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1 CASTELLO DI SCHIO • C.P. 121 • C.A.P. 36015 SCHIO (VI)

di Roberto Rizzotto

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Ph: Reflex digitale con “foro stenopeico” - R. Rizzotto, 11-2007

Incontri sulla fotografia digitale: un approccio “concreto”


Incontri sulla fotografia digitale: un approccio “concreto” 1

- Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie

2

- Il linguaggio fotografico: scrivere con la luce

3

- La gestione della fotocamera e dell’immagine digitale

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- Il fotoritocco

Ricerca, progetto grafico e immagini: Roberto Rizzotto L’attribuzione di altre immagini e di illustrazioni tecniche è indicata con il link al sito di provenienza. Il presente documento è consultabile esclusivamente in forma elettronica e non è concessa nessuna forma di duplicazione. CASTELLO DI SCHIO • C.P. 121 • C.A.P. 36015 SCHIO (VI)


1 Conosciamo i nostri mezzi motivazioni e tecnologie

Ph: R. Rizzotto, Turchia 1984... il mio primo desiderio fotografico fu... fotografare i profumi

Perchè fotografiamo? Cosa vogliamo conservare o trasmettere?

Documentare... Raccontare... Ricordare... Condividere... Trasmettere... Elaborare...

Incontri sulla fotografia digitale <1> â&#x20AC;&#x153;Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologieâ&#x20AC;? a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

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con la fotografia, “nessun luogo è poi così lontano”

Dai Butsu, Kōtoku-in, Kamakura, Japan. Hand-coloured albumen silver print by Adolfo Farsari - 1885

1969, Neil Armstrong e Buzz Aldrin furono i primi due esseri umani a posare il piede sul suolo lunare.

1939 Robert Capa photographed the horrors the Spanish Civil War.

Flag raising on Iwo Jima. February 23, 1945.

http://it.wikipedia.org

Luoghi impossibili

http://it.wikipedia.org

Pagine di storia sintesi di avvenimenti più forti delle parole Tiananmen Square 1989

www.elliotterwitt.com

Pagine di vita “intimi” piaceri

Elliott Erwitt

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Pagine... della nostra storia... Infanzia

Giochi

Eventi

Viaggi

Manifestazioni

Natura

Animali

Architettura

Paesaggi

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Spettacoli

...

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I mezzi fotografici

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La macchina fotografica: la penna per scrivere con la luce

Ogni macchina fotografica dal modello più semplice a quello più complesso e sofisticato è sempre composta almeno dai seguenti elementi:

Macchine “compatte” con mirino “ottico” Il mirino si trova su un punto diverso dal punto di ripresa Macchine “compatte” con mirino “digitale” EVF Il mirino EVF rileva l’immagine dal sensore: il 100% dell’immagine “reale”. Consente anche la regolazione diottrica.

Macchine “reflex” Il mirino vede ciò che vede l’obiettivo, tramite un sistema di specchi (reflex) (TTL= through the lens)

Corpo macchina con un piano focale (pellicola o sensore)

Il corpo macchina è “una scatola a tenuta di luce”, sulla quale si inseriscono tutti gli altri elementi della macchina fotografica.

f/2.8

a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

MMA

il rumore dello specchio “evidenzia” la loro presenza Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie”

Otturatore (posto nel corpo macchina)

f/4

Obiettivo

f/5.6

f/8

f/11

f/

Diaframma (posto all’interno dell’obiettivo) 7


La macchina fotografica: principali tipologie

Telefoni - computer palmari ecc... Telefono che fotografa o fotocamera che telefona? La diffusione dei telefoni cellulari dotati di fotocamera digitale ha contribuito ad avvicinare moltissime persone alla tecnologia digitale.

Fotocamere compatte automatiche In passato i fotografi hanno fatto uso principalmente delle reflex, camere che danno ottimi risultati ma che sono anche grandi, pesanti e poco pratiche da usare e trasportare. Per questi motivi molti fotografi portavano con sè anche una piccola automatica. Le foto di queste piccole macchine hanno raggiunto livelli qualitativi di tutto rispetto, più che abbastanza per le esigenze di un utilizzo amatoriale.

Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

Fotocamere prosumer (bridge) Famiglia di camere a metà strada tra le compatte e le professionali, con sensori ormai oltre gli 10 milioni di pixel. Rispetto alle compatte, hanno caratteristiche più avanzate (messa a fuoco, esposizione) anche con comandi manuali. Vengono utilizzate da fotografi amatoriali con esperienza, che desiderano avere pieno controllo dei comandi e produrre stampe di media grandezza o piccoli poster. Fotocamere professionali Uno dei grandi vantaggi di queste camere è che molte caratteristiche tecniche (come i comandi di esposizione) ed accessori (come le ottiche) progettati per le versioni a film, sono presenti anche nelle versioni digitali. Le dimensioni del sensore e la qualità degli obiettivi determinano la differenza rispetto le macchine compatte. 8


La macchina fotografica: principali tipologie

Telefoni - computer palmari ecc... Vantaggi: è sempre con noi. Svantaggi: bassa qualità dell’immagine.

Fotocamere prosumer (bridge) Vantaggi: • Componenti di ottima qualità, spesso derivati dalle reflex di categoria superiore. • Display orientabili. • Corpo macchina a tenuta di polvere. • Silenziose. Svantaggi: • Prezzi e ingombri simili a reflex di categoria superiore. • Qualità dell’immagine leggermente inferiore a reflex di categoria superiore.

Fotocamere compatte automatiche

Fotocamere professionali

Vantaggi: • Prezzo. • Dimensioni e peso. • Discreta qualità. • Silenziose.

Vantaggi: • Componenti di ottima qualità. • Obiettivi intercambiabili. • Controllo dell’immagine con visione reflex. • Velocità di scatto ed elaborazione.

Svantaggi: • Comandi molto piccoli e scomodi. • Display scarsamente visibile in particolari condizioni di luce. • Bassa qualità su soggetti debolmente illuminati.

Svantaggi: • Prezzi, ingombri e peso dell’attrezzatura. • Sensore soggetto a deposito di polvere. • Rumorosità dovuta al ribaltamento dello specchio (clik).

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Mirino e display: punti di vista Il display:

Sempre più ampi e luminosi, sono indispensabili per le regolazioni della fotocamera e per la visione delle immagini realizzate. Vantaggi: I display orientabili consentono inquadrature da posizioni altrimenti impossibili.

Svantaggi: L’inquadratura sul display induce all’osservazione con entrambi gli occhi (tridimensionale) e spesso allenta la concentrazione sulla composizione. Nelle riprese in controluce le immagini sono poco visibili.

Il mirino (Reflex o EVF digitale):

Il modo più tradizionale per inquadrare un’immagine, è osservarla attraverso il mirino della fotocamera. Vantaggi: Mirare con un solo occhio significa anticipare la visione bidimensionale dell’immagine finale. Il mirino consente l’isolamento luminoso dell’inquadratura. Nel caso dei mirini “EVF”, le informazioni visualizzate e le regolazioni di esposizione e colore sono le stesse visualizzate nel display. Le regolazioni diottriche lo rendono indispensabile per i portatori di lenti.

Svantaggi: Aumentano gli ingombri della fotocamera.

Nella fotografia con poca luce, il display retroilluminato altera la luminosità dell’immagine illudendoci di aver ottenuto dei buoni risultati; le immagini visualizzate poi sul computer saranno più scure e prive di contrasto.

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Pellicola e sensore: organi ricettivi della luce La pellicola:

Il sensore:

Tipi di pellicola: • Diapositiva • Negativa • Colori • Bianco e nero • Infrarossi

Tipi di sensore: • CCD • CMOS

Costituita da strati di emulsione (granuli di ossido d’argento) fotosensibile, fissati su un film di supporto (celluloide).

Sensibilità (ISO): La composizione e le dimensioni dei granuli determinano la sensibilità e la qualità della pellicola. • 50 / 100 ISO= bassa sensibilità (per soggetti bene illuminati) e ottima qualità (granuli di piccole dimensioni). • 200 / 400 ISO= media sensibilità (per soggetti mediamente illuminati e per foto sportive) e discreta qualità (granuli di medie dimensioni). • 800 / 1600-3200 ISO= alta sensibilità (per soggetti poco illuminati) e foto “sgranate” (granuli di grandi dimensioni). Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

Sulla superficie di questi chip di silicio di varie dimensioni, si trova una griglia di milioni di diodi fotosensibili, detti fotoelementi o più comunemente pixel (picture element), elementi d’immagine / punti d’immagine; ogni singolo fotoelemento cattura una porzione dell’intera immagine.

“Sensibilità” del sensore: A differenza della pellicola, il sensore ha un’unica sensibilità (generalmente 100-200 ISO) e cattura l’immagine a colori con informazioni “grezze” (formato RAW) che vengono immediatamente elaborate dal “computer” della fotocamera. Con il software della fotocamera possiamo “amplificare” la sensibilità fino a 1600/3200 ISO, fotografare a colori vivaci o naturali e anche in bianco e nero e molto altro ancora...

L’immagine digitale è un prodotto del sensore e del software della fotocamera ed è un file registrato nei formati .jpg - .tiff e raw (quest’ultimo solo nelle fotocamere evolute) 11


Il pixel (picture element)

Le immagini digitali sono composte da pixel (punti d’immagine) affiancati l’uno all’altro, ciascuno con una determinata tonalità cromatica o gradazione (sfumatura). All’occhio, i pixel si confondono a formare tonalità di colore continue. Maggiore è il numero di pixel su una superficie, più definita risulterà la riproduzione dell’immagine. La risoluzione di un’immagine e di un sensore viene quindi indicata in funzione del numero di pixel orizzontali e verticali (2000 x 3008 = 6.016.000 punti d’immagine (6 mega-pixel).

I colori La luce raggiunge il sensore CCD e viene trasformata in cariche elettriche. Ogni elemento sensibile è coperto da un filtro blu, rosso o verde in modo da catturare solamente uno di questi colori.

Prendiamo una porzione di 2x2 pixel e analizziamola. La porzione che prenderemo in esame contiene 4 pixel, uno di colore Rosso (Red), due di colore Verde (Green) e uno di colore Blu (Blue). I pixel verdi sono 2 perchè l’occhio è meno sensibile al questo colore. Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

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http://www.frammentiart.it

Il sensore: approfondimenti

Il mosaico Se paragoniamo un pixel alla tessera di un mosaico, è facile comprendere come tanti punti colorati possono formare l’immagine. Più le tessere sono piccole, più diventa possibile la resa dei dettagli e delle sfumature dei colori. Analogamente, più numerosi sono i pixel più alta sarà la qualità dell’immagine digitale.


Il sensore

Formato 4/3

Formato 4/3

Formato 2/3 APS-C

Formato 2/3 Full-Frame

36x24 mm 17,3x13

24x16

8x6

Dimensioni del sensore e quantità di pixel Lo stesso numero di mega-pixel possono essere disposti su sensori con diverse dimensioni; la miniaturizzazione non è mai indice di qualità. Nei sensori piccoli, la perdita di qualità si evidenzia con l’aumento dell’amplificazione del segnale (scarsa luminosità) e può essere paragonata alla distorsione del suono all’aumento di volume su impianti audio low-fi.

Dimensioni del sensore e dimensioni dell’immagine La qualità di un’immagine digitale, sia stampata che visualizzata su uno schermo, dipende in buona parte dal numero di pixel usati per creare quell’immagine (risoluzione). Più alto è il numero di pixel (alta risoluzione) maggiore sarà il dettaglio reso, e più definiti saranno i bordi degli elementi raffigurati. Il rumore (disturbo digitale): Ingrandendo l’immagine oltre un certo valore si cominciano a distinguere i singoli pixel. Questo fenomeno è abbastanza simile alle tradizionali stampe fotografiche dove la grana comincia ad apparire quando le immagini sono ingrandite oltre una determinata soglia. Più alto è il numero dei pixel, più l’immagine può essere ingrandita prima che si possano notare i singoli pixel Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

Il rumore nelle immagini digitali si evidenzia in prevalenza come una certa granulosità o puntinatura monocromatica e/o come puntini o macchioline colorate evidenti soprattutto nelle aree uniformi come il cielo, o in aree scure con poco dettaglio. L’effetto è molto simile a quello delle immagini da pellicola ad alta sensibilità (immagini “sgranate”). In condizioni di scarsa luminosità, il convertitore dei segnali ( amplificatore) del sensore lavora al massimo della sua potenza e come un amplificatore audio, al massimo della potenza evidenzia i suoi limiti (rumore di fondo e distorsioni). 13


Il sensore

Mega-pixel e capacità di memoria - quante foto?

Quanti mega-pixel deve avere la nostra fotocamera?

Consiglio: Fotografare sempre alla massima risoluzione, dotandosi di una

Alla massima risoluzione, la quantità di foto eseguibili dipende dalla capacità della scheda di memoria. A parità di scheda di memoria, la riduzione della risoluzione aumenta la quantità di foto eseguibili, penalizzandone la qualità. o più schede di memoria con elevata capacità (2, 4 o più Gigabyte).

2 Megapixel o meno: Questa è la tipica risoluzione delle piccole camere a basso costo e delle camere inserite in altri apparecchi come i telefoni cellulari o i computer palmari. Sarebbe difficile fare stampe di alta qualità anche di piccole dimensioni, però sono fotocamere perfette per inviare immagini via e-mail o per inserirle in un sito personale. Fotocamere adatte per eseguire stampe di qualità ordinaria. 4 Megapixel: Buona risoluzione. Immagini 10x15 cm di qualità eccellente, ottime 13x18 o anche 15x23 cm, buone 20x25 cm.

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http://ww2.canon.it/supporto/manuali_operatore/

6 Megapixel e oltre: Eccellente qualità delle immagini. Si possono eseguire stampe anche di 28x35 cm con buoni risultati. Stanno arrivando camere da molti megapixel a prezzi particolarmente bassi, ma con pochi comandi manuali. A questi livelli di risoluzione un prezzo inspiegabilmente basso può far nascere qualche dubbio sulla qualità della camera.

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Il sensore CCD - CMOS: approfondimenti CCD (Charge-Coupled Device, dispositivo ad accoppiamento di carica) CMOS (Complementary Metal Oxide Semiconductor) I processi di fabbricazione dei due sensori sono differenti, così come lo è la disposizione dei circuiti su di essi, fermo restando che si tratta sempre di piastrine piene di fotodiodi che raccolgono la luce e la convogliano. Ai fini fotografici la differenza più rilevante è quella relativa proprio alla raccolta di luce. Nei CCD la carica elettrica immagazzinata dai singoli fotodiodi viene trasferita, accumulandosi man mano lungo le file di fotodiodi, fino ai bordi del sensore, dove poi viene amplificata ed infine convertita in un segnale digitale (da un apposito ADC, Analog-to-Digital Converter). In pratica la carica elettrica viene letta una riga alla volta, e poi il parziale (di ogni riga) viene riportato alla riga successiva e così via, in sequenza, fino a coprire l’intero sensore. I sensori fabbricati con un processo di tipo CMOS, invece, lavorano diversamente: ogni fotodiodo dispone di un amplificatore e di un convertitore, quindi la carica elettrica accumulata viene convertita in differenza di potenziale - il cui trasporto richiede molta meno energia. Se tutto questo vi dice poco, limitatevi a prendere atto solo della conseguenza più evidente: a parità di altre condizioni, un sensore CMOS consuma meno di un sensore CCD. Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

Alcuni punti fermi riguardo i sensori di tipo CMOS: • consentono di implementare stesso sul sensore dei componenti che i sensori CCD non ospitano (l’amplificatore, l’ADC), e questo porta alla realizzazione di chip più piccoli: ciò spiega perché i sensori di tipo CMOS sono la norma sui cellulari, sulle fotocamere compatte, e così via. • a parità di altre condizioni consumano (e scaldano) meno. A questo punto verrebbe da chiedersi perché si trovino ancora in giro dei CCD ed anzi perché i sensori destinati ai dorsi medio formato, prodotti di elevata qualità e dalla squisita vocazione professionale (per non parlare dei prezzi) realizzati da nomi come Hasselblad-Imacon e Phase One, siano sempre e solo CCD. La risposta è: qualità d’immagine. I sensori CCD hanno le potenzialità per offrire una maggiore gamma dinamica, meno rumore e maggiore sensibilità. In generale i sensori CMOS hanno due limiti: il rumore e la sensibilità. Proprio la maggiore presenza di circuiteria sul sensore genera più rumore rispetto ad un CCD perché un po’ di rumore accompagna inevitabilmente ogni componente elettronico. Quanto alla sensibilità, sempre perché i sensori CMOS ospitano più circuiti (rispetto ai CCD), ne deriva che una parte della loro superficie non è destinata alla raccolta di luce (la percentuale di un punto realmente utilizzata per raccogliere luce si chiama “fill factor”) ma appunto ad ospitare tali circuiti. La verità è che non esiste una tecnologia intrinsecamente superiore all’altra, perché il risultato finale dipende da come la tecnologia viene implementata. 15


la nostra finestra sul mondo

In termini di qualità dell’immagine, la qualità dell’obiettivo ha la massima importanza. Qualità ottica Lunghezza focale

La quantità e la qualità delle lenti utilizzate influisce in modo fondamentale sulla qualità dell’immagine, per correzione prospettica, per correzione cromatica. Difetti ottici: - Distorsione a cuscino e a barile - Bassa luminosità - Ombre ai bordi dell’immagine - Nitidezza dell’immagine

Obiettivi “fissi” e obiettivi “zoom” Gli obiettivi “fissi” sono progettati per dare il meglio su un’unica lunghezza focale mentre gli obiettivi “zoom” consentono la variazione dell’ingrandimento di un’immagine. Classificazione degli obiettivi e applicazioni: Macro: con messa a fuoco su piccole distanze, specifici per macrofotografia Con il variare della lunghezza focale, varia l’angolo visivo e il rapporto di ingrandimento del soggetto Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

Grandangolari - medio obiettivo (28-70 mm su f.to 24x36 mm.): paesaggi, macrofotografia e ritratti. Medio-teleobiettivo (70-200 mm su f.to 24x36 mm.): paesaggi, foto naturalistica. 16

René Magritte - False mirror

Obiettivi:

Dopo il corpo macchina e il sensore, l’elemento più importante della fotocamera è l’obiettivo... la nostra finestra sul mondo.


Obiettivi: la nostra finestra sul mondo

Lunghezza focale

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Obiettivi: la nostra finestra sul mondo Formato 4/3

Formato 4/3

Formato 2/3 APS-C

Ingrandimento “ottico” (resa reale dell’obiettivo)

Formato 2/3 Full-Frame

36x24 mm 17,3x13

24x16

8x6

Vantaggi: Massime caratteristiche “hardware” della fotocamera, consente un successivo ingrandimento “software” (interpolazione bicubica). Svantaggi: “Nell’attimo fuggente”, soccombe alle tentazioni offerte dalla fotocamera.

Dimensioni del sensore e rapporto d’ingrandimento Le fotocamere analogiche e digitali usano gli stessi criteri per determinare le categorie di obiettivi, però su alcune digitali le lunghezze focali variano in relazione alle dimensioni dei sensori più piccoli della pellicola 24x36mm. Con un “50 mm” sul formato di riferimento “24x36” (full frame), avremo le seguenti variazioni: Sensore 24x16 mm: rapporto 1:1,5 = 75 mm (angolo 30°). Sensore 17,3x13 mm: rapporto 1:2 = 100 mm (angolo 23°). Nota: le lunghezze focali riportate per le fotocamere compatte si riferiscono sempre all’equivalente valore di ingrandimento del formato “full frame” quindi, se per esempio nei dati tecnici l’obiettivo è uno zoom 28-200 mm, questo dato corrisponde all’angolo di ripresa che va dai 76° ai 12°. Sulle digitali reflex con sensore inferiore al 24x36 mm, è indispensabile ricalcolare la variante focale. In ogni caso, il mirino o il display visualizza sempre il risultato finale. Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

Ingrandimento “digitale” (resa ingrandita dal software)

Vantaggi: Resa immediata del soggetto individuato. Svantaggi: Riduce la risoluzione dell’immagine, introduce molto disturbo. 18


Obiettivi: messa a fuoco e stabilizzatori Area di messa a fuoco

Messa a fuoco manuale

Quando il soggetto non si trova al centro dell’immagine, è importante selezionare manualmente il punto di messa a fuoco.

L’autofocus entra in crisi con le trasparenze (soggetti dietro a vetri o riflessi su superfici d’acqua), piccoli particolari posti dietro a fronde d’alberi, fili d’erba ecc... In questi casi si interviene con la messa a fuoco manuale.

Eventualmente, inquadrare il soggetto, premere a mezza corsa il pulsante di scatto, mantenendo la pressione, spostare l’inquadratura e quindi scattare l’immagine.

Messa a fuoco automatica (AF = automatic focus) SF= a scatto singolo (preceduto da mezza pressione sul pulsante di scatto) CF= a scatto continuo (sport, caccia fotografica, insetti), mantenendo premuto il pulsante di scatto, la messa a fuoco si adatta al soggetto in movimento. In condizioni di scarsa luminosità, alcune fotocamere aiutano la messa a fuoco automatica emettendo un raggio di luce colorato. In luoghi pubblici (concerti, spettacoli teatrali ecc.) questo raggio inevitabilmente segnala la nostra presenza. Questa funzione può essere disattivata. Anche i suoni della fotocamera possono risultare invadenti, al pari delle suonerie dei telefonini al ristorante, cinema, teatro... Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

Stabilizzatore dell’immagine (VR) Chiunque abbia scattato delle fotografie con poca luce o cercando di tenere ben fermo un lungo teleobiettivo, sa quanto sia difficile evitare di rovinare le immagini con movimenti anche minimi. In molti casi si usano treppiedi o altri supporti. Recentemente sono stati introdotti sistemi automatici per evitare, o ridurre di molto, gli effetti negativi del tremolio della camera. Nell’obiettivo sono stati montati dei giroscopi che sentono il movimento e che comandano dei micro-motori per muovere un set di lenti in modo da compensare i movimenti della camera e tenere stabile l’immagine sul sensore (con tempi di scatto non più lenti di 1/15 di secondo). Conviene disattivare lo stabilizzatore quando si usa un treppiede perché con lo stabilizzatore attivo, le lenti stabilizzatrici sono libere di muoversi, e se si muovono mentre tutto il resto è fermo, l’immagine risulta difettosa. Quando invece lo stabilizzatore è disattivato le lenti sono bloccate e non possono più muoversi. 19


Scrivere con la luce

La chiarezza è una giusta distribuzione di ombre e di luci (Wolfgang Goethe)

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f/4

f/5.6

f/8

f/11

1/500”

1

1

1/250”

1/125”

1/60”

1/30”

2

f/16

+TEMPO

+DIAFRAMMA

f/2.8

-2

CORRETTA ESPOSIZIONE

L’esposizione

1/15”

È consuetudine paragonare l’elemento sensibile della nostra fotocamera ad un secchio da riempire e l’obiettivo al rubinetto: per riempire il secchio si può aprire al massimo il rubinetto per un breve tempo, oppure lasciar scorrere un sottile filo d’acqua per un tempo più lungo. Allo stesso modo il fotografo può scegliere, sempre in relazione all’esposizione della scena, se utilizzare un diaframma aperto per un brevissimo tempo o un diaframma più chiuso per un tempo di esposizione maggiore. Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

I dati fondamentali fra i tanti visibili all’interno del mirino delle moderne fotocamere sono la velocità di scatto e il diaframma. A questi si aggiungono, a seconda delle fotocamere, dati sulla compensazione dell’esposizione, la carica del flash, i fotogrammi rimanenti, etc. Velocità di scatto e diaframma sono i valori principali che determinano l’esposizione di un fotogramma. Una fotografia, quindi, è il risultato della combinazione di due eventi contemporanei: a) la regolazione dell’obiettivo ad un dato valore di diaframma b) il tempo di apertura dell’otturatore della fotocamera, che determina il passaggio della luce verso la pellicola o sensore. Se la fotografia risultante è correttamente esposta, significa che la combinazione tempo-diaframma era corretta. Se la fotografia risultante è troppo chiara (sovraesposizione) o troppo scura (sottoesposizione), uno o entrambi i valori di tempo e di diaframma erano stati impostati in modo non corretto per quelle condizioni di illuminazione e per quella data sensibilità ISO. Regola generale con 100 ISO e sole brillante: tempo di scatto = 1/125” diaframma = f/16. 21


L’esposimetro In questa pagina vediamo gli esposimetri incorporati che “leggono” la luce attraverso l’obbiettivo, in TTL (through the lens).

L’esposimetro misura l’intensità della luce presente nella scena che vogliamo fotografare e ci indica il valore corretto del diaframma e del tempo da impostare. Questo naturalmente in base ad un valore assoluto (che non può essere variato a differenza degli altri) che è la sensibilità della pellicola. La parte principale di un esposimetro è composta da una cellula fotosensibile collegata ad un circuito elettronico. Nel momento in cui viene colpita dalla luce (deviata dallo specchio a 45°), la cellula produce corrente elettrica che in base alla sua intensità restituisce i valori sopra citati. Nel caso di una scena molto luminosa, come ad esempio un panorama in una giornata di sole, l’esposimetro riceverà una forte intensità di luce, e sapendo che la pellicola da impressionare ha una sensibilità precisa, ci suggerirà di usare una “coppia” tempo diaframma corretta ad impressionare il fotogramma.

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Metodi di lettura La lettura della luce può avvenire con modalità diverse per diminuire gli errori e rendere più creativo il procedimento fotografico. Nella lettura spot l’esposimetro limita la lettura ad un’area ben precisa e ristretta, permettendo la selezione della zona dove effettuare la misurazione. È un sistema molto preciso e richiede esperienza per ottenere buoni risultati. La lettura media utilizza tutto il campo inquadrato e può produrre grossolani errori a causa di fonti di luce o zone d’ombra all’interno della scena. La lettura media a prevalenza centrale o semispot è un aggiornamento della lettura media e utilizza due sensori che leggono la scena in modo diverso. Il primo utilizza la zona centrale e la seconda il resto, il processore si occupa poi di unire i risultati privilegiando la zona centrale. Il metodo multizona o matrix utilizza diversi sensori mediando i risultati con algoritmi di calcolo, in alcuni casi i risultati ottenuti sono confrontati con una serie di scene già memorizzate all’interno della fotocamera, per scegliere il tempo e diaframma migliore. È il sistema più affidabile e avanzato. semispot

media

spot

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I “dosatori” della luce: tempi e diaframmi

Otturatore L’otturatore è un dispositivo che può aprirsi e chiudersi, come le palpebre dell’occhio umano, facendo entrare la luce nella macchina fotografica per un tempo più o meno lungo. In tal modo l’immagine che il fotografo aveva precedentemente inquadrato va ad impressionare la pellicola o il sensore. L’otturatore rimane aperto per tempi che possono essere decisi ed impostati prima dello scatto. Si tratta, in genere, di tempi molto brevi, inferiori ad un secondo. Il tempo di apertura dell’otturatore è il tempo in cui la luce va a colpire il sensore e viene chiamato tempo di esposizione. I tempi di esposizione: Si misurano in frazioni di secondo. Si usano comunemente delle cifre intere, ma esse devono essere implicitamente considerate come denominatori di una frazione (ad esempio: 60 si legge 1/60” - un sessantesimo di secondo, mentre 250 si legge 1/250” - un duecentocinquantesimo di secondo). I numeri dei tempi di esposizione, talvolta denominati con “t”, sono: 2000 - 1000 - 500 - 250 - 125 - 60 - 30 -15 - 8 - 4 - 2 - 1 - B I numeri più grandi si riferiscono ai tempi più brevi (rapidi), mentre i numeri più piccoli si riferiscono ai tempi più lunghi (lenti). Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

Tempi medi (1/60”, 1/125”): possono essere usati senza cavalletto (purché la mano sia salda e il soggetto da fotografare sia fermo). Sono adatti per condizioni di luce normale: ambienti aperti con luce naturale. Tempi brevi (1/250”, 1/500”): permettono di riprendere anche scene in movimento senza ottenere il cosiddetto effetto mosso. Per condizioni di luce forte: ambienti aperti con sole molto diretto. Tempi brevissimi (1/1000”, 1/2000”): permettono di riprendere scene in forte movimento senza ottenere il cosiddetto effetto mosso. Per condizioni di luce estrema: ambienti aperti con sole molto diretto e superfici riflettenti, su neve, mare, deserto... Tempi lunghi (1/30”, 1/15”): devono essere usati col cavalletto o con l’obiettivo “stabilizzato” e non permettono di riprendere scene in movimento senza ottenere l’effetto mosso. Per condizioni di luce debole: ambienti chiusi con illuminazione artificiale o ambienti aperti in penombra. Tempi lunghissimi (1/4”, 1/8”): devono assolutamente essere usati col cavalletto e non permettono di riprendere scene in movimento senza ottenere l’effetto mosso. Per condizioni di luce molto debole: ambienti chiusi con poca illuminazione o ambienti aperti in penombra oscura. Con tempi più lenti de 1/15”, la sola pressione del pulsante di scatto genera il movimento della fotocamera quindi è importante dotarsi di un comando a distanza (a filo o a comando remoto). In assenza di tali accessori, si può utilizzare il comando “autoscatto”. Tempi estremamente lunghi (1/2”, 1” e oltre): devono assolutamente essere usati col cavalletto e non permettono di riprendere scene in movimento senza ottenere l’effetto mosso. Per condizioni di luce estremamente debole: ambienti chiusi con pochissima illuminazione o ambienti aperti in penombra o notturni. Il tempo B (detto “posa B”) è l’apertura dell’otturatore per un tempo a piacere: tutto il tempo in cui il pulsante di scatto viene mantenuto premuto. Può essere anche un tempo di decine di secondi e, se si è dotati di comandi a distanza con funzioni di blocco, il tempo può essere di minuti, ore... In molte macchine fotografiche (escluse le supercompatte), da qualche parte sul corpo macchina o nel menu di programmazione, c’è una funzione che permette di impostare il tempo di esposizione. 23


a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

CORRETTA ESPOSIZIONE

1/500”

1/500” 1/250”

f/8 f/16

f/16

1/125” 1/250”

1/125” 1/60”

1/60” 1/30”

f/16

ESPOSIZIONE

f/5.6 f/11

f/11 f/16

CORRETTA +TEMPO

f/11

f/4 f/8

f/11 f/8

f/11

f/16

+TEMPO

f/2.8 f/5.6

f/5.6 f/8

+TEMPO

f/4

f/5.6 f/4

CORRETTA ESPOSIZIONE

+DIAFRAMMA

+DIAFRAMMA

f/2.8 f/4

f/11 f/5.6 f/16 f/8

CORRETTA ESPOSIZIONE

1/30” 1/15”

1/15”

Il controllo della profondità di campo contribuisce alla composizione dell’immagine poiché consente di evidenziare un piano o di integrarlo nel complesso della fotografia. Quando si inquadra si decide che cosa riprendere in altezza ed in larghezza, l’uso del diaframma determina la terza dimensione.

+TEMPO

+TEMPO

+DIAFRAMMA

f/11f/5.6f/2.8f/16 f/8 f/4

CORRETTA ESPOSIZIONE

Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie”

+TEMPO

+DIAFRAMMA

f/11 f/5.6 f/2.8f/16 f/8 f/4

CORRETTA ESPOSIZIONE

+TEMPO

+DIAFRAMMA

f/11f/5.6f/2.8f/16 f/8 f/4

CORRETTA ESPOSIZIONE

+TEMPO

f/11 f/5.6 f/2.8f/16 f/8 f/4

f/2.8

+DIAFRAMMA

Da destra a sinistra: chiusura progressiva del diaframma, che comporta una riduzione del diametro del fascio luminoso passante (quindi la necessità di regolare tempi di scatto via vià più lenti), ma l’aumento della profondità di campo.

f/2.8

+DIAFRAMMA

Il diaframma è un sistema meccanico a controllo meccanico (elettromeccanico negli obiettivi moderni), composto da una serie di lamelle curve, dotate di un perno di rotazione fissato al barilotto e di un perno agganciato alla ghiera dei diaframmi: la rotazione della ghiera induce una chiusura o un’apertura contemporanea di tutte le lamelle.

Diaframma chiuso= grande profondità di campo

+TEMPO

Diaframma aperto= poca profondità di campo

CORRETTA ESPOSIZIONE

Diaframma I valori di diaframma come valori interi (1, 2, 4, 8, 16, 32, 64) sono i cosiddetti stop, mentre gli step intermedi sono frazioni di stop. Passando da uno stop a quello successivo (o precedente) il fascio luminoso si dimezza (o raddoppia), con una differenza di 1 stop.

+TEMPO

tempi e diaframmi

+DIAFRAMMA

4

I “dosatori” della luce:

Profondità di campo Per profondità di campo s’intende la zona ancora nitida prima e dopo il piano su cui si pone il fuoco; da un punto di vista fisico esso non può essere dilatato e se viene messo a fuoco un oggetto posto ad una certa distanza, non può contemporaneamente stare a fuoco anche un oggetto posto ad una distanza diversa. In pratica invece, l’uso di diaframmi piuttosto stretti consente di vedere come nitidi oggetti posti su piani diversi.

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L’esposizione: modalità Modalità di ripresa Molte fotocamere digitali compatte offrono la scelta fra diverse modalità di ripresa. Questa pagina cerca di chiarire l’uso e le funzioni delle modalità P/A/T (S)/M:

P = Program (tempi e diaframmi regolati in automatico) A = Aperture Priority (a priorità di diaframmi) T (o S) = Time / Shutter Priority (a priorità di tempi) M = Manual (manuale) Diversamente dalla modalità Auto, che impedisce la scelta dei parametri di ripresa (compresa la sensibilità ISO), le modalità P/A/T/M lasciano al fotografo un certo controllo sul processo di cattura dell’immagine. Ognuna di queste modalità permette di esercitare un controllo su distinti organi e funzioni della camera. Compensazione dell’esposizione Nelle modalità P/A/T, il pulsante EV consente un ritocco manuale dell’esposizione (- sottoesposizione, + sovraesposizione).

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Incontri sulla fotografia digitale <1> “Conosciamo i nostri mezzi: motivazioni e tecnologie” a cura di Roberto Rizzotto (08:04:2009)

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Modalità Programma: è molto simile alla modalità Auto, lasciano alla camera la scelta dell’apertura del diaframma e della velocità dell’otturatore, però la modalità P permette di intervenire su varie altre regolazioni come il bilanciamento del bianco, la compensazione dell’esposizione, misurazione spot, foto macro ecc. Priorità di apertura (A): lascia al fotografo la scelta del diaframma mentre la camera calcola il tempo di esposizione più adatto. Controllare l’apertura significa controllare la profondità di campo dell’immagine. Piccole aperture richiedono tempi lunghi (stare sempre attenti per evitare il mosso), mentre grandi aperture richiedono alte velocità dell’otturatore. È utile per avere lo sfondo sfocato sul quale il soggetto risalterà meglio (bassa profondità di campo) come nella macrofotografia, oppure nella ritrattistica. Priorità del tempo di posa (T): è l’esatto opposto della priorità A, lasciandoci la scelta del tempo di posa mentre la camera calcola la corrispondente apertura del diaframma. In T possiamo scegliere se bloccare un soggetto in movimento, o ottenere un soggetto sfocato con la scia. A seconda del tempo selezionato, l’immagine avrà una minore o maggiore profondità di campo in funzione dell’apertura adottata dalla camera. La modalità S è perfetta nella ripresa di scene di sport, o per ottenere immagini chiare di bambini o animali iperattivi. Tuttavia ciò risulta possibile solo se abbiamo a disposizione molta luce, perché tempi veloci richiedono ampie aperture per consentire a quanta più luce possibile di entrare nella camera in un breve tempo. Modalità Manuale (M): significa pieno controllo, scelta manuale sia dell’apertura che della velocità di scatto, guidati dal sistema automatico di misurazione della luminosità ambientale per poter avere una corretta esposizione. Questa modalità è ideale per catturare fotografie di notte, o per ottenere effetti speciali come sovraesposizioni o sottoesposizioni.

Comprendere bene la funzione e l’uso delle modalità P/A/T/M consente al fotografo quella flessibilità che non è permessa dalle modalità preimpostate, per quanto queste possano essere ben realizzate. Familiarizzarsi gradualmente con queste funzioni che scavalcano le impostazioni di default, garantisce risultati sempre migliori. Con la pratica frequente ed una comprensione più completa di come funziona una camera, le soddisfazioni non tarderanno a venire. 25


Segue: - Il linguaggio fotografico: scrivere con la luce

Incontri sulla fotografia digitale UN APPROCCIO “CONCRETO” Ricerca, progetto grafico e immagini:

Roberto Rizzotto

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