Page 1

Il giornale di interviste per le donne

Intervista

Roberta Vinci Donne dal carattere vincente

Maurissa di Bitti Durke, tradizione di Sardegna

Il benessere a cura della Dottoressa Mariafranca Marceddu nel centro Dalle ceneri della fenice

Chi è felice si ammala di meno

Donne detenute le quote piu' basse d'Europa

Il voto a scuola funziona?

"Giovani e la speranza" Papa Franceso a Cagliari


DONNA

Fed cup a Cagliari vince la squadra azzurra

La scuola

il voto funziona?

I

Maurissa di Bitti

Durke

Stefania Secci l'armonia del jazz

e Papa Francesco a Cagliari

CosĂŹ fan tutte


Medicina estetica

Padri e allattamento

Isabella Dessalvi

Karel Music Expò

"La mia vita per l' arte"

Dottoressa Maria Franca Marceddu

Mariagrazia Caligaris Carcere e affollamento

Intervista Roberta Vinci

Is

Da

Leprisole del cinema

l' ippoterapia con A Stefania Dore


DONNA Donna

Rivista al femminile in Sardegna Numero 1 0 Dicembre 201 3 Reg. Tribunale di Cagliari N. 1 4/8 del 9/6/2008 Responsabile Editoriale Patrizia Floris Direttore Responsabile Sandra Sulcis Art Director Michele Campus Hanno Collaborato: Roberta Vinci, Arrigo Miglio, Don Marco Lai, Rita Gungui, Vittoria Cerbo, Prisca, Giulia Vallese, Daniela Colombo, Paola Piras, Stefania Dore, Donatella Vergani, Myriam Meloni, Stefania Secci, Cristiana Sarritzu, Maria Grazia Caligaris, Costantino Mazzanobile, Maria Franca Marceddu, Maria Antonietta Goddi,Padre Stefano Mascia, Michele Campus, Marta Floris, Patrizia Floris. In copertina: Roberta Vinci Foto di Copertina: www.federtennis.it Foto: Marta Floris Michele Campus Foto Internet: www.federtennis.it www.vida.gov.it/studentiscuola www.terresdeshommes.it Fonti articoli: www.unesco.it www.sapermangiare.mobi www.terredeshommes.it Grafica e impaginazione Michele Campus Donna Redazione:

Sommario In questo Numero Editoriale Intervista a Roberta Vinci Fed Cap a Cagliari Papa Francesco a Cagliari "i giovani e la speranza " Donne detenute le quote più basse d'Europa Maria Grazia Caligaris Stefania Secci l'armonia del Jazz Myriam Meloni trionfa al Sony World Photografy Awards La mia vita per l'arte Noemi Cabras Maria Franca Marceddu Ippoterapia con Stefania Dore Coppa amicizia Sardegna Bielorussia Sardegna Belarus Le isole del cinema Creuza de M à Cagliari capitale della cultura europea Teatro Lirico di Cagliari Così fan Tutte Karel Music Expò Tutte storie festival di letterature per ragazzi Sainte Chapelle Federico Cozzucoli Dieta mediterranea patrimonio dell'umanità Madri Bambine Dialogo e ascolto alla base dell'integrazione La scuola il voto funziona? Le bambine vittime di violenza Arrigo Miglio solidarietà e immigrazione Aids proteggiti semplicemente C'è un Babbo Natale Isabella di Castiglia Durke Alessandra Bessero L'aloe è vita di Costantino Mazzanobile Padre Stefano Mascia Padri e allattamento Le bacche di Goji


Donne nel

mondo

www.

C i siamo su rivistadonna Rivista Donna su

.com

Continuiamo il viaggio con le donne che in Sardegna si sono fatte strada e hanno portato la nostra Isola nel mondo. Che gioia guardare queste donne che hanno aperto strade, maturato consapevolezze e conquistato grandi traguardi. Sono le donne di Donna nel mondo. Buon Natale e felice anno.

Patrizia Floris


Roberta Vinci

Doveva vincere e ha vinto. Roberta Vinci è una vincente di nome e di fatto. Ha deciso di giocare in Fed Cup e di rendere onore alla maglia della Nazionale Italiana di Tennis piuttosto che partecipare al Master B di Sofia e la sua scelta le ha regalato un altro successo. Un quarto titolo mondiale assieme alle sue compagne di squadra. Esperienza, classe, determinazione le hanno permesso di dare il meglio di sé. La incontriamo a Cagliari nei campi di Monte Urpinu

Cosa rappresenta per te questa vittoria?

Una grande vittoria. Dovevo vincere e ho vinto. La partita è stata un susseguirsi di emozioni. Nulla in campo è scontato, tutto può capovolgere il risultato, non sono concesse distrazioni. Grazie alla forte concentrazione, e al forte agonismo sono rimasta lucida e determinata fino alla fine del match. E' una grande vittoria per la squadra azzurra ed è questo l' importante. Roberta gioca con il cuore. Imposta il gioco sulla varietà dei colpi e delle rotazioni. Possiede la migliore voleè del circuito femminile con una varietà di soluzioni che vanno dalle voleè alte a quelle basse e alle semi voleè. Il suo miglior colpo è il rovescio giocato a una mano e ha uno slice molto basso e difficile da controllare per le avversarie.


DONNA A Cagliari, sul centrale di Monte Urpinu per la finale Italia-Russia è stata impeccabile facendo ciò che si chiede a una top ten mondiale. Un colpo vincente ha fatto esplodere di gioia il pubblico presente. Si è resa protagonista di un miracolo sportivo.

Quanta fatica c'è dietro una campionessa? Nella vita come nello sport non temo la fatica, cerco di mettere testa e cuore in tutto ciò che faccio tutti i successi sono il frutto di grande impegno. Gioco per la maglia azzurra e con il sostegno di un grande capitano.

Roberta rappresenta un prototipo di donna in cui determinazione e grinta sono elementi vincenti. Roberta al confine della top ten del ranking mondiale donne, è la numero uno al mondo della specialità doppio con Sara Errani. Inizia a giocare che è poco più che una bambina. Prende la racchetta a sei anni. Punta all'obiettivo e lo consegue sempre. A dodici anni conquista la coppa Lambertenghi diventando la campionessa mondiale della categoria. Il suo primo maestro è Davide Diroma. A tredici anni la Federazione Italiana Tennis punta su di lei. Parte per Roma dopo la licenza media. E' lontano da casa ma si sa adattare ai duri ritmi degli allenamenti senza difficoltà. Conclude gli studi di ragioneria e approda al professionismo nel 1 999. Nel 2006 ha partecipato alla sua prima Fed Cup portando a casa la prima vittoria della nazionale italiana a Cherleroi. Ripete il successo a Reggio Calabria nel 2009 e a San Diego nel 201 0. Ora si gode la gioia per la vittoria della quarta Fed Cup, gara in rosa della coppa Devis maschile. Sono giorni di riposo dopo una stagione ricca di soddisfazioni. In forma fisica e mentale, presto tornerà in campo per ottenere un altro successo. Patrizia Floris

6


Monte Urpinu Cagliari Mondiale femminile Italia-Russia


FedacupCagliari Italia ha vinto la Fed Cup L' a Cagliari per la quarta volta. Il carattere vincente della squadra azzurra


DONNA

10


L’ Italia conquista la Fed Cup per la quarta volta nella sua storia battendo la Russia in finale sulla terra rossa del Tennis Club a Cagliari. Bisognava vincere e hanno vinto. La squadra azzurra ha dato prova di carattere, dedizione e attaccamento ai colori nazionali. Donne dal carattere vincente, grande vivacità e nessun accenno alla rinuncia per la vittoria. La squadra azzurra si riconferma la più forte al mondo. “Una vittoria importante, è incredibile per me giocare per l’ Italia – dichiara Roberta Vinci ho cercato di rimanere concentrata e di non lasciarmi prendere dalle emozioni. Un grande sostegno del pubblico e un fantastico capitano “. Grande festa sulle tribune del Tennis Club di Cagliari, stracolme per l’occasione: una vittoria celebrata dalle azzurre con un balletto collettivo a cui – assieme a Errani, Vinci, Pennetta e Knapp – ha preso parte anche Francesca Schiavone, che ha seguito la partita a bordo campo nonostante non abbia preso parte alla finale. Una grande dimostrazione del forte legame tra l’Italia e la Fed Cup. La Federations Cup torna a parlare italiano. Sara Errani batte agevolmente in due set (6-1 , 6-1 ) 11


la russa Alisa Kleybanova sulla terra del Tennis Club di Cagliari e conquista il punto che consegna all’Italia il trofeo per la quarta volta. Un grandissimo trionfo che conferma il feeling speciale nato negli ultimi anni tra le azzurre e la Fed Cup, già conquistata nel 2006, 2009 e 201 0, e che consente alle ragazze guidate da Corrado Barazzutti di raggiungere nell’albo d’oro proprio la Russia. “Una grande vittoria e molta sofferenza. Queste ragazze sono eccezionali giocano e vincono per il loro paese con il cuore” Queste le parole del capitano della squadra azzurra Corrado BarazzutI. Vittoria anche per il doppio azzurro formato da Flavia Pennetta e Karin Knapp che ha sconfitto la coppia russa GasparyanKhromacheva 4-6, 6-2, 1 0-4 (nel super tie-break disputato al posto del terzo set), in un’ora e 45′ di gioco. Angelo Binaghi, 1 5 anni di lavoro alla presidenza della FIT ( federazione italiana tennis ), continua a collezionare successi e Cagliari, sede portafortuna per le squadre azzurre. Patrizia Floris


Papa Franceso a Cagliari "Giovani e la speranza" L'attesa è finita. Il lungo abbraccio della Sardegna a Papa Francesco si è concluso. Papa Bergoglio ha lasciato la Sardegna. La nostalgia è tanta. Le sue parole, la sua dolcezza, hanno rasserenato i cuori. La sua visita ha portato coraggio e speranza ad ogni incontro: con il mondo del lavoro, della cultura, con i poveri e detenuti, con i giovani. Ha lasciato un messaggio di fiducia. Ha incoraggiato tutti a non lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione e dal pessimismo a lottare per il lavoro, a fare opere di misericordia, gesti di carità, con la certezza che Dio non ci abbandona mai. “La speranza è creativa, è capace di creare futuro” ha ricordato all'incontro con i lavoratori. “ Una società aperta alla speranza non si chiude in se stessa, nella difesa degli interessi di pochi, ma guarda avanti nella prospettiva del bene comune. E ciò richiede un forte senso di responsabilità. Non c'è speranza sociale senza un lavoro dignitoso”. A questo proposito il Santo Padre ha voluto sottolineare il significato di “dignitoso” perchè, quando c'è crisi e il bisogno è forte, aumenta il lavoro disumano, schiavo, il lavoro senza la giusta sicurezza, senza il rispetto del riposo, della festa e della famiglia”. Prima di salutare i lavoratori ha invitato tutti ad avere coraggio. “Devo dirvi coraggio, ma sono cosciente che devo fare tutto perchè questa parola “coraggio” non sia una bella parola di passaggio. Questa mia presenza e le mie parole, non siano soltanto quelle di un impiegato cordiale, un impiegato della Chiesa che viene qui e vi dice coraggio. No – ha aggiunto – vorrei che questo coraggio mi venisse da dentro e mi spingesse come pastore a contribuire a risolvere i vostri problemi”. 13


A conclusione della lunga visita, una giornata storica per la Sardegna, Francesco ha incontrato i giovani. Una grande folla di ragazzi lo ha atteso con gioia e trepidazione ai piedi del palco di Largo Carlo Felice. Canti, bandiere, cori di festa hanno atteso il suo l'arrivo. Qui il suo abbraccio è stato dolce, caloroso, profondo. E come a un padre, i ragazzi gli hanno rivolto domande per trovare consigli e fiducia per affrontare il cammino di vita e di fede. "Francesco, puoi contare su di noi", ha detto Federica dopo averlo salutato con un affettuoso "ciao”. Poi Ivano, gli ha esposto e problemi del lavoro, Valentina ha ricordato la Giornata Mondiale della Gioventù e dalla voce di Gloria gli è stata posta la domanda: “ Cosa dobbiamo fare per generare cristiani più consapevoli? E per concludere Emenuele gli ha chiesto: Come possiamo riscoprire il mandato missionario che Gesù rivolge a tutti i suoi discepoli e risvegliare la fede nel cuore delle nostre comunità? Le risposte di Francesco non si sono fatte attendere e con la certezza della sua Fede e l'amore verso il prossimo ha risposto facendo ricorso alla sua esperienza di vita e alle parole del Vangelo.

14


"La giovinezza è speranza", ha sottolineato, "un giovane senza gioia e speranza, che sente la sfiducia della vita, è preoccupante. Non è un giovane". "Guardatevi da chi approfitta del vostro pessimismo per vendervi la morte. Io non vi vendo illusioni: fidatevi di Gesù. Non smettete mai di mettervi in gioco come dei buoni sportivi, non scoraggiatevi di fronte ai fallimenti. Gettate le vostre reti fiduciosi come ha fatto Pietro. Sulla tua parola getterò le mie reti. Attenzione! Non dice sulle mie forze, sui miei calcoli, sulla mia esperienza di esperto pescatore, ma, sulla tua parola, la parola di Gesù. Fidatevi di Gesù. Il signore è sempre con noi, si fa vicino ai nostri fallimenti, alla nostra fragilità, ai nostri peccati per trasformarli. No alle lamentele e alla rassegnazione". Il Santo Padre ha anche portato la sua esperienza personale: "Dopo tanti anni da quando ho sentito la vocazione, e ho accanto al Signore non mi sono pentito, perché mi sento forte. Mi sento forte perché nei momenti più bui, nel peccato, nella fragilità, ho guardato Gesù e lui non mi ha lasciato da solo. Fidatevi di lui che non vi delude mai. Siate sempre uomini di fede e di speranza”. Dopo i canti e i balli tradizionali Francesco ha salutato i giovani con un interrogativo: Questo è il problema e la domanda che io vi lascio: "sono disposto a prendere la strada per costruire un mondo migliore?". Poi ha invitato a pregare il Padre nostro e ha concluso nel consueto modo: "Pregate per me e arrivederci".

"Signore Dio guardaci, guarda questa città, questa isola, guarda le nostre famiglie; a te non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname ed eri felice. Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci fra noi, che dimentichiamo un po’ l’egoismo e sentiamo nel cuore il “noi”, noi, popolo, che vuole andare avanti. Signore Gesù, a Te non mancò il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro e benedici tutti noi." (Papa Francesco pronuncia questa preghiera al termine della Santa Messa, davanti alla statua della Madonna di Bonaria.)

15

Patrizia Floris


detenute Dle onne quote piu' basse d'Europa

Mariagrazia Caligaris

I

l nostro paese ha le quote più basse di donne detenute, al di sotto della media europea, trovandosi sotto Slovenia e Danimarca. La popolazione femminile rimane comunque minoritaria in tutti i paesi dell’UE. Le donne detenute lavoranti nelle strutture penitenziarie sono aumentate notevolmente dal 2000 al 2011 raggiungendo un incremento del 41 ,4% paragonato all' 8% raggiunto dagli uomini nello stesso lasso di tempo. Non solo le donne non hanno influito nel sovraffollamento carcerario attuale, ma si sono impegnate per superare il divario che si crea tra detenuto e società. Il sovraffollamento delle carceri in Italia interessa soprattutto il genere maschile che corrisponde al 95,8 % dei detenuti. Dagli anni 80 ad oggi la percentuale di detenuti nelle carceri è cresciuta esponenzialmente, tanto che, secondo dati Istat, ci sono 1 46 detenuti su 1 00 posti letti disponibili in media in Italia. Nel 2006 con l’entrata in vigore della legge 341 dell’indulto si è cercato di far fronte a questo problema, ma in pochi mesi le carceri si sono riaffollate. Un gran numero di detenuti che hanno usufruito di questa legge sono 17

tornati in cella. Al problema del sovraffollamento hanno influito gli stranieri, ma parte di loro si distingue nel superamento dei corsi d’istruzione penitenziaria come dichiarano dati Istat. La consigliera regionale Lina Lonesu esponente del centro destra Sardegna sottolinea che dato il gran numero di detenuti stranieri presenti nella nostra regione devono avviarsi le relazioni diplomatiche con i governi stranieri per stipulare convenzioni e protocolli d’intesa in materia carceraria. “E’ inoltre necessario attivarsi con i presidenti delle altre Regioni per aprire un tavolo di confronto al fine di trovare soluzioni sia al sovraffollamento sia alla mancata applicazione del principio della territorializzazione della pena” Sottolinea Lina Lunesu : “Gli edifici sono sovraffollati, le piante organiche della polizia penitenziaria sono del tutto insufficienti, le condizioni igieniche e sanitarie estremamente precarie.In un paese civile le carceri devono essere umane e devono tendere alla rieducazione del detenuto”.


Su questa tematica Maria Grazia Caligaris presidente dell’associazione Socialismo Diritti e Riforme dichiara che a Buoncammino è iniziato il conto alla rovescia in attesa dell’apertura del “villaggio penitenziario” situato a Uta a 20 km dal capoluogo e nel frattempo sono stati tradotti nel carcere di Sassari tutti quei cittadini immigrati che non effettuano regolari colloqui con i familiari o quei detenuti sassaresi che finalmente potranno stare vicino ai parenti. La presidente di SdR sottolinea che “La corrispondenza costituisce per molti detenuti l’unico strumento di comunicazione con i familiari e con il mondo esterno. La ritardata e talvolta mancata consegna delle lettere genera quindi uno stato d’ansia e in alcuni casi, quando si tratta d’ informazioni relative a pratiche pensionistiche o giudiziarie, perfino un danno.“ “Dovranno essere tradotti i cittadini privati della libertà in regime di alta sicurezza. Si tratta di detenuti prevalentemente siciliani, calabresi e

18

napoletani ai quali si aggiungono quelli sardi. Saranno assegnati solo negli Istituti dove sono previste le apposite sezioni attivate attualmente a Massama-Oristano e Nuchis-Tempio. In questi casi i trasferimenti saranno vissuti con particolare apprensione oltre che dai ristretti, anche dai familiari per le difficoltà di raggiungere le sedi per poter fare i colloqui. Particolarmente complessa invece la traduzione dei ricoverati nel Centro Diagnostico Terapeutico che nei casi più gravi devono essere accompagnati dai medici.” La Caligaris conclude affermando che: “Buoncammino vedrà ridurre la presenza di circa 1 50 unità raggiungendo un numero di ristretti tra 250 e 300. Con l’avvio dei trasferimenti è iniziata dopo due secoli la nuova era della detenzione lontano dalla città capoluogo di Provincia dando vita a un nuovo corso carico di aspettative ma anche di molte perplessità.”.


Quest’anno per sopperire al perdurare del sovraffollamento delle carceri e per fronteggiare le situazioni contingenti legate alla inadeguatezza delle strutture penitenziarie il presidente Napolitano nell’ incipit del decreto 78 “svuota carceri”, scrive: “[..] la Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza 8 gennaio 201 3, Torreggiani e altri c. Italia, ha assegnato allo Stato italiano il termine di un anno entro cui procedere all'adozione delle misure necessarie a porre rimedio alla constatata violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che sancisce il divieto di pene o trattamenti inumani o degradanti;[Z]” L’Italia ha i minuti contati; non si possono ritenere efficaci rimedi “tampone”, ma si pensa si debbano trovare soluzioni che pongano degli argini duraturi al problema carceri nel nostro paese. Alternative efficaci possono essere l’amnistia, il riutilizzo di strutture in disuso, pene alternative che stabiliscano forme di impegno a favore della società o la ristrutturazione delle prigioni già esistenti. Ogni regione dovrebbe sfruttare i propri requisiti per aiutare il governo nei doveri che lo Stato ha nei confronti dell’Europa. In Sardegna i trasferimenti potrebbero essere un primo passo verso la civilizzazione.

19

Marta Floris


DONNA

20


Stefania Secci

l'armonia del jazz

Laureata in canto nella facoltà di Jazz al Conservatorio di Cagliari, parte a Birmingham e dedica i suoi studi di ricerca e composizione alla musica ebraica dell’Est Europa, e si concentra sul tango e le sue relazioni con la musica dell’Est. Ma studia anche il fado, musica popolare portoghese. Vince i seminari di Sant’Anna Arresi Jazz, per la sezione canto nel 2006 e per la sezione gruppi nel 2007. Lavora per anni al fianco di Jacopo Cullin, dal quale, dice, impara la vera professionalità, a vivere il palco con la giusta energia, e dove matura la capacità di gestire e trasmettere emozioni, anche di fronte a migliaia di persone. I suoi insegnati chiave sono Lorenzo Pusceddu, Rossella Faa e Alessandro Diliberto, ma ha la fortuna di formarsi anche con maestri quali Sara Colman, Joe Cutler, Marcello Zempt, Richard Causton, Lamberto Coccioli, Edwin Roxburgh, Micheal Wolters. Stefania canta con passione, racconta emozioni. 21


Come ti definiresti? Sono una cantante, e ora inizio ad avere anche qualche commissione da compositrice. Amo da sempre la musica tradizionale, dal fado portoghese al klezmer, al tango. Mi piace fondere questi generi tra loro utilizzando elementi di jazz e musica contemporanea.

Cantare è ? Un'esigenza primaria per esprimermi, e per entrare in stretta empatia con chi ho intorno, dai miei colleghi musicisti al pubblico. Fare arte è una grande responsabilità per noi del mestiere, e riunire le persone, farle sentire parte di qualcosa di bello, è il nostro dovere. Credo che la musica e le altre arti siano quello che davvero ci può salvare, in un momento storico di disgregazione e individualismo come quello che stiamo vivendo. Tu e i Madeira un incontro nato? Conobbi Fabrizio Lai per comporre e arrangiare le musiche per il libro di Paola Soriga “ Dove finisce Roma”. Insieme ad Astrid Meloni, voce narrante, seguimmo la scrittrice nella presentazione della sua opera in Sardegna. La nostra reciproca passione per la musica brasiliana, portoghese e capoverdiana ci portò a fondare il quartetto “Madeira”, con Maurizio Congiu al Contrabbasso e Emanuele Pusceddu alla batteria. I Madeira dedicano il loro repertorio alla musica tradizionale di questi paesi . Ma noi tutti facciamo parte anche di un collettivo di musica balcanica, gli Hotch Potch, che è composto da due gruppi: i Rakija, che arrangiano musiche tradizionali di diversa provenienza in chiave principalmente balcanica, e i Plot-Z, specializzati in musica ebraica dell'Est Europa ( canzoni yiddish e Klezmer). E quest'ultimo genere è quello che davvero mi appartiene. Tra gli ultimi progetti un documentario sulla musica di Capo Verde. Di cosa si Tratta? Nel 201 2 noi Madeira siamo partiti per diversi mesi a Capo Verde per approfondire le nostre conoscenze sulle tradizione musicale del luogo. Joe bastardi, un regista sardo, ci ha seguiti in questa avventura , filmando la nostra ricerca, e l'intero lavoro è diventato un documentario, che verrà distribuito nel 201 4. Patrizia Floris 22


Mtrionfa yriam Meloni al Sony World

Photografy Awards

Myriam Meloni, fotografa sarda, nata a Cagliari nel 1 980 ha vinto l’edizione 201 3 del Sony World Photography Awards, uno dei premi internazionali più prestigiosi nel mondo della fotografia. Premiata nella categoria professionale arte e cultura ,‘Art & Culture’ per la serie ‘The Limusine’, Myriam ha ricevuto il riconoscimento in una serata di gala a Londra. I suoi scatti vengono dall’Argentina e ritraggono i passeggeri della Limusine auto simbolo del lusso e icona della cultura pop. Dopo la laurea in giurisprudenza a Bologna Myriam ha frequentato corsi di fotografia e dopo essersi trasferita in Argentina si è specializza in fotogiornalismo. Nel 201 0 ha ricevuto il premio per il miglior portfolio nella 4a Biennale di Tucumán fotografia documentaria e viene selezionata per le sezione portfoli transatlantici di PhotoEspaña a Managua. I suoi lavori sono rivolti prevalentemente a tematiche sociali. Nel 2011 si è candidata per il Joop Swart Masterclass del World Press Photo ed è stata selezionata per le proiezioni di nuovi autori di Festival Photon a Valencia. I sui lavori sono stati esposti in gallerie e festival in tutto il mondo. Lo scorso anno con il lavoro Important Things are said softly si è aggiudica il II posto al WinePhoto 201 2. Patrizia Floris 23


24


DONNA

"La mia vita per l' arte"

Noemi Cabras

Una traccia sul foglio la sua prima parola. Ancora non aveva imparato a camminare. “Disegnare era il modo di esprimermi, di comunicareZero timida”. Noemi Cabras, classe 1 992, è una giovane artista di talento, il suo percorso è iniziato molto presto: “Quand’ero bambinaZ”. Allieva di Gianni Argiolas (classe 1 947), noto pittore e scultore monserratino, inizia a frequentare lo studio d’arte a quattordici anni, contemporaneamente il liceo artistico di Cagliari, e il parco artistico di Argiolas in località Isca sa Folla a Dolianova. Nel parco, Argiolas e la sua equipe artistica di cui fa parte anche Noemi, hanno creato dei siti scultorei di pregiato valore, un museo a cielo aperto. Argiolas, allievo di Foiso Fois, Cesare Cabras e altri nomi famosi del panorama artistico isolano, è un artista poliedrico, spazia dalla pittura alla grafica, dalla scultura alle vetrate, alla ceramica e all’oreficeria. Sono oltre mille le opere presenti in molti centri della Sardegna ma anche a Roma, Velletri, Ravenna. Cabras e Argiolas nel tempo raggiungono un’interessante, oltre che insolita –considerata anche la grande differenza di età – intesa artistica, insieme realizzano diverse opere d’arte, ampiamente apprezzate e riconosciute. Tra Argiolas e Cabras c’è un rapporto di parentela: la nonna dell’ artista era cugina di Argiolas.


La passione per l’arte 2quando è scoccata la scintilla?

E’ il mio modo di esprimere quel che ho dentro. E’ stato così da sempre. Senza dedicarmi all’arte non sarei me stessa, la mia è un’esigenza naturale. L’arte è la mia vita, se non ci fosse, il mondo sarebbe davvero triste. Tutto può essere o diventare arte, ma con delle regole, nel momento in cui si filtra e si trasforma, allora la materia si tramuta in arte. Senza forzature però.

La tua dimensione artistica2la tecnica più congeniale2?

Mi sono dedicata alla scultura, ho imparato, frequentando lo studio d’arte di Gianni Argiolas, le varie fasi della tecnica per la fusione del bronzo a cera persaun metodo tradizionale che non sempre si insegna all’Accademia d’Arte- la grafica veloce e altro ancora. Oggi non potrei rinunciare a questo senso di completezza. Certo, la tecnica del disegno con la tecnica mista è quella a cui mi dedico da sempre ed è la più immediata perché per ragioni pratiche, con foglio e matita posso mettermi a lavoro ovunque, inoltre è anche la tecnica più liberatoria, ma non rinuncio agli altri mezzi espressivi.

26


27


La libertà è un volo e lei lo sa2C’è un soggetto ricorrente nelle tue opere? La figura femminile e la farfalla. Quando non è possibile inserire la figura femminile, tratteggio sempre una farfalla. Mi affascina la simbologia della metamorfosi e sono attratta dal senso di libertà ch’essa trasmette. Mi rispecchio nella farfalla perché quand’ero piccola ero molto timida e introversa. Grazie all’arte e al mio maestro sono riuscita a esprimermi, a confrontarmi con gli altri. Gianni mi ha sempre accettato per quello che sono e aiutato ad aprirmi. Da piccola ho vissuto momenti di isolamento in ambiente scolastico proprio per la mia timidezza e diversità, amavo comunicare di più con gli adulti che con i miei coetanei. Con il progredire della mia arte ho superato la timidezza e imparato a socializzare anche con i miei coetanei. Inoltre grazie a questa esperienza ho sviluppato maggiore empatia e sensibilità verso chi soffre. Ecco la mia metamorfosi. Non solo, sarà una casualità, ma ogni volta che mi succede qualcosa di positivo compare una farfalla. Linee morbide e delicate le tue, nelle tele e nelle sculture, quasi a ricordare il divenire delle cose, l’ incessante trasformazione della vita, un tocco di femminilità che contrasta con l’energia e l’impeto dell’arte di Argiolas. Due stili diversi che tendono a completarsi. Com’ è nato il sodalizio? All’inizio ero completamente affascinata dall’atmosfera che si respirava nello studio di Gianni: le sue sculture, la figura ricorrente del cavallo presente nelle sue opere, l’arte dei suoi allievi, i miei disegni. Nei primi tempi mi limitavo ad ascoltare quello che diceva e a eseguire anche se filtravo sempre, non annullavo mai me stessa. Poi pian piano è emerso il mio stile, la mia personalità artistica. Dal rapporto maestro –allievo è nato un rapporto di amicizia, lui è il mio punto di riferimento. Per realizzare delle opere d’arte assieme è necessario conoscersi bene, comprendere le reciproche sensibilità, saper discutere, perché grazie alle opinioni diverse si cresce e l’arte si arricchisce. Le idee nascono in tanti modi: un cielo o un animale possono ispirare un soggetto, per esempio, e quel soggetto può ispirarne un altro e un altro ancora, in un dialogo costante tra me e lui. L’arte non ha confini. C’è un colore in cui ti specchi? Quello preferito2 Il verde ma li amo tutti. Il verde infonde un senso di pace, profondità e speranza. L’opera d’arte durante e dopo2? Le mie opere sono un filo diretto con le emozioni a cui mi ispiro. Specchio dell’anima nell’atto creativo che è sempre mutevole e fecondo di nuovi risvolti. Il lavoro artistico in genere è solitario, mentre creo mi chiedo con ansia se piacerà, che cosa vi leggeranno le persone. E’ una bellissima emozione ed è come se ci si cimentasse sempre per la prima volta. Ma quel che mi gratifica di più, a opera finita, è parlare con la gente, ascoltare i loro pareri, che cos’hanno pensato e immaginato. Per il futuro? Continuare il lavoro che ho intrapreso qui nel parco artistico, e poi percorrere la strada dell’arte senza limiti, dall’illustrazione editoriale alla moda. Da piccola frequentavo l’ atelier di mia madre, “Le sorelle Broy”, lì disegnavo figurini e ideavo abiti. E’ così che è nata la mia passione per la moda. Nella “Triade di Eleonora”, l’ultima opera d’arte realizzata nel parco artistico, ho ideato anche le vesti. In quel sito ho sperimentato tutte le tecniche: disegno, pittura, scultura e moda. Adoro anche fare ritratti, me ne sono stati commissionati diversi. Mi concentro sullo sguardo per cogliere e comunicare il carattere della persona. La vera scuola d’arte è dove si lavora e la scuola di Gianni è quella che amo perché s’ispira alla vecchia scuola degli artisti: La Bottega. Dedicare la mia vita all’arte è quel che sogno e desidero continuare questo percorso, fedele alle parole di mia nonna che mi ha sempre spronato ad andare avanti. Era una donna combattiva, mi diceva: “Credi sempre in te stessa, e realizza il nostro sogno”. Cristiana Sarritzu 28


dalle ceneri d

medicina estetica a cura della dottoressa

Maria Franca Marceddu 29

di Patrizia Floris


DONNA Scopriamo la medicina estetica incontrando la dott.ssa Maria Franca Marceddu. Abbiamo deciso di dedicare questa rubrica del benessere a questo argomento che oggi sembra attrarre sempre piu persone anche con grandissimo entusiasmo.

della Fenice U

na personalità travolgente. Sempre pronta a mettere gli altri a proprio agio. Ci ha accolto così nel suo nuovo Centro di medicina estetica. Avevamo sentito parlare di lei, ma non avevamo avuto il piacere d’incontrarla. Ora siamo qui nel suo studio coloratissimo e vogliamo scoprire i segreti del suo successo. Nata a Fonni, un bellissimo paese della Sardegna, è oggi una delle più affermate “curatrici” dell’immagine estetica delle donne. C’incuriosisce sapere la relazione tra personalità e fisicità. Qual è il compito del medico estetico in questo delicatissimo rapporto? Queste sono alcune delle domande che ci hanno portato ad incontrarla . 30


Cancellare un difetto fisico oggi è possibile in poche ore. Quali sono i suoi consigli per non incorrere in eccessi? L' armonia è la parola d 'ordine sul concetto di bellezza e di trasformazione del difetto. Altro elemento fondamentale è l' accettazione profonda, no all'essere belle a tutti i costi. Il paziente dev 'essere predisposto con la memoria visiva all'accettazione, sia del difetto ma anche nella volontà di volerlo realmente cancellare. Con i miei pazienti generalmente predispongo un lavoro preliminare psicologico che scava alle motivazioni reali e insieme seguiamo un percorso, ripeto sempre rispettando l'armonia e la sensibilità dell' individuo che decide di sottoporsi alla medicina estetica.

Quali sono gli interventi estetici piu' richiesti dalle donne e dagli uomini? Per le donne sicuramente il ripristino dei volumi persi, sull invecchiamento della pelle, a sostegno della pelle, ma anche l' assottigliamento dell' osso e trattamenti di ringiovanimento all'acido ialunorico. L' ipofilling naturale,ovvero l'estrazione del grasso, un metodo antico e assolutamente naturale che nn ha nessuna controindicazione. Per gli uomini vige l 'anonimato. Anche per loro una ricerca naturale dell''attenuazione dei volumi ma in forma piu subdola rispetto alle donne. Sono numerosissimi. Ho predisposto inoltre la possibilità di avere un angolo di privacy dove i pazienti godono di un accoglienza speciale in base alle loro richieste . E questo è un elemento molto importante per seguire con maggiore attenzione ciascuno. foto di Marta Floris

31


Macrolano e il SubQ (Restylane) rimodella il viso e il corpo. Consentono di riacquistare i volumi persi e megliorare i tessuti.

Quali dovrebbero essere le motivazioni alla base della scelta di sottoporsi ad un intervento di medicina estetica? Alla base c e' sempre il desiderio d'essere piu bella o piÚ bello. Il desiderio di migliorare un aspetto della vita che non ci appartiene piu'. Insieme ci adoperiamo per un miglioramento armonico e costruttivo , senza però tralasciare l 'aspetto psicologico di ciascuno. Il nome del mio centro infatti evoca una rinascita, rinascere non solo fisicamente ma anche mentalmente. Una ricostruzione sia mentale che energetica dell'equilibrio psicofisico. Un processo lento e duraturo di trasformazione per una bellezza consapevole che mira ad una donna intelligente e capace .

Cosa ne pensa delle protesi francesi potenzialmente cancerogene e del mercato di prodotti che ruotano intorno al mondo della medicina estetica? Molti sono i prodotti che arrivano con dubbia qualitĂ , diversi sono i casi ormai accertati, sopratutto nel mercato estero del fenomeno diffuso del risparmio nel turismo estetico . QualitĂ  e certificazione sono alla base del lavoro che dobbiamo intraprendere per coloro che si affidano alla nostra professionalita.


L'ippoterapia con Stefania Dore “L’ ippoterapia rappresenta un importante momento terapeutico in cui,

sport, socializzazione, contatto con la natura, sono elementi fondamentali per superare difficoltà e riscoprire una immagine più valida di sè e una maggiore consapevolezza. Per questi motivi quest'anno, il nostro ippodromo ha organizzato la prima tappa cagliaritana di equitazione paralimpica. L’iniziativa, che ha coinvolto un centinaio di concorrenti è stata un’occasione di integrazione e socializzazione tra soggetti normodotati e diversamente abili che sono arrivati da tutta la Sardegna ” .


Di Patrizia Floris

Equitazione integrazione socializzazione e diversità Sono queste le parole di Stefania Dore, presidente della società ippica di Cagliari, organizzatrice della prima tappa cagliaritana di equitazione paralimpica, salto a ostacoli e dressage. “ Siamo orgogliosi – prosegue Stefania – di aver contribuito con la nostra attività ad aiutare soggetti affetti da patologie fisiche e relazionali. Questa pratica sportiva ha effetti terapeutici. Il cavallo a differenza di altri strumenti utilizzati in altre attività ludico ricreative, è vivo, si muove, reagisce, sente e pensa, aiuta perciò le persone a stabilire con lui, non solo, un rapporto fisico ma anche empatico. Il cavallo per le sue caratteristiche può diventare un grande mediatore relazionale. E' un animale imponente che, tuttavia, si lascia conquistare e comandare. Il rapporto con lui, è quindi ricco di valenze affettive in cui vi è reciproco rispetto. I ragazzi e i disabili attraverso l'ippoterapia, imparano a gestire emozioni, ad aumentare l'autostima e in un ambiente al contatto con la natura e con altri coetanei vivono la competizione senza traumi e complessi di inferiorità, confrontandosi e aiutandosi reciprocamente. Per questo, la gara da noi organizzata ha coinvolto disabili e normodotati. Per creare una occasione di incontro e crescita in cui, le diversità costituiscono un elemento di arricchimento culturale e sociale per tutti”. L’evento, svoltosi nell’ippodromo “A Guitierres” ha visto i partecipanti coinvolti nelle gare di Dressage, Ginkana a Paradressage e Parandurage Sperimentale. Inoltre si è conclusa la gara di Salto Ostacoli, Salto Ostacoli Sperimentale e Ginkana. Al termine delle competizioni, si sono celebrate le premiazioni per le differenti categorie. La manifestazione si è avvalsa del patrocinio dell’amministrazione comunale di Cagliari. 34


oppa amicizia CSardegna Bielorussia

Delegazione Bielorussa in visita al comune di Cagliari E’ stato un incontro cordiale e allo stesso tempo ricco di spunti per ulteriori futuri contatti, quello che si è tenuto tra il Vice Sindaco di Cagliari Paola Piras e la delegazione bielorussa che ha fatto visita al Municipio di Cagliari. A guidare la comitiva internazionale proveniente da Minsk è stato primo Vice Ministro dell’Istruzione Aliaksandr Zhuk che si è avvalso della collaborazione di Giuseppe Carboni, console onorario della Repubblica Belarus in Sardegna. L’incontro ha evidenziato le affinità culturali tra le due città, presupposto importante per un futuro gemellaggio. La delegazione Bierolorussa ha rivolto all’amministrazione comunale

35

di Cagliari l’invito a visitare la città di Minsk, la sua importante realtà universitaria, culturale e imprenditoriale. A completare la delegazione Aliaksandr Samuilich, direttore del Centro Relazioni Internazionali del Ministero dell’Istruzione, il prorettore vicario dell’Università di Informatica e Radioelettronica di Minsk Anatoly Osipov, il Rettore dell’Università Statale Bielorussa di Tecnologia Ivan Zharski, il segretario dell’Associazione Cittadini del Mondo Carlo Altea e un’inviato e operatore del primo canale della Compagnia Radiotelevisiva di Stato della Bielorussia. Patrizia Floris


S ardegna B elarus


Una coppa per rafforzare un rapporto di scambio interculturale e di amicizia tra popoli e nazioni. Una gara sportiva in cui solidarietà, scambio culturale e divertimento hanno unito la realtà sarda a quella Bielorussa. Quest'anno, la Sardegna ha ospitato nella città di Quartu Sant'Elena, la IV edizione della manifestazione sportiva “Coppa dell’amicizia Sardegna Belarus”. L’evento si è svolto nell’ambito degli scambi sportivi, giovanili e culturali promossi dal Consolato onorario della Repubblica Belarus in Sardegna e dall’associazione di Amicizia “Sardegna BIelorussia”, in collaborazione con la provincia di Mink, il centro Relazioni Internazionali del Ministero dell’istruzione della Repubblica Belarus e la Regione Autonona della Sardegna. Durante i cinque giorni di permanenza, una delegazione istituzionale e sportiva Bielorussa ha visitato la Sardegna. La delegazione istituzionale, guidata dal Vice Presidente Sergej Shabliko e accompagnata dal console onorario della Repubblica Belarus in Sardegna Giuseppe Carboni è stata ricevuta dal

Sindaco di Quartu Sant’Elena Mauro Contini. Al centro dei colloqui le prospettive di collaborazione economica e commerciale tra i due paesi. La delegazione ha incontrato anche le organizzazioni giovanili presenti nel territorio per promuovere e sviluppare scambi giovanili e culturali tra le due realtà territoriali. Nell’ambito del progetto Chernobyl infatti, già da alcuni anni, la Sardegna e la città di Quartu ha ospitato migliaia di bambini bielorussi. Una iniziativa che avvicina queste due realtà e ha creato ottimi rapporti di amicizia e collaborazione. Durante la permanenza, si sono svolte manifestazioni sportive in cui le squadre di beach volley e di calcio bielorussa hanno affrontato gli atleti locali. La Coppa dell'Amicizia Sardegna Belarus è stata vinta dalla selezione della provincia di Minsk. L'evento ha costituito per i partecipanti un'occasione di incontro e confronto in cui la forza e il valore dello sport hanno contribuito a creare una occasione per mettere in contatto differenti realtà culturali.

Patrizia Floris

38


LE ISOLE DEL CINEMA "Le isole del cinema" rientrano nel progetto "La Sardegna cresce con l'Europa", cofinanziato dall'Unione Europea attraverso il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), e completa l'articolato programma di iniziative di informazione e promozione organizzato da Kassiopea Group a sostegno del circuito, dei suoi quattro festival. “Lo scopo – spiega il regista Gianfranco Cabiddu, tra gli ideatori dell'iniziativa - è valorizzare la Sardegna nella sua interezza. La manifestazione conclusiva che si è svolta a Cagliari, strutturata in incontri di approfondimento e workshop tematici, ha approfondito i temi della regia, dei protagonisti del cinema, del lavoro dell'attore, della scrittura, della musica, del suono, del cinema documentario. Un'idea ambiziosa che

delinea il circuito come un "festival di approfondimento culturale", e non solo come una generica rassegna cinematografica. Nel corso della manifestazione conclusiva, dell'attività 201 3, ognuno dei quattro festival ha proposto un workshop in linea con quelli che in genere si tengono nei rispettivi contesti e incentrati sul proprio ambito tematico. Il cinema italiano e la regia per il festival "Una notte in Italia"dell'isola di Tavolara; la recitazione per "La valigia dell'attore" di La Maddalena, la scrittura e la sceneggiatura per "Pensieri e parole" dell'Asinara e la musica per il cinema per"Creuza de Mà" di Carloforte, sull'isola di San Pietro.


DONNA Tra workshop, incontri e proiezioni si sono alternati numerosi ospiti. Tra loro i registi Giuliano Montaldo e Gianfranco Giagni, il compositore Franco Piersanti, lo sceneggiatore Massimo Gaudioso, i critici cinematografici Steve Della Casa, Piera Detassis, Enrico Magrelli, Luca Bandirali e Giovanna Branca, il direttore del Centro Regionale di Programmazione della Regione Sardegna Gianluca Cadeddu,

Francesca Solinas per il Premio Solinas, Giovanna Gravina, i docenti universitari Lucia Cardone e Fabrizio Deriu, oltre ad Angelo Comiti, sindaco di La Maddalena, comune capofila del progetto de “Le isole del cinema�. Oltre agli incontri e ai momenti di riflessione e dibattito, l'appuntamento in terra sarda ha proposto diverse proiezioni: una breve rassegna di documentari di Gianfranco Giagni sui mestieri del cinema; "Alberto il Grande", l'omaggio di Carlo e Luca Verdone alla memoria e alla figura di Alberto Sordi, a dieci anni dalla scomparsa; il documentario che Marco Spagnoli ha dedicato a Giuliano Montaldo e, infine, un film storico dello stesso regista genovese, "Sacco e Vanzetti". Altre suggestioni sono arrivate da una mostra fotografica che racconta attraverso le immagini scattate negli anni, la storia e i protagonisti di ciascun festival. Una partecipata tavola rotonda, inoltre, ha messo gli ospiti a ragionare intorno al cinema, come leva strategica per la crescita economica e culturale della Sardegna. Patrizia Floris


Creuza de Mà

Michael Nyman al Teatro Massimo per il festival Creuza de Mà

Creuza de Mà, il festival dedicato alla musica per il cinema, è approdato a Cagliari al Teatro Massimo. In scena un musicista che alle colonne sonore ha dedicato con successo parte della sua vasta e variegata produzione: una delle figure più innovative e rappresentative della scena musicale britannica degli ultimi tre decenni.

Compositore, pianista, direttore d’orchestra, musicologo, fotografo e regista, a Cagliari si è esibito in ”Cine Opera”, un concerto per pianoforte in cui ha proposto, fra gli altri, brani delle sue musiche per film come “Lezioni di piano”, “Le bianche tracce della vita” (“The Claim”), “Il diario di Anna Frank”, “Gattaca” e “Wonderland”.


Ad accompagnare le sue note, la proiezione di alcuni dei video di Michael Nyman tratti dalla raccolta Cine Opera. Una serie di filmati girati dall’artista inglese in diverse parti del mondo durante gli ultimi quindici anni. Michael Nyman nel corso di un incontro aperto aperto al pubblico, ha parlato del suo rapporto con il cinema. All' incontro hanno partecipato il musicologo e musicista Riccardo Giagni e lo studioso di musica per il cinema Luca Bandirali. Il festival fa parte del circuito “Le isole del cinema”, il consorzio dei quattro festival che si sono svolte in Sardegna. “La valigia dell’attore”

alla Maddalena, “Pensieri e parole” all’Asinara, “Una notte in Italia” a Tavolara. L’iniziativa in coproduzione con Sardegna Concerti, si è avvalsa del contributo dell’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma della Sardegna, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Fondazione Banco di Sardegna. Patrizia Floris

42


Cagliari capitale della cultura europea Fare, non solo mostrare. Costruire, non solo ospitare.

D

al 1 985, anno in cui il Consiglio dei ministri dell'Unione europea ha adottato l'iniziativa ideata dal ministro greco della cultura, Melina Mercouri, sono state trentadue le città designate “European Capital of Culture” ovvero Capitale Europea della cultura. L'Italia, con il suo ricco patrimonio di arte, storia e cultura ne ha già portato al podio tre: Firenze nel 1 986, Bologna nel 2000 e Genova nel 2004. Nel 201 9 verrà designata la quarta. Cagliari è tra le 21 città italiane in corsa per il 201 9. L'idea su cui si fonda la candidatura di Cagliari e del sud Sardegna a Capitale europea della Cultura è un processo di trasformazione lungo cinque anni, un cammino che partendo da 43

quanto già realizzato intende procedere disegnando un nuovo paesaggio culturale di Cagliari e del sud Sardegna. Fare, non solo mostrare; costruire, non solo ospitare. Questo è il principio con cui si articoleranno nelle diverse aree urbane della città gli eventi, le iniziative, i progetti. Un lavoro che mette al centro l'uomo e l'ambiente, l'arte e la cultura, l'innovazione e la tradizione. L'uomo, come detentore delle tradizioni e dei saperi, è il punto cardine dell’economia della città in ogni suo ambito. La città e il territorio, costituiscono la base di partenza per un continuo confronto in termini di studio, ripensamento e rivitalizzazione del paesaggio urbano.


DONNA Il progetto per la sua realizzazione vedrà la partecipazione di enti, associazioni, comitati artistico-culturali. Spetterà all'ufficio dell'Ecoc il coordinamento dell'intero lavoro.La futura Capitale dovrà coniugare la dimensione europea con quella cittadina, dovrà essere promossa la convivenza delle differenze ed esaltati gli aspetti caratteristici di ogni cultura. In particolare il progetto di Cagliari cercherà di dare risalto a quattro tematiche portanti: l'arte contemporanea delle città del mediterraneo, il festival della storia e della letteratura delle città, Cagliari nuova Europa, Festival del sub arti e tradizioni popolari. Nell'ambito della prima iniziativa, Cagliari e i territori del Sud Sardegna organizzeranno, coinvolgendo altri centri medi e piccoli,

44

nell’arco degli anni 201 6/201 9, la presenza di una quarantina di Musei d’Arte contemporanea o di Biennali/Fiere d’arte di Città del Mediterraneo, invitate in Sardegna a proporre sezioni promosse dalle proprie istituzioni culturali ed espositive ed a indicare giovani talenti per la formazione e produzione. Nell'ambito del Festival della storia e della letteratura delle città, oltre alle cinque giornate del 201 7 e del 201 8, questa manifestazione multidisciplinare, prevede una volta al mese un incursione nelle aule, nei teatri, nei musei, nelle chiese, nelle sale pubbliche, nelle strade e nelle piazze del territorio cagliaritano con lezioni, conferenze, dibattiti, concerti, spettacoli e mostre sui temi che legano vissuti individuali e collettivi. Patrizia Floris


Visione di Cagliari dalla chiesa di Bonaria Foto Michele Campus


DONNA

Così fan tutte

regista veneto Damiano Michieletto, che ha debuttato al Teatro Lirico di Cagliari. La scenografia è di Paolo Fantin. Costumi di Carla Teti, le luci di Fabio Barettin. Assistente alla regia Laura Pigozzo, Carlo osì fan tutte”, atto conclusivo Beraldo assistente di scena e Lidia della trilogia sull’amore di Mozart è Meneghini assistente ai costumi. tornato al Teatro Lirico di Cagliari La direzione musicale è stata dopo 1 2 anni. L’ultima affidata al giovane maestro rappresentazione risale al 2001 . statunitense Christopher Franklin, “Così fan tutte” fu commissionata anch’egli al suo debutto a Cagliari, dall’imperatore Giuseppe II in mentre Marco Faelli ha diritto il seguito al successo delle riprese Coro del Teatro Lirico. viennesi di Don Giovanni (maggio Protagonisti dell’opera giovani ed, 1 788) e delle Nozze di Figaro in alcuni casi, affermati cantanti che (agosto-novembre 1 789). Venne si sono alternati nelle recite quali: rappresentata per la prima volta a Yolanda Auyanet ,Ellie Dehn, Paola Vienna al Burgtheater il 26 gennaio Gardina, Alessia Nadin, Mario 1 790. Cassi, Giovanni Guagliardo,Randall L’allestimento scenico che risale al Bills, Francisco Corujo, Alessandra febbraio 201 2 ed arriva dalla Marianelli, Pervin Chakar, Bruno de Fondazione Teatro La Fenice di Simone, Paolo Maria Orecchia. Venezia, è firmato dal giovane

Teatro lirico di Cagliari “C


La musica di quest’opera esprime il trionfo della dissimulazione, imita l’espressione delle parole e degli atti. In quest’opera, definita da Massimo Mila come “una grandiosa commedia della menzogna”, la vicenda è presentata con quel senso di pudore, di profonda comprensione per la debolezza umana tipico della mentalità mozartiana. Questa la trama. Nella Napoli del XVIII secolo gli ufficiali Ferrando e Guglielmo scommettono con il cinico Don Alfonso che le loro fidanzate, le sorelle Fiordiligi e Dorabella, rimarranno loro fedeli. Don Alfonso vuole dimostrare che le ragazze sono, pronte al tradimento. Fiordiligi e Dorabella apprendono da Don Alfonso che i loro fidanzati stanno per partire, richiamati in guerra. Le due donne vengono convinte da Despina, pagata da Don Alfonso, ad accettare la corte di due albanesi che altri non sono che i loro fidanzati travestiti. Secondo il piano concordato con Don Alfonso, i finti albanesi corteggiano le dame, ma Guglielmo si rivolge a Dorabella e Ferrando a Fiordiligi, scambiandosi i ruoli e mettendo alla prova la fedeltà delle fidanzate. Sulle prime, l’atteggiamento virtuoso delle ragazze desta il compiacimento degli ufficiali. Ma dopo tante lusinghe, le sorelle, ormai attratte dai due albanesi, cedono accettando di sposarli. Nel bel mezzo del banchetto nuziale viene annunciato il ritorno degli ufficiali. Gli albanesi si eclissano e al loro posto tornano i fidanzati delusi. Guglielmo e Ferrando svelano l’intrigo e alle ingannate e ingannatrici, Don Alfonso riassume la morale della vicenda: alla scuola degli amanti il disinganno può solo portare saggezza. Si celebrino dunque le nozze: Fiordiligi con Guglielmo, Ferrando con Dorabella.

Patrizia Floris


Karel Music Expò giorni di musica e spettacoli a Cagliari

E’ stata un successo la settima edizione del Karel Music Expo ideato e organizzato dalla cooperativa Vox Day. Il “festival delle culture resistenti”

quest'anno ha fatto tappa nel quartiere cagliaritano di Castello. Gli eventi si sono svolti nel centro culturale il Ghetto, Palazzo Siotto, Spazio Santa Croce, l’Atrio e la Sala Settecentesca della Biblioteca Universitaria, locali come il Libarium, il Ritual Caffè e il Kastè Social Pub, oltre al Teatro civico di Castello, sede abituale dei concerti, e via Università, trasformata per l’occasione in un “KME Village”. L’evento si è articolato in quattro giornate dense di appuntamenti, stimoli e suggestioni, con più di venti proposte musicali differenti per generi e stili oltre a una fitta serie di iniziative collaterali: performance, incontri, momenti dedicati all’arte, ai libri, alle degustazioni. Protagonista principale la musica con un folto cast di band, solisti nazionali e internazionali e i rappresentanti della scena locale. Dal Regno Unito Robyn Hitchcock, i Gallon Drunk e il duo Chains, dalla Svezia Christine Owman, dalla Croazia Lovely Quinces, dalla Germania l’ex Kraftwerk Karl Bartos, le Chicks on Speed e il collettivo internazionale The Somnambulist. Miss Natasha Enquist è canadese, Arthur Yoria statunitense; Italia e Australia si sono mescolate nel duo Edwina & Deko, mentre i ritmi del Ruanda hanno caratterizzato il belga Jean Bosco Safari. Sono giunti inoltre a Cagliari Il Pan Del Diavolo, i Wops, The Cyborgs, gli Aim e nomi di rilievo del rock alternativo come Giorgio Canali, Pierpaolo Capovilla e Gionata Mirai. Dalla penisola anche Cosmo (Marco Jacopo Bianchi) vincitore del Premio AKMÈ, un riconoscimento dedicato ai giovani talenti e/o band emergenti under 35. L'iniziativa ha permesso di evidenziare anche le capacità e il talento delle band sarde presenti: Dainocova, The Wheels, The Heart & the Void, gli ECC, Enrico Venturini & Perry Frank, oltre ai Dorian Gray protagonisti insieme al fumettista e illustratore Andrea Bruno di “Sound and Vision”, un progetto che unisce musica, disegni e performance. Nel cartellone del Karel Music Expò ampio spazio è stato dedicato anche a conferenze e reading, arti visive e performative con le mostre di Andrea Pili , Eleonora Todde e Ausonia. Durante le quattro serate sono stati valorizzati i prodotti enogastronomici locali. In via Università gli stand del “KME Village”, hanno proposto degustazioni e incontri a tema. A completare il palinsesto, una serie di appuntamenti fuori dal quartiere di Castello, come i concerti nell’area archeologica di Sant’Eulalia e al Museo Archeologico. L’iniziativa si è avvalsa del contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Provincia di Cagliari, della Provincia di Cagliari, del Comune di Cagliari e della Fondazione Banco di Sardegna, con la collaborazione di CTM,Università degli Studi di Cagliari, Soprintendenza per i beni archeologici della Provincia di Cagliari e Oristano, Consorzio Camù, Caffè Libarium,Kastè Social Pub, Ajò in pullman, e con la partnership di AudioCoop, MEIdi Faenza, Balcony TV, Streamago, Sonicbids, SplitGigs, Network Europe, Cagliari APP, Circuito Sardex, Co.As.Co e Confcooperative Cagliari.

Patrizia Floris 49


TFestival uttestorie di letteratura per ragazzi S

i è rinnovato per l’ottavo anno consecutivo l’appuntamento con “Tuttestorie”, il Festival di letteratura per bambini e ragazzi. L’iniziativa è curata da “Tuttestorie librerie per ragazzi” di Cagliari con Bruno Tognolini e presidente onorario David Grossman. Il festival si è articolato in 380 appuntamenti fra incontri con autori, laboratori, spettacoli, mostre, performance e giochi. Cinquecento le classi iscritte a partecipare e 70 ospiti fra scrittori, illustratori, narratori, musicisti, artisti, animatori e giornalisti. Tutte storie ha coinvolto venti comuni sardi. Gli incontri cagliaritani si sono svolti nella sede delll’Exmà, alla MEM (Mediateca del Mediterraneo), alla Libreria Tutte Storie, negli ospedali Microcitemico e Brotzu e al cinema Odissea. Il tema dominante di questa edizione è stato la “casa”.

DONNA

Tuttestorie ha invitato tutti i partecipanti, bambini e “grandi”, a portare un pezzettino di casa che entrerà a far parte del progetto di arte relazionale “ La Casa di tutte le case: Ding Parapat!” . Dal bagno, dalla cucina, dalla camera da letto, dal garage o dal salottoZ dalle vostre tane alla tana dell’ExMà!” La rassegna è stata inserita tra le diciotto più importanti manifestazioni letterarie e fiere del libro dal 1 °Rapporto sulla promozione della lettura in Italia, curato dall’Associazione Forum del Libro su incarico del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Patrizia Floris 50


S ainte Chapelle

Opera dell’artista Federico Cozzucoli

“Sainte Chapelle” è il titolo dell’opera dell’artista Federico Cozzucoli che è stata presentata alla Mediateca del Mediterraneo di Cagliari. L’evento rientra nell’ambito della Rassegna d’arte contemporanea “Gesto Segno Disegno” nell’ambito della nona edizione della Giornata del Contemporaneo promossa dalla AMACI , Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea. L’artista Federico Cozzucoli per la rassegna, ha messo a disposizione la sua opera dal titolo “Sainte Chapelle”, sintesi e geometrizzazione rappresentativa (in forma di: vetrata gotica digitalizzata e video) della realtà socio politica dopo l’11 settembre 2001 . La manifestazione si è arricchita di un workshop online a cui hanno preso parte altri artisti. Tra questi citiamo: Monica Scidurlo, Alessandro Pili, Fabiana Collotto, Tiziana Befani, Sara Montani, Simona Sarti, Matteo Campulla, Violeta Vollmer, Rossana Piras, Francesca Ore, Antonella Albani, Alessandro Severin, Angela Impagliazzo, Marco Tullio Dentale, Serena Damiani, Artekreativa. Durante l’inaugurazione è stato offerto un dolce realizzato dalla cake designer Viviana Murgia. Il progetto è stato realizzato in collaborazione oltre che con la MEM e la Galleria Gallarati di Roma anche con il patrocino del Comune di Cagliari Assessorato alla Cultura, del Comune di Donori, del Comune di Ghilarza e della Provincia di Oristano. La mostra è stata accompagnata dal testo critico di Simona Campus, che ha sottolineato: “L’operazione artistica prende avvio dalle immagini elaborate da Cozzucoli negli anni successivi ai fatti dell’11 settembre e composte virtualmente in forma di vetrata gotica, immagini che chiamano a riflettere sugli equilibri fragili del nostro pianeta, talvolta drammaticamente precari. Nell’universale cappella laica del world wide web, tutte le riflessioni possono essere accolte: immagini nuove, contributo di altre intelligenze e talenti, determineranno modificazioni, alterazioni, contaminazioni tra i diversi stili”. Patrizia Floris 51


Dieta mediterranea

patrimonio dell' umanità

L

a Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. E' caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, verdure, e una moderata quantità di pesce, latticini, carne, condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. Tuttavia, la Dieta Mediterranea è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo come nelle zone della Soria in Spagna, Koroni in Grecia, Cilento in Italia e Chefchaouen in Marocco. Il termine trova origine nella storia del nostro paese e risale ai primi anni del dopoguerra, quando si notò che l'incidenza di malattie cardiovascolari in Grecia era notevolmente inferiore a quella degli Stati Uniti. Il ricercatore americano Ancel Keys ipotizzò che tale differenza dipendesse dalle diverse abitudini alimentari osservate nei due paesi. Era talmente convinto della bontà dell'alimentazione e dello stile di vita tipico dell'Italia e degli altri Paesi del Mediterraneo, che si trasferì a vivere a Pioppi, un piccolo paese del Cilento. La verifica della sua tesi si ottenne con uno studio, iniziato negli anni ‘50, che mise a confronto lo stile di vita di un campione di popolazione di alcuni paesi, ovvero Finlandia, Olanda, Grecia Jugoslavia, Giappone, Stati Uniti e Italia. 53


DONNA

I risultati confermarono la relazione tra la dieta seguita e l'incidenza di alcune malattie. Non è un determinato cibo ad essere "buono" o "cattivo", o a proteggere la salute, ma l'insieme delle abitudini alimentari. L'olio d'oliva, il pane, la pasta, i legumi, la frutta, la verdura, gli ortaggi sono i protagonisti della tradizione Mediterranea. Questi alimenti, sapientemente combinati tra loro con l'integrazione di componenti di origine animale - latte, formaggi, uova, pesce e poca carne - danno un'alimentazione equilibrata, variata e soprattutto piacevole, in cui non esistono alimenti proibiti, ma soltanto cibi che vanno mangiati più o meno frequentemente, conciliando la salute con il gusto, senza troppe rinunce. Il modello della dieta mediterranea viene spesso rappresentato con l'immagine di una piramide dove gli alimenti più importanti, di cui si deve fare un consumo giornaliero, si trovano negli strati inferiori: frutta e ortaggi per primi, poi pane, pasta, riso, cereali e patate. Poco sopra, per via della minore porzione, ma sempre per un consumo quotidiano anche latte o yogurt e oli vegetali. Ai piani superiori ci sono gli alimenti da mangiare con più alternanza, come i formaggi e tutte le altre fonti proteiche: pesce, uova, legumi e poca carne, da consumare qualche volta alla settimana. Ancora più in alto si trovano, invece, i cibi da consumare raramente come i dolci e i grassi animali. Alla base di tutto c'è l' attività fisica e l'acqua. Per il valore storico-culturale che ha assunto questo modello alimentare e per i benefici che apporta alla salute la dieta mediterranea è stata iscritta nella lista dei Patrimoni Culturali Immateriali dell'Umanità dell'Unesco dal 201 0. Patrizia Floris

54


M adri bambine

il dramma della gravidanza tra adolescenti

“A

vevo 1 4 anni. Non sapevo cosa stesse succedendo, ho festeggiato come tutti gli altri. Quel giorno ho capito che festeggiavamo il mio matrimonio e che avrei dovuto raggiungere mio marito” spiega Clarisse del Ciad. “Mio zio ha dormito con me. Ora non vado più a scuola. Le allieve incinte non le accettano” dice Affoué, 1 3enne della Costa d’Avorio. Sono questi alcuni dei racconti delle bambine troppo giovani per sposarsi ed essere madri. Ogni giorno 20.000 ragazze partoriscono nei Paesi in via di sviluppo, e tante hanno meno di 1 4 anni. Le giovani sotto i 1 5 anni che partoriscono sono 2 milioni su un totale di 7,3 milioni di madri adolescenti. Molte di queste bambine muoiono durante la gravidanza o il parto, 70mila nei Paesi in via di sviluppo. Quelle che restano incinte 55

provengono soprattutto da famiglie a basso reddito. Se le tendenze attuali proseguiranno, nel 2030 il numero di nascite da ragazze sotto i 1 5 anni potrebbe salire a 3 milioni. Ai matrimoni e alle gravidanze precoci è dedicato l’ultimo rapporto dell’Unfpa, il fondo dell’Onu per la popolazione, che è stato presentato in Italia dall’Associazione italiana donne per lo sviluppo (Aidos). Il tema dello studio “Madri bambine: affrontare il dramma delle gravidanze tra adolescenti”, mette in evidenza le principali sfide poste dal fenomeno della gravidanza adolescenziale e le gravi ripercussioni sulla vita delle ragazze, sull’istruzione, la salute e le opportunità lavorative future. Indicando inoltre cosa è possibile fare per invertire questa tendenza e proteggere i diritti umani e il benessere delle ragazze.


“Adolescenti ai margini, spose bambine, rispetto degli obblighi internazionali, garantisce l'accesso ai servizi e madri troppo giovani, ragazze stuprate, all'assistenza per la salute materna, sieropositive, abbandonate, sole, dimenticate, nate e vissute invisibili. Nella previene i matrimoni infantili, la violenza e maggior parte dei paesi in via di sviluppo le la coercizione sessuale, attraverso bambine e le adolescenti occupano l’ultimo programmi multi livello affronta le cause gradino della scala gerarchica familiare. della vulnerabilità delle ragazze. “Dobbiamo proteggere i diritti delle Sono sfruttate nei lavori domestici, adolescenti. Educare gli adolescenti alla svolgono attività generatrici di reddito. Spesso sono abusate sessualmente da sessualità consapevole. E' importante l'informazione la creazione di servizi che membri della loro stessa famiglia, sottoposte a pratiche tradizionali quali le possono permettere loro di evitare la mutilazioni dei genitali femminili, costrette a gravidanza – spiega Giulia Vallese, matrimoni precoci. Si ritrovano sole, senza Rappresentante dell’UNFPA in Nepal. documenti di identità e senza protezione Ogni gravidanza adolescenziale comporta grandi rischi, mette in pericolo la salute sociale e sanitaria – spiega Daniela fisica e psicologica. Dobbiamo affrontare il Colombo presidente dell'Aidos”. Quando sono sposate, raramente il loro matrimonio precoce, l'analfabetismo e la matrimonio è stato un matrimonio d'amore. povertà e le altre forze che soggiacciono Nella regione Amhara in Etiopia, il 95 per alla gravidanza adolescenziale. Costruire cento delle ragazze intervistate per una una società equa, in cui le ragazze sono ricerca condotta da Population Council non istruite e protette dal matrimonio precoce, conosceva il marito prima di sposarsi, l'87 dove possono vivere con dignità e per cento di loro non era stata nemmeno sicurezza e dove possano prendere avvertita dell'imminente matrimonio, né era decisioni sul loro futuro. Un lavoro impegnativo a cui devono partecipare stata chiesto il suo consenso. attivamente anche i ragazzi, in sintonia e Per vincere la sfida delle gravidanze adolescenziali e garantire un passaggio assieme alle loro mogli, compagne bambine”. dall’infanzia all’età adulta sano e sicuro Per questo, nei Centri per la salute delle una delle priorità è l'istruzione. La permanenza a scuola è fondamentale. Il donne che AIDOS ha realizzato con partner locali nel Sud del mondo e la Rapporto mostra che le ragazze che collaborazione di UNFPA, sono stati avviati continuano gli studi hanno meno probabilità di rimanere incinte e individua servizi ad hoc per queste adolescenti e una serie di priorità da mettere in campo ragazze, con personale specializzato, con urgenza per affrontare il problema. Lo counselling psicologico, legale e sociale in studio vuole fornire elementi indispensabili collaborazione con altre organizzazioni per sostenere la salute delle adolescenti e locali, centri di accoglienza, spazi sicuri sensibilizzare al rispetto dei diritti umani. In dove avere qualche momento di svago o di particole rivolge l'attenzione all''istruzione attività sportiva, corsi di formazione professionale, attività di alfabetizzazione. delle adolescenti, ai diritti umani e al Patrizia Floris

56


D

ialogo e ascolto

alla base dell' integrazione

Dottoressa Rita Gungui, ricercatrice e docente di antropologia nel settore Migrazioni e Intercultura. I Bisogni primari: un lavoro, una casa. Queste sono le richieste che gli immigrati richiedono e cercano dalle strutture e dal personale che li accoglie in Sardegna. Ma queste esigenze non possono essere slegate dalle problematiche della salute e dall'applicazione delle norme giuridiche in una realtà, sempre più multiculturale. La dottoressa Anna Vittoria Cerbo cardiologa e Medico volontario della Caritas, evidenzia quanto l'assistenza e la sensibilizzazione alla salute siano importanti nel processo di integrazione. “Svolgo l'attività di medico e nella mia esperienza ho potuto constatare che manca la sensibilità alla tutela della salute. Come il cibo e il lavoro sono bisogni essenziali così la salute di uomini è donne è indispensabile per vivere bene e integrarsi nella società. Non è facile spiega la Dottoressa Cerbo – sensibilizzare gli immigrati a prendersi cura della propria salute. Arrivano nei nostri centri di accoglienza spaesati e alla ricerca di un lavoro, ignari delle loro condizioni fisiche. Tante volte spiego loro che se stanno male, e non sono in forze, non possono recarsi a lavoro. Non è semplice. Non bisogna dimenticare la loro cultura di appartenenza. Per questo il dialogo e una conoscenza approfondita della realtà da cui provengono divengono elementi fondamentali per sviluppare sentimenti di fiducia e avvicinarli alla cultura della salute e della prevenzione delle malattie. 57


Il dialogo e il confronto tra le differenti realtà multiculturali è stato evidenziato della Dottoressa Rita Gungui, ricercatrice e docente di antropologia nel settore Migrazioni e Intercultura. Nella sua relazione in cui ha analizzato la comunità senegalese presente a Cagliari ha sottolineato come la conoscenza della storia antropologica culturale sia indispensabile per accogliere e supportare i cittadini immigrati. “ Nel dialogo e nell'ascolto risiede la chiave fondamentale dell'integrazione – spiega Rita Gungui. Se, in particolare le donne, si sentono ascoltate e comprese è più semplice che si instauri un rapporto di fiducia e il processo di integrazione si semplifica.. E' dovere del medico e degli operatori conoscere la realtà culturale e la lingua di origine dei loro assistiti. Stare attenti ai gesti e alle parole. Nelle mie numerose ricerche, ho potuto constatare che la costruzione di una nuova identità nel paese d'arrivo si può realizzare solo attraverso un attento confronto e incontro tra esperti del settore in cui al primo posto ci sono gli individui, la loro personalità e il rispetto delle differenze culturali”. 58


Quando collaborazione, rispetto e ascolto tra culture si incontrano, i risultati nel processo di integrazione sono assicurati e gli immigrati diventano una risorsa in più per il paese e le loro competenze contribuiscono alla crescita culturale ed economica. La storia di Prisca è un esempio concreto. Arrivata in Italia nel 2002 come rifugiata politica, Prisca è stata accolta nel quadro dell'inserimento socio lavorativo il “Fontanile” del comune di Roma. Il suo impegno è stato costante e la sua volontà di integrarsi l'ha gratificata con la vincita di una borsa di studio per immigrati promossa dalla commissione Pari Opportunità della Regione Sardegna, all'interno del progetto “No Racism”. Nel 2003 è arrivata in Sardegna. Ha partecipato a un progetto sul diritto internazionale e l'immigrazione svolgendo oltre alle attività di studio un tirocinio formativo alla Caritas di Cagliari. Una esperienza che Prisca definisce importante e indispensabile per la sua integrazione e realizzazione personale.


“Non è stato facile – racconta Prisca- lasciare il mio paese da sola. La stanchezza, le difficoltà del viaggio, la paura di non ricongiungermi con la mia famiglia erano forti. Ma non mi sono arresa. Sono venuta in Italia per trovare una nuova vita, trovare un lavoro e contribuire all'integrazione delle culture. Ho avuto momenti di sconforto ma, ho studiato tanto, conosco l'italiano, l'inglese e il francese e grazie all'impegno delle persone che mi sono state vicine svolgo il lavoro di mediatrice culturale, traduttrice e interprete nell'ambulatorio della Caritas in Viale Fra Ignazio a Cagliari. Sono felice di essere punto di riferimento per i nuovi immigrati che arrivano in Sardegna e di poter contribuire con la mia esperienza ad agevolare il processo di inserimento in questa nuova realtà”. Patrizia Floris

60


La scuola il voto funziona? Il curriculum scolastico in Italia, basato sul voto, rischia di catalogare gli alunni in “caselline”. La scuola non è solo un luogo di studio ma anche un ambiente dove si creano e si vivono relazioni: rapporti tra compagni e compagne di classe; rapporti tra insegnanti e allievi; tra insegnanti e genitori e tra insegnanti e altri insegnanti. I Data l' importanza delle abilità comunicative e relazionali nella vita privata e lavorativa, è necessario che la scuola assuma un ruolo attivo nell'educazione di tali abilità. E' importante rendere stimolante e accogliente l'ambiente scolastico in modo che ciascun ragazzo possa sviluppare le personali capacità espressive e comunicative in vista dell'acquisizione di una completa competenza comunicativa e di un efficace apprendimento. Non esiste processo di apprendimento senza relazione tra docente e allievo. Il mutamento socio-culturale in corso nella nostra società rende indispensabile introdurre nei programmi scolastici l'educazione emotivo relazionale, sia come forma di prevenzione del disagio psicosociale, sia come forma di competenza professionale. Attraverso la conoscenza e l'utilizzazione di nuovi strumenti e metodologie ciò consentirà la crescita civile e democratica degli individui che favorirà l'integrazione e la crescita culturale di ogni studente. I ragazzi italiani spesso si sentono incasellati e imparano l'amore per lo studio attraverso un numero. La concezione d'apprendimento fuori dall'Italia elimina lo schema numerico. L'alunno viene preso per mano, incoraggiato, aiutato a crescere e a comprendere l'importanza dello studio nel processo di crescita intellettuale. 61


DONNA

In Svezia ad esempio, c'è l'assenza di voti dalla scuola primaria e anche i colloqui con i genitori diventano una scoperta straordinaria. Al colloquio ci si prepara una settimana prima. Il figlio ritorna a casa con un ricco foglio di domande a cui rispondere in preparazione al colloquio. Domande di vari gruppi: come si trova a scuola, se gli piace, se si diverte, se trova difficili le materie, quale è l'atmosfera in classe, se si sente solo... Insomma una panoramica generale sulla sua percezione della vita scolastica non legata al profitto nelle diverse discipline. Il colloquio non avviene tra maestre e genitori ma, tra maestra e alunno i quali discutono le risposte mostrando interesse su ogni punto. Nessun rimprovero o invito ad impegnarsi di più. Solo molta empatia e molta voglia di capire le difficoltà per porre i rimedi e soprattutto moltissimo incoraggiamento.

62


Per tutto il tempo del colloquio la maestra mantiene il dialogo con l'alunno. Il rapporto è tra insegnante e bambino, discutono gli obiettivi da raggiungere e le strategie da adottare. Gli obiettivi sono individuali e non della classe. Le implicazioni di questo sistema sono incredibili: il bambino non subisce conflitti con il resto dei compagni ma impara a guardare ai suoi obiettivi personali. Gli viene insegnato fin da subito che ciascuno è bravo a fare qualcosa di diverso. Viene responsabilizzato rispetto ai suoi studi e ai suoi progetti. Incoraggiare dunque la naturale curiosità dell'individuo. A questo dovrebbe puntare la scuola oggi in Italia. Dove figli e famiglie si vedono immersi solo in questioni numeriche di valutazione. Gli insegnanti comprendono che per svolgere efficacemente la loro azione educativa non basta conoscere la propria disciplina ed i principi pedagogici e didattici ma è necessario capire la complessa rete delle relazioni all'interno delle quali vive l'allievo e come queste possono condizionare i suoi ritmi di apprendimento. E' necessario perciò porre attenzione a tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo: alunni, insegnanti e genitori. Forse la verità è che il curriculum scolastico in Italia, basato sul voto, rischia di catalogare gli alunni in “caselline”. Il voto dunque funziona? La percezione è che studenti docenti e famiglie discutono e cercano di dare una risposta a questo interrogativo. Patrizia Floris 63


64


Le bambine

vittime di violenza

L

e bambine e le ragazze sono le vittime più numerose della violenza. Esistono realtà difficili da affrontare ma, le violenze sui minori stimano numeri esorbitanti, che non possono essere ignorati. Vanno da 500 milioni ad un miliardo e mezzo i bambini che, quotidianamente, anche tra le loro mura domestiche subiscono abusi e violenze. L’agenzia ANSA, in collaborazione con Terre Des Hommes ha sottoposto alle autorità italiane un dossier riguardante la condizione delle minorenni in Italia. In un anno, dal 2011 al 201 2, in Italia, sono triplicati i reati di atti sessuali contro i minori. In diciotto mesi sono stati segnalati quasi 3200 casi di violenza e abuso che hanno avuto per protagoniste bambine o ragazze, una media di 6 al giorno. Molti i casi di pedofilia e abusi sessuali il cui numero delle vittime (505) è triplicato rispetto all'anno precedente. I maltrattamenti in famiglia mietono maggiori vittime toccando la cifra record di 1 .246 nel 201 2, 82 in più del 2011 . Secondo Donatella Vergani, segretario generale Terre des Hommes, se la violenza sulle donne viene spesso taciuta dalle stesse protagoniste, quelle sulle bambine e le ragazze emerge ancora più difficilmente. “ Le vittime minorenni – sottolinea Vergani – hanno meno strumenti per difendersi e possono subire maggiore controllo psicologico da parte dei violentatori. I numeri delle forze dell'ordine sono la punta dell'iceberg. Aumentano di anno in anno e solo una corretta attività di prevenzione della violenza di genere, a scuola e in famiglia, può invertire questa tendenza”. 65


Nella analisi della situazione mondiale inoltre, il dossier rivela che 1 6 milioni di bambine e adolescenti diventano madri troppo presto e senza mezzi per sostenere se stesse e i propri bambini. Ogni anno sono 3 milioni le morti di bambini al di sotto dei 5 anni. Ammontano a 1 25 milioni le bambine e le donne che hanno subito una forma di mutilazione genitale, la maggioranza quando non aveva ancora compiuto 5 anni. Non solo la violenza segna la vita di molte minorenni anche lo sfruttamento. Un problema globale che coinvolge milioni di bambini e bambine di età spesso al di sotto dei quattordici anni, costretti ad abbandonare la loro infanzia e la loro famiglia per lavorare in casa di estranei in condizioni inaccettabili. Terra des Hommes, il progetto “Indifesa” traccia la mappa globale delle violazioni dei diritti delle bambine e agisce concretamente per proteggerle dalla violenza e per fermarne lo sfruttamento. in Mauritania, Terre des Hommes ha avviato nel 2011 un progetto di assistenza e reinserimento sociale: le bambine vittime di sfruttamento sono accolte in un centro dove ricevono istruzione, cure mediche, alimentazione e l’iscrizione all’anagrafe. Finora sono stati coinvolti quasi 1 5.000 genitori e assistite più di 2.500 bambine. Patrizia Floris 66


rispetto dell'uomo, accoglienza e solidarietà per affrontare il fenomeno immigrazione

Arrigo Miglio A ccoglienza e solidarietà. Rispetto dell'uomo e della sua dignità dal momento del concepimento fino all'ultimo giorno di vita. Superare i

pregiudizi e custodirci gli uni gli altri. Questo è il filo conduttore indispensabile per affrontare il tema immigrazione che l'Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio ha sottolineato nel convegno “Immigrazione e salute” organizzato dalla Caritas Diocesana di Cagliari, in collaborazione con l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Cagliari. “Siamo disorientati – ha precisato l'Arcivescovo - nel trattare l'argomento immigrazione dopo la tragedia che ancora una volta si è ripetuta nelle acque di Lampedusa. Centinaia di persone hanno perso la vita in un viaggio alla ricerca di una vita migliore. Con la speranza, in un nuovo paese, di ritrovare la dignità, un lavoro, una casa. Sono nostri fratelli e sorelle e non possiamo essere indifferenti davanti a una così grande tragedia. Mi tornano alla mente le parole che Papa Francesco – ricorda Miglio – ha pronunciato nel suo viaggio a Lampedusa. Chi di noi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Siamo una società che ha dimenticato l'esperienza del piangere. Dobbiamo risvegliare le coscienze perchè ciò che è accaduto non si ripeta. Mi auguro - ha concluso l'Arcivescovo - che iniziative come questo convegno, diventino un' occasione di riflessione per sviluppare la cultura della solidarietà. Cattolici, laici, associazioni di volontariato, medici, istituzioni devono lavorare insieme alla ricerca di soluzioni per trasformare il fenomeno dell'immigrazione in una opportunità di crescita e sviluppo per la comunità”. 67


DONNA

Sulla stessa linea, anche il discorso di Don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari. La Caritas è da sempre impegnata a fornire servizi e assistenza sanitaria attraverso criteri di giustizia sociale. “ Gli immigrati – ha spiegato Don Marco Lai – vengono accolti dalle nostre strutture, ascoltati e assistiti in tutte le loro necessità in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace. Particolare attenzione viene rivolta anche al problema della salute sia fisica che psicologica. Il centro di prima accoglienza, il centro di ascolto, l'ambulatorio medico sono strutture che lavorano assiduamente per accompagnare chi sperimenta la mancanza di punti di riferimento e di interlocutori che restituiscano la speranza di un cambiamento. Gli immigrati vengono messi in contatto con i servizi presenti nel territorio e vengono attivate tutte le risorse disponibili per dare risposte ai bisogni più urgenti”. Patrizia Floris

68


DONNA

69


AIDS

proteggiti semplicemente Lila video in the City” è il nome della campagna informativa di prevenzione e lotta all’Aids che la Lega Italiana contro l’Aids sta mandando in onda sui monitor informativi installati all’interno dei bus cittadini delle linee urbane di Cagliari. Gli spot si basano sui contenuti video della campagna informativa della LILA Nazionale “Aids. Proteggiti semplicemente”, hanno un montaggio ritmico e musicale e sono indirizzati ad un target giovanile. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Cagliari e dell’Azienda Trasporti CTM. in linea con il recente e ambizioso progetto di candidare la città di Cagliari a Capitale Europea della Cultura. L’uso del profilattico continua infatti ad essere una delle strategie principali di contrasto alla diffusione dell’Aids, raccomandata dall’OMS e da tutte le agenzie internazionali. Solo con la prevenzione e grazie all’invito ad usare i preservativi maschili e femminili, uniti alla garanzia di accesso al test e alle terapie antiretrovirali, questo virus potrà essere sconfitto. Scopo della campagna è far divertire e incuriosire per riflettere sui comportamenti nella prevenzione del rischio di trasmissione del virus Hiv. Strumenti come il preservativo sono ormai ben noti anche in Italia, ma non per questo vengono correttamente adottati e spesso sono dimenticati anche dalle campagne informative delle istituzioni pubbliche. Nel nostro paese rispetto al resto d’Europa il profilattico è ancora poco utilizzato. Per questo motivo, il rapporto sessuale non protetto è oggi la prima causa di infezione in Italia, pari all’80% di tutte le nuove infezioni da Hiv che colpiscono in particolare le donne e i giovani . 70

Patrizia Floris


C' è un Babbo Natale Nonostante sia passato più di un secolo – per l’esattezza 11 6 anni – eppure quel “Si, Virginia, Babbo Natale c’è” che era il cuore di uno degli editoriali apparsi sulSun del 21 settembre 1 897 conserva ancora l’immediata freschezza che lo fece da subito apprezzare dai lettori del giornale newyorkese. Sotto il titolo “C’è un Babbo Natale?”, l’editoriale affrontava un quesito che generazioni di genitori hanno affrontato e continueranno ad affrontare con l’insorgere di uno dei primi e più ricorrenti dubbi dell’età infantile. La risposta affermativa così netta e sicuramente impegnativa per un giornale che godeva di una reputazione non inferiore a quella degli altri due maggiori quotidiani cittadini, il New York Time e l’Herald Tribune, si riferiva per l’appunto alla domanda che una bambina di otto anni, Virginia O’Hanlon, aveva rivolto all’editore con una lettera che così diceva: “Caro Editore, ho otto anni. Alcuni dei miei piccoli amici dicono che Babbo Natale non esiste. Papà dice “Se lo si vede sul Sun allora c’è”. Per favore dimmi la verità: c’è un Babbo Natale?”. 71


“C’e’ un Babbo Natale?” Il più celebre editoriale nella storia del giornalismo americano

L’conservava editoriale comparve non firmato, in ossequio alla politica perseguita dal giornale che l’anonimato dei propri editorialisti. Solo anni dopo la morte dell’estensore, La piccola Virginia

stante il perdurante interesse dei lettori che col passare del tempo lungi dal venir meno andava sempre più crescendo, il Sun si decise a renderne noto il nome. Si trattava del giornalista Francis Pharcellus Church (22 febbraio 1 839 – 11 aprile 1 906), che in passato era stato corrispondente di guerra durante la Guerra Civile americana e col tempo si era specializzato in questioni religiose e controverse. Non ebbe figli e tuttavia quel suo breve editoriale, come ha scritto W. Joseph Campbell, docente alla School of Communication dell’American University di Washington, suona come un inno senza tempo all’infanzia e allo spirito natalizio. E questo, come si sa, suscita nei bambini l’innocente fiducia di chi crede in qualcosa di buono e lieto che sta per avvenire, mentre nei grandi riaccende il ricordo nostalgico di quando anch’essi appartenevano alla schiera spensierata dei piccoli credenti. L’articolo di Church non solo spazzava ogni dubbio sull’esistenza di Babbo Natale, ma forniva con uno stile piano e coinvolgente anche una garbata linea argomentativa in suo favore. Innanzitutto rassicurava la piccola Virginia sul fatto che i suoi amici erano in torto perché afflitti dallo scetticismo di un’epoca scettica. “Essi non credono se non vedono”. Invitava perciò a riflettere su alcune realtà, come l’amore, la generosità e, perché no, la stessa devozione, che pur non potendosi vedere sono tra le più importanti nella vita di ciascuno di noi. Perciò non riuscire a vedere Babbo Natale, non significa che non esiste un Babbo Natale e che non conti per noi. “Le cose più reali del mondo – scriveva l’allora anonimo estensore dell’editoriale – sono quelle che né i bambini né gli uomini possono vedere.” 72


In un saggio del già citato Campbell apparso sull’American Journalism del 2005, consultabile in rete nel sito dell’autore (http://academic2.american.e du/~wjc/santa.htm), è ricostruita l’intera fortunata vicenda, dalle origini fino ai giorni nostri, che reso l’editoriale di Church il più celebre e ristampato editoriale nella storia del giornalismo americano. Possiamo così farci un’idea della piccola Virginia trepidante nell’attesa tre di una risposta alla sua lettera spedita nel mese luglio e che sembrava non dover mai arrivare. E possiamo anche immaginare quale e quanta gioia mista a meraviglia dovesse poi provare quando sul finire di settembre vide che il quesito da lei posto era stato collocato non tra le lettere dei lettori ma niente meno che nelle pagine riservate agli editoriali. Quel “Sì, VirginiaZ” liberava il suo animo dal dubbio e l’avrebbe accompagnata per sempre, dandole forza e fede nelle prove della vita, come lei stessa divenuta adulta avrebbe poi confidato in più occasioni. Va però sfatata come un mito, l’idea che l’editoriale incontrasse da subito quella notorietà che solo col tempo trascorrere avrebbe guadagnato presso il grande pubblico americano, tanto da essere fatto oggetto, caso più unico che raro, di una cantata musicale la cui prima esecuzione nel 1 932 fu curata dalla NBC. E se ciò non bastasse a rendere la misura della notorietà del tutto eccezionale raggiunta dall’editoriale, in questa succinta rievocazione basterà ricordare che fu il tema di un cartone animato e di alcuni documentari e film per la TV. 73


La lettera di Virginia restò negletta in redazione per non meno di due mesi. Quando fu passata a Church per una risposta, questi sbrigò l’incarico nel corso di un’ordinaria giornata di lavoro e ilSun gli riservò solo il settimo posto tra gli editoriali apparsi il giorno successivo. Inoltre, forse anche per la sua intempestività rispetto alle festività natalizie, non diede luogo ad alcun segno reazione da parte della stampa, nonostante la vivace rivalità esistente tra i quotidiani cittadini di quel tempo. Se l’editoriale non cadde nell’oblio, si deve unicamente alle insistenze dei lettori, perché da parte sua il Sun era riluttante a riciclare i propri pezzi già stampati in precedenza. Inoltre, aggiunge Campbell, anche lo stesso Church condivideva l’orientamento del giornale a non trasformare in stelle i propri editorialisti. Negli anni Venti la pressione esercitata dal pubblico del Sun era giunta a un punto tale da indurre il giornale a mutare atteggiamento. E così il 23 o il 24 di dicembre, anno dopo anno, l’editoriale di Francis P. Church “C’è un Babbo Natale?” riapparve sulle colonne del giornale fino al Natale del 1 949, che fu anche l’ultimo vissuto dal Sun prima che cessasse nel corso del 1 950 le sue pubblicazioni. Nel frattempo, però, come già si è avuto modo di accennare, altri media più potenti erano subentrati nel diffondere e corroborare la notorietà di una bambina, di un navigato giornalista e di un limpido “Sì, Virginia, Z”. Patrizia Floris

74


ILucisabella I di Castiglia e ombre su regno conteso Vera protagonista della vita politica del suo tempo, Isabella I di Castiglia ha lasciato un'impronta duratura nella storia. Proclamata regina dopo la morte del fratellastro Enrico IV (1 474), regnò per un trentennio fino alla sua morte avvenuta nel 1 504. La sua azione di governo in stretta sinergia con quella del marito, Ferdinando II sovrano del regno d'Aragona, si sviluppò in un periodo di cruciali cambiamenti nel clima culturale, nei poteri delle istituzioni monarchiche, nell'estensione dei traffici e delle esplorazioni geografiche che portarono alla svolta tra medioevo ed età moderna. Due imprese in particolare, portate con successo a compimento e ben documentate da una mole storiografica imponente, consegnano la sua memoria alla posterità. La riunificazione della penisola iberica sotto l'egemonia delle Corone di Castiglia e d'Aragona. Oltre a portare a compimento la plurisecolare guerra per la Riconquista del territorio iberico dominato dai regni musulmani, il peculiare accordo matrimoniale voluto da Isabella pur mantenendo distinte le istituzioni interne di governo, consentì di unificare le forze militari e l'azione diplomatica delle due Corone, creando in territorio una formidabile potenza in grado di modificare gli equilibri di geopolitici europei. E soprattutto com’è unanime opinione degli storici, gettò le fondamenta su cui fu poi possibile edificare la moderna Spagna. Se in questo successo è difficile distinguere il merito spettante singolarmente ai due Sovrani, non vi è alcun dubbio che il ruolo giocato da Isabella fu decisivo e pressoché esclusivo per il successo della seconda impresa. Fu lei che volle concedere l'appoggio politico della corona di Castiglia, così come fu lei a conferire un suo personale contributo finanziario affinché Cristoforo Colombo potesse compiere il suo viaggio alla ricerca di quella rotta occidentale per le Indie che spalancò, di fatto, le porte della storia a un "nuovo mondo". Non tutto nella sua azione di governo merita, però, un giudizio altrettanto positivo. L'istituzione dell'Inquisizione cosiddetta spagnola, perché era sottoposta alla giurisdizione non dei vescovi, ma della Corona di Castiglia e poco dopo estesa anche ai domini della Corona d'Aragona, insieme alla cacciata degli ebrei, getta un'ombra sinistra che è amaro ricordare. La lunga durata di questa Istituzione che si distese per quasi quattro secoli oltre il suo regno rappresentano una grave ferita anche all immagine della stessa Chiesa. Più che la Regina, la responsabilità chiama in causa soprattutto la persona la cui fede religiosa e cristiana devozione sono in genere fatte oggetto di una grande, forse troppo e alquanto manierosa, ammirazione. Solleva seri dubbi sulla vera natura del suo sentimento cristiano. Se il richiamo alla cultura del tempo in qualche modo aiuta a ricondurre alla ragion di stato scelte e atti così gravi riconducibili al sovrano, certamente non giova a giustificare il comportamento di chi professa una fede che non si radica nei valori e nei costumi imperanti nel mondo. Non sorprende che queste misure ingloriose del suo governo rappresentino un muro invalicabile per la causa di beatificazione promossa da più di mezzo secolo dall'arcivescovado di Toledo. Misurata con i canoni del suo tempo, la statura d'Isabella come governante merita un posto tra i maggiori sovrani a lei contemporanei. 75


E, tuttavia, proprio perché la sua fede si mantenne entro quegli stessi canoni, si precluse la possibilità di attingere quei valori che trapassano la temperie dominante e rendono esemplare agli occhi dei credenti la vicenda terrena dei santi e dei beati. Vi è un altro aspetto che rende l’immagine d’Isabella meno limpida e cristallina di quella che di solito si presenta. Merita di essere ricordato perché interessa gli avvenimenti che precedettero la sua ascesa al trono e che, ebbero un ulteriore seguito proprio a causa della sua incoronazione. Lo possiamo presentare sotto forma di domanda, ben sapendo che la storiografia soprattutto più recente si è già espressa in modo chiaro ed esauriente. Isabella aveva o no il diritto all'eredità della Corona di Castiglia? Secondo la legge e le antiche usanze del regno di Castiglia la successione alla Corona era un diritto che si acquisiva essenzialmente con la nascita. Si trasmetteva in linea diretta dal genitore ai figli "legittimi". Naturalmente, una volta che uno degli eredi avesse ereditato la Corona, il diritto ereditario passava alla sua discendenza, per cui si formava una nuova linea diretta di successione, fermo restando l’ordine prestabilito secondo cui i figli maschi, anche se di età inferiore, precedevano le sorelle. 76


A questi principi si era uniformato il Re Giovanni II quando poco prima di morire regolò col suo testamento la successione tra i suoi tre figli nel seguente modo. Enrico, il maggiore di età nato dalla prima moglie Maria d'Aragona avrebbe ereditato la corona col titolo di Enrico IV. Seguivano quindi gli altri due figli avuti dalle seconde nozze con Isabella del Portogallo: Alfonso che pur essendo più piccolo di due anni d’Isabella la precedeva in quanto maschio, avrebbe ricevuto il titolo di Principe delle Asturie in quanto era l’erede ufficiale della Corona. Isabella era soltanto terza nella linea di successione. Le sue chances di diventare Regina di Castiglia erano molto poche. Avrebbe potuto ereditare la Corona solo in caso di premorienza per di più senza lasciare prole di entrambe i suoi fratelli. Una circostanza non impossibile ma poco probabile, anche perché avere un proprio erede al trono rappresentava un'importante condizione di stabilità per chi regnava. Questa era anche l'opinione di Enrico IV. Non avendo avuto figli dalla moglie Bianca d’Aviz dopo 1 3 anni di matrimonio ottenne dal Papa la dispensa per sposare in seconde nozze Giovanna del Portogallo. Finalmente nel 1 462, passati due anni dalle nozze, ebbe il piacere di annunciare la nascita di Giovanna, che come si soleva dire fu “giurata” dalle Cortes come erede ufficiale della Corona e prese il titolo che in precedenza era di Alfonso, di Principessa delle Asturie. La nascita di Giovanna faceva dunque saltare la linea preesistente di successione. Questa, infatti, passava dalla discendenza di Giovanni II a quella di Enrico IV. Tanto Alfonso quanto Isabella uscivano dalla linea diretta ereditaria. Di per sé la questione non era complicata, ma lo diventò ben presto perché si cominciò a sostenere che Giovanna non fosse figlia "legittima" di Enrico. Si trattava di voci diffuse artatamente in forme sempre più sfacciate e offensive per l’onore del Re e della Regina. Chiamare Giovanna non per nome ma come "la figlia della Regina" o peggio ancora "la Beltraneja", con allusione trasparente al Conte Beltran de la Cueva suo presunto padre, faceva parte di una propaganda volta a minare l’autorità del Sovrano e a raccogliere contro di lui, con il pretesto di una causa giusta, la maggior parte della nobiltà. D’altro canto, contraddire apertamente la parola del Re, senza valide ragioni, significava macchiarsi di ribellione e tradimento. Se la vicenda prese realmente questa brutta inclinazione, le ragioni non vanno ricercate sul piano della legalità e del diritto. La questione della successone funzionò da catalizzatore per un insieme di ambizioni personali, di contrasti di interesse, di reazioni al malgoverno del Re che amava distribuire onori e cariche importanti a persone di scarse capacità, provenienti per di più dai ranghi più bassi della nobiltà. Sotto la guida del potentissimo Juan Pacheco, Marchese di Villena già favorito del Re che si sentiva scavalcato dal più giovane e meno esperto Conte de la Cueva e si costituì in seno alla grande nobiltà e con l’appoggio dell'influente Alfonso Carrillo, arcivescovo di Toledo, una fazione ribelle (la cosiddetta Liga nobiliaria) che in breve tempo giunse a deporre Enrico IV con l'accusa di "tirannia". E poiché occorreva legittimare la rivolta con un nuovo sovrano, permaneva il rifiuto di riconoscere a Giovanna il diritto di Corona, si trovò la soluzione resuscitando la linea dinastica preesistente alla sua nascita. Così Alfonso che era allora appena dodicenne fu acclamato Re col titolo di Alfonso XII di Castiglia. In seguito sarebbe stato ricordato come Alfonso l’Innocente in ragione della sua giovane età ma, soprattutto, perché inserito in un gioco più grande di lui come una docile di pedina nelle mani del marchese di Villena e dai suoi alleati della Liga. Per tre anni il regno di Castiglia si trovò territorialmente diviso in due contrapposte obbedienze monarchiche. In quegli anni Isabella si trovava nel territorio occupato dagli insorti, essendosi ritirata ad Arévalo tempo prima dell’inizio del conflitto non amando i costumi mondani della Corte. Aveva compiuto i sedici anni e c’era già nell’ambiente a lei vicino chi pensava come fra’ Martín de Cordoba, a coltivare nella giovane donna le virtù necessarie al suo futuro da regina. Naturalmente non mancava chi invece pensava, come l’intrigante onnipresente marchese di Villena, di poter trarre vantaggi più immediati dall’essere Isabella ormai in età di prendere marito. Mentre incominciavano a farsi avanti alcuni pretendenti, il marchese di Villena propose a Enrico IV un compromesso. Avrebbe abbondonato la Liga e unito le forze sue e della sua famiglia a quelle del Re per sopprimere la rivolta se Enrico avesse concesso la mano di Isabella a suo fratello Pedro Girón, Maestro dell’Ordine di Calatrava. Il retro pensiero nella mente di entrambi era la possibilità di risolvere la questione della successione al trono ciascuno a proprio vantaggio, una volta sedata la ribellione. L’accordo fu fatto ma a farlo fallire sopraggiunse la morte dello sposo, che peraltro liberò Isabella da un non gradito matrimonio.


La crisi istituzionale sembrava dunque non trovare soluzione. Anche l’unico scontro armato intervenuto tra le due fazioni nella battaglia di Olmedo si era concluso al calare della notte senza lasciare un vincitore. Quando ormai i contrasti messi in campo dal conflitto per la successione andavano sempre annodandosi su sé stessi precludendo ogni via di uscita dalla stato d’anarchia in cui precipitava il regno, sopraggiunse, improvvisa e del tutto inaspettata come un fulmine a ciel sereno, la morte di Alfonso. Era il mese di luglio del 1 468 e fu subito chiaro che il venir meno di Alfonso sebbene fosse solo un quindicenne era un duro colpo per la Liga nobiliaria. Rafforzava però l’ala meno estremista, più propensa alla trattativa. Per Isabella fu soprattutto l’evento decisivo che tirò a suo favore le fila del destino. Entro l’ottobre successivo il compromesso tra le due fazioni era già in vigore. Le clausole dell’accordo erano particolarmente dure ed umilianti per Il Re, percé lo costringevano sia pure in modo implicito a disconoscere Giovanna come propria figlia, privandola di conseguenza di ogni diritto di successione; inoltre, compromettevano per infedeltà l’onore della Regina e in pari tempo anche quello del Re, tanto che le cronache di parte isabellina si affrettarono a qualificarlo Enrico l’Impotente. In breve, Enrico otteneva la sottomissione della nobiltà ribelle, ma in cambio riconosceva Isabella come erede della Corona; a sua volta Isabella s’impegnava scegliere il suo sposo solo tra le persone indicatele da Enrico, senza essere necessariamente costretta a sposarsi contro la sua volontà. Neanche un anno dopo Isabella ruppe l’accordo sposando il 1 9 ottobre 1 469 il cugino Fernando II d’Aragona. Quell’unione rafforzò la posizione di Isabella a tal punto che ad Enrico non restò altro se non la protesta puramente verbale della nullità dell’accordo insieme alla riaffermazione del diritto ereditario alla Corona della figlia Giovanna. Fu soltanto uno scatto d’orgoglio, velleitario e tardivo. Dietro Isabella c’era ormai la gran parte della nobiltà e dell’alto clero, ma soprattutto la forza temibile della Corona d’Aragona. Quando nel 1 474, il giorno dopo la morte del suo fratellastro Enrico IV, Isabella si autoproclamò Regina di Castiglia nessuno dei cronisti dell’epoca fece notare che il fondamento di quell’incoronazione era un accordo da lei stessa disatteso e che in ogni caso era stato sottoscritto da una delle parti, vale dire Enrico IV, in stato di necessità e di violenza morale. Il conflitto per la successione proseguì ulteriormente, trasformandosi nella guerra mossa contro la Castiglia da Alfonso V Re del Portogallo, che di Giovanna era lo zio oltre che il tutore. Anche qui la battaglia che di fatto pose fine alla guerra fu celebrata come una vittoria da entrambe le armate. In realtà i portoghesi compresero che la potenza unita di Castiglia e d’Aragona era troppo impegnativa per le loro forze. E così Giovanna restò sola e inascoltata nel ribadire il suo diritto alla Corona, lungo tutta la sua vita. C’è una lettera di Isabella indirizzata a Enrico nella quale si dà ragione del perché la sua autonoma decisione di sposare Ferdinando non costituisse una violazione dell’accordo da cui in definitiva discendeva il suo diritto alla Corona. In quella lettera Isabella rivendicava per la donna il diritto conferitole da Dio e, pertanto non comprimibile né alienabile, di compiere in tutta libertà una scelta così importante anche ai fini dell’eterna salvezza. Non risulta per contro alcun documento in cui Isabella argomenti il fondamento del suo diritto alla Corona o il non diritto della nipote Giovanna. Ciò che si sa è che lottò con forza per acquisirlo. Patrizia Floris

78


Durke

Maurissa di Bitti


DONNA

Lgiacimento a Sardegna è un vero di sapori rari. Ha

una originale e ricca gastronomia, ogni paese rispetta la propria tradizione utilizzando i prodotti tipici della zona. Gli ingredienti sono semplici e naturali e rendono ogni pietanza un'eccellenza regionale e nazionale. Come spiega Maria Antonietta Goddi responsabile markenting della azienda dolciaria di famiglia: Durke. “Ogni specialità dolciaria e gastronomica isolana è un'eccellenza italiana da far conoscere in tutto il mondo. I prodotti della Sardegna si distinguono dal resto del mondo per la loro

delocalizzazione. Nessuno li può imitare.” Siamo nel quartiere cagliaritano della Marina. Da Durke i dolci sono un piacere per gli occhi e per il palato. Hanno un sapore genuino. Realizzati con pochi ingredienti sono morbidi, leggeri, saporiti. Grazie all'impegno di Maria Antonietta, sua madre Maurizia e le sue tre sorelle, Giuliana, Maura e Luciana le loro creazioni hanno oltrepassato i confini locali e sono state vendute nei negozi più prestigiosi di Francia, Inghilterra, Germania, Russia e Stati Uniti. La ricetta vincente: molta determinazione e una azienda studiata per stare nel mercato nazionale e internazionale.

80

Foto di Marta Floris


Come è nata l'idea di esportare i vostri prodotti in Italia e all'estero? La nostra attività è incominciata quando negli anni 60 i nostri genitori si trasferirono da Bitti a Cagliari. All'inizio si preparava il pane, poi mia madre avviò l'attività dolciaria. La svolta oltre i confini regionali avvenne quando la Regione Sardegna ci invitò a partecipare alla fiera “Cibus” di Parma. Ci confrontammo con altre realtà nazionali e internazionali. I nostri prodotti vennero accolti con entusiasmo e capimmo che potevamo esportarli in Italia e all'estero. Fu così che io e le mie sorelle decidemmo di valorizzare le nostre competenze professionali e di impegnarci nell'azienda di famiglia.

In cosa consiste il vostro impegno? Io ho studiato economia e mi sono specializzata in marketing. Giuliana si è diplomata all'istituto europeo di Desing con una tesi in foto di dolci sardi, Maura si è specializzata in comunicazione ed è responsabile di prodotto e Luciana in logistica. Studiammo il prodotto, il mercato e l'immagine, analizzammo il territorio e investimmo in campagne pubblicitarie. Partecipammo a fiere ed eventi e dato il successo, esportammo in Italia, in Francia, Inghilterra, Germania, Russia e Stati Uniti. I nostri prodotti si sono conquistati uno spazio all'interno di grandi magazzini di fama mondiale come la Fayette in Francia, Harrods a Londra e una catena specializzata a Manhattan.

81


Quale è stata la vostra strategia per l'ingresso nel mercato? Due sono le nostre scelte fondamentali. In Italia abbiamo puntato alla grande distribuzione e ai negozi specializzati e nel mercato internazionale ci siamo rivolte alle catene di negozi specializzati. Il mercato è dinamico, flessibile e difficile da conquistare. Queste categorie di negozi costituiscono “nicchione” di mercato che consentono alle piccole-medie imprese come la nostra di essere competitive e di far conoscere e apprezzare i prodotti locali. E' anche vero però che questo deve essere supportato da una conoscenza del proprio territorio e delle sue tradizioni. Senza questi elementi molti ignorano l'eccellenza delle materie prime con cui vengono realizzati i nostri prodotti.

Cosa bisognerebbe fare per evidenziare queste peculiarità ? E' importante far sapere a tutti che l'amaretto sardo è una eccellenza italiana. I piccoli e medi imprenditori hanno bisogno della collaborazione delle istituzioni per valorizzare il loro lavoro e ciò che producono. Ogni azienda ha le sue strategie ma non si possono raggiungere buoni risultati nella vendita se non viene fatta una capillare campagna di comunicazione promossa dalla Regione Sardegna che evidenzi le differenti peculiarità locali a molti ancora ignote.

Maria Antonietta Goddi responsabile markenting della azienda dolciaria di famiglia: Durke.


DONNA

Come lavorate nel mercato locale? Il mercato locale è povero e ristretto. C'è molta concorrenza. Il turismo è fortemente penalizzato dal rincaro dei trasporti. Gli italiani che arrivano in Sardegna sono solo lo 0,5%. Una percentuale irrilevante che denota la criticità in cui si trova il nostro territorio. Inoltre i turisti, stranieri e non dovrebbero essere incentivati a venire in Sardegna tutto l'anno attraverso percorsi agro alimentari da fare nei paesi dell'entroterra e in città.

Cosa caratterizza i vostri dolci? I nostri dolci possono essere definiti “post moderni”. Sono senza sali, grassi, glutine e conservanti aggiunti, senza lieviti e latte. Sono digeribili e seppur realizzati con pochi ingredienti sono squisiti. La nostra è una ricetta antica ma arricchita da un tocco di modernità. Inoltre, li lavoriamo a mano e ogni creazione risulta per questo unica e inimitabile. Una peculiarità di cui siamo orgogliosi e che ci è stata riconosciuta anche dalla Barilla, azienda con cui abbiamo avuto modo di collaborare.

Un dolce per Natale? Il pan di sapa e i sospiri al cioccolato, miele e arancio con poco zucchero. 83


Fcome ondata da Maurizia Pala, conosciuta anche Maurissa da Bitti, Durke che significa

"dolce" in lingua sarda, è una pasticceria artigianale specializzata nella produzione di dolci tradizionali della Sardegna. Fatti a mano, senza grassi e senza conservanti. Maurissa da Bitti nasce a Bitti, quel piccolo centro del Nuorese che custodisce con grande vocazione i grandi tesori affidatigli dalla storia. Ecco il segreto di una donna bittese che produce artigianalmente i dolci della tradizione sarda conservandone accuratamente tutti i segreti tramandati dagli avi, o meglio dalle ave. Maurissa, oggi ottantenne, piu' determinata che mai a mandare avanti i segreti di quest' arte, non tollera intrusioni della modernità nelle sue bellissime creazioni che vengono esportate in tutto il mondo.

Patrizia Floris


Alessandra

Bessero

U na grande ammirazione per l’arte. Una visione gioiosa della vita e del mondo. “Non mi sono mai chiesta come mai dipingo ma lo faccio da quando ero bambina”.


P er te cos a s i g n i fi ca arte?

L’arte è bellezza, positività, colore. E’ la mia vita! mi dà un senso di libertà che mi emoziona. L’arte non ha confini. P erch é h ai s cel to d i rei n terpretare Kl i m t i n parti col are?

Klimt è l’artista che più rappresenta il colore della vita e l’espressione della donna. Le sue opere esprimono la femminilità. Le mie reinterpretazioni sono un gioco di comprensione dell’opera modificandone i colori. I m m ag i n o ch e pren d ere i n m an o u n ’ opera d i Kl i m t s u s ci ti u n a forte em ozi on e?

Le sue opere sono lo specchio della mia anima. Colori e creatività mutevole mi caratterizzano da sempre. Nei suoi quadri sento l’energia positiva e ogni mia interpretazione di colore suscita in me una grande emozione. Entro in un mondo magico. I n q u al e col ore ti i d en ti fi ch i ?

Il giallo, mi dà gioia.

Ol tre Kl i m t q u al i al tri g ran d i pi ttori am m i ri ?

Picasso, Mirò, Van Go

Patrizia Floris

86

DONNA


DONNA

L'Chi èaloe è vita felice si ammala di meno Di Costantino Mazzanobile

“B enedetto sia Dio che con l’aloe e

tutta la natura, ci ha dato tante possibilità di curare le nostre malattie. Guariti vivete gioiosi una nuova vita di ringraziamento e di lode. Ci sia concesso di scoprire e usare ogni risorsa per il nostro bene e trascorrere tutto il tempo della nostra vita in una continua azione di grazia! Amen!” Padre Romano Zago O.F.M In Giappone,la pianta dell’aloe è conosciuta ed utilizzata da migliaia di anni.Conosciuta con il nome di Kidaki Aloe, la pianta presenta delle foglie più asciutte rispetto all’Aloe vera ed un bel fiore arancione. Fu usata durante la seconda guerra mondiale, come efficace terapia curativa naturale, contro gli effetti delle radiazioni atomiche di Hiroscima e Nagasaki con ottimi risultati. Viene anche utilizzata come condimento per alimenti, infatti nella cucina giapponese, l’aloe è uno degli ingredienti di una zuppa pregiata e molto diffusa, la saporita Mizu.

87


L’uso dell’Aloe per proprietà curative risale al 1 500 A.C., quando la medicina egiziana e cinese la utilizzava per curare le ulcerazioni, le ferite, le malattie cutanee ed i parassiti intestinali. In tempi più moderni, il succo dell’Aloe è stato usato per preparare anche liquori; è, infatti, uno dei componenti del Fernet, noto amaro dalle proprietà digestive. Di aloe esistono circa 300 specie, ma solo Costantino Mazzanobile d’Aragona quattro o cinque sono conosciute per le Scrittore medico-scientifico, docente di proprietà curative, che di seguito andremmo medicina naturale, membro del comitato a vedere nello specifico. scientifico mondiale della longevità. Le sue proprietà benefiche sono tanto note che vengono riportate in varie Farmacopee. Tra cui, quella italiana, francese, elvetica e tedesca. Per i suoi contenuti, numerosi e vari, che vanno dagli aminoacidi ai minerali, alle vitamine, ai lipidi, agli antrachinoni, ai polisaccaridi, l’Aloe è stata definita un adattogeno; ovvero in grado di ripristinare il normale equilibrio dell’organismo, intervenendo là dove esistono meccanismi cellulari alterati. I medici greci e romani usavano l’aloe come pianta medicinale con effetti curativi eccezionali, lo stesso Plinio il Vecchio, nella sua “Storia Naturale”confermò e ampliò le affermazioni di Dioscoride. Al tempo delle Crociate, l’ordine monastico-cavalleresco dei Templari si dissetava con una miscela di polpa d’aloe, di canapa e vino di palma, conosciuta come “elisir di Gerusalemme.” Nel Medioevo i monaci dei conventi la coltivavano a scopo terapeutico e hanno tramandato fino ai giorni nostri i segreti e misteri delle proprietà medicinali di questa pianta. Gli indiani dell’America Centrale ed i messicani, tuttora la usano per guarire le ferite, i morsi dei serpenti, le scottature, le ulcere peptiche duodenali, la dissenteria, per stimolare il desiderio sessuale, per curare i postumi dell’alcol e dare longevità.


La voce del silenzio O fratello Nicola, la tua voce era il silenzio: linguaggio semplice incomprensibile per i distratti per chi attende risposte ad una inutile curiosità, linguaggio senza parole, ma la voce dolcissima parla di amore incontaminato. O fratello, passavi ed era un incanto ascoltarti. O fratello Nicola, quante volte ti ho atteso! Quante volte ho desiderato sentire una tua parola! Quante volte mi hai parlato dal profondo del cuore dal cielo del tuo mistero: che dolcezza infinita! Ero davanti a te incantato ed estatico. O fratello, parlami ancora. O fratello Nicola, viale Buoncammino il giardino dei miei sogni, canto di paradiso, per un incontro d'amore per un incontro atteso, quanta gioia mi hai dato “fai da bravo figlio mio” era la voce del cielo. O fratello, il giardino è fiorito al tuo passare. O fratello Nicola, il giardino è fiorito: un tripudio di colori profuma il cielo di amore canta la gioia divina appaga il cuore assetato fa splendere la tua povertà; la tua voce fiorisce e mi dice ancora: vieni! O fratello, ti aspetto e tu vieni in silenzio. 89


O fratello Nicola, parlami...parlami...! Sono davanti a te, muto in attesa di una parola: il tempo si è fermato e corro nell'infinito a rincorrere i sogni a cogliere i fiori dei tuoi passi d'amore. Fratello, parlami con la voce del silenzio. O fratello Nicola, sei davanti a me nel freddo della pietra, ti guardo e mi sorridi e improvvisa una voce... è il canto del silenzio la voce dell'amore il sorriso della povertà . O fratello, ti sento mi hai trafitto il cuore: portami con te. Padre Stefano Mascia 90


ANCHE I PAPA' ALLATTANO I PROPRI FIGLI

I sabella Dessalvi

A tutela delle lavoratrici e delle discriminazioni delle donne nel lavoro 91


di Marta Floris

O

ggi, per quanto possa suonare strano, sono anche gli uomini a lottare per la parità dei sessi insieme alle donne. Un assistente di polizia, diventato padre di due gemelli, ha avuto il coraggio di fare una segnalazione per essergli state negate, direttamente dal Ministero dell'Interno, le ore di permesso per l'allattamento dei suoi figli. La consigliera della parità della provincia Cagliari, Isabella Dessalvi, ha deciso di rivolgersi al tribunale amministrativo regionale in seguito alla richiesta d’aiuto di quest’uomo. “Il ruolo della consigliera di parità – spiega Dessalvi – è tutelare le lavoratrici e i lavoratori dalle discriminazioni subite in ragione del sesso e la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne nel lavoro. Spesso - prosegue - i lavoratori e le lavoratrici hanno paura di intentare una causa contro il proprio datore di lavoro e si appoggiano all'istituzione che può difenderli e supportarli nella rivendicazione dei propri diritti”. Gli articoli costituzionali 3,29,30,31 sono stati i punti saldi della controversia giuridica. Essi affermano principalmente che : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso etc..”-“ Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi”- “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, [..].Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.” Queste parole dimostrano senza dubbio il diritto paritetico di entrambi i genitori di curare i propri figli e assumono una grande importanza in questa sentenza, cosi da portare i giudici del Tar Sardegna ad esprimere un giudizio positivo in merito alle richieste dell’ assistente di polizia e della consigliera Dessalvi. “Nella fattispecie la sentenza è estremamente importante anche perché riafferma la pari dignità del lavoro casalingo rispetto a ogni altro lavoro. Il diritto del padre non è infatti stato applicato perché la madre dei bambini è casalinga, laddove dei riposi giornalieri - aggiunge - può usufruire anche il padre a determinate condizioni, una di queste è che la madre non sia lavoratrice dipendente. In questo caso di parto plurimo, tra l'altro, i riposi sono raddoppiati, ma il padre, con grande senso di responsabilità, li ha chiesti per uno solo dei suoi figli”. La consigliera provinciale evidenzia anche che la sentenza è stata depositata il 25 novembre “quasi un modo simbolico per rilanciare il principio di parità e pari opportunità tra donne e uomini nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne”.


Bacche di goji "I l

d i a m a n te ros s o

"

p e r u n a vi ta fe l i ce e vi ta l e

93


DONNA

D

94

all'antichità a oggi la gustosa bacca di goji è considerata dalla medicina erboristica cinese uno dei rimedi principali per allungare la vita e mantenersi in salute. Il consumo regolare del “diamante rosso”, cosiddetto, porterebbe a una lunga vita felice e vitale. Secondo la tradizione, la bacca rende immuni dalla malattia e rinforza il sangue. Dona l'energia necessaria a superare le difficoltà e gli ostacoli, mette di buonumore e solleva lo spirito. Inoltre, illumina l'occhio e acuisce la vista. La bacca rinforza anche le gambe, protegge dall'artrite e aumenta la fertilità. Oggi un numero crescente di ricerche evidenzia che la bacca di goji, in effetti, possiede un potenziale davvero straordinario nel ritardare il processo d'invecchiamento. Dei diversi meccanismi che contribuiscono all'invecchiamento biologico del corpo, ne spicca uno più di tutti gli altri: l'azione dannosa per le cellule da parte dei radicali liberi. Poiché questo tema è così fondamentale per la nostra salute, desideriamo premettere un paio di chiarimenti. Graie alla scoperta del microscopio elettronico gli scienziati per la prima volta presero visione di un mondo affascinante in cui la salute è influenzata dall'interazione di atomi ed elettroni. A questo profondo intellegibile livello del microcosmo trovarono un gruppo di predoni biologici, la cui unica attività consiste nell'attirare verso di loro gli elettroni delle molecole vicine. Gli scienziati li battezzarono giustamente radicali liberi e presto furono riconosciuti come la causa alla base di un'enorme serie di malattie ed eventi degenerativi. Di solito gli elettroni ruotano a coppie intorno al nucleo di un atomo o intorno a una molecola. In questo modo sono stabili e bilanciati. Diventano predoni soltanto se perdono la loro controparte a causa di determinate circostanze. Mentre si preoccupano di riacquistare la loro integrità persa, si danno alla caccia selvaggia di nuovi compagni. In questo non sono né di gusti difficili, né delicati e le loro razzie possono deformare le molecole attaccate e distruggere completamente le loro funzioni biologiche.


Il cuore, i polmoni, i vasi sanguigni, gli organi interni e i tessuti si trovano costantemente sotto la minaccia di interi eserciti di questi infedeli ladri di elettroni. Oggi più di cinquanta malattie diverse sono messe in relazione alla loro attività nociva, dai danni cardiocircolatori passando per il cancro, l'osteoporosi e il diabete fino ad arrivare alla degenerazione mentale. In Asia gode da sempre di grande considerazione per le sue straordinarie proprietà epatoprotettive. In primo luogo va menzionata la sua capacità di mobilitare antiradicali liberi prodotti dall'organismo e contribuire con dei propri. Il fegato è particolarmente dotato di un gran numero di truppe interne di antiradicali liberi. Contiene quindi la concentrazione più elevata della cosiddetta glutatione perossidasi e anche i suoi valori di SOD (superossido dismutasi) sono insolitamente elevati. Secondo uno studio della Stanford University una carenza di questo importante antiradicali liberi è la causa principale della degenerazione del fegato dovuta all'età, nonché del cancro al fegato. La bacca di goji è anche rinfrescante per gli occhi e rischiara lo sguardo. Quest'affermazione e altre simili sono presenti dall'antichità in tutti gli scritti e nella tradizione orale per descrivere l'effetto delle bacche. Gli studi scientifici moderni sono in grado di convalidare anche questa antica cognizione. Ai carotenoidi spetta un ruolo importante per mantenere la nostra vista. Non è un segreto che queste sostanze sono visibilmente in grado di “rischiarare” e mantenere la nostra facoltà visiva. Nel 1 945 George Wald, un biochimico americano e Premio Nobel, aveva già scoperto nella macula dell'occhio due carotenoidi,la zeaxantina e la luteina. La macula, chiamata per il suo colore anche “macchia gialla”, è una piccola parte della retina sulla parte posteriore dell'occhio. Riceve la luce riunita in fasci dal cristallino e ci permette di riconoscere chiaramente i piccoli dettagli. Sulla macula, il “luogo della visione più acuta”, si riproduce sempre ciò che “prendiamo in considerazione”. Costantino Mazzanobile d’Aragona Membro del Comitato Scientifico Mondiale della Longevità 95


DONNA

96


DONNA

Il conte Costantino

Mazzanobile barone d’ Aragona L’ ultimo discendente della nobile corona d’ Aragona a Cagliari.

97


L’

abbiamo intervistato per voi Il conte Costantino Mazzanobile ci racconta le gesta dei nobili discendenti della sua casata.

Conte Mazzanobile, quali origini ha questo blasonato cognome? Nasce da un guerriero nobile che combatteva con una mazza ferrata tutta d’ oro tempestata di pietre preziose: diamanti, smeraldi e rubini. Tutto ciò che otteneva non lo voleva per sé ma lo dava ai poveri. L’ ingresso trionfale nella storia avviene ufficialmente nell’ anno 1 096, anno di grazia, come si evince da autorevoli testi (Zurita al cap. 32), nella battaglia d’ Alcatraz, un suo avo, Darcus Mazzanobile, il monaco guerriero servo di Dio, discepolo di Cristo. Cosa avviene in questa battaglia? Re Pietro I Martino d’ Aragona, stava perdendo contro i mori a Huesca, a pochi chilometri da Barcellona, quando all’ improvviso apparve un guerriero imponente con una grande croce rossa sul petto, seguito da 800 guerrieri armati di mazza ferrata, vincendo la battaglia e salvando il re dalla sconfitta certa. Huesca, grazie a Darcus diventò un luogo di fraternità, pace e amore; non piu’ di terrore e dolore. Il re Pietro I, fiero del risultato ottenuto in battaglia da Darcus, nominò i Mazzanobile “ricos hombres baroni d’ Aragona” (ricchi uomini baroni d’ Aragona). Altri noti personaggi fra cui Filippo Mazzanobile, cavaliere di Malta, fu’ nominato tra i ricchi uomini baroni d’ Aragona. Pochi sanno che in Sicilia, a Catania, vi è una reggia cappella aragonese, dove tutti i giorni si celebra una messa in onore delle reliquie dei Mazzanobile lì seppellite; furono loro a restaurare a proprie spese l’ imponente monumento distrutto a seguito di un terremoto. I Mazzanobile, ancora oggi, posseggono dei manieri, soprattutto in Spagna, ove vengono organizzate periodicamente, rievocazioni storiche delle nobili gesta dei cavalieri Mazzanobile d’Aragona. 98


99


DONNA Come trascorre oggi le sue giornate un conte? Oggi oltre ad essere un rappresentante discendente di una nobile casata mi sono affermato come regista, infatti nel 201 0 sono stato uno dei 5 registi italiani selezionati da tutto il mondo al Miami Italian Film Festival e recensito dal prestigioso giornale americano il Miami News Times, con un bellissimo corto metraggio dal titolo “i Presepi della tradizione cagliaritana”. Collaboro con il polo medico scientifico di ricerca del New York Univerity Hospital Medical center del quale sono accademico onorario. Dopo questa bellissima chiacchierata con il conte ci sembra di tornare indietro nel tempo. Il conte ha intrapreso anche una sua carriera artistica nel 1 986 come attore non protagonista in numerose opere liriche all’ anfiteatro romano di Cagliari. Trionfò in un Aida con 450 maestranze e i cavalieri. Docente di medicina naturale e ricercatore scientifico, membro del comitato scientifico della longevità.

1 00


Faschionsizzle.com

Buon Natale!

Rivista DONNA

Gucci

Rivista donna  

Mese dicembre 2013