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APRILE 2016 #2

RM

MAGAZINE

RENATO ZERO

la sua musica, la sua storia

I VOLTI DELL’AFRICA Madagascar

OUTFITS 2016 le ultime tendenze

REMAKE

quando il cinema si ripete

I PALAZZI DEL POTERE intervista a Carlo D’Orta

MELITA TONIOLO

dalla moda al teatro

Mensile a distribuzione gratuita


I WANT YOU

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RM Magazine: edito da RM, Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195 Direttore responsabile: Giovanni Accolla Direttore editoriale: Rolando Frascaro Grafica e foto: Massimiliano Correa

RM

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Redazione: Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195 Contatti: 3393064971; rmmagazinemese@gmail.com Marketing e pubblicità: 3393064971; rmmagazinemese@gmail.com Stampa: Graffietti, SS 71 Umbro Casentinese km.4,5 01027 Montefiascone (VT) Reg. stampa Tribunale di Roma 10/2016 del 21/01/2016 Hanno collaborato: Silvia Magnani Roberto Di Mario Rolando Frascaro Massimiliano Correa Anna Maria Ryhorczuk Camilla Gullà Sabrina Musco Luigi Procopio Stefano D’Offizi Giulia Luciani Federica Cimetti Marco Bargagna Massimo Galgani Marta Boneca Bruno Lanzone Nadia Salvatori RM Magazine Mese Copertina: Melita Toniolo per Echosline Concept: www.excoitaly.com Hair Stylist: Antonio Balasso Echosline Ambassador Photo: Luca Patrone Make-up: Marcella Labocetta

La nostra rivista è distribuita in tutta Roma in locali, negozi, ristoranti, bar e sale di aspetto. Tra gli altri ci puoi trovare qui : Auditorium Parco della Musica (Flaminio) Burger Factory, Via G. Da Castel Bolognese 20 (Testaccio) Shake Apericlub, Via di Monte Testaccio 35 (Testaccio) Let it Beer, Piazza Delle Crociate 26 (Piazza Bologna) Pompi, Via Cassia 8 (Ponte Milvio) Next, Via Cassia Km 41.300 (Cassia) Il Pappagallo, Via Gregorio VII 79 (Vaticano) Planet Fitness, Via Ciamarra 32 (EUR) Wine Concert Bar, Via Capo d’Africa 21 (Celio) Share Business Center, Via Giunio Bazzoni 15 (Prati) Bowling Roma, Via R.Margherita (Parioli) Studio Antonini, Via Bonaccorsi,10 (Valle Aurelia) London in Rome School, Via Genova 30 (p.zza Repubblica) Nouvelle Baguette, Via Giunio Bazzoni 7/A (Prati) Bar Circi, Piazza E.Fermi (Marconi) Mizzica, Via Catanzaro 26 (P.za Bologna) La Bonita, Via di Baccanello 332 (Cesano) BECS, Via Tiburtina 1141 (Tiburtina) Black Venom Tattoo, Via dell’alloro 130 (Alessandrino) Gianfornaio, Via Marmorata (Testaccio) Agip, Corso Francia 80 (Fleming) Studio Balsamo, Via G. Marconi 4 (Marconi) Charme Coiffeur, Via Pisino 60 (Prenestina) Wine Bar Brancaccio, Via Merulana 239 (Esquilino) Exclusive Hair & Beauty, Vicolo S.Claudio 68 (C.Storico) Bambus Bar, Viale Parioli 50 (Parioli) Blu Ice, Viale Alessandrino 317 (Alessandrino)

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L’Editoriale

E’ stato bello. E’ stato difficile. E’ stato anche divertente, molto, a dire la verità. Ma, soprattutto, è stato inaspettato, quanto sperato. Sto parlando del primo numero di RM Magazine, il nostro primo numero. Ci avete scritto in tanti: chiedendoci di collaborare, inviandoci materiale, articoli, foto, facendoci complimenti e incoraggiandoci. Abbiamo scoperto che siete in tanti a leggerci. Qualcuno si appassiona a un articolo, a una foto, a una storia. Altri, pochi per fortuna, ci fanno piccole critiche, ci danno suggerimenti. Anche questi sempre benvenuti se fatti con i toni corretti con i quali lo avete fatto voi. E allora abbiamo deciso di metterci ancora più impegno in questo secondo numero. Ci siamo messi in discussione, di nuovo. Abbiamo ascoltato i vostri consigli, vi abbiamo dato spazio all’interno del giornale. Perché quello che vogliamo è che questa rivista, la nostra rivista, diventi anche vostra. Di voi che ci leggete in metropolitana quando andate al lavoro, al bar mentre fate colazione, in una sala di aspetto delle tante dove il nostro magazine è distribuito. Quello che vogliamo, è che RM Magazine non sia un altro free press romano. Ma che sia il free press della capitale. Il nostro e il vostro magazine. E allora: buona lettura e…a presto!

di Rolando Frascaro


18

Remake! No grazie... forse!

4

Grizzlies: il football americano a Roma

22 I palazzi del potere

Melita Toniolo dalla moda al teatro

20 30 Ford Mustang: muscle-car all’americana

48

40 Tanzania: taccuino di viaggio

Dario Argento: la trilogia degli animali

44 Renato Zero: la sua musica, la sua storia, il suo mito.

54 Gli outfits di Camilla

56

62 Gioia Usai: modella del mese

I volti dell’Africa: Madagascar


Melita Toniolo per Echosline. concept: www.excoitaly.com, Hair Stylist Antonio Balasso Echosline Ambassador. Photo: Luca Patrone. Makeup Marcella Labocetta

MELITA TONIOLO

dalla moda al teatro

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Melita Toniolo per Echosline. concept: www.excoitaly.com, Hair Stylist Antonio Balasso Echosline Ambassador. Photo: Luca Patrone. Makeup Marcella Labocetta

Questo mese RM Magazine intervista la showgirl, modella e conduttrice televisiva Melita Toniolo. Melita inizia una carriera da fotomodella, e dopo aver partecipato a diversi concorsi di bellezza nel gennaio 2007 diviene una delle concorrenti della settima edizione del Grande Fratello, reality show, condotto da Alessia Marcuzzi su Canale 5, in cui ha riscosso successo e notorietà. Dopo tale esperienza, posa per diversi calendari, tra cui quello per il programma di Italia 1 Lucignolo, del quale fu inviata nelle estati 2007 e 2008 col soprannome di Diavolita. Partecipa alla terza edizione de La talpa, reality show, condotto da Paola Perego su Italia 1, in cui si classificò al terzo posto. Nello stesso anno divenne opinionista fissa in Quelli che il calcio e... su Rai 2. L’anno successivo fu una delle vallette di Colorado Cafè e dal 2009 al 2011 fu una delle conduttrici di Real TV su Italia 1. Nel 2012 la svolta! Melita non è più solo un’icona sexy, ma ormai è una donna. Una donna professionista che vuole farsi riconoscere per le sue doti. Per questo prende lezioni di canto e di ballo e viene scelta dal canale Comedy Central di Sky, come co-conduttrice di Metropolis, la nuova trasmissione comica di punta affiancata dal bravissimo Omar Fantini, con il quale ha un feeling professionale notevole. Per il 2016 e il 2017, Melita sarà il nuovo volto della linea EchosLine, in una campagna a livello mondiale e ancora quello di Snelly Intimo. Per tutto il mese di Dicembre 2015 ha fatto insieme al suo compagno di vita Andrea Vigano’ alias il Mimo Pistillo di Colorado, uno spettacolo live completamente visuale a Gardaland. A Marzo e Aprile 2016, la rivedremo in teatro con la commedia brillante “9 mesi e 1 giorno”, dove, affiancata da Lorenzo Branchetti, il Milo Cotogno della Melevisione, parla delle ansie di una donna e di un uomo in dolce attesa! Dopo aver elencato una sintesi della carriera di Melita passiamo ad alcune domande per conoscerla meglio: - Melita, al momento sei impegnata al teatro con lo spettacolo “9 mesi e un giorno” puoi raccontarci di più sullo spettacolo e sulla tua esperienza in teatro? Si tratta di una commedia di Olivia Manescalchi e parla di una coppia che sta per avere un bambino! Io e Lorenzo Branchetti ci siamo divertiti un sacco perche’ siamo amici e ritrovarci in una 5 RM MAGAZINE


situazione cosi’ assurda ci ha fatto molto ridere... comunque è stata un’esperienza molto impegnativa e gratificante... mai provata prima! - Sei molto impegnata anche nella moda e recentemente sei diventata testimonial mondiale per un importante brand per la cura della bellezza dei capelli . Quanto è importante questo aspetto per

te ? È importantissimo! Ogni donna se non si sente a proprio agio con se stessa o si trascura non sta bene nemmeno con gli altri e quindi quasi tutte noi stiamo attente al nostro look! Io devo dire che davvero i capelli sono una delle parti piu’ importanti... infatti cambio spesso colore! Grazie a questa nuova avventura poi, ho conosciuto tanti altri prodotti che mi curano i capelli! - Oltre a questo brand, sappiamo che sei anche testimonial di una linea di intimo con degli scatti sorridente, simpatica, ma pure sempre sexy, come vivi questo ruolo? In un modo naturalissimo. Scatto cataloghi di intimo da piu’ di 10 anni quindi ormai non noto piu’ la differenza con altri tipi di fotografie. Questo brand e’ adatto a me perche’ fresco e divertente!

Melita Toniolo for Snelly Intimo - Photo by Luca Patrone

- A Dicembre invece hai affiancato il tuo fidanzato Andrea Vigano’ meglio conosciuto come Pistillo, il mimo di Colorado, in uno spettacolo visuale dedicato alle famiglie. Qui non interpretavi la parte sexy ma... quale parte? In quale ruolo ti senti meglio? Abbiamo interpretato una famiglia coloratissima che passa una giornata a Gardaland e si imbatte in tanti scherzi divertenti adatti sia al pubblico più grande che è quello più piccolo. Questo spettacolo e’ stato fatto apposta per il periodo di Natale ma adesso lo portiamo in giro per l’Italia e sara’ perfetto per... ogni stagione! Sicuramente questo è il ruolo che mi piace di più perché posso trasformarmi ed essere una persona completamente diversa tanto che la gente non mi riconosce! - Ti rivedremo presto in tv dopo la tournee in teatro con il tuo spettacolo? Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi progetti futuri? Per ora no perché mi sto concentrando molto su questo spettacolo assieme a Lorenzo, ma ci sono sempre dei provini che mi aspettano! - Con quali colleghi di lavoro ti sei trovata meglio e perché? Oltre al mio fidanzato? Non saprei scegliere perche’ Omar Fantini e Lorenzo Branchetti sono due persone molto diverse ma altrettanto brave e divertenti! 6 RM MAGAZINE


Melita Toniolo for Snelly Intimo - Photo by Luca Patrone

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- Bella, brava e simpatica, raccontaci qualche cosa in più su di te..... un difetto ce l’hai? Uhhh! Ne ho mille! Sono testardissima, pigra, e mi stanco spesso di quello che faccio perche’ devo sempre avere adrenalina in corpo! Devo sempre sentirmi amata e rispettata e anche questo (anche se non sembra) e’ un bel difetto! - Sappiamo che sei molto appassionata di moda , quali sono 3 accessori di cui non puoi fare assolutamente a meno? Io sono sicuramente amante delle scarpe in primis! Poi amo i capi maschili e le scarpe ginniche... di ogni colore! - Riguardo alla tua vita sentimentale vuoi dirci qualcosa? magari qualche aneddoto curioso... Ahahahaha no gli aneddoti cerco sempre di tenerli per me... almeno quelli.

Photo by Luca Patrone


- Come ha fatto il tuo compagno a conquistarti? Sicuramente con l’originalità! E’ stato bravo ad avere pazienza e a star dietro ai miei sbalzi d’umore e a rassicurare le mie paure davanti ad una nuova storia! - A proposito della tua carriera artistica raccontaci il momento che consideri più felice e se ti va anche uno meno felice Sicuramente la mia entrata al Grande Fratello e’ stata una bellissima emozione! La prima della mia carriera, non ci credevo!! Poi Lucignolo e Colorado hanno contribuito alla mia felicità! Il meno felice forse quando dovevo far gossip per forza per partecipare a qualche programma o essere “piu’ in vista” e allora ho mollato il colpo subito! - Che musica ascolti di solito? cambi genere a seconda di quello che stai facendo? Ascolto di tutto! Mi piace tutta la musica! Quando guido cerco la musica italiana con la radio perche’ voglio sempre cantare, mentre invece quando faccio sport una musica piu’ dance e piu’... elettrizzante! - Invece per quanto riguarda il cinema che gusti hai? i tuoi generi preferiti? Adoro il cinema ci vado spesso! Il mio genere preferito e’ quello horror... credo di averli visti davvero tutti... per fortuna anche ad Andrea piace il genere. - Quando non sei impegnata con il lavoro cosa fai durante i tuoi giorni liberi? Dipende! Posso stare a casa tutto il giorno con il mio gatto Noah o andare in giro con le amiche oppure lavorare un po’ al pc e ai miei social! - La sera ti piace più rilassarti a casa o preferisci uscire e frequentare la movida? Assolutamente la casa e’ la mia tana, la mia cuccia, il mio relax! - Dato che la rivista RM Magazine è distribuita a Roma, qual’ è tuo rapporto con la nostra città? Purtroppo non vengo spesso a Roma, ma l’ho frequentata anni fa e devo dire che e’ sempre meravigliosa!!!!!! Melita, ti ringraziamo per la disponibilità e ti facciamo un grande in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.

Intervista a cura di: Massimiliano Correa

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A cura di Silvia Magnani

Alfons Mucha

in mostra a Genova

La mostra “Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau” presso il Palazzo Ducale di Genova consente di tuffarsi nel mondo prezioso ed elegante del Liberty, lo stile che a cavallo tra Otto e Novecento caratterizzò il mondo dell’arte, dell’architettura, dell’artigianato e dell’arredo dell’intero contesto europeo raggiungendo vette di ineguagliata raffinatezza. La mostra di Genova si concentra sulla figura dell’artista ceco Alfons Mucha, uno dei maggiori interpreti dall’Art Nouveau. Formatosi nella nativa Moravia, dove inizia la carriera in qualità di decoratore, nel 1887 Mucha si trasferisce a Parigi, dove si dedica principalmente alla produzione di pannelli decorativi, cartelloni pubblicitari, manifesti teatrali, copertine per riviste, calendari, illustrazioni librarie. Qui compaiono immagini femminili di estrema eleganza, donne che ti osservano direttamente negli occhi, consce del potere della

propria femminilità, definite da una linea nitida che delimita i contorni. Si afferma così un inconfondibile “stile Mucha”, che ottiene fortuna anche negli Stati Uniti: New York, Chicago, Philadelfia, dove il pittore soggiorna tra 1906 e 1910. E’ il precursore della pubblicità moderna e immortalerà la grande attrice Sarah Bernhardt in una serie di manifesti teatrali, oltre a noti brand dell’epoca, alcuni ancora in auge. Si sono ispirati alle sue opere nella nona edizione del campionato di body painting e nell’immaginario infantile rispecchiano il modo di immaginare le fate, le principesse o le fanciulle delle favole. Rientrato in Europa, si stabilisce a Praga, dove resterà fino alla morte, avvenuta nel 1928, dedicandosi al grandioso progetto dell’Epopea slava, una serie di tele dedicata alla storia del popolo slavo. La mostra di Palazzo Ducale racconta la

carriera di questo grande artista attraverso le 149 opere prestate per l’occasione dalla Richard Fuxa Foundation. Arricchisce l’esposizione un’ampia selezione di ceramiche, mobili, ferri battuti, vetri, sculture e disegni di artisti e manifatture europei, che testimoniano quello stile floreale che caratterizzò le varie declinazioni nazionali - francese, belga e italiana soprattutto - prese dal Modernismo internazionale. Un percorso tra oggetti e immagini per ricostruire gli ambienti e le decorazioni di quel mondo luccicante e sfavillante della Belle Époque, che ancora oggi riesce ad affascinarci.

PALAZZO DUCALE /GENOVA Dal 30 aprile/18 settembre 2016

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Parigine e pensieri sparsi Forse è la mia citazione ricorrente, forse l’ultima volta l’ho pensata e condivisa pressappoco un anno fa, eppure, tutto ritorna, in un modo o in un altro. Forse non l’ho mai presa davvero alla lettera, a volte restiamo imbrigliati fra le sfumature di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato senza chiederci cosa ci fa stare bene, a volte sottovalutandolo, a volte sopravvalutandolo. E da oggi ritorno, ricordati di lasciarti spettinare dalla vita. “Oggi ho imparato che bisogna lasciare che la vita ci spettini, perciò ho deciso di vivere la vita con maggiore intensità. Il mondo è pazzo. Decisamente pazzo… Le cose buone, ingrassano. Le cose belle, costano. Il sole che ti illumina il viso, fa venire le rughe. E tutte le cose veramente belle di questa vita,spettinano… – Ridere a crepapelle, spettina. – Viaggiare, volare, correre, tuffarti in mare, spettina. – Toglierti i vestiti, spettina. – Abbracciarsi per amore, spettina. – Baciare la persona che ami, spettina. – Giocare, spettina. – Cantare fino a restare senza fiato, spettina. – Ballare fino a farti venire il dubbio se sia stata una buona idea metterti i tacchi alti stanotte, ti lascia i capelli irriconoscibili … Quindi, ogni volta che ci vedremo, avrò sempre i capelli spettinati… Tuttavia, non dubitare che io stia vivendo il momento più felice della mia vita. E’ la legge della vita: sarà sempre più spettinata la donna che sceglie il primo vagoncino sulle montagne russe di quella che scegli di non salire… Può essere che mi senta tentata di essere una donna impeccabile, pettinata ed elegante dentro e fuori. Questo mondo esige bella presenza: pettinati, mettiti, togliti, compra, corri, dima12 RM MAGAZINE

grisci, mangia bene, cammina diritta, sii seria… Forse dovrei seguire le istruzioni però… quando mi ordineranno di essere felice? Forse non si rendono conto che per risplendere di bellezza, mi devo sentire bella… La persona più bella che possa essere! L’unica cosa che veramente importa è che quando mi guardi allo specchio, veda la donna che devo essere. Perciò, ecco la mia raccomandazione a tutte le donne: Abbandonati, Mangia le cose più buone, Bacia, Abbraccia, Balla, Innamorati, Rilassati, Viaggia, Salta, Vai a dormire tardi, Alzati presto, Corri, Vola, Canta, Fatti bella, Mettiti comoda, Ammira il paesaggio, Goditela e, soprattutto, lascia che la vita ti spettini!!!! Il peggio che può succederti è che, sorridendo di fronte allo specchio, tu.. debba pettinarti di nuovo!” Ogni giorno facciamo la scelta più importante che è quella di decidere se ci sveglieremo con il sorriso oppure no e questo dipende solo da noi, tutte le altre scelte ci porteranno sempre in direzioni che non sapremo mai, finché non saremo lì, lungo la strada. Voglio un anno ricco di emozioni, di quelle di cui leggi nei libri e vedi nei film, che viverlo è intenso, ridi, scherzi, piangi, ti disperi, e poi, potendo decidere della mia vita non farei mai cambio con una serenità piatta, di quelle che a volte non sai neanche se sei felice o sei triste, io ho bisogno di sentire sulla pelle la gioia folle di una giornata di belle notizie, e il dolore profondo e la voglia di ricominciare. Sabrina Musco, classe ’90, ha una grande passione per la moda, la scrittura, la fotografia, i viaggi e l’arte in generale. E’ cresciuta in una piccola città della Campania, Telese Terme, con la famiglia. I suoi genitori amanti dell’arte e dell’eleganza le hanno trasmesso le loro passioni; probabilmente proprio grazie a questo mix Sabrina nutre un amore per tutto ciò che è artistico. Nel 2009 si è trasferita a Roma dove ha frequentato La Sapienza all’Interfacoltà di Lettere e Filosofia ed Economia: Scienze della Moda e del Costume. E’ proprio qui che è nata anche la sua passione per un mondo che non conosceva, quello del blogging. Nel 2011, il 1° aprile, giorno del pesce aprile, è nato Freaky Friday, proprio come uno scherzo di un venerdì sera e da qui il nome. Nel 2012 si è laureata ed ha deciso di continuare i suoi studi in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa. Negli ultimi anni la sua passione si è trasformata in un lavoro che le permette di vivere delle sue passioni e di viaggiare. E’ stata blogger ufficiale del concorso Miss Italia, a New York per Narciso Rodriguez, in Brasile per Brazilian Footwear, ha partecipato al Festival del Cinema di Venezia per Ghd e alla Fashion Week di Milano ed ha avuto la possibilità negli anni di collaborare con brand importanti come Samsung, Ford, Levi’s, Pandora, L’Oreal e tantissimi altri.


A cura di Sabrina Musco www.freakyfridayblog.com

AUSTRALIA benvenuti nel Northern Territory

Mi avevano detto che mi sarei innamorata.Che da un viaggio così non vuoi ritornare e che la verità è che se lo fai, non lo è mai del tutto. In ogni viaggio lasci qualcosa di te, e da ogni viaggio qualcosa, verrà per sempre con te. E l’Australia è uno di quei luoghi di cui ti innamori ‘come quando ti addormenti, prima piano piano e poi profondamente’. L’ho cercato tanto un posto così. E’ uno di quei posti dove stacchi la spina, respiri, e senza neanche accorgertene, stai vivendo e ridendo a pieni polmoni. Quante volte siamo troppo impegnati per farlo, o per alzare lo sguardo da uno smartphone, e la vera magia è quando non hai una connessione wifi e solo km di strada e cielo azzurro da guardare a perdita d’occhio. Forse, il segreto, è stato aver trascorso due settimane lì. Due settimane di aria caldissima che abbronza la pelle al primo tocco, di paesaggi naturali e di solitudine. Perché in molti posti ci sei solo tu ed una natura immensa. Dopo una settimana on the road in Land Rover ne abbiamo trascorso un’altra nel Northern Territory australiano e più precisamente nel Top End. Durante la nostra prima sera a Darwin abbiamo fatto una piccola crociera per guardare il tramonto, bicchieri per brindare ed una luce purpurea magica. Ci spostavamo in auto e come prima tappa abbiamo scelto il Litchfield Park, un piccolo angolo di paradiso dove è possibile fare il bagno immersi dalla natura e circondati da cascate. E’ un parco meno conosciuto del Kakadu National Park, ma io credo che valga davvero la pena vederlo. La mattina la nostra sveglia suonava sempre prestissimo, spesso anche per vedere soltanto l’alba, il pomeriggio ci facevano compagnia dai 39 ai 42 gradi, scarpe comode e lunghe, intermi-

nabili passeggiate. La strada che percorrevamo era quella che in Australia collega il nord al sud del paese, spostarsi è stato davvero semplice. La mia sosta preferita lungo la strada è stata ‘Bark Hut Inn’ sulla Arnhem Hwy, quella che collega Darwin al Kakadu National Park. Era in origine un rifugio per cacciatori di bufali, oggi è una fermata molto caratteristica, come ritrovarsi in un film. In assoluto, il luogo che mi ha rubato il cuore, è stato Maguk; acqua cristallina ed un posto segreto raggiunto da pochissime persone, dove poter fare il bagno racchiusi fra rocce e cascate come in uno scrigno. La curiosità è che non era una fermata prevista, avremmo dovuto fare sosta a Gunlom (che dicono sia splendido) ma in quel giorno però la strada non era percorribile e così abbiamo optato per questo luogo segreto che si raggiunge dopo un percorso in auto solo per 4×4 ed una camminata di circa un’ora fra le rocce. Quello che, non potete perdervi, sono l’alba ed il tramonto durante la Yellow Water Cruise, se doveste scegliere fra le due, vi consiglierei il tramonto, i colori sono davvero suggestivi. Spero vi abbia trasmesso un po’ di voglia di raggiungere l’Australia, un posto magico e difficile da dimenticare.


Sexy con una camicia da uomo : minidress

IIdee e chiacchiere di un lunedì mattina di marzo e suggerimenti su come indossare una camicia da uomo. Mi è sempre piaciuto l’effetto di questo capo maschile utilizzato come mini-dress, in questo caso non è strettamente una camicia presa dall’armadio di lui (è un vero e proprio mini abito primaverile) ma comunque mi capita di sperimentare spesso le camicie da uomo come mini dress, purché la scelta sia una XL. Nel periodo dei saldi finali, mi piace dare uno sguardo, nei vari negozi low cost, alla sezione uomo. Lì trovo, la maggior parte delle volte i miei maglioni preferiti, larghi e maxi. Le fantasie che mi conquistano e che scelgo solo in taglia XL ed XXL purché siano in tessuti morbidi, non rigidi e l’effetto della spalla molto grande scenda lungo il braccio, con un effetto morbido. Mi piace indossarle come mini dress (come in questo caso) ma anche abbinate a gonne segnando il punto vita con una o più mini cinture. Quindi, di tanto in tanto, non dimenticate di dare uno sguardo alla sezione uomo: a voi capita mai? 14 RM MAGAZINE


Amore per la moda

A volte, ‘gli inizi’ di un articolo sono la parte piu difficile, alla pari delle conclusioni, almeno per me E’ sempre stato il mio problema, anche per il compito in classe, anche per qualsiasi altra cosa, iniziare, e poi finire. Nel mezzo faccio il mondo, ma con questi due passaggi ho sempre qualche difficolta organizzativa,

un pò per questo, forse, sono disordinata e lascio aperti gli armadi. Ho bisogno di lasciare le cose incomplete, con la sicurezza che in qualsiasi momento tornero a riprenderle. Ma questa, è un’altra storia. Il mio limbo, al momento, fra un trasferimento Roma–Milano ha di mezzo una pausa campana, casa. Questi inizi, che gran problema. Da quando ho aperto il blog il ‘come’ è la domanda che ricevo piu spesso, ormai da cinque anni (o poco meno). Come hai aperto il blog? Come curi i tuoi capelli? Come scegli che capo indossare? Come vestirsi al matrimonio dell’amica? E credo che ogni volta sia sempre la risposta piu difficile da dare. Ognuno di noi, a modo suo, ha una personalita, dei gusti, uno stile, anche un corpo diverso dagli altri, e tutto questo non va

stravolto, la moda non va seguita, non per forza. Io amo la moda, ma vengo da un piccolo paesino campano con poco piu di 7000 abitanti e non smettero mai di ripeterlo. Il mio amore per il fashion non significa necessariamente essere una luminare in materia. E allora? Una volta in un film dissero ‘Tu ami ballare? Se la risposta è si, allora sai ballare’ E’ tutta una questione di passioni, le cose belle della vita sono quelle che abbiamo vogliadi fare, per il solo gusto di farle. Quindi, se oggi mi chiedete come indossare un capo io cercherò di darvi mille consigli e suggerimenti, come il fatto che quest’anno vanno molto asimmetrie e sovrapposizioni, proprio per questo ho amato l’idea di indossare un maxi pull nero rubato dall’armadio di mio fratello ed una gonna nera lunga, con uno spacco, uno stivaletto alla caviglia ed il mio look total black mi rispecchia in pieno. Ma vi diro anche che la prima cosa che dovete abbinare al vostro look è la vostra personalita. Nessun abbinamento riesce se non lo indossate con la sicurezza di chi indossa qualcosa che sente perfetto per il proprio stile, quindi si alla moda e alle tendenze, ma anche si al vostro stile e gusto .


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e k a m Re No, grazie.... forse!

La storia del cinema annovera tra i suoi titoli un certo numero di pellicole raggruppate sotto la denominazione di remake. Si tratta del rifacimento di capolavori cinematografici del passato più o meno recente o della versione riveduta e corretta di film che hanno registrato particolare successo in una nazione e che vengono realizzati in contesti e culture diverse. Cosa può spingere un cineasta a cimentarsi con opere già amate, osannate, dai più considerate intoccabili? Certamente la volontà di rendergli omaggio, a volte la necessità di attualizzarle con un soggetto più aderente alla realtà del momento, in altri casi, a una trama già perfettamente funzionante, si mettono a disposizione le possibilità offerte dalle nuove tecnologie: il colore per film in bianco e nero, effetti speciali ultramoderni per film spettacolari. La reazione del pubblico di fronte ai remake è varia. C’è chi li considera una mera operazione commerciale conseguenza anche di una scarsa capacità creativa, chi trova sconveniente soltanto accostarsi a capolavori unici e irripetibili, chi riconosce alle riedizioni pari dignità, qualità e valore. Qualche volta si ignora

persino che un film possa essere il remake di altre celebri pellicole. Quanti sanno che il film “Scarface” (ormai a sua volta un classico) di Brian De Palma del 1983, scritto da Oliver Stone e magistralmente interpretato da Al Pacino, al cui fianco recita una giovanissima (e magrissima!!) Michelle Pfeiffer, è il remake dell’omonimo gangster movie degli anni ’30 diretto da Howard Hawks con Paul Muni e ispirato alla figura del criminale più ricercato d’America Al Capone? “L’inafferabile Mr Jordan” (“Here comes Jordan” titolo originale) è invece un film del 1941 di Alexander Hall vincitore di un Oscar per la migliore sceneggiatura che ha un eccellente rifacimento di e con Warren Beatty “Il Paradiso può attendere” (Heaven can wait,1978). L’impianto resta più o meno lo stesso : un angelo frettoloso preleva prima


del tempo il corpo di uno sportivo (un pugile nel film del ’41 ,il capitano di una squadra di football americano nel ’78) commettendo un gravissimo errore a cui dovrà rimediare uno zelante funzionario del Paradiso. Per il genere fantasy-horror “L’ esperimento del Dottor K” (Kurt Neumann, 1958) è l’antecedente del capolavoro di David Cronemberg “La Mosca”(1986) a cui Jeff Goldblum regala una delle sue interpretazioni più sconvolgenti. In tempi più recenti uno dei remake di maggior successo è quello girato da Steven Soderbergh che ha riunito in un solo film un cast invidiabile: Julia Roberts, George Clooney, Brad Pitt, Andy Garcia, Matt Damon. Parliamo di “Ocean’s eleven” il cui precedente del 1960 ha un cast non da meno: Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis junior, nei panni degli scaltri e geniali rapinatori di casinò. La lista potrebbe continuare, come dire non conta che sia un remake, ma solo che sia un buon film. “Point Break- Punto di rottura” è l’ultimo arrivato tra i remake nella recente stagione cinematografica, ma esistono 5 ottimi motivi per rivedere l’originale del 1991. Prima di tutto perché c’è Keanu Reeves, bello, carismatico e magnetico, nel ruolo dell’agente speciale Utah arrivato a Los Angeles e incaricato di investigare su una banda di rapinatori di banche, noti come la banda dei presidenti, per il vezzo di rapinare coprendosi il volto con delle maschere raffiguranti 4 ex presidenti americani: Reagan, Carter, Nixon, Johnson ( un caso?); in secondo luogo perché c’è Patrick Swaize nel ruolo del fascinoso filosofo del surf, che pratica il surf religiosamente, sentendo il mare fino quasi a diventare parte di esso, lo chiamano Bodhi da Bodhisattva, l’illuminato, cercatore dell’onda

perfetta (curioso che due anni dopo Reeves interpreterà Siddharta nel film Piccolo Buddha di Bertolucci). Antagonista-alter ego di Utah , per buona parte del film i due sembrano scambiarsi i ruoli di “buono” e di “cattivo” fino alla svolta finale che non lascia dubbi; terzo: il film è diretto da una donna, Kathryne Bigelow, bella e intelligente che dirige film d’azione senza rinunciare all’approfondimento psicolo- gico dei personaggi, questo film è la sua rivelazione e consacrazione come regista; quarto: solo una donna poteva concepire la migliore battuta del film. La protagonista femminile (Lori Petty), esperta surfista e improvvisata insegnante di surf di Reeves, unica donna del gruppo di energici, spericolati, adrenalici surfisti, abbandona una con-

versazione esclamando : “Me ne vado c’è troppo testosterone qui”, sgonfiando in un secondo la presuntuosa quanto infantile gara di esibizione muscolare (a parole!) dei maschi; quinto: l’oceano, il vero protagonista del film. Le numerose scene di surf sono altamente spettacolari, intense, emozionanti, quasi ipnotiche. La sublimità della natura e i limiti, l’inadeguatezza degli esseri umani che si esaltano in una perenne sfida con essa.


IL FOOTBALL AMERICANO A ROMA La squadra dei Grizzlies Roma è stata, nel lontano 1982, la prima squadra capitolina a partecipare ad un campionato nazionale di Football Americano. Grazie alla passione di un uomo di sport quale Nicola Pietrangeli, primo storico presidente della A.S. Grizzlies, ed alle ingenti risorse economiche messe a disposizione da sponsor che investirono coraggiosamente su uno sport in fortissima ascesa, i Grizzlies si imposero fra le compagini più forti del campionato, ma nel 1987 si sciolsero per mancanza di fondi e, soprattutto, di capacità manageriali. Nel 2004, grazie alla passione di alcuni ex giocatori, viene fondata la A.S.D. Grizzlies Roma American Football Team che riporta lo storico marchio in attività dapprima con il flag-football senior, quindi, dal 2007, con la partecipazione alla Serie B, categoria che i Grizzlies vincono nel 2009 conquistando la promozione in serie A2. Dopo due anni di partecipazione alla Serie A2 i Grizzlies raggiungono a sorpresa la finalissima del campionato, uscendone sconfitti; ma si rifanno l’anno successivo con20 RM MAGAZINE

quistando il titolo di Campioni d’Italia di A2 nel 2013 ed ottenendo così la promozione alla Prima Divisione alla quale rinunciano per mancanza di risorse. Nel 2014 è di nuovo una cavalcata trionfale a portare ai Grizzlies il secondo titolo della Serie A2. La riduzione del numero di giocatori stranieri, ed il conseguente ridimensionamento del budget necessario per affrontare un campionato di Prima Divisione, permette ai Grizzlies di decidere di partecipare al Campionato Nazionale di Prima Divisione 2015. A pochi giorni dall’inizio del Campionato Nazionale di Prima Divisione 2016, l’obiettivo primario dei Grizzlies rimane quello della salvezza, non potendo competere con

altri team più quotati in grado di schierare giocatori di provenienza USA; l’organico della prima squadra, composto per il 90% da giocatori italiani formati nel proprio vivaio, continua a rappresentare non solo uno dei più giovani ma anche uno dei più solidi in Italia. Particolarmente attivi nei settori giovanili i Grizzlies sono stati Campioni d’Italia Under 18 2011 e vicecampioni nella stessa categoria nel 2012. Per abbassare l’età di ingresso dei giovani al football americano, la FIDAF (Federazione Italiana di American Football) prevede ora campionati per le categorie Under 19, Under 16 e Under 13. La redazione di RM Magazine ha incontrato il Presidente dei Grizzlies Stefano Cicinelli per un breve intervista: Qual’ è la realtà del Football Americano in Italia? La FIDAF dal 2010 fa parte del CONI come Disciplina Sportiva Associata. Grazie ad essa il nostro sport, dopo il boom degli anni ’80 ed il decadimento fra la fine dei ’90 ed i primi 2000, è tornato a crescere: attualmente conta su circa 8.000 tesse-


A sinistra il

rati e 77 società attive Presidente dei in 17 regioni d’Italia. Grizzlies Stefano Cicinelli Da pochi giorni sono iniziati tutti i campionati senior, con 40 team in Terza Divisione, 6 in più dello scorso anno, 25 in Seconda e 12 in Prima. Le finali si disputeranno il primo week

Chi volesse avvicinarsi a questo sport e allenarsi con voi come può fare? Ci sono limiti di età? Da anni ormai i nostri vivai giovanili si distinguono fra i migliori d’Italia: dal 2007 abbiamo partecipato a campionati in varie categorie vincendo un titolo under 18 nel 2011 e perdendo in finale l’anno successivo. Nel febbraio scorso abbiamo conquistato la Coppa Interregionale Under 16 vincendo tutte le 13 partite disputate. La nostra scuola football accoglie ragazzi dai 10 anni in su, ma non neghiamo a nessuno l’opportunità di provare questo sport: Fabio Bondì, un 36enne che ha ini-

ziato lo scorso settembre, domenica 6 marzo ha esordito in Prima Divisione. Il football è veramente uno sport per tutti, chiunque può essere impiegato in uno dei tanti ruoli previsti dal gioco: dalla “linea”, per i giocatori più pesanti, alle secondarie dove atleti più leggeri e scattanti possono rendere al meglio; il tutto condito da uno spirito di squadra che non esiste in altre discipline: nel football, infatti, ciascuno deve proteggere il proprio compagno di squadra ed è solo lavorando “in squadra” che si possono ottenere risultati, una grande lezione che rimane indelebile per tutta la vita. Chiunque volesse provare questo sport può trovare tutte le informazioni sul nostro sito www.grizzliesroma.it e compilare il form di richiesta nella sezione “scuola”; se, invece, volesse partecipare direttamente ad una prova gratuita può venire direttamente presso il C.S. Alfredo Monza in Via del Baiardo 28, zona Tor di Quinto, tutti i martedì e giovedì dalle 18,30 alle 20,30; i nostri coach sono pronti ad accogliere tutti i nuovi arrivati mettendoli in condizione, da subito, di far parte attiva della “squadra”.

Foto: Massimiliano Correa

end di Luglio e la stagione raggiungerà il clou con l’Italian Bowl di Cesena, fra le finaliste della massima serie. Il campionato è appena iniziato quali sono gli obbiettivi del team per questa stagione? Se da una parte il movimento registra una crescita costante, dall’altra dobbiamo

registrare l’ormai cronica mancanza di sponsor a causa di una crisi economica di cui non si riesce a vedere la fine. Inoltre, diversamente da società che operano in provincia, nella capitale gli sport “minori” non possono contare su alcun aiuto da parte del Comune, né sotto il profilo dell’impiantistica sportiva né, tantomeno dei contributi in denaro. L’affitto di campi per gli allenamenti ha prezzi altissimi ed assorbe per intero il budget garantito, più o meno, dalle quote dei giocatori, sia seniores che juniores. Il sostegno di sponsor come Daxel, LC Service e Poignee ci aiuta ad affrontare le spese vive dei campionati, compresi quelli giovanili, ma non è sufficiente per ingaggiare giocatori statunitensi in grado di “fare la differenza”; con una premessa del genere è evidente che non possiamo porci obiettivi oltre quello della salvezza, nonostante i playoff conquistati lo scorso anno nella stagione di esordio: il fatto è che le altre società più “ricche” si sono rinforzate ingaggiando, grazie al nuovo regolamento, un giocatore straniero in più oltre ai 2 già consentiti … un vero peccato poiché, con il nostro gruppo di giocatori ed allenatori italiani, potremmo puntare veramente al bersaglio grosso!


I palazzi del potere Un libro fotografico,una guida, un’ occasione unica per scoprire angoli segreti e bellissimi.

- Qual è il fascino che esercitano questi edifici sull’artista e sul visitatore? E’ un fascino potente perché denso di simboli! L’architettura e l’arte di Palazzi come Quirinale, Montecitorio e Palazzo Madama, Palazzo Chigi, Palazzo Spada, Palazzo Koch – solo per citare alcuni degli oltre 35 raccontati e fotografati nel nostro libro – non sono soltanto testimonianze storiche. Sono messaggi simbolici fatti per parlare ai cittadini! La concezione e la forma di questi palazzi, le loro trasformazioni, le decorazioni degli ambienti, gli arredi…tutto parla al visitatore! Ogni ambiente sembra dire: “qui è successo questo”, oppure “io sono così perché il mio messaggio è questo”. Un linguaggio silenzioso, ma così esplicito, così potente!

Abbiamo intervistato il professor Carlo D’Orta fotografo, artista e uno dei due autori di quest’opera edita dalla Palombi Editori. - Come è nata l’idea di dedicare un volume ai palazzi del potere? Io e Vito Tenore siamo due “servitori dello Stato”. Per lavoro abbiamo conosciuto, da dentro, molte delle principali Istituzioni del nostro Paese: Parlamento, Presidenza della Repubblica e alcuni ministeri io; altri ministeri, magistrature e alcuni organismi “indipendenti” come la Banca d’Italia lui. Abbiamo sempre cercato di offrire il miglior servizio possibile agli utenti del nostro lavoro: cittadini e uomini delle Istituzioni. E questo amore per le Istituzioni ci ha spinto, ora, a cercare di raccontarle, in modo semplice ma coinvolgente, ad un pubblico ampio. Volevamo parlare non agli specialisti e ai giuristi, ma ai cittadini, ai giovani, a chi di solito si occupa d’altro. Volevamo raccontare il molto di buono e di bello che c’è in queste Istituzioni, che spesso 22 RM MAGAZINE

purtroppo è ignorato perché “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce!”. E volevamo narrare la straordinaria bellezza architettonica e artistica che caratterizza molti dei palazzi che ospitano le Istituzioni.

- Quanto e come è stato faticoso il lavoro di preparazione perché quest’opera risultasse unica e originale? Si è trattato di un lavoro certosino di ricerca. Non per i compiti delle varie Istituzioni, ma per la parte storico-artistico-architettonica relativa ad ogni palazzo. Però


è stato anche molto divertente. Abbiamo fatto ricerche e studiato libri sulle singole istituzioni, e così abbiamo scoperto tante belle storie. La parte più impegnativa è stata poi la raccolta di foto degli interni dei palazzi. Abbiamo dovuto chiedere autorizzazioni alle singole amministrazioni per poter accedere e scattare le foto in ambienti spesso anche riservati, come gli studi personali del Presidente della Repubblica o dei singoli Ministri, e poi per poter usare queste immagini ai fini della pubblicazione. Ma quando spiegavamo il fine positivo e culturale del nostro libro, trovavamo subito immediata collaborazione.

- Quanto è stretto secondo lei il rapporto fra arte e spazio urbano? Tra arte e spazio urbano c’è un dialogo intenso e continuo. L’architettura e l’arte che l’accompagna si inseriscono nello spazio urbano, lo plasmano, gli danno un significato particolare. Ed è così da sempre. Da sempre l’architettura è usata - soprattutto nei palazzi delle istituzioni civili e religiose, ma non solo - come modo per mandare messaggi alla collettività, per raccontare ruolo, funzione e valore di un certo luogo e dei soggetti che vi si trovano. Oggi poi questo intreccio tra arte e spazio urbano si è anche ampliato, perché non investe più solo i “palazzi del potere” o religiosi. L’arte ha raggiunto con street art e pitture murali di qualità alcune periferie di grandi metropoli, e sta assumendo un ruolo importante anche in spazi collettivi come le stazioni delle linee metropolitane (si pensi a Mosca o a Napoli, per esempio), ove troviamo oggi vere e proprie gallerie di opere d’arte murali. - Lei è anche un artista nel campo della fotografia. Qual è il cuore della sua ricerca? Le architetture sono sempre state il principale oggetto della mia ricerca artistica. Ciò che mi attira non sono però le immagini d’insieme. Io cerco i particolari, i giochi di prospettiva, le combinazioni di forme che creano immagini evocative, quadri di astrazione geometrica, composizioni quasi pittoriche. Due critici d’arte come Gianluca Marziani e Valerio Dehò hanno usato, per descrivere il mio linguaggio fotografico, espressioni come “biologia dell’inorganico” e “assoluto vi-

sivo”, e hanno raccontato la mia ricerca come una “indagine sulla pelle delle città”. In questo libro, poi, ho inserito alcune immagini di palazzi istituzionali deformate alla maniera dei surrealisti: una serie che ho per questo intitolato “paesaggi surreali”. Le deformazioni non sono altro che riflessi di vetrate e lamiere metalliche che rispecchiavano, distorcendola, la immagine originaria del palazzo. Notai una volta per caso questo effetto sul cofano di un veicolo parcheggiato, e da allora uso questa tecnica per “reinterpretare” alla maniera di Gaudì alcuni soggetti architettonici. - La sua prossima mostra? Dal 28 aprile al 2 maggio prossimi la Galleria Romberg Arte Contemporanea proporrà oltre 30 mie opere delle serie Biocities Two, Vibrazioni e Traslazioni

nell’ambito della Fiera della fotografia di Milano (MIA Fair). In autunno, sempre a Milano, si terrà poi una mia mostra personale presso la Galleria Poli Art.

Intervista a cura di: Rolando Frascaro 23 RM MAGAZINE


The Burger FACTORY Se si volesse gustare un autentico hamburger in stile americano o italiano è obbligatorio visitare The Factory Burger. Secondo Tripadvisor, la nota app che recensisce locali in tutta Italia, The Factory Burger è il vincitore della TOP 10 NAZIONALE con il massimo del punteggio. Alessandro, il titolare del locale, ci spiega in una frase la filosofia del locale: “qualità senza compromessi”; infatti qui vengono serviti esclusivamente hamburger di manzo danese, manzo italiano, controfiletto e black angus texano nei tagli da 150, 220 e 300 grammi. Il locale è molto accogliente e curato nei minimi dettagli, sia nell’arredamento sia nel servizio, ed è Alessandro in persona che in caso di dubbio saprà consigliare il piatto giusto accompagnato dalla birra o dal vino ideale in relazione alla scelta, infatti oltre alle numerose opzioni riguardo

alle pietanze è altrettanto curato l’abbinamento enogastronomico. Passando ad una panoramica dei prodotti offerti, oltre ai classici Cheeseburger e Bacon Cheeseburger, sono assolutamente da segnalare il CAPRESE (con mozzarella di bufala, pomodoro e pesto), il JUMBO (lardo di patanegra e cicoria ripassata), il CHUCK (prosciutto crudo di Parma, bufala e funghi trifolati) e il MADDOG (speck, provola affumicata e melanzane fritte). Non possiamo dimenticare le rivisitazioni italiane dell’hamburger segnalando quindi il CARBONARO (zabaione di pecorino, doppio bacon e pepe) e il MATRICIANO (doppio bacon, peperoncino, provola affumicata, zabaione di pomodoro e pecorino). Interessante è anche riportare una serie di commenti lasciati dai clienti sulla APP

Tripadvisor: - Sono stato recentemente da The Burger Factory , ed oltre all’ambiente carino e confortevole ho provato degli hamburger veramente fantastici soprattutto il Purple, di manzo danese con cipolla rossa caramellata, doppio cheddar e guanciale. Consiglio il cheesecake ai frutti di bosco. Prezzi adeguati alla qualità offerta.... ritornerò. - Il locale è piccolo gli Hamburger Enormi!! È veramente un piacere venire in questo locale. Il servizio è molto semplice e cortese ma soprattutto i piatti sono veramente di qualità! Abbiamo mangiato i migliori anelli di cipolle fritte di sempre (cipolle vere e non quegli anelli finti e perfettamente tondi ai quali ci hanno abituato...) e due fantastici hamburger!


i Nuggets di pollo sono divini (ne avrei mangiati all’infinito), i panini sono belli carichi, ma al tempo stesso leggeri, digeribili e c’è davvero una buona scelta! Molto buone anche le patate fritte fresche, consigliato! - Veramente un posto in cui sentirsi a casa! Lo consiglio a tutti e la qualità è ottima! Il prezzo vale la qualità, personale gentile e molto disponibile. - Oltre all’eccezionale qualità dei prodotti e degli hamburger (l’ultima aggiunta al menù, il purple burger, è fenomenale) vorrei fare i complimenti al proprietario per aver gestito egregiamente una situazione di notevole sovrannumero di una prenotazione (da 8 a 13!!) con il locale pieno, facendo i salti mortali per accontentarci! Manzo danese al 100% e ingredienti della massima qualità fanno di questi Hamburger dei piccoli capolavori di questo genere (e dei pasti “in se”). Molto buoni pure i dolci e originale la scelta delle birre. Insomma The Burger Factory è un indirizzo da tenere a mente per gli amanti del genere anche perché a fronte di una qualità veramente alta i prezzi sono onestissimi!!!

Cosa aggiungere? Non rimane che andare a The Burger Factory e gustarsi la cena......

- Serata veramente piacevole! Io e il mio ragazzo siamo stati a cena di mercoledì e siamo rimasti veramente sorpresi. Ambiente molto accogliente e riservato, ideale per una serata di coppia ma anche da passare in tranquillità con gli amici. Il cibo era veramente sublime: panini dagli ingredienti ricercati e di altissima qualità, come le patatine fritte ed i dolci fatti in casa! Il proprietario poi veramente gentile e disponibile. Lo consiglio vivamente, ne vale davvero la pena!! - Siamo stati a cena in mezzo alla settimana, accoglienza ottima,

Via G. Da Castel Bolognese, 20 (Ponte Testaccio) Roma Domenica chiuso 06 3209 0588 25 RM MAGAZINE


A cura di Marta Boneca

VIA DALLO STRESS Si sa che noi donne amiamo oscillare tra momenti di depressione e altri di euforia incontrollabile. Durante i miei innumerevoli momenti “blues”, di tristezza e di pessimismo cosmico mi piace farmi coccolare dalle mie amiche le quali hanno di solito soluzioni imprevedibili e all’avanguardia. Dopo yoga, pilates, agopuntura, massaggio ayurvedico arriva il metodo Grinberg. Con lo scetticismo e la cautela di chi per tradizione e identità culturale guarda con sospetto a tutto ciò che non rientra nella categoria del ”riconosciuto e accettato dalla comunità scientifica”, ma con la leggerezza di chi pensa “male non può fare”, mi avvicino al metodo Grinberg, dal nome del suo fondatore Avi Grinbeng. A partire dagli anni ’70, da medico, ha cominciato ad occuparsi del dolore e di come curarlo. E’ poi entrato in contatto con varie discipline, tecniche di rilassamento e di meditazione (soprattutto Zen), ha incontrato guaritori e sciamani. Frutto delle sue esperienze di viaggio in tutto il mondo è la pubblicazione nel 1989 del suo primo libro “Riflessologia Olistica” con cui comincia a diffondere il suo metodo e viene invitato in diversi luoghi a parlarne. Trascorsi alcuni anni si rende conto che i suoi pazienti avevano la tendenza, dopo un iniziale beneficio, a ritornare al punto di partenza rimanendo così dipendenti dalla sua persona. Cambia quindi la prospettiva del suo lavoro e comincia ad insegnarlo in modo che ognuno possa diventare artefice del proprio benessere. In un’intervista del 2012 Avi Grinberg descrive il suo metodo con queste parole:” è un metodo che ti insegna a prestare attenzione e a incrementare il 26 RM MAGAZINE

tuo livello di energia. Con sufficiente energia e attenzione ci sono pochissime cose che non possono essere conseguite … quindi può essere rivolto al recupero da condizioni fisiche o per fermare ciò che non vuoi sperimentare nella tua vita”. Il principio di base del metodo è naturalmente la correlazione tra corpo, mente ed emozioni ed ha come obiettivo anche di sfruttare in modo positivo la paura e il dolore e tutto il potenziale di energia che si sprigiona da essi. Leggo dal sito ufficiale (www.grinbergmethod.com/ it): “Il metodo prevede una prima fase diagnostica, basata sull’analisi del piede, che permette di identificare eventuali disfunzioni fisiche e i blocchi emotivi ad esse correlate. La fase successiva si basa sul tocco e sulla manipolazione delle zone bloccate da parte del professionista e sul riconoscimento, da parte del cliente, delle reazioni fisiche che si manifestano in particolari situazioni. Questa consapevolezza associata a un programma di esercizi specifici e personalizzati, permette di controllare e arrestare le reazioni dell’organismo che non si rivelano funzionali al benessere della persona”. Sul sito è anche possibile scaricare del materiale scritto per studiare e approfondire, sapere dove si trovano i centri in Italia che praticano questo metodo e anche avere informazioni su come diventare operatori attraverso un percorso di formazione professionale della durata di tre anni al termine dei quali si ottiene un diploma che consente di partecipare ai corsi internazionali che si svolgono in vari paesi.


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Finalmente arriva in Italia un’icona delle muscle car a stelle e strisce, seguendo l’esempio della Chevrolet che l’anno scorso ha cominciato ad importare in Italia la rivale di sempre: la Camaro. Per concludere lo storico terzetto mancherebbe solo la Dodge Challenger, ma come sappiamo, la Fiat,proprietaria del marchio Dodge, ha ritirato quest’ultimo dal mercato italiano. Tornando all Ford Mustang, esteticamente non fa nulla per nascondere i muscoli presentando una linea molto aggressiva. Sotto la carrozzeria nasconde una meccanica di prim’ ordine e un comportamento eccellente, molto vicino agli standard europei più alti. Può essere equipaggiata con due motorizzazioni; un V8 di 5.0 litri da 422 CV e 530 Nm di coppia massima a 4.250 giri che offre prestazioni entusiasmanti, con un’accelerazione da 0-100 in 5 secondi netti e una velocità massima superiore ai 253 km/h; ed un più “tranquilla” 2.3 litri da 317 CV e 234 km/h. Il prezzo di listino è rispettivamente 43.000 e 38.000 euro. Questa è la sesta generazione della Mustang ed il primo esemplare pre-serie è stato battuto all’asta per 300.000 dollari. L’ ultima generazione coincide anche con il 50° anniversario dell’inizio della produzione del modello, iniziata nel 1964. La Mustang potrà essere equipaggiata con il Pony Package che 30 RM MAGAZINE

include un nuovo stemma del Cavallo al Galoppo, delle bande laterali ridisegnate e dei cerchi in alluminio lucidato da 19 pollici. Gli acquirenti della Mustang GT possono ordinare anche il nuovo Black Accent Package che aggiunge uno spoiler posteriore nero, degli stemmi bianchi e dei speciali cerchi in lega da 19 pollici con una finitura nera. Disponibile anche il California Special Package che vanta anche delle strisce sul cofano e sulla parte laterale, oltre che uno spoiler posteriore. Il pacchetto aggiunge anche uno splitter anteriore, una griglia modificata e delle ruote in alluminio nero da 19 pollici. L’ equipaggiamento prevede i sedili in pelle scamosciata con le cuciture a contrasto rosse e la cornice del cruscotto in alluminio. La Mustang GT convertibile adotta un nuovo pacchetto prestazionale che presenta un radiatore più grande, la tipica “stunt tower” e la “K brace”, nonché una sospensione decisamente più sportiva. Il pacchetto aggiunge anche un differenziale a slittamento limitato, uno splitter anteriore più aggressivo e dei cerchi neri in alluminio da 19 pollici con pneumatici ad alte prestazioni. La Mustang GT guadagna anche gli indicatori di direzione montati vicini allo sfiato che ricordano quelli del mitico modello del ‘67. La Ford Mustang 2016 può anche essere dotata del nuovo sistema di infotainment SYNC 3, nonché di un tetto nero e di strisce da corsa di color nero o argento.


Dodge Challenger

Le rivali

Chevrolet Camaro


MODA di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

Total Black & Pink Accent Questo mese presento ai lettori di RM Magazine un outfit total black costruito intorno ad una new entry, le scarpe platform di Bershka. Adoro questo modello di calzatura perché è in grado, da sola, di rendere il look speciale e ricercato. Per questo ho deciso di abbinarle ad un leggings e ad una camicia oversize di Asos per mantenere uno stile semplice ed ho puntato tutto sulla particolarità del capo spalla, il cappotto con inserto in ecopelliccia di Shampalove. Unico tocco di colore? La maxi bag borchiata color fucsia di Babi Firenze, altra new entry della quale non riesco più a fare a meno (è troppo comoda e capiente!).

Federica Cimetti ha 30 anni, vive a Roma ed è una fashion e beauty editor. Il suo blog La Ragazza dai Capelli Rossi è online dal 2010 e raccoglie articoli che riguardano moda e bellezza, con consigli per lo shopping, video tutorial e review. Sulle pagine di RM Magazine Federica vi propone i suoi look, ma anche consigli beauty, make-up e capelli.


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REGOLE PER LA TINTA FAI DA TE

BEAUTY di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

Tingi i capelli in casa? Scopri le 5 regole da seguire per un risultato professionale.

Sono certa che almeno una volta nella vita a tutte noi sia capitato di tingere i capelli a casa o magari di aiutare un’amica nell’impresa. Vuoi per sperimentare, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per il notevole risparmio economico, moltissime donne ricorrono alle tinture fai da te, e non solo per coprire una semplice ricrescita. Già so che questo articolo potrebbe sollevare delle discussioni e si, molto probabilmente andando dal parrucchiere il risultato potrebbe essere migliore (uso il condizionale perché, ahimé, posso testimoniare che non sempre si esce dal parrucchiere felici e soddisfatte), ma sono assolutamente convinta che si possa fare un buon lavoro anche da sole in casa, magari seguendo qualche piccolo accorgimento. Prima di scoprire quali sono le 5 regole d’oro per tingere i capelli a casa voglio fare una premessa che riguarda un aspetto molto importante della tintura per capelli: le reazioni allergiche. Se non avete mai applicato il prodotto sui vostri capelli o sulla vostra cute assicuratevi di fare un test cutaneo, applicando una piccola quantità di mistura su un angolo nascosto di pelle; fate passare alcune ore e controllate la situazione. Molte ragazze sottovalutano questo pericolo ma ricordate che nelle tinture per capelli sono presenti tantissimi elementi chimici diversi, e cioè tantissime potenziali allergie. La tecnologia fortunatamente ci aiuta perché ormai in commercio possiamo trovare tinte prive dei principali allergeni come nickel e piombo, ma effettuare un test sulla propria pelle è sempre la scelta migliore! E dopo la doverosa premessa…. Quali sono le 5 regole per tingere i capelli a casa con successo? 1. SCEGLIERE IL COLORE GIUSTO Se volete solo coprire i capelli bianchi scegliete una tinta simile al vostro colore naturale ma un tono più chiaro: in genere il colore ottenuto con una tinta fai-da-te risulta sempre più scuro di quello che vediamo sulla foto della confezione e in questo modo eviterete che l’effetto finale sia troppo dark. Se volete cambiare scegliendo un colore diverso da quello naturale tenete presente che riuscirete a schiarirlo di 4 tonalità al massimo (discorso diverso se i capelli sono già colorati, in questo caso vi consiglio di optare per una nuance più scura). Se siete castane e vi piace il

rosso procedete senza indugio, se volete diventare bionde platino vi consiglio di rivolgervi ad un professionista perché, senza una decolorazione ad hoc, rovinerete molto i capelli e non potrete mai ottenere una schiaritura omogenea. Rischiare di ritrovarsi con le radici di un colore diverso da quello dei fusti e delle punte… Direi che è meglio evitare no? 2. ATTENZIONE AI CAPELLI SENSIBILIZZATI Tingere i capelli sensibilizzati è possibile ma un buon risultato dipende dall’effettivo grado di danneggiamento. Meglio rimandare se vi siete sottoposte di recente ad uno stiraggio o ad una permanente. Per non sbagliare potete scegliere una colorazione tono su tono: si tratta di un prodotto che non contiene ammoniaca né ossidanti ed è in grado di enfatizzare il colore di fondo con nuove sfumature, creando un film attorno ai capelli che blocca i pigmenti. L’effetto cosmetico di questo trattamento è elevato e i capelli appaiono subito più sani e corposi, un risvolto interessante per chiome spente e opache (non trattandosi di una colorazione permanente l’effetto svanirà dopo circa 10 lavaggi). In base al grado di sensibilizzazione del capello vi consiglio di diminuire il tempo di posa indicato. 3. COME APPLICARE CORRETTAMENTE LA TINTA Credo che non ci sia cosa peggiore di una tinta non uniforme quindi se avete deciso di fare la tinta a casa dovete essere precise e metodiche nell’applicazione. Io vi sconsiglio di usare il beccuccio applicatore della confezione, meglio munirsi di una ciotola e di un pennello professionale. Potete acquistarli entrambi a pochi euro nei negozi di casalinghi oppure in profumeria, dove trovate anche le mantelline in plastica per proteggere i vestiti dalle macchie. Procedete cosi: Dopo aver indossato i guanti protettivi versate nella ciotola tutto il contenuto del tubo e aggiungete la componente liquida, mixate poi con attenzione i due prodotti usando il pennello fino a quando il composto non risulterà omogeneo. Pettinate accuratamente i capelli e dividete la testa dal centro in 4 sezioni, due posteriori e due anteriori, aiutandovi con una molletta; procedendo una sezione alla volta sarà più facile applicare la tinta senza dimenticarvi nessuna zona! Partite da 33 RM MAGAZINE


una delle due ciocche posteriori e separate, in senso orizzontale, una prima ciocca di capelli. Prelevate un po’ di prodotto con il pennello e, tenendo verso l’alto la ciocca con l’altra mano, iniziate ad applicare la tintura sulle radici, assicurandovi di non tralasciare i capelli alla base del collo; lasciate cadere la ciocca e ripetere l’operazione dall’altro lato. Se dovete tingere solo la ricrescita avete finito e potete passare al punto successivo; se dovete colorare l’intera lunghezza prelevate altro prodotto con il pennello e depositatelo sul fusto del capello; sfruttate la texture cremosa della tinta per massaggiare con le mani la ciocca e far penetrare così con maggiore efficacia il prodotto. Separate orizzontalmente un’altra ciocca, ripetete l’operazione e così via per tutta la parte posteriore della testa. Passate alla zona anteriore, liberate dalle mollette le due sezioni rimaste e tirate con un pettine una riga centrale: partite da qui per applicare la tintura, procedendo poi verso destra fino all’orecchio, continuando a dividere le ciocche orizzontalmente. Ripetete l’operazione anche dall’altro lato e poi tornate nuovamente alla riga centrale. Prelevate ancora un po’ di prodotto e applicatelo tutto intorno al viso (lungo la c.d. “coroncina”) con movimenti piccoli dal viso verso la cute. In questo modo sarete sicure di tingere tutte le radici “a vista”, ma anche i capelli neonati (più corti e spesso dimenticati!). Ormai le formule in crema delle tinture non lo renderebbero necessario ma io vi consiglio di “impacchettare” i capelli con la pellicola trasparente. In questo modo sarete sicure che la tinta non coli, inoltre il calore generato dalla testa resterà intrappolato e diventerà un catalizzatore naturale alla tinta stessa. Il tempo di posa delle tinte fai-da-te in genere è di circa 30 minuti, trascorsi i primi 20 indossate nuovamente i guanti, “scartate” i capelli e iniziate a massaggiare delicatamente la cute, aggiungendo qualche goccia d’acqua se necessario. Trascorsi altri 5 minuti iniziate a massaggiare anche i fusti e le punte, districando le ciocche con l’aiuto di un pettine a denti larghi. Raggiunti i 30 minuti iniziate a risciacquare i capelli fino a quando l’acqua non risulterà limpida e procedete con il con-

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sueto shampoo; se utilizzate una maschera professionale potete tranquillamente affidarvi a quella, altrimenti applicate il trattamento nutriente presente nella confezione. Tenetelo in posa circa 5 minuti (ma se avete tempo anche di più!) e poi risciacquate. 4. COME REGOLARSI COI TEMPI DI POSA? In linea di massima è sempre bene attenersi ai tempi di posa indicati sulla confezione, ma ciò è possibile solo se siete rapide nell’applicazione: più il tempo di applicazione sale, più i capelli hanno tempi di posa diversi. Le tinte fai-da-te sono calibrate affinché l’omogeneità del colore non risenta di pochi minuti di differenza, quindi potete tranquillamente iniziare a contare il tempo da quanto avete terminato la zona anteriore della testa. Se utilizzate tinture e ossigeni professionali il discorso si complica e, per non rischiare di ottenere colori diversi, vi consiglio di risciacquare le ciocche tinte per prime qualche minuto prima rispetto alle altre. 5. COME ELIMINARE LE MACCHIE Un’altra nota dolente del tingere i capelli a casa sono le macchie sulla pelle, specialmente nel caso di tinte brune e castane. Per eliminarle ci sono molte leggende, alcune valide, altre assurde secondo me! Anche se l’idea di mettermi la cenere in testa non mi entusiasma posso testimoniare che è un metodo efficace per eliminare le macchie della tintura, così come lo struccante bifasico; entrambi vanno applicati su un dischetto di cotone e sfregati poi sulla macchia, sempre con delicatezza. Bocciati senza pietà il latte e il dentrificio: le macchie restano al loro posto e l’odore di menta sui capelli non è proprio il top. Sappiate che (sempre nei negozi di casalinghi e fornitori per parrucchieri) in commercio trovate uno speciale solvente creato proprio allo scopo di eliminare le macchie della tinta dalla pelle, ma potete anche ovviare con la prevenzione, applicando un po’ di cera per capelli sulle zone adiacenti ai capelli, così da schermarle dalla tintura.


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SCARPE

l’accessorio per eccellenza

Quentin Tarantino ne è un vero e proprio feticista. In Kill Bill Vol I, lo spettatore osserva in un infinito close up di oltre 2 minuti i piedi di Beatrix Kiddo alias La Sposa alias Black Mamba, che riprende la funzionalità degli arti inferiori e si rimette a camminare. Le estremità di Uma Thurman non devono far dormire il povero Quentin, se proprio i piedi di Mia Wallace sono al centro della trama anche di Pulp. Quando Mia (sempre Uma Thurman

of course) balla, ovviamente a piedi nudi, insieme a a John Travolta al ritmo di You Never Can Tell di Chuck Berry. Senza contare che un massaggio ai piedi fatto alla stessa Mia era stato fatale ad Antoine Rockamora, il mezzo nero mezzo samoano di cui discutono Jules e Vincent Vega prima di una delle loro memorabili esecuzioni. I piedi sono uno dei più straordinari strumenti di seduzione. E le scarpe l’oggetto del desiderio di (quasi) tutte le donne. Sull’amore per le scarpe è stato costruito il personaggio di Carrie Bradshow di Sex and the City. Consigli d’amore, vita metropolitana, storie di indipendenza e affermazione. E scarpe. Dagli anni 90 un legame ine-

stricabile. Le scarpe sono seduzione, bellezza, desiderio, passione, creatività, espressione di se. Ma anche comodità, benessere, e molto molto altro. Che poi, ognuno è fatto a modo suo. C’è chi cambia scarpe ogni giorno, o più volte al giorno. Chi ne ha una buona per ogni occasione e ogni abbinamento. Chi usa sempre lo stesso paio anche se ha un armadio pieno. C’è poi chi pro-


va a rinnovarsi, ma finisce per comprare sempre lo stesso modello. Perché le scarpe sono l’accessorio che dice di più sulla personalità di chi le indossa. E di chi le regala. Noi con le scarpe giochiamo. Con le scarpe e con le parole. Con le parole e con i nostri sogni e con quello che vogliamo essere. O almeno sembrare. Ci è venuto così, e abbiamo provato a legare alcune scarpe a visioni del mondo, a modi di vedere la vita e se stessi. Libere e irriverenti. Le Albertine, le scarpe componibili ideate e brevettate da Alexandra Alberta Chiolo, permettono di giocare con materiali, forme e colori e sperimentare creando il proprio modello, realmente unico, così da avere sempre uno stile riconoscibile e divertente. La libertà di cambiare e di innovare, valorizzando la tradizione artigianale italiana, indossando decoltè finemente lavorate, che sono ogni giorno diverse. Per questo nascono le Albertine. Secondo Alexandra, che le ha immaginate e realizzate, le Albertine sono un gioco. E, lo sappiamo, il gioco è la cosa più seria che c’è. Per giocare e sedurre. Eleganza e classicità. Persefone, Sparta, Eden, Danae. Suoni che rimandano alla tradizione classica, ad un mondo di eleganza, bellezza, armonia. Così si chiamano i sandali che Artemisia ha disegnato e realizzato con artigiani e materie prime italiane, controllando l’ideazione, il design e la scelta dei materiali. L’estate arriva. Le città e le spiagge saranno invase di sandali. Di ogni colore e foggia. I materiali naturali, il design classico, la bellezza e la seduttività rendono alcuni

sandali riconoscibili tra mille. Non si sbaglia. A uno sguardo distratto sembrano simili ad altri, ma non lo sono. E poi, della collezione Artemisia fanno parte anche stringate e stivaletti, per ogni evenienza. Per distinguersi con gusto e ironia.

Ambiente e visioni future. La lucida follia di realizzare delle scarpe di carta. A volte i desideri, anche apparentemente impossibili, diventano realtà. Occorre saper sognare. Innovare. Saper fare. Nascono così le sneaker Cartina,

per lui e lei, fatte di carta, resistenti e innovative, realizzate grazie a un brevetto unico. Chi indossa le sneaker Cartina vuole essere all’avanguardia, rispettare l’ambiente, non rinunciando a uno stile sofisticato, elegante, con scarpe comode e che davvero parlano da sole. Perché indossare queste sneaker dice molto su chi le indossa. Le scarpe di chi ha il coraggio di battere strade nuove. Ritorno al futuro. Le collezioni di LeCrown rivisitano e rinnovano i modelli classici inglesi e italiani, le francesine, le desert boot, le classiche Oxford. No, niente nostalgia, si tratta di amore e rispetto per la tradizione, che vuol dire ricontestualizzare, rimettere in discussione, interpretare, con gli occhi di oggi, riportando nel mondo di oggi i modelli della nostra storia. Molto più di un remake, la rivisitazione del classico è un gioco di rimandi, di riferimenti, di provocazioni, di coraggio e capacità di mettersi in discussione e costruire il futuro partendo dal passato. Per uno stile casual di classe. Le scarpe dicono davvero tanto. Su chi le indossa. Su chi le colleziona. Dicono chi siamo, chi vogliamo essere, chi non saremo mai. A volte possiamo anche giocare. Ed essere per un giorno, per un momento, qualcun altro. Le scarpe sono davvero uno strumento straordinario. Per spostarci, vivere, e comunicare. Per questo, alcuni non ne hanno mai abbastanza. Desiderano e sognano. E con le scarpe, interpretano, e declinano in mille tonalità diverse la propria complessa personalità.


A I N A io g g Z a i v N di

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o n i u c c ta

Viaggio come stato di sinestesia in cui gli odori diventano colori, i sapori immagini e i ricordi graffi nel cuore: “mal d’africa”, tenerne conto alla partenza.Viaggio inteso sempre come provvista di elementi da tenere con sé e tirar fuori all’occorrenza… Abbiamo seguito la Great Rift Valley dal Mar Rosso e i suoi fondali a precipizio (la valle/fossa tettonica, 6000 km /separa africa e asia) e arriviamo nella sua parte più alta come i monti Kilimanjaro e Meru e le loro città Arusha e Moshi. Aroma di caffè, precisamente moka, arabica pura, forte-nera-intensa che non si adatta alla miscela. Immergi le mani tra i chicchi di caffè e scivolano tra le dita oleosi e brillanti producendo il crepitio della pioggia. Siamo ad Arusha, città delle piantagioni, area dominata dalla Rift Valley, alle pendici del monte Meru, freschissima (portare sempre indumenti pesanti nei safari, lo sbaglio più frequente dei turisti è che immaginano caldo africano soffocan-

40 RM MAGAZINE

te invece siamo in “montagna”) verde, a 1300 mt di altitudine e distante 80 km dalla regione del Kilimanjaro e Moshi; sede della East African Community, “capitale” dei parchi nazionali safari della Tanzania. Il nome deriva dalla popolazione Warusha, un’etnia Maasai (doppia A, deriva dalla loro lingua, la maa) che divide con i Meru, questa regione del paese africano. Tanzania: quasi un milione di km quadrati poco più piccola dell’Egitto, grande come Nigeria e Venezuela con 50 milioni di persone come Corea del sud (dieci volte più piccola), la metà degli abitanti dell’Egitto e della Germania. L’italiano sbaglia spesso la pronuncia di questa nazione, l’accento tonico si mette sulla ì, dipende dal suffisso -ia che in lingua swahili significa unione (Tanganica + Zanzibar = Tan+Zan+ia) in questa lingua tutte le parole sono piane. Siamo a nord, al confine con il Kenya,( il Serengeti in Tanzania & Masai Mara in Ke si dividono il territorio) nelle regioni di Arusha e Kilimanjaro. Le

A cura di Silvia Magnani

piante di caffè vengono tenute basse per raccogliere i chicchi più agevolmente e sono in filari come le vigne, i frutti sono ovali e rosso fuoco. E’ un contrasto complementare magnifico con il verde della vegetazione. I chicchi verdi (non ancora tostati) sprigionano un odore di frutti di bosco, è di moda macinarli e metterli in infusione come un the, pare acceleri il metabolismo e quindi utile nelle diete dimagranti, il sapore ricorda una tisana. Arusha viene divisa in due dalla rotonda dell’orologio dove si incontrano le due vie principali, molti occidentali si sono trasferiti qui, olandesi, inglesi e tedeschi, pochi italiani, le Farm che si vedono sono moderne, essenziali e all’avanguardia con pannelli solari e ottimizzazione degli spazi agricoli; ricordano molto quelle dei Paesi Bassi. Il giovedì e la domenica (meglio il giovedì) c’è il mercato di Ngaramtoni dove si riuniscono tutte le tribù per vendere/comprare i loro manufatti, molto bello, colorato e culturalmente autenti-


co, esiste da tempo. La storia della città è legata alla fine dell’ ottocento quando i tedeschi costruirono il loro Boma (ufficio amministrativo) e il paese si chiamava Tanganica. Nella regione di Arusha si concentrano il gruppo di parchi del Northern Safari Sircuit più famosi a nord del paese Serengeti, Ngorongoro,Tarangire, Lake Manyara e ovviamente Arusha: meno conosciuto ma molto bello, altitudine da 1500 a 4500 mt e laghi al suo interno di colore diverso dovuto alla colorazione delle alghe. Il trekking sul monte Meru (4566 mt) non ha nulla da invidiare al Kilimanjaro, sulla sommità il cratere ha all’interno un cono vulcanico dovuto a lava solidificata, grande contrasto è l’alternarsi di foreste rigogliose e nuda roccia. I safari fotografici sono molto costosi, esistono alternative di turismo culturale offerte dal Cultural Tourism Programs. Ogni parco ha una sua sintetica caratteristica. Serengeti: praterie sconfinate dove la linea dell’orizzonte si apre a 360 gradi essendo molto vicina all’equatore, la prospettiva è completamente sfasata nella profondità, i colori mozzafiato e l’erba alta, bionda, si confonde con il colore dei leoni il cui ruggito ti provoca un rimbombo interno ancestrale. E’ molto vasto ed è famoso l’attraversamento del Grumeti river visibile in molto documentari. Tarangire: ha enormi baobab, l’albero della vita, venerato da tutte le popolazioni africane, è famoso per il suo ecosistema e importante per gli appassionati di birdwatching. Lake Manyara si trova sul bordo della scarpata della rift valley tra 800 e 1800 mt, il lago ospita i famosi fenicotteri rosa, attenzione ai babbuini sono molto grandi e hanno

imparato a bussare come se fosse servizio in camera, aprite, entrano e distruggono ogni cosa. Ngorongoro: il cratere, 20 km di ampiezza, è qualcosa che va oltre l’immaginazione, trekking senza percorsi predeterminati, colore acquarellato di verdi-azzurri nell’aria, foresta nel cratere, rinoceronti neri. Moshi & KilimanJaro : la città si trova ai piedi del Kilimanjaro, ha piantagioni di caffè molto vaste,più tranquilla e opulenta e diversa da Arusha, viene considerata come base di partenza per la scalata al Kilimanjaro. Kilimanjaro: è la montagna/vulcano più alta del continente africano, 5896 mt, è un punto di riferimento sentimentale per chi ha lavorato-vissuto in africa dell’est; sorvolare e veder spuntare la vetta innevata tra le nuvole è una forte emozione, come un faro nel tornare a casa. Purtroppo la neve con l’aumento delle temperature climatiche si sta sciogliendo, dal 1912 a oggi ha perso l’80%di neve. (Bello il libro” le nevi del Kilimanjaro” di Ernest Hemingway). La salita in cinque/sei gg è un’impresa da non sottovalutare oltre che essere costosa, la vetta, Uhuru Peak come rapporto, si trova alle altitudini del campo base dell’Everest (Himalaya/Nepal) che si raggiunge dopo due week di camminata da Katmandu. Ogni sette anni c’è una variazione regolare del ciclo delle piogge nella Rift Valley e un fiore, appartenente alla famiglia delle lialiaceae sboccia una sola volta al termine di quel periodo, le tribù dei Meru attendono questo fenomeno per i riti d’inizi azione, la loro età è scandita da

questo ciclo settennale e non dalla data di nascita. Relazioni interpersonali: l’africa dell’est è stata una delle prime destinazioni di turismo sessuale da parte delle donne fin dai tempi coloniali, soprattutto tedesche e inglesi, ho notato negli anni una degenerazione del sistema, esistono luoghi dove gli uomini si vendono, usano il denaro per costruirsi casa e ritirarsi con un gruzzoletto dopo qualche anno, poche le relazioni matrimoniali, come fosse un patto di “reciproca sussistenza temporanea”. Moltissime le donne del nord Europa; mentre nei luoghi turistici del Sud Sinai si vedono discrepanze di età anagrafica e fisica, qui le ragazze sono bellissime, giovani e si contendono soprattutto uomini dell’etnia Maasai. Gli uomini possono avere quanti mogli desiderano e si acquistano in cambio di bovini, le ragazze dai nove ai tredici anni possono avere fino a tre amanti contemporaneamente ma il loro sposo è già deciso prima delle loro nascita e di solito è molto più vecchio. Per le donne l’interazione con occidentali è rara. Ad Arusha ci sono quattro o cinque locali dove far interazione con i locali o con i residenti occidentali, bere qualcosa e, volendo, ballare fino a tardi. Picasso viene citato per aver detto che un vero pittore non può essere tale se non ha studiato e visto i colori dell’Africa (e in Africa non ci andò mai), non c’è nulla di più vero per due ragioni: la prospettiva a 360 gradi e la luce perpendicolare dell’equatore, rende tutto sfasato dai luoghi comuni della conoscenza artistica e la luce, la luce è senza compromessi e ci immerge volenti o dolenti, in quel che eravamo… Tanzania, difficile da dimenticare.


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A cura di Massimiliano Correa

foto: Massimiliano Correa

la sua musica la sua storia il suo mito Questo mese parliamo di un romano DOC... un “romano dè Roma”: Renato Zero . Nato da mamma Ada, infermiera, e papà Domenico, poliziotto; famiglia numerosa la sua tre sorelle e un fratello ,che da anni lavora con lui, Giampiero. Renato è cresciuto fino agli 11 anni nel centro della Capitale, in via Ripetta, per poi trasferirsi in quella periferia, sempre descritta nei suoi testi, nel quartiere della Montagnola. Iniziò a esibirsi nei locali romani truccandosi e indossando costumi di scena ricchi di lustrini e paillette, cosa che per lui rappresentava una sfida a chi diceva che valesse “zero”. E’ proprio da queste prese in giro subite durante le sue prime esibizioni che l’artista romano ha tratto il suo nome d’arte. Entra a far parte del corpo di ballo degli spettacoli di Rita Pavone e in quello stesso periodo comincia la sua grande amicizia con Loredana Bertè e Mia Martini, con le quali ha svolto importanti collaborazioni artistiche durante la sua carriera. L’ esordio discografico avviene nel 1967 anno un cui incide il suo primo 45 giri “ Non basta sai” . Dopo quasi sei anni riesce a pubbli-

care il suo primo album (1973) intitolato “No! Mamma, no!”. In realtà accanto alla figura di Zero cantautore, famosa ed apprezzata da tutti , ne esiste anche una di attore. L’artista ha infatti lavorato come comparsa in alcuni film di Federico Fellini (Casanova), ha preso parte al musical Hair e recitato anche in Saryricon, Roma, Orfeo 9 e Ciao nì!. E’ stato anche doppiatore cinematografico, prestando la sua voce a Jack Skeletron, personaggio del film d’animazione Nightmare Before Christmas. In televisione, indimenticabile è stata la sua partecipazione a Fantastico 3, con i suoi sketch e le famosissime “viva la RAI” e “soldi”, e più recentemente con la trasmissione “Tutti gli zeri del mondo”, in prima serata su Rai Uno. Nei primi anni Settanta, con l’avvento del glam-rock, caratterizzato da cipria, lustrini e paillettes, i tempi sono maturi perché Renato Zero possa proporre il suo personaggio, provocatorio ed alternativo. Zero racconta questa figura in brani come “Mi vendo”, “Morire qui”, “La trappola”, “L’ambulanza” e nel brano, forse più famoso, della filosofia zeriana, “Il cielo”. In uno dei suoi primi dischi è presente anche una cover in lingua italiana, di “Dreamer” dei Supertramp, qui divenuta “Sgualdrina”. Al periodo successivo (Zerolandia, la terra promessa dell’amore e dell’amicizia, senza distinzioni sessuali) appartengono pezzi come “Triangolo”, “Fermo posta” e la fin troppo esplicita “Sbattiamoci”, che si fondono e si completano con accorati messaggi anti-aborto, già presenti nei primi album (“Sogni nel buio”), nonché anti-droga (“La tua idea”, interamente scritta da Renato Zero, parole e musica, “Non passerà”, “Uomo no” e “L’altra bianca”) e contro il sesso troppo facile (“Sesso o


esse”). E proprio questa personalità unica che cattura negli anni un pubblico numeroso, al limite dell’idolatria: i cosiddetti “sorcini”, termine che ha poi sostituito quello originario di “zerofolli”. Nel 1984, dopo la chiusura del tendone Zerolandia, prepara un album dove mette in risalto un artista che, nonostante tutto, non vuole mollare e che esige il suo spazio dopo anni di dura gavetta. Per presentare il nuovo lavoro discografico, organizza una conferenza stampa allo Zoo di Roma e si presenta indossando una pelle da leone con tanto di pigmei al seguito. La provocazione ottiene il suo scopo e il disco, dal titolo “Leoni si nasce”, s a l e subito al primo posto in classifica, ma uscendone rapidamente. È l’inizio di una crisi di consensi che ne caratterizzerà la carriera fino alla fine degli anni ottanta. Nel 1991 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, con una canzone scritta per l’occasione da Mariella Nava: “Spalle al muro”. La sua esibizione riceve un’ ovazione con tutto il pubblico in piedi. Non vince (secondo posto) ma è l’inizio di un nuovo successo di pubblico. Il disco live Prometeo, contenente il brano sanremese, nonché un altro brano inedito scritto da Renato nel 1965, “L’equilibrista”, vende 250 000 copie e raggiunge la terza posizione in classifica. L’incisione di “Spalle al muro” fu eseguita dalla Royal Philharmonic Orchestra di Londra, diretta e arrangiata dal grande Geoff Westley. Nel 2001, oltre all’uscita dell’album “La curva dell’angelo” che lo riporta primo in classifica (e alla decima posizione nella classifica annuale degli album più venduti) il tour Prove di volo, del 2002, raccoglie mezzo milione di spettatori e ottiene il premio per la

migliore tournée dell’anno. Gli ultimi lavori del cantautore romano sono stati “Amo capitolo I” e “Amo capitolo II”. E’ ovviamente impossibile citare la sterminata discografia del cantautore dato il poco spazio a disposizione ma recenti rumors indicano il 2016 come probabile per l’uscita di un nuovo lavoro. Non ci resta quindi che aspettare con la certezza che sarà un disco indimenticabile come del resto è stato ogni LP del nostro e Vostro beniamino!

3 CURIOSITA’ - Ha scritto più di 500 canzoni, alcune anche per i colleghi, e ha venduto, finora, più di 45 milioni di dischi

- Il termine “sorcino” è nato nei primi anni Ottanta, a Viareggio, quando lo stesso cantante, osservando il suo pubblico intento ad attorniarlo con i motorini, esclamò: “Sembrate tanti sorci”. - Giorgio Panariello è il suo imitatore uffi- ciale e c’è un aneddoto molto simpatico su di loro: durante una vacanza il cantante romano vide alla tv un giornalista che lo intervistava ma si rese subito conto di non aver mai rilasciato quella intervista e solo dopo una ventina di minuti si accorse che era un’altra persona a parlare. Era proprio Panariello, durante i primi anni della sua carriera

foto: Massimiliano Correa


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LA TRILOGIA DEGLI ANIMALI

Oggi ripercorriamo l’inizio della carriera cinematografica del re del brivido italiano con quella che viene chiamata la trilogia degli animali, in quanto, nei titoli dei suoi primi tre film, il regista ha incluso il nome di un animale: L’ uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio, usciti nel 1970 (il primo) e nel 1971 (gli altri due). Il maestro Ennio Morricone fu il compositore di tutte e tre le colonne sonore, due delle quali vennero riprese da Quentin Tarantino, grande cinefilo ed appassionato di cinema italiano, ed inserite nella soundtrack di Grindhouse; i brani in questione sono Violenza inattesa e Paranoia prima, tratti rispettivamente da L’uccello dalle pime di cristallo e Il gatto a nove code.

L’uccello dalle pime di cristallo. Un giovane scrittore americano, Sam Dalmas, prima di partire da Roma per gli Stati Uniti, assiste al ferimento di una donna, Monica Ranieri, accoltellata da un personaggio misterioso, subito scomparso nel nulla. Quando il commissario Morosini, che dirige le indagini, lo informa che potrebbe trattarsi della stessa persona che ha ucciso, 48 RM MAGAZINE

con armi da taglio, tre ragazze, Sam rinvia la partenza e si mette a indagare per conto suo. L’ assassino, dopo aver tentato due volte di ucciderlo, lo avverte per telefono, che se non abbandonerà le ricerche, la prossima vittima sarà la sua fidanzata Giulia. Approfittando dell’assenza di Sam, il criminale sta per attuare la minaccia e solo il propizio intervento della polizia salva la ragaz-


za. Riascoltando la telefonata del maniaco omicida, che Sam aveva registrato, un suo amico, Carlo, riesce, decifrando uno strano rumore di fondo, a stabilirne la provenienza: la casa dei Ranieri. Sam, Giulia e Morosini vi si precipitano cogliendo il marito di Monica nel momento in cui, coltello alla mano, sembra che voglia uccidere la donna. Tentando di tenere a bada i poliziotti, l’uomo precipita da una finestra in strada e prima di spirare confessa d’ essere lui l’assassino. Il caso sembra risolto, ma, cercando di rintracciare Giulia, improvvisamente scomparsa, Sam penetra in una casa abbandonata dove scopre il cadavere di Carlo mentre dall’ombra emerge, con un coltello in mano, il vero assassino. Morosini arriverà in tempo per salvarlo?

Il gatto a nove code.

A. CRISTOFARI / CONTRASTO / FOTOA3

Un tentativo di furto presso l’istituto Terzi, dove si stanno svolgendo esperimenti segreti nel campo della genetica, e la morte del dottor Calabresi, un ricercatore dell’istituto, mettono in azione il commissario Spini, il giornalista Carlo Giordani e Franco Ardò, un cieco appassionato di enigmistica. C’è il sospetto che tutti i delitti derivino da spionaggio industriale dovuto alla scoperta della triade cromosomica XYY in base alla quale l’individuo che la possiede dalla nascita sarebbe un potenziale delinquente. Durante la ricerca di un biglietto che una delle protagoniste ha portato con sé nella tomba, Arnò e Giordani entrano di nascosto in un cimitero, ma, improvvisamente, il cieco scompare, per far ritorno qualche tempo dopo, con in mano un’arma insanguinata e la notizia che la sua nipotina Lory è stata rapita. Mentre la polizia perlustra l’istituto di genetica alla ricerca della bambina, sarà lo stesso Arnò ad incontrarsi faccia a faccia con il suo rapitore, il dottor Casoni. Cosa succederà?

Quattro mosche di velluto grigio. Pedinato, da parecchio tempo, da una misteriosa figura, il giovane Roberto Tobias, batterista in un’orchestra, una sera affronta lo sconosciuto e involontariamente lo uccide. Qualcuno ha assistito

alla scena, fotografandola. Da quel momento, pur non subendo nessun ricatto, Roberto diviene oggetto di persecuzione da parte del misterioso testimone, che, oltre a disseminargli in casa le prove del suo omicidio, una sera tenta di strangolarlo. Il giovane si confida con la moglie Nina, che gli consiglia inutilmente di partire. Al colloquio assiste, non vista, la cameriera, che poche ore dopo verrà sgozzata in un parco. A questo punto, è Nina ad abbandonare la casa, mentre al fianco di Roberto resta Delia, una giovane parente della moglie. Sempre più spaventato, il batterista si rivolge a un investigatore privato, che però, giunto a un passo dalla verità, viene ucciso. Quando anche Delia, mentre Roberto è assente, subisce la stessa sorte, il giovane decide di armarsi e di aspettare che l’assassino tenti di colpire anche lui. Tobias si troverà davanti a un’amara verità... Una caratteristica che percorre uniformemente questa trilogia è la padronanza dei mezzi cinematografici da parte di Dario Argento. La sua regia è piena di virtuosi carrelli, ardite soggettive, frame rivelatori, inquadrature sorprendenti (l’interno di una chitarra nella jam iniziale di 4 mosche di velluto grigio), cambi di focale, e arditi stacchi di montaggio tra un totale di un ambiente e il dettaglio a tutto schermo dell’occhio dell’assassino. Se ancora non aveste visto questi tre film, dopo queste premesse, la visione è d’obbligo!


La redazione di RM Magazine è andata al Black Venom Tattoo Studio per fare due chiacchiere con la titolare Letizia Soldatelli. Raccontaci qualcosa su di te e sul tuo lavoro: Ciao sono Letizia Soldatelli, più conosciuta come Lady Venom, tatuatrice professionista, ho aperto il mio primo studio a Roma tre anni fa dove oggi lavoro con due colleghi: Stefan e Jimmy, due artisti plasmati secondo lo stile “BLACK VENOM TATTOO”, insieme ogni giorno ridiamo e ci divertiamo insieme ai clienti oltre ovviamente a prendere il lavoro molto sul serio! Personalmente mi sono avvicinata negli anni un pò a tutti gli stili per completare le mie conoscenze e ricercare il mio modo personale di espressione. Al

momento prediligo il realismo fotografico e il water colour, che ha un effetto più pittorico. Ammetto di aver studiato molto prima di raggiungere questo livello e penso di continuare a farlo. Giro spesso per convention o guest quindi chi mi segue sul web sarà aggiornato sulle trasferte; consiglio a tutti di venire a trovarci in studio dove, grazie alla molta fantasia e capacità tecnica, i miei colleghi ed io ci completiamo venendo incontro alle richieste di ogni cliente, anche le più complicate come ad esempio le coperture. Vorrei anche darvi in anteprima la notizia della nuova apertura del Black Venom Tattoo Shop presso la palestra “Il cavaliere nero”, in Viale Alessandrino 663, dove a rotazione troverete sempre qualcuno del nostro staff.


Letizia Soldatelli BLACK VENOM TATTOO STUDIO Via dell’alloro 130 Roma 0623234529 www.blackvenomtattoo.it ladyvenomtattoo@gmail.com Black Venom Tattoo Studio Lady Venom Tattooer LETIZIA_SOLDATELLI


Camilla’s Secrets

A cura di Camilla Gullà (www.camillassecrets.com)

ANTROPOMORFISMO O REALTA’ BIOLOGICA ?

Il 28 gennaio 1992 nasce a Milano Camilla Gullà. Un sottile filo invisibile la lega al capoluogo lombardo e centro mondiale della moda e dove i suoi interessi in materia la riconducono abitualmente. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Firenze, città dove scappa a rifugiarsi ogni volta che può. Nel capoluogo toscano frequenta l’Istituto Sacro Cuore e coltiva le sue passioni: la danza classica, il pianoforte e l’amore per le lingue straniere. Attualmente frequenta l’università cattolica del Sacro Cuore a Milano, presso la facoltà di legge e dall’aprile 2011 si occupa del suo blog “Camilla’s Secrets”. Nato dalle aspirazioni di un’ adolescente sognatrice che si racconta parlando di moda e non solo nel tempo è cresciuto e si è evoluto proprio come la sua autrice. E’ sfogliandone le pagine che traspare la crescita e il cambiamento di una ragazza che diventa donna. Camilla ha saputo sfruttare la sua innata tendenza a fondere le sue passioni in una dimensione più ampia e profonda, collaborando in questi anni con importanti brands e autorevoli riviste di tendenza: un meraviglioso e originale connubio tra moda e mondo che ci circonda. Fanno da imperativo il buon gusto e l’eleganza, uniti ad una semplicità che non é mai banale.

Vi è mai capitato di guardare il vostro amico a 4 zampe e di percepire attraverso l’espressione dei suoi occhi ciò che volesse farvi intendere? Tante, infinite volte, è capitato a me con la mia dolce Grace, di intercettare il suo sguardo espressivo e di apprendere immediatamente cosa, con i suoi mezzi, volesse comunicarmi. Ebbene si tratta di realtà o di antropomorfismo, quel fenomeno il cui nome deriva dal greco anthrōpos, “umano”, e morphē, “forma” e che consiste nell’attribuzione di caratteristiche umane ad altri esseri viventi o addirittura ad esseri inanimati. Lo studioso Mark Bekoff, professore di ecologia e biologia evoluzionista presso l’Università del Colorado condanna duramente il behaviorismo, la “tradizione” scientifica secondo cui gli animali sono macchine o scatole vuote, che rispondono meccanicamente agli stimoli, interni o esterni e sostiene invece che questi ultimi sentano il piacere, il dolore ed altre emozioni e che abbiano una mente e dei sentimenti. Secondo Bekoff le emozioni nella vita sono un collante sociale e regolano i comportamenti, sia negli umani che negli animali. Non parla solo di emozioni ma anche di empatia, la capacità di percepire le sensazioni altrui, anch’essa, a suo giudizio, percepita sia dagli umani che dagli altri mammiferi. Infine, il professore americano avanza la teoria della presenza della morale negli animali, un senso morale completo, che vive e cresce nelle relazioni. Ma Bekoff non è né il primo né l’unico a trattare tali argomentazioni. Già nel 1872 infatti, il grande Charles Darwin scrisse un saggio intitolato “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”. Nel libro vengono citati studi neurologici che ci insegnano che molte strutture del cervello, per esempio l’amigdala e l’ippocampo, sono simili

in tutti i mammiferi. Pionere di tutti gli studi sulle emozioni e i sentimenti degli animali fu l’etologo R. Griffin, che per decenni si è battuto per il riconoscimento della mente e della consapevolezza degli animali. Ma ci sono anche George Schaller, nei primi anni Sessanta e Goodall, collaboratore del già citato Bekoff. Apprezzo e condivido molto gli studi scientifici sopra menzionati, anche se ritengo che per capire gli animali non bastino. Fondamentali sono infatti anche il senso comune e la conoscenza di chi ha a che fare quotidianamente con loro. I caratteri di una specie sono il frutto dell’azione selettiva che rende la rende sempre più adattativa rispetto all’ambiente che abita e allo stile di vita. Gli etologi ci insegnano che la famiglia umana sostituisce per il cane quello che è per il lupo il branco. A questo proposito mi sorge una domanda. Vi siete mai chiesti cosa possano pensare i cani a vederci ? Io me lo chiedo spesso e forse nessun giornalista cinofilo o esperto scienziato potrà mai dare una risposta a questi dubbi. Ma ciò che è certamente indubbio è l’amore incondizionato che riescono a dimostrarci anche con le loro modalità espressive, così diverse dalle nostre.


Camilla’s Secrets WATER WORLD Piscine, biopiscine, laghi artificiali, l’acqua delizia sensi e vista, soprattutto nella stagione corrente, quando il caldo inizia a farsi sentire e le vacanze sembrano ancora molto lontane e aquanti di noi piacerebbe rilassarsi proprio con un bel bagno. Ma i benefici dell’acqua sono molti di più di quelli che potreste immaginare. Acqua dal latino “aqua”, quel composto chimico trasparente privo di odore e di sapore, ritenuto dai filosofi antichi uno dei quattro elementi costituitivi dell’universo. In natura è tra è la base più importante degli ecosistemi e di tutte le forme di vita conosciute, uomo compreso. Tale prezioso elemento ha suscitato l’interesse della specie umana sin dall’antichità. L’acqua ha sulla mente e sul corpo dell’uomo benefici fisici, psichici ed intellettivi. Secondo uno studio australiano del 2012 (Jacobson, M. Griffith Institute for Educational Research), i bambini che sono stati esposti ad attività in acqua nelle prime settimane di vita hanno un vantaggio nell’ apprendimento che varia dai 6 ai 20 mesi rispetto a tutti gli altri, per non parlare dei benefici che può apportare in caso di traumi. Antiche sono quelle romane usate per fini curativi o di aggregazione sociale più di duemila anni fa. In Italia invece, la prima piscina pubblica ad uso ricreativo è sorta a Milano, nel 1842, si tratta dei Bagni di Diana , a Milano. Secondo un record, aggiornato al 2008, la più grande piscina del mondo

si trova a San Alfonso del Mar, frazione di Algarrobo in Cile. Oltre alle vibrazioni positive che regala al nostro corpo, una piscina ha anche un grande impatto visivo, può trovarsi in spettacolari ambienti naturali o in oasi urbane ma è sempre concepita per regalarci un piacere autentico. E’ considerata uno dei simboli del lusso per eccellenza ed è un perfetto “caricabatterie” contro la pigrizia e la stanchezza dei caldi pomeriggi estivi. Esistono piscine dalle forme più insolite che emergono da distese erbose, riflettendo la vegetazione del giardino che avvolge la casa, magari con l’interno dipinto di bianco, che durante il giorno si colora del blu del cielo oppure rivestimenti con piastrelle verdi, azzurre, color cipria e per i più stravaganti anche arancio, rosse, viola, che tingono lo specchio d’acqua del colore da voi prescelto. Navigando su Homify, un portale online di architettura e design, ho scoperto che esistono piscine davvero insolite e per tutti i gusti. Perché no, sognare di progettare una piscina può essere un bel passatempo nei weekend di giugno o di luglio, soprattutto per chi di noi potrebbe avere lo spazio per realizzarla, magari nel proprio giardino. Le foto di questo post sicuramente non vi faranno desistere dal continuare a fantasticare e in qualunque modo sia la piscina che sognate, nelle calde sere estive, avrà come tetto un magnifico cielo di stelle. 53 RM MAGAZINE


Camilla’s Secrets

A cura di Camilla Gullà (www.camillassecrets.com)

Philosophy total look from Front-Row-Tribe

GLI OUTFITS Cynthia Rowley dress from Front-Row-Tribe

Total look Front-Raw-Tribe


Camilla’s Secrets Total look Hanita

Hanita scarf jacket and top Antonio Berardi trousers Gucci sandals Borsalino hat Fendi vintage bag

DI CAMILLA Total look La Redoute


REPORTAGE FOTOGRAFICO foto: Massimiliano Correa

I volti dell’Africa MADAGASCAR


DUE CHIACCHIERE SUL MONDO SUBACQUEO E’ una meravigliosa giornata in cui il sole splende e il suo riflesso sulla superficie dell’acqua è perlaceo preannunciando una nuova giornata. Mentre cammino sulla battigia dove le onde calme incontrano la sabbia soffice vedo delle persone che indossano una muta sub con attrezzatura, sembrano più astronauti che umani e iniziano ad entrare nell’acqua. Gli stessi astronauti nei loro training provano la loro tuta spaziale sott’acqua. Mentre mi siedo sulla spiaggia aspettando che riemergano la mia mente inizia a riflettere su come il corpo umano sia composto al 75% circa di acqua e come la stessa proporzione sia l’acqua sul pianeta terra. Nonostante questo rapporto tra l’uomo e l’acqua c’è sempre stato, nel tempo, paura e avventura. Nei secoli, miti, leggende e aneddoti hanno amplificato la paura delle creature del mondo sommerso che attaccava i marinai. Nei tempi moderni la visione cambia e le creature degli oceani vengono studiate e successivamente protette. Nuoto tra queste onde di pensieri e dopo 45 minuti i subacquei riemergono, vado da loro con una miriade di domande in testa; noto che l’istruttore è un mio vecchio com-

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pagno di scuola e chiedo quali sono le sensazioni che si provano immergendosi per la prima volta. Mi spiega che il senso è molto strano, un misto di eccitazione e paura più o meno inconscia; la prima volta che si usa l’erogatore dell’aria è difficile respirare e coordinare la respirazione con l’aria compressa, il cuore batte molto veloce, ma dopo qualche momento inizia la discesa in profondità e si entra in un altro mondo, il corpo non ha peso e, come gli astronauti, si fluttua senza gravità. Sembra di volare nell’acqua circondati da pesci come stelle nel cielo. Le barriere coralline di colori diversi offrono ospitalità a differenti specie di pesci, il tempo rallenta come se fosse anche lui sospeso nello spazio. L’ emozione più grande è stata quando ho visto davanti a me un’enorme manta, sembrava un volo phantom! Infatti la regola fisica insegna che sott’acqua tutti gli oggetti e fauna marina è ingrandito del 25% e si avvicina del 30%. MANTA = appartiene alla famiglia Myliobatidae, pesci cartilaginei, giganti, raggiungono i 6,7 metri di larghezza. Il loro corpo è romboidale e la testa è molto larga, come la bocca, circa un terzo del corpo, si nutre di plancton e gli occhi

si trovano ai lati della testa. Non hanno aculei velenosi, amano stare in gruppo e negli oceani temperati. Sono animali ovovipari, il piccolo, uno solo, nasce dopo la schiusa dell’uovo nel corpo della madre. Possono arrivare ai 25 anni di età, la carne non è particolarmente buona, avevano una brutta reputazione si pensava che soffocassero i pescatori subacquei tra le loro ali; vengono cacciate per la medicina cinese di cui vengono usate le branchie. Molti i manta point distribuiti negli oceani caldi per poterle ammirare nello loro magnifica danza. Ti invito a conoscere meglio questo mondo: iniziamo con un battesimo del mare (DSD) in cui proverai l’attrezzatura, regolerai il respiro, e proverai ad immergerti fino a 6 metri, durerà solo 15 minuti e comprenderai se continuare i vari corsi per specializzarti o no. Provo… e mi ritrovo entusiasta, decido di iniziare il corso di primo livello (Open Water)!

Hany Soltan Diving Master Instructor


SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE INTERNAZIONALE E STUDI DIPLOMATICI

La Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) è un Ente non a scopo di lucro, a carattere internazionalistico, che opera dal 1944 sotto la vigilanza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. È l’Associazione italiana per le Nazioni Unite, membro fondatore della “Federazione Mondiale delle Associazioni per le Nazioni Unite” (WFUNA) e della “Unione Internazionale delle Accademie Diplomatiche". Ha la sua sede centrale a Roma a Palazzetto di Venezia. La SIOI ha tra le sue finalità istituzionali la formazione diplomatica e internazionale, la ricerca e l’informazione sui temi dell’organizzazione internazionale, delle relazioni internazionali ed europee, della cooperazione internazionale e della tutela internazionale dei diritti umani.

MASTER IN STUDI DIPLOMATICI

Corso di preparazione al concorso di ammissione alla carriera diplomatica

RELAZIONI INTERNAZIONALI

Master di alta formazione in protezione dei diritti umani e cooperazione internazionale

COMUNICAZIONE E MEDIA

Master in comunicazione istituzionale, scrittura efficace, public speaking e media

SIOI - UN ASSOCIATION OF ITALY

CERIMONIALE E PROTOCOLLO

Corso di esperto in protocollo nazionale ed internazionale e management di eventi

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Master di specializzazione in progettazione UE e internazionalizzazione delle imprese

Palazzetto Venezia Piazza di San Marco, 51 00186 ROMA 066920781 formint@sioi.org SIOItweet SIOI UNAITALY

WWW.SIOI.ORG


foto-book www.foto-book.it

Foto-Book il tuo book fotografico

Ogni mese sulle pagine di RM Magazine proponiamo l’estratto di un book fotografico realizzato appositamente per la rivista da foto-book. Se volete apparire in queste pagine potete contattare il sito www.foto-book.it o direttamente il fotografo a pierpandi@alice.it


- Ciao Gioia, innanzitutto grazie per aver posato per RM Magazine, raccontaci com’è andata: Conoscevo Massimiliano, il fotografo della rivista, che mi ha proposto di posare per il suo magazine. L’ idea mi è piaciuta e dopo pochi giorni ci siamo incontrati per scattare. La giornata dello shooting è stata divertente ma anche faticosa. Posare, per chi non è del mestiere, può sembrare facile ma in realtà richiede una certa dedizione.

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- Sappiamo che hai già posato altre volte, raccontaci le tue esperienze: Ho lavorato per un famoso marchio a Londra, dove ho vissuto per 6 mesi. E stata un’esperienza davvero importante, che mi ha permesso di crescere caratterialmente e professionalmente. In quei mesi ho conosciuto persone fantastiche di varie nazionalità. Oggi sto posando per diversi brand principalmente a Roma.

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Questo mese la modella presentata da foto-book per RM Magazine è la ventenne romana Gioia Usai. La redazione le ha rivolto qualche domanda per conoscerla meglio:


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-Cosa fai nella vita? Attualmente studio scienze della comunicazione all’università di Roma. Il percorso di studi include materie umanistiche e sociali che adoro e per le quali mi sento portata da sempre, tra cui psicologia, sociologia e comunicazione. Sono sicura che nella vita sia fondamentale, scegliere e fare sacrifici per ciò che si ama, qualsiasi cosa sia. - Uno dei tuoi viaggi più belli? Un viaggio che ricordo con piacere è quello di qualche mese fa. Sono stata a Miami e in quei giorni ho provato delle emozioni fortissime che non dimenticherò mai... Miami è una città fantastica che consiglio a tutti di visitare, soprattutto nel periodo di dicembre in cui il tempo è perfetto.

- Progetti per il futuro ? Il mio sogno e quello di viaggiare il più possibile e conoscere luoghi e culture di tutto il mondo. Dopo la laurea mi piacerebbe lavorare nell’area marketing di un’azienda e magari fare ancora un’esperienza di vita all’estero.

Foto: Massimiliano Correa

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- Fai sport o hai degli hobby ? Sono cresciuta sui campi da golf, sport che nella mia famiglia si tramanda da diverse generazioni, mi piace seguirlo e nel tempo libero mi diverto a “tirare qualche colpo”, senza essermi mai impegnata a praticarlo in modo competitivo, per me è solo un hobby. Nel tempo libero adoro leggere libri di psicologia e PNL. Ho partecipato ad alcuni corsi di Roberto Re, il più importante mental coach italiano che accompagna sportivi o professionisti in altri settori durante il loro percorso verso il successo.


Il tuo ufficio nel centro di Roma

Il fenomeno dei Business center è in continua crescita. Nato negli anni 70 negli Stati Uniti e poi diffusosi in Inghilterra, negli ultimi anni ha finalmente preso piede anche in Europa e in Italia. Il Day office nasce dal cambiamento della società nei confronti del modo di fare business dove le parole chiave sono sempre più gestione dei costi e flessibilità.

Per capire meglio come funziona abbiamo fatto due chiacchiere con i proprietari dello Share! Business Center il Day office situato a Piazza Mazzini nel cuore della capitale. RM Magazine: Ciao! Allora spiegate esattamente ai nostri lettori che cos’ è un Business Center! ShareBC: Un business center è , in poche parole, un ufficio di

dimensioni variabili dove sono presenti diverse stanze completamente arredate e attrezzate. Le stanze possono essere utilizzate da società e liberi professionisti per un tempo variabile da mesi a poche ore senza nessun costo di alcun tipo a parte il tempo di utilizzo. RM Magazine: Quali sono i vantaggi di questo tipo di struttura? ShareBC: I vantaggi sono molteplici . Prima di tutto bisogna dire che la società o la persona che utilizza la stanza paga solo il tempo di utilizzo e che non ha vincoli contrattuali e quindi spese accessorie da pagare. Le stanze sono già comodamente arredate e non esistono caparre o costi aggiuntivi per telefonate, pulizie e linea internet. Facciamo un esempio: Sono un avvocato che due volte alla settimana devo incontrare dei clienti in una zona di Roma lontana dal mio studio. Il costo di un affitto di un ufficio per un tempo cosi limitato sarebbe molto oneroso. E allo stesso tempo non posso utilizzare il tavolino di un bar per incontrare i miei clienti. Benissimo. Il business center serve a questo. Posso affittare una stanza elegante con servizio di reception e tutte le comodità spendendo pochi euro al mese, solo per il tempo necessario. Comodo no? RM Magazine: Comodo anche per le giovani società che non vogliono affrontare costi inziali troppo alti! ShareBc: Esatto! Spesso dei giovani che hanno voglia di aprire una società devono affrontare costi inziali altissimi, soprattutto


in una città come Roma, per quanto riguarda gli affitti. Caparre, contratti con compagnie telefoniche, arredamento. Da noi possono trovare tutto questo già pronto! Senza vincoli di alcun tipo. E se pensano di usare l’ufficio solo per poche ore la settimana ancora meglio! Stabiliscono da noi la sede legale e pagano solo le ore che usano! RM Magazine: Quindi fornite anche altri servizi come la domiciliazione legale e postale oltre all’affitto degli uffici. Share Bc: Certo! La nostra società fornisce una linea completa di servizi a tutte le imprese e i liberi professionisti. Oltre al day office disponiamo di sale riunioni da 4 a 10 persone e sale meeting fino a 200 persone. Ma per i clienti più esigenti forniamo anche servizi ad hoc come studio di contratti e business plan oltre ad avere disponibile avvocato e commercialista in sede. Rm Magazine: Proprio per questa vostra efficienza e professionalità anche la nostra rivista ha deciso di stabilire la sede della sua redazione da voi! ShareBc: Grazie a voi per la fiducia e …successo!

Share! Business Center è la soluzione ideale per chi cerca la comodità di un ufficio nel centro di Roma e servizi completi a costi contenuti. Il nostro centro uffici è situato in via Giunio Bazzoni 15 a pochi metri da piazza Mazzini e vicinissimo alle fermate della metropolitana di Ottaviano e Lepanto . Per i professionisti, per le piccole e grandi aziende. Location di prestigio, uffici completamente arredati e tutto quello di cui si ha bisogno per ricevere i propri clienti in un ambiente elegante e con tutti comfort. In più un risparmio notevole sui costi di gestione. Puoi affittare il tuo ufficio per un ora, mezza giornata, settimane e mesi. Disponiamo inoltre di sale convegni e sale training che possono ospitare comodamente da 20 a 200 persone. Ma Share! Business center è molto di più. Oltre alla disponibilità di uffici arredati con connessione internet e chiamate illimitate nazionali verso tutti offriamo anche una vasta serie di servizi integrativi per semplificare e sostenere le attività di professionisti e imprese: business plan completi, studio di contratti, servizio di domiciliazione legale e postale e molto altro. Be cool! Share!

Share! Business Center Via Giunio Bazzoni, 15 (p,zza Mazzini) 0637513207 sharebcinfo@gmail.com


TOULOUSE-LAUTREC Con circa 170 opere provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest, arriva al Museo dell’Ara Pacis di Roma una grande mostra su Toulouse-Lautrec, il pittore bohémien della Parigi di fine Ottocento, che ripercorre l’attività dell’artista dal 1891 al 1900, poco prima della sua morte avvenuta a soli 36 anni. La mostra, promossa e prodotta da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, consentirà di portare a Roma il fiore della raccolta di opere di Toulouse-Lautrec conservata Al Museo di Belle Arti di Budapest (Szépmű vészeti Múzeum), uno dei più importanti in Europa, con capolavori che vanno dal Medioevo al Novecento. In occasione dell’esposizione romana,

curata da Zsuzsa Gonda e Kata Bodor, circa 170 litografie della collezione (tra cui otto affiches di grande formato e due cover degli album della cantante, attrice e scrittrice francese Yvette Guilbert con circa 10 litografie) lasceranno Budapest per essere esposte al Museo dell’Ara Pacis dal 4 dicembre 2015 all’8 maggio 2016. Attraverso questa esposizione sarà possibile conoscere a tutto tondo l’opera grafica di Toulouse-Lautrec: manifesti, illustrazioni, copertine di spartiti e locandine, alcune delle quali sono autentiche rarità perché stampate in tirature limitate, firmate e numerate e corredate dalla dedica dell’artista. Henri de Toulouse-Lautrec è considerato il più famoso maestro di manifesti e stampe tra il XIX e XX Secolo. Tra le pe68 RM MAGAZINE

culiarità della sua arte, è l’avere come soggetto la più disparata umanità illustrata in momenti quotidiani o di divertimento, affascinando così la borghesia francese. Sua grande fonte d’ispirazione è il quartiere parigino di Montmartre e la maggior parte delle sue opere sono riconducibili alla vita notturna e ai locali di questa zona. Sono rappresentazione d’istanti di vita quotidiana che Lautrec restituisce con un effetto di grande immediatezza: in poco tempo l’artista diventa uno degli illustratori e disegnatori più richiesti di Parigi; gli sono commissionati manifesti pubblicitari per le rappresentazioni teatrali, i balletti e gli spettacoli, oltre che illustrazioni d’importanti riviste dell’epoca, come la satirica Le Rire. Nel percorso di mostra, oltre le opere di Toulouse-Lautrec, rare immagini (fotografie e riprese cinematografiche) d’inizio Novecento evocano la Parigi della Belle Époque. Inoltre, un’applicazione interattiva guida il visitatore alla scoperta della tecnica litografica e delle tecniche di stampa di C

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fine Ottocento, dai colori accesi e la riproduzione su vasta scala, ai presupposti per la nascita del manifesto pubblicitario, di cui egli è stato con la sua arte il precursore. L’itinerario dell’esposizione è scandito in cinque sezioni tematiche

e tiene puntualmente conto delle esperienze formative, artistiche e intellettuali del grande francese: partendo dalle opere dei primi anni della produzione artistica di Toulouse, sotto l’egida del suo maestro René Princeteau, a quelle del primo periodo parigino dove forte è l’influenza del quartiere di Montmartre con Léon Bonnat e Fernand Cormon, in un percorso che dal realismo degli studi accademici sfocia nelle influenze umoristiche e avanguardistiche degli Artistes Incohérents si giunge alle opere post-impressioniste realizzate dopo l’incontro con Théo van Rysselberghe e con la pittura di Seurat, Gauguin, Van Gogh.


I protagonisti della vita notturna L’arte di Lautrec è intimamente collegata a Montmartre, il quartiere da cui l’artista si allontanò solo per alcuni periodi a partire dal 1884, durante l’estate e in occasione dei suoi viaggi. Meta preferita delle gite dei parigini, questa zona dall’atmosfera provinciale, nota per le sue ex cave, i vigneti e i ristoranti a buon mercato, fu scoperta dagli artisti romantici. Nel 1860 il villaggio venne annesso alla capitale come XVIII arrondissement, anche se la gente del posto continuò a chiamarlo con il nome di “butte

Montmartre” (collina di Montmartre). Nel 1871 lo spirito ribelle dei suoi abitanti ne fece il centro della Comune di Parigi. La basilica del Sacré-Coeur, che sarebbe divenuta il suo emblema, fu eretta in cima alla collina grazie a una sottoscrizione pubblica per rimediare alla “vergogna” della Comune. Émile Zola ha acutamente descritto il contrasto tra la basilica che si innalza verso il cielo e la miseria che dilagava ai suoi piedi. “Un quartiere interamente nuovo veniva costruito lungo le ampie arterie aperte all’inizio dei grandi lavori per il Sacro Cuore. Pretenziose case borghesi si ergevano già dove prima c’erano solo giardini e appezzamenti liberi, ancora circondati dagli steccati. E queste case dalle facciate imponenti, tutte nuove e bianche, conferivano un aspetto ancora più cupo e miserabile agli edifici fatiscenti e malfermi che rimanevano, alle bettole dalle pareti rosso sangue, alle

cités con gli alloggi degli operai, quei ricettacoli di miseria luridi e neri in cui gli uomini vivevano ammucchiati come animali”. Nella seconda metà dell’Ottocento il quartiere fu popolato da un esercito di scrittori, poeti, pittori e cantanti, attratti dai costi contenuti degli affitti. Lautrec, che amava le riunioni libere e informali con gli amici, riceveva spesso gli ospiti nell’appartamento-studio di Montmartre. Di sera la vita sociale del quartiere si trasferiva nei cabaret e nei caffè concerto. Tra le stelle di Montmartre, c’era il cantante Aristide Bruant, che divenne presto amico del pittore pur avendo quattordici anni più di lui. Lautrec era affascinato dalla sua personalità orgogliosa e incurante delle convenzioni, infatti disegnò per lui quattro manifesti e lo ritrasse in molti studi e disegni. Dopo essersi esibito per un certo periodo nel cabaret Le Chat noir, Bruant decise di diventare indipendente e aprì un locale tutto suo, Le Mirliton – che prese il posto dello Chat noir –, dove riscosse grande successo con le sue canzoni (Aux Batignolles, À la Villette), coinvolgendo il pubblico e invitandolo a cantare il ritornello insieme a lui. Quei brani

celebravano un mondo apparentemente romantico, fatto di indiani e prostitute, banditi dall’animo nobile e ladri in fuga, evocato da quel “tipo affascinante con la faccia da canaglia” e con un linguaggio quanto meno esplicito e grezzo. La peculiarità del locale stava nel modo maleducato e a volte persino offensivo di accogliere i clienti, come già l’insegna annunciava: “Al Mirliton il pubbli-

co ama farsi maltrattare”. L’interno era decorato con i dipinti degli artisti che vivevano a Montmartre. Bruant, che ammirava molto Lautrec, fu tra i primi a riprodurre i suoi disegni sulla rivista “Le Mirliton” nel 1887, e nel 1892, in occasione di un’esibizione nell’elegante caffè concerto Les Ambassadeurs, gli commissionò un manifesto. Il cantante vi è ritratto con un mantello volumino-

so, un cappello a larghe tese e una sciarpa rossa intorno al collo. La modernità di quella rappresentazione stilizzata, strutturata in superfici omogenee di colore e fortemente bidimensionale destò scalpore. Nonostante le proteste del titolare del caffè concerto, Pierre Ducarre, che si aspettava un ritratto fotografico del cantante, Bruant insistette perché il manifesto fosse esposto prima dello spettacolo. Quell’anno, la stessa composizione, invertita, fu utilizzata per il manifesto del cabaret Eldorado. Il terzo manifesto, Aristide Bruant nel suo cabaret è davvero insolito: il celebre cantante è raffigurato di spalle nell’atto di guardarsi indietro, mostrando solo il profilo. Lo sfondo luminoso sottolinea efficacemente la figura scura in controluce, mentre forme e colori sono ridotti all’essenziale. Nonostante il successo travolgente, Bruant non avrebbe continuato a calcare le scene per lungo tempo. Nel 1895 si dimise dalla gestione del Mirliton e tornò al suo paese natale. Zsuzsa Gonda (tratto dal testo in catalogo “Un aristocratico a Parigi”) 69 RM MAGAZINE


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Meno di un anno fa giunse al termine il progetto musicale del fantastico trio composto da Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazze. Dopo aver raccolto impressionanti numeri ai propri live ed aver riempito il parterre di Festival importanti come lo storico Postepay Rock in Roma, proprio in questa occasione, il trio aveva salutato i propri sostenitori rivelando che quella parentesi aveva raggiunto una degna conclusione. Con l’uscita del nuovo disco intitolato “Maximilian”, Max Gazze ha regalato ai propri fan un tour fantastico registrando il tutto esaurito anche nella doppia data Romana all’ Atlantico Live, in quelle all’ Estragon di Bologna e all’ Alcatraz di Milano, e per finire tutto esaurito anche a Venaria Reale (Torino). Ne è passata di acqua sotto i ponti dall’esordio di Max. Esattamente venti anni dall’uscita del primo disco “Contro un’onda del mare”, album che raccolse un buon successo della critica musicale nostrana,tanto da portarlo sul palco di Sanremo nel 1999 con “Una musica può fare”, brano che ancora oggi rappresenta uno dei cavalli di battaglia dell’artista romano durante i concerti. La scaletta dei suoi show presenta successi vecchi e nuovi, grandi classici come “Il solito Sesso” e “il timido Ubriaco”, passando per tutti i periodi della sua carriera. Stare sotto il palco e poter assistere allo show di questo fantastico artista è sempre un’esperienza meravigliosa. Là dove, musica, abilità canore e quella poesia trasognata che Max ha nei testi e nelle espressioni ci regalano un grande artista che ha ancora sicuramente molto da dire, e da cantare, al pubblico italiano e non solo.

A cura di Stefano D’Offizi 70 RM MAGAZINE


www.londoninrome.com London School è una scuola di lingue con sede a Roma. Ci occupiamo di lingue dal 1997 con serietà, professionalità e continua ricerca; organizziamo corsi di lingua inglese individuali e collettivi per bambini, ragazzi e adulti, sia nella nostra sede centrale, nel cuore del Rione Monti, a due passi da via Nazionale, sia presso il domicilio dei nostri studenti o le sedi delle aziende che quotidianamente ci scelgono. Organizziamo anche corsi di altre lingue straniere (francese, spagnolo e tedesco…), corsi di italiano per stranieri, vacanze studio nel Regno Unito e tour culturali in Italia per studenti stranieri. Tutti i nostri corsi mirano a sviluppare in maniera precisa e puntuale le quattro attività fondamentali della comunicazione: lettura, scrittura, ascolto, produzione orale. Il nostro metodo prevede che da subito ogni studente impari a comunicare in lingua inglese: i nostri docenti si impegnano al massimo per ricreare un ambiente linguistico perfettamente anglofono. Tutte le lezioni si svolgono con un docente: non crediamo che i corsi online o che noiose videolezioni possano soddisfare i bisogni di apprendimento dei nostri studenti. I nostri insegnanti, tutti madrelingua e tutti con una solida formazione ed esperienza nell’insegnamento dell’inglese, si distinguono per creatività e spirito empatico. Ogni insegnante dedica tempo e risorse a formazione e aggiornamento, al fine di garantire a tutti gli studenti lezioni sempre dinamiche e

interessanti: alla London School nulla è lasciato al caso. London School si occupa da anni e con successo, anche presso ministeri o uffici della PA, di corsi di inglese aziendale, ovvero di formazione linguistica all’interno delle aziende; l’inglese è il passaporto per il business. London School è la scelta più affidabile per l’inglese in azienda. Il nostro know how nel campo dell’educazione linguistica, nostra mission da sempre, ci consente di fornire corsi di inglese costruiti interamente sui bisogni dei nostri clienti. Oltre ai classici corsi di inglese generale, noi di London School abbiamo grande esperienza nella preparazione delle certificazioni di lingua inglese e nei corsi di inglese tecnico/settoriale. Siamo pronti a fornire corsi di: - inglese business (commerciale e finance); - inglese legale; - inglese per il giornalismo e la comunicazione (TLC, MKTG); - inglese scientifico (per medici e professionisti del settore); - inglese tecnico ICT. Abbiamo un’ampia disponibilità di corsi individuali, semi-individuali e collettivi. Tra i nostri partner possiamo vantare ambasciate, pubbliche amministrazioni, grandi imprese con presenza internazionale. Per avere un preventivo, per conoscere i corsi disponibili, per contattare London School, il sito internet della scuola è: www.londoninrome.com


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IL PET DEL MESE

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Il pet del mese è Chanel un bel gatto di 4 anni Vanessa ci invia questa foto da Roma Vuoi vedere la foto del tuo pet pubblicata nel prossimo numero di RM Magazine? scrivici a: rmmagazinemese@gmail.com 76 RM MAGAZINE


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L’intramontabile smokey eyeS

Lo smokey eyes a differenza degli altri trend che variano di anno in anno, è una tecnica intramontabile, che non passa mai di moda. Dalle riviste, alle passerelle, ai red carpet, lo smokey eyes accompagna i look di celebrities e modelle. Nato negli anni ‘20 per rendere lo sguardo delle dive languido e drammatico, lo smokey ha delle regole ferree, che garantiscono la buona riuscita del make-up. La parola smokey eyes significa letteralmente “occhi fumosi”, questo è ciò che caratterizza questo trucco, la totale assenza di linee nette e di grafismi, per cui quello che dobbiamo creare sono sfumature ampie e morbide. Può sembrare facile, ma purtroppo si può cadere in vari errori che possono rovinare il nostro make up, come ombretto non sfumato, o troppo sfumato verso le sopracciglia, o persino cadere nei temibili occhi da panda!!!! E per evitare ciò, passiamo alla vera e propria tecnica, step by step. Primo step è l’applicazione di un correttore illuminante sulla palpebra, applicato con un pennello dopo averlo stemperato sul dorso della mano, cosi da fare da base

senza però creare spessore. Il primer si aiuterà a far durare di più il trucco ma crea spessore e non permette bene ai colori di fondersi tra loro, prerogativa dello smokey eyes. Lo smokey eyes può essere realizzato con vari colori, dal nero classico, al grigio

A cura di Giulia Luciani luciani.giulia5289@gmail.com

fumo, ma questi due colori possono essere più difficili da sfumare, creando macchie. Altri colori quindi che consiglio sempre, sono i toni del marrone freddo e del bronzo, fino ad arrivare ai toni del burgundy, vinaccia, viola e greige, più luminosi e più facili da gestire. Lo step successivo è quindi quello di applicare il colore, può essere sia creata una

base con un ombretto in crema sfumato, o solo con le polveri, o con la matita sfumata che permetterà una maggiore tenuta. Si parte sempre dall’attaccatura delle ciglia, dove il trucco dovrà avere maggiore intensità, passando la matita anche tra le ciglia per poi salire sulla palpebra mobile, senza aver paura di essere precise, perchè una volta tracciata andrà sfumata togliendo il più possibile i contorni netti. Questo può essere fatto sia con un pennello a lingua di gatto sia con il polpastrello dell’anulare. Dopo aver applicato una base cremosa o a base di cera come è la matita, andrà fissato sopra l’ombretto, della stessa tonalità della matita scelta, sempre con un pennello a lingua di gatto, attenzione però a non salire troppo verso le sopracciglia ma mantenetevi solo sulla palpebra mobile. Dopo questo passaggio, con un pennello a goccia va applicato l’ombretto successivo che sarà perlato o shimmer (texture che preferisco), gli ombretti mat tendono a creare delle macchie e ad appiattire lo sguardo. Si possono utilizzare varie tona-

lità di colore, cosi da creare uno sguardo tridimensionale e magnetico, ma cosa importante è scegliere tonalità più scure per l’attaccatura e tonalità poco più chiare per sfumare verso l’alto. Mi raccomando però niente passaggi netti, i passaggi di colore devono essere impercettibili. La parte vicina alle sopracciglia deve essere lasciata naturale, magari solo sfumata con un velo di cipria, lasciamo agli anni ‘80-’90 il famoso bianco perlato. La pelle illuminata dall’illuminante applicato all’inizio creerà un punto luce naturale. Importante è curare anche la parte inferiore dell’occhio, anche qui va applicata come primo step la matita nella rima interna passandola anche tra le ciglia facendola colare nella parte inferiore. Dopo averla stesa, sfumatela con un pennellino a punta tonda con movimenti orizzontali togliendo i bordi e fissatela con gli ombretti usati nella palpebra superiore. Più la sfumatura sarà ampia e colata più l’occhio sarà languido e seducente, “occhio” a non esagerare però!!!

Ultimo e non meno importante step è il mascara, tanto e materico, cosi da intensificare ancora di più lo sguardo ed ingrandirlo.

In foto make up realizzati da Giulia Luciani in occasione di eventi. 77 RM MAGAZINE


ITALIA DA GUSTARE SALTIMBOCCA ALLA ROMANA INGREDIENTI (per 4) • 8 fettine da 40 gr. di vitello (meglio il girello) • 8 fettine di prosciutto crudo • 200 ml di vino bianco • 70 gr. di burro • 8 foglie di salvia • Iniziate a preparare le fettine di carne rendendole sottili con un batticarne • Adagiate su ogni fettina di carne una fettina di prosciutto crudo e una foglia di salvia fissandola con uno stuzzicadenti • Fate riscaldare il burro in una padella antiaderente, quindi fate rosolare i saltimbocca prima su un lato e a metà cottura girateli irrorandoli con il vino bianco • Portate a termine la cottura e serviteli caldi

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RICETTE DAL MONDO INVOLTINI PRIMAVERA INGREDIENTI • 150 gr di germogli di soia • 2 carote medie • 1 cavolo piccolo • 1 porro • Fogli di pasta fillo • Olio extravergine di oliva • Sale • Lavate le verdure e tagliatele a striscioline sottili • In una pentola wok o in una padella con i bordi alti, fate imbiondire uno spicchio d’aglio in olio extravergine di oliva • Aggiungete nel tegame le verdure e fatele cuocere per circa 15 minuti • A qualche minuto dalla cottura aggiungete i germogli di soia ben lavati • Fate raffreddare le verdure e nel frattempo stendete la pasta fillo su un tagliere, ricavando con un coltello dei rettangoli di circa 7 x 12 cm • Spennellate i rettangoli di pasta fillo con olio extravergine di oliva e al centro disponete le verdure lasciando ai bordi lo spazio sufficiente per la chiusura • Richiudete la pasta fillo facendo attenzione a tenere verso il basso la parte di chiusura degli involtini primavera • Coprite una teglia con carta forno e infornate gli involtini primavera a 180°C per 15/20 minuti

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ASPETTANDOA curaRIO 2016 di Rolando Frascaro BADMINTON Nel nostro percorso di avvicinamento ai giochi Olimpici di Rio de Janeiro e alla conoscenza degli sport che faranno parte del programma delle competizioni, questo mese parliamo del Badminton . Questa disciplina conosciuta comunemente da noi come “volano” ha origine nella metà dell’800 nei paesi anglosassoni anche se il suo antenato sembra essere un gioco con radici ancora più antiche, forse, seppur diverso dal gioco che conosciamo noi, addirittura risalenti a 3000 anni fa. Al giorno d’ oggi i paesi dove il gioco raggiunge i maggiori consensi, sia in termini di pubblico

che in termini di risultati nelle maggiori competizioni mondiali sono: Cina, Corea del Sud e Indonesia. In quest’ultimo, in particolare, il badminton è considerato il vero e proprio sport nazionale. Giocato su un campo rettangolare diviso in due parti da una rete, per stile di gioco e regole può essere associato al tennis. I giocatori, che possono competere sia nel singolo che nel doppio, hanno lo scopo di lanciare il “volano”, colpendolo con la propria racchetta oltre la rete nel campo avversario. Si realizza un punto quando il giocatore avversario non riesce a raggiungere la palla prima che questa tocchi il terreno. Al raggiungimento di 21 punti, si vince un set. Le partite sono giocate normalmente sulla distanza dei 3 o 5 set a seconda dell’importanza della competizione. Per la velocità di esecuzione e l’imprevedibilità delle traiettorie il badminton è considerato uno sport altamente spettacolare dove non esistono momenti di pausa e dove l’azione fa da padrone. La sua prima apparizione ai giochi Olimpici risale a quelli di Barcellona del 1992. Infatti, dopo aver preso parte come sport 80 RM MAGAZINE

dimostrativo a Seul nel 1988, nei giochi successivi fece il suo esordio come disciplina ufficiale del programma olimpico. Già in quell’occasione l’Indonesia e la Cina si imposero sia in ambito femminile che maschile. Nel mondo la Badminton World Federation (BWF) è l’ente che governa la disciplina e alla quale aderiscono ben 164 paesi nel mondo, fondata, seppur con una diversa denominazione nel 1934. In Italia le prime associazioni di volano si creano già nel 1960 ma è nel 1984 grazie al Cavalier Aurelio Chiappero, figura chiave di questo sport nel nostro paese, che nasce l’attuale Federazione Italiana Badminton (FIB) la quale riceverà ufficiale riconoscimento dal CONI nel 2002. I risultati significativi non tardano ad arrivare e sia a Pechino (2006) che a Londra (2012) l’Italia riesce a qualificare un atleta per la manifestazione olimpica: la romana Agnese Allegrini. Oltre alle competizioni regionali e nazionali la FIB ha anche il merito di promuovere attività nelle scuole italiane, invitando i giovani a conoscere e praticare questo bellissimo sport. Dal 5 al 21 Agosto non perdete la possibilità di seguire i campioni di questa disciplina affrontarsi ai Giochi per guadagnarsi l’oro e chissà….magari la curiosità non vi spinga a prendere in mano una racchetta e diventare dei provetti giocatori!


LA GRANDE BOXE


Dall’ esperienza di Giovanni De Carolis campione del mondo di boxe dei pesi supermedi e della sua compagna Veronica Iovino nasce la nuova e attrezzatissima palestra di Monterosi forte dei suoi 400 mq. La palestra Next è il cuore pulsante di tutti coloro che vegliono fare sport in maniera seria nell’area che comprende, sulla via Cassia, i confini tra Roma e Viterbo. Posizionata in maniera strategica, all’incrocio tra le strade che portano a Roma-Viterbo-Nepi, Civitacastellana e Ronciglione, la palestra Next è il giusto premio per due ragazzi che dello sport hanno fatto la loro filosofia di vita Giusto premio anche per tutti coloro desiderino dedicare a se stessi un momento di sana attività fisica, seguiti e coccolati da uno staff tecnico preparato e appassionato.

BOXE SLIMMING PILATES HIP HOP BAMBINI (6-12 anni) KUNG FU BAMBINI (6-12 anni) DANZA MODERNA (6-12 anni) BOXE BAMBINI (6-12 anni) MMA KICK BOXING MUAY THAI BODY SCULPTURE SALSA FITBOXE FUNCTIONAL CROSS METABOLIC

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A cura di Luigi Procopio gigipro84@yahoo.it

Gestione dello spazio Educare il proprio cane è un’impresa non facile e la regola della gestione dello spazio, come dice il maestro Giorgio Genovesi (uno dei più noti addestratori di cani d’Italia), è uno dei capisaldi per far sì che il vostro cane cresca in modo corretto. Spesso capita di prendere un cucciolo e non avere idea di come crescerlo per evitare che in seguito abbia comportamenti indesiderati. Distruggere casa quando è solo, abbaiare in modo compulsivo o ancor peggio ritrovarsi ad avere a che fare con un cane mordace, sono solo alcuni esempi di quello che può capitare se il cucciolo cresce in autogestione. Insegnargli a saper gestire il suo spazio senza paure è una delle cose prioritarie da fare affinché il cane cresca sano ed equilibrato. Portarlo a casa nostra, ambiente per lui nuovo e sconosciuto, e poggiarlo al centro della camera, dandogli la possibilità e la libertà di avere tutta casa a disposizione, è una delle cose più sbagliate in assoluto. Perché un bimbo appena nato lo mettiamo dentro la carrozzina ed invece pretendiamo che un cane, a 60 giorni di vita, sappia gestire uno spazio così grande? A quest’età, operando in tal modo, mettiamo il cucciolo in una condizione di stress e paura che probabilmente i protrarrà anche in età adulta. Vi siete mai chiesti perché si nasconde dietro il divano o sotto un mobile? La domanda trova risposta nel fatto che il cucciolo non sentendosi al sicuro in quel luogo così grande, sconosciuto e pericoloso, cerca da solo una “tana”, un luogo ristretto nel quale si possa sentire tranquillo. In natura i cuccioli di lupo rimangono nella 84 RM MAGAZINE

tana, al sicuro da eventuali predatori o pericoli, fino al rientro di papà e mamma lupo ed escono solo in loro presenza. Questo è quello che dobbiamo ricreare in casa nostra. La soluzione più semplice è il trasportino che, preso della giusta misura, può simulare quella situazione. Ovviamente questo non significa lasciarlo segregato tutto il giorno ma interagire con lui in modo sano e costruttivo. Per meglio dire: lui sarà chiuso nella sua tana quando non siamo in casa o quando non possiamo prenderci cura di lui, ma quando abbiamo tempo da dedicargli lo faremo uscire con noi al guinzaglio per la passeggiata, per riempirlo di coccole o farlo giocare. Proprio il gioco è un fattore estremamente importante perché attraverso di esso si stabilisce l’interazione con il cane. In tal modo il padrone apparirà ai suoi occhi come “ il suo migliore amico”, e ci aspetterà contento perché abbinerà il fatto che tutte le volte che esce dalla sua tana è il momento di giocare. Così facendo creeremo con il nostro amico a quattro zampe un rapporto solido di fiducia e rispetto e, avendo tenuto conto dei suoi tempi di crescita e sviluppo celebrale, avremo un cane che in età adulta, avrà raggiunto il suo equilibrio. Saremo così il suo punto di riferimento per la vita e tutti quei comportamenti indesiderati di cui si accennava all’inizio saranno solo “ problemi degli altri”.


DRINKING - Blue Curacao (1 Parte) - succo di limone (3 parti) - vodka (6 parti) Versare il Blue Curacao, il succo di limone e la Vodka nello shaker, con del ghiaccio. Mescolare velocemente tutti gli ingredienti e versare, filtrando, in una coppetta. Decorare con una sottile strisciolina di scorza di limone, posta sul bordo del bicchiere

Il Bunnahabhain 12 Years Old è un prodotto leggermente torbato ma che mantiene tutto il carattere robusto e marino tipico della distilleria di Islay. Al naso è fresco e aromatico con un leggero tocco di fumo e malto. Al palato è inizialmente morbido con note di sherry e nocciola che conducono alla note dolci di malto e uva sultanina. Il finale è medio-lungo con una buona persistenza e note di sherry con retrogusto salato.

Presenta una schiuma molto cremosa abbondante. Il colore è un arancione scuro estremamente torbido e velato che solo in controluce permette di apprezzare l’eccellente effervescenza di questa birra. Il profumo è molto complesso e speziato. Note floreali in principio, seguite da sentori di buccia d’arancia, caramello e coriandolo. In bocca è molto forte e decisa. Buona effervescenza anche se molto densa e pastosa come birra. Nonostante i suoi 8,0% gradi la Chouffe risulta comunque armoniosa ed equilibrata. Finale caramellato e dolciastro.

a cura di R. Di Mario


BEC’S nasce dall’unione della decennale esperienza dei suoi soci e si contraddistingue per un approccio integrato frutto delle competenze acquisite sia in ambito consulenziale che in ambito operativo. Tale approccio integrato orientato al risultato permette a BEC’S di affrontare i diversi progetti garantendo che le soluzioni proposte non rimangano sulla carta ma siano tecnicamente ed economicamente realizzabili. BEC’S mira costantemente a ottenere vantaggi tangibili a favore del cliente e a cercare in tutto l’eccellenza. BEC’S si contraddistingue, anche attraverso il proprio network, per un supporto a 360° che permette al cliente di

effettuare le scelte sulla base di informazioni complete e di concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto. Per assolvere alla propria missione BEC’S ricorre a competenze diversificate in grado di apportare valore aggiunto ed assicurare al Cliente un progetto completo sotto ogni aspetto. Per questo motivo nel nostro network sono presenti esperti di processi, analisti finanziari, informatici, tecnici, etc., che si confrontano quotidianamente per individuare la migliore soluzione che non è mai unica, ma è piuttosto l’integrazione e l’evoluzione di diverse soluzioni applicate in maniera sinergica tra di loro.

Redazione di progetti offerta per appalti di servizi, di forniture, di lavori e di project Financing etc. Attività di ingegneria sul sistema edificio-impianti: sopralluoghi tecnici, diagnosi energetiche, diagnosi termografiche, indagini e diagnosi inquinamento acustico ed elettromagnetico, progettazioni preliminari, definitive ed esecutive, etc. Anagrafe e censimento del patrimonio immobiliare ed impiantistico Consulenza e supporto per la ricerca e l’ottenimento di finanziamenti Selezione, progettazione e fornitura di sistemi informativi per la gestione di patrimoni immobiliari Consulenza e realizzazione di Piani di Comunicazione e Marketing Consulenza per l’individuazione e predisposizione di strategie e soluzioni finalizzate all’esternalizzazione delle attività ed all’abbattimento dei costi di gestione dei servizi Consulenza per la reingegnerizzazione dei processi di acquisto e vendita

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VERY SOCIAL In principio fu Facebook. E fu così che centinaia, migliaia, milioni di ex-compagni dell’asilo, delle elementari, delle medie, del liceo furono stanati, strappati dalla monotonia della loro vita quotidiana e trascinati in vorticose rimpatriate rendendo vano ogni disperato tentativo di restare nell’anonimato. Ci scoprimmo gioiosamente pieni di “amici” fino a quando non ci accorgemmo di provare una leggerissima ansia ogni volta che arrivava la temutissima, indesiderata, richiesta di amicizia. Che fare? Ignorarla? Impossibile. Rifiutare l’amicizia? Scortese e contrario alle regole del SOCIAL network. Non restava che il “suicidio”… virtuale ovviamente. Chiudere l’account e sperare di essere dimenticati, ma guardati con sospetto alla prima occasione in cui qualcuno ti chiede se ti può trovare su Facebook e alla tua risposta negativa ti senti apostrofare con un “Che cos’hai da nascondere?”. Niente. Solo evitare persone come te, vorresti replicare e invece sorridi imbarazzata. Ma nel regno della tecnologia dove un anno equivale a un secolo, l’ultima frontiera dei social network si chiama Tinder. Creata nel 2012 da Sean Rad, studente all’Universi-

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ty of Southern in California, questa dating-app si sta rapidamente diffondendo, è disponibile in circa 30 lingue e conta già 50 milioni di utenti e tra le ragioni del successo sembra ci sia proprio la discrezione. Ci si iscrive tramite il profilo facebook (ancora lui!) ma garantiti che non resterà traccia di questo sul profilo stesso. Avendo a disposizione 6 fotografie (gli esperti consigliano di evitare le foto di gruppo e con animali domestici) e 500 caratteri per dare la propria descrizione personale si può partire alla ricerca della propria anima gemella, dopo aver stabilito l’età massima delle persone che volete incontrare (la minima è ovviamente stabilita dalla legge!!!!!) e il territorio su cui operare in un raggio di azione che può essere compreso tra i 5 e i 100 km. A questo punto l’applicazione vi presenterà prima le fotografie degli iscritti e poi, se

si desidera, i profili degli altri utenti con informazioni su gusti, professione, interessi, amici comuni. Con la semplice pressione delle dita si possono far scorrere le immagini utilizzando un preciso codice: sfogliare verso destra (right swipe) per manifestare il gradimento, verso sinistra (left swipe) per rifiutare. Tutto questo avviene all’insaputa degli altri. Si riceve la notifica solamente quando il gradimento è reciproco: se “A” mette una croce su “B” e “B” mette una croce su “A” l’app , fedele al suo nome (la traduzione di tinder è materiale infiammabile), decreta che la scintilla è scattata , a quel punto sarà possibile cominciare una conversazione che chissà dove porterà! L’ obiezione è che la lista dei “papabili” viene decisa dal sistema in base ad un algoritmo che, incrociando i dati, crea una lista di persone compatibili…….viene il sospetto che oggi Romeo e Giulietta non si sarebbero mai incontrati.

A cura di AdF


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A cura di B. Lanzone

Le 3 applicazioni del mese

Una tra le migliori tastiere presenti sul Play Store. Swiftkey utilizza e memorizza i contenuti pubblicati sulle piattaforme di Google e sui social network (Facebook e Twitter inclusi) e, prendendo spunto dal vostro stile personale, cerca di prevedere le parole che siete sul punto di per scrivere, emoji compresi. Tante sono le personalizzazioni e le opzioni disponibili (alcune delle quali accessibili solo con acquisti in-app): previsione personalizzata, emoji, layout, metodi di input, autocorrezione intelligente, maiuscole automatiche, digitazione superficiale. Oltre ad essere veloce, pratica e funzionale, offre anche un look moderno grazie ai temi disponibili.

SWIFTKEY

FOLIO Avete disinstallato Facebook per consumare meno batteria ogni giorno? Folio potrebbe essere l’alternativa perfetta. Offre le stesse funzionalità di Facebook e garantisce fluidità e consumi minori. Basata dulla SDK di Facebook quest’app alternativa offrirà tutte le funzioni presenti sulla versione web mobile e vi garantisce l’arrivo di qualsiasi notifica. Rispetto ad altre app simili Folio mette a disposizione 40 diversi temi che vi permetteranno di personalizzare l’aspetto del social network a piacimento, oltre ad offrire un tema scuro dedicato ai display amoled.

GLURU Siete sommersi da impegni di lavoro e l’organizzazione non fa per voi? Non preoccupatevi, è arrivata Gluru in vostro soccorso. Si tratta di un’assistente personale che vi aiuterà a ritrovare i vostri documenti importanti proprio quando ne avrete bisogno e che vi illustrerà la lista dei meeting a cui dovete partecipare ed i file di cui potreste aver bisogno. Gluru si trasforma nella vostra segretaria personale, sempre pronta a fornirvi le app di cui avete bisogno al momento opportuno, e pronta ad imparare da voi stessi giorno dopo giorno. Un’ app facile da usare e dal design moderno che vale la pena provare. L’unica pecca, l’app è al momento disponibile solo in inglese.

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Via Appia Conosciuta nell’antica Roma come “Regina Viorum” (regina delle vie) l’Appia è la più nota e meglio conservata delle antiche vie consolari. La strada aveva lo scopo di collegare Roma con Brundisium, l’odierna Brindisi, all’epoca importantissimo porto di collegamento fra il mondo occidentale e quello orientale. La sua costruzione necessitò di quasi due secoli per essere conclusa. I lavori, iniziati per volere del censore Appio Claudio Cieco nel 321 a.C. si protrassero infatti fino al 190 a.C. Costruita interamente con pietre levigate, costituisce un esempio magistrale dell’abilità degli ingegneri romani. Questa pavimentazione assicurava infatti che la strada potesse essere percorsa con qualsiasi tipo di condizione climatica e con qualsiasi mezzo, a differenza di quelle semplicemente di terra battura che con le piogge diventavano impercorribili. Lungo il suo percorso apparvero anche per la prima volta le “pietre miliari”, strumento utilizzato ancora oggi per indicare luoghi precisi di lunghe strade. La via Appia Antica, la cui parte è ancora oggi percorribile sia in bicicletta che a piedi (e per lunghi tratti anche in auto) è immersa e in un meraviglioso parco archeologico e costeggiata da numerose tombe e catacombe. Uno dei monumenti funebri più famosi è sicuramente il Mausoleo di Cecilia Metella, figlia del nobile Quinto Cecilio Metello Cretico e risalente alla metà del primo secolo a.C.. Alla fine dell’impero romano d’occidente e con la costruzione di nuove strade consolari la Via Appia subì un lento abbandono che, purtroppo, comportò anche la distruzione e il saccheggio di alcune strutture su essa presenti. Fu durante il periodo rinascimentale e l’intervento di Papa Pio VI che tornò ad essere patrimonio della città. Oggi percorrere la via Appia Antica, cominciando magari da Porta San Sebastiano, è una passeggiata gradevolissima ed ecologica che ci porta a vedere da vicino una parte di Roma colma di antico fascino.

Testo: Rolando Frascaro Foto: Massimiliano Correa


Basilica SS. Pietro e Paolo Aperta ufficialmente al culto nel 1955 la basilica dei Santi Pietro e Paolo sorge su una collinetta nel moderno quartiere dell’Eur. Questa sua collocazione in altezza, le conferisce una particolare caratteristica: la basilica è visibile da diversi punti di Roma anche molto lontani come Anagnina e Ponte Milvio. Ancora più suggestiva la sua visibilità di notte quando, illuminata in modo spettacolare, salta agli occhi il suo bianco brillante nel paesaggio cittadino. Nonostante la data della sua consacrazione sia piuttosto recente la basilica cominciò ad essere costruita poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, nell’Aprile del 1939. Il periodo bellico immediatamente successivo compromette il proseguimento dei lavori. La basilica è addirittura teatro di alcuni scontri tra truppe italiane e tedesche. In particolare il 10 Settembre del 1943, dopo un furioso scontro a fuoco, rimangono sul campo ai piedi dell’edificio, i corpi di diversi soldati italiani mai identificati. Al termine del conflitto mondiale riprendono finalmente i lavori per terminare l’opera che proseguiranno per circa dieci anni. In breve tempo acquisirà una buona importanza nella vita parrocchiale della zona tanto da essere nominata basilica minore nel 1966 dal cardinale croata Franjo Seper. La chiesa presenta una pianta a croce greca. La costruzione principale è costituita da un grande cubo centrale sormontato da una cupola di dimensione emisferica. Questa, con un diametro di 32 metri, rappresenta una delle maggiori cupole romane. Due grandi statue che raffigurano le importanti figure del cristianesimo da cui la chiesa prende il nome, si ergono ai lati del portico esterno , dando quasi l’impressione di essere due guardiani della monumentale scala che congiunge la basilica a Viale Europa. La modernità dell’interno della chiesa richiama attenzione del visitatore con il Cristo trionfatore che spicca sopra l’altare maggiore. La basilica dei Santi Pietro e Paolo è fuori dai percorsi turistici tradizionali ma merita una visita: tradizione e modernità si incontrano in questa struttura incastonata come un gioiello prezioso e discreto nel cuore dell’EUR.

Testo: Rolando Frascaro Foto: Massimiliano Correa


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Questo mese pubblichiamo le foto della festa di presentazione di RM Magazine tenutasi in presenza di amici, lettori e inserzionisti allo Shake di Testaccio.

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Se vuoi apparire in questa rubrica invia una foto mentre mostri una copia di RM Magazine a rmmagazinemese@gmail.com

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Nel BOSCO

MARCO BARGAGNA

Marco Bargagna, in arte Mister Bad, nato in Francia da genitori italiani inizia fin da piccolo a fare fumetti, autodidatta del segno grafico pubblica su vari quotidiani e mensili nazionali tra cui Cuore, Linus, Manifesto ecc... Premiato in vari concorsi nazionali, nel 2010 riceve il 4° premio al concorso internazionale indetto dalla celebre “fondation Raymond Leblanc” di Bruxelles. Attualmente collabora con testate regionali e nazionali, realizza manifesti e copertine per musicisti, illustra libri di autori indipendenti, aiuta compagnie teatrali per la realizzazione degli spettacoli, tiene corsi di fumetto a persone di varie età con il supporto di un associazione culturale della sua citta’ e dallo scorso anno partecipa, insieme ad altri illustratori umbri, ad alcune trasmissioni della RAI regionale. www.misterbad.it

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