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Associato USPI

PERIODICO DI CULTURA E D'INFORMAZIONE SOCIALE E RELIGIOSA - Direttore resp.: P. VITO MAGNO - Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1 - Aut. GIPA/C/AV 35/2012 - Reg. Trib. di Trani n° 13 del 31 Gennaio 1949 - Iscrizione ROC n. 5853 del 19.03.2012 Tassa Pagata/Taxe perçeu/ Anno 65 - n. 2 - Aprile 2014 - Stampa Valsele Tipografica

Santi... bambini


Carissimi amici e benefattori, in Aprile, celebriamo la Santa Pasqua, la vittoria della Vita sulla morte, della Speranza sulla disperazione, della Grazia e della Misericordia sul peccato, della Gioia sulla tristezza. Anche la natura partecipa a questa rinascita, risvegliandosi con i suoi colori e odori. Tutto è nuovo, tutto è fresco e radioso come il sorriso dei bambini. I bambini, sono stati sempre a cuore e lo sono ancora, a Gesù, a Maria sua Madre e ai Santi, specie quelli che ci sono tanto cari: Sant’Antonio, Sant’Annibale Maria Di Francia, che li ricorda in una meravigliosa poesia a voi tutti ormai nota: ”Io l’amo i miei bambini, ei per me sono il più caro ideale della mia vita, li strappai all’oblio e all’abbandono...”, i Papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, che saranno proclamati santi domenica 27 aprile, giornata della Divina Misericordia”. I bambini, stanno a cuore a coloro che sono bambini, semplici, puri, retti, senza malizia. Anche a chi è avanti negli anni e sembra navigato nella vita...è richiesto di farsi bambino, anzi proprio per loro è l’invito-monito di Gesù. I bambini, che dono meraviglioso per la società, un dono che la libera dalla morte, dall’asfissia, dalla dispe-

razione e che permette di volgere lo sguardo al futuro, di andare oltre le pastoie del presente. I bambini sono stati, dicevamo, al centro delle attenzioni dei santi e degli uomini e donne di buona volontà. Papa Giovanni, nel famoso discorso della luna, rivolgendosi ai genitori, li prega tornando a casa di dare una carezza ai loro bambini, la carezza del Papa. Quanta tenerezza, quanta delicatezza d’animo in quelle semplici e profonde parole. Sono migliaia le foto che ritraggono

Giovanni Paolo II con i bambini, che a frotte o singolarmente gli correvano incontro, abbracciandolo come si abbraccia un nonno a cui si vuole bene. Come Gesù, tante volte avrà ripetuto ai suoi collaboratori: ”Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché di essi, è il Regno dei Cieli”. Da queste colonne giunga a voi l'augurio più bello e sincero per una Pasqua santa, insieme a un grande grazie. Padre Carlo


Gesù e i bambini

G

esù, ha vissuto in uno dei secoli che più ha disprezzato i bambini, l’infanzia. Infatti prima dell’adolescenza, il bambino era proprietà di suo padre che poteva fare di lui quello che voleva. Quando gli apostoli allontanarono i bambini da Gesù, non fecero altro che quello che qualsiasi ebreo avrebbe fatto. Ma Gesù in un mondo di vecchi, non solo accoglie i bambini, non solo invita ad accoglierli ma invita a farsi bambini. “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli“. Due sole volte nei vangeli si parla di carezze e tutte e due le volte sono quelle fatte da Gesù, appunto nei confronti dei bambini. Annunziò duri castighi a chi avrebbe scandalizzato uno solo di quei bambini, i cui angeli vedono il volto di Dio Padre. Lo stesso Gesù giunse a maturità, senza smettere di essere bambino nell’animo, nella purezza, nella limpidezza. Gesù che accoglie i bambini, i piccoli, ci sprona a difendere i diritti dei bambini e ci in segna a comprendere qual è, il servizio che si deve rendere ai più piccoli e indifesi: educare: ciò che il bambino chiede è di essere educato, di vedere che qualcuno si ponga accanto a lui e gli dica: ”Io sono con te”, di ricevere indicazioni di comportamento, esempi di stili di vita corret-

ti, giusti, leali, anche attraverso i pedagogici, no, che tante volte per tante ragioni non diciamo; educare alla fede: fede si trasmette, con l’esempio di vita, più che con le nozioni. Se l’essere educati è un diritto dei fanciulli, educare è un dovere degli adulti, in primis dei genitori, educatori naturali dei figli, compito molto arduo e che non si improvvisa. I bambini, sono stati, abbiamo visto molto cari a Gesù e sul suo esempio, lo sono stati e lo sono anche a tutti coloro che con carità e amorevolezza si sono presi cura di loro. Sant’Antonio, Sant’Annibale, sono accomunati da questa compassione, attenzione, da meritare di tenere in braccio il Bambino Gesù, come nel caso di sant’Antonio, o di baciare il volto stesso di Gesù, nel volto di un fanciullo sporco, disadattato, sottratto dalle grinfie di un gruppo di amici che lo bersagliavano con ingiurie e pietre, come nel caso di Sant'Annibale. Cardif


Tornando a casa...

L’

11 ottobre  1962, in occasione della serata di apertura del Concilio Vaticano II, piazza San Pietro era gremita di fedeli, Papa Giovanni XXIII, affacciandosi alla finestra, concluse il suo saluto, con queste parole: «Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona, il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza». Gli incontri del Papa Buono con i bambini sono rimasti famosi. Quando visitò quelli ricoverati all’Ospedale del Bambin Gesù, si sentì chiamare da un piccolo degente: “Vieni qui, Papa, vieni qui, Papa,.. Si avvicinò al lettino e chiese: ”Come ti chiami?”. “Angelo, Papa”. “Vedi, caro piccino, una volta mi chiamavo anch’io Angelo, ma da qualche giorno mi hanno fatto cambiare il nome... Adesso mi chiamo Giovanni”. In un’altra corsia dello stesso ospedale un fanciullo diventato cieco gli dis-

se: “Io lo so che tu sei il Papa, ma non ti posso vedere. Però ti voglio un mondo di bene lo stesso”.  Negli occhi di Papa Giovanni spuntarono due lacrime e forse per la prima volta rimase senza parola.Ma l’episodio più commovente fu quello dell’udienza concessa alla bambina americana condannata dalla leucemia. (che aveva espresso il desiderio di vedere il Papa prima di morire). La bimba indossava l’abitino bianco della prima Comunione e, con le sue guance rosee e paffute, sembrava sanissima, ma poteva a malapena reggersi. Papa Giovanni le andò incontro, la prese per mano e la fece sedere accanto a sé. Poi “parlarono insieme” per circa tre quarti d’ora: cosa si siano detti in quel lunghissimo tempo, un tempo che il Papa dedicava raramente anche alle maggiori personalità, resta un mistero; tanto più se si pensa all’inglese approssimativo di Papa Giovanni e al poco comprensibile “slang” della bambina americana. Ma le anime, semplici e sante, quella del Papa e quelle dei bambini, si comprendono anche senza tanti discorsi.  Dicci


"I prediletti del Papa..."

“C

ari bambini, voglio ripe tervi quanto già sapete bene: voi siete i prediletti del Papa. Perché in voi si rispecchia più pura, più limpida, più trasparente l’immagine di Dio, il nostro Padre celeste, che ci ha creati per amore. E poi, voi siete i piccoli amici di Gesù: cioè del Figlio Eterno del Padre che si è fatto uomo, uno come noi, per la nostra salvezza: si è fatto bambino, uno come voi, per portare nel mondo i doni dell’amore, della bontà e della pace. Vorrei quindi, riaffermare la dignità del bambino, giacché oggi non di rado si tende ad escluderlo o almeno a “subirne” la presenza, spesso strumentalizzarlo per secondi fini, o addirittura ad abusare della sua naturale debolezza.  Il bambino è “persona”, è uomo; come tale deve essere accolto, amato, aiutato nel suo sviluppo fisico e morale. Ogni bambino è voluto da Dio Padre, è redento da Cristo, diventa tempio dello Spirito Santo, nel Battesimo. Se questa è la dignità del bambino, tutti devono considerare un privilegio accoglierlo, custodirlo ed amarlo come ci ha insegnato il Signore. 

Quanto importante è il bambino agli occhi di Gesù! Si potrebbe addirittura osservare che il Vangelo è profondamente permeato dalla verità sul bambino. Lo si potrebbe persino leggere nel suo insieme come il «Vangelo del bambino». Al cielo sono destinati quanti sono semplici come i bambini, quanti come loro sono pieni di fiducioso abbandono, ricchi di bontà e puri. Questi solamente possono ritrovare in Dio un Padre, e diventare a loro volta, grazie a Gesù, altrettanti figli di Dio. E così lungo i secoli, sino ai nostri tempi, non mancano bambini e ragazzi tra i Santi e i Beati della Chiesa. Nel Vangelo Gesù, manifesta particolare fiducia nei bambini, così la Mamma sua. Maria, infatti, non ha mancato di riservare ai piccoli, nel corso della storia, la sua materna premura. Pensate a santa Bernardetta a Lourdes, ai fanciulli di La Salette, Melania e Massimino, e nel nostro secolo, a Lucia, Francesco e Giacinta di Fatima.


Gli occhi dei bambini

Q

uante cose, possono narrare gli occhi di un bambino, se sai guardarli e leggervi dentro. Quante storie di infanzia violata, sfruttata, dimenticata. Ma quanti, si sono fermati a leggere negli occhi di quei bambini? Gli occhi degli adulti, il loro cuore sembrano non saper più decifrare quello sguardo che invoca un disperato bisogno di affetto, di amore, che esprime semplicità, innocenza e purezza. Gli occhi dei bambini, raccontano qualcosa di tenero, di speciale, che solo i bimbi sanno dare. Ma quante tragedie gli occhi dei bambini sono costretti a vedere e a sopportare. Tragedie, che non sono così lontane da noi. Solo chi nascondesse la testa nella sabbia potrebbe fare finta di non vede-

re: pulizie etniche, guerre, carestie, sfruttamento del lavoro minorile e della prostituzione infantile, turismo sessuale di tanti perbenisti, depravati, mine che esplodono in vari angoli del mondo uccidendo o mutilando innocenti creature. Mani occupate ad armeggiare armi, quando avrebbero dovuto sfogliare libri per costruire il loro futuro di pace e maneggiare giochi. Mani impegnate in scippi, borseggi, rapine. Quante cose potrebbero raccontare questi innocenti occhi vittime del sopruso e della violenza degli adulti. Ma per fortuna ancora non è stato tolto lo spazio alla speranza, è su quella che dobbiamo costruire una nuova umanità. con gli occhi dei bambini.

Lo sguardo dei piccoli dovrebbe essere sempre lieto e fiducioso: diamo ai bambini un futuro di pace! Convenientemente aiutati e amati i bambini stessi sanno farsi protagonisti di pace, costruttori di un mondo fraterno e solidale. La pace vissuta specie in famiglia, sarà per loro una scuola di vita. Una società che abbandona i bambini ed emargina gli anziani, recide le sue radici e oscura il suo futuro.


L’infanzia spirituale... di santa Teresa del Bambino Gesù!

“L

a via dell’infanzia spirituale, è la via della fiducia e dell’abbandono totale in Dio, sull’esempio di Gesù. Mi sta a cuore gettare a Gesù i fiori dei piccoli sacrifici, prenderlo con le carezze”, così scriveva nel suo diario Santa Teresina. Restare piccola e nello stesso tempo divenirlo sempre più, è stato il programma della sua vita. Non rinunciava ai suoi desideri, non li ridimensionava, essi rimanevano infiniti e per realizzarli Teresina, contava esclusivamente sull’aiuto del Signore, pur impegnando in questo programma di vita tutta se stessa. Con una logica ferrea ragionava così:”Dio mi chiede di diventare santa. Io non ne sono capace, è Lui allora che mi deve condurre alla santità. Lui sarà l’artefice della mia santità, anzi lui sarà la mia santità”. Da allora in tutte le circostanze ella viveva questo abbandono, attraverso le prove dure più dure; perché un bambino si abbandona completamente alla tenerezza misericordiosa del Padre. “Cosa vuol dire, restare bambini dinanzi a Dio, se non riconoscere il proprio nulla, sperare tutto da Dio misericordioso, come un bambino che attende tutto dal suo babbo. Essere piccoli, vuol dire anche non attribuire a se stessi le virtù che pratichiamo. Dio misericordioso pone il tesoro delle virtù in mano al suo bambino perché questi se ne serva quan-

do ne ha bisogno: ma il tesoro resta sempre Dio. E’ Dio che opera, fai tutto ma con Dio”. Ci sarà un’altra Teresa... di Calcutta, che si considererà solo una matita nelle mani di Dio, per disegnare di Amore la storia dell’umanità, attraverso i tanti piccoli gesti quotidiani, che come tanti granellini e tante gocce di acqua sono capaci di formare la sabbia e l’acqua del mare nella loro immensità. Preghiera a Gesù Bambino, per diventare ...bambini “Voi ci avete esortato o dolce Gesù, a diventare come bambini, se vogliamo entrare nel regno dei cieli. Si, o Signore facciamo qualunque proponimento e qualunque sforzo per diventare bambini d’innocenza e di semplicità. I bambini: credono tutto, non conservano rancore, dicono le cose con semplicità e sincerità, dimenticano le ingiurie, sono innocenti, non sanno nulla della malizia del mondo, non giudicano male, non sanno parlare male di alcuno, non sanno cosa sia ambizione, sono belli di una bellezza interiore, pregano con semplicità. Voi, aiutateci con la grazia vostra” (Sant’Ann. M. Di Francia).


UNIONE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI O Dio che attraverso i Santi, mostri la tua tenerezza verso l’umanità “stanca e sfinita come pecore senza pastore”, ti preghiamo, di inviare nella Chiesa numerosi e santi operai, che come loro annuncino il Vangelo, e di concederci le grazie di cui abbiamo bisogno, per l’intercessione dei Santi Antonio da Padova e Annibale Maria Di Francia, accomunati da un profondo amore verso di Te e il prossimo, specie povero e piccolo. Amen

Scrivere sempre ben chiaro e completo il vostro indirizzo, non dimenticando il codice di avviamento postale della vostra città. *** Segnalare se si ricevono più copie della stessa rivista. *** Chi desidera può inviarci indirizzi di amici e parenti a cui inviare gratuitamente la nostra rivista. *** Chi desidera può inviarci il proprio indirizzo di posta elettronica per una più celere corrispondenza.

Amo i bambini piccoli dice Dio, perché la mia immagine in essi non è stata ancora offuscata. Sono nuovi, puri, senza raschiature e cancellature. Così quando dolcemente mi chino su di loro, mi ritrovo in essi. Io amo i bambini, dice Dio, perché stanno ancora crescendo e stanno ancora formandosi. Io amo i bambini, dice Dio, e voglio diventare come loro.

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Araldo aprile 2014