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Tesi di Laurea in Industrial Design, Luglio 2011, Matteo Loglio


Ø. Sommario 1. Introduzione..............................................................................................

1.1 Obiettivi .................................................................................................. 1.2 Aspetti d’interesse............................................................................................. 1.3 Valore del progetto.............................................................................................

2.1 Prodotti interessanti........................................................................................... 2.2 Prodotti............................................................................................. 2.3 Mercato............................................................................................. 2.4 Analisi Prodotti esistenti.................................................................................... 2.4.1 Water Bobble............................................................................ 2.4.2 Ez-Freeze............................................................................

3.1 Utilizzatori........................................................................................... 3.2 Utente di riferimento........................................................................................ 3.3 Scenari d’uso.........................................................................................

2. Mercato..............................................................................................

3. Utente..............................................................................................

4. Ipotesi per lo sviluppo progettuale.............................................................. 4.1 Misure antropometriche.................................................................................... 4.2 Sistemi di filtraggio............................................................................................. 4.2.1 Resine a scambio di ioni......................................................................... 4.2.2 Adsorbimento a carboni attivi........................................................... 4.2.3 Osmosi Inversa............................................................................ 4.3 Materiali............................................................................................. 4.3.1 PLA......................................................................... 4.3.2 PHA........................................................................... 4.4 Ipotesi di progetto.............................................................................................

5. Concept..................................................................................... 5.1 Forma.............................................................................................

5.1.1 Bottiglia......................................................................... 5.1.2 Contenitore........................................................... 5.1.3 Capuccio............................................................................ 5.2 Modalità d’utilizzo 5.2.1 Storyboard modalità d’uso............................................... 5.3 Filtrazione 5.4 Sostenibilità............................................................................................. 5.4.1 Pre-produzione.........................................................................


5.4.2 5.4.3 5.4.4 5.4.5 5.4.6

Produzione........................................................... Trasporto............................................................................ Uso............................................................................ Dismissione............................................................................ Conclusioni............................................................................

6. Specifiche Tecniche

6.1 Materiale.................................................................................... 6.1.1 Informazioni tecnice......................................................................... 6.2 Processi di produzione..................................................................................... 6.2.1 Soffiaggio......................................................................... 6.2.2 Stampaggio ad iniezione........................................................... 6.3 Connessioni............................................................................................. 6.34 Nome e colori...........................................................................................

7. Bibliografia & Sitografia

Tesi di Laurea in Design del prodotto industriale Luglio 2011

Matteo Loglio


FILTRO A CARBONI ATTIVI

IMPUGNATURA CONFORTEVOLE

PLASTICA DI ORIGINE VEGETALE

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1. Introduzione 1.1 Obiettivi Quando ci è stato assegnato come ambito di progetto la nostra stessa università, ho pensato ai vari problemi che potessero essere risolti tramite un progetto, e sono arrivato ad uno dei bisogni primari dell’uomo: la sete. Già perché nella nostra università quando qualcuno ha sete nella maggior parte dei casi si reca alle macchinette e acquista per 40 centesimi una bottiglia di plastica PET che una volta vuota finisce nel cestino. Nella nostra regione solo circa il 30% della plastica viene riciclato (non per fare bottiglie), il 35 % viene termovalorizzato e il resto in discarica. Le bottiglie

di plastica sono un problema grosso, se pensiamo alla loro diffusione in tutto il pianeta (in Italia siamo i secondi consumatori al mondo), in ogni fase del ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento. Attraverso questo progetto voglio liberare la nostra università dal consumo di questi artefatti, per diversi motivi oltre a quello ambientale: non si può pensare che in un polo avanzato di ricerca come il Politecnico stiamo ancora dando il “cattivo esempio”; penso infatti che diffondere una coscienza sostenibile, un passo alla volta, iniziando da ambienti di formazione

come l’università, si possano realmente cambiare le cose. Mi sono posto quindi l’obiettivo di creare un progetto che possa essere realmente sostenibile e non l’ennesimo tentativo di greenwashing commerciale, che possa garantire un’ acqua di qualità per l’utente più esigente che non si fida dell’acqua di rubinetto di Milano e infine che possa essere utilizzata ovunque, anche fuori dalle mura universitarie, rendendola facilmente riempibile e impugnabile senza allontanarmi troppo dalle abitudini già radicate nell’utente.

1.2 Aspetti d’interesse Considerata la maggior parte dei prodotti sul mercato che si propongono come alternativa all’acqua in bottiglia, solo poche categorie sono realmente sostenibili ed efficaci. Uno degli aspetti sicuramente più interessanti del mio prodotto è il materiale di cui è composto: PHA. La sigla sta’ ad indicare una classe di polimeri detti poliidrossialcanoati, i quali vengono ricavati non dal petrolio ma da scarti dell’agricoltura, tramite un processo chimico effettuato da particolari batteri che si nutrono di questi

scarti e li immagazzinano sotto forma di PHA. A differenza di tutte le altre plastiche di origine vegetale, questa ha un netto vantaggio: in particolari condizioni è biodegradabile, compostabile nel giardino dietro casa o nei mari, laghi, fiumi o centri di compostaggio, il tutto a temperatura ambiente. La bottiglia non si limita a contenere l’acqua, ma effettua un’operazione di filtraggio per purificarla da sostanze inquinanti come cloro e solventi chimici usati nell’agricoltura. Non fraintendiamoci, l’acqua

di rubinetto è potabile e garantita molto più di quella in bottiglia, tuttavia prima di arrivare al rubinetto deve passare in tubature antiquate e mal gestite, per cui viene aggiunta una piccola quantità di cloro perché non venga contaminata. Solventi e altre sostanze sono presenti nell’acqua in piccole percentuali, (in certe città anche in grosse percentuali) e vengono eliminate da un filtro a base di carboni attivi che rimuove le sostanze nocive senza intaccare le sostanze necessarie all’organismo come i sali min|7


erali come fanno invece altri sistemi di filtrazione. La forma del prodotto è stata modellata sulle dimensioni antropometriche della mano umana,

partendo dal quinto percentile femminile fino al novantacinquesimo maschile e garantisce un’ esperienza piacevole e fluida per l’utente. Grazie al

collo inclinato le permette di essere riempita anche nei rubinetti più bassi e di essere sollevata senza eccessivi sforzi.

1.3 Valore del progetto Se il progetto fosse distribuito e utilizzato si verificherebbe la situazione rappresentata negli scenari d’uso, dove le bottigliette in plastica non fanno più parte del nostro sistema. Per dissetarsi gli utenti del politecnico utilizzano acqua di rubinetto depurata, risparmiando in termini economici, etici ed energetici. Nessuna multinazionale si arricchisce con i nostri soldi e siamo liberi da un

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bisogno artefatto generato del marketing. La bottiglia si può utilizzare anche all’esterno dell’università, a Milano come in ogni altra città, si può usare in casa o in viaggio; data le sue ridotte dimensioni si presta infatti ad essere riposta nello zaino o in borsa come le sue antenate in PET. La forma studiata per le mani di utilizzatori maschili e femminili all’interno di un ampio range ergonomico cerca di rendere

piacevole l’esperienza di ogni utilizzatore, garantendo una salda impugnatura e una facile modalità d’uso, tutelando inoltre l’utente sulla data di scadenza del filtro. Il progetto favorisce inoltre la diffusione di una panoramica più completa sulle possibili soluzioni ad un problema che ormai diamo per scontato come quello dell’acqua, che sarà sempre più presente nelle nostre vite.


2. Mercato

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2.1 Prodotti interessanti Hydros Di tutte le bottiglie in commercio Hydros è l’unica che filtra l’acqua all’ingresso nella bottiglia e non all’uscita, è dotata di un filtro diviso in due fori per velocizzare il tutto. La bottiglia si riempie in 15 secondi, tiene poco meno di 600 ml e chi la ha comprata dice che è anche piacevole da tenere in mano. Bottiglia e filtro sono i più costosi della categoria e la qualità dell’acqua filtrata è oggetto di discussione tra i consumatori mentre per essere riempita necessita di un rubinetto a bassa potenza e alcuni affermano che non stia ben chiusa e perda acqua. Filtra all’ingresso

Molto costosa

Non va schiacciata

Non stà ben chiusa

Basso ingombro

Si riempie solo in posizione perfettamente verticale Dubbia qualità dell’acqua filtrata

Lifesaver

Dopo l’uragano Katrina il progettista Michael Pritchard decise di applicare la sua esperienza in filtrazione dell’acqua per realizzare questa bottiglia, oggi usata da militari o in situazioni estreme dove l’acqua potabile scarseggia. È il top delle bottiglie filtranti, purifica l’acqua delle peggiori pozzanghere di Bangkok e la rende libera da virus, batteri, metalli e cattivi odori. Una cartuccia purifica dai 4000 ai 6000 litri, i filtri non sfruttano agenti chimici ma Filtra qualsiasi acqua Non va schiacciata Raggiunto il limite smette di filtrare Tecnologicamente avanzata

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Bottiglia: Filtro: Capienza: Durata filtro:

22 € 7.5 € 600 ml 3 mesi

sono naturali e filtra 0.7 litri in 20 secondi. Per riempirla si svita il fondo e tramite una pompetta (tipo quelle delle pistole ad acqua)si fa passare l’acuqa sporca attraverso il filtro e aprendo il tappo si può gustare acqua pulita ad alta pressione. Ovviamente ha un prezzo molto elevato un uso specifico nell’ outdoor estremo o in situazioni di emergenza. Non si trova certo nello zaino di un ragazzo che va in biblioteca.

Costosa

Bottiglia: Filtro: Capienza: Durata filtro:

140 € 106 € 700 ml 4000 l


Brita Marella La brocca filtrante più famosa, ormai venduta in tutto il mondo come una soluzione casalinga di depurazione dell’acqua del rubinetto in alternativa all’acqua confezionata. Sempre più nuclei famigliari prendono coscienza dei problemi causati dall’acqua in bottiglia e scelgono la filtrazione, decisamente più pratica ed economica. Brita,

leader mondiale del settore, offre inoltre un servizio di ritiro dei filtri usati per destinarli al riciclo. La forma stretta della brocca le permette di poter essere messa nell’anta del frigorifero senza problemi per avere sempre acqua fresca a disposizione. Analizzata non come competitor ma come interessante comparazione

Ottima soluzione casalinga

Un pò lenta a filtrare

Prevede il riciclo dei filtri

Non molto capiente Durata limitata dei filtri

Brocca: Filtro: Capienza: Durata filtro:

20 € 7€ 1.5 l 1 mese

EzFreeze Pure Bottle Ez-Freeze, una marca americana, ha deciso di entrare nel mercato delle bottiglie filtranti con questo prodotto. Più che una bottiglia vuole assomigliare ad una borraccia, molto ingombrante e pesante: presenta infatti una ingente quantità di materiale al suo interno, sia per filtrare che per raffreddare l’acqua. Questo prodotto si distirngue infatti da tutti gli altri per un canale interno circondato da un gele refrigerante che se

Costosa Ingombrante e pesante Non raffredda come dovrebbe Cannuccia scomoda

posto nel congelatore per un certo periodo di tempo, dicono raffreddi l’acqua. Questo non è vero dato che ho avuto modo di provarla, o meglio è vero solo per il primo sorso. È molto costosa e occupa molto spazio per una capienza nemmeno superiore ai suoi competitors. Invece del tappo questa è stata progettata con una cannuccia che si rialza tipo le borracce per bambini, solo che l’ugello ha sezione quadrata e risulta molto scomodo per la bocca.

Bottiglia: Filtro: Capienza: Durata filtro:

20 € 10 € 500 ml 4 mesi

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Water Bobble Disegnata dalla star Karim Rashid, Bobble si presenta come la soluzione alternativa all’ acqua in bottiglia. Il suo corpo di PET riciclato ha una forma “bolleggiante” per facilitare la compressione, dato che l’acqua viene filtrata all’uscita e per passare dal filtro ha bisogno di pressione. Il materiale è però troppo rigido e questo sistema funziona bene solo per i primi sorsi, quando

è piena e c’è pressione maggiore, in seguito è più faticoso. La cartuccia del filtro è in carboni attivi, dura due mesi e la capienza si aggira sui 600 ml. Viene venduta in un packaging di cartone ed è molto ingombrante, all’acquisto è più aria che plastica. La qualità dell’acqua filtrata è buona, elimina odori, cloro e calcare. A parte l’esperienza un pò frustrante della filtrazione rappresenta un buon compromesso qualità/prezzo.

Basso costo Bottiglia in plastica riciclata (25%)

Difficile da schiacciare Filtri in plastica non riciclata Abbastanza ingombrante

Bottiglia: Filtro: Capienza: Durata filtro:

13 € 5€ 600 ml 2 mesi

Platypus Una soluzione outdoor interessante composta da due sacche, una per l’acqua sporca e una per quella pulita, l’acqua passa per il filtro grazie alla forza di gravità ad un flusso di 1.75 litri al minuto. Un filtro abbastanza potente in grado di depurare l’acqua da batteri e sostanze chimiche ma non da virus. È interessante come la sacca di acqua pulita possa poi essere utilizzata come bottiglia “molle” da tenere nello zaino a ingombro

minimo (non c’è aria!) ed essere bevuta tramite la lunga cannuccia senza nemmeno aprire lo zaino. Studiata per un uso strettamente all’aria aperta, quando è vuota si può arrotolare fino ad occupare uno spazio molto piccolo, mentre quando è in uso il contenuto d’acqua funge da supporto strutturale. Non è assolutamente concepita per un uso cittadino, ma rimane un esempio interessante.

struttura completamente ripiegabile sfrutta la forza di gravità ingombrante per un uso cittadino poco maneggevole

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Bottiglia: Filtro: Capienza: Durata filtro:

72 € 30 € ? 1500 l


2.2 Prodotti Ho selezionato sul mercato dei prodotti di riferimento che mostravano caratteristiche interessanti in tre direzioni principali: materiale, filtraggio e funzionalità. Tenendo conto del materiale ho trovato numerosa sperimentazione e prodotti (o anche solo concept) anche insigniti di vari premi per l’innovazione che dimostrano la tendenza verso l’uso di risorse sostenibili e il valore di un progetto a supporto dell’abbandono progressivo del petrolio. Per quanto riguarda i sistemi di filtrazione ne esistono di vario genere, siano chimici o meccanici tutti purificano l’acqua da

sostanze diverse a seconda della funzione. Dei sistemi portatili principalmente l’analisi si può ridurre a due sistemi: scambio di ioni e carboni attivi (anche qui si trovano un paio di sottocategorie). Per quanto riguarda la funzionalità tutte presentano una bottiglia di varie forme e dimensioni e una cartuccia-filtro che va sostituita una volta esausta. La maggior parte delle bottiglie si impone con prepotenza attraverso volumi ingombranti, forme bombate e colori sgargianti, sono pochi gli esempi che invece di sovrastare le abitudini cercano di continuare quelle precedenti attraverso

forme in continuità con le bottiglie utilizzate finora. Il tentativo di creare un oggetto “pop” di culto che possa rendere schiavi del marketing i consumatori è da sempre una prerogativa delle imprese, che sfruttano quello che la massa percepisce come “design” (inteso come forme strane e colori sgargianti) per spacciare i loro prodotti che di sostanza innovativa hanno di solito gran poco. Di questa categoria fanno parte sicuramente Bobble ed Ez-Freeze, due bottiglie che ho recuperato sula rete e che quindi ho potuto analizzare nel dettaglio.

un fenomeno abbastanza recente non esiste un vero e proprio leader, sono tutte piccole imprese, soprattutto americane, che fanno del web il loro principale mercato. Girando per Milano solo due di questi prodotti si possono trovare sugli scaffali dei negozi, e solo da quest’anno. Sono generalmente start-up che fanno del marketing e del design pop la loro bandiera, spesso abusata, come nel caso della Bobble di Rashid o della Ez-Freeze, spacciata con “colori fashion” e “innovativo design”. Tutte vendono su internet in tutto il mondo, o sul sito ufficiale o attraverso rivenditori on-line. il costo

della bottiglia importata si alza notevolmente date le alte spese di spedizione e i costi doganali nel caso venisse spedita da fuori l’Europa. Nel nostro continente esistono produttori di sistemi di filtrazione come Brita, ma nessuno si è ancora lanciato nei dispositivi portatili, c’è da considerare che nella classifica dei consumatori di acqua minerale ai primi 10 posti si trovano paesi come il Messico e gli Emirati Arabi e il resto tutti stati europei. L’acqua minerale è ancora troppo radicata nella società, anche se si stanno osservando fenomeni di cambiamento, grazie a nuovi prodotti.

2.2 Mercato L’azienda leader dell’acqua filtrata è senza dubbio Brita, la quale offre soluzioni casalinghe per la depurazione dell’acqua di rubinetto, sia per il consumo umano che per quello destinato ad elettrodomestici e all’utilizzo in cucina. Brita non offre però prodotti ad hoc che permettano di filtrare “on-thego”, e il sistema di filtraggio a resine a scambio di ioni è stato spesso messo in discussione da associazioni di consumatori (altroconsumo per esempio) perché accusato di rimuovere anche sostanze necessarie all’organismo. Per quanto riguarda invece la situazione delle bottiglie filtranti, il panorama è diverso: essendo

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2.3 Analisi prodotti esistenti 2.3.1 Bobble

Sono entrato in possesso di questa bottiglia filtrante, opera del designer canadese Karim Rashid per poterla analizzare. In generale è una bottiglia in plastica semiriciclata (per le bottiglie in plastica non è permessa una componente riciclata superiore al 25%) con all’interno della struttura

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del tappo un filtro a carboni attivi per depurare l’acqua. Le dimensioni del prodotto sono alquanto eccessive, sembra una specie di biberon un pò ingrassato, contiene circa 600 ml e il filtro funziona. La bottiglia è trasparente e il tappo si può trovare in diverse variabili di colore. Nei modi

d’uso è abbastanza facile da usare, essendo larga magari chi ha una mano un pò piccola può risultare un pò in difficoltà con un uso prolungato. Uno dei problemi che si nota subito è la mancanza di un indice di scadenza del filtro, che ci avvisa quando sta’ per esaurire.


2.3.2 Ez-Freeze

Questa bottiglia anch’essa made in USA è un pò più elaborata da un punto di vista tecnologico rispetto alle sue concorrenti; presenta infatti oltre al filtro una camera dotata di un gel che se posto in freezer per un pò dovrebbe mantenere fresca l’acqua all suo interno per ore. È inoltre dotata di una cannuccia quadrata che si solleva ad angolo dal centro del tappo. La struttura gel-filtrocannuccia è molto ingombrante e occupa tutta l’area centrale della bottiglia, sviluppandosi in verticale. Il prodotto è molto costoso (20 euro) così come le cartucce a base di carboni attivi (10 euro) ed è ingombrante, molto largo (per contenere il cilindro filtrante-raffreddante) e alto un pò più di una bottiglia tradizionale. Contiene mezzo litro abbondante e data la sua larghezza non è il massimo per chi ha una mano di piccole dimensioni; i progettisti

hanno risolto questo dettaglio introducendo una cannuccia invece del cappuccio, così da poter aspirare per far sì che l’acqua passi capillarmente attraverso gel e filtro senza bisogno di schiacciare la bottiglia. La cannuccia però risulta scomoda, ha una sezione quadrata ed una superficie liscia, le quali si adattano davvero poco alla bocca umana. Il materiale di cui è composto il prodotto è un polimero commercializzato sotto il nome di “Tritan”, il quale risulta più resistente dal punto di vista chimico-fisico ad alti sforzi e temperature, e può essere messo in lavastoviglie senza problemi. La quantità di materiale impiegata per la realizzazione del prodotto è notevole, considerato anche il gel refrigerante di origine chimica che non funziona come dovrebbe; lo ho infatti lasciato nel congelatore per una notte

intera e il giorno dopo ho testato la bottiglia. Solo il primo sorso risulta raffreddato, anzi gelido, mentre i sorsi seguenti sono alla normale temperatura ambiente, questo è dovuto alla struttura del tubo refrigerante, composto da una sezione cava in cui passa l’acqua, la quale però raffredda solo l’acqua che rimane per un pò di tempo all’interno della camera, ovvero quella che poi viene bevuta con il primo sorso. I sorsi seguenti che passano semplicemente attraverso la sezione cava non hanno tempo di raffreddarsi e rendono l’ingombrante cilindro di raffreddamento totalmente inutile. Anche questa bottiglia viene spacciata dal produttore “in 5 colori fashion” che poi sono arancione, rosso, blu, viola e verde (perché sarebbero fashion??) e “innovativo design” per la cannuccia pieghevole.

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3. Utente 3.1 Utilizzatori Per osservare come la gente risolve il problema della sete nella nostra università mi sono basato sia sull’osservazione diretta dei comportamenti degli utenti in Bovisa e nella sede in Lambrate. Nella nostra sede si può dire che la quasi totalità delle persone utilizza le macchinette per dissetarsi, la maggior parte attraverso acqua naturale e frizzante e una parte consistente di bevande gassate come Coca Cola o altre. C’è una minoranza che sfrutta le bottiglie di plastica acquistate in precedenza come borracce da riempire al rubinetto ed una ancora più disorganizzata (come a volte il sottoscritto) che va direttamente al lavandino a bere dato che non ha mai spiccioli. Da un punto di vista etico non avere i soldi per l’acqua può sembrare un problema da terzo mondo, ma è ciò che avviene quotidianamente in università. Alcuni studenti Erasmus e diverse persone in Lambrate invece si sono attrezzate diversamente e utilizzano vere e proprie borracce progettate ad hoc, come per esempio la svizzera SIGG, che si portano sempre nello zaino 16 |

e riempiono all’occorrenza. È un’ abitudine abbastanza diffusa in Europa dove l’acqua potabile non ha un saporaccio, soprattutto nei paesi del nord, dove la coscienza ambientale è sicuramente maggiore che in Italia. Gli Erasmus con cui ho parlato erano tutti abbastanza stupiti di come qua facessimo affidamento sulle bottigliette d’acqua, dato che la nostra di rubinetto non è poi così male. Ho analizzato le motivazioni che spingono una persona a scegliere un prodotto piuttosto che un altro chiedendolo in prima persona ad un pò di compagni. La maggioranza che sceglie le bottigliette in PET lo fa più che altro per convenienza, costano relativamente poco se ragioniamo sul breve periodo, rispetto ad un prodotto come la SIGG che per poco meno di 20 euro vive molto più di un essere umano. Molti sono diffidenti verso l’acqua di rubinetto, l’opinione più diffusa è quella dell’inquinamento: “dato che Milano è inquinata, figuriamoci la sua acqua!”, convinti invece che quella in bottiglia sia di qualità nettamente superiore. Sono tutti coscienti del prob-


lema ambientale ma diciamo che non è motivo di tensione che spinge poi all’azione, lo sanno ma continuano a farlo, immaginando che ci siano soluzioni alternative ma senza un riscontro reale all’interno dell’università. Chi sceglie di riempire le bottigliette usate al rubinetto lo fa sia per i soldi che per l’ambiente, anche se i veri ambientalisti com-

prano prodotti appositi, per comunicare il proprio status di amici dell’ambiente al resto del mondo. Non essendo una pratica ancora radicata nella società ma riservata agli alternativi (sempre meno per fortuna), il mercato risponde con prodotti ben identificabili per brandizzare l’utente di soluzioni sostenibili. Chi usa borracce nel 99% dei casi

non ne acquista una anonima qualsiasi, ma quella di marca SIGG, che non è altro che una comune borraccia che si spaccia come environment friendly, anche attraverso messaggi pro-sostenibilità stampati in superficie, a dimostrazione della tesi. Si possono quindi individuare una segmentazione di utenti, omogenei tra loro ma diversi tra i vari segmenti:

• Chi assolutamente non si fida a bere acqua di rubinetto, ne’ dalla spina ne’ filtrata, l’unica che considera valida è quella minerale imbottigliata, a casa e in giro. La sensibilità ambientale anche se è presente nell’utente, non è abbastanza forte per superare l’esigenza di acqua pura. • Chi ha esigenze qualitative di gusto e purezza che possono essere risolte in giro con le bottigliette e a casa anche con brocche filtranti, basta che non sia quella del rubinetto di Milano non trattata. Anche in questo caso la sensibilità ambientale anche se è presente nell’utente, non è abbastanza forte per superare l’esigenza di acqua pura. • Chi come sopra ha esigenze di gusto e purezza, ma ha anche una sensibilità ambientale maggiore che fa passare in secondo piano questa esigenza e piuttosto che acquistare bottiglie in PET preferisce bere acqua vista come impura • Chi ha una forte sensibilità ambientale che supera la preoccupazione per l’acqua purificata e riempie borracce, bottiglie o beve direttamente al rubinetto, senza nemmeno immaginare lontanamente di acquistare una bottiglia in PET • Chi non ha impulsi alla sostenibilità ambientali ne’ esigenze nei confronti dell’acqua, che se ha spiccioli acquista acqua in bottiglia altrimenti si attacca al rubinetto.

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3.2 Utente di riferimento La mia scelta è stata quella di non progettare per il fanatico ambientalista, ma di creare un prodotto che possa sostituire qualitativamente le bottiglie in plastica, e quindi ho profilato una persona appartenente alla seconda categoria di persone, più diffidente verso l’acqua di rubinetto (come ne ho incontrate diverse all’interno dell’università), ma disponibili anche a soluzioni alternative che non coinvolgano necessariamente l’acqua minerale. All’interno del’ università questi sono la categoria maggiore. Il mio utente di riferimento si chiama Sofia, frequenta design degli interni in Bovisa al secondo anno, è studentessa fuori sede da Udine e i suoi genitori le pagano gli studi e

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le danno un pò di soldi ogni mese per poter vivere fuori sede. Per quanto riguarda la sete Sofia prima di trasferirsi a Milano ha sempre bevuto acqua di rubinetto, sia in casa riempiendo bottiglie di vetro che a scuola bevendo direttamente dal rubinetto, una volta trasferita ha scoperto come l’acqua di rubinetto di Milano sia di qualità (magari anche solo percepita) nettamente inferiore a quella di Udine. Vive in Bovisa vicino all’università in una casa grande con altre 3 persone, due ragazze e un ragazzo che come lei vengono da fuori Milano e si sono attrezzati con una di quelle famose brocche filtranti Brita, perché nemmeno loro si fidano dell’acqua di Milano. Sofia segue l’esempio, convinta dai

suoi coinquilini, e a casa si beve acqua filtrata. In università, dove passa la maggior parte del suo tempo, è ormai abituata a consumare acqua in bottiglia dalle macchinette, senza porsi troppo il problema se sia o meno la scelta giusta, anche perché non vede alternative disponibili. Essendo umana, ha dei bisogni fisiologici essenziali come la sete, ma ha anche delle esigenze qualitative di gusto e purezza dell’acqua che quella di rubinetto milanese non soddisfano, così si attrezza come può, con le bottigliette in università e con la Brita a casa. La questione ambientale è molto importante per Sofia, nel suo piccolo cerca di essere parte della soluzione però non è disposta a mettere in gioco la sua salute.


3.3 Scenari d’uso Nell’università che immagino, Sofia può risolvere le sue esigenze senza inquinare l’ambiente o minare la propria salute; esiste infatti un prodotto che la disseta con acqua pulita,

senza privarla di sali o altre sostanze disciolte nell’acqua ma che soprattutto non impatta sull’ambiente in modo significativo come facevano le vecchie bottiglie in PET. Il

prodotto è semplice e si adatta allo stile di vita di Sofia, può essere facilmente trasportato in giro per la città così che l’acqua non sia più un problema.

POLI

Al Politecnico di Milano esiste un prodotto che molti usano

Sofia lo porta sempre con se, è piccolo e comodo

Lo usa per dissetarsi di acqua purificata ogni volta che vuole

Quando si svuota usa la comune acqua di rubinetto per riempirlo

Sofia è felice perchè non spende più soldi in bottigliette e fa la sua parte per limitare l’impatto ambientale

L’impatto dell’uomo sul pianeta è sensibilmente diminuito da quando ha smesso di produrre tonnellate di PET per dissetarsi

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4. Ipotesi per lo sviluppo progettuale 4.1 Misure antropometriche Considerando gli utilizzatori del mio prodotto come una buona parte dell’università, nella progettazione ho dovuto tener conto del vasto intervallo di popolazione che lo frequenta. Sono tutti adulti, maschi e femmine provenienti da tutto il mondo, con le più varie abitudini. Per realizzare la forma del mio prodotto ho quindi tenuto conto della gamma antropometricoche va dalla misura minima (il quinto percentile femminile) fino a quella massima (il novantacinquesimo maschile). Studiando come l’utente impugna oggetti cilindrici di dimensioni simili a quelle di una bottiglia (o anche le stesse bottiglie), sono arrivato ad un modello di massima che ho ipotizzato con la plastilina, facendolo impugnare da persone con mani diverse per sagomarlo al meglio. Da questo modello ho poi ricavato delle misure che potessero andare bene per gli utenti dell’università, adattandole ai modelli di mano presi da un manuale di ergonomia (Le misure dell’uomo e della donna, Henry Dreyfuss Associates). Da questo sono arrivato ad una forma che non si adatta ad una persona in particolare ma cerca attraverso i tratti comuni delle mani degli utenti di delineare un profilo che possa risultare comodo per tutti coloro i quali non hanno particolari caratteristiche antropometriche. Dalle esigenze emerse da chi utilizza borracce rigide in contesti urbani è risultato che spesso in luoghi dove i rubinetti sono bassi è difficoltoso fare rifornimento d’acqua. Così ho trovato una soluzione che potrebbe risolvere il problema e che insieme aiuta l’utente nelle modalità d’uso: inclinare di 16° il collo del prodotto. Da un punto di vista ergonomico, come si può notare in figura, l’inclinazione della parte terminale della bottiglia permette di effettuare meno sforzi sugli arti e sul collo dell’utente, riducendo l’angolo operativo dell’avambraccio e del collo. 20 |


M 95%

F 5%

M 95%

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4.2 Sistemi di filtraggio Sono sempre più diffusi i sistemi di depurazione dell’acqua di rubinetto come alternativa all’acqua in bottiglia. Chi sceglie questi metodi sono consumatori esigenti che non guardano solo al portafoglio ma anche alla salute e alla qualità dell’acqua; i filtri infatti assorbono sostanze inquinanti e nocive per l’organismo e vanno sostituiti quando ormai saturi. Esistono diversi metodi di depurazione dell’acqua, dai

carboni attivi fino all’osmosi inversa anche se non tutti sono adatti per il consumo umano. Tante filtrano tutti i sali dell’acqua per preservare gli elettrodomestici, altri diventano facilmente terreno fertile per i batteri, ho eseguito un’analisi delle alternative tecnologiche presenti in commercio presentando i pro e i contro di ogni sistema, per poter poi arrivare ad una scelta che meglio soddisfacesse i vincoli del mio progetto.

4.2.1 Resine a sc ambio di ion i

In questo schema del funzionamento delle resine a scambio ionico si può vedere come trattengano gli ioni di magnesio e calcio per abbattere la durezza dell’acqua. 22 |


Utilizzate principalmente per l’addolcimento dell’acqua queste ne abbassano la durezza rimuovendo calcare e altre sostanze che causano il deterioramento degli elettrodomestici o più in generale degli utensili che vengono a contatto con l’acqua di rubinetto. Da un’ analisi di altroconsumo risulta però che abbassano troppo il contenuto di queste sostanze nell’acqua perchè questa possa essere destinata al consumo umano senza complicazioni: l’acqua che arriva nelle nostre case è infatti potabile e può esser bevuta da tutta la famiglia, bambini compresi. Uno dei motivi per cui la maggior parte delle persone snobba l’acqua del rubinetto è la sua durezza, ovvero il contenuto di calcio e magnesio misurato in gradi francesi (°F). Tuttavia è sbagliato pensare che un’acqua meno dura (più dolce) sia più salutare: l’addolcimento all’opposto la impoverisce. Sono in molti a credere erroneamente, per esempio, che il calcare sia responsabile dei calcoli ai reni: in realtà la durezza dell’acqua ha come principale effetto negativo le tracce lasciate su pentole e lavello o negli elettrodomestici. Al contrario, addolcire troppo l’acqua (arrivando magari a 0°F) può causare danni ben più importanti: non solo si impoverisce di sali utili all’organismo, ma se ne altera l’equilibrio. La durezza dell’acqua di Milano è di 24 °F (dato medio in gradi francesi): dopo il trattamento con le caraffe i valori si abbassano fino a 15°F.

Fanno parte delle resienea scambio di ioni anche i filtri delle famose brocche Brita: addolciscono l’acqua per non danneggiare gli elettrodomestici ma rimuovono anche le sostanze necessarie all’organismo.

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4.2.2 Adsorbimento a carboni attivi L’adsorbimento è un processo dove un solido è usato per la rimozione di una sostanza solubile dall’acqua. In tale processo il carbone attivo è il solido. Esso è prodotto specificamente in modo da avere una superficie interna molto grande (500 - 1500 m2/g). Questa elevata superficie interna rende il carbone attivo ideale per l’adsorbimento. Il carbone attivo esiste in tre varianti: Carbone Attivo in Polvere (PAC), Carbone Attivo Granulare (GAC) e Carbone sinterizzato estruso. Le versioni GAC ed estrusa sono usate

principalmente nel trattamento delle acque, possono adsorbire le seguenti sostanze solubili: La sua funzione filtrante è duplice: meccanica (le particelle in sospensione vengono bloccate dai pori del granulato); chimico-fisica (le sostanze disciolte vengono attratte elettrostaticamente e quindi “catturate”). I carboni attivi sono costituiti per la gran parte da atomi di carbonio e si presentano sempre di color nero sia che si trovino in polvere, in granuli o in forme sagomate.

Efficacia Carboni Attivi Cloro 5 Cloroformio 5 Chlorine 5 Clorobenzene 5 Amil Acetato 5 Amil Alcol 5 Benzene 5 Defolianti 5 Gasolio 5 Alcol Butilico 5 Butil Acetato 5 Boro 1 Ipoclorito di calcio 5 Benzine 5 CO2 0 Clorammine 4 Clorofilla 4 Acido Citrico 4 Arsenico 1 Glicole 4

Chiave di lettura

24 |

0 1 2 3 4 5

-

Emulsioni 2 Etil Acetato 5 Etil Acrilato 5 Alcol etilico 4 Fluorati 2 Formaldeide 2 Ferro Solubile 2 Durezza 0 Metalli pesanti 3 Erbicidi 5 Acetaldeide 4 Acido Acetico 3 Acetone 4 Alcol 4 Alcalini 1 Ammine 3 Acido ipocloridico 5 Acidi inorganici 1 Insetticidi 5 Chetoni 5

Applicazione non utile Scarsa influenza Debole influenza Discreta efficacia Buona efficacia Ottima prestazione

Lead Lime Sali metallici Naftalina Nitrati Nitro benzene Nitro toulene Odori Oli in soluzione Acidi organici Organic esters Sali organici Ossigeno Ozono PCB Pesticidi Fenoli Fosfati Sapore Aromatici

3 0 1 5 0 5 5 5 5 4 5 4 5 4 5 5 5 0 5 0

Radon 4 Acqua di mare 1 Sedimenti 2 Sapone 3 Ipoclorito di sodio 5 Ferro solubile 2 Solventi 4 Acido solforico 1 Tannini 4 Gusto 4 THM 5 Toulene 5 Toludine 5 Tricloroetilene 5 Urina 2 Aceto 3 Potassio 4 Detergenti 3 Ammoniaca 1 Acido lattico 4


Le loro capacità adsorbenti sono particolarmente indicate per l’abbattimento dei composti organici con un peso molecolare che varia da 50 a circa 200. L’ammontare di materiale che può essere adsorbito dal carbone attivo viene chiamato retentività o capacità di adsorbimento ed è espresso in peso percentuale o in Kg di contaminante organico adsorbito per 100 Kg di carbone utilizzato; in genere

nelle applicazioni operative per ogni 100 Kg di carbone attivo possono essere adsorbiti da 10 a 30 Kg di contaminante. La capacità di trattenere i contaminanti organici è influenzata da un gran numero di parametri fra i quali la temperatura, la pressione, il tipo e la concentrazione degli inquinanti, il loro peso molecolare e la presenza o meno di umidità e di particolato nel flusso da trattare.

Fattori che condizionano l’adsorbimento sono anche l’area totale di materiale adsorbente impiegato, la dimensione e la forma dei pori, l’eventuale attività chimica, il tempo di contatto fra adsorbente e sostanza da adsorbire. È anche un materiale abbastanza sostenibile, può essere ricavato da diversi materiali tra cui gusci delle noci di cocco.

I carboni attivi possono essere ricavati da risorse naturali come i gusci di noce di cocco | 25


4.2.3 Osmosi Inversa

L’osmosi inversa é una tecnologia che si é venuta ad affermare negli ultimi 10 anni ed é oggi considerata in assoluto la più efficace per la filtrazione dell’acqua. Riesce infatti a trattenere dal 90 al 99,9 % delle sostanze disciolte nell’acqua (vedi tabella). E’ infatti comunemente usata negli ospedali (per l’uso di apparecchi medicali per emodialisi ecc.), aziende alimentari, laboratori ecc. L’osmosi é un fenomeno naturale molto diffuso che é alla base di quei meccanismi che regolano il metabolismo delle cellule, le quali hanno infatti diversi tipi di membrana: quella esterna che contiene l’intera cellula, quella nucleare che contiene il patrimonio genetico, la membrana che ricopre i mitocondri ecc. Ogni membrana ha delle caratteristiche peculiari che le permettono di selezionare gli elementi che possono attraversarla regolando in questo 26 |

modo l’attività interna della cellula. un tipo di membrana é quella semi-permeabile, la cui caratteristica é quella di far passare l’acqua trattenendo la maggior parte delle sostanze disciolte in essa. Questa qualità genera il fenomeno dell’osmosi. Osservando la figura qui sopra immaginiamo due liquidi con concentrazioni saline diverse separati da una membrana semipermeabile. L’acqua della soluzione meno concentrata tenderà ad attraversare la membrana e innalzare il livello dei liquido più concentrato fin quando questa tendenza sarà contrastata dalla diluizione della soluzione e dalla differenza di pressione dovuta al trasferimento dell’acqua. Il valore di questa differenza definisce la “Pressione osmotica” di questo sistema. Per invertire questo processo (“osmosi inversa”) é sufficiente applicare una forte pressione

al liquido più concentrato per far si che l’acqua sia costretta ad attraversare la membrana in senso contrario perdendo la maggior parte degli elementi in essa disciolti come mostrato nella tabella seguente: L’acqua trattata é sana, leggera, paragonabile ad un’ottima acqua oligo-minerale. Sicura anche dal punto di vista batteriologico, infatti la membrana osmotica riesce a trattenere le particelle con dimensioni superiori a 0,005 micron, eliminando il 99,99% dei batteri e il 98,00% dei virus. L’altra faccia della medaglia è che l’osmosi inversa impoverisce troppo l’acqua, eliminando qualsiasi sostanza disciolta in essa quindi anche sali utili al nostro organismo. Basti pensare che fino a poco tempo fa per eliminare questo problema i depuratori casalinghi mescolavano acqua depurata ad acqua non filtrata.


4.3 Materiali Esaminando i vari materiali con cui è possibile realizzare la bottiglietta, sono stati presi in considerazione i vincoli derivati dai bisogni dell’utente e dagli obiettivi del progetto. La plastica è stata esclusa (anche se la quasi totalità delle bottigliette utilizzate al giorno d’oggi sono realizzate in PET) per il suo elevato impatto ambientale; in realtà all’inizio ho preso in considerazione l’idea di farla in plastica riciclata, che sarebbe stato l’ideale dal punto di vista ambientale, tuttavia per realizzare una bottiglia che fosse adatta al contenimento di liquidi destinati al consumo umano è necessario almeno

il 75% di materiale vergine (non riciclato). Materiali come acciaio, alluminio o ceramica sono stati esclusi per la loro opacità. Un requisito del prodotto è infatti di essere in continuità con i prodotti precedenti, perchè li possa sostituire con naturalezza. Creare una bottiglia in uno di questi materiali a livello percettivo sarebbe stato uno sconfinamento nella sfera del campeggio piuttosto che quello urbano. Sempre a livello percettivo, la trasparenza per i prodotti che riguardano l’acqua è un requisito fondamentale, ancora di più in un prodotto che deve garantire la purezza

dell’acqua. Il vetro è stato eliminato per peso e fragilità, caratteristiche poco adatte a utenti urbani sempre in movimento. Il campo si è ristretto a quelle che vengono definite “bioplastiche”. Anche qui si presentano diversi nomi commerciali per materiali simili, ho ristretto il campo a due materiali trasparenti e con proprietà fisiche adatte per subire i processi di trasformazione richiesti e per contenere liquidi, PLA e PHA. Questi sono anche i più competitivi e negli ultimi anni i prezzi si sono abbassati di molto, come dimostra anche il grafico qua sotto:

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4.3.1 PLA Il PLA è stato il secondo biopolimero (2002) commercializzato e venduto su larga scala; questo materiale ha eccellenti proprietà fisiche e meccaniche, che lo rendono il miglior candidato per la sostituzione di polimeri termoplastici da fonte petrolchimica (per alcune applicazioni). Il prezzo elevato ha lungamente limitato l’uso di questo materiale ad applicazioni di nicchia o medicali, mentre le innovazioni recenti nella tecnologia di fermentazione dell’acido lattico hanno aperto le possibilità per la produzione

del polimero su larga scala. Il PLA è un materiale che ha una forte ripresa d’umidità. Importante notare che questo materiale non è biodegradabile come gli altri biopolimeri: è necessario che la biodegradazione venga innescata attraverso il fenomeno dell’idrolisi. Il peso molecolare, la struttura macromolecolare ed il grado di cristallizzazione del PLA variano sostanzialmente secondo i termini di reazione nel processo di polimerizzazione.

4.3.2 PHA I poli-Idrossialcanoati costituiscono una classe di poliesteri da fonte rinnovabile, con qualità elevate, potenzialmente utilizzabili per diverse applicazioni, ma fino a poco tempo fa venduti sul mercato in quantità ridotta a causa degli alti costi di produzione. Vengono processati a seconda delle proprietà, ma soprattutto secondo la composizione chimica e il peso molecolare. Possono essere trasformati in svariati prodotti finiti compresi film, foglie, prodotti stampati, fibre, elastici, articoli verniciati, tessuti non tessuti. Un generico processo per la produzione di PHA tramite fermentazione batterica consiste di tre step base: fermentazione, isolamento e purificazione, miscelazione e trasformazione

in granulo. In seguito all’inoculazione e alla fermentazione su piccola scala, un grande reattore per la fermentazione viene riempito con mezzo minerale e inoculato con seed ferment (contenente il microbo o il batterio). La fonte di carbonio è alimentata fino a quando non è completamente consumata e la crescita delle cellule e l’accumulo di PHA è completo. Per la dismissione viene inviato a centri di compostaggio dove può essere sia degradato a terra a temperatura ambiente oppure in liquidi come acqua di fiume o di mare che presentano sostanze che fanno scattare l’idrolisi del materiale e il suo scioglimento.

pre-produzione

produzione

dismissione

PLA

l’amido viene estratto da apposite coltivazioni di mais

fermentazione batterica e successiva purificazione

compostabile ad alte temperature ed alta umidità

PHA

si utilizzano scarti della produzione dello zucchero

fermentazione batterica e successiva purificazione

compostabile a temp. ambiente, biodegradabile in mari e fiumi

28 |


4.4 Ipotesi di progetto 4.4.1 Bottle sharing La bottiglia ha una capienza di 500 ml come le sue antenate ed è realizzata in PET riciclato ad alto spessore (2 / 2,5 mm) per assicurare una maggiore durata. La plastica riciclata assume anche un valore simbolico, dato che in un certo senso ripara in minima parte al largo consumo di PET attuato dalla nostra università, trasformandolo in qualcosa di nuovo e decisamente più sostenibile. Le bottiglia sono fatte con i nostri errori, per non sbagliare di nuovo.

Ogni bottiglia è dotata di un chip RFID per poter essere identificata dal sistema

poli card

ad ogni bottiglia viene associata una persona che la può riempire fino a 6 volte al giorno

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4.4.2 Veggie first edition

In questa prima versione il prodotto era meno curato dal punto di vista ergonomico e presentava una struttura con scanalature progettate per permetterne la compressione durante il trasporto, sia post-produzione che da parte dell’utente in caso di bottiglia vuota. Dall’aspetto molto piÚ commerciale e simpatico presentava problemi di realizzazione ed è stata giudicata troppo semplice 30 |


5. Concept di prodotto

FILTRO A CARBONI ATTIVI Filtra la maggior parte degli inquinanti presenti nell’acqua di rubinetto senza eliminare le sostanze necessarie al nostro organismo come i sali minerali

IMPUGNATURA CONFORTEVOLE La forma della bottiglia è stata studiata usando come modello la mano umana, dal minimo femminile al massimo maschile per garantire un’esperienza piacevole

PLASTICA DI ORIGINE VEGETALE La bottiglia e la struttura del tappo sono realizzati rispettivamente in PHA e PHB per impattare il meno possibile sull’ambiente


5.1 Forma La forma generale del prodotto è più che altro determinata dalla bottiglia, che con la sua sezione irregolare modellata osservando l’impugnatura e il

tappo inclinato determinano una continuità anche con la parte superiore che funge da chiusura e filtraggio. Il tutto è formalmente omogeneo: le

curve della bottiglia continuano in tangenza sulla parte esterna del tappo fino al cappuccio dove si appoggia la bocca.

all’utente) è situato un incavo studiato per il pollice, mentre in quella posteriore vi è una depressione più ampia e meno profonda che è stata invece concepita per le restanti 4 dita. Il margine è stato volutamente tenuto ampio per poter rendere l’esperienza d’uso del prodotto confortevole anche negli utenti con misure più estreme nell’intervallo antropometrico considerato. Questa impugnatura permette

inoltre una facile compressione della bottiglia in caso in cui vi sia poca acqua all’interno. La parte terminale su cui andrebbe avvitato il tappo è inclinata di sedici gradi, questo sia per permettere che l’acqua scorra naturalmente senza bisogno di inclinare troppo la bottiglia, sia per favorire il riempimento nel caso di situazioni sfavorevoli come lavandini bassi.

5.1.1 Bottiglia

La forma della bottiglia è stata progettata in base all’impugnatura più comune che viene effettuata con il pollice da una parte e le altre 4 dita dall’altra. Questo si riflette in una sezione asimmetrica, come si può vedere nella figura soprastante, che presenta quindi un unico senso d’impugnatura, determinato istintivamente dall’inclinazione del tappo. Nella metà frontale (nel senso che è di fronte 32 |


Schemi antropometrici

16°

L’inclinazione della fine della bottiglia favorisce movimento e riempimento | 33


5.1.2 Contenitore del filtro Data la natura del filtro in carbone attivo sinterizzato estruso, che può assumere vari volumi di solidi elementari (cilindri principalmente), il contenitore è di forma base cilindrica rastremata di due gradi verso l’interno. Il solido è cavo all’interno per contenere il blocchetto del filtro e aperto da una delle due basi, per permettere il passaggio dell’acqua depurata attraverso il tappo. La superficie laterale e la base inferiore sono forate di circa il 40 % della somma delle due, una percentuale sufficiente a permettere un passaggio di abbastanza liquidi perché possano essere filtrati senza intoppi. Il filtro è di natura meccanica ed effettua l’adsorbimento, che vuol dire che la sua superficie si lega attraverso del forze all’acqua, attraendola al suo interno cavernoso. Il volume è stato determinato in base ai blocchetti di carbone attivo già prodotti dall’industria, studiati per garantire una filtrazione efficace in ridotte dimensioni.

5.1.3 Cappuccio

Il cappuccio presenta un rigonfiamento verso la fine sul quale i denti possono fare forza per aprire il prodotto senza dover utilizzare le mani 34 |

Una volta stretta la presa con i denti è sufficiente tirare verso di se per aprire il flusso d’acqua, fissato ad incastro con il cappuccio

Ora posso bere appoggiando le labbra sul cappuccio o come più è comodo all’utilizzatore


Il cappuccio della bottiglia è la parte finale, quella a diretto contatto con la bocca. Il tappo che si apre tirando è una scelta formale già largamente utilizzata, anche se non tutte adoperano delle piccole accortezze per sfruttarla al meglio; una di queste è il rigonfiamento nella parte terminale, che serve come appiglio per poter fare forza con i denti, evitando così di dover utilizzare le mani ogni volta, anche toccandolo senza averle lavate.

10-22 mm

28 mm

| 35


5.2 Modalità d’utilizzo La bottiglia si utilizza in linea di massima come qualsiasi altra, ad eccezione dei momenti in cui va riempita. Iniziamo dal principio: una volta acquistata, Veggie è vuota ed è dotata di un filtro nuovo, di durata massima di due mesi. Al primo utilizzo è bene impostare la data di scadenza sulla ghiera posta sotto il tappo, semplicemente ruotando il contenitore del filtro fissato a perno all’interno del tappo. Non è necessario ai fini d’utilizzo e non è posto nessun vincolo al riguardo, tuttavia se non entra nell’abitudine del primo utilizzo, l’utente si troverà in difficoltà quando dovrà ricordarsi in che momento ha acquistato la bottiglia o il filtro e gli verrà l’impulso di farlo la volta successiva. Dopo aver regolato la data sul tappo, il primo utilizzo bisogna riempirla e svuotarla attraverso il filtro un paio di volte, per attivare i carboni e rimuovere la polvere o altre sostanze potenzialmente dannose contenute all’interno del filtro. In seguito bisogna riempire la bottiglia di comune acqua di rubinetto, si chiude il tappo avvitandolo e da lì in poi si beve attraverso il cappuccio come una comune bottiglia con un simile meccanismo di apertura. Per aprire il flusso d’acqua è sufficiente sollevare il cappuccio, che può scorrere 36 |

sul tappo grazie ad un sistema di incastri senza però rimuoversi completamente, si può sollevare con i denti o con le mani, a seconda delle situazioni. Per richiuderlo si spinge verso il basso, anche qui con la bocca o con le mani. Si ripete questa gestualità di riempimento e consumo attraverso tappo e cappuccio fino a quando passano due mesi e si raggiunge la data di scadenza. A quel punto il filtro è esausto e va sostituito: quello vecchio si getta nella spazzatura e se ne acquista uno nuovo alle macchinette o dove si vuole e ricomincia il ciclo. Da un punto di vista cognitivo vi sono poche innovazioni nell’utilizzo, uno degli scopi del progetto è quello di essere in continuità con i prodotti precedenti. La bottiglia è un oggetto completamente inserito nella società, ne vediamo decine tutti i giorni di ogni forma e materiale, il suo utilizzo è ormai radicato in ogni età, genere e classe sociale per cui bastano poche indicazioni sull’uso del filtro, a cui si è meno abituati, per poter formare l’utente completamente. Queste indicazioni sono poste sulla confezione del filtro o della bottiglia e indicano le modalità d’uso al primo utilizzo, la composizione, l’efficacia e la disposizione a fine del ciclo di vita.


5.2.1 Storyboard modalità d’utilizzo

Acquista Veggie.

{ Imposta la data di scadenza del filtro ruotando il contenitore del filtro, due mesi dal momento del primo contatto con l’acqua

Imposta la data di scadenza del filtro ruotando il contenitore del filtro, due mesi dal momento del primo contatto con l’acqua

{

L’utente ha sete, e vuole bere dell’acqua.

Imposta la data di scadenza del filtro ruotando il contenitore del filtro, due mesi dal momento del primo contatto con l’acqua

| 37


Riempie la bottiglia d’acqua di rubinetto

{ Imposta la data di scadenza del filtro ruotando il contenitore del filtro, due mesi dal momento del primo contatto con l’acqua

38 |

{

L’utente va dove c’è un lavandino, principalmente situati nei bagni

Imposta la data di scadenza del filtro ruotando il contenitore del filtro, due mesi dal momento del primo contatto con l’acqua


Imposta la data di scadenza del filtro ruotando il contenitore del filtro, due mesi dal momento del primo contatto con l’acqua

La bottiglia viene richiusa avvitando la struttura del tappo-filtro sul collo della bottiglia

Imposta la data di scadenza del filtro ruotando il contenitore del filtro, due mesi dal momento del primo contatto con l’acqua

Imposta la data di scadenza del filtro ruotando il contenitore del filtro, due mesi dal momento del primo contatto con l’acqua

Ora l’utente può bere acqua proveniente dalle tubature comunali purificata da cloro e solventi.

Imposta la data di scadenza del filtro ruotando il contenitore del filtro, due mesi dal momento del primo contatto con l’acqua

| 39


6

Da ora fino alla data di scadenza Veggie può essere riempita e svuotata quante volte si vuole

Trascorsi due mesi il filtro è ormai esausto, e per non compromettere la qualità dell’acqua va sostituito.

Visto il consumo decisamente elevato di bottiglie di PET in tutto il pianeta, la diffusione di Veggie porterebbe un netto beneificio ambientale

5.3 Filtrazione Tra le varie alternative studiate, i carboni attivi sono risultati i più adatti all’utilizzo richiesto. Questi depurano l’acqua da numerose sostanze inquinanti spesso presenti nella nostra acqua di rubinetto come cloro e solventi, evitando però di privarla di sostanze importanti

C

40 |

l

per l’equilibrio del nostro organismo come i sali minerali. Altri sistemi di depurazione, di cui alcuni molto diffusi come le brocche Brita, addolciscono troppo l’acqua eliminando insieme a sostanze inquinanti anche quelle utili per l’uomo e non sono adatte per un

Cl

Cl

consumo di lungo periodo ma più per un contesto casalingo. Si adatta di più ad un uso urbano la scelta dei carboni attivi, perché l’acqua pubblica è diversa a seconda del rubinetto da cui viene spillata e questi si limitano ad eliminare alcuni inquinanti senza alterarne altri aspetti.


C l

Il filtro a carboni attivi attira l’acqua nella sua superficie interna e trattiene le sostanze inquinanti.

5.4 Sostenibilità Uno degli aspetti fondamentali del progetto è la sostenibilità. In contrasto con le abitudini ora in uso in università, dove si utilizzano molti chili di plastica ogni giorno per soddisfare la propria sete, Veggie punta ad essere una soluzione sostenibile, e nel progetto questo si riflette nella ricerca di soluzioni che abbiano il minor impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Life Cycle Assessment (in italiano “analisi del ciclo di vita”, conosciuto anche con l’acronimo LCA) è una metodologia di analisi

che valuta un insieme di interazioni che un prodotto o un servizio ha con l’ambiente, considerando il suo intero ciclo di vita che include i punti di preproduzione (quindi anche estrazione e produzione dei materiali), produzione, distribuzione, uso (quindi anche riuso e manutenzione), il riciclaggio e la dismissione finale. La LCA è riconosciuta a livello internazionale attraverso alcune norme ISO (International Organization for Standardization). Gli obiettivi dell’LCA sono quelli di definire un quadro completo delle

interazioni con l’ambiente di un prodotto o di un servizio, contribuendo a comprendere le conseguenze ambientali direttamente o indirettamente causate e quindi dare a chi ha potere decisionale (chi ha il compito di definire le normative) le informazioni necessarie per definire i comportamenti e gli effetti ambientali di una attività e identificare le opportunità di miglioramento al fine di raggiungere le migliori soluzioni per intervenire sulle condizioni ambientali.

| 41


5.4.1 Pre-Produzione Il materiale di cui è composto il prodotto è il PHA; essendo una plastica di origine vegetale, viene prodotto a partire da scarti dell’industria agricola. Il metodo con cui il materiale viene prodotto varia a seconda del produttore. All’inizio degli anni ‘90 il colosso chimico Monsanto cercava addirittura di creare incroci genetici di piante che generassero germogli di PHA, presto abbandonata per le difficoltà di raccolta. Oggi

si sono trovati metodi meno complessi e soprattutto molto più economici, che hanno reso possibile la sintesi di questo polimero e la sua vendita a prezzi più bassi. Anche oggi le tecniche di produzione sono diverse: in Italia c’è BIOON, la quale utilizza scarti dell’industria dello zucchero, altrimenti diretti alla discarica, che danno in pasto ai batteri non modificati geneticamente. Questo permette di avere

dei costi molto bassi, a differenza per esempio di Metabolix, la quale usa batteri geneticamente modificati, che richiedono condizioni più rigorose di sopravvivenza. Il PHA può anche essere prodotto a partire dall’amido di mais o altre piante, attraverso coltivazioni ad hoc (come il suo simile PLA), ma sempre più spesso questa alternativa viene abbandonata.

Le barbabietole da zucchero sono ricche di melassa di cui si nutrono i batteri 42 |


5.4.2 Produzione

Per la produzione si utilizza un particolare batterio chiamato Rhodobacter Shaeroides, generato in laboratorio esso viene selezionato a seconda delle proprietĂ del materiale richieste

I batteri assimilano il nutrimento come riserva (tipo il grasso per gli orsi) sotto forma di granuli di PHA

Questo batterio si nutre di un sacco di cose, tra le quali ci sono scarti della produzione dello zucchero altrimenti destinati alla distruzione

I batteri vengono successivamente eliminati tramite un processo che lascia intatti i granuli di PHA

Per la produzione del materiale si utilizzano dei batteri a cui vengono forniti gli scarti agricoli come nutrimento, successivamente accumulati all’interno dei batteri sotto forma di PHA. i processi produttivi per arrivare al prodotto finito sono lo stampaggio per iniezione per la parte

Gli scarti agricoli vengono dati come nutrimento ai batteri

Il materiale viene poi fuso e termoformato come i normali polimeri derivati dal petrolio

superiore (tappo e filtro), mentre la bottiglia viene soffiata da una pre-forma (parison). A parità di processi produttivi, l’impatto viene ridotto per quel che riguarda la produzione del materiale che rispetto alle plastiche tradizionali risulta in una impronta diminiuita di circa il 40%. | 43


Costi energetici di produzione (MJ / Kg)

PP HDPE 85.9 73.7

PLA 56.7

PHA 50.4 PLAn 16.6

Qui a fianco sono illustrati i vari costi energetici legati alla produzione di materie plastiche. Sono messi a confronto dei polimeri tradizionali con altri di origine vegetale. Si può subito notare come i secondi abbiano un costo nettamente più basso, di circa un terzo. Nel caso del PLA di nuova generazione prodotto da Natureworks i costi si abbassano notevolmente arrivando ad un 20%. Bisogna considerare che le tecnologie per la produzione di biopolimeri sono in continua evoluzione, soprattutto per il PHA, che non gode ancora di larga diffusione.

5.4.3 Trasporto La distribuzione del prodotto, essendo in Italia, avviene su strada attraverso camion. La riduzione di questo aspetto del ciclo di vita è dato dalla funzionalità del prodotto, una bottiglia Veggie sostituisce circa duecento bottigliette in PET, che rapportate alla distribuzione equivale ad un netto risparmio in termini di spazio e quindi di benzina e via dicendo.

5.4.4 Uso

{ 44 |

Un filtro equivale a 200 bottigliette tradizionali mentre una bottiglietta ha un ciclo di vita stimato di circa un anno, oltre il quale il produttore non riesce più a garantire l’integrità del materiale, anche perché si presuppone sottoposto ad un

uso intensivo. Se dal lato della vita del prodotto questo è un punto a sfavore è però un bene per l’impatto perché anche se abbandonato nell’ambiente si degrada in una sessantina di giorni.

1 Veggie

=

200 bottigliette

90 g

=

3,6 Kg

{

anche durante l’uso vi è un notevole risparmio di risorse. Una bottiglietta veggie non dura due minuti per essere poi cestinata, ma in teoria non si butta mai. Si cambia il filtro ogni due mesi quando i carboni attivi iniziano a pedere efficacia.


5.4.5 Dismissione

3.6Kg diPET

Riciclo (0.7 Kg) Inceneritore (0.7 Kg)

Discarica (2.2 Kg)

Ipotetico servizio di ritiro filtri

O FILTRVO NUO

USO

O FILTRSTO ESAU

Terminato il suo ciclo di vita, per la bottiglietta si prospettano differenti alternative per la sua dismissione: può infatti essere gettata nell’indifferenziato, ove non esiste la raccolta dell’organico, oppure nel compost dove disponibile. Il compost può anche essere quello del giardino di casa, dato che il PHA presenta l’enorme vantaggio di essere compostabile a temperatura ambiente. Per quanto riguarda il filtro esiste la possibilità di organizzare una raccolta di filtri esausti, cosa che non ho progettato perché non dispongo degli elementi per poterlo fare, ma esistono aziende com Brita che adottano un procedimento in cascata sui filtri esausti, riattivando i carboni attivi per essere utilizzato nel trattamento delle acque reflue. Essendo la struttura del filtro smontabile senza attrezzi, favorisce il disassemblaggio per poter separare il filtro dall’anima in plastica una volta nei centri appositi (Design for disassembly).

carboni riattivati

scocca nel compost | 45


5.4.6 Conclusioni Infine è stata effettuata un’analisi del progetto attraverso il software SiMaPro, uno strumento professionale per l’analisi quantitativa della sostenibilità. Ho deciso di comparare un anno di funzionalità in entrambi i casi, perché la bottiglia ha un ciclo di vita stimato intorno all’anno, mentre i filtri vanno sostituiti ogni due mesi. Eseguendo dei semplici calcoli

otteniamo una bottiglia e sei filtri per un anno di acqua potabile, che corrispondono a 1200 bottigliette (un filtro di due mesi sostituisce 200 bottiglie). Immettendo i dati nel calcolatore, otteniamo che Veggie ha un impatto stimato secondo l’Eco-Indicator 99 (E) di 0,08 punti, mentre le bottiglie di 2,55. I risultati sono riferiti a produzione del materiale, processi produttivi

del prodotto, trasporto su strada per una media di 250 Km e dismissione in discarica (questo per semplificare, dato che una percentuale di PET viene in realtà termovalorizzato e una parte riciclata, ma ho semplificato anche dall’altra parte non utilizzando il compostaggio come fine del ciclo di vita).

Impatto a confronto

Un anno di Veggie

Un anno di bottigliette

0,08 Pt

2,55 Pt

Secondo la scala di sostenibilità Eco-Indicator 99, sviluppata da Pré per conto del ministero dell’ambiente olandese, tiene conto di 3 fattori principali qui sintetizzati in un unico valore: salute umana, qualità dell’ecosistema, sfruttamento delle risorse. 46 |


6. Specifiche tecniche Dal punto di vista tecnico il progetto per la realizzazione richiede dei processi industriali già largamente utilizzati, come il soffiaggio o lo stampaggio ad iniezione. Il materiale PHA infatti viene modificato durante la produzione per assumere le diverse proprietà fisiche

a seconda della funzionalità e del processo industriale. I produttori garantiscono che tra le numerose applicazioni del materiale, può essere anche usato sia per lo stampaggio ad iniezione che per essere soffiato industrialmente. Dopo una spiegazione più

approfondita dei processi vengono analizzate le connessioni tramite snap-fit, sia per facilitare il montaggio e risparmiare sul materiale, che per facilitare il disassemblaggio per separare i componenti in PHA dai carboni del filtro.

6.1 Materiali - PHAs Alla fine ho scelto di utilizzare un polimero trasparente che non derivasse dal petrolio ma da scarti dell’agricoltura. Questi materiali furono scoperti agli inizi del ‘900 ma considerati fino a pochi anni fa troppo costosi da produrre industrialmente; negli ultimi tempi le cose sono però cambiate, a causa dell’ aumento del petrolio e dei problemi ambientali causati dalla plastica tradizionale è ripartita la ricerca anche in questo settore. Oggi sono presenti in commercio diverse plastiche “biologiche” a basso costo, iniziando da quelle biodegradabili e compostabili fino a quelle che si sciolgono in acqua, per la ricerca del materiale le ho analizzate per scegliere la più adatta. Tra i materiali analizzati sono arrivato alla selezione di due plastiche organiche, principalmente per la loro

trasparenza, proprietà meccaniche e facilità di lavorazione: PLA e PHA. Una delle più diffuse è il PLA (polylactide), può essere ottenuto dall’amido di diversi vegetali tra cui mais, patate, tapioca o dalla canna da zucchero e una volta lavorato può essere utilizzato in una

varietà di applicazioni tra cui contenitori di cibo, bottiglie, tessuti, prodotti per l’igiene. Il principale problema di questo materiale è la dismissione, dato che nell’ambiente ci mette qualche anno a degradarsi mentre se posto in particolari condizioni in appositi centri di

| 47


compostaggio si degrada in poche settimane. La maggior parte dei paesi industrializzati ha ancora troppi pochi centri che potrebbero attuare con successo il compostaggio del PLA, e se presente in grandi quantità rallenta il processo di compostaggio di tutti i rifiuti poichè troppo acido, inoltre non regge le alte temperature e richiede apposite coltivazioni per la produzione (spesso geneticamente modificate). Un’ altra plastica organica è il PHA, prodotta dai batteri in natura partendo da zuccheri, oli vegetali, idrocarburi di petrolio, acque di scarico e addirittura dalla CO2. Scoperta nei batteri nel 1925 dal francese Lemoigne ma dimenticata fino agli anni ‘90, quando il colosso della chimica Monsanto ne comprò i diritti e provò a creare geneticamente piante che dessero granuli di

polimero come frutti. Viste le complicazioni e gli alti requisiti energetici (circa 300 volte i polimeri tradizionali) decise di abbandonare il progetto, finchè nei primi anni del nuovo millennio Metabolix ne acquisì le licenze e iniziò a compiere studi sulla famiglia dei PHAs. Da allora la ricerca continua e si è arrivati al giorno d’oggi a notevoli risultati: non si necessitano più piantagioni apposite ma si riescono a trasformare scarti dell’agricoltura in polimero (soprattutto canna da zucchero), grazie a batteri creati in laboratorio che convertono in plastica fino all’ 80% del peso, consumando la metà di energia necessaria per produrre la stessa quantità di polipropilene. Anche la dismissione di questo materiale è eccellente, si può degradare nella terra in centri

Pellet di PHA 48 |

appositi di compostaggio in poche settimane come il PLA, ma presenta anche il vantaggio di potersi sciogliere in acqua di fiume o di mare, dove sono presenti particolari enzimi che fanno scattare il processo di idrolisi del materiale, altrimenti resistente all’acqua. A differenza del PLA il PHA può essere anche compostato in casa, con l’attrezzatura domestica dato che non necessita particolari temperature. È l’unica plastica che gli esperti candidano a possibile sostituto dei polimeri a base di petrolio, Metabolix afferma che potrebbe rimpiazzare il 50% di quella in uso; la famiglia dei PHAs e in particolare il PHBV ha infatti ottime proprietà meccaniche molto simili al polipropilene (PP).


6.1.1 Informazioni tecniche È stato difficile trovare informazioni tecniche dettagliate in quanto, come per tutti gli altri biopolimeri, le aziende non mettono a disposizione dati esaurienti. E’ molto difficile fare un confronto tra le proprietà dei materiali in quanto ogni produttore le fornisce usando uno standard differente (ISO, ASTM, DIN, proprio standard), è comunque possibile affermare che i PHB presenti sul mercato hanno una densità (in generale) che và da 1,17 a 1,24 g/cm3, un modulo elastico da circa 1000 a 3000 MPa, un punto di fusione intorno ai 150°C – 170°C.

PHAs Datasheet Tipologia PHA: Punto di fusione, °C: Resistenza a trazione, Mpa: Modulo a flessione, Mpa: Allungamento a rottura, %:

PHB 180 40 3500 8

PHBV (10% HV) 140 25 1200 20

PHBV (20% HV) 130 20 800 50

Il PHB è insolubile in acqua ed è abbastanza resistente alla degradazione idrolitica. Questo lo differenzia dalla maggior parte delle altre bioplastiche attualmente disponibili molto sensibili all’umidità e solubili in acqua. Grazie all’elevata cristallinità (60 - 70%) il PHB ha un’eccellente resistenza ai solventi. La resistenza a grassi ed agli oli è discreta, la resistenza agli UV è buona mentre , la resistenza ad acidi e basi è scarsa. La permeabilità all’ossigeno è molto bassa per cui è un materiale adatto per l’imballaggio dei prodotti sensibili all’ossigeno. Il PHB ha bassa permeabilità al vapore acqueo a confronto di altri biopolimeri, ma superiore alla maggior parte delle poliolefine standard e dei poliesteri sintetici. Il PHB è esente da tracce di catalizzatori ed è tossicologicamente sicuro. Il monomero ed il polimero sono componenti naturali e metaboliti delle cellule umane; grazie a questa caratteristica il PHB può essere usato per articoli in contatto con la pelle, con l’alimentazione o gli alimenti. I PHA sono completamente biodegradabili sia in condizioni anaerobiche che aerobiche. Senza le condizioni del compostaggio rimangono “intatti” per anni. I principali produttori di PHA (tra parentesi il nome commerciale dei prodotti) : • • • • • •

Telles (Mirel - PHB) Biomer (Biomer P - PHB) PHB Industries (Biocycle - PHB) Tianan (Enmat) Kaneka (Kaneka – PHA) BIO-ON (Minerv - PHA) | 49


6.2 Processi 6.2.1 Stampaggio per soffiaggio Lo stampaggio per soffiaggio (o formatura per soffiaggio) è un processo produttivo utilizzato per ottenere prodotti cavi in materiale plastico o vetro (ad esempio bottiglie o flaconi). Lo stampaggio per soffiaggio avviene insufflando aria compressa all’interno di una preforma o di un parison posizionato all’interno di uno stampo cavo, in modo tale che “gonfiando” l’oggetto prenda la forma delle pareti interne dello stampo. L’oggetto viene quindi raffreddato e lo stampo viene aperto per il prelievo dell’oggetto finito.

La preforma o il parison possono essere prodotti in situ attraverso un estrusore accoppiato al macchinario per il soffiaggio (quindi nello stesso impianto) oppure possono essere stati prodotti in precedenza in un altro impianto. Enoch Ferngren e William Kopitke furono i primi a realizzare un macchinario per lo stampaggio a soffiaggio, che vendettero nel 1937 alla Hartford Empire Company. Lo stampaggio a soffiaggio è comunemente riconosciuto come il processo più adatto, anche dal punto di vista

economico, per ottenere oggetti cavi e con spessori sottili e trova ampio riscontro per le piccole produzioni, grazie ai bassi costi di realizzazione stampo e stampaggio (quest’ultimo inferiore al rotazionale). Inoltre si possono realizzare articoli con estremità filettate per tappi, annegare inserti metallici o plastici, completare gli oggetti con tampografie o serigrafie ed altre lavorazioni. I prodotti realizzati sono: soffietti, tramogge, cisterne, taniche, bottiglie per applicazioni speciali, tubi, beccucci, serbatoi, etc.

Schema del processo di soffiaggio industriale

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6.2.2 Stampaggio ad iniezione

Lo stampaggio a iniezione dei materiali termoplastici è la tecnologia più diffusa nella trasformazione delle materie plastiche. Si producono, in modo discontinuo, pezzi di forma e dimensioni diverse e dal peso variabile da pochi grammi a svariati chili. Il materiale plastico da trasformare è il componente fondamentale che, dopo un eventuale pretrattamento di essiccazione o deumidificazione, viene aspirato attraverso un sistema di alimentazione all’interno del cilindro di plastificazione. All’interno del cilindro è situata una vite che, ruotando e traslando per mezzo di pistoni idraulici, crea un attrito che, combinato al contributo termico generato dalle resistenze elettriche situate sul cilindro

di plastificazione, provocano la fusione del materiale. Dopo che il materiale ha raggiunto la viscosità necessaria, viene iniettato ad una certa velocità all’interno dello stampo (fase di iniezione o riempimento), passando attraverso opportuni canali e riempiendo la cavità che rappresenta in negativo il pezzo. Riempita la cavità inizia la fase di mantenimento durante la quale il polimero viene tenuto sotto pressione allo scopo di compensare con altro materiale l’aumento della densità connesso con la diminuzione di temperatura e la solidificazione che avvengono durante il raffreddamento del pezzo. Il polimero fuso entra nella cavità attraverso il punto di iniezione o gate; la solidificazione del polimero al

gate determina la fine della fase di mantenimento. Una volta che il gate si è solidificato, non può entrare più polimero in cavità qualunque sia la pressione che esercita la vite e inizia la fase di raffreddamento durante la quale il manufatto continua la solidificazione. I pezzi ottenuti richiedono in certi casi operazioni accessorie come l’asportazione del materiale degli attacchi di iniezione (materozze), la sbavatura, l’esecuzione di fori ecc, ma spesso sono perfettamente finiti. È possibile realizzare il costampaggio di inserti metallici filettati o particolari in acciaio che, alla fine del processo, risulteranno saldamente inglobati al manufatto. | 51


6.3 Connessioni

Snap Fit

Le connessioni tra i vari componenti sono degli incastri meccanici plastici detti anche snap-fit. Questi garantiscono solidità e compattezza al prodotto senza bisogno di ulteriori lavorazioni come saldature o altri materiali (colle o altro). Sono largamente utilizzati nell’industria plastica e giocano a favore della sostenibilità. L’incastro tra contenitore del filtro e tappo (1 in figura) garantisce la rotazione del contenitore sul quale sono impressi i numeri corrispondenti ai mesi

6.4 Nome Il nome Veggie riprende quello dato alle varianti vegetariane in cucina (i più famosi penso siano i veggie burger). Il progetto è la variante “vegetariana” delle bottiglie, creata appunto solo da materie prime di origine vegetale. Suitable for vegetarians.

Un veggie burger 52 |


7. Bibliografia & Sitografia Bibliografia: • Le misure dell’uomo e della donna, Alvin R. Tilley, Henry Dreyfuss Associaten (1994) • Materiali per il design, Alberto Cigada, Barbara Del curto, Roberto Frassine, GabrieleFumagalli, Marinella Levi, Claudia Marano, Maria Pia Pedeferri, Marta Rink (2008) • Design per la sostenibilità ambientale, Carlo Vezzoli, Ezio Manzini (2007) • Quotidiano sostenibile: scenari di vita urbana, Manzini Ezio & Jegou Francois (2003) • Design Revolution, {products that empower people} Emily Pilloton • Product Design in the sustainable era, Dalcacio Reis • Perception Design, Giulio Bertagna, Aldo Bottoli (2009) • Da cosa nasce cosa, Bruno Munari, (1981) • Arte come mestiere, Bruno Munari (1966) • Disegno tecnico industriale 1, Tornicasa Stefano & Chirone Emilio (2006) • Il design delle superfici, Fausto Brevi (2004)

Sitografia: Per la realizzazione di questa tesi sono state utilizzate numerose pagine web e documenti pdf. Per evitare di stampare o di riscrivere inutilmente su questa pagina un elevato numero di URLs, che andrebbero poi ricopiati nel browser dall’interessato, ho preferito raccogliere su un servizio web gratuito tutti i link e una versione digitale di tesi e presentazione. Tutti i documenti, pagine e approfondimenti sono consultabili sul sito:

www.veggiesitografia.tumblr.com


Veggie  

it's a veggie filtration bottle

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