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RockStagE La prima rivista che parla della TUA musica

Album:

The beauty of fall, Atlante, Storia

Ottobre 2011 N째08 Periodico Bimestrale Free

Band del mese:

Il momento dei

CAYNE

band del mese

Make Your Own Crew: Tutto quello che vorreste sapere su come funziona e su cosa si cela dietro ad una delle Agency pi첫 in voga del momento.

E in pi첫:

Le serate, le interviste esclusive e una nuovissima sezione!

Ascoltate per voi: Tantissimi nuovi Album e Band che abbiamo ascoltato per voi per non lasciarvi a secco di buona musica


UNACOLTELLATAALLESPALLE L’ottavo numero di RockStage ha finalmente preso forma, e con esso anche noi. Ad un occhio esterno potrebbe non sembrare così ma RockStage è anche una forte esperienza formativa: impari a gestire le situazioni e gli imprevisti, a rapportarti con le persone e a riconoscerle al primo colpo. E ormai io sono un maestro, modestamente parlando. Credo che potrei quasi tenere dei corsi a pagamento, ma magari ne parliamo dopo. Il punto è che impari a distinguere le persone in due categorie. La prima categoria è quella a cui appartengono le persone che darebbero il sangue per quello che stanno facendo. Persone che ci credono oltre ogni limite e che sono disposte a dare l’anima per la musica. E la danno canzone dopo canzone, serata dopo serata, giorno dopo giorno. Queste persone le riconosci perché sono sempre le prime ad arrivare e le ultime ad andare via. Spendono ogni istante della

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loro vita dietro al loro sogno, al loro obiettivo. Dall’altra parte, invece, abbiamo la seconda categoria di persone che “lavorano” nell’ambiente indipendente, e sono quelle che vogliono solo guadagnare. Certo, a tutti fa piacere raggranellare qualche soldo, ma se i membri del primo gruppo lo vedono come un effetto collaterale, quelli che si trovano in questa categoria lo vedono come l’obiettivo principe. E si scordano del resto. E li riconosci perché sono quelli che ai concerti gli chiedi se sono interessati a una recensione e dopo averti trascinato al banchetto si dimenticano di te, mettendosi a parlare con il primo stronzo che passa a tiro. E poi non vengono certo a cercarti, loro, le rockstar. Non sia mai. Anche perché per loro vali così poco che si sono già scordati di te. Oppure ci sono quelli che ti porgono l’album tutti sorridenti, e poi ti chiedono i soldi. E lì ti chiedi se non siano pazzi a

pensare di poter fare soldi con i dischi, in un mercato discografico morente che mette in ginocchio anche i grandi artisti. Beh, diffidate di questa gente perché sono i peggiori. Pensano di aver capito le regole del gioco ma non si rendono conto che così facendo stanno solo dando una coltellata alla musica. Alle spalle, per giunta.

Danny


sommario rockstage numero otto ottobre duemilaundici

LE BAND

07 Christian De Sucas 11 Labradors 14 Monkey Weather 19 Nemesi

SERATE

27 Black Skyline

03 Festa Rock Novedrate

31 Marry me in Vegas

23 Destrage + Guests @Palazzo Granaio

35 Till the Last Breathe

ALBUM 43 Mono di Motel 20099

SERVIZI 01 Unacoltellataallespalle 49 Coming Next 50 RockStage

INTERVISTE

44 L’Alba dei morti viventi di Nemesi 45 Nati negli anni ‘80 di Duracel 46 People Watch Me di Monkey Weather 48 Bravi tutti di Christian De Sucas

39 Intervista con... Destrage 41 Intervista con... MYO

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XV Festa Rock Novedrate @Novedrate, 28/08/2011 3


UN MELTING POT DI STILI, INCORNICE UNA SPLENDIDA ESTIVA.

a cura di Danny Martucci - Foto di Emanuela Giurano 4


Non si dica mai che noi di RockStage non lavoriamo. E infatti nei giorni più caldi dell’estate, noi andiamo al festival più caldo dell’estate. Non fa una piega. La macchinata giunge al luogo del concerto e questa volta con una special guest: la mia ragazza. Quindi prendiamo da bere e da mangiare e dopo quattro chiacchiere con band ed organizzatori, aspettiamo. Aspettiamo fino alle 21.51 spaccate quando sul palco salgono finalmente i Christian De Sucas. Questi ragazzi propongono un punk fresco, spensierato, sulla scia di una tradizione punk italiana d’eccellenza. Testi a metà tra il serio e il faceto e un sound che si presta perfettamente ad aprire la serata. Propongono vari pezzi, per poi lasciare il palco al gruppo seguente, i Labradors. Una band di giovani 5


con un sound coinvolgente e vagamente sfumato di pop. Un rock piacevole con basi interessanti ed orecchiabili, seppure non mi abbiano fatto particolarmente emozionare. Ad ogni modo se la sono cavata bene, e questo è l’importante. La serata nel frattempo scorre e arriva un nemico a cui nessuno aveva pensato: il freddo. Impossibile crederci ma il freddo che ha fatto quel giorno di fine agosto, non l’ho visto neanche a marzo! Tocca poi ai Monkey

Weather con il loro show “sporcato” da vistose influenze britpop che si sposano bene con la band precedente e danno continuità al sound. Vestiti particolari e un sound che rimane bene impresso, per una performance davvero non male. Nemesi. Il nome della band basta per parlare della loro performance. Se li conoscete sapete che stiamo parlando di una band con i fiocchi, che non scende a compromessi con nessuno. Sono incazzati e sono “veri”,

nel senso più puro del termine. Hanno pezzi con un sound mostruoso e testi impegnati, e la gente sotto al palco canta a squarciagola. Dopo essere triplicata in numero. E anche il sottoscritto alla fine lancia via la cartella stampa di RockStage e corre sotto al palgo a prendersi un po’ di pogo. Festa fantastica ed ennesima missione compiuta per RockStage.

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PER UN PO’ DI PUNK, FRESCO E SPENSIERATO. 75


CHRISTIAN DE SUCAS

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I Christian De Sucas sono una di quelle band irriverenti composte da ragazzi che oltre alla musica hanno in mente anche un altro obiettivo: divertirsi. Ed è questo lo spirito con cui i Christian De Sucas sono saliti sul palco della Festa di Novedrate, aprendo le danze con il loro sound punk fresco e veloce, tipicamente italiano. Testi al limite del trash, ironici e divertenti, con molti brani presentati dal loro nuovo

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album Bravi Tutti. Fanno anche qualche divertente intermezzo per familiarizzare con il pubblico e scaldarlo in questa gelida serata di agosto. Ma fortunatamente ci sono loro a tirare su il morale. Alternano pezzi più veloci a suoni più melodici e in linea di massima sono perfettamente in tema con il punk all’italiana di cui sono tanto orgoglioso. O almeno di parte di esso. Inoltre questa sera presentano i

pezzi del loro nuovo disco per la prima volta, quindi non sono l’unico a non sapere i testi delle canzoni e ad essere curioso sul prodotto finale. Inutile dire che mi accaparro una copia del disco di cui troverete una recensione nel prossimo numero. “Siccome siamo a corto di idee, abbiamo scritto un’altra canzone su” e non faccio in tempo a capire cosa dice il cantante che subito partono in quarta per


il loro pubblico. E la presenza sotto al palco, se non caldissima, è sicuramente abbondante. Tecnicamente non sono nulla che faccia gridare al miracolo, ma il punk è questo e noi lo vogliamo così: nudo, crudo e vero. Fino in fondo. E io da amante del genere so essere anche sincero. Nonostante questo suonano bene i loro strumenti e l’affiatamento generale è buono. Anzi, più che buono. In quattro sul

palco e lo calcano come si deve, tenendo le redini di un concerto che già si preannuncia interessante. “Prossimo pezzo dedicato a chi domani torna a lavorare... dopo un mese di vacanza!” e pronta la risposta del compare sul palco “Ma tu domani non lavori!” e tra le risate del pubblico partono gli ultimi pezzi della loro esibizione, tre occhiali “alternatvi” e questo cazzo di “Burro” che non ha internet ed è un vampiro. Chi

ha ascoltato il disco capirà, chi non l’ha fatto beh, che si sbrighi a farlo! In conclusione una band che può valere la pena di seguire se il genere vi piace, poiché molto “easy” per dirlo all’americana e inadatti agli amanti dei virtuosismi.

Danny

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UN POP-ROCK PIACEVOLE, PERFETTO STACCO IN UNA LUNGA SERATA.

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LABRADORS

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Questi Labradors non mi hanno convinto. Voglio dire, sanno suonare e hanno un sound decisamente interessante, ma peccano di originalità. E non in merito al genere, un rock movimentato dalle vaghe sfumature pop, ma proprio nel loro stesso repertorio. Ma ci arriveremo con calma. I Labradors sono saliti sul palco dopo i Christian De Sucas, come seconda band della serata. Hanno fatto una presentazione 13

decisamente sintetica: solo il loro nome. Poi hanno attaccato a suonare e sicuramente si tratta di un inizio curioso. Partono con un pezzo in inglese, ritmato in modo travolgente, sminando quella che sarà la traccia di tutta la loro esibizione. Sono sfumati di una vaga scia pop che dà al tutto quella musicalità travolgente che subito mi ha colpito. Buona la voce che si sposa perfettamente con il genere che hanno scelto di rappresentare con la loro

musica. Sul palco sanno muoversi e non risultano statici, eppure il pubblico è un po’ freddino. Sarà che anche loro, sotto al palco, hanno subito quello che io indicavo all’inizio dell’articolo. I Labradors hanno un buon sound accattivante, una buona presenza scenica unita ad un affiatamento invidiabile. Eppure non convincono a pieno. Questo perché dopo i primi tre o quattro pezzi, tutto inizia a sembrare “già


sentito”. Al punto che i pezzi iniziano a confondersi tra loro e si fa fatica a capire quando ne inizia uno e quando ne finisce un altro. Si perdono i confini di ogni brano e il tutto diventa un’unica nota di sottofondo che dopo un poco inizia a diventare seccante. Ed è strano perché nonostante questo hanno un livello tecnico decisamente buono, sia nel reparto strumentale che in quello vocale. Quindi capire il perché di

questa sensazione è abbastanza dura. Personalmente credo sia colpa di qualche “errore” nella composizione dei pezzi. E l’ho scritto tra parentesi perché non si parla di un vero e proprio errore, ma di un piccolo difetto di progettazione: sono tutti pezzi ottimi se scelti singolarmente, ma un’ora di concerto con questi brani diventa quasi insopportabile, se non altro per la vaga aria di monotonia che spira dopo qualche brano.

Per il resto una band che vale la pena di ascoltare, questo è sicuro, pur con le dovute precauzioni: se siete amanti dei sound “estremi” e poliedrici, allora questi ragazzi non fanno per voi. Se cercate qualche ora di libero svago con della musica dal buon grado melodico e dal ritmo trascinante, allora siete nel posto giusto.

Danny

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MONKEY WEATHER

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SULLA SCIA DI UN ROCK à SPORCATO DA SONORIT BRITPOP. 16


Al seguito dei Labradors troviamo i Monkey Weather. Bizzarre vesti e un sound asperso di britpop, per loro. Sono in quattro sul palco e propongono un sound davvero particolare, come vi racconterà il nostro Gilberto nella sezione album dove compare un’esauriente recensione del loro disco, People Watch Me. Sono tecnicamente ottimi, i migliori finora lungo la serata, e il loro stile particolare li rende curiosi quanto basta per tenere fissi su di loro gli occhi del pubblico. Pubblico che ora è aumentato e partecipa più attivamente di quanto non abbia fatto fino a quel momento. I pezzi sono freschi e ritmati, ballabili. Il ritmo dei loro brani vi entrerà in testa insieme ai loro ritornelli e vi martelleranno senza sosta per ore e giorni. Questo perché hanno un sound stile “loop” che resta impresso 17

a fuoco. I classici pezzi con cui vi svegliate alla mattina e che vi restano in mente tutto il giorno! La performance è stata più che valida, anche se non ho ben capito la funzione ti un tipo che pareva il cosplay di Rorschach, direttamente da Watchmen, che ha passato tutta l’esibizione sul palco, in prima fila, con un tamburello in mano, agitato a ritmo di musica. E nient’altro. E ad essere sincero non l’ho trovato neppure così interessante, ma se a loro piace... In ogni caso si tratta sicuramente di una band interessante, da tenere d’occhio per gli sviluppi futuri. Sono orecchiabili e questo li rende decisamente commerciabili: le porte del successo potrebbero spalancarsi per loro da un momento all’altro. Simpatici, presenti sul palco, ottimi musicisti: hanno tutti

i numeri per tentare di fare successo e per riuscirci. Se non lo avete mai sentiti dal vivo vi consiglio di farlo. Sono una band non facile, il cui genere deve piacere e i cui pezzi possono far storcere il naso a qualcuno, ma in fin dei conti vale la pena di dare un’ascolto al loro lavoro. Perché se non altro resta frutto di passione e lavoro, e tutto questo andrebbe ampiamente premiato, come ben sappiamo. Io veli consiglio e vi consiglio di mettere le mani sul loro disco che promette davvero di essere un buon prodotto e di diventare il loro biglietto da visita... e per saperne di più schizzate nella sezione dedicata agli album!

Danny


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NEMESI


TANTA RABBIA E TESTI IMPEGNATI. UN SOUND SENZA COMPROMESSI.

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I Nemesi. Una band che non potete non ascoltare. Mi hanno stregato in quel di Novedrate, dove hanno chiuso la festa con il loro sound che ha spappolato ogni cervello nel raggio di un chilometro. Parliamo di Crossover e parliamo di ragazzi con gli attributi che vogliono far vedere cosa sono in grado di fare. Li avevo ascoltati prima di andare al concerto, come faccio con ogni band che non conosco, e già mi erano 21

piaciuti. Aggiungiamo che hanno dei testi da paura e che sanno esattamente quello che fanno, ed ottenete una band che è entrata di diritto tra le mie preferite in assoluto e anche nel mio lettore mp3. I brani presentano un suono potente ma alternano benissimo passaggi più ritmati con altri più “distesi”, aiutati anche dalla doppia voce che rende il tutto ancora più evidente. Un misto di stili e di suoni che rendo-

no unico ogni pezzo. Sonorità forti e ben delineate nelle loro teste, per questi ragazzi che sanno fare il loro sporco lavoro. A livello tecnico sono ottimi, di sicuro i migliori della serata, e ci hanno regalato dei passaggi di batteria e degli assoli di chitarra davvero notevoli. Ognuno sul palco sa qual è il proprio ruolo e lo ricopre dando il massimo e cercando di affrontare ogni pezzo con la giusta grinta. Sono una di


quelle band che sul palco danno tutto, senza risparmiarsi. La performance poi è spettacolare, a stretto contatto con le persone del pubblico, che conoscono a memoria tutti i pezzi e li cantano a squarciagola con loro. E quando arriva Bla Bla Bla, non c’è più santo che tenga: band e pubblico esplodono su un pezzo che è uno dei loro cavalli di battaglia. Inutile dire che i brani sono estratti dal loro ultimo

disco, L’alba dei morti viventi, che vi consiglio caldamente di recuperare visto che si tratta veramente di un gioiello in mezzo a tanta merda. Unico “neo” è la dedica del cantante. Scopro infatti che il ragazzo sul palco non è il cantante della formazione originale della band, perché purtroppo quest’ultimo è venuto a mancare recentemente. E quando una vita così giovane e così carica di talento

viene portata via, non c’è molto da stare allegri. Ma credo che sia anche in questo che la band trova forza e rabbia di andare avanti e far vedere che il sogno di quel ragazzo non si è sento né affievolito, ma è lì che brucia nel petto di tutti coloro che lo ricordano. Credetemi, in Italia è veramente dura trovare di meglio, attualmente.

Danny 22


LA LE MUSICA PI 첫 ESTREMA, BAND PI첫 BRUTALI.

a cura di Danny Martucci - Foto di Emanuela Giurano 23


Destrage + Guests @Palazzo Granaio, 10/09/2011

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Quando si va a seguire un concerto dei Destrage c’è poco da fare, sai già che ci sarà un macello fuori da ogni logica. E questa volta non sono da meno, anzi. RockStage arriva puntuale e dopo aver scambiato due chiacchiere con Claudio, l’organizzatore (e founder di MYO, di cui potete trovare un’intervista in questo numero), e con un po’ di amici, ci mettiamo l’anima in pace ed aspettiamo. Arrivano le 22.45 e il concerto finalmente inizia: un po’ tardi ma l’importante è che si cominci. Salgono i Black Skyline, con il loro hardcore pesante anche se a tratti sfumato di melodie non male. Sono in cinque sul palco e tra cori e brani estremamente aggressivi terminano al loro esibizione. Ci sono numerosi problemi tecnici quest’oggi, forse a causa di un soundcheck non perfetto. 25


Ma è stata una serata un po’ “così” tra corde che saltano via, casse che “friggono” e volumi non proprio regolati al top delle possibilità. Il palco poi va ai Marry me in Vegas, band sempre sullo stile della precedente, ma con voce femminile. Vengono da Savona e ci regalano un’ottima esibizione, seppure i volumi non ci permettano di goderne come vorremmo. La voce di lei è splendida e si fa apprezzare più sul melodico che sul

growl. Chiudono con una cover e qualche altro pezzo del loro repertorio e lasciano spazio all band successiva: Till the last breathe. Questi ragazzi sono molto giovani e se la cavano, mantenendo lo stile sempre sull’hardcore, però più crudi e “pesanti” rispetto alle band precedenti. Hanno una notevole presenza scenica e intrattengono alla perfezione il pubblico che sotto al palco si è fatto numeroso ed è pronto a spaccarsi nel pogo. Infine tocca ai nostri

amati Destrage che salgono sul palco per regalarci le perle estratte dal loro The King is Fat ‘n Old. E come al solito non hanno bisogno di molte parole, le loro esibizioni parlano perfettamente da sole. Presenza scenica da paura e livello altissimo. Intrattengono anche il sottoscritto che gettati i fogli al vento si butta nel pogo a sudare a più non posso. E se voi non c’eravate, beh, peggio per voi. Danny

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HARDCORESENZA NELL’ANIMA. SCUSE. 27


BLACK SKYLINE

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I Black Skyline sono degli ottimi musicisti e sanno sicuramente stare su un palco. L’unico problema è che sono una band hardcore come tante altre, non aggiungo molto al panorama già ben farcito di cui stiamo parlando. Ma questo forse è secondario. Quello che importa è che la loro è comunque musica di qualità, suonata col cuore e con l’anima, e questo è ciò che ci importa. Sul palco sono in cinque e sanno farsi valere. Propongono un sound pesante, ma coadiuvato da passaggi melodici che rendono il tutto molo più d’effetto. Il pubblico tuttavia è freddino e credo sia colpa del fatto che siamo a inizio serata in aggiunta al fatto che l’audio non ci ha aiutati molto. Anzi, ha messo i bastoni tra le ruote tutta la sera, tra corde che saltavano via e volumi regolati un po’ a caso. Ad ogni modo la loro

esibizione fila via liscia, complice anche una buona presenza scenica che li fa stare a loro agio e gli permette di interagire per bene col pubblico. Pezzi validi, a volte alcuni tratti blues emergono dalle chitarre e risuonano in tutto Palazzo Granaio. “Get down for sure, il prossimo pezzo che è anche il nostro video che vi invito a guardare sul nostro canale di youtube” è la frase con cui il cantante introduce uno degli ultimi pezzi della band, prima di lasciare il palco alla band successiva. Sicuramente dei giovani interessanti, sepure la loro esibizione sia stata non molto di più di quella di tamte altre band che abbiamo già visto. Le premesse ci sono tutte e il talento anche, e mi rendo persino conto che il genere è quello e non c’è motlo modo di spaziarvi all’interno. Eppure sono sicuro che potrebbero trova-

re quel pizzico di personalità che li renderebeb davvero completi. Anche perché il livello tecnico è alto, sia nel raparto musicale che in quello vocale, e l’affiatamenteo generale della band sul palco è alto ed evidente agli occhi di chi ne osserva le esibizioni. Vi intito dunque a seguirli e cercarli sul web, ricordando che il cantante ha detto durante il concerto che si possono trovare i loro pezzi da scaricare gratuitamente.

Danny

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MARRY ME IN VEGAS


HARDCORE SENZA COMPROMESSI CON UN’ANIMAFEMMINILE. TUTTA AL

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Questa band mi è piaciuta soprattutto per la voce femminile. Sì, lo ammetto. E oltretutto voglio rovinare il divertimento a tutti dicendo che i pezzi migliori che ho ascoltato sono stati quelli melodici in cui la voce della cantante era più apprezzabile, rispetto al growl che a tratti risultava più forzato. Nel complesso sono degli ottimi musicisti e tecnicamente non c’è nulla da eccepire. Anche loro hanno avuto problemi con l’audio

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ma la colpa non è loro, quindi possiamo passarci sopra. I loro pezzi sono generalmente supportati da ottime basi che unite al talento dei musicisti diventano delle canzoni complete e degne di questo nome. I brani sono buoni, melodici al punto giusto e cattivi quando serve. Sono stati scritti con cognizione di causa, e si vede, anche se spesso ci sono ritmi particolari che a un primo colpo possono apparire come una

“nota stonata”. Ma così non è e vi basta ascoltare un loro concerto per intero per capirlo. La performance è stata buona, grazie anche alla cantante che ha un’ottima presenza scenica e un carisma degni di questo nome. A darle man forte ci sono gli altri membri della band che si prestano per cori e seconde voci, rendendo il tutto uno spettacolo per gli occhi e le orecchie. E propongono anche una cover, prima di


andare via. Parlo di Shake It dei più noti Metro Station. Nonostante la mia avversione per le cover sia ormai proverbiale, devo dire che questa l’ho apprezzata anche perché è stata l’unica dell’esibizione, è stata ben rivisitata ed anche piacevole da ascoltare... insieme al simpatico “balletto” che i musicisti hanno improvvisato sul palco. Quindi in definitiva sono una band che merita attenzione anche perché il

loro sound non è una fotocpia di quello di altre band dello stesso panorama. E anzi, hanno dei tratti distintivi abbastanza buoni, a partire dalla voce femminile che gli dona molti punti. Un altro punto a favore è quello che va al chitarrista solista che come presenza e come musica ha fatto vedere ciò di cui è capace. Ed è inividiabile davvero. “Qualcuno ha mai incontrato un Kraken? Il

prossimo pezzo parla di pirati... Arrrh!” è la frase con cui la cantante introduce un pezzo che si rivelerà essere tra gli ultimi della loro esibizione. Chiudono poi lasciando il palco ai Till the last breathe, dopo averlo calcato degnamente ed aver fatto scatenera il pubblico sotto di esso.

Danny

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RABBIA E BRUTALIT à . UNITE AD UN SOUND ESTREMO.

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TILL THE LAST BREATHE

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Salgono sul palco e partono “crudi”, molto più delle band precedenti. E questo è stato il primo tratto distintivo rispetto alle altre band della serata. La intro del primo pezzo deve il suo merito al batterista che presta la voce e ci regala globalmente una performance davvero ottima. Anche per loro ci sono parti vagamente più melodiche, che permettono di godere a pieno delle canzoni che propongono. Hanno una notevole presenza scenica e sul palco sono a loro agio. Si muovono bene e il pubblico sotto al palco apprezza. Oltre ad essere aumentanto è anche più partecipativo. I pezzi sono ben strutturati e supportati da un buon reparto ritmico e musicale. Sono rinforzati da testi degni e sono interpretati ancora meglio. Non sono quanto di più originale abbiamo mai sentito, e qui 37

vale il discorso fatto in precedenza per l’altra band, ma il loro genere è questo e non si può pretendere anche un’ampia varietà all’interno di questo. Globalmente comunque meritano, pur soffrendo di tutte le debolezze già elencate per i Black Skyline. La differenza qui è lo zampino del batterista che fa davvero la differenza. Oltre ad essere il miglior musicista del gruppo, è anche quello che presta la voce in alcune parti più degli altri e quindi i pezzi diventano subito più apprezzabili, variando dalla struttura base che si aspetterebbe. Sono stati comunque i degni successori dei Marry me in Vegas, sul palco del Palazzo Granaio, in questa serata completamente dedicata all’hardcore nudo e crudo, come piace a noi. Detto questo, c’è solo da vedere una loro esibizione per poterli giudicare

anche voi con i vostri occhi, e vedere voi stessi se il mio parere è un’idiozia o meno. Terminano poi l’esibizione con i ringraziamenti del caso e si apprestano a lasciare il palco ai Destrage che concluderanno la serata. Palazzo Granaio è un macello ed è anche grazie a questi ragazzi, ad ognuno di loro, per l’anima e il sudore che ci hanno buttato sopra. Consigliatissimi se siete fan del genere mentre, in caso contrario, potreste correre il rischio di annoiarvi un poco.

Danny


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DESTRAGE

INTERVISTA CON...

DOPO IL TOUR IN GIAPPONE PER LA PROMOZIONE DEL LORO ULTIMO ALBUM, THE KING IS FAT ‘N OLD, UNO SGUARDO AL FUTURO DELLA BAND PIù CHIACCHIERATA DELL’ANNO.

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servizio a cura di Danny Martucci - foto di Emanuela Giurano


INTERVISTA

D: Cominciamo con un classico: da dove arriva il nome Destrage? R: è nato quando avevamo circa 17 anni, è stato detto per scherzo ci è piaciuto e non ci siamo mai più posti il problema... A noi è sempre suonato bene anche se non significa niente!

evince la presenza di molte influenze, spesso molto diverse tra loro: come fate a non scannarvi? R: Le influenze di tutti noi cinque messe assieme creerebbero una lista a dir poco infinita. E parlo di tutto ciò che è racchiuso tra musica classica e techno. Abbiamo davvero influenze e backD: Cos’è cambiato da Urban ground assai diversi eppure Being a The King is Fat ‘n non c’è stato il minimo Old? problema su niente. SapeR: Molte cose. come molte vamo tutti cosa volevamo da cose cambieranno nel suo questo disco, come doveva sucessore. Dalla produzione, suonare ed è uscito tutto in alle scelte delle metodolomaniera più che naturale. gie delle registrazioni, dalla composizione dei brani alle D: E il tour in Giappone? loro strutture, ma sopratCome vi hanno accolti? tutto sono idee e concetti R: E’ stato semplicemente diversi ed espressi in mani- assurdo. situazioni incrediera diversa. Il filo condut- bili e accoglienza paurosa. Il tore è per noi l’attitudine a Giappone è già di per se un trovare nuove idee e suonare posto da visitare, da vivere, insieme. figuriamoci a farci un tour! Vi consiglio vivamente di D: Dai testi e dalle sonorità guardare il video tour diary che vi contraddistinguono si sul nostro canale You Tube!

D: A livello più generale, c’è molta differenza tra pubblico italiano e straniero? R: La differenza più eclatante penso sia nel modo di porsi. Il Giapponese è molto più “timido” e riservato quando ti incontra giù dal palco e mentre sei on-stage si scatena e canta a squarciagola ogni verso della tua canzone. L’italiano vive il concerto in maniera diversa. Ci tengo comunque a dire che stiamo ricevendo grandi soddisfazioni dail pubblico nostrano. D: ... e dopo il re grasso e vecchio? R: Credo che questa sia la prima intervista in cui diciamo ufficialmente che siamo in piena fase di scrittura. E noi in primis non abbiamo la minima idea di cosa aspettarci a lavoro finito. ma è questo il bello! Intanto continueremo a suonare in tutta Italia e in Europa. 40


MYO MAKE YOUR OWN CREW

DUE CHIACCHIERE CON UNO TRA GLI ORGANIZZATORI PI첫 ATTIVI NEL PANORAMA INDIPENDENTE.

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servizio a cura di Davide Bruno - foto di Emanuela Giurano


La serata di cui vi abbiamo parlato qualche pagina addietro con ospiti i Destrage non è la prima serata che seguiamo organizzata dalla MYO, e sicuramente non sarà l’ultima, questo perchè attualmente è sicuramente uno degli organizzatori (se così la si può definire) più attivi sul territorio Lombardo, per questo motivo mi sono preso la briga di blindare Claudio, responsabile di quella che letteralmente prende il nome di Make Your Own Crew per fare una bella chiaccherata su come funzioni e cosa ci sia dietro al successo delle sue serate. Pariamo subito dalla storia, la MYO nasce più come agenzia come una vera e propria Crew di band, in modo da creare una sorta di coordinamento e un contatto più mirato tra band e locali. Da subito il progetto risulta funzionare al meglio, grazie sopratutto al presupposto di base di mostrare ai locali che si può guadagnare bei soldini anche ospitando concerti di band rock e metal del panorama emergente, ed è proprio per questo motivo che i gruppi che hanno la fortuna di poter collaborare con MYO riescono a suonare in serate in alcuni dei locali più grandi e esclusivi. Voi penserete a questo punto:”Bhe capirai che novità, la MYO fa quello che cercano di fare anche tutti gli altri, ma come mai ci riesce?”, dietro alla loro riuscita non c’è nessun circolo mafioso o altro, ma semplicemente la volonta delle Band che fanno parte di questa grossa Crew, infatti

l’unica cosa che è richiesta per entrare nel giro è quello di partecipare attivamente agli eventi organizzati dalla MYO e supportare le altre band partecipanti con pubblicità alle serate e passaparola vario, concetto di gran lunga più funzionale, efficente e corretto nei sensi dei musicisti rispetto al classico:”Ti faccio suonare solo se mi porti almeno x persone alla serata” in cui chiunque abbia suonato almeno una volta sarà incappato. Ovviamente la MYO non punta solo sull’essere una grossa compagnie di gruppi che si “autoalimenta”, ma punta tanto anche su un martellamento costante del territorio con i propri eventi in modo da farsi conoscere sempre di più sia dal pubblico amante del genere che dai locali, infatti solo nel 2010 è riuscita a organizzare qualcosa come 120/125 serate, roba da niente no? Se facciamo conto che praticamente tutte le serate sono andate più che splendidamente come afflusso di pubblico (Rockstage ne è testimone, infatti in entrambe le serate che abbiamo seguito al Palazzo Granaio a malapena si riusciva a entrare nel locale) si può certamente capire con che numeri la MYO si presenti ai vari locali chidendo di ospitare i loro eventi. Chiedo a questo punto come mio solito a Claudio se avessi una band come potrei entrare nel circolo, e mi spiega, oltre

AGENZIA

a quanto già detto sul sostenimento degli eventi della Crew, che basta inviargli una Demo, in modo che venga valutato artisticamente l’idea e se ritenuta valida inserita nel circolo. Un punto importante su cui bisogna fare attenzione è che la MIO non è un’etichetta o un Agency, Claudio, infatti ci tiene a precisare che cè chi di sicuro è organizzato meglio di loro per fare da Agency. Voglio terminare chiedendo i futuri progetti e anche qui Claudio non và per il leggero, infatti quello su cui punta è, oltre a replicare lo scorso anno in termini di numeri, spingere su alcune band e se possibile organizzare qualcosa di internazionale. Saluto Claudio, piacevolmente soddisfatto da quanto appreso su questo gruppo, perchè è grazie a persone come lui se la musica Rock & Metal ancora non è del tutto morta. Davide CONTATTI: MYSPACE: http://www.myspace.com/ makeyourowncrew FACEBOOK: www.facebook.com/ makeyourowncrew

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MONO di MOTEL 20099

La lingua italiana è una lingua molto affascinante (e anche complicata), che rende tantissimo con la musica. Se la musica in questione è infulenzata dall’indie-rock più selvaggio e la qualità sonora strizza l’occhio al lo-fi, allora si parla di un progetto interessante. Vi sto parlando dei Motel 20099, band di Sesto San Giovanni (vicino a Milano) che proprio quest’anno ha prodotto l’album “Mono”, il loro secondo lavoro. La sostanza, dunque, è questa: testi in italiano (tralaltro ottimi, un esempio è la title track Impacchettato), dinamiche rock/indie/garage, e inoltre, un talento pop (in senso 43

ALBUM

blues. L’album si chiude con una ballad acustica sognante che riassume il tutto nella maniera migliore. La qualità audio ricorda vagamente le registrazioni low-fidelty degli anni beat e dell’indie-rock americano anni ‘90 ed è un fattore che impreziosisce. buono) che spicca in canzoni come Federico Aldro- Un’altro segno che dice che vandi, Lezioni Di Nuoto e qui in Italia, col cazzo che Quattro Passi, che lasciano siamo indietro! Band così mi vedere un’influenza beatle- fanno convincere sempre più siana. Addirittura in Mole- di questa idea. Ah, Motel 20099 si skine si sente il post punk: i Joy Division, ovviamente legge motel venti zero noun pochino più allegri. Non vantanove, proprio come un manca il pezzo su cui scat- codice postale, poichè quello enarsi: Lucifero ha un tiro appunto è il codice postale che può spezzare in due an- di Sesto San Giovanni. che Ivan Drago. Sotto sotto, Gilberto però, hanno l’anima rock


L’ALBA DEI MORTI VIVENTI di NEMESI

I Nemesi sono una realtà importante nel panorama italiano. Non solo perché il loro sound è una perla difficilmente trovabile per il genere che fanno (ricordando che cantano in italiano) ma anche perché i loro testi rispecchiano quella rabbia e quel rancore che i giovani covano dentro di sé. Angosce e frustrazioni che ci portiamo dentro e che loro hanno saputo esternare perfettamente sia a livello di testi che di musicalità. E non è certo un fattore da tutti. Nel loro disco si alternano pezzi di una potenza disarmante come L’alba dei morti viventi, che dà anche

ALBUM

il titolo al disco, e Il mio compleanno che ammetto essere la mia traccia preferita nonché quella che racchiude meglio lo spirito Nemesi all’interno dell’album, ma anche pezzi più “tranquilli”, per così dire, come Questa città o Quanto fa male. Tecnicamente ineccepibili, impreziosiscono il tutto con una doppia voce

che ha realmente un fascino irresistibile. Aggiungete che fanno un genere difficile da gestire in lingue italiana, da riuscire a far impallidire perfino i migliori Linea 77. Anzi, vincono su tutta la linea senza termine di paragone a mio avviso. Nel disco potete sentire il cantante della formazione originale che oggi, purtroppo, non è più con noi. Un enorme dispiacere per la perdita di un giovane così talentuoso e “carico”. Noi possiamo solo ascoltare il disco e farli rivivere attraverso al sua stessa voce. Danny 44


NATI NEGLI ANNI ‘80 di DURACEL

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mi con questo disco che vi spacca le orecchie. Un collage di suoni e melodie, ricordi e citazioni che faranno piacere a chi è nato negli anni Ottanta e li ha vissuti in prima persona. Tecnicamente un otSi tratta “soltanto” del loro commerciali rimasti famosi timo lavoro che comprova terzo disco, ma siamo danella memoria. Un viaggio il talento di questi ragazzi e vanti ad un lavoro di prima attraverso i segni distintivi la loro naturale attitudine a scrivere musica, quasi come categoria. di quegli anni. gli uscisse dalle vene, dotata “Nati negli anni ‘80” è un E basta guardare la disco che riesce a portare copertina e la cura dei det- di vita propria. Un ottimo tutta la malinconia che tagli in essa per capire che disco che bisogna sicuramente ascoltare se vi piace questi ragazzi hanno dentro, il contenuto non può che diritto nelle vostre orecchie essere più che spettacolare. il genere. E anche se non con un sound tutt’altro che Tutto il disco viaggia in chi- è sulle vostre corde, il una triste. Infatti sono le tipiche ave punk italiana, melodica chance gliela darei lo stesso. sonorità dei nostri amati e ascoltabile fino in fondo. Duracel, ormai un classico Anche ballabile. DifficilDanny del punk italiano. La prima mente riuscirete a stare fer- canzone è anche quella che dà il titolo all’album ed è quella che ci regala una panoramica su tutti gli anni ‘80, nominando quelli che sono dei veri e propri must: The Ramones, i “primi soldi”, rockstar e i primi spot 45


PEOPLE WATCH ME di MONKEY WEATHER

Ah, i Monkey Weather. Sono una band formata da tre componenti, originaria del Piemonte, terra generatrice di ottimi artisti (cito i miei cari Ufomammut prima di tutti). L’album si chiama People Watch Me, ed è un prodotto interessante. La prima volta che l’ho sentito, mi ha lasciato sbigottito: è un mix bizarro di idee, che però mi ha impressionato piacevolmente. Parto dalla title track, un brano interessantissimo, le influenze sono varie: una base strumentale dark che è a metà tra i Joy Division e il rock’n’roll con un ritornello che ha dei cori Beatlesiani, con tanto di assolino col wah-wah. Lickin’

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Yellow, è diversa, ma è sullo attaccare un ritornello tipicastesso filo conduttore: è una ballad soave ma grintosa che mi ha ricordato un po’ gli Who, per via della struttura. Black Hole Box, invece, è una canzoncina simpatica che prende spunto, come sempre, dalla new-wave, stavolta quella più “groove” e funky, e ci unisce un cantato quasi parlato per poi

mente rock e finire su questa “retta via”. Sara Wanna Dance potrebbe essere un ottimo pezzo pop, ma è di più: c’è il brit-pop degli anni ‘60, ma anche una verve rock che rende tutto più vivace. Stesso discorso per I Was Sleeping, stavolta però l’influenza brit è più moderna. Silence è la chicca che chiude tutto: si preannuncia come pezzo rock i primi secondi, ma invece procede su un groove funky piacevole, con tanto di flauto traverso. Beh, che dire, album interessante e particolare che consiglio a tutti! Gilberto 46


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BRAVI TUTTI di CHRISTIAN DE SUCAS

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proprio questo l’intento dei Christian De Sucas, farvi divertire. L’intero album è farcito di pezzi spediti e allegri. Non c’è spazio per noia, riposo o musi lunghi. è un “tour de force” tra I Christian De Sucas sono d’obbligo. I brani sono corti ritmi scatenati ed altri ancor una di quelle band che vi e hanno un filo condotture più scatenati. Trombamica, prende sul ridere. I loro che ci guida dall’inizio alla Selvatico e per chiudere pezzi infatti non possono fine. Carino il tormentone Caro ministro sono tutti non strapparvi un sorriso. su questo “Burro” che pare pezzi allegri che vi terranno Ad iniziare con il primo proprio uno sfigato: non ha col cervello (semi)spento e pezzo, Stefano è di nuovo internet ed è un “vampiro”. le braccia all’aria per una bocciato, che si apre con E se queste parole vi sem- mezzoretta: l’album è infatti una citazione da un person- brano criptiche fate meglio molto corto, ma il punk va via così, tutto d’un fiato! aggio “discolo” per eccela procurarvi l’album e aslenza: Pierino. coltarlo per farvi due risate Consigliato. Tutto il disco, in linea e trascorrere del tempo in di massima gira su testi a estrema tranquillità, allegria Danny metà tra il serio e il faceto, e spensieratezza. Perché è coadiuvati da basi allegre e veloci, fresche e ben ritmate, capaci di far pogare anche i più timidi e restii. Di certo c’è che non si tratta di un tipo di musica adatto a tutti, ma con il punk all’italiana questa premessa è sempre 48


Hey, state attenti!

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