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FederMobili La Rivista Ufficiale della Federazione Nazionale dei Negozi di Arredamento

ADERENTE

SALONE 2013: Un cambio di marcia RUSSIA Un grande mercato, inesplorato LA NUOVA ASPI Istruzioni per l’uso Aprile/Maggio/Giugno 2013 - anno XXXVII - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/020/2004 n° 46) art.1, comma 1, DCB Milano.


2/2013

FederMobili Sommario 4

Editoriale Il Decreto del Fare: poco, e... Mauro Tambelli

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Attività di Confcommercio Assemblea generale: è urgente il cambiamento a cura di Confcommercio

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Attività di Federmobili Abitare 100% Project Cambiare in meglio: intervista a Stefano Bezzetto e Mauro Mamoli Chiara Brollo

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Consumi e tendenze Salone del Mobile 2013: una fiducia a lungo attesa Roberta Mutti

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Euroluce 2013 Appuntamento alla luce Chiara Brollo

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Salone Ufficio: l’ufficio a misura di individuo Fabrizio Todeschini

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Osservatorio Anche le cucine scendono Michela Amico

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Report Il mobile cresce, in Russia Artem V. Vasiliev

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La nuova Aspi: l’indennità secondo Fornero Nadia Giovannacci

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Per uscire dalla crisi: perseguire lo sviluppo a cura di CER e Rete Imprese Italia

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Fiere Malesia Pride: la Malesia si affaccia Eleonora Verdi

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Forum LegnoArredo: il futuro del mobile Egle De Benedetti

Agenda, News a cura di Roberta Mutti

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Leggi Fisco Finanza Banche e credito: non solo finanziamenti Ernesto Ghidinelli

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56 Focus

30 SALONE UFFICIO

36 REPORT RUSSIA

50 RIFORMA DEL LAVORO

L’ufficio a misura di

Il mobile cresce,

La nuova ASpI

individuo

in Russia

Nadia Giovannacci

Fabrizio Todeschini

Artem V. Vasiliev


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4 Editoriale iamo così arrivati all’estate del 2013, e, finora, come “misure per la crescita”, abbiamo visto solo il Decreto del Fare, che, francamente, non ha prodotto grandi risultati, e non sembra essere destinato a generare grande sviluppo. Non si vedono nuove proposte, mentre i consumi calano costantemente. Di tagli alla spesa non c’è traccia, mentre sarebbe ora di cominciare a mettere mano agli sprechi. Continuiamo a sentir dire che non è facile tagliare la spesa improduttiva, ma già eliminare le auto blu sarebbe un passo avanti. Sappiamo tutti che non è risolutivo, ma davvero non si comprende perché, di questi tempi, i Parlamentari non possano usare il taxi, come fanno tutti i cittadini. Il rinvio dell’aumento dell’IVA al1° ottobre, deciso in extremis ma per la cui copertura si aumenteranno e anticiperanno altre tasse, lascia alquanto perplessi. Non si vedono strategie chiare, solo provvedimentitampone, non si vogliono effettuare tagli alla spesa pubblica, che ammonta a 800 miliardi. Serve più coraggio nell’affrontare il problema degli sprechi e dei tagli alla spesa improduttiva. Dal precedente Governo sono arrivati principalmente provvedimenti depressivi, con aumenti di tasse e nessuna vera manovra per incrementare la crescita, nonostante le dichiarazioni di insediamento. Da tutte le parti arrivano bollettini di guerra, che segnalano ulteriori previsioni negative. In tutti i Paesi si sono prese iniziative per far crescere l’economia, facendo investimenti e cercando di diluire negli anni successivi il rispetto dei parametri di stabilità. Dal Giappone, alla Cina, agli Stati Uniti, è stato affrontato il problema di trovare soldi da investire nella crescita, solo in Europa siamo stretti tra vincoli che ci stanno soffocando. La Germania, con le sue politiche di austerità, sta deprimendo l’Europa: il Governo Italiano dovrebbe rialzare la testa e cominciare a difendere le nostre posizioni. Si arriva addirittura a pensare che sarebbe il caso che la Germania uscisse dall’euro, lasciando liberi gli altri Stati di fondare gli Stati Uniti d’Europa, con un Governo unitario, e soprattutto una Banca libera di stampare moneta. Siamo arrivati all’assurdo che si comincia a criticare il Governatore della BCE per le scelte effettuate nel corso del 2012, per difendere l’euro dalle speculazioni con il fondo salva-stati. Come diceva anche Marco Fortis, durante il Forum LegnoArredo, il vero problema di questa depressione è che sta interessando tutta l’Europa: la Germania sta rallentando, la Francia non sta crescendo, Italia e Spagna hanno i consumi domestici a picco, non parliamo poi dei PIGS (o GIPS); ma anche in Olanda i consumi interni sono calati come in Italia, negli ultimi 5 anni, e l’Olanda non ha nemmeno applicato misure di austerità. Il nostro problema nasce dall’aver costretto l’Italia a ridurre la domanda interna, che ha portato di conseguenza a ridurre la capacità produttiva, l’industria vera, ma la conclusione, ancora più allarmante, è che ad essere ridotta è stata la capacità produttiva di tutta l’Europa. A meno che non ci sia un disegno che vuole restringere la capacità produttiva alla sola Germania, infierire sulla capacità produttiva dell’Italia è stata una sciocchezza, anche e soprattutto per tutta l’Europa. Ci è stato chiesto di applicare una cura “greca” sulla base di due parametri, che ci vengono continuamente rinfacciati, ma la realtà è che ci è stato imposto di mortificare la produzione, e oggi ne stiamo vedendo le conseguenze. Si vuole veramente mandare al macello altre nazioni, oltre alla Grecia? Tornando al “Decreto del Fare”, i titoli dei giornali degli ultimi giorni parlano di prestiti agevolati a chi investe, di bollette meno care. Ma di cosa stiamo parlando? Chi investe in questo momento? E il risparmio sulle bollette sarà di 5 euro a famiglia? Mentre il Governo cincischia sui provvedimenti, si continuano a spendere soldi in operazioni quanto meno di dubbia comprensione: acquisto di aerei militari, finanziamento di missioni all’estero. Mancano politiche serie di investimento sull’energia – gli Stati Uniti stanno lavorando per essere indipendenti energeticamente, qui cosa si sta facendo? La lettura dei giornali è scoraggiante: “Prefetto arrestato per aver sottratto 10 milioni di euro al Viminale”; 10 milioni di euro che sarebbero stati sottratti dal Fondo per gli Edifici di Culto, una fetta consistente del nostro patrimonio artistico.” E ciò che è ancora più irritante, è che notizie come questa vengono fatte passare sotto tono, nascoste in trafiletti. Non si vuole condannare nessuno prima che la giustizia abbia fatto il suo corso, ma sarebbe equo dare la giusta importanza alla notizia. Sembra davvero di essere tornati ai tempi di Luigi XIV e della sua Corte, che affamavano i sudditi. Un salto indietro di 700 anni. Ai privilegi nobiliari si sono sostituiti i “poteri forti”, che gestiscono le finanze e portano via la ricchezza alla gente normale. La speculazione ha già ripreso il suo corso, mangiandosi la

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IL DECRETO DEL FARE: POCO, E ... di Mauro Tambelli

ricchezza vera, quella che deriva dalle attività produttive. Un capitolo a parte va dedicato alle tasse. Innanzitutto, bisognerebbe eliminare l’IMU sugli immobili che servono a produrre lavoro, sia industriali sia commerciali; soprattutto per chi ha immobili in leasing, diventa una tassa particolarmente iniqua: si paga un leasing, non si sa nemmeno se si arriverà ad essere proprietari, ma intanto si paga una tassa, che non è nemmeno detraibile. L’Irap, che viene calcolata senza detrarre il costo del lavoro – come se non fosse un costo – è un altro esempio di tassa iniqua. Si leggono periodicamente titoloni di giornali “Commercianti dichiarano reddito inferiore ai dipendenti!”. Niente di strano: in periodi come questi, una volta detratti i costi dai ricavi, sempre più scarsi, spesso un esercizio commerciale finisce in parità o in perdita. Ergo, i proprietari non solo non hanno reddito, ma a volte finanziano con i propri soldi personali le attività, perché si fanno scrupoli e magari non licenziano personale, sperando che la situazione migliori. Ridurre le imposte, dunque, potrebbe essere un inizio. E, naturalmente, bisogna rilanciare l’economia. Ma come? Qualche soluzione forse c’è. Innanzitutto, si dovrebbero rinegoziare i parametri di stabilità in Europa, e intraprendere una seria politica di investimenti, in settori cruciali per la nostra economia. La struttura produttiva italiana non è allo sbando come ci fanno credere: secondo l’indice Unctad/WTO le imprese italiane occupano il secondo posto per competitività, nel mondo; e non si tratta di pizze e mandolini, al contrario, l’Italia risulta prima al mondo per competitività nel tessile, abbigliamento e pelletteria-calzature, seconda, dopo la Germania, nella meccanica non elettronica, nei manufatti di base e in quelli generici (che vanno dalle valvole alle pompe idrauliche), e infine è al sesto posto nei prodotti alimentari trasformati.

E poi bisogna considerare il turismo, in cui l’Italia, purtroppo, non è competitiva, ma potrebbe esserlo: il nostro petrolio è la nostra ricchezza di storia e cultura, che non viene minimamente sfruttata come potrebbe. Lo Stato è ricco di beni da dismettere, caserme, per esempio, che sarebbero perfette per ospitare alberghi. Il rilancio del turismo, oltre a portare flussi di cassa, genererebbe indotto per tutte le attività collegate, non ultimo il nostro settore, coinvolto nelle ristrutturazioni. Naturalmente, bisognerebbe semplificare le procedure per accedere alle attività, oltre che cercare di trattare i turisti un po’ meglio. Titoli come “Sciopero a Roma, turisti al Colosseo in coda sotto il sole” sono sconfortanti, non vorremmo davvero leggerli più. Concludo ricordando una grande vittoria ottenuta da Federmobili con FederlegnoArredo e altre associazioni coinvolte nella richiesta (Confartigianato Legno Arredo, CNA Produzione, Ance e i sindacati FENEAL UIL, FILCA CISL, FILLEA CGIL), con il Bonus mobili, contenuto nel Decreto Legge del 6 giugno 2013. Pur con le limitazioni del caso, e con tutte le difficoltà annesse e connesse, è una grande vittoria che sia stata riconosciuta ufficialmente l’esistenza del settore arredamento come settore industriale. Ultimo, ma non da ultimo, un aggiornamento importante che riguarda la nostra rivista. Da circa un mese, è attivo il nuovo sito Federmobili.it, che comprende anche un’area dedicata alla rivista, che verrà aggiornata spesso con news, interviste, articoli: un supplemento di informazione, che andrà a integrare la rivista con cadenza trimestrale. Vi invitiamo dunque a collegarvi al sito con regolarità, per essere sempre aggiornati sulle attività di Federmobili e sulle notizie di attualità. Da questo numero, inoltre, la rivista verrà pubblicata interamente on line. Siamo sicuri che apprezzerete la comodità di sfogliare il nostro magazine dal computer, così come di poter rileggere, condividere e commentare le notizie, con colleghi e collaboratori, quando lo desiderate. n


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6 Attività di Confcommercio

ASSEMBLEA GENERALE

È URGENTE IL CAMBIAMENTO A cura di Confcommercio

i è tenuta mercoledì 12 giugno a Roma, l'Assemblea Generale di Confcommercio-Imprese per l'Italia. Il Presidente, Carlo Sangalli, nel discorso di apertura, ha ricordato, per prima cosa, la drammatica situazione del mercato del lavoro. “L’anno scorso, ha esordito Sangalli, concludevo la mia relazione, ricordando la prima parte dell’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Ne traevo la richiesta di un’Europa e di un’Italia “dalla parte” delle ragioni dell’economia reale, delle ragioni delle imprese e del lavoro. Un anno è trascorso, ma – come è a tutti evidente – la richiesta è, oggi, ancora più valida ed urgente. Del resto, lo ha detto bene il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, sottolineando

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Più lavoro, meno tasse, tagli alla spesa improduttiva: non è più possibile rimandare le misure per superare questa crisi. Lo ha sottolineato il Presidente Carlo Sangalli, nel saluto di apertura dell’Assemblea Generale. (sul sito Confcommercio.it, l’intervento integrale).


7 che la disoccupazione “è l’incubo di questo tempo” e che “se non ci sono risposte non c’è credibilità della politica e delle istituzioni europee”. Parole sacrosante. Perché un anno è appunto trascorso ma intanto, per quel che riguarda il nostro Paese, si sono fatti ben sette i trimestri consecutivi di caduta del prodotto interno lordo. Mentre, al primo trimestre di quest’anno, la disoccupazione è cresciuta al 12,8%, quella giovanile ha raggiunto la quota del 41,9% e sono divenuti ben 2,2 milioni i giovani italiani che non studiano, né lavorano: un nostro drammatico record europeo. Inutile girarci intorno: senza un cambiamento profondo delle politiche, in Europa e in Italia, non se ne esce. Non se ne esce in Europa, se il rilancio del suo progetto politico, secondo la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, non supera la monocultura dell’austerità e riconosce che non vi è vera stabilità senza crescita. Non se ne esce in Italia, perché anche l’ultimo Documento di economia e finanza – l’ultimo atto del Governo Monti – riconosce che, a politiche invariate, le entrate e la spesa corrente sono ancora destinate a crescere, mentre il prodotto interno e la disoccupazione tornerebbero ai livelli del 2007 soltanto nel 2019 (per quanto riguarda il PIL) e nel 2020 (per quanto riguarda la disoccupazione). Con il rischio – per dirla con la Corte dei Conti – di un “cortocircuito tra obiettivi di finanza pubblica, perseguiti attraverso aumenti delle entrate, e tenuta del quadro economico”. Così stanno le cose. E, stando così le cose, la missione fondamentale del “Governo al servizio dell’Italia e dell’Europa” – come lo ha definito il Presidente del Consiglio – sembra a noi chiarissima: agire con tempestività e agire in profondità. Agire con tempestività: per dare risposte alle tante emergenze di un’Italia dove l’area del disagio occupazionale riguarda ormai 9 milioni di persone, dove i consumi sono tornati ai livelli del 2000 e gli investimenti

pubblici a quelli del 2003 e dove – già solo nel primo trimestre di quest’anno – hanno chiuso i battenti più di 40 mila imprese. Ma agire anche in profondità: in Europa e in Italia, serve davvero un Patto di stabilità più “intelligente”. Intelligente perché consapevole che senza crescita non vi è uscita dalla recessione e che, senza uscita dalla recessione, ovviamente, non vi è neppure stabilità delle finanze pubbliche. Con grandi sacrifici – fatti dalle famiglie, dai lavoratori e dalle imprese – siamo riusciti a chiudere la procedura di infrazione in sede europea. Bisogna ora procedere con una contrattazione serrata, a livello europeo, per ottenere più margine di manovra a favore degli investimenti pubblici qualificati e per il rilancio degli investimenti privati. Per esempio, penso allo sblocco del cofinanziamento di parte nazionale a fronte dei fondi strutturali europei. Questo consentirebbe di mettere in campo 30 miliardi di euro; risorse preziose anche per il nostro Mezzogiorno, dove il reddito pro capite è ormai inferiore a quello della Grecia e il 40% delle famiglie è a rischio povertà, come ha ricordato il Censis. Se dunque il Nord è sull’orlo del baratro, il tonfo del Mezzogiorno è invece una realtà già conclamata e conclamata da tempo. Quel che però più conta è che – al Nord, al Centro, al Sud – si contrasta la caduta e si risale la china, soltanto tenendo unita – più unita – l’Italia. Quanto al nostro Patto di stabilità interno, è tempo di una sua compiuta revisione: per mobilitare anche gli investimenti degli enti locali e per procedere nell’azione di sblocco del pagamento dei crediti delle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni. L’obiettivo del pagamento di questi crediti per quaranta miliardi, tra il 2013 e il 2014, va assolutamente conseguito e va confermato l’impegno all’avvio di una seconda fase. Una seconda fase che consenta di

procedere al compiuto pagamento – e si tratta ancora di decine di miliardi – dell’intero stock storico di questi crediti, anche attraverso il concorso della Cassa Depositi e Prestiti. È un punto fondamentale: sarebbe intollerabile vedere ancora che, a fronte dell’efficienza dei meccanismi di riscossione, le pubbliche amministrazioni risultano inaffidabili nel pagare quanto dovuto! E sarebbe intollerabile anche per la liquidità delle imprese, messe duramente alla prova da una stretta creditizia che permane e anzi si aggrava. Come se non bastasse, in Italia, i servizi bancari sono più cari che negli altri Paesi europei. Una ragione in più per affrontare finalmente anche la riduzione dei costi che gravano sulla moneta elettronica. Una simile stretta creditizia merita davvero di essere assunta come una priorità dell’Unione, facendo anzitutto avanzare l’Unione Interbancaria. Intanto, per quel che riguarda il nostro Paese, la risposta alla stretta creditizia – come ha ricordato il Ministro Zanonato – richiede anche il potenziamento del ruolo del Fondo centrale di garanzia e del sistema dei consorzi fidi, oltre che la facilitazione del ricorso all’emissione di obbligazioni da parte delle piccole e medie imprese. Il tutto va fatto – e qui torniamo all’“intelligenza” del Patto europeo – nel quadro di un’Unione coesa e convinta del fatto che non c’è contrasto della recessione e impegno per l’occupazione senza una più robusta domanda interna. Se questa coesione vi sia, lo capiremo presto. Lo capiremo già dai risultati del Consiglio europeo della fine del mese e dalla concretezza delle misure annunciate per l’occupazione dei giovani. È questo quanto chiediamo all’Italia e all’Europa: misure concrete e misure robuste e non “pannicelli caldi”. Naturalmente, l’Italia deve continuare a fare la sua parte.


8 Anche perché i margini di manovra restano stretti e le “raccomandazioni” di Bruxelles pesano. Il tempo del Governo “di servizio” sia allora l’occasione per far avanzare le riforme. L’agenda è notissima: nota da troppo tempo, ma ancora largamente inevasa. Ed è un’agenda che parla di fisco: della necessità cioè di ridurre la pressione fiscale che in questi anni, come tutti sappiamo, ha raggiunto livelli record. E si può ridurre la pressione fiscale solo bonificando la spesa pubblica, rivedendo il perimetro stesso della funzione pubblica, adottando la metodologia dei costi e dei fabbisogni standard e avanzando nell’azione di contrasto e recupero di evasione ed elusione, mettendone a frutto i risultati a vantaggio dei contribuenti in regola. Insieme, servono dismissioni decise di patrimonio immobiliare pubblico: per abbattere il debito e per liberare risorse preziose per la crescita. E’ un’agenda – quella che ricordavo – che parla poi di riforma della pubblica amministrazione, di liberalizzazioni ancora necessarie e di semplificazioni più che mai necessarie. Più che mai necessarie visto che – come ricorda l’indagine CERConfcommercio – far fronte agli adempimenti fiscali costa alle imprese ogni anno 10 miliardi di euro: quasi il 50% in più rispetto alla media dell’Unione. L’agenda cui ci riferiamo parla ancora di lavoro. Il terziario di mercato è stato l’unico grande settore capace di creare occupazione. Abbiamo tutte le carte in regola per continuare a crescere. Bisogna, però, agire tempestivamente e agire in profondità. L’Italia – è vero ed è un bene – dispone di una ancora solida base manifatturiera e si mostra capace di buoni risultati sul versante dell’export. Ma l’Italia è anche un’economia avanzata, in cui già oggi l’area dei servizi di mercato – servizi alle persone

ed alle imprese, commercio e turismo, trasporti e logistica – concorre alla formazione del valore aggiunto e dell’occupazione in misura superiore al 40% del totale. Questo è un bene: tanto che l’economia dei servizi di mercato è l’unico settore che è stato capace negli ultimi 10 anni di creare qualcosa come 900 mila posti di lavoro. Così come è pur vero che è la domanda interna – tra consumi e investimenti – ad alimentare per un buon 80%, la costruzione del nostro prodotto interno. Così stanno le cose. Semplicemente allora vorremmo che si prendesse atto di questi dati di realtà e se ne traesse la logica e fondamentale conseguenza. La conseguenza è che occorre la capacità di mettere in campo politiche e scelte, che rafforzino produttività e competitività di tutto il nostro sistema imprenditoriale. Perché una solida base manifatturiera giova al sistema dei servizi, così come un efficiente sistema dei servizi giova al sistema manifatturiero. Perché tornare a crescere significa tenere insieme dinamicità dell’export e tonicità della domanda interna; tenere insieme politica industriale e politica per i servizi attraverso processi diffusi d’innovazione – organizzativa e tecnologica – che si facciano motore di produttività aggiuntiva. Questo è il “nocciolo duro” dell’economic compact che serve: in Europa come in Italia. Economic compact, allora: ne fa parte integrante la valorizzazione della risorsa turismo e del “combinato disposto” tra turismo e cultura, che merita, anche sul piano della governance, di essere ascritto tra le grandi questioni del sistema-Paese. Perché – è vero – il nostro turismo genera oggi circa il 9% del Pil italiano e avrebbe tutte le potenzialità per raddoppiare il suo contributo. Ed è vero che siamo quinti nella classifica mondiale degli arrivi internazionali ma

potremmo tranquillamente ambire al podio. Ma non si può certamente pensare di fare tutto questo se sul turismo italiano non si investe seriamente. Perché il turismo non è un campo d’azione residuale che, grazie alla storia e alla natura del Paese, può vivere “di rendita”. O, dove al peggio, calare dall’alto provvedimenti come la tassa di soggiorno, o come misure in materia di concessione o canoni demaniali che rischiano di mettere in ginocchio il nostro turismo balneare. Il turismo è una delle priorità italiane e deve essere pensato “per primo” su ogni politica che si decide di fare. Ancora, economic compact: ne fa parte integrante la costruzione delle filiere dell’economia digitale e di un’economia verde che concorra all’abbattimento della fattura energetica italiana. Ne fanno parte gli investimenti per colmare le inefficienze del sistema dei trasporti e della logistica, che sono costate al nostro Paese 24 miliardi di Pil negli ultimi 12 anni. Certo, sappiamo bene – come ha detto il Governatore Visco – che le riforme “non possono essere chieste sempre a chi è altro da noi”. Certo chi fa impresa e le associazioni imprenditoriali sanno di dovere fare la propria parte per l’avanzamento operativo di queste riforme. Sanno che sarà comunque necessaria la massima sobrietà nel ricorso alla leva della finanza pubblica. Ma sanno anche che, per l’avanzamento delle riforme, il ruolo di una buona politica resta imprescindibile. Lo abbiamo detto in occasione dell’Assemblea di Rete Imprese Italia: “adesso tocca a voi”. Tocca al Parlamento, al Governo, alla politica. Tocca a voi perché le imprese, da sole, non ce la fanno più. Adesso tocca a voi perché le imprese, gli imprenditori e i lavoratori, hanno fatto davvero tutto quello che dovevano, e soprattutto potevano, fare. E anche di più.n


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16 Consumi e tendenze

SALONE DEL MOBILE

UNA FIDUCIA A LUNGO ATTESA

di Roberta Mutti

ontinua la scalata al successo planetario del Salone Internazionale del Mobile, di Milano, che ha registrato anche quest’anno oltre 324.000 visitatori, di cui 285.698 operatori del settore, per il 68% arrivati dall’estero. Una percentuale di operatori stranieri altissima, ma non solo: provenienti da 160 Paesi. Praticamente, da tutto il mondo. Un successo mondiale la cui spiegazione richiederebbe legioni di sociologi, solo in parte motivato dall’elevatissima qualità della produzione dell’arredamento italiano. Se l’arredamento rimane infatti una delle quattro “A” dell’eccellenza italiana, l’intero sistema soffre ormai da qualche anno per una crisi senza precedenti; una crisi derivante dalla pesante recessione che ha colpito le economie dei Paesi avanzati e l’Eurozona in generale, che ha avuto effetti particolarmente rilevanti in Italia, dove un vistosissimo calo dei consumi interni ha avuto evidenti ripercussioni sull’arredamento. A questa crisi, le aziende di produzione hanno reagito in modo diverso. Un numero importante, purtroppo, è costituito dalle imprese che hanno chiuso i battenti dall’inizio della crisi, superiore a 10 mila (2.400 solo nel 2012). Ma una percentuale rilevante è costituita anche dalle aziende che hanno approfittato della congiuntura per adottare nuove strategie per approcciare i mercati esteri, soprattutto nei Paesi

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Un Salone del Mobile in chiaroscuro, con i visitatori dall’estero in continuo aumento, e gli operatori italiani purtroppo in calo. I produttori più evoluti approfittano della congiuntura per espandersi all’estero, anche se i consumi italiani ristagnano.


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A sinistra: lo stand Cassina al Salone. Sedie Superleggera, Gio Ponti, 1955; libreria Veliero, disegnata da Franco Albini nel 1938 e rieditata nel 2011; poltrona Tre Pezzi, Franco Albini, 1959, in una nuova versione. Cassina.it A destra: Sedia Parrish, disegnata da Konstantin GRcic per il Parrish Museum, prodotta da Emeco in alluminio e legno riciclato (disponibile in altre finiture). emeco.net In basso: poltrona Raphia, disegnata da LucidiPevere per Casamania, in rattan e metallo. casamania.it

emergenti. Questo è un dato estremamente positivo: dal 2009, l’export italiano di mobili è in costante ripresa e nel 2012, pur restando ancora lontano dai massimi raggiunti nel 2007, ha toccato gli 8,1 miliardi di euro, mentre il saldo commerciale attivo con l’estero è stato di 6,5 miliardi. In alcuni mercati, il traguardo del 2007, l’ultimo anno pre-crisi, è già stato quasi raggiunto. L’opinione In una situazione come questa, è davvero molto difficile individuare tendenze. Più che di tendenze prodotto, si potrebbe parlare di tendenze prudenti: le aziende investono generalmente poco in novità, cercando di valorizzare al massimo il catalogo esistente. A questo proposito, è illuminante l’opinione del fondatore di un’agenzia di consulenza per la distribuzione, Roberto Furlan, con grande e lunga esperienza nel settore (proviene dal settore farmaceutico, e vanta esperienze con Doimo Design e Dall’Agnese, solo per citarne alcune). “Un’analisi di come si è evoluta la professione dell’agente negli ultimi anni, offre molte indicazione per interpretare l’andamento del settore, esordisce Furlan; sono sempre di più le aziende, soprattutto piccole e medie, che rinunciano ad avere un direttore vendite interno, e in sostituzione si avvalgono di agenzie di vendita strutturate che organizzano tutta la rete di distribuzione. Noi lavoriamo per diverse imprese, per cui seguiamo tutto il complesso della rete di vendita, non solo in Italia, ma anche all’estero (o anche solo in qualche regione, dipende dalle esigenze). Per noi può anche essere positivo, ma certo trascurare il marketing e le vendite, da parte dei produttori, è indice di una strategia poco chiara.


18 A sinistra: Knoll debuttava al Salone con Tool for Life, di OMA (Rem Koolhas). Nell’immagine, la collezione Richard Schultz, del 1966, anch’essa al Salone. knoll.com In basso: Theca, mobile in alluminio, e sedia Steelwood Galva, in acciaio galvanizzato, di Ronan e Erwan Bouroullec per Magis. magisdesign.com A destra: lo stand Campeggi, sempre ricco di idee per chi ha poco spazio. campeggisrl.it Ancora più a destra: panoramica sullo stand Alias. aliasdesign.it

Il mercato italiano ha avuto un calo di consumi sorprendente, che non ci si aspettava, e il risultato è che molte aziende si concentrano sull’estero, dove si ottengono più risultati con meno fatica. Non è che non si voglia investire sull’Italia, è che, paragonato anche solo ai Paesi limitrofi, il mercato italiano si è contratto moltissimo; al contrario, Francia, Austria e Svizzera sono Paesi in cui si vende ancora abbastanza. L’elemento che suscita più sorpresa, è che sembra che la passione e l’amore per la casa – che fino a pochi anni fa erano tipici dell’Italia – si siano trasferiti all’estero. Una conseguenza particolarmente negativa di questa contrazione dei consumi in Italia, è che sembra aver causato un calo di creatività da parte delle aziende di produzione. Al Salone di quest’anno, al di là del buon gusto e della qualità dei prodotti, che ci sono sempre e sono innegabili, sembrava mancare quella ricerca di novità che c’era fino a qualche anno fa, come se nessuno se la sentisse di

rischiare, in un momento di incertezza così grande. Qualche novità, se si è vista, si è vista principalmente dai produttori stranieri. Alcuni produttori esteri ormai hanno una qualità molto vicina alla nostra e, a volte, prezzi davvero interessanti; stanno diventando concorrenti temibili, e cominciano a occupare gli spazi lasciati liberi dalle nostre aziende. A onor del

vero, bisogna sottolineare che entrare nel mercato italiano, soprattutto a causa della frammentazione della distribuzione, è talmente difficile che in genere le aziende estere, a meno che non siano di nicchie molto specifiche o di grande distribuzione, non riescono a penetrare con efficacia sul territorio. Però possono sottrarre quote di mercato nei Paesi in cui


19 settimana milanese la loro creatività si indebolisce ulteriormente, e così via. Dall’altro lato, se si vende meno, si ha bisogno di risparmiare, e si risparmia su quello a cui si pensa di poter rinunciare. Ma non si può risparmiare sull’aggiornamento professionale. E anche sull’estero, bisognerebbe riflettere più aprofonditamente. I mercati internazionali possono essere molto interessanti, ma per andare all’estero ci vogliono molte risorse, e delle strategie chiare. Un agente potrebbe – e sottolineo potrebbe – intraprendere attività oltre confine solo se dispone di mezzi finanziari, almeno per cominciare. E, dettaglio non trascurabile, se conosce la lingua dell’area in cui vuole operare. Ma ha comunque bisogno di lavorare con aziende di produzione. E qui torniamo da capo alla radice del problema: molte aziende, ancora troppe, non hanno idee né strategie. Subiscono ancora la crisi, non hanno ancora programmato il proprio futuro; soprattutto le più piccole, pensano che tagliando i costi e tirando la cinghia prima o poi la ripresa arriverà, ma ormai è evidente che non sarà così. Vale per la produzione quello che vale per la distribuzione: fino a che i consumi “tiravano”, non ci si poneva il problema di strutturarsi. Ora che si ha bisogno di rinnovarsi, reinventarsi, le

l’Italia è già presente. Un altro dato che deve far riflettere, è la percentuale di operatori italiani che quest’anno erano presenti al Salone: solo il 32% sul totale. In effetti, si notava l’assenza dei professionisti abituali, agenti o rivenditori che fino a pochi anni fa venivano al Salone anche per quattro o cinque giorni, e quest’anno hanno saltato completamente la visita. Anche se io non condivido pienamente questo modo di lavorare, al contrario, ritengo che per il proprio aggiornamento professionale il Salone debba essere visitato, penso che qualcosa di interessante si trovi sempre, è innegabile che, da due o tre anni, sia difficile andare al Salone e tornare con l’idea di una chiara tendenza, o vedere una serie di novità; purtroppo, negli ultimi anni, si percepisce invece la mancanza di una vera tendenza, e di qualche vera innovazione di prodotto. E soprattutto si nota una carenza di creatività della fascia alta, quella da cui ci si aspettano le idee trainanti. Si è ormai instaurato un circolo vizioso, che bisogna spezzare, per la nostra stessa sopravvivenza. Se anche le grandi aziende diventano meno attraenti, i rivenditori e gli agenti smettono di venire a Milano per risparmiare, ma saltando la


20 piccole aziende faticano a comprendere che devono assumersi la responsabilità di decidere in quale direzione vogliono andare, nessuno lo farà per loro, e i consumatori non torneranno automaticamente, un giorno o l’altro. Se a questo si aggiunge la concorrenza spietata della GDO, il quadro complessivo è desolante. Uscirne si può e si deve, ma sarà davvero molto difficile, e sicuramente non ce la faranno tutti.” Le tendenze Una velocissima carrellata sulle tendenze, invero, conferma l’opinione di Roberto Furlan. La nota di rilievo del Salone del Mobile 2013 era costituita dal ritorno al Quartiere Fieramilano-Rho del Gruppo Poltrona Frau che, se si distingueva per l’ampiezza e la cura dell’allestimento, nei prodotti ha puntato invece sulla riscoperta dei classici, dai Maestri di Cassina ai vintage di Cappellini. La tendenza a rispolverare i classici del passato c’era un po’ dappertutto – naturalmente nelle aziende che hanno un passato -, da Vittorio Bonacina, che ha esposto la Gala, disegnata da Franco Albini nel 1951, ad Artek, che ha proposto una reinterpretazione contemporanea dello sgabello “60”, di Alvar Aalto, a Vitra, che ha lanciato nuove versioni, con materiali e colori inediti, della sedia Standard di Jean Prouvè, reinterpretata da Hella Jongerius. Moltissimi nuovi prodotti, dopo qualche anno in cui le novità erano centellinate, da Magis, che ha dato grande spazio all’alluminio, come Emeco, l’azienda americana nota per la Navy Chair, tornata all’alluminio dopo qualche

A sinistra: lo stand Cappellini; in primo piano, la poltrona Wood Chair, disegnata da Marc Newson nel 1988. cappellini.it In basso: lo stand Moroso. Sistema per arredo con struttura in metallo, che può cambiare aspetto facilmente. moroso.it

anno di lavoro sulla plastica riciclata. Non che mancassero, del tutto alcuni prodotti nuovi e interessanti; probabilmente, nella sovrabbondanza che caratterizza la settimana milanese, diventa più difficile vederli e notarli. Casamania, per esempio, presentava una sedia di rattan e metallo molto gradevole, così come da Moroso non mancavano novità di rilievo, soprattutto nell’outdoor. In generale, però, è difficile non essere d’accordo con Furlan: per quanto ci piacciano i classici del design, si comincia a sentire un po’ la mancanza di qualcosa di nuovo. n


21 Il Salone del Mobile secondo RivaViva Ancora a proposito di Salone 2013, abbiamo parlato con Cristina Riva, di RivaViva, un marchio con due punti vendita, a Milano e a Roma, nato nei primi anni Novanta con una filosofia chiara e definita. Razionalizzazione e certificazione dei processi aziendali, prodotti naturali, legni europei certificati e controllati in ogni fase della produzione: queste le caratteristiche di RivaViva, che ha scelto partner compatibili con le proprie scelte ecologiche e di rispetto dell’ambiente. Che impressione ha riportato del Salone Internazionale del Mobile 2013? Se penso al Salone del Mobile di Milano in generale, la mia impressione è che sia un po’ chiuso alle presenze estere, che sia ancora un po’ troppo “made in Italy”. Rispetto alle altre fiere che visito abitualmente, per esempio Parigi e Colonia, trovo che ci sia poca presenza di espositori provenienti dall’estero. Se parliamo in particolare dell’edizione 2013, posso dire di aver visto poca voglia di rischiare. Sicuramente dipende dal momento di difficoltà, si sa che storicamente nei momenti di crisi si cerca di andare sul sicuro, si investe con molta prudenza, ma certo al Salone quest’anno c’era un grande ritorno dei classici del design. Se da un lato è positivo, perché la nostra storia è ricca di prodotti apprezzati in tutto il mondo, d’altro canto questa riproposizione di prodotti storici lascia un po’ perplessi, tra le righe vi si legge la paura di inventare, di proporre novità. Invece magari è proprio in un momento di crisi che bisognerebbe sforzarsi di proporre qualche novità. Non che non ci fossero novità in assoluto, cercando bene qualcosa si trova sempre, ma in generale ho riportato la sensazione di un Salone un po’ appiattito. Alcuni miei colleghi, per esempio, hanno rinunciato del tutto a visitare il Salone, dando per scontato che non avrebbero trovato molte novità. Pur non condividendo


22 questo porta qualche risultato. Cosa vorrebbe vedere di diverso, da parte dei produttori? Premesso che ogni azienda decide la propria strategia, mi piacerebbe vedere più ricerca. Mi spiego meglio: la nostra società, la società occidentale, ha conosciuto momenti di grande ricchezza, e forse noi abbiamo

questo pensiero, devo prendere anch’io atto che molte aziende, specie nel settore del classico, ormai producono solo per gli stranieri, e diventa ancora più difficile trovare cose interessanti per il pubblico italiano. Approfondiamo quest’aspetto: cosa cercano i consumatori italiani? Non è facile rispondere a questa domanda. Se si pensa al successo di alcune fasce della grande distribuzione sembra ovvio: un prodotto di buona qualità, o almeno di qualità media “percepita”, con un buon prezzo. Ma è davvero così? Bisogna considerare due aspetti diversi: uno è quello dell’invenzione, dell’investimento che ogni negozio deve fare su se stesso, sulla propria attività, l’altro sono i vantaggi “di riporto” che si possono avere lavorando con aziende italiane. Per esempio, se si lavora con un produttore italiano molto conosciuto, che investe molto in pubblicità, si può guadagnare popolarità sfruttando la scia della marca del prodotto. Il rischio che si corre, però, è che, se i negozi vendono tutti più o meno le stesse cose, si finisce a fare una guerra sui prezzi. Con il risultato che, finché le

cose vanno bene, va bene per tutti, quando le cose cominciano ad andar male, i problemi si amplificano. Dall’altro lato, se si investono risorse nel creare una propria ricerca, si può attrarre una fascia di mercato che magari in un negozio di arredamento “classico” non sarebbe entrata. Ma non ci sono ricette magiche, ognuno deve trovare la propria strada. Noi per esempio abbiamo cominciato fin da subito a concentrarci su una gestione consapevole dei negozi, ottimizzando le procedure per eliminare gli sprechi. Poi abbiamo scelto di lavorare solo con partner compatibili con le nostre scelte ecologiche, che utilizzino solo legno certificato e controllato, con trattamenti di finiture solo con resine atossiche, poche colle e senza formaldeide. Anche la nostra comunicazione si differenzia, partecipiamo al FuoriSalone milanese, organizziamo eventi con i nostri partner, cerchiamo di distinguerci, e

un po’ perso l’abitudine a fare ricerca con poche risorse. Negli anni Novanta, si è diffusa la tendenza a lavorare con grandi architetti, grandi designer, era una gara a chi aveva più superstar in portafoglio, e si è trascurato l’investimento nelle scuole, nei giovani italiani, nell’invenzione autentica. Le poche aziende che hanno investito sulle scuole, sull’innovazione della comunicazione, stanno ottenendo ottimi risultati. Forse bisognerebbe recuperare un po’ dello spirito che ha creato il design italiano, e che si è un po’ perso. È tempo di reinventarsi davvero, i tempi sono cambiati.”n


02/13

24 Consumi e Tendenze

EUROLUCE 2013

APPUNTAMENTO ALLA LUCE di Chiara Brollo

una manifestazione di riferimento a livello internazionale perché propone un’offerta merceologica completa e di qualità. È indiscutibilmente l’evento di riferimento per il mondo del design nonché il momento prediletto da aziende di tutto il mondo per la presentazione di prodotti in cui l'innovazione tecnologica incontra quella formale. È una tra le maggiori fiere anche per estensione, con i suoi 40.000 metri quadrati ripartiti in 4 padiglioni monoplanari collegati tra loro. E non si può dimenticare la sua unicità nel coinvolgere e attrarre un target vastissimo di visitatori: 321.320 in quest’ultima edizione di cui 177.964 da 154 Paesi. Protagonisti del settore come architetti, progettisti, interior

È

Una delle manifestazioni più visitate al mondo, che ogni due anni presenta prodotti e progetti dalle migliori aziende del mondo: è Euroluce, la rassegna biennale dedicata all’illuminazione, che si tiene in contemporanea al Salone Internazionale del Mobile.


A sinistra: Synapse, Francisco Gomez Paz per Luceplan Sistema di illuminazione multi-funzione e modulare a sospensione o a parete. luceplan.it A destra in alto: Heracleum, Bertjan Pot per Moooi. Sperimentazione di materiali e forme per una lampada a LED a sospensione dal forte carattere decorativo. moooi.com A destra in basso: Albero, Enzo Eusebi di Nothing Studio per iGuzzini iguzzini.it

decorator, lighting designer, facility manager, contract manager, prescrittori d'acquisto, grossisti, rivenditori specializzati oltre a operatori del settore contract e 5.967 giornalisti, sono tra coloro che hanno camminato con il naso all’insù tra le corsie del centro fieristico di Rho. Naturalmente stiamo parlando di Euroluce che anche quest’anno è stata un successo, per niente scontato date le difficoltà contingenti del momento. Riflettendo con Patrizia Vicenzi, Category Leader e Vittorio Libertucci, Product Development Manager di Luceplan, un’azienda che si occupa di illuminazione da 35 anni e Carlotta de Bevilacqua, una progettista dalla professionalità indiscussa, abbiamo provato a capire quali sono i tratti salienti dell’edizione 2013 e quali i focus del settore. Alla luce dell’ultima edizione di Euroluce, da osservatori, quali sono i trend che emergono nella morfologia della progettazione dei nuovi prodotti? Patrizia Vicenzi e Vittorio Libertucci sono d’accordo nell’individuare due evidenti tendenze opposte: “Da un lato


26 In basso: dettaglio di Set, J.Ll. Xuclà per Vibia. Il nuovo sistema di illuminazione da parete di J.Ll. Xuclà è costruito sulla modularità e sulla versatilità di una serie di elementi mobili che producono e riflettono la luce sulle pareti. vibia.com A destra: Alya, Gabriele Rosa per Nemo Cassina. Una grande sospensione a LED che abbraccia lo spazio con tre sottili braccia luminose. nemo.cassina.it

l’adeguamento alla nuove sorgenti LED dei prodotti di tipo tradizionale, nuovi o esistenti; dall’altro un’accelerazione creativa che, a partire dalle caratteristiche specifiche delle nuove sorgenti, sviluppa forme totalmente innovative”. È l’architetto de Bevilacqua che su questo punto aggiungere una considerazione in più: “Mi aspettavo di vedere meno prodotti basati sulla ricerca formale e più idee che coinvolgessero invece i risultati derivati dall’applicazione della resa luminosa, in virtù delle possibilità che vengono offerte dalla tecnologia LED”. Questa considerazione nasce dal fatto che “storicamente”, dal lampadario a candela, passando per la bugia e per la lampadina “Negli apparecchi luminosi, la luce ha sempre avuto una ragione rispetto alla sua sorgente”, ovvero, nel campo dell’illuminazione, il principio fondativo del Movimento Moderno, espresso dal noto slogan “la forma segue la funzione”, ha trovato da sempre conferma. E continua: “Ritengo sia doveroso e coerente interpretare una nuova fonte con un nuovo approccio progettuale, ma ho notato ancora molti linguaggi formali seguire un approccio piuttosto tradizionale, segno che siamo ancora nel pieno della fase di transizione.” Quali percorsi avete intrapreso nell’ideazione dei prodotti presentati in fiera? Su quali riflessioni si

basavano? I rappresentanti Luceplan confermano al primo posto ricerca e innovazione, come elementi integranti dell’azienda, ma sottolineano che: “Processi produttivi, funzioni e fruizioni della luce restano le linee guida dell’ideazione dei nostri prodotti, e, attualmente, la progettazione è oramai collegata intrinsecamente alla fase rivoluzionaria espressa dalle tecnologie LED, che aprono nuovi approcci progettuali. Le recenti creazioni, disegnate per valorizzarne le potenzialità, sono anche innovazioni tipologiche. Il sistema Synapse, di Francisco Gomez Paz, per esempio, sfrutta a pieno le qualità tecniche ed estetiche delle sorgenti LED RGB, e propone una nuova tipologia per l'illuminazione domestica e per gli spazi collettivi: il divisorio luminoso, che risponde alle esigenze dell’abitare contemporaneo.” Come è automatico pensare, il pensiero del progettista allarga la panoramica dal singolo prodotto all’ambiente in cui è inserito; infatti, a questa domanda, Carlotta de Bevilacqua risponde: “Essendo un architetto, nella mia attività non posso prescindere dall’integrazione necessaria tra la dimensione di vita dell’uomo e dei suoi spazi. Quindi progetto una luce che lo accompagni in ogni momento della giornata e in ogni spazio, studiando il modo in cui esso si relaziona con oggetti e si muove nel suo ambiente. Contemporaneamente la mia attenzione progettuale è sempre concentrata su bisogni, qualità, valorizzazione e rispetto dell'ambiente.”


27 In basso: Set, J.Ll. Xuclà per Vibia. Il nuovo sistema di illuminazione da parete di J.Ll. Xuclà è costruito sulla modularità e sulla versatilità di una serie di elementi mobili che producono e riflettono la luce sulle pareti. vibia.com

A sinistra: Ok, Konstantin Grcic per Flos. Omaggio ad un’icona del disegno industriale italiano, che ridisegna la sua fonte originale come una superficie ultrapiatta a LED con tecnologia ‘edge lighting’, direzionabile a 360°. flos.it

La tecnologia LED influenza in modo radicale la progettazione degli apparecchi illuminanti? Dal punto di vista “del prodotto”, Patrizia Vicenzi e Vittorio Libertucci rispondono: “Risulta chiaro l’impatto positivo generato dalle tecnologie LED all’interno dell’iter progettuale degli apparecchi di illuminazione. Siamo passati da concept creati “intorno” a sorgenti luminose convenzionali e altamente standardizzate, a un approccio sistematico, che vede il LED altamente integrato nell’apparecchio di illuminazione offrire una libertà molto più ampia nella generazione di forme e funzioni”, confermando quando già detto dall’architetto de Bevilacqua. Accennando alcuni aspetti tecnici, fanno notare che: “La tecnologia LED esige la progettazione di un sistema complesso, che comprende diodo, elettronica di gestione,


In alto e a fianco: Empatia, Carlotta de Bevilacqua per Artemide, formata da un nucleo elettronico, un diffusore di cristallo sfumato seta e una guida luce in metacrilato. artemide.com Sotto: Omer Arbel per Bocci. Un sistema di sospensione flessibile in vetro soffiato, con una tecnica che permette di ottenere bolle irregolari. bocci.com

ottiche specializzate per definire le qualità di emissione della luce, elementi dissipanti del calore generato dal LED. Tutti questi elementi vengono quindi tradotti in elementi di design da progettare e integrare tra loro.” Alla grande rivoluzione del LED, l’architetto de Bevilacqua riconosce anche il merito di aver riunito gli scenari del design della luce e della tecnologia: “Possiamo considerare il LED come il termine di un processo che nasce da questo incontro ma che per svilupparsi ha bisogno di nuovi supporti. Non ci sono dubbi, ed è evidente, che questa grande transizione tecnologica è stata avvertita, è un dato il fatto che influenzerà l’approccio progettuale negli apparecchi luminosi e questa edizione di Euroluce ne sia stata la testimonianza.”

Ciò che manca è “un cambio di paradigma più deciso, anche da parte dei giovani, ma i protagonisti, gli attori principali hanno dato risposte molto

interessanti, anche dall’estero, segnalando che sicuramente il cambiamento è in atto e spero che nell’ambiente italiano ed europeo


29 prosegua con molta profondità per esprimere una posizione che diventi una linea guida in questo campo. Bisogna inventarsi un futuro, non semplicemente fare bene i compiti, e dare un segnale per mettere in chiaro che ancora una volta siamo all’avanguardia”, conclude molto schiettamente. “Luce e ambiente di lavoro” come interpretate questo binomio? “Non ho mai pensato che ci fosse una luce per la casa e un’altra, diversa, per l’ufficio o per un altro ambiente. Penso che una buona illuminazione, in ogni ambiente (quotidiano e non) sia un diritto. Quindi il tema diventa un po’ più complesso. Se l’abitazione è il luogo principe della luce emozionale perché non deve esserlo anche il luogo in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo, cioè l’ufficio?” risponde l’architetto de Bevilacqua e sulla dicotomia degli spazi aggiunge: “È giusto che ci sia una normativa che regoli l’illuminazione degli ambienti di lavoro, ma bisogna prestare attenzione anche al diritto di scegliere costantemente la luce più adatta al momento e alle necessità personali, in modo che non sia offensiva dal punto di vista psicologico e fisiologico. Per questo, quando progetto un apparecchio luminoso, da un lato penso alla dimensione della percezione della luce, dall’altro a quella comportamentale e sociologica, in modo da creare un’atmosfera che segua i ritmi dell’attività ovunque essa sia svolta”. Più pragmatico l’approccio di Luceplan, per cui “la luce dedicata agli ambienti di lavoro rappresenta un settore strategico” ci spiegano Patrizia Vicenzi e Vittorio Libertucci, in particolare per alcune tipologie di prodotto: “Le lampade da scrivania, per esempio, uniscono aspetti di funzionalità ma anche di estetica del prodotto percepibile dagli utenti. Per questo motivo, in alcuni elementi, abbiamo introdotto la funzione della variazione della temperature colore della luce bianca (Tunable White), che permette il passaggio da toni caldi a freddi per meglio adattarsi alle diverse attività lavorative e andare incontro alle necessità di un’utenza diversificata.” Aggiungono poi: “Quello del contract è un settore in crescita focalizzato, oltre che su esigenze prettamente illuminotecniche, anche su soluzioni energy saving di qualità, funzionali, intelligenti ed eleganti, che migliorino il comfort negli ambienti di lavoro, alle quali Luceplan ha risposto sviluppando due collezioni di prodotti ad

hoc.” Una riflessione sulla crisi non può mancare… Quali riscontri/conferme/considerazioni scaturiscono dalla visita a Euroluce? “Da molti anni, Euroluce, non è più solo un luogo di business in cui avere un termometro in termini di ordini e pronostici di fatturazione” fa notare de Bevilacqua, “è più un luogo di incontro e presentazione degli asset principali delle aziende con la testimonianza dei propri prodotti ma anche, e fortemente, della propria professionalità e delle competenze che si mettono in campo: non è solo una questione di prodotto, anche se quello è l’esito più immediato. Io la considero più che altro un’occasione, importantissima, per incontrare realtà differenti soprattutto di settori diversi, come il caso dei partner tecnologici, e creare nuovi scenari di collaborazione, scambio e condivisione di competenze”. Non si può che essere d’accordo, infatti, è opinione comune che chi è riuscito a cogliere questo cambiamento ha avuto anche l’opportunità di creare relazioni differenti di cui la vendita è “solo” la punta dell’iceberg, e il prodotto in sé, il punto di partenza di un divenire in progress. I plus ancora una volta confermati? Ricerca, innovazione e qualità come affermano Vicenzi e Libertucci di Luceplan: “Nonostante il periodo di grande recessione, i migliori brand italiani sono sempre in grado di proporre l’eccellenza, a sottolineare il fatto che le crisi rappresentano momenti di grandi opportunità.”n


02/13

30 Consumi e Tendenze

IL MOBILE PER UFFICIO

UFFICIO A MISURA D’INDIVIDUO

di Fabrizio Todeschini

a 16esima edizione del SaloneUfficio, svoltasi in contemporanea con il Salone del Mobile di Milano 2013, ha confermato la tendenza delle aziende ad orientarsi sempre più verso nuovi modelli di lavoro ispirati allo smart working. Lo sviluppo e la diffusione di tecnologie e apparecchiature mobili per la comunicazione, le esigenze di collaborazione e di confronto all’interno dei team-work hanno agevolato questo cambio di paradigma, incentivando le aziende ad adottare un approccio innovativo al lavoro, più attento a conciliare le esigenze di business con quelle degli individui, ad ottimizzare le risorse, responsabilizzare e motivare i knowledge-workers. Nella riprogettazione del layout fisico degli spazi, tappa obbligata per realizzare un sistema di smart working, il concetto di qualità dell’ambiente fisico ha assunto un valore sempre maggiore. La qualità non è più considerata come un costo, ma come un vero e proprio strumento di lavoro, incentivo e benefit per i dipendenti. In linea con i trend di mercato, molte aziende hanno

L Nonostante la difficile situazione del mercato, soprattutto italiano, il SaloneUfficio ha avuto risultati positivi, oltre le aspettative. La prova che reinventarsi funziona.


31 A sinistra: Contract Design Network, la rete di imprese nata per unire aziende leader in settori di mercato complementari tra loro. Lo stand è uno spazio multiforme ed informale, un ambiente da abitare. (Ares Line + Dieffebi + Flex + Mizar) A destra in alto: HOC. High Office Concept: cinque aziende fanno sinergia per esprimere e raccontare un modo nuovo di vivere i luoghi di lavoro. Spazi dinamici e fluidi prendono vita grazie al design e alla qualità: scrivanie, tavoli, sedie, contenitori, partizioni verticali e rivestimenti creano un ambiente piacevole. A destra al centro: fantoni. Uno stand in fiera in cui luci, trasparenze, fono-assorbenza, ricerca di materiali, finiture e colori vengono sapientemente utilizzati per creare ambienti di lavoro eleganti e sempre più dedicati all’incontro informale. Fantoni.it A destra in basso: “Progetto: ufficio da abitare”, a cura di Jean Nouvel.

presentato al SaloneUfficio soluzioni innovative e prodotti concepiti per rendere gli spazi di lavoro piacevoli, ma soprattutto confortevoli, in un quadro di offerta diversificata e in grado di rispettare i diversi vincoli i budget. La tendenza principale è stata la proposta di arredi per ufficio dal carattere “domestico”, concepiti per poter essere utilizzati in contesti differenti. Per garantire ambienti di lavoro sempre più flessibili, informali e personalizzabili, le aziende hanno presentato scrivanie e contenitori in soluzioni componibili, dalla postazione singola alla sala riunione. Gli elementi di arredo si trasformano consentendo un duplice utilizzo, come i contenitori che diventano sedute con l’aggiunta di cuscini imbottiti. I piani di lavoro sono meno profondi, grazie alla sempre maggiore diffusione di laptop e schermi piatti. Le sedute operative e direzionali si semplificano e diventano più user friendly, garantendo comunque il necessario comfort. Le sedute d’attesa, riunione e per gli spazi relax sono contraddistinte da soluzioni


32 maggiormente creative che prestano attenzione all’immagine dell’ambiente di cui devono diventare protagoniste. In generale, colori vivaci e brillanti primeggiano in tutte le tipologie di prodotto, dalle sedute ai pannelli divisori, dai contenitori alle scrivanie. Le forme arrotondate, le finiture ricercate e i materiali capaci di dare “calore” agli ambienti diventano protagonisti degli spazi di lavoro, contraddistinti – tra l’altro – da una sempre maggiore attenzione riservata ai temi dell’acustica e dell’illuminazione. Prodotti nuovi dunque, ma anche iniziative interessanti, come la scelta di alcuni espositori di presentarsi uniti all’interno di un unico stand, per interpretare e presentare ambienti di lavoro completi, capaci di rafforzare in modo sinergico un’offerta commerciale sempre più orientata verso soluzioni contract. Nel complesso il bilancio del SaloneUfficio è stato migliore delle aspettative. Nonostante la ancora difficile situazione del comparto e l’assenza di alcuni marchi prestigiosi che hanno ritenuto più opportuno partecipare agli eventi “Fuori Salone” o rinunciare del tutto alla kermesse milanese, l’atmosfera è stata infatti piuttosto positiva e ha contribuito ad infondere un certo entusiasmo in tutti coloro che continuano ad investire per superare la congiuntura negativa del mercato. n


Progetto: ufficio da abitare di Jean Nouvel

Il mercato mondiale del mobile per ufficio

L’idea di ufficio come spazio domestico, ormai diffusa da tempo, è stata rappresentata da Jean Nouvel nel suo “Progetto: ufficio da abitare” andato in scena all’interno del SaloneUfficio. “Tra 30 o 40 anni saremo stupiti di constatare quali condizioni invivibili propongono la maggior parte degli uffici di oggi”, dichiara Jean Nouvel. “Cloni caricaturali, standardizzazione, totalitarismo, non potranno mai suggerire il minimo piacere di vivere in un ufficio”. E sono proprio la nozione del piacere del vivere in un ambiente di lavoro, la ricerca di nuovi materiali e nuove tecnologie per realizzare soluzioni confortevoli, efficienti e rispettose dell’uomo e dell’ambiente quelle che l’archistar francese ha voluto far emergere. Abitare gli uffici come si abita la propria casa, la propria città, perché si abitano i luoghi dove si lavora tanto quanto si abitano i propri appartamenti. Ognuno ha diritto a piccoli piaceri – la regolazione della luce, le inquadrature, le viste – e ad esprimersi attraverso i propri mobili od oggetti. In un futuro prossimo si lavorerà sempre di più in appartamenti, a casa propria o in spazi preesistenti di varie tipologie. “Progetto: ufficio da abitare” ha presentato alcune situazioni di lavoro in pieno contrasto con la segregazione urbana e la clonazione funzionale. Un appartamento classico, un magazzino industriale, una casa privata, un grattacielo, una piattaforma industriale e uno spazio teorico: luoghi di lavoro più umani e più piacevoli, spazi senza regole tradizionali, dove in primo piano viene messo il piacere di lavorare, dove ognuno compone lo spazio secondo le proprie esigenze, dove vivono giochi di luci e riflessi. n

La situazione di mercato in Italia è da definirsi quantomeno preoccupante. Gli unici segnali positivi arrivano da alcuni mercati esteri in cui si registrano incrementi delle vendite. CSIL (Centro Studi Industria Leggera) stima il valore della produzione mondiale di mobili per ufficio nel 2012 a 8,4 miliardi di dollari con una previsione di incremento di circa il 6% nel 2013. I mercati in maggiore crescita sono nell’ordine l’Asia e area del Pacifico, il Sud America, l’Africa e il Middle East, l’Europa dell’Est e la Russia, gli Stati Uniti e a seguire, purtroppo, l’Europa, dove soltanto i paesi di lingua tedesca, quelli scandinavi e in parte anche la Francia fanno registrare performance positive. Certi mercati extraeuropei, come la Russia, il Middle East, la Cina e l’Australia in particolare, rappresentano necessarie e valide opportunità per le aziende italiane, sempre in grado di far apprezzare nel mondo il valore del design, della creatività e della qualità “Made in Italy”. Oltre al SaloneUfficio che, grazie alla sinergia con il Salone del Mobile ha richiamato a Milano operatori da tutto il mondo, la principale piattaforma di business per il settore ufficio e terziario a livello internazionale rimane l’Orgatec di Colonia, che si svolgerà ad ottobre 2014. L’alternativa per le aziende interessate al mercato americano è il NeoCon di Chicago, che si svolge ogni anno a giugno, mentre CIFF-Office Show a Guangzhou, la più grande fiera al mondo del settore ufficio, si propone come il gateway per entrare nel mercato cinese ed asiatico in generale. n Pagina a fianco, in alto: Una nuova collezione (design Giacobone+Roj, Progetto CMR) di forte identità, che declina la sua ampia gamma compositiva dalle postazioni singole alle più complesse postazioni multiple arricchite da estensioni polifunzionali. Frezza.com Pagina a fianco, in basso: Progetto: ufficio da abitare, a cura di jean Nouvel. A sinistra: Sinetica è stata scelta da Andrea Castrignano, architetto e star televisiva, per arredare i suoi nuovi uffici e partecipare all’evento Fuori Salone Hi Home: uno studio showroom concepito partendo dagli impianti fino all’estetica. sineticaindustries.com


02/13

33 Osservatorio

CSIL: LA CUCINA IN ITALIA

ANCHE LE CUCINE SCENDONO

di Michela Amico

el 2012 il settore del mobile per la cucina ha continuato a soffrire, risentendo di una contrazione della domanda interna e di una domanda estera che, seppure in lieve crescita (+1%), non è riuscita a compensare la frenata dei consumi domestici. Il consumo di mobili per la cucina che nel 2012 ha raggiunto il valore di 1.7 miliardi di Euro (pari a circa 600 mila ambienti cucina) ha presentato una nuova flessione dell’11% rispetto al 2011. A incidere negativamente sull’andamento degli ordinativi sono stati la contrazione degli investimenti residenziali, soprattutto di quelli in nuove abitazioni, e il calo del reddito disponibile che le famiglie italiane hanno subito anche nel 2012, con il conseguente decremento del loro potere di acquisto. La profonda crisi che sta attraversando il settore dei mobili per la cucina ha contribuito a modificare il sistema competitivo italiano. Quasi tutte le imprese hanno subito una

La domanda di arredi per cucina ha subito un’ulteriore contrazione nel 2012. Per questo i punti vendita, sia gli specialisti sia i negozi di arredamento, mettono a punto nuove politiche, per fronteggiare il calo del mercato domestico.

N


34 contrazione importante del proprio fatturato nel corso dell’ultimo triennio, con conseguenze in alcuni casi molto negative anche sulle relative quote di mercato. Esaminando la classifica dei principali players emergono a colpo d’occhio dei cambiamenti nel 2012 rispetto al 2009. Se i primi tre players rimangono Scavolini, Lube e Veneta, sebbene questi ultimi due invertendo il loro ordine, in quarta posizione si nota l’ascesa di Arredo3, che ha guadagnato posizioni negli anni, scavalcando altri noti operatori. Nonostante questi movimenti fra i primi dieci players la quota delle prime cinque rimane sostanzialmente stabile (26% della produzione totale), mentre in crescita risulta essere il livello di concentrazione dell’offerta fra le prime dieci (40% della produzione totale). Come cambia la struttura distributiva Nel corso degli ultimi anni si è assistito a un continuo mutamento delle politiche distributive adottate dalle imprese italiane del settore. La struttura distributiva italiana risulta molto diversa rispetto a 10 anni fa, segnando una progressiva perdita di rilevanza del canale tradizionale a favore della GDO e della vendita diretta. Nel 2012 il canale che ha sofferto maggiormente è stato quello della distribuzione mobiliera tradizionale, che include sia gli specialisti di cucine sia i negozi di arredamento, e che complessivamente ha registrato un decremento delle vendite consistente, pari a circa il 15%. Dall’altro lato sono le vendite dirette e in maniera ancor più rilevante la GDO (includendo in questo aggregato le catene mobiliere, i franchising e i gruppi d’acquisto) a dimostrare una certa tenuta negli anni. Il peso della distribuzione indipendente è quindi sceso al 75% mentre la Grande Distribuzione è arrivata a veicolare il 15% delle vendite di mobili per cucina in Italia.

Il canale tradizionale Esaminando il canale tradizionale, da un’indagine campionaria realizzata da CSIL, “La distribuzione dei mobili per la cucina in Italia”, emerge che la superficie espositiva media specifica dedicata alle cucine risulta essere pari a 370 mq, dato superiore a quanto rilevato nelle precedenti edizioni dell’indagine. L’area dedicata alle cucine rappresenta in genere circa il 30% della superficie espositiva totale. I punti vendita con meno di 100 mq di superficie espositiva di cucine sono

strategie al fine di sopravvivere in un mercato stagnante. Politiche di allestimento e styling espositivo, organizzazioni di eventi a tema al fine di attirare il consumatore all’interno del punto vendita, si alternano e si combinano con politiche promozionali e di scontistica sempre più agguerrite. In crescita GDO e contract La grande distribuzione specializzata nella vendita di mobili ha conquistato negli anni nuove quote del mercato italiano. I cucinieri italiani, a

10%

15%

55% 20%

relativamente pochi (il 7% del campione), mentre oltre il 50% dei punti vendita dichiara un’esposizione superiore ai 300 mq. Da osservare inoltre che le grandi superfici che vendono mobili per cucina non sono specialisti in senso stretto ma sono all’interno di grandi punti vendita, quindi trattano un numero maggiore di marchi di cucina. Il continuo protrarsi della contrazione della domanda nazionale di mobili per cucina, così come quella dei mobili per la casa, ha portato a un’importante riduzione del numero di punti vendita di mobili in Italia. I rivenditori si trovano sempre più a dover pensare a nuove e più incisive

fronte di tale crescita, non possono esimersi dal lavorare con le catene mobiliere presenti nel territorio nazionale. Accanto alla crescita del canale della GDO, sono da segnalare le buone perfomances realizzate dai cucinieri italiani tramite le vendite dirette, sia attraverso showroom e negozi di proprietà, sia attraverso la realizzazione di progetti contract. I cucinieri italiani oltre a incrementare i progetti contract realizzati all’estero nei mercati europei così come in quelli extraeuropei (Asia e Medio Oriente), nel corso degli anni hanno aumentato il numero di forniture contract anche nel mercato domestico. n


02/13

36 Osservatorio

REPORT: LA RUSSIA

IL MOBILE CRESCE IN RUSSIA di Artem V. Vasiliev

industria dell’arredamento in Russia è nata in tempi recenti: la maggior parte delle aziende risale al 1998, quindi data solo 15 anni di vita. Dal 1998 e per 6 anni, le industrie russe hanno investito in componenti per un totale di 455 milioni di dollari; si comprende facilmente che il mercato di oggi sia stato costruito sostanzialmente da zero. Fino a 10 anni fa, il reddito pro-capite in Russia era di 10 dollari al mese; nessuno avrebbe creduto che oggi questo reddito sarebbe già arrivato a una media di 700/800 dollari (e a Mosca è 3 volte tanto). Nel frattempo, la produzione interna di arredamento è aumentata da circa 650 milioni di dollari a 4 miliardi, fino al 2008, l’anno pre-crisi.

L’

La Russia è un grande mercato, con un potenziale non ancora espresso. Il recente ingresso nel WTO, con la progressiva riduzione dei dazi, aprirà molte possibilità, anche per le aziende delle fasce media e bassa.


37 Gli ultimi anni di crisi finanziaria mondiale hanno certamente influenzato anche l’industria dell’arredamento russa: il calo registrato nel 2009 si aggira intorno al 20/25%. Ma i vari attori della filiera non si sono persi d’animo, e ne hanno aprofittato per razionalizzare la produzione, migliorare le politiche di marketing ed esplorare nuovi canali distributivi: come risultato, già nel 2011 il totale della produzione superava i livelli pre-crisi a prezzi correnti. Tuttavia, è bene considerare che le statistiche in Russia sono da prendere con le dovute cautele, essendo il sommerso molto diffuso. L’Associazione nazionale dei produttori di arredamento (AMEDORO) cerca di aggiornare il più fedelmente possible le statistiche, considerando per esempio i volumi dei componenti per

l’arredamento, ma quando si guardano i dati russi, è meglio includere sempre una quota di sommerso. I primi dati conclusivi per il 2012 parlano di un aumento della produzione dell’8,5%, rispetto al 2011, quindi una crescita leggermente inferiore all’anno precedente.

Una caratteristica alquanto anomala dell’anno appena passato, è che si è registrato un calo della domanda in autunno, con conseguente calo delle vendite, e non si è ancora trovata una spiegazione razionale a questo fenomeno; è dunque possible che il dato conclusivo per il 2012 subisca

ancora variazioni. Nel settore del mobile, la Russia non è un Paese esportatore, la maggior parte dei produttori non è ancora pronta per affrontare i mercati esteri. Pertanto, i volumi di export sono molto bassi, e la bilancia commerciale è più che negativa. Questo è uno dei principali problemi che la produzione di arredamento russa sta affrontando, ed è ancora una delle principali questioni di cui le manifatture dibattono quotidianamente. D’altro canto, le importazioni sono molto importanti ma, a causa dei dazi – ancora elevati – non è conveniente importare prodotti a basso costo; è per questo che il mercato è molto favorevole per i prodotti costosi. Questa situazione, a sfavore dei prodotti esteri a basso costo, è favorita dal governo, che cerca così di tutelare la produzione domestica. Lo stesso fondatore di Ikea, Ingvar Kamprad, scrisse a Putin sconsigliandolo dal mantenere una politica così restrittiva sulle importazioni, che avrebbe finito con il danneggiare lo sviluppo della manifattura russa. In ogni caso, oggi, anche se la politica dei dazi non è ancora variata, il


38 quest’area, soprattutto in vista dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi, nel febbraio 2014. Per espandere le quote di mercato, le manifatture di arredamento hanno investito sulla distribuzione, cercando nuovi agenti e rivenditori per raggiungere più aree geografiche rispetto a quelle già servite. Il percorso logico in genere parte da Mosca, poi si estende alle città più importanti, con popolazione superiore a un milione – San Pietroburgo, Novosibirsk, Yekaterinburg, Nizhniy Novgorod, Samara, Kazan, Omsk, Chelyabinsk, Rostov sul Don, Ufa, Volgograd, Perm e Krasnoyarsk. Sempre allo scopo di migliorare la distribuzione, molti di loro hanno anche investito sulla logistica, con nuovi magazzini e centri di distribuzione. La distribuzione, in generale, ricalca gli volume delle importazioni cresce a ritmi vertiginosi, e i mobili importati sono in concorrenza diretta con i prodotti domestici. La produzione per aree geografiche Il Distretto della Russia Centrale detiene la quota più alta di produzione domestica, con il 38,6%, seguita dal Distretto del Volga con il 27%, e dal Distretto del Nord-Ovest, con l’11,3%, una situazione che determina anche le quote locali di consumo di arredamento. I dati più interessanti emergono dall’analisi dell’industria dell’arredamento in relazione alla distribuzione della popolazione. Per fare un esempio, il Distretto della Siberia è il terzo per popolamento, ma solo il quinto nella classifica della produzione di arredamento. Nel 2011, l’area più dinamica per la produzione di arredamento era il Nord-Caucaso, con un +30,9%, fattore da attribuire sia al sostegno alla crescita di quest’area, da parte del governo, sia al processo di industrializzazione generale che sta interessando tutta questa zona. Anche l’area del Volga mostra un trend positivo, con una crescita del 22,2% (sempre nel 2011). Gli altri distretti rispettano i tassi di crescita nazionali; l’unico dato che suscita una leggera perplessità è la crescita ancora contenuta del Distretto Meridionale, con un + 3,3%; ci si aspettava di più da

schemi diffusi in altri Paesi: rivenditori indipendenti, piccole catene, grandi catene. Diversi sono i produttori che hanno il loro punto vendita in prossimità della fabbrica, per testare direttamente i prodotti sui clienti, o per fronteggiare meglio i picchi produttivi, sia verso l’alto, sia quando sono in calo. Resta da vedere quale politica adotteranno le aziende di produzione, per arrivare alle aree ancora scoperte (che sono tante).


39 conseguenze dell’ingresso della Russia nel WTO. La Russia è entrata nel WTO nell’estate del 2012, dopo 18 anni di negoziati. Nei prossimi sei anni, quindi, i dazi dovrebbero diminuire, a partire dall’autunno di quest’anno. Una stima effettuata dall’associazione dei produttori russi, prevede una riduzione graduale dei dazi sui prodotti a basso costo, dal 41,7% al 12,8% (nel 2018); riduzione che dovrebbe valere anche per tutti gli altri prodotti. È opinione diffusa che queste nuove regole sul commercio internazionale cambieranno molto il mercato nell’arredamento in Russia, nel corso dei prossimi anni. Attualmente, i prodotti realizzati dalle manifatture domestiche sono di qualità piuttosto povera, sia nella fascia a basso prezzo che, soprattutto, nella fascia di prezzo medio; per questo, i rivenditori sono sempre alla ricerca di prodotti diversi. Se consideriamo anche che il gusto dei consumatori russi si sta evolvendo, avvicinandosi rapidamente agli standard occidentali, ne emerge una necessità di maggiore concorrenza. Per questo, gli operatori credono fortemente che l’apertura al WTO non potrà che essere positiva per il settore dell’arredamento: i produttori russi hanno ancora molta strada da fare, per capire quale sia Il mercato delle importazioni Le importazioni dalla Cina rimangono in crescita, con un volume consistente: la Cina ha superato l’Italia un paio di anni fa, e, dal 2011, ha la più alta quota di importazioni di arredamento in Russia (20,6%), segue l’Italia con il 17,5%, la Germania con il 15,8%, la Bielorussia con il 10%, la Polonia con il 5,2%, l’Ucraina con il 4,5%, la Turchia con il 2,7%, la Malesia con l’1,5% e tutti gli altri con il 22,3% (dati aggiornati al 2011). Nella bilancia commerciale dell’industria dell’arredamento in Russia, le importazioni coprono ancora oltre il 50% del totale. Considerando il volume totale dei consumi, si vede come il mercato sia già migliorato considerevolmente dopo la crisi: includendo anche il sommerso, si raggiunge un valore di oltre 15 miliardi di dollari. Per prevedere lo sviluppo che avrà il mercato dell’arredamento russo nel futuro, è necessario aspettare le

un prezzo giusto, e come si operi su un mercato di libera concorrenza. D’altro canto, i produttori esteri devono ancora comprendere che nemmeno in un mercato in via di sviluppo ci si può espandere, senza investimenti in marketing e


40 promozione. Non possono pensare di lavorare con un solo agente e dimenticarsi di tutto il resto: il mercato russo, ancorché in via di sviluppo, è già troppo complesso. Innanzitutto, bisogna considerare che, se si è soddisfatti con una sola rappresentanza, l’agente in questione non sarà spronato a fare di più, si accontenterà di quello che riesce a vendere senza sforzo, fossero anche solo due camere da letto al mese, senza attivarsi in prima persona per aumentare i volumi di vendite. A seguire, la questione degli investimenti in pubblicità e promozione, che non sempre generano i risultati sperati. Chiediamoci, per esempio, perché

l’industria italiana stia perdendo quote di mercato in Russia. Una possible risposta è che i produttori italiani sono troppo concentrati sulla fascia residenziale dell’alto di gamma. Investono centinaia di migliaia di euro in pubblicità sulle riviste di interior design e lifestyle, e trascurano completamente il settore trade. Ma se guardiamo ai dati, queste riviste raggiungono

consumatori finali e interior designer/architetti, che coprono solo il 10/12% del mercato. Una buona percentuale, ma certo ci sono ampi margini di miglioramento. Ora che con l’ingresso nel WTO il mercato interno si aprirà molto di più, anche per i produttori stranieri si aprirà la possibilità di raggiungere la fascia media, la “pancia del mercato”. Non che l’ingresso nel WTO risolva instantaneamente tutti i problemi che ancora affliggono il mercato in Russia: elevata corruzione, burocrazia asfissiante, controllo governativo su tutto; per venire a capo di queste problematiche ci vorrà tempo. Ma ci sono buone prospettive che, di qui a 10 anni, la situazione del mercato Russia sia profondamente diversa. Allo stato attuale, l’apertura del mercato verso l’esterno rappresenta una nuova sfida, sia per le industrie domestiche - che sono giovani e per la prima volta dovranno conforntarsi con la libera concorrenza - sia per le aziende estere, che avranno a disposizione un’area enorme, con un grande potenziale. Ed è probabile che saranno avvantaggiati coloro che saranno già presenti in Russia, quando i dazi scenderanno al 12%. n


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42 Osservatorio

USCIRE DALLA CRISI

PERSEGUIRE LO SVILUPPO

a cura di CER (Centro Europeo Ricerche) e Rete Imprese Italia

a recessione che stiamo vivendo è diventata più profonda e lunga di quelle del secolo scorso, avendo superato anche il drammatico episodio degli anni Trenta. Allora furono sufficienti 6 anni per ripristinare i valori di prodotto pre-crisi, oggi, secondo le previsioni governative, non saranno sufficienti dieci anni. Netta è poi la differenza rispetto alle recessioni del 1975 e del 1992: nello stesso arco di tempo trascorso dall’avvio della recessione corrente (6 anni) il Pil aveva già registrato aumenti di oltre 20 punti nel 1975 e di quasi 10 punti nel 1992. Su questo sfondo, la contabilità della crisi è sintetizzata dai seguenti dati: - la perdita di prodotto reale rispetto al 2007 raggiungerà a fine 2013 i 121 miliardi di euro (-8,1%); - nel 2017 il livello del prodotto reale sarà ancora inferiore del 2,9% rispetto ai valori pre-

L

La grave crisi che sta attanagliando l’economia italiana vede un andamento parallelo tra calo dei consumi e aumento della disoccupazione: la via d’uscita passa attraverso lo sviluppo.


43 recessivi (2007). La trappola della depressione Il fattore che avvita la situazione odierna, di fatto saldando in un unico episodio le recessioni del 2008-09 e del 2011-12, è il passaggio senza soluzione di continuità tra la componente esterna (lo shock finanziario internazionale) e quella domestica (lo shock fiscale legato alla grande restrizione del bilancio pubblico). La combinazione di shock esclude l’innesco di dinamiche compensative (la domanda interna che assorbe lo shock sulla domanda estera e viceversa) e sta provocando una vera e propria “trappola della depressione”. Particolarmente colpite sono, nella successione dei due shock, l’industria manifatturiera e le costruzioni, mentre il settore del commercio soffre per il progressivo dimagrimento dei consumi delle famiglie. Rischio occupazione L’elemento di massima criticità sta ora diventando l’occupazione. Si contrappongono due spinte di segno opposto: - da una parte le imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, che ritengono la recessione determinata da fattori esogeni e quindi, in attesa di un miglioramento del clima congiunturale, hanno cercato in ogni modo di preservare i posi di lavoro; - dall’altra parte, l’esigenza di avviare processi di ristrutturazione ed efficientamento delle produzioni, che diviene più pressante al prolungarsi della crisi. Il 2012 ha segnato il punto in cui la seconda forza ha preso il sopravvento sulla prima. Il tasso di disoccupazione ha infatti registrato lo scorso anno un aumento (2,3 punti) che è il massimo del dopoguerra e sta ora avvicinando il livello di massimo storico del 12%. Si impone dunque alle imprese un recupero di produttività, senza il quale la crisi si tramuterebbe in una permanente perdita di competitività. Già negli ultimi sei anni, secondo l’analisi CER-Rete Imprese Italia, tra il 2007 e il 2013, la competitività italiana è diminuita del 5,2% mentre quella tedesca, nello stesso periodo, è aumentata di oltre il 6%. In assenza di una sensibile accelerazione della crescita, le imprese potrebbero trovarsi nella necessità di operare tagli di occupazione compresi fra 400 e 650mila unità. La via dello sviluppo Un obiettivo da perseguire! Le previsioni ufficiali delineano un percorso di uscita dalla recessione di tipo inerziale, con bassi tassi di crescita, insufficienti a recuperare i livelli di prodotto pre-crisi. La prospettiva di registrare, dopo una crisi di tali dimensioni, saggi di crescita contenuti - inferiori a quelli prevalenti prima del 2007 - non può essere considerata soddisfacente.

Si pone la questione di fissare obiettivi più ambiziosi di quelli contemplati dal DEF 2013. Un obiettivo minimo potrebbe essere l’aumento di almeno lo 0,5% del tasso medio di crescita del Pil, nel periodo 2014-2017, portandolo dall’1,4% stimato dal DEF in prossimità del 2% consentendo, così di recuperare il valore 2007. È questa la “via dello sviluppo” che bisognerebbe provare a percorrere. n


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44 Osservatorio

FORUM LEGNOARREDO

IL FUTURO DEL MOBILE

di Roberta Mutti

l Bonus per le detrazioni fiscali e altri temi di cruciale importanza sono stati al centro del Forum LegnoArredo, che si è tenuto il 13 giugno a Milano. “La giornata di oggi è stata l’occasione per approfondire le più recenti tematiche del settore, in particolare la proroga al 31 dicembre 2013 delle detrazioni IRPEF del 50% che prevede l’estensione a tutti gli arredi destinati agli immobili ristrutturati fino a un massimo di 10.000 euro di spesa”, ha spiegato Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo. Partecipazione numerosa ai workshop tematici che hanno consentito ai partecipanti di analizzare nel dettaglio gli aspetti più attuali del settore legno-arredo: ufficio del domani, costruire con il legno, strategie di marketing innovative, mercato Usa, energia e daylighting, sono alcuni dei temi affrontati nel corso delle sessioni pomeridiane. Grande interesse anche per le sessioni plenarie che hanno affrontato due temi di fondamentale importanza per il made in Italy: la valorizzazione delle eccellenze e l’attivazione di politiche industriali che puntino allo sviluppo del

I

Il 13 giugno, a Milano, si è tenuta la seconda edizione del Forum LegnoArredo, organizzato da FederlegnoArredo. Un’occasione per confrontarsi e verificare sul campo che la situazione dell’industria italiana, pur senza facili entusiasmi, non è ancora disperata.


45 Ponti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di FederlegnoArredo, moderatore della Sessione Plenaria di chiusura, ha sottolineato la validità della politica industriale attuata dagli Stati Uniti, che ha puntato sulla salvaguardia dei posti di lavoro. “L’Italia, ha aggiunto, ha ancora un futuro, a patto di avere una visione chiara del futuro.”

settore. “I prodotti italiani ad alto contenuto estetico (design, moda, food…) sono sempre più apprezzati nel mondo, ecco perché dobbiamo incominciare seriamente a fare sistema e a muoverci come un unico grande soggetto”, ha sottolineato Riccardo Illy, vicepresidente di Illycaffè, intervenendo nella sessione “Le eccellenze dell’italianità”. “L’Italia è un Paese che può ancora crescere e che, in prospettiva, ha delle grandissime potenzialità di competere con le principali economie mondiali”, ha sintetizzato Massimo Della Ragione, Co-Head Italy di Goldman Sachs, che insieme a Marco Fortis (vice presidente Fondazione Edison), Giuseppe Tripoli (Garante PMI del ministero dello Sviluppo Economico) e Gabriele Piccini (country chairman Italy UniCredit), è intervenuto nella sessione “Fare politica industriale: la nostra sfida”. A questo proposito, Giovanni De

Il futuro: dove investire Nella sessione plenaria di chiusura, di particolare interesse gli interventi di Massimo Della Ragione e Marco Fortis, che si sono soffermati entrambi sulla situazione economica e finanziaria dell’Italia. “L’Italia ha un debito pubblico totalmente allineato agli altri Paesi, ha esordito Della Ragione. L’anomalia che si riscontra nel nostro debito pubblico è dovuta al fatto che il debito va rapportato ad altre grandezze, non solo al Pil; se rapportiamo il debito alla ricchezza vediamo che solo le attività finanziarie, che rappresentano il 40% della ricchezza del Paese, sono il doppio del debito. Risulta quindi un debito totalmente sostenibile; se dividiamo la somma degli immobili e delle attività finanziarie per il numero di adulti, siamo il settimo Paese al mondo. Prima dell’Italia ci sono Svezia, Norvegia, Lussemburgo, Francia, Singapore; veniamo prima del Regno Unito, degli Usa, della stessa Germania. Anche a livello aggregato, l’Italia rappresenta la sesta ricchezza a livello mondiale, superiore anche agli Stati Uniti. Il problema che è emerso, è stato il rifinanziamento, che a un certo punto non era più collocabile. Con statistiche basate su 150 anni, storicamente, la ricchezza di un soggetto vale 5 o 6 volte il proprio reddito. L’Italia è a 8 volte, e questo significa che ha un rapporto squilibrato tra attività immobiliare e finanziarie; il problema delle attività immobiliari è che richiedono che ci sia un reddito, sia per pagarlo, sia per venderlo; la

situazione è diventata preoccupante in quanto in Italia sono calate le condizioni per produrre reddito, e il reddito pro-capite è diminuito; questo è il vero dato negativo. Per fare crescere il reddito, deve crescere l’economia. Ciò che mi preme sottolineare è che la situazione non è ancora così critica, e che siamo in buona compagnia: tutta l’Europa ha problemi di crescita, i Paesi che contribuiscono per l’80% alla crescita mondiale sono i BRIC, il resto viene da Usa, Corea del Sud, Messico e Turchia. Il primo Paese europeo per crescita è il Regno Unito, che pure ha una crescita modestissima, e la Germania stessa sta rallentando. Analizzando gli investimenti internazionali, infatti, si vede che si stanno spostando verso gli Stati Uniti (259 miliardi di dollari), verso la Cina, Hong Kong, il Brasile: il risultato è che il problema della non crescita non è più italiano, ma europeo. Analizzando i tassi di crescita di questi altri Paesi, emerge che i ritmi sono incredibilmente vertiginosi: la Cina, per esempio, se paragonata alle nostre economie occidentali, in soli 3 mesi crea un’economia pari Grecia, in 12 mesi una pari alla Corea, in 24 mesi una pari all’Italia. Sull’altro versante, la Russia. La Russia sta crescendo a tassi così importanti che nel 2017 sarà più importante del Regno Unito (e nel frattempo, grazie all’ingresso nel WTO, si ridurranno i dazi, ndr), e nel 2025 la Cina supererà gli USA. Vediamo poi che tra i Paesi del G7 ci saranno ai primi posti USA e UK, non a caso i Paesi in cui il sistema giuridico è più snello e flessibile. Tuttavia, prima di farsi prendere dallo sconforto, è bene ricordare che il reddito pro-capite dei Paesi che saranno superati, tra cui anche l’Italia, sarò il reddito di riferimento ancora per molti anni; per erodere il patrimonio di ricchezza che abbiamo accumulato ci vorrà molto tempo, e bisognerebbe proprio sbagliare tutto, e non crescere mai più.


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L’industria dell’arredamento Un’iniezione di fiducia è arrivata anche dall’intervento di Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison. “Il Made in Italy è ancora un’eccellenza, così ha esordito. L’Italia sta attraversando una pesantissima crisi economica, ma ha ancora la seconda industria manifatturiera d’Europa. Approfitto dell’occasione di oggi per riflettere sulla politica economica europea di questo momento storico e sui suoi errori.” “Ci viene continuamente ripetuto, ha poi continuato Fortis, che la Germania è il Paese più competitivo al mondo, e anche il Paese che ha fatto le riforme più importanti. Ma il FMI ci dice che il Pil della Germania crescerà dello 0,3%. A questo punto, c’è qualcosa che non va, o in Germania, o in Europa, o in entrambi, se il Paese più competitivo al mondo cresce solo dello 0,3%. D’altra parte, il FMI ha già riconosciuto alcuni mesi fa di aver fatto

molti errori nella valutazione delle politiche di austerità e del loro impatto, sono stati sottovalutati i moltiplicatori fiscali – il Pil è calato molto più del previsto - , ed è uscito alla luce un documento interno del FMI in cui si spiega come sia stato un errore non salvare la Grecia nel 2010, e come le ulteriori misure abbiano messo completamente in ginocchio l’economia greca. Mi auguro dunque che, prima di distruggere la nostra economia e la nostra industria, il FMI o l’OCSE riconoscano ufficialmente che sulla valutazione dell’Italia sono stati fatti errori molto superiori a quelli già fatti sulla Grecia, pretendendo una politica di austerità come quella praticata negli ultimi due anni. Vediamo dunque un po’ di dati. Fino al 2011, il fatturato estero italiano è andato addirittura meglio di quello tedesco, segno che l’export va benissimo; il fatturato interno italiano è

iniziato a crollare nel 2011, sotto i colpi di un’austerità che ha cancellato gli investimenti in Italia. Nell’industria del mobile, ovviamente, è successa la stessa cosa: a fronte di un incremento del fatturato estero, si è verificato un crollo drammatico della domanda interna. Ci auguriamo che le misure recentemente adottate, riescano a dare un minimo di fiducia, un nuovo impulso al mercato interno, per evitare un ulteriore calo della disoccupazione. Il vero problema di questa depressione è che sta interessando tutta l’Europa: la Germania sta rallentando, la Francia non sta crescendo, Italia e Spagna hanno i consumi domestici a picco, non parliamo poi dei PIGS (o GIPS); ma anche in Olanda i consumi interni sono calati come in Italia, negli ultimi 5 anni, e l’Olanda non ha nemmeno applicato misure di austerità. Per chiarire un po’ meglio l’importanza che viene data al Pil,


47 consideriamo che l’Olanda ha un debito privato pari a quasi il 100% del PIL, così come la Danimarca: si tratta dunque di un indicatore che altera i dati dell’economia reale. Se l’Italia avesse avuto un indebitamento privato, un indebitamento per mutui, pari all’Olanda o alla Danimarca, anche l’Italia avrebbe avuto una crescita del Pil del 3%. Ma la situazione dell’Olanda ci conferma che la crescita del Pil non è un indicatore sufficiente a stabilire la situazione economica e finanziaria di un Paese. Il problema drammatico in Italia è la disoccupazione giovanile, che si sta estendendo al nord. Un problema che nasce dall’aver costretto l’Italia a ridurre la domanda interna, che ha portato di conseguenza a ridurre la capacità produttiva, l’industria vera, e la conclusione, ancora più allarmante, che ad essere ridotta è stata la capacità produttiva di tutta l’Europa. Come europeo, la ritengo una sciocchezza, a meno che non ci sia un disegno che vuole restringere la capacità produttiva alla sola Germania. Andiamo poi ad analizzare le basi su cui poggia questa strategia disastrosa. Un primo fattore è la lettera della BCE, che avrebbe dovuto essere restituita al mittente. L’Italia è un Paese sanissimo, che ha sempre onorato il suo debito, che ha prodotto 700 miliardi di avanzo primario in 20 anni, grazie alle tasse, sempre pagate, e non grazie il reddito, non grazie al Pil, ma grazie alla ricchezza, che è stata, ovviamente, via via erosa. Ci è stato dunque chiesto di applicare una cura “greca” sulla base di due parametri, che ci vengono continuamente rinfacciati, ma in realtà ci è stato richiesto di mortificare la produzione, e oggi ne stiamo vedendo le conseguenze. Ancora oggi, 10 aprile e 29 maggio 2013, documenti ufficiali della Commissione Europea - che vengono letti dagli investitori internazionali e dalle agenzie di rating, dichiarano che “…Il debito pubblico italiano è pari al 127% del Pil”, e poi continuano: “…La performance esportativa dell’Italia soffre

degli stessi mali della Cina, con prodotti low-tech, e soffre delle limitate capacità delle imprese italiane di fare innovazione”. C’è un equivoco di fondo, che andrebbe corretto dal Governo Italiano, attraverso una protesta ufficiale. L’Italia ha sicuramente molti problemi, e molti aspetti da aggiustare e correggere, ma il dato completamente sbagliato è continuare a considerare il rapporto debito/Pil come l’unico indicatore. Se guardiamo ad altri Paesi, che erano considerati sanissimi, sono già falliti, l’Italia è ancora in piedi. Ma anche l’eurozona dovrebbe seguire maggiormente ciò che viene comunicato nel mondo: oggi sembra essere diventata il buco nero dl debito mondiale, mentre la crisi del debito è nata negli Stati Uniti. I Paesi che più hanno sofferto in Europa sono Spagna e Irlanda, che avevano adottato un modello anglosassone, e anche la Grecia non era il buco nero che veniva descritto prima della cura dell’austerità, il suo tracollo è avvenuto proprio a causa dell’austerità. Torniamo ancora al debito pubblico: nel 1995 il debito pubblico in miliardi di euro dell’area euro era pari a quello degli Stati Uniti, e superiore di circa 650 miliardi di euro a quello del Giappone. Oggi, nel 2014, il debito degli USA è di 5.000 miliardi superiore a quello dell’eurozona, mentre quello del Giappone è uguale. Come mai adesso l’Europa è considerata il buco nero dell’economia mondiale, se altri Paesi si sono indebitati dell’Europa? Se consideriamo solo l’Italia, vediamo che il nostro debito pubblico nel 1995 era il più alto d’Europa, nel 2014 sarà stata raggiunto o superato praticamente da tutti i Paesi d’Europa. E, ancora più rilevante, è il dato che il nostro debito pubblico è finanziato da stranieri solo per il 45% del pil, contro un 57% della Francia, e un 50% della Germania. Significa che anche se fosse finanziato solo dalla ricchezza privata, questa coprirebbe il 49% della ricchezza finanziaria netta. In Spagna, per fare un esempio, sarebbe l’84%. Significa che,

dopo aver ripagato il debito, agli spagnoli rimarrebbero pochi spiccioli. Negli ultimi mesi, è salito agli onori della cronaca uno studente, Thomas Herndon, che ha smontato le tesi di due economisti di Harvard, Carmen Reinhart e Ken Rogoff, i quali sostenevano che il debito pubblico di un Paese non deve superare il 90% del Pil, e che, al superamento della soglia, si verifica una crescita negativa. Tuttavia, anche considerando che le tesi degli economisti fossero corrette, sono state smentite dai fatti: gli Stati Uniti hanno un debito al 110%, il Regno Unito al 95%, ma sono bel lontani dal fallimento. Il discorso è che il Pil non è un indicatore valido per qualsiasi valutazione: oggi che ci sono i bilanci finanziari nazionali, che andrebbero studiati, insieme ad altre variabili. E dovrebbe studiarli anche chi ci rappresenta a Bruxelles: il parametro del 3%, per esempi, dovrebbe essere contestato, ma con motivazioni tecniche.” Fortis ha poi concluso il suo intervento ricordando che, se l’Italia non è competitiva, il discorso non vale per le imprese italiane. Secondo l’indice Trade Performance Index di Unctad/WTO l'Italia è seconda solo alla Germania per competitività nel commercio estero e si dimostra prima al mondo per competitività in 3 ambiti: tessile, abbigliamento e pelletteria-calzature. Seconda invece, dopo la Germania, nella meccanica non elettronica, nei manufatti di base e in quelli generici (che vanno dalle valvole alle pompe idrauliche). Infine, siamo sesti nei prodotti alimentari trasformati. Sul lungo periodo poi, i Paesi attualmente per noi più promettenti sono quelli legati all’Area del mediterraneo, Arabia Saudita, NordAfrica, Israele, oltre ai TREC – Turchia, Russia, EAU e Cina, a poi Hong Kong, Messico, Corea, e infine Brasile e India. Ma per uscire da questa situazione, è necessario innanzitutto rinegoziare gli accordi con Bruxelles, perché “per fare le vere riforme servono soldi.” n


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48 Leggi Fisco Finanza

BANCHE E CREDITO

NON SOLO FINANZIAMENTI

di Ernesto Ghidinelli

anca d’Italia, nel suo ultimo Bollettino, ci conferma che le rilevanti tensioni sul debito sovrano italiano della seconda metà del 2011 si sono ripercosse anche sulla raccolta delle banche italiane sui mercati internazionali. Le operazioni di rifinanziamento a tre anni realizzate dalla Banca centrale europea hanno consentito alle banche di fare fronte al deficit di provvista all’ingrosso che si stava determinando e che sarebbe potuto proseguire nei mesi successivi, man mano che fossero giunte a scadenza obbligazioni emesse in precedenza. Permangono però condizioni di forte restrizione che interessano sia i criteri di concessione dei finanziamenti alle famiglie sia, in particolare, quelli per il credito alle imprese.

B

Le banche aderiscono a “Nuove misure per il credito alle PMI”: sono dunque in grado di operare operazioni di sospensione o allungamento dei mutui o proroga di operazioni di anticipi su crediti. Vediamo come.

Di fronte a questo, quali possibilità ci sono per le imprese? C’è una dimensione di carattere macroeconomico, fatta di politica monetaria, di azioni politiche per lo smobilizzo e la velocizzazione dei pagamenti all’interno del sistema economico, di ruolo strategico che si


49 vuole attribuire al sistema bancario per il sostegno finanziario all’economia reale. Vi è poi una dimensione microeconomica, fatta soprattutto di strumenti tecnico-operativi, anch’essi importanti e in grado di svolgere un ruolo immediato per il sostegno del credito alle imprese. E qui riprendiamo il discorso avviato nel numero precedente di questa rivista, per alcuni importanti aggiornamenti. L’associazione bancaria italiana ha comunicato che il 90% degli sportelli bancari ha aderito all’accordo denominato “Nuove misure per il credito alle PMI” siglato con le principali organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale. Che cosa vuol dire tutto ciò? Che il sistema bancario ha predisposto le proprie procedure per esaminare le richieste delle imprese in materia di sospensione o allungamento dei mutui e di estensione, fino a 270 giorni, dei finanziamenti a breve termine per anticipi su crediti. Al riguardo, ricordiamo che possono beneficiare delle misure previste nell’accordo le piccole e medie operanti in Italia di tutti i settori le quali al momento della presentazione della domanda devono essere “in bonis”, ossia non devono avere nei confronti dalla banca “sofferenze”, “partite incagliate”, “esposizioni ristrutturate” o “esposizioni scadute/sconfinanti” da oltre 90 giorni. Le banche aderenti sono impegnate a fornire una risposta alle imprese richiedenti, di norma entro 30 giorni. Nel caso l’impresa non abbia ritardati pagamenti, le domande per sospensione della rate di mutui, dei canoni di leasing e di allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve si intendono ammesse dalla banca, salvo esplicito rifiuto. Un’attenzione particolare va, a nostro avviso, riservata dalle imprese alle operazioni di sospensione, attraverso le quali, lo ricordiamo, viene

consentito di sospendere, per un periodo massimo di 12 mesi, il pagamento della quota capitale delle rate di un mutuo. In pratica, è come se il piano di ammortamento originario “slittasse” in avanti per il periodo della sospensione accordata. Per mutui si intendono i finanziamenti con durata oltre 18 mesi, non necessariamente assistiti da ipoteca. E’ stato precisato che tali operazioni non possono comportare un aumento dei tassi praticati rispetto al contratto originario e non determinano l'applicazione di interessi di mora per il periodo di sospensione. Sono ammissibili i mutui che non hanno già usufruito della precedente moratoria (il cosiddetto Avviso comune del 2009), ma la stessa impresa può però presentare richiesta per eventuali altri finanziamenti in essere alla data del 28 febbraio 2012. Per quanto riguarda invece le operazioni di allungamento, che non prevedono una sospensione temporanea del pagamento della quota capitale delle rate, ma consentono una riduzione permanente delle rate stesse, è stato precisato che sono ammissibili anche i mutui che hanno già beneficiato della sospensione ai sensi della precedente moratoria. Sempre in tema di strumenti che hanno l’obiettivo di consentire l’accesso al credito delle imprese, deve essere portato a conoscenza delle imprese anche un altro strumento recentemente avviato. Si tratta di un’iniziativa denominata “Nuovo plafond PMI” realizzata in base ad una convenzione stipulata tra la Cassa depositi e prestiti (CDP) e l’associazione bancaria. Il Nuovo Plafond PMI è costituito complessivamente da 10 miliardi di euro di nuove risorse messe a disposizione da CDP, che – grazie alla rete delle banche aderenti alla convenzione – hanno l’obiettivo di contribuire per 8 miliardi al sostegno dell’accesso al credito delle PMI (“Plafond Investimenti”) e per 2 miliardi

di fornire alla aziende un supporto per fronteggiare gli effetti negativi dei ritardi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni (in questo caso la denominazione è “Plafond Crediti verso PA”). Il “Plafond investimenti” è finalizzato a facilitare l’accesso al credito delle PMI. Si tratta di finanziamenti, anche nella forma del leasing finanziario, legati ad investimenti o, cosa importante in una fase economica quale quella che stiamo vivendo, ad esigenze di incremento del capitale circolante delle imprese. Le scadenze dei finanziamenti sono: 3, 5, 7 e 10 anni. Il “Plafond crediti verso PA” ha invece come obiettivo quello di fornire un supporto al sistema delle piccole e medie imprese per mitigare gli effetti negativi dei ritardi nei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni, immettendo liquidità attraverso il sistema bancario. I finanziamenti, in questo caso della durata di un anno, possono riguardare operazioni di cessione “pro soluto” di crediti certificati dalle P.A. ai sensi del Decreto Anticrisi (D.L. 185/2008) e che dovranno essere pagati dalla Pubblica Amministrazione debitrice entro e non oltre dodici mesi dalla relativa data di certificazione. Sono esclusi i debiti di enti sanitari. Per entrambi i Plafond, le risorse sono erogate alle banche da CDP a particolari condizioni di mercato. Le condizioni applicate alle imprese richiedenti sono determinate dalle banche in funzione del costo della provvista CDP e del merito creditizio delle imprese stesse. Nel contratto di finanziamento stipulato tra la banca e l’impresa dovrà essere specificato che l’operazione è stata realizzata utilizzando la provvista messa a disposizione dalla Cassa e dovrà essere indicato il relativo costo. Per gli imprenditori interessati, è dunque utile verificare se le banche con cui lavorano hanno formalmente aderito alla convenzione ed avviato l’operatività sugli strumenti descritti. n


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50 Leggi Fisco Finanza no degli obiettivi principali che la riforma Fornero intendeva centrare era la revisione dell’indennità di disoccupazione e la sua estensione a tutte le categorie di lavoratori di tipo subordinato, in modo da garantire un idoneo strumento di tutela del reddito perso. Nasce quindi l’Assegno Sociale per l’Impiego, (da cui l’acronimo ASpI) il cui ambito di applicazione è esteso a tutti i lavoratori dipendenti, con inclusione degli apprendisti e dei soci lavoratori di cooperativa che abbiano sottoscritto la tipologia di lavoro subordinato.

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LA NUOVA “ASPI”

L’INDENNITÀ SECONDO FORNERO

di Nadia Giovannacci

L’ASpI sostituisce l’indennità di disoccupazione ordinaria così come la Mini ASpI va a subentrare alla vecchia disoccupazione con requisiti ridotti. Da gennaio 2013 sono quindi obbligatoriamente assicurati all’ASpI tutti i dipendenti del settore privato, compresi gli apprendisti, e i dipendenti a tempo determinato delle amministrazioni pubbliche. I lavoratori che perdono il reddito da lavoro per disoccupazione involontaria beneficiano di questo ammortizzatore sociale. Per garantire la copertura finanziaria di questo nuovo strumento di difesa sono ovviamente stati istituiti contributi altrettanto nuovi che sono a carico del datore di lavoro e che incrementano in diversa misura il costo del lavoro.

Dal 2013 la vecchia indennità di disoccupazione lascia il posto all’ASpI, e viene estesa a tutte le categorie di lavoratori subordinati. È anche stato rivisto l’importo spettante mensilmente in modo da garantire l’approdo ai mille euro promessi lo scorso anno. Vediamo i tratti salienti di questo cambiamento.


51 Sono di tre tipologie: • contributo ordinario, per tutte le tipologie di lavoratore • contributo addizionale per il lavoro a tempo determinato • contributo aggiuntivo in caso di risoluzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Partiamo dal contributo ordinario, stabilito nella misura dell’1,61% e che non costituisce un immediato aumento della pressione contributiva a carico azienda per la quasi totalità delle categorie merceologiche poiché è stato quantificato esclusivamente revisionando e distogliendo risorse che già venivano versate all’Inps per analoghe previdenze. Per il datore di lavoro che occupa esclusivamente tempi indeterminati non si è quindi verificato alcun aumento a livello di costi complessivi aziendali. Per l’apprendista invece, fino al 2012 non era prevista la copertura di contributi contro la disoccupazione o la formazione professionale; il contributo pari a 1,61% risulta quindi aggiuntivo, cioè va ad incrementare l’aliquota complessiva versata fino all’anno scorso: varierà quindi dall’1,61% per gli apprendisti assunti nelle aziende di piccole dimensioni (9 dipendentiperiodo sperimentale d’assunzione 2012-2016) fino all’11,61%, aliquota massima. È bene ricordare che l’apprendistato è un contratto atipico a tempo indeterminato: è soggetto quindi al solo contributo ordinario. La seconda fonte di finanziamento è il contributo addizionale previsto per le assunzioni a tempo determinato, ammontante ad un ulteriore 1,40%: se ne deduce che i contratti a termine hanno una contribuzione complessiva pari al 3,01%. Al fine di non penalizzare tutti i tempi determinati indiscriminatamente, sono state escluse dall’onere addizionale due tipologie: • lavoratori assunti in sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto; • lavoratori stagionali (sia quelli da vecchio D.P.R. 1525/1963 sia quelli

concordati a livello di contrattazione collettiva). Queste eccezioni sono quindi assoggettate al semplice contributo ordinario. Sono anche state individuate soluzioni premianti per chi trasforma un contratto di lavoro a termine in uno a tempo indeterminato. Al fine di incentivare le stabilizzazioni dei rapporti di lavoro, la legge di riforma prevede infatti che il contributo dell’1,40% possa essere recuperato (superato il periodo di prova) dai datori di lavoro che, alla scadenza, trasformano il rapporto in un contratto a tempo indeterminato. Viene quindi garantita la restituzione del contributo addizionale in esame nel limite massimo di sei mensilità. La restituzione può avvenire anche nel caso che il datore di lavoro, entro 6 mesi dalla scadenza del contratto a termine, riassuma il medesimo lavoratore a tempo indeterminato. L’ultimo contributo all’ASpI, quello aggiuntivo in caso di licenziamento di un lavoratore a tempo indeterminato, costituisce la vera novità e riguarda tutte le imprese con dipendenti senza riguardo alla dimensione, cioè al numero di dipendenti occupati. Il datore di lavoro che vuole sopprimere un posto di lavoro e procedere al licenziamento del lavoratore addetto, fosse anche l’unico dipendente, è vincolato al versamento del contributo aggiuntivo per l’ASpI. Dal 2013, in sostanza, qualsiasi licenziamento di dipendenti comporta un costo a carico delle aziende, indipendentemente dalla forza lavoro impiegata. La circolare Inps n. 44 del 22 marzo 2013 ha dettato le modalità operative per il versamento, partendo dalla formulazione della legge, che introduce un nesso tra il contributo e il teorico diritto all’ASpI da parte del lavoratore il cui rapporto di lavoro viene interrotto; conseguentemente, i datori di lavoro saranno tenuti all’assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto generi in capo al lavoratore il teorico diritto alla nuova indennità, a

prescindere dall’effettiva percezione della stessa. Il contributo è pari al 41% del massimale ASpI, e cioè 1.180 euro, per ogni anno di anzianità di servizio e per un massimo di 3 annualità. Per l’anno 2013 sarà quindi pari a 483,80 euro l’importo annuo e a 1.451,40 il massimo complessivo per il triennio. Sempre secondo l’interpretazione Inps, la contribuzione va sempre assolta in unica soluzione, non essendo previsto un versamento in forma rateizzata. In caso di prestazione lavorativa a tempo parziale, la quota non è proporzionabile al lavoro effettivamente svolto, mentre è divisibile in quote mensili l’anzianità inferiore ai 36 mesi, con il classico riferimento alla frazione superiore ai 14 giorni. Un esempio per chiarire meglio: lavoratore con anzianità pari ad 1 anno e 4 mesi = 483,8 + (483,8/12 x 4)= 645,07 L’Assicurazione sociale per l'impiego (ASpI) sarà pienamente operativa dal 2017, quando sostituirà anche l’indennità di mobilità e diventerà l’unica tipologia di sostegno al reddito a seguito della perdita del lavoro. Ma a quanto ammonta il nuovo assegno? Il sistema di calcolo non è dei più immediati: il punto di partenza rimane sempre la retribuzione mensile. Se questa retribuzione mensile non supera l’importo di 1.180 euro (limite per l’anno 2013), l’ASpI è pari al 75% della retribuzione; al massimo quindi sarà di 885 euro, ossia il 75% di 1.180. Se la retribuzione base supera 1.180 euro, allora l’ASpI sarà la somma dell’ASpI base (885 come indicato) e del 25% di quanto eccede 1.180. In ogni caso, l’ASpI non può superare l’importo dell’indennità straordinaria di cassa integrazione, che per il 2013 è di 1.119,32 euro, importo anche questo rivalutabile annualmente. Basterà l’analgesico Fornero ad alleviare i sintomi più feroci della crisi? I nuovi oneri per il datore di lavoro non creeranno più danno che beneficio? Ai posteri… n


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52 Fiere

MALAYSIA PRIDE

LA MALESIA SI AFFACCIA di Eleonora Verdi

isultato più che positivo per il debutto del Malaysian Furniture Promotion Council al FuoriSalone milanese: buyer di qualità elevatissima, molte visite di giornalisti, una location di ottimo livello alla Tortona Design Week. Un evento riuscito, che ha visto in contemporanea il lancio di “Malaysia Pride”, il marchio di qualità creato da MFPC per comunicare al mondo la qualità dell’arredamento malese, costruito con materiali di prim’ordine, e in netto miglioramento anche come qualità tecnologica. Madam Sarimah Mohamad Sabudin, amministratore delegato di MFPC, in carica da qualche mese, ha commentato così l’esposizione: “Siamo molto soddisfatti del risultato, che conferma il ruolo di primo piano che sta assumendo la Malesia nel panorama dell’arredamento mondiale. Nei giorni milanesi, abbiamo incontrato molti e interessanti designer internazionali, che hanno gaurdato con attenzione ai nostri materiali grezzi, manifestando l’intenzione di lavorare con le nostre aziende, per arrivare a nuovi stili, che mescolino est e ovest. Noi vogliamo migliorare la qualità del design dei nostri prodotti, per arrivare a trasformare la nostra industria del

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Al FuoriSalone 2013, ha fatto la sua comparsa per la prima volta la Malesia. Il Paese del Sud-Est Asiatico, tra i più grandi produttori di arredamento del mondo, cerca una nuova identità, espressa nel nuovo marchio di qualità Malaysia Pride.


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mobile da esclusivamente terzista a un’industria matura, con aziende con design originali e brand riconoscibili. Questo naturalmente ci richiede di instaurare rapporti con designer internazionali, così come ci sono diversi buyer internazionali interessati a sviluppare collaborazioni con le nostre aziende. A dispetto della recessione che ha colpito l’Occidente, il Salone Internazionale del Mobile e il FuoriSalone continuano ad attrarre centinaia di migliaia di visitatori ogni anno, sono gli eventi più importanti del mondo per il settore dell’arredamento; è un palcoscenico internazionale su cui bisogna essere, per attivare contatti. Quest’anno abbiamo avuto contatti con buyer provenienti dal Messico, dalla Turchia, dagli Stati Uniti, contatti con importanti agenzie di rappresentanza del design nel mondo. Siamo anche molto soddisfatti del successo riscosso dai giovani designer che esponevano al SaloneSatellite, con l’evento TANGGAM; promosso dal Malaysian Timber Industry Board”, ha concluso Sarima Sabudin. Cos’è Malaysia Pride Malaysia Pride è un marchio di qualità lanciato nel febbraio 2012 dal Governo Malese, sotto l’egida del Ministero della Riforestazione e Industria. Gli aderenti al programma Malaysia Pride devono adottare criteri di eccellenza, best practice, vocazione al design originale, innovazione nei prodotti e nei processi. La produzione dev’essere attenta alla qualità, al design, un design che deve ispirarsi alla relazione con il passato, con la tradizione millenaria della Malesia nella decorazione; al tempo stesso le aziende devono sviluppare una capacità di autonomia e di avanzamento anche nella qualità degli allestimenti. Per aderire al programma Malaysia Pride, un’azienda deve avere la propria sede in Malese, e la proprietà dev’essere malese; implementare il design originale, e operare con gli standard della certificazione ISO 9001. Le aziende che aderiscon al programma devono essere consce che stanno rappresentando la Malesia nel mondo, e operare di conseguenza; l’adesione al programma è soggetta ad approvazione da parte del Malaysian Furniture Brand Committee, che comprende rappresentanti del


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Governo Malese, provenienti da: - Ministero of Plantation Industries and Commodities (MPIC) - Malaysian Timber Industry Board (MTIB) - Malaysia External Trade Development Corporation (la Camera di Commercio Malese - Matrade) - Forest Research Institute Malaysia (FRIM) - SIRIM QAS International Sdn. Bhd. (SIRIM QAS) - Malaysian Furniture Promotion Council (MFPC). L’industria del mobile malese Non tutti sanno che l’industria del mobile malese è tra i primi 10 esportatori del mondo, con il 90% della produzione effettuata per conto terzi. Si tratta di un comparto industriale tecnologicamente avanzato, dalle grandi potenzialità di sviluppo. Attuamente, le esportazioni raggiungono oltre 160 Paesi, per un totale, nel 2012, di 8 miliardi di Ringgit malesi (circa 2 miliardi di euro); di questi, il 27,9% è costituito dall’export negli Stati Uniti. Una delle tante ragioni per cui la Malesia ha successo, è la grande disponibilità di risorse naturali, che naturalmente influenzano la produzione: l’80% della produzione malese, è costituita da arredamento in legno massello. Ed è una delle ragoni per cui è così popolare nel mondo:

anche in tempi moderni, l’arredamento in legno mantiene salda la sua popolarità nel mondo. Una varietà così ricca di legno permette di lavorare virtualmente con tutti i Paesi del mondo, grazie all’ampiezza dei colori, e alla possibilità di soddisfare molti, diversi, stili di arredamento. Grazie anche al clima, il territorio malese consente la coltivazione di diversi tipi di legni, dall’acacia all’hevea (albero della gomma), al legno di palma, a molti altri. Inoltre, per soddisfare le giuste richieste internazionali di legalità, il legno proveniente dalla Malesia è tracciato e tracciabile. La struttura responsabile per la promozione dell’arredamento malese nel mondo è il Malaysian Furniture Promotion Council (MFPC), fondato nel 2003 dal Ministero dell’Industria. L’industria del mobile malese ha dovuto dotarsi di una struttura di supporto e promozione, per portare le aziende a evolversi, e passare dalla fase di “produzione nel cottage di famiglia” a un’industria moderna e organizzata, all’altezza di competere nel mondo. Tra i vari compiti di MFPC, c’è anche la funzione di sostenere le aziende a sviluppare prodotti dal design originale, impiegando i materiali di cui la Malesia è ricca, e coniugando le capacità artigianali del comparto con il design, proveniente dall’estero ma anche dai giovani malesi che verranno. n


ASSOCIATI AFEDERAZIONE FEDERMOBILI DEI NEGOZI DI ARREDAMENTO Perché associarsi? • Perché rappresenta e tutela gli interessi dei rivenditori di arredamento; • Perché fornisce consulenza e assistenza su temi specifici della distribuzione di arredamento (studi di settore, incentivi, contratto collettivo nazionale di lavoro, etc); • Perché comprende l’abbonamento gratuito alla rivista FederMobili*; • Perché riserva un pacchetto esclusivo di convenzioni nazionali specifiche per i negozianti di arredamento; • Perché gli associati godono di un’agevolazione sul prezzo dei corsi Innova.com; • Perché si possono ottenere pacchetti innovativi di servizi che la Federazione mette a disposizione per rispondere a esigenze specifiche del settore; • Perché si partecipa agli organi e ci si può candidare alla governance della Federazione.

Come associarsi? Per aderire a Federmobili in qualità di socio sostenitore, il solo requisito richiesto è quello di essere un operatore che svolge la propria attività nel settore arredamento. Basta compilare e inviare a Federmobili la domanda di adesione sottoscritta dal legale rappresentante della società. La quota di adesione prevista per il 2013 è di Euro 250. *Per quanti sono già abbonati alla rivista, dalla quota di adesione verrà decurtato il costo dell’abbonamento

Per altre informazioni e per scaricare la domanda di adesione: www.federmobili.com - tel 02 7600 1403 - fax 02 783 032 email: istituzionale@federmobili.com


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56 Agenda e News

A cura di Roberta Mutti

UN SOLO TASTO PER SEMPLIFICARE

La nuova lavatrice Innex di Indesit è un prodotto di pura innovazione: il pulsante Push & Wash permette con un unico tasto di accendere, selezionare il programma e avviare la macchina in soli 2 secondi, assicurando la rimozione dello sporco quotidiano da cotone e sintetici… in soli 50 minuti. Come viene confermato anche da una ricerca sui consumatori dell’Università di Bonn, proprio il cotone e i sintetici sono i tessuti lavati più frequentemente dagli europei. I ricercatori Indesit, quindi, hanno messo a punto il ciclo ideale per la rimozione degli sporchi quotidiani, la cui efficacia è stata testata dall’istituto indipendente SSOG sulle 9 macchie quotidiane: olio d’oliva, tè, succo d’rancia, trucco, creme, sangue, erba e terra. Innex ha un design essenziale, lineare, firmato da Giugiaro, con un pannello comandi molto chiaro e intuitivo e l’oblò più grande sul mercato che rende più facile caricare la lavatrice fino a 9 kg di carico; le lavabiancheria Innex sono il fiore all’occhiello di Indesit anche in termini di Classe Energetica: i modelli top di gamma raggiungono la classe A+++, che si traduce in un risparmio energetico del 30% rispetto alla classe A. www.indesit.it

Design TECH > DUE PREMI PER VIROBI Già premiato come miglior prodotto dell’anno dai consumatori di Germania e Spagna, Virobi Vileda, il prezioso alleato per la caccia alla polvere, si è aggiudicato il Red Dot Design Award, assegnato dall’omonima associazione tedesca, e il Good Design Award, uno dei più prestigiosi premi di design del mondo, assegnato da Chicago Atheneum Museum of Design, in collaborazione con European for Architecture Art Design and Urban Studies. Virobi Vileda rappresenta un’autentica novità nel panorama dei robot aspirapolvere: si tratta, infatti, di un prodotto di concezione totalmente nuova, progettato fin dall’origine per la funzione di raccolta di polvere e peli. Come spiega Victor Andriani, Responsabile Marketing International di Vileda, protagonista del progetto Virobi, “Virobi è nato per essere un apparecchio semplice e intuitivo da usare, con poche funzioni e un aspetto amichevole: un piccolo elettrodomestico utilizzabile con facilità anche dalle persone anziane, con un prezzo accessibile. Un obiettivo ambizioso, che è stato raggiunto grazie alla collaborazione tra Vileda e Casini Studio, lo studio milanese che ha progettato Virobi, in collaborazione con il CR&S Vileda.” www.vileda.it www.casinistudio.it


57 Dalle Aziende > IL DISTRETTO DELLA SEDIA SBARCA IN SUDAFRICA Sette aziende dell’Italian Chair District insieme per conquistare il Sudafrica Si dice spesso che le aziende italiane faticano a fare sistema, ma l’eccezione che conferma la regola è venuta da 7 aziende leader nella filiera della sedia di Udine, che hanno partecipato all’iniziativa Italian Chair District meets Cape Town. Domitalia, Fornasarig, Frag, Gervasoni, Moroso, Potocco e Tonon sono sbarcate insieme a Cape Town - capitale del design 2014 -, per presentare una vetrina di prodotti di eccellenza che hanno trovato una risposta straordinaria. Inserito nel progetto “Gateway to South Africa” di cui è capofila la CCIAA di Udine e coordinato dall’Italian Chair District, sinonimo di uno storico distretto, il progetto ha dimostrato che le opportunità non mancano a chi le sa cercare, che la domanda globale di arredo non si è affievolita, ma si è spostata verso nuovi mercati, e il Sudafrica, con il fermento che lo muove, è uno di questi. Spiega Carlo Piemonte, direttore dell’Italian Chair District: “Italian Chair District è il Marchio internazionale relativo alle aziende che provengono dal distretto della sedia, nel nord-est italiano, un distretto che comprende 650 aziende nella filiera produttiva della sedia, storicamente specializzate nel legno, ma che nel tempo si sono rinnovate, e oggi hanno un’elevata specializzata, che comprende anche altri materiali. Sotto questo Marchio-ombrello, le aziende, dal 2011, organizzano eventi e partecipazioni a fiere, per intrecciare rapporti commerciali nelle varie aree del mondo. L’evento in Sudafrica ha avuto un grande successo; abbiamo avuto moltissime visite, sia di giornalisti, sia di architetti e interior designer, che sono naturalmente gli operatori più graditi. Un temporary showroom di 3 giorni, che ha visto anche la presenza del nostro Ambasciatore in Sudafrica, Vincenzo Schioppa.” Successo confermato anche da Alberto Gortani, presidente di Asdi – Agenzia per lo sviluppo industriale del distretto e direttore generale di Moroso, che ha aggiunto: “Siamo estremamente soddisfatti per il risultato di quest’evento, e anche orgogliosi di poter dimostrare che le aziende italiane riescono a fare rete, aldilà delle singole presenze. Ed è davvero utile per attivare sinergie soprattutto sui mercati lontani e poco strutturati.” L’esposizione mixava le icone di ciascun marchio, tutte a firma del migliori designer internazionali. Dagli imbottiti e coffee table firmati Patricia Urquiola per Moroso, alle collezioni di sedute e poltroncine in cuoio di Frag nate dalla collaborazione con Gordon Guillaumier, Michele Di Fonzo, Calvi & Brambilla; alle innovative sedute in design 3d di Mac Stopa, alle nuove declinazioni in pelle di Martin Ballendat per Tonon. Fornasarig presentava le sedute in legno per il contract disegnate da Luca Nichetto, Potocco le collezioni di sgabelli e poltroncine per l’indoor e l’outdoor firmate Hannes Wettenstein e Wolfgang Mezger; Domitalia ha proposto le versatili sedute in polipropilene e policarbonato ideate da Radice&Orlandini, Fabrizio Batoni, Fabio Di Bartolomei e Dual Design, e Gervasoni le collezioni firmate da Paola Navone. www.italian-chair-district.it


I TAPPETI NODUS DESIGN RUGS Presentata durante la Milano Design Week 2013 la nuova collezione di tappeti Nodus, che quest’anno ha coinvolto i designer Sam Baron, Serena Confalonieri, Matali Crasset, Gianni Veneziano & Luciana Di Virgilio, Constance Guisset, Harry&Camila, Sebastian Herkner, Lanzavecchia+Wai, Antonella Negri, Luca Nichetto, Studio Job e Kiki Van Eijk. I tappeti di Gianni Veneziano e Luciana Di Virgilio esplorano la valenza fortemente simbolica della sfera, ma utilizzandola come spazio di una riflessione umanistica sull’infinito rapportarsi di uomo e donna, raffigurati in Human Circle-Paradiso (per la collezione Allover) e in Human Circle-Inferno (per la collezione High Design Rugs). www.nodusrug.it

UNA COLLECTION SENZA TEMPO Presentata durante la Design Week Milanese, la Gattinoni Home Collection si colloca nella ricerca di un’esclusività che proviene direttamente dall’eleganza degli abiti sartoriali della Maison. Realizzata da Brianform con disegni dell’architetto Emilio Ronzoni, la Gattinoni Home Collection di distingue per la ricchezza di dettagli e materiali; imbottiti, sedie e tavoli, ispirati alle icone del cinema, riportano alla raffinatezza dei classici della moda. Materiali e cicli produttivi rispettano certificazioni e ambiente. www.gattinonihomecollection.it

ZAHA HADID PER SLAMP Sono due le collezioni disegnate da Zaha Hadid, e presentate a Euroluce da Slamp, l’azienda romana specializzata in luci di design a un prezzo accessibile. Con la complicità di 50 strati di Cristalflex® (tecnopolimero brevettato da Slamp), Aria si libra quasi in volo; la grande lampada è costituita da una struttura centrale con 6 fonti luminose e a un faretto spot che illumina in maniera direzionale verso il basso. Per dare forma al progetto Avia, sono stati utilizzati 52 strati di Opalflex®, tecnopolimero brevettato da Slamp; per adattarsi a ogni più diversa esigenza, la lampada è proposta in 4 dimensioni: due più ridotte, ideali per l’istallazione domestica, e due più grandi, per valorizzare ambienti di grandi dimensioni. www.slamp.it

CLEI SWING SI ESIBISCE ALLA TRIENNALE DI MILANO Dal 31 maggio al 14 luglio Clei sarà tra i partner della mostra “Design Emotion – Vivere contemporaneo verso la smart city”, all'interno dello spazio Material ConneXion Italia presso la Triennale di Milano. “Design Emotion – Vivere contemporaneo verso la smart city” è un concept itinerante, un modello pensato per incoraggiare l’innovazione “sostenibile” durante la progettazione di servizi e prodotti delle città di domani. In occasione della mostra, Clei espone Swing, un divano integrato con sistema componibile parete giorno che si trasforma in letto matrimoniale, tra i modelli più amati e venduti. La mostra si inserisce all’interno degli EXPO DAYS tenuti a Milano per promuovere Expo 2015 e sarà aperta fino al 14 luglio 2013. www.clei.it


59 LA CASA COMINCIA DALLA PORTA Porte e portoni d’ingresso non sono dettagli, come dimostra questo portone sezionale, utilizzato per una villa sulla Riviera degli Ulivi. Il portone sezionale LPU40 di Hörmann si contraddistingue per l’apertura verticale e lo scorrimento a soffitto, che consente il massimo utilizzo dello spazio. LPU40 Hörmann, adattabile a ogni tipo di garage, ha doppia parete coibentata: con uno spessore di 42 mm, può raggiungere dimensioni fino a 5500 mm in larghezza e fino a 3000 in altezza. È disponibile in 16 pregiati colori e, a richiesta, in tutte le tonalità della gamma RAL, con diverse finiture; è sempre predisposto alla motorizzazione. www.hormann.it

UN CLASSICO ATTUALISSIMO Sembra facile dire riedizione. Ma la Bowl Chair, disegnata da Lina Bo Bardi nel 1951, non è mai stata prodotta in serie. La sfida che ha dovuto affrontare Arper era dunque duplice: ingegnerizzare un prodotto per adattarlo alla produzione industriale di oggi, e al tempo stesso interpretare in modo corretto i pochi schizzi esistenti, con pochissime indicazioni su dimensioni e materiali, avendo a disposizione solo due prototipi, costruiti artigianalmente in Brasile negli anni Cinquanta. Per il momento, sarà disponibile una sola versione in un’edizione limitata di 500 esemplari. www.arper.it

LA PARETE PRENDE VITA Cosmiche scie luminose per Mizar, un rivestimento in marmo modulare in 3D retroilluminato, dalla collezione Le Pietre Luminose di Lithos Design, che comprende otto modelli inediti in marmo bianco di Carrara e rosa Agata, disegnati da Raffaello Galiotto. Ogni modulo (cm 60X60x11) è dotato di un apparato illuminotecnico con fonte luminosa fluorescente indipendente, per rendere pratica e agevole la normale manutenzione. L’indipendenza luminosa di ogni modulo garantisce, inoltre, una retroilluminazione uniforme a tutta la parete per una resa estetica impeccabile. Con Le Pietre Luminose continua la ricerca sulle possibilità espressive della pietra di Lithos Design, una delle aziende emergenti più innovative nel panorama dei rivestimenti lapidei ad alto tasso di design e tecnologia. www.lithosdesign.com


IL COLORE CONTA! Nel 2013, Pantone compie 50 anni: mezzo secolo in cui il Pantone Color Institute® è stato ripetutamente testimone di continue reinvenzioni del colore. Il colore è molto più di una semplice apparenza: un colore influenza dal 50% all’85% delle decisioni di acquisto dei consumatori, ed è la prima cosa che i consumatori notano di un marchio. Stabilire un preciso logo (o colore) conferisce un marchio distintivo che rende il brand memorabile, un fattore importante in un mercato competitivo. Anche nella casa, il colore è ciò da cui dipendono le emozioni e gli stati d’animo che l’abitazione trasmette, ciò che ci permette di esprimere la nostra vera personalità e di creare una personalità unica all’interno delle quattro mura. Il colore è un elemento fondamentale dell’esperienza umana, offre a ciascuno di noi un fantastico strumento per esprimersi in modo creativo. Facendo una cronaca dei diversi cambiamenti che hanno scandito la storia del colore negli ultimi decenni, possiamo esplorare il contesto nel quale il colore ha dispiegato il proprio arcobaleno di storia e simbolismo. E proiettandoci avanti nei prossimi 50 anni, con le nuove tecnologie e i nuovi processi artigianali che si legano ancora più profondamente alle nostre vite e al più ampio mondo del design, il colore continuerà ad affascinarci manifestandosi in modi inimmaginati. www.pantone.com

FIMA CARLO FRATTINI PRENDE IL LARGO È firmata FIMA Carlo Frattini la fornitura della rubinetteria per il prestigioso Blue Coast 95’, uno dei catamarani di lusso più eleganti mai costruiti. Realizzato con materiali ad alta tecnologia, questo maxi catamarano lungo 28,80 metri è stato progettato per le crociere a lunga distanza dall’architetto Jean Jacques Coste - Coste Design & Partners - che ha concentrato la sua attenzione sul rapporto tra volumi e spazio abitabile in un mix di lusso, comfort, prestazioni, piacere e sicurezza. La collezione Bio di di FIMA Carlo Frattini, con le sue linee pulite, ben definite e geometriche, ben si integra in quest’ambiente elegante ed esclusivo. Inoltre, la cartuccia progressiva permette al rubinetto di essere “Bio” grazie anche a un limitatore di temperatura e portata massima dell’acqua che consente sensibili risparmi di gas ed energia elettrica, poiché evita l’accensione della caldaia ad ogni apertura. www.fimacf.com

TUTTE LE FUNZIONI IN UNO SPECCHIO Lo specchio a filo lucido di Stocco Kalì, che prende il nome dalla dea con tante braccia, è dotato di molte funzioni salvaspazio. Allo specchio Kalì si possono abbinare nuove lampade, come la Spost-it, che, grazie al binario, può scorrere, o le mensole della collezione Clips, in alluminio, con porta spazzolino, con “appendi salviette”, con bordi alti “portaoggetti”, oppure il nuovo specchio ingranditore: un oggetto super utile con braccio regolabile. E ancora: gli specchi a filo lucido possono essere dotati di sensore antiappannamento, utilissimo nello spazio bagno, oppure di un sensore di presenza, che accende la luce al nostro ingresso. www.stocco.it


61 Showroom

Awards >

BULTHAUP A BRESSANONE Si chiama Trias il nuovo spazio inaugurato di recente a Bressanone da Bulthaup. Su una superficie di 400 metri quadrati, suddivisa tra uffici e zona espositiva, progettato dall'architetto Christian Schwienbacher, trovano posto le cucine Bulthaup, accanto ad altri nomi di spessore quali Miele e Gaggenau per gli elettrodomestici e IItala e Kitchenaid per gli oggetti da cucina, oltre ai sistemi di arredamento USM Haller. La molteplicità di soluzioni disponibili, unite al fascino minimal, e la vasta gamma di superfici che variano dai materiali in acciaio inox fino ai legni pregiati, permettono di poter creare infinite varietà di composizioni, spaziando dalle forme solide a quelle più fluttuanti, creando in questo modo ambienti di vita unici. All'interno della zona espositiva si possono apprezzare sia proposte versatili per una perfetta visione d'insieme, adatte agli amanti dell''estetica, sia soluzioni funzionali per chi predilige la comodità ed allo stesso tempo non vuole rinunciare al design. www.bulthaup.it

PREMIO CARLO SCARPA IN ISLANDA La Giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, promosso e organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, ha deciso all’unanimità di dedicare la ventiquattresima edizione (2013) all’orto di Skrudur, a Núpur, un giardino botanico che, con una scuola e una chiesa, costituisce un luogo riposto sulla riva di uno dei fiordi che solcano la regione nordoccidentale dell’Islanda, a pochi chilometri dal Circolo Polare Artico. Adagiato su un declivio che guarda a sud-ovest verso la lingua d’acqua del Dyrafjöròur, Skrudur è come un piccolo grumo di vegetazione, circondato alle spalle dalla cortina solenne di montagne dai fianchi mossi dall’erosione glaciale e a valle da un terreno brullo che digrada verso la riva del fiordo. Accanto, la scuola, una chiesa e la fattoria di Núpur, dove una comunità ha inaugurato all’inizio del XX secolo un progetto che in questa terra e in questo luogo si presenta come sfida a condizioni ambientali estreme e a pressanti istanze di miglioramento sociale: coltivare la terra e aver cura di un processo indirizzato alla conoscenza, al benessere, all’educazione, all’elevazione sociale. Aperto nel 1909, l’orto-giardino nasce dalle mani del reverendo Sigtryggur Guòlaugsson, che pochi anni prima, insieme al fratello Kristinn, qui aveva inaugurato una scuola e un programma di educazione ispirato alle idee del pastore danese Nikolai Frederik Severin Grundtvig (1783-1872), diffuse anche in Islanda. www.fbsr.it


62 JEC EUROPE INNOVATION AWARD 2013 PREMIA UN’AZIENDA ITALIANA Cruing Italy ha vinto il riconoscimento per la sezione “Meccanica e Utensili”, accanto ad aziende come BMW, Peugeot-Citroen e Agusta Westland, premiate nelle sezioni Automotive e Aeronautica. Al centro di questo successo, il sistema Aerotech, una soluzione di strumentazione ideata dalla Cruing per evacuare le particelle calde di polvere prodotte durante le operazioni di taglio, che ha ottenuto il Brevetto europeo. Quest’applicazione è provvista di un sistema di raffreddamento ad aria in grado di ridurre efficacemente le temperature di lavorazione, permettendo così di ricorrere al taglio a secco degli elementi in composito e costituendo una valida alternativa alla lavorazione con refrigeranti (taglio umido). Il sistema garantisce una buona finitura dei bordi e l’impedimento della delaminazione del materiale. L’innovazione, eliminando l’uso di refrigeranti chimici, preserva il lavorante da patologie cui altrimenti sarebbe soggetto, come malattie della cute, dell’esofago e carcinomi polmonari. L’ambiente di lavoro risulta dunque più pulito, senza impatti negativi sull’ecosistema. www.cruing.com

Associazioni > UN PREMIO ALLA SOSTENIBILITÀ ADI - Associazione per il Disegno Industriale, dà il suo patrocinio all'edizione 2013 di FSC Italia Design Award, e partecipa alla selezione assegnando due premi speciali dell’Atelier dell’Innovazione. La missione fondamentale di ADI Associazione per il Disegno Industriale consiste, fin dalla fondazione (1956), nel diffondere tra progettisti, imprese e istituzioni la cultura del design e nell'adeguarla alle sensibilità culturali contemporanee. Attraverso l’Atelier dell’Innovazione, un gruppo di lavoro appositamente costituito, ADI individua i settori strategici per lo sviluppo sociale e produttivo riconducibili all’innovazione. Perciò Atelier dell’Innovazione ha deciso di aggiungere due riconoscimenti speciali a quelli previsti dal concorso FSC Italia Design Award. A partire dall'edizione 2014, ADI Design Index (il volume che ogni anno costituisce la preselezione del premio Compasso d'Oro) comprenderà una sezione specifica – quella del Design per il sociale – per riunire i prodotti e i servizi che hanno un significativo impatto sulla vita delle comunità, e dare loro particolare risalto. www.adi-design.org

DA ACIMALL, IL CONSUNTIVO 2012 SULLE MACCHINE PER LA LAVORAZIONE DEL LEGNO Ecco i dati definitivi 2012 per le tecnologie per il legno e la produzione di mobili, utensili compresi, elaborati dall’Ufficio studi di Acimall, l’associazione confindustriale che rappresenta le imprese del settore. Il dato più significativo è ovviamente legato alla produzione, attestatasi a 1.571 milioni di euro, il 7,5 %in meno rispetto al 2011. La produzione italiana di tecnologia potrebbe riscuotere ben altri successi ed esprimere ben altri valori, ma la debolezza della domanda non permette di creare un nuovo circolo virtuoso. Un altro dato che emerge con chiarezza è la fragilità del mercato interno, il cui andamento ha influito e influirà sui successi dell’industria rappresentata da Acimall. I 488 milioni di consumo apparente delle imprese “made in Italy” che lavorano il legno e i suoi derivati (il 13,7 per cento in meno rispetto all’anno precedente) convalidano immediatamente questa considerazione e pongono in evidenza – considerata anche un’importazione che si è fermata a 130 milioni di euro, meno 16,5% rispetto al 2011 – la stagnazione della domanda italiana su livelli sempre più preoccupanti. L’importazione nel 2012 ha rappresentato il 26,6 per cento del consumo nazionale, un dato significativo, che vede la netta prevalenza o di soluzioni di fascia bassa, per lavorazioni a basso valore aggiunto, o macchine con forti contenuti tecnologici e innovativi. Sostanzialmente stabile il rapporto con i due principali Paesi fornitori: anche nel 2012 le importazioni dalla Germania si attestano attorno ai 70 milioni di euro, a 20 milioni gli acquisti in Cina. Concludiamo con qualche osservazione sulle esportazioni, da sempre l’autentica, forte vocazione delle imprese italiane di settore. L’andamento può essere definito come “sostanzialmente stabile”: nel 2012 abbiamo venduto in tutto il mondo macchine per 1.231 milioni di euro, il 3,7%in meno rispetto al 2011. Una variazione percentuale che non deve essere guardata con eccessivo pessimismo; la percentuale di macchine, utensili e impianti che viene venduta a clienti stranieri è comunque in continuo aumento e nel 2012 abbiamo raggiunto il 78,3 per cento della produzione nazionale complessiva. Un’opportunità sulla quale tutti oramai lavorano con ancora più convinzione e impegno, nel tentativo di limitare al massimo le problematiche che un mercato nazionale debole inevitabilmente innesca, con un sempre più consistente numero di imprese la cui quota export è a pochi decimi di punto sotto al 100 per cento. www.acimall.it


63 FIERE >

PROPOSTE: IL TESSUTO SI FA FIERA Si è tenuta dal 7 al 9 maggio 2013 la ventunesima edizione di Proposte, Anteprima Mondiale del Tessuto d’Arredamento e del Tendaggio, promossa da Ascontex Promozioni e Consorzio Promozione Tendaggio Italiano. Sono giunti a Villa Erba 6151 visitatori, di cui 2303 italiani e 3848 stranieri, con una flessione comprensibile del 3,33% rispetto allo scorso anno. La percentuale di stranieri si conferma alta, con quasi il 62,55%, confermando così il carattere internazionale di Proposte. Per diretta dichiarazione dei 97 espositori europei, nonostante la crisi economica i buyer più importanti si sono regolarmente presentati in fiera, provenienti da ben 73 Paesi. Segnaliamo aumenti di visitatori da Australia, Cina, Giappone, Grecia, India, Polonia, Taiwan, Turchia. Benché la clientela abbia in genere pianificato acquisti prudenti dimostrando la necessità di muoversi con cautela sui mercati in continuo cambiamento, la manifestazione è stata valutata vivace dagli espositori per la varietà dei Paesi rappresentati e per l’interesse rivolto alle nuove collezioni. La prossima edizione di Proposte a Cernobbio si svolgerà mercoledì-giovedì-venerdì 7-8-9 maggio2014. A conclusione dell’edizione di maggio 2013, un’importante novità: Proposte Shanghai. Mantenendo inalterati l’immagine e i contenuti di prestigio e selettività, Proposte intende in futuro aprire le porte all’estero per instaurare contatti sempre più vicini alla clientela, esportando al di fuori di Cernobbio il grande patrimonio tessile tipico delle nostre industrie espositrici per le quali il design, la cultura, la bellezza sono ormai prerogative irrinunciabili. Dopo un attento esame delle varie possibilità, la prima scelta si è fermata sulla Cina, l’immenso Paese che più di ogni altro ha subito in tempi rapidi una grande evoluzione nell’economia e nel costume. Dal 27 al 29 agosto 2013 si svolgerà quindi la prima manifestazione di Proposte fuori porta nell’ambito di Intertextile Shanghai Home Textile, una delle più grandi fiere tessili a livello mondiale, organizzata da Messe Frankfurt e da Sub-Council of Textile Industry, CCPIT. www.propostefair.it

MAISON&OBJET 6-10 settembre Paris Nord Villepinte PARIGI www.maison-objet.com SPOGA - GAFA 8-10 settembre Koelnmesse COLONIA www.spoga.de FURNITURE CHINA 11-15 settembre Shanghai New International Expo Center SHANGHAI www.furniture-china.cn Macef 12-15 settembre Nuovo Quartiere Fieramilano Rho-Pero MILANO www.macef.it 100% Design 18-21 settembre Earls Court, Londra LONDRA www.100percentdesign. co.uk Cersaie 23-27 settembre Quartiere Fieristico BOLOGNA www.cersaie.it


64 Redazione Mauro Tambelli Presidente di Federmobili, ha ricoperto vari incarichi presso IBM Italia, tra cui industrial engineering manager, direttore di produzione, direttore della pianificazione strategica. Nel 1984 ha cominciato a occuparsi dell’azienda di famiglia, Arredare srl, di cui oggi è presidente del consiglio di amministrazione. È direttore responsabile della rivista FederMobili. m.tambelli@federmobili.com Laura Molla Laureata in Economia Politica all’ Università Bocconi, è direttore di Innova.com e di Federmobili. È stata consulente-partner del Centro Studi Industria Leggera di Milano sino al 1998 e consulente di Iniziativa Srl di Milano sino al 2002. Collabora con Ipsoa Editore e con il magazine Witcasa. l.molla@federmobili.com Roberta Mutti Architetto e giornalista professionista, collabora da anni con le principali testate del settore arredamento e industrial design, in Italia e all’estero. Tramite il suo studio Il Tamburino fornisce servizi editoriali e di comunicazione alle aziende del settore. È caporedattore della rivista FederMobili. rivista@federmobili.com

Autori Chiara Brollo Si è laureata in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano; collabora con studi di architettura e con numerose riviste di settore. chiara.brollo@fastwebnet.it Franz Rivoira Giornalista pubblicista, inizia la sua carriera come copywriter, poi passa dall’altra parte della coppia creativa quale grafico. Attivo nel campo dell’editoria, marketing e comunicazione, è art director di FederMobili. rivista@federmobili.com

Autori Michela Amico Laureata in Economia e Commercio all’Università di Ancona con Master in Gestione Aziendale all'ISTAO, è partner CSIL dal novembre 2009. Si occupa di analisi economica, collabora a ricerche multiclient e custommade, con particolare riferimento ai settori dei mobili per cucina, ufficio, bagno e al sistema della distribuzione mobiliera in Italia e nei paesi europei. Ernesto Ghidinelli, dopo esperienze nel campo della certificazione contabile e bancaria, è dal 1996 responsabile del Settore Credito di Confcommercio. Si occupa di temi relativi a credito, finanza e risparmio. rivista@federmobili.com

Nadia Giovannacci consulente del lavoro, segue la gestione delle aziende del Gruppo Sereno e svolge la funzione di supporto tecnico esterno di Federmobili, nelle trattative inerenti il CCNL Commercio e terziario. rivista@federmobili.com Fabrizio Todeschini Architetto e giornalista, è stato per 10 anni direttore della rivista Habitat Ufficio. Managing partner di Edimotion, società specializzata in marketing communications internazionale per il settore arredamento, è sales & marketing manager in Italia di imm cologne e Orgatec (fiera di Colonia) e consulente per la promozione internazionale di CIFF-Office Show e CIFFHome Furniture (fiera di Guangzhou). fabrizio@edimotion.it Artem V. Vasiliev Artem V. Vasiliev, laureato in giornalismo all’Università di Mosca, collabora con la rivista Mebelny Biznes dal 2006. Si occupa di produzione industriale, analisi di mercato e mercati internazionali. artem.vasiliev@promebel.com

FederMobili n. 2/2013 In copertina: poltroncina di Thesia Progetti per Natevo, in rete elastica con pannello luminoso incorporato. Direttore responsabile Mauro Tambelli m.tambelli@federmobili.com Coordinamento FederMarketing Laura Molla l.molla@federmobili.com Direzione Corso Venezia, 49 - 20121 Milano Tel. +39 0276011958 Fax +39 02783032 www.federmobili.com/rivista Abbonamenti Tel. +39 0831 305266 promozione@federmobili.com Amministrazione Eleonora Zaffino Tel. +39 0276011958 Fax +39 02783032 amministrazione@federmobili.com Redazione e impaginazione Il Tamburino corso Vercelli 27 - 20144 Milano Tel. +39 024980998 iltamburino@federmobili.com Caporedattore Roberta Mutti rivista@federmobili.com Art direction Franz Rivoira Hanno collaborato: Michela Amico, Chiara Brollo, Ernesto Ghidinelli, Nadia Giovannacci, Mauro Mamoli, Fabrizio Todeschini, Artem V. Vasiliev Fotolito e stampa: Graphicscalve Vilminore di Scalve (BG) Pubblicità Agenti: Marilena Andreatta andreattam@interfree.it tel. 3489491911 Paolo Marcantoni paolomarcantoni@gmail.com tel. 3332167309 Editore Federmobili Federazione Nazionale Commercianti di Mobili Sede legale: piazza Belli 2- Roma Sede operativa: Corso Venezia, 49 - 20121 Milano Presidente: Mauro Tambelli Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana - R.O.C. n. 17483 Sped. in abb. post. 45% Art. 2 comma 20/b Lg. 662/96 MI. Aut. del tribunale di Milano n. 593 del 04-12-95. L’editore non accetta pubblicità in sede redazionale. Manoscritti e foto anche se non pubblicati non si restituiscono. Prezzo copertina: Euro 5,17 Costo numero arretrato: Euro 7,75 Questo numero è stato stampato nel mese di giugno 2013.


L’IMPORTANZA DI SAPERE È notizia recente che il bonus del 50% fissato dal Governo è stato esteso anche al settore dei mobili. Ma per conoscere nel dettaglio come funziona il decreto governativo, che cosa prevede, i termini e gli importi applicabili non è necessario interpretare la legge: basta rivolgersi a Federmobili. Collegatevi al nuovo sito: www.federmobili.com Dopo esservi registrati, potrete scaricare in modo facile e assolutamente gratuito un pratico Vademecum operativo, e se siete Soci, una Guida completa che affronta nel dettaglio le casistiche, anche le più complesse, e un elenco sempre aggiornato delle FAQ in merito. Inoltre, potrete scoprire notizie, informazioni, agevolazioni e servizi che la Federazione vi offre per svolgere il vostro lavoro in modo più efficiente. Per altre informazioni: www.federmobili.com - tel 02 7600 1403 - fax 02 783 032 email: istituzionale@federmobili.com

Rivista FederMobili numero 2/2013  

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