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Associato USPI

PERIODICO DI CULTURA E D'INFORMAZIONE SOCIALE E RELIGIOSA - Direttore resp.: P. VITO MAGNO - Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1 - Aut. GIPA/C/AV 34/2012 - Reg. Trib. di Trani - n° 13 del 31 Gennaio 1949 Iscrizione ROC n. 5853 del 19.03.2012 Tassa Pagata/Taxe perçeu/ - Stampa Valsele Tipografica - Anno 65 - n. 3 - maggio 2014

Dieci anni...


Carissimi amici e benefattori, un mese, quello di Maggio, ricco di avvenimenti che ci interpellano da vicino. Il 1° maggio, con il ricordo di S. Giuseppe lavoratore, ci permette di guardare al lavoro e alla sua dignità che permette la piena realizzazione della persona umana. Putroppo è grande la preoccupazione per la perdita del lavoro che lascia nello sconforto migliaia di famiglie, alle quali vogliamo essere vicine con l’affetto e la preghiera. L’ 11 Maggio, quarta domenica di Pasqua, celebriamo la 51ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Per le vocazioni padre Annibale ha speso tutta la sua vita e voleva che a tutti i costi questa preghiera divenisse universale. Il 13 Maggio, ricordiamo il 97° anniversario della prima apparizione della Madonna a Fatima, a tre bambini nel pieno dell’innocenza, perché ai piccoli Dio si rivela...dei piccoli è il Regno dei cieli. I piccoli non fanno calcoli, si fida-

no. Lucia, Francesco e Giacinta si sono fidati delle parole di Maria e sappiamo dalla loro storia come abbiano anche sfidato la morte, piuttosto che rivelare il segreto e di rinnegare le apparizioni. Ci stiamo preparando al centenario seguendo questo leiv-motiv: Avvolti nell’ Amore di Dio per il mondo. Il 16 maggio, ricorre invece,il decimo anniversario della canonizzazione del nostro Santo Fondatore, Padre Annibale Maria Di Francia, che partendo dalla periferia della sua città, Messina e dalla periferia dell’esistenza umana, con la sua compassione evangelica, ha riportato i fanciulli, le fanciulle, uomini e donne, al centro della sua opera e dell’attenzione dei suoi concittadini, che chiusi in se stessi non erano in grado di volgere lo sguardo su un pezzo maledetto, della città: il quartiere Avignone, periferia sì, ma anche centro attivo di promiscuità, declino, morale e sociale. Concludiamo il mese, offrendo i nostri cuori a Dio attraverso Maria, cuori aperti al bene, alla solidarietà, all’ Amore di Dio che ci avvolge. Come sempre, miei cari un grande grazie a tutti e un affettuoso augurio a tutte le mamme. Padre Carlo


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 51ª GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

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ari fratelli e sorelle! Il Vangelo racconta che «Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, e vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe”». Il campo di cui parla Gesù è l’umanità, siamo noi. La preghiera che Gesù chiede alla Chiesa, dunque, riguarda la richiesta di accrescere il numero di coloro che sono al servizio del suo Regno. San Paolo, ricorda ai cristiani di Corinto: «Voi siete campo di Dio». Ogni vocazione, pur nella pluralità delle strade: vita coniugale, consacrazione religiosa, vita sacerdotale, richiede sempre un esodo da se stessi per centrare la propria esistenza su Cristo e sul suo Vangelo. Gesù stesso ci avverte che il buon seme della Parola di Dio, il seme della chiamata, spesso viene rubato dal Maligno, bloccato dalle tribolazioni, soffocato da preoccupazioni e seduzioni mondane. Tutte queste difficoltà potrebbero scoraggiarci, facendoci ripiegare su vie apparentemente più comode. Ma la vera gioia dei chiamati consiste nel credere e sperimentare che Lui, il Signore, è fedele, e con Lui possiamo camminare, essere discepoli e testimoni dell’amore di Dio, aprire il cuore a grandi ideali, a cose

grandi. Mi rivolgo ora a coloro che sono ben disposti a mettersi in ascolto della voce di Cristo che risuona nella Chiesa, per comprendere quale sia la propria vocazione. Vi invito ad ascoltare e seguire Gesù, a lasciarvi trasformare interiormente dalle sue parole che «sono spirito e vita» Maria, Madre di Gesù e nostra, ripete anche a noi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!».

Anche oggi Gesù, vive e cammina nelle nostre realtà della vita ordinaria per accostarsi a tutti, a cominciare dagli ultimi, e guarirci dalle nostre infermità e malattie. Con questo auspicio, e chiedendovi di pregare per me, per intercessione di Sant'Annibale Maria Di Francia imparto di cuore a tutti la mia Apostolica Benedizione. Papa Francesco


Annibale Maria Di Francia... il Santo delle periferie

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e periferie di cui parla Papa Francesco, prima di essere spazi geografici o sociologici, sono luoghi di vita, di umanità, di povertà, abitati da singoli individui e da famiglie. I vangeli sono stati scritti a partire da queste periferie. Cosa sono le periferie esistenziali? Sono i bordi della realtà, le situazioni limite, laddove il popolo fedele è più esposto all’invasione di quanti vogliono saccheggiare la sua fede. Sono i luoghi dove abita il mistero del peccato, del dolore e delle ingiustizie, dell’ignoranza... del pensiero, di ogni miseria. L’opera del nostro Santo Fondatore, ebbe inizio tra le squallide dimore di una periferia, “un vero pezzo di terra... maledetto”. Il 6 marzo 1878, dieci gior-

ni prima di essere ordinato prete, avvenne l’incontro decisivo per il suo futuro. Si imbattè in Zancone un giovane che chiedeva l’elemosina. Era cieco, ma fu capace di far vedere a quel giovane diacono ... la strada su cui il Signore lo chiamava. Il Signore quindi, attraverso un cieco, gli indicò la strada, gli aprì gli occhi, interpellò la sua sensibilità, la sua compassione. Il cieco fu solo la punta di

un iceberg sommerso ed enorme di una miseria totale. Dietro quel ragazzo infatti, Annibale, intravide una schiavitù di massa che nessuna elemosina era in grado di vincere. “Le conosci le cose di Dio”, fu la domanda che il nostro Annibale gli rivolse, “No, non le conosco, perché nessuno me le insegna”, fu la risposta del giovane, davanti alla quale Annibale non rimase indifferente e promise che sarebbe andato a fargli visita in quel quartiere: Avignone, in cui Zancone, si fa per dire, abitava. E qui, davanti ai suoi occhi e al suo cuore si aprì uno scenario terribile... un quadrilatero di catapecchie... un covo di miserabili. Ebbe a scrivere: ”Vi abitava, gente oltre ogni dire misera e abietta, le più svariate condizioni di povertà miste con le sue tristi molteplici conseguenze”. Ordinato prete e superando le solite e scontate critiche dei benpensanti, che lo definirono “disonore della famiglia e della classe sacerdotale”, con la benedizione, invece, del suo vescovo, si mischiò con quei pezzenti, condividendone le loro condizioni. Iniziò così, una vera rivoluzione d’amore, scatenando un terremoto di carità, che distruggendo il vecchio, il marcio, tendeva alla ricostruzione fisica e morale, attraverso il Rogate, e dando dignità a quelle persone. Gli ammalati, finalmente venivano curati, gli affamati ed assettati, sfamati e dissetati, i ciechi accolti... La sua fu un riforma radicale che superando il mero assistenzialismo, nell’amore, per amore di Cristo e il lavoro, donava una nuova vita.


“Caro professore, scriveva al Cannizzaro, un esponente di spicco della Messina-bene, l’amore del prossimo fino al sacrificio, non può sussistere senza l’amore verso Gesù Cristo, Dio. Parlo del sacrificio vero, umile, intimo e non del fanatismo che non riesce ad altro che all’ apparenza dell’amore del prossimo. Ritenga, professore carissimo, che se io non amassi Gesù Cristo Dio, mi annoierei ben presto a stare in mezzo ai poveri più abbietti, e spogliarmi del mio, e perdere il sonno e la propria quiete per i poveri e per i bambini”. Nacquero allora laboratori di calzoleria, falegnameria, di taglio e cucito, di ricamo, per rendere quel popolo di Dio, protagonista della propria riabilitazione e del proprio futuro. Religione e amorevolezza furono le due mani, attraverso cui, padre Annibale, accolse, curò, accarezzò quella miseria, facendo sentire così tutto il calore del cuore di Cristo e del suo. Per loro, ebbe a dire un giorno: « Spesso ho battuto a ferree porte invano: atroce è stata la sentenza mia, via di qua l’importuno, egli è un insano, sconti la pena della sua follia!- ». Di quale follia si tratta, se non

quella di aver venduto tutti i suoi beni e averli condivisi con i poveri? Solo Dio, solo la Divina Provvidenza lo sostenevano dandogli forza, coraggio, costanza in un’opera così impegnativa, quanto incompresa, dicevamo, da parte dei pieni di sé, di coloro che non si lasciavano interrogare e mettere in crisi, ritenendo che fosse più facile denigrare, piuttosto che adoperarsi per qualcosa di nobile e utile per gli altri. Annibale vide, campi sterminati, innumerevoli altre periferie del mondo, nelle quali si sarebbe estesa la sua opera,attraverso i suoi figli che come lui si sono lasciati affascinare dal comando di Gesù, Pregate il padrone della messe, parchè le periferie dell’esistenza non siano lasciate sole e abbandonate a se stesse. Il Rogate, la preghiera per le vocazioni, come rispostaobbedienza al preciso comando di Gesù, fu il suo chiodo fisso, il dono dello Spirito, per lui e attraverso di lui per tutta l’umanità. Come avrebbe gioito qui in terra, e come gioisce certamente in cielo nel vedere che questa preghiera sia diventata ormai universale.


Maria, la Madre dell’evangelizzazione

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on lo Spirito Santo, in mezzo al popolo sta sempre Maria. Lei radunava i discepoli per i n v o c a rlo, e così ha reso possibile l’esplo sione missionaria che avvenne a Pentecoste. Lei è la Madre della Chiesa evangelizzatrice e senza di lei non possiamo comprendere pienamente lo spirito della nuova evangelizzazione. Sulla croce, poté vedere ai suoi piedi la presenza consolante della Madre e dell’amico Giovanni. In quel momento cruciale, prima di dichiarare compiuta l’opera che il Padre gli aveva affidato, Gesù disse a Maria: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse all’amico amato: «Ecco tua madre!» Gesù ci lasciava sua madre come madre nostra. Solo dopo aver fatto questo Gesù ha potuto sentire che «tutto era compiuto». Ai piedi della croce, nell’ora suprema della nuova creazione, Cristo ci conduce a Maria. Ci conduce a Lei, perché non vuole che camminiamo senza una madre. Lei, è la piccola serva del Padre, è l’amica sempre attenta perché non venga a mancare il vino nella nostra vita. È Colei che ha il cuore trafitto dalla spada, che comprende tutte le pene. Quale Madre di tutti, è segno di speranza per i popoli che soffrono i dolori del parto finché non germogli la giustizia. È la missiona-

ria che si avvicina a noi per accompagnarci nella vita, aprendo i cuori alla fede con il suo affetto materno. Come una vera Madre, cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio. Ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto. In lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti. Guardando a lei scopriamo che Colei che lodava Dio perché «ha rovesciato i potenti dai troni» e « ha rimandato i ricchi a mani vuote» è la stessa che assicura calore domestico alla nostra ricerca di giustizia. È anche colei che conserva premurosamente «tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Le chiediamo che con la sua preghiera materna ci aiuti affinché la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo. È il Risorto che ci dice, con una potenza che ci riempie di immensa fiducia e di fermissima speranza: «Io faccio nuove tutte le cose». Con Maria avanziamo fiduciosi verso questa promessa. Papa Francesco


«Avvolti nell’amore di Dio per il mondo»

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l Santuario della Madonna di Fatima, dal 2010, sta percorrendo un cammino di preparazione al Centenario delle Apparizioni, prendendo spunto anno per anno da ciascuna delle apparizioni. Il tema scelto per l’anno pastorale 2013-2014 è: «Avvolti nell’amore di Dio per il mondo». L’ispirazione per il tema, così caro a Papa Francesco, che non si stanca mai di proporlo in ogni occasione, è stata data dalla preghiera stessa che la Madonna ha insegnato ai Pastorelli in luglio: «O Gesù, è per amor Vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione delle ingiurie commesse contro l’Immacolato Cuore di Maria”, dopo averli esortato a pregare il rosario tutti i giorni». La preghiera è rivolta  a Gesù Cristo, perché attraverso i nostri sacrifici noi ci uniamo all’offerta di Cristo sulla croce per noi, ed esplicita la motivazione di tutti i sacrifici che i Pastorelli facevano: «E’ per amor Vostro». E’ per rispondere all’amore di Dio, di cui i Pastorelli hanno fatto una forte esperienza, che essi erano disposti a fare sacrifici. Era l’amore che li motivava: l’amore di Dio, che la Madonna aveva dato loro di conoscere e sperimentare e al quale cercavano di corrispondere.  L’apparizione di luglio è anche segnata da un’altra preghiera, una giaculatoria, insegnata da Nostra Signora ai Pastorelli: «Quando recitate il rosario, dopo ogni mistero dite:” O Gesù mio! Perdonate le nostre, liberateci dal fuoco dell’inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente quelle che hanno più bisogno della tua Misericordia», e dalla visione dell’inferno. Seguendo la volontà espressa dalla Madonna,

ripetiamo questa preghiera dopo ciascun mistero del rosario. Ma ancora una volta, ciò che giustifica la preghiera per i peccatori è l’amore. Siamo realmente “avvolti nell’amore di Dio per il mondo”! Questa tematica ci riconduce al centro del messaggio cristiano e al nucleo del Messaggio di Fatima. La rivelazione di Dio come amore costituisce veramente il “midollo”, cioè la parte essenziale del messaggio cristiano. S. Giovanni così scrive: «Dio è l’amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv. 4,16). Ma qui c’è anche il nucleo fondamentale del Messaggio di Fatima, che siamo invitati a scoprire: l’amore di Dio che i Pastorelli hanno sperimentato in modo così intenso, da cambiare la loro vita; la riparazione; la devozione al Cuore Immacolato di Maria...    


UNIONE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI O Dio Tu ci hai fatto dono di Maria, che ai tre pastorelli a Fatima ha chiesto di pregare per la conversione dei peccatori, di fare penitenza per la salvezza delle anime, Ti preghiamo per Sua intercessione e per intercessione di Sant’Annibale Maria Di Francia, che hai chiamato ad essere padre degli orfani e dei poveri e apostolo delle vocazioni, di mandare nella Tua Chiesa operai santi, apostoli capaci di annunciare la Tua Parola di perdono e pace. Amen.

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A MARIA O tu che nell’instabilità della vita presente t’accorgi di essere sballottato tra le tempeste senza punto sicuro dove appoggiarti tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella senon vuoi essere travolto dalla bufera. Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria. Maria sia sempre sulla tua bocca e nel tuo cuore. S. Bernardo

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Fatima maggio 2014