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FRALERIGHE DICE NO ALL’EDITORIA A PAGAMENTO


Editoriale

Siamo giunti al quinto numero della rivista “Fralerighe” e al secondo dopo la scissione in rivista “Crime” e rivista “Fantastico”. Continuiamo a crescere: abbiamo sempre più lettori, sempre più commenti positivi, sempre più collaboratori. Inoltre da questo numero abbiamo deciso di aprirci ad altre espressioni mediatiche del Fantastico, in primis fumetti e illustrazioni. Riguardo queste ultime, abbiamo avuto il piacere di intervistare il grande Paolo Barbieri. Con questo numero nasce anche una nuova rubrica: Profilo d’Autore. Nei suoi articoli tracceremo i profili di vari autori fornendone le note biografiche essenziali, descrivendone lo stile peculiare nei suoi pregi e difetti, presentandone le opere principali. Abbiamo deciso di iniziare tracciando il profilo di Carlton Mellick III, il creatore della Bizarro Fiction. Non mi resta che augurarvi, a nome di tutta la redazione, buona lettura.

Il direttore delegato, Michele Greco

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Racconto:

“Time Inc” di Lerigo Onofrio Ligure – Attenzione, rientro non programmato. – annunciò l’operatore, disattivando gli allarmi. – Che succede Capo Mitchell? – domandò l’ufficiale di guardia fissando l’orologio appeso alla parete. Era strano dover regolare tutto in base a quell'unica lancetta, eppure quello era l’unico sistema che valesse qualcosa in un luogo senza tempo – Il Modulo TC è rientrato in anticipo. – – Perché non ne sono stato informato? – – Non c’era sulla traccia, Maggiore. – confessò l’operatore, scartabellando tra la documentazione, fissò i caratteri incisi sulla tavoletta magnetica. Tre cicli prima era comparso un annuncio sui giornali di tutta la Terra del ventinovesimo secolo, il quale diceva di aspettare e avere pazienza, Mitchell l'aveva letto con difficoltà sulle incisioni della piastra magnetica dove a ogni nuovo ciclo la traccia veniva registrata – Sembra che il Sergente Orley abbia deciso di cambiare qualcosa nella traccia. – – Orley non dovrebbe prendere simili decisioni per conto proprio. – fece notare il Maggiore. – Al prossimo ciclo sarà di nuovo tutto come vuole lei signore, per ora ho cambiato solo qualche sciocchezza. – spiegò il Sergente uscendo dal modulo temporale – Capo questi nuovi stabilizzatori mi sembrano funzionare bene, puoi dire alla squadra di montarne anche sulle altre capsule! – L’operatore annuì con un leggero sorriso, mentre il Maggiore fissava il modulo con aria scettica, la solita che usava quando tentava di comprendere il funzionamento di quegli affari – Quanto ci vorrà per le modifiche di tutti i moduli TC? – – Poco più di un ciclo, signore. – – Se non fossimo fuori dalla linea temporale direi che sta perdendo tempo Capo. – ammise il Maggiore con un tono ironico – Faccia ciò che deve, ma voglio che la razionalizzazione della traccia non venga ritardata oltre a causa di questa manutenzione. –

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Orley fissò l’ufficiale andarsene nel proprio ufficio e con una smorfia si lasciò cadere su una sedia accanto all’operatore – Mitch, come fai a stare in mezzo a questi palloni gonfiati tutto il giorno? – – Potrei farti notare che sono uno di loro, Sarid. – scherzò Mitchell – Allora, che hai combinato stavolta con la traccia? – Orley si fissò le braccia e mostrandole all’altro fece notare – Mi sono abbronzato! – la pelle color ebano non sembrava tanto diversa dal solito, ma in casi di rientri anticipati era già capitato che parte del ciclo rimanesse impresso sull’agente – Ho passato circa quarant’anni in una città chiamata Nuova Stoccarda, prima di decidermi a rientrare: quando ho compreso di non poter fare più nulla in quel ciclo, ho deciso di modificare la traccia e quindi sono rientrato. – – Che diavolo hanno combinato questa volta? – domandò l’operatore con un ghigno – Hanno di nuovo lanciato un programma per migliorare il patrimonio genetico? – Orley scosse la testa – Non ci arriveresti mai. – – Andiamo, in questi ultimi mille cicli ho visto trovate al limite dell’idiozia. – – Mitch questa volta hanno costruito un reattore a fusione dentro il nucleo del pianeta, ho cercato di avvertirli, ma hanno mandato al diavolo milioni di anni di evoluzione anche questa volta. – confessò Orley con un sospiro stanco – Quando sono arrivato alla conclusione che non sarebbero sopravvissuti ho deciso di rientrare prendendo il sole su un’isoletta fino alla fine del ciclo. – L’operatore sogghignò a quelle parole, ma tornando alla solidità della piastra magnetica fece notare – Ci sono tre moduli prenotati per i prossimi cicli, vuoi tornare subito in missione, oppure prendi un ciclo di riposo? – – Stai scherzando? Non sopporto l’idea di starmene li in mezzo come un ebete per tutto questo tempo! – Mitchell scosse la testa – Ti stai abituando a pensare come quella gente, parli di tempo e di ore da parecchio Sarid, sai che vuol dire questo per un TC vero? Potresti essere addirittura rimosso dal progetto e inserito in uno dei cicli. – – Già. – annuì Orley soprappensiero – Immagina di nascere e morire una sola volta come tutte quelle persone e non essere consapevoli di quello che c'è oltre un singolo ciclo vitale, potrei diventare pazzo: tirare fuori idee

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senza senso come quelle che ho visto negli ultimi cicli e non rendermene conto. – le mani del Sergente si strinsero una dentro l’altra, come a scacciare l’idea. – Una cosa impensabile! – convenne l’operatore – Come se non bastasse saresti alla mercé di tutti gli altri folli che volta per volta distruggerebbero il sistema solare con le loro idee strampalate. – Orley fissò quello che per tanti e tanti cicli era stato il suo operatore: l’uomo che gli aveva consentito di viaggiare tra gli infiniti cicli vitali alla ricerca di una linea temporale dove l’umanità riuscisse a sopravvivere senza autodistruggersi. L’assurdità era proprio quella di vedersi riflesso miliardi di volte in quei volti identici al suo e non poter far nulla se non ricominciare da zero nel ciclo seguente – Sai, credo che alla fine prenderò un ciclo di riposo. Voglio andarmene in un luogo piacevole e senza troppa tecnologia. – – Ho il profilo che fa per te! – ammise Mitchell, con un sogghigno – Inventore dell'età preindustriale, discreto pittore. Insomma qualcosa con cui divertirsi. Potrai sbizzarrirti come vorrai, ma come al solito non dovrai interferire con altri agenti TC. – – Chiaro. – annuì Orley sfregandosi le mani l'una contro l'altra – Farò una doccia, prepara la capsula. –

(http://menestrelloitinerante.blogspot.it/)

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Racconto

“Luck Hifar” di Tony Viola Quando il campanello suonò la prima volta, Amanda non lo sentì. Aveva gli occhi pieni di lacrime che scivolavano sulle guance sbavando il mascara. Il telegiornale continuava a ripetere sempre la stessa notizia relativa ai militari rapiti in zona di guerra, ma non aggiungeva nulla di nuovo. Dall’istante in cui aveva sentito il nome di suo marito, Derek Daiton, tra i soldati sequestrati, per Amanda il mondo si era fermato. Aveva smesso di prepararsi per andare a lavoro ed era rimasta davanti al televisore, vicina al telefono, sperando di ricevere notizie. Il campanello suonò di nuovo e questa volta Amanda lo sentì. Asciugandosi le lacrime con un fazzoletto attraversò il corridoio e aprì la porta di casa. Davanti ai suoi occhi si presentò un ragazzo in giacca, sui 25 anni, con una cravatta rossa e una 24ore. – Salve signora posso rubarle un minuto? – il giovane le diede un bigliettino da visita, mostrandosi indifferente alle lacrime di Amanda. Su quel piccolo pezzo di carta c’era un rombo rosso con una E nera coricata sulla schiena e la scritta “DeepRed Global Bank”. Sul retro, invece, c’era scritto “Luck Hifar, junior finacial advisor”. – Guardi, non è un bel momento – rispose Amanda con la voce rotta dal pianto. – Lo so, mi dispiace per suo marito, ma se mi fa entrare posso aiutarla. – Non vedo come… – Mi creda, non è la prima volta che la mia banca risolve situazioni simili… Amanda chiuse la porta per escludere quell’estraneo invadente dal proprio dolore, ma dopo alcuni secondi la riaprì. – Può davvero fare qualcosa? – Mi faccia entra e le spiego tutto. Si accomodarono nella piccola cucina. Amanda abbassò il volume del televisore e si sedette in modo da tenere sempre d’occhio le notizie che passavano sullo schermo.

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– La DeepRed non è una banca come le altre – spiegò Luck poggiando la 24ore sul tavolo – non offriamo solo finanziamenti e mutui. Noi esaudiamo desideri. Ad esempio lei può desiderare che suo marito torni sano e salvo – – …e mio marito tornerebbe? – Certo! Noi abbiamo contatti ovunque, non solo nel Dipertimento della Difesa, ma anche tra i terroristi stessi… Mi creda non c’è nulla che il denaro non possa comprare – il volto del ragazzo era costantemente segnato da un sorriso accomodante – Però lei capirà che questi servizi hanno un costo… – – Abbiamo solo pochi soldi da parte e questa casa – Amanda corse subito sulla difensiva. – Questo non è del tutto vero, lei ha qualcosa che a noi interessa. Qualcosa di invisibile e tutto sommato anche inutile… La sua anima. Sul volto di Amanda si dipinse il disappunto. – Signora mi faccia spiegare – proseguì subito Luck aprendo la 24ore e iniziando a tirar fuori alcuni depliant – La DeepRed si occupa di questo genere di transazioni da molto tempo. Se è perplessa perché non ha intenzione di vendere la sua anima, rifletta che è un qualcosa che, infondo, non le è mai servita a nulla. Quando ha usato la sua anima? Quando averla o non averla ha fatto qualche differenza? Pensi che vendendola ora potrebbe riavere suo marito… E’ un ottimo affare, non le pare? – Amanda visionò i documenti che Luck le passò. Erano tutte ipotesi di contratto scritte in un forbito linguaggio giuridico e accompagnate da spiegazioni tecnico-burocratiche. Lo scetticismo iniziale fece spazio alla voglia di riavere indietro suo marito e lasciò alla speranza ogni sua iniziativa. – Chiaramente dovremo fare una valutazione preliminare sulle condizioni dell’ anima, per assicurarci che il bene copra la nostra operazione – disse Luck aprendo un voluminoso fascicolo dalla 24ore – Ha mai ucciso qualcuno? – – Mai! – Ha mai tradito suo marito? – No… – ma la sua voce era indecisa, poco convinta. La cosa non sfuggì a Luck. – Signora guardi, questa è un’analisi preventiva. In seguito ne verrà fatta un’altra che svelerà le reali condizioni della sua anima. Se lei mente ora, in seguito il valore sarà ridimensionato e si rischierà di compromettere

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l’affare. In casi come questi, in cui bisogna far presto, è meglio essere subito sinceri. Quindi le chiedo ancora, ha mai tradito suo marito? Amanda fu costretta ad annuire. La valutazione durò quasi un’ora, in cui Luck la riempì di domande intime e private. Amanda fu più volte sul punto di tirarsi indietro, desistendo ogni volta che pensava a suo marito, ostaggio in terra straniera. Alla fine il consulente della DeepRed analizzò le risposte ottenute, fece alcuni calcoli e aggrottò la fronte pensieroso. – Qualcosa non va? – chiese Amanda preoccupata dalla reazione. – In effetti si – spiegò lui – La valutazione della sua anima è BBB-. È un’ottima valutazione, ma per un caso come questo non è sufficiente… Il suo desiderio è davvero molto costoso – – La prego… Deve esserci una soluzione – le lacrime ripresero a scorrere sul volto della donna. – Non si preoccupi, una soluzione si trova sempre… Mentre parlava, Luck fu distratto dal pianto di un bambino. Il suono proveniva dalla stanza accanto. – E’ nostro figlio… – spiegò Amanda notando la curiosità del consulente – Derek Junior, ha quattro mesi. Non voglio rimanga orfano… – – Non succederà, non si preoccupi. Il punto è che un’anima BBB- non vale abbastanza per ripagare un tale desiderio ma… l’anima di un bambino di quattro mesi sarebbe più che sufficiente. Amanda guardò sconvolta l’uomo davanti a se, poi, sconfitta, chinò il capo. (www.uninsultoallatuaintelligenza.it)

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Profilo d’Autore

Carlton Mellick III

Vita: Nato a Phoenix il 2 luglio 1977, Carlton Mellick III è un autore stravagante ed eccentrico, volutamente strano ed eccessivo come il suo genere. È molto prolifico e si occupa per lo più di racconti. Nel 1999 ha fondato la Eraserhead Press, una casa editrice specializzata nel "Nuovo Assurdismo", un sottogenere del fantasy con elementi fantascientifici e horror caratterizzato da stranezze al limite del nonsense ed elementi fortemente grotteschi. In seguito il genere ha cambiato nome in "Bizarro Fiction". Nel 2008 Mellick III ha partecipato al “Clarion West Writers Workshop”, dove ha studiato con autori del calibro di Chuck Palahniuk e Cory Doctorow. Nel 2005 un uomo canadese è stato arrestato per prestato “materiale indecente” a un minorenne. La pietra dello scandalo non era altro che “Satan Burger”, il romanzo d’esordio di Mellick III.

Stile: Lo stile di Mellick III è trasparente e generalmente ben mostrato, caratterizzato da una netta preferenza per l'uso della prima persona al presente. I suoi personaggi-pov hanno voci narranti calde, coinvolgenti e personali,

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mentre gli altri personaggi sono quasi sempre ben caratterizzati. Il ritmo delle sue opere è spesso veloce e tagliente, anche grazie al lessico semplice e all’uso di capitoli brevissimi. Inoltre Mellick sa scegliere con cura i dettagli da descrivere e le scene da mostrare: nei suoi romanzi non c'è mai neppure una riga superflua. I racconti e i romanzi di Mellick sono quasi sempre ricchi di ironia, satira e umorismo dissacrante. In generale lui parte da idee idiote e allucinate e riesce a costruirci storie geniali e divertenti. I suoi originalissimi romanzi abbattono i tabù, ma in modo meno eccessivo rispetto agli autori di Bizarro Fiction più vicini all’Ero Guro. Nonostante tutto ciò, Mellick non è un autore perfetto e ogni tanto pure lui compie qualche scivolone stilistico (soprattutto infodump). Inoltre le sue storie soffrono di una certa schematicità di fondo: personaggio femminile dominante e spesso impulsivo e aggressivo, personaggio razionale ma sottomesso, elementi sessuali inquietanti ed espliciti. Ad ogni modo è uno dei pochi autori di Bizarro Fiction che riesce spesso a creare storie coerenti e sufficientemente verosimili. Molti altri autori del genere, invece, tendono a farsi prendere la mano dai nonsense trasformando tutto in scene slegate tra di loro e spesso fini a se stesse.

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Opere principali: •

Warrior Wolf Women of the Wasteland

In seguito all’olocausto nucleare, McDonaldland è rimasto l’ultimo baluardo della civiltà moderna. Gli abitanti sono costretti a lavorare e mangiare da McDonald’s, la Benedetta Corporazione. Ovviamente gli abitanti sono quasi tutti grassi e non possono ribellarsi al loro destino: per i disertori è previsto l’esilio oltre il muro che circonda la città, in una desolata landa infestata da lupi mannari. Questi ultimi un tempo erano donne umane. Tutte le donne sono state colpite da una strana malattia: ogni volta che hanno un orgasmo perdono un po’ delle fattezze umane e col tempo sono destinate a trasformarsi totalmente. Proprio per questo, le donne sorprese a far sesso o a masturbarsi senza l’autorizzazione del governo vengono esiliate e condannate a trasformarsi del tutto o a essere sbranate da altre lupe mannare. A Daniel Togg, il protagonista del romanzo, sono spuntate sul petto altre due braccia. Ciò è un grave problema perché il destino dei mutanti è di essere cacciati dalla città e dati in pasto alle lupe mannare. •

The Haunted Vagina Steve non riesce più a fare sesso con Stacy, la sua ragazza. Il problema è sorto quando la vagina di quest’ultima ha iniziato a emettere lamenti e sussurri strani, e non caso è abitata da un fantasma. Quando dalla vagina inizieranno a uscire cose ben più strane, Steve sarà costretto a entrarci dentro personalmente.

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The Egg Man

In un futuro prossimo, le persone nascono come insettoni ed evolvono progressivamente in esseri umani. Tutti sono proprietà di una corporazione e devono dimostrare di valere il tempo e i soldi spesi per loro. Lincoln, un Odore, è un pittore presso la Georges Corporations, e deve dimostrare di essere in grado di produrre tele creative. Ma una serie di incontri disgustosi cambieranno la sua vita. Questo è uno dei pochissimi romanzi di Mellick III in cui il tono non è ironico, ma triste e cupo. •

The Baby Jesus Butt Plug Questo racconto è ambientato in un mondo in cui va di moda creare artificialmente dei neonati con le sembianze di personaggi famosi per metterseli nel culo durante i rapporti sessuali. Da un anno Mary rompe l’anima al marito Joe perché vuole un Baby-Gesù. Quando finalmente lo trovano, la vecchia proprietaria li mette in guardia: se vi metterete nel culo il Baby-Gesù, Dio vi punirà!

Michele Greco

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Articolo

Dietro al colore e all’inchiostro si nasconde la vera fantasia: l’importanza dell’Illustrazione nel genere Fantasy

L’arte è una forma d’ispirazione per la vita, ed è attraverso l’arte che riusciamo a dare luce alla nostra immaginazione. Questa è la frase che ho scritto subito dopo aver letto un post interessante sul web. Un argomento che può sembrare banale, ma che in realtà racchiude grande importanza; sto parlando del forte legame tra illustrazione e storia in un romanzo, che sia di genere fantastico o horror. È stato statisticamente provato che una buona percentuale di lettori legge la trama di un romanzo perché attirato dalla copertina. Ma, allora, significa che la maggior parte dei lettori acquista libri fantasy o di vario genere senza neanche leggere la trama? Certo che no. O, almeno, non tutti.

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È assolutamente normale che il primo impatto tra il lettore e la storia sia, appunto, la copertina. Questo che vi ho riportato non è un’informazione di poco conto, anzi, è attraverso queste statistiche che è possibile affermare con più certezza che esiste uno stretto legame tra la scrittura e il disegno (specialmente nel genere fantasy e nei suoi sottogeneri). Gli scrittori in generale sanno che la copertina è importante quasi quanto l’intera storia. È grazie ai videogames, ai fumetti, ai libri illustrati, all’arte in generale se conosciamo le sembianze di un drago o di un unicorno ed è solo grazie all’arte che l’immaginazione ha preso piede nel campo letterario. Basti pensare alle illustrazioni di “Alice in Wonderland” di Lewis Carroll, disegnate da Sir John Tenniel, che hanno fatto sognare diverse generazioni, o ai disegni che hanno arricchito le pagine dei primi libri della saga di Harry Potter di J. K. Rowling dando un volto ai personaggi e alle creature straordinarie di Hogwarts. Nel genere fantasy e nei suoi sottogeneri, l’illustrazione ricopre un ruolo fondamentale perché è grazie ad essa che lo scrittore riesce a mostrare ai lettori una parte più dettagliata del suo mondo immaginario. Generalmente i personaggi più frequenti nel panorama fantasy sono senza dubbio i draghi, gli elfi e i guerrieri; personaggi che possiamo facilmente trovare nei libri dell’autrice

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italiana Licia Troisi (le saghe fantasy più note da lei scritte sono “Cronache del Mondo Emerso”, “Le Guerre del Mondo Emerso”, “Leggende del Mondo Emerso” e “La Ragazza Drago”, edite da Mondadori), illustrati dall’artista Paolo Barbieri, uno degli illustratori più apprezzati in Europa. I disegni di Paolo Barbieri sono unici; più frequentemente possiamo ammirare tra le opere di Barbieri draghi maestosi e forti, guerriere bellissime e mostri d’ogni sorta, ma anche esseri per metà umani e per metà robot ispirati a qualche storia fantascientifica. Le sue illustrazioni hanno ispirato, di volta in volta, disegnatori d’ogni paese e, soprattutto, d’Italia.

Laura Buffa

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Recensione

“Il Raccoglitore di Anime” di Alan Campbell • Titolo: Il Raccoglitore di Anime • Autore: Alan Campbell • Sottogeneri: Dark fantasy, Steamfantasy, New Weird • Casa editrice: Editrice Nord, TEA (versione economica) • Pagine: 494 • Anno: UK 2006 – ITA 2007 • Formato: Cartaceo Trama: In mezzo alle Sabbiemorte sorge Deepgate, un'immensa città sospesa su un profondo abisso grazie a un sistema di catene, cavi e reti. I suoi abitanti credono che nelle tenebre sottostanti viva il dio Ulcis, sconfitto ed esiliato dalla madre Ayen, dea della luce e protettrice degli Heshette, la popolazione nomade nemica di Deepgate. È per questo che i morti della città vengono gettati nell'abisso, dove Ulcis sta formando un esercito di anime per spodestare Ayen e riconquistare il paradiso per sé e per i suoi fedeli. Al centro di Deepgate si erge l'enorme complesso del Tempio, un labirinto di torri e sotterranei da dove i sacerdoti della Chiesa di Ulcis governano la città. E, in una cella alla sommità di una delle guglie, vive il giovane Dill, l'ultimo degli arconti, una stirpe di angeli guerrieri a cui Ulcis avrebbe assegnato la difesa della città e dei suoi fedeli. Ma Dill è soltanto un ragazzo di sedici anni che ha trascorso una vita da recluso e al quale non è mai stato permesso di addestrarsi. Eppure toccherà proprio a lui affrontare il più grande nemico di Deepgate, un nemico invisibile ma onnipresente nelle menti e nei cuori degli abitanti della città.

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Recensione: “Il Raccoglitore di Anime” è il primo romanzo della trilogia “Deepgate Codex” di Alan Campbell. L’autore, già famoso in ambito videoludico, ha creato un interessante fantasy dall’elegante sapore gotico. Sicuramente è un ottimo romanzo per chi vuole iniziare ad addentrarsi nel new weird in modo leggero: qui il new weird c’è, ma in percentuale nettamente minore rispetto ai due sottogeneri principali (dark fantasy e steamfantasy). Insomma, nulla a che vedere con VanderMeer e Miéville! Questo però non è necessariamente un difetto in quanto Campbell si pone come ponte tra il passato e il futuro del fantasy. In modo convincente? Scopriamolo subito! L’ambientazione de “Il Raccoglitore di Anime” è interessante, affascinante e ben strutturata. Ma la città di Deepgate è destinata a durare poco. Molti hanno criticato questo aspetto asserendo che in tal modo l’ambientazione sia stata sprecata. Be’, non è così: Deepgate è sospesa su un baratro, quindi è intrinsecamente effimera e momentanea. Ed è proprio questo senso di precarietà che dona un’atmosfera speciale al romanzo, un’ansia derivata dall’essere sospesi su un abisso senza sapere quando e se si sprofonderà. Ma Deepgate è prima di tutto una città viva in cui si intrecciano le storie di vari personaggi. Non a caso l’autore ha scelto di alternare i POV di ben sette personaggi: Dill, Rachel, Devon, Carnival, Mr. Nettle, Sypes e Fogwill. Dill è il personaggio principale, ma è anche il più debole: per la maggior parte della storia ha la personalità di un’ameba. Il suo sentirsi perennemente inadeguato lo rende simpatico al lettore e dà un senso di tenerezza, ma è un effetto che dura solo per pochi capitoli e che alla lunga dà fastidio. Purtroppo Dill rimanere un inetto quasi fino alla fine del romanzo, solo negli ultimi capitoli la sua personalità fa un balzo in avanti. Il motivo di questa trasformazione solo apparentemente improvvisa verrà approfondito nel secondo romanzo della saga. Rachel rappresenta l’inversione del cliché della damigella in pericolo: stavolta lei è il cavaliere e la “damigella” è Dill. Ra-

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chel ha una personalità in bilico tra forza e fragilità. Lei è una Spina, ossia un’assassina della Chiesa, ma a differenza delle altre Spine non è stata temprata. Essere temprati vuol dire subire un lavaggio del cervello che toglie ogni briciolo di umanità e trasforma in macchine fredde e senza sentimenti. Rachel vorrebbe essere temprata per non sentire più sensi di colpa nell’uccidere, per non soffrire assieme alle sue vittime, ma suo fratello Mark non glielo permette. Come conseguenza di ciò, le Spine non si fidano molto di Rachel, che non a caso viene scelta per addestrare Dill. Un compito ingrato e di basso profilo che però la porterà ad apprezzare la forza dei sentimenti e delle emozioni. Devon è l’Avvelenatore, il capo dei chimici di Deepgate. È molto sarcastico, intelligente, ironico e scaltro. Strappa più di un sorriso grazie alle sue capacità dialettiche e umoristiche, ma il suo pensiero è negativo, misantropico e nichilista. Lui odia Deepgate perché gli ha portato via la persona amata. Per lui gli abitanti della città sono troppo attaccati alla morte, vivono solo per morire, quindi devono essere accontentati. Ma perché Deepgate ha affidato a lui la produzione del “Vino d’Angelo”, l’elemento portante della storia? Perché Devon, lo “scienziato pazzo”, è chiaramente l’unico in grado di fabbricarlo. Carnival è una sorta di angelo-vampiro che ha bisogno di sangue per sopravvivere. Durante le Notti dello Sfregio, che avvengono con la luna piena, lei uccide e dissangua vari abitanti di Deepgate. Ciò è molto grave in quanto l’anima risiede nel sangue, e i corpi senz’anima non possono essere donati a Ulcis. Inoltre le anime dei dissanguati sono costrette a vagare nel Labirinto, una sorta di inferno. Ecco perché le Spine cercano in tutti i modi di contrastare Carnival, peccato però che quest’ultima sia fortissima e immortale. Ma non è un personaggio cattivo: la sua personalità è tanto sfaccettata quanto difficilmente penetrabile. Carnival sembra spietata e senza cuore, ma in realtà la rabbia e l’odio sono solo una maschera: lei è costretta a uccidere per sopravvivere, cosa che la fa soffrire molto. Ecco perché si punisce autoinfliggendosi delle ferite, che con gli anni le hanno coperto tutto il corpo. Solo il segno lasciato da una corda sulla sua gola non è autoinflitto. Si tratta

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di una cicatrice vecchia, risalente a un passato in cui Carnival si chiamava Rebecca, un passato in cui è stata rifiutata dal suo stesso padre. Chi è suo padre? Lo si scopre verso la fine del romanzo. Mr. Nettle è un personaggio tenace e ostinato, mosso dal desiderio di vendetta. Sua figlia è stata uccisa e dissanguata e lui vuole scoprire chi è stato e punirlo. Sypes è il Presbitero, il capo della chiesa di Deepgate. Ma, da quando ha scoperto la verità su Ulcis, ha smesso di credere nella sua religione. Fogwill è il coadiutore e ha un ruolo secondario nella storia. In generale non colpisce il lettore. In sintesi, Alan Campbell ha messo in campo personaggi interessanti e tridimensionali, ma anche personaggi insignificanti. C’è da dire, però, che è l’intero romanzo a essere altalenante. Ad esempio, lo stile di Campbell lascia perplessi: passaggi mostrati, trasparenti e ben descritti si alternano con passaggi raccontati, opachi e confusi. Ci sono delle parti davvero ben scritte, ma ci sono anche errori da principiante come qualche infodump e qualche passaggio col POV che passa da un personaggio all’altro in modo brusco ed errato. Inoltre Campbell risente molto del suo background videoludico, specialmente nei combattimenti. Questi ultimi sono molto spettacolari, ma anche eccessivi e poco verosimili. In particolare il combattimento in combo durante la risalita dall’abisso è troppo da videogioco, a tal punto da risultare ridicolo. Ad ogni modo Campbell scrive in modo semplice e scorrevole, cosa che rende molto piacevole la lettura. Inoltre l’idea di alternare tanti POV è molto azzeccata e riesce a ravvivare la prima parte del romanzo. Infatti quest’ultima è un po’ piatta e povera di avvenimenti davvero interessanti. La seconda parte del romanzo, invece, è ricchissima di colpi di scena. Per quanto riguarda la coerenza e la verisimiglianza della storia, ci sono solo due problemi da segnalare. Il primo riguarda Ulcis: in quanto dio, dovrebbe essere immortale ed enormemente potente, ma invece nel finale delude e fa una figura molto poco divina. Il secondo problema riguarda l’abisso: la discesa dura molto e rende l’idea di un baratro profondissimo e

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oscuro, ma la risalita dura pochissimo al confronto, cosa che mina la verosimiglianza dell’ambientazione. Infine, sempre riguardo all’abisso, sono da segnalare gli angeli in putrefazione che lo abitano: davvero evocativi! Concludendo, “Il Raccoglitore di Anime” ha molti pregi, ma anche molti difetti. In generale è un libro che si legge piacevolmente e che merita il titolo di “buon romanzo”, ma non di più. In questo caso più che in altri molto dipende dal gusto personale del lettore: se apprezzate il genere e l’atmosfera, “Il Raccoglitore di Anime” vi piacerà moltissimo, in caso contrario meglio starne alla larga!

L’autore: Alan Campbell è nato a Falkirk, in Scozia, e ha studiato all'università di Edimburgo. Dopo aver lavorato come sviluppatore di videogiochi - è stato tra i creatori di uno dei videogame più venduti al mondo, Grand Theft Auto -, ha deciso di dedicarsi alle sue due grandi passioni: la fotografia e la scrittura.

Michele Greco

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Articolo

Muscoli, pupe e viaggi nel tempo Il mondo di Garth Nel giugno del 1943 appare sulla stampa inglese un fusto alto quasi due metri, di bell’aspetto e di forza sovrumana. E’ bianco e nero, ma ha una vita coloratissima destinata a durare per oltre un cinquantennio, schizzando nel tempo molto prima della DeLorean di Emmett “Doc” Brown. E’ Garth, la striscia creata da Steve Dowling e Gordon Boshell sulle pagine del quotidiano Daily Mirror, come risposta britannica agli eroi del fumetto americano fantascientifico. Biondo e apollineo, culturista ma senza steroidi, Garth irrompe nel mondo dei comics con un debito speciale verso Superman, di cui ricalca la potenza fisica, l’adozione da parte di una coppia di anziani fattori e le origini extraterrestri, rivelate poi in una storia degli anni ’70. Le sue avventure sono storie autoconclusive, ambientate in scenari che vanno dalla nebbiosa Londra ottocentesca allo spazio profondo. Personaggi ricorrenti, la divinità Astra - sua amante - e l’arcinemica Madam Voss. Le minacce che combatte sconfinano nella sf, con un classico repertorio fatto di robot, malvagi alieni, inventori folli e mostri affamati di belle fanciulle (che indossano il bikini pure in gennaio).

Un fritto misto fra Flash Gordon e un supereroe, dunque. Quel che invece rende interessante questo fumetto poco pubblicato in Italia, è la peculiarità di introdurre nelle proprie strip un singolare rapporto col tempo, anticipatore di tematiche portanti di serial tv come “Journeyman” di Kevin Falls e romanzi tipo “La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo” di Audrey Niffenegger.

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Garth è più cronosballato di un orologio rotto e questa instabilità è l’espediente che permette ai suoi sceneggiatori (Jim Edgar, Peter O’ Donnell e altri) di fargli vivere incontri impossibili. Grazie alle sedute ipnotiche dell’amico nonché spalla avventurosa Professor Lumiere, il nostro eroe infatti slitta in altre epoche, fino a trovarsi prigioniero di un meccanismo fuori controllo che lo trasferisce in automatico a risolvere eventi già avvenuti, o ancora da venire. E’ curiosa quindi la sua rilettura (da protagonista) della vicenda di Jack lo Squartatore, resa con un tratto chiaroscurato che ricorda i disegni di “From hell” di Moore e Campbell. Notevole anche l’episodio “Sundance”, ambientato tra i Siux, che echeggia le atmosfere del film di Silverstein “Un uomo chiamato cavallo”. Una storia che in corso di edizione segna anche il passaggio di consegne alle chine di Frank Bellamy, già conosciuto sulle pagine di Dan Dare. Dalla gestione grafica di Steve Dowling/John Allard a quella di Bellamy che Martin Asbury sostituirà fino alla chiusura del ’97, questo personaggio tanto spessorato nel fisico quanto sottile nella psicologia, acquisterà un segno più sofisticato e moderno, carico di richiami glamour, rendendo i suoi nudi e quelli delle proprie comprimarie un condimento frequente di ogni avventura.

Siamo ben lontani dalle atmosfere british della space-opera Jeff Hawke di Sidney Jordan, eppure le scazzottate di Garth hanno un loro fascino che nell’estrema varietà dei temi, resiste nei cuori dei suoi lettori.

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Dopo circa 126 episodi, il biondo ragazzone salterà fuori ancora una volta dalle spirali del tempo nell’estate 2008, sempre sulle pagine del Daily Mirror (pagine elettroniche stavolta). Con una linea più occhieggiante ai Manga che a Canniff, il disegnatore Huw-J ripesca il vecchio Garth rituffandolo dentro l’avventura con “The gold of Ragnorock”. Dalla carta al web. Per uno che è in attività dagli anni ’40, non è niente male.

Fabio Lastrucci

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Recensione

“I Canti di Hyperion” di Dan Simmons • • • • • • •

Titolo: I Canti di Hyperion Autore: Dan Simmons Sottogenere: Space Opera Casa Editrice: Fanucci Pagine: 2291 Anno: 2012 (Ristampa) Formato: Cartaceo

Trama: La storia si sviluppa in due saghe da due libri ognuna. Nella prima siamo a più di 700 anni dopo il XXI secolo, in un universo in cui gli esseri umani si sono diffusi in tutta la galassia. All'inizio i viaggi interplanetari erano effettuati tramite astronavi dotate di motori Hawking e successivamente attraverso la tecnologia dei teleporter. Durante lo sviluppo della tecnologia dei portali e delle singolarità che permettono il loro funzionamento, uno sfortunato esperimento ha portato alla completa distruzione del pianeta Terra e all'Egira (l'espansione forzata dell'umanità nello spazio), nell'evento che sarà ricordato come il Grande Errore. In tale situazione si sviluppa la vicenda del pianeta Hyperion (così chiamato in onore di un poema di John Keats) e dei sette pellegrini. Sul pianeta sono presenti strutture note come le tombe del tempo. Le tombe sono custodite da un terrificante essere semidivino chiamato Shrike, la cui origine e i cui obiettivi sono ignoti. Si ignora altresì chi possa aver costruito le tombe e a quale scopo. La seconda saga è ambientata a trecento anni dalla fine della prima, e si sviluppa in un viaggio interstellare, attraverso il quale si apprenderà la natura stessa dell’universo creato dall’autore e la filosofia che muove i passi dei suoi personaggi, verso l’essenza del rapporto fra esseri umani e intelligenze artificiali.

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Recensione: Mi rendo conto che leggere 2291 pagine può spaventare, ma sia chiaro che le specifiche riportate in testa alla recensione sono riferite all’insieme dei quattro libri che formano il ciclo: Hyperion (id. 1989), La Caduta di Hyperion (The Fall of Hyperion, 1990), Endymion (id. 1995) e Il Risveglio di Endymion (The Rise of Endymion, 1997). La scelta di non recensire singolarmente i romanzi, ma di racchiudere tutto in un articolo è motivata da diversi fattori. Prima di tutto non siamo davanti a un’opera in corso di pubblicazione, ma a un classico della fantascienza. Inoltre dividere i libri significherebbe spezzare il filo conduttore che dà senso all’intera opera, spezzarne la filosofia. Hyperion è un plurimo tributo alla letteratura inglese. Primo, perché porta il nome del poema incompiuto di John Keats, e non mancherà di citarlo e omaggiarlo in più di un'occasione. Secondo, perché i pellegrini viaggiano e raccontano le proprie storie, in una struttura che richiama i Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer. A un primo sguardo, una struttura di questo tipo può apparire scoraggiante. Il primo libro, alla fin fine, alterna i lunghi racconti dei pellegrini a brevi progressi nel viaggio verso le tombe del tempo. Non c'è noia, tuttavia, nelle storie dei sette. Un racconto dopo l'altro permette al lettore di comprendere sempre più la situazione, fare conoscenza con tutti gli elementi fondamentali dell'universo creato da Simmons, e cominciare a distinguere il "bene" dal "male", per così dire, senza che questi siano mai delineati nettamente. I personaggi sono caratterizzati in maniera ineccepibile. Sia grazie alle storie, sia grazie ai dialoghi: le loro voci sono personali, dipinte da tratti unici che permettono di cogliere il parlante anche se non è indicato. Anche l'universo è ben descritto. la rete di teleporter, i motori Hawking, le differenze

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fra i diversi pianeti, le nuove tecnologie. Tutto è ben delineato. L'unico appunto che posso fare è sui primi capitoli. Vengono subito introdotti termini tecnici e tecnologie di cui non viene spiegata la natura. Per questo motivo l'approccio iniziale non è dei migliori, ma se si superano le prime pagine la lettura fila liscia senza intoppi. Il secondo volume, La Caduta di Hyperion, cambia approccio. Terminati i racconti dei pellegrini, si sposta l'attenzione sulla politica che c'è dietro il pellegrinaggio – proseguendo comunque il viaggio dei protagonisti – sulla guerra, e su teologia/filosofia. Da qui si evince che I Canti di Hyperion non vuole raccontare una storia fine a sé stessa, vuole riempire gli ambiti del sapere, parlare, spiegare, ideare, mentre narra. Anche qui i personaggi mantengono una grande caratterizzazione, e vengono rivalutati anche due pellegrini che nel primo libro mi erano sembrati sottotono: Brawne Lamia, l’investigatrice, e Fedmahn Kassad, il soldato. Concluso il viaggio dei pellegrini della prima metà del ciclo, Dan Simmons ci propone la degna chiusura della sua opera con gli ultimi due volumi: Endymion e Il Risveglio di Endymion. In un primo momento si ha l'impressione di lasciarsi alle spalle quanto accaduto ai pellegrini, e di essere agli albori di una nuova storia. Siamo trecento anni dopo la "Caduta", ergo, idealmente, i protagonisti finora conosciuti sono morti. Non è così. Chi per un motivo, chi per un altro, molti dei pellegrini – ma non solo – si trovano ancora fra queste pagine, fornendo un contorno e una chiarificazione all'intero flusso degli eventi. I protagonisti di questi due volumi sono Raul Endymion, autoctono di Hyperion, cresciuto a pane e Canti, e la giovane Aenea, figlia di Brawne La-

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mia e del Cìbrido John Keats. Come loro co-protagonista, per gran parte del tempo, ci sarà l'androide A. Bettik, già incontrato nei precedenti libri. Il tema del tempo, coadiuvato dallo spazio, è una costante di questo ciclo. Non ci si stupisca, allora, che Aenea sia una bambina di dodici anni dopo trecento anni dalla sua nascita. Non ci si stupisca di rivedere lo Shrike, i crucimorfi, e tanti dei personaggi del passato. Non si creda però di trovarsi davanti a un ammasso di viaggi temporali che hanno l'unico scopo di complicare la vita al lettore. Di viaggi nel tempo ce ne sono pochissimi, e al contrario servono a chiarire diversi punti. In questo modo, la seconda parte del ciclo completa la prima metà. Ci sono punti interrogativi rimasti in sospeso alla fine della Caduta, alcuni dei quali anche passati in sordina. Ne Il Risveglio di Endymion, in particolare, verranno chiariti tutti. Si viene a formare, allora, una storia organica, unitaria nel suo balzo temporale, poiché una parte spiega l'altra e viceversa. E in questo senso, l'intero ciclo dei Canti di Hyperion consiste in una riflessione ponderata sulla sorte e sull'anima umana. Sull'evoluzione, sulla religione, sulla filosofia, sull'amore. Non sono pochi i lettori che ritengono gli ultimi volumi inferiori ai primi, come se fossero stati scritti per allungare il brodo. In verità, senza i libri di Endymion, I Canti di Hyperion non sarebbe il capolavoro che è. Le tematiche affrontate sono molto diverse, raggiungendo – nel loro insieme – una visione quasi unitaria delle sfaccettature umane. Inoltre Dan Simmons è dotato di una capacità narrativa capace di far presagire un finale fino all'ultimo, e di cambiarlo quando ormai si era certi di ciò che si stava per leggere, mischiando l'amaro al dolce in una mistura innovativa anche per i nostri tempi.

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Se c'è un difetto in Endymion e ne Il Risveglio di Endymion, è la presenza di lunghe parti lente. I numerosi viaggi fatti da Raul e Aenea, pianeta per pianeta lungo la rete di Teleporter, sono sÏ caratterizzanti, ma in alcuni casi superflui in descrizioni e digressioni. In particolare l'ultimo volume contiene parti che potevano essere tagliate, migliorando la sorte finale del libro.

Maurizio Vicedomini

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Novità Editoriale

“Io Vedo Dentro Te” di Alexia Bianchini • • • • • • •

Titolo: Io vedo dentro te Autore: Alexia Bianchini Sottogenere: Distopia Casa Editrice: Ciesse Pagine: 240 Anno: 2012 Formato: Cartaceo, Ebook

Trama: Christopher ha il dono. Un dono ereditato geneticamente che si sviluppa solo a chi possiede una grave malattia della pelle. Lui vede nei tuoi ricordi. Rivive da protagonista le tue emozioni, le tue sensazioni, lui vede dentro te. Ma non è come tutti gli Xerosi, non necessita dei connettori che i Centri utilizzano per giudicare i condannati. A lui basta toccare, pelle su pelle. Questo dono, ormai svelato al mondo, ha fatto sì che tutto il sistema giudiziario sia stato modificato. Christopher è giovane, appena diciottenne, quando entra nel Centro Xerobio di Milano, dove lo aspetterà un anno di allenamento. Non immagina di essere una pedina, vittima di un sistema ignobile. Riuscirà questo giovane ragazzo dall’animo forte a reagire all’ingiustizia?

L’Autrice: Alexia Bianchini, milanese e classe '73. Editor e curatrice di collana presso Ciesse. Direttore di Fantasy Planet.

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Con CIESSE edizioni ha pubblicato Io vedo dentro te, il romanzo Minon e l’antologia D-Doomsday di cui è curatore. Con GDS Edizioni ha pubblicato Symposium, di cui è curatore e alcune novelle. Con EDS ha pubblicato la raccolta cyber punk Alter Ego, e quattro racconti di fantascienza. Ha pubblicato diversi racconti fantasy, horror e di sci-fi in antologie o attraverso concorsi.

A cura di Maurizio Vicedomini

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Novità Editoriale

“Dove Le Strade Non Hanno Nome” di Fabio Monteduro • • • • • • •

Titolo: Dove le strade non hanno nome Autore: Fabio Monteduro Sottogenere: Mistery SF Casa Editrice: Acar Edizioni Pagine: 227 Anno: 2012 Formato: Cartaceo

Trama: È possibile che entità extraterrestri abbiano fatto visita ai nostri antenati? È possibile che in un periodo della storia umana, o magari agli albori, gli esseri umani siano stati in qualche maniera indirizzati verso la civiltà e la tecnologia? Ci sono misteri tutt'ora irrisolti: le linee incise sulla sabbia del deserto di Nazca, in Perù, che solo viste dall'alto si rivelano come i contorni di gigantesche figure... e se fossero davvero piste d’atterraggio per antichi astronauti? La costruzione delle Piramidi, studi recenti hanno dimostrato che anche oggi, con tutta la tecnologia di cui disponiamo, sarebbe complicatissimo costruirne di uguali. Ogni blocco pesa oltre cento tonnellate e molti furono innalzati fino a venti, trenta metri di altezza. Come lo fecero? Usando corde e carrucole? Cosa sapevano i Maya di così importante da poter indicare con precisione matematica una data così lontana nel tempo?

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L’Autore: Fabio Monteduro nasce a Roma nel 1963. Dopo diverse pubblicazioni, esce con la Acar Edizioni il suo settimo romanzo, Dove le strade non hanno nome. A cura di Maurizio Vicedomini

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Articolo

Sangue Antico – Terza Parte La Mormo (Μορµώ, Μορµών) è uno spirito che morde i bambini per berne il sangue. Figura che si incontra già nella mitologia greca, viene in seguito ereditata da quella romana e somiglia molto alle rappresentazioni dei vampiri femminili a cui la letteratura gotica ci ha abituati. Come alle streghe delle fiabe o ai folletti maligni, alle Mormo veniva attribuita la capacità di provocare disordini e rumori notturni nelle case o nelle botteghe. Avevano sembianze femminili (come al solito ci troviamo di fronte a donne splendide oppure a orrende megere) che presentavano tratti equini o si presentavano in forme di cavalli o di farfalle, come vuole un’ampia tradizione sugli spettri. Farfalle e falene, che fossero diurne o notturne, sono state spesso associate agli spiriti, alla trasmigrazione delle anime in particolare, assumendo il ruolo di psicopompi. Non è difficile immaginare perché, dal momento che l’anima, psyché, è tradizionalmente rappresentata con le ali di farfalla (leggere, diafane, impalpabili e purissime). Non è un caso che tutt’oggi una particolare specie di farfalle sia indicata con il nome scientifico di Apodemia Mormo. Come le Lamie e le Empuse, anche le Mormo fanno parte del seguito di Ecate e talvolta ne annunciano l’arrivo o la rappresentano con il loro palesarsi. Dall’epoca antica ci sono pervenute ben poche informazioni, ma pare accertato che avessero un ruolo iniziatico consistente nei culti misterici di Ecate. Nelle commedie di Aristofane troviamo citate queste creature, ma

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pare che il commediografo greco utilizzasse il termine alla stregua di “uomo nero” o di “spauracchio”. In questi casi Aristofane faceva riferimento a una tipologia di maschere particolari, le mormolykeia, modellate appunto sulla figura della Mormo con le quali si spaventavano i bambini. Il teologo cristiano Ippolito di Roma (Asia, 170 circa – Sardegna, 235) nel suo Philosophumena redasse un paragrafo sulla forma di divinazione della piromanzia in cui accanto a Ecate e altre dee ctonie o lunari (Bombo, Gorgo, Luna) veniva invocata Mormo. Da ciò possiamo presumere che le Mormo avessero connessione con i poteri del fuoco. Probabilmente, considerata la triplice forma di Ecate e della Luna, e le tre Gorgoni, possiamo immaginare Mormo come una delle tre facce di una divinità più ampia. Altre divinità simili, utilizzate nell’antichità dai genitori come spauracchio per i bambini che non volevano dormire – analoghe al più moderno uomo nero – erano, oltre a Mormo, anche Eurinome – tra le tante della mitologia greca, ci riferiamo alla divinità infera dedita a divorare i corpi dei morti – Gello, Alifto e Acco. L’etimologia di quest’ultima è affascinante: deriva probabilmente dalla radice del verbo akkìzomai (“faccio smorfie”, “ghigno”). Presso i romani divenne Acca, che significa “madre”, “tata” e quindi allude a una vicinanza molto stretta, quasi intima alla dimensione domestica e del bambino dalla quale addirittura veniva o poteva venire accudito. Il personaggio più importante in riferimento a questa tradizione è sicuramente Acca Larenzia (o Larentia), figura semidivina romana. Probabilmente essa è ancora più antica e la mitologia romana la eredita da quella etrusca. Si tratta di una prostituta protettrice del popolo. Secondo la tradizione del filosofo romano Macrobio, la donna rimase in preghiera nel tempio di Eracle un’intera notte e il dio la ricompensò facendole trovare marito il mattino successivo. La prostituta convolò così a nozze con il ricco etrusco Taruzio, del quale ereditò gli inestimabili beni alla di lui morte.

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I beni vennero da lei donati al popolo romano che in suo onore istituì le feste Accalia o Larentalia il 23 di dicembre presso la tomba della donna. Di questa versione è di particolare interesse la data scelta per festeggiare la benevolenza della prostituta, periodo dell’anno in cui si festeggiava la luce divina che tornava alla superficie dopo un lungo soggiorno nelle tenebre. Allo stesso modo si nota come il luogo scelto per la festa fosse quello di sepoltura della festeggiata. Una seconda versione, più interessante se in relazione alla figura della Mormo, è quella che invece cita Lattanzio. Si dice, a riguardo, che Larenzia fosse la moglie del pastore Faustolo, l’uomo che trovò nel fiume i gemelli Romolo e Remo e li portò a casa propria, crescendoli come figli. Ecco che Larenzia – che prende anche il nome di Faula o Fabula – diventa non solo la madre di Romolo e Remo, pur non essendola di sangue, ma si sovrappone alla figura dolce e feroce della lupa, animale spesso associato all’oltretomba, ma che allatta e cresce i due fanciulli. La lupa è allo stesso modo associata alla lussuria, all’arte femminile della prostituzione sia sacra che profana, all’ambiente carico di sessualità del lupanare. Si ritorna alle Lamie, alle Empuse e alle Mormo. E così alle feroci Baccanti che allattavano cerbiatti al seno e divoravano carne umana. Come Ecate, la triplice dea delle streghe e della morte; come Lilith e Lamashtu, divinità matrigne e malevoli demoni; come Acca Larentia che si prostituisce e fa da balia ai fanciulli, scopriamo alla fine che la luce e le tenebre, nell’immaginario antico, hanno confini estremamente labili.

Scilla Bonfiglioli

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Recensione

“Undead. Gli immortali” di Dacre Stoker e Ian Holt

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Titolo: Undead. Gli immortali Autori: Dacre Stoker, Ian Holt Sottogeneri: Horror Casa Editrice: Piemme Pagine: 408 Anno: USA/UK 2009 – ITA 2010 Formato: Cartaceo

Trama: Sono trascorsi venticinque anni da quando Jonathan e Mina Harker, grazie all'aiuto del dottor van Helsing, Arthur Holmwood, il dottor Seward e Quincey Morris hanno ucciso il re dei vampiri, il conte Vlad Dracula, nella sua terra natale. La storia ha inizio a Parigi, dove il dottor Seward da un po' di tempo è impegnato a dare la caccia ad Elizabeth Bathory, che lui ha motivo di credere un vampiro. Casualità vuole che, nello stesso periodo, anche Quincey Harker – figlio di Jonathan e Mina – si trovasse nella stessa cittadina francese, dove l'incontro con l'attore rumeno Basarab cambierà tutte le certezze avute sino a quel momento. Così la caccia ad Elizabeth Bathory – contessa ungherese nata nel sedicesimo secolo, lontana cugina di Vlad Dracula – riporterà il vecchio gruppo ad affrontare i vecchi demoni, demolendo dalle fondamenta le leggende nate attorno alla figura del re dei vampiri.

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Recensione: Questo libro andrebbe recensito in due parti: se da un lato il lavoro di Dacre Stoker ed Ian Holt può essere considerato abbastanza interessante come storia fine a se stessa, dall'altro rischia – com'è di fatto accaduto – di cozzare duramente contro le aspre critiche degli appassionati del Dracula originale. Come ho già spiegato nel primo numero di Fralerighe (nell'articolo della sezione horror Stoker contro Stoker: il “dragone” diventa umano) il Dracula descritto dai due autori è un soldato di Dio, un uomo maledetto ma capace di conservare i propri sentimenti. Improvvisamente la storia raccontata da Bram Stoker (che avrà un piccolo ruolo da scrittore teatrale scontroso e ciarlatano) si rivela vera solo in parte. Così la principale antagonista diventa l'ungherese Erzsébet Báthory, in parte mitico vampiro ed in parte Jack lo Squartatore. I due autori hanno deciso di prendersi molte licenze, persino sulla biografia della contessa ungherese. Il lavoro dello zio Bram è stato quasi del tutto demolito e ricostruito in ordine sparso: Jonathan Harker è un pessimo marito, Dracula un romantico amante. Pessimo se consideriamo il libro come sequel dell'originale – categoria che, di fatto, gli è stata assegnata – discreta invece come storia sciolta dal capitolo precedente (dopotutto, non molti vampiri nella letteratura si trasformano in draghi sputafuoco). Autori: Dacre Stoker è uno scrittore e atleta d'origine canadese; pronipote del più famoso Bram Stoker, è campione mondiale di penthatlon.

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Ian Holt è uno storico, sceneggiatore e documentarista appassionato di Dracula e di vampiri; membro della “Transylvanian Society of Dracula”, vive oggi a Long Island.

Christine Amberpit

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Intervista a Paolo Barbieri di Laura Buffa Prima di iniziare l’intervista, è necessario presentarvi al meglio l’ospite di questo mese. Paolo Barbieri è nato a Mantova il 13 Agosto 1971, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti Applicate a Milano. Ha realizzato le copertine di tutti i romanzi di Licia Troisi editi Mondadori, le cover dei fumetti della miniserie sul Mondo Emerso edita e prodotta da Panini Comics ed il libro illustrato Creature del Mondo Emerso con circa centocinquanta illustrazioni diverse raffiguranti personaggi, luoghi, creature e guerre presenti nella prima trilogia fantasy del Mondo Emerso. Ha illustrato anche copertine per scrittori di fama internazionale come Ursula K. Le Guin, George R. R. Martin, Clive Clusser, Umberto Eco, Sergej Luk’Janenko, Cornelia Funke, Marion Zimmer Bradley, Michael Crichton e tanti altri. La sua specializzazione nel settore del fantastico è iniziata alla fine degli anni 90, realizzando varie illustrazioni per la storica testata di Urania e grazie al ruolo ottenuto nell’ambito del cinema come responsabile per le Key-backgrounds (nella sezione “scenografie colore”) di Aida degli Alberi, un lungometraggio di animazione della torinese “Lanterna magica”. Tutt’ora Paolo Barbieri si dedica all’illustrazione con particolare interesse per l'ambito fantasy, fantascientifico e steampunk.

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– Innanzitutto, grazie per essere qui con noi. È un onore per la nostra rivista ospitare un artista del suo livello. Iniziamo con qualche domanda di rito: chi è Paolo Barbieri? Com’è nata la sua passione per l’illustrazione e com'è riuscito a farsi conoscere da un'importante casa editrice come Mondadori? Paolo Barbieri: Un saluto a tutti! Io sono un illustratore, e da circa quindici anni lavoro nel campo editoriale. Ho disegnato centinaia di copertine per libri di ogni genere, pubblicati sia in Italia che all'estero. Sono specializzato nei disegni a tematiche fantasy, e ho anche realizzato 4 libri illustrati: Creature del Mondo Emerso (Mondadori, 2008), Guerre del Mondo Emerso - Guerrieri e Creature (Mondadori, 2010), basati entrambi sulle trilogie scritte da Licia Troisi. Nel 2011 ho realizzato sempre per Mondadori il mio primo libro da autore completo, ovvero Favole degli Dei (testi e illustrazioni), e per il 23 Ottobre 2012 è prevista la pubblicazione del nuovo libro illustrato, in cui ho disegnato i mondi e i personaggi creati dal sommo poeta: L'inferno di Dante illustrato da Paolo Barbieri. Come mi sono fatto conoscere da Mondadori? Semplice, ho disegnato tantissimo, e ho sempre cercato di migliorarmi di volta in volta, fin dalle prime copertine realizzate nel 1996/97. Il mio lavoro è stato sempre più apprezzato dalle case editrici, e il “passaparola” è arrivato fino a Mondadori.

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- Quali sono le tecniche artistiche, gli strumenti e i programmi che preferisce utilizzare per realizzare i suoi lavori? P: Io ho lavorato con pennelli, fogli, tele e acrilici fino al 2005. Poi sono passato al computer e alla pittura digitale. Disegno con una tavoletta grafica (Wacom Intuos 4), e utilizzo soprattutto Photoshop, e la sua gamma infinita e versatile di pennelli.

– Oggigiorno la parola “arte” è fonte di diverse reazioni e discussioni per molti aspiranti illustratori, fumettisti e designer. C’è chi crede fermamente che per diventare un artista professionista sia necessario perfezionare lo stile e la tecnica e c’è chi crede ancora che l’arte sia un “dono innato”; infine, c’è chi crede che al giorno d’oggi per un artista sia necessario conoscere i programmi al PC per modificare e correggere i propri lavori e c’è chi crede fortemente che l’arte vera e propria sia quella rappresentata su carta o/e su tela (attraverso i vecchi metodi, con l’utilizzo dell’inchiostro, delle matite e dei colori). Qual è la sua opinione a riguardo? Cos’è per lei l’ “arte”? P: La verità si trova nel mezzo. Il talento insito nel DNA è necessario, ma questo dono di natura va allenato, con grande costanza e sacrificio. La capacità di disegnare anatomie credibili o sguardi convincenti, non nasce dal caso, ma solo attraverso infiniti disegni ed esercizi. Per quanto riguarda arte tradizionale vs arte digitale, credo che la cosa più importante sia il significato e la forza del disegno. Il supporto è soltanto un mezzo attraverso il quale i colori danno forma a figure e paesaggi. Certo, con l'arte tradizionale abbiamo il quadro, con il dipinto che assume un valore unico. Nell'arte digitale, il dipinto originale non esiste, e al suo posto c'è un file, spesso a livelli, celato dentro a vari hard disk. Indubbiamente l'arte digitale consente di correggere il disegno all'infinito, senza danneggiare il supporto o la vivacità dei colori, e questo, per un pro-

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fessionista, è importantissimo, in quanto spesso le richieste degli art director vanno in questa direzione. Per concludere l'arte è tutto quello che riesce a creare emozioni, in questo caso attraverso un disegno, un libro illustrato, o un semplice schizzo.

- Adesso parliamo del suo primo libro. I nostri lettori sono curiosi di sapere qualcosa riguardo la stesura di “Favole degli Dei”, edito dalla casa editrice Mondadori: com’è nata l’idea di voler scrivere questo libro? Perché ha scelto di ambientare la sua storia nel mondo Classico e quale personaggio le è rimasto particolarmente impresso? P: - Come dicevo prima, il mio primo libro illustrato è stato Creature del Mondo Emerso. Favole degli Dei è stato il mio primo libro da autore completo, avendone realizzato illustrazioni e testi. L'idea è nata in modo piuttosto casuale. Dopo vari “esperimenti” con alcune copertine, ho deciso di realizzare un guerriero seguendo quella direzione artistica. Terminato il disegno, ho “compreso” quanto quel personaggio potesse tramutarsi in Ares, il dio greco della guerra. Quell'interpretazione piuttosto particolare mi piacque a tal punto che a breve distanza realizzai Afrodite e Medusa. Al trio di personaggi aggiunsi dei testi, scritti di mio pugno e ovviamente ispirati alla mitologia greca, e proposi il tutto a Mondadori. Il progetto entusiasmò tutti, e io mi misi all'opera per creare il phanteon delle creature leggendarie contenute in Favole degli Dei.

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Il mondo della mitologia mi ha affascinato fin da piccolo, soprattutto grazie a film come Scontro di Titani (1981), e a tutte le opere incorniciate dalle splendide creature animate del genio di Ray Harryhausen. Di tutti i personaggi sono particolarmente affezionato ad Ares e Afrodite (i primi nati), Persefone, Ade, Poseidone e Artemide.

– La sua opera più recente è “L’inferno di Dante”, il suo nuovo libro illustrato che uscirà per la casa editrice Mondadori il 23 Ottobre 2012; com’è nato e perché avete scelto proprio la prima cantica de “La Divina Commedia” di Dante Alighieri? Ci parli un po’ di questo progetto. P: - Questo progetto mi è stato proposto dalla casa editrice (Mondadori), e io ho accettato immediatamente. Non mi ricordo esattamente la mia espressione di quel momento, ma sicuramente l'emozione è stata enorme: confrontarmi con Dante e il suo “meraviglioso” Inferno, e poter reinterpretare una delle opere letterarie più importanti della storia umana. Indubbiamente una grande responsabilità, ma come ho detto, ho sempre cercato di migliorarmi e non potevo che accettare una sfida simile.

- È stato influenzato dallo stile e dalla tecnica di qualche artista in particolare? C’è un illustratore o/e un fumettista suo contemporaneo che ammira e che segue sempre e volentieri? P: - Io sono cresciuto e maturato attraverso lo studio di opere di grandissimi illustratori e pittori: Frazetta, Michael Whelan, Alan Lee, Brian Froud, Giger, Brom, Luis Royo, Rodney Matthews, Chris Foss, John Howe. Ho trovato di grande ispirazione le loro meravigliose illustrazioni, e continuo a seguire le opere di molti di loro attraverso siti, blog e social network.

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Grazie a Paolo Barbieri per aver risposto alle nostre domande! Se volete guardare altre sue illustrazioni, potete visitare il suo sito ufficiale: http://www.paolobarbieriart.com

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Recensione

“Quando il diavolo ti accarezza” di Luca Tarenzi • • • • • • •

Titolo: Quando il diavolo ti accarezza Autore: Luca Tarenzi Sottogeneri: Urban Fantasy, Paranormal Romance Casa editrice: Salani Editore Pagine: 356 Anno: ITA 2011 Formato: Cartaceo, Ebook

Trama: In una Milano buia e sferzata dalla pioggia, Lena sta inseguendo la sua amica Sofia, misteriosamente caduta in uno stato di trance. Davanti alla mole imponente della Stazione Centrale, tra i marmi fievolmente illuminati dalla luce dei lampioni, la giovane assiste a un incredibile duello: un’immensa creatura di fuoco sta per annientare un ragazzo nudo e coperto di sangue. D’istinto Lena interviene e permette al giovane di approfittare di un momento di distrazione dell’avversario per rovesciare le sorti della battaglia e decapitarlo con la sua stessa spada. Solo che l’assalitore era un angelo e il giovane, Arioch, un demone appena evocato per uccidere Sofia. Lena è determinata, coraggiosa, testarda e per salvare la sua migliore amica è disposta a tutto, anche a mettersi contro un demone. Arioch è antico come il mondo, violento, sanguinario e ha una missione cui è vincolato. E, purtroppo per Lena, ha anche due occhi penetranti e stregati…

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Recensione: “Non so, è che ci cresci con certe cose. Le vedi al cinema, nei telefilm, le leggi nei romanzi, e tante volte ti sembra davvero che possano esistere sul serio, che se le dovessi incontrare nella tua vita…ecco, saresti preparata. Voglio dire, non è che esci e ti aspetti di incrociare Gandalf al supermercato o un vampiro in una discoteca di fighetti, ma poi vedi un angelo che vola fuori dalla metropolitana e l’unica reazione che hai è ‘cazzo, lo sapevo che c’erano davvero!’[…]” La storia comincia con un inseguimento per le vie di Milano: Lena corre dietro la sua migliore amica Sofia, sonnambula e misteriosamente caduta in trance e mentre cerca di riportarla a casa, diviene testimone di un duello tra un essere splendente dalle grandi ali che impugna un Sekhem, un’arma angelica potentissima e un ragazzo che si aggira nudo e stanco, ricoperto di sangue. E’ stupita, chi non lo sarebbe al suo posto, ma anziché scappare e trascinare via anche la sua amica, d’istinto distrae il bellissimo mostro alato, per favorire il ragazzo solo e indifeso contro cui si sta abbattendo la sua ira. L’impresa riesce bene e l’essere alato viene decapitato con la sua stessa arma dallo sconosciuto sotto gli occhi increduli delle due ragazze. Questo è a grandi linee il pretesto che utilizza Tarenzi per intrecciare le vite di Lena, Sofia e Arioch e cominciare ad addentrarsi nel fitto mondo angelo- demoniaco in cui ha immaginato Milano. Quando il diavolo ti accarezza presenta una vasta tipologia di personaggi paranormali, tutti legati al Bene o al Male, intesi come Paradiso o Inferno: ci sono i Demoni, servi di Lucifero, Arioch e Azazel, che collaborano insieme come alleati per gran parte della narrazione; gli Angeli, che obbediscono (o dovrebbero obbedire) alla legge di Metatron l’altissimo, Rehel, Caethel, Omael, Lehaia, Dumah; i Rephaim, servi umani degli Angeli dotati di poteri grazie alla infusione di Iliaster, ossia energia angelica a seguito della quale hanno assunto la caratteristica di zoppicare; i Djinn, umani in grado di udire le conversazioni degli Angeli e ciò che accade nell’Etere, lo spazio impalpabile attraverso il

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quale si muovono le creature celesti e pure i Nephilim, i figli nati dai rapporti tra umani e angeli. Il Cielo è diviso in Primo, Secondo ecc… e vi sono continui riferimenti al Libro di Enoch e a miti e figure legate al mondo celeste. Si nota parecchio che l’autore è laureato in Storia delle Religioni, ogni riferimento a fatti o libri è dettagliato e ben ricostruito, tanto che non si distingue quanto ci sia di documentato e quanto di fantasioso. I punti di forza di questo romanzo sono innanzitutto l’abilità di Tarenzi nell’inventare un mondo così decisamente affascinante e popolato da creature di ogni tipo, calato in una ambientazione italianissima, quella di Milano e dei suoi quartieri. Alan D. Altieri, altro grande autore, si riferisce a Tarenzi come al “geniale autore italiano che ha portato in primo piano la variazione di genere nel genere” e a tal proposito, posso dire di essere pienamente d’accordo con lui. Quando il diavolo ti accarezza esprime la genialità, l’originalità e l’eccentricità delle idee del suo autore, così come le esprimeva anche il precedente romanzo Le due Lune, una storia sui licantropi edita da Alacran nel 2009. La fantasia del romanzo è sconfinata e agli occhi del Lettore si apre un mondo fantasy complesso e intricato, dove coesistono gerarchie, esseri magici, mercati oscuri e invisibili agli occhi degli umani dove si incontrano le creature speciali per mercanteggiare pozioni, libri, sogni. Un altro punto a favore consiste nelle citazioni che ci sono all’inizio di ciascun capitolo, citazioni prese dal Libro di Enoch ma non solo, anche dai testi di canzoni di gruppi come i Nightwish, che incuriosiscono e incitano a proseguire nella lettura e nei frequenti riferimenti all’interno dei dialoghi a film, telefilm, personaggi e libri piuttosto famosi, come ad esempio Supernatural o Star Trek, L’ultima profezia…( fantastiche le due battute a pagina 55: “Hai letto il Libro di Enoch?” Il ragazzo alzò un sopracciglio. “Era una lettura da inziati”. “Oggi è una lettura da nerd. Lo scarichi da internet”). Ben descritti e gestiti, inoltre, i punti di vista ripettivamente di Arioch, di Khaled, (un Djinn importante ai fini della trama), di Lena, di Azazel, del Filosofo (una figura enigmatica su cui si scoprirà qualcosa di più solo verso la fine), di Cesare (l’ex di Lena) e dei vari

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Angeli. Viene dato il giusto spazio a ciascuno di loro e il Lettore può così immedesimarsi, scegliere il suo personaggio preferito sia della fazione angelica che di quella demoniaca e comprendere l’intera vicenda nella sua interezza. I protagonisti indiscussi sono Lena e Arioch, che intrecciano una relazione sentimentale molto forte e attorno ai quali ruotano tutti gli altri personaggi. Tuttavia, resta un po’ di perplessità a riguardo. Sembra banale da osservare, ma io ho acquistato il libro (oltre per la stima nei confronti dell’autore), dopo aver letto la quarta, essermi esaltata dinanzi alla bella ed evocativa immagine di copertina e aver fantasticato sul possibile significato del titolo. Quando il diavolo ti accarezza - cosa succede se il diavolo si innamora, c’è scritto davanti, mentre nel retro, quando il diavolo ti accarezza vuole l’anima. Ecco, da Lettrice di paranormal romance, già mi immaginavo chissà cosa: chissà chi sarà questo Diavolo, come mi farà battere il cuore, quanta tensione e suspence emotiva e amorosa ci sarà con la protagonista. Invece, sotto questo aspetto sono poi rimasta delusa. A mio modesto parere, il titolo del libro, okay che è preso da un dialogo del testo, ma non rispecchia l’essenza del libro stesso, ciò che esso racconta. E’ ingannevole, insomma. La storia d’amore è presente in Quando il diavolo ti accarezza, ma non ne costituisce il vero fulcro, viene relegata, scalzata dai tanti altri avvenimenti relativi ai personaggi che appaiono sulla scena. Si capisce che pian piano sta nascendo un sentimento tra Lena e Arioch e che tale sentimento ha importanti conseguenze sulla natura dello stesso demone, però non sono riuscita a sentirlo e a viverlo davvero. La passione tra i due non è centellinata, bensì esplode subito dopo un bacio dato a tradimento da Lena e in seguito non è più ripresa. L’autore pare quasi darla per scontata e si scopre (con amarezza) che essa non è che un piccolo tassello dell’intero romanzo. Ecco, mi sarebbe piaciuto sentire di più la loro storia d’amore, invece di vederla travolta da quel fiume in piena fatto di battaglie, Angeli, viaggi dentro e fuori dall’Etere e combattimenti a colpi di Sekhem e fuoco angelico tra cattivi che diventano buoni e buoni che diventano cattivi. Nel complesso, un romanzo consigliato, fantasioso, dove

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l’azione prevale sul lato romance e riesce a trascinare nella lettura con un alto ritmo fino alla fine. Personaggio preferito: Cesare (adoro la trasformazione che subisce e quando schizza è fantastico). Personaggio meno apprezzato: Sofia (abbastanza trascurata, troppo passiva). L’autore: Luca Tarenzi è nato nel 1976, vive sulle sponde del Lago Maggiore. Laureato in Storia delle Religioni, ha fatto il giornalista, il consulente editoriale e la guida turistica. Oggi, quando non sta giocando di ruolo, guardando telefilm o studiando nuove stregonerie, lavora come traduttore. Questo è il suo quarto romanzo.

Valeria Bellenda

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Novità editoriale

“Sacrifice” di Alexandra Adornetto • • • • • •

Titolo: Sacrifice Autore: Alexandra Adornetto Casa editrice: Editrice Nord Pagine: 368 Anno: USA/CND/AUS 2011 – ITA 2012 Formato: Cartaceo, Ebook

Trama: C'erano solo due regole: non rivelare agli umani il proprio segreto e non lasciarsi coinvolgere. Bethany le ha infrante entrambe, innamorandosi del giovane Xavier e confidandogli di essere un angelo. Il suo tradimento, però, ha contribuito a sconfiggere le Forze Oscure, perciò la ragazza non è stata punita, anzi le è stato permesso di continuare la missione presso la Bryce Hamilton School di Venus Cove, dove ormai si è perfettamente integrata. Al punto che le sue compagne di classe la invitano al party più esclusivo dell'anno: la festa di Halloween che si terrà in una vecchia casa abbandonata. E la convincono a prendere parte a una seduta spiritica. Ma la presenza di Bethany trasforma quel gioco innocente in una trappola mortale: grazie ai suoi poteri soprannaturali, infatti, il rito apre un varco tra il nostro mondo e l'Ade. Un varco di cui approfitta subito il demone Jake Thorn, che rapisce Bethany e la trascina all'inferno con sé. Disperato, Xavier si lancia al suo inseguimento, anche se un mortale ha ben poche speranze di sopravvivere negli inferi. E Jake Thorn lo sa bene. Per questo

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propone un patto a Bethany: diventare un'ancella del Signore delle Tenebre in cambio della vita del suo unico, vero amore. L’autrice: Alexandra Adornetto è nata in Australia il 18 aprile 1992. La narrativa è sempre stata la sua grande passione: quando aveva solo tredici anni, ha rinunciato alle vacanze estive pur di portare a termine la stesura di un romanzo e, da allora, non ha mai smesso di scrivere. Rebel è il suo primo libro a essere pubblicato in America ed è subito entrato nelle classifiche del New York Times e di Publishers Weekly. Attualmente si divide fra l’Australia e gli Stati Uniti, dove spera di affiancare all’attività di scrittrice anche quella di attrice.

A cura di Valeria Bellenda

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Novità editoriale

“Wolfsbane” di Andrea Cremer • • • • • •

Titolo: Wolfsbane Autore: Andrea Cramer Casa editrice: De Agostini Pagine: 480 Anno: USA 2011 – ITA 2012 Formato: Cartaceo

Trama: Quando Calla si risveglia nel quartier generale dei suoi acerrimi nemici, pensa di avere le ore contate. Contro ogni ipotesi, però, i Cercatori le fanno una proposta che, oltre a consentirle di rimanere in vita, le permetterebbe di portare in salvo il resto del suo branco. Il piano è rischioso e la battaglia potrebbe mietere più vittime del previsto, ma Calla sa che è l'unico modo per mettere fine a una guerra che va avanti da secoli. Chi sarà a pagare il prezzo del suo tradimento? L'impetuoso Shay, deciso a ogni costo a rimanere al fianco della ragazza che ama, o il fedele Ren, rimasto indietro a coprire la fuga dei due amanti? L’autrice: E' originaria del Northwoods of Wisconsin. Quando non trascorre il suo tempo con la sua passione più grande, ovvero la scrittura, insegna storia a Minneapolis. Nightshade è il suo romanzo d' esordio, venduto in 28 paesi. Wolfsbane è il seguito e Bloodrose il volume conclusivo.

A cura di Valeria Bellenda

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Novità editoriale

“Un Bacio dagli Abissi” di Anne Greenwood Brown • • • • • • •

Titolo: Un Bacio dagli Abissi Autore: Anne Greenwood Brown Sottogeneri: Paranormal Romance, Urban fantasy Casa editrice: Mondadori Editore Pagine: 300 Anno: USA 2012 – ITA 2012 Formato: Cartaceo

Trama: Lily pensa che il suo nuovo amico Calder sia un ragazzo normale. Calder, però, nasconde un terribile segreto: fa parte di una stirpe di sirene e tritoni assassini, che vivono nei Grandi Laghi e si nutrono dell’energia degli esseri umani. Spinto dalle sue sorelle, il ragazzo esce dall’acqua per uccidere l’uomo responsabile della morte della loro madre. L’uomo è il padre di Lily e l’unico modo per avvicinarlo è sedurre sua figlia. Abituato ad ammaliare le ragazze con la sua faccia d’angelo, Calder scopre che Lily è molto speciale: si veste con abiti retrò, ha un volume di poesie da cui non si separa mai e, soprattutto, non cade subito ai suoi piedi, costringendolo a passare molte giornate insieme. E in queste giornate, proprio mentre Lily inizia a capire che le leggende dei laghi hanno un fondo di verità e le acque profonde potrebbero riservare pericoli mostruosi, Calder si innamora di lei.

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L’autrice: Anne Greenwood Brown è blogger e scrittrice, al suo debutto con questo romanzo. Ancora prima della pubblicazione negli Stati Uniti, ha già ricevuto un ampio consenso della critica e della rete. Cresciuta in Wisconsin, tra le isole Apostle e il Lago Superiore, dove andava spesso a navigare con la sua famiglia, ha iniziato a scrivere all’età di cinque anni. Vive in Minnesota con il marito e i tre figli.

A cura di Valeria Bellenda

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Novità editoriale

“Il Diario del Vampiro - Fantasmi” di Lisa Jane Smith • • • • • • •

Titolo: Il Diario del Vampiro Fantasmi Autore: Lisa Jane Smith Sottogeneri: Paranormal Romance, Urban fantasy Casa editrice: Newton Compton Editori Pagine: 201 Anno: USA 2011 – ITA 2012 Formato: Cartaceo, Ebook

Trama: Elena non riesce ancora a credere che Damon sia di nuovo con lei: pensava di averlo perso per sempre. La felicità per il ritorno del vampiro però è offuscata dall’oscura minaccia che incombe su tutti loro. Quando Bonnie cade in un sonno profondo e inquietante dal quale sembra impossibile svegliarsi, Elena e i suoi amici capiscono che non c’è tempo da perdere: devono agire in fretta per salvare la ragazza e le loro stesse vite, e fermare il male una volta per tutte. Ma prima bisogna scoprire la natura dell’entità maligna che li perseguita e che si nutre delle loro emozioni più meschine. Chi ha risvegliato questa misteriosa creatura che vuole metterli uno contro l’altro? Può averla evocata Caleb, che discende dai licantropi e conosce alcuni segreti della stregoneria? I ragazzi riusciranno a superare la rivalità che li acceca e a cambiare il terribile destino che sta per travolgerli?

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L’autrice: Lisa Jane Smith è una delle scrittrici di urban fantasy più amate al mondo e, con i suoi libri, ha conquistato due generazioni di fan. La Newton Compton ha pubblicato Il Giorno del Solstizio (il suo primo romanzo) e le sue saghe di maggior successo: Il Diario del Vampiro (Il Risveglio, La Lotta, La Furia, La Messa Nera, Il Ritorno, Scende la Notte, L’Anima Nera, L’Ombra del Male, La Genesi e Sete di Sangue); I Diari delle Streghe; La Setta dei Vampiri; Dark Visions e Il Gioco Proibito. Dalla saga Il diario del vampiro, un bestseller internazionale, è stata tratta la serie TV The Vampire Diaries, creata da Kevin Williamson e Julie Plec, in onda anche in Italia.

A cura di Valeria Bellenda

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Novità editoriale

“Harlequin” di Laurell K. Hamilton • • • • • • •

Titolo: Autore: Laurell K. Hamilton Sottogeneri: Paranormal Romance Casa editrice: Editrice Nord Pagine: 475 Anno: USA 2007 – ITA 2012 Formato: Cartaceo, Ebook

Trama: Proprio quando Anita Blake sperava di rilassarsi e di trascorrere una serata romantica in compagnia di Jean-Claude, un fattorino le consegna una maschera bianca, gettando nel panico sia lei sia il vampiro Master. Perché quell’oggetto in apparenza innocuo è in realtà il simbolo degli Harlequin, una setta di vampiri che hanno ricevuto dalla Madre delle Tenebre il compito di punire chiunque infranga le leggi delle creature della notte. Di solito con la tortura o con la morte. Ma che cosa può aver fatto Anita per attirare la loro attenzione? Per fortuna, il colore bianco significa che, almeno per il momento, stanno solo raccogliendo informazioni su di lei, perciò non possono farle del male, non prima di averle mandato pure una maschera rossa, come prevede il protocollo. Purtroppo, però, gli Harlequin che hanno preso di mira la Sterminatrice non hanno nessuna intenzione di seguire le regole, anzi stanno già usando i loro poteri occulti per manipolare le menti di Jean-Claude e di Richard, che per poco non si uccidono a vicenda. Solo Anita può spezzare l’incantesimo che li tiene prigionieri, ma

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dovrà muoversi in fretta, prima che gli Harlequin riescano a prendere il sopravvento anche su di lei… L’autrice: Laurell K. Hamilton è nata a Heber Springs (Arkansas), ma è cresciuta a Sims (Indiana), un villaggio di non più di cento abitanti. Dopo la morte della madre in un incidente d’auto, è stata la nonna a curare la sua educazione e a darle da leggere il primo di numerosi romanzi fantasy e horror che l’hanno appassionata all’istante, spingendola, in seguito, ad abbandonare l’idea di diventare biologa in favore della scrittura. I romanzi dedicati ad Anita Blake sono stati pubblicati con enorme successo in tutto il mondo e uguale successo hanno riscosso i romanzi che inaugurano una nuova serie incentrata sulle vicende magiche e sensauli di Meredith Gentry, investigatrice del paranormale.

A cura di Valeria Bellenda

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Novità editoriale

“Lost Grace” di Bree Despain • • • • • • •

Titolo: Lost Grace Autore: Bree Despain Sottogeneri: Paranormal Romance, Urban fantasy Casa editrice: Sperling & Kupfer Pagine: 320 Anno: USA 2011 – ITA 2012 Formato: Cartaceo, Ebook

Trama: A volte solo la morte può ridare la vita. E salvare un amore che sembrava impossibile. Lo sa bene Grace Divine che, in una notte di luna piena, ha compiuto il più crudele dei sacrifici: pur di salvare Daniel, di cui è disperatamente innamorata, ha rinunciato per sempre all'affetto del fratello Jude e ha condannato la propria anima alle fiamme della dannazione eterna. Ora dentro di lei si nasconde un mostro. Silenzioso, crudele e assetato di sangue. Un mostro pronto a risvegliarsi in qualunque momento. Ma Grace è decisa a non arrendersi. Vuole ritrovare la serenità perdendosi negli occhi scuri di Daniel e vivere finalmente quell'amore per cui ha sacrificato se stessa. Una notte, però, mentre Grace e Daniel stanno guardando le stelle cadenti, dimentichi di tutto e tutti, accade qualcosa che turba la tranquillità appena conquistata: Grace riceve un'inquietante telefonata. È Jude che, con voce concitata, la avvisa di un imminente pericolo e la esorta a non fidarsi più di nessuno. Nemmeno di Daniel. Ed è forse per paura o per i misteriosi giochi del destino che Grace stringe amicizia con Talbot, un ragazzo dal fascino enigmatico arrivato in città da poco, che sembra sapere tutto di lei e della maledizione che pe-

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sa sulla sua anima. E mentre il sentimento tra i due si trasforma in qualcosa di più, Grace sente il proprio cuore vacillare. Daniel è sempre più lontano, e il mostro addormentato dentro di lei è sempre più vicino. Pericolosamente vicino. L’autrice: Bree Despain ha sempre adorato raccontare storie. Ma la sua passione ha davvero preso forma solo durante gli anni del college, quando Bree ha dedicato un intero semestre a scrivere e dirigere spettacoli teatrali per i ragazzi meno fortunati della periferia di New York e Philadelphia. Ora vive a Salt Lake City con il marito e i figli.

A cura di Valeria Bellenda

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Esordio editoriale

“Dark Heaven” di Bianca Leoni Capello • • • • • • •

Titolo: Dark heaven Autore: Bianca Leoni Capello Sottogeneri: Paranormal Romance, Urban fantasy Casa editrice: Sperling & Kupfer Pagine: 292 Anno: ITA 2012 Formato: Cartaceo, Ebook

Trama: È una gelida sera di febbraio a Venezia quando Virginia, diciotto anni e i capelli rossi come il fuoco, incontra per la prima volta Damien De Silva. È tardi, le strade sono deserte e lei sta tornando a casa dall'allenamento di pallavolo, il passo veloce, il respiro affrettato. All'improvviso, dal buio spunta un uomo, bellissimo e misterioso. Che guarda nella sua direzione. Decisa a non incrociare lo sguardo dello sconosciuto, Virginia gli scivola accanto con gli occhi bassi. Ma proprio in quel momento sente due parole farsi spazio nella sua mente. Due parole, semplici e terrificanti: "Sono tornato". Chi è quell'uomo? E che cosa sta succedendo? Profondamente sconvolta, Virginia decide di archiviare l'accaduto come frutto della sua immaginazione. Ma il giorno seguente le cose si complicano. Perché lo sconosciuto altri non è che il nuovo professore di italiano. Dannatamente giovane e affascinante, Damien De Silva turba fin dal primo istante il cuore di Virginia. Attratta e allo stesso tempo spaventata, la ragazza tenta di stargli il più lontano possibile. Ma ogni volta che si trova in sua presenza succede qualcosa di inspiegabile: strane visioni le annebbiano la mente. Visioni di un'epoca passata, di un'antica Palermo ormai dimenticata. E’

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come se lei e Damien si fossero conosciuti in un'altra vita e si fossero rincorsi per molti secoli. Ma è proprio così o Virginia sta perdendo la ragione? Chi è davvero Damien De Silva? E perché, dopo tanto tempo, è tornato a cercarla e...a terrorizzarla? Le autrici: Bianca Leoni Capello è lo pseudonimo dietro cui si nascondono due autrici esordienti: Flavia Pecorari e Lorenza Stroppa, entrambe di Pordenone. Amiche da tutta la vita, Flavia e Lorenza hanno sempre condiviso le stesse letture, con una passione particolare per il fantasy. Da qui l’idea di scrivere un romanzo insieme: un’avventura che ha consolidato ancora di più la loro amicizia.

A cura di Valeria Bellenda

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Crediti

Aniello Troiano: Fondatore Michele Greco: Direttore delegato Maurizio Vicedomini: Redattore per le sezioni Fantasy, Fantascienza e Horror, Grafico Laura Buffa: Redattrice per le sezioni Fantasy, Fantascienza e Paranormal Romance Christine Amberpit: Redattrice per la sezione Horror Valeria Bellenda: Redattrice per la sezione Paranormal Romance Scilla Bonfiglioli: Redattrice per la sezione Horror Fabio Lastrucci: Redattore per la sezione Fantascienza

Copertina: “L’Inferno di Dante” – Paolo Barbieri



Rivista Fralerighe FANTASTICO N.5