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commento di Fabrizio Favini
Al nostro Lettore non è certamente sfuggito un argomento che ha accomunato tutti e 5 gli interventi curati dai nostri Testimoni Positivi: la formazione dei nostri giovani.
C’è chi ha parlato di formazione di qualità, formazione adattativa, formazione efficace, formazione di precisione.
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Evidentemente l’argomento è considerato – a ragione – il punto-chiave nella pericolosa odissea dei giovani disoccupati italiani.
Al nostro sistema educativo mancano lezioni di futuro: basta col sapere immobile, conformistico, stratificato da ere didattiche immutabili e impermeabili al nuovo. Come fanno le aziende, già di per sé piuttosto conservative, a innovare se non riescono a importare dall’esterno spirito critico, flessibilità, nuovi stimoli e un po’ di audacia verso le dinamiche della discontinuità?
Se in tal senso non ci sono concreti e mirati investimenti formativi e cognitivi, pubblici ma anche privati, non c’è sviluppo, non c’è futuro bensì solo conservazione, appunto.
In tutto ciò le istituzioni possono fare davvero molto. Un esempio per tutti.
Il Ministero del Lavoro, in una visione ben più concreta e utile, ha compiti di orientamento, di analisi del mercato del lavoro, di supporto alle opportunità occupazionali, di iniziative alla soluzione di reali esigenze del Cittadino.
Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha il compito di preparare i giovani talenti al mercato del lavoro per favorire una situazione occupazionale di soddisfazione sia per l’Individuo che per il Datore di lavoro.
Orbene, per quanto tempo ancora questi due Ministeri andranno per la loro strada, in splendido isolamento, ignorando l’uno cosa fa l’altro invece di collaborare condividendo strategie, obiettivi, conseguenti piani d’azione e risultati?
