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Il capo di Stato Maggiore della Difesa sui marò rispediti in India:“Una farsa da chiudere al più presto”. Se pure i generali contestano il governo, si mette male

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€ 1,20 – Arretrati: € 2,00

Domenica 24 marzo 2013 – Anno 5 – n° 82 Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

BERSANI: O ME O IL VOTO BERLUSCONI: O IL COLLE O IL VOTO L’ex premier riempie Piazza del Popolo a Roma, parla di golpe se non gli danno il Quirinale e in caso di ritorno alle urne già canta vittoria. Intanto il leader Pd spera ancora di convincere qualche grillino Caporale e Marra » pag. 2 - 7 con “l’incandidabilità” del Caimano. Torna l’ipotesi di un governo elettorale LA DIREZIONE

Il segretario tra due fuochi: Napolitano e Democratici

RIECCOLO

BERGOGLIO DA RATZINGER

Ecco perché sta ancora vincendo lui

L’abbraccio fraterno tra i Papi: pregano e discutono di Vatileaks d’Esposito » pag. 2

Furio Colombo » pag. 18

Politi e Tecce » pag. 12

» M5S E SEL » Al cantiere un “patto” che spiazza il Pd. Crimi: “Il no all’Alta velocità non è merce di scambio”

“Commissione d’inchiesta sul Tav” A Chiomonte la prova generale di quella che sarà una battaglia parlamentare. Grillini con misuratori del tunnel e della radioattività. Esposito (Pd): “Possiamo bloccare i lavori se il MoVimento vota la fiducia”. La risposta: “Nessun baratto”

Tanti con MicroMega “B. ineleggibile: fuori”

Caridi e Mackinson » pag. 4

Amurri » pag. 5 La manifestazione No Tav ieri in Val di Susa Ansa

LA PAURA DEI MARÒ

U di Gian Carlo Caselli

“Pena di morte” New Delhi spaventa Roma “Ma non è vero”

CONTRO I PM DI PALERMO UNO ZELO KAFKIANO

ew Delhi adombra la posell’esercizio dell’azione N sibilità della pena capitale Ndisciplinare, i margini di per i due marò e l’Italia rispon- discrezionalità sono di fatto asde sulle assicurazioni scritte ricevute dal governo indiano, prima che questo confermi che non ci sarà “pena di morte”. Cisilin e De Carolis » pag. 14 - 15

sai ampi, anche dopo l’intervenuta tipizzazione degli illeciti. Va da sé, pertanto, che si tratta di materia molto spesso opinabile. » pag. 9

All'interno » pag. I - IV

LA CATTIVERIA Berlusconi con tre donne nel bagagliaio nel nuovo spot della Ford. Un’altra Escort » www.spinoza.it

Duello a uno di Marco

Travaglio

iccome sulla polemica del presidente del Senato Piero Grasso si è subito attivata la S macchina della disinformazione, è il caso di mettere qualche altro puntino sulle i. Sul merito del duello. Finale di Champions League, poniamo, tra Juventus e Barcellona. All’ultimo momento l’Uefa cambia le regole e stabilisce che la Juve non può giocare. Anziché rifiutarsi di disputare la partita senz’avversario per un elementare principio di sportività, il Barça scende ugualmente in campo da solo, tira 90 volte (una al minuto) nella porta vuota, vince 90 a zero e si aggiudica la coppa. Alle comprensibili proteste della Juve, giocatori, dirigenti e tifosi del Barcellona rispondono che sì, in effetti, cambiare le regole del gioco all’ultimo momento non è stato il massimo. In ogni caso la loro vittoria è valida, dunque ritirano il trofeo e se lo portano a casa. L’indomani, sui giornali, si legge che la finalissima è stata comunque regolare: infatti chi ci assicura che la Juventus, se avesse potuto battersi contro il Barcellona, avrebbe vinto la partita? La stessa cosa accade nel concorso del 2005 al Csm per il posto di procuratore nazionale antimafia: i candidati sono due, Grasso e Caselli, ma all’ultimo momento il governo Berlusconi fa tre leggi che vietano a Caselli di concorrere, così vince l’altro, unico candidato rimasto: Grasso. Il quale, anziché ritirare la sua candidatura finché la Consulta non abbia cancellato quelle norme incostituzionali, non dice una parola, rimane in corsa da solo e incassa la poltrona. Gli piace vincere facile. Quando poi la Consulta fulmina le norme incostituzionali, Grasso riconosce che, certo, non erano proprio il massimo. Pazienza, cosa fatta capo ha. In un paese serio quella macchia indelebile sporcherebbe per sempre il curriculum di Grasso e tutti si domanderebbero cos’abbia fatto per guadagnarsi quell’abuso di potere illegale da parte del governo Berlusconi. Invece ancora ieri, sui giornali, era tutta una gara a minimizzare lo scandalo, con la decisiva argomentazione che non è affatto detto che Caselli, se avesse potuto giocare la partita, avrebbe prevalso su Grasso. Anzi, secondo Claudia Fusani dell’Unità, è certo che avrebbe vinto comunque Grasso. La prova? L’ultima legge anti-Caselli fu approvata il 30 luglio 2005, mentre già il 12 luglio la commissione Incarichi direttivi del Csm aveva tributato 3 voti a Grasso e 2 a Caselli. Già, peccato che dovesse ancora pronunciarsi il Plenum, dove capita spesso che la maggioranza raggiunta in commissione venga ribaltata. E in ogni caso il Csm già sapeva che, votando Caselli, avrebbe scelto un candidato che di lì a poco sarebbe stato escluso per legge, oltre a sfidare apertamente il governo in carica. Dunque la prova Fusani è una panzana. Anche il Corriere della Sera accenna alla prova che non prova nulla, con lo sragionamento di cui sopra: “Non c’è la prova che, se Caselli fosse rimasto in gara, il Csm avrebbe scelto lui e non Grasso”. Scusate, ma se era così scontato che il Csm avrebbe scelto Grasso anche senza le leggi anti-Caselli, perché mai il governo B. varò ben tre leggi in sei mesi per escludere Caselli? Sul metodo del duello. Appena Grasso, giovedì sera al telefono con Santoro, mi lancia il guanto di sfida, rispondo subito che non vedo l’ora. Trattandosi di cose dette a Servizio Pubblico, è naturale che il duello si disputi a Servizio Pubblico. Grasso però, chissà perché, non vuole aspettare fino a giovedì. Per venire incontro alle sue esigenze, Santoro fa chiamare durante il programma dal suo staff e alla fine chiama personalmente il direttore di La7 Paolo Ruffini, che si dice d’accordo per realizzare uno speciale di Servizio Pubblico fin da domenica sera, in diretta o in differita. Segue a pag. 5


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IL REBUS

DOMENICA 24 MARZO 2013

Sul web diecimila

firme per implorare la fiducia ai grillini

OLTRE 10 MILA firme in 18 giorni sono state raccolte attraverso una petizione online promossa dal Movimento Diritti Civili per chiedere al Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo di votare la fiducia al governo Bersani. “Oltre la metà delle adesioni – afferma il leader di Diritti Civili,

il Fatto Quotidiano

Franco Corbelli – sono arrivate dalla Calabria, il resto da altre regioni (in misura maggiore da Lazio, Lombardia, Sicilia, Campania, Puglia, Emilia, Toscana, Piemonte). Il popolo della rete che ha votato il Movimento 5 Stelle si è mobilitato, rispondendo all’appello di Diritti Civili. L’iniziativa

partita dalla Calabria si è estesa in molte regioni. Da parte di tutti quelli che hanno aderito alla iniziativa di Diritti Civili c’è una richiesta unanime a Beppe Grillo, un atto di responsabilità nell’interesse dell’Italia in un momento difficile e drammatico per il nostro Paese”.

LA STRADA STRETTA DI BERSANI “SE VADO A CASA IO, SI VOTA” IL PREMIER INCARICATO HA INCONTRATO ANCHE ROBERTO SAVIANO di Fabrizio d’Esposito

abato pomeriggio. A Montecitorio. Secondo piano, sala Aldo Moro. Non, invece, lo studio riservato al presidente del Consiglio, a livello dell’aula. Il fatidico “sentiero stretto” di Pier Luigi Bersani, comincia da qui, in una Camera vuota e un po’ triste. Primo, brevissimo giorno di consultazioni da premier preincaricato. Ironia della sorte, il colloquio d’apertura alle 15 è con Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e renziano ortodosso che aprirebbe di corsa al Pdl per un governissimo dell’inciucio. Ma Delrio ha una veste diversa, tra il sociale e l’istituzionale, in quanto presidente dell’Anci, l’associazione che riunisce i comuni italiani. Con lui c’è anche il vice Alessandro Cattaneo, primo cittadino di Pavia e giovane “formattatore” del Pdl, che quando finisce l’incontro si precipita in piazza del Popolo per la manifestazione “Tutti con Silvio”.

S

UNA BIRRETTA Bersani dopo le consultazioni si è concesso una birra artigianale nel suo locale preferito, l’Open Baladin foto Vasco Pirri

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani Ansa

CON LO SCRITTORE All’autore di “Gomorra” promesse immediate misure sul tema della legalità

ANCI E POI Terzo Settore. In

meno di due ore è tutto finito e Bersani si presenta ai giornalisti. La chiusura a B. è netta, per quanto riguarda una nuova grande coalizione: “No alla concordia, io sarò pure precario ma altre ipotesi sono ancora più precarie”. Il segretario del Pd non si smuove dalla strategia di “un passo alla volta” e insiste sul

politica, il conflitto d’interessi del Cavaliere. Saviano ministro del dream team? È lui una delle “sorprese” che promette Bersani? In ogni caso il colloquio con lo scrittore di Gomorra è inserito in un’agenda di incontri con “personalità espressive della cultura” che integra il calendario delle consultazioni. Oggi secondo giro, sempre a Montecitorio, con organizzazioni agricole, la Confindustria e l’Abi, l’associazione delle banche. Domani i sindacati e martedì, con un giorno di ritardo, i partiti. Per arrivare alla fase finale con i gruppi parlamentari, Bersani

“doppio registro” o “binario” indicato da Giorgio Napolitano venerdì scorso. Un perimetro per il governo e l’altro per le riforme istituzionali condivise, in cui potrebbe rientrare l’elezione per il presidente della Repubblica. L’apertura, meglio il “confronto” con il Pdl rientra nel secondo e non implica, a sentire i

bersaniani ortodossi, “trattative segrete per garantire salvacondotti giudiziari a Berlusconi, anche grazie a un nuovo capo dello Stato garante dell’accordo, non date retta alle veline che mette in giro Bonaiuti o alle voci di quelli che nel Pd gufano contro il tentativo di Bersani”. AL NETTO DI PRESUNTI pon-

tieri tra Pd e Pdl, i fedelissimi del segretario democrat ripetono che tutto sarà fatto “in estrema trasparenza”. Come se non bastasse, Bersani annuncia un ddl “stringente” su ineleggibilità e candidabilità per ripartire “in modo pulito” e vede in serata Roberto Saviano, dopo essere passato prima in una birreria del centro di Roma. Argomento: la legalità, la lotta alla corruzione, la moralizzazione della

PRIMO INCONTRO Avviate le consultazioni con il renziano doc Graziano Delrio, che vorrebbe il governissimo-inciucio dovrà però prima affrontare la direzione del suo partito. Sulla carta il Pd dovrebbe sostenere compatto il pre-incarico del suo segretario ma in molti proveranno a mettere paletti. Da un lato e dall’altro. I giovani turchi, per esempio, chiederanno garanzie “sull’allargamento” del mandato, rispetto a quello ori-

ginario che prevedeva esclusivamente l’inseguimento dei grillini (ancora ieri Bersani ha invitato il M5S a essere “responsabile”). La questione investe il perimetro del governo (montiani e Lega) ed eventuali scambi con il Pdl sul tavolo delle riforme istituzionali (il secondo binario). Immaginare di sganciare la Lega da Berlusconi senza pagare un prezzo alto è molto difficile. Ed è questo il timore che agita i quarantenni, anche se con varie sfumature. Al momento, Bersani lavorerebbe quantomeno per un’uscita del Carroccio dall’aula del Senato e far abbassare il numero necessario per la fiducia. Dall’altro lato, invece, centristi vari, renziani e veltroniani che vedono nel dialogo con B. l’unica strada larga.

Bersani certamente otterrà il rinnovo del mandato (per poi salire al Quirinale tra mercoledì e giovedì) ma si trascinerà con sé il sospetto che unisce tutti gli scettici del Pd. L’ipotesi, cioè, che una volta fallito il suo tentativo dopo ci sia solo il voto, magari con una nuova sfida tra Renzi e Bersani alle primarie. Il tappo che potrebbe esplodere nel Pd è questo. Sempre che il premier preincaricato non riesca nel miracolo di far partire il suo governo. Ieri, nella sala Aldo Moro, aveva alle spalle una grande tela sulle nozze di Cana, quando Gesù trasforma l’acqua in vino. Domani comincia la Settimana Santa e Bersani proverà a trasformare l’acqua della sua minoranza in vino di maggioranza. Se ci riuscisse, sarebbe il governo di Pasqua.

PAPABILI

Governo dei sogni. “Io ministro? Figuriamoci” di Beatrice Borromeo

utti negano (“Io? Figuriamoci”; “Sono troppo vecT chio”; “Sono troppo impegnato”; “Non ho la competenza”; “Non mi ha chiamata nessuno”). Ma tra i nomi che girano in questi giorni nel carosello del toto-ministri – persone che godono di tale stima da poter trovare in Senato il sostegno necessario per formare il nuovo governo – qualcuno pare essere effettivamente verosimile. Per esempio Michela Marzano, filosofa che fa la spola tra Parigi, dove insegna, e Roma, dov’è deputata. Lei è cauta: “Non mi ha contattata nessuno. Non ha senso ragionare con i se e con i ma. Certo, sono onorata per la considerazione, ma è troppo presto per parlarne”. È anche un po’ preoccupata: “La situazione è delicatissima, e le voci di corridoio tendono a bruciare i nomi, quindi...”. La conferma che potrebbe davvero guidare il ministero delle Pari opportunità arriva invece da suo padre,

Ferruccio Marzano, economista in pensione: “Siamo molto orgogliosi. Ebbene sì, Michela è in odore di ministerialità! Quale genitore non sarebbe fiero?”. Ne ha parlato, signor Marzano, con sua figlia? “Certo che sì! Non troppo, sa, per scaramanzia. Ma credo proprio che se la proposta è concreta lei accetterà”. Il professore Stefano Rodotà, politico e giurista tra i più stimati nel panorama italiano, giura di non aver ricevuto alcuna telefonata: “Sono a Parigi da

ECCELLENZE Dall’alto, Oscar Farinetti, Milena Gabanelli, Stefano Rodotà e Valerio Onida Ansa

due settimane, qui non arrivano tutti i giornali quindi qualche notizia può essermi sfuggita. E poi mi sono imposto il silenzio stampa”. Quindi, professore, è vero che Pier Luigi Bersani sta cercando di portarla a Palazzo

Chigi? “Non mi ha contattato nessuno, glielo dico con assoluta certezza”. E se le proponessero la guida di un ministero? “Qui mi fermo, va bene? Buone cose”, glissa lui. Altro nome papabile (oltre a essere un imprenditore di successo è anche diventato un personaggio noto grazie al piccolo schermo) è quello di Oscar Farinetti. Dopo le smentite d’obbligo (“non mi ha chiamato nessuno, e c’è molta gente più competente di me”), il patron di Eataly ammette che sarebbe “un enorme privilegio far parte dell’esecutivo di Bersani: qualsiasi italiano con coscienza civile e voglia di dare una mano ne sarebbe felice”. L’hanno già convinta, Farinetti? “Guardi, ho tanto lavoro, tanti impegni, moltissime responsabilità. E poi, col mio mestiere, faccio già politica”. Però non lo esclude, giusto? “Non escludo nemmeno di diventare presidente della Repubblica…”. Non è chiaro se la sua candidatura sia concreta, ma è certo che, anche lo fosse,

Ilaria Borletti Buitoni ci penserebbe bene prima di accettare. Non solo per umiltà: “Girano nomi più adatti del mio, come quello di Salvatore Settis”. Ma soprattutto perché l’ex presidente del Fai, di cui si parla per guidare il ministero dei Beni culturali, non è disposta a fare le cose a metà: “In ballo c’è un ministero morente, che soffre di disorganizzazione e di mancanza cronica di risorse. Se l’esecutivo durerà poco, sarà impossibile agire in maniera incisiva”. Quindi pensa di rendersi disponibile in una seconda fase? “È troppo presto per parlarne: io spero ancora in un governo di stabilità. Anche perchè questo dicastero si salva solo con una strategia a medio-lungo termine”. Aspettando una legislatura che duri, però, non peggiorano le cose? “Sì, ma bisogna anche essere realistici. Se me lo proponessero ci rifletterei attentamente, però sono molto lusingata dalla pubblica stima nei miei confronti”. C’è chi non si fa trovare, come i due uomini più

quotati per il ministero dell’Economia: il professor Pier Carlo Padoan e l’ex direttore generale di Confindustria, Gianpaolo Galli (l’assistente però dice che “non ne abbiamo proprio parlato, è sempre in viaggio”). E c’è chi, di fronte all’ipotesi della sua candidatura, si mette a ridere. Come il giurista Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale: “Nessuna offerta, sono tutte invenzioni! La stampa e la Rete fanno nomi in libertà, ma non c’è niente di vero”. Considererebbe un’eventuale proposta, professore? “Ma lo sa che io ho 77 anni? Per carità”. Non squilla nemmeno il telefono di Milena Gabanelli, la popolarissima conduttrice di Report che molti vorrebbero alla guida del ministero dell’Istruzione: “Nessuna proposta”. E se Bersani provasse, cosa risponderebbe? “Se me lo chiedono, ci penso. Intanto però mi scappa da ridere: e se il tram avesse le ruote? Dammi un tram con le ruote e poi vediamo”. Twitter @BorromeoBea


IL REBUS

il Fatto Quotidiano

NICHI VENDOLA L’INCARICO NON È PROVA DA LABORATORIO Per il presidente della Regione Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, “non bisogna vedere l’incarico” affidato a Bersani “come se fosse una prova in laboratorio. Come se Bersani stesse cercando in provetta la formula magica per risolvere i problemi del Paese”. “Bersani - ha detto Vendola ai gior-

DOMENICA 24 MARZO 2013

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nalisti a margine di un incontro a Bari - ha un compito fondamentale: mettere di fronte ai dolori e alle macerie dell’Italia di oggi, una proposta forte, credibile, che rappresenti una speranza rivoluzionaria”. “Di fronte a un programma e una squadra di governo che sono un discorso rivolto all’Italia – ha aggiunto Vendola – tutte le forze politiche devono prendersi la propria responsabilità”.

Il Pd alla ricerca della formula magica MAGGIORANZE CON MONTIANI E LEGA, CON IL NUOVO GRUPPO AUTONOMISTA EX PDL, CON EVENTUALI DISSIDENTI GRILLINI: TUTTE LE ALCHIMIE POSSIBILI di Wanda Marra

magari il semipresidenzialismo? “Intanto cominciamo”. Offerte la cui praticabilità va verificata. E poi il Pdl vuole il Quirinale.

etteremo davanti a tutti un piatto molto ricco”. Parola di Enrico Letta, ovvero il vicesegretario del Pd. Il MONTI E LEGA La prima maggioranza possibile tentativo è quello di portare a Gior- (e non scontata) è quella che vede il sostegno di gio Napolitano “numeri certi” per la fiducia. Che Scelta Civica (con la quale si arriva a 144 voti, in Senato sono un’impresa ardua. La coalizione contando anche Monti) e la Lega. Allo stato, pedi centrosinistra ha infatti 123 voti. Che diven- rò, Monti non ha sciolto la riserva. Alza il prezzo, tano 126 con il presidente Grasgioca su due tavoli. Nel caso il so, che però non vota, e i due tentativo di Bersani dovesse senatori a vita, Emilio Colomfallire, non esclude un governo LA VIA CRUCIS bo, Carlo Azeglio Ciampi e col Pdl. E la Lega per appogGiulio Andreotti, sulla cui pregiare con un sì, o con un’uscita L’esecutivo senza è difficile contare. La dall’aula il governo di centromaggioranza su 319 senatori sinistra deve avere il via libera di Romano Prodi (con i quattro a vita, c’è anche dal Pdl. (2006-2008) Monti) è fissata a 160. Su 315 (senza di loro) fanno comunOPZIONE GAL A proposito di in piedi que 158 voti: 25 in meno di via libera dal Pdl è nato in quequelli che ha il centrosinistra. Il sti giorni il Gal. Dieci voti (7 grazie al voto governo Prodi, per il quale ogni eletti nelle liste del Pdl, 2 leghidi sette senatori a vita sti e un rappresentante del votazione in Senato era un terno al lotto, poteva contare su Grande Sud) che potrebbero una maggioranza di 158 voti e 7 andare al governo: nessuna disenatori a vita, costretti a presenziare (Rita Levi chiarazione ufficiale, ma molte intenzioni maniMontalcini aveva 97 anni). festate in privato in tal senso. Se Monti appogBersani, che gestisce le trattative in prima per- giasse Bersani, si arriverebbe pelo-pelo con loro a sona, per conquistarsi la fiducia deve prendere 155. Poi qualche assenza pilotata, un senatore a un po’ di qua e un po’ di là, magari con qualche vita e il gioco è fatto. Con un sostanziale nulla osta uscita dall’aula “non belligerante” e qualche voto del Pdl. contrario che garantisca il numero legale. I presenti in aula, infatti, devono essere 160 e i sì de- VOTI IN LIBERTÀ Un’altra delle strade percorvono superare i no e le astensioni (che a Palazzo ribili è quella di ottenere qualche voto da tutti, in Madama sono voto contrario). Escluso l’appog- maniera non compatta, ma recuperando qualche gio esplicito del Pdl (per volontà del premier in- montiano, qualche pidiellino, qualche leghista, caricato) e dell’M5s (che non vuole votare la fi- qualche grillino. Quanti bastano per evitare acducia) si può pensare a scenari di non bellige- cordi ufficiali ma ottenere la fiducia. ranza, con l’M5s che rimane in aula e non vota, garantendo il numero legale e il centrodestra che VARIABILE 5 STELLE L’idea di una maggioranza esce. O Pdl e Lega che votano contro mentre organica con i grillini – come avrebbe voluto all’M5s esce. Sempre accordi politici ci vogliono. l’inizio Bersani – sembra ormai naufragata daSpiega Letta: “Metteremo tutti di fronte alle loro vanti alle porte in faccia di Grillo. Ma non la posresponsabilità. A partire dai 5 Stelle. Ma poi of- sibilità di conquistare qualcuno dei loro voti: in friremo le riforme costituzionali: il dimezza- 13 hanno votato per Grasso, in dissenso dalle inmento dei parlamentari, il Senato federale (e dicazioni del gruppo. Sarebbero un po’ di più, dunque la fine del bicameralismo perfetto). Sen- una ventina, quelli che spingono per un’alleanza za contare la riforma della legge elettorale”. E col Pd. Da soli comunque non bastano.

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VIAGGI POLITICI

Quei biglietti a 5 stelle per Susa

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oerenza: giovedì alla biglietteria della Camera, alcuni parlamentari M5s comprano biglietto del treno per Val di Susa oggi”. Lo scrive su twitter la deputata del Pd Lia Quartapelle. La visita al cantiere Tav di Chiomonte dei parlamentari grillini ha tutti i crismi dell’impegno istituzionale, dunque il rimborso – come avviene in qualunque azienda pubblica o privata – ci sta tutto. Chi ha come primo impegno la lotta ai privilegi della casta così presta facilmente il fianco alle critiche. Restando a Roma

la polemica invece è scoppiata sui trasporti locali nel giorno della manifestazione del Pdl. I manifestanti diretti a piazza del Popolo per ascoltare Silvio Berlusconi non hanno pagato la metropolitana. Perché? Grazie a un forfait che il Pdl si è impegnato a versare ad Atac, l’azienda dei trasporti pubblici della Capitale. Sconcerto tra i pendolari non pidiellini, ma il sindaco di Roma Gianni Alemanno canta vittoria: “Questa è la prima manifestazione di un partito politico di cui viene integralmente pagata l’organizzazione dell’evento”.


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MOVIMENTANDO

DOMENICA 24 MARZO 2013

Campidoglio, Sel

appoggia Marino e ritira il candidato

LUIGI NIERI, candidato di Sel alle primarie del centrosinistra per la poltrona di sindaco della Capitale, fa un passo indietro dopo che il leader del suo partito gli ha chiesto di appoggiare Ignazio Marino. “Le preoccupazioni espresse da Vendola sono le mie - ha detto - Siamo nel pieno di

una competizione che assume una straordinaria importanza non solo cittadina ma nazionale. Sono felice di poter dare un contributo concreto per il bene di Roma. Penso, dunque, che laddove vi sia un’ampia convergenza di vedute sia doveroso lavorare per una semplificazione. Rac-

il Fatto Quotidiano

colgo, dunque, l’invito di Nichi Vendola e sono pronto a continuare a lavorare per la stessa idea di Roma, ma da un’altra posizione, ossia non più come candidato alle primarie ma come parte di una squadra”. Le primarie si terranno il 7 aprile, le sorprese non sembrano destinate a finire.

Tav, commissione d’inchiesta Dal cantiere lo scacco al Pd PARLAMENTARI DI SEL E M5S ALLA MADDALENA: “PRONTI A FERMARE TUTTO” LO SCOUTING DI BERSANI NON SUPERA I CANCELLI. E IL PARTITO SI DIVIDE di Thomas Mackinson

Cosimo Caridi inviati a Chiomonte

alla fine i parlamentari e il movimento sono entrati nel cantiere della Val di Susa. E il Tav in quello del Parlamento. Ispezione, visita guidata, poco importa. Con equilibri e prospettive alquanto incerti, il dato politico è questo: il popolo dei No Tav si è rimesso in marcia e ora punta dritto su Roma, spinto dalla presenza in cantiere di 61 esponenti del Cinque Stelle e 8 di Sel, in rappresentanza di circa 200 onorevoli, pronti a impallinare l'opera nelle aule parlamentari. Una cosa impensabile solo un mese fa, una vittoria per molti quassù, dopo 23 anni di lotte e scontri abbarbicati lungo i new jersey di Chiomonte.

E

AL DI LÀ DELLE RETI, proprio

sopra l'imbocco del tunnel, alcune decine di No Tav battono pietre contro un traliccio e scandiscono lo slogan di sempre: “Giù le mani dalla Val Susa”. Per terra fango, nell'aria una pioggia battente, militari e poliziotti schierati in gran numero. La delegazione arriva alle 10 su due pullman della società Ltf percorrendo i pochi chilometri tra Chiomonte e la Maddalena. In quella manciata di minuti è scattato l'accordo che farà notizia: una commissione parlamentare d'inchiesta sulla Torino-Lione, subito. La propongono Marco

Scibona e Laura Castelli (M5S), Sel si aggrega e rilancia per bocca di Giorgio Airaudo, movimentista della prima ora eletto con Vendola che – di lì a poco – benedirà la linea. Airaudo era uno dei più attesi al cantiere e non delude chi si aspettava un “no” forte e chiaro: “Dobbiamo ridiscutere gli investimenti e questo non è sicuramente prioritario. C’è ancora molta diffidenza nei confronti dei 5 stelle, ma il messaggio che voglio mandare loro è che in Parlamento ci sono tanti nuovi eletti anche nel

VITO CRIMI Questa non è merce di scambio politico In tre mesi hanno scavato un buco di pochi metri e intorno hanno devastato la valle. Noi li fermeremo Pd e in Sel e tutti abbiamo chiaro che in questo Paese il cambiamento è necessario. Bloccare, insieme, il Tav è un segno del governo del cambiamento”. Governo, appunto, l'amo è gettato ma nessuno dalle parti di via del Nazareno sembra abboccare. Da fondo valle, invece, si

LA JENA NOBILE RIBECCA I POLITICI IGNORANTI

FEDERICO PIZZAROTTI (M5S) Dov’è Kabul? “In Iraq”. Medvedev chi è? “Adesso il ruolo preciso, come dire, non ve lo devo dire io”. Ma chi è? “Commissione europea, poi adesso dove nella Commissione europea ve lo lascio dire a voi”. Ma di che nazione può essere? “Ce la giochiamo sulla Russia?” Magari è russo? “Può darsi”

MATTEO BIFFONI (PD) Chi è Assad? “È il presidente del Libano”. Sicuro? “Sì” AMATO BERARDI (PDL) Cos’è Hamas? “La capisco bene cos’è Hamas, ma ripeto, qui in Italia bisogna riformare tutto il sistema giudiziario”

levano voci isolate che accreditano una breccia nei democratici. Quella di Laura Puppato, pontiere del partito verso i grillini, al convegno sull'Alta velocità al Comune di Susa e del sindaco di Bari, Michele Emiliano: “La commissione d'inchiesta ammicca lei - non è una cattiva idea, visto che ci sono dei dubbi e si parla di denaro pubblico, è necessario fare chiarezza”. La sua partecipazione al corteo, annunciata alla vigilia, salterà. Nel partito di Bersani, alle prese col pallottoliere per un governo, l’abbraccio Sel-M5S cala il gelo. “Era la pontiera della Lega, si vede con che risultati”, risponde il senatore Stefano Esposito (Pd), che rilancia: “Per bloccare la Tav basta una mozione dei Cinque Stelle, se non la propongono loro lo faccio io, poi si va alla conta. Se invece danno la fiducia a un governo Bersani… allora possiamo fermarla”. Ma è una provocazione volta a stanare chi si sposta a sinistra sulla lotta in valle. Da giorni, infatti, circolano voci incontrollate su un possibile voto di fiducia dei senatori a cinque stelle in cambio di uno stop in Val di Susa. E la risposta arriva a stretto giro dal portavoce del MoVimento, Vito Crimi davanti al tunnel della discordia: “Nessuna contropartita, il Tav non è merce di scambio. Punto. In tre mesi hanno scavato un buco di pochi metri e intorno hanno devastato la valle. Noi deputati e senatori faremo di tutto per bloccare il Tav, liberare e restituire quest’area alla

vita”. NEL FANGO DELL'AREA antistante allo scavo vanno in scena duelli sui numeri, i costi e certificazioni. “Vogliamo prendere le misure al cantiere”, esordisce Crimi. E non scherza: i grillini si presentano armati di rilevatore geiger e puntatore laser per cercare tracce radiottive e misurare la reale lunghezza dello scavo. Il verdetto è 17 metri contro i 50 dichiarati da Ltf. “Le solite balle”, si mormora intorno. Denunciano la mancanza di un

progetto esecutivo ed Ltf spiegato che viene consegnato a tranche, esaurendo l'ottemperanza alle prescrizioni che si presentano via via. La società ha aperto le porte anche all'ala dura del movimento rappresentata da Alberto Perino, leader storico, che a favore di telecamere e di tanti che sopra la galleria invocano il suo nome, urla: “Questo cantiere è militarizzato, calpesta i diritti e spreca soldi pubblici ferendo l'ambiente”. Le stesse parole scandiscono, cantano, portano addosso decine di migliaia

di No Tav che di lì a poco marceranno tra Susa e Bussoleno. Il popolo No Tav è vivo, dicono, nessuno ci metta il cappello. “Apprezziamo i Cinque Stelle che ci affiancano, ma noi siamo trasversali”, spiega un manifestante del Forum contro le Grandi Opere. Perché la coda del discorso è questa: il movimentismo parlamentare inauguato ieri investirà tutte le infrastrutture oggetto di contestazione. Anche Terzo Valico, Pedemontana, Mous e Dal Molin ieri sono scese in politica.

La manifestazione No Tav a Chiomonte. In alto, Alberto Perino e Vito Crimi Ansa

Fronda 5 Stelle? Non in Sicilia I SENATORI SMENTISCONO DI VOLER VOTARE LA FIDUCIA AL GOVERNO di Giuseppe Giustolisi e Giuseppe Lo Bianco

e ormai sembra accertata una regia siciliana per l’eS lezione al vertice del Senato di Piero Grasso, difficilmente si ripeterà nel voto a Bersani. Sabato scorso, infatti, per convincere i dodici senatori grillini a votare Piero Grasso era arrivato dalla Sicilia il vice presidente dell’Ars Antonio Venturino, un ex attore di teatro che con urla apparse a tratti scomposte aveva spiegato (con successo) ai suoi colleghi corregionali l’importanza di scegliere un simbolo antimafia per lo scranno piu alto di palazzo Madama. Una manovra a tenaglia, secondo i rumors circolati nel palazzo, appoggiata dal senatore catanese Mario Giarrusso, un avvocato che collabora con la Fondazione Caponetto ritenuto vicinissimo proprio a Pietro Grasso, che della fondazione è stato spesso ospite a convegni

e manifestazioni. E lo stesso Crocetta, promotore del dialogo con i grillini, si sarebbe vantato di aver fatto azione di lobbying pro-Grasso presso il M5S. Adesso però i grillini siciliani giurano che il “modello Sicilia” non è proponibile, che il voto su Grasso è stato solo “un problema di coscienza”, che la compattezza del gruppo “non è in discussione” e che non c’è alcun’aria di fronda. “Il gruppo è compatto”, dice la senatrice catanese Nunzia Catalfo, che al ballottaggio per la

GIARRUSSO “Sono sempre stato intransigente nei confronti di questi partiti e dello sfascio che hanno prodotto negli anni”

presidenza del Senato ha votato scheda bianca. “Ci siamo riascoltati dopo quel voto e abbiamo stabilito che per le prossime decisioni varrà il voto a maggioranza. E anche quelli che hanno votato per Grasso hanno rinnovato la loro totale adesione ai principi del movimento”. ANCORA PIÙ NETTO il sena-

tore di Trapani Maurizio Santangelo. “Tra di noi c’è unità e sintonia. A me non risulta alcuna spaccatura. Del resto non

abbiamo sempre detto in campagna elettorale che non facciamo alleanze coi partiti?”. Nessuna defezione, dunque, al massimo qualche assenza strategica. Più difficile un voto di fiducia, perché in quel caso la paura di esporsi direttamente dovrebbe prevalere, considerato che tra i senatori c’è anche chi non sapeva che la fiducia si vota in modo palese. Al senatore catanese Mario Michele Giarrusso la sola parola fronda provoca una risata. “Non c'è nessuna spaccatura nel gruppo e per quel che mi riguarda nessuna esitazione a continuare nel percorso intrapreso. Sono sempre stato intransigente nei confronti di questi partiti e dello sfascio che hanno prodotto negli anni”. Intransigente fino a pubblicare sul suo profilo una foto dei coniugi Francesco Boccia e Nunzia Di Girolamo, deputati rispettivamente del Pd e del Pdl, indicandoli come simboli dell’inciucio.


MOVIMENTANDO

il Fatto Quotidiano

Buttiglione soccorre B. : “No al conflitto d’interessi”

SIAMO AVVERSARI politici di Berlusconi e pensiamo che Berlusconi debba ormai uscire dalla politica. Ma dobbiamo anche dire con onestà intellettuale che pensare di farlo uscire dalla scena politica con una legge sul conflitto di interessi avrebbe il sapore di volere una legge con-

DOMENICA 24 MARZO 2013

tra personam”. È quanto afferma in una nota il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione. “Pur essendo vero che una buona legge sul conflitto di interessi sarebbe utile al Paese - aggiunge Buttiglione - essa andava fatta prima della discesa in campo di Berlusconi o va fatta dopo l’uscita

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di scena di Berlusconi, altrimenti potrebbe suonare come una misura punitiva che il popolo del centrodestra non capirebbe: siamo sicuri che in questo momento sia utile dividere il Paese ancora di più di quanto sia già drammaticamente diviso in questo momento?”.

SANTI APOSTOLI La piazza romana è stata la sede della manifestazione di MicroMega. In basso, Antonio Ingroia Ansa

di Sandra

Amurri

n piazza Santi Apostoli, a un chilometro e mezzo in linea d’aria da piazza del Popolo dove il Pdl inveisce contro la magistratura, tantissime persone arrivano con la Costituzione in mano per chiedere al nuovo governo di votare l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi in nome della legge 361 del 1957, accogliendo l’invito di MicroMega e del Popolo Viola. Due facce dello stesso Paese a riprova che il rispetto per la sua Costituzione non è un valore condiviso. Piazza presidiata dai blindati della polizia. Tanti gli striscioni e i cartelli: “Berlusconi sei impresentabile per la politica, non per il tribunale”, “Art. 1 Berlusca fatti processare”, “Berlusconi legittimo impedimento? Sì, a governare”. Conduce Moni Ovadia, il primo a salire sul palco, in verità un camioncino con i pancali aperti: “Noi siamo qui e ci saremo sempre finché ci sarà bisogno di difendere principi sacrosanti. Berlusconi non è un avversario politico, ma piuttosto un Re Sole che gode di privilegi, è una patologia”, dice.

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IL DIRETTORE di MicroMega

Paolo Flores d’Arcais sottolinea la necessità di esserci ancor più in questo clima di inciucio, che potrebbe portare a un governo di “responsabilità nazionale”, Pd+Pdl che “ci porterebbe nel baratro” distruggendo quel “poco che che ancora resta della vita culturale, sociale, morale del paese. Questa battaglia – riferendosi all’ineleggibilità di Berlusconi – si può vincere ed è la ragione per cui la nostra presenza qui non è solo testimonianza per la legalità”. Ringrazia il senatore del Pd Luigi Zanda , firmatario dell’appello di MicroMega, per il suo gesto simbolico, la donazione alla manifestazione di 100 copie della Costituzione che sono state firmate da intellettuali, artisti e quanti sono intervenuti e poi vendute per contribuire alle spese. “Mi auguro che tutto il Pd segua l’esempio del senatore Zanda”. Poco dopo, a distanza, Bersani dichiara che presenterà una proposta di legge sull’ineleggibilità di Berlusconi. Arriva Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile, accolto da un lungo applauso. Sale sul palco, tante mani alzano in alto la Costituzione. “Siete così tanti e motivati nonostante le mortificazioni della Corte” ride per il lapsus freudiano e continua “nonostante le mortificazioni subìte dalla Costituzione voi ci credete, noi ci crediamo ancora. Perché si apre la possibilità reale di una legge che chiede che Berlusconi venga cacciato dal Parlamento affinché si

“IL RE SOLE È INELEGGIBILE”

LE PIAZZE DI MICROMEGA PER CHIEDERE L’ESCLUSIONE DI BERLUSCONI DALLE CAMERE possa uscire dal tunnel lungo un ventennio e si possa finalmente vedere riconosciuto il diritto all’eguaglianza davanti alla legge”. E mentre Berlusconi da piazza del Popolo ha appena finito di dire “Ingroia

adesso che è stato trasferito ad Aosta farà inchieste sugli stambecchi” lui, quasi a volergli rispondere, aggiunge: “Berlusconi non si libererà così facilmente dalle inchieste della magistratura, ma intan-

INGROIA SU B. “Non si libererà così facilmente dalle inchieste della magistratura, ma intanto deve essere fermato da noi cittadini”

BRUNETTA Tagli e veleni Fratelli coltelli nel Pdl ufficio stampa del gruppo Pdl a Montecitorio, L’ a pochi giorni dall’apertura delle Camere, è già sulla difensiva. In un comunicato del primo pomeriggio prova a smentire le voci che da quando è stato eletto, si levano contro il presidente del gruppo Renato Brunetta: “L’unica cosa vera di quanto appreso sui giornali di questi giorni, in relazione alla struttura del gruppo Pdl alla Camera, è l’esigenza di dover tagliare circa il 65% del personale, come previsto non solo dal risultato elettorale del Popolo della Libertà ma anche dai tagli ai costi della politica tanto invocati dagli stessi quotidiani che oggi si dilettano a diffondere veleni e pettegolezzi. È inutile smentire una per una le tante falsità scritte sotto il suggerimento di persone che cercano con ogni mezzo di conservare il posto di lavoro”. Tra le falsità che sarebbero state scritte, oltre al taglio del personale, l’acquisto di una televisione di notevole dimensioni e l’approdo nell’ufficio di una squadra di fedelissimi dell’ex ministro della Pa.

to deve essere fermato da noi cittadini affinché non continui a disprezzare liberamente la legge e la magistratura”. Arriva anche Furio Colombo a leggere l’art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche...”. Applausi a non finire e tanti grazie urlati per Colombo che lascia il posto a Lidia Ravera, neoassessore alla Cultura della Regione Lazio, accolta – anche lei – con un caloroso applauso. SEGUONO don Franzoni, l’ex abate di San Paolo protagonista del Concilio che non legge l’art. 7 della Costituzione perché, spiega: “Il Concordato andrebbe abolito”, Giuseppe Giulietti di Articolo 21, Gianfranco Mascia. Contemporaneamente la stessa manifestazione si svolge in piazza Cairoli a Milano, a Palermo, a Genova dove la pioggia non impedisce la partecipazione di 500 persone. Durissime le parole riservate a Berlusconi dal sacerdote Paolo Farinella: “La responsabilità del fatto che i sondaggi danno il Pdl in aumento è di Bersani e ora anche di Grillo che invece di guardare i propri interessi dovrebbero guardare agli interessi del Paese” e ha concluso: “Dobbiamo avere la forza e il coraggio di dire che Berlusconi è un delinquente, è un immorale non per la vita sessuale che fa, ma per quello che è, per le scelte che ha fatto per sé contro l’Italia”.

SEGUE DALLA PRIMA di Marco Travaglio

a negli stessi minuti s’intromette nottetempo il simpatico Corrado Formigli, che non c’entra nulla M di nulla, invitando Grasso via twitter a tenere il duello a Piazza Pulita. Alle 7.31 di venerdì Grasso risponde con un

tweet al “gentile Corrado” che accetta volentieri il suo invito. Poi, con comodo, verso le 11, Formigli mi convoca con un gentile sms per lunedì nel suo programma già bell’e pronto, manco fossi la sua colf. Rispondo che il confronto, come ho detto in diretta e come Santoro ha concordato con Ruffini, avverrà nel programma che ha originato la polemica e con cui collaboro in esclusiva. Santoro avvia contatti con lo staff di Grasso dando disponibilità per ogni giorno e ogni sera da domenica in poi, disposto anche a cedere il passo a un altro “arbitro” casomai la sua figura fosse ritenuta troppo sbilanciata dalla mia parte. Ma Grasso, che prima aveva tanta fretta, può soltanto lunedì alle 21.15, guardacaso l’orario d’inizio di Piazza Pulita. Spetterebbe al direttore di rete Ruffini mettere a posto Formigli e tutelare la dignità del programma di punta di La7 (che fa ascolti doppi rispetto a Piazza Pulita). Invece scopro che s’è già accordato alle mie spalle con Formigli e Grasso per bypassare Servizio Pubblico e trasferire tutto a Piazza Pulita, in uno strano duello dove lo sfidante sceglie luogo, giorno, ora, padrini e arbitro, mentre lo sfidato resta all’oscuro di tutto e deve soltanto subire le decisioni altrui prese altrove. Altrimenti viene pure accusato di sfuggire al confronto. Ruffini è lo stesso che, nominato direttore di Rai3 dal centrosinistra, chiuse Raiot di Sabina Guzzanti dopo la prima puntata di grande successo; poi, nel 2008, mi attaccò per aver raccontato da Fazio le liaisons dangereuses del predecessore di Grasso, Schifani; e ora delegittima Servizio Pubblico e il suo gruppo di lavoro, trattandolo come un programma inaffidabile. Io continuo a sperare che il confronto con Grasso si faccia, in un luogo concordato da entrambi: non certo in un programma dove – per contratto, per correttezza e per decenza – non posso metter piede. Se invece il presidente del Senato continua a fare giochetti coi suoi compagnucci di partito, viene il sospetto che abbia già optato, un’altra volta, per la fuga. Insomma, come già con Caselli, gli piace vincere facile: giocando le partite senza l’avversario. Ps. Tutto questo non è, come credono in molti, un gossip televisivo senza importanza. È una questione politica cruciale, riconosciuta dallo stesso Grasso quando, dal secondo scranno della Repubblica, ha telefonato in diretta a Servizio Pubblico, manifestando una gran fretta di chiarire tutto. Una fretta che non si spiega se non con la speranza di diventare premier se l’esplorazione di Bersani fallisca. In quel caso potrebbe essere lui l’uomo giusto per un governissimo che metta d’accordo Pd e Pdl. Perciò i suoi rapporti con B. e il Pdl vanno chiariti fino in fondo. E perciò si tenta di delegittimare uno dei pochi programmi che ancora disturbano i manovratori.


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IN BASSO A DESTRA

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Musica e striscioni: ”Cosentino libero” e “arrestateci tutti”

CE L’HANNO con Lucia Annunziata i militanti del Pdl quando dicono o scrivono il cartello “siamo tutti impresentabili”. La conduttrice di In mezz’ora domenica scorsa lo ha detto ad Angelino Alfano e in piazza del Popolo nessuno glielo perdona. Ma gli striscioni che vanno per la maggiore sono quelli sulla giustizia: “Arrestateci tutti” scrivono, ma anche “Cosen-

il Fatto Quotidiano

tino libero”. Poi “Giustizia politica cancro della democrazia” e “Il palazzo di ingiustizia di Milano uccide la verità e la libertà”. Poi la musica con i classici napoletani rivisitati “ohi Silvio nostro si’ stato ‘u primmo ammore e u primmo e l’ultimo sarai pe’ me...”, ma anche un ironico “Just a gigolò”, fino al famoso “Menomale che Silvio c’è”.

MIMMO C’È Tra cin-

TUTTE CON SILVIO

Le donne sono centrali nella mistica populista di B. Francesca Pascale, la fidanzata di B., ha un cappotto blu e imita la Mussolini con le labbra. Con lei la Santanchè (a sinistra) e la Rossi (a destra)

quant’anni, o anche meno, ricorderemo il berlusconismo come una medaglia di latta, fasulla. Da un lato le donne, dall’altro gli Scilipoti e i Razzi

LABBRA IN PIAZZA

SULLE SPALLE DELLA MOGLIE Non è facile avere Renato Brunetta come marito. Il capogruppo del Pdl è appena sceso dalle spalle della moglie per assistere al comizio di B.

La bocca smisurata di Alessandra Mussolini è una perfetta metafora della piazza del Cavaliere. Lei fa sempre tutto per non passare inosservata

foto di Umberto

Pizzi

TRA GOLPE, VOTO, COLLE E RUGHE

BERLUSCONI FA CAMPAGNA ELETTORALE CON L’IMU E VUOLE UNO DEI SUOI AL QUIRINALE di Antonello Caporale

l budello della metropolitana mi conduce dentro il popolo di Silvio, stretto tra Terenzio, commerciante di Lucca, sua moglie Linda, in festoso girovita tricolore e Paolo, avvocato romano molto arrabbiato. Sessantenni, nonni preoccupati e se non ci fosse Lui addirittura disperati. “Dobbiamo tutto a Lui, scrivi maiuscola, e siamo tutti con Lui e si vede e non ci potete fermare perché siamo tantissimi”. Tantissimi, è vero. Popolo attempato, del resto una ventina d'anni è passata dalle prime prove di piazza. Anche la deputazione parlamentare mostra un filo di rughe d'esperienza.

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STEFANIA PRESTIGIACOMO, ricondotta nel-

l'alveo magico della claque da parterre, ha i segni visivi della maturità. Il programma musicale prevede comunque un pezzo – Just a gigolo – di contemporanea riflessione sulle prodezze notturne, e questa piazza del Popolo (oggi anche “delle Libertà”) lo attende con commozione e quel senso di gratitudine che si pensava appassito dopo così tante prove d'amore. Lo zoom della telecamera filma l'avanzamento del lungo corteo presidenziale con la discesa dal Pincio ed è tutto un Ohhh,

una di quelle meraviglie da riferire a casa stasera. Il palco è sterminato, libero, piano, senza presenze disturbatrici. Non ci sono relatori, commilitoni, segretari. Donne nella giusta dimensione ma tenute ai margini, azzardando un po' in una misurata linea d'ombra. È la piazza di Silvio e basta. Che presenta il conto: “Vogliamo un uomo di centrodestra alla presidenza della Repubblica, altrimenti sarà un golpe contro la demo-

SU GIANFRANCO FINI Adesso, adesso... mando un saluto a lui e a tutto il suo club di gentiluomini. Sono convinto che a Montecarlo non se la passi così male

crazia”. Il Quirinale oppure è golpe. Il governo oppure il voto: “Senza di noi è impossibile pensare a un governo che possa aiutare l'Italia a risolvere i suoi problemi. Allora è meglio votare. Io sono pronto!”. Boato ultrasonico: “Andiamo a votare e vinceremo!”. Bersani che cincischia sappia cosa deve fare e come per avere la pelle salva, “il suo incarico precario non gli dà chances”. E per l'appunto: o con noi, e quindi al Quirinale

ANTONIO INGROIA Lo hanno mandato in Valle d’Aosta, l’unico posto dove non si è candidato, ora farà le intercettazioni agli stambecchi del Gran Paradiso. Pare che uno di loro sia anche pentito

uno di noi, oppure voto subito “perchè faremmo un'opposizione feroce”. Orgoglio e forza ritrovata. Non si pensa al domani. È il presente che conta, è al prossimo mese che il leader punta, e le carte sono sul tavolo e la prova di forza possibile. Leader anzi leaderissimo, padrone assoluto e divinità. Angelino Alfano è tornato a fare l'assistente, intrattiene i giornalisti nel retropalco che brulica di varie altre

L’EX LEADER DELL’IDV Sì, anche a lui. Mando un saluto a Di Pietro, spero che le sue braccia che sono tornate all’agricoltura non facciano troppi danni

PIER LUIGI BERSANI Ma lo avete visto? Prima del voto era convinto di avere già vinto e ora ha la faccia di uno che ha cercato di smacchiare un giaguaro e il giaguaro lo ha ridotto molto male

Piazza piena, tutti a Roma a spese di Silvio VIAGGIO E PRANZO PAGATI, GRATIS ANCHE LA METRO. “È IL MIGLIORE, L’UNICO CHE CI TOGLIE LE TASSE” di Caterina Perniconi

e lo sono anche tatuato: Silvio Berlusconi, vita mia” dice un raM gazzo napoletano, prossimo ai quaranta, che scende dal pullman con la bandiera di Forza Italia. Alza la felpa, scopre l’avambraccio e spunta l’autografo del Caimano inciso nella pelle. Doloroso? “Tutto per lui”. É mezzogiorno, a Cinecittà arrivano i primi mezzi dal sud Italia (Puglia e Campania la fanno da padrone). Con Silvio. “Sempre!”. Fanno le foto all’ingresso della cittadella dei film: “Qui c’è Maria De Filippi vero?”. Proseguiranno con la metro fino a Piazza del Popolo. Non hanno dovuto tirare fuori un euro. “Mai, paga sempre tutto il partito”. Viaggio e pranzo al sacco (panino, ac-

qua, succo di frutta, per i più fortunati anche insalata di riso e crackers). Nemmeno una moneta per la metropolitana, Gianni Alemanno la lascia aperta a tutti. Nel pomeriggio il sindaco sarà costretto a spiegare la sua scelta: “Copre le spese il Pdl, anche per la pu-

lizia della piazza”. Una manifestazione che a Berlusconi costa cara. Ma è necessaria, serve ad alzare la posta, a ricordare a tutti che la gente lo sostiene. “Veniamo da Bari – raccontano due militanti – siamo qui per Silvio, abbiamo bisogno di un governo, altrimenti a

giugno l’Imu di Monti chi la paga? Verrano a prendersi la casa”. Parlano solo di tasse e di crisi, ogni tanto, torna il leit motiv della giustizia. “Certi magistrati andrebbero ammazzati. Berlusconi è unico, il migliore”. Qualcuno si accanisce contro il Fatto quotidiano, ma non sono molti, “avversari, per carità, ma noi la stampa non la mandiamo affanculo”. Si divertono. I ragazzi cantano “menomale che Silvio c’è”. Dopo di lui? “Va bene chiunque, basta che porti avanti le sue idee”. Ma non vi ha delusi? “Mai”. Lo mandiamo in pensione? “Se solo quei magistrati comunisti lo lasciassero in pace”. Metro, si parte. Continuano i cori. Qualcuno scende prima, “c’è il sole, facciamo un bel giro a Roma senza pagare, abbiamo colto l’occasione al volo”. I più a piazza

di Spagna: “Vediamo la scalinata, quella delle sfilate, poi andiamo a manifestare”. Cercano le telecamere, gridano “Italia uno”. Sono cresciuti con Mediaset. Gli anziani sono di più. In piazza suona “Oi vita mia”, è “dedicata a Silvio” dice il cantante. Come sul tatuaggio. Muoversi è difficile, c’è molta gente e spingono tutti verso il palco, vogliono i vip, cercano Berlusconi. Quando arriva cominciano a urlare “chi non salta comunista è”. I primi fischi sono per Bersani, anche se alla fine “va bene anche un governo con lui, basta che ci danno il Quirinale”. Appuntamento alle sette a Cinecittà. Si riparte, c’è chi viaggerà anche tutta la notte. Gratis. Twitter @laperniconi Video su ilfattoquotidiano.it


il Fatto Quotidiano

IN BASSO A DESTRA

DOPO LA MANIFESTAZIONE PROTESTA UNA RAGAZZA NUDA: SÌ VITA È arrivata tardi per vedere il ghigno soddisfatto di Berlusconi. Quando la gran parte dei sostenitori del Pdl lascia la piazza, una donna nuda alza sopra la testa una fotografia. Sul corpo, la scritta “sì vita”. Ma a differenza del gruppo femen non oppone resistenza e viene coperta con un tricolore.

IL CAIMANO NELLA PELLE LUI E IL MILAN TATUATI Viene da Napoli e scende dal pullman con una bandiera di Forza Italia. Ha due orologi con la faccia di Berlusconi, stesso ritratto sulla maglietta. Poi il nome tatuato sull’avambraccio e il diavolo milanista sulla spalla: “Sono di Napoli, ma tifo Milan dal ‘79, anche prima di B.”

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IL TRIBUNALE OBBEDISCE AL MONITO DI RE GIORGIO ORA NIENTE AULA PER B. NAPOLITANO L’AVEVA CHIESTO IL 12 MARZO E IERI LA CORTE D’APPELLO HA RINVIATO AL 20 APRILE L’UDIENZA PER IL PROCESSO MEDIASET. “C’È IL CONTESTO ISTITUZIONALE” di Antonella Mascali

gni di oggi (ieri, ndr) non sono attività parlamentare ma politica”. In l presidente Giorgio Napoli- merito alla richiesta della sospensiotano il 12 marzo si era preoc- ne del processo, Bertolè Viale si è ricupato che i giudici milanesi ferita anche a due pronunce della non consentissero a Silvio Corte Costituzionale, del 2004 e del Berlusconi di “partecipare” a questa 2008, per sostenere che in questa fase fase politico-istituzionale. Ma da ie- (mancano solo le arringhe dei difenri può stare tranquillo: la seconda se- sori di due imputati) “non sussiste il zione della Corte d’Appello di Mi- dovere del giudice di sospendere ma lano, presieduta da Alessandra Gal- solo di emettere sentenza”. Dunque, li, ha aggiornato il processo Media- secondo l’accusa era possibile celeset-diritti tv al 20 aprile, riconoscen- brare l’udienza. Ma i giudici hanno do al leader del Pdl il legittimo im- deciso di rinviare al 20 aprile, due giorni dopo l’attepedimento per la sa decisione della riunione dell’uffiCassazione sul lecio di presidenza COSA RISCHIAVA gittimo sospetto. E del suo partito in domani potrebbe merito alle valutaLa sentenza avrebbe esserci l’ennesimo zioni post consulrinvio del procestazioni del capo potuto confermare so Ruby: per la dello Stato. la condanna a 4 anni di quarta volta poUn appuntamentrebbe slittare la to, scrivono i giucarcere per frode fiscale conclusione della dici, che “va inrequisitoria di Ilda quadrato in un e 5 di interdizione Boccassini che decontesto istituziodai pubblici uffici ve chiedere la pena nale. Come conper concussione e tatti tra un capo di coalizione con altre forze politiche là dove è stato MICHAELA BIANCOFIORE conferito l’incarico di formare un nuovo governo”.

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comparse. Gli altri in fila ad applaudire. Il piano terra delle virtù è una corona di battimani. Il solito Scilipoti in tenuta felicità; da una siepe spunta la sagoma nerochicago di Angelucci, capostipite della generazione affaristica romana. Anche Franco Carraro, e restiamo nella terza età dei potenti, intramontabili e veri impresentabili. Ma nessuno se ne accorge e a nessuno interessa. Porti chi vuole, elegga chi vuole, a noi serve solo Lui. E il Cavaliere, davvero senza macchia e senza paura, si presenta al cospetto del suo popolo in una forma smagliante. È l' idolo. “Adesso, cari amici, facciamo un saluto a Gianfranco Fini”. Sembra Crozza nel rimbombo della risata che scivola come lingua di serpente e lo addenta: “A Montecarlo non se la passa poi così male”. Risate, urla, e un improvviso “duce duce”. Sì, c'è anche una infiltrazione di destra ritmica al centro della piazza con le mani tese: la storia non si dimentica. “DITE A BERSANI che non ha vinto le elezioni!”,

urla. E vogliamo parlare di Monti? “Supino alla Germania e adesso pure all'India”. Duetto scandalizzato tra due signore: “Pure con gli indiani mo', ma che si doveva vedere...”. È certo l'Imu a tenere banco, “e le tasse a cui con le nostre forze ci vogliamo opporre. Meno tasse sul lavoro, meno tasse sulla casa, meno tasse ovunque”. E' un popolo di benpensanti (Lui: “di benestanti”) che s'aggira inorridito alla vista di questa Italia in mano “ai comunisti di sempre” e ai magistrati. Sui magistrati una parentesi e un approfondimento. Ho contato dieci aggettivi su cartelli bianchi adattati alla protesta: merda, boia, criminali, sovversivi, inciucisti, incapaci, ingiusti, ladri, scansafatiche, politicizzati. Sulla Boccassini tre (conto parziale): vergogna, persecutrice, farisea. Su Ingroia porte aperte alla fantasia. Berlusconi: “Sapete dove l'hanno mandato? In Valle d'Aosta. È già pronta un'inchiesta sugli stambecchi del Gran Paradiso. Ha pure trovato uno stambecco pentito e lo interrogherà presto”. Vivissimi complimenti, “daje è forte”, alcune parole d'odio semplice, “merda di comunista, vaffanculo!”, molti urrà. Dicci di Di Pietro. “Bracce rubate all'agricoltura”. Ma è magnifico, bellissimo, “scusate chiamate un medico una signora si sente male, forse ho parlato troppo dei comunisti”. Gli è venuta la congiuntivite per questo, a furia di parlarne “i miei occhi si sono arrossati”. Piazza piena d'amore e di pena: “Che vergogna trattare così un uomo, trascinarlo nei tribunali”, “che vergogna questo Grillo”, “che vergogna questa Italia”. Infatti, alla fine, tutti in coro: “Meno male che Silvio c'èèèèèè”.

POCO IMPORTA CHE, secondo l’agenzia Dire, Berlusconi alla riunione,

durata una ventina di minuti, non avrebbe partecipato. Invece, si è presentato nel pomeriggio in piazza del Popolo sempre agguerrito contro la magistratura “politicizzata”. Comprensibile che fosse ringalluzzito: ieri era prevista la sentenza che avrebbe potuto confermare la condanna, per frode fiscale, a 4 anni di carcere, a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e a 3 dagli incarichi societari, ma è stato tutto rinviato. I giudici hanno dato appuntamento al 20 aprile: di fatto aspettano la decisione della Cassazione sulla richiesta di Berlusconi di trasferire a Brescia sia questo dibattimento sia quello Ruby per “clima ostile”. Formalmente, però, il collegio ha accolto solo il legittimo impedimento e non lo stop per l’istanza sul legittimo sospetto, come chiesto dalla difesa. Respinto, inoltre, il legittimo impedimento per gli avvocati-parlamentari Niccolò Ghedini e Piero Longo che continuano a non far presentare i sostituti processuali perché Berlusconi non vuole, dicono, e perché “tutti impegnati altrove”. Ieri c’era l’avvocato Lisa De Furia legittimata solo a insistere sulla richiesta di sospensione del processo a causa dell’istanza su cui deve decidere la Cassazione e, in seconda battuta, sul rinvio per legittimo impedimento. L’accusa, invece, con l’avvocato generale Laura Bertolè Viale, si è opposta a entrambe le richieste: nessun legittimo impedimento assoluto “in quanto gli impe-

Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano Ansa

prostituzione minorile. Sulla decisione dei giudici del processo Mediaset sembra aver pesato quanto scritto dal capo dello Stato il 12 marzo, dopo aver ricevuto al Quirinale una delegazione del Pdl, capitanata da Angelino Alfano reduce, insieme a tutti i parlamentari, dalla marcia a Milano sul Tribunale e dentro al Tribunale. “È COMPRENSIBILE – ha scritto Napolitano – la preoccupazione dello schieramento che è risultato secondo, a breve distanza dal primo, nelle elezioni del 24 febbraio, di veder garantito che il suo leader possa partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale che si proietterà fino alla seconda metà

del prossimo mese di aprile”. Già in campagna elettorale il comitato di presidenza del Csm (Vietti-Lupo-Ciani) con grande apprezzamento di Napolitano, aveva scritto un comunicato per strigliare i magistrati, tanto che alcuni consiglieri del Csm lo hanno criticato: “È auspicabile che sia assicurato il clima più sereno per lo svolgimento della competizione elettorale, evitando nei limiti del possibile interferenze tra vicende processuali e vicende politiche”. Una dichiarazione rilasciata dopo che i giudici del processo Mediaset, il primo febbraio, non avevano riconosciuto un legittimo impedimento. a.mascali@ilfattoquotidiano.it

Il libro da amazzone felina di Beatrice Borromeo

opo i Brangelina, i Biancusconi. O i Berlufiore: è D lei, la biondissima amazzone berlusconiana Michaela Biancofiore a suggerire la crasi che meglio racconta il suo amore per il Cavaliere, “ignaro, dolce filo conduttore” della sua vita. E lo fa in un’autobiografia in cerca di editore, “Il cuore oltre gli ostacoli. Nel sogno di Silvio”. È la storia di una “cenerentola in politica” che ripercorre in 265 pagine glorie e traumi degli ultimi 40 anni, a partire dal primissimo: “Avevo il cordone ombelicale intorno al collo per le capriole che facevo nel povero utero di mia mamma Giovanna. Insomma mi stavo autostrozzando!”. Il difficile rapporto con la sorella: “Ricordo benissimo il mio piedino rivestito di un calzino di pizzo san gallo ricamato con rosellina decorativa immerso nel water nel quale mi voleva gettare!”. La visione di se’: “Io, novella Lady Oscar e un po’ Giovanna d’Arco”. I vari segni del destino, a partire dall’onomastico, il 29 settembre, giorno della nascita del Capo. O il cartone che ha cambiato la sua vita: “Candy Candy”, storia di una bambina candida come un bianco fiore, che guarda caso andava in onda nelle televisioni di B. Proprio come la sua soap opera preferita, “Sentieri”. E come il settimanale che si leggeva in famiglia: Tv sorrisi e canzoni. Tutto “casualmente appartenente sempre a Berlusconi”. Ma sopra ogni cosa, l’amore. Quello per la politica, certo. Tra delusioni (“Non so quante lacrime ho pianto ma penso di essermi davvero prosciugata”) e pura felicità (“Solo davanti allo sgorgare di una vistosa goccia di sangue, capii che era tutto vero”: l’amazzone sarebbe diventata onorevole, B. la voleva a Roma. E le regalò un anello di Damiani, in brillanti, che “io porto alla mano

destra, senza mai toglierlo. Perché in fondo sono fidanzata con lui, da sempre”. Politicamente, s’intende: “Sono una kamikaze imbottita di tritolo berlusconiano puro”. E cos’e’ il berlusconismo? “Quell’impercettibile dolce incoscienza che ci fa lanciare appunto, il cuore oltre ogni ostacolo”. Ma soprattutto le tormentate relazioni con gli uomini. A partire da Flavio. Passione non consumata, però: “Avevo il gap dell’amore dopo il matrimonio, che lì stava però miseramente cedendo davanti alla forza virulenta dell’amore”, solo che “Flavio al momento di fare l’amore mi respinse”. Ma la colpa non era della sensuale Michaela: Flavio “mi raccontò di non essere mai riuscito a fare l’amore con una donna, che non poteva farlo”. POI ARRIVÒ FRANCO, “l’amore finalmente”. Frattini il “genietto” e “io, un po’ buffa, un po’ enfant prodige, un

po’ tardona, molto affettuosa e avvolgente”. Caratteristiche “tragiche” nell’arte della conquista, spiega lei parafrasando Rita Hayworth: “Si innamorano dell’amazzone e fuggono quando scoprono la dolcezza della micetta che gli può arrivare al cuore. Mentre la mia vita era sconvolta dal ciclone Franco”. L’ex ministro divenne una parte di lei: “Era bello, giovane, raffinato, elegante, colto, anzi coltissimo. Gli mancava quel passetto in più, un po’ di berlusconite”. Al di sopra di tutto la disperata ricerca del Cavaliere: “Giravo come una trottola intorno a Silvio ma non riuscivo mai ad arrivare all’epicentro del ciclone. Sembravo posseduta”. Finché giunse “il giorno in cui la mia vita è sbocciata nella sua fantastica peculiarità”: il 22 novembre 2003, a Macherio, lo incontra. “Fu un’esplosione nel cuore, un marchio a fuoco nella pelle”. Silvio venne. E io entrai nel suo cuore. Twitter: @BorromeoBea


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SICILIANI

DOMENICA 24 MARZO 2013

Minacce a Crocetta dopo i tagli La Procura indaga

LA PROCURA di Palermo ha aperto un’inchiesta per fare luce sull’episodio denunciato ieri dal presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, che si è recato in procura per raccontare di una telefonata di minacce ricevuta da un sindacalista della formazione, settore che coinvolge circa 10 mila lavoratori. Secondo Crocetta, la telefonata è arrivata dopo l’annuncio della revoca di diversi

il Fatto Quotidiano

enti di formazione. “Basta con i giochi pericolosi. Nel mondo della formazione ne sono stati fatti troppi” ha detto Crocetta durante una conferenza stampa durante la quale è stato reso pubblico un elenco dei primi 43 enti che, al termine delle ispezioni, sono risultati non in regola con versamenti di contributi e con il pagamento dei lavoratori. Tra questi enti figurano le sigle più grosse del settore.

In alcuni casi è risultato anche che gli enti hanno incassato somme destinate ai lavoratori senza mai pagare il personale. In serata, la reazione di Giorgio Tessitore, sindacalista Cisl che nega di aver fatto minacce. “Io stesso pagherò la benzina per darvi fuoco e a Crocetta non basteranno neppure cento uomini di scorta per salvarlo” avrebbe detto. “Era solo una metafora” spiega ora.

Grasso va solo contro Grasso: salta il primo duello in tivù DOMANI IL PRESIDENTE DEL SENATO DA FORMIGLI MA SENZA CASELLI ncora a distanza, per tre giorni e qualche ora. Scivolano via le speranze di vedere Piero Grasso e Marco Travaglio faccia a faccia: il presidente del Senato sarà a Piazza Pulita, lunedì sera, sempre su La7; il giornalista non si muove in trasferta da Servizio Pubblico perché “il guanto di sfida va raccolto lì dov'è stato gettato”.

A

Ma per una coincidenza fortuita, che aveva creato uno scenario suggestivo, non ci sarà nemmeno l'incontro fra i due ex procuratori capo di Palermo e rivali per la guida dell’Antimafia: Gian Carlo Caselli e lo stesso Grasso. Corrado Formigli, prima dei fatti di Servizio Pubblico, aveva invitato Caselli a Piazza Pulita per parlare di giustizia. Quando Grasso ha riattacca-

MANGANELLI il saluto al capo della Polizia iao Antonio ci mancherai. La nostra missione è conC tinuare con coerenza il tuo impegno. Quell'impegno che con coraggio e generosità hai vissuto”. Le prime parole a risuonare nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma, dove ieri mattina si sono celebrati i funerali di Stato del prefetto Manganelli, sono quelle di don Luigi Ciotti. Commosso il ministro dell’Interno Cancellieri mentre leggeva il suo saluto: “Antonio Manganelli era un uomo saggio e per una innata inclinazione ricercava il bene comune”. Poi il ricordo fraterno del presidente del Senato Grasso. Ad attendere la salma c’era anche il governo uscente, Bersani, Alfano e Ingroia.

to il telefono, giovedì in tarda serata, il giornalista si è offerto su twitter per ospitare il duello tra la seconda carica dello Stato e il vicedirettore del Fatto Quotidiano, l'indomani – come noto – Grasso ha accettato e Travaglio ha ripetuto il concetto “si fa a Servizio Pubblico perché lì è nata la cosa”. Caselli stava pensando che la sua presenza sarebbe stata inopportuna, e comunque diversa rispetto all'ingaggio iniziale, ma prima di contattare il conduttore, lo stesso Formigli ha chiamato per comunicargli il cambiamento di programma. Caselli l'ha presa bene: lo share avrebbe esaltato con grossi numeri, però, l'eventuale confronto. Al presidente di Palazzo Madama resta l'occasione, e non è mica poco, per regolare i conti con Travaglio: Formigli sta preparando la platea, che dovrebbe contenere qualcuno in grado da far contraddittorio a Grasso. Non ci sono più possibilità per Michele Santoro, che aveva dichiarato la disponibilità per organizzare speciali in questo fine settimana (come del resto Enrico Mentana) e l'aveva annunciato ai vertici editoriali ottenendo l'assenso. La7 ha ribadito che non ci sono variazioni di palinsesto

SOMIGLIANZE Copertina dell’Espresso, il presidente del Senato Piero Grasso si mette in posa. Forse si crede Federico da Montefeltro, ritratto da Piero Della Francesca

La Zanzara – più chi ha torto e

DIFESA E ATTACCO Nessuna notizia della sfida con Travaglio. Dell’Utri elogia ancora l’ex pm: “Bene la medaglia a B.” Lerner contro Santoro e che Grasso sarà a Piazza Pulita. La confusione che ha generato la vicenda Grasso-Travaglio ha scoperchiato una questione evidente a chi frequenta e osserva il canale di Urbano Cairo: i conduttori non si amano, chiaro, ma vanno oltre la semplice e sanissima concorrenza interna. Ieri Gad Lerner ha scritto un

anatema contro Santoro e Travaglio: “Coniato il loro Comandamento: ‘Non avrai altra televisione all'infuori di me’. Vezzi da star in una rete senza censura”. La reazione di Lerner fa coppia con un servizio del telegiornale di Enrico Mentana, che aveva sottolineato l'intromissione sorprendente dei dirigenti di La7 nei preparativi di questo tormentato duello: hanno preferito confermare Grasso da Formigli piuttosto che agevolare il match. Da buon commentatore abituato a non legare la favella, Marcello Dell'Utri ha giudicato le squadre in campo, anzi negli spogliatoi: “Mi sono meravigliato della telefonata di Grasso da Santoro, quando ti metti sul livello di chi ti accusa non si capisce – ha detto

chi ha ragione, è un errore. Se accetta di fare un confronto Travaglio lo sbrana di sicuro, non ci deve andare e non ha bisogno di andarci. Da cosa si deve difendere? Grasso è presidente del Senato, non è una cosa utile chiamare in trasmissione, ma lo capirà quando avrà fatto esperienza, ora è un neofita”. “E poi – aggiunge Dell’Utri – quelle di Travaglio sono sicuramente delle palle grossissime, lui è il megafono di Ingroia, Ingroia era il nemico di Grasso e Travaglio continua a fare il lavoro di Ingroia”. E infine cambia registro linguistico, l’ex senatore Pdl: “Grasso non è un magistrato fanatico – aggiunge – non è un fanatico come Ingroia. Berlusconi non lo conosce. Ma avrebbe fatto benissimo a dare un premio antimafia a Silvio, è una cosa oggettiva che il governo Berlusconi è quello che ha lottato di più contro la mafia”. Car. Tec.

Piero, Marcello e la mitica Bacigalupo DELL’UTRI FU ALLENATORE DELL’EX PROCURATORE, TUTTORA APPASSIONATO DI CALCIO E FORMAZIONI di Giuseppe

Lo Bianco

rasso? Era fortissimo. G Usciva dal campo fangoso con i pantaloncini bianchi inamidati, segno che non era un combattente. Ma era molto bravo”. Così diceva ieri Marcello Dell’Utri alla Zanzara, su Radio24, in un crescendo di elogi iniziati anni fa quando, inaspettatamente, rivelò di avere allenato tra i “pulcini” della Bacigalupo il capo della Procura che lo stava processando per mafia. Per anni a Palermo tutti si sono interrogati sul senso da attribuire a quelle parole, fino a quando il regista Franco Maresco l’ha chiesto direttamente a Dell’Utri, intervistato per il film “Belluscone-Una storia siciliana”. “C’è forse un significato più sottile?” chiede Maresco. “E quale potrebbe essere? – risponde l’ex senatore condannato per mafia –. Che conoscendomi bene, io diciamo, ero il suo maestro, pur essendo ragazzino, lui era più piccolo, non ha speso una parola nei miei confronti. Però, diciamo che pensandoci bene non avrebbe potuto farlo. Nè io mai l’ho cercato, per non

metterlo in imbarazzo, ovviamente”. Insomma tutti, in Sicilia, ricordano Grasso in versione sportiva. Conferma il procuratore di Trapani, Marcello Viola: “Piero è uno che capisce molto di calcio’’. E Viola lo conosce bene, ha giocato con lui nella Nazionale magistrati, e ricorda le sue progressioni sulla fascia, palla al piede: “É un mediano – aggiunge Viola - più difensore che d’attacco. E più di quantità che di qualità, fino a pochi anni fa correva ancora come un giovane calciatore’’. E INFATTI IL VIVAIO era di

quelli buoni, la mitica Bacigalupo, fondata dai fratelli Beppe e Marcello Dell’Utri alla fine degli anni ’50, a Palermo, in memoria del portiere del Torino e della Nazionale scomparso a Superga. Il presidente era un farmacista, D’Alessandro, Beppe Dell’Utri si occupava della prima squadra, ad allenare il settore giovanile c’era suo fratello Marcello, allora rampante bancario in carriera con la passione del pallone. E nonostante i ricordi di Ze-

man, intervistato da Oliviero Beha per il suo libro “Il calcio alla sbarra’’ (“Marcello Dell’Utri? Si vedeva meno, di lui mi ricordo che aveva l’ascensore dentro casa. A quei tempi faceva un certo effetto”), Dell’Utri si occupava proprio del futuro calcistico di quei campioncini in erba. Una scuola di vita, oltre che sportiva, come ricorda uno dei calciatori di allora, Natale Picano, una stagione con l’Em-

CARI RICORDI “Grasso era molto bravo, usciva dal campo coi pantaloncini bianchi, senza neanche una macchia di fango”

FONDATORE L’ex senatore Marcello Dell’Utri ha festeggiato commosso i 50 anni della società calcistica che ha contribuito a fondare

poli in serie A: ”Un giorno arriviamo in campo, tutti ‘sti ragazzini. Lui (Dell’Utri, ndr) ci chiuse tutti nello spogliatoio e a uno a uno passavamo dove c’era lui e cominciò a farci delle domande didattiche. Ci faceva il problemino, la domanda di geografia...ma noi...ma che siamo venuti a fare? Lo faceva per vedere l'indice intellettivo di tutti sti ragazzini. Da li si vedeva che non aveva soltanto lo scopo di fare cre-

scere dei calciatori, si cercava di far crescere dei ragazzi sani”. Purtroppo, senatore Grasso, l’obbiettivo non fu centrato per tutti, come ammette lo stesso Dell’Utri: “C’era tutta la Palermo dell’epoca – ha raccontato – e siccome la squadra non era settaria aveva i figli di Restivo (ex ministro dell’Interno, ndr), di Alessi (ex presidente della Regione, ndr), di Vizzini. E mi ricordo che c’era

anche un certo Spadaro, un ragazzo che giocava benissimo, mi dicevano che suo padre fosse un contrabbandiere legato ad ambienti della malavita organizzata, ma era un ragazzo bravissimo, educatissimo e giocava in maniera splendida”. ATTORNO ALLA SQUADRA,

e a Marcello Dell’Utri, giravano altri nomi, da Vittorio Mangano ad Antonio Cinà, ma quella è un’altra storia che in pochi, a Palermo, hanno voglia di ricordare. Meglio chiacchierare sul presente, sulle ironie malevole di chi oggi sottolinea l’errore “aritmetico-calcistico” commesso dal presidente del Senato rispondendo alla domanda di Floris, a Ballarò: “Che governo sarà?”. “Ancora non so se a zona o uomo, 4-4-2-1 o 3-5-2-2, eh eh”, ha risposto, sotto gli occhi stupiti di Laura Boldrini. I conti non tornano, a calcio si gioca ancora in 11, ma a difendere la sua competenza calcistica sono i suoi ex colleghi in Sicilia: “É stato certamente un lapsus” chiude il procuratore di Trapani Marcello Viola.


“Si a in quella cpcomodi disse il Proltrona”, “Grazie, meisidente. sono portato la la lascio mmia, non rispose Ber ai”, sani.

RESA DEI CONTI

M5S: siamo noi a dare i numeri! Il Garante Grillo (G.G.) e il Controllante Casaleggio (C.C.) hanno emesso un comunicato congiunto per precisare che il Movimento 5 Stelle è il più votato partito italiano, avendo avuto 8.784.499 voti mentre il Pd ne ha avuti 8.932.523, nonostante i soliti inciuci dei matematici pronti agli inciuci. Infatti, 8+7+8+4+ 4+9+9=49 (M5S) mentre 8+9+3+2+5+2+ 3=32 (Pd). GiGì e CiCì informano inoltre militanti, deputati e senatori che, per motivi organizzativi, 8x4 sarà uguale a 24. Numeri proibiti: 81, 20 e 33.

t h g i l i t n e m i t n e s satira & 24 MARZO 2013

MIRACOLI DELLA NATURA!

LA RICETTA DEL GIORNO

Diplomazia amatriciana

Per ottenere una perfetta amatriciana diplomatica, fate pasticciare due marò finché siano arrestati bene. Poi, protestate in modo non troppo energico con gli appositi attrezzi da Farnesina e ritirate i marò due volte per una marinatura in salsa retorica. Accertatevi che l'ambasciator non porti pene. Ma fate attenzione: se l'ambasciatore, invece, porta pene i marò sono fritti. Consumateli caldi e mettete tutto in conto Terzi.

ISTAT:

Drammatico aumento di poveri in Italia

EVVIVA!

BASTA KASTA

di Alessandro Robecchi

Ore di panico in parlamento: i grillini si tagliano un piede per dare l’esempio

Secondo la Casaleggio & Associati usando una scarpa sola per ogni deputato il Parlamento risparmierebbe 67 milioni. I comunicati dei 5 stelle scritti su carta oleata per focaccia usata. Appello della Caritas: non riusciamo a sfamare tutti i deputati

Fermento e preoccupazione nel Parlamento italiano per l’arrivo dei deputati grillini. “Tre di loro sono andati in

esplorazione nelle aule delle commissioni e non sono più tornati, stiamo mandando i soccorsi”, dice un funzionario della Camera. Incidente a parte, la giornata del deputato grillino è molto piena: dal corso di agility gestito da Casaleggio in un casolare sulla Tuscolana, devono correre a Palazzo Madama, ma possono prendere un taxi solo guidando loro. I corsi di formazione sono numerosi: il più gremito riguarda la compilazione delle note spese, che verranno messe in rete e

controllate dalla popolazione ogni domenica mattina nel corso di meet-up coordinati da cittadini ragionieri. In più, si discute su tutto, per esempio se fare quello che c’è scritto nel blog di Grillo solo dal lunedì al sabato, o se ubbidire anche alla domenica. I coordinatori per la comunicazione, intanto, confermano il loro silenzio e uno ha dovuto essere reidratato: non voleva parlare nemmeno per chiedere un bicchier d’acqua alla buvette, con il rischio di ritrovarsi fotografato sotto il titolo: “Ecco la casta che brinda coi soldi nostri!”. Le sue ultime parole raccolte da un portantino del Gemelli:“Questa si chiama coerenza”.


VERGOGNATI PAIELLA!

ORTODOSSI MA NON TROPPO

Max Paiella ormai devastato da un Ego in pieno delirio di onnipotenza, ha deciso di scrivere Haiku giapponesi, quei brevi, intensi componimenti che uno dopo dice “così sono buono pure io”. Glieli pubblichiamo per non sabotare l’autostima di una persona già labile.

Il patriarca ortodosso di Cipro, Crisostomo II, vuole utilizzare l’intero (e ingente) patrimonio della sua chiesa per contribuire a sanare il debito del Paese. Sconcerto del Vaticano: “Aiutare i poveri va bene” – ha dichiarato umilmente un umile portavoce dell’umile Francesco “Buongiorno e buonasera” – “ma per poterlo fare devono rima«Vibratile l’ arciere risale il fiume iede Grillo chen nere poveri”. Quella della chiesa cipriota lenta la nutrice monda il riso la presid zaganismo sarebbe, insomma, un’interpretazione populista , l’or del Vangelo, come se a qualcuno che ci colpisce il vecchio Han-sei raccoglie fiori di loto del Copaesicorntrolla ch offrissimo veramente l’altra guancia. Non che . i t e r g e S tutto si compie nel cerchio della vita i z i v r e la dottrina cattolica sia meno ortodossa di S i a quella ortodossa, tiene soltanto conto del coni h cc tranne il Governo del PD». È finitaoiladeppautati. tributo fondamentale del principe di Salina, per i su più noto come il Gattopardo: cambiare tutto perché non cambi nulla.

Antonio Razzi teme che con i tagli agli stipendi dei deputati dovrà vendersi pure il materasso e poi si vede quello che c’è sotto.

MARCESCENZE

di Saverio Raimondo

Raccolta firme per far smettere a Benigni di leggere Dante

Che Roberto Benigni sapesse leggere, nonostante le sue umili origini, nessuno aveva dubbi; ma lui da circa 10 anni si è messo comunque a dimostrarcelo, leggendo ad alta voce la Divina Commedia di Dante Alighieri di fronte alle telecamere della tv di Stato. Qualcuno - la maggioranza, la

stragrande maggioranza - l'ha scambiata per cultura, per evento (“Roberto Benigni SA LEGGERE!”); ma personalmente, nonostante sappia quanto l'alfabetizzazione sia ancora un problema in questo Paese, davo per scontato che Benigni avesse fatto le scuole dell'obbligo; e quindi ho sempre trovato le sue letture di Dante inutili e noiose. Ora, a forza di dai e dai,“Robetto!” (da leggersi imitando la voce della Loren la notte degli Oscar, NdA) forse ha ROTTO I COGLIONI anche a quella stragrande maggioranza, visti gli ascolti non proprio all'altezza che di settimana in settimana va raccogliendo in prima serata su RaiDue con la sua ennesima lettura di Dante (ma quanto ci mette a finire 'sto libro??? Ma allora non sa leggere!). Forse è giunto il momento che Benigni impari a leggere a mente, e non a voce alta, come fanno i bambini grandi...

II

Berlusconi disponibile al Governo


Obama è molto attento esi. ai Palestinve de ne Appena uno svicola.

CHIAMALO ISTINTO

di Enrico Caria

Bastoni e carote

Se i grillini siciliani votano Grasso, quelli napoletani possono ben votare Saviano, i romanisti Totti, i golosi Vissani, i culattoni Patty Pravo e via dicendo. Una candidatura

Celentano poi spaccherebbe 5Stelle in rock da una parte e lenti dall’altra. Cose da giovani turchi... ma come reagisce il Grancapo Gianroberto a questi trappoloni? Ok, subito due capò sul collo dei capigruppo, ma basterà? Quando l’ingovernabilità si fa dura, i duri scendono in campo: “Perché l’uomo va a caccia?”, spiega l’amiko della Cia a capo del progetto MKUltra per il controllo mentale, “Per accoppare gli animali no? E perché corteggia le belle fiche? Per scoparsele giusto? E per quale fottuto motivo si entra in politica se non per governare?! Sono istinti primari... e allora il bastone non basta, quì ci vuole pure la carota, anche bella grossa e infilata su per il culo, ma sempre carota. Sto parlando di psicologia...”. Così deputati e senatori grillini tutti convocati in località segreta per essere riprogrammati. Per loro solo leccornie prelibate che poi ti inchiodano al cesso una settimana, materassi elettrici che ti fulminano nel meglio del sonno, adescamenti amorosi che finiscono a sputazzate in faccia e come in Arancia Meccanica, sublimi sinfonie accoppiate a tortura fisica... “E poi vediamo se queste 162 cavie la piantano con gli istinti primari”. E se la ricetta amerikana dovesse fallire? “Con i ladri recidivi di voti”, casaleggia Grillo, “potremmo sempre fare come in Iran... poi voglio vederli a pigiare il pulsante del voto con i moncherini”.

Ingroia torna a fare il giudice ma, da ex candidato in tutti i collegi, è incompatibile in tutte le Regioni. Cosa già chiara dai risultati elettorali.

CONVERTÌTI SULLA VIA DI FRANCESCO

di Stefano Disegni

Ahi, ahi, Concita! Su Repubblica (denunciata per plagio dall’Osservatore Romano) va in scena il rincoglionimento di Concita De Gregorio. Mestiere infame, il mio. Se lo vuoi fare bene, non puoi tacitare lo stronzo che è in te e che ti fa attaccare gente cui vuoi bene, che poi vorresti una folta barba e un cappello tirolese per non farti riconoscere. Suor Concita slingua il Papa in un articolone dai passi tragicomici. Già il titolo: “Il Rivoluzionario”. Esageratino: il Gaucho Umile è sempre il Capo di un’accolita che da secoli sfrutta la credulità popolare a fini di soldi e potere. Sarà rivoluzionario quando vedrò le immobiliari in liquidazione e i beni vaticani all’asta coi soldi devoluti ai poveri, sennò qua se stamo a pijà p’er culo, come diciamo noi nel Varesotto. E continua, Madre Concita con perle che, va detto, ci regalano un’amena lettura: il Gaucho

“…appare da un lato della basilica come un punto bianco che rotola silenzioso: sembra una grande goccia di latte che scivola attraverso i corridoi…occupa lo spazio come un liquido”.

AFFARI E FIDANZA

di Lia Celi

Boom dei titoli sul matrimonio Lady Gaga

«Noi trader della fuffa abbiamo mille risorse», gongola J. P. Fuckyall, il mago di Wall Street che ha appena lanciato su mercato i derivati basati sull'imminente matrimonio di Lady Gaga con un attore inglese. «I titoli

spazzatura sui mutui o sul raccolto di colza in Transilvania non fanno più sognare», spiega Fuckyall, «perché sono legati a cose reali e palpabili come la casa o la colza. Uff, che banalità! I mercati in fondo sono come le ragazze, vogliono solo divertirsi. Ci volevano prodotti finanziari basati su qualcosa di veramente inconsistente e inaffidabile, e abbiamo pensato al gossip sulle celebrità». Il titolo sul ménage della popstar più hot del momento ha varie formulazioni, a 12, 24 e 48 ore in base alla possibile durata del matrimonio, ed è adatto agli investitori con un'alta propensione al rischio, come quelli che hanno già acquistato titoli sulla fedeltà di Tiger Woods o sulle capacità attoriali di Monica Bellucci. A chi vuole stare sul sicuro, gli esperti propongono titoli sull'esito dell'ultimo tentativo di riabilitazione di Lindsay Lohan o sulla bruttezza del cappellino che indosserà Elisabetta II per il battesimo della nipote. Ma questa finanza avvelenata non è la premessa per un'altra crisi anche peggiore di quella del 2008? Fuckyall scoppia a ridere: «Sicuro! Però pensi ai vantaggi: la crisi dei subprime ha lasciato milioni di persone senza casa, la crisi dei gossip-fund li lascerà senza pettegolezzi idioti sui Vip. Non è fantastico?».

Non voglio scomodare Freud che sulla goccia di latte che scivola e occupa spazi avrebbe da dire e passo oltre. Continua, la pia reporter, narrando l’incedere papale: “…Avanti

dritto, poi a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra” facendolo sembrare un ubriaco. E poi “…al primo Angelus ha detto ‘buon pranzo’, lui che è bravissimo a cucinare il polpo ripieno come gli ha insegnato sua madre, italiana”:

un poderoso “’sti cazzi” sale in gola per essere eruttato come un fiotto di lava etnea. Parlando della Kirchner, l’ex-Direttore dell’Unità si lancia in un “…lei che a

o Papa Francpeisùc e r p sem to: simile aanCtreis dur la Via Crtuecriàs non por e, la croc pra. ci staràlis:o ce lo I cardindaiamo noi. inchio

Bergoglio aveva fatto la guerra e ora, davanti a questo Papa con le scarpe consumate, si inchina vezzosa (vezzosa?!?) e consapevole della promessa che quelle scarpe coniugano”. Scarpe che coniugano promesse?! Chissà che

promesse coniugavano le pazze scarpettine di vernice rossa del Dimissionario, meglio sorvolare. E via! Ebbra della ritrovata Grazia, Novizia Concita spara a raffica esilaranti cazzate, accostando il Gaucho nientemeno che a Che Guevara, uno che i preti se li magnava crudi; poi prona passa a narrare i potenti in visita:

“Il prossimo re di Spagna in divisa militare, bellissimo come fin da bambino già prometteva…” , “…La regina del Belgio in bianco come una sposa…”, “Angela Merkel nel suo tailleur migliore…”(che cazzo ne sa, le ha

guardato nell’armadio?) fino a parole degne di Lennon nel periodo LSD:

“C’è un bambino biondo che canta con voce d’angelo di bellezza quasi inascoltabile…”. E arriva il botto finale: “La Chiesa ha avuto l’anima di Giovanni Paolo II, la ragione di Benedetto XVI (La ragione?! Di un vecchio medioevale che ha detto “Il Diavolo esiste e anche l’Inferno”?). Ora ha il cuore di Francesco e il suo

corpo che incarna l’umiltà”.

Mi fermo, tanta devozione a mezzo stampa mi sta allappando il palato peggio di quando da piccolo facevo la Comunione e poi stavo mezzora a raschiare l’ostia dall’ugola. Ecco, ora Madre Concita del Santissimo Sangue dell’Unità mi odierà. Ma no, forse capirà che gli amici sono quelli che ti dicono la verità, pure se dolorosa.Amen.

Deputato dMi5Ssua scorreggiaativa, inizi ritica. poi fa aultoocperdona Grillo ornisce e gli f ari. gli or

di scopo. Gli piace la parola.

III


TI SORRIDONO I MONTI

di

STEFANO DISEGNI

L’INTENDITORE di Michele Anselmi Con la scusa del “politicamente scorretto” si fanno passare, anche al cinema, le peggio cose. Prendete una delle battute di “Outing. Fidanzati per sbaglio”, l’esordio di Matteo Vicino addirittura finito sulla copertina di “Sette” per via dell’argomento coppie di fatto & affini (ma li vedono i film al settimanale del “Corriere”?). Recita: «Volevamo dimostrare che la Puglia non ha solo le orecchiette ma anche gli orecchioni». Naturalmente detta in modo che suoni come “recchioni”. Non meraviglia che la locale Film Commission, lesta a finanziare qualsiasi cosa girata tra Monopoli e Polignano, si sia tirata indietro, immagino dopo aver letto la storiella: che vorrebbe essere trasgressiva, in linea con una certa sensibilità vendoliana, invece è solo una scemenza. Del resto, negli sketch sui titoli di coda, un frocissimo aspirante stilista trapiantato da Catanzaro a Milano presenta il suo guru indiano, in realtà un villico delle sue parti, chiamandolo Kula Toon, cioè culattone. Non che in altre commedie italiche sugli schermi si vada tanto più sul sottile, da “Amiche da morire” a “Benvenuto Presidente!”, entrambi scritte dall’infaticabile Fabio Bonifacci. L’unica consolazione è che pure Almodóvar, a corto di idee, nel suo “Gli amanti passeggeri” crede di provocare sul tema della gaiezza tardiva facendo dire a un personaggio: «Tu che sei bisessuale, è vero che gli uomini succhiano il cazzo meglio delle donne?». Sai che ridere.

Se il nuovo avanza, lasciatelo per domani Il famoso e valente uomo di Stato Crimi, capogruppo 5 Stelle al Senato, noto per l'enorme contributo dato alla politica e al Paese, ha ironizzato su Napolitano, dandogli in sostanza del rincoglionito. Poi si è scusato come suol fare un famoso e valente uomo di Stato, accusando i giornalisti di aver pescato la frase dalla diretta streaming di una riunione. Che, essendo in diretta, era pubblica: vai a immaginare che i giornalisti ne avrebbero riportato i contenuti! "I giornalisti" - conclude infatti Crimi - "mi stanno sul cazzo". E stavolta non si Professoressa scuserà: perché insulta lui è uno che cona classe: su la ta uno e gli alare “Sembra di st tri, giornalisti ”: to en compresi, non con- in Parlam tano un cazzo.

Misfatto - 24 Marzo 2013

Direttore Responsabile Stefano Disegni Caporedattore Paolo Aleandri

Art Director Cristina Trovò Segretaria di Redazione Francesca Piccoletti Elaborazione immagini Riccardo Cascino

IV

Direttore Amministrativo Carlo “Bancomat” Pontesilli Prodotto e realizzato da: Imprese Disperate S.r.l. Sede Legale: Via Iberia 20 00183 Roma

Sede Amministrativa: Studio Pontesilli Via Sant’Erasmo 23 - 00184 Roma

Ghedini, ci siamo informati con giuristi e con topexanisti: l’acne giovanile non è un legittimo impedimento ed è pure poco credibile.


ECONOMIA

il Fatto Quotidiano

Sempre meno sicuri nell’impresa

83% VEDONO

PIÙ CRIMINI

QUASI TUTTI SONO PESSIMISTI La stragrande maggioranza dei 400 imprenditori intervistati vede il crimine in crescita

DOMENICA 24 MARZO 2013

19% LE VITTIME DI REATI

11

COLPITO UNO SU CINQUE Gli imprenditori che negli ultimi due anni dicono di aver subito un reato

La recessione è una rapina: la crisi stimola i criminali INDAGINE CENSIS-CONFCOMMERCIO: GLI IMPRENDITORI VEDONO UN AUMENTO DI FURTI, RAPINE E TRUFFE. LE BANCHE INVECE TEMONO DI PIÙ BANKITALIA di Stefano

Feltri

li imprenditori sono spaventati. E non soltanto per i cali del fatturato, per il crollo dei consumi e la necessità di licenziare, per lo Stato che non paga e le banche che reclamano. Secondo l’indagine di Censis e Confcommercio tra 400 imprese, il grosso nel settore del commercio, ci sono timori più immediati: rapine, taccheggio, usura, estorsione. Secondo il sondaggio presentato ieri in un convegno a Cernobbio, l’83 per cento degli imprenditori “ritiene che la recessione abbia acuito i fenomeni di criminalità”. E nell’ordine sono questi i reati che preoccupano: furto e taccheggio (in aumento per l’80 per cento de-

G

gli imprenditori), truffe e raggiri (64 per cento). Ma anche scippi (45 per cento) e rapine (36 per cento). La recessione, stando al punto di vista degli imprenditori, soprattutto medio piccoli, funge da volano al crimine: il 19 per cento ha detto di aver subito un reato negli ultimi due anni. I numeri dell’Istat raccontano però un’altra storia: le statistiche ufficiali che riguardano i reati denunciati sembrano dimostrare che durante la recessione si commettono meno crimini. Le rapine negli esercizi commerciali, per esempio, sono passate da 8075 del 2006 a 6260 nel 2011, ultimo dato disponibile. I danneggiamenti sono oscillati dai 344.253 del 2006 ai 415.391 del 2009 per tornare poi a 38.521 nel 2011. L’usura – notoriamente uno

dei reati meno denunciati dalle vittime – passa da 353 casi nel 2006 a un picco di 464 nel 2009, l’anno della recessione peggiore, per poi tornare a 352 nel 2011. Nell’indagine di Confcommercio, ben il 57 per cento degli intervistati sostiene di conoscere casi di usura o di estorsione di cui è stato vittima un imprenditore nella zona di appartenenza. Come si spiega l’apparente divergenza tra il senso di panico degli imprenditori sondati da Censis e Confcommercio e le tutto sommato rassicuranti statistiche dell’Istat? In parte si tratta sicuramente di una distorsione: chi si sente insicuro e impaurito dal contesto generale tende a esagerare i pericoli. E il campione dell’indagine è molto piccolo – 400 persone – e quindi non par-

PREOCCUPAZIONI Le aziende chiedono pene più severe, mentre i grandi gruppi del credito sono terrorizzati dallo scoppio della bolla immobiliare ticolarmente indicativo. Ma ci sono altre risposte più inquietanti: i dati Istat sono vecchi, 2011, poi la crisi invece di finire si è inasprita. E i crimini potrebbero essere davvero aumentati. Con la stretta creditizia e il crollo dei consumi, usura e rapine diventano più plausibili. Quel che è certo, comunque, è che gli imprendi-

Una rapina a mano (molto) armata. Negli Usa LaPresse

tori sono preoccupati. E un imprenditore spaventato non investe e, se posto davanti al bivio, magari preferisce chiudere e godersi quel che resta dei risparmi invece che rischiare ancora. Non basta come consolazione, ma anche i banchieri tremano. Su Mf-Milano Finanza di ieri un anonimo banchiere disperato implorava Ignazio Visco: “Signor governatore, ci ripensi”. Ma la Banca d’Italia non ha alcuna intenzione di ammorbidire le richieste fatte al settore: bisogna rivedere i valori degli immobili a garanzia dei

mutui (i prezzi stanno crollando) e affrontare le sofferenze, quei crediti dubbi che sono arrivati al 6,9 per cento del totale. Come ha spiegato ieri in una relazione il vicedirettore generale Fabio Panetta, le banche devono rafforzarsi per gestire le sofferenze e tagliare i costi (passando dagli sportelli al web), perché non possono certo sperare di aumentare troppo i ricavi in questo contesto. Richieste che spaventano i banchieri molto più dei rapinatori col passamontagna. Twitter @stefanofeltri


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VATICANO

DOMENICA 24 MARZO 2013

Un colloquio

riservato sul futuro della Chiesa

DUE UOMINI, seduti uno di fronte all’altro, tra loro soltanto un basso tavolino su cui erano ben evidenti un pacco e sopra due grandi buste come quelle di solito utilizzate in Vaticano per l’invio dei documenti: è durato circa 45 minuti l’incontro riservato tra Papa Francesco e Benedetto XVI nel salottino del palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, unico momento veramente privato della visita del nuovo pon-

il Fatto Quotidiano

tefice a quello emerito. Dialogo che è avvenuto a due, senza neanche i segretari, mons. Georg Gaenswein e Alfred Xuereb, senza gli uomini della Prefettura della Casa Pontificia, senza le telecamere del Ctv. Un dialogo sul futuro della Chiesa che è stato il proseguimento del “colloquio già avviato” telefonicamente la sera dell’elezione e poi il 19 marzo. Temi e parole rimasti tra i due Papi, quello in carica e l’e-

merito, un incontro definito da padre Federico Lombardi "momento di altissima, profondissima comunione". Nel corso del quale è stato rinnovato da parte di Ratzinger “questo suo atto di riverenza e di obbedienza al suo successore”, mentre “certamente Papa Francesco ha rinnovato la gratitudine sua e di tutta la Chiesa per il ministero svolto da Papa Benedetto nel corso del suo pontificato”.

SE DUE PAPI POSSONO BASTARE

BERGOGLIO A PRANZO DA RATZINGER: “SIAMO FRATELLI”. PREGANO E PARLANO DI CURIA E VATILEAKS di Marco Politi

oli di fronte a Dio, curvi sullo stesso inginocchiatoio, Francesco e Benedetto pregano insieme. Due uomini vestiti di bianco, pari nella dignità. E’ l’immagine non immaginabile ancora poche settimane fa. Bestemmia per i più conservatori. Fonte d’inquietudine per quanti temono che il simbolo roccioso del sovrano pontefice si stia incrinando e non si sa dove andrà a finire la cattolicità. É un evento portentoso come il fulmine, che ha sfiorato la croce della cupola di San Pietro il giorno dell’abdicazione di Benedetto XVI. Un papa se ne è andato, un altro è venuto. E stanno insieme. Non ci sono – come pure è accaduto nella storia millenaria della Chiesa – un vincitore e uno sconfitto, un sovrano nella luce e un reietto nell’ombra. Pregano insieme due fratelli, testimoniando la grande svolta del Papato. Tramonta il pontefice divinizzato, sorge lentamente la nuova idea che il papa romano è un “servitore” davvero di Cristo e che al momento opportuno il servitore si fa da parte affinchè la missione sia continuata da un altro.Di fronte alla visione di un “doppio pontefice” Paolo VI era arretrato dal dimettersi, pur avendo già scelto in cuor suo un eremo in Svizzera. Giovanni Paolo II aveva scelto di andare avanti con il suo martirio, perché “non c’è posto per un papa emerito”.

dietro, appoggiandosi al bastone. Ed è in quel momento che Francesco prende per mano Benedetto e con tenera determinazione lo guida a inginocchiarsi insieme nel primo banco. “Siamo fratelli”, esclama e non pensa nemmeno di sedersi davanti all’altare, dove gli hanno apparecchiato un pomposo seggio papale con inginocchiatoio.

S

COSÌ PREGANO uno a fianco

L’ABBRACCIO

Benedetto XVI accoglie il successore Francesco all’eliporto di Castel Gandolfo LaPresse / Ansa

ge Mario Bergoglio, a incontrare il papa “ex”. Dall’alto Francesco ha guardato incuriosito il paesaggio tra Roma e Castelgandolfo. E incuriosito guarda dal finestrino dell’elicottero ver-

CASTEL GANDOLFO Benedetto XVI, un po’ teso, accoglie Francesco all’eliporto, s’inginocchiano insieme senza rispettare le formalità

NELLA CAPPELLA di Castel-

gandolfo, dinanzi alla Madonna Nera voluta da Giovanni Paolo II, l’ultimo papa-imperatore, Francesco e Benedetto fanno storia. Un elicottero bianco ha portato via dal Vaticano Joseph Ratzinger il 28 febbraio. Un elicottero bianco porta neanche un mese dopo il successore, Jor-

so il predecessore, che in talare bianca e candida giacca a vento lo attende all’eliporto. Benedetto XVI è più fragile, più invecchiato, irrigidito dall’emozione tende le mani verso il successore. Francesco, preda anche lui di una sottile tensione appena visibile, allarga le braccia e afferra il pontefice tedesco. Si abbracciano. Ma la straordinarietà della situazione fa sì che i due per tutta il tempo della visita si diano del lei. ENTRAMBI salgono in macchi-

na per recarsi alla villa. Più tardi entrano nella cappella. Il papa regnante qualche passo più avanti, l’ex papa un po’ più in-

LO SPETTACOLO

Quelle immagini mai viste prima in tv di Carlo

Tecce Castel Gandolfo

uando scorrono immagini che non potevi imQ maginare c'è un piccolo rimedio: pensare che sia finzione. Eppure la resistenza mentale, l'abitudine, la logica vengono spazzate via: quando un elicottero di grandi dimensioni, che trasporta il vicario di Cristo, atterra e unisce due pontificati. E produce un effetto se non devastante quantomeno prorompente: l'anziano Joseph Ratzinger che abbraccia il poco più giovane Jorge Mario Bergoglio. Non serve più che una didascalia sintetica che, soltanto qualche mese fa, sembrava impossibile da

scrivere, delirante: il papa in carica e il papa emerito si salutano. Il centro televisivo vaticano ha un'esclusiva storica, non mondiale, e la proietta con la poetica neorealista: i papi in preghiera, i papi in ginocchio, i papi in riflesso. Un'ossessione che

diventa spettacolo. Ossessione perché la raccolta piazza libertà di Castel Gandolfo, residenza papale che svetta sui laghi, aspetta l'ennesimo spettacolo: le sagome di Ratzinger e Bergoglio che scostano le ampie tende e, vestiti di un bianco inconfondibile,

s'affacciano e benedicono. Non accade perché il potere temporale e spirituale assieme, seppur rivoluzionato, non può mostrarsi fallibile. Doppio. Non può provocare allucinazioni. Quando quel balcone ha monopolizzato gli sguardi di un gruppetto di

DAL BALCONE La folla si aspetta il saluto dei due, ma in piazza scende solo il portavoce padre Lombardi che racconta i retroscena

fedeli e di un plotone di giornalisti, e non si tratta più del fastoso arco di San Pietro, ecco che scende padre Federico Lombardi. Il portavoce vaticano, occhiali oblunghi, scuri e lucidi, racconta quello che la telecamera non ha catturato: non svela segreti, ma cerca di mettere ordine a un evento straordinario. Che finisce come finiscono le partite più seguite. Quando il pubblico sfolla, un po' meravigliato e un po' deluso, e le lattine e i giornali rotolano e fanno quel rumore che non conosce parole per tradursi. Ma resta dentro, indelebile, nella memoria di chi ha capito quello che ha visto e quello che non poteva vedere.

dell’altro. Ratzinger, sempre in giacca a vento, un po’ smarrito, il ciuffo ben pettinato che gli esce dallo zucchetto bianco, le mani giunte. Bergoglio, assorto, reggendo con una mano l’altra, quasi a confortarsi per le prove che lo attendono. Quando sul finire della visita Francesco regala a Benedetto un quadro, spiegando che “si chiama la Madonna dell’Umiltà e, mi permetta di dirlo, ho pensato a lei”, Ratzinger di slancio gli afferra la mano e sussurra “grazie, grazie”. Continua Francesco: “Lei ci ha dato tanti esempi di umiltà…tanta tenerezza”. E Benedetto, tenendogli stretta la mano, mormora commosso: “Non dimentichiamo”. Dura quasi tre ore la visita di papa Bergoglio al suo successore a Castelgandolfo. Hanno pregato insieme, mangiato insieme e per quaranta minuti hanno conversato in uno studio della villa papale. Seduti uno di fronte all’altro, davanti a un tavolino su cui era collocata una cassetta piena di documenti in cima alla quale c’era una grande busta bianca sigillata. Probabilmente un memorandum preparato da Benedetto XVI per illustrare al successore i punti nodali più rilevanti del governo papale e della situazione della Chiesa, secondo quanto ha potuto sperimentare durante gli otto anni di pontificati. Commentano in Vaticano che non dovrebbe trattarsi di consigli – troppo grande è la discrezione di Ratzinger – piuttosto di una riflessione sui temi più difficili. Proprio alle questioni cruciali della cattolicità nel XXI secolo è stato dedicato il faccia a faccia tra i due pontefici. Si è certamente anche accennato alla delicata situazione della Curia. Però la relazione Vatileaks papa Francesco l’ha già da giorni a sua disposizione in Vaticano, perché ai tre cardinali investigatori era stato affidato il compito di consegnarla al nuovo pontefice. Peraltro, essendo un documento ufficiale, Ratzinger non poteva tenerla con sé dopo il 28 febbraio. Papa nuovo e papa ex hanno passato in rassegna lo stato della fede cristiana nel mondo contemporaneo. Non sarà l’unica volta. Anche se a maggio Benedetto andrà in Vaticano a “nascondersi al mondo”, come ha promesso, Francesco non lo ignorerà. Non per chiedere consigli. Ma perché un fratello non volta le spalle al fratello. Nascerà una famiglia papale inedita, c’è da scommetterci.


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ALTRI MONDI

DOMENICA 24 MARZO 2013

Pianeta terra

il Fatto Quotidiano

ALGERIA LA FAMIGLIA GHEDDAFI VA VIA La moglie e i figli del deposto e ucciso leader libico Muhammar Gheddafi hanno abbandonato l'Algeria, dove si trovavano dall’estate del 2011, per evitare d’essere estradati. Destinazione sconosciuta per Safia e i tre figli del Colonnello Aisha, Hannibal e Mohamed. Ansa

MALI “UCCISO IL CAPO DI AL QAEDA NEL MAGHREB” Il presidente francese Hollande ha “confermato con assoluta certezza la morte di Abdelhamid Abu Zeid, capo militare dell’Aqmi (al Qaeda del Maghreb islamico) nel corso dei combattimenti con l’esercito francese nel nord del Mali, a fine di febbraio”.

“BASTA CON LA FARSA”

NOTA UFFICIALE DEI VERTICI MILITARI: LA VITA DEI NOSTRI SOLDATI MESSA A REPENTAGLIO DAI POLITICI. IL COCER: “TERZI NON È IL NOSTRO MINISTRO” di Luca

De Carolis

RABBIA BIPARTISAN contro Monti & Co. ilettanti”, “imbaD razzanti”,“supini all’India”. È una boccia-

un comunicato, ma vale come una cannonata al governo, senza precedenti: “La vicenda dei Marò sta assumendo i toni della farsa, l’auspicio è che siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana”. Firmato, il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, che si “stringe ai due fucilieri e alle loro famiglie, a nome ed insieme a tutto il personale delle forze armate”.

È

UNITE dall’ira contro il mi-

nistro degli Esteri Terzi e il governo Monti tutto. Tanto da vergare un comunicato unanime contro un governo. Atto più unico che raro. Ma non basta. “Terzi non è il nostro ministro” riassume al Fatto il presidente del Cocer (Consiglio centrale di rappresentanza) Interforze, il generale Saverio Cotticelli. Che annuncia un incontro tra tutti i Cocer delle sei Armi (compresi Carabinieri e Guardia di Finanza) per martedì prossimo: lo stesso giorno in cui Terzi e il ministro della Difesa, Di Paola, dovranno riferire in Parlamento sui due militari rispediti in India. Nel frattempo, i rappresentanti di tutte le forze armate decideranno se e co-

SINDACATO Il rappresentante del sindacato interforze generale Cotticelli: siamo pronti ad altri passi ufficiali nei confronti del governo me convogliare la loro insoddisfazione. “Siamo pronti ad assumere ogni iniziativa” assicura Cotticelli. Nel giorno dell’insurrezione nero su bianco dei militari, si fa sentire anche il capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi: “Girone e Latorre sono un esempio per tutti noi, sosterrem-

tura senza mezzi termini quella giunta dalla politica italiana sul governo per la gestione del caso dei due marò. Nelle stesse ore in cui l’esecutivo indiano riaccendeva lo scontro diplomatico con l’Italia spiegando di non aver dato alcuna garanzia sulla sorte dei due fucilieri, il mondo politico, con il centrodestra in prima fila, puntava i suoi strali contro il premier Monti e il ministro degli Esteri Terzi. Dal palco di Piazza del Popolo è stato Silvio Berlusconi ha sottolineato come Monti sia “sempre stato supino alla Germania” e “ora anche all’India”. Parole condivise dall’ex ministro della Difesa Ignazio

mo incondizionatamente i nostri fucilieri e le loro famiglie”. Protestano anche i delegati Cocer, come Antonello Ciavarelli: “Il governo continua a commettere errori evidenti, mettendo in forte agitazione e disagio i militari non solo sulle navi e nelle basi, ma anche negli istituti di formazione”.

La Russa che oggi a Milano, con i militanti di Fratelli d’Italia, ha capitanato un corteo Ansa di solidarietà per i due militari, sfilato al grido “Monti vigliacco, i marò non sono un pacco”. Non è stato morbido neanche il centrosinistra, con il leader di Sel Nichi Vendola che ha definito “un guazzabuglio, una prova di dilettantismo veramente pirotecnica”, la gestione della vicenda. Mentre il segretario dell’Api Francesco Rutelli: “Monti deve prendere in mano questo dossier, sotto la sua personale responsabilità”. al segretario de La Destra Francesco Storace è andato oltre, sottolineando l’incompetenza dell’es ecutivo e tuonando: “I marò ce li devono restituire. Altrimenti, occhio per occhio: via gli indiani dal nostro Paese. Non siamo lo zimbello del mondo”.

Il filo rosso della rabbia è chiaro: se Latorre e Girone sono stati trattati così, cosa devono aspettarsi, anzi temere, le migliaia di militari italiani sparsi nelle varie missioni in giro per il mondo? Cotticelli: “Immaginate il senso di angoscia dei nostri militari, quanto possono sentirsi abbandonati”.

RIPOSO Salvatore Girone e Massimiliano Latorre quando erano a Kochi. A sinistra, il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, entrato in carica a gennaio, e Nichi Vendola LaPresse

Un’immagine che colpisce, proprio come colpisce il silenzio degli ultimi giorni di Di Paola, fautore della linea dura con l’India. Cotticelli dosa il commento: “Non parla? Che vuole che le dica, anche lui è un ammiraglio...”. E ribadisce più volte: “Io apprezzo e condivido in pieno il comunicato del capo di Stato

maggiore, ed è la prima volta che c’è questa unanimità tra tutte le forze armate”. Nessun dubbio, nessuna remora. “Quei ragazzi vanno consegnati alla giurisdizione italiana, come prevede il nostro diritto. E invece che facciamo, un paese straniero batte in piedi in terra e noi glieli ridiamo?”.

Il passato non perdona: “suicida” Berezovsky, oligarca scomodo tra Londra e Mosca

Folta la schiera dei magnati russi che vivono a Mosca, il più famoso è Abramovich. A sinistra, Putin con Eltsin e Berezovsky

RISCHI DA MILIONARI

di Caterina Soffici

Londra

na sola cosa è certa: l’oligarca russo Boris BereU zovsky, 67 anni, è morto. Tutto il resto è avvolto da un fitto fumo di Londra, con sfumature gialle. Lo hanno trovato morto ieri nel bagno della sua casa nel Surrey, la nobile campagna a poche miglia da Ascot dove hanno le magioni i ricconi di Londra. La notizia è stata diffusa dal genero su Facebook. Pare sia suicidio, ma con tutto quello che è successo negli ultimi anni a Londra nella comunità di esuli anti Putin è difficile dire dove finisce la cronaca e iniziano i misteri. E infatti la polizia ha già aperto un’“indagine completa” per accertare le cause della morte. Gli avvocati dell’oligarca dicono che era depresso e ossessionato dalla bancarotta. E infatti la settimana scorsa il Times aveva scritto che Berezovsky aveva messo all’asta da Chirstie’s il Lenin Rosso di

Andy Warhol, per 50 mila sterline. Troppo poco per sostenere che stesse svendendo il suo patrimonio per problemi finanziari. Noccioline, per uno che l’anno scorso aveva perso la causa per il risarcimento di 5 miliardi di sterline contro il connazionale oligarca Roman Abramovich, patron del Chelsea Football Club, prima suo pupillo e poi suo nemico, ed era stato condannato a pagare una decina di milioni di spese legali. A FINE GENNAIO la Corte su-

prema di Londra aveva congelato i beni di Berezovsky per 200 milioni di sterline, su richiesta della sua ex convivente Elena Gorbunova, che gli aveva chiesto 5 milioni di sterline. Aveva anche chiuso gli uffici di Mayfair, licenziato i dipendenti e pare stesse liquidando il patrimonio immobiliare in Costa Azzurra e la collezione di auto antiche. Cosa c’è dietro? La vita di Berezovsky è rocambolesche ed eccentrica quando

basta per imbastirci una bella storia romanzesca. Il suo nome compare in tutte le vicende oscure che coinvolgono i russi a Londra. Scappato dopo aver rotto con il presidente Vladimir Putin, classe 1946, nato a Mosca, laureato in matematica, era stato uno dei primi oligarchi del neocapitalismo post sovietico e si era arricchito in maniera smodata fin dai primi anni Novanta. Nel 1996 era stato tra i protagonisti della rielezione di Boris Eltsin e passava per una eminenza grigia del Cremlino. Deputato, consigliere per la sicurezza nazionale, fu protagonista di negoziati con i ribelli islamici in Cecenia e si dice tra gli artefici maggiori della transizione tra Eltsin e l’ex capo dei servizi segreti Vladimir Putin. Subito dopo però è diventato uno dei suoi più strenui oppositori e si è autoesiliato a Londra da dove pare finanziasse copiosamente l’opposizione anti Putin. Le voci su di lui sono così tante

che è difficile scremare la verità dalle chiacchiere. Si dice che fosse già scampato a due tentativi di assassinio, come aveva rivelato l’ex spia del Kgb Aleksandr Litvinenko, suo grande amico, morto nel 2006 avvelenato con il polonio. Il suo nome era entrato anche nelle indagini per l’assassinio della giornalista dell’opposizione Anna Politkovskaya, mentre invece Berezovsky sosteneva di sostenere la sua testata. In Russia non aveva più fatto ritorno dagli inizi del 2000.

Anche perché su di lui pendevano varie condanne. Lì era accusato di frode, riciclaggio e tentativo di rovesciare il governo. Condannato in contumacia per una dozzina di incriminazioni, Berezovsky aveva sempre dichiarato di essere un perseguitato politico. Ma il giallo non finisce qui. Con un nuovo colpo di scena, il portavoce di Putin Dmitri Peskov ha detto ieri in collegamento telefonico con il canale Rossia 24 che Berezovsky aveva chiesto scusa a Putin. Se-

LONDONOVIC

Ansa - LaPresse

condo il Cremlino aveva inviato una lettera “riconoscendo di aver commesso numerosi errori” e si dice che avrebbe voluto fare ritorno in patria e per questo cercava un riavvicinamento con il suo ex acerrimo nemico. Forse per poter morire a casa propria, visto che soffriva anche di problemi di cuore? C’è materiale per un vero romanzo russo, per una spy story da best-seller e anche per il prossimo 007, tutto da girare sulle rive del Tamigi.


il Fatto Quotidiano

ALTRI MONDI

USA BIMBO UCCISO, FERMATI MINORENNI Due teenager - di 17 e 14 anni - sono stati fermati dalla polizia perché sospettati dell’assassinio a sangue freddo di un bimbo di 13 mesi avvenuto venerdì in una strada di Brunswick, in Georgia, durante una rapina. Ieri non erano ancora state trovate armi riconducibili al delitto. LaPresse

CENTRO AFRICA I RIBELLI NELLA CAPITALE I ribelli della coalizione Seleka - che accusano il governo d’aver violato gli accordi di pace di gennaio sono entrati ieri sera nei sobborghi di Bangui. Le truppe sudafricane che addestrano i soldati locali si sono ritirati verso il palazzo presidenziale. In città interrotta la corrente elettrica. LaPresse

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CHI GIUDICHERÀ I FUCILIERI

Garbuglio legale tra Corte suprema e tribunale regionale ENTRO LA PROSSIMA SETTIMANA LA DECISIONE SULLA COMPETENZA DEL CASO ultima sceneggiata che sembra intervenire sul decorso giudiziario in corso è del colorito governatore del KeL’ rala Chandy. Il Tribunale Speciale sui due marò va istruito

Il falso dubbio indiano sulla pena di morte UNA DICHIARAZIONE DA NEW DELHI GELA L’ITALIA. CHE RISPONDE: ABBIAMO GARANZIE SCRITTE. IL GOVERNO PROMETTE RAPIDITÀ di Alessandro Cisilin

ra iniziata relativamente bene la prima giornata dei marò nel nuovo soggiorno obbligato in India dopo il doppio dietrofront del governo italiano. Il governo di Delhi ha annunciato l’istituzione di un Tribunale Speciale per dirimere il nodo della giurisdizione come disposto dalla Corte Suprema. Una buona notizia, che sembrava rappresentare un primo (e unico) risvolto positivo al pasticcio diplomatico che aveva illuso i due militari e innescato l’ira delle autorità indiane, al punto da indurle a limitare (illegalmente) la libertà di movimento dell’ambasciatore Mancini e a consigliare la

E

Farnesina a diramare “avvertimenti alla prudenza” per gli altri connazionali in India. L’accelerazione era ed è una delle priorità del nostro paese, condivisa dalla stessa Corte che già aveva incalzato l’esecutivo federale a uscire dall’indolenza. MA A TURBARE il risveglio di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone - che ieri hanno declinato l’inviato a posare per alcune foto all’interno dell’ambasciata e non hanno pranzato nel ristorante dell’annesso istituto di Cultura - è intervenuta l’intervista dello stesso ministro della Giustizia incaricato della procedura, Ashwani Kumar, o meglio la deformazione allarmistica inscenata da larga parte della stampa italiana. Le sue pa-

role alla Cnn-Ibn risalgono a sabato sera, i nostri media se ne accorgono oltre mezza giornata più tardi e le elevano a notizia d’apertura. Repubblica.it titolava così: “Processo ai Marò, la smentita dell’India: non possiamo escludere la pena di morte”. Dopo un tam tam tra esperti sui social network, il portale si corregge, ma intanto la strada è spianata. Giornale e Libero, ovviamente, ma perfino il Corriere e le tv di ogni orientamento avvicinano i marò al braccio della morte. Eppure, per notare che il Guardasigilli indiano non ha detto nulla del genere, basta riguardarne il video nel sito della Cnn indiana. Incalzato dal giornalista (laggiù si usa così) sul fatto che le “rassicurazioni all’Italia” fornite dal ministro degli

alla corte di Kollam, sostiene il leader dello Stato meridionale al largo del quale si perpetrò l’omicidio dei due pescatori. “I capi d’imputazione sono scritti in malayalam (la lingua locale, lontanissima dall’hindi, ndr) e gli inquirenti dovrebbero fare costosi viaggi a Delhi”, protesta sul suo sito. Palesi sciocchezze, a consumo dell’opinione pubblica locale. Lo sanno i suoi compagni del Congresso che governano a livello federale e lo sa la stampa locale, da quando l’estate scorsa The Times of India rivelò che lo stesso Chandy chiedeva a Delhi di scaricare la patata bollente. E lo sa di certo lui stesso, tant’è che la questione non è oggetto di dibattito ma della sentenza della Corte Suprema del 18 gennaio. Se c’è una cosa che essa stabilì in via definitiva è proprio che la competenza non poteva essere del Kerala, essendo il fatto accaduto al di fuori delle “acque territoriali”. I giudici presero però atto che non successe neppure in “acque internazionali” (smentendo le conclusioni precedenti e successive del governo e della stampa italiana), bensì nella fascia “contigua” su cui il diritto internazionale è confuso. Di qui l’esigenza di un giudizio sulla giurisdizione da stabilire a Delhi. I ministeri dell’Interno e della Giustizia hanno perfezionato la pratica, mancherebbe solo il sì della Corte Suprema, atteso, secondo lo stesso Guardasigilli Kumar, entro la prossima settimana. A. C.

Esteri Khurshid (sul non arresto al rientro in India e sul no alla pena di morte) possano “influenzare la Corte”, Kumar ha risposto difendendo l’autonomia della stessa (“ha una storia prestigiosa di autonomia, non sono i governi a emettere sentenze”) e del collega (“ha parlato con cognizione di causa, è un avvocato di massimo livello”). NESSUNA SMENTITA, né spaccatura nel governo di Delhi, né minacce di impiccagione agli italiani. Solo il concetto che il nodo è di diritto, ovvero che quei paletti non sono “concessioni politiche” ma prassi della giurisprudenza indiana, come confermato ieri dallo stesso Khurshid. “È una farsa, riportateli a casa”, tuona il capo di

Il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar

Stato maggiore Binelli Mantelli. A cercare di chiudere il caso – che peraltro rimarrà probabilmente aperto in Italia com’è stato per altre bufale sulla vicenda – è intervenuto il sottosegretario De Mistura: “Abbiamo la rassicurazione scritta del gover-

no indiano”. Lo ha detto a un’agenzia italiana, per placare l’informazione italiana. Quella indiana neppure l’ha adombrato. De Mistura ha anche detto che l’Italia doveva sin da subito risolvere la questione della giurisdizione.


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il Fatto Quotidiano

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LA LITE TRA LA LAZIO E MAURO ZARATE FINISCE IN TRIBUNALE

ARIANNA ERRIGO CAMPIONESSA DEL MONDO DI FIORETTO

F1, SEPANG: VETTEL IN POLE POSITION, FERRARI SECONDA E TERZA

Mauro Zarate, da tempo fuori rosa, ha fatto causa alla Lazio, chiedendo rescissione del contratto e risarcimento danni. La società, a sua volta, chiede i danni al giocatore

Arianna Errigo, reduce del “dream team” di Londra 2012, ha vinto a Torino la prova singolare della Coppa del mondo di fioretto. È il suo primo titolo iridato

Qualifiche sotto la pioggia a Sepang: miglior tempo del tedesco della Red Bull Vettel davanti alle due Ferrari. Poi Hamilton, Webber, Rosberg e Raikkonen

SECONDO

TEMPO

SPETTACOLI.SPORT.IDEE

Caterina va in città. Da sola LA GUZZANTI PIÙ GIOVANE ESORDISCE MARTEDÌ CON “LA PROVA DELL’OTTO”, PROGRAMMA TUTTO SUO SU MTV: “IO LA PIÙ BRAVA DEI TRE? CON ME STESSA SONO SEVERISSIMA. A VOLTE PROVO DISGUSTO PER QUEL CHE FACCIO” di Malcom

26 MARZO ALLE 22:50

Pagani

Caterina interpreta Flavinia, improbabile presentatrice della trasmissione “Culturissima”

C

inseguono e certi complimenti (“Ormai è la più brava dei suoi fratelli”) somigliano a cavalli di troia per sostenere qualcos’altro, Caterina Guzzanti ha un proprio metodo per stare al mondo. Un’acutezza di sguardo indisponibile a farsi fottere dalle blandizie a buon mercato: “Ascolto molto, non interrompo mai, osservo ciò che mi circonda con attenzione e se mi incazzo, allo scontro aperto preferisco la fuga. Con me stessa sono severissima. Una vera rompicoglioni incline a diffidare di tutto ciò che fa. Non di rado provo disgusto per quel che faccio e allora il cordone sanitario di chi mi vuole bene, per fortuna, interviene a fare la tara all’insicurezza salvando il buono”. Per martedì si dice pronta: “Totalmente responsabile di ciò che vedrete”. Quindi se saranno applausi, meriti. E al contrario, per le eventuali lamentele, stesso indirizzo a cui rivolgersi.

he interpreti oche giulive, bambine viziate, ossesse eterodirette dal demone di Facebook, militanti di “Casa Pau” o robotiche moldave seminude dalle radicate disillusioni urlate con nichilismo da Grande Raccordo: “Sto in Italia, embè? Che c’è? Devo fa l’applauso?”, Caterina Guzzanti sa che esiste un prima e un dopo. E per il secondo ha voluto aspettare. Esordì nel ’97. Pippo Chennedy Show. Una vita fa. Sabina, Corrado, Serena Dandini, Neri Marcorè, l’aria di famiglia. Sono passati 16 anni. “Ero 13 volte più pudìca di adesso. Guardavo questi pazzi in scena e pensavo: ‘tanto non è la mia strada, farò veterinaria’”. SI INGANNAVA. Dopo la fiction di talento, i pesci rossi, il cinema, le esperienze con Stefano Bollani e le salite di un sentiero molto personale, Caterina va in città. Da sola, per la prima volta. Con un programma da condurre su Mtv il martedì sera che nel titolo fa il verso a una metaforica scommessa: “La prova dell’otto” e mette al centro un personaggio, Flavinia, presentatrice catapultata dal canuto pubblico di un talk show pomeridiano su un canale generalista ai ragazzi di Mtv: “Gente che investe, gli unici” dice la vera Caterina, mentre Flavinia, impegnata nella prova generale della sua trasmissione “Culturissima”, che forse in onda non andrà mai beve vodka, storpia i nomi degli ospiti: “Ecco a voi Mark

Zuckernberg”, dimostra inadeguatezza, sventola panico. Fa molto ridere, Caterina. Ciò che conta. Se le chiedi di riflettere sul meccanismo della scatola cinese, del film nel film, che da Truffaut a Boris, offre nella doppiezza un ricco forziere di soluzioni a cui attingere, Guzzanti non si trattiene: “È una scelta mooolto paracula”, però mentre armeggia con la batteria del telefono protetta da una medievale armatura di meravigliosa timidezza, cede a un sorriso e ti racconta. Un’estate a testa china sui testi con gli autori Giulio Somazzi, Saverio

CAVANI e le voci di flirt, la ragazza denuncia n gol strepitoso, da fuoriclasse puro, festeggiato con il gesto delle mani a U beccuccio – gesto della chiacchiera – rivolto al pubblico del San Paolo. Al lordo dell’inelegante e dilagante abitudine dell’esultanza polemica di molti calciatori, la stizza di Edison Cavani in Napoli-Atalanta è qualcosa di più di un’infantile rivalsa. Le chiacchiere – a Napoli – si sono fatte eccome. E a farne le spese è stata una studentessa 22enne di nome Stefania, indicata dalla vox populi (e dal blog di un giornalista lo scorso 16 marzo, notizia poi ripresa da altri) come l’amante del “matador”, responsabile non solo del calo di rendimento dell’attaccante uruguaiano (a secco di reti per alcune partite) ma anche di una presunta crisi coniugale che – orrore – potrebbe allontanare Cavani da Napoli, destinazione Madrid, sponda Real.

Stefania – figlia di un noto ristoratore della città – ha deciso di uscire allo scoperto per denunciare: “Sono stata aggredita da sconosciuti per strada – dichiara – mi rivolgono frasi minacciose e ingiuriose”. Non solo, in rete è comparso un falso profilo Facebook a suo nome che alimentava (con un massiccio contorno di insulti e minacce) la love story con Cavani; il (vero) profilo Twitter è stato violato, le foto rubate e diffuse sui giornali e sul web. Qualcuno – stando alla querela depositata in procura dai legali della ragazza – avrebbe anche violato i tabulati telefonici alla ricerca di chiamate e sms tra la studentessa e il calciatore. Ste. Ca.

SE CATERINA è qui, giura il biografo ufficiale di famiglia, il padre Paolo, è per puro caso. Con qualche comprensibile omissione, la storia si svolse a Roma nel ‘57 e andò più o meno Raimondo, Alessandro Rossi e Arianna Gau- così. Un anonimo scambiò i cessi del Liceo dio, i cartoni di pizza in sala di montaggio, il Mamiani per la latrina di un autogrill, lordò giorno di settembre in cui secca, ha proposto: con scritte irripetibili ma reiterate le austere “Ne giriamo una per vedere come va?”. È an- mura umbertine della scuola di Lussu, Scalfari data bene e martedì, al rintoccare delle 22 e 50 e Spinelli e davanti all’ennesimo sacrilegio pitsi parte. Artigianato di livello. Idee. “Per una turato nottetempo: “La professoressa di Latino volta sono felice di andare al lavoro. Arrivo è una strega e una puttana” il comitato centrale sgambettando. Abbiamo poca esperienza e incaricato dell’indagine fece luce. Individuanforse anche per questo ci divertiamo molto”. do nell’innocente Paolo Guzzanti il malpelo Poi tranquilla, di fronte al dubbio che tra amici da esiliare. Assecondando il precetto di Orazio il rischio di negarsi la realtà alteri il valore reale impresso a chiare lettere nel cortile: “L’edudelle cose, Caterina ritorna razionale e te lo cazione eleva la potenza ingenita dell’anima e il buon costume la irrobustispiega: “Sono pure 15 anni sce”. Facendolo espellere da che faccio ‘sto mestiere in fontutti gli istituti del Paese. A do e anche se ci vogliamo bespasso per un anno, Guzzanti ne, quando qualcuno dice una PIPPO fece in tempo a ritrovare il risciocchezza ce lo rimprovetratto del presidente Gronchi riamo senza alcun problema”. CHENNEDY in bella vista dietro la cattedra Quindi si va, superati i trenDall’esordio sono passati al Liceo Lucrezio Caro e lì si t’anni. Con l’illusione ottica sistemò, in prima C, in un che confonde e inchioda chi la 16 anni. Ero 13 volte banco da dividere con Gerincontra a stupirsi e ad attrimana, la sua futura moglie. buirle una sconfinata giovipiù pudìca di adesso. Con notevole incoscienza e nezza: “Ma lo sai che ne diGuardavo questi pazzi non trascurabile apporto gemostri dieci di meno?”. Con i netico, l’incontro offrì patermisteri irrisolti. Caterina è un in scena e pensavo: nità e passaporto a tre geni. enigma. Sabina, Corrado e Caterina. ‘Tanto non è la mia Dell’incerta cittadinanza di LEI SI PROTEGGE e ogni tanun’attrice, la pigrissima Guzto, lascia un sasso di Pollicino strada, farò Veterinaria’ zanti “minore”: “facciamo pisulla via. Tracce per riconogra e basta?”, ultima per l’ascerne il profilo senza mai arrivare a definirla davvero. L’equitazione, l’a- nagrafe e in perfetto accordo con i fratelli sul more per la guida veloce, i cavalli, la tecno- da farsi (manifesta, plateale, indiscutibile idiologia, i Ponti di Madison County e i fotografi sincrasia per le interviste) vorrebbe sapere il del National Geographic interpretati da Ea- meno possibile: “C’ho un mutuo da pagare”. E stwood: “Che c’è di strano?”. Le sofferenze qualche conto col destino e con le domande scolastiche al Giulio Cesare molti anni dopo obbligate: “Non siamo un clan, non siamo una “Marx e Nietzsche”, che al Bar Tortuga, nella ditta e non posso parlare a nome di tutti e lettura di Venditti “si davano la mano”: “Ven- tre”. ni bocciata al Ginnasio, sezione A, studiavamo Poi si ferma. L’educazione come argine alla francese. Non ci andavo mai, piangevo tutti i rivolta. Un arrivederci al posto di un “che palgiorni, ero terrorizzata”. Ma poi sei nato, non le”. Domani è un altro giorno. Per maledire, puoi più nasconderti e anche se i paragoni ti c’è sempre tempo.


SECONDO TEMPO

il Fatto Quotidiano

DOMENICA 24 MARZO 2013

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GAZEBO Diego Bianchi, alias Zoro, protagonista in seconda serata su Rai3

TG PAPI

IL PEGGIO DELLA DIRETTA

C’è posto per tutto, sui marò meglio tacere di Paolo Ojetti

l treno della fortuna – intesa coI me la dea greca – passa una volta sola. In televisione, almeno due. Una settimana fa è passato per vaticanisti e teologi, anche se fra tanti espertissimi di teorie della liberazione ed eredità conciliari, nessuno ha indovinato che il nuovo Papa sarebbe arrivato dalla fine del mondo. Non ancora sistemato il pontificato, ecco che c’era da aggiustare la crisi politica, il pensiero di Napolitano, l’incarico (pieno, dimezzato, esplorativo, condizionato, ambivalente?) a Bersani, l’uveite di Berlusconi e, di conseguenza, c’è stato un cambio repentino di “ospiti” ed esperti a favore - citiamo a memoria - di Massimo Franco, Stefano Folli, Maurizio Belpietro, Giuliano Ferrara, Massimo Giannini, Virman Cusenza. Fra cotanti eventi palingenetici, non c’era dunque più posto per i due fucilieri, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che il governo, dall’11 marzo, aveva deciso di tenere sul patrio suolo, alla faccia delle parole d’onore dispensate agli indiani. Da quel giorno – e fino al 21 – una cortina di ferro è scesa sull’indecente pasticcio. Il Tg1, per esempio, aveva trovato spazio per i visoni maltrattati, per il cantante Mengoni da pompare discograficamente, per Claudio Bisio nella “divertente imi-

tazione di Dario Fo”, ma nemmeno venti secondi per il governo di Delhi che aveva confinato il nostro ambasciatore e stava studiando come tagliare miliardi di euro di accordi commerciali con l’ Italia. L’INFORMAZIONE televisiva, soprattutto quella della Rai, ha toccato il fondo quando, di punto in bianco, il governo Monti – che sarebbe un esecutivo di “ordinaria amministrazione” – ha deciso di impacchettare i due fucilieri a rispedirli al mittente. Non una spiegazione dell’accaduto, non un cenno allo scontro nel governo, non un fiato sull’insipienza diplomatica del ministro Terzi, che sarebbe anche un diplomatico di carriera, un “tecnico” del ramo. Solo l’erre moscia di Staffan de Mistura che assicurava: “È esclusa la pena di morte” (alla faccia), subito smentito dal governo indiano. Questo deprecabile e infantile modo di fare giornalismo, ha ottenuto comunque alcuni risultati da non sottovalutare. I marò, usati come fossero merce in saldo, sono diventati simpatici. De Mistura – è chiaro – parla sei lingue ma non capisce l’anglo-indiano. Terzi di Santagata è ambasciatore per raccomandazione e per i tanti cognomi. Gli indiani non sono mica quei “selvaggi in mutande” come disse Churchill parlando di Gandhi. In mutande siamo noi.

Rai3, l’unico luogo dove domina il Pd di Fulvio

Abbate

Diego Bianchi, risaputo Zoro, A dobbiamo una straordinaria definizione di Beppe Grillo nell’atto di solcare la folla in non so più quale “Tsunami” o “Graticola” tour simile ai prodromi di una rinnovellata battaglia del grano: “Un uomo metà megafono e metà aratro”. La risata qui è d’obbligo, insieme alla percezione immediata del talento di chi la pronuncia marciando come esploratore Tobia ai bordi di un mediocre e per nulla pazzo mondo politico nostrano che, forse, meriterebbe ben altri acidi corrosivi. L’acido muriatico in luogo del Vetril. Non è però il caso di Bianchi, l’uomo, il militante che da sempre orienta il proprio occhio palesemente circoscrizionale, quasi che il Colosso di Rodi in verità si trovava, se non proprio a Ostia sicuramente a Maccarese, verso la misericordia moderata, lontano d’ogni conflitto. Infatti, all’interno dello sguardo capitolino che Bianchi innalza per ragioni antropo-stilistiche, ne esiste un altro, sempre garantito tutto suo, che fa in-

vece ipertroficamente riferimento al bla-bla pidino, o, se vogliamo proprio riavvolgere il nastro rosso fin dall’inizio, si tratta di uno sguardo che si affida al riflesso condizionato Pci-Pds-Ds. Così via fino a far schiantare lo spettatore contro la faccia da minestra avanzata di Walter Veltroni, che di quella storia rappresenta il terminale più economico, meglio, l’amazzacaffè. In nome di un clientelismo democratico dal volto umano che regola molte delle scelte di viale Mazzini. Diego Bianchi, in breve, almeno presso i suoi compagni, ha l’indubitabile merito di credere e operare attraverso un’idea della satira “embedded”, cioè destinata a non creare eccessivi patemi al partito-azionista di riferimento, così come un tempo disse di sé Bruno Vespa a proposito dell’ormai compianta Democrazia cristiana.

intero le sacre stimmate della vocazione maggioritaria concepita dall’ex di se stesso come strumento di conquista del consenso, lo stesso Veltroni che in un possibile patto consociativo fra il suo barattolo di Nutella e la confezione di Cialis di Berlusconi si vedrebbe insediato alla presidenza di viale Mazzini. Ecco, “Gazebo” di Diego Bianchi, con la sua comicità calibrata tra ennesimo Caf di Serena Dandini e Patronato Inca di Luca Barbarossa, ti porta a pensare a una sorta di iena depotenziata, di più, piegata a un format (ma allora non si sarebbe mai detto così) che ancora una volta riproduce l’attivo di sezione di un’ideale Fgci perpetuata all’ennesima potenza. Dove tutto resta sotto traccia, perché appunto la libertà e l’estro sono un bene troppo esclusivo quando si tratta di pensare che lo spettacolo di Montecitorio e dintorni possa suggerire, se non proprio un’eiaculazione liberatoria, almeno una battuta che li dichiari tutti definitivamente obliterati. Qualcuno, insomma, avvisi Bianchi e i suoi autori che il Pd non è mai esistito.

L’IDEALE genio di riferimento di Die-

go Bianchi e del suo “Gazebo” su Rai3 è appunto il già citato Veltroni, lo è per ragioni stilistiche, e ancora perché la cifra della sua conduzione mostra per

Gli ascolti di venerdì 22 marzo

IL CLAN DEI CAMORRISTI Spettatori 4,43 mln Share 17,13% RED OR BLACK? Spettatori 3,24 mln Share 12,9%

QUARTO GRADO Spettatori 2,18 mln Share 9,75% CROZZA NEL PAESE... Spettatori 3,33 mln Share 11,89%

LA TV DI OGGI

6.30 UnoMattina In Famiglia Attualità 9.25 Benedizione delle Palme, Santa Messa celebrata da Papa Francesco e Recita dell'Angelus Evento 12.25 Linea verde Rubrica 13.30 TG1 Informazione 14.00 Pole Position Rubrica sportiva 14.10 Mondiale F1 2013 Gran Premio della Malesia: gara (Differita) 16.00 TG1 Informazione 16.10 Domenica In - L'Arena Varietà Condotto da Massimo Giletti 17.35 Domenica In - Così è la vita Varietà Condotto da Lorella Cuccarini 18.50 L'eredità Gioco 20.00 TG1 Informazione 20.35 Rai TG Sport 5 minuti di recupero Rubrica sportiva 20.40 Affari tuoi Gioco 21.30 Prima tv Un medico in famiglia 8 "Amore a prima vista" "Sensi di colpa" Telefilm 23.35 Speciale TG1 Attualità 0.30 TG1 Notte - Che tempo fa Informazione 0.55 Applausi Rubrica 2.10 Sette note Musica e musiche Rubrica 2.30 Così è la mia vita... Sottovoce Attualità

7.00 Cartoon Flakes Weekend Ragazzi contenitore 11.30 Mezzogiorno in famiglia Varietà 13.00 TG2 Informazione 13.30 TG2 Motori Rubrica 13.45 Prima tv Sul filo del pericolo - Thriller (Can 2010). Di Terry Ingram, con Emmanuelle Vaugier, Ivan Sergei 15.10 Prima tv Il gioco dell'inganno - Thriller (Can 2010). Di Louis Bélanger, con Jeri Ryan, Anthony Lemke 16.35 Prima tv Fuga dal passato - Thriller (Can 2011). Di Tristan Dubois, con Mena Suvari, Stephanie Bauder 18.10 90°Minuto Serie B Rubrica sportiva 19.35 Squadra Speciale Cobra 11 "Il commissario" Telefilm 20.30 TG2 - 20.30 Informazione 21.05 Prima tv N.C.I.S. "L'omonimo" Telefilm 21.50 Prima tv Elementary "Panni sporchi" Telefilm 22.40 Prima tv NYC 22 "Vittime delle circostanze" Telefilm 23.15 La Domenica Sportiva Rubrica sportiva 1.00 TG2 Informazione

8.45 TGR - Speciale Ambiente Italia Attualità (Diretta) 10.45 TGR Estovest Rubrica 11.05 TGR Mediterraneo Rubrica 11.30 TGR RegionEuropa Rubrica 12.00 TG3 Informazione 12.25 TeleCamere "La scelta del nuovo Governo" Attualità 12.55 Lezioni dal Conclave Rubrica 13.25 Passepartout Documentario 14.00 TG Regione - TG3 Informazione 14.30 In 1/2 h Attualità 15.00 TG3 L.I.S. Informazione 15.05 Alle falde del Kilimangiaro Attualità 18.00 Per un pugno di libri "Tanto amore per Glenda, di Julio Cortázar" Varietà 19.00 TG3 - TG Regione Informazione 20.00 Blob Varietà 20.10 Che tempo che fa "Ospiti: Laura Boldrini, Biagio Antonacci, Antonio Monda" Attualità 21.30 Presa diretta "La megliosanità" Attualità 23.25 TG3 Informazione 23.35 TG Regione Informazione 23.40 Gazebo Rubrica

18.30 Transatlantico Attual. 19.00 News Notiziario 19.25 Sera Sport Notiziario sportivo 19.30 Il Caffé: il punto Attualità 20.00 Il Punto alle 20.00 Attualità Meteo Previsioni del tempo (all’ interno) 20.58 Meteo Previsioni del tempo 21.00 News lunghe Notiziario 21.26 Meteo Previsioni del tempo 21.30 Visioni di futuro Attualità 21.56 Meteo Previsioni del tempo 22.00 Visioni di futuro Attualità 22.26 Meteo Previsioni del tempo 22.30 News lunghe Notiziario 22.56 Meteo Previsioni del tempo 23.00 Il Punto + Rassegna Stampa Attualità 23.27 Meteo Previsioni del tempo 23.30 Il Punto + Rassegna Stampa Attualità 23.57 Meteo Previsioni tempo 0.00 News + Rassegna Stampa Attualità 0.27 Meteo Previsioni del tempo

6.00 Prima Pagina Informazione 7.55 Traffico - Meteo.it Informazione 8.00 TG5 Mattina Informazione 8.50 Le frontiere dello spirito Rubrica religiosa 9.40 TGCom Informazione 10.00 Speciale Donne in gioco Documenti 10.05 South Pacific Documentario 11.20 South Pacific Documentario 11.55 Melaverde Documenti 13.00 TG5 - Meteo.it Informazione 13.40 L'arca di Noè Rubrica 14.00 Domenica Live Attualità 18.50 The Money Drop Gioco 20.00 TG5 - Meteo.it Informazione 20.40 Striscia la Domenica Attualità 21.30 Karol un uomo diventato Papa "Puntata unica" Fiction 1.00 TG5 Notte - Meteo.it Informazione 1.30 Striscia la Domenica Attualità (Repl.) 2.25 Moonlight Mile Voglia di ricominciare Drammatico (Usa 2002). Di Brad Silberling, con Dustin Hoffman

7.00 Prima tv I'm in the Band Sit com 7.50 Cartoni animati 10.35 Due gemelle a Roma Un'estate da ricordare - Commedia (Usa 2002) 12.25 Studio Aperto Meteo.it Informazione 13.00 Sport Mediaset - XXL Rubrica sportiva 14.00 La famiglia del professore matto Comico (Usa 2000). Di Peter Segal, con Eddie Murphy 16.05 Bowfinger Commedia (Usa 1999). Di Frank Oz, con Steve Martin, Eddie Murphy 18.05 La vita secondo Jim "La collana stregata" Telefilm 18.30 Studio Aperto Meteo.it Informazione 19.00 Così fan tutte Sit com 19.10 Due cavalieri a Londra - Azione (Usa/GB 2003). Di David Dobkin, con Jackie Chan, Owen Wilson 21.25 Le Iene Show "Undicesima puntata" Varietà 0.35 Prima tv Mediaset 2 Broke Girls "E la festa anni '90" "E il letto a scomparsa" Sit com 1.30 Californication Telefilm

7.55 Vita da strega Telefilm 9.00 BBC Knowledge Documentario 10.00 Santa Messa Evento 11.00 Le storie di viaggio a... Documentario 11.30 TG4 Informazione 12.00 Pianeta mare Doc. 13.05 Ultima puntata Donnavventura "Perù" Real Tv 13.45 Speciale Tierra De Lobos Documenti 14.00 TG4 - Meteo.it Informazione 14.40 Ieri e oggi in tv Special Varietà 15.10 Piccolo mondo antico Miniserie 18.55 TG4 Informazione 19.35 Speciale Tierra De Lobos Documenti 19.40 Il comandante Florent Telefilm 21.30 Die Hard - Vivere o morire - Azione (Usa 2007). Di Len Wiseman, con Bruce Willis, Justin Long 0.15 I bellissimi R4 Rubrica 0.20 Trappola criminale Thriller (Usa 2000). Di John Frankenheimer, con Gary Sinise, Dennis Farina 2.25 Per amore... dei soldi Commedia (Ger/ Usa 1999). Di Marek Kanievska, con Paul Newman

6.00 TGLa7 - Meteo Oroscopo - Traffico Informazione 7.00 Omnibus Attualità 9.50 Coffee Break Attualità 11.00 La7 Meteo Informazione 11.05 Fuori di gusto Rubrica 12.00 In cucina con Vissani Rubrica 12.30 I menù di Benedetta Rubrica (Replica) 13.30 TG La7 Informazione 14.05 TG La7 Cronache Attualità 14.40 Il favoloso mondo di Amelie - Commedia (Fra 2001). Di Jean Pierre Jeunet, con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz 17.00 The District "La resa dei conti" Telefilm 17.55 L'ispettore Barnaby "Salsa per la selvaggina" Telefilm 20.00 TG La7 Informazione 20.30 In Onda Attualità 21.30 Ultimi episodi - Prima tv La7 I Borgia "Death on a Pale Horse" "The Art of War" "Nessuno" Telefilm 0.30 TG La7 Sport Informazione 0.50 U-Boot 96 - Guerra (Ger 1981). Di Wolfgang Petersen, con Jürgen Prochnow, Klaus Wennemann

LA RADIO

I film

Radio1 Domenica Sport In apertura linea a La Spezia per il secondo tempo di Serie B: Spezia-Pro Vercelli, con la cronaca di Tarcisio Mazzeo e, all’ interno, il parere di due rispettivi ex. Alle 14.50 Filippo Corsini conduce “Tutto il calcio minuto per minuto – Serie B” con gli incontri di Serie B. Al termine delle partite le interviste dagli spogliatoi e il commento di Adalberto Scemma, collaboratore del Guerin Sportivo e, a partire dalle 17.30, collegamenti con Enzo Delvecchio per l’ incontro BCC-NEP Castellana Grotte-Tonno Callipo Vibo Valentia, gara 3 degli ottavi di finale dei playoff di Serie A1. Alle 18.10 “Microfono alla Lega Pro” di Luca Purificato. Dalle 18.30 Simonetta Martellini conduce Pallavolando e, dalle 19.20, Alberto Pancrazi conduce Tuttobasket con gli incontri di ritorno di serie A1 e Legadue. Alle 20.20 collegamento dal ritiro degli azzurri di Prandelli e alle 20.30 presentazione e radiocronaca del posticipo di B: Empoli-Bari, in collegamento con gli inviati Giuseppe Bisantis e Umberto Avallone. Dalle 22.40 Antonio Cabrini e Filippo Grassia risponderanno alle telefonate.

RADIOUNO dalle 12.30

SC1 Cinema 1 SCH Cinema Hits SCP Cinema Passion SCF Cinema Family SCC Cinema Comedy SCM Cinema Max SCU Cinema Cult SC1 Sport 1 SC2 Sport 2 SC3 Sport 3

16.45 Melancholia SCU 17.00 Il Club di Jane Austen S C P 17.05 Spider-Man SCM 17.35 L'asilo dei papà S C H 17.40 S.P.Q.R. 2000 e 1/2 SCC anni fa 17.45 Il Gatto SCF con gli stivali 18.50 Freedom Writers S C P 18.50 Grande, grosso e... SC1 Verdone 19.05 My name SCU is Tanino 19.10 Geronimo SCH 19.10 La scomparsa di Alice Creed S C M 19.15 I Puffi SCF 19.25 Scary Movie SCC 21.00 Natale in crociera S C C

Lo sport 21.00 Piovono polpette S C F 21.00 Hachiko - Il tuo migliore amico S C P 21.00 Infedele per caso S C U 21.00 Millennium Uomini che odiano le SCM donne 21.10 Prospettive SC1 di un delitto 21.10 Amore Senza Confini Beyond Borders S C H 22.35 Maga Martina 2 Viaggio in India S C F 22.40 Casanova SCP 22.45 City Island SC1 22.50 Natale a Rio SCC 22.55 The Housemaid S C U 23.20 Scream 4 SCH 23.40 Hannibal SCM

14.10 World Series of Boxing

Quarti di finale andata Polonia - Italia (Sintesi) SP2 14.50 Calcio, Serie B 2012/13 33a giornata Verona Crotone (Diretta) S P 1 14.55 Rugby, AVIVA Premier-

ship 2012/2013 18a giornata Saracens - Harlequins (Diretta) SP3 16.00 Tennis, ATP World Tour

Masters 1000 2013

18.00 Calcio, Serie B

2012/2013 Anticipo 33a giornata Padova Modena (Replica) S P 1 20.00 Golf, US PGA Tour 2013 Arnold Palmer Invitational: giornata finale (Diretta) S P 3 21.00 Calcio, Serie A

2012/2013 29a giornata Milan Palermo (Replica) S P 1 23.00 Basket, NBA 2012/2013

Miami: secondo turno SP2 (Diretta)

San Antonio Spurs Los Angeles Clippers (Replica) SP3

17.30 Automobilismo,

IndyCar 2013

0.00

St. Petersburg

(Diretta)

SP3

Automobilismo, IndyCar 2013 St. Petersburg (Rep.)S P 2


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SECONDO TEMPO

DOMENICA 24 MARZO 2013

il Fatto Quotidiano

CRISI POLITICA

Ecco perché sta di nuovo Melzo, la bella “università” vincendo Berlusconi delle sette signore ALLE PORTE DI MILANO

di Furio

di Nando dalla Chiesa

accordo, non è roba da “Baciami ancora”. Ci sono cose belle che suscitano emozioni più grandi. Ma perché non raccontare di questa “Università del tempo libero”? Perché non parlare di una piccola, preziosa impresa culturale realizzata a Melzo, a est di Milano, da un gruppo di signore trasformatesi in fate di provincia? In fondo sono minacciate anche loro, come e più degli atenei italiani, dai famosi tagli alla cultura. In fondo sono a rischio anche le briciole del loro volontariato. A guidarle è Elisa Aldini, sguardo scrutatore e gentile, energica “autodidatta”, come si definisce lei, già ragioniera e segretaria di direzione in un’azienda metalmeccanica. E che oggi, nel suo ruolo di manager culturale volontaria, dà punti a tante donne più titolate. “Vuol sapere chi ha avuto l’idea? É nato tutto nel 2005, quando andò al governo della città una lista civica. L’assessore alla cultura Vittorio Perego, che poi è l’attuale sindaco, lamentò che a Melzo non ci fosse abbastanza vivacità di idee. E lanciò la proposta: fare come a Gorgonzola. dove da tempo c’è un’università del tempo libero. Una realtà importante, partecipatissima, che attraeva pubblico anche da Melzo. E io la frequentavo da dieci anni, vi avevo anche compiti di gestione. La mia prima risposta all’assessore fu che era impossibile. Quella era un’ esperienza troppo grande, ormai collaudata, con un pubblico già formato. Poi mi convinsi. Portai nel nuovo progetto le amicizie e i contatti che avevo. E mi misi al lavoro. Così è nato progressivamente il nostro gruppo. Pensi, sette donne. E tutte donne. Oltre a me, Lella Cattaneo, Edvige Chiesa, Maria Luisa Montano, Francesca Raimondi, Maria Teresa Confalonieri, Ombretta Breno. Chi ancora in attività chi in pensione. Impiegate, insegnanti, una negoziante di lusso”.

D’

culturali ne esistono molti. Ma non è semplice trovare insieme Philip Dick e il “reggimento della città di Firenze di Gerolamo Savonarola”, gli animali e le dune del fiume Zambesi e i grandi profumieri del Novecento, la vivisezione, le analisi del Dna “in ambito forense” e “le fiabe in musica” come la Turandot di Giacomo Puccini. Un carosello di incontri, di relatori, di scorci di cultura raffinata offerti non agli abitanti della metropoli scoppiettante di teatri, di cinema e di librerie ma agli abitanti di una cittadina industriale, nota per i suoi stabilimenti caseari, che non arriva ai ventimila abitanti. Con un merito aggiuntivo che va pur segnalato: valorizzare una buona pattuglia di intellettuali locali, quelli che spendono i loro stipendi in libri e riviste e che a volte sanno su una singola materia più di un profes-

VOLONTARIATO Per tutti lezioni di astrofisica, cinema, letteratura, storia dell’arte, musica, geopolitica, criminologia e perfino “storia dei profumi”

sore universitario. “Ma abbiamo anche relatori di fama nazionale”, si inorgoglisce Elisa Aldini, “specie negli incontri aperti che organizziamo al di fuori dei corsi. Sono venuti accademici affermati, oppure il giudice Armando Spataro o Nicola Gardini, che lo scorso anno ha vinto il premio Viareggio. IL PUBBLICO è adulto, ma in certi incontri lei trova tranquillamente anche lo studente che prende appunti per la sua prova di maturità o per la sua tesi di laurea. Se stiamo scontando le difficoltà della crisi? Purtroppo sì. Dicono che si deve tagliare, ridimensionare. Eppure pensi che questa offerta, tutti questi corsi che vede lei, costa all’incirca novemila euro. Noi non prendiamo nulla, le sette signore fanno anche i volantini e li mandano in giro, e fanno il tam tam fino a un’ora prima dell’inizio, per puro amore di cultura. Anzi, noi i soldi non li vediamo proprio, perché non ci siamo nemmeno costituite in associazione. I ricavi delle tessere vanno direttamente al comune, che ci ha messo sotto l’ombrello organizzativo del teatro Trivulzio. E poi sempre il comune paga direttamente il piccolo gettone agli ospiti. A noi il piacere dei contatti, di vedere personaggi che pensi ‘chissà questo quando mi risponde’ e che invece ti danno la disponibilità; la soddisfazione di farci tramite di cultura per loro e per i cittadini di Melzo. A noi la gioia di vedere la sala che si riempie e di due ore di parole che non sentiremmo in televisione. Per capire meglio il mondo e la sua storia. E il futuro che ci aspetta”. Ma davvero anche questo si deve tagliare?

Colombo

on avrei mai voluto scriverlo, ma è ciò che sta accadendo in questi giorni. Ha vinto di nuovo Berlusconi. Torna a riempire la piazza come un megastudio affollato di cittadini contenti e ansiosi di essere le sue comparse. E non perché si sia camuffato da persona per bene, magari solo una mascherata. No, ha occupato il Palazzo di Giustizia di Milano, disertato i suoi processi, comprato spazio, tempo e persone, insultato i giudici e convocato la folla in piazza per una manifestazione contro la Costituzione. Ma ha vinto. Lo dice anche Matteo Renzi, che sarebbe il meglio del futuro del Pd, il partito che si era appena dichiarato l’ultima barriera. Ecco Renzi: “Ora è difficile non parlare con Berlusconi” (Repubblica, 23 marzo ). Infatti mettetevi nei panni di Bersani. Il Capo dello Stato ha affidato al segretario Pd un “mandato esplorativo per vedere se ci sono i numeri”. Se il confronto non sembrasse sproporzionato, una situazione del genere è già stata vissuta intorno a noi e c’è chi se la ricorda. Nel 1944, la Resistenza in Europa era allo stremo, gli alleati erano bloccati a metà Penisola e Allen Dulles, capo dell’Oss (predecessore della Cia) propone di interrompere la guerra al fascismo e al nazismo, e dedicarsi a combattere la Russia comunista. Quel piano è fallito perché il presidente americano, che certo non amava l’Unione Sovietica, ha visto il rischio enorme di conservare il prima pur di passare al dopo, e lo ha impedito. Ha rafforzato i legami col futuro nemico della Guerra fredda e con le Resistenze europee (composte per metà di comunisti militanti e per metà di ex fascisti, di monarchici, di personaggi dal passato e dal futuro non tanto chiaro), ha deciso che non tutti i pericoli sono uguali, e ha vinto.

N

L’IMPRONTA del progetto è sta-

PER MERITO di questa stra-

ta subito sociale, con una attenzione al formato famiglia che traspare già dai prezzi delle tessere. Per iscriversi ai corsi, che partono nel mese di ottobre, si pagano infatti 30 euro (“nulla, in confronto a Gorgonzola, e pensare che si lamentano pure”), con sconto per coppie; mentre la partecipazione per i ragazzi sotto i vent’anni è gratuita. Il menù dell’offerta? Vario, perfino caleidoscopico, e indica da solo l’ampiezza di interessi di un popolo che è poi assai simile alla celebre e ingiustamente dileggiata “casalinga di Voghera”: si va dall’astrofisica al cinema, dalla letteratura - anche inglese - alla storia dell’arte, dalla musica alla geopolitica, dalla criminologia alla storia dei profumi. Ed è proprio l’ultima materia che fa immaginare all’ignaro cittadino ciò che noi già sappiamo, ovvero che il menù viene pensato e allestito da un gruppo organizzativo “rigorosamente rosa”. Leggere i titoli dei singoli appuntamenti dà quasi il capogiro, perché di circoli sociali, di università della terza età, di club

tegia non sono finiti i mali del mondo. Ma sono finiti il fascismo e il nazismo, i loro uomini, il loro potere, la loro visione demente del mondo. C’è un senso nel rievocare quel cumulo di rovine per spiegare il FATTI DI VITA

GIOCO A PERDERE La strategia, molto dannosa e scoperta in modo imbarazzante, è dare spintoni al Pd affinché cada sulla mela marcia e la afferri mento dei vincitori (mai così grande in un Paese di piccole vittorie e perenni rinvii) scoppia la sindrome Allen Dulles: i nostri veri nemici sono i sovietici. La guerra continua. Vanno scacciati tutti perché solo i puliti e gli intatti da ogni ambiguo o colpevole rapporto col passato devono governare subito. Ma non possono. E in questa visione della situazione italiana, Berlusconi diventa piccolo e irrilevante, perché quello che conta è fermare il Pd e impedire che possa avere qualsiasi ruolo. Certo, nessuno nega, nel gruppo Al-

len Dulles (cioè “la guerra continua su un altro fronte”) che Berlusconi sia la mela marcia. Ma la strategia, molto dannosa ma anche scoperta in modo imbarazzante, è dare spintoni al Pd affinché cada sulla mela marcia e la afferri. In quel momento sarà evidente ciò che si era sempre detto: meglio da soli. Ma da soli non si può governare mentre (la prospettiva è paurosa ) con la mela marcia sì. Ecco perché sabato ho accettato l’invito di MicroMega e sono andato, come un tempo, alla manifestazione di Roma per dire che Berlusconi è ineleggibile. E deve essere confermata, senza altre leggi, la sua ineleggibilità come concessionario di pubblica licenza che, in tutti questi anni, Berlusconi ha dato a se stesso. Ha triplicato il valore delle sue aziende per il solo fatto di essere concedente e concessionario, e ha bloccato ogni concorrenza per il solo fatto di controllare, da presidente, le Tv di Stato e da intimidire, con il suo straordinario doppio gioco, ogni altro giornalista (salvo acquisti). L’INIZIATIVA mi è sembrata urgente: dire e ripetere dove si situa in primo luogo il pericolo per la democrazia, e dove diventa strano il gioco di spingerlo a ritornare al potere, (con il Pd) per poter avere una immagine chiara e definitiva di tutti i nemici in una grande foto di gruppo. Se accadrà sarà comunque una disgrazia. Sabato siamo scesi in piazza nel tentativo, ingenuo e inadeguato (lo stesso che abbiamo condiviso con Tabucchi, con Sylos Labini, con Flores d'Arcais, con Travaglio, con chi dirige questo giornale, con tantissimi cittadini) di spingere indietro, nel niente che è il suo spazio storico e politico, Silvio Berlusconi. Ma io credo che significasse anche una risposta simile a quello che Ferruccio Parri fece avere, tramite il cardinale di Milano, al presidente degli Stati Uniti: “Anche se voi ci abbandonate, noi continueremo la Resistenza”. Che non è il gioco di fare il possibile per mettere insieme Berlusconi e Bersani (o Berlusconi e Renzi). Ma è l'impegno di fare ciò che due terzi degli italiani hanno votato: liberare l’Italia da Berlusconi. Il resto, il “dopo Berlusconi” è un’altra storia.

La paura percepita e la crisi reale

di Silvia Truzzi

DICEVA Tommaso Moro che le punizioni per i furti, all’epoca sua numerosissimi, non dovevano essere crudeli ed eccessive, perché non servivano. Un uomo orgoglioso, per la “fiera fame” è più facile che si metta a rubare che a chiedere l’elemosina. Più utile, mettere le persone nelle condizioni di provvedere a se stesse. Ieri a Cernobbio è stata presentata un’indagine condotta dal Censis e da Confcommercio: l’83% degli imprenditori ritiene, per la propria esperienza, che la recessione abbia acuito i fenomeni di criminalità. Furto e taccheggio sono in aumento per l'80% degli intervistati, truffe e raggiri per il 64%, gli scippi per il 45% e le rapine per il 36%. Il 57% dichiara di essere a conoscenza di casi di usura e di estorsione ai danni di altri imprenditori nella zona di provenienza. Il 19% ha dichiarato di essere stato vittima di un reato negli ultimi due anni, prevalentemente di furti e taccheggio. Nell’impressione degli imprenditori non solo aumentano le forme più tra-

n

rischio che stiamo correndo? Forse sì. Le rovine ci sono, troppa gente non lavora, troppe imprese sono ferme, troppe tempeste sono in corso o sono in arrivo, isolando i cittadini e promettendo non solo la continuazione del caos ma un caos più vasto, mentre si fa più piccola e disordinata la resistenza di chi dovrebbe, a nome dei cittadini, fare fronte. Ci sono state elezioni politiche in Italia e due terzi degli italiani hanno detto basta almeno alle cause interne del disastro (vent’anni di Berlusconi egemone e padrone assoluto del sistema delle informazioni). Lo hanno detto pur sapendo che ci sono stati cedimenti e debolezze e clamorosi errori (che possono essere giudicati anche come convenienti voltafaccia) da alcuni di coloro che adesso vengono votati per cancellare la nefanda epoca Berlusconi. Ma nello schiera-

dizionali di criminalità, ma anche le situazioni di disagio sociale: per il 70% sono in crescita i casi di furti compiuti da persone in evidente stato di difficoltà economiche. Quest’indagine è interessante perché tabaccai, benzinai, gioiellieri e farmacisti sono le categorie più esposte. Ma ce ne rendiamo conto anche nella vita quotidiana. BASTA PASSEGGIARE per le strade e alla sera fare il conto di quante monete sono state date a chi chiede una mano perché non ce la fa; al contrario, constatare quanto poco si riesce ad aiutare chi ha bisogno, perché l’impoverimento è diffuso. Vediamo le code fuori dai monte dei pegni, il moltiplicarsi dei negozi “compro oro”. E leggiamo la cronaca spicciola delle nostre città: furti e rapine sono sempre più frequenti. Oppure si può semplicemente prendere la metropolitana e notare la circospezione tra i viaggiatori impauriti, borseggi e furti con destrezza sono all’ordine del giorno. O basta, come è successo qualche settimana fa sulla linea verde a Milano, guardare un vecchietto scoppiare in lacrime per-

ché un ragazzo uscendo dal treno gli ha strappato la catenina d’oro. Non è pensabile che l’attitudine alla delinquenza sia cresciuta, più verosimile che siano cresciute le condizioni di disagio e disperazione che alla delinquenza portano. E che riguardano anche chi ha vissuto esistenze “normali” fino ad ora. Tornano alla mente le choosy sciocchezze sui giovani disoccupati e soprattutto la spietatezza sociale che ha caratterizzato una politica ormai priva di equità sociale. “Lasciate che crescano fin da giovani in condizioni tali da essere fatalmente destinati a una vita di crimini, poi li punite. Punite quei ladri che voi avete creato”. Senza contare tra l’altro che, ai giorni nostri, i furti veri (non le mele, ma i milioni) si “depenalizzano”. Forse non è utopica una società dove le ricchezze non si concentrano nelle mani di sempre meno persone e alle moltitudini restano le briciole. E poi: le situazioni di disuguaglianza smisurata, storicamente, non durano molto. Twitter: SilviaTruzzi1


SECONDO TEMPO

il Fatto Quotidiano

DOMENICA 24 MARZO 2013

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A DOMANDA RISPONDO Furio Colombo

Meglio un premier a cinque stelle

So già come andrà a finire: Pd e Pdl insieme appassionatamente. Come direbbe il principe di Salina “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, o finga di cambiare, si dovrebbe aggiungere. Non si farà alcuna riforma vera, ma solo qualche spolveratina di facciata per buttare fumo negli occhi. E tutto questo per non percorrere la sola strada che farebbe piazza pulita di Berlusconi e della sua masnada, affidare l’incarico al M5S che a quel punto il Pd dovrebbe sostenere, obtorto collo o meno, per non perdere la faccia e per non rimangiarsi le mirabolanti promesse fatte in campagna elettorale. Ma potevamo realisticamente aspettarci che Napolitano facesse una scelta così rivoluzionaria? Giammai, meglio le solite mummie, quelle che sulle poltrone hanno messo radici e che se uscissero dal Parlamento non saprebbero dove sbattere la testa, come ha candidamente confessato qualcuno. Paese disgraziato l’Italia, dove i gattopardi non muoiono mai.

Italia, Grecia, Cipro, Portogallo e Spagna dovevano passare un periodo di quarantena, cercando di migliorare ed eliminare eventualmente le deficienze. Solo dopo questi cambiamenti saremmo potuti entrare e a pieno titolo nella Ue. Marco Grasso

Il ritorno alle urne è ormai una certezza

Eccoci alla tristezza di oggi: il nuovo governo che Bersani sta tentando di puntellare, rattoppare, costruire come quella mamma che cucì il costume di Arlecchino dovrebbe traghettarci con forza e imponenza fra i lupi. Nes-

non prenderà almeno l'80 per cento dei voti. Insomma vuole diventare un dittatore che decide le sorti del popolo italiano. Nel suo movimento sono andati a occupare lo scranno di deputati e senatori una massa di ignoranti che non conoscono le norme della buona decenza, e, come dice il presidente della Comunità ebraica, una massa di fascisti riciclati dalla peggiore melma della società italiana. Questo è il partito di Grillo, e ora si mostra in tutta la sua indecenza. Mi rivolgo a tutta quella gente che ha votato il movimento di Grillo per protesta: alle nuove elezioni che presto

Confindustria è piccola piccola CARO COLOMBO, ti ricordi il film “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi”? Bene, la stessa cosa è capitata negli ultimi mesi alla Confindustria. È vero che si è ridotto il Pil, la produzione, gli occupati e il profitto. Ma Confindustria è diventata una piccola cosa marginale che si vede appena all'orizzonte. Parla poco e non conta nulla. Rolando

CREDO che la descrizione sia troppo cinematografica. Però qualcosa è accaduto. In parte si deve a un cambio di presidenza. A differenza della irruente Marcegaglia, Squinzi, il nuovo presidente, è cauto e tende a dire meno del necessario. È uno stile, non un difetto. Una seconda ragione è che il punto focale si è spostato dal rapporto fra imprenditori e lavoratori a quello fra governi, all'interno di una confusa e continua ricerca di equilibri dentro l'Unione europea. La controprova è un evidente riduzione di ruolo nella presenza, nella voce, nella autorevolezza dei sindacati. Subiscono perdita di attenzione, come se qualcuno avesse spostato le telecamere. La simmetria di questi due fatti produce quel senso di solitudine dei lavoratori, ma sembra di capire, anche dagli imprenditori. Se pensate che a questo quadro non favorevole e non felice si sovrappone il gravissimo fatto delle enormi somme dovute e non pagate alle imprese (dunque ai lavoratori) dallo Stato, dalle Regioni, dai Comuni e da quasi ogni altro ente o istituzione pubblica, vi rendete conto che tutto il mondo della produzione e del lavoro sa di vivere in pericolo. Forse è bene che la nuova Confindustria, conscia del

la vignetta

Katia Rossi

La moneta unica solo per gli Stati più virtuosi

La zona euro ha coinvolto il più alto numero di Stati, invece di fare una ferrea selezione. Se l'Europa unita avesse preteso che soli gli Stati virtuosi potessero accedere, cioè gli Stati che hanno i conti in ordine, corruzione ed evasione nella norma, un costo della politica sopportabili e il valore debito/Pil intorno al 70 per cento, ma mai come il nostro (120 per cento) e con la nostra evasione e corruzione. Avrebbero dovuto dire allora che saremmo entrati in Europa solo dopo un percorso virtuoso e di parecchi anni, e gli sforzi fatti sarebbero stati più divisi e più sopportabili. Anche in Europa è prevalso il desiderio di gestire una gran massa di soldi. Paesi come

suno che abbia il coraggio di dire che le strade percorribili (visto che Grillo la sua là già transennata) siano il ritorno alle urne entro autunno. Spero vivamente che Bersani ci pensi bene in questo fine settimana e spero anche che non stiano pensando a un D’Alema presidente. Rudi Toselli

La presa in giro targata M5S

Ora che Grillo ha raggiunto il Parlamento inevitabilmente ha dimostrato la sua vera faccia. Dice che non darà la fiducia a nessun governo finché alle possibili nuove elezioni

ci saranno diano il voto per formare un governo che ci porti fuori da questa crisi perversa e non diano più il voto al miliardario Grillo che se ne sbatte altamente dei milioni di poveri di questo Paese che per mangiare vanno allemense della Caritas. Sandro Malvatani

La democrazia è partecipazione sul web

Grazie al successo del M5S sono venute alla luce alcune istanze care alla gente comune che non riuscivano ad arrivare alla classe dirigente. La democrazia rappresentativa è messa all'angolo dalla re-

te, perché adesso i cittadini nel breve momento di un clic di un mouse sono in grado di esprimere il loro parere. Il rapporto eletti/elettori dunque potrebbe essere altamente democratico qualora gli eletti si degnassero di ascoltare gli elettori nessuno escluso, dal M5S al Pdl passando dal Pd, mettendo a disposizione della cittadinanza un sistema informatico che permetta una piena partecipazione alle scelte che attualmente gestiscono solo poche persone. Il secondo punto è la responsabilità dei media: chi tutela il ruolo degli elettori? Voglio essere

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Antonio Padellaro Vicedirettore Marco Travaglio Direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez Caporedattori Nuccio Ciconte e Vitantonio Lopez Progetto grafico Paolo Residori Redazione 00193 Roma , Via Valadier n° 42 tel. +39 06 32818.1, fax +39 06 32818.230 mail: segreteria@ilfattoquotidiano.it - sito: www.ilfattoquotidiano.it

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momento terribile, non pretenda di invadere un’arena vuota di progetti e di decisioni e dove verrebbe ad aggiungersi all'altissimo grado di confusione. Del resto molti avranno notato una certa reticenza dei sindacati che sembrano attendere l'iniziativa, che al momento non c'è, della politica. Il fenomeno strano è questo. Entrambi gli schieramenti politici (detti destra e sinistra) parlano poco gli uni di lavoro, gli altri di aziende. E ciò che rappresenta “il nuovo” sembra persuaso che quando hai messo in riga i politici eletti, pagandoli meno (problema sacrosanto, ma con scarsi riflessi immediati sui lavoratori dell'Ilva e o del Sulcis o dei programmi di viaggio della Fiat) hai risolto tutto. Resta affollata la scena del “questo tocca a me, no a me” e vuota quella del “che fare” per tutti. Eppure, fin dai tempi di Lenin, era il problema chiave. Continuiamo a ripetere che “la gente non ce la fa più” e subito dopo l'attenzione torna ai partiti, a come premiarli o a come punirli. Sappiamo che le “consultazioni” per un nuovo governo non porteranno soluzioni al primo giro. Forse per questo i lavoratori, per quanto affannati all'estremo, aspettano. E gli imprenditori preferiscono tenersi in tasca i discorsi. Sanno che al momento non c'è un solo gruppo o partito o movimento che abbia proposto questo primo drammatico punto: “Come dare ai cittadini, subito, una ragione concreta, credibile, per avere fiducia”. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

ascoltata dal Parlamento che ho contribuito a eleggere per mandare a casa B. subito, non dalla prossima legislatura. Mi aspetto dai media un'inchiesta continua sui punti in comune fra i vari schieramenti in fatto di tasse, lavoro, economia, onestà, cultura, ambiente, immigrazione, perché non mi basta saperlo dai blog o dai partiti.

film “La tragedia di un uomo ridicolo”.

Paola Ferraboschi

Gian Carlo Caselli Procuratore capo di Torino

La figuraccia del ministro degli Esteri

Il ministro Terzi ricorda Bonetti-Alderighi, il questore dei libri di Camilleri e fa pensare a Tognazzi nel

Pietro Mancini

DIRITTO DI REPLICA

Caro direttore, vorrei segnalare che il titolo dato alla mia intervista di sabato 22 marzo mi sembra un po’ troppo “vigoroso” rispetto al contenuto, che è preciso e fedele. Grazie della precisazione e buon lavoro.

Non c’è stata alcuna “capitolazione” della Presidenza della Camera, né alcun depotenziamento dei lavori dell’Ufficio di Presi-

denza. L’articolo “Tagli alla politica? Missione impossibile” merita una precisazione: il Pdl aveva chiesto, nella seduta dell’aula di giovedì sera, che la convocazione dell’Ufficio di Presidenza venisse rinviata fino all’avvenuto completamento della suacomposizione. Non è andata così: la mattina dopo si è tenuta la sua prima riunione, formalmente convocata, proprio perché la Presidente ha ritenuto che fosse indispensabile dare il segno di un immediato avvio di un organismo essenziale per il buon funzionamento della Camera. Non sono state assunte deliberazioni non per sottostare al volere di qualche partito, ma per coinvolgere nelle decisioni anche le forze che troveranno rappresentanza dopo le elezioni suppletive di martedì prossimo (Misto, Lega, Sel). Quanto alla realizzabilità dei tagli, quelli che la Presidente Boldrini ha scelto di praticare sulla retribuzione e le indennità di sua spettanza troveranno sicura e rapidissima attuazione, come lei stessa ha disposto con la lettera al Segretario Generale della Camera. Le proposte che ha fatto agli altri titolari di cariche e a tutti i deputati perché adottino misure analoghe hanno trovato, secondo le prime dichiarazioni, positiva accoglienza. Non è certo da escludere che cambiamenti profondi come quelli prospettati dalla Presidente incontreranno resistenze più o meno esplicite. Ma 72 ore sono davvero troppo poche per dedurne che la missione sia di quelle impossibili. Roberto Natale portavoce Presidente Camera

Prendiamo atto della volontà della presidenza della Camera di non farsi intimidire di fronte ai tentativi di opposizione al taglio degli sprechi e aspettiamo sulla concreta attuazione. Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

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