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RIVISTA MENSILE

N-4 2014


Al Suono Delle Eolie

Al morir del suono delle Eolie placa l’ira e dorme l’errante Odisseo. I Ciclopi dal Mongibello lanciano incandescenti sassi, lapilli e sbuffano nubi nere, mentre le Sirene ammaliano i naviganti che osano varcare lo Stretto. Scilla e Cariddi si guardano in cagnesco nel tempo, al pizzichÏo delle Eolie, Omero canta, Vulcano e Stromboli chiamano il fratello Etna ed al risveglio trema Zancle e Rhegjon soave tramonto al morir del suono delle Eolie!

Rocco Giuseppe Tassone


Indice Lo Stretto : luogo di miti e leggende Terina. Tracce di una città da scoprire Realtà e leggende di Locri Epizefiri (parte V)

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Il Mondo dei libri


“ Cesar” Cesa LO STRETTO RETTO: Luogo di miti e leggende legge

Lo Stretto, quel piccolo e allo stesso stess tempo grande braccio di mare che con n le sue acque a volte calme e silenti e altre agitate ate e minacciose, mi ha da sempre rappresentato un luogo magico che ha costantemente suscitato nell’immaginario nell’imm collettivo la rievocazione di grandi andi miti mit e importanti leggende che sulle sue sponde onde hanno han scandito, con ritmo costante calmo e silenzioso, silenzi lo scorrere dei millenni, il susseguirsi,, l’una dietro di l’altra, delle grandi e importanti civiltà. iviltà. E p poi il susseguirsi delle varie dominazioni, Greci, reci, Romani, Rom Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi,, Angioini, Angioin Aragonesi hanno lasciato tracce indissolubili ssolubili nella cultura e nella società di questa “terra” baciata ba dal sole e intrisa del canto melodioso o delle onde o marine…E’ uno scenario aperto al cielo, lo, proiettato pr sull’infinito dove mare e terra erra sembrano sem sfiorarsi in magici giochi di luce e ammalianti ammal visioni. Tra i primi miti da ricordare sicurament uramente vi è quello, sul quale numerosi storicii antichi concordano, dell’attribuire ad Aschenezz pronipote pronip di Noè la fondazione della città di Reggio eggio il quale sarebbe giunto sulle nostre sponde e intorno al 2000 a.C e dal quale la regione avrebbe ebbe prese pre poi il nome di Aschenazia. Altre leggende, e, sempre sempr sorte sulle sponde del Stretto, rievocano ano il m mito di Jocasto, figlio di Eolo, mitico re deii venti, che c dopo essere giunto nei nostri territori, ri, trovò la morte a causa di un morso di serpente e sulla cui tomba, ubicata sempre secondo la leggenda genda su sull’antico Pallantiòn sarebbe sorto il primo nucleo n insediativo di quella grande poliss che nel tempo successivo sarebbe diventata Rhegion.Un’alt n.Un’altra leggenda invece ricollegava direttamente ente le celebri c origini della città al passaggio di Eracle proveniente pr dalla penisola iberica con i buoi uoi di G Gerione. Il mito di Eracle contribuisce, per la sua importanza, imp in modo determinante nella fissazione issazione dei confini territoriali della stessa chora ora reggina regg a partire fin dal VI sec. a.C. Infatti il rinvenimento rinvenim di una laminetta bronzea dedicata ta proprio propr ad Eracle rinvenuta nel territorio dell’odierna erna Castellace di Oppido testimonia in modo o inequivocabile inequ come quel territorio facesse parte arte integrante inte della chora reggina. Lo stesso mito ito è anche an fervido sul versante meridionale, nell’area ell’area dell’attuale Bovesia dove, sempre secondo ondo la leggenda, Eracle dopo aver rincorso un toro staccatosi sta dal resto del branco si fermò a riposare sare sulla sull sponda sinistra del fiume Halèx ma fu risvegliato risvegli dal suo sonno dal canto delle cicale;


“ Cesar” Cesa a quel punto rivoltosi aglii dei, ottenne ott che le cicale diventassero mute. Il fiume Halèx H di cui si parla nel mito è sicuramente la fiumara di Palizzi identificata oggi quale limite territoriale territoria meridionale della chora di Rhegion. Ma a tutta la storia delle genti dello Stretto è, e sarà à sempre sempr indissolubilmente legata al mare; a quello splendido mare, dal quale numerose erose volte vo giunsero i segni premonitori delle grandi andi civiltà. civi Non poteva perciò mancare il mito del gran grande Poseidone, signore del mare. Un tempio adibito adibi alla venerazione di Poseidone e noto come P Poseidonio doveva sorgere immediatamente fuori il nucleo n urbano di Rhegion nell’area dell’attuale attuale C Cannitello nei pressi della Colonna Reggina ina nelle vicinanze della quale vi era un’alta torre re sulla q quale si erigeva la statua dello stesso dio dell mare a difesa dello Stretto e di tutti i naviganti. i. La “sta “statua dello Stretto” dedicata a Poseidone ha una na dupl duplice simbologia: da un lato rappresenta il faro, la luce sullo Stretto, dall’altra rappresenta l’acqua qua per il rifornimento delle navi. E sempre riconnesso nnesso al a mare è il mito di Glauco, giovane pescatoree che viveva viv nella dirimpettaia città di Messina nel IV sec. se a.C. Glauco era solito andare a pescare nelle elle acque acqu dello Stretto ed era molto noto per la sua grande gra abilità di pescatore; le sue reti erano o sempr sempre cariche di pesce e riusciva a sfuggire con altrettanta altre abilità al melodioso ed irresistibile canto delle de sirene. Un giorno Glauco al ritorno dalla alla sua pesca decise di scaricare le reti in un luogo o differente differe dal solito, su di un prato particolarmente mente erboso, er e si accorse che i pesci al contatto con l’erba ritornavano ri in vita e guizzanti raggiungevano evano di nuovo il mare. Allora Glauco pensò che quell’erba uell’erba possedesse dei poteri magici, ne staccò ò un ciuffo ciuf e iniziò a masticarla; man mano chee Glauco masticava quell’erba, il suo corpo progressivam ressivamente si trasformava: le sue gambee diventarono divent una possente coda, il suo corpo sii ricoprì di squame e le sue braccia diventarono pinne;; Glauco era diventato un pesce ammaliato per sempre dal canto delle sirene. Sempre nel corso del el IV sec sec. a.C. abitava nella penisola falcata di Messina la ninfa Pelorias legata al culto della città di Zancle. Zancle E’ stato merito dell’archeologo Paolo Orsi l’aver l’av riscoperto con i suoi studi questo fantastico co mito legato l alle acque dello Stretto altrimenti ti andato perduto per sempre. Fortemente legato to allo St Stretto è anche il culto di Orione personaggio ggio mit mitologico greco giunto sulle sponde del nostro stro ma mare intorno al 1270 a. C insieme ai primi coloni fo fondatori di Zancle. La presenza di tale culto è ampiamente ampiam documentata da alcune serie monetali netali battute ba nei primi decenni del V sec. a. C. recanti canti le ffamose “lepri dello Stretto”. Di origine greca reca è anche a il culto di Crono identificato successivament ivamente dai romani con Saturno. Secondo l’antica tica legg leggenda Crono avrebbe edificato il porto della città cit di Messina denominata Zancle a ricordo rdo di una un falce che egli portava sempre con se. Con n quella falce, la tradizione mitologica racconta a che Cro Crono avesse evirato il padre affinché potesse succeder uccedergli esclusivamente lui in ordine dinastico o nel mondo. mo Crono però dopo essersi pentito della sua azione, azio in preda al rimorso e allo sgomento gettò tale ta falce nelle acque dello Stretto dando così origine orig al porto naturale di Messina. Tra i miti ricchi ricch di forte significato emotivo e cariche che di grande gr valore umano vi è il mito di Egi il tuffatore. tuffatore Il mito di Egi è ambientato nello Stretto del IV sec. sec a. C. e più nello specifico durante gli anni nni della dominazione di Dionigi il Giovane a Siracusa. sa. Infatti Infat il tiranno siracusano aveva sentito parlare arlare de della terribile fama del grande gorgo limaccioso so denominato deno Cariddi che abitava proprio le acque cque dello del Stretto. Particolarmente incuriosito to decise di recarsi con la sua corte a vedere i vortici originati orig da questo grande gorgo. Giunto sulla a sponda sicula decise di sfidare i popolani che si erano recati ad omaggiarlo gettando in mare are una bellissima e pregevolissima coppa dorata ata offrendo offre in sposa la figlia Xantia a chi avesse sfidato i vortici e il terribile gorgo recuperando la coppa. coppa Nessuno si fece avanti e quando Dionigi aveva veva vol voltato ormai le spalle ordinando alla sua corte di ripartire alla volta di Siracusa un piccolo giovane, vane, Egi, Egi si scagliò in mare affrontando le terribili bili onde e i grandi risucchi causati dai vortici.


“ Cesar” Cesa

Nessuno si fece avanti e quando uando D Dionigi aveva voltato ormai le spalle ordinando inando alla a sua corte di ripartire alla volta di Siracusa cusa un piccolo p giovane, Egi, si scagliò in mare affrontan ffrontando le terribili onde e i grandi risucchi causati dai vortici. vorti Egi scomparve tra le onde, inghiottito to da que quel mare urlante di bufera, ma proprio quando o ormai nessuno sperava di rivederlo riapparire,, Egi rico ricomparve tra i flutti con la coppa saldamente tenuta tra tr i denti; risalì la scogliera e posò la coppa ppa ai piedi pi del tiranno siracusano. Dionisio chiesee a ques questo punto se per amore della figlia volesse se riprovare riprov ancora, Egi riaffrontò i terribili vortici causati da Cariddi, ma questa volta non riapparve rve più tra t i flutti inghiottito per sempre dall terribile gorgo marino. E sicuramente parlando o di Carid Cariddi e di Egi non si può fare a meno di parlaree del gra grande mito di Scilla e Cariddi di omerica memoria. memoria Scilla secondo la mitologia era una meravigliosa gliosa ninfa ni marina della quale Glauco il pescatore ore ne era er follemente innamorato avendo inoltree disdeg disdegnato le attenzioni della maga Circe. Infatti atti ques quest’ultima, per vendicare il suo amore non n corrisp corrisposto decise di avvelenare la fonte dove Scilla beveva be trasformandola in un famelico elico mo mostro marino a sei teste che fagocitava tutti utti coloro colo che attratti dai canti di splendide sirene sii avventuravano avventu incautamente nelle acque dello o Stretto. Stretto Cariddi era invece l’altro grande mostro tro situato situa quasi difronte a Scilla sulla sponda sicula. icula. Sec Secondo la tradizione mitologica questo gorgo ogni gni sei ore o ingurgitava e rigettava onde nere e framme frammenti di legname, resti di imbarcazioni, che egli risucchiava risuc costantemente. La tradizione racconta cconta cche il suo nome deriva da quello della fanciulla ciulla che rubò i buoi di Gerione ad Ercole il quale le si rivolse rivo a Zeus padre degli dei per punirla. Zeus la punì fulminandola e facendola cadere a picco o proprio nelle acque del nostro mare aprendo così una vor voragine. Ma sicuramente tra i tanti miti riguardan iguardanti l’area dello Stretto forse il più noto e maggior maggiormente conosciuto è quello della Fata Morgana, organa, una dolce e gentile fata che secondo la a leggen leggenda abitava in un bellissimo castello neglili abissi delle acque dello Stretto. La leggenda racconta nta che un giorno dal tempo sereno dell’anno 1060, il Gran G Conte Ruggero D’Altavilla passeggiasse ggiasse sulla costa calabrese delle due sponde pensando pensand e ripensando a come dovesse fare per liberare erare la Siciliadall’oppressione musulmana quando ndo all’improvviso all’im vide emergere dalle acque una bellissim bellissima fata, Morgana, che si apprestava a salire su una carrozza trainata da sette bellissimii cavalli bianchi.


“ Cesar” Ces La fata quando si accorse che il Gran Gr Conte la stava osservando gli si avvicinò icinò invi invitandolo a salire con lei sul cocchio e offrendogli dogli il ssuo aiuto nell’impresa, ma il Gran Conte, e, uomo valoroso e di grandi virtu’ morali, rifiutò ò dicendo dicend che con l’aiuto dei Santi e della Madonna nna sarebbe sare riuscito a scacciare i musulmani dall’isola. l’isola. La L fata allora agitò nell’aria silente e quieta ieta la su sua bacchetta magica e scagliò tre sassi in acqua e proprio nel punto in cui i sassi caddero ro apparvero appar palazzi, case, alberi e giardini comee se l’isola l’iso si fosse magicamente avvicinata alla a costa ccalabra quasi da essere raggiunta con un semplice emplice salto. Chi ha avuto la fortuna di vedere questo particolare p fenomeno ottico-visivo denominat nominato quindi Fata Morgana che si verifica solo olo in de determinate condizione meteo, ha proprio prio l’imp l’impressione che le case dei paesi della sponda nda sicula sicu giungono quasi a lambire le spiagge della costa co calabra. Di questo fenomeno nell’antichità ntichità ne furono anche testimoni Aristotele, Policleto leto e Cornelio Co Agrippa.Ma alla mitologia e alle leggende leggend che hanno caratterizzato la cultura delle elle genti gen dello Stretto appartengono anche i Santi anti che d da sempre hanno avuto un’importanza za ben ra radicata nell’interesse collettivo. E parlando ndo di santi sa non si può fare assolutamente a meno di parlare par di S. Francesco di Paola. Era l’anno 1464 e FFrancesco era in cammino lungo la costa calabra alabra per p raggiungere la città di Milazzo dove era stato convocato da autorevoli personaggi locali. ali. Giunto Giun all’altezza di Catona, non molto lontano ano da lui lu era approdata unanave pronta a a salpa salpare alla volta dell’isola; Francesco si avvicinò vicinò al proprietario e inutilmente chiese un passaggio. saggio. Francesco F a quel punto si tolse il suo mantello, ntello, lo l adagiò sull’acqua misteriosamente te incendiata incend e in un attimo da mantello cencioso so si trasformò tras in nave munita di vela e il santo riuscì iuscì insieme insi ad altri due confratelli ad attraversare sare lo SStretto.E sempre legato al mare e ai suggestivi stivi paesaggi pae del nostro Stretto è il mito di Colapesce pesce un personaggio citato anche da autorevoli fonti letterarie le italiane ed europee.Colapesce secondo le fonti letterarie duecentesche era ra un pes pescatore messinese vissuto nel XIII° sec. Salimben alimbene de Adam ci racconta che un giorno l’imperato mperatore Federico di Svevia mentre si trovava in transi transito con tutta la sua corte proprio nelle acque que dello Stretto, essendo venuto a conoscenza della fam fama di quest’uomo che viveva come me un p pesce, gli ordinò di gettarsi nei fondali marini arini per raccogliere una splendida coppa in oro o da lui lanciata poco prima. Colapesce si tuffò e recuperò recupe molto abilmente tale coppa. Federico erico all allora la rilanciò in mare ordinando nuovamente amente a Colapesce di recuperarla; Colapesce tuffatosi ffatosi nuovamente n in mare recuperò la coppa per la sec seconda volta. L’imperatore Federico la rigettò igettò ancora an una volta, ma in un punto differente nte dai p primi due; Colapesce si rituffò per la terza volta vo ma non face più ritorno in superficie.. Qualche Qualch tempo dopo qualcuno raccontò che nell recuper recuperare la coppa lanciata dall’imperatore per er la terza ter volta, Colapesce si accorse che una a delle tre colonne sulle quali si racconta poggii l’isola stava cedendo. La tradizione racconta chee Colapesce Colape è ancora oggi lì, sotto Capo Peloro a reggere la Sicilia dallo sprofondamento.Sempre nell’amb nell’ambito delle tradizioni e delle leggende che animano animan da sempre la cultura e la civiltà dello Stretto retto sicuramente sic merita di essere ricordata quella ella di M Mata e Grifone celebrata a Messina in occasione casione della d festa della Madonna della Lettera e in Cala Calabria nella zona della Piana di Gioia Tauro e in provincia pro di Vibo Valentia. Varie e altrettanto nto affascinanti affas sono le teorie circa questa leggenda da che ormai o da tempo immemore anima la memoria emoria civile c delle genti dello Stretto.


“ Cesar” Cesa

Quella ritenuta sicuramente te più attenibile a risale al 1190 quando, dopo aver ver attra attraversato lo Stretto, giunse in Sicilia Riccardo I d’Inghilterrapiù d’Inghil noto alle cronache storiche come me Ricca Riccardo Cuor di Leone con l’intento di muovere da Mes Messina la III° crociata. Durante la sua permanen ermanenza in città però si accorse dell’opprimente peso ese esercitato dall’occupazione bizantina e perciò erciò de decise di intervenire facendo costruire sul colle lle di R Roccaguelfania un grandissimo castello. o. Subito Subit dopo la rapida edificazione, i messinesi lo adottarono adott con il nome di Matagriffon da Mata=M Mata=Macta=ammazza e Griffon=Grifone=Ladro. I bizantin bizantini compresero subito l’entità del messaggio saggio e abbandonarono definitivamente la città. Ill mito quindi qu della ritrovata libertà ben presto spopolò popolò a anche sulle sponde calabre che ugualmente avevano pesantemente subito l’assedio di Bizantini antini e Saracenie Mata e Grifone ben presto diventarono arono i d due miti, i due emblemi da imitare ed inseguire seguire per raggiungere la libertà.

Saverio Verduci


“ Cesar” Cesa Terina Tracce racce di d una città da scoprire coprire La città greca di Terina fu fondata fonda nel VI secolo a.C., subito dopo la distruzi distruzione di Sibari, dai Crotoniatidi, che intendevano vano estendere est il loro dominio sul Mar Tirreno,, garant garantendosi il completo controllo dell'istmo. a.C., anno in cui è attestata la prima monetazio onetazione della città, che Il terminus ante quem è il 480 a. appare evidentemente influenzata fluenzata dai tipi crotoniati. Fra il V e il IV secolo a.C., cadde sotto so il dominio dei Siracusani, nel 388 a.C. .C. dei Lo Locresi, nel 365 a.C. dei Lucani, nel 356 a.C. dei Bretti etti e infine, nel 325 a.C., conquistata da Alessandr lessandro d’Epiro. Nel 272 a.C., alla la fine della guerra rra contro contr Taranto, cadde sotto l'autorità di Roma. Fu infine distrutta da Annibale ibale ne nel 203 a.C. in seguito alla decisione di non on schierarsi schie al fianco dei Cartaginesi in occasione della ella Seconda Seco Guerra Punica. La localizzazione topografica fica del ssito su cui sorgeva Terina, colonia di Crotone, rotone, è rimasta e rimane fino ad oggi incerta; la sua a probabile probab ubicazione, nelle fonti antiche, è data ta da Li Licofrone di Calcide, poeta tragico greco del IV secolo seco a.C., che colloca la colonia crotoniatide oniatide lungo le sponde dell’Ocìnaro, il moderno fiume iume Zinnavo; Zin l’area nella quale orbitano i comuni uni di Sant’Eufemia Sa Vetere e Gizzeria. Menzione ancora più antica ica ci giu giunge da Strabone che riporta Terina quale uale colo colonia di Crotone. La fonte erudita più antica è riportata riportat nella Descrittione di tutta Italia pubblicata licata ne nel 1550 da Leandro Alberti, il quale, insieme a Francesco France Silvestri da Ferrara ed entrambi apparten ppartenenti all’ordine dei Domenicani, iniziò un lungo go viagg viaggio alla scoperta dell’Italia antica. Nel suo libro fa riferimento to al golf golfo di Sant’Eufemia e menziona le città antiche cche incontra, tra le quali una certa Terriana, sottolineando sottoline che da Strabone è denominata Terina. L’area che suggerisce Alberti berti coincide co con l’attuale comune di Nocera a Terinese Terine e dalla quale, proseguendo il cammino verso sud, su si giunge al castello di Sant’Eufemia,, con ch chiaro riferimento al Bastione di Malta che si colloca olloca nel ne comune di Gizzeria e nelle vicinanze del fium fiume Zinnavo (l’antico Ocìnaro). Nel 1570, l’umanista Gabriele briele Barrio Ba pubblicò il volume De antiquitatae tae et ssitu Calabriae libri quinque. Quast’ultimo, basando la a sua ricerca ri su uno studio attento dei testii e degli degl autori classici e sull’ottima conoscenza deii luoghi che ricognì personalmente, identificò Terina co con il colle Sabazio, collocandola tra l’omonimo o fiume Sabazio, l’attuale Savuto, ed il torrentee Grande. Grande Il colle Sabazio è da interpretare retare con c l’attuale Piana di Sant’Eufemia Vetere. Barrio fu il primo studioso so ad ipotizzare ip l’ubicazione della città di Terina/Lam erina/Lametia nell’area di Sant’Eufemia Vetere, precisando cisando che il nome deriva dal fiume Lameto, to, ovvero ovve l’attuale fiume Amato. Successivamente,, altri studiosi stu si interessarono alla ricerca dell’antica ll’antica Terina: Marafioti, Fiore, Pacichelli, D’Amato,, Giustiniani, Giustin Cramer, Morelli. Tutti erano concordi nell’ubicare ubicare la l città a Pian della Tirena o nelle aree intorno a Nocera Terinese o nell’area di Sant’Eufemia ia Vetere. Veter I recenti scavi hanno, però, confermato ato la p presenza, proprio a Pian della Tirena, dell’antica tica città di Tempsa o Tèmesa; Terina deve quindi di collocarsi colloc nella Piana di Sant’Eufemia Vetere.


“ Cesar” Cesa Nel 1865, nell’area di Sant’Eufemi t’Eufemia Vetere, in località Terravecchia, viene alla luc luce il più importante corredo aureo della Magna a Grecia Grecia, il cosiddetto “tesoretto di Sant’Eufemia ia Vetere Vetere” (Fig. 1), acquisito immediatamentee dal British Bri Museum di Londra. La scoperta suscitò citò l’interessamento l’int delle autorità locali e nazionali e in particolar part modo di Giuseppe Fiorelli, all’epoca oca soprintendente sopr e direttore del Museo Nazionale nale di N Napoli, il quale cercò di avviare le procedure dure per l’apertura di uno scavo sistematico proprio nell’area di rinvenimento del tesoretto, ma sfortunatam rtunatamente non riuscì ad ottenere i permessi a causa sa di problemi pro burocratici. L’ubicazione di Terina corrisponde, corrispo ancora nel 1882, a Pian della Tirena, come si evince dalla carta geografica dell’Italia Meridionale Meridio redatta da Kiepert. Nello stesso periodo, do, Fran François Lenormant, illustre archeologo francese, ncese, vi visitò l’area della Piana Lametina, in particolar lar modo mod Sant’Eufemia Vetere, durante il suo lungo ungo viaggio via in Italia, per conto del Ministero della Pubblica ubblica Istruzione Francese. Lenormant cercò dii risolve risolvere la questione Terina, ritenendo l’area del el villagg villaggio lontana dal fiume Lamèto (Amato) e collocandola collocan nei pressi di un villaggio che sorgeva nei ei dintor dintorni dell’abbazia benedettina e che, completame pletamente distrutto da un terremoto nel 1628, fu ricostruito ostruito sul pianoro dove sorge attualmente. La sua ipotesi ipot era confermata nel documento o di fond fondazione dell’abbazia benedettina, dove si fa riferimento rife ad una vetus civitas; identificava l’Ocìnaro l’Ocìnar con il torrente Bagni e non con il Savuto to e rite riteneva Terina una città costiera che poteva essere identificata id con Sant’Eufemia dato l’avanzamento zamento della costa nel corso dei secoli. L’interessee topografico topogr di Terina si spostò nell’area di Sant’Eufem nt’Eufemia Vetere, tant’è che Paolo Orsi, fondatore della So Soprintendenza Archeologica Calabrese, effettuò ffettuò varie v ricognizioni. Due ricognizione con precisione: isione: u una nel maggio del 1914, l’altra sempre a maggio, maggi ma del 1915.

Fig 1. Il “tesoretto di Sant’Eufemia Vetere”


“ Cesar” Cesa Esplorò l’area e le contrade rade limitrofe lim aggiornando quanto già segnalato nalato da d Lenormant e delineando un quadro topografic pografico abbastanza definito: ipotizzò la presenza senza dell’acropoli de sulla terrazza sui quale sorge Sant’Euf Sant’Eufemia Vetere, quella dell’abitato nelle aree ee limitrofe lim e la zona della necropoli nella proprietà rietà Franzì. Fra La prova certa della presenza di un nucleo abitativo giunge dalle campagne di scavo che, dal 1997 al 2007, la Soprintendenza sta conducen onducendo nella località detta “Iardini di Renda” e che hanno ha portato alla luce due plateiai parallele rallele che ch definiscono il perimetro di alcuni isolatii con all’interno all tracce di abitazioni a livello dii fondaz fondazione (Fig. 2). Lo stato attuale della ricerca rca impone imp una certa cautela nel definire questi elementi come appartenenti l’antica Terina, ina, perché perc quanto individuato è da ritenersi pertinente ertinente alle ultime fasi di vita dell’abitato, mentree vanno ancora individuati i nuclei del primo impianto. pianto.

Fig. 2. L’area degli scavi vista dall’alto.

Dav Davide Mastroianni


“ Cesar” Cesa Realta’ e leggende leg di Locri Epize pizefiri Parte V LA NECROPOLI DEGLI SPECCHI.

ORFEO E EURIDICE Ho lasciato alle spalle i bagliori del giorno nell’oblio che degrada dove dolce è il silenzio. Chi sei tu che, pensoso, accompagni i miei passi? Non sospiri, non parli, ma non lasci il mio fianco. Caro, dolce compagno nel destino fratello, quale strano stupore lo scoprire il tuo volto dove luce non splende! (Daniela Ferraro)


“ Cesar” Cesa A circa 300 m. dalla costa,, in contrada contr Lucifero (Locri), è ubicata l’omonima a necro necropoli greca. Ivi sono state rinvenute circa 200 tom tombe che, fittissime ed accavallate l’una sull’altra, sull’altra sono distribuite lungo un arco di tempo chee va dal VI al III sec.a.C. A differenza delle altre necropo necropoli, essa appare immune da veri e propri sacchegg accheggi : il danno più rilevante ma, per fortuna, a, solo su superficiale, le è stato inflitto dall’impianto o di una vigna avvenuto all’incirca un quarto di secolo fa. f La maggior parte delle tombe si presenta nta priv priva di corredo funebre : si tratta, infatti, per er lo più di umili fosse dalle pareti rivestite di creta ta , a cassetta ca o a cappuccina, estrema dimora di umile gente. Ma anche le tombe dei più abbienti che sono circa il dieci per cento del totale ( le altre tre sono chiaramente tombe di contadini, artigiani, ani, marinai, mar operai, nullatenenti) ,a mezza botte, te, non p presentano un corredo particolarmente sontuoso ontuoso, specie se raffrontato a quello rinvenuto to nelle altre a necropoli greche. Predomina, ovunque,, una nota di modestia ed austerità: si avverte, te, infatti, infatt l’effetto livellatore delle leggi di Zaleuco aleuco che, ch pur operando in uno stato di stampo oligarch oligarchico (VI sec.), riuscì ad imporgli quelle che he Platone Plato definisce “le leggi più belle del mondo” o” e che sembra gli siano state ispirate dalla stessa dea Minerva Min come scrive Valerio Massimo “ Zaleuco, leuco, so sotto il nome di Minerva, fu ritenuto molto o avvedu avveduto dai Locresi”. Innalzato all’alto magistero stero di llegislatore dall’umile condizione di pastore astore ( come c ci riferisce Aristotele),egli avrebbee operato operat contro il lusso che infiacchisce le menti e corrompe corromp i costumi, assicurando ai Locresi una più equ equa ed uniforme distribuzione delle ricchezze.L’unic ze.L’unico lusso singolare della necropoli è costituito ituito da dalla grande quantità di specchi di bronzo, nzo, rinvenuti rinv in numero di uno su dieci tombe all’incirca ll’incirca e che le hanno imposto, a ragione, il titolo lo di “necropoli “nec degli specchi”. Il disco su di ognii specchio è sorretto da un manico che, lavorato a parte, rte, è stato sta poi ad esso saldato in corrispondenza za di elem elementi decorativi raffiguranti, per lo più, palmette lmette ioniche io o volute. Sembra appartengano al period periodo arcaico (VI sec.) i manici a figura umana, dii preferenza prefere maschile, con il tronco rigido e le braccia raccia sollevate. so Fanno invece riferimento all’età classica (V sec.) quelli in cui la figura umana, non n più pr prettamente maschile, appare più sciolta lta e scultorea. scul Sono ellenistiche (IV-III sec.), invece, ece, quelle quel produzioni più leziose, effeminate e realizzate izzate in serie atte a soddisfare le esigenze di un n mercat mercato molto più ampio ed eterogeneo.


“ Cesar” Cesa

Particolare rilevanza rivestono tono pure pu le arule: si tratta di altarini domesticii in terra terracotta con la fronte decorata a rilievo utilizzate tilizzate per compiere i sacrifici al momento della lla sepoltura sepolt o come segnacolo della tomba. All’interno ll’interno dei corredi maschili, spiccano dei vasi collegati collegat al banchetto: coppe (kylikes), tazze (skyphoi), phoi), brocche, br boccali e crateri, che venivano utilizzati tilizzati p per miscelare il vino con aromi e miele. Una na particolare parti caratteristica della necropoli è pure ure legata lega al gran numero di astragali rinvenuto nuto in ogni o tomba. Si tratta di ossicini rettangolari lari che, secondo la credenza popolare, avevano no la pa particolare virtù di allontanare il malocchio o ma venivano ve anche utilizzati dai bambini per giocare: nella tomba di un infante ne sono stati trovati, infatti, ben 92. Ma gli astragali erano anche che il simbolo sim ”del fato e della morte”. Nella cosiddetta siddetta “tomba degli sposi” ne sono stati rinvenuti uti ben 1400 circa disposti a catena attorno ai due scheletri sche che giacciono affiancati nella stessa fossa, fo forse in riferimento al destino comune une che, che nella vita e nella morte, avrebbe accomunato munato la coppia ivi sepolta.

Daniela Ferraro


“ Cesar” Cesa In Calabria… Sim imposio sui PELASGI a Palmi Il vento del Tempo soffia rapido tr tra le chiome degli alberi della Vita, le scuote uote come com attimi fulgidi nella tempesta dei secoli e le foglie fogli più deboli, stanche, come eventi consumati umati si lasciano andare e svolazzano in aria, fino a posarsi ssul sentiero dell’esistenza.Dunque siamo o foglie nell’Universo. n E il Tempo solo brezza energica. ca. Ma n non solo. Siamo anche errori viventi in un n pianet pianeta che stiamo demolendo, unica dimora della nostra no specie. Eppure le attività più importanti rtanti de del nostro genere umano sono il tentativo dii stermin sterminare la nostra specie, le altre creature e di distruggere distru il nostro pianeta. L’Uomo non ha imparato mparato a guardare il Passato ed imparare, in questo uesto modo, m a non commettere gli stessi errori, ri, correggersi corre e garantirsi un futuro migliore. Oltre ltre qua quaranta millenni testimoniano una civiltà che, he, agli inizi, non aveva nulla di negativo, ma che he soltanto soltan ad un certo punto della Storia subì una a deviaz deviazione considerevole, trasformando il suo caratte carattere matriarcale pacifico in patriarcale guerriero. rriero. In tutto il pianeta, il mondo degli studiosi si si concentra conc (con risultati sorprendenti) sull’Arte Rupestre, pestre, riconsidera r la Civiltà della Dea. E poi la civiltà de degli indoeuropei. Ed I Pelasgi, ormai riconosciuti ti come la prima civiltà che nel Mediterraneo ha a gettato le basi per la configurazione delle civiltà pre--italiche ed italiche. E così via. Siamo coscienti ienti che la Storia va riscritta. La nuova Storia, quella scritta sc dal Popolo di studiosi di tutto il mondo. ondo. Sulla base di questa nuova mentalità che coinvolge volge l’intero l’in pianeta, anche gli studiosi di Calabria, bria, che da tempo sono coinvolti in prima linea.


“ Cesar” Cesa E internazionale è stato il II° SIMP MPOSIO “Domenico Raso” sulle Civiltà Antiche tiche del Mediterraneo avente tema, quest’anno,, i PELASG PELASGI e che si è svolto a Palmi, lo scorso 10 maggio.Il maggio. simposio, già considerato dagli ambienti ti scientifici scienti anche internazionali come un evento o unico, senza precedenti, sia per la tematica in oggetto etto sia per p la quantità e la qualità degli studiosi si coinvo coinvolti, si è tenuto nella sala SOMS “F. Isola” di Palmi, lmi, proprio prop accanto al Municipio della cittadina a calabrese.I calabre lavori sono iniziati alle 15.30 ed in sala la oltre 150 1 studiosi di alto spessore scientifico provenien rovenienti dalla Puglia, Campania, Lazio, Sicilia, Sardegna ardegna e ovviamente Calabria. Non è mancata a la diretta diret web Online, espressamente richiesta dagli agli studiosi stud mancanti, è che ha visto coinvolte le region regioni del Veneto, Lazio, Piemonte, Sardegna, Sicilia ia e persino pers nazioni straniere come l’Albania. Intitolati titolati all’emerito a antropologo e ispettore scolastico colastico Domenico Raso, (calabrese originario di Cittanova, Cittan al quale dobbiamo importanti studi di in merito mer alle Civiltà Antiche di Calabria e del Mediterraneo) Mediter e ideati dallo scrittore, studioso e allievo o del Raso, Ra Oreste Kessel Pace (www.kessel.it) i Simposi hanno visto la prima luce nel 2012, quando do fu proprio pro il professore Raso a relazionare per er primo sulla ormai famosa “La lamina pelasgica”, scoperta perta da Oreste Kessel Pace e da egli tradotta sia in un libro che in molti reportage usciti su testate scientif scientifiche internazionali. Dopo i saluti del presidente esidente della Proloco di Palmi, Rocco Deodato, sono no intervenuti interv anche il sindaco di Palmi, dottore Giovanni Giovann Barone e il presidente del Club Unesco o di Palmi, Palm dottor Rocco Militano. La prima relazione zione è stata s proprio dello scrittore Oreste Kessel Pace, ce, ideat ideatore dei Simposi, di tipo esclusivamente tecnico rrelativo alla configurazione degli incontri tri e di ttipo scientifico con un ricordo speciale sull’antro ull’antropologo Domenico Raso ed i suoi studi.


La seconda relazione è stata del dottor Marcello Cabriolu, il quale ha spiegato gli studi sul DNA delle prime civiltà della storia dell’Uomo, fino ai Pelasgi ed al ceppo che li vede coinvolti fino alla nascita della civiltà greca “Popoli pelasgici e culture affini fin dal Paleolitico” La terza relazione, affidata alla dottoressa Francesca Bianchi, ha visto protagonisti proprio i greci con “La presenza delle popolazioni pelasgiche nelle fonti greche” L’ultima relazione è stata curata dal dottor Leonardo Melis: “1200 a.C. Popoli del mare: L’invasione”. Applausi energici di approvazione al termine di ogni relazione. A seguire, numerosi gli interventi ed i contributi, da parte degli studiosi presenti, per oltre due ore, tali da perfezionare l’incontro: Alfonso Care, il Ravenda, Marino, Daniele Zangari e molti altri per oltre due ore. A chiusura del SIMPOSIO, il cui video è curato dal dottor Vincenzo Barone e la logistica dalle Guardie Ambientali d’Italia, lo scultore di fama internazionale Cosimo Allera ha fatto omaggio ad ogni relatore di una scultura ispirata ai Pelasgi così come la scenografia appositamente realizzata in sala. I relatori e gli studiosi hanno tardato in sala, approfittando dell’unicità relativa alla presenza, per la prima volta in Calabria, dei relatori di spessore, acquistando libri, chiedendo autografi e facendo ancora domande.Gli atti del SIMPOSIO verranno pubblicati in volume. Un sunto verrà trasmesso ad importanti riviste di livello internazionale e specializzate che, espressamente, ne hanno già fatto richiesta allo scopo di pubblicare i reportage. Un evento unico, senza precedenti, dunque. Il successo ha avuto eco in tutto il Mediterraneo è già si chiede ad Oreste Kessel Pace il III SIMPOSIO.

Oreste Kessel Pace


“ Cesar” Cesa Parlando di … Saverio erio Verduci Verd Nasce a Melit elito Porto Salvo, 1979 , Storico e giornalista divulgatore atore si è laureato in Lettere Moderne rne pres presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università à degli Studi di Messina nel 2006 con una tesi di laurea dal titolo: “La Calabria nello spazio azio mediterraneo me in epoca romana. a. Produ Produzioni, rotte e commerci”. Nel 2007 ha conseguito presso la medesima facoltà il Perfezionam fezionamento post-laurea in storia e filologia: dall’antichità ntichità all’età moderna e contemporane mporanea con una tesi dal titolo: “ I rapporti commercialili tra la Sicilia e le provincie orientali ali in ep epoca tardoantica”. Nel 2010 ha conseguito il Perfezionam fezionamento post-laurea in studi storico-religiosi storico e nel 2011 ha conseguito il Master dii II Livel Livello in Architettura e Archeologia ologia d della Citta Classicapresso la Scuola di Alta Formazion rmazione in Architettura e Archeologia ologia de della Città Classica dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria C con una tesi dal titolo olo “ Rhegion Rh fra Atene e Dionisio I ”. Studioso di storia antica e medievale si occupa della valorizzazione valorizza della plurimillenaria storia del territorio reggino gino e segue s con particolare interesse sse la ri ricostruzione delle vicende storiche relative al territorio torio di Leucopetra L ( Lazzaro) dove egli gli vive. Nel 2012 è stato nominato membro della giuria Premio remio LLetterario “ Metauros ” sez. A – Libro Libr edito di storia locale e nel 2013 sempre per il medesimo medesim premio ne è stato nominato ato pre presidente di giuria della stessa sezione. Collabora bora inoltre in con l’Istituto Comprensivo rensivo Motta M San Giovanni ormai da alcuni anni in qualità alità di esperto e referente storico o per i vari v progetti di ricerca storica sul territorio lazzarese rese e m mottese. Attualmente collabora ora con le rivisteCostaviolaonline.it per la quale cura le pagine di approfondimento storico, o, con il portale Grecanica.com -voci dalla Calabria greca, con n il sito si Lazzaroturistica.it per il quale cura cur le pagine di storia e di archeologia, e con la rivista sta di studi stu storici Cesar.

Oreste Kessel Pace Oreste (Kessel) Pace nasce a Palmi lmi il 6 maggio m del 1974. I primi racconti, scritti in età adolescenziale iale (oltre (oltr una ventina) vengono letti nelle radio, nelle scuole, pubblicati bblicati sui giornali e si guadagnano immediatamente riconoscimenti enti nazionali. naz Sono firmati con lo pseudonimo Kessel. A 19 9 frequen frequenta l’università di Archeologia. Conosce scrittori importanti nti tra i quali q un collaboratore di Dario Argento. Ritorna a Palmi mi nel 19 1998 e pubblica quello che è considerato, dai critici, come ill primo romanzo r di fantascienza scritto e pubblicato in Calabria: ria: “PALMI “PA ANNO 2100”. Collabora con i più importanti quotidiani ni e reti televisive regionali, ma anche con riviste sul turismo culturale. lturale. Contribuisce C al recupero di beni culturali e archeologici important portantissimi, come la Cripta di San Fantino di Taureana, a Palmi, il luogo di culto cristiano più antico della regione Calabria. ia. Nel 2005 20 pubblica il romanzo storico “SAN ROCCO DI MONTPELLIER” PELLIER” adottato dal Comitato Internazionale per gli studi su San Rocco e la Storia Medioevale e venduto fino in Australia. Nel el 2006 pubblica la prima edizione del romanzo mitologico “SCILLA” A” con la l Città del Sole Edizioni. Sono del 2010 i due romanzi: zi: “RHE “RHEGION” storico e “ARTEMIDE” storico e mitologico. Nel 2012 12 pubblica pubbl due libri: il romanzo storico “S. ELIA JUNIORE” con n l’introduzione l’intro del critico letterario Dante Maffia, e la seconda edizione dizione del romanzo mitologico “SCILLA” a cura della Città del Sole Edizioni. Nel 2010 viene inserito nell’Albo degli Scrittori Nazionali Naziona della Ippolito Nievo di Roma, proprio nella giornata rnata UNESCO UN del Libro e del Diritto d’Autore.Ad oggi è escursionista, ista, pub pubblicista culturale, guida turistica, critico letterario, relatore in convegni storici, divulgatore scientifico anche in documentari, entari, biografo e ghost writer, giudice in premi letterari nazionali; ionali; nonché no organizzatore dei SIMPOSI internazionali “Domenico co Raso” sulle Civiltà Antiche del Mediterraneo. L’atore è in procinto di istituire la prima Biblioteca Nazionale sulle Civiltà Antiche tiche del Mediterraneo. . Il sito internet ernet dell’autore: del www.kessel.it


“ Cesar” Cesa Parlando di … Daniela iela Ferr Ferraro Nata a Locri (RC) (R ha conseguito la laurea in lettere classiche presso sso l’Università l’Un degli Studi di Messina na , vince vinc un concorso a cattedre per le scuole medie , presta sta servizio serviz presso l’IPSIA di Locri. Dal mese di Agosto 2012 collabora con la rivista La Riviera (Siderno) (Siderno con una rubrica intitolata ata “Messaggi “Me nel tempo”. In particolare, durante il suo insegnam nsegnamento presso le scuole medie,, ha curato cura la stesura del soggetto e della sceneggiatura dii un film interpretato poi da alunnii e insegn insegnanti dal titolo " Tonino come sta?", diversi testi dii documentari docum relativi al territorio rio della Locride e, per intero, la realizzazione di un lavoro teatrale dal titolo "Sulla scia della cometa" ometa", in versi e musiche, rappresentato a Lamezia Termee e poi finalista a Chiusi all'interno erno del concorso per scuole medie "Ragazzi in gamba". Ha a partecipato partec solo ad alcuni concorsi rsi letter letterari, uno di narrativa ( xxiv edizione del gran Premio io di Pom Pompei) ottenendo il terzo posto e altri di poesia ottenendo, per ognuno di essi, un riconoscimento: cimento: " Riviera dei Cedri", Calabria ria 79 ( menzione m d'onore), Premio” Vivarium”( Catanzaro)) nel 201 2011( sesto posto), “Il Federiciano" iciano" 2 2011, il Premio "Vivarium" 2012 , e il Premio “Alda Merini” 2013( menzione d'onore re per og ognuno), Premio letterario “Città di Montebello –Edward ward Lear” Le 2013 (menzione speciale). le). Con il suo video poetico “Selena”,è stata anche finalista ta presso l’Epizefiri Festival nella sezione ezione “cortometraggi”. “ Nel 2011 ha pubblicato la prima raccolta di liriche, “Icaro” con la casa a editrice Rupe Mutevole e, nel 2012, il mio secondo libro di liriche, “Cerchi concentrici”( Sul cadere dere dell’alba) dell Aletti ed. che ha ottenuto nel settembre 2013 13 il premio pre speciale della critica presso ili Premio Letterario Europeo di“Massa, città fiabesca sca di mare ma e di marmo "VII edizione ne 2013 e il terzo premio al concorso nazionale “Citta’ di Parete”ed arete”ed.2013.

Davide Mastroianni Nasce ili 16/11/1984 a Lamezia Terme (CZ). Archeologo Classico lassico e Topografo, esperto in fotointerpretazione aerea, ha studiato presso l’Univers l’Università della Calabri l’Università La Sapienza di Roma e l’Università del Salento. Calabria, Salen E’ vincitore di concorso conc della Scuola di Dottorato - XXIX° Ciclo - in “Architectu rchitecture, Industrial Design and Cultural Heritage”, presso La Seconda Università sità di Napoli. N Ha matura esperienze pluriennali di scavo in Calabria, Lazio, maturato io, Toscana Tosca e Emilia Romag come archeologo e come libero professionista. Romagna


“ Cesar” Cesa Con Concorsi di Cesar “Pr “Premio Metauros”

RICONOSCIMENTO TO ALLA RIVISTA CESAR PER LA PROMOZIONE DELLA ELLA CU CULTURA STORICA

Tutta la redazione ringrazia


“ Cesar” Italia Concorsi

Concorso di STREET ART

Torino , I-EDIZIONE . L’intento è avvicinare l’arte e il territorio attraverso uno sguardo giovane e un linguaggio contemporaneo http://www.giovaniartisti.it/concorsi/2014/05/23/concorso-di-street-art-“lapiazza-e-gli-antichi-mestieri”-i-edizione

Young at Art .We Art CALABRIA

Young at Art è un progetto espositivo itinerante ideato dall’associazione culturale Oesum Led Icima, in collaborazione con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) e l’associazione culturale Young at Art, con l’intento di promuovere l’immagine della Calabria attraverso i suoi giovani talenti artistici. http://www.linkarte.it/news/?ID=8172

Poesia e arte contemporanea

Il Premio "Apollo dionisiaco" è volto alla valorizzazione di poesie, opere di pittura, scultura, grafica e fotografia d’arte, edite o inedite. http://www.linkarte.it/news/?ID=8159

B.Art

Arte in Barriera è un bando internazionale di arte pubblica http://arteinbarriera.com/online/it/il-bando/


“ Cesar” Novità dal …


“ Cesar” Davide Mastroianni Buongiorno. Mi piacerebbe poter collaborare con un articolo! Saverio Verduci come fare a scrivervi? faccio ancora in tempo a mandarvi qualcosa da pubblicare nel numero di settembre? Clara Cesario Salve, ditemi quando posso un contributo. Se ogni mese c'è un tema oppure è libero. Grazie Marika Modaffari Mi piacerebbe poter pubblicare un articolo …

Anche tu puoi interagire con noi scrivendo articoli o semplicemente suggerendo cosa ti piacerebbe leggere su “ Cesar”….


“ Cesar” Il Mondo dei libri


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Direttore Generale

“ Cesar�

Leandra Maffei Saverio Antonio Modaffari

Impostazione e Impaginazione grafica Leandra Maffei

Scrittori della rivista

Direttore al Marketing e alla Comunicazione

Saverio Verduci

Leandra Maffei Saverio Antonio Modaffari

Collaborazione Interna

Davide Mastroianni

Daniela Ferraro

Saverio Antonio Modafferi Alessia Mainelli

Immagini e Multimedia Banca dati

Correction Writing Marika Modaffari Davide Mastroianni Distribuzione su Piattaforma On-line

Alessia Mainelli


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