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Anno V - Numero 1 - Febbraio 2013

CULTURA

èLAVORO


PF - PRESENTEFUTURO ANNO V - Numero 1 - Febbraio 2013 EDITORE Associazione presentefuturo PRESIDENTE Luca Colombo REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI LATINA 899 del 07.05.2008

Mensile di approfondimento politico, economico, sociale e culturale

SEDE Via delle Medaglie d’Oro, 8 04100 - Latina CONTATTI TEL: 0773.280958 - FAX: 0773.280958 EMAIL: redazionepf@email.it

Edizione digitale

L’associazione resta a disposizione per eventuali obblighi derivanti dall’uso del materiale fotografico

DIRETTORE Sebastiano Maddanu REDAZIONE Claudio Moscardelli Enrico Forte Silvia Petrianni Marco Cepollaro Alessandra Nazzaro Ugo De Angelis SUPERVISIONE Roberto Bonsignore IMPAGINAZIONE E GRAFICA Roberto Bonsignore


SOMMARIO

EDITORIALE

IL RITORNO DEL VERO SOVRANO Roberto Bonsignore

L 5 - EDITORIALE Il ritorno del vero sovrano 6 - PRIMOPIANO innovare per ripartire 8 - IL PROGETTO Cultura è sviluppo 10 - REGIONE Risaniamo la sanità 12 - L’ANNIVERSARIO Una giovane vecchia 14 - LA SFIDA Economia creativa 16 - MOBILITà SOSTENIBILE Ecologia e innovazione 18 - LA VIGNETTA La resurrezione o la fine del sogno 20 - ARTE Le magnificenze vaticane 22 - LIBRI “Io non ho paura” metafora dei nostri giorni 24 - L’INTERVISTA Enrico Terrinoni - Riscoprendo Joyce 4

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a politica è ritornata. Dopo la tempesta ingovernabile che ha travolto il nostro Paese i venti degli scandali stanno pian piano lasciando spazio al sole dell’avvenire. E tutto questo è stato reso possibile da quella parte sana dell’Italia, l’unica che abbia realmente il diritto e il dovere di guidare il nuovo corso: il Popolo. Lo stesso Popolo che Sandro Pertini incoraggiava a prendere in mano pietre e bastoni per cacciare un eventuale governo indegno di rappresentarlo. Quel Popolo si è risvegliato. E poco importa da quale parte politica o antipolitica sia arrivato lo spunto, quali drammi abbiano spinto la gente a riprendere coscienza della propria importanza, dell’importanza del proprio voto. Quello stesso voto troppo spesso, negli ultimi vent’anni, oggetto di clientelismo. Quello stesso voto regalato, offerto, comprato, svenduto e prostituito per miseri ritorni. Adesso tutti i nodi sono venuti al pettine. E la gente ha detto basta a tutti coloro che da rappresentanti del Popolo si sono tramutati in una corte opulenta e disinteressata ai compiti che il Paese le aveva affidato. Adesso è il momento di impugnare in massa l’arma più efficace: non i forconi o le baionette di francese memoria, ma gli strumenti più letali che la Costituzione ci abbia affidato: la matita e la scheda elettorale. Perchè nulla è perduto. Perchè le battaglie e il sacrificio dei costituenti non sono stati vani. Perchè il potere è ancora nelle mani del Popolo, la scelta è ancora libera e ogni strada può essere percorsa. Rischiavamo di dimenticarcelo, ma a un passo dal baratro l’abbiamo ricordato. E allora non resta altro che impugnare le nostre armi, marciare compatti verso i tanti campi di battaglia e infilzare senza pietà la parte marcia della politica italiana, salvando quello che merita di essere salvato per poter ripartire affidando a veri rappresentanti la nostra volontà e il nostro futuro. è il momento di ridare all’Italia una vera politica. Il momento di restituire alle famiglie italiane la propria dignità. Il momento di un’Italia giusta. PRESENTEFUTURO

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PRIMOPIANO

INNOVARE PER RIPARTIRE

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PRIMOPIANO

Claudio Moscardelli Marco Cepollaro

icerca e innovazione per rendere competitivi le im- conveniente per l’impresa il contratto stabile rispetto a prese e il nostro territorio. L’Associazione Presen- quello precario, il pagamento dei crediti delle imprese nei tefuturo ha organizzato un’iniziativa sul tema della confronti della P.A. con l’emissione di titoli di Stato e la ricerca e dell’innovazione: il nostro territorio, avendo mol- compensazione con le imposte dovute, il piano per ristrutteplicità di vocazione economiche, deve avere la capacità turare scuole e ospedali, il rifinanziamento del Piano di di rilanciare il nostro sistema di imprese. Sono intervenuti Edilizia residenziale pubblica, la gara d’appalto della Claudio Moscardelli, Enrico Forte e Marco Cepollaro. Il Roma Latina e bretella Campoverde- Valmontone. StraRettore Frati ha inviato i suoi saluti scusandosi dell’as- tegici sono, però, l’innovazione dei prodotti e dei processi senza dovuta a motivi famiproduttivi e il sostegno per liari. Numerosa e qualificata penetrare sui mercati internala partecipazione con rapprezionali. L’Italia rimane uno dei SIAMO TRA I PRIMI IN EUROPA sentanti di associazioni di caprincipali Paesi con maggiore NEL SETTORE MANIFATTURIERO tegoria come Federlazio, capacità nel settore manifatCNA, confartigianato, Conturiero ed è leader nell’export SECONDI SOLO AI TEDESChI fcooperative, Coldiretti e del in molti settori di produzione. CON GRANDE APPEAL NEGLI USA sindacato CISL, UIL e CGL. I Siamo tra i primi in Europa, relatori hanno messo in evisecondi solo ai tedeschi, con denza come il nostro sistema una bilancia commerciale che di imprese debba essere sostenuto attraverso molte mi- nel 2012 dopo 10 anni sarà in attivo e con una forte pesure: il P.D. propone a livello nazionale e regionale la sbu- netrazione sul mercato USA, in Nordafrica, in Turchia e rocratizzazione e la digitalizzazione della P.A., una nuova in altre aree. Il Mediterraneo rappresenta oggi un'opporpolitica del credito, la minore tassazione del reddito di im- tunità notevole ed è a due passi dalla nostra provincia e presa, l’eliminazione del costo del lavoro dall’imponibile si lega con un’opportunità da sfruttare come l’economia IRAP, il taglio degli oneri sociali per i contratti a tempo in- del mare. Per la ricerca e Sviluppo occorrono sia misure determinato per avere più soldi in busta paga e rendere come il credito di imposta per la ricerca ma soprattutto ri-

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sorse per Poli di Ricerca. La Regione dovrebbe soste- di Baviera i brevetti presentati e accettai dall’Italia sono nere con Camera di Commercio, Università e fondazioni stati 4.607 contro i 35.000 della Germania o gli 11.000 un progetto di innovazione e sviluppo dei prodotti delle della Francia. L’obiettivo dell’Europa per il 2020 è il 3% nostre imprese, come quella che vede protagonisti in del PIL per le risorse da investire. L’Italia e il Lazio sono Lombardia il Politecnico di Milano. Molto interessante è ben lontani. Il Comune di Latina ha una nuova area artianche l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova che ha gianale di 100 ettari dove sviluppare il Polo di Ricerca sviluppato numerosi brevetti. Più forte ed efficace è l'ini- che servirà a livello regionale. Un consorzio o altro struziativa di creare un polo di ricerca come il Kilometro mento giuridico tra Regione, Comune, Università, CaRosso a Bergamo o il Sincromera di Commercio, trone di Trieste, che costituieventuali fondazioni e settori rebbe un vero e proprio di imprese come per esempio CASA DELLA MUSICA motore economico di sviMeccanica, Chimico farmaE POLO DI RICERCA luppo, essendo dimostrato ceutico, agroalimentare, ediche gli investimenti nel settore lizia, nautica, energie SONO PROGETTI CONCRETI della ricerca ed innovazione rinnovabili, rappresenta il PER DARE SPINTA AL TERRITORIO fanno da moltiplicatore della passaggio necessario perché crescita economica. Si pol’Università sia legata al territrebbe sottoscrivere un'intesa torio attraverso al ricerca e di collaborazione tra Camera di Commercio ed Università l’innovazione. L’area artigianale da infrastrutturare con la Sapienza per un Technology Transfer Office per offrire banda larga e altri servizi per le imprese sarebbe da atda parte dell'università un aiuto al mondo produttivo, con trattore di investimenti per aziende favorendo anche la l'obiettivo di un brevetto di cui l'azienda diventa titolare. logica di rete e di sistema. Casa della Musica e Polo di Un'azione di spin off e di start up che sfocia anche in con- Ricerca sono due progetti concreti e di alto livello per tratti di partenariato nella ricerca di finanziamenti e di dare spinta al territorio attraverso la cultura, la ricerca e sfruttamento nella fase attuativa. Quest’anno a Monaco l’innovazione, investendo sul capitale umano.

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IL PROGETTO

IL PROGETTO

CULTURA

DALLA BIBLIOTECA STIRLING ALLA CASA DELLA MUSICA GLI 80 ANNI DI LATINA OCCASIONE

è SVILUPPO

PER RILANCIARE LA CULTURA

Claudio Moscardelli

S

i parla oggi di economia creativa per indicare un settore articolato come quello della cultura, in cui il cinema, la moda, la musica, il design, l’architettura, l’arte in generale occupano centinaia di migliaia di persone. Nella programmazione del territorio da punto di vista urbanistico, sociale ed economico dare spazio alla cultura significa avere città più vivibili e attrattive. La Commissione Europea punta ad un nuovo programma di sostegno per l’economia creativa. E’ un obiettivo da perseguire come occupazione e sviluppo sostenibile delle città ma anche come nuova formazione, nel senso dell’educazione creativa, nella scuola. Non si tratta di discorsi teorici ma di una realtà già radicata in Europa. Un recente studio ha evidenziato come le città europee che hanno investito di più nell’economia creativa siano quelle in cui il reddito pro capite dei cittadini è cresciuto di più. In testa abbiamo città come Bilbao (350.000 abitanti) e Weimar (65.000 abitanti). Gli 80 anni della fondazione di Latina sono l’occasione per investire su un grande progetto a livello culturale e per raccogliere il testimone di generazioni di latinensi che hanno pensato a Latina città europea negli anni 70 con iniziative come il Palazzo della Cultura e la Biblioteca Stirling. Il Sindaco Antonio Corona incarnava quella grande stagione di sviluppo di Latina, di apertura all’Europa, alla cultura e all’innovazione. La nuova Biblioteca per Latina fu progettata da James Stir-

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ling, il grande architetto inglese, e sarebbe stata la sua unica sua opera in Italia, meta di centinaia di migliaia di turisti ogni anno. Anticipava di venti anni quello avrebbero realizzato tante città europee, come Bilbao con il Museo Guggenheim progettato dall’architetto Gehry, visitato da oltre 1 milione di persone l’anno non tanto per il contenuto del Museo ma proprio per l’opera architettonica in sé. Nel 2002 avanzai la proposta di realizzare ai capannoni dell’ex consorzio agrario (dietro Palacultura) l’Auditorium - Casa della Musica per puntare sulla cultura e sul modello Bilbao. Nel 2006 ho fatto ottenere dalla Regione un finanziamento di 2 milioni di euro per la progettazione e l’avvio della realizzazione dell’opera, restituiti dal Comune di Latina alla Regione. Nel programma delle scorse elezioni amministrative l’ho indicato come progetto qualificante per la Città e nel 2012 ho ottenuto l’approvazione di un emendamento al bilancio comunale per predisporre il concorso di progettazione per la Casa della Musica. Oggi, avremmo il tempo di lavorare alla progettazione mentre i capannoni saranno utilizzati per i commercianti del Mercato Annonario. Con fondi regionali, nazionali ed europei potremmo realizzare una struttura che avrebbe valenza per il centrosud del Paese e concorrenziale con Roma per i minori costi. Intanto, la Casa della Musica comincia ad essere realtà con l’allocazione nei locali dell’ex Consorzio Agrario del D.M.I., Dizionario della Mu-

sica Italiana (possiamo paragonarlo alla Treccani della Musica) di cui è Presidente il nostro concittadino il Prof. Claudio Paradiso, e del fondo di raccolta delle opere, della documentazione e dei carteggi dei musicisti scomparsi. L’avvio di questo progetto rappresenterebbe un passaggio storico per Latina e segnerebbe l’anniversario degli 80 anni di fondazione all’insegna dell’unità della comunità cittadina su un’iniziativa di grande valenza culturale a cui ne potrebbero far seguito altri come Satricum, la Biblioteca a Palazzo M, il Museo della Bonifica, lo spazio espositivo dell’ex garage Ruspi, l’area delle ex autolinee. Partendo da queste basi, l’Associazione Presentefuturo ha organizzato pochi giorni fa un Convegno sul progetto della Casa della Musica: oltre a me e al relatore prof. Claudio Paradiso, musicista e presidente del D.M.I., sono intervenuti Remigio Coco, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Marcello De Dominicis, musicista, ed Enrico Forte. Abbiamo ripercorso le tappe del progetto e approfondito le tematiche relativamente alla Casa della Musica; Per le risorse avevo avuto risposta positiva per il finanziamento dal precedente governo regionale e a maggior ragione confido nella sensibilità del Presidente Zingaretti. Inoltre, ho anche interessato partner privati che potrebbero concorrere con le fonti pubbliche per il finanziamento dell’opera. Il prof. Claudio Paradiso ha illustrato il contenuto del progetto partendo

dall’eccezionale potenzialità del capannone centrale con la volta in calcestruzzo a nido d’ape. L’immobile presenta affinità e migliori capacità rispetto agli auditorii più famosi come il “Paganini” di Parma e il “San Domenico” di Foligno”. La Casa della Musica ospiterà concerti, festival, registrazioni audio/video, trasmissioni televisive, produzioni artistiche di ogni tipo, nazionali ed internazionali. Vi saranno oltre all’auditorium centrale, tutte le strutture necessarie di supporto, sale registrazione, sale prova, biblioteca, sala mostre, sale conferenze e si potrà sfruttare sia sul versante della produzione che su quello della formazione. Remigio Coco si è soffermato sul concorso di progettazione di carattere internazionale che a differenza del concorso di idee, molto più concretamente si tratta del vero e proprio progetto da realizzare. Si tratta di un’opera complessa come riqualificazione di grande pregio architettonico ed urbanistico e con elevatissimi standard tecnici per l’acustica. De Dominicis , musicista, ha ripercorso l’impegno e il fermento musicale ed artistico di Latina e ha assicurato il suo impegno per promuovere manifestazioni di supporto al progetto. Ad Enrico Forte è stato affidato, il compito di sostenere il progetto con i finanziamenti regionali.

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REGIONE

REGIONE

RISANIAMO L LA SANITà

Enrico Forte

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a sanità dei territori provinciali e quella pontina debbono essere valorizzate. Dopo il decreto 80 del settembre 2010 con cui la Presidente Polverini ha tagliato ospedali e posti letto nelle province tutelando i doppioni e gli sprechi di Roma, non si possono ancora subire le misure e i vincoli derivanti dal commissariamento della Regione per il deficit visto che è concentrato solo su Roma. La AUSL di Latina e delle altre province hanno i conti in ordine. Abbiamo subito i tagli inutili ed ingiustificati di Sezze e di Gaeta, nonché il vergognoso declassamento di Latina che non è più DEA di II livello, subendo tutte le restrizioni sull'assunzione di personale medico e sanitario, nonchè il blocco degli investimenti per la diagnostica. Il centrodestra e la Polverini hanno procurato questi danni e penalizzazioni alla sanità pontina e delle province. Non dobbiamo oggi intervenire sulla rete ospedaliera e salvaguardare il presidio centro, costituito dalle due strutture di Fondi e di Terracina. Siamo contrari perchè non c'è motivo di sopprimere formalmente il presidio centro per agganciare Fondi a Formia, pensando in prospettiva di salvarlo. Una volta che Fondi afferisca al presidio sud di Formia, essendo quest'ultimo DEA di I livello, sarà logico che la produzione tenda a concentrarsi su Formia e che se dei doppioni ci saranno verranno tagliate UOC su Fondi. Per Terracina è perico-

loso lasciare solo l'Università che domani potrebbe andare via e svuoterebbe l'ospedale. Inoltre, l'università è didattica e ricerca principalmente, l'assistenza è un aspetto secondario. Occorre mantenere l'articolazione di Latina nei tre presidi nord (Latina Goretti) Centro (Terracina-Fondi) e sud (Formia). E' necessario ottenere tre obiettivi nell'immediato: 1) Riclassificare Latina come DEA di II livello; 2) rinegoziare i vincoli del commissariamento che applicano misure controproducenti sia per il risparmio che per la quantità e la qualità dei servizi e reinvestire l'avanzo di amministrazione nell'acquisto di strumenti di diagnostica per Formia, per Terracina e per Latina; 3) stabilizzare il personale precario, medici, infermieri e operatori sanitari in generale, che garantiscono servizi essenziali come il pronto soccorso e che sono indispensabili per non far crollare l'offerta di servizi sanitari. La sanità provinciale deve avere un rapporto positivo tra sanità pubblica a gestione diretta e sanità privata accreditata pontina, trattandosi di imprese storiche, di qualità che sono necessarie alla tenuta del servizio sanitario pubblico generale. Occorre procedere al più presto all'accreditamento delle RSA. Il nuovo governo regionale dovrà puntare sull'efficienza dell'offerta ospedaliera, sull'estensione delle strutture territoriali ma soprattutto sulla prevenzione e sulla promozione della salute che costa

meno dell'intervento sulla patologia. Posizione centrale avranno i medici di medicina generale (medici di famiglia) anche se la norma sui poliambulatori h 24 deve essere modulata perchè rischia di rimanere sulla carta per problemi di sicurezza e di supporto diagnostico. Occorrono linee guida e protocolli che garantiscano un servizio di prevenzione e di monitoraggio delle patologie croniche per ridurre la spesa della diagnostica e per abbattere le liste di attesa. Con l'università deve essere stabilito un rapporto positivo che parta dalla salvaguardia della professionalità e dell'autonomia della sanità ospedaliera e dalla valorizzazione dell'esperienza dell'università che deve assicurare qualità. Si deve rappresentare la condizione di alcuni territori che non possono essere penalizzati come per esempio l'area nord Aprilia-Cisterna su cui insiste la sola Clinica Città di Aprilia, presidio che deve essere salvaguardato e rafforzato. Nella governance dovranno sparire le famigerate macroaree a servizio di Roma, un vero e proprio imbroglio per spalmare sulle province il deficit e l’eccesso di posti letto su Roma Occorre apertura su un riassetto della sanità e il nuovo governo regionale punterà allo sviluppo del Lazio come sistema regionale.

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L’ANNIVERSARIO

L’ANNIVERSARIO

Una giovane 1

VECCHIA

Alessandro Cozzolino

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932-2012. La città di Latina spegne 80 candeline. Una città la nostra, giovane sulla carta d’identità, giovane nell’età anagrafica dei suoi cittadini, ma vecchia nei modi di fare e di pensare. Credere che il solo fatto di conoscere o aver conosciuto personalmente, tanti di coloro che hanno contribuito a fondare Latina la renda automaticamente nuova e vicina alle nostre esigenze è infatti solo un’illusione. Da prima della sua fondazione ufficiale, e quindi in tutto il periodo della bonifica, la terra pontina è stata un luogo di sviluppo, di lavoro, di occasione, di crescita e di opportunità. Questa vocazione è stata mantenuta per lungo tempo, e con il passare degli anni la prospettiva che la classe politica è riuscita ad attribuire a questa realtà, è stata quella di una zona agricola ed industriale, grazie anche agli aiuti economici provenienti dalla cassa del mezzogiorno per lo sviluppo del sud del Paese. Com’era inevitabile (e anche giusto) i rubinetti del governo nazionale che innaffiavano l’economia pontina sono andati col tempo a chiudersi. La classe dirigente locale però non si è fatta trovare pronta. Negli ultimi venti anni, se pur amministrata da un unico colore politico, la nostra città ha perso completamente la direzione, finendo per trasformarsi da luogo di occasione a terra difficile, da luogo d’immigrazione a terra di emigrazione. Se la prima generazione di latinensi è stata in

realtà un intreccio di esperienze, provenienze e usanze di persone arrivate da ogni parte d’Italia, l’ultima generazione, rischia di diventare quella di cittadini che nascono a Latina ma che poi vanno via per mancanza di opportunità. Il 2012 è l’anno in cui siamo tutti impegnati a festeggiare ottant’anni di fondazione. Anche in queste ricorrenze però ci troviamo sempre a strizzare l’occhio a un tempo passato, ormai lontano e mai a disegnare un’idea di futuro. Nella mia breve esperienza di consigliere comunale, iniziata un anno e mezzo fa, la cosa che più mi ha colpito e rammaricato è la totale assenza di progettualità. Dove si vuole portare Latina? Come questa amministrazione ha intenzione di farla tornare ad essere una terra di speranza? A quanto pare non è dato saperlo. Gli atti ufficiali del resto non incoraggiano. Basti pensare che nelle politiche giovanili le somme messe in bilancio sono state pari a zero. Il Partito democratico, che ormai ha nel proprio DNA il ruolo di forza di governo anche quando si trova all’opposizione, non smette di fare proposte e di dire che la nuova fase economica di Latina non può prescindere da investimenti seri fatti nel turismo culturale, naturalistico e sportivo. è il momento di investire nel cosiddetto terzo settore, di farlo subito perché in un’Europa e un mondo che corrono non possiamo più permetterci di perdere altro tempo a guardarci indietro

senza essere in grado di fare un passo in avanti. In una situazione economica che è indubbiamente molto difficile la politica deve tornare a svolgere a pieno il proprio ruolo. La storia ci insegna che è proprio nei momenti di grande difficoltà che nascono le idee migliori e le opportunità più grandi. A noi il compito di individuarle e renderle concrete. Questo è quello che rende giovane una città, la sua mentalità e la sua visione del nuovo. Non la sua breve storia.

DOVE SI VUOLE PORTARE LATINA? IL PD NON SMETTE DI PROPORRE è IL MOMENTO DI INVESTIRE NEL COSIDDETTO TERZO SETTORE

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LA SFIDA

LA SFIDA

ECONOMIA CREATIVA Marco Cepollaro

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’eterogeneità di approcci e definizioni contraddistingue ogni fase di cambiamento, soprattutto quando si ricercano modi innovativi per affrontare difficoltà che la contemporaneità rende apparentemente insormontabili. Il tempo delle scelte è giunto ormai da qualche anno e, senza la consapevolezza di quanto sia necessario modificare il nostro modello di sviluppo, continuiamo a far sopravvivere un territorio in declino, condannato ad una lenta ma inarrestabile regressione. Possiamo fare qualcosa per tornare ad avere delle reali prospettive di crescita? La domanda è sicuramente molto frequente, ma, almeno per una volta, proviamo a dare una risposta innovativa, andando molto lontano dalla vecchia storia del capitalismo industriale per concepire una nuova possibilità, una sintesi di locale e globale, dove le scelte del presente possono effettivamente costituire una nuova sfida per il futuro. Approdare al capitalismo culturale significherebbe attribuire vantaggio competitivo ad un capitale estremamente presente nella nostra città: i nostri concittadini e le loro competenze. L’economia creativa è ora l’economia della conoscenza e del talento, dove la forza delle imprese si misura sulla base dalla loro abilità di attrarre e stimolare risorse umane e capacità. Tale economia, sovente associata alle arti quali architettura, pittura, letteratura e musica, è ancor più profondamente legata alla creatività propria delle scienze, dell’attività di ricerca e sviluppo, di tutte quelle attività di produzione e di consumo oggigiorno legate al

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marketing, alla moda, al design, all’intrattenimento, ai media e allo sport. Rispetto ad un passato anche recente, sia i mercati che le imprese sono profondamente cambiati: la diffusione delle nuove tecnologie informatiche e l’avvento di internet, il passaggio da una concorrenza basata sul basso costo ad una basata sulla qualità, fa sì che a contare siano le idee e l’eccellenza delle nuove generazioni. In questo scenario assumono preponderanza i copyrights, i brevetti, i marchi e il design come strumenti competitivi a difesa della proprietà intellettuale. Dalla metà degli anni novanta l’economia della conoscenza è in continuo sviluppo ed il suo peso è destinato ad aumentare senza soluzioni di continuità, andando a costituire circa il 10% del PIL nazionale. Diventa dunque importante capire i nuovi meccanismi organizzativi che caratterizzano una società evoluta e profondamente complessa, sviluppando una maggiore capacità di analisi, spesso sconosciuta a molti amministratori locali, ci permetterebbe di pianificare grandi e coraggiosi progetti. Dobbiamo sapere gestire un nuovo sistema di connessioni, basate ora sul binomio apprendimento-innovazione, valorizzando le peculiarità del nostro territorio, di un ambiente cittadino che sta vivendo un momento di grande fermento culturale, ricco di operatori duttili ed aperti alle esigenze dell’avvenire. La cultura intesa nella sua concezione allargata, che implica educazione, istruzione, ricerca scientifica e conoscenza, più di ogni altra cosa, innesca l’innovazione e crea occupazione, producendo progresso e sviluppo.

Questa, essendo una condizione essenziale per il futuro delle nuove generazioni, deve necessariamente ritrovare la sua posizione centrale nell’azione di Governo; pensare alla crescita senza questi pochi e semplici fattori vuol dire ipotizzare un futuro da “consumatori disoccupati”, generando un repentino inasprimento dello scontro generazionale che non lascia intravedere vie d’uscita. Occorre dotare repentinamente la nostra città di un volano economico basato sulla ricerca, una fabbrica dell’immateriale che permetta di generare valore dall'esperienza e dalla conoscenza accumulata, valorizzando tutte quelle risorse umane che normalmente vediamo emigrare dal territorio pontino per servire altri processi nazionali. Proviamo a stravolgere i presupposti, tentiamo il passaggio dal tipico processo produttivo a quello innovativo di propagazione per giungere alla creazione di efficienti reti che facilitino lo scambio intelligente delle informazioni, pensiamo al net-learning e all’attuazione del partenariato d’impresa; rendere Latina una sorta di catalizzatore per il trasferimento della conoscenza regionale significherebbe allargare i nostri confini, offrendo una grande opportunità alle nostre migliori aziende, delineando i presupposti per l’inserimento professionale dei tanti giovani ricercatori che escono dal polo universitario pontino. Particolarmente illuminanti i risultati di vari studi internazionali che evidenziano come la prossimità geografica tra impresa e università con la creazione di grandi centri di ricerca, la prossimità organizzativa che favorisce scambi attraverso fiducia e reciprocità e la prossimità tecnologica, sono elementi che facilitano la creazione di relazioni

benefiche atte a sfruttare pienamente il capitale derivante da produzione e scambio di conoscenza. Viceversa, in territori non capaci di assorbire e trattenere adeguatamente il capitale cognitivo, tali dispersioni conducono ad un complessivo impoverimento, a vantaggio di altri territori molto più pronti e fertili nei riguardi dell’innovazione. Giova a tal riguardo un paragone con il mondo anglo-sassone, da sempre riferimento in termini di creatività, che negli anni Settanta comincia ad entrare nel merito delle politiche urbane di rigenerazione proponendo uno sviluppo attraverso lo strumento della cultura. Ricordiamo quando, ad esempio, il Greater London Council costituì una tra le prime esperienze di specializzazione territoriale di un’area inizialmente degradata verso uno sviluppo in senso culturale. Sono questi gli anni dell’istituzione della Tate Modern e dell’evoluzione di questo quartiere in senso creativo, rendendolo capace di attrarre pubblico ed artisti da tutto il mondo.Bisogna essere ambiziosi anche in tempi di crisi, non si può precludere la crescita per ottenere dei risultati di breve periodo. Città europee come Bilbao, Weimar, Siviglia ed Edimburgo hanno creduto in idee molto ambiziose, scegliendo di investire nell’industria creativa hanno visto crescere il reddito dei propri cittadini e aumentare esponenzialmente le presenze turistiche, facendo registrare dei tassi di crescita nettamente superiori alla media del vecchio continente. Anche Latina può essere uno spazio aperto alla creazione, ma la creatività non è solo una qualità individuale, le migliori idee nascono proprio nei processi di condivisione: ripartiamo da qui.

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MOBILITà SOSTENIBILE

MOBILITà SOSTENIBILE

Ecologia

e INNOVAZIONE

Alessandro Cacciapuoti

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l concetto di mobilità sostenibile è più antico di quanto si pensi,affondando le sue radici nella bicicletta, passando per le idee geniali di Nikola Tesla che ipotizzò il trasporto con veicoli elettrici senza fili per il trasporto di corrente, per evolversi fino ai giorni nostri attraverso le auto/bus/scooter e motocicli alimentati da motori elettrici accoppiati a motori a scoppio (tecnologia ibrida) o dal solo motore elettrico, senza dimenticare i vari combustibili alternativi come idrogeno, bioetanolo, biodiesel, metano ecc. Mai come ora, a cavallo di un'onda ecologica mondiale, la mobilità sostenibile è uno degli argomenti più discussi, cliccati sulla rete ed ovviamente dibattuti. Per cercare di fare un po' di chiarezza senza entrate in eccessivi tecnicismi, analizzeremo la mobilità sostenibile a 360 gradi. Non a molti è noto che l'introduzione dell'auto elettrica è avvenuto molto prima di quanto si possa pensare,anche prima dell'avvento dell'auto con motore a combustione interna; era il 1909 quando l'italiana STAE (Società' Torinese Automobili Elettrici) lanciò sul mercato la Duc-DeDam una carrozza motorizzata capace di 90 km di autonomia e 30 km/h di velocità massima realizzati grazie ad una struttura molto leggera. Negli stessi anni in Francia vennero sviluppate ulteriori modelli di auto elettrica i quali riscossero molto successo finché il motore a combustione interna non irruppe nella scena mondiale dimostrando la sua superiorità in termini di potenza e autonomia. Per circa 5 decadi il motore elettrico per locomozione cadde nel dimenticatoio lasciando spazio all'evoluzione ed al predominio incontrastato dei motori benzina e diesel. Ad oggi le più grandi case automobili-

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stiche (in primi tedesche quali BMW ed il gruppo Volkswagen) stanno investendo ingenti risorse nello sviluppo di tecnologie atte al rendere più “green” la mobilità. Da un iniziale e florido mercato ad un periodo di dimenticatoio, la mobilità sostenibile sta ora vivendo una seconda giovinezza evolvendosi e creando tante piccole variabili di se stessa, si guardi ad esempio lo sviluppo di auto elettriche, ibride, pluri-alimentate ed idrogeno fino ad alcuni prototipi, funzionanti, di auto ad aria compressa. La ricerca fino ad oggi ha permesso uno sviluppo tecnologico di come non se ne era mai visti prima, portando l'autonomia di veicoli elettrici ad oltre i 100/150 km con un affidabilità imbattibile e prestazioni di altissimo livello per alcune di esse (ad esempio la Tesla, piccola e leggera sportiva elettrica), passando per lo sviluppo dei vari combustibili “oil-free” non derivati dal petrolio ma prodotto mediante un processo di fermentazione delle biomasse, ovvero di prodotti agricoli ricchi di zucchero quali i cerali, le colture zuccherine, gli amidacei, vinacce, sansa di oliva ecc. Le tecnologie attuali sono frutto di anni di ricerca e sopratutto dell'utilizzo della “Reverse Engineering” (Ingegneria Inversa), la quale sfrutta la logica di prendere qualcosa (un dispositivo, un componente elettrico, un meccanismo, un software, ecc.) e analizzarne in dettaglio il funzionamento, solitamente con l'intenzione di costruire un nuovo dispositivo o programma che faccia la stessa cosa, magari anche in un modo migliore e più efficiente, senza in realtà copiare niente dall'originale; ovvero ha il compito di realizzare un secondo dispositivo, componente o programma in grado di interfacciarsi con il primo,

ad esempio la tecnologia del KERS (una spinta per un rara bellezza, costellata di antiche città medievali. Procerto lasso di tempo da parte di un motore elettrico) delle viamo per un momento ad immaginare tutto ciò circondati auto di formula uno è stato riadattato ed utilizzato su di dal silenzio, calma ed un aria più pulita, dove è minore il un auto stradale per lavorare all'unisono con il motore ter- traffico e lo smog, un luogo dove si possano usare tramico per diminuire i consumi ed essere più sicura nei sor- ghetti elettrici sui canali navigabili, un centro città in mopassi (per approfondire basta cercare in rete la Porsche vimento solo grazie a biciclette e mezzi elettrici; tutto ciò 918 Spyder). Multipli sono gli esempi concreti, sussegui- può essere effettuato con una progressiva e decisa tisi negli anni. azione, rivalutando l'importanza del centro storico come I cosiddetti veicoli “Z.E.V.” (Zero Emission Vehicle), vei- area pedonale e non urbana, dove sarebbe possibile nocoli a zero emissione sono in via di sviluppo costante, leggiare biciclette semplice ed elettriche a pedalata assidalle auto elettriche con carstita,un servizio di trasporto rozzeria coperta di pannelli pubblico elettrico che colleghi solari fino ad auto leggere in il litorale al centro, il tutto riduSU LATINA è FACILE PROIETTARE materiali compositi e di piccendo la presenza di CO e UN’IMMAGINE DI CITTà ECO-MOBILE cola cilindrata multicombuCO2 (che ossidando riducono stile passando per le auto ad la percentuale di ossigeno IL TERRITORIO è IN GRADO idrogeno, autobus elettrici per nell'aria) conseguenzialmente DI DIVENTARE UN MODELLO le città che condividono le migliorando la qualità della strade con motorini elettrici e vita. Siamo su di un territorio biciclette. In un futuro non capace di fornire plurime posmolto lontano la ricerca fornirà alla produzione di massa sibilità di produzione energetica, dalle biomasse al fotole capacità per produrre batterie e motori elettrici tal- voltaico riuscendo ad eliminare ancor di più la mente avanzati da superare gli attuale limiti, lo stoccag- dipendenza da combustibili anche per la produzione gio dell'idrogeno in via low-cost e lo sfruttamento energetica; la sommatoria di queste note positive ha intelligente e sostenibile di campi di coltura e biomasse come unico risultato quello di rendere ancor più agevole per la produzione di biocombustibili. la strada verso un futuro più verde, nel quale sarà possiSul nostro territorio e sopratutto sulla città di Latina, è fa- bile definire Latina come una città ad impatto zero. Quecile poter proiettare un'immagine di “città eco-mobile mo- sto futuro sta avanzando sempre più velocemente ed ora dello”, una città che offre uno dei più incantevoli centri siamo giunti nel fatidico momento in cui scegliere se sestorici italiani pur essendo una delle più giovani, un lun- guire un nuovo corso, o restare dietro nella polvere, pergomare di bellezza inaudita ed una zona montuosa di dendo la chance con le carte vincenti in mano.

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LA VIGNETTA

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ARTE

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Da sinistra l’Arch. Ugo de Angelis e l’On. Claudio Moscardelli

LE MAGNIFICENZE

VATICANE Arch. Ugo De Angelis

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ggi appare ancora più appropriato il recente slogan: “UNA GIOVANE CITTÀ UN ANTICO TERRITORIO” coniato in occasione degli eventi organizzati dall’Associazione Presente Futuro e curati da Claudio Moscardelli e Ugo De Angelis nell’ambito dell’80° fondazione della Città di Latina. Si, perché anche se i più considerino siderale, la distanza tra le "MAGNIFICENZE VATICANE” e il nostro antico territorio, per certi versi è molto più vicina di quanto possa sembrare. Di questo, ne abbiamo avuto conferma l’altra mattina, quando, con la cortese presenza del Mons. Alejandro Cifres, ci siamo recati presso l’Archivio storico della Fabbrica di San Pietro, nella Città del Vaticano. Non nascondiamo, anche con un pizzico di orgoglio, ha dichiarato l’avvocato Moscardelli, che nella gradita e gentilissima accoglienza da parte dell’Archivista Capo Dott.ssa Simona Turriziani e della Vicaria Dott.ssa Assunta Di Sante, ci siamo sentiti anche un po’ privilegiati poiché solo a un pubblico ristretto di studiosi e ricercatori è consentito immergersi nella storia della "fabbrica". Colpisce per le sue fattezze, l’antico Ciborio, posto all’ingresso dell’Archivio, un gigantesco bassorilievo in marmo che coprì le spoglie di Pietro e Paolo, smantellato agli inizi del '600 per fare spazio all' altrettanto gigantesco Baldacchino a colonne tortili. E’ impressionante la quantità e qualità delle opere d'arte, dei

preziosi manoscritti, dei documenti e disegni autografi del Michelangelo e del Bernini, aggiunge l’architetto De Angelis, per non parlare poi del Velo della Veronica, reliquia con il volto di Gesù, custodita per l’appunto, proprio all’interno dell’Archivio della Fabbrica, in corrispondenza ad uno dei quattro piloni, detto appunto della Veronica, che sorregge l’imponente Cupola. Il cortese e colto personale, che il Santo Padre, in occasione di una recente visita, ha inteso omaggiare con la felice definizione “pietre vive” dell’edificio spirituale della chiesa, ci ha illustrato con grande professionalità la storia degli Archivi che contengono al suo interno importanti documenti che conservano la memoria storica della Basilica. In questo contesto sono appunto conservati i documenti carteggi e disegni relativi alla tenuta di Conca, una vasta area di quasi 6.000 ettari, allora gestita dal Sant’Uffizio ed oggi ricadente nel Comune di Latina che segna i confini con i Comuni di Nettuno, Aprilia e Cisterna. Per far capire l’estensione dell’ex tenuta, basta pensare che oggi avrebbe compreso nel suo ambito i Borghi: Le Ferriere, Montello, Acciarella, Sabotino, Bainsizza, Santa Maria nonchè la zona marina di Foce Verde. Inoltre nella Veneranda Fabbrica di San Pietro è anche custodito il prezioso modello ligneo della Cupola di San Pietro realizzato da Michelangelo Buonarroti, plastico che nel 1743, fu uti-

lizzato dallo scienziato Giovanni Poleni e dal’architetto Vanvitelli per gli studi sul consolidamento della Cupola che di fatto nel 1748 fu rinforzata con sei enormi cerchioni in ferro, che vennero prodotti e lavorati proprio nelle ferriere Pontificie di Conca, così questo intervento che scongiurò possibili meccanismi di collasso della struttura, è comunque legato alla storia della fonderia de Le Ferriere oggi parte integrante nell’omonimo Borgo. Così anche la statua di Santa Maria Goretti dello scultore Francesco Messina custodita negli stessi ambienti rafforza ancor più il legame con la nostra terra. Il piacevole incontro e il successivo congedo con S.E il Monsignore Vittorio Lanzani, Delegato della Reverenda "Fabrica Sancti Petri", ci ha visto nuovamente immersi nel congestionato traffico romano, ma con la consapevolezza, ha aggiunto Moscardelli, che questa esperienza potrà essere foriera di future, collaborazioni culturali, finalizzate alla valorizzazione, riqualificazione e uno sviluppo turistico sostenibile dell’antico territorio della Valle dell’Astura. Nella foto,l’architetto Ugo De Angelis con l’avvocato Claudio Moscardelli e al centro la statua di Santa Maria Goretti. Nell’altra il plastico ligneo della Cupola di San Pietro.

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“Io non ho paura”

METAFORA DEI NOSTRI GIORNI Alessandra Nazzaro

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opo aver esordito, nel 1999, con quella che è considerata una delle sue migliore produzioni “ Ti prendo e ti porto via” Niccolò Ammaniti intraprende, nel 2001, la scrittura del libro “Io non ho paura”, raggiungendo piena maturità espressiva e classificandosi come uno degli autori migliori dell’epoca contemporanea. Ambientata nell’estate del 1978 la storia si svolge ad Acqua Traverse, una piccola frazione di Lucignano. Pochissime case, una grande strada centrale e tutto intorno solo grano, una vastissima distesa “d’oro” che si perde all’orizzonte. Un posto “sperduto” in una campagna del sud Italia e un caldo soffocante, opprimente, di quelli che tolgono il respiro e che ti costringono a rimanere dentro casa. Unicamente questa è la descrizione del luogo che fa da sfondo alla vicenda, ma, per quanto possa essere forte, questo caldo non impedisce a sei bambini di inventare tutti i giorni nuovi giochi e di correre qua e la con le loro biciclette per attraversare ogni angolo di quella zona così inesplorata. Questi piccoli passatempi scandivano il tempo di quei bambini attentamente come un orologio, e i giorni passavano, senza cambiamenti o trasformazioni, ognuno era uguale al precedente. Una mattina però il loro desiderio di avventure li portò un po’ troppo lontano, un po’ troppo “oltre” la distanza che gli era consentita di percorrere. Arrivarono infatti in una vecchia casa diroccata, molto lontana dalle abitazioni circostanti, e fu proprio lì che uno di loro, Michele,

mentre stava per prendere la via del ritorno, scoprì un buco nel terreno, un buco profondo, così buio e diverso dagli accecanti raggi del sole che illuminavano la giornata, un buco nel quale la luce non riusciva ad entrare, ma che anzi celava un segreto. Di colpo Michele, di soli nove anni, timido e introverso, venne a conoscenza di qualcosa di orribile, talmente lontano dal suo mondo fatto di svaghi e piccoli divertimenti da risultare inizialmente quasi incomprensibile. Con estrema dolcezza e allo stesso tempo forte realismo descrittivo l’autore ci trasporta vorticosamente in una realtà drammatica e terribile, ancor di più poiché vista e vissuta attraverso gli occhi di un bambino. La consapevolezza di quella verità, nascosta tra quelle innumerevoli spighe di grano, condurrà infatti Michele verso un percorso di crescita prematuro ed improvviso, nel quale egli sarà costretto, lasciandosi completamente alle spalle il suo ruolo di “bambino” , a scontrarsi con i suoi dubbi e le sue paure, e al termine del quale vedrà venire a mancare, irrimediabilmente, quelle certezze che sino ad ora lo avevano accompagnato. Ulteriore privazione di tutti gli equilibri nei quali aveva sempre creduto sarà inoltre scoprire che di quel segreto così atroce la maggior parte degli adulti del paese, compresi i suoi genitori, non solo ne erano a conoscenza, ma anzi, ne erano addirittura gli artefici. Con

un linguaggio molto semplice e comprensibile Ammaniti ci dà prova della sua grande capacità espositiva, descrivendo dettagliatamente la vastissima gamma di emozioni e sensazioni di ogni singolo personaggio e mettendo a nudo tutte le sfaccettature dell’animo umano. Con intenso ritmo narrativo egli procede alla descrizione di eventi e circostanze dalle quali emergono con evidenza tutte le tematiche dell’opera, come le numerose problematiche che intercorrono nei rapporti familiari o la delusione e il senso di smarrimento provati dal protagonista derivanti dal tradimento di cui sarà vittima, nel corso della vicenda, da parte di quelle che riteneva le persone a lui più care: i suoi genitori e il suo migliore amico. Ma è in questo baratro di dubbi e paure, di inquietudini e trepidazioni, che nasce e si sviluppa una solidarietà tra i più piccoli, un appoggio ed un sostegno spontaneo e privo di qualsiasi tornaconto che si caratterizzano come l’unica morale e l’ultima speranza salvifica dell’intera vicenda. Un romanzo maturo e coinvolgente, con una tensione narrativa che sfocia in un finale sorprendente ed inaspettato con il quale l’autore intende silenziosamente ricordarci di quanto il coraggio possa essere una forza motrice in grado di capovolgere totalmente ogni situazione, soprattutto quando proviene da quello che apparentemente risulta come l’essere più piccolo e indifeso: un bambino.

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L’INTERVISTA

L’INTERVISTA

Enrico Terrinoni

RISCOPRENDO JOYCE

Silvia Petrianni Sono passati più di cinquant’anni da quando in Italia arriva la l’Ulisse di James Joyce, tradotto da Giulio De Angelis. Dopo tutto questo tempo il testo è stato ripreso proprio da un personaggio pontino, Enrico Terrinoni, ed edito dalla Newton Compton all’inizio del 2012. Classe 1976, oggi Terrinoni è professore di letteratura inglese dell’Università per gli stranieri di Perugia. Ci vorrebbe tempo per ricordare la lunga lista di lavori che ha svolto dal 2006 a oggi e i titoli e gli incarichi che ha assunto. Quello di cui ci interessa parlare in questo spazio è l’esperienza davvero unica di confrontarsi con un testo così importante come traduttore, esperienza a cui si aggiunge la responsabilità assolutamente non trascurabile di donare all’Italia una nuova e diversa versione di uno dei più grandi capolavori della storia della letteratura. Lo abbiamo intervistato per voi. Cosa ti ha spinto a ritradurre l’Ulisse di Joyce? Una precisazione: parlare di ritraduzione è fuorviante, implica in qualche modo che la precedente traduzione fosse inadeguata e andasse rifatta, il che non è vero. Quel che avviene spesso nel mercato editoriale è che vengono prodotte nuove traduzioni, indipendenti da quelle passate. Quindi descriverei la mia come una “nuova” traduzione dell’Ulisse, una delle tante possibili, non certo una ritraduzione. Quanto alla domanda, ho semplicemente accettato la proposta di un editore alla ricerca di un traduttore che fosse specializzato in traduzione di autori irlandesi e al contempo anche uno studioso di Joyce. Io ho vissuto a Dublino per molti anni, dove ho studiato Ulysses per il mio dottorato. A seguirmi era il professor Declan Kiberd, curatore del capolavoro di Joyce per la

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Penguin. Una volta tornato in Italia, l’editore deve aver visto in me una persona adatta a fare una nuova traduzione del testo, e a curarne l’apparato critico. Così è arrivata la proposta. Poi, dopo qualche mese di negoziazione su aspetti contrattuali, di tempistica ed economici, ho avuto modo di dire il fatidico “sì”. Credi che dopo questa traduzione cambierà la percezione che molti hanno di questo romanzo? Anche chi legge parecchio ha delle difficoltà ad avvicinarvisi. Non saprei. Certo non nascondo che questa è sempre stata la mia speranza, e a giudicare dai dati di vendite (sei ristampe in otto mesi per un totale di 30.000 copie), dalla ricezione della stampa (un centinaio di recensioni, da Vanity Fair al Sole 24 ore) che ha immancabilmente sottolineato gli aspetti popolari di questa opera nella mia traduzione, e infine dal recentissimo Premio Napoli per la traduzione assegnato al mio Ulisse due giorni fa (12 dicembre 2012) – un Premio con giuria popolare formata da studenti e frequentatori di biblioteche civiche – direi che i presupposti per una più ampia circolazione del testo ci sono. D’altro canto Ulisse è un testo nato per la gente, e Joyce non avrebbe mai voluto vederlo confinato agli ambiti specialistici dell’accademica, quasi fosse un pezzo da museo. Ritengo che in parte, prima di questa traduzione, da tanti descritta come “popolare”, il rischio di un congelamento del potenziale rivoluzionario del testo ci fosse, eccome. Spero di aver contribuito in qualche modo a liberarlo dalla prigione degli specialisti, per restituirlo all’universo molto più aperto e progressista dei lettori comuni a cui è diretto. Con questo non voglio negare la difficoltà di Ulisse, ma al contrario sottolineare il parallelo

tra questa e la difficoltà stessa dell’esistenza. Ulisse è un solo degli scrittori, se un popolo si “libera da sé”, come testo umano, un giorno di vita difficile, e merita, come diceva Ernesto Che Guevara. In Irlanda il merito è anche l’esistenza, di non essere avvicinato a cuor leggero. Per di altri socialisti, di James Connolly, dei grandi marxisti queste cose ci sono altri tipi di letteratura. repubblicani e dell’IRA, ma il ruolo di Joyce in questo conJoyce si definiva uno “scrittore socialista” . Come si testo di emancipazione sociale e culturale non è assolumanifesta ciò nel suo modo di scrivere? tamente secondario. è in gioventù che Joyce si definisce uno scrittore sociali- Quali sono i messaggi rimasti nascosti nella tradusta, ma non c’è motivo di ritenere che le sue idee siano zione classica e che, invece, emergono nella tua? cambiate poi molto crescendo. Di certo, la vulgata che lo Ritengo che, nonostante la precedente traduzione fosse vuole intellettuale distante dal popolo, dalla gente, e con- per certi versi ottima, non avesse tributato la dovuta atfinato in una torre d’avorio di tenzione agli aspetti specificacriptica insindacabilità, va mente irlandesi del testo, dal smontata perché falsa nei punto di vista linguistico, ma DIRE RITRADUZIONE è FUORVIANTE suoi presupposti. Joyce scrianche politico e più in senso DIREI ChE LA MIA è UNA “NUOVA” veva per emancipare prima di lato culturale. Senza una tutto il suo popolo, gli irlancomprensione a pieno della TRADUZIONE DELL’ULISSE desi, costretti dal giogo colocultura e della storia irlanSPERO NE CAMBI LA PERCEZIONE niale dell’occupazione dese, è difficile avvicinare britannica, e da quello spiril’opera di Joyce. Il mio è stato tuale costituito dalle forze un tentativo di restituzione in della reazione incarnate dalla Chiesa Cattolica Romana. tal senso, perseguendo cioè l’intento di rendere un Ulisse Con Ulisse, ma direi con tutte le sue opere, Joyce si pro- più irlandese di quanto in Italia, fino a poco tempo fa, non pone prima di tutto di combattere queste energie nega- si sospettasse. Su questo sono stato in piena sintonia tive, e credo che, a guardare i suoi scritti con la distanza con il mio revisore e maestro, Carlo Bigazzi. Però, ho che ci consentono i tanti anni intercorsi tra la sua vita e semplicemente seguito l’insegnamento di Kiberd, il quale le nostre, egli sia riuscito nell’intento. L’Irlanda, la cui cul- primo nel mondo porta avanti da decenni questa battaglia tura contemporanea deve moltissimo a Joyce - esatta- per la restituzione di un Joyce che, prima di essere uno mente come, se vogliamo, noi Italiani abbiamo un debito scrittore europeo, mondiale, cosmico, è innanzitutto un enorme nei confronti di Dante - mi sembra ora una civiltà irlandese, un autore che incarna della cultura del suo molto più libera, politicamente, moralmente, e spiritual- paese la vera anima mai sopita e rivoluzionaria. mente, di come non lo fosse allora. Certo il merito non è

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