contrasse l’AIDS. Era

cuore ringraziavo Dio per i miei cari e pregavo per loro

sieme, leggendo la parola di Dio e spiegando chi è Maria

sta domanda, sia per i miei discorsi religiosi, sia per il

il periodo che si iniziava appena a sentire la gravità di

e per questi fratelli e dicevo: donami Signore la capacità

Consolata per noi, e il motivo per cui l’Allamano scelse Lei

mio comportamento e cambiamento di vita improvvi-

questa malattia. Stava morendo e i familiari chiesero di

di vivere un’esistenza sempre più donata, nel servizio e

come nostra Patrona. Abbiamo anche constatato in que-

so. Continuavo spiegando che non avevo né le qualità,

portarlo a casa. Non avrei voluto, quel corpo martoria-

nella consolazione perché credano in Te e nel tuo amo-

sta occasione che molti abitanti dei villaggi non ci cono-

né le virtù. Io pensavo e credevo che una persona che si

to avrebbe sofferto ancora di più, su un camion sotto il

re. Ho capito che il Signore chiama chi vuole, non guar-

scevano ancora, così abbiamo approfittato per sottoline-

consacra al Signore fosse come un angelo sceso dal cie-

sole cocente su una strada disastrata che di strada ave-

da a difetti o a debolezze. Io sono stata chiamata per sta-

are l’importanza di Maria nel disegno di Salvezza di Cristo

lo senza difetti e debolezze. Nessuno mai mi chiese per-

va poco ma dovetti acconsentire! Mentre i parenti cer-

re con lui e fare un cammino di conversione.

per l’umanità. Il significato del suo dire con prontezza “Io

ni è il modo abituale di esprimere la loro preghiera. Così noi abbiamo vissuto per due mesi, passando da un villaggio all’altro, in tutte le comunità cristiane pregando in-

V

ché ero cambiata! E io ora ve lo racconto anche se bre-

cavano il trasporto mi trovai sola con lui che era stato

sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la Tua

vemente e capirete la mia decisione di appartenere al

adagiato su una stuoia per terra. Volevo dirgli tante co-

Parola”. È lo stesso atteggiamento del Beato G. Allamano

Signore. Avevo circa diciotto anni e in un momento in

se, ma il tempo era breve, lo chiamai per nome e lui aprì

quando sentì la voce di Dio che lo chiamava, rispose sen-

cui mi chiedevo che senso avesse la vita per me, perché

gli occhi. Gli dissi: Dio ti ama. Richiuse gli occhi e poi dis-

za tentennamenti:“Dio mi chiama Oggi” e si mise al servi-

trovavo difficile accettare la vita con i suoi problemi e

se: Amen. In quel momento ringraziai Dio di essere lì, in

zio di Dio per tutta la vita. Anche sr. Irene, seguendo le sue

sofferenze, tutto cambiò in un attimo, in meno di un se-

quel momento della mia vita. Sentii di avergli trasmesso

condo, come chi viene improvvisamente colpito da una

la cosa più preziosa che avevo ricevuto nella vita. Certi

folgore a ciel sereno. In quell’attimo capii che Dio mi ama,

ricordi sono parte di me, come quel giorno che tornan-

amava me, non una persona brava e senza difetti ma pro-

do da un villaggio dopo aver curato centinaia di perso-

prio me in carne e ossa. In quell’attimo gioia e luce entra-

ne, guidavo e avevo il sole che mi batteva sugli occhi, il

Una missionarietà che veniva dagli insegnamenti della

rono nella mia persona avrei voluto gridare e ballare dal-

vento che entrava con forza dal finestrino allora anda-

fede metodista dei miei genitori. L’incontro con i missio-

la gioia. È stato come aprire una stanza buia al sole d’esta-

vo adagio perché la strada era semplicemente orribile e

nari cattolici e di conseguenza con Gesù Eucarestia mi

te, così mi sono sentita in quel momento. Oggi ricordo e

dei bambini mi corsero dietro salutandomi e chiaman-

ha aperto nuovi orizzonti. All’inizio il mio unico sogno

ringrazio per quel giorno benedetto! Ma come e quan-

domi: Mariamu ...Mariamu, Mariamu Consolata era il no-

era studiare e mi sono impegnata al massimo per riuscir-

do mi sono sentita testimone di questo amore? Quan-

me che avevamo messo al dispensario di Kibiti, dove in

ci. Ho avuto la fortuna di conoscere missionari e missio-

do e come mi sono sentita missionaria in questa ama-

quel periodo lavoravo, ma la gente mi identificava con

narie della Consolata che mi hanno aiutato a studiare in

ta terra del Tanzania? Tante volte, direi! Ma rivolgendo-

Mariamu Consolata! Rispondevo felice a quei saluti, mi

quegli anni difficili in Mozambico e questo loro senso di

mi questa domanda mi viene in mente un fatto vissu-

sentivo in pace e contenta di essere lì. Ricordavo i mala-

missione, il lasciar tutto per la missione ha iniziato a far-

to circa nel 1985. Ilary un giovane tanzaniano, mi fu por-

ti curati, alcuni di loro molto gravi e altri che erano ritor-

mi riflettere. Dopo essere stata battezzata e dopo la pri-

tato al dispensario di Nyabula, veniva dalla guerra che

nati, stavano meglio e lodavano il Signore ma dicevano:

ma comunione come segni di confermazione del mio es-

orme disse: ”Se avessi mille vite le offrirei tutte per il servizio di Dio solo e dei fratelli ”. Durante questa esperienza di pellegrinaggio con la Consolata nelle case, la gente ci ha confidato le loro esperienze, testimoniando le benedizioni ricevute: un ragazzo ammalato era guarito il giorno seguente al passaggio di Maria; un marito che maltrattava la moglie aveva cambiato completamente, chiedendo perdono, cosa molto insolita in quella società e altri fatti che confermarono la loro fede nell’intercessione di Maria nostra Madre Consolatrice. Noi missionarie della Consolata uniamo il nostro “Magnificat” a quello di Maria per tutto il bene che il Signore ci ha dimostrato fino ad oggi e invitiamo anche te ad unirti a noi come unica Famiglia. Sr. Eusebia Msigwa, tanzaniana, 41 anni

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Vuoi farti suora?

TESTIMONIANZE di vita missionaria

TESTIMONIANZE di vita missionaria

entusiasmo, acclamazioni e allegria. Il canto per gli africa-

Sr. Rosa Sandra Pansone, italiana, 69 anni

Fuoco missionario

P

osso dire di aver avuto sempre dentro di me il fuoco della missione, la voglia di essere missionaria.

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vale la pena di vivere, di gustare “l’oggi”, perché nelle no-

ri per arricchire gli altri”. Queste parole del Fondatore mi

così. Sentivo la necessità di “andare”... dove? Fu un poster

carestia, ho maturato dentro di me l’idea che questo era

stre mani e così il domani diventa un ospite imprevisto.

danno la forza, il senso e i mezzi per vivere la mia missio-

missionario con la foto di un bimbo africano con la ma-

l’inizio del mio viaggio con Gesù missionario. Ho impara-

Ho capito come il presente, passato e futuro sono stati e

ne nella svolta odierna. Proprio lui in qualsiasi situazione

no tesa che diceva: ” Tu, che cosa puoi fare per me?”. E ho

to che nell’eucarestia Gesù è presenza; nella Parola, Ge-

sono importanti in un bilancio personale della mia vita. E

riuscì a portare consolazione, basti pensare al suo impe-

cominciato a pensare. La mia esperienza di missionaria

sù è espressione di relazione e di comunicazione. “Non

questo è frutto di condivisione e reciproco scambio con

gno per le classi disagiate, per le donne, riuscendo a co-

della Consolata si è svolta nei trentanove anni d’Africa,

c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici-

tanti. Un’altra cosa che mi faceva riflettere durante gli an-

struire parrocchie per la loro cura spirituale e materiale. E

maggiormente in Tanzania, paese al quale sento di ap-

discepoli”; questa frase mi è entrata dentro diventando

ni della mia formazione era come anche l’andare a tro-

questa, è la stessa preoccupazione della Chiesa tanzania-

partenere. È il dono che mi ha fatto il Signore. Qui mi so-

il punto forte della mia vocazione missionaria. Ho capito

vare altre persone richiedeva un organizzazione di tem-

na nel portare avanti la sua missione nella realtà locale.

no sentita bene, a casa, tra la mia gente. Credo che io sia

di voler diventare missionaria consacrata. Volevo seguire

po specifico. Nella mia cultura invece, non esistono tempi

Lo spirito del mio programma pastorale quindi, è volto al

questo Gesù con tutta la mia forza e il mio amore senza

per andare a trovare qualcuno, anzi è una cosa indispen-

vivere insieme, al condividere la vita, le speranze, le pre-

preoccuparmi di nient’altro, il dove e il come era subor-

sabile da fare. Questo modo di relazionarsi con il tempo

occupazioni, le gioie, le sfide della mia gente, come indi-

dinato. Mi ha certamente aiutato nel cammino di matu-

ha arricchito e favorito il mio cammino spirituale così co-

viduo e come comunità nell’uguaglianza di figli di Dio,

razione e chiarezza della mia vocazione religiosa missio-

me la qualità del servizio apostolico verso un dinamismo

con un’unica differenza inconfondibile: io porto nel cuo-

naria, l’esperienza di vita di tre missionarie della Conso-

e un’apertura ai segni del tempo, ma lo stesso Allama-

re una proposta di consolazione, “Gesù”, come missiona-

lata. Sr. Delurdes Suares è stata la prima ad avvicinarmi

no già ci incoraggiava in questo. Se guardo alla mia mis-

ria della Consolata in qualsiasi posto del Mondo.

attraverso la sua intensa vita di servizio semplice e umi-

sione oggi, penso come all’inizio la mia vita era segna-

le nei confronti di chiunque e di qualsiasi realtà e poi al-

ta dallo standard di attività e organizzazione come me-

tre due straordinarie sorelle: sr. Furtuniana e sr. Rina Car-

todo giusto per portare avanti la mia attività missiona-

la. Certo le sfide sono state tante. Nei primi anni di forma-

ria e pastorale. Oggi vivo la mia missione e la vedo con

zione, l’internazionalità dell’Istituto era vissuta in modo

un’ottica diversa. Certamente parto da quella consape-

molto relativo anche se era una delle preoccupazioni e

volezza di organizzazione ma è il senso della “Consola-

sfide dell’Istituto stesso. In questo periodo ho approfon-

zione” che è nettamente più forte in me. Consolazione

dito l’amore per la mia cultura e per i miei valori, tra que-

come “presenza”. L’essere presente tra, con e per la gen-

sti il “senso del tempo”. Per me era fondamentale il senso

te. Il sentirsi parte del popolo di Dio nella realtà concre-

del momento presente certamente arricchito dall’espe-

ta del popolo tanzaniano. È proprio vivendo dentro la co-

rienza del passato. La convivenza poi con le altre ragaz-

Sr. Floriana Uceala Come, mozambicana, 60 anni

nata proprio per questo. Ho risposto SI’ al Signore e, anche oggi, a settant’anni sono qui. Come disse mia mam-

TESTIMONIANZE di vita missionaria

TESTIMONIANZE di vita missionaria 136

sere cristiana cattolica e l’incontro diretto con Gesù Eu-

ma, alla richiesta di visite più frequenti in Italia concluse: ” Ho capito che la tua famiglia adesso è il Tanzania e questo mi fa contenta perché ti sento felice! In Tanzania ho fatto il lavoro che più mi si addice, l’infermiera. L’inizio è stato duro. La lingua, le difficoltà per curare i malati senza l’aiuto del medico. Grazie a Dio le sorelle mi hanno trainata con tanta disponibilità. Ho curato generazioni di persone nei diversi posti dove veniva richiesto il mio servizio. Ho dovuto affrontare e curare malattie che

Salpare i mari, salvare un’anima e poi morire

non conoscevo, come il Colera, la Bilarzia e altro che avevo appena letto, nei libri durante la scuola di infermiera. L’aiuto che il Signore dà attraverso persone buone,

F

in da piccola questa frase mi suonò nelle orec-

ti sostiene nella fatica e tutto si supera con coraggio e

chie del cuore come un richiamo verso qualcosa di

determinazione per Amore! Ho sempre sofferto al cam-

munità sociale che ci si scontra con il vero povero biso-

grande da vivere. Mi pareva che questa poteva essere la

bio di missione nel lasciare le persone con le quali si era

ze nella formazione mi ha aperto orizzonti in modo an-

gnoso della consolazione che libera dalla miseria e dal-

gioia più grande che potesse esistere al mondo! Mi pia-

instaurata una relazione di vera amicizia. Ho capito che

che teologico. Il tempo è di Dio. Nelle altre culture, non

la povertà. “Dobbiamo essere missionari universali, per-

ceva Santa Teresina, la mia omonima. Avevo letto qual-

quando le persone sono ammalate si affidano oltre che

si ha tempo di gustare “l’adesso” per la continua tensio-

ché “ la consolazione” è per tutti. Questa è la vera ricchez-

cosa su di lei e mi interessava molto quanto lei sognava,

alle cure per la malattia, anche alla necessità di confida-

ne verso il futuro che non ci appartiene. Si è convinti che

za che scaturisce dallo spirito della povertà: essere pove-

la missione. Forse la mia vocazione missionaria è nata

re i loro problemi e cercano aiuto in chi si prende cura

137


138

139


cendata nel bucato e che sarebbe poi, andata a prende-

buito con il suo piccolo obolo e dove Gesù mi precede-

uel mattino sostituii l’autista perché aveva la ma-

re Shalom, la bambina di Anna, dalla scuola materna. Ri-

va con il suo amore. Ho sentito che condividere la pro-

laria e mi recai con le infermiere dell’assistenza

vidi Anna, un giorno, al Centro Allamano che con la car-

pria fede con altri popoli è arricchente e attraverso Anna

domiciliare a far visita ai malati. Durante il tragitto pre-

tella clinica in mano si dirigeva verso l’ufficio del dotto-

ho capito l’importanza  di vivere bene il momento pre-

mente con i malati. Anche lì il mio cuore ha messo radi-

gammo per tutti quelli che avremmo incontrato, in par-

re. La salutai, mi riconobbe e mi sorrise. La mia preghiera

sente, perché dono di Dio.

ci di amicizie. Ho visto Miracoli che mi hanno stupita di-

ticolare per una giovane mamma “che non voleva più vi-

ora, aveva un “debole”  per lei.  Dopo parecchi mesi, vidi

verse volte, tanto da dire: ”ma da dove mi sta venendo

vere”, mi dissero le infermiere. Mi fecero fermare la mac-

Paola, la volontaria che da quattro anni ci aiutava al Cen-

quest’aiuto? ”. Quando Joseph, un malato di Colera arri-

china un po’ lontano da una casa verso la quale ci diri-

tro Allamano, intenta a fotografare una bellissima e sor-

vato al dispensario gravissimo, - tanto che le donne ave-

gemmo. Bussammo alla porta e venne la volontaria ad

ridente bambina vestita di giallo, seduta in mezzo al pra-

vano già iniziato “il pianto” - e io con tanta prontezza so-

aprirci che, con molta precauzione,  ci orientò verso la

to. Poco lontana, la mamma la chiamava schioccando le

no riuscita a mettergli due flebo, praticare la respirazio-

malata. Questa era a letto con la faccia rivolta al muro e

dita. Era Anna che vedendomi, mi disse: “È la mia bam-

non rispose al nostro saluto. «Mama Mbosa, chiamò una

bina, è sana, l’ho chiamata Wittness, Testimone. Sì, testi-

delle infermiere, si diresse verso la cucina dove alimentò

mone della mia nuova vita!”. Anna ora, è una donna mol-

il fuoco e cominciò ad affaccendarsi con pentole e pen-

to attiva, partecipa agli incontri di terapia di gruppo e di

tolini. Esta, la volontaria, iniziò a riassettare la casa, men-

altre attività, attirando altre persone a orientarsi verso

tre Mama Chusi, l’altra infermiera e la sottoscritta, ci ac-

l’HIV test e aiutandole nei momenti di crisi. Una sua cara

Per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita e goderlo

cingemmo a fare il bagno all’inferma, la quale con un

amica non ce la fece nella lotta contro il virus e la lasciò

nell’altra in Paradiso”. Quando sono diventata più gran-

gemito disse:“Non voglio più vivere”. Anna, l’inferma, era

con una piccola bambina, sieropositiva, che Anna non

de ho iniziato a riflettere sul senso di tali parole riman-

affetta da HIV-AIDS ed era incinta di sette mesi. Aveva

esitò a prendere con se. Il suo nome? Wittness, testimo-

date a memoria per anni e mi chiedevo: “ DOVE e COME

una bambina di cinque anni già sieropositiva e il mari-

ne di un nuovo cammino per Anna, quello che il Signo-

nella mia esistenza potrò vivere in pienezza lo scopo per

to era morto da qualche mese. Le infermiere insistevano

re le proponeva giorno per giorno. Così Anna divenne “

cui il Signore mi ha dato la vita?”.

alla laboriosità e al sacrificio che richiede il nostro servi-

perché si recasse al Centro Allamano in quanto lì avreb-

Mama Wittness wawili” [Mamma due Wittness].  Attual-

”GRATUITAMENTE avete ricevuto, GRATUITAMENTE

zio al malato. Guardo indietro nella mia vita e sono feli-

be potuto iniziare la terapia antiretrovirale, salvando la

mente Anna, dopo aver partecipato a un corso di for-

DATE [Mt 10,8]”. Allora mi domandavo nei momenti se-

ce di quanto ho ricevuto da questo popolo e di quanto

nuova creatura e aiutando lei, a riprendere forza. Dopo

mazione per microcrediti Silk, è animatrice di ben dodici

ri della giornata: “Mi è stata donata la Vita e la Fede per

ho potuto dare con la mia vita. Se dovessi nascere una

che la malata fu lavata e rimessa a nuovo, arrivò Mama

gruppi, ciascuno di trenta persone tutte sieropositive. Il

mezzo dei miei genitori, Fede rinvigorita dalla frequen-

seconda volta, sono sicura che rifarei la stessa scelta che

Mbosa con un fumante e appetitoso piatto di “uji”, una

suo ritornello? “ Ogni giorno è dono di Dio, viviamolo in-

tazione dell’Azione Cattolica, della Parrocchia, nel cam-

ora mi permette di firmarmi

pappa apposita per ridare forza ai malati che, tra una

tensamente, lavoriamo per Lui e insegniamo ai nostri fi-

mino di ogni giorno con persone veramente Testimoni,

battuta e l’altra, Anna riuscì a finire. Ora, con più forza

gli a fare altrettanto”. La mia esperienza missionaria tra

ma l’interrogativo era Come e Dove potrò compiere il

e attorniata da persone amiche, Anna ebbe la forza di

il popolo Tanzaniano? Anna ne è l’emblema: un cammi-

Progetto che Dio ha su di me.

ro molto bene o non farlo. All’inizio mi stupivo e dicevo: se fossi prete potrei anche liberare le anime da ansie e disagi dell’anima! Questo mi capitava anche quando sono stata in Somalia e non riuscivo a comunicare libera-

gno e in breve tempo lui ha ripreso a respirare tranquillamente e poi, come svegliandosi ha detto: Asante Mungu! [Grazie a Dio]. Le fatiche legate alle alzate notturne, il non avere il necessario per curare tutti, il non avere un medico che ti dice cosa devi fare. Poi pian piano sono avvenuti i cambiamenti, in bene. Ora siamo accanto, accompagnando chi nell’ospedale di Ikonda si prende cura dei tanti malati. Cerco di sostenere, educare all’onestà,

Sr. Adelia Ferrero, italiana, 71 anni Donna, Suora, Felice!

Q

Sr. Maria Michela Astegiano, italiana, 67 anni

TESTIMONIANZE di vita missionaria

TESTIMONIANZE di vita missionaria

no intrecciato di tante persone dove ognuna ha contri-

ne artificiale, dargli subito le medicine di cui aveva biso-

140

Incontri

sorridere. La lasciammo insieme con la volontaria affac-

di loro. Li senti proprio nelle tue mani, allora puoi far lo-

Gratuitamente avete ricevuto, Gratuitamente date

D

a bambina al Catechismo ho imparato la risposta alla domanda: “Per quale fine Dio ci ha creati?

141


tanto cara al mio cuore. Ho iniziato visitando le famiglie

nella condivisione reciproca dei beni con chi ne aveva più

dato come prima missione a kibiti. Io la chiamavo “ tropi-

ro con LUI e per mandarli ad annunciare [Mt 3, 13-14]”.

indistintamente, organizzando incontri- seminari nei vil-

bisogno, la fede nella presenza di un Dio capace di so-

cal mission” in mezzo alla natura, ma una zona molto po-

Questa è stata la frase decisiva che mi ha reso certa della

laggi, nelle piccole comunità di base, facendo cateche-

stenermi e la fiducia nella Mamma Maria. Da quest’espe-

vera. Il gioire della gente nella semplicità, il lavoro nel di-

mia scelta. Mi piaceva stare con Lui nella preghiera, nel-

si nelle Primary e nelle Secondary Schools e innumere-

rienza ho sentito che la mia vocazione alla vita, ero chia-

spensario con gli ammalati, la gioia di formare i bambi-

la contemplazione della sua Parola, nell’ Adorazione Eu-

voli incontri che hanno segnato la mia vita missionaria.

mata a viverla in un altro modo: donandomi al servizio

ni dell’infanzia missionaria, la visita nelle famiglie, l’ascol-

caristica e allo stesso tempo andare ad annunciare il suo

Sono così volati sei anni intensi e dopo un passaggio a

di Dio attraverso le persone. È stato difficile lasciare cose

to della parola nelle comunità di base e la condivisione

Amore facendo Catechesi, visitando malati.. In una paro-

Iringa, sono stata per nove anni a Mbagala, periferia di

belle come l’amicizia, la rumba e i tanti altri progetti ma

profonda con le mie sorelle di comunità mi sono stati di

la, Gesù mi aveva affascinata. Il mio mondo, il lavoro, le

Dar es Salaam, a svolgere tanti piccoli servizi per la Co-

c’era qualcosa di più forte che mi chiamava, che mi atti-

sostegno nelle difficoltà della missione. Dopo due anni

persone, le cose, non avevano più senso se non in Lui. Ed

munità Regionale presente in Tanzania. Da pochi mesi

rava. Sono entrata nella famiglia delle suore missionarie

sonno stata trasferita a Bunju, Dar es Salaam, in un cen-

è così che il 25 marzo 1964 al “ Sì ” di Maria ho unito an-

sono stata trasferita nuovamente a Kibiti e ogni giorno

della Consolata perché condividevo il loro stile di donne

tro di animazione missionaria. È tutto diverso da Kibiti e

che il mio, ed eccomi nella meravigliosa famiglia Allama-

non posso che constatare come Dio continui a scrive-

zelanti nella preghiera, amanti della Eucaristia, aperte al-

per me più sfidante. Ho iniziato subito insieme alle sorel-

niana. Dopo la formazione, gli studi e un periodo di tiro-

re pagine della mia vita missionaria specialmente quan-

le nuove realtà e gioiose nella semplicità. La prima espe-

le, con l’animazione missionaria dei bambini nella parroc-

cinio pastorale a Val Gorzano, nel giorno in cui la Chiesa

do con gioia posso annunciare a tutti e a ciascuno:“ Il Si-

rienza apostolica dopo la professione religiosa è stata

chia, l’animazione vocazionale e la formazione dei giova-

gnore ti ama di un Amore personale, gratuito e incondi-

nella mia terra di Colombia: un popolo allegro, semplice

ni che sentono il bisogno di un’identità e di capire i cam-

zionato”. Questa è la vera consolazione perciò con S. Pao-

accogliente, coraggioso, ma allo stesso tempo sofferente

biamenti della società per essere protagonisti di questi

lo canto “ Sia benedetto Dio, Padre del Nostro Signore Ge-

per la violenza e non è stato semplice. Le sfide erano tan-

ultimi. Ci raccontano i loro sogni di un futuro migliore e

sù Cristo, Padre misericordioso e Dio di consolazione. Dio

te. Ho iniziato a studiare da infermiera. In seguito sono

sono convinta che insieme possiamo costruire quel pon-

che ci consola perché possiamo anche noi consolare con

stata in Italia dove ho vissuto nove mesi per prepararmi

te di speranza che alimentato da Gesù Cristo ci aiuterà

la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Lui

ai voti perpetui, imparare la lingua per poi tornare di nuo-

sempre nel rinnovarci e nelle difficoltà della vita.

[2 Cor 3,4].

vo in Colombia per finire l’università. Ero pronta per parti-

celebra la festa di S. Matteo, 21 settembre 1976, sono approdata in Tanzania. La mia gioia era piena, mi sembrava di toccare il cielo stellato con un dito. L’Africa tanto sospirata era diventata una realtà. Qualche mese per imparare la lingua e finalmente la missione: Kaning’ombe, nella regione dell’Iringa, dove poter condividere lo stesso Amore con il quale ero stata “amata”. Dopo Kaning’om-

Sr. Ida Luisa Costamagna, italiana, 67 anni

be, sono stata a Mshindo sempre nella zona dell’Iringa

stinata al Tanzania… che gioia nel cuore! L’emozione di una nuova terra, un nuovo popolo, una nuova lingua ma

zione missionaria vocazionale a Martina Franca [TA], a

anche la paura: come sarà ? Lasciare la mia terra e parti-

raccontare le meraviglie compiute da Dio sul mio cam-

re per un posto davvero lontano. Costa molto ma la forza

Che gioia nel cuore

cora tanta Consolazione: Il ritorno in Tanzania e l’apertura della Missione di Kibiti, nella regione del Pwani, sulla costa. Una zona per lo più musulmana, calda, umida, malarica, senza luce e con grandi difficoltà per l’acqua, ma

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Sr. Arelis Maritza Rocha Garcia, colombiana, 37 anni

re. Quando la mia superiora mi ha detto che ero stata de-

per poi essere richiamata in Italia per sei anni di anima-

mino missionario. Ma il Signore nel 1990,mi riservava an-

TESTIMONIANZE di vita missionaria

TESTIMONIANZE di vita missionaria

”E Gesù chiamo a sé quelli che volle, perché stesse-

mi è venuta da Lui, così come il coraggio. Arrivata in Tan-

La mia esperienza come missionaria della Consolata

zania come diceva Padre Fondatore: Nunc Coepi adesso

I

l dono dei miei genitori, nella mia vita, è stato la fonte

comincio... ho iniziato. E mi sono buttata in una nuova re-

di una vita goduta fin dall’infanzia, vissuta nella sem-

altà dove tutto era diverso. Ma l’accoglienza delle sorelle,

plicità di ogni giorno, nel lavoro arduo della campagna,

della gente, mi hanno fatto sentire a casa. Mi hanno man-

I

nnanzitutto sono molto orgogliosa di appartenere a questa Famiglia, fondata da Padre Giuseppe Allama-

no per rispondere alle necessità dei popoli africani, es-

143


144

145


stati evangelizzati soprattutto dalla Famiglia della Con-

no nella mente e nel cuore lo spirito di Gesù, che anda-

tà, più della metà delle Parrocchie sono sotto la direzio-

solata: padri, fratelli e suore per ottantasette anni. Io so-

va di villaggio in villaggio proclamando la Buona Notizia

ne dei Sacerdoti locali. Un buon numero di giovani tan-

no cresciuta in questo spirito missionario per il fatto che

a tutti coloro che lo ascoltavano. Le nostre sorelle veniva-

zaniane sono entrate a far parte della Famiglia della Con-

i miei genitori erano e sono molto amici dei missionari,

no a conoscere la nostra gente attraverso l’incontro nel-

solata e sono già presenti in molti paesi del Mondo. Mol-

che abitualmente visitavano casa nostra e ci insegnava-

le loro case, mangiando con loro, pregando con loro, im-

te famiglie cristiane hanno una fede convinta che a loro

no i fondamenti della fede cristiana. Ho sempre amato e

parando la nostra lingua e la nostra cultura. La Promozio-

volta, trasmettono alle successive generazioni. Osservan-

ne missionaria e la Fede che la mia famiglia mi aveva tra-

ammirato molte delle virtù delle missionarie della Con-

ne umana: nelle scuole comprese nel territorio della Par-

do il tempo presente con tutte le belle opportunità che il

smesso, che si alimentava vivendo la vita della Parroc-

solata e qui ne elencherò alcune: Lo Spirito di famiglia:

rocchia, assicuravano l’insegnamento della religione cat-

Mondo offre, colgo molte sfide nel mio apostolato, nella

chia, le liturgie, frequentando l’oratorio, le sane amicizie

nonostante la mia poca conoscenza, le vedevo sempre

tolica. Insegnavano pure economia domestica, che com-

gente e nei riguardi della fede. La vita è diventata troppo

con le mie coetanee e il contatto vivo con i degnissimi

uguali a se stesse, si prendevano cura con amore le une

prendeva nozioni di cucina, cucito, lavoro a maglia e ri-

esigente, il popolo è cambiato e noi dobbiamo cambia-

sacerdoti della Parrocchia. Qui è nata e cresciuta la mia

delle altre. La Preghiera: pregavano insieme ogni giorno

camo. Aprirono anche Dispensari con l’intento di miglio-

re se vogliamo raggiungerlo. Sembra che Dio occupi or-

vocazione missionaria. Dapprima come una fragile pian-

prima della S. Messa e alla sera. In ogni Parrocchia che vi-

rare il livello della salute, portare sollievo e curare i ma-

mai il terzo posto anziché il primo, in tutto ciò che faccio,

ticella con i suoi dubbi e crisi di crescita, che col tempo

sitavo ho sempre notato lo stesso programma, indipen-

lati. Quando sentii la chiamata di Dio a diventare mis-

in tutto ciò che possiedo e in tutto ciò che sono. La mag-

sarebbe cresciuta, irrobustita per diventare forte come

dentemente dal lavoro che svolgevano. Sempre pren-

sionaria della Consolata, non esitai né ebbi paura di lo-

gior parte dei giovani, secondo il nostro modo di vedere,

una quercia. L’Allamano che più tardi ho conosciuto e

devano tempo per la preghiera personale e comunita-

ro, nonostante fino a quel momento non avessi ancora

sembra non aver un grande zelo e un amore radicale per

amato come un vero padre diceva: “La vocazione mis-

ria. Mentre lavoravano con la gente erano solite pregare

visto una suora africana tra di loro. Il colore, la naziona-

Dio e per l’umanità. Per poter rispondere alle aspettati-

sionaria è la vocazione per eccellenza, è la stessa voca-

il rosario, condividere la Parola di Dio, stare con la gen-

lità, la lingua e la cultura diverse non mi impedirono di

ve della società di oggi, si esige una preparazione profes-

zione di nostro Signore”. Cosi pensavo anch’io quando

te senza fretta. La Solidarietà in tempi difficili: affronta-

unirmi a loro. Nei vari Paesi dove sono vissuta con loro, in

sionale sia prima del matrimonio che della vita religiosa.

chiedevo a me stessa: come è possibile che il Signore

vano i problemi come comunità anche quando riguar-

Tanzania, Kenya, Italia, Inghilterra e Colombia ho notato

Questo in certo modo impedisce il flusso di molte giova-

chiami proprio me per una vocazione della quale avevo

che tutte le missionarie della Consolata avevano lo stes-

ni che vogliono entrare nella nostra Famiglia. Dopo cen-

un concetto grandissimo? A distanza di 50 anni ricordo

so spirito, lo stesso Carisma di Consolazione verso gli al-

to anni di vita missionaria le nostre forze vengono meno;

ancora le parole di incoraggiamento del giovane e ze-

tri, permettendo a Dio di consolare loro stesse, dovendo

non possiamo continuare a portare avanti molte missio-

lante sacerdote della mia Parrocchia, al quale confida-

affrontare spesso difficoltà non indifferenti e a volte an-

ni. Abbiamo imparato a lasciare, dando fiducia alla Chie-

vo la mia vocazione e nello stesso tempo i miei dubbi,

che la morte per Cristo, come in tempi recenti con l’uc-

sa locale. La nostra Mamma Consolata, il Beato Giuseppe

che mi rispose citando il cap. 15 dei Giudici: “Se Sanso-

cisione di sr. Leonella Sgorbati in Somalia. Guardando al

Allamano e tutte le nostre Sorelle che hanno vissuto e la-

passato vedo che Dio ha operato meraviglie nel nostro

vorato solo per il Regno di Dio, ci illuminino ed ispirino a

cercavano aiuto o consiglio. Insegnavano alla gente co-

Paese attraverso i missionari. Abbiamo molte ragioni per

continuare a spargere Consolazione nel Mondo d’oggi.

me essere autosufficienti usando il materiale locale. Le

ringraziarlo mentre ci accingiamo a celebrare i 100 an-

stesso anche verso la gente che servivano e verso l’intero Paese. L’Amore reciproco: padri, fratelli e suore si amavano come fratelli e sorelle; celebravano insieme le feste e gli anniversari. L’Amore per la gente: le sorelle erano sempre molto vicine alla gente, specialmente a quelli in difficoltà; ai giovani, ai bambini e a tutti coloro che

Sr. Paskalina Mkolomi, tanzaniana, 49 anni

N

on conoscevo né L’istituto né il suo Fondatore e neppure la Consolata. Non avevo mai incontrato

un missionario/a della Consolata. Avevo solo la vocazio-

TESTIMONIANZE di vita missionaria

TESTIMONIANZE di vita missionaria

ni di vita dell’Istituto. La Chiesa locale è in piena attivi-

dava uno solo dei membri. Questo atteggiamento era lo

146

Ricordi della mia vita missionaria in Tanzania

visite alle famiglie e il contatto diretto: le sorelle aveva-

sendo io una di loro. Nella nostra Diocesi di Iringa siamo

ne con una sola mascella d’asino morto uccise tanti Filistei, cosa non può fare il Signore con un asino intero?”. Lo stesso sacerdote più tardi si farà missionario e verrà destinato al Congo, dove ancora lavora. Era sicuramen-

147


sionari. Le chiese erano sempre gremite, le liturgie vive,

to, maternità, centro di riabilitazione per bambini denu-

ri diminuivano di molto e questo contribuiva ad accre-

miei tentennamenti. Una mia sorella era entrata fra le

partecipate. I sacerdoti della diocesi di Iringa erano so-

triti, cure per mamme e bambini e visite anche ai villag-

scere in loro la fiducia nel lavoro dei missionari e man

mura Certosine, senza mai più ritornare indietro, un fra-

lo una ventina, le religiose locali erano ancora poche ma

gi. Sono arrivata quando l’ospedale era ancora da ter-

mano diminuiva pure il ricorso agli stregoni per la cura

tello era in seminario diocesano, solo più tardi sceglierà

aumentavano di numero. La Chiesa locale era in attesa

minare ma già erano iniziate le attività e altre sarebbero

delle malattie. Anche la denutrizione piano piano spari-

di diventare missionario della Consolata, e io con l’assil-

del suo vescovo, il primo vescovo Tanzaniano, che sarà

iniziate in seguito. Incontrai la mia comunità: sr. Maggio-

va. Quanta pena sentivo nel vedere i bambini scheletriti

lo di diventare missionaria per portare l’annuncio di Ge-

consacrato l’anno seguente 1970. Il Tanzania era da po-

rina Guarnero, dalla quale ho imparato tante cose e con

per mancanza di cibo o quelli gonfi come palloncini per

sù al Mondo, ma senza conoscere ancora nessuno. La-

chi anni indipendente e si respirava un sano orgoglio e

la quale abbiamo collaborato da vere sorelle, sr. Anglesia

mancanze di proteine, portati dalle mamme o più spes-

voravo in fabbrica e con questo pensiero fisso in men-

una certa euforia. La politica stava cercando la sua stra-

Mazzocco, la missionaria che conosceva anche il dialetto

so dalle nonne, e poi la gioia di vederli iniziare a sorride-

te, un giorno mi sono imbattuta in un foglio che dove-

da nel socialismo africano non allineato, con i suoi slo-

della zona e sapeva comunicare con la gente semplice,

re, camminare e correrti dietro felici quando riuscivano

va essere stato strappato dalla rivista delle missionarie

gan di “ Uhuru na kazi, Umoja na uhuru, Ujamaa na ku-

e insieme a sr. Andreana Damonte, catechiste e aposto-

a strapparti un sorriso o una carezza, come fanno tutti i

della Consolata. Suor Gian Paola Mina scriveva la storia

jitegemea, libertà e lavoro, unità e libertà, comunione e

le delle famiglie, sr. Elvina Antonaci, che seguiva i lavo-

bambini del Mondo. La nostra evangelizzazione era fat-

di una missionaria, la stessa mia storia con i miei stessi

autodeterminazione”, nei quali l’amato Padre della Pa-

ri di costruzione. Più tardi arriveranno altre sorelle: sr. El-

ta di carità, di amore fattivo, di attenzione in tutte le di-

dubbi che, nonostante l’incoraggiamento del sacerdote,

tria, il Presidente Nyerere credeva e cercava di inculca-

sina Marchi, sr. Luigia Limonta e altre. Mi impressionava-

mensioni della persona umana fatta ad immagine di Dio

non erano ancora scomparsi. Lo stesso giorno nella pau-

re alla gente. Il paese continuava ad essere povero e il-

no le malattie che colpivano molti bambini e che spes-

e degna di essere chiamata figlia di Dio, di quel Dio che

sa di mezzogiorno sono andata in Chiesa e ho chiesto al

luso che tante cose sarebbero cambiate con l’indipen-

so erano causa di morte come il morbillo, la polio, la per-

è Amore e per la persona si è donato fino a morire sul-

Signore che se davvero mi voleva missionaria mi dove-

denza dal colonialismo Britannico ma intanto continua-

tosse, la Tubercolosi e varie malattie intestinali, come pu-

la croce. Qui ho speso i primi sette anni della mia missio-

va dare un segno e gli chiesi quale segno doveva essere,

vano a rimanere poveri. La mia prima destinazione prov-

re le malattie dovute alla malnutrizione. Mi impressiona-

ne in Tanzania con tanto entusiasmo e senza guardare

qui e ora. Puntualmente il segno arrivò, chiaro e limpido,

visoria fu nell’ospedale di Ikonda a sostituire sr. Euge-

va la scarsità di strutture adeguate nel paese per curare

a fatiche, disponibile di giorno e di notte a motivo del-

senza nessun dubbio di interpretazioni. Era fatta. “Dove

nia Pia Paoli, una colonna presente all’ospedale fin da-

i malati che accorrevano da noi per la fiducia che aveva-

la mancanza di personale preparato che potesse colla-

tu andrai, anch’io andrò, dove abiterai tu abiterò anch’io,

gli inizi, che andava via per una meritata vacanza dopo

no nelle medicine e nelle suore. Ricordo le visite ai villag-

borare. Poi dopo la mia prima vacanza in Italia nuova-

il tuo popolo sarà il mio popolo... dove tu morirai morirò

molti anni di missione. È stato il mio primo vero contat-

gi per fare formazione e le campagne fatte per le vacci-

mente a Ikonda all’ospedale e quindi al dispensario di

anch’io, e li sarò sepolta”. [Rut 1, 16-1]

to con la missione e il mio primo tirocinio missionario.

nazioni, per la cura delle mamme in gravidanza e la pre-

Kihesa, uno delle affollatissime strutture sanitarie tenu-

Poi la scelta dell’Istituto, la preparazione, la destinazio-

L’ospedale sorgeva tra le montagne dell’Ukinga lontano

venzione di malattie nella mamma e nei bambini. Tutti i

te dalle missioni per supplire alla scarsità di strutture go-

ne in Tanzania che diventerà la mia missione dal 1969! Al

da tutto. Un ospedale per la gente e per i poveri, l’unico

villaggi della parrocchia venivano regolarmente visitati

vernative e per testimoniare l’amore e la solidarietà con

mio arrivo mi accolse sr. Carlina Oderio, che faceva le ve-

nel raggio di un centinaio di kilometri, su strade impra-

per le vaccinazioni e per distribuire cibo, latte, olio, farina.

le persone in difficoltà. Una valutazione della mia espe-

ci della superiora delegata. Arriverà dal Kenya come supe-

ticabili. Mi sembrava tutto così normale. Così avevo so-

In non molti anni si potevano vedere gli effetti di que-

rienza come missionaria impegnata nel periodo in cui

riora delegata, qualche mese più tardi, sr. Luisa Piera Sol-

gnato la mia missione! Al ritorno di sr. Eugenia Pia la mia

sto lavoro capillare fatto in quasi tutte le nostre missio-

ho lavorato nel settore sanitario e a contatto con gen-

dati. Il gruppo dei missionari e delle missionarie era for-

destinazione fu Kibao, un’ opera delle missionarie della

ni collaborando con il programma governativo. Anche la

te povera e sofferente non posso che valutarla positiva

te, le missioni ancora molte e quasi tutte gestite da mis-

Consolata che comprendeva, dispensario con posti let-

gente notava che le tombe dei bambini nei loro cimite-

se confrontata con quella del Cristo il quale si è chinato

TESTIMONIANZE di vita missionaria

TESTIMONIANZE di vita missionaria 148

te rassicurante, ma non ancora del tutto per dissipare i

149


TESTIMONIANZE di vita missionaria

sulle ferite e sulle miserie dell’umanità guarendo dalle

comunità che mi ha donato e attraverso la presenza di

malattie fisiche e spirituali e ridando soprattutto digni-

Maria, la Consolata nella mia vita e in quella del mio Isti-

tà alla persona [Samaritana, adultera, Zaccheo, Maddale-

tuto. Cosi venivano superati i momenti di prova. Ricordo

na, ecc.] con un amore che diventa com-passione, che sa

ancora durante uno di questi: un messaggio tratto dal li-

scendere nelle situazioni dell’altro, immedesimarsi con

bro di Isaia 54 che dissipò ogni ombra di dubbio come la

la storia dell’altro portandone il peso e le preoccupazio-

brina al sole o le nuvole al vento, donandomi pace e vo-

ni [Lc10, 29-34 ; Gv 4, 1-42]. Lui che si è caricato delle mi-

glia di continuare: “Per un breve istante ti ho abbando-

serie degli altri fino a dare la sua vita come risposta li-

nata ma ti riprendo con immenso amore...”. E cosi è sta-

bera e generosa di amore all’amore del Padre e mostra-

to sempre. Ho sperimentato la Fedeltà di Dio, la sua Bon-

re l’unità e l’inscindibilità tra l’amore di Dio e l’amore del

tà e misericordia. Per questo ricordando anche il Cente-

prossimo. Questo Cristo che un giorno ha rivolto anche

nario dell’Istituto, che quale madre mi accolse, mi formò

a me l’invito ad andare in tutto il Mondo a continuare

e mi ha dato la possibilità di vivere la missione con mol-

questa sua stessa missione di predicare la buona novel-

te altre sorelle, canterò in eterno le sue meraviglie con il

la ai poveri, a battezzare, a curare gli infermi, a far cono-

canto di Maria. “L’anima mia magnifica il Signore perché

scere a tutti l’amore del Padre e la Salvezza, vera conso-

ha guardato alla piccolezza della sua serva..”.

lazione di ogni persona. Lui ha continuato a guidarmi attraverso la sua Parola, la sua presenza viva, attraverso la

Non dite mai: non tocca a me

Suor Virgiliana Duravia, italiana, 71 anni

Beato Giuseppe Allamano

150

151


“No-one has a love greater than this. To give his life for his own friends” [Gv 15,13] I have realized I am called to a greater love, to give my life following the paths of God, in this Family” An ideal too big? No, it is only for Love. The same is for every sister in my company, every missionary

Siate conche e non canali riguardo ai doni spirituali, canali e non conche riguardo ai beni materiali

of Consolata, that, starting from 1910, has in so many different ways written with her life unknown pages of our religious history, among people of every race, language and nation, trying to foster their vision of Love, Mercy and Consolation all over the world. The pages that follow, tell a story of love, consolation, life, indescribable joys, victories, patience, change in attitudes, welcoming and mutual appreciation for our people, detachment and donation without compromises. The photos, stories and reports in this publication will give

Beato Giuseppe Allamano

you an idea of eighty-seven years of our presence in Tanzania. …Tanzania, a place with people ready to welcome and to give. Tanzania, a land blessed by God, which produces flowers and fruit among thorns and bushes, in the furrows cut with our own hands without losing heart… Sr. Maria Artura Valentini

152

153


From Sr. Clementina Cristino to Sr. Chiara Strapazzon

San Giovanni Evangelista’s Station Mchombe,12-3-1924

M

y dear Mother Superior Sr. Chiara, taking advantage of the delay of bearers to add

another card for you, my dear, even if I wrote you not much time before. Is it a problem? I don’t think so. Well, do you want to know how we live? Very well, even if Lady fever always stays with us. Then I personally, even if I have temperature, that is to say 40, it lasts only a few hours,when I am obliged to stay in bed. Instead the Rev. Sr. Delfina has the temperature very often. Recently she had a so strong attack that for some hours I was really worried. Luckily the R. P. Scialla was here with us: she was ill, too, but he was not in bed and I injected her with two doses of camphorated oil during the bout of fever, then

154

perceived the help of the Dear Consolata Mother. Now

vegetation is so vigorous that changes from day to day.

the principal care, training in that idea that he believed to

we are well and we hope that Our lady can help us in

Moreover I had to go across the great river Mgeta that

have received by God. Convinced that in the mission we

our activities because in this place the missionary work

was so swollen and infested by crocodiles. We crossed it

must give the best of us, he gave priority to the quality

is necessary. Now children are starting to know us. They

by a canoe, but it was so small and movable that I com-

and not to the number. He wanted to organize prepared

don’t avoid us like in the past. On the 14th of February

mended my soul to God. The water in that point was ten

evangelists ”saints in a superlative way” “Enthusiastic to

I went to baptize almost two hours far away from the

meters high.

death”. Ther first place of mission for the men mission-

mission, the same women that four or five months ago,

It is only important that I was able to baptize a poor

aries [1902] and women missionaries [1913] was Kenia.

hided when they saw us, ran towards me, shook hands

man, it is the first baptism that the nuns give in this mis-

The new institute of the missionaries had other fields

sion. We were called by his family, even if it was pagan.

of apostolate in Tanzania [1923], Etiopia[1924], Somalia

I found him almost unconscious, he didn’t speak any-

[1924], Mozambico [1927], Liberia [1963 ], Guinea Bissau

more, he didn’t understand anymore, but I had the hope

[1922]: today they are present in other twenty countries

that he realized all. We prayed, we waited, we repeated

of Africa, America: Brazil, [1946], Colombia [1950], Argen-

the rituals, then considering he gave no signs and he

tina [1951], Michigan, USA [1954], Roraima [1968], Ala-

was really serious, I baptized him: At the end of the cer-

bama [1975],Venezuela [1982], Bolivia [1991], Amazzo-

emony he opened a bit his eyes, he gazed me, he made

nia [2006], Europe: Italy, Turin [1910], Switzerland [1946],

a sign of approval, trying to give a faint smile, seemed

Portugal [1964], Spain [1969], Asia: Mongolia [2003].

with me, made a lot of questions that it seemed I was an old friend of theirs. This was very pleasant for me and for that I thanked God. Ah, if we were able to meet them often, it would be the most beautiful thing and the most useful, too, for the mission, but now this is almost impossible. You must think we have a lion that goes around almost 100 meters far from our house, in broad daylight. Two or three days ago it has come just under our dormitory, the leopard has come to take our hens at home, the elephant last evening at four was trumptted in the near woods, and has come in our banana field the same evening, so that the Father has shot him, two days ago he

he wanted to shoot my hand with his, then he closed his

In the wonderful group of servants of God born in

eyes again and he didn’t open them any more. At five he

the Church of Turin, of whom some have already been

died. Will he have realized all? Will he have received the

canonized or blessed, the priest Giuseppe Allamano

I injected her quinine for vomiting, till she stayed well

has killed another, very, very big, whose teeth weighed

Sacrament? Anyway, I hope that the Divine Piety, which

distinguished himself because he perceived the duty of

and the danger disappeared.

from 48 to 50 kilos: Really it is very dangerous. In fact,

is infinite, will give him the possibility to stay with God

each local church to realize the importance of the uni-

I felt really alone, far from everybody. I was alone and

when I went to baptize, I was accompanied by four Afri-

in the bright Heaven.

versal mission.

I had to work a lot with three Fathers and the ill sister. In

can, well armed and I chose the Hottest hours of the day,

the morning, since Sr. Delfina received the Communion

when the animals are resting. I left at eleven, I walked all

in bed, almost every day I got up at half past four to tidy

the time in a path large two spans with the water till my

up, in the evening I went to bed at half past eleven or at

knees and the plants so high that surmounted my head

midnight and [apart that evening when I was really wor-

more than a meter, two African at the beginning opened

In 1901 the blessed Giuseppe Allamano founded he

of Consolata, in Kenia for a few years, are invited by the

ried] I have always been well, better in comparison with

the way and two followed: Four months ago that was

institute of men missionaries and in 1910 that of women

English Government to move to what was at that time

the period in which I was in the laboratory to sew. I really

a comfortable street, now that is the rainy season the

missionaries of Consolata. He dedicated to them both

Tanganyika, to work in the military hospital. Sr. Irene,

Aff.unworthy daughter

The charisma of evangelization and consolation of Signed Sr. Clementina

the missionaries of Consolata has touched the Tanzanian coast just from the late 1917. The first world war was raging. Sr. Irene together with other missionaries

155


156

Dispensaries and Allamano Centre

whose cause of beatification in currently underway,

leaves for mattress, six soaps for everyone that could

ies open three houses of their own, the first in Tanzania:

arrives in Kilwa in the March of 1917.The hygienic and

be enough for a year, a dish and a cup enamelled iron,

that of Kihesa, seat of the Superior Director, the house of

sanitary conditions of the English hospitals were fright-

a spoon, a fork a knife, three blankets of the type hard

Kibao with annexed outpatients’ department, hospitali-

ful. Sr. Irene Stefani distinguished herself for the extraor-

that in Italy we use for the horses and three sheets: with

zation and rehabilitation for undernourished children,

dinary and heroic service in favour of the ill people in

this equipment the missionary work starts. The food was

maternity and centre of assistance for mothers and chil-

the military hospitals. Some years later this presence of

poor. The male and female missionaries sent in Ulanga

dren, the attorney’s office of Mbagala, in Dar es Salaam,

ganized in a good location of slum-villages which need

Sr. Irene in Tanzania the men and women missionaries

had no medicines and poor food especially because of

with annexed dispensary and “maendeleo”.

everything. The first thing that attracts is the queue of

of Consolata would arrive to start their firm presence.

the lack of meat. The tse-tse fly had stopped the stock

The 9th December 1961 is the historical date of the

people that go on foot from very far villages because

The 8th December 1922 the first nuns missionaries

breeding. The Father to solve the needs becomes an el-

national independence of Tanganyika from the English

they wanted to be helped by the sisters. The dispensa-

of Consolata leave from Turin, together with some other

ephants hunter. Selling its tusksit it was possible to gain

Protectorate, but only one year later the Country will be-

ries have a structure dedicated to the maternity that

missionaries, directed to Tanganyika [now Tanzania], sr.

decent sums of money to afford the most important

come a republic. The First President is Mwalimu Jiulius

works 24 hours a day. Nowdays the remaining dispensa-

Francesca Gianasso, sr. Delfina Vaisitti, sr. Marcellina Bian-

daily expenses. In Ulanga people lived apart from the

Kambarare Nyerere: The mottos of the Republic are

ries are three. One is located in Mbagala, a slum of Dar es

chi, Sr. Clementina Cristino. With them also two other

world, especially during raining season: Even if there

UHURURU NA KAZI [freedom and work] and UHURU NA

Salaam, another in Kibiti, in the hot dampness of the val-

nuns coming from Vicariato of kenia, sr. Paolina Bertino

was a lot of difficulties and the consequent impossibil-

UMOJA [freedom and union]. The principles which lead

ley of the Rufjii and another one in Iringa, in the urban

and Sr. Lucia Monti. Superior of the group was sr. Paolina

ity to build schools and to give a compense to the cat-

the new republic are those contained in the Constitu-

area of Iringa, which the only one without maternity.

Bertino. Arrived at Dar es Salaam the 10th January 1923,

echists and the other assistants of the apostolate, our

tion of TANU, the party of Nyerere: An African Socialist

Nowadays, an average of about 400 to 500 patients visit

five days after they went by train to Dodoma. After 4

presence wasn’t unuseful, but instead people appreci-

politics, a new street between capitalism and Marxism.

the dispensary of Mbagala every day. They arrive slowly

hours on foot they arrived at Bihawana from which the

ated a lot the dedication of the missionaries, realized

The person is considered sacre, he has the right to work

during the night to step in the queue.

22nd January they begin, together with the fathers and

the love that had for them, admired their efforts and

and to freedom in the different manifestations of his

Leaving Dar es Salaam and the coast of the Indian

some. The group went go to Tosamaganga, the 30rd

tried to exchange.

family religious, civil and political life. In the Declaration

Ocean, going to the south, we enter villages immersed

A

mong the various activities and structures of the missionaries of Consolata, a good place has always

been dedicated to the dispensaries, buildings well or-

January where they had a warm welcome. However,

In Tosamaganga, considering the healthness of the

of Arusha [1967] the President reaffirms THE COMMIT-

in palm groves and fields of crone: the landscape shock-

below a report by sr. Umbertina Bono and Sr. Ottavia

area,the situation was different for the health, but also

MENT OF THE Government ad asks the cooperation of

es the eyes for the beauty but also for the poverty. We

Quaglia about the difficulties encountered:

there richness didn’t exist. To give clothes to the pupils,

the people to win in the Country the ignorance, the ill-

arrive at Kibiti. The mission of Kibiti, opened the 6th

“The beginning of the mission in Iringa has been

the suns sewed dresses for the little shops of the Indians

ness and the poverty. One of the most important merits

September 1991 is also now one of the most difficult

really hard. There was no money and from Italy the

and their work was paid with pieces of cloth. For several

of Nyerere from which in the years we have realized the

because it is situated in a full bush. Light and water are

institute didn’t give them much. Also the apostolate

years the bread was rationed: a loaf of bread every day

positive aspects, has been the will to unify the 126 eth-

still a mirage.

couldn’t develop in the way the missionaries wanted,

to each one. Our Fathers coadiotors have then started

nies present in Tanzania adopting only one language

“It was a place of mission for the poverty of the peo-

for lack of funds. Each missionary received the neces-

to sow corn, so the bread was enough and it was no

in all the nation: the Kiswahili. In comparison with the

ple and the nature of the place, tells sr. Ida Luisa Costama-

sary equipment to carry with him, in any place he went.

more rationed. We have also been able to extract oil

other African states Tanzania has never had tribal prob-

gna. It is a very hot place, damp and so, really malaric. We

It consisted in a white cloth bag fullwith melinga or dry

from peanuts. Between 1958 and 1968 the missionar-

lem, because all of them feel Tanzanian.

have begun to visit the families, without any distinction. 157


Most of them were muslim, but they were all extreme-

roviral therapy according to the governor guidelines.

ly welcoming and one of the continuous requests that

The dispensary and the Centre of antiretroviral therapy

they made, regarded just a dispensary and a maternity.

[CTC] have also an ambulatory service, an analysis labo-

So our first job has been that in sanitary field�. In Iringa

ratory, a family planning clinic, a service VCT HIV-AIDS

the dispensary of the parish Consolata-Mshindo, is man-

[consulting service and voluntary test], a service HBC–

aged by sr. Anna Clara Debernardi. It receives from 150

OVC [home care and children care for orphans and disa-

to 200 ill people a day for a first approach, like first aid,

bled], that in his turn offers medical, comunitary, home,

then according to the clinical picture, the sick are sent

social and psychological assistance through house call

to the analysis laboratory, situated in the same dispen-

made by 94 volunteers. His is a service extremely useful

sary or it is advised them to go to the nearest governor

to identify suffers of AIDS in the village, the informative

hospital. In the last decade in Tanzania and in particular

support concerning the test and the psychological and

regions like Iringa, the percentage of people suffering

moral help to the same sick people. Moreover in the Al-

from AIDS had reached frightening levels. To address

lamano Centre meetings of group therapy are held and

this reality the missionaries of Consolata, in the regional

necessary food and school supplies are offered to the

consequence of 2001, decided to act in a targeted way,

people in need.

creating a place to welcome, diagnose and follow the sick people and their families, in the city of Iringa. In 2002, the Allamano Centre was opened, born form the reconstruction of an old garage in disuse. The Allamano

School training

Scegliete la mansuetudine come strada di trasformazione

Centre has begun to work the 5th February 2002, under the direction of sr. Maria Michela Astegiano, helped by a social worker and by local not medical and paramedical personnel. The Centre, says its act of foundation: “Tries

158

I

n Tanzania the missionaries of Consolata can be con-

Beato Giuseppe Allamano

sidered pioneers in the education field. In 1995 the

same Tanzanian Government that has always appreci-

to give again hope and dignity to the suffering and so-

ated the missionaries work in the field of education has

cially excluded people because of AIDS, to their families,

given a memory medal to sr. Clementina Cristino, the

to the orphans and where it is possible to extend the

first nun to work for the improvement of the condition

life of the sick so that they can raise their children. At

of women in the education field, right from the very

present whole personnel that works in the structure is

first years of the presence of the Consolata missionar-

made of 27 people. The number of the patients, cured

ies in Tosamaganga. Nowadays the teaching at school is

by the Centre is almost 4.000. 1.400 follow the antiret-

given to laical teachers and professors, many of them ex 159


students of their Catholic schools. The Missionaries are

they haven’t been chosen by the Government, because

only in the Centre they could realize themselves”. Today

Sr. Armanda Gatto, sr. Giovannella Cantù, sr. Ernestina

always involved in the religion teaching in the private

they were unpromoted. Our schools welcome most of

ten years later, with so many difficulties and help, the mis-

Ternavasio, sr. Carolina Casiraghi and sr. Maria Celeste

and state schools. Really important was the experience

all children and young orphans coming from different

sionaries have been able to realize some dreams of theirs.

Perfetti for years have organized and still now organize

of the school of Irole for the teacher training. In each mis-

situations, just because their aim is to teach people that

The Centre is a brickwork and welcomes 125 young peo-

dressmaking courses for women to teach them a pro-

sion there is always at least one. The school for teachers

everyone has the right to be educated and to acquire a

ple, 66 of them are girls, many instead are orphans of

fession. They have been able to create later real profes-

and inspectors of nursery schools was managed by the

quality training independently from the social and eco-

one or both parents and all come from extremely poor

sional boarding schools in the missions of Kibao, Ma-

Diocese of Iringa and supported by UNICEF. The essential

nomical position. The children of the primary schools re-

situations. Near the Center the High professional school

dege, Nyabula, where the girls at the end of the courses

aim was the promotion of women and children, through

ceive a heavy meal to improve their health and to give

“Maria Consolata” has been built. The school has helped

received a basket of materials and tools to begin their

the training of teachers for the nursery schools and the

them the energies to follow, to study and to learn”.

the family of the girls to change their way of thinking. The

work independently. After 26 years of teaching in the

first classes of the primary schools. The nursery schools

parents, when they are present, are proud to have their

secondary school of Tosamaganga, Mtwara, Lugalo and

under the direction of the missionaries of Consolata are

daughters in the Centre, where they are helped to real-

in the governor school “Iringa Girls”, sr. Adolfina Dotta,

now five. One is in the region of Udzungwa, in the vil-

ize their dignity of women, developing a sense of trust

when she reached the age of retirement. Didn’t think

in themselves. Boys and girls work together dedicating

to her deserved retirement but she opened a school of

themselves to all without any distinction of roles because

cooking for the girls with courses lasting two years and

of the difference of sexes. It is just this one of the aspects

a curriculum that, besides the specific teaching in the

he Education Centre for young people at risks and

of the life and education of the Centre that little by little is

art of cooking, included: English, Maths, Civic and reli-

orphans “Nyota ya Asubuhi”, is located in a valley

changing the deep rooted way of thinking that the man

gious education, sciences of nutrition, art of dressmak-

the south of Dar es Salaam. Built and begunby Sr. Elvina

2000 metres high in the area of Udzungwa, Iringa, not far

is always the person who has power and must be served,

ing, embroidering, crocket, gardening, agriculture, keep-

Antonaci, great expert in the establishement of schools

from Ilamba village. After a careful dialogue and a remark

while the woman must only obey and work.

ing chicken and some notions about the market laws.

beyond teaching and now followed by sr. Agnes Main-

of the Consolata missionaries, in July 1999 two mission-

hardt, a person so sweet and generous the children run

aries with a group of young people, have begun a train-

after her all around the mission calling her “Sista, Sista”. In

ing path and education, living together in mud houses.

the mission of Mbagala, in the suburbs of Dar es Salaam,

Speaking about the school of Ilamba we can’t forget the

the nursery school is managed by sr. Floriana Come and

involving enthusiasm of sr. Maria Artura Valentini, one of

Promotion of the woman: A diploma to cook and Maendeleo, or School of Progress

Centre of permanent education for lays and wamisco

by clever teachers and Tanzanian helpers.

the two missionaries that have begun the Centre when

O

I

lage of Ilamba, established in 2007 and managed by sr. Giorgia Gianoglio and one in Kihesa, Iringa followed by

Education Centre “ Nyota ya Asubuhi star of the morning”

sr. Luisella Benzoni. Both with care and experience try to give teachers and children what they need. In the region of Pwani, there are three nursery schools. Two in Kibiti, in

160

T

“Generally where we have built nursery and high

she speaks about the first time in Ilamba: “A lot of difficul-

schools, sr. Zita Amanzia Danzero says, we have staked

ties but the joy of living, sharing the dreams and estab-

on the sensibilization of people in discovering the im-

lish trust and understanding with those young people

portance of sending children to the nursery schools and to give boys and girls the possibility of studying even if

ne of the undertakings that has involved so many missionaries from the beginning of their presence

t was established in 2001 with the aim to answer the calling of the first African Synod to strengthen and

in Tanzania regards the human and practical education

renew the evangelization through a better education of

dreamers of a happy future different from that of their

of women with the purpose of the promotion and de-

the Christian lays involved in the Centre, now managed

fathers but unluckily designed to a poor life and that

velopment in general.

by sr. Maria Loreta De Paola, organizes short courses 161


and seminaries for different categories of people. The

grow in the Founder spirit; they love much their behav-

person is the founder, a small Brazilian nun sr. Joselice

has been built also to welcome young people who

catechists of the parishs of the dioceses receive a priv-

iour and their spirit, they consider him a great helping

Santi. “Life in the house is no more that of a large family

show interest in the knowledge of our missionary fam-

iledged care: It is an education that involves different

living their Christianity and the missionary vocation in

the little girls have a Tanzanian mama, one dada, a girl

ily. We have a lot to do in the reflection and research of

aspects of the Christian life, update social problems, for

the difficult daily reality.

that substitutes an older sister and Sr. Joselice, that has

methods and persons who can help us in carrying the

the rule of a young grandmother.

education programs for young people, women and lays

example, AIDS, justice and peace, rights of the women, life defence, etc. In the education cooperate priests and

The bounds of the little girls with their families aren’t

working in the parishs. The Centre staff follows the per-

local lays. A particular group of lays here educated are

broken. At least once a month, the narrowest relatives

sonal education and the knowdegde of the new reality

come and see them and spend a day with them. The

in Tanzania and in particular of the archidiocesies of Dar

little girls who live in Nyumba ya Furaha, according to

es Salaam, of which we are components.

the Wamisco, missionary lays of Consolata. The aspects of the charisma of the Founder that im-

Fantasia Centre and “Nyumba ya Furaha-Joy’s House”

mediately have involved more and more the Tanzanian lays regard: the marian spirituality/eucaristic/missionary, the strong need of sanctity to be real missionaries, the stress on the “good really the good”, without noise,

C

ome you all tired and oppressed people ”I will give

ary school. Sr. Joselice enrol them in different public

you a rest. This is the sentence written on the wall

structures, to avoid them to be considered orphans of

of the Fantasia Centre, established in Iringa in 2002.

with constance and without ever losing the braveness,

I have had a dream for some time, to find a place

the goodness, the sweetness of the Father, all that he

able to welcome street urchins or children in difficulty

wanted by his Sons and daughters. The Consolations in

because of illness or death of their parents, sr. Stefanella

all its aspects, is seen in the new context of the Country,

Zavattaro tells. “My dream has come true and step by

like a great gift to live in its wideness and generosity in

step has become a real Fantasia Centre, because there

contact with people, in the research of replies to all the

is all”. There are boys and girls, single mothers, orphans

challenges, in the research of the far, poor people to let

or abandoned. Every day after the school, for lunch from

them know Jesus and at last the consolation like a spirit

50 to 70 children and adolescents arrive at the Fantasia

of the family.

Centre, besides the teaching of the school subjects, ar-

“The biggest difficulties met by us missionaries, they

162

their age, attend the nursery, the primary or the second-

eas for human and spiritual education are covered.

the nuns.

Centre of Missionary Promotion, Bunju

T

he principal aims of our presence, sr. Alfia Guerini says, like missionaries of Consolata in Bunju is of

missionary promotion/vocationalist and cooperation with the Consolata Fathers in this new Centre, created

- Raise over the narrow ideas which predominate in our environment - Love religion which gives promises for another life and renders you happier on the Earth - Choose the meekness like a path of change - Stake on the changment of the environment not only of the persons - Be strong, manly, active - Be bowls and not canals regarding the spiritual gifts and not bowls regarding to the material goods - Do well good without noise - Only seeak God and His Holi Will - Give primacy to Holiness - Never say it is not for me

both tell, sr. Ida Luisa and sr. Zita and from the same lays,

In January 2004, after renovating premises free of the

for the missionary promotion of the local Church in

are connected to the difficult socioeconomic reality and

house of old, it was decided to purpose is the “Nyumba

Tanzania. This decision is fruit of a judgment path of our

to the fall of moral values of the country. This situation

ya Furaha” -House of Joy- hosting twenty-four orphaned

two institutes and kept later by the regional community.

is for our lays a great challenge. They are a component

children but finally happy serene. The age of girls rang-

The Bishops of Tanzania have welcomed with great en-

of this reality and they really make a great effort in an-

ing from two to eleven years. Are treated, educated and

thusiasm this initiative which corresponds to the will of

…the ten commandments of the Holy

swering from a missionary point of view. In general they

above all loved and helped to overcome the pain of loss

improving the Christian education of the faithful, giv-

Giuseppe Allamano to men and women

demonstrate a great desire to go on, to be educated to

or to giving up to parents. One of the most enthusiastic

ing them a universal, missionary dimension. Our Home

missionaries of Consolata. 163


164

165


Veduta del villaggio di Mbagala - Dar es Salaam [pagina precedente]

166

Abitazioni tipiche del villaggio di Dar es Salaam

167


Con i volontari dell’Allamano Centre a casa di Joseph - Iringa

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Mama Sophia - Dar es Salaam

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Un chai, thĂŠ da Maria Mbagala, Dar es Salaam [pagina precedente]

Siate forti, virili, energici Beato Giuseppe Allamano

La Strada di Mbagala durante la stagione delle piogge Dar es Salaam

174

175


Doto - Kijihi, Dar es Salaam

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Doto, musulmana, realizza un rosario di perline - Kijihi, Dar es Salaam

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179


Reparto tubercolosi dell’Ikonda Hospital - Ikonda

180

Per non dimenticare lo spazzolino - Mjimwema, Dar es Salaam

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Mariamu Consolata Dispensary - Kibiti

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Dar es Salaam

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Consolata Dispensary - Mbagala, Dar es Salaam

186

Dar es Salaam

187


Casa di accoglienza delle Missionarie della CaritĂ , Madre Teresa - Mburahati, Dar es Salaam

188

Iringa

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Victor e la sua famiglia - Kibiti

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191


In visita a una famiglia con un’amica speciale - Mbagala, Dar es Salaam

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Scene di vita quotidiana - Mbagala, Dar es Salaam

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Gabriel e la sua mamma all’Ocean Road unico ospedale per la cura del cancro in Tanzania - Dar es Salaam

194

Robert, giocatore della squadra di calcio degli albini del Tanzania - Dar es Salaam

195


Nonostante la discriminazione e il pericolo di vita che vivono gli albini in Tanzania, Veronica gioca serena con gli amici del villaggio Kijihi, Dar es Salaam

196

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Un infermiere dell’Ocean Road - Dar es Salaam

198

199


Jipsy, Mama Africa, corrispondente radio BBC Mbgala, Dar es Salaam

200

Una mamma e la sua bambina Consolata Dispensary Mbgala, Dar es Salaam

201


George, Consolata Dispensary Kilimahewa

202

Ritratto di Bibi Anastasia Mbagala, Dar es Salaam

203


Giovane sposa Masai nella sua boma - Ngorongoro

204

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Boma, villaggio Masai Ngorongoro

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Villaggio Masai Ngorongoro

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Danza Masai - Ngorongoro

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Cratere di Ngorongoro

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Consolata Maternity - Mabgala, Dar es Salaam

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Mariamu Consolata Maternity - Kibity

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Bimbo prematuro - Iringa

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Giovane mamma Mariamu Consolata Maternity - Kibity

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Infezione degli occhi dovuta a una particolare mosca che vive nella zona del Rufiji - Kibity

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Darweshi - Kongowe, Dar es Salaam

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221


Duka, farmacia del villaggio - Mbagala, Dar es Salaam

222

Ocean Road, ospedale per la cura del cancro - Dar es Salaam

223


Juma e la sua sposa - Kijihi

224

Visita alle famiglie con i volontari dell’Allamano Centre - Iringa

225


Orfanotrofio delle suore Teresine - Iringa

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Dora, Allamano Centre - Iringa

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229


Kongowe - Dar es Salaam

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Bibi Veronica, Makonde - Mbagala, Dar es Salaam

231


Una Makonde nel bush - Kibiti

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A lavoro nel mulino de villaggio - Ilamba

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Nonna e nipoti - Iringa

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A casa di amici - Ilamba

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237


Uhuru na kazy, libertĂ e lavoro e uhuru na umoja, libertĂ  e unione i principi guida del Presidente Julius Nyerere

238

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I campini dove le donne preparano il cibo per i parenti malati ricoverati nell’Ikonda Hospital

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Nel bush con i volontari dell'Allamano Centre - Iringa

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Esplosione di un arsenale di armi a Mbagala Kuu Dar es Salaam

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Interno di una casa dopo l'esplosione dell'arsenale Mbagala Kuu, Dar es Salaam

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Date il primato alla Santita' Beato Giuseppe Allamano

Interno di una casa dopo l'esplosione di un arsenale di armi - Mbagala Kuu, Dar es Salaam

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Moschea e Chiesa vicine - Zanzibar, Tanzania

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Dialogo interreligioso, Sr. Arelis Rocha prega insieme a dei Walokole nella moschea - Kibiti, Dar es Salaam

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Una preghiera a Mama Maria tutti insieme Consolata Nursery School - Ilamba

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Una preghiera con la famiglia di Doto e Kwulwa Mbagala, Dar es Salaam

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I bambini della Madrassa, scuola coranica Mbagala, Dar es Salaam

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Un papĂ con il suo bambino - Mjimwema, Dar es Salaam

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Al matrimonio di Patrizia - Kijihi, Dar es Salaam

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Piatto tipico Wali na Nasi, riso al cocco - Kibiti, Dar es Salaam

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A pranzo - Mbagala, Dar es Salaam

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Strada nella stagione delle piogge - Mbagala, Dar es Salaam

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On the road - Morogoro

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Visita alle famiglie - Mbagala, Dar es Salaam

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Dopo la pioggia - Kijihi, Dar es Salaam

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Kijihi, Dar es Salaam

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Kibiti, Dar es Salaam

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Daudi Saidi Ndera, venuto in Italia per un corso di formazione della Fiat

281


Le donne che spaccano le pietre - Bunju, Dar es Salaam

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I dieci chilometri quotidiani per andare a prendere l’acqua - Kibiti, Dar es Salaam

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Una pausa dal lavoro - Kibiti, Dar es Salaam

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Mbagala, Dar es Salaam

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I ragazzi di Ilamba a lavoro nella falegnameria

288

La carne dei poveri - Iringa

289


ringraziamenti

I

nnanzitutto voglio ringraziare la Fondazione Carichieti per aver sostenuto economicamente e con entusiasmo questo mio progetto per le Missionarie della Consolata in Tanzania, in un periodo difficile per l’Abruzzo, dopo un terre-

moto che ha sconvolto l’Italia tutta. In particolare della Fondazione non posso non ringraziare il Dr. Fabio Marone che in questi mesi è stato estremamente disponibile nella realizzazione pratica del libro e certamente il Presidente Mario Di Nisio, che pur non conoscendo l’Istituto delle Missionarie della Consolata si è mostrato dall’inizio sensibile al progetto. Un grande Grazie all’amico prof. Francesco Sanvitale, musicologo e professionista poliedrico, per i consigli e il sostegno durante la realizzazione di “I care Tanzania”. Questo libro non sarebbe stato possibile senza l’aiuto fondamentale di tre angeli custodi: sr. Alfia Guerini con la quale ho passato in Tanzania, giorni e giorni e settimane davanti al computer, con problemi tecnici, virus e spesso senza corrente elettrica, a ricercare, scrivere e organizzare il materiale utile, continuando il lavoro finale dall’Italia attraverso lunghe telefonate. Sr. Virgiliana Duravia che ci ha seguite quotidianamente, rileggendo, correggendo le bozze e suggerendo. Sr. Ida Luisa Costamagna che mi è stata sempre vicina, sostenendomi, consigliandomi e sopportandomi nei momenti più difficili, aiutandomi inoltre, nella lettura delle bozze del libro. Ma un Asante Sana va a TUTTE le Missionarie della Consolata e in particolare alla Superiora Regionale sr. Maria Artu-

Elevatevi sopra le idee ristrette che predominano nell'ambiente

ra Valentini, che nonostante la mole di lavoro quotidiana, sono state disponibili a scrivere, raccontarmi e spiegarmi questi ottantasette anni di missione in Tanzania.

Beato Giuseppe Allamano

Un grande GRAZIE va anche allo straordinario Consiglio Generale delle Missionarie della Consolata e in particolar modo a sr. Anair Voltolini per la stima e l’affetto che ci lega, e per aver creduto in questo progetto dall’inizio, continuando a sostenermi, incoraggiarmi e “consolarmi”. Infine voglio ringraziare e dedicare questo libro anche ai miei genitori e alle mie nonne per aver accettato, con non poca sofferenza e timore, questo mia scelta di lavoro e di vita.

290

291


MISSIOAPNERE TA

CEDUTA

TO

SORELLE NOME

ITU T S I ' L L E N E TANZANIAN

DATA DI NASCITA

PROVENIENZA

NJOMBE MAKAMBAKO / 10.04.49 I ILULA / IRINGA 60 1. ESTER MWAN 3. .0 20 DOMA O D / KOLOMI SOLO/ KONDOA 2. PASKALINA M .10.61 10 I KIRUA-IWA/ MOSH 63 3. RITHA KIMOLO 2. .1 13 A USOKAMI / IRING 4. LINA KESSY .02.64 13 MBE JO N / E NGER 5. YUDITH KIKOTI .10.62 KIPE 10 GA A ALANGALI / IRIN M 67 6. SALESIA MGAY 2. .0 02 GA KIBAO / IRINGA 7. SALOME MWEN 5.66 .0 30 I SH O TTA MANUSHI / M 67 8. IGNASIA MBA 7. .0 29 ISHI KIBAO / IRINGA 9. MARTHA MUN 16.03.67 A N ZE M A SOFI / MAHENGE 68 10. INNOCENZI 1. .0 23 A M AHIMBALI ITOLOLO / DODO 11. DOROTHEA M 13.02.69 A I G N IN IA IR / AM KIHESA 66 12. HORTENSIA D 9. .0 15 MBE IMWA KIPENGERE / NJO 67 13. REMIGIA MG 6. .0 17 GALA SUNJI / NJO MBE 14. PIERINA MSI .05.68 16 BE M JO GWA ONDA / N IK 68 15. EUSEBIA MSI 1. .1 22 MBE NGA MATEMBWE / NJO 16. THERESIA SA 7.72 .0 31 BE M JO ALILE NGERE / N PE KI 70 17. RESTITUTA M 9. 19.0 A NGO IPOGOLO / IRING 72 18. CARLET TA LO 2. .1 03 BE SULE KIFUMBE / NJOM 19. JOFRIDA NZA 28.02.73 I A G N SA ROMBO / MOSH 20. SECONDINA 13.10.70 BE M JO N / YO A LA IHANG 77 21. GRASIANA SI 1. .0 23 TA HAKA IRINGA CONSOLA 77 22. IDEFONSIA KI 9. .0 07 BA KULA KAGONDO / BUKO 23. PASQUITA KI 17.9.75 GA IN A IR M / O G BO HEN NYAKIPAM 24. ANGELISTA IS 2.77 .0 23 ZI N HA MPO 25. LARGI FURA

292

PROFESSIONE

E MISSIONE AT TUAL

KENYA 1982 TANZANIA 1989 ITALIA 1990 BRASILE 1990 COLOMBIA 1991 KENYA 1992 GUINEA B. 1992 ITALIA 1993 KENYA 1993 MOZAMBICO 1993 TANZANIA 1993 KENYA 1993 BOLIVIA 1996 VENEZUELA 1996 KENYA 1999 ETHIOPYA 1999 COLOMBIA 1999 BRASILE 2001 COLOMBIA 2001 ETHIOPYA 2001 KENYA 2003 ITALIA 2005 BRASILE 2005 KENYA 2007 BRASILE 2007

08/12/1985 30/01/1923 29/12/1966 TOSAMAGANGA 01/03/1923 01/01/1933 MADIBIRA 01/10/1923 01/01/1931 MCHOMBE 01/06/1927 01/01/1933 TAWETA 01/07/1927 01/01/1932 BIHAWANA 01/09/1928 31/03/1970 MPANGA 14/06/1930 17/11/1965 WASA 25/01/1933 19/11/1997 IROLE 22/01/1934 01/12/1968 /02/1934 NYABULA 02 15/09/1984 ENGULE MALANGALI - IT 08/02/1934 23/06/1966 MATEMBWE 26/11/1934 02/12/1969 MUFINDI 21/12/1935 25/06/1989 UJEWA 06/10/1936 21/06/1973 KIPENGERE 27/08/1938 23/03/1961 MDABULO 17/10/1949 10/10/1993 ULETE 28/07/1950 09/03/1988 SADANI 10/11/1951 27/01/1991 KANING’OMBE 29/10/1952 ILULA 11/01/1955 SOLATA 01/05/1978 N CO . RR PA AG IRIN 01/12/1955 21/01/1963 MAKALALA 12/06/1957 07/01/1996 PAWAGA 20/02/1958 28/07/1962 MAKAMBAKO 23/03/1961 10/08/2009 ULETE - HOSPITAL 17/05/1965 15/10/1970 /01/1967 IKONDA 15 L O O H 20/05/2001 DARY SC KIHESA – SECON 10/03/1968 KIBAO 30/11/1969 A AL G BA M 15/10/1970 01/01/1982 . G RE – A G IRIN 02/02/1972 O N SA CE 02/05/2007 IO MAFINGA SEM. D 05/03/1973 . 01/01/1976 G IRINGA – IMC RE 20/11/1973 09/01/1982 IBUMU 27/09/1974 MGOLOLO 28/12/1984 E EN IR IRINGA – 21/01/1985 O AN M LA IRINGA - AL 01/01/1986 C 19/01/2008 IM . M MAFINGA SE 22/08/1987 KILIMAHEWA 15/08/1988 FORMAZIONE SA CA AG IN IR 20/10/1991 07/03/2007 TI KIBI 08/12/1993 MADEGE 26/09/2001 ILAMBA 16/04/2008 BUNJU

293


294

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MAR MEDITERRANEO TU

NIS

MAROCCO

IA

ALGERIA OC C.

LIBIA

EGITTO

SA

HA RA

MAR ROSSO

MALI

NIGER

ERITREA

CHAD

SENEGAL

BE

RI

A

COSTA D’AVORIO

GHANA

NIGERIA

CAMERUN

ETIOPIA

REPUBBLICA CENTRAFRICANA

SOMALIA

GUINEA EQUATORIALE GABON

CONGO

UGANDA

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

KENYA

RWANDA

OCEANO INDIANO

BURUNDI

TA N Z A N I A DODOMA

OCEANO ATLANTICO

Beato Giuseppe Allamano

I MALAW

ZAMBIA

NAMIBIA

MA DA

ZIMBABWE

M

CO

BI

AM

OZ

AFRICA

DAR ES SALAAM

IRINGA

ANGOLA

Puntate alla trasformazione dell'ambiente, non solo delle persone

CAR

SIERRA LEONE

GIBUTI

TOGO BENIN

GUINEA BISSAU

LI

SUDAN

BURKINA FASO

GAS

MAURITANIA

BOTSWANA

SWAZILAND

SUD AFRICA

LESOTHO

297


I care Tanzania

[Storie di vita donata]

Fotografie

Romina Remigio Testi

Missionarie della Consolata Romina Remigio Archivio Storico dell’Istituto delle Missionarie della Consolata

Traduzione testo in inglese

Prof.ssa Gabriella Altobelli Consulenza testi e lettura delle bozze

Sr. Maria Artura Valentini, Sr. Alfia Guerini, Sr. Virgiliana Duravia, Sr. Ida Luisa Costamagna Progetto grafico

Romina Remigio

COORDINATE PER LE OFFERTE ALLE MISSIONARIE DELLA CONSOLATA IN TANZANIA C/C POSTALE

Consulenza al progetto e realizzazione grafica

Andrea Ciccarelli ciccarelliandrea@gmail.com

STAMPA

Paper’s World Group © Copyright 2009 - Romina Remigio - Tutti i diritti riservati Per richiedere il libro e info: rominaremigio@yahoo.it

329102

Intestato a Suore Missionarie della Consolata Corso Allamano, 137 - 10095 Grugliasco [TO] Nella causale specificare Missionarie della Consolata Tanzania

OPPURE PER DEVOLVERE LE OFFERTE TRAMITE LA ONLUS www.consolazione.org


Il Progetto

I Care Tanzania è stato sostenuto interamente dalla

Profile for Romina Remigio

I Care Tanzania  

I Care Tanzania  

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