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QUEST’ESTATE, LA LUCE AVANZERÀ

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Poste Italiane spa – Sped.in A.P. – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004 n°46) art. 1,comma 1, LO/MI –ISSN 1828-0560

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2016

Milano, Babele della creatività internazionale Milan, a Tower of Babel of international creativity Jon Morris. Costruire il sublime Jon Morris. Manufacturing the sublime Le Terme di Diocleziano tra passato e futuro The Baths of Diocletian between past and future Anno / year 54 – n.316 2016 trimestrale / quarterly – € 14


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Direttore responsabile / Editor-In-Chief Silvano Oldani silvano.oldani@rivistaluce.it Rivista fondata da AIDI nel 1962 Magazine founded in 1962 by AIDI

Art Director Mario Piazza Grafica e impaginazione 46xy / Fabio Grazioli

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SOMMARIO / SUMMARY EDITORIALE EDITORIAL

20 2016 - 2026. Milano, Babele della creatività internazionale 2016 - 2026. Milan, a Tower of Babel of international creativity – Jacqueline Ceresoli, Silvano Oldani

SPECIALE L+B 2016 L+B 2016 SPECIAL

22 Light + Building 2016. A Francoforte il settore lighting vola verso l’era digitale In Frankfurt, the lighting industry flies towards the digital era – Alberto Pasetti

L’ITALIA DEL MONDO ITALY OF THE WORLD

30 Le Terme di Diocleziano tra passato e futuro The Baths of Diocletian between past and future – Carolina De Camillis, Riccardo Fibbi

36 Il Santuario repubblicano nel complesso archeologico del Capitolium a Brescia The Republican Sanctuary in the Capitolium archeological complex in Brescia – Anna Pellegrino

316 Anno / Year 54 Giugno / June 2016 COVER PHOTO Light + Building, Francoforte, 2016. Trick attraverso il controllo digitale, experience room, iGuzzini. foto /photo Alberto Pasetti

SPECIALE CONCORSO AIDI AIDI COMPETITION SPECIAL

41 "Riprendi-ti la città, Riprendi la luce"

CORRISPONDENZA DA BERLINO CORRESPONDENCE FROM BERLIN

46 Luce biodinamica in isolamento spaziale. L'incontro con Irene Lia Schlacht Biodynamic light in space isolation. The encounter with Irene Lia Schlacht

– Mariella Di Rao

– Silvia Eleonora Longo, Marica Rizzato Naressi

CORRISPONDENZA DA NEW YORK CORRESPONDENCE FROM NEW YORK

50 Allard van Hoorn. Nomade wagneriano Allard van Hoorn. A Wagnerian nomad – Matilde Alessandra

LIGHTING DESIGNERS WORLD

54 Jon Morris. Costruire il sublime Manufacturing the sublime – Andrew Peterson

59 Gustavo Avilés. La luce è: fisica, spirituale, emozionale e razionale Light is: physical, spiritual, emotional and rational – Andrew Peterson

MUSEI MUSEUMS

63 Le Cavallerizze ritrovano il loro splendore Rediscovering the Cavallerizze – Stephanie Carminati

INTERIOR DESIGN

68 Eero Koivisto. Ogni volta una luce diversa Eero Koivisto. Every time a different light – Andrea Calatroni

CREDITS CONTRIBUTI / CONTRIBUTORS Chiara Aghemo, Matilde Alessandra, Carla Balocco, Giuseppe Bonfante, Andrea Calatroni, Stephanie Carminati, Jacqueline Ceresoli, Roberto Corradini, Carolina De Camillis, Mariella Di Rao, Stella Ferrari, Riccardo Fibbi, Silvia Eleonora Longo, Carlotta Matta, Marco Palandella, Alberto Pasetti, Anna Pellegrino, Andrew Peterson, Gabriele Piccablotto, Marica Rizzato Naressi, Francesca Tagliabue, Rossella Taraglio FOTOGRAFI / PHOTOGRAPHERS Henrik Blomqvist, Claesson Koivisto Rune, Paul Czitrom, Oscar Gracida, Patrik Gunnar Helin, Josh Higgason, Huhe Architectural Photography, Lamsa, Lighteam, Ake E-son Lindman, Attilio Maranzano, MultimediaLab, Nacasa & Partners, Will O’Hare, Paola Pasapera, Robert Persson, Alyssa Ringler, Aaron Rogosin, Brigitta Wolfgang Drejer TRADUTTORI / TRANSLATORS Stephanie Carminati, Alessia Pedace, Barbara Rossi GRAZIE A / THANKS TO ESA, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Soprintendenza Archeologica della Lombardia, NASA

PROGETTARE LA LUCE DESIGNING LIGHT

74 Landmark urbano Urban landmark – Francesca Tagliabue

RETAIL

77 Occhiali oggetti del desiderio Eyeglasses as objects of desire – Stella Ferrari

80 Quando il classico incontra il contemporaneo When classic and contemporary meet – Francesca Tagliabue

LIGHT ART

84 Le opere spettacolari di Carsten Höller: non solo gioco! The spectacular works of Carsten Höller: not just a game! – Jacqueline Ceresoli

UNIVERSITÀ UNIVERSITY

88 PoliTo in Light

CITTÀ TEATRO CITY THEATRE

92 Lights In Alingsås: racconti di luce Lights in Alingsås: tales of light

– Chiara Aghemo, Carlotta Matta, Gabriele Piccablotto, Rossella Taraglio

– Roberto Corradini, Marco Palandella

CONVEGNI CONFERENCES

96 Luce, LED e salute: mente, ergonomia e sicurezza Light, LEDs and health: mind, ergonomics and safety – Carla Balocco

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LE AZIENDE AZI A ZIEN ENDE DE INFORMANO IIN NFORMA NFOR MANO NO

AEC Brescia LED Lighting Elevato risparmio energetico e maggiore eco-sostenibilità grazie alle efficienti soluzioni d’illuminazione di AEC.

l Comune di Brescia ha portato a temine un importante progetto di efficientamento energetico che ha visto la sostituzione di tutti i corpi illuminanti della città con apparecchi a LED stradali di AEC. 16.000 corpi illuminanti della serie ITALO hanno dato una nuova luce alle strade di Brescia: un’efficiente serie diventata un punto di riferimento per l’illuminazione pubblica di tutto il mondo. AEC è stata scelta per le eccellenti performance dell’apparecchio, per la straordinaria capacità produttiva e linee di produzione completamente automatizzate che hanno assicurato tempi di risposta rapidi. Il Comune di Brescia copre un’area di 90,34 km2 e conta una popolazione di circa 195.500 abitanti. La città ha consumato ogni anno oltre

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18 milioni kWh di energia elettrica. Con la nuova illuminazione a LED, il Comune ha ottenuto un’importante riduzione di consumo di energia annuo: un vantaggio che si traduce in un sostanziale risparmio nella “bolletta” del Comune stimato a 8 milioni di euro in 10 anni. L’illuminazione a LED comporta dunque più efficienza e maggiore risparmio nelle tasche dell’amministrazione comunale. Ma non solo. I nuovi corpi illuminanti a LED hanno un ciclo di vita molto più lungo che tradotto in altri termini significa meno lampade guaste e minore necessità di manutenzione: complessivamente ogni anno 2.500 lampade in meno bruciate e 10.000 lampade in meno sostituite. Risparmio energetico, minori costi

di manutenzione, maggiore sicurezza stradale, comfort visivo ed eco-sostenibilità, sono per AEC di prioritaria importanza. La nuova illuminazione pubblica a LED di Brescia porta a una netta diminuzione di emissione di anidride carbonica ovvero 1.300 tonnellate equivalenti di petrolio e 2.700 tonnellate di CO2. La maggior durata delle lampade a LED evita inoltre la produzione di oltre 1,5 tonnellate di RAEE (rifiuti elettrici ed elettronici) ogni anno. La sostituzione delle vecchie lampade ha azzerato inoltre la presenza di mercurio e di altre sostanze inquinanti permettendo così di ridurre l’inquinamento luminoso, nel pieno rispetto delle normative vigenti.


AEC Brescia LED Lighting High energy savings and greater sustainibility thanks to the efficient lighting solutions by AEC

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rescia has chosen AEC efficient street lamps undertaking an energy savings project and replacing all the traditional lamps in public lighting with LED lights. A new success for AEC has been specified for the supply of more than 16,000 luminaires. 16,000 ITALO luminaires have lit up the city: an efficient series which has become a benchmark in public lighting and has allowed Brescia to became a Smart City. AEC has stood out for its technical proficiency, guaranteeing the best in performance and energy savings. The extraordinary production set-up has also contributed to this new success. Completely automated assembly lines have

guaranteed quick response time. Brescia covers an area of 90,34 km2 with about 195.500 inhabitants. The city consumed more than 18 million kWh of electrical energy every year. With new LED lighting from AEC, the city obtained a remarkable reduction of annual energy consumption, leading to around 8 million euros savings in the Municipality cashes in just 10 years. LED lighting means more efficiency and savings for cities. AEC LED lighting solutions have a longer life cycle leading to less damaged lamps and less maintenance. The city has calculated that every year less than 2,500 lamps will get burnt and less than 10,000 luminaires will be replaced. Energy efficiency, a longer life cycle, reduced

maintenance, safety, visual comfort and quality are paramount for AEC. These are key factors which have also a deep impact on the environment. The reduction of consumed energy every year leads to a reduction of carbon emissions, 1,300 tons of oil equivalent and 2,700 tons of CO2. LED longer life permits to avoid the production of more than 1,5 tons of RAEE (electric and electronic waste) every year. The replacement of the old lamps in Brescia, removed any mercury trace and other polluting substances allowing to reduce light pollution, according to the strictest reference standards. Last but not least ITALO’s state-of-the-art optics have guaranteed a better lighting for citizens’ safety.

OGNI ANNO / EVERY YEAR 800.000 € di risparmio nella “bolletta” del Comune / savings in the Municipality cashes – 2.500 lampade bruciate / burnt lamps – 1,5 tonnellate di RAEE (rifiuti elettrici) / tons of RAEE (electric and electronic waste) – 2.700 tonnellate di CO2 / tons of CO2

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LE AZIENDE AZI A ZIEN ENDE DE INFORMANO IINF NFOR ORMA MANO NO

L’illuminazione temporanea, la luce che comunica Se secondo Le Corbusier “l’architettura è per commuovere”, la luce non è più solo un insieme di strumenti e tecniche che applichiamo per distribuire luce nelle nostre case, nelle strade e nelle piazze. ì pensi ad un luogo, alla progressiva indifferenza di chi lo attraversa abitualmente. Poi qualcosa avviene all’interno di questo Luogo: un gioco di luci, un gioco che rompe lo stato di monotonia; un qualcosa che risveglia, stimola, incuriosisce, avvicina e insieme commuove. Attraverso un intervento di illuminazione temporanea, i luoghi della città, possono farsi portatori di messaggi e diventare, grazie alla luce, efficaci strumenti di comunicazione, coinvolgendo la collettività. Enel Sole, da più di vent’anni leader nel settore dell’illuminazione, ha realizzato molti progetti di illuminazione temporanea, per eventi di importanza internazionale: illuminazione in blu dell’ Arco di Costantino, Light up blue for autism, nel 2013; Illuminazione in rosa di Palazzo Senatorio per la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”; l’illuminazione della Prefettura di Firenze per la celebrazione dei 150 anni del tricolore, e molti altri.

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È il caso dell’illuminazione in blu della Torre di Pisa, realizzata per celebrare il 70° anniversario delle Nazioni Unite. Nell’ambito della campagna “Turn The World UN Blue”, monumenti simbolo, edifici, paesaggi, musei, e altri punti di riferimento in tutto il mondo, lo scorso 24 ottobre sono stati illuminati di blu, il colore ufficiale delle Nazioni Unite, per diffondere un messaggio di pace, di sviluppo umano e di tutela dei diritti, unendo i popoli nell’impegno per la tutela dei principi di dignità e di prosperità per tutti. L’illuminazione è stata realizzata in tempi brevissimi, nel totale rispetto del contesto storico di piazza dei Miracoli: tutti gli apparecchi impiegati per l’illuminazione (24 testa mobile cambia colori particolarmente performanti, dotati di lampada a scarica da 1200W) sono stati installati su due torrette di tipo Layher di 6,50 mt di altezza (12 apparecchi per torretta). La trasmissione dei dati da una torretta all’altra è stata assicurata attraverso l’utilizzo di trasmettitori/ricevitori DMX WI FI

che hanno evitato il collegamento fisico tra le due torrette con cavi posati a terra, a garanzia di un intervento a zero invasività. Altrettanto rappresentativo in termini di efficienza professionale e grande di impatto è l’intervento di illuminazione della Torre civica di Frossaco (TO), realizzato lo scorso 5 maggio In occasione del passaggio del Giro d’Italia in occasione dell’evento “Frossaco Bike Night”. Enel Sole, in collaborazione con l’amministrazione comunale, ha illuminato di rosa la Torre campanaria, proiettando il logo Enel. L’illuminazione artistica della torre, già opera di Enel Sole, è stata modificata per l’occasione, grazie all’installazione temporanea di 6 proiettori per il colore rosa sulle pareti della torre, e un proiettore per la proiezione del logo Enel (vedi foto). Questi due esempi di illuminazione temporanea di grande complessità legata ai tempi e ai luoghi di realizzazione, dimostrano come la luce, non sia solo semplice illuminazione, ma si faccia portatrice di parole, valori ed emozioni.


Temporary lighting, light that communicates If according to Le Corbusier “architecture is to move”, light is not only a set of tools and techniques that we apply to distribute light into our homes, in streets and squares.

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hink about a place, about the progressive indifference of who passes through it regularly. Then something happens in this place: a play of light, a play that breaks monotony; something that awakens, stimulates, intrigues and at the same time moves. Through a temporary lighting intervention, a city’s places, can bring messages and become, thanks to light, efficient communication tools, involving the community. Enel Sole, leader in the lighting field for more than 20 years, realized many temporary lighting designs, for internationally relevant events: the blue lighting of the Arch of Constantine, Light up blue for autism, in 2013; Lighting in pink of the Palazzo Senatorio for the “International day against violence on women”; the lighting of the Prefecture of Florence for the celebration of the 150th anniversary of the Italian flag, and many more. It is the case of the blue lighting of the Tower of Pisa, made to celebrate the 70th anniversary of United Nations. Within the campaign “Turn The World UN Blue”, symbolic monuments,

buildings, landscapes, museums and other reference points all around the world, last 24th October were lit up in blue, the official color of United Nation, to spread a message of peace, human development and rights’ protection, bringing together communities for the defense of the principles of dignity and prosperity for all. Lighting was realized in a really short time, in the full respect of the historical context of piazza dei Miracoli: all the luminaires used for lighting (24 changing colors extremely performing mobile heads, equipped with 1200W discharge lamps) were installed on small Layher like towers 6,50 mt high (12 luminaires on each tower), The transmission of data between the two towers was ensured by the use of transmitters/receivers DMX WI FI which avoided the physical link between the two small towers with cables on the ground, guaranteeing a non invasive intervention. Just as much representative in terms of professional efficiency and great impact is the lighting design of the Torre civica in Frossaco (TO), made last 5th May during the passage of the Tour of Italy

within the event “Frossaco Bike Night”. Enel Sole, in cooperation with the Municipality’s administration, lighted in pink the belfry, projecting the Enel logo. The artistic lighting of the tower, already designed by Enel Sole, was modified for the occasion, thanks to the temporary installation of 6 projectors for the pink color on the tower’s walls, and another one for the projection of the Enel logo (see photo). These two examples of temporary lighting of great complexity for the time and places of realization, demonstrate how light, is not simply lighting, but it carries words, values and emotions.

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Philips Lighting illumina con Pacific LED Green Parking Il parcheggio del Comune di Massa, primo in Italia ad adottare la nuovissima tecnologia Pacific LED Green Parking, a beneficio del comfort visivo e della sicurezza l comune di Massa ha scelto Philips Lighting per la realizzazione dell’impianto di illuminazione del nuovo parcheggio interrato, composto da due piani, e della piazza sovrastante attraverso una soluzione innovativa e ad alto efficientamento energetico. Per la prima volta in Italia, Philips Lighting ha introdotto Pacific LED Green Parking, un sistema intelligente per parcheggi coperti, che garantisce sicurezza, comfort visivo, offrendo al contempo, un risparmio energetico eccezionale, bassa manutenzione e lunga durata. Grazie a funzionalità innovative, Pacific LED Green Parking di Philips è in grado di regalare un’esperienza decisamente nuova a chi transita all’interno del parcheggio, un modo totalmente unico di far vivere un ambiente ordinario, donando fin da subito una percezione di maggiore sicurezza e agevolando gli spostamenti nell’intera struttura. L’illuminazione è infatti attivata in anticipo sull’occupazione, quindi un veicolo in prossimità di un angolo, oppure un pedone che

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percorre una scala o un corridoio troveranno l’area antistante già illuminata con benefici sull’impatto visivo nonché in termini di sicurezza. Il sistema, attraverso l’utilizzo di apparecchi di illuminazione LED, permette di controllare l’impianto da remoto in modalità wireless e di rilevare la presenza, consentendo di intervenire tempestivamente in caso di necessità e di risparmiare notevolmente sui costi di gestione, permettendo un rapido ritorno sull’investimento. Il progetto ha previsto l’installazione di 130 corpi illuminanti LED, suddivisi in otto zone, ciascuno dei quali comandato dal sistema tramite un sensore di presenza e luminosità per assicurare l’illuminazione dove e quando necessaria, non lasciando alcuna area completamente al buio. Contestualmente all’intervento effettuato nel parcheggio multipiano, Philips Lighting si è occupata dell’illuminazione della nuova piazza sovrastante il parcheggio e dell’adiacente parco giochi. In particolare, l’area giochi è stata illuminata con tecnologia LED Vaya Flood

Miniflux, ossia con luce dinamica colorata per offrire la luce migliore nei momenti ludici. Le luci radenti, posizionate al di sotto delle panchine presenti nel parco e sulla scalinata di accesso alla piazza, creano un’ambientazione scenografica e una permanenza piacevole e coinvolgente nell’area. L’intervento illuminotecnico ha apportato una serie di benefici sia per l’amministrazione comunale, sia per i cittadini di Massa. Il parcheggio è illuminato in modo ottimale ed efficiente: viene infatti utilizzata il 20% della potenza nei momenti in cui non viene rilevata nessuna attività mentre viene impiegata il 100% della potenza in presenza di autovetture e persone. La nuova modalità di gestione dell’illuminazione, abbinata alla tecnologia LED di Philips Lighting, rende il progetto un esempio di efficienza energetica unico nel suo genere, nonché primo in Italia, consentendo un abbattimento dei costi di energia elettrica di oltre il 60%, rispetto ad un parcheggio tradizionale.


Philips Lighting illuminates with Pacific LED Green Parking A parking lot in Massa, the first town in Italy to adopt the latest Pacific LED Green Parking technology, in favour of visual comfort and safety

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he municipality of Massa chose Philips Lighting for the realization of the lighting system of the new underground two floors parking and the square above, through an innovative solution and high energy efficiency. For the first time in Italy, Philips Lighting introduced Pacific LED Green Parking, a smart system for garages, which guarantees safety and visual comfort, while offering outstanding energy savings, low maintenance and long life. Thanks to innovative features, Pacific LED Green Parking of Philips is able to give a completely new experience to anyone who passes through the car park; a totally unique way to live an ordinary space that gives right away a feeling of greater safety, easing the movement in the whole building. The lighting is activated prior to the occupation, thus vehicles or a pedestrians will find the adjacent area already lit, with benefits in terms of visual impact and safety. The system, thanks to the use of LED lighting fixtures, is remotely controlled and detects the presence, allowing a quick intervention in case of need and offering considerable savings on operating costs, and a rapid return on investment. The project involved the installation of 130 LED lighting fixtures, divided into eight zones, each

of which is controlled by presence and brightness detectors; the system thus provides a good lighting, where and when necessary, leaving no area completely in the dark. At the same time, Philips Lighting was also responsible for the lighting of the new square above the parking lot and the adjacent playground. In particular, the play area was lit up with LED Vaya Flood Miniflux technology, with dynamic coloured light offering the best light for the playful moments. The oblique lights, positioned below the Park benches and on the stairway accessing the square, create a scenic setting and enable a pleasant and engaging stay in the area. This lighting intervention brought a number of benefits, both for the town administration and for Massaâ&#x20AC;&#x2122;s citizens. The parking lot is optimally and efficiently lighted: only 20% of the power is used when no activity is detected, while 100% of the power is used in the presence of cars and people. The new lighting management mode, combined with LED technologies by Philips Lighting, makes the project an example of unique energy efficiency, first in Italy, allowing a reduction in electricity costs by over 60% if compared to a traditional parking.

Siamo orgogliosi di aver contributo alla realizzazione del primo parcheggio in Italia dotato dellâ&#x20AC;&#x2122;innovativa tecnologia Green Parking. Il nostro know-how ha permesso allâ&#x20AC;&#x2122;Amministrazione Comunale di Massa di raggiungere importanti benefici in termini di risparmio energetico ed economico e ha consentito di garantire maggior benessere e sicurezza ai cittadini We are proud of our contribution to the achievement of the first parking lot in Italy with Green Parking technology. Our expertise has enabled the city of Massa to reach important benefits, in terms of energy and cost savings, and allowed to ensure greater well-being and safety for the citizens

PAOLO RECROSIO Vice President and General Manager of Philips Lighting for Italy, Greece and Israel

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Flicker: Explained A (M AXIMUM VALUE) AREA 1

hat is Flicker? Flicker is a term most commonly used to describe the variations in the intensity of a light over a period of time. This is most often referred to regarding the regular pattern in the variation of light intensity from electrical cycle to electrical cycle, but can also be caused by irregular variations between power cycles, which can be a result of system instability. Flicker can be more or less apparent depending on several factors, primarily the relevant amount of variation in the light per cycle, the proportions of the lighting waveform, and the frequency (or frequencies) at which the light variation occurs. To describe the variation within a cycle, there are two primary measures: percent flicker and flicker index. (Fig. 1) Percent flicker is the measure of the maximum light vs. the minimum light in a cycle, meaning a product that had no light output at any point in cycle would have 100% flicker, and a product that had no light variation would have 0% flicker. This only accounts for the minimum and maximum light outputs, and does not differentiate between waveforms. This is the simplest form of flicker to determine, and is calculated as:

B (MINIMUM VALUE)

LE AZIENDE INFORMANO

W

Percent Flicker = 100% *

Maximum - Minimum Maximum + Minimum

Flicker index is another common metric for describing the behavior in amount of light that a product produces over a given cycle. Flicker index requires a greater amount of calculation, as there is consideration to the shape of the waveform. Flicker index considers the area of the waveform above the average light output, and the area below the average light output. This is calculated as:

Flicker Index =

Area Above Average Light Output Area Below Average Light Output

As a reference point, incandescent lamps can have a percent flicker from the low single percentages up to the low teen percentages 1, and these products are generally considered to have no visible flicker.

AREA 2

ONE CYCLE Fig. 1 Example Light Waveform (Adapted from IES Handbook)

The difference in perceptibility in these two metrics is one that is still in debate, but it is generally acknowledged that the perceptibility of both is dependent on the frequency at which the product operates. To complicate the definition of what we perceive and describe as flicker, the detectability can be increased because of motion. The combined perception of flicker and motion has been described as a temporal lighting artifact. This motion can be the regular motion of our eye (a saccade) or the motion of an object, or both. An example of this is LED car taillights. These appear to be very consistent when viewed at a stop, but during motion at night, there can appear to be multiple points of light per LED due to motion of the car and motion of the eye. One study suggests that object motion and eye movements can roughly double the frequency at which flicker can be detected 2. Thus, even at moderately low frequencies such as 120Hz, flicker is largely invisible to direct perception for most people, but there are individuals who are more sensitive, and this frequency is typically more visible with indirect or peripheral vision. What Causes Flicker? Regardless of the cause, all light sources have some degree of flicker. There are multiple causes of flicker, but they can all be traced back to the incoming power to the light source. Even incandescent lamps have some flicker due to the incoming line voltage. Most sources will be powered by mains voltage

1 US DOE Solid State Lighting Technology

Fact Sheet: Flicker 2 Fukuda (1979) Effect of eye movement

on perception of flicker

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LUCE 316

AVERAGE LIGHT OUTPUT

with a sinusoidal 50Hz or 60Hz frequency, which is effectively doubled when light output is measured in all but the most rudimentary systems. Most efficient technologies such as fluorescent and LED cannot operate directly off mains voltage, and require a ballast or driver to create the appropriate electrical conditions to operate, and also add additional modifications to the frequency that reaches the light sources. The 100Hz or 120Hz base frequency is frequently passed along to some degree in ballasted or driven products such as fluorescent or LED. A magnetically ballasted fluorescent or ‘AC type’ LEDs 3 typically keeps the doubled frequency for light output, and will usually hit zero light output at some point in the cycle. Electric light sources have different reaction times to changes in power conditions, and will react differently to these variations. Some properties slow reaction time, such as the heating and cooling of an incandescent lamp’s filament or the persistence of some fluorescent phosphors, and effectively smooth flicker to varying degrees. Most energy efficient technologies, such as modern triphosphor fluorescent lamps and phosphor converted white LEDs have very fast response times, which can transmit flicker from the power supply to visible light more readily. Flicker issues were largely eliminated from fluorescent lighting with the shift to electronic ballasts that operated at 40kHz or more (which increased the efficiency of the fluorescent), but the issue of flicker has returned with LEDs. There is a balance between size, cost and lifetime when designing drivers, and many LED drivers operate at lower frequencies, or contain lower frequency components to the light wave that can cause perceptible flicker. In addition to the device-level flicker, lighting system design can have an influence on the amount and type of flicker that is experienced. Methods of dimming can introduce additional flicker into the light output. Phase-cut type dimmers alter the incoming power to the lamp, driver or ballast, which will often alter the light frequency components coming out of the product. Some drivers and ballasts do a very good job of smoothing this, others transfer more of the cut wave to the light output. A common method of dimming in LED drivers is pulse-width

3 LEDs do not operate directly on AC, but these

products typically have a driver with fewer components than traditional LED drivers. 4 IEEE 1789 Table 1 – Flicker and Biological Effects


THE UL VERIFIED MARK modulation, or rapidly changing the LED light output to make the light appear dimmer, but also introducing additional moderate frequency components (typically 400-800Hz).

CLAIM MODULE

BASIC IDENTIFICATION MARK

UNIQUE IDENTIFIER

What Problems Can Flicker Cause? Flicker has the potential to cause physiological issues, which are largely dependent on the frequency. According to IEEE 1789, patients with photosensitive epilepsy exhibit a response to flicker, but in lower frequencies than are typically encountered in lighting (from about 3Hz to 65Hz). This is in the range that would typically be visible to the human eye, and would likely cause discomfort in non-photosensitive individuals. Invisible flicker, those having moderately low frequencies of 100-200Hz, can be resolved by the eye and appear as a steady light source, but can cause headache and eyestrain in individuals sensitive to the flicker, or reduced visual performance 4. Frequency alone does not determine effect, and field of view and task at hand both play a role in how much flicker will impact a viewer. While these potential problems exist, it is important to make considerations on the situation and the amount of exposure. Flicker occurs naturally in many forms, such as reflections from water, candles and fires, and sunlight filtering through tree canopies. High flicker light sources have also been used in many situations without significant effect, such as outdoor street and area lighting. UL Verified Program As a result of numerous inquiries and requests, UL has recently introduced a voluntary verification program that allows manufacturers to test their products and have a neutral, 3rd party verified flicker performance. The UL verified mark will address low optical flicker for product that fall in the following limits: tGPSQSPEVDUQPXFSFECZNBJOTWPMUBHF with a sinusoidal 60Hz frequency tGPSQSPEVDUQPXFSFECZNBJOTWPMUBHFXJUI a sinusoidal 50Hz frequency And will include a packaging mark of “Low Optical Flicker Less Than x%” where “x” indicate the percentage detected as a result of the tests.

To learn more, email ApplaincesLighting.EU@ul.com

UL and the UL logo are trademarks of UL LLC © 2016

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¶ EDITORIALE

2016 – 2026. Milano, Babele della creatività internazionale Dove c’è luce, appare un’empatia creativa inafferrabile. La luce accende la città da vivere, da esplorare e riscoprire. E il suo futuro? di Jacqueline Ceresoli, Silvano Oldani

A

Milano, Babele della creatività internazionale, durante la Design Week, 372 mila persone hanno visitato il Salone del Mobile, oltre il 70 per cento stranieri, 1300 gli espositori. I visitatori del Fuorisalone sono stati stimati 400 mila. I visitatori sono ormai habitué del design e sanno come muoversi nei diversi distretti della città, e quest’anno la qualità era evidente nei 1100 appuntamenti patrocinati da Palazzo Marino. Per strada si sentiva parlare azero, lituano, russo e arabo, oltre all’inglese password per il mondo. Il successo internazionale dell’evento sta nell’happening collettivo, più democratico della moda, complice la luce che di notte rende la città più affascinante, magica, che valorizza i cortili, le architetture e i quartieri. Icona di Milano polo della cultura progettuale d’attrazione turistica quest’anno è stata la Torre Velasca, illuminata di rosso fiammante da Ingo Mauer. Dove c’è la luce, si svela un’empatia creativa inafferrabile, da esplorare camminando tra i diversi distretti del design. Qualche esempio di potenzialità estetica e poetica della luce? Nel cortile delle Gallerie d’Italia, polo museale del Fuorisalone, con l’installazione site specific “Fili di luce” di geometrie semplici e rigorose di Luca Trazzi (realizzata con 1177 calze Elevenseventyseven, il progetto di Luca Bondioli con il nuovo partner Lapo Elkann, in questa avventura a livello globale). Altro ‘brillante’ evento di scena nelle sale di Palazzo Sebelloni, dove soggiornò Napoleone, la mostra di lampadari chandelier di gusto neoclassico, reinterpretati in chiave contemporanea da Libeskind, i Fratelli Campana e Levy. Una pioggia di luce danzante si è vista in via Tortona, a Superstudio Più con “Time is time”, l’installazione ambientale di “Citizen”, realizzata con più di 100mila elementi dell’orologio. In via Ventura, bello il progetto “City Light” di Studio Molen, un’opera che rappresenta una strada senza fine con tanti lampioni per creare un potente effetto scenografico. Sempre in questa via, la migliore installazione è stata “Freeze” di Pieke Bergmans, tubi di vetro che s’intrecciano, arabeschi di linee fluide che avrebbero affascinato Lucio Fontana. Poetici e giocosi al tempo stesso gli enormi lampadari a forma di medusa, forme cinetiche fluttuanti nello spazio di Olga De Sign. Si chiama “Forest of Light”, l’installazione ideata dall’architetto giapponese Sou Fujimoto per il marchio COS: una leggera coltre di nebbia, le pareti coperte di specchi e le luci dei riflettori simili agli alberi, sotto, i capi della collezione. Gran Finale con show di luci, per la chiusura del Salone si riconferma quello di “Futurami” all’Alcatraz di via Valtellina. Il Fuori Salone concorre a teatralizzare tutti gli spazi liberi e non liberi di Milano per esporre e incontrarsi: dai cortili dei palazzi del centro storico alle officine artigiane di 30 metri quadri del distretto Ventura-Lambrate; ai grandi spazi ex industriali della zona Tortona, come Superstudio e il BASE, ricavato dall’ex Ansaldo - inaugurato per la XXI Triennale luogo d’incontro tra idee e impresa dedicato alla sperimentazione e alla produzione creativa.

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Musei, scuole, studi di architettura o d’artisti, laboratori e autorimesse, gioiellerie o boutique, accolgono opere di giovani sconosciuti o dal grande nome; ogni angolo della città è palcoscenico della cultura del progetto, un’agorà creativa. Piero Bassetti ha parlato di urban living lab, “laboratori viventi” che promuovono la partecipazione diretta della popolazione alla vita della città. Il Fuori Salone ha inizio negli anni Ottanta, quando Milano incomincia a investire negli spazi urbani, nella perfomatizzazione dei suoi quartieri dall’anima popolare e industriale. I primi happening promossi dalle grandi firme alla Società del Giardino, in corso Europa, via Durini, corso Monforte, strade storiche del design italiano. Nei cortili del Politecnico si comincia a mescolare design, teatro e perfomances. A metà anni Ottanta, la rivista Interni, inventa una mappa di eventi in città, in tutto sono 50, e nel 1990 crea Interni Design Week, che avvierà la programmazione del Fuori Salone: progetto senza precedenti che rispecchia l’attitudine imprenditoriale e culturale di Milano. Punti di riferimento diventano il distretto di via Tortona, Ventura, Brera, Farini, via Procaccini e la Fabbrica del Vapore, con esposizioni e mostre di design nei quartieri dall’identità ibrida e multietnica; seguono Porta Romana, Porta Garibaldi, San Gregorio, il distretto delle 5 Vie della Milano romana, le vie Santa Marta e San Maurilio. La riconferma del successo delle istallazioni site-specific nei cortili rinascimentali della Ca’ Granda, nella Sala Napoleonica di Brera, nell’Orto Botanico, spazi e luoghi in sé opere d’arte. Milano durante Design week triplica le strutture dell’ospitalità; migliaia di tavolini e sedie all’aperto ‘corrono’ lungo le vie e le piazze; la luce l’accende, e dove c’è design c’è l’incontro e la festa. Con Expo, il Salone, il Fuori Salone, la XXI Triennale, dopo vent’anni dall’ultima edizione, Milano sì fa più bella, accogliente, vivibile, si conferma capitale del design e del marketing dello spazio urbano. Si consolida l’impresa della progettualità della cultura Made in Italy, l’investimento nel lavoro e nell’economia, si mobilitano azioni e progetti condivisi per ripensare una “Città - come ha dichiarato Fiorenzo Galli, direttore del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, al Corriere della Sera: “dove si valorizza il capitale umano, si dia importanza al tema dell’educazione, si promuovano le arti sociali, la tecnologia e la bellezza”. Dopo i dieci anni di trasformazioni urbanistiche e architettoniche di Barcellona e di Berlino, la domanda è: saprà essere Milano 2016 -2026, città inclusiva, dinamica, aperta ai giovani, sostenibile, abitabile, sicura, che non compete ma collabora con le altre città europee, il punto di riferimento della creatività italiana e internazionale? Le virtù civiche, come ha scritto Marco Vitale nel libro Da Milano a Milano, saranno: “responsabilità, rettitudine, coerenza, coraggio quotidiano, spirito di servizio, altruismo?” La sfida è un grande progetto e il futuro di Milano è un bene importante, perché è un bene comune.


2016 - 2026. Milan, a Tower of Babel of international creativity Where there is light, an elusive creative empathy appears. Light illuminates the city and brings it to life, a city to explore and rediscover. What lies in its future?

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n Milan, a Tower of Babel of international creativity, during the Design week, there were 372,000 visitors at the Salone del Mobile, over 70% of which were foreigners, there were 1,300 exhibitors, and it was estimated that there were 400,000 visitors at the Fuorisalone events. Visitors have become habitués of the design world, they know how to move around in the various districts of the city, and this year the high quality of the 1100 appointments sponsored by the Milan Town Council was evident. On the road, one could hear people speaking Azerbaijani, Lithuanian, Russian and Arabic apart from English, which is a true key-language worldwide. The international success of the event centred around the collective happening, which is more democratic than the fashion world, and with the help of light, the city became even more fascinating, magical at night, adding beauty to the courtyards and also to the city architecture and to the different districts. An icon of Milan, the pole of tourist attraction of design this year was the Torre Velasca, which was lit up with a bright red light by Ingo Mauer. Where there is light, an enigmatic creative empathy appears, that can be explored when walking in the various design districts. Some examples of the aesthetic and poetic potential of light? In the inner courtyard of Gallerie d’Italia the museum hosting Fuorisalone, the site-specific installation “Fili di luce" consisting of simple rigorous geometric lines by Luca Trazzi (in collaboration with 1177 Elevenseventyseven socks, Luca Bondioli’s new international project with his new partner Lapo Elkann). Another ‘brilliant’ event, in the halls of Palazzo Serbelloni, where Napoleon once stayed, the exhibition of chandeliers, in a neoclassic style but reinterpreted in a contemporary key by Libeskind, the Campana brothers and Levy. A shower of dancing light in via Tortona at Superstudio Più, with the environmental installation “Time is time” by “Citizen”, made of over 100,000 watch-elements. In via Ventura, the beautiful project “City Light” by Studio Molen, representing an endless road with many lampposts creating a powerful scenographic effect. And, also in via Ventura, the best installation, “Freeze” by Pieke Bergmans, made of entwining glass tubes, fluid lines forming arabesques that would have fascinated Lucio Fontana. Enormous, jellyfish-shaped chandeliers, kinetic forms floating in space by Olga De Sign, are poetic and at the same time playful. “Forest of Light” is an installation designed by the Japanese architect Sou Fujimoto for the COS brand with a light mist, walls covered with mirrors, tree-like spotlights and, below, the collection of COS clothes. The Grand Finale, with a show of lights on the closing night of the Salone del Mobile, with the reconfirmation of “Futurami” at the Alcatraz disco in via Valtellina. Fuorisalone transforms the free and non-free spaces of Milan into theatrelike spaces for exhibitions and meeting-places – starting from the courtyards in the buildings in the city-centre to the 30 sq. m. craftsmen’s workshops in the Ventura-Lambrate district, besides the small and large areas that were first industrial sites in the Tortona district, such as Superstudio and BASE which once were the Ansaldo site, inaugurated on the occasion of the 21st Triennale International Exhibition, a place where ideas and business meet, dedicated to experimentation and creative production.

Museums, schools, architects’ or artists’ studios, laboratories and garages, jewellery shops and boutiques exhibit the works of young unknown or famous artists, every corner of the city becomes a stage for design culture, an agora of creativity. Piero Bassetti described it as an urban living lab, promoting the direct participation of the population in the life of the city. The Fuorisalone began in the 80s, when Milan began to invest in urban spaces, in the performatisation of its working-class and industrial districts. The first happenings were promoted by important institutions such as Società del Giardino, in corso Europa, via Durini, corso Monforte, the historic locations of Italian design. The courtyards of the Milan Polytechnic were where the mix of design, theatre and performances began. In the mid-80s, the magazine Interni, invented a map of events in town, a total of 50 events and in 1990 it created Interni Design Week, which then triggered the Fuorisalone events : a totally innovative project, which reflects the entrepreneurial and cultural attitude of Milan. The new reference points are via Tortona, via Brera, via Ventura, via Farini, via Procaccini and the Fabbrica del Vapore, with exhibitions and presentations on the topic of design in districts whose identity could be defined hybrid and multi-ethnic. Soon after, the area was extended to Porta Romana, Porta Garibaldi, San Gregorio, the 5 vie district (the Roman archaeological area), via Santa Marta and San Maurilio. There is a reconfirmation of the success of the site-specific installations in the Renaissance courtyards of Ca’ Granda, in the Sala Napoleonica in Brera, in the Orto Botanico, where the locations themselves are points of artistic interest. Milan, during the design week, triples its offer of hospitality facilities, thousands of tables and chairs are positioned outdoors along roads and piazzas, the lights light them up, wherever there is design, there are gatherings and a festive atmosphere. With Expo, Salone del mobile, Fuorisalone and the 21st Triennale International Exhibition, 20 years after the last edition, Milan becomes more beautiful, welcoming, liveable, and confirms its position as the Capital of Design and Marketing of Urban space. There is a consolidation of the design culture of Made in Italy, investment in work and in the economy, actions and projects converge to think of the city in a new different manner, as Fiorenzo Galli, director of the Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, explained to the Italian newspaper Corriere della Sera: “wherever human capital is given greater value, greater importance must be given to the topic of education, promoting social arts, technology and beauty”. After the decade of urban and architectural transformations in Barcelona and Berlin, the question now is, “Will Milano 2016-2026 remain an inclusive, dynamic city, open to young people, sustainable, liveable, safe, and that does not compete but which collaborates with the other European cities, the reference point of Italian and international creativity? Will the civic virtues, as Marco Vitale wrote in his book “Da Milano a Milano”, be “responsibility, rectitude, coherence, daily courage, a serving spirit and selflessness?” The challenge is a great project and the future of Milan is an important good, because it is a common good. EDITORIAL / LUCE 316

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Oled Fantasy, Sumitomo Chemical

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Light + Building 2016 A Francoforte il settore lighting vola verso l’era digitale di Alberto Pasetti

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Edison Nightmare, Davide Groppi

Light Book, Ottenwälder und Ottenwälder, Oligo

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om’è andata la Fiera? Secondo l’Ente organizzatore l’evento fieristico ha confermato un grande successo, peraltro già in auge nelle ultime edizioni, all’insegna di un incremento di interesse internazionale a tutti i livelli: lighting, building automation, networking. Inoltre, sono aumentati i visitatori di qualche migliaia rispetto al biennio precedente (da 211.232 a 216.000 unità) ed è stata rilevata una massiccia presenza di italiani, seguiti da olandesi, francesi, inglesi e cinesi. Anche le presenze degli espositori stranieri sono aumentate del 4%, a confermare quel ruolo di fiera leader mondiale dell’illuminazione e dell’edilizia intelligente che si è rafforzata negli ultimi anni. Certo non si può nascondere che la storica scelta di indire una fiera dal nome “Light and Building”, fin dal lontano anno 2000, era molto lungimirante se si pensa all’importanza oggi dell’interazione tra luce e involucro edilizio con tecnologie intelligenti. La digitalizzazione, il networking e l’efficienza energetica sono stati, in questo 2016, temi dominanti in tutti i padiglioni a detta di Klaus Mittelbach, presidente del comitato direttivo della ZVEI (associazione nazionale tedesca dell’industria elettrotecnica ed elettronica). Infatti, la tecnologia digitale è emersa come tema centrale del settore ed è stata assunta come motto principale della fiera “Where modern spaces come to life: digital – individual – networked”. Un trinomio che ha portato l’interesse dei visitatori sugli effetti della luce, quali il benessere e il comfort delle persone, passando attraverso l’esplorazione delle soluzioni per la sicurezza, per approdare all’automazione intelligente di case ed edifici, sempre rispettando le linee guida per una gestione efficiente dell’energia. Non a caso

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un evento collaterale importante ha presentato la mostra “Digital Building” nata dalla collaborazione di 16 aziende espositrici. In questo evento è stato presentato per la prima volta in Europa uno Smart Building completamente digitalizzato che tiene conto delle diverse modalità di utilizzo e delle particolari necessità dei fruitori, istante per istante. L’impiego degli scenari adattivi ha permesso di esemplificare lo stato dell’arte della tecnologia disponibile sul mercato e confermare quanto l’illuminazione e le tecnologie per gli edifici crescano di pari passo all’interno di sistemi di controllo in cui la digitalizzazione assume un ruolo chiave. Anche la mostra E-casa, allestita dall’associazione nazionale tedesca dei periti, ha confermato la centralità del tema dell’energia attraverso tutti i vantaggi di comfort e maggiore sicurezza, pensando ad unità abitative sempre più sostenibili utilizzando fonti energetiche rinnovabili. Non ultimo, tra i grandi temi dell’innovazione, quello che coinvolge il rapporto uomo-natura, ovvero uomo-benessere, sotto il nuovo appellativo di “Human centric lighting”, frutto di una mostra dedicata e intitolata “Smart lighting per il tutto il giorno”. In questo evento sono state presentate le soluzioni proposte sul mercato in riferimento all’impiego della luce intelligente legata al ritmo circadiano dell’uomo. È noto che non si tratta di un argomento del tutto nuovo dato che le prime sperimentazioni risalgono alla fine degli anni ’80. Tuttavia, proprio le tecnologie di controllo luminoso, utilizzatrici di luce allo stato solido, hanno dato un nuovo impulso a questo settore che nel frattempo ha potuto beneficiare dell’evoluzione degli studi scientifici e medici, portando nuove conoscenze sulla fisiologia dell’uomo e relativi fenomeni metabolici

in relazione allo stile di vita. Nel complesso gli orientamenti della fiera hanno dimostrato la continuità di un percorso di ricerca e di sviluppo che ha cavalcato l’era digitale e la propensione diffusa verso una cultura delle tecnologie smart. Infatti, è di dominio pubblico la consapevolezza di quanto le tecnologie abbiano esercitato il loro fascino virale tra smartphone e tablet, ormai di ampio e diffuso utilizzo. Probabilmente, una riflessione più ampia andrebbe condotta in altra sede sulle reali ripercussioni che le potenzialità dell’innovazione tecnologica provocano sull’uomo e sul suo modo di vivere in continua evoluzione. Di fatto, molte soluzioni presenti sul mercato sono orientate più a colmare questa sete di prestazioni che a soddisfare problemi reali, e non hanno ancora assunto come obiettivi primari quelli che, un domani, saranno identificati come cambiamenti antropologici degli stili di vita e delle abitudini dell’uomo nella sua smart city e nelle sue e-casa. In attesa di queste trasformazioni, per necessità di sintesi e coerenza con la missione della rivista, è qui opportuno ricondurre l’attenzione del lettore su alcune delle tematiche chiave che hanno pervaso trasversalmente i contenuti di soluzioni e prodotti esposti in fiera. Il LED e l’essenziale Uno dei temi che sembra affrontato e condiviso in maniera trasversale da molti produttori riguarda la capacità di pensare all’illuminazione con apparecchi ridotti all’essenziale. Vuoi per la spinta della miniaturizzazione, o per l’affermazione di un design di sapore nordico che da anni ha preso piede e ha permeato i nostri mercati, il concetto di forma sempre più ha assunto l’espressione di un contenuto tecnologico e di una modalità


di dialogare con lo spazio. Molte lampade da tavolo, da parete o a sospensione sembrano sposare ermeticamente questa filosofia della forma minimalista e spostano l’idea di valore su particolari quali le finiture, la ricerca e la scelta dei materiali e, non ultime, le relative specificità cromatiche. Anche la ricerca di particolari materiali plastici, traslucidi o trasparenti, diffondenti o vere e proprie guide di luce, è entrata a pieno titolo nella filiera di quella progettualità che punta all’essenziale. Infatti, appare chiaro il rischio in cui coniugare il criterio della prestazione illuminotecnica con la forza evocativa di un design razionale e asciutto richiede una delicata sintesi che facilmente può scadere nel banale. Tuttavia, risulta condivisa l’opinione che un oggetto semplice e non particolarmente originale rimane un buon prodotto se funziona bene. Diversamente, un prodotto con un design curato e di nuova concezione dotato di scarsa funzionalità tecnica può attrarre temporaneamente l’occhio curioso e superficiale, ma finirà per scontentare la crescente richiesta di qualità a lungo termine. Ecco perché, con il passare degli anni, aumentano i dati tecnici a disposizione del consumatore nel mondo del solid state lighting. La radiografia prestazionale (data technical sheet), se veritiera, permette al consumatore di esercitare una vera e propria selezione critica che assumerà, negli anni, un ruolo sempre più importante nella definizione di mercati di serie A a scapito di quelli di serie B e oltre. Una lampada a sospensione da ufficio quale Lunexo led (Trilux) si colloca particolarmente bene quale esempio di minimalismo formale e funzionalità. La sua flessibilità prestazionale permette di soddisfare le esigenze che possono manifestarsi nelle diverse condizioni di utilizzo

durante la giornata. Diversamente, un prodotto analogo per tipologia quale Vaeder (Modular) veste il concetto di prodotto minimalista con un pronunciato frangiluce alveolare che diventa icona del prodotto stesso. Nell’ambito delle lampade da tavolo il binomio semplicità e funzionalità è quasi scontato, e lo si riscontra nelle edizioni di Artemide, di Flos, di Waldman e molti altri, tra i quali Oligo, che ripropone, in seconda edizione, una lampada “light book” che possiede la particolarità di orientare una porzione dell’ottica verso l’alto per compensare l’eccesso di concentrazione luminosa verso il piano di lavoro. Ma altre forme di minimalismo non sono rare e si ritrovano nell’apparecchio View (iGuzzini), da parete o da binario, per modulare effetti di lavaggio delle superfici, come nella geometrica applique rettangolare Outline (Simes), da esterno, in grado di basculare su un asse fisso orizzontale, riproponendo forme semplici del passato oggi rivisitate con l’ausilio di ottiche e di sorgenti molto efficienti. Altri prodotti lineari riguardano gli apparecchi per deambulazione pedonale quale Baliza (Lamp), Skyline (Santa & Cole) o City Elements (Hess), integrando, in quest’ultimo caso, funzioni disparate che non riguardano solo la luce, ma anche l’approvvigionamento di energia elettrica, di acqua o la gestione di altre utenze rese necessarie in alcune parti della città intelligente. Il perfezionamento della qualità La ricerca spinta di sorgenti con elevate prestazioni, sia sotto il profilo qualitativo (incremento del CRI e della flessibilità di scelta della temperatura di colore) che sotto l’aspetto energetico (aumento dell’efficienza luminosa), ha comportato il crescere di impieghi specialistici della luce. Le sorgenti a LED diventano strumenti ausiliari per i rivelatori

intelligenti dell’automotive, del settore medicale, delle attività sportive e, addirittura, per le funzioni di controllo e gestione della sicurezza. Infatti, la qualità si misura a tutto campo sia per le esigenze dell’occhio, ovvero della fruizione dell’uomo, sia per quella degli apparecchi preposti alle operazioni di controllo e tutela delle attività quotidiane quali il trasporto, la mobilità, la deambulazione urbana ciclo-pedonale. Di certo il denominatore comune di questo slancio verso una crescente qualità della luce passa attraverso il raggiungimento ipso facto di combinazioni spettrali energetiche personalizzate, che vadano a colmare quelle esigenze sia specialistiche sia di ordine comune quotidiano. Un impianto per la coltura in laboratorio di particolari specie vegetali può richiedere uno spettro di illuminazione molto accurato, ma può richiedere oltretutto anche la sua variabilità in funzione dello stato vegetativo o di fioritura attraverso sistemi di controllo digitalizzati (stand Lumileds). È, infatti, frequente vedere illuminazioni di teche per l’orticultura limitate alle due frequenze del rosso e del blu miscelate. Diversamente gli apparecchi più tecnici come quelli indirizzati alla viabilità urbana sono dotati di ottiche sempre più performanti e con forme in piena evoluzione per effetto di lenti tridimensionali in grado di plasmare i flussi luminosi secondo nuove esigenze. Tuttavia, la qualità della luce trova il suo punto culminante nell’illuminazione museale, in particolare per la valorizzazione dei beni culturali. È questo il terreno dove la maggior parte dei produttori orientati agli apparecchi di elevate prestazioni illuminotecniche si confrontano nel tentativo di conquistare nuove fette di mercato in un ambito specialistico, quello della museotecnica applicata, in cui nulla è lasciato al caso.

OLed ring light di LG Display

Loop, Antoni Arola, Fulvia

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Nello specifico le aziende propongono nuove famiglie di prodotti, solitamente proiettori dotati di particolari lenti o riflettori in grado di aumentare l’efficienza luminosa e fornire elevate prestazioni nella qualità di flusso (resa cromatica, classi di raggruppamento nelle ellissi di Mac Adams, binning e costanza delle caratteristiche di flusso nel tempo). Le nuove famiglie di prodotti museali contengono molte innovazioni; tra queste spiccano le soluzioni indirizzate alla valorizzazione dei beni culturali, sviluppate tra miniaturizzazione e grande flessibilità di gestione del flusso e orientabilità. Apparecchi quali Tono, Zoom e Armonia (DGA) costituiscono un abaco di soluzioni a scala ridotta: un miniproiettore con ottiche a fascio stretto fino a 3°; un proiettore piccolissimo su mini-stelo con variabilità manuale dell’ampiezza di fascio da 10° a 40°; un sistema lineare orizzontale a “bacchetta” regolabile, orientabile, che contiene due tipologie distinte di sorgenti, diffusa e puntuale. All’insegna dell’orientabilità facile, il progetto Smart control (Flos) si sposa bene con le più recenti tecnologie di controllo remoto senza fili, e la possibilità di fare scorrere e regolare il puntamento del proiettore lungo il binario risulta molto promettente, soprattutto in vista di rese cromatiche più performanti. Gli effetti ludici del LED Le declinazioni dei Led in ambito decorativo e scenografico sono molteplici e si articolano tra gli effetti architetturali a parete, soffitto o pavimento ottenuti da superfici bidimensionali, e gli effetti puntuali legati ai singoli apparecchi distribuiti nello spazio secondo i posizionamenti canonici o quelli più arditi che suggeriscono nuovi utilizzi. Nel primo caso, sono esemplificativi gli allestimenti a tutto

campo quali i tunnel immersivi e interattivi (tunnel presentato da Philips) o comunque effetti bidimensionali di superfici pixellizzate o parzialmente diffondenti. Nel secondo, più diffuso, sono presenti soluzioni in grado di modellare la percezione dello spazio fornendo valore aggiunto all’impostazione statica dell’Architettura. È il caso di Trick (iGuzzini), declinato nella versione RGB per aumentare l’effetto scenico giocoso di spazi caratterizzati da prospettive e iterato per produrre il ritmo di frammentazione visiva. Tuttavia, molte soluzioni con finalità diffondenti cromatiche sono strettamente legate alle proporzioni dello spazio stesso unite dalle nuove modalità di controllo evidenziate dallo show “wireless is more” (Davide Groppi), in cui numerosi apparecchi si animano in una regia programmata di luci e suoni. Ma proprio Groppi si concede una citazione ironica nell’iconica lampadina Edison (Edison’s Nightmare), trafitta illusoriamente da un chiodo, che la tiene ferma sulla parete. Forse un rimando nostalgico al passato ma comunque un impulso giocoso e provocante nella dilagante panoramica di innovazione dove ogni soluzione sembra appartenere a una sfida al futuro. Meno tecnologica, ma non meno creativa, la versione di Luminale che ha visto opere e fantasie prendere posto nella città, in particolare lungo le rive del Meno. In prossimità dell’Untermainbrücke il legame tra “luce e edificio” prendeva corpo, passeggiando lungo la sponda del fiume, alla vista della Metzler Bank building filtrata da un onirico canneto di metacrilato cromatico luminoso. OLED è già realtà Finalmente, dopo anni di attesa e di grandi aspettative, l’Oled ha iniziato il suo percorso pervasivo all’interno delle soluzioni di luce

Outline, K. Begasse, SIMES

Smart Control, Flos

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per la casa e per gli edifici. Il tanto temuto interrogativo “che ne sarà di questa pellicola divertente ma poco efficiente?” si è trasformato in “quale sarà il ruolo dell’Oled a fronte dell’attuale utilizzo del LED?”. Il fatto che si tratti di una sorgente emittente bidimensionale pone limiti alle modalità di impiego nell’architettura o nell’industria dell’arredo? Di fatto le installazioni architetturali che vedono questa tecnologia interpretata, sia per la tipologia a sospensione sia per quella a parete, sfruttando un sistema di controllo di tipo digitale con effetti scenici, ritmici o statici, hanno già risposto alla domanda. L’Oled è entrato a pieno merito nell’universo del lighting e sta conquistando con prudenza e moderazione quegli spazi che tradizionalmente sono sempre appartenuti alle sorgenti classiche e agli apparecchi tipologicamente riconoscibili. Infatti, se un’applique assomigliava a una lanterna più di un secolo fa, un lampadario a sospensione potrebbe rievocare un candelabro e una lampada da tavolo richiamare un abatjour. L’Oled scardina completamente l’iconografia dell’immaginario collettivo storico e pone una nuova dimensione che attinge a forme bidimensionali piane o curve. Infatti, nelle soluzioni presentate da Oled LG Diplay non mancano le variabili formali ed applicative, ma anche in Sumitomo Chemical l’idea policroma di una nuvola di moduli, ciascuno dei quali diversi e personalizzati, spinge l’orizzonte di questa tecnologia verso una nuova concezione della luce. Non ultima l’applicazione di Loop (Fulvia) pensata da Antoni Arola, in cui l’idea di utilizzare gli elementi bidimensionali su una base rotante a parete può certamente stimolare la curiosità e l’interesse di chi si chiede…”quale sarà il futuro dell’Oled?”


Luminale, installazione mista, Metzler Bank e canneto artificiale lungo il Meno / Luminale, mixed installation: the Metzler Bank and the artificial reeds bed along the Main

Light + Building 2016 In Frankfurt, the lighting industry flies towards the digital era

S

o, how did it go? According to the organizer, the fair has been a great success, as happened in the latest editions, marked by an increase of international interest at all levels: lighting, building automation, networking. In addition, visitors have increased of a few thousand when compared to the previous two years (from 211,232 to 216,000 units) and a massive presence of Italians was detected, followed by Dutch, French, English and Chinese. The presence of foreign exhibitors too increased by 4%, confirming the role of world leading trade fair for lighting and intelligent building that has been strengthened in recent years. Of course one can not hide that the historical choice to hold a trade fair called “Light and Building”, since 2000, has been very

far-sighted when considering today’s importance of the interaction between light and building with smart technologies. According to Klaus Mittelbach, Chairman of the Board of ZVEI (German Electrical and Electronic. Manufacturers’ Association), digitization, networking and energy efficiency have been, in this 2016, major themes in all the stands. In fact, digital technology has emerged as a central theme in the industry and has been adopted as the main motto of the exhibition, “Where modern spaces come to life: digital – individual – networked”. A threesome that led the visitors interest on the effects of the light, such as people’s well-being and comfort, on the exploration of solutions for safety, on the smart automation of homes and buildings, always

respecting the guidelines for an efficient energy management. It was no coincidence that a major side event presented the exhibition “Digital Building”, born from the collaboration of 16 exhibiting companies. This event presented, for the first time in Europe, a fully digitized Smart Building that takes into account the different methods of use and the particular needs of the users, moment by moment. The use of adaptive scenarios allowed to exemplify the state of the art of the technology available on the market and to confirm how lighting and technologies for buildings are growing together within control systems in which the digitization plays a key role. The E-House exhibition, by the Central Association of the German Electrical and Information Technology Industry (ZVEH), confirmed the centrality of the energy issue through all the benefits of comfort and increased safety, thinking about more sustainable housing units that use renewable energy sources. Not least among the major themes of innovation, the “Human centric lighting” involves the man-nature or man-wellbeing relationship, and was the focus of “Throughout the day with smart lighting”. In this event, the solutions available on the market for the smart lighting linked to the human circadian rhythm were presented. This is not a totally new topic, since the first trials date back to the late 80s. However, the lighting control technologies, which use solid-state light, have given a new impetus to this sector, which in the meantime has been able to benefit from the evolution of scientific and medical studies, bringing new knowledge about human physiology and its metabolic phenomena related to lifestyle. Overall, the fair’s trends demonstrated the continuity of a research and development that has ridden the digital age and the widespread tendency towards a culture of smart technologies. With the extensive and widespread use of smartphones and tablets, the awareness of how technologies have exercised their viral appeal is indeed of public domain. For sure, a broader reflection on the real impact of technological innovation on man and on his constantly L+B 2016 SPECIAL / LUCE 316

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Maestro e Armonia, nuova collezione DGA

changing way of life should be carried out elsewhere. De facto, many solutions on the market are oriented to fill this desire for performances more than satisfy real problems, and they have not yet taken as primary targets those that, one day, will be identified as anthropological changes in lifestyles and habits of the man, in his smart city and his e-home. Waiting for these transformations, it is here appropriate to bring readers’ attention on some of the key issues that have crosswise permeated the solutions and products presented at the fair. The LED and the essential The ability to think to lighting with devices that are reduced to the essentials is one of the themes addressed and shared by many manufacturers. Miniaturization and the assertion of a Nordic design that for years has caught on and has permeated our markets, led the concept of form to increasingly take on the expression of a technological content and of a dialogue with space. Many table, wall or hanging lamps seem to have tightly embraced this philosophy of minimalist shape, and shift the idea of value on details such as finishing touches, materic research and selection, and, not least, the chromatic specificities. Also the search for particular plastic materials – translucent or transparent, diffusing or light-guiding – is fully part of this design that focuses on the essentials. Combining the criteria of lighting performance with the evocative power of a rational design requires a delicate synthesis, which can easily lapse into banality. However, it is shared opinion that a simple object, even when not particularly original, remains a good product if it works well. On the contrary, a product with 28

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a sophisticated design and a new concept, but with poor technical capabilities, may temporarily attract the curious and superficial gaze, but will eventually displease the growing demand for long-term quality. This is why, in the world of solid-state lighting, the technical data available to the consumer are increasing. The performance radiography (data technical sheet), if true, allows the consumer to exercise a proper critical selection that, over the years, will take an increasingly important role in the definition of first class markets, at the expense of those of second class and beyond. An office hanging lamp as Lunexo led (Trilux) fits particularly well as example of formal minimalism and functionality. Its performance flexibility allows to meet the needs occuring during the day, with the different uses. In a different way, a product like Vaeder (Modular), of a similar typology, embodies the concept of minimalist products with a pronounced honeycomb lampshade that becomes icon of the product itself. In the table lamps sector, the combination of simplicity and functionality is almost taken for granted, and it can be found in Artemide, Flos, Waldman, and many others, including Oligo and its presentation of the second edition of a “light book” lamp, which peculiarly orients a portion of its optics upwards to compensate for the excess of light concentration toward the desk surface. Overall, other forms of minimalism are not uncommon: View (iGuzzini), wall or track lighting fixtures to modulate the washing effects on surfaces; Outline (Simes), the rectangular outdoor sconce that can pivot on a horizontal fixed axis and that revisits, with the aid of highly efficient optics and sources, simple forms of the past. Other linear products can be found in pedestrian walking devices such as Baliza

(Lamp), Skyline (Santa & Cole), or City Elements (Hess). The latter integrates several functions, such as the supply of electricity, water or the management of other utilities necessary to some parts of the smart city. The improvement of quality The search for high-performance sources, both in terms of quality (increase of CRI and flexibility in the choice of colour temperature) and energetic aspect (increase in luminous efficiency), led to the growth of specialized uses of light. LED light sources became auxiliary tools for smart detectors in the automotive, medical and sports field, as well as for the safety control and management functions. In fact, the quality is measured both for the eye needs, the man’s use, and for those of the devices responsible for control and protection operations of daily activities, such as transportation and urban bicycle and pedestrian mobility. For sure, the common denominator of this momentum towards an increasing quality of the light is the achievement of custom energy spectral combinations, which can fulfill both specialist and common requests. The cultivation of particular plant species in a laboratory may require a very accurate lighting spectrum, but it can furthermore require its variability in function of the vegetative or flowering state, through digitized control systems (Lumileds stand). It is, indeed, common to see greenhouses limited to the mixed frequencies of red and blue lighting. On the contrary, the more technical devices, such as those for the urban road network, are equipped with ever more efficient optics and evolving forms, as a result of three-dimensional lenses that can shape the light fluxes according to new


requirements. However, the quality of the light reaches its climax in the museum lighting, especially in the cultural heritage enhancement. This is the field where most of the producers oriented to high performance lighting devices confront themselves, in an attempt to conquer new market shares in this highly specialized field in which nothing is left to chance. Specifically, companies propose new product families – usually projectors equipped with special lenses or reflectors that can increase the luminous efficiency and provide high performance in the flow quality (colour rendering, grouping classes in the Mac Adams ellipses, binning and consistency of flow characteristics over time). The new museum products contain many innovations: among them, the solutions addressed to the enhancement of cultural heritage, developed between miniaturization and flexibility and adjustability of flow management. Equipments such as Tono, Zoom and Armonia (DGA) are an abacus of small-scale solutions: a miniprojector with narrow beam optics up to 3°; a tiny projector mounted on a mini-rod, with manual variability of the beam amplitude from 10° to 40°; an adjustable horizontal linear system, steerable, which contains two distinct types of sources, diffused and punctual. The Smart Control project (Flos) goes well with the latest wireless remote control technologies, and the possibility to slide and adjust the aiming of the headlamp along the track is very promising, especially in view of a higher colour performance. LED’s playful effects LEDs’ developments in the decorative and scenic field are manifold: from architectural effects on wall, ceiling or floor, obtained

from two-dimensional surfaces, to the punctual effects provided by individual units, distributed in space according to canonical or original positioning. The former case is well exemplified by wide-ranging installations, such as immersive and interactive tunnels (as the tunnel presented by Philips), or by other two-dimensional effects of pixelated or partially diffusing surfaces. The second case is the most common, and offers solutions that can shape the perception of space by providing extra value to the static of Architecture. Such is the case of Trick (iGuzzini), presented in the RGB version to increase the playful scenic effect of perspective spaces, and repeated to produce the visual fragmentation pace. However, many solutions with chromatic diffusing purposes are closely related to the proportions of the space itself combined by the new control modes highlighted by the show “Wireless is more” (Davide Groppi), where several devices come to life in a programmed direction of light and sound. Groppi himself allows an ironic quote with the iconic Edison light bulb (Edison’s Nightmare), deceptively pierced by a nail that holds it firm on the wall. Perhaps a nostalgic reference to the past, but still a playful and provocative impulse in an innovation overview where each solution appears to challenge the future. In the city, especially along the banks of the Main, works and fantasies took place in a less technological, albeit no less creative, Luminale edition. Near the Untermainbrücke, at the sight of the Metzler Bank building filtered through a dream-like reeds made of bright colour methacrylate, the connection between “light and building” took shape.

OLED is now a reality Finally, after years of anticipation and high expectations, OLED has started its widespread journey in the world of lighting solutions for home and buildings. The dreaded question “what will become of this amusing but little effective film?” became “what will be OLED’s role in comparison with the current LED’s use?” Does its being a two-dimensional emitting source set limits to its use in architecture or furniture industry? In fact, the architectural installations that use this technology, both suspended and wall mounted, taking advantage of a digital control system with scenic, rhythmic or static effects, have already answered the question. OLED is now fully part of the lighting universe, and is carefully conquering those spaces that traditionally belonged to classical sources and typologically recognizable equipments. If an applique, over a century ago, resembled a lantern, a hanging chandelier might recall a candelabra and a table lamp a bedside lamp. OLED completely undermines the iconography of the collective historical imaginary, and lays a new dimension that draws on twodimensional shapes, either planar or curved. In fact, the solutions presented by OLED LG Diplay do not lack formal and practical variables, as in Sumitomo Chemical the polychrome idea of a cloud of modules, each of which different and personalized, pushes the horizon of this technology towards a new light conception. Last but not least, the Loop (Fulvia) application designed by Antoni Arola, in which the idea of using two-dimensional elements on a wallmounted rotating base can certainly stimulate the curiosity and interest of those who wonder… “what will be OLED’s future?”

Trick attraverso il controllo digitale, experience room / Trick through digital control, experience room, iGuzzini

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Vista dell’Aula VIII verso nord-est. Si nota in primo piano il suggestivo affioramento dei due pilastri centrali che sostenevano le tre volte a crociera dell’antica aula, sullo sfondo il cinquecentesco portale bugnato di Villa Panzani qui ricomposto nel 1911 e la volta romana a botte terminale. View of Hall VIII towards N-E. In the foreground the two pillar bases that once supported the ancient cross vaults. In the background the ashlar portal of Villa Panzani, here reassembled in 1911, and the Roman barrel vault.

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L ¶ L’ITALIA DEL MONDO

Le Terme di Diocleziano tra passato e futuro Un viaggio nel tempo con la luce testo e foto / text and photos Carolina De Camillis, Riccardo Fibbi

e Terme di Diocleziano, erette a Roma tra il 298 e il 306 d.C, erano il più grandioso impianto termale del mondo romano, con un’estensione di circa 13 ettari e capienza di oltre 3000 persone. Nel XVI secolo Michelangelo trasformò parte del complesso per realizzare la Basilica di S. Maria degli Angeli. Nel 1889 le Terme divennero la sede del Museo Nazionale Romano. Negli ultimi decenni la Soprintendenza ha intrapreso il restauro dei grandi ambienti termali e fin dall’inizio il progetto della luce è stato parte integrante del programma per la restituzione dell’immagine della grandiosa spazialità tardoromana e del progressivo lavoro di ricucitura delle varie porzioni del complesso. Il proficuo confronto con i responsabili dei lavori e degli allestimenti ha prodotto coerenza e validità di risultati per il restauro e per la valorizzazione del monumento. Gli ultimi interventi hanno interessato alcune delle parti più suggestive del complesso, riguardando il fronte monumentale della Natatio - la grande piscina pubblica -, l’adiacente Aula VIII, allestita con i grandiosi frammenti architettonici delle terme stesse, il Chiostro piccolo della Certosa di S. Maria degli Angeli con la ricostruzione degli antichi culti. “I lavori di restauro e riallestimento dell’Aula VIII e della Natatio hanno consentito di approfondire lo studio del monumento e di effettuare alcuni saggi, a volte strumentali all’impiantistica”, come racconta la direttrice Rosanna Friggeri, “per permettere l’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di verifica”. Il progetto di illuminazione fin dall’inizio ha mirato alla rievocazione e, ove possibile, alla ricostruzione visiva, delle caratteristiche architettoniche e spaziali del monumento. Tra la prima fase nel 2009 e la conclusione dei lavori a fine 2014 il progetto è stato coordinato con il restauro e aggiornato in funzione dell’evoluzione tecnologica delle sorgenti. Questo ha determinato la compresenza di sorgenti tradizionali e di LED di ultima generazione. La valutazione delle cromaticità delle sorgenti utilizzate, in funzione della rispondenza dei diversi materiali delle membrature architettoniche, ha evitato dissonanze cromatiche rilevanti. L’illuminazione del fronte della Natatio L’obiettivo del progetto di restauro, come spiega l’architetto Marina Magnani Cianetti della Soprintendenza, “è stato quello di riproporre l’immagine e il segno delle decorazioni mancanti nel tentativo di ricomporre il perduto ritmo architettonico del prospetto e di riproporre la suggestione di insieme dell’enorme facciata”, interrotta nel Cinquecento dal presbiterio di S. Maria degli Angeli. Il concept della luce per la facciata della Natatio doveva assecondare gli obiettivi del restauro, con il limite dello spazio antistante, notevolmente ridotto dalla presenza del muro del Chiostro piccolo. Perciò, anche a seguito delle sperimentazioni sul campo avviate nel 2012, si è esclusa un’illuminazione radente od obliqua a favore di una luce per proiezione posta in posizione mediana rispetto all’altezza totale del fronte, con gli apparecchi posizionati sul muro esterno del Chiostro piccolo, edificato ITALY OF THE WORLD / LUCE 316

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su una porzione della vasca originale. I proiettori utilizzati sono dotati di ottica flood simmetrica e lampade ad alogenuri metallici CDO-TT da 250W, scelte dopo una serie di test sui materiali e i colori della facciata. Le prove condotte all’epoca con proiettori a LED non avevano dato risultati soddisfacenti, forse a causa della colorazione rossa del mattone delle murature e della allora scarsa resa cromatica dei LED sulle lunghezze d’onda del rosso. L’illuminazione della vasca: la rievocazione dell’acqua Come spiega Magnani Cianetti, “una pavimentazione ‘moderna’ in lastre di marmo di Carrara copre il fondo della piscina e si integra con le uniche due lastre marmoree pavimentali superstiti e con i frammenti di quelle che rivestivano le pareti della grande vasca”. Lo scopo dell’illuminazione è stato quello di riproporre ed evocare l’immagine dell’acqua che anticamente la riempiva. Prescindendo da possibili allestimenti scenografici per la ricostruzione virtuale, l’intento era di illuminare la vasca con luce semiradente con temperatura di colore idonea per la suggestione richiesta. Alla fine si è optato per una linea continua di moduli lineari, nascosti nella muratura del passaggio rialzato, con emissione a lama di luce e doppia attrezzatura con LED bianchi 4000K e blu, cablati su linee separate, in modo da poter regolare separatamente i flussi luminosi dei due circuiti. Inizialmente si utilizzava la sola luce bianca, sufficientemente evocativa sul rivestimento marmoreo della vasca. Successivamente si è utilizzato il colore blu, anche per il riscontrato apprezzamento dei visitatori.

L’illuminazione dell’Aula VIII Il progetto iniziale prevedeva l’illuminazione a proiezione della parete est dell’aula, evidenziando i campi corrispondenti all’attacco delle volte, ora perdute, completata con una illuminazione dal basso, da realizzarsi successivamente con l’ultimazione del restauro e il rifacimento della pavimentazione. Nella fase finale del 2014, con la precisazione del progetto di allestimento, sono stati utilizzati degli incassi lineari con LED da 35W 3100K con ottiche a lama di luce in grado di illuminare tutta la parete, arrivando a evidenziare i frammenti di imposta delle volte. Essi, oltre all’illuminazione radente, forniscono un effetto di backlighting dei reperti esposti, creando una scenografia luminosa di sapore lievemente teatrale. Sui lati corti dell’Aula vengono evidenziati gli imbotti del finestrone termale, il portale bugnato rinascimentale e la volta romana verso la terrazza. Sulla pavimentazione affiorano infine, scandite dalla luce, le tracce degli antichi pilastri che sostenevano le volte a crociera. Sono stati utilizzati proiettori a LED con varie potenze, ottiche spot, medium flood ed ellittiche. L’illuminazione del Chiostro piccolo della Certosa L’obiettivo del restauro del Chiostro piccolo, più conosciuto come chiostro Ludovisi, come racconta Magnani Cianetti, “è stato soprattutto quello di restituire le caratteristiche formali dello spazio claustrale e di far rileggere gli elementi architettonici color travertino (archi, pilastri e cornici e capitelli) che, come nel Cinquecento, risaltano sul colore bianco freddo delle superfici piane”.

Accurata è la ricerca della riduzione dell’impatto visivo dei corpi illuminanti, soprattutto di giorno, quando ogni oggetto diviene visibile. Sono stati ripresi, attualizzandoli, i criteri già utilizzati nel progetto del Chiostro di Michelangelo (2003-07): si è realizzata un’illuminazione generale indiretta, usando sistemi lineari con LED e ottica diffusa, inseriti in carter appositamente disegnati che inglobano i trefoli di consolidamento. Le facciate interne, con i due livelli su arcate e paraste, sono state illuminate con incassi lineari a terra e con piccoli moduli lineari, mimetizzati lungo il sottogronda, tutti con emissione a lama di luce e sorgenti LED. Il pozzo centrale è stato messo in risalto dal basso con apparecchi a ottica ellittica basculante internamente per la regolazione dell’angolo verticale di emissione. “Nel chiostro piccolo”, spiega Rosanna Friggeri, “sono state esposte le lastre di marmo incise con gli atti della confraternita sacerdotale degli Arvales, reperti fondamentali della religione romana, insieme ai pilastri dedicati alle cerimonie dei Ludi Saeculares, antichi culti rifondati dalla politica religiosa di Augusto”. La valorizzazione museografica dell’esposizione, prevede: - l’illuminazione d’accento dei reperti, con proiettori a LED con ottiche spot posti sui capitelli del chiostro, ciascuno inserito in un telaio basculante, disegnato appositamente per alloggiare anche i driver; - l’illuminazione delle epigrafi, con sistemi lineari con LED e ottica a lama di luce, integrati nella struttura degli espositori; l’orientamento di ciascun apparecchio favorisce la migliore leggibilità dei testi epigrafici.

The Baths of Diocletian between past and future A time travel with light

T

Committente Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l’Area Archeologica di Roma, Direttore Rosanna Friggeri Progettazione restauro e D.L. Marina Magnani Cianetti Progetto di illuminazione Carolina De Camillis, Riccardo Fibbi

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he Baths of Diocletian are the most imposing thermal complex ever built in Rome. Erected between 298 and 306 CE, they spanned more than 13 hectares and could accommodate up to 3000 people at the same time. Since last decades the Baths are currently undergoing a restoration process and from the beginning the lighting project has been an integral part of the program for the visual reconstruction of the architectural space of the late Roman Era. The worthwhile discussion with the project supervisors and the exhibit designers produced consistency and validity of results for the restoration and enhancement of the monument. Last restoration works affected some stunning parts of the whole complex, as the huge monumental façade of the Natatio - the public swimming pool -, the adjacent Hall VIII with its impressive architectonical fragments

of the Baths, the small cloister of the Carthusian charterhouse of S. Maria degli Angeli with the reconstruction of ancient cults. “The restoration works and the new outfitting for the Hall VIII and Natatio made it possible to deepen the study of the monument and to make some essays, sometimes useful for the technological plan” as the museum director Rosanna Friggeri tells “ to make possible the collection of new insights and verification”. From the beginning, the project was firmly oriented to support the visual reconstruction of architectonic and space features and shapes of the monument. From the first phase in 2009 and the end of the works, we introduced a number of improvements, both following the developments of the restoration project and the technological progress of light sources. This circumstance produced a final effect where


Sopra: l’illuminazione della porzione rimasta visibile della grande piscina evoca l’acqua che un tempo la riempiva. Sono stati installati dei moduli lineari con ottica a lama di luce e doppia attrezzatura di LED bianchi 4000K e blu. Questa soluzione è stata preferita ad un sistema RGB, sia per la non soddisfacente prestazione sul bianco che si voleva come colore di base, sia per la complessità impiantistica che avrebbe richiesto. A sinistra: vista dell’Aula VIII verso l’Aula V e il fronte della Natatio. La scenografia del fronte sud-ovest è completata dall’illuminazione sugli imbotti del finestrone termale con apparecchi con ottiche “a lama di luce” e dall’accento luminoso sull’attacco della volta a botte terminale. Above: The lighting of the visible portion of the basin evokes the water that once filled it. A line of linear light modules with blade optics and double line of blue and white 4000K LEDs was inserted. This solution was preferred to a RGB system, both to the poor rendering of white light (conceived as base colour) and the electrical plant complexity. Left: View of Hall VIII towards Hall V and the front of Natatio. The scenographic stage of the S-W front was completed with the highlighting of the sides of the thermal window and the Roman barrel vault with blade light beams.

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we had at the same time both traditional lamps and recent LED sources. Through a careful comparison of the different chromatic features we avoided serious colour dissonances, mainly by appreciating how the different materials of building components. The front of the Natatio The goal of the restoration project, as explained by the architect Marina Magnani Cianetti of the Superintendence, “was to represent the image and the marks of the missing decoration by attempting to reconstruct the lost architecture and the overall suggestion of the huge front” interrupted in the late 16th century by the presbytery of the Church of S. Maria degli Angeli. The articulated late Roman façade of the Natatio was not suitable for grazing light and, anyway, we didn’t want to use any oblique light generating long shadows. Following field tests in 2012, despite the narrow space along the front, we found that the best result was orthogonal floodlighting, preferably with a median position with respect to the total height of the façade, so we used the outer wall of the small cloister of the Charterhouse, built on a portion of the pool, as support of the lighting fixtures.

We used luminaires equipped with wide symmetrical beams and CDO-TT 250W metal halide lamps, chosen after a number of tests on materials and colours of the façade. The tests we conducted at the time with LED luminaires had negative results, perhaps due to the typically red bricks of the wall and the then poor colour rendering of LED on the wavelengths of red. The basin of the pool: evoking the water As explained by M. Magnani, “a modern flooring in Carrara marble covers the pool bottom, supplementing the only two surviving marble slabs and the fragments of those covering the sides of the large basin”. Illuminating the visible portion of the basin of the large pool meant repeating and evoking the image of water that once filled it. Apart from any possible virtual reconstruction, the intent was to illuminate the floor of the pool with horizontal light blade beams with a colour temperature suitable to provide adequate emphasis. We preferred to use a light line of linear modules inserted and hidden into the wall of the above passageway. The luminaires have light blade optics and are fitted with a double line of blue and white 4000K LED,

with bi wiring, so it is possible to regulate the intensity separately for the two circuits. We left for sometime the cool white light, sufficiently evocative on the marble of the pool. Recently we decided to use mostly the blue, also because the visitors have appreciated it. The Hall VIII In the preliminary project we designed the floodlighting of the top side of the east wall of Hall VIII, identifying the fields that correspond to the lost vaults. The lighting was going to be completed with an uplighting during the next work of restoration and rebuilding of the floor. During the final phase in 2014 we modified the initial design, using linear grazing lighting. This way the whole wall was lit from bottom to top, to enhance the view of the vault fragments. We used 35W LED linear lighting uplighters with blade light beams, 3100K, fitted into the metal platforms designed for the architectonic fragments. The uplighter setting, besides floodlighting the walls, produces a backlighting effect that creates a slightly theatrical scenography of light. Along the short sides of the hall we completed the stage with some blade light beams on the sides of the thermal window, the highlighting

Vista dell’ambulacro sud-est del Chiostro piccolo. Il progetto di illuminazione ha rappresentato un intervento integrativo del progetto di restauro e musealizzazione, tenendo conto delle valenze artistiche e storiche dell’architettura e della valorizzazione dei materiali archeologici esposti. View of the S-E porch of the small Cloister. The new lighting project is part of the restoration of the building. It emphasizes its artistic and historical meaning as well as the value of the archaeological exhibits.

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Vista generale del Chiostro piccolo che si staglia sul fondale del monumentale fronte della Natatio. Il Chiostro, costruito sulla Natatio è oggi parte integrante del complesso delle Terme ed è strettamente connesso alle trasformazioni che coinvolsero il Monumento a partire dalla seconda metà del Cinquecento. Le diverse tonalità della luce contribuiscono al recupero del cromatismo delle superfici e dei materiali. General view of the small Cloister that stands out on the impressive façade of the Natatio. The Cloister, built over part of the Natatio, is now an integral part of the Baths’ complex, closely related to its transformations since the late 16th century. The various shades of light help to retrieve the colour of surfaces and materials.

of the ashlars portal, the vault portion above the terrace and the pillar bases of the Natatio. We used 18W - 35W LED spots fitted with symmetrical 6°, 25° and oval optics. The small Cloister of the Charterhouse As M. Magnani tells “the restoration works have aimed at restoring the formal features of the cloister and emphasizing the travertine architectural elements (arches, columns, cornices, and capitals) that stand out on the cold white coloured surfaces, just as they used to do in the 16th century.” The lighting seeks the reduction of the visual impact of the appliances, mostly during the day when even small appliances could be visible. The lighting project updates the design criteria

of lighting previously used for the cloister of Michelangelo (2003-07). We used wide flood LED linear systems, inserted into metal housings. These house the strands of structural reinforcement too, to realize a customized system for the indirect general lighting. The two level-internal facades were lit by blade light beams LED linear uplighter fitted in the floor and by little LED linear modules hidden along the gutter. We used for the well a number of semi-recessed uplighers with oval beam, with internal adjustment of aiming on vertical plane. “In the little cloister”, explains R. Friggeri, “have been exposed marble slabs engraved with the acts of the confraternity of Arvales, key finds of the Roman religion, along with

the pillars dedicated to the ceremonies of the Ludi Saeculares, ancient cults re-established by the religious policy of Augustus.” Here the lighting is involved in the museographic goals of the exhibition, by using two main systems: - the accent lighting of fragments. The luminaires were set on capitals and, like in Michelangelo’s cloister, we designed a customized luminaire with a frame tilting on both axes, with driver incorporated into the housing. - the lighting dedicated to improve the visual reading of the engraved texts. The blade light beams linear LED modules were inserted into the exhibit supports of the epigraphic fragments.

Pubblichiamo con piacere i crediti dell’articolo “La casa di Augusto e di Livia al Palatino” a cura degli stessi autori sul n.314 di LUCE / We publish the credits relating to the article by De Camillis/Fibbi published on issue 314 of LUCE, which were cut by mistake

Committente Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l’Area Archeologica di Roma Gruppo di progettazione ed esecuzione F. Catalli, B. Nazzaro, L. Greco, C. Conti, M. Bartoli con M.A. Tomei, R. Egidi, S. De Felice, S. Murrone, M. Lasco; U. Baruffaldi, C. Iaconi, P. Pastorello, D. Pellandra, M.L. Santarelli, S.Vellucci

Progetto di illuminazione Carolina De Camillis, Riccardo Fibbi Collaborazioni L. Borrello, R. Rossi, G. Farre, V. Sedia, Studio MCM, Arcotec, Modus, Imprese esecutrici Capriello, Muzi, Frattini per Barrisol, PNF, Consorzio Aureo, Studio CRC, Ironex., Eurosistemi, Perforesine Apparecchi di illuminazione Linea Light (fornitore principale), Erco, Guzzini, 3F Filippi, Zumtobel

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¶ L’ITALIA DEL MONDO

Il santuario repubblicano nel complesso archeologico del Capitolium a Brescia Torna alla luce, in seguito ad un progetto di musealizzazione, la IV cella del Santuario di Anna Pellegrino 1, Giuseppe Bonfante 2

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l centro storico di Brescia conserva una realtà archeologica di epoca romana di straordinaria importanza, di cui sono visibili resti degli edifici più significativi, dal Santuario di età repubblicana (I secolo a. C.), al Capitolium (73 d. C.), al Teatro (I-III secolo d. C.). L’intero complesso è stato oggetto, fin dal 1998, di un percorso di recupero e valorizzazione che ha segnato una nuova, importante tappa con il progetto di riqualificazione e musealizzazione della IV cella del Santuario Repubblicano,

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LUCE 316 / L’ITALIA DEL MONDO

aperto al pubblico nel 2015. Il Santuario, dei primi decenni del I sec. a.C., era formato da quattro tempietti su un podio unico, collegato con brevi gradinate alla sottostante terrazza. I resti del Santuario si trovano sotto l’edificio seicentesco di Casa Pallaveri e rappresentano un esempio sorprendente di conservazione. È possibile ammirare sia gli affreschi che decorano le pareti interne dell’aula occidentale, sia alcuni pavimenti a mosaico nella cella e nel pronao. La straordinarietà dei reperti giustifica la grande attenzione che, nell’ambito

del progetto di riqualificazione e musealizzazione, è stata attribuita alle esigenze di tutela e conservazione dei resti antichi, oltre che alla valorizzazione e comunicazione degli stessi. Questa attenzione si è riflessa in particolare nella progettazione degli impianti di climatizzazione e nel progetto di illuminazione della IV cella. Il percorso museale, che si conclude nella IV cella del Santuario, si sviluppa attraverso ambienti che presentano un’articolazione di strutture edilizie riferibili a fasi storiche diverse. Gli ambienti si trovano a quote


La IV cella del Santuario / The fourth cell of the Sanctuary © su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Soprintendenza Archeologica della Lombardia / © upon permission of the Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism – Archaeological Superintendency of Lumbardy

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differenti - dalla terrazza al pronao, all’aula superiore - ed inoltre sono caratterizzati da un’altezza delle coperture molto variabile e in alcune parti molto ridotte. In questo contesto il progetto della luce ha avuto come obiettivi fondamentali, oltre alla conservazione dei reperti, la corretta comunicazione e valorizzazione dei diversi elementi strutturali storici e l’accompagnamento del visitatore lungo un percorso in cui fosse garantita la qualità dell’ambiente luminoso e l’assenza di fenomeni di disturbo visivo. Per quanto riguarda i requisiti di conservazione

questi si applicano in particolare agli affreschi della IV cella e i valori limite di riferimento (illuminamento massimo, uniformità di illuminamento, radiazione massima ammissibile nel campo UV e dose di luce annua) sono stati dedotti dall’Atto di indirizzo sui criteri tecnico- scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei del Decreto Ministeriale del 10 maggio 2001. In generale l’illuminazione è stata prevalentemente indirizzata sugli elementi strutturali storici e sulle opere esposte lungo il percorso, rispettando comunque una

Politecnico di Torino Dipartimento Energia Onleco s.r.l.

gerarchia volta ad enfatizzare gli elementi più antichi o significativi. Nella sala definita dei “graffiti”, posta a livello inferiore del podio, l’illuminazione è superficiale e radente sulle due pareti laterali per far risaltare la tessitura delle pareti ed evidenziare i graffiti ritrovati nella parte intonacata della muratura ovest di età augustea. Sul fondo della sala la luce diretta dall’alto sottolinea il prospetto del podio, che rappresenta un raro esempio, nell’Italia settentrionale, di struttura in opera reticolata. Salendo lungo la scala si accede al podio dove la ITALY OF THE WORLD / LUCE 316

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© Onleco srl

Pronao del Tempio Capitolino / Pronaos of the Capitoline Temple © Onleco srl

luce non è più rivolta verso le strutture murarie, di periodo successivo, ma verso i resti del fregio e lungo il percorso. Da qui si accede al pronao dove sono esposti e illuminati due capitelli oltre alla pavimentazione in cemento rosso con inserti di lastrine marmoree policrome e la parete esterna della cella. Il percorso si conclude con l’ingresso nella cella, dove la pedana, che delimita la zona di accesso al pubblico, è lasciata in ombra e la luce è indirizzata sul mosaico e sulle superfici affrescate. Nell’illuminazione della cella è stata fatta particolare attenzione a garantire un’illuminazione rispondente ai requisiti di conservazione e uniforme su tutta la superficie affrescata, limitando però la dispersione del flusso luminoso verso l’alto per garantire un netto contrasto rispetto alle strutture murarie e al terrapieno, altrimenti visibili al di sopra delle pareti della cella. Per limitarne l’impatto visivo e ridurre il rischio di abbagliamento, in particolare in considerazione delle altezze ridotte di diverse aree del percorso museale, gli apparecchi sono stati collocati nel controsoffitto, in nicchie appositamente dimensionate o incassati al di sotto della pedana per l’illuminazione radente dal basso. Tutti gli apparecchi utilizzano sorgenti LED, con temperatura di colore correlata di 3000 K e indice di resa cromatica superiore a 90. La scelta dei LED ha consentito di contenere i consumi, i carichi termici interni ed evitare emissione del campo della radiazione ultravioletta o infrarossa. Ai fini della conservazione, un ruolo importante è stato attribuito alla progettazione di un sistema BMS di regolazione automatica degli impianti e di monitoraggio ambientale. Il sistema, attraverso sensori opportunamente collocati, rileva i parametri microclimatici interni ed esterni, la concentrazione di CO2 e l’illuminamento sulla superficie degli affreschi consentendo, in base ai dati misurati, la regolazione degli impianti di illuminazione e climatizzazione.

Volume di uscita dall'area ipogea del Santuario / Exit volume from the underground area of the Sanctuary

The Republican Sanctuary in the Capitolium archeological complex in Brescia The IV cell of the Sanctuary comes back to light, after a process to create a museum exhibition

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rescia’s historical center keeps a roman age archeological reality of extraordinary relevance, of which the remains of the most significant buildings can be seen, from the Sanctuary of republican age (I century B. C.), to the Capitolium (73 A. D.), to the Theater (I-III century A. D.). The entire complex underwent, from 1998, a restoration and enhancement process, a new, important phase of which was the project to requalify and transform the IV cell of the Republican Sanctuary into a museum, opened in 2015. The Sanctuary, built in the first decades of the I sec. B.C., was made by four small temples on a single podium, linked with short staircases to the underlying terrace. The remains of the Sanctuary are under the seventeenth century Casa Pallaveri’s building and they represent a surprising preservation example. It is possible


© Onleco srl © su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Soprintendenza Archeologica della Lombardia © upon permission of the Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism – Archaeological Superintendency of Lumbardy

Q Sala definita dei "graffiti", la luce radente sulle pareti laterali enfatizza la tessitura delle pareti e indirizza i visitatori verso la IV cella / The "graffiti" Hall, the oblique lighting of the side walls emphasises the their texture and directs visitors to the fourth cell. t Prospetto del podio, illuminato dall'alto per sottolineare la struttura reticolata / Podium front view, lit from above to highlight its reticulated structure.

to admire both the frescos that decorate the internal walls of the west hall and some mosaic pavements in the cell and in the pronaos. The extraordinary relevance of the finds justifies the great attention that, in the project of requalification and transformation into a museum, was given to the need to protect and preserve the antique remains, in addition to the need to enhance and display them. This attention is especially visible in the design of the air-conditioning and lighting systems of the IV cell. The museum path, which finishes in the IV cell of the Sanctuary, develops through environments that show architectural structures that belong to different periods. The environments are at different heights – from the terrace to the pronaos, to the superior hall – moreover they are characterized by an extremely variable height of the roofs, ITALY OF THE WORLD / LUCE 316

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Comune di Brescia, Responsabile del settore edilizia monumentale arch. Marco Ponzoni Comune di Brescia, Responsabile del servizio edilizia monumentale e del procedimento ing. Marcella Dalgrosso Progetto architettonico e restauri e Direzione lavori arch. Marco Ponzoni, arch. Patrizia Scamoni, geom. Gerardo Brentegani, geom. Vittorio Bandera con geom. Rossella Egidi, geom. Anna Papetti, geom. Maura Moreschi (Comune di Brescia) Fondazione Brescia Musei dott. Luigi Di Corato, arch. Maria Repossi Progetto museologico dott.ssa Filli Rossi (Soprintendenza Archeologia della Lombardia) dott.ssa Francesca Morandini (Comune di Brescia) Progetto museografico arch. Maria Repossi (Fondazione Brescia Musei) arch. Renata Demartini (Soprintendenza Archeologia della Lombardia) Progetto strutturale ing. Gianni Pellegrinelli, ing. Alessandra Cantoni Progetto e Direzione lavori Impianti Meccanici, Elettrici e speciali PROECO ing. Giuseppe Bonfante, per. ind. Franco Pautasso, per. ind. Alberto Tessari con ing. Marcella Dalgrosso, ing. Nicola Bianzani, ing. Luca Crema Consulente per la Conservazione, il Progetto Illuminotecnico e l’Acustica Onleco ing. Giuseppe Bonfante, d.ssa Chiara Bonvicini, prof.ssa Anna Pellegrino, arch. Sabrina Fiorina, arch. Alessia Griginis con Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro dott. Carlo Cacace Apparecchi di illuminazione ERCO, iGuzzini

which in some parts are extremely reduced. In this context, the lighting design had as fundamental goals, in addition to the preservation of the finds, the right communication and enhancement of the structural elements belonging to different periods and to accompany the visitor along a path on which the quality of the luminous environment and the absence of visual discomfort phenomena was guaranteed. As regards the preservation requirements, they are especially applied to the frescos of the IV cell and the reference limit values, maximum illuminance, illuminance uniformity, maximum tolerable radiation in the UV field and annual light exposure, were deduced from the “Trend act on the technical-scientific criteria and on the musems’ working and development” of the Ministerial Decree of 10 May 2001. Generally, lighting was mainly directed toward the structural elements belonging to different periods and on the objects displayed along the path, at the same time respecting a hierarchy aimed at enhancing the most relevant or antique elements. In the “graffiti” hall, placed in the podium’s lower level, lighting is superficial and oblique on the two side wall to enhance the weave of the walls and highlight the graffiti found in the plastered part of the Augustan age west wall. In the back of the hall the light from above highlights the podium’s side elevation, which represents a rare example, in northern Italy, of a structure in opus reticulatum. Climbing the stairs there is the access to the podium where light is not anymore directed toward the walls, belonging to a later period, but toward the remains of the frieze and along the path. From here is it possible to access the pronaos, where two capitals in addition

to the pavement made of red concrete with inserts of marble plates and the external wall of the cell are displayed and lit. The path ends with the entrance to the cell, where the podium, that delimits the area accessible to the public, is left in the dark and the light is directed on the mosaic and on the frescoed surfaces. The lighting of the cell was studied with particular attention in order to guarantee the compliance with preservation’s requirements and uniform overall the frescoed surfaces, at the same time limiting the upward scattering of the luminous flux to guarantee a sharp contrast with the walls and the embankment, otherwise visible over the cell’s walls. To limit the visual impact and to reduce the risk of glare, especially considering the reduced height of several areas of the museum path, the luminaires were installed in the false ceiling, in custom made holes or recessed under the podium for the oblique bottom-up lighting. All the luminaires are equipped with LED light sources, with 3000 K correlated color temperature and color rendering index above 90. The choice of LEDs allowed to contain consumptions, internal height gains and to avoid the emission in the ultraviolet or infrared fields. As regards preservation, an important role was played by the design of a BMS system to automatically control systems and environmental monitoring. The system, through conveniently placed sensors, detects the indoor and outdoor microclimate parameters, the CO2 concentration and the illuminance on the frescos’ surface allowing, basing on detected data, the air-conditioning and lighting systems control.

Il pronao dove sono esposti e illuminati due capitelli oltre alla pavimentazione in cemento rosso con inserti di lastrine marmoree policrome / The Pronaos, where the two capitals and the red concrete paving with polychrome marble inserts are displayed and lit.

© su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Soprintendenza Archeologica della Lombardia / © upon permission of the Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism – Archaeological Superintendency of Lumbardy

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¶ SPECIALE CONCORSO AIDI

Riprenditi la città, Riprendi la luce 140 video in concorso, 23 in finale, 10 i giovani premiati al Teatro Comunale di Bologna di Mariella Di Rao

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agica la serata e la scenografia al Teatro Comunale di Bologna la sera del 9 maggio scorso per la premiazione dei dieci vincitori della terza edizione del concorso video internazionale “Riprenditi la città, Riprendi la luce”, la rassegna di cortometraggi organizzata e promossa da AIDI con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, l’ENEA, il Museo del Cinema, ASSIL, Apil, il Consiglio Nazionale degli Architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori, il FAI Lombardia, i Comuni di Milano e Bologna, il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università degli Studi di Bologna (Dams). Media partner

dell’iniziativa due importanti riviste che affrontano a livello internazionale i temi della cultura della luce e del design, LUCE e Professional Lighting designer, oltre a Radio Subasio e il portale Luxemozione. Il concorso è stato organizzato grazie al contributo economico di aziende leader dell’illuminazione: Cariboni Group, Enel Sole e Gewiss come sponsor Gold; Clay Paky, iGuzzini e IREN come sponsor Award; Osram e Performance in Lighting come sponsor Silver. Anche quest’anno i protagonisti del concorso sono stati la luce e i giovani under 30, e ancora il video di 60 secondi lo strumento attraverso il

quale raccontare la LUCE e le CITTÀ in tre diversi modi, in una delle tre categorie previste dal concorso – LUCE E LUOGHI, LUCE E PAROLE, LUCE E AMBIENTE. Tanti sono stati i giovani che hanno risposto con entusiasmo: centoquaranta video e oltre 140.000 visualizzazioni sul canale YouTube dedicato, sono solo alcuni numeri che chiudono questa III edizione del concorso “Riprenditi la città” e che ne confermano il grande successo. Tra i presenti alla cerimonia di premiazione, il presidente di AIDI Margherita Süss, esponenti del mondo della luce e delle Istituzioni come Riccardo Malagoli, assessore ai Lavori Pubblici AIDI COMPETITION SPECIAL / LUCE 316

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del Comune di Bologna, Giuseppe Tomarchio, city manager del Comune di Milano, Andrea Cancellato, direttore generale della Fondazione Triennale, e Andrea Rurale, presidente del FAI Lombardia. Ospiti anche del mondo della cultura e dello spettacolo come Marco Filibeck, direttore delle luci del Teatro alla Scala, e il produttore cinematografico Alessandro Calosci. Dieci sono i giovani under 30 premiati tra i 23 video arrivati in finale: due vincitori per ciascuna categoria, 1° e 2° classificato. Il primo è stato premiato con un assegno di 2.000 euro e il secondo con assegno di 1.200 euro. Quattro i premi speciali di 1.000 euro ciascuno: Light design, Energy Saving, Show Lighting e Premio speciale della giuria. Per la categoria Luce e luoghi vince Viaggio nella notte di Piero Piccioli, 23 anni di Bagno a Ripoli (Firenze). Il vincitore è stato premiato da Francesca Migliorato, responsabile illuminazione artistica di ENEL Sole. Secondo classificato è Side by side di Maria Marangoni, 24 anni di Ferrara, che è stato premiata da Massimiliano Guzzini, vice presidente e

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business Innovation & networking director di iGuzzini Illuminazione. Per la categoria Luce e Parole vince Ibidem di Ginevra Marino, 30 anni di Milano. La vincitrice è stata premiata da Aldo Bigatti, direttore marketing e vendite business unit light di Gewiss. Il video secondo classificato è Musa di Morena Sarzo 30 anni di Camposampiero (Padova), premiata da Claudio Bisoni, coordinatore del corso di laurea magistrale in cinema, televisione e produzione multimediale dell’Università di Bologna. Per la categoria Luce e Ambiente vince L’universo in prospettiva di Gioia Arieti, 21 anni di Vigevano (Pavia), premiata da Dante Cariboni, CEO di Cariboni group. Il video secondo classificato è La semina della luce di Luigi Lazzaro 29 anni di Palermo, premiato da Nicoletta Gozo, responsabile progetto Lumiére di Enea. Per i premi speciali si aggiudica il premio Light design il video Vox Lux di Caroline Dimelow, 27 anni di Welwyn Garden (Regno Unito), premiata dalla light designer Marinella Patetta. Il premio Energy Saving è stato assegnato al video Domani è un altro mondo di Stefano Cioni, 29

anni di Pisa, premiato da Gianpaolo Roscio, responsabile servizi a rete di Iren Servizi e Innovazione Spa. Vince il premio Show Lighting il video Sogno di luce di Antonio Pipolo, 28 anni di Salerno, premiato da Davide Barbetta, responsabile marketing di Clay Paky del gruppo Osram. Il Premio speciale della giuria è stato assegnato a Double light di Marco Fazio, 26 anni di Palermo, premiato da Gisella Gellini, docente al Politecnico di Milano ed esperta di light art. “La cerimonia di premiazione – ha spiegato Margherita Süss, presidente nazionale di AIDI, dal palco del bellissimo Teatro Comunale di Bologna – è un momento importante di riflessione su quanto emerso dai risultati del concorso che ci hanno svelato il rapporto dei giovani con la luce e le città dove vivono, studiano o lavorano. Un’occasione per conoscere i tanti giovani filmaker che hanno partecipato con passione e talento a questa iniziativa, ma anche per applaudire i vincitori e ascoltare voci e opinioni dei membri della giuria che hanno visionato e valutato con


grande partecipazione e attenzione i 140 video”. Salutando il pubblico del teatro – presenti molti giovani –, ha proseguito Süss “anche quest’anno l’iniziativa ha ottenuto un grande successo, incontrando l’entusiasmo e il coinvolgimento di moltissimi giovani. I risultati positivi del concorso sono una felice dimostrazione di quanto il tema della luce, con le sue infinite declinazioni e contaminazioni, sia sempre più d’interesse tra i giovani, capaci di trasformarlo con il loro sguardo, la loro arte e sensibilità in “soggetto” e “strumento” importante di racconti e messaggi per tutti. Sono molte e tutte d’interesse le rappresentazioni dei giovani videomaker sulle quali riflettere, che possono rappresentare un’occasione meno tecnicistica o didattica per sensibilizzare sull’importanza che la luce – soprattutto una buona illuminazione – riveste nella nostra vita quotidiana. Messaggi che, come professionisti dell’illuminazione, dobbiamo saper cogliere e interpretare”. Ricordiamo i giurati di questa III edizione, un panel di eccezione rappresentativo delle diverse categorie proposte nei titoli dei premi: Margherita Süss, presidente di AIDI; Marco Filibeck, lighting direttore delle luci del Teatro alla Scala; Marinella Patetta, lighting designer; Nicoletta Gozo, responsabile per ENEA del Progetto Lumiere; Gaetano Capizzi, direttore del Festival Cinema Ambiente di Torino; Alessandro Calosci, produttore cinematografico; Marco Carminati, giornalista dell’inserto culturale “Domenica” de Il Sole 24 ORE; Joachim Ritter, direttore della rivista internazionale Performance Lighting Designer; Claudio Bisoni, coordinatore del corso di laurea magistrale in cinema, televisione e produzione multimediale dell’Università di Bologna; Gisella Gellini, architetto e docente di light art al Politecnico di Milano; Francesco Marelli lighting designer. Segnaliamo con piacere che alla Fabbrica del Vapore di Milano, fino al 12 settembre 2016, in occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, AIDI presenta in un proprio spazio la mostra dei video vincitori delle tre edizioni del concorso. I nomi e i video dei dieci vincitori sono anche visibili sul sito www.riprenditilacitta.it

Domani è un altro mondo vincitore di Stefano Cioni, 29 anni di Pisa, vincitore del premio speciale Energy Saving. / Domani è un altro mondo by Stefano Cioni, 29 years old from Pisa, winner of the Energy Saving special prize.

Vox Lux di Caroline Dimelow, 27 anni di Welwyn Garden (Regno Unito), vincitrice del premio Light design. / Vox Lux by Caroline Dimelow, 27 years old from Welwyn Garden (UK), winner of the Light design special prize.

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Riprenditi la città, Riprendi la luce 140 videos in competition, 23 finalists, 10 young winners at the Teatro Comunale di Bologna

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he last 9th May, the evening and the scenography of the Teatro Comunale in Bologna were magical for the award ceremony of the third edition of the international video contest “Riprenditi la città, Riprendi la luce”, the short film festival organized and sponsored by AIDI with the backing of the Ministry of Economic Development, ENEA, Museo del Cinema, ASSIL, Apil, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, FAI Lombardia, the Municipalities of Milan and Bologna, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Bologna (DAMS). Media partners were two important international magazines on the culture of light and design, LUCE and Professional Lighting designers, as well as

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LUCE 316 / SPECIALE CONCORSO AIDI

Radio Subasio and the Luxemozione web platform. The competition has been organized thanks to the financial support of the leading lighting companies: Cariboni Group, Enel Sole and Gewiss as Gold sponsors; Clay Paky, iGuzzini and IREN as Award sponsors; Osram and Performance in Lighting as Silver sponsors. Once again this year the light and people under 30 were the protagonists of the competition, and the 60 seconds video the instrument by which to tell the LIGHT and the CITY in three different ways, according to one of the three competition categories – LUCE E LUOGHI (light and places), LUCE E PAROLE (light and words), LUCE E AMBIENTE (light and environment).

Many have been the young people who enthusiastically responded: 140 videos and over 140,000 views on the YouTube channel, these are just some of the numbers that describe this third edition of the competition “Riprenditi la città” and that confirm its success. Among those present at the award ceremony, were Margherita Süss, chairwoman of AIDI, and representatives from the world of light and institutions such as: Riccardo Malagoli, chairman of the public works committee of the City of Bologna; Giuseppe Tomarchio, city manager of the City of Milan; Andrea Cancellato, general Director of the Triennale Foundation; Andrea Rurale, president of FAI Lombardia. Guests from the world of culture and performing arts as Marco Filibeck, lighting director of the Teatro alla Scala, and the movie producer Alessandro Calosci were present too. Ten under 30 have been awarded among the 23 videos that reached the final: two winners for each category, 1st and 2nd prize. The first placed has been awarded with 2,000 Euros, and the second placed with 1,200 euro. There were four special prizes of 1,000 euro each: Light Design, Energy Saving, Show Lighting and the Jury Special Prize. Winner of the “Luce e luoghi” category has been Viaggio nella notte by Piero Piccioli, 23 years old from Bagno a Ripoli (Florence). Francesca Migliorato, manager for ENEL Sole artistic lighting, has awarded the winner. Second place to Side by Side by Maria Marangoni, 24 years old of Ferrara, which has been rewarded by Massimiliano Guzzini, Vice President and Business Innovation & networking director of iGuzzini Lighting. In the “Luce e Parole” category, first prize to Ibidem by Ginevra Marino, 30 years old from Milan. Aldo Bigatti, director of marketing and business unit light sales for Gewiss, awarded the winner. Second place to Musa by Morena Sarzo, 30 years old from Camposampiero (Padua), awarded by Claudio Bisoni, coordinator of the Master of Science in Film, Television and Multimedia Production of the University of Bologna. For the “Luce e Ambiente” category, L’universo in prospettiva by Gioia Arieti, 21


P Side by Side di Maria Marangoni, 24 anni di Ferrara, vincitrice del 2° premio della categoria LUCE e LUOGHI. / Side by Side by Maria Marangoni, 24 years old from Ferrara, second placed in LUCE e LUOGHI category. t Double Light di Marco Fazio, 26 anni di Palermo. vincitore della categoria premio speciale della giuria. / Double Light by Marco Fazio, 26 years old from Palermo, winner of the Jury Special Prize.

years old from Vigevano (Pavia), was awarded by Dante Cariboni, CEO of Cariboni group. Second prize to La semina della luce by Luigi Lazzaro, 29 years old from Palermo, awarded by Nicoletta Gozo, head of Enea’s Lumiére project. The Light Design special prize went to Vox Lux by Caroline Dimelow, 27 years old from Welwyn Garden (UK), awarded by the light designer Marinella Patetta. The Energy Saving prize was awarded to Domani è un altro mondo by Stefano Cioni, 29 years old from Pisa, awarded by Gianpaolo Roscio, head of network services of Iren Servizi e Innovazione Spa. Show Lighting special prize to Sogno di luce by Antonio Pipolo, 28 years old from Salerno, awarded by Davide Barbetta, marketing manager at Clay Paky of Osram group. Gisella Gellini, professor at the Politecnnico di Milano and light art expert, awarded the Special Jury Prize to Marco Fazio’s Double light, 26 years old from Palermo. “The award ceremony – said Margaret Süss, national chairwoman of AIDI, from the stage of the marvellous Teatro Comunale di Bologna – is an important moment for reflecting on what emerged from the competition results, which revealed the relationship between young people and the light and cities where they live,

work or study. An opportunity to learn about the many young filmmakers who participated with passion and talent to this initiative, but also to applaud the winners and hear voices and opinions of the jury members that viewed and evaluated, with great interest and attention, 140 videos”. Greeting the audience – many young people were present –, Süss further said, “This year the initiative has been a great success, and has met the enthusiasm and involvement of many young people. The competition positive results are a blissful demonstration of how the theme of light, with its infinite variations and contamination, is more and more of interest among young people, who are able to transform it, with their gaze, their art and sensitivity, in “subject” and important “instrument” for the narration of stories and messages for everyone. Many are the interesting representations of young film makers on which to ponder, as they may represent a less technocratic or didactic opportunity to raise awareness on the importance that the light – especially good lighting – plays in our daily lives. Messages that, as lighting professionals, we must be able to grasp and understand.”

Jury of this third edition were representatives of the different categories proposals: Margherita Süss, chairwoman of AIDI; Marco Filibeck, lighting director of the Teatro alla Scala; Marinella Patetta, lighting designer; Nicoletta Gozo, responsible for the ENEA’s Lumiére Project; Gaetano Capizzi, Director of the Festival Cinema Ambiente in Turin; Alessandro Calosci, film producer; Marco Carminati, journalist at “Domenica”, the Il Sole 24 Ore’s cultural supplement; Joachim Ritter, director of the international magazine Performance Lighting Designer; Claudio Bisoni, coordinator of the Master of Science in Film, Television and Multimedia Production, University of Bologna; Gisella Gellini, architect and light-art professor at the Politecnico di Milano; Francesco Marelli, lighting designer. We gladly announce that, until 12 September 2016, for the XXI International Exhibition of the Triennale di Milano, AIDI has its own space in the Fabbrica del Vapore complex, where the winning videos of the three editions of the competition are on display. The names and videos of the ten winners can also be seen on the website www.riprenditilacitta.it

AIDI COMPETITION SPECIAL / LUCE 316

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Nelle tre foto momenti della Astrolab mission / Missione Astrolab. © ESA - T. Reiter

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LUCE 316 / CORRISPONDENZA DA BERLINO


¶ CORRISPONDENZA DA BERLINO

Luce biodinamica in isolamento spaziale. L'incontro con Irene Lia Schlacht di Silvia Eleonora Longo e Marica Rizzato Naressi

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ella progettazione spaziale delle missioni interstellari i concetti di abitabilità, “human centered design” e benessere, sono stati sempre elementi marginali. Nelle attuali prospettive di raggiungere Marte e abitare nello spazio invece diventano fondamentali in quanto, non si tratta più di missioni entro la soglia di reversibilità degli effetti collaterali su corpo e psiche umani (14 gg.). In questa prospettiva la disciplina Space Human Factors studia la relazione tra l’essere umano e il sistema spaziale, per soggetti in ambiente confinato microgravitazionale e/o a gravità ridotta, al fine di una progettazione qualitativa capace di potenziare sicurezza, rendimento e affidabilità umani, nonché l’abitabilità in missioni di lunga durata e nei possibili insediamenti. Irene Lia Schlacht, Research Fellow del Politecnico di Milano ed esperta di Human Factors per lo spazio, studia gli effetti positivi sulla performance umana delle stimolazioni sensoriali e psicologiche indotte con luce e colore, che aiutino l’essere umano a cogliere l’ambiente spaziale microgravitazionale sempre percettivamente uniforme. È una designer che si occupa di ambienti estremi ed Extrem Design è il nome del suo gruppo di lavoro.

Negli habitat spaziali è necessario riprodurre le variazioni di colore e di intensità dei ritmi solari che nell’arco della giornata si susseguono sulla Terra, affinché l’organismo biologico umano vi si sincronizzi – il cosiddetto “ciclo circadiano” da essi regolato – e si orienti. L’effetto di un ambiente dipinto sembra si attenui dopo i primi dieci minuti, il corpo vi si adatta quasi subito; la luce ha invece un impatto sinestetico, più duraturo. Per Schlacht il problema di ricreare la luce naturale nello spazio ha una chiara soluzione e si chiama illuminazione biodinamica. Il cuore delle sue dissertazioni è questo. “Mi trovo all’European Space Agency di Colonia per riprendere la ricerca con la quale vinsi la borsa di studio al Politecnico di Milano: qui, presso l’European Astronaut Training Center, partecipo a un workshop per la progettazione di una base di simulazione lunare. Non esiste un ambiente in cui la compresenza dei fattori di isolamento sociale, spaziale e naturale sia preoccupante come in quello spaziale. La Stazione Spaziale Internazionale in low orbit intorno alla Terra (circa a 400 km di distanza) compie circa quindici orbite al giorno, con quindici mattine/sere in 24 ore: l’equilibrio psico-fisiologico di un astronauta soffre un

impatto devastante, a cui si sommano danni da radiazioni solari e differenza di gravità”. Già nel 1988 i ricercatori dell’azienda italiana iGuzzini Illuminazione con l’Università di Troy (USA) iniziano a studiare nell’ambito della foto-biologia – ossia degli effetti biologici dell’esposizione alla luce –, i cicli di stanchezza durante il lavoro e come la luce potesse contribuire (stanze di controllo di grandi impianti petrolchimici, call centers, ecc.). Con il Lighting Research Center svilupparono SIVRA, un sistema di illuminazione che, variando l’intensità del colore e la temperatura della luce, ricreava una luce biodinamica in grado di permettere cicli circadiani anche in ambienti confinati ed artificiali. Fu la nascita della luce biodinamica, usata anche per aiutare le persone in coma. Schlacht ha chiara l’attualità di tale ricerca, di cui gli italiani furono pionieri. “Per luce biodinamica si intende anche una tipologia di sorgente luminosa meglio riassorbibile dal corpo umano. Per l’unità spaziale gonfiabile Space Haven, ho ipotizzato l’uso combinato di monitor multistrato ripiegabili per riprodurre la variabile ambientale biologica, e di sistemi di luci biodinamiche”. CORRESPONDENCE FROM BERLIN / LUCE 316

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© ESA

Mentre prepara i bagagli per il ritorno sulla Terra a bordo dello spacecraft Soyuz TMA-3, l'astronauta André Kuipers fluttua nel modulo russo della Stazione Spaziale Internazionale, durante la missione DELTA nell'aprile 2004 / While packing for the return to Earth onboard the Soyuz TMA-3 spacecraft, ESA astronaut André Kuipers floats in the Russian Pirs docking module of the International Space Station (ISS), during the DELTA mission in April 2004.

Irene Lia Schlacht, Research Fellow del Politecnico di Milano ed esperta di Human Factors per lo spazio / Irene Lia Schlacht, Research Fellow of Politecnico di Milano, Space Human Factor expert.

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Biodynamic light in space isolation. The encounter with Irene Lia Schlacht I

n Outer Space design the concepts of habitability, human centered design and well-being have been so far marginal elements from the standpoint of human short duration missions. In prospects of long-term space crewed missions to Mars and satellite settlements, they become fundamental purposes in order to assure comfort, productivity and reliability of astronauts, beyond the time-limit of side-effects irreversibility on human body and mind (14 days). In this perspective the Space Human Factors research program investigates the relationship between Human Beings in confined micro-gravitational environment and complex Space systems, aimed to a quality-oriented design, able to strengthen the efficiency and the habitability of Space missions and future habitats. Irene Lia Schlacht, Research Fellow at Politecnico di Milano and Space Human Factors expert, studies all positive effects on Human Performances by light/color-inducted sensorial and psychological stimulations, enabling humans to perceive a space micro-gravitational environment around them as stable. She researches extreme habitats and Extreme

Design is the name of her workgroup. The ability of the biological organisms to orient themselves and to synchronize on the variations of the solar rhythms is a fundamental aspect in the planning of the human outer space habitats. One of the dominant characteristics of the Space confined habitats is the absence of the earthlings solar cycles references. The Sun is the guideline of the “biological compass and timepiece”. The organism functions are influenced from the variation of the light in the round of the 24 hours: the human “circadian rhythm”. Moreover it has been discovered that colored interiors effect on humans vanishes shortly after exposition; the light instead has a synesthetic impact, producing a lasting effect. In highest isolation it is therefore necessary to reproduce the color and intensity of the solar light variations along the arc of the day, according to defined scientific programs. Schlacht proposes the bio-dynamic lighting as main solution and focuses since years on this issue. “Here in Cologne, at the European Space Agency, I move forward on the research


© ESA - T. Reiter

© ESA/CNSE

of the Politecnico di Milano fellowship and by the European Astronaut Training Center I participate on a design workshop for a Moon base simulation. The International Space Station (ISS) is a low-orbiting Unit (400 km from Earth), rotating 15 times around our planet: 15 dawns/sunsets per day literally devastate the psycho-physiological human equilibrium. In the project for a Space Inflatable Unit called Space Haven, I combined Multilayer Foldable Screens as biological environmental variable, and bio-dynamic lights. Screens work on all the solar light frequencies and display the images the subject visually needs. They are characterized from the emission of an environmental light that restores the earthly solar cycle for intensity and color temperature, to irradiate the subject with the same frequency beams present on the Earth, concurring to maintain factors like the perception of passing of time, the regulation of the biological clock and the hormonal production.” Ever since 1988 researchers of the italian firm iGuzzini Illuminazione with the University of Troy (USA) started to gauge in the field of photo-biology – namely the biological effects of exposure to light –, the relation between the variation of light features and the circadian rhythm of living beings. The studies carried out with the Lighting Research Center gave origin to SIVRA, the bio-dynamic lighting system used to reproduce the natural variations of daylight in artificial spaces. Not only was the system able to improve life and work quality in enclosed spaces (such as control rooms of petrochemical plants, call centers, etc.), but it also contributed to the rehabilitation activities of patients who had just come out of a coma. L'astronauta Claudie Haigneré guarda la Terra attraverso uno degli oblò nel modulo russo della Stazione Spaziale Internazionale, durante la missione "Andromède" nell'ottobre 2001 / ESA astronaut Claudie Haigneré looks at the Earth through one of the portholes in the Russian Zvezda service module of the International Space Station during the "Andromède" mission in late October 2001.

Uragano Florence visto dall'astronauta Thomas Reiter dalla Stazione Spaziale Internazionale, durante la missione Astrolab. Settembre 2006 / Hurricane Florence seen by European astronaut Thomas Reiter, from the International Space Station (ISS) during Astrolab mission, September 2006.

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¶ CORRISPONDENZA DA NEW YORK

Allard van Hoorn Nomade wagneriano di Matilde Alessandra

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llard van Hoorn è guidato da un’insaziabile fame d’imparare. Camaleontico ed eclettico, approccia l’arte con uno spirito wagneriano (“un artista può essere tante cose” dice, “un attore, uno scrittore, un musicista, un designer”): è un artista nomade completamente autodidatta. Ama giustapporre filosofi, musicologi, architetti o chiunque da cui possa imparare qualcosa, in dibattiti centrati su concetti relativi allo spazio e al tempo. Assorbe le idee prodotte e le traduce nei propri progetti, opere pubbliche in cui musica, luce, performance e installation art sono fuse insieme e dove, da convinto sostenitore dell’arte collaborativa, attinge a “storie, energia e gente del posto”. Un importante segmento di questo suo viaggio di scoperta sono le “Urban Songline”, un progetto itinerante tuttora in corso che lo ha portato in svariate parti del mondo – partendo, ovviamente, dagli outback Australiani. Parte della credenza animista aborigena, una Songline è un percorso nel terreno, e le caratteristiche fisiche di tale percorso – punti di riferimento, alture, pozze d’acqua, eccetera – sono rappresentate da una canzone; una persona esperta è in grado di muoversi nel territorio ripetendo le parole della canzone. Cantando queste canzoni nella sequenza appropriata, le popolazioni indigene possono coprire grandi distanze; le lingue non sono un ostacolo, perché il profilo melodico della canzone descrive il tracciato su cui passa la Songline.

Allard van Hoorn, Skies over Snaefell, 2016 AkzoNobel Emerging Art Space, Amsterdam A sinistra / On the left Allard van Hoorn, Skies over Snaefell, 2012 de Appel arts center, Amsterdam

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Van Hoorn crea le proprie Songlines per descrivere invece paesaggi urbani e realtà industriali, e le esegue all’interno di grandi installazioni in cui la luce gioca un ruolo di catalizzatore, diventando un copione su cui basare le azioni e coreografie degli interpreti e per trasformare la funzione di un luogo. Prendiamo ad esempio la Rothko Chapel, una cappella agnostica a Houston, così chiamata perché progettata dall’artista prima del suicidio e arredata con quattordici dipinti realizzati appositamente. Per questo progetto, dei filtri speciali sono stati creati in base ai colori emanati dalle tele di Rothko. Questi filtri sono stati poi utilizzati per illuminare e quindi trasformare parte del Blaffer Museum of Art, sempre a Houston, creando un palcoscenico per ballerini che si muovevano liberamente in relazione alla luce e ai colori. I loro movimenti sono stati quindi registrati e trasformati in un pezzo sonoro che è diventato la Urban Songline per la Cappella Rothko. In un altro progetto, il sesto piano di un palazzo circolare in vetro nel Maryland, è diventato il percorso per un’altra Urban Songline. Prendendo spunto dal Principio di Indeterminazione di Heisenberg (secondo cui la posizione o la traiettoria di un elettrone in un atomo non possono essere determinati), van Hoorn ha usato la squadra di ragazze del Baltimore Roller Derby che pattinavano ad alta velocità lungo il perimetro del palazzo nel buio più totale, seguendo una specifica coreografia e indossando costumi realizzati in materiale altamente riflettente. Il pubblico si trovava nella parte centrale della costruzione, e ogni persona, munita di torcia elettrica, illuminava le ragazze in azione, godendo di una visone unica e momentanea, mentre il suono amplificato dei pattini a rotelle descriveva l’architettura. Ma forse il più interessante e poetico di tutti è “Sky over Snaefell”, un’installazione dinamica creata per l’Arts Centre Appel in Amsterdam e ora in mostra permanente presso la Art Foundation AkzoNobel. Il vulcano Snaefell in Islanda è un luogo pieno di riferimenti mitici, sospeso tra finzione e realtà. Qui è dove Jules Verne inizia il suo Viaggio verso il Centro della Terra, e dove si svolge la più famosa delle Saghe Islandesi. Per questa installazione, ogni singola immagine del vulcano Snaefell disponibile su Internet (la ricerca è costantemente aggiornata, e alcune immagini mostrano straordinarie aurore boreali) è raccolta, indicizzata e manipolata da un apposito software. Un sistema DMX collega i pixel selezionati da queste immagini – solo la porzione del cielo, non il vulcano – a 1792 lampade a LED, cambiando immagine, e quindi colori, ogni sette secondi. Questo processo continuo dimostra la realtà digitale – fornita Internet – dei cieli sopra Snaefell.

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Allard van Hoorn A Wagnerian nomad

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llard van Hoorn is driven by an insatiable hunger for learning: chameleonic and eclectic with a truly Wagnerian approach to art, (“an artist can be all things” he says “an actor, a writer, a musician, a designer”): he is a nomadic artist who is completely self-taught. He thrives on juxtaposing philosophers, musicologists, architects or anybody he can learn something from on panels and debates centered on concepts related to space and time. He soaks up the ideas generated from such encounters and translate them into his own projects, all-encompassing public works where music, light, performance and installation art are fused together, and where – a firm believer in collaborative art – he draws on “local histories, energy and ultimately people”. An important segment of van Hoorn journey of discovery are his “Urban Songlines” an on-going project that has brought him all around the world – starting of course in the Australian outbacks. Part of the Aboriginal animist belief, a Songline is

a path across the land, and the physical characteristic of such path – landmarks, heights, waterholes and so on – are represented by a song ; a knowledgeable person is able to navigate across the land by repeating the words of the song. By singing the songs in the appropriate sequence, indigenous people can navigate vast distances: languages are not a barrier because the melodic contour of the song describes the land over which the Songline passes. Van Hoorn set about creating his own Songlines to describe urban landscapes and industrial realities, and staging their performance within large installations where light plays a catalyst role; it becomes the “enabler”, allowing spaces and performers to be staged, a medium to transform the function of a place. Take for example the Rothko Chapel, a universal-faith chapel in Houston – so called because it was designed by the artist and filled with fourteen of his site-specific paintings. For this project special light-filters

Allard van Hoorn, Urban Songline 25, 2015, Rockville, Maryland


Allard von Hoorn, Rothko Chapel, Houston, Texas

were created by matching film gels to the subtle colours of the Rothko’s canvasses. These filters were subsequently used to light parts of the Blaffer Art Museum in Houston, creating a stage for local dancers to move within, ‘reacting’ to the light and colours. The dancers movements were recorded and turned into an electronic sound-piece that became the “Urban Songline” for the Rothko Chapel. In a more raucous project, the 6th floor of a Maryland circular glass building still under construction became the setting for another Songline. Taking his cue from Heisenberg’s Uncertainty Principle (whereby the position or trajectory of an electron within an atom cannot be determined) he got the Baltimore Roller Derby girls team to skate around the 360-degree ‘arena’ in total darkness, following a designed choreography and wearing costumes made of highly reflective safety material. The public stood in the middle of the building and armed with a torch-light each member of the audience would flash the skaters into sight, bringing them and the building into existence in a singular, momentary view, while the amplified sound of the roller skates described the architecture. But perhaps the most intriguing of such projects is the “Skies over Snaefell”, not a performance but a dynamic installation for the Appel Arts Centre in Amsterdam – now on permanent display at the AkzoNobel Art Foundation, also in Amsterdam. The Snaefell volcano in Iceland is full of mythical references, a place floating between fiction and reality. This is where Jules Verne starts his Journey to the Center of the Earth, and where the most famous of the Icelandic Sagas takes place. For this installation, every single image of the Snaefell volcano available on the internet (the search is constantly updated, and of course some images show amazing aurora borealis) is collected, indexed and manipulated. A DMX system links the pixels of such images – but only the sky, not the volcano – to 1792 LED lamps. Every 7 seconds the image changes, and so do the colours of the LEDs. This continuous process shows the internet based reality of the skies over Snaefell volcano.

Allard von Hoorn, Urban Songline 21, Rothko Film Filters, 2014, Blaffer Art Museum, Houston, Texas

Allard van Hoorn è nato nel 1968 a Leiden, nei Paesi Bassi. È un artista che lavora con performance e suono sui temi dell'architettura, della musica, della danza e del design. Van Hoorn crea mappe e scenari fisici, visivi e acustici per lo spazio pubblico, dove si può interagire con il suono, la luce, e l'ambiente costruito.

Allard van Hoorn was born in 1968 in Leiden, the Netherlands. He is a Dutch performance, sound, and installation artist working across architecture, music, dance, and design. Van Hoorn's artwork creates physical, visual, and acoustic maps and scenarios for public space, where the public can interact with sound, light, and the built environment. www.allardvanhoorn.com

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¶ LIGHTING DESIGNERS WORLD

Jon Morris. Costruire il sublime by Andrew Peterson

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he Windmill Factory è qualcosa di ben più complesso di un lighting design studio. Come è nata l’idea? Mi sono formato come attore sia allo US theatre program per il teatro tradizionale, sia alla Watson Fellowship, con il famoso clown Philippe Gualtier, per le tradizionali danze di Bali e India. Con questa formazione ho sempre cercato di inventare delle performance dinamiche sia come attore sia come creatore. Durante uno dei miei

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spettacoli ho guardato verso il pubblico e ho notato che era composto sempre dallo stesso tipo di persone, dalla stessa demografia, dallo stesso pubblico TV dipendente del teatro sperimentale e ho pensato: “Voglio lavorare per tutti, ovunque e non solo per i fissati del teatro”. Questo desiderio mi ha spinto a conoscere diversi straordinari artisti, designers, architetti e ingegneri, con cui fare assieme un lavoro stimolante, che si rivolge ad un

pubblico più vasto, in luoghi pubblici, gran parte dei quali necessita di un’illuminazione dinamica. I vostri clienti sono visionari, artisti, band e altro ancora. Un particolare settore del lighting design per clienti specifici, che tipo di relazione avete costruito con loro? Noi cerchiamo di essere collaborativi in ogni tipologia di progetto, qualunque sia il personaggio, artista o cliente. Il nostro lavoro


Avete creato sia spazi indoor che outdoor, immersivi e effimeri. Qual è il punto di partenza di un progetto? Lo spazio, il soggetto o cos’altro? Dipende tutto dal progetto, abbiamo due diversi canali di lavoro la TWF Native e la TWF Creative Solutions. I lavori della TWF Native sono concepiti e sviluppati internamente e regalati al mondo, come Reflecting the Stars, The Wedge, Machine is an Island, Pixel Forest. I progetti seguiti dalla TWF Creative Solutions cercano di risolvere particolari necessità di visionari, band, aziende o agenzie: NIN,

Leisure Cruise, Pixel Cloud/Mountain, Music Videos. Correlato alla domanda precedente, cos’è il Pollination Process? Il Pollination Process è stato creato dalla nostra co-fondatrice Ana Constantino, la quale arriva dal mondo del business consulting e ha maturato esperienze nella pubblicità. Questo è un processo creativo condiviso con il cliente, applicato per migliorare la soluzione creativa di cui ha bisogno. Le idee sono generate dagli esperti del nostro collettivo, che hanno formazioni diverse, per stimolare, fertilizzare e produrre un’idea di perfezione. Questo processo è variabile, dipende dalle necessità del progetto, ma solitamente comprende 3-5 membri del personale del cliente, ingaggiate per sviluppare il progetto. Spesso i clienti, che non sono preparati a questo processo oppure non sono formati come artisti, hanno maggior difficoltà nell’avere una visione complessiva del progetto e dell’importanza di tutti i dettagli che renderanno il progetto un’eccellenza. Sviluppando le soluzioni in modo collaborativo con il nostro Pollination Process, ciascuno

comprende meglio le necessità dell’altro. Questa comprensione costruisce un clima di fiducia e generosità che consente, nonostante i rischi che si prendono, di raggiungere i nostri obiettivi. Siamo rimasti molto colpiti da alcuni dei vostri lavori, come Reflecting the Stars o Pixel Cloud. Ce li vuole raccontare. Reflecting the Stars è stato uno dei primi nostri lavori e resta uno dei miei preferiti. Questo è stato un lavoro seguito dalla TWF Native, frutto di un crowd funding e realizzato dalla nostra comunità. Quando ero un ragazzo mi piaceva stare disteso sul molo del lago, nel nord dell’Alabama, e guardare le stelle e sognare della mia vita futura. Il cielo era così chiaro che potevo vedere il riflesso delle stelle nell’acqua limpida del Guntersville Lake. Quando mi sono trasferito a NYC mi sono ritrovato sulle rive dello Hudson River, a guardare i pali del vecchio molo e le poche stelle ancora visibili ma senza riflesso, se non le luci della città, NYC ha perso il proprio cielo notturno. Questo mi ha fatto riflettere. Senza le stelle, come possiamo continuare a mantenere il nostro posto

Photo by Josh Higgason

migliora quando ci ascoltiamo l’un l’altro. Non sempre siamo d’accordo su tutto, ma molto spesso molteplici inputs possono portare a migliori output. Per noi, tutti i progetti sono personali, il nostro lavoro è la nostra passione. Credo che questo faccia diventare il nostro lavoro migliore. Facciamo spesso molta strada in più per rendere il nostro lavoro straordinario, come quando si fa molta strada solo per incontrare un amico o un familiare. Semplificando, noi vorremmo sempre lavorare con persone con cui ci piacerebbe cenare prima, durante e dopo ogni progetto.

Metric live show

LIGHTING DESIGNERS WORLD / LUCE 316

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e la nostra umiltà nell’universo? Senza le stelle, come possiamo sognare di essere altro, la velocità della luce, le connessioni intergalattiche col tutto? Questo lavoro è costato due anni e mezzo di sviluppo della tecnologia, richieste di permessi e d’installazione. Questo progetto ci ha condotto nel mondo della tecnologia Led wireless, la quale è stata poi usata nella nostra serie Led Ballon e in installazioni quali Pixel Forest, Pixel Cloud e Pixel Mountain.

La vostra prossima idea? Mi piacerebbe far ridere tutto il mondo allo stesso momento, attualmente stiamo realizzando un distributore di bibite per mandare messaggi nella bottiglia, pensata per isole deserte e chiamata Machine is an Island. Questo progetto sarà alimentato dal sole e le bottiglie vendute saranno biodegradabili, con una matita e foglietto all’interno. Dopo aver scritto il tuo messaggio al mondo, la potrai lanciare nell’oceano, e quando si dissolverà farà parte del ciclo dell’acqua collettivo. Potrà il nostro messaggio viaggiare sull’acqua? Potrà un distributore come questo diventare il principale sistema di comunicazione in un mondo alternativo, altrove? Conosci, vicino a te, un’isola dove potremmo installarla?

Photo by Josh Higgason

Come è stato lavorare con i NIN o i Big Data? Una sfida impegnativa? Le sfide complesse mi eccitano. Lavorare con i NIN (Nine Inch Nails, N.d.R.) è stato particolarmente complesso ed eccitante. Trent Reznor è un perfezionista, questo è il

motivo per cui è un artista straordinario. Amo lavorare con questo genere di persone, perché sanno esattamente cosa vogliono e si muovono velocemente nello sviluppo del concept. Reznor è molto particolare, ma altrettanto aperto a prendersi dei rischi ed è sempre concentrato a fare meglio del precedente lavoro e presentare qualcosa che il mondo non ha mia visto prima. Inoltre è molto onesto con sé stesso, su quello che sente come artista e se qualcosa non funziona non esita certo a farlo sapere. Quello che molti non sanno che Trent sa essere molto spiritoso e gli piace scherzare, noi ci siamo sintonizzati sia su questo livello, sia sulla nostra dedizione nel realizzare un lavoro che diventasse uno straordinario lavoro teatrale.

Metric live show

Jon Morris. Manufacturing the sublime T

he Windmill Factory is something more complex than a lighting design studio. How did you get the idea? I was trained as an actor both in a traditional US theatre program and on a Watson Fellowship around the world with famous clown Philippe Gualier to Traditional Dance in Bali and India. With this training I wanted to invent dynamic performances both as an actor and creator. During one of my creations I looked out at the audience and it was all the same type of people, the same demographic, the same experimental theatre junky audience and I thought “I want to make 56

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work for all people everywhere not just the theatre obsessed”. This desire led me to a diverse collective of extraordinary artists, designers, architects, engineers who love making exciting work together which expresses itself to larger audiences, within public space, much of which has dynamic lighting elements. Your clients are visionaries, artists, bands and so on. A specific lighting design field for specific clients, what kind of relationships you build with them? We try to work collaboratively on all projects, whether it be with fellow artists or clients.


Photo by Aaron Rogosin

Pixel Forest

Our work is always stronger when we listen to each other. We may not always agree but more times than none multiple inputs lead to a better output. For us, all ‘business’ is personal and our work is our passion. I believe this is what makes our work strong. We will go the extra mile to make a work extraordinary, like one would go the extra mile for a friend or family member. In a simple analogy, we should be working with people we want to have dinner with before, during, and after the project. You create both indoor or outdoor, immersive and ephemeral spaces. In a project what is your starting point? The space, the subject, or what? It depends on the piece, we primarily have two channels of work, TWF Native and TWF Creative Solutions. TWF Native works are conceived and developed internally and gifted to the world; Reflecting the Stars, The Wedge, Machine is an Island, Pixel Forest. Creative Solutions are projects which solve a particular need for an outside visionary, band, company, or agency: NIN, Leisure Cruise, Pixel Cloud/ Mountain, Music Videos. Related to the previous question, what is The Pollination Process? The Pollination was created by our co-founder Ana Constantino who comes from a business consulting and experiential advertising background. This is a creative process shared with the client applied to achieve a creative solution to their need. Ideas are generated by experts from our collective with diverse backgrounds to stimulate, fertilize, and produce the sublime. This process varies depending on the needs of the project, but typically will incorporate 3-5 experts from TWF and 3-5 persons from the client to engage in developing a solution. Often clients, who are not involved enough in the process or not trained as artists, have a more difficult time

seeing the overall vision of a work and the importance of all the details which make the piece sublime. By developing a solution collaboratively with our Pollination Process, we all understand each other’s needs more clearly. This understanding builds a trust and generosity which allows for more risk taking to achieve our goals. We were impressed by some project such as Reflecting the Stars or Pixel Cloud. Tell us about. Reflecting the Stars was one of our first works and still remains one of my favorite. This work was a TWF Native project which was crowd funded and build within our community. When I was a kid I often would lay on a pier at a lake house in northern Alabama and look at the stars, and dream of my life to come. The sky was so clear that I could see the reflection of the stars on the still water of Lake Guntersville. When I moved to NYC I found myself standing on the shore of the Hudson river, looking out to the decaying pier posts and up to the few stars which remained visible but there was no star reflection but only city lights, NYC had lost its night sky. This led to many thoughts. Without the stars, how do we maintain our place and our humility within the universe? Without the stars, how do we dream of other beings, the speed of light, the intergalactic connection of everything? It took 2 1/2 years to develop the technology, gain permits, and install. This launched us into the world of wireless LED technology which has led to our LED balloon series and installations like Pixel Forest, Pixel Cloud, and Pixel Mountain. How is working with NIN or Big Data? A stressful challenge, is it? Complex challenges excite me. NIN was particularly complex and exciting. Trent Reznor is a demanding perfectionist which is why he is an extraordinary artist. I love working with

UN’ILLUMINAZIONE DINAMICA JON MORRIS Jon Morris è di Berea, KY, attualmente vive a Brooklyn, NY. È un artista concettuale, attore, creatore, produttore, designer, clown, acrobata e fondatore di The Windmill Factory, indirizzato a costruire il sublime. Con The Windmill Factory ha coreogrwNails; ha diretto la David Michalek’s Dries Von Noten Retrospective al Louvre; ha creato la Pixel Forest un’istallazione LED con un sistema ad attivazione vocale per SXSW; ha creato Welcome to You, installazione interattiva per il New Museum; ha realizzato Reflecting the Stars, ricreando una notte stellata sullo Hudson River. Oltre ad aver fondato e dirigere TWF, è stato performer per Fuerzabruta, Cirque du Soleil, The MET, Theatre de la Jeune Lune, Patrice Chereau, Robert Wilson e Jay Scheib. È apparso in film di Jonathan Dayton and Valari Faris, David Michalek, e Anson Mount.

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Photo by Will O’Hare

DYNAMIC LIGHTING ELEMENTS JON MORRIS

this type of person because they quickly know what they like and don’t like and you can move quickly in developing concepts. He is very particular but is also open to taking risks and is dedicated to making something better than his last work and to do something the world has never seen before. Luckily for me, my vision aligned nicely with his and we worked together fluidly. He’s also very honest with himself about what he feels as an artist and if something sucks he’s not going to hesitate to say it. Something that people don’t realize about Trent is that he’s very witty and loves to joke around. We connected on this level as well as our dedication to making a work an extraordinary work of theatre.

Photos by Alyssa Ringler

Reflecting The Stars

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Your next idea? I want to make the entire world laugh at the exact same time, but in the meantime we’re making a message in a bottle vending machine for a deserted island called Machine is an Island. This work is solar powered and vends biodegradable bottles with a pencil and paper inside. After you write your message to the world, you toss it in the ocean, and it dissolves to become a part of our collective world water cycle. Can our messages travel through water? Is this message in a bottle vending machine the main communication device in an alternative world somewhere? I’d love to think so. Perhaps you know an island near you where we can install it?

Jon Morris is from Berea, KY, currently resides in Brooklyn, NY. He is a conceptual artist; actor, creator, producer, designer, clown, acrobat and founder of The Windmill Factory, dedicated to manufacturing the sublime. With The Windmill Factory has choreographed Nine Inch Nails 2014 Festival Tour, movement directed for David Michalek’s Dries von Noten Retrospective at Le Louvre; created Pixel Forest, a voice activated LED balloon installation for SXSW; created Welcome to You, an interactive installation for the New Museum; created Reflecting the Stars, recreating the night sky in the Hudson River. In addition to founding and creative directing The Windmill Factory he has performed and created with Fuerzabruta, Cirque du Soleil, The MET, Theatre de la Jeune Lune, Patrice Chereau, Robert Wilson, and Jay Scheib. He has been featured in films by Jonathan Dayton and Valari Faris, David Michalek, and Anson Mount.


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Gustavo Avilés. La luce è: fisica, spirituale, emozionale e razionale by Andrew Peterson

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ighteam è stato fondato nel 1986 da Gustavo Avilés. Lo Studio si è in primo luogo dedicato a indagare la tecnica, la teoria e la progettazione della luce, per poi sviluppare e promuovere una cultura dell’illuminazione architetturale che sia creativa, efficace ed efficiente. Questi fondamenti teorici hanno permesso di affrontare, concepire e approcciare la luce,

sia naturale che artificiale, dalla piccola alla grande scala. Viene analizzata ogni singola specifica condizione per creare una luce dedicata per la residenza, il retail, gli edifici pubblici, i musei, i paesaggi e i masterplan o interventi artistici temporanei come performance e installazioni. Lo Studio è strutturato per risolvere ogni tipo di progetto, con un forte senso di responsabilità

e di proposte innovative. Lighteam impiega un metodo di lavoro definito transdisciplinare, che gli consente di trasformare la luce in un materiale di progetto, di definire e migliorare forme e spazi, enfatizzare i dettagli, coinvolgere i sensi e creare ambientazioni emozionali. In una recente lectio magistralis - presso la Scuola di Design del Politecnico di Milano, in collaborazione

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Photographer: Lighteam

Photographer: Lighteam

Lighting for “La Giganta” Sculpture Artist: José Luis Cuevas Location: José Luis Cuevas Museum, Mexico City

LA LUCE, COME PACIFICATORE UNIVERSALE GUSTAVO AVILÉS Gustavo Avilés (México City) dal 1969 al 1974 ha studiato architettura presso l’Università Iberoamericana. Dal 1984 si è dedicato alla luce in architettura. La volontà di arricchirne il dibattito l’ha portato a intraprendere un approccio transdisciplinare e a fondare nel 1986 Lighteam, studio di Architectural Lighting Design. Avilés ha una lunga esperienza come docente presso la UNAM e la Anahuac University e in molte altre istituzioni nazionali e internazionali. È membro della Elda, IESNA e fondatore del DIM con alcuni colleghi messicani. Siede nel consiglio dei direttori della IALD e sostiene il FONCA (Fondo Nacional para la Cultura y las Artes) National Scholarship for Creators. Nel continuo impegno di promuovere la cultura della luce architetturale, ha fondato l’Architectural Lighting Design Specialization presso la UNAM.

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Lighting Design for Convento de la Tranfiguración Location: Malinalco, Estado de México

con iGuzzini illuminazione, Laboratorio LUCE e POLI.design - Gustavo Avilés ha definito “la luce, come pacificatore universale, che unisce il linguaggio visivo in significati metaforici della percezione. Unificando la distanza tra qui e là, tra dentro e fuori, la luce opera nello spazio e nel tempo mettendo in relazione progettazione, cinema, fotografia, scultura, musica, pittura, letteratura e architettura. Luce come forza di collegamento che consente l’evoluzione autonoma delle cose”. Gustavo Avilés e Lighteam, come è iniziata questa avventura? È sempre e solo una questione di sopravvivenza. La luce non è un elemento misurabile, con la sua natura femminile, la luce è provocante – irriducibile – imprevedibile – discontinua e sempre insoddisfatta. Guardando il vostro portfolio, si nota un uso del coloro tipicamente messicano. È una sorta di eredità derivata dai lavori di Barragán? Semplicità e complessità sono i due componenti fondamentali della poetica di Barragán, molto simili ai miei lavori con la luce colorata.

Soumaya Museum and Jalmolonga, due approcci diversi, una luce permanente e una effimera. Qual è l’idea dietro questi progetti? Una cosa rappresenta solo sé stessa, nessuna altra la può rimpiazzare o sostituire. Permanente o effimero sono solo sensazioni, questo dipende solo dall’osservatore. Lei e il suo team avete lavorato con importanti architetti messicani e internazionali, quali sono le differenze nell’interpretare la luce? La comunicazione diretta è fondamentale per noi, spesso le parole arrivano prima delle immagini, e il perché spesso arriva prima del come. L’illuminazione delle chiese è molto toccante, guardandole si può percepire la spiritualità del luogo. Ci può raccontare come nasce? Illuminare una chiesa o una cattedrale non significa solo illuminare la pietra, il ferro, le superfici in legno o altro, significa dare luce al silenzio, alla preghiera e al pentimento. Un luogo che le piacerebbe illuminare in Italia? Il Campo Ghetto Nuovo a Venezia. Amo l’Italia, così divertente ed esagerata!


Photographer: Paola Pasapera

Photographer: Paul Czitrom

Lighting Design for Lomas Altas Corporation Building Location: Mexico City Architect: Sordo Madaleno

Gustavo Avilés. Light is: physical, spiritual, emotional and rational

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Lighting Design for Soumaya Museum Location: Mexico City Architect: Fernando Romero

ighteam was founded in 1986 by Gustavo Avilés. The Studio is primarily engaged in the investigation of technical, academic and design resources to develop and promote a creative, effective and efficiency architectural lighting culture. These theoretical interests allow the Studio to face, conceive and approach both natural and artificial lighting, from small to large scale projects. Every specific condition is analyzed to create a fitting lighting design for housing, commercial, institutional, museums, landscaping, city master plans and temporary artistic projections, performances, and installations. The Studio was profiled to solve every kind of project, with a profound sense of responsibility and breakthrough proposals. Using a transdisciplinary methods Lighteam was able to translate the light into a design material, to define and enhance forms and spaces, emphasize details, involve senses and create emotional ambiances. In a recent lectio magistralis – held at the School of Design of Politecnico di Milano, in collaboration with iGuzzini illuminazione, Laboratorio LUCE and POLI.design -, Gustavo Avilés defined “the light as universal peacemaker, that bind visual

language in metaphorical perception meaning. Unifying distances, from here to there, from in to out, light works in space and time relating design, cinema, photography, sculpture, music, painting, literature and architecture. Light as linking force, allows the autonomous things’ evolution.” Gustavo Avilés and Lighteam, how did you start this adventure? It is always been a matter of survival. Light is not a measurable element, with its feminine nature, light is provocative irreducible – unpredictable - discontinuous - and always unsatisfied. Looking at your portfolio a peculiar Mexican color use is noticeable. A kind of legacy from Barragán’s work? Simplicity and complexity are the fundamental components in Barragán realm similarly for my works with colors. Soumaya Museum and Jalmolonga, two different approaches, a permanent and an ephemeral lighting. Which the idea behind the project? LIGHTING DESIGNERS WORLD / LUCE 316

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Photographer: Lighteam

THE LIGHT AS UNIVERSAL PEACEMAKER GUSTAVO AVILÉS

A thing can only represent itself, no other thing can replace or substitute it. Permanence or ephemerality is a sensation that depends solely on the observer. In transdisciplinary thought this is called the hidden third. You and your team worked with some important Mexican architects and international ones, which is the difference in lighting conception? Face to face communication, is very important for us, often words arrive before images, and the why arrives before the how. Your lighting for churches is very impressive, watching them we can perceive the spirituality of the places. Could you tell us how you conceive it? Lighting a church or a cathedral doesn’t mean lighting only the stone, steel, wooden surfaces or matter itself, it means lighting silence, prayer and repentance. A place that you would like to light up in Italy? The Campo Ghetto Nuovo in Venezia. I love Italy, so fun and exaggerated!

Lighting Design for Tamarindo Hotel Location: Jalisco, México Lighting Masterplan for Taxco de Alarcón Location: Taxco de Alarcón, Guerrero

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Photographer: Oscar Gracida

Gustavo Avilés (México City) studied Architecture at the Iberoamericana University from 1969 to 1974. Since 1984 focused on Light in Architecture. His dedication to enrich culture, driving toward a transdisciplinary academic approach and then founding Lighteam in 1986, an Architectural Lighting Design studio. Avilés has an extensive teaching experience at the UNAM and the Anahuac University among other national and international academic institutions. He is member of Elda, ACE, IESNA, and founder of DIM with other Mexican colleagues. He is part of the Board of Directors of IALD and holds the FONCA (Fondo Nacional para la Cultura y las Artes) National Scholarship for Creators. As a continuous academic effort to promote lighting culture has recently founded the Architectural Lighting Design Specialization at the UNAM.


¶ MUSEI

Le Cavallerizze ritrovano il loro splendorei Autenticità e contemporaneità in dialogo nei nuovi spazi del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano di Stephanie Carminati / Foto di Henrik Blomqvist

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el centro storico di Milano, a due passi dalla Basilica di Sant’Ambrogio, negli spazi cinquecenteschi dell’antico monastero degli Olivetani – poi adibito a caserma dagli austriaci nel XIX secolo –, si trova il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Nato nel 1953, dall’idea di Guido Uccelli di Nemi, per raccontare il “divenire del mondo” tramite la trasversalità del sapere scientifico e umanistico – ben rappresentata

da Leonardo da Vinci, a cui esso è dedicato –, il Museo attira oggi 500.000 visitatori l’anno ed è il più grande museo tecnico-scientifico d’Italia e tra i principali in Europa. In occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano è stato presentato l’esito dell’intervento di recupero architettonico e riconversione funzionale dei volumi ottocenteschi delle Cavallerizze settentrionali, le uniche sopravvissute, benché

profondamente ferite, ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. L’intervento, ad opera dell’architetto Luca Cipelletti – Studio AR.CH.IT, non alla sua prima collaborazione con il Museo –, aggiunge 1800 mq agli oltre 40.000 mq del complesso museale storico. Nuovi spazi polifunzionali arricchiscono così il parco museale, grazie a quello che, come afferma il direttore generale Fiorenzo Galli, “diventerà una delle icone del Museo e di Milano”. MUSEUMS / LUCE 316

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Il progetto ha puntato, idealmente, alla ricucitura tra l’edificio monumentale dell’ex monastero e la città, creando una galleria prospettica che riprende l’asse storico degli antichi orti e della crociera dei chiostri. Una “lama” interseca gli otto volumi delle Cavallerizze, definendo un lungo percorso distributivo lineare sottolineato, all’interno, da un monolitico muro di taglio rivestito con intonaco cementizio rigato, la cui plasticità è ulteriormente evidenziata dall’illuminazione radente dall’alto con moduli LED a lente ellittica. Restaurati con grande rispetto per le parti originali, i vari ambienti su cui si apre questo percorso permettono di percepire immediatamente le varie stratificazioni, grazie a citazioni materiche e formali che non ne snaturano l’essenza. Dove sopravvissute, in due soli moduli dei complessivi sei rimasti, le capriate lignee sono state rinforzate, mentre negli altri moduli sono state sostituite da una efficace riproposizione in carpenteria metallica dipinta di bianco. Le murature in laterizio sono state integrate, ove necessario, con mattoni nuovi, debitamente riconoscibili come intervento restaurativo. Di grande impatto è il doppio ambiente che ricuce i due frammenti delle Cavallerizze nel punto in cui queste furono completamente distrutte. I due volumi sono stati riproposti nelle loro proporzioni e geometrie, con il muro divisorio ora solo suggerito dalla disposizione lineare dei pilastri di acciaio e una facciata/serramento che alterna tagli vetrati verticali continui di 12 cm – dimensione degli arcarecci delle capriate e della sezione dei corpi illuminanti – a pannelli rivestiti in una 64

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miscela di bamboo e polimero. Orientati a sud-ovest, questi tagli “disegnano” la luce naturale sul pavimento in battuto di cemento, trasformando l’intero ambiente in una meridiana naturale. Se l’illuminazione naturale degli spazi espositivi è garantita dal mantenimento e dal ripristino delle aperture esistenti, il progetto per quella artificiale è stato curato dall’architetto e lighting designer Alberto Pasetti. In dialogo con il rigore spaziale del progetto di Cipelletti e l’esigenza di valorizzare la particolarità costruttiva degli spazi, il lighting designer ha concepito un sistema modulare totalmente customizzato che segue le direttrici di progetto e le linee di forza strutturali delle capriate lignee o metalliche. Lo spiega a LUCE Pasetti stesso: “il lavoro con Luca Cipelletti è stato molto stimolante perché è stata l’occasione di ponderare in maniera approfondita e rigorosa il rapporto tra architettura e illuminazione in uno spazio storico molto evocativo. Le Cavallerizze hanno posto il tema della serialità spaziale e al contempo della grande flessibilità operativa che uno spazio museale richiede. Nelle sale espositive la tessitura laterizia racconta per effetti di discontinuità e di tagli una storia di avvicendamenti fisici legati a trasformazioni e a usi diversi nel tempo. Gli stessi interventi di ricostruzione sono diventati oggetto di un preciso orientamento del lighting design, come nel caso delle nuove capriate”. Disposti a coppia nei vari ambienti, i corpi illuminanti sono sospesi linearmente nello spazio e instaurano, quindi, relazioni geometriche e simbiotiche con l’architettura. Molteplici scenari luminosi

COMPOSIZIONE FLUSSI Luce indiretta flusso verso il soffitto 3500 K tonalità mista

Luce d’accento diffusa flusso verso ambiente da 3000 K a 4000 K tonalità a scelta

Luce d’accento diffusa flusso verso la parete da 3000 K a 4000 K tonalità a scelta

Schemi tipologici delle luci di Alberto Pasetti


Committente Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, Milano Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Progetto architettonico AR.CH.IT – arch. Luca Cipelletti Progetto illuminotecnico arch. Alberto Pasetti Progetto impiantistico Beta Progetti S.r.l. Progetto strutturale A+M Associati S.r.l.

sono garantiti da un parallelepipedo a sezione quadrata altamente tecnologico, minimale solo nella forma, che permette di regolare intensità, tonalità e direzionalità della luce a seconda della richiesta. “Sono appunto gli scenari diversi, resi possibili da infinite combinazioni di canali di controllo, a portare lo sguardo verso il contenitore che, sorprendentemente, è emerso capace di porsi quale protagonista anche da vuoto. La grande sfida perseguita in questo progetto è stata proprio quella di esaltare lo spazio restaurato e al contempo immaginare quali potessero essere gli utilizzi allestitivi non solo tradizionali ma anche quelli meno convenzionali futuri”. Questi nuovi apparecchi – realizzati su disegno dalla DDS Elettronica di Modena – sono dotati di sorgenti LED lineari di nuova generazione con elevata efficienza luminosa, tonalità calda e neutra (3000 K – 4000 K) e consentono, grazie alla loro sezione caleidoscopica, di indirizzare la luce e di filtrarla attraverso superfici in policarbonato ottico seguendo svariate combinazioni di scenari programmabili, tra i quali è compresa anche la luce d’emergenza. Al termine della visita alle Cavallerizze, non luogo restituito al museo e alla città, Pasetti aggiunge: “Se partire da una semplice forma quadrata e lineare e aprire il ventaglio di combinazioni tra luce diffusa, semi-direzionale, indiretta, dimmerabile, con variazione tonale, mantenendo il principio dell’unitarietà geometrica è un primo traguardo progettuale nell’uso della regia luminosa museale, allora questo obiettivo è stato raggiunto e permetterà di porre le basi per andare oltre”. MUSEUMS / LUCE 316

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Rediscovering the Cavallerizze A dialogue between authenticity and contemporaneity in the new spaces of the Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci" in Milan

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n the historical centre of Milan, within a walking distance from the Basilica of Sant’Ambrogio, is the Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia (National Science and Technology Museum), located in a sixteenth century Olivetan monastery that was later used as a military complex by the Austrians. Created in 1953, from the idea of Guido Uccelli of Nemi, to recount the “becoming of the world” through the transversal nature of the scientific and humanistic knowledge – as well represented by Leonardo da Vinci, to whom it is dedicated –, the Museum yearly attracts 500,000 visitors, and it is the largest science and technology museum in Italy and among the most important in Europe. During the XXI International Exhibition of the Triennale di Milano, the Museum presented

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the architectural and functional renovation of the northern Cavallerizze (the nineteenthcentury manège, ed.), the sole survivors, though deeply wounded, to the World War II bombings. The project, designed by architect Luca Cipelletti – Studio AR.CH.IT, not at his first collaboration with the Museum – adds 1,800 square meters to the 40,000 of the historical museum complex. New multifunctional spaces will now enrich the museum offer, and “will become one of the icons of the Museum and Milan”, as stated by Fiorenzo Galli, General Director of the Museum. The project wants to, ideally, reconnect the monumental building of the former monastery with the city, by creating a perspective gallery that traces the historical axis of the ancient gardens and of the cloisters’ cruise. A linear volume intersects the eight volumes of the Cavallerizze, defining a long distribution path. Inside, a monolithic linear wall is coated with

scratched cement plaster, whose plasticity is further more emphasised by the oblique lighting coming from above, provided by LED modules with elliptical lens. Restored with great respect for the original parts, the rooms on which this path opens allow visitors to immediately perceive the different layers, thanks to textural and formal citations that do not misrepresent their very essence. Where still existing – in only two modules of the six that remained standing –, the wooden trusses have been reinforced, while in the other modules they have been replaced by metal structures, painted white. The brick walls have been integrated, where necessary, with new bricks, properly recognizable as a restoration intervention. Of great impact is the double space that mends the split between the two fragments of the Cavallerizze, in the point where these were completely destroyed. The two volumes have been replicated in their


proportions and geometries, with the dividing wall now only suggested by the linear arrangement of the steel pillars. The facade here alternates vertical continuous glass cuts – 12 cm large, the size of the trusses’ purlins and of the lighting fixtures – with panels made of a mixture of bamboo and polymer. Facing South-west, these cuts “draw” on the concrete floor with the natural light, transforming the entire space in a natural sundial. While natural lighting is guaranteed by the maintenance and restoration of the existing openings, the artificial one has been designed by the architect and lighting designer Alberto Pasetti. In dialogue with the spatial accuracy of Cipelletti’s project and the need to enhance the structural features of the spaces, the lighting designer conceived a fully customized modular system that follows the project and structural guidelines of the wooden or metal trusses. Pasetti himself explains it to LUCE : “working with Luca Cipelletti has been very inspiring; it has been an opportunity to ponder in depth and rigorously on the relationship between architecture and lighting, in a very suggestive historical space. The Cavallerizze stressed the issue of spatial seriality and, at the same time, of the great flexibility that museum spaces require. In the exhibition rooms the brick texture recounts, with its discontinuity and cuts, a history of physical alternations tied to the transformations and to the different uses over time. The very same reconstruction interventions have become the object of a precise orientation of the lighting design, as in the case of the new roof trusses.” Arranged in pairs, the lighting fixtures are suspended in space and establish, therefore, geometric and symbiotic relationships with the architecture. Multiple lighting scenarios are guaranteed by a high-tech square luminous tube, minimal only in the form, which allows to adjust on demand the intensity, colour and direction of the light. “The different scenarios, made possible by the countless combinations of control channels, bring the gaze to the container, which, surprisingly, emerged and established itself as a protagonist, despite being empty. The big challenge in this project was precisely to enhance the restored space and, at the same time, to imagine what could be the future uses, both traditional and less conventional.” These new devices – made by DDS Elettronica of Modena, on specific design – are equipped with new generation linear LED light sources, with high light efficiency, warm and neutral (3000 K - 4000 K). Thanks to their kaleidoscopic section, they allow to direct the light and to filter it through surfaces made of optical polycarbonate, according to several combinations of programmable scenarios, among which the emergency lighting. At the end of the visit to the Cavallerizze, a non-place returned to the museum and the city, Pasetti adds: “If starting with a simple linear, square shape, and then open the range of light combinations – diffused, semi-directional, indirect, dimmable, with tonal variation –, while maintaining the principle of the geometric unity is a first design milestone in the use of museum lighting direction, then this goal has been reached and will lay the basis for going further.” MUSEUMS / LUCE 316

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¶ INTERIOR DESIGN

Eero Koivisto. Ogni volta una luce diversa di Andrea Calatroni

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Foto / Photo: Nacasa and Partners

Foto / Photo: Nacasa and Partners

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laesson Koivisto Rune è uno studio d’architettura svedese, fondato a Stoccolma nel 1995, da Mårten Claesson, Eero Koivisto e Ola Rune. Negli anni si è trasformato in uno studio multidisciplinare, riconosciuto a livello internazionale. I progetti realizzati comprendono edifici, alberghi, residenze, negozi, uffici e nel design come cucine, tableware, mobili e tessuti, rivestimenti, luci, elettronica, cibo e un premio per la TV svedese. È stato il primo studio svedese a essere inserito nella sezione Architettura della Biennale di Venezia nel 2004. Ha ricevuto oltre 60 premi, tra cui Designer of the Year and the Best Seating 2014 da Elle Décor Italia; Designer of the Year 2011 e Furniture of the Year 2012 by Elle Decor (Sweden), Chicago Athenaeum International Architecture Award; German Design Award 2011, Good Design Award USA, IF Product Design

Award, Good Design Award Japan; Design S and Red Dot Design Award – Best of the Best 2014. Al lavoro di Claesson Koivisto Rune sono state dedicate dodici monografie. Nelle vostre architetture, la luce naturale che artificiale è molto importante. A volte sono mixate, come per lo Sfera Building o nei progetti residenziali. Ce li vuole raccontare? L’illuminazione naturale è sempre la migliore e offre anche la miglior qualità di luce. A volte non è possibile usare la luce naturale, per esempio durante la notte, ed è necessario impiegare quella artificiale. Non amiamo mixarle in un progetto, ma seguirla durante lo scorrere delle ore del giorno. Quando abbiamo progettato lo Sfera Building (2003 Kyoto, Giappone) l’idea era di combinare il giardino giapponese, dove tutto è controllato, Foto / Photo: Birgitta and Wolfgang Drejer

Sfera Building. Giochi d'ombra sulla facciata e ingresso / Shadow façade and entrance.

City Apartment 01

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City Apartment 02

con la luce filtrata dei tradizionali paraventi in bamboo. Abbiamo fatto riferimento anche alle molte immagini, scattate durante i sopraluoghi e relative alla luce che filtrava attraverso gli alberi e le loro foglie. Questo è un effetto luministico che la gente ha trovato molto riposante. Dall’idea originale alla sua corretta realizzazione, sono stati necessari ben sette mesi di lavoro e molti tentativi falliti durante il percorso. Ma la nostra soluzione finale, una facciata in titanio traforata a pixel seguendo un pattern realizzato a computer, funziona molto bene, inoltre ci ha fatto molto piacere sapere che questo progetto è stato selezionato per due padiglioni (Nordico e Internazionale) alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2004. È stata la prima facciata realizzata usando questa particolare soluzione, in seguito è stata più volte copiata.

Di solito seguite le indicazioni dell’azienda o viceversa? Le lampade extra-large per Wästberg sono state una nostra reazione personale alle piccole lampade, presenti oggi sul mercato ed equipaggiate da una sorgente LED. Abbiamo pensato che l’idea di lampada come oggetto architettonico si stesse perdendo. Le lampade extra-large diventano così parte integrante della composizione architettonica, come lo possono essere un grande tavolo da pranzo o un divano. La lampada da parete per Fontana Arte sembra passare davanti al muro, apparentemente senza toccarlo. Al contrario è possibile ruotarla e direzionare la luce in diverse direzioni. Un piccolo mistero. Uno dei progetti che preferisco è quello per l’Operakällaren restaurant, è stato usato un semplice espediente per amplificare lo spazio, la luce e l’atmosfera. Un progetto particolare e non invasivo, come avete convinto il cliente? Per l’Operakällaren restaurant abbiamo usato specchi inclinati per far riflettere la luce, naturale durante il giorno e artificiale la sera, questo per rendere lo spazio più interessante per i clienti. Abbiamo spiegato al proprietario che la sala era sì fantastica, ma richiedeva di essere aggiornata a una funzionalità più contemporanea, aveva ancora qualcosa che la invecchiava. È stato sufficiente. La luce è solo luce per Eero Koivisto? Per noi la luce è un materiale da costruzione, che può essere regolata, scolpita e usata in modi molto differenti per dare forma allo spazio.

Foto / Photo: Ake E-son Lindman

Avete disegnato numerose lampade, usando materiali diversi: metallo, vetro o midollino. Li avete scelti per la loro resa luminosa? O pensando al contesto in cui sarebbero stati inseriti? Solitamente scegliamo il miglior materiale per ottenere la resa luminosa che abbiamo in mente. Per le lampade in midollino, lo abbiamo scelto per l’effetto di luce calda associata al materiale. Per altri progetti abbiamo deciso per un materiale dalla forte presenza, che con la sua solidità desse una forte identità alla lampada. Le vostre W151 sono coni extra-large, all’opposto, IO è una mezzaluna extra-small.

Eero Koivisto. Every time a different light C

laesson Koivisto Rune is a Swedish architectural partnership, founded in Stockholm, in 1995, by Mårten Claesson, Eero Koivisto and Ola Rune. It started as an architectural firm, but has since become an internationally acclaimed, multi-disciplinary office with an equal emphasis on both architecture and design. Project categories include buildings, hotels, homes, shops, offices, exhibitions, kitchens, sanitary ware, tableware, glassware, furniture, textiles, tiles, lighting, electronics, candy and even a trophy for the Swedish TV-prize Kristallen. Projects stretch to all major countries in the world. It was the first Swedish office included in the international section at the Venice Architecture Biennale 2004. For their work they have received more than 60 awards, including the Designer of the Year and the Best Seating 2014 by Elle Décor Italia, Designer of the Year 2011 and Furniture of the Year 2012 by Elle Deco (Sweden), Chicago Athenaeum International Architecture Award, German Design Award (Gold and Silver) 2011 by the Federal Republic of Germany, Good Design Award USA, IF Product Design Award, Good Design Award Japan, Design S and the Red Dot Design Award – Best of the Best 2014. At the moment, twelve books have been published focusing on their works.

In your architectures, natural and artificial lighting is very important. Sometimes they are mixed up, such as in the Sfera Building or in some residential project. Could you tell us? Natural light is always the best and also has the most beautiful light quality. However sometimes it’s not possible to use natural light - for example at nighttime - and then you have to work with artificial light. We are not so fond of mixing them together in one project, but rather like to use one or the other depending on time of day. When we did the Sfera Building (2003 in Kyoto, Japan) we had this idea to combine the Japanese garden - where everything is controlled - with the filtered light coming through traditional bamboo screens. We also looked at images (which we had taken during our first visit to the building site) of light filtered through trees/tree leaves. This effect is something that most people find very positive. From this original idea, to actually know how to execute it properly, took seven months of crazy much work (and many failures along the way) But our final solution - pixelated computer-assisted drilled holes in the titanium facade - works very well, and we’re happy that the project was chosen for two pavilions (the Nordic & the International) at the following Architectural Venice Biennale in 2004. This was INTERIOR DESIGN / LUCE 316

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Foto - Photo: Ake E-son Lindman

Loft Apartment 01

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LUCE 316 / INTERIOR DESIGN Foto / Photo: Claesson Koivisto Rune

Ingegerd Raman residence

Obelisken Apartments

Widlund private house

Foto / Photo: Ake E-son Lindman

Foto / Photo: Ake E-son Lindman


Operakallaren restaurant and bar, Foto - Photo: Ake E-son Lindman

You have designed numbers of lamps, using different materials: metal, glass or wicker. Did you choose it for its light output? Or following the context they will be in? We always try to find the best material for the light quality we are looking for. For the wicker lamps we obviously wanted the warm light associated with wicker. For other examples we have wanted a strong material presence that in itself gives a strong identity to the lamp.

Did you follow a company’s brief or reverse? The extra-large lamps for Wästberg were our reaction to the general movement against smaller lamps on the market (equipped with LED light sources). We thought that the idea of a lamp as an architectural object was kind of slowly getting lost. The extra-large lamps become pieces in an architectural composition, just as a big dining table or a sofa can be that. The wall lamps for Fontana Arte just hover in front of the wall - never seemingly touching it. Still they can be turned to direct the light in a certain direction. A small mystery.

Your W151 are extra-large cones, at the other hand, IO is an extra-small half-moon.

One of my favorite projects is the Operakällaren restaurant, a simple trick to multiply

the first time such a façade solution was applied to a building, and it has since been copied a lot.

and amplify space, light and atmosphere. A non-invasive and unusual project, how did you persuade the client? The Operakällaren restaurant uses tilted mirrors to reflect light - both natural in the daytime, and artificial in the evening - to make the space more interesting for the guest. We told him that the antique room was fantastic but needed to be updated to a more contemporary functionality, still it had to somewhat feel old. And it was enough. Light just means light for Eero Koivisto? Light is a material for us. Something that can be adjusted, sculpted, and used in different ways to shape space with.

IO, Fontana Arte. Lampaada da muro / Wall lamp Extra-Large Pendant, Wästberg. Lampade / Lamps

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Tron legacy by Joseph Kosinski, Lightcycle-wide, 2010 

¶ PROGETTARE LA LUCE

Landmark urbanoi Gestione della luce e risparmio energetico sono le linee seguite nella progettazione dell’illuminazione di un innovativo istituto di credito di Francesca Tagliabue

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LUCE 316 / PROGETTARE LA LUCE


S

ul pendio della collina di Montepulciano, ai piedi del magnifico centro storico del comune toscano, tra affascinanti vitigni e uliveti, è stata inaugurata lo scorso anno la sede della Banca di Credito Cooperativo. Si tratta di un complesso architettonico completamente nuovo, sorto in un quartiere di recente costruzione, che si inserisce alla perfezione sia nel tessuto urbano, sia nell’intorno naturale. La forma e l’andamento del manufatto assecondano la morfologia del terreno, mentre i materiali scelti per la sua realizzazione – cotto e marmo travertino in particolare – creano un legame con l’architettura tradizionale del territorio senese e con le emergenze storiche dell’immediato intorno. L’edificio si compone di un corpo centrale vetrato e di due ali laterali; nella parte

sud hanno sede gli uffici amministrativi, nell’ala nord trovano spazio la sala conferenze e i locali per il consiglio di amministrazione. La grande attenzione riservata alla progettazione dell’architettura si riflette anche nell’offerta di servizi di ultima generazione al cliente, come sportelli automatici che permettono di eseguire operazioni 24 ore su 24, e un ampio parcheggio facilmente accessibile. La progettazione dell’impianto illuminotecnico è stata curata da Zumtobel, che ha anche fornito tutti i prodotti. Dalle esplicite richieste avanzate dalla committenza per la realizzazione dell’illuminazione è emersa immediatamente la volontà di riuscire a coniugare comfort visivo e risparmio energetico in maniera semplificata. L’intero impianto è gestito tramite Luxmate Litenet, un sistema che permette di controllare

sia l’illuminazione ordinaria sia quella relativa all’impianto di sicurezza. La gestione può avvenire in loco, tramite computer, o anche da remoto. Il corpo di fabbrica centrale, definito “serra solare”, è lo snodo dal quale si accede a tutti gli ambienti e in cui sono allocati tutti i collegamenti verticali. Qui la gestione della luce avviene automaticamente anche grazie al controllo di un eliometro posto sul tetto. In caso di eventi o situazioni particolari, possono essere impostati degli scenari predefiniti tramite un touch panel manuale. La grande trasparenza dello spazio, ottenuta grazie alle facciate vetrate e alle scale con corrimano in vetro, è amplificata durante la notte grazie all’installazione di apparecchi a incasso Slot, Panos e Cardan. Negli uffici, le luci sono dimmerabili

PROGETTARE LA LUCE / LUCE 316

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e controllate tramite comando manuale on/off/ dim. Le scrivanie sono illuminate con sospensioni Lincor ed Eleea sempre di Zumtobel. Sono stati inoltre installati apparecchi Light Fields evolution per raggiungere i valori di illuminamento corretti. Nei corridoi il controllo della luce naturale e artificiale avviene grazie all’eliometro e a sensori di presenza dedicati. Nella spettacolare sala riunioni da 150 posti

sono stati installati gli apparecchi Slot, che permettono di definire sul soffitto linee di luce omogenee. Qui i comandi sono della serie Circle e, anche attraverso un telecomando, permettono di controllare l’accensione, lo spegnimento e la dimmerazione delle sorgenti, tre scene di luce preimpostate, le tapparelle, il telo per le proiezioni e il video proiettore integrato a soffitto. Lo spazio, simile

Urban Landmark Light management and energy saving led the lighting design of an innovative lending institution

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he headquarter of the Banca di Credito Cooperativo was inaugurated last year on the slope of the Montepulciano hill, at the foot of the magnificent old town center of the Tuscan municipality, among fascinating vineyards and olive tree groves. It is an entirely new architectural complex, built in a recent district, which is perfectly included both in the urban context and in the surrounding nature. The shape of the building follows the landform, whereas the materials chosen to build it – cotto tiles and marble – establish a link with the traditional architecture of the Sienese territory and with the surrounding historical elements. The building is made of a central glazed body and two side wings; in the south side there are the administrative offices, in the north wing there are the conference hall and the offices for the board. The great care in the architectural design is also found in the offer of up-to-date services for customers, such as ATM operating

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LUCE 316 / PROGETTARE LA LUCE

24/7 and an easily accessible wide parking area. The lighting design was carried out by Zumtobel, which also provided all the products. From the customer’s requests for lighting, it clearly emerged the will to achieve both visual comfort and energy saving in a simple way. The entire system is managed through Luxmate Litenet, which allows to control both the general lighting and the safety one. The management can be carried out on site, through a computer, or also remotely. The central body, defined as “solar greenhouse”, is the node from which it is possible to access all the environments and in which are located the stairs and lifts. Here light’s management is automated also thanks to a heliometer placed on the roof. In case of given events or situations, light scenes can be set up through a manual touch panel. The great transparency of this environment, achieved through glazed facades and the stairs with glass handrails, is amplified

a un teatro, non viene utilizzato solo dal personale della banca ma ospita spesso eventi che riguardano il territorio. Infine, l’illuminazione esterna (realizzata con Bega) rende la nuova sede della banca di Credito Cooperativo di Montepulciano un landmark per il territorio e sottolinea il ruolo e l’importanza di questo istituto finanziario, presente in città fin dal lontano 1921.

during the night thanks to the installations of Slot, Panos and Cardan recessed luminaires. In the offices, luminaires can be dimmed and controlled through a manual on/off/dim input. Desks are lit up with Lincor and Eleea suspended luminaires also by Zumtobel. Moreover Light Fields evolution luminaires were also installed to reach the right illuminance values. In the hallways the control of daylight and electric light is carried out thanks to the heliometer and to the dedicated occupancy sensors. In the amazing 150 seats meeting room Slot luminaires were installed, which allow to define uniform light lines on the ceiling. Here there are Circle controls which, also through a remote control, allow to manage the switch on and off and the dimming of luminaires, three default light scenes, the rolling shutters, the projection screen and the projector on the ceiling. The environment, similar to a theatre, is not exclusively used by the bank’s employees but it frequently hosts events that involve the territory. In conclusion, the outdoor lighting (designed with Bega) makes the new headquarters of the banca di Credito Cooperativo in Montepulciano a landmark and it highlights the role and the importance of this lending institution, present in the city since 1921.


Interior design e progetto di illuminazione procedono assieme per dare risalto ai veri protagonisti di un punto vendita a Shangai

B

olon è il marchio di occhiali più celebre della Cina e il terzo produttore di eyewear nel mondo. I suoi accessori di altissimo livello vengono promossi attraverso importanti campagne pubblicitarie, i cui testimonial sono celebri attori di fama internazionale. Il posizionamento di questo brand nell’ambito del lusso passa anche attraverso la progettazione di negozi in grado di comunicare immediatamente un’aura elegante ed esclusiva, trasformando così gli occhiali in veri e propri oggetti del desiderio. Si inserisce all’interno di questo programma l’inaugurazione del nuovo flagship store Bolon di Shangai. Gli interni, firmati da Ippolito Fleitz Group, sono stati progettati in modo che i prodotti siano il focus dello spazio. Non c’è nessuna concessione

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Occhiali, oggetti del desiderio di Stella Ferrari Foto Huhe Architectural Photography

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al decorativismo nei 97 metri quadrati del negozio; l’attenzione e lo sguardo vengono immediatamente catalizzati dagli occhiali da sole esposti su uno speciale pannello bianco opaco. Mossa da mensole ed elementi verticali che compongono una precisa griglia geometrica, un’intera parete candida catalizza l’attenzione e mette in scena le montature, esposte singolarmente come se fossero al centro di un palcoscenico in miniatura. Ma non è solo il design ad esaltare gli occhiali Bolon: un ruolo di fondamentale importanza è rivestito dal progetto di illuminazione realizzato da Pfarré Lighting Design. Lo studio, guidato dal professionista Gerd Pfarré, si occupa da anni di illuminazione per l’architettura e per il paesaggio, affrontando progetti pubblici e privati di ogni ordine e grandezza. Parlando del flagship store, Gerd Pfarré dichiara: «Abbiamo lavorato assieme a Ippolito Fleitz Group fin dall’inizio. In caso contrario questo risultato non sarebbe assolutamente stato possibile! Un buon lavoro di squadra è sempre il miglior modo per realizzare uno spazio di qualità. Così nasce l’idea, il processo, il risultato… Ed è meglio per tutti, anche per il cliente finale!». In generale, Pfarré ha cercato di mantenere il maggior comfort visivo possibile, integrando sorgenti e apparecchi nell’arredo. La parete-espositore è illuminata con LEDstrip poste nella parte posteriore delle mensole orizzontali in uplight, a enfatizzare la geometria dell’insieme, e incassi realizzati ad hoc da Fushida nella parte inferiore degli elementi verticali, a puntualizzare il prodotto. «Tutto è nato in parallelo – continua Gerd –, così che il disegno finale fosse massimamente coerente. Il display, le linee orizzontali e quelle verticali, le luci, le ombre: tutto è calibrato con precisione». Ma il progetto di lighting non si esaurisce qui. Una serie di apparecchi a incasso, sapientemente installati nel soffitto dorato, creano una corretta luce d’ambiente senza riportare alcuna ombra sulle pareti. Il pavimento di marmo bianco riflettente aumenta la sensazione di trovarsi in uno spazio etereo, pulito, senza tempo. Anche gli espositori freestanding con base di marmo nero e vetrina protettiva con illuminazione integrata sono un sapiente escamotage che eleva gli occhiali allo status di gioielli. Per quanto riguarda i valori di illuminamento, Gerd Pfarré dice di aver assecondato le abitudini asiatiche. «Abbiamo testato una temperatura colore di 3000K, ma è risultata troppo calda, soprattutto per il mercato cinese. Abbiamo lavorato con un mock-up in scala 1:1 per raggiungere il risultato ottimale. Sono convinto che anche il miglior progetto di interior nell’ambito del retail non possa funzionare se non supportato da uno schema illuminotecnico ben bilanciato. Le luci e le ombre hanno un grande impatto sull’esperienza dei clienti, sullo spazio, sui prodotti e, ovviamente, sul brand stesso». L’elegante risultato ottenuto nel flagship store Bolon di Shangai inaugura una nuova tipologia di punti vendita per il marchio. La struttura e le singole soluzioni sono state, infatti, studiate per essere replicate in altre sedi e perfino all’interno di corner in punti vendita multi-marca. 78

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Eyeglasses as objects of desire Interior design and lighting design proceed together to highlight the true protagonists of a store in Shanghai

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olon is the most famous eyewear brand in China and the third largest eyewear manufacturer in the world. Its high level accessories are promoted through major advertising campaigns, whose testimonials are internationally renowned actors. The brand positioning within the luxury sector also includes the design of stores that can immediately communicate an elegant and exclusive aura, transforming eyeglasses into a real objects of desire. The opening of the new Bolon flagship store in Shanghai is part of this programme. Ippolito Fleitz Group designed the interiors so that the products are the focus of the whole space. There is no place for the decorative in the 97 sq.m. store: gazes and attention are immediately captured by the glasses, displayed on a special matt white surface. A white wall, animated by a precise geometric net composed by shelves and vertical elements, attracts

the attention and exhibits the frames, individually displayed as if they were at the centre of a miniature stage. But the design is not the only the only element enhancing Bolon glasses: a key role is played by the lighting solution designed by Pfarré Lighting Design. The studio, led by Gerd Pfarré, has a long-standing experience in the lighting of architecture and landscape, addressing both public and private projects, of all types and sizes. Talking about this flagship store, Gerd Pfarré says: “We have been working together with Ippolito Fleitz Group from the very beginning. Otherwise this result would not have been possible. A fruitful teamwork is always the best benefit: for the idea, the process, the result, and for the client, of course.” Pfarré integrated the light sources and equipments in the furniture, keeping the highest overall visual comfort possible. The whole geometry of the exhibiting wall is emphasized by LED strips located at the back of the horizontal shelves, while the product is highlighted by built-in lights specifically made by Fushida for the bottom of the vertical elements. “Everything has been developed on a parallel basis, as a coherent design solution: the display, the vertical fins, all reflective surfaces, the lights, and the shadow.” However, the lighting project goes further. A set of recessed luminaires, skilfully located in the gilded ceiling, create the correct amount of ambient lighting without casting any shadow on the walls. The reflective white marble floor increases the feeling of being in an ethereal, clean, and timeless space. The freestanding displays, with black marble base and protective glass case with integrated lighting, are a clever escamotage that elevates glasses to the status of jewellery. For the lighting values, Gerd Pfarré went along with Asian habits. “We tested 3000 K and it was too warm, especially for the Chinese market, which generally prefers cooler colour temperature. All has been tested on a 1:1 mock-up. The best retail interior concept is not working without a well balanced lighting scheme. Light and shadow have a major impact on the overall experience, the space, the product, and the branding.” The refined outcome obtained in the Shanghai Bolon flagship store introduces a new type of retail space for the brand. The structure and the individual solutions have been, indeed, designed to be replicated in other locations and even within corners in multi-brand sales points. RETAIL / LUCE 316

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¶ RETAIL

Quando il Classico incontra il Contemporaneo di Francesca Tagliabue

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onnettersi con il contesto storico non significa per forza procedere assecondandone lo stile. Lo dimostra il progetto dello store Runway, in Vietnam, firmato da studio CLS. Laddove il decorativismo pare prendere il sopravvento, un deciso intervento dal gusto contemporaneo si rivela un’ottima soluzione, in cui gli opposti si ritrovano fianco a fianco in grande armonia. Il passato coloniale dell’Asia si riflette spesso nelle architetture che si trovano nei centri urbani e che, inaspettatamente, strizzano l’occhio allo stile occidentale. Così accade

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ad Ho Chi Minh, in Vietnam, dove il Rex Hotel racconta molto della storia recente del Paese. Costruito nel 1927 dai francesi, questo albergo 5 stelle luxury è oggi un vero e proprio landmark urbano e offre ben 286 alloggi, oltre a una serie di facilities come meeting room, ristoranti, bar e spa per gli ospiti. Si inserisce all’interno dell’hotel il nuovo negozio Runway, uno store multimarca che propone una selezione di capi d’abbigliamento e accessori moda di grandi marchi internazionali. Il progetto, curato da Massimiliano Locatelli di CLS, rivela a un primo sguardo come


lo studio di architettura milanese sia stato in grado di far dialogare classico e contemporaneo in armonia. Il team di CLS non è nuovo a questo genere di sperimentazioni architettoniche, basti pensare che il suo quartier generale si trova all’interno di una chiesa sconsacrata risalente al XVI secolo. Per la realizzazione degli uffici nell’edificio barocco di San Paolo in Converso (Piazza Santa Eufemia 3, Milano), CLS ha optato per la costruzione di una struttura in ferro che non insiste sui muri dello storico manufatto, riccamente decorati ed affrescati, ma funge da collegamento con tutte le parti riconvertite a nuovo uso, come le cappelle laterali e la zona absidale. Una soluzione simile è stata adottata da CLS anche per Runway, dove le varie stanze sono trattate come dei locali domestici che si sviluppano uno dopo l’altro, separati da archi. Anche in questo caso si nota che una struttura essenziale di metallo scuro funge da espositore, in contrasto con le pareti candide ricche di bassorillievi decorativi, in parte pre esistenti, in parte volutamente esasperati dall’intervento, che richiamano inevitabilmente alla mente gli interni delle dimore nobiliari francesi. Interessante la presenza di complementi di legno intarsiati vietnamiti, che enfatizzano ancor più l’incontro tra le culture all’interno di Runway. La struttura metallica delimita lo spazio, facendo da confine tra ciò che appartiene alla tradizione e ciò che è moderno. Sotto il suo perimetro, infatti, il pavimento è realizzato in cemento e resina; all’esterno, si nota invece un parquet tradizionale vietnamita. Si tratta di una scelta puramente estetica, perché l’edificio non era sottoposto ad alcun vincolo architettonico di tutela. Parallelamente alla progettazione dell’interior è stato curato il progetto illuminotecnico. Una luce d’ambiente morbida e indiretta lavora per mettere in risalto i chiaro-scuri degli stucchi a soffitto e a parete. Una luce più tecnica è invece concentrata sulle appenderie e sui prodotti esposti. Il lighting design è stato curato direttamente dallo studio CLS, che si è poi avvalso della consulenza tecnica dell’azienda Megaman, importante produttrice di sorgenti e apparecchi a LED e a risparmio energetico. Una serie di LED T8 Tube 3000K sono stati installati sulla struttura metallica, oltre i tre metri di altezza, per illuminare in uplight lo spazio e i dettagli architettonici. La loro distribuzione fotometrica ricorda molto quella dei “vecchi” tubi a fluorescenza. Una serie di apparecchi a incasso Genoa e proiettori orientabili Modena, sempre di Megaman, sono stati scelti come luce diretta sui capi in vendita. Nulla di tecnico è stato nascosto, gli apparecchi lasciati a vista sono una scelta di stile perché gli architetti di CLS sono convinti che anche le parti più tecniche di un progetto siano belle e non ci sia motivo per celarle alla vista. La forma e la funzione sono in un certo senso esasperate e, ancora una volta, contribuiscono a rimarcare la straordinaria dicotomia tra passato e presente che rende gli interni di Runway Ho Chi Mihn così speciali. RETAIL / LUCE 316

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When Classic and Contemporary Meet T

o connect with the historical context does not necessarily mean to reproduce its style, and an example of this is the design of the Runway store, in Vietnam, by studio CLS. Wherever the decorative aspect appears predominant, a clean-cut intervention in a contemporary style can be an excellent solution, with opposites standing side by side in wonderful harmony. The colonial past of Asia is often reflected in the architecture of urban centres which unexpectedly reveal influences of the Western style. And this is the case in Ho Chi Minh, in Vietnam, where the Rex Hotel has a lot to tell about the recent history of the Country. Built in 1927 by the French, today the 5-star luxury hotel is a real urban landmark, with its 286 rooms and a number of facilities, among which meeting rooms, restaurants, bars and spas for the guests. The new Runway store has been located in this hotel. It is a multi-brand

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store with a selection of top international fashion clothes and accessories. In this project, which was taken care of by Massimiliano Locatelli of CLS, it is possible to see from the very start how the architectsâ&#x20AC;&#x2122; studio from Milan was able to merge classic and contemporary styles harmoniously. The CLS team is not new to this kind of architectural experimentation, in fact their main office is located in a 16th century deconsacrated church. For the design of the offices in the baroque San Paolo in Converso church (Piazza Santa Eufemia 3, Milan), CLS chose to build a steel structure which does not rest on the historical buildingâ&#x20AC;&#x2122;s walls, which are richly decorated and covered with frescos, but which acts as a connection for all the parts which have been reconverted to new uses, as for example the chapels along the sides, and the area of the apse. A similar solution has been adopted by CLS for Runway, where the various rooms


are similar to the rooms of a home, which follow one after the other, separated by arches. Also in this case an essential dark metal structure acts as a showcase, in contrast with the candid walls that are richly decorated with bas-reliefs, which were partly pre-existent and partly purposely exasperated by the intervention, inevitably calling to mind the interior decorations of the noble French homes.

There is an interesting use of Vietnamese wood inlay complements which further emphasize the meeting of cultures inside Runway. The metal structure outlines the space, acting as a boundary between what is traditional and what is modern. Under the perimeter the floor is made of cement and resin, outside instead, there is a traditional Vietnamese wood flooring. The choice is purely aesthetical,

because the building did not have any binding clauses with regard to the protection of the architectural heritage. At the same time as the interior was designed, also the lighting project was carried out. A soft indirect ambient lighting was used to highlight the light and shade of the stucco reliefs on the ceiling and the walls. A more technical lighting, instead, has been concentrated on the hangars for clothes and for the products on display. The lighting was designed directly by studio CLS, which also availed of the technical know-how of the company Megaman, an important manufacturer of light sources and LED equipment and energy saving lighting. A series of 3000K LED T8 Tubes was installed on the metal structure above a height of three metres, to light the architectural space and details with uplighting. Their photometric distribution is very similar to the â&#x20AC;&#x153;oldâ&#x20AC;? fluorescent tubes. A series of Genoa luminaire built in equipment and orientable Modena projectors, produced by Megaman, were chosen as direct lighting, for the articles on sale. No technical details were hidden, the equipment which was left in view, was a choice of style, because the CLS architects are convinced that also the more technical parts of a project are beautiful and there is no reason to hide them from sight. Shape and function are in some way exasperated, and yet again, they contribute to highlight the extraordinary dichotomy between past and present, which makes the interior of Runway Ho Chi Mihn so special.

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Carsten Hรถller, Doubt, installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan. Courtesy of the artist and PirelliHangarBicocca, Milan.

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l Pirelli HangarBicocca a Milano, sculture psichedeliche luminose, giostre fluttuanti, un labirinto di specchi, istallazioni interattive, letti mobili, video di Carsten Höller (Bruxelles, 1961): oltre 20 opere che mirano al coinvolgimento diretto del pubblico, disorientato dagli effetti estranianti, sono raccolte nella mostra antologica a cura di Vincente Todolì. Il titolo “Doubt”, in italiano dubbio, inscena una paradossale ludoland in cui le opere generatrici di ebrezza inducono allo spaesamento fisico e psicologico dello spettatore, attraverso alterazioni percettive e luminosità intermittenti. Höller, come Philippe Parreno (LUCE 315, NdR), è tra i protagonisti dell’Arte Relazionale (teorizzata dal critico Nicolas Bourriaud nel libro Esthétique Rélationnelle, 1998), noto per opere che producono divertimento e indagano il comportamento umano, in bilico tra gioco e assunzione di responsabilità. Il suo scivolo di vetro di 40 metri, simile a quello di un parco dei divertimenti acquatici, esposto alla Tate Modern di Londra nel 2006 e, l’anno dopo, al New Museum di New York, che invita lo spettatore a tuffarsi dentro, è un manifesto della sua produzione, incentrata sul divertimento e coinvolgimento diretto del pubblico. Le sue opere ci costringono a una scelta: possiamo entrare o no nei suoi tunnel, sederci sulla giostra a seggiolini oppure contemplarli e guardare gli altri che partecipano al gioco. Il dubbio è: ma siamo ancora capaci di lasciarci andare e abbandonare ogni certezza per aprirci a nuove esperienze surreali, spaesanti, oppure no? La soluzione spetta al pubblico, e ognuno ha il suo “viaggio”. Sono opere concepite come macchine sceniche luminescenti che puntano sull’alterazione della capacità percettiva, e, nelle maestose navate dell’Hangar, si “deraglia” dalla realtà, in modo consapevole. L’Arte contemplativa, “retinica” direbbe Marcel Duchamp, non basta più a se stessa: dalla seconda metà del Novecento, nell’ambito delle avanguardie artistiche con gli happening in cui il soggetto è anche oggetto dell’opera, l’obiettivo è condividere, relazionarsi con l’opera e lo spazio. Nel nuovo millennio l’arte è un’esperienza polisensoriale complessa, in cui dovremmo anche provare sensazioni forti, come sulle montagne russe, e condividere un senso ludico che non tutti i fruitori provano. Il gioco, come strumento della devianza dal reale e della dislocazione percettiva, è alla base della ricerca d’impatto scenografico di Höller. Basta ‘provare’ le sue opere che sfidano lo spettatore a superare piccole fobie – come quelle di volare, del buio o degli ambienti chiusi – con istallazioni perfette per un luna park. All’Hangar ci sentiamo un po’ cavie da laboratorio, sottoposti a test per indagare le reazioni umane di fronte all’insolito, all’insegna, come dice l’artista, di “un intrattenimento radicale”. Nella sua ideale baraccopoli dei divertimenti il divertissement è assicurato, con installazioni come Decision Corridors (2015) – la duplice entrata nel sentiero espositivo che spinge lo spettatore alla scelta, invitandolo a percorrere

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Le opere spettacolari di Carsten Höller: non solo gioco! di Jacqueline Ceresoli / Foto di Attilio Maranzano un lungo corridoio al buio – o Flying Mushrooms (2015), una grande installazione composta da sette giganteschi funghi Amanita muscaria esposti capovolti. È ipnotica Double neon Elevator (2016), composta da tubi al neon di colore verde che nella visione d’insieme ci appare come una parete luminosa. I neon si accendono e si spengono, creando un effetto visivo di ascesa da un lato e discesa dall’altro, e qui ci sembra di trovarci su un ascensore, dove il movimento è solo simulato. La più estrema è Two Flying Machines (2015), due macchine simili a un parapendio e una motocicletta che offrono la possibilità di provare l’ebrezza del volo e dove chi soffre di vertigini sfida se stesso, chi no si diverte e guarda gli altri dall’alto. Double Carousel (2011), due giostre che ruotano lentamente in senso opposto, è l’opera icona di Höller, esposta al MACRO di Roma nel 2011. Questi “ready made”, decontestualizzati, spiazzanti perché sono privati della loro funzione ludica, non divertono, non ruotano veloci e ci annoiano, ma proprio questo senso di noia è l’obiettivo evocato dall’artista. Milan Swinging Corridor (2016) è una struttura sospesa a pochi millimetri

da terra che accompagna il visitatore dalla luce all’oscurità e comprende una serie di installazioni del 2004 che l’artista ha realizzato per percepire la posizione del proprio corpo nello spazio. Arrivati in fondo al percorso espositivo, con uno strano senso di vertigine, nel Cubo di Pirelli Hangar Bicocca si passa dal divertimento a una leggera inquietudine o disagio con Two Roaming Beds (Grey): un ambulatorio medico algido, con letti che si muovono nello spazio di notte, in cui Höller ci invita a dormire da soli senza assistenti, nella piccola Tate Modern milanese. La prenotazione di due letti singoli costa 500 euro e comprende colazione e kit di benvenuto. I letti sono radiocomandati attraverso un algoritmo e un segnale GPS e si spostano con un movimento continuo e circolare: vi addormenterete e risveglierete in due punti diversi dello spazio. A New York e a Londra l’esperimento di arte abitabile di Höller ha fatto tutto esaurito. L’occasione per un’attività onirica più intensa, fatta di sogni o incubi, in bilico tra lo stato di veglia e il sonno. Allo spettatore consapevole cavia da laboratorio spetta l’ardua sentenza! LIGHT ART / LUCE 316

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The spectacular works of Carsten Höller: not just a game! T

he Pirelli HangarBicocca in Milan, is hosting psychedelic light sculptures, floating carousels, a mirror maze, interactive installations, mobile beds, and videos by Carsten Höller (Brussels, 1961). More than 20 works that aim to the involvement of visitors, confused by the alienating effects, are here gathered in an anthological exhibition curated by Vincente Todolì. “Doubt” stages a paradoxical Ludoland, where thrilling works lead to physical and psychological disorientation of the viewer, through perceptive alterations and intermittent brightness. Like Philippe Parreno (LUCE 315, Ed.), Höller is among the protagonists of Relational Art (theorized by Nicolas Bourriaud in Esthétique Rélationnelle, 1998), and he is well known for works that generate entertainment and explore human behaviour, caught between game and accountability. His 40 metres slide – similar to those of amusement water parks, exhibited at the Tate Modern in 2006, and, the year after, at the New Museum in New York – is a manifesto of his artistic production, focused on entertaining and involving visitors. His works compel us to a choice: we can either enter or not in his tunnel, sit on the carousel seats or look at the others taking part in the game. The question is: are we still able to let ourselves go and abandon any certainty, and open up to new surreal and disorienting experiences, or not? The answer is left to the public, and each one has its “journey.” These are works conceived as luminous stage machines, aiming at the alteration of perceptive 86

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abilities, and, in Hangar’s majestic aisles, we “derail” from reality, in a conscious way. The contemplative Art – Marcel Duchamp would say “retinal” – is no more enough: since the second half of the twentieth century, with the artistic avant-gardes’ happenings, in which the subject is also the object of the work, the goal is to share, to relate with the work and space. In the new millennium, art is a complex multi-sensory experience, in which we should also feel strong sensations, like roller coaster ones, and share a playful sense that not all users are feeling. The game, as a tool of deviance from the real and of perceptual dislocation, is at the basis of Höller’s scenographic research. One just has to ‘try’ his works, installations that would be perfect for a funfair, which challenge viewers to overcome small phobias – such as flying, or dark and enclosed spaces. At Hangar we feel a bit like “guinea pigs”, tested in order to investigate human reactions to the unusual, but always in a “radical entertainment” atmosphere, as the artist says. In his ideal amusement town, the divertissement is guaranteed, with installations such as Decision Corridors (2015) – the double entrance at the exhibition path that force visitors to a first choice, leading them to walk a long dark hallway – or Flying Mushrooms (2015), a large installation consisting of seven giant Amanita Muscaria mushrooms, displayed upside down. Double neon Elevator (2016) is hypnotic: made of green neon tubes, what at first glance looks like a bright wall

creates the visual sensation, on one side, of ascent and, on the other, of descent, giving the illusion of being in an elevator, where the movement is only simulated by the sequential lighting on and off of the lamps. Extremer are the Two Flying Machines (2015), which offer the opportunity to experience the thrill of flying, challenging those suffering from vertigo to just have fun and watch the exhibition and the other visitors from above. Double Carousel (2011) – two carousels that slowly rotate in opposite directions – is probably the most iconic of Höller’s works. These “ready made” are unsettling because they are taken out of context and deprived of their recreational function: they are not fun, they do not rotate fast and bore us, but this sense of boredom is precisely the goal evoked by the artist. Milan Swinging Corridor (2016) is a structure suspended a few millimetres from the ground that bring the visitor from the light to darkness, trough a series of installations that the artist created in 2004 in order to perceive the positioning of one’s body in space. At the end of the exhibition, with a strange sense of dizziness, in the Pirelli HangarBicocca’s Cube we switch from amusement to a slight restlessness or discomfort with the Two Roaming Beds (Grey) installation: an aseptic medical clinic, with beds that move through space at night, where Höller invites us to spend the night alone, in the small Milan’s Tate Modern. Booking the two single beds costs 500 € and includes breakfast and a welcome kit. The beds are radio-controlled by an algorithm and a GPS signal, and move in a continuous circular motion: one falls asleep and wakes up in two different points of the hall. In New York and in London, Höller’s experiment of habitable art has been a sold out. The opportunity for a more intense oneiric activity, made of dreams or nightmares, caught between wakefulness and sleep. The aware visitor/guinea-pig will judge!


1, 4, 5 | Carsten Hรถller, Doubt, installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. 2 | Carsten Hรถller, Milan Swinging Corridor, 2016 Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. 3 | Carsten Hรถller, Flying Mushrooms, 2015 Courtesy of the artist, Gagosian Gallery and Pirelli HangarBicocca, Milan

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Foto / photo MultimediaLab

Vista dell’installazione luminosa accesa / View of the lighting installation switched on.

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PoliTo in Light Progetto e realizzazione di un’installazione temporanea luminosa nella corte d’onore del Castello del Valentino a Torino di Chiara Aghemo, Carlotta Matta, Gabriele Piccablotto, Rossella Taraglio*

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accontiamo in queste pagine un’esperienza legata al mondo della luce, che ha avuto luogo presso il Castello del Valentino, sede storica e di rappresentanza del Politecnico di Torino. PoliTo in Light è il risultato di una iniziativa pianificata da un gruppo di studenti del Politecnico di Torino e sostenuta dai contributi per la "progettualità studentesca" che ogni anno l’ateneo mette a disposizione degli studenti per finanziare progetti innovativi e coinvolgenti. Il team composto da un gruppo di studenti di diversi corsi di laurea e una dottoranda in Beni Culturali, ha proposto la realizzazione

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di un prototipo per un’installazione luminosa temporanea da collocarsi nella Corte d’Onore del Castello del Valentino, patrimonio UNESCO dal 1997 come parte del sito seriale Residenze Sabaude. L’obiettivo è stato quello di connettere l’immagine dell’ateneo a due iniziative internazionali: il 2015 International Year of Light and Light-Based Technologies e il Festival Luci d’artista, che grazie alla sinergia tra Città di Torino, Iren e Teatro Regio è alla sua XVIII edizione. L’idea, con la collaborazione di professionisti e docenti, è maturata nell’ambito di esperienze didattiche già consolidate nei corsi di laurea Magistrale in Architettura e Disegn del

Politecnico di Torino, dove il LAMSA (Laboratorio di Analisi e Modellazione dei Sistemi Ambientali del dipartimento di Architettura e Design), propone da anni un workshop dal titolo “Il progetto illuminotecnico”, finalizzato all’acquisizione di una specifica competenza professionale sulla progettazione dell’illuminazione artificiale (referente scientifico la prof.ssa Chiara Aghemo, Dipartimento Energia, e gli architetti Gabriele Piccablotto e Rossella Taraglio. NdR). Ogni anno vengono inoltre proposte agli studenti iniziative esterne all’ateneo come quella che da cinque anni il LAMSA coordina con la partecipazione di un gruppo di allievi ad un workshop


Foto / photo Lamsa

Particolare dell’installazione luminosa / Detail of the lighting installation

internazionale, Kronach in lights, che si svolge nella cittadina di Kronach in Germania. La crescente sensibilità sul tema dell’illuminazione, delle tecnologie a essa connesse alla sostenibilità energetica, dal miglioramento del benessere della persona alla percezione dell’ambiente urbano, il coinvolgimento di numerosi partner esterni e il maggiore di interesse da parte degli studenti dell’ateneo nei confronti del mondo del lighting design, ha consentito l’avvio e lo svolgimento dell’iniziativa. Descrizione del progetto Il progetto si è svolto in più fasi. La prima, ha avuto come obiettivo l’individuazione di un progetto preliminare per l’installazione luminosa e ha previsto la pubblicazione di un concorso di idee, aperto a tutti gli studenti iscritti all’ateneo, che ha consentito l’avvio dell’attività progettuale e dello scambio di idee, oltre ad aver permesso un approccio multidisciplinare al lighting design e al tema del rapporto tra questo e i Beni Architettonici. Il bando, pubblicato a luglio 2015, ha raccolto numerose adesioni. La giuria ha valutato i progetti in concorso e ha selezionato l’idea vincitrice: il progetto “Luce in cattedra”, descritto dagli autori

nella scheda della pagina seguente. La seconda fase, si è svolta sotto forma di workshop e ha previsto un ciclo di seminari dal titolo “A scuola di Luce”: durante gli incontri sono stati affrontati i temi dell’illuminazione, dei costi e della gestione delle installazioni artistiche luminose e del loro inserimento in contesti aulici; della sostenibilità e della comunicazione dell’idea. All’interno del programma il confronto con l'artista Erica Borghi, autrice di opere inserite nel circuito Luci d’Artista, e con l’arch. Alessandra Paruzzo che, per IREN, ha trattato il tema dell’ingegnerizzazione delle installazioni nell’ambito di una visita guidata serale. La fase successiva ha previsto sessioni di lavoro in gruppo per la rielaborazione del progetto vincitore, dal concept al progetto esecutivo fino allo studio dei dettagli di montaggio del prototipo. A seguito di alcune prove è stato definito un progetto per un prototipo in scala reale costruito dagli studenti e inaugurato il 26 gennaio 2016. Contestualmente è stata allestita una mostra con gli esiti del concorso, in cui sono state presentate tavole grafiche di sintesi e di dettaglio e un video che ha raccontato i momenti significativi dell’esperienza. PoliTo in Light è stata in tutte le sue fasi occasione di confronto multidisciplinare.

Il gruppo promotore dell’iniziativa era composto da studenti iscritti a diversi corsi di Laurea d'Architettura, di Ingegneria e Design di tutti i livelli (triennali, magistrali e dottorato di ricerca). La medesima eterogeneità si è ritrovata nei gruppi che hanno partecipato al concorso e al workshop: i differenti percorsi di studio di provenienza hanno animato un dibattito multidisciplinare nei momenti di progettazione, occasione di crescita culturale per i partecipanti. Il coinvolgimento di docenti e tecnici di diversi settori disciplinari, ha contribuito ad allargare lo sguardo sul tema del lighting design, affrontando varie interpretazioni e ambiti di ricerca d’interesse tecnico, artistico e sociale. Altrettanto la collaborazione con i partner esterni, ha incentivato gli studenti alla sperimentazione e ha avviato processi virtuosi di apertura al mondo esterno, occasione dunque altamente professionalizzante che ha consentito ai partecipanti di seguire l’intero iter progettuale, a partire dal concept sino all’autocostruzione del prototipo, e di affrontare problemi di natura pratica spesso in tempi ristretti. Infine gli studenti sono stati impegnati nella comunicazione del progetto attraverso diversi media.

* Politecnico di Torino UNIVERSITY / LUCE 316

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Luce in cattedra / Light on the desk Argun Paragamyan, Lodovica Valetti, Maurizio Villata

La proposta per l’installazione luminosa ha come fondamento un forte legame simbolico con il contesto per il quale è pensata. È dedicata principalmente alla funzione del Castello del Valentino quale sede universitaria, e allo stesso tempo si specchia con il passato di architettura storica. La composizione formale consiste in una serie di elementi relazionati tra loro a formare una quinta scenica protesa verso la città. “Luce in cattedra”: l’idea di rappresentare la vocazione didattica del luogo si concretizza in una soluzione che prevede un albero luminoso, simbolo di sapienza e conoscenza, e dodici cubi disposti a raggera, come un’orchestra attorno al suo direttore. La luce dà vita a queste forme, avvalorandone la portata simbolica: l’albero, nella sua staticità, si contrappone al dinamismo dato dalla continua variazione cromatica dei cubi. Dal punto di vista applicativo sono state ricercate soluzioni tecniche in grado di esprimere i risultati attesi. L’interazione lucemateria è stata declinata secondo due approcci: l’immagine stilizzata dell’albero è definita dagli elastici che, fissati ad un telaio a forma di cubo (di dimensioni 3x3x3 m), reagiscono con le sorgenti ultraviolette posizionate alla base del cubo medesimo; per i dodici cubi “piccoli” (di dimensioni 1x1x1 m) il flusso luminoso delle strip LED RGB installate al loro interno è reso uniforme dal filtro operato dalle facce traslucide. La luce diventa strumento in grado di creare un’esperienza percettiva in cui la smaterializzazione della figura dell’albero si contrappone all’effimera solidità dei cubi.

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The proposal for the lighting installation has as its foundation a strong symbolic relationship with the context for which it is designed. It is mainly dedicated to the use of the Castle of Valentino as University location, and at the same time it deals with its past of historical architecture. The composition is made of several linked elements that create a wing stretched toward the city. “Light on the desk”: the idea of representing the teaching vocation of the place materializes in a solution that includes a luminous tree, symbol of knowledge, and twelve cubes arranged in a sunburst pattern, as an orchestra around its director. Light gives life to these shapes, validating their symbolic value: the tree, in its static nature, is in contrast with the dynamism of the cubes’ continuous chromatic variation. From a practical point of view, the researched technical solutions should be capable of expressing the expected outcomes. The interaction between light and matter was arranged according to two approaches: the tree’s stylized image was defined by elastic bands which, fixed to a cubic shaped framework (dimensions 3x3x3 m), react to the ultraviolet light sources placed at the base of the cube itself. For the twelve “small” cubes (dimensions 1x1x1 m), the luminous flux of the LED RGB strips installed inside them is made uniform by the cubes’ translucent faces that work as a filter. Light becomes a tool capable of creating a perceptual experience in which the tree’s dematerialization is opposed to the cubes’ fleeting solidity.

Tavola di progetto esecutivo: apparecchi e cablaggio / Detailed design table: luminaires and wiring

p Vista dell’installazione luminosa accesa / View of the lighting installation switched on


PoliTo in Light Design and realization of a temporary lighting installation in the courtyard of the Castle of Valentino in Turin

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and the architects Gabriele Piccablotto and Rossella Taraglio. NdR). Moreover each year many events external to the University are proposed to the students such as the one the LAMSA has been organizing for five years with the participation of a group of students to an international workshop, Kronach in lights, which takes place in Kronach in Germany. The growing sensibility on lighting, from the technologies linked to it to the energy sustainability, from the improvement of people’s wellbeing to the perception of the urban environment, the involvement of many external partners and the greater interest of the students toward lighting design, allowed to start and carry out this initiative. Project’s description The project was organized in many phases. The first, had the goal to identify a preliminary project for the lighting installation and it included the publication of a contest, open to all the University’s students, which allowed to start the design and idea share phase, in addition to provide a multidisciplinary approach to lighting design and to the topic of its relationship with the architectural heritage. The announcement, published in July 2015, received many subscriptions. The jury evaluated the projects and selected the winner: “Light on the desk”, described by the authors in a profile reported in the following pages. The second phase was a workshop and it included a series of lectures entitled “Light school”: the lectures dealt with the topics of lighting, costs and management of lighting installations and of their placement in relevant

Foto / photo MultimediaLab

hese pages tell an experience linked to the world of light, which took place at the Castle of Valentino, the oldest and representative premises of the Politecnico di Torino. PoliTo in Light is the result of an initiative planned by a group of students of the Politecnico di Torino and supported by the fundings for the “students’ design” which every year the University makes available to the students to support innovative and captivating projects. The team composed by a group of students from different faculties and a PhD student in Cultural Heritage, proposed the realization of a prototype for a temporary lighting installation to be placed in the courtyard of the Castle of Valentino, part of the UNESCO heritage since 1997 as a part of the site Residenze Sabaude. The aim was to link the University’s image to two international initiatives: the 2015 International Year of Light and Light-Based Technologies and the Festival Luci d’artista, which thanks to the cooperation between Turin’s municipality, Iren and Teatro Regio has been going on for XVIII editions. The ’idea, with the help of professionals and professors, matured in the context of already consolidated teaching experiences in the faculties of Architecture and Design of the Politecnico di Torino, where the LAMSA (Laboratory of Environmental Systems’ Analisys and Modelling of the Department of Architecture and Design), proposes a workshop entitled “The lighting design”, aimed at the achievement of a specific expertise in electric lighting design (scientific advisors prof. Chiara Aghemo, Department of Energy,

context; of sustainability and idea’s communication. Within the program, the debate with the artist Erica Borghi, autor of works included in Luci d’Artista, and with the arch. Alessandra Paruzzo who, for IREN, dealt with the topic of engineering the installations during a nightime visit. The next phase included group work sessions to redesign the winning project, from the concept to the detailed design up to the study of the assembly details of the prototype. After some tests, it was possible to define a project for a real scale prototype built by students and it was unveiled on 26 January 2016. At the same time an exhibition with the outcomes of the competition was set up, in which summary and detailed tables and a video telling the relevant moments of the experience were showed. PoliTo in Light was in all its phases an opportunity for multidisciplinary debate. The promoting group included students from Architecture, Engineering and Design faculties of any level (Bachelor, MSc and PhD courses). The same heterogeneity was found in the groups that took part in the competition and in workshop: the different study paths enlivened a multidisciplinary debate during the design phases, determining an opportunity for cultural growth for the participants. The involvement of professors and professionals coming from different fields, contributed to widen the gaze on the topic of lighting design, dealing with different interpretations and technical, artistic and social research fields. In the same way, the cooperation with external partners encouraged the students to experiment and it started a process of opening toward the external world. Therefore it was a highly professional moment which allowed the participants to follow the entire design workflow, starting from the concept up to the construction of the prototype, and also to deal with practical problems frequently in a short time. In conclusion, the students were involved in the communication of the project through different media.

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Foto / photo Patrik Gunnar Helin, copyright Alingsås Kommun

¶ CITTÀ TEATRO

Lights in Alingsås: racconti di luce di Roberto Corradini e Marco Palandella

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na volta l’anno, in autunno, in mezzo alle brume della Scandinavia, un luogo risplende: è Alingsås, cittadina di circa 40 mila abitanti nella Svezia occidentale che, dal 1999, “accende” i suoi edifici, parchi, laghi e spazi esterni per il festival Lights in Alingsås. Tutto ebbe inizio grazie ad alcuni studenti di architettura dell’Università di Göteborg che, alla ricerca di un luogo dove poter sperimentare con la luce sulle architetture e in ambiti esterni, trovarono presso il Comune di Alingsås l’accoglienza e gli spazi di cui avevano bisogno. I risultati furono entusiasmanti, sollevando l’interesse e il desiderio di andare oltre, rendendo quel primo incontro con la luce un vero e proprio matrimonio con l’ospitale città. Da allora, Lights in Alingsås si è molto evoluto ed cresciuto e, alla sua 17a edizione, è oggi il più longevo workshop internazionale e il più grande evento di luce del Nord Europa, che richiama ogni volta più di 85 mila visitatori e rappresenta un’occasione unica per ristoranti, alberghi e altre attività commerciali, per i quali è diventato uno dei momenti più attesi dell’anno. Lights in Alingsås si compone di due parti: la prima è un workshop, un laboratorio sperimentale a cielo aperto di sette giorni, nel quale sette lighting designer internazionali

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LUCE 316 / CITTÀ TEATRO

creano e sviluppano un tema, scelto dagli organizzatori e diverso ogni anno. Questo viene progettato, realizzato e installato con l’aiuto di sessanta studenti provenienti da ogni parte del mondo. La seconda, e più lunga, parte del festival inizia quando il percorso delle installazioni luminose viene ufficialmente aperto, e i visitatori, partendo dal centro città, passeggiano alla ricerca delle installazioni temporanee, seguendo un sentiero che crea nuove e curiose emozioni. La municipalità di Alingsås continua a essere responsabile dell’evento, gestito con Estrad Alingsås, IALD (International Association of Lighting Designers) e diversi sponsor, di cui i più importanti sono Alingsås Energi e Sparbanken Alingsås, rispettivamente società della pubblica illuminazione e principale banca cittadina. Lights in Alingsås 2015: il tema e i lighting designer Il tema dello scorso anno, “The evolution of light” (“L’evoluzione della luce”), inteso come lo sviluppo della luce attraverso i secoli, è stato selezionato a seguito della decisione dell’ONU di dichiarare il 2015 “Anno Internazionale della Luce e delle Tecnologie basate sulla Luce”. A settembre, i lighting designer Anna Sboku

(Grecia), Kevan Shaw (Scozia), Reinhard Germer e Katja Winkelmann (Germania), Andrea Hartranft (USA), Jan Ejhed e Katarina Hennig (Svezia) e gli autori di questo articolo (Roberto Corradini e Marco Palandella, Italia. NdR), hanno assunto il ruolo di “workshop head” e diretto gli studenti selezionati per illuminare Alingsås, divisi in gruppi e provenienti non solo dalla Svezia, ma anche da Giamaica, Giappone, Israele, Panama, Colombia e Italia. Il professor Jan Ejhed del Kungliga Tekniska Högskolan (KTH, Istituto Reale di Tecnologia di Stoccolma) ha definito le basi per il concetto di “evoluzione” della luce, sulle quali i workshop head hanno concettualizzato e concretizzato quelli che hanno ritenuto eventi importanti nella storia dell’illuminazione per creare situazioni, più che installazioni, nelle quali la luce, il suono e altri elementi fossero per stimolare intensamente i nostri sensi. L’obiettivo è stato quello di offrire ai visitatori di Lights in Alingsås un’esperienza coinvolgente, dove chiunque potesse viaggiare con la memoria, sia avanti che indietro nel tempo. Anche il suono è stato elemento importante nelle installazioni. Lungo il percorso, in collaborazione con i lighting designer, il compositore tedesco Sebastian Studnitzky ha concepito soundscape (paesaggi


sonori) ammalianti ed emozionanti suoni che hanno arricchito ed intensificato l’esperienza dei visitatori. Il workshop è stato reso possibile anche dalla collaborazione e dall’impegno di aziende sponsor internazionali, che hanno fornito gli apparecchi di illuminazione e i sistemi di controllo. Ma l’elemento decisivo è stato il coinvolgimento della comunità cittadina locale che, oltre a godere di uno spettacolo unico ogni anno, sostiene ed incoraggia i partecipanti a creare ogni volta qualcosa di originale. L’edizione 2015 ha portato diverse novità: una di queste è stata il “Parco dei Bambini del futuro”, una serie di workshop creati da scuole materne di Alingsås e dai centri dopo-scuola, coinvolgendo più di cinquecento bambini. Mediterranean Breeze: il nostro sito, i nostri ricordi Uno dei compiti più difficili per i workshop head è creare l’idea o la “cornice” che sarà fonte d’ispirazione per i partecipanti, che la dovranno poi declinare, sviluppare e realizzare nell’installazione finale. Durante l’incontro preliminare, avvenuto nel mese di marzo, i workshop head hanno prima di tutto dovuto scegliere uno tra i siti individuati e proposti dagli organizzatori, quindi sviluppare e proporre l’idea al loro ideale committente. A differenza dei progetti ordinari, dove l’importanza del cosiddetto “genius loci” ha una rilevantissima voce in capitolo, nel caso di Lights in Alingsås, trattandosi di una installazione temporanea, l’idea può anche non essere legata al luogo, ma solo al tema di base. Abbiamo individuato un sito che si prestasse per la sua morfologia naturale a essere trasformato in un giardino mediterraneo della fine dell’800, periodo nel quale i turisti provenienti dal Nord Europa si spingono alla scoperta romantica, quanto mai prima d’allora, del Mediterraneo e del suo mondo, da tempo immemore crocevia di lingue ed usanze, nazioni e culture, espressioni artistiche e leggende, miti ed eroi. Abbiamo chiesto agli studenti di regalare ai visitatori di Lights in Alingsås la sensazione di un viaggio tra affascinanti ninfe e sirene ammalianti, condottieri coraggiosi e antichi dei; ma anche tra colori e profumi di quei paesaggi naturali e le loro varietà vegetali, tali da rendere reale e intensa la struggente bellezza del Mediterraneo. Il luogo consentiva di giocare con la luce: un piccolo corso d’acqua scorreva tra alberi e arbusti, prestandosi, quindi, a richiamare quelle sensazioni impercettibili che diventano le tappe ideali di un percorso sensoriale ambientato in uno scenario naturale senza eguali; armonico luogo d’incontro fra mito, arte e cultura, che racchiude i ricordi e le emozioni più pure. Non a caso, tra le dotazioni a disposizione

Foto / photo Robert Persson

s Under the Boardwalk, Workshop Head Anna Sbokou,

dei partecipanti per la nostra installazione, oltre agli apparecchi di illuminazione, c’erano diffusori di profumi da esterno, così da rendere realmente completa l’esperienza “mediterranea”. Il paesaggio sonoro, composto per l’occasione e diffuso attraverso casse acustiche nascoste alla vista dei visitatori, richiamava alla memoria echi di sirene e citazioni di opere verdiane, un omaggio all’Italia particolarmente gradito da noi e dal pubblico. Forti anche della precedente esperienza di Roberto Corradini – che, nel 2006, fresco di Master, partecipò a Lights in Alingsås come studente –, abbiamo da subito deciso di lasciare ai nostri studenti la massima libertà di sperimentare con la luce e il colore, limitandoci solo a guidarli e a dare suggestioni, grazie alle quali potessero realizzare la “loro” installazione.

La scelta, seppur ponderata, era rischiosa, ma, alla fine, ha ripagato le attese. Il nostro gruppo era formato da ragazzi e ragazze provenienti da Israele, Svezia, Norvegia e Repubblica Ceca, con diversi percorsi accademici e conoscenza della materia luce. La più grande soddisfazione è stata non solo il risultato finale (molto apprezzato da organizzatori e da visitatori), quanto vedere come gli studenti si siano pian piano resi conto delle loro potenzialità e capacità di “pensare” con la luce artificiale. Hanno imparato divertendosi, come successe a Roberto Corradini dieci anni prima, in una piccola cittadina scandinava che ha cambiato per sempre la sua, allora, e la nostra attuale vita professionale insieme. www.lightsinalingsas.se/en

Foto / photo Patrik Gunnar Helin, copyright Alingsås Kommun

Pp Mediterranean Breeze, Workshop Heads Roberto Corradini e Marco Palandella

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Lights in Alingsås: tales of light O

installations: visitors, starting from the city centre, walk in search of the temporary installations, following a path that creates new and strange emotions. The Municipality of Alingsås continues to be in charge of the event, run in collaboration with Estrad Alingsås, IALD (International Association of Lighting Designers) and several sponsors, of which the most important are Alingsås Energi and Sparbanken Alingsås, the public lighting company and the town’s main bank. Lights in Alingsås 2015: theme and lighting designers The last year’s theme, “The evolution of light”,

Foto / photo Roberto Corradini

nce a year, amid the autumnal mists of Scandinavia, a place shines: it is Alingsås, a town of about 40 thousand inhabitants in western Sweden that, since 1999, “lights up” its buildings, parks, lakes and outdoor spaces for the Lights in Alingsås festival. It all began thanks to a few architecture students of the University of Göteborg; in search for a place where they could experiment with light on architecture and outdoor areas, they found in Alingsås the reception and the spaces they needed. Results were so exciting, that they aroused the interest and the desire to go further, turning this first encounter into a genuine marriage between the friendly town

Magazzino apparecchi,

and the light. Since then, Lights in Alingsås has made great progress and has grown from year to year. Having reached its 17th edition, it is now the most enduring international workshop and the largest lighting event in Northern Europe. Attracting each time more than 85,000 visitors, it represents a unique opportunity for restaurants, hotels and other commercial activities, for which it has become one of the most awaited times of the year. The event in made of two different parts: the first one is a workshop, an open air experimental laboratory. A week in which seven international lighting designers create and develop a theme, chosen by the organizers and different every year, which is then designed, built and installed with the help of sixty students from all over the world. The second, and longest, part of the festival begins with the official opening to the public of the light 94

LUCE 316 / CITTÀ TEATRO

intended as the development of the light through the centuries, has been selected following the UN decision to declare 2015 the “International Year of Light and Light-based Technologies”. In September, the lighting designers Anna Sboku (Greece), Kevan Shaw (Scotland), Reinhard Germer and Katja Winkelmann (Germany), Andrea Hartranft (USA), Jan Ejhed and Katarina Hennig (Sweden), and the authors of this article (Roberto Corradini and Marco Palandella, Italy. Ed.), took on the role of “workshop head” and directed the selected students, divided into groups, and coming from Sweden, Jamaica, Japan, Israel, Panama, Colombia and Italy. Professor Jan Ejhed of the Kungliga Tekniska Högskolan (KTH, Royal Institute of Technology in Stockholm) first defined the basis for the concept of “evolution” of the light. Then, the workshop heads conceptualised and

materialised those important events in the history of lighting, in order to create situations, rather than installations, in which light, sound and other elements would intensely stimulate our senses. The goal was to offer visitors of Lights in Alingsås an immersive experience, where anyone could travel with memory, both forward and backward in time. Introduced a couple of years ago as an experiment, the sound has been an important element in the installations. Along the way, in collaboration with lighting designers, the German composer Sebastian Studnitzky has conceived charming soundscapes and exciting sounds that have enriched and enhanced the visitor experience. The workshop was made possible also by the collaboration and commitment of international sponsoring companies, which provided the lighting fixtures and control systems. But the key element has been the involvement of the local community that, besides enjoying every year a unique show, supports and encourages participants to create each time something original. The 2015 edition brought several innovations: one of these was the “Children’s Park of the Future”, a series of workshops that involved more than five hundred children and was conceived by Alingsås kindergartens and after-school clubs. Mediterranean Breeze: our location, our memories One of the hardest tasks for workshop heads is to define the idea or the “frame” that will then be the source of inspiration for the participants, who will have to lay it out, develop it and manufacture it in the final installation. First of all, during the preliminary meeting in March, the workshop heads had to choose one between the sites identified and proposed by the organizers, and, therefore, develop and propose the concept at their ideal customer. Unlike ordinary projects, where the “genius loci” is extremely relevant, in the case of Lights in Alingsås, being it a temporary installation, the idea must be linked to the theme rather than to the place. We identified a site that, for its natural morphology, could be transformed into a late XIX century Mediterranean garden, an age when tourists from Northern Europe were romantically discovering the Mediterranean and his world, from time immemorial crossroads of languages and customs, nations and cultures, art forms and legends, myths and heroes. We asked students to give visitors of Lights in Alingsås the feeling of a journey through fascinating nymphs and bewitching sirens, brave commanders and ancient gods, but also between the colours and perfumes of those natural landscapes and their plant varieties, in order to give reality and intensity to the breath-taking beauty of the Mediterranean. The site allowed us to play with the light: a small stream flowed through trees and shrubs, and was suited, therefore, to address those subtle sensations that become the ideal stages of a sensory journey set in a unique natural scenery; a harmonious meeting place between myth, art and culture, which holds the memories and the purest emotions. It was no coincidence that among the


Foto / photo Patrik Gunnar Helin, copyright Alingsås Kommun

Livingroom under the highway, Workshop Head Reinhard Germer,

equipments that could be used by the participants for our installation, in addition to the light fittings, there were outdoor scent machines, so as to make the “Mediterranean” experience really complete. The soundscape, composed for the occasion and diffused by hidden speakers, recalled the echoes of mermaids and quotes from Verdi’s operas, a tribute to Italy particularly appreciated by us and by the public. On the strength of the previous experience of Roberto Corradini – who, in 2006, little after his Master, took part in Lights in Alingsås as a student –, we decided to let our students free to experiment with the light and colour. We thus only guided them and gave suggestions, thanks to which they achieved “their” installation. This choice, albeit thought out, was risky, but in the end all expectations were repaid. Our group consisted of boys and girls from Israel, Sweden, Norway and the Czech Republic, with different academic backgrounds and knowledge of light. Besides the final outcome (much appreciated by the organizers and visitors), our biggest satisfaction has been to see how the students slowly realized their potential and ability to “think” with artificial light. They learned while having fun, as happened to Roberto Corradini ten years before, in a small Scandinavian town that forever changed his and our current professional life together.

Foto / photo Patrik Gunnar Helin, copyright Alingsås Kommun

Mediterranean Breeze, Workshop Heads Roberto Corradini e Marco Palandella,

CITY THEATRE / LUCE 316

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¶ CONVEGNI

Luce, LED e salute: mente, ergonomia e sicurezza Un seminario multidisciplinare a Firenze, nella cornice di Villa Tornabuoni a cura di Carla Balocco

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i piace scrivere del seminario che ho organizzato a Firenze, un seminario e non un convegno, o una conferenza o ciò che oggi va molto di moda, un workshop all’interno del quale talvolta ricadono temi e tematiche di incontro spesso inutili, poco finalizzate e poco formative. Il tema è stato proprio la Luce: essa produce segni e segnali come insieme di messaggi circa un oggetto, che la nostra mente rappresenta ed elabora formando quindi l’interpretante dell’oggetto stesso che può essere diverso dalla sua realtà e fisicità (l’interpretato). La luce come prodotto di senso, ovvero in termini Peirciani fra tutte le categorie di segni, la luce (insieme di fasci luminosi) è quello che più tipicamente esemplifica l’indicalità o l’indessicalità. La luce come effetto di senso, in quanto capace di definire, evocare, indicare e fornire significato ai significanti (oggetti e materia. Luce come obiettivo di senso perché stimola visione e percezione, costituisce di per sé un mezzo di ostensione del comportamento, produce rappresentazioni, orienta i movimenti. Di fronte ad un segnale luminoso non ci si chiede cosa significa, ma cosa fa, cosa produce. Sono convinta che l’illuminotecnica non sia solo tecnica di illuminazione, ma “scienza dell’illuminazione” perché la qualità della visione e della percezione visiva non possono essere ricondotte a mere pratiche per la verifica dei valori di illuminamento e di luminanza. Il progetto illuminotecnico si basa sull’interazione di molte discipline e scienze

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LUCE 316 / CONVEGNI

fisiche, nonché sulla conoscenza dei modelli numerici e del calcolo computerizzato. Un progetto di illuminazione, una qualsiasi soluzione per una “nuova luce”, in particolare destinato ad ambienti di lavoro e speciali (come ad esempio ospedali, stanze di degenza, spazi museali espositivi, ma anche centri commerciali e di vendita diretta, nonché uffici) nasce da stimoli visivi e percettivi che poi, attraverso interpretazioni, rappresentazioni mentali ed aspettative, richiamano nel processo semiosico tutto quanto il soggetto (progettista, illuminotecnico, lighting designer) conosce della luce ed i fenomeni connessi, della fotometria, colorimetria ed ottica, ma anche della natura dell’uomo delle sue attività motorie, della fisiologia e biologia cognitiva. La luce come cultura della luce: da qui la necessità di chiamare esperti in materia, ricercatori e studiosi delle neuroscienze, della fisica tecnica, della biologia, della psicologia, della salute umana, nonché esperti di sicurezza, prevenzione e di ergonomia, impostando il convegno su di un approccio multidisciplinare. La giornata è stata ripartita in due sezioni che attraverso un approccio multidisciplinare integrato hanno consentito la possibilità di leggere la cultura della luce in termini di quantità, quantità di luce, e cioè che esiste una continuità, dai fenomeni fisici, ottici, colorimetrici circadiani alla fisiologia, alla visione e percezione, mente e schema corporeo…. fino alla qualità, qualità della luce, come considerazione che la luce può modificare

le nostre percezioni e suggerirne anche di nuove, favorire lo sviluppo mentale e di immaginazione, la salute ed il benessere fino a condizioni ottimali per la sicurezza, l’uso razionale dell’energia e talvolta la guarigione. Gli argomenti trattati Descrivo e presento i contenuti del seminario seguendo l’ordine di trattazione: dalla natura fisica della luce e i temi di percezione e visione, alle sorgenti artificiali e LED, qualità della visione, l’illuminazione per la sicurezza e salute negli ambienti di lavoro, normativa cogente, fino al corretto progetto illuminotecnico orientato alla qualità e al risparmio energetico, utilizzando alcune battute sintetiche scritte da ciascun relatore. L’idea che ogni autore/relatore scrivesse un estratto del proprio argomento presentato, per la stesura di questo articolo, nasce da un gesto di accortezza e correttezza intellettuale e dal tentativo di riprodurre la concertazione e la passione che ha coinvolto ciascuno di noi durante tutto il seminario, che ha reso attivamente partecipi gli stessi spettatori e possa riuscire a coinvolgere anche chi legge. Aspetti prevenzionali, in ambito lavorativo, nell’utilizzo di tecnologie LED. Fernando Renzetti, Con.T.A.R.P. INAIL Toscana. I temi affrontati sono stati il rischio per esposizione a sorgenti LED, le malattie professionali connesse ad una scorretta illuminazione e la valutazione del rischio


e misure di prevenzione. Gli aspetti di rischio legati a sorgenti LED concernono l’emissione di luce blue. In particolare le norme di sicurezza IEC/CEI specifiche per i sistemi di illuminazione sono in corso di adeguamento al fine di introdurre per ciascuna tipologia di sorgente specifici limiti di emissione che ne garantiscano un utilizzo sicuro in relazione al rischio per l’apparato oculare; inoltre ad oggi, non sono fornite dai produttori informazioni idonee a garantire la sicurezza fotobiologica per i lavoratori. Sono state presentate e discusse le principali norme di sicurezza IEC/CEI specifiche per i sistemi di illuminazione, nonché fatto un escursus storico normativo sulla definizione, identificazione e classificazione delle malattie professionali di cui l’INAIL risulta l’ente pubblico che in Italia le gestisce, è stato dichiarato che tutte le denunce di malattie professionali da esposizione a LED, che dovessero essere presentate, saranno inizialmente trattate come «non tabellate». In questo contesto, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale del 1988, in Italia la tutela delle malattie professionali si basa su un sistema misto che prevede: malattie professionali tabellate, per le quali vale il principio della “presunzione del nesso tra patologia e attività”. Pertanto “al lavoratore esposto ad una delle lavorazioni a rischio previste negli elenchi, non è richiesta altra documentazione sanitaria, oltre alla certificazione rilasciata dal medico”; malattie da lavoro non comprese nelle tabelle (extratabellari o non tabellate), per le quali, poiché “le indagini epidemiologiche non hanno prodotto risultati sufficienti tali da giustificare l’inserimento nelle tabelle, il lavoratore deve dimostrare con documentazione appropriata il nesso tra la malattia contratta e le attività professionali svolte”. In ogni caso, una volta ottenuto il riconoscimento da parte dell’INAIL della malattia da lavoro, le prestazioni sono identiche sia che si tratti di patologia tabellata che extratabellare. L’importante aspetto della prevenzione è stato introdotto dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, Capo V Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali (articoli da 213 a 218), introducendo il campo di applicazione, i valori limite di esposizione alle radiazioni (basati direttamente sugli effetti sulla salute accertati e su considerazioni biologiche; il rispetto di questi limiti garantisce che i lavoratori esposti a sorgenti artificiali di radiazioni ottiche siano protetti contro tutti gli effetti nocivi sugli occhi e sulla cute conosciuti), l’identificazione dell’esposizione e la valutazione dei rischi, nonché le misure da adottare per la riduzione del rischio. Queste ultime concernono: censimento e ricognizione delle sorgenti presenti nell’ambiente di lavoro (dati dei produttori, delle fonti autorevoli); verifica delle modalità espositive; giustificazione o calcolo o misura su campo; confronto con i Valore Limite di Esposizione; azioni conseguenti (piano di intervento, segnaletica, informazione e formazione, sorveglianza sanitaria). In particolare si è messo in evidenza che le sorgenti LED per illuminazione a luce bianca sono posizionate tra i gruppi di rischio RG1 e RG2 (rischio basso e moderato). Occorre precisare che per sorgente LED si intende l’elemento LED che genera la luce (cosiddetto chip contenuto

all’interno del componente discreto o LED package), diverso dalla lampada e/o il tubo LED i quali, normalmente, sono classificati con RG0 o RG1 grazie alla presenza di diffusore frontale opale (rischio assente o basso). Un primo dato importante: le sorgenti a LED con temperatura di colore prossimale inferiore a 4500 K sono praticamente sempre sicure (classe RG0). Già la scelta di lampade di questo tipo, nell’illuminazione di luoghi di lavoro e di locali interni, costituisce una notevole riduzione del rischio. E’ stata presentata la procedura di calcolo per la valutazione semplificata delle sorgenti LED per illuminazione messa a punto da Andrea Bogi e Iole Pinto, disponibile sul Portale Agenti Fisici (PAF): consente di verificare se le sorgenti di illuminazione generale installate presso un qualsiasi ambiente diano luogo ad un’esposizione trascurabile rispetto ai limiti previsti dal D.lgvo 81/08 Titolo VIII capo V, sulla base delle caratteristiche illuminotecniche e di installazione delle sorgenti stesse. Sicurezza quindi ad ampio spettro. Sicurezza e salute nei posti di lavoro che investono molteplici aspetti interagenti, da quelli microclimatici e biologici, di qualità dell’aria, fino a quelli appunto illuminotecnici. Comfort, salute e sicurezza: quadro normativo e prassi progettuale in ambito illuminotecnico Chiara Aghemo, Dipartimento Energia del Politecnico di Torino La sua relazione ha evidenziato i meccanismi di interazione fra luce e uomo, definendo in particolare i percorsi attraverso i quali la luce può condizionare la prestazione dell’individuo nei sistemi: visivo, circadiano e percettivo. Ponendo come focus il progetto illuminotecnico, nell’intervento sono stati analizzati i principali fattori di influenza relativi alle esigenze specifiche dell’individuo, agli aspetti legati all’economia e all’ambiente, nonché alle caratteristiche dell’architettura. Anticipando tematiche oggetto di successive relazioni, sono state descritte le risposte visive e non visive derivanti dallo stimolo luminoso, evidenziando

la complessità del fenomeno luminoso e le sue molteplici implicazioni a livello neurologico, percettivo e sensoriale. La relazione ha inoltre presentato lo stato dell’arte della normativa tecnica di riferimento a livello nazionale e internazionale, illustrando sinteticamente i contenuti della norma UNI EN 12464/1:2011 “Luce e illuminazione - Illuminazione dei posti di lavoro - Parte 1: Posti di lavoro in interni”, strumento normativo per la progettazione illuminotecnica, in particolare dei posti di lavoro in ambienti interni. Infine il contributo ha proposto una prassi progettuale coerente per soddisfare le esigenze di ordine visivo legate all’utente, nell’ottica di garantire sicurezza, salute e benessere, nonché di sostenibilità ambientale e energetica. Qualità dell’ambiente luminoso in ambito ospedaliero: indagini sperimentali in campo di tipo oggettivo e soggettivo per i degenti e per gli operatori sanitari Valerio Lo Verso, Dipartimento Energia del Politecnico di Torino Nella relazione sono stati presentati i risultati di una estesa attività di ricerca sperimentale in campo condotta dal Gruppo di Ricerca TEBE del Dipartimento Energia del Politecnico di Torino all’interno di diverse strutture ospedaliere dell’area torinese e astigiana. L’intervento ha avuto l’obiettivo di evidenziare come la qualità dell’ambiente luminoso venga percepita dagli utenti di ambienti reali, tenendo conto delle molteplici variabili che differenziano il contesto reale rispetto alle condizioni di laboratorio. Queste variabili sono in numero piuttosto elevato in un ambito, quello ospedaliero, che si può definire ‘estremo’ per le sue caratteristiche intrinseche, in quanto mette a confronto categorie di utenti molto diverse (il gruppo dei pazienti/visitatori da una parte, il personale medico sanitario – dottori, infermieri, OSS – dall’altra). Ogni categoria, inoltre, ha particolari e opposte esigenze in relazione alle attività svolte all’interno della struttura: nel livello di soddisfazione rispetto alle

Firenze, Villa Tornabuoni

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condizioni dell’ambiente luminoso, intervengono fattori di difficile quantificazione quali la soglia del dolore percepito, la durata del ricovero (pazienti) o del turno di lavoro (sanitari), l’umore, lo sfalsamento dei ritmi circadiani legati ai cicli sonno/veglia spesso alterati o comunque disturbati. In questo senso, la ricerca, coordinata insieme ai responsabili delle Direzione Sanitarie di ogni struttura, ha avuto tre principali obiettivi: 1) individuare condizioni di non conformità rispetto alla normativa illuminotecnica (luce sia naturale sia artificiale); 2) analizzare la qualità dell’ambiente luminoso percepito dai due gruppi di utenti attraverso indagini soggettive; 3) confrontare le risposte soggettive fornite dagli utenti con misure sperimentali delle quantità fotometriche al fine di individuare delle strategie di intervento migliorative, in un’ottica user-centered. Due grandezze fotometriche sono stati rilevate in campo: illuminamento sulle superfici di lavoro (letti e tavoli nelle camere degenza, letti e scrivanie nelle sale visita, tavoli e scrivanie nelle sale infermieri e uffici dei medici e della capo-sala; distribuzioni di luminanza nel campo visivo degli utenti, usando un apposito video-fotometro. Con i dati acquisiti, sono stati calcolati i seguenti indici: illuminamento medio Em, uniformità di illuminamento (Emin/Em), fattore di luce diurna medio FLDm e contrasti di L (Lcompito/Lsfondo). Le indagini soggettive sono state condotte attraverso due questionari anonimi, sviluppati appositamente per i due gruppi di utenti per valutare in dettaglio la qualità dell’ambiente luminoso, in termini: di quantità e uniformità di luce in relazione ad attività quali comunicazione, lettura, lavoro al PC, preparazione e applicazione di trattamenti medici; aspetti di comfort quali presenza di abbagliamento, dimensione delle superfici finestrate e qualità della vista verso l’esterno, possibilità di controllare le luci artificiali e i sistemi di schermatura. Per ogni item, gli utenti hanno espresso il proprio giudizio in termini sia di soddisfazione (quanto è soddisfatto del seguente aspetto…), sia di importanza attribuita a quell’item (quanto è importante per lei il seguente aspetto…), usando una scala a 5 pioli con descrittori semantici agli estremi (1 = per niente soddisfatto/ importante; 5 = molto soddisfatto/importante). I principali risultati dello studio hanno evidenziato che: - la quantità di luce, sia naturale (FLDm), sia artificiale (Em), è risultata generalmente non conforme rispetto ai requisiti normativi, a causa di finestre di ridotta dimensione, apparecchi di illuminazione artificiale in numero insufficiente o di tipologia inadeguata o con scarsa manutenzione - malgrado le non conformità normative, il gruppo pazienti/visitatori ha valutato adeguata la quantità di luce, giudicando invece con minor soddisfazione i sistemi di controllo delle tende e delle luci (viene spesso auspicato un controllo operabile presso il testaletto) - il gruppo dei medici-infermieri-OSS ha espresso giudizi generalmente più bassi rispetto al gruppo pazienti-visitatori, lamentando in particolare una insufficiente quantità di luce 98

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(soprattutto naturale) con conseguenti problemi di affaticamento visivo, più evidenti (giudizi soggettivi inferiori) al crescere delle ore di servizio. Interessante notare, infine, come all’interno del gruppo del personale sanitario, i medici abbiano diffusamente espresso giudizi di soddisfazione inferiori rispetto agli infermieri e OSS, denunciando stanchezza visiva e maggior difficoltà a compiere le proprie attività senza commettere errori anche a causa delle inidonee condizioni di illuminazione. In conclusione, lo studio sperimentale ha

mostrato l’importanza da attribuire al tema dell’illuminazione (naturale e artificiale) in un ambito complesso quale quello ospedaliero. Tuttavia, è emerso come in generale l’approccio user-centered risulti sovente disatteso, anche e soprattutto nelle strutture di più recente costruzione. Sulla base dei risultati ottenuti, le Direzioni Sanitarie hanno avviato degli interventi di manutenzione per migliorare le condizioni dell’ambiente luminoso, quale installazione di nuovi apparecchi, sostituzione di apparecchi obsoleti, razionalizzazione del layout.

Light, LEDs and health: mind, ergonomics and safety A multidisciplinary seminar in Florence, in the setting of Villa Tornabuoni

I

like to write about the seminar I organized in Florence, a seminar and not a conference or what is nowadays in fashion, a workshop inside which sometimes fall topics that are frequently not useful, not so focused and formative. The topic was Light: it produces signs and signals as a set of messages concerning an object, which our mind represents and processes thus becoming the exponent of the object itself that can be different from its reality and physicality (the interpreted). Light as a product of sense, i.e. in Peirciani terms, among all the categories of signs. Light (set of luminous rays) is the one that typically represents indexicality; light as sense effect, since it is capable of defining, evoking, showing and providing meaning to signifiers (objects and matter), light as sense objective because it stimulates vision and perception, it is a mean of behavior’s ostension itself, it produces depictions, it guides movements. In presence of a luminous signal we do not ask what does it means, but what it does, what it produces.

I am convinced that lighting engineering is not only a lighting technique, but it is a “lighting science” because the quality of vision and of visual perception cannot be brought back to simple verifications of illuminance and luminance values. The lighting design is based on the interaction of many disciplines and physical sciences, in addition to the knowledge of numerical models and computer based calculation. A lighting design, any solution for a “new light”, especially if intended for work places and special ones (such as for example hospitals, generic wards, exhibition spaces, but also shopping malls, as well as offices), originates from visual and perceptual stimuli which then, through interpretations, mental representations and expectations, recall in the semiotic process, everything the subject (lighting designer) knows about light and the related phenomena, of photometry, colorimetry and optics, but also of human nature, physical activities, physiology and cognitive biology. Light as light’s culture: from here the need


to call experts, researchers and scholars of Neurosciences, Building Physics, Psychology, Human Health, in addition to experts in safety, prevention and ergonomics, setting the conference on a multidisciplinary approach. The day was divided in two sections which, through a multidisciplinary approach, allowed to read lightâ&#x20AC;&#x2122;s culture in terms of quantity, quantity of light, and thus to show that there is a continuity, from physical, optical, colorimetry and circadian phenomena to physiology, vision and perception, mind and bodyâ&#x20AC;&#x2122;s schemeâ&#x20AC;Ś Up to quality, lightâ&#x20AC;&#x2122;s quality, as a consideration that light is capable of modifying our perceptions and even of suggesting new ones, supporting the development of mind and imagination, of health and wellbeing until optimal conditions for safety, functional use of energy and sometimes healing. Debated topics I will describe and introduce the seminarâ&#x20AC;&#x2122;s contents following the order according to which they were debated: from lightâ&#x20AC;&#x2122;s physical nature and the topics of perception and vision, to electric light sources and LEDs, visionâ&#x20AC;&#x2122;s quality, lighting for safety and health in workplaces, laws en force, up to the right lighting design aimed at guaranteeing quality and energy saving, using some concise lines written by each speaker. The idea that each author/speaker should write an abstract of the topic they will introduce, to develop this article, originates from a gesture of good sense and intellectual honesty and from the attempt to reproduce the plan and the passion that involved each one of us during the whole seminar, that actively involved the audience and maybe it can also involve the readers. Preventional aspects, in work environments, in the use of LEDs technologies. Fernando Renzetti, of Con.T.A.R.P. INAIL Tuscany The debated topics were the risk related to the exposure to LED light sources, professional diseases related to a wrong lighting and prevention measures. The risks related to LED light sources concern the emission of blue light. In more detail the safety standards IEC/CEI for lighting systems are currently under revision in order to introduce for each type of light sources limits to the emission that can guarantee a safe use as regards the risk for the ocular apparatus; furthermore at the present date, the manufacturers do not provide information capable of guaranteeing workersâ&#x20AC;&#x2122; photobiological safety. The main IEC/CEI safety standards for lighting systems were introduced and discussed, moreover there was also a legislative historical excursus on the definition, identification and classification of professional diseases, which are managed in Italy by INAIL, it was stated that all the charges of professional diseases caused by exposure to LEDs would be at first considered as ÂŤnot listedÂť. In this context, due to the 1988 sentence of the Constitutional Court, in Italy the protection of professional diseases is based on a mixed system that includes: listed professional diseases, for which is valid the principle of â&#x20AC;&#x153;presumption of the link between disease and activityâ&#x20AC;?. Therefore â&#x20AC;&#x153;no further

health document, in addition to the certification that involve several interacting factors, from released by the doctor, is required to the worker microclimatic and biological ones, of air quality that is exposed to one of the risk activities up to the lighting ones. included in the listsâ&#x20AC;?; work diseases not included in the lists (outside the lists or not Comfort, health and safety: legislative listed), for which, since â&#x20AC;&#x153;the epidemiological framework and design workflow surveys did not provided sufficient results to in the lighting field justify their inclusion in the lists, the worker Chiara Aghemo, Department of Energy of the has to demonstrate with appropriate documents Politecnico di Torino the link between the contracted disease and the professional activities carried out Âť. Her presentation highlighted the way light Anyway, once obtained the recognition from and humans interact, especially defining the INAIL of work disease, the performances are paths through which light can influence the the same for both listed or not listed diseases. performance of a person in the visual, circadian The important aspect of prevention was and perceptual systems. Setting the lighting introduced by the Legislative Decree 9 April design as focus, in the presentation the main 2008, n. 81, Capo V Protection of workers from influence factors related to a personâ&#x20AC;&#x2122;s specific the risk of exposure to artificial optical needs, to aspects related to economy and radiations (articles from 213 to 218), introducing environment, as well as to buildingsâ&#x20AC;&#x2122; the field of application, the limit values characteristics were analyzed. Anticipating of exposure to radiations (directly based on topics that were included in following the verified effects on health and on biological presentations, visual and non visual responses considerations; the respect of such limits deriving from light stimuli were described, guarantees that the workers exposed to artificial highlighting the complexity of the luminous sources of optical radiations are protected from phenomenon and its many neurological, all the known negative effects on eyes and perceptual and sensorial implications. skin), the identification of the exposure and Moreover the presentation also illustrated the evaluation of risks, as well as the measures the state of art of the en force national and to be applied to reduce the risk. The latter two international technical standards, synthetically concern: the census and recognition of the showing the contents of the EN 12464/1:2011 sources installed in the work environment standard â&#x20AC;&#x153;Light and lighting â&#x20AC;&#x201C; Lighting of work (manufacturersâ&#x20AC;&#x2122; data, of influential sources); places - Part 1: Indoor work placesâ&#x20AC;?, reference verification of the exposure mode; explanation standard for lighting design of indoor work or calculation or field measurement; comparison places. In conclusion, the presentation with the Limit Values of Exposure; related proposed a coherent design workflow to satisfy actions (intervention plan, signage, information visual needs related to users, in order to ensure and training, health surveillance). In more safety, health and wellbeing, as well as detail, it was highlighted that white light LED environmental and energy sustainability. light sources are included between the risk groups RG1 and RG2 (low or moderate risk). It is important to Caso di studio: illuminazione di un ambiente ad uso ufficio observe that a LED light source is DATI DI IMPUT the LED element that generates light (the so called chip included inside Sorgenti luminose Corpi illuminanti dotati di LED the discrete component or LED con due differenti tonalitĂ di colore della luce: Strip LED bianco-freddo (CW LED) package), different from the lamp tÄ­= 4200 lm t$$5, and/or LED tube which, are generally t3$1  Strip LED bianco-caldo (WW LED1) classified with RG0 or RG1 thanks tÄ­= 2000 lm t$$5, to the presence of a frontal opaque t3$1  (RCP: rapporto tra illuminamento circadiano diffuser (absent or low risk). A first e illuminamento fotometrico)   important data: LED light sources Illuminazione Dinamica 1SPGJMPEJJMMVNJOBNFOUP with a correlated color temperature considerato durante il giorno lavorativo (Valore medio sul compito visivo â&#x20AC;&#x201C; scrivania) lower than 4500 K are in fact always 0 Scena #1: Mattino 750 lx   Scena #21PNFSJHHJP 500 lx WW-LED CW-LED safe (RG0 class). The choice of this Scena #3: Sera 300 lx type of lamps, in the lighting of work and indoor environments, DATI DI OUTPUT already represents a significant Simulazione con software DIALUX Scena luminosa #1 Scena luminosa #2 Scena luminosa #3 reduction of risk. The calculation $8-&%88-&% $8-&%88-&% $8-&%88-&% (requisito Em = 750 lx) (requisito Em = 500 lx) (requisito Em = 300 lx) procedure for the simplified evaluation of LEDs for lighting developed by Andrea Bogi and Iole Pinto and available on the Portale Agenti Fisici (PAF) website was illustrated: it allows to verify if the 0 lx 125 lx 250 lx 375 lx 500 lx 625 lx 750 lx 875 lx 1000 lx light sources for general lighting Output Dialux installed in any environment illuminamento illuminamento medio del semicilindrico al illuminamento determine a negligible exposure compito visivo livello dell'occhio circadiano Em (lx) Esc (lx) CL (lx circ) according to the limits established Scena luminosa #1 1VOUP    3$1  1VOUP    by the Legislative Decree 81/08 Titolo Scena luminosa #2 1VOUP    VIII capo V, basing on lighting and CL = E t31$ 3$1  1VOUP    installation characteristics of the Scena luminosa #3 1VOUP    light sources. Safety in a wide range. 3$1  1VOUP    Safety and health in work places A

A

sc

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QuantitĂ fotometriche misurate in campo. 70 stanze analizzate #&%

LUMINANZE

ILLUMINAMENTI

1PTJ[JPOFTUSVNFOUP

Condizione diurna luci: spente schermo: parzialmente abbassato

L cd/m2           800 640 500 400 250 200  

Quality of the luminous environment in hospitals: experimental objective and subjective field surveys for patients and health workers Valerio Lo Verso, Department of Energy of the Politecnico di Torino The presentation illustrated the results of a wide experimental research activity carried out by the TEBE Research Group of the Department of Energy of the Politecnico di Torino inside different hospitals in Turinâ&#x20AC;&#x2122;s and Astiâ&#x20AC;&#x2122;s area. The presentation aimed at highlighting how the quality of the luminous environment is perceived by users in real environments, taking into account the many variables that differentiate the real context from test roomâ&#x20AC;&#x2122;s conditions. These variables are quite numerous in a hospital environment, which can be described as â&#x20AC;&#x2DC;extremeâ&#x20AC;&#x2122; for its characteristics, since it includes very different users (patients/visitors on one side, the health workers â&#x20AC;&#x201C; doctors, healthcare assistants on the other side). Moreover each category has specific and opposite needs related to the activities carried out inside the building: the level of satisfaction related to the characteristics of the luminous environment is influenced by factors that are really difficult to quantify such as the threshold of perceived pain, the duration of the hospital stay (patients) or of the work shift (health workers), mood, circadian disruption linked to sleep/wake cycle frequently altered or disturbed. In this sense, the research, coordinated with the managers of the Health Department of each facility, had three main objectives: 1) identify conditions that do not comply with lighting standards (both daylight and electric light); 2) analyze the quality of the luminous environment perceived by the two groups of users through subjective analyses; 3) compare subjective responses provided by users with experimental measures of photometric quantities in order to identify improving strategies, in a â&#x20AC;&#x2DC;user-centredâ&#x20AC;&#x2122; perspective. Two photometric quantities were detected on field: illuminance on work planes (beds and tables in generic wardsâ&#x20AC;&#x2122; rooms. Beds and desks in consulting rooms, tables and desks in healthcare assistantsâ&#x20AC;&#x2122; rooms and doctorsâ&#x20AC;&#x2122; and charge nursesâ&#x20AC;&#x2122; offices; luminance distributions in the usersâ&#x20AC;&#x2122; visual field, using a video-photometer. The following indices were calculated using the acquired data: average illuminance Em, illuminance uniformity (Emin/Em), average daylight factor FLDm and luminance contrast L (Ltask/Lbackground). The subjective analyses were carried out through 

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%&4,

ANALISI tĂ&#x2039;&QVOUVBMJNFEJ tVOJGPSNJUŠEJJMMVNJOBNFOUP6 t'-%QVOUVBMJNFEJ ROOM DESCRIPTION 3PPN"SFB  NY NN Electric Lighting General 2 * 55 w fluorescent #FE XGMVPSFTDFOU -JHIUJOH1PXFSFE%FOTJUZ-1%     8N8N

Condizione notturna luci: accese schermo: totalmente abbassato

afternoon

ANALISI tDPOUSBTUJEJtJOEJDJEJBCCBHMJBNFOUP

#&%

Shading system 3PMMFSCMJOECMJOEYDN Glazing system Double pane 2 windows -08&HMB[JOHYDN Sky conditions

BED #12 BED #11 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 EI ON (lx)                  EI OFF (lx)                  Ee h (lx) 6470 6470 DF (%)                                   DF (%) 0,74 0,33 compliancy X X

two anonymous questionnaires, especially developed for the two users groups in order to evaluate in detail the luminous environmentâ&#x20AC;&#x2122;s quality, in terms of: quantity and uniformity of light related to activities such as communication, reading, work at a PC, preparation and application of medical treatments; comfort aspects such as presence of glare, dimension of windows and quality of the view to the outside, possibility to control electric lights and blinds. For each item, users expressed their opinion both in terms of satisfaction (ÂŤhow much are you satisfied with the following aspect â&#x20AC;ŚÂť), and of importance given to that item (ÂŤwhat is, in your opinion, the level of importance of the following aspectâ&#x20AC;ŚÂť), using a 5 rung scale with semantic descriptions at the extremes (1 = ÂŤunsatisfied/not importantÂť; 5 = ÂŤvery satisfied/important Âť). The main results of the study highlighted that: - The quantity of light, both daylight (FLDm), and electric light (Em), generally resulted as not complying with standardsâ&#x20AC;&#x2122; requirements, because of small windows, insufficient number or improper type or insufficient maintenance of luminaires. - Despite the failed compliance with standardsâ&#x20AC;&#x2122; requirements, the group patients/visitors evaluated as sufficient the quantity of light, whereas they judged with less satisfaction the blindsâ&#x20AC;&#x2122; and lightsâ&#x20AC;&#x2122; control systems (frequently they wish for a control that can be applied from the bed head) - The group doctors- healthcare assistants gave generally lower evaluations compared to the group patients-visitors, complaining about an insufficient quantity of light (especially daylight) with related problems of visual fatigue, which resulted as more clear (lower subjective evaluations) as the hour of work increased. In conclusion, it is interesting to observe how doctors frequently expressed a lower satisfaction compared to the other healthcare assistants, complaining about visual fatigue and difficulty to carry out their activities without making mistakes also because of inadequate lighting conditions. In conclusion, the experimental study demonstrate the importance to be attributed to the topic of lighting (daylight and electric light) in a complex context such as hospitals. However, it emerged how generally the â&#x20AC;&#x2DC;user-centeredâ&#x20AC;&#x2122; approach is frequently unattended, also and mainly in recent buildings. Basing on the results obtained, Health Departments started maintenance operations to improve the luminous environmentâ&#x20AC;&#x2122;s conditions, such as replacement of old luminaires, changes in the layout.

DESK 18 19 20       6470       1,05 X

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Per ragioni di spazio non abbiamo potuto pubblicare gli interventi di tutti i relatori, di seguito elencati. Sono pubblicati su LUCE web, allâ&#x20AC;&#x2122;indirizzo http://luceweb.eu/it/luce-led-salute/ Roberto Arrighi Dipartimento di Neuroscienze, Area del Farmaco e Salute del Bambino, UniversitĂ di Firenze Alessandro Farini ed Elisabetta Baldanzi Laboratorio di Psicofisica della Visione dell'Istituto Nazionale di Ottica del CNR di Firenze Fabio Bisegna Dipartimento di Ingegneria Astronautica, Elettrica ed Energetica, La Sapienza UniversitĂ  di Roma Francesco Leccese con Michele Rocca e Giacomo Salvadori Dipartimento Ingegneria dellâ&#x20AC;&#x2122;Energia, Sistemi, Territorio e Costruzioni, dellâ&#x20AC;&#x2122;UniversitĂ  di Pisa David Jafrancesco Istituto Nazionale di Ottica del CNR di Firenze Chiara Aghemo Dipartimento Energia del Politecnico di Torino Carla Balocco e Laura Batistini Dipartimento di Ingegneria Industriale UniversitĂ  di Firenze


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