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Rapsodia Anno 1 Numero 0

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Rapsodia Anno 1 Numero 0

COS’È RAPSODIA Rapsodia è una rivista letteraria indipendente che raccoglie opere di autori emergenti edite e non per farle confluire in un progetto di promozione artistica dei contenuti di ciascun elaborato. Rapsodia rifiuta uno schema fisso, mette insieme spunti sempre diversi tra loro per armonia e ritmo donando al tutto un sapore di laboratorio artistico e improvvisazione compositiva. Rapsodia si occupa di letteratura contemporanea. Oltre ai lavori degli autori emergenti saranno inseriti anche approfondimenti dedicati a noti autori contemporanei. Altri autori non contemporanei saranno trattati nella misura in cui il significato delle loro opere e della loro vita sia contestualizzabile nella contemporaneità. Rapsodia non ha un orientamento politico e una categorizzazione sociale, non appartiene a cricche o comitati d’affari. Rapsodia appartiene al pensiero libero ed è gratuita: non esistono rapsodi senza spettatori e Rapsodia non avrebbe significato senza i suoi lettori.

La redazione

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INDICE:

- LA SCRITTURA, L’EREZIONE, LA MORTE. Mistica e trasgressione in Georges Bataille

di Andrea Corona……………………………………………p.3 - VIVIEN POSTIGLIONE………………………………….p.7 - LUCIO ADRIANO PANTANI…………………………..p.10 - L’IMPRONUNCIABILE Q. ………………………….….p.11 - CLAUDIO LANDI……………………………………………p.16 - SALVATORE VALENTE………………………………….p.20 - FRANCESCO VERRENGIA……………………………..p.22 - MIRKO ZITO…………………………………………………p.24 - FARE THEE WELL, AMIRI BARAKA

di Claudio Landi……………………………………………p.29

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LA SCRITTURA, L’EREZIONE, LA MORTE. Mistica e trasgressione in Georges Bataille

di Andrea Corona Georges

Bataille

(1897-1962)

è

stato

protagonista di un’attività letteraria vivace e multiforme. Noto grazie ad opere come Storia

dell’occhio (1928), L’ano solare (1931), Madame Edwarda (1937) e il postumo W.C., i temi di fondo

dei

suoi

romanzi

sono

costituiti

dall’erotismo e dalla violenza, intesi come veicolo di una particolare e parossistica «esperienza mistica senza Dio». L’opera letteraria di Bataille presenta il suo tratto distintivo nelle descrizioni ossessive degli

eccessi

degradazione

fisici

e

dei

fisiologica

e

processi materiale

di dei

corpi, processi in cui ad essere esteriorizzati sono la morte e il nulla. Antropologo e filosofo, oltre che narratore, nel saggio La letteratura e il male (1957) Bataille teorizzò che gli impulsi considerati comunemente crudeli fossero al centro della «natura elementare» umana e, come il filosofo Nietzsche, per tutta la vita cantò le lodi degli attimi di fermento dionisiaco, della

rêverie

e

della

follia,

dell’estasi,

e

tutti

esaltazione

che mettono

di

dell’ebbrezza quei

a

momenti

dura

prova

e di il

dominio della razionalità in favore della liberazione delle pulsioni (cfr. G. Bataille,

Sur Nietzsche, 1945; trad. it. Nietzsche: il culmine e il possibile, SE, Milano 1994).

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La realizzazione fondamentale di Bataille è offerta che

indubbiamente

egli

ha

erotica.

dall’interpretazione

fornito

Dirà

a

della

questo

trasgressione

proposito

Michel

Foucault che la trasgressione «è un gesto che concerne il limite» e che fa breccia nel consueto

controllo

del

comportamento

sessuale. E il suggerimento di Bataille è che l’erotismo, portato ai suoi limiti estremi nelle pratiche sadomasochistiche, sia un modo straordinariamente creativo di confrontarsi con

aspetti

impensabili

altrimenti della

inconoscibili

«esperienza

e

negativa»

della trasgressione, trasformandola infine in qualcosa che consenta di dire sempre di Sì, nello spirito di Nietzsche, e di continuare a dire di Sì perfino a una ricorrente fantasia di morte (cfr. M. Foucault, Prefazione alla

trasgressione,

Scritti

in

letterari,

Feltrinelli, Milano 1996, p. 58). In

Bataille,

in

altre

parole,

attraverso

determinate forme di comportamento sessuale che trasformano il senso di colpa in gioia, il dolore in piacere, il tormento in estasi e il desiderio

di

morte

in

un

inesprimibile

sentimento d’amore erotico, è possibile sanare vecchie

ferite

raggiungere estasi

e

mistica.

manifesta

nel

allorquando si batailleana

e

traumi

passati,

sperimentare È

questa

saggio fa

una

la

nonché

sorta

tesi

L’Erotismo

che

di si

(1957),

evidente la concezione

secondo

cui

l’amante-

trasgressore, quando immerso nel parossismo del momento erotico più violento, può sentirsi

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completato e temporaneamente soddisfatto da questa

strana

pervade

pienezza

rivelando

che

una

lo

invade

verità

e

positiva

nell’attimo della sua stessa perdita (cfr. G. Bataille, L’Erotismo, ES, Milano 1991). Si

tratta,

in

sostanza,

della

medesima

esperienza che nel romanzo Storia dell’occhio viene così descritta: «Mi venne in mente che la morte era l’unica via d’uscita alla mia erezione: il termine delle mie turpitudini era una incandescenza geometrica (coincidenza tra l’altro della vita e

della

morte,

finalmente

dell’essere

incontratisi)

e

e

del

nulla

perfettamente

folgoratrice» (G. Bataille, Storia dell’occhio, in Tutti i

romanzi, Bollati Boringhieri, Torino 1992, p. 119). E la catarsi offerta da queste righe non è casuale,

giacché

l’esperienza

catartica

diviene, in Bataille, l’esito dalla scrittura stessa, nonché la massima realizzazione per lo scrittore. Realizzazione che, come nel dittico del 1944 formato da Il colpevole e L’alleluia, si

compie

necessariamente

attraverso

un

processo dialettico di trasgressione-colpaespiazione. In

conclusione,

la

grande

ambizione

del

pensatore e romanziere francese fu quella di mostrare

all’uomo

la

via

per

diventare

padrone di quel caos che egli propriamente è (in

termini

nietzscheani,

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costringere

il


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proprio caos a diventare forma), e Bataille ritrovò in ciò una delle intuizioni-chiave che

Nietzsche

sofferenza

e

condivideva godimento

sono

con tra

Sade: loro

permeabili, e il principio della saggezza è sperimentare

nell’estasi

dionisiaca

la

trasmutazione del dolore in piacere. Nonché, in ultima analisi, dell’odio in amore. Andrea Corona

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AURORAOSCURA Lei Conserva la vana memoria di una fredda cittĂ e ricordando, la sua mente emana scosse di elettricitĂ  Ricorda di sguardi lucidi e sapore di assenzio di occhi complici nel silenzio Vagava per le strade cercando risposte, trovando delusioni colma di rimpianti, schiava delle sue passioni amante e connivente salata come il vento di ponente dolce come il miele amara come il fiele diventava calda come un fuoco iridescente e l'istante dopo, fredda come l'acqua di un torrente ma il suo amore non era incostante non svaniva mai alle prime luci del mattino lei voleva soltanto abbracciarti e tenerti sempre vicino silente a volte ma mai assente sulle spalle sentiva il peso di un passato ingombrante e ora, ride di tristezza con occhi di luna calante piange di allegria porta con sĂŠ un poco di malinconia

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smarrita nel tempo ma percorre la sua strada e sorride al mondo, comunque vada.

Vivien Postiglione

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FUMO DENSO

Purpurea è la tua bocca imbronciata col mondo macchiata dal sangue dell'arroganza. Lacrimevoli i tuoi occhi arrossati dai lacrimogeni. Fumo nel cielo della crisi individui uniti da uno scopo, ma divisi divisi dalla superficialità di chi non vuol cambiare questa società. Soli, ognuno con le sue sfortune con le bollette da pagare, e il caro degli affitti. Giovani precari sconfitti dall'ignoranza, dalla lungimiranza dei potenti, che avevano previsto tutto. Calici in alto, brindano mentre c'è un'umanità sommersa in lutto per la condanna a morte della democrazia, del diritto di esserci, di manifestare il proprio pensiero. Ora c'è il carcere duro se spacchi la vetrina del ministero.

Vivien Postiglione

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Lucio Adriano Pantani POESIE

I corro dove? non posso saperlo lontano però corro perché? fuggo è crudele sai il posto in cui vivo corro e mi affanno respirare non basta mi agita, mi inquieta vorrei essere libero e corro lontano da voi, da ieri sospeso tra l'oggi e il domani tra sogno e illusione all'ombra dei salici mi siedo e piango con loro tra le la labbra e la voce sta ciò che vorrei dire.

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II angeli disoccupati pacifici soldati di sola speranza armati ali di cera e piume le nostre e noi troppo vicini al sole per poter volare salvo è chi, le ali non potendole vedere è convinto che senza non si possa volare.

III abdica la ragione regna la paura aspetto l'alba all'ombra del buio la pioggia vien giĂš di sbieco mi sfiora appena come tutto il resto vedo, come in sogno oltre l'orizzonte persi tra le stelle sterminati imperi di felicitĂ ergersi maestosi beffardi, altezzosi.

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VIOLENZA

un colpo di rivoltella che mi sfonda il cranio lasciandomi naufragare in un lago di sangue (bang!) non sarebbe affatto violenza violenza è primordiale istinto alla vita è ciò che blocca le dita quando stai per premere il grilletto violenza è parole impronunciabili che rimbombano nella grancassa del cervello violenza è centri di recupero e siringhe urla sorde da bocche cucite con cotone di paura è igiene mentale violenza è anima scaraventata contro muri d' arrendevolezza che resta intatta violenza è capitalismo videoleso catene fabbricate con l'avorio delle tue zanne violenza è orgoglio e spregevolezza e

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piscio in pantaloni ubriachi violenza è fogli bianchi e blues incalzante patta abbassata e folle di guardoni è amore corrisposto violenza è vomito di fame fumo di sigaro che striscia su pareti di stanze con finestre serrate violenza sono io che lecco ferite con lingua arida sullo stesso campo di battaglia o tu che continui a dormire girata dall'altro lato.

L’Impronunciabile Q.

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IL TEDIO IN RIMA

è solo un altro fiacco giorno e mentre le ore giocano a dama con la morte mentre scrostiamo la realtà con unghie smorte cieli radioattivi ci fanno da contorno solo un altro fiacco giorno e mentre scaglie di vita ci trapassano come strali cerchiamo ossessivamente la folla intorno nel terrore ipocrita di silenzi maniacali solo un altro fiacco giorno, ecco la verità e mentre un attacco nucleare diventa bioetico e la tua schiena pallida ormai è un panorama scheletrico sodomizzo in rima la relatività è un millennio di giorni fiacchi, ecco la verità dove tremo e insieme brucio al sole e con me le parole, nell'inferno della nostra banalità.

L’Impronunciabile Q.

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L’EVOLUZIONE DELL’UOMO IN PEZZI DA 500

Il feto è vita poiché il feto consuma e la madre a sua volta finché uscendo da chissaquale vagina gemiamo e piangiamo in questa valle di bisogni spalla contro spalla sudore contro sudore tachicardia contro tachicardia ci hanno giurato che un giorno ripercorreremo al contrario questa salita e sarà quindi facile seguire il corso naturale delle cose con le cose essendo le cose attraverso delle cose la schiena ci si curva perché col tempo vogliamo vedere più da vicino la via della salita faticando a credere all’imbroglio e così i calli si induriscono le lenti si inspessiscono e i piedi sempre lì a marciare marcendo

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ti rendi conto poi che questa è solo un’altra canzone indecifrabile davanti a te lo sviluppo si è fermato si è voltato, ha ghignato si è trasformato in morte e la parola fine è apparsa tremolante come in un film muto di tanti anni fa.

Claudio Landi

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COTIDIE

Di stazione in stazione Il giorno diventa più giorno In lontananza una luce rosa Dietro le nuvole Prima dell’infinito Si fa spazio per umiliarci Su queste rotaie Che sopportano il peso Non si sa ancora come Ci trasciniamo In corsie preselezionate E i quotidiani vengono distribuiti a blocchi Mentre di notte emanavano l’odore D’inchiostro fresco Macchiandosi l’uno con l’altro Nella sfida contro la luce Si stampano di notte perché Si crede accada poco o nulla Ma la notte ha nel suo grembo Ciò che di giorno non ha spazio Ogni cosa rannicchiata in posizione fetale E ben connessa al cordone ombelicale

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che sbuca fuori piangente All’alba di un nuovo giorno Di stazione in stazione la notte diventa più notte In lontananza una luce rosa Dietro le nuvole Prima dell’infinito Si allontana dopo averci umiliati.

Claudio Landi

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LISTA DELLA SPOSA Sogni di cicogne e rogne di figlie mignotte e figli mentecatti; carogne di cagne morte sul tuo pisello snello (ingrassa tutto tranne quello); quella bella da fare la modella e sua sorella ancora piĂš bella con la lingua menestrella; l'infante cantante con tanti contanti ma intenti indecenti (complice l'amante) verso un Mezzo parente per niente violento e la folle fata che alla folla la offriva ma a te difficilmente la faceva fiutare fintantochĂŠ le facevi da chauffeur; sciocchi scenari da hashish con voi scemi con facce da asceti come se fosse acido; menti lente, volenti o nolenti, per guardare lontano ad un futuro allettante, non tanto distante se soltanto vi foste allontanati da

"come se fosse antani"; abbondanti abbandoni per entrambi da bambini che chiamano "bomba" un banana split; il fegato a pezzi, pazzo!, penso (e spero) pura paura di un povero ipocondriaco che si contorceva contando i crediti che occorrevano ancora. Posa pure a casa questi pesi e non portarli in chiesa;

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potrai riprenderli poi, poor boy. Presentati preciso al prete; per me basti tu qui, e il tuo amore, mon chĂŠri. Salvatore Valente

Illustrazione: Martina Falcone – Lista della sposa

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QUIETE Guizza la spuma al passaggio del mostro, fendendo il mare, tenta di sopraffarlo.. Il cielo salato si lascia turbare, si lascia lacerare dall'artefatto ferroso per ritornare, beffardo, quieto e burlarsi di esso, mostrando la sua potenza nella dolcezza della quiete. Francesco Verrengia

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PUTTANA SOCIETÀ Oh mia cara puttana, brami me nella massa come sperma sul tuo viso, mi vorresti avvolgere nel tuo sesso, trascinarmi dentro, io ti ho soddisfatta mi sono concesso ed ho pagato in contanti, ma ora la mia eiaculazione sarà solo per folle poesia, un’ altra puttana, che mi costa molto più caro di te, ma che rende onore al mio seme. Francesco Verrengia

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LACRIME SPORCHE CHE SCIVOLANO SU UN VOLTO CHE PULITO NON LO È STATO MAI. Tutta

la

tua

vita

è

stata

dedicata

al

desiderio di fare, di creare, di dare una ragione di essere: la ricerca disperata. Ti spacchi,

alcune

parti

le

perdi

lungo

il

percorso, solo per continuare a camminare a testa alta, per poter dire: “Io sono così, e non

c’è nulla che tu possa fare per cambiarmi, brutto pezzo di merda!”. Ci metti tutto te stesso, ti lasci lavare il viso da calunnie, sputi, merda persino, fai in modo che nulla riesca a penetrare nelle tue ferite, a procurarne di nuove, ma poi… poi, un giorno come un altro, ti vomitano addosso una parola, quella parola, che riesce a rompere l’armonia dei tuoi atti, e il desiderio che essi nascondono. Allora cominci a bruciare, a mandare a farsi fottere i tuoi principi, te stesso. In quel momento cominci a bere, a fumare, a drogarti forse,

per

desiderio

di

il

semplice

non

essere

quanto te.

Vuoi

stupido essere

qualcuno che non ha niente, niente da dare, niente da chiedere, ma sopra ogni cosa, vuoi essere qualcuno che non ha niente per cui soffrire. Allora cominci a soffrire sul serio, perché non puoi trovare consolazione in qualcosa che ha il potere di distruggere; cerchi sempre nuovi modi per farti del male, “forse dopo

andrà meglio”, ma non è così, e lo sai bene.

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Continui per un po’, arrivi al baratro e salti, fino a fratturarti ogni osso del corpo, fino a infrangere ogni parte del tuo essere, ed è in quel momento che cominci a capire quanto sei stato idiota. Allora provi a risalire, a purificarti. Butti qualunque cosa possa farti del male, ricominci a prenderti cura di te stesso, a ridarti motivi per camminare “a testa alta”, come facevi

una

volta,

prima

di

tradirti,

ma

qualcosa è cambiato. Sei

pulito

e

sobrio,

barba

fatta,

mangi

verdure e ti lavi più del necessario, tanto per essere sicuro, ma senti una mancanza, qualcosa che ti dava quella forza che non hai più. Allora ti volti e guardi quello che hai fatto, con attenzione; cerchi di recuperare tutti i pezzi del puzzle che è stata “la tua caduta”. Arrivi a ricordare il bordo del baratro, il tuffo, le ossa rotte, e la risalita, ma ti accorgi che c’è qualcosa che hai lasciato lì, e la senti piangere. Ti sei lasciato dietro l’anima, e sai che non riuscirai mai a riprendertela. Alcune volte non c’è il “lieto fine”, c’è solo un povero coglione che si versa un altro bicchiere, e chiede al giorno di morire e di portarlo via con sé. Mirko Zito

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ON THE ROAD Accendo la radio, le note di un pianoforte mi vibrano tra i capelli. La macchina corre veloce, troppo, ma mai abbastanza. Tante le parole che ti passano nella mente mentre scorgi il sole che nasce, o la notte che muore. Una sigaretta ti raggiunge le labbra, mentre le note continuano a volare. Cominci a immaginare strane figure tra gli alberi intorno a te. Quello è un elfo, ti dici, che gioca a scacchi con un orco bevendo birra di malto e fumando erba ridarella. C’è uno scoiattolo che gratta la pancia a un drago, mentre questi ride in silenzio. Un po’ più avanti una fata si prova un vestito turchino, mentre pinocchio sbircia dietro un albero. C’è un gruppo di bassisti ubriachi che giocano a tirare carte da poker in un cilindro, mentre il cappellaio beve un caffè da una barca di carta viola. C’è ragazzo che rincorre suo padre, legato a lui da un filo di spago intrecciato al petto. Una sirena che insegna a Peter Pan come si balla, mentre Holmes conta i passi suonando il violino. C’è un concerto rock e Jimi Hendrix passa una birra a John Bonham che sbaglia e la usa per battere sui tamburi.

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C’è il gatto con gli stivali che insegna a Zorro come si cade sui piedi. C’è aria di casa. La sigaretta vola lontano, la musica cambia, e una curva rompe la sinfonia, ma un’altra strada, un po’ più felice, troverò nella sua scia. Mirko Zito

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FARE THEE WELL, AMIRI BARAKA A Newark nel New Jersey il 9 Gennaio 2013 si è spento Amiri Baraka a 79 anni. Nato Everett LeRoy Jones e successivamente convertitosi all’Islam (1968), Amiri Baraka fu un poeta, drammaturgo, saggista e critico musicale. Amiri Baraka è conosciuto soprattutto per il suo stile aggressivo e incendiario che sin dai tempi della Jack Kerouac School of Disembodied Poetics (degna di nota la sua vicinanza agli ambienti della Beat Generation) era ben visibile tra le righe delle sue poesie che hanno il sapore di pure invettive

contro

il

sistema

capitalistico-

occidentale. Il culmine delle accuse rivolte dal poeta afroamericano al sistema occidentale è rappresentato dal controverso componimento “Somebody Blew up

America” composto in occasione degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e che è costato a Baraka l’accusa di antisemitismo per le forti accuse allo Stato di Israele. Baraka ci terrà a sottolineare come le sue siano delle critiche rivolte a Israele e ai suoi leader e non c’è alcuna intenzione, da parte sua, di accusare gli ebrei in generale. La bibliografia di Amiri Baraka/LeRoy Jones vanta oltre 50 titoli tra raccolte di poesie, libri di

critica

letteraria

e

musicale,

racconti

e

fiction. In lingua italiana sono però disponibili solo due volumi riguardanti l’autore: “Il popolo blues” edito nel 2007 dalla Shake di Milano e “Amiri Baraka, ritratto dell’artista in nero” a

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cura

di

Franco

Minganti

e

Giorgio

Rimondi,

Bacchilega, Imola 2007.

“Le

influenze

sul

suo

lavoro

variano

dagli

orishaa musicali quali Ornette Coleman, John Coltrane, Thelonius Monk, e Sun Ra fino alla Rivoluzione Cubana, Malcolm X e i movimenti rivoluzionari mondiali. Baraka è riconosciuto come il fondatore del Black Arts Movement ad Harlem negli anni '60, che divenne, nonostante la breve vita, il progetto virtuale di un nuovo teatro estetico americano.” (fonte: casadellapoesia.org) È

possibile

ascoltare

alcune

sue

performance

letterarie sul sito casadellapoesia.org, tra cui la già citata “Somebody Blew up America” a Napoli nel

2005

con

la

collaborazione

di

musicisti

italiani come Gaspare Di Lieto, Peppe Plaitano,

Gaetano Fasano, Tommaso Scannapieco e “Saggio 1” a Pistoia, sempre nel 2005, con Riccardo Morpurgo,

Marco Collazzoni, Luca Colussi, Amin Zarrinchang. “I suoi riconoscimenti e premi includono un Obie, l'American Academy of Arts & Letters award, il James Weldon Johnson Medal for contributions to the arts, Rockefeller Foundation and National Endowment

for

the

Arts

grants,

Professor

Emeritus at the State university of New York at Stony Brook, e il Poet Laureate del New Jersey. Ha partecipato nel 2004 e 2005 a "Il cammino delle comete", nel 2005 a "Altre Americhe" (Salerno), "Napolipoesia nel Parco", nel 2007 a "VersoSud" (Reggio Calabria).” (fonte: casadellapoesia.org) Con Baraka se ne è andato qualcosa nel mondo della letteratura e della musica. Resteranno i suoi

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lavori

a

illuminare

nuove

ricerche

e

nuovi

esperimenti nel solco da lui tracciato, con la speranza che in Italia siano messi a disposizione pi첫 titoli tradotti della sua vasta produzione artistica.

Fare thee well, Amiri Baraka. Claudio Landi

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REDAZIONE CLAUDIO LANDI: Direttore, Guru e Spammer ufficiale. L’IMPRONUNCIABILE Q.: Tracannatore pluridecorato di superalcolici e buona musica. SALVATORE VALENTE “El Polémico”: Provocatore ufficiale, pugile da bar e bevitore da ring. ANDREA CORONA: Supervisore Ufficiale e Guardiano della Rivoluzione. LUCIO ADRIANO PANTANI: Ayatollah e Chirurgo estetico di versi e strofe. MIRKO ZITO: Latin Lover e bassista bastardo nonché bevuto. VIVIEN POSTIGLIONE: Musa Ispiratrice e sacerdotessa del verso. FRANCESCO VERRENGIA: Chitarra, tastiera, sorriso smagliante e rima disarmante.

*in copertina illustrazione di Lorenzo Mattotti

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RAPSODIA N°0  

Rapsodia è una rivista letteraria indipendente che raccoglie opere di autori emergenti edite e non per farle confluire in un progetto di pro...

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