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MAGGIO 2016 #3

RM

Mensile a distribuzione gratuita

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LED ZEPPELIN

FRANCO NERO una vita per il cinema

le leggende del rock

ARTE

il non finito a New York

L’ ISOLA DEL RUM Barbados

BOMBER

Pruzzo & Giordano


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Stampa: Graffietti, SS 71 Umbro Casentinese km.4,5 01027 Montefiascone (VT) Reg. stampa Tribunale di Roma 10/2016 del 21/01/2016 Hanno collaborato: Silvia Magnani Sabrina Musco Massimiliano Correa Rolando Frascaro Federica Cimetti Camilla Gullà Roberto di Mario Anna Maria Ryhorczuk Bruno Lanzone Luca Daniele Massimo Galgani Alessandro Cristofari Marcello De Negri Alberto Pirisinu Angerlis Casado RM Magazine Mese

Foto di Copertina: Riccardo Ghilardi

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L’Editoriale

Va bene, lo ammettiamo. Dopo tre numeri lo possiamo dire ufficialmente: ci divertiamo come matti. Ci lamentiamo, diciamo che è difficile, che è faticoso, che c’è crisi, che “non avete idea di quante ore dobbiamo stare davanti al pc o a girare per Roma, telefonare, mandare email”. Ma poi, alla fine, sorridiamo sotto i baffi. Non che non sia vero che dietro la pubblicazione di ogni numero del nostro magazine ci sia un lavoro durissimo, ma il divertimento, lo ammettiamo è molto di più della fatica. La nostra rivista è nata qualche mese fa. Due amici che una sera hanno pensato che quell’idea venuta tanto tempo prima e poi mai realizzata, forse, poteva uscire dal cassetto. Adesso, dopo tre numeri, possiamo tirare una somma (molto) parziale di quella chiacchierata: il primo passo è stato fatto. E non siamo più due amici e un’idea. Sono usciti i primi tre numeri e siamo in tanti, più di quanti ci aspettassimo. Voi lettori ci avete preso per mano e ci state accompagnando in questo cammino. Vi siete uniti a quel tavolo e avete riempiti i posti vuoti. Al punto che abbiamo dovuto aggiungerne altri. Continuate così, perché per un amico in più c’è sempre posto. Buona lettura.

di Rolando Frascaro


20 Alfa Romeo 4C

4 Franco Nero una vita per il cinema

26 Barbados l’isola del rum

32

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Metropolitan Museum il non finito a N.Y.

Led Zeppelin le leggende del rock

50

66

Cinecult l’allenatore nel pallone

Michela Cagnin modella del mese

22 Zanzibar taccuino di viaggio

80 Gli indimenticabili Pruzzo & Giordano

54

82 Quando il fumetto è sexy

Camilla’s Secrets i nuovi look


FRANCO NERO una vita per il cinema Questo mese Rm Magazine propone ai suoi lettori una lunga intervista in esclusiva con una leggenda vivente del cinema italiano e mondiale: Franco Nero. L’attore parmense ci racconta la sua vita e il suo rapporto con il cinema di ieri e di oggi. Dagli esordi nel teatro dell’opera della sua città ai grandi successi, dal suo legame con lo sport e la musica, all’ultima collaborazione con il regista americano Queentin Tarantino. Un intervista da leggere tutta d’un fiato per conoscere ancora meglio questo divo che rappresenta da solo una lunga parte del cinema.

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Parliamo subito un po’ della sua carriera. Ha interpretato diversi personaggi attraversando vari generi dal western al cinema politico, dal cinema d’autore al film storico, qual è la sua personale definizione del ruolo dell’attore? - Nell’arco della mia carriera ho interpretato più di 200 film, impegnandomi nei generi più disparati. Forse sono uno dei pochi al mondo ad aver rischiato cosi tanto, interpretando addirittura personaggi provenienti da più di 30 paesi, dal messicano al colombiano dal polacco all’inglese. Per fare questo ho dovuto spessissimo anche modificare il mio aspetto fisico cambiando pettinatura colore dei capelli e degli occhi e presentandomi al pubblico sempre in forma diversa. La decisione di avere questo approccio la devo in parte a uno dei più grandi attori al mondo: Laurence Olivier. Molti anni fa parlando mi chiese se avessi intenzione di fare la star o di essere un attore. Quando risposi che volevo essere un attore mi disse “Meglio, perché per fare la star ti basterà fare un film all’anno magari impersonando quasi sempre lo stesso personaggio mentre per fare l’attore avrai necessità di metterti alla prova continuamente ma allo stesso tempo non ti annoierai mai”. Io ho deciso di seguire il suo consiglio e cambiare “faccia” in continuazione interpretando generi diversissimi dal poliziesco alla commedia musicale. Dai ruoli che ha interpretato si intuisce il suo desiderio di fuggire dalla tendenza piuttosto diffusa alle facili etichettature. Ha lavorato con i più grandi registi italiani e stranieri: Damiano Damiani, Elio Petri, Sergio Corbucci, John Houston, Fassbinder . Un impegno internazionale a tutto tondo. - Sono un attore nato in Italia ma non sono considerato un attore italiano. Ho girato il mondo e lavorato soprattutto all’estero. Negli ultimi vent’anni ho lavorato al 90% fuori dal nostro paese: in Spagna, Francia, Russia, Yugoslavia ,Austria, Grecia per citarne alcuni. Ho girato film che spesso non sono stati distribuiti in Italia visto che questo ramo del cinema negli ultimi anni presenta nel nostro paese grosse carenze e non da la giusta importanza a ottime opere che però non hanno vinto premi internazionali e per questo non vengono prese in considerazione. Sono stato chiamato a interpretare opere bellissime sulla storia di personaggi interessanti e che meriterebbero di essere conosciuti dal grande pubblico come eroi nazionali ungheresi e dell’est. Sono, per esempio, l’unico attore italiano ad aver interpretato Rodolfo Valentino in America. Un film che è stato distribuito in 150 paesi nel mondo ma non nel nostro. Stessa sorte per un film sull’omicidio di Versace che fu distribuito in giro per il mondo ma non in


castrato. All’epoca in italia avevamo cinema da centinaia di posti. Oggi sono diventate sale. Letteralmente , spesso con meno di 60 posti. Le grandi produzioni invadono il mercato con 700-800 copie e cosi rimane pochissimo spazio per il cinema indipendente anche se di valore. Un film inoltre rimane in programmazione solo due settimane e poi sparisce. Il prodotto è diventato troppo spesso solo di consumo. Esistono dei paesi in cui il sapore del cinema di un tempo non ha subito cambiamenti cosi drastici? Negli ultimi anni direi che ci hanno sorpassato da questo punto di vista quasi tutti i paesi. Soprattutto quelli dell’est. Recentemente ho lavorato in Romania, Ungheria, Repubblica Ceca. In queste nazioni vengono realizzati film bellissimi. Ma non bisogna dimenticare neanche paesi sudamericani come Brasile e Argentina o asiatici come la Cina. Lì vengono fatti film meravigliosi che varrebbe veramente la pena vedere.

Italia per motivi di autorizzazione della famiglia. Un vero peccato. Dalle sue parole mi sembra che lei nutri un certo disappunto nei confronti del mondo della produzione e distribuzione cinematografica di oggi in Italia. - Assolutamente. Oggi la figura del produttore in Italia non esiste. Si è perso il vero significato di realizzare un film mentre devo dire che in passato esisteva quello che io considero il vero cinema. La televisione in questa ha influito molto e negativamente. Prima esisteva un regista che voleva fare un film, andava dal produttore lo convinceva della bontà del progetto. Venivano realizzate sempre coproduzioni con altri paesi europei come Francia e Spagna. In aggiunta esisteva un venditore estero che si preoccupava di vendere e distribuire e il film nel mondo. Oggi purtroppo le cose sono cambiate. Le sale sono diminuite drasticamente con l’avvento della tv privata e in pochi anni si è passato da 13 mila sale a meno 6 RM MAGAZINE

di duemila. Un film all’epoca rimaneva in sala uno o due anni. Oggi se non esiste un diritto di antenna (ovvero la possibilità che il film venga poi trasmesso in tv una volta uscito dalle sale n.d.r) il film non viene realizzato. I produttori di oggi sono funzionari Rai e Mediaset, leggono il copione e lo modificano per le esigenze televisive . IL lavoro dell’autore viene

Quindi questa situazione di stallo creativo e di prodizione è più legata esclusivamente al mercato italiano? Si, certo. Continuiamo a produrre commediole per suscitare nello spettatore due risate facili. Ci sono pochi autori che considero ancora validi come Garrone, Sorrentino o Muccino. Registi coraggiosi. Non è un caso che questi stiano cercando di spostarsi negli Stati Uniti e che cerchino sempre di realizzare coproduzioni.


Mi sembra di notare un grade disappunto su questa mancanza di distribuzione di opere di livello sul nostro mercato. Certo. Le racconto un episodio: anni fa in Italia ho girato un film chiamato “La Salamandra” tratto da un opera di Morris West. Il film, ambientato a Roma, racconta di una serie di omicidi che vengono commessi nella “Mi sono messo alla prova continuamente, parte “bene” della in questo modo non mi sono annoiato mai” città. Presentava un cast stellare con me come protagonista, Anthony Queen, Chrisofer Lee, Eli WalLei è molto attento ai giovani talenti e lach e Claudia Cardinale, fra gli altri. In in Italia le capita di vestire i panni del Italia incontrò problemi con la censura e produttore. non venne mai distribuito. Questo è un Si mi piace aiutare i giovani. Vista la situazione stantia del cinema italiano riesempio fra molti che potrei farle. Come tengo importante aiutare i talenti emerun film girato con Cacoyannis sul colpo genti. Mi diverto di più ad incentivare di stato in Cile e che qui non arrivò nelil lavoro creativo di un autore giovane e le sale. Anche l’ultimo film che ho girato dargli la possibilità di realizzare un procon Fassbinder “Kamikaze89” non è mai getto interessante piuttosto che girare stato distribuito in Italia. E non stiamo fiction monotone che somigliano semparlando di registi sconosciuti o emerpre di più a telenovelas. Ultimamente ho genti ma di grandi autori del cinema mopresentato diversi corti da me prodotti al derno con alle spalle grandi produzioni e cast di tutto rispetto. Ma cosa le posso Festival di Los Angeles dove sono stati dire? Questo è un paese in cui si da più molto apprezzati. Mi auguro che trovino valore a una commediola o ai grandi film il giusto spazio anche nel nostro paese. americani piuttosto che al vero cinema. Ho letto che lei ha apprezzato particolarmente gli ultimi lavori di Garrone. Si lo considero un regista che rischia Nell’ultimo film “Il racconto dei racconti” lo ha fatto molto realizzando un ottimo film.

Qualche giorno fa mi trovavo a Los Angeles per la festa della stella sulla strada della Hall of Fame per Ennio Morricone. Ci siamo trovati a cena con Quentin Tarantino e tanti amici del cinema come Leonardo di Caprio e Antonio Banderas e loro sono innamorati dell’Italia e parlano sempre del nostro paese mai poi anche loro hanno una visione edulcorata del nostro paese. Lo vedono come un paradiso…ma per le vacanze.Cinema, niente. Nel 2005 ha diretto un film “Forever Blues”. Si mi sono dedicato anche a questo. Il mio film è uscito però in sole trenta copie e non ha avuto il successo che meritava essendo invece un lavoro di ottimo livello. Pensi che mentre nel nostro paese è stato trascurato a New Orleans, capitale della musica, è stato proiettato durante il festival di musica cittadino. Siamo stato chiamati dagli organizzatori che non solo hanno proiettato il nostro film ma ci hanno anche invitato per realizzare un grande concerto nell’ambito della manifestazione. Una soddisfazione molto grande. Oltre ad essere attore e regista , Lei ha anche una grande passione per la musi7 RM MAGAZINE


ca. Si è vero. Fin da piccolo ho amato la musica. Quando avevo diciassette anni a Parma, dove sono nato e cresciuto, avevamo formato una piccola band gli “Hurricanes” e ci esibivamo in balere e piccoli locali. Io ero il cantante e interpretavo le canzoni dei grandi crooner come Sinatra e Boone. Però non parlavo inglese e iniziavo dicendo la prima frase giusta per poi inventare tutto il resto, fra lo stupore delle persone che pensavano parlassi la lingua, cosa che al tempo non era comune. In quegli anni vidi due film che mi impressionarono. In uno di quelli , “Da qui all’eternità” appariva Montgomery Clift che suonava la tromba. Fu amore a prima vista e da allora sono sempre stato un grande appassionato di questo strumento musicale e proprio per questo nel film da me diretto “Forever Blues” io interpreto un trombettista. Un ruolo che avevo sempre sognato di fare.

“Sono un attore nato in Italia ma non sono considerato un attore italiano.” E poi c’è l’adolescenza a Parma e la lirica. Ho origini pugliesi ma ho sempre vissuto a nella città emiliana e lì esiste il teatro di opera che io considero il più importante al mondo in quanto il pubblico di Parma è il più spietato e esigente che esista. Se un cantante lirico non è eccezionale gli spettatori parmensi non perdonano. Quando ero giovane andavo a fare la comparsa al teatro e li ho avuto modo di vedere all’opera tutti i più grandi cantanti lirici dell’ epoca cominciando a nutrire una grande passione anche a questo genere musicale. Mi piace ricordare che nella mia città natale esisteva un iniziativa bellissima : la Corale Verdi. Era un fondo creato dai cittadini e che aveva lo scopo di dare la possibilità ai giovani più meritevoli di studiare all’estero l’opera lirica. Ha spesso dichiarato di amare lo sport : il calcio, il ciclismo ma soprattutto la boxe che ha anche praticato da giovane. Sono un grande amante dello sport e del pugilato in particolare del quale sono un grande intenditore. Addirittura qualche anno fa al centro federale della Federazione Pugilistica Italiana ho ricevuto un premio, una vera cintura con l’iscrizione “Franco Nero campione del cinema mondiale”. Nella mia vita questa passione per la noble art mi ha portato a girare il mondo per assistere ai più grandi match e ad avere un amico speciale: Mohammed Ali. Ho avuto un bellissimo rapporto con lui specialmente nel periodo in cui è stato fermo dall’atti8 RM MAGAZINE


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A. CRISTOFARI / CONTRASTO / FOTOA3

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vità a causa del suo rifiuto di partecipare alla guerra del Vietnam. In quel periodo girò un film con un mio amico e così fui invitato a casa sua a conoscerlo. Nacque una bella amicizia. Alì era una persona magnifica. Quando e andavo a trovarlo con mio figlio lo metteva sulle ginocchia e lo stupiva con giochi di magia. La cosa speciale era la grande umiltà che aveva nella vita privata in contrasto con l’atteggiamento spaccone mostrava pubblicamente e sul ring.

to “Guarda che tu hai presto spunto dal Grande Silenzio di Corbucci”. E lui ? Non ha confermato ne smentito. Solo un lungo sorriso. Un sorriso che conosco bene.

Tarantino ha dichiarato spesso di essere un suo fan. Forse il mio fan numero uno! Quasi venti anni fa stavo girando un film in Spagna e nel film c’era una giovane attrice all’epoca quasi esordiente: Penelope Cruz. Un giorno durante una “La TV privata ha influito negativamente pausa delle riprese sul cinema di qualità” mi disse che andava al festival del cinema di San Sebastian che si svolgeva a pochi chilometri da dove giravamo e che come E poi è stato capitano della nazionale importanza per la Spagna equivale al noitaliana di calcio dei pugili. stro Festival di Venezia .Il giorno dopo Per sette anni abbiamo organizzato partimi disse che aveva incontrato Quentin te benefiche. Il team era formato da tutti Tarantino al quale aveva raccontato che campioni del mondo da Damiani a Rosi a stava girando un film con me e che lui fu Benvenuti. Io formavo la coppia di attacentusiasta dicendo che era un mio granco con Oliva Non abbiamo mai perso un de fan. Negli anni poi fece diverse interpartita. Chissà forse gli avversari avevano viste parlando di questo grande rispetto paura di noi! A parte gli scherzi. Mi sono per me e il mio lavoro. Quando venne a divertito molto perché a differenza degli Roma per presentare Inglourius Bastards attori i pugili sono molto umili. disse all’ufficio stampa che non sarebbe L’anno scorso avremmo dovuto girare un andato via prima di incontrarmi. Così film sul pugilato con la partecipazione fu organizzato un pranzo e finalmente di Quentin Tarantino e Robert de Niro. ci conoscemmo personalmente . Mi racPurtroppo il progetto non si è concretizcontò che quando lavorava da giovane zato. Era una storia incredibile ambientain un negozio di videocassette guardava ta a Roma e come tema centrale il riscatcontinuamente i miei film e che molti lo to di un ragazzo rom. Peccato. avevano ispirato. Durante le riprese di Django Unchained spesso gli cantavo la Ha citato Tarantino. Sul suo rapporto di musica di un mio vecchio film o gli reciamicizia e collaborazione con il regista tavo una piccola battuta e lui sempre inamericano immagino le avranno chiesto dovinava da che opera era tratto! Insome le chiederanno di tutto. Per questo proma un vero cultore della mia filmografia! vo a farLe una domanda diversa : può darci un opinione sul suo ultimo film EiE così alla fine avete anche collaborato ghtful Eight? insieme con il suo splendido cameo in Conosco molto bene la storia che esiste Django Unchained. Ho letto che lei non dietro quel film. Prima di realizzarlo ha era d’accordissimo sul suo ruolo. fatto uno spettacolo a Los Angeles in cui Mi capitò di leggere la sceneggiatura gli attori chiamati sul palco recitavano le dopo poco che era pronta e pensai che loro visto parti che il film è tutto girato in l’unico ruolo che avrei potuto fare era il una locanda. Qualche giorno fa abbiamo dentista cacciatore di taglie. Pochi mesi pranzato insieme a Tarantino e gli ho det-

dopo mi arrivò la telefonata di Tarantino e che mi disse che il film era anche un omaggio a me e Corbucci e che gli sarebbe piaciuto molto che recitassi un cameo. Così gli proposi un idea. Che durante tutto il film Django avesse un flash in cui vede un cavaliere, interpretato da me, completamente vestito di nero che in slow motion viene verso la camera da presa. E questo flash si ripetesse cinque o sei volte in tutto il film . Finche alla fine il cavaliere si fosse fermato davanti alla macchina da presa e che davanti a lui ci fosse una donna e un bambino di colore. A quel punto la donna avrebbe detto al bambino “quello è tuo padre”. E io avrei detto una battuta da stabilire ma che suonasse come “Figlio mio, lotta per libertà” o qualcosa di simile. Una scena molto suggestiva. E come andò a finire? Alla fine del mio racconto ci fu un lungo silenzio di quasi due minuti. Tarantino mi disse che ci avrebbe pensato e che mi avrebbe richiamato. Niente, pensai “Beh l’idea non gli è piaciuta!” .Dopo due mesi mi richiamò e mi disse “ Ho pensato a quello che mi hai detto. Non funziona! Nella vita va bene ma nel cinema non funziona!” . Alla fine mi ha convinto ad avere il cameo che aveva stabilito per me. E con questo ultimo episodio sulla sua collaborazione con Tarantino chiudiamo la nostra intervista ringraziando Franco Nero per il tempo concesso nel realizzarla e per la disponibilità dimostrata. Abbiamo imparato a conoscere ancora meglio un grande attore, forse l’ultimo grande divo del cinema italiano. Ci auguriamo di vedere presto nelle sale e sul piccolo schermo alcune delle sue nuove opera perché , come lui, ci piacerebbe che il cinema e la tv tornassero ad essere più arte e meno intrattenimento usa e getta.

Intervista a cura di Rolando Frascaro 11 RM MAGAZINE


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A cura di Sabrina Musco www.freakyfridayblog.com

Gonna a vita alta Pensavo alle idee per dei look primaverili in questi giorni in cui l’armadio è sotto sopra per un trasloco in atto. Gonna a vita alta, come indossarla con le scarpe basse ed altri suggerimenti per i look di tutti i giorni. Ho scelto una gonna a vita alta in jeans, il modello è quello super ricercato in questo periodo, linea ad A, quindi stretta in vita e svasata, linea semplice, pulita. L’abbottonatura è sul davanti, una fila ordinata di bottoncini color oro e la profilatura di due piccole tasche nella parte anteriore. Ho pensato di abbinarla ad un maglioncino sottile nero, indossato in modo asimmetrico. Per la gonna a vita alta in jeans mi piace molto l’idea di indossare calzini vaporosi e scarpe basse dall’intreccio macramè, come disegni incerti e intrecci di idee e pensieri. Penso ai pomeriggi di primavera, al sole, all’aria tiepida, ai fiori, ai colori fluttuanti color pastello, ma anche al nero e al bianco intenso. Mi piacciono i contrasti e l’idea di poter cambiare con pochi accessori un look.

Sabrina Musco, classe ’90, ha una grande passione per la moda, la scrittura, la fotografia, i viaggi e l’arte in generale. E’ cresciuta in una piccola città della Campania, Telese Terme, con la famiglia. I suoi genitori amanti dell’arte e dell’eleganza le hanno trasmesso le loro passioni; probabilmente proprio grazie a questo mix Sabrina nutre un amore per tutto ciò che è artistico. Nel 2009 si è trasferita a Roma dove ha frequentato La Sapienza all’Interfacoltà di Lettere e Filosofia ed Economia: Scienze della Moda e del Costume. E’ proprio qui che è nata anche la sua passione per un mondo che non conosceva, quello del blogging. Nel 2011, il 1° aprile, giorno del pesce aprile, è nato Freaky Friday, proprio come uno scherzo di un venerdì sera e da qui il nome. Nel 2012 si è laureata ed ha deciso di continuare i suoi studi in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa. Negli ultimi anni la sua passione si è trasformata in un lavoro che le permette di vivere delle sue passioni e di viaggiare. E’ stata blogger ufficiale del concorso Miss Italia, a New York per Narciso Rodriguez, in Brasile per Brazilian Footwear, ha partecipato al Festival del Cinema di Venezia per Ghd e alla Fashion Week di Milano ed ha avuto la possibilità negli anni di collaborare con brand importanti come Samsung, Ford, Levi’s, Pandora, L’Oreal e tantissimi altri. 14 RM MAGAZINE


UrbanleStyle francesine basse Ecco le mie idee ed i miei suggerimenti su come indossare le francesine basse, le stringate o oxford come preferite chiamarle. Queste sono un modello di scarpa maschile che nelle ultime collezioni è diventato sempre più di tendenza anche per il guardaroba di noi ragazze, da indossare in modo diverso in base allo stile che vi rispecchia. Cascate di glitter e sfumature bianche per outfit dallo stile urban a maggio, è così che ho deciso di indossarle, il mio modello Sheen trovato da Scarpamondo. Lo stile metropolitano mi affascina sempre, quello che ti aspetteresti a NYC scendendo in strada e fra le mani un caffè di Starbucks..... il mio outfit si ispira a questo look. Capelli lasciati al caso (o quasi) con lo chignon a metà chioma, che sarà una delle tendenze per la primavera estate, occhiale da sole scuri, boyfriend jeans strappati, con risvolto alla caviglia e francesine basse. Consiglio numero uno: lasciatele essere protagonista, se indossate il jeans lungo fate un piccolo risvolto che lasci spazio alle scarpe, se indossate pantaloni dalla linea classica scegliete un modello alla caviglia. La primavera è quel particolare periodo in cui siete alla ricerca della scarpa perfetta, non troppo invernale, non troppo estiva e nel dubbio scegliete glitter e luccichii, sia da sera che da giorno abbinandoli ad un look super casual. Per dare al look un sapore molto metropolitano scegliete una t-shirt in bianco e nero con stampe o scritte e legate in vita una camicia a quadri sulle tonalità del rosso, del verde o bianco e nero. Secondo voi quali sono i look perfetti per indossare le francesine basse? Le abbinereste ad un look casual o ad uno stile elegante e ricercato?


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Alfa Romeo 4C L’Alfa Romeo 4C è una sportiva “radicale”, piuttosto compatta (è lunga 399 cm e alta soltanto 118) e leggera (920 kg: meno di un’utilitaria). Ha la struttura principale del telaio (quella che ospita l’abitacolo) in fibra di carbonio, i telaietti anteriori e posteriori (che sostengono sterzo, sospensioni e meccanica) in alluminio e la carrozzeria in fibra di vetro. Il quattro cilindri 1750 turbo ha il doppio variatore di fase che ottimizza il rendimento ai vari regimi ed è abbinato a un cambio robotizzato a sei marce (azionabile anche manualmente tramite palette al volante). Eroga 241 CV, che permettono a questa biposto di scattare da 0 a 100 km/h in 4,5 secondi e a spingerla fino a 258 km/h. Agilissima e reattiva, l’Alfa Romeo 4C si guida seduti rasoterra, ha uno sterzo un po’ pesante in manovra (non è servoassistito), ma conta su un impianto frenante adatto anche alla pista; non manca la levetta Dna nel tunnel, tramite la quale si possono regolare la risposta di motore, cambio, Esp e differenziale Q2. La guida “al limite” diventa impegnativa se si escludono i controlli elettronici, ma non è necessario farlo per gustarsi ogni minuto passato al volante di questa sportiva, che regala emozioni a non finire. Essenziale ma raffinato è l’abitacolo, che presenta molte parti in fibra di carbonio lasciate a vista (meno rivestimenti significano meno peso) e una plancia ridotta all’osso; ricchissimo di informazioni il cruscotto, tutto digitale, che in modalità Race rimpiazza il termometro del lubrificante e il manometro del turbo con gli indicatori di accelerazione longitudinale e laterale. C’è un solo motore e un solo allestimento, e il dubbio è se aggiungere o meno “clima” e radio: sono optional gratuiti che aumentano il comfort, ma accrescono il peso della vettura nella quale la leggerezza è tutto. Fra gli accessori a pagamento spiccano i cerchi maggiorati (di 18” davanti e di 19” dietro, al posto dell’abbinata 17”/18” di serie), i sedili in pelle e i fari anteriori 20 RM MAGAZINE

bi-led (anche con cornice in carbonio). Coupé e Spider si rinnovano per il 2016, presentandosi al Salone di Detroit 2016 in versione aggiornata. Certo le modifiche non sono molto appariscenti, ma la sportiva di Arese si propone in America con un nuovo model year che introduce novità interessanti per i clienti del Biscione. I prezzi partono dai 55.900 dollari, ovvero 51.200 euro, per l’Alfa Romeo 4C 2016, e dai 65.900 dollari, 60.400 euro, per l’Alfa Romeo 4C Spider 2016. Uno dei tocchi di stile più importanti è la finitura Carbon Fiber Halo che mette in risalto alcune componenti in fibra di carbonio come la cornice del parabrezza ed il telaio della vettura. L’Alfa Romeo 4C 2016 in variante americana può ora essere equipaggiata, a richiesta, con un impianto di scarico sportivo Akrapovic, ma le modifiche “tecniche” si limitano a questa. Le novità più importanti si concentrano all’interno dell’abitacolo con l’Alfa 4C che guadagna un nuovo cassetto portaoggetti, un impianto audio Alpine con speaker più potenti ed un allarme migliorato. Oltre a questo i clienti potranno richiedere dei sedili sportivi con pelle Nera e Tabacco oltre ad un nuovo Carbon Fiber Trim Package che estende la fibra di carbonio anche a componenti come il quadro strumenti, la cornice del cambio e le bocchette d’aerazione. Priva di servosterzo, rigida di sospensioni e a dir poco critica in fatto di visibilità posteriore, la pur compatta 4C non è per niente adatta alla città. E, rumorosa com’ è, nemmeno si può pretendere che sia l’auto giusta per affrontare comodi viaggi in autostrada. Fra le curve, invece, è una goduria: il 1.7 turbo spinge e “suona” che è un piacere, il cambio ha innesti fulminei, agilità e tenuta di strada sono elevatissime e l’impianto frenante regge senza fare una piega anche le sollecitazioni dell’uso in pista. Per portarla al limite, però, servono “manico” ed esperienza, specialmente se si esclude l’elettronica di controllo.


R A B I io Z N i viagg

ZA taccuino d Scendiamo nella Tanzania nord orientale fino ad arrivare alla costa dell’oceano indiano, è punteggiata da antiche rovine, avamposti fin dal I secolo d.c. , collegamenti tra arabia e oriente. Saadani National Park unico parco su una costa di 1000 kmq deserta, Tanga, secondo porto d’importanza della Tanzania, collegata con linea ferroviaria al Kilimanjaro coltivazione di sisal crollata negli anni ‘70, teatro della battaglia tra inglesi e tedeschi /I guerra mondiale (libro “Come neve al sole” di W.Boyd). Proseguiamo sulla costa: città di Pangani e Bagamoyo (in lingua swahili “dove lascio il mio cuore”), antica capitale e capolinea dell’antica rotta dei commercianti di schiavi, avorio, copra e sale dal Lago Tanganica, è qui che riportarono la salma dell’esploratore e punto di collegamento con il sultanato di Zanzibar. Da qui si può prendere un dhow imbarcazione locale, per amanti dei viaggi per arrivare a Zanzibar oppure scendere fino a Dar es Salaam e prendere un volo di dieci minuti a bordo di piccoli aerei (10 pax), partenze ogni ora. Il tempo si rallenta all’improvviso, dominato dalle maree, dai monsoni e da un background diverso.

Antico Sultanato di Oman, schiavi, avorio, coltivazione di chiodi di garofano e piantagioni di spezie. Stone Town –Mji mkongwe la capitale, perla bianca d’africa di pietra corallina, vicoli stretti , tortuosi labirinti in cui scivolare veloci e perdersi per non farsi sopraffare dagli odori del mercato, il Darajani Market: frutta e verdura esposte in piramidi, donnine per terra che cucinano specialità deliziose come chapati, visceti e polpettine di cardamomo, biciclette cariche di pane che arriva da fornaci nere dell’interno, vestiti, telefonini e oggetti in vendita di seconda mano - rivendita di doni dei turisti in vacanza, oppure pezzi nuovi di donazioni internazionali di brand famosi (questo in tutta l’africa). È fantastico infilarsi in questi vicoli che disegnano la mappa della città e ci si perde, con tutti i sensi saturi di odore di spezie, sudore, muffa, umidità, gelsomino… porte intagliate del dominio omanita che raccontano storie; gli spuntoni d’ottone/ bocciolo fiore di loto indiano servivano a proteggere dagli elefanti e le ritroveremo anche a Lamu in Kenya e in Oman. Intorno, gli zanzibarini : indolenti, invadenti, chiacchieroni, curiosi, pettegoli, non aggressivi, vivono solo dell’attimo,

mélange di razze, la Bantu dal continente, araba omanita e parsi. Giocatori di Bao (antico gioco con scacchiera a buchi e semi come pedine) sui mastaba (divani di cemento lucidati a cera fuori dalle case). Si attaccheranno i “papasi” (zecche) pochissimi hanno i permessi per portarvi in giro, esiste numero limitato, controllate se hanno card del governo ZTC (anche se ne ho viste spesso di false o scadute). A Stone Town è nato Freddie Mercury (Faroukh Bulsara), parsi, cantante dei Queen, molte case pretendono di essere quella natale ma in realtà non esiste più dalla rivoluzione del 1964. Palazzo delle Meraviglie: Beit el-Ajaib, costruito nel 1883, dal sultano Barghash creato per le cerimonie, ha una vista magnifica sulla città nella terrazza superiore (salite la scalinata), un piccolo museo all’interno e enormi porte intagliate, peccato questa vernice scura e lucida che applicano su ogni manufatto di legno, il loro è un mogano rosso, pesante e profumato (a proposito, gli oggetti neri non sono di ebano anche se definito come tale, passano strati di lucido da scarpe nero sulla superficie!). Davanti c’è il Forodhani Gardens magni-


fico la sera per mangiare spiedini alla brace di carne o pesce, tante bancarelle, turisti internazionali e molta gente locale, gli abitanti dell’isola mangiano perennemente fuori casa fino a tarda notte; ricordate che in tutta l’africa qualsiasi cibo che acquisterete dalle bancherelle ambulanti verrà avvolto nei giornali, è la normalità. Per spostarsi invece lungo l’isola e raggiungere le coste ci sono i Dala-dala = nome che veniva dal costo di una corsa 5 Tsh/1 $ (dala sta per dollar,la lingua africana si basa sul suono, c’è un centro a 10 km da Stone Town che si chiama Bububu, il nome viene dal suono del treno che sostava al capolinea tu-tutu); si trovano in tutta l’africa sono minivan con tettuccio aperti, costano poco, fanno molte fermate, solo a richiesta e hanno un numero corrispondente alla destinazione. C’è in genere molto rispetto, un uomo difficilmente si siede vicino a una donna mettono un vecchio o un bambino essendo stipati. Dentro ti può capitare di tutto persino uno squalo per traverso in mezzo alle gambe di ritorno dalla parte nord per venderlo al mercato… Il punto forte di Zanzibar sono le spiagge, lunghe, di sabbia bianchissima con l’orizzonte infinito, il reef corallino a portata in bassa marea e gradazioni turchesi dell’oceano straordinarie. Ha una delle più forti variazioni di maree del mondo, significa che bisogna controllare altrimenti non si riesce a nuotare e l’acqua al di là del reff è molto pericolosa per le correnti. Durante la bassa marea in alcuni punti si può raggiungere il reef a piedi. Per gli appassionati sub, le immersioni non sono paragonabili rispetto ad altri siti come mar Rosso, Maldive, ecc.. Fondale sabbioso come talco, pochi pesci colorati e corallo, in ogni caso in acqua spesso torbida dalla sabbia, sempre forti le correnti. Relazione interpersonali. Dove iniziare? Dal dover entrare in casa senza scarpe e solo con il piede destro? (qualcuno potrebbe raccogliere lo sporco della scarpa e farti un magia). Dallo stringere la mano a qualcuno e vedere l’altro che si tiene il braccio in segno di scaramanzia? (serve a rimanere illesi dalle vibrazioni negative dell’altro). Dal regalare dieci minuti solo per i saluti? Jambo-habari yako-habari ya asubuhi-mzuri sana… Dai riti di magia ritmati dai tamburi che

trovi nella foresta di notte? Le donne: si vestono con il bui –bui (chador nero) status simbol che non tutte possono permettersi, in genere la maggior parte indossa il più economico Kanga che è diviso in due parti (se usato in coppia si chiama dati) una gonna e un pezzo superiore che copre anche la testa, in realtà si tratta di due rettangoli di cotone stampato. Viene usato in tutta l’africa e trovi stampe simili, ma qui a Zanzibar c’ è una particolarità, la frase (ujumbe) sul bordo serve a comunicare e viene quindi inserita nei rapporti interpersonali. Le frasi sono quasi sempre d’amore: “Chiedi le cose invece di spiarmi”; ”toc toc smettete di bussare alla mia port..mi devo sposare!” ecc… Sono molto libere da tutti i punti di vista nonostante la religione sia mussulmana, quindi con delle regole, come l’occidentale. Bisogna tenere conto del background africano che è forte e resiste a qualsiasi contaminazione religiosa. Meno male altrimenti si perderebbe buona parte della loro cultura; così come il Brasile qui convivono ugualmente le credenze e i modi di vivere pre-conversione ufficiale. Non sono poveri gli zanzibarini, non lasciatevi distrarre dai nostri canoni, nessuno non ha da mangiare a differenza del continente, esiste una solidarietà intensa se una persona è in difficoltà avrà sempre da mangiare o aiuto dal suo villaggio, gli basta anche allungare una mano sugli alberi di frutta che appartengono a tutti, quando tornano i pescatori a riva la parte del pescato piccola e invenduta viene sempre regalata a chi non ha nulla, lo stesso vale al mercato. Paesaggi meravigliosi, storia, una cultura e un popolo tutto da scoprire . Questa è Zanzibar : tempo fermo o rallentato o senso del tempo o senza tempo .

A cura di Silvia Magnani


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A cura di Rolando Frascaro

Swaziland Lo Swaziland è un piccolo paese africano situato nel sud del continente nero. Con una popolazione poco superiore al milione e una superficie totale di ventimila chilometri quadrati è uno dei più piccoli stati al mondo. Nazione abitata fin da tempi antichissimi, sul suo territorio sono stati trovati reperti risalenti a più di cento mila anni fa, è una monarchia che basa

gran parte del suo sostentamento economico sull’agricoltura e sull’estrazione mineraria. La sua bandiera , divenuta ufficiale nel 1967 quando il paese si è distaccato ufficialmente dall’Inghilterra, presenta al centro un disegno peculiare della sua cultura locale. Vi sono infatti disegnati alcuni strumenti di guerra della popolazione indigena: gli Emasotsha. Quello che più spicca è lo scudo bianco e nero, vero e proprio simbolo di questi guerrieri africani. Insieme ad esso sono presenti due lance, in lingua locale chiamate assegai, e un bastone. Il disegno è adornato da piume dell’uccello vedova, tipica fauna dello Swaziland. Come spesso accade in altre bandiere del mondo i colori di campo del vessillo rappresentano la storia del paese. Il rosso, che fa da sfondo allo scudo centrale, simboleggia le battaglie del passato sostenute per ottenere la libertà del popolo Swazi. Le due bande gialle sotto e sopra lo scudo sono invece il richiamo alle grandi risorse minerarie del paese tra cui spiccano quelle di diamanti, fra i più preziosi al mondo. Per concludere l’azzurro: simboleggia la pace. Un valore importante e forse anche un augurio che facciamo a questa piccola nazione africana, bellissima e con una tradizione millenaria che merita di essere conosciuta e apprezzata.

BANDIERE DAL MONDO Turkmenistan Situato nel continente asiatico e facente parte in passato dell’Unione Sovietica, da cu si è distaccato nel 1991, il Turkmenistan con cinque milioni di abitanti è un paese in grande crescita demografica, la cui capitale Asgabat, completamente ricostruita nel 1948 a seguito di un terribile terremoto, è il centro nevralgico del paese. Ritrovamenti archeologici fatti in varie zone del territorio turkmeno hanno testimoniato una presenza di comunità rurali databili fino a diecimila anni fa. In seguito il paese, durante il periodo dell’impero romano, fu un importante crocevia commerciale trovandosi sul cammino della seta che univa Asia e Europa e che rappresentava il percorso favorito dai mercanti dell’epoca. Oggi il Turkmenistan è una repubblica presidenziale la cui economia si basa soprattutto sui ricchi giacimenti di gas e petrolio presenti nel sottosuolo. Anche l’agricoltura però ha un ruolo importante : il cotone è largamente coltivato al punto di renderne il paese asiatico il decimo esportatore nel mondo. La produzione di tappeti è un motivo di orgoglio nazionale. Lo è al punto da essere tema centrale della bandiera nazionale divenuta ufficiale il 24 Gennaio del 2001 e considerata da molti la più dettagliata al mondo. Questa presenta un campo ver-

de, colore dell’Islam, religione nazionale, e una banda verticale rossa al lato del pennone. E proprio qui vi è il complicato disegno di cui parlavamo. La composizione è formata da cinque motivi principali usati appunto nella decorazione dei tappeti e che simboleggiano però anche le tribù tradizionali presenti in Turkmenistan. Al lato del disegno vi è rappresentata una luna crescente, ancora omaggio all’Islam decorata con cinque stelle, a rappresentare le cinque provincie dello Stato. Una bandiera bellissima e dettagliatissima che racchiude in se la storia e la tradizione di questo paese asiatico poco conosciuto e tutto da scoprire.


REPORTAGE FOTOGRAFICO foto: Philippe Ambrosini www.philippeambrosini.com

L’isola del rum

BARBADOS

Le meravigliose coste dell’isola sono una meta ambita per surfisti provenienti da tutto il mondo. Nella foto in alto uno dei punti di ritrovo degli appassionati di questa disciplina

Il rum è la bevanda tipica delle Barbados e le piantagioni di zucchero sono la fonte primaria per la produzione di questo distillato 26 RM MAGAZINE


North Point, le onde si infrangono sugli scogli regalando ai turisti un punto privilegiato per ammirare la natura incontaminata di queste isole

Odori, suoni ma soprattutto colori. E’ questa varietà che contraddistingue queste isole paradisiache situate tra il Mar dei Caraibi e l’Oceano Atlantico 27 RM MAGAZINE


In questa galleria di foto non poteva mancare il rum, bevanda nazionale delle isole Barbados. Qui è prodotta e consumata in grandi quantità dai locali e dai turisti di passaggio

28 RM MAGAZINE

Fra le spiagge più belle delle isole Barbados, forse una delle più suggestive è Bottom Bay. Incontaminata e selvaggia rappresenta l’ideale della spiaggia caraibica


La capitale Bridgetown è una cittadina viva e piena di colori. Le isole Barbados hanno festeggiato da poco i 60 anni di indipendenza dall’ Inghilterra

Palme, spiagge incantate e il suono del mare..... è questa la vera essenza di Barbados 29 RM MAGAZINE


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BORSE

RUBIROSA

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Chiavi di casa, smartphone, chiavi dell’ufficio, portafogli, chiavi della macchina, tablet, laptop, biglietti da visita, occhiali, sigarette, accendino… La lista potrebbe continuare a l l’inf inito. C onduciamo vite sempre più nomadiche e disperse, tra casa e vari luoghi che chiamiamo uffici, tra clienti, appuntamenti e co-working, mescolando tempo libero e lavoro. Lavoro che da tempo si svolge nelle rete, non necessariamente in un unico luogo fisico chiamato ufficio. Siamo sempre connessi e sempre in movimento. La città è grande, le agende sempre più fitte, gli stimoli sempre più vari. E gli accessori sempre più numerosi. Le borse da donna sono un accessorio 30 RM MAGAZINE

talmente ovvio da essere diventate un luogo comune. Facile l’ironia un po’ stanca sulla probabilità di trovare quello che c’è dentro. Sia come sia, grazie alle loro borse, le donne sono arrivate pronte alle nuove abitudini e ai nuovi stili di vita. Multitasking per definizione, hanno nelle borse uno strumento essenziale per avere con sé qualunque cosa serva in una lunga giornata, tra lavoro, tempo libero e mille impegni. La borsa c’era già. Occorreva solo riempirla con i nuovi prodotti della contemporaneità. Per gli uomini è diverso. Per anni, gli unici accessori necessari sono stati il portafoglio e le chiavi. Quando gli uomini indossavano sempre la giacca e i vestiti erano piuttosto larghi e

classici, i pochi accessori finivano senza problemi nelle tasche. Con delle eccezioni. Strizzati in jeans attillati, RUBIROSA


negli anni 50 i ragazzi arrotolavano il pacchetto di sigarette, che non stava nelle tasche, dentro la manica della maglietta. Uno stile ribelle e sfacciato, reso famoso da James Dean e dalla Camel. Ma ora, che al pacchetto di sigarette, considerato un po’ meno cool di allora, si sono aggiunti decine di oggetti, occorre qualcosa d’altro per trasportare questo nuovo tutto. Nessuno auspica il ritorno del famigerato borsello, ma qualcosa bisognava pur fare. I designer per primi l’hanno capito. Hanno anticipato i tempi, convinti che molti uomini, giovani e meno giovani, desiderano anche loro avere la propria borsa: versatile, elegante o sportiva, virile ma raffinata. Se la domanda esiste, la creatività si può liberare. In mille forme, colori, materiali, utilizzi. Provate a sfogliare una rivista di moda: quanti sono gli outfit in cui l’uomo non ha una borsa, uno zaino, una valigia? Convinti che non sia una moda passeggera ma una reale necessità dei giorni nostri, abbiamo raccolto dentro a Wardroba una grande varietà di borse e accessori da uomo. Diverse fasce di prezzo, modelli, materiali, occasioni di utilizzo, dallo sport al tempo libero, da un lungo viaggio a un’ escursione nella natura, dall’ufficio, alla vita on the road. Ciascuno può trovare la propria borsa Wardroba. Qui ne mostriamo tre esempi. Gli altri, si trovano direttamente RUBIROSA su Wardroba. RUBIROSA Le borse da viaggio e da lavoro di Rubirosa si rivolgono ai moderni cosmopoliti di tutte le età, che danno valore alla classe e all’estetica. Agli uomini che pretendono molto da se stessi e dalle persone che li circondano. Il marchio si ispira al leggendario gentiluomo Porfirio Rubirosa, di origini latino-americane, considerato icona di stile ed eleganza. Lontano da scelte chiassose, chi usa Rubirosa sa apprezzare l’understatement e mettere in risalto la

propria figura con capi selezionati. Rubirosa nasce in maniera molto particolare: all’inizio era un club sofisticato, pochi eletti a cui erano destinati i prodotti. Visto il grande successo, e per condividere la passione per prodotti belli e raffinati, il club decise di allargare la diffusione, oltre la propria cerchia. Gli oggetti RUBIROSA sono realizzati a mano, con grande precisione, in Italia, Portogallo e Svizzera. A proposito: alla figura di Porfirio Rubirosa, amante della vita mondana, sarebbe ispirato il personaggio di James Bond creato da Ian Fleming. Anche questa, una buona ragione per provare Rubirosa. IF BAGS Se Rubirosa si rivolge a sofisticati gentiluomini, IF BAGS sa parlare a un pubblico interessato alla qualità e alla semplicità, con franchezza e passione. Isa, Francesca e Claudia hanno creato zainetti e da portare ovunque. Gli zaini di IF BAGS sono semplici e sinceri, un aiuto allegro elegante e concreto, per la vita di tutti giorni, per non perdere le chiavi di casa, portarsi dietro il tablet o il proprio

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libro preferito. Creati con un processo artigianale al 100% italiano sono borse impermeabili in ecopelle, facilmente lavabili. Con una borsa di IF BAGS si può andare ovunque. E ovunque essere apprezzati per la semplice eleganza.

OFFICINE FEDERALI Per concludere questa carrellata, ci piace introdurre le creazioni di Officine Federali, un marchio nato dall’idea del designer italiano Fabio Carminati, che si ispira alle fabbriche delle Ferrovie elvetiche, di cui apprezza il mix di funzionalità e bellezza. Una bellezza pratica che si ritrova nelle borse di Officine Federali, eleganti e solide, in grado di resistere a condizioni di utilizzo estreme, prodotti costruiti artigianalmente per durare nel tempo. Lontani dalle ossessioni dei grandi numeri e bassa qualità, Officine Federali crede nel “fare meno, ma farlo meglio“. Sono borse per andare ovunque. Affidabili, resistenti, bellissime. Questi sono solo alcuni dei brand che distribuiamo e che realizzano borse straordinarie, zaine e valigie per viaggiare, spostarsi, vivere. Da provare.

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A cura di Silvia Magnani

L’ esposizione esamina un argomento fondamentale per chi dipinge: quando l’artista ritiene che l’opera d’arte sia finita. Quando dentro l’anima, nella mente logica della distribuzione dei colori e dello spazio pittorico e nella tecnica scelta si è sazi. Quando scatta il basta…stop e ci si allontana per verificare il tutto. Quando si appoggiano gli attrezzi di lavoro e un po’ nauseati dalla tensione della concentrazione si dice basta; basta per adesso/ per oggi/per sempre. La mostra, aperta dal 18 Marzo 2016 a New York, inaugura, punto di riferimento The Met Breuer, una nuova fase per l’esteso impegno del Metropolitan Museum con l’arte moderna e contemporanea, presentata nell’edificio simbolo di Marcel Breuer sulla Madison Avenue. L’ esposizione prende Van Dick in esame il termine “non finito” attraverso le arti visive nel modo più ampio possibile; comprende opere lasciate incomplete dai loro creatori, un risultato che spesso permette di comprendere meglio il processo creativo degli artisti. E’ interessantissimo vedere come gli artisti lavoravano: alcuni portavano avanti il lavoro della composizione tutto insieme (regola accademica di chi studia arte), altri si perdevano nel terminare un particolare e da questo costruivano il tutto. Magnifico carpire e intuire la tecnica dal vivo degli artisti per poi raggiungere l’effetto finale, riflettere e pensare ai passaggi che si possono solo intuire ad opera fini32 RM MAGAZINE

Ritratto Michelangelo

Riflessione sull’esposizione: Il non finito a New York NEW YORK METROPOLITAN MUSEUM THE MET BREUER 18 Marzo /4 Settembre 2016

ta, è un po’ riuscire ad entrare nella mente dei perni della riflessione del pensiero e vedere quello che vede l’artista e come nell’epoca attuale. Si può essere d’acintende realizzare l’opera d’arte. Riflettecordo con un intellettuale come Chus re come in alcune fasi ci si trovi davanti Martinez quando dice che dell’arte conad opere di correnti artistiche successitemporanea sono interessanti soprattutto ve (considerate quadri finiti) e trovare le cose che non sono ancora qualcosa. conferma che il lavoro finito/non finito Così come opere che esprimono qualdipenda dal periodo storico d’appartecosa di intenzionalmente non finito nenza. Il pensiero del non finito ha a che che abbraccia esteticamente l’irrisolto e vedere, nel moderno, con l’eccedenza del l’aperto. Artisti presenti che hanno esplocontenuto rispetto alla forma, il fatto cioè rato una tale estetica includono alcuni che la forma non può rappresentare dei più grandi professionisti della storia, adeguatamente i contenuti di pensiero. tra i quali Tiziano, Rembrandt, Turner, e La forma dell’opera d’arte, ad esempio, Cézanne, così come gli artisti moderni non sembra in grado di esprimere il cone contemporanei, tra cui Janine Antoni, tenuto spirituale di cui l’artista moderno Lygia Clark, Jackson Pollock e Robert è portavoce (si ricordino le osservazioni Rauschenberg, che hanno orientato l’indi Hegel, l’idea che l’arte venga superata compiuto in nuove direzioni, alternativadalla filosofia che finisce col comprenmente offuscando la distinzione tra fare derla in sé), per cui avremo sempre a che e non-fare, estendendo i confini dell’arte fare con un’immagine che sfugge a ogni nel tempo e nello spazio, e reclutando determinazione proprio per il di più di gli spettatori per completare i lavori che contenuto che esprime e cui essa è destiavevano iniziato. La capacità di osservanata ad alludere senza poterlo esplicitare. re le cose, riuscendo a non trascurare Arte filosofia sono oggi delle pratiche in il loro rovescio, quello che non sono, perenne divenire e rinnovamento, il cui quello che non c’è più o quello che non ultimo impegno è c’è ancora…questa è nello spostare incesla base di ogni filosantemente il censofia e anche dell’artro identitario che te. Ma nonostante le contraddistingue, questa dimensione reidentificando sé di contraddittorietà stesse con qualcosa e provvisorietà in cui di sempre diverso. vive oggi il pensiero e Credo ad esempio in particolare quello che il significato consull’arte e sulla filosocreto delle filosofia fia, l’arte contempora(soprattutto quella nea sta manifestando moderna) consista ultimamente un fetinello sforzo di rideficismo esasperato… nire continuamente feticismo dell’opera/ Tiziano se stessa, sforzo che feticismo dell’artista/ condivide certamente con l’arte, perlofeticismo dell’aura… Che punta a una meno con quella contemporanea. Quedefinizione della stessa, come fanno ad sto concetto di continua ridefinizione esempio i filosofi analitici, cioè i pensatoe di definitivamente non-finito è uno ri il cui sforzo ultimo è quello di fornire


non finiti, l’arte dalla metà del ’900 al 21 ° secolo è rappresentata quasi interamente attraverso le lenti del non finito. L’apertura di senso del fare dell’artista che il non finito inaugura ai nostri tempi ha costiAlice Nell tuito peraltro il fondamento della indefinitezza destinale dell’opera stessa. Quest’ultima ha trovato un degno contraltare nella recezione del fruitore, considerato ormai a pieno diritto protagonista di una nuova relazione carica di futuro ed esiziale per ogni idea di finitezza dell’opera di antico retaggio. L’arte è oggi un qualcosa che tenta, senza esito, una incessante ridefinizione di se stessa. Sull’arte contemporanea non pesa tanto il fatto che appaia incomprensibile al maggior parte del pubblico, ma il senso di negatività che emana da ogni singola opera d’arte, che sia l’ultimo quadro monocromo, l’ultima scultura smaterializzata, l’ultima fotografia moltiplicata: insomma questa atmosfera di incompiutezza e talora di autodistruzione ininterrotta. La serie di azioni apparentemente negative che caratterizzano l’arte contemporanea andrebbe interpretata sulla scorta della frase di Samuel Beckett:” Prova ancora/ Fallisci ancora/Fallisci meglio”. Questo senso di inadeguatezza, non –definitezza, questo vuoto con l’arte intorno è anche ciò che ci incita ad andare avanti. Alessandro VII Chigi

una “definizione” delle cose. Ma nel caso finito? dell’arte (e specialmente dell’arte contem- Che impatto ha avuto questa lunga traporanea) questi filosofi, purtroppo per iettoria sull’arte moderna e contemporaloro, si sono imbattuti in qualcosa che, nea? pur sembrando un oggetto, non lo è afTemi assai complessi, che configurano la fatto: l’opera d’arte che come tale non è necessità di partire da un punto di stazio“definibile”. ne, come la postmodernità, che scopre la Il catalogo che accompagna la mostra polisemia dell’opera d’arte, la sua ricchezespande l’argomento per includere il non za e di senso, constatandone a posteriori finito in letteratura e cinema, così come il l’impossibilità di ricondurla a un signifiruolo del conservatore nel delucidare una cato univoco e quindi l’intrinseca labilità comprensione più profonda del pensiero e caducità. La mostra presenta lavori che artistico sul tema del non finito. rientrano in due categorie. Thomas P. Campbell, direttore e CEO di La prima comprende le opere d’arte che The Met, ha dichiarato:“Non finito è una sono letteralmente non finite, quelle il cui pietra angolare del programma inaugucompletamento è stato interrotto, di solirale di The Met Breuer e un grande esemto a causa di un incidente, come la morte pio di approccio del Met a presentare dell’artista. In alcuni casi, in particolare l’arte di oggi”. Estendendosi attraverso la quello della Santa Barbara di Jan Van storia e la geografia, la mostra è il risulEyck (1437), non vi è ancora dibattito tato di una collaborazione interdipartisul fatto se l’artista intendeva il lavoro nei mentale, avvalendosi delle competenze termini di un disegno finito, che sarebbe delle notevoli specializzazioni dei curatostato considerato inusuale per l’epoca, o ri del Met. “Ci auguriase esso era stato concemo che la mostra ispira pito per essere una preil pubblico a riconsideparazione a un dipinto rare il processo artistico successivo. Poiché tali come questo si collega opere lasciano spesso a esperienze condivise visibile lo scheletro e dagli artisti nel corso molti sottostanti camdei secoli”. biamenti normalmente Sheena Wagstaff e Lecancellati nell’atto del onard A. Lauder precompletamento, sono sidenti del settore arte bellissime per fornimoderna e contempore l’accesso ai pensieri ranea, hanno aggiunto: dell’artista, così come al “E’ raro che una mostra suo processo di lavoraVelazquez che copre un vasto arco zione. di tempo così può tracLa seconda categoria ciare un tema così intimo ed essenziale comprende opere che appaiono incomdel processo creativo. Questa carrellata piute, aperte, irrisolte, imperfette, risulla storia dell’arte mette a fuoco la prespetto alla volontà dell’artista, come ad occupazione costante degli artisti sulla esempio Lick e Lather di Janine Antoni ‘finishedness’ del loro lavoro, che, nel 20 (1993-1994). ° secolo essi utilizzano come strumento Janine Antoni ha usato uno stampo per radicale destinato a cambiare la nostra creare una serie di busti- autoritratto, la comprensione del Modernismo”. metà di cioccolato e la metà di sapone, Utilizzando le opere d’arte e le parole di materiali fragili che tendono ad invecartisti e critici come una guida, la mostra chiare rapidamente. Dopo aver terminaNon finito: pensiero reso visibile si sforza to i busti, l’artista si mise a lavorare sendi rispondere a quattro domande: za finirli, leccando quelli di cioccolato e - Quando è finita un’opera d’arte? bagnando quelli di sapone, fermandosi - In che misura un artista dispone una volta che l’opera stessa era giunta alla dell’l’ampiezza necessaria ad assumere fisionomia distintiva. L’incompiutezza di questa decisione? lavori di questa seconda categoria è stata - Durante quali periodi della storia dibattuta e apprezzata in tempi e luoghi dell’arte a partire dal Rinascimento gli definiti. A differenza dell’arte storica preartisti hanno sperimentato e si sono misentata nella mostra, che comprende un surati più arditamente con l’idea del non numero significativo di pezzi realmente

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OPEN WATER COURSE il mondo subacqueo Il primo corso e di conseguenza il primo brevetto che affrontano le persone che vogliono andare sott’acqua è molto importante perché le abilità acquisite rimarranno per tutte le successive immersioni che faranno. Per questo motivo lo studente deve studiare molto bene la teoria che spiega come respirare con aria compressa e cosa succede al corpo nell’immersione. Il corso è composto da quattro parti. Si inizia a fare pratica in piscina e termina con quattro immersioni nell’acqua libera. La prima parte è la teoria. Lo studente deve imparare le teorie sub che sono teorie di fisica, guarda un dvd che fa vedere gli esercizi da svolgere in piscina e legge/studia un libro del corso. Tra le cose più importanti che il futuro sub deve capire sono le relazioni tra pressione, volume e densità. Il corpo umano vive in 1 atmosfera o bar che è la pressione del peso dell’aria (il nome deriva dal greco βαρύς = pesante, una

pressione di 1 bar corrisponde alla pressione atmosferica terrestre al livello del mare). Sotto l’acqua cambia tutto, basta scendere a 10 metri e aumenta la pressione a 1 bar in più sul corpo e in totale diventano 2, quando si raggiungono i 20 metri sott’acqua si è a 3 bar quindi il subacqueo nuota sotto 3 bar pressione ambiente. La pressione e la densità hanno un rapporto direttamente proporzionale, quindi più profondo + pressione, tenendo conto che a 20 metri sarà il triplo di bar, il respiro sarà di tre volte più veloce che in superficie. In questo modo la bombola che in superficie utilizzeremmo in un’ora, sotto l’acqua durerà 20 minuti. A questo punto un sub può ragionare e fare un planning per l’immersione e gestire l’aria a sua disposizione. Invece la pressione e il volume sono inversamente proporzionali. Quindi è molto importante nelle immersioni subacquee respirare costantemente sott’acqua e non trattenere il respiro (troppo importante nella risalita!) perché il polmone mantiene lo stesso volume respirando aria compressa. Sott’acqua tutte le cose diventano il 25% più grandi e più vicine del 30%, c’è una ragione: normalmente l’occhio vede il riflesso

della luce che cade sull’obbiettivo e arriva alla retina dell’occhio. Mentre sotto l’acqua la luce deve attraversare tre densità a diverse velocità: l’acqua, il vetro della maschera e l’aria tra il vetro della maschera e l’occhio. Per esempio stamattina ho visto un pe-

sce palla mascherato che mi è sembrato enorme: PESCE PALLA TETRAONDOTIDAE = nome che dal greco significa quattro denti. Non è un ottimo nuotatore ma per difendersi ingurgita rapidamente grandi quantità di acqua diventando molto


grande e difficile da inghiottire per i predatori di grandi dimensioni. In molti paesi africani amano tirali fuori dall’oceano e farli gonfiare per far scattare fotografie ai turisti per poi rimetterli in acqua; ma è pericoloso per il pesce palla perché non può gonfiarsi e sgonfiarsi all’infinito, dopo una serie di volte muore. Ha la tetradotossina una neurotossina che ferma la funzione respiratoria portando alla morte. Questa tossina è contenuta nei muscoli, nel fegato e nell’intestino. Si cibano di molluschi, crostacei meduse e polipi dei coralli e hanno un forte becco dentato. Si trovano nei mari caldi. Il FUGU è un pesce palla giapponese considerato una prelibatezza, viene cucinato dall’antichità (10000 a.C.) poi a più riprese vietato il consumo e ripreso per i casi di avvelenamento, il suo veleno si trova nel fegato, nelle ovaie, nella pelle e nell’intestino ed è 100 volte più velenoso del cianuro, ne basta un milligrammo per uccidere un uomo. È uno dei piatti più famosi del Giappone, in particolare del sud, nella regione di Yamaguchi e la città di Osaka gli ha dedicato un museo. È vietato servirlo all’imperatore. Per cucinarlo ci vuole una certificazione del governo (Fugu Chorishi Menkyo) perché il suo veleno è mortale e deve essere preparato in modo da renderlo inoffensivo. In Europa e Usa è proibito; al padiglione giapponese dell’Expo

2015 era presente con una deroga speciale concessa dall’UE. Viene servito come Fugu Sashimi in sottili fettine messe in forme c o n c e nt r i c h e tagliate con un particolare coltello chiamato fugu hiki. La forma concentrica con cui viene servito è simile a quella che il maschio di pesce palla crea sulla sabbia per attirare la femmina in strutture larghe

due metri. Sono nidi realizzati con un lavoro meticoloso che dura dieci giorni, struscia il suo corpo sulla sabbia producendo collinette e valli e ha anche delle decorazioni di conchiglie e frammenti di coralli sui cerchi più esterni. Quando una femmina giunge nelle vicinanze il maschio solleva la sabbia del centro concentrico: se la femmina decide

che è di suo gradimento depone le uova al centro del nido e se ne va. Il maschio poi si dedicherà a vegliare le uova fino che si schiuderanno dopo sei giorni. Terminato questo cerca un altro posto nelle sabbia e crea un’altra simmetria di nuovo. È considerato dal “Esf ” una delle specie con comportamento più strano del 2015. Una domanda: perché i subacquei devono indossare la muta? Perché il corpo umano perde 20 volte più velocemente la temperatura corporea sott’acqua. Un’altra cosa che fa spesso sorridere i sub è che se passa una barca mentre loro fanno immersione e guardano sopra la loro testa, non possono capire da dove venga…sapete il motivo? Normalmente il suono arriva a un orecchio prima dell’altro così il cervello capisce da quale direzione viene il suono ma l’acqua è un ambiente con più densità dell’aria perciò il suono diventa quattro volte più veloce così non esiste differenza di tempo di arrivo del suono tra un orecchio e l’altro è allo stesso tempo e il cervello ragiona che può essere venuto solo da sopra la testa.

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SEVENTY VIBES frange flare jeans e pattern colorato per un outfit in stile seventy Ogni anno appena le temperature si alzano divento letteralmente intollerante a maglioni e cappotti e muoio dalla voglia di indossare capi più leggeri, succede anche a voi? La primavera qui a Roma è fantastica e mi sono lasciata ispirare dal vento tiepido per creare un look stile seventy (va davvero di moda per questa primavera/estate!) costruito sul jeans flare, o “a zampa” che dir si voglia, la borsa con le frange e lo spolverino colorato, una new entry che non vedevo l’ora di indossare! Per calarmi ulteriormente nella parte della seventy girl ho scelto di arricciare i capelli con la piastra ondulatrice, ottenendo così un leggero ma duraturo beach style.


BEAUTY LA TUA SKINCARE E’ DAVVERO EFFICACE?

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Ognuna di noi ha una beauty routine che mette in pratica almeno una volta al giorno. Ovviamente sto parlando della cura del viso, un momento beauty davvero molto importante che alle volte viene sottovalutato. Forse non ci avete pensato ma, proprio come succede al pittore con la tela, per ottenere un buon makeup è importante curare la pelle del viso con grande attenzione affinché possa essere sempre bella, idratata e luminosa. Per perseguire questo intento ricorriamo a tantissimi prodotti e non sempre otteniamo buoni risultati, senza contare che quello che ci sembra un beneficio a breve termine potrebbe non coincidere con un reale benessere dell’epidermide. Grazie a Tatiana Cutelli – una vera specialista nel campo della cura del viso e della pelle – e alle sue autentiche pillole di bellezza, ho potuto soddisfare tutte le mie curiosità in materia di skincare, e ho scoperto in prima persona quanto sia facile sbagliare. Dopo un’attenta analisi del mio beauty case, Tatiana mi ha spiegato nel dettaglio le specifiche di ogni prodotto, dandomi così gli strumenti per capire quali fra questi erano realmente adatti alla mia pelle. Quello dello skincare è un aspetto al quale tengo molto perché la mia pelle a tendenza acneica può essere davvero difficile da gestire. Via libera a detergenti, mousse, tonici, scrub, creme e chi più ne ha più ne metta, ma usare troppi prodotti non sempre è un bene, soprattutto se non se ne conoscono bene le caratteristiche… Ecco le 3 lezioni che ho imparato e che tutte noi dovremmo seguire: LEZIONE 1 – Leggi attentamente l’INCI dei prodotti e le loro caratteristiche! L’INCI altro non è che l’elenco delle sostanze contenute all’interno di un prodotto, leggilo attentamente ed evita di usare cosmetici che contengono troppi prodotti chimici, perché anche nel beauty, less is more. Approfondisci le caratteristiche di ogni prodotto skincare che usi e accertati che non vada in conflitto con un altro… Proprio come è successo a me con le creme viso! (Alla sera ne applicavo una dedicata alla pelle grassa e caratterizzata da un elevato potere sebo regolatore; al mattino ne applicavo una idratante per pelli normali, che idratava sì, ma anche troppo, annullando così l’effetto ottenuto durante la notte) LEZIONE 2 – Accertati di rimuovere veramente il makeup e le impurità! Vi struccate usando solo il latte detergente e acqua tiepida? Scommetto che non rimuovete il makeup veramente! Vi sfido a fare una prova passando un dischetto di cotone sulla pelle dopo il risciacquo… E’ sporco vero? :) Questo avviene perché le molecole del latte detergente inglobano quelle del makeup ma – a causa della loro oleosità – tendono a rimanere ancorate sull’epidermide, anche quando vi sembra di aver rimosso tutto. Per eliminare anche questi residui e non rischiare che occludano i pori il vostro migliore amico è il tonico! Sceglietelo in base al vostro tipo di pelle e tamponatelo sull’epidermide con un dischetto di cotone. LEZIONE 3 – Oltre al make up c’è di più! Non commettete l’errore di identificare la skincare come una semplice rimozione del make up, è molto di più! Anche quando non siamo truccate infatti, la nostra pelle è costantemente sottoposta a stress causato dagli agenti atmosferici, dall’inquinamento, dallo smog e dal sole, quindi dobbiamo prendercene cura sempre e non solo la sera. Anche la mattina procedete con un risciacquo e con l’applicazione del tonico, senza dimenticare la crema idratante: sceglietene una con vi protegga dai raggi nocivi del sole e usatela anche quando applicate il fondotinta (non tutti infatti contengono il filtro UV!).


I Led Zeppelin, gruppo musicale britannico, formatosi nel 1968, è considerato tra i più grandi innovatori del rock e tra i principali pionieri dell’hard rock. Il gruppo, scioltosi nel 1980, anno della morte del batterista, fu composto per l’intero periodo della sua attività da Robert Plant (voce, armonica), Jimmy Page (chitarre), John Paul Jones (basso, tastiere) e John Bonham (batteria, percussioni). La discografia è composta da nove album in studio pubblicati dal 1969 al 1982. Negli anni novanta hanno visto la luce diverse raccolte di brani, editi e inediti, e alcune incisioni di spettacoli dal vivo risalenti al periodo di attività. Circola anche un gran numero di bootleg sul mer-

cato “non ufficiale”. In seguito alla morte di Bonham, Page e Plant hanno proseguito la propria attività musicale come solisti, incidendo insieme gli album No Quarter: Jimmy Page and Robert Plant Unledded e Walking into Clarksdale e ritrovandosi alcune volte insieme per esibirsi dal vivo nel corso di eventi commemorativi o celebrativi. I Led Zeppelin sono tra i gruppi di maggior successo commerciale nella storia della musica: dal 1968 ad oggi il gruppo ha venduto oltre 300 milioni di dischi. Il 12 gennaio 1995 sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame. Nel 2007, a causa dell’incredibile richiesta di biglietti per la loro esibizione all’

The O2 Arena di Londra (oltre 20 milioni di richieste in circa 24 ore), il gruppo è entrato nel Guinness dei primati per la “maggior richiesta di biglietti per una singola esibizione dal vivo”. Il 12 gennaio 1969, subito dopo il loro primo, breve tour negli Stati Uniti, i Led Zeppelin pubblicarono il loro primo disco, intitolato semplicemente Led Zeppelin e registrato a Londra sul finire del 1968. I brani, caratterizzati da una combinazione di influenze blues, folk e rock unite a uno stile heavy, ne fecero uno dei dischi più importanti nello sviluppo in chiave dura del rock, puntando i riflettori sul gruppo in ambito internazionale, soprattutto negli Stati Uniti.


Uno degli elementi più innovativi nel disco d’esordio fu proprio il suono che Page, grazie alla sua lunga esperienza come turnista di studio, riuscì a conferire alle registrazioni. L’intenzione era sostanzialmente quella di riprodurre il sound che il gruppo aveva consolidato nelle sue prime esibizioni dal vivo. Decisero dunque di lavorare in modo rapido e immediato per riuscire a dare all’insieme la stessa continuità di un live, concentrando le registrazioni e riducendo all’essenziale le sovraincisioni: in questo modo, l’intero disco venne messo su nastro e mixato in sole trenta ore. A questo si aggiunsero le innovazioni tecniche che Page aveva in mente da lungo tempo: la sua idea di produrre una sorta di live in studio, infatti, si basava essenzialmente su un certo sound che era solito definire “ambientale”. La maggior parte dei produttori, all’epoca, metteva semplicemente un microfono davanti a ogni amplificatore: Page invece ebbe l’intuizione di aggiungerne un secondo, a distanza, in prospettiva frontale con l’amplificatore, e di registrare la media tra i due, riuscendo a catturare il feeling di un’esibizione dal vivo anche in una stanza. Molti anni dopo Robert Plant, in un’intervista su questo argomento, ricorderà: « Il suono che sentivo uscire da quelle casse, mentre cantavo, era di gran lunga meglio di qualsiasi figa d’Inghilterra. Era così sessuale, osceno, aveva così tanto potere... era devastante. » (Robert Plant) Tuttavia, Plant ha sempre scoraggiato la critica nel giudicare la band esclusivamente come “Metal”, viste le numerose componenti alla base della loro musica, non ultima quella folk e acustica. Nel disco/intervista Profiled, Page ha dichiarato che per inci-

dere l’album sono state necessarie solo 36 ore e che il prezzo del lavoro, compresa la copertina, è stato di 1.750 sterline. Nel 1975, l’album aveva venduto copie per 7.000.000 di dollari. Sempre nel 1969 uscì il secondo disco, Led Zeppelin II, nel quale il gruppo sviluppa in maniera esplicita la musicalità hard rock. Il brano d’apertura, Whole Lotta Love, si apre con un riff di chitarra aggressivo, se-

guito dal supporto del basso e, in una sequenza crescente, dall’intervento della voce e della batteria. Il pezzo è stato spesso definito l’emblema dello stile musicale del gruppo. Questo album venne anche chiamato dai fan il bombardiere marrone a causa del colore che domina la copertina e dell’immagine dello zeppelin sullo sfondo. Forse il più duro di tutti gli album della band, rimase in cima alle classifiche americane per anni. A seguito dell’uscita dell’album, il gruppo partì in tournée: i loro concerti duravano più di quattro ore, e sul palco la band eseguiva versioni estese delle loro canzoni con molte improvvisazioni rispetto alla loro versione in studio. Per ricercare la giusta ispirazione per i brani del loro terzo disco, Led Zeppelin III, i due leader del gruppo si concessero un periodo di riposo con le rispettive famiglie a Bron43 RM MAGAZINE


storia della band: conteneva canzoni che spaziavano fra diversi generi e che contribuirono alla creazione del mito attorno al gruppo. In questo album si fusero tutte quelle influenze folk-celtiche che avevano caratterizzato Led Zeppelin III e gli elementi hard rock del bombardiere marrone. Ufficialmente senza titolo, la Atlantic Records ottenne che almeno i musicisti scegliessero un simbolo ciascuno che li rappresentasse e che comparisse in copertina: fu così che Page scelse un simbolo che ricorda vagamente la scritta ZoSo, Robert Plant una piuma racchiusa in un cerchio, John Paul Jones un cerchio con tre punte e John Bonham tre cerchi intrecciati. Solitamente l’album viene erroneamente indicato come Led Zeppelin IV, Runes Album o ZoSo. L’incisione include brani hard rock come Black Dog o dal sapore mistico-folk come The Battle of Evermore che rievoca una battaglia vichinga, con tanto di guerrieri e cavalcate nelle praterie (anche frutto delle letture di Plant del periodo) o brani contenenti una combinazione di vari generi, come Stairway to Heaven, probabilmente la loro canzone più famosa. Proprio in questa vengono sintetizzati tutti gli elementi musicali del gruppo, tanto che venne sempre considerata dallo stesso come proprio inno personale. Durante il tour conseguente a questo album ebbe luogo l’unica data italiana mai programmata dei Led Zeppelin. Il concerto si tenne il 5 luglio 1971 al Velodromo Vigorelli di Milano durante una tappa della manifestazione canora Cantagiro, in cui i Led Zeppelin suonarono come ospiti. Il concerto, a causa di scontri fra il numeroso pubblico e le forze dell’ordine, che reagirono sparando lacrimogeni in mezzo alla folla, durò solamente venti-

Yr-Aur, remota località tra i monti del Galles, in un cottage immerso nel verde in cui non c’ era neanche l’elettricità. Le serate passavano davanti al fuoco a bere birra e a suonare la chitarra, mentre i roadies vennero incaricati di cucinare e occuparsi della casa. Questa potrebbe essere la spiegazione delle caratteristiche acustiche di diversi brani dell’album, in particolare Gallows Pole e Bron-Y-Aur Stomp, nei quali sono chiaramente individuabili echi del folk britannico, che rivelano un differente e nuovo aspetto dell’abilità chitarristica di Page. Le tracce vennero incise in una villa di campagna a Headley Grange, nel tentativo di ricreare l’atmosfera rurale che aveva ispirato i brani del disco: per questo motivo venne utilizzato uno studio di registrazione mobile. Anche questo disco, come il secondo, ottenne un elevato riscontro di vendite, nonostante le critiche mosse dalla stampa. Mentre i Led Zeppelin volevano dimostrare con questo album di avere una sensibilità e un gusto che andava anche oltre le “bombardate a tappeto” tipiche del secondo album, la stampa lo interpretò invece come un indebolimento. Alcuni commenti furono così offensivi da toccare profondamente i componenti del gruppo, i quali, già troncati i rapporti con i media, iniziarono subito le sessioni di registrazione del quarto album senza intraprendere alcuna tournée. Il quarto disco è stato probabilmente il più importante per la 44 RM MAGAZINE


sei minuti. I quattro Led Zeppelin furono infatti costretti ad abbandonare il palco e a barricarsi dietro le quinte. Al fine di iniziare i lavori di registrazione del nuovo album la band si ritirò a Stargroves, una tenuta di campagna di proprietà di Mick Jagger dove era installato uno studio di registrazione mobile che era già stato utilizzato in diverse occasioni dagli The Who e che in seguito sarebbe stato impiegato anche da altri artisti come Deep Purple, Status Quo, Bob Marley e Iron Maiden. Il 21 giugno, il gruppo iniziò l’ottavo tour negli Stati Uniti, trionfale per quanto riguarda il pubblico, estremamente deludente per la reazione della stampa. Il problema era che gli Zeppelin erano noti quasi esclusivamente agli adolescenti. In particolare, quel tour fu completamente ignorato dalla stampa perché venne svolto in concomitanza con quello dei Rolling Stones che godevano di maggior favore. Inoltre i Led Zeppelin avevano sempre avuto un pessimo rapporto con i giornali: per quanto riguarda le testate inglesi, era “guerra aperta”, mentre quelle americane avevano quasi paura di loro perché erano note le loro bravate dei

primi tour, tanto da portare a pensare alla band come un quartetto di selvaggi. Nel 1973 uscì il quinto disco Houses of the Holy che, come il quarto album, non avrebbe dovuto avere titolo; si decise poi diversamente, ma per una delle innumerevoli, singolari congiunture che da sempre caratterizzano la storia della musica il brano omonimo sarebbe stato pubblicato non nell’album che ne condivideva il nome ma nel successivo Physical Graffiti. Houses of the Holy è caratterizzato da brani di durata più estesa, dall’uso (inedito per il gruppo) del sintetizzatore, e dall’importante contributo di Jones nell’utilizzo del mellotron. Canzoni quali The Song Remains the Same, No Quarter e The Rain Song si imposero ben presto come classici del rock. Nello stesso anno i Led Zeppelin effettuarono una nuova tournée negli Stati Uniti, caratterizzata da un enorme riscontro di pubblico: al Tampa Stadium, in Florida, suonarono di fronte a 56.800 spettatori, superando il record allora detenuto dai Beatles con il concerto del 1965 allo Shea Stadium. I tre spettacoli al Madison Square Garden di New York, invece, segnarono il “tutto

esaurito”. Le esibizioni vennero registrate con l’intenzione di ricavarne un film, ma il progetto fu accantonato. Nel 1975 uscì per l’etichetta Swan Song Records Physical Graffiti, il loro primo album doppio. Il disco comprendeva brani registrati per gli ultimi tre album, ma non inclusi negli stessi, assieme a nuove incisioni. Il gruppo dimostrò ancora una volta di poter spaziare su differenti generi musicali, come nella melodica Ten Years Gone, nell’acustica Black Country Woman, nella trascinante Trampled Underfoot e nell’orientaleggiante Kashmir. L’enorme successo riscosso dell’album e il clamore che suscitò presso il pubblico ebbero un effetto galvanizzante per la reputazione internazionale del gruppo: nonostante i record di vendita già realizzati con i precedenti lavori, in corrispondenza con l’uscita del nuovo album tutti i precedenti dischi dei Led Zeppelin rientrarono contemporaneamente nella classifica dei 200 album più venduti, fatto mai verificatosi prima nella storia del rock. Se la popolarità del gruppo sul palco e in sala d’incisione era notevole, lo fu altrettanto quella per gli eccessi e per l’eccentricità fuori scena. I Led Zeppelin viaggiavano con un jet privato chiamato Starship, occupavano interi piani degli alberghi e cominciavano ad essere protagonisti di famose scene di dissolutezza (distruzione di intere camere d’albergo, avventure sessuali, uso smodato di droga e alcool). Molte persone vicine al gruppo descrissero queste loro imprese in vari libri, ma molti di questi racconti furono poi smentiti dagli stessi interessati. Nel 1976 i Led Zeppelin interruppero la loro attività musicale per occuparsi della produzione di Fantasy, film concerto tuttora inedito. La lunga degenza di Robert Plant che si prospettava a causa di un grave incidente d’ auto costrinse il gruppo ad un’altra mossa obbligata: la registrazione di un nuovo disco di studio per riempire il periodo della loro assenza forzosa dalle scene. Impossibilitato a riprendere le esibizioni dal vivo, il gruppo ritornò in studio per registrare il settimo disco: Presence. Sebbene gli fosse stato conferito rapida45 RM MAGAZINE


mente il disco di platino, molti lo considerarono un prodotto non all’altezza dei precedenti. Quell’anno, dopo l’incidente di Plant e famiglia, l’atmosfera peggiorò, tanto che Peter Grant affermò che c’era qualcosa che non andava; i quattro decisero inoltre di andare in esilio per sfuggire alla elevata pressione fiscale inglese sui guadagni delle stelle della musica. Per questo il 1976 si rivelò un anno instabile, senza punti di riferimento, nel quale sia Plant che Bonham sentirono la lontananza delle famiglie come un grande peso, il cui riflesso era riscontrabile nel loro ultimo album, il quale fu inciso a Monaco di Baviera in uno studio di registrazione (Musicland) talmente richiesto che il gruppo trovò solo tre settimane di disponibilità, al termine delle quali si sarebbe dovuto far spazio ai Rolling Stones. Page riuscì ad ottenere una settimana in più, e nel giro di meno di un mese l’album venne ultimato. Verso la fine del 1976 uscì nelle sale cinematografiche il film The Song Remains the Same, insieme alla relativa colonna sonora, frutto del montaggio di varie registrazioni effettuate ai concerti del 1973 al Madison Square Garden di New York: questo è rimasto l’unico documento filmato delle loro esibizioni sul palco per oltre 20 anni. Durante l’autunno del 1978, il gruppo rientrò in sala d’incisione (il Polar Studio degli ABBA, in Svezia), per la registrazione di In Through the Out Door. Il disco 46 RM MAGAZINE

comprendeva brani in stile rock come In the Evening, la tropicaleggiante Fool in the Rain, la ballata All My Love (dedicata al figlio di Plant) e Carouselambra, considerata un tentativo di avvicinamento al genere rock progressivo. Le prime copie in vinile di In Through the Out Door furono pubblicate in una confezione di cartone completamente anonima. Aprendola ci si trovava di fronte alla copertina dell’album, la quale era però totalmente a righe bianche e nere: la vera copertina

sarebbe emersa detergendo con acqua la superficie coperta di righe. A ciò si aggiunse la volontà del gruppo di utilizzare sei copertine diverse per la commercializzazione del disco, rendendo così un’incognita l’aspetto grafico di ogni copia dell’album in circolazione. Dopo un decennio di incisioni ed esibizioni dal vivo, il gruppo cominciò ad essere considerato “sorpassato” da alcu-

ni critici, anche perché i gusti musicali si andavano orientando verso la disco music e il punk rock; ciò nonostante, i Led Zeppelin potevano ancora contare su legioni di appassionati, e il loro ultimo disco raggiunse il primo posto nelle classifiche di vendita di Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel giugno del 1980 i Led Zeppelin intrapresero un mini tour europeo che terminò il sette luglio. Il concerto del 27 giugno venne interrotto alla terza canzone quando John Bonham ebbe un malore e crollò sul palco. Il seguente tour americano non ebbe luogo in quanto il 25 settembre 1980, poco prima di partire per gli Stati Uniti, Bonham si presentò alle prove completamente ubriaco; continuò a bere per tutta la sera in una festa a casa di Page e fu messo a dormire in una stanza. La mattina dopo fu trovato morto soffocato nel proprio vomito. La stampa parlò di 40 dosi di vodka ingerite. Dopo la morte di Bonham, gli altri tre componenti resero nota la decisione di voler interrompere l’attività artistica con il nome di Led Zeppelin con il seguente comunicato stampa, diffuso il 4 dicembre 1980: “Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico e il profondo senso di rispetto che nutriamo verso la sua famiglia ci hanno portato a decidere – in piena armonia tra noi ed il nostro manager – che non possiamo più continuare come eravamo”. A seguito dello scioglimento del gruppo, i componenti della band presero strade diverse e si sono riuniti solo in cinque eventi: nel 1985 in occasione del Live Aid con Phil Collins alla batteria, nel 1988 per l’anniversario dell’Atlantic Records con Jason Bonham dietro il drumkit paterno, in una cerimonia segreta nel 1990


per il matrimonio di Jason Bonham, nel 1995 in occasione del loro ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame con gli Aerosmith e Neil Young e, infine, nel 2007, di nuovo con Jason Bonham alla batteria, in un concerto di beneficenza per la Ahmet Ertegün Foundation alla O2 Arena di Londra. Quest’ultima è stata una vera e propria riunione con un concerto di 2 ore a differenza delle precedenti comparsate di 30 - 40 minuti. Il 31 agosto 2007 venne annunciato che il gruppo si sarebbe riunito per un’unica data alla The O2 Arena di Londra. La stampa nazionale ha iniziato a promuovere il concerto la stessa mattina e gli sponsor hanno confermato l’evento. La notizia ufficiale del loro ritorno sulle scene musicali è arrivata il 12 settembre, quando è stato confermato che avrebbero tenuto un concerto in memoria di Ahmet Ertegün il 26 novembre 2007 alla O2 Arena di Londra. In seguito ad un infortunio al dito occorso a Jimmy Page, il concerto è stato rinviato al 10 dicembre 2007. La notizia della disponibilità su Internet dei biglietti ha generato un’ondata di richieste che i promoter hanno definito senza precedenti nella storia della musica: in meno di 48 ore il sito è stato preso d’assalto da oltre 20 milioni di utenti, al punto che si è deciso di interrompere immediatamente le prenotazioni e di assegnare in base ad un sorteggio nominale i 21.000 biglietti disponibili. A seguito di una simile, inaudita mole di richieste, nel 2008 la band è stata insignita del Guinness dei primati per la Maggior richiesta di biglietti per una singola esibizione dal vivo. Secondo quanto riportato dai quotidiani, il concerto alla O2 Arena non ha deluso le aspettative e ha reso giustizia, pur con tutti gli inevitabili limiti dettati dal passare del tempo, alla reputazione dal vivo del gruppo, nonostante gli strumenti fossero accordati un tono sotto per facilitare le parti cantate di Plant. Il 13 settembre 2012 sulla loro pagina ufficiale di Facebook i Led Zeppelin hanno annunciato l’uscita di Celebration Day, documento che testimonia il concerto del 2007 all’O2 Arena tenuto in memoria di Ahmet Ertegün, fondatore dell’Atlantic

SIMBOLOGIA Oltre al famoso dirigibile, un’immagine ricorrente nella simbologia dei Led Zeppelin è quella di un angelo, raffigurato in un dipinto del 1869 del pittore statunitense William Rimmer; nonostante molti abbiano voluto scorgere nella rappresentazione dell’angelo l’effigie di Lucifero o di Icaro, si tratta della divinità greca Apollo. I simboli che l’immaginario collettivo maggiormente ricollega al gruppo rimangono comunque i due sigilli e le due rune che compongono il titolo del loro quarto album. Il significato specifico di questi simboli non è mai stato del tutto chiarito; quel che è certo è che Page e Plant hanno realizzato i propri disegni di loro pugno, anche se il simbolo scelto da Page è stato probabilmente preso dall’alfabeto magico del matematico alchimista Girolamo Cardano. Tutti e quattro i simboli trovano comunque le loro origini nel misticismo. La motivazione della scelta dei simboli, ad ogni modo, risiede nel loro modo di concepire la musica, come più volte spiegato dal gruppo stesso: i simboli, pertanto, furono un modo per ribadire il loro disinteresse verso nomi, titoli ed etichette di genere per convogliare l’attenzione solo verso la musica. Un celebre esempio di errata interpretazione riguarda il simbolo scelto da Page: molti vi hanno intravisto la criptica sigla ZoSo, interpretazione più volte smentita dal chitarrista.

Records. Il film è stato proiettato in contemporanea mondiale per la sola giornata del 17 ottobre in 1500 sale cinematografiche di quaranta paesi, facendo registrare ovunque il tutto esaurito e incassando per quell’unica proiezione 2 milioni di dollari, inducendo così la produzione a ripetere in via eccezionale la proiezione il 29 ottobre. In Italia l’evento, che è stato prodotto e distribuito dalla società Nexo Digital, ha ricevuto ampia risonanza, con ben 560 000 euro di incassi tra la prima e la seconda serata.

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A cura di Alberto Pirisinu

LEGGENDE METROPOLITANE Avrete di certo sentito quella di un tale che dopo aver passato una note di passione con un’ amante occasionale trova la scritta sullo specchio fatta con il rossetto: ‘Benvenuto nel mondo dell’AIDS’. C’è anche la variante in cui lui si risveglia e si rende conto di essere stato sottoposto ad un prelievo illegale di rene. Si tratta solo di due esempi famosi e dando un’ occhiata su internet ci si rende facilmente conto che le leggende metropolitane formano un universo ampio e variegato, con categorie e toni diversi. Il più delle volte sono storie dove c’è un elemento macabro, altre volte fanno ridere, ma di certo hanno la caratteristica di essere suggestive e accattivanti a tal punto da diffondersi su scala globale attraverso il passaparola, online e offline. Una leggenda metropolitana può essere definita come una storia insolita a trasmissione orale che a un certo punto della sua diffusione trova eco nei media, dai quali riceve patente di credibilità. Si dice metropolitana per distinguerla da quella tradizionale, sebbene la leggenda non sia necessariamente ambientata in un centro urbano. Sarà forse anche per questo motivo che per quanto strane queste storie possano essere, alla fine ci crediamo. Avete presente le leggenda chiamata Blue Star Acid secondo cui c’erano spacciatori fuori dalle scuole che 48 RM MAGAZINE

regalavano ai bambini dei tatuaggi attacca-stacca impregnate di LSD? Oggi è datata ma una ventina di anni fa, aveva il suo seguito di genitori ed educatori che gli davano credito. Altrettanto allarmante era la voce molto diffusa in Italia che gli zingari marcassero con dei segni in codice poco visibili le pulsantiere delle abitazioni da svaligiare. In questo caso la bufala ebbe una risonanza tale che durante un programma trasmesso su Raiuno l’anno scorso fu smentita ufficialmente perchè priva di fondamento. Gli esempi citati sembrano suggerire che sebbene inverosimili, le leggende metropolitane siano credute ed amplificate perchè di solito fanno leva su preoccupazioni presenti nella nostra società. Un’altra leggenda che ha avuto conseguenze reali, addirittura politiche, è la teoria del complotto sulle scie chimiche. Negli anni novanta ha cominciato a spargersi la voce che le scie di condensazione visibili nell’atmosfera terrestre non siano scie di vapore acqueo, ma siano composte da agenti chimici spruzzati in volo da apposite velivoli per fini di varia natura. Tra questi, il controllo del clima terrestre e il tentativo di frenare l’aumento demografico mondiale da parte di enti governativi, attacchi terroristici e il condizionamento psicologico tramite agenti psicoattivi operato da società

private. Per quanto improbabili possano sembrare, queste ipotesi hanno suscitato un dibattito pubblico in svariati paesi. In Italia l’argomento è stato oggetto di ben 16 interrogazioni parlamentari. In tutti i casi la conclusione è stata che non esistono prove sull’esistenza delle scie chimiche. Fare una panoramica sulle leggende metropolitane va decisamente al di là dei limiti di questo articolo, considerando la vastità del genere. Quel che è certo è che queste storie hanno il pregio di essere avvincenti. A volte anche divertenti. Come quella su un piccolo incidente accaduto durante la visita ufficiale dell’ex Presidente degli Stati Uniti George W. Bush in Inghilterra nel 2003. In quell’occasione, presso l’ aeroporto di Heathrow, Bush e la regina sono saliti a bordo di un carro trainato da cavalli. Uno di questi ad un certo punto ha emesso una flatulenza talmente maleodorante che la regina si è scusata con il suo ospite dicendo che ci sono cose che neanche una regina è in grado di controllare. Al che Bush ha replicato: ‘Sua Maestà, non si preoccupi. Sa, se non mi avesse detto niente, avrei pensato che fosse stato uno dei cavalli.’ Nonostante non ci siano ci sono conferme sulle veridicità di questa storia, a noi piace crederci.


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Commedie, Trash, Poliziotteschi, Horror ed altri generi CULT dagli anni 70 a 90

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A cura di Massimiliano Correa

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L’ALLENATORE NEL PALLONE L’allenatore nel pallone è una perla della comicità all’italiana degli anni ‘80, e di certo uno dei film più noti e apprezzati della lunga serie realizzata da Lino Banfi. Uscito nelle sale nel 1984 e diretto da Sergio Martino, la pellicola tenta di analizzare il mondo del calcio, mostrato però dal punto di vista di una piccola squadra, la Longobarda. Oronzo Canà è un allenatore di basso livello, soprannominato la Iena del Tavoliere, che nella sua carriera non ha fatto altro che allenare piccole squadre, arrivando al massimo alla serie B. Sogna ovviamente di allenare in A, all’ombra del suo mito Nils Liedholm, di cui conserva gelosamente una fotografia, e con la quale si confronta continuamente allo specchio. Finalmente arriva la chiamata di Borlotti, che possiede la Longobarda e lo vuole come tecnico per la prima stagione in assoluto in serie A della squadra. Arriva il momento della conferenza di presentazione, durante la quale si parla di calciomercato arrivando addirittura a promettere Platini, Maradona e Rummenigge..... Non solo nessun campione arriva, ma addirittura i due migliori giocatori della squadra vengono venduti alla Juventus. Dopo questa delusione Canà e l’osservatore Bergonzoni volano in Brasile a caccia di un talento a costo zero. Prima rischiano di farsi fregare con un contratto fasullo e poi tentano l’acquisto di So50 RM MAGAZINE

crates, che gioca a calcio e fa il medico (come nella realtà). Per avvicinarlo Canà finge un’appendicite, ma il Socrates puntato è un ortopedico, e quindi soltanto un omonimo. Alla fine portano in Italia Aristoteles, giovane sconosciuto. Nella prima giornata match con la Roma, che ne segna cinque. Dopo sette partite sono

stati totalizzati soltanto tre punti e Canà scopre che Aristoteles ha problemi relazionali con la squadra. Rassicurato dal tecnico, Aristoteles offre il massimo in campo e così la squadra ottiene 8 punti in sei partite, ritrovandosi in cima alla

classifica. Speroni però, geloso del compagno, lo infortunia di proposito, condannando la squadra a svariate sconfitte, rischiando la retrocessione. La serie B è vicina. Siamo alla terzultima e il tecnico tenta di corrompere De Sisti, tecnico della Fiorentina, per fargli vendere la partita; questi però non capisce e alla fine i viola hanno la meglio e vincono per 5 a 0. Si arriva così all’ultima giornata contro l’Atalanta. Borlotti ordina a Canà di perdere dato che la B è il posto della Longobarda, dati gli alti costi della serie A. Vuole che Canà retroceda, dunque pretende che Aristoteles non giochi. Se lo farà resterà in carica. Canà vince e viene licenziato. Prima di iniziare le riprese, il regista Sergio Martino fece alcuni sopralluoghi a Rio De Janeiro che furono decisivi per la stesura definitiva della sceneggiatura. Il regista, in uno dei suoi viaggi verso Rio incontrò in aereo Luciano Nizzola e Luciano Moggi (che allora lavorava per il Torino), i due dirigenti erano in trattativa per il passaggio di Júnior alla squadra torinese. La trattativa ispirò la trama del film. Durante i soggiorni in Brasile, Martino selezionò i luoghi delle riprese come ad esempio il murales con i calciatori del Brasile che ispirò l’incontro con Giginho. Il disegno fu realizzato dai tifosi brasiliani per schernire la loro nazionale dopo la sconfitta contro l’Italia ai Mondiali del 1982; in particolare Cerezo, responsabile


Peter, utilizzato anche per le riprese dedicate al calciomercato estivo, che allora avevano sede al Gallia di Milano, subito dopo la fine del campionato. Le partite della Longobarda sono spesso

intervallate da filmati di repertorio del campionato italiano di calcio 1983-84: questo tipo di montaggio è stato realizzato grazie ad un’ intuizione di Sergio Martino, che decise di far indossare la maglia bianca alla Longobarda perché assomigliava alla maglia di riserva di molte

campionato Longobarda-Atalanta sono stati girati allo Stadio Flaminio. Al termine della partita, durante l’invasione di campo, la sceneggiatura prevedeva che i due gemelli capi ultrà della Longobarda portassero Oronzo Canà in trionfo sulle spalle e così avvenne; durante le riprese i due presero il povero Banfi per i testicoli e questo infortunio ispirò la penultima scena comica del film, inizialmente non prevista nella sceneggiatura. La colonna sonora de L’allenatore nel pallone è stata curata dai fratelli De Angelis, meglio noti come Oliver Onions, conosciuti per le innumerevoli sigle di cartoni animati e per le colonne sonore dei film di Bud Spencer e Terence Hill. Nel successivo film Mezzo destro mezzo sinistro, sempre diretto da Sergio Martino con protagonisti Gigi e Andrea, il copione iniziale prevedeva la presenza nel film dello stesso Lino Banfi, in cui avrebbe dovuto riproporre il personaggio di Oronzo Canà: l’allenatore pugliese sarebbe dovuto subentrare a stagione in corso per risollevare le sorti della Marchigiana, ma per motivi ignoti la partecipazione di Banfi saltò e il copione venne quindi modificato. In un cameo appare anche Nanni Moretti, nel ruolo dell’amico della figlia di Canà che regala il poster di Antonio Cabrini alla ragazza. Questo film a tutti gli effetti è diventato di culto per gli appassionati, ancora oggi a distanza di molti anni dalla realizzazione, alcuni circoli e alcuni locali lo riproiettano; e semplici appassionati si ritrovano per rivederlo citandone a memoria tutte le battute. Qualche anno fa è stato girato anche un sequel: “l’allenatore nel pallone 2” accolto con tiepido successo..... ma quando la “prima” è di alto livello a volte è bene non “ripetere”..... Foto A3

secondo le cronache sportive brasiliane di non aver marcato a dovere Paolo Rossi, era raffigurato vicino a dei polli. Inoltre durante un sopralluogo al Maracanã il regista notò un campetto di calcio, visibile dagli spalti più alti, nelle vicinanze dello stadio ed ebbe l’idea per la sceneggiatura dell’incontro tra Canà e Aristoteles. Tra i set brasiliani ci fu anche un ospedale di Rio, dove furono girate le scene di Canà ricoverato per una finta appendicite, ma gli interni dell’ospedale brasiliano, centralino escluso, sono stati girati all’ospedale Aurelia hospital di Roma. Conclusi i sopralluoghi e redatta la sceneggiatura definitiva, la troupe e gli attori Banfi, Roncato, Sammarchi si recarono a Rio a girare nel giugno del 1984 le riprese del film ambientate in Brasile. Il resto della pellicola fu girata nel Lazio in sole sei settimane a cavallo tra giugno e luglio dello stesso anno. La presentazione della squadra fu girata presso l’hotel Villa Pamphili di Roma, oggi rinominato San

squadre dell’epoca. Le immagini della partita in cui la Longobarda è promossa in Serie A, Sambenedettese-Longobarda, sono in buona parte tratte dal repertorio di una partita di Serie B del 1983/84 tra la Sambenedettese e la Pistoiese. La prima scena di esultanza del pubblico, che si vede alla fine dell’incontro, è in verità quella dei tifosi della Sambenedettese, che pareggiando quell’incontro 1-1 si poterono salvare con un turno di anticipo (la Pistoiese invece retrocesse). Le restanti scene di quel match, nonché tutti gli altri incontri del film, furono girati allo Stadio dei Marmi e allo Stadio Flaminio di Roma. Uno degli spezzoni delle partite della Longobarda (Il gol di testa dell’Inter) fu usato l’anno successivo per il film Mezzo destro, mezzo sinistro dello stesso regista. Il finale del film e l’ultima partita del

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è il progetto ideato dalla F��������� M���� M������ per valorizzare il talento e la creatività di giovani artisti e promuoverne l’inserimento nel mercato dell’arte attraverso la possibilità gratuita di esporre e vendere le proprie opere negli spazi della Galleria, nel cuore del centro storico e culturale di Roma. D���������� Giovani artisti italiani o residenti in Italia tra i 18 e i 30 anni operanti nel campo delle arti figurative o applicate (Pittura, Scultura, Fumetto, Disegno, Fotografia, Grafica, Design etc.). M������� �� �������������� Per iscriversi è sufficiente inviare la propria candidatura on-line, indicando i dati personali e la proposta progettuale (titolo e concept della mostra) corredata da una o più foto delle opere da esporre. Una giuria di esperti e professionisti del settore selezionerà le proposte con insindacabile giudizio sulla base della qualità innovativa del progetto espositivo. O���������� La Fondazione garantisce gratuitamente all’artista, oltre all'esposizione, anche la promozione e l'ufficio stampa dell'evento. Per gli artisti non residenti a Roma, la Fondazione mette a disposizione, secondo le disponibilità, un servizio di ospitalità presso la "Residenza Moderni" sita nel Quartiere Pigneto.

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Ri-Nascita

<<Ri-Nascita prende vita dal bisogno che anch’io, come i protagonisti degli scatti, ho di cercare il momento della svolta. Così mi piace definire quell’atteso momento in cui si lascia alle spalle una fase che non piace, apatica o semplicemente insoddisfacente, per ritrovarsi in una fase ancora sconosciuta ma pregna di frizzanti aspettative di miglioramento. In questi scatti fisso il momento della svolta, in cui si fatica, ci si sforza e si sorride anche… perché no!! Per dare forza all’idea della rinascita i volti dei soggetti, persone sia adulte che giovani, entrano in simbiosi con l’acqua in modo tale che sembrino avvolti da liquido amniotico come il neonato nel parto. Grazie alle loro molteplici espressioni, suscitano in chi li osserva delle emozioni contrastanti>>.

Nato a Roma il 25 Febbraio 1988, Claudio Formisani è un giovane fotografo. Claudio, convinto a parteciparvi dalla compagna Ilaria, si avvicina alla fotografia grazie ad alcuni corsi amatoriali. A lei oggi riconosce il merito di averlo aiutato a scoprire in se la passione per questa magnifica arte. Il Formisani fotografo, prende parte nel 2014 al concorso “Nettuno Photofestival” dove presenta Ri-Nascita e viene premiato da una illustre giuria che vede come presidenti onorari due grandi nomi della fotografia italiana: Franco Fontana ed Oliviero Toscani. Nel mese di Novembre pubblica il suo lavoro sulla rivista di settore “Fotografia Reflex”. Espone quattro delle sue opere in occasione di “Una Foto per Genova”, una mostra collettiva presso Villa De Sanctis - Casa della cultura, diretta dal fotoreporter Alex Mezzenga. Appassionato di viaggi, realizza diversi fotoreportage personali negli USA ed in Europa sperimentando diversi stili fotografici.


Camilla’s Secrets

A cura di Camilla Gullà (www.camillassecrets.com)

SEMPLICEMENTE ANNI 50

Il 28 gennaio 1992 nasce a Milano Camilla Gullà. Un sottile filo invisibile la lega al capoluogo lombardo e centro mondiale della moda e dove i suoi interessi in materia la riconducono abitualmente. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Firenze, città dove scappa a rifugiarsi ogni volta che può. Nel capoluogo toscano frequenta l’Istituto Sacro Cuore e coltiva le sue passioni: la danza classica, il pianoforte e l’amore per le lingue straniere. Attualmente frequenta l’università cattolica del Sacro Cuore a Milano, presso la facoltà di legge e dall’aprile 2011 si occupa del suo blog “Camilla’s Secrets”. Nato dalle aspirazioni di un’ adolescente sognatrice che si racconta parlando di moda e non solo nel tempo è cresciuto e si è evoluto proprio come la sua autrice. E’ sfogliandone le pagine che traspare la crescita e il cambiamento di una ragazza che diventa donna. Camilla ha saputo sfruttare la sua innata tendenza a fondere le sue passioni in una dimensione più ampia e profonda, collaborando in questi anni con importanti brands e autorevoli riviste di tendenza: un meraviglioso e originale connubio tra moda e mondo che ci circonda. Fanno da imperativo il buon gusto e l’eleganza, uniti ad una semplicità che non é mai banale.

Total look: La Redoute Foto: Leonardo Salvini


Camilla’s Secrets OUTFIT CON GONNA VERDE Sapevate che i colori influenzano l’umore dell’uomo e la sua psiche? Ebbene si, esiste una vera e propria “psicologia dei colori” che studia gli effetti che questi ultimi hanno sull’essere umano e viene utilizzata anche come terapia. Una ricerca scientifica prova che l’87 % di tutte le impressioni percepite le otteniamo attraverso il mondo dei colori. L’interesse e l’attenzione per il mondo dei colori esistono da sempre e costituiscono una peculiarità universale. Hanno uguale rilievo per tutti, indipendentemente dal sesso, dall’età, dall’etnia. Ogni colore ha un proprio significato, che non è frutto dell’invenzione di un qualche studioso, ma affonda le proprie radici nei periodi più remoti della storia. I colori possono dirci qualcosa di noi. Ciascun individuo ha un proprio colore preferito a prescindere da mode e tendenze del momento. Allo stesso modo, le preferenze o i rifiuti possono anche mutare nel corso della vita dell’individuo, in base ai suoi stati emotivi. Il colore scelto in un particolare momento può fornire una chiave di accesso alla dimensione soggettiva. Inoltre l’influenza dei colori sulla salute e sulla psiche dell’uomo costituisce l’assunto alla base della cromoterapia, medicina alternativa dalle antichissime origini che negli ultimi anni ha avuto un rilevante sviluppo. Come nella medicina alternativa, anche nel marketing i colori giocano un ruolo fondamentale, non a caso determinati prodotti vengono creati di un determinato colore, per catturare emotivamente il consumatore e provocare un impatto decisivo nelle scelte di consumo. Ma, partendo dal mio outfit di oggi nel quale indosso una gonna verde, vediamo di scoprire quali sono gli effetti e le sensazioni che vengono ricondotti al colore verde. Il verde è considerato per eccellenza il colore della natura, ispira crescita, fertilità, armonia, speranza e viene definito il colore della salute. Con il colore verde cerchiamo di curare i nervosismi e le isterie perchè ha un effetto calmante sul sistema nervoso, ha un’influenza positiva nei momenti di spossatezza, aiuta in caso di emicrania. Il verde è vitalità, speranza, difesa, evoca il bisogno di autostima e di autoaffermazione. Rappresenta la perseveranza e la fiducia in se stessi. E’ espressione di fermezza, di resistenza ai mutamenti, di costanza. L’archetipo del verde è l’albero. Il verde è il colore dell’Io, chi lo sceglie, sceglie l’affermazione della propria individualità, chi lo rifiuta, ha paura delle limitazioni, delle imposizioni e delle costrizioni. Concludendo, il verde esprime il bisogno di sostenere se stessi, la volontà di operare, la tenacia, la perseveranza, l’ostinazione, ecco perché ho deciso di dedicare un articolo a questo colore, ed ecco perché è da sempre un colore che amo profondamente. 55 RM MAGAZINE


i r t s e v l i le S

e i n a D

Daniele Silvestri conquista l’Auditorium Conciliazione di Roma. Con ben quattro date tutte sold out, il cantautore romano può essere considerato quasi un ospite fisso di uno dei più importanti luoghi “musicali” della capitale, situato nelle vicinanze di San Pietro. Uno spettacolo che ha girato tutto lo stivale e in cui l’artista ha voluto dedicare un ruolo di rilevo alla sua città natale. Il suo ultimo disco “Acrobati” ha raccolto parecchie critiche positive, sia dai propri fan, che dagli addetti ai lavori, che hanno accolto questa sua fatica con entusiasmo. “Sono sempre stato affascinato dal teatro - scrive Daniele - un luogo che permette di usare diversi registri e linguaggi e che consente di amplificare quell’idea di magia e di funambolismo che il disco cerca di trasmettere in vari modi. Cercheremo il coinvolgimento del pubblico, provando a “svelare” alcuni aspetti dello spettacolo, perché in fondo quello che succede su un palcoscenico, quello che permette di creare una canzone o un concerto, è proprio un insieme di trucchi e di magie.” Sul palco insieme a Daniele i collaudatissimi Piero Monterisi (batteria), Gianluca Misiti (tastiere) e Gabriele Lazzarotti (basso) più quattro nuovi acquisti di altissimo livello: Duilio Galioto alle tastiere, Sebastiano De Gennaro alle percussioni e al vibrafono, Daniele Fiaschi alle chitarre, Marco Santoro al fagotto, alla tromba e ai cori. Ovviamente, quando il buon Daniele gioca in casa, lo spettacolo ed il divertimento sono sempre assicurati!

A cura di Stefano D’Offizi 56 RM MAGAZINE


Il tuo ufficio nel centro di Roma Il fenomeno dei Business center è in continua crescita. Nato negli anni 70 negli Stati Uniti e poi diffusosi in Inghilterra, negli ultimi anni ha finalmente preso piede anche in Europa e in Italia. Il Day office nasce dal cambiamento della società nei confronti del modo di fare business dove le parole chiave sono sempre più gestione dei costi e flessibilità. Per capire meglio come funziona abbiamo fatto due chiac-

chiere con i proprietari dello Share! Business Center il Day office situato a Piazza Mazzini nel cuore della capitale. RM Magazine: Ciao! Allora spiegate esattamente ai nostri lettori che cos’ è un Business Center! ShareBC: Un business center è , in poche parole, un ufficio di dimensioni variabili dove sono presenti diverse

stanze completamente arredate e attrezzate. Le stanze possono essere utilizzate da società e liberi professionisti per un tempo variabile da mesi a poche ore senza nessun costo di alcun tipo a parte il tempo di utilizzo. RM Magazine: Quali sono i vantaggi di questo tipo di struttura? ShareBC: I vantaggi sono molteplici . Prima di tutto bisogna dire che la società o la persona che utilizza la stanza paga solo il tempo di utilizzo e che non ha vincoli contrattuali e quindi spese accessorie da pagare. Le stanze sono già comodamente arredate e non esistono caparre o costi aggiuntivi per telefonate, pulizie e linea internet. Facciamo un esempio: Sono un avvocato che due volte alla settimana devo incontrare dei clienti in una zona di Roma lontana dal mio studio. Il costo di un affitto di un ufficio per un tempo cosi limitato sarebbe molto oneroso. E allo stesso tempo non posso utilizzare il tavolino di un bar per incontrare i miei clienti. Benissimo. Il business center serve a questo. Posso affittare una stanza elegante con servizio di reception e tutte le comodità spendendo pochi euro al mese, solo per il tempo necessario. Comodo no? RM Magazine: Comodo anche per le giovani società che non vogliono affrontare costi inziali troppo alti! ShareBc: Esatto! Spesso dei giovani che hanno voglia di aprire una società devono affrontare costi inziali altissimi, soprattutto in una città come Roma, per quanto riguarda gli affitti. Caparre, contratti con compagnie telefoniche,


arredamento. Da noi possono trovare tutto questo già pronto! Senza vincoli di alcun tipo. E se pensano di usare l’ufficio solo per poche ore la settimana ancora meglio! Stabiliscono da noi la sede legale e pagano solo le ore che usano! RM Magazine: Quindi fornite anche altri servizi come la domiciliazione legale e postale oltre all’affitto degli uffici. Share Bc: Certo! La nostra società fornisce una linea completa di servizi a tutte le imprese e i liberi professionisti. Oltre al day office disponiamo di sale riunioni da 4 a 10 persone e sale meeting fino a 200 persone. Ma per i clienti più esigenti forniamo anche servizi ad hoc come studio di contratti e business plan oltre ad avere disponibile avvocato e commercialista in sede. Rm Magazine: Proprio per questa vostra efficienza e professionalità anche la nostra rivista ha deciso di stabilire la sede della sua redazione da voi! ShareBc: Grazie a voi per la fiducia e …successo!

Share! Business Center è la soluzione ideale per chi cerca la comodità di un ufficio nel centro di Roma e servizi completi a costi contenuti. Il nostro centro uffici è situato in via Giunio Bazzoni 15 a pochi metri da piazza Mazzini e vicinissimo alle fermate della metropolitana di Ottaviano e Lepanto . Per i professionisti, per le piccole e grandi aziende. Location di prestigio, uffici completamente arredati e tutto quello di cui si ha bisogno per ricevere i propri clienti in un ambiente elegante e con tutti comfort. In più un risparmio notevole sui costi di gestione. Puoi affittare il tuo ufficio per un ora, mezza giornata, settimane e mesi. Disponiamo inoltre di sale convegni e sale training che possono ospitare comodamente da 20 a 200 persone. Ma Share! Business center è molto di più. Oltre alla disponibilità di uffici arredati con connessione internet e chiamate illimitate nazionali verso tutti offriamo anche una vasta serie di servizi integrativi per semplificare e sostenere le attività di professionisti e imprese: business plan completi, studio di contratti, servizio di domiciliazione legale e postale e molto altro. Be cool! Share!

Share! Business Center Via Giunio Bazzoni, 15 (p,zza Mazzini) 0637513207 sharebcinfo@gmail.com


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LA GRANDE BOXE La A.S.D. The Bees in collaborazione con la S.S.D. Planet Fitness ha organizzato a Roma un evento di pugilato. Noi di RM Magazine vi raccontiamo com’è andata

Un nuova iniziativa marcata RM Magazine per incentivare lo sport! Da questo mese la nostra rivisita si occuperà di seguire un evento sportivo al mese svolto sul territorio della capitale e di divulgarlo sul magazine con foto e ben quattro pagine dedicate! Cominciamo questa nuova rubrica con un evento di boxe professionistico che si è svolto il 2 Aprile al Pamphili Village di Via di Vigna Girelli organizzato dall’Associazione Sportiva Dilettantistica The Bees e sponsorizzato da Becs, società romana di consulenze molto attenta ad incentivare lo sport sul territorio. Fin dal pomeriggio il bel palazzetto designato per lo svolgersi della ma-

nifestazione è stato preso d’assalto da tifosi e appassionati di boxe. L’ evento infatti era di quelli da non perdere. Un ricco programma dilettantistico, con ben due match femminili, faceva da sottoclou a due match professionisti fra due dei beniamini del pubblico romano il welter Marco de Paolis, che difendeva i colori della Boxe Eur e il Supermedio Andrea Pesce, della DNA Boxe. Ma prima di raccontare le emozioni che ci hanno regalato questi due atleti facciamo un passo indietro e torniamo al programma dilettantistico. Solo da pochi anni la boxe femminile ha preso piede non solo in Italia ma anche nel resto del mondo. Questa

enorme crescita del pugilato in rosa è stata così marcante da portare la federazione internazionale, l’AIBA, che si occupa di gestire l’attività dilettantistica in tutto il mondo e di regolamentarla, ad inserire la disciplina nel programma olimpico anche per quanto riguarda le donne. Chiaro che questa decisione ha incentivato ancora di più l’attività e ne ha aumento la qualità. Oggi sono presenti


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togliersi di dosso la ruggine accumulata nei lunghi mesi di inattività. Lavora con il jab e il diretto. L’avversario si rivela subito scorbutico e difficile da boxare. Gli atleti si trovano spesso in clinch e l’arbitro Angileri ha il suo bel da fare per separare i due. Il secondo round continua sulla falsariga di quello precedente. L’italiano continua grintosamente ad attaccare mentre l’atleta rumeno sembra voler contenere gli assalti in tutti i modi possibili, anche quelli meno leciti. L’uso pericoloso della testa fa presagire al peggio. E cosi è. Nel terzo round uno scontro forse non del tutto fortuito apre una profonda ferita sul sopracciglio di Pesce. L’arbitro è costretto a chiamare il medico per esaminare i danni. Niente da fare. Stop e decisione tecnica. Si va ai punti. L’esito dei giudici è abbastan-

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di Vigna Girelli, come detto, vi erano in programma ben due match di boxe femminile. Entrambi molto combattuti venivano seguiti dal pubblico con grande interesse e curiosità. Le atlete, dopo due dispute grintose e sul fil di lana ricevevano applausi convinti. Avevano fatto da anticipo alla boxe in rosa e ai match professionistici ben 8

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nel panorama italiano e mondiale atlete che nulla hanno da invidiare, in termini di abilità tecnica, ai colleghi uomini. Sul quadrato allestito per l’occasione al centro della splendida struttura di Via

incontri fra atleti dilettanti provenienti da tutta Roma che avevano letteralmente infuocato la platea. E proprio sul fantastico pubblico presente vale la pena spendere due parole. All’ evento partecipavano infatti quasi seicento spettatori. Fra questi molti bambini e famiglie. Bello, molto bello vedere come la boxe, uno sport che troppo spesso viene considerato erroneamente violento e del quale si parla sui giornali con una frequenza sospetta solo quando gli si affiancano episodi negativi, sia in realtà capace di attirare a sé spettatori di età e estrazione sociale così variegata, sfatando qualsiasi luogo comune a riguardo. Finalmente, dopo le prestazioni dei pugili dilettanti, arrivano i tanto sospirati match professionistici. Nel primo incontro in programma, a salire sul ring uno dei beniamini della boxe romana: Andrea Pesce. L’ atleta veniva da una non esaltante prestazione contro il veterano del ring Mugurel Sebe e da un periodo di inattività di quasi 11 mesi. Infatti proprio nel Maggio scorso il capitolino aveva incrociato i guantoni con l’esperto rumeno con il quale aveva, dopo 6 riprese, raggiunto un verdetto di parità. Un prova che non aveva soddisfatto “Thunder” , e che gridava a un pronto riscatto. Questa volta a mettersi sul suo cammino un altro atleta dell’est. Con più di 60 match all’attivo da professionista Florin Oanea rappresentava un avversario sicuramente da trattare con i guanti. E così è stato. Nella prima ripresa Pesce parte con il freno a mano, cercando la distanza e con la volontà di


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Testo: Rolando Frascaro Foto: Massimiliano Correa

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Organizzi eventi sportivi o manifestazioni musicali? Concorsi canori o spettacoli teatrali? Se vuoi la giusta visibilità sulle nostre pagine chiamaci per chiederci come. Oltre alle pagine sulla nostra rivista offriamo copertura fotografica, video, hostess e consulenza specifica per dare la giusta importanza al tuo evento

bio al fulmicotone in finale di prima ripresa mandano il pubblico in visibilio. Sorride sornione il romano al suo avversario in chiusura di round a dimostrare una sicurezza nei propri mezzi e uno stato di forma di grazia. La seconda ripresa ricomincia sulla falsariga della prima e gli scambi si fanno ancora intensi. Il maestro D’Alessandri della Phonix Gym, all’angolo di De Paolis, lo sprona a lavorare al corpo cosa che il suo allievo comincia a fare con insistenza. Le riprese successive sono un escalation e il pugile dell’Eur martella al bersaglio grosso e al viso. Il pubblico apprezza e gli applausi accompagno la fine di ogni ripresa. Gong finale con Delmestro in grande difficoltà proprio sugli ultimi secondi del match. Lettura dei cartellini e risultato chiaro : De Paolis vince ai punti. Adesso il boxeur romano deve cercare continuità nel combattere: la forma fisica e la tecnica non gli mancano. Rm Magazine ha coperto tutta questa magnifica serata di sport con un servizio fotografico e riprese video dell’evento oltre ad un banchetto con hostess che si occupava della distribuzione della rivista. Il risultato di questa copertura mediatica è l’articolo che state leggendo accompagnato dalle belle immagini di Massimiliano Correa. Se anche tu vuoi vedere tuo evento pubblicato su RM Magazine chiedici come ! Viva lo sport!

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za scontato: vince Pesce per decisione unanime. Vince l’atleta di casa con il suo pubblico che finalmente può festeggiare il proprio beniamino. Un rientro atteso. Adesso l’atleta romano deve vincere un’altra battaglia: quella che lo deve portare a combattere nel suo peso naturale, nella categoria dei medi. Aspettiamo di rivedere presto il tatuato “Thunder” sui ring nostrani e non solo in cerca di prestigiosi traguardi. Si riaccendono le luci nel palazzetto, ma solo per un momento. Subito ritorna lo scenario suggestivo dell’oscurità con solo il ring illuminato a giorno. E’ il secondo match professionistico della serata. Sfida tutta tricolore questa volta. A sfidarsi sulle 6 riprese nella categoria dei pesi welter sono il romano Marco de Paolis della Boxe Eur e il torinese Marco Delmestro del Team Cavallari Ventura. Il romano, dopo un cammino brillante con la kick boxing che lo ha portato a cingersi anche della cintura di campione europeo, sta cercando il suo spazio anche nella nobile arte. Tre i match disputati fino adesso fra i professionisti con due successi e una sconfitta patita in Francia. Il suo avversario ha invece più esperienza: ben 14 match da pro e una lunga carriera da dilettante alle spalle. Dopo i preparativi di rito hanno inizio le danze. De Paolis comincia ad attaccare fin dal primo round con aggressività ma le risposte di Delmestro non si fanno attendere. Duri scambi sulle corde e uno scam-


OYSTER PERPETUAL

COSMOGRAPH DAYTONA Rolex presenta la nuova versione del suo modello Oyster Perpetual Cosmograph Daytona in acciaio 904L, con lunetta Cerachrom monoblocco in ceramica nera sviluppata e prodotta da Rolex. Un’evoluzione che abbina alta tecnologia ed 4 estetica di classe, rendendo contemporaneamente omaggio all’eredità di questo leggendario cronografo. La lunetta nera ricorda, infatti, quella del modello risalente al 1965, con disco nero in plexiglas. Il nuovo Cosmograph Daytona vanta la certificazione di Cronometro Superlativo ridefinita da Rolex nel 2015 per garantire prestazioni al polso fuori dal comune.

O Y S T E R P E R P E T U A L C O S M O G R A P H D AY T O N A

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CASSA

MOVIMENTO

QUADRANTE

Modello Oyster (carrure monoblocco, fondello, corona e pulsanti a vite)

Calibro 4130, Manifattura Rolex Movimento cronografo meccanico con ruota a colonne e innesto verticale Carica automatica bidirezionale con rotore Perpetual su cuscinetto a sfere

Colore Laccato bianco, contatori neri a cerchi concentrici

Diametro 40 mm Materiale Acciaio 904L, finitura lucida Lunetta Monoblocco Cerachrom in ceramica nera con scala tachimetrica graduata incisa e deposito di platino mediante polverizzazione catodica magnetron

L

OGR APH NA 0 LN

REF. BRACCIALE 78590

ERLATIVO*

Fondello A vite con scanalature Rolex Corona di carica A vite, sistema di tripla impermeabilizzazione Triplock Protezione della corona Spallette ricavate nel corpo della carrure Vetro Zaffiro antiscalfitture Impermeabilità Fino a 100 metri

Precisione −2/+2 sec./giorno, con movimento incassato Funzioni Ore e minuti al centro, piccoli secondi a ore 6 Cronografo preciso a 1/8 di secondo mediante lancetta centrale Contatore 30 minuti a ore 3, contatore 12 ore a ore 9 Arresto dei secondi per una regolazione precisa dell’ora Organo regolatore Frequenza: 28.800 alt./ora (4 Hz) Spirale Parachrom blu paramagnetica Curva Rolex Bilanciere di grandi dimensioni a inerzia variabile Taratura di alta precisione mediante 4 dadi Microstella in oro Ponte del bilanciere passante Pietre 44 rubini

AZIONE ROLEX NCASSATO

Autonomia Circa 72 ore

Applicazioni Indici in oro bianco 18 ct., Chromalight Lancette Oro bianco 18 ct., Chromalight

BRACCIALE

Modello Oyster (3 file), maglie massicce Materiale Acciaio 904L, elementi centrali lucidi, elementi laterali satinati e lucidi sui lati Fermaglio Fermaglio di sicurezza Oysterlock con chiusura pieghevole Maglia di prolunga rapida Easylink di 5 mm


OYSTER PERPETUAL

LADY-DATEJUST 28 4

Rolex presenta la nuova generazione del suo modello femminile Oyster Perpetual Lady-Datejust nelle versioni Rolesor giallo e Rolesor Everose, ossia l’unione dell’acciaio 904L e dell’oro giallo o Everose 18 ct. Questi nuovi modelli esibiscono una cassa ridisegnata e ampliata a 28 mm e contengono un movimento meccanico, il calibro 2236, con spirale Syloxi in silicio brevettata da Rolex. Il nuovo Lady-Datejust 28 vanta la certificazione di Cronometro Superlativo ridefinita da Rolex nel 2015 per garantire prestazioni al polso fuori dal comune. PRES SROOM.ROLE X .COM

CASSA

MOVIMENTO

QUADRANTE

Modello Oyster (carrure monoblocco, fondello e corona entrambi a vite)

Calibro 2236, Manifattura Rolex Movimento meccanico a carica automatica bidirezionale con rotore Perpetual

Materiale Madreperla bianca

Diametro 28 mm Materiale Rolesor Everose (abbinamento di acciaio 904L e oro Everose 18 ct.), finitura lucida Lunetta Con 46 diamanti taglio brillante Fondello A vite con scanalature Rolex Corona di carica A vite, sistema di doppia impermeabilizzazione Twinlock Vetro Zaffiro antiscalfitture Lente d’ingrandimento Cyclope sul datario, doppio trattamento antiriflesso Impermeabilità Fino a 100 metri

Precisione −2/+2 sec./giorno, con movimento incassato Funzioni Ore, minuti e secondi al centro Data istantanea a ore 3 con correzione rapida Arresto dei secondi per una regolazione precisa dell’ora Organo regolatore Frequenza: 28.800 alt./ora (4 Hz) Spirale Syloxi in silicio con geometria brevettata Bilanciere a inerzia variabile Taratura di alta precisione mediante 2 dadi Microstella in oro Ponte del bilanciere passante Dispositivo anti-urto Paraflex ad alto rendimento Pietre 31 rubini Autonomia Circa 55 ore

Applicazioni 10 diamanti inseriti in castoni in oro rosa 18 ct. Lancette Oro rosa 18 ct.

BRACCIALE

Modello Jubilé (5 file), maglie massicce Materiale Rolesor Everose (abbinamento di acciaio 904L e oro Everose 18 ct.), elementi centrali lucidi, elementi laterali satinati e lucidi sui lati Fermaglio Fermaglio invisibile Crownclasp con chiusura pieghevole


foto-book

Questo mese la modella presentata da foto-book per RM Magazine è Michela Cagnin. La redazione le ha rivolto qualche domanda per conoscerla meglio: - Ciao Michela, la prima domanda ovviamente riguarda la tua passione: da quanti anni studi danza? Ho iniziato a studiare danza classica all’età di 3 anni, in una piccola scuola vicino casa mia, poi a 6 anni ho provato per la prima volta la danza moderna. A 7 sono andata a studiare alla Maison de la Dance dove sono stata preparata per entrare ad 8 anni nella scuola di danza del teatro dell’Opera di Roma.

- Raccontaci di più di questa esperienza. Sono stata un’allieva della scuola di danza per sei anni, durante i quali ho avuto la possibilità di studiare con maestri preparati ed ho potuto ballare sul palcoscenico del teatro dell’opera già dal terzo mese dopo l’ammissione. - Dopo questa esperienza di studio cosa hai fatto? Sono rimasta nell’ambiente della danza studiando privatamente con il maestro Augusto Paganini per due anni per poi sostenere l’esame di ammissione per la scuola di danza del Balletto di Roma dove sono allieva da già due anni. - Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Spero di avere l’opportunità di trasferirmi all’estero attraverso la danza. Ho sostenuto molte audizioni e mi è stato offerto un anno formativo in un’ accademia a Monaco di Baviera, ma continuo con le audizioni per raggiungere un livello sempre più alto

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- Come hai fatto a dividerti tra lo studio e la danza durante questi anni ? Non è stato difficile, sono sempre stata abituata a studiare in modo sistematico e organizzato, per

Foto-Book il tuo book fotografico

Ogni mese sulle pagine di RM Magazine proponiamo l’estratto di un book fotografico realizzato appositamente per la rivista da foto-book. Se volete apparire in queste pagine potete contattare il sito www.foto-book.it o direttamente il fotografo a pierpandi@alice.it


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- Oltre alla tua grande passione, cosa ti piace fare durante il tempo libero? Uno dei miei svaghi è dipingere, vengo da un liceo artistico e la passione per la pittura e la scultura mi ha sempre accompagnata durante la vita. Spesso per passare il tempo che non impiego a studiare mi divago con il disegno o con le uscite tra amici . - Hai scelto comunque di continuare la tua carriera da studentessa o la scelta della danza ti ha posta di fronte ad un bivio? Sicuramente la danza mi ha sempre fatto porre tante domande e tanti dubbi sul mio futuro, ma essendo un mondo così difficile e variegato ho preferito continuare anche gli studi per

poter avere un’ancora di salvataggio in ogni caso per il futuro, per questo mi sono iscritta alla facoltà di Beni Culturali a Tor Vergata. - Come ti vedi fra dieci anni? Non amo fare previsioni sul futuro, ma spero di vedermi con un tutù, su un palcoscenico, le mie scarpe da punta ed una famiglia alle spalle. Ringraziamo Michela per la disponibilità facendole i complimenti per il suo percorso e un grande in bocca al lupo per la sua carriera.

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Foto: Massimiliano Correa

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poter conciliare le ore di studio con quelle delle lezioni di danza.


LAMPEDUSA ASPETTA, INCANTA, STUPISCE

Nuovamente alla ribalta dalla vittoria dell’ Orso d’oro al recente festival cinematografico di Berlino, Lampedusa, terra di salvezza e liberazione, rimane soprattutto meta turistica e come tale intendiamo raccontarvela per regalarvi un piccolo sogno - oggi più che mai realizzabile grazie ai voli low-cost (www.blu-express. com) - con l’avvertimento che potreste innamorarvene per le innegabili bellezze naturali, la gentilezza ed ospitalità dei lampedusani e quella speciale magia percepibile nel respiro del vento e perfino nei silenzi. L’isola è anche terra di trasformazione interiore e non a caso è già Ludovico Ariosto nel poema l’Orlando Furioso ad ambientarvi la conversione di Ruggiero da musulmano in cristiano scampato al naufragio, così come da secoli è simbolo di un porto franco con il suo santuario e la grotta della Madonna

di Porto Salvo - come ricorda Nino Taranto curatore dell’Archivio Storico di Lampedusa - e voi stessi potrete imbattervi in Antoine Michel, cantautore lampedusano nato in Tunisia dalle sonorità uniche, fuse e impreziosite dallo Sharabià dialetto derivato dall’influenza di diverse lingue ed emblema della multiculturalità. Lampedusa (‘mpidusa nel dialetto locale, in antichità Lopadùsa) vero gioiello italiano nel cuore del mediterraneo è la più estesa isola dell’arcipelago delle Pelagie (prov. Agrigento) dal greco Pelaghiè cioè “isole dell’alto mare” tanto da esser più vicina alle coste dell’Africa che all’Italia. Soprannominata i caraibi d’Europa per i meravigliosi colori delle acque dal blu scuro ad un denso azzurro e per la finissima sabbia bianca delle sue più rinomate spiagge (Guitgia, Cala Croce, Isola dei Conigli) sul piano ricettivo, offre soluzioni per ogni gusto: dagli esclusivi residence e villette, realizzate anche nei tipici Dammusi, al campeggio, passando per varie categorie di hotel (http://lampedusa.to/) senza dimenticare la possibilità di affittare un appartamento dagli abitanti stessi; in tutti i casi potrete rilassarvi dal caffè e cornetti al pistacchio del mat-

Testo e foto: Luca Daniele

tino (i più rinomati al bar dell’Amicizia, e bar del Porto) ai cannoli e gelati serali nell’immancabile struscio sulla centrale Via Roma, coi suoi numerosi ristoranti e pianobar, mentre per l’aperitivo imperdibile il pub all’aperto O’Scià club per indimenticabili colori del sole al tramonto che pare immergersi nel mare. Prima di partire consiglio comunque l’app ufficiale (www.lampedusa.today/app/) e non


appena sarete arrivati noleggiatevi uno scooter o una delle simpatiche auto aperte Mehari. Geologicamente appartenente alla zolla del continente africano, il paesaggio odierno è caratterizzato da un brullo altopiano centrale con pochi arbusti, che dal versante meridionale con baie e calette, sale dolcemente fino alla suggestiva costa a falesia con panorama sugli inconfondibili “faraglione Sacramento” e “scoglio Vela”. Nel passato l’isola era interamente ricoperta da folta vegetazione, persa a seguito degli intensi disboscamenti per la produzione di carbone vegetale nella metà del diciannovesimo secolo, e tutt’oggi se ne conserva una piccola porzione solo nella parte orien-

tale tra i profondi “valloni. L’istituzione della “Riserva naturale orientata isola di Lampedusa” sta garantendo la ricostituzione della macchia mediterranea e protezione di un tratto di mare semplicemente unico al mondo, il cui fiore all’occhiello è la famosissima spiaggia dell’Isola dei conigli: votata dagli utenti di TripAdvisor come “migliore spiaggia al mondo” nel 2013 e successivamente migliore spiaggia d’Europa e d’Italia. La località prende il nome dal prospiciente isolotto, ma nulla avrebbe a che fare con la parola inglese rabbit riportata nella carte nautiche dell’ammiraglio Smith nel 1824, bensì col termine arabo rabit (collegamento/istmo) per la sottile striscia sabbiosa che collega l’isolotto alla

terra ferma seppur oggi sempre sommersa da un velo d’acqua, ma adatta a piacevoli passeggiate. La spiaggia è zona di ovo deposizione della tartaruga marina protetta Caretta-Caretta i cui nidi sono custoditi dai volontari di Lega Ambiente che assicurano il rispetto della spiaggia fruibile dalle 8.30 alle 19.30 e raggiungibile solo da terra, essendone vietato l’approdo. Avrete comunque l’opportunità di godere degli scenari da tropici che l’isola vista dal mare sa regalare, noleggiando le imbarcazioni a motore che non richiedono patente nautica oppure partecipando alle quotidiane gite in barca (la migliore col caicco Turkuaz) con tanto di pranzo a bordo per gustare le ricette culinarie locali (imperdibile la carbonara di mare con pesce spada e tonno) accompagnati dai delfini che danzando seguendo le scie e giungere alla “Tabaccara”: baia famosa nel mondo per la limpidezza dell’acqua al punto che le imbarcazioni ormeggiate sembrano quasi volare per l’effetto ottico generato dalla loro ombra riflessa sul fondale. Se il mare in superficie è uno spettacolo della natura, vero scrigno delle meraviglie sono i fondali, godibili con semplice snorkeling o vere immersioni tramite diving center. La storia narra che a Lampedusa siano passati Ulisse e i corsari, le navi cartaginesi, gli idrovolanti della nostra aviazione nella 2^guerra mondiale, balene, uccelli migratori e migranti, un santo e perfino un papa: certi che ci andrete anche voi quest’estate ricordatevi di percorrere ogni sentiero e scoprirete così tutta la bellezza nascosta di quella che è forse la più bella isola del Mondo! 71 RM MAGAZINE


Il 15 Aprile all’ Auditorium Parco della Musica di Roma è iniziato il tour 2016 di Marco Facchini, un artista eclettico con una carriera che attraversa l’ultimo trentennio. Ha partecipato alle più importanti trasmissioni RAI e Mediaset interpretando il meglio della musica americana e del musical internazionale. Già leader del gruppo musicale ‘La Banda del Benda’, che negli anni ‘90 ha imperversato in tutta Italia con uno stile che ha fatto scuola, ha duettato in Jam Session con Natalie Cole, Ramazzotti, Zucchero, solo per citarne alcuni. E’ stato il Presentatore del Tour Italiano di Frank Sinatra (tratto da Wikipedia alla voce: Frank Sinatra – I concerti in Italia: Sinatra fu talmente entusiasta dell’accoglienza ricevuta l’anno prima, che ritornò in Italia per ben sei tappe .... tutti e sei concerti citati furono pre-

sentati da Marco Facchini, allora giovane artista dell’accademia ‘Al Fellini’ di Roma che con voce profonda e pacata esordiva: “Ladies and Gentleman Mister Frank Sinatra”). A cento anni dalla nascita del grande ‘Blue Eyes’, inizia da Roma Il suo Tour 2016 in quintetto acustico. Marco, accompagnato da Antonello Vannucchi al pianoforte, Giorgio Rosciglione al contrabbasso, Kociss alla batteria e Eric Daniel al sax, clarinetto e flauto traverso, dedica questo concerto allo stile che ha caratterizzato il successo del suo mentore, interpretando il meglio del repertorio del mitico ‘Frank’ e melodie italiane ed internazionali rivisitate nello ‘Stile Sinatra’, che da anche il nome al suo spettacolo e alla produzione discografica di prossima uscita, riuscendo a coniugare con grande talento le sue esperienze artiRM Magazine vuole dare spazio ad artisti stiche interpretando il ruolo impegnati nel campo dello spettacolo, di Crooner ed emozionando il della moda, dell’arte e della cultura. Siamo attenti alle vostre esigenze pubblico come solo le star inscegliendo insieme a voi il modo ternazionali, in questo genere migliore per proporvi ai nostri lettori. musicale, sanno fare. Per saperne di più contattaci: Durante il concerto ascolterete rmmagazinemese@gmail.com le italianissime: And Now, You 339.3064971 (Adesso tu di E.Ramazzotti,

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suo grande amico) , To Be Or Not To Be (Il nostro Concerto di U. Bindi), I Contine To Think To U (E Continuo a Pensare a Te di F. Califano/G. Grignani), The Roman Boatman (Er Barcarolo Romano di R. Balzani), Little Snail (Ciumachella de Trastevere scritta da Garinei e Giovannini con A. Trovajoli) I brani internazionali What Now My Love (Et Maintenant di G. Bécaud), On My Own (lanciata da Irene Cara e poi ripresa da N. Costa figlia di Don Costa) E i maggiori successi swing e ballad di Frank Sinatra per un totale di 17 brani.

Marco Facchini voce Antonello Vannucchi pianoforte Giorgio Rosciglione contrabbasso Eric Daniel sax, clarinetto, flauto traverso Kociss batteria

Info: www.beglive.it


InnocenzoVigoroso architetto - scultore - pittore

Il lavoro di Innocenzo Vigoroso può essere riassunto come una lunga e attenta meditazione sul corpo. Fin dagli inizi della sua ormai già cinquantennale carriera artistica il corpo è stato al centro dei suoi interessi e della sua curiosità plastica, della sua sensibilità tattile: il corpo come figura intera, nei suoi movimenti espressivi, nei suoi slanci acrobatici, ma anche nelle attese negli stati di quiete, così come nell’indagine psico-somatica dei volti, nei ritratti. E dal suo percorso così ricco di esperienze e di attraversamenti sembra emerga principalmente un’ ansia di levità, un desiderio di perdita di peso fisico del corpo, per renderlo davvero capace di interpretare i movimenti psichici, spirituali, del pneuma interno dell’anima. Davanti molte delle sequenze delle sue opere si avverte come, nella rappresentazione della figura umana “prevalentemente al femminile” ci sia una sorta di ascolto intimo, da cui nascono le esili figure degli acrobati, l’annodarsi dei cerchi umani degli equilibristi, come chiudersi armonico di una

capriola a gambe tese e divaricate (La danza del Cigno, Acrobata, 1978). La cifra plastica che lo rende immediatamente riconoscibile è quella delle evoluzioni nello spazio di figure che si richiudono in cerchio, acrobati che sanno utilizzare al meglio le proprie energie insieme, in un rapporto che non può essere che di totale fiducia, di incondizionato affidamento dell’uno all’altro e così ci proiettano dentro il movimento circolare della danza dell’essere, restituendoci fermento e gioia esistenziale, emozionata leggerezza, senso di partecipazione attiva. L’ artista tiene dei corsi quadrimestrali di scultura e fusione in bronzo, di pittura, di ceramica e di incisione. Per informazioni è possibile contattare il numero 339.2255873.

tensione esistenziale, di un’esperienza di vita interamente e intensamente vissuta. Gli acrobati sono sempre stati uno dei temi prediletti degli artisti, perchè rappresentano metaforicamente e araldicamente gli sforzi dell’uomo verso i massimi esiti, verso il superamento dei limiti delle capacità e possibilità, nel più completo utilizzo delle risorse, delle energie, dell’impegno fisico e mentale. E la figura femminile è sempre stato immediato emblema di germinalità, di rigenerazione costante, che, fondendosi con l’immagine dell’atleta, acrobata, contorsionista, o nella ballerina, diventa simbolo di superamento della gravità fisica e morale, armoniosa similitudine per la leggerezza, l’agilità, il volo, e per l’elasticità e piena rispondenza spirituale. Figure sedute o accovacciate di evidente richiamo liberty come l’Omaggio alla Fracci del RM Magazine vuole dare spazio ad artisti impegnati nel campo dello spettacolo, 1978, o di narrazione poetica della moda, dell’arte e della cultura. sospesa, martiniana (Donna Siamo attenti alle vostre esigenze seduta del 1978), o in risveglio scegliendo insieme a voi il modo sorpreso (Torso femminile, migliore per proporvi ai nostri lettori. 1978) ai gesti delle numerose Per saperne di più contattaci: rmmagazinemese@gmail.com ballerine, il tendersi sulle pun339.3064971 te, la chiusura in ginocchio, la

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Le ricette di Angerlis Casado Tiramisu frutto della passione e cocco

TOPDIET

- 4 porzioni ½ pacco di savoiardi 1 lattina di latte di cocco + 150ml di latte 500g di mascarpone 3 uova 5 cucchiai di zucchero 50g di farina di cocco 25ml di succo concentrato di frutto della passione oppure la polpa di 2 frutti senza semi • • • • • • • • •

Separare i rossi e i bianchi delle uova. Sbattere a neve i bianchi e mettere da parte In una ciotola aggiungere i rossi insieme a 5 cucchiai di zucchero e sbattere fino a quando diventa schiumoso Aggiungere il mascarpone e il succo concentrato di frutto della passione e mischiare bene il composto Unire i bianchi sbattuti a neve dal basso verso l’alto. Bagnare i savoiardi nel latte di cocco, precedentemente unito al latte, e formare un strato nel recipiente desiderato. Aggiungere un strato della crema al frutto della passione Polverizzare metà della farina di cocco e proseguire fino ad esaurimento dei biscotti e della crema Polverizzare con l’altra metà di farina di cocco e mettere in frigo per 4 ore


Ravioli ananas, yogurt e menta -2 porzioni10 fettine sottile d’ananas (tipo carpaccio) 1 confezione di yogurt greco 1 cucchiaio di miele Foglioline di menta a piacere Bacche di gogi Canella in polvere Foglie di menta • • •

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Mischiare il cucchiaio di miele allo yogurt per avere un composto leggermente più morbido. Aggiungere le foglioline di menta a piacere tagliate sottili, girare il composto e mettere da parte. Disporre le fettine d’ananas nel piatto da portata e riempirle con 1 cucchiaino del composto di yogurt, miele e menta precedentemente preparato. Piegarle a metà di modo a dare la forma del raviolo Dare un velo di polvere di cannella. Come decorazione, adagiare le bacche di gogi e le foglioline di menta intorno. In caso le fettine d’ananas fossero troppo rigide per piegarle, bisognerebbe prima farle arrostire leggermente in una padella antiaderente per farle ammorbidire.

Penne all’ubriaca - 5 porzioni 500g di pasta ½ bottiglia di passata di pomodoro 1 lattina di pomodorini 80g di speck a cubetti ½ cipolla tagliata a fette 1 spicchio d’aglio 1 bicchiere di brandy /whisky / cognac 1 confezione di panna da cucina 50g di burro 1 cucchiaino di maggiorana • • • • • •

Tagliare l’aglio a metà e lasciarlo in ammollo nel bicchiere di brandy Nel frattempo, rosolare la cipolla con il burro e lo speck Togliere l’aglio dal bicchiere di brandy e rosolarlo assieme allo speck, la cipolla e il burro Aggiungere la passata, i pomodorini e la maggiorana Cuocere a fiamma media/alta per 5 minuti Aggiungere la panna. Far cuocere per altri 3 minuti ed è pronto.


The Burger FACTORY Se si volesse gustare un autentico hamburger in stile americano o italiano è obbligatorio visitare The Factory Burger. Secondo Tripadvisor, la nota app che recensisce locali in tutta Italia, The Factory Burger è il vincitore della TOP 10 NAZIONALE con il massimo del punteggio. Alessandro, il titolare del locale, ci spiega in una frase la filosofia del locale: “qualità senza compromessi”; infatti qui vengono serviti esclusivamente hamburger di manzo danese, manzo italiano, controfiletto e black angus texano nei tagli da 150, 220 e 300 grammi. Il locale è molto accogliente e curato nei minimi dettagli, sia nell’arredamento sia nel servizio, ed è Alessandro in persona che in caso di dubbio saprà consigliare il piatto giusto accompagnato dalla birra o dal vino ideale in relazione alla scelta, infatti oltre alle numerose opzioni riguardo

alle pietanze è altrettanto curato l’abbinamento enogastronomico. Passando ad una panoramica dei prodotti offerti, oltre ai classici Cheeseburger e Bacon Cheeseburger, sono assolutamente da segnalare il CAPRESE (con mozzarella di bufala, pomodoro e pesto), il JUMBO (lardo di patanegra e cicoria ripassata), il CHUCK (prosciutto crudo di Parma, bufala e funghi trifolati) e il MADDOG (speck, provola affumicata e melanzane fritte). Non possiamo dimenticare le rivisitazioni italiane dell’hamburger segnalando quindi il CARBONARO (zabaione di pecorino, doppio bacon e pepe) e il MATRICIANO (doppio bacon, peperoncino, provola affumicata, zabaione di pomodoro e pecorino). Interessante è anche riportare una serie di commenti lasciati dai clienti sulla APP

Tripadvisor: - Sono stato recentemente da The Burger Factory , ed oltre all’ambiente carino e confortevole ho provato degli hamburger veramente fantastici soprattutto il Purple, di manzo danese con cipolla rossa caramellata, doppio cheddar e guanciale. Consiglio il cheesecake ai frutti di bosco. Prezzi adeguati alla qualità offerta.... ritornerò. - Il locale è piccolo gli Hamburger Enormi!! È veramente un piacere venire in questo locale. Il servizio è molto semplice e cortese ma soprattutto i piatti sono veramente di qualità! Abbiamo mangiato i migliori anelli di cipolle fritte di sempre (cipolle vere e non quegli anelli finti e perfettamente tondi ai quali ci hanno abituato...) e due fantastici hamburger!


i Nuggets di pollo sono divini (ne avrei mangiati all’infinito), i panini sono belli carichi, ma al tempo stesso leggeri, digeribili e c’è davvero una buona scelta! Molto buone anche le patate fritte fresche, consigliato! - Veramente un posto in cui sentirsi a casa! Lo consiglio a tutti e la qualità è ottima! Il prezzo vale la qualità, personale gentile e molto disponibile. - Oltre all’eccezionale qualità dei prodotti e degli hamburger (l’ultima aggiunta al menù, il purple burger, è fenomenale) vorrei fare i complimenti al proprietario per aver gestito egregiamente una situazione di notevole sovrannumero di una prenotazione (da 8 a 13!!) con il locale pieno, facendo i salti mortali per accontentarci! Manzo danese al 100% e ingredienti della massima qualità fanno di questi Hamburger dei piccoli capolavori di questo genere (e dei pasti “in se”). Molto buoni pure i dolci e originale la scelta delle birre. Insomma The Burger Factory è un indirizzo da tenere a mente per gli amanti del genere anche perché a fronte di una qualità veramente alta i prezzi sono onestissimi!!!

Cosa aggiungere? Non rimane che andare a The Burger Factory e gustarsi la cena......

- Serata veramente piacevole! Io e il mio ragazzo siamo stati a cena di mercoledì e siamo rimasti veramente sorpresi. Ambiente molto accogliente e riservato, ideale per una serata di coppia ma anche da passare in tranquillità con gli amici. Il cibo era veramente sublime: panini dagli ingredienti ricercati e di altissima qualità, come le patatine fritte ed i dolci fatti in casa! Il proprietario poi veramente gentile e disponibile. Lo consiglio vivamente, ne vale davvero la pena!! - Siamo stati a cena in mezzo alla settimana, accoglienza ottima,

Via G. Da Castel Bolognese, 20 (Ponte Testaccio) Roma Domenica chiuso 06 3209 0588


ASPETTANDOA curaRIO 2016 di Rolando Frascaro HOCKEY SU PRATO Forse non vi sarà capitato spesso di assistere a una partita di hockey su prato disciplina che, nonostante non sia molto conosciuto in Italia, ha un grandissimo seguito in molti paesi del mondo, al punto di essere inserita nel programma olimpico ininterrottamente fin dal 1928, dopo una prima apparizione ai giochi di Londra del 1908. L’Hockey su prato è la versione “senza pattini” di uno dei tre giochi hockeistici insieme a quello sul ghiaccio e quello a rotelle. Il gioco consiste nel segnare più goal possibili in una porta di piccole dimensioni colpendo la palla con una mazza in dotazione a ciascuno degli 11 giocatori che compongono una squadra. Le partite si svolgono su due tempi di 35 Minuti ognuna con un breve intervallo di 10 minuti fra le due frazioni di gioco. La disciplina ha origini molto antiche. Giochi con un bastone e una palla che impegnavano giocatori divisi in due squadre sono raffigurati in bassorilievi e mosaici di quasi duemila e cinquecento anni fa. E’ curioso notare inoltre come tali rappresentazioni siano

state trovate ad ogni latitudine mostrando quanto fosse universale questo tipo attività. Probabilmente i primi a praticarlo come attività competitiva furono i persiani, anche se, altri esperti, ritengono siano stati i giapponesi. La sua regolamentazione e diffusione come vero e proprio sport avviene a partire dalla seconda metà del 1800. E’ soprattutto in Inghilterra che ebbe da subito un successo crescente tanto da essere considerato sport nazionali alla stregua del calcio e del rugby. Durante il periodo coloniale, l’Hockey si diffuse a macchia

d’olio in tutti paesi facenti parti del Impero Inglese e, in particolare, in India e Pakistan. E’ proprio in questi due paesi che l’hockey è considerato sport nazionale. Il suo successo in termini di seguito di appassionati si riflette nei risultati eccellenti delle selezioni delle due squadre asiatiche. Basti pensare che dal 1928 fino al 1956 la nazionale Indiana ha conquistato sempre la medaglia d’oro nei giochi

olimpici. Nelle ultime edizioni sono invece cresciuti molto alcuni team europei in particolare l’Olanda e la Germania, quest’ultima campione olimpico in carica. In Italia si svolgono regolarmente i campionati nazionali sotto l’egida della Federazione Italiana Hockey riconosciuta dal CONI e alla quale ha aderito nel 1973. Prima di tale affiliazione l’hockey su prato veniva regolamentato da un settore specifico che faceva però riferimento alla Federazione Italiana Pattinaggio a Rotelle, in seguito rinominata Federazione Italiana hockey e pattinaggio. Il team azzurro vanta 2 partecipazioni ai giochi olimpici e una al campionato mondiale, più innumerevoli partecipazioni ai campionati europei. Se avete la curiosità di assistere a partite di questo sport a Roma, non dovete fare altro che dare un’ occhiata al calendario del campionato di serie A1 su internet (sito della FIH). Nella massima serie militano infatti ben due team capitolini: l’HR Roma e l’HC Tevere Eur, buon divertimento!


PER LO SPORT

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GLI INDIMENTICABILI - A.S. ROMA

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Roberto Pruzzo è cresciuto nelle giovanili del Genoa con cui fece il suo esordio in Serie A il 2 dicembre 1973. Realizzò la sua prima rete in Serie A proprio contro la squadra in cui giocò successivamente, la Roma, il 3 ottobre 1976 (2-2) anche se la rete più importante in maglia rossoblù risale al 13 marzo 1977 quando, di testa, segnò il gol-vittoria nel derby contro la Sampdoria. Nel Genoa disputò 5 stagioni di cui 3 in serie A e 2 in Serie B collezionando 143 presenze e 57 gol (media 0.40 gol/partita) e diventando anche capocannoniere della Serie B nella stagione 75/76. Fu uno dei bomber del Genoa più

prolifici di tutti i tempi insieme a Diego Milito (media 0.59 g/p). Nel 78 viene ceduto alla Roma per 3 miliardi di lire più il passaggio in rossoblù del giovane Bruno Conti. Nella Roma vinse tre titoli come capocannoniere nel 1981 (18 gol), 1982 (15 gol) e 1986 (19 gol), vinse quattro Coppe Italia (1980, 1981, 1984 e 1986) e uno scudetto (19821983). Con 106 gol è stato per lungo tempo il miglior realizzatore nella storia della società (record poi superato da Totti nel 2004-2005). Tra i suoi gol più importanti si ricordano quello che salvò la Roma nella sta80 RM MAGAZINE

gione 1978-1979 contro l’Atalanta, il gol-scudetto contro il Genoa nella stagione 1982-1983, quello in rovesciata a Torino contro la Juventus nella stagione 1983-1984 che regalò il 2-2 alla squadra giallorossa all’ultimo minuto; in campo europeo, rimangono degni di nota soprattutto la doppietta contro il Dundee United nella semifinale della Coppa dei Campioni 1983-1984, a cui fece seguito il gol segnato al Liverpool nella successiva finale conclusasi con la vittoria degli inglesi ai rigori. Nella stagione 1985-1986, in Roma-Avellino 5-1, segnò inoltre una storica cinquina. Il 20 settembre 2012 è stato tra i primi 11 giocatori ad essere inserito nella hall of fame ufficiale del club giallorosso. Dopo aver totalizzato 240 presenze e 106 reti con la Roma nella stagione 19881989 Pruzzo passò alla Fiorentina. Qui però collezionò appena 6 presenze da inizio partita, più qualche scampolo di gara. Realizzò il suo unico gol della stagione proprio contro la Roma, il 30 giugno 1989, di testa su cross di Roberto Baggio: quella rete consentì ai viola l’accesso in Coppa UEFA ma fu anche l’ultima partita della sua carriera. Continuò per un altro anno l’esperienza a Firenze, ma solo come dirigente accompagnatore della società. Con l’avvento dei Cecchi Gori la sua esperienza si chiuse. Pruzzo iniziò la sua carriera di allenatore nel 1998, con il Viareggio, prima di passare al Teramo e, nel 2000, all’Alessandria, in Serie C1. Nel 2002 fu ingaggiato dal Palermo, squadra che allenò tuttavia per un

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Roberto Pruzzo

solo giorno visto il sopravvenuto insediamento alla presidenza di Maurizio Zamparini, proveniente dal Venezia, il quale si portò Ezio Glerean. Dopo aver collaborato alla direzione tecnica del Foggia, dal 2 dicembre 2008 fino al 2009 ha guidato il club marchigiano del Centobuchi, in Serie D, per poi passare ad allenare nelle giovanili del Genoa. Dal 2011 ha collaborato con lo staff tecnico e dirigenziale della P.G.S. Don Bosco Genzano di Roma, mentre dall’ottobre 2012 al settembre 2014 ha ricoperto il ruolo di direttore sportivo nel Savona.


GLI INDIMENTICABILI - S.S. LAZIO

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Bruno Giordano

Nato nel rione romano di Trastevere venne scoperto all’età di 13 anni da un ex giocatore della Lazio, Enrique Flamini, che lo portò alla Lazio. Nei ruoli di ala destra o mezza punta vinse il campionato italiano Primavera nella stagione 7576, in squadra con Andrea Agostinelli e Lionello Manfredonia. Il 5 ottobre 1975 esordisce in Serie A quando nella Lazio era allenatore Giulio Corsini; quel giorno, proprio su passaggio di Giorgio Chinaglia, allo Stadio Luigi Ferraris contro la Sampdoria, Giordano segnò il gol della vittoria all’89º. Tommaso Maestrelli l’anno successivo gli affidò la maglia numero 9, che in precedenza era di Chinaglia, trasferitosi nel frattempo ai New York Cosmos. Al termine della stagione 19781979 risultò capocannoniere della Serie A con 19 reti. Nel 1983, con il ritorno di Chinaglia alla Lazio nella veste di presidente, Giordano iniziò ad avere con lui problemi personali, accentuati da un grave infortunio (rottura di tibia e perone)

occorsogli nella trasferta di Ascoli in uno scontro con l’ascolano Antonio Bogoni.Al suo rientro contribuì comunque alla causa biancoceleste, rivelandosi decisivo alla salvezza nell’ultima giornata contro il Pisa. Nella stagione 1984-1985 la Lazio retrocesse in Serie B (condividendo l’ultimo posto con la Cremonese). In seguito venne ceduto al Napoli per la cifra di oltre 5 miliardi di lire. In dieci anni di carriera in biancoceleste (108 gol totali) vinse la classifica cannonieri di Serie A nel 1978-1979 e quella di Serie B nel 1982-1983, rivelandosi il quarto bomber di sempre della storia biancoceleste. La sua carriera continuò nel Napoli di Maradona, col quale vinse uno scudetto ed una Coppa Italia (accoppiata riuscita a poche squadre nella storia del calcio italiano), nel 1986-1987; fece parte del tridente “MaGiCa”, prima con Maradona e Carnevale poi con Maradona e Careca. Lasciato il Napoli si spostò in provincia, proseguendo la carriera nell’Ascoli, maglia con cui segnò il suo centesimo gol nella massima serie, poi nel Bologna e infine di nuovo all’Ascoli. Lasciato il calcio, intraprese la carriera di giocatore di calcio a 5, militando per alcuni mesi nella formazione romana del Torrino. La carriera da allenatore di Giordano inizia sulla panchina del Monterotondo, in Serie D. Nel 1996 vince il primo campionato,

alla guida del Crotone. Poi ancora Serie D con il Tivoli, Serie C2 con il Fano e il Frosinone e Serie C1 con l’Ancona, la Nocerina, il Lecco, L’Aquila e la Reggiana, con cui nel 2004-2005 arriva ai play-off per la Serie B (uscendo in semifinale contro l’Avellino). Nel 2011 è l’allenatore della Ternana subentrando a Fernando Orsi. Il 28 ottobre 2013 viene chiamato sulla panchina dell’Ascoli in sostituzione del dimissionario Rosario Pergolizzi, ma il 20 febbraio 2014, a causa di alcune divergenze con la nuova proprietà, viene esonerato per lasciare il posto a Flavio Destro, padre di Mattia, giocatore della Roma. Dopo esser rimasto senza squadra per circa un anno, Giordano tenta la sua prima avventura estera firmando un contratto con il club ungherese del Tatabánya.


quando il fumetto e’ sexy.... - le fantastiche 10 -

Il fumetto supereroistico ha di norma un target di genere maschile, ed è per questo “machismo” generalizzato che decine di signorine super sexy se ne vanno in giro sulle pagine dei comics più o meno svestite. Premesso ciò vi è assicuro che per un fan di queste eroine di carta non è stato per niente facile sceglierne solo 10 per formare la più classica ( e come tutte discutibile) top ten. Quella che state per leggere è forse in assoluto una delle più calde del fumettomondo. 10. SPIDERWOMAN L’Avenger Jessica Drew, alias Spider-Woman, ha acquisito poteri ragneschi grazie agli esperimenti dei genitori, che lavoravano in gran segreto per l’Hydra. Jessica può arrampicarsi sui muri, è forte, agile, può sparare delle scariche bio-elettriche dalle mani e non in ultimo possiede dei speciali feromoni che attraggono in maniera irrefrenabile gli uomini. 9. CATWOMAN Se per caso vi svegliaste la notte e vedeste una donna sexy completamente vestita in pelle nera aderente con un mano un frustino, attenzione non state sognando, con molta probabilità Catwoman si è introdotta nella vostra casa per rubare i fumetti della vostra preziosa collezione! Selina Kyle è una ladra professionista che nasce sulle pagine di Batman, ben presto però, il suo successo tra i lettori le conferisce una testata propria. Il suo amore per l’uomo pipistrello è viscerale e dopo anni di tira e molla ora sono una coppia ma per quanto ancora? 82 RM MAGAZINE

8. TIGRA Sono allergico al pelo dei gatti ma vi assicuro, che se dovessi incontrare Tigra farei anche un uso smodato di antistaminici per gioire delle sue fusa. Tigra è l’ibrido perfetto tra le due specie: gatti e umani. Possiede: forza, agilità e riflessi potenziati, le sue unghie sono degli artigli retrattili affilatissimi, i suoi occhi sono capaci di vedere al buio e il suo corpo è interamente coperto da un morbidissimo pelo rosso con strisce nere. Tigra è da molti anni un membro degli Avengers. 7. STARFIRE La bellissima Starfire è la principessa di un lontano pianeta nella costellazione di Vega. Complotti di palazzo l’hanno costretta a scappare dalla madrepatria e trovare rifugio sulla Terra, dove insieme ad altri reietti ha formato un gruppo di supereroi che si fanno chiamare i Fuorilegge. Ha la pelle dorata, gli occhi verdi senza pupille e quando vola, i suoi lunghi capelli lasciano una scia infuocata alle sue spalle. Ha il potere di assorbire l’energia delle stelle che può riutilizzare sotto forma di colpi d’energia, volo e invulnerabilità. 6. POISON IVY

Irresistibilmente bella e mortalmente velenosa: questa è Poison Ivy! Con un semplice bacio può controllarti come un burattino o farti morire con atroci sofferenze. Pamela Isley, il suo vero nome, è uno dei più ostici nemici di Batman, lei si erge in difesa della natura ed è pronta a passare su più


cadaveri possibili per riuscire nel suo intento. Quindi se vi capita d’incrociare la strada con una rossa mozzafiato scappate più veloci del vento! 5. WONDER WOMAN Wonder Woman è quella che può essere definita una vera e propria icona della coltura pop. Da quando è stata creata nei lontani anni ’40, le sue storie sono uscite con cadenza regolare fino ai giorni nostri. La bellissima Wonder Woman è la principessa di Temyshira, un’isola popolata da Amazzoni guerriere e proprio come le sue sorelle, anche lei è una guerriera esperta nel combattimento sia a mani nude che armata. Wonder Woman è talmente potente e abile, da essere una delle poche persone del pianeta a tener testa a Superman! 4. ZATANNA

Per chi ama le calze a rete, Zatanna deve essere il non plus ultra della femminilità! Immaginate di essere nei guai e la Justice League viene a salvarvi la pelle, ma non arrivano Superman, nemmeno Batman, arriva una tipa vestita con tacchi a spillo neri lucidi, calze a rete, body extra small e una camicetta sbottonatissima che mal cela una quinta di seno. Ah, scusate, dimenticavo la tuba, quella è fondamentale. Chi non rischierebbe di nuovo di finire nei guai se poi accorresse Zatanna a salvarci? 3. VEDOVA NERA Spia del KGB, agente speciale dello SHIELD e infine membro degli Avengers. La carriera di Natasha “Vedova Nera” Romanoff è stata sempre in salita. Oltre ad essere estremamente letale, Natasha è una bellissima rossa che non disdegna la compagnia maschile, nel corso degli anni ha cambiato spesso partner tra cui ricordiamo: Ercole, Winter Soldier, Iron Man, Occhio di Falco e Daredevil. Una curiosità: è l’unica ex di Matt “Daredevil” Murdock a non essere stata uccisa!

2. VAMPIRELLA Quanti di voi sarebbero disposti a farsi mordere il collo se a farlo fosse Vampirella? Io sto già con la mano alzata! Fortuna che Vampirella è un vampiro anomalo ed è una dei buoni. Non ha bisogno di consumare sangue umano per rimanere in vita, inoltre può tranquillamente passeggiare alla luce del giorno e non è allergica all’aglio (anche se ho sentito dire che non le piace molto). Possiede però, tutte le abilità di un vampiro, può quindi, trasformarsi in un pipistrello, è più forte e agile di una persona normale, può mesmerizzarti con lo sguardo e può farsi crescere delle ali di pipistrello se volesse spiccare il volo. Lei utilizza tutte queste abilità per combattere il male in ogni sua forma.Viva Vampirella! 1. RED SONJA Cosa c’è di meglio di leggere storie fantasy con combattimenti all’ultimo sangue, asce bipenne che fendono l’aria e stregoni che evocano antiche creature? È meglio, quando a impugnare l’ascia è una tipa tutte curve (s)vestita con un bikini fatto di scaglie di maglia! Fondamentalmente è questo il fil rouge di Red Sonja: le ambientazioni spettacolari di Conan il Barbaro ma con lei come protagonista. Se vi è piaciuto questo articolo e vi interessa il colorato mondo dei supereroi, potete trovare pane per i vostri denti sul sito web www.c4comic.it. L’autore della classifica è Marcello De Negri, figlio degli anni ‘80, cresciuto a pane e fumetti. La sua grande passione sono i supereroi e ci sono ben poche cose che sfuggono alla sua conoscenza quasi maniacale dell’argomento.

A cura di Marcello De Negri 83 RM MAGAZINE


EXTENSION

A cura di Anna Maria Ryhorczuk

Fino a qualche anno fa le extension erano destinate ad una clientela privilegiata ed elitaria, come dive del mondo dello spettacolo o della moda, causa le poche tecniche a disposizione e i costi non proprio accessibili. Le extension sono ciocche di capelli che si fissano tra l’attaccatura dei capelli al cuoio capelluto, al fine di creare più volume alla propria coda nel caso si abbiano pochi capelli, che siano eccessivamente fini o per sistemare la propria lunghezza naturale. Possono essere anche una valida alternativa ad esibire colori sgargianti (come fuxia, verde, blu…o perché no?! un effetto arcobaleno) senza intervenire sulla base naturale e quindi alterare la natura del proprio capello. Sono delle ciocche di capelli che si applicano singolarmente, quindi il numero delle stesse può variare a seconda dell’effetto che si vuole ottenere. Applicando poche ciocche e concentrandole in un’unica area, ad esempio, si può creare un effetto luce, ovvero un punto che comunque attira l’attenzione per mezzo di un colore o più. Questo è un look che consiglio a una donna tutta rock and roll! Forte, fiera e che vuole apparire. Una donna che ama mettersi in mostra ed essere guardata. Applicando più ciocche vicine ma estendendole su un’area più vasta si ha lo stesso effetto, però ampliato. Un effetto shatush. Applicando extension di diversi colori e posti in punti strategici invece,si ottengono giochi di colore sicuramente meno evidenti ma con maggiore impatto visivo, con tonalità più tenui e più sfumate. Questo è un effetto che personalmente rientra tra i miei prefer it i, non solo perché è tra le ultime tendenze che gli hear stylist cercano di proporre ormai da qualche anno, ma perché è un’alternativa valida per donne che amano il colore osando senza però risultare eccessive. Trovo che questa tecnica sia l’ideale per una donna giovanile e pratica, che voglia manifestare la sua solarità per mezzo di un piccolo dettaglio…una chicca! Una figlia dei fiori in chiave moderna… Negli ultimi anni il costo delle extension si è ridotto. Merito delle nuove tecniche che facilitano l’applicazione e dei nuovi materiali che si possono sostituire a ciocche di capelli veri. Avendo spopolato tra le donne ( e non solo!) si trovano ormai ciocche di tutti i tipi di colore e lunghezza, riuscendo a soddisfare i capricci delle clienti più esigenti ed esuberanti. Anche la tenuta delle extension può variare, secondo il metodo d’applicazione. Queste quindi possono essere applicate e portate per una notte soltanto fino a un massimo di sei mesi. Il mio consiglio è: osate donne! trovare il proprio look, quello che più vi rispecchia! E ricordate che i capelli sono un arma importantissima per essere più belle e spetta solo a voi decidere come e quando sfoderararla!


DRINKING E’ il whisky piu’ torbato e complesso del mondo ed ha origine dai monaci celti che clandestinamente lo distillavano nelle insenature rocciose dell’isola Islay. L’aroma e’ molto particolare con note di torba, salsedine, alghe, legno di botte, medicinale, fumo, iodio, sale e tabacco. Whisky unico non adatto a tutti i palati. Gradaz. Alc. 46%.

- Vodka (50%) - Cointreau (30%) - succo di lime (20%) Preparare nello shaker con ghiaccio, versando, nell’ordine, la Vodka, il Cointreau ed il succo di lime (oppure succo di cranberry o sciroppo di ribes nella stessa quantità del 20%). Servire in coppetta da cocktails. Decorare con mezza fetta di lime.

Birra belga dal colore rosso carico. Gusto forte tostato con un accento dolciastro e mielato. Durante la degustazione si puo’ avvertire il caratteristico aroma di malto e frutta secca; la schiuma e’ densa e persistente. Gradazione alcolica 10,5%

a cura di R. Di Mario


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A cura di B. Lanzone

Le 3 applicazioni del mese

MSQRD - MASQUERADE Masquerade non è solo un’ app, ma un nuovo trend che, con un po’ di ritardo rispetto a iOS, arriva finalmente su Android. Grazie a quest’app potrete creare degli insoliti selfie e dei brevi video nei quali apparirà il vostro volto ricoperto da originali maschere come, ad esempio, quella di Jocker o di una feroce tigre. Scaricate l’app, puntate la fotocamera in corrispondenza del vostro volto o di quello dei vostri amici, scegliete la maschera che più preferite e premete sul tasto scatta o registra a seconda che vogliate immortalare un’immagine o girare un breve video. Le maschere a disposizione non sono ancora tante, ma nuovi aggiornamenti ne amplieranno presto la scelta!

FREELETICS BODYWEIGHT Uno dei propositi del nuovo anno è quello di rimettervi in forma e di far lavorare i vostri muscoli? Sul Play Store è spuntata una nuova app gratuita che vi aiuterà a portare avanti il vostro obiettivo. Freeletics Bodyweight offre diversi programmi di allenamento ad alta intensità che vi permetteranno di mantenervi in forma fisicamente e mentalmente. L’app mette a disposizione più di 900 workout incentrati su forza, resistenza o combinando i due aspetti. Una volta installata, potrete definire voi stessi la vostra condizione di partenza e l’obiettivo che vi siete prefissati in modo da ricevere un allenamento personalizzato. Una serie di video illustrativi vi mostreranno il modo corretto di eseguire gli esercizi. Scaricate e buon allenamento!

FISHDOM: DEEP DIVE Indossate fucile, pinne ed occhiali e preparatevi ad immergervi nei colorati fondali di Fishdom. Riempite il vostro acquario di vivaci pesci e decorazioni di diverso genere ma, prima, superate i livelli di gioco per poter guadagnare qualche soldo che vi permetterà di sbizzarrirvi nella personalizzazione del vostro acquario. Il gioco è molto semplice: proprio come su Candy Crash dovrete combinare diversi oggetti solo che, al posto di colorate caramelle, vi ritroverete davanti conchiglie, perle, tartarughe e stelle marine. L’app è intuitiva, offre una grafica moderna in 3D e può essere scaricata gratis dal Play Store!

87 RM MAGAZINE


IL PET DEL MESE

AGO

Il pet del mese è AGO, Labrador di 6 anni Roberto ci invia questa foto da Roma. Vuoi vedere la foto del tuo pet pubblicata nel prossimo numero di RM Magazine? scrivici a: rmmagazinemese@gmail.com


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e p m

A cura di Luigi Procopio gigipro84@yahoo.it

Chi è l’addestratore

Seguo quotidianamente discussioni, su social network o riviste, su quale sia il giusto metodo per risolvere problemi comportamentali dei cani o quale sia il modo più corretto per agire in merito ad una problematica specifica. Ed ecco che escono fuori addestratori (o presunti tali) che in modo più o meno fantasioso esprimono i loro pareri in merito. Alcuni consigliano di non far mangiare il cane in modo che collabori quando gli si insegna un esercizio, usando come premio il croccantino, altri consigliano il Prozac (che è uno psicofarmaco), altri usano solo la pettorina e sconsigliano il collare. Insomma un mare di idee diverse che portano la gente comune a confondersi e non fidarsi più della categoria o comunque a non sapere come scegliere un addestratore e qual’ è il giusto metodo. Ma quali sono gli obbiettivi che un addestratore si prefigge? E quale è il metodo corretto nell’addestrare un cane? Per chiarezza, L’ ADDESTRATORE, racchiude in se tutti i compiti che erroneamente vengono attribuiti all’educatore cinofilo e al comportamentalista. Pertanto diffidate da chi vi dice che, in presenza di un problema di comportamento, dovete andare da un com-

portamentalista, perché un addestratore competente saprà sicuramente risolvere i problemi anche in maniera più semplice e corretta. È mio parere che in campo addestrativo non esiste un metodo univoco. Infatti quando valuto un cane sono attento a tutti i suoi comportamenti, anche i più impercettibili, e da lì stilo una tabella su come agire. Ma la cosa che mi preme specificare è che un addestratore deve avere come obiettivo principale quello di aiutare a risanare il rapporto cane/padrone che è uno degli aspetti più importantiti. L’obiet-

tivo principale è far sì che il nostro cane torni da noi, si sieda o semplicemente ci cammini vicino perché ha fiducia di noi e ci rispetta. Bisogna poi, in questo percorso, aiutare il cane ad equilibrare le sue doti caratteriali, spesso sbilanciate per una cattiva gestione da parte dei padroni, che spesso lo portano a comportamenti poco consoni ad un ambiente domestico. In tutto questo lavoro L’ ADDESTRATORE è solo un raccordo tra i due: -da una parte deve analizzare il cane cercando di capire quali sono i punti su cui lavorare; -dall’altra deve insegnare al padrone come comunicare e interagire con il suo amico a quattro zampe. A tale scopo il padrone deve acquisire elementi conoscitivi dei meccanismi di apprendimento e ragionamento del proprio cane, come correggerlo e premiarlo al momento giusto. Spero che i pensieri esposti possano aiutare chi ha interesse a scegliere il professionista adeguato alla risoluzione delle problematica che si dovessero presentare. È importante sapere che tale scelta è un momento assai delicato sia per i buoni risultati che si vogliono ottenere sia per vedere aumentare la fiducia dei padroni verso tutta la categoria degli addestratori. 89 RM MAGAZINE


Campidoglio Su uno dei sette colli di Roma, il Campidoglio, sorge quello che oggi conosciamo come la sede del Comune di Roma, punto nevralgico dell’amministrazione della capitale. Questo nei secoli passati rappresentò ancora di più: è infatti su questa piccola collina che sorse il primo nucleo abitato della città, difeso e asserragliato dentro forti mura. In epoca romana il colle sormontava la vita di Roma, con una posizione di predominio sui Fori Imperiali e,inoltre, era sede di un importante tempio pagano: quello dedicato a Giove Capitolino. Il Campidoglio conobbe un periodo di abbandono durante il medioevo quando le costruzioni esistenti andarono perdute, mentre la città si sviluppava in altre zone, al punto che venne ribattezzato monte Caprino per l’usanza di pascolarvi di pecore e capre. Lo splendore di questo nobile colle torno ai fasti della Repubblica romana quando, a partire dal 1537, il celebre architetto Michelangelo mise mano al progetto di trasformazione della piazza esistente per portarla alla forma che conosciamo oggi. Al centro del disegno a centrifugo è collocata la poderosa statua dell’Imperatore Marco Aurelio. Tre palazzi adornano il Campidoglio: Il Palazzo Nuovo, il palazzo dei Conservatori e il palazzo Sanatorio. I primi due ospitano oggi i musei capitolini. Visitati ogni anno da migliaia di turisti, al loro interno ospitano la galleria di sculture più antica del mondo. Il palazzo Sanatorio, anche esso costruito partendo da un progetto sempre dello stesso Michelangelo ma terminato anni dopo la sua morte da Della Porta e Rainaldi soltanto nel 1655, ospita invece il consiglio comunale di Roma. Ciò a sottolineare il fortissimo legame tra il colle e la vita non solo artistica ma soprattutto politica della città eterna. Il Campidoglio unisce insomma sulla sua bassa cima cultura, storia e un paesaggio mozzafiato sui fori Imperiali. Una tappa immancabile per chiunque voglia conoscere la nostra città. Testo: Rolando Frascaro Foto: Massimiliano Correa


Arco di Costantino Ammirando il più celebre monumento al mondo lasciato in eredità dagli antichi romani e arrivato fino a noi, il Colosseo, non possiamo non notare nello spiazzo antistante un’altra costruzione imponente e magnifica: l’arco di Costantino. Si tratta del più grande arco onorario sopravvissuto fino ai giorni nostri e, dedicato alla vittoria dell’imperatore da cui prende il nome, su Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio, fu ufficialmente inaugurato nel 315 dc. Anche sulla datazione rimango però alcuni dubbi visto che diversi studiosi sostengono che l’arco fosse già presente durante l’impero di Adriano e che fu modificato nel corso del periodo costantiniano. Costruito in marmo, muratura e cementizio l’arco misura ben 21 metri di altezza per 25 di larghezza e sulla sua struttura è presente un iscrizione: celebra la donazione fatta dal senato all’Imperatore Costantino dell’arco, decantandone le doti di condottiero e liberatore dal tiranno. I numerosi rilievi presenti su tutta la struttura richiamano invece le figure degli imperatori che fecero grande Roma con scene che mostrano imprese dell’imperatore Marco Aurelio e Adriano, scene di sacrifici e di caccia. Fin dal 1400 le decorazioni presenti sull’ opera sono state oggetto di numerosi studi che hanno portato nel 1733 a lavori di integrazione di parti che si pensa potessero essere mancanti. Come spesso accade per i monumenti più significativi anche l’arco è stato teatro di episodi curiosi e storici. Viene da citare quello che riguarda il nobile Lorenzo de Medici ,cacciato dalla capitale nel 1530, reo di aver dannificato alcuni bassorilievi presenti sull’arco, per puro divertimento. O quello legato allo sport e relativo al mitico arrivo della maratona dei giochi olimpici del 1960 svoltisi nella capitale e che videro trionfare, con un arrivo di una suggestione unica proprio sotto l’arco, l’atleta etiope Abebe Bikila che la corse a piedi completamente nudi. L’arco di Costantino: un’altra perla unica della nostra città da non perdere e da ammirare. Testo: Rolando Frascaro Foto: Massimiliano Correa


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RM Magazine presente al ROMICS 2016


Se vuoi apparire in questa rubrica invia una foto mentre mostri una copia di RM Magazine a rmmagazinemese@gmail.com


Soggetto e Sceneggiatura: Andrea Giovalè Disegni colore e lettering: Christian Polito

Christian Polito, nato in Italia nel 1989, inizia a disegnare fin da piccolo; all’età di 22 anni decide di rinunciare alla sua vita sociale per diventare un disegnatore; attualmente studia disegno e tecnica del fumetto alla Scuola Romana dei Fumetti e pubblica strisce satiriche su una rivista online di nome Golem Informazione.

Andrea Giovalè, laureato in Scienze Politiche, è appassionato di narrazione fin da piccolo, quando è stato morso da un fumetto radioattivo. Frequenta il Master di sceneggiatura alla Scuola Romana dei Fumetti, scrive graphic novel, cortometraggi e spettacoli teatrali.


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