COME INCIDERE SULLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE
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intervento di
MARCO BENTIVOGLI
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La disoccupazione in genere, e quella giovanile in particolare, non è solo un problema statistico oppure socio-economico, bensì anche di democrazia, di qualità della partecipazione civile alla vita del Paese. Ezio Tarantelli diceva che la disoccupazione giovanile è “tappare la bocca a intere generazioni”. Certamente il nostro sistema educativo spesso prepara professionalità che non sono quelle richieste dalle imprese.Certo,vi sono imprenditori che rilasciano interviste in cui affermano di non trovare risorse umane adeguatamente preparate. Ciò è certamente vero, ma in alcuni casi vi sono anche delle grandi operazioni di auto-propaganda. Vi suggerisco di andare sul sito di Osvaldo Danzi che ha sbugiardato alcuni imprenditori veneti che affermavano di non trovare personale ed ha scoperto che la casella postale destinata a ricevere i curricula non era più stata aperta da 5 anni.
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Ma la questione del disallineamento è reale. Federmeccanica nel suo ultimo rapporto ha comunicato dati drammatici: le aziende metalmeccaniche italiane non trovano il 42% di skill digitali ma neppure il 48% di skill generici (allestitori, fresatori, saldatori). Ciò significa che siamo messi davvero male. Il tema dell’orientamento dei giovani affrontato prima da Pietro Ichino è veramente drammatico. A riguardo, dobbiamo fare buone, migliori leggi. Il Jobs Act, buona legge, è incompleta. Manca della seconda parte, quella sulle competenze e sull’orientamento. Se penso al sistema scandinavo, rilevo subito che alcuni aspetti di governance e di orientamento professionale sono ormai acquisiti e diffusi da tempo. Al loro convegno dei metalmeccanici, ad esempio, partecipano anche gli studenti. Fin dalle scuole superiori il Paese si prende in carico il