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FUNIVIA PANORAMICA

PANORAMA - SEILBAHN PANORAMIC CABLEWAY

da 90 a 1760 m. s.l.m.

Un viaggio nel tempo e nello spazio A journey through time and space

Quadrimestrale – Anno 23 – Numero 80 maggio/agosto 2017 – E 7,00

Inchiostro LA RIVISTA PER GLI SCRITTORI ESORDIENTI

Poste Italiane s.p.a. – Spedizione in Abbonamento Postale – D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, NE/VR

rivista di storie e racconti da leggere e da scrivere articoli di

WELCOME TO

Danilo Arona Stefano Di Marino Marco Ongaro Giulia Scomazzon

dal genio di Lynch alla scrittura creativa

Antonio Tentori Michele Tetro Wu Ming 4

Eine Reise durch Zeit und Raum

Prima funivia interamente rotante; una delle funivie più spettacolari al mondo!

9 racconti poesie recensioni racconto d’autore di

Gianluca Morozzi

FUNIVIA MALCESINE MONTE BALDO Via Navene Vecchia, 12 37018 Malcesine (VR) Tel. +39.045.7400206 Fax +39.045.7401885 info@funiviedelbaldo.it www.funiviedelbaldo.it Comune di Malcesine

Provincia di Verona


d u e m i l a d i c i o tto

FONDATORE Giampiero Dalle Molle

Un racconto

DIRETTORE RESPONSABILE Emanuele Delmiglio RESPONSABILE SITO INTERNET Nicola Sasso REDAZIONE Gioia Tasca, Stefano Giorgianni HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Giulia Abbate, Danilo Arona, Stefania Balsamo, Ludovica Bellomaria, Marco Belotti, Maura Campo, Elena Di Fazio, Stefano Di Marino, Martina Fumagalli, Luca Lonardelli, Enrico “Nebbioso” Martini, Marco Ongaro, Enrico Rulli, Stefano Sacchini, Marialuisa Sala, Giulia Scomazzon, Sergio Sozi, Antonio Tentori, Michele Tetro, Roberta Tosi, Erica Volani, Wu Ming 4, Stefania Zambelli. STAMPATO PRESSO Publish03 - Sommacampagna (VR)

e-mail: redazione@rivistainchiostro.it

Si ringrazia Enrico Rimini per la consulenza in ambito amministrativo Diffusione nelle scuole superiori di Verona, Mantova, Trento e Bolzano a cura di

DISEGNO DI COPERTINA Agnese Bonetti

GEDI – Gruppo Editoriale Delmiglio Inchiostro s.r.l. Direzione e redazione: Via Antonio da Legnago, 23 – 37141 Verona – Tel. 045 6931457 Sito Internet: www.rivistainchiostro.it – e-mail: redazione@rivistainchiostro.it Registrazione del Tribunale di Verona n. 1162 del 25 maggio 1995 Iscrizione ROC n. 26612 del 1 settembre 2016

ogni settimana per tutto l’anno

La storia vera di una paziente psichiatrica sfuggita alla lobotomia. Un’Arancia fedifraga che tradisce il marito Mango con una Banana; il marchese de Sade che unge di grasso un frustino di cuoio prima di abbatterlo sulle natiche dell’amante; un tuffo in piscina che si trasforma in un’esperienza mistica; il Bue e l’Asinello che telefonano all’ufficio reclami del presepe; un uomo che sta dicendo addio per sempre alla sua donna; una terapia anti-age con inarrestabili e devastanti effetti collaterali; una nonna che svela finalmente la verità dietro alla storia di Cappuccetto Rosso; una ragazza con un lavoro qualsiasi che sogna di fuggire lontano; una vecchia che stringe un patto col Diavolo, ma sarà ben presto il Diavolo a pentirsene… Tutto questo è NarrAgenda, un’idea che coniuga la praticità di un’agenda, con date e mesi nelle pagine dispari, al fascino della lettura, con un testo nelle pagine pari: cinquantatré brevi storie per cinquantatré settimane, con opere originali di cinquantatré penne diverse, tra le quali spiccano Marco Buticchi, Gianluca Mercadante, Angelo Marenzana e Gianluca Morozzi. Euforica e inquietante, assurda e monotona, terribile e magnifica: così è la vita di tutti i giorni, questo ciò che NarrAgenda racconta. Per trasformare la storia quotidiana in narrazione. NarrAgenda è un’idea Delmiglio Editore

Il regalo perfetto per chi ama la lettura! Prenota NarrAgenda nella tua libreria di fiducia, oppure ordinala online sul sito www.delmiglio.it

messaggio promozionale

ANNO XXIII – NUMERO 2 (80) – MAGGIO/AGOSTO 2017


inchiostro 80

– maggio/agosto 2017

Una storia che parla d’addio Valentina Venturi, Verona

7

versi diversi

Fanno giri immensi e poi tornano Alex De Polignol, Torino

12

Roger Munny, New York

Gabriele Cosentino, Bologna

32

44

50

La bistecchiera e il gatto

Andrea Montanari, Reggio Emilia

Gatti ninja e radiazioni cosmiche Luca Murano, Firenze

70

Giovanni Graziano Manca, Nuoro Racconto d’autore

Potete biasimarmi se adesso sono pazzo? Gianluca Morozzi

l’ospite: Danilo Arona dal canto suo

20

11

88

55

28

26

24

30 sul comodino 68, 76-79 inchiostro nerissimo 60 fumo d’inchiostro 69 brividi d’inchiostro 74 buio in sala It’s not fair 80 due arti insieme 86 inchiostro giallo 90 inchiostro fantastico fantasy 92 un grazie a… 95 la bacheca 96 in copertina Agnese Bonetti 97 itinerario

I delfini volanti del lago di Garda

Ritorno a Gunales

poesie inedite

bonsai

14

Andrea Taffi, Sassari

fantascienza

ufficio resurrezione parole defunte

Tonino Tarantino, Bella (PZ)

Il colpevole

inchiostro fantastico

9

Diretta con capra

Black Kangaroo

rubriche

Raggiungere l’ignoto

zoom

53

Il mio primo dizionario delle serie TV cult Erica Volani I remember Twin Peaks Luca Lonardelli Saggi su Twin Peaks Ludovica Bellomaria – Stefania Zambelli Twin Peaks, il Ritorno Giulia Scomazzon David Lynch sul pianeta Dune Michele Tetro A proposito di Laura Palmer Gioia Tasca David Lynch, il regista Antonio Tentori A proposito di David Lynch Maura Campo David Lynch e la musica dura Stefano Giorgianni

54

64

82 83 84 85

93

59

23

sommario

i racconti


i racconti

risvolti di copertina 9

racconti

Una storia che parla d’addio

Amarsi una volta, lasciarsi ogni giorno. È estate. Scegli con attenzione le tue prossime parole, decidi con cura come dirmi addio; l’autunno sta arrivando, non può coglierci impreparati. Altrimenti, questo freddo che sento già da diverse primavere congelerà il mio cuore in un rigido inverno senza fine.

Diretta con capra

Il professor Felice Ponti, ospite a TeleLucania, voleva solo sapere se i suoi stimati compaesani avessero apprezzato il suo libro sulle tradizioni locali. Ma i minuti passano, nessuno telefona in studio, il professore si altera: gente ingrata e insensibile, o disguido con la diretta tv?

Fanno giri immensi e poi tornano

Un paradosso di Nietzsche: il ladro che si intrufola in casa silenzioso è rispettoso perché non disturba il sonno; il guardiano che lo denuncia no, perché fa baccano. Nietzsche, Cosima Wagner, Maifredi e il calcio champagne… È tutto per noi due. Noi due, che parliamo d’amore.

Black Kangaroo

Roy Zedman lo sa: gli alieni presto invaderanno il pianeta entrando nelle persone per via rettale risalendo fino al cervello allo scopo di impossessarsi delle loro menti. Fino a che un canguro armato di M240 non interromperà una quotidiana partita a Risiko. Roy ne è sicuro: gliel’ha detto l’incenso.

I delfini volanti del lago di Garda

Due tombaroli, un improbabile detective, una bambina aspirante cantante golosissima di dolci e una povera vecchia convinta di riuscire a comunicare con la figlia morta prematuramente da quindici anni. Chi lo dice che in provincia ci si annoia?

Il colpevole

Chi è davvero il colpevole? Sarà sufficiente un’assoluzione definitiva da parte di un giudice, oppure nell’opinione pubblica continuerà ad annidarsi il dubbio e la diffidenza nei confronti dell’imputato? Confessare la verità o professare una menzogna: nessuna importanza, purché il delitto non resti impunito.

La bistecchiera e il gatto

La bistecchiera che il signor Sarnataro ha comprato online è scomparsa. Si sospetta che il furto sia stato commesso a opera di un vicino che ha la mania di rovistare tra i pacchi lasciati dal corriere; ma sarà stato davvero lui? E fino a che punto si può spingere la vendetta per l’onta subita?

Gatti ninja e radiazioni cosmiche

C’è un gatto nel frigorifero. Difficile da credere, eppure sono sicuro di averlo visto, era lì, accovacciato sul secondo ripiano; neanche mia moglie mi crede… In effetti il gatto non c’è più. Ma c’era, lo giuro. Lo cercherò, come ho cercato mio figlio. La sua stanza è vuota. Non c’è più mio figlio dentro. Non c’è più il gatto nel frigorifero.

Ritorno a Gunales

Due fratelli sardi partono alla volta della Germania in cerca di fortuna per un futuro migliore. Ma il richiamo della terra natia è troppo forte, impossibile rinnegare di appartenere a un luogo così pieno di tradizioni e magia. Forse, allora, la fortuna si può costruire anche a casa.

4 - Inchiostro


> emanuele delmiglio

Continuano le novità del “cantiere aperto” di Inchiostro, con sempre nuove idee e suggestioni che speriamo siano gradite. La prima novità riguarda Zoom, la nuova rubrica che raccoglie interventi, articoli e recensioni sul fil rouge di un tema definito, ben illustrato dalla copertina. Come potete vedere, il numero che state leggendo è dedicato alla serie evento Twin Peaks, spaziando dalla letteratura alla saggistica, dalla cinematografia alle serie televisive, per raccontare uno stile di narrazione e l’idea da cui nasce. Questo non significa che la rivista tratterà unicamente di questo. Avremo sempre un’ampia gamma di trattazioni e argomenti, ma ci sarà un nucleo di saggi incentrati sul filo conduttore. Prossimo tema sarà Star Wars e il viaggio dell’eroe, per discutere sullo scheletro narrativo che sta alla base di innumerevoli romanzi e pellicole.

editoriale

Caro lettore...

Un’altra novità riguarda il formato. Dopo un esperimento in brossura, con carta e copertina pesanti, torniamo al punto metallico in una dimensione leggermente ridotta, più leggera e maneggevole, facile da leggere, da spedire e da conservare. Altre future novità riguarderanno la distribuzione. Sempre più spesso riscontriamo scarsa attenzione da parte delle librerie che, di fronte al continuo arrivo di novità, finiscono per confinare il nostro magazine in collocazioni di scaffale poco visibili, magari rispondendo alle richieste dei lettori che la rivista non arriva o è terminata (è già accaduto). Che fare, allora? Abbiamo pensato di implementare la diffusione della versione digitale, mantenendo la presenza solo in librerie storiche e importanti e velocizzando il servizio di acquisto del cartaceo attraverso il sito rivistainchiostro.it Come sempre l’invio della rivista sarà gratuito. Che ne pensate? Scriveteci il vostro parere sui temi a cui abbiamo accennato e fateci sapere quali sono i vostri suggerimenti e le vostre necessità: desideriamo adempiere con sempre maggiore precisione alla nostra missione di rappresentare una rivista letteraria indipendente al servizio degli scrittori esordienti e dei lettori. E ora, buona lettura!

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Inchiostro - Rivista di storie e racconti da leggere e da scrivere

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Commenti? Suggerimenti? Informazioni? Domande? Scrivi a direttore@rivistainchiostro.it

DOVE ACQUISTARE INCHIOSTRO Troverai Inchiostro nelle seguenti librerie: F ALESSANDRIA: Mondadori. F ANCONA: Feltrinelli. F BARI: Feltrinelli. F BOLOGNA: Feltrinelli piazza Ravegnana. F BRESCIA: Feltrinelli. F CASALMAGGIORE (CR): Il Seme. F COSENZA: Feltrinelli. F FERMO: Ferlinghetti. F FERRARA: Libreria IBS e Libraccio. F FIRENZE: Feltrinelli. F GENOVA: Feltrinelli. F L´AQUILA: Libreria Colacchi. F MACERATA: Bottega Del Libro F MILANO: Feltrinelli via Manzoni, Feltrinelli via Ugo Foscolo. F MODENA: Serenatura. F NAPOLI: Feltrinelli via Cappella Vecchia, Feltrinelli via dei Greci, Feltrinelli Express stazione Fs. F PADOVA: Feltrinelli. F PARMA: Feltrinelli, Libreria Bancarella. F PIACENZA: Edicola Giardino. F PISA: Feltrinelli. F PORDENONE: Libreria Al Segno. F POTENZA: Comicstore sas, Kiria F RAVENNA: Feltrinelli, Liberamente Libri. F ROMA: Feltrinelli via Orlando, Feltrinelli largo di Torre Argentina. F SALERNO: Feltrinelli. F SENIGALLIA: Senigallia Libri. F TORINO: Libreria Belgravia, Feltrinelli piazza castello, Comunardi, La Piola libreria di Catia. F TREVISO: Canova. F VERONA: Fan City, Minotauro, Cerchio Della Luna. Bonturi, San Bonifacio (VR) F VICENZA: Galla. A richiesta, in tutte le fumetterie d’Italia. NUMERI ARRETRATI. Chi fosse interessato a ricevere uno o più numeri arretrati di Inchiostro, per la somma di € 8,00 per ciascuna copia richiesta, spese di spedizione comprese, può chiedere il modulo d’ordine con tutti i riferimenti scrivendo una e-mail di richiesta all’indirizzo amministrazione@rivistainchiostro.it. ATTENZIONE: fa eccezione il n° 1/1995 (ormai quasi esaurito), il cui costo è di € 25,00 per ciascuna copia richiesta.

Segnalaci la tua libreria di fiducia. Scrivici nome e indirizzo alla casella amministrazione@rivistainchiostro.it 6 - Inchiostro


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Inchiostro - Rivista di storie e racconti da leggere e da scrivere

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Una storia che parla d’addio

«S

e la nostra storia fosse al capolinea?» mi hai detto. «Lo è?» ti ho chiesto. «Se una mattina ti dicessi “me ne vado”. Come ci lasciamo?» hai continuato. «Potremmo semplicemente salutarci» ho risposto mentre rimboccavo la coperta in pile da dentro il letto. «Come il primo giorno che ci siamo conosciuti!» hai esclamato. Mi sono tirata su con l’aiuto delle braccia e, seduta sul letto, ti ho guardato. Era fine ottobre, pioveva e le gocce battevano sui canali della casa con un suono metallico riempiendo gli scoli d’acqua. Dalle fessure delle persiane, a pezzetti, entrava nella camera l’ombra lunga del lampione che, come un pendolo, era mosso dal vento. «Sarebbe come ricominciare la nostra storia, – ho detto – il nostro è stato un colpo di fulmine. L’hai dimenticato?». «No. – hai fatto un po’ risentito – Avevi i capelli tinti di scuro e uno sguardo severo» hai risposto e mi hai rimessa sotto le coperte. «Potremmo lasciarci con un viaggio» hai allora proposto. «I nostri viaggi sono sempre stati troppo stravaganti» ti ho risposto da una zona molto vicina al sonno. «Tipo?». «Tipo il meeting internazionale di nudisti questa estate». «È stato un imprevisto! Ci siamo integrati facilmente» hai aggiunto. «Tu. Magari». E sono rispuntata più sveglia che mai da sotto il cuscino e ho guardato i tuoi occhi che si erano fatti piccoli piccoli.

Il cielo buio un po’ alla volta si stava schiarendo. La città si preparava alla nevicata più abbondante e fredda di fine anno. Le tv locali ne parlavano da tempo, e ormai c’eravamo dentro. «Non è stata così progressista quella cosa lì. Culi e tette flaccide, pance grosse e spelacchiate. E non tirarmi fuori che tutto è relativo e bla bla bla» ho concluso secca, rimettendomi sotto le coperte. «Dimmi tu. Come possiamo lasciarci?» mi hai chiesto un po’ accaldato. «Voglio un addio come si deve. Come al tempo del muto dove a parlare sono i gesti e i sentimenti» ti ho detto un po’ arrabbiata. Era febbraio e fuori la temperatura era meno dieci. Noi eravamo sotto una doppia trapunta con i nasi congelati, il calorifero centralizzato spento e i piedi freddi. Ho appoggiato un piede al tuo stinco caldo. «Potremmo lasciarci come nei film d’amore» ti ho proposto. «Come Ed e Amy, – hai detto con voce tranquilla – un po’ alla volta. Sarai tu a interrompere per sempre la corrispondenza con un semplice clic». «Non puoi copiare il finale di un’altra storia. – ho detto con una punta di delusione – Quella di Ed è stata una scelta egoistica, l’hai detto pure tu. Lui muore ed è lei a decidere se restare in contatto con quel filo per sempre o meno. Lei. Che è viva» ho detto con una voce raffreddata. «Chi resta, resta con tutto» e hai spento l’abat-jour. Era già aprile e le foglioline verdi e tenere stavano spuntando sugli alberi del viale centrale. Le nostre biciclette erano legate insieme al palo

Valentina Venturi Verona

Era febbraio e fuori la temperatura era meno dieci. Noi eravamo sotto una doppia trapunta con i nasi congelati, il calorifero centralizzato spento e i piedi freddi. Ho appoggiato un piede al tuo stinco caldo.

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«Anche questo

è un modo per dirsi addio. – ti ho detto – Possiamo andarcene sbattendo la porta. Molta gente che conosciamo l’ha fatto».

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della luce di fronte casa. «Stamattina ho visto un rondinino prendere il volo. Che ne dici come finale?». «Vuoi che faccia la fine di Icaro?» ti ho chiesto a rallentatore. «No» hai detto ridendo. «L’ultima volta che sono stata su un tetto è stata la notte di Natale – ho continuato – e c’era la luna. Mai vista una luna così lucente. E tonda». «Era freddissimo. E avevi bevuto. Parecchio» hai sottolineato. «Era per scaldarmi! Non sarei resistita a quella temperatura polare» ho replicato. Ho appoggiato la schiena alla testata del letto e ho alzato lo sguardo al soffitto. «Non potevo lasciarlo sul tetto. Sarebbe morto». «Era quel discorso alla luna che…». «Il gattino si era innamorato della luna. Miagolava forte. Era un amore irraggiungibile, il suo! – ho detto concitata – Anche gli animali vivono gli addii» ho mormorato. «Il difficile è stato farti scendere. Non volevi mollare quelle tegole». «Avevo paura! – ho urlato – Non volevo lasciare quel posto pieno d’amore» e ho battuto la mano sul copriletto di cotone con ricamati a punto croce gli amorini di Raffaello. Ormai dormivamo solo con il lenzuolo e spesso, durante il sonno, ce ne disfacevamo pure. Era pieno luglio e l’umidità bagnava i nostri corpi spossati per il troppo caldo. Speravamo, ogni estate, che ci fossero uno o due gradi in meno rispetto a quella precedente. Invece il caldo era sempre più opprimente e ci rendeva nervosi e irascibili. Tu in modo particolare. Iniziavi a leggere le previsioni atmosferiche da maggio e ogni volta te la prendevi con il buco. «Dannato ozono! Ci farà morire tutti» e hai chiuso internet con rabbia. «Anche questo è un modo per dirsi addio. – ti ho detto – Possiamo andarcene sbattendo la porta. Molta gente che conosciamo l’ha fatto».

«Noi siamo diversi. – hai detto con calma – Speciali» hai aggiunto e ti sei seduto sulla sedia in cucina, con uno sguardo nuovo. Stavo davanti a te, in piedi. Ho preso la tua testa tra le mani. Da quella posizione potevo ammirare la tua larga schiena, il tuo collo forte e le tue orecchie piccole che appena si intravedevano tra i capelli scuri e ribelli. Avrei voluto dirti che credevo di non vederti più dopo il nostro primo appuntamento perché pensavo di non esserti piaciuta affatto. Avrei voluto dirti che al nostro settimo anniversario facevo sogni di noi in dissolvenza e mi svegliavo con un malessere che mi restava fino a sera quando era tempo di un nuovo sonno. Avrei voluto dirti che spesso in casa giravo con addosso la maglietta che indossavi il giorno che ci siamo conosciuti per rivedere a rallentatore i fotogrammi di te e tormentarmi di dubbi. Avrei voluto dirti che ho provato un dolore fisico alle orecchie quando qualche novembre fa mi hai detto: «Mi sembra tutto complicato». Invece ti ho detto: «Potremmo lasciarci su WhatsApp. Sarebbe un modo civile». Ti sei alzato dalla sedia, ti sei seduto al computer e hai detto: «Ce ne andiamo al fresco. Che ne dici delle Alpi francesi? A te piace, la Francia». Hai cercato su booking qualche pensioncina economica, ma con connessione inclusa. «Teniamo anche l’e-mail, come possibilità» hai detto e hai digitato i numeri della carta di credito. Io ho versato i croccantini nella ciotola del gatto che dormiva sul terrazzino e ho acceso la moca. Sono rimasta a guardare il fumo che usciva dalla caffettiera mentre l’odore di caffè riempiva tutta la stanza.


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Inchiostro - Rivista di storie e racconti da leggere e da scrivere

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Diretta con capra

«A

mico mio, me lo devi fare questo piacere… Io ho bisogno di sapere che effetto ha avuto il libro sui nostri concittadini! Stabilisci tu il giorno, ma un confronto con la gente per me s’impone, dopo tutti i soldi che il Comune ha speso per la pubblicazione. Non vorrei che il volume sia stato letto solo da qualcuno e che tutti gli altri l’abbiano semplicemente sistemato in bella mostra nei loro scaffali. Per me sarebbe una sconfitta!». Il professor Felice Ponti aveva pubblicato nel febbraio 1988 il volume Storia delle Terre e del Castello di ***, e ogni sabato, rientrando dall’università nel suo paesello, ripeteva la richiesta di una diretta televisiva al responsabile della programmazione di TeleLucania. Per un profondo senso di onestà culturale, sperava di poter accertare il grado d’interesse, nonché di apprezzamento per l’opera, ma desiderava soprattutto poter giustificare, non solo a se stesso, le spese sostenute dal Comune per assicurare una copia a ogni famiglia. «Hai ragione, hai ragione, – rispondeva immancabilmente il maestro Mario Meles – ma dobbiamo trovare il momento giusto. Vedi, la gente segue i programmi nazionali, i film, le telenovele, i programmi a premi e i dibattiti politici. Della cultura s’interessa poco o niente. Vedremo, vedremo… Prima o poi troveremo la serata giusta!». In realtà Mario Meles intendeva rinviare la diretta a oltranza, certo che gli ascolti sarebbero crollati, confidando che il professore si sarebbe arreso, presto o tardi. Ma Felice Ponti non mollava il colpo; fu quindi Meles a doversi arrendere, e la trasmissione venne finalmente fissata per il 12 agosto alle ore 20.00. Il professore Ponti giunse negli studi particolarmente euforico, puntuale, con un’ora di anticipo sulla diretta,

come gli era stato detto, accompagnato dal sindaco e dal collega Montaldi dell’università di Napoli. I tre uomini vennero accolti nell’atrio del palazzo da una giovane dagli occhiali tartarugati, la quale li invitò a seguirla e, dopo essere quasi sparita dietro allo schermo di un grande computer, chiese i loro nomi; qualche istante dopo, dal corridoio che si apriva a fianco della zona segreteria, sbucò Peppino, il presentatore, con i capelli brizzolati e laccati, divisi da una scriminatura centrale, che ricadevano sulla fronte in due leggere tendine. «Ben arrivati» li salutò Peppino porgendo la mano a ciascuno di loro. Salirono in ascensore due piani. Lo studio di TeleLucania consisteva in una modesta stanza illuminata da fari che producevano un calore quasi insopportabile; sul lato destro, telecamere e infinite serpentine di cavi. Sul lato sinistro, il banco a elle dove si sarebbero sistemati conduttore e i tre ospiti. A quella vista, complici anche le luci, Felice Ponti iniziò a sudare. Una volta seduti, ripassarono domande e risposte e, quando mancavano dieci minuti alla diretta, un truccatore armato di cipria si avvicinò loro e tamponò fronti e nasi con lo stesso piumino; un’ultima spruzzata di lacca per il presentatore e via, in onda tra trenta secondi. E dieci, nove, otto… Il professor Ponti si sentiva montare l’adrenalina. …Tre, due, uno, sigla. Il presentatore Peppino subito chiarì i motivi dell’incontro e passò la parola al sindaco che si affrettò a precisare: «Sono passati sei mesi dalla presentazione del volume del professor Ponti e sono orgoglioso di poter dire che l’opera si trova ormai in tutte le case di ***. Oltre alle prime cinquecento copie, abbiamo provveduto immediatamente a farne stampare altre cinquecento, cercando di raggiungere anche le famiglie sparse nelle nostre

Tonino Tarantino Bella (PZ)

Salirono in ascensore due piani. Lo studio di TeleLucania consisteva in una modesta stanza illuminata da fari che producevano un calore quasi insopportabile.

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Nessuno chiamava. I quattro non riuscivano più a nascondere l’imbarazzo, ma soprattutto non sapevano più in che modo alimentare almeno tra di loro il dibattito nello studio.

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campagne e quelle che vivono all’estero. Di questo siamo veramente orgogliosi». Venne anche il turno di Felice Ponti, il quale prese a dire, augurandosi di non balbettare: «Sono felicissimo di essere qui stasera, per un confronto necessario, dovuto, con la mia gente sulle dinamiche socio-culturali che hanno determinato nel corso dei secoli le proprietà fondiarie e sulla funzione svolta dal mastodontico edificio del castello sin dalla primissima edificazione». Bene, tutto liscio, nemmeno un’incertezza; come se fosse in televisione tutto i giorni! Il professor Montaldi si occupò poi di inquadrare storicamente i momenti più importanti della storia di ***, ricorrendo anche ad alcune carte geografiche della Lucania sistemate rapidamente nello studio. Quando Montaldi ebbe finito il suo discorso, il professor Ponti, ormai lanciatissimo nel suo nuovo ruolo di ospite televisivo, dichiarò: «Se me lo permettete, vorrei ricordare ai nostri telespettatori che noi siamo qui essenzialmente per ascoltare, per ascoltare voi, cari concittadini. Ci interessa sapere la vostra opinione sul libro in modo da poter instaurare con tutti voi un dialogo aperto e costruttivo». «Aspettiamo, quindi, le vostre telefonate al numero che vedete in sovrimpressione. Intanto vi proponiamo alcune immagini relative alla serata del marzo scorso, quando fu presentato il libro del professor Ponti». Il presentatore si alzò dal tavolo e scambiò qualche parola a mezza voce con uno dei cameramen. Ponti ne approfittò per rivolgersi a Montaldi, con una certa impazienza: «Mario, ma siamo sicuri che il telefono funziona?». «Ma certo, certo!» affermò l’amico. Dopo pochi minuti tornarono in diretta, ma il telefono taceva ancora. «Allora, amici, – riprese il conduttore – aspettiamo le vostre riflessioni. Il professor Ponti è qui con noi ed è a nostra disposizione; è veramente una felice occasione, da non perdere!». Nessuno chiamava. I quattro non riuscivano più a nascondere l’imbarazzo, ma soprattutto non sapevano più in che modo alimentare almeno tra di loro il dibattito nello stu-

dio. Alla fine il professor Ponti, che stava perdendo la calma, esclamò: «Ma insomma, perché non si fanno vivi i nostri professionisti? Forse per timidezza?». Nulla. Silenzio assoluto. Ritornò alla carica, sempre più nervoso: «Dove sono gli insegnanti? E i professori? I medici sono forse ancora al lavoro? E gli avvocati? A quest’ora i tribunali sono chiusi!». Nessuna risposta. Allora, tra l’imbarazzo generale, si scatenò: «E pensare che all’università con i miei studenti ho sempre parlato del mio paese come di un luogo pieno di cultura, con uomini e donne sempre aperti a ogni tipo di conoscenza. Devo dire invece che stasera abbiamo la prova di quanto poco interessati siete persino alla scoperta di qualcosa che vi riguarda molto da vicino. Siete una delusione… siete soltanto pronti a parlare di calcio, di donne e di cibo, ma assolutamente digiuni di cultura. – e assestò un pugno sul banco – Siete un’accozzaglia di beoni, incolti e miserevoli invidiosi! E allora sapete che vi dico? Andate a fare in culo!» concluse guardando dritto in camera. Il telefono taceva ancora. Mario Meles, preoccupatissimo, permise un ultimo saluto da parte del presentatore e lanciò rapidamente la sigla di chiusura. I cinque non sapevano cosa dire. Si muovevano nello studio a destra e a manca, ritornavano sui loro passi, guardando le mattonelle, inseguendo strani pensieri, cercando delle spiegazioni: non ne trovavano. Andarono via tutti quasi senza salutarsi, abbozzando brevi sorrisi di circostanza che nascondevano un’immensa delusione. Soltanto il giorno dopo si seppe che la trasmissione non era andata in onda. Proprio nel momento in cui era comparsa la sigla iniziale, una capra, balzando vicino all’ovile in montagna, dove era sistemato il ripetitore del segnale, ne aveva tranciato il cavo, impedendo così che le immagini raggiungessero il paese. La videocassetta fu cancellata e il professor Felice Ponti continuò a essere stimato dai suoi concittadini.

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