Page 1

(CINE)VISIONI MAGAZINE THUNDER ROAD EDIZIONI #1, NOVEMBRE 2012


LA CRITICA IN UN POST EDITORIALE DI ROBERTO MAZZARELLI

Circa un mese fa, nasce il blog di (Cine)Visioni. Il blog, nell’esperienza mediatica contemporanea, esprime un duplice desiderio: da un lato la volontà, personalissima, di chi scrive di produrre un diario, l’appunto quotidiano di riflessioni e idee; dall’altro c’è la spinta a realizzare un giornalismo nuovo, sperimentale, slegato dalle logiche editoriali convenzionali, destinate a svecchiarsi grazie ai nuovi strumenti di comunicazione. Cosa comporta tutto questo? Prima di tutto un cambiamento radicale del linguaggio. Una parola che può descrivere al meglio questa trasformazione è l’aggettivo laconico. Tuttavia l’essere succinti, “di poche parole”, può manifestare il limite istituzionale del web di non poter realizzare quell’approfondimento giornalistico tipico della carta stampata. In realtà, la breviloquenza linguistica è forse il mezzo più forte e immediato per esprimere un concetto. Sergej M. Ėjzenštejn, nella formulazione teorica sul montaggio cinematografico, riconosceva, in tal senso, l’importanza della cultura linguistica giapponese, che attraverso la copulazione e la laconicità produceva forme altissime di poesia concettuale. Il limite delle 140 battute imposto da Twitter, a mio avviso, è l’espressione più interessante di questa rivoluzione linguistica. La critica cinematografica, oggi, deve necessariamente adeguarsi in questo nuovo panorama mediatico, proponendo modelli diversi rispetto ai vigenti. Le riviste di settore che hanno scelto una strada elitaria rischiano a breve di scomparire, mentre altre, rivolgendosi ad un vasto pubblico, hanno scelto strade più vantaggiose, perdendo però un approccio metodologico di tipo critico. (Cine)Visioni si pone l’obbiettivo significativo di scrivere di cinema nello spazio ridotto di un post, senza rinunciare a quel desiderio fortissimo di formulare un pensiero teorico sul film e sulla poetica dell’autore. i


INDICE

• La critica in un post (Editoriale)

p.1

• SEZIONE FILM

p.3

• Carnage di Roman Polanski

p.4

• Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana

p.5

• Frozen River di Courtney Hunt

p.6

• Hors Satan di Bruno Dumont

p.7

• Innamorato pazzo di Castellano & Pipolo

p.8

• Paprika di Satoshi Kon

p.9

• Poltergeist di Tobe Hooper

p.10

• Mozzarella Stories di Edoardo De Angelis

p.11

• SEZIONE SERIAL TV

p.12

• Boardwalk Empire - Blue Bell Boy 3x04

p.13

• Boardwalk Empire - You’d Be Surprised 3x05

p.14

• Boardwalk Empire - Ging Gang Goolie 3x06

p.15

• SEZIONE DAL WEB

p.16

• Assolti e rimborsati - Radio Rock 1x01

p.17

• Pensieri e contatti

p.18

ii


1

FILM Roman Polanski, Marco Tullio Giordana, Courtney Hunt, Bruno Dumont, Castellano & Pipolo, Satoshi Kon, Tobe Hooper, Edoardo De Angelis. Pensieri e parole su otto modi diversi di concepire il cinema.


CARNAGE

DI ROMAN POLANSKI

Le Dieu du (Carnage): una perfetta riflessione sul concetto sadiano di vittima e carnefice. In fin dei conti la vera vittima è il carnefice stesso, vittima di quello che Lacan chiama Grande Altro: ovvero il Potere che regola le false ipocrisie della Morale.  Il piccolo film di Polanski è un trattato di psico-sociologia occidentale.

4


ROMANZO DI UNA STRAGE

DI MARCO TULLIO GIORDANA

Romanzo di una strage: Marco Tullio Giordana si muove nella stessa direzione di Bellocchio (Vincere). Nei loro film il concetto di memoria non è altro che il riflesso del presente, a detta di Deleuze, ossessionato continuamente dal passato. Il film si muove tra le macerie dell'attualità, scavalca i suoi cadaveri ed arriva dritto a destinazione: LA VERITA'. Ieri come oggi.

5


FROZEN RIVER DI COURTNEY HUNT

Frozen River: è sempre labile la separazione tra noi e l'altro, tra legale e illegale, tra giusto e ingiusto, tra comunitario ed (extra)comunitario.  Il cinema americano ha sempre posto tale problematica attraverso lo stereotipo del confine. Nel primo ed unico film di Courtney Hunt, il confine è un lago di ghiaccio, una lastra instabile, che può cedere da un momento all'altro.  Dietro la realtà il simbolico, dietro il simbolico la realtà nuda e cruda ripresa nel più contemporaneo (neo)realismo del cinema americano.

6


HORS SATAN DI BRUNO DUMONT

Hors Satan è quello che Deleuze chiamava film ballade, ovvero una narrazione sottoposta al regime del tempo e dello spazio. I personaggi si muovono in queste due dimensioni senza un preciso scopo. Ballade vuol dire letteralmente "andare a zonzo", ed è ciò che fanno i due protagonisti del film nelle selvagge paludi del nord della Francia. Il cammino dei due protagonisti è disseminato di morte, mai crudele ma pur sempre desiderata e necessaria. Il film di Bruno Dumont è a metà tra Badlands di Malick e Twin Peaks di Lynch. Da una parte la storia d'amore che prende il via dall'uccisione del padre, dall'altra la rappresentazione "umana" del Male. Mai il volto di Satana è coinciso così profondamente col volto di uomo.

7


INNAMORATO PAZZO

DI CASTELLANO & PIPOLO

La commedia italiana degli anni '80 cerca volgarmente di essere commedia all'italiana. L'emulazione è rivolta ai cari temi della mostruosità sociale, ai suoi malesseri, ai contrasti che scindono l'individuo rendendolo maschera di se stesso.  Il film di Castellano e Pipolo mantiene come sottofondo ideologico il grottesco rapporto tra popolo e aristocrazia, che Comencini aveva definitivamente messo in mostra con Lo scopone scientifico, puntando in modo narcisistico sulla coppia Celentano/Muti.  Cosa rimane, quindi, se non una tenera affezione per i personaggi, risate forzate e il pateticismo di una storia d'amore inenarrabile? Dovrebbe essere studiato, oggi, questo tipo di cinema cercando di individuare i punti che hanno dato il via alla crisi definitiva del cinema italiano. 

8


PAPRIKA

DI SATOSHI KON

E' banale parlare di metacinema: sarebbe meglio affermare che Paprika è la meta del cinema. Intanto cos'è il cinema se non lo strumento per eccellenza per mostrare i meccanismi del sogno? Il cinema (ri)produce i sogni. Paprika, attraverso la tecnica dell'animazione, riassume tutto quello che c'è da dire sul rapporto tra cinema e sogno. Il film è un saggio animato sui meccanismi dell'onirico teorizzati da Freud e va oltre, mostrandoci le analogie con i processi di ricezione dello spettatore cinematografico. A fare da sintesi ci sono i simboli che hanno caratterizzato tutta la teoria psicoanalitica del film: dalla porta come soglia allo schermo come specchio dell'identificazione nell'altro. Il cinema è una porta (o finestra) che ci permette di penetrare nel nostro inconscio. Le immagini proiettate sullo schermo altro non sono che la rappresentazione dei "nostri desideri repressi", messe in atto da processi di condensazione. Il film di Satoshi Kon cerca, inoltre, di rispondere ad alcune domande importanti: siamo davvero noi gli artefici dei nostri sogni? Esiste davvero una Realtà o stiamo solo sognando il sogno di qualcun altro? Ecco cos'è il cinema: sognare un sogno. Lo spettatore crede di vedere le immagini del proprio sogno, ma in realtà sogna le immagini di un altro sogno, quello del regista, che in fin dei conti è sempre l'Autore del Sogno/Film. Tuttavia, manca qualcosa in questa teoria. Lo spettatore non è mai solo. Lo spettatore sogna assieme ad altri sognatori (i sonnambuli li chiamava Bazin): ed è per tal motivo che il vero film non è quello proiettato, ma quello di cui si parla fuori dal cinema, quando gli spettatori entrano reciprocamente nei sogni degli altri spettatori.

9


POLTERGEIST DI TOBE HOOPER

Vai verso la luce, non andare verso la luce. L'importanza dell'horror a partire dalla fine degli Anni Sessanta dimostra la sua valenza teorica. Meglio di ogni altro genere, l'horror ha saputo interpretare, grazie ai suoi autori, i tratti morali e politici della società occidentale, rappresentando fantasmi latenti pronti ad invadere il reale e a minacciare ogni forma di stabilità. Paradigmatico, in questo senso, mi pare essere Poltergeist - Demoniache presenze. Il film di Tobe Hooper, da molti considerato un cult del genere, andrebbe attualizzato, in quanto prima di ogni altra pellicola ha messo in luce la problematicità dei nuovi media, istanze in grado di generare presenze fantasmatiche nella psiche umana.  La televisione, così come il cinema, è una sorta di portale: da esso fuoriescono i mostri che ci invitano ad entrare, ad andare verso la luce (l'elemento fondante della proiezione cinematografica e dell'emanazione catodica televisiva). Attraverso questo varco, il fruitore entra in una realtà altra diventando prigioniero del cosiddetto dispositif, termine definito da Jean - Louis Baudry, il quale lo ha associato al mito della caverna di Platone: lo spettatore altro non è che uno schiavo costretto a vedere, nel fondo di una caverna (ovvero lo schermo), l'ombra di se stesso. Chi sono, quindi, queste demoniache presenze se non i fantasmi "perturbanti" della nostra mente? Nel film c'è una metafora abbastanza chiara: la società ha eretto i suoi palazzi, la sua struttura, sopra i propri cadaveri e adesso questi sono pronti a riemergere, a risalire in superficie: è quello che Freud chiamava il ritorno del rimosso. Ma la cosa più importante è che proprio il cinema (e la televisione), attraverso l'immaginario, indica la strada dei nostri traumi rimossi. 

10


MOZZARELLA STORIES

DI EDOARDO DE ANGELIS

Mai farsi ingannare dalle apparenze, perché quando si parla troppo di un film c'è quasi sempre qualcosa che manca alla radice. Il film di Edoardo De Angelis, Mozzarella Stories, non fa ridere, non fa riflettere, non denuncia: insomma non aggiunge assolutamente nulla a proposito del discorso sulla malavita camorristica campana. Se ne deduce, quindi, che il film sia esclusivamente incline a percorrere un genere (il film di camorra) rendendolo "appetibile" attraverso il versante nero della commedia. Si procede per stereotipi narrativi e stilistici, ed è per questo che il soggetto più interessante dell'opera (il legame tra clan e la produzione di mozzarella di bufala) tende a rimanere semanticamente un significante vuoto, privo di qualsiasi forma di indagine "politica".  In questo senso, questo pare essere un film poco coraggioso, in quanto dice ciò che comunemente già sappiamo, senza andare in profondità.  L'unico fondo di verità forse lo si tocca nella soggettività di alcuni personaggi, i quali sembrano mostrare una decadenza tutta italiana: un esempio su tutti, la storia "personale" dello Zingaro di Napoli, il cui dramma è al di fuori della storia e sul quale ci si potrebbe fare un film a parte. Ma veniamo allo stile, quello stile tanto esaltato da Emir Kusturica, produttore esecutivo del film, che ha visto in De Angelis un "talento visionario". Bene, a parte la scena del sogno in piscina (di grande impatto fotografico), cosa c'è di visionario nel film? Poco o nulla. Ciò che si intravede all'orizzonte è una certa influenza, ai limiti del calco, del cinema di Paolo Sorrentino, e non è un caso che il suo nome sia presente tra i ringraziamenti. 

11


2

SERIAL TV In queste settimane negli Stati Uniti va in onda la terza stagione di Boardwalk Empire. Partendo dalla quarta puntata, offriamo alcune riflessioni sugli sviluppi diegetici e tematici. Ciò che appare evidente è un cambio di tendenza notevole rispetto alle precedenti stagioni: l’attenzione ora è tutta rivolta alla psicologia dei personaggi.


BOARDWALK EMPIRE BLUE BELL BOY 3X04

Boardwalk Empire, se ci pensate bene, è un storia di padri: reali e simbolici. Non si tratta di una semplice costruzione del concetto di patriarcato, ma ad essere messa in scena è l'impotenza generazionale dei padri nei confronti dei figli. La Legge del Padre non coincide mai con il desiderio del Figlio. In questo senso mi sembra molto problematica la figura di Al Capone. In Blue Bell Boy (puntata #4) ci sono alcuni momenti di massima espressione psicologica del personaggio. Basti pensare alla scena in cui egli istiga il figlio sordomuto di quattro-cinque anni a picchiarlo. Quando il bambino scoppia a piangere, perché non comprende l’assurda richiesta del padre, in quel frammento vediamo sgretolarsi la figura del mito, quella di Al Capone appunto. Se da una parte Capone è stato da sempre rappresentato come il mafioso duro e spietato, Boardwalk Empire ne mostra il lato fragile e patogeno.  Questa puntata, inoltre, impone numerose riflessioni su altri aspetti: se da un parte trovo molto interessante lo sviluppo "femminista" di Margaret Schroeder, la vera novità è nella sequenza dell'imboscata, in cui la polizia tradisce in modo definitivo Nucky Thompson. Questa sequenza mette in scena la morte fuori campo: se la serie ci aveva abituati a cruenti visioni di morti, in questo long take la morte rimane fuori dal campo visivo, è possibile solo sentire ed immaginare ciò che sta succedendo.  Non era mai stato raggiunto un così alto livello di drammaticità.

13


BOARDWALK EMPIRE YOU’D BE SURPRISED 3X05

Non me ne vogliate se dico che in questa terza stagione di Boardwalk Empire a fare la differenza è Gyp “Giuseppe” Rosetti, interpretato dal carnale Bobby Cannavale. Quest'inedito personaggio sta dando una linea tutta nuova al serial, sostituendo alla logica del crimine "organizzato" e razionale una criminale, nevrotica e psicotica. La follia di Rosetti mi piacerebbe paragonarla a quella del Joker (faccio particolare riferimento a The Dark Night), in quanto funge da elemento destabilizzante del sistema. Egli a differenza degli altri non mira ad ottenere l'impero (empire), ma sembra mosso da quello che Freud chiamava Pulsione di Morte, e non è un caso che in questa stagione la morte sia diventata un elemento fondante, non tanto nella quantità, ma nella modalità. Gyp Rosetti è in fin dei conti una personalità borderline; non si comprendono i motivi traumatici dei suoi disturbi ma, puntata dopo puntata, emergono gli elementi conturbanti di una mentalità perversa e sadica, pronta a declinare ogni forma di stabilità narrativa e spettatoriale.  Una domanda a questo punto sorge spontanea: a chi si riferisce il titolo di questa quinta puntata "You'd Be Sorprised" (Tu sarai sorpreso)? Questione sottoponibile a diverse interpretazioni e punti di vista, la quale sembra però trovare una risposta in quell'(in)aspettata morte di Jimmy Darmody, non giustificabile nella logica diegetica, se non in una volontà sadica di giocare a "sorprendere" lo spettatore.

14


BOARDWALK EMPIRE

GING GANG GOOLIE 3X06

Poco o niente in quest'ultima puntata, anzi no. La terza stagione di Boardwalk Empire non ha una vera e propria storia se ci pensate: l'azione è sostituita da meccanismi di introspezione psicologica dei personaggi. Basti pensare all’ episodio Ging Gang Goolie, nel quale a livello diegetico non succede quasi nulla: i personaggi sembrano essere sospesi in una dimensione soggettiva, alienata, per non dire psicotica. Infatti, il segno distintivo di questa puntata è la "mancanza", un vuoto profondo da colmare attraverso atti trasgressivi e indicibili. Ciò che manca sono le figure simboliche che sino ad ora hanno mantenuto un controllo, un ordine istituzionale sul sistema gerarchico delle emozioni. Da una parte c'è Gillian Darmody, una madre edipica, incestuosa, una Giocasta dal portamento freudiano. La sua mancanza viene riempita attraverso oggetti feticci, "sosia" che sostituiscono l'oggetto mancante e primario: Jimmy Darmody, il figlio amato e perduto. Altra figura edipica mancante in questa puntata è il figlio di Margaret Schroeder, che cova dentro di se un futuro da piromane. Appiccare il fuoco per lui non è solo un gesto di ribellione infantile, ma forse il modo più diretto per identificarsi in una figura paterna assente, ovvero il patrigno Nucky Thompson, ormai sempre più lontano dagli ambienti familiari. Per il bambino riconoscersi nel padre vuol dire essere come lui: un uomo che gioca con il fuoco.

15


3

DAL WEB Il web oggi è divenuto il canale per eccellenza per la cinematografia indipendente. Il fenomeno piÚ interessante è sicuramente quello delle web series, concepite per essere distribuite nella rete. Solo recentemente, in Italia, si stanno manifestando i primi tentativi produttivi che vanno in questa direzione. Tra questi vi segnaliamo il dissacrante Assolti e rimborsati.


ASSOLTI E RIMBORSATI RADIO ROCK 1X01

Non mi sorprende affatto che il cinema abbia trovato una nuova patria: il web. Il fenomeno deve ancora essere largamente analizzato (o storicizzato) per poterne fare un nuovo discorso teorico. La più banale delle deduzioni è, ovviamente, quella legata alla problematica della distribuzione. Per questo la rete rivoluziona i canoni produttivi e distributivi imposti dalle major. Sono due gli elementi che emergono in questo processo discorsivo: da una parte il concetto di visibile (inteso come trapasso dalla condizione di invisibilità dell'arte in perenne, e democratica, esteriorità), dall'altra la definitiva scomparsa di quello che Benjamin definiva aura dell'opera d'arte, intesa come autenticità e unicità dell'artefatto artistico.  Tra le diverse formule che si stanno mettendo in atto in questi ultimi anni, la più fortunata a mio avviso è quella delle web series, ideate e create con il presupposto di distribuirle in e per la rete. Ciò che sta emergendo con chiarezza è il fatto che tale fenomeno non può e non deve essere ascritto al movimento di una certa autorialità amatoriale.  In questo senso mi pare rilevante parlare di una nuova ed interessante serie web: Assolti e rimborsati. Evidente già da questa prima puntata, "Radio Rock" è il tentativo dissacrante ed ironico di svelare i conturbanti rapporti tra la media famiglia italiana e la chiesa, tra ricatti economici e morali, desideri repressi e violenze sottaciute. Nonostante i toni sembrano ricalcare la comicità di Boris, e certe atmosfere sono (forse volutamente)  stereotipate, credo che le intenzioni siano quelle di creare un qualcosa di totalmente nuovo nel panorama italiano.  Penso, però, che i creatori di questa serie debbano porsi una domanda importante: a chi è destinato questo prodotto? A mio avviso, parlare del ruolo che la religione ha sulla famiglia italiana al giorno d’oggi ha senso solo se mostrato ad un pubblico internazionale. Tuttavia, per far questo una web series di successo dovrebbe per lo meno fare uso di strumenti di sottotitolaggio. La prima puntata di Assolti e rimborsati è visibile su OwnAir.it.

17


(CINE)VISIONI MAGAZINE

Per voi il cinema è spettacolo. Per me è quasi una concezione del mondo. Il cinema è portatore di movimento. Il cinema svecchia la letteratura. Il cinema demolisce l’estetica. Il cinema è audacia. Il cinema è un atleta. Il cinema è diffusione di idee. Cinema e cinema Vladimir Majakovskij

© (Cine)Visioni Magazine Rivista digitale gratuita A cura di Roberto Mazzarelli editing testi di Simona Cappuccio Thunder Road Edzioni cinevisioni.blogspot.it info: cinevisionimagazine@gmail.com

xviii

(Cine)Visioni Magazine #1, Novembre 2012  

Rivista di critica e teoria cinematografica. A cura di Roberto Mazzarelli