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I Quadernetti Poetici di “SiFaPerFarBenEdizioni”

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“Amore, non amore e disamore”


“SiFaPerFarBenEdizioni”, improbabile casa editrice frutto della fantasia contorta di Roberto Marzano, presenta il 2° Quadernetto Poetico a tema “Amore, non amore e disamore”. Un tema che ai più potrà sembrare un po’ scontato ma, visto lo svolgimento da parte degli artisti coinvolti, speriamo dovranno ricredersi. Dall’amore per il proprio cane a quello per la fidanzata, dall’amore perduto all’amore ignorato. C’è l’amore per il proprio sposo, l’amore che non si può compare, l’amore mal riposto e quello che è ormai solo un ricordo. Amore di mamma e di papà, l’amore svenduto, amore per la propria terra, per il sesso, tenerezza e amore a tutte le ore. Si verseggia dell’amore mentale, irraggiungibile, disperato e platonico, del disamore forzato, tradito, deriso. Amore rubato, donato, filantropo, omosessuale, ideale, virtuale, puro, spirituale e irraggiungibile, a voi la scelta… Insomma, l’avrete ben capito, “Amore, non amore e disamore” qui si mischiano in un cocktail poetico che speriamo potrà piacervi, anzi ne siamo più che sicuri... Così potrete levarvi la curiosità di scoprire come si fa l’amore a Genova, di sapere “com’è strano sentirsi innamorati a Milano”, di come Roma può “fa’ la stupida stasera”, più o meno come a Caracas, a Torino o a Napoli direte voi… Invece no, l’amore alla toscana vi sorprenderà, come quello di Pescara, di Ivrea e Cinisello Balsamo. C’è tanto amore nel Veneto quanto in Umbria? E in Emilia? Più o meno che in Puglia o in Sicilia? Per saperlo non vi resta che leggerci... In ordine di arrivo dei contributi, troverete opere di Chirio, Roberto Marzano, Davide Marzano, Maria Pia Altamore, Giusy Rodolfi, Alessandro Magherini, Giulia Bragalone,

Izabella Teresa Kostka, Luca Crastolla, Massimo Gaviglio, Benedetta

Cardone, Nicola Salvini, Giovanna Olivari, Fabrizio Casapietra, Rosa Maria Puglisi, Francesca Lavinia Ferrari, Paola Silvia Dolci, Marcello Scotto, Mabi Col, Alberto Nocerino, Laura Grasso, Silvio Straneo, Alessandra Vinotto, Alessandra Carnovale, Angela Donna, Manuela Russo, Karoline Borelli Hansen, Rosa Johanna Pintus, Stefi Pastori (Gloss), Loredana Borghetto, Enrica Gugliotta, Luca Oggero, Giangiacomo Amoretti, Lorella Finocchiaro, Bruna Pedemonte, Sandra De Felice, Maria Vittoria Marsano, Renato Morelli, Clara Vaithò, Vittorio Fioravanti, Marco Fabio Gasperini, Lidia Guerrieri, Anna Maria Dall’Olio, Matteo Cotugno, Ada Crippa, Andrea Pizzorno, Renata Bolognesi, Lila Ria, Mario Pellegrini, Lidia Allocca, Annalisa Coppolaro, Enrico Mario Lazzarin, Patrizia Camedda, Carolina Navarro, Ugo Berardi, Alessandra Beratto, Adele Libero, Maura Taormina, Norma Landucci, Maria Cristina De Amicis e Severina De Amicis. Appuntamento al prossimo “quadernetto”. Roberto Marzano


Roberto Marzano Downlove (L'amore ai tempi di Facebook) Ti prego taggami lungo la schiena un browser copia ed incollami i file tuoi nell’anima tesoro mio modificami sarò il tuo umile server il tuo disco fisso la perdizione in bluetooth io, piccolo mouse che non fugge sta connesso ed anela a loggare i tuoi giga ammorbidendo il firewall... Ma il downlove non si avvia non resettarmi la ram forse il software è obsoleto s’imporrebbe un upload ma amor mio mi accontento di un pdf anche piccolo un media player d’annata un viaggio su google earth basta che tu mi dia la tua mail od un brivido un sorriso zippato e che clicchi “mi piace” condivida il mio post ma fa presto se no mi si arresta il sistema e davvero non so se poi mi riavvierò… Tu non sai quanto t’amo Tu non sai quanto t'amo quanto io ti straveda quanto aspetti un tuo gesto come di una cometa indiscreta a far breccia nell'abbraccio che bramo e stropicciarsi le mani dirsi "dai, m'accompagni?" o qualcosa di più, ma tu amor mio, proprio tu mi propini propano e fiumane di fumo solo gabole subdole e barchette di balsa nella testa in tempesta

già dispersa e indisposta ad un nulla che annienta... Ma mi son rotto gli ormeggi alla deriva io vado tanto non sarà peggio se nel vuoto m'annego…

bruciano cicatrici e noncuranza sarà capace l'alba a dare pace al tuo tormento che non ha fermata? saprà il tuo letto leggerti la mano e infine addormentarti dolcemente?

La melanzana innamorata Prendimi, strizzami scompigliami il peduncolo vìola il mio corpo viòla col tuo pugnale adunco affettami, trafiggimi intrugliami con l'aglio riducimi in cubetti confondimi il cervello e, dopo, aspergimi di sale di prezzemolo spadellami nell'olio sfrigolerò d'amore io, solanacea timida dei tuoi occhi cotta oserei dir... son fritta! se non fosse che per te io me ne muoio… Senza far drammi Amore, amor perduto, non è cosa lasciami naufragar tra questi flutti mentre beccheggio esausto a pelo d’acqua nel buio mar di cocci alla risacca lanciami pure un sasso, fa’ ch’io affoghi muto e cianotico, ormai senza più aria. Amore, non amor, di carta zuppa fracassa ora il mio cranio sulle chiglie mi assaliranno alghe le narici una vertigine, spezzerà la schiena stanca fantoccio spento nel rollio della corrente e poi più niente sbatacchierò qua e là senza far drammi… Pozzanghere La notte ti ha lasciata al capolinea stretta nel tuo soprabito da fuga d'amaro in bocca che non ha avuto baci in questa fredda, scompaginata estate sgualcita sul sedile a viti lente cerchi nel buio il fuoco che s'è spento di pece densa inutili pozzanghere

Stelle di carta velina Se un addio spostato più in là procrastinabile invito lascerebbe le cose defluire da uno sfogo diverso nell'imbuto del tempo smarrito girato a rovescio a guardare lo specchio con l'aria di chi non ha capito le sue nere ciglia ammalianti mascara perplesso e i silenzi di lui compensati dagli occhi di pane futuribile eco di eventuali cadute in amore… Fosse solo dormire aggrappati alle grinfie dei granchi sulle panche notturne di qualche estranea stazione dai viaggiatori del tempo derisi come oggetti scaduti dati in pasto alle fauci accanite di passanti di ghiaccio che calpestan l'addio disperato con il muso ingrugnito di chi proprio non vuole rendersi conto che un ventriloquo muto e una Donna Cannone smagrita non han più niente da perdere né domande da fare del loro amore si fidano si tengon stretta la mano mentre volano via nell'incendio blu di stelle di carta velina...


Scaccofagia

I tuoi occhi cinesi

Puoi fare ciò che vuoi senza teoremi disporre d’ogni mossa incontrastata non ti darò intralcio, oh mia Regina monta a cavallo, calpestami le ossa io non m’arrocco, desisto a braccia basse aspettami convinta in “effe quattro” non sono matto, ma lo sarò al più presto stringiamo i tempi, divorami sul posto…

Lo strusciarsi vibrante dei corpi ansimanti nell'ansa che graffia pelle madida al ritmo che sguscia nella scossa di roridi palpiti si propaga alle lingue in groviglio e s'ingoia e fruga insaziabile nel ruggito affamato d'odori carni come di corde toccate da ispirate dita in arpeggio baci e morsi a colmarsi la bocca divorando quel po' che rimane di un sospiro che cede al sonno dei tuoi occhi che paion cinesi ai sorpresi quei miei spalancati pur dolenti del tempo sprecato a far altro, che non sia questo…

A nessun prezzo Osservami alla luce del lampione senza illusioni di chissà quale affare l'amore qui con me non ha effusioni né inutili preamboli a perder tempo s'arriva presto al dunque, tutto è concesso... Il fragile equilibrio tra dare e avere nel giusto prezzo ha il suo contrappunto al brivido che attendi attento e ingordo che il mio servizio speri sia all'altezza di tutto l'amore di cui hai bisogno, ma che a nessun prezzo io potrò mai darti… Il bacio Cercarsi l’anima bocca con bocca appoggiati nel vuoto della notte sprofondando in un brivido muto che sorregge i corpi abbandonati appiccicati amanti nel dolce incanto di quel bramato istante troppo breve. Campanelli incapaci di smetter di trillare li accompagnano nel vortice di stelle che li condurrà a rifarlo ancora, presto solo un respiro profondo, quasi un canto e poi cercarsi spasmodici, adesso stringersi sempre più forte ingoiati dall’urlo del vento… Un bacio rubato Non dimenticare di scordarti di me non appena svoltata nel buio dell’angolo senza un saluto né uno sfiorarsi di dita col gusto acceso ancor dentro le labbra caldo bacio rubato così d’improvviso l’uno all’altra in un impeto del caso liberato dalle parole di circostanza dall’amnesia di conseguenze probabili della folle vertigine a mordere l’aria eventualmente, non più proponibile!

In un imbroglio di nuvole Ci siamo persi ridendo in un imbroglio di nuvole scaraventati su brande precarie appese a un'iperbole approfittando del buio stringersi petto con petto aggrappati più forte all'altrui precipizio unghie livide a premere i propri lembi di vuoto.

modella pura in tremula posa vorrei tanto darti un piccolo morso affondarlo in quel dolce incanto profumato di miele d’acacia fior di carrubo e foglioline di menta… Il tutto Di strofa in strofa, d'apostrofo in “a capo” affamato di lunghi periodi dilaganti per righe e più righe senza fiato o quiete dove una virgola in più o in meno, nel caso può cambiare direzione, senso e indirizzo così come un punto può concludere il tutto... La pianura sterminata di neve non distingue né colma le distanze batte il mio cuore pazzo dirimpetto nel respiro bollente di fiati affiatati che divorano a morsi vivi la nebbia vapore di sospiri colti a mani colme maniglie dorate delle porte del paradiso raccolgon lo stupore, il brillio degli occhi sotto le coperte complici di pelle dove le notti sfrigolano d'immenso incendiando labbra tese, bocche disciolte ad esplorarsi in esplosioni d'infinito…

Esse Splendenti sinuose stelle soavemente stese su soffici sofà soffusi soffiano sospiri sibilando… Sensuali saffiche sirene sussurrano suadenti supplicanti spargendo spasmi-sogni si spalmano struggendosi sublimi… Tremula posa Nello spicchio di sole filtrato da una tenda color melograno mentre il vento sparpaglia la stanza stai immobile e gelatinosa. Dal tuo fianco digrada la pancia massa viva di carne rosa meravigliosa, divina creatura

Roberto Marzano Nato a Genova il 7 di marzo del ‘59, narratore

e

poeta

“senza

cravatta”,

chitarrista, cantautore naif e bidello giulivo. Barcollando tra sentimento e visioni, verseggio di vagabondi e di prostitute, di amori folli, di ubriachi, di oggetti inanimati e dei quartieri ultra-popolari dove sono orgogliosamente vissuto. Se vuoi sapere di più (pubblicazioni, premi letterari e altre poesie):

https://robertomarzano.jimdo.com


Davide Marzano


Maria Pia Altamore Mai più

Le ore tarde

Hai messo molta cura per questo appuntamento

All'ore tarde si sente

vestiti eleganti

come di commozione

tacchi alti, trucco

al proprio esister e

solo nelle grandi occasioni ti prepari così!

rimiro il ciel stellato

La musica è assordante ordini un drink, un altro

la commozione sale fino a raggiunger quel Dio

noccioline, patatine

dentro, e sciogliermi

balli, sballi, luci e musica ti rimbambiscono

in pianto sol potrò.

le parole non si odono gli occhi non guardano... Ti senti fuori posto

Luna rossa

ti eri illusa d’incontrare l’uomo della tua vita

Luna rossa in ciel,

non sono da buttare, pensi!

risa di bimbi

Hai paura ti manca l’aria, esci, via vai via sotto la pioggia che sul viso si mescola alle lacrime

giungon da lontano, i grilli insonni cantano, tuona il cielo a Rapallo, dialoghi doppiati

e al rimmel

di televisione vicina,

i tacchi sono di troppo quando si deve scappare

le membra nude odore

togli i sandali

di salsedine e frittata,

e corri, corri via

vorrei fermare il tempo,

dalla notte nera della tua solitudine!

questo tempo, oh estate…

… l'amore? girare lo sguardo assonnato del mattino e vedere che il tuo cane di tutti i posti che poteva scegliere per riposare, proprio sulla tua maglietta si mette? mollemente adagiato e con sguardo tipo: vero che non mi dici niente? io? non solo non la sgrido, ma la guardo con un tale amore..... che ... mi comincia bene la giornata.....


Badanti

Amo la mia terra

Chanel

Flotte sotto gli alberi dei giardini

Amo la mia terra

Col tuo materassino da spiaggia

mucche accaldate in cerca d’ombra

più di me stessa ti amo

e le tue infradito rosse

dopo aver brucato a lungo.

e più ti sto lontano e più ti bramo

capellino con visiera

amo il giallo grano

con la folla di bagnanti…

I vestiti migliori, collane finte

le sapienti pietre

finti denti d’oro

di monumenti al sole

si intravvedono

visi vissuti di campagnoli al

mentre parlano tra loro.

tramonto

Domenica, giorno di festa ozio, incontri, telefonate...

ora che è estate ti confondi

Ma io e te sappiamo che quel materassino non ti serve per prendere il sole.

corriere sfreccianti sui tornanti amo il caffè, le granite,

Giaciglio di tutto l’anno

le vecchie amiche…

la tua camera da letto

Parenti lontani

cambia arredamento di continuo

aspettano il ritorno…

cullata dagli annunci della stazione…

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Mariapia Altamore, sembra un nome d'arte, invece è proprio il suo. Bisognava solo abbinare il temperamento artistico, rivelatosi negli anni tanto eclettico da farla spaziare dal teatro comico alla clownerie, allo scrivere teatro e poesia, a gestire eventi a cui partecipa anche come animatrice e cuoca. Insomma una "cuocattrice" (nonché poetessa) titolare del singolare progetto "Cibarty di Mariapia Altamore -La Cucina del Buonumore".


Giusy Rodolfi Ingenuità maschile Sotere, stile fashion

la fine venne alla deriva non seppi mai il principio che fecondò l’uovo di quel lontano incontro

_Tacchi 15 Lenti azzurre Seni al silicone

ma la vissi tutta l’emozione!

Gemelle alle labbra_ Seducente camminata impostata all’anca

T’invoco o Dio

apparecchiata al gusto del giusto allocco Come bruco striscio da tempo immoto Mefisto, falco predatore al richiamo

Troppo lungo alla notte

il carniere

veglio alla veglia

vuoto da riempire

che mi donasti in premio

impreciso il tiro

A ricatto

al perfetto incontro dal pelo arruffato

d’estasi del coito

in gambe a treccia corta tra marmi e nudità

dal cerebrale impulso

le dita tra i capelli a muover voluttà

fai nascere dilemma Incatenato soffre d’ asfissia morale

_Parrucca_ Risveglio dall’inganno stupore a fior di pelle s’ammoscia nell’abbaglio d’effetto, il fuori scena

liberami dalle manette ai polsi uomo o donna ch’io sia abbracciami accarezzami lungo linea verginale tra fili rossi di vagina prona baciami le labbra tumide d’umore

Vissi

Che non sia peccato il regalo fattomi ai primordi

l’emozione primitiva

Lasciami annegare

dolce incartata e conservata all’unghia di luce stigmate su canovaccio dal rosso contorno

nel liquido seminale senza germogli solo in nudità di pelle contro pelle a scivolare insieme nel desio brindiamo insieme al senso vero del sesso ch’ai donato

sminuzzare a coltello fu facile meno

ma poi trasformato in concupiscenza Io sono qui

ricomporre l’immagine sfuocata

Sfido il tuo pene alzato come un dettame

oltre il linguine dell’immaginazione

pieno di voglie sane che la notte sia veglia di lussuria e brame.


- Al tempo nostro -

PROGRAMMA ALLA MANO

Con la mano a conchiglia Snowboard sulla neve Maschera e pinne al mare A lume di candela al ristorante sole Persino l’aliante per farlo volare Per fargli capire che tutto si può fare

all’orecchio nell’eco deciso dell’onda d’un’aria di disco a singhiozzo 45 quei giri

Non dimostrasti nulla, se non che fargli male!

la puntina spuntata

Sei mesi alla scadenza “pur se tu non volevi” Assistere alla morte lui ti costrinse a fare in clinica straniera

sul love motiv il pavimento a scacchi contorno dei piedi vicini

la luce soffusa e poi più

ti disse: “ qualunque cosa pensino scivolerò nel nulla senza un lamento e lo lasciasti andare

Assunta per buon curricula

Sorprendiamoci

le braccia da cobra intorno alla vita

Non vedo – non vedi la linea dei volti che inganna le labbra raccolte nella rete del gesto nato dall’istinto del fiuto nel fiato che accomuna soffio di cravatta legata al sospiro mani che sentono vedono ascoltano salgono nel tocco dalle natiche alla vita passione velata nell’incognita

“ aria sciatta portamento goffo occhio intelligente parola a manciata di riso quanto basta a visionare l’attorno “ tutto veniva svolto al tocco lavarlo vestirlo passeggiata in giardino bucato – imboccato ma non era bambino tu eri il suo angelo non sapevi l’antefatto del tempo mancante soffriva a ricordare e gli dicevi accorata; “il ricordo è la linfa è un motore a scoppio un bagaglio a mano sempre pronto!” esule dal pensare di salvare un eroe t’imposi l’incogruo di farlo divertire

giochiamo a mosca cieca confezionando l’ignoto ci sorprenderà il visibile? Ci sono – non ci sei Ci sei - non ci sono non conosciamo di entrambi i tratti qui siamo ciechi e muti nell’attesa acrobati sul filo di luce che verrà a svelare

Sono Giusy Rodolfi Sono nata e vivo a Milano, la mia vita è poesia nel bene e nel male. Da tempo immemorabile ovunque vada mi ritrovo con penna e carta, non voglio essere altro. Ho la speranza di lasciare qualcosa di me a chi mi capisce e mi ama con i miei pregi e difetti. Sposata da oltre 50 anni; ho 2 figli e 3 nipoti maschi e il resto è vita.


Alessandro Magherini L’AMORE CHE SI LEGGE IN UN SORRISO

FISICA/MENTE

Nella mia amata trovo un po’ di Durga di Parvati, di Kali, c’è Maria la Madre universale, grande Terra c’è Venere Afrodite, c’è Minerva

Ricomincio dall’osso dalla tua lingua rorida e sicura dal sogno che incatena allo schienale dal giorno che ho sconfito la paura riparto dalle immagini-fantasma dai miti antichi e dalle dee putane da un’erezione sacra e da un alterco da quando ai figli suoi Giunone disse: giocate, giocate pure con lo sterco

l’andare indietro al brodo primordiale lo scorrere del tempo elicoidale l’amore che si legge in un sorriso trascende lo specifico momento guardandolo con occhio aperto e scevro di condizionamenti e di miserie si vede come un punto esclamativo stagliarsi nelle grigie e lunghe serie di eventi, di teorie e di accadimenti che afollano il pensiero e i sentimenti L’AMORE È UN ANGELO ASTIGMATICO L’amore, sai, è un angelo astigmatico che appare dove l’occhio lo conduce si bea di voli alti su nel cielo scende talvolta e vola via veloce non corre, non si spreca, non si danna ma arriva quando meno te l’aspeti ti cerca poi ti lascia coi ricordi e a volte ti rimangono i confeti è inutile cercar di accalappiarlo meglio aspetarlo senza avere freta se arriva allegramente salutarlo se va dimenticare la sua streta ma ricordar quanto paradossali sono al confronto tuti i nostri mali Sono nato a Genova nel 1952. Dopo la laurea in filosofia ho trascorso alcuni anni fra l’America Latina e l’Africa occidentale. Insegnante di letere al Cpia 2 Milano, risiedo a Cinisello Balsamo. Sono stato fotoreporter, tradutore, redatore editoriale. Amo pensare alla poesia come a un’opzione intrinseca ad ogni essere umano, forse una weltanschauung che potrebbe cambiare il mondo. Ho scrito Soneti per M.me Kalì (Oficina Coviello), La Gru (Gatili), Anaconda (Sartoria Utopia). Ho partecipato all’antologia Milano (Edizioni Versi Umani). Autore ospite del blog «Bibbia d’asfalto: poesia urbana e autostradale», ho inoltre pubblicato testi sulle riviste «Il Vento Salato», «Alla Botega», «Malvagia», «Pick Wick», «Il Foglio Clandestino di Poeti e Narratori», «Il Monte Analogo», «El Ghibli», «Il Segnale». www.facebook.com/alessandro.magherini

ROBA D’ALTRI TEMPI Ma a che mi serve avere trovato il nòcciolo del tuo reatore se ormai il tuo corpo è diventato come la fotografia di una volta quella fata con la pellicola diaframma, tempo d’esposizione sviluppo nella tancheta, fissaggio lavaggio, essiccamento stampa con carta graduata e ancora diaframma, tempo d’esposizione sviluppo con la sua diluizione e tempo giusto per far uscire tuta la gamma dei grigi fino al nero… Insomma roba d’altri tempi come il tuo corpo, o peggio: averlo conosciuto tanto bene forse non è nemmeno un patrimonio culturale, professionalità obsoleta conoscenza pregressa… Forse solo un inutile ricordo qualche volta un disturbo per la mente


Giulia Bragalone

Amore Platonico & altri rimedi. Ci sono varie tipologie, vari modi di amare ed essere amati. Esistono varie sfumature che possiamo definire Amore: ci sono le forme più comunemente riconosciute come l’amore mentale o quello fisico, ma l’arcobaleno, come saprete bene, ha varie sfaccettature… Si può amare platonicamente, ma ciò non rende quell’amore meno reale o irrealizzabile. C’è l’amore per le cose, oltre che per le persone, l’amore familiare, che ci unisce in un legame di sangue… l’amore per il prossimo, che nulla chiede e tutto dona, l’amore di sé, che a volte può rendere ciechi. La lista è lunga, tanti sono i modi di amare, quante sono le lucciole in una notte di mezza estate. Amore, non amore e disamore, fanno parte delle nostre vite e ci rendono umani, delle volte anche perfetti difettosi, ma dotati di una forza indomabile, di un fuoco inestinguibile… L’Amore fa girare la Terra, di conseguenza, la Terra gira intorno al Sole influenzata dalla Luna.

Giulia Bragalone, nata ad Anagni il 22 Gennaio 1996. Amante dell'arte (in modo particolare della pittura) della scrittura e della cultura, studia Filosofia presso l'Università "La Sapienza" di Roma.


Izabella Teresa Kostka NEPPURE DIO

Lei era lĂŹ, seduta svogliata,

Mi vesto delle tue ciglia come una frangia adagiate

di ogni vergogna da tempo spogliata,

sulla fronte inumidita dell'accogliente pube,

l'imperfetta perfetta, una ninfetta,

non saprĂ giudicarci neppure Dio

forse ventenne, la scolaretta.

mentre sorgerai potente sulla mia corteccia. Ci ha visti entrare, all'ingresso sbandare, Succhieremo entrambi la stessa linfa

tra le nubi di colpe, assaliti dai dubbi,

che scorrerĂ inquieta tra le nostre radici,

amanti tardivi quasi abusivi,

tra gl'intrecciati rami e le lunghe cosce

due ombre frustrate dal mondo rifiutate.

scopriremo il decalogo della perdizione.

Ti ha sorriso, mandando un invito, muovendo le curve nell'atavico rito.

Osa e poggia le tue labbra ove il seme diventa vita,

Quanto odiavo quel giovane corpo che ti avvelenava come un morbo.

non temeremo neppur il Demonio - beneficiario antico di ogni peccato.

Gioconda perversa, fresca, estroversa,

Mi vesto di te denudata da qualsiasi senso di colpa,

Io,

sarai per me l'indomobaile gloria,

in un angolo lasciata e persa.

l'estasi goduta della punizione. Le tue mani in cerca dei fianchi, ANAĂ?S In quel locale siamo entrati per caso. L'odore del fumo nel seminterrato, la fragranza di donne, d'un maschio sudato. I tavoli squadrati e i muri scrostati, la tana degli scambisti che non si sono mai visti.

i suoi seni vistosi, pronti e bianchi. (Ho acceso l'ultima sigaretta. Maledetta vecchiaia, del tempo vendetta.)

Tratto dal libro "Gli espulsi dall'Eden" capitolo "Eroticon" CTL Editore 2016


NEL FRATTEMPO

Un giorno mi dirai com'ero al tempo della follia mentre le tua vorace lingua impediva alla mia bocca di respirare.

Birichino deficiente, stropicciata morivo ad ogni distacco e Tu, te ne andavi come un gitano senza neanche voltarti indietro.

Si sbianchavano le mie tempie nel "frattempo" di ogni mancanza, mentre i tuoi occhi decollavano oltre l'inevitabile frontiera della canizie.

Una scheggia sotto le pupille eri per me, il gelo pungente dell'eterna insonnia.

KOSTKA IZABELLA TERESA è nata a Poznań (Polonia) ed è laureata con lode in pianoforte di cui è insegnante. Izabella vive e lavora a Milano, è scrittrice, poetessa, giornalista freelance per WordPress, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali come "Verseggiando sotto gli astri di Milano. Negli ultimi tempi ha ricevuto numerosi importanti premi nazionali e internazionali, tra cui, di recente, il Premio Fondazione Daga per la poesia e per la diffusione della cultura e dell'arte "Artista 2017" (Cagliari 2017), il Premio Speciale come "Migliore Autrice Straniera" al 23° Concorso "Ossi di Seppia" (Arma di Taggia 2017), Il Premio Speciale della Critica al Concorso Internazionale Letterario Seneca (Bari, 2017), la Medaglia d'Onore al Concorso Letterario Proust en Italie - Il giardino di Babuk (Roma, 2017). Ha partecipato a numerose mostre di arti visive e fotografia presso Circuiti Dinamici di Milano (2015, 2016, 2017), per la poesia ha pubblicato nove raccolte monografiche ("Granelli di sabbia", "Gli scatti", "Caleidoscopio", "A spasso con la Chimera", "Incompiuto", "Peccati", "Gli espulsi dall'Eden", "Le schegge", "Si dissolvono le orme su qualsiasi terra - Rozmywają się ślady na każdej ziemi"). Tante sue liriche compaiono su varie antologie ( tra cui "Novecento - non più. Verso il realismo terminale" con l'introduzione di Guido Oldani, La Vita Felice Edizioni 2016; "Antologia proustiana" La Recherche 2016), su numerosi siti culturali e su riviste letterarie.


Luca Crastolla sopravvissuta all’ultima morte di Dionisio alla redenzione te Santu Paulo all’usura della Noja* questa terra dei ragni ci morirà addosso un bacio esangue morso d'addio millenario si dice per tristezza e fastidio penso deve esserci un dio minore esilarato dal nostro cabaret di parole mal riposte avverto si genuflette una chianca nel loop atavico di una lama cupa

* la "noja" dei tarantati somigliava al cordoglio per la perdita di un affetto, benché essi non sapessero elaborare il referente del dolore.

°°°°°° per ogni fuori spadroneggia il mantice della canicola e un tuorlo d’ombra è presto un'amaca di rimorso* Ho stipato carne di Meridione passata e ripassata sul tizzone del favonio Non trasfigura nemmeno muta le squame di serpe scura, figlia dell'angelo caduto Letargica d’inverno l’ascesi comprime e non si compie si consegna alla calura del ragno come coito interrotto dalla sete Ollare ogni pietra di questo paese che Cristo perse dalle tasche prima di arrendersi alla zolla di Eboli *Rimorso non ha qui la mera accezione di ritorno del senso di colpa, ma quella

etnografica, legata al tarantismo, di ritorno di uno stato di prostrazione legato a conflitti irrisolti della sfera psichica.

BIO anagrafica alla mano era il 1974 di giugno primo giorno della seconda decade dalle mappe astrali in vigore nella provincia di un Mercurio tarocco con Plutone in fase maniacale una vita spesa a consolare Giove in esilio si dice che le stelle mi abbiano scolpito bifronte con tutta l’onestà concessami dal cielo rendo noto che in redazione di bestiario si arrotondò per eccesso di difetto il primo tentativo sei anni dopo all’epoca avevo un fratello “con due occhietti a cinesino un nasino piccolino due guancette paffutelle e una bocca che accetta solo caramelle” STOP fine della miglior performance mnemonica in archivio pirulin del nord all’andata wagnone meridiano di ritorno baffo di setola pelle di rospo palpito da ’nfascinatura (tre lacrime d’olivo nel bacile non una volta come se ne scendono) acne topexan e aracne smemorai così il tempo dei longobardi così rinnegai gli abbaglianti illuminismi e mi persi per le gole della rupe del cervone li incontrai San Paolo tornato Saulo morso dal rimorso sulla via per Galatina letture? poche per inciampo su lastre sdrucciole di logorrea spiovente infine Talia per talea nella penna di Sofia


Massimo “Pigiamino” Gaviglio Una sera di queste fatti trovare

Ben tornata Sara

Una sera, una sera di queste fatti trovare

Prende il volo, d'un tratto, la monotonia dei giorni ed il desiderio di te si veste di colori.

e non mi dire di corsa, che devi scappare, che hai lasciato, di sopra, il bucato da fare, la lavatrice che perde, la pizza nel forno, che hai paura si metta a bruciare … Una sera, una sera di queste fatti trovare … Sarà come d’estate, la neve si scioglie, sarà come soffiare di nuovo sul fuoco, la scintilla si accende, non dura che un poco … Una sera di queste fatti trovare … E non tirare in ballo, sempre, i tuoi doveri di donna, piuttosto che niente la paura che il bimbo si sporga e che caschi giù dal davanzale, i biscotti, i suoi biscotti, che non riesci più a trovare, piuttosto che niente ti manca anche il sale e giù di corsa, a comprare, ma una sera, una sera di queste fatti trovare, una sera di queste fatti trovare …

Ti ho cercata tra le bancarelle Ti ho cercata tra le bancarelle ti ho cercata sotto gli ombrelloni ti ho cercata tra i vestitini appesi ti ho cercata in mezzo a tante voci ti ho cercata al mercato del giovedì proprio davanti all'Istituto Nautico ti ho cercata al mercato del giovedì ho incontrato anche Roberto ma tu chissà dov'eri…

Ben tornata Sara, ben tornata, ma come, non ti spogli neppure, togliti il tailleur, la borsa posala, levati almeno i guanti... ma come farai, Sara, a sopportare i tacchi sempre più alti? Sara, ben tornata, però... dopo un mese, trenta giorni, non hai proprio nulla da dirmi, da raccontarmi? Io ti trovo bene, serena, come quando si torna a casa dopo un viaggio, però c'è come un pensiero, una domanda, perché mi guardi? Ben tornata Sara, ben tornata, ma sì, sì, apri, vai pure vai fuori, vai a vedere, ne ho avuto cura, Sara, ne ho avuto cura dei tuoi fiori. Ben tornata, Sara, ben tornata...


Capricci Quando scendi con i capelli. ancora un po' bagnati. E quando con un soffio te li scompiglio appena. Sei ancora più bella nella penombra della sera. Però, perdonami, il tempo non te lo so fermare. Scegli, ti regalo un lifting od un diadema. Ma sorridimi, sorridimi…

Massimo Gaviglio (meglio noto come “Pigiamino”), in lotta perenne con la Legge di Newton, con il suo poetare gentile vola appeso a un grappolo di palloncini colorati che lo tiene sospeso a mezz'aria. La pesante borsa da lavoro dalla quale, come Mary Poppins, tira fuori l’inimmaginabile, a fatica lo trattiene sulla terra dove Massimo dispensa con estrema dolcezza i suoi versi. Con la lievità e la modestia propria degli artisti che non ostentano alcunché, Gaviglio regala sogni e visioni, bolle di sapone tanto luminose quanto fugaci, fiammiferi scintillanti nel buio. Infine, sveliamo l'origine del soprannome “Pigiamino”: quando, esile ragazzo nella Genova degli anni '60, sgattaiolava in fretta e furia da casa nottetempo, per andare a esibirsi nei primi locali dove si faceva cabaret, indossando inopinatamente solo il pigiama... come avrebbero dovuto chiamarlo? Autore di moltissime pubblicazioni e protagonista di centinaia di performance, è arrivato sino a essere applauditissimo ospite al “Maurizio Costanzo Show”. “Il personaggio emblematico che giganteggia negli esili versi è dotato di umanità composita e multiforme, di mistero e freschezza che traggono maggior linfa espressiva dalle proiezioni di uno sfondo accennato, allusivo, su un'apertura prospettica che allarga il respiro della lirica.”


Benedetta Ctardone 1. ho agganciato il passar delle cose al luccicore di un soprammobile alle promesse fisse sulle cornee del pesce ad un pensiero che sputa dalla bocca come una ferita aperta ti ho messa a nudo dalla radice con tuto il corpo fra le chiacchiere violente nascoste in qualche teiera di porcellana schiacci le briciole sulla tovaglia soto i polpastrelli una ad una con rabbia stupore inquietudine finalmente ti vedo onnipotente incrostata da mille occhi gracidanti pena mi opprime il sofito capovolto tieni streto l'orrore intorno al collo il respiro raggrumato da cui partì il piacere dimesso la pandemia nel molle abisso di un matino 2. Con la punta delle dita trascino nel dubbio un equivoco. Mi sono smarrita in questa strada dove conto ubriachi ai tavoli e sulle sedie e sui marciapiedi. Mi ofrono un palpito, un cuore nuovo, un ritmo, un alito e ciò che io vorrei tacesse. Il tuo nudo bianco nome. Benedetta Ctardone. Sono nata il 28 agosto 1975 a Massa in Toscana, mi sono diplomata in ragioneria e poi ho continuato con la laurea in Scienze Politiche (Università di Pisa) e atualmente lavoro come impiegata in uno studio a Pisa (lavoro che non c'incastra nulla con i miei studi!). La poesia è sempre stata il mio amore segreto anche se sconosciuto per me fino ai vent'anni. Mi ha aiutata ad esorcizzare le mie paure ed inquietudini. Con la poesia mi meto completamente a nudo, lì ci sono io.


Nicola Salvini LA MEDICINA DEL MAL D’AMORE Poche gocce giornaliere Diluite nel bicchiere Appena sveglio e prima di dormire Quando sono debole alla malinconia

e il tulipano le scrive una canzone e l'ellèboro in preda all'emozione se potesse tutta l'abbraccerebbe e il ginepro... e il rosmarino... e il pino mugo... e il ciclamino... e anche il basilico dal suo angolino due o tre foglie ce le metterebbe

Se sento che sta per arrivare Una crisi so che cosa fare Alle pillole ricorro Quelle a base d’acrimonìa

SE IO SAPESSI

Nei casi gravi Mi salvo solo con l’intramuscolare Doppia dose per dimenticare te

Se io sapessi che le tue mani Vibrano come tanti come piccoli cristalli Io ti direi di affilarne la punta Dammi carezze di unghie!

Per fortuna mi succede raramente Nella cassaforte delle medicine Appesa al mio ventricolo sinistro Ne conservo un’ingente scorta Così non rischio di restarne privo In questo modo miserando Da alcuni mesi sopravvivo Pur scontandone Gli effetti collaterali Un lieve rincoglionimento Non dissimile da quello ordinario Una tristezza feroce e vorace Che non mi dà pace

E sfolgorarne le due lame rasenti E ritagliarmi esatto nei contorni Per poter essere ovunque portato Poggiato sul tuo seno tutti i giorni E se fossero i tuoi occhi proiettori Al tatto incandescenti io vorrei che tu Fotografassi i miei lati migliori Perché potessi poi guardarti di più Stampato da quel vetro che hai in cucina O dal tavolo che siedi ogni mattina

Ma il mio cuore è bambino E malgrado il bugiardino (credimi, ho letto attentamente le avvertenze) Non ho capito appieno Se questa medicina È solo un anestetico O un veleno Forse è per questo Che muoio lentamente? LA PIANTA GRASSA Là sul balcone, ove è collocata accanto alle sorelle filiformi, le sue foglie le appaiono deformi e la taglia al confronto esagerata. Perciò si lagna con parole enormi, “sono grassa!” ripete desolata “il girovaso ho d'una patata e la cellulite sui fianchi informi!” Così ogni dì va avanti a lamentarsi fra stizzite colleghe di balcone, che ben sanno ciò che pur lei saprebbe se soltanto imparasse più a guardarsi: che il gelsomino l'ama con passione e il glicine tutto perdonerebbe e il geranio in quattro si farebbe

Nicola Salvini è nato a Torino, dove lavora e risiede. Nella sua vita coltiva da sempre alcune passioni speciali: la lettura, la musica (suona la chitarra ed è autore di canzoni), la montagna e, soprattutto, la scrittura, l'amore per la parola e il verso. Nel 2011, dopo decenni di scrittura sotterranea, ha creato il blog Archiplano (www.archiplano.net), dove ha pubblicato molti suoi testi, ispirati a tematiche personali e sociali, spesso sorretti da una forte vena ironica e autoironica e da un approccio visionario e paradossale. Nell'aprile 2015 ha pubblicato con Matisklo Edizioni la raccolta “I poeti segreti”. Ha partecipato a svariati poetry slam. Membro del collettivo poetico Incontroverso, di Torino. Ideatore e realizzatore del “Poeta che gi-oca”, ovvero il vecchio gioco dell'oca rivisitato e pensato appositamente per dare spazio a letture poetiche.


Giovanna Olivari E’nata e vive a Genova. Laureata in Lettere Moderne, ha insegnato nella Scuola Media. Poeta e attrice, ama giocare con le parole, seguirne il ritmo, entrare nelle loro metamorfosi. Ama dare la sua voce alle cose che scrive. Scrive poesie, haiku, racconti, favole, monologhi, che si trovano pubblicati in diverse raccolte antologiche, e-Book , tra cui “ I quaderni di Erato”, “Voci di poesia”,”Luoghi di parole”, “Il Federiciano 2015” “ Divergentemente 2015” “Estemporanea” 2016, “Genova canta il tuo canto” 2015 ed Zona, “Essenza di un’isola”, “Genoese Hours. Le ore genovesi di Henry James”2017 a cura di Beth Vermeer, in riviste, tra cui “Illustrati”( settembre 2015, maggio 2016, marzo 2017) ed.Logos, ed inseriti in rappresentazioni teatrali. Ha collaborato col Circolo Letterario “Banchina”. Fa parte del gruppo di Poeti di Genova Voci. Ha partecipato e partecipa a numerosi eventi, spettacoli, reading, festival, mostre. Ha ricevuto diversi “attestati di merito”, “ menzioni” e “segnalazioni”. Nel 2015 ha pubblicato il librooggetto “INFERNO-INTERNO. Parole Immagini Emozioni” https://youtu.be/nFfQwhHU8Hg AH, L’AMORE Se a te io m’attacco, da me tu ti stacchi. Allora mi stacco da te, del cavallo facendo la mossa. Scavarsi la fossa… E resto di stucco, incasso lo smacco di te che m’attacchi. Un unico scatto, ed è…scacco matto! E DOPO I FIORI I FRUTTI Ti voglio bene di un amore maturo O cieco? Chissà. Non oso guardare Non oso scoprire E mi fascio E mi copro E mi lascio coprire. Ma l'anima è lieve

sottile anche se non esce ormai più dal suo bozzolo caldo e protetto neppure per gioco neppure per poco. Ti voglio bene di un amore maturo O cieco? Chissà. L’AMANTE MARCHESE Il nostro amore ha cadenza mensile. Ricorda qualcuno… Un tale “marchese”. Veniva da me vestito di rosso. Io l’aspettavo con trepidazione. Ma lui non sempre arrivava puntuale. Il suo apparire? Una liberazione. Non c’è pericolo che ti presenti innanzi tempo. Il senso di colpa - mi dici - ti stringe cuore e budella. Un mese ti serve per digerirlo e far funzionare cuore e frattaglie. Anche se sono tornata ragazza, non sono più “aspettare il marchese”. Ti chiudo in faccia la porta del cuore. Esco. E mi vado a cercare altro amore.


Fabrizio Casapietra AD UNA FIDANZATA DI DUE ESTATI FA Quante cose negative limitative, tu porti via: tu che esci da una cometa, tu che esci da un rombo, come se fosse un cilindro, tu porti i tuoi raggi grandi ai più piccoli animali della gente: ed è subito la tua gente, un pezzo vivo della tua vita mai ignorata: tu, fidanzata di due estati fa, che non ti spegnevi neanche se ti allontanavi: tu che mai, mi facevi sentire solo, da solo, in quei due mesi senza pesi: per te, ho capito quanta terrena levitazione, mi avrebbero portato cambiamenti che prima erano sprofondamenti, smoccolamenti... Con te, mi sono abituato a litigare senza ferire, a tollerare senza logorarmi, ad arrendermi senza offendermi, alle tue ragioni senza ridurle ad opinioni... Ricordo quei giorni, noi due seduti allo stesso muretto, di una strada stretta, a scarsa percorrenza di auto e gas,

parlando dei soliti Doors, Pink Floyd e il neoprog scandinavo, Kaipa e Flower Kings, che mi ricordavano quelle cose lì, con il massimo dell'armoniosa civiltà, e il lavoro che ancora c'è lì: ma poi, con te, mi preferivo qui, con l'orecchio al sibilo di una lucertola, i tuoi sballati buoni, il superare l'ossessione del momento giusto, con un bacio superiore ad ogni gusto: ricordo quei giorni, adorni e disadorni, e sembrano larghi viali, che attendono un Natale in cui illuminarsi nell'ombra. Quante volte, poi, ricordando che non c'eri più, mi son sentito un vicolo umiliato dalla pioggia, come fossi stata tu, quelle gocce, tu, l'unica acqua da bere: potessi ora scavalcare ponti e migliaia di chilometri con le parole, ti verrei a trovare ogni giorno: ma attendo un altro giro con il cuore, attorno ai litorali, fino alle foci di questa lunga, lunga vita.

Fabrizio Casapietra, laureato in Lettere moderne, con una tesi su Plinio il Vecchio, ho partecipato a letture di poesia assai apprezzate alla 'Stanza della poesia' di Genova, essendo stato giudicato con ottime valutazioni da esponenti della cultura, animatori culturali, giornalisti ed artisti genovesi come Riccardo Grozio, Tina Cosmai e Giorgio Boratto, giornalista de "Il Secolo XIX"; sono stato apprezzato da cantanti ormai noti a Genova, come G.Zazza e Bobby Soul. Sono recensito, anche, con ottimo apprezzamento di pubblico e critica, da "La Repubblica", "Il secolo XIX" e "Mente locale"; scrivo canzoni e ballate pop melodiche, dolci, graffianti, ironiche, delicate. Dal vivo, ho partecipato a prestigiose letture di poesia e concerti, fra cui "Faber e la città vecchia"(centro storico, per un tributo a F. De André). Le mie canzoni-poesie si possono trovare anche sui siti: https://soundcloud.com/sassifraga1 e https://www.reverbnation.com/fabriziocasapietra


Rosa Maria Puglisi

Rosa Maria Puglisi. Fotografa e blogger. Attraverso studi umanistici e artistici ha sviluppato la sua passione per una fotografia intesa come espressione soggettiva della realtà e custode di memorie. Ha una lunga esperienza nell'insegnamento della fotografia e da qualche anno – dopo un Master sulla relazione d'aiuto a mediazione artistica - tiene seminari di fotonarrazione autobiografica, avvalendosi delle metodologie della Gestalt espressiva per facilitare nei partecipanti autoconsapevolezza, creatività e pensiero positivo. Vive a Roma.


Francesca Lavinia Ferrari CI GUARDEREMO e rideremo una ruga di più sgualciti nei sorrisi di noi, com’eravamo e attenderemo ciò che non arriverà in silenzio come cosa vicina poi a passo di formica più lontana fino alla nebbia fulgida che ricopre la terra quei mattini d’inverno o di prossimo esordio FU UN ADDIO DI MURAGLIA a rasentarci i lati malandati. Il tuo di melagrana avvinta all’alba e l’altro venne subito denudate le terga. Sarà meglio salpare dalla posta sul tavolo se nulla puoi paragonare alla devastazione che non vide un filo d’erba di principio perché deserto qui mai più sarà TI PRENDO ANCORA da questa parte se non riesci a dormire se non trovi la pace ché le gambe lo sanno quando mediti il sonno e non trovi un adagio per il cuore Francesca Lavinia Ferrari nasce a Modena nel 1974. È diplomata in grafica pubblicitaria e ha lavorato per diversi anni come Senior Designer di riviste di moda. Nel 2010, dopo la fortunata conoscenza sul social network Facebook del neo-stilnovista Antonio Cosimo De Biasio, dal quale apprende la passione per lo studio della struttura metrica del verso, comincia a comporre haiku e sonetti secondo le forme classiche, per poi intraprendere la sua esperienza libera nell’universo della scrittura. Nel 2013, selezionata in occasione del Premio Alessandro Tassoni, patrocinato dal Presidente della Repubblica, viene inserita con il suo componimento poetico nella raccolta “La Memoria”, a cura di Nadia Cavalera. Dal 2013 fa parte del collettivo poetico Bibbia d’Asfalto e gestisce le pagine letterarie Anime di luna e Lavinia sul social network Facebook, dove condivide i suoi scritti e dà spazio alla poesia d’autore e ai talenti emergenti. Nel 2014 è ancora tra i finalisti del Premio Tassoni e al Premio Nazionale “La Bormida al Tanaro sposa” si aggiudica il Premio Speciale “Anna Grenno”, dedicato alla miglior composizione poetica femminile. Sempre nel 2014 il suo necrologio poetico viene selezionato ed inserito nella silloge a tema R.I.P. – Read in Peace (Matisklo Edizioni, Mallare 2014), a cura del collettivo Bibbia d’Asfalto. “She’s Waiting for a Portrait” (collana Comete, Matisklo Edizioni 2014) è la sua prima silloge. Sempre nel 2014 realizza il self-publishing “In Assenza di Gravità”, mini silloge poetica. Dal 2014 al 2016 fa parte del collettivo poetico e Associazione Culturale “I Poetineranti” e viene inserita tra gli autori della corrispettiva Antologia 2016. Nel 2015 si classifica terza con la silloge “I Morti”, al Premio Nazionale “La Bormida al Tanaro sposa”. Nel 2017 è tra gli autori selezionati dell’antologia poetica “Aleppo c’è”, edita da Kipple Officina Libraria, a cura del collettivo Bibbia d'Asfalto. A oggi, non ha ancora perso il vizio di scrivere.


Paola Silvia Dolci i. nella favola “Orlando” la bambina prende la bacchetta magica poi afferra la testa della morta e lascia cadere tre gocce di sangue per terra una davanti al letto, una in cucina e una sulle scale ho le lacrime più dense del latte

ii. fiamma sulla lingua al seno sinistro mi vengono messe due ali di farfalla poi di canarino di colomba di falco poi di aquila due grandi enormi ali nere di angelo nota biobibliografica Paola Silvia Dolci, ingegnere civile. Diplomata presso il Centro Nazionale di Drammaturgia. Collaborazioni con riviste letterarie. Direttore responsabile della rivista indipendente di poesia e cultura Niederngasse. Tra gli altri ha tradotto Maxine Kumin e Galway Kinnell. libri Bagarre - Lietocolle ed., 2007 NuàdeCocò - Manni ed., 2011 Amiral Bragueton - Italic Pequod ed., 2013 I processi di ingrandimento delle immagini Oèdipus ed., 2017 recapiti paolasilviadolci@gmail.com


MARCELLO SCOTTO FOLLE AMORE

Scorre nuovo nelle mie attonite vene un magma dolce e impetuoso; cuore mio, tu generoso l’effondi, ma non hai, non hai pietà di me? Ah! miseri e tristi pensieri mendaci che giungete in quest’ora smarrita, invano la vostra diga si erge: tutto travolge e tutto affuoca questo mio infaticato delirio. GENOVA, GENNAIO 1990

SONETTO A MARIA

Ti sovviene o mia dolce Maria, quel remoto tempo già fuggito quando io, incerto nella via, da noi così lunge e smarrito; ti chiedevo con cuore angosciato se mi amavi almeno un poco,

o nullo per me, me addolorato, serbavi del tuo giovane fuoco? Come par mutato ora il gioco ove non gioca più chi è giocato; da tempo io te più non invoco mentre chiedi ciò che ti ho dato. Oh Maria, perché dubiti ancora? Son sempre io quegli che t’ama in ogni momento; come allora sono sempre io quegli che t’ama! Ti sovviene o mia dolce Maria? Sono ancora incerto nella via! GENOVA, 23 DICEMBRE 1997

CUORE DI PEZZA Ah, avess’io un cuore di pezza, prenderei quel consunto tessuto onde avvolgerne l’amarezza; non ho potuto!

Mi chiamo Adolfo Marcello Angelo Giovanni Scotto, sono nato a Genova Sestri Ponente il 2 Giugno 1956, e ivi risiedo in Via Piero Maroncelli, 4-15; rispondo al 3473453359. Dopo quasi vent’anni di - non troppo profondo silenzio intellettuale in seguito al conseguimento della Licenza Media, nel 1988 m’iscrissi a un Corso accelerato per Assistente alle Comunità Infantili, presso la Scuola Parificata Wilfredo Pareto di Genova; ottenni nel 1990 il Diploma mediante la formula Cinque Anni in Uno, (ne passarono due in realtà, causa bocciatura al primo tentativo), e nell’Ottobre dello stesso anno m’iscrissi all’Università degli Studi di Genova, ove, con la dissertazione “Arte e Alienazione Mentale in Karl Jaspers,” nel 1996 ottenni la Laurea in Filosofia. Può sembrare bizzarro, ma la mia vita artistica e nella fattispecie, letteraria, (sono anche una sorta di musicista Blues), cominciò qualche anno prima di questo felice accadimento. Nel 1988, infatti, avendo vinto insieme con altri otto Autori un Concorso Drammaturgico bandito dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Genova; la mia Opera Prima Tranfert scritta nel 1987, fu rappresentata - così come le altre otto piéces vincenti -, per tre repliche alla Sala Germi in Vico Boccanegra, con la Regia di Andrea Nicolini del Teatro Stabile, e l’apporto di alcuni allievi attori dello stesso Teatro Stabile; ottenemmo un buon successo di critica e di pubblico. Grazie a queste tre BELLE rappresentazioni e alla pubblicazione libresca del mio Dramma - unitamente agli altri otto Lavori -, fui iscritto d’Ufficio alla SIAE. In virtù di ciò, alcun tempo più avanti, la Compagnia Amatoriale Teatrale Bocca d’Inferno di Genova, in cui militavo come attore, mise in scena nel 1994 il mio secondo Dramma scritto nel 1988, “La Paura fa Nove” sì, Nove, non Novanta, (io non recitai per scelta), con la Regia di Ornella Mastroianni, per una sola rappresentazione al Teatro Mario Capello, del Capoluogo Ligure. Nel 1999 e nel 2000, due mie Sillogi Poetiche furono premiate “Con Onorificenza ‘Araldo del Borgo’” nell’alveo del Concorso Poetico Settembre a Milano, patrocinato dall’Associazione Culturale Borgo degli Artisti della Città Meneghina. Nello stesso anno 2000, un’altra mia Silloge Poetica ottenne un ambíto Premio Culturale dall’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma, in seno al Trofeo Internazionale, Medusa Aurea XXIII Edizione. In seguito non ho più partecipato a nessun Concorso Letterario per dedicarmi più profondamente alla mia personale ricerca artistica, che m’ha sortito - in un mare d’inchiostro come placenta - dopo tanti anni di lavoro, una cospicua prole Poetica, Drammaturgica, e negli ultimi due anni anche Narrativa, poiché ho intrapreso a scrivere diversi Racconti “Gotici.”

E’ intriso d sangue il canovaccio e pesa assai più d’un cuore vero; m’arrendo innanzi al mio straccio: sono sincero! Eppure un dì batteva d’umanità prima che m’avvenisse l’arcano, vano! che ne ha fatto mostruosità; oh, mia mano… Tu scrivi, scrivi, scrivi, non rintocca tuttavia la nostra nera pezza che non può coprire la mia bocca, ahi, avvezza… A profferire parole d’amore per chi ha in seno cuore di carne; taccio! colei del mio dolore non sa che farne. GENOVA, 2 OTTOBRE 2003


Mabi Col L’Amore

Primo amore

Altri amori

Questo amore spiritello

Non createvi stupore se ho scordato il primo amore! Rimestando nei ricordi nei meandri più profondi ho pescato addormentato un ricordo abbandonato una storia strana e lunga in cui c’entra una prolunga e di metri una ventina per la casa su in collina. ‘Sto villano maledetto ha voluto un regaletto: ‘sto cafone sciamannato non m’ha manco ringraziato! Ero giovane e cretina e non ho capito prima ch’era solo un bamboccione travestito da trombone. Sarà stato portentoso questo bello e tenebroso ma gentile non è stato: era un bel maleducato. Questo amore sgangherato per fortuna l’ho scordato!

Poi d’amori ne ho trovati

che ti priva del cervello va legato, imbavagliato e ben bene sculacciato. Se gli ormoni fan capricci ci troviamo sudaticci a passare una nottata tutta quanta sgangherata. La ragazza non ci guarda? Navighiam nella mostarda! Prepariamo messaggini comperiamo fiorellini ci sentiamo passerotti siamo proprio belli cotti. Quanto meglio si starebbe senza tutta questa febbre che ci obbliga a smaniare fino a farci assatanare! Ma sarebbe poi lo stesso una vita senza sesso?

tutti quanti sgangherati ranghi, storti e convoluti proprio quanti ne ho voluti! Con le mani lunghe assai, sempre immersi in mezzo ai guai, (l’argomento non è vario) sopra al mio tafanario e motivo non d’orgoglio lor mirava al portafoglio ché per gran precauzione tengo sopra al panettone. La mia vita dunque è stata di furbastri costellata fannulloni e malandrini che cercavano quattrini. Or capisca il mio lettore che, se nomina l’amore, non starò certo a esitare e mi metterò a ringhiare!

Nata Milano nel 1947, Mabi Col si è dedicata con passione all’organizzazione di eventi artistici. Si occupa anche attivamente di pittura, collage, poesia, saggistica, computerart, mailart e critica d’arte. Ha pubblicato due saggi di archeologia (Zeus C. e Penelope e le altre ), sei raccolte di poesie di cui alcune in numero limitato con copertine manuali (La Vispa Teresa, Polenta e caramelle di menta, Musica, Poesia per gioco, Chiaroscuri, Crespi di seta) e una serie di dialoghi poetici con altri autori (2 tazze, Rumori e silenzi al tavolino di un caffè, Due paia di occhiali, Piano pianissimo forte fortissimo, Luci sospese, I volti discreti della case, Giro in bici, Scombinamenti) e una serie di diari di viaggio a più mani. Ha pubblicato anche un libro di fiabe (La lingua del serpente). Altre notizie sono rintracciabili sul sito

http://web.tiscali.it/mabicol


Alberto Nocerino Ah... la disperata supplica! Dimentica il mio amore, caro amore, se così grande ti pesa il suo pensare. Parliamone quest'ultimo fiato come l'immirabile visione, la chimera straniera. Teniamoci per noi soli che nulla in me lo potrà sostituire e quindi nega, ti prego, ogni senso al mio eventuale tentare un qualche gesto di felice sproporzione. Eludi e svia il trasalire a uno sguardo tuo appena più dolce. Tacita senza badare quest'uomo fragile appeso alle tue parole: così comunque il semplice sollievo della tua presenza, vicina e cara, vivrà più viva in questo altrimenti tristo cuore, senza che il tempo vuoto lo pieghi e piaghi con la crudele lama. Non parliamone più tra noi del trito mio tormento, non si nomini l'odiosa, abusata parola dalle cinque lettere amare. Dedichiamoci invece al mondo insieme, a quel che insieme

si può e si deve, e fare e dire e costruire e ricostruire:

Disperatamente supplico smetti di fuggire, e di dirlo e ridirlo ancora,

non saremo i primi a lavorare insieme uno offrendo e l'altra negando amore,

nessuno ti minaccia! (caro amore, da non dire mai più amore).

non saremo gli ultimi che intendimento e passioni intreccino senza ulteriori coniugazioni.

Lascia che il mio soffrire il tuo presente “No!” al desiderio e il sesso

E se riesci ignora, ti prego, il senso ovvio d'un mio dono eventuale:

e lo stare insieme dentro di me covi, sepolto e silente...

accettalo mite con un fiorir di labbra, e sarà quello il dono vero

Lascia con te infine ch'io riposi, senza di te, e senza chiederti nulla,

che mi potrà saziare, di cui carpire il lampo e di cui gioire.

lascia schemi e teorie e studi, ascolta solo queste mie folli parole chiare: non pensarmi come chi si deve curare, colui che le assenze possano guarire,

E, se ti sentirai, non avere timore a rispondere con dono a dono ché non ne dedurrò, prometto, chissà che cambio d'umore o ipoteca sentimentale (se vuoi, al limite, sceglilo più piccolo il dono, lo farò bastare...) Perché cruciale croce per la mia vita vera è che si plachi quest'eterna tua fuga, che è il mio tormento, il dolor trafitto del solo figurare il progressivo distacco, l'estraniatura finale.

ma sii clemente, fa' che non si plachi il fuoco del mio tormento! Semmai serena apprezza quelle buone e scarne doti che a volte dici io possegga (e se le pensi, dimmelo, che l'anima se n'allieta). E meglio vivremo e ci faremo compagnia, e senza parlarne, forse, un giorno troveremo amore e pace … magari (persìno!) un altrove.


a Eco e Rosa omaggio per anagrammi paragrammi omografie Del nome della rosa Sarà arso il dolore quando del nulla l'odiato amore avrà raso l’usate ansie, o Rosa, obliando le belle vagheggiate stelle, dell’Orsa, sì, quelle! Ma a sorsi pieni beato sarò sempre s’ora, d’amor rósa in atteso osar, m’innovasse il cuore del tuo rosa il raso oh, la tua rosa, o Rosa!

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24.

1.Rosa/rosa/rósa roas rsoa rsao 2.raso raos 3.Orsa oras osra 4.osar oars oasr 5.Sora → s’ora soar sroa srao 6.saro → sarò saor 7.Arso aros asro 8.Asor → a sor(si) aosr aors

Nota Il numero di combinazioni anagrammatiche delle 4 lettere del nome 'ROSA' è ovviamente dato dal fattoriale di 4: P4 = 4! = 1 ⋅ 2 ⋅ 3 ⋅ 4 = 24. Gli anagrammi di senso compiuto risultano 8 su 24. 3 di queste 8 combinazioni lessicalmente sensate sono realizzate nel testo per metatesi, ovvero con uno spostamento di accento tonico (6. saro--> sarò) e con 2 sciarade: 5. Sora--> s'ora; 8. Asor--> a sor(si). Il testo accoglie 'rosa' in quanto: a) nome proprio di persona; b) colore (aggettivo sostantivato); c) participio passato del verbo 'ródere'. Il testo accoglie 'raso' in quanto: a) nome comune; b) participio passato del verbo 'rasare '.

Alberto Nocerino (Genova, 1960) Laureato in semiotica con Umberto Eco (Università di Bologna), si occupa di letteratura, teatro e antropologia culturale. Dal 2015 lavora presso l'Ufficio attività culturali della Biblioteca Universitaria di Genova (Ministero beni e attività culturali e del turismo). È cofondatore delle associazioni La Milonga (1995), TeatrOvunque (2003) e Genova Voci (2015). Per il Laboratorio Teatrale Integrato Tuttinscena ha curato la drammaturgia e l’organizzazione di cinque spettacoli in scena al Teatro della Corte e al Teatro Duse di Genova. Collabora dal 1995 al Festival Internazionale di Poesia di Genova, per il quale ha ideato oltre venti Percorsi Poetici, e dal 2009 al Bloomsday. Tra il 2003 e il 2009 ha realizzato laboratori di scrittura presso l’Università di Genova. Dal 2011 al 2015 è stato direttore editoriale del Nido d’Aquila, rivista di antropologia culturale e linguistica delle Alpi Marittime e dell’Appennino Ligure. Oltre ad articoli e poesie su varie riviste, ha pubblicato Percorsi poetici di Genova e provincia (allegato al Secolo XIX, Genova 1996), Dino Campana, per Genova (Liberodiscrivere, Genova 2001 e 2013), Laboratori di scrittura. Istruzioni per una ginnastica alfabetica infinita (con R.Pellerey, Graphofeel, Roma 2011), Genova canta il tuo canto. Percorso poetico di e con autori vivi e vegeti (Zona, Genova 2015).


Laura Grasso

ULTIME ESPERIENZE- Ottobre 2014 "Frammento toscano" Palazzo Comunale Buonconvento Si; Dicembre 2014 "A cavallo dell’anno" Museo Santa Maria la Scala Si; Dicembre 2014 Mostra personale Hotel Minerva Si; Gennaio 2015 2°Biennale internazionale Arte Palermo; Febbraio 2015 Mostra evento “Poesia musica storia” Hotel Minerva Si; Aprile 2015 MNEMON 2015 Palazzo Pubblico Si; Maggio 2015 JAPAN/ITALY art and education-Magazzini del sale Palazzo Pubblico Si; Giugno 2015 "I quattro elementi" acqua,aria,terra,fuoco Terme la Querciolaia Si; Giugno 2015 Collettiva Spoleto Arte Palazzi Leti Sansi; Luglio 2015 "Le cantine dell arte" Fognano Si; Luglio 2015 Collettiva "Tempo di palio". Hotel Minerva Si; Settembre 2015 Collettiva " Spoleto festival Art"; Ottobre/Novembre 2015 evento musica/pittura “Melodie" Sala Rosa Si; Ottobre 2015 Evento poesia,musica,pittura "MigrArti" Hotel Minerva Si; Febbraio 2016 "pittura e letteratura" la violenza contro le donne Libreria Mondadori Si.


Silvio Straneo Amor girasole Girasole occhialuto smisuratamente indaghi il contorno revoluto della rosa aspra d’aghi. Oh, girasole! La sfinge strangola. Ti assilla alluso. Si attarda orbo l’autunnale: sgombra scialle giallo e ti sfoglia spillo. Ella Ella Ella Queste trine margherite son colonne che contemplo alte quanto volgo l’occhio basse quanto curvo l’osso. Ed Ella come un templio carambola in silenzio le mie labbra scalze. Ed Ella come bambola adula di gamba riti di libellula. Ed Ella che ha la pelle della tundra spoglia puntina inverni gelidi con le rosse efelidi. Fiori di mare Una lisca d’acciuga la bocca stringe tra i denti circensi una mano sotto la sabbia incontra granelli un dito di donna. Le punte del viso sono il sorriso un lampo che sbalza il pozzo in un campo la pioggia nell’erba. Sterzare le ruote col contropedale arcuando le braccia

come spore all’aria su fiori di mare.

ed il sangue trasvola come sciame rosso che si accoppia alla sera.

Conchiglia d’amante Quando amore viene Conchiglia adulante correnti di pesci gli occhi veggon traveggole silente veleni di lunghe sirene. combacian le ciglia Labirinti fondali dove, dagli angolini dove danza un paguro che arpeggia le chele sgorga brioso su di un davanzale pendente la guancia che suole cambiare. in rivoli rosa. Conchiglia, conchiglia che origlia il richiamo d’amante che tace smaniglia due dita su ostil carapace.

Areola

Premendo poi s’apre e nudo si scopre sull’onda sonora che calza le suola e senza guardare prosegue nel mare immerso nel sale.

Tra baci di lubrici rosa frastaglia un recinto per tumide labbra.

Volante di idee su crini e balene giungendo in apnea davanti al suo sole all’eco d’amore. Quando amore viene Quando amore viene la geografia capillare sciorina fenomenica l’immensità del corpo. Ed il cuore squaderna per l’aia come garrula pappagorgia che giuliva saltella granaglia. Quando amore viene salgo di un metro d’altezza stronfiato dal soffiatore che foggia protesa l’immagine al cielo. Quando amore viene lo scheletro d’ossa basisce

Nell’incontro bifronte sfiorare l’areola come un dito, la nuvola.

Cerchio dell’oro coperchio che trilla d’amore gonfiando il picciolo stelo di mela. Pindarica essenza Lei abbracciava il mondo intero e scappava argonauta sugli altari delle fionde abdicando ponti ad alluse sponde. Lui traguardava secche come burla di ciurma che ciurla e sgroviglia il groppo dei cavi franati alla chiglia. Lei strappava e scuoteva come maniglie al vento ch’apron tende d’intemperie come mare che si fende tra le brecce delle bende. Come brilla la moneta quando gira sui sepolcri la scommessa di una sera

che lui decise fosse sempre.


Amor di ogni ora

Dita nude

Antenna

L’Amor che spilla il silenzio incendia visibilio dell’idillio e di sol carnalità si satolla.

L’anulare vellicava un cerchio sull’areola.

Un’antenna trafora il suo piccolo cielo un seno appuntito solleva camicia.

Sui flessi della schiena sinuosa di carezze le bocche nelle vele le brezze lussuriose e prese di pantere languite dai marosi. Il cuore allampanato veleggia di pagaia lampeggia come un faro stellando nel deserto nell’amplesso spirare la tua suadente baia.

Poi nella bocca sprofondava il medio dove fermo addentato sbatteva l’onda della sua lingua. Il pollice scendeva le valli del dorso mentre il mignolino solitario passeggiava sotto le sue sponde. L’indice alla fine navigava spiegato al suo arbusto di petali alato.

Realtà immaginate mani deflagrate impossibilità possibilità. Il suo petto d’acquarello come un flutto del deserto come polvere dell’onda che dilata luci e ombre. Su volumi infiniti potature delle uve ghirigori sopra i liuti.

Silvio Straneo, savonese, lavoratore metalmeccanico, scrive da molto tempo. Il coraggio di mettersi in gioco con una prima pubblicazione poetica risale al 2003 con “Danzando un sorriso” (Edizione Coop. Tipograf Savona) vincitore del Premio Anthia presso la Rassegna Regionale del Libro Ligure di Peagna (SV); segue nel 2007 il racconto in prosa poetica “Andò a riposare” (Cappello Edizioni Savona); nel 2009 “Fabrizio and us”, evento – libro organizzato presso il Pozzo Garitta di Albissola (SV) (Cappello Edizioni Savona), e nel 2015 con “Poèsie Festive” (Matisklo Edizioni Savona). Sempre nel 2015 ha vinto il Premio Speciale del Concorso Nazionale Giovanni Pascoli- L’ora di Barga. Nello stesso anno realizza “Virgole di saette” (Cappello Edizioni Savona), una raccolta di 46 poesie curata dai disegni del pittore torinese Nicola Olivieri. Nel 2016 è stato premiato finalista al concorso Mario dell’Arco Accademia Gioacchino Belli e al concorso Trofeo Medusa Aurea Accademia Internazionale d’arte Moderna; ha conseguito il Premio Speciale nel concorso internazionale di Poesia e Narrativa "Dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron, alla Val di Vara"; nello stesso anno in altri premi letterari italiani le sue poesie sono state editate nelle antologie dei concorsi. Lazio, Puglia, Piemonte, Liguria, Toscana, sono le regioni in cui Straneo ha conseguito riconoscimenti e pubblicazioni. Con una sua poesia ha conseguito la Menzione d’Onore da Ali Penna d’Autore e la prestigiosa pubblicazione sull’antologia Poesie d’Amore. A maggio 2016 è uscito il libro “3 racconti Inquieti” editato da Vitali Edizioni per la “collana autori premiati e suggeriti”. Ha collaborato per tre anni (2009-2011) con l’Accademia Ligustica di Genova per la creazione di un evento pittorico e poetico “l’attimo fuggente” all’interno di LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia) organizzato dal Dipartimento di Neurofisiologia dell’ospedale S. Martino. Collabora per la redazione artistica della rivista internazionale di fotografia EYESOPEN!. Collabora con diverse Associazioni culturali a reading poetici, ad eventi di musica e poesia. Attualmente collabora con il direttore artistico Sergio Pennavaria alla Rassegna Nazionale di Musica cantautorale “Canzoni Fuori Dal Cappello” ad Albissola Marina, presso il locale Re Mescio.


Alessandra Vinotto I COLORI DEL TUO PEREGRINARE

FUORI CONTROLLO

INTERCONTINENTAL

Vivificata Dai turbini delle correnti, Mi doni I colori del tuo peregrinare.

Ogni me É fuori controllo Come se indistinte gemme Sbocciassero Tutte ad un tratto.

Indifferenza. Il mondo Ora È vuoto.

Effimero gesto, Grande testimonianza.

Cerco una forza Che mi contenga E mi ammaestri I pensieri

Sulla pelle le cicatrici Di ciò che non è stato.

O un martello pneumatico Che mi sfianchi.

Ti immagino In viaggio, L'aria stanca Di chi va troppo cercando. È il tuo momento.

Queste tele di Alessandra Vinotto sono state esposte al “World Wide Art Show” di New York

SENSAZIONI LIQUIDE

BIECA VORAGINE

TORRIDI NAUFRAGI

Afa Arsura Sete di parole Silenzi al selenio Nel rombo dell'inferno.

Appena ritrovata.

Assenza tangibile Come umidità sotto la pelle.

Desolazione statica, Cadaveri che scottano nel deserto interiore. Bruciante desiderio imperioso Di sensazioni liquide. Note di nessuno strumento Irrompono nell'atmosfera Muta.

Come sempre subito Istantaneamente Persa. Bieca voragine, Groppo di vento Che ottunde. Inevitabili aghi Appuntati sulla memoria.

Folle scollamento, Mentre il tempo È un lambire di risacca. I minuti, Lame di luce: Brucianti, evanescenti. Grembo soffocante Dalle misteriose iridescenze, L'isola che ci accoglie.


Queste tele di Alessandra Vinotto sono state esposte al “World Wide Art Show” di New York

L'INEVITABILE DERIVA

ATROCE VERTIGINE

L'INCONTRO INGORDO

Inerti mani Chiedono occhi. Segni che la corrente cancella.

Un solo corpo, Il tuo corpo, Il mio corpo: Atroce piacere Deliziosa sofferenza Vertigine Desiderio Impazienza.

Universi solitari Mai incrociati, Che si sfiorano Un momento Esplorandosi stupefatti E subito si divorano In infiniti susseguirsi Di famelici attimi, Mai sazi nel loro Bestiale ululare.

Salvarsi la vita, ma come? Basta non uscire dai binari. ELEMENTI COMPROMESSI L'anima pretende brivido. Il cuore fuoco, La pelle frescura. Complicato compromesso. AMLETO IN CONTROLUCE Brivido, Sussulto delle nostre radici, Questo essere-non essere Immateriali. Duplici essenze incoerenti, Avara concessione Delle nostre ossessioni, Come le ombre di infiniti raggi.

CON LA TUA BOCCA NEGLI OCCHI Mi sei mancato tanto, Nell'ultima vita.

CERCANDO DI LEGGERE IL FUTURO

Adesso, Con la tua bocca negli occhi Voglio chiudere il cuore. E amarti anche nel sonno.

Timidi tremori, Inconfessato delirio, Lancinante vaghezza. Subito, sigaretta.

IN TE Riconoscersi. È bello per -immediatamentePerdersi.

Cercando di leggere il futuro Nei cerchi lievi e umidi Delle lenzuola.

Alessandra Vinotto, art-director, regista e fotografa da anni premiata sulle scene internazionali. Ama la natura e scrive poesie da sempre. Nel 2015 pubblica il suo primo libro di poesia, POESIE DALLE TERRE DI MEZZO: e pensa che da grande potrebbe fare la poetessa.


Alessandra Carnovale AMORE NARCISO “Amore, c’è un freddo da morire, e chissà se il gelo maggiore lo danno le basse temperature o quest’indifferenza nel sentire tenerezza o compassione, anestesia dello stupore, paralisi del nostro lato emozionale, per la paura di lasciarci sopraffare.” Tu mi prendi, ma senza un vero ardore, desideri solo che ti salvi dal timore di invecchiare, di vederti decadere. E io mi (ap)presto a far da specchio al tuo slancio di ghiaccio.

CLANDESTINITA’ Suono di citofono Lei prepara il letto per accoglierlo (intanto il corpo è già pronto) un bacio. il reggiseno slacciato segue la maglia e tutto il resto lei si adagia sul materasso mentre lui finisce di togliersi ogni indumento inizia l’amplesso dopo mezz’ora lui si sciacqua il viso commiato lei resta, lo saluta e ricomincia l’attesa.

Alessandra Carnovale. Nata a Roma, collabora col circolo letterario Bel Ami e con altre associazioni culturali. Frequenta reading ed altre iniziative artistico/letterarie dell’area romana.Ha partecipato a vari premi letterari, ottenendone riconoscimenti. Sui testi sono pubblicati nella rivista contaminata Diwali, nei Quaderni di Erato, Bibbia d’Asfalto e nelle antologie dei concorsi a cui ha aderito. Si interessa anche di scultura e modellazione, soprattutto ceramica. Ha in cantiere un laboratorio di ceramica estivo per bambini. Coltiva la nostalgia dell’altrove.


Angela Donna amore umano v/s amore felino “Ohimè che son tradita, tradita nell’amore” …diceva una famosissima canzone popolare dell’Ottocento. E allora? Quando l’amore umano delude, si può riscoprire la gioia di vivere e l’allegria grazie all’amore dei gatti! Qui dedico a questi due estremi le mie poesie. DALLA SILLOGE: “DIECI POESIE PER UN TRADIMENTO” 2002-2004

del tradire I

del tradire II

mi anneghi nel fiume d’oblio

del tempo e del nulla

del tempo infecondo

stratigrafie velenose

dell’amore sprecato

sopruso di morte

in un giorno

del sogno sognato

contorta mia vita

di festa lei ti chiedi

la parola dimessa

finita

se è venuta a prendere

più spessa o riflesso

infinita

il posto

di vita

taciuta

che tu volevi tuo

assurda totalmente impotente sopita

per elezione

parola di carne fottuta

affogata nel tempo del nulla

e rode dentro

follia creativa

arrogante

ancora

increante

vociante soltanto stasera

quel serpente

parola di carne pesante

domani mi faccio

lento di spire

pulsante il desiderio perduto

rifaccio una vita

lussuriose

sdrucito

assopita di niente

strisciate su sul ventre

taciuto

di male totale

su per i tronchi e su

sepolto

a soggetto

per i germogli

urlato in assenza di fiato

contorti e funerei richiami

di una foresta imbandierata

senza vento

sul sesso rotante

al culmine

alcuno

grondante di sperma d’amore

della creazione di un amore

tormento

traditore

sfrenato

d’ amore infinito

e tradente

senza legami e

bruciato sul rogo

senza inguini

di fosca stregonesca follia

ti odio con tutto il mio cuore

tu che vai via

furore furore furente

ti neghi

impotente parola perdente


DALLA SILLOGE: “GATTA DONATA E I SUOI FRATELLI” 2010

amorevolmente

gatta (la mia)

morsichina mi morsica: voracemente tenacemente crudelmente seriamente giudiziosamente moderatamente sobriamente discretamente dolcemente delicatamente teneramente amabilmente la mano il palmo e i polsi e su su fin dove può leccarmi le ferite è amore? che ne dite?

gatta acciambellata gatta dei posti misteriosi gatta che ti riposi gatta che sbadigli gatta senza figli gatta dormiente gatta paziente gatta che fa finta di niente gatta piuttosto impertinente e curiosa gatta affettuosa gatta socchiusa gatta che fa le fusa gatta sorniona gatta birbona gatta veloce gatta feroce gatta sibillina gatta senza cantina gatta pelosa gatta un po’ gelosa gatta con gli artigli

Angela Donna. La poesia e l’amore sono per me i luoghi della libertà e, insieme, della necessità poiché i loro ritmi sono i ritmi stessi del mio respiro del mio rapporto con il mondo: i luoghi dello stupore dove semplicemente ‘sono’ senza poter essere confutata smentita messa in dubbio altro che da me stessa. Scrivo da oltre trent’anni. Dal 2016 sono vicepresidente dell’Associazione culturale Due Fiumi di Torino.

gatta dei nascondigli gatta che corre gatta che salta gatta che tarda gatta che ti guarda gatta che annusa gatta che sente gatta sapiente gatta singolare gatta che scompare negli armadi e nei tiretti gatta dei pacchetti gatta scontrosa gatta dalla coda sinuosa gatta profumo di rosa gatta con le vibrisse gatta con le fisse gatta tigrata gatta da me tanto amata gatta miciolina gatta bambina gatta gatta gatta un po’ matta


Manuela Russo Stagioni di derive sepolte sotto le consuetudini con cui ci coltiviamo, interrotti come un quasi bacio e il risveglio, una premonizione svelata a metà. L'altra metà ci ha sorpreso lungo la strada. Domata la carne via via, non ci restava che l'infelicità di farci bastare l'imbastabile, d'infiocchettarci l'inaccettabile stasi. E dunque, annacquati, erosi, incompiuti. Qualcosa di metabolicamente irrisolto. In verità, in verità ti dico: l'ultimo atto d'amore possibile, dopo il ristagno, sarà un'alluvione.

Sembrava pregiudiziale quella parola scagliata dall’euforia del momento, esplosa senza confini apparenti, oltre la cortina della ragione. La ritrovai al capezzale di quel tempo che l’aveva così smembrata, liofilizzata ed ormai dispersa. Allungai la mano. Un algido vuoto che aveva la tua forma risalì dal palmo lungo il braccio e su, fino alla gola, per esplodere nelle mie tempie per sempre. (Dove sei? Dove sei? Dove sei?) Le mie dita strinsero la carne sfinita della tua assenza. Come un mendicante, mi aggirai nelle terre del tuo silenzio, implorando un tuo segno, interrogando i tuoi nei, disseminati lungo la schiena voltata come astri in una nerissima notte. Nessun sussulto, alito, eco. Tracciai sulla sabbia il tuo perimetro chiuso e ci soffiai sopra per aprirmi una strada, l'ipotesi di una qualunque salvezza, una scorciatoia per il tuo cuore sbaragliato. (Dove sei? Dove sei? Dove sei?) Giunse solo la tua parola a spezzarmi nella doppia lama di un addio. Un letto ormai freddo che attendeva solo di essere rifatto a nuovo. Sincronismi senza onde le lenzuola che sanno di polvere, trapezi costruiti con vene ormai vuote e appassite. Un difetto l’Amore, ma ancor di più una condanna il proferirlo. (Scritto con Andrea Masiero)


Karoline Borelli Hansen Poesia per Gloria Ammi ( Pittrice) Oggi le tue ciglia profumano di erba bagnata. Così pallida e eterea somigli a un pioppo tremulo. Ai piedi del pioppo una biscia si muove lesta in perfetti cerchi concentrici, disegna una spirale e alla fine dentro al muschio si rintana. La tua casa è il corpo. I bianchi fiori sono seni che sfidano il cielo. Il bosco è un tempio e il ventre l’attesa. Il corpo è la tua casa. Oggi le tue ciglia profumano di erba bagnata. All’improvviso sei diventata vento. Karoline Borelli Hansen (1973) Di origine danese,filosofa per scelta e poetessa e scrittrice di haiku per passione, scrive poesie sul suo blog personale: ” Scritture e Dintorni”: http: www.scrivereallospecchio.blogspot.it. Ha partecipato a numerosi reading collettivi: “Poeti senza Lanterna”, “Binari InVersi”(a cura di Roberto Marzano e Maria Pia Altamore); “Reading del dì di festa”,“Coro dei poeti di Genova Voci”, “Bloomsday”(a cura di Massimo Bacigalupo); “Haiku e Musica” presso lo studio dell’artista Mauro Martini; versi in “Omaggio a Alda Merini” e Finissage per la mostra della pittrice Gloria Ammi presso la galleria d’arte Artèlier ( Palazzo Ducale - Genova). Potete leggere sue poesie e haiku: nel sito della rivista letteraria“Il Babau “(1991-1996) ora rinata online, all’indirizzo: http: www.ilbabau.net/poesia/specchi (a cura di Carlo Michele Marenco); nell’Antologia “I poeti di Erato 2” – III Concorso Internazionale di Poesia Occ. e Haiku di Genova, 2014 (a cura di Laila Cresta); nell’Antologia poetica “ Genova Canta il tuo Canto”, a cura di Alberto Nocerino, Editrice Zona, 2015 (in collaborazione con il Festival Internazionale di Poesia di Genova); nel libretto di Artrè Gallery, “ Versi in visione”, 2015 a cura di Guido De Marchi; nell’e-book “Genoese Hours. Le ore genovesi di Henry James”, 2017 a cura di Elisabeth Vermeer (Design of the Universe); e nel suo primo libro di haiku: “Il Nido Vuoto”(2017).


Rosa Johanna Pintus L'odore del sale mi penetra il corpo, guardando le bimbe io penso al tuo membro: così intenso, vero fuoco. Pensieri s'inseguono, disonesti, di scandalo; la notte è lontana e m'immergo nel mare: una danza di onde mi accarezza le gambe e non solo. Mi accarezzo nell'acqua da sola in attesa d'amore sotto il sole. Io sogno che arrivi ed arrivi e mi prendi: bimbe ignare fan ruote serene tra il vento e non sanno e non vedono chi s'immagina il rosso. Ma le prendo decisa per urgenza di te, cala il sole e tu arrivi davvero. Ora è sera e mi baci, a te apro le cosce: solo te, solo me ed un ritmo che sale. Dentro me tu m'innaffi di sesso e mi parli d'amore: bimbi giocano in piazza di quartier popolare: or li chiamo: a dormire! Solo il grande ritarda, ed è lì sulle scale: io lo guardo, mi guarda, sa che so, so che sa.

Eccomi, sono qui: guarda questo mio corpo un po' spento, un po' bianco, forse ormai vecchio. Eccomi, sono qui: nella notte che corre ubriaca d'amore. Prendimi, addentami; no, lì...sfiorami che tu sai come fare. Sono 1/3 di donna, non pulisco ma scrivo: non è un dramma, mi dici, sei donna nel letto; tu sei calda, tu scotti: addentami, sfiorami, amami.

Rosa Johanna Pintus è uno pseudonimo utilizzato da un’autrice il cui nome è legato a temi di denuncia. Lo pseudonimo ha finito per diventare parte stessa della sua personalità e spazio di rifugio nella routine del quotidiano.


Stefi Pastori (Gloss) A sette anni la maestra le predisse che sarebbe stata scrittrice. Art Director in pubblicità, l'amore per la scrittura cinematografica scoccò sul set di uno spot TV diretto da Wim Wenders. Nei '90 fu ghost writer di Leo Benvenuti, Carlo Verdone, Fausto Brizzi, mai dimenticando che uno scrittore deve prima leggere. Gestisce un blog di recensioni libresche da cui deriva un podcast radiofonico. Per la rivista online Dol's si inaugura come novellatrice contro gli stereotipi. Oltre alla raccolta di racconti STEREOTIPI A BAGNOMARIA - di questi, BIONDO OCA è premiato al concorso VOCEDONNA edizione 2017 per il 2017 prevede una nuova silloge poetica dal titolo POESIE SPOLLICIATE (perché composte sullo smartphone), una raccolta di MICRORACCONTI DI POCHE PAROLE, una di RACCONTI INCONCLUDENTI finalmente senza paradigmi e il suo primo romanzo sulla II Guerra Mondiale, dal titolo FUOCHI D'ARTIFICIO, tutto su mia madre.

http://radiobigworld.com/uovafresche/ Dichiarazione di ingegno Io sottoscritta, Stefania Pastori, codice fiscale PSTSFN65A44F205G, dichiaro che le poesie VOGLIO VIVERE IN MUTANDA e MI MANCHI sono frutto del mio ingegno. Sono poesie spolliciate sullo smartphone. Con la prima, VOGLIO VIVERE IN MUTANDA, vorrei esprimere il mio AMORE ASSOLUTO per la libertà anarchica che così bene si concretizza in un'isola mediterranea, Ibiza. Con MI MANCHI, invece, volli esprimere il sentimento derivante dalla lontananza dal proprio Amore Carnale, oggi ormai passato.

VOGLIO VIVERE IN MUTANDA

MI MANCHI

Voglio tanto vivere in mutanda ma, ovvio, quella da educanda correre libera a piedi scalzi con nessuno che mi rincalzi

Mi manchi come la spiga manca al grano, mi manchi come il sole al cielo, mi manchi come la neve manca agli sci, mi manchi come la benzina all'auto

nella caletta di tramonto a Ibiza con i piedi rivestiti di pileoriza circondata da tamburi e bongo

mi manchi come il ritmo alla poesia mi manchi come un cane al suo padrone mi manchi come la morte alla vita mi manchi come la fame e la sete

trasformo la voce in monottongo ho fame d'amore di pesca l'afrore mi sublima altissima.

mi manchi come l'acqua manca ai pesci mi manchi come il nocciolo alla questione mi manchi come l'O2 manca all'H mi manchi come Facebook alle solitudini.


Loredana Borghetto Due persone si amano Due persone si amano oltre i confini di ogni tassonomia l’audacia dei primi passi alla luce il coraggio di abbandonarsi a una danza di cui non si accettano movenze e ritmi. Una coppia vuole svelarsi diventare consuetudine riscrivere la grammatica dell’amore in un mondo di regole cristallizzate e sterili certezze. Due persone rivendicano il diritto di amarsi alla luce oltre le ossessioni di ogni tassonomia. Ti ritrovo Ti ritrovo in quella verde promessa di primavera in questo nitore spietato del cielo d’inverno nell’odore di un’intimità vissuta nella traccia di una lumaca che in pochi istanti consuma tutti i suoi giorni. Corpi nella notte Corpi distesi sulla schiena della notte chiusi in un alveare di sogni proibiti profumati di umori sfavillanti esplorano rotte sconosciute in un turbinio confuso di pensieri. Dita di stelle

sfiorano sinuosi orizzonti imprimono il segno di una maledizione nei cuori incantati al limite del baratro. Quando l’alba corrompe la notte resta una sottile pellicola luminosa sulla carne dolcemente sgualcita si dissolve il sogno che per un attimo aveva sostato sulla riva delle palpebre insieme al profumo amaro del gelsomino non più schiuso. Trucioli Abbiamo piallato l’amore dei trucioli forse sono rimasti negli angoli del nostro silenzio ma siamo stanchi troppo per raccoglierli e cercare tracce di felicità passate. Vita di un amore Mette radici in un momento di distrazione ti impollina il cuore lo imprigiona come incandescenze catturano la falena. Riempie il tuo corpo di un fuoco che devasta e poi lo inebria con l’esile profumo dei fiori di grano. Svanisce, cova sotto la pelle aspettando la primavera per sbocciare ancora …o forse no.


Il rumore dell’abbandono

Ho paura di questa notte imperturbabile che ha il colore dell’abbandono.

tra nascita e morte mentre ascoltavi il riso e il pianto delle mie veglie e dei miei sonni o raccoglievi frammenti di desideri sparsi nell’ordinario giro dei giorni hai guardato nel buio d’inchiostro che correva con me sulle tracce di un bagliore pallido. La luna forse o quanto rimaneva del sole.

Tra coperte solitarie aspetto il suono di una carezza che germogli i sensi svelando segreti e baci trattenuti.

Fosfèni colorati ora danzano ritmi di vita davanti ai miei occhi e io…ti affido il mio cuore mai sazio di te.

Trascino la notte senza un briciolo di sonno da conciliare mentre il rumore del mio attendere rimbalza sulla pelle.

Ma anche questa notte scivolerà in un giorno illuminato di solitudine. Tu Hai scavato il marmo fino a trovarmi l’anima la maschera hai strappato al dolore e l’hai trasformato in gioia hai conciliato la lunghezza del mio sogno con la brevità delle ore mi hai raccontato cosa c’è

Loredana Borghetto. Nata nella Marca Gioiosa et Amorosa, laureatasi in Lettere presso l'Università di Padova, vive in provincia di Belluno, abbracciata dalle mitiche Dolomiti. Alcune sue poesie sono state selezionate e inserite in sillogi di autori vari e/o pubblicate in ebook; altre sono state e sono protagoniste di trasmissioni radiofoniche o presentate in reading poetici in varie città. Presso la Libreria Editrice Urso ha pubblicato due raccolte di poesie , “Anch’io sento quel canto” e “Vite in cammino” classificatesi rispettivamente al terzo e secondo posto del Concorso “Libri di-versi in diversi libri”.

Amante Una voce lasciva penetra senza pudore nelle crepe dell’anima sgretola pareti irrespirabili processioni di desideri negati sfilano nella luce seducente che cola miele avvelenato. Una blasfema beatitudine squarcia il velo azzurro del nulla.


Enrica Gugliotta Eri una moglie stupenda ! Il tuo amore È volato in cielo ..... Il tuo cuore È spezzato in due ..... Finalmente non soffre più Ci saranno lacrime E disperazione .... Poi l ' accettazione Oggi il dolore ti stordirà Come solo la morte Sa fare Vi porto Nel cuore Anche se vi conoscevo Da poco Ma vi volevo già bene

La passione Ci travolse Nel Maggio Odoroso di rose ! Nella mite primavera Della Riviera Ligure ! Tra gli spruzzi delle onde Sugli aguzzi scogli ..... I nostri baci Al sapore di sale .. E di mare ..... Eravamo noi ! Semplicemente noi Innamorate ...... Tra le rose E gli spruzzi del mare .....

La vita ieri Non mi apparteneva ...... Avevo l ' impressione Di far finta su tutto A me mancava qualcosa .... Era tutto finto Oggi Vivo d 'amore E d 'emozioni vere Ho cancellato il passato Oggi ho i brividi sulla pelle Ogni volta Che sfiori le mie labbra Sono nata a Genova il 7 Maggio ‘77. A 12 anni ho iniziato a scrivere poesie. Nel 2002 sono entrata in semifinale al Festival internazionale di poesia La città dei poeti. Nel 2002 hanno pubblicato la poesia la città nell'antologia del festival la città dei poeti. Nel 2007 ho pubblicato la mia prima raccolta di poesie dal titolo: Diario dei pensieri notturni. A seguire: Il risveglio, La rinascita, Gocce di poesia, Emozioni, Sogni ad occhi aperti, Scatti e versi,Poemys, La mia seconda vita. In preparazione: 40 anni in versi Biografie : Breve vita romanzata di Eugenio Montale, Breve vita romanzata di Alda Merini, Le poetesse liguri. 15 antologie poetiche, Ebook vari, eventi poetici, un calendario un cd musicale, video su YouTube https://www.facebook.com/search/str/e nrica+enry+gugliotta/keywords_top


Luca Oggero PARLAMI D’AMORE Parlami d’amore se proprio non mi vuoi parlare d’altro. Potremmo discutere della questione siriana per esempio: sai cos’è l’YPG? L’esercito di liberazione curdo: propongono un modello sociale non verticistico ma orizzontale, stanno facendo una rivoluzione ma non ne parla la televisione. Combatton l’estremismo islamico e Assad e il suo governo tirannico. Ma no, te lo leggo negli occhi che iniziano a svelare malumore che non vuoi parlar d’altro che d’amore. Ma tu lo sai che ci han mandati tutti a scatafascio, che il mondo del lavoro ormai è allo sfascio! Ma no, vabbè, era tanto per parlare… Lo so che tema tu vuoi affrontare. Parlami dunque d’amore di tutto l’amore che mi dai di tutto quello che da me pretendi non affrontiamo la crisi del lavoro ma se poi con un bacio tappo la tua boccuccia d’oro giura che non t’offendi. TI AMO DI PIÙ Ti amo di più di quanto ami la scimmia la banana di più di quanto Dolce ami Gabbana di quanto ami il denaro una puttana. Per te mi getterei tra i coccodrilli ti riempirei di baci e di bacilli

ti riempirei la faccia di zampilli del caldo seme mio che urla il tuo nome. Ti amo eccome! Come un rastafariano ama gli spini come il sessantottino ama Guccini come un animalista i maialini. Però di più! Di più di quanto a un uomo sia concesso di più di quanto mi piaccia fare sesso come il puffo vanitoso ama se stesso così è più o meno quanto io t’amo adesso.

CUORE-AMORE-TURBOREATTORE Voglio dormirti con la testa sulla pancia voglio annusarti tutta come fanno i cani regalarti il mio tempo i miei cd i miei baci. Voglio che un improvviso terremoto faccia crollare in mare tutti i chilometri che ci separano. Così potrò venire da te in bici e avremo solo più giorni felici. Perchè quando ti penso io me ne fotto che la vita è una tragedia. Se penso a te mi sta simpatico perfino Bruno Vespa. L'amore è questo ti porta a diventare un po' coglione e io non vedo l'ora di rivederti di ribaciarti sulle tue labbra da urlo e che tu veda quanto mi rendi scemo.


Luca Oggero. Scrittore di racconti, romanzi, poesie e monologhi, cantautore, anarchico e dissacrante, lucido e folle, Luca “El Lucho Balboa” Oggero è stato cantante della rock band Uovatomiche. Piemontese, classe 1975, ha pubblicato il romanzo autobiografico “Morte e resurrezione di un povero cristo” con allegato il disco solista “Porci senz’ali ed altri animali” (Araba Fenice Edizioni, 2013) e la raccolta di racconti “Le tragiComiche porNovelle” (Matisklo Editore, 2016), dalla quale la regista elena Serra ha tratto uno spettacolo teatrale che sta riscuotendo molto successo. Suoi racconti e poesie sono inoltre stati pubblicati sui book-magazine “Antisociale” vol. 2, 3, 4 e 5 (Amande Edizioni), nel libro “Criceti – come correre una vita senza andare da nessuna parte” (Gli Elefanti Edizioni), sulla rivista “Pastiche” e nella raccolta di poesie “Rose & proiettili” (Matisklo Editore). Attualmente si occupa del progetto di info-prevenzione “Superciuk ex-perience project”, portando nelle scuole superiori la propria esperienza di ex alcolista attraverso letture di propri scritti in prosa e in poesia, lavora come educatore in una comunità per minori e collabora come giornalista per il magazine “Cinque colonne”.


Giangiacomo Amoretti Non risale da te a me, da me a te la quieta linfa del desiderio, così dolce da accogliere e serbare nel grembo oscuro di questi risvegli attoniti e silenziosi? Come

Quale remoto serafino, quale arcana deità, se appena io disfiori con le dita cautamente o con le labbra la tua pelle, si

quando il passato cede lievemente a un ricordo che quasi lo redime – o una luce grigioperla rischiara – o sembra – la linea dell’orizzonte all’alba: e sfumano

approssima e si fa presente, come in dubbio ancora trattenendosi e pur già svanendo… quale

così le ombre e si ritrae l’angoscia.

* Andare, se si ama, forse è simile sempre a un ritornare – mai così vicina Itaca, di là dai veli e dalle nebbie, a Ulisse esausto. Ma se tu appari d’improvviso, quale memoria pur antica sovverrà colui che t’ama? se la sua dimora, e il suo sguardo e il suo volto ed il suo nome, tutto, come al risveglio i sogni e l’ombra, svaporerà per lui, si perderà nell’aria… Così Ulisse – raccontano – si perde fra le isole e i cieli dell’Egeo – e Penelope gli si fa più reale, più certa di ora in ora, quanto più senza fine da lui va distanziandosi.

* Non ha peso di corpo che si muova o che danzi, non ha voce di labbra che chiamino, che cantino.

benedizione o luce senza ombra discende sul tuo corpo, sul mio, su queste mani… e fa di un gesto lentissimo – carezza appena o bacio – una visione stupefatta, quasi un sapere di Dio…

* Tue le ombre ed il gioco dei gioielli che pulsano fittizi e che si spengono sulla tua pelle. Tue le ombre e questa fragile frangia di luce franta che si stende sulle tue cosce. È di un alone appena che il mio amore di te dunque s’incanta? di una fata morgana, di una finzione, di un’aerea danza chiara ma vana?

*

Ma le sue dita, appena sfiorandomi, ridestano – o sembra, quasi – l’eco di una pena obliata.

Come schiara tra notte e notte, come alona volti e corpi il desiderio con la sua luce senza fiamma... Dura inconsumata, inconsumabile.

E il suo sussurro, il suo lamento di velata lamia ancora mi si insinua nell’anima così come una volta, identico – e mi strazia.

Una mano che sfuma su una mano, due labbra che si aprono, due palpebre... Qualcosa che si cela, che affonda nell'oscuro – che si schiude e risale – e si carica d’oro.

Giangiacomo Amoretti vive a Genova. Ha insegnato Letteratura italiana all’Università. Scrive poesie da sempre. La sua ultima raccolta di liriche, Come un canzoniere, è uscita nel 2011 presso Aracne (Roma).


Lorella Finocchiaro Erano dell'estate gli amori che si consumavano a morsi nell'arco di un mese che scricchiolavano di sabbia e sale rinfrescati da un ghiacciolo alla menta Erano dell'estate le frasi senza senso le mani arroventate e i pianti di settembre sulla via del ritorno. Erano. Freezer Hai buttato il mio cuore nel tuo drink alcoolico l'ho sentito sbattere contro le pareti ghiacciate nel vortice della cannuccia ho visto le tue labbra muoversi di poche scarne parole non sentivo nulla Hai bevuto tutto quello che c'era hai lasciato il bicchiere vuoto sul tavolino del bar e sei uscito Sono rimaste due sedie vuote e un cuore livido nella trasparenza del vetro Sono passati tanti anni ma a volte sono ancora li.


Bruna Pedemonte T’Æ FÆTO TUTTO TI T’æ fæto tutto ti “No s’acapimmo ciù” e a mi me vegne in cheu o ri che ti te ingambi proprio lie into mæximo beuggio o mæximo schincapé un rattaieu de poule maxinæ. Mòula de pan pöso Unna pitansa c’a spussa de relento. Avei raxon no va unna mutta e no ghe l’ò tutta ma a testa rotta in sette tocchi a no l’è a mæ. No no ò montou scagno t’æ fæto tutto ti ma oua chiño. Sciortiô da-a bratta gianca comme neie e o teu desprexo me faià medaggia perché inta gaggia

mi no te g’ò misso. T’æ fæto tutto ti.

Ma o l’è seguo che o milioneximo o l’è za arrivou.

Ti e a teu raggia. Hai fatto tutto tu/“Non ci capiamo più”/e a me/ viene da ridere/che inciampi/proprio lì/nello stesso buco lo stesso/inciampo/una trappola/di parole macinate./Mollica di pane raffermo/Una pietanza/che puzza/di rancido/Avere ragione/non vale un soldo/e non ce l’ho tutta/ma la testa rotta/in sette pezzi /non è la mia./No non sono montata in cattedra/hai fatto tutto tu/ma ora scendo./Uscirò dal fango/bianca come neve/ e il tuo disprezzo/ mi farà medaglia/perché in gabbia/ io non ti ci ho messo./Hai fatto tutto tu./ Tu e la tua rabbia.

Saià stæto de seia? De mattin? Inte unna partensa Un arïo? Davanti un gotto de vìn? Inte un letto derfæto? Savéilo

Nisciun taggio de nastro SE TU LO PRENDI A CALCI NON RITORNA nisciuña coppa medaggia Se tu lo prendi a calci non ritorna streita de man l'amore mio ha l'animo di gatto son de fanfare non come bue che preso per le corna discursci de scindico. si spinga nella stalla quatto quatto. Ma o mæ cheu Tranquillo se ne sta, pare che dorma o l’è seguo. ma se sei brusco, guarda! Ecco uno scatto! sul cuscino rimane la sua forma O milioneximo ma lui già non c'è più: detto, fatto. baxo mi Perciò se vuoi che t'ami, ben si tratti te l’ho dæto. il sentimento mio, che a te io porto Quando te l’ho dato/non so/ siano buoni i bocconi e miti gli atti. La parte mia la sai, i miei son fatti lo tengo per la coda che non vada se tu lo vuoi, io so tenerlo a bada. MILIONEXIMO Quande te l’ho dæto o no so.

Ma è sicuro che/ il milionesimo/ è già arrivato./Sarà stato /di sera?/ Di mattina?/In una partenza?/Un arrivo?/Davanti ad un bicchiere di vino?/In un letto disfatto?/ Saperlo/Nessun taglio di nastro/nessuna coppa/medaglia/ stretta di mano/suono di fanfare/discorsi di sindaco.//Ma il mio cuore/è sicuro/Il milionesimo/ bacio/ io/ te l’ho dato.

Scrivo poesie sin da bambina. Soprattutto in genovese. Sono sporadicamente state pubblicate su riviste distribuite male e lette da quasi nessuno. Ma a qualcuno sono arrivata perché il SecoloXIX mi ha contattata per tenere una rubrica nella pagina domenicale in genovese Parlo ciæo. La mia rubrica in prosa “Spegetti bleu”(occhiali blu) compare una volta ogni sette settimane su quella pagina. Sono in trattative per pubblicare il mio primo libro di poesie. Non c’è molto altro da dire, se non che sono viva e questo è tutt’altro che scontato.


Sandra De Felice OGNI AMORE Ogni amore è una fragile foglia danzante tra i colori autunnali, ogni amore ha il profumo di una viola ed è immenso come il mare... Ogni amore è un teatro di emozioni, una cattedrale di luce e di poesia, ogni amore è il tocco di campana a mezzo dì nella piazza del paese, è leggiadra emozione splendente nel cielo di maggio....... Ogni amore è un colpo al cuore... dal libro " Trasparenze "

DIPINTO D'AMORE Di un velo trasparente di purezza hai rivestito il mio corpo e di azzurra innocenza hai rivestito i miei occhi, trepida sorrido, offri tesori qui ai miei piedi, li vedo...piccoli nell'ombra... Di amore mi nutri. Mi curi. Dipingimi nel cuore voli di farfalle colorate, dipingi la magia della vita che rinasce... 29 GIUGNO 2004 Mi sento terra arsa dal sole, scendi su di me come fresca pioggia d'estate, bagnami... Come pioggia d'estate a me giungerai, a me che sono terra assetata di passione, terra assetata dall'attesa, a me giungerai che sono terra incolta e come fresca pioggia d'estate mi disseterai... COSA RESTA DI UN SOGNO Cosa resta di un sogno all'alba... Pallide mani sfuggenti sul cuscino che sfiorano capelli intrecciati e labbra ancora calde di baci... Resta l'ardore riflesso nello sguardo rivolto verso il soffitto della stanza e le parole, sussurrate appena... Cosa resta di un sogno all'alba... Bicchieri vuoti capovolti e vestiti consumati riflessi nella luce che batte alla finestra, e nell'aria il profumo delle rose cadute la sera sul tappeto...

8 GIUGNO 2016 Sorseggio deliziata al risveglio frizzanti armonie amorose in questa estate esplosa all'improvviso... DIPINTO D'ESTATE ( Campagna ) Ho nel cuore e tra le braccia manciate di spighe di grano dorate e fiori di campo profumati, le margherite bianche tra i capelli nelle corse affannate nei campi allineati e i piedi scalzi...bagnati nel torrente.... Ho negli occhi all'orizzonte gialli covoni di paglia nelle zolle di terra bruciate dal sole, nell'attesa bramosa della fresca pioggia d'estate.... 21 Giugno 2016

TURCHESE Pensieri stravaganti volano via bizzarri verso un turchese sconfinato di onde e di nuvole abbracciate... E io sono oltre, cullata dal sogno infinito di amanti abbracciati persi nel vento, ai confini di un tempo... Con te, oltre un turchese stupendo... 14 Marzo 2016

SCIVOLA LENTAMENTE Scivola lentamente dalle mani al cuore l'ardire della passione, scivola lentamente la tua mano sui miei seni sbottonati, sono bagnate le mie labbra di baci assaporati e tremanti i miei fianchi attraversano il tuo oblio... Emergi...come onda catturami, come onda versati.... 02 Febbraio 2014 h: 17,21

25-Maggio 2015 h:19,00

Sandra De Felice è nata a Scafa (Pe).Vive e lavora a Pescara.La sua opera prima il libro di poesie d’amore “Frammenti di luna”è stato pubblicato nel 1998 dalla Casa Editrice "TRACCE" di Pescara. La sua opera seconda il libro di poesie “Trasparenze” è stato pubblicato nel 2011 dalla casa Editrice Aletti. Con l a stessa pubblica poesie in numerose Antologie.La piu' prestigiosa è L'ENCICLOPEDIA dei Poeti Italiani anno 2009 che .raccoglie tre Poesie di Sandra. Nel 2014 ha partecipato all’ Antologia “ Vortice” con un componimento di poesie intitolato Il Mare, gli amanti e il poeta”Per la “Casa Editrice “ Pagine” ha partecipato alla realizzazione della Collana Riflessi 2014 con una Raccolta di poesie dal titolo ” Bagliori Autunnali”. La sua Terza Opera di Poesie dal titolo "DIPINTI POETICI" è stato pubblicato a Marzo 2016 dalla Casa Editrice ERMES Servizi Editoriali Integrali S.R.L.


Maria Vittoria Marsano

O dolce amico degli elfi

O dolce amico degli elfi , che di musica soave pervadi l'aere boschivo , porgi il tuo orecchio a questa invocazione . Mentre dal cielo le stelle illuminano il fruscio delle fronde ed il gorgoglio del ruscello , volgi il tuo sguardo ad una dolce fanciulla che con azzurri occhi furtivi segue con ansia ogni tuo passo . Non ti sei accorto del suo cuore palpitante ? Ella silenziosa ti attende ma , ti prego , non tardare .

Maria Vittoria Marsano nata a Genova il 10.05.1962 MaturitĂ classica OSS amante e praticante di molti sport studio ancora scienze motorie nonna


Renato Morelli Montalto (Dannunziana o Peana degli Infiniti) Nella china boscosa, fra pini virenti e gorgheggiar d’usignoli, fiorisce naturale la rosa dell’Amore: rincorrere l’amata fra sterpi, contenderla agl’irti cespugli, raggiungerla e come per gioco un bacio posare fra i verdi suoi occhi boschivi che fuggono schivi la passione che trema sensuale fra i clivi assolati. Scorger l’annosa torre liricamente slanciata dall’alto vegliare sugli amanti furtivi, veder fuggevolmente fra il dondolìo delle verdi cime di antiche lampe corrusche lame guizzanti al tardo sole: disteso, di EROS ai lombi, soave aspirare dei tuoi baci il profumo, piccola Cloe, smarrirsi e trasumanare nell’ebbrezza viva dei sensi. Negli attimi infiniti d’Amore, fra erotiche fragranze silvestri d’innumere erbe, illanguidire pervasi da un dolce torpore mozzo il respiro stupefatto, voluttuosamente godere d’azzurro gli sprazzi fra mille di vario verde virenti verzure. E quando il brivido crepuscolare scuote le nostre membra allacciate e intorpidite nell’ultimo appassionato amplesso, ascoltare di Napee e di Alseidi l’arcano canto allettante ed esserne conquisi fin negl’intimi recessi: gioire nel sapersi arbusti di vita silvana foglie tremanti al tocco d‘invisibili seducenti carezze gemere di piacere nel sentir germogliante in noi, divinità boscherecce, un fiore, una rosa etereo frutto d’un amore vissuto nel bosco.

Se stanotte squilla il telefono Quando uscirò dal mondo proprio in mezzo a tutto quanto (dato che sono ancora in possesso del mio tempo) vedrò generazioni di domande che chiedono perché sprecare la vita a santificare il denaro dato che ci sono alternative e allora sdraiato sulla collina dell’alba guarderò gli occhi di chi non vede la morte certificando la visione dell’assurdo come una vecchia signora che innaffia una pianta

senza chiedersi il perché. Inutilità Me ne sto a cinquantametri dal tramonto. Guardo là sotto: freddo s'agita il bosco nell'ombra infittente. L'eco del tuo muggito si ripercuote di valle in valle armento bovino, ma è tardi perché le ultime voci già spengono nel vento la loro forza. Tramonto d'un dì, sei la perenne fine della vita.


Clara Vajthò LIBERA Nell'intreccio dei legami sono libera nel cuore tanto posto per l'affetto poco posto per l'amore per l'amore quello scritto sopra i baci perugina un'aggiunta di glucosio distillata in ogni rima come dice una mia amica che di anni ne ha novanta : "Se rinasco un'altra volta son più donna e meno santa e ogni bacio che raccolgo sarà un bacio solamente senza attribuirgli amore che alla fine non val niente" Che la vita poi cos'è raccontarsi tante storie e poi viverle davvero coi ricordi e le memorie che la vita è un gioco strano e calato nel tuo ruolo troppo attento alle tue mosse non ti accorgi d'esser solo e nell'altro cerchi te ma se non lo sai guardare non sei tu quello che trovi non è lui che puoi amare tanto che mi viene il dubbio che con tutta 'sta paura sia degli altri che di sé ci perdiamo l'avventura ma alle cinque del mattino c'è già fuori un po' di luce canto piano una canzone ed ascolto la mia voce


Vittorio Fioravanti A FARI SPENTI DUE BICI

APPENA UN SÌ IN UN SORRISO

Pedali in sospeso nel frinire d’una cicala l’ala riposta pian piano

Fumo e un colpo di tosse odore di pane caldo la sigaretta stretta fra le dita rosse mele in un cesto marmellata di more un fiore e un piattino di frutta candita

A fari spenti due bici lungo un viottolo usato tra le frasche sul greto oltre un prato appartato Preda d’acerbe voglie la tenni avvinta tra fili d’erbe e radici Aveva tracce di luna fra i capelli sul viso tremuli riflessi argentei e negli occhi ardita la sua resa ai miei gesti C’erano lucciole intorno e foglie fresche nel buio fruscio ritmato da pause tra gemiti e fiochi sospiri E c’erano le mie parole ghirlande di luci e d’ombre per la bellezza fragile della sua morbida pelle che mi sfioriva docile sotto ogni dolce carezza di mani e labbra assetate del terso candore M’ha scritto ieri Lucia del marito e dei figli e di quel prato in periferia svanito nel tempo andato tra colonne d’acciaio brunito e spessi travasi d’asfalto sotto quel nastro ricurvo dell’alto raccordo stradale

Prima colazione a letto dove abbiamo con ansia in questa lunga notte fatto insieme l'amore una volta soltanto Grazie mi dici caro e m'accarezzi la mano ma fissi nella tazzina la schiuma muoversi del cappuccino Ero sceso in cucina lasciandoti sola nel sonno sul cuscino e le coltri ricoprendoti il seno E tu m'invochi tesoro mentre sorseggi sbirciando fuori se piove un braccio teso in alto con uno strano sbadiglio

2006 / 493 * 012

Mentre tenue s’ascolta lieve il triste richiamo d’un mio battito incerto su quei tasti ancorati a distanti frontiere Malcelata funzione svolge il polso sottile oltre il ventre e la coscia Nell’intreccio dischiuso van le mani a destarvi brevi fremiti d’un’angoscia per l’assenza che versa lacrime come pioggia su imminenti domani Epilogo ammalato sul limite virtuale d’una notte d’incanto Spento maturo oblio ci afferriamo al rimpianto d’un incontro sfuggito che lasciammo irrisolto come incognita astrusa d’un’amara equazione su un’agenda a quadretti nei cassetti rinchiusa 2010 / 657 * 178 UN IERI IN PIÙ NEL PASSATO

Vano il richiamo mio chiudendo l'uscio per riabbracciarti non sai più dirmi t'amo vecchio mio seduttore senza neanche uno sguardo appena un sì in un sorriso colto riflesso sullo specchio appeso 2007 / 549 * 095

M’ha scritto di macchine oscure che vi scorrono a fari accesi di quelle lucciole perse nel buio di foglie morte e radici di vite smarrite di noi

smosso laccio di seta nodi sciolti d’un rosso tuo dismesso corsetto sulla sponda affondata dal gestire tuo inquieto su un intatto giaciglio

DONNA D'ACQUE PIOVANE Donna d’acque piovane pregna areola d’orgasmo s’alza l’onda sul seno d’un rappreso respiro Dita tese nell’ombra

Agonia di farfalle lungo il dorso e la gola mani affrante incrociate sul volto fra i dispersi binari nel buio d’un’attesa ormai vana Frasi spente nel vuoto c’era nebbia fra gli occhi voci ascose fra le alghe la marea che assaliva indecisa nude pietre di scoglio Nel sorriso tuo ingenuo s’insinuava la voglia un tuo cenno sarebbe bastato uno sguardo ammalato passi incauti di danza un liquore un sospiro la carezza d’un dito sul profilo e le labbra


sussurrando l’invito ma restammo due notti in due letti da una sola parete divisi gli usci chiusi al peccato Poi l’intorno al ritorno mandò in cento frantumi l’incanto e il domani ridivenne l’usato un ieri in più nel passato 2011 / 684 * 191 DIO INDEMONIATO Come un dio indemoniato posso nei miei inferni bruciarti donna dannata o innalzarti alla santità dei miei cieli madonna amata In quell’ora di sesso posso perfino adorare tra le mie dita solamente il tuo viso prostrandomi schiavo d’un idolo di bianche membra in un delirio d’ali nel sentore sacro di gigli Ma in quelle stesse carni come un ossesso posso affondarvi le dita perverso piegandoti ai miei desideri di razza maschia bastarda posso incendiare i tuoi sensi farti godere puttana In quell’ora di sesso posso dannarmi anch’io il corpo

abbracciato al tuo ventre bestemmiando tua madre e riscattarmi poi l’anima in un tripudio d’angeli e santi esuberanti baciandoti i piedi di spuma Questo posso in quell’ora Ma ciò che resta alla fine - riabbottonando i calzoni è il rientro appagato in me stesso lasciare il letto ad un altro bere un amaro al bar montare in macchina svelto allacciandomi il petto e riprendere il mio cammino 2003 / 356 * 120 ED È GIÀ DOMANI Ghiaccio a scorrermi tra gelide dita e lunghe unghie di esausta emozione su pelle fragile e oscura di un curvo dorso appartato tra due cuscini Umido un cerchio ampio sul comodino infranta vi galleggia una spenta illusione la scorza di limone è sull'orlo e nella coppa l'osso sputato di oliva

luce lasciata accesa la chiave appesa e nel cestino il profilattico usato L'uscita è a destra tento di andarmene ben oltre lo sbaglio - vento sull'issate mie vele vado lungo vetrine chiuse sotto gli occhi di chi inavvertito sorpassa lento i miei passi bavero su labbra strette l'alito d'aglio Giacinti chiusi nel pugno un'ape ronza nel giallo cupo di un sole che ormai si affoga tra frange di nubi sospese su devastati ampi campi appena dietro al quartiere Rientro nel mio futuro alveare di ieri allineati come carte scoperte a gioco finito Asso celato mi osservo imbevuto di gesti spesi invano nel palmo l'amaro riso di un volto rimasto ignorato le nocche ormai informi a raccogliere un cenno Ed è già domani 2007 / 541 * 067

Vinta la stanza del motel abbandonato ha coltri rosa disfatte

Il poeta Vittorio Fioravanti risiede a Caracas, nel Venezuela da oltre cinquant’anni. Scrive fin da ragazzo, e ha pubblicato da sempre i suoi versi su riviste letterarie e nelle pagine di antologie poetiche italiane e straniere, ricevendo innumerevoli premi e menzioni durante l’intera sua lunga vita. Nel 2004 la sua composizione poetica “Non c’era una volta” ha meritato il primo premio assoluto al Concorso Mondiale “Italia Mia”, riservato agli scrittori italiani residenti all’Estero. Come esponente di riguardo della nostra collettività nel 2013 la Federazione delle Associazioni Italo-Venezuelane ha organizzato in suo nome il tradizionale Festival della Cultura. Due anni fa queste sue cinque liriche - “Razza mediterranea”, “Andarsene via”, “Me n’andrò”, “Un uomo solo” e “Silvia” - sono state pubblicate a Nuova York nell’imponente Antologia Italo-Americana “POETS OF THE ITALIAN DIASPORA”.


Marco Fabio Gasperini Cercando Cercando tra le tremolanti stelle, con lastre di ricordi sulle spalle, il cielo navigando senza avere un’oasi dove fresca mi sereni sorgente dalle acque sempre amiche, ritrovo dov’è stato il tuo sorriso (due soli ha abbagliato la sua luce). Più oltre forse Giove si è attardato a osservare la curva del tuo seno, mentre scorre nel vuoto il sangue nero dell’universo, dal cuore indifferente. Una notte Mentre la luce si nasconde aspetto di svegliarmi in te, tradito dal desiderio. Come il mare Come il mare accarezza la morbida rena e senza pace o riposo eternamente la ama, così io sfioro dentro di me le tue labbra e disegno il tuo viso sulla mia anima inquieta. Ma lontano da te sono fragile luce che smarrisce i colori per strada e sbiadisce. Marco Fabio Gasperini Nato ad Arenzano (Ge) nel 1954, ha sempre vissuto a Genova, tra il ponente e il centro storico. Compiuti gli studi classici, si è laureato in filosofia e attualmente insegna in un liceo genovese. Dal 1988 partecipa a concorsi di poesia nazionali, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti. Nel 2005 ha pubblicato la raccolta di poesie "Ricerca", edita da Ennepilibri, con prefazione di Arnaldo Bagnasco e illustrazioni di Daniela Kalepyros. Nel 2009 è uscita la raccolta “Dissolvenze”, con prefazione di Massimo Morasso e illustrazioni di Daniela Kalepyros, sempre per la Ennepilibri editore.


Lidia Guerrieri DI LA' DAI VETRI Dove gli alberi scrutano l'arrivo della pioggia, e sfrecciano i garriti, dove l'erba s'accuccia ai bordi del vento, anche noi aspetteremo il brontolio del tuono, come i cespugli spenti dalla polvere, spiando il cielo grigio dal bozzolo dorato del camino. Sarà dolcezza perdersi nel sonno fra lini e spigo, mentre il mondo è lontano, di là dai vetri rigati di pioggia, oltre i pensieri ed oltre la realtà, oltre le scialbe ore di ogni giorno e qui è la dimensione dell'amore. E POI FU TARDI Il tempo che mi fosti dentro il cuore fu il tempo dell'umano e del divino, di campanule azzurre nella casa tra scogli, cielo, tamerici e mare. Non c'era vento nella nostra bolla né polverosi mucchi di rovine; l'ansia vestiva un abito leggero, e il vetro era purpurea trasparenza, sicchè di fuori il mondo ci appariva a portata di mano, e le stelle vicine. Ma fu vetro sottile, e mal temprato: io non m' accorsi della prima crepa che strideva, nascosta ed insidiosa qual tra le rosse bacche di crespino la spina dolorosa; e poi fu tardi; possente s'alzò l'onda di marea, a ricoprire, amara, il mio giardino e trascinò con sé dentro l'abisso fino all'ultima rosa. E' TROPPO CARO IL PREZZO Un'ora sola : per ancorarmi in te, alle tue parole, ripararmi alla gronda del tuo tetto dai più teneri nidi inghirlandato, proibito a pioggia e vento, ora che tuona e battono i miei giorni i piatti al funerale del sorriso. Questo azzurro serale, questa luna,

rotondo acino d'uva verde e d'oro, questo silenzio chiaro che interrompe solo il coro immutevole dei grilli, li ho già visti ripetersi, e sentiti: lontano dalle case, in mezzo a un campo,

restano il grano e i sassi sempre quelli!

tappata ogni fessura, ci braccammo fiutando a terra l'orma dell'errore e divennero tacche di furore le reciproche colpe con puntigliosa precisione incise.

Potrei voltarmi indietro, e ci saresti a cingermi le spalle col tuo abbraccio. Ma è troppo caro il prezzo.

Terra di sassi e ortiche è il campo che ondeggiava di papaveri; ci resta l'aspro orgoglio di non aver mai fatto il primo passo.

GLI INVERNI DELL'AMORE

AD UN PASSO DAL CUORE

Sono brevi gli Inverni dell'amore, quando s'accoccola fra le coperte la luna infreddolita, e nell'indefinita luce appesa al bordo di una lampada discreta si crogiola di tiepidi sussurri e di ovattate risa. Sta chiuso il freddo fuori dalla stanza, per le strade del mondo, dimenticato e vuoto; bussa la pioggia ai vetri e fra un'imposta e l'altra allunga le curiose dita, ma non avrà risposta.

Non resta che l'impronta del tuo nome, tremitio di vapore sulle labbra come un sapore, tenero, di mare, e un ricordo di voce sopra il liuto discordato degli anni, che s'ovatta come la luna all'alba.

I TUOI SEGRETI

Ed ora che l'eterno stride all'uscio l'avverto, quando il sonno spunta l'armi, la tua brezza che al buio delle stelle soffia fino ad un passo dal mio cuore; indugia sulla porta, e passa via piano, per non svegliarmi.

Sulla tua bocca sono tutti i segreti delle api, ché, come esse dai fiori, tu dai baci e dall'anima mia suggi la polpa tenera sotto il duro della scorza che oppongo al mondo, e distilli da me quella dolcezza che non sapevo. E sono di minuscole fonti in cupi boschi, dentro i tuoi occhi quei misteri ombrosi che leniscono l'ansia e la paura; tu conosci i segreti verbi che nella lingua semplice e chiara della comprensione in accenti di forza mi traduci quando, a fior di capelli, sussurri come nulla è da temere, e leghi la mia barca al saldo approdo della tua quiete.

Quanto in questo crepuscolo fioco di brume più feroce avverto la nudità delle mie spalle dove è un' ombra la premura del tuo abbraccio! Quanto il vuoto scarnifica i sentieri scuri del novilunio!

SOLTANTO DUE RESPIRI ED IL SILENZIO

Cedi l'armi, mio bene! nei tuoi sogni racchiuso; già lontana la battaglia è del giorno, e la sconfitta né a te né a me appartiene. L'angolo di un sorriso issa una qualche goccia di vittoria sopra il colle dei sogni. Com'è dolce la vita, letta così, sulle tue ciglia chiuse! Quale tenera pace si corona d'eterno!

Questo è il momento che più ci avvicina: né parole, né sguardi; IL PRIMO PASSO la tua presenza-assenza, armi e baci deposti; Dal frumento del nostro primo incontro nell'immobile vuoto di quest'ora, ci venne, al fuoco dell'ostinazione, soltanto due respiri un pane dalla crosta come pietra. ed il silenzio. Chiusi nel muto guscio,


TU NON CI SEI La notte, taciturna, s' imbroncia di stelle nascoste.

questo frizzo di azzurro fra le ciglia e il dolce furto di segreti baci.

e l'isola affondava dentro il sonno fra gusci d'acqua e grandi coppe d'uva.

EPPURE IO TI PRESCELSI

Uno stoppino appena ci appariva il faro in Piazza Bovio, sul Canale, palpito in lontananza d'oro bruno. La commozione della giovinezza ci inumidiva gli occhi alla sorpresa delle prime stelle mentre la luna apriva la sua vela.

Tu non ci sei, mio bene, più non avverti

la violacea inquietudine del mare, quella paura nei suoi occhi scuri per la bufera che cova a mezz'aria. Squarci di luce tagliano il silenzio, senza rumore, baluginio di lontani naufragi o gioco di specchi di dei. E' profonda la pace del tuo sonno e non la tocca minaccia di tempesta né la spumosa irrequietezza dell'onda che nervosamente addenta il piede degli scogli. Tu dormi e sei lontano da ogni cosa, dove non so se potrò mai raggiungerti.

Solo nell'equabile scambio di moti e affetti si decanta l'amore e si poggia e rinsalda l'epistilio; mancando, va tra le scorie alla deriva il tutto.

Tu mi sarai vicino oltre il frullo del tempo che ci uccide e ci ignora, e mi aprirai la porta quando, al giorno deciso e nell'ora fissata, io passerò per la strada che inizia oltre la pietra e, benché frastornata, mi fermerò sull'uscio col numero preciso.

Ma al centro del domani tra le spine dell'esser nostro fragile annegammo.

Eppure io ti prescelsi nelle mie verdi nebbie! al nido e all'uovo, ed alla pia camelia, giunco di accettazione che fu luce del nostro mezzogiorno, abbraccio alla mia sera, occhio di luna, che scorge in compassione il buon sorriso OLTRE IL FRULLO DEL TEMPO chiuso in ogni materia.

Da tempo eri affacciato al davanzale con la scorta di quello che mi piace: pane grezzo ed olive di dolce pace e appetitoso amaro E se ci vive dentro un po' di quelle che erano le ore belle dell'amore, allora andremo mano nella mano a piedi scalzi ad una nuova riva dove s'alza leggera la marea delle stelle. FRA GLI ULIVI Vento basso, vento di mare, su dalla scogliera che arrivava già fiacco alla collina, col respiro accaldato su per massi sporgenti e riprendeva fiato, fra i lanceolati argenti degli olivi e le tremule mignole di Maggio. Giorno di libertà; domani avrei pagato sopra i libri quel raggio di viola su cisti inerpicati

Profumo d'ogni cosa era nell'aria; la spiaggia solitaria era sentiero per il nostro amore.

CALENDIMAGGIO Calendimaggio; e noi ci arrampichiamo fra risa e vento su per la collina che precipita al mare fra un ruotare stridulo di gabbiani; la ginestra alza la luminosa meraviglia del volto e la rugiada delle ciglia al pallido languire della luna. Con le sue strane leggi ci governa la giovinezza; canta e salta fossi ed impudica getta le sue reti, leggere dentro il grigio dei tuoi occhi, in acque di spavalda inesperienza. Brilla la nostra aurora, e nelle tasche con impazienti dita trastulliamo segreti baci come chicchi d' uva, da rendere per poi rubarli ancora. Oh, ceste di delizie per la festa! Lontana nube lungo l'infinito è troppo bassa e scura per svelare fantasmi sopra i tegoli del dopo. BREVE CANTO' L' ESTATE Breve cantò l'Estate sopra gli argini fra la palude e il mare. Evaporava rapido il tramonto fra le creste dell'Elba,

Ho poco da dire perché la mia vita è stata semplice e si è svolta fra scuola e casa Sono nata a Piombino ( Li) il 10, XII.'46 , unica figlia di famiglia povera. Ho studiato grazie ad un amico del mio babbo che mi passava i libri della figlia che era più grande di me ed ho frequentato il Liceo Classico “ G. Carducci” di Piombino e ,dopo, l'Università grazie ad una borsa di studio piuttosto consistente che vinsi per un tema sulla morale nel Manzoni e che mi vide prima in tutta la provincia. Mi sono laureata in Lettere all'Università di Pisa il 21 Marzo del 1972 con una tesi sperimentale sulle miniere del massetano che sapeva più di Geologia che di Lettere, ed ho insegnato Lettere in scuole di vario ordine e grado fino al 2004, quando sono andata in pensione. Scrivo poesie da circa tre anni ed ho cominciato da zero. Mi ha “ trovata” in un gruppo su fb il poeta Mimmo Martinucci che mi ha contattata e mi ha presa per mano insegnandomi praticamente tutto perchè io non sapevo nemmeno riconoscere un accento. Ho poi approfondito altri aspetti della metrica da sola e discutendone con altri appassionati più esperti di me. Amo la metrica perché, a mio avviso, se ben usata dà armonia al verso, ma non le forme metriche chiuse ; preferisco l'alternanza di endecasillabi e settenari. I temi che preferisco trattare sono gli affetti familiari, i ricordi e il rimpianto, il quartiere in cui sono nata, il passare del tempo, la natura, cose comuni a tutti. Non sono un'appassionata dei concorsi di poesia, partecipo raramente e di solito se me lo chiede un amico. Non m'illudo di essere un poeta e scrivo solo per avere un impegno nella vita di tutti i giorni ed amici su fb con cui parlare di questo comune interesse.


Anna Maria Dall’Olio Je, Camille

furiosa lo distrussi ormai contaminato

Accorsa all’albero più paterno mi avvinse in forti rami stretti stretti

screpolatosi tutto il firmamento neve orizzontale e diagonale

mi dissero suadente sirena sfigurata dall’appellativo amante respinta dal mondo artistico

Sbadatamente

contro tutto lottai contro la mia natura contro il mio stile naturale l’astro incontaminato l’astro più perfetto innocenza della materia mio eppure non più mio

Sbadatamente m’urtasti le corde del liuto: la testa, via tra la folla. Sbadatamente mi scagliasti spine di rose sull’anima: graffi profondi. Sconsideratamente aprile fecesi dicembre gelo mi strinò le gemme.

sms mattino partenza X 2 tuffo skontro X secoli predetto xle latteceleste 100 comete 1 attimeterno 1 lakrima passa nn barriera protegge kuo rinfranti infinito notte Anna Maria Dall’Olio, laureata in Lingue e Letterature Straniere e in Lettere, si è dedicata alla poesia, alla scrittura drammaturgica e alla narrativa breve. Esperantista, nel 2005 ha vinto il secondo premio del Concorso internazionale "Hanojo - via Rendevuo", competizione culturale patrocinata dal governo vietnamita per commemorare i 1000 anni di Hanoj (1010-2010). Poetessa performer, ha pubblicato "L'acqua opprime" (Il Convivio, 2016), “Fruttorto sperimentale” (La Vita Felice, 2016), "Latte & Limoni" (La Vita Felice, 2014), "L'Angoscia del Pane" (LietoColle, 2010; 2° ed. 2013). E’ presente con 13 poesie nella rivista “Leopardi Newsletter” (settembre/ottobre 2016), 7 nella rivista “La Toscana” (gennaio 2016), con 4 nella silloge “Da Ischia sempre poesia” (Istituto Agostino Lauro, Ischia 2013; 2° ed. 2014) e con 20 nella rivista "Calamaio" (anni 2009 e 2011), Book Editore. Da segnalare il dramma "Tabelo" (Edistudio, 2006), scritto in lingua esperanto. Nel periodo 2007-2008 ha curato una rubrica sul mondo esperantista per "Incontrosaperi", quindicinale on line di arte, spettacolo e comunicazione. Inoltre, ha collaborato al numero 222 (dicembre 2007) del periodico esperantista "Kontakto" con una recensione, in esperanto, sul "Dolore" di Giuseppe Ungaretti.


Matteo Cotugno Blue Whale Non sei… oggi che la balena ha ripreso a morderti la pelle strisciandosi il profilo di rubino, hai deciso di non essere, soggiogata dal comando atroce di un gioco perverso, hai deciso qualcosa da sola - finalmente Tu… tu che vorresti “essere” oggi finalmente - non sei -. E ti fidi dell’amaro che imbocca il web, nutrito da finti profili di veri folli divorati dalla propria malvagità. Ammansita dall’anonimo svolgersi delle prove, nascondi anche a te stessa la tua immensa fragilità donandola al plagio che uccide. Non sei… oggi che la balena si è tinta del tuo sangue, ferma il volo nel vuoto sciogliendo il giogo di morte

che non ti appartiene più, quando pensando di non essere, scopri quanto tu sia importante per noi che ti amiamo.

Shottino Ce ne vogliono cinque per sciogliermi il nodo che in gola mi uccide e il bruciore si sente se non dentro per te - Lo sballo che sei è che non mi farei che di te stasera Angelo delle mie mani la testa gira appena quel tanto da rendermi vivo ora che ti neghi agli anni di abbracci ad ogni incontro - Lo sballo che sei mi svive da dentro Io sempre così sicuro che ti guardavo appena e tu con gli occhi egizi in silenzio.

Matteo Cotugno, a Modena dal 1982, nasce nel 1963 a Foggia, nel 2010 pubblica il suo primo libro di poesia “PoesiAnima” che diventa selezione del premio poesia Alessandro Tassoni di Modena, lo stesso anno espone per il mese di settembre al Palazzo dei Musei di Modena la sua silloge poetica a tema museale “Silloge per il museo”. Nel 2011 espone al Maschio Angioino di Napoli le sue poesie a tema spirituale nella personale pittorica di Aurora Cubiciotti “La passione di Maddalena” (medaglia di rappresentanza dal Presidente della Repubblica) Dal 2012 cura diverse antologie di poesia diffondendole gratuitamente in formato ebook… Un cielo di poesia (tema libero), Alda nel cuore (dedicato ad Alda Merini), Goccia a goccia (tema sociale) e InfinitAmore… diventate appuntamenti annuali per centinaia di poeti e neopoeti e per migliaia di lettori. Finalista al Premio Poesia Tassoni nel 2013 Finalista al Premio Poesia Tassoni nel 2014 Nel 2014 pubblica il secondo libro di poesia “InVersi” edito da Youcanprint e riceve al Maschio Angioino di Napoli un premio (Alfonso Gatto) alla carriera letteraria per meriti artistici nella divulgazione della poesia con le antologie in formato ebook. Nel 2016 si classifica al secondo posto nel concorso internazionale di poesia e fotografia "Quel profilo in lontananza" dell'Ass. Licenza Poetica.Nel 2017 finalista Premio Poié di Gallipoli.

http://poesiedimatteocotugno.blogspot.it/


Ada Crippa L’UOMO CHE AMA Tu dici: l'uomo che ama è anche colui che sputa sulle mie debolezze così, ai chiodi della loro croce, dimentico il suo, il mio amore dimentico...dimentico. Dimentico la consapevole dipendenza della convenienza del due nel calcolo della vita e vado destando l'uno accucciato ai piedi dell'addizione END Saliva la strada sulla collina e noi a mani unite verso la luna fu quando la toccammo che i ruscelli seppero della polvere dei sogni nelle loro acque * Mi dicevi amore - ti credevo sincero ma ahimè! non era vero ti scopri guitto e mal attore ma io ero la scena a tua insaputa così ti vidi cambiare la tuta e nudo vedendoti in tale maniera ne provai pena IN CANTO DI SAFFO Mi sono innamorata di un uccello dalle piume umane non c’è traccia del suo passaggio sulla bianca rena, nessuna orma nella terra bruna - o mia dea Afroditemia protettrice ma dirti so del velluto e del vibrare di ogni sua piuma Ada Crippa, vive ad Agrate Brianza, paese in cui è nata l’11 di Marzo

quando d’eros l’onda si fa parola quando al mio nido leggero approda. Non sembianza umana - o mia dea Afrodite – spogliò il mio corpo all’amplesso ma la grazia del volo nel vento. Mi sono innamorata di un uccello dalle piume umane non c’è è traccia del suo passaggio sulla bianca rena, nessuna orma nella terra bruna - o mia dea Afrodite eppure è in ogni luogo e in ogni tempo lo sento seppur raro è incontrarlo questo tuo sublime sortilegio NOZZE Io porto rose e tu, mon amour? le spighe del grano - o mia sposa paglia intrecciata giaciglio di rosa perché alle tue mani la spina non osi

sul finire della guerra di Liberazione. Ada è sposata ed ha tre figli: Sara, Jacopo, Vera e Gaia, la sua nipotina. Viene dal mondo e dalla cultura contadina- operaia: “dalla terra e dalle officine..” Scrive poesie dall’infanzia. Le legge in pubblico in reading collettivi e personali. Partecipa ai Poetry Slam e a concorsi poetici – letterari dai quali riceve buone cose. Ha pubblicato cinque libri di poesia: Antimenti (autoprodotto- 1989)); Vele (LietoColle- 2007 ) Acqualuna (Onirca edizioni 2011) Eco di neve – haiku (La vita felice- 2014) “Tra l’aria senza forme” (Caosfera Edizioni- 2016) Alberto Casiraghi, ovvero: PulcinoElefante, ha voluto onorarla con due artistiche plaquette Tutt’ora continua a scrivere poesie augurandosi di poterlo fare sino a che mente sorregga lucida. Ha scritto anche brevi racconti mai pubblicati se non messi in scena sulla piazza alla festa dei popoli del suo paese.


Andrea Pizzorno


Renata Bolognesi Canzoni fragili Se io sapessi che tu sai quello che so, se si potesse solamente per un po' e il mondo fosse attento momento per momento all'indicibile. Se tu sapessi che io so quello che sai e se non esistesse la parola mai, e adesso tu vedessi senza pi첫 compromessi l'ineffabile. Canzoni fragili, pozioni magiche, frazioni d'anima, emozione che esplode in frammenti di note. Canzoni magiche, mozioni fragili, porzioni d'anima, un accordo che esplode in frammenti di cuore. Se queste frasi senza senso stanno su, se questo testo non fa testo o poco pi첫, se solo l'armonia non fosse una malia inafferrabile. Se queste frasi senza peso vanno gi첫, se questo testo non ha testa o poco pi첫, se solo l'armonia non fosse una mania inestinguibile. Canzoni fragili, pozioni magiche, frazioni d'anima, emozione che esplode in frammenti di note. Canzoni magiche, mozioni fragili, porzioni d'anima, un accordo che esplode in frammenti di cuore.


Nathalie Briciole di cuore, Nathalie, mentre il giorno muore lì per lì. Lacrime allo specchio: ma chi è questa qui? Frottole d'amore, Nathalie, passerà il dolore? Forse sì. Suonano alla porta: che ci fa questo qui? Passatempo, contrattempo, contro chi? Senza tanti complimenti, tu gli dici sì. Mica un gran signore quello lì, dopo un paio d'ore, Nathalie, senza alcun pudore se ne va via così. Non avrai il suo cuore Nathalie, Mai neppure un fiore né un tassì, briciole d'amore, se ti va, tutto qui. Anzitempo torna il pianto, Nathalie. Sola nel tuo appartamento, a chi dirai di sì?

Renata Bolognesi. Dopo la laurea in Lettere con indirizzo linguistico sono stata redattrice, copywriter, docente di scrittura e di creatività radiofonica. Diplomata in Counseling, ho messo a punto il metodo di educazione vocale AcCanto, ispirato alla Psicosintesi. Inserita nel registro italiano Voice To Teach, insegno canto e tengo seminari di counseling vocale. La mia scrittura poetica, coltivata fin da bambina e premiata in diversi concorsi letterari, si esprime nella narrazione poetico-performativa "L'incanto dell'incontro" per canto, ventriloquio e loop station, oggi approdata anche a teatro. Scrivo canzoni (musica e parole) da molto tempo e finalmente le ho raccolte nel progetto "Canzoni fragili" che sto portando in concerto assieme al mio trio jazz: Marcello Lavezzo al pianoforte, Pasquale Genzano al basso elettrico e naturalmente io-me-medesima-in-persona che canto. Le canzoni del Re Bolognesi Trio sono nel sito www.renatabolognesi.com e nel canale YouTube https://www.youtube.com/user/rebolognesi. Grazie di cuore per ogni vostro ascolto.


Lila Ria IL VESTITO VIOLA E ORA mi chiedi: "ma quanto mi ami?" Nel buco che riecheggia quei tuoi "sei speciale" Dall'intenso modo in cui il tuo baciarmi spegne la mia violenza Vorrei sentire di nuovo il fluttuare di puntini sotto le ossa giù dal treno Dormire/ fare l'Amore/ Svegliarci/ fare l'Amore/ bere/ fare l'Amore 4 8 ore avvinghiata a te E il dono della tua carnosa lingua divorarmi le membra e lo scoprire a te il mio lato sensuale E il prudermi del naso (che lo sai, quasi piangevo) vedendo la cena cucinata per me solo per me Scherzare leccarti sorriderti "sono solo io" E ora tutto mi manca Assurdo! : vero? Ironico che a m e manchino tutte questepiccolestronzate Che quasi affogo nel mio sentirmi idiota DISAMORE “Potrei accumulare infiniti piatti in quel lavello dimenticato che adagio piange. Non ho sbriciolato la tovaglietta americana ma ho appallottolato camice stanche sul pavimento. L’aria è stantìa di un giugno freddo che è rinato come agosto. I piedi nudi umidi e senza lacca le occhiaie scolpite sul mio viso e il bidet ancora rotto.”


E ORA ti rispondo: "io non so amare" ROSSO Come pezzettini di un serpente a sorpresa nell'ovetto di venti anni fa tocchetti viola e verdi lo compongono rincorrendosi. Ho bisogno di un bacio stasera. E non chiedermi perché. Necessito morsi per regalarti pezzi di me che puoi ingoiare. Mi fido O puoi assaporare. Come fossi mousse di meringa. Questo perpetuo incastrarsi viola verde viola verde viola verde viola verde viola verde viola verde viola verde ho voglia di un abbraccio tuo solo da te S'infrange sul muro di stupore che si chiede cos'è che mi chiede cos'è non farlo! Mi stanno strette le scatolette con istruzioni per l'uso. Chiamiamolo rosso. E che sia solo nostro. Viviamolo e basta. Senza l'angoscia di arrivare alla coda. Mi chiamo Lila Ria (Ilaria Pamio), sono nata a Busto Arsizio (VA) nel 1980 e vivo a Cassano Magnago (VA). Dal 2010 lavoro per una compagnia aerea. Nel 2008 sono stata recensita dalla rivista internazionale Storie - All Write – Leconte Editore, numero 62-63. Nel 2007 il racconto “Luce” è stato pubblicato sulla rivista Prospektiva e nel 2010 il racconto “Nel nome del Padre” sulla rivista Youthless Fanzine#31. Nel 2010 alcune mie poesie sono state illustrate da dodici studenti del Biennio di Grafica dell’Accademia di Brera di Milano e hanno costituito un libro d’artista in esemplare unico. Vincitrice del Premio Logos Perrone Editore nel 2010, con la poesia “[Visioni da una fotografia#2]”, scritta con lo pseudonimo Viola Rossi. Finalista nel 2013 di “Subway Letteratura” poesia under 35, con la poesia “Mais”, mi sono classificata terza al contest letterario “Una stanza tutta per me” della Leconte (Roma) e sono stata segnalata tra gli autori del “Premio Rimini Poesia 2015”.

http://infondoagliocchi.blogspot.com; http://figliadiunadeaminore.blogspot.com


Mario Pellegrini


Lidia Allocca Abito a fiori.

Nonsensazione #3

Per ascoltare questa poesia, bisogna leggere questa canzone: Morcheeba - I am the spring https://m.youtube.com/watch?v=8f1e1llj09Q

Ti ricordo su un letto di nuvole acquerellate d'arancione e di rosa, gli occhi a pampinèdda e le danze tra i varagghi ammucciati sutta i linzola.

Ti calzerò a pennello come i fiori di ciliegio e la brezza del mattino all'aprire i miei cieli come porte al tuo bussare e la terra s'attorciglierà ai tuoi piedi di seta nell'offrire i miei palmi al tuo rigoglioso fiorire. Ti calzerò a pennello come l'abito che indossano gli alberi e la morte e saremo primavera. Una casa. La mia casa non ha un odore io non ci posso entrare.

Ti alluccavo come lumìa preziosa perdendoti a metà giornata negli 'ntrilazzi tra te e il cielo e la buona racìna nascosta nel palmo e bevuta col naso. Ti 'nzirtai fra i chianti de' picciriddi tu che non piangevi mai ma volevi la pioggia per sentirla nell'ossa: u ciauru tra le persiane la musica tra le foglie. Alluccavi: "Chiovi, beddu cielu. Chiovi!" e piovevi tu.

La mia eco nel salone. Non ha fiori, solo rumori. Ha un ricordo sepolto nel suo canto e nelle fossette del mio gatto. Ha una cella grigia tutta colorata e tutto lì dentro è morto. - Quali amori e quali mostri? -

Ti taliai tra i raggi limpidi della Luna vivi comu a notti ed il tuo bacio fu per me làstima incurabile e te ne andasti tra l'avvuri muti e le luci stanche.

Ha una carta nera sul lucernario ha occhiali per vederci meno ha amori ormai scaduti.

Ti ricordo suli quannu chiovi:

La mia casa non ha un odore da ricordare.

mio amuri e morti.


Traduzione: - occhi a pampinèdda: letteralmente "occhi a foglia", cioè socchiusi, ancora in dormiveglia. - varagghi: sbadigli - ammucciati (da ammucciari): nascosti - sutta i linzola: sotto le lenzuola - alluccavo (da alluccare): l'ho usato due volte con due significati diversi e in due dialetti diversi. Il primo, dal siciliano, significa fissare estaticamente; il secondo, dal napoletano, significa gridare - lumìa: limone - 'ntrillazzi: intrallazzi, imbrogli, affari illeciti - racìna: uva - 'nzirtai (da 'nzirtari): indovinai - chianti: pianti - picciriddi: bambini - u ciauru: l'odore, il profumo - chiovi (da chioviri): piovi - beddu cielu: bel cielo - taliai (da taliari): guardai - comu a notti: come la notte - làstima: lamento - avvuri: alberi - suli: sole - quannu chiovi: quando piove - amuri e morti: amore e morte.

Lidia Allocca, 22 anni. Nata nel Lazio ma attualmente residente in Sicilia. Disegno e scrivo sin da bambina, ma ho iniziato effettivamente a scrivere circa 7 anni fa su una pagina facebook che ancora mantengo e seguo, Sweet Dreams Are Made Of This (https://www.facebook.com/sweetdreamsaremadeofthispage/ ) . Nata come pagina di condivisione di video e testi musicali (da qui il nome), è diventata una pagina di scrittura in cui condivido un po' tutti i miei testi, in prosa e in versi. Ho partecipato a diversi contest, dentro e fuori da facebook, vincendone alcuni e sono iscritta ad alcuni gruppi di scrittura e sperimentazione quali Chattonero e gli Inversionisti, in cui partecipo attivamente perché contribuiscono alla mia crescita poetica. Non prediligo un solo stile, anche se spesso e volentieri cedo alla poesia e a quello che chiamerei "naturalismo surrealista"; più che altro tendo sempre a sperimentare, passando dalla forma poetica al racconto e dal sentimentalismo al macabro, dal nonsense al testo studiato, alla ricerca della forma e della parola perfetta, in cui col termine "perfetta" si intende la totale riuscita dell'intento dello scrittore di comunicare esattamente il proprio pensiero. Non ho ancora pubblicato ma lo farò, dico solo questo.


Annalisa Coppolaro Perché

Perché lo so, penserò tutta la notte alle tue labbra alla luna allungata sul mare alla tua fronte liscia riflessa nello specchio dell'auto alle calme acque marine mosse dentro di me dal suono della tua voce. Perché lo so, la bellezza delle tue dita che toccano i miei pensieri intessono immagini vive dipingono i miei desideri ricamano idee di scrittura mi perseguitano e calmano dentro fino a trascinarmi nel sogno

Parole che non leggerai silenzi che impongo alla voce presenza che mi travolge Nel buio io guido e sorrido a certezze di gioia assoluta di immensa impossibilità. Sei lacrime e giochi di pioggia sul vetro dei giorni azzurrini.


Enrico Mario Lazzarin N85. COSÌ È: BOTTONI PERDUTI IN GIORNATE TIEPIDE SENZA VENTO. COLORANO MEMORIA BOTTONI TROVATI AL FONDO IN UN ACCENNO DELLA MATTINA DOVE TUTTO È CHIARO SENZA PAROLE BOTTONI LUCENTI CHE RIFLETTONO IL SOLE NELLE GIACCHE SMARRITE CHE SANNO DI SALE.

N104. COSÌ È: LA PIOGGIA HA TRAMUTATO LA LUCE IN UN VELO SOTTILE CHE È SERA ,GUARDI IL CIELO DI GRIGIO ; POI COME SE SI FOSSE SEDUTI IN UN CINEMA ESTIVO APPARE DA DIETRO UN NUVOLONE LA LUNA QUASI PIENA BELLA LUNA, APPARE ,SCOMPARE E IL TUO STUPORE FA SUSSURRARE IL CUORE LA BOCCA CHE LE DA VOCE. N90. COSÌ È: IL PRIMO GIORNO D'ESTATE HO VISTO LA LUNA ERA UN RICORDO SCORDATO APPENA RIAFFIORATO UN PROCESSO DURATO QUARANTATRE ANNI NON PUOI CAPIRE DICE IL GIORNALE AL GIORNALISTA . A QUEL TEMPO ERO UN RAGAZZO IN PIAZZA CON OCCHI LUMINOSI E I PIEDI BUONI.


N92. COSÌ È: LA STAZIONE È CAMBIATA TUTTO È IMMAGINE CARTONATA A PRESCINDERE DAL CARTONE NON ANIMATO NEMMENO AMATO. IMMAGINARE LA STAZIONE IDEALE CON GIACIGLI E LENZUOLA PULITE E ALITI FRESCHI DI ARIA MONTANA MAI CONDIZIONATA. . ATTESA ATTESE MENO NERVOSE SULLE BANCHINE DAI BINARI FLUTTUANTI GLI ARRIVI E PARTENZE SONO DATI DAI TABELLONI CHE NON RIPORTANO ORARI MA I SOGNI CHE VORRESTI FARE IN QUESTA NOTTE CALDA AL BINARIO TRE IL SOGNO PER TE LETTORE LETTRICE È IN PARTENZA VI RICORDIAMO DI OBLITERARE IL VOSTRO BIGLIETTO CON UNO SBADIGLIO DELLA DURATA DI 12 SECONDI BUON VIAGGIO. N95. COSÌ È: C27 STRINGEVA L'ACCENDINO È TUTTO ERA GIÀ BRUCIATO LA SUA VITA IL SUO FUTURO UNA DONNA SI È DATA FUOCO MENTRE QUALCUNO CONTA I CONSENSI E SE LA RIDE CON LA PANCIA MAIALA PIENA DI BORIA EGOISMO PRESSAPOCHISMO C 27 IL SUO NUMERO PER ACCEDERE ALLO SPORTELLO INPS. N98. COSÌ È: IN GIRO PER TORINO MI ACCORGO DI ANGOLI IN CUI IL TEMPO SEMBRA ESSERSI CHIUSO NON FERMO MA SCIVOLATO SU SE STESSO SARÀ IL SOLE CHE PROFUMA QUESTA DOMENICA SARA CHE SONO IN PENSIONE DA QUALCHE MESE EPPURE HO CERCATO SEMPRE DI TROVARE CERTI ANGOLI PER LINEE RETTE COME I BINARI DEI TRAM LE USUALI FERMATE .

N96. COSÌ È: ALLE CINQUE E UN QUARTO LA CORNACCHIA SI POSA SULL'ANTENNA CENTRALIZZATA E RICHIAMA QUALCOSA CRAA CRAAA CRAAA POI SI ALZANO IN VOLO ALTRE TRE CORNACCHIE UN PO’ PIÙ PICCOLE LEI PRENDE LA TESTA E VOLANO IN FILA INDIANA UNA DIETRO L'ALTRA A DISTANZA DI NON PIÙ DI DUE METRI , SI POSANO SULL' INSEGNA , VERDE DELLA FARMACIA CHE INDICA LA TEMPERATURA LA DATA E ORARIO DI APERTURA LA RADIO MANDA IN ONDA UNA CANZONE DI VECCHIONI CHE PARLA DELL'AMORE LE LETTERE D'AMORE MI ADDORMENTÒ PENSANDO ALLE ONDE DEL MARE CHE QUI NON C'È

Enrico Mario Lazzarin nasce a Torino nel 1958. Si interessa di poesia da sempre. Dal 2016 presiede l'associazione culturale Due Fiumi.


Patrizia Camedda SMS

SARÀ UNA ROSA

Ah Se non ti amassi, come pur ti amo di questo Amore incerto a cui non diamo un nome e se non ti desiderassi, come pur ti desidero E desidero il Tuo respiro, pieno e calmo sul mio seno e sui miei capelli Ti perderei ma sarebbe Solo Buio e Vuoto e Sale e Freddo e Vento senza posa Ah Se non accendesse, come pur accende, in me, bagliori e lume il suono della tua voce della tua risata

E mi lasci sola a inventarmi risposte per domande che non ho formulato a chiedermi se è Rosa il nome della Rosa che la Rosa anche se non la chiami Rosa ha pur sempre il suo profumo

AVVIO LA LAVATRICE Mi sei mancato nella mente e sulla pelle sei mancato alla mia bocca, alle mie mani frasi per pensarti con l’inchiostro, trattenerti nei pensieri Rincorro un uomo che non si innamora che si concede col contagocce E conto le gocce che versi centellinate, con parsimonia, del tuo amore per me. Ripongo un piatto nel pensile, scrivo, sono in coda all’ufficio postale Avvio la lavatrice vorrei averti qui, adesso La centrifuga di lavatrice e pensieri, è il mio turno allo sportello Non c’eri ieri, non ci sei oggi eppure ci sei sempre Notte senza sonno, stanca e inquieta con un pensiero pensato a metà fermato, sospeso se chiudo gli occhi ti vedo sorridere se chiudo gli occhi e poi li riapro, tu non ci sei.

Sto Sto qui a rintracciare senso in un decennio di pensieri impalpabili e fragili come argentee ali di libellula Tu non ci sei e non dico che ci sei sempre ma si, ci sei spesso più di quel che è bene ci sei senza stare ci sei senza parole ci sei senza Cosa c’è, di Te, qui Un qui che non è luogo né tempo un qui che è nube gassosa e informe di nebbia spessa e alcune volte anche sottile umida e baluginante Un qui della stessa sostanza dei sogni dei desideri inespressi senza senza scie di stelle cadenti da seguire per avere forma e senso a cui dare nome Rosa


PAROLE DI LATTA

fenditura e cicatrice che mai rimargina

Ti penso con parole di latta

tra spazio e tempo

con parole di vetro di vuoto a perdere

dilatati e immobili

Ti penso senza rabbia

Non ci sono più i miei occhi

ché la rabbia ha un costo

a guardarmi nello specchio

che non posso più permettermi

non c’è voce né eco

Ti aspetto senza attesa

a riempire il silenzio assordante

ché ho perso per la via

che rotola come barattolo in un film muto

fremiti, languori e appetiti

La notte non si dischiude

Senza sguardo all’orizzonte

non plana

senza (quasi) battiti di cuore

non acquieta

senza nodi attorcigliati alla laringe

resta appesa

Un rivo arido (senza acqua?)

rete sdrucita e che si impiglia

in un agosto di sete e fuoco

su un fondale orrido di schegge acuminate

Patrizia Camedda, madre di un adolescente, scrivo. Impiegata per oltre 20 anni ad occuparmi di numeri e rendiconti ho coltivato la passione per la scrittura soprattutto di notte. Diplomata in arti applicate riesco a riconoscere “il bello”. Laureata in psicologia alla veneranda età di 45 anni (tesi : http://m.youtube.com/watch?v=V2N9UB0UxfU ) ho effettuato tirocinio annuale per accedere all’esame di abilitazione presso una struttura di residenzialità leggera in psichiatria. Ho perfezionato la mia preparazione in Psicologia frequentando un Master di II livello in psicodiagnostica dell’età evolutiva presso l’Istituto Adler di Torino e un percorso di formazione su DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) come Tutor dell’Apprendimento. Attualmente sto frequentando il secondo anno di specializzazione presso la Scuola Adleriana di Psicoterapia di Torino. Iscritta all’Ordine dei giornalisti del Piemonte dal 2007 scrivo (dal 2005) per passione civile, collaborando con un giornale locale La Nuova Periferia (precedentemente: L’Inchiesta di Sicilia, Tecnica della scuola). Dal 2010 collaboro con l’IIS Galileo Ferraris di Settimo con un progetto di giornalismo dedicato a studenti delle fasce deboli (progetto a.s. 2013/2014 www.HYPERLINK "http://www.youtube.com/watch?v=XQWSWQxq4Kw"youtubeHYPERLINK "http://www.youtube.com/watch?v=XQWSWQxq4Kw".com/watch?v=XQWSWQxq4Kw; www.HYPERLINK "http://www.youtube.com/watch?v=eM0zxLUOeZs"youtubeHYPERLINK "http://www.youtube.com/watch? v=eM0zxLUOeZs".com/watch?v=eM0zxLUOeZs). Negli ultimi tre anni ho presentato/moderato eventi pubblici e presentazione di libri e autori (VI edizione Festival delle Ville Venete). Nell’a.a. 2012/2013 ho partecipato a un tirocinio universitario finanziato da Regione Piemonte e Unione Europea sui Discrimini, con la realizzazione di uno spettacolo teatrale, Nuovo Alfabeto prossimo futuro, andato in scena alle Officine Corsare di Torino (novembre 2013) Murazzi student zone (novembre 2013) teatro Vittoria Torino (marzo 2014) e presentato nelle scuole superiori del Piemonte. Scrivo poesie e partecipo a slam e serate di declamazione. (Murazzi Poetry Slam; Monferrato Poetry slam; II Edizione Giochi Poetici c/o Cultura e Società; La Revoltosa Poetry Slam; CaleidoScoppio Murazzi). Ho pubblicato a Novembre 2015 la mia prima raccolta Le Ombre Umide. Da Aprile 2014 faccio parte del Collettivo Donne del Progetto teatro Spi-Cgil che ha realizzato lo spettacolo Divagazioni sul Potere, Un mondo possibile, andato in scena al teatro Garybaldi di Settimo To.se il 12/12/2014 e al teatro Astra di Torino il 21/04/2015. Insieme al poeta Enrico Mario Lazzarin (Ass.culturale Due Fiumi)presso la torre medioevale di Settimo To.se. il 21/03/2015 ho organizzato e presentato l’evento, gara poetica a eliminazione diretta Buttalo giù dalla Torre, il 20/03/2016 ho organizzato e presentato l'evento Poesie Aeree Tra Torre e Terra con atterraggio poetico e l'08/04/2017 Dalla Torre al Mondo, poesie di impegno civile su inclusione, diritti. Da novembre 2014 sono socia volontaria attiva (progettazione, comunicazione, relazioni pubbliche) e membro del Direttivo del Centro antiviolenza Uscire dal Silenzio di Settimo To.se. Da febbraio 2016 sono membro del Direttivo dell’Associazione culturale Due Fiumi. Da settembre 2016 socia volontaria attiva del Circolo Legambiente di Settimo To.se


Carolina Navarro (Non)sono tornata la stessa

Maison Colombot Ero completamente da sola e per la prima volta fuori di casa, mi sedetti in una poltrona sul terrazzo e osservai il paesaggio, −nel giardino i fiori iniziarono a fiorire quando i petali incominciarono a muoversi pronunciando il tuo nome che il mio cuore nascosi− Guardavo verso il cielo e c’erano due pini che sbucavano dalle nuvole oscillando verso la montagna una melodia innocua, erano gli uccellini allegri che girondolando congedavano la serata e io ti pensai sotto quel cielo limpido e azzurro, inseguendo quella soavità che germogliava nel mio cuore quando ero lontana da casa e dal mare, mi mancava il suo profumo e il suo rumore che ti ricercarono in un pensiero in una giornata d’estate sulla montagna. Mi svegliai con il vento che entrò dalla finestra quando continuai a pensarti, fu tutta una situazione nuova per me, le persone dell’albergo erano molto gentili, l’intorno era bellissimo, somigliava ad un dipinto e immaginai il tono del piano forte quando i fiori risorsero in un nuovo giorno. Fiori rossi e di tutti colori come i sentimenti mah io pensai alla ragione che mi fermava che non permise di sognare quell’amore. −Non avevo altro nella testa che dirti, ti amo con il cuore− Iniziò a piovigginare e immaginai la vita che percorse il mio viso mentre il cielo confessò —È troppo! Quest’amore è troppo! — Ma, io non rinunciai a gioire da quel momento ringraziando la poesia che nasceva in me, mi resi conto che la vita è stata una poesia da quando ero conosciuto te …

Te ne sei andato così silenzioso…

Preclusione

Un’emozione si svegliò quando sei apparso e te ne sei andato così silenzioso come quella volta, lasciando il suono dei tuoi passi muti che appena appena riuscivo a sentire nella lontananza separazione.

Sei un angelo ti vedo seduto di fronte a me in mezzo alla gente, così nero, così dolce che rifletti le ombre dei bianchi che ti circondano con disprezzo perché sei te calmo, affamato di vita, di dignità di giustizia e tutto questo solo perché sei nero.

Sei stato gentile con le tue parole sparite, svanite nella sabbia della spiaggia inquinata con violenza dell’oro nero che voleva spaventarci.


Una vita dietro il silicio È una vita che vedi passare ma che non la puoi raggiungere. Devi capire che la tua vita non è un saggio ma emozioni di un racconto. Una donna di pietra che osserva dietro il vetro. Ma quella mattina al silicio era arrivato il sole, la baciò e lei gli disse: −Che bell’uomo che sei, mi guardi, ma non ti posso avere−. La ragazza dietro il vetro aveva capito che gli europei di fronte ad una disgrazia correvano a dare una mano −ma poi? − Poi mangiavamo seduti a tavola come sempre chissà bene chissà male ma la guerra l’avevano già vissuta… Una terra fiorita e canti d’amore era la pioggia che ci avvicinava mentre il vetro si appannò e la ragazza del silicio lo afferrò.

(Non) sono tornata la stessa Non sono tornata la stessa non ho più voglia di leggere gli occhiali si sono appannati e un dolore lancinante percorre il mio cervello passa, transita e circola va’ conquistando il mio Io così vivo, sempre lì accompagnando la solitudine congedando il luogo che abitai e se questo luogo fosse il dolore potrei abitarci? Vorrei la dolcezza della felicità vorrei sorridere al luogo che abito ma se questo luogo fosse il dolore? Alternando la vita e la morte in un gioco di bambini sull’altalena mi gira la testa verso la giostra dei calzini che aspettano e sognano di raccontarci l’amabilità dei bonbon che salterellano nel caminetto.

Carolina Navarro. Nacque a Santiago del Cile nel 1973 dove ha compiuto studi Scientifici - Umanistici e

posteriormente studi in Psicologia. È laureata in Comunicazione Interculturale presso l’Università di Genova e in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università della Valle d’Aosta. Nel 2009 pubblica “Luna piena” con Aletti Editore e nel 2014 con il Gruppo Editoriale l’Espresso ilmiolibro.it “Fantasia, poesia e transfert”. Nel 2015 è uscita “Passim e poems”, qua e là poesia e “Volver en mí” aderendo anche al formato E-book con l’Editoriale Self publishing Youcanprint..


Ugo Berardi IN MORTE E PER AMORE DI MIO PADRE

E qui la generazione si fa terza.

Se questo dolore che stasera

III Avventuriero a Bari,spiro' l'orgoglio Levantino,la guerra tutto ciò' che avevamo ci levo', tutti partimmo.

provo, che fosse sconosciuto o cosa nuova, a verità' mi porti. Ad un poetare, stretto in bilico in un centro storico Tuscanese, in attesa di risposta dalla cellula di Dio.

IV Perché poi sarei partito anch'io. Per trovare lui,in letto morte.

I Quando Giulio,che fu mio padre, mori, una sola eredita' veramente mi lasciò: questo bisogno di cercare, costasse tutto. Qualsiasi cosa. II Fu cosi' che viaggio' per l'Italia per lavorare,che un Meridione arido' lascio. Milano fu fortuna, a Roma,con mia madre, mi fece nascere.

Oggi sto qui. In una campagna, in un paesino che non so se starci. Se serve per capire dove finisce e dove ricomincia questa storia. Quien sabe. Dicono cosi nella Spagna che amo.

Ugo Berardi, romano,del1962,ha studiato filosofia,lettere moderne,teologia e filosofia morale. Ha un diploma di regista. Ha pubblicato "Tormentosi affanni"(Roma, Abete Grafica,1986)"Grondava la vita"((Roma, Gabrieli Editore, 1988)"Tavola degli esercizi" (Castiglione Teverina, Accademia Barbanera, 2011),"Quattro poemetti"(Castiglione Teverina, Accademia Barbanera,2013),"Trittico"(Roma, Lavinio,Totem, 2016). E’ stato giornalista, redattore di edi-toria, è critico letterario, prefatore di testi poetici, saggista di filosofia poetica. Finalista al premio Teramo, Premio Mario Luzi, premio"Po/Etica"(in giuria Marcia Theophilo). Nel 1995 autore di"Passeggiare a Roma scorrendo le incisioni" (Roma,Albano Laziale), guida pratica per disabili, letta in Finlandia da esperti del settore. Stesso anno, l'Assesssorato Cultura Roma gira un video su di lui. E' membro del Sindacato Nazionale Scrittori e del Pen Club International. Sue poesie vengono lette durante festival mondiali.


Alessandra Beratto Cuore di tenebra ovvero il non amore

Ti faccio un regalo ovvero l'amore

Ti regalo una casa , Nuvole nere , lente nel cielo , con quattro stanzette di pioggia pesanti su questo mio cuore . di rosso dipinte . In silenzio , una belva Una casa senza pretese strisciando nell'ombra , con rossi mattoni lo afferra e rabbiosa lo scuote . morbidi e vivi . Ti abbraccia al suono di valzer , polca e mazurca , Ringhia sbavando , tra battiti e palpiti d'onde il possesso difende con morsi ed unghiate . di un mare vermiglio in tempesta . Di nero carbone i suoi occhi , Su corde ben tese tende rubino in scompiglio, il mio cuore ha ridotto in tanti coriandoli vortici e sangue rossi . di tango e fandango del tuo sorriso . Insonne , nel buio di vento e di pioggia , Festa per te di arpe e violini , paziente rattoppo quei lembi . danza la luce del fuoco che nel petto mi accendi . Un'alba di nuvole grigie , Ora riposa amor mio , mi trova gomitolo là , senza nuove parole . cullato su morbide amache Il mio cuore un rammendo , mosse dal vento che dolce ti avvolge . appeso ad un esile filo . Vieni ti regalo una casa , Un ringhio sommesso , con quattro stanzette due balzi , un unghiata . senza pretese e di rosso dipinte . Quel filo all'alba , Vieni , il mio cuore è quella casa . nuovamente in frantumi .

Sono nata ad Ivrea il 5 aprile del 1963 dove oggi vivo e lavoro come medico veterinario . Maturità classica 1982 liceo Carlo Botta e laurea 1990 università di Torino . Ho sempre scritto . Da bambina scrivevo poesie poi lo studio e il lavoro mi hanno costretta ad altre scelte e la penna l'ho rinchiusa in un cassetto . Negli ultimi anni , dal 2011 , ho cercato di ritagliarmi spazi per scrivere le cose che avevo dentro in rima e non . Ultimamente ho scoperto il fascino ironico della poesia metasemantica e non ho resistito all'impulso di scrivere in questa maniera così in bilico tra realtà e sogno .


Adele Libero Amore e disamore (tra serio e faceto) Ascimme, ma tu staje accussì distratto ca quase m’abbandone ‘a ‘o banco lotto, stamme int’’a casa, e je sto distrutta mentre tu, fisso, nun muove ‘nu piatto. ‘A tanto stamme ‘nzieme, innanzi tutto, ma mo’ sta relazione sta all’asciutto. Je me ne jesse, subbetto, ‘e soppiatto. L’ammore, caro mio, s’è misso a lutto !!

Amore e disamore (tra serio e faceto) Si esce, ma tu sei così distratto che quasi mi abbandoni al banco-lotto se stiamo in casa, io sto già distrutta mentre tu, fisso, non muovi neanche un piatto. Da tanto stiamo insieme, innanzi tutto, ma or la relazione è all’asciutto. Io me ne andrei adesso, di soppiatto. L’amore, caro mio, s’è messo a lutto !!

Adele Libero è una napoletana doc, il suo “marchio di fabbrica”, la sua nota distintiva, Napoli è il suo grande amore, le scorre nel DNA, ne conosce profondamente la sua cultura sia a livello della narrativa che del teatro e infatti troverete in questa sua silloge due poesie dedicate alla sua amatissima città.... La nostra poetessa è poi molto attenta al mondo che la circonda, ama la natura in tutti i suoi aspetti, sa cogliere il bello di ogni situazione ma è, soprattutto, capace di provare profonda empatia per gli eventi dolorosi. Adele è una persona molto schiva e forse non del tutto convinta, fino a oggi, del valore delle sue poesie tanto che ha aspettato molti anni prima di decidersi a raccoglierne una parte in questo libro; un input in questo senso è arrivato anche dalla sottoscritta che crede in lei sia come persona che come poetessa e che spera di aver contribuito a questo esordio: ci auguriamo sia solo il primo di una lunga serie....


Maura Taormina PARETI Eppure non ho pianto. Seppur avrei potuto per aver subìto la condanna d'esser la donna che ti stanca. Ingiuria bianca. Il buco si è formato sul soffitto a furia di guardare i miei pensieri. Ti vendo la mia indole distorta e il mio saper reagire immaginario. Sui muri graffiati di stenti graffiti asfissianti di dolori cangianti. LIBERA Scrostata dagli indugi e dagli inganni sbava rossetto di saliva senza pulir le chiazze. Lievi queste mani senza ossa come a pigiare mosto in tini di ventre. Nel senso del respiro il fiato corto ad abboccare a seni peraltro indeboliti da un eretico torpore. E porta labbra qua e là senza guardare dove appoggia i gomiti.

Sono nata a Genova l’11 luglio 1963 da genitori siciliani trasferitisi a Genova alla fine degli anni ’50 per motivi di lavoro. Sono sposata e ho 2 figli. Ho un diploma in perito tecnico per il turismo. Mio padre mi ha trasmesso l’ amore per la danza, il canto e l’arte in genere. Divento prima ballerina di danza classica e modern/jazz, successivamente insegnante delle due suddette discipline. Ho diretto saggi e spettacoli scrivendone personalmente i testi e curandone la regia. Ho partecipato a concorsi di danza in qualità di giurata e preso parte a film e spettacoli teatrali. L’anno scorso la mia coreografia “Mia ombra di

RAGIONI Potevo toccare il vuoto asfittico e rendere l'idea alla ragione. Si confida l' essere si paga l' avere. I risvolti del letto macchie profumate gravide di fumo. C'è come un dolore nella stanza. Giratevi e andate via con le vostre tasche piene di niente.

luce” ha avuto vari riconoscimenti in 5 differenti concorsi anche a livello internazionale. Ho lavorato in varie radio private genovesi tra gli anni 80 e 90. La mia passione per la scrittura nasce poco dopo aver imparato a scrivere. Mi piace ridere e scherzare in compagnia, per contro adoro trasferire su carta le mie inquietudini ed i miei pensieri chiudendomi in piccoli spazi fisici e mentalmente comodi.


Norma Landucci Il tempo della vita Vedo me bambina e tutto il mondo grande e grandi speranze e grandi avventure e grandi strade aperte Vedo me oggi, allo specchio e in ogni ruga in ogni pagliuzza dei miei occhi vedo disavventure passate speranze perse strade sbarrate Guardo voi, meravigliosi e miei e capisco il frutto del tempo le speranze più grandi già realtà senza accorgermi che è in voi il tempo della vita germoglio reso forte e rigoglioso dall'amore di una madre. Esistono Esistono li ho visti sorridere e prendersi le mani di nascosto Esistono cuori legati da capelli imbiancati e dolci ragnatele sui visi Esistono usurati nel corpo dal tempo giovani per sempre nel ricordo Esistono amori indelebili legami indissolubili bellissimi per sempre. Tutto o niente Non voglio berti solo la schiuma non voglio baciarti senza la spina non voglio caffè decaffeinato o cacao surrogato.. Dammi l'intero anche avvelenato! Norma Landucci è nata a Sestri Levante nel 1965, da alcuni anni risiede a Chiavari. Ha conseguito, nel 1984, la maturità presso l'Istituto d'Arte e in seguito il titolo di Terapista della Riabilitazione - Fisioterapista. Lavora, con questa qualifica, presso l'ASL 4 “Chiavarese”. Dal 2000 è professore a contratto presso l'Università degli studi di Genova (Laurea in fisioterapia). Ha collaborato a eventi per beneficienza ideando il progetto “Respiri diversi” poesie e pensieri dal mondo della sanità, pubblicato nel 2006, ottenendo il “Marengo d'oro” premio letterario internazionale conferito dalla associazione ”Maestrale”. Ha scritto articoli per alcuni giornali locali. Sue poesie, anche dialettali, sono in diverse antologie.


Maria Cristina De Amicis


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Maria Cristina De Amicis - nata il 24 giugno 1943 a Siena Artista autodidatta. in gioventù dipingevo ad olio. Mi sono avvicinata all'acquerello circa 15 anni fa, all'acrilico solo da alcuni. I miei acquerelli nascono dal bisogno di esprimere il mio mondo interiore. Nell'acquerello prende forma la mia fantasia lunare, onirica, eterea. Nell'acrilico il colore esplode intenso e vivace, seguendo le emozioni di un'energia più solare. 2011: Collettiva con il “Circolo dei Lenti” 2013: Collettiva "Premio Liberart" – (Magazzini del Sale). 2014: Mostra personale “Colori in gioco” alla Sala Rosa (acquerelli ed acrilici) e collettiva “Frammento toscano” con “Il Prisma Multimedia” 2015: Collettiva “Tempo di Palio” all'Hotel Minerva con “Il Prisma Multimedia”; Personale “Colori in gioco 2” all'Hotel Minerva. (Acquerelli ed acrilici) 2016: Collettiva sul vino “Brindisi all'Hotel Minerva”; collettiva con gruppo A.L.I. “Invadiamo il paese con i nostri quadri”-: collettiva “Strade bianche” all'Hotel Minerva; 1° premio Collettiva “Universo donna” a Colle Val D'Elsa:Collettiva: “Vino nel mondo occidentale” alla GEO Study Abroad;Collettiva A.L.I. “Qualcosa di Blu”: Murlo; collettiva con gruppo A.L.I. : “La Repubblica Italiana ed i suoi colori”- (Buon anniversario: Acrilico su tela) Collettiva “ Ricordo di Pino Ferro” la Sala Rosa- Siena2017: marzo: collettiva con gruppo A.L.I. “ALI DI DONNA”- Da Aprile Collettiva A.L.I. “Ricordo di Don Milani” - Mostra itinerante ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Maria Cristina De Amicis - Via Petriccio, 17 – 53100 Siena – 333.47.950.62


Santina De Amicis E che venga il tempo dell’amore. Posso muovere le montagne posso volare e conoscere i misteri di fede e di scienza ma senza l’amore paziente senza l’amore che tutto sopporta che tutto vede, tutto benedice senza l’amore che mai si compiace che ride del dubbio, che ride e basta io sono uno strumento stonato una debole voce, un abbraccio spento. Che venga il tempo dell’amore e tutto accada sotto questo cielo.

Santina De Amicis (1947-2003) ha collaborato a riviste toscane e nazionali con recensioni cinematografiche e interventi sui temi dell’immigrazione e dell’interculturabilità. Parallelamente si è occupata di poesia ottenendo premi e riconoscimenti. La poesia è tratta dal libro “Tutto sotto il cielo” - edizioni L’Obliquo settembre 2003 Gli acquarelli sono della sorella Maria Cristina.

2° Quadernetto Poetico - Amore, Non Amore e Disamore  

“SiFaPerFarBenEdizioni”, improbabile casa editrice frutto della fantasia contorta di Roberto Marzano, presenta il 2° Quadernetto Poetico a...

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