Page 18

2 Focus

mare sul territorio gli avvisi, prescrivendo per ogni tipo di criticità un tipo di attenzione o di allerta specifica.

U Allerta: procedure e comunicazione non uniformi Gabrielli sottolinea come esista un problema di uniformità delle procedure e delle forme di comunicazione. “Ci sono Regioni che riferiscono alla criticità elevata l’allerta 2, altre l’allerta 3, altre il preallerta”. Una complessità nella comunicazione delle allerta che non rende fluido il flusso informativo nel Sistema. E uno dei primi compiti del Comtato Paritetico previsto dalla legge 401/2001 che il Dipartimento della Protezione Civile s’accinge a riattivare, conclude Gabrielli, sarà proprio cercare di uniformare procedure e comunicazione.

U Prevenzione strutturale Centrale nella relazione il tema della prevenzione. “Esiste – sostiene Gabrielli – una prevenzione strutturale. Se ci si soffermasse a parlare delle condizioni delle scuole, degli uffici strategici e delle abitazioni, si vedrebbe che esiste un problema di interventi preventivi per mettere in sicurezza gli edifici e il territorio”. Questa attività di prevenzione non è in carico alla Protezione Civile. Piuttosto alle Regioni e agli Enti locali che devono provvedere ad un’attenta e lungimirante progettazione urbanistica dei centri urbani, ad attività di indagine e consolidamento strutturale di strutture di propria pertinenza. Molto spesso, tuttavia, la mancanza di risorse fa sì che certi interventi restino incompiuti. Manca una visione d’insieme, un piano di interventi sistematici a medio e lungo termine. Uno status quo che non può essere superato con in-

16

terventi spot, con singole e isolate iniziative. Eticamente, ribadisce il Capo Dipartimento, è impensabile non dotare gli enti locali di risorse per intervenire: “i morti di questi giorni ci impongano interventi immediati”. Ma ogni intervento, ogni stanziamento di risorse è sterile se non si comprende che previsione e prevenzione sono presupposti di un Sistema di protezione civile che gira bene solo con il concorso di ciascuno: istituzioni, componenti e cittadini.

U Il rischio accettabile Poiché la cementificazione e il dissesto sono un dato di fatto decennale e gli interventi sul dissesto hanno tempi lunghi, Gabrielli insiste sulla sottoscrizione di un patto sociale fra cittadini e istituzioni basato sul concetto di “rischio accettabile”. Certe emergenze non determinerebbero i danni che invece provocano, se gli Enti locali diffondessero la cultura dell’auto-protezione e se il cittadino la facesse propria. Di contro cittadini, media e stakeholder non possono “crocifiggere” quegli amministratori che responsabilmente e coraggiosamente – a volte anche rischiando, ma nell’interesse generale – prendono decisioni anche impopolari in emergenza ma quantomeno non si nascondono dietro un pavido immobilismo.

U L’auto-protezione Ricorrente il tema dell’auto-protezione. “Qualcuno ha ironizzato – dice Gabrielli – quando ho sottolineato l’aspetto dell’auto-protezione, contrabbandandola come se significasse ‘ognuno faccia come meglio crede o si arrangi’, al contrario l’auto-protezione è uno dei concetti basilari di un Sistema di protezione civile. Dispone l’interruzione di tutte le attivi-

Protezione Civile - Novembre/Dicembre 2011  

Anno I, numero 5

Protezione Civile - Novembre/Dicembre 2011  

Anno I, numero 5

Advertisement