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3 CASTELLO DI SCHIO • C.P. 121 • C.A.P. 36015 SCHIO (VI)

di Roberto Rizzotto

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Futurshow (Milano) - R. Rizzotto, 09-2002

Incontri sulla fotografia digitale: un approccio “concreto”


Incontri sulla fotografia digitale: un approccio “concreto” 1

- Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie

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- Il linguaggio fotografico: scrivere con la luce

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- La gestione della fotocamera e dell’immagine digitale

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- Il fotoritocco

Ricerca, progetto grafico e immagini: Roberto Rizzotto L’attribuzione di altre immagini e di illustrazioni tecniche è indicata con il link al sito di provenienza. Il presente documento è consultabile esclusivamente in forma elettronica e non è concessa nessuna forma di duplicazione. CASTELLO DI SCHIO • C.P. 121 • C.A.P. 36015 SCHIO (VI)


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Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale

Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

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RAW

Dalla fotocamera al computer: l’organizzazione dei file Fin dallo scatto, le immagini digitali sono facili da gestire: per essere inviate agli amici, pubblicate nel web, inserite in programmi di impaginazione, inviate al service di stampa o riprodotte in casa.

Formati dei file nelle fotocamere Tutte le camere digitali memorizzano le immagini nel formato JPEG (.JPG), ma alcune permettono anche di selezionare i formati TIFF (.TIF) e/o RAW (.NEF - .CR2 ecc..).

Al momento dello scatto la fotocamera:

JPEG (Joint Photographic Experts Group) Tutte le fotocamere salvano le immagini in questo formato. IN OGNI SALVATAGGIO, il “file” dell’immagine JPEG viene “compresso” con piccole o grandi perdite di qualità nella composizione dei pixel (compressione “distruttiva”); è possibile variare il grado di compressione: • Minore compressione = maggiore qualità • Maggiore compressione = minore qualità

1. 2. 3. 4.

Espone il sensore alla luce Il sensore trasforma la luce in impulsi elettrici Elabora il segnale (nelle modalità prescelte) Memorizza (nel formato prescelto).

Il nome del file Il file realizzato dalla fotocamera si presenta così: DSCN1234.JPG Le prime 4 lettere (DSCN) identificano la fotocamera: DSCN=Nikon, DSCF=Fuji, IMG_=Canon. I 4 numeri (1234) sono il numero progressivo dello scatto, l’estensione .JPG è il formato di salvataggio del file (uno dei tre principali).

Esempi di nomi file DSCN8477.JPG

IMG_0518.JPG

Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

L’unica ragione per scegliere la maggiore compressione (minore qualità) è la creazione di file più piccoli, per l’invio di Email o l’impiego sul web. Le fotocamere offrono due o tre scelte di compressione, che tradotte in qualità di immagine sono: buono (Normale), ottimo (Fine), eccellente (Superfine), o valori equivalenti.

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TIFF (Tag Image File Format). Espressamente studiato come formato di file per le immagini. Alcune fotocamere professionali prevedono ancora il salvataggio con questo formato, in ogni caso, qualsiasi file (anche il JPG) può essere salvato “in copia” come .TIFF, consentendo qualsiasi intervento senza perdita di qualità. Il formato TIFF consente una compressione non distruttiva (LZW). RAW (grezzo). Questo formato salva i dati provenienti direttamente dal sensore senza alcuna elaborazione. I dati che riguardano l’immagine (tempo, diaframma, messa a fuoco e, ovviamente, l’inquadratura) vengono salvati in forma “grezza” (raw); i dati sul colore e luminosità (esposizione, bilanciamento del bianco, saturazione e contrasto), vengono salvati in un file separato. Oltre ad evitare i difetti che talvolta appaiono nell’immagine JPEG dove i dati vengono registrati in modo permanente dal software della fotocamera che ha una limitata potenza di elaborazione, nel formato RAW i dati salvati vengono elaborati al computer (PC) con software specifici capaci di estrarre, visualizzare ed elaborare tutti i dati presenti, ottenendo la massima qualità.

Esempi di compressione JPEG

File originale con minor compressione (qualità Superfine) Dettaglio (qualità Superfine)

Dettaglio (qualità Normale)

Oltre alla qualità, i file RAW hanno altri vantaggi. I file ottenuti sono approssimativamente il 60% più piccoli dei file TIFF a parità di numero di pixel, e si riduce il tempo di attesa tra due scatti perché il tempo di elaborazione nella camera è più breve. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

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Archivi e memorie Tutte le fotocamere digitali, per archiviare le immagini realizzate usano delle schede di memoria che, una volta riempite di dati, vengono rimosse e sostituite. Il numero di immagini memorizzabili in una camera dipende dai seguenti fattori: • La capacità della memoria (espressa in Megabyte). • La risoluzione adottata. • Il livello di compressione usato. Il numero totale di immagini che si riesce a memorizzare è importante perché una volta raggiunto il limite, non si ha altra scelta che smettere di scattare o cancellare alcune immagini per far posto alle nuove. Chi era abituato a scattare 5 o 6 rullini di pellicola in vacanza, dovrà scegliere una fotocamera ed un numero di schede di memoria adeguato alle proprie esigenze. I vantaggi delle memorie rimovibili sono: • Sono cancellabili e riutilizzabili • Sono relativamente poco costose. • Sono rimovibili, si toglie una e si inserisce l’altra fino all’esaurimento dello spazio totale disponibile. • Possono essere tolte dalla fotocamera ed inserite nel computer, o nella stampante. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Capacità di memoria Molto spesso, nella confezione della fotocamera appena acquistata troviamo una scheda di memoria di 32 MegaByte. Con l’elevata risoluzione raggiunta ormai da moltissimi sensori, questa capacità consente la memorizzazione di poche decine di foto, a meno che non si riducano le dimensioni dei file, riducendo così le prestazioni d una macchina “seria” a quelle di un videofonino! In commercio si trovano schede di tutti i tipi, con capacità da 1 GigaByte (1 GB=1024 MB) a 16 GB. Le grandi capacità sono particolarmente consigliate nel caso si usi la fotocamera per riprendere filmati e suoni. Potremo acquistare separatamente una o più schede di memoria con capacità adeguata alle nostre esigenze (meglio più schede di media capacità che una unica di grande capacità). Il trasferimento del file, dal processore delle fotocamera, alla scheda di memoria Il tempo che intercorre tra lo scatto e la visualizzazione sul display è impiegato in parte dal “software” della fotocamera per convertire i dati “RAW” secondo le preimpostazioni (WB, Esposizione...), ma anche dal tempo di trasmissione dei dati alla scheda di memoria. Esistono schede di memoria “standard” e “ad alta velocità”; in quest’ultime la qualità dell’elettronica consente la riduzione dei tempi di trasferimento e sono adatte soprattutto per le foto dinamiche e sportive, dove si scatta a ripetizione e quindi si chiede la massima affidabilità nella registrazione dei dati. 6


Download: trasferimento dei file Finito di scattare, le fotografie rimangono nella scheda di memoria finché non vengono scaricate (download) trascinandole in una precisa posizione nel disco rigido del computer. Due sono i principali metodi per il trasferimento: • Il collegamento diretto tra fotocamera e computer. • Il trasferimentro dei dati tra scheda di memoria e computer. In ogni caso, lo standard di collegamento è il formato USB

Software forniti con la fotocamera Vengono spesso trascurati perché la gestione dei file può essere fatta anche con programmi più rinomati, ma garantiscono operazioni “fondamentali” quali: • Il controllo delle immagini presenti sulla scheda di memoria (browser) e il download su una cartella del computer. • Il controllo di tutte le informazioni di scatto (Tempi, Diaframmi, ISO, Obiettivo, WB, Flash ecc...) • Minime operazioni di ritocco (occhi rossi, contrasto). • L’unione di immagini con funzione “foto panoramiche”. • La gestione completa dei file RAW e il salvataggio in formato .JPG.

Collegamento diretto tra fotocamera e computer Nei CD di installazione della fotocamera ci sono diversi file: le istruzioni d’uso ed alcuni software per funzioni specifiche del dispositivo (download, organizzazione file, gestione foto panoramiche ecc...). Con collegamento diretto “USB” tra fotocamera e computer, è spesso importante pre-installare i software a corredo, affinchè i “driver” (software per il riconoscimento tra accessori “periferici” e computer) riconoscano il contenuto del dispositivo (fotocamera) collegato. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

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Download: trasferimento dei file Collegamento “USB” tra scheda di memoria e computer In questo tipo di collegamento, la scheda di memoria viene vista dal computer come “hard disk e sterno” nelle periferiche esterne collegate; non necessita di nessun tipo di software pre-installato. Anche in questo caso il trasferimento avviene per “trascinamento” (drag & drop) dei file.

X ok Protezione delle schede Per proteggere le nostre immagini dalla sovrascrittura o dalla cancellazione accidentale, su alcune schede è presente una linguetta (simile a quella presente sui floppy-disk) che blocca qualsiasi tipo di accesso alla scheda, esclusa la visualizzazione.

Frequenza di trasferimento Se frequenza della nostra pratica fotografica è estremamente bassa (per esempio 50 fotografie al mese), possiamo attendere affinchè il contenuto di memoria consenta la masterizzazione di un CD (700 MB), di un DVD (4,7 GB) o di un DVD Double Layer (8,5 GB), comprese le versioni di Back-up e le versioni “elaborate” delle nostre immagini. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Cancellazione foto e ripristino memoria Cancellazione dei file - Le foto indesiderate possono essere facilmente rimosse premendo il pulsante “cestino”. Per evitare errori nella cancellazione, la fotocamera chiede sempre la conferma dell’operazione. Formattazione delle schede di memoria La formattazione (inizializzazione) di una scheda di memoria elimina tutti i dati contenuti nella scheda (comprese le immagini protette e i dati audio-video. Si consiglia di selezionare l’opzione [Formatt. basso liv.] se si ritiene che la velocità di registrazione/lettura di una scheda di memoria sia rallentata notevolmente. La cancellazione dei file e la formattazione della scheda devono essere eseguite esclusivamente dalla fotocamera o dal software dedicato, ma MAI DALLE RISORSE DEL COMPUTER. Nella programmazione della fotocamera è previsto il “reset” della numerazione delle foto, oppure la numerazione progressiva anche dopo la formattazione. Per facilitare la ricerca cronologica delle immagini evitando la sovrapposizione dei nomi consiglio la numerazione progressiva che dispone di 4 cifre, corrispondente a 9999 foto! Recupero di foto cancellate per errore: Operazioni affrettate ci portano talvolta a cancellare delle immagini che si desidera invece conservare. Esistono dei programmi specifici (Utility disco - File recovery) che consentono il recupero dei dati cancellati, purchè non vengano sovrapposti da altri dati. Per recuperare i dati dopo la cancellazione, rimuovere IMMEDIATAMENTE la scheda e portarla dal negoziante di fiducia. NON SCATTARE FOTO SU UNA SCHEDA DA RIPRISTINARE 8


L’organizzazione dei file L’archivio delle nostre immagini può essere organizzato tanto nel Folder (cartella) “documenti”, quanto nel Folder “immagini” oppure direttamente nel “desktop”. Ai fini di una successiva ricerca dei contenuti “scaricati”, una maggiore attenzione riguarda la creazione delle “sottocartelle” opportunamente nominate, che contengono concretamente l’archivio delle nostre immagini. Organizzazione delle cartelle (folder) L’elevata quantità di immagini che i sistemi digitali ci consentono di produrre, comporta un’attento processo di archiviazione. I file devono essere inseriti in cartelle classificate in modo tale da consentirne un rapido riconoscimento. Per esempio, potete nominare la cartella con due cifre dell’anno (2009=09) due cifre del mese (aprile=04) due cifre del giorno (22) Questo tipo di classificazione consente l’ordine delle cartelle in progressione alfanumerica. La cartella sarà quindi 09_04_22 e potrete aggiungere alcune brevi annotazioni (per esempio, per foto realizzate al Circolo Fotografico Scledense=CFS) riguardanti il luogo o il momento in cui sono state realizzate. La cartella si chiamerà quindi 09_04_21CFS. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Modifica dei file e duplicazione delle cartelle Le foto possono essere corrette, modificate, alterate, ma dopo il loro salvataggio non potranno più essere riportate alla versione originale. Se si compie un’errata operazione di ritocco (causata anche da un’errata calibrazione del monitor), è utile avere una copia con la versione originale dell’immagine per poter ripetere l’intervento. Se vogliamo modificare le immagini, è importante duplicarle, singolarmente o con la cartella che le contiene. In questo caso nomineremo le due cartelle con “bk” per la cartella originale, e “co” per la copia. Avremo così due cartelle:

Rinominare i file e avvertenze per il salvataggio Il nome del file (per esempio DSCN1234.JPG) può essere modificato, ma l’estensione (.JPG) assolutamente no, altrimenti il programma di fotoritocco può non riconoscere più la nostra immagine. Rinominando completamente i file perderemo l’ordine cronologico delle immagini; l’importante è non creare nomi troppo lunghi; in genere il nome deve essere al massimo di 10 caratteri + 3 caratteri dell’estensione. Ogni volta che il file JPG viene salvato, la compressione “riduce” l’estensione cromatica dei pixel.

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Copie di Back-Up (salvataggio su dispositivi esterni) Le nostre immagini sono a rischio! Le proprietà magnetiche dei dischi rigidi tendono ad affievolirsi nel lungo periodo, e possono essere influenzate da fattori esterni come i campi magnetici intensi. I dischi rigidi sono apparecchi elettro-meccanici di alta precisione che ruotano ad alta velocità, tipicamente 7.200 giri/ minuto; esiste la possibilità di avere dei danni dovuti ad un urto, un picco di tensione o le più frequenti, e nefaste, microinterruzioni della tensione di alimentazione. Anche senza danni fisici, è sempre possibile perdere il contenuto dell’intero disco rigido, per esempio per la corruzione della struttura dei file. Per questi motivi è importante avere backup multipli, perché il recupero dei dati è complicato, spesso impossibile o troppo costoso. Anche i materiali con cui sono fabbricati i CD/DVD tendono a decadere col tempo. L’aspetto più grave è che una modifica anche minima del supporto rende il disco illeggibile. La durata media di un supporto, diversa per marca e qualità, dipende molto da come viene conservato, da come viene maneggiato, da quante volte viene letto ecc. Anche un leggero graffio o la scrittura con pennarelli non specifici può rendere un CD/DVD illeggibile. Il back-up ideale si esegue su due copie “ridondanti”: una su CD/DVD e la seconda su Hard Disk esterno, oppure 2 copie su due diversi Hard Disk. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Anche i registratori multimediali (i-Pod) che oltre a contenere musica MP3, ci consentono anche l’archiviazione e la visualizzazione a colori delle nostre immagini. Conservazione a lungo termine Se ragioniamo in termini di decenni, i media in uso oggi sono destinati a diventare inservibili o incompatibili in futuro. Un esempio tipico è il floppy disk che potrebbe a malapena contenere una sola immagine, mentre alcuni CD masterizzati alcuni anni fa non vengono riconosciuti dai nuovi drive. Per aggirare questi ostacoli ed evitare problemi di compatibilità, è consigliabile riversare i propri dati sui nuovi media, anche perché le capacità dei supporti ottici e magnetici sono in costante crescita.

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Gestione della fotocamera Nel prossimo capitolo si abbandona la fotocamera per passare ai dispositivi di visualizzazione (monitor e proiettori), elaborazione (computer) e riproduzione (stampa). Non dimenticando che la fotocamera è “la madre” delle nostre immagini, ad essa vanno dedicate alcune cure ed attenzioni perchè sia sempre funzionante nel momento opportuno. Protezione del display I display possono essere graffiati ostacolando poi la corretta visualizzazione delle immagini; esistono delle pellicole di protezione antigraffio che, se ben applicate, sono quasi “invisibili”. Riparo dal freddo Freddo ed umidità sono tra i peggiori nemici della nostra fotocamera. Le custodie, sia rigide che soft, proteggono la macchina e mantengono più a lungo la carica delle batterie. In casi estremi, conservare le batterie in luogo caldo (in tasca) ed inserirle solo al momento dell’utilizzo. Risparmio consumi L’attivazione dei suoni (clik!) comporta un’inutile consumo di energia. Anche il display è un divoratore di risorse e se ne consiglia l’uso solo quando è indispensabile, altrimenti deve essere spento (in caso di mirino elettronico, il risparmio di energia è però quasi irrilevante). Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Batterie Le fotocamere sono predisposte per due tipi di batterie: • Batterie “dedicate” esclusivamente al modello impiegato. • Batterie “stilo” tipo A-A (normali o ricaricabili) facilmente reperibili in commercio. La scelta della fotocamera, quindi del tipo di batterie è fondamentale se si devono compiere viaggi impegnativi: • Le macchine che usano batterie “specifiche e dedicate” sono DIPENDENTI dal caricabatterie e quindi da una presa di corrente. La tensione e frequenza della rete e il tipo di presa del paese che ci ospita devono essere valutati prima della partenza. • Le macchine che usano batterie A-A possono trovare “alimentazione” ormai in qualsiasi parte del mondo. Si sconsiglia l’uso di batterie “Alcaline” perchè hanno una durata troppo breve (qualche decina di foto). Importante: nel “menù” della fotocamera deve essere impostato il tipo di batteria impiegato (Ioni di Litio, Ni-MH oppure Alcaline ecc...). Polvere sul sensore e manutenzione Nelle fotocamere reflex, quando si rimuovono gli obiettivi per la sostituzione, la polvere può entrare nel corpo macchina e depositarsi sul sensore, lasciando delle tracce indelebili su tutte le immagini. Le reflex di ultima generazione prevedono dei sistemi di prevenzione della polvere, tramite micro-soffi d’aria o vibrazioni ad altissima frequenza. Se si dovessero notare però dei puntini o macchioline su tutte le immagini e sempre nella stessa posizione, portare la macchina dal negoziante o da un fotoriparatore di fiducia, ma non toccare per nessun motivo il sensore! 11


La visualizzazione

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La visualizzazione soggettiva e oggettiva Appena vediamo l’immagine sul display, possiamo forse ritenere di aver ottenuto un buon risultato. Quando visualizziamo poi questa immagine sul monitor del computer, a volte possiamo rimanere delusi perchè l’elevata luminosità/contrasto del display unite alle piccole dimensioni, non ci hanno fatto vedere alcuni difetti o problemi di luce. Allora ci affidiamo al monitor per fare le varie regolazioni di colore, ma con quale affidabilità? Se per esempio entriamo in un negozio di elettrodomestici ed osserviamo le pareti piene di televisori accesi, noteremo quante siano le differenze di colore e contrasto tra i vari modelli; così sono anche i nostri monitor! La regolazione dei colori procede quindi su una base SOGGETTIVA. Esiste un metodo OGGETTIVO per prevedere i risultati, ma si basa su misurazioni fatte con strumenti professionali; i risultati di tali misure si traducono in PROFILI COLORE del monitor e della stampante. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Profili colore: I profili assegnano e convertono con precisione lo spazio colore riproducibile dai dispositivi di acquisizione (scanner e fotocamere digitali), dai dispositivi di visualizzazione (monitor e videoproiettori) e dai dispositivi di stampa (stampanti inkjet, laser e offset) affinchè il risultato finale dell’immagine sia prevedibile. La complessità nella gestione dei profili, ne consiglia l’utilizzo solo ad utenti esperti e solo per la calibrazione di strumenti harware professionali. Profili RGB dei dispositivi di acquisizione

Profili RGB dei dispositivi di visualizzazione

Profili CMYK dei dispositivi di stampa

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Regolare il monitor Troppo spesso accade che una fotografia digitale visualizzata sul nostro monitor presenta notevoli differenze dalla scena reale, o dalla immagine stampata su carta. Che cosa non ha funzionato? I motivi possono essere più di uno, ma per prima cosa occorre controllare le impostazioni del monitor. Se facciamo del fotoritocco una passione, il monitor che normalmente si usa per applicazioni “Office”, per la navigazione web o per i video-game, non andrà più bene perché la maggior parte dei monitor “standard” sono costruiti per “intrattenere” e “sbalordire”, quindi hanno colori e contrasti spesso “esagerati”.

Immagini campione L’immagine mostra una serie di grigi che va dal nero puro a sinistra, al bianco puro a destra. La banda scura superiore è costituita da quadri neri e grigio scuro alternati. Se la banda sembra tutta nera (osservare molto attentamente) vuol dire che la luminosità è troppo scarsa. In tal caso bisogna aumentarla fino a quando si riesce a percepire appena la differenza tra i quadri.

In un monitor calibrato tutte le sfumature di grigio devono essere visibili.

• Accendere il monitor almeno 20 minuti prima di fare le regolazioni • Impostare il monitor su “milioni di colori”. • Ridurre la luce ambientale e cercare di evitare i riflessi sul monitor. • La luce ambiente deve essere “neutra” (bianco 5000°Kelvin) e non influenzata da riflessi di pareti o di lampade colorate. • Regolare il contrasto del monitor al massimo. • Visualizzare delle immagini campione per regolare luminosità, tonalità e saturazione. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

http://www.boscarol.com/blog/

Se vogliamo comunque utilizzare il nostro monitor “office”, ecco alcuni accorgimenti: Monitor troppo scuro

Monitor troppo chiaro

PS: le stesse procedure possono essere seguite anche per la regolazione di un video-proiettore digitale. 14


http://www.cgs.de/support/downloads/cc_tables/ (scaricare ORIS Color Tuner Test Chart - Zip file)

Valutazione e regolazione dei colori Per avere dei parametri “oggettivi” sulla qualità dei colori visualizzati dal nostro monitor, è necessario utilizzare delle immagini opportunamente composte (preferibilmente corrispondenti a standard internazionali ISO-Fogra). Per trovare immagini di riferimento, inserire la voce “RGB chart” su un motore di ricerca web. A parte la corrispondenza con la realtà dei colori, le cose da osservare sono in particolare l’assenza di dominanti cromatiche nelle tinte neutre come l’acciaio, o nelle tinte difficili come il legno, le carnagioni. L’immagine in bianco e nero (in basso a destra) deve essere neutra. Se il nostro monitor ce lo consente, premessa la regolazione di luminosità e contrasto, andremo a regolare i colori fino a ritenerli “accettabili”. Potremo realizzare delle foto composte come questa di riferimento, inviarle al laboratorio di stampa (richiedere una stampa PROFESSIONALE) o stamparle in casa quindi osservare la differenza tra l’immagine a monitor e l’immagine in stampa. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

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La stampa

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Colorimetria: RGB e CMYK RGB

CMYK (quadricromia)

I colori generati da sorgenti luminose occupano uno spazio cromatico esteso verso le tinte Rosso (Red) - Verde (Green) - Blu (Blue) Dalla somma dei tre colori (R=256 + G=256 + B=256) si ottiene la luce bianca (massima illuminazione).

CMYK= combinazione dei colori di stampa primari (che non possono essere generati da altri colori) Cyan, Magenta e Giallo (Yellow) più il nero (blacK) che viene aggiunto per aumentare il contrasto. La stampa dei colori, viene visualizzata per ’assorbimento di alcune lunghezze d’onda e per riflessione di altre. L’inquinamento cromatico dei pigmenti che compongono il colore e la qualità della luce incidende limitano lo spazio cromatico. Dalla somma dei colori CMY (+K) si ottiene il colore nero (massimo assorbimento della luce).

Sintesi additiva = + colore + luce I dispositivi che usano i colori RGB sono: • La macchina fotografica e lo scanner • Il monitor e il videoproiettore • La stampante fotografica da laboratorio Importante: ad esclusione della stampa tipografica, nella stampa in laboratorio e nella stampa domestica laser e Inkjet, lo spazio colore delle nostre foto è quello RGB. Sarà il laboratorio o il software della nostra stampante a convertire il colore di visualizzazione in colore di stampa. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Sintesi sottrattiva = + colore - luce I dispositivi che usano i colori CMYK sono: • Le macchine da stampa tipograficha • Le stampanti laser e ink-jet 17


La stampa fotografica La riduzione dei colori La stampa, sia quella prodotta dai laboratori professionali, quanto quella “fatta in casa”, è composta dai colori che noi vediamo perchè riflessi dalla sorgente luminosa. Mentre i colori RGB prodotti da un fascio di luce conservano una discreta gamma cromatica dello spettro visibile, “l’opacità” della stampa ne riduce la gamma tonale, non rendendola paragonabile in termini di luminosità e brillantezza dei toni, alla stessa immagine vista a monitor. La stampa da laboratorio La fotografia digitale ha rivoluzionato il sistema di gestione della stampa. Nei negozi di fotografia si è ormai diffuso il sistema “self-service” dove basta inserire la scheda di memoria sul computer dotato di “Touch-Screen”, seguire le istruzioni a video e in breve inviare i file al laboratorio. Ancora più comodo è l’invio dei file dal computer di casa e al negozio il giorno dopo solo per effettuare il ritiro delle stampe. Rimangono invariati i parametri di scelta per la stampa che sono: le dimensioni e il tipo di carta.

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Carta lucida - carta opaca (e finiture intermedie) La carta lucida evidenzia i dettagli dell’immagine, che siano pregi o difetti. Particolarmente indicata se la nostra fotocamera è di ottima qualità e le immagini sono alla corretta risoluzione, con soggetti ricchi di particolari (macrofotografia). La carta opaca “ammorbidisce” i dettagli e nasconde i difetti. Se usiamo una fotocamera compatta o se le condizioni di luce ci hanno costretti ad usare un alto valore ISO, la carta opaca compensa i difetti. Anche per le stampe d’arte è preferibile la finitura opaca, ma su carta in fibra di elevata qualità (cotone). Stampa normale e stampa professionale Nei laboratori di stampa, i criteri di regolazione dei colori sono affidati a profili che nella maggior parte dei casi alterano e migliorano il risultato finale, ma mai in modo prevedibile e ripetibile. Quando invece si richiede la stampa professionale, il file viene gestito senza l’intervento dei profili quindi la stampa rappresenta il punto di riferimento tra il laboratorio e quello che noi vediamo a monitor. Per la verifica dei colori del monitor, bisogna usare solo stampe fatte senza interventi. Le dimensioni della stampa l formato di stampa dipende dal rapporto dei lati del sensore quindi, con un sensore 4/3 (per fotocamere compatte) faremo una stampa 10x13 cm, mentre con un sensore 2/3 (reflex) faremo una stampa 10x15 cm. Le dimensioni massime dipendono invece dalla risoluzione del sensore (miliodi di pixel). Per vedere “il tono continuo” (e non i pixel), la stampa non deve avere risoluzione inferiore ai 254/300 dpi. DPI= Dot (punti stampa/pixel) per Inch (1 pollice=2,54 cm.) 300 dpi = 300 pixel disposti su una linea di 2,54cm. 18


Il ridimensionamento delle immagini con i programmi per il fotoritocco Se la nostra fotocamera ha un sensore di 2362 x 1772 pixel (4,2 MegaPixel) e genera immagini grandi 15x20 cm a 300 dpi, per stampare immagini grandi 30x40 cm dovremo dimezzare la risoluzione a 150 dpi.

Se dobbiamo ingrandire le dimensioni di stampa oltre alle dimensioni consentite dal sensore, possiamo intervenire con i programmi di fotoritocco, con “l’interpolazione bicubica”. I pixel aumentano perchè ne vengono aggiunti altri (finti) con caratteristiche simili a quelli più vicini. Questo aumento provoca però una leggera sfocatura.

file originale

aumento risoluzione di stampa e aumento dimensioni in pixel = aumento dimensioni file

2362 pixel (larghezza) alla risoluzione di stampa di 300 dpi hanno dimensioni di stampa 2362:300=7,87 inch (pollici). 7,87 inch = 20 cm 1772 pixel (altezza) alla risoluzione 300 dpi dimensioni di stampa 1772:300=5,9 inch 5,9 inch = 15 cm

aumento dimensioni di stampa a parità dimensioni in pixel = riduzione della risoluzione Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

aumento dimensioni di stampa e aumento dimensioni in pixel = aumento dimensioni file (da 12 a 47,9 MB) 19


La stampa domestica Stampanti a getto d’inchiostro (Inkjet): qualità e flessibilità La qualità raggiunta dalle stampanti a getto d’inchiostro e dalle carte specifiche, ci consente di produrre in casa delle stampe anche di tipo “fine-art”, destinate ad esposizioni d’arte. La qualità dipende dai seguenti fattori: • Precisione meccanica nel sistema di scorrimento della testina di stampa e nel trascinamento della carta. • Capacità della testina di stampa di produrre delle goccioline talmente piccole da risultare invisibili ad occhio nudo. • Inchiostri con pigmenti molto puri e brillanti, composti da sostanze non volatili, resistenti alla luce e all’umidità. • Cartucce con 6/8 tipi di inchiostro indipendenti (CMYK + tinte intermedie come Ciano e Magenta light) per una migliore riproduzione dei passaggi tonali nelle sfumature. • Carta specifica per stampa fotografica (in finitura lucida, semilucida, opaca, perla) che impedisce alle gocce d’inchiostro di “dipanarsi” nelle fibre. Per i “perfezionisti della qualità”, alcune stampanti fotografiche al top della gamma possono essere riconvertite in sistemi di stampa in bianco e nero con qualità ormai “simile” ai risultati di stampa in camera oscura. Le cartucce colore vengono sostituite da cartucce a 6/8 tonalità di grigio con pigmenti al carbone e per la stampa si usano carte al cotone di altissima qualità. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Stampanti Inkjet a 4 colori Le stampanti a quattro colori vanno bene per le istantanee delle vacanze, ma non sono adatte per riprodurre una adeguata gamma di toni e sfumature richieste dalla stampa di qualità. I serbatoi individuali sono ideali perché consentono la sostituzione del solo serbatoio esaurito. Costi di gestione Le stampanti Inkjet di basso prezzo (comprese le multifunzione) nascondono l’insidia dell’elevato costo delle cartucce; è importante valutare questo costo nel corso del tempo. Pur se avvantaggiati da prezzi più vantaggiosi, l’uso di inchiostri “compatibili” comporta il rischio di danneggiare le testine, rendendo irrecuperabile la stampante. Vantaggi • Il controllo dell’intero processo di stampa digitale. • Realizzazione di elaborati grafici (cartoline, bifglietti da visita) • Visualizzazione in anteprima di particolari elaborazioni. Svantaggi • Generalmente, le stampe eseguite in proprio hanno una durata inferiore rispetto alle stampe da laboratorio. Alcuni produttori di inchiostri e carte promettono una durata delle stampe fino a cento anni, o più, ma solo per i prodotti di punta e in particolari condizioni ambientali. • Difficoltà nel trovare uno standard tra impostazioni del software di gestione della stampante, la resa dei pigmenti su diversi tipi di carta ed i colori visualizzati dal nostro monitor. • Elevati costi di gestione, superiori a quelli della stampa in laboratorio professionale. 20


Calibrazioni della stampa Stabilire degli standard (Inkjet) Per usare la nostra stampante in modo “non casuale”, dovremo stabilire il tipo di carta fotografica da usare come riferimento (e comunque la qualità dei colori può cambiare con le varie partite di carta), sempre con gli stessi inchiostri ed eseguendo spesso la pulizia e l’allineamento delle testine. Le procedure per la calibrazione sono di due tipi: • Empirica, perchè basata su variazioni “soggettive” di luminosità, contrasto e saturazione nel pannello di controllo della stampa. È più semplice da realizzare, ma non controlla in modo omogeneo i “milioni di colori” delle nostre foto.

• Scientifica, perchè fondata prima sulla conoscenza delle caratteristiche della nostra stampante (linearizzazione) e senza intervenire su queste caratteristiche, creara dei “profili colore” esclusivi per il nostro sistema domestico, che vengono applicati dal programma di fotoritocco. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Dopo aver stabilito le impostazioni “standard” di stampa domestica, potremo stampare delle immagini di riferimento (confrontandole con la stesse immagini realizzate in stampa PROFESSIONALE) quindi osservare la differenza tra l’immagini a monitor e l’immagini in stampa. 21


L’elaborazione (cenni)

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L’elaborazione: grafica e fotografica Premessa (considerazioni di carattere soggettivo) Le grandi possibilità di intervento consentite dal formato digitale direttamente nella fotocamera (in-process), oppure sui file trasferiti su un computer e quindi con programmi di elaborazione (post-process), inducono a facili interventi sia di ritocco “fotografico” che di manipolazione “grafica” che poco ha da condividere con la fotografia. Per intervento “fotografico” intendo: • L’ottimizzazione di luminosità, colore e contrasto (istogrammi) che spesso sono “limitati” dal formato digitale. • La saturazione e variazione di esposizione solo su alcune zone dell’immagine (corrisponde alla “mascheratura” nella stampa analogica). • La correzione di occhi rossi e la rimozione di piccoli particolari (corrisponde all’intervento con pennelli e sgarzini nella stampa analogica). • La desaturazione o la coloritura di immagini in bianco e nero (corrisponde all’intervento con pennelli e “aniline” nella stampa analogica). Per intervento “grafico” intendo: • L’applicazione di filtri con effetti speciali e tecniche di elaborazione che vorrebbero far credere che una foto “normale” sia “un’opera d’arte”. • La manipolazione di immagini che alterano la verità dell’immagine, creando false aspettative. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

Elaborazione grafica dell’immagine fotografica Se dichiarata, o palesemente visibile, rappresenta una “nuova” forma di ricerca dell’immagine, anche se deve essere vista e giudicata con criteri diversi da quelli che riguardano la fotografia. Ai fini fotografici, l’elaborazione bene si colloca nella preparazione di immagini da utilizzare nelle proiezioni, come “slide” di sfondo per i titoli, per lo stacco dei capitoli o per creare particolari emozioni. Elaborazione “illecita” (il fototarocco)

TEHERAN 11 luglio 2008 - A quanto pare l’Iran non è poi così arretrato tecnologicamente. Il lancio di nove missili a lunga gittata, che aveva fatto preoccupare tutto il mondo, ha avuto bisogno di un piccolo “aiutino” informatico. Una delle immagini più utilizzate dalla stampa internazionale per illustrare l’evento è infatti il risultato di una manipolazione al computer: un vettore è stato aggiunto usando il copia e incolla di Photoshop! (tratto da www.larepubblica.it)

Originale

Fototarocco

Ironie dal web

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L’intervento grafico: prima

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L’intervento grafico: dopo

Fronte di Liberazione Nani da Giardino 24


Sistemi operativi - Interfaccia grafica e Pannelli di controllo strumenti di elaborazione software dell’immagine digitale

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Sistemi operativi Microsoft Windows

Linux (open source)

Apple Mac OS X

Con il sistema operativo e la gestione della scrivania (desktop) si ORGANIZZA l’attività digitale, determinando i modi per trasferire le foto in archivi organizzati con varie cartelle (folder), in strutture più o meno complesse. L’elevato contenuto grafico dell’interfaccia “dovrebbe” aiutare a risolvere operazioni complesse in modo “intuitivo”. Le funzioni del sistema operativo, i file, le cartelle e i programmi sono rappresentate da ICONE (piccoli disegni) che spesso sintetizzano la loro funzione. Ogni sistema operativo contiene dei programmi per la gestione “elementare” delle immagini (ruota, visualizza informazioni) Programmi più “sofisticati” vengono forniti con la fotocamera e consentono anche la regolazione dei livelli, la rimozione degli occhi rossi, il taglio dell’immagine ecc... Altri programmi possono essere scaricati dal web (in forma gratuita, demo o a pagamento) ed altri possono essere acquistati presso negozi di informatica: • Programmi freeware (gratuiti) di fotoritocco “avanzato” (Gimp - Picasa - Zoner Photo Studio). • Programmi evoluti per il fotoritocco non professionale (Adobe Photoshop Elements o le versioni più sofisticate, ma a pagamento, di alcuni programmi freeware). • Programmi con funzioni “esagerate” rispetto le normali esigenze fotoamatoriali (Corel PhotoPaint, Apple Aperture, Adobe Photoshop CS...) Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

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Interfaccia grafica Tutte le funzioni sono contenute nella “barra dei menù”. Oltre che alle funzioni principali (apri, chiudi, salva, copia, incolla, stampa), dai “menu a tendina” si richiamano le palette e i vari strumenti per l’elaborazione dell’immagine (istogrammi, curve, livelli, bilanciamento colore, dimensione immagine...

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Definizioni di interfaccia: • Friendly (amichevole) • WYSIWYG (acronimo inglese “What You See Is What You Get”... quello che vedi è quello che ottieni) La simbologia delle icone richiama lo strumento utilizzato anche per svolgere la medesima operazione in modo manuale (penna, forbice, gomma da cancellare...). Le icone sono sempre raggruppate in palette dedicate a funzioni specifiche (Colore - Fotoritocco - Disegno...).

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Pannelli di controllo La barra dei menu Contiene le voci classiche che potete trovare in quasi tutti i programmi di uso quotidiano. Oltre alle classiche funzioni di apertura e salvataggio dei file contiene le voci che ci consentono di operare sull’immagine e le sue caratteristiche, sui livelli, sulle selezioni, sui filtri, l’analisi, la modalità schermo (visualizza), l’apertura o la chiusura di palette (finestre o pannelli) e l’aiuto. La barra degli strumenti di lavoro È quella più utilizzata. Contiene tutti gli strumenti divisi in base alle funzioni degli strumenti stessi (selezione, colore, tracciati e gestione). La barra delle proprietà Visualizza i parametri e le varie caratteristiche che permettono di settare al meglio ogni strumento utilizzato. Se usiamo un pennello possiamo determinarne lo spessore della punta, la durezza del tratto, l’opacità del colore rilasciato sull’immagine, e così via. Se selezioniamo lo strumento zoom possiamo trovare nella barra delle proprietà tutte quelle voci che ci permettono di gestire l’ingrandimento e la riduzione della visualizzazione a schermo dell’immagine sulla quale stiamo lavorando. E così via... Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

L’area dei pannelli (o palette) Raccoglie tutti quei pannelli che ci consentono di operare in modo più capillare con Photoshop o con altri programmi di fotoritocco. Uno dei pannelli più importanti che troviamo è quello dei livelli. I pannelli possono essere staccati da quest’area per essere trascinati per lo schermo a nostro piacimento. Possono essere chiusi e riaperti in qualsiasi momento. Quando per errore si chiude un pannello lo si può riaprire facilmente andando sulla voce Finestra della barra dei menu. Ogni pannello ha una sua funzione specifica. 28


I programmi più semplici consentono le principali regolazioni presenti anche nei software più potenti In basso: Zoner Photo Studio 9

In questa parte vediamo il software Image Browser fornito a corredo delle fotocamere CANON. A destra vediamo la regolazione dei livelli, forse la più importante delle operazioni “indispensabili” per migliorare la qualità delle nostre foto Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

ISTOGRAMMA DEI LIVELLI 29


http://www.anseladams.com/

Istogrammi e livelli punto bianco

Secondo la teoria dell’esposizione zonale di ANSEL ADAMS, la gamma tonale dell’immagine si estende in modo omogeneo dal punto più chiaro (bianco con dettaglio) al punto più scuro (nero con dettaglio).

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Roberto Rizzotto (22:04:2009)

punto nero

Lo stesso principio della distribuzione ottimale dei toni dalle ombre alle luci bene si applica alle immagini digitali, attraverso il controllo dei livelli.

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Istogrammi Oggi sono sempre più numerose le fotocamere digitali che mostrano un istogramma nel display. L’istogramma può essere visualizzato con i colori

0 nero <

> bianco 255

0 nero <

> bianco 255

0 nero <

> bianco 255

L’istogramma a sinistra indica un’immagine in cui la maggior parte dei pixel sono ammassati verso il limite sinistro del grafico, indicando una grave sottoesposizione. L’immagine è troppo scura. Cos’è un istogramma Un istogramma è semplicemente un grafico che rappresenta in forma schematica in che modo sono distribuiti i pixel scuri e quelli luminosi in una data immagine digitale. Nelle immagini digitali, ogni singolo pixel ha una sua specifica luminosità a cui viene attribuito un valore numerico da 0 a 255. Zero corrisponde al nero e 255 al bianco. Poiché i nostri occhi, in condizioni ideali, riescono a distinguere a malapena 200 diversi livelli di grigio, i 256 toni disponibili in una immagine digitale sono più che abbastanza per rappresentare anche le più sottili variazioni di tonalità. I colori di una foto digitale RGB sono rappresentati da 3 istogrammi sovrapposti (rosso verde e blu). Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

A destra abbiamo la situazione opposta, i pixel chiari sono in maggioranza ammassati contro il limite destro, indice di sovraesposizione. L’immagine è troppo chiara. L’istogramma al centro descrive un’immagine correttamente esposta, in cui vediamo pochi pixel molto scuri, la maggior parte nella zona intermedia, e pochi pixel molto chiari. Questa è la distribuzione ideale che si riscontra nella maggior parte delle fotografie dove tutti gli elementi sono ben illuminati. Se noi riprendiamo una scena notturna o un tramonto, avremo un istogramma abbastanza simile al nostro esempio di sinistra, pur avendo correttamente impostato i valori di apertura e velocità di scatto. Infatti un tramonto è di per sè una scena con prevalenza di toni scuri. 31


Istogrammi (analisi delle immagini a colori) Esempio immagine “High Key”

Esempio immagine corretta

Esempio immagine errata

dominante gialla dominante rossa

Colori concentrati in modo omogeneo verso la parte più luminosa dell’istogramma.

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Colori distribuiti in modo omogeneo su tutta l’ampiezza dell’istogramma

Colori distribuiti in modo non omogeneo con evidenti dominanti dei colori giallo (complementare del colore RGB blu) e rosso (complementare del colore RGB verde)

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Livelli di regolazione L’uso dei Livelli è uno dei metodi più facili e veloci, ma anche più precisi per correggere il contrasto e per bilanciare i colori dell’immagine digitale. La regolazione dei Livelli, assieme alle Curve, è presente “in quasi” tutti i programmi di fotoritocco. L’utilizzo dei Livelli è direttamente collegato all’istogramma perché grazie alla sua rappresentazione grafica si controlla l’efficacia delle regolazioni. Il controllo dei livelli Sotto all’istogramma vi sono tre comandi a slitta che regolano rispettivamente il punto nero, il punto medio (grigio), ed il punto bianco. Si comincia muovendo il comando nero verso destra fino al punto in cui comincia l’istogramma, nella figura dal punto “a” al punto “b”. Ciò significa che ai pochi pixel eventualmente presenti tra “a” e “b” sarà assegnato il valore 0 (puro nero). Questo implica che qualche dettaglio nelle aree scure verrà perso, anche se in modo poco visibile. Analogamente il comando bianco viene trascinato verso sinistra fino a dove finisce l’istogramma (c), a meno che l’istogramma non finisca già all’estremo valore 255 del punto “d” (puro bianco).

a b

c

d

a

d

PS: premendo o selezionando il comando “automatico”, il programma “dovrebbe” correggere rapidamente la distribuzione delle luci e delle ombre. Funziona in moltissime situazioni, ma con la dominante di un colore sugli altri (errore “AuroWB” - bilanciamento del bianco) è indispensabile procedere alla regolazione manuale, per singoli canali. Incontri sulla fotografia digitale <3> “Gestione della fotocamera e dell’immagine digitale” a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

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La nostra immagine, prima...

Incontri sulla fotografia digitale <3> â&#x20AC;&#x153;Gestione della fotocamera e dellâ&#x20AC;&#x2122;immagine digitaleâ&#x20AC;? a cura di Roberto Rizzotto (22:04:2009)

...e dopo

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Segue: - Il fotoritocco

Incontri sulla fotografia digitale UN APPROCCIO “CONCRETO” Ricerca, progetto grafico e immagini:

Roberto Rizzotto

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