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Euro

Mensile di Moda e Cultura Contemporanea

Rodeo Magazine Italia | N. 56 | Aprile 2009

Intervista

face to face with:

with english text

fever ray / andrew bird / FISCHER SPOONER

Moda

JONATHAN SAUNDERS by richard mortimer WE LOVE SPROUSE FANTASTIC MAN, A FANTASTIC FRAGRANCE VERSUS BY CHRISTOPHER KANE SFILATE DONNA A/I 2009 NESSUN COMPROMESSO

Design

preview SALONE DEL MOBILE Uscire

La Londra di DJ Jerry Bouthier Fotografia

GIASCO BERTOLI IL TENNIS SENZA NOI

a v o u una n e pell

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Distribuzione Me.Pe. Spedizione in a.p. 70% — Milano ISSN 1971-050x

Rodeo

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Arte

ANDREA MASTROVITO E LE SUE BENEDETTE FARFALLE

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POSTER DI sexy PIN-UP


apr/indice 16 18 22 24 25 40 42 43 46 47 48 49 52 53 57 62 64 66 68 69 70 71 72 73 98 101 108 109 110 112 114

Shot! Colin & Natalia Moda News Blogger Pelayo Shot! Scott Barnhill Moda Report Sfilate Donna A/I 09/10 Moda Kitsuné Spring.09 Arte News Arte Andrea Mastrovito Design News Design Social Retail Design News Design Anteprima Fuori Salone Musica News Musica Fischerspooner Pin-up Moda Jonathan Saunders Musica Fever Ray Musica Andrew Bird Musica News I Tre Dischi del Mese 8 Dischi Shot! Julien Landais Cinema News Cinema Riccardo Scamarcio English Text Attualità Leggere Uscire Uscire Londra by Jerry Bouthier Calendario L’oroscopo

Fantastic Man Parfum p. 20

Pelayo p. 22

Giasco Bertoli p. 88

Colin & Natalia p. 16

Report Sfilate Donna p. 25

Javier Mariscal p. 48

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Prodotto e distribuito da: T.R.S. Evolution Spa - Tel. +39 059 421511

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apr/indice 23 30 38 74 88 102

Stile Le MĂŠpris Moda The New Girls Bellezza Colour Casting Moda Ash Fotografia Giasco Bertoli Moda Via Tortona

A destra: The New Girls, p. 30. Fotografia Vicky Trombetta Moda Marcelo Burlon. Canotta N e i l B a r r e t t e Jeans G a s . Cover e in basso: Fotografia Lowe Seger. Moda Toby Grimditch. Jeans LEE , Orologio B REIL .

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R o d e o i tal i a N . 5 6 a p r i l e 2 0 0 9

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Directory Aprile 09 adidas.com americanapparel.net andrewbird.net batforlashes.com bevilacqualamasa.it bevivinoeditore.it blackboxexposed.com blur.co.uk bottegaveneta.com breil.com byredo.com calvinklein.com centrodesign.it chanel.com codiceedizioni.it cpcompany.com derganofficinacreativa.it designpubblico.it dfarecords.com diesel.com dior.com dissonanze.it dolcegabbana.it dragcity.com einaudi.it elitamilano.com elizabetharden.it emporioarmani.com fareastfilm.com fantasticman.com feverray.com fischerspooner.com fotografiaeuropea.it freeshout.it gasjeans.com giascobertoli.com gigolorecords.com giorgioarmani.com givenchy.com goviral.com/orderBook.php grandduchymusic.com guerlain.com hugoboss.com island50.com j-w-anderson.com jacksonpollock.org jilsander.com jonathan-saunders.com kasabian.co.uk katelovesme.blogspot.com kitsune.fr lacoste.com

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Apr /shot!

COLIN & NATALIA A Beautiful Tandem Modella sud-tirolese con madre della Costa Rica lei; aspetto biblico, acclamato set designer nato nell’Iowa lui: la coppia Natalia Bonifacci-Colin Donahue è un esempio di perfezione contemporanea, animata da romanticismi d’altri tempi, grandi progetti creativi e tanti viaggi. Li incontriamo a Parigi, dove lei ha appena firmato un contratto con l’Elite. Ci facciamo raccontare come si sono conosciuti, i progetti per il futuro e i loro sogni (argomento non facile per Natalia, come ci confida Colin, reduce da grandi soddisfazioni con Interview e Vogue).

Intervista PIER MARIO SIMULA Ritratto BRUNO STAUB

— Come vi siete conosciuti? Colin: Ero a Palm Springs due anni e mezzo fa e mi sono imbattuto in una festa nell’ex casa di Frank Sinatra, lei era in piscina accerchiata da figure schiamazzanti, le ho sorriso. Natalia: Credo di non aver tolto gli occhiali da sole per almeno mezz’ora, ero così intimidita. Ho capito subito quanto mi piaceva, ho fatto in modo che avesse il mio numero e ho aspettato una sua chiamata per una settimana intera, saltando ad ogni squillo nella speranza che fosse lui! — Sembrate molto romantici e gli occhi vi brillano. Un grande amore, insomma? Colin: L’ho corteggiata alla vecchia maniera e questo è piaciuto a entrambi, abbiamo la stessa visione sul potere dell’amore. E poi… come le sta bene la gonna!? È chiaro il concetto, no? Natalia: (ride, ndr) La sincerità è alla base del nostro rapporto. Prendersi le responsabilità dello stare insieme e poi, sì, l’attrazione fisica è la stessa del primo giorno. Amo la carica erotica dei nostri balli lenti a casa. — Cosa state facendo in questo periodo? 16

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Natalia: Finalmente qui a Parigi insieme a Colin, con amici cari e, oh, il vin rouge, che meraviglia! Per il resto ho un sacco di appuntamenti per la mia attività di modella, seguo un corso di Design all’UCLA, lezioni di recitazione e di cucina. Sono molto impegnata, per stare al passo con Colin. Lui mi ispira tanto… Colin: Oltre ai miei ultimi lavori per la stampa (credo che gli scatti con Lindbergh siano davvero molto belli), mi sto dedicando al bar “White Star” che ho appena aperto insieme a Sasha Petraske a New York, dove ho anche collaborato all’apertura di uno spazio polifunzionale, “The Smile”. — Sogni per il futuro? Colin: Natalia non ti risponderà! Per quanto riguarda me, invece, mi auguro di continuare a creare immagini, spazi, case, voglio mettere le mani su tante cose che ho in testa. Natalia: Mi fa ridere la domanda perché da qualche tempo ho iniziato ad appuntare i miei sogni su una lavagna. Un collage di cose che vorrei realizzare, ma le tengo per me. Sicuramente vogliamo andare a Cuba e in Argentina molto presto •


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Apr /moda news

VPL BY VICTORIA BARTLETT

Bottega Goodman Saranno solo 25 le fortunate amanti del lusso firmato Bottega Veneta che potranno includere nel guardaroba la preziosa edizione speciale del modello Fenice. Si tratta di una borsa dalle linee morbide e pulite, in cervo ossidato, che sarà venduta soltanto a New York da Bergdorf Goodman ad Aprile. Il nome della proprietaria sarà inciso su una piastrina in argento sterling rifinito in oro rosa. Questo accessorio celebra l’installazione The World of Bottega Veneta, imponente site-specific al settimo piano dei grandi magazzini newyorkesi. bottegaveneta.com Nathu come Natura Nathu come “Passo dell’orecchio che ascolta”, traduzione letterale di un passo della catena himalayana. Fusione tra l’uomo e il suo circondario, nella filosofia naturale di questa linea di abbigliamento donna, che mira ad un equilibrio sostenibile tra pensiero etico ed ambientalista. Ad Alta Roma, lo scorso Febbraio, il marchio ha esordito con la prima sfilata, dopo il debutto a Tokyo nel 2007 e apparizioni a Pitti e al Touch. Il total look comprende top e camicie sartoriali, gonne, pantaloni e capispalla dall’aspetto puro, “disturbati” da nastri di seta. nathu.it Il punto di vista Zadig & Voltaire presenta per l’imminente estate una limited edition della t-shirt Tunisien, con lavorazioni effetto worn-out, sgocciolature di colore e false tarlature. Inoltre, per essere sempre più vicino al punto di vista degli uomini e delle donne (due le versioni proposte), il marchio personalizza il modello Leica C-Lux 3, una macchina fotografica che coniuga prestazioni tecniche elevate e design ultraurbano. Da portare ovunque con custodia in pelle argentata. zadigetvoltaire.com

Giochi di sovrapposizioni e di ridefinizione dei perimetri corporali caratterizzano la nuova collezione autunno-inverno di VPL by Victoria Bartlett. Ispirandosi alle forme delle donne rappresentate nelle pitture cubiste e surrealiste, la designer celebra il connubio fra underwear e sportswear attraverso la decostruzione di pezzi classici, creando layer di tessuti e aperture che focalizzano l’attenzione sulla bellezza di una nudità appena visibile. In una palette cromatica che predilige la desaturazione e le tonalità carne, vengono così presentati soffici tute, inusuali cardigan, corsetti elastici e stretti pantaloni abbinati a giacche dalle forme calcolate, la cui notevole fattura non può che piacere alle clienti. Lo sguardo viene catturato anche dai bijoux creati da Josh Hickey; vecchie copie di libri di Molière e resti di orologi vengono raccattati e ricomposti creando collane bizzarre, concettualmente interessanti.

FANTASTIC FRAGRANCE È dal nord che arriva Fantastic Man Eau de Cologne, presentandosi al mondo nella vecchia e sempre elegante Parigi, precisamente da Colette. La nuova fragranza nasce dal connubio tra Ben Gorham, fondatore della svedese maison de parfum Byredo, e Fantastic Man, il magazine faro dello stile maschile. Gorham, padre canadese e madre indiana, è un “narratore del profumo” attraverso cui racconta storie legate alla sua memoria. Questa è la sua prima fragranza maschile, una colonia unica che profuma di tradizione e sofisticata freschezza. La piramide olfattiva dell’essenza di Fantastic Man passa dal bergamotto alla lavanda, comprende anice e incenso, per poi toccare un fondo più legnoso di patchouli, solo per citare alcuni degli elementi. fantasticman.com/ byredo.com Ian Radolovich

Moda & Tecnologia “A prima vista moda e tecnologia sembrano dare l’idea di mondi completamente indifferenti: uno fa riferimento alla sfera dell’oggettivo, del funzionale e del razionale; l’altro a quella del soggettivo, del personale e dell’affettivo…”. Lo scrive Robert Grant per introdurre il libro Moda & Tecnologia di Marina Garzoni, Presidente dell’omonima associazione, e Roberto Donà, Direttore Global Executive MBA SDA Bocconi. Il volume, edito a fine 2008 da Egea, affronta tematiche come social network, temporary shop, e-commerce e I-kiosk come nuove frontiere di interesse e sviluppo del sistema moda. modatecnologia.com

vplnyc.com Elia Quadri

CARTE BLANCHE Ci pensa Sportmax, con il progetto Carte Blanche, presentato il 2 aprile a Milano, a capovolgere il percorso produttivo della moda, piegandosi dinanzi alla fantasia di un artista, il francese Christophe Brunnquell, offrendogli il potere decisionale, il completo libero arbitrio per la creazione di una capsule collection in edizione limitata di seicento pezzi. Una creatività che trova la sua valvola di sfogo priva di vincoli e di promesse, se non quella della spontaneità e del sogno. La collezione è suddivisa in tre tipologie di modelli: una tunica, un top e una t-shirt caratterizzati da tagli e da volumetrie orientali, realizzati in seta e jersey e su cui si sviluppano le grafiche di Brunnquell. Prendendo come modello di partenza gli yökai - tradizionali fantasmi giapponesi, umanoidi trasfigurati in chiave grottesca a causa di stati emotivi alterati - la stoffa viene utilizzata come una tavolozza su cui il nero si fa strada, formando immagini tese, aguzze, affascinanti e contemporaneamente ironiche, i cui contrasti e scontri di forme contribuiscono a donare personalità forte e decisa ai capi. sportmax.it EQ

(Harold Barberini) 18

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Apr /moda news

WE LOVE SPROUSE Vuole celebrare Stephen Sprouse, fashion designer, artista e personalità notturna degli anni Ottanta, e la sua collaborazione con Louis Vuitton, la nuova collezione in limited edition disponibile dallo scorso Gennaio nelle boutique della Maison del lusso francese. Su vari accessori si articolano gli archetipi di questa joint-venture, voluta da Marc Jacobs nel 2001: i graffiti, vero e proprio emblema dell’estetica punkrock di Sprouse, ora serigrafati in tonalità fluo sulle tele Monogram, e la rosa, che egli stesso creava come ringraziamento ai suoi amici. È inoltre con il lancio del sito, che si rende ulteriore omaggio a un luminare, che trovò il punto di incontro fra la street e la high-fashion e il cui intento, non basato sulla concezione del costo, era quello di esprimere idee e bellezza. welovesprouse.com Elia Quadri

P4: UNA VERA OFFICINA ARTISTICA

BIANCO BIANCO È stata battezzata così la prima collaborazione fra Slam Jam, nota azienda italiana che distribuisce streetwear a livello mondiale, e Neighborhood, storico marchio giapponese ispirato alla cultura motorcycle. Presentato in anteprima mondiale il 21 marzo scorso presso lo Slam Lam store di Milano, il progetto è ispirato allo stile italiano di fine Anni 70 italiani e consiste in un denim, una t-shirt ed una candela. Nel dettaglio: il jeans, 14 once dalla vestibilità stretta, narrow appunto, modello storico di Neighborhood, e per la prima volta completamente bianco. La tela è leggermente consumata, con strappi e impunture tono su tono, mentre i rivetti sono verniciati di bianco e bianca è anche l’etichetta in pelle, customizzata. Bianca pure la visual tee, con una stampa fotografica d’ispirazione freak e la candela al profumo di patchouli. Sono sessanta in totale i pezzi prodotti, venduti in esclusiva presso gli Slam Jam store di Milano, Ferrara e Verona, e a Barcellona da Chikashitzu. slamjam.com

Ci troviamo dalle parti del Naviglio Grande, in via Pestalozzi a Milano, dove da anni circolano un sacco di musicisti perché c’è il Jungle Sound. Da poco tempo e a pochissimi metri dalle sale prove, c’è un’antica fabbrica di bombe (!) e di rave (!) che è stata trasformata in una brillante e innovativa factory. Grazie alla vulcanica progettualità di Critico (pseudonimo di chi ha dato vita a tutto ciò) l’antico apazio di 350 mq che porta ancora i segni creativi di alcuni writers (Blu e Obey su tutti) è diventato il posto ideale per i fotografi di moda più giovani che vogliono mostrare il loro talento. Perché il P4 è tecnologicamente avanzato (produzione Mascioniassociati e luci by b2pro), ma l’anima dell’officina creativa pulsa dentro. Sarà perché con Critico lavorano fotografi bravi e infaticabili come quelli della 2DM, sarà per l’aria bohémien del posto, ma la nostra sensazione è che da qui stia partendo un nuovo modo di affermare con vigore la creatività del made in Italy. Bravi. pestalozzi4.it Tommaso Toma

Versus By Christopher Kane È dalla selezione di oltre duecento bozzetti che nasce la Versus Capsule Collection disegnata da Christopher Kane; una serie di accessori che anticipa e celebra l’imminente ritorno di Versus, la linea giovane della Maison Versace. Il sodalizio fra Donatella Versace e il suo protégé londinese, amato dalla bionda stilista nazionale per il suo stile volitivo e sottilmente carnale, sfocia in una collezione nella quale scorrono senza impedimenti concezioni estrose, riconoscibilità, provocazione e libertà espressiva, tutti tratti tipici della casata calabrese. La capsule si sviluppa su tre temi: diamond, moschettone e labyrinth. Ankle boots, sandali alla schiava, bracciali e borse si ornano così di enormi cristalli nettamente sfaccettati e di moschettoni da alpinismo che richiamano il bondage; sul velluto e sulla pelle lucidata a specchio si sviluppa un motivo a labirinto. versus.it Elia Quadri

Matteo “Bomba” Teruzzi

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Apr /bloggers

pelayo Kate Loves Me!

Testo HAROLD BARBERINI Ritratto BRUNO STAUB

Al momento in cui andiamo in stampa il contatore segna 350745 visite. è Katelovesme, il blog di Pelayo Diaz Zapico, 22 anni, primi vagiti a Oviedo, in dotazione sorriso smagliante, faccia tosta, macchina fotografica e tesserino studente Saint Martins. Tra Milano “sexy and in your face”, Parigi “glamourous and black” e Londra “different and experimental”, Pelayo immortala i volti (ig)noti di sistemi e sistemini della moda, dei backstage rubati, con un diario privo di schemi o pretese. Senza nascondere che, spesso, sprovvisto di inviti, aspetta fuori dalle sfilate che arrivi qualcuno che se lo porti dentro sottobraccio, (ri)conoscendo il suo bel viso. Il mondo è sempre quello e, evento dopo evento, la cerchia si espande, fino a fare di Katelovesme (e del suo genitore) una delle realtà modaiole contemporanee più seguite del web. katelovesme.blogspot.com

— Cosa c’è di così speciale nel tuo blog? Forse che non ho ancora avuto una crisi di identità personale come chiunque sul web (ride), poi che mi diverto sul serio. È nato per permettermi di restare in contatto con i miei amici rimasti in Spagna, ma dopo poco ho pensato “Io non ho migliaia di amici!?” — Perché l’hai chiamato così? Perché amo Kate Moss alla follia e penso che sarebbe bello se lei ricambiasse!! È uno scherzo, ma non troppo. — Qual è la cosa che ti diverte di più? Viaggiare, viaggiare, viaggiare. Conoscere tutte queste persone fantastiche, diverse, intriganti. E condividere le mie esperienze con gli amici, la stupenda Margot innanzi tutto, che fa parte della mia fashion family. — I tuoi amici, quindi, ti seguono nelle corse forsennate che sei costretto a fare tra un evento e l’altro? Sì, anche se spesso li costringo a condividere dei gran casini. Una volta, li ho convinti a venire in massa con me alla sfilata di Armand Basi, certo che fosse a Kings Cross. Quando siamo usciti dalla metro mi son reso conto che lo show era dall’altra parte delle città. Un’eternità su un treno per poi finire a mangiare da Pain Quotidien in Pancreas Road. Alla fine mi perdonano sempre • 22

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apr/stile Da sinistra a destra: Camera vintage H OL G A Borsa POLLI N I . Scarpa MAR N I . Occhiali vintage C H RISTIA N DIOR . Spille e rossetto C H A N EL .

Le MĂŠpris

B Y LOMO .

Fotografia alberto pellegrinet Realizzazione ILARIA NORSA

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Apr /shot!

SCOTT BARNHILL Sul Palco Da quando è stato scoperto nel ’95 da un model scout il giorno del suo diciottesimo compleanno in un club a Disney World, Scott ha lasciato il suo lavoro nei cantieri edili di Chicago per calpestare le passerelle di tutto il mondo e per prestare volto e corpo ad un’infinità di campagne pubblicitarie. Ora ha fondato Black Box, “una band rock alternativa con una grande anima, rapporti interpersonali grandiosi”. Uno dei modelli più popolari degli ultimi quindici anni ora “esprime le sue emozioni in musica”. Non ha smesso di skatare, né di surfare.

Intervista PIER MARIO SIMULA Fotografia BRUNO STAUB

blackboxexposed.com

— In quale preciso momento hai deciso di iniziare a fare musica? L’ho sempre voluto, sin da quando la mia memoria riesce a ricordare. Oh, i vecchi pezzi passati dalle radio di Chicago, come mi prendevano... Ho iniziato facendo il dj, poi volevo imparare a suonare uno strumento vero e mi son detto “se lo vuoi davvero, ce la farai”. E così è stato, ho capito che potevo riuscirci! Il resto è un fatto di energia, come sfilare mettendoci tutto te stesso, però qui si tratta di un “prodotto” interamente tuo, più emozionale. — Come nascono canzoni come Heaven o Sametime? Da emozioni reali. Heaven è nata in memoria di mia nonna, dall’idea di cosa puoi dire sul mondo mentre ti guardi indietro dopo essere scomparso. Sametime, invece, è tutta sugli opposti e le contraddizioni che interagiscono nella vita. Io scrivo i testi, la musica la decidiamo insieme agli altri tre (basso, chitarra e batteria). — Sulla home del vostro sito c’è un bel video. Chi lo ha girato? Grazie, è effettivamente un bel risultato. È stato diretto da Paris Kahn, e il titolo del pezzo è I Know. — C’è un album all’orizzonte? Per il momento non ho intenzione di registrare un album. Preferiamo che la gente ci apprezzi dal vivo. L’unico brano inciso finora è Heaven, di cui parlavamo prima. Fa parte della compilation Hardrock Serve3, un progetto di beneficenza in cui si sentono anche John Lennon, Joss Stone e Bruce Springsteen. Fa bene all’anima sapere che i soldi ricavati possano servire per una giusta causa • 24

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Apr /moda

REPORT SFILATE DONNA A/I 09/10 New York, Londra, Milano, Parigi

Junya Watanabe Comme des Garçons ARMAND BASI ALEXANDER WANG

Per l’Autunno/Inverno 09/10 si schierano due eserciti. Da una parte ragazze severe e taglienti in nero, orlo corto e giacche da motociclista killer, dall’altra signore dal look più parigino. In entrambi i casi non è proprio il momento di restare indecisi. Volta l’angolo, scegli il tuo lato, mantieni la tua posizione. Nessun compromesso… Testo DEAN MAYO DAVIES

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Apr /moda

GUCCI GIVENCHY

Ann Demeulemeester HAIDER ACKERMANN ROBERTO CAVALLI

Le rivisitazioni di Junya Watanabe dei piumini nero pece passano dall’estetica Edoardiana al romanzato tetro. Con visi pallidi che sembrano acquerelli gotici, 51 uscite all’insegna della funzionalità più moderna dove questi capispalla pratici e caldi si confermano fra i must più riusciti del designer. Da Comme des Garçons, nel contempo, Rei Kawakubo fascia le teste delle modelle con reti, labbra rosso fiamma in evidenza. I toni carne contrastano con il khaki, in una collezione bizzarra. Trompel’oeil cartooneschi, sahariane stampate su mantelle, un blazer su una giacca col collo asimmetrico e dita su stringate da uomo. Markus Lupfer propone la sua migliore collezione di sempre per Armand Basi One, dando al marchio spagnolo una scossa di Teddy rock ‘n’ roll. Capigliature col ciuffo e scarpe in rettile con suole increspate per una collezione in grigio, voluminosa, spalle abbassate e ampio uso di punti metallici su giacche da motociclista, camicie, felpe e pantaloni con stiratura al centro. Girls will be boys. Alexander Wang è una griffe amatissima anche dalle modelle, un designer con una destrezza acquisita nell’enfatizzare quel look da killer a riposo che le ragazze molto cool bramano. Per questa stagione 26

le sue creature hanno un tocco più soirée, con dettagli asimmetrici su abiti fascianti e di una forte sartorialità. Nessuna paura per gli affezionati, infatti non mancano giubbotti con frange di pelo, shorts in pelle e pantaloni aderentissimi con dettagli cut-out. Dura. Sarebbe il modo più conciso per sintetizzare la collezione Autunno/ Inverno 2009 di Ann Demeulemeester, che dà seguito ad alcuni dei suoi pezzi dalle tinte più chiare sperimentati nelle ultime sfilate. Dopo i primi 5 look totalmente neri, sotto le giacche appare gradualmente il bianco in strati leggerissimi, che diventano abiti fluttuanti rasoterra da portare con corpetti in pelle multi-fibbia. Una ricchezza di tattilità nei tessuti nero su nero, opulenti, goffrati, sottolineati dalla decostruzione. Haider Ackermann, uno dei più apprezzati underground, potrebbe vedere le sue vendite crescere esponenzialmente questa stagione. La sua sontuosità in una collezione di drappeggi ben realizzata dovrebbe ottenere consensi da più parti. Roberto Cavalli si dirige verso un universo più scuro, sexy ed aggressivo. Stivali cuissard, giacche in suède ornate di borchie e fouseaux in pizzo sono destinati a diventare dei must-have. Rodeo


Apr /moda

ALEXANDER McQUEEN prada

NINA RICCI MISSONI

Gucci trasuda di rock androgino alla Bowie; tailleur maschili taglienti come rasoi, camicie a righe e pantaloni a sigaretta, a vita alta, sono i capi più incisivi di questa eterogenea sfilata firmata Frida Giannini. Fast. E anche Furious. I miniabiti fatti di strisce, quasi brandelli, proposti da Mark Fast, canadese trapiantato a Londra, sono una vera e propria aggressione ai sensi. Con capelli effetto bagnato tirati indietro, rossetto rosso e trucco scuro sugli occhi, queste donne sono fiere e senza paura. Da tenere d’occhio Fast, una delle scintille che brillano maggiormente nel panorama attuale. E ora qualcosa di più complesso. Givenchy è uno dei pochi che unisce i due aspetti: quello severo e quello femminile. La genialità di questa collezione sta nella natura trascendentale combinata ad un approccio moderno e grafico nei dettagli Couture, una valida chiave di lettura del direttore creativo Riccardo Tisci. Spalle costruite e arrotondate, tweed, pellicce ed elementi diafani interagiscono in un insieme che va dai completi agli abiti ai top da sera. Diversi da quelli delle giovanilistiche passerelle parigine del momento, questi abiti potrebbero essere – e saranno – indossati da un ampio spettro di donne, non solo dalle ventenni in sfilata.

Olivier Theyskens lascia Nina Ricci proprio pochi giorni dopo la presentazione Autunno/Inverno 2009. Il che è un peccato. Nella collezione si avverte che il marchio ora è proiettato in avanti, non dimenticando l’aiuto che danno le incredibili platform simil zoccolo; sicuramente le scarpe più ambite dagli editoriali della stagione. Missoni propone un grunge maturo, con strati e strati di maglia multitexture sovrapposti e sciarpe che strisciano per terra. In una palette slavata, stratificazioni chic al meglio dei risultati. Il messaggio è “di più, ancora di più”. Intanto Jonathan Saunders, alla sua seconda stagione da Pollini, propone una sartorialità elevata, vestiti e giacche pulite, a scatoletta, in toni juicy, che includono il cobalto e il verde. Alta società londinese come sempre da Giles, che unisce la maestria della sartorialità maschile all’idiosincrasia britannica. Lo styling è della collaboratrice storica Katie Grand. Per questa stagione il mood è “abrasivo” con cocci di vetro e spuntoni su gonne a imbuto, vestiti e maglieria in Mongolia. Ragazze hardcore tatuate prese da Camden sfilano alternandosi a supermodelle come Rachel Williams, Catherine McNeil e Erin Wasson, mentre rimbomba il noise brutale del gruppo

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balenciaga Marc jacobs

louis vuitton jil sander

An Experiment on a Bird in the Air Pump. Un po’ Leigh Bowery, un po’ un recupero della già vista lingua sulla guancia – con un trucco ispirato al performer dell’East londinese The-O – Alexander McQueen ricrea uno show che sa di epico in pied-de-poule con classiche silhouette d’alta moda. Miuccia Prada, che propone una collezione di meravigliosi completi stoici e cappottoni da indossare con calze grosse e stivaloni da guado con tacchi alti, non poteva offrire un contrasto più forte. Lontana dalle preoccupazioni della città e della vita notturna, la sfilata genera l’effetto che ha sempre una collezione Prada: provoca discussioni e analisi nei più intellettuali critici della moda. La sorpresa della stagione viene da Nicolas Ghesquière per Balenciaga, che si allontana dalla fantascienza e si concentra sulla vita domestica. È la quintessenza dello stile parigino – d’altronde la sfilata è stata al Crillon – colori che ricordano i gioielli, stampe sfacciate e stridenti, gonne dai drappeggi intricati che innalzano la femminilità rispetto alle stagioni precedenti. Il segno distintivo? L’inconfondibile silhouette di Ghesquière, che dona l’equilibrio di una grafia riconoscibile. Marc Jacobs è il designer del “feel-good” 28

della nostra generazione. Ed è ciò che conferma per l’A/I 09/10, con un’ode alla New York degli anni Ottanta e ai templi della notte come il Paradise Garage e The Palladium. Capelli e trucco inconfondibilmente New Romantic/New Wave – come alcune delle tonalità neon più selvagge – tanti abitini, giacche e pantaloni, da poter indossare anche scombinati. Bilanciamenti impeccabili distanti dalla pura nostalgia, un equilibrio che Jacobs porta anche da Louis Vuitton, con un omaggio alle muse parigine degli Ottanta - Inès de la Fressange, Victoire de Castellane e Marie Seznec, modella per Lacroix. Pizzo e balze per una collezione sexy, civettuola, ottimista, in contrasto con l’aggressività proposta dalla maggior parte delle altre Maisons. Infine, la visione più schietta e concisa di questa stagione? Jil Sander by Raf Simons come sempre, che propone tagli scultorei ispirati al ceramista francese Pol Chambost. La sua visione eguaglia la bellezza delle opere dell’artista di metà Novecento, con lampi di giallo intenso o arancio che rompono superfici ampie e stondate •

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Moda/

The New Girls. Fotografia Vicky Trombetta, Moda Marcelo Burlon

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Tao Okamoto

22, Giappone. Ha sfilato per Louis Vuitton, Miu Miu, Dolce & Gabbana, Yves Saint Laurent, Alexander McQueen e Marc Jacobs. In questa pagina indossa smanicato G i v e nchy by R i cc a r d o T i s c i e jeans W r a ng l e r .

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Evelina Mambetova

18, Ucraina. Ha sfilato per Yohji Yamamoto, Sonia Rykiel, Vivienne Westwood, Alexandre Hercovitch. In questa pagina indossa Giacca con swaroski G i v e nchy by R i cc a r d o T i s c i e Shorts Pepe Jeans .

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Lovani Pinnow

18, Brasile. Ha sfilato per Jil Sander, Veronique Branquinho, Nina Ricci, Marni. In questa pagina indossa Canotta N e i l B a r r e t t e Jeans G a s .

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Hanna Rudolf

16, Svezia. Ha sfilato per Prada, ChloĂŠ, Giambattista Valli, Maison Martin Margiela, Calvin Klein. In questa pagina indossa T-shirt, shorts e scarpe T o p Sh o p .

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Juju

18, Russia. Ha sfilato per Maurizio Pecoraro, Valentin Yudashkin, Roberto Musso. In questa pagina indossa T-shirt P r a da , Gilet D i e s e l B l ac k G o l d e Jeans M a i s o n M a r t i n Margiela .

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Gracie Carvalho

18, Brasile Ha sfilato per Stella McCartney, Viktor & Rolf, Ralph Lauren, Blumarine, Carolina Herrera. In questa pagina indossa Camicia D i e s e l B l ac k G o l d e Jeans n o l i ta .

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Yulia Leontieva

17, Russia Ha sfilato per Givenchy, Hussein Chalayan, Comme des Garçons. In questa pagina indossa Canotta in seta J i l S a n d e r .

Hair Stylist Federico Ghezzi/Victoria’s. Make-Up Giorgia Pambianchi/Victoria’s. Modelle Tao/Women, Hanna Rundolf/WhyNot, Evelina/Women, Gracie Carvalho/WhyNot, Juju /Dmanagement, Julia Leontieva/WhyNot, Lovani Pinnow/WhyNot. Assistente Fotografo Alan Chies Assistenti Moda Andrea Pappalettera, Elia Quadri. Si ringrazia Numerique. it e Alessandro Critico/ Studio Pestalozzi4.

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apr/bellezza Colour Casting

Dall’alto: Dolce & Gabbana. Dior. Giorgio Armani. Elizabeth Arden. Chanel. Yves saint Laurent. Guerlain. Givenchy. CK.

Fotografia alberto pellegrinet Realizzazione IAN RADOLOVICH

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Apr /moda

Moda/ KitsunĂŠ

Spring.09 Fotografia Bruno Staub, Moda Jean-Michel Clerc.

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A sinistra: Camicia in Denim, k i t s u n é . Bermuda in denim leggero, trussardi jeans.

Collana, d i o r h o m m e . A destra: Cardigan in cachemire, k i t s u n é . Bermuda in jersey, t r u s s a r d i 19 9 1.

French touch con un twist

Uno sguardo alle proposte primavera-estate 2009 di Kitsuné, il poliedrico brand parigino sinonimo di uno stile casual-mente sofisticato e di un sound tra i più innovativi della ville Lumiere. Daily tuxedo da indossare sopra la t-shirt, pull e shorts d’impronta preppy, camicie in denim e cardigan tricottati che sembrano rubati al guardaroba del nonno. L’uomo di Kitsuné sceglie capi dall’allure nostalgica, mixando dettagli retrò e savoir faire in chiave moderna mentre passeggia per i boulevard della riva Gauche o i viali alberati di Place de la Concorde. Kitsuné veste gli emuli di Alain Delon con iniezioni di spunti beatnik alla Serge Gainsbourg, definendo il perfetto canone effortless e impeccabilmente chic che si staglia all’ombra della Torre Eiffel. kitsune.fr Testo CARLO PRADA

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Apr /artenews

FOTOGRAFIA EUROPEA A REGGIO EMILIA

Crea lo stato ideale Sono aperte le selezioni per FREeSHOUT!? 2009, festival per creativi nato dalle menti dell’equipe FREeS.CO. Questa volta si richiede la creazione di stati concreti o mentali (con indicazioni di popolazione, bandiera, inno nazionale, forma di governo; ogni metafora è ben accetta), attraverso progetti di carattere espositivo o performativo che li rappresentino. Tra tutti i selezionati che faranno parte della kermesse a Prato il prossimo Ottobre, è prevista l’assegnazione di un premio di mille euro per il progetto giudicato più meritevole. Ne riparleremo come sempre. freeshout.it Nudisegni Una mostra voluta dalla Fondazione Bevilacqua La Masa interamente dedicata ai grigi della matita, come strumento di base dell’illustrazione nei vari campi di applicazione, dalla scenografia alla pittura, alla scultura, all’architettura. In esposizione ci saranno i lavori di circa cinquanta studenti di Accademia di Belle Arti e Iuav di Venezia, per la cura di Annalisa Tornabene. Dal 4 Aprile al 3 Maggio allo Spazio Elastico. bevilacqualamasa.it

Uovo Anche quest’anno Milano ospiterà Uovo Performing Art Festival, alla sua settima edizione. Dal 6 al 24 Maggio si alterneranno le espressioni performative di Socìetas Raffaello Sanzio, Jérôme Bel, Kinkaleri, Claudio Sinatti, Pathosformel e molti altri creativi che, in linea con la filosofia di Uovo, “promuovono un approccio indisciplinare e indisciplinato alla creazione artistica”. Durante l’anteprima del 29 e 30 Aprile vedremo Figure di Plumes dans la tête di Silvia Costa e Roter Schnee di Roberto Paci Dalò/Giardini Pensili. uovoproject.it A Est di Niente Alla Fondazione 107 di Torino si inaugura il 7 Maggio una grande mostra dedicata a quell’area, sospesa tra Oriente e Occidente, sede di Risiko ottocentesco tra Impero Zarista e Impero Britannico, definita come Asia Centrale. In esposizione fino al 27 Settembre oltre cento opere di trenta artisti, alcuni dei quali saranno presenti alla prossima Biennale, altri meno noti. L’intento della mostra, curata da Valeria Ibraeva e Enrico Mascelloni, è far riaffiorare le antiche culture presovietiche e preislamiche, contaminate dagli influssi orientali. progetto107.com (Pier Mario Simula)

“Catturare con uno scatto fotografico il cuore del tempo, fino a raggiungere e sfiorare l’eternità.” Questo è il grande obiettivo della quarta edizione di Fotografia Europea, per la cura di Elio Graziali. Un calendario fitto di eventi tra lectio magistralis, workshop, proiezioni, dibattiti e performance, riunisce personalità del panorama intellettuale e artistico nazionale e internazionale in un totale di circa cento location. Con un omaggio a Josef Sudek, uno dei grandi fotografi dello scorso secolo, ed un evento speciale in memoria di Jean Baudrillard, critico della società dei consumi e teorico del pensiero postmoderno scomparso nel 2007, curato dalla moglie Marine e dal filosofo e musicista Jean-Paul Curnier. Le mostre verranno inaugurate dal 30 aprile al 3 maggio e saranno poi visitabili fino al 7 giugno. (Nell’immagine: Françoise Huguier, Le corps de l’inconnue, 2002. Agenzia Rapho.) fotografiaeuropea.it PMS

i NETWORKS DI ANDREA SALA Sculture astratte dalle curiose geometrie, quasi aliene. Eppure la sensazione che si avverte è quella di aver già visto quelle forme da qualche parte. Networks, alla Schiavo Mazzonis Gallery di Roma fino al 13 Maggio, è il titolo dell’ultima personale di Andrea Sala. Si tratta di un’installazione complessiva di opere inedite che da un lato strizzano l’occhio al famoso film di Sidney Lumet (Network, o Quinto Potere se preferite) e ancor più direttamente si rifanno a quelle forme ed immagini che hanno contraddistinto il paesaggio visivo delle prime trasmissioni televisive italiane: loghi, sigle, grafiche, cartelli degli intervalli e i classici monoscopi, quelle figure geometriche bizzarre che comparivano di notte, accompagnate dall’inconfondibile sibilo. Il 33enne artista italiano di stanza a Montreal, esplora quel mondo che, per quanto recente, sembra già confinato nei soli ricordi del passato. Ne fa un percorso di sculture astratte, a metà tra oggetti di design e pura invenzione, sperimentando materiali e superfici che per le loro caratteristiche rimandano continuamente ad altri immaginari. Cinema, televisione, natura e architettura si addensano nelle opere di Andrea Sala in una sintesi attenta e minimale. schiavomazzonis.com

NUOVI SPAZI PER L’ARTE SOTTO IL VULCANO Sotto il vulcano c’è fermento. A Catania vengono aperti due spazi dedicati all’arte contemporanea, grazie a due fondazioni private. La Fondazione Puglisi Cosentino inaugura Costanti del Classico nel XX e XXI Secolo. La sede è l’antico Palazzo Valle creato dal Vaccarini nel 1741 e recuperato grazie ad una totale ristrutturazione. 70 gli artisti, da Degas a Matisse, Picasso, De Chirico e Duchamp. La Fondazione Paolo Brodbeck inaugura, invece, Fortino 1, primo progetto espositivo di durata quadriennale, che vedrà alternarsi vari artisti (Nell’immagine: Michael Beutler, Senza Titolo, 2009. Installazione in legno e carta. Fotografia Lidia Tropea). La sede è un’immensa ex fabbrica della liquirizia, nel quartiere popolare di San Cristoforo, cuore antico della città. Da un lato quindi un palazzo museale elegante, rigoroso, molto formale. Dall’altro un ambiente multiforme, ancora in fase di ristrutturazione. A Palazzo Valle le opere verranno accolte, al Fortino verranno create. In una città dove l’arte contemporanea è stata spesso relegata a piccole, quanto coraggiose iniziative, questa doppia presenza stimola e fa ben sperare. Rocco Rossitto 42

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Apr /arte

ANDREA MASTROVITO Monsieur Butterfly Trentenne, bergamasco, Andrea Mastrovito è uno dei più prolifici artisti italiani della sua generazione. Bellezza, paura, ironia, colore e citazioni che spaziano indistintamente tra cultura “alta” e “bassa” compongono il suo immaginario densissimo e insieme pop. La galleria 1000eventi inaugura la mostra 5+1 from a Big Crash to a New Deal, uno dei sei artisti è proprio Andrea Mastrovito che per gli spazi dell’ex azienda tipografica, oggi sede di Assab-One, ha pensato ad un intervento che sposa la sua passione per i ritagli di carta con il passato del luogo.

Intervista RICCARDO CONTI Ritratto MATTEO MONTANARI

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andrea mastrovito — Ad Assab-One presenti la tua nuova installazione. Ci racconti com’è nata l’idea? Il progetto è in qualche modo legato al passato di quel luogo come fabbrica di libri? In realtà il progetto non è nato per Assab... È andata così: una sera viene a casa mia Zizi che come sai è il mio amico più caro, e mi chiede se posso fargli un regalino da donare ad una ragazza per il giorno dopo, io ero impegnatissimo ma Zizi insiste e mi dice: “prendi un libro e inventaci qualcosa su”. A questa ragazza piace la danza allora mi viene in mente di prendere un ArtBook su Degas e così comincio a ritagliare le ballerine e le faccio venir fuori dal libro. Mi è subito piaciuto come lavoro, forse un po’ Arientiano, anche un po’ alla Thomas Hallen, che è anche uno degli artisti che parteciperà alla collettiva da 1000eventi. Quindi tutto è partito da questo lavoro sulle ballerine di Degas, però poi ho voluto trovare qualcosa nei libri da

animare allo stesso modo ma in scala uno a uno, per dargli un impatto ambientale. Così ho pensato ai fiori. Molti dei libri di fiori che ho trovato hanno molte di queste riproduzioni in scala reale. Il progetto è diventato quello di tappezzare una sala con questi libri ritagliati e rendere verde una zona che verde non è, come una galleria o una piazza. Poi, parlando con i curatori di Assab-One ci è sembrato il posto ideale: fare fiorire dei libri in uno spazio in cui venivano prodotti mi è sembrato stupendo. In quello spazio poi ci sono ancora dei grossi macchinari che sono come delle incubatrici dei libri, delle serre dalle quali posso fare uscire dei fiori. Sono molto contento perché il progetto, dopo Assab-One, farà un bel giro per il mondo… — Recentemente hai fatto un intervento per lo store Dior Homme Royale a Parigi. Ci vuoi raccontare come sei intervenuto? Anche in quel caso è successo tutto quasi

Allo stadio di Bergamo tutti i tifosi mi chiamano Giotto. semplicemente perché ho dipinto lo stadio.

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casualmente. Kris Van Assche, lo stilista della linea uomo di Dior, è anche un artista visivo e per vari motivi ha conosciuto Barbara Polla che è la mia gallerista di Ginevra che lo ha coinvolto in un paio di collettive da due, tre anni a questa parte. Guardando alcuni lavori degli artisti della galleria è rimasto colpito dall’installazione per una mostra nel 2006 dove avevo ricoperto dei muri con delle farfalle bianche. Gli piacque moltissimo, e così parlando con la mia gallerista espresse il desiderio di ospitare un mio intervento nella boutique di Parigi. Parlando con Kris mi sono trovato subito a mio agio: ha solo due anni più di me e ricopre un ruolo molto importate, la cosa che mi ha subito colpito è stata la sua passione per il lavoro e per quello che fa, soprattutto il rispetto che ha per tutte le persone che lo circondano. Anche nel mio lavoro questo è molto importante perché senza la collaborazione degli


Apr /arte

altri il mio lavoro non esisterebbe. Successivamente Kris mi ha parlato di come immaginava l’uomo della sua collezione, quell’idea di cavaliere antico trasportato nella contemporaneità, oltre all’emblema della farfalla che per altro nella lingua francese ha un significato particolare associato alla morte: quando qualcuno ti dice che hai “le papillon noir” significa che sei triste o depresso, lui è belga e quindi come tutti i belgi ha questo particolare senso dell’ironia e una malinconia, basta pensare a Magritte o a Delvaux… Così ci ho riflettuto un po’ e mi sono presentato da lui senza anticipargli niente, con queste migliaia di farfalle fustellate e con due tende di carta da esporre in vetrina. È stato un lavoro semplice ma sono molto soddisfatto e Kris è stato entusiasta. Certo fa pensare il fatto che una “mostra” in una importante boutique abbia riscosso più attenzione da parte della stampa di tante altre che ho fatto… mi chiamano anche dall’India per sapere di questo lavoro… — Ecco, appunto, l’altra domanda che volevo farti è proprio questa: pensi che il sistema della moda sia fondamentale oggi per quello dell’arte? Penso che sia qualcosa di inscindibile oggi. Però se pensi ad una di quelle Operette Morali di Leopardi, Dialogo tra la moda e la morte, scopri che le due sono sorelle. Tutte e due sono legate dalla stesso destino transitorio… — Beh, certo, il concetto di Vanitas nell’arte non è così recente, per lo più non si sono mai visti così tanti teschi nelle gallerie come oggi… Verissimo, ecco l’arte dovrebbe avere qualcosa di più che la faccia sopravvivere alla morte. Per me la cosa più bella è quando l’arte riesce ad avere dei “figli”. Platone, riferendosi agli artisti e ai pensatori in genere diceva che anche se loro non avranno dei figli in vita avranno comunque dei figli immortali, perchè tutti quelli che si ispireranno a loro saranno come dei discendenti: la trovo una cosa bellissima. — In alcuni dei tuoi lavori compari anche tu, come protagonista ma senza troppo protagonismo mi pare, piuttosto come una presenza discreta che a volte sembra esplorare i paesaggi e gli ambienti… La mia presenza in realtà la puoi avvertire in ogni lavoro, anche quando non faccio quelle “comparsate”. Per me è importante esserci sempre per indicare una direzione nei miei lavori e la mia manualità. L’ultima mia mostra, Nickelodeon, ispirata ad un film di Tim Burton, è una sorta di remake di quel mediometraggio con la mia mano presente che fa avanzare i frame dei film che ho riprodotto: in quei libri c’è già tutto, è la mia mano, il gesto che faccio che parla di me, della mia presenza. È anche un modo per capirle e svelarle. è come per il cinema: non tutti sanno cos’è l’otturatore. La mia mano ha un po’ la stessa funzione, nel senso che permette al cinema così come alle mie opere di potersi vedere. Per questo ci tengo a comparire, per indicare a chi guarda le opere che è possibile attraversarle, entrarci. — Quali sono gli artisti della tua generazione che guardi con più interesse? Se parliamo dell’Italia posso farti tre nomi, tre personaggi che in questi ultimi anni ho preso come punti di riferimento, il loro lavoro

In questa pagina: “N.R.U.”. Collage e aniline, carta su tela. Dittico. 2009. Courtesy Foley Gallery, New York. Nella pagina accanto, dall’alto: Intervento presso lo store Dior Homme Royale, Parigi. “Mi sembra che stia arrivando l’autunno”. Collage e Pittura Acrilica, carta su tavola. 2006. Collezione privata.

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è molto diverso dal mio: Luca Francesconi, Nico Vascellari e Alice Cattaneo. — Millionaire, il film di Danny Boyle, ha vinto 8 Oscar, lo hai visto? Tu che hai partecipato alla versione italiana del quiz che effetto ti ha fatto? Tra l’altro Millionaire è anche il titolo di una tua personale del 2007… Non ci crederai, ma non ho ancora visto quel film! Un po’ anche perché ho una sorta di paura verso i film bollywoodiani… tutte quelle ore, quelle canzoni! Anche se so che Millionaire è un’altra cosa e senz’altro andrò a vederlo. Per quanto riguarda la mia partecipazione alla trasmissione, beh, tanti hanno pensato che la mia fosse una sorta di performance, tanti mi hanno detto che anche John Cage aveva partecipato a Telemike, io nemmeno lo sapevo! In realtà io ci sono andato perché semplicemente l’ho sempre guardato e dopo aver chiamato e risposto ad alcune domande ho fatto il test e così via… mi ha fatto piacere anche perché durante la puntata ho tirato fuori il meglio di me, nel senso che continuavo a fare battute. Per me poi, se uno è un artista lo è anche quando va in banca! Allo stadio di Bergamo, ad esempio, tutti i tifosi mi chiamano Giotto, semplicemente perché ho dipinto lo stadio! — Ecco, appunto: ma per te è più importante l’arte o l’Atalanta? Ma che domande... L’Atalanta ovviamente! •


Apr /designnews

designpubblico.it

Design Adriatico Parte da Milano con una preview al Superstudio Più (9/17 Maggio), per poi spostarsi al Porto di Ancona (1/15 Giugno) e a Spalato (1/5 Luglio) un progetto in tour tutto dedicato alle più belle realtà del design dell’area adriatica. Si chiama AdriaticDesign, è presentato e curato dal Centro Sperimentale di Design Poliarte e coinvolge liberi professionisti, agenzie, aziende. L’iniziativa è suddivisa in diversi ambiti: communication, exibit, fashion, furniture, graphic, interior, multimedia, naval, product, web, video, ergonomie. centrodesign.it (Pier Mario Simula)

La Stanza dei Giochi Anche quest’anno l’associazione D.O.C (Dergano Officina Creativa) si distingue con una proposta alternativa ai consueti appuntamenti del Fuori Salone che “apre una finestra sul mondo del fare contemporaneo in bottega”. Dal 22 al 27 Aprile, gli atelier del quartiere Dergano-Bovisa che fanno parte dell’associazione D.O.C interpretano, attraverso la creazione di oggetti e installazioni, il tema del “Gioco”. Il circuito espositivo è completato dalla presenza, in un ampio spazio industriale del quartiere, di lavori proposti da aziende e designer in linea con lo spirito D.O.C. Prevista anche un’area “autoproduzione gioco”, curata dal designer Angelo Porazzi. Principale partner è Best Up, il circuito impegnato nella promozione dell’abitare sostenibile.

RICHARD HUTTEN: CLOUD CHAIR Olandese, profondamente ironico e con una passione particolare per la semplice forma del tavolo, come oggetto rapsodico della sua creatività. Richard Hutten è uno degli iniziatori di Droog Design, il laboratorio di design olandese che ha sfornato negli ultimi anni una serie di eccentrici progetti diventati immediatamente oggetti di culto. Nel 1994 ha ottenuto visibilità internazionale con pezzi sempre in bilico fra arte e design, come l’iconico tavolo-panca The Cross. Voce imprescindibile del design, Hutten ha realizzato lavori che sono nelle collezioni permanenti dei più importanti musei del mondo. In occasione della settimana del design milanese la galleria di Ginevra Ormond Editions presenta la Cloud Chair che, come suggerisce il titolo, coniuga la forma morbida e impalpabile della nuvola con la solidità di una seduta che sembra quasi un trono. Volumi molecolari e specchianti di nickel placcato in alluminio in un’edizione limitata che riporta la firma dell’autore in ogni copia, proprio come un’opera d’arte.

Fotografia Tonatiuh Ambrosetti

Public Design Festival Cosa può offrire una piazza in termini di acco­ glienza, ospitalità e utilità? Alla ricerca di risposte a questa domanda, il collettivo Esterni ha pensato un festival denso di possibili soluzioni innovative e creative per le problematiche urbane (Milano, 18-26 Aprile). Piazza 24 Maggio è il fulcro da cui partono tutti gli appun­tamenti del festival, come duepercinque, presentazione di progetti di rivisitazione dei parcheggi urbani selezionati tramite bando di concorso e visionabili in anteprima sul web. Special guest di questa prima edizione sarà Winfried Baumann con le sue “soluzioni istantanee”.

VILLA JULIA BY JAVIER MARISCAL Il progetto Villa Julia presentato da Magis in occasione della settimana del design nasce dalla mente di Javier Mariscal, l’eccentrico designer spagnolo che molto spesso indirizza la sua creatività ad uso e consumo dei più piccoli. Anche in questo caso l’oggetto è semplice quanto divertente: una piccola costruzione di cartone che i bambini possono divertirsi a costruire, personalizzare, decorare, occupare e, se vogliono, smontare. La semplicità dell’oggetto offre la possibilità anche a loro di confrontarsi giocando con la tematica dell’abitare e del relazionarsi con uno spazio proprio. Javier Mariscal, fondatore dell’omonimo studio, non ha mai rinunciato all’aspetto artistico nella sua sconfinata produzione di oggetti, fumetti, cartoon audiovisivi, allestimenti e persino mascotte che hanno reso il suo segno decisamente inconfondibile. mariscal.com

ormond-editions.com Riccardo Conti

magisdesign.com RC

Pershing 115’ Gas Turbine Un vero e proprio gioiello personalizzato per un armatore brasiliano. Il Pershing 115’ da 35 metri supera sé stesso, con novità strutturali e tecnologiche. Innanzi tutto i due MTU diesel da 7400 cv totali e i due idrogetti Kamewa Rolls Royce da 40 nodi standard sono potenziati da una turbina a gas Vericor TF50 (oltre 5100 cv). Grande accoglienza negli ambienti interni grazie ad una luce a led calda e materiali raffinati e sobri, come l’acero sicomoro che caratterizza tutto il mobilio, marmo bianco, parquet e moquette per i pavimenti, pareti e corrimano rivestiti in pelle, tutto il decor curato da Fendi Casa. La planimetria presenta salone, sala da pranzo, una playroom con hi-fi e tv 42”, quattro cabine, tutte con bagno indipendente, più tre alloggi doppi per l’equipaggio.

derganofficinacreativa.it

(Leo Mansueto)

pershing-yacht.com Pier Mario Simula

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Apr /design

SOCIALIZING, SHARING, SHOPPING Il retail nell’era digitale Cosa può accadere se alle tradizionali logiche con le quali i brand progettavano i loro retails, si congiunge l’uso di gradienti tecnologici, che trasformano lo spazio fisico in elemento attivo e reattivo come se fosse un’interfaccia? E se a questo si aggiunge un processo antropologico nel quale le persone acquisiscono una vocazione sempre maggiore nel manipolare, condividere, inviare, trasformare le informazioni, le immagini e le proprie personali esperienze? Le dinamiche e le logiche relazionali nate nella rete e nello spazio digitale approdano in quello reale e fisico, convertendolo drasticamente. Testo BARBARA CORTI

La tecnologia (e quindi l’interattività) inverte le regole, crea e modifica luoghi, genera nuove forme di esperienza, non solo ridefinendo le forme del comunicare ma anche i comportamenti degli individui e la loro relazione con luoghi, esperienze, prodotti, brand. Quello a cui assistiamo è la generazione di due nuovi spazi di significato. Architetture sempre più permeate dalla tecnologia e da nuovi gradienti di intelligenza, e spazi digitali, della connessione, del network, che trasformano e tramutano le dinamiche sociali e relazionali fra gli individui e il loro rapporto con lo spazio, fisico e virtuale. In questo scenario il ruolo dei digital designer riguarda sempre più la capacità di creare spazi di interazione al di fuori dello schermo - oltre l’interfaccia display - stabilendo la misura di relazione tra il nostro corpo e lo spazio. Questo scenario si applica ancora di più agli spazi retail, storicamente i principali prototipi e territori esplorativi nei quali applicare nuove forme di innovazione e di messa in scena dei brand. In questa nuova “visione” del retail, sempre più ipersensoriale e crossmediale, l’uso reiterato della tecnologia e dell’interattività crea uno spazio “aumentato” e “ubiquo”, che coinvolge le persone, le avvicina alla marca attraverso la conoscenza del prodotto, della personalizzazione, della socializzazione, dell’interazione, e permette all’esperienza d’acquisto di prolungarsi nel tempo e nello

spazio. Alcuni modelli di concept store, ci fanno comprendere come l’uso di device digitali, della tecnologia e dell’interattività, sono sempre più sedimentati nei retails più innovativi. A Londra pochi mesi fa è stato inaugurato lo store di National Geographic aperto a Regent Street. Lo store è progettato proprio per restituire la sensazione di viaggio, ed è presente oltre a 1800 metri quadrati di pura brand experience, una camera al centro del seminterrato, dove i clienti possono provare gli indumenti programmando prima le condizioni atmosferiche avverse simulate. Adidas nel suo Innovation Center a Parigi (immagine in alto), attraverso un sofisticato sistema di rilevazione dell’andatura degli utenti durante la corsa, dà la possibilità alle persone di avere un prodotto con un altissimo livello di personalizzazione. Nell’Icon Store Levi’s di Bangalore in India, le casse tradizionali non esistono più: il pagamento può essere effettuato con ogni addetto in un punto qualsiasi del negozio tramite un sistema di palmari connessi. Esistono poi esempi meno complessi in cui, attraverso vetrine interattive, ottenute tramite semplici proiezioni, alcuni store prolungano l’experience anche dopo l’orario di chiusura, sia con format di approfondimento sul contenuto del prodotto, sia con puro entertainment. A NewYork Nanette Lepore, per lanciare una nuova linea di vestiti, ha realizzato un Rodeo

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concept store che amplifica il ruolo che può avere l’uso dell’interazione e della tecnologia. Il giorno dell’apertura del nuovo store retail, all’interno del flagship store a Manhattan Bloomingdale’s, gli shopper potevano provarsi un capo, condividere la scelta con gli amici inviando sui loro telefonini la loro foto con il vestito, avere in realtime il loro parere. Potevano condividere la loro esperienza di shopping attraverso dinamiche di social networking già consolidate online ma non ancora applicate al retail fisico. L’experience di shopping si arricchisce così di uno specchio interattivo in cui potersi provare virtualmente i capi, di un video multitouch che consente di selezionare e scegliere i prodotti, di un bluetooth per condividere la scelta con il proprio network di amici, di un e-shop con cui scambiare suggerimenti e poter acquistare online, di un sistema RFDI per trovare i prodotti all’interno del negozio. Il concept store ha generato un’attenzione media verso la stilista che ha coperto più di 80 copertine su giornali, 30 articoli dedicati all’argomento e più di 12 milioni di commenti e recensioni di blogger, con un effetto di word-of-mouth e di impatto comunicativo enorme, considerato che l’iniziativa è costata alla stilista meno di una pagina pubblicitaria sul New York Times. Il concept di Nanette ci apre la strada verso la comprensione di cosa può significare ripensare l’esperienza di acquisto in termini di interattività e multimedialità, vuol dire trascendere i muri del negozio, comprare qualunque cosa insieme agli altri, dovunque ci si trovi, significa sfruttare le potenzialità dell’interattività per generare nuove antropologie e trasformare radicalmente le dinamiche di relazione tra noi e lo spazio che ci circonda •


Apr /designnews

THE SOCIAL METROPOLIS

MORE ON MILAN DESIGN WEEK Via Tortona e dintorni pullulano di eventi durante la Design Week, impossibile vederli tutti. Da non perdere in zona le testimonianze eccellenti di una creatività duratura. Tre location che tutto l’anno parlano di arte, moda, architettura, durante il Fuori Salone si aprono a un pubblico diverso. Matteo Thun invita alle serate 37 Tortona in cantiere. Occasione unica per vedere l’avanzamento del nuovo complesso immobiliare mixed-use, ecosostenibile, fortemente iconico, che per l’occasione espone anche soluzioni di interior design e oggetti in linea con la stessa filosofia. 23/24 Aprile ore 18-24, via Tortona 37. Cappellini, con le altre aziende del gruppo Poltrona Frau, ritorna in zona all’interno del progetto Milano Design Village. In mostra nello spazio Tod’s di via Savona, le novità di Poltrona Frau, Cappellini, Alias, Cassina, affiancate da Thonet Vienna e Gufram. 22/27 Aprile, via Savona 56. La Fondazione Pomodoro presenta per il quarto anno il progetto Inside Art di Saporiti. Un laboratorio che esplora la ricerca di arredi destinati a grandi spazi per l’arte. Proposte di sedute di Paul Andreu (Parigi), Marti Guixé (Barcelona), Mauro Lipparini (Firenze), Eric Maria (Ginevra), Park Associati (Milano), Carlos Zapata (New York), a confronto con le opere della scultrice Magdalena Abakanowicz. 22/27 Aprile, Fondazione Pomodoro, via Solari 35. Gisella Borioli

Benvenuti nella Social Metropolis, dove le vecchie regole, quelle con le quali la comunicazione parlava con il proprio audience sono da gettare via, dove ciò che conta e ciò che sposta la misura dell’economia e del mercato sono le persone, le loro facce, i loro talenti. È un mondo in movimento quello della rete, che diventa ogni giorno di più un nuovo spazio di significato, è in evoluzione e la sua definizione è quasi impossibile, perché i tempi di crescita, di mutamento, sono così rapidi e veloci (sempre verso l’alto) che cercare di definire oggi i social media sembra un’impresa quasi impossibile. E invece il buon Jimmy Maymann, autore del libro, se la cava egregiamente, e la sua visione delle cose, in cui definisce le dinamiche di un mondo digitale, interpretandole come una metropoli in divenire, convince e coinvolge, così come la sua Youcracy in cui il paradigma è quello in cui gli utenti prendono il controllo delle informazioni e dell’economia, attraverso una nuova merce di scambio: quella dell’attenzione, della partecipazione, del giocarsela in prima persona, anziché barricarsi dietro strategie di comunicazione legate a vecchi schemi, di cui è meglio dimenticarsi il prima possibile. Come in una metropoli, nei social media, ogni forma di comunicazione deve necessariamente relazionarsi e confrontarsi con logiche, infrastrutture, culture, antropologie nelle quali le persone fanno la differenza, influenzano opinioni, si collegano e creano network nei quali i brand non hanno spazio e potere ma devono necessariamente piegarsi e debolmente inserirsi, cambiando le regole del gioco. La democratizzazione della comunicazione è il cuore del libro e l’impresa in cui si cimenta è qual è e quale sarà il nuovo landscape digitale dove i nuovi comunicatori dovranno “surfare”. Per ora The Social Metropolis esiste solo in versione digitale e si può downloadare all’indirizzo www. goviral.com/orderBook.php, l’autore preferisce distribuirlo gratuitamente, non si paga, semplicemente si baratta con i propri dati. Barbara Corti

A CASA DI MARTIN

A OGNUNO IL SUO iPOLLOCk L’idea è di Milton Manetas, artista multimediale greco di stanza a Los Angeles e Londra. Con la complicità di Memo Atken, Manetas ha sviluppato un’applicazione per l’iPhone che consente a chiunque di creare dipinti pollockiani col semplice movimento delle dita sul touch screen. L’astratto coacervo di linee e macchie multicolori che si materializza sul display può essere di volta in volta salvato nella memoria del telefono oppure cancellato con un “colpo di mano”, semplicemente scuotendo l’iPhone. Così come la sua prima versione in Flash lanciata online dallo stesso Manetas nel 2003 (invece delle dita, sul sito si “dipinge” con il mouse) anche la nuova applicazione promette di mietere parecchi proseliti. Si acquista sull’Apple Store a 99 centesimi di dollaro. L’assuefazione è garantita. jacksonpollock.org Leo Mansueto

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Maison Martin Margiela si affaccia nel mondo del design d’interni. E con Mat, Satiné, Brillant suggerisce il concept di una nuova domesticità. L’enigmatico stilista belga e il misterioso conciliabolo di adepti che ruota attorno a lui non hanno mai nascosto una propensione per il design. Le architetture e geometrie di certi abiti, volutamente bidimensionali o tagliati a forma di cerchio, triangolo o quadrato ricreano sul corpo proporzioni e silhouette che farebbero impallidire Euclide. In occasione del Salone del Mobile 2009, Maison Martin Margiela apre le porte del suo atelier d’interior e invita il pubblico a esplorare un ideale spazio abitativo che ricalca la poetica del bianco, romantico e a tratti spettrale, che da sempre caratterizza il marchio. L’installazione Mat, Satiné, Brillant ricrea in showroom l’atmosfera rarefatta e surreale dei luoghi all’interno dei quali si è definita una delle filosofie estetiche più incisive e prorompenti dell’ultima generazione. Prototipi e maquette di boutique, articoli domestici e arte del reciclo definiscono un habitat dominato da oggetti che ribaltano le aspettative con una familiarità solo apparente. maisonmartinmargiela.com Carlo Prada


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ANTEPRIMA FUORI SALONE Design Arte Cultura: tutto al Superstudio Quest’anno sono proprio tutti lì, i designer che contano, o conteranno, gli archistar e la generazione dei 30 and something, i progetti del presente e del futuro, quelle cose che i bambini fanno oh, e anche i grandi, perché gli allestimenti sono di per sé uno spettacolo, con una seria riflessione sulla sostenibilità, sul ruolo sociale del design. Il Superstudio quest’anno per il Fuori Salone fa le cose in grande sotto il segno dell’innovazione. Innanzitutto raddoppia, due sedi vicine e collegate (via Tortona e via Forcella), 13.000 mq di spazi espositivi (più della metà di tutti gli altri spazi e spazietti di via Tortona e dintorni messi insieme), un titolo che è tutto un programma, Temporary Museum for New Design, l’art direction del number one Giulio Cappellini, numerose incursioni nel mondo dell’arte e del lifestyle. Testo GISELLA BORIOLI

C’è l’inglese Tom Dixon che auspica un design più onesto e meno frivolo per poter raggiungere molte più persone, il neozelandese David Trubridge che si augura progetti di design meno irresponsabile e più rispettoso dell’ambiente, stesso parere l’italiana Ilaria Marelli mentre la slovena Nika Zupanc crede ad oggetti con dentro più cultura e l’israeliano Arik Ben Simhon a pezzi originali che si ispirano allo sport simili a opere d’arte, il che fa davvero la coppia di olandesi Brand van Egmond specialisti della luce. Nella disparità di intenti e di proposte, il mondo intero dei designer sembra allineato nell’uscire dall’oggetto-gadget che riempie le pagine dei giornali per la sua stravaganza ma vive una sola stagione. E per far questo Rodeo

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si è impegnato a fondo. Superstudio cambia faccia, cavalca il trend e seleziona rappresentanti del design nuovo corso, invitati ad esporre non solo prodotti ma anche la cultura dei loro prodotti. Con installazioni di grande impatto. A leggerne nomi, programma, eventi e appuntamenti c’è di che intasare l’agenda della settimana dal 21 al 27 Aprile andando solo lì. Si sa che ogni edizione del Salone del Mobile trasforma Milano in quella città che vorrebbe sempre essere. A dare il via è stato, nel 2000, proprio il Superstudio che ha aperto i padiglioni della General Electric appena dismessa, ad altri più fantasiosi usi. Con l’ambizione di diventare per poco tempo il MOMA del design ultracontemporaneo, i bianchi edifici del Superstudio Più e gli studi fotografici del Superstudio 13 quest’anno si trasformano in tante gallery che ospitano la punta del panorama internazionale e del nuovo Made in Italy, con una sfilza di nomi da brivido e un grande spazio ai nuovi talenti, seguendo il concetto “meno Fiera e più Museo”. Non mancano designer spaziali come Marcel Wanders regista di Moooi con un padiglione dedicato, Arik Levy che reinventa l’ufficio in verticale e mette un gigantesco vaso scultura nel cortile, Tom Dixon che pensa avanti guardando indietro e in un laboratorio virtuale presenta “elementi in pietra, in vetro smaltato con forme molto semplici e ridotte, contrapposte a costruzioni, finiture e materiali molto pesanti, incentrati sull’utilità e la longevità”, orgogli nazionali come Fabio Novembre, Matteo Thun, Paola Navone, e altri messi insieme da Cappellini per un progetto che rivoluziona l’Alcantara come uso e come materia. Ci sono giovani interessanti e gettonati come Ilaria Marelli, presente con una “personale” di mobili outdoor realizzati per Coro e una installazione alta cinque metri per la mitica e avveniristica, nonostante l’aspetto vintage, radio Tivoli, prodotta a Boston con nome italiano. C’è la tedesca Michaela Schleypen, che reinventa i tappeti in una sorta di Haute Couture tra pop e rock, intrecciando lane e alluminio con argentei effetti, e il francese François Azambourg, fresco vincitore del premio “Créateur de l’année du salon Meuble Paris” con le sue sofisticate sedie di lino colorato. Tra gli italiani lanciati nel mercato internazionale c’è Valcucine che va di vetro in vetro con una proposta trasparente e ecocompatibile, Foscarini che mette in scena un gigantesco caleidoscopio luminoso e interattivo su progetto del trentenne Vicente García Jiménez, L’abbate con le sue sedute raffinate, siano nuovissime o riedizioni. E i giovani? I nuovi talenti così difficili da scovare e sostenere? A loro è dedicato lo spazio “Discovering” con più proposte per la prima volta in mostra nel Basement, le misteriose stanze sotterranee una volta rifugi antiaerei. In un giro del mondo delle nuove idee ci sono i venti “Young Talents” di ogni dove, coordinati da Elle Décor, gli altrettanti “Hidden Heroes” ragazzi dotati ma ancora sconosciuti, e paesi emergenti come Brasile, Nuova Zelanda, Bulgaria, Corea, Turchia. In un confronto tra nord e sud, caldo e freddo, razionalità e fantasia, due grandi collettive sostenute dai rispettivi governi, a conferma dell’importanza dell’industria del design come

In apertura: “The Babel Tower” di TIVOLI AUDIO. In questa pagina, dall’alto: Druzhba4 DESIGN APPARAT. Screw Table TOM DIXON. Gabriele Centazzo per VALCUCINE. Angelo Micheli per ZERODESIGN.

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branch nazionale: dalla Svezia con amore la mostra Swedish Love Stories, che ancora una volta racconta l’abilità e la sensibilità dei designer svedesi, dalla Spagna, con passione, la movida del design catalano con una selezione dei loro talenti più calienti. Le interferenze con altri settori toccano sport e moda, con una mostra emozionale di Adidas Originals, progettata dall’art director Felice Limosani: “una installazione crossmediale e sperimentale, una narrazione ‘solida’ come l’originalità, ‘liquida’ come la creatività”, cioè due enormi magneti con tecnologia Nasa che rendono solido il liquido, mentre videoproiezioni e musica elettronica sottolineano il tema. In esterno, la casa “senza confini” costruita con pannelli ecologici addossati l’uno all’altro come un castello di carta, progettata da Angelo Micheli con Michele De Lucchi, invita a riflettere sull’ambiente, tocca il cuore e la memoria la “chiesetta” povera e poetica, decorata via via coi ricordi di architetti famosi e altri personaggi in processione proprio in quei giorni, pensata per Naba da Alessandro Guerriero e Stefano Dalisi. Un tour di navetta e siamo al Superstudio 13, duecento metri più in là. L’ingresso da via Bugatti porta diritto a bordo della Luminosa di Costa Crociere, l’ultima nata della flotta, nave completamente dedicata a design e arte contemporanea. Nella grande sala, installazione museale dove le opere di noti artisti invitano a scoprire il fenomeno contemporaneo e in rapida crescita della navigazione tra lusso e cultura. Sul lato opposto della location altro trend dei tempi moderni. Wellness e design si incontrano nelle sorprendenti Spa proposte da SpaDesign che mettono insieme il meglio del Made in Italy, estetico e tecnologico. Fuori, il parcheggio di via Forcella, si trasforma in un giardino, per far corona alle ville di Aldo Cibic per HHD. Resta un problema: dove ristorarsi? Non ci sarà bisogno di uscire nelle via affollate dei dintorni alla ricerca di un tavolino disponibile. In via Tortona si sceglie tra la “carte” fusion dell’Elle Décor Caffé, il menù lombardo del Dada Café rinnovato negli arredi da Slide, il Caffè Italiano con piccoli sfizi, la Cockteleria organizzata da Cosentino/Silestone, lo spazio Veuve Clicquot Ponsardin che offre una coppa di champagne mentre si visita la mostra Out of the Box con le installazioni di Tom Dixon, 5.5 Designers, Front Design, Karim Rashid. In via Forcella, menù mediterraneo al Superstudio Café progettato da Michele De Lucchi, menù a base di verdure biologiche nel giardino con La Cucina dell’Orto. Una anteprima da far venire l’acquolina in bocca. Devo programmarmi bene la visita per non scordare proprio nessuno. Già. Quasi quasi scordavo che il Temporary Museum for New Design... l’ho organizzato io.

Dall’alto: Aldo Cibic per HHD. Arik Levy per FLORA. Michaela Schleypen per FLOOR TO HEAVEN. Vicente Garcia Jimenez per FOSCARINI.

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HANDSOME FURS: DUE DI DUE È il side project del canadese Dan Boeckner, voce e mente dei favolosi Wolf Parade. Con lui la moglie Alexei Perry. Due gli album già all’attivo: Plague Park e il recentissimo Face Control (Sub Pop/ Audioglobe). La loro musica è costruita su una struttura essenziale: chitarra/voce/ synth e ha il piglio sexy dei Kills e dei Raveonettes. myspace.com/handsomefurs

Sonar 2009 Sono aperte le prevendite per la nuova edizione del festival sulla musica elettronica più conosciuto al mondo. Proprio per questo, prima che orde di giovani scandinavi (i più affezionati) vi precludano la possibilità di andarci, vi conviene già prendere i biglietti… tra le cose imperdibili c’è la panterona Grace Jones, lo storico duo anglosassone Orbital, lo showcase della Ed Banger e della Sunday Best e come sempre tantissimo altro. L’Italia quest’anno sarà presente con i Crookers. Dal 18 al 20 Giugno. Tutte le info sul sito sonar.es Amy Winehouse torna dal vivo E lo fa in compagnia di Cat Stevens, Paul Weller, Fratellis, Keane, Sly & Robbie: tutti assieme per celebrare i 50 anni della Island, meravigliosa etichetta discografica che ha fatto conoscere al mondo intero la musica giamaicana oltre a tutto il resto (U2, Nick Drake, Grace Jones…). L’evento si terrà a Maggio al London Shepherds Bush Empire. Volete sapere la data esatta? Andate su island50.com (Tommaso Toma)

Il ritorno dei Kasabian Preceduto da un brano offerto in downloading gratuito sul loro website (Vlad the Impale) e dal singolo Fire, l’8 Giugno esce il nuovo album della band di Leicester, interrompendo un silenzio che durava oramai da tre anni (ricordate Empire?). Il titolo del disco, West Rider Pauper Lunatic Asylum, alluderebbe a un manicomio inglese dell’Ottocento. Cose da pazzi, insomma. kasabian.co.uk Leonard Cohen Live in London Assente dal mercato dal 2004 (l’album in studio Dear Heather), il settantacinquenne maestro del cantautorato americano è appena tornato nei negozi con un doppio cd e dvd live che documentano il suo show dello scorso 7 Luglio alla 02 Arena di Londra, data cruciale del fortunato World Tour 2008 (84 date, 700 mila biglietti venduti). Con voce sempre più ruvida e struggente, accompagnata da una band di ben 9 elementi, la leggenda canadese propone una scaletta di 26 classici dal suo monumentale repertorio, da Dance Me To The End Of Love a Suzanne, da Hallelujah a I’m Your Man. Commovente. leonardcohen.com

Fotografia Matteo Montanari

COSE IN FAMIGLIA

— Qual è la filosofia degli Handsome Furs? D Cercare di fare al massimo il meno possibile! — Perché i vostri due dischi sono ricchi di riferimenti al Nord Europa? A Questa attrazione penso che abbia origine dal fatto che noi canadesi viviamo più o meno sulla loro stessa latitudine. Tra una ragazza scandinava e una canadese penso che ci siano delle affinità nei caratteri e nella psicologia. — Come reagisci se affermo che tu, Dan, hai una voce sexy, anche quando canti con i Wolf Parade? D Resto un po’ stupito! Perché non credo di avere una voce sexy! Comunque qualcuno me lo ha già detto, mentre altri affermano che la mia voce assomiglia a quella di Jimmy Sommerville, in particolare quando cantava nei Bronski Beat! Tommaso Toma

Sodalizio sentimentale che diventa sodalizio artistico. Succede con Grand Duchy, sigla sotto la quale si celano i nomi di Black Francis e della sua compagna Violet Clark. Il deus ex machina dei Pixies, dopo anni di scorribande solitarie, tenta l’”esperimento di coppia” e per l’occasione risfodera un bel po’ della leggendaria forza abrasiva del passato. L’album che sancisce il debutto del duo si intitola Petits Fours (etichetta Cooking Vinyl) ed anche se è in circolazione già da diverse settimane non è mai troppo tardi per segnalarne l’esistenza. “Abbiamo scelto di chiamarci Gran Ducato pensando al Lussemburgo”, ha raccontato Black Francis. “Ho sempre avuto una sorta di ossessione per i micro stati. Forse un giorno andremo a vivere lì, nel cuore esatto dell’Europa. Un posto equidistante da tutto e molto lontano dall’Oregon. Il freddo e grigio Oregon”. grandduchymusic.com Leo Mansueto

(Leo Mansueto)

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JUAN MACLEAN min

2 Juan MacLean è un dj che sa il fatto suo, e non è un caso che giri con i ragazzi della DFA, l’anima post punk della scena elettronica newyorkese. Nick e Alex degli Holy Ghost! hanno aiutato Juan e la sua effervescente anima ballerina a realizzare l’ottimo album di debutto The Future Will Come (DFA/COOP). dfarecords.com TT RODEO Il disco che hai ascoltato di più ultimamente? JUAN MACLEAN Rumours Fleetwood Mac. Penso

che sia un disco perfetto e illustra bene il mio soggetto preferito: i cuori spezzati… R Il primo che hai comprato JM Bridge Over Troubled Water Simon and Garfunkel. Avevo 7 anni e lo ascoltavo in continuazione R La colonna sonora dei primi baci JM È accaduto mentre ero un superfan del punk, così direi Damaged dei Black Flag R Il cantante più sexy di sempre JM Nick Cave R La cantante JM Nomi Ruiz R Una colonna sonora per fare l’amore JM Isn’t Anything My Bloody Valentine R Per prepararti a uscire JM Homework Daft Punk R La domenica mattina JM Music For Airports Brian Eno R Un disco da salvare JM Blue Joni Mitchell R E una canzone JM Pink Moon Nick Drake R Una canzone per il 2009 JM Rushing To Paradise House Of House R La cover version preferita JM On The Road Again (Canned Heat) rifatta dai The Telex R La tua copertina preferita JM Alles Ist Gut DAF R Il concerto più bello che hai visto JM I Butthole Surfers, penso fosse il 1990 R Una passione inconfessabile JM Adoro i bagni!


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FISCHERSPOONER The Electro-Infidels Si sono fatti attendere un po’ dopo Odyssey. Le ragioni? Alcuni indizi: un incontro illuminante con Susan Sontag, una cena di lavoro a Parigi con i ragazzi festaioli della Kitsuné e una manciata di bizzarre performance di Casey tra le mura di musei d’Arte Contemporanea. Adesso è finalmente arrivato il nuovo disco, con un titolomanifesto: Entertainment (Lorecordings/Audioglobe), il lavoro più pop, diretto e addirittura rock che i Fischerspooner abbiano mai concepito. Per noi ha volteggiato e parlato l’amico Casey, un fisico forte e morbido nello stesso tempo, capace, dall’alto dei suoi quasi 2 metri, di “modellarsi” a seconda delle situazioni. Casey infatti riesce ad essere flessuoso e ironico nell’arte performativa o vanesio ed esplosivo nei videoclip promozionali della sua creatura assemblata assieme a Warren Fischer. Buon divertimento.

Intervista TOMMASO TOMA Fotografia MASSIMO PAMPARANA Moda Edward Buchanan

fischerspooner.com

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— Iniziamo da un particolare curioso, il disco ha 10 tracce e dura esattamente 45 minuti, come un classico disco in vinile. Solo una coincidenza o un omaggio al vecchio formato che sta tornando di moda? Warren (Fischer, ndr) era convinto che l’ultimo nostro album Odyssey fosse troppo lungo e ha voluto includere soltanto 10 canzoni. Ne abbiamo discusso tanto. Avevamo scritto diverse cose buone che sono state tagliate per mancanza di spazio perché lui voleva esattamente questa lunghezza qui e pensa, abbiamo rischiato di metterci solo 9 canzoni! Comunque ci sono due canzoni particolarmente belle che sono state escluse dall’album e che faremo uscire più in là. Una di queste è in realtà una traccia dei R.E.M. che ci ha regalato Michael Stipe. Uscirà come special bonus su iTunes. — Al primo ascolto il nuovo album pare molto influenzato dalla musica electro dei primi Anni 80, anche se riprendete questo genere con uno stile tutto vostro. Non a caso c’è una canzone che si intitola We Are Electric... In generale sì, il disco è vicino alla musica electro. Nel caso di questa canzone ma anche per Amuse Bouche volevamo tornare alle radici del suono electro. Per me è difficile definire esattamente cosa è electro, perché mi sono innamorato di questo genere molto tempo fa e faccio fatica ad essere obbiettivo. La cosa curiosa di queste due canzoni è che sono state programmate anni fa, dopo il nostro primo album, ma nonostante ci piacessero le abbiamo completate solo ora. — In una traccia canti in francese, inoltre il pezzo in cui lo fai mi ricorda anche le cose più belle della storia del pop francese, come Serge

E’ difficile avere una buona idea e riuscire a costruirgli una buona struttura attorno. Ma se ce la fai, è il traguardo più alto che puoi raggiungere!

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Gainsbourg. Che ne pensi? Amo Serge… Ho scritto tutte le canzoni partendo dal concepimento di una serie di titoli, titoli e basta. In Danse En France la ragazza che parla all’inizio del brano è la mia amica Marion. Racconta la storia vera di un ragazzo che una volta ha cercato di provarci con lei facendole le domande più stupide del mondo, tipo “come baciano le francesi?” o “in Francia si balla?”: un completo idiota, insomma. Quest’ultima stupida frase mi è sembrata perfetta per il titolo della mia canzone. Come dicevo, per molto tempo la canzone è rimasta solo un titolo, fino a che abbiamo deciso di scrivere le liriche. Ho pensato che sarebbe stato giusto che il testo fosse in francese, e così ho voluto chiedere una mano a Marion. — Far intervenire una persona estranea al concepimento del brano mi fa pensare ad un modo di creare quasi performativo… Verissimo, tutto questo nasce dal fatto che sono profondamente influenzato dall’arte, dai suoi dinamismi creativi che possono essere utilissimi per la nascita di musica originale e contemporanea. In generale, con questo nuovo disco volevamo tornare all’idea di performance e avere dei momenti di “spoken word” come è accaduto con Marion. Nel brano In A Modern World c’è Ann Magnusson, la fantastica performer che lavora con il gruppo Bongwater: li adoro, tutta la loro musica è incredibile, e Ann è fantastica. Qualcuno di voi ricorda il disco dei Bongwater The Power Of Pussy? — Parlaci di Infidels Of The World Unite... Amo quella canzone… c’è stata una bella discussione tra di noi per decidere quale fosse il brano più adatto ad essere lanciato come hit single. Avevamo pensato a Supply & Demand, ma poi The Best Revenge sembrava essere la scelta più giusta perché era circolato solo come 12” nei club… Dico tutto ciò perchè davvero Entertainment è un disco pieno di canzoni pop. Il titolo è ispirato a una frase detta da un famoso critico teatrale a conclusione del suo discorso, mentre gli stavano consegnando un premio alla carriera. La canzone rappresenta per me l’ideale prosecuzione di We Need A War, che scrissi con Susan Sontag. — Un’ultima curiosità: hai lavorato a teatro con il The Wooster Group per l’Amleto, cosa ti ha colpito di più del grande scrittore? Devo ammettere che non ero attratto solo dalla storia di Amleto ma soprattutto dall’uso del linguaggio che Shakespeare ha usato per raggiungere i suoi scopi. Io sono cresciuto studiando arti visive, ma per Entertainment, come dicevo prima, mi sono concentrato moltissimo sulle liriche, e forse la svolta è dovuta alla scelta di scegliere i titoli prima di comporre le canzoni. Mi sono sforzato di non utilizzare i classici schemi per scrivere le liriche, come dovere comporre necessariamente in rima. Mi sono tirato fuori da quella paranoia mentale e ho cercato di seguire un processo compositivo che tenesse conto di tutto senza prediligere niente in particolare. Lo so che è difficile avere una buona idea e contemporaneamente costruirgli una buona struttura attorno. Difficile, ripeto, ma se ce la fai, è il traguardo più alto che puoi raggiungere! •

Giacca, Gilet e Stivali MAISON MARTIN MARGIELA.

Pantaloni

Y V E S S A I N T L AU R E N T

by S T E FA N O P I L AT I per Casey Spooner. T-Shirt di Casey. Nella pagina accanto: Abito, Jeans e Stivali M A I S O N MARTIN MARGIELA.

Grooming Roman Gasser/Victoria’s. Assistente Fotografo Lorenzo Candioto, Sara. Assistenti Moda Andrea Pappalettera, Elia Quadri. Si ringrazia Alessandro Critico/Studio Pestalozzi4

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Fotografia Giuseppe Gasparin. Modella Zenia Sevastyanova / Elite London. Make Niamh Quinn. Hair Naoki Komiya.

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1 2 M G R o indossa d e o 59 Fotografia Bruno Staub. Modello Baptiste Chouipe/Newmadison. Baptiste canottiera Adidas Original, Pantaloni Meltin’Pot. Scarpe Nike.


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ZENIA Rodeo PIN UP Aprile 2009


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Fotografia Giuseppe Gasparin. Modella Zenia Sevastyanova / Elite London. Make Niamh Quinn. Hair Naoki Komiya.

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JONATHAN SAUNDERS Yes, He Can In poco più di sei anni, Jonathan Saunders ha fatto della sua griffe uno dei marchi più conosciuti al mondo. Ora che presenta la sua linea eponima alla settimana della moda newyorkese (grandi applausi), il suo mondo si rafforza. Crescita delle vendite (sì, anche in questo clima), uno staff fieramente fedele in espansione e un nuovo studio a Londra, Saunders è più che capace di dimostrare il suo valore con il marchio italiano di accessori Pollini. Con colonne portanti della moda come Anna Wintour e Katie Grand ad offrire supporto da tergo (!), chi non scommetterebbe su questo giovane? È umile, autocritico, bello e talentuoso. Mi sembra che certi ragazzi abbiano tutta la fortuna dalla loro! Intervista RICHARD MORTIMER Ritratto WILLEM JASPERT

jonathan-saunders.com

Incontro Saunders nel suo studio londinese, pochi giorni dopo il suo rientro dalla campagna vendite parigina. Nel ricevermi è cortese come sempre, un po’ affaticato. La spossatezza gli fa bene evidentemente, perché sembra fresco come una rosa. Ci sediamo nel suo ufficio che profuma di vernice – pavimenti in legno, muri bianchi, pezzi da museo (tutto molto Sex and the City), e iniziamo a chiacchierare bevendo caffè e fumando un’infinità di sigarette… Dunque, partiamo dall’inizio. Come per molti stilisti, la sua storia ricalca il clichè dell’artista che raggiunge il benessere dopo un passato di povertà. Viene dalla working class. I suoi genitori, nati a Londra, si trasferirono a Glasgow come missionari, per diffondere il Vangelo. Come spesso accade, le circostanze e le privazioni tendono a stimolare la creatività. “Non avevamo soldi, ma lo spirito combattivo fa bene, creativamente parlando. Mi ricordo che dovevo stare molto attento a quanto spendere in materiali per il college; dovevo rubare o trovarmi dei lavoretti. Ho fatto entrambe le cose!” Il college in questione era la nota Glasgow School of Art: Saunders si avventura nella carriera di “product designer”. Due anni di vera noia, poi si iscrive al corso di tessuto. Al ragazzo torna la voglia di fare, viene ammesso al Master in Moda della veneratissima Central Saint Martins, diplomandosi a pieni voti e vincendo il Lancôme Colour Award con la sua collezione finale. Beh, quel progetto di fine corso, e il suo seguito, diventano la prima collezione firmata “Jonathan Saunders”. Capi stampati, con tutte le complicazioni del caso (un pezzo richiedeva la bellezza di 25 processi di stampa), che hanno affermato il suo nome. Londra aveva un nuovo maestro della serigrafia; tutti volevano un pezzo fatto da lui. Saunders presta consulenze ad Alexander McQueen, Chloe, Pucci e Roland Mouret, tra gli altri. Sembra scontato (per me ora, ma non per lui inizialmente) che lavorare con questi grandi nomi avrebbe influenzato il suo metodo. Così pongo la domanda: “Le tue collezioni all’inizio erano molto caratterizzate dalle stampe. Cosa diresti 62

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Apr /moda

È importante fare quello che senti, e non diventare vittima dello stress del ‘chissà cosa pensano a Londra di te’

che è cambiato da allora?” “In quei tempi mi sentivo più un designer di tessuti che uno stilista. Da allora, ho fatto un percorso di ri-educazione imparando a strutturare gli abiti. È divertente, quando impari qualcosa di nuovo ti senti elettrizzato; è difficile non esserlo. E poi, ovviamente, ti vien voglia di esplorare e sbagliando si impara, è un processo naturale. Quindi, sì, la prima collezione era tutta basata sulle stampe perché era quello che sapevo fare”. Il giovane Saunders, vagamente naif, capisce ben presto che il successo è un’arma a doppio taglio, ritrovandosi catapultato nei perigli della produzione. “Alla prima stagione, tutti questi negozi che iniziano a fare ordini e io che stampo tutto a mano, vestiti che richiedono fino a quattro giorni di lavorazione. Mi ritrovo a dover fare quaranta, cinquanta abiti, senza saper come. Quella stagione mi ha provocato lo shock più grande, ero pronto a gettare la spugna. Una settimana prima della presentazione della mia seconda collezione, stavo ancora stampando capi della stagione precedente. È stato un incubo, ma mi sono abituato. Ora so come funziona!” Certo che lo sa. Saunders ora è presente in oltre trenta store in tutto il mondo, tra cui Bergdorf Goodman, Harrods, Harvey Nichols, Jeffrey, Maria Luisa e Lane Crawford. Le vendite si commentano da sole, e sono indicative dell’approccio maturato da Saunders verso la moda, il richiamo dei soldi facili a New York (o la crisi attuale) lo ha persuaso ad abbandonare le sue radici anarchiche londinesi proiettandolo in un mondo di donne più ricche, ma non certamente senza classe. Come giustamente aggiunge: “Le donne ricche vorranno sempre apparire ricche”. Certo. Saunders è sempre stato in un limbo. Mai realmente parte della “cricca” della moda londinese,

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ha sempre preferito “fare”. Afferma: “Non sono lo stereotipo del designer edonistico londinese. Nel passato era comprensibile che personalità come McQueen e Galliano, e tutta quella generazione, vivessero in modo fantasticamente dissoluto. Ora è molto diverso. Mi son sempre imposto di evitare quella parte del sistema; ecco anche perché New York è stata una buona idea. È importante fare quello che senti, e non diventare vittima dello stress del ‘chissà cosa pensano a Londra di te’.” Non che debba preoccuparsene. Il suo rapporto lavorativo con Katie Grand – una delle matriarche della moda – certifica il nome di Saunders come un pilastro tra i “circoli della moda”. Per chi non lo sapesse, Saunders ha recentemente arruolato Katie Grand come stylist di Pollini, il marchio seguito fino a poco tempo fa da Rifat Ozbek. Visto che il marchio Jonathan Saunders va a gonfie vele, perché, mi chiedo, mr Saunders si vuole imbarcare in un’altra collezione? Ovviamente è il potere del denaro – ma perché proprio Pollini? “Beh, Pollini è di base un marchio di accessori, il che è interessante per me perché ho da imparare, è un segmento di cui vorrei sapere di più. L’idea di prendere le redini di una casa con un forte patrimonio storico o una forte brand identity non mi esaltava. E anche se Rifat ha fatto un ottimo lavoro, sentivo mia la sfida di ridefinire Pollini in termini di posizionamento e mondo di appartenenza. Volevo fare di Pollini un marchio giovane, nuovo e moderno, invece che fossilizzarmi sul passato. Ovviamente ero spaventato dall’idea di gestire due collezioni di abbigliamento contemporaneamente, ma forse siamo riusciti a trovare un giusto equilibrio”. Nessun dubbio. Sembra che funzioni: recensioni e vendite vanno alla grande per entrambi i marchi. Ecco un “uomo che può”, un vero Asso •


Apr /musica

FEVER RAY L’Ultima degli Sciamani

Intervista LEO MANSUETO Fotografia

Neve e fuoco, boschi e muri, algore ed esotismo, metallo e fango, sciamanesimo e alienazione urbana. Sembra un ossimoro la musica di Fever Ray. Trabocca di simboli e “mascheramenti”, mette in scena uno spettacolo dalla insistita teatralità dark e il clima claustrofobicamente ipnotico e tribale. Come già con The Knife (la cult band in comproprietà con il fratello), al suo esordio solista l’enigmatica svedese Karin Dreijer Andersson “provoca” cortocircuiti. Ma quanto c’è di “provocatorio” e quanto invece di “genuinamente folle” nel progetto Fever Ray? E quale definizione si può dare delle sue canzoni elettroniche, umanizzate da una voce tecno-assistita? Karin alias Fever Ray sta attenta a non scoprirsi troppo e usa volentieri l’arma della risposta ermetica e autoreferenziale. Quanto basta per tenere lei e le sue maschere al riparo da qualsiasi classificazione. In fondo, come diceva qualcuno, la verità ama nascondersi per salvaguardare la propria profondità. JOHAN RENCK

feverray.com

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Apr /musica

Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde hanno per l’immagine e l’allegoria perfino dell’odio (F. NIETZSCHE)

— Come mai un progetto solista proprio al culmine del successo dei tuoi Knife? Io e mio fratello Olof lavoriamo insieme da sette anni e tutti e due abbiamo sentito il bisogno di prenderci una pausa per dedicarci a progetti individuali. L’attenzione dei media non ha niente a che fare con la creatività. — Il tuo primo album come Fever Ray mostra diverse analogie con Silent Shout, l’ultimo lavoro inciso 3 anni fa come The Knife. C’è un collegamento fra i due dischi? C’è, ed è anche molto forte. Perché Fever Ray è cominciato dove Silent Shout finiva… — Il tuo album è venuto alla luce poco dopo il tuo secondo figlio. Maternità e periodo postnatale hanno esercitato molta influenza sul flusso creativo del tuo lavoro? Probabilmente, ma non c’erano alternative. Avevo assoluto bisogno di trascorrere un po’ di tempo con me stessa e con le mie idee. Sono convinta che la creatività si nutre di creatività: più lavori e più cresce. — Gran parte delle tue canzoni elabora suggestioni che sembrano arrivare dal subconscio. Quale tecnica utilizzi per attingere storie da “quel mondo”? La mia musica è semplicemente fatta di idee. Idee di ogni genere, sulla vita quotidiana, sulla società, su quello che mi sta succedendo mentre registro l’album. — Come costruisci la tua musica? Ogni cosa che faccio, a parte la voce e le chitarre, è generata da un software. Parto sempre da una base ritmica e su quella costruisco delle melodie, quasi sempre utilizzando un sintetizzatore. Quindi comincio a far suonare la mia voce… — Qual è il tuo approccio al “voice transformer”, il software con cui modifichi corpo e colore della tua voce? Lo utilizzi avendo già in testa il suono che vuoi dare alla tua voce o procedi per tentativi? Faccio diverse prove. Dedico molto tempo a sperimentare il suono e le espressioni della voce… sussurrata, urlata, declamatoria. — Modificare artificialmente la tua voce è anche un modo per estraniarti da quello che suoni? Funziona come una maschera? È più che altro un filtro. A volte diventa

come un costume da indossare sul palco. Le cose possono sembrare anche più reali se si dicono indossando un costume o usando il transformer. — Nel brano Seven c’è una sequenza di immagini tutte legate allo stesso numero. Credi nella numerologia? Trovo molto curioso e divertente che la gente creda in certe cose, dal momento che io non credo in nulla. Ho però scoperto di avere molti legami col numero sette e ho voluto raccontarli in una canzone. — Di cosa parla, invece, I’m Not Done? È un brano che nasce da una considerazione semplicissima che mi è capitato di fare durante le session di registrazione dell’album: quella che c’è sempre un’infinità di cose da realizzare e da provare ancora. E che quindi siamo condannati a una condizione di incompletezza. Van Rivers & The Subliminal Kid hanno fatto un lungo lavoro di produzione su quel brano perché è stato l’ultimo sul quale hanno lavorato e il loro approccio è stato più libero. — Nel tuo disco è ricorrente l’immagine della neve. È soltanto perché è una presenza costante del luogo in cui vivi e scrivi? Sì, è così. Qui oggi nevica da 48 ore. E siamo solo a metà Marzo. È strano avere la sensazione di sentirsi totalmente avvolti e assorbiti da qualcosa e non poterci fare nulla. — Quanta spiritualità c’è nella tua musica? Io credo che la musica sia il miglior posto nel quale mettere a fuoco le tue idee. Non ci sono regole fisse, puoi lasciar andare le idee

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in qualsiasi direzione e vedere cosa succede. — Hai una band che ti accompagna dal vivo? Siamo in 5 sul palco. Indossiamo cose che Andreas Nilsson (regista di Goldfrapp, The Knife e di entrambi i video di Fever Ray, ndr) e il costumista Niki Lindroth van der Baar hanno costruito per noi. — È vero che tu e tuo fratello state lavorando da tempo a un’opera teatrale ispirata a Darwin? Sì, è basata sul tema centrale de L’Origine della Specie di Charles Darwin, il concetto della diversità di ogni cosa, la bellezza della varietà. Lo spettacolo debutterà a Copenhagen il prossimo 2 Settembre. — Dopo la collaborazione di 4 anni fa per il brano What Else Is There? sei rimasta in contatto con i Röyksopp? Sì, stiamo facendo alcune date live insieme e ho anche collaborato a due tracce del nuovo album Junior. Mi piace molto lavorare con loro, sono ancora degli eccellenti pescatori. — C’è qualcuno fra gli artisti contemporanei che senti affine alla tua sensibilità artistica e con cui ti piacerebbe collaborare? Lavorerò presto con Planningtorock. Ammiro le cose che sta facendo. — Hai confidenza con la musica e la cultura degli Indiani d’America? Mi piace l’album Anonymous dei Tomahawk (avant-rock band dell’ex-Jesus Lizard Duane Denison, ndr). L’anno scorso l’ho ascoltato di continuo mentre finivo il mio disco. — Saresti felice se David Lynch chiedesse la tua collaborazione per un suo film? Immagino di sì! •


Apr /musica

ANDREW BIRD Sweet Home Chicago Trentasei anni e una faccia che sembra uscita da un film dei fratelli Coen. Studi di musica classica e una lunga carriera da outsider del folk e del pop. Polistrumentista estroso con un debole per il violino, “fischiatore” intonatissimo, fiuto innato per la melodia e voce calda e malleabile. Andrew Bird è tutto questo, e il recente Noble Beast, ottavo lavoro in studio di una discografia che copre quasi tre lustri, è il suo personale capolavoro. Abbiamo raggiunto l’artista chicagoano per telefono, in attesa di vederlo sbarcare in Italia, per un unico imperdibile concerto, alla Casa 139 di Milano, il prossimo 18 maggio. Intervista LEO MANSUETO

andrewbird.net

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Apr /musica

Mi trasformerò in un Animale perfettamente compatibile con una sala da musica. Un animale dalle appendici anomale. Un non-animale. (ANONANIMAL, ANDREW BIRD)

— Prima di tutto, come va la tua mano? Sappiamo che hai avuto qualche problema a causa del superlavoro di questi ultimi giorni… Grazie, non è niente di grave. È una cosa fastidiosa, niente di più. Ho fatto così tanti concerti da farci letteralmente il callo oramai. Un po’ d’aiuto me lo dà l’olio alla vitamina E. — Quanti giorni prevedi di trascorrere in tour quest’anno? A occhio e croce, duecento. — Quanti musicisti sono con te on stage? Ho diverse line-up su cui poter fare affidamento a seconda del contesto in cui sono chiamato a esibirmi. Ad essere onesto però, preferisco suonare da solo. — Quando sei in giro senti molto la mancanza della tua Chicago e degli amici che hai lì? Purtroppo sì. Da un po’ di tempo sento più spesso gli amici di Berlino o Seattle che quelli di Chicago. Quando torno a casa preferisco scomparire ed evitare di ristabilire i contatti. Comunque è la mia tenuta in campagna ciò che mi manca più di tutto. — Oramai sono più di dieci anni che fai dischi e concerti. Riscontri una qualche affinità con qualcuno dei musicisti dell’attuale scena americana o continui a sentirti come un alieno? Una volta mi sentivo un alieno. Ora quando vada a vedere dei concerti avverto una piccola affinità, che raramente sento pericolosa o imprevedibile come dovrebbe essere. Tuttavia mi piacciono le cose che fanno Joanna Newsom, My Morning Jacket e Cass McCombs. Trovo inoltre molto interessanti i testi che scrive Rennie Sparks degli Handsome Family. — C’è un momento della giornata, uno stato emotivo o un luogo ideale per scrivere le tue canzoni? La mattina, passeggiando per posti sconosciuti. — Hai dichiarato di non annotare mai le intuizioni musicali che ti passano per la testa. Come ti senti quando un’idea brillante si beffa della tua memoria e si volatilizza? Se dovessi piangere la perdita di ogni singola idea buona, sarei l’uomo più triste della Terra. Una volta che cominci a considerare le tue idee come fossero sacre i muri iniziano a imprigionare l’immaginazione. Un’idea, invece, è meglio che resti fluida. E se vuole entrare in una canzone, insisterà per esserci. È qualcosa di indipendente dalla mia volontà. — È giusto definire “pastorale” l’atmosfera che si respira in buona parte delle canzoni di Noble Beast? Penso di sì. Ho cercato un suono adatto a tradurre quella sensazione di calore e fertilità che trasmette la primavera quando inizia ad affacciarsi fra le zolle della mia tenuta. Ho privilegiato l’utilizzo di strumenti acustici e ne è venuto fuori un suono caldo, ricco e frizzante. — Alcuni dei brani più belli del nuovo album contengono passaggi cruciali in cui tu letteralmente fischietti la melodia. “Fischiettare” è una peculiarità della tua espressione musicale o è piuttosto un artificio a cui ricorri per non dover utilizzare uno strumento vero e proprio? È semplicemente la maniera più onesta di interpretare una melodia. Certo, a volte

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fischietto con l’intenzione di affidare poi quel passaggio a uno strumento convenzionale, ma alla fine è il “fischio” che vince sempre. — Perchè hai scelto Nashville per registrare gran parte del disco? Semplicemente perché Mark Nevers (produttore di Lambchop, Calexico e Will Oldham, ndr) vive lì. — Noble Beast è pieno di riferimenti agli insetti e, in generale, al mondo dei microrganismi. Hai una passione per l’entomologia o ti affascina il gioco di metafore che quell’universo mette in moto? Non ho grande familiarità con i termini e i fatti scientifici. Per me il tono o il colore di una parola sono spesso più importanti del suo significato. Vale la pena ricordare che la ricerca scientifica o empirica non trionfa mai su ciò che è mistero e inquantificabile. Mi attraggono le parole poco comuni perché sono in pochi a conoscerne il significato e io posso caricarle di nuovi contenuti. — Anonanimal è musicalmente uno dei brani più “nobili” dell’album. Di cosa parla esattamente? È una riflessione sul genere di animale in cui ci trasformiamo per fare il nostro lavoro. Quando il tuo lavoro ti consuma al punto da atrofizzare tutte le altre funzioni, diventi come una salamandra cieca che vive in una caverna del Messico. Troglobiti e meduse mi sono sembrate le creature più adatte a rappresentare il concetto di malleabilità e adattamento •


Apr /musicanews

LA STORIA DEL FUNKY LAGOS La potente macchina del ritmo di Madre Africa arriva proprio dalla Nigeria nella decade 70 e gli artisti di quel periodo riescono ad esprimere il loro meglio, combinando un matrimonio perfetto tra i generi locali come juju, palmwine, fuji e le frenetiche pulsioni del funk, appena scoperto dai musicisti africani. Curiosi? Ecco arrivare Nigeria 70: The Definitive Story (Strut/Audioglobe), boxset di 3 cd dove trovano spazio anche 5 documentari. Si rimane sempre incantati da maestri come Fela Kuti e King Sunny Ade (qui proposto con una versione quasi dub di un suo classico) o dalla batteria potente di Tony Allen. Ma le vere sorprese arrivano dall’incandescente rock funk di Ofo The Black Company (è qui che si possono trovare le radici di Lenny Kravitz…) o dal sofisticato blues Woman Made The Devil di Bongos Ikwue, 4 minuti di ricongiungimento con il delta del Mississippi. Una compilation che soddisfa anima e corpo, tanto più che in primavera i sensi si risvegliano. strut-

LET’S START AGAIN È ufficiale, i Blur sono tornati. Dopo 10 dieci anni di divorzio, è pace fatta fra Albarn e Coxon. L’idilliaca riconciliazione è stata celebrata lo scorso 25 Febbraio sul palco della Brixton Academy di Londra dove, per gli NME Awards, i due hanno accennato This Is A Low. Rotto il ghiaccio, la band al completo è ora alle prese col ripasso generale del vecchio repertorio, in vista di una manciata di apparizioni live estive in UK, fra cui Glastonbury, dove i nostri mancavano da 11 anni. Nessun segnale concreto invece dal fronte “attività discografica”. L’eventualità che i Blur registrino un nuovo album, almeno nel breve periodo, appare però remota: Albarn ha ribadito che i suoi Gorillaz sono pronti a tornare col successore di Demon Days; Coxon, dal canto suo, ha un nuovo album solista in uscita l’11 Maggio, The Spinning Top, e qualche concerto qua e là con l’amico Pete(r) Doherty. blur.co.uk Leo Mansueto

SEELAND, TRA PASSATO E FUTURO

The Beatles 1964 US Tour. Fotografia: Popperfoto/Getty Images.

records.com Tommaso Toma

THE BEATLES INEDITI Un viaggio a Londra e una visita al museo per rivedere immagini mai pubblicate dei Fab Four. Una combinazione perfetta per qualunque viaggiatore che abbia una certa sensibilità verso la musica. The Beatles Exhibition è davvero una mostra ricca di memorabilia e fotografie della band (periodo 1963-1970), dovete solo andare in zona South Bank e tuffarvi tra le stanze del Movieum Gallery, museo che si distingue per la sua straordinaria ricchezza tecnologica. Il percorso iconografico è scandito dalle immagini scattate dai più talentuosi fotoreporter degli anni 60, tra i quali spicca il nome di Robert Whitaker che ha accompagnato la band nel suo Far Eastern Tour del 1966. Fino al 30 giugno, ne vale la pena... themovieum.com TT

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Un bel progetto quello dei Seeland, partito da Birmingham dopo che Tim Felton (ex Broadcast) e Billy Bainbridge (ex Plone) avevano messo in piedi nel 2005 un collettivo, la Birmingham’s Retro Futurist Electronic Scene, che cercava di riportare in vita la vecchia tecnologia, i synth degli anni 70, per renderli di nuovo protagonisti del pop. Tim giustifica il nome del collettivo così: “riattualizzare attraverso la musica, il modo in cui gli artisti di 30 anni fa pensavano il futuro”. Complicato ma interessante, anche perché l’album di debutto dei Seeland Tomorrow Today (l-o-a-f/ Audioglobe) è un viaggio tra il krautrock, la psichedelia gentile dei Super Furry Animals e l’easy listening dei migliori Stereolab. C’è una traccia dolcissima, Station Sky, che Tim descrive come la loro canzone sulle promesse da mantenere: “l’abbiamo scritta di notte e abbiamo immaginato una stazione celeste dalla quale lasciarsi il passato alle spalle e lanciarsi nel futuro carichi di sogni e promesse”. Tomorrow Today è un gran disco, ora tocca solo di conoscerli dal vivo e Tim ci saluta svelandoci un sogno dei Seeland: “se potessimo incidere un’ipotetica colonna sonora lo faremmo ispirandoci alle immagini dei capolavori creati dal maestro Akira Kurosawa”. Bravi! myspace.com/seelanduk TT


apr/dischi I Tre Dischi Del Mese MATTEAH BAIM

LAUGHING BOY DiCristina/Goodfellas

Matteah ama il deserto, ma quando gira in tour sente la mancanza di New York, legge Jorge Luis Borges, beve caffè ed è amica di Antony Hegarty tanto che l’ha voluta a supportare il suo tour USA. Con Laughing Boy la Baim compie il suo capolavoro. Dimessa l’armatura free folk dei Metallic Falcons, il superduo condotto assieme a Sierra Casady delle CocoRosie, ora vola leggera tra gli archetipi della musica folk al femminile, ponendo rilievo alla sua intensa, sensibile voce che a tratti svela una svogliatezza erotica tipica dell’iconografia femminile Anni 70. Un disco pieno di fascino che susciterà enormi piaceri per chi ascolta non stop il trittico David Sylvian/Antony/Devendra Banhart. La produzione e l’arrangiamento di Laughing Boy si appoggiano senza timore al passato, dunque è un disco anacronistico: ci sono le venature crude del folk stile Desertshore di Nico o i mille ricami degli archi, epoca Astral Weeks di Van Morrison. Nel mezzo del disco c’è una breve ripresa di Bird Of Prey, canto spirituale di Jim Morrison, e infine testi rubati da Seneca. Non una traccia del presente. Tre canzoni da ascoltare: Wildness, un rallentato canto delle Sirene, Monkey Chant, vera desert-psichedelia, e la cinematica Big Cat, in bilico tra le visioni di Werner Herzog e Maya Deren. Per chi non vuole stare al passo dei tempi. midheaven.com Tommaso Toma

MULATU ASTATKE + THE HELIOCENTRICS INSPIRATION INFORMATION Strut/Audioglobe

BAT FOR LASHES TWO SUNS Emi

Chiamata a legittimare le attenzioni conquistate tre anni fa col disco di debutto Fur And Gold, Natasha Khan alias Bat For Lashes risponde con “un album di favole moderne che indagano il dualismo nelle sue varie declinazioni: due amanti, due pianeti, due facce di una personalità”. Molta carne al fuoco, insomma. Un concept che la talentuosa ragazza anglo-pakistana, vocalmente sempre più figlia di Kate Bush (il singolo Daniel sembra un diamante rubato a Hounds Of Love), sviluppa con puntuale originalità espressiva, muovendosi fra suggestioni metafisiche e pensiero junghiano. Ad accompagnarla ci sono la sua backing band (i Blue Dreams) e gli Yeasayer, folle quartetto di Brooklyn che sparge semi psichedelici e profumi gospel per tutto il disco. E c’è anche la voce di Scott Walker, special guest nella sinistra The Big Sleep, solenne come un brano di lirica. Ma è con l’epica Siren Song e con Moon And Moon, giocata sulla semplice interazione di voce e pianoforte, che Two Suns vola altissimo e irradia bellezza a piene mani.

Tocca a King Mulatu Astatke, figura chiave del jazz etiope, usufruire dell’attitudine della scena londinese a promuovere la rinascita di vecchie glorie (Terry Callier docet). Il contatto è avvenuto l’anno scorso al Cargo di Londra dove il nostro si è prodotto in un live-act particolarmente riuscito, ospite degli Heliocentrics di Malcolm Catto, gruppo avant-funk alle prese con distorsioni e mantra “dubbeggianti” dall’approccio psichedelico. Da qui il disco, un melting pot di suoni in cui aperture free si contrappongono, e nello stesso tempo, si fondono a ingerenze islamiche, a scale pentatoniche tipiche delle etnie del Corno D’Africa (in Etiopia ve ne sono ben 75), all’aspra melanconia dello chikchika, un ritmo tradizionale citato e ripreso in una delle 14 tracce di Inspiration Information . Questo disco è quello che Sun Ra avrebbe potuto incidere se avesse incontrato i Defunkt, in acido, esplorando i ritmi di Madre Africa. Da non perdere. strut-records.com Nicola Gaeta

batforlashes.com Leo Mansueto

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apr/8 dischi Solo per voi, ogni mese, una selezione di dischi, i migliori, che muovono aere (e sederi) qui a Rodeo.

PJ HARVEY & JOHN PARISH A WOMAN A MAN WALKED BY Island/Universal

I due sono amici e complici da sempre ma questo è soltanto il secondo album ufficialmente intestato a entrambi. Come già fecero 13 anni fa con Dance Hall At Louse Point, in A Woman A Man Walked By PJ Harvey e John Parish danno sfogo alle loro istintività individuali e dimostrano un affiatamento pressoché perfetto. Alle trame ora spigolose ora liquide tracciate da John, fanno da contraltare la voce e i testi spesso grotteschi e surreali di Polly Jean. Il clima è magneticamente cupo, con momenti di furore elettrico degno dei Bad Seeds più feroci (la title track e Pig Will Not) e brani, i più belli del disco, che invece fanno girare in slow motion il rock visionario della poetessa del Dorset e del suo mentore, attesi il prossimo 4 Maggio all’Auditorium di Milano, unica tappa del loro european tour. pjharvey.net Leo Mansueto

BILL CALLAHAN

SOMETIMES I WISH WE WERE AN EAGLE Drag City/Self

Cars in Heads Will Rolls alle cineserie funk della traccia più bella, Dragon Queen (c’è anche molto Blonde Redhead), o cascate di melassa e archi nelle intense ballate Runaway e Hysteric. Tutto pare perfetto, forse troppo. Aspettiamoli dal vivo per un giudizio definitivo. Chissà, forse suoneranno anche loro all’Arena di Verona come i Killers. Ci scommetto su. yeahyeahyeahs.com Tommaso Toma

DJ HELL

TEUFELSWERK Gigolo/Audioglobe

A 47 anni Helmut Geier realizza il suo disco più visionario e ambizioso. Due cd, uno dedicato alla notte e l’altro al giorno, e una pletora di bravi musicisti: Peter Kruder, Chistian Pommer, Anthony Rother e ospiti di grande profilo come Bryan Ferry (nella oscura U Can Dance) e P Diddy (in The Dj). Il disco 2 parte con Germania, elegiaco omaggio al suo paese con sorprendenti innesti stile Jean Michel Jarre, Goblin e Pink Floyd; ancora, i beats minimali della stupenda Hell’s Kitchen e infine la ovattata cover di Silver Machine degli Hawkwind! Si va al “cd notte”, qui non ci si ferma mai, si deve ballare, ce lo dice subito la voce di Bryan Ferry. Un disco gigantesco e apocalittico. gigolorecords.com Tommaso Toma

Una lunga carriera quella di Bill (prima condotta sotto il nome di Smog) che ora pubblica il suo tredicesimo album, uno dei suoi migliori. La sua voce vira sempre più verso i toni baritonali, ma mantiene un riverbero chiaro e una lievità nei passaggi più melodici che la rendono speciale. Sometimes è un disco folk, ma la ricchezza e l’eleganza degli arrangiamenti (soprattutto quelli degli archi condotti da Brian Beattie) trasformano le canzoni di Bill in poetiche elegie, drammi dolceamari o ballate country dal tocco dark. Rococo Zephyr è melodia cherubina e Eid Ma Clack Shaw è il tentativo di Bill di scrivere la “canzone perfetta” mentre si dorme! Solo il sonno della ragione in questo caso non genera mostri ma una delle più intense ballate dell’anno. dragcity.com Tommaso Toma

YEAH YEAH YEAHS IT’S BLITZ Polydor/Universal

Il trio di NY ci ha messo tre anni per realizzare l’album che dovrebbe definitivamente lanciarlo nell’Olimpo del mainstream rock. Karen O è la protagonista assoluta di ogni traccia, mentre il lavoro di Nick Zinner alle chitarre esalta le caratteristiche teatrali ed epiche del canto di Karen. Nel disco c’è un po’ di tutto, dalla new wave epoca The

JOE BATAAN WITH LOS FULANOS KING OF LATIN SOUL Vampi Soul/Goodfellas

Chi non muore si risente. Parliamo di Joe Bataan, da Spanish Harlem, quello di “Rap-oclap-o”, ripresa in questa deliziosa operazione al fianco dei Fulanos, combo latin-funk di Barcellona. Il disco raccoglie nuove cover dei brani che hanno portato il vecchio salsero al successo. Gipsy woman, ormai uno standard, qui in stile boogaloo, già incisa da Bataan ai suoi esordi (1967), è forse la migliore versione dopo quella di Curtis Mayfield, mentre la danzereccia The bottle non raggiunge i vertici emotivi di Gil Scott-Heron. Propendiamo per la struggente I wish you love, sicuri che It’s a good feeling colpirà i cuori di tutti gli, ormai attempati, amanti del latin soul. vampisoul.com Nicola Gaeta

SUPER FURRY ANIMALS DARK DAYS/LIGHT YEARS Rough Trade/Self

Giunti al nono album ufficiale, per tacere di 70

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raccolte ed ep imprescindibili, dopo tredici anni i Super Furry Animals confermano il loro stato di grazia creativo, per qualità e quantità. Gruff Rhys non ha fatto in tempo a godersi i meritati plausi per il progetto Neon Neon, che coi suoi SFA, in anticipo sulla tabella di marcia, sforna ora dodici tracce tese e accattivanti. Il gioco del pasticcio, strumentalmente composito, si dispiega in tutta la sua felicità, con la voce in falsetto su massicci riff progressive, quasi crimsoniani, nella prima traccia Crazy Naked Girls, o nella solare pop song in tipico stile Furries, Helium Hearts, sino alla conclusiva cavalcata elettropsichedelica di Pric. I tempi del britpop sono ormai lontani, ma gli SFA, immuni alle mode nella loro genuina gallesità, sono sopravvissuti, eccome. superfurry.com Enzo Mansueto

GIORGIO TUMA

MY VOCALESE FUN FAIR Elefant/Goodfellas

Orgogliose radici salentine, indie label madrilena e testi rigorosamente in inglese, Giorgio Tuma è una mosca bianca nel panorama nostrano. Voce calda e pacata à la Erlend Øye, con questo secondo album riesce nella non facile impresa di coniugare felicemente suggestioni tropicaliste e scrittura pop, citando tanto Jobim quanto Bacharach, Simon & Garfunkel, e finanche i Beatles lisergici. Fra languori brasileiri (bossa pop?) e malinconiche carezze folk (apula saudade?) l’album colpisce per l’eleganza del vestito (limpidi impasti vocali e arrangiamenti acustici ricchi eppure misurati) e la solidità delle melodie. Merito anche del sestetto degli Os Tumantes e della “seconda voce” Alice Rossi, che alle intuizioni di Tuma hanno saputo dare forma e colore piacevolmente brillanti. myspace. com/giorgiotuma Leo Mansueto

TIGA CIAO!

Pias/Self

Ritorna il “poster boy” canadese che con Ciao! tenta anche di emanciparsi dal ghetto della club music. Lo fa imitando sempre più il Bryan Ferry di Flesh And Blood, con l’aiuto di James Murphy e Gonzales, scelta che in Luxury produce pop sound anni 80, lascivo come quello dei Soft Cell. L’imprinting dance resta comunque fortissimo. Il disco parte con la cavalcata electro notturna Beep-Beep-Beep; c’è poi il singolo Mind Dimension, fra Mr Oizo e le Electronic Battle Weapons dei Chemical Bros. Le sorprese sono Turn The Night On con il piano del Joe Jackson di Steppin’ Out e Love Don’t Dance con sussulti sexy alla Moroder. Un album chiaro ed essenziale come il suo titolo. tiga.ca TT


Apr /shot!

JULIEN LANDAIS Le Coincidenze non esistono Mentre studiava recitazione a New York è stato scelto per uno scatto di Lachapelle e di lì a poco lo abbiamo visto in campagne pubblicitarie dirette da fotografi come Mondino e von Unwerth. Ama cambiare, viaggiare, imparare, documentarsi… e prendere appunti con il Blackberry in modo maniacale su ogni argomento che gli interessa molto ma conosce poco. Educato e placido, Julien è una bella promessa del cinema che a noi piace già.

Intervista PIER MARIO SIMULA Fotografia BRUNO STAUB

julienlandais.com

— Com’è stato lavorare con Mondino? Davanti ai suoi video per Madonna e Prince da bambino sono rimasto sconvolto, così quando mi ha scelto per la campagna di Gaultier anni dopo ho pensato “forse non è una coincidenza”. C’è un motivo per cui si finisce per lavorare con professionisti che ammiri, probabilmente perché ti riconosci nel loro universo. Jean-Baptiste è la persona più gentile del mondo, sa ciò che vuole, è molto preciso. Dopo una preparazione meticolosa della scena, lo shooting di per sé non dura più di dieci minuti, 2 o 3 scatti sono sufficienti. Incredibile, no? L’esatto opposto di Ellen (von Unwerth, ndr). — Cioè? Dimmi… Con lei è tutta una festa. Si ride, si grida, si… beve… Ti muovi al suono di un film muto. Più reciti, più lei scatta. Ha un raro senso dell’umorismo e poi mi piacciono le sue fantasie erotiche da cabaret tedesco decadente. — Torniamo a Mondino. Ti ha fotografato insieme a Sharon Stone. Che atmosfera ricordi? Lei ha un’allure felina, magnetica. Quando entra nella stanza non puoi toglierle gli occhi di dosso. Jean-Baptiste voleva ricreare una scena in stile Visconti o Coppola, ha messo su il Barbiere di Siviglia, eravamo tutti assorti in un mood molto drammatico, c’era qualcosa di molto forte nell’aria. — Ora sei nel cast del film Nous Trois di Renaud Bertrand. È vero che hai dovuto imparare a suonare il pianoforte? Sì, ben cinque ore al giorno per quattro mesi! Chopin e Schumann tutto il tempo. Anni fa ero indeciso se fare l’attore o il pianista, in questo film fondo le due cose. Vedi, le coincidenze non esistono. Interpreto un pianista che ha una relazione con la protagonista, Emmanuelle Beart, sensuale e intensa, una delle francesi più talentuose. Nel cast ci sono anche Accorsi e Gamblin. — Cosa farai dopo? Ho molti progetti come attore, ma non posso parlarne… come autore vorrei invece riuscire a realizzare il mio primo cortometraggio entro la fine dell’anno: avrà a che fare con la musica • Rodeo

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Apr /cinema news

UDINE FAR EAST FILM FESTIVAL Advance Party II La scozzese Sigma Films, la danese Zentropa e l’irlandese Subotica Entertainment hanno costituito un’alleanza sotto l’etichetta Advance Party II per sviluppare otto nuove pellicole di talenti emergenti. Si intende portare avanti il successo di Advance Party I, ispirato al movimento Dogma ed alle sue regole. Siete curiosi di sapere alcune delle rigidissime norme? Ecco a voi: ciascun film non dovrà avere più di otto personaggi; le storie dovranno far ridere, piangere e offrire al pubblico un finale positivo; il film dovrà concludersi nel modo in cui è cominciato; il film dovrà essere girato in un raggio di 13 chilometri. A questo punto siamo davvero curiosi di vedere come andrà a finire. Il Nuovo Film di Almodóvar Il grande Pedro ha pronto il suo nuovo, intenso film. Titolo: Los Abrazos Rotos. Il regista combina con talento, armonia ed eleganza tre generi cinematografici (dramma, commedia e thriller) senza che vengano meno il mistero, l’umorismo e soprattutto le emozioni. Il film è stato girato sulle spiagge brune dell’isola Lanzarote alle Canarie e tra gli attori c’è la “sua” Penélope Cruz. Affinché lo spettatore si appassioni ai temi a lui cari, Pedro ha articolato il conflitto intorno a un regista di cinema, Mateo Blanco (l’attore Lluis Homar), rimasto cieco in seguito a un incidente che gli è costato non solo la vista, ma anche l’amore della sua vita… Penélope Cruz ancora protagonista? è Sergio Castellitto che la vuole (ancora) come protagonista di un film ispirato (ancora…) a un libro di Margaret Mazzantini. Dopo Non ti Muovere (2004), la coppia composta dal regista e attore Castellitto e la scrittrice e attrice Mazzantini annuncia un nuovo sodalizio letterariocinematografico con Venuto al Mondo, ultimo romanzo della narratrice pubblicato da Mondadori. Esce Riunione di Famiglia Finalmente arriva nelle sale (il 30 aprile) il nuovo film di Thomas Vinterberg che noi abbiamo incontrato e intervistato a Febbraio (Rodeo 54). Veramente un’ottima commedia con sprazzi di dramma com’è già accaduto in Festen, il capolavoro del regista danese.

DA SODOMA A HOLLYWOOD Da 24 anni il Torino GLBT Film Festival esplora e ricostruisce l’immaginario queer, con ottimi risultati, scoprendo talenti come François Ozon, Gus Van Sant, Derek Jarman, Todd Haynes, Eytan Fox, Apichatpong Weerasethakul. Come ogni festival che si rispetti ci sono le sezioni dedicate al concorso che sarà guidato dal carismatico Harry Baer, attore cresciuto nell’officina punk di R.W. Fassbinder. Ma è nelle altre categorie che spiccano le delizie, come una pepata rassegna delle opere più coraggiose di Giuseppe Patroni Griffi o l’esplosione culturista nell’Italia cinematografica Anni 50 e 60 nei film di genere Peplum. E per chi, come me, presta attenzione alla musica, un’orgia cromatica con i clip di Pulp, Visage, The Smiths. E si può rivedere lo stupendo Ombre sul palcoscenico (1963) di Ronald Neame, l’ultimo film interpretato dall’icona del mondo gay di allora, Judy Garland. Dal 23 al 30 Aprile. tglff.com TT

È il più importante festival occidentale sulle nuove tendenze cinematografiche dell’Estremo Oriente. In 9 giorni (dal 24 Aprile al 2 Maggio al Teatro Nuovo Giovanni) proiezioni dalla mattina a notte fonda. Spicca la Corea del Sud, che sembra tornare all’epoca brillante degli Anni 90. Sono attesi a Udine Ann Hui, Dante Lam e Kim Jee-Woon con il suo straordinario omaggio a Sergio Leone (The Good, The Bad and The Weird!). Due mega anteprime per l’Europa: il film d’arti marziali Ong Bak 2 di Tony Jaa e soprattutto il bellissimo Departures, opera giapponese di Takita Yojiro premiato a Hollywood con l’Oscar per la migliore opera straniera. Storia di un musicista che perde il lavoro, Departures mette il protagonista a confronto con un paradosso: ricominciare a vivere guardando in faccia la morte. Sì, perché scoprirà di possedere un inusuale talento: preparare i cadaveri per la cerimonia funebre… Takita Yojiro affronta la narrazione come una vera sinfonia dei sentimenti, disinnescando qualunque deriva macabra e realizzando invece un autentico inno alla vita. fareastfilm.com Tommaso Toma

SONIA BERGAMASCO min

2 Una delle più bravi attrici italiane. Sarà per il suo sguardo nobile, la presenza fisica piena di fascino e per il suo equilibrio nella recitazione. L’abbiamo amata ne La Meglio Gioventù di Giordana, inutile menzionare poi le sue innumerevoli apparizioni, vi ricordiamo comunque che è nel corale (e un po’ debole) film Due Partite, da poco sbarcato nelle sale. Ma ben altro ci regalerà nel futuro l’ottima Sonia. TT Rodeo Qual è il film più bello che hai visto quest’anno? SONIA BERGAMASCO La ragazza del Lago e Gomorra R E in assoluto? SB Viale del tramonto, Eva contro Eva, Cluny Brown, Angelo, Marnie e poi e poi… R Il più bel film musicale? SB Di quest’anno, sicuramente Mamma mia! R Quello che ti ha fatto ridere di più? SB Cluny Brown di Ernst Lubitch R Qual è la sala cinematografica più bella? SB A Milano la mia città, sicuramente l’Anteo R L’attore che emana maggior fascino? SB Edward Norton, e ancora e sempre Al Pacino R E l’attrice? SB Bette Davis, Anna Magnani, Kate Winslet… R Il regista con il quale vorresti lavorare? SB Woody Allen R Il regista che stimi di più? SB Quello con cui riuscirò a fare una bella commedia e possibilmente un musical! R Fai collezione di dvd di qualche regista/attore? SB Nick Cassavetes. Ho quasi tutto R La scena più memorabile nella storia del cinema? SB Il cinema è

il regno incondizionato del soggettivo. Mi vengono in mente squarci dal film Valzer con Bashir R Il film di cui tutti ti hanno parlato e non sei mai riuscita vedere SB La Storia di Piera di Marco Ferreri.

teodorafilm.com

(Tommaso Toma)

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riccardo SCamarcio Tradire Mai È probabile che siate andati al cinema a vedere il bel Riccardo nel film Verso l’Eden di Costantin Costa-Gavras, e che quindi sarete ancor più pronti a leggere questa nostra “conversazione riflessiva” con l’attore pugliese che ci racconta piccoli ma illuminanti particolari sul suo personaggio Elias. E non solo. Scamarcio ci svela anche il suo impegno a capire meglio la storia del nostro paese, ora che sta affrontando il ruolo scomodo del terrorista di Prima Linea Sergio Segio. Parla anche di noi giornalisti che lo tormentiamo spesso con domande inutili o titoli sensazionalistici. Noi, allora, abbiamo provato a metterlo a suo agio… Intervista tommaso toma Fotografia simon

riccardoscamarcio.net

— Partiamo dal recente film Verso l’Eden, un film che penso in molti avranno visto. Alcuni lo hanno accusato di essere troppo fiabesco in un contesto narrativo duro e difficile e poi Elias, il tuo personaggio, è un immigrato clandestino. Che ne pensi? Io credo che il film non sia così “buonista”. Può sembrare così a una lettura superficiale, ma il film ha dei messaggi subliminali che possiamo decidere di cogliere o no, ma lasciano il segno. Per esempio: tutti gli occidentali vogliono sesso da Elias perché non riescono a comunicare in nessun altra maniera. Oggi il sesso è l’unico modo per vivere la parte più autentica di noi stessi e il discorso vale tanto per i maschi quanto per le femmine. Credo che tutto questo sia inquietante e venga fuori dalla superficie del film di Costa-Gavras. Sei spesso al centro delle attenzioni della stampa più trash, quella gossippara. Immagino che tu ne abbia abbastanza… Certo sono un personaggio pubblico ed è ovvio che ci siano soprusi o abusi, ma dopotutto si tratta di cose gravissime. Comunque io cerco di difendermi, soprattutto quando scrivono stupidaggini su di me e la mia relazione con Valeria (Golino, ndr). Alla fine mi tocca combattere continuamente contro il vizio della semplificazione che è tipico di molta stampa italiana. Riuscire ad articolare un discorso serio in questo paese è un’impresa difficile, dobbiamo fare continuamente la sintesi della sintesi, fare discorsi che impressionino. I giornali vogliono solo notizie sensazionali e spesso tradiscono il loro codice deontologico. Mio padre mi ha insegnato a non tradire le persone: penso che il tradimento sia un atto ignobile e chi lo commette è un senza palle! — Ora stai girando La Prima Linea con il regista Renato De Maria, ispirato al romanzo Miccia Corta, scritto da Sergio Segio, ex appartenente al gruppo terroristico Prima Linea fra fine Anni 70 e inizio 80. Questo film già prima di essere realizzato Rodeo

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sta suscitando reazioni indignate da parte delle associazioni delle vittime del terrorismo. Come ti senti ad entrare come attore in un territorio così palesemente delicato e controverso? Diciamo che le mie scelte sono in parte casuali ma anche il frutto del mio inconscio. Nella mia vita sta crescendo sempre più il bisogno di capire e contribuire alla situazione politica nel mio paese, l’Italia. Ora leggo molto e mi informo attraverso più fonti e poi il fatto che mi propongano dei film così soddisfa il mio desiderio di conoscere la storia del mio paese. Non poteva capitarmi miglior occasione di questo importante progetto cinematografico. Il cinema deve partire da una capacità di intrattenimento ma se riesce anche a stimolare in noi una riflessione sulla società, sulla politica, è ancora meglio. — Non credi ci sia il rischio di rendere romantico un personaggio che non lo è stato affatto nella vita? Questo è un argomento molto delicato, il film di De Maria parte da una presa di coscienza seria di un uomo che sa di aver commesso dei fatti gravissimi, terribili. Io interpreto la vita di Sergio Segio, quest’uomo si accorge di aver sbagliato nella vita, e paga i suoi errori con 23 anni di galera. Ma soprattutto si narra di un periodo tragico della nostra società che non deve essere sepolto. Voglio anche dire che sarebbe una violenza impedire di girare questo film. I soprusi, se scaturiscono da atti aprioristici, mi fanno venire voglia di combattere ancora più strenuamente per una causa. — E tra le prossime cose ancora un film con Abel Ferrara! Come fai a sapere del film con Abel?! — Mah, l’ho letto su imdb.com, semplice… Okay, se lo scrive “il database universale del cinema”, allora… Ebbene sì, c’è questo progetto in ballo e il working title è Pericle il Nero (dal romanzo di Ferrandino, ndr) ma non riesco mai a parlare con Abel. Il suo cellulare è un enigma! •


Qui: Trench P R A DA , Polo L ACO S T E , Pantaloni T I M H A M I LT O N , Orologio B R E i L . A destra: Maglia C . P. CO M PA N Y , Giacca e cintura L O U I S V U I T T O N , Pantaloni H U G O B O S S , Sandali J .W. A N D E R S O N .

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Moda/

Ash. Fotografia Lowe Seger, Moda Toby Grimditch

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Qui: Cappotto di seta beige L ouis vuitton , Maglia rosa a D I DA S . A destra: Maglia rosa a D I DA S . A destra: Camicia C P CO M PA N Y , Giacca H E R M è S , Pantaloni Z E G N A , Pantofole dello stylist.

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Qui: Cardigan P R E E N , Pantaloni C K , Camicia vintage, cintura e pantofole dello stylist. A destra e nelle pagina successive: Orologio B R E I L , Jeans L E E .

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Qui: Cappotto di seta beige L ouis vuitton , Maglia rosa a D I DA S , Pantaloni bianchi Z E G N A , Pantofole dello stylist. A destra: Spolverino M A R N I , T-Shirt a M E R I C A N A P PA R E L , Pantaloni tuta N I K E .

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Camicia L acoste , Giacca in jeans L E V I ’ S , Cintura B ottega V eneta , Pantaloni GIORGIO ARMANI.

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Qui: Camicia M U L B E R R Y , Maglia sopra Jeans C K , Orologio B R E I L , Cintura dello stylist. A destra: Camicia e scarpe G I O R G I O A R M A N I , Jeans L E V I ’ S 5 0 1 , Orologio B R E I L , Cintura dello stylist.

STONE ISL AND,

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Hair Colin Gold. Make-Up Jose Bass usa prodotti Mac Cosmetics. Modello Ash/ Select. Assistenti Fotografo Jerome Hunt, Jordan Grant. Assistente Stylist Nicholas Cox. Post produzione Fjodor e Olga. Produzione 24 Production.


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Tennis Courts. by Giasco Bertoli Rodeo

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Apr /fotografia Giasco Bertoli è nato in Svizzera nel 1965. Vive e lavora tra Milano e Parigi e ha numerose personali e collettive all’attivo. Tra le sue pubblicazioni: Hard Rain, 1998; Madame Bovary C’est Moi, 1999; Outcasts Editions, 2003; Clouds Don’t Care, 2004; Tennis Courts, 2009. giascobertoli.com

Amour. Siamo immortali. Non ci

manca niente. Giochiamo a tennis per sfidare il sole e il silenzioso dolore del mondo che si affaccia davanti al battito delle palline sulle corde. Il tennis non è uno sport, è la proiezione di sé dentro un’immagine doppiamente giovane per età e style. «La giovinezza moltiplicata per la giovinezza» secondo Gombrovicz. Senza volerlo riconoscere, senza esagerare, siamo l’insolenza di bianco vestita, racchette alla mano, bibite gassate al distributore, Stan Smith verdi ai piedi e magliette gettate sulla terra sintetica. Il godimento è più forte del pudore circospetto. C’é l’intimo nel tennis, l’indecenza, senza dubbio il sesso. Uno scambio senza fine che anticipa la circonvallazione interplanetaria delle parole, delle carezze, degli sguardi, delle grida e delle violenze sconosciute o quasi o poche cose ancora che però ci attaccano già. Giocavo tutto il tempo. Si attraversava il bosco della villa, il terreno che stava in mezzo agli alberi attendeva la vibrazione delle palline e le grida fino al perdersi delle stesse nell’oscurità e nella fatica. E poi un giorno ci si rende conto che non si gioca più. Un giorno é finita. E qualunque campo da tennis che si fonde nel paesaggio dietro le griglie astratte mi lascia disarmato davanti al vuoto universale e alla tristezza futura. Dietro le griglie come una prigione al contrario, il mondo si é ritirato. «Manchiamo di un dio» diceva Duras. Manchiamo di tutto e questo vuoto non è la nostalgia, è la vita stessa. Lo spazio interplanetario di sguardi incrociati e del dialogo fragile dei corpi incerti non è che uno schermo elettronico che narcotizza la memoria dentro una meccanica troppo precisa dei gesti asessuati dei professionisti. Ora il tennis si gioca senza di noi. Sopra superfici inaccessibili dove le palline si schiacciano come frutti acerbi, fra bilanciamenti imperturbabili che mimano l’amore perduto e lo scambio impossibile della comunità inattiva che non ci lega a niente.

Olivier Zahm, editore di Purple Fashion

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apr/english text forth into his career as a ‘product designer’. Or so he thought. Two years in and bored rigid, he changed his degree, starting his third year studying textiles. From there, everything else slotted nicely into place. The boy got his mojo back, and was subsequently accepted onto the hallowed Central Saint Martins Fashion MA course, passing with flying colours (actually winning the Lancome Colour Award for his graduate collection).

Jonathan saunders From strength to strength Interview RICHARD MORTIMER

In little over six years, Jonathan Saunders has built his label into an internationally renowned fashion brand. Now showing his eponymous line during New York fashion week (to much applause), the world of Jonathan Saunders goes from strength to strength. With healthy sales growth (yes, even in this climate), an ever expanding, fiercely loyal team and a plush new London studio, Saunders is more than capable of proving his worth at Italian accessories brand, Pollini. And quite rightly so. With fashion stalwarts such as Anna Wintour and Katie Grand offering up support from the rear (!), who wouldn’t put money on this young buck? He is accomplished, handsome and talented. It seems to me that some guys really do have all the luck! jonathan-saunders.com

I meet Saunders at his London studio, just days after his return from his Paris sales showroom. On meeting, he is as welcoming as ever, but fatigued. Exhaustion clearly suits him though, as he looks fresh as a button. We sit down in his newly painted office – all wooden floors, white walls and period features (all very Sex and the City), and get to chatting over numerous cups of coffee and cigarettes… So, lets start at the beginning. Of course, as with many designers, it’s something of rags to riches cliché – obviously a far cry from Oliver Twist, but Saunders is a Working Class boy, through and through. His London born parents moved to Glasgow as missionaries, spreading the Gospel throughout Glasgow’s most notorious areas. Yet as with most creatives, circumstance and deprivation tend to drive creativity, and he totally understands this, “We had no money, our family had no money, but that fighting spirit is good for you, creatively anyway. But I liked my time in Glasgow, even though I was broke! I remember I had to figure out how I was going to pay for materials for college; I was either going to go out and rob it, or take a couple of jobs to get by. I did both!” The college in question was the acclaimed Glasgow School Of Art. With an impressive roster of graduates (notably Ken Curry and Jenny Saville), Saunders ventured

Ah, yes, that graduate collection, and its follow-up, the first ‘Jonathan Saunders’ collection. It was these print heavy pieces, with all their intricacies (one piece in particular requiring a whopping 25 different screen processes), that made Saunders’ name. London had a new print master and everyone wanted a piece of the action. Before long, Saunders was a print consultant for, amongst others, Alexander McQueen, Chloé, Pucci and Roland Mouret. It seems obvious now (to me, though initially not to Saunders) that working with these other designers must have influenced his own design output. After all, the slickness of the collections shown in New York is a million miles away from his early beginnings. I posed the question: “Your early collections were very much driven by print. How would you say your collection has changed since then?’ “I felt, at the time, more of a textile designer than a fashion designer,” he muses. That’s what I knew. Since then, I have been going through a re-education, a fashion education - learning about structure of garments. It’s funny, when you learn about something new you get really excited by it; it’s hard not to. And then of course, you want to explore it. You will make some mistakes, but you will learn from them. It’s all about the learning process. So yeah, the first collection was all about prints because that’s what I knew. When I started working on my MA collection, I decided that if I’m going to do this, then lets make it the most considered, and garment specific collection I possibly could. That’s why I started to try and find ways to engineer prints around patterns. It was a very process driven idea that I wanted to pursue. I think that is what really came through in both my graduate collection and my first show with Fashion East. A young, slightly naïve Saunders quickly realized that success was a double-edged sword, as he was thrown feet first into the perils of ‘production’. “After the first season, all these stores started putting in orders for the collection and it was me doing all the hand-printing, with some dresses taking up to 4 days to print. I found myself having to make 40 or 50 dresses, not knowing how I was going to manage. That season gave me the biggest shock, I was ready to give it all up, to chuck the towel in. A week before my second show, I was STILL printing these production dresses from the season before. It was a nightmare, but I got used to it. I know how it works now!” 98

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He certainly does. Jonathan Saunders is now stocked in over 30 stores worldwide including Bergdorf Goodman, Harrods, Harvey Nichols, Jeffrey, Maria Luisa and Lane Crawford. The sales speak for themselves, and are indicative of Saunders’ more grownup approach to fashion, the New York money kick (or these days the lack of it) coaxing him away from his more anarchic London roots into a more sophisticated world of affluent (though certainly never gauche) women. As he so rightly puts it: “Rich women are always going to want to look rich”. Indeed they are. Saunders’ knowledge of his customer is key, it prompted his rather unexpected move to New York, a city where new fashion labels are deemed a failure if they fail to turn over 300,000 dollars within the first 3 seasons. Ballsy, but then, he is too. Jonathan has always been slightly out on a limb. Never REALLY part of the London fashion ‘clique’ (which it certainly the right terminology for the ‘old boys’ mentality of some fashion industry insiders), Saunders has always been happier ‘doing’. He concedes, “I’m not your stereotypical, hedonistic London designer. In the past, people like McQueen and Galliano, well, that whole generation actually, they were perceived more as artists, and it was totally acceptable for them to lead these fantastically debauched lives. It’s totally different now. People want to see you running a business. I always thought it was important for me to avoid that side of the industry; that’s partly why New York was such a good idea. It’s so important to just do what feels right for you, and not to get stressed out worrying about what that whole London scene thinks of you. As relevant as their opinion is, it can be quite destructive.” Not that he need worry. His working relationship with Katie Grand - one of high fashion’s matriarchs - simply reiterates Saunders’ name as a mainstay fixture in fashion circles. For those of you not familiar with this pairing, Saunders recently appointed Grand as the stylist for Pollini, the Italian brand headed, until recently, by Rifat Osbek. Ms. Grand is just one of a whole host of names brought it to bring Pollini bang up to date. Saunders’ dream team at the label is akin to a pack of fashion ‘Top Trumps’ (oh, how I wish they existed!) - Jonathan Saunders. Check. Katie Grand. Check. Nicholas Kirkwood. Check. Craig McDean. Check. M/M (Paris). Check. This, ladies and gentlemen, is what we call fashion. Real, hardcore fashion. Given that Jonathan Saunders the label is finally running nice and smoothly, why, I wonder, does Mr Saunders want to put himself through the sheer slog of producing another collection each season? Of course, money talks - that’s a given - but why Pollini? “Well, Pollini is fundamentally an accessories brand, which I found interesting as I knew,


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whatever happened, I could come away having learnt something. It’s an area I would like to know more about. Also, there was no sense of history. They never had an atelier. The prospect of taking over a house with significant heritage or a strong brand identity just didn’t excite me. Although Rifat had done a great job, I felt challenged to try and define where Pollini belonged in terms of its market place and its existence. What could we do to make it interesting? I was concerned yet excited, that we had to make a ‘new house’, rather than being too referential to the past. I wanted to make a Pollini collection that felt young, new and modern - something very fresh. It is hard when you have no real ready-to-wear aesthetic to work with; when what you are doing is totally new. You have to attack things differently. You have to understand how to approach the new brand identity of the label you are trying to create,” he analyses. “And of course I was daunted at the prospect of running two labels simultaneously. After all, it’s very rare that people do it and devote as much to each label, but I think we have found a good balance.” Whatever the ratio, something is working. With strong reviews and even stronger sales of both lines, Saunders’ doubt seems unfounded. Here is a ‘man that can’, and I am sure, if ‘Fashion Top Trumps’ did exist, Jonathan Saunders would be quite the ace! •

utilitarian looks - these remain warm, practical coats, whatever the tangent remember provided one of the designer’s strongest forays for seasons. Over at Comme des Garçons, meanwhile, Rei Kawakubo swathed models’ heads in netting, their bright red lips just visible. Nude tones contrasted the khaki military, in a collection of whimsy. Cartoonlike trompe l’oeil illustrations featured, with a safari jacket printed on a cape, a blazer printed on an asymmetric collared jacket and toes printed on the black men’s lace-up shoes. Markus Lupfer provided a Ted/rock ‘n’ roll jolt at Armand Basi One in his best collection yet for the Spanish label. With quiffs on their heads and crepe-soled creepers on their feet, the grey, voluminous collection offered drop-shouldered shapes and a reliance on staples like the biker jacket, shirt, sweatshirt and pleat-front pant. Girls will be boys. Alexander Wang is a label beloved of models themselves, a designer who has a knack for pinpointing the sort of killer, off-duty looks that cool girls crave. This season his girls had more than a touch of soir about their look, with asymmetric detail body-hugging dresses and power tailoring. But fans weren’t disappointed, with great pieces like furfringed biker jackets, leather shorts and cutout detail superskinny pants also in the mix. Harder. That would be the most succinct way to summarise Ann Demeulemeester’s A/W 09 collection, following some of the lighter pieces she has experimented with in recent shows. The first five looks being totally black, white appeared gradually underneath jackets as a softer layer, becoming billowing as floorscraping dresses with leather multi-buckle chest braces. And there was a rich tactility through her embossed, opulent black-on-black fabrics, underscored by deconstruction.

WOmENSWEAR ROUND-up New York, London, Milan, Paris: Autumn/Winter 09/10 womenswear round-up By DEAN MAYO DAVIES

For Autumn/Winter 2009, two tribes go to war. There’s a severe, sharp edged girl in black, with her thigh-skimming hemline and killer biker jacket, but simultaneously there’s a more ladylike Parisian look rising in prominence. Either way, now isn’t the time for shrinking violets. Pick a corner, choose your side, stand your ground. Just don’t compromise... Junya Watanabe’s pitch-black exploration of the humble puffer jacket traversed a bleak romance as well as an Edwardian aesthetic. With pale faces that looked like gothic watercolour paintings, his 51 ultimately

Underground favourite Haider Ackermann is another designer that could find his sales jumping this season. His way with drape feeling sumptuous in a beautifully realised collection that should award crossover success.

And now for something more complex. Givenchy is one of the few A/W 09 collections to unite both the hard-edged and the lady like. The genius of this show was in its transcendental nature combined with a modern, graphic approach to couture detailing, a deft concept by creative director Riccardo Tisci. Built rounded shoulders, tweeds, furs and sheer elements interplayed in a mix that went from suits to dresses to eveningwear t-shirts. Different from the other youth-fixated Paris catwalks of the moment, these clothes could - and will - be worn by a broad spectrum of women, not just the 20year-olds on the runway. A gauntlet issued to the rest of Paris, who now must play catch-up. Olivier Theyskens departed Nina Ricci just days after his A/W 09 presentation,. Which was a shame - the collection really felt like it pushed the brand forward, not least through the incredible platform, hoof-like footwear; editorial shoe of the season. Missoni offered a grown-up take on grunge, with layers and layers of multi-texture knits piled on and scarves trailing toward the ground. In a washed-out colour palette, this was pile-it-on chic at it’s best. Less being less here, the message was more, more, more. Whilst Jonathan Saunders, in his second season at Pollini proposed great tailoring, dresses and boxy, neat jackets in juicy tones including cobalt and green. Giles is always a London highlight, uniting couture craftsmanship with British idiosyncrasy. Styled by long-time collaborator Katie Grand, this season was abrasive through shard-like or spike detailing on funnel skirts, dresses and mongolian lamb knits. Hardcore tattooed girls street cast from Camden walked amongst supermodels such as Rachel Williams, Catherine McNeil and Erin Wasson, whilst the brutal noise of band An Experiment on a Bird in the Air Pump played throughout.

Roberto Cavalli tapped into the darker, sexier, more aggressive edge with a collection made for stomping around in. The thigh-high leather boots, punchy studded suede jackets and skinny lace up pants destined to be big hits. Gucci’s showstealing pieces rested on Bowie rock androgyne, with Frida Giannini’s razor-sharp pantsuits, striped shirts and hip-grazing cigarette pants the biggest, mostinstant thrill of her diverse catwalk.

Part Leigh Bowery, part-tongue-in-cheek recycling - with make-up inspired by east London performance artist The-O - Alexander McQueen went back to creating a show that felt epic in houndstooth with couture-standard silhouettes. Miuccia Prada, who proposed a beautiful yet stoïc suit and coat-heavy collection worn with thick socks and high-heeled fishing waders, couldn’t have offered a bigger contrast. Far away from preoccupations of city, urbanity and nightlife, the collection did exactly what a Prada collection always does: provoke discussion and analysis from the most cerebral of fashion followers.

Fast. And furious too - the thigh-skimming shredded micro dresses of London-based Canadian Mark Fast are pure sexual aggression. With wet-look hair slicked back, bright red lips and dark eyes, his girls are both fierce and fearless. One to watch, Fast is one of the brightest new sparks around.

Surprise of the season came from Nicolas Ghesquière at Balenciaga, who moved away from science-fiction becoming fixated on life at home. Quintessentially Parisian - the show was at the Crillon after all - jewel-esque colours, bold, jarring prints and intricately draped skirts upped the femininity from previous

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apr/english text seasons. What made it work for the brand? The unmistakable Ghesquière silhouette, which gave it the balance of a recognisable handwriting. Marc Jacobs is the feel-good designer of our generation. And this is exactly what he did for A/W 09, presenting an ode to 80’s New York and its legendary nightspots like Paradise Garage and The Palladium. The hair and make up was uncompromisingly New Romantic/New Wave - as were some of the wilder neon hues, but ultimately there were plenty of pants, dresses and jackets in the collection to break away from the styling and want to wear. A skilled balancing act far away from pure nostalgia, it was a balance he also struck at Louis Vuitton, in a homage to the Parisian muses 80’s - Inès de la Fressange, Victoire de Castellane and Lacroix model Marie Seznec. Lace and ruffles made this a flirty, sexy, upbeat collection that contrasted much of the aggression elsewhere. Finally, the most unadulterated, concise vision this season? Raf Simons at Jil Sander as ever, who proposed sculptural tailoring inspired by French ceramicist Pol Chambost. His vision as beautifully realised as that of the mid-century artist, with flashes of intense yellow or orange breaking the large, rounded surfaces •

Fever ray

The Last of the Shamans Interview LEO MANSUETO

Snow and fire, wood and walls, metal and mud, schamanism and urban alienation. Fever Ray’s music looks like an oxymoron. It overflows with symbols and masks and arranges an hypnotic dark-like theatrical show. As she already did with The Knife (the band she shares with her brother), swedish Karen Dreijer Andersson keeps on arousing blackouts with her solo debut album. But how much provocative or really mad is her project? And which is the proper way to define her electronic music? Karin aka Fever Ray is very clever at not unveiling too much of herself. She answers in a very hermetical way, enough to keep herself and her masks far from any classification. After all, as someone said, the truth loves to hide itself to protect its deepness. feverray.com

- What is behind your choice to come out as solo artist with a brand new name after having found the success with The Knife? Olof and I had been working for seven years and we both wanted to work on our own for a while. Media attention doesn’t have anything to do with creativity either. - Is there any connection between the last album by The Knife and this one, apart from you involved in both of them? That is a big connection, I think. I just started out where I ended on Silent Shout. - Fever Ray album was born soon after your second child. Did you experience a different flux of creativity during your post-natal period? There was no alternative to work. I definitely needed to spend time on my own and with my own ideas. Creativity feeds of creativity, the more you work the more it becomes. - Most of your songs are about the subconscious. How do you get stories from “that world”? My music is rather about ideas. Ideas about everything, everyday life, society, what was going on at the time when I recorded the album. - How did you work to build the music structure of the new song? Did you create the electronic foundation and than you started to put on guitars and percussion? Everything I did was made through software, apart from vocals and guitars. I always start with the beat, then some chords of some kind, synth mostly. Then I start playing with the voice. - Which is your approach to the voice transformer? Do you usually have already an idea about the way your voice should sound and work in a song or it is more a matter of trying time by time different options? I always try very many different ways of the vocal sound. And the vocal expression, if it’s supposed to be whispered, screamed, or spoken. — Does working on your voice mean also a way to put yourself away from the music, to erase you? Does it work like a mask to you? It is more like a filter, sometimes a costume to wear onstage. Saying something wearing the costume or using the transformer can be more real than anything. — In the song Seven there is a sequence of stories that are all related in some way to that number. Where did the idea come from? Do you believe in numerology? I find it very interesting and funny with people who believe in things, since I don’t believe in anything myself. But I found out that I had many relations to the number “seven” that felt interesting to sing about. — What about the song I’m Not Done? It sounds different from the other songs of the album, both lyrically and musically. What is about? I guess I found out during the recording process that there is so many things left to do, 100

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to try. Van Rivers & The Subliminal Kid did a lot of the production of the track too, I guess they felt more free since I think it was the last track they got from me. - In your songs there are often references to the snow. What does the snow mean to you? Is it just your natural environment? Yes. Today it has snowed for 48 hours. And it’s mid March. It’s very strange to have this feeling that you’re totally wrapped up in something, and you can’t do anything about it. - There is a strong presence of spirituality in your music. Is there any external element (movies, books, music) inspiring your spirituality? I guess music is a very good place to focus on your ideas, there are no frames or rules, you are very free to try out ideas and put them in certain directions and see what happens. - Is the visual side of your music very important like it is in The Knife? Yes. It’s getting more and more interesting, I think. - Is it true that you and your brother are working on the Charles Darwin-inspired opera, Tomorrow in a Year? What is about? Yes, it is about the process around the work Origin Of Species, and the diversity of everything, the beauty of variations. It will have premiere 2nd September in Copenhagen. - Are you still in contact with Röyksopp? I have done two tracks on their upcoming album, I really enjoy working with them, they are still good fishermen. - Is there any other contemporary artist that you feel very close to your way of thinking and making music? Someone you would like to work with? I hope there will be time to work with Planningtorock soon, I really admire what she is doing. - Do you like indian inspired music? I like Tomahawk’s Anonymous album, we listened to it a lot at home last year when I was finishing this album. — What if David Lynch would ask you to collaborate with him for a movie? Would you be happy? I guess so!


Apr /attualità

INNOVAZIONE? Sì, GRAZIE! di Franco Bolelli In un mondo che negli ultimi vent’anni è cambiato vertiginosamente e che nei prossimi venti cambierà ancora di più; in un mondo dove fino a poco tempo fa la stabilità era un valore e ora è diventata una patologia; in un mondo che era lineare e ora è connesso e globale, era sequenziale e ora è simultaneo, era specializzato e ora è multitasking; in un mondo dove stanno mutando i nostri gesti, i linguaggi, le forme di percezione e di conoscenza; ecco, in questo mondo non si può più pensare e progettare come si faceva prima. In particolare qui in Italia, dove tutto avviene sempre senza salti, senza discontinuità, con creatività ma senza una vera cultura dell’innovazione.  Ecco, quella che a me appare sempre più limitata è proprio la proverbiale creatività italiana, quella stessa che si esprime nell’arte, nella moda e nello stesso design. Non sto mettendo in discussione la qualità, il talento, il gusto estetico dei progettisti e degli artisti italiani: sto dicendo che questa qualità, questo talento, questo gusto, non possono più restare confinati nella gabbia dorata dell’estetica. Sto dicendo che l’estetica è un’unità di misura necessaria ma non più sufficiente. Perché l’estetica e il gusto artistico erano fondamentali in un mondo dove nell’esistenza quotidiana c’era poco o nulla di bello: pensiamo al Rinascimento, che noi ricordiamo come un momento di straordinaria fioritura ma dove la durata media dell’esistenza non arrivava ai quarant’anni, le malattie facevano stragi, il lavoro era massacrante, e le grandi opere ricompensavano in qualche modo l’assenza di ogni luce nella realtà di tutti i giorni. Oggi la bellezza estetica è dappertutto, nelle strade, nelle case, nelle cose che ci mettiamo addosso, nei mille intrattenimenti che abbiamo intorno: ecco perchè i progetti e le opere devono avere una funzione più ampia.  Quello che trovo davvero evolutivo sono quei progetti che non si accontentano di essere semplicemente artistici, spettacolari e culturali: non sto certamente dicendo che le opere estetiche siano fuori posto nel nuovo mondo

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connesso, ma in questo mondo credo che le opere artistiche debbano ripensare ed espandere la propria funzione. Ad essere appassionanti e all’altezza del mutamento che stiamo vivendo sono quei progetti che esprimono la finalità - molto più vasta di quella estetica, intellettuale o ricreativa - di creare e suscitare energia viva, di alimentare, potenziare, espandere il nostro patrimonio vitale (corpo, sensi, mente, tutto quanto). Se volete un esempio, è Fabio Novembre, perchè il suo enorme talento è assolutamente inseparabile dalla sua energia umana, e i suoi progetti sono esplicitamente modellati sul calore della sua esistenza, delle sue bambine, di sua moglie, dei suoi sentimenti. Se i progetti di Fabio hanno una forza superiore, è proprio perchè la sua progettazione non è soltanto estetica, è vitale.  Se volete un altro esempio, prendiamo Jonathan Harris, il primo a progettare per quegli esseri umani - milioni di esseri umani - che non sono più soltanto pubblico perché ogni giorno producono attivamente contenuti in rete, nei social network e nelle mille nuove forme di espressione e comunicazione. A questi esseri umani -protagonisti se non autori - non basta più guardare e commentare. Con i suoi We Feel Fine e I Want You To Want Me - che monitorizzano ed evidenziano in diretta i sentimenti degli umani in rete -, Harris crea opere che pulsano e mutano come un organismo vivente, che abbracciano non soltanto il senso ma innanzitutto il metabolismo del mondo in mutamento.  Quello che voglio dire è che se per la cultura e per l’arte bastano l’intelligenza, il talento e il gusto estetico, per la nostra evoluzione, per l’innovazione, serve una certa forza, una superiore energia, una capacità di tradurre più direttamente in progetto la nostra pienezza umana. I progettisti hanno in questo senso una responsabilità e un privilegio assolutamente senza precedenti: è davvero il momento di proiettarsi al di là dei vecchi confini e di diventare progettisti globali, connessi, espansi, vitali.

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VIA TORTONA

Fotografia Carl Hjelte, Moda Ian Radolovich A sinistra: T-Shirt P U M A . Giacca e Pantaloni J I L S A N D E R . Sciarpa vintage. Braccialetto dello stylist.

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via tortona A sinistra: Camicia H & M . Felpa B O S S S E L E C T I O N . Qui: per lei Felpa D I O R . Pantaloni A P R I L 7 7 . Scarpe C A S A D E I . Cintura M A I S O N M A R T I N M A R G I E L A . Per lui T-Shirt F ebruar y . Giacca a vento P U M A . Pantaloni H U G O . Scarpe J I L S A N D E R . Cintura vintage.

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via tortona

Da sinistra a destra. Camicia B O S S , Giacca a vento N O L I TA , Pantaloni F E B R UA R Y . T-Shirt F E B R UA R Y e Pantaloni H U G O B O S S . Abito usato come top J E A N PAU L G AU LT I E R , Pantaloni YO H J I YA M A M O T O e Cintura H E N R Y CO T T O N ’ S . Giacca J I L S A N D E R , Abito usato come top 2 7 0 7 , Pantaloni F E B R UA R Y . Hair Stylist Ezio Diaferia Grooming Alemka Krupil Assistente Stylist Elia Quadri. Si ringrazia Alberto Brasola Barina. 106

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Apr /leggere

Daniele Del Giudice, Orizzonte mobile (Einaudi, pp. 148, euro 16,50): dopo anni di attesa, preservando l’understatement della sua immagine pubblica limitata, Daniele Del Giudice torna in libreria con un romanzo, algido, concettoso, appassionante. Sulla base dei ricordi personali di un viaggio in Antardide, via Patagonia e Terra del Fuoco, il narratore ricuce e stratifica frammenti di varie spedizioni storiche, affastellando una sorta di «iperspedizione» che non può non comprendere l’orizzonte mobile di ogni lettore. einaudi.it Bruno Galluccio, Verticali (Einaudi, pp. 116, euro 12): Galluccio è un fisico che si occupa di telecomunicazioni e sistemi spaziali. Galluccio è un poeta che, come un Lucrezio contemporaneo, sposa nei suoi versi la metrica e la scienza. Le aporie della matematica divengono così questioni metafisiche spalancate tra i guasti minimi del quotidiano: «quando le strade si rompono / e l’ingresso ai centri commerciali brucia / non puoi andare in nessuna origine». einaudi.it Claire Bardainne/Vincenzo Susca, Ricreazioni (Bevivino, pp. 160): in un’epoca in cui in molti decretano la fine del postmoderno, Bardainne e Susca mappano in questo libro, che è una gioia grafica per lo sguardo, le «galassie dell’immaginario postmoderno». Questo oggetto estetico, non solo libro, non saggio, non trattato, non riflessione, o tutto insieme e più, moltiplicato dalla grafica creativa, elabora percorsi e citazioni, restituendoli come exemplum diretto, in diretta, del fare postmoderno, forse ancora ricreabile fuori da effimere maniere. bevivinoeditore.it (Enzo Mansueto)

Girotto/Pievani/Vallortigara, Nati per credere (Codice edizioni, pp. 200, euro 19): a duecento anni dalla nascita di Darwin ci interroghiamo ancora sul perché l’uomo resista a credere al sistema evolutivo scoperto dal biologo inglese. Col sottotitolo Perchè il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere le teorie di Darwin, il libro filtra montagne di ricerche per spiegare come l’inclinazione alle credenze sovrannaturali sia diventata parte integrante dei nostri normali processi cognitivi. Nati Per Credere si candida ad essere uno dei saggi più brillanti e provocatori del 2009. codiceedizioni.it

(Tommaso Toma)

VALERIO MAGRELLI SUI BINARI DI UN PASSATO OBLITERATO Dopo le stupefacenti elucubrazioni anatomopatologiche di Nel condominio di carne (Einaudi 2003) e in attesa di un annunciato lavoro decennale, il poeta Valerio Magrelli torna in libreria con una prosa eccentrica, La vicevita. Treni e viaggi in treno (Laterza, pp. 106, euro 9), all’interno della creativa collana dei «Contromano». La “vicevita”, ci spiega l’autore, è il tempo vicario che sprechiamo nello spostarci coi mezzi, nell’attesa di, forse, cominciare davvero a vivere. Viaggiatori, pendolari, sbandati. Ma questo spreco funzionale, agli occhi arguti e sfaccettati dello scrittore, svela pieghe inattese, doni, sorprese. Quella del treno, infondo, è l’occasione per legare le memorie di sé ad una riflessione collettiva, dai viaggi dell’infanzia ai treni blindati dei lager, dai topolini della metropolitana di Londra alla preistoria della nostra evoluzione cerebrale, dai vecchi scompartimenti ai sonori wc autopulenti, in un libretto di memorie, di apologhi, di poetiche analogie intorno ad una delle più produttive metafore letterarie moderne. Il capolavoro di un trainspotter. laterza.it Intervista ENZO MANSUETO

— Come è nata l’idea di questo libro in prosa? È un libro nato un po’ per coincidenza: l’invito di un’amica a scrivere sul treno ha catalizzato una serie di esperienze che in effetti andavano a comporre se non la mia autobiografia almeno la mia vice-autobiografia. Il treno ha funzionato analogicamente, portando ad una rapida e felice composizione del testo. — Il viaggio in treno è dunque un non-tempo vicario che finisce qui per essere un momento sostanziale, di riappropriazione del tempo perduto? C’è una sorta di riscatto del tempo perso, rispetto alla sottrazione alla quale tutti quanti siamo quotidianamente soggetti. Il treno rappresenta un teatro antropologico, uno spazio di simulazione, un laboratorio. A vari livelli. È lo spazio della lettura, e di una florida letteratura, ma anche, per citare ad esempio Pontalis a proposito degli scompartimenti, lo spazio ideale per la psicoanalisi. — È anche uno spazio diversificato, come i capitoli di questo libro, tra introspezione e collettività, vero? Sì. Nel cuore del libro c’è una specie di biforcazione in due capitoli, uno intitolato Solitudini e l’altro Una comunità ferroviaria. Da un lato il treno come spazio per eccellenza della derelizione, dell’abbandono, dall’altro invece come spazio in cui si creano i filamenti, i brandelli di scambi, di conversazioni, insomma, uno spazio intersociale. 108

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Per me è importante, come nel mio ultimo libro in versi, la compresenza di elementi quanto più privati con un’interfaccia politica e collettiva. — Quella del treno era l’icona principe della modernità progrediente, oggi superata da mille altre invenzioni. In questo libro c’è un po’ di archeologia della memoria? C’è sia l’archeologia, ma anche un’apertura al futuro, pur tra paradossi, come nell’episodio che racconto del carrellino delle vivande spinto a mano nel supermoderno treno magnetico giapponese. Sì, il treno è un’icona della modernità rapidamente invecchiata e però capace di resistere, con tante mutazioni, come ad esempio la scomparsa degli scompartimenti che ha condotto ad una collettivizzazione degli ambienti, che è poi un po’ un ritorno alla corriera, alla diligenza. — A cosa stai lavorando adesso? Ad un progetto molto diverso, tutto incentrato sulla musica, che dovrebbe uscire nella collana Fuoriformato dell’editore Le Lettere. Mi fa riflettere, ora che ci penso, l’associazione dei nomi di queste due collane, Contromano e Fuoriformato. Vorrà pur dire qualcosa…


apr/uscire Elita

MILANO, ITALIA 22/25 Aprile Pronti all’infaticabile Salone del Mobile? Appuntamento insaziabile per

gli occhi e, con l’avvento di Elita, anche per il vostro udito. Certo, sarà vero Salone solo se cadrà la consueta pioggerellina primaverile e se le vostre mani saranno indolenzite dal volume di depliant e brochure che avrete saccheggiato per Zona Tortona e dintorni, sentendovi come dopo una giornata in palestra a fare pesi e corse sfibranti sul tapis roulant di ultima generazione. Comunque, dal 22 al 25 c’è la quarta edizione di Elita, rutilante appuntamento con la musica e il design. La parola d’ordine di quest’anno è Switch on!, che suona un po’ come un invito a illuminarsi durante questo cupo periodo che stiamo attraversando, grazie agli innumerevoli appuntamenti disseminati lungo la cartina della città come a segnare un percorso labirintico o una caccia al tesoro. Potrete godervi la musica degli oramai milanesi (sono sempre qui…) 2 Many Dj’s, il dub rock dell’onnipotente Andrew Weatherall (foto), la compostezza electro pop degli Hot Chip (finalmente a Milano!), la grazia delle Au Revoir Simone o il tunz tunz fico di Tim Baker, Dubfire e molti altri. Tra i luoghi certi di Elita ci sono gli oramai consueti Magazzini Generali e l’Astoria, il quartier generale (dove verranno esposte le opere di Lago Design e di Molo), Plastic e poi Magnolia, Atomic. E il 25 tutti a cercar parcheggio in zona Mecenate per il gran finale agli EastEnd Studios. Continui aggiornamenti su elitamilano.com - myspace.com/elitafestival Tommaso Toma

Dissonanze 9

roma, ITALIA. palazzo dei congressi

8/9 Maggio Un’edizione ricercatissima di Dissonanze che tra le mura del suggestivo palazzo all’Eur offre una due giorni con le migliori realtà della nuova scena elettronica. Sarà quasi impossibile seguire tutto, visto che più di 30 artisti si esibiranno in soli 2 notti romane. Ovvio che vi invitiamo da subito a visionare dettagliatamente il calendario artistico e di accaparrarvi un abbonamento on line. Intanto vi suggeriamo un percorso ragionato tra le cose più stimolanti… Venerdì tutti pronti ad ascoltare la magnifica musica di Flying Lotus, una delle realtà jazz-trip hop più sorprendenti dello scorso anno. Poi uno sguardo alle naivetè sonore di Daedalus e del duo Telepathe da NYC, la scoperta indie dei TV On The Radio. Quando invece il vostro organismo è pronto ai beat più feroci allora vi aspettano Timo Maas e Magda. Pronti per il sabato? Si parte con Micachu, eccentrica ragazzina londinese, e l’immenso Dj Mujava, nuovo talento della Warp: afro funk festaiolo. Si va avanti, tocca a Bat For Lashes (foto), ovvero la nostra amata Natasha, e senza un attimo di respiro si passa al maestro Laurent Garnier. Può bastare? No, c’è ancora tanto altro in giro per il Palazzo. Buon divertimento. dissonanze.it TT

Warp 20

parigi, francia. citè de la musique 8/9 Maggio La straordinaria etichetta discografica (e non solo) indipendente compie

20 anni. Si era partiti da Sheffield nel 1989 con l’intenzione di rinnovare i principi della discografia seguendo soprattutto le evoluzioni tecnologiche molto rapide alla fine degli Anni 80 che si possono sintetizzare con una parola: computer. La Warp è la prima discografica che scopre i nuovi grandi talenti nella musica fatta con i laptop, amplifica le novità nella grafica grazie ai Designer’s Republic, si affida alla visionarietà del regista Chris Cunningham e soprattutto lancia i nuovi talenti della musica elettronica, da Aphex Twin a Boards Of Canada e Pivot (foto). Oggi la Warp è ancora in grado di lanciare progetti di interesse mondiale e nel frattempo non disdegna i territori della musica più tradizionale: il rock e il folk. Ora è arrivato il momento dei festeggiamenti, globali per tutto il 2009. Si parte da Parigi e dalla innovativa Cité de la Musique (quando ci si deciderà in Italia di fare qualcosa di simile, seriamente?) con un’orgia multisensoriale: dai progetti video, con anche i film del sempre più importante reparto cinema, dj set, mostre fotografiche e tanti concerti. Ovvio che ci sarà maestro Aphex e poi i !!!, i Pivot… Due fantastici giorni parigini per omaggiare i tipi della Warp, i più concreti visionari degli ultimi 20 anni. warp20.net TT Rodeo

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apr/uscire Londra by Jerry Bouthier Ve ne siete accorti? Londra è grande da sembrare tante città in una. Come Berlino, come Tokyo, come tante altre metropoli. Ma Londra è davvero gigantesca. In più sorge su un’isola e il fatto che sia sempre stata ben protetta dalle invasioni (Romani a parte), ha favorito il suo sviluppo orizzontale. C’è un sacco di bella gente che vive nell’East London da oltre un decennio. Ha scelto di stabilirsi lì perchè all’inizio i prezzi erano molto abbordabili. L’alta concentrazione di studenti, hipster e gioventù varia ha favorito la proliferazione di bar, ristoranti, club e negozi (Bricklane è il paradiso del vintage). La zona di Shoreditch si è trasformata in un vero e proprio villaggio e i suoi residenti raramente si avventurano in altre zone di Londra. Un po’ come succedeva nel Greenwich Village negli Anni 60… Una lista dei miei posti preferiti di Londra? Eccovi serviti.

DRINK

George and Dragon

2 Hackney Road, Shoreditch, London E2 7NS

Il George è di gran lunga il miglior bar/pub di Londra, un posto specialissimo per molti. Ci devi andare per capire. Stilisti, artisti dell’East End, studenti della St Martin’s, gente di Shoreditch, facce comuni, club kids e old queens (il BoomBox è stato praticamente concepito qui), tutti spalla a spalla in questo posto unico e modesto allo stesso tempo, dove ogni sessualità, nazionalità e temperamento sono ben accetti. Dj set tutte le sere, tutti i tipi di musica, dance contemporanea esclusa, la saletta che si trasforma ogni notte in un wild party improvvisato. Friendly e casereccio (sembra di stare nel salotto di un amico, da non perdere gli allestimenti in stile “cianfrusaglia”), non è ancora affollato di turisti, anche se un giorno sarà un mito tale (per molti versi già lo è) da ispirare un film.


 The Joiners Arms

116 Hackney Road, London E2 7QL

Quando il George chiude a mezzanotte, chi vuole proseguire la sua serata deve solo spingersi un po’ più giù in Hackney Road per raggiungere un altro bar: The Joiners. L’attrazione principale? Che serve bevute fino alle 2 del mattino, raggruppando gli ultimi reduci della notte di Shoreditch e le anime perse al ritmo di musica

un po’ camp. In estate come in inverno, l’area fumatori, ovvero il marciapiede stipatissimo, merita di essere provata: sembra di entrare nella Twilight Zone.

  Hoxton Bar & Grill

2- 4 Hoxton Square, London N1 6NU

Questo è il posto in cui c’era la serata BoomBox ogni domenica notte. È il locale più grande di Shoreditch, con tre aree separate (bar, ristorante e club) e un’atmosfera quasi newyorkese con soffitti alti e un aspetto minimalista post-industriale. Meglio evitarlo di venerdì e sabato quando tutta Shoreditch viene invasa dai “suits” (gli impiegati della City che vanno in giro per locali) e dagli “out-oftowners” (che fondamentalmente chiameremmo i “forestieri”, le ragazze di Essex, i turisti, gli ubriachi caciaroni…). 
 FOOD

Food For Thought 


31 Neal Street, London WC2H 9PR

Può non essere facile trovare cibo fresco, buono ed economico a Londra. La scelta migliore è quasi sempre il circuito vegetariano – dove qualità e gusto sono fondamentali. L’unico svantaggio è che la maggior parte di questi posti sono cafè e non propriamente dei ristoranti, quindi la sera sono chiusi. Food For Thought è noto come uno dei migliori (e meno costosi), per cui vale la pena farci un pranzetto veloce. Si trova in

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Neal Street, una via pedonale vicina a Covent Garden.

  Brick Lane Beigel Bakery

e per i dj set di Gildas & Masaya, Erol Alkan, Optimo, JBAG… Non perdete tempo: il posto chiuderà a Maggio. L’ingresso è libero.

159 Brick Lane, London E1 6SB

thedoubleclub.co.uk

Aperta sin dal 1855 (!) questa bakery ebraica tradizionale è diventata un’istituzione. Perché? è operativa 24 ore su 24 tutti i giorni della settimana e i prezzi sono incredibili. In cima a Bricklane, è bazzicata da una clientela molto mista tipica dell’East London – chi esce da club o rave vari, ragazze cafone, travestiti, tossici, semicelebrità, poliziotti in borghese, di tutto, ognuno si mette in fila in questo “bagel shop”. DISCO

The Double Club

7 Torrens Street, London EC1V 1NQ

Attualmente il locale più chiacchierato di Londra, il Double Club è un originale progetto sponsorizzato dalla Fondazione Prada che ha commissionato a Carsten Höller l’ideazione e lo sviluppo di un bar/club/ ristorante temporaneo. L’artista ha realizzato un interessante mix di culture, quella occidentale e quella Congolese. Design, food, drinks, music… Double Club offre la possibilità di confrontarsi e dialogare con un’altra cultura e la cosa funziona molto bene. Il locale è sempre pieno, specie durante i venerdì, grazie alle serate by Richard Mortimer. Tutta Shoreditch è felice di ritrovarsi lì per l’aperitivo

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Ghetto 58 Old St, London EC1V  9AJ

Per anni la scena gay londinese ha seguito l’onda del mainstream ma la gente del Ghetto ha sempre anteposto creatività e militanza al mero denaro. La sua vecchia sede alle spalle dell’Astoria in Tottenham Court Road divenne storica con l’exploit delle Nag Nag Nag night prima e dei venerdì sera marcati The Cock, dopo. Trasferito in Old Street (la vecchia sede ha dovuto far spazio alla costruzione di una nuova stazione metropolitana), sembrava difficile potesse eguagliare l’unica (e ora leggendaria) atmosfera originaria, eppure lo spirito libero e simpatetico è rimasto lo stesso e le nuove serate stanno portando con fierezza la torcia dell’individualità.

Last but not least… Ho appena pubblicato un nuovo cd intitolato Inter-Continental (per l’etichetta nipponica Fabulous Records). È un divertente club mix con contributi di Tiga, Ladyhawke, Crookers, JBAG, Black Kids, Digitalism, Alex Gopher, Adam Sky, In Flagranti, Autokratz e altri ancora… Si trova d’importazione anche da Colette, a Parigi .


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apr/calendario MERCOLEDI

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• performance / CHAOS Dal libro primo de Le Metamorfosi di Ovidio, con Valentina Barbarini, Giuseppe Barigazzi, 
Elena Sorbi, Laura Vallavanti. Anche il 7. Parma, Lenz Teatro
lenzrifrazioni.it • ARTe / Continua ROBERTA TORRE: MA-DONNE A cura di Sergio Toffetti. 23 scatti della regista nati dall’idea di trasformare donne comuni in moderne Madonne. Palermo, Archivio Storico, fino al 18 T 348 9855885 • DeSIGN / Continua OVER DESIGN OVER “Materia, Tempo e Natura nel Design contemporaneo” A Cura di Marco Rainò e Andrea Margaritelli. Perugia, Rocca Paolina comune.perugia.it

VENERDI

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• MUSICA / IL GENIO Live. Roma, Circolo degli Artisti. Anche il 9 a Milano (Le Scimmie), l’11 a Reggio Emilia (Corallo di Scandiano) e il 17 a Jesolo (Terrazzamare Teatrobar) myspace.com/ilgenio • FOTOGRAFIA / Continua PADOVA APRILE FOTOGRAFIA 2009 “Forme dell’Identità” 
Quinta edizione della manifestazione. Padova, Museo Civico e altri luoghi, in corso dal 4 e fino al 20/06 cnf.padovanet.it MERCOLEDI

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• MUSICA / BOB DYLAN Live. Milano, Mediolanum Forum. Anche il 17 a Roma (PalaLottomatica) e il 18 a Firenze (Mandela Forum) myspace.com/ bobdylan

• USCIRE / Continua CRISTALLI “La più bella Mostra di Minerali al Mondo”. Oltre 500 eccezionali esemplari di cristalli provenienti dalla collezione Giazotto. Firenze, Museo di Storia Naturale - La Specola, in corso dall’1 e fino al 1/10 mostracristallifirenze.it VENERDI

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• ARTe / MIART ART NOW! Quattordicesima edizione della fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea. Milano, Fieramilanocity, fino al 20 miart.it • MUSICA / SQUAREPUSHER Live. Bologna, Estragon. Anche il
 19 a Roma (Piper) e il
 21 a Torino (Teatro della Concordia) squarepusher.net • PERFORMANCE / Tribù F.I.S.Co. 09 Nono festival internazionale sullo spettacolo contemporaneo, a cura di Xing. Bologna, luoghi vari, Fino al 23 xing-fisco.it

Belén Fabra, protagonista di Valerie: Diario di una Ninfomane.

SABATO

18

• DeSIGN / PUBLIC DESIGN FESTIVAL Prima edizione. Nove giorni di installazioni, progetti, incontri, workshop sul design degli spazi pubblici. A cura di Esterni. Fino al 26 publicdesignfestival.org • DeSIGN / Palcoscenico del tempo: elogio alla lentezza. Un’installazione che abbina le creazioni di Wunderkammer Studio ai video dell’artista Liuba. Milano, Straf Hotel, fino al 27/04. Open Party il 23/04 h 18.30 straf.it

MARTEDI

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• DeSIGN / Memphis Blues a cura di Barbara Radice. Mobili e documenti del movimento Memphis, da Isokaki, a Sottsass a De Lucchi. Milano, Galleria Carla Sozzani, fino al 3/05. Inaugurazione h 17 galleriacarlasozzani. org • ARTE / Continua MORANDI: L’arte dell’incisione. L’ opera calcografica dell’artista in oltre centotrenta incisioni realizzate durante tutto l’arco della sua carriera. Ferrara, Palazzo dei Diamanti, fino al 2/06 palazzodiamanti.it

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DOMENICA

19

• MUSICA / David Byrne Live. Senigallia, La Fenice. Anche il 20 a Verona (Teatro Filarmonico), il 21 a Milano (Suoni&Visioni, Auditorium Dal Verme) e il 22 a Modena (Teatro Comunale) davidbyrne.com • DeSIGN / Ultimo giorno per Cambiovaso Un progetto che coinvolge diversi designer che si confrontano sul tema della parola e dell’oggetto vaso, declinato in varie modalità. Milano, Triennale DesignCafé triennale.it MERCOLEDI

22

• MUSICA / AU REVOIR SIMONE Live. Annie, Erika e Heather tornano in italia per promuovere il nuovo album “Still Light, Still Night” in Uscita l’8 Maggio. Milano, La Casa 139. Anche il 24 a Roma (Circolo degli Artisti) myspace.com/aurevoirsimone • DeSIGN / SALONE INTERNAZIONALE DEL MOBILE 48A Edizione. Rho, Milano Fiera, fino al 27 cosmit.it • USCIRE / ORTOFABBRICA Un evento in uno spazio in cui architettura, design, moda, arte si fondono per un modello unitario di stile e qualità della vita. A cura di Angelo Grassi. Milano, via Savona 37, fino al 27 angelograssi.it


Apr- mag /calendario

VENERDI

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• CINEMA / Esce oggi il film VERSO L’EDEN di Constantin Costa-Gavras, • MUSICA / ITALO DISCO SUMMIT A cura di Pippi Langstrumpf. Incontro con Casco, Fred Ventura, Roberto Turatti, Albert One, Styloo. Milano, Elita Headquarter, H 19 elitamilano.org • MUSICA / Unica data Italiana per RAZORLIGHT Live. Milano, Musicdrome myspace.com/razorlight • USCIRE / NEL SEGNO DEL GIGLIO 16a mostra mercato del giardinaggio di qualità con momenti di approfondimento sulle coltivazioni naturali e piante dal gusto d’antan. Colorno (PR), Parco della Reggia, fino al 26 turismo.parma.it

LUNEDI

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• USCIRE / Ultimo giorno per LOVE DESIGN 20 designers sul tema dell’ Il Genio.

amore, tra cui alcune edizioni speciali di Arik Levy, Matali Crasset and Philippe Di Méo. Milano, Galleria Nina Lumer. In corso dal 22, Cocktail party il 24 h 19 exquisedesign.com • FESTIVAL / Continua il GLBT Filmfestival “Da Sodoma a Hollywood” con una sezione music & movie icons e appuntamenti collaterali. Torino, luoghi vari, in corso dal 23 e fino al 30 tglff. com

MERCOLEDI

29

• MUSICA / BONNIE PRINCE BILLY Live. Bologna, Estragon. Il cantautore Americano torna in Italia per tre imperdibili date in cui presenta l’ ultimo album “Beware”. Anche il 28 a Torino (Espace Musica 90) e il 30 a Foligno (Auditorium San Domenico) myspace.com/princebonniebilly • FESTIVAL / Fenice Festival “L’eredità delle fiabe” cinema, musica, fumetti e arti crossover con Bill Willingham, Freak Antoni e altri Artisti. Poggibonsi (SI), Teatro Politeama e Cassero della Fortezza Medicea, fino al 3/05 fenicefestival.it

VENERDI

GIOVEDI

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• CINEMA / Esce oggi VALERIE: DIARIO DI UNA NINFOMANE di Christian Molina, con Belén Fabra, Geraldine Chaplin, Angela Molina. Tratto dal bestseller di Valérie Tasso mediafilm.it • CINEMA / Esce oggi il film LEZIONI D’AMORE (ELEGY), di Isabel Coixet con Penélope Cruz, Ben Kingsley, Peter Sarsgaard, Patricia Clarkson e Dennis Hopper. Tratto da L’ Animale Morente di Philip Roth 01distribution.it • FOTOGRAFIA / Continua GERDA TARO: Questa è la guerra! Robert Capa al lavoro. Una retrospettiva.
 Milano, Forma Centro Internazionale di Fotografia
, fino al 21/06 formafoto.it

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• CINEMA / Esce oggi il film CHE - GUERRIGLIA di Steven Soderbergh con Benicio Del Toro bimfilm.com • MUSICA / Secondo e ultimo giorno

per HINTERLAND FESTIVAL 2009 “An Adventure in Music And Arts” Un grande evento con 57 bands. Glasgow, Luoghi Vari hinterlandfestival. com • ARTE / Continua ANSELM KIEFER: HORTUS PHILOSOPHORUM Continua la personale del pittore e scultore tedesco. Roma, Gagosian Gallery, fino al 23/05 gagosian.com

venerdi

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• ARTE / It’s only A paper moon Una collettiva di “opere di e su carta” a cura di Giovanni Iovane. Milano, Galleria Galica, Fino al 3/07 galica. it • MUSICA / CLIENT Live. Torino, Spazio 211. Anche l’8 a Roma (Circolo degli Artisti) e il 9 a Padova (Unwound) myspace.com/client • MUSICA / Esce oggi l’album I FEEL CREAM di Peaches myspace.com/peaches • USCIRE / PICNIC AL TEMPIO Moda, architettura, narrazione. 5a Edizione del workshop ideato e prodotto da NOWAlab a cura di Mario Lupano, Marco Navarra e Alessandro Rocca. Quest’anno il tema è “Texture”. Parco Lineare di San Michele di Ganzari, fino al 10 picniclab.net Winfried Baumann, Instant Housing. Ospite del Public Design Festival

Rodeo

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apr/l’oroscopo L’unica scienza esatta, indagata ogni mese per voi. Di Franca Mazzei.

Aprile 2009 Il mese. La quadratura tra Venere in Ariete e Plutone in Capricorno tende a sponsorizzare relazioni d’amore passionali e complesse, ad alto tasso erotico, ma anche poco innocenti evasioni, tradimenti e sotterfugi, in particolare nella prima e nell’ultima settimana di Aprile. Ariete

Bilancia

Sole e Mercurio nel vostro cielo ridisegnano a colori più vividi quegli obiettivi che non potrete certo mancare quando dal 23 un travolgente Marte irromperà in Ariete a proclamare al mondo che siete voi i più forti, e ci provino pure a dimostrare il contrario: buon compleanno amici! Amore. Emozioni, pulsioni, tentazioni, e nella seconda metà del mese anche pirotecniche tempeste ormonali! Denaro. No problem.

Più inquieti del solito e molto meno disponibili a mediare, vi aggirerete con lo sguardo torvo di chi cerca la lite, e dal 23 (col pelide Marte in opposizione) la troverete di sicuro. Avviso ai naviganti: meglio tenersi alla larga dai mannari bilancini..! Amore. Dopo una serie di piccoli attentati preparatori, dal 23 sarà guerra aperta! Preallertate l’analista o un bravo legale (e magari fate anche autocritica). Denaro. In tendenziale calo…

Toro

Scorpione

Bando alla flemma: sono i giorni fino al 22 quelli più promettenti per dare corpo ad una nuova iniziativa che promette di regalarvi maggiori spazi di libertà, anche nel lavoro (poi non dite che non vi abbiamo avvisati). Amore. La spinta a mettervi in gioco, accollandovi qualche inevitabile rischio, avrà la meglio sulla solita cautela: benedetta primavera! Denaro. Sarà la lucidità mentale la vostra arma contro l’austerity.

Gemelli La spinosa (e forse anche illegale) quadratura di Marte continua imperterrita ad impedirvi di godere degli ineffabili piaceri portati in dono dal trigono di Giove, ma allo scoccare del 23 la ruota gira a vostro favore: evadere da stress e paranoie sarà un gioco da ragazzi! Amore. Un centro di gravità forse non permanente ma per ora a prova di scossoni. Denaro. Piuttosto bene, alla faccia di qualche transitorio, fisiologico imprevisto.

Cancro Il trigono di Marte vi vuole ben più vitali, coraggiosi e decisi di quanto in genere non si mormori di voi, capaci di portare lo sguardo molto più su e molto più lontano, (soprattutto nel lavoro), in sella ad un destriero instancabile: attenti solo che dal 23 non si trasformi in zucca..! Amore. Specie da metà mese in poi il passo da insoddisfacente a conflittuale rischia di essere più veloce di eventuali (tardive) contromisure. Denaro. Up and down.

Leone Idee troppe e confuse, priorità tutte da definire e umore altalenante, nel vostro Aprile incerto e titubante: colpa dei cattivi aspetti di Mercurio, Giove e Nettuno... Ma gli dei (pentìti) verranno in vostro soccorso dal 23 in poi, quando un provvidenziale trigono di Marte vi restituirà lustro, orgoglio e un colorito normale! Amore. Avvolgente, confortante, irrestringibile, a prova di centrifuga. Denaro. No comment (che è meglio).

Vergine Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte, perciò rassegnatevi a schivare i colpi bassi di Marte fino al 22, data in cui finalmente la vita e il mondo torneranno ad essere meravigliosamente normali (e non sarà poi così difficile resistere con la complicità di un lucido Mercurio in trigono). Amore. Crisi, rotture, svolte nette e incontri fulminanti: quasi impossibile per ora scendere da questa giostra! Denaro. Finanze mediamente solide.

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Sull’onda di un entusiastico e straripante trigono di Marte tutto vi è concesso (o quasi), purché evitiate di lanciarvi con una foga degna di miglior causa nella direzione sbagliata (opposizione di Mercurio): ma si sa quanto rischiare (e persino sbagliare) vi piaccia..! Amore. Carica passionale decisamente all’altezza della leggenda che vi circonda. Soddisfatti o rimborsati. Denaro. Meglio evitare di fare passi troppo più lunghi della gamba. No..?

Sagittario

Proprio quando i luminosi sestili di Giove e Nettuno vi spingono a ricercare stimoli nuovi fuori dai soliti schemi della routine, la quadratura di Marte vi richiama all’ordine, costringendovi a fare i conti con un problema irrisolto. Ma non temete: il 23 suona la campanella di una lunga ricreazione! Amore. Un sole caldo e scintillante, garantito contro tutto e tutti. Potenza del trigono di Venere! Denaro. Cielo azzurro e senza vento.

Capricorno La primavera vi scorre nelle vene, come un ormone nuovo, una scoperta stupita, un regalo inaspettato della vita che vi rende molto più leggeri, curiosi e vivaci della vostra (in genere non altissima) media. E godetevela sino in fondo, amici, perché del diman (specie dopo il 22) non v’è certezza..! Amore. Ancora non pervenuto (o comunque al di sotto dei vostri desideri…). Denaro. Dal 10 la ripresa c’è e si vede. Provare per credere.

Acquario Aprile: dolce è dormire, magari anche sognare, evitando sforzi inutili e complicate strategie d’azione, tanto con Mercurio in quadratura rischiereste di prendere cantonate. Quindi trasformatevi beatamente in bradipi in attesa che dal 23 arrivi Marte ad elargirvi una sferzata d’energie! Amore. Seduttivi, birichini e all’occorrenza anche bugiardi, non avrete che l’imbarazzo della scelta. Denaro. Dopo il 9 non sarà tutto oro quello che luccica.

Pesci Che Aprile straordinario e beato il ciel vi ha dato! Complici Marteenergia, Mercurio-lucidità e Urano-cambiamento tutti in buon aspetto, avrete la netta e non fallace consapevolezza che nessuna occasione possa andare perduta. E non vi venga in mente di rimandare niente ad un nebuloso domani: intesi?.. Amore. Morbido, solido, rassicurante (dov’è il trucco?..). Denaro. Inedito senso degli affari: approfittatene subito! Rodeo


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Rodeo Magazine #56