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LIBRI DEL TEMPO

ALEJANDRO JODOROWSKY

PSICOMAGIA

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Edizioni Siruela

1.ª edizione: marzo di 2004 2.ª edizione: marzo di 2004 3.ª edizione: maggio di 2004

PREMIO NAZIONALE AD IL MIGLIORE Lavoro Editoriale Culturale 2003

Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, immagazzinata o trasmessa in maniera alcuna né per nessun mezzo, già sia elettrico, chimico, meccanico, ottico, di registrazione o di fotocopia, senza permesso previo dell'editore.

In coperta: Alejandro Jodorowsky, foto di © Piccolo di Luigi Design grafico: Gloria Gauger © Alejandro Jodorowsky, 2004 © Delle intervista Lezioni per mutanti, Javier Esteban Guinea, 2004

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© Dell'appendice, Martín Bakero, 2004 © Ediciones Siruela, S. A., 2004 Piazza di Manuel Becerra, 15. "Il Padiglione" 28028 Madrid. Tels: 91 355 57 20 / 91 355 22 02 Telefax: 91 355 22 01 siruela@siruela.com www.siruela.com Printed and made in Spain

Indice Prologo Alejandro Jodorowsky 5 PSICOMAGIA

Psicomagia. Abbozzi di una terapia pánica Nota preliminare, Gilíes Farcet, 12 L'atto poetico 17 L'atto teatrale 27 L'atto onirico 43 L'atto magico 50 L'atto psicomágico 80 Alcuni atti psicomágicos 90 Breve epistolario psicomágico 95 L'immaginazione al potere 111

Lezioni per mutanti Nota preliminare, Javier Esteban, 114 Chiavi dell'anima 116 La stele della vita 130 Ponte invisibile 137 Visiona 147 L'arte di guarire 157 Capire la vita 163

Corso accelerato di creatività Introduzione 168 Esercizi di immaginazione 174 Tecniche dell'immaginazione 186 Applicazioni terapeutiche 189

Appendice. La psicomagia: poesia applicata al trattamento della pazzia Martin Bakero 193

Prologo

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Avendo vissuto molti anni nella capitale del Messico ebbi opportunità di studiare i metodi di quegli ai quali li è chiamati "stregoni" o "guaritori." Sono legioni. Ogni quartiere ha il suo. In pieno cuore della città si solleva il gran mercato di Sonoro, dove si vendono esclusivamente produc tosse magici: vegli di colori, pesci imbalsamati in forma di giorno blo, immagini di santi, piante medicinali, saponi benedetti, tarocchi, amuleti, sculture in gesso della Vergine di Guadalupe convertita in scheletro, etc. In alcuni retrobotteghe sommerse nella penombra, donne con un triangolo dipinto nella fren ti sfregano con mazzi di erbe ed acqua santa a chi li consultano, e praticano loro "pulite" del corpo e dell'aura... I medici professionali, figli fedeli dell'Università, da' vantano queste pratiche. Secondo essi la medicina è una scienza. Volessero arrivare a trovare il rimedio ideale, preciso, per ca dà malattia, tentando di non differenziarsi gli alcuni dagli altri. Desiderano che la medicina sia una, ufficiale, senza improvviso ciones ed applicata a pazienti ai che è trattato loro solo come corpi. Nessuno si proporsi curare l'anima. Al contrario, per i guaritori la medicina è un'arte. Gli è più facile all'inconscio comprendere il linguaggio oní ricco che il linguaggio razionale. Da un certo punto di vista, le malattie sono sonni, messaggi che rivelano problemi non risoluti. I guaritori, con una gran creatività, desarro llan tecnici personali, cerimonie, incantesimi, strane io dicinas tali come clisteri di caffè con latte, infusioni di viti ossidate, assorbente di purè di papi, pillole di ex cremento animale o uova di tarma. Alcuni hanno più immaginazione o talento che altri, ma tutti, se Lei essi console ta con fede, sono utile. Parlano all'essere primitivo, superstizioso che ogni cittadino porta dentro. Vedendo operare questi terapeuti popolari che spesso fanno passare per miracoli trucchi degni di un gran prestidigi tador, concepii la nozione di "trappola sacra." Affinché la cosa ex traordinario succeda è necessario che il malato, ammettendo l'esistenza del miracolo, creda fermamente che possa curarsi. Per avere successo, lo stregone, nei primi incontri, si vede obbligato ad usare trucchi che convincono a quello che la realtà materiale ubbidisce allo spirito. Una volta che la trappola sacra imbroglia al consultante, questo sperimenta una trans formazione interna che gli permette di captare il mondo dall'in tutela più che dalla ragione. Solo allora il vero il mio lagro può avvenimento. Ma, mi domandai in quell'epoca, se si elimina la tram pa sacro, si può con questa terapia artistica guarire a perso nas senza fede? D'altra parte, benché la mente razionale guidi a quell'in dividuo, possiamo dire che qualcuno non ha fede? In ogni momento l'inconscio sorpassa i limiti del nostro ra zón, già sia per mezzo di sonni o di atti falliti. Se è così, non c'è una maniera di fare agire all'inconscio, come un alleato, di forma volontaria? Un certo incidente che succedè in uno dei miei corsi di psicogenealogía mi indicò la strada: nel momento in che io descrivevo le cause della nevrosi di fallimento, un alunno, medico chirurgo, cadde a terra retorcién dose con spasmi di dolore. Sembrava un attacco di epilessia. In mezzo al panico generale, senza che nessuno sapesse come ayu darlo, mi avvicinai all'affettato e senza sapere perché lo tolsi, con abbastanza lavoro, del dito anulare della sua mano sinistra l'anello di sposato. Immediatamente si calmò. Mi resi conto che per l'inconscio gli oggetti che c'accompagnano e circondano fanno parte del suo linguaggio. Come mettendo un anello ad una persona poteva incatenarsila, togliendolo quell'anello poteva alleviarsila... Un'altra esperienza mi risultò molto rivelatore: mio figlio Adamo, con sei mesi di età, soffriva una forte bron quitis. Un medico amico, fitoterapeuta, l'aveva prescritto alcune gocce di olio essenziale di piante. Mia ex 4


moglie Valeria, madre di Adamo, doveva versarlo nella bocca trenta gocce tre volte al giorno. Pronto si lamentò che il bambino non migliorava. Gli dissi: "Quello che passa è che tu non credi nel rimedio. In che religione fosti educato?." "Come ogni messicana, nella cattolica!" "In tonces aggreghiamo fede a quelle gocce. Ogni volta che glieli dia, prega un Paternostro." Così Valeria lo fece. Adamo migliorò rápi damente. Cominciai allora, con gran prudenza nelle mie letture di Tarocco, quando il consultante si domandava come risolvere un problema, a prescrivere atti di quello che chiamai "psicomagia." Perché non "magia?" Affinché la sua primitiva terapia funzioni, il guaritore, apo yándose nello spirito superstizioso del paziente, deve mante ner un mistero, presentarsi come proprietario di poteri extrahumanos, ottenuti per una segreta iniziazione, contando per curare con alleati divini ed infernali. I rimedi che dà devono ingerirsi senza conoscere la sua composizione e gli atti re comendados devono realizzarsi senza tentare di sapere il perché. Nella Psicomagia, invece di una credenza superstiziosa Lei nece situato la comprensione del consultante. Egli deve sapere il perché di ognuna delle sue azioni. Il psicomago, di guaritore passa ad essere consigliere: grazie alle sue ricette il paziente si trasforma nel suo proprio risanatore. Questa terapia non mi arrivò come un'illuminazione subitanea ma si perfezionò, passo a passo, nel decorso di molti anni... Al principio sembrava tanto stravagante, tanto poco "cento tifica" che potei sperimentarla solo con amici e familiari... Ogni tanto, nelle mie conferenze a Parigi, faceva re ferencia a lei... Una certa volta fui invitato al centro di studi motivato per il maestro spirituale Arnaud Desjardins. Questo che aveva saputo delle mie ricerche, mi domandò se po giorno risolvere un male che soffriva sua suocera, un eczema nella palma delle mani... Pensai che la signora, mostrando il suo ma c'affettate, faceva un gesto di petizione, perché risentiva ex cluida del compagno che formava sua figlia. Chiesi al Maestro che egli e sua moglie, davanti alla malata, sputassero abbondante mente su un montoncillo di argilla verde per spargere lue go la pasta risultante sull'eczema. Il male sparì rá pidamente. Gilles Farcet, un giovane discepolo di Desjardins, consigliato per la sua guida venne a vedermi, col pretesto di un'intervista, pa ra conoscere le mie strane teorie. Del nostro incontro risultò un piccolo libro in forma di biografia, intitolato La trappola sa gradino che conquistò ad un buon numero di lettori. Gilles, in tonces, mi propose sviluppare più estesamente contemporaneamente le mie idee che, volendo comprovare i suoi effetti, mi solei citò un consiglio di psicomagia per arrivare ad essere "un scrittore profondamente spirituale." Gli proposi che scrivesse un libro di interviste con me che si chiamerebbe Psicomagia, e che Lei sub intitolò Abbozzi di una terapia pánica. Il mio giovane amico dubitò: non co nociendo per niente il tema, si sentiva incapace di esporrmi domandi interessanti. "Proprio per quel motivo ti prescrivo questo atto. L'uccello dello spirito deve liberarsi della gabbia razionale. Pa ra ciò romperemo l'ordine logico. Invece di che tu mi domandi ed io ti risponda, primo io ti risponderò e dopo tu mi domanderai... Cioè, l'effetto verrà prima che la cau sa." Così lo facemmo: Farcet si sedette di fronte a me con una registra dora ed io continuai a dare risposte a domande inesistenti durano tu dieci ore seguite. Progressivamente, il mio giovane intervistatore si addormentava afferrato alla sua macchina. Gilles divise dopo quello ma terial in frammenti ordinati e li intestò con domande. Come si addentrava in terreni sconosciuti, ci mi ero diedi cho: "non so se possono conciliarsi ricerca artistica e ricerca terapeutica", li scrisse in un tono obiettivo decla rando: "non sono uno dei suoi 5


fedeli. Non ho scritto questo libro come apprendista bensì come amico. Di lì la sana perplessità che oppongo a volte alle sue parole, quella che l'obbliga a precisare il suo pensiero" per felice effetto. Quando Marc di Smedt, il direttore della collezione "Espa ces liberi" in Albin Michel, Francia, accettò pubblicare il libro lo fece con la condizione di cambiargli il titolo. "Nessuno conosce la parola psicomagia. Meglio chiamarlo: Egli théâtre della guérison, unisce thérapie panique." Il teatro della sanación apparve in 1995. Provocò un gran in terés. Ricevei una nutrita corrispondenza chiedendomi atti psicomágicos. Per sviluppare questa tecnica, fino ad ora practi ogni in forma esclusivamente intuitiva, decisi di accettare due consultantes giornalieri, di lunedì a venerdì, in sessioni di un'ora e mezza. Dopo avere stabilito i suoi alberi genealogici - fratelli, genitori, zii, nonni e bisnonni -, consigliai loro ac tosse psicomágicos che produssero risultati notevoli. Potei scoprire così già un certo numero di leggi che mi permisero di insegnare questa arte a gran quantità di alunni, molti di essi tera peutas stabiliti. Concedei sessioni private per due anni, dopo i quali cominciai a scrivere la mia Danza della realtà. Gilles Farcet realizzò la sua corsa di scrittore spirituale ed oggigiorno, un nobile padre di famiglia, guida all'ovile a mu chos spiriti sviati collaborando con Arnaud Desjardins in tanto arduo compito. Dopo la pubblicazione in Spagna per Siruela delle danno za della realtà (2001), amen di generose interviste che Fer nando Sánchez Dragò mi fece nella televisione, la Psicomagia fu conosciuta dal gran pubblico. Non mancarono entusiasta che teme rariamente, senza non avere avuto mai un'onesta attività artís tica né terapia, vollero praticarla dando, per incapacità creativa, consigli che erano ingenue imitazioni dei miei. Nell'anno 2002 diedi a Madrid una conferenza per un pú blico di circa seicento persone in un'aula universitaria. Abilmente condotti per il mio presentatore, il giovane professore Ja vier Esteban, gli alunni mi esposero i suoi problemi solici tando consigli di psicomagia per risolverli. Alla fine dell'ac to, Javier mi regalò con un esemplare del suo libro Dormiveglia, nel quale descrive i suoi sonni. ("Vado ad un negozio dove vedono diano migliaia di attrezzature di pesca gigantesche. L'amo io lle ga per il ginocchio. L'uomo che mi accompagna mi insegna a pescare ma mi dice che non fa mancanza canna né preparo alcuno. Il tiro ed attraversiamo un bosco fino ad arrivare ad un fiume. I pi ces salta alle nostre mani.") Considero che i suoi scritti tie nen un senso risanatore. Javier, a sua volta, espressa la sua adesione alle mie idee e mi chiede un appuntamento con l'oggetto di diventare le pre guntas che si porsi la gioventù, domande ai che non capo di bestiame ponde l'attuale sistema educativo. "Gli alunni ha mutado, disgraziatamente i professori continuano a mantenere il suo ar caica maniera di pensare", mi dice. Viaggia a Parigi e mi interroga durante alcuni giorni. "Pensi senza limiti, parli per i jóve nes mutanti." Così nacquero la seconda e la terza parte di è ti libero. In appendice, l'attestazione di Martín Bakero, versifica e doc tor in psicopatologia che assistè ad un mio officina dado in San tiago del Cile e dopo viaggiò a Parigi per perfezionare la sua comprensione del mio lavoro. Ha il merito di avere applicato la psicomagia alla cura di malati mentali. Grazie a lui posso concepire la speranza che questa arte di curare sia usato un giorno come completo della medicina ufficiale. Alejandro Jodorowsky

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PSICOMAGIA

Psicomagia. Abbozzi di una terapia pรกnica (conversazioni con Gilles Farcet)

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Ti t ol o ori gi nal e: Ps yc hom agi e. Approches d'une t hĂŠrapi e pani que, t raduzi one di C ri st obal S ant a C roce.

Nota preliminare

"Non sono un ubriaco, ma neanche sono un santo. Un mago non dovrebbe essere un" santo"... Dovrebbe potere discendere tanto basso come un pidocchio ed alzarsi tanto alto come un'aquila... Devi essere contemporaneamente dio e diavolo. Essere un buon mago significa stare in mezzo alla tormenta e non

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ripararsi. Vuole dire sperimentare la vita in tutte le sue fasi. Vuole dire fare ogni tanto il matto. Anche quello è sacro." Capriolo Zoppo , stregone siux della tribù Lakota,

Un giorno, dietro molti veglioni nella sua biblioteca cercando di svelare il senso profondo della psicomagia, domandai ad Ale jandro Jodorowsky se pensava di prescrivermi un atto. Egli io capo di bestiame pondió che il mero fatto di confezionare questo libro nella sua compagnia costituirebbe un atto sufficientemente poderoso. Perché no? In realtà, Jodorowsky è in sé un atto psicomágico am bulante, un personaggio alta e definitivamente "panico" il cui trattamento introduce alcuni fessure nell'ordine del nostro univer so, tanto prevedibile in apparenza. Drammaturgo che, col suo complici Sobborgo e Topor, ha segnato la storia del teatro col suo tanto bene denominato movimento "panico"; fautore di film di culto, come La Talpa o La montagna sacra, alle quali i nordamericani impagabili - dedicano tesi e saggi studi; scrittore, autore di storielle per fumetto che si permette il lusso di lavorare coi nostri migliori disegnatori; padre attento di cinque bambini coi quali mantiene attualmente una relazione iridescente, Jodorowsky è oggi il tarólogo senza norme i cui intuizioni hanno lasciato oltre ad uno a bocca aperta; è, inoltre, il pagliaccio con vulsivo del Cabaret Místico1 che, in un momento nel che il pubblico parigino dà la schiena alle conferenze, ottiene aba rrotar i suoi auditorium col migliori potere pubblicitario della bocca a bocca; mago internazionale - interstellare, potremmo dire, ba jo l'influenza di Moebius - al quale hanno consultato stelle di rock ed artisti del mondo intero... 1 da molti anni, e senza nessuna pubblicità, Jodorowsky incoraggia ca dà mercoledì a Parigi un conferenza-happening dove abborda temi tera péuticos.

L'entrata è libera, cinquecento spettatori assistono ogni settimana. Alla fine della sessione del Cabaret Mistico, alcuni volontari fanno una colletta, quello che permette di pagare l'affitto della sala. Tre giorni prima del principio della conferenza, e sempre gratuitamente, Jodorowsky legge il tarocco a circa trenta persone. Queste, una volta conclusa la lettura, ed a modo di pagamento, devono tracciare col suo indice i parola "grazie" sulle mani di Alejandro.

Questo cileno di origine russa, radicato per molti anni in Messico ed ora attecchito in Francia, è un personaggio che i romanzieri di oggi, troppo gelidi, non potrebbero creare, un essere che ha portato l'immaginazione al potere in tutti i reco vecos del suo esistenza multidimensional. La sua casa, saggia alleanza di ordine e disordine, di organizzazione e caos, è un fedele specchio del suo ospite o, semplicemente, della vidi dà. Costituisce un'esperienza in sé visitare questa cava sem brada di libri, videocassette, giocattoli infantili, etc. Lì uno può imbattersi coi disegnatori Moebius, Boucq o Besse, come con un gatto o una donna venuta di non si sa dove e che pa preghi stare badando per un po' alla casa... È un posto di potenza poetica, una concentrazione di energie sobreabun dantes e, tuttavia, dominate. Eccede dire che lavorare con un personaggio panico non è una sinecura. E questo, in primo luogo, perché Jodorowsky ignora i plannings, le agende ed un altro tipo di frette temporanee che dirigono la vita dei terrena. Quando mi proporsi mettere in carta il suo avventura psicomágica, compresi che doveva dedicarmi esclusivamente a tale impresa. Con lui non c'è previdi siones, termini fissati in anticipo, citi debitamente annota dai: le cose si fanno subito. Tutto in lui ha la qualità del fulgore. Non è che sia incapace di sottomettersi ad una discipli na o piegarsi ad orari, tutto il contrario; ma infine, c'è lì un mistero: 9


come questo uomo che, una volta concluso nues dietro appuntamenti psicomágicas, partiva a realizzare un film di nom bre evocatorio - The Rainbow Thief, Il ladro dell'arcobaleno, 1990, - può dirigere un rodaggio di gran presupposto, domare a mons truos sacri Peter O'Toole, Omar Sharif o Christopher Legge come, imporre la sua sensibilità a produttori tanto materialista come inquieti e, d'altra parte, non prendere nota di nessuno dei suoi compromessi futuri ed accettare in settembre una confe rencia per marzo senza segnare il giorno in un libretto, ragione per la quale, man mano che si avvicina la data del suo intervento, bisogna localizzarlo, per paura di che si sia dimenticato del suo com promiso e sparisca verso qualunque punto dal pianeta? Alejandro è un convinto del carattere convulso della reo lidad, e di lì quell'aspetto affascinante e spossante che gli fa essere smisurato in tutte le sue manifestazioni. Quando qualcuno gli mette di fronte un pubblico, raramente resiste la tentazione di portarlo fino al limite. Tratto molto sud-americano quello di questo essere eccezionale che, in privato, sa mostrarsi come la persona più dolce ed umile e che all'improvviso può, in un aprire e chiudere di occhi, trasformarsi in un'opera barocca dello stesso calibro che i suoi film, dove la cosa grottesca compete con la cosa grave, la cosa oscena con la cosa sacra. Jodorowsky si mantiene sempre nel limite; balla sulla sottile frontiera che separa la creazione dalla provocazione gratuita, l'innovazione del selvaggio attentato contro il buon gusto, l'audacia dell'indecenza... Moebius, il geniale disegnatore di L'Incal, abituato con questi metodi dopo quindici anni di collaborazione, vedi in ciò "la tecnica usata per Alejandro al fine di scavare la resistenza dell'universo...." In qualsiasi caso, con Jodorowsky le cose finiscono sempre per prepararsi, a dispetto dei traumi inflitti nei nervi degli organizzatori. Questo uomo non ha paragone nella cappa cidad di fare imperniare una situazione che si presentava sotto i peggiori auspici e girare la realtà come se di un guanto si trattasse. Menzionerò qui un aneddoto che più avanti recorda remi [in pag. 53] che illustra bene questa capacità di girare la realtà, operazione per la quale conviene stare pre fermo, se uno ha l'audacia di camminare in compagnia di lui. Avevamo deciso di fare un'attuazione unita con mo tivo di una fiera nella quale tutti gli anni si danno appuntamento herbola fiumi biologici, venditori di vasche da bagno di bolle, esoterici di ogni manto, poeti della madre Natura, editori e mé dicos alternativi... Fu un errore tattico? Il caso fu che, quando arrivai da Vincennes alla ricerca del mio eroe, lo trovai talmente to assorto nell'elaborazione di un copione di storiella che si rifiutava di abbandonare per andare "alla Maggiorana", come di Co. egli, a darò una chiacchierata... Insistei io, allegando che c'aspettavano e che non potevamo mancare alla nostra parola, fino a che finalmente Jodorowsky acep tó malvolentieri salire alla mia automobile, non senza ripetermi durante tutto il tragitto: "Questo io non lo sento, comprendi...? Non mi sembra che abbiamo qualcosa da fare nella Maggiorana...." Quanto do arriviamo al posto in questione, troviamo la cosa peggiore: una sala aperta ai quattro venti, senza microfono né sedie, ed un cente nar di persone che erano venuti ad ascoltare non a Jodorowsky, bensì, a causa di un errore di programmazione, al dottore Woestlandt, simpatico autore di best-sellers medico-esoterici... Mentre io mi solforavo, il mio geniale complice, dopo captare con un'occhiata la grandezza della catastrofe, mi riprese in to non fatalista: lo vedi "? Già io te lo dicevo!", e si diede mezzo vuel ta andando via senza più... La mia compagna corse dietro lui e lo supplicò che parlasse di tutte forme. Evidentemente sensibile alle ragioni femeni nas, Alejandro ritornò sui suoi 10


passi e mi disse: "Sta bene, quella gente vuole ascoltare il dottore Westphaler; okay, perché non mi presenti come se egli fosse? Dilloro che sono il dottore Wiesen-Wiesen e che parlo loro...." Io avrei accettato forse oggi volentieri la sfida; ma per allora era ancora convinto di quell'idea tradi cional che il dottore Woestlandt è il dottore Woestlandt, Gi lles è Gilles e Jodorowsky è Jodorowsky... Quello concetto della cosa reale faceva impossibile che mi prestassi a tale mascherata. In quelle condizioni, improvvisai alcune semplici parole per pre mettere a sedere il mio pericoloso amico, il quale, impuntandosi davanti a suo da' combinato pubblico, cominciò a parlare in tono conciliatore: "Guardino, io non sono il dottore Westphallus; ma quello è quello di me noi, la persona non ha importanza. Immaginino voi che sono il dottore Wiesen-Wiesen e mi faccia domandi. Poco importa la persona, io risponderò loro come se fosse il dottore Wuf-Wuf...." La gente, al principio, sembrava attonita, ma molto rapida mente si diede al sortilegio ed entrò nel gioco di Jodorows ky che, davanti al mio sguardo incredulo, ottenne un rotondo éxi to. Nel momento del colloquio, invitò i suoi estemporanei uditori, con intonazione cantarina, a che gli contassero i suoi problemi ed approfittassero così della fortuna che il destino li aveva procurati: "Attenzione, facciano le sue domande perché questa è l'ultima volta che vengo alla Maggiorana...." Dopo avere visitato lo stand delle edizioni Dervy per com prar il libro del dottore Woestlandt (bisogna sapere almeno chi è quello dottore Westphaler, no?"), Alejandro entrò nella caffetteria, dove, in pochi secondi, si sentì circondato di ammiratori, e continuò regalando consigli ed osservazioni illuminate, con una gentilezza straordinaria. E così fu come un pomeriggio che aveva incominciato essendo un fiasco finì in apoteosi. Bisognerebbe parlare qui anche della sua incredibile intuizione: non è raro che Alejandro, vedendo per la prima volta una persona, dica a bocajarro una verità che ella credeva avere perfec tamente nascosto, smettendo nel suo interlocutore la tremenda im pressione di stare di fronte ad un mago onnisciente. Un amico - al quale chiameremo Claude Salzmann - mai po drá dimenticare quella notte, all'uscita di una conferenza che già in sé era stato epica in cui ci sediamo nella terrazza di un ca fé della Piace Saint Sulpice ed Alejandro, improvvisamente ma con di licadeza, si impegnò a fargli una di quelle rivelazioni: "È cucha, Salzmann, posso parlarti? Sei amico del mio amico, e per quel motivo mi permetto di parlarti, di accordo? Ascolta, Salz mann, quando ti guardo, vedo un uomo di natura divisi dà: il tuo labbro superiore è molto differente al tuo labbro inferiore." , Il mio ré a Claude e vidi, per la prima volta, quello tratto notevole della sua fisionomia.) Il "tuo labbro superiore, molto magro, è quello di un hom bre serio, spirituale, quasi rigido, labbro di asceta... Ma il tuo labbro inferiore, grosso, carnoso, è il labbro di un uomo sensuale, ammanti del piacere... Sì, in te coesistono quelle due nature, Salzmann, e devi conciliarli..." Benché in sé sembrasse un'ob viedad, il commento impressionò il mio amico chi precisa mente in quelli giorni sembrava concentrata come mai in armonizzare quelle due inclinazioni, contraddittorie per la lógi ca tradizionale, ma complementare per la profonda. A quante persone avrò ascoltato dire che Alejandro, appoggiato in una lettera del suo tarocco o nella sua sola capacità di ob servación, aveva mostrato loro in una parola il conflitto al quale si affrontavano in quello momento, tirando fuori alla luce un mio terioso segreto dalla sua personalità? Un giorno lo visitai con un mia amica della quale Alejandro na dà sapeva. 11


Ricordo essere rimasto completamente sorpreso osservando come, senza che ella avesse domandato ancora, egli con centrava in un paio di frasi, dopo tirare fuori ella le lettere, l'esen cial della situazione in cui si trovava. Non è strano, in tonces, che il nostro uomo susciti passioni e devozione. Il re Jodorowsky impera nella sua corte, circondato di un in jambre di fedeli per i quali il Cabaret Mistico rappresenta una vera messa. Alcuni, perfino, accorrono da anni al mestiere e seguono con devozione le più pellegrine trovate del maestro... Credo che riposi precisare che io non faccio parte di quello gregge. Egli nostro è, soprattutto, un dialogo tra amici. Di lì quella sana perplessità con che a volte ricevo suoi commenta fiumi, e che anche dovuto a quell'amicizia ha il buon effetto di obbligarlo a precisare il suo pensiero. Perché la sua straordinaria lucentezza che provoca sempre fasci nazione, può portare anche al dubbio e perfino all'irritazione: per esatte che siano, molte volte le sue incisive intuizioni possono sembrare affrettate. Dopo avere visto la cosa consegnata al suo terapia-lampo nella cornice del Cabaret, dove si inorgoglisce di liberare vecchi nodi psicologici in una sola notte, di un solo colpo di albero genealogico condito con una pun ta di "psicomagia", lo spettatore ben disposto, che contemporaneamente conserva il suo buon senso critico, non potrà altro che oscillare tra l'ammirazione e lo scetticismo, lo stupore ed il dubbio. Admi razione e stupore, perché l'attuazione di questo attore senza pari, il suo potere per sostenere e guidare l'energia di cinquecento perso nas in una sala e la ferrea pertinenza del suo osservazioni cor tanto la respirazione. Scetticismo e dubita, d'altra parte, perché quelli veglioni pieni di risate ed emozione, nelle quali la miseria umana è posizionata in scena con un enorme lancio, dove complessi e traumi sono estratti alla luce e trattati per il "maestro" con una sapiente miscuglio di perspicacia, esagerazione e benevolenza, sono la primicia di un nuovo genere, quello del reality-show analitico-spirituale. Di lì uno esce convinto ed inquieto contemporaneamente, domandandosi sulla vera portata e sugli effetti a lungo termine di quello groviglio artistico-terapeutico. C'è qualcosa di sacamuelas e di guaritore di fiera in questo vidi sionario che Lei autodenomina "imbroglione rifugio." Ma, fi nalmente, quell'aspetto di "ciarlatano trascendente", che è pari tu importante del personaggio Jodorowsky, è sistemato al servizio di una rara energia compassionevole. Si potrebbe dire di Alejandro che è un bodhisattva alla salsa sud-americana, una salsa con mu cha pepe... Non si è imbroglione sacro con solo impegnarsi ad esserlo; ba jo la dismisura e l'apparente disinvoltura di questo artista che si allontana da tutti i cánones, è molto rigore - un rigore molto particolare ma rigore finalmente -, un potenziale di creatività ina gotable, una profonda visione poetica e, sono convinto, mu cha bontà. Perché il nostro uomo ha il cuore puro. Pure essendo re, Jodorowsky non abusa del potere quasi assoluto che egli otor gan molti dei suoi sudditi. La sua Maestà è il suo proprio buffone; non teme mai mettere i suoi propri insegnamenti in tessuto di giudizio con una buona dose di umore. Benché non rifiuti l'omaggio dei suoi seguaci, neanche mostra la minore intenzione di verta convertito in idolo. Disinteressato per eccellenza - co mo ho potuto comprovare in tante occasioni -, Jodorowsky se gue essendo, al mio modo di vedere, crucialmente lucido, conscien tu, tanto dei suoi poteri come delle sue limitazioni. Egli ha avuto la fortuna di avvicinarsi a veri maestri - come il giapponese Ejo Takata che lo segnò col ferro incandescente dello zazén - e, tuttavia, per quel motivo non si limita ad essere guru nel senso è tricto e nobile 12


della parola; egli è piuttosto un genio benevolente ed inquietante col quale ognuno può camminare un tratto della strada. - Cresce un po' - disse un giorno Jodorowsky a sua ventenne figlia Eugenia. A quello che questa replicò: - E tu ti diminuisci un po'! Che lo stesso Alejandro citi, non senza orgoglio, quell'acuto capo di bestiame sistemato di sua figlia dice molto del personaggio. Servitore della verità, benché a volte con un certa aria di fare sante, saltimbanco sfacciato che non chiede altro che tacere ed incli narse davanti a chi lo supera, Jodorowsky appartiene, a tutti lu ces, alla razza dei matti saggi. Sebbene il clown mistico può ispirare fascino o avversione immediate - ed a volte anche entrambe le cose contemporaneamente -, è molto quello che si guadagna conoscendo questo uomo in tutta la sua ricchezza interna. Benché abbia pubblicato vari romanzi ed infinità di storielle, Jodorowsky aspettò l'età della pensione per scrivere so bre quello che più gli importa. Al filo delle nostre conversazioni, Alejandro mi guidò per un viaggio magico con l'arte di un Castaneda che avrebbe fatto teatro. A questo viaggio c'è invitati ora. Questo libro ha tanto di autobiografia artistico-spirituale come di guida in una nuova terapia. Finestra aperta ad un mondo nel quale la poesia si incarna in tumulti, nel quale il teatro diventa sacrificio rituale e nel che una strega reale, ar mada di un coltello di cucina, cura cancri, cambia corazo nes ed alimenta i sonni della notte, questa opera rimarrà, così l'aspetto, come l'orma del passo tra noi di un essere di una dimensione poco comune. Gilles Farcet Parigi, 1989-1993

L'atto poetico

Suppongo che la nascita di quello che lei richiama psicomagia capo di bestiame pondió ad una necessità... Effettivamente, così fu. Per un'epoca della mia vita, nella cornice della mia attività specialista in tarocco, riceveva come almeno due persone al giorno per leggerloro le lettere... Li prediceva il futuro? In assoluto! Io non credo nella possibilità reale di predire il futuro, nella misura in che, a partire dal momento in cui vedi il futuro, lo modifichi o credilo. Predicendo un aconteci mento, uno lo provoca: è quello che in psicologia sociale Lei di nomina "realizzazione automatica delle predizioni." Qui ho un testo di

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Anne Ancelin Schutzberger, insegnante dell'Università di Nizza che evoca precisamente quello fenomeno: "Se si osserva accuratamente il passato di un certo numero di malato gravi di cancro, si nota che si tratta, molte volte, di persone che fecero una pre dizione su loro stesse durante la sua infanzia che hanno sviluppato un" copione di vidi dà" incosciente, di loro stessi o delle sue famiglie, relacio nuoto con la sua vita e la sua morte, a volte perfino con indicazione di data, momento, giorno ed età, e che dopo si vedono effettivamente in quella situazione di morente. Per esempio a 33 anni - l'età di Gesù Cristo - o ai 45 - età in cui morì suo padre o sua madre, o quando suo figlio compiè 7 anni - perché a quell'età quella persona rimase orfana -. Sono esempi di una specie di realizzazione automatica delle predizioni personali o familiari." Ugualmente, come segnala Rosenthal, se un professore prevé che un cattivo studente continuerà ugualmente, la cosa più sicura è che niente cambi. Al contrario, quando il professore esti ma che il bambino è intelligente, benché timido, e prevé che a pi sar di ciò farà progressi, il bambino comincia a progredire... È una constatazione sorprendente ma che è stato verificata in varie occasioni, sufficienza per ispirare il maggiore diffidano za rispetto a quelli che, so pretesto di possedere doni so brenaturales, si permettono di predire avvenimenti che quell'in cosciente del consultante tradurrà in desiderio personale, col fine di sottomettersi alle ordine del veggente. Come risultato di questo, il consultante assumerà il compito di realizzare questi predic ciones, con conseguenze molte volte nefaste. Ogni pre dizione è una presa di potere, mediante la quale il veggente si rallegra in prefigurare destini, torcendo così il corso natu ral di una vita... Ma perché quello fenomeno deve avere necessariamente consecuen Co. nefaste? Che cosa pensa allora dei veggenti che predicono acon tecimientos felici, prosperità, fertilità o altri benefici? Ugualmente ciò implica potere e manipolazione. Per quello di più, sono assolutamente convinto che dietro l'etichetta di "veggente professionale" si nascondono, con rare eccezioni, individui squilibrati, disonesti e deliranti. Nel fon do, sarebbero solo degne di fiducia le predizioni di un vedere dadero sacro... Quello spiega perché mi rifiuto di dedicarmi alla videncia. Ritorniamo alle origini della psicomagia ed alla sua attività di tarólogo. In che cosa consisteva allora la sua pratica? Io consideravo il tarocco come un test progettuale che permi zia ubicare le necessità della persona e sapere dove risiedevano i suoi problemi. È ben conosciuto che il mero aggiornamento di una difficoltà incosciente o poco conosciuta costituisce già un abbozzo di soluzione. Lavorando con me, le persone prendevano coscienza della sua identità, delle sue difficoltà, di quello che li portava ad agire. Io facevo loro passeggiare attraverso il suo albero ge nealógico per mostrarloro l'origine antica di alcuni dei suoi malesseri. Tuttavia, mi resi subito conto che non poteva avere nessuna cura vera se non si arrivava ad un'azione concreta. Affinché la consultazione avesse un effetto tera péutico, doveva sboccare in un'azione creativa portata a capo nell'ambito reale. Per riuscirlo, dovetti indicare a quie nes venivano a vedere mi unisco o due atti a realizzare. La persona ed io avevamo che, di comune accordo e con piena coscienza, fissare un programma di azione molto preciso. Così è come arrivai a prac ticar la psicomagia. 14


Lei praticò questa terapia per una decade e riuscì risultati completamente convincenti. Come l'inventò? Così qualcosa non si inventa; uno lo vedi nascere attraverso uno il mio mo. Ma questa nascita ha radici molto profonde. Prima di entrare in dettagli sulla psicomagia, di esaminare il suo re laciones con la psicoanalisi, di riferire atti precisi o di sommergerci nelle lettere che gli hanno scritto il suo consultantes, sarebbe interessante re montarci alle radici. La prima cosa che venne ad aiutarmi fu la poesia, mio con tatto con poeti negli anni cinquanta... Ebbi la fortuna di na cer in Cile, benché fosse potuto nascere perfettamente in un altro posto. Se non fosse stato per la guerra russogiapponese, i miei nonni non sarebbero emigrati ed io sarei nato sicuramente in Russia. D'altra parte, perché la barca in che Lei embar caron li portò fino al Cile? Mi piace immaginare che scegliamo in anticipo il nostro destino e che niente di quello che noi suo cede è frutto del caso. Orbene, se non c'è caso, tutto ha senso. Per me, è il mio incontro con la poesia quello che justifi ca la mia nascita in Cile. Tuttavia, non si può dire che il Cile abbia avuto l'exclusivi date della poesia... No, versifichi è da tutte le parti. Ma la vita poetica, in cam bio, è un bene più scarso. In quanti paesi esiste un'at mósfera realmente poetico? Senza dubbio, l'antica Cina era una terra di poesia. Ma penso che, negli anni cinquanta, in Cile si viveva poeticamente come in nessun altro paese del mondo. Potrebbe spiegarlo? La poesia l'impregnava tutto: l'insegnamento, la politica, la vita culturale... Il paese stesso viveva immerso nella poesia. Quell'era dovuto al temperamento proprio dei cileni e più pari ticularmente all'influenza di cinque dei nostri poeti che si trasformarono per me in una specie di archetipi. Fu rum essi che modellarono la mia esistenza in un principio. Il più conosciuto di essi era niente meno che Pablo Neruda, un uomo politicamente molto attivo, esuberante, molto prolifico nella sua scrittura e che, soprattutto, viveva come un autentico poeta. Che cosa è vivere come un autentico poeta? In primo luogo non temere, osare dare, avere l'audacia di vivere con una certa dismisura. Neruda costruì una casa in forma di castello, congregando intorno a lui un paese ente ro, fu senatore, e quasi arrivò ad essere presidente della repubblica... Consegnò la sua vita al Partito Comunista, per idealismo, perché desiderava realmente portare a termine una rivoluzione sociale, cons truir un mondo più giostro... E la sua poesia segnò a tutta la gioventù cilena. In Cile, perfino gli ubriachi in piena sessione alcolica declamavano versi di Neruda! La sua poesia era recita dà tanto nelle scuole come per strada. Tutto il mondo che rida essere poeta, come egli. Non parlo solo degli studenti, bensì di operaio e perfino ubriachi che parlavano in verso! Seppe captare nei suoi testi tutto l'ambiente pazzo del paese. Ascolta questo poema che mi viene nella mente e che recitá bamos in coro quando, in qualità di studenti universitari, c'ubriacavamo col vino patriottico della nostra terra cilena:

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Succede che mi stanco dei miei piedi e le mie unghie ed i miei capelli e la mia ombra. Succede che mi stanco di essere uomo. Tuttavia sarebbe delizioso spaventare un notaio con un iris tagliato o dare morte ad una suora con un colpo di orecchio. Sarebbe bello andare per le strade con un coltello verde e gridando fino alla morte di freddo.

A parte Neruda che godeva di fama mondiale, altri cua tro poeti furono di un'importanza capitale. Vicente Huidobro proveniva da un mezzo sistemato, in ogni caso meno umile di quello di Neruda. Sua madre conosceva tutti i saloni letterari francesi ed egli ricevè un'educazione artistica molto profonda, per quello che la sua poesia, di una gran bellezza formale, impregnò di eleganza a tutto il paese. Sognavamo tutti l'Europa, con la cultura... Huidobro ci diede una gran lezione di estetica. A modo di esempio, ti leggerò questo frammento di una conferenza data per il poeta a Madrid, tre anni prima dell'apparizione del manifesto surreale: A parte il significato grammaticale del linguaggio, c'è un'altra, un significato magico, che è l'unica che c'interessa... Il poeta creda fuori del mondo che esiste quello che dovesse esistere... Il valore del linguaggio della poesia sta in ragione diretta del suo allontanamento del lingua je che si parla... Il linguaggio si trasforma in un cerimoniale di con giuro e si presenta nella luminosità della sua nudità iniziale, altrui ad ogni vestiario iniziale convenzionale fissato in anticipo... La poesia non è un'altra cosa che l'ultimo orizzonte che è, a sua volta, l'arista dove gli estremi si toccano dove non c'è contraddizione né dubita. Arrivando a quello limitrofo finale, l'incatenamento abituale dei fenomeni rompe la sua logica, ed all'altro lato dove incominciano le terre del poeta, la catena si rimette in una logica nuova. Il poeta vi tende la mano per condurrvi oltre l'ultimo orizzonte, più su della punta della piramide, in quello campo che Lei extien di oltre la cosa vera e la cosa falsa, oltre la vita e della muer tu, oltre lo spazio e del tempo, oltre la ragione e la fantasia, oltre lo spirito e la materia... C'è nella sua gola un incendio inestinguibile.

C'era anche una donna, Gabriela Mistral. La sua apparenza era quella di una dama secca, austera, molto lontana della poesia sen sual. Ella insegnava nelle scuole popolari, e questa piccola istitutrice arrivò a trasformare si fermi noi in un simbolo di pace. C'insegnò l'esigenza morale rispetto al dolore del mondo. Gabriela Mistral era per i cileni una specie di guru, molto mistica, una figura di madre universale. Ella parla ba di Dio ma dava fede di un rigore tale... Ascolta questi frag mentos del suo "Discorso" della Maestra, la maestra in questione era, naturalmente, l'istitutrice,: Sig.! Tu che insegnasti, perdoni che io insegni; che porti il nome di maestra che Tu portasti per la Terra... Maestro, fammi durevole il fervore e passeggero la delusione. Parte da me questo im puro desiderio di giustizia che mi turba ancora, la meschina insinuazione di protesta che sale di me quando mi feriscono... Fammi spregiatrice di ogni potere che non sia puro, di ogni pressione che non sia quella della tua volontà ardente sulla mia vita... Dammi semplicità e dammi profundi date; liberami di essere complicata o banale nella mia lezione quotidiana... Ali gérame la mano nella punizione ed ammorbidiscimi più l'in la carezza.

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La stanza si chiamava Pablo di Rokha. Anche egli era un essere esuberante, una specie di pugile della poesia a proposito del quale correvano le dicerie più pazze. Gli erano attribuiti attentati anarchici, truffe... In realtà era un dadaista espressionista che apportò al Cile la provocazione culturale. Era turbolento, capace di insultare, e nei circoli letterari aveva un'aura terribile e sfortuna. Queste frasi sciolte che risuonano come salvi, dovrebbero bastare per darti un'idea del suo ardore furibondo: Incendiate il poema, decapitate il poema... Scegliete un materiale chiunque, come si scelgono stelle tra lombrichi... Quando Dio era "ancora azzurro dentro l'uomo... Tu, tu sei giusto nel centro di Dio, come il sesso, giusto nel centro... Il cadavere di Dio, furioso, ulula nelle mie viscere... Batto l'Eternità col calcio della mia rivoltella.

Finalmente, la recluta si chiamava Nicanor Parra rampicante*. Originario del paese, portò sugli scalini universitari, si fece professore in una gran scuola ed incarnò la figura dell'intellettuale, del poeta intelligente. Ci fece conoscere a Wittgenstein, il circolo di Vienna, il diario intimo di Kafka. Aveva una vita sessuale molto sud-americana... Cioè? I sud-americani diventano pazzi con le bionde. Ogni tanto, Vita rampicante andava in Svezia e ritornava con una svedese. C'affascinava vederlo vicino ad una biondo despampanante... Dopo, divorziava, girava alla Svezia e ritornava con una nuova creatura. A parte la sua influenza intellettuale, portò l'umore alla poesia cilena; fu il primo ad introdurre un elemento comico. Creando l'antipoesía, desdramatizó questa forma di arte. Qui ho un frammento di "Avvertenza" al lettore, di Vita rampicante: La mia poesia non può condurre perfettamente a nessuna parte: "Le risate di questo libro sono false!", argomenteranno i miei detrattori Le "sue lacrime, artificiali!" "Invece di sospirare, in queste pagine si sbadiglia" Si scalcia come un bambino di petto" "L'autore si fa capire a starnuti" Come: vi invito a bruciare le vostre imbarcazioni, Come i fenici pretendo formarmi il mio proprio alfabeto. "A che cosa disturbare allora il pubblico?", si domanderanno gli amici lettori: "Se il proprio autore incomincia per screditare i suoi scritti, Che cosa potrà aspettarsi di essi!." Attenzione, io non scredito niente O, per meglio dire, io esalto il mio punto di vista, Mi vanto delle mie limitazioni Metto per le nuvole le mie creazioni. Gli uccelli di Aristofane Seppellivano nelle sue proprie teste I cadaveri dei suoi genitori. , Ogni uccello era un vero cimitero volante, Al mio modo di vedere È arrivata l'ora di modernizzare questa cerimonia Ed io seppellisco le mie piume nella testa dei signori lettori!

Quelle cinque personalità segnarono molto, capisco, al giovane che lei era allora... 17


Erano vivi, vivi e peleadores! Erano i migliori nemici del mondo, passavano i giorni litigando, scambiandosi in sultos... Pablo di Rokha, per esempio, pubblicò una lettera abier ta a Vicente Huidobro sul quale esclamava: "Comincio a è tar stufo di questa storia, il mio piccolo Vicentito. Per il resto, non sono di quelli codardi che battono una gallina che chioccia perché dice avere messo un uovo in Europa." Sai quello che diceva di Neruda? "Pablo Neruda non è comunista, è nerudista - l'ultimo dei nerudistas, o l'unico, probabilmente..." Queste persone si esporsi, non avevano paura di vivere il suo pa sión. In quanto a noi, abbracciavamo la causa di uno, dopo quella dell'altro... Eravamo immersi nella poesia dalla mattina fino alla notte, ella stava realmente nel centro di nostre vidi dai. Questi cinque poeti formavano per noi un comandale alquímico: Neruda era l'acqua, Vita rampicante l'aria, Di Rokha il fuoco, Gabriela Mistral la terra e Huidobro, nel centro, la quintae sencia. Volevamo andare oltre i nostri predecessori, i cua essi, per il resto, avevano anticipato già le nostre ricerche. E quello come era? Tutti questi poeti realizzavano atti. Huidobro dicevo: "perché cantate la rosa, oh poeti! Fatele fiorire nel poema"; Neruda sedusse una donna del paese promettendogli un ma ravilloso regalo e dopo mostrandogli un limone del volume di una zucca. Avevano cominciato ad uscire dalla letteratura per partecipare agli atti della vita quotidiana con la posizione sia tica e ribelle propri dei poeti. I suoi amici e lei vollero allora andare più lontano in quella direzione. Ebbi la fortuna di avere la stessa età che il famoso poeta Enrique Lihn, oggi morto. Un giorno, con egli ed altri compañe ros, troviamo in un libro sul futurismo italiano una frase illuminatrice di Marinetti: "La poesia è un atto." A pari tir di quello momento, decidiamo di prestargli più attenzione all'atto poetico che alla scrittura stessa. Durante tre o quattro anni, ci dedichiamo a realizzare atti poetici. Pensavamo ad essi durante tutto il giorno. In che cosa consistevano quegli atti? Per esempio, Lihn ed io decidiamo un giorno di camminare on-line retta, senza non deviarci mai. Camminavamo per un viale ed arrivavamo di fronte ad un albero. Invece di circondarlo, salivamo all'albero per proseguire la nostra conversazione; se un'automobile si incrociava nella nostra strada, salivamo sopra, caminá bamos sul suo soffitto... Di fronte ad una casa, toccavamo il tim bre, entravamo per la porta ed uscivamo per dove pudiéra mos, a volte per una finestra. La cosa importante era mantenere la linea retta e non prestare nessuna attenzione all'ostacolo, fare come se non esistesse. Questo doveva causarli più di un problema... In assoluto, perché? Dimentichi che il Cile era un paese poéti co. Ricordo avere suonato il campanello di una casa ed avere ex plicado alla signora che eravamo poeti in piena azione e che, pertanto, dovevamo attraversare la sua casa on-line retta. Ella lo capì perfettamente e ci fece uscire per la porta posteriore. Questa traversa della città on-line retta fu per noi una gran 18


esperienza, nella misura in cui riusciamo a sorteggiare tutti gli ostacoli. A poco a poco, fummo derivando verso atti più forti. Io studiavo nella facoltà di Psicologia. Un giorno questa ba realmente stufa e decisi di realizzare un atto per esprimere la mia scorpacciata. Uscii dalla classe e fui tranquillamente ad orinare di fronte alla porta dell'ufficio del rettore. Ovviamente, correva il rischio di essere espulso definitivamente dall'università. Cucia má gica, nessuno mi vide. Feci il mio atto e mi ritirai incredibilmente ali viado, in tutti i sensi della parola. Un altro giorno, mettemmo una gran quantità di monete in una valigetta bucata e re corremmo con lui il centro della città: ero straordinario vedere a tutto il mondo chinandosi dietro noi, lo strada re pleta di corpi arcuati! Decidiamo anche di creare la nostra propria città immaginaria vicino alla città reale. Per quello tuvi mos che procedere a celebrare inaugurazioni. Ci dirigevamo al piede di una statua, di un monumento celebre ed iniziavamo una cerimonia di inaugurazione, di accordo col nostro fan tasía. È come per noi la Biblioteca Nazionale Lei trans formò in una specie di caffè intellettuale. Senza dubbio quello è il germe del Cabaret Mistico. La cosa importante era nominare le cose: attribuendoloro nomini differenti, ci sembrava che li trasformassimo. Ci dedicavamo anche ad atti molto innocenti e non io noi poderosi, come mettere nella mano del revisore che veniva a reclamarci il nostro biglietto di autobus una bello con cha... L'uomo rimaneva tanto stupefatto che seguiva di lare go senza dire niente. Appena lei aveva venti anni. Con che occhi guardava la sua famiglia tutte quelle eccentricità? Come sai, provengo da una famiglia di immigranti che passavano otto ore al giorno dentro un negozio. Quando la poesia entrò in questo modo nella mia vita, rimasero con la bo ca aperto. Un giorno i miei amici ed io prendemmo un manichino e lo vedi truffe con vestiti di mia madre. Quindi lo recliniamo come un cadavere, circondato di candelabri, ed iniziamo una camera ardente nel salone familiare. Come facevamo teatro, disponevamo dell'atrezzo necessario, e l'impressione era impressionante. Quando il mio ma dre arrivò, si vide essendo vegliata! Tutti i miei amici cominciarono a presentare le sue condoglianze... Fu naturalmente un impatto enorme per la mia famiglia. Un'altra volta, riempiamo il letto del mio pa dres di vermi. Ma quello è molto crudele, lei risultava un figlio odioso... Io li amavo, ma voleva, con tutta la pazzia del mio juven tud, fare esplodere i limiti. Questi atti li scuotevano, l'obli cappotto ad aprirsi. Che più potevano fare davanti alla cosa imprevista? La vita è così, comprendi?: totalmente impredecible. Credi che la giornata accade di tale o quale maniera e, in realtà, puoi essere investito per un camion nell'angolo, encon trarte con un antico amante e portarla al hotel a fare l'amore o caérsete il soffitto sulla testa mentre lavori. Il telefono può suonare per annunciarti il migliore o il peggiore delle notizie. I nostri atti di giovani poeti non facevano altro che evidenziare questo, controcorrente del mondo rigido del mio pa dres. Aprire il letto e trovarsi con un'ebollizione di vermi è una situazione che simbolizza con forza quello che ci succede a tutti, tutti i giorni. Mio padre praticava la psicomagia senza saperlo: era con vinto che quante più merci avessero, più venderebbe. Bisognava dare ai clienti un'immagine di sovrabbondanza. Ci fu un tempo nel quale egli aveva dietro sé una fila di cassetti suppostamente pieni di calzini. Faceva emergere un calzino di uno dei 19


cassetti per dare la sensazione che erano riempiti, quando, in realtà, non c'era dentro assoluta mente niente. Un giorno in cui il negozio era pieno di clienti, uno dei miei amici, ubriaco, si mise ad aprire tutti i cassetti. Quindi fece un poema proclamando che mio padre era un uomo eccezionale, paragonabile ai grandi mistico: come essi vendevo sigaro vuoto! Suo padre dovette diventare furioso... In realtà, no. Ogni volta che succedeva così un atto, il mio fami avvolge soffriva un gran impatto, seguito di un silenzio e di una gran perplessità. Erano completamente sorpassati, e quello risultava tanto straordinario per essi che credevano stare vivien do un sonno svegli, qualcosa fuori dei limiti della sua esistenza abituale. Tutti questi atti erano intrisi di una qualità onirica, intrisi di pazzia. Ricordo che Lihn ed io ci fissavamo obiettivi strani: quando stavamo har tosse dell'università, partivamo a Valparaíso in treno, decisi due ad a non ritornare fino a che una signora di età c'invitasse a prendere una tazza di tè. Compiuto il nostro obiettivo, regresába mos trionfanti alla capitale. Un giorno, accompagnato da un altro amico, andai ad un buon restau rante, andavamo molto elegantemente entrambi i vestiti e chiediamo una bistecca al pepe. Una volta serviti, ci sfreghiamo tutto il corpo con la carne, macchiando il nostro abbigliamento. Ed una volta conclusa l'operazione, chiediamo di nuovo la stessa cosa e ripetiamo l'atto. Lo facemmo cinque o sei volte seguite fino a che tutto il ristorante fu preda del panico. Un anno più tar di ritornammo allo stesso stabilimento, ma il maître c'uscì al passo: "Se pensano di ripetere quello che fecero un'altra volta il, né c'è blar, non permetterò che entrino nel ristorante." L'atto l'ha bía colpito tanto che era come se il tempo si avesse di avuto. Aveva trascorso un anno, ma per lui era come se quello fosse successo prima una settimana. Le sue parole mi fanno ricordare un episodio di quando io avevo quindici o sedici anni. Io stavo in piena lettura di Dostoievski, e è tosse russi esaltati che passavano istantaneamente dell'abbattimento all'esaltazione che si accendevano per una causa che si rotolavano per il suolo, mi affascinavano. Un giorno dissi ai miei amici: per che motivo continuare ad avanzare? Che cosa succederebbe se tutto il mondo decidesse di fermare il mo vimiento?: dove andiamo? E decidiamo di abbatterci nel suolo, in mi diede della strada, senza muoverci. I pedoni passavano al di sopra di non sotros, alcuni facevano commenti. Se non mi sbaglio, si trattava di un atto poetico... Ovviamente! E sono sicuro che i nostri lettori, se si mettono a pensare, ricorderanno momenti simili di questione della realtà obbligatoria. Noi anche noi acos pule una volta di fronte ad una banca, sporchi e straccione per dare l'impressione alla gente che una crisi economica è sempre possibile che la miseria può sorgere in qualunque istante. Pi ro, un'altra volta, tutto questo succedeva in Cile, in quella paese preda di una forma di pazzia collettiva. Sicuramente non saremmo potuti arrivare tanto lontano in un altro contesto. La maggioranza dei poh rócratas cileni viveva correttamente fino alle sei del pomeriggio. Una volta fosse dell'ufficio, si ubriacavano e cambiavano personalità, quasi di corpo. Abbandonavano la sua personalità burocratica per assumere la sua identità magica. La festa stava dappertutto, il paese intero era surreale senza saperlo. Il temperamento cileno spiegherebbe da solo questa atmosfera?

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Le persone chiamate ragionevoli, quelli che credono nella solidità di questo mondo, non espongono atti pazzi. Ma in Chi egli la terra tremavo ogni sei giorni! Il suolo stesso del paese era, per dirlo così, convulsivo. Questo faceva che tutto il mondo è avesse individuo ad un tremore, fisico ed esistenziale. Non habitába mos un mondo massiccio diretto per un ordine borghese supues tamente ben impiantato, bensì una realtà tremula. Niente rimaneva fisso, tutto tremava!... , Risate.) Tutti vivevano precariamente, tanto nel piano materiale come relazionale. Non si sapeva mai come finirebbe una festa: il compagno sposato alle sei del pomeriggio poteva disfarsi alle sei della mattina, gli invitati potevano tirare i mobili per la finestra... Nativo mente, l'angoscia abitava nel cuore di tutta quella pazzia. Il paese era povero, le classi sociali molto differenziate... Hanno trascorso già varie decadi... Con la distanza del tempo, come vedi oggi quegli atti? Oltre la cosa pittoresca, che cosa gli insegnarono? L'audacia, l'umore, un'attitudine per discutere i pos tulados mediocri della vita ordinaria ed un amore per l'atto gratuito. E quale è la definizione dell'atto poetico? Deve essere be llo, estetico e prescindere da ogni giustificazione. Può trasportare anche una certa violenza. L'atto poetico è una chiamata alla realtà: bisogna affrontare alla propria morte, all'imprevis to, alla nostra ombra, ai vermi che formicolano dentro noi. Questa vita che noi volessimo logica è, in reo lidad, matta, provocante, meravigliosa e crudele. Nostro comporta mento che pretendiamo logico e cosciente, è, in realtà, irrazionale, pazzo, contraddittorio. Se osservassimo lucidamente la nostra realtà, constateremmo che è poetica, illogica, exu berante. In quelli tempi io ero, senza dubbio, immaturo, un giovane decerebrato insolente; quello non toglie che detto periodo si abituasse ugualmente a percepire l'impazzita creatività dell'esistenza ed a non identificarmi coi limiti dentro i quali la maggioranza della gente si rinchiude fino a che non sopporta più e scoppia. La poesia non rispetta un ordinamento stereotipato del mondo... No, la poesia è convulsiva, sii legata al tremore della tie rra! Ella denuncia le apparenze, attraversa con la sua spada la bugia e le convenzioni. Ricordo che una volta andò alla facoltà di Medicina e, con la complicità di un amico, ro bamos il braccio di un cadavere. Lo nascondemmo dentro la manica del nostro cappotto e giochiamo a dare la mano al gene ti, a toccarla con questa mano morta. Nessuno osava a mangiano tar che era fredda, senza vita, perché nessuno voleva riconoscere la cruda realtà che quello membro era morto. Parlandoti, mi rendo conto che in una certa maniera sto confesándo io. So che tutto questo può sembrare fantasioso. Per noi, si trattava certamente di un gioco, ma anche di un atto profondamente drammatico! L'atto creava un'altra realtà nel seno stesso della realtà ordinaria. Ci permetteva di accedere ad un altro livello, e seguo convinto che con atti nuovi si apre la porta di una nuova dimensione. Così l'atto concepito non ha un valore purificatore e terapeutico? Certo! Se uno lo pensa, la nostra storia individuale è costituita di parole e di atti. La maggior parte del tiem po la gente si accontenta con piccoli atti innocui, fino a che un giorno "scoppia" e, senza controllo alcuno, diventa furiosa, la rom pi tutto, proferisce insulti, si abbandona alla violenza, arriva in cluso al 21


crimine... Se un criminale in potenza conoscesse l'atto poetico, sublimerebbe il suo gesto omicida mettendo in scena un atto equivalente. Ma quello potrebbe portare a certi estremi non esenti di pericolo... Effettivamente. La società ha messo barriere affinché la paura e la sua espressione, la violenza, non sorgano ad ogni istante. Per ciò, quando si realizza un atto differente delle azioni ordinarie e codificate, è importante farlo coscientemente, misurare ed accettare in anticipo le conseguenze. Reali zar un atto è un processo cosciente che mira ad introdurre volontariamente una fessura nell'ordine della morte che per petúa la società, e non la manifestazione compulsiva di una re belión cieco. Conviene non identificarsi con l'atto poetico, non lasciarsi portare per le energie che questo libera. Bretone, per esempio, cadde nella trappola quando, portato per il suo entusias mo, dichiarò che il vero atto poetico consisterebbe in uscire alla strada armata di una rivoltella e sparare sulla gente. Si pentì molto, dopo. E quello che non ci fu passo all'atto! Ma questa dichiarazione era in sé il segno di un scatto. L'ac to poetico permette di esprimere energie normalmente repressi dai o addormentate dentro noi. L'atto non cosciente è una porta aperta al vandalismo, alla violenza. Quando le moltitudini si eccitano, quando le manifestazioni degene ran e la gente comincia ad incendiare automobili o a lanciare pietre, si tratta anche di una liberazione di energie repri misura. Non per ciò quelle manifestazioni ameritan il calificati vo di atti poetici. Erano coscienti di ciò, lei e le sue comparse? Finiamo essendo egli, dopo avere osservato alcuni atti pericolosi perpetrati per esseri precipitosi... I miei amici ed io ci sentiamo scossi per quelle esperienze e quello ci fece seriamente in terrogarnos. Una haiku giapponese ci proporzionò una chiave: l'alunno porta al maestro il suo poema, nel quale dice:

e diventa peperone!

Una farfalla: lo tolgo le ali

La risposta del maestro fu immediata: "No, no; quello non è così, lasciami correggere il tuo poema": Un peperone: gli metto alcune ali e diventa farfalla! La lezione è chiara: l'atto poetico debito essere sempre positi vo, andare nel senso della costruzione e non della distruzione... Tuttavia, molte posteriormente...

volte

è

indispensabile

distruggere

per

potere

costruire

Sì, ma attenzione con la distruzione come fine in sé! L'atto è azione e non reazione vandalica. In quello caso, come qualificherebbe alcuni dei "atti" che c'è co menzionato? Molti di essi non erano, effettivamente, bensì reagisci o, diciamo, tentativi più o meno rozzi in direzione ad un atto degno di quello nome. Quello fece che 22


decidesse di realizzare un exa men di coscienza. Compresi chiaramente che, invece di va ciar tutti i cassetti di mio padre, saremmo dovuti arrivare in processione con un carico di calzini e c'esserlo lle nuoto le sue scatole affinché il suo sonno si facesse realtà. Invece di mettere vermi nel letto dei miei genitori, dovremmo c'è berla tappezzato con monete di cioccolato avvolte in carta dorata. Invece di simulare la camera ardente di mia madre, marcirebbe mos avere rappresentato una scena nella quale ella si sarebbe potuta ammirare in piena gloria, come la vergine durante l'assunzione. Lo scontro causato per l'atto deve essere positivo. Dietro questa presa di coscienza, si sentirono voi colpevoli, expe rimentaron qualche pentimento? No, e continuo a dire che la colpevolezza è inutile. L'errore è tá permesso, purché si commetta una sola volta e dentro una ricerca sincera di conoscenza. Quella è la condizione umana: l'uomo cerca la conoscenza, e che cosa è il hom bre alla ricerca di qualcosa bensì, per definizione, un essere erratico? L'errore è parte integrante della strada. Abbandoniamo quelle ex periencias negativi, ma senza pentimento alcuno. Ci ci siamo bían aperto la porta del vero atto poetico. Per fare una tortilla bisogna rompere le uova.

L'atto teatrale

Abbiamo evocato la dimensione metafisica dell'atto, ma ritorniamo al suo aspetto artistico. Se la poesia è innanzitutto atto, che posto occuperebbe la scrittura? Scrivevano lei ed i suoi amici, oppure si accontentavano con realizzare atti? Lihn continuò a scrivere ed arrivò ad essere uno dei grandi poeti del paese, tanto che già nessuno si ricorda oggi dei suoi atti. I cileni si sorprenderebbero di sapere a che giochi si tra gaba nella sua gioventù il suo poeta nazionale. Per quello che a me con fioritura, abbandonai la poesia propriamente detta per dedicarmi al teatro. Come ebbe luogo quella transizione? L'amore all'atto mi portò a creare oggetti. Tra altri, alcuni burattini dei che pronto mi innamorai. Innanzitutto, vedeva nel tí tere una figura essenzialmente metafisica. Mi piaceva vedere che un oggetto che io avevo fabbricato con le mie proprie mani fuggivo Lei. Dal momento in cui metteva la mano nel burattino per incoraggiarlo, il personaggio incominciava a vivere di una maniera quasi autonoma. Io assistevo allo sviluppo di una perso nalidad sconosciuto, come se il fantoccio si avvalesse della mia voce e delle mie mani per prendere un'identità che gli era già propria. Mi somigliavo realizzare un mestiere di 23


servitore più che di creatore. Finalmente, avevo l'impressione di stare essendo diretto, manipolato per il fantoccio! Questa relazione tanto profonda coi burattini fece nascere in me il desiderio da trasformarmi in uno di essi, cioè in attore di teatro. In realtà crede che un attore somiglia ad un burattino? Mi sembra dis cutible... In qualsiasi caso, quell'era la mia idea del teatro e del mestiere di comico. Non mi piaceva il teatro psicologico, affezionato ad imi tar la "realtà." Per me, quello teatro chiamato realista era un'espressione volgare nel che, pretendendo di mostrare qualcosa della cosa reale, si svagava la dimensione più apparente ed anche la più vacua e rozza del mondo come è percepito normalmente. Quello che si chiama in generale "realtà" non è altro che una parte, un aspetto di un ordine molto più ampio. Mi somigliavo - ed io pa preghi ancora - che il teatro autodenominado realistico Lei desentien di della dimensione incosciente, onirica e magica della reali date. Perché, insisto, la realtà non è razionale, per quanto così lo vogliamo credere per tranquillizzarci. In generale, i com portamientos umani è animato per forze incons cientes, chiunque che possano essere le spiegazioni racio nales che attribuiamo loro dopo. Il proprio mondo non è omogeneo, bensì un amalgama di forze misteriose. Non re avere della realtà più che l'apparenza immediata è trai cionarla e soccombere davanti all'illusione, benché si mascheri da "reo lismo." Detestando come detestava il teatro realistico, incominciai a sentire repulsione verso la nozione di autore. Non voleva vedere ad alcuni comici ripetere un testo scritto previamente, preferiva assistere ad un atto teatrale che non avesse niente a che vedere con la letteratura. Mi dissi: "perché appoggiarsi su un testo chiamato teatrale, in un'opera? Tutto può interpretarsi e sceneggiarsi. Io potrei aggiornare in scena il giornale, montare un dramma mara villoso a partire dalla prima pagina di un diario." Così incominciai a lavorare ed a sperimentare una libertà crescente. Come non pretendeva di imitare la realtà, poteva muovermi al mio capriccio, c'è cer i gesti più stravaganti, ululare... Presto, l'esce nario in sé mi fu apparso come una limitazione. Volli tirare fuori al teatro del teatro. Per esempio, immaginai un'opera dentro un autobus. Il pubblico sperava nelle fermate e saliva all'autobus che percorreva la città. Improvvisamente bisognava scendere ed entrare in un bar, una maternità, un mattatoio; in somma, mettere Don di stesse succedendo qualcosa e riannodare la marcia... Le ex periencias che realizzai fu riprese dopo per altri. Quando era annunciato che il mio spettacolo si svilupperebbe in un teatro, a volte mi portavo agli spettatori ai sóta ci, alle toilette o la terrazza. Più avanti, mi fu successo l'idea che il teatro poteva prescindere dagli spettatori e non doveva comportare più che attori. Allora organizzai grandi feste nelle quali tutto il mondo poteva interpretare. Finalmen tu, mi sembrò che interpretare un personaggio era inutile. L'ac tor, pensai allora, deve cercare di interpretare suo proprio il mio terio, esteriorizzare quello che porta dentro. Uno non va al teatro per scappare da sé, bensì per ristabilire il contatto col mistero che siamo tutti. Il teatro mi interessavo meno come dis trazione che come strumento di autoconocimiento. Per ciò, sostituii la "rappresentazione" classica per quello che chiamai la cosa effimero panico." Che cosa è esattamente la cosa effimero panico?" Arrivati a questo punto, dovrebbe riferirmi ad un testo che pu bliqué in 1973 in un libro concepito per Fernando Arrabal tu tulado Egli Panique. In lui formulai la cosa essenziale del mio processo e delle mie concezioni teatrali: "Per 24


arrivare all'euforia pánica è che, in primo luogo, liberarsi dell'edificio teatro." Dal punto di vista architettonico, sia come sia la forma che hai gan, i teatri sono concepiti per attori e spettatori; ubbidiscono alla legge primordiale del gioco che consiste in deli mitar un spazio, cioè, isolare la scena dalla realtà, e per quell'impongono, principale fattore antipánico, una concezione a priori delle relazioni dell'attore e dello spazio. Prima che niente, l'attore deve servire l'architetto e dopo all'autore. I teatri impongono movimenti corporali, benché, in ge neral, sia il gesto umano quello che determina l'architettura. Eliminando lo spettatore nella festa pánica, si elimina automáti camente la "poltrona" e la "interpretazione" davanti ad un sguardo in marca da bollo. Il posto dove accade la cosa effimera" è un spazio non delimitato, di tale maniera che non si sa dove comincia la scena e dove comincia la realtà. La "compagnia pánica" sceglierà il posto che più gli piaccia: un terreno vano, un bos che, una piazza pubblica, una sala operatoria, una piscina, una casa in rovine oppure un teatro tradizionale, ma usando tutto il suo volume: manifestazioni euforiche nel patio di poltrone, nei camerini o nei bagni, straripando durante i corridoi, nella cantina, il tetto, etc. si può fare Anche un "effimero" sotto il mare, in un aeroplano, in un treno rapido, un ce menterio, una maternità, un mattatoio, un asilo di anziano, in una grotta preistorica, in un bar di omosessuali, un con vento o per una camera ardente. Dato che la cosa "effimera" è una manifestazione concreta, non può evocarsi in lui problemi di spazio e di tempo: lo spazio ha suoi dosate reali e non può simbolizzare un altro spazio: è quello che è nell'istante stesso. Qualcosa di simile succede col tempo: non può raffigurare l'età in lui. Il tempo che passa corrisponde realmente a quello che durano le azioni realizzate in quello momento. In quello tempo reale e quello spazio obiettivo si muove l'ex attore. L'ac tor è un uomo che riparte la sua attività tra una "perso na" ed un "personaggio." Prima del panico, potevano raccontarsi in una maniera chiare e precise due scuole teatrali: in una, il persona-attore doveva fondersi totalmente nel "personaggio", mentirsi a sé stesso e gli altri, con tale dominio che arriva ra a perdere la sua "persona" per diventare un altro, un personaggio con limiti più concisi, fabbricato a colpo di definizioni. Nella seconda scuola, si abituava ad agire da una maniera ecléc tica, in modo che l'attore, insieme a persona, era simultá neamente personaggio. In nessun momento uno doveva dimenticare che stava agendo, e la persona, durante la rappresentazione, poteva criticare il suo personaggio. L'ex attore, uomo panico, non agisce in una rappresentazione e ha eliminato totalmente il personaggio. Nella cosa "effimera", questo uomo panico cerca di raggiungere la persona che sta essendo. Che dentro un'opera teatrale si stia rappresentando un'altra, piace ai drammaturghi. Succede molte volte che ecceda una scena si monta un'altra scena nella quale altri attori agiscono davanti ai primi attori. Il panico pensa che nella vita quotidiana tutte la "augus tosse" camminano mascherati interpretando un personaggio e che la missione del teatro è fare che l'uomo smetta di interpretare un personaggio di fronte ad altri personaggi che finisca eliminándo egli per avvicinarsi a poco a poco alla persona. È la strada inversa delle antiche scuole teatrali; invece di andare della persona dal personaggio - come credevano fare dette scuole -, il panico cerca di arrivare dal personaggio che è, per l'educazione antipánica impiantato per i "augusto", alla persona che porta rinchiusa dentro sé stesso. Questo "altro" che sveglia nell'euforia pánica non è un fantoccio fatto di definizioni e di bugie, bensì un essere con limitazioni io nores. L'euforia della cosa "effimera" conduce alla totalità, alla liberazione delle forze superiori, allo stato di grazia. In sintesi: l'uomo panico non si nasconde dietro i suoi personaggi, ma cerca 25


di trovare il suo modo di espressione reale. Invece di essere un esibizionista bugiardo, è un poeta in stato di trance. , Capiamo non per poeta allo scrittore di so bremesa, bensì all'atleta creativo.) Come concretò lei questo programma-manifesto? Promossi negli spettatore-attori la pratica di un atto teatrale radicale che consisteva in interpretare il suo proprio dramma, in esplorare il suo proprio enigma intimo. Fu per me il principio di un teatro sacro e quasi terapeutico. Quindi mi resi conto che se era riuscito, nella mia attività teatrale, fare esplodere le forme, lo spazio, il relazione attore-spettatore, non aveva attaccato ancora al tempo. Stava ancora carcerato nell'idea secondo la quale lo spettacolo deve essere provato ed interpretato in multiple occasioni. Nell'epoca in cui i happenings cominciava a sorgere negli Stati Uniti, io inventai, dunque, in Messico, quello che denominai la cosa effimero panico." Consisteva in montare un spettacolo che poteva solo verta una volta. Aveva che introdu cir in lui cose periture: fumo, frutte, gelatina, animali vidi vos... Si tentava di realizzare atti che non potrebbero essere ripetuti mai. In somma, io volevo che il teatro, invece di tendere ha Co. la cosa fisso, verso la morte, ritornasse là sua specificità stessa: la cosa istantanea, la cosa fuggitiva, il momento unico per sempre. In quella misura, il teatro è fatto ad immagine della vita, nella quale, secondo l'appuntamento di Eraclito, uno non si lava mai nello stesso fiume. Concepire così il teatro era portarlo all'estremo, andare alla disoccupazione xismo in questo modo di arte. Attraverso il happening riscoprii l'atto teatrale ed il suo potenziale terapeutico. Come lo portava a termine? Quali erano gli ingredienti di quelli happenings? Buono, io sceglievo un posto, poteva essere chiunque salvo un fiaccola tro: la scuola di Belle arti, un manicomio, un sanatorio, una scuola per persone con sindrome di Down... Sceglieva posti esistenti e situava in essi l'azione. Gli lasciavano realmente installare la cosa effimero panico in simile lu gares? Sì, quello è la cosa meravigliosa del Messico! La disciplina è ine xistente, ti permettono di fare quello tipo di cose. Un giorno monta mos un gran balletto in un cimitero: fu un atto forte, la danza dei vivo tra i morti... Dopo, una volta selec cionado il posto, io ricorrevo ad un gruppo di persone desiderose di esprimersi. In nessun caso mi dirigevo ad attori, bensì a per sonas disposti a realizzare un atto pubblico e gratuito. Lì si riunivano tutte le condizioni per la venuta dell'efí mero... La cosa effimera, come lei lo praticava, aveva, se non mi sbaglio, qualcosa di grandioso: aveva tutti gli ingredienti di una festa sontuosa. Come otteneva i mezzi necessari per finanziare tale aconteci mientos? Trovai sempre il denaro. Per me un effimero panico tu nía che essere precisamente una festa. Orbene, quando uno fa una festa, non riscuote ai suoi invitati per le bibite o gli alimenti che consumano. Io me li sistemavo sempre: riceveva denaro per diritti d'autore, montava pezzi più classici, molte volte abbasso un altro nome... Il fatto è che, come Gurdjieff, non ebbi mai problemi finanziari, quello che, vien do come funzionai sempre, è realmente miracoloso! Per quello di più, credo nel miracolo, o piuttosto nell'esistenza di una legge: se 26


le mie intenzioni sono pure e faccio quello che devo fare, quello diedi nero arriverà, in un modo o nell'altro. Forse mai sarò quello che si chiama una persona ricca, ma disporrò sempre di essi io dio finanziari che richieda ogni momento. Quando c'era denaro nelle mie cassapanche, l'investiva in un happening. Egli pregun astragalo a qualche mio conoscente che cosa desiderava esprimere ed io egli pro porcionaba i mezzi per farlo. Questa maniera di abbordare il happening aveva già, pertanto, un valore terapeutico. Era anche una maniera di continuare nella linea degli atti poé ticos del quale abbiamo parlato. Che insegnamenti estrasse del suo happenings? Mi resi conto che molte persone portano dentro un ac to che le condizioni ordinarie non permettono loro realizzare. Pi ro in quanto a qualcuno gli è offerto la possibilità concreta di esprimere pubblicamente ed in circostanze favorevoli l'atto che dorme in lui, è molto raro che la persona dubiti. Se io ti domandassi che atto ti piacerebbe realizzare in pubblico, sono sicuro che ti sarei successo immediatamente una risposta, e se io riunissi le condizioni propizie per la realizzazione di quello gesto, tu saresti incantato di partecipare al gioco. Buono... Ti do alcuni esempi: negli anni sessanta io avevo fondato su Messico un gruppo Panico, non con attori ed altri artisti, bensì con persone entusiasthe in ricerca di una ma nera autentica di esprimersi, lontano da ogni conformismo. C'è biendo ottenuto il patio centrale della scuola San Carlos, proposi ai miei amici che immaginassero l'atto che piacerebbe loro realizzare, ed io li procurerei i mezzi per portarlo a termine. Il celebre pittore Manuel Felguérez si unì alla manifestazione pá nica e decise di eseguire pubblicamente una gallina col fine di confezionare un quadro astratto con le budella ed il sangue dell'animale, mentre al suo fianco sua moglie, vestita con un'uniforme nazi, divorava una dozzina di tasselli di pollo. Che dimostrazione di buon gusto... Realmente squisito. C'è più alcuno? Cientos! Una giovane ragazza volle ballare nuda a quello sono di un ritmo africano mentre un uomo barbuto lo copriva il corpo di schiuma di radere. Un'altra volle apparire come una ballerina classica, con tutù ma senza mutande, ed orinare mentre in terpretaba la morte del cigno. Un studente di architettura utilizzò un manichino di vetrina e lo battè violentemente con un'ascia nel ventre ed il sesso. Una volta distrutto il ma niquí, tirò fuori del suo interno varie reste di salsiccia e cientos di palle di vetro. Un altro studente apparve vestito di professore di matematica con una gran borsa piena di uova. Man mano che recitava le sue formule algebriche, si spaccava un uovo dietro un altro nella fronte. Un altro arrivò con una giara di ferro bianchi e vari litri di latte. In piedi nella giara, si mise a recitare un classico poema del Giorno della Madre mentre vuotava le bottiglie di latte sulla sua testa. Una donna di lunga chioma ru bia, vestita con calze nere decorate con perle nei to billos, apparve camminando con stampelle e gridando a pieno pul món: "Sono innocente! Sono innocente!." Allo stesso tempo, tirava fuori di tra i suoi seni pezzi di carne cruda che lanciava sul pubblico. Quindi si sedette su una sedia da bambino e Lei hi zo rapare completamente la testa per un parrucchiere. Di fronte a lei c'era un'automobile piena di teste di polsi di tutti i volumi, senza occhi né pelo. Una volta rapata, la 27


donna cominciò a lanciare le teste sul pubblico cigolando: io "Sono! Io sono!." Un ragazzo vestito con smoking spinse verso il centro dello scenario una tinozza di bagno coperta con un asciugamano. Per il peso, poteva indovinarsi che stava piena di liquido. Uscì dallo scenario e ritornò portando nelle sue braccia ad una donna giovane vestita di fidanzata. Senza scioglierla, ritirò l'asciugamano: la tinozza era piena di sangue. Senza smettere di sottomettere la fidanzata, cominciò qua a riciarle i seni, il pube e le gambe per finire, sempre di più eccitato, per sommergerla nel sangue. Si mise immediata mente a sfregarla con una vipera viva mentre ella cantava un'aria di opera. Una donna sommamente attraente, con arie di vamp hollywoodiense, con un vestito lungo dorato che lo modellava il corpo, apparve sullo scenario con un paio di forbici grandi nella mano. Vari uomini bruni Lei caparra unisce verso lei, offrendogli ognuno un'enorme banana che ella tagliava con le sue forbici ridendo a crepapelle... Sono esempi sufficienti. Alcuni vedrebbero in queste descrizioni ba rrocas una collezione di fantasmi... Parla lei in primo luogo del valore terapeutico di quegli atti; ma per caso non corre uno il rischio di cadere liscia e spontaneamente nell'esibizionismo? In Messico era proibito realizzare in pubblico un atto che avesse connotazioni apertamente sessuali. Come non voleva avere problemi con la giustizia, esercitava qualche tipo di controllo e scartava quelle persone i cui atti avrebbero potuto essere visto come attentati contro le buone abitudini. Ugualmente, cercai sempre di mantenermi lontano delle storie di droghe. Ma, insisto, la censura si esercitava solo in quelli due domini: un fanatico si impegnò un giorno a mangiarsi sullo scenario una colomba viva. Il suo atto produsse un revue la cosa generale, svenimenti, articoli di protesta nei giornali, ma non poterono comandarmi alla prigione, egli quale ci sarebbe ocu rrido se si fosse trattato di un scandalo sessuale. Fosse del sesso, tutto era permesso. Lei parli di un limite imposto dall'esterno per la legge del paese. Che cosa avrebbe fatto di non esistere quelle restrizioni? Negli Stati Uniti era frequente, nella cornice dei happenings, darsi a specie di orge collettive nelle quali i partecipanti procedevano ad accarezzarsi mentre fumavano ma rihuana. Fui invitato in multiple occasioni a quello tipo di feste jos, a New York o in altri posti, ma declinai sempre l'invito perché mi resi rapidamente conto che quella via era un vicolo cieco. Finalmente tutto quello si tradursi in una forma subdola di pornografia. Orbene, la pornografia non è costruttiva bensì distruttiva: sotto l'apparenza di libertà, quella che ci propone in realtà è una nuova forma di schiavitú. Ritorniamo alla storia del peperone e della farfalla... Se l'atto è un'azione e non unisca reazione, dove si situa il limite tra il fatto di liberare i mostri che dormono nella cosa profonda di noi, col conseguente rischio che ci divorino, e la realizzazione cosciente di un atto liberador? Si tratta di una frontiera molto sottile e lì radica precisamen tu il pericolo di quello tipo di pratico. Pronto scoprii che mi erano avvicinati persone per le quali la pornografia o quello vanno dalismo costituivano atti. Non li incoraggiai a seguire perché l'ex periencia acquisito durante gli atti poetici mi avevo ense ñado a dirigere solo cose positive. Tuttavia, la cosa "positiva" è molto difficile, cioè, quello che va nel senso della vita e della sua espansione; per la cosa 28


"negativa" capisco quello che va nel senso della morte e della distruzione quando la "ac tosse" si portano a scena. L'atto in sé stesso implica collegarsi con la cosa offusco e violento, inconfessabile e soffocato che uno lle va dentro. Per positivo che sia, ogni atto trascina con sé cier ta "negatividad." La cosa importante è che quelle energie distruttive che dai maniere di to quando rimangono stagnanti ci tarlano all'interno, possano ventilarsi in un'espressione incanalata e transformadora. L'alchimia dell'atto riuscito tramuta i tu nebbie in luce. La sua responsabilità è, almeno, schiacciante! Non corre quello ridi go di giocare all'apprendista di stregone? Oramai non. Non sto a salvo di ogni rischio, perché il pericolo è parte della vita. Se uno vuoi rimanere arcuato nella sua pi queño mondo senza discutere il suo funzionamento, non valere la pi na tentare un atto che implichi esporsisi! Meglio rimanere in casa guardando la televisione... Ma attualmente il lavoro che propongo è motivato in una lunga esperienza, experien Co. che io dispari avevo in quell'epoca lontana dei happenings. Per il resto, non concordavo fare da terapeuta: era in primo luogo nella mia qualità di artista, uomo di teatro in autobus ca di un'espressione totale, io esploravo come in aggiunta quella forma di ar tu nella che vedeva, effetti terapeutici. È che resituar quelle esperienze nel suo contesto. Detto questo, ammetto avere commesso in quello momento alcuni sentenze. Per esempio, la devoración pubblica della colomba mi sembra oggi un errore di percorso, un atto puramente distruttore. Ma io non me lo è peraba! Non mi immaginai che quell'uomo potesse realizzare qualcosa di simile, non mi dichiarò mai che quell'era la sua intenzione. Quanto do lo vidi arrivare con quell'animale vivo, mi colpì fortemente e mi sentii sorpassato... Riconosco la mia pazzia di quell'epoca. Pi ro uno diventa saggio solo nella misura in cui attraversa la sua propria pazzia. Qualche volta sentì paura di perdere il controllo di un'energia che lei aveva generato? Ci furono momenti nei che la cosa effimero panico si trasformò in panico puro e semplice? , Risate.) Ci furono istanti estremi, ma credo essere stato sempre misteriosamente protetto. Mi impressionò molto vedere a Jerry Legge Lewis bruciare il suo piano alla fine della sua concier tosse; quello mi portò a prendere fuoco ad un piano e generare un mo vimiento tremendi nella sala. In un'altra occasione, nel Centro Americano di Parigi, durante un effimero che fece storia, tu nía un cesto pieno di vipere che io mi disporsi a lanciare sul pubblico. Puoi immaginare l'Apocalisse alla quale c'è bríamos assistito? Ma nell'istante in cui andava a passare all'ac to, una specie di sesto senso mi notò sul pericolo. Ebbi improvvisamente la visione di un panico spaventoso, attacca al cuore, persone calpestate o schiacciate nello scoppio c'è Co. l'uscita... Sarebbe potuto essere una vera catastrofe... Potrebbe darmi un esempio di happening smisurato che abbia pa ra lei un valore iniziatico? A quel tempo io ero giovane ed abbastanza leggiadro. Aveva, pertanto, alcuni ammiratrici. Quattro di esse vollero po ner in scena una strana prestazione: in Messico Lei acostum bra bere tequila accompagnato da una specie di succo di to opaco piccante chiamato sangrita. Per ciò, ci sono sempre 29


due bottiglie, una di tequila ed un'altra di sangrita. Le signorine subie rum allo scenario ad offrirmi una bottiglia di tequila, pidiéndo io che bevesse di lei. Una volta che l'avevo fatto, venne un medico ed estrasse un po' di sangue ad ognuna. Quello sangue fu versato in un bicchiere che mi presentarono dicendo: "Ora beve la sangrita; beve la sangrita delle tue discepole"... Suppose per me un vero impatto. Mi imbarcai in un lungo dis corso sul pane, il vino, la cena, l'ultima cena di Cristo, insieme a mi dicevo che dato che era stato quanto basta mente osato come per organizzare quelli happenings, ora doveva affrontare le conseguenze dei miei propri atti. Quando finalmente mi decisi a bere il sangue, stavo coa gulada! Nella mia qualità di creatore della cosa effimero panico, mi era impossibile sfuggire: pertanto, non bevvi, ma io co io il sangue delle mie seguaci... Oltre il carattere smisurato o scandaloso di tale ex periencias, queste hanno un valore iniziatico. Ti obbligano ad andare, nonostante che sia per un istante, oltre l'attrazione e della repul sión, dei condizionamenti culturali, dei criteri di bellezza e di bruttezza... Queste donne mi misero contro il muro, ed ebbi che aban donare i discorsi e l'estetica pura. Fu un insegnamento. Ad mito che tutti quegli atti non erano sempre realizzati a con scienza e che si trattava di un periodo sperimentale, ma è introdursisi nella gabbia come si doma la tigre. Dal punto di vista artistico, quelle pratiche gli valsero piuttosto una re putación controversa... La polemica fu considerabile. Riceveva molte lettere nelle quali il ditirambo frequentava l'insulto, perfino l'ameno za. Il mondo del teatro messicano si vide rivoluzionato. Del Messico mi venni a Parigi, dove ebbe luogo quello straordinario happening del Centro Americano. Forse potrebbe parlarci di ciò, nella misura in cui fu per us ted una specie di apoteosi, un atto convulsivo e purificatore. Sì, fu una festa grandiosa, una celebrazione dove le fuer zas delle tenebre uscì dalla trappola per lottare a piena luce con le forze luminose, un combattimento tra angeli e bes zie, un rituale saturo di saggezza e di pazzia... Quell'espec táculo panico era stato minuziosamente preparato. Io avevo acquisito una certa esperienza e non mi muovevo oramai a tentoni: i rischi erano assunti con piena conoscenza di causa. Montando questo avvenimento, io ero cosciente di stare avviandomi verso una morte, un rito di transizione del quale solo potrebbe uscire distrutto o trasformato... Per me non Lei tra astragalo di divertirmi consegnandomi ad una piccola masturba ción intellettuale di fronte ad un pubblico scelto. Io non dovevo na da' vedere con le elucubrazioni avanguardiste provenienti di cervelli logorati di alcuni pseudoartistas autosufficienti! Mi preoccupavo tanto poco di ciò allora come aho ra del mezzo pauroso della "spiritualità", dell'opinione di quelle persone costantemente spaventate che cercano rifugio in un nirvana di paccottiglia per evitare di dovere affrontare le mostruosità della vita, la dimensione pánica del cotidia non... Non si tentava di montare di moda un piccolo spettacolo simpá tico il cui audacia fosse applaudita per la critica, bensì di discutermi completamente. Voleva esporrmi, mettere in gioco la vita, la morte, la pazzia, la saggezza, realizzare una è pecie di sacrificio rituale. Che cosa succedè? 30


La prima parte era basata in alcune creazioni di Topor, Sobborgo ed AlainYves Leyaouanc. Topor mi passò quattro diedi bujos che io misi in scena con la compagnia di balletto di Gra ciela Martínez, con abiti di tessuto bianco sui quali l'artista in persona disegnò, e personaggi spuntati in legno. Il pubblico potè assistere così al balletto di Topor che trascorse lentamente su un fondo nero. Raffigurava le tappe dell'iniziazione di una ragazza molto giovane: il primo paio di me giorni, portato in una piccola carriola per un'anziana senza gambe, il primo paio di scarpe, il primo sostegno, due perso najes tipo Chaplin si scagliava a calci su un enorme seno fatto in gesso, alzando una nuvola di polvere, la prima matita di labbra, i primi gioielli... Sobborgo mi consegnò una commedia di quattro pagine: l'his toria di una principessa innamorata di un principe con testa di cane che finisce per ingannarlo con un principe con sta za di toro. Per questa scena, io avevo riempito lo scenario di migliaia di pulcini che pigolavano producendo un rumore infernale. La principessa masturbava un corno del toro fino a che usciva un getto di latte condensato. Questi due primi parti consti tuían a mio capire il prologo comico-poetico del "Melodra ma sacramentale." Alcuni dei poeti nordamericani più celebri della generazione beat, tra essi Allen Ginsberg e Lawrence Ferlinghetti, assisterono all'avvenimento. Questo últi mo si mostrò tanto impressionato che mi chiese per il suo City Lights Journal una descrizione del melodramma sacramentale, preceduta di un breve prologo esplicativo. Ti leggo quello do cumento, edito in San Francisco in 1966. Redatto al ca lor di quell'evento, esprime meglio tutta la pazzia e bellezza di questo effimero panico di quello che potrebbero farlo i miei ricordi attuali. La finalità del teatro: provocare incidenti. Il teatro dovrebbe fondarsi su quello che fino ad ora abbiamo denominato "errori": incidenti effimeri. Accettando il suo carattere effimero, il teatro scoprirà quello che lo distingue delle altre arti e, per ende, si aprirà alla sua propria essenza. Le altre arti lasciano pagine scritte, registrazioni, tessuti, volumi: orme obiettive che il tiem po cancella solo molto lentamente. Il teatro, da parte sua, non dovrebbe neanche du rar un solo giorno della vita di un uomo. Appena nato, dovrebbe morire subito. Le uniche orme che lascerà staranno gra badas all'interno degli esseri umani e si manifesteranno in cambiamenti psicologici. Se la finalità delle altre arti è creare opere, la finali date del teatro è direttamente cambiare agli uomini: se il teatro non è una scienza della vita, non può essere un'arte. MELODRAMMA SACRAMENTALE Un effimero panico presentato il 24 maggio di 1965 nel Secondo Festival di Espressione Libera di Parigi Un spazio scenico del quale sono stati ritirate tutti gli archi, gli arredamenti, etc. In altre parole, un scenario sprovvisto di to dai le sue futilità: muri nudi. Tutto è dipinto di bianco, perfino il suolo. Un'automobile nera, in buon stato,; i vetri sono rotti in modo che possano conservarsi dentro oggetti, utilizzare quello spazio come vestiario, come posto per riposare, etc. Due scatole bianche sulle quali stanno disposti oggetti bianchi. Una locanda di macelleria, una piccola ascia. Un fiasco con olio bollendo su un fornelletto elettrico. Prima di alzare il sipario, si scotta gran quantità di incenso. Tutte le donne hanno i seni nudi. Due di esse, tese nel suolo, sono completamente dipinte di bianco.

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Un'altra donna, scritta di nero, sta sul soffitto dell'automobile nera. Vicino a lei, un'altra, scritta di rosato. Entrambe hanno i piedi in mersos in una piccola giara di argento. Una donna, con un vestito lungo argentato ed il capello pettinato in forma di mezza luna, si appoggia su due stampelle. Il suo viso intero è mascherato, perfino il suo naso e la sua bocca. Due buchi in quello vedi tido rivelano i suoi capezzoli, un altro rivela la sua peluria pubica. Porta con sé un gran paio di forbici di argento. Un'altra donna più che usa un cappuccio di boia, grandi stivali di cuoio, una cintura grossa. Ha una frusta nella mano. I suoi seni sono ricoperti con un scialle nero. Gruppo di rock'n'roll: sei ragazzi coi capelli all'altezza delle spalle. Nessuno ha dovuto ingerire droghe, eccetto i musicisti. Una rampa unisce lo scenario col pubblico. Gli oggetti ed abiti utilizzati durante lo spettacolo saranno lanciati agli spettatori. Apertura subitanea e rombante del sipario. La calma prima della tem pestad. Appaio, vestito con un abito di plastica nera brillante, panta lones alti come quelli di un netturbino, stivali di caucciù, guanti di cuoio, lenti grossi di plastica. Sulla mia testa, un casco di motocicletta, bianco, come un gran uovo. Due oche bianche. Li taglio la gola. Esplode la musica: cascata di chitarre elettriche. Gli uccelli deambulano, agonici. Le piume volano. Il sangue spruzza sulle due donne bianche. Trance. Ballo con esse. Le goal peo coi cadaveri. Rumore di morte. Sanguini. , Aveva previsto sgozzare gli uccelli sulla locanda di macelleria. Pi ro nel mio stato di trance, portato per una forza strana, essi arran che il collo con le mie mani con la stessa facilità con che ci lo è bría estratto il sughero ad una bottiglia.) La donna rosata, coi piedi sempre nella giara, ondula le ca deras mentre la sfortuna, come una schiava, comincia a coprire il suo corpo con miele. Distruggo le oche sulla locanda di macelleria. La donna argentata apre e chiude violentemente le sue forbici. Ah, quello rumore metallico! Passa loro le forbici alle due donne bianche che cominciano a re tagliare la plastica nera. Distruggono il mio abito. Perdo i miei stivali ed i miei guanti. Curiosamen posseduto ti anche, le due donne finiscono lacerando il mio abito con le sue pure mani. Il mio corpo è allora foderato con 20 libbre di bistecca, cucite come camicia. Ululando, le donne si scagliano sulla carne rossa e la despe dazan in pezzi piccoli. Consegnano i pezzi alla donna argenta dà. Con un enorme cucchiaio argentato, questa introduce calmadamen tu i bistecs nell'olio bollendo. , La prossimità del fornelletto e dei corpi sudati delle donne produce colpi elettrici.) Ogni pezzo di carne fritto è messo su un piatto bianco; le mu jeres offre i piatti in presenza del pubblico. Io seguo vestito con un pantaloni di cuoio nero. Un fallo fatto con la stessa materia sta appeso perpendicolarmente al suolo. Ho braccialetti di cuoio nei polsi e nelle caviglie: homena je a Maciste, l'Ercole del paese italiano. Concentrazione. Karatè-kata. Raccolgo l'ascia e ritaglio in tagliate il mio fallo di cuoio su lei io sa di macelleria. La donna nera, cosciente del suo scheletro, danza, muove le sue ossa come un burattino, mentre io rompo i piatti bianchi a martellate. Le donne bianche danzano senza fermare. Quando si sentono stanca dai, adottano la posizione di zazen. Avvicino un quadro di metallo. Lentamente, alzo lo scialle nero che copre i seni del boia. La sua pelle non è dipinta. Ha alcuni petti forti e sani, un corpo poderoso. Passo il quadro attorno al collo, dando la schiena al pú blico. La donna mi propina una sferzata. Traccio una linea rossa sul suo seno destro con una matita labiale. Seconda sferzata. La linea comincia nella sua plexus solare e da' ciende fino alla sua vagina. 32


, La prima sferzata fu forte, ma non quanto basta: necessitava più. Cercava un stato psicologico che mi era ignorato fino ad allora quello. Doveva sanguinare per trascendermi, per rompere la mia propria immagine. Il secondo colpo mi segnò istantaneamente. Lue go il boia perse il controllo, perché molte volte aveva sognato con dare sferzate ad un uomo. La terza volta, completamente exci tada, mi diede sferzate con tutte le sue forze. La ferita tardò due ti perdi in curare.) La donna vuole continuare a battermi; mi spinge con tutte le sue forze. Con l'apparato attorno al collo, giro e cado a terra. , Si sarebbe potuto rompere le vertebre cervicali, ma nell'ex traño stata emozionale in cui mi trovo, il tempo diventa lento, e, come se mi trovassi dentro un film a camera len ta, potei alzarmi senza la minore ferita.) Lo pungo il seno per so falciarla. Calma. La donna nera mi porta limoni. Ah, quello colore giallo! Li dispongo in circolo nel suolo. Mi inginocchio al centro. Un parrucchiere professionale, quasi paralizzato per la paura, Lei acer ca per tagliarmi i capelli. La donna coperta di miele si scende dal soffitto dell'automobile. Ballo con lei. Desiderio sessuale, con una forza onirica. Le sue calze sembrano resu mir tutta l'ipocrisia sociale. Il sacco senza preambolo. Scivolano per le sue cosce piene di miele. Api. L'impatto del suo pube nero. La sottomissione della donna. Il suo occhi semicerrados. La sua accettazione naturale della nudità. Libertà. Purezza. Ella si inginocchia vicino a me. Sul suo corpo, e partendo dal ventre, attacco i capelli che io cor tanto. Voglio dare l'impressione che le sue pelurie pubiche crescono come un bosco ed invadono tutto il suo corpo. Le mani del parrucchiere sono paralizzate per l'ansietà. È il boia che deve finire di radere la mia testa. Due modelli di Catherine Harley, altrui a tutto quello che sta suce diendo e piene tremendo davanti all'idea di sporcare i suoi vestiti di si dà molto costosi, affittati per l'occasione, vanno e vengono, trayen do allo scenario 250 grandi pani. In quello momento, il mio cervello sta in fiamme. Tiro fuori di un fiasco di argento quattro serpenti neri. In un principio, trattamento di attaccarmi le con tessuto adesivo sulla mia testa a modo di capelli, ma cedo alla tentazione di disporrli sul mio petto quale due incroci vivi. La mia traspirazione me l'ostacola. I serpenti ondulano attorno alle mie mani acqua come viva. Nozzi. Perseguo la donna rosata coi serpenti. Ella si nasconde nell'automobile, come una tartaruga nel suo guscio. Balla nel suo interno. Mi suggerisce un pesce in un acquario. Spavento una delle due modello. Ella lascia cadere il suo pane e salta c'è dietro Co.. Un spettatore ride. Lancio il pane al viso. , Per una re cepción, alcuni giorni dopo, questa donna mi fu avvicinato e mi disse che ricevendo quello pane in pieno viso aveva sentito la sensazione di co mulgar, come se io l'avessi introdotto una gigantesca ostia attraverso il cranio.) All'improvviso, lucidità: vedo il pubblico seduto lì nelle poltrone, per sonas paralizzati, isterici, eccitati, ma immobili, senza comunica ción corporale, atterrite per il caos che sta per divorarli: devo lanciarloro i serpenti o farloro sfruttare. Mi contengo. Respingo lo scandalo facile di un panico collettivo. Calma. Violenza della musica. Gli amplificatori ad ogni volume. Mi visto con un pantaloni, una camicia ed alcuni scarpe arancia. Il colore di un buddista bruciato vivo. Esco e ritorno con una pesante croce fatta con due travi di ma dera. Sulla croce, un pollo crocifisso a testa in giù, il culo verso l'alto, con due chiodi nelle sue zampe, come un cristo decapitato. L'ho lasciato marcire per una settimana. Sulla croce, due insegne del transito: abbasso, un'insegna con una freccia e la menzione "Uscita per sopra"; sopra al pollo, un'insegna con la menzione: "Proibito sa lir." Consegno la croce alla donna argentata. Porto un'altra. Due insegne indicative: sempre uno sotto che indica verso l'alto; sempre uno sopra che proibisce di uscire. Gli passo la croce ad una delle donne di bianche. Porto una terce ra croce. La 33


consegno all'altra donna di bianca. Le due donne cavalcano sulle croci, trasformandoli in giganteschi falli; lottano tra esse; una di esse introduce la punta della croce attraverso la finestra dell'automobile e simula i mossi mientos di un atto sessuale con l'automobile. Dispongo la giara di fronte alla croce. Il pollo crocifisso è scossi do al di sopra delle teste degli spettatori. Lasciamo cadere le croci. Scelgo tra i musicisti a quelli quali ha i capelli più lunghi. L'alzo. È più rigido di una mummia. Quello visto con un abito di papa. Lo copro di stola. Le donne, di ginocchia, aprono la bocca e tirano fuori la lingua egli più egli jos possibile. Appare un nuovo personaggio: una donna vestita con un abito il tuo bular, come un lombrico in piedi. Attraverso questo abito, voglio suggerire l'idea di una "forma papale" in decomposizione. Un papa transfor mado in camembert. Il musicista, imitando i gesti di un sacerdote, apre una lattina di frutte in sciroppo. Mette mezza pesca gialla dentro la bocca di ognuna delle donne. Questi l'inghiottono di un solo boccone. Ostia ricoperta in sciroppo! Una donna adorna fa la sua apparizione. Stomaco di cartone. Il pa pa nota che ha una mano di gesso. Prende l'ascia e la rom pi in mille pezzi. Gli apre lo stomaco avvalendosi di una piocha, devo controllarlo per evitare che la ferisca realmente. Mette le mani dentro il suo stomaco, del quale estrae ampolline elettriche. La donna grida come se stesse partorendo. Si alza, tira fuori del suo seno un bebè di caucciù e batte con lui al papa in pieno pi cho. Il polso cade a terra. La donna si ritira. Raccolgo il bebè. Apro il suo ventre con un scalpello ed estraggo del suo interno un pesce vivo nelle convulsioni dell'agonia. Fine della musica. Solo di batteria brutale. Il pesce continua a ritorcersi; il batterista scuote alcune bottiglie di champagne fino a che sfruttano. Vedendo come la schiuma lo ricopre tutto, il papa ha un attacco di epilessia. Il pesce muore. La batteria tace. Lancio l'animale per enci ma della rampa; cade in mezzo al pubblico. Presenza della morte. Tutto il mondo esce dallo scenario, salvo me. Musica ebrea. Inno atroce. Lentezza. Due mani bianche immense mi lanciano una testa di vacca. Pesa otto chili. La sua bianchezza, la sua umidità; i suoi occhi, la sua lingua... Le mie braccia sentono il suo gelidez. Io stesso divento gelido. Per un secondo, mi trasformo in quella testa. Sento il mio corpo: un cadavere basso la forma di una testa di va ca. Cado di ginocchia. Voglio ululare. Mi è impossibile farlo perché la bocca della vacca è chiusa. Introduco il mio indice nei suoi occhi. Le mie dita scivolano sulle pupille. Non sento niente a parte il mio dito - satellite sensibile girando attorno ad un pianeta morto -. Risento come la testa della vacca: cieco. Desidero di vedere. Buco la lingua con un punzone; apro le mandibole. Tiro della lingua. Dirigo la testa, con la bocca aperta, verso il cielo, al mio mo tempo che io alzo la mia, con la bocca aperta. Un ululato esce, ma non di me, bensì del cadavere. Un'altra volta, vedo il pubblico. Immobile, gelido, fatto di pelle di vacca morta. Tutti so mos il cadavere. Lancio la testa in mezzo alla sala. Questa diventa il centro del nostro circolo. Mette un rabbino, le mani bianche immense erano le sue. Porta messo un cappotto nero, un cappello nero, una barba bianco tipo Vecchio Pascuero. Cammina come Frankenstein. Sta in piedi su una giara di argento. Estrae tre bottiglie di latte di una male ta di cuoio. Li versa sul suo cappello. Sfrego la mia guancia contro la sua. Il suo viso è bianco. Prendiamo un bagno di latte. Battesimo. Mi prende per le orecchie e mi dà un bacio appassionato nella bocca. Le sue mani afferrano le mie natiche. Il bacio dura vari minuti. Tremiamo, elettrizzati. Kaddish. 34


Con una matita nera, traccia due linee dagli angoli del mio bo ca fino al mio mento. La mia mandibola sembra ora quella di una polso ventriloqua. Egli è seduto sulla locanda di macelleria. Una delle sue mani è appoggiata sulla mia schiena come se egli volesse passare a tra vés di lei, tagliare la colonna vertebrale, introdurre le sue dita dentro la mia scatola toracica e pressarmi i polmoni per forzarli a gridare o a pregare. Mi obbliga a muovermi. Mi sento come una macchina, come un robot. Angoscia. Devo smettere di essere una macchina. Lascio cadere la mia mano tra le sue gambe. Apro la sua abbottonatura. Introduco la mia mano e con una forza inusitata estraggo una zampa di chancho, simile all'immagine che io avevo del fallo di mio padre quando io avevo cinque anni. Ritiro la mia altra mano impugnando un paio di testí culi di toro. Apro le braccia in forma di croce. Il rabbino ulula co mo se fosse stato castrato. Sembra morto. La musica ebrea diventa più forte; ogni volta diventa più io lancólica. Appare un macellaio, vestito con un cappello, un cappotto, ha una barba nera, il suo grembiule coperto di sangue. Distende il rabbino e comincia l'autopsia: introduce le sue mani nel cappotto e sacco un enorme cuore di vacca. Odore di carne. Inchiodo il cuore nella croce. Allungo pezzo di budella. L'inchiodo. Esce il macellaio. Atterrito, alzo il cappello del rabbino. Tiro fuori un cervello di vacca. Lo faccio scoppiare sulla mia testa. Prendo la croce e la metto vicino al rabbino. Tiro fuori della valigia una cin ta lungo di plastica rossa e lego all'uomo alla croce coperta di budella. Alzo tutto l'assemblaggio: legno, carne, vestiti, corpo e lo lascio cadere per la rampa che scende fino al pubblico. , Il peso totale è di 125 chili: ma, a dispetto della violenza del colpo, l'uomo non sentì niente né soffrì il minore graffio.) Mettono le donne bianche, nere, rosate ed argentata. Si inginocchiano. Spera. Mette un nuovo personaggio: una donna coperta di raso nero tagliato in triangoli. Una specie di ragnatela. Una scialuppa di neumá da lontano tico di tre metri va legato al suo abito e sembra un'enor io vulva. Plastica arancia gonfiato con aria. Il fondo della zattera è di plastica bianca. Simbolo: l'imene. Danza. Ella mi fa segni. Quando mi avvicino, ella mi respinge. Quando mi allontano, ella mi segue. Si arrampica su me. La zattera mi copre completamente. Prendo l'ascia. Rompo il fondo bianco. Au llido. Spacco il tessuto e mi rifugio nella vagina. Rimango tra le sue gambe, nascosto nel satin nero. Di un sacco nascosto vicino al suo ventre, estraggo quaranta tartarughe vive che lancio al pubblico. Sembrano sorgere dall'enorme vagina. Come pietre vive, diríase. Comincio a nascere. Grida di una donna che dà a luce. Cado al sue l'in mezzo al vetro dalle ampolline elettriche, dei pezzi di piatto, delle piume, del sangue, delle esplosioni dei fuochi arte ficiales, mentre mi rapavano la testa, infiammai 36 animi, una per ogni anno della mia vita, pozzanghere di miele, pezzi di pesca, limoni, pane, latte, carne, stracci, schegge di legno, chiodi, sudore: rinasco in questo mondo. Le mie grida paragonano quelli di un bebè o un anziano. Il vecchio rabbino, mediante enormi sforzi, esegue piccoli salti a destri e sinistra, legato alla croce come un maiale agonico. Lei li bera del nastro di plastica. Egli esce. La donna-madre spinge verso me alla donna nera. L'alzo. La porto verso il centro dello scenario, ella ha le braccia aperte in forma di croce. Una cadavere-croce: la pittura nera suggerisce una crema ción: la mia propria morte. Dandomi la vita, la donna ha lanciato la morte nelle mie braccia. Macchiato col trucco del mio compagno, principio a diventare com pletamente nero. Il mio viso sembra quello di un bruciato. Le donne ci legano l'un l'altro con vendi. Sono legato a lei per la vita, le braccia, le gambe ed il collo. Questo cadavere ossuto è incrostato in me e me sono incrostato in lei. 35


Sembra mos due siamesi: come se fossimo una sola persona. Lentamente, improvvisiamo una danza. Ci lasciamo cadere a terra. La movimien tosse non sono né i suoi né i miei, bensì quelli di ambedue allo stesso tiem po. Possiamo controllarli. Le donne bianche e rosate ci spruzzano con sciroppi di menta, di casis e limone. Il liquido viscoso, verde, rosso e giallo noi recu bre; mischiato con la polvere, forma una specie di fango. Magma. Il sipario comincia a scendere lentamente. Nostri due corpi si aggrappano l'uno dell'altro, come due colonne. Vogliamo alzarci, cadiamo. Si abbassa il sipario. , Tutti gli ingredienti usati nel melodramma sacramentale furono lanciati al pubblico: abiti, asce, recipienti, animali, pane, pezzi di automobile, etc. Gli assistenti litigano come uccelli di rapi ña le reliquie. Non rimase niente.) Mi domando se mi dispiaccio di mi avere perso quell'happening o se io fede liccio di mi avere liberato di lui...

Spera, lì non finire la cosa! Mentre il pubblico Lei dispu astragalo le tartarughe vive, le viscere, i bistecs, i capelli, et cétera, tornai a salire allo scenario e mi diressi al pubblico nei se guientes termini: "Generalmente uno paga caro la sua poltrona nel teatro per ricevere poco a cambiamento. Oggi l'entrata fu gra tuita, voi non pagarono niente ma riceverono molto. È io dianoche. Per presentarloro l'ultima parte del poema, necesi to un paio di ore di preparazione. Si prendano un caffè e ritornino alle due della mattina." Tutto il mondo applaudì ed abbandonò la sala. Due ore più tardi, il teatro era nuovamente pieno. Allora cominciai il cerimoniale che mi ero proporsi AlainYves Leyaouanc. Vestito con un abito degli anni venti, rasi il pube di sua giovane moglie a quello sono di una musica sacra. Sul suo corpo, ella aveva attaccato alcuni domini. Era un atto molto emozionante, e lo spirito con che era realizzato generava immediatamente un'atmosfera religiosa. C'era anche una replica del Pensa dor di Rodin nella quale facevamo buchi con un martello. Getti di inchiostro cinese uscivano dalla testa del pensatore, dopo sciogliamo nella sala due mille uccellini. Alla fine del happening era tanto pulito di me stesso che gli uccelli venivano a posarsi sulla mia testa senza che io notassi ciò. Quale era il senso di quella manifestazione pubblica? Era come un'ordinazione, il sacrificio rituale di quello che du rante tanto tempo aveva conformato la mia vita. Questo happening, insieme a passò alla storia, chiuse tutta una tappa della mia vita. Uscii finito da lui, esangue, e pensai molto a lui. Vedeva sempre vagabondare alla mia periferia lo spettro della distruzione tene brosa e sentiva, più che mai che il teatro doveva andare nel senso della luce. Tuttavia, mi dicevo a me stesso: "Non ol viti mai che il fiore di loto sorge dal fango." È che ex plorar il fango, toccare la morte ed il fango per salire verso i cieli limpidi. Da quello momento, la mia preoccupazione consis tió in promuovere un teatro positivo, illuminatore e liberador. Mi resi conto che doveva cambiare verso una forma totalmen tu distinta e cominciai a praticare il teatro-consiglio: se qualcuno - qualunque persona - desiderava fare teatro, io gli comunicavo la seguente teoria: il teatro è una forza magica, un'experien Co. personale ed intransmisible. Non appartiene agli attori, bensì a tutto il mondo. Basta con una decisione, un barlume di risoluzione affinché quella forza trasformi la vita. È già ora che l'essere umano rompa coi riflessi condizionati, i circoli hip nóticos, le autoconcepciones erronee. La letteratura universale

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concede un posto importante al tema del "doppio" che, a poco a poco, espelle un uomo della sua propria vita, si appropria dei suoi posti favoriti, delle sue amicizie, della sua famiglia, del suo lavoro, fino a trasformarlo in un paria e perfino a volte assassinarlo, Lei gún alcuni versioni di quello mito universale. In quello che mi riguarda, credo che siamo il "doppio" e non l'originale. Vuole dire che c'identifichiamo con un personaggio che non è se non unisca caricatura della nostra identità profonda? Esattamente. Il nostro autoconcepción... In altre parole: l'idea che ci facciamo di noi stessi... Sì, il nostro ego - poco importa il nome che diamo a quello fattore di alienazione - non è più che una copia pallida, un avvicinamento del nostro essere essenziale. C'identifichiamo con quello doppio tanto irrisorio come illusorio. Ed all'improvviso appare "l'Originale." Il padrone del posto torna a prendere il posto che gli corrisponde. In quello momento, l'io limitato si sente perseguii do, in pericolo di morte, quello che è completamente certo. Perché l'Originale finirà per dissolvere il doppio. Non appena umani concordi con doppiamente nostro, dobbiamo comprendere che l'invasore non è altro che uno stesso, la nostra natura pro fonda. Niente c'appartiene, tutto è dell'Originale. Il nostro úni ca possibilità è che appaia l'Altro e c'elimini. Non soffrii remi di quello crimine, ma parteciperemo a lui. Si commercia di un sacrificio sacro nel quale uno si dà interamente al padrone, senza angoscia... In che cosa misurata il teatro può aiutare una persona a ritornare al "Originale"?, per usare l'espressione che lei utilizza. Dato che viviamo rinchiusi in quello che io chiamo il "nostro autoconcepción", l'idea che abbiamo di noi stessi, perché non adottare un punto di vista completamente distinto? Per esempio, domani tu sarai Rimbaud. Ti alzerai essendo Rimbaud, ti spazzolerai i denti, ti vestirai come egli, penserai come egli, percorrerai la città come egli... Per una settimana, ventiquattro ore al giorno, e per nessun spettatore salvo tu stesso, sarai il poeta, agendo come un'altra persona coi tuoi amici e conosciuti senza darloro nessuna spiegazione. Riuscirai ad essere un autore-attore-spettatore, producendoti, non in un teatro, bensì nella vita. Se capisco bene, spiegava quella teoria al suo consultantes e dopo li fissava un programma... Effettivamente! Stabiliva un programma, un atto o una ride di atti per realizzare in una volta nella vita dato: cinque ore, dodici ore, ventiquattro ore... Un programma elabora do in funzione della sua difficoltà, destinato a rompere il perso naje col quale si erano identificati per aiutarli a sottrazione blecer i lacci con la sua natura profonda. Ad un ateo, gli feci adottare per settimane la personalità di un santo. Ad una madre indifferente, gli assegnai il dovere di imitare durante un se glo l'amore materno. Ad un giudice, gli diedi il compito di mascherarsi da vagabondo per andare a mendicare di fronte alla terrazza di un restau rante. Delle sue tasche, doveva estrarre pugni di occhi di vetro estratti di polsi. Creava in questo modo una persona je destinato ad impiantarsi nella vita quotidiana ed a migliorarla. È in quello stadio dove la mia ricerca teatrale 37


fu acquisendo a poco a poco una dimensione terapeutica. Di direttore io trans formai in consigliere teatrale, dando istruzioni alle perso nas per prendere il suo posto non appena personaggio nella commedia dell'esistenza. Confesso un certo scetticismo in quanto agli effetti di quella terapia teatrale, benché l'idea in sé sia molto interessante. Come una madre indifferente potrebbe decidere di adottare il personaggio di una madre ammanti e, soprattutto, ottenerlo durante tutta la sua esistenza? In primo luogo, non dimenticare che tutti i consultantes suo friggano di essere sommessi a doppiamente suo. Se mi erano avvicinati, era precisamente perché risentivano male nella sua funzione e presen tían la natura radicalmente distinta dell'Originale in essi. Il processo si fondava, dunque, in un desiderio reale di cambiare. La madre indifferente, per esempio, soffriva di non potere transmi tir molto amore a suo figlio. Per il resto, credo nelle virtù dell'imitazione, nel buon senso della parola. Un santo avanzerà per la via della "imitazione di Gesù Cristo." Perché un ateo stufo della sua incredulità non potrebbe cominciare ad imi tar ad un santo? Perché non?, effettivamente. Orbene, ogni imitazione di quello tipo - che equivale a quello che si denomina un'ascesis o pratica spirituale - realmente non è tanto facile da portare giorno per giorno a termine... Di accordo. Ma se la madre fosse un po' meno indife renda grazie a questo processo e l'ateo cedesse un passo verso la san tidad, per caso non sarebbe qualcosa di per sé meraviglioso?

L'atto onirico

L'interpretazione dei sonni occupa un posto preponderante nella faccenda dell'artista-sciamano-direttore teatrale-clown mistico nella bús rimane di quell'altra forma di pazzia che è la saggezza. Sì, benché l'interpretazione dei sonni sia una pratica tanto vecchia come il mondo. Col tempo, hanno cambiato solo le forme di interpretazione, dal sistema semplicista che consiste in attribuire sistematicamente un significato simbolico concreto a tale o quale immagine fino al concetto di Jung, secondo il quale non si tratta di spiegare il sonno, bensì di seguire vivién dolo, mediante l'analisi, in stato di veglia, al fine di vedere dove ci conduce. La tappa seguente, situata oltre ogni interpretazione, consiste in entrare nel sonno lucido, nel quale sai che stai sognando, conoscenza che si dà la po sibilidad di lavorare sul contenuto del sonno.

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È la pratica che si è fatto conoscere grazie a Carlos Castane dà... Egli la popolarizzò, ma non l'inventò. In realtà, il primo libro devoto al sonno lucido che io sappia, si pubblicò su Francia: Essi rêves et essi moyens di essi diriger, di Hervey di Saint-Denis. Già in 1867, questo autore indovinava nella cosa essenziale della questione, come potrai apprezzare in questo frammento che quie ro leggerti: Poiché un sonno è come un riflesso della vita reale, i fatti che sembrano succedere in lui seguono generalmente, perfino nel suo incohe rencia, certe leggi cronologiche coerenti con la sequenza normale di ogni fatto vero. Voglio dire che se, per esempio, sogno che mi sono rotto il braccio, mi sembrerà che lo porti in fasciatura o c'è ré uso di lui con precauzione, o se sogno che si chiudono i battenti di una stanza, mi sembrerà che si sia intercettato la luce e che al contorno di me si fa l'oscurità. Pertanto, immaginai che, se in sonni faceva il gesto di mettermi la mano sugli occhi, ottieni dría, in primo luogo, un'illusione simile a quello che penserei veramente essendo sveglio se faceva lo stesso gesto, è di cir, che farebbe sparire le immagini dagli oggetti che mi partorisce Co. vedere davanti a me. Quindi mi domandai se, dopo avere prodotto è ta interruzione della visione, non marcirebbe la mia immaginazione evocare più facilmente i nuovi oggetti nei quali io tentassi di fissare il pensa mento. L'esperienza dimostrò che il ragionamento era corretto. La collocazione, nel sonno, di una mano davanti ai miei occhi cancellò in quello momento la visione di un campo che prima aveva tentato inú tilmente di cambiare solo mediante la forza l'immaginazione. È ebbi senza vedere niente per un istante, esattamente come avrei pensato nella vita reale. Feci allora un nuovo appello enér gico al ricordo della famosa irruzione dei mostri e, come per arte di magia, questo ricordo, nitidamente posizionato ora nel faretto del mio pensiero, si scorse all'improvviso chiaro, brillante, tumul tuoso, senza che, prima di svegliarmi, io avessi percezione della maniera in cui si era operato la transizione... Se otteniamo è tablecer di modo terminante che la volontà può conservare, du rante il sonno, la forza sufficiente per dirigere la traiettoria della mente attraverso il mondo delle illusioni e le reminescenze, come durante il giorno dirige al corpo attraverso gli avvenimenti del mondo reale, potremo dedurre che un certa abitudine di esercitare questa fa cultad, unito a quello di prendere conoscenza, in sonni, del suo vero stato, porteranno a poco a poco, al quale persista nello sforzo, a risultati concludenti. Non riconoscerà solo, in primo luogo, l'azione della sua volontà cosciente nella direzione dei sonni lucidi e tranquilli, ma pronto scoprirà l'influenza di questa stessa volontà nei sonni incoerenti ed appassionati. I sonni inco herentes si coordinerà notevolmente basso questa influenza; e nei sonni appassionati, pieni di desideri tumultuosi o pensieri dolorosi, il risultato di questa conoscenza e questa libertà di espí ritu acquisiti sarà la facoltà di scacciare le immagini spiacevoli e favorire le illusioni felici. La paura delle visioni desa gradables diminuirà nella misura in che si apprezzi la sua iniquità, ed il desiderio di vedere apparire immagini gradite sarà più attivo al recono cer la capacità di evocarli; il desiderio sarà presto più forte della paura e, dato che l'idea dominante è quella che fa apparire le immagini, il sonno gradevole sarà quello che prevalga. Tale è, all'io noi, la maniera in che mi spiego, teoricamente, un fenomeno ex perimentado per me di forma costante.

Appassionante, verità? Non so se Castaneda si ispirerebbe a questo libro, o le sue scoperte coincidono casualmente con quelli dell'autore. La cosa certa è che questo testo di finali del secolo XIX dimostrazione con chiarezza il metodo che dopo spiegherebbe Carlos. Fu André Bretone che mi raccomandò la sua lettura. Cominciò ad avere sonni lucidi dopo c'essere stata la cosa letta o gli era già familiare quell'esperienza?

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Io ebbi la gran fortuna di avere il mio primo sonno lucido a diciassette anni. In quello sonno io stavo in un cinema nel quale si proiettava un film di cartoni animati, degna di Dalí. All'improvviso mi vidi seduto nel centro della sala e seppi che è astragalo sognando. Guardai verso l'uscita, ma, come non era più che un adolescente carente di ogni cultura spirituale o psicoanalitica, pensai: "Se attraverso quella porta, entrerò in un altro mondo e mo riré." E sentii panico! La mia unica soluzione era svegliarmi, per quello che feci enormi sforzi per uscire dal sonno, fino al mo menziono in che sentii che ascendeva dalle profondità verso il mio corpo che sembrava essere situato nella superficie. Mi rifeci al mio incarto e svegliai. Così fu il mio primo expe riencia, e mi sembrò francamente terrificante. A partire da in tonces, incominciai a familiarizzare col sonno lucido. Come può essere sicuro che si sta sognando? Al fine ed il ca bo io potrei decidere anche ora, mentre parliamo che sto so ñando... Al principio io facevo un accertamento. Mi appoggiavo con le due mani sull'aria, come in una tavola invisibile, e me im premeva. Se ascendeva era perché stava sognando. Quindi faceva un looping, e mi mettevo a lavorare nel mio sonno. Posso leggerti un sonno lucido che annotai nel mio quaderno giallo in 1970 e che fu specialmente importante per me, poiché in lui misi per la prima volta in pratica la tecnica che ho descritto: Sono solo in una casa sconosciuta. Tutto mi sembra completa mente reale ma, senza sapere perché poiché niente me l'indica, penso: "Magari stia sognando... Se sto sognando, posso volare...." Faccio un sforzo, mi appoggio sull'aria con le palme delle mani, ed io lan zo verso l'alto. Galleggio nella stanza. "È un sonno!", mi dico. Decido di approfittare dell'opportunità per perfezionare il mio volo, e non só egli vedermi volare bensì sentirmi volare. Faccio un giro di campana, salgo e scendo. Sommesso soddisfatto. Decido di pianificare per tutta la casa. Volo per un corridoio ed arrivo ad un salone oscuro. In un angolo vedo due bambini di circa cinque anni. Avanzo verso essi per vederli più nitidamente: non sono bambini altro che due gnomi vecchi, deboli e rugosi. Ridono e si è conden. Sono gli spiriti della casa. Hanno un'aria inquietante. Mi evitano. Spariscono tra le ombre e ridono di me. Non oso cercarli. Il sonno mi assorbe, perdo la lucidità... Viaggio in un au tobús senza autista né passeggeri. Guardo per lo sportello e vedo un bos che pietrificato. Mi dico: "Probabilmente è un sonno. Vado a com provarlo." Volo, esco dall'autobus attraversando il vetro e planata nel bosco. Un'altra volta perdo la mia lucidità. Ora mi trovo in un só suona, davanti ad una finestra opaca. Non tardo a darmi conta che sogno, e mi dico: "Sicuro, questo è un sonno." Cerco di uscire volando per la finestra, ma non lo riesco. Ho la sensazione che le pareti hanno vari metri di spessore. Ma devo attraversarli. Sento che è impossibile. Mi impegno a tentarlo. Attraverso la parete senza difficoltà ed esco allo spazio: c'è fuori un cielo azzurro, galleggio tra le nuvole. Mentre mi lascio portare per una brezza soave, penso: "Devo aprove char questo sonno per vedere al mio Dio interno...." All'improvviso, sento che mi invade una profonda stanchezza che, evidentemente, precede ad una gran paura. Mi do spiegazioni: "È una prova troppo dura, non sono ancora preparato per quell'incontro, lo lascerò per un altro giorno." E sveglio. Da un lato risento contento di c'essere descu bierto una tecnica che mi permette di sapere se sogno, ma, per un'altra, è toy irritato a causa della mia debolezza e la mia mancanza di valore. Nel mio cua derno di sonni scrivo questo commento: "Credo che sia arrivato il momento di andare più in là nel sonno lucido. Correre rischi. Ma to davía ho paura di morire, non oso... Ero potuto entrare nel mio inconscio fino a trovare al Dio interno; fidarsi di Il... Dovetti perseguire i gnomi, farloro davanti, parlarloro senza turbarmi per le sue beffe, stabilire contatto reale con essi, conoscere i suoi segreti. Dovetti creare mondi, attraversare la morte, arrivare al centro del mio essere, vincere mostri e terrori...

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Desidero essere più coraggioso la prossima volta e dominare la mia paura. Devo anche trovare alleati ed acep tarlos, non fare sempre tutto il lavoro io suolo."

Suppongo che la sua pratica del sonno lucido avrà passato per distin incudine fasi... Cominciai dirigendo un gioco. Mi dicevo: Voglio vedere passare elefanti in "Africa." Ed ai pochi secondi stava in Africa, vedendo passare un branco di elefanti. Poteva cambiare di di corado, desiderare andare al Polo Meridionale e dopo vedere migliaia di pinguini... Questo mi prodursi tanta felicità che finiva per svegliarmi. Poi ho sperimentato ogni tipo di vissuto su me stesso. Una volta volli sapere che cosa era morire: mi gettai da' della cosa alta di un edificio e mi schiantai contro il suolo. Inme diatamente, mi sentii vivo in un altro corpo, tra la moltitudine che guardava il cadavere del suicida. Così scoprii che il ce rebro ignora la morte. Un'altra volta decisi di lasciarmi possedere per un dio mitico. Ebbe un orgasmo femminile? L'esperienza di questa penetrazione fu più completa di quella di una relazione sessuale corrente. Non dimenticare che io lavoro ba con immagini oniriche che sorpassano i limiti della reo lidad. Affinché capisca meglio la mia pratica posso leggerti il sonno come l'annotai dettagliatamente nel mio quaderno, con data 9 di aprile di 1978: "Sto in una camera da letto, costruzione nel suolo in due letti gemelli. Ho la schiena appoggiata nella parete. Davanti ai miei piedi appare un imbunche...." Un imbunche? Sì, te lo spiego: il pomeriggio anteriore al sonno io ero stato in un caffè con un esiliato cileno al quale domandai sul folclore mapuche. Egli mi contò che, secondo la leggenda, i bru jos di Chiloé rubava bambini e li mutilavano affinché, conver tidos in mostri, li servissero da aiutanti col nome di "imbunches." Continuo: "... un nano cieco, nudo, con pelle di pollo spiumato, becco di uccello, moncherini che fanno le volte di braccia, il torso contraffatto e le gambe incurva dai: una specie di feto grande, tanto orribile ti inquietano come. Ed allora penso": È un dio col quale devo entrare in relazione. La sua bruttezza deve generare qualcosa nel mio spirito." Ora so che sto sognando e che ho il potere di orientare il mio sonno. Decido di lavorare in quello mostro con l'oggetto di trasformarlo in divinità positiva. Ed egli con sé. L'imbunche acquisisce buona statura, fazioni regolari e si trasforma in un essere bello, indescrivibile, come una statua viva. Esco di tra i letti e mi stendo supino nel centro della stanza. So che devo essere inseminato per il dio. Cerco la mia femminilità e per quel motivo alzo le mie gambe. Un tubo trasparente, di circa quaranta centimetri da lontano, esce di tra le gambe del dio. Decido di consegnarmi senza resistenza affinché egli mi introduca il tubo tra il sesso e l'ano, quello posto del pi rineo che il tantra chiama chakra muladhara. So che non ho vagina, e non pretendo di sperimentare una penetrazione anale. Il dio si inginocchia tra le mie gambe aperte ed incomincia a pene trarme. Il suo organo sale per la mia colonna vertebrale fino a che lo sento entrare nel mio cervello. La mia coscienza esplode." Impressionante... Se richiami "orgasmo femminile" a questa esplosione cataclísmica, allora sé, 41


Gilles, l'ho sperimentato, e fu una sensa ción meraviglioso. Mi sentii molto emozionato lasciandomi po seer per questo dio creato a partire dalla mia propria mostruosità. Poi mi dedicai a realizzare desideri non raggiunti nello stato di veglia, specialmente desideri sessuali, ovviamente. In sonni mi diedi ad orge fantastiche con donne Lei mihumanas, semipanteras. Permettimi di leggerti un'altra di li annota ciones che feci dopo uno di questi sonni. Benché qui siera insistere in un punto: prima di riuscire il sonno lucido, nel quale io controllavo le immagini, doveva vincere una serie di ostacoli che apparivano come altrettante prove di ini ciación. Solo una volta superati meriterebbe il diritto di essere padrone e signore dei miei sonni. Questo passaggio, estratto del mio cua derno, mostra bene questo aspetto del processo: "Sto in un mondo industriale, senza natura, unicamente composto per immobili. È una frontiera. Non ho documenti di identi date. Tre soldati mi ostacolano il passo. Salto la barriera e comincio a correre, perseguito per i militari. Dopo aprire le porte di un garage, mi trovo di fronte ad un pozzo di migliaia di kilóme tros di profondità. Al bordo di questo abisso, mi rendo conto che sto sognando. I persecutori hanno lasciato di exis tir. Decido di gettarmi nel fondo, sapendo poiché niente può pensare. Salto e cado a gran velocità. Non sento paura. Sento il desiderio di fermare la caduta. La caduta cessa. Nella parete appare una porta. Entro, ed ora sto nel portico di una cattedrale. Comprendo che ho il potere magico di fare meridionale gir davanti ai miei occhi quello che io voglia. Allora sento il desiderio di realizzare un'esperienza erotica. Credo tre donnabestia, metà pantere metà femmine umane che stanno coccoloni o a quattro zampe. Bacio ad una nella bocca, e le sue labbra lunghe partorisce cen ninfe di vulva. Provo ad introdurrli il mio dito indice nel sesso, sotto la coda. Possiedo ad un mentre le altre mi graffiano di modo gradevole e tento di arrivare all'orgasmo. Ma inevitabilmente accento di essere lucido, ed il sonno mi assorbe e, fine mente, si trasforma in incubo. Sveglio con palpitacio nes...." Dove risiede in queste esperienze la dimensione iniziatica? Nella particolarità che, nel momento in che empe zaba a fare l'amore con quelle donne animali, il desiderio si impadroniva di me, facendo che perdesse la lucidità ed il sonno esulasse dal mio controllo. Dimenticava che stava sognando. Mi passa ba la stessa cosa con la ricchezza. Quando mi lasciavo affascinare per il denaro, il mio sonno smetteva di essere lucido. Ogni volta che tentava di soddisfare le mie passioni umane, il copione mi assorbiva e perdeva la lucidità. Fu un gran apprendistato: compresi finalmente che, nella vita come nel sonno, per rimanere lucido è necessario distanziarsi, non identificarsi con l'azione. È un vecchio principio spirituale che il sonno lucido mi fece ricordare. Il desiderio e la paura sono le due viso della nostra identificazione, così l'affermano tutte le tradizioni. Il sonno mi insegnò anche ad agire di fronte alle mie paure. Ci fu un tempo nel quale frequentemente aveva la stesso pi sadilla: stava in un deserto e dall'orizzonte sorgeva, come una nuvola immensa di negatividad, un ente psichico deciso a distruggermi. Mi svegliavo gridando ed inzuppato in sudore... Un giorno mi stancai e decisi di offrirmi in sacrificio all'ente. Nell'apogeo del sonno, in un stato di terrore lucido, mi dissi: "Di accordo, smetto di volere svegliarmi. Non hai più che venire a distruggermi." L'ente si avvicinò e, improvvisamente, desa sembrò. Svegliai alcuni secondi e tornai a dormirmi placidamente. Allora compresi che siamo noi stesso quie nes alimentiamo i nostri terrori. Quello che ci spaventa perde tutta la sua forza nel momento in cui lasciamo di com batterlo. È uno degli insegnamenti classici del sonno lucido. Va 42


estuari volte sono riuscito a controllare la paura al transito finale atra vesando la mia propria morte. Potrebbe aggiungere altri esempi di quello processo? Devo solo cercare nel mio quaderno... Per esempio: "Ho alcune voglia enorme di orinare. Sento la mia vescica piena. In una vasca da bagno bianca, orino un grosso getto di sangue. Mi dico": Il liquido è rosso perché faccio troppo sforzo. Non posso smettere di orinare; ma mi rilasso e, per la mia volontà, trasformo il rosso in giallo." In nessun momento mi lascio dominare per l'angoscia. A poco a poco, trasformo il colore. Dopo, l'incubo mi domina nuovamente ed un'altra volta orino sangue. Riprendo il controllo del sonno, senza perdere la serenità, ed il getto acquisisce definitivamente la sua colore ambra." Un altro sonno: mi trovo in un caffè, in una piazza pú blica, seduto in un angolo tra altri clienti. All'improvviso, in mezzo alla terrazza, un ragazzo barbuto, pazzo ed aggressivo, sa ca una pistola. Con una risata commovente, appoggia l'ar ma sulla tempia di un camerata. Furioso, mi alzo e gli grido che dovrebbe essere più delicato. Gli ricordo che, è da poco, il suo amico ha cercato di suicidarsi precipitandosi alla testa e che, per quella ragione, il suo pesante scherzo potrebbe traumatizzarlo. Mi guarda allora e mi mira, mormorando in tono sadico": Molto bene, ed ora che cosa"?. Egli spera che io cominci a tremare, pi ro non sento paura. Fa un giro ad intorno mio ma io non mi altero. So che non sparerà e glielo dico": So che non ci lo è rás." "E perché non"?, mi domanda. "Perché sono molto bambino ño per i tuoi deliri di grandezza", gli dico. Ed effettivamente, so che questo matto, offuscato, assorto nel suo proprio spirito, non potrà interessarsi veramente a me la cosa abbastanza come per annichilirmi. Sveglio felice: quello che sarebbe potuto essere una pi sadilla non mi ha causato paura." Un altro sonno nel quale addomestico il mio mostro: "Cammino per un spiazzo ed arrivo ad un buco circolare simile ad un'immensa bocca di fognatura. Di lui sorge un mostro gigantesco, spaventoso, di circa venti metri di altezza. Con trolo rapidamente il mio sentimento di ripugnanza perché in tendo che quella creatura orribile è una parte di me, un vi cura energia del mio spirito. Decido di non distruggerla altro che trasformarla. Allora, in quello stesso istante, si copre di piume bianche, diventa luminosa, apre sei ali e si alza. Convertito in una bella entità angelica, si offre con sé a lle varme al Cosmo. Ma controllo ugualmente quell'abbi tación. L'angelo è un'energia luminosa del mio spirito che devo assorbire. Faccio che mi copra e l'aspiro per tutti i pori della pelle. Ora io sono quello che, convertito in un essere pieno di energia e luce, si alza tranquillamente. Sveglio, diedi choso." Ora leggo un sonno molto poetico nel quale mi vedo in trando con gli occhi aperti nel regno dei morti: "Sto nell'anticamera della morte. Seduto in una banca, di fronte a me, sta il cantante Carlos Gardel, morto quaranta anni fa. Lo saluto dicendo": Andiamo, abbi valore; deciditi a morire...." Mette mos in un'altra sala nella quale scorgo una porta per la quale va via diedi rettamente alla morte. Un tetro portinaio ci palpa a tutti i presenti e decide chi sgomberano o non l'ultima porta. Arrivano prima che noi due adolescenti. Dopo li avere perquisiti, il portinaio li respinge ed essi vanno via, devastati per dovere continuare a vivere. Gardel è dichiarato morto, ora mi tocca. Il portinaio mi palpa e mi dichiara defunto. Carlos Gardel vacilla, ha paura. Gli dico": Che cosa importa? Meglio! Ora sapremo finalmente che cosa c'è dietro quella porta"!. Con decisione e fermezza, lo spingo affinché entri con me in quell'altra dimensione. 43


Attraversando la porta, il cantante sparisce in un'esplosione di luce. Appena ho attraversato la frontiera della morte, mi trovo in un paesaggio di colline verdi. Sto in compagnia di persone molto gradevoli. Lancio all'aria buste di carta vuote che cadono pieni da caramelle ed oggetti preziosi. Posso fare miracoli, perché domino questa dimensione e so che le buste che lanci all'aria cadranno sempre pieni. Faccio rega gli alle persone che mi circondano e sveglio molto felice." E vediamo un ultimo sonno nel che, come in tanti altri, mi trovo un'altra volta di fronte al mostro: "Ho che cru zar una cantina lugubre con suolo di terra spianata. Un da' conosciuto mi aspetta per lasciarmi entrare. Sento nella penum bra la presenza di un animale. So che si tratta di una pantera nera e che lo sconosciuto è il suo domatore. Mi indica con un segno che attraversi on-line retta, senza paura. Gli ubbidisco, ma la pantera salta su me, mi lancia al suolo... e, con gli artigli di lanteras, mi immobilizza la testa. Mi mordicchia il cranio senza ferirmi, come un gatto che gioca col suo topo. Vedo il viso da' composta del domatore che si sente vedendomi alla mercé della sua fiera impotente. Tuttavia, non mi abbandono alla paura in nessun momento. Senza muovermi, lascio che la pantera io acari cie i capelli con le sue fauci. So che devo consegnarmi, fondermi con lei, accettare la situazione con amore; dissolvermi nella pantera. Incomincio a vibrare di amore e mi impadronisco uno di lei. In quell'istante, la pantera sparisce. Mi alzo, attraverso la cantina e seguo la mia strada. Mi sveglio pieno di godimento." Se ho compreso bene, lei applicò gli insegnamenti ricevuti in sonni alla sua vita diurna e, posteriormente, li incorporò alla pratica della psicomagia... Assolutamente. Ho fatto un gran sforzo per mantenermi fedele giorno per giorno a quello che mi era permesso comprendere in sonni. Perché di che cosa serve ricevere insegnamenti se non le apli cas quando ti trovi davanti alle difficoltà quotidiane? Un insegnamento non diventa operante, non acquisisce tutta la sua forza transformadora, fino al momento in cui è applicata. Potrebbe dare un esempio di applicazione alla vita giornaliera di un prin cipio ricevuto in sonni? Buono, come diceva, il sonno lucido mi insegnò ad enfren tarme al mostro. È permesso fuggire mentre uno non siede le forze necessarie per fargli fronte; ma c'è un mo menziono in che devi guardarlo agli occhi. Allora frequente mente succede che il mostro così sfidato si trasforma in alleato. La nostra paura alimenta l'animosità dell'avversario, mentre la nostra volontà di fargli fronte con amore lo disarma, cioè, gli fa cambiare orientazione. Quando è ruzzoloni astragalo in Messico La montagna sacra, si prodursi ru abita scandalosi: come rodavamo davanti ad un'assaggi dral, si cominciò a dire che aveva celebrato lì messe nere stesso. Si mormorava anche che ridicolizzava all'esercito e la polizia messicani... Un giorno si presentarono due poliziotti dicendomi: Il ministro tale vuole vederlo "." Mi portarono a quello da' pacho di quello ministro, il quale, poco più o meno, mi disse: "Ascolti, Jodorowsky, il presidente lo conosce bene ed ammira il suo lavoro; lei ha in lui ad un amico. Ma faccia attenzione: un governo può essere un gran amico, ma, se lo è contrariato, può trasformarsi in un nemico temibile... Non faccia apparire nessuna uniforme nel film, sopprima tutti i simboli re ligiosos e vivrà tranquillo." In Messico, queste parole, in bocca di un ministro, equiva avvolge ad una

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minaccia di morte. Quella notte, ritornando a casa, sentii voci che gridavano nel giardino: "Jodorowsky, fa' attenzione o ti spelliamo...." C'era in Messico un gruppo paramilitare chiamato I Falchi che si incaricava dei lavori sporchi. Compresi che quello poteva finire male e, al giorno dopo, portai a tutta la mia famiglia agli Stati Uniti, deciso a finire lì il rodaggio. Tuttavia, mi opporsi a che quello ministro se guiera essendo per me un nemico e che nel mio inconscio rimanesse il ricordo di una minaccia di morte. Una volta finita il film, riunii tutte le buone critiche di La montagna sacra edite negli Europa e Stati Uniti, ritornai in Messico e chiesi un'udienza col ministro che per allora risultò essere arrabbiato con me perché ci mi ero mare chado con tutta la mia squadra. E, tendendolo i ritagli di stampa, gli dissi: "Guardi quello che il mio film fa per il Messico; in tutto il mondo si parla di questo paese." Vedendo che avevo osato mettermi un'altra volta nella bocca del lupo, sorrise e mi diede una manata nella schiena: "Molto bene, Jodorowsky, sei coraggioso, ti congratulo." Non mi mise non solo più difficoltà, ma fino a mi fece regali! È un aneddoto veridico che in che misura mues tra è salutare a volte osare sfidare il mostro. Il principio essenziale è, nella misura che possa, non lasciare mai un conto pendente con un nemico. Per che se rimangono cose larvate, l'odio si nutre di sé stesso, con pericolo di proliferare. Una bomba con la miccia molto lungo pue di tardare anni a sfruttare; ma il giorno in cui si prodursi il danno i danni sono abbondanti. Pertanto, è migliore di sarmar la bomba, non lasciare minacce di morte sciolte a nues tro periferia o nel nostro inconscio. Ma non c'è che ma tar all'avversario: è molto meglio trasformarlo in un alleato. Un altro principio del sonno lucido consiste in cambiare il contenuto il sonno. Come l'ha applicato nel corso della sua esistenza diurna? Ti ho contato già come mi piaceva cambiare scenario in sonni, passare dell'Africa agli Stati Uniti, per esempio, trans formare l'ambiente... Imparai anche che nella mia vita giornaliera non doveva lasciarmi acchiappare in una cornice. La realtà coti centro del bersaglio non è rigido, o non lo è più che nella nostra mente, nel concetto che abbiamo di lei. Se ci sentiamo fagotti, stanca due a di muoverci sempre dentro lo stesso ambiente, tene mos la facoltà di cambiare! Chi dice che è impossibile? Il sonno lucido mi insegnò a muovermi per l'interno di una rea lidad duttile nella quale può prodursisi sempre qualunque mu tación, qualunque trasformazione. Ciò non dipende bensì della mia intenzione: nel sonno lucido, l'assolo desiderio di trovarmi in Africa, tra i branchi di elefanti, era sufficiente per trasportarmi fino a lì. In questo altro modo di sonno che è la "reo lidad", è anche il mio cervello, la forma in che io io repre sedette il mondo, quello che determina la cosa reale. La "realtà" non esiste per sé stessa; istante ad istante, crediamo il nostro reali date, allegro o funesta, monotona o appassionante. Per esempio? L'altro giorno, entrando nella mia casa, osservasti che l'aveva cambiato tutto. Era stanco del vecchio arredamento. Com pré mobili e lasciai per strada tutto quello che aveva e non voleva oramai vedere più. Quell'evacuazione si trasformò in una specie di festa, la gente incominciò a portarsilo tutto... Giorni dopo, alcuni vicini mi gridarono: sappiamo "Già chi lei è!." "Vada - capo di bestiame pondí -, e come lo sanno? Per le mie storielle, per il mio pelí culas...?" "Per il suo desperdicios! Recuperiamo cose incredibili di fronte alla sua casa." 45


Cioè, non cambiai solo il mio arredamento ma, in una certa misura, trasformai l'ambiente del quartiere. Di accordo, ma è sempre più facile cambiare mobili, se Lei dis mette di denaro che trasferirsi all'Africa vicino agli elefanti... No; il principio fondamentale è lo stesso, ciò ha luogo dentro la mente, nella nostra concezione della realtà. La realtà può percepirsi come un incubo, e bene sa Dio che, nell'ordine delle fatalità, qualunque cosa può ocu rrir. Ma è dentro quella stessa realtà dove uno può acutizzare la sua lucidità e realizzare atti che trasformano il campo negativo in contesto positivo. Avrà chi pensi che quello è un tema economico: se si tiene dine ro, puoi prendere un aeroplano ed in alcune ore stare in Africa o visitano do New York. Sì, ma bisogna attrarre la vita! La tua vita corrisponde all'idea che ti fai di lei... Per esempio, sono stato io mai milionario, neanche molto ricco, ma ho applicato sempre alla mia vita diurna il principio del sonno lucido: perché non trans trasportarmi ad un altro posto? In modo che, quando ho sperimenta do una vera necessità, ho attratto le circostanze fa vorables affinché la mia necessità si realizzasse. Pochi giorni fa sentiva il desiderio di fare una piccola fuga. Ci mi ero in vitado ad un festival di cinema di Chicago e là andai via, in secre to, tre giorni. Uscii il venerdì e ritornai la domenica... Nessuno Lei in teró. , Risate.) Ricordo che un giorno un amico miliardario io pre guntó: "Che cosa fai questa fine settimana?." "Niente", risposi. "Vuoi andare ad Acapulco?" E sta già!, il suo reattore privato noi lle vó ad Acapulco, a passare la fine settimana. Sentendo gli sembra molto semplice, ma non tutto il mondo ha amici miliardari... Vedo già che vuoi tirarmi della lingua, ma sai tanto bene come me, per la tua propria esperienza, che ognuno creda il suo reo lidad... Io avevo veramente la bisogno di andare a passare la fine settimana all'altro lato del mondo, era intimamente convinto della malleabilità della vita e questa mi inviò ad un miliardario con aeroplano privato, quello è tutto. Nel tuo caso, per esempio: a te quello che più ti piaceva della vidi dà era conoscere saggi ed ascoltare rock'n'roll. Desideravi evviva mente conciliare questi due aspetti della tua esistenza, apparente mente spari. E buono, come non avevi un'idea rigida della realtà, favoristi le circostanze più propizie e, fine mente, li trovasti in Arizona quando conoscesti ad un vedere dadero saggio che, non soddisfatto con avere fondato un ashram, inoltre lideraba un gruppo di rock'n'roll. È molto probabile che non ci sia un'altra persona nel pianeta che combini queste due ac tividades. Fino ad allora, quell'uomo era molto poco conosciuto negli Stati Uniti ed ignorato completamente in Europa, pi ro nonostante quello la magia della vita te l'inviò. Anche, di adolescente, andavi a vedere tutti i miei film e collezionavi gli articoli che parlavano di me; ed ora siamo amici e disfru pule facendo insieme libri. Con innocenza e determinazione, possono promuoversi statisticamente circostanze po co probabili. Di accordo... Ti racconterò un'altra storia: in 1957, prima di teorizzare su to dai queste 46


cose, un giorno domandai a mia moglie: - Dove ti piacerebbe andare di ferie? - Mi piacerebbe molto andare in Grecia - rispose. - Molto bene - gli dissi -. Andremo in Grecia! - Ma come? Non abbiamo né un centesimo... - Andremo in Grecia! In quello momento, suonarono alla porta della mansarda dove vivevamo. Era un amico che faceva a quel tempo parte di un gruppo di musica sudamericana molto conosciuto, I Guaranì di Francisco Marín, e mi disse: - Tra tre giorni andiamo di gita in Grecia con un è pectáculo folcloristico, ed uno dei nostri ballerini si è ammalato. Vuoi sostituirlo? - Ma non conosco i balli... - Non importa, mia moglie te li insegnerà. Imparai immediatamente due, Ballo e Carnavalito, ed andammo in Grecia. Dopo avere vissuto quello, come non conside rar la realtà un sonno che continuiamo a creare sulla marcia? Sono di accordo per quel che riguarda all'inizio, ma mi sembra che i suoi aneddoti ed il suo progetto possano prestarsi a confusione. Da' pués di tutto, il mondo è pieno di persone che non chiedono altro che reali zar i suoi sonni senza sforzarsi troppo... L'esperienza insegna che non basta desiderare, bisogna meritare. Quello che hai appena segnalato mi sembra molto importante. Ma queste cose che spiego mi sono successo realmente, e posso affermare che la mia vita sta in consonanza coi miei sonni più fantastici. Credo veramente nella magia della vita. Aho ra bene, affinché questa magia sia effettiva, ognuno deve culti var in sé stesso una certa quantità di virtù che possono partorisce cer contraddittori in principio: innocenza, autocontrollo, fede, prodezza... Mettere in movimento questa magia esige molta au dacia, anche purezza ed un profondo lavoro con uno stesso. Devo insistere in che io ho consacrato la mia esistenza a perfezionarmi, a conoscermi, a diventare accessibile interno mente. È imprescindibile non abbandonare in nessun momento la disciplina, senza la quale questa messa a fuoco della realtà non sarebbe più che un'illusione. La vita non stai lì per soddisfare quelli di siivi del primo pigro che si presenti! La vita non tu co rresponde bensì nella misura in cui a lei ti dai e ti è forze in superare il tuo egocentrismo. Marcirebbe verta, allora, questo lavoro di ascesis come l'applicazione degli insegnamenti ricevuti del sonno lucido? Lo dico perché l'asce sis richiede sforzo, di fronte al sonno lucido, nel quale basta con formu lare un proposito affinché questo si realizzi... In realtà mantenersi cosciente durante il sonno lucido richiede un sforzo molto considerabile. D'altra parte, le emozioni che si sperimentano durante il sonno sono reali. Se sei atterrito, lo senti in realtà, sperimenti terrore; e è difficile fargli davanti. In fondo, il gran insegnamento del sonno lucido sta meno nella scoperta della magia co tidiana che in questa esigenza di lucidità, perché non c'è che ol vidar che senza lucidità niente è possibile. Come dico, dal mo menziono in che ti lasci portare per l'esperienza che stai vivendo, il sonno ti assorbe e perdi la lucidità che è il úni co che sostiene la dimensione magica. La magia che c'è evo cado non opera bensì grazie al distanziamento. Quella che permette il gioco è la lucidità del testimone, al contrario, l'identifica ción rimpicciolisce l'esistenza, limita il campo di posibilida da'. Nel sonno dirigono le stesse leggi

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che nella vita cotidia na: quanto più ti distanzi, più puoi godere dell'esistenza e sentirla come un gran patio di passatempo. Se non ottieni dis tanciarte, la vita può trasformarsi in un vicolo cieco. Perciò, paradossalmente, il sonno mi ha insegnato a vegliare, a mantenere il filo dell'esistenza, una corrente di lucidità, in cluso a costo di grandi sforzi. Perché bene sappi soprattutto Dio la cosa meravigliosa che puoi essere a volte la vita, se ti apri un po' alla sua magia! Tuttavia, contemporaneamente che stai aprendo, aumenta la tentazione di lasciarti assorbire, il pericolo di identificarti. D'altra parte, la lucidità si rafforza anche con la pratica. Un altro insegnamento del sonno lucido al quale abbiamo alluso già, un altro aspetto della magia, è la scoperta della flessibilità della reali date. Non si concepisce non solo la vita come un processo rigido, ma uno stesso acquisisce flessibilità. Così è. Tento eccessivamente non autodefinirme, non ence rrarme in una visione stretta di me stesso. Nel sonno pue do percepire mi mangio un uomo di sessanta anni, ma tam bién come un ragazzo giovane o un anziano, perfino come una donna, perché no? Nel sonno si esprimono diverso fa cetas del mio essere. Nella realtà, trattamento di lasciare che questi aspetti si esprimano e cerco di rispondere alle esigenze della situazione senza afferrarmi ad un'idea preconcetta di quello che sono o dovrebbe essere. Quando viaggio, molta gente si informa sul mio nacionali date. Se in un aeroplano qualcuno mi dice: "È lei italiano?", con casso: "Sé." Se mi prendono per greco, francese, russo, israeliano, etcé tera, rispondo sempre affermativamente. Il mio interlocutore, incantato di avere indovinato, mi tratta allora come ad un italiano, un russo, un greco, un cileno, e questo non cambia na dà... Ricordi quello che ci succedè è da poco nella Miglioramento na?, perché quello costituisce un buon esempio di questo atteggiamento. Quando arriviamo, il pubblico a me non mi aspettavo ma c'è bía ascolta il dottore Westphaler. Buono, al dottore Woestlandt... " Essi si situano ognuno sotto ad una delle mie ascelle, a mo do di stampelle umane, per aiutarmi ad avanzare verso una scala di pietra nera di ventidue gradini che si alza nel centro dal patio, come un piedistallo. Mi sento "già capace di affrontare solo la Divinità", dico allora al mio ami gos. E come so che i due sono parte del sonno, faccio loro desa sembrare di un spintone ed incomincio a salire la scala. Un'altra volta sono preda del terrore: chissà veda sorgere davanti a me un'immagine ho rrible... I gradini sono bagnati e devo fare enor mese sforzi per non scivolare. All'improvviso, appare di fronte a me una fotografia animata nella quale un attore gigantesco fa smorfie di pagliaccio. Mi costa crederlo": Una foto, un attore, la Divinità...? Non è possibile"!. L'attore sparisce e nel suo posto io appaio. Ho sessanta anni ed aspetto di vecchio professore di università. Porto blazer di cachemire ed alcuni occhiali nella punta del naso. Penso che questa immagine immensa di me il mio mo è un schermo necessario, la proiezione di ideale anti guos, che mi permetterà di vivere senza angoscia il mio primo incontro con la Divinità. La foto si azzarda ed incomincia a parlarmi con simpatia. Mi comunica un messaggio, una lezione. Mantengo po co, appena cinque o sei parole": Il tesoro della humani date...." Mi rallegra molto questa piccola esperienza che mi permette cedere un primo passo nella ricerca del Dio interno, del guida, del maestro intimo, dell'io impersonale, poco importa il nome che gli sia dato; e, inoltre, senza sentire paura. Riunisco to dai le mie forze, mi appoggio sull'aria ed incomincio a galleggiare: con una

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carica di montone, attraverso lo schermo e mi lancio al firmamento, immensità cagliata di stelle. Un'altra volta desiderio di contemplare il mio Dio interno. Di fronte a me appare due pirá misuri embricate, tanto grandi come quella di Cheope, simili ad una stella di David in rilievo. Mi dico che non devo confor marme con guardarli - una è nera e l'altra bianca - ma devo fondermi con esse. Penetro nel suo centro ed esplodo come un universo in fiamme." Questo è il sonno come l'annotai. Basandomi in questo vissi dà esperienza, scrissi il copione di L'Incal. Allora, la pratica del sonno lucido consiste in montare un atto dentro il contenuto onirico. Può andare via oltre il sonno lucido? Sì. È possibile passare a quello che io chiamo "il sonno terapeutico", dentro il quale la lucidità è utilizzata per curare una ferita o consolare di una carenza che si sperimenta nello stato di vidi gilia. Citerò quattro esempi estratti del mio quaderno: Mi trovo in compagnia di Teresa, mia nonna paterna, al che, per dissapori familiari, non ebbi occasione di conoscere. È una donnetta qualcosa grossa e con la fronte larga. Nel sonno, mi rendo conto che, in realtà, non ci conosciamo, che ci non ci siamo mai mos parlato che non abbiamo passeggiato insieme né una sola volta. Gli dico: "Come è possibile che tu, mia nonna, non mi abbia avuto mai in bra zos?." Comprendo che questa è una mancanza di delicatezza e rettifico: "Per meglio dire, come è possibile, nonna, che io, tuo nipote, non ti abbia dato mai un bacio?." Gli propongo darsilo ora ed ella accetta. C'abbracciamo e ci baciamo. Sveglio con un nitido ricordo del sue ño, contento di avere contrario questo archetipo familiare. Sto nella mia camera da letto, come è in realtà, in piedi di fronte a mio padre. Gli dico: "In tutta la mia vita, non mi hai baciato come fa un padre. Facesti che ti temesse e nient'altro. Ma ora che sono ma yor ti do un abbraccio." E, senza paura, l'abbraccio, lo bacio e lo cullo. E cullandolo sento la forza sorprendente della sua schiena. Ed excla mo, contento: "Hai novanta anni e sei ancora tanto forte!." Continuo a cullarlo, con audacia e tenerezza, e gli dico: "Come tu mai tu co municaste con me per il tatto, anche io gli ho negato tutto con tatto corporale a mio figlio Axel." Ed appare Axel, con l'età che ha oggi, 26 anni. L'abbraccio e gli chiedo che mi culli, come finisco di me cer io a mio padre. Mi sveglio. Durante il giorno, chiacchiero con Axel e gli spiego allegramente il sonno. Gli chiedo che mi abbracci e che io io za. Al principio, egli è timido, lo fa malvolentieri, ma a poco a poco si commuove e finiamo per stabilire un contatto che c'offre una sensazione di benessere e di pace per ambedue. Di questa for ma, in sonni, realizzai qualcosa che aveva mancato nella mia relazione con mio padre e, nella realtà, permisi a mio figlio emendare quella mancanza nella sua relazione con me. Ho problemi economici e sogno che mi contrattano co mo attore in una compagnia teatrale. Mi dirigo all'impresario per c'è blar del mio stipendio. Gli spiego che deve pagarmi molto bene per che, conoscendo mi mangio mi conosco, non mi accontenterò con interpretare, ma procurerò che lo spettacolo nel suo insieme vada alla perfezione. Soprintenderò le luci, la musica, il vestiario, il lavoro dei miei compagni, eccetera. In somma, mi occuperò di to do. L'impresario mi comprende e mi fissa un buon stipendio, quello che merito. Mi sveglio tranquillo ed avendo recuperato si fidano za di me stesso. So che le difficoltà economiche si risolveranno. È da tre giorni che soffro di forti mal di stomaco, probo blemente a causa di

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un'infezione intestinale. Dormo male e non quie ro prendere antibiotici. Mi corico e sogno: sto nel mio letto, suo friggendo gli stessi dolori che ho quando sono sveglio. Arriva Pachita, la guaritrice. Si corica sopra a me e succhia il lato di recho del mio collo dicendo: ti curo, fratello." Facendo un sforzo supremo, lascia cadere la sua mano sinistra tra il nostro cuer pos e l'appoggia sul mio ventre. Dopo, si alza nell'aria senza separarsi da me. Levitamos un momento orizzontalmente, e dopo scendiamo alla ca ma. Ella svanisce lentamente. Mi sveglio guarito, senza sentire dolore alcuno. Mi sembra che, per dirlo in qualche modo, ho assunsi do alla guaritrice e finalmente posso accedere ad un medico interno, una specie di Divinità. Ricordo che in Messico, prima di morire, Pa chita fece apparire un anello nella palma della sua mano, lo mise in mio annullare sinistro e mi disse: Verrò a visitarti in "sonni."

Come potrai immaginare, questo tipo di sonni risulta tremen damente positivo. Sono sonni riparatore in tutto il senso della parola e nei quali l'inconscio canalizza la sua forza pa ra curare. Se è possibile utilizzare quella conoscenza acquisita nella pratica del sonno lucido per arrivare al sonno terapeutico, potrebbe arrivarsi ancora più lontano, raggiungere attraverso il sonno una dimensione di saggezza? È quello che io chiamo "il sonno umile." Un giorno lasciai di pro mettermi atti, al fine di assistere al sonno in qualità di semplice osservatore. In quello casi accento che il sonno si sviluppi che segua il suo corso, ma senza essere assorbito da lui, rimanendo lú cido. Sono spettatore del mio sonno e mi astengo da ogni intervento. È più, credo che ultimamente abbia raggiunto un né vel ancora più sottile che chiamo "sonno saggio." Il protagonista del sonno al quale assisto in qualità di spettatore è un saggio. Pro nuncia frasi che io annoto al risveglio: frasi che, per quello di più, non hanno niente di originale e potrebbero essere estratte di qualunque testo sacro. Ma sorgono dalla cosa più profonda dell'inconscio, come osservo lucidamente durante il sonno. Può contare alcuno di quelli sonni saggi? Sì, ma con reticenze... Perché? Si tratta chissà di pudore? No, non ti trattare di quello! Temo, semplicemente, che non mi sia creduto, (Jodorowsky tira fuori della sua biblioteca un quaderno enorme che partorisce ce un libro di oro.) In questo altro quaderno annoto i miei sonni più positivi. Posso aprirlo e leggere un esempio di sonno saggio; pi ro accetterà i nostri lettori che un uomo possa avere sonni simili? Chissà dovrebbe dare prima la mia parola di ho nor... Perché no? Sarebbe quasi surreale: "Dichiaro per il mio onore c'essere saggiamente so ñado...." Di accordo, allora certifico per il mio onore avere avuto questi sonni! Ognuno è libero di credermi o no. Tanto inauditi sono quelli sonni? No; in realtà sono molto semplici. Quello che hanno di inaudi to è

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precisamente quell'elemento che fa loro sonni saggi. Tutto sta nel clima interno del sonno. , Jodorowsky legge del suo gran quaderno.) Mi trovo in una classe di arti marziali. Il maestro mi dice": Lasciati cadere nelle mie braccia rilassato." In tonces mi viene il pensiero": Vada, ottengo una re lajación totale", e mi lascio cadere senza riserve. Il maestro io sos ha e mi tende nel suolo. Allora cerca di diventare una chiave. È tale il mio abbandono che non l'ottiene. Allora dice al suo aiutante": Impossibile lottare con lui. È come morto, e contro un morto non si può fare niente"." Questo è un ejem plo di sonno saggio nel quale ottenni il rilassamento totale. Un altro esempio: "Esco alla strada con un abito molto stretto che mi dà un aspetto malaticcio. Allora penso": È buono che la gente mi veda debole, perché mi so e mi sento molto fuer tu all'interno"." O questo altro sonno: "Assisto alla classe di un pro fesor di filosofia che dichiara": Il segreto è essere col pensiero." A quello che io rispondo": Se non hai accettato che devi morire, non hai ottenuto niente. Solo l'accettazione del Lei pulito ci libera del pensiero della morte"." Altri due più: "Alcuni gitani mi portano al suo magazzino, nel quale conservano ogni tipo di mobili. Vogliono consultarmi e mi insegnano, in una scatola di cartone, un bicchiere grande, sembrai dà a quella dell'asse del tarocco di Marsiglia. Pensano di utilizzarla nel suo ex perimentos di alchimia per scoprire il solvente universale, la sostanza capace di dissolvere tutte le altre materie. Domando loro io sorridendo": Sanno quale è il solvente universale"?. Vedendo che non conoscono la risposta, dico loro": È il sangue di Cristo. Una goccia del sangue di Cristo nel cuore dissolve tutti gli altri sentimenti. Dopo quello rimane solo l'amore"." Ed infine: "Un bambino triste mi dice": Sono molto poca cosa. Non valgo niente. Dio non mi vede, è occupato in cose più importanti." Io gli rispondo": Immagina la superficie di una è fera composto per infinità di punti. Ora immagina il centro di quella sfera: è un solo punto che si comunica con tutti gli altri"." Aspettava alcuni sonni più deliranti, una proliferazione di simboli magici, come nei suoi film o nelle sue storielle. I sonni che racconta sono di una sobrietà inusuale in lei... Buono, le mie storielle ed i miei film corrispondono più al sonno lucido. Come puoi apprezzare, la maggioranza di questi sue ños sono molto brevi. La cosa speciale in essi sta nel suo impatto ed in come mi vedo in essi: nel sonno, sono saggio, metronotte e felice, sensazione che sussiste per un tempo al risveglio. Ora mi piacerebbe che desse esempi di "sonno umile"... Questo è un altro tipo di sonno, nel quale ammiro il valore altrui. Per esempio: "Sto in casa di amici. Nella casa c'è una mu jer di paese ma di trasporto distinto. Non ha più di 58 anni. La considero molto educata, simpatica ed umana. Al capo di un momento mi domanda": Sai chi sono"?. Rispondo negativamente. Mi dice allora": Sono Cristina. Io ti curavo quando ere piccolo." Allora scopro che sto in pre sencia della mia prima bambinaia. Dico ai miei amici": vi rendete conto? È la prima donna alla quale ho amato nella mia vita"!. Sapere che vive ancora e comprovare il grado di raffinatezza che ha ottenuto mi produce gran allegria. Cristina ed io noi be samos e dopo ella va via. I miei amici mi dicono allora, in to non di ammirazione": Ha 80 anni e, nonostante ciò, che giovane se la vede"!. Sveglio pieno di allegria." 51


Altro più: "Una rivolta studentesca mi sorprende in piena strada. I giovani bruciano automobili e ci sono poliziotti per tutti pari tè. Suonano raffiche di mitra ed io mi lancio al suolo ma senza sentire paura. Mi ferma un poliziotto e mi porta alla confisca estuario. Lì mi interrogano. Conservo il sangue freddo. Ho la ciotola sillos pieni di libelli antimilitaristi e di ritagli di pren sa con eventi nei quali poliziotti e militari fanno una figura ridicola. Spiego che sono professore di tarocco e mi sciolgono. Vado per la strada, ho l'abito fatti brandelli e fino a ho perso le scarpe. Mi impadronisco una federa di occhiali a modo di ciabatta. In tro in un caffè a chiedere della mia strada. Tra i clienti c'è una donna di paese grassa e con viso buono che io il mio ra con pena, come se fosse un vagabondo. E mormora": bisogna vedere come quello povero uomo sta, dobbiamo fare al go." Mi prende per mendicante. Mi sembra tanto buona ed io con muove tanto la sua compassione che decido di non tirarla fuori dal suo errore ed accettare la carta che mi attribuisce, al fine di non deluderla e permettergli di esercitare tanto buoni sentimenti. Apro la mia valigetta nera e cerco un piccolo gioco di tarocco per regalarsilo. In tre i tarocchi sono fiaschi di pillole. Sono vitamine, ma la donna è convinta che trasporto droga, quello che fa aumentare la sua compassione. Senza sapere niente di tarocco, getta una car ta, il Mago. "Brutto", dice. Non dovrebbe portare questa lettera. Guardi, questo uomo ha una pillola tra le dita..." Ella crede che il circolo giallo che il mago ha tra le dita è algu na droga. Gli ringrazio per le sue buone intenzioni, egli pro metto non tornare a drogarmi ed esco dal caffè. In nessun mo menziono ho sentito la tentazione di darmi importanza. Al contrario, mi sono umiliato gioioso." Distingue ancora più forme di sonni? Ovviamente! È possibile riuscire il "sonno generoso", nel quale condividi col resto dell'umanità quello che c'è apren dido. Per esempio: mi trovo in un spazio immenso, so brevolando una marcia per la pace alla quale assistono migliaia di ma nifestantes. Percependo che sto sognando, comincio a girare nell'aria per richiamare l'attenzione. La gente, ammirata, osserva có mo levito. Allora chiedo loro che si dìano le mani e formino una catena, al fine di volare con me. Toccandoli, faccio loro ele varse e trattamento di farloro volare per la forza del mio pensamien to, ma essi non si muovono. Devo prenderli con tenerezza e non scioglierli. Allora, essi volano verso me ed incominciamo ad evolvere per l'aria formando figure, tutti in catena, fino a che sveglio." Imparare non solamente a dare ma anche a ricevere, acep tar il favore che possa farci l'altro è anche una forma di generosità, come compresi nel seguente sonno: "È toy a Parigi. I giornali hanno un problema col go bierno che non somministra loro la materia prima per imprimere. France-Soir deve uscire con la prima pagina scritta a mano e stampata per un procedimento primitivo, a base di zucchero. Al lato del chiosco di riviste, seduta ad un tavolo di legno, è tá Bernadette, la defunta madre di Brontis, mio figlio maggiore. Mi sento di fronte a lei e la vedo bella e felice come poche volte nella vita. Ora sento fiducia, so che posso contare su lei. Dando mi conta che sto sognando, mi dico": Bernadette morì, ma nel sonno vive. Non mi fa paura parlare con una morta. Mi fido di lei. È un archetipo che può servirmi perché ella conosce bene i temi politici che io ignoro completamente, e sempre sarà disponibile quando voglia con sultarle su questo." Bernadette comincia a spiegarmi perché la situazione è tanto tesa e perché il presidente Lei equivo ca fidandosi del ministro che ha appena nominato. Poi mi parla del futuro": Viviamo con l'idea che il futuro non c'appartiene - mi dice - che non è per noi... E senza embar go, siamo legati a lui. 52


Nel futuro saremo molto attivi." Penso che si riferisce al futuro in generale, ai milioni di anni che deve conoscere ancora l'universo." Dopo questo sonno, pienamente lucido, mi rallegrai di mi avere riconciliato con la madre di mio figlio, specialmente da' pués di tutti i conflitti che viviamo. Bernadette si è trasformato in un'alleata che si offre a collaborare con la cosa migliore di sé stessa nel perfezionamento del mio spirito. Perciò, gra Co. al sonno, accettai una nuova presenzia a suo la mia nella vita. Sonno lucido, sonno terapeutico, sonno saggio, sonno umile, sonno generoso... Che cosa è per lei la cosa ultima del sonno, il nec bonus ul tra onirico? Il sonno magico, creativo. Durante tutti questi anni di ex ploración onirico non ho conosciuto più che uno, a sapere: "È toy nella mia camera da letto. Appoggiandomi sull'aria con le palme delle mani, alzo il volo. Allora, decido di sentire tutta la po tencia della mia voce. Lasciando che il canto germogli di me, emetto con una forza quasi illimitata alcuni suoni che vanno molto oltre l'opera. Non devo sforzarmi ad emettere la voce, l'invoco e viene. Solamente devo lasciare che mi esca per la bocca per scoprirla, evviva e magica... Profondamente emozionato, tempia to che mi apro ad una dimensione di me sconosciuta fino ad aho ra. Con piena lucidità, apro gli occhi e sveglio. Sento la mia co ragione battere con forza. Senza muovermi, ricordo tutti i dettagli del sonno. All'improvviso, giunge all'orecchio i miei un canto che non è vicino né lontano. Non è emesso per una voce umana, ma non per ciò smette di avere sonorità umana, è come se tutto un quartiere della città cantasse. Mi sembra che il canto arrivi da un'altra dimensione. Penso che ancora sono mezzo addormentato e devo osservare più lucidamente quello che succede. Il fenomeno si ripete e mi abbandono all'ascolto, malgrado il carattere completamente nuovo dell'esperienza modifichi il mio ritmo cardiaco. Da una parte, risento vittima di un'alu cinación; per un altro, mi sembra che si apre una puertecita c'è non Co. quello che potremmo chiamare il terzo sentito, il terzo occhio, l'udito della" clariaudición." Mi addormento profondamente e, in sonni, mi vedo per strada di Montmartre. Cammino murmu rando": Era una voce divina, la voce di una dea. Non usciva da una gola, ma era esalata per la realtà stessa. Prove nía delle strade, delle case e dell'aria"." Formidabile. Ma ora ritorniamo a quello sonno che si chiama realtà. Possiamo, come affermano alcuni saggi, vedere la nostra vita come un sonno del quale bisognerebbe svegliarsi? Io direi piuttosto che di questo sonno incosciente che normalmente è la nostra vita bisogna fare un sonno lucido. Ci fu un tiem po in che, prima di dormire, aveva l'abitudine di passare rivista a tutti gli eventi del giorno. Visualizzava il film del mio jor niente, primo di principio a fine e, dopo, all'inversa, secondo il consiglio di un vecchio libro di magia. Dietro" questa pratica della "mare cha aveva l'effetto di permettere di ubicarmi a certo distano Co. dagli eventi del giorno. Dopo avere analizzato, giudica do e preso partito nel primo esame, tornava a ripassare il giorno in senso inverso ed allora mi sentivo distanziato. La realtà così captata presentava le stesse caratteristiche che un sonno lucido. Allora mi resi conto che, come tutto il mondo, in buona misura io sognavo la mia vita! Di sera l'ac to di passare rivista alla giornata equivaleva alla prác tica di ricordare di mattina i miei sonni. L'assolo fatto di accordarmi di un sonno è già come organizzarlo. Io non vedo il sonno completo, bensì quello che ho Lei leccionado di lui. 53


Analogamente, ripassando le ultimi veinti quattro ore, non ho accesso a tutti gli atti del giorno, bensì ai che ho mantenuto. Questa selezione costituisce già un'interpre tación sulla quale baso dopo i miei giudizi ed apprezzamenti. Pa ra farci più coscienti, possiamo incominciare per distinguere la nostra percezione soggettiva del giorno di quello che constitu ipsilon la sua realtà obiettiva. Quando abbiamo lasciato già di confun dirlas, siamo capaci di assistere come spettatori al desarro llo della giornata, senza lasciarci influire per giudizi ed apprezzamenti. Da questo atteggiamento di testimone può interpretarsi la vita come si interpreta un sonno. Per esempio: un giorno Guy Mauchamp, un mio alunno, mi chiese consiglio; non sapeva che cosa fare affinché alcuni inquilini giovani e noncuranti sloggiassero una casa che era della sua proprietà. Dopo avere espresso la mia stranezza perché non fosse accorso alla polizia, dato che la legge stava della sua parte, gli dissi: "In un certo modo, questa situazione ti conviene. Grazie a lei, espresse una vecchia angoscia. Tu pro metto questo progetto: considera questa situazione come un sonno che avessi avuto e tenta di interpretarla come in terpretarías un sonno della notte anteriore. Hai un her mano minore?." Mi rispose che sì, ed allora gli domandai se, da bambino, non si sentiva posticipato quando quello bimbo captava tutta l'attenzione dei suoi genitori, ed egli rispose che così era, efec tivamente. Poi l'interrogai sulle relazioni che aho ra manteneva con suo fratello. Come io immaginavo, Guy mi confessò che non mantenevano buone relazioni né si vedevano nun ca. Allora gli spiegai che egli era stesso che propiziava l'invasione degli inquilini, al fine di esteriorizzare l'angoscia che gli causava la presenza di suo fratello nella sua infanzia. Aggiunsi che, se voleva che si risolvesse la situazione, era preciso che perdo nara a suo fratello che lo trattasse bene e facessero la pace. Gli diedi un consiglio di psicomagia e, dopo una settimana, ricevei una cartolina di Strasburgo ("Fuochi d'artificio nella cattedrale, esplosione di sacra allegria", col seguente messaggio: "In risposta alla mia consultazione, mi prescrisse un atto di psicomagia e, per concluderlo, gli do il risultato. Doveva offrire un ra mo di fiori a mio fratello e pranzare con lui, al fine di questa blecer una relazione fraterna e lasciare ad un lato il passato nel quale mi sentivo spostato per la sua causa. L'obiettivo era conse guir la marcia degli inquilini illegali della mia casa. Inviai i fiori a mio fratello e parlai a mezzogiorno con lui il venerdì. Il venerdì di sera i due inquilini andavano via... lle vándose i miei mobili! Ma, infine, andarono via, e potei recupe rar la mia casa. Grazie." Interessante, no? Portarsi i mobili era come essersi una parte dal suo passato. Cioè, lei indusse quello giovane ad interpretare una situazione reale come se si trattasse di un sonno pieno di simboli che decifrare... Esattamente. Dato che sogniamo la nostra vita, l'interpretiamo e scoprire quello che tenta di dirci, i mensa jes che vuole trasmetterci, fino a trasformarla in sonno lucido. Una volta ottenuta la lucidità, avremo liberate pa ra agire sulla realtà, sapendo che se tentiamo solo di soddisfare i nostri desideri egoisti saremo trascinati, per deremos l'equanimità, il controllo e, pertanto, la posi bilidad di fare un atto vero. Per riuscire a divertirci agendo, tanto nel sonno notturno come in questo sonno diurno che chiamiamo vita, dobbiamo essere sempre meno implicati. Quello distanziamento che non ostacola né l'azione né la compassione, ma non autorizza né l'avidità né il sentimentalismo, somiglia molto alla saggezza. Naturalmente! Di che cosa può servirti vivere coi tuoi sonni e fare un sforzo 54


per ottenere la lucidità bensì ferma encon trar la saggezza? La realtà è un sonno nel quale dobbiamo lavorare al fine di passare progressivamente del sonno inconscien tu, carente di ogni lucidità, e che può essere un incubo, a quello che io chiamo il sonno saggio. Ed il Risveglio? Le tradizioni spirituali parlano di quelli che hanno svegliato... Svegliare è smettere di sognare, sparire da quell'universo onirico per trasformarsi in quello che lo sogna.

L'atto magico

Per incominciare, che cosa è l'atto magico secondo Jodorowsky? Come pa sar dell'atto onirico all'atto magico? Buono, come già ho detto, fu in Messico dove acquisii un certo dominio dell'atto onirico. Se il Cile era un paese poetico, Messico è un paese completamente onirico nel quale l'inconscien non ti cessa di affiorare. Qualunque persona un po' sensibile per cibirá questa dimensione, sentirà lì la presenza del sonno nella tessitura stessa della realtà messicana. Benché possa viversi anche lì dieci anni senza captare almeno il Messico magico. Nella stessa città del Messico è tutto un mondo di stregoni al quale costa molto entrare agli stranieri disinformati. Quando la gente non si sente bene, o ha ostacola da' nei commerci, ricorre ad una strega che realizza una specie di pulizia purificatrice. Con quello fine, si sfrega tutto il corpo con erbe inzuppate in acqua santa. È una pratica molto corrente, e non solamente tra genti del paese. Intellettuali e politici non dubitano di darsi a, dato che la bru jería fa parte della vita messicana. Tra questi stregoni pue diano trovarsi, naturalmente, guaritori esperti in funghi allucinogeni e piante medicinali. Ci li sono che conoscono c'è ta tre mille erbe. Altri utilizzano esclusivamente escrementi di animali. Esistono anche creature strane che provocano fenomeni tanto peculiari che non si sa se sono magia o il suo perchería. Per esempio, ricordo ad una donna di un paesino remoto che si presenta sempre appena coperta con una maglietta, mostrando alcune punte di acciaio che germogliano di tutto il suo corpo. Si pratica anche la magia nera e ci sono molti stregoni che fanno maleficios. Se vuoi gettare una maledizione al tuo nemico, puoi ricorrerloro. Sono stato testimone di cose curiose. Per esempio, in una funzione, mi presi gioco di una donna molto influente alla quale tutti chiamavano la Tigre femmina e che, come si reggeva, era ammanti del presidente. Gli artisti del mio com pañía non volevano uscire a scena perché erano convinti che la Tigre femmina aveva gettato una maledizione contro il teatro. Allora andai a cercare l'aiutante di una strega

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affinché disfasse il maleficio. Confesso che ridevo vedendolo spruzzare to do il teatro con acqua santa. Ma, dopo, mentre tomá bamos caffè, l'uomo incominciò a lamentarsi, perché gli stava sa liendo un foruncolo immenso nell'ano. Quell'eruzione repentina acquisì tali proporzioni che l'uomo dovette andare all'ospedale. Egli non aveva il minore dubbio che il suo corpo ha bía assorbito il maleficio lanciato contro il teatro. È potuto essere una reazione psicosomatica? È possibile. Ma, ad ogni modo, a volte succedono cose ex trañas... Un giorno, il direttore di una scuola di Belle arti col quale aveva appena firmato un contratto mi disse: "Sei un inge nuo. Sei innamorato del Messico, tutto si somiglia meraviglioso. Ma se osi guardare in questo cassetto scoprirai un altro aspec to del paese." Mi avvicinai al cassetto, l'aprii ed immediatamente sentii un mal di testa atroce. Che cosa conteneva quello cassetto infernale? Orribili figure di cera, utilizzate per le streghe per tor turar a distanza alle vittime indicate per il suo consultantes. Erano tanto spaventose che solo vederli mi produsse malessere. Se li esponessero nel Centro Pompidou o nel Louvre, il pubblico scoprirebbe quale il potere benefico o malefico può essere di un'opera d'arte. Un oggetto tanto carico di energia colpisce diedi rettamente all'organismo di chi lo contempla. Benché in sé stessa l'esperienza fu spiacevole, ebbe la virtù di c'è cerme da riflettere. Mi domandavo dove l'artista benefattore starebbe; il mago buono i cui opere fossero cariche di una forza positiva tanto grande che portasse all'estasi all'especta dor. È un principio del quale mi sono servito dopo in psicomagia. Potrebbe citare un esempio? Un giorno ricevei la visita di una donna che aveva un figlio ho mosexual. Quella donna non aveva potuto superare il fatto che suo figlio fosse differente. Benché continuasse a mantenere verso lui un gran affetto, contemporaneamente sentiva una profonda vedere güenza. Il figlio voleva essere pianista, ma, ogni volta che Lei pre sedeva ad un esame o dava un concerto, sua madre sentiva pá nico che fallisse. Il povero ragazzo lo notava, e quello lo colpiva tale punto che finalmente falliva. Subito com presi che la corsa di pianista rappresentava per quella donna un'attività effeminata, di carattere omosessuale. In tonces gli indicai un esercizio. Gli stregoni che fanno maleficios confezionano figure con l'effigie della vittima che dopo crivellano con spilli. Chiesi a quella madre che utilizzasse lo stesso procedimento. Fabbricò una figura ad immagine di suo figlio e gli mise pezzi di unghia, capelli e scampoli di vestiti del mu chacho, affinché l'oggetto stesse realmente impregna do della sua energia. Seguendo le mie istruzioni, la donna attaccò un luis di oro sotto ad ogni piede e versò una goccia di oro so bre ognuno dei sette chakras o centri vitali del corpo. Poi spruzzò la figura con acqua santa, la mise di fianco ad un piano che aveva i tasti unti di miele - simbolo di dulzu ra e soavità -, lasciò lì nella stanza una candela accesa e re zó un'ora ciascuno giorno per il successo di suo figlio. Il concerto seguente fu positivamente un successo, e le relazioni tra madre e figlio cam biaron.

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Magia bianca? No, psicomagia! Più avanti ritorneremo sui princi pi della psicomagia; se ho dato ora questo esempio è per mostrare che mi sono ispirato alle pratiche di magia nera tanto comuni in Messico. Ma decisi di investire il processo: se si può fare il male a distanza, perché non deve potere c'è cer il bene? Sì, ma non basta avere buone intenzioni né con investire le maleficios popolari. Come è possibile che simile pratiche resul abbi efficaci? Madre e figlio sono connessi psichicamente. Se la madre dà benché solamente sia un passo avviato ad adottare un'altra ac titud interno, e l'atto in sé in un certo modo denota il cambiamento, detto atto riscuote una solidità ed una materialità che non avrebbe di un'altra forma; il figlio, da parte sua, deve percepirlo ne cesariamente, benché in quello momento si trovi molto egli jos. E deve reagire. Come la madre non poteva accettare razionalmente l'omosessualità di suo figlio né perdonarsila, gli diedi la possibilità concreta di cedere un passo in questo senso, adattandosi ad un cerimoniale minuziosamente prefissato di an temano. Questo è un linguaggio che l'inconscio comprende. Nell'analisi tradizionale si tenta di decifrare ed interpretare in linguaggio corrente i messaggi inviati per l'inconscio. Io agisco all'inversa: invio messaggi all'inconscio utilizzando il linguaggio simbolico che gli è proprio. In psicomagia, corri ponde all'inconscio decifrare l'informazione trasmessa per il cosciente. Se l'ho capito bene, in psicomagia bisogna imparare a parlare il linguaggio dell'inconscio per dopo, coscientemente, inviargli messaggi. Esattamente. E se ti dirigi all'inconscio nel suo proprio linguaggio, in principio ti risponderà. Ma gireremo già so bre questo. Per il momento, mi piacerebbe spiegare come l'atto magico ha contribuito alla venuta della psicomagia. Quando, in Messico, scoprii il potere della stregoneria malefica, naturalmente, mi porsi la possibilità della stregoneria benéfi ca. Se alcune forze simili possono mobilitarsi al servizio del male, non potrebbero essere utilizzate al servizio del bene? Io pu Lei a cercare un stregone benefattore. Un amico mi parlò in quelli giorni della famoso Pachita, un'anziana di 80 anni al che mu cha gente veniva a vedere da lontano, con la speranza di encon trar cura. Mi sentivo molto inquieto davanti alla prospettiva di conoscere quella strega famosa, cosicché mi preparai per ciò. Perché si sentiva "inquieto?" Era sospettoso. Al fine ed il capo, niente mi garantivo che quella donna non fosse anche malefica. Perché in Messico ci sono stregoni molto pericolosi che possono mettere subrepticiamen tu nell'inconscio di un paziente sensibile e gettargli un ma leficio di effetto ritardato. Li vedi, all'inizio non senti niente raro, ma dopo tre o di sei mesi, incominci ad ago nizar... In modo che mi protessi bene prima di visitare a Pachi ta. Perché non era una strega chiunque: nei giorni di console ta poteva attrarre facilmente tre mille visitatori. Ti dirò che a volte bisognava perfino evacuarla in elicottero... Per lui tanto to, conveniva prendere precauzioni... Che cosa fece lei? Come si protegge una dall'influenza di una strega? 57


In una certa forma si può dire che quello fu il mio primo atto psicomágico. Al principio sentii che la cosa più urgente era cancellare la mia identità. Andare al suo incontro con la mia vecchia identità era ex mettermi alla cosa peggiore. Perciò, incominciai per vestirmi e calzarmi con capi d'abbigliamento nuovi. Era importante che quelli capi d'abbigliamento non li avessero scelte io, in modo che chiesi ad un amico che mi comprassi tutti i vestiti vari che volesse, per esagerare la spersonalizzazione e che la tenuta ottenuta non riflettesse il gusto di un individuo in questione. Calzini, biancheria intima, tutto doveva essere assolutamente nuovo. Non mi misi i miei vestiti nuovi fino al momento di uscire verso la casa da Pachita. Adisce più, io stesso mi feci un documento di identità falso: un altro nome, un'altra data di nascita, un'altra foto... Comprai una costoletta di maiale, l'avvolsi in carta di argento e me la misi nella tasca a modo di promemoria. Così, ogni volta che mettesse la mano nella tasca, il contatto insolito della carne io re cordaría che mi trovavo davanti ad una situazione speciale e che non doveva lasciarmi acchiappare in nessun modo. Quando arrivai al piano nel quale Pachita operava quello giorno, mi trovai in pre sencia di alcune trenta persone, alcune di buona posizione sociale. Devo dire che le circostanze nelle quali andava a produ cirse il mio incontro con Pachita erano un vero privilegio, lontano dalle moltitudini che si accalcavano alla sua periferia quanto do operava in un posto pubblico. Perché io facevo parte dell'intellighenzia. Benché Pachita non andasse al cinema, sapeva che io ero direttivo e che aveva fatto un film del quale si era parlato molto, La Talpa. Mi avvicinai finalmente e vidi una vecchietta asciutta e con una nuvola in un occhio. La fronte bombata, il naso uncinato gli appena avevano dato un aspetto di mostro. Appena attraversai la soglia, ella mi trapanò con lo sguardo e mi chiamò: "Ragazzo, tu, ragazzo!." Mi sembrò raro sentire che mi chiamassero "ragazzo" avendo io più di 40 anni. "Di che cosa hai paura?", disse. "Avvicinati a questa povera vecchia!" Len tamente, fui verso lei, stupefatto. Quella donna aveva trovato la parola giusta per dirigersi a perché io non ero maturato ancora. Benché non fosse un bambino, il mio grado di maturità non era quello che corrisponde ad un uomo della mia età. Interno mente continuava ad essere un adolescente. "Che cosa vuoi di me? Che cosa vuoi di questa povera vecchia?", mi domandò. "Sei risanatrice, verità?", gli domandai. Mi piacerebbe "vederti le mani." Davanti allo stupore di tutti che si domandavano perché mi concedeva quella preferenza, ella mise la sua mano nella mia. E quella mano di vecchia aveva una soavità, una purezza... Sembravo quella di una bambina di 15 anni! Non poteva credere ai miei sensi. "Oh, hai mano di ragazza, di mu tata bella!" In quello momento, mi invase una sensazione difficile da descrivere. Di fronte a quell'anziana deforme, credeva encon trarme davanti all'adolescente ideale che l'uomo giovane che abitava ancora dentro me aveva cercato sempre. Ella aveva la mano alzata, con la palma verso me, ed io comprendevo chiaramente che andava a ricevere alcuno cosa. Mi sentivo disorientato, non sapeva che cosa fare. Un mormorio si alzò di tra gli assistenti: mi dicevano che accettasse il dono. Io pensai rapidamente che il dono di Pachita era di natura ineffabile, ma io volevo fare un gesto che denotasse che accettava il regalo invisibile. Cosicché hi ce gesto di prendere qualcosa della sua mano. Avvicinando mi vidi che al go brillava tra suo annullare ed il suo dito medio. Presi l'oggetto metallico, era un occhio dentro un triangolo, precisamente il simbolo di La Talpa... Incominciai a fare deduzioni di quell'esperienza inaudita: "Questa donna è una prestigiatrice ex traordinaria. Mettendo la sua mano sulla mia io non aveva nota do che nascondesse nessun oggetto. Il colpo sarebbe preparato in anticipo, ma come se

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li era ingegnate per fare uscire quell'occhio dal niente? E come sapeva ella che quell'era il sím birillo del mio film?." Allora gli domandai se poteva servirlo da aiutante ed ella accettò immediatamente. "Sì", mi disse, "oggi mi leggerai tu la poesia che mi farà entrare in trance." Incominciai a recitare un poema devoto a Cuauhtémoc, eroe mexi canuto divinizzato. In quell'istante, quella vecchia rugosa emise un grido tremendo, come un ruggito di leone, e cominciò a ci sia blar con voce di uomo: "Amici, mi rallegro di stare tra voi! Portatemi al primo malato!." Incominciarono a sfilare i pazienti, ognuno con un uovo nella mano. Dopo li avere sfregati con lui tutto il corpo, la strega lo rompeva ed esamina ba tuorlo e chiara, per scoprire il male... Se non trovava niente gra vedi, raccomandava infusioni o, a volte, cuci più strano co mo clisteri di caffè con latte. Consigliava anche di mangiare uova di termite o applicare cataplasma di patata cotta ed ex crementos umani. Quando il problema gli sembrava grave, proponeva una "operazione chirurgica." Io fui testimone di questi interventi e vidi cose irripetibili; comparate con esse, le operazioni dei guaritori filippini sembrano manipulacio nes anodini. Per esempio? Potrebbe raccontare cientos di operazioni, perché seguii ejercien do di aiutante per qualche tempo. Voleva stare in prevalga ra fila, per studiare quello che succedeva lì, e fui testimone di cose incredibili. Per esempio l'ambiente: quasi sempre, Pachita ope raba nella sua casa, un o due volte per settimana. Il piano era intriso di un odore pestilente, poiché Pachita accoglieva tutti gli animali malati del quartiere che vivevano temporaneamente con lei e facevano dappertutto le sue necessità. Era un supplizio aspettarla annusando cacca di cane, di gatto, di pappagallo... Nonostante tutto, non appena ella entrava nella sala per operare, l'odore sembrava svanire per effetto dalla sua sola presenza. Senza dubbio, era la sua prestanza incredibile, il suo trasporto di regina, quello che ci faceva dimenticare quelli vapori nauseabondi. Quella vecchietta aveva l'aura di una gran fanghiglia reincarnata. Che cosa crede che le facesse tanto impressionante? Molte volte mi sono fatto quella stessa domanda. E è che Pachita impressionava tanto i suoi seguaci come agli incré dulos! La cosa certa è che disponeva di un'energia superiore al normale. Un giorno, la moglie del presidente della Repubblica del Messico l'invitò ad un'accoglienza che si dava nel patio del Palazzo del Governo, nella quale c'erano numerose gabbie con uccelli di distinte specie. Quando Pachita arrivò, quegli uccelli che sonnecchiavano fino ad allora svegliarono e Lei pu sieron a trillare come se salutassero all'alba. Molti testimone con firmarono l'incidente. Ma ella non utilizzava solo il suo carisma, sapeva creare alla sua periferia l'ambiente adeguato per attirare tanto il visitatore come al malato. La sua casa stava in penum bra, alcune grosse tende ostacolavano che si filtrasse la luce, in modo che, arrivando della strada, avevi la sensazione di entrare in un mondo di tenebre. Vari aiutanti, tutti convinti dell'esistenza reale del Fratello, come richiamava Pachita a quello è píritu col quale apparentemente contattava e che, secondo lei, reali zaba le cure, conducevano appena all'arrivato per un itine rario che questo doveva fare alla cieca. Credo che quegli aiutanti svolgevano un ruolo chiave nello sviluppo delle "operazioni."

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Vuole dire che aiutavano la strega a fare giochi di mani? È possibile che Pachita fosse una geniale prestigiatrice. In realtà, quello non si saprà mai. La cosa certa è che gli aiutanti, chiunque che fosse la carta che svolgessero, non erano complici di un raggiro; tutti avevano una fede enorme nell'esistenza del Fratello. Agli occhi di quelli buoni gene tè, questo era quello che importava. Pachita non era altro che un'exce lente risanatrice, un "canale", come diremmo oggigiorno, un ins trumento di Dio. Essi rispettavano l'anziana, ma quando non stava in trance non la veneravano. Per essi, l'essere desen carnado era più reale della persona in carne ed ossa attraverso la quale si manifestava. Questa fede che avvolgeva a Pachita gene raba un'atmosfera magica che contribuiva a convincere a quell'in fermo delle sue possibilità di guarirsi. Come si sviluppava una consultazione "normale" in casa da Pachita? La gente, seduta in una sala in penombra, aspettava il suo turno per entrare nella stanza nella quale operava la strega. Tutti gli aiutanti parlavano a voce bassa, come se stessero in un tempio. A volte, uno di essi usciva dalla "sala" di opera ciones nascondendo nelle mani un pacchetto misterioso. In intoppo nel bagno e, attraverso la porta semiaperta, si percepiva il fulgore dell'oggetto che si scottava nel fuoco. L'ayu dante usciva e ci notava in un mormorio: "non entrino fino a che il danno si sia consumato. È pericoloso avvicinarsi a mentre è attivo. Potrebbero beccarlo...." Che cosa era realmente quello "danno?" Non lo sapevamo, ma il mero fatto di dovere astenersi da orinare mentre si prodursi uno di quegli in molaciones con fuoco provocava un'impressione strana. A poco a poco, uno abbandonava la realtà abituale per lasciarsi strisciare verso un mondo parallelo completamente irrazionale. Da' pués, all'improvviso, uscivano dalla sala di operazioni quattro ayu dantes trasportando un corpo inerte avvolto in una tela in sangrentado e lo depositavano nel suolo, come se fosse un cadavere. Perché, una volta finita l'operazione e posizionati i bendaggi, Pachita esigeva della paziente immobilità assoluta per mezz'ora, so pena di morte istantanea. Gli ope rados, paurosi di essere annichiliti per forze superiori, non facevano né il minore gesto. Immobili, pietrificati, sembravano realmente morti. Non è necessario aggregare l'effetto che ejer Co. quella scenografia sul candidato. Quando Pachita il lla maba a voce bassa, utilizzando sempre la stessa formula, "Aho ra a te si tocca, figlio della mia anima", il paziente si metteva a tremare dalla testa ai piedi e ritornava all'infanzia. Per quel motivo forse si può dire che questa strega non serviva adulti bensì bambini, perché così li trattava, chiunque che fosse la sua età. Re saggio l'avere vista dare una caramella ad un ministro mentre gli domandava con la sua voce grave ed affettuosa: "Che cosa si pente, il mio bambino?." La gente a lei si abbandonava in corpo ed anima, prendendola come antidoto del suo terrore. Ha appena descritto l'ambiente, i preliminari, molto importanti, senza dubbio. Ma mi piacerebbe sapere come si sviluppava in generale l'operazione stessa... Come "aiutante", lei dovette essere un testimone privilegiato. Non so fino a che punto, perché come tutti stavo basso il potere della magia dell'ambiente! Pachita faceva stendersi al paziente in una branda, sempre alla luce di una candela, poiché, secondo lei, la luce elettrica poteva danneggiare gli organi interni. Dopo, segnalava il posto del corpo che andava a "operare", il ro

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deaba di cotone e rovesciava sopra un litro di alcool. L'odore del prodotto si estendeva per la stanza, creando un ambiente di sala di operazioni. Ella stava sempre acompa ñada per due aiutanti - frequentemente, io ero uno di essi-e mezza dozzina di discepoli che avevano terminantemente proibito di attraversare le gambe, le braccia o le dita, per faci litar la libera circolazione dell'energia. In piedi, al suo fianco, io il mio mo vidi come affondava quasi completamente il dito nell'occhio di un cieco, o come "cambiava il cuore" ad un paziente, al quale sembrava aprirgli il petto con le mani, facendo correre la san gre... Pachita mi impegnavo a mettere la mano nella ferita, io pal paba la carne straccia e ritirava insanguinati le dita. Di un barattolo di vetro che aveva al lato, gli passava un cuore arrivato non si sapeva di dove - del deposito o dell'ospedale - che ella procedeva a "impiantare" nel corpo del malato di forma magica: nient'altro essere posizionato sul petto, il cora zón spariva bruscamente, come aspirato per il corpo del paziente. Questo fenomeno di "aspirazione" era comune a to due suoi "impianta": per esempio, Pachita prendeva un pezzo di intestino, lo collocava su quello "operato" ed in quello stesso ins tante spariva nel suo interno. La vidi aprire una testa e mettere le mani. Potevi sentire l'odore delle ossa bruciacchiate, sentivi rumore di liquido... L'operazione non era esente di violenza e costituiva un spettacolo abbastanza crudo, alla mexica na, ma contemporaneamente Pachita mostrava una dolcezza ex traordinaria. Che carta svolgevano gli adepti presenti? La strega contava molto su essi. A volte, sembrava che l'operazione si complicasse, allora Pachita ed il proprio enfer mo chiedevano l'aiuto attivo di tutti i presenti. Potrebbe dare un esempio? Ricordo operazioni durante le quali il Fratello ex chiedeva all'improvviso per bocca di Pachita: "Il bambino si raffredda, presto, scaldate l'aria o lo perderemo...." Tutti correvamo immediatamente, isterici, alla ricerca di un termosifone eléctri co... Collegandolo, comprovavamo che avevano tagliato l'elettricità! "Facciano qualcosa o il bambino entrerà nell'agonia!", bramiva il Fratello mentre il malato, sull'orlo della cri sis cardiaco, vedendosi senza dubbio col ventre aperto e le tri pas all'aria, gemeva, gelato di terrore: "Fratelli, ve lo supplico, aiutatemi!." E tutti avvicinavamo la bocca al suo corpo e soplá bamos con tutte le nostre forze, angosciati, dimenticandoci di noi stessi, tentando disperatamente di scaldarlo col nostro alito. "Molto bene, cari figli", diceva all'improvviso la voce del Fratello, porta su "già la temperatura, passò già il pericolo, ora posso continuare." Non fu morto loro mai qualcuno? No. Che io sappia, nessuno morì dovuto agli interventi di Pachita, malgrado molte di esse implicassero mo mentos critici. In un certo modo, quello sembrava fare parte del processo. Chi erano operati soffrivano? Io direi che sì. L'operazione poteva essere abbastanza dolorosa. Quando morì Pachita, il dono passò a suo figlio Enrique che em pezó ad operare come sua

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madre. Assistei una delle sue operazioni ed osservai che il Fratello parlava con più dolcezza e che il coltello non faceva oramai male. Così lo feci osservare uno degli aiutanti che mi rispose: "Di incarnazione in incarna ción, il Fratello continua a progredire. Ultimamente ha imparato a non fare soffrire i pazienti." Dice che Pachita mostrava molta dolcezza, nonostante il suo gran cu cigolo. Fu lei soddisfatto per lei, verità? Sì, mi pentivo il fegato e sentiva curiosità per sperimentare in me stesso l'operazione. Pachita mi disse che aveva un tumore nel fegato ed accettò servirmi. Io mi prestai al gioco, dicendomi che non poteva ammazzarmi. Perché, con tutta la gente alla che aveva operato, se fosse successo non un contrattempo ad algu dei suoi pazienti, farebbe già tempo che sarebbe stato nella prigione. Non aveva paura di soffrire, al dolore? No, perché, per me, quell'era teatro. Io volevo sottomettermi all'operazione per vedere che cosa succedeva, e così lo feci. Ma quando mi vidi nel letto, di fronte a Pachita, che aveva non nella ma un gran coltello ed era circondata di fedeli che pregavano, incominciai a sentire paura. Mi sarebbe piaciuto andare via ma era già tardi. Notai che mi tagliavo con le sue forbici... Sentii il dolore che senti una persona alla quale lo tagliano la carne con alcune forbici! Correva il sangue e pensai che morivo. Dopo, mi diede una coltellata nel ventre ed ebbi la sensa ción che mi aprivano le budella... Nella mia vita ci mi ero sentii tanto male do. Durante circa otto minuti soffrii atrocemente e rimasi bianco. Pachita mi fece un'infusione e sentii come il sangue girava a corrermi per il corpo. Poi ella fece co mo se mi strappasse il fegato... Finalmente, mi passò le mani per il ventre per chiudere la ferita ed al momento sparì il dolore! Se fu prestidigitazione, l'illusione era perfetta: non só egli i presenti videro correre il sangue ed aprirsi il ventre ma lo stesso paziente sentì il dolore. Da allora, il hí gado non ha girato a disturbarmi. Lasciando a parte la cura, quella fu una delle grandi esperienze della mia vita. Aque lla donna era una montagna, tanto impressionante come un míti co lecchi tibetano. Non sentii mai tanto panico, né tanta gratitudine, come nel momento in che ella mi disse che era guarito e che poteva andare via. In quell'istante, vidi in lei alla Madre universale. Che shock psicologico! Pachita era una gran psicologa, conosceva l'anima umana. Arrivò a sentire paura con Pachita? Oh, sé! Ella sapeva molto bene come utilizzare una terapia del tu rror. A questo rispetto, mi piacerebbe citare un'attestazione redige do per Valérie Trumblay, mia ex moglie, che fu aiutante della guaritrice in quello stesso tempo: Dopo avere sofferto un aborto. aveva perso la creatura a causa diedi bai lare troppo per una prova teatrale., aveva dolori diedi ovaie. I medici non trovavano la causa e vedevano nei sintomi gli effetti psicosomatici di un sentimento di colpa. Fosse quello che fuere, il do lor era reale, insopportabile, ed era da mesi che durava... Decisi console tar a Pachita. Ella mi toccò il ventre, senza diventare denudare almeno, e mi disse: "Eri incinta di gemelli. Porti ancora dentro una fede to morto. Dovrò operarti. Vede di pomeriggio il venerdì in ayu nas con un pacchetto di cotone, una venda ed un litro di

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alcool. To ma questa infusione durante i tre giorni che precedano l'operazione." Il venerdì, Pachita, in trance, mi fece assistere ad un'operazione prima di intervenirmi. Il Fratello apre un corpo, tira fuori il cuore che palpita, mette un altro che dice avere comprato in un ospedale, ci mi sono ce toccare le viscere, chiude la ferita con una sola imposizione della mano ed ordina gli aiutanti che portino a quell'operato alla sala di recupero. "Ora" tu, mi dice allora la strega. Io mi metto a tremare dalla testa ai piedi, mi battono i denti, sudo. Quando la vedo alzare il coltello insanguinato, al suolo e me noi cado che do seduto, atterrito. Il Fratello mi disse allora severamente per bocca di Pachita che improvvisamente acquisì una voce roca di uomo: "Calmati e gettati qui, se no, non potrò fare niente e ti saranno incancrenito le ovaie." Mi alzai con la bocca secca, con molta dificul tad, e mi stesi nella branda. Mentre un aiutante mi abbassavo la gonna per scoprire il ventre, gli altri si misero a pregare sotto il ritratto di Cuauhtémoc, l'imperatore venerato che, secondo essi, non era un altro che lo spirito che possedeva la strega. Questa inzuppò in alcool alcuni cotoni e me li mise sul ventre attorno alla zona che si disporsi a tagliare. Dopo, molto rapidamente, con un colpo freddo di chirurgo, mi aprì il ventre. Sentii un vivo dolore, sentii rumori di liquidi, percepii l'odore del sangue e mi credei morta. I tre il mio nutos dell'operazione mi sembrò interminabili; il mio cuore batteva a mille per ora, aveva le budella all'aria e tutto il corpo gelato. Ma ella, o per meglio dire il Fratello, era imperturbabile: né una pala bra, né un gesto inutile, una precisione impressionante. All'improvviso sen tí un dolore acuto, come se mi strappassero un pezzo di viscere, e Pa chita mi insegnò una cosa nera e viscosa simile ad un piccolo polipo. "Questo è il feto, è marcio." L'odore era insopportabile. "Portatemi" una borsa, ordinò. Gli aiutanti corsero alla cucina e ritornarono con una borsa di plastica di supermercato. Pachita fece un pacchetto con attenzione, lo legò con un nastro rosso e lo diede a suo figlio dicendo: "Questa notte lo tirerai al canale, alle acque oscure, dándo egli la schiena, ed andrai via senza girare il viso. Le cose maligne Lei pren dia dello sguardo...." Quindi chiuse la ferita con le sue mani, ed il dolore sparì in un istante, contemporaneamente che la paura. Mi vedono dó il ventre e mi ordinò che conservasse riposo per tre giorni e che prendesse un annacqua preparata specialmente per me. Come io ero l'ultimo paziente del giorno, a quell'ora Pachita doveva recuperare il suo pro pio corpo e fare che il Fratello ritornasse al suo regno. Io mi misi a piangere, tanto forte che i miei singhiozzi sembravano sorpassare la piccola stanza. Mentre gli aiutanti pregavano affinché Pachita girasse ad essere donna, ascoltai una vocecita che gridava piangendo nel corridoio: "Mamma, mamma...." Mi somigliavo che unicamente potesse sentirla io, ed ex chiesi: c'è "Lì fuori un bambino che chiama sua madre." Mi ordinarono severamente tacere e lasciare andare al vampiro. Dopo un mese potei camminare normalmente. Un dolore molto acuto mi perforavo il ventre al minore movimento brusco. Ma il risultato dell'operazione fu tagliente: mai più tornai a soffrire dolore di ovaie, dopo tanto to soffrire. Da allora, mi trasformai in un incondizionato di Pa chita, e, in compagnia di Alejandro, ho assistito a molte operazioni. Non potrebbe affermare categoricamente se quello che vidi era reale o illusione, ma tuttavia vidi che quella donna curava a quelli che avevano fede in lei e, soprattutto, nel Fratello. Pachita consacrò la sua vita intera alla quale soffrivano. Se quell'era trappola, doveva essere una "trappola sagra dà", come direbbe Alejandro. Ora mi piacerebbe raccontare un fallimento che, mi sembra, si dovette alla mancanza di fede o la brutta fede del paziente. Io conoscevo ad una donna nor teamericana, ricco e divorziato, che soffriva mania persecutoria. Ella è astragalo convinto che la morte la perseguiva che circolava a tra vés di lei utilizzandola a modo di canale. La sua assistente aveva annegato nella piscina, sua madre era morta in un incidente aé reo quando andava a visitarla, un suo amico si era suicidato, etcéte ra. La portai a casa di Pachita, dopo avere avvisato a questa che andava a presentare ad una posesa. La nordamericana arrivò a casa della strega in un stato di coraggio ambiguo. Io cercavo di persuaderla pa ra che credesse, ma ella si chiudeva nella sfiducia della donna bianca che visita un villaggio indio. Entrò nella sala di operazioni con aria di 63


ripugnanza e disprezzo. Vedendola entrare, il Fratello in carnado in Pachita arrossò e, gettando schiuma per la bocca e blan diendo il coltello con espressione assassina, si lanciò su lei, decisi do ad ammazzarla. Tra gli otto che stavamo lì presenti sottomettiamo la strega che lottava con una forza tanto grande che sembrava quasi impossibile ridurrla. Intoniamo un incantesimo e, dopo va fiumi minuti di completo panico e crisi di colera limitrofo nell'epi lepsia, il Fratello si calmò. Si mise ad accarezzare la testa della nor teamericana che all'improvviso stava molto sottomessa, come una bambina spaventata. Lo vedi "già, figlia", mormorava il Fratello per bocca di Pachita, "sei posseduta per un demonio criminale. Senza saperlo, tu dai la morte. Tu desideri ammazzare. Non ti sbagliare, so sincera e dati conto che, per paura del mondo e per rancore, sei piena di una sete di distruzione. Se vuoi liberarti, devi seguire alla lettera" il mio instruccio nes. Il Fratello l'ordinò che fosse al mercato di erbe medicinali e magiche e comprasse sette nastri di colori differenti ed un pezzo di corallo. Durante veintiún giorni, coricandosi, di bía arrotolarsi il corpo con le sette nastro e dormire coperta come una mummia, col corallo nel petto, come un medaglione. Per me, il messaggio era chiaro: doveva dormire ogni notte avvolta nell'arcobaleno, simbolo dell'alleanza con Dio, e purificata per la bellezza hu milde del corallo. Ma la paziente non lo vedeva così. Finita il con sulta, girò ad assumere la sua antica personalità e creó tutti gli obs táculos immaginabili per non seguire le istruzioni di andare al mercato. Primo si ruppe un dito del piede, dopo propose comprare i nastri in un negozio del centro, poiché il mercato gli sembrava un lu gar sporco, pieno di indi pidocchiosi... Al capo di due o tre settimane, la convinsi affinché mi accompagnassi al mercato. Una volta lì, dare tró un'avarizia assurda, mercanteggiò nel prezzo del corallo e della cin incudine fino ad arrivare ad arrabbiarsi per alcuni centesimi. Finalmente di jamos il mercato portando il pacchetto nella mano, ma stette per dimenticarlo nel taxi senza dimostrare il più minimo interesse per recuperarlo. Già disgustata, decisi di tagliare il nostro vincolo e mai più tornai a vederla, la lasciai nel suo mondo senza fede né amore, vittima di sé stessa... Anni più tardi seppi per la stampa che c'era asesi nuoto al suo amante. Aveva ragione Pachita: quella donna era un'asesi na. Il Fratello, tentando di scagliarsi su lei per ammazzarla, ac tuaba come un specchio. Ella si afferrava alle sue sofferenze, non voleva cambiare, per quello che non potè avvantaggiarsi della saggezza trasmessa per Pachita, alla che andò a consultare unicamente perché io Lei la pi diedi, senza avere fede vera in suo potere. Con tutto questo voglio dire che era necessario collaborare con la maga. Il Fratello non poteva curare a chi non lo desiderasse profondamente e si rifiutasse di collaborare. Poteva succedere che una persona avesse fede ma non desiderasse reco brar la salute. Ricordo, per esempio, ad una donna chiamato Henriette, paziente di un medico il nostro amico al quale non gli davano più di due anni di vita. Henriette era malato di cancro e ci lo è già bían estirpato i due petti. Ad istanze del suo medico che era a favore di tentarlo tutto, mi accompagnò al Messico. Benché molto depressa, si dichiarò disposta a lasciarsi operare per Pachita. Questa gli propose purificarlo il sangue iniettandogli due litri di plasma pro cedenti di un'altra dimensione, materializzati per il Fratello. Arrivò il giorno e, dietro il conseguente cerimoniale, Henriette si trovò abbi dida nel letto. Il Fratello l'inchiodò il coltello nel braccio e sentiamo cadere il sangue in un cubo metallico, era un getto spesso e maleodorante. Dopo, il Fratello introdusse da lontano nella ferita l'estremo di un tubo di plastica di un metro, alzando nell'aria l'altro estremo per collegarlo con la cosa invisibile. Potemmo sentire il suono di un liquido che sgorgava soavemente da un posto incerto, ed in quello momento il Fratello disse: "Riceve non il plasma sacro, figlia, il re chaces." Al giorno dopo dell'operazione, Henriette era triste. Non credeva negli effetti della "trasfusione" e si sentiva abbattuta. Tentai c'è cerla da reagire, ma fu impossibile. Era petulante come una né ña, selvatica ed egoista. Mi incolpavo di volere sottrarrla del suo calvario. Due giorni dopo, gli uscì nel braccio un gran ascesso purulento. Molto spaventata, chiamai Enrique, il figlio di Pachita chi, dopo avere consultato sua madre, mi disse: la "Tua amica ha fede nella 64


medicina, ma la respinge. Vuole disfarsi del plasma sacro. Che questa notte faccia le sue necessità in un orinale e domani mattina Lei apli che l'escremento nel braccio, affinché sfrutti il faretto dell'infec ción." Trasmisi il messaggio a Henriette che si rinchiuse nel suo habi tación. Non so se seguì il consiglio o no, ma la verità è che l'ascesso fece scoppiare lasciando un buco molto grande, tanto profondo che si vedeva l'osso. Immediatamente la portai a casa di Pachita che, con versata nel Fratello, disse alla malata con la sua voce di uomo: ti aspettava ", figlia, ti do quello che desideri. Vedono...." La guaritrice la to mó della mano come ad una bambina, la portò al letto e, sorprendente mente, si mise a canticchiare una vecchia canzone francese, mentre ba stoccava il coltello davanti agli occhi molto aperti della malata. Ebbi l'impressione che l'ipnotizzava. Allora gli domandò: - Dimmi, perché volesti che ti tagliassero i petti? A quello che Henriette, con la sua voce di bambina, rispose: - Per non essere madre. - Ed ora, la mia cara bambina, che cosa vuoi che ti taglino? - I gangli che mi sono gonfiato nel collo. - Perché? - Per non dovere parlare con la gente. - E dopo, figlia? - Mi taglieranno i gangli che mi sono gonfiato sotto alle braccia. - Perché? - Per non dovere lavorare. - E dopo? - Mi taglieranno quelli che mi sono gonfiato vicino al sesso, affinché pue dà essere sola con me stessa. - E dopo? - I gangli delle gambe, affinché non possano obbligarmi ad andare a nessun posto. - E che cosa vuoi dopo? - Morire... - Molto bene, figlia, ora già conosci la strada che seguirà tuo in fermedad. Sceglie: o seguire quella strada o curarti. Pachita gli mise un impiastro nel braccio, ed ai tre giorni la ferita aveva cicatrizzato. Henriette decise di ritornare a Parigi, e morì due ti sgorghi dopo. Quando diedi la triste notizia a Pachita, mi rispose: "Il Fratello non viene solo a curare. Anche aiuto a morire a quie nes lo desiderano. Il cancro e le altre malattie gravi si presentano come guerrieri, seguendo un piano di conquista preciso. Quando mostri ad un malato che si cerca annichilirsi a sé stesso la strada che porta la sua malattia, si affretta a seguirlo. Per questa ragione, la francese, invece di stare due anni soffrendo, smise di lottare. Si arrese alla sua malattia e l'aiutò a realizzare il suo piano in due settimane." Imparai la lezione: prima io credevo che, per salvare una persona, bas astragalo con farle cosciente del suo impulso di autodistruzione. Questo caso mi fece comprendere che anche quella scoperta poteva accelerare la sua morte.

In effetti, l'attestazione di Valérie è molto interessante, in concreto per quel che riguarda la relazione tra la cura e la fede, ed a lei importano Co. del desiderio diedi vivere. Che cosa pensi lei? Bisognava avere fede per cu rarse? Non necessariamente. Tutto quello che conta Valérie è riguro samente certo, ma non può estrarrsi di ciò un principio generale. Senza dubbio, era preferibile avere fede, ma non era una con dición sine qua dispari. D'altra parte, Pachita sembrava sapere bene come convincere gli scettici, come fece quando io pu so nella mano l'emblema del mio film. Un giorno portai a Jean-Pierre Vignau, un specialista di cinema. Era un colosso, cam fante di karatè, non credeva in queste cose e non pretendeva di lasciarsi imbrogliare per una vecchia messicana. Aveva una lesione in una gamba e gli consigliai che fosse con mia moglie a casa 65


di Pachita. Egli si mostrava restio ma, come io l'accusavo di avere mie do, finalmente accettò, benché giurando che non si lascerebbe to mare i capelli. E quale fu il risultato del confronto tra l'anziana hechi cera e questo eroe di film? Risulta che Vignau rimase tanto impressionato con la storia che egli stesso il conto nelle sue memorie Corps d'acier, pubblica dai in 1984 per Robert Laffont. Leggerò il passaggio. Questo testimo nio di un scettico conferma quello che ho detto su Pachita: Durante quello soggiorno in Messico, in casa di Alejandro, cono cí alla persona più insolita di tutta la mia esistenza. La più insolita e, contemporaneamente, il più reale. Era da mesi che io soffrivo un madia rro nella coscia. E non era piccolo altro che un gonfiore come di due pugni, con un orifizio nel centro. A Parigi, era stato settimane visitano do medici e specialisti affinché me lo sistemassero. Ma non c'era forma. Lisa e spontaneamente mi dicevano che lasciasse il karatè, perché quello non aveva rimedio. Una notte, Jodorowsky disse a Valérie, sua moglie, che forse potrebbero portarmi a visitare a Pachita, una vecchio cu randera del Messico. Qui la chiameremmo strega. Ed una mattina presto esco di rotta a casa da Pachita con Valérie che porta non nella ma un uovo crudo, imprescindibile per il trattamento. Arriviamo non ad una callecita molto larga. Un portale di legno. Valérie chiama. La porta si socchiude e si affaccia un buon uomo al quale la mia amica spiega il motivo della nostra visita. L'uomo noi di ja entrare. Il patio è pieno. Uomini, donne e bambini di tutte le classi sociali, soprattutto poveri, indi, meticcio, messicani tipici con ceste, cibo e bimbi appesi alla schiena, gente che conver sa, discute, vocifera. Al fondo del patio, su un mucchio di legna, un aquilotto contempla la scena con sguardo penetrante e tranquillo. Speriamo. Passati circa venti minuti, si apre una porta della casa che circonda il patio. Esce una vecchia, una signora anziana. Lei pa preghi a molte delle donne che stanno nel patio. È molto bassina, grossa, curva, ha una nuvola in un occhio, col quale sembra vedere meglio che con l'altro, vedere quello che non vede col buono. Impossibile calce cular la sua età. Potrebbero essere cento anni o cinquanta. Mira alla quale è pule nel patio, sceglie un uomo, gli tende la mano. Tu... L'uomo si alza e la segue alla casa. Dopo un momento, un buon momento, esce. La gira a guardare a quelli riuniti e mi segnala col dito. Tu... Me è. Noto che adotto un atteggiamento mentale di apertura fren tu a questa persona insolita. Mi dico: "non conosco niente né so niente. Pertanto, mi apro. Ad ogni modo, peggiore non rimane la mia gamba." Qualcosa di sorpreso per passare prima che altri - dopo Alejandro mi spiegò che Pachita considera che gli uomini devono passare prima che le donne, perché sopportano peggio il dolore e le donne possono sperare -, fui dietro lei, accompagnato da Valérie che gli spiegava il mio caso in spagnolo. All'improvviso, la vecchia diventa verso me e mi fa due o tre mo vimientos di karatè molto rapidi, guardandomi col suo occhio bianco. In quello momento, se mi avesse domandato la sua età, io avrei diedi cho venti anni. Dopo, prende l'uovo crudo che ha portato Valérie, lo spacca e me lo sfrega per tutto il corpo: il viso, le maniche, la ca messa, il pantaloni. Di seguito, fa la stessa cosa con un liquido bianco che tira fuori di una bottiglia enorme che ha dietro. Sto dalla testa ai piedi em badurnado. Mi tocca la gamba, i gonfiori del madia rro. Quindi diventa, si avvicina ad una specie di altare, come una piccola nascita, con figure e candele, e si mette a pregare a voce bassa. Io ascolto; non comprendo niente, ma ascolto. La stanza sta in penombra, illuminata per tre o quattro candele. Un tavolo nel quale i pazienti si coricano per essere operati, due o tre aiutanti che stanno lì per imparare o affinché ella trasmetta loro il suo dono. E Pachita che prega. Quindi smette di pregare, diventa verso i suoi aiutanti e li detta una lista di prodotti, erbe, piante. Danno la lista per me a Valérie. Io la guardo. - Ed a tutto questo, quanto devo dargli? 66


- Dagli quello che voglia, un peso, due... Misi la mano nella mia tasca e tirai fuori la cosa prima che trovai, un biglietto che equivaleva a non so quanti pesi, l'ho dimenticato, e tornammo ad uscire al patio. Andammo ad uno di quelli grandi comprati mexica noi nei che tutto è colore, schiamazzo e movimento, e dove vedendo la vitalità della gente uno pensa, come in Africa che non tempia hai il caldo. In quello mercato un po' pazzesco, compriamo quello che necessitavamo. Quando ritornammo a casa di Alejandro, Valérie co cinse un minestrone con tutto e fece un cataplasma che mi mise nella coscia. La portai messa per tre settimane. Con lei faceva la mia vita normale e perfino allenava. Dopo tre settimane, me la tolsi. Ero sparito completamente! Non sentii più dolore che il tu rón al togliere il cataplasma che mi strappò la peluria. La lacerazione è astragalo curato. E mai più sono tornato a sentirlo. Evidentemente, aque llos che non hanno vissuto una situazione simile può discutere la veracità della minoranza che sì l'ha fatto. Ma io affermo che Pachita si era curato realmente.

Questa è l'attestazione di Jean-Pierre. Interessante, non tu pa preghi? Ovviamente! E che cosa può dedurrsi da tutto ciò? Io non direi mai che le manipolazioni di Pachita fossero vere operazioni; ma neanche direbbe il contrario. E fi nalmente, trassi la conclusione che quello non era importante. In realtà, quella che fa che queste cose c'inquietino è la nostra credenza in un mondo "obiettivo", la nostra mentalità moderna autodenominada razionale. Pretendiamo sempre se tuarnos come osservatori distanti di un magnifico supues tamente esterno i cui meccanismi devono essere nitidamente di abbozzati. Nella mentalità "chamánica", al contrario, questo problema né si porsi. Non c'è né soggetto osservatore né obietto osservato, sta solo il mondo, sonno brulicante di segni e simboli, campo di interazione nel quale confluiscono forze ed influenze multiple. In quello contesto, sapere se le operacio nes di Pachita è "reale" o non risulta incongruente. Che realtà? Dal momento in cui entri nel campo ener gético della strega, ti integri a sua volta nella sua realtà e lei in tra nella tua, ambedue evolvono in una realtà dove le pratiche di cura sono operanti. Ed il fatto è che mu chas persone si sono curate realmente! D'altra parte, leghi niéndome al punto di vista chiamato "obiettivo", non potei scoprire mai il "trucco", nonostante essere stato al suo fianco settimana dopo settimana per ore... In qualsiasi caso, non si può se non riconoscere il genio di Pachita. Se egli suo ero teatro, che gran attrice! Se ero illusionismo, questa buona donna fu l'ilusio nista più grande di tutti i tempi! E che psicologa... Che cosa gli insegnò? Che cosa ha riscattato di tutto ciò per integrarlo lue go nella pratica della psicomagia? In primo luogo imparai a trattare le persone. Grazie a lei, compresi che tutti o quasi tutti - siamo bambini, a volte adolescenti. La cosa prima che faceva Pachita era toccare con le sue mani a chiunque lei accorreva, con quello che stabiliva una re lación sensoriale ed infondeva fiducia alle persone. Lei produ Co. un magnifico strano: dal momento in cui sentivi in te egli sue arachide, se trasformava per te in una specie diedi ma dre universale e dispari potevi resisterti. Così mi succedè anche, malgrado, per allora, io respingevo i maestri e mi rifiutavo di sottomettermi. Tuttavia, toccandola il mio resis tencia si struggeva come la neve al sole. Pachita sapeva trovare nell'adulto, perfino nel più sicuro, un bambino addormentato, an sioso di amore, ed il contatto era più

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efficace delle parole per stabilire fiducia ed aprire il suo stato ricettivo. Anche questo con tatto sembrava permettergli di fare la diagnosi. Recuer do, per esempio, l'occasione in che portai ad un amico francese. Era da tempo che sentiva dolori, ed i medici francesi c'è bían necessitati sei mesi per diagnosticargli un polipo nell'intestino. Pachita gli passò le mani per il corpo ed inmedia tamente scoprì la presenza di un gonfiore nell'intestino. Il mio amico rimase attonito! Ma, a parte manifestare quasi queste facoltà adivinato estuari, quella strega praticava a volte quello che oggi mi sembrano ac tosse psicomágicos meravigliosi: un giorno ricevè un uomo che stava sull'orlo del suicidio perché non sopportava l'idea di rimanere calvo a 30 anni. Aveva provato tutte la tratta mientos possibili senza successo. Il Fratello gli chiese di bocca dell'anziana: "Credi in me?." L'uomo rispose afirmati vamente, ed in realtà, aveva fede in Pachita. Lo spirito gli diede in tonces queste istruzioni: "Ottiene un chilo di escrementi di topo, orina sopra e mescolalo bene fino ad ottenere una pasta che ti applicherai nella testa. Questo rimedio ti farà crescere la pi egli." L'uomo si lamentò soavemente ma Pachita insistè, diedi ciendo che, se voleva evitare la calvizie non c'era più rimedio. Egli decise allora di sottomettersi a questo insolito trattamento. Tre mesi più tardi tornò a visitarla e gli disse: "È molto difficile in contrar escrementi di topo, ma finalmente localizzai un laborato ride in quello che allevano topi bianchi. Convinsi ad un impiegato pa ra che mi guardassi gli escrementi. Quando riunii il chilo, orinai sopra, feci la pasta ed allora mi resi conto che mi davo la stessa cosa non avere capelli. Pertanto, non usai l'ungüen to e decisi di accettare la mia fortuna." Io vidi in quell'un atto di psicomagia elementare. Pachita gli chiese un prezzo che egli non era disposto a pagare. Quando si trovò davanti all'azione stessa, comprese che poteva per fectamente accettare il suo destino. Davanti all'esigenza reale, preferì continuare ad essere calvo. Uscì dal suo mondo immaginario per guardare di di fronte al mondo reale. Queste istruzioni, assurde a pri mero vista, gli diedero occasione di maturare, gli fecero passare per tutto un processo alla fine del quale gli fu possibile accettarsi tale co mo era. Così io concepisco la psicomagia. Molte volte, Pachita induceva le persone a realizzare un atto insolito che, in fin dei conti, si orientava a riconciliarli con un aspetto di loro stessi. Ricordo ad una persona per chi il denaro repre sedeva un gran problema, una persona incapace di guadagnarsi da vivere. La vecchia l'impose un estraneo cerimoniale: il "paziente" doveva orinare tutte le notti in un orinale, fino a che fosse pieno. Dopo, doveva lasciare l'orinale sotto al letto e dormire trenta giorni sopra alla sua orina. Io fui testimone del con sulta e, ovviamente, mi domandai quale il suo significato sarebbe. Po co a poco fui trovando il suo senso: se una persona che non soffre nessuna diminuzione fisica né intellettuale non ottiene ga narse la vita è perché non lo vuole. Una parte di sé stessa si opporsi a ciò e si trova in conflitto col denaro. Orbene, seguire le istruzioni di Pachita poteva implicare expo nerse ad un vero supplizio: non è necessario molto tempo pa ra che l'orina conservato giorno dopo giorno sotto il letto appesti. Il paziente che è obbligato a dormire sopra all'orinale rimane im pregnado dei suoi propri effluvi, si riposa vicino alla macerazione dal suo desperdicios. D'altra parte, questo esercizio requie re un spirito di sacrificio e sviluppa la forza di volontà. Perché è necessario averli per sopportare tutte le notti l'incontro con la propria orina... Senza dubbio, ma che relazione ha quello col denaro? In primo luogo una relazione simbolica: l'orina è di colore giallo, come l'oro. 68


Ma, contemporaneamente, è un rifiuto... Produrre rifiuti è una necessità fisiologica, e la necessità di orinare o defecare è in sé stesso prodotto di un'altra necessità, quella di mangiare e bere. Orbene, per servire quelle necesida dia, bisogna guadagnare denaro. Il denaro, nella misura in cui rappresenta energia, deve circolare..., e quella persona non si guadagnava da vivere perché sentiva repulsione per il denaro che con sideraba sporco, vile... In quella persona, il concetto del denaro co mo energia era bloccato. Aveva bisogno di lui, ma non voleva verta attiva nella sua manipolazione. Una parte di lei si rifiutava di intervenire nel movimento che fa che il denaro tra e sale ga, si trasformi in alimenti... Lo nauseava riconoscere l'egli gítimo posto del "oro" in questa rete che costituisce tutta esistono Co.. Pachita l'obbligò a dominare quella paura. Trovandosi ogni notte solo con la sua orina stagnante, il paziente ebbe la visione che l'oro-escremento non è "sporco" se circola. Se uno si rifiuta di vederlo e lo mette sotto al letto, incominciano i problemi... Il "oro" puzzava perché quella persona gli aveva assegnato un posto vergognoso. Finalmente, come ti diceva, l'assolo fatto di prac ticar l'esercizio fino al fine l'obbligò ad esercitare la sua volontà, cua lidad imprescindibile per guadagnarsi normalmente da vivere. A proposito, Pachita richiedeva qualche pagamento ai suoi pazienti? No; non esigeva onorari, ma la gente gli faceva donativi. Quando operava, aveva sempre vicino a lei un cesto con una gran borsa dove i pazienti mettevano quello che volevano. Non poteva accusare Pachita di stare di fronte ad un business. Nonostante che, ovviamente, quelli che avevano denaro gli pagavano bene; per che, senza dubbio, era un'esperienza impagabile farsi soddisfare per quella donna... Ella non curava per guadagnare denaro, guadagnava diedi nero perché curava. Ritorniamo alla sua esperienza e quello che suppose per lei quell'in cuentro con lei, in quanto alla psicomagia. La sua contribuzione alla psicomagia è tanto semplice come esen cial: osservandola, scoprii che, quando si simula un'opera ción, il corpo umano reagisce come se soffrisse una verda dera intervento. Se io ti comunico che aprirò il tuo ventre per estirparti un pezzo di fegato, se ti obbligo a tenderti in un tavolo e riproduco esattamente tutti i suoni, tutti gli odori e le manipolazioni, se senti il coltello nella pelle, se vedi saltare il sangue, se hai la sensazione che le mie mani ti rimescolano le viscere ed estraggono qualcosa di esse, starai "opera do." Il corpo umano accetta diretta ed ingenuamente il len guaje simbolico, al modo dei bambini. Pachita lo sapeva ed era una maestra suprema nell'arte di utilizzare quello linguaggio di ma nera operativa, mai per meglio dire. Perciò, Pachita era innanzitutto una specialista in comunicazione simbolica? Assolutamente. Inoltre, osservava con molta attenzione gli oggetti, i gioielli che portavi. Ricordo ad una donna con un braccialetto ovale, nella quale, in un orifizio anche ovale, è astragalo incrostato un orologio. Quello doveva essere, senza dubbio, un re gallo di sua madre, e Pachita scoprì immediatamente che quella donna non risolverebbe i suoi problemi fino a che si liberasse dell'in scorrimento di sua madre. Era evidente inoltre che quell'orifizio simbolizzava la madre, nel seno della quale si manteneva ancora il figlia-orologio. 69


Intuitivamente, Pachita decifrò il messaggio simbó lico e raccomandò tutto un rituale per disfarsi dell'oggetto. Pa ra ella niente era insignificante, il mondo era come un bosco di simboli in relazione permanente. Stando in contatto con lei mi aprii al linguaggio degli oggetti, al significato che encie rran, per esempio, i regali: ogni regalo ha un senso, si iscrive in una dinamica di possesso e comunicazione. Dimenticare una cosa in casa di un amico, per esempio, o in un posto pubblico non ha niente di gratuito. La stregoneria primitiva conosce il meccanismo di queste interazioni e li domina più o meno. Ma si tratta, naturalmente, di una conoscenza intuitiva, non in telectual né scientifico. Lo stregone o probabilmente sciamano sarebbe incapace di descrivere rigorosamente la sua propria pratica; per ciò dovrebbe situarsi nell'esterno, verta agire e decifrare il suo funzionamento. Orbene, il suo potere sta precisamente nel fatto di mantenere col mondo una relazione interna. Egli non è spettatore di un mondo "obiettivo" inanimato, se non parte integrante di un universo soggettivo nel che tutto è tá vivo. La stesso Pachita capiva le malattie come Lei capo di bestiame incoraggiati: il tumore era una creatura malefica che meritava essere bruciata evviva, ed all'improvviso sentivi come trilli di uccelli. A volte estirpava del corpo malato una forma in movimien to che vedevi agitarsi nella penombra come un burattino. Ella ma terializaba la malattia che così perdeva il suo potere ene come sbriciolo invisibile - e per ciò tanto più minaccioso -, e l'incarnava in una figura vagamente grottesca che meritava re cibir la morte. Del ventre di un omosessuale vidi come tirava fuori un fallo nero che sbuffava come un rospo... Qualcosa di degno di uno del suo happenings... Quello che lei descrive sono realmente scene "pánicas." Degno di Goya! Non so come lo faceva per portarci a quello mondo barocco... Trance, allucinazione collettiva, prestidigitazione geniale? Ad ogni modo, se c'era trappola, era una trappola sacra. Voglio dire che i suoi atti magici risultavano efica ces. Pachita alleviava alla maggioranza della quale andavano a vederla, per quel motivo volli osservarla ed imparare di lei... Ma situandosi un po' in una logica differente: a differenza di un Castaneda che dopo avere ricevuto il messaggio di Don Juan egli si converta stesso in sciamano, lei non pretende di essere stregone. Lei si accontenta con assimilare certi principi universali per trasportarli ad un'ac tuación non magico, bensì "psicomágica." È certo, perché io non provengo da una cultura "primiti" va. Nella mia opinione, salvo eccezioni - non mi pronuncio so bre il caso di Castaneda a chi conobbi in Messico in aque lla epoca -, non puoi trasformarti in sciamano o stregone se non sei nato in un contesto primitivo. Con la migliore volontà e la maggiore ampiezza di criterio del mondo, non si libera uno tanto fá cilmente di tutto il suo bagaglio occidentale e razionale. Castaneda è un personaggio inafferrabile al quale pochi possono ufa narse di avere visto. In che cosa dettagli il conobbe? A quel tempo, negli anni settanta, io ero molto conobbi do in certi mezzi, grazie al mio film La Talpa che era una specie di riferimento in materia di cinema má gico per molti. Castaneda aveva visto La Talpa due volte, e ci l'era piace do. Io mi trovavo in Messico in un ristorante nel quale servono alcuni filetti splendidi e si beve buon venne. Andava acom pañado di un'attrice 70


messicana che riconobbe nel locale ad un'amica che stava con un signore. Castaneda - che non era un altro il signore -, sapendo io ero di chi, inviò alla sua amica al nostro tavolo. La donna mi domandò se voleva conoscere a Cas taneda. "Naturalmente", risposi. "Sono un gran ammiratore suo io!" Ella disse che egli verrebbe a sedersi al tavola, ma io insis tí in andare alla sua. Una coincidenza romanzesca... La vita è romanzesca! Proposi a Castaneda andare a casa sua, pi ro egli volle venire al mio hotel. Eravamo come due cinesi, rivali zando in complimenti. Egli non smetteva di darmi la preferenza, ed io facevo altrettanto, ovviamente... E non dubitò di se realmente stava in presenza di Castaneda? Né un istante. Più avanti, negli Stati Uniti si pubblicò un libro sul quale appare un suo ritratto, un disegno. E è il ritratto dell'uomo al quale conobbi. Quale fu la sua prima impressione? In Messico, è facile determinare la classe sociale al che per tenece un uomo solo con vederlo il fisico. Castaneda ha asse pecto di cameriere. Come! Sì, ha aspetto di uomo del paese; non è grosso, ma sì robusto, coi capelli crespi ed il naso un po' schiacciata: un messicano delle classi popolari. Ma, non appena apre la bo ca, si trasforma in principe; dietro ogni sua parola si percepisce una gran cultura. Dà impressione di saggezza? Più che di saggezza, di simpatia. Subito ci facemmo amici. Vestiva con semplicità e stava sbrigando un buon filetto, irrigato con Beaujolais... Non somigliava a Don Juan bensì il Castaneda che si manifesta nei libri. Mi giravo ad encon trarme col suo tono, con la sua voce, per così dirlo... Secondo lei, i suoi libri narrano fatti reali o sono finzione? Mi è difficile pronunciarmi. La mia impressione è che si fonda su un'esperienza reale a partire da elabora il quale ed intro duce concetti estratti della letteratura esoterica universale. Nei suoi libri trovi lo zen, le Upanishads, i tarocchi, il lavoro sui sonni... Una cosa è sicura: che percorre accampamento menzioni il Messico per fare le sue investigazioni. Crede nell'esistenza di Don Juan? No; credo che questo personaggio è un'invenzione geniale di Casto neda che naturalmente ha conosciuto a vario stregoni yaquis. Come si sviluppò la sua conversazione nella stanza dal hotel? In primo luogo, chiamò per avvisarmi che arriverebbe con cinque minuti di anticipo. Mi commosse tanta delicatezza. Dopo, quando arrivò, gli dissi: "non so

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se sei un matto, un genio, un uva sgranato o se dici la verità." Egli mi assicurò che non diceva più che la verità, ed a riga seguita mi raccontò una storia incredibile, di come Don Juan, con una semplice manata nell'è palda, l'aveva proiettato a quaranta chilometri di distano Co.... perché si era lasciato distrarre per una donna che passa per di lì ba... Mi parlò anche della vita sessuale di Don Juan che era capace di eiaculare quindici volte seguite. Per un altro paio tu, mi sembra che al proprio Castaneda gli piacciano molto le donne. Mi domandò se non potremmo fare insieme un film i due. Hollywood gli aveva offerto molto denaro, ma egli non voleva che Don Juan fosse Anthony Quinn... Allora incominciò ad avere diarrea, con molto dolore nel ventre, qualcosa che, mi disse, non gli succedeva mai. Anche io sentivo forti dolori, nel fegato e nella gamba destra. Era strano che ci venissero quelli dolori quando incominciavamo ad esporrci un progetto. Il dolore faceva che strisciassimo per la stanza. Richiamai ad un taxi e l'accompagnai al hotel. Dopo, andai a diventare operare per Pachita. Aveva sollecitato a Castaneda a che fosse a conoscere quella donna eccezionale, ma non com sembrò. Dovetti stare a letto per tre giorni. Una volta capo di bestiame tablecido, lo richiamai al hotel, ma era andato via già. Non sono tornato a vederlo, la vita ci separò. Un guerriero non lascia orma. Cioè che gli sembra contemporaneamente un baro ed una persona molto in teresante... Mi contò le sue storie di Don Juan su tanta convinzione... Io sono abituato al teatro, agli attori, e non mi sembrò che mentisse. Chissà sia pazzo e sia un genio? Secondo lei, quale è stato l'apporto di Castaneda? Il suo apporto è stato immenso: egli creó una fonte di co nocimiento differente, la fonte sud-americana. Fece rivivere il concetto del guerriero spirituale... Tornò a mettere di actuali date il lavoro sul sonno sveglio. Senza dubbio, ha pubblica do troppo, ma gli editori nordamericani fanno fir mare contratti per una decina di libri. E sempre, nonostante tutto, deve qualcosa di nuovo dire, i suoi libri rivelano molte co sas dimenticato. In modo che, verità o bugia, poco impor ta. Se è trappola, è una trappola sacra... Mentre cileno di origine russa con lunghi anni di vita in Mé xico, certamente non è lei il prototipo dell'occidentale adoratore della dea Ragione... È verità, sono un po' pazzo, come tu sai... Ma il mio locu ra, la mia dismisura, rimangono attecchite in una cultura, pi Lei a tutto, moderna. Volendolo o no, sono il prodotto di una società materialista che pretende di mantenere col mondo una relazione obiettiva. Le mie audacie più estreme si situano sempre dentro quello contesto del quale non possiamo uscire. Forse l'espandono, fanno venire a galla le sue contraddizioni e ca llejones senza uscita, ma non li annullano. Per essere stregone o cha mán, bisogna abitare un mondo chamánico. In quello che mi riguarda non credo quanto basta nella magia primitiva come per diventare mago io stesso. Per quel motivo sebbene volli imparare di Pachita, non aspirai mai a ricevere il suo dono per trasformarmi in sano dor alla mia volta. È più, direbbe che resistei sempre a ciò. Sarà che non crede quanto basta nella magia come per farsi mago, ma crede nonostante tutto in lei... 72


La cosa certa è che non posso dire che sia verità né che sia bugia. Ma subito compresi che, se voleva imparare di Pachita, doveva adottare un atteggiamento inequivocabile e fare come se non credesse in assoluto. Perché? Se fosse partito del principio che tutta quella poteva essere verità, che la magia come tale poteva essere una realtà, pronto sarebbe arrivato ad un vicolo cieco. Ci mi sarei è forzato in seguirla per il suo sentiero magico, in convertirmi io stesso in mago per ottenere alcuni risultati solo parziali o mediocri, poiché, ripeto, uno non può cambiare pelle e trasformarsi in sciamano perché si dica che tutta questa potrebbe essere verità. In modo che mi impegnai a fare come se non potesse essere più che falso. Per "falso" non voglio dire inesistente - c'è bía da riconoscere le cure ed i fenomeni strani che si prodursi intorno a lei -, bensì piuttosto che possa essere spiegato per un insieme di leggi psicofisiológicas. Di è tu modo, mi trovavo in disposizione di imparare di questa donna qualcosa che dopo io potrei utilizzare in mio proprio con testo. Come per esempio il che? La forma di maneggiare il linguaggio degli oggetti ed il vocabu lario simbolico, al fine di produrre certi effetti nella gente; in sintesi, il modo di dirigersi direttamente all'inconscio nel suo proprio linguaggio, già fuori attraverso parole, di oggetti o di atti. Quell'imparai di Pachita. Pachita era eccezionale, senza dubbio, ma si iscriveva in una tradi ción... Naturalmente. Per ciò, dopo l'avere conosciuta, scoprii il lu gar che occupa la magia in tutte le culture primitive. Lessi centinaia di libri sul tema, per cercare di estrarre gli elementi universali degni di essere utilizzati di maniera cons ciente nella mia propria pratica. Non mi estendo su quello, ma darò alcuni esempi. In tutte le culture si trova l'idea del potere della parola, la certezza che il desiderio ex verdino nella forma adeguata provoca la sua realizzazione. Ma frequentemente il nome di Dio o dello spirito si rafforza per la sua associazione ad un'immagine. Gli antichi sapevano intuitiva mente che l'inconscio non è solo ricettivo al linguaggio orale, ma anche alle forme, alle immagini, agli oggetti. D'altra parte, gli egiziani concedevano importanza capitale alla parola scritta. Più che dire doveva scrivere. In psicomagia, io abituo chiedere non alla gente che scriva lettere, tanto to per quello che dicano in esse quanto perché l'assolo fatto di scrivere ed inviare la missiva possiede effetti terapeutici. Un'altra prác tica universale è quella della purificazione, le abluzioni rituali. In Babilonia, durante le cerimonie di cura, gli esorcisti ordinavano al paziente che si denudasse che tirasse tutti i suoi vestiti vecchi, simboli dell'io antico, e diventasse vestidu livello nuovo. Gli egiziani consideravano la purificazione requisito preliminare per recitare le formule magiche, come atesti gua questo testo antico, del quale ho dimenticato la sua provenienza, pi ro che mi ha servito da ispirazione: "Se un uomo pronuncia questa formula per uso proprio, deve ungersi di olii ed un güentos ed avere nella mano l'incensiere pieno; deve avere na trón di una certa qualità dietro le orecchie ed una qualità differente di natrón nella bocca; deve vestire due capi d'abbigliamento nuovi dopo c'essere stato lavaggio nelle acque della cresciute, calzare sandali bianchi ed aversi dipinto l'immagine della dea Maat nella lingua con inchiostro fresco." Anche io chiedo a molti dei quali vengono a consultarmi che prendano bagni e 73


procedano a certi lavaggi, perché so che questo atto, ingenuo in apa riencia, avrà influenza notevolmente sulla sua psicologia, li situerà in una disposizione distinta. Se qualcuno teme andare a parlare con sua madre, lo rode che prima dell'intervista si risciacqui la bocca sette volte e che si riempia le tasche di lavanda. Basteranno quelli dettagli affinché abbordi l'intervista di differente maniera. Gli antichi attribuivano anche una carta benefattore a gnu merosos oggetti simbolici: i testi magici si recitavano so bre un insetto, un animale piccolo o, perfino, una collana. Tam bién si usava bande di lino, figure di cera, piume, capelli... Dopo avere trovato nei testi antico refe rencias a queste pratiche, mi diedi ad una riflessione circa le proiezioni che le persone fanno sugli oggetti e mi domandai come usarli modo positivo. I maghi gra sbrodola il nome dei suoi nemici in stoviglie che dopo rom pigola e seppellivano, distruzione e sparizione che dovevano qua rrear quelle di tali avversari... Nelle suole dei sandali reali si dipingevano le effigie dei "malvage", affinché il re calpestasse a diario ai possibili invasori. In psicomagia, io ricorro agli stessi principi "primitivi", ma con fini esclusivamente positive. Consiglio alla gente che "carichi" un oggetto che iscriva un nome... In questo stesso ordine di co sas, gli stregoni ittiti mi fecero scoprire i concetti di sostituzione ed identificazione: in realtà, il mago non distrugge male il, ma si impadronisce di lui scoprendo le sue origini e l'estirpa del corpo o dello spirito della vittima per devol vederlo agli inferni. Secondo un antico testo, si legherà un ob jeto alla mano destra ed il piede destro dell'offerente, dopo si slegherà e si legherà ad un topo, mentre l'ufficiante dice:' Io ti ho estirpato male l'e l'ho legato a questo topo"; ed allora si libererà al topo." Così estirpava Pachita il male per instillare l'in una pianta, un albero o un cactus, quello faceva che la pianta morisse davanti ai nostri occhi. Può sostituirsi anche alla víc truffa per un agnello o una capra: è il vecchio metodo del sacrificio di sostituzione, nel quale l'animale occupa il posto di quell'in fermo: si lega il turbante di questo alla testa della capra, alla quale lo è tagliato il collo con un coltello che ci sarà prima to cado il collo del malato. Secondo la magia ebrea è possibile in gañar, deridere ed indurre ad errore alle forze del male. Per ciò si maschera alla persona nella quale queste si accaniscono, Lei egli cam bia il nome... Io stesso ho avuto occasione di comprovare i benefici risultati che si ottengono con la modificazione del nome, benché solo sia l'ortografia. Applico la stessa idea ad una lettera del tarocco: la Torre ("la Casa di Dio" / La Maison Dieu / in francese, in principio indica una catastrofe, ma perché non vedere in lei "l'Anima ed il suo Dio" / L'Âme et è Dieu / che sue na uguale in francese, e dargli così un carico positivo? Questi vecchi rituali mi hanno insegnato anche a suggerire seppellire qualcosa nella terra quando si vuole purificarlo. Questi non sono altro che esempi di principi universali dell'ac to magico che ho recuperato per utilizzarli nell'atto psicomágico o, in altre parole, in un'azione terapeutica.

L'atto psicomágico

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Nel contesto magico che circonda una strega come Pachita, la fede svolge un ruolo essenziale? Buono, invece di parlare di "fede" utilizziamo la parola "obe diencia." Voglio dire semplicemente che, benché non si creda nel potere della strega, è conveniente rimanere imparziale e dargli tutte le possibilità di agire. Detto di un'altra frolla ra, abbi o non avere fede, devi essere la cosa abbastanza onesto come per seguire alla lettera le istruzioni ricevute. Se acu dia ad un medico ed uscendo dalla sua consultazione non ti disturbi in com prar né prendere le medicine che ti ha prescritto, come po drás pronunciarti dopo sull'efficacia del suo trattamento? Se Pachita raccomanda un atto, la persona crede in egli e la cum pallamuro senza tentare di comprendere. Ubbidisce, quello è tutto, per il mio teriosa che possa essere la pratica raccomandata. Come abbiamo indicato già, tutto questo fa parte di una cultura radicalmente distinta della nostra. Il direttore di un'importante rivista mensile parigina, colpito per un cancro, mi domandò in quegli anni se poteva presentare a Pachita. Lo portai a casa sua, ella l'operò e gli disse: "Sei guarito, ma attenzione: non glielo diedi gas a nessuno fino a che abbiano trascorso sei mesi." Egli non ubbidì. Appena ritornò in Francia, si fece esaminare per una serie di medici, con la speranza che gli confermassero il verdetto della strega. Questi gli dissero che non era guarito, e morì tre mesi dopo. Al contrario, un amico francese, segretario di stampa di una gran compagnia cinematografica che aveva avuto vari infarti, alle mie istanze andò a vedere a Pachita affinché gli "cambiasse il cuore." Finita l'ope razione, la strega gli chiese che tre mesi, ed egli aspettasse così il hi zo. Al capo di quello periodo, si sottomise a vari esami, e l'elettrocardiogramma rivelò un gran miglioramento. Hanno trascorsi do anni ed egli segue vivo... Potrebbe citarti anche il caso dell'assistente del cineasta François Reichenbach. A conseguenza di un incidente di traffico, sembrava condannata alla paralisi. Pachita l'operò e tornò a camminare. Da un po' di tempo venne a vedermi per ringraziarmi per avere presentato alla strega. Colsi l'occasione per chiedergli che attestasse in una con ferencia che io darei nella Sorbona davanti ad un auditorium di circa cinquecento persone. Permettimi che ti legga parte del suo testi monio, come fu registrato e trascritto: -, Jodorowsky:) Perciò, ti interrogo. Come ti chiami? - Claudie. - Di che direttore francesi ere assistente? - Era assistente di Reichenbach. - Avesti un incidente? - Sì, in Belize. Aveva la colonna vertebrale fatte briciole, nervi sezionati nella schiena e nove vertebre rotte. Stetti tre mesi in virgola. Quando recuperai la conoscenza, mi dissero che era paralitica e che non potrebbe tornare a camminare. Allora mi chiamò Risi chenbach e mi disse: "Sto con Alejandro Jodorowsky, te lo passo." Per me, a quel tempo, Jodorowsky era una persona che aveva fatto un film completamente delirante. Mi domanda: "Che cosa passa?", ed io gli rispondo: "Sono paralitica." "Non è grave", mi dice allora. "Devi andare in Messico a vedere alla strega Pachita" Fui a operarme, a pesar de que no creía. Non credeva nel suo coltello, né credeva in niente. Mi fece un male di mille demoni. Quello doleva molto. Mi aprì dalla nuca fino al coccige. Io gli avevo dato cento franchi dell'epoca affinché comprasse vertebre. -, Qualcuno del pubblico:) Come? -, Jodorowsky:) Sì, devono sapere che Pachita comprava vertebre nell'ospedale o nel deposito di cadaveri, non so molto bene... A volte, appariva con un cuore in un fiasco... - Sì, così fu! Ma devo dirloro qualcosa: io ero sicura che un giorno mi alzerei e

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tornerebbe a camminare. Non credeva in Pachita e mi somigliavo che Alejandro fosse pazzo, ma era sicura che tornerebbe ad an dare, e l'ottenni attraverso lei. Ma innanzitutto credeva in me stessa. - Conta la tua operazione! - Bene, col coltello mi aprì dall'alto in basso la colonna vederti bral. Lo sentii perfettamente. Dopo, sentii come se battesse con un martello. Dopo, mi fece il giro... Ah, no, prima mi mise alcool di novanta gradi. C'era un odore immondo a sangue caldo. L'alcool mi infiammavo di un modo orribile. La morsi! Sì, la morsi! Mi passò davanti un braccio e, naturalmente, non sprecai l'occasione. In quello momento stava per svenire. In realtà, non era tanto per il dolore come per l'odore di sangue, non lo sopportava. Io pu so supino. Mi dissi io: "Ma che cosa fa?", e smisi di vederlo le ma noi. Non c'erano oramai mani. Stavano dentro il mio ventre, ed io non sentivo niente. - Questo è quello che vide... - Quello è quello che vidi. - Quello è! A volte, amici, questo è come il bonifico. Non so se hanno visto voi un'emissione su aikido2: arriva il maestro e, col ki, sembra invincibile. Non lo è perché davanti ad una persona che non sia il suo discepolo non può fare niente. È necessario che ci sia un bonifico. Cioè che trasferiamo a certe archetipi forze che portiamo dentro e, in virtù di questo bonifico, facciamo da quella persona un maestro, un guru, qualcuno che possiede una forza in mensa. Qualcuno invincibile. Ciò si deve al nostro bonifico. È completamente utile e necessario, ma si tratta di un bonifico. Con Pachita la cosa curiosa era che chiunque andava a vederla faceva quello bonifico.

Interessante... Claudie non credeva, ma si sottomise pienamente, a dife rencia del direttore della rivista che fece quello che lo fu supposto. Sì. Affinché la pratica funzionasse, innanzitutto bisognava prestarsi al gioco senza tentare di comprendere. Nonostante, per quello che mi riguarda, mi sforzai a scoprire alcuni dei meccanismi che agivano nel processo di cura, al fine di potere riutilizzarli dopo. Ricordo, per esempio, ad un ami go che si sentiva molto debole. Pachita gli disse che non prendesse più vitamine. L'ordinò che entrasse in una macelleria, rubasse un pezzo di carne e se lo mangiasse. 2 arte marziale di origine giapponese utilizzata come difesa personale.

Con siste in usare l'energia l'attaccante per così

vincerlo. (N. dell'E.)

Doveva procedere a questo rituale una volta alla settimana. Ovviamente, l'uomo recuperò tutta la sua energia e, al mio modo di vedere, per una ragione molto semplice: co mettere un furto settimanale era per quello povero uomo timido un atto di un'audacia inaudita. Doveva mobilitare tutte le sue energie. Allora scoprì che era più forte e deciso di quello che credeva e, dal momento in cui ebbe un'altra percezione di sé stesso, la sua vita cambiò. Al meno, così è come io me lo spiego. Tra captare alcuni dei sottili meccanismi psicologici presen tè nella stregoneria praticata per Pachita e raccomandare atti uno il mio mo, calza una gran distanza. Come salvò lei quella distanza? Come passò di una riflessione sull'atto magico alla pratica della psicomagia? Come sai, ho studiato a fondo il tarocco e godimento di una certa reputazione come tarotista. Ma io sono autore di storielle pa ra fumetto e 76


direttore di teatro e di cinema, per quello che non ho tentato mai di guadagnarmi la vita con le lettere. Tuttavia, in un momento determinato, volli approfondire il mio studio del tarocco. Per ciò doveva comunicarmi con gli altri, practi car la lettura delle lettere. Andai allora ad una libreria della rué dia Lombards che si chiama Arcane 22 e che sta especiali zada in tarocco. Come i padroni mi rispettavano, proposi loro che mi condizionassero una stanza nella retrobottega, compromettendomi, a cambiamento, a ricevere due persone al giorno durano tu sei mesi, per farloro le carte di forma professionale. I padroni della libreria misero un cartelito ed incominciarono a lle gar consultantes. Non mi estendo qui sul mio concep to del tarocco. Dirò solo che io non mi leggo il futuro, ma con formo col presente e centro la lettura nella conoscenza di uno stesso, partendo del principio che è inutile cono cer il futuro quando si ignora chi uno è qui ed ora. In somma, quelle sessioni suscitarono in me certe riflessioni. Quanto più avanzava, constatava con più forza che tutti i problemi sboccavano nell'albero genealogico. Che cosa vuole dire con quello? Accedere alle difficoltà di una persona è accedere al suo fa milia, penetrare nell'atmosfera psicologica del suo mezzo fami avvolgere. Tutti stiamo marcati, per non dire inquinati, per l'universo psicomental dei nostri. Così, molte persone assumono una personalità che non è la sua, ma proviene da uno o di vari membri del suo ambiente affettivo. Nascere in una famiglia è, per dirlo così, essere posseduto. Questo possesso normalmente è trasmessa di generazione in gene razione: lo stregato si trasforma in embrujador, proiettando sui suoi figli quello che fu proiettato su lui... non sia che una presa di coscienza riesca a rompere il circolo vizioso. Al ca bo di una consultazione di due ore, molti esclamavano: non aveva scoperto tante cose né in due anni di psicoanáli sis!." Questo mi lasciavo molto soddisfatto e convinto che bas astragalo con essere cosciente di una situazione problematica per re solverla. Tuttavia, non era verità. Per superare una difficoltà non basta identificarla chiaramente. Una presa di coscienza che non è seguita di un atto risulta completa mente sterile. A poco a poco, fui dando mi conta di quell'e giunsi alla conclusione che doveva consigliare alla gente. Ma mi rifiutavo di farlo. Con che diritto poteva intromettermi nella vita degli altri, esercitare un'influenza nel suo comportamento? Io non volevo trasformarmi alla mia volta in embrujador! Era una posizione difficile, poiché le persone che venivano a con sultarme non chiedevano un'altra cosa: avrebbe dovuto trasformarmi in padre, madre, figlio, marito, ammanetta... Ma non stava dis sistemato a trasformarmi in direttore spirituale di nessuno, a mescolarmi nell'esistenza degli altri. Allora mi fu successo un'idea: affinché le prese di coscienza fossero efficaci, io dovevo fare agire all'altro, indurrlo a commettere un atto molto preciso, senza per ciò assumere la tutela né la carta di guida capo di bestiame pecto alla totalità della vita di quella persona. Così nacque l'atto psicomágico, nel quale si coniugano così tutte le influenze miladas nel decorso degli anni e delle quali c'è parlata do nelle nostre chiacchierate. Come procedeva lei? Innanzitutto, studiava la persona, esigeva che me lo contasse assolutamente tutto. Invece di tentare di indovinare per il tarocco quello che potesse occultarmi, semplicemente la sottometteva ad un inte rrogatorio. Chiedeva al mio consultante della sua nascita, i suoi genitori, i suoi nonni, i suoi fratelli, la sua vita sessuale, il suo rela ción col denaro, la sua vita sentimentale, la sua vita 77


intellettuale, la sua salute... In somma, una vera confessione. Assolutamente! E pronto fui depositario di alcuni segreti terribili: furti, violazioni, incesti... Un uomo mi confessò che, essendo bambino, terminando l'anno scolare, sperò sopra ad un muro ad un professore al quale detestava per lanciargli una gran pietra sulla testa. Chissà il professore morì, ma il ragazzo non rimase lì per comprovarlo... Un giorno ricevei un padre di famiglia belga, e subito notai che era homose xual. "Sì", mi confessa, "e ho relazioni sessuali con dieci persone al giorno nelle saune, ogni volta che vengo a Parigi. Sa be quale è il mio problema? Che mi piacerebbe farlo con quattordici, come il mio amico...." Incominciarono ad uscire gli stracci sporchi. Reci bía le confidenze più oscure e stravaganti. L'incesto è astragalo all'ordine del giorno: una donna mi confessò che il padre di sua figlia non era un altro che suo proprio padre; un ragazzo sedotto per sua madre mi contò tutti i dettagli... Sadomasochismo, fissaggi omosessuali, ossessione per il piacere solitario... Per di lì apparivo di tutto! La gente si sfogava perché sentiva fiducia e mi giudicava capace di proporre una terapia adattata alla sua eredità sociale e culturale. Perché era importante per lei che fosse tanto dettagliata il con fesión? Perché, prima di intraprendere qualunque cosa, è imprescin dible conoscere il terreno. Imparai quello principio di Miyamoto Musashi, l'autore del Libro dei cinque anelli. Prima della corda tu, dice, bisogna andare molto presto al terreno ed acquisire di lui una perfetta conoscenza. Ci sono anche medici che applicano questo metodo. La familiarización col terreno psicoafectivo della persona mi somigliavo un prerequisito per la recomenda ción di qualunque atto psicomágico. E che funzione compie il tarocco in tutto questo? Se una persona Lei con fiesa, non è oramai necessario indovinare niente. Le persone normalmente fanno solo mezze confessioni. Lei guar dà la cosa migliore per dopo, per dirlo così... Il tarocco io ayu faceva tirare fuori alla luce segreti inconfessabili in un primo mo menziono. Di quello modo, disponendo di tutti gli elementi, stavi in condizioni di proporre contemporaneamente un atto irrazionale e razionale: irrazionale in apparenza, ma razionale nella misurai dà in che la persona sapeva perché doveva realizzarlo. D'altra parte, ogni atto psicomágico ha effetti perversi, cioè, incontrollati, che costituiscono precisamente la sua ricchezza. Lo spieghi, per favore. Darò un esempio: un giorno ricevei la visita di una signora svizzera il cui padre era morto in Perù quando ella aveva 8 anni. Sua madre fece sparire ogni rastrello da quell'uomo che comando lettere e foto, per quello che il mio consultante seguiva essendo, nel piano emozionale, una bambina di 8 anni. Con più di cua reddito di vita, parlava come una bambina ed aveva grave proble ma. Lo prescrissi un atto: doveva andare in Perù, ai posti in cui aveva vissuto suo padre, e portarsi qualcosa, un ricordo, una prova palpabile della sua esistenza. Quando ritornasse in Europa, doveva collocare l'o i ricordi nella sua stanza, infiammare anima vedi l'e dopo andare alla casa di sua madre e dargli 78


un schiaffo. È necessario dire che sua madre la maltrattava ed insultava. Come puoi vedere, il compimento di questo atto esigeva un compromi so. La donna andò in Perù, trovò la pensione in cui aveva vissuto suo padre e, per una di quelle sincronie che derivano da quello che io chiamo "danza" della realtà, trovò lettere e foto. Il padre li aveva consegnate alla padrona della pensione, confidando in che un giorno sua figlia li cerca. Vari decenni dopo, il mio paziente trovò alcuni ricordi in virtù dei quali il suo progenitore, per dirlo resuscitava così. Leggendo quelle lettere e contemplare quelle fotografie, la donna smise di vedere in suo padre una specie di fantasma e sentì finalmente che era stato un essere in carne ed ossa. Quando ritornò a casa sua, mise le lettere e le foto nella sua stanza, infiammò un'animo ed andò a vedere sua madre, con intenzione di dargli un buono schiaffo. Madre e figlia avevano una relazione molto difficile. Ma il mio pacien si portò una sorpresa comprovando che sua madre - alla quale aveva annunciato la sua visita - stava aspettandola e, per una volta, l'aveva preparato un cibo. Attonita vedendola tanto ama ble, si sentì molto turbata per dovere schiaffeggiarla, poiché per una volta sua madre non gli dava motivo per farlo. Ma l'atto psicomágico costituisce un contratto ineludibile che ella sa bía che doveva rispettare. Durante il dolce, il mio paziente abofe teó a sua madre per sorpresa e senza ragione apparente, temendo una reazione violenta della madre a chi aveva sempre ti misuro. Invece, questa si limitò a domandargli: "perché l'hai fatto?." Davanti a tanta equanimità, finalmente la figlia trovò pa coltivi per esprimere tutti i lamenti che aveva di lei. E questa fu la sorprendente risposta di sua madre: mi hai dato "un schiaffo... Perché mi avresti dovuto dare altra più!." Finalmente, tra le due donne nacque l'amicizia. Sembra quasi un miracolo... Potrebbe dare ti provi della veracità di questa storia. L'ho contata affinché si veda che l'atto segue la sua propria logica. Non può prevedersi come si sviluppa né quali i suoi effetti saranno. Ma se è prescritto sulla base di una buon cono fondamenta del terreno, i suoi effetti, chiunque che siano, non possono essere bensì positivi. Cosicché passò di leggere il tarocco a prescrivere atti psicomágicos... Subito dovetti fare di fronte ad una forte domanda: è taban il mio consultantes del tarocco, quelli che avevano seguito i miei corsi di massaggio, quelli che assistevano alle mie conferenze settimanali nel Cabaret Mistico... Una moltitudine. Quello mi spinse ad adop tar tre formule di lavoro: un individuale, un'altra in gruppi da trenta a quaranta, ed un'altra nella cornice del Cabaret, dove so mos circa quattrocento o cinquecento persone. Di tutti mo due, il procedimento essenziale non varia: qualcuno mi espone una difficoltà ed io lo rode un atto. Orbene, la ma yoría degli atti è stata prescritta nel corso di convertita ciones privati. Raccomandando un atto stabilisce un contratto con la persona... Sì, e questo accordo mutuo ha molta importanza. In pri mer posto, la persona si impegna a realizzare l'atto tale e co mo io glielo prescrivo, senza cambiare in assoluto niente. Sempre in quella linea, e per evitare deformazioni dovute a sentenze della memoria, la persona deve prendere immediatamente nota dell'atto e del procedimento a seguire. Una volta realizzato l'atto, di be inviarmi 79


una lettera nel che, in primo luogo, trascrive le istruzioni ricevute di me; in secondo posto, io cuen ta con ogni dettaglio la forma in cui li ha eseguite e le cir cunstancias ed incidenti successi durante il processo; ed in ter cer posto, descrive i risultati ottenuti. L'invio di questa lettera costituisce i miei unici onorari per la prescrizione dell'atto. Quello significa che non percepisce denaro in qualità di psicomago? Ho voluto sempre dispensare gratuitamente per lo meno gli atti dal punto di vista strettamente finanziario, poiché la scrittura e l'invio della lettera sono anche una forma di retribuzione. Realizzando lo sforzo di scrivermi estesa mente, la persona paga un prezzo che io percepisco. Come reagisce il suo consultantes a queste particolari esigenze? Ci sono tante reazioni come consultantes, naturalmente, ma è possibile distinguere certi tipi di atteggiamento. Ci sono persone che tardano un anno ad inviarmi la lettera; altre discutono, non vogliono fare esattamente quello che dico loro e mercanteggiano..., trovano to dà classe di scuse per non seguire alla lettera le istruzioni. Orbene, quando si cambia qualcosa, per minimo che sia, non si rispettano oramai le condizioni indispensabili per il risultato dell'atto, e gli effetti possono essere perfino negativi. È che di cir che parlare di forma tanto diretta all'inconscio suppone ejer cer in lui una pressione: uno tratta di fargli ubbidire. Orbene, abbiamo solo i problemi che vogliamo avere. Siamo legati alle nostre difficoltà. Non ha niente di stupore so, dunque, che alcuni trattino di tergiversare e sabotare l'atto: in realtà, non vogliono curarsi. Uscire dalle nostre difficoltà im plico modificare nella nostra profondità relazione con noi stessi e con tutto il nostro passato. In queste condizioni, chi è realmente disposto a cambiare? La gente vuole smettere di soffrire, ma non è disposta a pagare il prezzo, cioè a cambiare, a non continuare a definirsi in funzione delle sue pregiate sofferenze. Nella mia qualità di consigliere, quanto meno acep to la contrattazione più beneficio ottengono gli altri. Ad essi corri ponde accettare o respingere le mie condizioni. Che il sì sia sì, che quello non sia non... Esattamente! È conosciuto che il psicoterapista si autorizza a sé stesso a prendere pa cientes. Che cosa succede col psicomago? Come può autorizzarsi a sé stesso a prescrivere atti che concernono direttamente all'inconscio? Darò una risposta irrazionale: nel momento in che pres vaglia l'atto, se non dubito, sono giusto. Agisce lei senza dubbio con giustizia, ma come può essere sicuro di ciò? Al fine ed il capo, è molto quello che sta in gioco... A quello rispetto sta solo una domanda: chi prescrive l'atto? Ho lavorato tanto per smettere di identificarmi con mio io che, quando dispenso un consiglio psicomágico, io non sono quello che parla bensì il mio inconscio.

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Tutto il mondo è così! Alcuni ed altri reagiscono come burattini, mossi due per impulsi incoscienti... Certo, ma l'uomo che è mosso per il suo automatis mos non smette mai di identificarsi con sé stesso. Io non pre tendo avere raggiunto la saggezza, perché non sto "desi dentificado" le ventiquattro ore del giorno; ma quando prescrivo un atto, quando svolgo il mio ruolo di psicomago e mi trovo in trance o in autoipnosi, o come voglia chiamarlo, quello che parla non è mio piccolo io. Sento che quello che bisogna dire germoglia delle profondità. Considero che ho lavorato quanto basta in me stesso come per essere capace di ottenere questa puntuale dissociazione di me stesso. Per supues to, ci muoviamo in un mezzo sottile e soggettivo che non ha re lación col ragionamento bensì con la fede. Un santo sa che fa il bene; nella cosa più profonda di sé, si sa sincero ed ani mado di una forza positiva, benché alcuni lo criticino e vedano in lui ad un essere con brutti istinti. Ogni volta che do un consiglio psicomágico, sto convinto che si tratta della risposta appropriata per il problema di quella persona. È solo in una seconda fase quando glielo espongo già e spiego in maniera razionale. Il consiglio germoglia senza mediazione del mio incons ciente, in connessione diretta con l'inconscio di quell'o quella che mi consulta. Questa attitudine per parlare dalla profondità non è stata data a tutto il mondo. Nel mio caso, è frutto del lavoro di tutta una vita! C'è uvetta do buona parte della mia esistenza meditando e studiando gli insegnamenti tradizionali per trovare in me, a poco a poco, un spazio impersonale. Non parliamo di santità, bensì piuttosto di impersonalità, di un stato situato più in là o più qua del piccolo io. Pertanto, l'atto non lo prescrive Ale jandro bensì il no-persona che ci sono in me. Allora risento animato di un sentimento completamente positivo e disinteressa do: nella mia qualità di "psicomago", non cerco altro che fare il bene. Non chiedo denaro ai miei pazienti, bensì sforzo. Il suo volun tad di cambiare costituisce la mia retribuzione, e per ciò la psicomagia non si è trasformata in un commercio. Credimi: è tanto forte la domanda che mi sarebbe stato molto facile vivere largamente con le mie consultazioni. La gente preferisce pagare, tirare fuori il borsellino, prima che dare un po' di sé stessa. Ma io posso mantenere alla mia famiglia col cinema e le storielle di fumetto, e preferisco che per i miei servizi di psicomago non mi sia retribuito in fran cos né in dollari, bensì altrimenti. Non è gratificante questa attività? Per lo meno, fa che Lei tempia ta riconoscente. Non utilizzo la psicomagia per ottenere riconoscimento! Allora, perché ha voluto che si pubblichi un libro devoto a questa disciplina? La mia motivazione è molto differente: benché scriva romanzi e copioni di film e storielle, non mi sembra che debba re dactar io stesso un trattato di psicomagia; d'altra parte, rida una pena che questa questione disciplina sparisse dopo la mia morte che non rimanesse orma. Inoltre, io pa preghi che è arrivato il momento di fissare per iscritto le cose e diffondere questa attività. Sono sempre di più le persone che c'è blan di Pachita che scrivono, con più o meno talento e sen sibilidad, libri ed articoli relazionati con quello che fu il mio ins piración, quelle energie con le quali mi trovai in contatto diretto. E ho sentito la 81


necessità di puntualizzare, di spiegare come arrivai alla psicomagia passando per l'atto poetico, l'ac to teatrale, l'atto onirico e l'atto magico - in primo luogo, pa ra dare attestazione di un certa messa a fuoco della realtà della quale devia la pratico psicomágica e, in secondo posto, per proporzionare alle persone interessate alcune coordinate, un tex to che li serva da riferimento. Concependo questo libro con te non mi muove altro che un spirito di servizio. In somma, la psicomagia è un esercizio puramente spirituale... Così è. Mi concentro sull'azione, nel mero fatto di dare, di alleviare il dolore prescrivendo un atto, non mi preoccupo di quello che possa ottenere a titolo personale. Per questa ragione, la psi comagia non potrebbe limitarsi a parametri medici o paramedici. Riposa soprattutto nel distacco del quale la pratica. Gli sarà possibile mantenere sempre quello distacco? Sono molti i terapeuti che cadono nella trappola: quando riescono già a vivere del suo ambulatorio, la necessità materiale li induce a prendere sempre di più pa cientes, senza mostrare sempre prova di discernimento... Benché la domanda mi spingesse a fare della psicomagia una pratica professionale, non mi troverei mai in una situa ción di dipendenza economica di lei, per la semplice ragione che le storielle ed il cinema mi permettono di vivere bene. Adisci più, non ho la minore intenzione di abbandonare la creazione artistica! Dal punto di vista materiale, il distacco consiste in esercitare sapendo che uno può lasciarlo in quale quier momento senza per ciò trovarsi senza risorse. Potrebbe precisare che cosa capisce per "distacco", non solo dal punto di vista materiale, bensì nella pratica della psicomagia in sé? Per stare in condizioni di aiutare una persona, non bisogna aspettare niente di lei e deve entrare in tutti gli asse pectos della sua intimità senza sentirsi uno incluso né deses tabilizado. Un esempio: una partecipante in uno dei miei corsi di massaggio non sopportava che nessuno gli toccasse il petto. In quanto to un uomo, perfino benché ella desiderasse mantenere relacio nes sessuali con lui, faceva gesto di sfiorarlo i seni, Lei po nía a gridare. Questa situazione le faceva soffrire molto, ed ella desiderava liberarsi del suo panico irrazionale. Gli proposi che Lei descubrie ra il petto, e così lo fece, mostrando alcuni begli seni che non avevano niente di mostruoso o insolito. Quindi gli domandai se si fidava di me e mi rispose che sì. Allora gli dissi: mi piacerebbe "toccarti di un modo particolare che si somiglia in niente né alle carezze di un uomo desideroso di godere del tuo corpo né al tatto di un medico che ti esaminasse freddamente. Io gus taría toccarti col mio spirito. Credi che potesse toccarti, questa blecer con te un contatto intimo che non abbia niente di Lei xual?." Mi rispose che "chissà" ed allora misi le mie mani a tre metri dei suoi seni e gli dissi soavemente: "Guarda le mie mani. Mi avvicino lentamente, millimetro a millimetro. Non appena ti siedi aggredita o scomoda, diedi che mi fermi e smetterò di avanzare." Avvicinai le mie mani con molta lentezza. Quando stava a dieci centimetri dei suoi seni mi chiese che mi trattenessi. Obe decí e, dopo un lungo momento, passai molto vicino alla zona dolorosa, lentamente, molto lentamente, e tornai ad avvicinarmi molto attento alla sua reazione. Ella, tranquillizzata per la tenerezza dell'attenzione che gli dedicava, percependo che agiva con ogni 82


delicade za, non emise la minore protesta. Finalmente, le mie mani si posarono nei suoi seni, senza che ella sentisse dolore alcuno, quello che egli pro dujo un vivo stupore. Questo aneddoto è un esempio di quello distanziamento che, al mio modo di vedere, è indispensabile per chi desideri realmente aiutare gli altri. Potei toccare, palpare i seni di quella donna situando andasse via di mio io sessuale, senza pensare né un momento in ottenere piacere. In realtà, la toccai con lo spirito. In quello momento io non ero un hom bre, bensì un'entità. Bisogna essere capace di toccare il corpo dell'altro, di entrare in contatto col suo spirito, senza che questa proxi midad svegli ancora non in noi problemi risoluti. Ho citato il caso di questa donna bella, ma forse dovrebbe pre cisar che ho toccato ad ogni tipo di gente, vecchi, giovani, gua pos, brutto, a volte deformi o malati... La cosa importante è se tuarse in un stato interno che escluda ogni tentazione di approfittarsi dell'altro, di abusare del potere che uno ha so bre egli... Perché, in fin dei conti, si tratti di tarocco, di massaggi o di psicomagia niente acquisisce senso bensì per una forza unica: l'energia disinteressata che a volte spinge un essere umano ad accorrere in aiuto di un altro essere umano. Si tratta di un'energia pura, semplice e sottile. Dal momento in che in terfiere la volontà personale, il desiderio o le paure, la relazione di aiuto perde la sua giustificazione e si trasforma in una mastica rada. Non dico che in me non possano sorgere questi manifestacio nes dall'ego quando agisco, ma li riconosco inmediatamen tu per quello che sono e l'accento passare, come si lascia passare ai sentimenti nel meditazione zen, svaniscono subito ed in niente hanno influenza sulla mia relazione con la persona che ci mi sono dà do l'opportunità di aiutarla. Sono cosciente della necessità di una purificazione interna, di quelle abluzioni rituale preco nizadas per molte tradizioni e che non concernono solo alla toilette corporale bensì, innanzitutto, alla pulizia del cuore e dell'espíri tuo. Ma, d'altra parte, di che cosa mi serve rompermi la testa domandandomi se sarò già la cosa abbastanza purificata, la cosa abbastanza trasparente? Ricordo un storia zen circa questo: du rante una passeggiata per un paesaggio innevato un discepolo dice "Maes tro, i tetti sono bianchi, quando smetteranno di starlo?." Il maestro tarda a rispondere. Si concentra in suo farà e finalmente gli dice con voce grave: "Quando i tetti sono bianchi, sono bianchi. Quando non sono bianchi, non sono bianchi!." È ge nial! La cosa importante si è accettarsi uno stesso. Se la mia condizione attuale mi produce malessere, è segno che il rifiuto. In tonces, più o meno coscientemente, tento di essere distinto del che sono; in definitiva, io non sono. Se al contrario accetto pallamuro namente il mio stato di questo momento, sto in pace. Non me la menziono per credere che dovrebbe essere più sacro, più bello, più pu ro di quello che sono qui ed ora. Quando sono bianco, sono bianco; quando sono oscuro, sono oscuro, e punto. Ciò non ostacola che lavori in me che tratti di essere un strumento migliore; questa accettazione di uno stesso non limita le aspirazioni ma li sostenta. Perché può avanzarsi solo a partire da quello che si è realmente. Quello che dice ci conduce a contemplare possibili rischi di tergiver sación; se ho capito bene, può dispensare solo consigli psicomágicos una persona che abbia lavorato molta busta se stessa. Perfino diedi estuario che questo trattamento è, essenzialmente, di lei e che per essere frutto della sua traiettoria particolare, difficilmente potrebbe essere applicato per altri, benché sì che potrebbe servirli di ispirazione; in realtà lei Lei ha guidores che pretendono di emularlo. I suoi veglioni del Cabaret Mistico attraggono ad ogni tipo di persone, alcune delle quali, credendosi mu cho più preparati di quello che stanno, utilizzano le sue parole ed il suo ense ñanzas per il suo conto... Disgraziatamente, è verità. Citerò solo un caso: dopo mi avere sentito parlare 83


di psicomagia, un certo individuo Lei senza tió autorizzato per mettersi a praticarla immediatamente. Or ganizó un corso e, con gran disinvoltura, prescrisse a tutte le donne assistente lo stesso atto: ognuna dovevo comprare alcune forbici grandi ed inviarli come regalo a sua madre! Ca tastrófico! Deve c'essere tanti consigli come persone, inoltre gli atti non possono prescriversi "all'ingrosso." Il suo permercado psicomágico è un'aberrazione. Ogni atto Lei pres vagli "a misura", dopo un attento ascolto e, come ho spiegato, di un contatto spontaneo col proprio incons ciente, egli quale è solo possibile grazia ad una dissociazione dell'io che a sua volta è frutto di un lungo lavoro spirituale. Prescrivere lo stesso atto a tutto un gruppo, senza ascoltare la persona e senza un amore vero, mi sembra pernicioso. Immagina la reac ción delle madri ricevendo alcune forbici per posta... L'efec to dovette essere negativo alla forza. Io prescrivo solo un atto apa rentemente aggressivo quando ho la certezza che le conseguenze saranno positive. Si tratta sempre di atti esen cialmente creativi. Al contrario, questo uomo esercitò un'influenza distruttiva. Lo stesso individuo chiese alle sue vittime che si identificassero con un polso che versassero in lei tutti i suoi dolori, tutto il suo carico negativo e la depositassero nella casa di lui, in un sacco. Poi venne a vedermi una donna molto angosciata, preda di una psicosi, convinta che ora quell'uomo deteneva un potere su lei... Inoltre, neanche poteva restituirgli il polso per tranquillizzarla perché, una volta che andarono via il suo consultantes, lo tirò tutto alla spazzatura. In sintesi, si trattava di un commerciante che si dedicò a guadagnare denaro sfruttando il mio lavoro e la credulità di un gruppo di donne. Deve denunciare pubblicamente a quelli che si servano male dal mio nome per praticare con altri la psicomagia. Questo è un gran scoglio. Ma come evitare quella classe di adulterazioni? La soluzione consiste in formare ad alcune persone nelle quali io abbia vera fiducia ed alle che conosca dia di tempo fa, come già faccio nei miei corsi di massaggio, tarocco o psicogenealogía, ai quali normalmente accorrono psicologi e psicoa nalistas. Ma formare psicomagos è più delicato. Per esercitare questa disciplina è necessario avere realizzato un profondo lavoro spirituale, c'essere staccato delle passioni o, per lui io noi, non essere già preda di esse... Torno ad insistere in che questo è il lavoro di tutta una vita.

Alcuni atti psicomágicos

Mi piacerebbe che l'ultima parte della nostra conversazione fosse più distesa e dedichiamola alla descrizione di alcuni atti psicomá gicos. Non ho inconveniente, ma devo fare un'avvertenza: descrivere un atto psicomágico equivale a penetrare directamen tu nel linguaggio dell'inconscio. E 84


non è questo un processo ano dino. È possibile che tu o altre persone si sentiate turbate ascoltandolo o leggerlo. Non è che con questi atti io tratti di re solver enigmi straordinari, mi accontento di rispondere a pi queños problemi umani, perché che cosa c'è più misterioso ed irrazionale dei piccoli problemi di alcuni ed altri? Nues dietro difficoltà quotidiane occulta abissi, non sono altro che la punta di un enorme iceberg. Di accordo. Ci dia alcuni esempi... Per esempio, una ballerina la mia amica ebbe una figlia con un uomo che aveva lo stesso nome di pila che il padre di lei. Questo è già molto significativo. Ma è che, inoltre, la bai larina si chiamava come la madre del suo amante! È come se ognuno cercasse nell'altro, rispettivamente, al suo pa dre e sua madre... Curioso, no? In realtà, molte volte la gente Lei ena moro di un nome o di una professione che ricorda a quelli del padre o la madre. Essendo ancora bambina, questa ballerina rimase sola con sua madre, completamente appartata del padre. Non solo il tuo vo che trovare posteriormente un uomo che si chiamasse come suo padre, ma se li ingegnò anche affinché questo l'abbandonasse e sparisse, affinché sua figlia avesse un'infanzia simile a quella di lei. Ovviamente, tutto questo non fu ordito coscientemente per lei; si tratta di una strategia in cosciente e, nonostante, della cosa più grossolana. Quando incominciò a dare si racconta dei danni causati, venne a vedermi per chiedermi che lo prescrivesse un atto che gli permettesse di perdonare a suo padre e vincere così il suo odio agli uomini. Lo pregai che mi diedi agio in che momento suo padre aveva rotto ogni relazione con lei. "Poco dopo della mia prima regola", mi rispose. È frequente che un padre Lei a parte sua figlia quando questa si ha ce donna. Gli sembra avere perso la bambina che sedeva nelle sue ginocchia e gli dispiace dovere rinunciare ad una certa forma di inti midad, di contatto. Poi gli domandai dove ente rrado stava suo padre, gli proposi che fosse alla sua tomba e gli dissi: "Lì, egli più vicino possibile del cadavere, seppellisce un cotone empa pado nel tuo sangue mestruale ed un barattolo di miele." Sanguini e miele... Miele per instillare dolcezza, per indicare che non si tratta di un atto aggressivo bensì di un avvicinamento amoroso, di un in tentò di comunicazione. È un esempio di atto psicomágico molto semplice che permette di riattivare talmente una relazione tagliato bru e, contemporaneamente, proseguire un'evoluzione emotivo interrotto traumáticamente. Benché maggiorenne, la donna si orienti nello stadio dell'adolescente che dovette affrontare le sue prime regole e la separazione di suo padre. Un altro esempio, per favore. La giovane Chantal si trovò a 4 anni interna in un co legio che dirigeva la sorella della madre di sua madre... Cioè, sua zia-nonna... Esattamente, una zia-nonna che tiranneggiava sadicamente questa bambina. 85


Nel suo lavoro con me, Chantal scoprì tutto l'odio che sentiva verso quella donna. Non poteva perdonarla, neanche pi ro poteva vendicarsi, dato che la sua tiranna aveva già di jado questo mondo. Pertanto, gli consigliai che fosse alla tum ba di quella donna e, una volta lì, desse redine sciolta al suo odio: che scalciasse la tomba che gridasse che orinasse e defeca ra, ma con la condizione che analizzasse minuziosamente le reazioni che provocava l'esecuzione della sua vendetta. Chan tale seguì il mio consiglio e, dopo essersi sfogato sulla tum ba, sentì dal fondo di sé stessa il desiderio di pulirla e coprirla di fiori. E, a poco a poco, dovette arrendersi all'evi dencia che in realtà sentiva amore per sua zianonna. E quello lei l'aveva indovinato? Chiaro, era evidente che tutto quell'odio non era altro che il viso deformato di un affetto non corrisposto. Io sapevo che Chan tale, una volta che avrebbe espresso la sua pulsione di odio, sentirebbe la necessità di lasciare che si manifestasse l'amore che aveva contenuto per una donna per tanto tempo che, in quello se niestro internato, rappresentava il suo unico vincolo familiare. Un altro esempio, per favore. Una signora soffriva una nausea costante. Una semplice pozzanghera di acqua bastava per fargli sentire vertigine. Gli consigliai che mettesse i piedi tra le cosce di una donna e fregasse la pianta contro la vulva. E quale fu il risultato di questo trattamento di scontro? Questo atto lo provocò una crisi di pianto, seguita di una re velamento salvatore. Brevemente, il significato simbolico delle sue vertigini era paura ad essere inghiottita da sua madre, trepidazione davanti al sesso materno, eccetera. Come gli sono successi simile idee? Mi sono successo, non dimenticare la mia traiettoria come artista né le diverse tappe creative della mia esistenza che ci mi sono forma do e hanno sviluppato la mia immaginazione. Qualche volta si è trovato con la mente in bianca di fronte ad un paziente? Fino al momento, mai. Mi è stato successo sempre una risposta. Suppongo che i miei consigli variano in qualità ed in efi cacia, ma questo non posso dirlo io. Sono le persone che vie nen a consultarmi chi devono realizzare l'atto e giudicare per loro stesse. In realtà, non mi immagino a me stesso muto fren tu ad una persona. Al fine ed il capo, si è mago o non si è! Se vie nes a consultarmi, forzosamente avrò qualcosa da dirti. Le mie parole saranno sempre bienintencionadas e non avranno efficacia. In quanto al suo grado di riuscita, quello è qualcosa che non posso precisare. Una cosa deve rimanere chiara: io non mi situo in un terreno scientifico, bensì in un piano artistico. La psicomagia non pretende di essere una scienza, bensì una forma di arte che possiede virtù terapeutiche, quello che è completamente differente. Pi casso realizzò più di diecimila disegni. Tutti sono più o meno buoni, nessuno è completamente sprovvisto di valore; ma non tutte sono opere maestre. Tuttavia, ognuno di essi è Pi casso, cioè, prodotto del talento di un artista completo. "Io non cerco, io trovo", diceva precisamente Picasso. In contrar è un'abitudine, una seconda 86


natura. Chi non ha acquisito l'abitudine di trovare non sa quello che è quello getto spontaneo che germoglia della profondità, ma chi sta co nectado con la sua fonte creativa le lascia fluire, semplicemente. È possibile immaginare ad un maestro zen che non accettasse la sfida che rinchiude la domanda di un discepolo? Questa sicurezza non proviene dalla scienza né della megalomania, bensì della fede, dell'evidenza. Continuiamo con nuovi esempi... Un ragazzo si dispiace di "vivere" nelle nuvole, io expli ca che non riesce a mettere i piedi nella "realtà" né "avan zar" dietro l'autonomia finanziaria. Prendo alla lettera le sue parole e gli propongo che ottenga due monete di oro e se li attacchi alle suole delle scarpe, in modo che stia tutto il giorno pestando oro. A partire da quello momento, egli scende dalle nuvole, mette i piedi nella realtà ed avanza... In questo caso, perfino mi servo dalle parole utilizzate per il consultante. Per terminare, mi piacerebbe parlare di un atto che riguarda mio figlio maggiore, Brontis. L'ascolto. Quando Brontis aveva 7 anni intervenne nel mio film Il To po. È necessario precisare che Bernadette, sua madre, non vidi mai realmente vió con me. Quando lo concepiamo, io mi credevo sterile. Mio padre detestava suo proprio padre e non firmava mai "Jodorowsky." Come non aveva il minore desiderio di riprodurre questo cognome, era riuscito a convincermi, in maniera sottile, che io non avrei mai figli e che, pertanto, era l'ultimo Jodorowsky. Un giorno, un'attrice con la quale io lavoravo mi disse che è astragalo convinto della mia fecondità, a quello che risposi che nel mio destino non era iscritta la procreazione. Finalmente, tuvi mos relazioni sessuali e, qualche tempo dopo, ella io anun ció che era incinta di me. Come si fidava di lei, al sapere che la creatura era mio, sperimentai una specie di re volución personale, tanta interna come esterna. La donna con la quale viveva andò via e mi sentii solo di fronte a questa responsabilità per la che non era in assoluto preparato. Accettai l'arrivo dal bambino - per me era escluso la risorsa dell'abor to -, ma mi sentivo sconcertato, in una disposizione di áni mo molto distinto di quella di un padre. Inoltre, era povero e non po giorno prestare aiuto economico alla madre ed il bambino, fino all'estremo che quando nacque Brontis non potei regalargli più che un orso di peluche. Poco dopo, l'attrice andò ad intoppo jar all'Europa, portandosi al bambino. Trascorsi sei o sette anni sperimentai una profonda crisi di coscienza e ritornai a po nerme in contatto con la madre di mio figlio per dirgli che ora sé aveva una migliore situazione economica e che, se quello di seaba, poteva inviarmi a Brontis. Il bambino arrivò col suo orso di peluche ed una foto di sua madre. Allora decisi di fare la cosa pari ticipar in La Talpa. Il film incomincia così: io arrivo toccando il flauto, accompagnato dal bambino, e gli dico solennemente: "Ora hai già 7 anni, sei un uomo. Seppellisce il tuo primo giocattolo ed il ritratto di tua madre." Il bambino ubbidisce, seppellisce l'orso nella sabbia, mette la foto nel buco ed ambedue c'allontaniamo dopo. Passarono gli anni, e mi rendevo conto che Brontis ed io tu níamos difficoltà di comunicazione nel piano spirituale. Dovetti riconoscere che aveva commesso errori e trattai di re fermarli. Brontis aveva parlato varie volte del giocattolo che io gli avevo chiesto che seppellisse quando venne a vivere con me. Quell'orso era stato il suo primo giocattolo, io glielo aveva frisata do quando nacque, prima che ci separassimo per sette anni. Quando finiamo il film, non andammo 87


a recuperare l'orso. Compresi che l'aveva separato brutalmente dalla sua infanzia e di sua madre: una volta che aveva seppellito il ritratto di fianco al giocattolo, non tornò a parlare di Bernadette e smise di scrivergli. Poi mi confessò: "non soffrii, perché immaginai che le formiche vivono dentro l'orso che egli sarebbe la sua casa." In questo modo si era consolato il bambino... Un giorno, molto dia pués, quando Brontis aveva 24 anni, immaginai un atto nuovo pa ra riparare l'anteriore. Il giorno del suo compleanno, mi dissi: ente rraré un orso di peluche nel giardino della nostra casa, lo coprirò di sabbia ed al suo fianco metterò una foto della madre. Poi mi metterò un cappello nero, somiglianza alla quale portava in Il To po, chiederò a Brontis che si svesta e che venga al giardino - nel film, il bambino appariva nudo - per dissotterrare l'orso e la foto. Gli dirò: "Oggi compi 7 anni e hai diritto ad essere né ño. Vedono a dissotterrare il tuo primo giocattolo ed il ritratto del tuo ma dre." E decisi di passare all'azione, ma inciampai con alcuni imponderabile: pensava di comprare un orso la cosa più somiglianza possibile all'altro, un giocattolo duro, ripieno di paglia. Ma l'industria ha bía progredito e tutti gli orsi di peluche erano soffici. Pertanto, il vecchio orso rigido si trasformò in un orso soave e fle xible. In quanto alla foto, quella che Brontis aveva seppellito a 7 anni era in bianca e nera; quando cercai un ritratto di sua madre per realizzare l'atto Bernadette era morto in un incidente di aviazione -, trovai solo un'in colore, per quello che mio figlio che aveva seppellito una foto grigia, tirerebbe fuori ora un'immagine in colore. In realtà, queste modificazioni dovute al "caso" contribuirono in larga misura al successo dell'atto. Quello che mi porta a dire che gli imponderabile, anche gli elementi che non possiamo controllare, svolgono un ruolo ti importano nella psicomagia. È necessario sforzarsi a compiere l'atto Lei gún le istruzioni ricevute e nelle migliori condizioni e, in questa disposizione di coraggio, considerare gli imprevisti ed altri cambiamenti altrui la nostra volontà come se facessero parte del processo. In La Talpa, io proteggevo a Brontis dal sole bruciante del deserto con un ombrellino nero; ma il giorno in che reali zamos l'atto già qui in Francia, stava piovendo, e dovetti proteggerlo con un ombrello nero. In realtà, egli non sapeva quello che io andavo a fare, ma, vedendomi imitare il trotto di un cavallo come se cavalcasse con lui alla groppa, comprese, si arrampicò alla mia schiena e fummo, sotto la pioggia, al posto nel che io ha bía sepolto l'orso. Curiosamente, mi disse: non ho portato pa raguas. Sapeva che tu mi aspetteresti e mi ripareresti", come se presentisse quello che andava a succedere. Dissotterrò l'orso e la foto in colore di sua mamma, c'abbracciamo e pianse largamente, con la testa nella mia spalla, lacrime di gratitudine, come un bambino lle non di tenerezza. Quello giorno decise di inviarmi per posta un poema ciascuno giorno, e da allora ricevo giornalmente un suo testo. Conservo le sue poesie in una scatola speciale. Eccede dire che la co municación tra noi ha migliorato molto ed ora man abbiamo una bella relazione. È una storia molto bella. In quell'atto lei riprodusse volontaria menzioni una situazione successa nell'infanzia... Sì, ma facendo la giostra. Ripresi gli stessi elementi associati ad un carico sentimentale negativa e li insufflai un carico positivo. In questo modo pagai il mio debito psicologico.

Breve epistolario psicomágico

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Una volta che la persona ha realizzato l'atto, dice che l'unico re muneración che gli chiede è che gli inviino una lettera raccontandogli i pa sos dell'esecuzione. Mi piacerebbe che spiegasse alcuni dettagli circa quello posta psicomágico che si stabilisce. Esigo la lettera, per due motivi: poiché un atto psicomágico presenta tutte le caratteristiche di un sonno, se non si annota immediatamente si dimentica rapidamente. D'altra parte, quello che si riceve deve condividersi. La migliore maniera di retribuire un terapeuta è dimostrargli come, grazie al suo aiuto, uno ha re cuperado la salute. Sapere ringraziare è un segno di salute spirituale. Queste lettere sono, dunque, parte integrante dell'atto psi comágico. Lo giudicano e lo completano, per dirlo in qualche modo. Questo aumenta la mia curiosità. Potrebbe mostrarmi alcuna? Sì, chiaro. Come non è possibile mostrare un atto, ci servirò mos dalle lettere. Affinché possa capirsi bene il processo, commenterò la prima lettera frase per frase. Dopo, quando legga altre, lascerò che ognuno indovini le ragioni che c'è a prima vista di trás di alcuni atti tanto irrazionali. Incominciamo? Non bisogna dimenticare che in queste lettere io non sono chi c'è bla bensì la persona a chi ho prescritto un atto, atto del quale egli o ella mi danno conto per questo mezzo. Questa è la prima e continuerò a commentarla sulla marcha3: Sono psicologo ed andai a vederlo perché non riusciva a lavorare nel mio pro fesión. Non guadagnava né un centesimo. Lei mi impose il seguente atto di psicomagia: prendere un coccio in forma di doppio quadrato... [Gli diedi je che prendesse doppiamente un coccio in forma di quadrata, come quello delle lettere del tarocco: doppio quadrato magico, cioè, spirito e corpo. Doveva lavorare coi due.] ... di un colore significativo. [Che co lor? La persona doveva scegliere un colore che avesse per lei una fuer za simbolico, affinché l'oggetto egli

Per facilitare la sua lettura, si sono fatti nelle lettere pi queñas modificazioni grammaticali o di stile. La maggioranza degli originale stanno in potere di Jodorowsky, potendosi comprovare la sua autenticità. 3 i commenti di Alejandro Jodorowsky sono intercalati nel tex to tra automatici.

suggerisse qualcosa.] Dividerlo in due parti e piantare grano. [C'era qui un gioco di parole: in francese c'è un proverbio che suggerisce l'idea che quando pianti grano, tu cre ce grano nella tasca, perché si richiama blé, grano, al denaro.] In uno dei lati, il grano doveva essere impalato in quattro file, due file pari e due dispari. [Per me, fare file pari e dispari simboli za il riconoscimento dall'uomo e della donna che tutti portano dentro: in tutti i riti di iniziazione, i numeri dispari sono maschili e le paia, femminili. Prestare la stessa attenzione al hom bre e la donna è riconoscere il compagno che ci siamo dentro noi.] Nell'altro lato, il grano sarebbe piantato disordinatamente. [Pertanto, c'è un lato ordinato che simbolizza la necessità dell'inte lecto di lavorare con metodo, ed un altro lato in disordine che indica la fiducia data all'inconscio. Questa disposizione spaziale manifesta che l'ordine perfetto esiste solo vicino al disordine.] Il 7 febbraio, girando a casa dopo essere rimasto due giorni fossero, mi rendo conto che il grano germina. Ma il lato sinistro dei due quadrati è quasi deserto, solo con uno 89


o due germogli. [È cresciuto solo il grano nel lato destro... Che mistero! Perché nel diritto sé e nel sinistro no? Sappiamo che, nella nostra società patriarcale, il lato sinistro è il femminile: il lato passivo del corpo è simbolizzato per la sinistra. In India, la mano destra è la mano di Dio e la sinistra, quella della terra, quella che si usa per ripulirsi il posteriore, mentre con la destra Lei co io. E quando uno sputa, deve farlo sempre verso la sinistra, mai verso la destra. In questo caso, dobbiamo comprendere il messaggio che si trasmette alla donna interna: ella nega la sua femminilità. E la psicomagia che opera attraverso la sincronia o, se si preferisce, della poesia, se lo manifesta attraverso questi quadri di grano: "Vigila la tua femminilità, non trascurare la tua intuizione, serve tua moglie interna!." È come se il grano gli dicesse: "non cresco perché tu non ami la terra. E non ami la terra perché non ti ami a te stesso nella tua dimensione fede paggia".] Mi disse che mettesse argilla nelle zone sterili e che li irrigasse di sera con acqua santa... [Per me, l'argilla è il cuer po umano. Si dice che Dio fece ad Adamo prendendo argilla dei cua tro punti cardinali, e con quell'argilla proveniente dalla quattro pun tosse della terra, fece un uomo equilibrato. Questi quattro lati stanno anche in noi: se l'essere umano non ha stabilito un equili brio tra le sue necessità corporali, i suoi desideri, le sue emozioni ed il suo intelletto, non può sentirsi bene. In un essere umano bene desarro llado, queste quattro energie stanno in equilibrio. In quanto all'acqua benedetta, si prescrive affinché il corpo sia benedetto. È il pri mero che deve fare si ferma riannodare il contatto con la dimensione femminile in uno stesso: chiedendo a questa donna interna che benedica il suo corpo, l'invito a che lo sacralizzi a che lasci di disprezzarlo a che ritorni a prendere possesso di lui], e che facesse piccolo corazo nes di filo di ferro e li mettesse nelle quattro angolo della stanza; dopo mi chiese che pregasse i miei antenati femminili. Compro argilla verde. La metto nei lati sinistri e, di sera, la ride go con acqua santa che previamente aveva lasciato nel mio altare, cer ca del Buddha. Ottenni anche filo di ferro per fabbricare i cuori. [L'imposi un lavoro, poiché per trovare lavoro era necessario che imparasse a lavorare. Di lì quelli piccoli compiti che doveva realizzare e che gli dicevano: "Impara ad amare il lavoro o non lavorerai ja più".] Il 20 febbraio faccio i cuori e li metto secondo me orde nó lei. Metto più argilla, acqua santa e preghiera alle donne del mio albero genealogico affinché vengono nel mio aiuto. Il giorno 24 seguo po niendo argilla, acqua santa e pregando. Appare qualche che un altro bro tu, ma non mangio nel lato destro. [Qui egli espressa il suo diferen ciación tra sinistro e diritto. Stabilisce una competenza. È come se dicesse: "Una donna non è come un uomo. È rarefatta, è inferiore." E quando osserva: "non è come il lato destro", bisogna rispondergli: indubbiamente no, dato che è il lato sinistro!".] È da un mese che non succede niente... [In realtà è successo già tutto.] Dopo avere messo ogni tanto argilla ed acqua santa, vidi che era cresciuto grano. [Posto vacante curioso: dice che non pa sa niente, ma invece è cresciuto grano.] I lati sterili sono meno densi degli altri. [Sta sempre il paragone... Ma benché non fosse cresciuto più che una sola pianta minuscola, in un pugno di terra rubata di un cemen terio, in pieno inverno, con alcuni grani comprati in un negozio di prodotti dietetici, sarebbe stato una meraviglia. Nella sua stanza cresce grano: che miracolo!] Ho due file di sei piante e due di cinque. [Quello somma 22... Ricordiamo che io gli dissi che usasse un coccio che fosse un quadra do doppio, affinché formasse una lettera del tarocco. Ed in questo quadra do in forma di lettera di tarocco ci sono 22 piante, tante come arcani maggiori. Miracolo!] Trovai lavoro il 2 di marzo e continuo a lavorare. Grazie per il suo aiuto.

Ottenne il suo obiettivo. Mi piacerebbe conoscere un'altra storia. Questa non la commento. Il suo autore, un scrittore norteameri canuto chiamato R. M. Koster, attraversava una tappa di siccità creativa e si incamminava verso l'alcolismo. Sua moglie co nocía il mio lavoro ed intuendo che io potrei aiutare a recu perar la sua creatività l'indusse a fare il viaggio dal Panama, dove risiedevano, fino a Parigi, affinché io l'imponessi un atto di

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psicomagia. Devo precisare che questo uomo era da circa dieci anni senza scrivere un libro. Ti leggo la lettera che mi scrisse dopo essersi liberato dell'alcolismo ed incominciare a scrivere di nuovo, entrambe le cose dopo avere realizzato l'atto. Molto interessante il caso. Koster scrive con un sollievo che non occulta la dimen sión tragico del suo vissuto, come vedremo ora. Situazione in marzo di 1987: durante gli anni settanta scrissi tre romanzi, le tre molto buone, erano ambientate in un paese cen troamericano immaginario, metafora del Panama. Senza che io il sospe chara, questi romanzi prefiguravano la storia della Repubblica di Pa namá, perché, una volta che li avevo scritte, Dio decise di plagiarmi: quell'immaginato si trasformò in realtà. Un artista predice il futuro, perché a differenza degli altri conosce il presente. Mentre tra scendeva nel terzo romanzo, persi il valore, angosciato per li milita capo di bestiame. Decisi di non scrivere più busta quello paese immaginario che si chiama ba Tenebra e, nelle ultime pagine, lo distrussi con un terremoto. Finii quello romanzo in settembre di 1978 e non sono ritornato a è da allora cribir, ho perso fiducia nelle mie attitudini cuccetta estuari e mi sono affezionato alla bibita. Quando lei ed io ci troviamo, gli dissi: "Senza fiducia non può lavorarsi. Scrivere una nove l'è come gettarsi dalla cosa alta di un edificio. Scrivi senza sapere dove andrai a finire. Chissà ti raccolgano i pompieri, chissà non. Ma, se cerchi innanzitutto la sicurezza, devi scendere per la scala. Lì sei sicuro, ma non scrivi un romanzo. Quando uno pretende vidi vir la vita scendendo per la scala, non la vive. Arriva un momento nel quale bisogna lanciarsi. Lei mi rispose: "Sei posseduto per un vecchio io. Quando escri bías quello libro chi scriveva era un altro, anche i personaggi che parlavano erano altri. Ma quelli personaggi esistono nel tuo inconscio, sono parte di te. E che cosa hai fatto tu? C'è rotto con essi, ci li sono afferra sinado. Pertanto, quegli esseri sono arrabbiati con te perché non portasti il tuo romanzo a dove doveva arrivare. Nella creatività, bisogna ubbidirsi. Quando si creda, bisogna arrendersi, lasciare che la creda ción cresca come un fungo. Bisogna ubbidire a quello che cresce in non sotros, e tu non lo facesti, e così tagliasti la tua creatività." Accettai la sua analisi, perché sempre fui convinto che è il libro quello che cerca lo scrittore, come è la femmina quella che autobus ca al maschio e non all'inversa. Mi raccomandò: 1.Bruciare i miei quattro progetti posteriori al terzo romanzo, quelli che non potei finire. La bruciatura doveva realizzarsi nell'abita ción nella quale lavoro. 2.Utilizzare un'avvinazzata alcolica per infiammare l'animo, con ob jeto di tagliare il mio consumo eccessivo di alcool. 3.Come la stanza sta nel primo piano e, dato che io ha bía utilizzato la metafora dello scrittore che si lancia dalla cosa alta di un edificio, cioè, che si arrende completamente al suo libro, mi suggerì che, una volta finito il rito, uscisse per la finestra invece di ba jar per la scala. E precisò altri dettagli che appariranno man mano che descriva il mio atto. Riunii tutto il materiale necessario e lo misi in un cubo di hie rro: i quattro manoscritti incompiuti, un litro di vodka, lo spago verde per legare le foglie, un spillo per pungermi nel dito e di rramar una goccia di sangue su ogni manoscritto... Gli presi fuoco. Immediatamente, un'orribile fumata riempì la stanza. Presi il cubo, malgrado già fosse caldo, e lo portai al bagno per non tiz nar la stanza. D'altra parte, non voleva che qualcuno vedendo il hu mo chiamasse i pompieri. Chiusi la porta del bagno, misi il cubo nella tazza ed incominciai a tossire di asfissia. Uscii rapidamente, chiusi la puer ta

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e, durante i quindici minuti seguenti, tornai ogni tanto per assicurarmi che non si spegneva il fuoco. Nel frattempo, em pecé a preparare la mia uscita per la finestra. Come tutti li vedono suona di questo paese tropicale, questa ha una persiana di piastre di vidi drio ed una zanzariera. In primo luogo svitai la zanzariera, e dopo smontai parte della persiana per potere passare, operazione delicata che esigè che ritirasse il pezzo metallico che sostiene il vetro. Una volta bruciato il mucchio di manoscritti ed aperta la puer ta, mi avvolse la fumata. Non poteva respirare e tirai fuori il cubo per la finestra, dato che mi era proibito utilizzare la scala. Lo lasciai in una sporgenza che c'è immediatamente sotto alla finestra e corsi a chiudere la porta del bagno per evitare che il fumo Lei espar ciera per la casa. Per alcuno misteriosa ragione, sopra al coperchio della tazza rimase una foglia. Uscii per la finestra, attraversai il tetto e scesi in patio. Tirai alla spazzatura quello che rimaneva dei manoscritti. Quando al giorno dopo entrai nel bagno, scoprii che ancora era pieno di fumo e che le pareti, prima bianche, erano diventati nere. Quando alzai la carta che era rimasto nella tazza, vidi che il pari tu che stava seguiva sotto bianca. Feci pulire il bagno, ma ancora oggi, dopo sei mesi, persiste l'odore di fumo e se l'osserva diedi ferencia tra il rettangolo bianco ed il resto che ora è grigio. Risultati della psicomagia: 1.Scrissi un articolo su Panama che fu pubblicato per Harpers´ Magazine nel suo numero di giugno di 1988. 2.Cercai un agente letterario. Questo agente vendè in settanta mille dollari un progetto di libro scritto per me a partire dal materiale pro porcionado per G. Sánchez-Borbón, un esiliato. 3.Tra gennaio ed aprile di 1988, scrissi le trenta e cinque mille so berbias parole di questo libro. Conclusioni: fino ad ora, nessun libro di finzione ha bussato alla mia porta per chiedermi che lo scriva, ma sto scrivendo con molto successo sugli avvenimenti panamensi. Sembra che alla sua magia l'abbia senza curato il genere e si orienta solo col tema.

Vedi già... Scrissi una cartolina a Koster per congratularlo, c'è ciéndole da osservare che non aveva bruciato la foglia che era rimasto nel coperchio. Gli diceva anche che, se voleva scrivere finzione, poteva proporrgli un altro atto psicomágico. A quello che egli mi rispose: "Per il momento, non desidero più atti, perché ho molto lavoro. Mi bollono nella testa molte idee: cinema, eccetera. Uno sa quando è vuoto. Ora sono pieno. Grazie." Si tenga o non si tenga fede nella psicomagia, è certo che lei ex mette fatti accertabili, egli quale è impressionante. Tutti suoi con sultantes gli rispondono con lettere tanto prolisse come quella di questa ultima persona? In generale, sé. Ma a volte mi succede che, diciamo per di formazione professionale, nel corso di una conversazione amis tossisca propongo un atto senza che me l'abbiano chiesto. In quelli ca sos, non ricevo praticamente mai risposta, semplicemente perché, in generale, l'atto non si realizza. La persona non l'ha sollecitato, l'ascolta con indifferenza, chissà tra divertente e curiosa, ma senza dargli importanza. Di nuovo sottolinea l'importanza che ha la motivazione, decisiva in ogni terapia. Quello che importa è che realmente la persona desideri cam biar... Ovviamente. Se esiste vero desiderio e confidano anche za, tutto è possibile. Leggo una lettera molto lunga che ejem plifica quello principio: un atto della cosa più semplice può acquisire una dimensione miracolosa se si realizza con 92


fede: Mi chiamo Jacqueline. Gli contai già che mio padre si suicidò quando io avevo 12 anni prendendo cinquanta tavolette di optalidón. Gli dissi anche che, con tanti problemi di denaro trascinati da anni, molte volte ho adottato atteggiamenti suicida. Mi spiegò che mio padre si era suicidato di un modo soave, con tavolette, e che io stessa stava suicidandomi a poco a poco che imitava mio padre in quello. Gli dissi anche che mia madre era morta tre settimane da' pués che mio padre, soffriva una degenerazione cerebrale da anni. Io dovevo esprimere con un atto qualcosa che mi soffocavo da' di faceva tempo. Aveva bisogno di una liberazione e credo nei miracoli. Mi propose il seguente atto: andare ad una residenza di anziano, comprare una dozzina di belle arance, grandi, regalarsili a 12 persone e parlare 12 minuti con ognuna di esse. Subito, chiamarlo per contargli la cosa sperimentata. Dato che mio padre era morto un sabato, mi disse che realizzasse l'atto in sabato. Tentai di comprendere che cosa mi proporsi. Pensai che la residenza si situava nell'età di mio padre, in un principio, non Lei io ocu rrió associare l'atto a mia madre che le arance erano simbolo di fede cundidad e che, andando a vedere persone che avevano approssimativamente la stessa età che mio padre, io smetterei di respingerlo. Se in questa oca sión gli dava la vita, anche io stessa mi autorizzerebbe a vivere e smette estuario di sentirmi spinta a riprodurre il suo atto. Inoltre, 12 arance, 12 persone, quell'era per me un simbolo dell'arcano dell'Impiccato del tarocco. Pertanto, doveva andare fino ad un estremo del mio albero, fino ad un estremo del mio dolore, per riuscire a trovare l'allegria; chissà fu ra necessario che morisse d'un colpo per rinascere ed occupare mio vedere dadero posto. I giorni che precederono l'atto non furono molto agra dables; mi sentivo male, aveva palpitazioni e sensazione di angoscia e soffocamento. Cercai una residenza pubblica, perché pensai che forse i suoi occupanti fossero persone più necessitate, peggiore provviste che gli anziano di un'istituzione privata. Dovetti spostarmi ad una popolazione situata a 43 chilometri della città dove risiedo, una popolazione che ha lo stesso nome che mio marito (!), Don di si trova la residenza geriatrica regionale. Per consiglio di un amico, prima telefonai alla direttrice e gli spiegai che era psicologa e che stava facendo un lavoro che trattava della solitudine degli anziano, per quello che doveva cambiare impressioni con una dozzina di persone. Nient'altro arrivare, scoprii che quell'era qualcosa per quello che non mi ero preparato. Tutte le persone presente pa recían avere un comportamento curioso, anormale. La maggioranza pa diceva confusioni mentali. Io avevo ragione in un punto, perché mi ritrovavo con un elemento del mio passato che mi ero fatto soffrire molto: anche mia madre si era vista frastornati vari anni prima della sua morte, qualcosa che io mi ero rifiutato di riconoscere sempre. Lì tornai a confrontare con qualcosa di molto doloroso. Non aveva scelto per caso quello posto. Nonostante il dolore, non poteva dare mezza rovesciata, doveva proseguire. Il dolore annegavo, c'era tanto abbandono in quelle persone... Aveva l'impressione che stavano chiedendo mi aiuta. Sentii un gran amore per tutti quelli "vecchi." Mi risultava difficile misurare il tempo che passava con ca dà persona. So che bisogna rispettare scrupolosamente fino all'io nor dettagli di un atto di psicomagia, per non "rovinarlo." Lei mi aveva indicato 12 minuti per persona; nel mio ambulatorio passo alcune cinque ore con la persona che viene a vedermi e non guardo mai un orologio; lì doveva concentrarmi, la stessa cosa che un impiccato, pi ro era buono, senza dubbio, perfino imprescindibile per me. Questo io for zaba a situarmi in un presente, a mantenermi vigilante, a darmi conta che l'amore che uno dà è percepito per l'altro che i messaggi trasmessi non devono essere più lunghi per essere più intensi. C'erano persone senza denti, per cui non potevano mangiare la na ranja e non volevano accettarla. Diceva loro allora che la regalassero a chi volessero. Le arance non piacevano ad altre ed anche essi di Co. che la regalasse. Questo dovette succedere quattro o cinque volte. Hu bo un momento in cui sentii molta paura perché un uomo che era completamente frastornato si rifiutò di prendere l'arancia, in cluso a regalarla. Come con quell'uomo aveva discusso, non sapeva se poteva contarlo come una delle 12 persone, dato che io so braba la sua arancia, egli quale complicava molto l'atto e temeva equivo carme. L'uomo mi seguì mentre io parlavo con altre persone e finalmente potei convincerlo che rimanesse con l'arancia. All'improvviso, l'uomo 93


cadde. Aveva le gambe deformi e per camminare si aiutava con un apparato. Tutto il mondo guardava, ma nessuno si muoveva. Come facilmente potei, l'aiutai ad incorporarsi, ma Lei ne gaba a rimanere seduto mentre io andavo alla ricerca di un'ammali ra. Una volta eretto, si impegnava ad avanzare. C'erano persone che dicevano che voleva andare alla sua stanza che stava in un altro padiglione. Lei guí sostenendolo mentre saliva una scala per andare a dove egli che rida. Io mi mantenevo dietro lui, affinché non cadesse all'indietro e Lei desnucara. Chissà sembri raro, ma io non temevo che il suo corpo cadesse addosso e mi facessi rodare per le scale. Sentiva intorno a noi la forza di quell'amore che c'avvolge a tutti. Finalmente, l'uomo riuscì ad arrivare a dove voleva. Era già mezzogiorno, l'ora del pranzo, ed ancora rimanevo un'arancia, cioè, doveva parlare con un'altra persona. Un'altra volta ebbi paura che il mio atto non fosse valido. Doveva interromperlo per un'ora e dopo tornare per parlare con l'ultima persona e regalargli la frutta. E se l'interruzione lo rovinava tutto? Uscii, mi trovai con mio marito che mi aspettavo e parliamo di tutto ciò. Aveva dedicato 12 minuti ad ogni persona ed aveva l'im pressione di avere ripartito felicità, di avere contribuito ad alleviare sofferenze. Ma quanto mi avevano dato anche quelle undici persone! Chissà sembri curioso, trattandosi psichicamente di persone dis minuidas, ma tutte ringraziarono per me che li abbia viste. Ogni volta che diceva "addio" mi rispondevano con un "gra Co.." Credo che benché l'intelletto perda tutto o parte di quello che si chiama "senso" della realtà, il cuore percepisce ugualmente l'amore che gli è offerto. Per lo meno, quello sentii in quello posto. Al capo di un'ora, tornai per vedere la dodicesima persona con la mia dodicesima arancia. Era un uomo al quale gli avevano amputato una gamba e che era seduto in una sedia a rotelle. Poi io mare ché, sapendo che quell'atto era diventato cosciente che ci sono posti nel mondo nel quale abita una sofferenza enorme che ca dà uno di noi potrebbe contribuire ad alleviare. In quell'asilo io in contré di fronte a mio padre e mia madre. Al fine ed il capo, il mio genitori mu rise con tre settimane di intervallo quando io ero ancora una bambina e mi sentii completamente abbandonata; dietro la mia visita alla residenza, aveva l'impressione di avere dato loro vita ai due. Una volta realizzato questo atto, lo telefonai, come mi ero chiesto, per dirgli quello che aveva sentito. Dopo mi avere ascoltato, mi propose che facesse la cosa seguente: "Vedi al posto dove comprasti le arance la prima volta, a mezzogiorno - le 12, mi puntualizzò -, e compra una na ranja, la più bella." Gli domandai che giorno doveva farlo e lei mi disse che che giorno andai alla residenza. Era un sabato. Allora io or denó: "Fallo un sabato. Siediti alla porta di una chiesa e cómete l'arancia lentamente, per 12 minuti. Quello è tutto." Il sabato, 14 Luglio, andai al mercato. La vigilia aveva domanda do se ci sarebbe vendita nonostante essere festivo. Alle 12 in punto, scelsi la na ranja che mi sembrò più bella e la comprai. Montai nel mio bici cleta e, accompagnata da mio marito, cercai una chiesa al cui porta potesse sedermi. C'era una chiesa, chiamata Nostro Sig.ra della Pace, nella quale non era stato mai perché non mi accattivavo il suo arquitec tura moderno. Sta nella periferia e me non aveva più che una preocu pación: il che potesse essere chiusa con chiave, come normalmente stanno le chiese quando non ci sono mestieri. In modo che lasciai la bicicletta e, oh, miracolo!, spingendo la porta scoprii che non era chiusa. Nel suo interno la chiesa forma una stanza di circolo, ci sono molte vidi drieras di colori - moderne, naturalmente, ma mi sentivo bene -. Era una chiesa calda. Mi sedetti a pregare ed a ringraziare prima di andare a mangiare l'arancia. Allora arrivò il sacerdote, pregò e si mise a cavallo a dondolo glar la chiesa. Io desideravo che andasse via perché non osavo mangiarmi l'arancia nella porta. Presi la bicicletta e, insieme a mio marito, che mi aspettavo fuori, c'allontaniamo un po'. Uscendo, c'è bía lasciato aperta la porta. Aveva la sensazione che quell'atto doveva impadronirsi della porta aperta; sentiva che, se no, mi starebbe proibizione do l'accesso alla felicità. Speriamo un po' e ritornammo alla chiesa, dove vedemmo con sollievo che non stava oramai l'automobile del sacerdote. Ma tornai a sentire paura che la porta fosse chiusa con chiave. Non era non solo chiusa con chiave, ma seguiva aperta senza ostacoli, come me l'aveva lasciata. In modo che, con gran sollievo e molta allegria, mi sedetti di lante della porta aperta. Alle 13:12 ore incominciai a pelare la naran ja. Durante la settimana, mi dicevo che 12 minuti era troppo tiem po per mangiarsi un'arancia. E è che io non assaggio il cibo, ma l'inghiotto. Alle 13:12 incominciava per me una bella rivoluzione, la forma di finire con quella parte di

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me stessa per andare verso una trans formazione totale. Incominciai degustando la prima quarta parte. Quello che sentii lo dimenticherò allora mai. Ora, mentre scrivo questi lí neas, esperimento la stessa emozione. Continuava a mangiare quella quarta parte, lentamente, a piccoli bocconi. Era commossa, aveva voglia di piangere, ma di allegria. Questa volta comprendeva che faceva un bene e, chissà per la prima volta, io autori zaba a vivere. Era la vita quello che stava assaggiando, quello che entrava per me, scivolava dentro me. Sentiva realmente che prima mi ero proibito qualcosa di molto importante. La vita, senza dubbio... Lì compresi che la porta di Dio era stata sempre aperta per me e che io ero chi l'aveva chiusa. Mi sentivo in piena comunione con Dio. Fu un'emozione intensa. Dopo avere degustato la prima quarta parte, guardai l'orologio: avevano trascorso quattro minuti. Il tempo passava rapidamente, dopo dovetti finirmi un po'. L'emozione continuava ad essere forte. Dopo avere sperimentato un certo dolore, continuava a mangiare la mia arancia con vero piacere. Credo che fino ad enton ces non avesse scoperto il sapore di un'arancia. Fu una rivela ción. In realtà, fu come se mangiasse per la prima volta. Mi sarebbe piaciuto che il tempo passasse più lento, per assaggiarla ancora più. Pi ro l'atto è l'atto e, alle 13:24, finii la mia arancia. Allora tornai ad entrare nella chiesa e rimasi alcuni minuti, senza pensare a niente. In me si era fatto il vuoto, ma era naturalmente un vuoto gradevole, indis ideabile, affinché si stanziasse una forza nuova. Da' pués andai via con mio marito che mi aspettavo in una banca, molto cer ca, perché aveva bisogno della sua compagnia quello giorno. E mi rendo conto che, chiedendomi che gli scriva, segue ayudán domi. Come lo direbbe? Quando mi mangiavo l'arancia, sperimentai una sensazione di accettazione della vita in me. Magari corrispondeva al momento in cui fui concepita, perché scrivendogli - ho redige do la lettera varie volte., ho avuto la sensazione diedi partorirmi il mio il ma. Ho il desiderio di guarirmi dal mio passato e devo dirlo che, per il momento, è mia figlia, che ha 12 anni chi mi aiuta ad avanzare in quella direzione. Ella è quella che più voglio, e desidero che sia felice, pi ro so che non potrà trovare la felicità se non gli offro una buona immagine di qualcuno che desidera vivere.

È una lettera commovente in molti sensi, soprattutto come tè timonio della fede di quella donna nella psicomagia. L'inconveniente che presenta la "difficoltà di vivere" è che si tratta di un male molto diffuso. Dopo la lettura di questa lunga missiva, mi rallegro che questo per sona potesse sentirsi rinascere, ma mi piacerebbe che trovasse una lettera più breve dove si esporsi la risoluzione grazie alla psicoma gia di una difficoltà più concreta, più facile da precisare. Leggerò la lettera di Armelle, figlia di una francese e di un viet namita. Molto complessata tra i francesi, viveva male la sua femminilità perché non accettava i suoi tratti orientali. Suo padre, molto marcato per la guerra, respingeva il suo paese di origine. Consigliai a questa giovane che fosse a quello paese alla ricerca di suoi raschiai ces. Previamente, in Natale, doveva mangiarsi un manico, conservare l'osso e farlo germinare in un bicchiere di acqua per dopo piantarlo in un coccio trenta tre giorni. A continuo ción, doveva portarlo al Vietnam e piantarlo in un giardino della famiglia paterna. La cosa seguente è quella che mi scrisse una volta realizzato l'atto: Uscii verso il Vietnam il 5 da agosto di 1986. Il volo fu molto tran chilo, ma appena incominciamo a sorvolare il Vietnam entriamo in una zona di turbolenze che scuoteva l'aeroplano. Allora mi sentii in ferma e mentre stavamo sul Vietnam non feci più che vomitare nel bagno. Aveva la sensazione che una parte di me respingeva quello paese, chissà a causa dell'avversione di mio padre verso la sua propria razza. Quando atterriamo, mi somigliavo riconoscere mio padre in tutti i bambini coi quali mi incrociavo, mio padre uscì dal Vietnam a 14 anni. Dopo, curiosamente, risentii angosciata di avere la regola, sperimentava la stessa sensazione che mestrua ciones in

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miei primo. Credo che allora ristabilissi il contatto con la mia femminilità. Ebbi anche occasione di osservare la femminilità delle vietnamita, la sua semplicità, la sua fragilità, il suo incantesimo. Mi sorprese che non mi prendessero per vietnamita, ed allora, per la prima volta, notai con chiarezza le mie radici francesi. Il 13 agosto arrivai alla città natale di mio padre. Era molto emozionata e piansi quasi durante tutta la notte, sentendo un'in mensa solitudine ed una forte indignazione contro mio padre. Al giorno se ti guidi andai a vedere la casa di mia bisnonna; fu meraviglioso, perché c'è Co. anni, un 14 agosto, era la mia morto trisnonna e tutta la famiglia se era riunita prega lì per celebrerò il colto agli antepasa due. Bruciamo incenso davanti agli altari di tutti gli antepa sados. Sentii una viva emozione davanti alla tomba di mia bisnonna, al che per certo non conobbi. Poi piantai il manico in un giardino, con ayu dà di tutta la famiglia. Fu un momento straordinario: vangare la terra gialla del Vietnam per piantare quell'alberello che aveva le radici intrise di terra nera della Francia... Il contrasto tra le due terre era un sím birillo meraviglioso. Inoltre, che coincidenza, il giardino era pieno di manici. Quello viaggio fu molto importante. Mi permise di riconoscere il mio femi nidad, analizzare e stimare l'eredità di questa cultura, scoprire che aveva fondato il mio complesso razziale su una chimera. Grazie.

Perché doveva Armelle mangiarsi il manico in Natale e dopo seppellire precisamente l'osso 33 giorni dopo? Quella ragazza non aveva solo un complesso a causa della sua doppia origine, ma inoltre si trovava in due reli giones. Pertanto, io dovevo convincere al suo inconscio che accettasse come un dono le sue due culture, unendoli in lei. Cristo nacque in Natale e morì a 33 anni per da' pués resuscitare. E è questo ciclo quello che trasportò Armelle al Vietnam in forma di pianta. Ha avuto occasione di "curare" altri complessi razziali? Sì, ovviamente. Un giorno mi visitò un uomo che era figlio di padre africano e madre francese, e dopo ricevei quasi immediatamente una donna che stava nella stessa situazione. Non si conoscevano, vennero a consultarmi ognuno per il suo lato. Ambedue sentivano una gran amarezza a causa della sua doppia origine. Decisi di unirli in un atto psicomágico che realizzerebbero insieme. Mi dissi che attraverso quell'atto simultaneo, realizzato per due persone di distinto sesso, affronterebbero l'uomo e la donna interni, animus ed incoraggia. Non avevano la pelle né molto cla ra né molto oscura. Chiesi loro che si truccassero uno di nero e l'altro di bianco; che andassero in automobile all'Arco del Trionfo e scendessero a piedi per i Campi Elisi; che ritorna ran al punto di partenza; che ritornassero al posto nel quale c'è bían truccato e scambiassero le carte; che il nero si convertisse in bianco e viceversa; e che finalmente facessero lo stesso percorso. Leggerò la lettera del ragazzo che si chiama ba Sylvain: Sabato di mattina: davanti ai miei occhi ci sono due tubi di trucca je. Uno ha l'iscrizione "carne", l'altro, "nero." La stanza da bagno è piccola e la ragazza che sta alla mia destra mi incomo dà. Gli manca energia, flessibilità, dà l'impressione che si mette a piangere. Ha scelto truccarsi primo di donna bianca. Pertanto, io mi trucco di nero. Ho crampi, fino a che mi diedi go: "non passa niente, questo non è niente. Sarà divertente." In realtà, di divertente non ha niente. Mi ricordo di quello che mi ha spinto ad accettare scendere per i Campi Elisi mascherato di nero e, dopo, di bianco. Mi ricordo di quindici o venti anni di vita complessata per la mia sensazione di inferiorità razziale, la 96


mia confusione, la mia avversione a me stesso, la mia insoddisfazione. Penso a Laurence gridando di repug nancia in un corridoio della scuola, farà per lo meno venti anni, al sa ber che io ero innamorato di lei. Guardo la mia immagine in un specchio e mi dico, finalmente, che mi piace l'idea. L'automobile ci lascia nella parte alta dei Campi. Porto parrucca e berretto di rasta. Il mio accompagnatore è bianco e vestisti di nero. Avanziamo, al principio rá pidamente, come con voglia di cominciarci a correre, ma subito allentiamo il passo. Io richiamo l'attenzione. Nessuno sembra fare attenzione alla donna che va al mio fianco. Molti mi guardano sorridendo e mi sento molto piccolo, ristretto dentro me. Sento commentare alla gente: "Hey, rasta man!." Sorrido. Non sento il corpo, non sento il suolo che pesto. Ho l'impressione di sognare, sono scomodo. Mi danno voglia di strapparmi la parrucca e cancellare il colore della mia pelle, di gridare: "Questo io non sono!." Entriamo in una galleria, c'è poca luce e mi calmo un po'. Quando usciamo, mi sento meglio. Il resto del percorso mi sembra più facile e comprovo una cosa: chiunque sia l'immagine che la gente abbia di me, non è più che un'immagine. Nessuno può vedermi come sono se io non decido di mostrarmi. E perfino così, chi sarebbe capace di vedermi realmente? Arriviamo alla fine di nostro primo re spostato. Ritornando all'automobile, penso nuovamente a questa idea dell'immagine e mi dico che sarebbe interessante giocare un po' con la mia. Stiamo già un'altra volta nella stanza da bagno. Mi sfrego il viso ed il colore nero va via, scivola per il lavavo. Ricordo che, durante tutto mio in fancia, mi sarebbe piaciuto vedere scivolare così il colore della mia pelle. Ora mi tocca fare. Il trucco mi sembra più diedi fícil. Mi costa lavoro imitare l'aspetto della pelle bianca. Ho un'apparenza volgare. L'immagine che mi sono dato questa volta è quella di una specie di fan di heavy metallo con berretto rock. Il truccarmi di bianco mi fa sentire che commetto un sacrilegio. È interessante per che prima non sentii quello. Scendiamo un'altra volta per i Campi, ora na die sembra fare attenzione a me, ma molti guardano la ragazza che va al mio fianco. È molto nera e vestisti di bianco. Durante tutto il percorso mi domando se la gente si sentirebbe tanto scomoda come io mi sento in questo momento, se sapessero quello che sto facendo... Tuttavia, in fin dei conti, tutto è molto impersonale. Nessuno vedi niente. La gente è indifferente, ognuno lui va suo. Un giro per Virgin Megastore e fine del viaggio. Mi sento molto leggero. Sento alcune voglia pazza di spendermi un capitale in vestiti nuovi. È come se con cluyera un sonno.

Molto interessante, ma la lettera non menziona gli effetti posteriori dell'atto. Tanto Sylvain come Nathalie, la ragazza, ebbero reac ciones molto positivi. Qualche tempo dopo i due encontra rum uguale: Sylvain, una donna bianca, e Nathalie, un uomo di colore. Che io sappia, le due compagno funzionano bene. Fino a qui ha evocato complessi dolorosi, ma principalmente psicologici: un uomo incapace di guadagnarsi da vivere, un scrittore che non scrive, persone che non si erano riconciliati con la sua origine razziale. Sarebbe effettiva la psicomagia in persone che avrebbero sofferto un trauma esterno concreto...? Penso, per esempio, in un aborto, un'ex periencia traumatica molto corrente, sfortunatamente. Perché leggerò una lettera relazionata con quello problema. Brigitte si sentiva colpevole per un aborto che aveva avuto in au sencia di Michel, il suo compagno. Era depressa e non si rassegnava. La relazione del compagno stava in crisi, si allontanavano ca dà volta più uno dell'altro. Gli proposi un atto, pensando in che insieme i due potessero fare quella funzione funebre e seppellire finalmente il feto. Brigitte e Michel dovevano fabbricare tra i due una scatola di legno nobile che evidentemente simbolizzava la bara, e ta pizarla con un tessuto della migliore qualità. D'altra parte, di co mún accordo, dovevano 97


scegliere una frutta che simbolizzerebbe il feto. Scelsero un manico. Brigitte, nudo, doveva impiegarsi la fru ta sul ventre, sottomettendola con un bendaggio forte. Michel doveva tagliare i vendi con alcune forbici, come se fosse un ciru jano, e prendere il manico. Brigitte doveva rivivere tutti li sentii mientos che aveva sperimentato a voce alta durante l'operazione ed ex presarlos. Dopo avere messo il "feto" nella scatola, dovevano seppellirlo in un posto molto bello. Di seguito, Brigitte doveva baciare a Michel ed introdurrlo nella bocca, con la lingua, due biglie di marmo, una sfortuna e l'altra rossa. Il mio chel doveva sputare in primo luogo la biglia nera. Questo era l'atto prescritto. E questa è la lettera di Brigitte: La ricerca dei materiali si fece con un po' di precipita ción, come quella che ci fu durante l'ora che precedè l'interrup ción volontario della gravidanza. Scelgo lo stesso giorno in che questa Lei reo lizó, un sabato alle 18:15. L'atto ha luogo nella sala operatoria, con le gambe alzate, nuda e col manico sopra al ventre, il suo jeto per una venda. Michel si avvicina. Vestisti di bianco, come il ci rujano. Procede rapidamente ed io grido, do urla, sento quello da' garro nel ventre, pianto molto, l'odio, sta mutilandomi. Michel ha tagliato i vendi e messo il manico nella scatola. All'improvviso, tempia to una dubita: bisognava tagliare anche il manico con le forbici? Il mio chel vuole farlo, ma glielo ostacolo. Piango molto. Michel mi diedi ce: "ad ogni modo, il manico non può vivere una volta avulso." Poi si siede al mio fianco e mi accarezza davanti il. Noto che mi odia. Sta a mille leghe di me. Ora bisogna trovare il posto dove in terrar la scatola. Arriviamo in motocicletta da St. Germain-in-Laye con una llu via torrenziale. Sento contemporaneamente amarezza ed un gran sollievo. Finalmente, fermammo in Marly lo Rosi, nel parco del castello favorito di Luis XIV. Un posto magnifico. Piango sconsolatamente. Il mio chel mi sostiene, ma continua ad essere distante. Facciamo il buco con le mani, dove nessuno può vederci. Quasi è imbrunito. Noi be samos. Metto a Michel le due biglie nella bocca. Egli sputa una, la ro ja, che cade a terra. Mi metto isterica. Michel reagisce, trova la biglia rossa e me la dà. Mi giro a mettersila nella bocca. Come è tá prescritto, egli sputa in primo luogo la biglia nera, mi bacia ed io devuel vedi la rossa. Getto la sfortuna nello stagno del parco e mi sento molto ali viada. Con la rossa, mi farò un anello, come lei mi consigliò. Si riprodursi reazioni psicosomatiche - rossezza intensa nella guancia iz quierda analoghe alle che si presentarono dopo intervienila ción. Risento molto liberata di colpevolezza e con nuove energie. Sono tranquilla e serena ed accetto quello che possa arrivare. Recupero la fiducia in me ed in Michel. Scelgo la vita, passaggio quello che passi. Il mio ener gías interni è come rigenerato, non sento oramai panico morboso.

Che significato ha il bacio con le due pietre di colori? Utilizzo i simboli della vita e della morte, rosso e nero, come la casualità. Dandogli un bacio, manifestazione di amore, Brigitte proporziona a Michel l'occasione di dare la vita o la morte. Se sputa in primo luogo la palla nera, Michel manifesto il suo desiderio di ammazzare il feto, di non essere padre. Egli stesso raccoglie la palla e, mettendosila di nuovo nella bocca, cerca un'altra oportuni date. E questa volta opta per sputare la palla rossa, la vita, che depo situato nella bocca della sua compagna. In questo modo manifesta la sua accettazione da un altro bambino che possa venire. Gettando la palla ne gra in un stagno, Brigitte restituisce al suo inconscio il suo im polsi di morte, recupera la fiducia in Michel e si libera delle sue paure e della sua colpa. Ora per il suo corpo la circola vidi dà, non la morte. Nella cosa successiva, il suo sesso sarà centro di creda ción, non di distruzione. Questo atto illustra la tecnica consistente in utilizzare il linguaggio del "inconscio." 98


Quello è, se ho compreso bene, la molla essenziale della psicomagia. Sì, ma do anche consigli semplici e logici che può comprendere subito qualunque persona. Quelli consigli, come operano? Affinché siano efficaci, devo approfittare dell'oportuni date, o provocarla, trovare il momento propizio per dis pensarli. È una questione di accomodamento, per così dirlo. Lo stesso consiglio, dato in un cattivo momento, può risultare inefficace. Il processo può confrontarsi al calcio: se lanci alla portineria senza che faggio vuota sufficienza, per preciso che sia il tiro, non pa sará la barriera della difesa. Al contrario, se approfitti di un momento di vacillazione, una debolezza del portinaio, la palla entrerà. Ugualmente, quando una persona bassa un po' la guar giorno, io tento di metterlo un goal psicologico. Bisogna avere pre sedetti che quello che cade in un vizio si mantiene costantemente alla difensiva. L'ego si rifiuta di cedere. Pertanto, devo sfruttare o provocare un momento di distrazione, al fine di fare passare un'ordine attraverso le linee della difesa, c'è ta l'inconscio. Affinché il consultante faccia suo il conse jo, bisogna perforare suo io ostinato e toccarlo in una zona di sé stesso molto più impersonale. Ha alcuno lettera che illustri quello principio? Benché non sia una lettera propriamente detta, servirà questa attestazione redatta per il celebre disegnatore Jean Giraud, alias Moebius. Conobbi Alejandro a metà degli anni settanta. Trabajába mos nel film Dune. Era da due mesi che ogni giorno si dava una sorpresa con la sua maniera completamente surreale di proporre, non già la creazione di un'opera, ma anche qualunque pensiero o situa ción. In quelli giorni, uno dei problemi che più mi stancavo era quello del tabacco. Come passare lunghe ore con quell'appassionante perso na senza punteggiare le mie riflessioni con grandi boccate di fumo azzurro? Impossibile qualunque trasgressione: Alejandro, invocando la sua sistemata crisi di asma mortale, aveva fatto della sigaretta un tabù nel piatto, ed io dovevo isolarmi, come un collegiale colpevole, nel pa zio che confinava col nostro edificio. Un giorno, conversando allegramente con vari compagni della squadra di produzione, mentre prendevamo una bibita nella terra za di un caffè, interpellai Alejandro in tono festivo, pensando forse di mettergli in un guaio, o chissà solamente per dire qualcosa: "Allontanano dro, tu che hai trattato tanti maghi e che perfino te li dai di ma go - a quel tempo, avevo io della magia idee confuse che adisce pregava con ironia -, non marciresti, con un incantesimo o sortilegio, aiutarmi a lasciare il tabacco?." Che cosa sperava? Un risposta-piroetta che provocasse la risata ed inviasse la mia domanda alle nebbie della dimenticanza. Ma, per il mio com pleto sconcerto, Alejandro, invece di sfuggire, mi rispose che sì, che conosceva una magia poderosa, infallibile che egli io mos traría in quello stesso momento, se io volevo. Ma prima doveva essere sicuro che il mio proposito di smettere di fumare era reale perché l'incantesimo era forte, e doveva diventare all'idea che, quando la magia incominciasse ad operare, mi non girerei a fumare né una sola volta in tutta la mia vita. Attorno al tavolo si fece il silenzio, l'attenzione era con centrata in quello che io avevo appena promosso. Alejandro mi guardavo con un'ilarità discreta ed amichevole. Io pensavo al fumo amico, compagno impalpabile, sempre disponibile, discreto, efficace e tran quilizador, nello scricchiolio allegro dell'accendino, nell'arpeggio del fosforo... Era disposto ad abbandonare questi piaceri, apparente mente indispensabili? Ma pensava anche al grigio della cenere che sembra invaderlo tutto, nella respirazione

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faticosa, nella tosse roca e dolorosa della mattina... Decisi di cedere il passo. Inoltre, sentiva curio sidad. Non vedrebbe solo ad Alejandro proporre un atto magico, ma io sarei l'oggetto. Mi incitava un'altra cosa: i compagni presenti è peraban la mia decisione. Andava a defraudarli privandoli di vedere la magia in azione? - Di accordo, sono preparato. - Ora? - Ora. - Molto bene. Dammi il tuo pacchetto di sigarette. Tirai fuori il mio pacchetto da Gauloises, del che mi ero fumato la ter cera parte. Gli getterebbe un sortilegio, lo trasformerebbe in zucca? Dopo avere mormorato strani incantesimi, Alejandro disse molto serio: - La mia magia è poderosa ma molto semplice. Per smettere di fumare, bas ta con prendere la decisione e tu l'hai fatto già. La chiave sta in ricordarsi di quella decisione, e qui interviene la magia. Chi ha una matita? Gli tesi quello che aveva e contemplai, affascinato, i gesti segu ros con che il mio amico ritirava l'incarto di cellofan. Prese il lá piz... Ora vedrebbe che segno cabalistico, che poderoso sortilegio trans formerebbe il mio pacchetto di sigarette incominciato. - Molto semplice: in un viso scrivo questa parola: "No", e nell'altra, questa frasecita: "Io" posso. Alejandro tornò a mettere il pacchetto nella borsa di cellofan e me lo restituì come se fosse una bomba preparata per fare explo sión o niente meno che il Sacro Graal avvolto nel vello di oro. Mi disse che conservasse il pacchetto media dozzina di settimane, fino a che, liberato di ogni desiderio di fumare, lo regalasse ad un bisognoso che dovette domandarsi che cosa significava quello di "Non" e "Io" posso. E da allora non sono tornato a sentire il minore desiderio di encen der una sigaretta.

Buono, in questo caso si può dire che quella che salva è la fede. Senza em bargo... A volte, un atto in apparenza assurdo può aiutare a cu rar una malattia, perché un atto "parla" all'inconscio, e questo prende i simboli per realtà. La malattia è sín prende di una carenza. Se l'inconscio sente che questa mancanza si è emendata, smette di lamentarsi per mezzo dei sintomi. Per esempio ascolta la lettera di questa donna, Sonia Silver: Andai a vedere al Cabaret Mistico il 30 di ottobre di 1992 e gli feci una domanda: "È da diciotto mesi che sento un forte dolore nella nuca. Questo dolore può essere effetto di una regressione da un pun to di vista spirituale?." Aveva consultato medici, agopunturisti, massaggiatori, osteopati, ensalmadores, guaritori e, naturalmente, to mado antinfiammatori, cortisone, infiltrazioni, eccetera. Niente ha bía fatto effetto. La notte del mercoledì 30 di ottobre, lei io in dicó un atto psicomágico: doveva sedermi nelle ginocchia di mio marito ed egli doveva cantarmi nella nuca una ninnata nanna. Ma quello che lei non sapeva è che mio marito è cantante di opera. Mi cantò una canzone di Schubert. Sono guarita, non mi fa male oramai e non mi stancherei di ringraziargli...

Che cosa aveva passato? Molto semplice: feci un'equazione tra la nuca, il passato e l'inconscio. Intuii che la relazione di Sonia con suo padre non aveva potuto svilupparsi adeguatamente. Sedendola nelle sue ginocchia, il marito, simbolicamente, svolgerebbe il ruolo del padre e la girerebbe alla sua infanzia. D'altra parte, cantando una ninnata nanna all'altezza del punto doloroso, realizzerebbe cioè un desiderio dell'infanzia che non era stato soddisfatto, che il padre la dormisse e si comunicasse con lei nel piano affettivo. 10


Una sintesi impressionante... Di tutte forme, non guarì Sonia dalla carenza che sperimentava a causa della sua relazione frustrata con suo padre. No, né lo pretendeva. Ma la psicomagia la curò di uno dei sintomi generati per quella carenza. Né più né meno. Benché qualche volta sia riuscito anche ad alleviare directamen tu la sofferenza causata per l'assenza del padre, come può vedersi nella lettera di questo uomo chiamato Patrick: Da bambino, aveva sentito sempre un certo malessere in relazione coi miei genitori. Ho 45 anni e, fa otto, mia madre mi rivelò che era figlio illegittimo. Ella non l'aveva detto a nessuno. Alla morte di suo marito - l'uomo al quale io avevo considerato mio padre e che mi educò - mia madre distrusse tutte le foto e si disfò di tutti i ricordi del mio progenitore, morto quando io avevo 3 anni e del quale non mi ricordo in assoluto. Sperimentai un vivo colera al pen sar che non vedrebbe mai il suo viso. Assistei una delle conferenze che us ted pronunciò circa l'albero genealogico e gli domandai che cosa Lei po giorno fare quando una persona non ha conosciuto suo padre né ha nessuna foto di lui. Lei mi rispose che, se io non ero stato reco nocido per mio padre, ma sapeva dove era sepolto - questo sì mia madre me l'aveva detto., doveva camminerò là sua tomba per dichiararmi suo figlio introducendo una foto dentro la sepoltura. Così lo feci dopo certe vacillazioni. La mia rabbia si andò a poco a poco attenuando. Accettai l'idea di non vedere mai le sue fazioni. Quindici giorni fa mia madre che stava con vinta di avere distrutto fino all'ultimo ricordo di quell'hom bre, trovò una foto e me la diede. Questo incontro con mio padre fu e continua ad essere una gran allegria per me. Per la prima volta nella mia vita ho conoscenza della mia identità. Ora mi sento riconciliato e riempio di amore verso i miei due genitori ed anche verso mia madre. Il suo consiglio fu provvidenziale. Grazie di ogni cuore.

Questo esempio illustra una delle mie convinzioni, a sapere, che la realtà funziona come un sonno. Nello stesso istante in che Patrick mette la sua foto nella sepoltura di suo padre, suo in cosciente infonde realtà al simbolo e l'unisce alla figura pa terna. Allora questa può sorgere nel sonno che è la vita. Non avendo potuto ostacolare questa unione, cioè, l'apparizione della verità, la madre collabora, trova la foto e dà al suo hi jo l'immagine che farà che egli si siede completo. Per me, to due gli avvenimenti sono intimamente legati tra sé. Un atto ben realizzato rimbalza sull'insieme della reo lidad. La madre collaborò inconsciamente nell'atto. Per quel motivo è necessario che le persone implicate in un atto siano informate del suo obiettivo, al fine di potere partecipare con fervore alla sua realizzazione. Darò un esempio di una collaborazione cosciente e ben riuscita. A Gérard, un uomo a chi la sua costante esigenza affettiva lo provocava una gran sofferenza rispetto a sua moglie, gli consigliai che comprasse due ceri grandi ed un gomitolo di lana rossa per realizzare un atto con ayu dà di sua madre. Questa è la sua lettera: Il lunedì di Pasqua, dopo avere fatto colazione insieme, mia madre ed io andammo a Notre-Dame a comprare i due ceri. C'era molta gente. Dopo, l'invitai a pranzare in un ristorante cinese. Parliamo mu cho, di Dio, della vita, della famiglia. Poi ritornammo a casa. Poco prima della mezzanotte, andammo dalla sua stanza, ella e mio padre dormono in stanze separate. Mettemmo i ceri accesi nel camino. Erano orientati in senso nord-sud. Io li avevo dietro, uno alla sinistra e l'altro alla destra. Quindi ci leghiamo fermamente l'un l'altro con la lana rossa. Ci leghiamo tutto il cuer po: piedi, 10


gambe, tronco, braccia, mani, testa... Rimaniamo uniti in modo che quando uno si muoveva, l'altro doveva seguire il suo mo vimiento. In quell'istante rivissi il vincolo che ebbi con mia madre durante la mia infanzia ed adolescenza. In quell'epoca, mi credevo obbligato a Lei guir tutto quello che ella indicava, a vedere le cose come ella, a pensare co mo ella, ad agire come ella... Allora sentii, all'altezza del ventre, un caldo che sparì al poco momento. Rimanemmo così fagotti c'è ta la mezzanotte. I due stavamo molto tranquilli. A mezzanotte, incominciai a tagliare la lana, primo per sotto, i piedi, l'infanzia... Ca dà uno tagliò la metà dei nodi, delle legature, ma ella volle che io tagliassi più alcuno. Quando potemmo separarci pensai: "Ora, a partire da questo istante, sono libero." Gli diedi i grazie ed un bacio. Rimaniamo parlando un buon momento, ma ella era stanca. Soffiai i ceri, presi uno ed andai a casa mia. L'ultima parte del mio atto consisteva in fargli un regalo che prima doveva sognare. Un giorno ebbi un'idea: l'unico regalo che poteva compensare la rottura pro vocada per l'atto era ringraziare per lui tutto quello che mi ero dato. Il sá bado 9 di maggio, a mezzanotte, gli scrissi con sangue: ti ringrazio "per tutto quello che mi hai dato. Ti voglio. Che Dio ti benedica." Poi bollai la lettera con la cera del cero di Notre-Dame che aveva infiammato animo. Quell'atto trasformò la mia vita; a partire da quello momento, smisi di spossare mia moglie come aveva fatto fino ad allora a causa di un'esigenza affettiva che veniva da mio in fancia.

Ora mi piacerebbe mostrare un'altra lettera che tratta di un pro blema di identificazione con la madre. Le scrive una pittrice, vittima di forte crisi di asma. Qui mi servii dall'elemento onirico che utilizza l'artista nella sua propria pittura. Inoltre, anche questa lettera è interessante perché presenta il caso di una persona che era ricorso già alla psicomagia e c'era sen tido apparentemente guarito fino a soffrire una ricaduta che requi rise un nuovo atto. A volte un atto può fare sparire una difficoltà senza estirparla di radice, ed allora è conveniente prescrivere un nuovo atto: ... Gli domandai perché, dopo avere visitato un ossario di appestati a Napoli, soffrii una forte crisi di asma, dopo un anno di non avere avuto ricadute. Gli domandai anche perché, dal giorno dell'inaugurazione della mia esposizione sui "angeli" che ebbe casualmente posto il 8 di giugno, vigilia del ventesimo anniversario della morte di mia madre, era tornato ad avere crisi di asma frequenti ed era tornato a prendere giornalmente medicine che aveva creduto non necessitare più. E è che, dopo avere seppellito, per il suo consiglio, to due le medicine sotto la tomba di mia madre, faceva exactamen ti un anno, mi consideravo definitivamente guarita. In realtà, non ci sono bía avuto né una sola crisi, fino a quello giorno a Napoli. Mi rispose che probabilmente non mi autorizzava a me stessa ad avere successo nella professione che amava perché mia madre era morta dopo una lunga malattia senza avere potuto raggiungere la sua pienezza. Mi consigliò allora che dipingesse un scheletro e che sopra disegnasse un angelo il cui tunica opaca coprisse le ossa. Mi proporsi che, in un certo modo, sublimasse nell'angelo la mia pena per mia madre. L'idea mi piacque. Seguii il suo consiglio e, nonostante la mia attuale incapacità per dipingere, feci un sforzo ed andai al mio studio per fare il disegno. Dipinsi lo scheletro, ma come non mi piaceva disegnai altro sopra e dopo feci l'angelo bianco. Giorni dopo ebbi una forte crisi di asse ma con bronchite che mi costò molto vincere. Era disperata e tanto stanca che dovetti andare a riposare alla montagna. Mi sentivo confusa e dubitava di tutto e di tutti. Perché la psicomagia era fallita questa volta, arrivando perfino a provocare un risultato inverso al quale sperava? Mistero... Mi sentivo sconcertata fino a che refle xioné e ricordai che, prima di disegnare l'angelo, avevo fatto due è queletos, due scheletri per un solo angelo! Compresi che, in coscientemente, mi sentivo ancora fortemente acchiappata per la pena, quella pena che mi facevo ammalare. Al mio ritorno, ripetei la psico magia. Questa volta disegnai un scheletro e, dopo, un angelo. Al giorno se ti orienti, ridussi la

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dose di medicine alla metà. All'altro giorno, li soppressi del tutto. Ero guarita!

Gli atti dei quali danno attestazione queste lettere mettono di manifies to differenti aspetti della psicomagia. Potrebbe selezionare un'ultima lettera nel che, grazie alla sua sorprendente disciplina, abbia neutralizzato un meccanismo psicologico comune? Penso, per esempio, nella paura. È un fatto riconoscente che, in molti casi, la paura maschera un di seo soffocato. Ha nel suo archivio qualche "caso" che riveli e risolva questa dinamica in sé molto banale? Ho molte lettere di questo tipo, ma scelgo questa perché è la prototipica: Una notte di maggio, ritornando di una delle sue conferenze, nel portone della mia casa mi attaccò un uomo mascherato che voleva violarmi. Non l'ottenne, ma passai molta paura e sicuramente trasportai il mio spavento nel lato destro del corpo che alla mattina se ti guidi era come paralizzato. Quello mi provocò una gran aver sión verso gli uomini, non sopportava il suo contatto e, a volte, non poteva né essere seduta al suo fianco. La paura si impadronì di me e, se girava tar di a casa, portava sui sei piani correndo. Io che prima non chiudeva mai la porta con chiave, mi isolai dal mondo esterno barricandomi dietro tre catenacci. Ma la paura non rimaneva all'altro lato della porta, ma mi accompagnavo sempre... Lei mi prescrisse un atto: "Vedi a Pigalle e comportati come una prostituta. Dà una scusa per non andarti con gli uomini che si avvicinino." Una corazza di piombo non si sarebbe somigliata più pesante... Scelsi un 17 di Luglio perché il nú mero 17 corrisponde alla Stella nel tarocco ed ad Acquario, il mio segno, con quello che mi mettevo abbasso la sua protezione. Non conosceva bene quello quartiere, in modo che fui in primo luogo a reco nocer il terreno. Ovviamente, mi risultava molto difficile interpretare quella carta, completamente nuovo per me. Il 17 di sera, alle 9, vestita con minigonna, una blusa molto stretta, scarpe di tacco ed io giorni di maglia, e molto truccata mi incamminai a Pigalle. Desiderava non trovarmi con nessun vicino per la strada. In un marciapiede del metro, un uomo si avvicinò per domandarmi, in primo luogo, se aveva fuoco, dopo, l'ora e, infine, per un questa ción del metro. Io risentivo dentro la pelle del personaggio ed obser vaba quello che passava in me. In Pigalle mi aspettavo un amico ed il suo pre sencia mi tranquillizzò. Mi sedetti nella terrazza di un caffè eletto a proposito. Attraversai le gambe con sfacciataggine ed infiammai voluttuosamente un'animo bionda, mentre osservava il mio ambiente. Scoprii eccetera gli sguardi dei hom bres, avido, dispregiativo, perverso. Mentre affrontava quelli sguardi, notava che in me, nel mio ventre, sorgeva una nuova forza. Trascorse un'ora, si avvicinarono cinque o sei uomini che volevano salire con me a casa. Mi negai, cercando pretesti un'ammali date benigna. Alcuni dovettero pensare che aveva AIDS. Dopo avere cenato col mio amico Hervé, ritornai a casa finita, ma non aveva oramai paura e da allora ho potuto riferirmi con gli uomini e portare sui miei sei piani senza problemi. Ho lasciato di escon derme e mi sento in pace. Questo atto mi ha permesso di scoprire come in me coesistevano vari personaggi, manifestarli, vivere la mia paura e superarlo. Sperimentai una gran liberazione e la fiducia che d'ora in poi marcirebbe avan zar, seguire la mia strada. Senza questo atto, che cosa dubita sta, ci lo fosse re primido tutto. Ora sento che mi sono aperto. Il mercoledì scorso, ritornando della conferenza, vidi che un uomo mi seguiva. Voleva coricarsi con me. Mi venne alla memoria l'atto e tutta la forza che aveva estratto di lui. Discussi con quell'hom bre e potei vedere la paura nei suoi occhi. Presi coscienza della mia propria forza ed anche egli la sentì. Uscì dall'edificio ed io salii a mio separa menziono tranquilla, fiduciosa. Molto amore, allegria ed armonia per lei e la sua famiglia.

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Che questa bella lettera chiuda questo breve epistolario psicomágico!

L'immaginazione al potere

Non sarà la psicomagia troppo semplice ed un tanto effimera? Una psicoanalisi richiede anni e ci sono terapie che si prolungano durante lunghi periodi... Un labirinto non è altro che un groviglio di linee rette. Mi domando se, a volte, analisi e terapie non tenderanno ad introdu cir sinuosità nelle rette... Inoltre, un atto ha un ca rácter più concludente di qualunque parola. Nonostante, devo precisare una cosa: raramente prescrivo un atto ad una per sona senza studiare previamente quello che chiamo il suo albero genealó gico: la sua famiglia, genitori, nonni, fratelli, eccetera. Cioè che ognuno degli atti che abbiamo esaminato non è in fin dei conti più molto bensì un episodio di un processo. Sì, ma un episodio grave e decisivo. Se ho un chiodo nella scarpa, tutto il mio mondo, la mia sensibilità, si vedranno affettati. Prima di pretendere di andare più in là, perfezionare la mia visione, ho che ex portare il chiodo. Dello stesso modo, quando soffriamo un trauma, tutta la nostra esistenza si deteriora. Importa, dunque, rimediare è tu trauma. D'altra parte, mi sembra che la psicomagia aiuti a risolvere certi problemi concreti e specifici. La vedo più come un'intervieni ción puntuale che come una terapia, diciamo, globale... C'è solo una cura globale: trovare a Dio. Non c'è un'altra. Solo la scoperta del nostro Dio interno può curarci per sempre. Il resto si è camminarsi per i rami. Una terapia non può essere bensì parziale. Che cosa dire già, sul punto di dare termine a queste conversazioni che abbiamo mantenuto? È importante sottolineare l'importanza dell'immaginazione. In un certo modo, qui mi sono dato ad un esercizio di atto biografia immaginaria. Non in un senso di "fittizia", poiché to due i fatti inviati sono certi, bensì nel fatto che la storia profonda della mia vita è quella di un sforzo cons tante per espandere l'immaginazione, fare retrocedere i suoi lími tè, catturarla nel suo potenziale terapeutico e transfigurador. Se qualcosa insegno è immaginazione.

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Alejandro Jodorowsky, professore di immaginazione. Esattamente. Insegno alla gente ad immaginare. Durante la ma yor parte del tempo non abbiamo idea di quello che può essere l'immaginazione, non concepiamo almeno l'ampiezza di suoi dirigete tros. Perché, a parte l'immaginazione intellettuale, esiste l'immaginazione sentimentale, l'immaginazione sessuale, l'immaginazione corporale, l'immaginazione economica, l'immaginazione mís tica, l'immaginazione scientifica... L'immaginazione agisce in tutti i terreni, compresi quelli che consideriamo "razionali." Da tutte le parti ha il suo luogo. Importa, dunque, svilupparla per abbordare la realtà, non a partire da una prospettiva unica, bensì da multipli angoli. Normalmente, visualizziamo tutto Lei gún lo stretto paradigma delle nostre credenze e condicio namientos. Della realtà, misteriosa, tanto vasta ed imprevedibile, non percepiamo più che quello che si filtra attraverso il nostro minuscolo punto di vista. L'immaginazione attiva è la chiave di una visione ampia, permette di mettere a fuoco la vita da punti di comicità ta che non sono i nostri, pensare e sentire a partire da diferen tè angoli. Quella è la vera libertà: essere capace di uscire da uno stesso, attraversare i limiti del nostro piccolo mondo individuale per aprirsi all'universo. Mi piacerebbe che i lettori del nostro libro accettassero, per lo meno, l'idea del potere terapeutico dell'immaginazione, del che la psicomagia, in fin dei conti, non è più che una modesta applicazione.

Lezioni per mutanti , intravista con Javier Esteban,

Nota preliminare

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Alejandro Jodorowsky accettò che iniziassimo solo questi Leccio nes per mutanti se risultavano utili agli altri. Il mio capo di bestiame sistemato fu che se l'erano per io, uomo scettico ed un tanto to avariato, potrebbero esserlo per altri. Così decidiamo di realizzare questo lavoro che completa, dieci anni dopo il suo apari ción, suo mitica opera Psicomagia. Queste interviste sono, per tanto to, frutto di un'esperienza tra qualcuno disposto a com partire conoscenze e qualcuno che vuole imparare. Più che constatare certezze, le nostre parole filano costanti dubbi e gentili risposte. Per le sue circostanze personali e per il suo livello di concien Co., Jodorowsky hanno aperto sentieri e scorciatoie nella ricerca della felicità. Lontano da essere un guru, non gli piace quella figura, nues tro autore è un essere evoluto della specie che, precisamen tu per ciò, ride di sé stesso. I suoi percorsi sono adatti per to dà una generazione effervescente di mutanti che fanno uso di formule individuali di conoscenza ed autorrealización. Per guarire, per crescere, Alejandro ci mostra che l'uomo ha alle sue portata chiavi come la meditazione, l'arte, i sonni, cier incudine sostanze sacre, la magia, l'alchimia, il linguaggio, il hu mor o il tarocco. A queste tecniche è affezionata la prima parte di Lezioni per mutanti. Durante la sua agitata esistenza, Jodorowsky ha attraversato un formidabile periplo umano di migliaia di anni in solamente pochi, ha visitato culture e conosciute esperienze, for comando contemporaneamente parte dell'avanguardia culturale coi suoi apporti al fumetto, il cinema o la letteratura. Questo viaggio per la memoria dell'umanità è una continua ed immaginativa sfida ed un profondo esercizio di superamento, dove prima che niente è necessario sapere chi siamo, dimenticando parte dello imparai do, tale e come rivela l'autore nella seconda parte di questi lec ciones. Jodorowsky concepisce le esperienze di rottura e cambiamento di un modo personale, diffidando di ogni Chiesa, "monigo" tu o commissionario dello spirito. Dalla libertà e per la li bertad, utilizza una sintesi di vissuto che risultano terapéuti cas e necessarie all'ultimo uomo: quello che ha smesso di lottare per la pura sopravvivenza e cerca il suo sviluppo interno. Al margine di qualunque rivelazione o testo sacro, di ogni tra dición dogmatico o ideologico, Jodorowsky capisce che la realtà deve essere percepita in prima persona e realizzato ar tísticamente. A quella formidabile ricerca, a quella pazza prova, è affezionata la terza parte di questa intervista. Le idee dell'autore sui distinti livelli di coscienza o tante altre questioni imparentano con la filosofia perenne in stato puro, ma lontano dalle strette cornici delle religio nes tradizionali. Benché parli di Dio, Jodorowsky non è teista né ateo, spiritualista né religioso, bensì semplicemente per sona. Per lui, la salute è l'equivalente unico della morale per che la nostra realizzazione non può aspettare più in là il, ma deve portarsi a termine in questo mondo, rompendo i limiti che l'ostacolino. Alcune di queste idee testimoniano il magnifico lla mado "religione" alla lettera che viene estendendosi per nues dietro società negli ultimi tempi. Alejandro è un visionario nella misura in che il suo livello di coscienza si affaccia oltre i limiti del suo tempo. Un "illuminato" che detesta la possibilità di fondare una scuola, ma che dedica da anni il suo tempo all'estraneo empe ño della santità civile. Le sue intuizioni sulla società, la religione ed il destino dell'umanità sono state raccolte nella quarta parte, in forma di visioni che includono un esercizio di futurologia dove il lettore troverà molte delle idee ed impressioni dell'autore. In queste interviste non poteva smettersi di menzionare l'acti vidad terapeutico che l'autore considera fondamentale e che realizza in diverse officine per tutto il mondo. Nel capitolo affezionato all'arte di guarire, Alejandro ripassa e chiarisce già alcuni asse pectos esposti nel suo Psicomagia. L'ultima parte di 10


questo lavoro è un canto alla vita che riflette l'atteggiamento felice e lumi nosa del nostro personaggio. La trascrizione delle parole di Alejandro in nessun ca so è stata facile, ma sì rispettosa e per quanto possibile letterale, benché le limitazioni della scrittura si siano fatte evi dentes non potendo raccogliere tutta la ricchezza del suo discorso orale. Mi fido di potere trasmettere alcune delle sue intuizioni a quie nes cercano risposte ed esperienze nel meraviglioso viaggio dell'esistenza. Sono fuggito dall'intervista specializzata in quale voglia delle tecniche che maneggia l'autore, benché ci sia qui ble di quasi tutte esse. Così è, in conclusione, questa opera di im pressioni: una guida per tutti quelli che desiderino trasformarsi e non un manuale per erudito; un testimone della sua maniera di fare e di vivere, un modesto insegnamento in forma di dialogo nel quale io rappresenterei ad una nuova generazione di mutanti. Devo confessare che credo che in principio Alejandro acep tó realizzare semplicemente queste interviste per aiutarmi, nonostante che dopo gli piacesse il risultato e lo considerasse utensile per gli altri. Andai a Parigi con un certa complesso di impiccione. Durante quelli giorni, mi dedicò pazientemente un'ora e mezza giornaliera nella sua casa. Alla fine di ogni intravista, io potevo tradurre mentalmente le sue risposte in esempi che cadevano co mo cascate di immagini. Lo stato di leggera alterazione di coscienza cedeva passo ad una gradevole sbornia telepatica. Domande imbastite come catene di immagini. Finivamo per parlare dell'alone dei santi, senza motivo alcuno. All'uscita, il secondo giorno, mi confessò: "non so se risulterà utile tutto questo perché non mi ricordo di niente di quello che ti ho detto." Jodorowsky ebbe la delicatezza di rispondere in stato di trance alle mie domande. In quelle ore di divano mi sentii come un escul tor battendo un immenso marmo del quale uscirebbe un viso, un strano ritratto che a sua volta sarebbe un specchio per gli altri. "Come lo vedi?", mi ripetevo, come se stesse dipingendolo. Durante i giorni in cui potei assistere a casa sua la dinamica fu variando. Spesso le mie domande riducevano il livello del suo dis corso, ma altre volte lo catapultavano. Viaggiamo molta jun tosse. A volte l'ebbrezza durava ore. Di tutte le immagini che conservo di quelli giorni un mi visita ogni tanto in forma di sonno: siamo pennelli che disegnano la sua propria vita che si trasforma ad ogni istante. Parigi-Barcellona, marzo-Luglio di 2003

Chiavi dell'anima

I

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Javier Esteban


Sogno e veglia sono due visi della realtà segretamente unite. Capire i sonni è una strada per conoscerci e per cambiarci, ma fino a che punto possiamo farlo tenendo in conto che sono re galli che non chiediamo? Sé possiamo. Io ho passato durante la mia vita per distin tosse processi rispetto al sonno. Veniva da una famiglia neu rótica, era angosciato, aveva alcuni genitori che si odiavano e ciò mi prodursi incubi terribili. Dovetti vincere quelle pi sadillas affrontandoli, sconfiggendo la mia nevrosi. È certo che contava sul dono di fare sonni lucidi, di diedi rigirlos, da molto giovane. Al principio, i sonni lucidi si presentavano in forma di tentazioni: mi svegliavo dentro il sonno e voleva ottenere fama, diventare milionario, avere esperienze sessuali. Alla fine, quello che succedeva è che io che dava acchiappato. Nel momento in cui chiedeva cose individui loro, mi sprofondavo nel sonno e conseguentemente perdeva la luci dez. Tornava a mettermi dentro un sonno ingovernabile. Più tardi, nei miei sonni cominciò a fare si presenti il desiderio di essere mago: giocava con le immagini, diventavo guru, voleva po der. Di nuovo, acchiappato, perdeva la lucidità. I sonni continuano a cambiare e puoi fare dentro essi distinte cose, come un demiurgo. Ma dopo ti dai cuen ta che se uno sogna è per qualcosa e che non è sano interferire nella sfilata di immagini. È arrivato, finalmente, il momento in cui sono semplicemente un testimone dei miei sonni: li contemplo e riposo. Attuale mente, non so realmente se sogno o no, perché nei miei sonni il personaggio io sono tale e come sono nella vita reale. Mescola la veglia ed il sonno? No, non è quello. Mi riferisco a che, quando sogni, normale mente tu non sei, hai altre personalità, sei capace di fare cose che non fai nella vita reale. Nei miei sonni, senza em bargo, io aiuto la gente: continuo a dare classi, leggo il tarocco, do conferenze. In realtà, non c'è oramai differenza tra quello che faccio nei miei sonni e quello che faccio sveglio. Quell'al margine del suo linguaggio o contenuto simbolico. Due sere fa, andava in un aeroplano in piena oscurità e l'aeroplano entrò nella luce. Quello che ho sono ora sonni felici, non ho oramai incubi. Non ho mie do perché controllo quelle situazioni. Dormo senza nessun abbi sión. Si accettano i sonni tale e come vengono. In una certa maniera - non dico che il mio ego, perché mi non sto riferendo esatta mente alla mia personalità - la mia identità si è solidificata. Si è coagulato. La mia personalità nell'inconscio è esattamente come nella vita reale. Che terapia raccomanda per vincere gli incubi? Io cominciai da Freud e risultò molto divertente: per lui i sonni sono desideri soffocati, desideri frustrati, eccetera. Con Jung godei anche: sognava e dopo prolungava i sonni in dormiveglia, continuando la storia, interrogando al sue ño per vedere che cosa mi volevo contare. Quindi seguii coi sonni svegli, sviluppando l'immaginazione. Ci sono molte terapie magnifiche. Nei sonni lucidi c'avviciniamo a quello che fanno le tribù dei senoi che lavorano coi sonni durano tu il giorno, realizzandoli attraverso una specie di teatro. In altre scuole li scolpiscono, fanno figure, li dipingono... In questo modo li introduci nella tua vita reale, no? Ma tutto questo è solo per quando siamo malati. Quando ti curi non devi oramai fare niente. Semplicemente vidi vedi, semplicemente sogni. Non c'è 10


repressione. I sonni c'insegnano la vera natura della vita? La vita c'insegna la vera natura della vita. E la vera natura della vita è un miscuglio di sonni e vidi dà. Perché tutta la vita è sonno! Questo lo disse già Calderone che aveva un livello di coscienza alto per la sua epoca. Quando vidi vedi ora il, quell'istante ci sembra reale, ma un'ora da' pués apparterrà alla memoria, e le immagini della memoria hanno esattamente la stessa qualità che le immagini di un sonno. Potremmo dire che andiamo montati in un sonno e che tutto questo, nella misura in cui continuiamo ad avanzare e vedendo, si va infiltrando nel mondo dei sonni e si va trasformando in sonno. Ma che cosa succede coi sonni? Perché tutto egli con trario: sogniamo e quelli sonni si vanno introducendo nella nostra vita reale. I sonni si vanno facendo realtà, la reali date come si va trasformando in sonno. Tutto quello che sogni finisce per fare reale. Lei conta che possiamo accedere ai defunti che appaiono nei sonni e che abitano in un posto della nostra memoria che possono darci consigli ed aiutarci... Abbiamo una mente collettiva, un inconscio collettivo che sta in qualche posto. Debito di c'essere una regione dei morti che si trova nell'inconscio collettivo. Quello che si è chiamato "inferno" in alcuni culture. Attraverso i sonni, è arrivato anche ad essere cosciente dell'esistenza della magia, verità? Nei sonni lucidi posso cambiare volontariamente alle gunas cose, ma fino ad un certo punto. Non posso cambiare tutto altro che una parte il sonno. Con la magia succede la stessa cosa: pue dia produrre cambiamenti nella realtà ma non puoi cambiare tutta la realtà.

II Nella base della sua terapia sono fondamentali l'arte e la poesia. Credo che ogni essere umano deve dedicarsi a scrivere poesia mezz'ora al giorno, senza preoccuparsi di se quello che scrive è non bue o brutto, se ha successo commerciale o no. La poesia deve essere una costante nella vita per depurare l'ego... Ogni giorno di beríamos realizzare un atto gratuito, una cosa piccolina che serva gli altri, come dare un cioccolatino ad un bambino, cose sim pallamuro. Io sono arrivato ad una certa depravazione nella ricerca della bontà. A volte deposito un biglietto nella tasca di un men dico che è addormentato, affinché creda che ha fortuna. Inven to miracoli. Benché non creda nei miracoli puoi fare pi queñas opere per aiutare agli altri. Questa stanza è strapiena di lettere di gratitudine nelle che mi è domandato che desiderio in compensazione per l'ayu dà concessa. Io rispondo che niente, perché aiuto gratuita mente. Faccio tutto questo in funzione del tempo del quale posso disporre per gli altri. 10


Che cosa usa per accompagnarsi quando creda? Da trenta anni lavoro sempre con musica di fon do di arpe celtiche che producono un po' un effetto hipnó tico. Se non sono molto ispirato, profumo le suole delle mie scarpe o disegno con un pincelito inzuppato in miele un eneagrama1 nella pianta dei miei piedi. E, in momenti di siccità creativa, mi tingo i testicoli di rossi con pittura vegetale. Dice che l'arte cura. Di che maniera? L'arte cura perché dobbiamo curarci di non essere noso tros stessi e non stare al presente. C'è una frase hasídica che dice: "Se tu non sei, chi? Se non è qui, dove? Se non è ora, quando?." Se sei capace di risolvere il quando, qui l'e il chi, il tu, tu stai essendo stesso, e sei riuscito già a curarti. Realizzare arte è conoscersi a sé stesso? Sì, ma conoscersi a sé stesso è conoscere all'umanità e l'universo. È passare della cosa singolare alla cosa plurale. Potrebbe spiegarlo? Pensa che la necessità di cura si prodursi per la mancanza di coscienza. La malattia consiste in che abbiamo tagliato le unioni col mondo. La malattia è mancanza di bellezza, e la bellezza è l'unione. La malattia è mancanza di coscienza, e la coscienza è unione con uno stesso e con l'universo. Che artisti sono riusciti a guarirsi pienamente? La cosa più difficile del mondo è fare un'arte sublime. Poca gente l'ha ottenuto. Ma potrebbe citare a René Daumal che imparò sanscrito, fu 1Símbolo.

Stella con nove punte. (N. dell'E.)

alunno di Gurdjieff, si realizzò. García Lorca è il caso contrario: non potè né seppe farlo. Quando leggi Poeta a New York, si dà pena. Ha detto che la letteratura non serve se non cura. E se solo curato all'autore? Può l'arte curare ad alcuni ed ammalare ad altri? Mi ricordi a quegli artisti che dicono che questo mondo non vale niente che è una porcheria che non arriviamo a niente che Dio è morto e tutte quelle cose. La letteratura brutta è quella. Andare a mostrare l'ombelico, dire come ti prendesti di mattina il caffè con lui che, in mezzo al dispiacere generale, quando to do è marcio ad intorno tuo. Mentre il mondo sta mu ridendo, io mi prendo il mio caffè con latte. O realizzo il mio piccolo atto sessuale. Quello posto vacante invecchiato. Bisogna attraversare la corti na nevrotico. Io, per esempio, confesso che non posso leggere a Proust. È troppo malato per me e può contagiarmi il suo neura. Se ogni giorno vedo casi di nevrosi, per che motivo leggo ad altri malati. Oggigiorno Kafka è sciolto per tutti pari tè. Spedisco una lettera e mi trovo con Kafka nell'ofi cinga di poste. Un funzionario pieno di problemi. Che cosa scrittori e pittori salverebbe? Quale sarebbe la sua galleria di arte curativa

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prediletta? Andare domanda! In lei si tradursi il concetto di quello pascolo nato di pugilato che si è stabilito nell'arte, nel che po dia dire quale il migliore quadro, il migliore libro, è la migliore musica, eccetera. Ma io non vedo così la vita. Vedo, nell'arte, strutture. Per esempio: nel cinema, più che il migliore film io chiederei di generi, per essi io jores western o drammi. Io ho la mia casa piena di western, nella mia biblioteca ci sono romanzi di Silver Kane e di altri autori; e fumetti, libri di filosofia orientale, di sufismo, Cabala, magia, alchimia, psicoanalisi... Sono uomo della mia epoca, e nel mio épo ca è Internet. Non si può oramai né si deve parlare dell'opera personale, abbiamo masse intere di opere per sezioni e non per autori. Internet ha rivoluzionato tutto questo. Io avrei biblioteche intere. Il mio ideale come umano sarebbe un vecchio sue ño: tutti i libri della storia dell'umanità, tutti i quadri della storia, tutti i film, musiche, sculture, eccetera. Ed anche l'arte che non guarisce, l'include? Benché non guarisca - che quella è un'altra cosa -, intrattiene. Una per sona sano può leggere a Cioran o Houellebecq e ridere molto. Benché io non producessi quello tipo di letteratura, perché sta totalmente il suo perada. Ma lì sta. Uno può passare di Kafka a Castaneda e continuare a formarsi. Così come l'uomo va mutando di alcuni livelli di coscienza ad altri, l'ar ti va mutando di alcuni livelli di coscienza ad altri. È colecti vo e non individuale. Non posso dire che il migliore pittore sia Leone tuberosa. Potrò dire che egli arriva ad un altro livello di coscienza, ma come era un individuo potè arrivare solamente fino ad un certo livello. Se ti fissi, alle sue macchine mancava loro il motore perché non avevano energia. Quelle macchine meravigliose non disponevano della cosa essenziale che è l'energia; usavano un'energia molto primaria e scarsa, a base di pressione ed annacqua. Leonardo non potè risolvere quello proble ma. I suoi limiti li stabilì l'umanità di allora il cui natura è collettiva, comprendi? Se mi facessero la classica domanda di: "Che libro ti porteresti ad un'isola deserta?", capo di bestiame pondería che un computer con Internet. È evidente.

III Quale crede che sia la vera finalità del linguaggio? Come in terpretarlo e farlo utile? Il linguaggio è innanzitutto un'attività del corpo, Lei co rresponde con la natura del sistema nervoso. Dal mio punto di vista, dobbiamo essere capaci di produrre un linguaggio bello e poetico. Un linguaggio sano. Le malattie mentali, come le malattie corporali, si riflettono nella maniera di parlare. Ci sono parole dementi, malate, tubercolose o cancerose; parole che non sono naturali bensì violenti e crimi nales. La malattia ed il linguaggio insano Lei retroalimentan e risultano distruttivi. Attraverso il linguaggio, inoltre, ci trasmettiamo ammali dades ed accediamo a livelli di coscienza inferiori. I né veglia di coscienza del linguaggio coincidono con quelli dell'essere hu mano. Così come il corpo umano è andato anche

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mutando, la parlata. Se stagniamo il nostro linguaggio, usiamo una forma ed un contenuto che non ci corrisponde oramai. Se usiamo un vocabolario malato che non è il nostro, ci va minando a poco a poco. Lì sta l'uso della cosa malsonante, la cosa grottesca, lo sproposito... Se ti riferisci alle parolacce, ti dirò che le parolacce sono simpatiche porzioni rivoluzionarie che sono destinate a rompere stampi familiari, sociali e di ogni tipo. Abbiamo l'impressione che si tiene una gran libertà pronunciando una parolaccia, tuttavia il suo uso riduce il livello di coscienza. La parolaccia non è utile, o lo è solo al principio, per liberarsi. Al principio risulta rivoluzionaria, ma non conduce a nin guna mutazione. È come il gergo. La gente continua a deformare il linguaggio attraverso il gergo che può essere utile nella misura in cui stabilisce in principio forti riferisci identitarias di gruppo, ma che abbassa improvvisamente il livello di coscienza. L'unico linguaggio che ci porta su di livello di coscienza è il linguaggio il suo blime: quello dell'arte e la poesia. Per quello che dice, ricreare un nuovo linguaggio è necessario per smettere di vedere il mondo in una maniera determinata. Che cosa dovremmo cam biar del nostro linguaggio per cambiare noi? Sto lavorando in un libro di definizioni che si chiama Intellettualmente corretto. Tutti pensiamo male, e per quel motivo necesi pule cambiare alcuni concetti con altri. Io ho cominciato da cambiare le seguenti espressioni: - Mai per molto poche volte. - Sempre per spesso. - Ladro per qualcuno che si impadronì di qualcosa di altrui. - Infinito per estensione sconosciuta. - Eterno finalmente impensabile. - Sei il mio maestro per me insegne ad imparare di me stesso. - Voglio fare per sto facendo cose inutili. - Voglio essere per me disprezzo. - Dammi per permette che io prenda. - Imitami per non ti rispetto. - Mia moglie per l'essere con la quale condivido la mia vita. - La mia opera per quello che ho ricevuto. - Così sei per così ti percepisco. - Egli mio per quello che ora ho. - Morire per cambiare forma. Sto facendo questo libro ascoltando alla gente parlare per la strada, continuo a creare sentieri nel linguaggio. Sto apportando anche definizioni che rompono con quelle che esistono. Tutte esse si definiscono per la sua propria negazione: - Felicità è stare ciascuno giorno meno angosciato. - Decisione è stare ciascuno giorno meno confuso. - Prodezza è essere ogni giorno meno vigliacco. - Intelligenza è essere sempre meno tonta. Così possiamo comprendere altrimenti le cose. Conside ro che bisogna lavorare il linguaggio di questa maniera perché, per semplice mancanza di intendimento, avanziamo verso una catastrofe. Stiamo pensando male. Così, dobbiamo sostituire nel nostro len guaje: 11


- Comincio da continuazione di. - Bel giorno per oggi mi sento bene. - Fallire per cambiare attività. - Io so per me credo. - Sono colpevole per sono responsabile. Quale è il meccanismo per il quale possono i Belle arti aumentare il nostro livello di coscienza? La spiegazione si trova nella sua propria definizione: arte bella e creazione artistica. La bellezza è il limite massimo al quale possiamo accedere attraverso il linguaggio. Non possiamo raggiungere la verità, ma possiamo avvicinarci a lei attraverso la be lleza. Nel linguaggio non c'è verità. La bellezza è quella che gli iniziati chiamano "lo splendore della verità." È la cosa massima a quello che può arrivare l'essere umano. La bruttezza concorderebbe, al contrario, col livello più ba jo di coscienza? Dicendo bellezza parliamo di bruttezza, dicendo luce parliamo di oscurità. Sono opposti. Citando ad una, stiamo già parlano do dell'altro. Se dobbiamo definire la bruttezza, ti direbbe che molte volte io cercai un concetto antagonistico alla bellezza... Con questo sistema di opposti parlava di buono e brutto, di be llo e brutto. Passai per tutto quell'e alla fine rimasi con due concetto-attrezzo: utile ed inutile. Utensile è tutto quello che c'aiuta a raggiungere livelli di coscienza più elevati; inú til è tutto quello che ci ribassa il livello di coscienza, quello che rimbalza sul sistema nervoso provocando depressione ed autodistruzione. L'attacco alla nostra propria salute conduce alla distruzione degli altri. Tuttavia, il livello di coscienza più alto conduce all'euforia di vivere ed al desiderio di inmortali date, eternità ed infinito. L'immortalità si capisce probabilmente - poiché la morte è un fenomeno individuale - in maniera collettiva: esaltando e difendendo all'umanità. La razza umana come collettivo può essere infinito. La morte è individuale, e saperlo aiuta a capire il mondo. La nega ción della morte è la negazione della cosa individuale.

IV È necessaria l'ebbrezza per sopportare la vita? Ubriacare si prodursi una gran allegria emozionale, ma l'alcolismo è orribile. Può succedere che beviamo di ma nera sporadica come scappi o divertimento, ma non è necesa ride. Penso che la gente intelligente deve aprire le porte della percezione, ma non è necessario che lo faccia come fece Timothy Leary che convertì il suo mondo in ebbrezza, diventò fedele e morì impasticcato, senza essere egli stesso. Una cosa è rompere coi tuoi propri limiti ed un'altra, evaderti. Non rode nessuno che fugga, non faccio apologia di quell'ebbrezza escapista. Neanche rode la marijuana per che è un prozac generoso, un calmante, ma non è buono è tar sedato tutto il giorno. E prendere almeno una volta nella vita funghi?

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Quello è distinto. L'esperienza che produce si avvicina alla metafisica e la mistica. Quando si fuma marijuana per pri mera volta, si aprono anche i sensi: insegna a mangiare bene, ad avere un buon odore, a sentire bene la musica. Ma basta un o due volte per imparare. Se no, finisce per creare un esercito di ignoranti sensuali e pigri che si sentono geni, come l'alcoholis mo finisce per girare alla gente violenta, e questo di poco serve. Sarebbe arrivato lei ad essere come è senza avere preso sostanze allucinogene? Io non sono arrivato a niente. Dove sono arrivato? , Si alza e gira su sé stesso.) Non si arriva. Nel mio caso, dovetti prenderli in un momento dato, verso i 40 anni, quando andava a fare La montagna sacra e doveva interpretare un maestro. Ha bisogno di ba sapere come la mente era di un saggio. Io non avevo quella mentalità, e percepiva i miei limiti. Allora assunsi un guru, Óscar Ichazo, che fu uno dei creatori della moda dell'eneagrama ed il maestro di Claudio Naranjo. Gli pagai diciassette mille dollari affinché mi dessi un LSD e mi orientassi. Era un acido puro, una polvere che dissolse in succo di arancia. Più tardi un'ora mi diede una sigaretta di marijuana. La prima presa durò otto ore, passato un tempo ritornammo a prendere. Furono due Lei siones nel quale imparai molto e ruppi i miei propri limiti. Io credo che queste esperienze non devono farsi per spirito festivo, neanche solo né in compagnia di gente che non ci sia al canzado un alto livello di coscienza. Può succedere che durano tu la presa vedi quella gente come a demoni. Questa è la spiegazione di perché presi questo tipo di droghe. La conseguenza è che mi aprì la mente e mi servì smette di mostrarmi fino a dove poteva arrivare. Gurdjieff diceva che le droghe sono per quello: tu stai nella cantina di un edificio e la droga ti fa salire improvvisamente alla terrazza. Stai nel garage e ti fa saltare cinquanta piani. Vedi tutto l'orizzonte, tutta la ciu date, e quando ritorni, ti rendi conto che per arrivare di nue vo devi sopra arrampicare tutti i piani tu solo, senza droghe. Come nel mito della caverna, ma potendo scrutare più in là. Sì. Ma, in questo caso, arrampicando col tuo proprio sforzo, senza LSD. Si tenta di riuscire a vedere senza droghe, e si può fare. Altrimenti non serve. In Occidente, non abbiamo una cornice di riferimento o di una cultu ra di usi per la presa di queste sostanze. Per esempio, qui i funghi si consumano dei modi più brutali, in feste, senza riferimento né finalità. A lei glieli proporzionò María Sabina, la chamanita... Me li comandò attraverso una persona chiamato Francisco Fierro che era il suo assistente. Egli sapeva quanto bisognava prendere, come vomitare, che cosa fare durante la presa e tutto quello. Quell'ex periencia può risultare un rituale molto saggio se evitiamo di iniettargli dei. Perché tu sei chi deve fare il viaggio, senza lasciarti telecomandare da fosse né che ti impongano ar quetipos; tra altre cose, perché i tuoi archetipi stanno dentro te ed il tuo viaggio è tuo. Molti praticano colto sincréticos con l'ayahuasca, come con altre droghe. L'ayahuasca non ha perché essere mischiata con bigottismi e cose di questo tipo, come nessuna altra droga. L'ayahuasca bisogna prenderla tranquillamente, senza riti, e guidata per qualcuno che la conosca, come tutte le droghe

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psichedeliche. Vuole dire che queste sostanze bisognano prenderli con qualcuno che li conosca, ma che non proietti una forma di cultura religiosa o il suo interesse o storia personale sugli altri... Effettivamente, con qualcuno che abbia sviluppato il suo espíri tuo e che agisca come guida, ma senza imporrti i suoi concetti durante l'esperienza. Che quando abbia angoscia tu mues tre quello verso uscita. Io stavo con Óscar Ichazo prendendo e, all'improvviso, suonò il telefono. Stava in plenum viaggio, e mi disse: "Risponde." "Ma come?", gli domandai. Tu puoi stare in due "mondi", rispose. Presi il telefono, parlai normalmente e seguii con la presa. Quella è una buon guida. Potei, e qualunque persona può stare in due mondi: uno che si chiama reale e l'altro. Quella è una gran lezione che può dare solo un maestro. Questo è solo un esempio di quello che po dia imparare in un viaggio. Cioè che la sostanza aprì alla conoscenza... Per me fu un gran passo. Rode farlo almeno una volta ed in una maniera guidata. Io osservai che mia moglie, Marianne, aveva limiti spirituali nonostante parlare sei lingue, essere giovane ed universitaria, precisamente per avere ricevuto un'educazione francese razionalista. Voleva seguire quello verso il tarocco e gli dissi che non poteva rimanere preda in quella prigione della cosa razionale e che aveva bisogno di un'esperienza psichedelica. Enton ces l'accompagnai all'Olanda. Affittai una stanza il cui finestra dava al cielo ed i due o tre della mattina gli feci mangiare alcuni funghi affinché l'effetto arrivasse fino alla luce dell'alba. La guidai. Gli fui segnando la strada e risultò essere un'esperienza decisiva nella sua vita. Se io avrei sfruttato che stava in un viaggio e l'avrebbe sedotta, ella avrebbe perso tutto il be neficio di quell'esperienza. Perfino la marijuana dovrebbe essere presa come qualcosa di iniziatico, come l'alcool nelle feste bacchice. L'agape fa parte di quella cultura che abbiamo perso. Che strano meccanismo della coscienza può fare che queste sostanze rompano limiti? Siamo abituati a vivere in un mondo lineare, in un'architettura cubo e razionale, e per quel motivo siamo obbligati in un momento dato a rompere le limitazioni. Molte volte non possiamo farlo, precisamente perché stiamo carcerati nella mente. Per quel motivo dobbiamo realizzare un'esperienza in che i nostri meccanismi di percezione saltino col fine di cono cer altri mondi. Gli sciamani erano gente primitiva; ma ora siamo non non sotros quelli che vogliamo prendere funghi alla nostra aria, coi suoi riti. Io non prendo niente con un sciamano, all'antica. Per che motivo? Affinché prendendo ayahuasca si metta a cantare alla Vergine María o il serpente? Che cosa mi importa tutto quello? Alcuni seguaci della terapia gestalt mettevano dischi di Wagner per prendere ketamina. No, per favore! Quando prendi sostanze devi stare nella natura, è perando che arrivi la luce del giorno, con la minore interferenza possibile. Basta con un maestro che ti dica qui e per di lì. E con un o due prese è sufficiente affinché il cervello ti sia

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aperto bene per tutta la vita. In realtà non si tratta di droghe. Un'esperienza di funghi non è come consumare droghe. Io avevo un fiasco con una polvere di fungo e decisi di darsilo ad alcuni esseri cari perché pensai che era migliore darsilo io a che glielo desse qualunque im bécil con la scusa di montare una festa e fare sciocchezze. Immagino che queste sostanze sono sacre per lei. Un momento, non cadiamo nella trappola dal concetto "sa grado." Tutto può essere sacro per un santo, fino ad un excre menziono di cane. E per un cittadino normale niente è "sacro" bensì magari "utile." Bisogna dire che queste esperienze cambiano funzione e di risultato secondo i livelli di coscienza che abbia chi la presa. Le sostanze psichedeliche furono, in pri mer posto, prese per gli sciamani che avevano un livello di coscienza superiore alla tribù. La mia tesi è che sono recomenda bles solo per gente che abbia un alto livello di coscienza. C'è gente con un livello di coscienza quasi animale che può perdersi o accentuare la sua tendenza malaticcia con le sostanze. Bisogna avere molto curato, non solo nel momento di vedere glieli dai a chi, bensì per decidere con chi le prese. Ho una frase che può riassumere questa situazione: "Non Lei dove vado, ma so con chi vado." Non deve prendersi questa strada con persone che sono incapaci di assorbire il vissuto, perché ti tenteranno trascinare e tirarti fuori dal tuo viaggio. Dà droghe ai soldati e li trasformerai in assassini. Dà droghe ad un santo e potrà fare opere magnifiche. Molto curato con questo. Non pensiamo, come pretendevano algu noi che vai a mejo rar la società cacciando LSD nelle fonti da una città. Quello sarebbe un pericolo pubblico. Per esempio, l'ayahuasca è caduta in mani di gente con mentalità romanticoinfantile e l'ha trasformata in religione. Gravi errore. I gradi di coscienza pianterreni, di maniera siste mática, sprecano queste energie. Ma è chiaro che in un momento dato, quando si accede ad una formazione sociale razionale, come quella che c'impartiscono, è necessaria che la gente che ha responsabilità abbia un'esperienza affinché sappia che cosa c'è oltre la cosa razionale. Ma ci sarà gente che non abbia bisogno di esse... Chiaro. In questo momento io non ho bisogno di esse. È come stare dentro i sonni, ed io lo sto già. Che cosa guadagno con vedere aluci nazioni e cose che conosco già? L'esperienza è bella, di accordo, ma che cosa trovo lì? È utile quando senti che hai un limite e prese affinché ti aiuti a superarlo. La persona con basso livello di coscienza si spaventa se scopre che ha un limite, si arrabbia e piange sapendolo. La persona con un né vel più alto di coscienza la cosa unica che desidera è che gli dicano dove stanno i suoi limiti per potere vincerli, e ringrazia per lui pro basi perché potrà migliorare. La gente con basso livello di coscienza continua cercando che qualcuno gli confermi i suoi valori, ma la gente con alto livello di coscienza quello che cerca è che qualcuno lo segni i suoi difetti per superarli.

V Potrebbe spiegarci che cosa è realmente il tarocco? Il tarocco è una macchina metafisica. Un organismo di imá geni e forme 11


molto difficile da riassumere, uno dei primi len guajes ottici dell'umanità. Il tarocco ha 22 arcano ma yores. Se con l'alfabeto spagnolo può scriversi La Groppa, immaginati quello che puoi fare con 22 lettere, al quale bisogna sommare altri 56 arcani minori. Il tarocco risponde ad alcune regole di ottica progettuale. È co mo un specchio che si permette di svilupparti nella misura in cui continui a vedere sempre di più di te stesso. Io l'uso per quelli di più ed anche per me, per spuntarci a questo specchio e potere comprenderci. Se, per esempio, gli domando "Che cosa è re zar?", egli mi risponde. "Che cosa è l'amore?", me lo spiega. "Chi sono io?", e lì appari. Il tarocco c'insegna quell'in cosciente del consultante e, se può aiutarlo, l'aiuta. Serve per guarire. Il tarocco può usarsi per tutto meno per leggere il futuro. Quando la gente si informa sul futuro, e mi domanda per esempio trovo un uomo?", rispondo loro: "Quello non te lo dico perché posso influenzarti, quello che ti spiego è perché fino ad ora non hai trovato un hom bre." Ho denaro?", vogliono sapere, e quello che insegno loro è perché non hanno denaro. "Non so se vivere in Madrid, o Bar celona", mi espone un altro, e, buono, la cosa importante è sapere perché non sai deciderlo. Tutto lo riduco all'attualità. In realtà io non credo nel futuro, è una cosa che non voglio né toccare perché il cervello ha tendenza ad obbedire a predizioni. Alla persona che ha un pochino di fede in te, se gli dici che parte la gamba, se la spacca. A volte quello che succede è che quella gran macchina magica che è il tarocco, quando cade in mani dai pseudotarotistas che dà ridotta ad un strumento per leggere il futuro. Il convier hai in un oggetto. È un crimine che si ignori che il tarocco è un'opera d'arte sacra. Ha detto che per potere leggere il tarocco bisogna distanziarsi di quello con sultante, non interferire nella sua vita per niente. Sé e no. Per leggere il tarocco bisogna identificarsi totalmente col consultante, orbene senza interferire nei suoi temi. Bisogna rispettarlo, senza pretendere di influirlo o utilizzarlo. Io l'ho letto sempre in maniera gratuita - eccetto durante alcuni mesi quando incominciava, perché doveva guadagnarmi la vidi dà - non perché fosse generoso, bensì perché il tarocco è qualcosa utensile per gli altri. Se riscuoto il desvirtúo e, di quella maniera, non il pue do conoscere a fondo. Fare tarocco è fare il bene e è fare arte. Cioè che quello che fa col tarocco è "consultare" al consultante. Sì. È come un contabile Geiger. Ti dice che cosa passa, che cosa suo cede, come va quella persona. Lo dice a lei stessa. Ed a volte risponde quando esiste un dubbio o un'elezione. Il tarocco acla ra, mostra la volontà del consultante ed aiuto a scoprire quello che c'è in lui. Come possiamo capire quello che ci dice il tarocco? Al principio tentando di sviluppare la telepatia, tentai adii vinar. Quindi mi dedicai semplicemente a leggerlo, quello che non mi impedisce di tentare di vedere come la persona consultante è, come tán è la sua salute, affetti, sessualità o intellighenzia. Accetto al consultante coi suoi limiti, sento la sua voce, noto 11


come annusa il suo alito e, a volte, gli tocco. Capto tutto quello che posso prima di fargli le carte: vedo come il miscuglio, come si muove, come agisce, come mi parla.

VIDI Durante la storia dell'umanità, la metafora della trans formazione personale ha preso distinte forme. Una di esse è stata la magia. È possibile la magia senza superstizione? La magia non è la superstizione, la magia è la natura del mondo. Il mondo non è logico né razionale, è magico, ed esiste una stretta unione di tutti gli avvenimenti, per quel motivo lla mé al mio libro La danza della realtà, perché tutti gli acon tecimientos è legati, uniti; il tempo non è lineare, a volte gli effetti si prodursi prima che le cause, ci sono misteri... Il settanta percento del mondo non possiamo com prenderlo, come lo scimpanzé non comprende il novanta percento del mondo. Ci rimane molto da imparare. La reali date è miracolosa, è magica. Ubbidisce a principi che non sono scientifici. La realtà non è scientifica. E quando non capiamo quella natura del mondo crediamo il suo persticiones... Esatto, e crediamo in cose che non siano perché ha bisogno di esse mos. La magia lavora sulla realtà o la nostra busta maniera di vedere il mondo? Nella magia, se sei cosciente, potrai vedere le metafore, le analogie: affinché piova, lo sciamano fa rumore con quelli di due nella terra. Se hai evoluto ti rendi conto che è to, ad un certo livello, funziona perché quell'analogia è utile. L'inconscio accetta le metafore, e quando tu conosci gli egli ipsilon dell'inconscio ti rendi conto che la magia maneggia quelle leggi. La magia lavora sull'inconscio. Parlo dell'inconscio della realtà, non della nostra pi queño incosciente. All'essere misteriosa, la realtà mostra che esiste un inconscio personale, uno familiare, uno di gruppo, uno del pianeta, uno dell'universo... Così è la realtà. Il mun do è tanto quello manifestato come quello non manifestato. Il mondo è tanto quello che è come quello che non è. Il mondo è tanto la po sibilidad che c'è apparsi come le infinite possibilità che ci sono occultati. Una è una coscienza immortale, un'esatta riproduzione dell'universo. Il tuo inconscio è una particella ed allo stesso tiem po la totalità del cosmo. E dicano quello che dicano rispetto al tuo li mitado corpo, sei la coscienza totale. Ti contino quello che ti contino della tua carne effimera, se arrivi ad integrarti nella coscienza divina, sei immortale. Tuttavia, per riuscirlo bisogna avere l'umiltà di cancellarsi personalmente accettando essere solo un canale. Ma se ti presenti come un essere todopodero so che lo sa tutto, sarai un commediante. Per quanto io tenti di essere più di quello che sono, non sono più di quello che sono. Bisogna essere cons ciente di quello che siamo. Il potere più grande della tua vita è po der aiutare, ed il beneficio più grande che ha l'uomo è vidi vir in pace. Ci sono misteri, ma uno non li domina. Ho conosciuto piccoli miracoli telepatici che ogni giorno sono un po' maggiori. Ma non arrivo alle cose che si raccontano nelle leggende: "Il maestro vedi una persona, e conosce il suo nome e data di nascita." Non arrivo a quello, ma arrivo ad altre cose. La telepatia esiste, lo so.

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Come definiresti la magia nera, di fronte alla magia bianca? La magia nera è una magia malata che tenta aprove charse della natura del mondo. È una magia inutile per che si incammina verso la distruzione. Esiste solo in chi crede in lei. Aprirgli la porta può essere molto pericoloso per uno. Come si spiega l'esistenza di una magia bianca ed un'altra sfortuna? Lo spirito ha radici profonde, rami profondi. Tu pue dia fondere fino alla cosa negativa infinitamente, nella cosa offusco, o pue dia elevarti fino alla luce. È una questione di elezione. Ma della magia nera non voglio parlare perché, come già ho detto, è una cosa malata. La tecnica non è la magia attuale applicata? Non sappiamo che cosa è. Sappiamo che funziona. Come ignoriamo che energia muove all'universo. Ancora l'ig noramos. Possiamo intuire come funziona il mondo ed a quello lo chiamiamo di molte maniere, perfino Dio. Quello che non riesce mos a capire il denominiamo magia, ma in realtà è un utilizzo della cosa magica. Stiamo parlando di un uso della magia, ma non sappiamo esattamente che è. Non il contro lamos. Non possiamo ancora. Quali sono le leggi della magia? Sono quattro: volere, osare, potere e tacere. Per "tacere" entien do "ubbidire." La forza in riposo è la maggiore forza, per quel motivo a volte racconto quella storia iniziatica che racconta come l'uomo più forte dell'Impero cinese fa la sua dimostrazione di forza tirando fuori una farfalla da una scatolina e dicendo: "Sono tanto forte che posso prendere una farfalla per le ali senza danneggiare il." Quello è tacere. La conoscenza bisogna manifestarlo solo quando c'è chiesto, e se non bisogna tacere. Una cosa è dare ed altra obbligare a re cibir agli altri... E come interpreta "volere, osare, potere e tacere?" "Volere": se tu non vuoi, non avanzi. È chi non quie re curarsi. I vangeli lo mirano quando Gesù domanda al paralitico se vuole camminare, perché se uno non vuole, né un dio può curarsi. "Osare": curarti è fare di fronte ai cambiamenti che la cura ción ti produce. Il paralitico era da quaranta anni invá lido, cosicché curare egli si ferma significava non avere denaro perché non mendicherebbe più. Quando sei malato, in realtà, stai richiamando l'attenzione degli altri affinché ti curino, stai pi diendo affetto. La malattia è una commedia di petizioni. Il malato chiede con urla che l'amino. Bisogna osare essere cura do, entrare in una nuova individualità dove ignori la direzione perché si prodursi un cambiamento e, in una certa misura, una nuova personalità. "Potere": significa che una volta che stai facendo le cose, entra in lotta e non devi essere il tuo proprio nemico. Per potere bisogna essere uno e non essere un altro, non lottare contro te il mio mo perché ciò ti produrrà una gran nevrosi di fallimento. "Tacere": significa che quando cerchi di trasmettere quello che ga naste, lo perdi a causa di esibizionista. Questo è il problema che hanno alcuni guru: mostrano la sua santità e la perdono in quello stesso atto. Il vero maestro è

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invisibile: non ha fiori, né collane, né anelli, né foto, non ha scuola né discepoli. Per il vero maestro tutta l'umanità è il suo discepolo. In maniera dissimulata lascia cadere beni e conoscenze che possano elevare il livello di coscienza dell'altra. Non ha bisogno di scuola né ambisce essere maestro. È maestro perché ubbidisce ad una volontà universale che è superiore a lui. Che cosa fa un alchimista? La cosa prima sarebbe definire che cosa un alchimista è: quello che cerca la pietra filosofale, quello che cambia i metalli vili in oro, quello che cerca un solvente universale e, infine, l'elisir della lunga vita. La pietra filosofale: l'alchimista vuole sviluppare i suoi valori interni fino alla cosa incredibile, fare crescere il suo essere e, grazie a quello, attraverso il suo livello di coscienza, potersi elevare ad altre dimensioni. L'elisir della lunga vita è una persona che accetta la sua vita e vive tutto quello che deve vivere senza autodistruggersisi. Il solvente universale è una persona che ha sviluppato nel suo cuore l'amore divino. Amore è quello che dissolve tutte le resistenze.

VII Perché ci curiamo quando ridiamo? In una certa maniera perché ridendoci ci stacchiamo da quello che ci fa male o tortura. La risata ci creda una distanza coi nostri propri conflitti e libera i nodi. Aiuta momen táneamente. Apre le dighe e proporziona la felicità durano tu alcuni istanti. È tanto buona come lo starnuto che è rá chiedo e liberador. Così funzionano anche le barzellette... Ma non esiste un solo tipo di barzelletta, bensì molte varieda dia. Ci sono barzellette aggressive, razzisti o sessuali che sono enfer mos. La gente espressa gran quantità di malattie con è tu tipo di barzellette che la libbra dell'angoscia di stare caricando con quelle cose. Ma esistono certe barzellette che marciremmo lla mare iniziatici e che hanno un contenuto metafisico, filosófi co, umano: sono barzellette profonde. Questa maniera di fare hu mor fu sempre utilizzata nelle scuole mistiche: i sufíes raccontava storie sul saggio idiota Sprimacci Nasrudin, qualcosa di simile facevano il roshis zen, e c'è anche tutta una serie di barzellette su rabbini. Nelle scuole iniziatiche la barzelletta è un elemento importante con tanto valore come i testi sacri. È incredibile ma è così. Allo stesso modo dobbiamo capire i racconti, per esempio quelli di fate che sono anche preziosi. Benché la nostra cultura li denigri. Sì, perché la nostra cultura denigra tutto quello che è profondo. Per esempio la cerimonia del tè. Il tè era un elemento esen cial nelle culture orientali, specialmente in Cina e Giappone, co mo il caffè nel sufismo. Invece ora lo prendiamo a tutte ore, quando in realtà si tratta di prodotti sacri, come lo è la marijuana. Quando andai in Olanda e domandai come prendevano i funghi, mi risposero che li mettevano in una pizza. La gente se li mangia senza nessun

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senso. Tutto il sagra do si è perso. Fa poco venderono in asta pubblica le opere d'arte che lasciò in eredità André Bretone, e la cosa curiosa è che egli io jor che ebbe fu le sue pietre. Bretone si dedicava a raccogliere begli ciottoli che erano l'opera d'arte più grande che per lui esisteva. Logicamente, non hanno nessun valore commerciale. Neanche la poesia si vende. Quella è la cosa meravigliosa del verda dero arte che non hanno ottenuto che sia industriale. Il hom bre, quando arriva ad un livello di coscienza adeguato, sente la cosa sacra in tutto quello che lo circonda ed il mondo riscuote così suo sentii do. Le piante, le pietre, la barzelletta: sono sacri; le cose si vanno sacralizzando. Conobbi un sciamano che curava l'afonia con un'infusione di escrementi di vacca. Ricorda specialmente qualche barzelletta? Ogni giorno ho uno prediletto. Quello di ieri era circa un uomo che guadagna la lotteria e gli domandano se è contento coi milioni, e risponde: "non sono contento, perché comprai due biglietti: con uno mi toccarono i milioni, ma con l'altro non mi toccò niente." Invece di vedere l'allegria della vita, questo uomo si afferra alla cosa negativa di lei. Bisogna ridere della cosa assurda del mondo e non credersi niente..., ma neanche a noi stessi né alle nostre proprie mutazioni? Chiaro. Ci sono differenti umori. L'umore nero che è dis tanciarse del mondo. L'umore normale che è ridere del mun do. L'umore panico che è sbellicarsi ed essere felice della vita. Non bisogna ridere di, come fa l'umore volgare, bensì ridere con, come fa l'umore surreale. O l'umore panico che è ridere, semplicemente: essere felice in mezzo al caos e di dalle trucción. I cinesi accederono a questa scoperta inven tando il gioco di morire... Un maestro morì con la testa nel suolo e coi piedi nell'aria, sbellicandosi. Quello è enten der l'esistenza.

La stele della vita

I Crede che possiamo scappare dalla nostra origine o che stiamo deter minati per lui? Abbiamo predestinazioni del passato, senza dubbio, ma quello che bisogna fare è prendere coscienza di esse e non obede cerlas. Possiamo scegliere ogni

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passo seguente di nostra esistono Co.. In quello consiste la nostra libertà, in non lasciarsi determinare per il passato né ripeterlo. È possibile intuire, come sostengono alcuni tradizioni, quelli vissuto anteriori o influenzi che pesano sulla nostra vita? Non posso parlare di vite anteriori, ma sì dire che an tè di nascere era qualcosa - non so che cosa - e che dopo essere morto sarò qualcosa - neanche so che cosa -. Quello è tutto quello che posso assicurare, il resto non lo conosciamo. Orbene, benché immaginassimo vidi dai passate, non sarebbe possibile assicurare che fosse vere, non c'è mezzo di provarlo. Certe interpretazioni religiose, per spiegarci il dolore, apun tanto che chi nasce cieco sta pagando per qualcosa che commise in un'altra vidi dà, forse perché tirò fuori gli occhi a qualcuno... Buono, accettiamolo! Ma quella persona alla quale tirarono fuori gli occhi in un'altra vita sta pagando che in una vita ancora più alce rior anche egli tirò fuori gli occhi a qualcuno che a sua volta in un'altra in carnación fu boia, e così sono tutti colpevole e non c'è víc truffi, o sono tutti vittime e non c'è colpevoli. In modo che lei non crede che dobbiamo giustificare le disuguaglianze di origine per supposti debiti karmici. Effettivamente, perché oltre ad essere falso risulterebbe anti terapeutico. Le cose non possono giustificarsi per un destino. Siamo marcati per la vita familiare, educativa e socioculturale. È qualcosa che portiamo addosso da quando nasciamo, ma quello non significa che dobbiamo compiere un destino. Uno vedi il mondo in maniera differente se parla inglese, spagnolo o fran cés. Siamo esseri ammaestrati per una cultura che formatta il nostro cervello. Dobbiamo lottare contro quell'imposizione per essere noi stessi. Leggendo le sue opere si tiene la sensazione che siamo obbligati a liberarci dello stato condizionato in cui nasciamo... Non abbiamo nessun obbligo. Sarebbe buono che ci libi ráramos, ma non siamo obbligati. Per svilupparci, dobbiamo staccarci di quello che noi vie ne dato? Per svilupparsi in che senso? Voglio dire spiritualmente. Krishnamurti si sviluppò molto spiritualmente, senza em bargo alcuni si suicidarono a causa delle sue teorie. Non si tenta solo di svilupparsi spiritualmente, bisogna vedere che cosa noi in teresa. Io non credo nella spiritualità, io credo nella salute. Di accordo: per guarire, è necessario che ci spogliamo di nues tro origine? Tutto quello che portiamo - siamo come il verme - ha che re torcersi fino a trasformarsi in una farfalla. Non dobbiamo da' pojarnos di niente. Quello che 12


abbiamo ricevuto è un tesoro. Non è necessario castrarsi o eliminare una parte. Bisogna fecondare e mutar quello che ci viene dato. Per caso non può qualcuno essere felice nella sua famiglia o nella sua casta, nel suo mondo o con la sua educazione, e volere continuare con la cosa ricevuta? Se lo è che continui così. Ma tutto il mondo ha una croce. La mia è la mia, la tua è la tua: io ti posso solo c'è cer cosciente della tua croce e, a partire da lì, tu i condoni o no. Quello dipende da te. È possibile che senza sistemare il mondo e la società possiamo essere bene con noi stessi? Non possiamo. O per meglio dire: saremmo isole di perfezione in mezzo all'imperfezione. Non abbiamo mitizzato la ribellione contro tutta la cosa precedente come un tratto di individualismo assoluto? Io non utilizzerei la parola "ribellione" per parlare di questo. Se vogliamo che il mondo cambi, preferisco parlare di "muta ción." Se vogliamo trasformare la realtà, incominciamo per noi stessi. Non chiediamo al mondo che ci cambi né lu chemos contro la società. Dobbiamo essere noi stessi che affermiamo i nostri propri valori. La religione e le abitudini c'integrano in un gruppo che forma la nostra personalità. Per caso sono migliori altre tradizioni che quella che ci ha corrisposti? Ha senso cambiare religione? No, non ha senso. Passare di una tradizione ad un'altra non ha veri effetti perché un dio è uguale ad un altro. È un'altra cari catura, un'altra limitazione. Bisogna superare la limitazione per il grar essere aperti alla vita. Il secolo deve smettere di essere reli gioso per arrivare ad essere mistico. Ci sarà un momento in cui tutti gli esseri umani del pianeta possiedano lo stesso sentii mento mistico e lascino da parte le religioni. Non credo tampo co che ci sia una religione migliore che un'altra.

II Come bisognerebbe prendersi il "che" diranno di noi gli altri? Ci sono due posizioni: quella di quelli quale tengono in conto il "che" diranno e quella di quelli quale si preoccupano per il che diedi ré io di "me stesso." Un barbaro psicologico può vivere nel che diranno, ma una persona che ha un alto livello di con scienza direbbe: "Questo è quello che io voglio di me, precisamente perché sono cosciente." Orbene, esistono distinti livelli di coscienza. Il pri mero è un livello animale che pensa: "Quello che ho, l'ho io." Per la strada può vedersi così gente: mercenari, ladri o assassini. Al di sopra di quello livello sta il livello infantile, dove tutto è un gioco superficiale; in quello stato non c'è coscienza né di infinito né di eternità, né di morte né di universo. Poi c'è un altro livello di coscienza adolescente dove tutte le soluzioni del mondo stanno nel compagno, in quella 12


ridotta cellula dell'amore, e che è un livello che la maggioranza della revis incudine del cuore, le storie della televisione o il cinema desarro llan. Questo livello serve per trovare la felicità nel compagno e tutto quello che implica. Ma se andiamo più lontano può accedersi ad un livello adulto, e lì appare "l'altro." Ancora così, esiste l'adulto egoista e l'adulto con coscienza sociale e planetaria. Il primo sfrutta ai più deboli o i meno intelligenti, creda industrie nocive o accaparra il potere politico. È nefasto. Il secondo comprende che l'altro è tanto quanto lui che Lei tie ne che preoccupare delle catastrofi sociali ed ecologiche, è di cir del mondo in cui viviamo tutti. Conosce la responsabilità. Ma al di sopra di tutti essi esiste un livello di concien Co. cosmico dove l'essere vive nell'universo intero, spazio in finito, tempo eterno, permanente impermanencia... In quello livello si trovano quelli grandi temi come quello ti "conosci" a te stesso. Ed ancora esiste più in là una coscienza divina dove potremmo concepire che cosa è quello constructo che abbiamo chiamato Dio. Crede che sia possibile affacciarsi a quello livello di coscienza divina? Sì. E giungere alla conclusione, per incominciare, che dobbiamo smettere di parlare a nome di Dio... Dobbiamo smettere di pensare che Dio ci sistema le cose, e dire che se Dio costruì male questo universo, qui stiamo noi per rifarlo. Se c'è un Dio, stiamo per aiutarlo. Così c'impadroniremo del mondo e di noi stessi, faremo quello che vogliamo con piena coscienza e con piena responsabilità. In questo livello di coscienza divina si trova l'arte verda dero. Senza lo sviluppo della personalità, è possibile accedere ad alto gra due di coscienza? A volte, lo sviluppo di coscienza coincide col desa rrollo della personalità, ma non sempre. Ogni sposo è dife renda. Una volta venne a vedermi Vittorio Gassman. Soffriva già una fuer tu depressione ed era un artista celebre. Facendo il suo albero genealogico vidi che sua madre desiderava che fosse attore e che egli non voleva, quello che pagò con dolore. Ammalò e soffrì depre siones. Era famoso, ma quella non era la sua vocazione. Benché fosse un gran attore, quello non lo serviva da niente. Lo raccomandai mu chas cose: gli dissi che fosse alla tomba di sua madre che ammazzasse un gallo e riempisse la tomba di sangue che si ungesse il pene di sangue e penetrasse sua moglie con furia. Mi disse che se non fosse Vittorio Gassman lo farebbe ma che, essendo quello che era, non poteva. Due anni più tardi, morì. Non aveva contato prima questo, ma è un buon esempio per mostrare che uno pue di realizzarsi obbedendo agli altri e perfino avere successo, pi ro se non sei felice di niente si serve. Obbediamo permanentemente a predizioni altrui, senza essere noi stessi? Il cervello ha tendenza ad orientarsi con le predizioni, bisogna fare attenzione per non cadere in quello. Lei normalmente parla della capacità della gente per programmare in cluso la sua propria morte. È chi è convinto che muore ad una certa età e lo compie... Così è. Il cervello si programma imitando a volte l'età della morte di familiare o personaggi celebri.

III 12


Siamo bambini mascherati di adulti? Siamo vecchi mascherati di bambini, antichissimi, millenari. Nella nostra pelle ci sono milioni di cellule con una complessi morivo. Si dice che non dobbiamo lasciarci portare per il film della vita..., ma quello non è tanto facile. Molta gente si lascia portare, effettivamente, per quello che chiami il film della vita. La maggioranza vuole essere come quegli altro e quello conduce ad una morte in vita. Bisogna arrivare ad in contrar quello che ci distingue degli altri per arrivare ad essere qualcosa. Non appena cerchiamo di essere sembrati agli altri, ci trasformai mos in zombies. Spesso, nella gioventù si anela vivere la vita di un altro, vivere attraverso quello che vivono gli altri... Quando io cominciai i miei studi di psicomagia conobbi distinti maestri. Uno di essi fu Óscar Ichazo che un giorno mi disse: "Per un tempo imiti perché ci ti sei dà do conoscenze che tu non avevi: ho segnato la tua anima vir gene." L'anima imita per un tempo a quello quale ci l'è da' pertado, ma quello duro molto poco se si è cosciente e molto se si è ingenuo. Per sentire una vita piena crede necessaria una riconciliazione coi genitori? Per me fu arricchitore conoscere a Goyo Violacei, un cri minal in serie che ammazzò diciassette donne e li seppellì nel suo giardino. Stette per dieci anni in un manicomio e dopo si fece avvocato ed ebbe famiglia. Io lo conobbi nel giornale Egli Ha raldo, prendendo caffè. Era un signore molto affabile. Gli domandai có mo aveva passato per quell'e mi disse che già era dimenticato tutto perché era stato un'altra persona che l'aveva fatto. Era sincero, perché credo che possono viversi molte vite in una stessa vita, in una stessa persona ed in un stesso ce rebro. Esiste la redenzione. Egli pagò la sua colpa e si redense. I valori che dopo mostrò Goyo Violacei stavano già in lui in cluso quando era un criminale. Era un angelo in una personalità derivata. Quando la personalità derivata si dissolse, apparve il suo angelo. Io credo che con la famiglia succeda la stessa cosa: ci fanno male, è come una trappola, c'accorciano la vita, c'infastidiscono psichica e socioculturalmente, ci proporzionano un limitato livello di coscienza, ci tirano fuori dal nostro essere essenziale, c'inculcano idee che non sono nostre, e nel momento in cui ci troviamo nel mondo, tutto quello crolla e dobbiamo ricostruire la vita. Perdoniamo perché non c'è nessuno colpevole. Generazione dietro generazione, ognuna è vícti ma dell'anteriore. Siamo da molti secoli essendo vittime, ma alla fine comprendi che non deve avere già più rancore. Io arrivai a pensare che i miei genitori erano colpevoli per c'è berme fatto da nascere. Pensava che diventare nascermi dava la morte. Li incolpava di molte cose, ma dopo capii la frase di Buddha che dice: "La verità è quella che è utile." Allora mi misi a pensare e mi dissi: "Io ero qualcosa prima di nascere e scelsi i miei genitori perché ebbi bisogno di essi come scuola. I limiti che essi mi diedero sono quelli che mi hanno fatto ed io sono quello che sono grazie ad essi." Ci sono frutti meravigliosi di alberi storti. Crede che sia necessario "ammazzare" il padre, come mirò Freud? 12


L'atto simbolico della morte del padre è assolutamente necessario, ma bisogna farlo di forma intelligente, con lu cidez e senza rancore. Se percepisci tuo padre di una maniera vide lenta, è che non stai ammazzandolo: stai chiedendo che ti ami perché hai bisogno di lui. Ma se arrivi a potere vederlo positivamente, senza il suo piedistallo e senza averlo paura, non stai pregando oramai che ti ami per potere esistere... E è lì quando l'ammazzi, quando gli fai cadere. Ma una volta abbattuto bisogna ricostruirlo ed ad judicarle i valori, perché i genitori hanno valenze esen ciales, benché siano colossali: ci danno la vita, lasciano il suo hue lla in certe parti del nostro essere e si trasformeranno nel motore che ci permetterà di arrivare ad essere chi siamo di una forma cosciente. Col padre bisogna applicare quella massima della magia ope rativa che dice: "Dissolve e coagula." Per potere superarlo bisogna dissolverlo previamente. Mettere tutte le cose nel suo posto ed osservare la cosa intellettuale, fisica e sessualmente per vedere chi è. E dopo bisogna coagularlo, rifarlo nel tuo interno come tu vuoi che sia. Bisogna realizzare un lavoro interno e, una volta che superi tutto questo, recuperare al padre assorbendo i suoi valori. La crudeltà di certi bambini o preadolescenti è una creazione frustrata? Sono colpevoli di quello che fanno? Non c'è colpa. Quello che tu chiami crudeltà è, in realtà, in consapevolezza. Un bambino non è crudele a meno che sia malato. Nel suo comportamento riproduce il psichismo della famiglia, come i cani. È ignorante e copia un ambiente. C'è pa dres che agiscono come guru. Quando un bambino è razzista non è il bambino che è razzista, è il padre che lo è. Se un bambino ma ta ad un altro bambino, i genitori sono i criminali. Il bambino, in questo caso, è posseduto. Non possiamo parlare di malvagità infantile: i bambini non sono crudeli, quella è una leggenda; sono solo inconscien tè ed ignoranti, non sanno. Riproducono condotte di adulti. Ha scritto che le ferite di famiglia non cicatrizzano mai del tutto. Certo. Io credo che l'essere umano ha condotte incoraggi loro ma anche vegetali. L'animale ha cellule che cicatri zan e chiudono le sue ferite. Tuttavia, se tagli un ramo non torna a crescere: una ferita vegetale è per sempre e la cosa unica che possiamo fare è coprirla. Per quel motivo troviamo alberi con vacuità che producono funghi che alimentano al tron co. Il nostro cuore si comporta, in questo senso, come quelli vedi getales. Se gli fai una ferita non cicatrizza mai, lì rimane. Quello che potrebbe succedere è che nuove esperienze vadano cu briendo di vita a questa ferita. Io non mi consolo della morte di uno dei miei figli, hanno passato già molti anni e mi segue dolendo. Ma ho una vita felice vicino a quello ricordo, benché non esista la consolazione. Ho avuto la forza di creare, vicino alla desolazione, altri padrone capo di bestiame, altre opere, altre soddisfazioni. Può viversi vicino alle ferite. Che carta svolgono nella nostra vita gli amici ed altri compa ñeros di viaggio? Io ebbi due amici nell'infanzia che fui riproducendo durante la mia vita, attraverso altre persone e circostanze. Gli amici sono, in questo senso, come la famiglia: stanno sempre lì. Sono un vincolo simile all'appartenenza ad una generazione, sono generazionali. Andiamo insieme tutti viaggiando nello stesso 12


aeroplano, siamo passeggeri dello stesso treno. Sono molto importanti perché siamo esseri gregari e non uomini lupo. Considero fondamentale l'amicizia e l'incontro con gli altri. Per sa ber che un'amicizia è arricchitore bisogna sapere perché la coltiviamo. L'amicizia è creare insieme qualcosa. La gioventù è piena di pregiudizi che si vanno limando col tempo? Uno non continua ad invecchiare e lasciando cadere le tappe, almeno di accordo con la mia esperienza. Il bambino rimane sempre, quell'adisco lescente rimane, il giovane rimane, l'adulto rimane... Man mano che uno continua a crescere si va trasformando in un gruppo di esseri e le personalità vanno via addendo, perché dove c'è conti nuidad non c'è separazione. Durante la vita non si fissano pregiudizi, bensì credenze. Io mi ricordo che a 30 anni feci una cosa fundamen tale: presi un quaderno e mi dissi: scrivo tutte le idee che ho nella mente. In che cosa credo?." E lo scrissi, lo feci pa ra tirarmi fuori le come pidocchi di sopra. E dopo mi dissi: queste idee non sono io; posso utilizzarli e possono risultarmi utili, ma non sono io. A volte il giovane crede che quello che pensa egli è, come uno a vedi ces pensa che la sua automobile o che le sue scarpe sono egli. Ma le idee sono come le camicie. Non sono uno stesso. Nella gioventù uno può sbagliarsi, ma man mano che avanza il tempo le cose si vanno dissolvendo e continua a rimanere la cosa importante, l'essere essenziale. Durante la prima gioventù appaiono la prima idoli musica essi o mediatici. Sono necessari o limitano il nostro sviluppo? Sono necessari per alcuni. Io non avevo idoli ma io hi ce molto amico del poeta Nicanor Parra rampicante* che era fondamentale per il nostro gruppo e maggiore che noi. A volte abbiamo bisogno di maestri o guide, benché nel mio caso di certi atteggiamenti mi salvasse solo l'arte. Io ero artista e doveva fare il mio nome e la mia opera, e pertanto non poteva consegnarmi al cento percento ad altre persone né altre opere. Anche cosí, cercai maestri e vidi sité a maestri. Non mi riferisco solo alle chiamate maestre spirituali bensì i mia tosse mediatici, ai quali tanti giovani vogliono somigliarsi. Non arrivai mai a quello, fortunatamente. Per una certa gente sono necessari poiché non abbiamo mitologie, ed il cervello funziona con mitologia incosciente. Per quel motivo gli attori di Hollywood hanno sostituito, deplorevolmente, ai dei pa ganos. I calciatori o i cantanti fanno benissimo parte dello stessa. Hanno i suoi ruoli ed in un certo momento possono servire, ma né sono necessari né abbiamo obbligo di possederli. Come deve insegnarsi a capire la vita ad un giovane o un figlio? Bisognerebbe domandarsilo alla mia famiglia. A mio figlio Cristobal gli portai con 8 anni a presenziare ad un'operazione di Pachita e l'incoraggiai a che mettesse il dito in una ferita a che vedesse come un buco si fa in una testa, come si cambia un pul món... A quella stessa età feci che ricevesse un massaggio di un guru. Cristobal si formò con gruppi di sciamani, feci tutto quello che poteva fare per lui, avrebbe bisogno di tutto il libro verso tarlo. Eliminai il parola "padre", affinché non esistesse quello monolito. Non mi chiamò mai papà bensì "Alejandro." Non l'imposi mai un vestiti. E così feci coi tutti i miei figli. Quando 12


pasá bamos per un negozio di giocattoli e tremavano, diceva loro: "In trad e comprate quello che vogliate...." Normalmente ritornavano con piccoli giocattoli ma, una volta, mio figlio Adamo apparve a grandezza naturale con un cavallo di peluche. Lo guardò tutto il negozio, ma io gli comprai il cavallo. Diedi loro un'educazione molto cosciente, molto corretta. Ma si commettono sempre errori, molti sbagliò capo di bestiame. Ad uno gli diedi tre sferzate e più tardi, quando compiè 15 anni, feci che me li restituisse. Si era orinato dietro il sofà e, mentre gli attaccava, gli diceva: "Questa è una punizione formale, ma non lo faccio con collera." Non me lo perdonò mai: per quel motivo, in una cerimonia familiare, mi restituì i colpi.

Ponte invisibile

I A che cosa possiamo aspirare in questa vita? A molte cose. Ma soprattutto a vivere largamente. Per quello dobbiamo lavorare in quello che ci piace e, purché siamo esseri pacifici, fare quello che ci piace. Dobbiamo essere quello che so mos e non quello che vogliono che siamo. Amare quello che amiamo senza obbligo, senza nodi nevrotichi che non possiamo slegare. Desiderare quello che vogliamo e creare quello che siamo capaci di fare. Vivere con una certa prosperità, senza dissipare. Ma una pros peridad per tutti, non unisca prosperità basata in sfruttare all'altro. E, ovviamente, bisogna riuscire ad essere immortali, e ferma quello dobbiamo vivere come se fosse immortali, pensando che abbiamo mille anni davanti per fare quello che vogliamo, pi ro senza dimenticarci che in dieci secondi possiamo morire. Per molte scuole la conoscenza passa per il piacere, la felici date, la cosa proibita; per altre uvetta per l'asceticismo, il cilicio, ella tra ga ed il sacrificio. Vanno tutte allo stesso posto? Tutte sono strade per trovarsi a sé stesso. Orbene, tutti questi sentieri è farli con la maggiore dignità, perché siamo mortali. Non siamo eterni ed il nostro stato ac tual finisce. La vita ci vince in ogni momento. Nonostante che siamo titani, siamo vinti. Sapendo quello, uno può lavorare più tranquillo, con umiltà. Si tenta di arrivare alla san tidad, proporsisilo. La felicità non consiste in avere cose se non in sentire l'allegria di vivere, in recuperarla. Può perdersi nel ventre della madre, perché possiamo essere feti nevrotichi quando la madre ci vuole eliminare. In questi casi, recuperare la felicità della vita risulta qualcosa di magnifico che permette la nostra unione con l'universo nella sua totalità, col

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tempo e con lo spazio, con la coscienza nella sua totalità. È un stato di trance euforica costante dentro questo corpo, possibile per che siamo un piccolo baule che contiene un'immensità che, a sua volta, è nella più piccola delle nostre cellule. A quello stato di euforia di vivere, può arrivarsi per molti cami noi? Sì, ma non in qualche modo. Io cominciai dall'arte. Feci teatro di avanguardia, poesia, scandalo, di tutto. Da' pués praticai la meditazione. Ore meditando, tempo, tutto il contrario di quello che aveva fatto; ma sempre mosso per una costante attenzione, per un costante desiderio di curiosità e di conoscere senza paura. In quello consiste l'audacia. È il Lei creto della vita. Oltre immaginare, di giocare con la mente per non stare carcerati in questa realtà, l'obiettivo è cambiarci, più esattamente curarci? È che tu parli della mente, ma da quando scoprii il tarocco io parlo sempre come minimo di quattro centri dell'essere umano: intellettuale, emozionale, sessuale e corporale. Non solo la mente fa giochi e malabares, il centro emozionale, il centro sessuale ed il corporale agiscono anche. Bisogna conoscersi ed ob servar. Per esempio: il centro intellettuale vuole essere, ed arriva ad essere per il silenzio. Il centro emozionale vuole amare, ed arriva ad amare per l'indifferenza. Il centro sessuale vuole creare, ed arriva a creare imparando a fallire. Il centro corporale vuole vivere, ed arriva a vivere imparando a morire. Se la vita che ci circonda ed il mondo che abitiamo sono una cons trucción mentale, perché non possiamo uscire da lei a volontà, quanto do abbiamo bisogno di lui, per segnare distanza e fare durante il tragitto un alto? Sé che possiamo uscire da lei a volontà, ma c'esige va lentía ed un sforzo della nostra parte. La meditazione è una delle vie possibili. Fino a che punto la nostra libertà consiste in sapere ed assumere che il nostro destino già è scritto? Non posso dire che il futuro sia scritto. Le mie leggi mi diedi cen che quando mi chiedi di un futuro possibile, stai mostrando già i tuoi limiti, pensando che c'è un assolo futuro posi ble. Se io apro la mia mente a questo tema, ed accetto che c'è un ma turo, devo riconoscere che ci sono infiniti futuri possibili e che vado eligiendo perché continuamente si apre davanti a me una po sibilidad differente. Costruisco il mio futuro coi miei passi. Non vede allora il nostro destino di un modo lineare né spaziale... No, lo vedo come un ventaglio o una struttura di possibili ma turos. Cioè, possiamo costruire il nostro destino, ma non crearci un destino. Ci sono diecimila strade e tutti pronuncia due. Posso andare per una delle diecimila strade, ma non posso inventare il diecimila uno. In che cosa consiste allora la libertà? La libertà interna consiste in potere scegliere liberamente una delle diecimila 12


strade, a quello che abbiamo chiamiamo libero arbitrio. E se hai un destino perché proietti l'albero genealogico nel futuro, allora il futuro tende a ripetere l'uvetta do e è di quello di quello che dobbiamo liberarci. Dobbiamo fare futuri distinti del passato e continuare a cercare per arrivare ad essere uno stesso. Le sue idee potrebbero definirsi come mutacionistas. Siamo mutanti? Tutti lo siamo. Ci sono molte cose che non comprendiamo perché il nostro corpo si sta sviluppando. È da poco con vertei con un medico che mi dicevo che la ghiandola pineale era una ghiandola atrofizzata. Gli risposi che l'essere umano è un animale in evoluzione che non può avere niente atrofizzato in lui. La ghiandola pineale potrebbe essere, perché no, il seme di un ór guadagno che sviluppa e trasformare nel quarto cervello. Cambiò la sua visione scientifica a poche ore una conferenza che andava a pronunciare in I Ángeles. Quello che gli spiegai è che non c'è niente atrofizzato che si potrebbe dire esattamente il contrario, e mi somiglierei più logico. Stiamo sviluppando qualcosa di nuovo da quella ghiandola, ci sono cose che ancora non com prende perché siamo come scimpanzé... Che senso ha che non possiamo capire qualcosa che stiamo fa' tinados scoprire? Non possiamo immaginare la cosa eterna. Non possiamo concepirlo, e se non possiamo comprendere l'universo, siamo ignoranti e limitati. Tu mi chiedi del senso di tutto questo, ma sicuramente saranno i nostri discendenti che possano comprenderlo. Noi stiamo qui per produrre un da' cendiente che userà lo stesso cervello che abbiamo già ma più sviluppato. Se il cervello reptiliano evolse fino a nostri tre cervelli umani, credo sinceramente che questa mos creando il quarto cervello che non deve essere ma terial. Nel Medievo l'intuirono e lo dipinsero in forma di alone perché così lo vedevano, come un circolo dorato attorno alla testa. Che spiegazione ha che dipingessero un alone? Perché si inventarono l'alone? Perché perché l'alone è reale.

II Che consiglio darebbe ad un cercatore di conoscenza, a qualcuno che si cercasse a sé stesso? Io incominciai meditando. Ma prima cercai persone che tuo vedessero un livello di coscienza più elevato del mio, benché non fossi per renderloro omaggio né con vocazione di discepolo. Mi misi in contatto con gente che considerava interessante. L'errore che commisi fu fare amico da qualche maestro, perché non accetti oramai né lo scambio né l'insegnamento. Con l'amicizia si squilibrano in due i livelli di coscienza persone. Ma conoscendo a tutte questi persone il mio livello di coscienza aumentò ed imparai molto, fino a che arrivai a dove considerai valido. Quando arrivi ad un livello che stimi importante, pue dia già e devi consegnarti agli altri affinché imparino con te. Di tutte le sue esperienze di conoscenza: psicoanalisi, chama nismo, prende di sostanze, meditazione..., con quale rimarrebbe?

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L'esercizio più rotondo al quale mi sono dedicato per anni è a fermare il pensiero. Ottenere che nel mio cere bro non entri né una sola parola. Una volta che egli con sé, mi tolgo della testa fino al pensiero che mi dice che fui capace di fermare le parole. Quella è stata la cosa più difficile. Anche praticare meditazione fu per me molto importante, benché la mia strada abbia avuto più che vedere con la creazione ar tística. Sconsiglia le vie razionali come la filosofia o lo studio della scienza? Non lo sconsiglio, credo che tutte quelle strade sono tam bién buoni. La filosofia mi fece esporrmi domandi che dopo dovetti risolvere per mezzo di altre discipline. Gli alti livelli di coscienza si trovano nelle persone o nei gruppi? È difficile appartenere ad un gruppo perché i gruppi consti tuidos creda dipendenze. Se parlassimo col senso co mún che ci caratterizza, dovremmo parlare del gran gruppo dell'umanità, l'umanità intera. Fortunatamente, c'è ce tempo che smisi di selezionare gente, e tutti i mercoledì mi trovo nel caffè con quelli quale vogliono venire a che legga loro il tarocco. A partire da un'età devi farti utile agli altri. Quando hai vissuto e la vita si è data un'expe riencia, sia buona o brutta, arriva un momento in cui devi trasmettere quello che sai. Invece di trasformarti in un vecchio tonto, devi andare sempre di più lontano. Né esiste l'invecchiamento né esiste la deca dencia mentale. La memoria può avere meno capacità per trovare una parola, o chissà possa sentire meno desiderio sessuale, meno virulenza, ma il desiderio non ha perché essere sparito. Se durante la tua vita hai lavorato le emozioni, quando maturi incominci a conoscere sentimien tosse sublima che non avesti quando ere giovane perché la natura non te lo permetteva. Fino ai 40 anni devi trovarti. La vera apertura della coscienza non Lei pue di fare prima di quell'età. A partire da lì, incomincia il ca mino. Lei segnala che la contemplazione è la tecnica che perfeziona to dai le cose. Che cosa capisce per contemplazione? Nella meditazione, ti immobilizzi e dedichi la tua attenzione a quello che succede nel tuo interno, come se fossi seduto sull'orlo di un fiume vedendo passare le cose. E la contemplazione è la stessa cosa ma nuotando in quello fiume. Cioè, stai vedendo quello che ti succede ma sei di pieno nella vita, agendo. Che cosa significa "essere posseduto per lo spirito del maestro?" Il nostro cervello che è ampio ed infinito, della stessa ma nera che produce la nostra personalità può produrre altre. Cioè, impariamo a costruirci una personalità, li è quizofrénicos possono avere trenta personalità, e perfino più. Quando vedi un maestro, vedi un altro essere umano che ha un livello di coscienza più alto del tuo. Che ocu rre? Che persegui quello livello di coscienza, il tuo cervello egli per segue. Allora il tuo cervello capta quello livello e lo riproduce nella tua persona, ma, come è la prima volta che lo vedi, l'identifichi con la sua persona, col suo ego, col suo carattere... Ed il cervello, invece di agire come se avesse la tua forma, si dà la forma dell'altra, ti fa sentire che hai il corpo dell'altro, la personali date dell'altro, l'apparente individualità dell'altro. 13


Questo produce un'imitazione, e credo che a quello ti riferisca con l'espressione "essere posseduto per lo spirito del maestro." Non è che il maestro stia in te ma c'è un'imitazione di un né vel di coscienza che stai considerando superiore il tuo. Ed il maestro che crede essere l'eletto? Buono, è che della mutazione di coscienza ci sono durante il tragitto trappole. Lo spiegai nel mio libro I Vangeli per guarire. In realtà tu sei una strada. Il tuo cervello è una strada Don di transitano tutti i dei. Se durante il tragitto vedo un dio e mi credo un dio, sono caduto nella trappola dal guru. In realtà, so mos la strada per dove passano le cose, non i passanti. Che cosa sono le prove iniziatiche? In parole di Castaneda, sfide. Considerali così. Osserviamo alcuni traumi: Una donna è violata e quello lo spezza la vita. Un'altra donna è violata, si lava, si ripulisce, llo ra, soffre, si ristabilisce, decide che mai più parla di ciò e continua la sua vita. La stessa cosa succede nelle guerre, alcuni persone rimangono dannate per sempre ed altre, invece, si fortificano. Bisogna dire che i traumi non producono l'in fermedad, i traumi sono i detonatori. C'è una base di malattia dentro noi che il trauma fa sfruttare. Ed in quanto alle prove iniziatiche, consistono nel siguien tu: hai un livello di coscienza e ti trovi davanti ad un avvenimento. Devi reagire di forma utile per te ed avanzare. La prova è una sfida affinché tu ti sviluppi. Il sacrificio è una trappola masochista? Così è. Le religioni ci hanno confusi. Nel nostro cul tura, il cielo non stava nella terra, non stava alla tua portata. Tu nías che guadagnarti più in là il soffrendo nella vita, e la Chiesa, dicendoti che soffrissi, diventò ricca e poderosa. Perché può sentirsi paura quando c'avviciniamo agli ar quetipos attraverso i sonni, l'immaginazione o le sostanze allucinogene? La moltitudine, la gente in generale, cambia solo livello di coscienza quando sta in un serio problema, come per esempio davanti ad una catastrofe ecologica o il terrorismo. La mul titud ha paura degli archetipi perché gli archetipi sono contenuti di dimissione coscienza, e quello produce paura al gene ti che non desidera cambiare. Ogni volta che affrontiamo ar quetipos, ci stiamo affrontando ad una dissoluzione dell'identità.

III Abbiamo costruito una pelle invisibile alla quale chiamiamo ego? No, la pelle non è l'ego. Ci sogliono pensare che è così, ma non è certo. Guardiamo più lontano: immaginiamo un leone. Egli arriva fino a dove arriva il suo salto, quello è il suo territorio. Quando vedi che un animale entra nel suo territorio, salta. Esistono anche piante il cui percezione raggiunge mille

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chilometri di distanza, uccelli che riescono col suo volo distanze formidabili, od orga nismos che si lasciano sentire molto lontano. E nell'uomo? Perché attraverso la telepatia l'essere umano può girare il mun do. L'uomo non ha limiti. Allora, che cosa sarebbe l'ego? Molte volte si è parlato dell'ego senza capirlo. In reo lidad, noi abbiamo il nostro essere essenziale ed un'altra parte ad quirida che permette un'identificazione o identità. Questa últi ma è l'ego, un'identità acquisita che sta al servizio dell'essenza. L'ego può degenerare in personalità derivate, schizofreniche o paranoidi poiché nell'ego è dove si fanno notare i traumi ed i colpi della vita. Lei riconosce che molti anni fa aveva un ego gigantesco. Che cosa si può fare nel nostro mondo senza l'ego? L'ego è sordo. Sordo ed acceco. L'ego deve essere domato. È il nucleo della dottrina hinduista. L'ego deve piegare davanti all'essenza. Nelle attività sociali si sviluppano i più grandi ego, come nell'università, dove una perso na parla e parla benché nessuno sia attento, e mai ascolto. Con quello tipo di gente non c'è dialogo, bensì un lungo monólo go. Nella vita bisogna entrare nel dialogo ed ascoltare a quelli di più. L'ego è necessario come il guscio dell'uovo che in gira l'essenza. Quello di "ammazzare" all'ego sono pazzie dei guru che, per certo, sono grande ególatras. Mi sto acor dando di Osho che, nonostante essere una persona inteligentísi ma, faceva mettere il suo viso nelle magliette dei suoi seguaci. In ognuno dei suoi libri avevano quindici o venti foto del suo cuer po. L'ego può arrivare a trasformarsi in qualcosa di delirante. Questo uomo passò la vita lottando contro l'ego e, tuttavia, non faceva altro che fortificarlo. Si confrontava con l'ego di quelli di più ma mai col suo. Io vedo i guru come pagliacci. Sono necessari, ma sono grandi pupazzi. Siamo schiavi dei nostri desideri? Tutto il tempo stiamo desiderando cose: più denaro, più oggetti. Il mondo è puro desiderio. Ci mettono nella testa che non dobbiamo invecchiare, migliaia di annunci c'incoraggiano ad ingrandire le labbra, sistemare i petti, allungare il pene o imputata firmare i nostri glutei. Desideriamo e desideriamo tutto quanto vedi mos negli annunci o per strada. Ogni volta che mi collego ad Internet mi trovo con quattro proposte costanti: allungarmi il fallo, scendere da peso, comprare prostitute e guadagnare una fortuna senza lavorare... o appaiono banche immaginarie Don di voglie milioni. Quello è il grave problema di questa società: è piena di desideri di consumare e di dimostrare, ma c'è molto poca voglia di essere. Dovremmo imparare allora, come tante volte c'è stato detto, a vincere il desiderio? Le scuole orientali trasmettono una saggezza molto anti gua che dovrebbe essere rivista. Si sono idealizzati molto gli in señanzas di Buddha, e bisogna fare attenzione. La leggenda di Buddha, se si guarda bene, c'è mostrato abbastanza deplorevole: un giovane ricco che abbandona sua moglie e suo figlio per stare tran chilo, qualcuno che teme le cose più naturali del mondo co mo la morte, la 13


vecchiaia, la malattia e la povertà... Ma, cla ro, nella sua dottrina si suppone che la liberazione del desiderio ci concede la salvazione che consiste in non rinascere, solo perché crede nel rinascimento o nella peregrinazione dell'anima, quello che è molto supporre e non potrebbe essere certo. Se io non credo nella reincarnazione, Buddha mi è caduto. Per lui bisogna scappare da questa vita per non tornare a reincarnarsi, e quello è un errore. Non bisogna scappare da niente. Bisogna vivere la vita. Io non so se esiste la reincarnazione, non possiamo saperlo. Non po diamo stabilire dottrine comunicando cose nelle quali devo credere, come dire che fermiamo la ruota della reincarna ción, il karma, eccetera. Sono credenze sospettose. Non li uso in nessun modo. Ben sguardi, sono tossici per chiunque.

IV Mi piacerebbe chiedergli della morte... La morte che è? Solamente un cambiamento, una mutazione. Non temiamo alla morte, bensì al cambiamento che suppone. Dove imparò quello? , Risate.) La morte è una parola, ed incominciai ad impararlo col tarocco. La morte è l'arcano XIII e non ha nome. È tá situato in mezzo al mazzo di carte. Io mi sono reso conto che una volta ebbi 15 anni e sparii. Quindi ebbi 30, dopo 40, e continuai a sparire. In questo momento ho 74, sono un altro pi ro seguo contento. Quando abbia 90 sarò allegro, quando abbia ga 100 seguirò contento, quando abbia 300 sarò stupendo, quando abbia un milione di anni sarò una festa. Crede che rimanga qualcosa di noi quando moriamo? Domandarono ad un maestro zen: "Che cosa c'è dopo la morte?." Ed egli disse: non lo so, ancora non sono morto." Io sto qui. Ma so che quello che sono avanza. Il Carro della lettera del tarocco è infossato nella terra. C'è Co. dove se dirige? La terra si muove e lo sposta. Noi avanziamo con l'universo. Che cosa mi importa dopo il? Nun ca mi importò come sarebbe a 80 anni, o ai 100, o ai 1.000 o i 60.000. Quello che mi importa è sapere chi sono ora, non dove vado... Quando incominci a poco a poco a staccarti del tuo identi date, ad essere un umano generico, smetti di vederti in un'età di finita. Quindi smetti di identificarti col tempo in ge neral. Poi non ti riconosci oramai originario di una patria o parlante di una lingua determinata. Non ti vedi nel tuo nome, non ti confondi con le cose che possiedi, continui a cessare nell'identificazione. Ma dove sostenerci in quella visione di uno stesso? Ti aggrappi a quello che sei. All'allegria della vita. Sei sempre di più felice e non hai bisogno dell'abito rigido del carattere o della perso nalidad. Diventi fluido, come l'acqua. Lao Tse dice: bisogna essere come l'acqua che prende la forma del bicchiere che la contiene." Ti stai per la vita prendendo forme e quello è magnifico. C'è un mo menziono in che l'accetti e ti dici "Questo che io sono sparisce." Ed una volta che sei cosciente, tutto il tempo stai lì. Senti nei tuoi 13


talloni un abisso di vacuità totale, e continui ad avanzare co mo una luce. E quella luce che sei sai che l'inghiotte l'abis mo. Esiste la speranza che ti dissolva con un piacere infinito nell'oceano cosmico, e tu sei, ma purché accetti cedere la tua coscienza. L'ultimo dono che tu dai è la tua coscienza. Quando arriviamo alla morte, la cosa migliore che possiamo ofre cer è una perfetta e luminosa coscienza, una coscienza cla ra che bisogna sapere creare, perché se no, come diceva Gurdjieff, muori come un cane, senza ofrendar la coscienza né costruire un'anima. Si dice che la potenza è rinchiusa tra le pareti del cranio... Ma dove situerebbe lei la nostra coscienza? Fosse del corpo. Il corpo è come l'osso di un melo cotón, tuttavia la coscienza non ha limiti e sta in costante espansione. Lei suggerisce che in un sforzo di immaginazione possiamo liberarci della cosa apparente, della stessa forma che sentendo musica o giocando con la memoria potremmo trasportarci ad un altro posto. Tuttavia, non basta con che giochiamo con un pugno di immagini... è che cam biar per migliorare, cambiare non all'individuo che immagina? C'è un tipo di immaginazione che è quasi industriale: sono i deliri. Non bisogna confondere l'immaginazione col delirio costante. Posso immaginarmi qualunque cosa tutto il tempo senza approfondire niente: racconti e racconti e racconti senza ahon dare nel suo senso... O possiamo, come Kafka, sommergerci fino ad un certo livello e stagnarci. Non accedè mai alla felicità. Si impuntò nella nevrosi. Lo sforzo è sempre necessario, ma perché c'è esatto questo è forzo permanente che è l'esistenza? Nella vita bisogna essere sempre attento, non in tensione. Non to che quando dici "sforzo" lo senti come qualcosa desagra dable, ma io non credo che bisogni fare cose che detesta mos bensì cuci che ci piacciono. Quando io parlo di "sforzo" parlo di sforzo gradevole: dipingere, danzare, vivere, sono sforzi completamente piacevoli. Dobbiamo fare quello che ci piace nella vita e sforzarci in ciò. La vita è una prova? No. La vita è una scuola iniziatica. O come diceva Casto neda: una sfida. Per il guerriero, questa è la cosa importante. Serve da qualcosa teorizzare sulla vita? Chi fa teoria della vita è perché non la conosce. Ma quello che la conosce, deve comunicare le sue esperienze, insegnare quello che ha vissuto. Ritorniamo un'altra volta alla vecchia ed ostinata domanda di perché esiste quello che esiste? Mi chiamò dall'ospedale una donna che stava molto in ferma di cancro, e mi domandò: "Quale è la finalità della vidi dà?." Pensai e gli risposi quello che ella aspettava: La vita non tie ne "sentito." Allora sospirò e disse: Quello è quello che 13


sperava di "sentire." Al giorno dopo, morì. Gli risposi quello per conso larla, perché quella donna non aveva rimedio. Benché io creda che la vita sé ha senso, un senso che non abbiamo perché co nocer. È un mistero. Quell'idea che tutte le cose hanno una finalità è molto mentale. Ovviamente che abbiamo un fine, ma non lo conosciamo. Se non fosse così, io non starei qui. Abbiamo una finalità come umanità nell'universo. Tu nemos un destino e, tuttavia, non abbiamo perché cono cerlo razionalmente. E questo bisogna accettarlo nella maniera più sana possibile. Trasformare il nostro pianeta in un giardino. In riquecerlo ed arricchirci. In che cosa consiste quello di essere uno stesso? Per caso possiamo arrivare a sa ber chi siamo? Il conosciti a te stesso significa, in realtà, che tu sei l'universo. Io non ho limiti perché sono unito a quell'unii verto come un organismo: il tempo è la mia vita, quello che suce di è la mia vita e è la vita. Se mi conosco a me stesso sono l'ac tor e lo spettatore. La cosa conosciuta ed il conoscitore contemporaneamente. Fino ad un certo punto posso passare di attore ad especta dor, ma c'è un momento supremo in cui l'attore e quello è pectador si fondono. Quella non è oramai conoscenza. È concien Co. pura, stato. Che cosa significa realizzarsi attraverso il transpersonal? Non si è abusato di questa parola? Non è tiritera, è semplicemente una constructo utile. Quello che capiamo per personale concorda con l'atteggiamento di in chiuderti nella tua propria psicologia ed analizzare tutto attraverso te stesso. Il transpersonal significa accettare che esiste l'altro, tenerlo in conto per percepire il mondo e capire le cose. In questo senso, il transpersonal trascende i limiti. Abbi dríamos, per quella strada, che arrivare non al pensiero andrógi. Se tu fossi una persona comune penseresti in primo luogo come spagnolo, dopo come uomo e, dopo, come terracqueo. L'ideale è pensare senza nazionalità, senza definizione sessuale e senza è tar deformato per il sistema solare. Possiamo arrivare a pensare che un giorno ci realizzeremo? Quella è una trappola, perché nessuno si realizza pienamente. Che cosa è realizzarsi? Si va avanzando come si può. Per ejem plo, oggi sto scrivendo tutto il giorno I Technopadres, una serie in forma di fumetto che mi piace. Sono felice perché mi piace la scena che inventai. Sono euforico perché sto creando. Benché sia una storia per bambini o per giovani, mi affascina. Ed ogni mattina scrivo un poema di quattro o cin co linee, non ho tempo per più. Sono piccole cose che faccio e che mi piacciono: Stanza abbandonata casa senza padrone il vuoto spia sotto le mie parole. Come un cieco che trovasse un tesoro nella spazzatura 13


accento trascorrere l'inverno. Non ringraziare per me. Quello che ti ho dato mi è stato dato solo per te. Non voglio che mi ami, voglio che ami: gli incendi non hanno padrone. Ascoltandolo, ho l'impressione che la nostra felicità consiste in guardare il mondo di una determinata maniera. Non è una questione di percezione. Consiste in essere uno il mio mo. Quando avanzi ti percepisci nella tua totalità. Non si tenta di delimitare la realtà. Se diciamo: "Io volessi conoscere", questa mos proiettando l'illusione di avere un io che inoltre cono ce. E non si tratta di quello. Dall'Antichità classica rispettiamo molto l'espressione "Conosciti" a te stesso, ma in realtà è abbastanza confusa. La gente pensa che è qualcosa pa recido a che esca a trovarti. In realtà quando diciamo "conosciti" a te stesso, quello "te stesso" è l'universo. Egli unii verso si conosce a sé stesso. "Conoscimi", dice l'universo. Nella voce di Dio, conosciti a te stesso significa... conoscimi. Cui dato: non pensare "Tu sei io, io sono tu." In realtà, "Tu non sei io, ma io sono tu." I grandi maestri sostengono che dobbiamo imparare a morire in pace. Ma ferma quello tutto questo viaggio è necessario? Sì, chiaro. La vita è imparare a morire con calma, "ju" gar a morire diceva i cinesi. Ma morire è entrare in un pro cesso, come quando lentamente dell'infanzia passa alla pubere tad: la peluria, gli ormoni... Lo vivi come un cambiamento. Tu avanzi nella vita ed incomincia ad apparire la vecchiaia che è un altro periodo. I capelli si vanno mettendo bianco, i denti gialli. Se lotti contro la vecchiaia, invecchi con angoscia. Se lotti contro la pubertà, ti traumatizzi. In un momento dato tutti in tratti nel processo della morte che si può e deve vivere esattamente come gli altri cambiamenti precedenti. La morte non è più che un stato. Nessuno stai morto! Nessuno muori! Tutti noi entreremo nel processo della morte, e la cosa meravigliosa è che l'accettiamo con la tranquili trovate la che entriamo nella pubertà o nella maturità.

Visiona

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I Che cosa pensa degli intermediari dello spirito? Di quelli che si sono organizzati per insegnarci i misteri della vita. Ultimamente ho diviso il mondo - malgrado queste decisioni siano arbitrarie - in esseri e pupazzi. Il parola "pupazzo" che mi è stato aderito al linguaggio, mi serve per designare tutte le constructos mentali. È, ovviamente, pupazzi utili e pupazzi inutili. E l'utilità dei mio mos varia come passa il tempo o cambiano il nostro circuns tancias particolari. In un certo momento, un pupazzo inutile può essere utile. Il pupazzo utile è quello che ci conduce alle mutazioni necessarie. I monaci, per il fatto di vivere in celibato, non sono degni di fede. Se tutto il mondo fosse sacerdote, finisce estuario la razza umana. In questo senso, non sono buoni. Non è po sible portare con sé a Dio né comunicarlo ad altri da una vidi dà che va contro la natura umana. Quando questi monaci si organizzano in sette, sorgono altri problemi. Suppongo che tentano di monopolizzare quello che chiamano verità... Le sette potrebbero essere utili, il problema è, effettivamente, che la sua realtà consiste in appropriarsi di Dio. La proprietà privata di Dio. Quindi dichiarano che chi non appartiene alla setta è infedele, degno di distruzione. Sono separadoras. Non uniscono. Io credo che nel futuro i tempii fossero polivalenti. Esisteranno cattedrali dove si celebrino tutti i culti, con li bre accesso e compatibilità assoluta. Posteriormente Lei elimi narán i nomi dei dei che saranno entità anóni ma. Se metti un nome a Dio ti stai appropriando di lui. La religione, come una Costituzione, deve essere rivista, perché nella misura in cui l'uomo va mutando, la reli gión deve cambiare. La setta procede con proibizioni. Quello che l'uomo non conosce il chiama Dio: è una forma di superstizione. Nella misura in cui il cervello evolve, le credenze cieche ed i tabúes si vanno sgretolando. Come colpisce questo quello che lei chiama salute...? Dobbiamo essere molto coscienti che sotto ad ogni malattia c'è una proibizione. Una proibizione che viene da una superstizione. Pertanto, non raccomanda nessuna Chiesa... No, ma neanche quelli tempii del maestro zen, siano già spagnoli, americani o messicani. Sono pupazzi che imi tanto tradizioni, linguaggi e cibi giapponesi. Ma le sette possiedono tecniche e conoscenze interessanti. Chiaro. Ma per acquisire quelle tecniche e conoscenze non è necessario tanto circo. Quando Ejo Takata mi fece arrivare un bastone zen, glielo restituii dicendolo: "non sono un maestro zen, non mi dare questo. Non sono mai un maestro né cammino danno do pali a nessuno, mi fai un gran onore, ma non lo voglio. La mia via è un'altra." Che senso ha che l'umanità abbia prodotto esseri come Je sús o Buddha? Quando dici Gesù e Buddha stai parlando di esseri che pa ra io sono 13


immaginari. È come se mi dici Don Groppa o Hamlet. La stessa cosa. Ma che siano immaginari non mi importa. Quella che mi importa è la qualità del suo messaggio che è mara villosa. In una certa maniera stanno lì, quasi possono essere toccati. Stanno lì, mitici, ma ora parliamo di esseri umani. Non sappiamo se alcuni esseri umani hanno ricevuto le rivela ción. Non sapremo mai se il santo è un matto o se ha allucina ciones. E delle apparizioni o rivelazioni, che cosa pensa? Vedere apparizioni della Vergine non mi interessa. Non mi prova niente. Vedere una ragazzina trasparente che mi sorride salii dà ad un albero è per me la stessa cosa vedere un gorilla salito ad un albero. È tanto curioso come quello: non si serve a niente. E che spiegazione dà a quelli fenomeni? Si prodursi perché la gente anela che esistano, si tratta di un'allucinazione collettiva. Jung diceva che i piattelli volanti sono un prodotto dell'inconscio collettivo. Sono sonni colec tivos. Perché abbiamo la sensazione che le religioni sono trappole pa ra lo spirito? Le religioni si trasformano in trappole dal momento in cui sono limiti. La divinità non ha nome né naciona lidad, e è per tutti. La religione viene a stabilire appezzamenti nella realtà mistica e, alla fine, senti i limiti di ogni religione e queste si trasformano in trappole. D'altra parte, i libri sa gradi sono da secoli essendo interpretati di forma aberrante per monaci per chi la donna è il demonio, e finiscono in fectando i testi sacri con le sue interpretazioni derivate; dopo, questo passa alle scuole, la politica, la società... e finisce per creare fatica. La religione che dovrebbe essere la panacea unii maiuscola, si trasforma nel veleno universale: tutte le religioni. Lei studiò la Cabala che è un linguaggio oltre ad avere un'interpretazione re ligiosa. Sì, un linguaggio che produce molti matti: in ebraico ogni lettera ha un valore numerico, ed ogni parola che leggi è, ed il suo ma, una determinata cifra. Allora fai combinazioni e diedi ces: "Il numero 87 è luna (levana) in ebraica, ma anche la parola putrida (nevela) somma 87, dopo luna e carogna sarebbero la stessa cosa." È un sistema delirante; la Cabala si porta al delirio. Noi siamo adulti. Non dobbiamo credere in racconti di fate. Non possiamo dire che un libro fu scritto per Dio. Non possiamo dire che il Bibbia, il libro sacro, sia la parola diedero vigna. Possiamo dire che è un romanzo, un'opera d'arte. Ed i linguaggi sono opere d'arte. Ma tutti, non solo l'ebraico o il sanscrito. Posso giocare con tutti i linguaggi di uguale maniera. Che relazione ha avuto col sufismo? Nel sufismo, quando lo conosci, scopri grande belle zas. È come la crema dell'Islam. È un profondo misticismo, ma stanno carcerati del Corano.

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Benché Shams-di-Tabriz o Rumi era anime molto libere... Io mi decisi a guarire, all'essere cosciente che li ammali dades vengono coi libri. Dietro ogni malattia c'è un libro, sia il Corano, i vangeli, l'Antico Testamento, le sutras buddiste... Tutti i libri, se sono interpretati dal fanatismo, producono malattie. Bisogna reinterpretare to due questi testi, bisogna prenderli come quello che sono: opere d'arte. Il Bibbia, per esempio, è un romanzo meraviglioso. Tutte le credenze stabiliscono metafore per spiegare l'esistenza, ma la spiegazione di quello che ci succede continua ad essere un mistero. Questa incomprensione, a volte, ci porta a progetti deliranti... Crede che Dio è un ludópata? È un gioco intellettuale interessante parlare di Dio e pensare che è un essere che gioca che ha attributi che si annoia, e che vince la noia tirando i dadi. Quando Maimónides scrisse il suo libro Guida dei perplessi ebbe bisogno di tre tomi per tentare di definire a Dio e giungere alla conclusione che Dio è quello di quello che niente si può dire. Dio è l'im ideabile, l'innombrable. Ed aggiungo io che è l'inamable per che: come ami quello che non conosci? Mi piace l'idea che gioca, ma io credo che egli non è chi gioca. È l'essere umano che gioca: è l'umanità quella che gioca. Johan Huizinga scrisse un libro chiamato Homo ludens che è un'analisi dell'uomo come essere che gioca. L'uomo è un essere che jue ga e costruisce le illusioni alla sua somiglianza. L'uomo ha ima ginado un Dio che gioca... In che cosa ha fede? Quando a Ramakrishna gli domandarono se credeva in Dio, egli rispose che no. "Come è possibile che un mistico tanto gran di non creda in Dio?", gli dissero. "Non credo perché lo conosco", rispose. Io non credo nella concetto "fede", credo in quello conobbi mento. Conosce? Ci sono cose che conosco, sé. Lo stupido non sa ma crede che sappia. Il saggio non sa ma sa che non sa. Quando lo stupido sa non sa che sa. Quando il saggio sa, sa che sa. Che cosa significa per lei il concetto "sacro civile?" Chi lo rida? Io sono una persona che mi sono proporsi fare il bene, sim plemente. Non è che lo sia riuscito, ma ci me lo sono propues to. Oltre a guadagnarmi la vita o avere figli e donna, come po diamo fare tutti, mi sono proporsi fare il bene nella misura in cui sto nella società civile. Il santo civile sarebbe chi imita la santità da queste posizioni. Nessuno è in reo lidad sacro, ma imita la santità. Il santo sarebbe l'essere hu mano perfetto, ma l'essere umano attuale sta ancora in proce so di evoluzione. Per quel motivo sta obbligato solo ad imitare la santità. Come possiamo imitare la santità? Per intuizione. Il santo ascolta quello che deve fare. E questo ci viene dall'interno, di quello che chiamiamo Dio interno. C'è una percezione in noi, 14


qualcosa che ci dice: "Che cosa è la cosa migliore in questa situazione? Come aiutare il prossimo?." Per il santo civile non esiste il sacrificio; come tutto il mun do, evita il sacrificio masochista dei santi e realizza una vidi dà normale, integrato nella società. Ma, inoltre, è cons ciente del mondo, è cosciente che i suoi atti devono essere risanatori per gli altri e per lui stesso. La santità non è qualcosa che appartenga alle religioni, né significa repressione sessuale. La santità consiste in avere una coscienza cosmica e divina. Quando io parlai di santità civile mi presero per pazzo, ma ora si sta praticando. Era ne cesario parlare di santità civile, e lo feci. Così come dico che l'arte per essere arte deve curare. E molti hanno cominciato a praticarlo. Quando scopri un'idea e la commenti, a vedi ces si estende dappertutto. Quando apre un fiore è pri mavera in tutto il mondo.

II Fare politica è necessario per lo sviluppo della nostra coscienza? I politici hanno una funzione sociale, sono nostri usa due, siamo noi che paghiamo loro. Bisogna dare si racconta che un presidente sarebbe il nostro addetto; i poliziotti, nues tros dipendenti, come i cassieri della banca o i camerieri. I politici sono i nostri servitori, non i nostri padroni. Ma uno può avere una passione politica... Io non l'ebbi mai, odiai sempre la politica. Non mi mischiai mai con quella gente perché, per me, la politica dovrebbe essermi tafísica, mistica ed arte. Io rode che finisca con la po litica che ora è il cancro della società perché oramai non sig nifica niente. Attualmente, un presidente non dipinge gran cosa, incarna un vecchio simbolo, ma dietro lui stanno le multina cionales, le petroliere, eccetera. Potremmo vivere molto bene senza essi, senza pupazzi e senza carichi rappresentativi. La gente sta imparando, perché li vedi rappresentati come teatro delle marionette o imitati per umoristi nella televisione, e non si lascia oramai confondere. Allo stesso tempo, lei dice che bisogna cambiare il mondo... Bisogna cambiarlo, ma non dalla politica. Quando io è astragalo in America latina, scrittori molto celebri mi dicevano che mi pronunciassi che prendesse partito per la sinistra perché altrimenti, mi notavano, non avrebbe mai successo letterario. Mi dicevano anche che se non mi situavo nella sinistra mi considererebbero della destra. "Pronunciati ed avrai successo li terario! È quello che abbiamo fatto gli altri! Se no, c'avrai come nemici", mi chiarirono. Non mi misi del suo lato per che considero che l'arte non è politica, è la politica quella che deve trasformarsi in arte, ma non l'artista in politico. Quale sarebbe l'utopia per l'epoca attuale? Per incominciare, vorrebbe che tutte le funzioni umane li realizzassero un compagno, cominciando dalla scuola. È mons truoso che i figli escano dal compagno e siano educati da professori, solo un uomo o solo una donna che è

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la ne gación del compagno. Le classi dovrebbero darli uguali di am bos sessi, ed i bambini essere educati da un uomo ed una donna, della stessa forma che dovrebbe avere un Papa ed una Papisa, un presidente ed una presidentessa, non necessariamente marito e mu jer. È quello che farebbe come primo dosata politica per la vita sociale: tutte le attività umane dovrebbero realizzarsi in compagni complementari. Viviamo alienati per un mondo che sta alla mercé della tecnica, il mercato ed il denaro. Questo si deve al capitalismo o il problema sta dentro noi? Se l'osservi distintamente, quella che definisce l'uomo o i valori non è la quantità, bensì la qualità. L'umanità siem pre è stato qualificato per le sue valenze. Un'altra cosa è la gran massa che è quella che dirige in fondo il mondo, perché i politici hanno bisogno dei suoi voti e devono ingannarla per legittimarsi. Il nostro lavoro è un altro, è creare gente cosciente. To do quello che desidero per me, lo desidero per gli altri. Lavorare la coscienza, per dopo ripartirla. Che l'umanità non affondi nella catastrofe, perché allora dominerà la quantità, e la massa ha un livello di coscienza scarso. Bisogna elevare il livello di coscienza: la moltitudine non rappresenta non all'essere huma. In questa società malata sorgono persone come anticuer pos chiamato ad espandere la coscienza, ma quello è un lavoro che si deve fare dalla scuola, dalla strada, dall'ar tu, da ogni parola. Per quel motivo parlo dell'arte per curare, e non di politica. Neanche servono da niente i divertimenti che adorme cen; buono, chissà per sopportare la vita, non è certo? Io mi diverto, mi intrattengo coi film americani come un marmocchio che servono per smussare il cervello, ma tutto quello pseudoarte non cambia la società. Benché, realmente, la so ciedad non deve cambiare, deve mutar... E, a poco a poco, va mutando. Se prendessi a qualunque essere mediocre di oggi ed il trasla darai al Medioevo, sarebbe un genio. Continuiamo a cambiare, andiamo mutando, ma la massa lo fa molto più lentamente. La società è come il corpo di una gallina: le zampe della gallina sono dure ed insensibili, l'occhio è molto vivo, e ci sono esseri che incarnano le cellule dell'occhio ed altri che incarnano le célu quelle delle zampe, dell'ala o della sua cloaca. Benché non tutti gli esseri umani abbiano la stesso fun ción, la coscienza collettiva è completamente necessaria. È, co mo dissi già, diversi gradi di coscienza, e quello è il più im portante: la mutazione del grado di coscienza. Se avessimo un altro livello di coscienza l'umanità sarebbe meravigliosa. Il problema è che l'uomo della strada ha un livello di con scienza animale, infantile e romantico che gli fa seguire apo yando a chi non lo favorisce, sia la classe politica, l'esercito... Dalla scuola e la televisione si fa una lode cons tante alle guerre ed il potere. La nostra storia è la storia delle battaglie e delle imposizioni. La vergogna della humani date. L'esercito e la polizia sono elementi repressivi che partorisce cen imprescindibili, ma che bene non potrebbero esistere. Io pro misi in Cile che l'esercito cambiasse la sua uniforme con un tutù ed imparasse prima che niente a ballare balletto classico, e che dopo studiasse sistemazioni floreali e giardinaggio per fertilizzare il nostro deserto cileno e trasformarlo così in un giardino.

III

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Il futuro è qualcosa che sta passando già tra noi. Come vedi il futuro della specie, di quell'umanità della che parla? Sono stanco di pessimismo, la razza umana cambia sempre quando sta in pericolo di morte. Quando incominci a mo rir gente per le strade, finiremo con l'inquinamento ed altri bar baridades. Reagiremo per forza. Non è mai tardi? Non è mai tardi. Allo stesso tempo che si perfezionano i telefoni mobili, le automobili, la genetica, anche le armi, si sviluppano altre molte cose che sono buone per l'huma nidad. La scoperta dell'energia atomica implicò c'è llazgos vantaggiosi per la medicina e la scienza. La strada che ha preso la genetica ci sembra ora mostruoso, pi ro è necessario perché stiamo entrando nella vita. La clona ción bisogna scoprirla se vogliamo evolvere ed abbandonare il nostro origine magnate. Nell'alchimia una delle idee di forza era l'omuncolo: creare un essere umano. Dobbiamo essere capaci di farlo. L'idea della depurazione della razza rovinò il desiderio che l'uomo avanzi geneticamente, pi ro dovremo ottenere un corpo differente poiché questo non risponde ai nostri desideri spirituali. Ma con la sparizione di culture e specie, la distruzione dell'Amazzonia... il mondo non girerà ad essere come fu. Ma possiamo ricrearlo con la genetica. Grazie alla gené tica recuperiamo gli animali che abbiamo sterminato. Non bisogna mettersi contro la scienza. Per me l'avanzamento scientifico è molto positivo. Come nella natura: quanto più progrediamo nel male, più lo facciamo nel bene. Perché si ha quella paura del futuro? Guarda, un animale ha paura perché possono mangiarsilo in qualunque momento. Affinché questa società funzioni e non cun dà l'anarchismo, deve funzionare la paura. È vari tu rrores: il terrore economico, molto attuale, il terrore sessuale (AIDS), il terrore alla coscienza, quando una società incomincia a pensare alla pena di morte, il terrore emozionale, la guerra di sessi, eccetera. Il terrore è qualcosa di complesso: fa costruire difese e mantiene la società senza cambiamenti. Come immagina il mondo dentro alcuni anni? Che mutacio nes gli sembrano possibili? Io credo che nel futuro cambi il nostro motore energetico, la nostra energia. I cambiamenti di una società sono cambiamenti di energia. Siamo obbligati a volare tutti! Ma non a volare come gli uccelli, bensì a scoprire la forza antigravitatoria. Non possiamo concepire un futuro senza vincere la gravità. Tutto cambia. Una città è un posto con radici, e finiscono le città. Vivremo in gusci volanti. Il cielo si popolerà, ed il suolo sarà libero di strade, strade, non useremo benzina... Voliamo su un giardino meraviglioso popolato per ogni tipo di animali. Viviamo in libertà. Cambia lo spirito, cambia tutto. Crede che ci dirigiamo verso un mondo senza limiti materiali, c'è Co. un'espiritualización? 14


Sì, e sarà un cambiamento graduale. Non ci saranno mobili, lavora remi con materiali intelligenti che si disfano e recuperano la forma, robot portatili, vestiti curativi, che ci potrà dire la nostra temperatura ed il nostro stato in ogni momento, abbi dremos case pensanti che funzioneranno sole. Tutto quello è già tá sviluppato, ma perfeziona. I combustibili fó siles finirà: esistono già automobili che funzionano con idrogeno, gas, aria compressa. L'inquinamento finirà. Egli diedi nero evolverà verso qualcosa di immateriale. Se abbiamo gratis una nuova energia, tutti godiamo dell'ozio e di una vita lare ga. Svilupperemo le arti, la bellezza. Parleremo cantando chissà, come versifichi. La telepatia, pochino a pochino, continuerà a stabilirsi come linguaggio. Ci sarà un mezzo di comunicazione istantaneo ed universale. Il compagno migliorerà molto e diventerà cosciente. Non potrà succedere che, come ora, alcuni mangino ed altri no, pertanto sparirà la fame. L'uomo comune dovrà fare evolvere il suo livello. Siamo gorilli, magnati. Stiamo ancora in formazione, ma voliamo. Benché ci fossero molte liti e resistenze nazionaliste per conservare le piccole cose arriverà un momento in cui tutto quello finisca perché sarà inutile. Come finirà? Grazie ai bambini. Quelli figli dei nazionalismi staranno in un ma turo comunicato con tutto il mondo. A poco a poco, tutte le nazionalità inframmischiano. I linguaggi inframmischiano. C'aspetta un futuro meraviglioso, dopo passare per enormi piaghe necessarie affinché non invadiamo il pianeta e non finiamo con le altre specie. Avrà sempre ammali dades per equilibrare la popolazione. Ma ci cureremo con la mente. Sono condannate a sparire quasi tutte le specie che ci hanno accompagnati nell'evoluzione? No. Li ricreeremo. Di una pelle di tigre appesa nella pa rete tireremo fuori tigri. Ma saranno reali o virtuali? Reali. Che opinione lo meritano gli esperimenti genetici? La genetica è sacra. Non bisogna opporsisi a. Crede allora che un giorno potremo arrivare a creare bellezza, come l'ala di una farfalla o un fiore? Chiaro, possiamo prendere un osso o qualcosa di organico per re creare l'animale: in una cellula sta tutto. Ricreare, ma non creare... Buono, si potranno mescolare animali e specie... Pertanto, la manipolazione genetica gli sembra una necessità? Mi sembra imprescindibile. La coscienza c'è stati in tregada affinché sperimentiamo. E la clonazione? È assolutamente imprescindibile e bisogna sperimentare a fondo. Per

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un'epoca non si avanzò a causa di pregiudizi religiosi, ed ora non si avanza a causa di pregiudizi científi cos, economici, politici... Dobbiamo continuare! È chi pensa che la clonazione può vulnerare destro fun damentales della persona. Perché, se la persona vuole? Parlo dal punto di vista del quale nasce clonato. Potrebbero crearsi cento copie di un umano e destinarli a trapianti di organi o lo schiavitú. Goethe scrisse Werther e si suicidarono due mille giovani, ed ebbe chi disse: "perché doveva scriverlo? Non devono scriversi quelle cose." Così sorge la censura, derivando da suposi ciones di questo tipo. Ma, seguendo lo stesso ragionamento, dovremmo bruciare anche il Bibbia, perché ha prodotto più morti che la bomba atomica. O tutti i testi budis incudine, perché è chi si scotta al bonzo. Tutto ha un pi ligro, sempre. Ma perché esista quello pericolo non andiamo ad im chiedere che le cose seguano il suo corso. Come esiste il pericolo di creare eserciti di zombies, esiste anche la possibilità di fare una nuova umanità superdotata, con lunga vita: una mutazione dell'umanità verso qualcosa di infinitamente migliore di quello che siamo ora. Quella è la strada. Nonostante, se analizziamo la storia, quando se mi è tentato jorar la specie si sono prodursi fenomeni tanto gravi come per esempio i nazismi. Ma in quello caso erano tentativi di selezione razziale con fini di dominio. Non era genetica, non si lavorava sul feto né busta la cellula, né niente per lo stile. Erano sonni dell'epoca, mossi per il desiderio di una razza superiore che dominasse alle altre razze. Ma di quello che io parlo è di un'umanità superiore, non di una razza superiore. Col risultato che sia ammessa la ge nética. Vedi come ci sono barriere che c'impediscono di arrivarlei vedere date? Rimaniamo inchiodati nell'idea che la genetica ha il rischio di portare un nuovo führer. Cambiamo quello con cepto: crediamo un'umanità superiore, ed allora accetterò mos la genetica. Crede che in un futuro ci sarà un mondo virtuale, come si sta diedi bujando in Internet? No. La radice della cosa virtuale è la cosa reale. Per questo, sempre, il mun do virtuale si dissolverà nell'accampamento. Crede che le religioni, tale e come quelle capiamo, saranno cosa del passato? Chiaro, un fenomeno storico, un fossile. Ci saranno mistico, pi ro le vecchie credenze saranno già fossili. Quando vedo film con sacerdoti, rido molto: i curati sono come un verda dero carnevale, i rabbini sono come una sfilata di pazza, i tibetani, Farò loro Krishna, tutti mascherati come travestiti. Un religioso non deve portare uniforme. Ci saranno nuove Chiese? Chiese non so, ma ci saranno grandi saloni di ballo. Tutti quelli posti si riconvertiranno in posti di festa.

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Come crede che si sviluppasse l'arte? Stiamo vedendolo già. Coi nuovi mezzi nasce l'arte polivalente. Cioè, ora siamo abituati a leggere un poema, ad ammirare una scultura o una pittura, ad accorrere ad una funzione di teatro... In una macchina l'avrai tutto: cuccetta tura, musica, voci, immagini, avrai una terzo dimen sión... L'arte totale. Come evolverà il nostro senso del tempo? Come vivremo molto più, quando abbiamo tre mille anni di vita sarà un piacere essere vecchio, perché essere vecchio è è tar in mezzo al cosmo e dell'universo. Sentiamo quell'unii verso. È un regalo divino che ci dà la vita. Essere vivo è un regalo inimmaginabile. Dobbiamo continuare a lavorare per migliorare questa meraviglia. Nell'universo dei suoi fumetti è molto presente la vita extraterrestre. A che cosa si deve? È presente perché esiste. Come lo stanno anche i problemi metafisici, come la politica, lo sta tutto. Perché in un fumetto non può stare tutto? La cosa peggiore che è sono i generi: il teatro comico, il teatro drammatico, il melodramma... Non credo in quello. Non ci sono un pianeta né un sistema planetario: c'è un cosmo, un universo che è presente in ogni secondo. Crede che possa avere una civiltà più avanzata in qualche lu gar dell'universo? Chiaro, è completamente credibile. Perché pensiamo che siamo gli unici esseri che esistono? La soluzione del fenó meno della coscienza dobbiamo cercarla in tutto quell'unii verso nascituro come unità. E come ci sono conoscenza e vita in un posto, potrebbe averlo in un altro. Potrebbe essere una forma di vita differente alla nostra, perfino incomprensibile.

L'arte di guarire

L'organismo, secondo lei, è non un canale di scolo di problemi resuel tosse. Chiaro, perché quando tu non vuoi farti cosciente di quello che hai, il corpo lo trasforma in malattia. Tutto Lei creto tende ad apparire così come tende a ma nifestarse la cosa occulto. La natura vuole che sia sano e che ti realizzi, e quando ti reprimi, reprimi qualcosa di te che qua ba uscendo per qualche lato. Da dove vengono le assuefazioni che flagellano le nostre società? 14


Di carenze dell'infanzia che le persone tentano com pensare di quello modo. L'alcolismo si prodursi generalmente per mancanza di latte materno. E l'assuefazione all'eroina suole di berse alla mancanza di essere, all'assenza di riconoscimento, per così riuscire a riempire il vuoto di non essere amato. La pazzia esiste o è un'invenzione della polizia, come direbbe Topor? Sé esiste. Abbiamo bisogno di sonno e realtà. C'è un momento in cui si cancella l'individualità, ed allora il cervello fun ciona senza controllo, ed arriviamo alla pazzia. Il cervello è un universo in costante espansione e movimento. Andiamo in una prigione razionale che naviga dentro un matto. Quale crede che sia la malattia più estesa? La sofferenza emozionale. La civiltà ci predispone a ciò. Lei ha assistito a molte operazioni nei che gli sciamani cu ran alla gente. Che cosa c'è di realtà e che cosa c'è di montaggio nelle cu razioni dei primitive? È quello che io chiamo "trappola sacra." Lo sciamano realizza ac tosse teatrali, imita poteri, ed imitando poteri produce l'effetto, perché apre le porte di quella cosa misteriosa che so mos noi. Dubitò sempre di quello che vedeva in quello tipo di rituali, ma dopo gli diede un altro senso, piuttosto metaforico che integrerebbe più avanti nelle sue terapie. Io partivo di non credere in niente. Non è che dubitasse, è che non voleva credere in quello. Il passo positivo che diedi davanti a quelle pratiche fu eliminare il credere ed il non credere, mi tolsi queste due atteggiamento di sopra. Gli scienziati non credono, ma credono in non credere. È un errore. Bisogna prescindere da pregiudizi davanti a è tosse atti, sperimentare tranquillamente e vedere i risultati. La maniera di lavorare come lo sciamano è, in qualsiasi caso, metaforica. Chiaro, perché l'inconscio procede con metafore. Se, per esempio, a qualcuno che si è fatto molto male gli dai una palla dipinta di nera e gli dici "Presa, questo è il tuo cancro e non il mio, rimanilo", quella è una metafora. Ma il malato, più o meno, normalmente si rifiuta di essere guarito. Non è che resista più o meno, è che resiste sempre, per una ragione molto semplice: la malattia, in sé stessa, è già una resistenza. Una resistenza al messaggio dell'inconscio. Si sta prodursi una proibizione e, nella misura in che a lei lei resisti, creda una malattia. Quando leggo il tarocco lotto come se stesse in un combattimento di arti marziali. Una lite di karatè col consultante che resiste ad essere aiutato. Il tarocco è un'arte marziale che tenta di darti vita, ma il consultante combatte e resiste. Lotte con le difese che appartengono ad ogni livello di coscienza. Passare di un livello di coscienza ad un altro è una ba intaglia. La gente si difende da essere guarita perché è stato mare ogni per una preparazione genetica, socioculturale e familiare che gli concede un'identità. La gente malata sta 14


chiedendo qualcosa, vuole che l'amino. Per potere aiutarla hai che lu char affinché accetti che non ottiene mai quello che non egli die rum nell'infanzia. Paradossalmente, e contemporaneamente, il malato chiede la cura. In realtà, il malato chiede la cura affinché gli è andato già il dolore, non la malattia. Sta chiedendo un'aspirina mi tafísica. Vuole che sparisca il sintomo, ma si rifiuta di volere vedere l'essenza che produce quella malattia. Non il quie re vedere perché perdere l'identità è quello che più temiamo. È come la paura alla morte? No. È molto più che la paura alla morte. Il cervello non concepisce la paura alla morte, ma sì la paura a perdere l'identità che è suo equivalente. La persona che la perde morivo si può dire che è un morto vivo che ha che re cominciare una nuova vita. Senza arredamento primitivo di fondo né superstizione, che cosa rimane delle cerimonie di cura realizzate per gli sciamani? Non è solo una questione di arredamento primitivo. Non siamo primitivi. Quando stetti in India, con motivo del rodaggio del mio film Tusk (1978), cercai un maestro. Mi trovai con uno che usciva dal hotel e che era grasso, si era arricchito ed era ingrassato, si era occidentalizzato in una maniera grottesca. Un altro giorno vidi una sfilata di sadhus, gli uomini sacri dell'India, protestando perché il prezzo della marijuana era salito: stavano tutti impasticcati. Il muje capo di bestiame vendevano i suoi sari di seta e li compravano di nylon. Etcé tera. Questi paesi primitivi vogliono venire qui, quello spiega l'invasione di sciamani di ogni tipo che approdano al nostro ciu dades. Tutti quelli che vengono a salvare il mondo vogliono entrare nella civiltà, e quello che li attrae è, soprattutto, il denaro. Quello è quello che li chiama l'attenzione di Occidente. È ridicolo che noi che siamo usciti della mentalità primitiva che siamo arrivati alla mentalità razionale, torniamo a cercare segreti nella cosa primitiva. Non possiamo ritornare dietro. Dobbiamo to mare quella conoscenza, applicarlo alla nostra mente razionale ed andare più lontano ancora. Ma è chi va alla selva alla ricerca di riti, sciamani e refe rencias che qui abbiamo dimenticato... La moda del neochamanismo è ridicola. È buono visitare altri paesi per imparare tecniche che abbiamo perso, pi ro non ferma imitarli o riprodurre le sue superstizioni, i suoi dei o i suoi riti che non ci servono. È assurdo. Noi non saremo mai pelli rosse né indi delle Amazzoni benché ce lo proponiamo. Il libro di Antonin Artaud I tarahumaras è la mentable, non appena che parla di quello paese con sguardo di turista. Si stende ad idealizzare agli antichi. Non erano migliori che noi, benché il paese ed il folclore abbiano conservato sempre resti di una conoscenza defunta che, d'altra parte, non possiamo usare. L'atteggiamento tradizionalista non è utile per noi. In che cosa consiste la psicomagia? La psicomagia consiste in dare consigli per risolvere pro blemas, applicando di forma non superstiziosa le tecniche della magia. Gli elementi coi quali si 14


racconta sono ogni tipo di atti simbolici che possano essere proposti ad una persona. La cosa prima di quello che dobbiamo essere coscienti è che quando una persona ha un problema è che introdu cirla nel suo problema, affinché sia cosciente di lui. Bisogna portarla al limite del suo problema, non allontanarla subito da lui, bensì affrontarla alle sue paure. Una volta superati questi, l'an gustia sparisce e la persona può rimontare. Se uno ha paura di qualcosa, bisogna affrontare a quella paura. Questo non è alla go originale: bisogna mettere alla persona di fronte alla sua angoscia. A partire da lì, ci sono metodi concreti per aiutarla. Nel caso in cui una persona abbia sofferto tutta la sua vita, la cosa unica che si può fare è lasciarle morire e che rinasca di nuovo. Questo si fa metaforicamente, per esempio cambiandogli il nome e facendogli un biglietto da visita nuovo. La psicomagia dipende da soluzioni creative molto semplici nelle quali io non ho nessun limite. Sono cose non aggressive, cose benigne, mai distruttive. Per esempio, se seppelliamo qualcosa dobbiamo piantare qualcosa. La creatività non deve verta dal lato del male o come una possibilità di fare male, com prendi? Perché la creatività dal male si trasforma in destructibilidad. E la destructibilidad non è interessante. La psicomagia può applicarsila uno stesso o un maestro è necessario? Ovviamente che può applicarsila uno stesso. Io lo faccio continuamente. Ho feticci propri e sacri, ed anche comici. Mi ho creato un altare, riflessi condizionati. Che caratteristiche deve avere un uomo per curare ad un altro? Non si cura ad un altro, si aiuta ad un altro a curarsi. Quello che vuole curare ad un altro è un vanitoso. Neanche l'altro si cura. Dio lo cura. Io credo che il motore di tutto questo sia la bontà. Quando una persona sviluppa in sé il sentimento dalla bontà, ad versa i sentimenti dell'altri e fa quello che può per sa carlo del male. Bisogna mettersi nel posto dell'altro e fare la cosa possibile affinché l'altro scopra come curarsi. Per quello è necessario che l'altro ascenda di livello di coscienza e da' piace la sua visione delle cose. Tutti noi percepiamo la vita da un punto di vista, più o meno variabile, ad una certa al tura. Quando cambiamo quello nostra punto di vista vita cambia. Il terapeuta deve lasciare la morale di lato per curare? Deve essere amorale, ma non immorale. L'immoralità rivela una malattia. Essere amorale per il terapeuta significa non juz gar. Come un medico: se un assassino ha una ferita, il ciru jano l'aiuta e lo cuce la ferita. Allo stesso modo deve ac tuar il terapeuta. Deve lasciare da parte i pregiudizi, e più ancora un terapeuta psicologico. Un certo disinteresse personale e distanzia sono imprescindibili per curare? Bisognerebbe precisare che cosa capiamo per "disinteresse." È bene tá non volere niente della persona, ma quello significa tam bién un certo cinismo ed indifferenza. Il terapeuta ha interesse in curare la persona, e precisamente quell'interesse fa che sia disinteressato. Parlo dei terapeuti che non cercano guadagnare denaro né truffare la gente, come fanno certi indovini. C'è un altro 14


tasso di interesse che si manifesta quando il psicoterapista ha complesso di fronte al consultante e vuole trasformarsi in un supporto per i malati, rinforzare il suo ego o sfruttare il suo interesse narcisista. Altre volte si danno interessi politici o so ciales. Conobbi una psicoanalista che distruggeva sistematica menzioni i compagni che gli erano avvicinati perché odiava l'uomo. Sta anche l'interesse di essere amato. O il più semplice: in tentare farsi amico dal paziente, ma questo bisogna lasciarlo da parte per potere curare. Lei normalmente dice che curare è tutto meno un gioco surreale... pi ro nelle sue ricette di psicomagia è molto di gioco e fino a di umore. C'è qualcosa di umore, ma quello che succede è che nel mo menziono che facciamo qualcosa che non abbiamo fatto mai, stiamo già durante il tragitto della cura. Bisogna rompere le routine. Co mo parliamo del linguaggio dell'inconscio o dei sonni, è tosse atti possono risultare strani in apparenza. È la strada contraria al seguita per Freud con la psicoanalisi ed i sue ños. La psicoanalisi annota i sonni e li interpreta alla luce della ragione, va della cosa incosciente alla cosa razionale. Io vado alla rovescia: to mo la cosa razionale e lo rovescio al linguaggio dei sonni, introdu ciendo i sonni nel linguaggio della realtà. Gli atti psicomágicos equivale a costruire sonni nella realtà. Se queste cose non succedono, bisogna fare che succedano. La realtà autobus ca la liberazione onirica, e bisogna fare che passi qualcosa affinché qualcuno si curi. Tutto quello che esce dalla cosa razionale fa ridere o spaventa. Risata o spavento sono solo reazioni per uscire dalla cosa comune. La verità è che la psicomagia è diventata popolare. Come se lo prende? Incontro per la strada molti atti di psicomagia che io non ho dato. , Risate.) È certo che si sta usando molto. Al principio fui molto discreto. Stetti per anni dando conse jos ed annotandoli. Quindi venne Gilles Farcet, e facemmo il libro Psicomagia che egli tardò quattro anni a preparare, mentre io continuavo a lavorare. Quando il libro uscì in Francia ebbe un gran successo e si tradursi al castigliano e l'italiano. La gente si mise a cercarmi, ed allora potei fare esperimenti. Du rante un anno ricevei, ogni giorno, a due persone nella mia casa per tentare di elaborare le leggi della psicomagia, pensai che era pari tu della mia creatività e che, prima che io morissi, doveva potere abituarsila a mio figlio Cristobal, a mia moglie Marianne e dopo ad alcuni terapeuti. Continuo formando gente, ma il processo è molto lento. Si necessitano, almeno, quattro o cinque anni di esperienza e molta attività artistica. La differenza fondamentale di questa terapia col psicoaná lisis è che questo fu creato da gente che procedeva dell'unii versidad e della scienza, mentre io ho creato una técni ca che viene dall'arte. Io dico che un scienziato non può essere terapeuta. La cura è opera di artisti e poeti. Se no, non puoi curare. Lavora col corpo a fondo, ma tenendo in conto l'esistono Co. diedi un corpo fantasma, sul quale lessi c'è investigato molto. Io incominciai a studiare le religioni, il tantra, lo yoga, l'a il quimia, lo zen, la medicina cinese, la Cabala. Mi resi conto che ogni cultura creda una biologia immaginaria che funziona. Per esempio, studiai che il chakra muladhara che sta tra il sesso e l'ano, è come un fiore di quattro petali che ha nel centro un elefante con la proboscide issata. In un primo momento pensai: "Veramente non sento

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che abbia nin guna fiore tra il pene e l'ano." Ma quando andai in India decisi di montare in elefante, per vedere che quell'era. Ed allora la sua pi perché dicevano quello di quello chakra: quando monti in ele fante senti la forza della natura. L'elefante avanza come un giroscopio, non si inclina né alla destra né la sinistra, va come una barca in un mare calmo. È come una forza mo numental della terra che la senti tra le gambe. Allora mi resi conto che quelli fiori e quell'elefante sono metaforici, bisogna comprenderlo nel suo senso culturale; sono localizzazioni che si ubicano nel corpo, ma sono immaginarie. A molta gente gli dico che se vuole imparare massaggio do-in, non pressi col pollice il corpo cercando mitico meri dianos. Io gli insegno in un'ora a spingere col pollice tutto il corpo della persona, ed i pazienti guariscono. Chakras e meridiani sono biologie immaginarie. Il corpo è un tutto. Mi informai sulla biologia immaginaria perché comprovai che, quando immagini il tuo corpo, stai creandolo. Castaneda ha forte una biologia immaginaria, col punto di assemblaggio e tutto quello che viene dell'esoterismo europeo, l'aura ed altro. Studiai anche i corpi mutilati, i chiamate "miem bros fantasma." Che consigli darebbe per perdere le paure che soffriamo? Ogni sposo è distinto, ma ho detto sempre che bisogna manifestarli di una forma psicomágica. Bisogna scoprire che cosa si fa paura e farlo. Se una persona teme morire, gli faccio passare per una funzione funebre, il funerale simbolicamente. A chi essertimi povero invio ad un'altra città a mendicare per un giorno. Faccio loro impiegarsi nel limite di quello che temono. Enfren tarse a ciò. Georg Groddeck disse qualcosa che mi piacque molto: Hai paura di quello che "desideri." Se una persona ha paura di essere ho mosexual, comando vestito di travestito ad un bar di homose xuales. Per vincere alla paura, bisogna lasciarlo entrare nella tua vita di forma concreta. La medicina del futuro contemplerà materie come la psicomagia, il teatro o il psicochamanismo? La medicina del futuro dovrà integrare tutto questo, nonostante che sta facendolo già. Io ho molti alunni del dottore Hamer che hanno creato la biopsicogenealogía che è un delirio per me, ma che a poco a poco si fa evidente. Ed il mio amico Jean-Claude Lapraz, medico fitoterapeuta, mi inviò per due anni ai suoi pazienti affinché io vedessi se exis tían problemi psicologici. Tra i due arriviamo ad un prin cipio di accordo che diceva: "non presupponiamo che tutte le malattie sono psicologiche, ma osserviamo che cosa c'è di psicologico nelle malattie." Studiamo gli eventi psichici nella sua relazione coi corporale e, contemporaneamente, i due facevamo il nostro lavoro. I medici di oggigiorno... esercitano un po' di psicochamanes? Ma se per la gran maggioranza di essi tu sei un numero e non hai niente da dire! Bisogna riformare radicalmente lo stato della medicina: dagli ospedali fino alle abitudini. Infermiere, medici, non sanno trattare il malato, pensano che al malato bisogna trattarlo di forma crudele ed impersonale, e quello non funziona. Essi curano macchine. La cosa fondamentale nella cura è che la persona Lei expre Lei e parli. Note, quando curi qualcuno che si prodursi un cambiamento nella persona che è stato ascoltata. Per curare devi sapere chi il paziente è ed in che terreno si sviluppò la 15


sua malattia ed il suo carattere. Per sapere chi è, è impres cindible sviluppare per lo meno il suo albero genealogico fino ai bisnonni. Ma niente di questo si applica oggi nella medicina convenzionale. Che cosa pensa sul suicidio? Se hai una malattia grave, incurabile, il suicidio è un'opzione possibile. La gente ha diritto a finire con la sua vita. La vita non è prolungare un'agonia. La medicina attuale prolunga il dolore, e quello è terribile. Come vedi la forma in che la nostra società affronta la morte? È una mostruosità come si nasce e come muore. Così non dovrebbe venirsi al mondo, bisognerebbe recuperare il nascere e morire nella casa.

Capire la vita

La vita intera non è per caso un miracolo? È ricca. Se tu osservi distintamente un prato, ti rendi conto che ogni pianta è di un verde differente, ogni coccinella è distinta di un'altra. Molti conosciamo l'aneddoto di quell'hom bre che fotografò i fiocchi di neve e scoprì che ognuno era differente: migliaia di milioni di fiocchi, ognuno col suo for ma. Cioè, tutta è varietà, differenzia. Ma, allo stesso tiem po, tutto è comunicato, siamo uniti per segreti fili. La vita è una creazione miracolosa. Tutta la realtà è una pu ra unione di fili mentali, emozionali... Bisogna camminare in punta di piedi, leggermente, sul mondo senza pa decer la realtà... I passi sono importanti. Tutto l'essere si riflette nella piano ta dei piedi dove arrivano tutti i tuoi termini. I pa sos ci definisce. Gli esseri amati, i cani ed i gatti, per esempio, conoscono i nostri passi. Ma c'è gente che vive molto rinchiusa nella sua mente e si disinteressa dei suoi passi, come se la terra fosse realmente sporca e potesse macchiarlo i piedi. Quando andai dal Cile io avevo 23 anni, al mio giro aveva 63. Le strade erano piene di ricordi, di emotività; lì stava tutta la mia adolescenza, piena di poesia. Continuava sui marciapiedi accarezzandoli con le suole delle scarpe. Gli atti verso gli altri devono essere tanto delicati come i passi che dà mos in un terreno che è la nostra parte. Che cosa significa "non soffrire la realtà?"

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La persona che non controlla il suo territorio non controlla la sua esistenza. Se uno non è cosciente si lascia portare, non solo esteriormente ma anche coi pensieri che l'assaltano. È molto vulnerabile a desideri e sentimenti. Per esempio, vivi tranquillo con tua moglie e, catastrofe!, improvvisamente perdi il controllo perché ti sei innamorato di un'altra. Non bisogna soffrire la realtà, bisogna navigare su lei, superare venti e tempes tades. In mezzo ai colpi del mare ed i segni, bisogna avanzare tranquillamente e guardare verso il porto a dove vai. A New York, quando stava montando il mio film La montagna sacra, ebbi problemi di ogni tipo ed inzuppava col mio sudore sei o sette magliette ogni notte. Andai a vedere un saggio cinese che mi avevano raccomandato. Era versifica, gran maestro di tailandese-chi e medico. Nient'altro vedermi, mi disse: "Quale è la sua finalità nella vita?." Io rimasi traspuesto, senza risposta. Egli proseguì: "Se lei non mi conta quale la sua finalità è nella vidi dà, io non posso curarlo." Allora capii che se una barca attraversa la vita senza finalità non arriva in nessun porto. Quello che permette che la vita non ci divori è avere una finalità. Quanto più dimissione sia, più lontano ci porterà. Come mistico non ho più che una finalità: conoscere a Dio. Non il Dio del quale si parla dappertutto, bensì di quella cosa incredibile che muove l'universo. Più in là ancora: disol vedermi tranquillamente in lui. Quella è la mia finalità e, per ciò, non è necessario essere un guru, né un illuminato né un altro pupazzo per lo stile. Dobbiamo agire nella vita come in un gran sonno? Come in un sonno lucido, non mangio in un incubo. E quanto più lucido è un sonno meno sonno è. Passare il fiume è passare la vita. Piena felicità nonostante la piena sofferenza. A me le guerre non mi piacciono. Ho passato per molte: incominciai col mondiale... Non sono di quelli che credono che l'essere umano debba angosciarsi. Ma il fatto è che viviamo pieni di angoscia... Ricorda che María e Zaccaria vedono un angelo e che, per due volte, l'angelo dice loro che non temano. Stava scrivendo I Vangeli per guarire e mi venne questa scena alla testa. Io credo che l'angelo li toglie la paura. Il primo passo per entrare nella coscienza divina e cosmica è perdere la paura. Perché? Perché l'essenza degli animali è avere paura, e ciò noi li mita. Il nostro corpo ha paura di essere mangiato. Questo è il pri mero e più basilare. Come film Alleino o Squalo si dirigono a quello fondo primitivo: essere divorato o non dovere mangiare. La paura, d'altra parte, è utile. Se i bambini non aprendie ran che non devono scottarsi, morrebbe tutti. La paura preserva la vita, senza lui non viviamo, ma invece il panico è un'altra cosa. L'angoscia è la paura alla cosa ignorata. Quando non sai di che cosa hai paura, allora si prodursi angoscia. La cosa essenziale non è tanta liberarsi della paura come non lasciarsi do minare per il panico. Dice che l'amore cresce nella misura in cui la critica decresce. Có mo dobbiamo agire di fronte ai difetti degli altri? Il nemico dell'amore è la critica all'altra. Se qualcuno tu criti ca è perché non si ama. Bisogna accettare all'altro come è. Orbene, criticare è una cosa ed il giudizio obiettivo è un altro. In juiciar è cattivo, ma sapere che cosa succede agli 15


altri è buono. Bisogna dire all'altro: "Io non ti critico perché ti voglio, ma vedo i tuoi limiti e mi piacerebbe farti cosciente di essi affinché tu faccia quello che voglia." Quello non è critico. Normalmente dice che "Quello che dai te lo dà, quello che non dai te lo togli"... E quello vuole dire che quello che fai al mondo te lo fa a te stesso, e quello che non dai al mondo te lo togli. Se io guar do la conoscenza, me lo tolgo. Io ebbi un maestro, un al quimista che aveva 110 anni e si impiccò con un filo di ferro nella sua stanza. Aveva una conoscenza enciclopedica e monumentale ma lo dava in piccole frasi... Per che motivo lo servì accumulare tanta conoscenza? Si suicidò! La conoscenza si riceve e si dà. Quando dai quello conobbi mento ti arricchisci. Se non dai amore stai togliendotelo a te stesso. Se io comincio ad aiutare la gente, se incomincio a guarire la gente, mi incomincio a curare, comprendi? Per essere tera peuta bisogna essere malato. La cosa prima che bisogna fare per curarsi uno stesso è curare la gente. Il mondo tu sei ed io sono. Il mondo non è nostro, è quello che siamo. Io non quie ro camminare coi piedi sporchi. Perché devo camminare per te rrenos inquinati o tra alberi che stanno morendo? Questo che soffriamo stiamo facendocelo il mio mos: se avveleniamo l'atmosfera attacchiamo il nostro pulmo nes. Se ingerisco tossico come nicotina o alcool sto contami nando il mio sangue, ma come il sangue è di tutti - il mio sangue non è mio - sto avvelenando all'umanità. Ho un'altra frase più: "non voglio niente per me che non sia per gli altri." Ha scritto che per trasformarsi bisogna dare e non chiedere che è molto distinto. Per trasformarsi bisogna dare, ma per trasformarsi bisogna anche imparare. Uno si chiude e non ammette l'amore dell'altro, l'affetto né l'aiuto dell'altro. Il vero salto è imparare a ricevere che è tanto difficile come imparare a dare. E bisogna anche imparare a chiedere quello che uno necessita: justi Co. è darsi a so stesso quello che uno merita. Per quel motivo nei vangeli si dice: "Chiamate e vi sarà aperto." Se io chiedo una lunga vita è perché ho diritto a chiederla. Se io chiedo che si usi un'altra energia differente a quella del petrolio è perché abbia go destro a chiederlo, come che si ripuliscano i fiumi o che ce sen le guerre o che le fortune non si accumulino in alcuni paí ses mentre altri passano miserie. Ho diritto a chiedere che circolino le fortune per tutto il pianeta. Abbiamo che apren der a chiedere quello che è giusto, ed a non chiedere quello che non è necesa ride chiedere. E la gente che non chiede...? Un santo che non chiede niente è un santo che vive rinchiuso in sé stesso e che lascia passare il mondo... È una decisione in dividual, ma è necessario avere a chi trasmettere le tue cono fondamenta. Un momento fa ti menzionai al mio maestro al quimista che possedeva una saggezza incredibile e che mi rivelavo i segreti con contagocce. Era stato prestidigi tador, un uomo famoso... Aveva messo tutto il suo denaro nella banca e, per un errore economico dell'inflazione, lo perse e non sapeva di che cosa vivere. E, allora, si pese da un filo di ferro. Si impiccò per non avere condiviso con gli altri. Io ebbi una crisi profonda quando lo seppi e mi interrogai per il fine di quell'uomo. Imparai qualcosa: la saggezza che non dai, la pier dia. Alla morte di quell'uomo, con la reazione che io pro dujo, cominciai col mio Cabaret Mistico, posto dove poteva in señar agli altri 15


tutto quello che io imparavo durante la settimana. A volte mi rubavano idee, ma quello non importa. C'è gente che dice che fece cose che io inventai. Mi dà uguale. Una volta, questo stesso maestro centenario e con corpo di adolescente, mi contò che aveva studiato arti marziali. "Io" anche, gli risposi. Stavamo in Notre Dammi, e mi diedi jo: "Attaccami." Io mi misi in posizione di combattimento e lui mosse la sua mano sinistra di una forma tanto incredibilmente bella che mentre la guardava affascinato mi diede un gran schiaffo: "La bellezza è l'arma più pericolosa", mi notò. Io tardai molto tempo a comprenderlo. Utilizzò una pratica segreta cinese che consiste in disegnare con la mano una biscia che distrae il nemico. E così è la bellezza. L'arma più terribile. L'arma più poderosa dell'essere umano è l'immaginazione. Di dón di viene l'immaginazione? L'immaginazione è un gioco di costruzione che abbiamo. Per diverse strade continuiamo ad acquisire materiali: parole, emozioni, desideri, necessità, sensazioni, percezioni. Tutti questi materiali li organizziamo con la nostra coscienza razionale, della maniera in cui abbiamo imparato. Benché sia mos primitivi nel processo di identità ed in conoscere nues dietro proprie possibilità, li organizziamo. Nel cervello, to dai questi pezzi si accumulano e possono mescolarsi ed ordinare con forme differenti, come nel giocattolo Laico. In questo pro cesso non contiamo solamente su quello che ci viene dato di fu ra, acquisito, bensì con quello che si trova, misteriosamente, nel nostro cervello; quello che chiamiamo incosciente. L'imagi nazione è creare con questi materiali. Quando leggi, stai molto ima ginando più di quello che stai leggendo. L'immaginazione è un linguaggio più ricco del limitato linguaggio orale... L'immaginazione supera i limiti razionali. Esiste un'immaginazione visuale, tattile, olfattiva, orale, uditiva, emozionale, sessuale o inte lectual. Un'immaginazione emozionale che sviluppa tuoi sentii mientos fino alla cosa sublime o il crimine. Un'immaginazione sessuale, come quella del marchese di Sade; un'immaginazione materiale, co mo quella che aveva Marx che vedeva il mondo attraverso l'eco nomía. Io, all'immaginazione, la chiamo creatività. La base della vita. Se soffriamo è per mancanza di immaginazione, per mancanza di creatività. Dopo tutto, abbiamo qualcosa da perdonare alla vita? , Sorridendo.) La tua domanda è simpatica, perché fa della vidi dà un oggetto e di te un individuo che sta fuori di lei e che, inoltre, la giudica. Noi non siamo pupazzi fossi della vita! Per perdonare alla vita avremmo primo che perdo narnos a noi stessi. E noi dovremmo essere cul pables di qualcosa e non lo siamo. Non c'è colpa. Neanche esiste un criminale che sia colpevole egli solo: ogni crimine individuale è prodotto della famiglia, la società e la storia. Io parlavo in termini di risentimento verso la vita. Bisogna perdere i risentimenti: è il gran lavoro di re solver la rabbia ed i rancori. Siamo pieni di rancori e frus traciones per amore non ottenuto. La malattia è mancanza di amore. E contro la mancanza di amore?

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La creatività. Possiamo imparare ad essere creativi? Ovviamente, immediatamente ti darò un corso.

Corso accelerato di creatività Introduzione

Quando parlo di creatività mi sto riferendo ad un cam bio totale in noi stessi. Se non ho voluto mai riflettere a voce alta su questo tema è perché quello che ascolta è molto strano. Senza creatività, il mondo va molto male. Sono sicuro che la maggior parte delle malattie provengono della mancanza di creatività e che la problemi socia essi che abbiamo nel mondo si devono a questa carenza. La creda tividad cattivo compreso provoca la guerra ed i crimini. Per lavorare con la creatività bisogna essere critici con uno stesso e con tutto quello che rappresentiamo. Quando guardo una persona, posso vedere in che stato si trova il suo corpo. Posso vedere anche le sue tensioni mentali, come il suo spirito è ripiegato. In altri, percepisco i dubbi che hanno su se stessi oppure scruto l'educazione ricevuta come una pesante crosta, poiché li hanno educati dalla razionalità. Altri ballano tutto il tempo con le cose del passato. Quando

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guardo, non lo faccio con un sguardo critico bensì con una sguardo creati va. Se leggo il tarocco a qualcuno vedo integramente la persona per che prescindo dei miei limiti per ciò. Questo è solo un esempio di creatività. Voglio spiegare che cosa la creatività è nel suo insieme e perché la creatività è tanto rara. La creatività è tanto strana che con lei può arrivarsi ad essere Cristo, Buddha, la Vergine o Atena. La creatività è relazionata con la religione ed anche coi miti. A me mi ha salvato la vita. Per quel motivo introduco questo corso contando cose del mio passato. Vi dirò che nacqui in un quartiere operaio che mio padre aveva un negozio ed era commerciante. Lo conto in un libro che Lei lla ma La danza della realtà. Venni a fermare ad un mondo molto limi tado e pensai che la creatività era l'unica chiave che aveva. La cosa certa è che mi piaceva studiare, era un buon studente, pi ro mi annoiavo un po'. Come i miei zii, ai quali detestava, erano universitari, abbandonai l'università. Allora mi diedi je a me stesso: "L'unica chiave che può salvare la mia vita è l'immaginazione." Ma come si sviluppa l'immaginazione? Nel mio caso non re sultó difficile. Io avevo imparato a leggere a 5 anni e passava gran parte del mio tempo tra libri: racconti di fate, histo estuari di ogni tipo... Sviluppai l'immaginazione attraverso la lec tura. L'immaginario formato attraverso i libri è sempre un immaginario intellettuale, perché passa per le parole. Ma l'immaginazione è molto più che quello. La creatività supera le parole. Uno dei grandi nemici per creare è la morale. Bisogna essere amorale per sviluppare l'immaginazione. La morale c'imprigiona l'immaginario. Bisogna essere coraggiosi e prescindere da quella stampella.

Storia dell'immaginario L'essere umano, dal punto di vista storico, cominciò da vivere rinchiuso in quello che era, in sé stesso. Poi si rese conto che poteva lasciare entrare dentro sé elementi che non stavano in lui, bensì fosse del suo corpo. Ci misero nella natura, e risulta che la natura è noi! Al prin cipio, tuttavia, il mondo ci risultava altrui. Per esempio, supponiamo che sono un selvaggio: so che il mondo io non sono, ma mi rendo conto che ci sono alberi, vegetazione, fiori, muschio... Per mezzo della stregoneria, un giorno in corporo l'albero alla mia persona. Credo un totem vegetale. Sono unito all'albero, al totem. Quando si impunta un albero, quell'albero io sono; quando si taglia il suo tronco, io muoio. Quando muoio, depositano nei miei bocca semi, e di lei cresce un altro albero mara villoso. Del mio cadavere sorge un albero, dopo sono un seme. Incorporando gli alberi, principio a coltivare la terra, perché mi identifico con le piante. Quello che sta nella base del mio ima ginación è il mondo vegetale, e questo si è trasmesso fino ad oggi dato che i fitoterapeutas utilizza le piante per cu rar. Bisogna entrare nello spirito delle piante, ma all'in versa, aprendo una porta affinché lo spirito delle piante penetri in me. Fino a che lo spirito delle piante non abbia pi netrado in me, non sarò creativo. Lì dove termina lo spirito delle piante sta l'Om Frollai Padme Hum, o il diamante nel loto. Qui si concentra tutta la religione tibetana. Del pantano esce un loto nel quale cresce Buddha - Tutta la religione egiziana o buddista si stanzia nell'incorporazione di una pianta. Perché questa si apre al sole, ex pande il suo profumo, si fa dio. Io sono una pianta che cresce del fango che cresce del mio inconscio; cresco della concien Co., della conoscenza, e mi diedi esce

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l'Essere diedi Brilla. Tutto questo tie ne una remota origine. La pianta che incorporai in me ha abier to le mie porte. C'è un koan zen che dice: "Porta aperta al nord, porta aperta al sud, porta aperta all'est, porta abier ta all'ovest" È la risposta a quello che è il Buddha. Non Lei com prende quello che quello vuole dire, ma almeno si capisce che qualcosa si apre. La persona che non è iniziata nella creati vidad si dedica a cercare, ma gli costa molto aprirsi. Pa ra essere creativo, bisogna sciogliersi. E così si entra nello zen per che la valuta essenziale dello zen è sciogliere ormeggi, liberarsi. Quando l'umanità prosegue il suo avanzamento, l'uomo lascia mettere all'animale in lui. Assorbe l'animale: gli insetti, le ra nas, le tigri, i leoni, i leopardi, i ragni... cioè, il tó tem animale - Del totem animale nasceranno tutti i dei: Apollo è una rana, per esempio. In molte culture si distinguono maschere animali, di leopardi in Messico, di coccodrilli in Africa, e perfino lo zodiaco è simbolizzato per figure di animale ed ancora oggigiorno perdura l'incorporazione del totem animale alla nostra vita quotidiana: utilizziamo espressioni come "essere un rapace" o "fare la guerra come predatori." Abbiamo incorporato l'animale in noi. Così è come all'inizio l'essere umano produsse il suo creativi date. Di ogni cucia che incorpora, fa un dio. Con ogni diedi mensión incorporato, cresce il nostro essere. Dopo incorpo rar all'animale, l'uomo si fa cacciatore; può allevare vacche, agnelli... Se incorpora una tigre, può cacciare una tigre; se in troduce un elefante, può domare un elefante. Di lì proce del dio Ganesha in India, con la sua testa di elefante. Pa ra la cultura indio il ragno è Maya, quella che tesse l'universo; e questo universo è un sonno, un sonno tessuto in forma di telara ña. Nel tarocco possiamo vedere che l'arcano 8 è la Giustizia, e la Giustizia è una discendente del ragno. Tutto otto discende del ragno: le otto zampe, il simbolo di infinito ed altri refe rencias. Ma bisogna andare più lontano. L'uomo contempla i mossi mientos della luna, i movimenti del sole; guardando i è trellas incorpora i ritmi del cosmo. Di lì nascono la legge, la regalità; tutta l'organizzazione della società nasce dall'incor poración del ritmo cosmico. Per esempio, c'era un re che faceva regali al suo paese in notti di luna piena e quando la lu na spariva era deposto. Seguivano la condotta della luna. Si pensa per cicli. L'inclusione degli astri nell'organizza ción sociale persiste ancora. Siamo diretti da un presidente che simbolizza il Sole, e per la donna del presidente che sim boliza la Luna. Il Papa è un simbolo solare; la Papisa è un sím birillo lunare. L'assimilazione dei ritmi cosmici è importano si fermi noi. L'illuminazione si impadronisce di riferimento a quelli cicli. Si dice: mi illumino, mi trasformo in sole." E brilliamo come il sole. Cioè che la nostra fine suprema è trasformarci in Sole (Amon-Ra), perché la luna riflessa la luce del sole. Quello che significa che l'io deve essere come la luna, così umile, per riflettere nella sua totalità la luce del sole. Quando al sole gli fu dato un significato maschile, il nostro so ciedad incominciò a degenerare. In Germania ci sono vestigia di un'antica civiltà nella quale la luna era maschile ed il sole fede paggio. Sono resti di una società matriarcale nel che con vertirse in sole significava trasformarsi in donna. Oggi significa estuario trasformarsi in uomo, inconsciamente parlando. Tutto questo non vuole dire che dobbiamo capire il sole come una rappresentazione papale o di un altro tipo. In fondo il sole è una specie di androgina essenziale. Già nel Secolo delle Luci, l'uomo decide di essere intellettuale, puramente intellettuale. E la meccanica comincia a produrre gli apparati: i motori a gas, i meccanismi o le macchine che funzionano con energia manuale, come gli 15


orologi. E l'uomo incorpora le macchine. Imitati la condotta delle macchine! È arrivato il pensiero razionale. Perfino ancora oggi si tengono piante di quello razionalismo del Secolo delle Luci. Quando vado con un francese al cinema, dice: "Ma quello non è logico, non è po sible." Se vediamo Lo splendore, il film di Kubrick, quanto do il protagonista si rinchiude ed all'improvviso esce con un'ascia, diciamo: "Quello non è possibile, non è logico, chi gli ha aperto la porta?." Come non ci sembra possibile, non sembra accettabile. Tutto quello che non è logico non ci vali! Questo che metto come esempio trasluce l'introduzione della macchina in nostro immaginaria, perché le macchine sono assolute e totalmente ló gicas. Hanno una finalità molto chiara, dopo l'uomo deve avere una finalità nitida. Il Buddismo, al contrario, cerca l'illuminazione senza finalità. Siamo marcati per il ra cionalismo. Essere razionale è buono, ma essere solamente razionale è una lebbra, è una peste, una malattia. Quando la sexua lidad prese quello verso la razionalità attraverso la religione, per esempio, si prodursi una catastrofe. Lei creó una morale ra cional che si è esteso a tutta la società, e che è pro basi distruttiva. Incorporando la razionalità al sesso si creda un problema che ci ha condotti più tardi, preci samente, a rompere la razionalità. Come reazione a quella malattia apparvero Freud ed i surrealisti. Il surrealismo fu molto importante perché co menzamos ad identificarci coi sonni, recuperiamo quello risi non dei sonni, mentre è una parte di noi. An tè, in Grecia, il sonno era dei dei, non era per gli umano. Ma incorporando il sonno, io sono quello che sogno. Ancora un passo più. Ora, nel secolo XXI, abbiamo orde nadores. Ciò suppone un cambiamento totale della nostra mentalità, perché in dieci anni abbiamo assunto tutti i sistemi dell'informatica. Ora una casa può guardarsi da tutti gli il due. Sai, con tuo immaginario, che puoi entrare per la finestra, visitare un appartamento ed uscire. Possiamo guardare ad una perso na con la mente, andare per tutte le sue vene e tutto il suo corpo per arrivare al posto eletto. Voglio dire che si comincia ad avere un atteggiamento di computer. Quella è la mutazione che stiamo suo friggendo in questi momenti. Processiamo i dati in maniera differente. Che cosa verrà dopo? Buono, ho fatto un breve re spostato storico dell'immaginario. Quello che voglio spiegare è che, se guardo le mie scarpe che sono di un'epoca razionale, vedo la cosa vegetale, scarpe come radici. Vedo la cosa animale, scarpe come cuoio, la materia della quale stanno ha chos. E posso scorgere anche dove mi portano, la zappa tosse obietto come, e quello è razionale. Surreale: vedo che tutta la mia infanzia sta lì dentro! E nell'epoca attuale, gli scarpe pue dia essere rosso, possono essere verdi, gialli; posso cambiarloro il colore, posso cambiare la forma; ci sono dieci milioni di scarpe che posso avere subito nei piedi. Sono libero per uscire dalla mia prigione mentale.

Dalla nostra cella Comincio questa parte del corso con la parola "prigione." Spero che questo sia una chiave per voi. Per me questa refle xión è stata molto importante. È la realtà nella quale vivo. C'è qui la storia: io sono nato in un corpo limitato, io tempia to impotente. Tutti abbiamo quattro elementi: l'intelletto, la cosa emozionale, la cosa sessuale e la cosa corporale. Viviamo nelle idee, le emozioni, i desideri e le necessità. Queste quattro elemen tosse stanno

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rappresentati nei comandali tibetani, indi, hin dúes, nella lettera del tarocco Il Mondo, etc. È una divisione in quattro parti, col quinto elemento nel centro. Questo è il vero percorso attraverso tutta la storia dell'arte dell'umanità. In ognuna di queste quattro parti abbiamo come portinai ai draghi. Ogni torrefaccia sta fermamente prote gida. Ricordiamo l'immagine dei leoni che conservano la porta di un tempio, o le gargolle di Notre-Dame. Abbiamo all'interno di noi alcuni portinai eccellenti che ci mantengono limitati e molto vigilati. Il mio intelletto è chiuso con chiave, conservato; le mie emozioni, encofradas; la mia sessualità e le mie necessità, custodite. Tutto è protetto, e precisa mente quelli carcerieri che noi abbiamo creato sono quelli che c'impediscono di essere creativi. Quello che sto dicendo è per quel motivo un po' rivoluzionario, perché per essere creativi bisogna vincere i portinai e tirare le porte, benché non li sia visti ed in cluso benché non li sia identificati. Sono come la strega brutta che bisognava vincere nei racconti di fate; sono l'orco, la paura... Sono i nostri custodi. Siamo stati formati per la storia dell'umanità, per lo sviluppo del pianeta, per la società, per il paese, per la famiglia. Tutto quello vive in noi. I nostri vigilanti sono preistorici. A poco a poco sono diventati forti, c'è encastillado. Noi dobbiamo attaccare quelli portinai, liberarci di essi, il problema è che quando glieli attacca, ci sentiamo minacciati, desprotegidos, spunta la paura. L'ultimo limite che bisogna vincere per essere creativo è quello degli escrementi. Siamo un corpo che espelle materia in decomposizione. L'orina, la saliva, lo sperma, li mestrua ciones... Stiamo parlando solo del corpo. Una persona che ha profondi portinai nelle sue escrezioni non può essere creativa. Nella medicina ayurvédica c'è una scuola che utili za l'orina con fini medicinali. In Messico trovai un sa nador che curava con ogni tipo di escrementi di animali, e secondo lui ogni escremento aveva una capacità medicinale diedi ferente. Nella creatività psicomágica, a volte, quando le persone sono bloccate, faccio loro dipingere un quadro col suo excre mentos. Quello blocco normalmente ha la sua origine nell'infanzia, in casi di famiglie molto esigenti con la pulizia e che prohi bían ai bambini sporcarsi o mangiare con le dita. Proibivano loro di essere liberi.

Sete creativi Se qualcuno vuole essere creativo, deve tentare di praticare il se ti orienti esercizio: uno deve collocarsi su una superficie ab sorbente, bere un litro o due di acqua, e dopo deve tentare di orinare facendo un disegno e che l'acqua lasci una pianta. Sia come sia, dobbiamo tenere in conto che per essere creativo il né ño sporco deve esistere in noi. Nell'escrezione non può avere limiti. Fui molto amico della pittrice surreale Leono ra Carrington che era stato compagna di Max Ernst. La co nocí in Messico. Mi contò che era stato anche amante di Buñuel ma che, improvvisamente, l'abbandonò. Allora ella, il giorno che aveva la mestruazione, mise le sue mani nel sangue, e li impresse per tutto il suo appartamento. Fu il suo reazione creati va, un atto di psicomagia nel quale si usa la mestruazione come un elemento di trasformazione. Io ho dato molti ac tosse di psicomagia come quello. Nella magia amorosa il sangue mestruale è molto utilizzato. Le escrezioni, in generale, sono usate per ogni tipo di incantesimi. La magia molte volte funziona a base di escrezioni: le bave del rospo, del serpente, dei ragni... Tutto quello che ci sembra personale, co mo l'escrezione, è utilizzato creativamente. Se si vuole essere generatore non deve aversi nessun limite sessuale, come 16


succedè col primo gran pioniere di questo, il marchese di Sade. Per quel motivo il surrealismo l'adottò: perché immaginò ogni tipo di relazioni sessuali. Leggendo I 120 giorni di Sodoma, Sade si rivela come un scienziato che investigava tutte le possibilità del sesso senza limiti. Può andare dell'an tropofagia al crimine sadico, all'incesto, arrivare a tutto. Per po der svegliare la creatività, bisogna avere un'immaginazione Lei xual libero di ogni morale, libero di ogni immagine religiosa. Bisogna liberarsi. Un artista ha bisogno di immaginare le più grandi aberrazioni. Abbiamo bisogno di sviluppare nella nostra mente tutte le possibilità. Quando qualcuno ha immaginazione, ma sta squilibra do, può assassinare a milioni di ebrei, come succedè con Hitler, o fare che sfrutti una bomba atomica. In entrambi i casi, si sviluppò il lato oscuro che abita in noi. Uno dei più grandi portinai che ci vigilano è il superego che modellato per i nostri genitori, permanentemen te ci dice: "Quello si fa, quello non si fa, quello è proibito." Al superego bisogna incorporarlo, dominarlo, polverizzarlo. Neanche un essere creativo ha limiti emozionali. Questo vuole dire che dobbiamo essere coscienti che uno pue di ammazzare, tradire, essere goloso, vanitoso, avaro, collerico... Emozionalmente posso e devo immaginare tutto in me. Posso essere un santo, posso essere chissà il maggiore benefattore della hu manidad, e contemporaneamente posso essere un tipo che avvelena le acque per eliminare la vita. In mio immaginario emozionale devo rompere tutti i limiti, vincerli. Vediamo ora aspetti che si riferiscono alla creatività e la cosa mentale. La prima cosa che devo vincere è l'impero delle parole. Se sono soffocato nelle parole non posso essere creativo. Questo è quello che io ho fatto nel mio interno: c'è visuali zado tutte le degenerazioni del mondo. Io non sono un di pravado, ma nel momento in cui devo creare qualcosa, ho tutti gli elementi a mia disposizione. Quando vedo una per sona, prescindo, come sapete, dei limiti. Pertanto, la persona può dirmi quello che gli passa: a me non mi va a sorpren der. Una delle grandi barriere nella creatività terapeutica è la sorpresa. Un terapeuta non può sorprendersi, deve è tar preparato per ascoltarlo tutto, niente lo sorprenderà ja più perché egli l'ha immaginato tutto. Orbene, la stranezza meravigliosa è qualcosa di molto distinta alla sorpresa. Diceva che le parole sono la prima barriera - la più esen cial - nella quale stiamo carcerati. E quello succede perché, generale mente, nella nostra civiltà si riferisce alla persona con to do quello che dice: "Io sono quello che dico." Questa idea persiste ancora, malgrado col surrealismo, Freud, Laccano ed altri, Lei rom pigolò l'idea che si è quello che si dice. E, tuttavia, passiamo tutto il giorno contando cucici. L'amicizia "imbecille" è in contrarse per dire cose, non ferma fare cose. Ci diciamo cose chiocciando come in un pollivendolo. C'educhiamo ha soffice, non facendo cose. Per quel motivo il proverbio "Del detto a quell'ha cho c'è molto tratto." Passiamo la vita dicendo "Tu mi hai detto quello", Ritira immediatamente quello che hai "detto." È molto infantile, è l'infantilismo di un'educazione verbale, Don di solo le parole significano qualcosa. E la creatività in questo è tado è nulla. Un mondo dove ci sono solamente parole è un universo dove non c'è creatività. Le parole risultano his téricas quando sono prese come un linguaggio dove l'obje tivo è le stesse parole. La creatività si dà fuori delle parole. Quando il poeta lavora essenzialmente con parole, allora queste sfruttano. Sono disperse, rotte.

Esercizi di immaginazione

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La cosa anteriore è stata una piccola introduzione più o io noi teorica sull'immaginazione. Ma che cosa fare con tutti questi materiali? Siamo disposti a disfarci di vecchie idee? Questa è la base sulla quale bisogna lavorare. La cosa prima che bisogna fare per essere creativi è il se ti orienti: viviamo in un limite spaziale. L'intelletto sta com primido per la testa, e quando si chiudono gli occhi, si sta nell'oscurità. Chiudere gli occhi è come stare in una prigione. Ca dà volta che chiudo gli occhi, entro in una prigione sotterraneo. Questa im pressione dello spazio viene dal concetto di proprietà privata. La società ha creato la proprietà privata, il diritto a quello è pascolò che mi appartiene, ma non più. Siamo abituati a non occupare troppo spazio, alla strettezza. Nell'educazione familiare c'assegnano un posto nel tavolo. Nella scuola ho la mia banca, non posso uscire dal mio posto. Ci hanno educati in lui. "Chi sei tu per dirmi quello?": le persone che Lei così ex presan lo fa perché non hanno spazio. Considerano che non siamo niente. Abbiamo, dunque, apparentemente, un spazio ri dículo. Non siamo grandi. Quando si comincia con questi ejer cicios, non siamo ancora grandi. Quello che dobbiamo fare è dirci: "Quella nerezza che vedo è la nerezza dell'universo, in modo che, ogni volta che chiudo gli occhi, entro nello spazio cosmico." Bisogna partire di questa idea! Bisogna crearlo! Mi sentivo io limitato mentalmente, e mi dissi: "Come posso essere più intelligente o più percettivo?." Allora chiusi gli occhi e mi immaginai una luce, e misi la luce lo più lontano possibile in quell'universo infinito che non poteva raggiungere. Cominciai per un unii verso rettangolare. Cioè, mi proiettai verso davanti. Avanzai ed avanzai. Sempre di più lontano, perso nello spazio. Poi fui verso la destra, sempre di più, fino all'infinito. Ed all'iz quierda, sempre di più lontano, fino a non si sa dove. E dopo all'indietro, verso la lontananza. Mi situi in un universo che aveva davanti un ed un dietro, una destra ed una sinistra. E dopo fui verso l'alto, sempre di più alto, la cosa più alta possibile, e da' pués verso il basso, sempre di più sotto, fino al profondo abisso. Quello vuole dire che lo spazio verso davanti è infinito, all'indietro è infinito, alla destra è infinito, alla sinistra è infi nito, verso l'alto è infinito e verso il basso è infinito. Mi piace molto l'infinito, non l'ho mentalmente paura. Ed ora si può fare questo esercizio: disincrociate i piedi, poneos dere chos, potete guidarvi per una luce o semplicemente pensare che andate verso davanti. Bisogna farlo. Perfino se uno non Lei tempia tu capace di farlo, bisogna tentare di ottenerlo. Andiamo a ce rrar gli occhi ed a cominciare di nuovo.

Crescete Un altro esercizio: immaginate che mi guardate. Guardatemi. C'è un sguardo matematico: alla destra, alla sinistra, sopra, sotto. Ma c'è anche un altro modo di guardare. Mi concentro sul centro di me stesso e, a poco a poco, cresco. Tutto il mio essere cresce come una sfera. Per farlo bene dovete essere completamente destri. Vedrete che quella è la posizione della meditazione. Cresco come una sfera, avanzo per tutto il pianeta e, dopo, per tutto l'universo. Io cresco, pieno l'universo. Sento che sono una sfera che occupa tutto l'universo. Quello è un guru. Vi ricevo io nella mia sfera, volete che vi abbracci? Io vi abbraccio e è l'universo completo quello che vi abbraccia. Ho occupato ogni elespacio possibile fino all'infinito. Posso dirvi che se potete fare questo, arriverete ad essere Maestri. Benché essere un Maestro completo è molto più. Ora la cosa lontana me viene, la destra me viene, l'iz quierda me viene, quello di sotto me viene, quello di sopra me viene. La sfera me viene. Quando faccio

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questo esercizio, io io sono ed ognuno è ognuno. In lui stanno tutte le discipline orien tali riassunte. Io occupo tutto l'universo, dopo l'univer so me viene. Quello è tutto. Non si deve meditare durante vein tu anni. Basta fare questo esercizio, con praticarlo fino a riuscire a farlo bene. Bisogna sedersi eretto e pensare a tutta l'ampiezza che hai immaginato, per raccogliere tutta quell'am plitud in te. Quando sto così, sono invincibile. Non può essere abbattutomi. Sono un buda di pietra. Non può essere abbattutomi per che ho raccolto tutto lo spazio in me. E ho la possibilità di andare fino all'infinito. Andate lontano il più possibile, e dopo lo raccogliete tutto. Risultate completamente creativi. L'essere che io percepisco non è esattamente l'essere che io sono, perché ho una sensazione di me. I miei genitori mi dissero che io ero brutto; pertanto, mi percepisco come mi hanno percepito. Ed a volte mi percepisco secondo lo sguardo degli altro. Ma, in reali date, ho una sensazione di me. E la sensazione di me stesso cambi! Quando sono depresso, tutta la mia sensazione corporale è falsificata per la depressione che ho. Ma posso perci birme di differenti maniere, non sono obbligato a percepirmi sempre allo stesso modo. Posso cambiare la mia percezione mi. Lì sta tutta la magia chamánica.

Expandios Ora faremo una passeggiata per lo sciamanismo. La cosa anteriore procedeva del Buddismo. Cresco come tutto l'universo, e da' pués mi ritiro in me. Sono io la montagna, ma che montagna? Che cosa sono io? Ora lavoriamo con la sensazione. Immaginate che mi guardate. Guardatemi un po'. Io sono grande, senza limiti, sto nello spazio. Poi tutto quello spazio sta completamente in me. Gran comprensione, gran compassione. Io sono la realtà. To dà quella forza - perché creare spazio è creare forza - entra in voi. Come dicono in La guerra delle galassie: Che la fuer za ti "accompagni." Creo la forza, la forza sta in me. E quando la forza sta dentro uno è come una spada. È possibile tirarla fuori attraverso le mie dieci dita. Sono concentrato in me, le mie dita si proiettano all'infinito. Le mie dita sono di una potenza incalcolabile. E fortifico il mio cuore. In questo corpo concentrato ho un cuore che cresce fino all'infinito. Non ho oramai bisogno di crescere come una sfera. Una parte di me può crescere. Mi ritiro in me stesso ed il mio cuore riempie il mondo. Ed ora che ho una base solida, il mio cuore mi gira. E così, la mia sessualità può riempire il mondo, la mia mente può riempire il mondo, la mia forza può riempire il mondo. Quello vuole dire che posso fare della sensazione del mio corpo quello che voglia, intenditore? Quello che tu voglia. Questo io l'ho applicato, per esempio, al massaggio iniziatico. Se può aprirsi un cuore, perché non aprirlo con la mano? Allora faccio concentrare il corpo, e dopo si comincia ad aprire. E la gente incomincia a piangere. Perché hanno vissuto in un è pascolò limitato.

Illuminavi Come può verta, la sensazione può cambiarsi. L'idea di vivere in una prigione è superabile. Per quello posso to mare quello che voglia di me, e posso

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allontanare da me tutto quello che è pesante. E tutto quello che non è chiaro, io non l'ammetto. Ora proiettate una parte di voi. Bisogna proiettare solamente un pezzo del corpo ed allontanare da noi le pulci depressive. Quando sentiamo che non possiamo più, faremo come i pugili: "non sono vinto!." Come un cane, espello di me le pulci, espello tutto quello che mi frena e farò quello che debba fare, così semplice. Dato che sono i portinai che c'infastidiscono, dobbiamo espellerli. E seguiamo. Bisogna crescere come una sfera, ritornare al nostro stato, e da' pués, quando si sente uno solido - perché questo stato dà una sensazione di gran solidità -, dare uscita a qualunque parte del corpo. Senza limiti! Il tuo corpo, il tuo cuore, i tuoi intestini, quello che voglia. Fortifica quello che tu voglia. Ora vi illuminate subito, sentite essere un buda, sapete quello che è. Quello vi servirà. Non bisogna deprimersi pensando che state facendolo male. Si incomincia per c'è cerlo e si fa quello che si può. Tomo in una mano la forza, l'energia, e comincio ad accumulare tutta l'energia dell'univer so. È l'universo completo quello che me viene... L'energia arriva, e la mia energia arriva... Sta' già! Quella è la forza. È di jarse andare. Una volta che fai questo esercizio, puoi accumulare la forza nelle tue mani e comunicarla chi ami, alla tua opera, a te stesso. Bisogna immaginare che si tiene, bisogna immaginare qui il, crearla qui. Maschile, femminile, destra, sinistra, collaborare insieme, padre, madre, le due mani... come una preghiera! Il mio Dio, aiutami! Sto così, pregando, e quando è toy l'energia cosmica così viene realmente, si espande. Io la credo. Sono creativo della mia energia. In quello consiste la creatività. Ci siamo a volte in noi un bambino che è stato punito. Un bambino che è tormentato perché gli hanno messo in un rin cón. L'hanno infastidito e si è messo alla difensiva. Quello bambino respinge tutto. E quello bambino, del quale si è abusato, abusa di te, abusa dell'adulto, abusa della tua forza, non si lascia essere tu stesso. E già rozza! Lasciamo ad un lato i suoi capricci. Subito gli facciamo crescere. Alla bambino vittima le è fatto crescere, sta già bene di infastidire. Esco da me e mi riempio di forza. Sono capace di lle narme di forza. Tutta l'energia che chiamiamo spazio me viene.

Sete imponderabili Un altro esercizio: la persona non creativa ubbidisce alla forza di gravità. Sentiamo la gravità in noi. La Terra ci diedi ce tutto il tempo: "Tu sei terra, finisci in me." In ogni momento sentiamo che dobbiamo cadere. Tutto conduce a che ci disperdiamo a che ci deprimiamo e, poco a po co, cadiamo. Non possiamo immaginare che ci sia un'altra forza che possa vincere il peso. È così. Se io ho una sensazione del mio peso, mi sentirò pesante. Ma se comincio ad espellere il peso di me, se tiro fuori tutto il peso da me, mi sentirò leggero. Posso do minare quella sensazione. Sono creativo quando faccio quello che io voglio con lei. Posso sentirmi molto pesante o posso essere imponderabile! Così come il mio corpo è oscuro nell'interno pi ro può essere pieno di luminosità. Quello è essere illuminato. Un essere illuminato sentirà che il suo corpo non ha peso. Ha giusto il peso necessario che egli vuole, ha la luce che egli quie re: sta tutto controllato. Non sto oramai prigioniero di nessun co sa, di nessuna sensazione. Posso avere un peso di milioni di chili o di nessuno. Io controllo quella sensazione di oscurità e di luce, controllo la sensazione di caldo e di freddo. Questo ci porta allo yoga del Himalaya, e non è necessario andare lì né essere un asceta. Só lo dobbiamo farlo. Ricordiamo il kung-ma cinese, dove i

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combattimenti hanno luogo nell'aria. Possiamo farlo noso tros, sentirci così leggeri. Questo deve vedere anche con l'illuminazione. Quando siamo illuminati significa che la som bra è andata via. E quando va via verso la luce, può arrivarsi all'ombra. Non si sta prigioniero della luce. Se arriviamo alla ligere za, possiamo ritornare al peso; non bisogna stare prigioniero tam poco della leggerezza. Lavoriamo. Una volta acquisita quella sensazione, accumulate la forza e riempite il corpo di forza. In quello momento si è po tentai. È quello che fanno i guru, con ogni tipo di trucchi di prestidigitazione. Simbolicamente si tradursi così: "Io posso dà ros senza cessare l'energia." Quando fanno questo, c'è una forza infinita. Il guru ha lavorato con tutto quello, e prende il lato immaginario che è illimitato. E la gente crede che si sia prodursi un miracolo, ma quello miracolo possiamo farlo ognuno di noi. Consiste, semplicemente, in lavorare con la sensazione che abbiamo di noi stessi. Posso cambiare in ogni mo menziono quello che percepisco di me stesso. Posso essere grande, posso essere piccolo. È la sensazione di me quello che varia, quello è tutto. Posso dare e posso prendere anche. Prendere l'energia del mun do e prenderla di me. Tutto quello è il lavoro di andare verso l'infini to e ritornare.

Il gioco del tempo e lo spazio Non abbiamo limite nel tempo. I sufíes dice: "Davanti a Dio bisogna vivere come se avessimo un minuto, davanti agli uomini come se avesse mille anni." Quello vuole dire che un secondo è eterno che la cosa importante è svilupparlo. In India vive una donna che abbraccia a tutto il mondo che lei accorre, e quelle persone ricevono un'illuminazione increí ble. Quello stesso può riuscirsi se vi sedete e vi concentrate sullo spazio. Crediate la forza, una forza infinita. Fortificate il vostro cuore. Poi lasciate entrare in voi l'infinito e l'eternità. Quello che abbraccia io sono, ma ci sono milioni e millo nes di esseri nel mio spirito; milioni di mondi, milioni di attività nelle mie braccia. E tutto il tempo futuro viene: mi impiego nell'infinito e mi impiego nell'eternità. A partire da quello momento, la nostra prigione sfrutta. Quando uno cerca un guru, cerca quello che uno stesso potrebbe fare: vuoi che un altro faccia per te quello che deve estuari fare tu stesso, perché pensi che non puoi farlo so egli. Ma il guru non ha ricevuto quello dono del cielo, egli l'ha fatto, l'ha creato. Egli ha lavorato per ottenerlo, ottienilo tu. Non possiamo darci appuntamento al bambino capriccioso che dice: mi hanno fatto "male, mi hanno battuto, per quel motivo non faccio na dà. Non ho dentro niente, non sono creativo." Già rozza! Faccia mos crescere al bambino che ho dentro. Quell'essere è un essere millenario; io sono millenario. Prima di me c'era tutto quello, e dopo me è molto più. Ci sono qui a tutti gli esseri umani Lei fermi. Ma sono capace di realizzare l'unione. Quando io mi muovo, tutti gli esseri umani si muovono. È come una collana: questo filo rappresenta la sensazione dello spazio e del tempo. E tutti si muovono, quella è la cosa importante. Invece di chiedere all'altro che mi muova, devo muovermi per me stesso. Questo io sono, questo è il tempo, questo è lo spazio. È una collana sacra. Sono unito. Questo è quello che si chiama un punto di trazione. Da' di quello punto, tutto si muove. Io posso considerare mi mangio un punto di forza. Quello che faccio, tutto il mondo lo fa. È di cir, è importante che io lo faccia affinché tutto il mondo lo faccia. Quando facciamo questo esercizio, lo facciamo in mezzo all'eternità, in mezzo all'infinito, siamo il punto di trazione

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dell'umanità. Dell'umanità passata e dell'umanità ventura. Tutti i morti ci seguono, tutti i non nati ci seguono. Sembrerà molto strano tutto questo, ma in realtà è il pensiero di Buddha! È quello che Buddha ha sentito, sim plemente. È come sta fatto il nostro cervello. Quando si apre il cervello, di una forma naturale, si arriva a questo. Non sono parole, sono esercizi per la creatività. Non bisogna essere vigliacco né avere paura di entrare veramente in quello che è l'essere umano. Siamo esseri con tutti questi capaci dades, ma ci hanno limitati. Stiamo in questo momento, qui ed ora. Io. Ma non è così! È il chiunque sta qui ed aho ra. In me sta tutta l'umanità, trascino tutti gli uomini che sono stati e saranno. Vivo in mezzo a tutto lo spazio. È in tonces quando possiamo comprendere questo mudra dove la pal ma della nostra mano guarda davanti: "Io sto qui, e fermo il mondo." Un artista deve pensare così, e fare la sua opera planteán dose questi problemi.

Benedite il mondo Un altro esercizio: io sto nell'eternità, sentendomi in mezzo al futuro infinito e del passato infinito. Apro le mie mani e chiudo le mie mani. Faccio una benedizione. Cioè, sto nell'eternità e benedico al mondo. Quello è tutto. Dovete fare così il perché un creatore è assolutamente paranoico. Si crede Dio. E non bisogna avere paura di prendersi per dio o per diede sa. Io vi benedico: ho molto per dare, sono forte, ho to do quello che è necessario per benedire il mondo. Rozza di com plejos di inferiorità! Con tutto questo avete già tutti i mezzi che normalmente spiegano i fondatori di sette. A con tinuación ti lavano il cervello affinché ammiri in essi un po der superiore che tu non immagini avere in te, ma anche tu ti puoi nerlo. Per quello bisogna pulire tutta l'oscurità, perché siamo pieni di ragnatele. Per quello bisogna spingere il bambino che sta nel nostro interno, bisogna lavarlo bene, lim pigolarlo, farlo crescere. Perché abbiamo un guardiano, la mente, che ci fa reagire sempre ugualmente. Ma facendo questo esercizio, uno si trasforma in creatore. Nessuno può farti niente, salvo ammazzarti, e neanche quello, perché c'è una vita etere na. Cioè, sei già invincibile. E tutto quello che esiste il puoi avere. Se esiste il talento, io posso avere talento. Guardate ora come elevo le mie mani all'infinito, vanno all'infinito: io prendo la vidi dà. Della stessa forma che posso dare l'energia, posso to marla. Tutta la creatività, io posso averla. Tutto il denaro del mondo, io posso averlo. Tutto quello che l'altro ha. La bellezza? Io posso avere la bellezza. L'energia? Io ti posso ner l'energia. Tutto quello è per me. Posso prendere e posso dare. È facile da immaginare. È come un gioco. Ma prenderci risulta anche difficile, perché abbiamo lí mites per ricevere. Quando ci dicono "Chi sei tu si fermi ner quello?, perché tu?", come mi dissero i miei genitori quando partii dal Cile per studiare col mimo Marcel Marceau; nel mio caso la risposta fu: "perché non?." E lo feci. Suonai alla sua porta e lavorai con lui. Ma sfidai la proibizione. "Perché tu?" "E perché non?" "Perché fai tu quello che io non ho fatto?" "Perché io voglio ed io posso." Quello è sfidare la proibizione. E punto. Se ti senti bella, lo sarai. Lo sarai! Sarai affascinante! Puoi affascinare la gente! Ma tu non tu con cibes come un essere affascinante. Vieni qui per imparare ad essere affascinante, perché puoi esserlo. La gente ti vedi come tu ti vedi, semplicemente. Se io mi considero inferiore, gli altri mi vedranno o mi crederanno inferiore. Ma se mi vedo come un dio o una diede sa, così è come mi vedranno gli altri! Non tutto il mondo, ma sì molti, giusto i

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necessari. Per esempio, osserviamo ad alcuni musicisti famosi. Tutto il mondo crede che siano geniali, perché essi hanno sentito pre viamente che erano geni. Dopo, col tempo, il mito finisce perché gli altri si vanno rendendo conto che non erano così. Può funzionare per un certo tempo, ma dopo bisogna fare un lavoro spirituale per sostenere questo "sentirsi bello." Perché se all'interno di uno cessa questa sensazione e non l'abbiamo incorporata veramente, tutto si disfa. Pertanto, bisogna continuare con pazienza, costanza, perseveranza. Se non si persevera, non si è creativo. La creazione è, innanzitutto, volontà. La nostra azione creativa è un'acumu lación di forza e di pazienza.

Dissolvete l'io Abbiamo creato già lo spazio. Lo spazio è qui il, il tempo è ora il. In qui l'e in ora lo sta l'io. È necessario lega car questo io. Abbiamo visto la prigione del tempo, la prigione di quello è pascolò in quella che viviamo prigionieri dell'io. E qui sta la parte più difficile: fare saltare l'io, quella è la cosa più duro di tutto. Per che stiamo tanto concordi con questo io che ci difendiamo ed a lui c'afferriamo, non vogliamo cambiare. Siamo ostinati, so mos recalcitranti, siamo impossibili, siamo un mostro. Pu ra e semplicemente siamo un colossale e non lo sciogliamo. Deci mos: "Così io" sono. I romani, i greci, dicevano che l'io stavo nel vien tre che di lì nascevano le idee e che, dopo, si rifugiavano nel cervello. Altre civiltà hanno messo l'io nel petto o nel naso, non si sa bene dove ubicarlo. Dove sta l'io? Abbiamo un io e è molto difficile scioglierlo. Entriamo nel lavoro chamánico: la dissoluzione dell'io. Attualmente l'osserva mos nella moderna tecnica digitale denominato morphing, con la quale possiamo incoraggiare e trasformare un'immagine in un'altra. È di cir, bisogna lavorare per accettare i differenti cambiamenti dell'io, egli quale è molto difficile. Gli attori fanno quello quando vanno ad in terpretar un personaggio, ma non vanno molto lontano perché l'attore è sempre l'io ed il personaggio che interpreta. Ma qui Lei tra ta di vedere che cosa possiamo fare per arricchire l'io. E è molto facile. Ma nessuno te lo dice. Se apro la personalità del tutto, to do parlerà attraverso me. Io mi trasformo in te, mi trasformo nell'altro. Ma come? Di che maniera? Ti lascio entrare in me e ti esprimo. In quello momento mi trasformo assolutamente in un creatore, perché tutto parla attraverso me. Faccio un esempio. Lì sta Cristobal, mio figlio, senta do in una sedia di legno. Mi trasformo in lui: "Sto qui sen tado come un recettore di luce, sapendo che nel tempo infi nito, eterno davanti a me, brillo; che la luce fa; che sto connesso con tutto...." La creatività consiste in absor ber all'altro ed esprimerlo in sé. E non solamente all'altro, anche le cose. Mi trasformo in sedia: "Sono contenta perché mi piace che ci sia un essere seduto su me. Svolgo il mio ruolo, perché lo mantengo diritto, non lascio che si affatichi; grazie a me sta qui. Inoltre, il mio legno non è morta. Non c'è una sola tarma in me. Mi conservo bene, mi mantengo forte, benché sia antica. Duro molto. Magari duro più che egli. Sarà sparito ed io starò ancora qui. Non bisogna respingermi. Io lo sostengo. Con le mie quattro zampe io sono la base materiale sulla quale egli può sedersi." Quando incominciai a studiare pantomima, la prima cosa che c'insegnarono fu che, per fare gesti, non bisogna fare gesti. Il principio della pantomima è rimanere neutro. Poi si faranno tutti i gesti che si amino. Per lui il mio mo, la base dell'immaginazione è non avere immaginazione, è arrivare a rompere tutta

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la cosa immaginaria. A partire da lì, si può fare quello che si ami. Se non si rompe la cosa immaginaria, si starà sempre coi parassiti. Per tutto il tempo ci sono cose che si muovono in nostro immaginario. È necessario rompere il dialogo interno, il linguaggio interno, ordinare il caos emocio nal, l'invasione dei desideri, il corpo indisciplinato. Bisogna potere arrivare a dominare tutto quello.

Sete un punto Si può fare un esercizio che è molto semplice: la cosa più semplice a che può pensare è un punto, no? Supponiamo che abbiamo un pennello o una matita e che disegniamo un punto. Dovremo creare veramente il punto con to do lo spirito, con tutta la cosa emozionale, come se aprissimo un punto nello spazio. Facciamo il punto. Se è possibile creare il punto, faremo dopo molte cose con lui. Ma bisogna mettere veramente tutta la concentrazione in creare un pun to. È la prima cosa che si fa nei movimenti di karatè. I karatekas è persone capaci di creare un punto, un punto di concentrazione mentale ed emozionale. Crediamo intensamente un punto, come se in quello punto stesse tutta l'energia dell'universo. Un punto di energia totale. Tutto deve è lì tar. Bisogna mettere molta forza per creare il punto. Bisogna farlo con tutto il nostro essere. Tutta la nostra concentrazione in un punto, un punto, un punto... Quello è tutto! Bene, poti mos fare un buon punto, un punto perfetto, un punto con centrato? Bravo, è un buon sforzo. Ora, osserviamo. Io ho qui il punto nella fronte. Tutta la mia mente è un punto. Sono concentrato in un solo punto. Ho un punto emo cional, ho qui il punto nel mio petto, e nel sesso, per to dai parti. Posso muovere il punto, posso metterlo nella mia bocca, qui, là, nei miei occhi... La mia volontà è un punto! Quello è to do! Fate questo esercizio. Lavorate col punto. Concentravi sull'energia del punto, introducete il punto nel vostro cuer po. È come l'esercizio dello spazio. Qui tutte le direzioni si concentrano su un punto. Tutti i pensieri, tutti i sentimenti, tutti i desideri. Quando impara a fare il punto, possono realizzarsi già tutti i movimenti che si amino. Sia come sia la disciplina che si desideri praticare, danno za, teatro, karatè, arti marziali, tutto si mette nel suo posto. Perché non è più che quello: faccio un gesto, e la mia intenzione va lì. Faccia quello che faccia. Tutto è concentrato, tutto mio attengano ción va lì, tutta la mia concentrazione è chiara, precisa. Il karatè, in fondo, consiste in creare un punto concreto dove possa battersi, e così può arrivarsi a rompere un tavolo. Ma in sviluppare il punto tarda anni.

Belle arti Ora canteremo, ma di forma immaginaria, afona. Cane tariamo la canzone più meravigliosa. Cantate la più meravigliosa canzone senza suono! Immaginate che cantate con una voce maravi llosa. Avanti. Questa è la creatività. Dovete cantare come gli uccelli. Così impara. Con concentrazione, con forza, fatelo, questo non è un teatro... Potete muovervi, avanzare, non siate quieti. Cantate, mettete tutta l'intensità di un gran cantante. Mettete tutto il vostro talento a cantare. Vi piace, verità? È ge nial, potete cantare tutto quello che vogliate nel più completo se lencio, con la bocca chiusa. Abbiamo cantato già. Ora creiamo. Fate quello che po dáis, io non posso

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darvi quello che voi non fate. Se cantate, fatelo a fondo, sarà un gran progresso per tutti, perché pa ra l'inconscio voi cantate. Il vostro inconscio vi considera cantanti se fate come che sapete cantare. Il messaggio passa fino a lui, e sarà soddisfatto. Sapete già cantare, in tendete? Ora, nella mia immaginazione, posso suonare il piano. Po diate utilizzare altri strumenti, ma sono più difficili. Co mencemos col piano, col quale si usano le due mani, e dopo potete passare allo strumento che vogliate. Vi rilassate, suonate appassionatamente il piano invisibile e tentate di immaginare quello che state interpretando. Quello che vogliate, ma suonate il piano. Questo esercizio è meraviglioso. E quando siate stanchi del pia no, passate ad un altro strumento. Ed arriverete forse di voso tros. Arrivate alla cosa sublime con la musica! , Piccola parentesi. Fino ad ora era un gioco di bambini. I bambini giocano così. Ma ora è la vostra professione. C'è ce manca arrivare alla cosa sublime di voi stessi. Non mangio un divertimento. Bisogna toccare, ma sentendo solamente la cosa migliore della vostra anima. Che la cosa migliore di voi tocco. Fate una mú sica di un'immensa spiritualità. Toccate quello. Vi chiedo la ma yor bellezza spirituale, la cosa sublime. Siete i più begli, potete Lei ducir all'umanità intera con la vostra musica. Non bisogna sottovalutarsi, al contrario, bisogna stimarsi. Quell'arriva solo. Incominci, e dopo quell'arriva. Il concerto potrebbe durare tutto il giorno. Sarebbe buono che faceste questi esercizi fino a domi narlos. A poco a poco, con la pratica, si vanno svegliando nues dietro capacità creative, fino a raggiungere la cosa sublime.)

Abbiate talento Ora propongo un esercizio molto semplice che va a è il vostro timular talento. Non avete talento? Perché l'avete subito. Non bisogna dubitare di uno. Ho il talento quanto do ho la potenza. E ho la potenza quando ho quello di recho di vita o di morte sugli altri. A partire da quello mo menziono ho la potenza. Dio è onnipotente perché può ammazzare quando vuole. E perché può crearmi quando egli vuole. E se sono vivo è perché egli mi perdona. Quindi la ca pacidad di ammazzare, di perdonare, crea il talento. È semplice. Mi immagino che sono un cobra che ho veleno e che di lante di me è una scimmia. Sto davanti alla scimmia, concentra do, completamente assorto, mi muovo, lo guardo, il hip notizo, e la scimmia fa quello che io voglio. È un atteggiamento di talento. Vi dico la verità. Io provoco che voi mi guardiate. Io provoco che voi stiate qui. Io vi ho creati. Fa fal ta che vi trasformiate in cobra. Invece di essere sempre la vittima, il topo che è ipnotizzata, passiamo all'altro lato. Siamo non sotros che ipnotizziamo la gente, di accordo? Per quello bisogna rilassarsi e dopo creare il punto, farlo salire, e da' pués ci dondoliamo perché siamo pronti per saltare, ma non saltiamo. Facciamo come che saltiamo, ma non saltiamo. È come si ipnotizza alla scimmia. Neanche lo mordiamo. Só glielo è ipnotizzato. Dovete sviluppare quella capacità dal mio rar ipnotizzando. Non è sedurre, è molto differente a sedurre. Con la mia concentrazione mentale, ho all'altro. Lavorate quello. Quello è il talento. Non stiamo assistendo ad una riunione di cobra, se non ad una confraternita di saggi che sono come riscuoti che Lei lingua tanto alcuni ad altri perché sanno che la sua conoscenza è mortale. Ora provate ad oltrepassare la vostra testa espellendo la forza. Provate a sorpassare l'interno della vostra testa: immaginate che i vostri occhi stanno trenta centimetri più alti che il crá neo e, sentendo che siete un cobra, pensate che

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abbiamo sotto sotto l'ombelico, due o tre dita più, un punto di concen tración e che c'è una forza che esce di lì verso l'esterno che può entrare negli altri. Nel ventre. Quella è la lettera del tarocco l'Imperatore. Egli sta seduto così, e la forza sta lì.

Disegnate Ora faremo un esercizio di creatività applicata. Come abbiamo tutti gli attrezzi mentali necessari, il con centración, la forza, tutto quello che abbiamo studiato in questo cur so, immaginate che avete un tessuto, del volume che vogliate. Avete un pennello che può cambiare colore secondo il vostro desiderio. E fate un quadro, un quadro immaginario. Potete disegnare, potete fare grandi macchie, potete cambiare i co lores, come più vi piaccia. Dopo, sentaos per gruppi e, ci sono ciendo gesti, descrivete il quadro che si è dipinto, di accordo? Incominciamo! Mentre dipingete potete mettere una mú sica immaginario affinché vi guidi. Se volete essere creativi, credere tividad! E se qualcuno ha potenziale creativo che continui che segua fino a che appaia alcuno cosa. Per l'inconscio è co mo se si fosse fatto un quadro, sapete? Per l'incons ciente, quello che si è fatto nella cosa immaginaria è come se Lei reo lizara realmente. Nel sistema nervoso, quando si immagina alcuno cosa, si attivano le stesse connessioni. Quello che passa è che la gente normale non si proporsi fare cose simili, perché essi non lo credono. In realtà, se si vuole essere creativo è necessario solo farlo. Se io dipingo dieci o venti quadri come questo, immaginari, dopo potrò fare un quadro reale, sarò preparato per dipingere. Lo vedete?

Scolpite Ed ora, per finire con questa serie di esercizi, bisogna fare una scultura. La scultura si fa nello spazio. Potete utilizzare qualunque materiale, marmo, oro, bronzo, quello che che ráis. E crediate un personaggio al che, se volete sorpassare, potete convertire in astratto. Pensate che scultura volete fare. Siete scultori. Possiamo manipolare lo spazio creativa mente. È importante perché, se non si fa, ci sarà una diedi mensión che non si sarà sviluppato. Bisogna muoversi alre dedor dell'oggetto, la scultura c'obbliga ad abbandonare lo sguardo fisso, ci permette di sviluppare il nostro spirito girando intorno all'oggetto creato. Una volta terminata la descriveremo, perché sono anche importanti i commenti. Prima di incominciare a scolpire, pensate bene alla materia che andate ad esco ger, deve essere una materia che vi piaccia. E la potete anche co lorear...

Create moda In questo esercizio, creeremo vestiti. Potete fare individualmente l'abito oppure in gruppo. Se lo fate in gruppo, ognuno deve fare tre vestiti per gli altri. Guardate bene l'altra persona ed osservate che abbigliamento potrebbe lodarla. Non è una critica. Bisogna osare e dotare di forza alla forma di vestire, come in un carnevale. Create vestiti immaginari. E vedrete che, dello stesso modo che potete dipingere e scolpire o c'è cer musica, potete creare moda. Basta essere

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osati. Se dia pués di questo esercizio vi incaricano che facciate una sfilata, il po dréis fare! Si tenta di vedere come l'altro è. Puoi cambiare i vestiti, fare un'operazione estetica, puoi riempire, togliere, sei padrone dell'aspetto dell'altro. Sei il suo padrone. Incominciamo.

L'arcobaleno Avanziamo nella creatività con un esercizio che è fondamentale. Quello che faccio è contare da 9 a 0 affinché concentriate l'attenzione. Bisogna ascoltare bene. Per essere concentrati il migliore metodo, il più semplice, è immaginare i colori dell'arcobaleno: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetta. Man mano che continuo a contare, vado via sumergien do nel rosso, e dopo vedo che il rosso si va trasformando nell'arancione che l'arancione si converte in giallo che il giallo diventa verde che il verde diventa azzurro, azzurro vi curo, violetta. Questo è solo per occupare la mente e non pensare con parole. Sentite l'arrivo del colore. Nove... otto... sempre di più concentrati. Sette... più concentrati. Sei... più profondo, più profondo. Cinque... più profondo, più profun do. Quattro... più profondo... Tre... più profondo, l'ascolto, la concentrazione, la ricettività. Due... più profondo... Aho ra utilizziamo l'inconscio, uno... utilizziamo quell'in cosciente...

Il tuo spazio All'interno di te hai lo spazio, il territorio che ami. C'è un territorio che è tuo. Può stare al piede della montagna, nel campo, vicino all'oceano, può essere di terra fertile, di ari na; di quello che tu voglia. Lascia che ti arrivi il tuo terreno, immagina il tuo posto ideale per te. Lo vedi?, che cosa è?, ci sono ombre? che profumi ha?, ci sono piccoli insetti?, altri animali? Quello che abbia, lascia che arrivi. Ed in quello tuo territorio, passeggia felice, felice: perché finalmente hai un territorio del volume che vuoi. Piccolo, grande, ognuno ha il suo. È fondamentale che l'inconscio ti dia il tuo terreno. La terra che ti appartiene. Il pezzo di pianeta che ti appartiene. Il paesaggio nel che vivere. Non scegliere il paesaggio di altri. Non scegliere quello dei tuoi genitori, sceglie il tuo proprio. Prende l'allegria di tuo terrena e lì osserva come sorge la casa, l'abitacolo che è il tuo. È la tua casa ideale, Don di vuoi vivere, svilupparti, accompagnato o no, tutta la tua vita. Quale è la casa che vuoi? Di che volume?, di che opaco rial? Come è? Pensa quale il tuo spazio ideale è. Senza limiti. Quando quella casa ideale ti sia arrivato, circondala, guardala bene, in tra in lei e gli creda tutto: i bagni, i letti, la cucina, li va sos, i cucchiai..., tutti gli oggetti della tua casa ideale li crei, e tutte le sue stanze. Passeggia e credere finalmente la tua casa! Affinché sappia quello che vuoi veramente, senza limiti! Non ci sono limiti di denaro, non c'è nessuna proibizione, non devi essere piccolo, né mediocre. Sceglie nella tua creatività quello che vuoi realmente, affinché dopo possa realizzarlo nella vidi dà reale. Tómate il tuo tempo... Scopre quali sono le attività che desideri fare in quella casa..., i materiali..., sei il Gran Ar quitecto. Il tuo proprio architetto. Il tuo proprio creatore... Tómate to do il tuo tempo perché è fondamentale per te sapere quale tuo è tu rritorio. La tua casa è il tuo ego, è tuo io vero. Pensa anche in come sei vestito in quella casa. Che abbigliamento tu co rresponde. Come desideri presentarti. Nella cucina, sogna tutto quello che desideri mangiare. Quale il tuo alimento ideale è. E concentrati sulla compagnia ideale. Con chi desideri stare. Se vuoi stare con qualcuno o no. Può avere una 17


sala di tarocco, una sala di ce ne, musica, libri, animali, quello che tu desideri. Senza limiti. Ima ginad, in questa casa ideale, il vostro letto. Ed anche questa parte dell'esercizio è fondamentale, essenziale che la facciate bene. Stai nel letto, disteso, ma la tua vita ha finito. Sei morto. E del tuo cadavere esce l'essere nuovo che rinasce. Come vuoi rinascere? Sei disteso, un essere, un corpo che ha finito, e ti alzi con un corpo nuovo. Con che cosa fisico?, di che sesso?, di che età?, quale sarebbe tuo io ideale? Bisogna immaginarsi un io ideale. Egli io che abbiamo non è nostro io ideale. Abbiamo uno ideale benché stia lontano to davía. Davvi permesso per immaginarlo. Tutti questi esercizi sono per eliminare la mancanza di fiducia, per arricchirvi. Se hai il tuo terreno, se hai la tua casa, se hai il tuo essere ideale, ti sei arricchito. Ora, biasimati come lo farebbe una persona della tua famiglia. Tua madre, tuo padre, tuo fratello. Parlata nel suo nome. Mettiti nel posto di qualcuno che ti sia opposto. Perché se fino ad ora non avevi immaginato niente di questo, è poiché in te c'è fuer zas che si opporsi a che tu l'immagini. Quali sono questi fuer zas? Incarnali. Per esempio, parla come parlerebbe tua madre. O tuo padre. E critica. Tutta la nuova medicina parla del terri torio, dicendo che una perdita del territorio creda le enfer medades. Perché il cervello, dicono, agisce come un animale che ha bisogno del suo territorio. Benché non creda che quello sia assoluta menzioni certo, sé credo che il territorio è una parte molto impor tante. Pertanto, quando sappiamo che territorio ci corri ponde, cediamo un gran passo verso la creatività. E la casa è lo sviluppo di nostro io individuale. E se io invento la casa che voglio per me, mi permetto di esistere io stesso. Fosse dei pa dres. Per quel motivo, discutere coi genitori, o crearvi un corpo nue vo, è una presa di libertà creativa che fate. La creatività viene da una libertà interna, di una valorizzazione interna. So che l'ho tutto nel mio interno, pertanto posso mettermi in azione. L'immaginazione lavora con principi molto semplici.

Liberavi del linguaggio Questo sarà un breve esercizio di liberazione del linguaggio. È pule abituate a parlare sempre come un essere normale. Abbiamo paura della pazzia. Tuttavia, i fiumi che dia cienden per i soffitti coperti di colombe saranno sempre bianchi ed oscuri, per aprirsi verso il tunnel di tutte le deli Co.... avete compreso? No? Sì? Così è come dovrebbe mos parlare, dovete permettervi di parlare un linguaggio completa mente spropositato tentando di spiegare un sentimento. Bisogna creare una conversazione, comunicarsi con un linguaggio che sia verbale che non sia concettuale. Preparati? Puoi elevare qualunque Sansone, impedendo a Dalila di tagliarlo il cigno e ma nifestar sul tavolo tre o quattro racconti che saranno delicio samente zuccherati, di accordo? E quello che si è impadronito delle parole, si può fare inventando le parole, garantisce fa nara ké. Costrigun tost batché quelaramanda droie pretcho apan di ketaka kiugala patchu! Erabutchi Kara io. Quello libera un po co. Fatelo voi. Liberate il linguaggio. Quando entriate in questo, vi piace. Al principio sentite tagliati per che la più grande prigione è il linguaggio articolato, la lingua je logico. È un esercizio surreale. Ma rompe il linguaggio normale per permettere una libertà creativa. E chissà escano co sas di cattivo gusto, non importa. Cose idioti, cose infantili. Pi ro uscirà anche cose belle, improvvisamente. Provate a farlo, e dopo passeremo alle tecniche dell'immaginazione.

Tecniche dell'immaginazione 17


L'immaginazione ha principi molto semplici. Alcuni creda dora i hanno utilizzato fino all'esaurimento. La base dell'ima ginación ha quattro elementi che sono come gli elementi matematici: diminuzione, ampliazione, divisione e moltiplica ción. Questi sono i quattro elementi dell'immaginazione. Primo stanno la diminuzione e l'ampliazione. Poi la divi sión, di seguito la moltiplicazione. E dopo, il miscuglio. E con quelle cinque cose, avrete un'immaginazione di pazza. È molto semplice. Nella diminuzione bisogna ridurrlo tutto, nell'immaginario, fino a che tutto diventi piccolo. Per esempio, vedi passare a qualcuno con un pacchetto, ed in quello pacchetto può portare tutto il suo paese natale, o la città dove è nato. Avete un'enorme immaginazione perché avete diminuito qualcosa. Potete diminuire qualunque cosa. Nella mia tasca sinistra posso lle var a mia mamma, nella mia tasca destra ho mio papà. Faccio loro discutere e dopo li guardo. Quello succede nel film Cari ño, ho restretto i bambini, che ricrei questo gioco. Uno diminuisce, diminuisce e deve litigare con le altare ñas. Questi sono, per me, elementi facili dell'immaginazione. E sono molto utilizzati! Ma abbiamo anche i giganti: quello rida l'ampliazione. Puoi aumentare una zucca. L'esempio tipico sarebbe la zucca che cresce e cresce e raggiunge il volume del pianeta, trasformandosi lei stessa in pianeta. E dopo è tanto grande che occupa una galassia. Dentro la zucca, c'è tutta una storia, nasce tutta un'umanità. Questo è ingrandire qualunque cosa. È semplice. Fai crescere quello che sia, fai arte. In architettura, prese tre scatole di cerini, li aumenti e c'è ces un edificio. È come procedono gli architetti. Questo è fare crescere. L'immaginazione ha la possibilità di fare crescere o dis minuir. L'immaginazione giapponese ha creato i piccoli ár ciotole nane, o bonsáis, i jíbaros riduce le teste, ed il ce ne fa crescere una scimmia, per esempio, come King Kong o Godzilla, o la bomba atomica che è l'amplificazione di una piccola bomba. Nel mio caso, ho un fumetto che si chiama Megalex, su una città che occupa tutto il pianeta, sebbene io non fui il primo a fare questo. È anche possibile l'ampliazione della forza (Superman). Tutti i superhéroes aumenta qualcosa: per esempio Flash Gordon è il più rapido. Sta il personaggio che l'attraversa tutto con lo sguardo, o quello quale l'ascolta tutto. Quello si trova nei racconti di fate. O la persona che ha una voce tanto forte che fa cadere gli edifici. Esiste l'uomo che può possedere trecento donne in una notte, etc. Immaginate questo: per la strada passa un cavallo, e pensi che c'è un'invasione che tutto sta pieno di cavalli che si stanno moltiplicando che è una nuova peste. C'è ora tanto caba llos che dobbiamo fuggire perché siamo invasi. Ed in è tu punto possiamo aggiungere un elemento: il miscuglio. I cavalli si convertono in carnivori, e bisogna scappare perché stanno divorando gli umano. Questa è l'immaginazione. Cioè che l'immaginazione ha utilizzato il miscuglio. , Ma stavamo ha soffice ancora della diminuzione e l'ampliazione.) Una persona diventa tanto debole, tanto debole che deve legarla con fili, come alle marionette: è un presidente e deve fare così il suo discorso. Un altro esempio: una persona perde il potere e le sue ossa diventano liquidi, come annacqua. Possiamo immaginarlo. C'è un racconto nel quale una bambina ha i capelli tanto lunghi che il suo innamorato può salire per le sue trecce. Quella sarebbe ampliazione della chioma. Aumentare, diminuire. , Molte opere di Ionesco sono di una gran semplicità. In una di esse è una donna che serve una tazza di tè, e dopo un'altra, ed un'altra, migliaia di tazze di tè. In un'altra, ci sono champignon che crescono, e dopo tutta la casa è piena di essi. In un'altra, c'è un morto che cresce e cresce, ed occupa tutta la scena. Ed in Le sedie ci sono una sedia, un'altra sedia, tutta la scena piena di sedie. Questo 17


vuole dire che l'autore non aveva troppa immaginazione, perché utilizzava semplicemente il trucco di fare crescere le co sas. In tutte le sue opere c'è qualcosa che si moltiplica. Quello Lei con versa in una norma, Un altro elemento dell'immaginazione è la situazione nella quale qualcosa comincia a mancare. Gli alimenti mancano, l'acqua manca. Dune è un pianeta dove non c'è acqua. Si fa tutta un'opera so bre un pianeta che non ha acqua. Si è separato un elemen to. E separando un elemento dalla natura, si fa un mondo immaginario. Sto mostrandovi i procedimenti dell'immaginazione, formule che dopo potrete applicare in quale quier momento al vostro mondo o per potere creare. Aumen to, diminuzione. Si può fare. Una chiamata telefonica, dieci chiamate telefoniche, in tutto il pianeta i telefoni si mettono a suonare, gli edifici cadono e c'è un ecatombe. Per moltiplicazione. Per aumento. Da' pués, arriva la divisione: c'è una mano che cammina sola, ti salta al collo... e ti strangola. E fugge come se fosse un ragno. Questa è la divisione. O continui a camminare per la strada e vedi due pier nas che camminano senza il corpo. In un studio di Jung sui racconti delle pelli rosse si parla di un eroe che ama po seer la figlia del capo. Allora invia il suo fallo per l'acqua ed il fa la cosa assolo possiede la ragazza, lasciando l'adorna. Di questa maniera riesce a sposarsi con lei. Moltiplicazione. Alcuni dei indù hanno multiplo bra zos. Ed in ogni sgorgo, un occhio. Moltiplicazione di braccia. Ganesha ha quattro braccia. C'è anche un dio greco con tre teste. Nell'Odissea, il ciclope ha un solo occhio, nella fronte. Quella è diminuzione. Nel caso del terzo occhio, c'è un occhio di più. Quella sarebbe moltiplicazione. E dopo, con questi quattro elementi, si prodursi il miscuglio. La Sfinge dell'Egitto. Ha una testa umana, un corpo di leone, ali di aquila, una coda di vacca. Si è fatto un mons truo. Ci sono numerosi esempi nei quadri di Il Bosco che utilizzava molto i miscugli di elementi. Un centauro è un miscuglio di uomo ed animale. Si prende un elemento di uno, un elemento di un altro, e si uniscono. Così si credano i mostri. Un angelo è un miscuglio di un essere umano ed un uccello con le sue ali. Io, per molto tempo, ho sviluppato questi miscugli. Mi immaginavo, per esempio, integrare una testa di elefante in un corpo che è una nuvola, e quattro scale come zampe. Questa possibilità di mescolare gli elementi è una possibilità artistica interessante che l'immaginario utilizza. Sono tecniche che abbiamo a nostra disposizione. Fissavi in cui tutto il tiem po stiamo vedendo applicazioni di queste tecniche, nell'arte, nella pubblicità. Se dominate questa tecnica, potreste lavorare in qualunque agenzia di pubblicità. E c'è un'altra forma di immaginazione che è l'immaginario del tempo. Il viaggio nel tempo. In quello viaggio, posso andare verso il pa sado. Ma il problema è che, se si modifica il passato, Lei mo difica il presente di dove sono partito. Questo si chiama paradosso temporaneo, e è stato estesamente sviluppato nella fantascienza. È uno dei suoi grandi temi. Se io vado al passato e ma to a mia madre, allora io non avrei potuto nascere perché ella non mi avrebbe partorito. Il viaggio nel tempo è motivo cen tral in molti film. Film popolari, come la serie di Ritorno al futuro. Pertanto, l'immaginaria tratta di giocare col tempo. Ma questo ha una base edípica molto forte perché, se vado al passato, posso sedurre mia madre e fare non di lei mio via, ed in quello caso potrebbe generarmi a me stesso col mio ma dre. O posso sedurre mio padre nel passato. Questa è la base del viaggio nel tempo. Interferire nel passato significa interfe rir coi nostri genitori. Poi sta l'escatologia che è l'immaginario del fine del mondo. Di che cosa forma il mondo termina. Per il fuoco, per l'acqua, per la peste, per il passo ad 17


un'altra dimensione. C'è una gran parte dell'immaginaria che tratta del fine del mondo. Questo non ve lo rode, benché io lo faccia intensamente: immagino diversi modi di morire. Mi sono immaginato morire soffocato, suicidato, precipitoso da un edificio, tagliato in due. Mi sono proiettato molto nel suicidio, nella morte, per libi rarme un po' di me stesso. Vi ripeto che non ve lo rode. Se vi angosciate, non lo facciate. È duro. Soprattutto ima ginar la morte degli esseri amati. È forte, perché esiste sempre la minaccia che un essere amato sparisca, e temiamo anche la possibilità di smettere di esistere noi. Io, per eliminare quello, ho immaginato molto. Ci mi sono conver tido nel niente che è quello che passa quando si entra in lei voi curidad. Mi sono messo ad immaginare il nero, nero profondo, che dissolve mio io nella vacuità. E dopo, l'emergenza verso l'esistenza e la luce.

Applicazioni terapeutiche

Lavoriamo con la sensazione. Pensa in come tu tempia tè, che sensazione hai di te, perché viviamo sensazioni che a volte sono un po' angosciose. Per quel motivo, vi mostrerò come tra abbassare quella sensazione di angoscia. Qualcuno ha così una sensazione? "Sento come se avesse un muro nel petto." Ascolta bene, questo è immaginario. Come è quello muro: di pietra, di me tale, di cemento? Concentrati, tenta di dirmi come è. Di mattoni rossi? Di accordo. Di che volume è, si circonda come un tubo, dove lo metti? Immagina ora quelli mattoni rossi. Immagina che sono mattoni che sono a tua disposizione. È un ma terial che è tuo, puoi fare quello che voglia con quello scacco matto rial. In primo luogo, si difende: un muro può difendere. Di che cosa si difende? Cerca la sensazione. Non bisogna pensare, bisogna vedere che sensazione si tiene. Questo muro è completa mente utile. Ora medita sui mattoni rossi. Sono begli. Pensa che sono begli. Inietta bellezza ai mattoni. Sempre di più bellezza in quello muro, vale? È tuo, ti appartiene. Puoi fare quello che voglia con lui. Costruisce con lui qualunque cosa. Fai un spazio. Costruisci un posto. Ma immaginalo. Ima gina come quello posto è, con quelli mattoni. Vedi un posto accoglie dor, puoi entrare dentro. Quindi hai creato una porta. C'è lì la soluzione: non bisogna eliminare il muro, bisogna aprire una porta. Ed ora, immagina il muro in te, con una piccola porta per la che puoi uscire ed entrare. È una parte di te che preserva la tua individualità. Questo muro preserva il tuo individuali date perché ancora è debole, per il momento, di accordo? Ora fortifica la tua individualità. I mattoni rossi ti danno la forza. Se ti fai forte perderai la paura. Nessuno potrà invaderti, comprendi? Bisogna prendere l'immaginario ed incor porarlo. Lavorare la sensazione. Perché le sensazioni che ci sono presentati sono come simboli, possiamo lavorare presa diretto mente con esse. Una persona mi ha detto che sente che ha excremen tosse nel cuore e ho 17


risposto che l'escremento è non un abo che pensi che aggiunge terra e che qualunque cosa può crescere. Se la persona fa crescere qualcosa la sensazione lì cambia. "Sento qualcosa nelle spalle, qualcosa che mi schiaccia." Bene, sente quello che si appiattisce. Lascialo venire. Non ti difendere, di accordo? Cambia la sensazione. Pensa che quello viene dall'inte rior verso l'esterno. Modificati. Quello sorge dal tuo interno, sa bes quello che è? Sono ali che stanno crescendo. Allora, lascialoro crescere. Spingi! Spinge le tue ali che ti permettono di andare a Don di te vuoi. Creda le tue ali e muove le tue ali. Vedi dove piaccia. Verso il tuo terreno, verso il tuo territorio, verso te stesso. Verso la tua realizzazione. È come si lavora una sensazione. "Sento come una palla di piombo nella zona del plesso so lare." Meraviglioso. Immagina che il tuo corpo è il forno, l'athanor alquímico. Immagina: in un altre incarnazione ere un alqui mista. La palla di piombo è la materia prima che si trasforma in oro. Allora, lascia che quello discenda affinché arrivi al fuoco del ventre. Il ventre è il fuoco della Gran Opera. Lavora, lascia che la palla discenda, invece di defen derte la lasci che si riscaldi al fuoco della tua sessualità, di accordo? A poco a poco, vedi facendole salire verso dove stava, e man mano che continui a portare sulle facce cambiare colore, fino a che si trasformi in orata, ed arrivi al centro del petto. E lue go, le lasci brillare, proiettare i suoi raggi verso tutti i lati. Falle salire. E così fai l'oro. Che cosa farai con l'oro?: mone dai, denaro. È l'accettazione del denaro nel tuo petto. La nega ción del denaro si trasforma in una palla. Hai problemi di denaro? Sì? Perché ora devi fabbricare il tuo denaro. Se facendo portare su quella palla, quello peso, ti senti troppo opaco rialista, fa' che si trasformi in amore il denaro. Ama la propria creatività che si dà quello denaro. Con la creatività, la sensa ción di angoscia andrà via. "Ho prurito nella testa, spine che mi sono inchiodato." Non domandiamo che cosa sono quelle spine. Semplicemente accetti la sensazione, ma senza domandarti il perché né che sig nifican, perché potrebbero essere i pensieri critici che ti hanno lanciato quando eri bambino, cose così. Pensi che quell'esce dalla tua testa, non che entra nella tua testa. Ma è necessario che veramente lavori con quella sensazione. E quello che esce dalla tua testa trasforma in rose, perché le rose hanno espi nas. E quando ti immagini che hai rose nella tua testa, imagi na che gli insetti vengono ad impollinare. E col polline, vanno a po linizar altre piante per il mondo. Di questa maniera, il tuo malessere si trasforma in un dono per il mondo. E dopo potrai escri bir poemi, potrai fare quello che voglia. Tutti dobbiamo finire con quello gioco di Mira quello che mi "hai fatto" o "Tu" non mi vuoi. È una mancanza di creativi date. Non dobbiamo deliziarci nella sensazione di non essere padrona due. Precisamente, se ho quella sensazione di non essere amato, bisogna cambiare quella sensazione e sentirsi amato. E che cosa si può fare? Dunque, per incominciare, smettere di chiedere. Se io smetto di chiedere, sto nella situazione di dare ed allora diremo: "Tu non mi vuoi, ma io ti adoro." Ed invece di passare la vita enfadán donos ed infastidendo all'altro e soffrendo, dirò "Rozza", e finì il problema. Io ti amo. Non vivo come una vittima tutta la mia vita. No. Io ti amo e quello rozza. Se tu non mi ami è il tuo problema, non il mio. Lì sta la cura. Quando si è creativo, non si è oramai centrato nella petizione di qualcosa, al contrario, il fa bricamos noi stessi. Dobbiamo mettere lì amore dove non c'è amore, e lo troveremo. Perché, 17


se utilizzi all'altro come un specchio della tua mancanza di capacità per amare, è perché hai cercato qualcuno che non si ama e quello è perché tu non puoi amare. Sei incapace di amare, ed il tuo problema di non amare quello di positure nell'altro, lo proietti come un specchio. Ama. E se tu ami, l'altro ti ama, perché lo proietti il tuo amore. Cominciamo da amare le cose: l'arte, la gente, le nostre opere, tutto. Dediquémonos a creare ed ad amare. Perché l'altro ac titud mi conduce a non fare niente, a stare tutto il tempo pa rado. La creatività, al contrario, conduce a che faccia quello che devi fare. E quello che fai, lo proietti. E se lo proietti, lo ricevi. Tutto quello che dai al mondo, il mondo te lo dà. To do quello che non dai al mondo, il mondo non te lo dà. Bisogna liberarsi, grazie alla creatività, della petizione. Quando ci diciamo "Io" voglio avere talento, dobbiamo dire "Ho ta lento!." Perché vorrebbe avere talento, se l'ho? Io voglio avere successo. Ma se ho successo! Tutto quello che voglio, l'ho. Allora, smetto di chiedere, e mi metto a fare la mia opera. Quello è tutto! Se voglio toccare musica, la tocco. Se voglio cantare, canto. Se voglio scrivere, scrivo. Se voglio guadagnare denaro, lo guadagno. E punto. Perché al nostro lato sta sempre la prigione che noi im chiede realizzarci. Papà, mamma, verità? È la maledetta proibii ción che ci ha detto: so vittima, vive come una vittima e faccia tu una vittima. Infastidisce all'altro. Ma quello sarebbe già tema per un altro corso meno accelerato.

Appendice. La psicomagia: poesia applicata al trattamento della pazzia Martín Bakero, psicoterapista e dottore in psicopatologia dell'Università Parigi-VII

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Come i metodi di contenimento della psicosi si ha mos trado radicalmente repressivi, deshumanizantes, insoddisfacenti nei suoi risultati clinici e hanno provocato effetti secun darios importanti, una delle domande che ci formuliamo come terapeuti delle psicosi è che trattamento usare pa ra che la persona non sia colpita per i trattamenti elettrochimici applicati in certi casi acuti e cronici. Come restaurare i lacci tra l'individuo e la realtà, bloccati nella psicosi, senza che l'individuo perda la memoria, la psicomotricidad, o l'immaginazione? Come negli antichi posti di divinazione di Delfos o di Dandará, ed assomigliandosi ai trattamenti che si praticavano nei tempii di Asclepio, il sanitarium di Georg Groddeck o i trattamenti di Alejandro di Tralles, la psicomagia seppi dita la ragione all'immaginazione: la soluzione viene dettata per il sintomo della pazzia, e è in quella direzione nella quale la cura spiegherà le sue candele; soprattutto se teniamo in conto che in greco "sintomo" significa coincidenza (symptoma). Invece di reprimere o tentare di eliminare i sintomi allucinatori o per secutorios, la psicomagia trova nella metafora delirante una via di cura dell'inconscio, ed attraverso atti poéti cos la porta alla realizzazione simbolica. In questo dominio, i sue ños normalmente è molto importanti. Per esempio, nell'Antichità, Asclepio lasciava una lettera ciascuna volta che appariva, e questa lettera si costituiva nella chiave di lettura della malattia che permetterebbe curarla. Empedocle poteva, attraverso metafore magiche, fermare i venti, causare o fermare la pioggia; anche egli curava attraverso atti che oggi potrebbero essere qualificati di chamánicos. Poiché il sintomo nella malattia è una prova di curato ción, il delirio nella psicosi è un tentativo per ristabilire i lacci con la realtà. La psicomagia creata per Jodorowsky ex porta i suoi metodi di antiche ed efficaci forme di cura vin culadas con la magia, di innovatrici e moderne teorie psicologiche dell'inconscio, ed utilizza le più varie tecniche dell'arte di avanguardia qualificate come effimeri, happenings, installazioni, performances, etc., arti i cui origini Lei re monta dietro a secoli: Diogene portando a spasso nudo con una lampada per Atene, Socrate entrando di spalle ad un banchetto affinché non si notasse che arrivava tardi, Empedocle camminando con sandali di oro, i monaci taoisti durmien do con la testa verso il suolo per accumulare sperma nella mente e potere volare, i sacerdoti della Babilonia spruzzando i fedeli con l'acqua contenuta in una brocca con forma di seno della divina Iside. Tutti, sviluppi liberi dell'immaginazione pa ra potere abitare il mondo in forma poetica, cioè, che la cosa gran unire la ragione con l'immaginazione e l'intuizione. Parliamo di magia perché le leggi della magia sono le stesse che dirigono l'inconscio: la metonimia e la metafora. La prima legge è quella di contiguità, nella quale la parte Lei iden tifico col tutto; la seconda è quella di similitudine, nella quale la cosa sembrata agisce sulla cosa simile. Creando un atto psicologico, stiamo occupando il linguaggio dell'inconscio. Magia, psicoa nálisis e poesia. Numerosi tentativi nel trattamento della pazzia possono dimostrarci che la psicomagia - senza che fosse stato ancora famosa come tale - aveva cominciato ad esercitare i suoi benefici fa già migliaia di anni. E è che la storia si iscrive a volte in una maniera retroattiva; così, solo dopo l'invenzione per Freud della psicoanalisi, noi possiamo trovare ai suoi pre cursori, tali come Nietzsche, Socrate o alcuni filosofi è toicos, sebbene questa lettura comparativa è solo 17


possibile a partire dalla creazione freudiana di tale tecnica. Jodorowsky, inventando la psicomagia, dà un nome e federa una tecnica che ha conobbi do molti risultati terapeutici durante i secoli, ma che non potevamo distinguere prima di lui, non avendo questa un filo con specillo che la caratterizzasse. La psicomagia viene a recuperare un dominio perso: la collaborazione stretta tra la terapia e l'arte. I psichiatri non hanno cessato di cercare i possibili bicchieri co municantes tra le arti e la terapia per stabilire un mé tutto di trattamento. È come nei primi centri tera péuticos della psicosi, conosciuti a Baghdad nel secolo V, si associavano la musica ed altre arti alla sanación. Anche nel Bibbia esistono numerosi esempi di cure attraverso metodi che oggi possono qualificarsi di atti di psicomagia: David curò a Saúl di un stato delirante toccando la sua arpa, Je sús fece che un cieco recuperasse la vista ungendolo gli occhi con saliva ed argilla. Melampo, terapeuta greco, curava la pazzia delle donne dionisiache di Argo per mezzo di grida rituali, danzi ca tárticas ed altri atti che sono rimasti registrati nella histo rida. Marcel Mauss conta anche la cura di Ificlo per Me lampo: Fílaco, padre di Ificlo, lascia negligentemente vicino a suo figlio un coltello insanguinato mentre castra ad un carne ro. Ificlo fugge spaventato e diviene sterile a causa di ciò. Io lampo lo cura facendo leccarlo per dieci giorni l'ossido del coltello contrario nell'albero dove Fílaco l'aveva inchiodato vedendo fuggire a suo figlio. Qui vediamo come il sintomo si aveva pro ducido per l'identificazione di Ificlo col montone castrato. Melampo è capace di curarlo facendo incorporarlo l'ele menziono temuto e trasformandolo in alleato. Placitus Sextus, medico latino del secolo IV, sosteneva che un buon trattamento per la febbre era preparare un decotto dissolvendo una scheggia di una porta per la quale avrebbe appena passato un eunuco. Marce la cosa Empirica, per estirpare gli ascessi dell'occhio destro, i to caba con tre dita della mano sinistra mentre tossiva repi tendo tre volte: "Le mule non portano creature al mondo, né la pietra produce lana; che neanche questa malattia culmi ne, ma se lo fa che appassisca." Un'altra prescrizione oftal mológica caratteristico del suo libro Di medicamentis empiricis afir ma: bisogna dipingere di bersaglio un ragno di zampe molto lunghe e schiacciarla in olio. Questo decotto toglie i punti bianchi degli occhi se se l'usa con assiduità, dovendo preparare si unisca buona quantità con abbastanza olio affinché non finisca prima di finire la cura. Vari esempi nell'Antichità danno attestazione di opera ciones magici basati nell'identificazione, nella simpatia in tre gli oggetti: una goccia di sangue su una formula magica chiude una ferita; un disegno che rappresenti un cane con le quattro zampe ed il muso incatenati guarirà la rabbia. Ci sono anche operazioni magiche collettive, antecedenti di quello che Jodorowsky denomina oggi "psicomagia sociale." È per esempio il caso degli amuleti pubblici che esistevano in Egitto. Per immunizzarsi delle punture dei serpenti o degli escor piones, si erigeva in un posto pubblico una statua di una divi nidad coperto di iscrizioni magiche, l'ero aggregato un getto di acqua dalla testa ai piedi e dopo si beveva quello liquido raccolto al piede della statua. Numerosi sono i casi di cura di pazza, attraverso ac tosse, portati a capo per Alejandro di Tralles, eminente medico bizantino. Curò una volta ad un delirante che pensava che non tu nía testa facendolo portare su questa un cappello di piombo, ed ad un uomo che non poteva orinare perché pensava che se lo faceva il mondo intero si inonderebbe, dicendolo che c'era un gran incendio nelle terre che occupa oggi l'Europa, e che potrebbe estinguersi solo se egli orinava. Ad una paziente che pensava che aveva un serpente dentro il suo stomaco che non le lascia ba alimentarsi chiese che invocasse il serpente, 17


dandogli un vomitivo. Mentre ella vomitava, egli, rapidamente, lanciò una biscia che fece credere la donna che il rettile era uscito dal suo ventre. Anche la saggezza popolare conto con rimedi per trattare un certo tipo di complicazioni. Di questi procedimenti sussiste, per esempio, in molti paesi, il fare passare ad un né ño che abbia una frattura per la crepa di un albero esprime mente fesso, e dopo questa deve unire e curare. La psicomagia apporta un aiuto fondamentale ed un metodo radicale nella psicoterapia della psicosi. Ella favorisce che il suo jeto giri ad informarsi sul mondo e ricreai una relazione essenziale col suo ambiente, grazie all'irruzione folgorante della poesia, dialogo perso dietro la crisi iniziale psicotica, poiché la pazzia implica l'assenza di creazione. Gli atti simbolici provocano che l'individuo sblocchi i suoi meccanismi di defen sa psicotici e li metta al servizio della bellezza. Un atto psi cológico, accompagnato da un quadro psicoterapeutico adegua do, può facilitare che l'individuo esca dal suo blocco affettivo, e della sua attività psichico autoerótica, per tornare a dirigere suo in terés verso gli altro. In alcuni casi di autismo, dove ja più ha avuto comunicazione con gli altri, certi atti reo lizados per le famiglie di quegli implicato può riuscire che l'individuo malato cominci ad uscire dalla sua reclusione ed acceda al len guaje, il quale gli era proibito per qualche segreto familiare che può salire fino ad a tre generazioni. Nei seguenti casi clinici che abbiamo selezionato, potremo apprezzare có mo gli atti psicomágicos hanno potuto canalizzare le angosce più primitive, sbloccare le inibizioni più profonde e contenere i sintomi psicotici più aggressivi e desestructu rantes. A volte possiamo dire che la psicomagia ha agito con una forza atomica che sorpassa la cura di elettroshock o di virgola insulinica. Sono i primi casi di una c'è rramienta terapeutica fondamentale, nei quali la solo pala bra non è sufficiente. L'atto psicomágico prepara la strada alla parola, reintroducendo la poesia nell'esistenza del suje to, come un raggio di immaginazione che penetra nelle tenebre della decomposizione mentale. 1. Una persona si lamenta che non può dormire da c'è ce mesi, poiché pensa che il suo cuscino è abitato per cu carachas che gli mangiano i suoi pensieri. Davanti a tale paura non può appoggiare la testa sul cuscino né conciliare il sonno, quello che lo produce un'insopportabile angoscia di disintegrazione psichica. Gli proponiamo che compri veri scarafaggi e che li metta sul suo cuscino per una notte. Al no che seguente deve rimpiazzare per scarafaggi di plastica i reali. Alla terza notte deve appoggiare la sua testa su un'almo fata nel cui federa stia stampate immagini di scarafaggi. Al quarto giorno deve tornare a dormire col suo cuscino normale... Dopo una settimana di indagini e vincendo le resis tencias che aveva, porta a capo l'atto prescritto, e da enton ces cessano le sue paure e può conciliare il sonno. In questo atto, andando nel senso inverso del sintomo, c'è mos fatto da apparire gli insetti temuti, tirandoli fuori dall'ima ginario per farloro reali. Dopo, a poco a poco, facemmo che gli scarafaggi fossero sparendo, ritornandoli della cosa reale alla cosa immaginaria, come le paure del consultante. 2. Un adolescente di 14 anni fu ospedalizzato in un servii cio di psichiatria. Gli fu diagnosticato schizofrenia catatonica paranoide. Il suo delirio consisteva in non volere crescere, e Lei arran caba la peluria che stava uscendogli mentre

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rimaneva di fronte allo specchio facendo strane contorsioni e smorfie col suo corpo. Si strappava i capelli dal baffo, la barba, le axi i, il pube, non senza gran dolore e sangue delle sue ferite. L'equi po di professionisti decise di applicare un trattamento con neurolépticos (antipsicóticos), e provò più tardi l'electroshock quando questi si mostrarono inefficaci. Il nuovo trattamento só lo riuscì "abbrutire" il paziente e fargli perdere alcune fa cultades cognitivi. Il delirio manifestava essere più forte dei trattamenti della psichiatria classica. L'adolescente partii cipaba in un'officina di poesia. Continuamente gli erano prestati libri che naturalmente perdeva senza ricordarsi appena di quale ha bía stato l'impressione della sua lettura, in gran parte dovuto all'electroshock che per allora gli ero somministrato due o tre vedi ces per settimana. Come era il minorenne del padiglione, tutti, psi quiatras, psicologi, infermieri, interni, si preoccupavano mu cho della sua confusione. Un giorno gli facemmo arrivare il libro di Osear Wilde Il ritratto di Dorian Gray il cui trama tratta di un individuo che non vuole invecchiare. Alcuni giorni dopo avere letto il libro, si chiede alla famiglia che gli compri tessuto, pitture e tutti gli implementos necessari affinché il giovane dipinga il suo atto rretrato. Finendo il ritratto, doveva scrivere al piede: "Qui è tá il mio ritratto che non invecchierà... Ora io posso crescere tran chilo." Al mese seguente fu dato di dimissione, e sebbene continua con controlli mensili nell'ospedale, potè ritornare alla scuola, che aveva abbandonato un anno prima della sua ospedalizzazione. Attualmente continua a dipingere, e ha finito i suoi studi. In questo caso vediamo come l'individuo, attraverso l'atto psico logico, si identifica col personaggio che non invecchia, riescono do attraverso questa finzione poetica tornare ad abitare il mondo. 3. Un guardiano di un'officina di riparazione di automobili, avvicinandosi a 50 anni, cominciò a soffrire un'angoscia consi derable, un totale abbattimento psichico e fisico che l'annullava come sottometto, ed altri sintomi propri di una potenziale psico sis in vie di attualizzarsi. L'unica attività che sembrava a vedi ces interessargli era giocare con alcuni fili di ferro facendo figure. Parlando con lui, ci rendemmo conto che aveva praticato quello gioco da molto piccolo. Come tutta la gente al suo alre dedor considerava assurda quell'attività in un uomo già adulto e padre di famiglia, gli avevano proibito tale occupazione. Gli proponemmo che la riprendesse ed ignorasse le critiche di quelli di più, poiché era l'unico lavoro che lo manteneva interessato e sicuramente li gado alla vita, senza la quale si sarebbe suicidato o sarebbe soccombuto ad una crisi psicotica. Gli indichiamo che giornalmente inventasse una nuova figura di filo di ferro. In un pri mer momento dovrebbe regalarli. La produzione di questi "pi queños giocattoli impossibili", come egli li chiamava, aumentò esponenzialmente, e cominciò a ripartirli tra la gente che visitava l'officina dove lavorava. Le sue angosce furono dismi nuyendo dopo i mesi. In considerazione dell'evoluzione, egli pro mettemmo che come pago per le piccole figure "imposi bles" - il cui descrizione presentava come sfido la gente -, cominciasse a chiedere il filo di ferro che doveva per continuare a creare. Entrò così in una nuova relazione simbolica col mondo, relazione che, in un momento anteriore, egli e gli altri avevano creduto persa irrimediabilmente. Oggi, è un uomo allegro e molto socievole. Gran parte della sua angoscia ha desapare cido. Il processo attivo di creazione riattiva in questo caso il desiderio

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nell'individuo chi, seguendo la nostra indicazione, comincia a vendere le figure di filo di ferro, trasformandosi in un artigiano molto quotato in mezzo suo. Riesce così a superare le proibizioni del suo circolo familiare, e realizza un desiderio infantile che si trasforma nel ponte tra gli altro ed il suo mondo interno. Fren tu all'angoscia di perdere sempre per l'unione col mun do, quello ponte potè ricostruirsi, grazie a questa attività artigianale indotta per il nostro indicazioni psicomágicas. 4. Una giovane di 16 anni aveva perso l'audizione e gli exá menes medici praticati non rivelavano nessuna lesione. I suoi genitori ci consultano disperati senza sapere che cosa fare per sua figlia. Attoniti, sentiamo che il padre è pianista e la madre cantante di opera. Ci rendiamo conto che sua figlia aveva op tado per la sordità, risentendo emarginata della musica che i suoi genitori adorano. Si avvicinava il compleanno numero 17 di sua figlia, e la sua famiglia non sapeva che cosa fare per questa data. Davanti all'in quiete dei genitori, esponiamo loro un atto: dovevano ricorrere ad un artigiano che insegnasse loro a fabbricare pendenze. Dopo, per 16 giorni, realizzerebbero due cerchi con forma di chiave di sole. Il giorno del compleanno di sua figlia, 17 giorni dopo avere cominciato a fare i cerchi che equivalevano a 17 anni di vita della mu tata, dovevano regalargli i pendenza collocando la madre uno di essi nell'orecchio sinistro ed il padre un altro nella dere cha. Così lo fecero, e sua figlia ricevè felice e contenta i pre sentes, e ci venne a visitare trasportando i cerchi quale due talisma nes. Lentamente ha continuato a recuperare l'audizione. Perfino ha cominciato a comprare dischi di musica... ed il sentinella, a vedi ces vicino ai suoi genitori. In questo caso vediamo la negazione di alcuni genitori a che il suo hi ja acceda al mondo della musica, prenotato solo per essi, come professionisti. Avevano privato sua figlia di condividere il suo desiderio e di identificarsi con la sublimazione dei genitori: è ta proibizione genealogica fece che il suo corpo rispondesse con una sordità. Accettando i genitori il fatto che sua figlia (so) trasportasse la musica nei suoi uditi, ella potè recuperare l'audi ción. 5. Una paziente crede essere perseguita per lo spirito del suo ex amante. Soffre una crisi, e nel suo delirio comincia ad elaborare una specie di piccoli libri fatti con capelli del suo pube, nai pi, foto, unghie, sangue ed altri elementi corporali. La sua famiglia si sente obbligata a richiamare ad un'ambulanza davanti alla cosa strana di tale situazione, e lei stessa racconta questo episodio con una sensazione di stranezza totale, qualificando quello momento di "completamen tu delirante." Dovette essere ospedalizzata alcuni giorni. Come quello fantasma cominciava a ricadere, lo notiamo che la crisi po dría riapparire se non prendevamo dosato psicomágicas. Gli proponiamo ripetere il momento del delirio - prescrip ción del sintomo prima che si prodursi, per così controllare il - che riproducesse l'elaborazione dei libri e tutti i ri tuales deliranti che aveva vissuto, una volta al giorno per 10 giorni, il tempo che era durato il suo ultimo attacco, ma questa volta doveva filmarlo ed inviarlo alla persona che ella credeva che la perseguiva. Da quando lo fece non è tornato ad avere quelle paure paranoidi, e si è dedicato, ogni volta che qualcosa l'inquietava, a ci sono cer film in scenari che riflettono le sue paure. Ella ha uvetta do di essere "vittima" delle sue paure di

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rappresentarli in scena, diventando così attiva e responsabile di suo proprio divenire. 6. Un altro caso nel quale utilizziamo la visione ed il suo prolungamento tecnico, la camera, fu quella di una consultante che soffriva psi cosis isterico. Ella affermava mantenere contatto con spiriti del passato che gli confidavano segreti dell'umanità che non le lasciavano vivere tranquilla e che la lasciavano incinta con le sue voci. Nel suo albero genealogico apparivano molti individui che avevano caro essere cineasti e che erano falliti in tale ini ciativa. Questa persona lavorava come di moda designer, ma era un lavoro che l'annoiava enormemente. Quello che a lei egli in teresaba era inconsciamente la possibilità di fare film, di situarsi in una posizione creativa intorno all'immagine in movimento. Poco dopo il suo stato si aggravò e cominciò al suo frir panico, sparizioni, perdite di consapevolezza, paráli sis ed altri incidenti che sarebbero potuti essere fatali. Davanti all'im possibilità di continuare il processo terapeutico attraverso la parola, gli dicemmo che se non veniva alla prossima sessione con un film realizzato, l'ospedalizzeremmo e gli faremmo prendere mu chos medicine. Alla sessione seguente ella accorse con un bel film circa un albero in un giardino, dove mostrava come la gente si avvicinava ed entrava in contatto con quell'albero che po dríamos interpretare come una metafora del suo proprio stato psicologico. Da quello giorno, può filmare tutti i messaggi che ella crede ricevere del passato, e recentemente ha vinto un premio in un concorso di cinema sperimentale. 7. Un uomo di 28 anni viveva da dieci anni in hos fischialoro psichiatrici. La sua diagnosi era di schizofrenia paranoide e, il suo sintomo principale, che ascoltava voci. Ai mé dicos che lo trattavano non interessava loro il contenuto delle voci; si accontentavano con amministrargli medicine affinché le voci sparissero, cucia che non si riuscì mai. Senza em bargo l'angoscia di disintegrazione, i manierismi esquizoi dia e la mania persecutoria aumentavano. Lo conoscemmo in allora quello, quando nessuno nel settore della psichiatria sapeva che cosa fare con lui. Organizziamo un'officina di voce per lui ed altri è quizofrénicos che soffrivano ascoltando voci. La nostra idea era che passassero, di meri individui passivo "sufrientes" della psico sis, ad essere attivi, attori ispirati delle sue proprie paure. È ta persona ascoltava costantemente le voci dei perso najes di cartoni animati che aveva visto nella sua infanzia. Gli proponemmo che una volta al giorno, per un anno, si vestisse coi vestiti di quando era bambino, ed imitasse davanti ad un microfono le voci dei suoi personaggi persecutori. Per lui non si tentava di imitare, bensì veramente di in carnar a questi personaggi. A volte si dava alla ripetizione di quelle voci che lo minacciavano con molto dolore e dificul tad. A poco a poco fu identificando i distinti personaggi che parlavano nella sua testa e, man mano che cominciava a nom brarlos, l'esperienza diventava più allegra e gioiosa. Agli otto mesi l'ospedale decise di dargli la dimissione, ma in ogni revisione ci recitava le voci di quelli personaggi, esprimendo un'allegria e libertà senza limiti. Fino al momento non c'è necesi tado da tornare ad essere ospedalizzato, è sposato e lavora; il suo

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princi pal distrazione è registrare le voci che egli "ascoltava" quando era bambino e mostrarsili ai suoi amici. 8. Una donna presente che pronto muore che la persi guen per la strada per avvelenarla o strangolarla. Noi cuen ta che sua sorella che si chiamava come ella, era morto strangolata quando era ancora bebè mentre sua madre offriva una festa ai suoi amici. Vedendo in quell'avvenimento l'ori gene delle sue paure, gli proponiamo il seguente atto: deve vedi tirse di bebè ed offrire una festa alla quale devono accorrere il suo pa dres, come nella festa dove morì sua sorella. Quando tutti gli invitati siano presenti, deve leggere i verbali della sua propria morte, dire ai suoi genitori che lo tolgano la collana che porterà messo quella notte, ella usa sempre collane molto strette intorno al collo, e lanciarlo alle fiamme del camino. Quindi deve lavarsi con acqua santa - la sua famiglia era molto cattolica - e riapparire nella festa vestita con un'altra ro pa, leggere i suoi verbali di nascita con un nuovo nome, e ballare nella festa vicino ai suoi invitati. Realizzando questo atto la persona non solamente si liberò delle sue paure, ma quella stessa notte trovò - col suo nue va personalità - al quale è ora suo marito. 9. Una persona che non poteva avere relazioni sessuali dia di faceva anni pensava che "rimpiangi voci come aghi" pi netraban i pori della sua pelle. Non poteva prendere il metro né nin gún trasporti pubblico per paura di che le "onde cerebrali" della gente la penetrassero, provocandolo un dolore acuto. Da' pués di un tempo di trattamento senza che i sintomi mejo raran, muore suo padre. Ai pochi mesi ella si ricorda che sua madre chi esercitava un potere totale su sua figlia fino a quello giorno, gli aveva detto quando era bambina che ella potrebbe penetrarla "con un ago" per deflorarla. La paziente rimane in un stato semiletárgico dopo l'apparizione di tale recuer do. Quando recupera la consapevolezza, lo prescriviamo il se ti orienti atto: deve fabbricare durante la seguente luna piena un oggetto di arte nel quale si vedano distinti tipi di vagine penetrate per aghi. Quindi deve regalarsilo a sua madre, e nun ca più tornare a vederla. Per la nostra sorpresa ed il suo benessere, ella realizzò immediatamente l'atto, perché si avvicinava la luna piena che simbolizza la madre. Progettò oggetti che rappresenta ban multiple vagine, di bambine ed adulte, penetrate per agu jas di tutti i volumi e forme. Aghi che potevano essere anche voci o sguardi. Lo diede a sua madre al giorno dopo e nun ca più è tornato a vederla. Da allora non è tornato ad avere problemi per utilizzare i trasporti pubblici né per avere re laciones sessuali e ha conosciuto l'orgasmo. 10. Un giovane viene a consultarci perché gli traspirano e gli tremano le mani, quello che non gli permette di stringere la mano della gente, ostacolandolo enormemente la vita, egli quale ci lo è lle guado a cercare di suicidarsi. Mi conta che i suoi genitori l'obli garon da bambino ad usare guanti, perfino in estate, come punisco ad un furto che aveva commesso. Gli diciamo che rubi un guanto a suo padre ed un altro a sua madre che li utilizzi per un mese in estate e stringa la mano a tutta la gente coi guan tè sistemati; gli indichiamo anche che dopo li bruci, c'è ga una crema con le ceneri e si unga le 18


mani con lei tutte le mattine per un anno. Così lo fece, e da allora non è tornato ad avere tali problemi. 11. Una paziente dice essere "posseduta per un'immagine nera, un'ombra" che la persegue. Ci conta che la relazione con sua madre è disastrosa, perché dalla sua infanzia l'ha sentito dire che è orribile e che è pazza. Suo padre stette sempre au sedetti. Nella sua adolescenza dovette essere ospedalizzata a causa di manie persecutorie o di crisi psicotiche nelle che credeva essere la Vergine María o essere posseduta per spiriti. I psicofarmaci ed i trattamenti psichiatrici classico avevano solo riesce do che sparissero le confusioni di personalità, ma diedero luogo a quella specie di ombra nera che la perseguiva, immagine che sua madre gli aveva inculcato da quando era bambina. Ella ci conta che sua madre si vestì sempre con un aprii go nero. Per liberarla del suo influsso, gli diciamo che si dia un massaggio per tutto il corpo con una foto di sua madre che lue go visto coi suoi vestiti, soprattutto il cappotto nero, e che pa see tutta la mattina per dove sua madre lo fa regularmen tu. A mezzogiorno, momento in cui il sole, simbolo paterno, sta nel suo apogeo, deve bruciare quelli vestiti, fare un pacchetto con le ceneri e lanciarli alla Senna senza guardare all'indietro. Dopo, deve andare a mangiare la sua torta preferita e farsi alcune foto, nelle quali potrà comprovare che non c'era nessuna ombra siguién dola. Da quello momento non dovette prendere più medicine, perché sparì l'angoscia che aveva. Settimane dopo lasciò la casa di sua madre per entrare in un convento, da Don di mi scrive regolarmente per dirmi che si sente molto felice. Aveva dimenticato dirmi che la torta che si mangiò dopo avere tirato le ceneri dell'immagine di sua madre era una torta che chiamano "religiosa", in francese. 12. Un bambino di 8 anni che accorre ad un centro di hospitali zación diurno per infanti con conflitti di tipo psicotico, si lamenta perché sente un'enorme angoscia legata al suo corpo, specialmente guadagni di strapparsi gli occhi o inchiodarsi un coltello, ma soprattutto perché ha un incubo ricorrente che non lo lascia dormire, nel quale gli è apparso un mostro che lo vuole divorare. L'unica maniera che egli ha trovato per calmarsi è coricarsi nel letto di sua madre, ma quello per torba le relazioni familiari. Attraverso le interviste col bambino ed i suoi genitori, noi in teramos che questa era stata vittima di abusi sessuali da parte di un mezzo-fratello mentre si trovavano nella ca sa della madre dal bambino, poiché i suoi genitori sono divorziato. Egli si era sentito molto desprotegido per lei, poiché c'era il suo frido gli abusi in ripetute occasioni stando la madre in ca sa, benché ella non avesse notato. Per un lungo tempo, a questo fratellastro gli fu proibito di rimanere nel municipio dove viveva il nostro consultante. Le angosce girarono per una visita illegale che quell'hi zo alla sua famiglia, occultato per il padre. Comprendemmo che il trauma abitato girava a fiorire, e soprattutto il sentimento di abbandono in relazione ai suoi genitori. Come il bambino in questione, durante il trattamento, mangiano zaba a manifestare un gran interesse per la botanica e la germi nazione di piante in generale, proponemmo il seguente atto ai suoi genitori ed egli: doveva chiedere al padre che gli regalasse un Lei miglio di una pianta che desse frutti e che la

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madre preparasse la terra che seminare in un supporto. Il bambino doveva confec cionar con plastilina il mostro che lo perseguiva in sonni. Dopo, la madre doveva accompagnare il bambino mentre questo ente rraba il mostro insultandolo e collocare su lui la pianta. Immediatamente dopo l'atto le angosce desapare cieron ed il bambino ha continuato a sviluppare una gran capacità cognitiva, sottolineando la sua eccellenza in tutti i rami, speciale mente in scienze naturali. Ha recuperato la fiducia e non deve oramai dormire con sua madre. L'uso della plastilina gli ha permesso di modellare e dare corpo alle immagini che l'atterrisco arricciavano, e quell'ha riappacificato la sua angoscia. La trasmissione della capacità di riproduzione, da parte del padre, facendogli in trega del seme, i frutti rappresentano gli occhi, ed il fatto di seppellire il mostro persecutore - una rappresentazione del fratellastro che abusò -, hanno fatto che la collera contenuta si trasformi in una corrente creativa, svegliando il curio sidad intellettuale e la capacità di creazione in nostro con sultante.

Trovai Alejandro Jodorowsky nell'anno 1996, per un'officina su psicomagia e psicogenealogía che egli impartiva in Cile per psichiatri e psicologi. Io lo seguivo ed ammirava da tempo per la sua affascinante corsa come creatore ed artista di avanguardia. In quello tempo io avevo dubbi intorno ad optare per essere poeta o terapeuta, poiché i due erano strade vitali per me. Cercava una strada che potesse conciliare le due vie. Jodorowsky era andato dall'arte alla terapia con to dà la capacità di invenzione che quell'implica. Quando arrivò il mio turno nell'officina, gli esposi il mio dilemma e mi disse: "Tu è già tás iniziato, ora necessiti che qualcuno ti confermi." Inme diatamente scrisse nel mio petto col suo dito quello che si trasformò in un tatuaggio indelebile per me: "Versifica e psicoterapista." Da quello momento mi resi conto che poteva seguire le due strade senza necessità di rinunciare a nessuno dei miei desideri, come aveva fatto mio padre lasciando la musica per dedicarsi completamente all'ingegneria. Se le due strade erano im portante per me, poteva seguire entrambi e che Lei retroalimentaran tra sé. Quindi mi suggerì: hai letto "Già molti libri, ora devi andare a cercare le fonti vive...." Allora gli promisi andare a tra scendere con lui. "Ma prima pubblica il tuo libro di poesia", mi disse. Pubblicai la mia libro Via lattea che fu pubblicato un giorno prima della mia partenza alla Francia. Arrivai con lui da Parigi, e lo lasciai ad Ale jandro nella sua casa. Alcuni giorni dopo richiamai alla sua segreteria chi mi mise direttamente in contatto con lui: "Dove è tás?", mi domandò. "Qui" nella terra, gli risposi. Mi lesse dopo il tarocco alcuni giorni in un caffè dove egli cominciava la sua nuova stagione. Tirò fuori tre lettere: il Carro, la Torre [o Maison Dieu] ed il Giudizio... Io avevo nelle mie mani il libro 18


Arcano 17 di AndrĂŠ Bretone. Da allora fummo stabilendo a poco a poco una re laciĂłn di fiducia, di insegnamento e di amicizia. Egli mi ho mos trado infinite cose, tra altri il tarocco e la psicomagia; io ho apportato umilmente la mia passione per la poesia e la terapia della pazzia. A poco a poco ho continuato ad applicare le leggi della psico magia alla terapia dei matti. Una strada che comincia e che incomincia a rendere i suoi primi frutti. MartĂ­n Bakero

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PSICOMAGIA - ALEJANDRO JODOROWSKY  

Psicomagia. Abbozzi di una terapia pánica (conversazioni con Gilles Farcet) "Non sono un ubriaco, ma neanche sono un santo. Un mago non do...

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